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LETTERA ALLE FAMIGLIE

D E L L U N I T A P A S T O R A L E

DI

CAPEZZANO P.re - MONTEGGIORI - S. LUCIA


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N 722

16 AGOSTO 2015

XX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - LITURGIA DELLE ORE IV SETTIMANA

QUEL PANE CHE SI FA LIEVITO IN NOI


In pochi versetti, otto in tutto, Ges per ben otto volte parla di un Dio che si dona:
Prendete la mia carne e mangiate.
Farsi pane un bisogno incontenibile di Dio.
Emerge cos la novit stupenda del cristianesimo: non pi un Dio che domanda
agli uomini offerte, doni, sacrifici, ma un Dio che offre, sacrifica, dona, perde se
stesso dentro le sue creature, come lievito dentro il pane, come pane dentro il
corpo. Mangiate e bevete di me: mangiare e bere Cristo significa diventare luce
da luce, Dio da Dio, della stessa sua sostanza.
Ges ha scelto il pane come simbolo dellintera sua vita. Perch per arrivare ad
essere pane c un lungo percorso da compiere.
Il percorso del pane quello di coloro che amano senza contare le fatiche.
Semini il grano nella terra oscura, muore e nascono le piantine. Ma se ti fermi hai
vinto il nero della terra ma non diventi pane. Per diventarlo devi poi andare su,
salire e a giugno la spiga gonfia si piega verso la terra, quasi a voler ritornare l, a
dire: ho finito. Invece viene la mietitura, e se lo stelo dice basta, ho gi patito la
violenza della falce! non diventa pane. Poi viene la battitura, la macina, il fuoco,
tutti passaggi duri per il chicco.
A cosa serve alla fine tutto questo? Serve a saggiarci il cuore. Dio ci mette alla
prova perch sa che dentro di noi c del buono, vuole soffiare via la pula perch
appaia il chicco, togliere la crusca perch appaia la farina. Al buono di ciascuno
Dio vuole arrivare.
Cristo si fa pane perch ognuno di noi prima di morire deve diventare pane per
qualcuno, un pezzo di pane che sappia di buono per le persone che ama e di chi ha
bisogno di essere amato.

IL RACCONTO DI FAITH
Faith ha 17 anni. una bella ragazza. Alta. Occhi scuri. Fisico tonico e
proporzionato messo in evidenza da vestiti attillati e scarpe col tacco alto.
Faith parla inglese. qui in Italia da poche settimane. venuta per studiare.
A casa ha lasciato sua madre e i fratelli. Il padre morto. E lo dice con un
tale distacco che sembra che parli del padre di qualcun altro.
Faith ha passato le sue prime settimane a Torino. Poi ha preso un treno. Ha
aspettato cinque o sei ore ed arrivata qui, in questa stazione ferroviaria.
Stanca, spaventata, affamata.
Faith nigeriana. Ha lasciato il suo paese insieme ad altre ragazze perch le
avevano promesso l'Italia.
Le avevano promesso che avrebbe terminato gli studi, affinato le sue doti
atletiche e guadagnato molti soldi.
Faith ha lasciato la Nigeria con un futuro migliore negli occhi. Faith ha
lasciato la Nigeria per venire a prendere il suo sogno nel Paese dei Balocchi.
E mentre parla attraversiamo la citt in autobus.
Faith invitata a pranzo a casa mia. Saliamo. La faccio accomodare in
cucina. Mi chiede se si pu togliere le scarpe col tacco.
Evidentemente le stanno strette. Le porgo le mie ciabatte. Le infila, poi
appoggia lo zaino accanto a s. Non se ne vuole separare.
Probabilmente l dentro c' tutta la sua vita, penso.
Le offro dell'acqua. Beve.
Poi inizia a raccontare davvero.
"A Torino hanno portato me e delle altre ragazze in un appartamento. Qui, la
prima sera, le stesse persone che ci avevano regalato il sogno di un futuro
migliore ci hanno fatto cambiare d'abito e ci hanno obbligato ad andare in
strada. Mi sono prostituita per due settimane. Venivo picchiata ogni sera.
Sostenevano che non guadagnavo abbastanza.
Io stavo male. Avevo dei forti mal di pancia. Loro mi obbligavano a
prostituirmi. Poi mi picchiavano. Mi picchiavano. Mi picchiavano.
Alla fine sono scappata, ma non potevo certo rimanere a Torino. Se mi
avessero trovato sarebbero stati capaci di uccidermi". Si interrompe per
qualche secondo. Si guarda attorno. Non sta piangendo. Le chiedo se
stanca. Accenna un s con la testa. La porto sul divano. Le offro una coperta.
Le prometto che tra una mezzora sar pronto il pranzo. E mentre lei si
avvolge nella coperta io torno in cucina. Metto a bollire dell'acqua per la

pasta e apparecchio la tavola e mi chiedo com' possibile che una ragazza di


soli diciassette anni possa essere trattata come un oggetto, venduta e barattata
e sfruttata e picchiata. Mi chiedo chi pu commettere un'azione del genere e
chi con il silenzio asseconda quell'orrore. E nel frattempo due bei piatti
fumanti di spaghetti con il pomodoro aspettano le nostre bocche affamate.
Cos vado da Faith, le dico di venire in cucina. La osservo, cercando di essere
il pi discreta possibile, mentre mangia avidamente. Poi alza la testa. Mi
sorride. Le sorrido. Riprende a raccontare.
"A Torino, mentre stavo piangendo seduta su una panchina, un uomo mi ha
chiesto il perch. Ho cercato di spiegarglielo. Mi ha dato un numero di
telefono".
Le chiedo se ha provato a chiamarlo. Dice di no. Poi infila la mano in tasca e
ne estrae un libricino. Lo sfoglia fino a trovare un pezzo di carta ripiegato che
mi porge. Guardo il numero, secondo quello che leggo sul foglietto si
riferisce ad un organismo ministeriale che si occupa delle donne vittime della
tratta. Le restituisco quel piccolo ritaglio di speranza e mentre chiamo
l'assistente sociale mi accorgo che il libricino un Vangelo. (Caritas
Concordia-Pordenone)

DECALOGO DELLA PAROLA


1. Prima di parlare controlla che il cervello sia inserito.
2. Non parlare di te: lascia che siano gli altri a scoprirlo.
3. Regala parole buone: la scienza sta ancora cercando una medicina pi
efficace delle parole buone.
4. Non dire tutto ci che pensi, ma pensa a tutto ci che dici.
5. Adopera ragioni forti con parole dolci.
6. Quando parli, pensa all'insalata: buona se ha pi olio che aceto.
7. Non basta parlare: bisogna comunicare.
Chi parla difficile non comunica.
8. Ascolta! Ascoltare la forma pi raffinata di parlare.
9. Quando senti altrui mancamenti, serra la lingua tra i denti.
10. Parla per ultimo: sarai ricordato per primo.

B AM B I N I

BIELORUSSI

Da luned 3 Agosto e per tutto il mese, saranno accolti nei locali parrocchiali,
come gi da vari anni, i bambini bielorussi con i loro accompagnatori (18 bambini
pi 4 accompagnatrici). La loro presenza ci fa onore e la nostra ospitalit sar
grande come sempre.
Come sempre contiamo sulla generosit di tutti voi.
Vi ricordiamo che:
Con circa 400,00 euro si paga il viaggio a un bambino.
Con 80,00 un paio di scarpe, vestitini e uno zainetto.
Pensaci! Qualsiasi offerta particolarmente gradita.
Siamo certi, come al solito, che non ci verr a mancare la vostra generosa
sensibilit.
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OFFERTE PR I BAMBINI BIELORUSSI


85,00 Da L. M. Rosa
520,00 Gruppo Donatori Sangue Fratres
200,00 Da N.N. - 80,00 da N.N.
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ORARIO DELLE SANTE MESSE


Giorni feriali Ore 8,30
Sabato Ore 18,00
Festivi
Ore 8,30 - 11
Ore 10 A Santa Lucia - Ore 18 A Monteggiori