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Gioved 13 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

Riflessioni
impolitiche/8

Il Fatto Speciale

Laccusa di Asor Rosa

La letteratura italiana, quella prodotta da chi nato dopo il


1960, in meccanico passo doppio con la societ una
massa indistinta di storie individuali senza capacit di presa
sul presente, cio di fare politica, costruire societ? E poi:
esiste ancora una societ letteraria capace di imporre gusti,

LINTERVISTA

S
Biografia

FRANCO
CORDELLI
Nato a Roma
nel 1943,
scrittore
e critico
teatrale, tra
gli altri,
del Corriere
della Sera e
di Paese
Sera (avevo
deciso di non
lavorare e in
effetti ci sono
riuscito).
Tra i libri:
Procida
(Garzanti,
1973), Un
inchino
a terra
(Einaudi,
1999), La
marea
umana
(Rizzoli,
2010).
Nel 2009
tornato a
scrivere
con la penna
per motivi
miei, ma
non ha
mai usato
il computer:
Pone pochi
ostacoli alla
mano e
questo incide
sulla qualit
della
scrittura.
Tifa Lazio e
il voto pi a
destra lha
dato al Pci

poetiche, visioni del mondo? vero che la massa di scrittori o


lo scrittore/massa hanno ucciso la critica consegnandosi al
desiderio di profitto dellindustria editoriale? Questi sono
alcuni dei temi sollevati dallo storico della letteratura
Alberto Asor Rosa, che dopo 50 anni ha arricchito il suo
saggio del 1965 Scrittori e popolo con la postilla Scrittori e

massa. Sul Fatto hanno gi risposto gli scrittori Trevi,


Montesano, Murgia, Buttafuoco, Lagioia, Buzzolan, Saviano e
Di Paolo, il direttore editoriale Longanesi Giuseppe Strazzeri,
il critico Andrea Cortellessa, il venerato maestro Alberto
Arbasino e Gian Arturo Ferrari, vicepresidente di Mondadori
Libri. Oggi tocca al critico e romanziere Franco Cordelli.

Franco Cordelli La letteratura morta, non rinascer. Il nome della rosa


la fuga da tragedia e politica, il capostipite del nuovo prodotto di consumo

NANNI DELBECCHI

crittore, poeta, saggista, critico, una produzione romanzesca che parte da Procida
(1973) e arriva a La marea umana (2010), Franco Cordelli vede due mari: la societ
letteraria politicamente attiva di Scrittori e popolo e lodierna morta gora di Scrittori
e massa, secondo il vallo tracciato da Alberto Asor Rosa a
mezzo secolo di distanza.
Ho letto Scrittori e popolo
quando usc, nel 65, mentre
alluniversit seguivo le lezioni di Elmire Zolla; ascoltarlo e capire che gi allora vivevamo in una societ di massa, era tuttuno. Credo sia per
questo che lanalisi di Asor
Rosa mi apparve in ritardo,
fondata su un popolo che gi
non esisteva pi.
Al di l di questo, Asor Rosa
descriveva una dialettica
tra letteratura e societ che
oggi, dice, si dissolta.

Ma questo talmente sotto


gli occhi di tutti! Oggi la frattura totale, ed sbalorditivo
come la grande maggioranza
degli scrittori non sia consapevole della propria ininfluenza. Uno pu vendere
mille copie oppure centomila
ed assolutamente la stessa
cosa, a parte lovvio vantaggio economico.
Cosa ricorda degli anni Sessanta e Settanta?

I due decenni sono molto diversi tra loro. Negli anni Sessanta non facevo parte di alcuna societ letteraria; eppure mi sembrava di farne parte.
Non parteggiavo per nessuna
delle due forze in campo, la
tradizione incarnata da Moravia e Cassola da una parte e
lavanguardia del Gruppo 63
dallaltra, ma ero interessato
a tutto.
Gian Arturo Ferrari ha ironizzato sui limiti di quella
societ, prendendo a esempio le polemiche sugli amori
di Metello.

Mi pare un esempio tendenzioso. Allora cerano anche le


battaglie di Giorgio Bassani,
direttore editoriale di Feltrinelli, per fare solo un altro esempio. Cose che oggi ce le
sogniamo.
E gli anni Settanta?

Dopo il 68, con la chiusura di


Alfabeta, la rivista della neoavanguardia, si apr una fase
nuova, di deserto; man mano
che io stesso entravo a far
parte di una piccola o grande
comunit letteraria avvertivo che era in gran parte lettera morta. Cerano ancora i
cosiddetti grandi scrittori,
penso in particolare a Sciascia, Calvino e Pasolini, che
per rifulgevano proprio in
quanto si stava facendo il
vuoto. Il mondo era gi da
unaltra parte.
C un momento in cui anche
questa stagione terminale

finita e il colpo di grazia


lha dato Umberto Eco
viene meno?

Credo di s, e il colpo di grazia


arriv proprio da una delle
persone che avevano chiuso
Alfabeta, Umberto Eco. La
pubblicazione del Nome della rosa, nel 1980, stato il punto di svolta. Lidea che fosse
possibile chiudere con le tragedie, le morti e la politica, ci
si potesse volgere al passato e
scrivere un romanzo storico,
addirittura di storia medievale. Un ripristino fittizio del
ruolo dellintellettuale; in
realt, lorigine di tutta la letteratura di consumo arrivata nei 35 anni successivi. Latto di nascita dello
scrittore medio.
Chi lo scrittore medio?

Ne siamo letteralmente
circondati. Le faccio un
paio di nomi, tra i tanti
possibili: Melania
Mazzucco e Valeria
Parrella. Tipiche scrittrici medie, che vanno
bene per un pubblico
altrettanto medio, non
definibile in termini
culturali, e dunque inesistente.
Gli autori medi sono
aumentati in modo esponenziale, ma la
societ letteraria
s p a r i t a . Co m e s i
spiega questo paradosso?

Questa lunica intuizione che riconosco a me stesso. Risale al 74, quando


pubblicai Il pubblico della poesia, dove sostenevo che
il pubblico della poesia erano i poe-

Collezionista
Franco
Cordelli
ha una
biblioteca
privata di oltre
30mila volumi
Olycom

ti. Oggi la stessa cosa si pu


dire del pubblico del romanzo. Non esiste pi un pubblico del romanzo che non sia
composto, in definitiva, dagli
stessi romanzieri. Se anche i
lettori della Mazzucco sono
trentamila, non ce n uno
che se un romanzo non lha
gi scritto, comunque lo scriver, o potrebbe scriverlo domani.
Per Asor Rosa, i primi a spingere la letteratura verso la
narrativa di consumo
sono gli editor.

Questo suppongo sia


vero, ma anche ovvio, dar loro la colpa
ho la sensazione che
sia un modo di confondere la causa con
leffetto. Credo che
in Asor Rosa ci sia
un errore di prospettiva tipico della
sua generazione; lidea teorizzata da
Hans Robert Jauss secondo cui le opere sono significative in
quanto recepite dai
lettori. Leditor ha seguito il corso dei tempi e fa
il suo mestiere: deve pubblicare qualcosa di decente, e che possa essere letto.
Prende un romanzo scritto da uno dei 30 mila lettori
della Mazzucco e cerca di
migliorarlo. Pi significativo che oggi in Italia quasi tutti i libri difficili, e importanti, sono pubblicati
dalle piccole case editrici,
in barba alla teoria della ricezione.
E la scomparsa della critica? Causa o effetto?

Luna e laltro. tutto un sistema che funziona in un cer-

CIRCOLI
VIZIOSI

Ora c lo scrittore
medio: la Mazzucco,
per dire, avr 30 mila
lettori e tutti hanno
scritto, o potrebbero
farlo, un romanzo

IL DIVORZIO
CON LA SOCIET

Sorprende, ma pochi
tra gli autori sono
consapevoli di essere
ininfluenti: vendere
mille copie o 100 mila
uguale, a parte i soldi
to modo, e vede storicamente
esaurita la funzione della letteratura come ricerca, espressione critica. Quando
mi sento rispondere che il romanzo non morto, anzi, non
se ne vedono tanti come oggi,
mi viene da ridere: pi romanzi ci sono e meno il romanzo ha valore, potenza,
senso. Quanto alla poesia, si
portata avanti e riposa in pace da un pezzo, inutile stracciarsi le vesti sulla chiusura di
questa o quella collana.
In Scrittori e massasi teorizza anche la fine dellimpegno con leccezione di Roberto Saviano.

Nella letteratura di paesi che


tendiamo a considerare peri-

ferici, sbagliando, ad esempio i narratori africani, libri


come G o m o rr a non sono
uneccezione, non c un loro
titolo che non sia anche un libro di denuncia. Da qui a vedere in Saviano una figura intellettuale di riferimento, ce
ne corre. Parliamo di uno
scrittore lodevole, ma che appartiene al passato, nel solco
di Malaparte. Senza dargli
dellepigono, non un caso
che la riscoperta di Malaparte sia avvenuta allindomani
del successo di Gomorra.
Se la morte di certa letteratura un dato di fatto, le
chiedo: rinascer?

Credo di no. come chiedersi se rinasceranno i chiosatori dei testi sacri. Sono stati
chiosati, anche troppo. Niente muore veramente, ma la
letteratura capace di portare
un frutto di novit sar sempre pi rara, e difficile da trovare.
Cosa pensa dellunica vera
novit di questi anni, la pagina dei ringraziamenti?

Se non vogliamo riderci sopra, il significato evidente.


una mutazione del rapporto tra il lettore e lautore. Balzac si accontentava di dedicare il romanzo a un amico,
oggi il minimo una decina di
nomi a romanzo. Anche questo indica lomogeneit con il
mondo da cui scaturito,
mentre il libro dovrebbe essere qualcosa di disomogeneo. Siamo arrivati agli antipodi di Kafka, che proprio
non me lo vedo a ringraziare
Max Brod. Casomai gli avr
mandato qualche accidente,
visto che gli aveva chiesto di
bruciare tutto.
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