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Litaliano

corrente

avevo comprato un piccolo volume, scritto allinizio


degli
anni sessanta, che si chiamava Teach Yourself Italian, e
questo

Vari anni fa conoscevo a Roma una ragazza inglese la

tomo divent la mia bibbia. Cinque o dieci minuti qui,

quale,

magari venti minuti l sfi landolo dalla tasca della

pochi mesi dopo di essere arrivata nel Bel Paese,

giacca

credeva

come permettevano le esigenze del viaggio, accumulai

di parlare benissimo litaliano. Lho imparato cos,

man

era

mano le basi.

solita dire, facendo riferimento al repertorio di

Lautore, una signora, si presentava nella mia mente

intercalari

come una governante zitella o una maestra di scuola

colloquiali e di gesti mediterranei che aveva messo

allantica; un personaggio severo ma anche benevolo.

insieme

Il suo

a caso. Ma tranne quando si trattava di fare

approccio era tuttaltro che approssimativo. La

unimpressione

grammatica

superfi ciale per qualche breve momento teatrale, il

si doveva padroneggiare; i verbi si dovevano

suo

coniugare;

italiano era francamente pessimo.

i vocaboli si dovevano imparare a memoria. Insomma,

Con questo aneddoto poco generoso voglio far

un metodo meticoloso, rigoroso ed anche gradevole, e

presente che anche se vero che facile

chiunque studiasse bene le due centinaia di pagine

impossessarsi di

non

uninfarinatura ditaliano, parlarlo bene un altro paio

poteva mancare di acquisire una padronanza

di

rispettabile

maniche; mentre al livello pi raffi nato, litaliano

della lingua italiana anche se mi resi conto, dopo, che

molto

ero

pi diffi cile del francese, trattandosi di numerose

solo allinizio.

regole

Il ch ci riporta al nostro punto di partenza. Chi

complicate che si possono imparare solo

sostiene di aver acquisito un ottimo italiano cos,

consacrandoci

forse

innumerevoli ore di studi.

insieme ad una bella abbronzatura estiva, sta dicendo

Dove si comincia, quindi? Un po come la ragazza nella

una

mia storiella qui sopra, io, allet di dieci anni, pensavo

bugia. Invece, ci si deve lavorare sodo.

di
parlare proprio bene litaliano dopo di aver imparato i
nomi
dei vari gusti di gelato che volevamo comprare con
miei
fratelli quando andavamo in Toscana per lestate.
Passarono
molti anni prima che cominciassi a fare uno sforzo vero
e disciplinato per imparare la lingua; e questa volta mi
trovavo sulla metropolitana a Londra.
Lavoravo allepoca in una banca nella City, e
ovviamente
avrei dovuto consacrare il mio viaggio in uffi cio, presto
la
mattina, ad una lettura diligente del Financial Times.
Invece

Fluent Italian
I once knew an English girl in Rome who believed that
within
a few months of arriving there, she spoke fl uent
Italian. I
just picked it up, she would say, referring to the
repertoire
of vernacular interjections and Mediterranean gestures
that
she had assembled at random. But for any purpose
other than
making a superfi cial impression for a few theatrical
moments,
her Italian was in fact deplorable.
The point of this uncharitable anecdote is that
although it
is indeed easy to pick up a smattering of Italian, to
speak the

language well is quite a different matter; whilst at the


most
sophisticated level, Italian is considerably more diffi
cult than
French, with numerous intricate technicalities that
cannot
possibly be learned except by countless hours of study.
So how does one begin? Rather like the girl in my
story, I
considered myself something of a fl uent Italian
speaker when,
aged ten, I learnt the names for the various fl avours of
ice
cream that my brothers and I wished to buy when my
family
went to Tuscany for the summer. Only much later did I
make
a serious and concerted attempt to learn the language;
and this
time it was on the London Underground.
I was then working in a bank in the City, and my
earlymorning
commute into the offi ce should of course have been
spent perusing The Financial Times. However, I had
acquired
a slim volume, written some time in the early 1960s,
called
Teach Yourself Italian, and this became my bible. Five
or ten
minutes here, perhaps even twenty minutes there
slipping
this little manual in and out of my pocket as my
journeys
allowed, I slowly accumulated the basics.
I imagined the author, a woman, to be a spinsterish
governess or an old-fashioned school mistress; a fi
gure strict yet
benign. There was no cutting of corners. Grammar was
there
to be mastered, verbs to be conjugated, and
vocabulary to be
memorised. It was thorough, rigourous and also
enjoyable, and
the student who worked through the 200-odd pages
could not
fail to acquire a respectable profi ciency in Italian
although
this, as I later realised, was only the beginning.
Which brings us back to where we started. Anyone who
claims to have simply picked up fl uent Italian along
with a
suntan is telling a porky pie. Theres hard work
involved.