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LINGUA GIAPPONESE CLASSICA

PREMESSA
1. SINCRONIA E DIACRONIA
Unimportante distinzione, nello studio della lingua, va fatta tra sincronia e
diacronia: la descrizione linguistica sincronica analizza la lingua ad un determinato
stadio del suo sviluppo; la descrizione diacronica analizza nel suo sviluppo storico.

2. I TESTI E I REPERTI
Lo studioso ha tradizionalmente tre strumenti per ricostruire le varie fasi della
lingua nel tempo:
- i reperti scritti;
- il metodo di ricostruzione interna, basato sulla comparazione di varianti della
stessa lingua per determinarne levoluzione e ricostruire forme linguistiche pi
antiche e non documentate;
- il metodo comparativo, che consiste nella comparazione a vari livelli di pi lingue
geneticamente relazionate al fine di ricostruire la loro parentela e determinare le
forme negli stadi pi antichi delle lingue esaminate.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE


Uno strumento importante al fine della ricostruzione delle origini di una lingua la
sua appartenenza a una famiglia linguistica; tradizionalmente in linguistica vi
sono due metodi di classificazione delle lingue, ossia due metodi per raggruppare
le lingue affini o provenienti dallo stesso ceppo:
A- classificazione morfologica(o tipologica), che raggruppa le lingue in base alle
loro caratteristiche morfologiche/sintattiche e in base alle loro peculiarit formali,
che suddivide le seguenti tipologie linguistiche:
- flessive, tipicamente quelle indoeuropee, che flettono le parole e in cui le
relazioni grammaticali e sintattiche sono accompagnate da modificazioni
formali;
- agglutinanti, come turco e ungherese, che hanno la caratteristica della
giustapposizione dopo la radice di affissi originariamente distinti che hanno
la funzione di esprimere i rapporti grammaticali, sono analizzabili per
morfemi distinti;
- isolanti o analitiche, come il cinese, che sono formate da parole invariabili
che possono assumere pi funzioni a seconda principalmente della
posizione che occupano nella frase;

- incorporanti, lingue in cui il verbo incorpora o abbraccia in s soggetto e


verbo.
B- classificazione genetica(o storica), che stabilisce le relazione genealogiche tra
le lingue e ha alla base il metodo comparativo, perch vi sia relazione di questo
tipo bisogna che siano presenti somiglianze nei tre sistemi che compongono le
lingue: fonetico/fonologico, lessicale e grammaticale/sintattico; inoltre
necessario che tra le lingue si stabiliscano delle corrispondenze sistematiche,
ossia cambiamenti regolari da uno stesso etimo della lingua madre.

LORIGINE DELLA LINGUA GIAPPONESE


Le principali teorie sullorigine del giapponese sono tre:
Teoria Ainu
Difficilmente sostenibile, poich gli Ainu sono di razza caucasica e non mongolica
e non sono quindi geneticamente imparentati con i giapponesi, inoltre le due
lingue mostrano caratteristiche molto diverse.
Lunico apporto della lingua ainu nel giapponese sembra trovarsi nella
toponomastica delle regioni del nord del paese e in alcuni prestiti lessicali dovuti
alla contiguit geografica delle due lingue.
Teoria Meridionale
Relaziona il giapponese alle lingue maleo-polinesiane, le quali hanno similarit
non solo con il giapponese, ma anche con le lingue uralo-altaiche: essa sostiene
che il giapponese sia una lingua mista in cui il lessico particolarmente indebitato
al gruppo maleo-polinesiano, mentre la sintassi e la morfologia al gruppo altaico.
Vi sono due ipotesi: la prima considera il giapponese consistente di un sostrato
austronesiano e un superstrato altaico, la seconda vede il giapponese come una
lingua ibrida austro-altaica; tra le somiglianze di maggior spicco con le lingue di
tale gruppo sono la mancanza di genere grammaticale, la polisillabicit e
lassenza di raggruppamenti consonantici a inizio e fine parola; tra le differenze: il
predicato sta prima del soggetto e lattributo posposto.
Il sostrato maleo-polinesiano sembra aver avuto le seguenti influenze sul
giapponese: non distinzione tra /l/ e /r/, nessun dittongo e nessuna affricata,
struttura sillabica CV o V, nessun raggruppamento consonantico o vocalico.
Teoria Settentrionale
La favorita dalla maggior parte dei linguisti, pu essere divisa in tre rami:
- coreano, con cui il giapponese antico condivide la mancanza di articoli, del
genere grammaticale e del plurale, del pronome relativo, il frequente uso di
posposizioni, il modificatore prima del modificato e loggetto prima del verbo;

- cinese, le similarit con il quale si limitano per a prestiti lessicali, motivo per cui
tale teoria non sostenibile;
- altaico, del quale esistono importanti isoglosse nel giapponese, in particolare si
rilevano evidenze nel sistema numerico, nei pronomi, negli interrogativi, nella
morfologia dei verbi e degli aggettivi; tale teoria si basa sulla somiglianza
fonetica, sintattica e grammaticale, nonch di posizione nella frase del
giapponese con lingue come il mongolo e le lingue del ceppo turco:
fonetica: parole e radici polisillabiche, assenza di raggruppamenti consonantici a
inizio e fine parola, assenza a inizio parola di l e r;
lessico: in comune pi di 300 radici col coreano e col medio mongolo, similarit
anche con lantico turco e lingue tunguso-manci;
sintassi: completa identit della struttura SOV, prevalenza delle coordinate sulle
subordinate e assenza di pronomi relativi;
grammatica: formazione delle parole per agglutinazione, declinazione tramite
suffissi, similarit nei pronomi e nella suffissazione;
sistema verbale: alcune forme al negativo in giapponese hanno paralleli in turco, i
verbi di essere hanno affinit con gli etimi altaici;
accanto alle affinit nel giapponese vi sono alcune differenze come la mancanza
di sillabe chiuse, la perdita dellarmonia vocalica e la mancanza di molte particelle
comuni al ceppo altaico, inoltre esso non ha suoni dakuon a inizio parola.
La teoria al momento pi accreditata resta quella del giapponese come lingua
ibrida, composta cio da un sostrato austronesiano e da un superstrato altaico.

LA LINGUA GIAPPONESE FINO AL PERIODO NARA


1. GENERALITA
Con lavvento del periodo Yayoi e la formazione del primo stato unitario si impose
la necessit di avere una lingua di comunicazione e quella parlata nella zona di
Nara divenne la lingua ufficiale, la lingua usata dai letterati e dagli uomini colti; gli
unici reperti che possediamo sono scritti con un sistema di scrittura non
autoctono e difficilmente adattabile al giapponese. Dopo il VI abbiamo una
maggiore documentazione: i testi autoctoni sono in kanbun(cinese classico),
tranne le poesie che sono in lingua yamato; dalla fine del VII secolo abbiamo i
mokkan(scritti su listelli di legno), nellVIII secolo abbiamo testi come il Kojiki e il
Nihon Shoki.

2. CARATTERISTICHE DELLANTICA LINGUA GIAPPONESE


Le prime testimonianze scritte sono di tipo kinsekibun(iscrizioni su pietra e su
metallo) che ci danno poche informazioni sulla lingua perch sono molto brevi; per
avere testi di maggiori dimensioni bisogna arrivare al VII secolo: la lingua fino al
periodo Nara compreso detta jodai nihongo, o lingua del periodo arcaico.

Gli studiosi sono generalmente daccordo su alcuni punti dellantico giapponese:


- polisillabico, con prevalenza di parole a due e una sillaba
- la sillaba ha struttura CV o V, non ci sono insiemi di consonanti o vocali
- non erano ancora presenti le affricate
- il qualificante precede sempre il qalificato
- il predicato alla fine della frase
- non ci sono generi grammaticali, suffissi per il possessivo, ergativi, articoli o
gruppi attributivi posposti
- i suffissi agglutinanti del plurale vengono usati solo per i pronomi personali,
raramente per i sostantivi
- la declinazione agglutinante, non c armonia vocalica ma molte radici di
parole polisillabiche sono vocalizzate allo stesso modo
- la coniugazione dei verbi agglutinante, i verbi hanno tempo e modo, ma non
persona o numero ed esiste la forma cortese, verbi
ed aggettivi hanno forme diverse a seconda della posizione sintattica e
vengono suffissati per indicare la natura della connessione tra principale e
subordinata
- le particelle seguono il nome e i verbi ausiliari il principale
- non ci sono parole che iniziano per /r/.

3. IL SISTEMA VOCALICO
Probabilmente in antichit vi erano solo quattro o cinque vocali, dalle quali se ne
svilupparono otto; lo scopritore del sistema ad otto vocali nel giapponese antico fu
Motoori Norinaga, i cui studi sulluso dei manyogana nel Kojiki, Manyoshu e
Nihon Shoki evidenziarono come esistessero due serie di vocali.
Nel XX secolo, gli studi di Hashimoto Shinkichi confermano un particolare uso del
manyogana, dato che per alcune sillabe veniva regolarmente usata una serie di
caratteri, diversa da unaltra serie usata per la stessa sillaba in parole diverse; le
due serie sembravano avere ruoli del tutto disparati, sebbene indicassero la
stessa sillaba.
Studi successivi hanno evidenziato come una tredicesima sillaba, la /mo/, subisse
lo stesso processo, sebbene solo allinterno del Kojiki: le considerazioni su tale
fenomeno fecero supporre un diverso valore fonetico delle due seria di sillabe,
dette korui e otsurui.
Gli studi condussero a due importanti risultati; il primo fu la ridefinizione delle
serie di sillabe doppie con linclusione delle due /mo/ per un totale di 13 coppie,
distinte mediante la trascrizione di una dieresi sulle sillabe di tipo otsurui, mentre
la trascrizione normale per il tipo korui: ki, hi mi; ke, he, me; ko, so, to, no, yo,
mo, ro.
Le sillabe sono tutte costituite da C+V, quindi lipotesi pi accreditata che sia la
vocale lelemento a costituire la varianza, portando ad un totale di 8 vocali: a, due
i, u, due e, due o; pare che la differenza fonetica consistesse in un suono pi
acuto e compatto per la prima serie, mentre quelle del secondo tipo erano
pronunciate meno chiaramente; probabilmente la differenza deriva dai quattro

gradi di vocali del cinese antico, dovuti al gradi di apertura della bocca, poi
trasmessi nel giapponese.
Il secondo risultato fu la formulazione delle caratteristiche del sistema fonologico
del giapponese antico, che rispetto al sistema delle doppie sillabe veniva
riassunto in tre punti:
- le sillabe che compongono le due /o/ non sono mai compresenti nello stesso
morfema;
- le sillabe che contengono /u/ e // raramente coesistono nello stesso morfema;
- le sillabe che comprendono /a/ e / / raramente coesistono nello stesso
morfema.
Volendo motivare la presenza della doppia sillaba /mo/ solo nel Kojiki, si potrebbe
supporre che Yasumaro abbia voluto riportare nella sua opera un fenomeno della
lingua arcaica che gi andava scomparendo, per rendere pi fedelmente il
racconto.
Il suddetto fenomeno fa inoltre pensare allesistenza di un residuo di armonia
vocalica, fenomeno presente nelle lingue uralo-altaiche per il quale in una radice
di parola sono compresenti vocali di uno stesso tipo, in un sistema fonologico di
vocali divisibili in due gruppi diversi: lalternanza Tipo A e Tipo B, e la maggiore
presenza dello stesso tipo allinterno dello stesso morfema dellantico giapponese,
pu far supporre una maggior presenza di armonia nella lingua pi antica, persasi
poi col tempo.
Tale teoria sostenibile per solo sulla base della mancata compresenza di /o/ e
//, dato che le due /e/ appaiono raramente ed esistono parecchi casi di /o/ con
altre vocali: gi nel IX secolo poi, il sistema delle doppie sillabe cadde, con
precedenza per le consonanti pronunciate nella parte anteriore della bocca; nel XII
secolo il sistema vocalico comprendeva le moderne cinque.

ORIGINE DEI DITTONGHI


Nel giapponese antico non esistevano dittonghi, i casi di VV derivano da una serie
VCV in cui la C caduta: la tendenza naturale della lingua a non avere sequenze
di dittonghi si pu rilevare anche nei casi di parole composte in cui due vocali
venivano a trovarsi attaccate; in molti casi la sequenza delle due vocali veniva
ridotta a una.

LE CONSONANTI
Nellantico giapponese vi erano le consonanti: k-g, s-z, t-d, p-b, n, m, j, r, w, pi
la /f/ poi trasformatasi in /h/.
Tra le caratteristiche pi rilevanti delluso delle consonanti si noti:
- le consonanti sonore non erano presenti nella prima sillaba, lo erano invece le
sonanti, ad eccezione della /r/;
- la nasale /n/ spesso il risultato dellelisione delle vocali /i/ e /u/ dopo le
consonanti /n/ e /m/;
- a inizio parola non vi erano dakuon o suoni in /r/;

- la era letta /e/ o /e/, come forse tutta la serie della [s];
- la serie della [h] era forse ltta /p/;
- e sembra fossero rispettivamente letti /ti/ e /tu/.
Lintroduzione di prestiti cinesi comport varie innovazioni fonetiche, tra le quali
lintroduzione di suoni palatalizzati(es. ) e la presenza di consonanti sonore o
liquide(/r/) a inizio parola.
CASI DI CONSONANTI PARTICOLARI
Lantico giapponese aveva iniziali /wi/,/we/,/wo/ e /wa/, ma non c traccia di /wu/
distinta da /u/: anticamente /wi/ era distinta da /i/, /we/ era pronunciata
diversamente da /e/ e /wo/ era diversa da /o/.
La /h/ interna appare soprattutto nelle reduplicazioni(es. haha): sembra che la
sillaba /ha/ fosse pronunciata /Fa/, ma internamente /-F-/ fu sostituito da /-w-/
prima della fine del periodo Heian; confrontando le letture dei kanji corrispondenti,
si presume che la /F/ fosse prima una /p/, la cui presenza completerebbe lo
schema consonantico come controparte sorda della /b/: la lettura /wa/i/u/e/o/ della
serie della /h/ detta fenomeno del hagyo tenko on.
Nel caso della /-y-/ intervocalica cono comuni i casi con /-ya-/-yu-/-yo-/ ma non
/-ye-/-yi-/.
I dakuon, consonanti sonore, vengono dallantico cinese: nel Manyoshu erano
distinte dalle sillabe seion e scritte con kanji diversi; al tempo i dakuon erano
probabilmente prenasalizzati, al contrario di oggi con la sola eccezione saltuaria
della /[n]ga/.
Si crede che il fenomeno yoon, ossia linterposizione di una /y/(kai yoon) o di
una /w/(go yoon) tra una consonante e una vocale(kya, kwa) non esistesse in
antico giapponese, ma che sia nato per rendere la pronuncia di alcune parole
cinesi, forse inizialmente come disillabi poi contratti a una.
Dei fenomeni sokuon(raddoppio consonantico) e hatsuon(-n davanti a
consonante) vi scarsa evidenza nel giapponese antico.
ALCUNE SILLABE PARTICOLARI
- Co, si suppone che derivi dalla riduzione di un dittongo;
- C e Ce, il primo si trova raramente nella prima di pi sillabe ma molto spesso
come monosillabo, il secondo relativamente raro;
- C, ci sono pochi casi nella radice, per la maggior parte si trova nei kami nidan,
quando composta spesso diventa u oppure ;

IL LESSICO
In antico giapponese i wago erano preponderanti, ma col tempo vennero
introdotte nella lingua quotidiana anche i kango e alcune parole di origine
sanscrita.

Un interessante fenomeno lessicale quello delle radici relazionate: per la


maggior parte le radici delle parole appartengono a gruppi relazionati per suono e
significato; lo stesso fenomeno presente nella numerazione.
Lantico giapponese mostra un notevole numero di parole composte e derivate,
riconoscibili in base alliniziale sorda della seconda parola, lalternanza di ///a/ e
di ////-/u/, inoltre non vengono applicate le regole di armonia vocalica; i verbi
composti posso essere radice nominale + verbo semplice o radice verbale +
verbo semplice.
I predicati sono detti jutsugo() o yogen(), ossia parole declinabili,
rappresentate nel giapponese antico e moderno da verbi(doushi ) e
aggettivi(keiyoshi e keiyodoshi ); la declinazione(katsuyokei ) ha sei
basi:
- mizenkei(), mai da sola ma solo per aggiunta di joshi e jodoshi, serviva per
aggiungere le posposizioni del negativo e del suppositivo, per formare con il
condizionale, per formare il causativo, per formare la forma passiva;
- renyokei(), serviva per avverbio modale, per la forma sospensiva, per
aggiungere posposizioni del passato e del conclusivo, per formare composti, con
la particella connettiva concessiva , seguito da per complemento di
scopo/fine, come sostantivo;
- rentaikei(), serviva per la forma attributiva, per sostantivare forme verbali,
uso con kakari musubi per enfatizzazione o dubbio;
- shushikei(), serviva per concludere la frase, per aggiungere jodoshi, con la
particella finale di proibizione , con la particella connettiva con valore concessivo
;
- izenkei(), per esprimere forma causale con e forma concessiva con e ,
con il kakari musubi per enfatizzare;
- meireikei(), dallantichit ad oggi esprime la forma imperativa.
In questo periodo esistono sia i keyoshi che i keyodoshi, ma solo quelli in nari,
inoltre le loro forme declinate sono quasi sempre limitate alle principali; gli
aggettivi non hanno gradi di comparazione, e la coniugazione di aggettivi
qualitativi(in ku e -shiku) consiste in forme che denotano la posizione sintattica o
la funzione sintattica(attributivaki, finaleshi, causalemi, concessivakedo,
condizionalekeba, suppositivakemu); alcuni aggettivi si fusero al verbo ari
dando vita alla forma moderna del passato piano; la forma causale in mi si perse
a partire dal periodo Heian, sostituito da izenkei+ba.

I VERBI
Le declinazioni verbali del periodo Nara si dividono in otto categorie:
mizenkei
yodan
verbi in
ka

renyokei
i
ki

shushikei

rentaikei

izenkei

meireikei
e
k

verbi in
sa
shimo
nidan
kami
nidan
kami
ichidan

iru

iru

ire

Non cera la coniugazione verbale shimo ichidan e i keyodoshi non erano ancora
sviluppati appieno; i verbi intransitivi venivano resi transitivi per mezzo della
coniugazione shimo nidan; gi presente la tendenza a trasformare verbi ichidan
dal nidan.
Le particelle(joshi) no e ga, che uniscono sostantivi, vengono usate in modo
piuttosto simile, ossia per indicare il complemento di specificazione o possesso.
Nella lingua del periodo esisteva il suffisso ku, che serviva per sostantivare i
predicati e aveva il valore del moderno koto aggiunto alla base rentaikei: si
assest nella forma mizenkei +ku per i verbi della declinazione yodan e -raku per
le altre declinazioni.
Vi sono alcuni joshi e jodoshi particolari che scompariranno nel periodo seguente:
- yu/rayu, che avevano significato passivo, potenziale e di spontaneit dopo una
mizenkei.
- mashiji, con valore di supposizione negativa dopo una shushikei;
- su, con valore di onorifico dopo una mizenkei;
- u, con la funzione di esprimere la ripetizione o la continuazione di unazione
dopo una mizenkei;
- shimu, con funzione causativa dopo una mizenkei;
- la forma mutosu era impiegata per esprimere una supposizione o unintenzione;
- makuhoshi, per la forma desiderativa;
- yu, indicava provenienza, mezzo e comparazione;
- kamo, come espressione esclamativa.
Nellantico giapponese il qualificante precede il qualificato e il predicato posto
alla fine: non essendoci ounteggiatura, sono le forme verbali che aiutano a capire
dove finisce una frase.
Lespressione di relazione, o lingua di rispetto(keigo), comprende le forme
linguistiche che rispecchiano i rapporti sociali tra i parlanti: nella lingua moderna
si riconoscono il futsugo(lingua piana), il sonkeigo(lingua onorifica), il
kenjogo(lingua umile) e il teineigo(lingua cortese); nel periodo Nara esistevano gi
i keigo doshi, ma non il teineigo.

Una caratteristica della lingua di rispetto in questo periodo e successivamente


persa la lingua onorifica assoluta(zettai keigo), usata dallImperatore e dallalta
aristocrazia nelle forme onorifiche verso se stessi.

FORME DELLA LINGUA SCRITTA


Tutti i reperti sono scritti solo in kanji, esistevano i seguenti buntai:
- jun kan buntai, puro buntai cinese classico, si trova nel Kojiki(intro), Nihon Shoki,
Kaifuso, ;
- hentai kan buntai, kanbun adattato alla lingua yamato, si trova nel Kojiki(testo),
Izumo Fudoki, ;
- senmyotai, buntai due dimensioni di caratteri, accanto ai kanji normali vi sono in
basso a destra in colore diverso dei kanji in miniature per le parti flessive, usato
nei norito e negli editti senmyo;
- manyogana buntai, buntai in puro giapponese con lessico giapponese e uso dei
manyogana, Manyoshu.

LINTRODUZIONE DELLA SCRITTURA CINESE IN


GIAPPONE
LE ORIGINI DELLA SCRITTURA IDEOGRAFICA
Le prime iscrizioni ideografiche, risalenti al V millennio a.C., sono iscrizioni
oracolistiche incise su gusci di tartaruga o su ossa di animali dette kokotaubun:
esse contengono le domande e talvolta le risposte relative a pratiche divinatorie;
pi tarde sono le iscrizioni su vasi di bronzo, dette kinbun, risalenti al XII-VIII
secolo a-C.. In entrambi I casi la forma dei caratteri era variabile.

GLI STILI
Inizialmente gli ideogrammi erano varianti pi o meno libere di pittogrammi che
col tempo si vennero stilizzando e standardizzando: il primo stile di scrittura
detto del Grande Sigillo, usato nei vasi di bronzo, cui si accompagnava quello del
Piccolo Sigillo, che serviva come stile ufficiale durante la dinastia Qin; rispetto al
primo, tale stile ha una struttura pi rettangolare e verticale. Accanto allo stile
ufficiale si svilupp quello Popolare, di esecuzione pi semplice e rapida, di utilizzo
privato I cui tratti hanno un aspetto pi rigido; col tempo questultimo divenne lo
stile ufficiale, segnando il passaggio dal pitogramma allideogramma. Tra il I-III
secolo d.C. venne formandosi lo Stile Standard, ancora pi astratto, con il quale
scomparvero definitivamente i tratti circolari.

INTRODUZIONE DEGLI IDEOGRAMMI IN GIAPPONE


I giapponesi non fecero mai tentativi di sviluppare una propria scrittura, che
conobbero grazie ai cinesi in seguito ai rapporti tra i due popoli, molto in ritardo
rispetto agli altri popoli civilizzati, forse per via della complicata posizione
geografica: inizialmente furono i coreani, che gi avevano adattato la scrittura
cinese alla loro lingua, a fare da tramite, ma dal VII secolo i giapponesi si
istruirono direttamente dalla Cina, dalla quale assorbirono anche altri aspetti
culturali; gli ideogrammi conobbero pi larga diffusione allorch vennero
introdotte nozioni riguardanti il Buddhismo e il Confucianesimo, per comprendere i
testi relativi ai quali venivano impiegati degli scriba che per mestiere insegnavano
la scrittura e la lettura. Iscrizioni precedenti su spade e specchi risalgono gi al

II-III secolo, ma erano considerate dei semplici ornamenti, spesso non scevri da
errori.
Inizialmente, dunque, i giapponesi non conobbero i kanji in blocco, ma attaverso
la lingua cinese in quanto i singoli caratteri non erano considerati uno strumento
di scrittura indipendente dal cinese cui erano legati da un ampio bagaglio
culturale, la cui separazione avvenne a posteriori: uno dei motivi che spinsero alla
ricerca della scrittura fu la necessit di scrivere testi poetici, nei quali si assiste ad
un uso esclusivo della lingua autoctona con ampio impiego di kanji con valore
fonetico; inizialmente non cera necessit di scrivere la lingua yamato, essa era la
lingua parla e il cinese era la lingua scritta, ladattamento della quale caratterizz
la lingua yamato fino a renderla ibrida e caratterizzata dalla presenza di elementi
cinesi a livello lessicale e non solo.

IDEOGRAMMI CINESI E LINGUA GIAPPONESE


Nel trasferire i sinogrammi nel giapponese si riscontrarono molte difficolt, come
linsufficienza a rendere graficamente tutte le componenti della lingua, le cui parti
flessive e agglutinanti dovettero essere rese con caratteri fonografici.
Linserimento dei kanji nella lingua giapponese avvenne a tre livelli:
- acquisizione di kango che mantennero grafema, significato e lettura, lultima
delle quale adattata alle regole fonetiche autoctone;
- traduzione di singole parole, ossia con lattribuzione di un valore semanico
autoctono ai caratteri, che inaugur libridazione;
- creazione di nuovi ideogrammi(kokuji) da parte dei giapponesi per le esigenze
della propria lingua.
Sicuramente ladozione dei caratteri ha influenzato il sistema
sintatico-grammaticale del giapponese, come testimonia la struttura delle parole
composte(jokugo), la cui sintassi rispecchia parzialmente quella cinese; in
secondo luogo bene considerare come il giapponese, essendo meno legato ad
una rappresentazione grafica fonetica, abbia avuto minori impedimenti nel suo
sviluppo.
La presenza di un gran numero di omofoni si riduce alla
considerazione che in antichit il sistema fonetico era ben pi vario e complesso,
permettendo una maggiore distintivit: col tempo molte letture sono state
unificate avvicinandosi alloralit, demandando la discriminazione ad un sistema
di scrittura che potesse distinguerne i significati.

LA LETTURA
Il sistema di lettura dei kanji diviso in due sottosistemi: la lettura cinese(on) e la
lettura giapponese(kun).
La prima la lettura importata
dalla cina con lideogramma e adattata al sistema fonetico autoctono,

normalmente impiegata nella lettura delle parole composte; ad eccezione dei


kokuji, ogni carattere ha una o pi letture on a seconda del periodo di
importazione: Goon(-VIII sec), Kanon(VIII - fine Heian) e Toon(dal Kamakura in
poi). La prima basata sulla pronuncia del dialetto di Wu, la seconda era la lettura
del massimo splendore della dinastia Tang, adottata come lettura ufficiale di corte
nellVIII secolo: questa lettura fu detta corretta(seion) in contrapposizione alla
pronuncia giapponese(waon); con lavvento del Kanon si generalizzarono i
dakuon e il suono /r/ a inizio parola. Infine la Toon fu introdotta alla fine dellHeian
fino allEdo per merito di monaci zen e mercanti.
La lettura autoctona venne assegnata con lunico criterio possibile, quello
semantico, ad una parola che aveva un significato prossimo in cinese, dando
luogo a pi problemi: lo stesso kanji poteva essere tradotto in pi modi, almeno
fino ad una codifica; laddove non esisteva un corrispondente giapponese si
dovuti ricorrere a parole composte; in caso a pi ideogrammi con sfumature
semantiche leggermente diverse corrisponda un solo lessema, risultano pi
caratteri con la stessa lettura kun; quando invece un kanji ha pi significati, gli
vengono assegnate pi letture semantiche con valore diverso; vi sono infine kanji
con sole letture on o sole letture kun(kokuji), gli ultimi dei quali creati unendo due
o pi parti significative per dare nuovo significato.

LA LETTURA DEI CARATTERI CINESI


Il sistema fonetico della lingua giapponese era estremamente diverso da quello
del cinese dello stesso periodo, che era ben pi vario e complesso: i suoni della
seconda lingua dovevano quindi adattarsi e subire drastici mutamenti. Dal X
secolo aumentarono i prestiti dal cinese e si elabor un sistema abbastanza
regolare di equivalenze:
- le sillabe chiuse cinesi diventano in giapponese sillabe aperte;
- le parole che terminano in nasale, in giapponese finiscono in nasale con suono
singolo;
- alle parole terminanti con consonanti si aggiungeva una vocale, con leccezione
della /n/ singola sviluppatasi a posteriori;
- non cera distinzione in giapponese tra consonanti sorde e sonore;
- le /p/ e /p/ cinesi divengono /h/ in giapponese;
- non vengono trasmessi nel giapponese i toni del cinese;
- si svilupparono i suoni kai yoon e go yoon, forse inizialmente come disillabi, che
non esistevano e che si persero poi;
- fenomeno del renjo, ossia quando /-m/, /-n/ e /-t/ sono seguite da vocali, da /y/+V
o da /w/+V, si raddoppiano;
- le consonanti /k/, /t/ e /p/ furono rese rispettivamente con /ku/ o /ki/, /tsu/ o
/chi/, /fu/ o /u/ o valore zero;
- la distinzione tra /m/ e /n/ spar, le nasali divennero talvolta dakuon.

I KANJI NEL PERIODO DI NARA


I PRIMI REPERTI
I primi materiali che attestano un uso dei kanji da parte dei giapponesi risalgono
al V secolo, iscrizioni su pietra e su metallo dette kinsekibun, completamente in
cinese: quando il popolo nipponico prese a modello la lingua cinese si fecero
inevitabilmente sentire le influenze della lingua autoctona sotto forma di
infiltrazioni a livello sintattico, come il posizionalemto del verbo a fine frase o luso
dei tipici onorifici; era quindi un buntai ibrido influenzato tanto dal cinese quanto
dal giapponese, rivenuto nel Gangoji(596) e nellaureola dello Yakushi Nyorai dello
Horyuji(VII secolo ca.). Il primo importante scritto giapponese in kanbun il
Codice in 17 Articoli attribuito al principe Shotoku e composto nel 604, segno che
gi nel VII secolo si scriveva in kanbun.

I MANYOGANA
I kanji in quanto segni hanno per definizione tre aspetti imprescindibili, ossia la
forma, il significato e la lettura: al momento di adattare i caratteri ad una lingua
diversa dal cinese sorse il problema se utilizzarli per il significato o il valore
fonetico, nel primo caso si utilizza la lettura kun, dando la traduzione del termine
cinese corrispondente, nel secondo si utilizzano i segni come se fossero caratteri
alfabetici, indipendentemente dal significato, di conseguenza le parole potevano
essere scritte in modo diverso.
Il primo approccio era detto dei mana(caratteri veri), mentre il secondo era quello
dei kana(caratteri provvisori, o uso non convenzionale): dato lampio uso di questi
ultimi nel Manyoshu, presero il nome di manyogana(o magana), ma vennero
ampiamente usati anche nelle opere di tutto il periodo Nara; fin dallinizio notasi
una mescolanza dei due tipi, che rende difficile linterpretazione.
Inizialmente luso di un carattere piuttosto di un altro dipendeva dalla preferenza
personale, ma and poi codificandosi; luso solo fonetico dei caratteri dar poi
origine ai simboli fonetici kana.
Luso dei manyogana poteva essere di due tipi: shakuon(o ongana), cio luso
della lettura on per rendere parole giapponesi, e shakkun(o kungana), ossia il
prestito della lettura kun per rendere una parola giapponese. I manyogana del
Kojiki e Nihon Shoki sono shakuon, la scrittura del Manyoshu invece pi
complessa essendo presenti shakuon, shakkun e seikunji(attribuzione del valore
kun ai caratteri cinesi).
Lo shakuon e lo shakkun possono essere usati in pi modi:
- un carattere per rendere una sillaba;

- una parte della lettura di un carattere per una sillaba;


- un carattere per due sillabe.
Luso dello shakuon pi comune dello shakkun.

LA LETTERATURA DEL PERIODO NARA


Le prime opere scritte sono tutte in caratteri cinesi e il buntai ufficiale di scrittura
della corte dallinizio del VII sec. era il cinese.
In letteratura, le opere pi importanti dellVIII sec. sono:
- Kojiki(712), scritto in hentai kanbun, con poesie e nomi propri in man'yogana, gli
ongana sono secondo la lettura goon;
- Nihonshoki(720), scritto in jun kanbun, con poesie e nomi propri in man'yogana,
gli ongana sono secondo la lettura kanon;
- Izumo no kuni no fudoki(733), scritto in hentai kanbun;
- Kaifuso(751), collezione di poesie in cinese;
- Manyoshu(>759), scritto con una complessa tecnica di scrittura, gli ongana
sono secondo la lettura goon.
I giapponesi tentarono di scrivere le poesie nella propria lingua fin dallinizio,
usando largamente il man'yogana.

IL KOJIKI
Lintroduzione in cinese ed in essa viene spiegato perch venne adottato un
buntai ibrido di mana e manyogana: se tutto il testo fosse stato scritto con
logografi non si sarebbe potuto trasmettere efficacemente il significato, ma se si
fossero utilizzati solo fonogrammi il testo sarebbe risultato di eccessiva lunghezza;
ci diede vita a una scrittura complicatissima che contiene entrambi. Talvolta
sono presenti delle note di lettura, il testo principale, scritto interamente in kanji,
in buntai ibrido; il Nihonji invece in cinese classico, ma le poesie contenute in
esso e nel predecessore sono scritte interamente in ongana con ristretto uso di
kanji.

IL MANYOSHU
La forma di scrittura varia a seconda del volume, raramente sono presenti kango
e linfluenza del vocabolario cinese minima, il lessico comunque non quello
della lingua parlata; i kanji sono usati in tre modi differenti:
- come logografi(mana), ossia per esprimere valori semantici in giapponese,
attribuendo il valore kun al carattere;
- como fonografi shakuon o shakkun, ossia valori fonetici omofoni di kanji
semantici;
- come segni che stanno per parole semanticamente o foneticamente relazionate.
La lettura dei caratteri complicata sia per gli onyomi che per i kunyomi, i primi
perch i kanji non forniscono tracce della lettura cinese a quel tempo imitata
secondo il modello originale, i secondi perch vi sono pochi reperti per le parole
autoctone; la commistione dei tre usi dei caratteri rende difficile anche
linterpretazione semantica.

Il complesso sistema di scrittura dellopera fu tuttavia una scelta verso uno


strumento che tenesse conto delle esigenze poetiche dei compositori, preferendo
lesteticit e il valore semantico dei caratteri: un sistema pi semplice sarebbe
stato possibile, ma non vi era interesse a strutturarlo e gli stessi kana posteriori
nacquero allinterno di un sistema misto che aveva la necessit di integrare la
lingua cinese per renderla pi comprensibile.

LO SVILUPPO DEI KANA


LA NECESSITA DEI KANA
Luso dei kana accanto ai kanji ebbe una notevole influenza sulla struttura
lessicale della lingua giapponese: i caratteri cinesi venivano adoperati sia per il
loro valore semantico, sia per rendere le parti funzionali con valore fonetico che
oggi vengono svolte dallalfabeto sillabico, ma questo sistema confuso non poteva
funzionare; per questo motivo furono inventati i due sillabari hiragana e il
katakana, il primo attualmente usato per le parti funzionali della lingua come e
spesso anche per le parole di origine giapponese, il secondo per traslitterare le
parole di origine straniera. Ai kanji demandato in gran parte laspetto semantico
della lingua, ai kana quello funzionale: sistema di scrittura giapponese da
ideografico divent misto(kanji kana majiri).

LA NASCITA DEI KANA


La scrittura kana si svilupp dal man'yogana: luso esteso dei fonogrammi a
partire favor lo sviluppo di forme semplificate e la tendenza divenne quella di
utilizzare uno stesso carattere che poi si sarebbe sviluppato nel kana; il loro
sviluppo ampli la capacit di lettura e di scrittura a pi strati della popolazione,
dato che essi potevano essere appresi in un tempo limitato.
Lo Hiragana
Anche detti onnade poich furono largamente usati nella letteratura femminile, la
loro nascit riconducibile ai tenarai, la pratica di esercitarsi a scrivere i kanji
ripetutamente secondo le dimensioni ed i canoni estetici vigenti, nei quali spesso
era usata una calligrafia corsiva(sogana); le donne generalmente non
conoscevano i kanji e la scrittura era un puro esercizio estetico, per mano del
quale associavano alla forma tracciata un semplice valore fonetico.
Lo sviluppo dellhiragana favor lo sviluppo della letteratura giapponese in prosa e
poesia; esso era quindi impiegato nella letteratura di intrattenimento e privata,
mentre in quella impegnata e ufficiale venivano usati buntai che usavano caratteri
diversi.
Il katakana
Se lo hiragana la forma corsiva di un kanji, il katakana ne costituisce solo una
parte: esso fu inventato da monaci e studiosi per luso del kanbun kundoku, nato
dalla necessit di inserire rapide note tra le righe, che vennero poi
canonizzandosi; data la sua natura, esso scarsamente usato come sillabario
indipendente dai kanji, anche se in seguito venne impiegato anche in altri ambiti.
Talvolta luso dei due kana si sovrapponeva, ma generalmente questultimo era
utilizzato dagli uomini per lavori eruditi.
Il Jun Kanbun
Usato per tutto il periodo Heian dalla gente colta, la scrittura formale avveniva in
kan buntai e generalmente si scriveva in hentai kan buntai, talvolta anche con
kana.
Lo Hentai Kanbun
Con tale termine si designa un kanbun che ha subito uninfluenza pi o meno
marcata dalla lingua giapponese, che stato parzialmente nipponizzato: questa
forma il risultato del compromesso tra laderenza al modello cinese classico e le
esigenze della lingua autoctona; esso si avvale della sistematizzazione della
lettura kun(wakun) e della presenza di numerosi ateji e shakuji(kanji utilizzati per
valore fonetico). Le principali differenza tra jun kanbun e hentai kanbun:
- eccezioni nellordine delle parole;
- uso di wago e wasei kango(kango di origine giapponese), gli ultimi usati per far
apparire la frase quanto pi sinizzante;
- posizionamento anomalo delle particelle funzionali;
- peculiarit della scrittura.

Una caratteristica saliente dellhentai la presenza di kunten per facilitarne la


lettura, prese inoltre molti elementi dal kanbun kundoku e successivamente serv
per la riscrittura di testi storici, diari e scritture pubbliche e private; unaltra
caratteristica la presenza della tecnica penbun, abbellimento retorico che
consiste nelluso contrastivo o parallelo di frasi a 4 o 6 caratteri.
Col passare del tempo diventava sempre pi marcata la tendenza a ridurre le
varianti grafiche delle parole e tendere alla resa di ogni parola con un solo kanji;
come per il kanbun kundoku, si svilupp la tendenza ad avvicinarsi anche ad una
sola lettura per kanji.
Il Kanbun Kundoku
Consisteva nellinterpolazione di segni funzionali e fonetici ad integrazione,
arricchendo la frase cinese di elementi aggiuntivi che consentivano una lettura
prossima al giapponese; in altre parole consisteva nella resa ad una ad una delle
parole straniere in lingua autoctona, nel loro riordinamento e nellaggiunta delle
parti necessarie.
Il problema era sintattico e grammaticale, oltre che lessicale: per il lessico si
aggiungeva una sorta di furigana, per laltra parte bisognava rendere lordine
frasale secondo il giapponese, idem per le parti grammaticali: a tal pro col
kundoku si diffuse luso dei kunten, ausiliari per la resa del testo cinese in
versione nipponizzata, che si dividevano in okurigana, furigana e kaeriten.
Per i furigana furono dapprima usati i manyogana, poi i due sillabari kana e poi il
solo katakana.
La standardizzazione del sistema kundoku venne a completamento quando in
periodo successivo sorse la necessit gli studiosi letterari e buddhisti di fissare
alcune regole per semplificarne la pratica.
Il Senmyo
Il termine indica 62 editti imperiali(>VII sec) scritti in una forma ibrida: la scrittura
prevalentemente logografica con segni fonetici per i suffissi e le parti funzionali;
questi kanji fonetici erano scritti piccoli a lato, talvolta in colore diverso.
Tale buntai importante perch si trova sulla libea di sviluppo del kanji kana
majiribun.
I kuntenbon
Sviluppatisi nellultima parte del VIII secolo, sono documenti molto preziosi con
informazioni sulla fonetica e sulla forma dellantico katakana: sono generalmente
testi buddhisti o secolari in cinese acui vari segni funzionali venivano aggiunti per
facilitarne la lettura; la decodifica avveniva attraverso il kundoku che serviva per
rendere il testo giapponese, mettendo le parole secondo lordine autoctono e
aggiungendo segni per le particelle; la pratica di riscrivere un testo originale in
kundoku detta iten.

In una seconda fase vennero aggiunti fonogrammi e gli okototen, segni per
indicare le particelle: nello spazio quadrato di un kanji si indicava con un puntino
di colore rosso un punto allinterno o sul perimetro dellarea.
Con il definitivo sviluppo del katakana, il sistema okoten venne abbandonato. La
principale differenza tra senmyo e kuntenbon che i primi sono scritti in buntai
ibrido simile al giapponese, i secondi in cinese con aggiunta del kundoku.
Il Wakun
Con il termine si intende la lettura in lingua yamato assegnata ai kanji, in altre
parole la lettura kun dei caratteri: la letteratura che contiene il wakun si divide in
dizionari e glosse da una parte e kuntenbon dallaltra; allinizio appariva
sporadizamente ed era un mezzo individuale per annotare lettura o significato,
dato il suo tenore episodico e personale non era ancora standardizzato. Luso
esteso del sistema iten, ossia di riscrittura dei testi con glosse wakun, contribu
alla diffuzione e alla canonizzazione di questultimo.

PERIODO HEIAN
CARATTERISTICHE GENERALI
E uno dei pi lunghi della storia giapponese, per comodit pu essere diviso in
quattro sottoperiodi: iniziale(794-900), medio(901-1000), tardo(1001-1086) e
finale(1087-1192); nelliniziale era fiorente il kanshibun, nel medio la letteratura
raggiunse il suo massimo fulgore e la lingua Heian giunse a completezza, il tardo
continu la tradizione ormai sviluppatasi.
In questo periodo i tentativi precedenti di coniugare la lingua e la scrittura cinese
al giapponese giunsero a definizione e sistematizzazione: linteresse per le cose
cinesi si affievol per lasciare posto a quello per la cultura autoctona e la propria
lingua favorendo la nascita del wabun, utilizzato per le grandi opere di narrativa,
che impiegava soprattutto i kana, con pochi kanji e kango.
E una lingua con scarsa influenza dal cinese, una lingua raffinata: quando si parla
di lingua classica, si parla della lingua Heian.

FONETICA
Queste le caratteristiche pi rilevanti:
- non si usavano pi le due serie di vocali, ma per il primo secolo si distinse
ancora /ko-k/ e /go-g/, dal X secolo /e/ e /ye/ confluirono nellultima, dallXI
anche /o/ e /wo/ diedero lultima, /i-wi/ e /we-ye/ erano mischiate a interno e fine
parola;

- nel periodo tardo e finale si registra il fenomeno del tenko on a interno e fine
parola, per cui ha, hi, hu, he e ho venivano pronunciate con la /w/;
- sembra che ad inizio periodo n e mu venissero ancora distinte;
- nascita dello yoon e dei conseguenti kai yoon(suoni aperti, ossia kya kyu kyo) e
go yoon(suoni chiusi, cio kwa kwi kwe);
- il fenomeno dellonbin che riguarda il camniamento fonetico di alcune sillabe ad
interno o fine parola, in seguito al quale si manifestarono i primi dittonghi;
- la lettura on si avvicin al sistema fonetico giapponese;
- uso della serie /r/ a inizio parola;
- fenomeno del rensei, per cui quando una parola termina in m-n-t, e la successiva
inizia per a-ya-wa si produce una sillaba unica;
- la serie sa era probabilmente letta /a/ e la za /a/;
- nella lista dei kana esistevano anche quelli per wi e we, sia in hiragana che in
katakana.

I VERBI
Con lintroduzione del verbo keru(shimo ichidan) le coniugazioni verbali salgono a
nove; il verbo keru in periodo Nara era kuu, le forme mizenkei e renyokei in ku-wedivenenro ku-e- e col tempo si trasformarono in ke-, dando luogo a una
coniugazione separata che prese a modello le forme degli ichidan a una sola
sillaba.
Onbin
Il termine si riferisce ad una serie di cambiamenti(spesso riduzioni) di sillabe, che
si manifesta con maggior frequenza in verbi e aggettivi, iniziato nel medio Heian;
esso si suddivide in:
- i onbin, ki-gi-shi-riI, utsukushiki>utsukushii;
- u onbin, ku-gu-hi-bi-mi-wiU, yokukoso>youkoso;
- hatsu onbin, ni-bi-mi-mo-ri(ru)N, yomite>yonde;
- soku onbin(o soku onka, raddoppio), hi-chi-riTSU di raddoppio, kahita>katta.
Tale fenomeno ha causa nella doppia uscita della renyokei per i verbi della yodan
nella forma regolare e nella onbinkei; il soku onbin era iniziato con lunione di due
parole cinesi, la prima delle quali terminava in ki-ku-chi-tsu, poi estesosi ad altri
casi.
Per la yodan, verbi in-na e ra e i keiyoshi lo onbin sistematico: i keiyoshi hanno
una i onbin in rentaikei da -ki a i e nella renyokei da ku a u con una u onbin; gli
yodan e na hanno una i, hatsu e soku onbin nelluscita renyokei.
Il fenomeno onbin, a parte le modificazioni morfologiche, importante anche per
lintroduzione di alterazioni fonologiche in un sistema di sillabe aperte, con
laumento della quantit di dittonghi e la nascita di suoni nuovi con la hatsu e la
soku, come il raddoppiamento di consonante e la /n/ pi consonante; tali
modifiche potrebbero essere avvenute anche sotto linfluenza dellalto prestito di

termini cinesi, ma interessante notare come il fenomeno talvolta accada


sempre, in altri casi in occorrenza nulla.
Rentaikei Dome
Il fenomeno consiste nel terminare la frase con la forma rentaikei anzich con la
shushikei(es. ari[shushikei]aru[rentaikei]): esso consiste nellestendere luso
della rentaikei al verbo o aggettivo conclusivo delle frasi, va notato che essa
nellHeian era usata con le funzioni di attributiva davanti a sostantivo,
nominalizzazione di verbo e conclusiva delle frasi dopo kakari musubi con valore
enfatico; probabilmente lultimo utilizzo ad aver generato il fenomeno senza
luso di kakari musubi e accellerandone la scomparsa.
Jodoshi
Scompaiono i jodoshi: yu/rayu(passivo, potenziale, spontaneit)
mashiji(supposizione negativa), su(onorifico), hu(continuazione);
scompaiono i joshi: tsu/na(unione sostantivi), yu/yuri/yo(punto dinizio
spazio-temporale), namo/ro/we(rafforzativo);
nascono i jodoshi: ru/raru(passivo, potenziale, spontaneit), su/sasu(causativo),
muzu(suppositivo), mahoshi(desiderativo), beranari/meri(suppositivo),
maji(supposizione negativa), tari(conclusivo);
nascono i joshi: de(negativo dopo mizenkei), nado, namu/baya(desiderativo),
kana/kashi(esclamativo).
Per le forme di passato e conclusivo vi erano sei jodoshi: -ki, -keri, -tsu, -nu, -tari e
ri, ognuno con minime sfumature; anche per esprimere congettura erano
presenti molti suffissi: mu, ramu, kemu, meri, nari, rashi, muzu, ji, maji.
Nei periodi seguenti il sistema dei jodoshi andr semplificandosi, avendo
raggiunto in questo periodo il maggior sviluppo.
Keiyoshi e Keiyodoshi
Al tempo vi erano due forme di keiyoshi: quelli che terminavano in ku con
mizenkei e renyokei, che fanno parte gli aggettivi che esprimono qualit
oggettive, e quelli che uscivano in shiku in mizenkei e renyokei cui si uniscono i
keiyoshi in ji, che esprimono sentimenti soggettivi; nelle forme doppie(mizen,
renyo, rentai) la forma in-kara/-kari fu aggiunta in questo periodo aggiungendo il
verbo ari, ed era usata per aggiungere jodoshi.
-shiku
-ku

mizenkei
-shiku
-shikara
-ku
-kara

renyokei
-shiku
-shikari
-ku
-kari

shushikei
-shi
-shi

rentaikei
-shiki
-shikaru
-ki
-karu

izenkei
-shikere

meireikei
-shikare

-kere

-kare

I keiyodoshi vennero usati ampliamente e la coniugazione venne sistematizzata,


essi sono di due tipi:

- keyodoshi +nari, deriva da ni+ari e usualmente precede wago, in questo periodo


divennero numerosi;
- keyodoshi +tari, sviluppata con lintroduzione di kango e al loro uso come
aggettivi, deriva da to+ari e usualmente precede kango.
nari

mizenkei
nara

tari

tara

renyokei
nari
ni
tari
to

shushikei
nari

rentaikei
naru

izenkei
nare

meireikei
nare

tari

taru

tare

tare

Il Lessico
Levento di maggior rilevanza fu lintroduzione kango ai quali si affiancarono
parole di origine giapponese; questi prestiti venivano utilizzati sia come
keiyodoshi che come verbi formati da kango +suru, con il risultato di aumentare
considerevolmente il lessico natio; con laumento di prestiti cinesi in lettura on, la
produzione di yamato kotoba cess; nella letteratura poetica, contrariamente alla
prosa, la frequenza di parole cinesi estremamente limitata.
Si manifestarono anche i fenomeni del jubakoyomi, ossia la lettura on del primo
elemento e kun del seguente, e del yutokoyomi, cio la lettura kun del primo
carattere e on del seguente.
I pronomi personali usati erano wa/ware(1), na/nare e namuji/kimuji/soko(2),
ka/kare(3); tra i pronomi dimostrativi vi il cambiamento dal sistema
ko-so-ka(vicino, vicino, lontano) al sistema ko-so-a.
La Sintassi
Luso delle particelle segna-caso era pi sporadico rispetto alla lingua moderna, la
posizione era il principale mezzo di riconoscimento della funzione delle parole
nella frase, inoltre il soggetto era spesso sottinteso.
Kakari Musubi
Sono forme in cui una particella(kakari joshi) si lega al verbo alla fine della frase e
ne condiziona la forma; le pi comuni sono:
- ya o ka+rentaikei, esprimono un dubbio o una domanda;
- zo o namu+rentaikei, esprimono rafforzamento;
- koso+izenkei, vuol dire proprio quello;
- ha(wa)+shushikei, serve per isolare e mettere in evidenza;
- mo+shushikei, stesso uso del giapponese moderno.
Nella lingua moderna, rentai e shushi sono quasi identiche, ma al tempo erano
ben distinte: luso indifferenziato di rentaikei e shushikei(rentaikei dome) fece
perdere ai kakari musubi la loro peculiarit e ne acceller la scomparsa.
Forme della lingua scritta

A continuazione dellepoca precedente troviamo le forme: jun kanbuntai, hentai


kanbuntai, senmyotai, katakana senmyotai e manyogana buntai, inoltre la nuova
forma wabuntai, che usa la grammatica giapponese e il lessico autoctono(in
hiragana) con qualche kango, era spesso usato nella stesura di diari e romanzi da
parte delle donne.
Col passare del tempo luso dei katakana si diffuse maggiormente, ma ancora si
trovano facilmente i manyogana.
In kanbun venivano scritti gli editti imperiali, le leggi, gli atti formali , le opere
buddhiste e confuciane e le poesie in cinese; in hentai kanbun i documenti ufficiali
e i diari di personaggi di corte; in wabun le opere letterarie a carattere raffinato e
elegante; infine in zokugo(lingua volgare) le opere popolari di divulgazione
buddhista.
Per quanto concerne la scrittura si tende a scrivere utilizzando lo stile corsivo a
filo derba, o sogana, cos detto per la flessuosit e la stilizzazione dei caratteri
hiragana; con tale stile prende piede una scrittura continua, detta tsuzukegaki.
Kanji Kana Majiribuntai
Nato allinizio del periodo Heian, allinizio i kana erano manyogana per poi essere
sostituiti da katakana e hiragana; verso il termine del periodo si svilupp una
scrittura kanji-katakana nata dai setsuwa, particolarmente interessante il
Konjaku Monogarati(1120) la cui scrittura ibrida si situa tra il senmyogaki, del
quale conserva lo stile privo di colloquialismi, e il kanji-katakana con lintroduzione
di espressioni della lingua parlata.

Shosoku Buntai
E un buntai epistolare che utilizzava una lingua ed un lessico prossimi alloralit,
faceva vasto uso di kana ed era usato dal gentil sesso per la scrittura privata;
inizialmente il fine-frase era haberi, ma a fine periodo fu sostituito da soro e
mairase soro.
Letteratura
Questo periodo rappresenta un ritorno alle tradizioni autoctone, grazie anche ad
una societ che metteva molta enfasi sulla scrittura e sulla lettura; i monogatari
erano inizialmente opere narrate oralmente, quindi caratterizzate da una lingua
molto vicina a quella parlata a corte, con il tempo per esse furono ripensate
come opere letterarie, mantenendo comunque la colloquialit.
La poesia stessa influenz la lingua e il buntai dei monogatari, nei quali ritroviamo
gli stessi artifici linguistici.
- kagami(fine XI sec), scritto in un buntai si allontana dalla lingua che imita
quella della poesia e diventa un modello di riferimento per le successive opere di
carattere storico ed epico, con esso il wabun diventa indipendente dal buntai della
poesia;

- Genji monogatari(inizio XI sec), scritto nella lingua colloquiale dellepoca, diventa


poi un modello di riferimento come lingua classica per eccellenza, alcune delle
sue caratteristiche saranno adottate anche da buntai sinizzanti;
I kokiroku sono opere scritte da personaggi della famiglia imperiale e da alti
funzionari e comprendono diari e scritture private: sono scritti solitamente solo in
kanji, ma in un buntai ibrido, un kanbun nipponizzato che per la sua peculiarit
viene chiamato waka kanbun o kirokutai. Nei testi scritti in questo buntai troviamo
talvolta la presenza pi o meno saltuaria di kana accanto ai kanji e sono quindi i
precussori della forma ibrida che predominer a partire dal periodo Kamakura.

PERIODO KAMAKURA E MUROMACHI


GENERALITA
In questo periodo la cultura giapponese caratterizzata da una forma ibrida
composta da elementi cinesi che vengono assorbiti in grande quantit, accanto a
elementi autoctoni che continuano dal periodo precedente; la cultura cinese torna
a occupare un posto preminente e i classici cinesi a essere oggetto di studio e di
riflessione accanto ai testi giapponesi dei periodi precedenti.

La produzione culturale nelle mani degli uomini, in gran parte esponenti della
nuova classe dei guerrieri, e connotata dagli ideali e dai valori dei suoi membri.
Ci si riflette in letteratura dove prevale uno spirito agguerrito ed energico,
sebbene talvolta velato da un sentimento di pessimismo e di rassegnazione di
ispirazione buddhista.
La lingua fu caratterizzata da un forte ibridismo che si manifest soprattutto nella
compresenza di elementi cinesi sia a livello lessicale che sintattico, sia da
elementi autoctoni; da ci nascer la lingua giapponese moderna e quindi questo
periodo pu essere considerato come quello in cui si formato il giapponese cos
come lo conosciamo oggi.
Lo spostamento del centro politico, lontano dalla corte e dai grandi templi,
comport uninfluenza sulla lingua delle parlate meno raffinate e dialettali del
Giappone orientale; con lavvento della classe guerriera la lingua divenne meno
raffinata, il wabuntai delicato e femminile fu sostituito dal pi maschile wakan
konkobun enel lessico entrarono nelluso comune molti kango accanto a parole
della lingua parlata. La grammatica tese alla semplificazione e nella scrittura
spesso il katakana fu preferito allo hiragana; la distanza tra la lingua scritta e
quella parlata divenne meno marcata, questultima inoltre molto simile alla
lingua moderna, mentre il corrispettivo cartaceo ancora cerca di ricalcare la
tradizione.
Fonologia
In questo periodo si registrano alcune tra le maggiori trasformazioni della lingua,
tra i pi importanti:
- nipponizzazione della lettura on dei kanji e conseguenti cambiamenti fonetici,
introduzione della lettura toon;
- la distinzione /i-wi/ finisce con /i/ e quella tra /we-ye/ con /ye/ e infine /o-wo/
danno /wo/;
- inizia la confusione tra /m(mu)/ e /n/ e tra /eu/ e /ou/, inoltre anche tra /au/e /ou/;
- inizia il fenomeno go yoon no chokuonka, ossia il passaggio da /kw/ a /k/;
- /shi/ e /se/ erano letti /sci/ e /sce/, /chi/ e /tsu/ ripettivamente /tsci/ e /tsu/, e i
dakuon erano /dgi/ e /dzu/;
Al tempo la serie /t/ era come nella lingua moderna, ma nella serie /s/ mancavano
si e se(letta she); riguardo la serie della /h/ era ancora pronunciata /f/, ma in
questo periodo avvenne il cambiamento; in simil modo si perse la distinzione tra
tsu-zu e chi-ji. Giunge anche testimonianza che le vocali /i-u/ a fine frase tendono
a essere semimute; altro importante fenomeno del periodo fu la nascita dei
dittonghi e delle vocali lunghe; fu inoltre introdotto il suono /p/ ad inizio parola e
nacque il suono /v/; il fenomeno onbin si generalizz, portando anche alla
trasformazione del suppositivo in mu in una u, dando luogo alla forma con V
lunga.

Tali cambiamenti fonetici diedero luogo ad discrepanze tra scrittura e pronuncia,


rendendo necessarie esemplificazioni grafiche.
Origine delle vocali lunghe
Vi possono essere due approcci distinti: il primo considera vocali lunghe tutte le
sequenze doppie della stessa vocale cos come viene pronunciata, un approccio
puramente fonetico; il secondo invece considera lunghe solo le vocali
tradizionalmente presenti nella lingua giapponese, esso tiene in considerazione
levoluzione della lingua e considera solo le vocali della stessa sillaba.
Secondo lapproccio fonetico, le vocali lunghe sono il risultato di:
- allungamento secondario di vocale breve, ossia unione di parole che
terminano/iniziano con la stessa vocale;
- crasi di due vocali in seguito alla caduta della consonante intervocalica;
- traslitterazioni delle vocali di parole straniere.
Grammatica
Rispetto al periodo precedente non vi sono grossi cambiamenti, ad eccesione del
sistema verbale:
- a seguito della rentaikei dome, i verbi in ra e in na entrarono a far parte della
coniugazione yodan, il verbo su della coniugazione in sa mostr la tendenza ad
assimilarsi alla yodan o alla kami ichidan;
- in generale si assiste alla doppia tendenza di assimilazione delle coniugazioni
nella yodan e nella ichidan;
- la coniugazione kami nidan viene assimilata nella kami ichidan e i verbi shimo
nidan nella shimo ichidan.
Il fenomeno cosddetto della ichidanka non si realizza immediatamente e
ovunque, ma in situazioni come brani colloquiali e parlati di strati bassi della
popolazione; si suppone che lassimilazione sia dovuta a un fenomeno di analogia.
Quando inizi la tendenza a rendere i nidan in ichidan, le due coniugazioni
iniziarono a comportarti similmente: rentaikei e shushikei avevano la stessa
forma, mizenkei e renyokei uscivano in e, lunica sostanziale differenza,
appianatasi per analogia appunto, erano le uscite muru(nidan) e eru(ichidan).
Per quanto concerne la coniugazione in na, che comprendeva solo in verbi shinu
e inu, furono la rentaikei e la izenkei a modificarsi, la prima perdendo la sillaba
finale ru e la seconda passando da nure a ne; essa avrebbe potuto assimilarsi
alla ichidan attraverso il processo shinu>shinuru>shineru, ma la yodan richiedeva
meno adattamenti.
Per quanto riguarda i verbi in ka e sa, le loro peculiarit fecero si che restassero
distinte dalle altre sino ai giorni nostri.
La base izenkei +ba inizi a venire usata come katekei(condizionale), che
normalmente sarebbe stato mizenkei +ba; precedentemente essa esprimeva una
forma causale o temporale:
- mizenkei +ba, realizzazione(non ancora avvenuta) di un evento;

- realizzazione(avvenuta) di un avvenimento.
In questo periodo i jodoshi si avvicinano a quelli della lingua moderna, daltro
canto il loro numero diminuisce considerevolmente per lasciare posto a
espressioni composte dette fukugoji. Queste le principali trasformazioni:
- appare la forma tai da tashi>taki>tai della stessa coniugazione di nashi per il
desiderativo, mahoshi era la fomra raffinata;
- le forme presuntive kemu meri rashi nari ji, scompaiono per lasciare posto a
u uzu rau bei majii/-mai;
- per esprimere il passato si usa largamente la forma tari(ridotta -ta), si trovano
ki e tsu per il passato lontano e vicino, inoltre
keri era il passato riguardante gli altri.
- le forme ru/-raru servivano per esprimere passivo, potenzialit, onorifici e
spontaneit.
- le forme su/sasu del causativo iniziano ad essere usate per esprimere passivo,
ma sempre con significato di subire.
Unaltra peculiarit del periodo luso esteso e regolare dei kakujoshi, ossia le
particelle segna-caso che esprimono le relazioni tra le parole allinterno della
frase: per il soggetto fu molto usato ga e luso di no fu legato al ruolo di
connettivo o come segna soggetto in frasi dipendenti; per quanto riguarda la
distinzione duso tra no e ga nel genitivo, il primo era usato con persone di rango
superiore e viceversa; per le espressioni spazio-temporali era usato il kakujoshi ni,
con confusione nel parlato con la particella he.
Gli aggettivi
Per gli aggettivi procede lunificazione tra shushikei e rentaikei che per entrambe
le coniugazioni diventa shi, e in seguito al fenomeno onbin diventano i; la
precedente distinzione tra ke e shiku viene a cadere e ne resta solo una, dato
che la sillaba shi viene giudicata parte della radice e la shushikei in ki diverr i;
il suffisso tari fu largamente utilizzato in conseguenza del buntai misto a kango, e
il suffisso nari tendette a diventare na/-ja nelle rentai e shushi.
Scompaiono le forma kakari musubi di largo uso in periodo precedente; nacquero
le abbreviazioni(es. idoko>doko); vennero sviluppate e perfezionate le funzioni di
congiunzione(setsuzoku).
Si svilupparono pronomi personali differenti a seconda del livello di rispetto, ossia:
ware/soregashi/watakushi/ore per la prima persona,
konata/sonata/wagoryo/onushi/kimi per la seconda e kiyatsu per la terza.
Onorifici
Viene molto usata la forma goari(naku) e la forma gozaaru>gozaru;
questultima viene da goza, riferimento a se stessi dei personaggi di alto
lignaggio, sviluppata come forma di alto rispetto ma divenuta comunanza.
La forma del desiderativo tai divenne to.

Lespressione di cortesia haberi venne sostituita da saburau e soro,


rispettivamente per donne e uomini.
Tra i verbi onorifici meshiagaru e tra gli umili mairu, itadaku, taberu,
uketamawaru e zonzuru, con lo stesso significato moderno.
Tra i jodoshi troviamo seraruru, ruru e raruru.
Largamente usati sono anche oryaru, cortese per andare/venire/esserci,
marasuru, umile o cortese usato con i verbi, de saburau>de soro>deso> desu
come forma cortese per coloro di rango elevato.
Lessico
Molti wago iniziarono ad essere espressi in kanji, la discriminazione tra lingua dei
kanji e lingua dei kana venne meno e il giapponese divenne a tutti gli effetti una
lingua ibrida; furono costruiti i primi wasei kango per mezzo delle letture on; il
quantitativo dei kango stessi aument grazie anche ai monaci buddhisti, e alcune
parole vennero rese verbi in sa con il verbo suru.
In questo periodo si distingueva tra lingua dei guerrieri(musha kotoba) e lingua
delle donne(nyobo kotoba); va inoltre notato un aumento dei jubakoyomi e
yutokoyomi.
Scrittura
Il fatto pi importante nel campo della scrittura il Sadaie Kanazukai: a causa
della confuzione generatasi tra pronuncia e scrittura, Fujiwara no Sadaie(o Teika,
1162-1241) stil alcuni criteri di scrittura dei kana; fu la prima codifica dei 47
segni sillabici e la prima volta che il concetto di kanazukai veniva proposto. Il
manuale si occupava di riportare esempi della letteratura del periodo doro del
wabun e dei testi concernenti: gli esempi erano pochi, ma erano interessanti le
distinzioni tra le sillabe pronunciate ugualmente, ossia wo-o, e-he-we e i-hi-wi. Nel
testo di Teika e nei dizionari del passato si sottolinea il criterio di distinzione tra
accenti bassi e alti, utili per distinguere tra le pronunce, che in forma scritta erano
stati indicati mediante gli shoten.
Il lavoro di Sadaie fu ripreso da Minamoto no Chikayuki, che nel 1363 pubblic il
Kanamojizukai, nel quale integra lanalisi del predecessore ai segni kana
ho-wa-ha-mu-u-hu, raddoppiando il numero di esempi e apportando modifiche allo
studio degli accenti poich basatosi su testi posteriori; questo e altri lavori
successivi testimoniano linteresse per la lingua da parte dei giapponesi.
Il katakana era ampiamente usato, spesso con molti kanji, in questo periodo
anche dal clero per i testi buddhisti; ci port alla formazione di molti ateji, cio
parole scritte in kanji con valore fonetico, nonch alla creazione di molti e ulteriori
kokuji.
Luso dei kanji si estese parallelamente alla diffuzione di kango nel lessico
quotidiano: i kana venivano usato come appoggio ai sinogrammi nella forma kanji
kana majiri e non come rappresentazione dellintera lingua; i documenti ufficiali

del bakufu erano scritti in kanbun o hentai kanbun(quindi solo in kanji), mentre i
regolamenti degli han emanati dai daimyo erano in forma mista.
Un evento saliente a partire dalla seconda met del secolo XVI il primo contatto
con gli occidentali, in gran parte sacerdoti cattolici missionari, che scrissero e
stamparono nel Kyushu testi di proselitismo, di linguistica e di letteratura: tali
volumi erano detti kirishitanban ed erano talvolta scritti in lingua natia, altre in
giapponese con trascrizione fonetica.
Limportanza di questi testi che adottavano un lessivo vicino al parlato,
trascritto con criteri assai severi e aderenti alla pronuncia reale, in tal modo
abbiamo molti dati sulla lingua del tempo.
La produzione dei kirishitanban inizi nel 1590, anno di arrivo nellarcipelago della
prima stampatrice a caratteri mobili per mano del missionario Alessandro
Valignano, dando peraltro inizio alla diffusione dei romaji e allutilizzo sistematico
dei segni dakuten e handakuten; molti di questi tomi sono traduzioni e rifacimenti
da testi in lingue europee, come Esopo no Fabulas, ma anche testi di diffusione
del Cristianesimo. Tra i kirishitanban pi importanti figura il Racvyoxv(Rakoyoshu)
del 1568, ossia il primo dizionario dei kanji giapponese: diviso in tre parti, nella
seconda sono elencati i kanji in ordine alfabetico con letture e composti, in
unaltra i caratteri sono divisi per radicali e per significato.
In alcuni di questi testi, in particolare quelli di divulgazione della fede, i missionari
europei hanno dovuto affrontare il problema lessicale del rendere parole della
propria cultura in giapponese, ostacolo pressoch insormontabile che spesso si
risolto nel mantenere le parole originarie traslitterate in kana, generando problemi
di comprensione; le possibili strategie erano:
- prestito traslitterato del termine straniero, che aveva il vantaggio di presentare
loriginale intonso, con le conseguenti difficolt ad inserirsi nella lingua ospitante
e rimanendo una parola oscura e di difficile uso;
- la traduzione, comportava un lavoro interpretativo non facile che prevedeva il
conio di neologismi che, seppur pi facilmente accettati, costituivano
interpretazioni soggettive;
- uso di parole esistenti, eliminava il problema lessicale in senso stretto, ma il
limite maggiore era associare concetti culturalmente lontani a termini autoctoni,
spesso risultando una soluzione semplificatoria e fuorviante;
- parafrasi esplicative, certamente molto utili perch descrivevano il termine
estraneo, a discapito dellimmediatezza duso.
Forme della lingua scritta
Continuano dal periodo precedente: jun kanbuntai, hentai kanbuntai, katakana
senmyotai, kanji kana majiribuntai.
Nascono il wakan konko buntai ed il buntai soro bun.
Wakan konko buntai, sviluppatosi attraverso lassimilazione del wa buntai e del
kanbun kundoku, lultimo dei quali aveva gi iniziato luso di forme ibride: quando
in questo buntai si cominciarono a sostituire alcune parti con forme del wabun,

nacque il wakan konko buntai; una spiegazione dellorigine pu essere ricercata


nel kanbun kundoku, la cui traduzione letterale di ogni singolo termine cinese
poteva risultare difficoltosa, lasciando alcuni lessemi nel loro originale dando
luogo allibrido.
In senso stretto, il wakan konko si colloca tra fine Heian e inizii Kamakura, ed
formato dalla commistione di kango, wago e zokugo.
Il buntai soro bun venne usato prevalentemente per le forme epistolari e private,
rappresenta la prima e pi comune forma scritta non formale sviluppatosi
dallhentai kanbun di cui mantiene alcune caratteristiche e forme ma dal quale si
discosta per minori rigidit e formalit; il nome viene da saburau>saurau>soro,
senza per avere loriginale significato di forma umile; il suo uso fu
particolarmente esteso nel Muromachi, in quanto rappresentava un buon
compromesso tra formalit e comprensibilit.
Le parti funzionali della lingua, come le particelle e i suffissi, sebbene lette non
venivano di norma rappresentate graficamente, venivano infatti rese per mezzo di
kanji piuttosto che con kana e molte parole ed espressioni venivano costruite
secondo lordine cinese: soro come forma cortese usata normalmente in modo
indeclinabile e si aggiunge alla renyokei di verbi e aggettivi; i tempi, le forme
negative e tutte le altre forme delle coniugazioni sono rese sui verbi e sugli
aggettivi che precedono.
In periodo Kamakura la necessit di comunicare con la Cina mise in luce
lincapacit dei giapponesi di produrre testi in kanbun corretto, compito che
veniva delegato ai monasteri buddhisti che usavano ancora il buntai originale nei
loro scritti: vi era comunque la tendenza a far sembrare i testi quanto pi vicini al
kanbun per dar loro una patina di aulicit; tale ibrido si sinviene spesso nei gunki
monogatari e negli shomono(trascrizioni di spiegazioni di testi classici), con un
lessico misto kango e wago.
Gi in periodo Heian, ma ancor pi in Kamakura e Muromachi, si incontrano gli
oraimono, che inizialmente erano modelli per la stesura di lettere in forma aulica,
ma pi in generale sono testi didascalici utilizzati a mo di manuali scolastici;
mediante essi si insegnava a scrivere con la maggior numero possibile di kanji,
talvolta senza kana, a ricalcare un prestigio stilistico ormai lontano.
Un altro tipo di testo con qualche importanza quello dei manabon, testi in cui si
riscrivevano le maggiori opere della classicit in versioni con soli kanji, cambiando
il modo di rappresentarli graficamente.
In questo periodo si stabil anche la differenza tra bungo e kogo, lingua scritta e
lingua parlata, che dur sino al Meiji.

PERIODO EDO
GENERALITA
Il periodo Edo pu essere diviso in due parti con la linea di demarcazione posta
attorno al periodo Horeki(1751-1764), per tutta la prima met il centro culturale

rimaneva il Kamigata, nella seconda met esso cominci a perdere di importanza


soprattutto in seguito alla nascita della letteratura borghese e popolare, e venne
pi usata la variante linguistica del centro politico Edo.
Una caratteristica saliente del periodo la distinzione tra lingua scritta e parlata,
la diversit linguistica tra le regioni del paese e la diversit della lingua tra i vari
strati sociali; tali caratteristiche divennero in questo periodo sempre pi marcate,
soprattutto di conseguenza alla pi rigida stratificazione in classi, ognuna delle
quali con i rispettivi codici linguistici e comportamentali; nella zona di Edo
vennero distinte le varianti della lingua dei buke, la lingua dei grossi mercanti e
quella dei piccoli mercanti, con una progressiva tendenza verso queste ultime,
previo riconoscimento delle varianti linguistiche delle classi inferiori.
La vicinanza delle varie classi, soprattutto nelle citt mercantili, favor inoltre la
nascita di una lingua di comunicazione, che and ad affiancarsi alle gi citate; nei
vari han del paese si parlavano varianti diverse, mentre la lingua di Edo era
influenzata dalle varie parlate delle zone del paese frequentate dai daimyo di
passaggio.
In questo periodo si riaccese inoltre linteresse nei confronti della lingua cinese in
seguito al supporto del bakufu alla scuola confuciana, interesse per limitato alla
lingua scritta in kanbun; daltra parte si assistette alla rinascita della lingua
giapponese pura, ma anche di tutta la cultura tradizionale nellintento di farlo
rivivere da parte dei kokugakusha.
Questi cultori degli studi nazionali ebbero enorme importanza in campo filologico
e linguistico, grazie ai loro studi sulla lingua antica e ai loro dizionari sulla lingua
stessa: uno dei precursori della scuola fu il monaco buddhista Keichu, che oltre a
commentari sui classici nazionali pubblic il Wajishoransho(1695), nel quale
spiegava luso del kanazukai secondo luso in Heian riportando al pronuncia di
circa 3000 parole e distinguendo tra le sillabe di egual pronuncia, affrontando
anche il problema dei 4 kana.
Il maggior esponente della corrente fu per Motoori Norinaga(1730-1801), che si
dedic allinterpretazione del Kojiki e che nei suoi studi scopr lantico sistema a
otto vocali; prese inoltre in esame luso delle particelle in giapponese, quello dei
kakari musubi e della lettura on dei kanji, nonch del manyogana.
La letteratura borghese e popolare ci offre uno spaccato della lingua parlata, alla
quale si accompagnano la diffuzione della stampa e della cultura in tutte le classi;
lalfabetizzazione ebbe un notevole incremento, anche grazie alla fondazione di
scuole per i figli di contadini e mercanti, nonch per quelli di classe popolare
offerte dai templi buddhisti.
Un altro punto di interesse il rinnovato incontro con loccidente, prima tagliato
dalla politica del sakoku; furono soprattutto i rangakusha ad interessarsi a scienza
e tecnologie europee, avvicinandosi alla lingua e stimolando una serie di
riflessioni sullutilit del sistema alfabetico e sulla difficolt duso dei kanji,
affrontando in modo organico per la prima volta, anche se a scopo strumentale, lo

studio di una lingua che non fosse il cinese; nellapproccio alla lingua fu, come di
consueto, usato il kanbun kundoku, che offriva una resa ottimale parola per
parola, pur a discapito delleleganza e della narutalezza del testo finale.

FONOLOGIA
Quando il dialetto di Edo usurp lautorit di quello di Kyoto cone lingua standard
alla fine del XVIII secolo, le varianti orientali della pronuncia influenzarono il
sistema fonetico della lingua; una importante conseguenza fu la tendenza dei
dittonghi /ei-ai-ae-oi-oe-ie-ui/ a trasformarsi in /e/ a fine parola; le altre
caratteristiche rilevanti sono:
- la distinzione della lettura tra le due serie di kana e , e e del periodo
precedente si attenua e scompare;
- i suoni yoon chiusi /kwa-gwa/ tendono a trasformarsi in ka-ga;
- tendenza a distinguere tra g a inizio parola e ng nasale in mezzo o alla fine;
- le due variet di pronunce della /o/ lunga aperta e chiusa si sfumano e si
uniscono;
- la pronuncia she del perioco precedente diviene lodierna se;
- la e fusa in ye in Heian torna alla forma moderna /e/, cos come la /wo/ torna ad
essere pronunciata /o/;
- tendenza a pronunciare =shi, =ji, =shi era particolarmente forte nella
parlata di Edo tra la popolazione comune;
- i suoni /i-u/ a fine parola sono semimuti(museion);
- della serie /h/, ha e he erano lette come ora, mentre hi era letto come in hito;
- si manifesta il fenomeno yochoon per cui =gia =cia =nja;
- manifesta la tendenza a confondere la serie della /i/ con quella della /e/, e quella
della /o/ con quella della /u/.

GRAMMATICA
I Verbi
Nel periodo le coniugazioni verbali sono ormai le cinque attuali: godan, kami
ichidan, shimo ichidan, in KA e in SA; shimo e kami nidan vengono
completamente assimilate alla ichidan, anche se i bushi e la gente colta usavano
ancora la forma arcaica; lunificazione tra shushikei e rentaikei porta la
declinazione in RA alla yodan, come anche quella in NA, quella in SA entra nella
yodan e nella ichidan; il fenomeno onbin si manifesta in modo differente, a
Kamigata con una u onbin, mentre a Edo con una soku.
Altre novit riguardano izenkei+ba che si usa per il condizionale(e diventa la
forma kateikei), decade luso dellizenkei+-do/domo sostituiti dai moderni
demo/keredomo, portando la izenkei ad uso esclusivo del condizionale; i verbi
godan in ra assumono luscita i nella meireikei e nella renyokei davanti a
masu.
Tra le principali diversit delle lingue nel Kamigata e nel Kanto sono:
- shushikei nel Kamigata ja, a Edo da;

- il negativo presente a Kamigata era nu/n/nanda, e a Edo nai;


- a Edo largo uso di particelle a fine frase come ze-ne-sa;
- la forma imperativa piana a Edo era ro, nel Kamigata yo per gli ichidan;
- uso della particella kara dopo verbo o aggettivo per esprimere ragione o
motivo.
Gli Aggettivi
Anche per i keyoshi la forma izenkei divenne kateikei, il renyokei a Edo era in ka
ma a Kamigata era un u secondo le regole dellonbin; per i keyodoshi la shushikei
da nari pass a ja nel Kamigata e a da nel Kanto, la forma tari si estinse.
Le maggiori trasformazioni nel campo dei jodoshi furono:
- (ru-raru)>ruru-raruru>reru-rareru(passivo, possibilit e onorifico);
- (su-sasu)>suru-sasuru>seru-saseru(causativo e onorifico);
- nari>naru>na e tashi>tai.
Molti dei jodoshi largamente usati nel periodo provenivano dalluso che se ne
faceva nei quartieri di piacere, lo yujogo non era ristretto solo a questi ambienti,
ma influenz anche il linguaggio del teatro e dello spettacolo in generale.
La forma cortese yujogo desu si generalizz anche tra gli uomini tardo periodo, a
inizio periodo si stabilizz anche masu.
Delle varie forme del passato rimase solo tari>taru>ta e le forme di supposizione
presenti e passate si ridussero a u/-yo; le espressioni di supposizione e volont
utilizzavano il jodoshi mu>u, che con i verbi ichidan prendeva forma yo; nel
secondo periodo jaro e daro esprimevano supposizione e altre volont.
Per la negazione per tutto il periodo si us la forma nu o n, o anche il nai che
seguiva una mizenkei; il negativo passato a Kamigata era nanda e a Edo
nakatta; la forma negativa mai vide la luce in questo periodo da
maji>majiki>majii>mai.
Il Lessico
Esso era molto influenzato dalla presenza delle classi sociali, e si adeguava allo
status del parlante.
Si caratterizza per il largo uso di kango, soprattutto tra i bushi, e luso dei kanji
aument di conseguenza al generale innalzamento del livello di istruzione
popolare; anche parole europee furono introdotte e utilizzate, specie da olandese
e inglese, e vennero fatte molte traduzioni per termini particolari di discipline
come lastronomia e la medicina, alcune vennero adattate e altre inventate.
Forme della lingua scritta
Laumento dellalfabetizzazione e la libera circolazione di testi stampati favorirono
la diffuzione di kanji e kango e allo stesso tempo anche la standardizzazione dei
caratteri; nei libri largo uso di sinogrammi e furigana per aiutare la lettura, come
anche nei kokkeibon e ninjobon al contrario di sharebon e hanashibon; per quanto
concerne i kana non vi era pi la stessa quantit di itaiji, ma ancora non si era

giunti alla completa standardizzazione; inizi inoltre anche un sporadizo uso dei
romaji, e la separazione tra lingua scritta e orale divenne sempre pi marcata.
Nei documenti formali e ufficiali e nelle opere a carattere impegnato si usava il
kanbun, o un kanbun nipponizzato, nelle opere letterarie il wakan konkobun; altri
buntai utilizzati:
- lo zoku buntai, che usava la grammatica e il lessico della lingua parlata al
tempo, usato in kokkeibon e sharebon;
- il giko buntai, che usava i kango solo quando possibile evitarlo, usato dai
kokugakusha nel tentativo di rivitalizzare il wabun;
- il gazoku setchu buntai, che mescolava i suddetti due, usato negli ukiyozoshi;
- lo haibun, inaugurato dalla prosa di Basho influenzata dallo haikai, accanto alla
presenza di zokugo e kango;
- il soro bun, usato nelle scritture private e pubbliche, una delle forme pi diffuse
nel periodo Edo;
- kana bun, che usa la grammatica semplificata wabun influenzata dal parlato,
usato nei kanazoshi.

PERIODO MEIJI
GENERALITA

Il periodo Meiji fu un periodo di apertura verso lesterno, di rinnovamento sociale e


di riorganizzazione politica in un Giappone sulla strada della creazione di una
societ moderna e di uno stato centralizzato; fu posta fine al sistema degli han
decentrati geograficamente, e si assistette a un rinnovato interesse per la cultura
occidentale.
Il confronto con le lingue oltreoceaniche port gli intellettuali nipponici a porti
quesiti sulla lingua autoctona, che con difficolt fu risolto a favore di una drastica
semplificazione e standardizzazione della lingua; nonostante ci, loccidente
venne preso a modello per altre discipline quali la medicina e la tecnologia.
La transizione da una societ classista a una libera, lapertura del paese verso
lestero dopo due secoli di isolazionismo e il passaggio da unamministrazione
frammentata a una centralizzata ebbero forti ripercussioni sulla lingua, ritenuta
ormai uno strumento anacronistico e inadatto alle nuove esigenze: bisognava
scegliere una variet con funzioni di lingua standard nazionale, sovralocale e
comprensibile a tutti, e la scelta ricadde sulla variante di Edo; tenere presente la
distinzione tra hyojungo, lingua standard con insita lidea di superiorit, e
kyotsugo, lingua sopradialettale e intellegibile da chiunque.
Unaltra necessit era quella di selezionare una lingua scritta comprensibile ma
anche sufficientemente raffinata da poter essere utilizzata in quasi ogni contesto:
la concezione di lingua scritta era per legata al buntai, a sua volta legato al
tenore di contenuto, ed i buntai ereditati dai periodi precedenti erano numerosi e
disparati a seconda delle esigenze; la distanza scritto-orale era ormai divenuta un
impedimento notevole alla diffusione di cultura e libert di espressione.
Il movimento che sosteneva lunificazione o comunque un avvicinamento tra le
due era noto con il nome di Genbun Ichi Undo.
Accanto ai problemi suddetti era quello di semplificare il sistema di scrittura, ossia
di limitare o eliminare totalmente i kanji, nonch di standardizzare il kanazukai: la
questione era seria, poich i caratteri non erano slegati dalla cultura e dalla
tradizione, e non era possibile sostituirli repentinamente; i primi a percepire la
necessit di un rinnovamento furono gli studiosi di cose occidentali, gli
yogakusha, mentre a livello governativo la riforma della lingua fu promossa dal
Kokugo Chosa Inkai, fondato nel 1902 con lo scopo di impostare una nuova
politica linguistica nazionale, che identific quattro temi principali:
- esaminare pregi e difetti di kana e romaji in vista delladozione di una scrittura
totalmente fonetica;
- come portare la lingua colloquiale a diventare duso comune nello scritto;
- esaminare il sistema fonetico dell giapponese:
- stabilire una lingua standard prendendo in considerazione i vari dialetti.
Nel 1905-06 furono infatti emanati due provvedimenti che consentivano luso di
espressioni comuni nei libri di testo.
Tali azioni promosse anche a livello governativo su base di studi linguistici
nazionali ben dimostravano lacceso interesse per la lingua, ora considerata a tutti

gli effetti un mezzo degno di unanalisi scientifica: nel 1921 venne infatti fondato
il Rinki Kokugo Chosakai, organo che aveva il triplice compito di vagliare lipotesi
di unulteriore riduzione dei kanji, rivedere luso dei kana ed analizzare lo stile
colloquiale; nel 1923 grazie al lavoro di tale organo venne pubblicata la Joyo
Kanjihyou.
Il rinnovamento della lingua non prendeva spunto solo da un problema pratico di
comunicazione, o da un idealistico desiderio di modernizzazione: la lingua classica
influenzato dal kanbunrappresentava un modello culturale i cui valori si rifacevano
alla civilt cinese; il desiderio di abbandonare la classicit era anche una
riconversione del sistema valoriale verso altri modelli, primo tra tutti quello
moderno occidentale.
Tra i maggiori sostenitori dello svecchiamento era Fukuzawa Yukichi, che
sostenette la semplificazione della lingua pur senza rigettare completamente la
tradizione, ponendosi a capo di una posizione di compromesso che proponeva la
semplificazione del bungobun in cui non venivano impiegate strutture obsolete e
classicheggianti.
Nei suoi scritti Fukuzawa presenta una scrittura sobria e comprensibile, rimanento
tuttavia elevata; la sua posizione nel dibattito ebbe profonde ripercussioni sugli
sviluppi futuri, basti pensare che il futsubun, che sarebbe divenuto il buntai
generalmente adottato, altro non era che un bungobun rivisto e semplificato, o
meglio una variante del wakan konko buntai.
Alcune delle tappe pi importanti del dibattito sulla lingua sono le seguenti:
- nel 1866 Maejima Hisoka propose di rimpiazzare luso dei kanji con i kana e di
usare la lingua parlata nello scritto;
- nel 1873 Fukuzawa Yukichi propone la riduzione dei kanji a un numero di 2-3000;
- nel 1883 si form il kana no kai che sosteneva luso dei kana, ma venne disciolto
nel 1889;
- nel 1885 si form il Romaji no Kai che proponeva luso dei romaji secondo la
romanizzazione Hepburn, sciolto nel 1892.
Fonologia
Non vi sono grandi cambiamenti rispetto al periodo Edo, i fenomeni pi rilevanti
sono:
- diffusione delluso di vocali semimute in ambiente sordo, cio tra due consonanti
sorde o tra consonante sorda e valore zero;
- la pronuncia nasale di /ga/ inizia a perdere terreno;
- la shushi e rentai della yodan terminanti in dittonghi vengono prounciate
separate, e non come /o/ allungata;
- i suoni yoon chiusi diventano definitivamente /ka/ e /ga/;
- con lintroduzione di gairaigo i giapponesi si abituano a pronuncie inusuali e ai
prestiti fonetici.
Grammatica

La forma di rispetto del teineigo ha un notevole sviluppo e si diffonde


rapidamente, vista la minore insistenza sulla diversificazione gerarchica e la
maggiore propensione verso forme che potessero essere usate nella maggior
parte delle situazioni; la forma principalmente usata in questo periodo il masu,
la forma negativa in nu si spegne a favore del masen, e si fissano kudasai e
nasai; nacque il jodoshi chau(te shimau) per indicare enfaticamente il
compimento di unazione.
Lessico
Nei primi 40 anni del periodo venne creata unenorme quantit di nuovi lessemi,
sopravvissuti solo in parte, ma il problema sussisteva per i termini in campo
politico e tecnologico che rappresentavano concezioni assenti nella societ
giapponese: perci si ricorse o allutilizzo della parola straniera originale, alla sua
resa fonetica o alla sua traduzione, questultima opzione favorita dalla flessibilit
e capacit combinatoria dei caratteri, che port inoltre ad un loro paradossale
aumento e alla produzione di nuovi kango.
Tipici di questepoca erano la costruzione di nuove parole per mezzo di pre o
suffissi e la costruzione di parole composte(fukugogo). La traduzione poteva poi
essere letterale o libera, ossia semantica: nel primo caso si scomponeva per
lessemi e si rendeva in kanji, nel secondo si cercava di avvicinarsi al significato
originario per mezzo di composti.
Le principali strategie per la formazione della nuova terminologia erano le
seguenti:
- okikae, usare parole comuni per significati nuovi;
- saisei tenyo usare parole cadute in disuso per significato originario o dandone
uno nuovo;
- henkei, traduzione che si divideva dellabbreviazione, nella diversificazione della
pronuncia, cambio di carattere o inversione;
- prestiti shakuyo, dal cinese;
- prestiti preesistenti, di parole occidentali adeguate e rese in giapponese
correttamente;
- neologismi zogo, costruzione di nuovi termini alla giapponese, con prefissi e
suffissi, con composti o con abbreviazioni.
La scrittura
La riforma della scrittura si proponeva di standardizzarla e di semplificarla, ma
furono introdotte novit come la punteggiatura.
Il governo Meiji adott il Keichu Kanazukai e lo utilizz fino al 1888 quando fu
emanato il gendai kanazukai, basatu sulla pronuncia attuale, che per venne
abbandonato per tornare al vecchio kanazukai che dur sino al 1946; dopo la
Seconda Guerra Mondiale venne prescritto luso dei katakana per le gairaigo.
Nel 1900 vennero emise delle prescrizioni per standardizzare la scrittura, tra cui la
codifica dei kanji al numero di 48, limitazione dei kanji a 1200 da insegnare nelle
scuole, cambiamento del sistema di scrittura dal rekishiteki kanazukai a uno

basato sulla pronuncia effettiva; nel 1908 i primi due provvedimenti vennero per
annullati.
Forme della lingua scritta
Il kanbun perse autorit e i rescritti imperiali furono scritti in kana majiribun con il
katakana, i documenti ufficiali ne usavano una variante assai formale ed
influenzata dal kanbun; in questo periodo fece la sua apparizione lobun
chokuyaku tai, una forma basata sulla traduzione diretta e fedele delle lingue
europee; genbun ichitai venne detto il buntai basato sulla parlata attuale.
Tra le opposizioni alla riforma della lingua, cera chi voleva che essa rimanesse
classica, chi sosteneva il futsubun e chi propendeva per una posizione moderata;
tra questi, Nishimura Shigeki si opponeva ad uneccessiva influenza occidentale e
sosteneva la necessit di conservare una lingua genuivamente giapponese, una
lingua semplice ma che avesse caratteristiche di eleganza e raffinatezza
soprattutto per la forma scritta, adducendo ai kanji il merito di essere meno
ambigui delle scritture alfabetiche.
A tale proposito nel 1888 fond con altri intellettuali il Nihon Bunsho kai, con
lintento di creare una lingua standard sulla scia del futsubun; i risultati degli
sforzi del movimento portarono a due nuove forme di scrittura:
- il futsubun, compromesso tra classico e colloquiale e risultato della fusione di
kanbun kundoku buntai, wa buntai e obun chokuyaku tai; era una forma che
usava liberamente kango e zokugo, ed era usata in giornali e libri scolastici,
nonch in documenti ufficiali;
- lo zokubun o kogobun, basato completamente sulla lingua parlata.

DALLA FINE DEL PERIODO MEIJI AD OGGI


GENERALITA
I fenomeni pi vistosi ed importanti furono la diffusione dei mass media e la
scolarizzazione generalizzata, che favorirono limpartizione della lingua standard a
tutti gli strati della popolazione. Questo periodo principalmente diviso in:
- democrazia Taisho degli anni 20, sotto la quale la semplificazione della lingua e
luso della forma colloquiale ebbero nuovo impulso, i giornali che finora avevano
usato il bungotai passarono al genbun ichitai, si diffuse inoltre la grammatica
moderna;
- periodo militarista, durante il quale un nazionalismo esasperato prima della
WW2 favor modelli linguistici tradizionali del passato, sotto cui la lingua si
avvicina a quella moderna, grazie anche alla broadcastizzazione fornita dai novelli
mass media;
- periodo del dopoguerra, nel quale riprese lo slancio di modernizzazione e furono
portati a compimento gli ideali del Genbu ichi undo, furono infatti stabiliti i criteri
ortografici di kana e kanji e il kogobun venne utilizzato in tutti i settori, anche
nella burocrazia, a livello simbolico la Costituzione del 46 fu scritta in stile
colloquiale.
Grammatica
Tra i fenomeni pi rilevanti vanno segnalati:
- luso esteso di particelle node e noni, aggiunte alla forma rentaikei;
- estensione delluso della forma semplificata di rareru, detta ranuki(senza il -ra);
- la forma di dovere nebanaranu diviene nakereba naranai;
- la forma onorifica oni naru si fissa al posto di onasaru;
- la forma N+suru koto ga dekiru si abbrevi in N+dekiru;
- per le forme di richiesta si diffuse la forma naide e naide chodai, nella seconda
met del periodo -naide itadakitai;
- si diffuse luso di reru/rareru per lonorifico;
- diffusione della resa kami ichidan dei verbi in sa(shinzuru>shinjiru);
- la forma mai del suppositivo negativo inizia a cadere in disuso.
Lessico
Il fenomeno pi rilevante quello della massiccia diffuzione di parole americane,
nonch la costruzione di nuove espressioni lessicali inglesi da parte dei
giapponesi, dette wasei eigo; limportazione di termini stranieri influ sia sul
sistema fonologico producendo nuovi suoni estranei alla lingua e rendendo
necessario, sia sulluso dei kana che li accompagnavano.

Forme della lingua scritta(1900-45)


Solo nel dopoguerra la mutata condizione sociale e pricologica del Giappone
permise lattuazione della riforma della scrittura, il cui problema relativo venne
affrontato con grande slancio in conseguenza allatteggiamento diffusamente
ostile da parte della popolazione nei confronti del passato; il Comando delle Forze
Alleate chiese al Monbusho di limitare luso dei kanji, definendoli un ostacolo alla
diffuzione della cultura e, inseguito a ci, il processo di riforma si articol nelle
tappe seguenti:
- 1923, il Rinki kokugo chosakai produsse il Joyo Kanjihyou di 1960 caratteri, al
quale fu poi posta una rettifica che li portava a 2108;
- giugno 1942, fu emessa la nuova lista Hyojun Kanjihyou di 2528 kanji, cui ne
furono aggiunti 159 nel dicembre dello stesso anno;
- 1946, fu approvata la Toyo Kanjihyou di 1859 caratteri e il gendaiteki kanazukai,
in seguito allemanazione di questa lista la scrittura di molte parole fu cambiata
per adattarla, i kanji non previsti furono sostituiti e i pi difficili rimpiazzati con
omofoni secondo i criteri della sinonimia e dellomofonia(kanji con stesso
significato e stessa pronuncia, kanji con affinit semantica e stessa pronuncia,
kanji con affinit semantica, nuovi composti con kanji omofoni di diverso
significato);
- si inizi a usare la lingua parlata per i documenti ufficiali;
- gennaio 1948, fu emanato il Toyo kanji onkunhyo, la lista delle letture on e kun,
molti composti con letture particolari non ebbero pi corso, altri entrati nell'uso
comune per un totale di 106 composti furono approvati, tra le norme generali di
questa lista vi era che i verbi transitivi e intransitivi, gli aggettivi e i verbi con la
stessa radice dovevano essere scritti con lo stesso kanji;
- aprile 1949, fu approvato il Toyo kanji jitaihyo, che stabiliva la forma definitiva
dei caratteri, molti vennero semplificati e chiamati shinji , mentre quelli sostituiti
presero il nome di kyuji;
- maggio 1951, fu emanato il Jinmeiyo kanji beppo, la lista separata per i kanji dei
nomi propri, di 92 caratteri;
- 1954, fu emanato il Romaji no tsuzurikata , che conteneva due tabelle, la prima
delle quali serviva per scopi di traslitterazione generale, mentre la seconda era da
utilizzarsi nei rapporti internazionali;
- 1959, il governo pubblic consigli sull'uso dell' okurigana;
- giugno 1973, fu approvata una nuova Toyo kanji onkunhyo aggiunse circa 800
nuove letture alla lista del 1948, nello stesso anno in
giugno fu approvato l'okurigana no tsukekata;
- ottobre 1981, fu approvata la nuova lista detta dei Joyo kanjihyo, contenente
1945caratteri nel preambolo a cui si dice che la lista orientativa e non
prescrittiva.
Attualmente in vigore la lista del Joyo kanjihyo, cui nel 2012 sono stati aggiunti
141 kanji, e il gendai kanazukai emanato nel 1986.

Nelle limitazioni nell'uso dei kanji in questo secolo evidente un andamento


crescente nel periodo della guerra, poi un drastica diminuzione e quindi una
leggera ripresa.