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LE PERSONE FISICHE ( 96 112)

Can. 96

Mediante il battesimo luomo incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa costituito persona, con i doveri
e i diritti che ai cristiani, tenuta presente la loro condizione, sono propri, in quanto sono nella comunione
ecclesiastica e purch non si frapponga una sanzione legittimamente inflitta.
Can. 97

1. La persona che ha compiuto diciotto anni, maggiorenne; sotto tale et, minorenne.
2. Il minorenne, prima dei sette anni compiuti, viene detto bambino e lo si considera non responsabile dei
suoi atti, compiuti per i sette anni, si presume che abbia luso di ragione.
Can. 98

1. La persona maggiorenne ha il pieno esercizio dei suoi diritti.


2. La persona minorenne nellesercizio dei suoi diritti rimane sottoposta alla potest dei genitori o dei
tutori, eccetto per quelle cose nelle quali i minorenni sono esenti dalla loro potest per legge divina o per diritto
canonico; per ci che attiene alla costituzione dei tutori e alla loro potest, si osservino le disposizioni del diritto
civile, a meno che non si disponga altro dal diritto canonico, o il Vescovo diocesano in casi determinati abbia per
giusta causa stimato doversi provvedere con la nomina di un altro tutore.
Can. 99

Chiunque manca abitualmente delluso di ragione, lo si considera non responsabile dei suoi atti ed
assimilato ai bambini.
Can. 100

La persona viene detta: abitante, nel luogo in cui il suo domicilio; dimorante, nel luogo in cui ha il quasidomicilio; forestiero, se si trova fuori del domicilio e del quasi-domicilio che ancora ritiene; girovago, se non ha
in alcun luogo il domicilio o il quasi-domicilio.
Can. 101

1. Il luogo di origine del figlio, anche neofita, quello in cui, quando il figlio nato, i genitori avevano il
domicilio o, mancando questo, il quasi-domicilio, oppure, se i genitori non avevano il medesimo domicilio o
quasi-domicilio, laveva la madre.
2. Se si tratta di un figlio di girovaghi, il luogo di origine il luogo stesso della nascita; se di un esposto,
il luogo in cui fu trovato.
Can. 102

1. Il domicilio si acquista con la dimora nel territorio di qualche parrocchia o almeno di una diocesi, tale
che o sia congiunta con lintenzione di rimanervi in perpetuo se nulla lo allontani da quel luogo, o sia protratta per
cinque anni completi.
2. Il quasi-domicilio si acquista con la dimora nel territorio di qualche parrocchia o almeno di una
diocesi, tale che o sia congiunta con lintenzione di rimanervi almeno per tre mesi se nulla lo allontani da quel
luogo, o sia protratta effettivamente per tre mesi.
3. Il domicilio o il quasi-domicilio nel territorio di una parrocchia detto parrocchiale; nel territorio di
una diocesi, anche se non in una parrocchia, diocesano.
Can. 103

I membri degli istituti religiosi e delle societ di vita apostolica acquistano il domicilio nel luogo dove
situata la casa cui sono ascritti; il quasi-domicilio, nella casa in cui, a norma del can. 102, 2, dimorano.
Can. 104

I coniugi abbiano in comune il domicilio o il quasi-domicilio; a motivo di legittima separazione o per altra
giusta causa, entrambi possono avere un proprio domicilio o quasi-domicilio.
Can. 105

1. Il minorenne ritiene necessariamente il domicilio e il quasi-domicilio di colui, alla cui potest


soggetto.
Uscito dallinfanzia pu acquistare anche un proprio quasi-domicilio; e legittimamente emancipato a norma del
diritto civile, anche un domicilio proprio.
2. Chiunque per una ragione diversa dalla minore et stato affidato legittimamente in tutela o in curatela
di un altro, ha il domicilio e il quasi-domicilio del tutore o del curatore.

Can. 106

Il domicilio e il quasi-domicilio si perdono con la partenza dal luogo con intenzione di non tornare, salvo il
disposto del can. 105.
Can. 107

1. A ciascuno sia per il domicilio sia per il quasi-domicilio tocca il parroco e lOrdinario proprio.
2. Il parroco o lOrdinario proprio del girovago il parroco o lOrdinario del luogo in cui il girovago
dimora attualmente.
3. Il parroco proprio di colui che non ha se non il domicilio o il quasi-domicilio diocesano, il parroco
del luogo in cui attualmente dimora.
Can. 108

1. La consanguineit si computa per linee e per gradi.


2. Nella linea retta tanti sono i gradi quante le generazioni, ossia quante le persone, tolto il capostipite.
3. Nella linea obliqua tanti sono i gradi quante le persone in tutte e due le linee insieme, tolto il
capostipite.
Can. 109

1. Laffinit sorge dal matrimonio valido, anche se non consumato, e sussiste tra il marito e i
consanguinei della moglie, e parimenti tra la moglie e i consanguinei del marito.
2. Si computa in maniera tale che coloro che sono consanguinei del marito, siano affini della moglie nella
medesima linea e grado, e viceversa.
Can. 110

I figli, che sono stati adottati a norma della legge civile, sono ritenuti figli di colui o di coloro che li hanno
adottati.
Can. 111

1. Con la ricezione del battesimo ascritto alla Chiesa latina il figlio dei genitori, che ad essa
appartengono o, se uno dei due non appartiene ad essa, ambedue i genitori di comune accordo abbiano optato che
la prole fosse battezzata nella Chiesa latina; che se manca il comune accordo, ascritto alla Chiesa rituale, cui
appartiene il padre.
2. Qualsiasi battezzando che abbia compiuto quattordici anni di et, pu liberamente scegliere di essere
battezzato nella Chiesa latina o in unaltra Chiesa rituale di diritto proprio; nel qual caso, egli appartiene a quella
Chiesa che avr scelto.
Can. 112

1. Dopo aver ricevuto il battesimo, sono ascritti a unaltra Chiesa rituale di diritto proprio: 1) chi ne abbia
ottenuto la licenza da parte della Sede Apostolica; 2) il coniuge che, nel celebrare il matrimonio o durante il
medesimo, abbia dichiarato di voler passare alla Chiesa rituale di diritto proprio dellaltro coniuge; sciolto per il
matrimonio, pu ritornare liberamente alla Chiesa latina; 3) i figli di quelli, di cui ai nn. 1 e 2, prima del
compimento dei quattordici anni di et e parimenti, nel matrimonio misto, i figli della parte cattolica, che sia
passata legittimamente a unaltra Chiesa rituale; raggiunta per questa et, i medesimi possono ritornare alla
Chiesa latina.
2. Lusanza, anche se a lungo protratta, di ricevere i sacramenti secondo il rito di una Chiesa rituale di
diritto proprio, non comporta lascrizione alla medesima Chiesa.

1.

Concetto di persona

Il termine persona pu essere assunto in senso ontologico e in senso giuridico.


In senso ontologico o filosofico, la persona, secondo la celebre definizione data da Boezio(480524), la sostanza
individua di una natura razionale (De duabus naturis, cap. 3: PL 64, 1344). Non diversa la definizione di San Tommaso:
Subsistens in rationali natura (S. Th., I, q. 29, a. 3)
In senso giuridico quella che a noi ora interessa la persona il soggetto di diritti e diobbligazioni. Ci comporta una
duplice capacit:

La capacit giuridica, che lattitudine a essere titolare di diritti e di obblighi giuridici

La capacit di agire, che la capacit di porre in essere atti giuridici, con le limitazioni di cui ai 98 e 1478.

Soggetto giuridico anzitutto la persona fisica, ossia luomo concreto, distinto nella suaindividualit. Ma soggetto giuridico
anche la persona giuridica, una creazione del diritto, composta sia di persone (universitates personarum) che di cose
(universitates rerum).
1.
Nel Codice precedente, la normativa sulle persone fisiche e giuridiche nella Chiesa, costituiva la parte introduttiva del
II libro De personis. Nel nuovo Codice, attesa la diversa strutturazione della intera materia, essa stata inserita
opportunamente nel I libro De normis generalibus (Communicationes, a. 1982, p. 127, n. 1).
2.
La persona nella Chiesa
96 (87*)
La personalit giuridica delluomo , anzitutto, un diritto di natura. Lo ha richiamato solennemente
Giovanni XXIII nella Enciclica Pacem in terris dell11 aprile 1963: In ogni convivenza umana ordinata e feconda, va posto
come fondamento il principio che ogni uomo una persona, cio una natura dotata dintelligenza e di volont libera, e quindi
soggetto per s stesso di diritti e di doveri, che scaturiscono direttamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e
doveri che sono perci universali, inviolabili e inalienabili (Discorsi, Messaggi e Colloqui, Tip. Vaticana, vol. V, p. 523).
Ma luomo vive ed opera in una societ, retta da un ordinamento positivo, e tale, ossiapositiva, anche la sua personalit
giuridica, la quale presenta un duplice aspetto: civile e religioso. La personalit civile comprende i diritti e gli obblighi di
carattere civile; quella religiosa, i diritti e gli obblighi di carattere religioso o ecclesiale.
Fondamento della personalit giuridica civile lappartenenza allo Stato, che si determinacon la nascita (art. 1 del Codice
Civile Italiano). Fondamento della personalit giuridica religiosa lappartenenza alla Chiesa, che posta in essere dal
battesimo, latto costitutivo della incorporazione a Cristo e alla Chiesa, la fonte (e non semplice condizione) dei diritti e degli
obblighi ecclesiali ( 96).
Tali diritti ed obblighi precisa il canone si realizzano secondo la particolarecondizione di ciascuno (attenta quidem
eorum condicione). Se infatti vero che tra i fedeli esiste, in virt del battesimo, una fondamentale uguaglianza nella dignit e
nellagire ( 208), altrettanto vero che sussiste una diversificazione per situazioni e fattori vari, che, da una parte, modificano i
diritti e gli obblighi comuni, e, dallaltra, ne creano di ulteriori, particolari o propri di ciascuno. Altri pertanto sono, ad
esempio, i diritti e i doveri del semplice laico, e altri quelli del ministro sacro; altri i diritti e i doveri del minore, e altri quelli
delladulto, ecc. questa differenziazione di responsabilit e di compiti che arricchisce la Chiesa e fa di essa una realt viva ed
organica.
comunque da tener presente che lappartenenza alla Chiesa non un atto puramenteformale: essenzialmente comunione,
senza la quale non esiste n pu esistere personalit ecclesiale, e questa pu essere anche sospesa o limitata nel suo esercizio
da una sanzione inflitta legittimamente.
1.
Si discute fra gli autori sul significato di sanzionare: se debba intendersi in senso proprio, come una vera e propria
sanzione penale, oppure in senso pi ampio, come una legittima disposizione della legge o del superiore competente. Sembra
pi fondata la seconda interpretazione, poich la sanctio riferita allosservanza degli obblighi e allesercizio dei diritti, e
tale esercizio regolato dallautorit ecclesiastica ( 223, 2).
3.
Il problema dei fratelli separati
Sorge ora il problema dei cristiani che sono stati battezzati al di fuori della Chiesa Cattolica, ossia nelle Chiese e nelle
comunit ortodosse e protestanti. Godono anchessi di capacit giuridica nellordinamento canonico, a norma del 96, oppure
ne sono privi?
Tenendo conto dello spirito ecumenico del Concilio Vaticano II, che, nel Decreto Unitatisredintegratio del 21 novembre
1964, afferma espressamente:

Che coloro i quali credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il battesimo, sono costituiti in una certa
comunione sebbene imperfetta con la Chiesa cattolica (n. 3, 1);

Che giustificati nel battesimo della fede, essi sono incorporati a Cristo e perci sono a ragione insigniti del nome di
cristiani e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel Signore (ibid.).
Tenendo conto nello stesso tempo dei 205; 383, 3; 463, 3; 844, 34; 883, n. 2; 908; 933; 1124, in cui ripetuto
con insistenza che anche gli ortodossi e i protestanti in quanto cristiani e battezzati sono nella comunione della Chiesa
cattolica, anche se non pienamente, la risposta non pu essere dubbia: anchessi, canonicamente, sono persone e quindi
soggetti di diritto, anche se la loro capacit giuridica e i loro diritti e doveri risultano notevolmente limitati.
Le limitazioni maggiori sono contenute:

Nel 11, per il quale sono tenute alle leggi puramente ecclesiastiche (soltanto) le persone battezzate nella Chiesa
cattolica o accolte successivamente in essa (cfr. il commento al detto canone).

Nel 908, che vieta ai sacerdoti cattolici di concelebrare lEucaristia con sacerdoti o ministri delle Chiese o delle
comunit ecclesiali, le quali non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica.

Nei 874 e 893, 1, che escludono dallufficio di padrino nel battesimo e nella confermazione i battezzati
appartenenti a una comunit non cattolica.
Concessioni significative si hanno invece:

Nel 844, 2, che permette ai cattolici di ricevere i sacramenti della penitenza, dellEucaristia e dellunzione
deglinfermi, da ministri non cattolici in determinate circostanze e a determinate condizioni.

Nel 844, 3, che consente ai ministri cattolici di amministrare i detti sacramenti a membri delle Chiese orientali e di
altre Chiese cristiane non cattoliche, anche questo a determinate condizioni.

Nel 1127, 1, per il quale, nella celebrazione dei matrimoni misti dei cattolici con i fratelli ortodossi, sufficiente,
per la validit, lintervento di un ministro sacro anche non cattolico.

Nel 1183, che permette le esequie ecclesiastiche di battezzati iscritti a una Chiesa o a una comunit ecclesiale non
cattolica, se non consti della loro volont contraria e a condizione che non sia possibile avere un ministro proprio.
Sotto un profilo strettamente giuridico, Mons. Mario F. Pompedda, Uditore di Rota, ritieneopportuno aggiungere
sinteticamente:

1.
Vi un ambito giuridico appartenente alla persona umana in quanto tale, e sotto questo profilo vi una distinzione
fra cattolici e acattolici.
2.
Vi poi un ambito giuridico derivante dalla incorporazione a Cristo e quindi alla Chiesa mediante il battesimo (cfr.
96), e sotto questo profilo vanno riconosciuti i diritti doveri di tutti i battezzati in quanto tali.
1.
3.
Vi infine un ambito giuridico derivante dalla formale incorporazione nellunica Chiesa (la Cattolica), e
sotto questo aspetto da considerare lordinamento canonico specificamente tale (cfr. 11): un ambito nel quale non rientrano
gli acattolici e dentro il quale essi non hanno diritti doveri.
4.
Il problema dei non battezzati
Il problema relativo ai fratelli separati si estende anche ai non battezzati. A tal riguardo, ipareri sono discordi; furono
divergenti anche i pareri espressi dai Padri Consultori nella seduta del 16 ottobre 1979 (Communicationes, a. 1980, pp. 56
58; cfr. anche a. 1985, pp. 166167, lett. b).
Uno di essi di appell allecumenismo:

In un nuovo Codice che si ispira allecumenismo, non possiamo dimenticare il problema della soggettivit del non
battezzato. Il concetto di soggettivit esteso, con il Vaticano II, anche ai non battezzati, che sono anchessi soggetti di diritto
canonico.
Altri, e furono la maggior parte, sostennero la tesi opposta:

Il battesimo necessario perch un uomo diventi nella Chiesa soggetto di diritto canonico. I non battezzati non hanno
n obblighi n diritti canonici.

La Chiesa riconosce a tutti gli uomini i diritti che scaturiscono dalla loro dignit di persona, ma questo cosa diversa
dalla personalit canonica.
Nella Chiesa si diventa persona solamente con il battesimo (baptismus aquae). vero che ogni uomo, in quanto figlio di
Dio, ha diritto ad essere battezzato e a diventare membro della Chiesa, ma questo non un diritto canonico.
Attesa la diversit dei pareri, i Padri Consultori decisero di astenersi dal fare qualsiasiaccenno alla soggettivit giuridica nel
diritto canonico dei non battezzati. Il problema rimane e non certo di facile soluzione. Esso strettamente connesso con
quello pi generale del vincolo effettivo che lega i non battezzati alla Chiesa cattolica. per altro innegabile che numerosi
canoni del Codex Iuris Canonici, direttamente o indirettamente, riguardano anche i non battezzati, come soggetti di diritti e di
doveri.
Ad esempio:

748, 1: Tutti gli uomini sono tenuti a ricercare la verit in quel che riguarda Dio e la sua Chiesa, e, conosciutala,
hanno il dovere e il diritto, in forza della legge divina, di dare ad essa la propria adesione e di custodirla.

771, 2: Tutti gli uomini hanno il diritto e il dovere di ricevere il messaggio evangelico, e i pastori di anime,
soprattutto i Vescovi e i parroci, hanno lobbligo di aver cura e sollecitudine dei non credenti non diversamente che dei fedeli
(cfr. anche 383, 4).

861, 2: Chiunque, anche non cristiano, pu in caso di necessit, amministrare i+ battesimo.

1086, 1: Limpedimento di disparit di culto concerne direttamente il fedele battezzato, ma indirettamente estende il
potere della Chiesa sulla persona non battezzata.

1142: La dispensa dal matrimonio non consumato da parte del Romano Pontefice comprende sia il matrimonio fra
battezzati che il matrimonio fra una parte battezzata e laltra non battezzata.

1476: Anche i non battezzati possono agire in giudizio nei tribunali ecclesiastici, con piena capacit processuale.

1549: Sono ammessi come testimoni (cfr. anche 2027 del Codice del 1917).
Ma tutto questo forse non sufficiente per affermare che i non battezzati hanno nella Chiesauna vera e propria capacit
giuridica. Meritano per altro una considerazione a parte i catecumeni, i quali, avendo chiesto con volont esplicita di far parte
della Chiesa, sono a lei uniti con un proprio vincolo particolare, e la stessa Chiesa ne ha cura come se fossero gi suoi
( 206, 1).Esiste inoltre per essi uno speciale istituto giuridico, detto catecumenato, e il suo ordinamento di competenza
delle Conferenze Episcopali, a cui spetta, a norma del 788, 3, determinare gli obblighi dei catecumeni e le prerogative che
sono loro riconosciute. Ma neppure i catecumeni sono, propriamente, soggetti di diritti e di obbligazioni nella legislazione
della Chiesa, almeno ex iure condito (cfr. Communicationes, a. 1985, p. 167, ultimo cpv.).
5.
Situazioni varie
Come s gi accennato, la concreta condizione canonica delle persone fisiche, ossia la loro capacit giuridica e di agire
(questa seconda soprattutto), determinata da fattori e situazioni varie, dipendenti da cause sia naturali che volontarie.
Il Codice considera in particolare:

Let

Luso di ragione

Il luogo di origine e di residenza

Il vincolo di consanguineit e di affinit

Ladozione

Il rito ecclesiale
Non considera il sesso, a cui accenneremo per altro in una nota.
6.
Let
Let ha uninfluenza determinante sulla capacit ecclesiale, come su quella civile, poich da essa dipende lo sviluppo
psicologico, che in rapporto diretto con la capacit giuridica. Questo principio alla base dei 97 98.
1)
Distinzioni
97 (88*)
In relazione allet, il 97 distingue tra persone maggiorenni e minorenni, seguendo il criterio ormai generale
delle moderne legislazioni.

Maggiorenne colui che ha compiuto diciotto anni; minorenne, chi di et inferiore. Ilminorenne che non ha compiuto
sette anni, viene detto infante.
1.
In rapporto alla maturit fisiologica, il Codice precedente distingueva anche tra pubes eimpbes (pubere e impubere):
pubes era considerato luomo dai 14 anni compiuti, la donna dai 12 ( 88, 2*). Tale distinzione non figura pi nel nuovo
Codice, perch priva dimportanza pratica (Communicationes, a. 1974, pp. 9495; a. 1977, p. 238, c. I).
2)
Effetti giuridici
98 (89*)
La persona maggiorenne ha per s il pieno esercizio dei suoi diritti ( 1).
Sono esclusi ovviamente gli atti per i quali il diritto prescrive unet superiore ai diciottoanni:
1.

21 anni compiuti, per la professione perpetua neglIstituti religiosi ( 658, n. 1)


2.

23 anni compiuti, per la recezione del diaconato ( 1031, 1)


3.

25 anni compiuti, per lammissione al presbiterato ( 1031, 1) e al diaconato permanente ( 1031, 2)


4.

30 anni, per la nomina a Vicario generale o episcopale ( 476, 1) a Vicario giudiziale e a Vicario giudiziale
aggiunto ( 1420, 4)
5.

35 anni compiuti, per il conferimento del diaconato permanente a persone sposate ( 1031, 2) e per
lelezione allufficio di Amministratore diocesano ( 425, 1)
6.

35 anni, per lelezione a Vescovo ( 378, 1, n. 3)


Sono sufficienti invece 18 anni, ossia let maggiore:
1.

Per la piena capacit processuale ( 1476, 1)


2.

Per la professione religiosa temporanea ( 655, n. 1)


3.

Per lammissione alla prova iniziale neglIstituti secolari ( 721, 1, n. 1)


4.

Per la nomina a procuratore e ad avvocato nei giudizi ( 1483)


Con let maggiore ha inizio lobbligo del digiuno, che si estende fino ai 60 anni iniziati ( 1252).
La persona minorenne, che pur soggetto di diritti ecclesiali in virt del battesimo, nonavendo una maturit sufficiente
rimane per s sottoposta alla potest dei genitori e dei tutori nellesercizio di tali diritti (98, 2). Sono eccettuati quegli atti nei
quali il minorenne, per legge divina o per disposizione canonica, esente dalla loro potest. Tali sono, ad esempio, la scelta del
proprio stato di vita ( 219) e la testimonianza in giudizio ( 1550, 1).
Per quanto riguarda la costituzione dei tutori e la loro potest, il 98, 2, rinviaalle norme del diritto civile, tranne che sia
prescritto diversamente dal diritto canonico oppure il Vescovo diocesano (non il semplice Ordinario del luogo) in casi
particolari disponga la nomina di un tutore diverso.
Atti consentiti nellet minore:

14 anni compiuti: per la scelta della Chiesa rituale nel battesimo ( 111, 2); per la celebrazione del matrimonio da
parte della donna ( 1083, 1); per poter essere ammessi come testimoni nei giudizi ( 1550, 1). Dopo i 14 anni comincia
lobbligo dellastinenza, che dura tutta la vita ( 1252).

16 anni compiuti: per poter assumere lufficio di padrino nel battesimo e nella confermazione ( 874, 1, n. 2, e 893);
per la celebrazione del matrimonio da parte delluomo ( 1083, 1); per la passibilit di una pena canonica ( 1323, n. 1).

17 anni compiuti: per lammissione al noviziato religioso ( 643, 1, n. 1); per lammissione al periodo di prova nelle
Societ di vita apostolica ( 735, 2).
Norme ulteriori:

Circa il domicilio e il quasi domicilio ( 105, 1)

Circa il matrimonio dei minorenni ( 1071, 1, e 1072)

Circa la rappresentanza in giudizio ( 1478 1479)

Circa limputabilit dei minorenni: causa esimente o attenuante ( 1323, n. 1; 1324, 1, n. 4)


7.
Luso di ragione
Luso di ragione un elemento essenziale della personalit giuridica, e il suo difetto, nelle forme pi gravi, compromette
irreparabilmente la capacit di agire.
1)
Glinfanti
97, 2 (88, 3*)
Relativamente agli infanti ossia ai minori che non hanno compiuto sette anni il 97, 2,
stabilisce che essi non sono considerati responsabili delle loro azioni (sui compotes). Compiuti per i sette anni, si presume
(praesumptio iuris tantum, non iuris et de iure) che i minori abbiano luso di ragione.
Di conseguenza, glinfanti:

Non sono per s tenuti allosservanza delle leggi puramente ecclesiastiche, anche se abbiano conseguito luso di
ragione ( 11).

Non sono in grado di porre alcun atto giuridico ( 124, 1)


Alcuni doveri di carattere spirituale riguardano invece anche glinfanti, qualora abbianoraggiunto luso della discrezione
prima dei sette anni:

914: ammissione alla comunione

920: precetto pasquale

989: obbligo della confessione annuale


2)
Usu rationis habitu carentes
99 (88, 3*) Il 99 concerne le persone affette da gravi infermit mentali, quali sono gli ebeti o idioti, i dementi, e
stabilisce che chiunque sia destituito abitualmente delluso di ragione non chi sia minus firmae mentis ( 1474, 4)
considerato per presunzione di diritto (censetur) non responsabile delle sue azioni (sui compos), ed assimilato in tutto
aglinfanti, anche in ordine al domicilio e al quasi domicilio ( 105, 2) e al battesimo ( 852, 2).
Conseguentemente, nisi capacitas probetur, tali persone:

1.

Sono esenti in foro externo dalle leggi puramente ecclesiastiche, anche negli eventuali momenti di lucido
intervallo ( 11).
2.

Sono privi di capacit processuale, per cui possono stare in giudizio soltanto per mezzo dei loro genitori
oppure dei loro tutori o curatori ( 1478, 1).
3.

Sono incapaci di contrarre matrimonio, in quanto non sono in grado di prestare un valido consenso ( 1095;
cfr. anche 1105, 4).
4.

Sono irregolari circa la recezione degli ordini sacri ( 1041, n. 1).


5.

Sono impediti circa lesercizio degli ordini di cui sono insigniti ( 1044, 2, n. 2).

Non sono capaci di emettere voti ( 1191, 2).


Relativamente alla imputabilit e alle pene, v. 1322 e commento.
La norma del 99 riguarda le persone prive delluso di ragione abitualmente(habitu), non in forma passeggera (ad tempus).
Trattandosi infatti dinsania o demenza temporanea, cessato lo stato patologico e riacquistata la sanit, si ricupera nello stesso
tempo la normale capacit. Bisogna comunque agire con molta prudenza.
8.
Il luogo di origine
1)
Concetto
101 (90*)
Nellordinamento canonico, il luogo dorigine di una persona non quello effettivo della sua nascita, ma il
luogo legale determinato dal diritto. Conseguentemente, a norma del 101:

Il luogo dorigine del figlio per s quello in cui, al tempo della sua nascita, i genitoriavevano il domicilio o, in
mancanza di questo, il quasi domicilio. La norma vale anche per la persona battezzata in et adulta (neofito); la precisazione
risultava gi nel Codice del 1917 ( 90, 1): modificava una vecchia norma per la quale, trattandosi di un neofito, si
considerava come luogo di origine quello del battesimo, ossia della nascita spirituale.
Nel caso che i genitori avessero un domicilio o un quasi domicilio diverso, si considerano quelli della madre ( 1).

Il luogo dorigine del figlio di un girovago, che non ha sede fissa, il luogo stesso dellasua nascita ( 2).

Il luogo dorigine di un bambino esposto o trovatello il luogo in cui stato rinvenuto, e questo, secondo alcuni
autori, rimane anche se in seguito venga a conoscersi il luogo effettivo della sua nascita o se egli venga legittimato dai suoi
genitori: il luogo dorigine non si muta n si perde come il domicilio. Altri sono di parere diverso.

Trattandosi di un bambino nato da madre non sposata, occorre tener presenti i vari casiprospettati nel 877, 2.
2)
Effetti giuridici
Il luogo dorigine non ha molta rilevanza nella Chiesa. Serve solo a determinare la parrocchia di battesimo del neonato, che,
a norma del 857, 2, di regola la chiesa parrocchiale dei genitori, nisi iusta causa aliud suadeat. Per questa scarsa
importanza, si pose la questione se conservare o sopprimere il 90 del Codice 1917 (Communicationes, a. 1974, p. 95, n. 3).
1.
Nel Codice del 1917, il luogo dorigine era richiamato nel 956 relativamente al Vescovo proprio dellordinazione dei
chierici secolari; ma nel corrispondente 1015, 1, del nuovo Codice, il richiamo stato soppresso.
9.
Il luogo di residenza
1)
Distinzioni
100 (91*)
In rapporto al luogo di residenza o dimora, la persona assume canonicamente quattro distinte qualifiche:
incola, dvena, peregrinus e vagus, che in italiano si traducono comunemente con abitante, dimorante, forestiero e girovago.
Incola in senso proprio la persona che ha in un luogo il suo domicilio.
Advena, la persona che ha in un luogo il quasi domicilio.
Peregrinus, la persona che si trova fuori del domicilio o del quasi domicilio, che ancora ritiene.
Vagus, la persona che non ha in alcun luogo il domicilio o il quasi domicilio.
Il significato giuridico di domicilio e di quasi domicilio sar determinato nei prossimiparagrafi. Genericamente possono
definirsi:

Il domicilio, la residenza o dimora stabile di una persona fisica in un dato luogo

Il quasi domicilio, la residenza o dimora stabile in un dato luogo, ma in linea relativa e quasi sussidiaria
La dimora semplicemente transitoria propria del peregrinus.
Il quasi domicilio un istituto prettamente canonico, elaborato lentamente dalla dottrina.
I concetti enunciati si applicano alle persone fisiche; trattandosi di persone giuridiche, si parla di sede.
2)
Lacquisto del domicilio e del quasi domicilio
102 (92*)
Si tratta ovviamente del domicilio e del quasi domicilio elettivo, dipendente dalla libera volont della
persona, non di quello legale o necessario, determinato dalla legge per alcune categorie di persone.
Il 102 riporta sostanzialmente la normativa del 97 del Codice precedente, modificando solo i tempi prescritti.
Il domicilio ecclesiastico si acquista in un duplice modo ( 1):
1
Con la dimora nel territorio di una parrocchia o almeno di una diocesi, congiuntamente allintenzione di rimanervi
indefinitamente (perpetuo), se nulla richiami altrove;
2
Con la dimora effettiva protrattasi per un quinquennio completo (un decennio nel 92, 1, del Codice precedente).
Nel primo caso, ovviamente il domicilio si acquista fin dal primo momento in cui si pongono le due condizioni prescritte: la
dimora in un dato luogo (commoratio) e lintenzione di rimanervi (animis manendi), se nulla richiami altrove; nel secondo
caso, al compimento effettivo dei cinque anni.
Occorre per altro precisare:
a)
La dimora (commoratio) richiesta dal canone la dimora stabile di abitazione, non quella determinata da altri motivi
(studio, lavoro, cure sanitarie, ecc.), che pu anche risultare in una localit diversa, ossia in unaltra parrocchia o diocesi; molto
meno un semplice soggiorno. Propriamente, la dimora di abitazione quella in cui risiede la famiglia e nella quale di regola si
pernotta.

b)
Una tale dimora pu effettuarsi anche in luoghi molteplici, con la possibilit di averecontemporaneamente pi
domicili. il caso di una persona che possiede due o tre abitazioni (in citt, in campagna, al mare), nelle quali dimora
alternativamente tre o quattro mesi allanno (il periodo di tempo ritenuto sufficiente a tale scopo).
c)
La volont di rimanere nel territorio parrocchiale o diocesano, congiunta alla effettivacommoratio, devessere una
volont reale, concreta, ma non tale da escludere la prospettiva di un possibile trasferimento: il Codice aggiunge espressamente
si nihil inde vocet. Non basta per la volont condizionata; per esempio: Rester, se avr il tale ufficio; avveratasi tuttavia
la condizione, lintenzione si considera valida fin dallinizio.
d)
Due casi concreti. Un pensionato si stabilisce in una parrocchia, per finirvi i suoi giorni: egli vi ottiene fin dallinizio
il domicilio, perch la sua intenzione, congiunta alla effettiva dimora, di rimanere indefinitamente (perpetuo) in quella
parrocchia, anche se poi, per il mutare delle circostanze, decider di trasferirsi altrove.
Un pubblico funzionario arriva in una parrocchia, ma sa con certezza che presto o tardi sar trasferito: egli non vi acquista il
domicilio dallinizio, perch, in attesa del trasferimento (certo, non soltanto possibile), non ha n pu avere lintenzione di
fermarsi indefinitamente (perpetuo) in quella parrocchia. Potr acquistarvi il domicilio solo dopo cinque anni di effettiva
dimora, nel caso che il trasferimento si facesse ancora attendere.
e)
Alla parrocchia equiparata la quasi parrocchia ( 516, 1), e alla diocesi laprelatura e labbazia territoriale, il
vicariato e la prefettura apostolica, lamministrazione apostolica stabilmente eretta ( 368).
f)
La dimora effettiva quinquennale prescritta nel secondo caso, devessere continua. persufficiente una continuit
morale, la quale consente delle moderate interruzioni.
102, 2 (92, 2*)
Anche il quasi domicilio si acquista in due modi:
1
Con la dimora nel territorio di una parrocchia o almeno di una diocesi, congiuntamente allintenzione di rimanervi
almeno per un periodo di tre mesi (per la maggior parte dellanno, nel 92, 2, del Codice precedente), se nulla richiami
altrove;
2
Con la dimora effettiva protrattasi per tre mesi (ad maiorem anni partem, nel 92, 2, del Codice del 1917).
Il quasi domicilio suppone sempre il domicilio. Luno e laltro, tuttavia, possono essere molteplici nellordinamento
canonico.
102, 3 (92, 3*)
Il 3 del 102 precisa che il domicilio oquasi domicilio pu essere anche soltanto diocesano. ,
per esempio, il caso di un operaio, che, per motivi di lavoro, non ha sede fissa nellambito di una parrocchia ed costretto a
spostarsi continuamente, pur rimanendo nel territorio diocesano. anche il caso dei fedeli di una prefettura o di un vicariato
apostolico, non ancora diviso in parrocchie n quasi parrocchie.
3)
Il domicilio e il quasi domicilio legale
Alcune categorie di persone, per motivi particolari, non hanno un domicilio o un quasi domicilio scelto liberamente, ma
determinato dalla legge: si tratta dei membri dIstituti religiosi o di Societ di vita apostolica, dei minorenni e delle persone
soggette a tutela o curatela per una ragione diversa dalla minorit.
103 un canone nuovo, anche se la norma vige da tempo, poich si ritenevafondatamente che il 93 del Codice precedente
non avesse carattere tassativo. In conformit con i 665, 1, e 740 i quali fanno obbligo ai religiosi e ai membri delle
Societ di vita apostolica di risiedere nelle case o comunit assegnate loro dai Superiori e di non assentarsi illegittimamente
il 103 stabilisce che il loro domicilio da considerarsi la casa di ascrizione, indipendentemente dalla durata di tale ascrizione.
Essi, tuttavia, possono avere un quasi domicilio, che si acquista alle condizioni stabilite nel 102, 2.
Possono avere anche un secondo domicilio? Il caso non escluso e pu verificarsi, selassenza del religioso o del membro di
una Societ di vita apostolica dalla propria casa e comunit sia determinata, ad esempio, da motivi di salute che richiedano il
ricovero in un sanatorio, e questo, a termine del 102, 1, si protragga per un quinquennio completo.
In caso dinfermit mentale ( 689, 3), si applica il 105, 2.
I novizi, che pur gi vivono la vita dellIstituto ( 646) non sono tuttaviamembri (sodales), poich lincorporazione giuridica
si ha solo con la professione, almeno temporanea ( 654). Di conseguenza, i novizi sono soggetti alle norme comuni:
1
Il novizio minorenne ha ex lege il domicilio dei suoi genitori o tutori, e, insieme, il quasi domicilio elettivo nella
casa di noviziato ( 105, 1).
2
Il noviziato maggiorenne ha nella casa di noviziato il domicilio elettivo, e pu anche aver conservato un altro
domicilio, per esempio nel luogo di residenza della propria famiglia.
104 (93*)
Il 93, 1, del Codice precedente stabiliva il domiciliolegale anche per la donna sposata, la quale tranne il
caso di legittima separazione era vincolata necessariamente al domicilio del marito. Questa norma stata soppressa e il
nuovo canone, in conformit con i 1135 e 1151, si limita a richiamare il dovere dei coniugi di avere il domicilio e il quasi
domicilio comune.
In caso di legittima separazione ( 1152 1153) o per altra giusta causa, possono tuttavia avere un proprio domicilio o quasi
domicilio. Trattandosi di giusta causa, per es. motivi dimpiego, di lavoro, di domicilio o quasi domicilio proprio non
esclude quello comune.
105, 1 (93*) Il domicilio e il quasi domicilio del minorenne ossia fino alcompimento dei 18 anni ( 97, 1) sono
necessariamente quelli delle persone alla cui autorit egli soggetto: i genitori o i tutori ( 98, 2). Se il domicilio o il quasi
domicilio dei genitori o del tutore sono molteplici, tali sono anche il domicilio e il quasi domicilio del minore.
Il minorenne uscito dallinfanzia ossia compiuti i sette anni ( 97, 2) puavere anche un quasi domicilio proprio, a
termine del 102, 2 (se, per esempio, frequenta un istituto come alunno interno). Naturalmente, con lacquisto del quasi
domicilio proprio, egli non perde il domicilio e il quasi domicilio dei genitori o dei tutori, perch la sua condizione resta
quella di minore. Se poi egli emancipato a norma del diritto civile, acquista inoltre un domicilio proprio, alle condizioni
prescritte nel 102, 1. Perde per altro il domicilio dei genitori o dei tutori, perch legalmente non pi minore.
A termini degli artt. 390 e 391 del Codice Civile, in Italia lemancipazione del minore avevaluogo, fino al 1975, ope legis col
matrimonio, oppure con provvedimento del giudice tutelare, per i minorenni che avessero compiuto 18 anni. Poich la legge 8

marzo 1975, n. 39, ha abbassato la maggiore et al compimento del 18 anno, lemancipazione giudiziale non ha pi luogo, e
rimane soltanto quella acquisita col matrimonio.
105, 2 (93, 1)
La tutela viene concessa non soltanto ai minori, ma anchealle persone maggiorenni, affette da
incapacit ai sensi del 99. In tal caso, anche la persona maggiorenne sottoposta a tutela o a curatela, ha per legge il domicilio
e il quasi domicilio del tutore o del curatore.
1.
Il Codice precedente considerava soltanto lalienato mentale (amens), e parlava di domicilio, per cui nella dottrina si
discuteva se si dovesse ammettere il quasi domicilio legale. Col nuovo Codice tale discussione chiusa (si parla
espressamente anche di quasi domicilio), e, daltra parte, si estende il domicilio e il quasi domicilio legale a tutte le
persone incapaci (quicumque) soggette a tutela o curatela.
4)
Il domicilio del Cardinale Decano o Sottodecano
A norma del 352, 4, essi devono acquisire il domicilio nellUrbe, ossia in Roma, se mai non ve labbiano.
5)
La perdita del domicilio e del quasi domicilio
106 (95*)
Occorre distinguere tra il domicilio o quasi domicilio elettivo e quello legale.
1
Il domicilio e il quasi domicilio elettivo si perdono con la partenza dal rispettivo luogo, unita allintenzione di non
tornarvi. necessario che si verifichino tutte due le condizioni congiuntamente, per cui non basta la sola discessio a loco,
anche se prolungata, se permane lintenzione di tornarvi; n sufficiente da s lintenzione di lasciare il domicilio o il quasi
domicilio che si possiede, se non ha luogo leffettiva partenza. per questo che lo studente o lemigrante, per esempio, i quali
restano lontani dal luogo del domicilio anche per pi di cinque anni, ma conservano lintenzione di tornarvi, non perdono il
domicilio, e, daltra parte, possono acquistare di fatto un altro domicilio, se maggiorenni.
2
Il domicilio e il quasi domicilio legale si perdono col cessare della causa che li hadeterminati: concretamente, col
raggiungimento della maggiore et, per il minorenne; con leventuale riacquisto della capacit e il cessare della tutela o
curatela, per il maggiore incapace, in caso di guarigione; con la separazione definitiva dellIstituto religioso o dalla Societ di
vita apostolica, per il membro dei medesimi.
6)
Effetti giuridici
Il domicilio e il quasi domicilio hanno una grande importanza nellordinamento canonico, poich da essi seguono vari
effetti giuridici.
1
dal domicilio e dal quasi domicilio che derivano anzitutto le qualifiche personali diincola, dvena, peregrinus,
vagus.

Incola: 475, 2

Peregrinus: 13, 2; 91; 136; 1196, n. 1

Vagus: 13, 3; 101, 2; 107, 2; 1071, 1, n. 1; 1409, 1


107 (94*)
In rapporto al domicilio e al quasi domicilio sono determinati ilparroco e lOrdinario proprio. Il 107
prospetta tre ipotesi:

Il parroco e lOrdinario proprio dellincola e delldvena: sono il parroco e lOrdinario sia del domicilio che del quasi
domicilio ( 1).
In conseguenza della possibile molteplicit del domicilio e del quasi domicilio, nulla impedisce che il fedele abbia
contemporaneamente pi Ordinari e pi parroci propri, che sono tutti tali a pari titolo.

Il parroco e lOrdinario proprio del vagus: sono il parroco e lOrdinario del luogo in cui il girovago dimora in atto (
2).

Il parroco proprio di chi ha soltanto il domicilio o il quasi domicilio diocesano: il parroco in cui egli dimora in
atto ( 3).
Canoni relativi:
1.

Parroco proprio: 1115; 1177


2.

Parrocchia propria: 1121, 3; 1177, 1 e 3


3.

Chiesa parrocchiale propria: 857, 2


4.

Ordinario proprio: 65, 1; 162; 285, 4; 289, 2; 295, 1; 644; 824, 1; 886, 1; 887; 1053, 2;
1115; 1265, 1; 1288; 1302
5.

Vescovo proprio: 245, 2; 268, 1; 271, 3; 278, 2; 738, 3; 1015, 12; 1016; 1018, 1, n. 1;
1025, 1; 1029; 1036
6.

Chiesa propria: 257, 2; 268, 12; 271, 23

Diocesi propria: 357, 2


2
Effetti ulteriori del domicilio e del quasi domicilio
1.

Lobbligo delle leggi territoriali per lincola e per ldvena: 12, 3


2.

Lobbligo del peregrinus: 13, 2


3.

Lobbligo del vagus: 13, 3


4.

La convocazione degli elettori per lelezione a un ufficio ecclesiastico: 166, 1


5.

Il domicilio e la facolt di confessione: 967, 2; 975


6.

Il domicilio e lordinazione diaconale: 1016


7.

La celebrazione del matrimonio: 1115


8.

La competenza del giudice: 1408 1409


9.

Le cause riguardanti eredit e legati pii: 1413, n. 2


10.
La competenza delle cause matrimoniali non riservate alla Santa Sede e delle cause di separazione dei
coniugi: 1673, nn. 2 e 3; 1694

Il Vescovo competente a ricevere listanza della dispensa super rato: 1699

3
La menstrua commoratio. Il Codice considera anche la dimora protratta per un mese inuna parrocchia, ma questo solo
in ordine alla celebrazione del matrimonio: 1115
10. Il vincolo di consanguineit e di affinit
Si distingue a tal riguardo un quadruplice rapporto:

Di consanguineit, ossia della parentela del sangue (parentela in senso proprio): il vincolo che unisce le persone
discendenti dal medesimo stipite.

Di affinit: il vincolo che unisce una persona sposata ai consanguinei dellaltro coniuge.

Di parentela spirituale (cognatio spiritualis): il vincolo che unisce il padrino e la madrina di battesimo o di
confermazione al suo figlioccio.

Di parentela legale (cognatio legalis): il vincolo che sorge dalladozione civile.


1.
Nel Codice precedente. La parentela spirituale tra il battezzato e la madrina o tra labattezzata e il padrino costituiva un
impedimento dirimente in ordine al matrimonio ( 1079). Nel nuovo Codice, limpedimento stato soppresso, ma rimane la
cognatio spiritualis, che obbliga il padrino ad aver cura del figlioccio, collaborando con i suoi genitori soprattutto in ordine
alla sua educazione cristiana. Sarebbe stato opportuno che il nuovo Codice richiamasse espressamente questa cognatio
spiritualis (la sostanza c, ma manca il termine), come non aveva mancato di fare il Codice precedente in ordine alla
confermazione ( 797*).
1)
La consanguineit
108 (96*)
Il fondamento della consanguineit non il matrimonio, ma la generazione, sia essa legittima o illegittima,
naturale o artificiale. Il suo computo si effettua per linee e gradi.
1
La linea la serie ordinata delle persone che traggono origine dal medesimo stipite. retta, quando le persone
discendono luna dallaltra: padre, figlio, nipote abiatico (figlio del figlio o della figlia). collaterale o obliqua, quando le
persone hanno il medesimo stipite, ma non discendono luna dallaltra: fratelli e sorelle, zio e nipote, cugini.
La linea retta pu considerarsi tanto nella sua direzione ascendente, che in quella discendente.
2
Il grado esprime la distanza esistente tra le persone consanguinee.
3
Lo stipite, infine, sono le persone o la persona da cui discendono i vari consanguinei, come da un ceppo o radice
comune.
Di regola il ceppo comune formato da due persone (padre e madre comune), e laconsanguineit che ne deriva detta
bilaterale (ex utroque stipite). Se invece lo stipite comune costituito da una sola persona (il padre o la madre, che abbiano
generato pi figli, luomo con unaltra donna, e la donna con un altro uomo), si ha la consanguineit unilaterale (ex uno
stipite).
I fratelli nati dallo stesso padre e dalla stessa madre, sono detti germani. I fratelli nati dallo stesso padre e da madri diverse,
sono detti unilaterali e pi propriamente consanguinei. I fratelli nati dalla stessa madre e da padri diversi, sono detti similmente
unilaterali e pi propriamente uterini.
Nel determinare il grado di consanguineit, il 108 d le seguenti norme:
a)
Nella linea retta, tanti sono i gradi quante sono le generazioni, ossia quante sono le persone, escluso lo stipite.
Di conseguenza:

Tra padre e figlio, la consanguineit di primo grado

Tra nonno e nipote abiatico, di secondo grado

Tra nonno e pronipote, di terzo grado


b)
Nella linea collaterale, tanti sono i gradi quante sono le persone in tutte due le lineeinsieme, escluso lo stipite.
Di conseguenza:

Tra fratello e sorella, la consanguineit di secondo grado

Tra zio e nipote, di terzo grado

Tra zio e pronipote, di quarto grado

Tra primi cugini, di quarto grado

Tra secondi cugini, di sesto grado.


Relativamente al computo dei gradi nella linea collaterale, il nuovo Codice ha abbandonatoil sistema germanico
introdotto gradatamente nella Chiesa probabilmente a partire dal VII secolo o almeno dallVIII, e confermato definitivamente
da Alessandro II nel 1065 ed ritornato al sistema romano, seguito dalla maggioranza delle leggi civili ( Communicationes,
a. 1974, p. 97, n. 5) e dalle Chiese orientali.
Nella linea retta i gradi del sistema romano e del sistema germanico coincidono.
Per determinare praticamente il grado di consanguineit di due persone, si traccia il loro albero genealogico.
SCHEMA
Luigi
Antonio
Giovanna
Mario
Renata
Alberto
Patrizia
Nella linea collaterale

Tra Antonio e Giovanna la cons.


di II grado

Tra Antonio e Renata

di III grado

Tra Antonio e Patrizia

di IV grado

Tra Mario e Renata

di IV grado

Tra Mario e Patrizia

di V grado

Tra Alberto e Patrizia

di VI grado
2)
Laffinit

109 (97*)
Nei due paragrafi di cui si compone, il 109 mette in evidenza lorigine o fondamento dellaffinit, il suo
ambito, il suo computo.
1
Laffinit un vincolo giuridico, non naturale come la consanguineit: sorge dalmatrimonio valido, che pertanto il
suo esclusivo fondamento. Matrimonio valido, precisa il 1 del nuovo canone, sopprimendo lespressione sive rato tantum,
sive rato et consumato, che lasciava dei dubbi circa laffinit derivante dal matrimonio legittimo dei non battezzati. Con la
nuova formulazione, ogni dubbio tolto e risulta chiaro che laffinit sorge da qualsiasi matrimonio valido dei battezzati,
consumato e non consumato (la non consumazione rilevata espressamente).
Laffinit un vincolo ex se perpetuo; non cessa n per la morte di un coniuge, n per unaeventuale dispensa super rato da
parte del Romano Pontefice. Qualora il matrimonio venga dichiarato nullo, la nullit del matrimonio comporta la nullit
dellaffinit, salvi gli effetti previsti nel 1093 in ordine allimpedimento di pubblica onest.
2
Circa lambito dellaffinit, il 1 del 109 pone il principio che essasussiste soltanto tra il marito e i consanguinei
della moglie, e parimenti tra la moglie e i consanguinei del marito.
Non sussiste dunque tra i consanguinei di uno dei due coniugi e i consanguinei dellaltro, secondo lantico adagio: Affinitas
non egreditur copulatos.
Un esempio: Tizio e Caia, vedovi ambedue, si uniscono in matrimonio. Dalle nozze precedenti, essi hanno dei figli. Fra Tizio
e i figli di Caia, come fra Caia e i figli di Tizio, sorge senzaltro il vincolo di affinit; ma tra i figli delluno e dellaltro (i
cosiddetti fratellastri) non esiste alcuna affinit.
Non sussiste neppure tra un coniuge e gli affini dellaltro coniuge, secondo ladagio: Affinitas non parit affinitatem.
Esempio: Tizio e Caia sono marito e moglie. Caia ha una sorella e un fratello sposato con Antonia. Fra Tizio e la sorella di
Caia, ossia della moglie, sussiste il vincolo di affinit, ma non fra Tizio e Antonia, cognata di Caia.
Ovviamente tra i coniugi non esiste alcun rapporto di affinit: la relazione che li unisce prende nome di vincolo coniugale.
3
Laffinit non ha linee n gradi propri. Si applicano le linee e i gradi dellaconsanguineit. Di conseguenza, coloro i
quali sono consanguinei del marito, sono affini della moglie nella medesima linea e nel medesimo grado, e viceversa ( 2).
Cos, per esempio:

Tra nuora e suocera o tra genero e suocera come tra patrigno e figliastra o tra matrigna e figliastro, c unaffinit di
primo grado nella linea retta.

Tra cognati, c unaffinit di secondo grado nella linea collaterale.


3)
Effetti giuridici
Il principale effetto giuridico della consanguineit e dellaffinit concerne il matrimonio, poich luna e laltra costituiscono,
in determinati gradi, un impedimento dirimente alla sua celebrazione.

Consanguineit: 1091

Affinit: 1092
La consanguineit e laffinit comportano anche altri effetti giuridici, che tuttavia sonostati notevolmente ridotti in rapporto
alla legislazione precedente:
1
Lesclusione da alcuni incarichi

Dallufficio di Vicario generale o episcopale per i consanguinei del Vescovo diocesano fino al quarto grado: 478, 2

Dalla nomina a membri del consiglio per gli affari economici per i consanguinei e gli affini del Vescovo diocesano:
fino al quarto grado: 492, 3
1.
2
Alcuni divieti in ordine alla vendita e alla locazione di beni ecclesiastici: 1298
2.
3
Alcuni divieti di carattere giudiziale: 1448, 12
3.
4
Una esenzione per testimoni giudiziari, in casi particolari: 1548
4)
Il matrimonio putativo e la quasi affinit
Il matrimonio putativo il matrimonio invalido, celebrato in buona fede da almeno una delle due parti ( 1061, 3).Da esso,
evidentemente, non sorge alcun vincolo di affinit, che, a norma del 109, 1, si fonda esclusivamente su un matrimonio
valido. Nel caso, tuttavia, si pu parlare di una quasi affinit, da cui deriva limpedimento matrimoniale di pubblica onest (
1093).
Tale impedimento sorge da qualsiasi matrimonio invalido, a cui sia seguita la convivenza, oppure da un notorio o pubblico
concubinato ( 1093).
11. La cognatio legalis
110 (1080*) Il 110 rappresenta uno dei casi di rinvio alle leggi civili, previsti dal 22. Per esso, ladozione effettuata in
conformit con le norme civili, costituisce il fondamento della parentela legale cognatio legalis, dice espressamente il 1094
per la quale le persone legittimamente adottate si considerano giuridicamente figli della persona o delle persone adottanti.
Leffetto canonico che ne deriva, limpedimento matrimoniale dirimente tra ladottato eladottante (linea retta) e tra
ladottato e i figli propri delladottante (secondo grado della linea collaterale). Limpedimento sussiste anche fra gli adottati, se
sono pi di uno e di sesso diverso ( 1094).
Altri effetti delladozione nellordinamento canonico sono quelli connessi con la patriapotest: cfr. a tal riguardo i 98, 2;
105, 1; 774, 2; 793; 796, 2; 797; 798; 851, 2; 855; 867; 868, 1, n. 2; 869, 3; 872; 874, 1, n. 1; 890; 914;
1071, 1, n. 6; 1136; 1183, 2; 1252; 1366, ecc. Si tratta, sostanzialmente, dei canoni concernenti i diritti e i doveri dei
genitori nei confronti dei propri figli.
Per la registrazione delladozione nel libro dei battezzati, cfr. 535, 2, e 877, 3.
12. Il rito ecclesiale
La Chiesa una, ma esiste in essa una pluralit di riti, che, insieme ad altri elementi, sono alla base di particolari
aggruppamenti organicamente congiunti sorti nel corso dei secoli, i quali, salva restando lunit della fede e lunica divina
costituzione della Chiesa universale, godono di una propria disciplina, di un proprio uso liturgico, di un proprio patrimonio
teologico e spirituale (Lumen Gentium, n. 23 d).

I riti fondamentali sono due: quello occidentale o latino e quello orientale, suddivisi in variriti particolari. Non tutti i riti
particolari sono costituiti in Chiese rituali sui iuris ( 111 112), ossia autonome, con propri libri liturgici e anche con
disciplina e gerarchia propria.
Nella Chiesa latina, insieme al rito romano esistono il rito ambrosiano in Milano, e quello mozarabico o visigotico in Spagna
(Toledo); ma n la Chiesa ambrosiana n quella mozarabica costituiscono delle Chiese rituali sui iuris.In Oriente, invece, le
Chiese rituali cattoliche sui iuris sono molto numerose: Chiesa armena, caldea, copta, italoalbanese, malabarica, melkita,
rutena, sira, ecc.
1.
Per le sue implicazioni giuridiche, lappartenenza alluna o allaltra Chiesa rituale ha una grande importanza, e non
pu essere certo lasciata alla libera scelta dei fedeli. Essa regolata da norme precise, contenute nei 111 e 112, in cui sono
considerati tre casi: lascrizione a una Chiesa rituale prima dei 14 anni di et, dopo i 14 anni e il passaggio a una Chiesa rituale
diversa dopo la prima ascrizione.
1)
Lascrizione prima dei 14 anni
111, 1 (98, 1, e 756*)
Il 111, 1, non d un principio generale valevole per ogni fedele cattolico, poich il Codice
riguarda la sola Chiesa latina ( 1), ed lascrizione a questa Chiesa che direttamente viene disciplinata. Tenendo tuttavia conto
e del 111, 1, del Codex Iuris Canonici, e del 6 del M.P. Cleri sanctitati di Pio XII, 2 giugno 1957, sui riti e sulle persone
nelle Chiese orientali cattoliche (X. OCHOA, Leges Ecclesiae, I, coll. 36283629), come anche del 98, 1, del Codice del
1917, risultano le seguenti norme.
1
Il rito ecclesiale determinato dal battesimo, poich con esso si incorporati alla Chiesadi Cristo e nella medesima si
costituiti persona.
2
Non basta tuttavia ex se il solo battesimo: per quanti non hanno compiuto i 14 anni, bisogna anche tener conto della
Chiesa rituale dei genitori. Se questi, luno e laltro, fanno parte della Chiesa latina, anche il figlio viene ascritto alla Chiesa
latina; se invece fanno parte, luno e laltro, di una Chiesa orientale, il figlio viene ascritto similmente alla Chiesa orientale,
poich tutti i riti sui iuris hanno pari dignit e cittadinanza nella Chiesa di Cristo (Decr. conc. Orientalium Ecclesiorum, n.
3). Di conseguenza, qualora il battesimo venga conferito legittimamente (per es. in caso di necessit) o illegittimamente
secondo un rito diverso da quello dei genitori, il battezzato ascritto ugualmente alla Chiesa rituale dei suoi genitori (cfr. Pont.
Comm. per linterpret. del Codice, 16 ottobre 1919, n. 11: X. OCHOA, Leges Ecclesiae, I, n. 210, col. 231; M.P. Cleri
sanctitati, 6, 2: X. OCHOA, Leges Ecclesiae, II, coll. 36283629).
3
I genitori potrebbero anche appartenere a Chiese rituali diverse. In questo caso, a norma del 111, 1:

Il bambino, il ragazzo, ladolescente che non ha compiuto 14 anni, viene ascritto alla Chiesa latina, se i genitori
abbiano deciso di comune accordo di battezzarlo nella detta Chiesa

Mancando tale accordo, il figlio ascritto nella Chiesa rituale a cui appartiene il padre.
2)
Lascrizione dopo i 14 anni compiuti
111, 2
Dipende dalla decisione del battezzando, che pu scegliere liberamente la Chiesa rituale sui iuris che
preferisce, e il battesimo liturgico relativo.
3)
Il passaggio a unaltra Chiesa rituale
112, 1 (98, 34*)
Lascrizione a una Chiesa rituale ex se definitiva, e per il passaggio a unaltra Chiesa dopo
la recezione del battesimo, necessaria la licenza della Sede Apostolica (n. 1).
Il 112 prevede tuttavia due casi:
1
Il coniuge latino (sia lo sposo che la sposa, non soltanto la sposa, comera disposto nelprecedente canone 98, 4 del
Codice precedente) allatto del matrimonio o anche dopo, ha facolt di passare alla Chiesa Orientale dallaltro coniuge. Sciolto
poi il matrimonio per la morte dellaltro coniuge o per leventuale dispensa super rato ( 1141 1142), o anche per
uneventuale sentenza di nullit matrimoniale divenuta esecutiva ( 1684 1685) egli pu tornare liberamente alla Chiesa
latina.
Il canone non precisa come e a chi debba esser fatta la suddetta dichiarazione. Nel M.P. Cleri sanctitati di Pio XII,
obbligatorio per i cattolici di rito orientale, prescritto che allatto del matrimonio si faccia in iscritto. Durante il matrimonio
invece sufficiente anche una dichiarazione orale, fatta dinanzi allEparca o al parroco del nuovo rito o a un loro delegato, e
insieme alla presenza di due testimoni (X. OCHOA, Leges Ecclesiae, II, col. 3629, 13). AllEparca corrisponde nella gerarchia
latina il vescovo diocesano.
2
Prima del compimento dei 14 anni

Sia i figli che abbiano ottenuto dalla Santa Sede la licenza di passare a una Chiesa orientale

Sia i figli del coniuge latino passato alla Chiesa orientale della comparte

Sia infine, nei matrimoni misti, i figli della parte cattolica passata legittimamente a unaltra Chiesa rituale:
anche se battezzati nella Chiesa latina, passano ope legis alla nuova Chiesa rituale.
Compiuti tuttavia i 14 anni, hanno facolt di tornare liberamente alla Chiesa latina.
1.
A norma del 535, 2, il cambiamento di rito devessere debitamente annotato nel registro dei battesimi.
4)
Una consuetudine giuridicamente irrilevante
112, 2 (98, 5)
In pi canoni, consentito ai fedeli di ricevere in qualsiasi rito cattolico:
1.

Il battesimo: 861, 2
2.

La confessione: 991
3.

La Comunione: 923
4.

La Confermazione: 882 e 887

Lunzione deglinfermi: 1003, 2 (quilibet); cfr. anche 844, 2


pure consentito partecipare in qualsiasi rito cattolico al Sacrificio eucaristico, e la partecipazione valida per
ladempimento del precetto festivo ( 923 e 1248, 1). Per la celebrazione del matrimonio, cfr. 1108 1110 con 1119; cfr.
anche 1127.

Ma una tale prassi precisa il 112, 2 anche se protratta a lungo, non comporta alcun mutamento di rito.
5)
Norme ulteriori

La cura dei fedeli di altro rito da parte del Vescovo diocesano: 383, 2

Lerezione di diocesi personali, distinte secondo il rito dei fedeli: 372, 2

Lerezione di parrocchie: 518

La nomina di un particolare Vicario episcopale: 383, 2, e 476

Lobbligo del ministro di celebrare i sacramenti secondo il proprio rito: 846, 2

La competenza dellOrdinario del luogo e del parroco circa lassistenza ai matrimoni nel proprio territorio: purch
almeno uno degli sposi sia di rito latino: 1109

Un divieto: il rilascio delle lettere dimissorie a un Vescovo di rito diverso da quello dellordinando, senza un indulto
apostolico: 1021
1.

Per lassistenza spirituale agli emigranti di rito diverso: cfr. Istruzione della S. Congregazione per i Vescovi,
22 agosto 1969, nn. 16, 2; 31, 3; 38 (Enchir. Vat., vol. 3, p. 917, n. 1517; p. 935, n. 1559; p. 941, n. 1576).
13. Il sesso
In coerenza col 208 e col principio in esso contenuto, che fra tutti i fedeli, in forza della loro rigenerazione in Cristo,
sussiste una vera uguaglianza nella dignit e nellazione, il capitolo sulla condizione canonica delle persone fisiche nella
Chiesa non considera il sesso come un elemento determinante a tal riguardo. cos affermata una piena parit di diritti e di
doveri fra luomo e la donna (cfr. Communicationes, a. 1980, p. 226, n. I), che ha la sua formale sanzione in numerosi canoni
di carattere generale e specifico.
1
Canoni di carattere generale
1.

208 232: sugli obblighi e diritti di tutti i fedeli

224 231: sugli obblighi e diritti dei fedeli laici


2
Canoni di carattere specifico, nei quali ammessa la partecipazione e la cooperazionedella donna allo stesso titolo
delluomo:
1.

In uffici e incarichi ecclesiastici in genere: 228, 12


2.

In consigli vari: 228, 2 (consigli in genere); 492, 1 (consiglio diocesano per gli affari economici); 512,
1 (consiglio pastorale diocesano); 537 (consiglio parrocchiale per gli affari economici); 536 (consiglio pastorale parrocchiale)
3.

Nellufficio di cancelliere della curia diocesana: 483, 2


4.

Nellufficio di notaio: 483


5.

Nellufficio di economo diocesano: 494


6.

Nellattivit giudiziaria: 1421, 3, in qualit di giudice; 1424, come assessore consulente; 1428, 2,
come uditore; 1435, come promotore di giustizia e difensore del vincolo
7.

Nelle azioni liturgiche: 230, 2


8.

Nel ministero della parola: 230, 3; 759; 766


9.

Nella distribuzione della Comunione: 910, 2


10.
Nellamministrazione del Viatico: 911, 2
11.
Nella cura pastorale della parrocchia: 517, 2
12.
Nellassistenza canonica dei matrimoni: 1112
13.
Nella guida dei riti esequiali nella casa del defunto e al cimitero: Rito delle esequie, n. 19, 2
14.
Nellamministrazione di alcuni sacramentali: 1168
15.
Nella celebrazione del Concilio particolare e del Sinodo diocesano: 443, 3, n. 2, e 4; 460; 463, 1, n. 5,
e 2.
Nel 1135 affermata formalmente la piena parit dei coniugi, per quanto riguarda la vita coniugale.
3
Relativamente alla donna, restano nellordinamento ecclesiastico solo le seguentipreclusioni, per motivi di
convenienza e anche di esigenza teologica:

Circa i ministeri di lettore e di accolito, conferiti stabilmente: 230, 1

La sacra ordinazione diaconale e presbiterale: 1024

La promozione al Cardinalato: 351, 1

Tutti gli uffici che richiedono lordine sacro


infine da rilevare che, a norma del 1083, per la valida celebrazione del matrimonio si richiede nelluomo let di 16 anni
compiuti, e nella donna let di 14 anni similmente compiuti; e che, a termine del 1089, limpedimento di ratto sussiste solo
nel caso di ratto della donna.
14. Il diritto di precedenza
Il 106 del Codice precedente dava norme precise sul diritto di precedenza delle persone sia fisiche che morali, dette oggi
giuridiche. Tale canone, riprodotto con leggere modifiche negli Schemi del nuovo Codice (Communicationes, a. 1977, p. 237,
tit. X), scomparso dal testo ufficiale promulgato nel 1983.
Non si pu negare che il canone soppresso aveva ed ha un suo valore, poich, se la precedenza talvolta occasione di
sciocca vanit, in s una espressione del rispetto e dellonore dovuto alle persone in ragione della dignit che esse rivestono
nella Chiesa e dellufficio o compito che esercitano. Sotto questo aspetto, il Vescovo, ad esempio, non pu non aver diritto di
precedenza sui presbiteri; similmente il vicario foraneo sui parroci della sua zona; il parroco sui vicari parrocchiali; il rettore
del seminario sul vicerettore e glinsegnanti, ecc.
Con la soppressione del 106, di cui non si data alcuna spiegazione ufficiale, s determinata nel Codex una lacuna
giuridica, che dovr essere risolta a norma del 19. In concreto, riteniamo che possa applicarsi il 106 del Codice anteriore, a
cui il Vescovo potr apportare le modifiche o le integrazioni necessarie, tenendo conto delle esigenze dei nuovi tempi e di
quelle particolari della sua diocesi.