Sei sulla pagina 1di 40

Dossier sulla valutazione delle

politiche dell'Innovazione in Italia


(2008)
Versione 1.0

Settembre 2008

i
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

INDICE
Sintesi..................................................................................................................................................................... ii
1. Principali tendenze e sfide del sistema italiano dell’innovazione....................................................... 7
1.1 Tendenze recenti negli sviluppi macroeconomici e del mercato........................................................ 7
1.2 Tendenze recenti nelle performance di innovazione ......................................................................... 10
1.3 Sfide identificate.................................................................................................................................... 16
2. Governo e politiche di innovazione: tendenze chiave in strutture e performance.......................... 20
2.1 Il sistema italiano di governo dell’innovazione: una valutazione ..................................................... 20
2.1.1 Principali cambiamenti nel sistema di governo................................................................ 21
2.1.2 Principali cambiamenti nel sistema di governo regionale................................................ 22
2.2 Focus e tendenze delle politiche di innovazione nazionali e regionali ............................................ 25
2.2.1 Il mix della politica dell’innovazione ................................................................................. 25
2.2.2 Nuove misure della politica di innovazione...................................................................... 26
2.2.3 Tendenze nella politica di innovazione a livello regionale ............................................... 28
2.2.4 Focus sottotematico: Politiche di supporto alla creatività e all’ innovazione ................... 29
2.3 Politica dell’innovazione e competitività: conclusioni principali...................................................... 32
2.3.1 Come risponde la politica alle sfide dell’innovazione? .................................................... 32
2.3.2 Lezioni imparate dalla valutazione politica ...................................................................... 35
2.3.3 Possibili orientamenti per azioni politiche future.............................................................. 35

i
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Sintesi

1. Introduzione: principali orientamenti recenti nel sistema di innovazione italiano

Lo scenario economico italiano è attualmente caratterizzato da una stagnazione economica, da vincoli


finanziari severi e da instabilità politica. Il problema principale della bassa crescita – che è stato
persistente per molti anni, affligge ancora l’economia italiana. La performance dell’Italia è rimasta
indietro rispetto a quella di altre economie principali della UE dall’inizio degli anni ’90. Nel 2007 la
crescita è stata inferiore all’atteso 1,5%1, poco più della metà della media della zona euro del 2,7%. La
crescita è arrestata dai problemi strutturali che riducono l’abilità del sistema produttivo italiano di trarre
vantaggio dalle opportunità inerenti nei nuovi modelli del commercio mondiale e delle tecnologie
innovative diffuse nel mondo negli anni passati. Il Paese soffre della debole performance produttiva,
conseguenza della mancanza di innovazione. Nel corso del 2006 e 2007 si sono visti alcuni segnali
positivi di ripresa ma ancora con tassi di crescita inferiori al 2%2, che sono considerati ancora deboli
(“anemici” come detto dalla Banca d’Italia). Il peggioramento dello scenario macroeconomico
internazionale causato dal tumulto finanziario globale del 2007 – scatenato dal crollo di mutui sub-
prime negli USA – prezzi alti del petrolio, declino del dollaro, ampi squilibri globali e esplosione della
speculazione edilizia negli USA indicano tutti il lato negativo. Comunque, nonostante tale situazione,
ci sono alcuni elementi positivi significativi, in particolare quelli provenienti dalla crescita delle
esportazioni dell’industria italiana con lato valore aggiunto. Vale la pena notare il riposizionamento
delle esportazioni italiane verso un livello medio-alto di tecnologia. Dalla fine del 2007, l’Italia era il
secondo Paese, dopo la Germania, ad esportare in stati non UE, con export di almeno 105 miliardi di
euro. Anche il Bilancio Tecnologico dei pagamenti, da sempre in deficit, mostrava per la prima volta
un segno di ripresa nel 2006. Questi sono davvero segnali che indicano che le aziende italiane hanno
la capacità di rispondere a vincoli maggiori e di riposizionarsi, mostrando dinamismo e impegno verso
l’innovazione e la crescita competitiva. Sebbene negli anni passati la prestazione (e come migliorarla)
sia diventata un tormentone nei circoli politici, accademici e industriali, sia le politiche che gli strumenti
sono ancora insufficienti e poco incisivi per avere un impatto reale. Infatti, in termini di prestazioni
innovative l’Italia è ancora piuttosto indietro rispetto ai partner europei anche se le sue prestazioni
complessive sono marginalmente aumentate nel corso degli ultimi cinque anni. Secondo gli indicatori
EIS l’Italia è nel gruppo degli innovatori moderati, con prestazioni al di sotto della media UE ma
superiori a quelle del al gruppo di Paesi catching up. La spesa in R&S pubblica e di impresa, i laureati
in scienze e ingegneria, la formazione nel terziario, l’apprendimento che dura una vita, il venture
capital ad un primo stadio, i brevetti EPO e USPTO mostrano valori al di sotto della media UE,
riflettendo una difficoltà nel superamento della debolezza tradizionale del Paese. Altri indicatori come
il World Competitiveness Index sviluppato dall’ IMD o l’Indice del Sistema di Innovazione sviluppato

1
PIL annuale, non corretto dai giorni lavorativi. Fonte: ISAE da ISTAT, Banca d’Italia
2
PIL (a prezzi di mercato) % cambiamento: 2006 (1,9%); 2007 (1,8%). Fonte: OECD Economic Outlook database

ii
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

dalla Fondazione Rosselli3 colloca il Paese all’ultima posizione sia in termini di competitività che di
potenziale di innovazione.

2. Principali sfide di innovazione e risposte politiche

Sfida 1: Finanza innovativa (in particolare il venture capital)


La carenza di finanza sia da fonti pubbliche che private è stata riconosciuta come uno dei principali
fattori che ostacolano l’innovazione. I finanziamenti per le PMI innovative da parte delle banche
private e del venture capital sono piuttosto scarsi in Italia. In particolare, la disponibilità del
finanziamento venture capital in una prima fase deve essere assolutamente migliorato dal momento
che il mercato è relativamente giovane e sottosviluppato. Il valore dell’indicatore EIS 2007 del venture
capital ad un primo stadio (0,002) è molto basso rispetto alla media UE. L’OECD ST&I Scoreboard
2007 ha posizionato l’Italia al 17 posto (su 19) in termini di disponibilità di fondi di venture capital come
una percentuale del PIL. In Italia, i fondi disponibili di venture capital costituiscono lo 0,031% del PIL
laddove in Paesi come la Danimarca, la Svezia o il Regno Unito questi valore si aggira sullo 0,3% –
0,4%. Il tema della finanza per l’innovazione – spesso trascurato nell’agenda della politica in termini
pratici – sta ricevendo un’attenzione crescente ed è causa di intensi dibattimenti tra gli attori
dell’innovazione. L’anno scorso il governo ha lanciato un Fondo per il Finanziamento dell’Impresa con
l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito da parte delle PMI e per razionalizzare la funzione dei fondi
pubblici di garanzia e i fondi del capitale di rischio. Comunque, ancora non è operativo. Nel
Mezzogiorno è stato attivato un fondo con 86 milioni di Euro per la partecipazione pubblica al capitale
di rischio delle aziende operanti nel settore high-tech. A livello regionale sono emerse numerose
iniziative recentemente come l’Italian Venture Capital Pole lanciato in Piemonte che raccoglie 11 fondi
che coprono tutte le fasi del venture capital, dall’ “angel investing” al “late stage” dotato di 1 miliardo di
Euro. E’ divenuto operativo anche un mercato di capitale alternativo per imprese micro/piccole (MAC)
all’inizio del 2007 che garantisce l’accesso al mercato del capitale di rischio da parte di micro o piccole
imprese. L’iniziativa è stata promossa da un cluster di banche ed istituzioni gestite dalla Borsa
Italiana.

Sfida 2: Mobilità di talenti


Il flusso dei talenti verso e da un Paese è un indicatore importante dell’efficienza dei sistemi del
mercato formativi e del lavoro. L’Italia è caratterizzata da bassi flussi di ritenzione ed attrazione dei
“talenti” (ad es. laureati, ricercatori, scienziati e capitale umano altamente preparato). I flussi di talenti
possono porre una pausa seria e forte all’innovazione nei prossimi anni dal momento che le risorse
umane più brillanti se ne vanno via. Nello stesso modo, il Paese non è molto attraente per i cittadini
stranieri come mostrato dalla bassa percentuale di studenti stranieri che si laureano od ottengono un
dottorato di ricerca nelle Università italiane. Inoltre, la bassa percentuale di studenti stranieri laureati
nei settori di scienza e tecnologia conferma la scarsa attrazione del sistema italiano in particolare

3
Rapporto Innovazione di sistema 2007. Risultati di Sintesi. Fondazione Rosselli e Corriere della Sera

iii
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

riguardo alle discipline che sono più importanti per l’innovazione. I dati tratti dal World
Competitiveness Yearbook del 2007 mostrano che il fenomeno della fuga di cervelli ha un’incidenza
molto alta in Italia. La causa di tale fenomeno si può ritrovare nella mancanza di cultura meritocratica
che pervade il sistema italiano, le poche opportunità di ricerca nel Paese, il basso stipendio percepito
dai ricercatori e le difficoltà incontrate dai giovani per entrare nel mondo del lavoro. Numerose riforme
come le esenzioni fiscali, l’aumento del numero di ricercatori nelle università e nei centri di ricerca
pubblici, il lancio di una “politica dell’attrazione” e la creazione di una rete di scienziati italiani all’estero
è stata introdotta del governo negli anni scorsi. Comunque, la maggior parte delle misure è stata
percepita dai ricercatori come inadeguata e piuttosto insoddisfacente. C’è stato sicuramente bisogno
di ulteriori interventi a livello del governo per orientarsi verso i problemi più efficacemente.

Sfida 3: miglioramento dei meccanismi del trasferimento tecnologico per la riduzione


del gap tra la ricerca ed il mercato.
I processi di trasferimento tecnologico dovrebbero essere ulteriormente promossi dal momento che
una delle pecche del sistema italiano è la sua difficoltà a generare l’innovazione dalla conoscenza e
dalla ricerca. Un indice sviluppato per misurare l’efficienza del trasferimento tecnologico tra le
università e le aziende mostra livelli molto bassi per l’Italia (3,60 laddove lo stesso indice per Paesi
come Danimarca, Finlandia, Germania, Svezia o USA è attorno al 6,00- 6,69) 4. Come conseguenza,
su 19 Paesi l’Italia si attesta in 17° posizione seguita solo da Portogallo e Russia. Un sondaggio
recente fatto da Netval (il network italiano per la valorizzazione della ricerca universitaria)5 su un
campione di 50 università italiane mostra che le politiche adottate dalle università italiane a favore del
trasferimento tecnologico consistono principalmente su misure di protezione della proprietà
intellettuale e su incentivi per la creazione di spin-off. Più dell’ 80% delle università italiane adotta
questi tipi di misure, laddove solo il 57% di loro collabora direttamente con l’industria nei programmi di
R&S e solo il 12% coinvolge gli studenti in progetti di ricerca. Anche gli indicatori EIS mostrano una
mediocre prestazione dell’ Italia rispetto allo scenario internazionale; la cooperazione tra aziende o tra
aziende e centri di ricerca registra un indicatore che è la metà della media UE, mostrando una
difficoltà persistente delle PMI italiane ad attivare processi di scambio virtuosi al fine di acquisire
tecnologie innovative e sviluppare nuove applicazioni. Anche l’indicatore delle esportazioni high-tech è
molto basso rispetto alla media UE, laddove gli indicatori delle vendite di prodotti nuovi per il mercato
e per le aziende si avvicinano alla media. La registrazione di EPO, USPTO e brevetti sono al di sotto
delle media UE mentre si registrano risultati più positivi per i marchi di fabbrica della Comunità e del
design industriali, che registrano indicatori intorno o superiori alla media UE. La sfida è stata
parzialmente affrontata dai policy maker attraverso numerosi interventi come l’introduzione di un
sistema di imposte per incoraggiare la collaborazione di imprese con istituti di ricerca, il ri-
finanziamento dell’Italian Network for Technology Transfer (RIDITT), la creazione di ILO nelle

4
Fonte: Rapporto Innovazione di Sistema 2007 (Survey “System Innovation 2007”) fatto dalla Fondazione Rosselli e Corriere
della Sera sulla base di dati da sondaggio del IMD, World Competitiveness Yearbook 2007
5
Fonte: La valorizzazione della ricerca nelle università italiane. Quarto rapporto annuale Netval (2006), in Cotec 2008 Rapporto
Annuale sull’ Innovazione

iv
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

principali università italiane, la promozione di partnership pubblico-private, etc. Tali misure sembrano
andare verso la giusta direzione ma c’è ancora spazio per migliorare. Ad esempio, gli agenti
responsabili del trasferimento tecnologico (vale a dire parchi scientifici e tecnologici, distretti
tecnologici e ILO) dovrebbero essere valutati criticamente in modo da misurare le prestazioni,
assicurare l’ottimizzazione nell’allocazione delle risorse e per perseguire efficienza ed efficacia,
evitando duplicazioni e sovrapposizioni di attività ed errate allocazioni dei finanziamenti pubblici.

3. Governo dell’Innovazione e tendenze politiche recenti

Il più significativo sviluppo politico durante i primi quattro mesi del 2008 è stato la caduta del Governo
di centro-sinistra di Prodi e la nascita di un governo di destra guidato da Berlusconi. Dopo quasi due
anni di vita parlamentare difficile e di crisi gravi durante i primi mesi 2008, il governo è caduto e si
sono svolte le elezioni il 13-14 aprile 2008, che hanno portato Berlusconi di nuovo al governo. Il fatto
che l’Italia ha sempre combattuto con un sistema politico sbagliato e fratturato non è nuovo.
L’instabilità del governo, la mancanza di fiducia nella classe politica e il disagio nelle crescita vanno di
pari passo con uno scenario internazionale avverso che può mettere un serio freno alla crescita
economica e conseguentemente avere effetti pericolosi sull’innovazione poiché l’unico e credibile
modo per supportare l’innovazione è attraverso la creazione di istituzioni, programmi e politiche solide
che rimangono stabili sul medio e lungo termine. Il Governo Prodi ha introdotto numerosi cambiamenti
nei ministeri coinvolti in R&S ed innovazione e ha assegnato nuove responsabilità. Probabilmente, la
riforma più importante è stata incaricare l’attuale Ministro dello Sviluppo economico di fare una politica
di innovazione nel paese. Il governo ha visto un forte legame tra politiche industriali ed innovative che
ha condotto all’introduzione di alcuni nuovi orientamenti nel quadro della politica di innovazione. Un
cambiamento maggiore è stato collegato alla formulazione di una nuova politica industriale tesa
all’implementazione di “grandi” progetti di innovazione industriale in determinati settori considerati
strategici per la competitività e la crescita del Paese (Industria 2015). Un processo di
razionalizzazione - spesso acclamato a differenti livelli per coordinare meglio obiettivi e strumenti – si
dovrebbe perseguire attraverso la creazione di tre maggiori fondi per la ricerca, competitività e
finanziamento delle imprese, con lo scopo di riunire misure e schemi di finanziamento
precedentemente frammentati. Ultimo, ma non meno importante, il supporto alle imprese attraverso
incentivi automatici era stato previsto dalla legge sul budget 2007. Mentre stiamo scrivendo sono stati
lanciati due progetti sull’innovazione industriale, il credito di imposta per le spese di R&S&Innovazione
è stato appena approvato e il fondo per la competitività è operativo. Inoltre, nel tentativo di enfatizzare
l’importanza della R&S, Il Ministro italiano per l’Università e la Ricerca è stato per la prima volta
incluso nella Commissione Interministeriale per la pianificazione economica. Sebbene le riforme
introdotte dal Governo Prodi sembrassero andare nella giusta direzione, la domanda se il nuovo
governo seguirà la stessa direzione rimane senza risposta. Anche le domande dell’insufficiente
ammontare delle risorse per la R&S, l’opportuna ed effettiva implementazione delle riforme e se le

v
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

riforme introdotte avranno effetto sulla modifica della tendenza immobile nelle spese in R&S
rimangono ancora senza risposta. Inoltre, tali riforme potrebbero essere di difficile attuazione in un
Paese come l’Italia, dominato costantemente dall’instabilità politica e da ritardi cronici
nell’implementazione politica. Indubbiamente, tale incertezza ostacolerà il sistema, specialmente
quando le riforme sono introdotte e interrotte continuamente. L’unico modo credibile per sostenere
l’innovazione è creare una serie di strumenti duraturi che rimangano stabili in un termine medio/lungo.
Solo facendo questo il governo può passare il messaggio che il Paese è veramente impegnato a
supporto dell’innovazione e conseguentemente creare un clima di fiducia con le aziende per
l’innovazione.

4. Conclusione: azioni ed opportunità future per una politica di innovazione

Sebbene negli ultimo anni l’intervento politico per l’innovazione sia diventato un mezzo per assicurare
la competitività sullo scenario internazionale e la riforma del mix politico in favore della R&S sia
diventato una sfida maggiore per i policy maker, dal nostro punto di vista le scelte del governo su
politiche e strumenti sono poco incisive perché abbiano un impatto reale. Numerosi segnali lanciati
negli anni passati sembrano andare nella giusta direzione sia in termini di governo (ad esempio,
rafforzando il coordinamento così come numerosi tentativi di migliorare la valutazione) che di
strumenti politici (introduzione di misure automatiche, interventi selettivi in aree strategiche,
razionalizzazione di fondi per R&S). Tuttavia, tali tentativi sono ancora insufficienti per dare l’impulso
necessario agli attori dell’innovazione nazionale per incoraggiare ulteriori investimenti nella leva
dell’innovazione e della tecnologia, specialmente tra le PMI. Così, il supporto pubblico mirato ed
effettivo all’innovazione non è diventato una priorità principale per il governo centrale in termini di
azioni concrete e di schemi di finanziamento con una prospettiva a lungo termine, assicurando
continuità nella direzione delle riforme intraprese. Comunque, schemi e misure politiche interessanti
sono state implementate a livello regionale e sono state giudicate “attraenti” per le aziende locali,
comprese le PMI. Perciò, non vi è dubbio che una chiara visione strategica delle priorità innovative è
richiesta a livello centrale mentre si assicura un maggiore coordinamento e una più chiara allocazione
di responsabilità tra i differenti livelli politici. Inoltre, cosa manca ancora in Italia è un sistema di
valutazione in grado di sostenere il processo di policy making. E’ necessario per andare oltre alle
semplici pratiche di monitoraggio o audizione e per implementare valutazioni appropriate che
stabiliscono sistematicamente i risultati e forniscono feedback per l’allocazione delle risorse. La
valutazione è anche strettamente collegata alla “meritocrazia”, un altro concetto che si è
spiacevolmente perduto nella cultura nazionale. A questo punto diventa di cruciale importanza
assicurare che siano i migliori (università, imprese, ricercatori, progetti, ecc.) a ricevere le (scarse)
risorse. Alla fine, secondo noi, gli sforzi futuri nel fare politica dovrebbero essere diretti a sfruttare il
potenziale e a massimizzare le opportunità determinate da Industria 2015 e dalla nuova serie di fondi
strutturali. (2007-2013).

vi
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

1. Principali tendenze e sfide del sistema italiano


dell’innovazione

1.1 Tendenze recenti negli sviluppi macroeconomici e del mercato


Lo scenario economico italiano è attualmente caratterizzato da incertezza e stagnazione economica. Rigidi
vincoli finanziari affliggono in maniera crescente il quadro degli interventi politici che soffre di instabilità e di
continui cambiamenti di direzione. Molti indicatori sia quantitativi che qualitativi mostrano che la fase ciclica
di debolezza registrata nel 2007 si protrarrà fino al 2008 ed il tasso di crescita rimarrà basso se paragonato
alla media europea ed internazionale delle prestazioni. Il lento declino dell’economia è dovuto a due fattori
principali: l’evoluzione della domanda internazionale, la rivalutazione dell’euro sulla valuta USA, l’aumento
dell’inflazione collegato a quello dei prezzi di energia e prodotti alimentari e ai suoi effetti sul consumo
domestico. La crescita reale del PIL è diminuita gradualmente negli ultimi 5 anni e sta ulteriormente calando
dal 1,9 % nel 2007 all’1,5 %6 nel 2008, poco superiore alla metà della media euro del 2,7%. Senza
considerare le fluttuazioni cicliche, l’economia italiana è afflitta anche da problemi strutturali che riducono
l’abilità del sistema produttivo italiano di trarre vantaggio dalle opportunità inerenti i nuovi modelli del
commercio mondiale e delle tecnologie innovative diffuse a livello mondiale negli anni passati.

La principale debolezza del sistema italiano è la stagnazione della produttività. La crescita della produttività
della manodopera è ancora debole, riflettendo la mancanza di efficienza, innovazione di processo e
prodotto, e contribuendo all’ampliamento del gap del PIL-pro-capite dei Paesi meglio rappresentati. La
crescita debole del fattore produttività è collegata principalmente al settore produttivo, anche se nel settore
dei servizi non vi è stata un’accelerazione della produttività testimoniata in altri Paesi che seguono la
diffusione di tecnologie innovative. Fattori specifici come l’ingresso sul mercato del lavoro da parte di
manodopera non specializzata, gli scarsi investimenti su R&S, la specializzazione di aziende nei settori
tradizionali e la prevalenza di piccole imprese a conduzione familiare, che appaiono essere meno disposte
ad innovare, l’insufficiente competizione nel mercato dei prodotti, possono avere contribuito a deprimere la
crescita della produttività.

La stagnazione, comunque, deriva principalmente dalla disposizione di politiche strutturali e dai loro effetti
sull’utilizzazione del capitale umano e della competizione del mercato. Il tasso di impiego è aumentato negli
anni passati ma rimane uno dei più bassi nelle regioni OECD. Numerose forze sembrano avere agito per
aumentare i posti di lavoro: un lungo periodo di moderazione degli stipendi (gli stipendi sono tra i più bassi
dei Paesi UE), la riforma dei contratti e delle imposte, che hanno provocato una serie di lavori atipici
(contratti part-time e a tempo determinato), un numero significativo di emigranti che hanno occupato i posti
lasciati dai lavoratori italiani, favorendo un migliore equilibrio e abbassando la disoccupazione strutturale.
Una necessità principale in tale contesto è il bilanciamento della legislazione a favore dell’impiego così da
ridurre la dualità del mercato del lavoro, garantendo nello stesso tempo ai lavoratori un’adeguata sicurezza.
Si prevede che la disoccupazione, che continuava a calare durante il 2007, continuasse a diminuire

6
PIL annuale, non corretto dai giorni lavorativi. Fonte: ISAE da ISTAT, Banca d’Italia
7
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

ulteriormente nel corso del 2008 ma ad un tasso inferiore (7,1% registrato nei primi 4 mesi del 2008 contro il
6,1% del 2007). Inoltre, ci sono ancora grandi gap regionali e una bassa partecipazione del mercato del
lavoro che generano un potenziale di crescita irrealizzato. Il tasso di inflazione a giugno 2008 ammontava al
4%, il più alto dal 1996. La crescita dell’inflazione è continuata durante il 2008 e il 2009. I prezzi sembrano
essere più sensibili del passato alla quotazione internazionale delle materie prime. Le aliquote delle imposte
sono sempre piuttosto alte (43,3% del PIL) e questo rappresenta, nel medio termine, un fattore strutturale
che impedisce il recupero dell’economia. Mentre l’evoluzione fiscale influenza la domanda interna e la
fiducia generale di venditori al dettaglio e consumatori è naturalmente in declino, l’alto debito pubblico
previene riduzioni significative sul peso delle tesse che possono rinvigorire il lavoro e gli incentivi per i
lavoratori e anche rivitalizzare le spese private. L’indebitamento finanziario ha registrato una diminuzione
dell’1,5% nel 2007, arrivano all’1,9% del PIL cadendo allo stesso livello registrato nel 1999-2000. Il
Documento per la Pianificazione Economica e Finanziaria per il 2009-2013, presentato in Parlamento
quest’anno alla fine di giugno, intende raggiungere una graduale riduzione dell’indebitamento dal 2,5% del
PIL atteso nel 2008 ad un ampio bilancio di budget nel 2011, in linea con impegni presi a livello europeo.
Anche il debito pubblico /PIL è passato quest’anno dal 106,5% al 104%.

Una varietà di disposizioni di politiche strutturali ostacola la tendenza della crescita dell’economia. La
competizione soffocata nel settore dei servizi riduce gli incentivi alle aziende pere operare efficientemente,
investire in tecnologie innovative e intraprendere cambiamenti organizzativi. Anche le disposizioni danno alle
aziende incentivi non per espandersi, particolarmente l’inizio della regolamentazione del mercato del lavoro
e in alcune fondi per imposte, così che la maggior parte rimangono piccole ed incapaci di sfruttare le
economie di scala.

Nonostante la situazione summenzionata, comunque, ci sono alcuni elementi positivi in atto, in particolare
quelli provenienti dalla crescita delle esportazioni dell’alto valore aggiunto dell’industria italiana. Le
esportazioni sono cresciute sia nel 2006 che nel 2007 (+5% nell’ultimo anno). Dalla fine del 2007, l’Italia era
il secondo Paese, dopo la Germania, ad esportare verso i Paesi extra-UE con valore delle esportazioni di
quasi 104.7 miliardi di euro7. Alcuni esportatori italiani hanno riconquistato le fette del mercato delle
esportazioni nel segmento dei consumatori di beni di alta qualità ed i macchinari per produrli, nei quali sono
tradizionalmente specializzati. La crescita rapida dei prezzi delle esportazioni può significare che queste
aziende hanno recuperato parte del potere di imporre i prezzi e di indirizzarsi verso prodotti con alte fasce di
prezzo, Vale la pena notare infatti il riposizionamento delle esportazioni italiane verso prodotti tecnologici
medio-alti. L’equilibrio tecnologico dei pagamenti, sempre in deficit, mostrava per la prima volta un segno di
ripresa nel 2006. Questi sono davvero segnali che le aziende italiane possiedono l’abilità di rispondere agli
ostacoli maggiori e di riposizionarsi, mostrando dinamismo e impegno verso l’innovazione e la crescita
competitiva, ma devono essere necessariamente sostenute da una politica e da un quadro economico
favorevole e abilitante. La fiducia nel futuro dovrebbe essere rigenerata per dare una nuova spinta allo
sviluppo ed alla crescita dell’impresa e per recuperare ottimismo ed approccio positivo tra le aziende italiane,
attori pubblici e privati.

Tabella 1: Indicatori della performance economica

7 Rapporto “FORUM Innovazione Digitale 2008”, IDC, 2008

8
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Indicatore Performance nazionale Media UE


2002 2007 2002 2007
PIL pro capite in PPS (EU27=100) 112.2 101.4 (f) 100* 100*
Reale tasso di crescita del PIL (% di cambiamento da 0.5 1.5 1.2 2.9
un anno all’altro)
Produttività per impiegato(EU27=100) 117.8 109 (2006) 100* 100*
Crescita totale dell’impiego (% di cambiamento 1.7 1.1 0.4 1.6
annuale)
Tasso di inflazione (media annuale) 2.6 2.0 2.1 2.3
Costi per unità lavorativa (tasso di crescita) 0.2 0.6 (2006) - 0.4 - 0.9
Bilancio pubblico (crediti/debiti) come % del PIL - 2.9 - 1.9 - 2.5 - 0.9
Debito generale del governo come % del PIL 105.6 104 60.3 58.7
Tasso di disoccupazione (come % della popolazione 8.6 6.1 8.9 7.1
attiva)
Intensità dell’investimento diretto estero 1.3 2.2 (2006) n.a. 1.8 (2006)
Investimento dell’impresa come percentuale del PIL 19.2 18.7 17.3 18.2 (2006)

Fonte: Eurostat – Indicatori strutturali e Indicatori a lungo termine

Chiave: (*) EU25 medio, (^) o nell’ultimo anno con statistiche disponibili (ad esempio: 2005); (. ) non disponibile

9
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

1.2 Tendenze recenti nelle performance di innovazione


In termini di innovazione, la performance dell’Italia è ancora considerevolmente inferiore ai principali Paesi
europei anche se quella generale è aumentata marginalmente negli ultimi 5 anni. Secondo gli indicatori EIS
l’Italia, con un Summary Innovation Index (SII) dello 0,33 nel 2007 rispetto alla media UE dello 0,45, è nel
gruppo degli innovatori moderati, con una performance al di sotto della media UE ma superiore al gruppo dei
Paesi catching up. Il primo elemento da osservare è che negli ultimi 5 anni il SII non ha registrato
cambiamenti significativi (era dello 0,32 nel 2003 ed è rimasto allo 0,33 fino al 2007), che è un segno di un
ambiente statico e di crescita molto lenta nel Paese. Inoltre, lo European Innovation Scoreboard 2007 fa una
stima che all’Italia occorrono di più di 30 anni per raggiungere la media SII della UE.

Il posizionamento dell’Italia nel mezzo della lista dei Paesi dello European Innovation Scoreboard si deve
principalmente alla capacità riconosciuta del sistema economico nazionale di trasformare gli impulsi
all’innovazione in applicazioni e nuovi prodotti. L’analisi suggerisce che l’Italia sia più efficiente nel
trasformare gli input di innovazione in output sulla proprietà intellettuale, ma che ha un’efficienza inferiore nel
trasformare tali input in output di applicazione. Ancora manca un modello effettivo in grado di incoraggiare e
supportare la produzione di idee innovative in maniera sistematica. Manca anche una maggiore efficienza
nel trasformare gli input in applicazioni concrete che si potrebbero identificare e valutare facilmente.

Riguardo al posizionamento dell’Italia nell’arena economica internazionale, secondo il “World


8 °
Competitiveness Index ”, questa registra ancora basse performance collocandosi al 46 posto su 104
nazioni, mentre la distanza dalla maggiori nazioni Ue è molto aumentata negli ultimi anni. Insieme al
contesto del declino macroeconomico, i fattori più penalizzanti per tale posizione sono collegati allo sviluppo
tecnologico e al contesto delle istituzioni pubbliche. Allo stesso modo, il World Competitiveness Yearbook
dell’IMD nel 2007 colloca l’Italia al 42° posto in una lista di 61 Paesi; ancora una bassa posizione, nonostante
un miglioramento della performance paragonata a quella del 2006 (48° posto). L’analisi sviluppata dalla
Fondazione Rosselli9 per misurare e confrontare il potenziale innovativo delle 19 maggiori nazioni
industrializzate, colloca l’Italia in ultima posizione in molti dei 28 indicatori di innovazione stabiliti nello studio
(conoscenze tecnico-scientifiche, nuovi sfruttamenti ICT, capitale umano, supporto finanziario ad attività di
R&S, caratteristiche generali del contesto economico ed istituzionale, infrastrutture di base). L’analisi,
paragonando l’Italia con altre 18 nazioni sviluppate, registra gli indicatori più bassi per: l’efficienza dei
processi in TT tra le università e le imprese, investimenti in ICT, persone laureate, numero di ricercatori,
spese private in R&S, fondi di disponibilità di venture capital, diffusione infrastrutture a banda larga. Lo
stesso quadro emerge nell’analisi comparativa delle performance di innovazione dello European Innovation
Scoreboard (EIS) per il 2007, in cui l’Italia rivela ancora bassi livelli di incentivi all’innovazione (indicatori
della formazione) e indicatori della creazione della conoscenza, uno scarso dinamismo degli indicatori dell’
innovazione e dell’imprenditorialità, così come una ancora inadeguate capacità di trasformare gli input di
innovazione in applicazioni del mercato. Gli indicatori offrono un quadro realistico della situazione italiana e
riflette la sua difficoltà nel superare la tradizionale debolezza del Paese:

8
“Growth Competitiveness Index”, definito dal World Economic Forum, sintetizza l’insieme di istituzioni, politiche, e strutture che
guidano i processi di crescita di 104 Paesi del mondo.
9
Rapporto Innovazione di sistema 2007. Risultati di Sintesi. Fondazione Rosselli e Corriere della Sera
10
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

- livello medio inadeguato di competenze e know-how tra la popolazione adulta e giovane (come gli
indicatori EIS collegati all’attitudine alla formazione e all’apprendimento mostrati dal Paese) che
influenza la produttività dei lavoratori e la loro capacità di trovare lavoro;
- un mercato del capitale inefficiente (sviluppo inadeguato del mercato del capitale nazionale, settore
finanziario con basse performance e crescita lenta delle aziende attraverso capitale di terze parti);
- una qualità e disponibilità insufficiente di numerosi servizi collettivi spesso forniti con un’offerta di
rapporto costo/qualità inadeguato.

Tali fattori influenzano fortemente la diffusione degli schemi di innovazione e high-tech.

Competenze ed investimenti nella conoscenza (Incentivi all’innovazione e alla creazione di conoscenza): la


scarsa performance all’innovazione si può ricondurre alle lacune del sistema terziario dell’istruzione. Il
progresso tecnologico richiede anche risorse umane più ampie in termini di forza lavoro competente in grado
di implementare i cambiamenti organizzativi richiesti. Le competenze della ricerca attiva sono necessarie
non solo per dare il via all’innovazione, ma anche per assorbire la conoscenza ed adattare le invenzioni
dall’estero. Riguardo a questo, una maggiore debolezza per l’Italia è la fetta molto alta di forza lavoro con
poca o nessuna qualifica formale oltre alla scuola dell’obbligo. Laureati S&E, istruzione terziaria,
apprendimento che dura una vita, sono tutti indicatori che posizionano ancora l’Italia al livello più basso della
classifica EIS. Nel periodo 2005/2007 solo il 23,7% degli studenti universitari ha frequentato corsi scientifici.
L’Italia ha uno dei più bassi rapporti di ricercatori scientifici ed ingegneri rispetto al totale degli impiegati nei
Paesi OECD. Gli indicatori del capitale umano per l’Italia in generale portano alla conclusione di una crescita
debole della produttività (piuttosto che ad una adeguatezza del capitale) poiché la fonte principale della
produttività rallenta.

Il debole livello di conquiste nel settore dell’istruzione richiede un miglioramento nell’accesso e nelle lauree
nel settore dell’istruzione universitaria. Si dovrebbero incrementare la percentuale di lauree universitarie e
migliorare l’insegnamento universitario e la qualità della ricerca, dovrebbero essere introdotti criteri ispirati
alla meritocrazia sia per la valutazione delle carriere dei docenti che per le prestazioni degli studenti, si
dovrebbero permettere investimenti più efficaci nel settore dell’istruzione e i finanziamenti alle università
dovrebbero essere dati valutando attentamente e premiando gli istituti più efficienti e con prestazioni migliori.
Si dovrebbero aumentare gli scambi di studenti e la mobilità dei ricercatori. Si dovrebbero sviluppare
programmi di formazione più adatti alle imprese e ai bisogni del mercato del lavoro.

Relativamente agli investimenti in R&S, la spesa pubblica e private è ancora inadeguata. La spesa per R&S
sul PIL è ancora bassa (1,12 nel 2006) e non è migliorata negli ultimi anni (nel 1990 lo stesso indicatore era
di 1,25). La spesa per R&S nel settore pubblico è dello 0,52 del PIL (2005), piuttosto in linea con l’indice UE
ma molto influenzata dai ritardi del sistema nazionale, mentre la spesa privata è passata nel corso degli
ultimi 15 anni dallo 0,75 nel 1990 allo 0,55 nel 2005. L’evoluzione statica della spesa per R&S nel settore
privato dovrebbe principalmente ricondursi alla struttura del sistema economico italiano (nel 2005 il 73,8%
della spesa per R&S fu sostenuta da grandi aziende con più di 500 dipendenti, mentre solo il 10% è la
percentuale di aziende con meno di 100 dipendenti10), alla specializzazione della produzione,
(prevalentemente i settori a basso livello tecnologico e lavori pesanti) e l’incidenza del settore manifatturiero

10 “Ricerca e Sviluppo in Italia, ISTAT, 2007


11
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

con una produzione tecnologica medio-alta (nel 2005 l’esportazione di prodotti high-tech rappresentava solo
il 10,8% delle esportazioni11). Analisi recenti hanno dimostrato che ci sono investimenti “nascosti” nella
ricerca da parte di piccole aziende private, ma non sono registrati nelle statistiche ufficiali in modo
appropriato. Ciò è dovuto al fatto che questi si riferiscono specialmente alla ricerca applicata, spesso
condotta su produzioni di nicchia e non nei maggiori settori industriali che hanno generalmente un impatto
positivo sulla competitività del Paese. In questo senso, vale la pena menzionare che i tradizionali indicatori
che misurano l’abilità tecnologica dei Paesi sono principalmente collegati all’innovazione pesante. In Italia il
sistema di produzione è basato in maniera importante sulle “industrie creative” nei settori in cui la produzione
è fortemente caratterizzata da componenti estetiche e di design (come nei settori della moda e del made-in-
Italy) per cui l’innovazione dovrebbe essere misurata attraverso altri indicatori capaci di registrare i
cambiamenti per l’innovazione soft.

Un livello superiore medio alla media UE si registra in Italia per l’indicatore di imprese che ricevono
finanziamenti pubblici per l’innovazione (14,0 rispetto alla media UE di 9,0). In termini di risorse finanziarie
destinate all’innovazione, nel periodo 2002-2004 il 43% delle industrie e il 24,4% di aziende del settore di
servizi hanno ricevuto finanziamenti pubblici per le attività di innovazione. Non vi è stato nessun ulteriore
cambiamento su tali dati paragonati ai primi tre anni.12 La somma più significativa di risorse pubbliche è
destinata alle iniziative di innovazione attraverso schemi regionali/locali13.

Innovazione ed imprenditorialità, applicazioni e IPR: relativamente all’innovazione ed all’imprenditorialità


l’Italia ha una bassa posizione rispetto agli altri Paesi. Le attività di innovazione interne sono ancora scarse a
livello delle PMI e l’attitudine alla cooperazione tra aziende o tra aziende e centri di ricerca registra un
indicatore che è la metà della media UE. Questo mostra la difficoltà persistente del sistema italiano delle
PMI di attivare processi di scambio virtuosi per acquisire nuove tecnologie e sviluppare nuove applicazioni.
Gli sforzi per incoraggiare le iniziative di TT, gli approcci di clustering e le partnership pubbliche-private
dovrebbero essere ulteriormente rafforzati per diffondere le sinergie ed aumentare la capacità del Paese di
sfruttare effettivamente i risultati della ricerca e di trasformare le conquiste della conoscenza in applicazioni
proficue di mercato.

Un basso grado di diffusione riguarda il settore delle tecnologie ICT. La spesa su ICT è ancora una delle più
basse nel contesto europeo, non essendo capace di impattare in modo importante sulla produttività,
nonostante una crescita rilevante negli ultimi anni (nel 2006 la spesa per ICT rappresentava il 4,8% del PIL).
Questo fatto si dovrebbe collegare alla composizione della spesa per ICT. Infatti, mentre per la spesa in
tecnologie della comunicazione l’Italia si colloca sopra la media UE (la nazione è al primo posto per uso dei
telefoni cellulari), la spesa ICT per hardware, software e altri servizi collegati è solo dell’1,7% del PIL rispetto
alla media UE del 2,7%. Il livello di sviluppo e della fornitura di servizi ICT high-tech è piuttosto basso.
Perciò, il tasso di penetrazione in Italia è ancora debole e non contribuisce significativamente alla crescita
del Paese. Tale tendenza è ulteriormente confermata dalla diffusione dell’ICT nel settore pubblico, in cui
sono stati fatti molti interventi indirizzati al fenomeno persistente dello spartiacque digitale negli ultimi anni,
ma si dovrebbero fare ulteriori sforzi specialmente per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, per

11 “Scienza, Tecnologia e Industria: Scoreboard 2007”, OCSE, 2007


12
“Statistiche sull’innovazione nelle imprese”, ISTAT, 2008
13
Delle aziende che hanno ricevuto supporto pubblico per l’innovazione, l’85,5% ha ricevuto supporto regionale per schemi regionali.

12
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

l’implementazione dei processi di e-procurement e di e-government, per la creazione di nuove infrastrutture


ICT. Relativamente al settore delle imprese, si dovrebbe permettere la diffusione dell’ICT specialmente nei
settori principali italiani (made in Italy) contribuendo in tal modo ad esaltare la competitività del Paese. Gli
investimenti per lo sviluppo del capitale digitale e per il know-how digitale dovrebbero essere una priorità per
la politica italiana e per la struttura delle imprese.

L’Italia registra i più bassi tassi di venture capital ed investimenti in una prima fase. In Italia i finanziamenti
esterni a sostegno degli investimenti delle imprese in R&S ed innovazione sono generalmente ottenuti
attraverso le banche e le istituzioni principali. Il mercato del credito è ancora gestito secondo criteri
tradizionali e i progetti basati sull’innovazione incontrano spesso barriere notevoli per ottenere i
finanziamenti necessari. La difficoltà nell’ottenere fondi da investitori esterni è dovuta principalmente alla
dimensione delle imprese, piccole e spesso locali, il cui management è ancora inadeguato ad attivare
sinergie redditizie con un mercato di capitale internazionale. Gli investimenti in operazioni in una prima fase
di high-tech in Italia rappresentano solo il 17% degli investimenti totali. Le aziende innovative derivate da
grandi imprese sono attualmente un piccolo fenomeno, mentre lo spin-off di imprese high-tech sta
gradualmente aumentando come un nuovo orientamento strategico di università pubbliche (205 spin-off
universitari creati fino al 2005, il doppio rispetto al 200314). Comunque, tale trend è ancora lento e si
dovrebbero intraprendere le azioni per eliminare la tradizionale debolezza strutturale del Paese in questo
campo: un mercato finanziario mancante rivolto alle start-up, assenza di attori finanziari ed investitori
specializzati in una prima fase in grado di sostenere il lancio e la crescita di start-up (solo il 16% degli spin-
off accademici ha ricevuto finanziamenti di VC nel 2005), mancanza di fondi pubblico-privati a supporto di
aziende innovative, misure ancora inadeguate per favorire l’intervento pubblico per iniziative del capitale di
rischio.

Gli indicatori che riflettono la capacità italiana di proteggere il know-how e i risultati della ricerca scientifica
mostrano ancora un ritardo del sistema nazionale rispetto alla altre nazioni UE. Nonostante una capacità
consolidata nella produzione di know-how scientifico (pubblicazioni ed articoli), la registrazione dei brevetti
EPO e USPTO ha valori inferiori alla media UE, specialmente per applicazioni high-tech, riflettendo la
difficoltà della nazione ad attivare un ambiente sistemico di innovazione. Risultati più positivi si registrano
per i marchi e il design industriale comunitari, per i quali l’Italia registra indicatori intorno o superiori alla
media UE. Questo è un segnale della tradizionale leadership italiana a livello internazionale nei settori della
produzione “made in Italy” e la creatività ed invenzione del design, che hanno contribuito, e possono ancora
rafforzare il consolidamento dei prodotti italiani in numerosi mercati chiave.

14 “La valorizzazione della ricerca nelle università italiane. Quarto rapporto annuale”, Netval, 2006

13
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Tabella 2: Tabellone dell’innovazione europea: l’Italia

14
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

15
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

1.3 Sfide identificate


Secondo i punti 1.1 e 1.2 sopra, il sistema innovativo italiano è soggetto ad un numero di sfide che in termini
ampi si può raggruppare sotto le tre seguenti categorie generali: (i) la creazione di un ambiente innovativo
amichevole (specialmente per le PMI); (ii) il miglioramento della realizzazione dell’istruzione e delle
competenze dell’innovazione; e (iii) il miglioramento del finanziamento innovativo.
In termini pratici la creazione di un ambiente innovativo amichevole significa agire su quattro fronti principali:

1. aumentando l’importo dei finanziamenti (sia pubblici che privati) stanziati per le attività di R&S: il governo
italiano dedica ancora un insufficiente ammontare di finanziamenti pubblici per sostenere la ricerca e lo
sviluppo. L’ultimo valore registrato dagli indicatori EIS per la spesa pubblica in R&S è dello 0,56,
inferiore alla media EU del 15. Anche l’ammontare del finanziamento privato è quasi inesistente come
dimostra l’indicatore per la spesa delle imprese in R&S (0,55);
2. rinforzando e razionalizzando il sistema di incentivi a favore della R&S e dell’innovazione tra le PMI,
essendo questi due fattori (che rappresentano il 98% del tessuto industriale italiano) spesso citati per la
caduta della competitività dell’industria italiana;
3. migliorando i meccanismi esistenti del trasferimento tecnologico per ridurre il gap tra ricerca e mercato; e
4. stabilendo un sistema basato sulla “meritocrazia”, assicurando che siano i “migliori” (aziende, ricercatori,
progetti, università) gli unici a ricevere le (poche) risorse: questa è stata un’insidia citata spesso del
sistema italiano che chiede un intervento urgente da parte della maggioranza degli azionisti NIS.

Anche il raggiungimento dell’istruzione della popolazione è un’area critica in cui l’Italia sta avendo delle
cattive performance come mostrato dagli indicatori EIS che richiede un intervento urgente poiché un popolo
istruito e competente è l’input principale di qualsiasi processo di sviluppo innovativo e tecnologico. Ultimo,
ma non meno importante, l’accesso limitato delle imprese ai finanziamenti costituisce un’altra sfida chiave
per il sistema italiano. Il mercato del capitale italiano è inefficiente, rallenta la crescita delle imprese
attraverso l’introduzione del capitale da parte di terzi. La riforma del sistema bancario e del sistema degli
incentivi pubblici – che prevede la partecipazione attiva delle banche private nel sistema di accesso al
credito – non ha ancora portato ad una capacità maggiore di stabilire rapporti adeguati tra banche ed
imprese, ostacolando così la capacità di innovazione e di crescita delle PMI. Nel sistema finanziario italiano,
connesso strettamente con il settore bancario, si devono fare dei passi per ricavare le regole che queste
istituzioni applicano per valutare la vitalità di progetti innovativi, in modo da combinare gli attuali metodi di
valutazione basati su prestazioni su finanza e bilancio con i modelli di valutazione tecnologica; ciò
permetterebbe un’opportunità maggiore di soluzioni in cui le banche dividono il rischio con aziende
innovative e aumenterebbe anche la popolarità del venture capital, che è un’altra area che ha bisogno di
essere rinnovata.

Dalle aree summenzionate si possono estrarre tre sfide principali. La selezione di queste sfide specifiche è
stata fatta sulla base di numerosi indicatori (EIS, OECD, IMD), dibattiti politici nazionali, pubblicazioni, così
come sulla base di considerazioni e giudizi degli autori. Secondo questi ultimi, le sfide descritte qui sotto
devono essere urgentemente affrontate:

16
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Sfida 1: Finanziamenti per l’innovazione (specialmente venture capital)


L’accesso limitato delle PMI ai finanziamenti è la sfida chiave per il sistema italiano poiché la crescente
competizione globale richiede investimenti nell’innovazione. La carenza di finanziamenti sia da parte delle
fonti pubbliche che private è stato riconosciuto come uno dei principali fattori di ostacolo all’innovazione. I
finanziamenti per le PMI innovative da parte di banche private e venture capital sono piuttosto rari in Italia. In
particolare, le disponibilità di finanziamenti ad un primo stadio di venture capital si devono assolutamente
migliorare dal momento che il mercato è relativamente giovane e sottosviluppato. Il valore dell’indicatore EIS
2007 del venture capital in un primo stadio (0,002) è molto basso rispetto alla media UE e molto al di sotto di
quello dei Paesi europei come la Svezia (0,058), la Francia (0,030), la Finlandia (0,027) o il Regno Unito
(0,022). Lo Science Technology & Industry Scoreboard 2007 dell’OECD ha posizionato l’Italia al 17° posto
(su 19) in termini di disponibilità di finanziamenti di venture capital come percentuale del PIL. L’OECD stima
che in Italia i finanziamenti disponibili di venture capital sono lo 0,031% del PIL laddove in nazioni come la
Danimarca, la Svezia o il Regno Unito tale valore ammonta a circa lo 0,3% – 0,4%15. Sebbene la dimensione
del mercato in assoluto sia piuttosto piccola, nel 2006 e 2007 abbiamo assistito ai valori più alti degli ultimi 5
anni. I dati da associazioni italiane di capitali privati e venture, AIFI, hanno registrato un totale di 292
operazioni del valore di 3,7 miliardi di euro investiti nel 2006, un aumento del 22% rispetto all’anno
precedente16. Un ulteriore segnale del miglioramento si è verificato nel 2007, quando gli investimenti fatti da
operatori di capitali privati e di venture capital in Italia hanno raggiunto il valore più alto che mai: più di 300
operazioni di investimento e quasi 4,2 miliardi di euro investiti (un tasso di crescita del 12,5% rispetto al
2006). Un altro segnale del miglioramento riguarda le imposte e l’ambiente legale per il capitale privato e per
il venture capital: uno studio condotto da EVCA e KPMG17 nel 2006 per valutare il quadro delle tasse e
legale per il capitale privato e per il venture capital nei Paesi europei ha rivelato che negli ultimi 4 anni, le
tasse e l’ambiente legale per il capitale privato e il venture capital in Italia sono gradualmente migliorati come
mostrato dal punteggio composto del Paese, che è cambiato dall’1,96 del 2003, all’ 1,86 del 2004 all’1,72 del
200618.

Sfida 2: Mobilità dei talenti


Per mobilità dei talenti, si intende il flusso di laureati, ricercatori, scienziati e capitale umano con elevata
competenza che viene e va dal Paese. Il flusso di talenti rappresenta il fenomeno della fuga dei cervelli. Il
grado di ritenzione ed attrazione del capitale umano competente sono indicatori importanti dell’efficienza dei
sistemi del mercato dell’istruzione e del lavoro del Paese. Il fatto che giovani ricercatori, professionisti e
laureati vadano all’estero pone un serio e forte freno all’innovazione nei prossimi anni poiché le più brillanti
risorse umane se ne vanno, portando con loro alti livelli di competenza e know-how. Allo stesso modo, l’Italia
non è attraente per gli studenti stranieri (che siano laureati o post-laurea) come dimostrano le basse
percentuali di studenti stranieri iscritti nel sistema universitario. Nonostante un miglioramento sin dal 2000,
nel 2006 la percentuale di studenti stranieri che si è laureata in Italia era solo dell’1,7% e meno del 20% si è

15
Fonte: OECD Science Technology and Industry Scoreboard 2007 in Rapporto Innovazione di Sistema 2007, Fondazione Rosselli e
Corriere della Sera.
16
Nel 2006, del totale di risorse investite, le PMI hanno attratto solo 800 milioni di euro, o il 22% del totale. La vasta maggioranza delle
risorse sono stati investiti in aziende ubicate nel Nord del Paese (87%), lasciando il Centro (10%) e soprattutto il Sud (3%) in una
situazione molto deludente. Fonte AIFI (2006 dati).
17
EVCA & KPMG (2006): Studio su benchmarking: migliori iniziative di tassazione e legali sono necessari per supportare gli
imprenditori nell’ambiente di capitale privato e di rischio in Europa.
18
Indice composto nello studio di EVCA & KPMG: 1=più favorevole / 3=meno favorevole. Indice media = 1.84
17
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

laureato nei settori della scienza e tecnologia, il che conferma la scarsa attrattiva del sistema italiano,
specialmente riguardo alle discipline che sono le più importanti per l’innovazione. Anche ad un livello di
specializzazione post-laurea (master e dottorato) la percentuale di studenti stranieri è relativamente bassa
(5,7% per i master e 3% per il dottorato nel 2005)19. Nonostante la situazione negativa a livello nazionale, a
livello regionale vi sono alcune aree ben note come Trieste con centri di eccellenza (Ictp- International centre
of theoretical physics, Sissa - School of advanced studies, Area Science Park ecc) che attirano ricercatori e
scienziati stranieri da tutto il mondo. Comunque, in questo caso, il problema non è il grado di attrazione ma
Ie vicissitudini burocratiche che ritardano l’entrata degli stranieri nel Paese, creando non solo difficoltà tra gli
scienziati ma anche, e più importante, frenando le attività di ricerca. Come per la fuga dei cervelli, vale la
pena notare che il fenomeno è sempre più al centro dei dibattiti pubblici e della stampa italiana. Comunque,
nonostante tale interesse, non ci sono dati accurati registrati a livello nazionale sul numero di ricercatori che
vanno all’estero ed è frequente trovare discordanze sulle stime spesso pubblicate sulla stampa nazionale20. I
dati sul World Competitiveness Yearbook 2007 mostrano che, su un campione di 19 Paesi, il fenomeno della
fuga dei cervelli ha l’incidenza più alta in Italia (seguita soltanto dalla Russia, all’ultima posizione della
classifica). Le cause della fuga dei cervelli si possono ritrovare nella mancanza di una cultura meritocratica
che pervade il sistema italiano, nelle scarse opportunità di ricerca nel Paese, nei bassi stipendi dei ricercatori
e nelle difficoltà incontrate dalle persone per entrare nel mercato lavoro21.

Sfida 3: Il miglioramento dei meccanismi di trasferimento tecnologico per ridurre il gap esistente tra
ricerca e mercato
I processi di trasferimento tecnologico dovrebbero essere ulteriormente promossi dal momento che una delle
pecche del sistema italiano è la sua difficoltà nel generare l’innovazione dagli input della conoscenza e della
ricerca. Un indice di sviluppo per misurare l’efficienza del trasferimento tecnologico tra università ed imprese
mostra livelli molto bassi per l’Italia22 (3,60 laddove lo stesso indice per Paesi come Danimarca, Finlandia,
Germania, Svezia o USA è attorno al 6,00- 6,69). Come conseguenza, su 19 Paesi l’Italia è al 17° posto
seguita solo da Portogallo e Russia. Un recente sondaggio condotto dal Netval (il network italiano per la
valorizzazione della ricerca universitaria)23 su un campione di 50 università italiane mostra che le politiche
adottate dalle università italiane a favore del trasferimento tecnologico consistono principalmente su misure
di protezione della proprietà intellettuale e su incentivi per la creazione di spin-off. Più dell’ 80% delle
università italiane adotta questi tipi di misure, laddove solo il 57% di loro collabora direttamente con
l’industria nei programmi di R&S e solo il 12% coinvolge gli studenti in progetti di ricerca.
Il report mostra anche che tra il 2003 e il 2005 i brevetti registrati EPO e USPTO sono aumentati
rispettivamente del 56% e del 33% e dal 2005 gli spin-off accademici attivi in Italia erano 205, quasi il doppio
del 2003 (104). Gli indicatori EIS mostrano anche una prestazione insufficiente dell’Italia rispetto allo
19
Fonte: Cotec 2008 Rapporto annuale sull’innovazione
20
Usandoi I dati dell’OECD, Beltrame (2007) ha rilevato che nel 2005, 294.767 laureati hanno lasciato il Paese. Secondo “La stampa”
in un articolo dell’11/2/2008 “ In fuga dall'università'" la percentuale di laureati che lasciano il Paese in cerca di un futuro è attualmente
di circa il 4% del totale. In un articolo pubblicato su “La Repubblica” (10/05/06) secondo il Rettore del Politecnico di Torino. 30.000
ricercatori italiani lasciano il Paese ogni anno.
21
Il mercato italiano del lavoro presenta una combinazione di istituizioni e tradizioni che proteggono chi ha già un lavoro e nuociono a
chi ne è in cerca (mancanza di competitività e trasparenza nelle pratiche di assunzione). Queste caratteristiche sono presenti anche nei
segmenti altamente specializzati del mercato del lavoro.
22
Fonte: Rapporto Innovazione di Sistema 2007 (Survey “System Innovation 2007”) effettuato dalla Fondazione Rosselli e dal Corriere
della Sera usando dati raccolti da IMD, World Competitiveness Yearbook 2007.
23
Fonte: La valorizzazione della ricerca nelle università italiane. Quarto rapporto annuale Netval (2006), in Cotec 2008 Rapporto
Annuale sull’ Innovazione
18
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

scenario internazionale; la cooperazione tra aziende o tra aziende e centri di ricerca registra un indicatore
che è la metà della media UE, mostrando una difficoltà persistente del sistema italiano delle PMI ad attivare
processi di scambio virtuosi al fine di acquisire tecnologie innovative e sviluppare nuove applicazioni. Anche
l’indicatore delle esportazioni high-tech è molto basso rispetto alla media UE, laddove gli indicatori delle
vendite di prodotti nuovi per il mercato e per le aziende si avvicinano alla media.
Gli indicatori collegati alla registrazione dei brevetti EPO, USPTO mostrano valori al di sotto della media UE.
Risultati migliori si registrano per marchi e design comunitari, con indicatori attorno o superiori alla media
UE. Questo è un segnale della leadership tradizionale dei settori del “made in Italy” in cui design, creatività
ed invenzioni hanno contribuito al consolidamento dei prodotti italiani sui mercati internazionali.

19
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

2. Governo e politiche di innovazione: tendenze chiave in


strutture e performance

2.1 Il sistema italiano di governo dell’innovazione: una valutazione


Il sistema di governo italiano è stato caratterizzato dalla presenza di molte enti politici che hanno intrapreso
obiettivi di politiche di innovazione che sono a volte frammentati, scoordinati e in conflitto. Ancora oggi
l’intervento politico su ricerca ed innovazione è caratterizzato da una forte frammentazione di strumenti e
misure che sono spesso concepite come iniziative a breve termine o anche una-tantum. Non c’è dubbio che
una priorità chiave della politica di innovazione in Italia sia da ricondurre ad una forte visione strategica, sia a
livello nazionale che regionale, e a una prospettiva chiara per assicurare una pianificazione a lungo termine
e risultati di impatto a lunga durata. Il sistema di governo italiano in materia di innovazione è stato a lungo
chiamato ad una riforma del mix politico a favore della R&S e dell’innovazione per rendere il processo
politico più efficace verso la crescita dell’ambiente economico italiano. La sfida nei confronti dei politici in
Italia è di sostenere un quadro politico che incoraggi il continuo apprendimento tecnologico e l’investimento
sull’innovazione in un ambiente industriale frammentato formato da numerose PMI operanti nei settori
tradizionali (tessile, pellame, arredamento, ceramica), ma anche in settori che richiedono una forte iniezione
di tecnologia e innovazione (agro-alimentare, biotecnologia, strumenti, trasporti), assicurando così che le
forze innovative e il centro delle competenze esistenti all’interno di imprese individuali non rimangano
isolate. La cultura del cambiamento, dell’innovazione e della cooperazione tra aziende richiede il supporto di
istituzioni pienamente impegnate nella costruzioni di collegamenti e sinergie e, soprattutto, determinate
risorse e impegno a lungo termine. Una risposta per migliorare il sistema nazionale dell’innovazione è
arrivata con l’instaurarsi del Governo Prodi nel 2006, che provò a dare una nuova direzione al sistema sia in
termini di strumenti di governo che di politica24. Per quanto riguarda la gestione dell’innovazione, durante il
suo mandato, il governo ha provato a rafforzare la collaborazione ed il coordinamento tra i numerosi
ministeri coinvolti in R&S ed innovazione. Questo è stato fatto attraverso i continui contatti personali e
scambio di informazioni tra il Ministero dell’Università e Ricerca, Sviluppo economico e Innovazione della
Pubblica Amministrazione, che hanno agito per ottenere il consenso sul tipo e sulle modalità di intervento.
Relativamente alla politica di innovazione per le aziende, la mancanza di una singola direzione, in particolare
il dualismo tra il Ministro per le Attività produttive (MAP) e il Ministro per l’Istruzione, le Università e la
Ricerca (MIUR), ha a lungo caratterizzato il sistema italiano. Per poter garantire il coordinamento, il governo
Prodi ha identificato un “leader” che desse le indicazioni principali nella politica dell’innovazione, conferendo
questo ruolo al Ministro dello Sviluppo economico (ex-MAP) che collega le politiche industriali a quelle dell’
innovazione. Allo stesso tempo, il governo ha provato ad assegnare competenze più chiare ai ministeri in
termini di R&S, dividendo l’ex-MIUR in due ministeri e perciò creando un ministero focalizzato solo sulla
ricerca, il MUR. Inoltre, a livello centrale, il coordinamento e la collaborazione tra i ministeri è stato rafforzato
per assicurare l’efficienza degli interventi politici. I tre ministeri coinvolti in R&S ed innovazione (cioè

24
Qui ci riferiamo al nuovo mix politico basato su incentivi orizzontali ed automatici da un lato (credito d’imposta) e su interventi verticali
e selettivi in aree chiave che sono considerati di vitale importanza per il futuro della nazione – programma “Industria 2015”.
20
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Università e Ricerca, Sviluppo Economico ed Innovazione) hanno dichiarato in numerose occasioni


pubbliche di avere una visione condivisa della politica dell’innovazione e di essere in accordo sugli obiettivi
da raggiungere. Il documento politico Industria 2015 è un esempio del loro reciproco interesse. In tal senso,
il coordinamento e la cooperazione tra ministeri è percepita come più forte rispetto al passato. Il
coordinamento tra i ministeri e regioni è stato rinforzato anche attraverso la costituzione di una commissione
permanente per l’innovazione tecnologica, con in testa il Ministro per gli Affari regionali. Inoltre, per
rafforzare ulteriormente la struttura di governo, il governo ha appoggiato il mandato per attribuire la guida
politica alla Lisbon Strategy ad una commissione interministeriale UE, o CIACE, presieduta dal Ministero
italiano per le politiche UE.

In termini di istituzioni create recentemente, vale la pena menzionare l’ANVUR e l’Agenzia nazionale per
l’innovazione. ANVUR (l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca)
(approvata nella Legge di Bilancio 2007) è stata costituita per valutare i risultati delle attività di ricerca
raggiunti da università e centri di ricerca. Questo è un passo molto importante, dal momento che riguarda la
valutazione del sistema di ricerca, per due motivi: (a) è la prima volta che il sistema di ricerca pubblica verrà
valutato sistematicamente da un’istituzione indipendente; (b) i risultati di queste valutazioni guideranno
l’allocazione futura dei finanziamenti pubblici. La struttura ed il funzionamento dell’agenzia sono sotto esame
da parte dei corpi parlamentari competenti e ci si aspettava che l’ANVUR divenisse completamente
operativo nel 2008. Comunque, con il nuovo governo, il futuro dell’agenzia potrebbe essere minacciato dal
momento che il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca designato sta rivalutando l’agenzia in
termini di costi, burocrazia e rigidità. L’Agenzia nazionale per l’innovazione sarà incaricata di valutare i
progetti di innovazione annunciati nel documento “Industria 2015”.

2.1.1 Principali cambiamenti nel sistema di governo

Nonostante il fatto che la politica degli ultimi anni sia stata più orientata al miglioramento dei conti nazionali
che alla promozione dell’innovazione, gli anni 2006 e 2007 – come già accennato nel precedente paragrafo
– hanno alla fine testimoniato l’instaurarsi di un nuovo orientamento politico nel tentativo di rompere con il
precedente regime. Un cambiamento rilevante accaduto nel 2007 è stato quello della riforma del Ministero
dello Sviluppo economico, che attualmente è organizzato in tre dipartimenti corrispondenti alle tre principali
missioni del Ministero, vale a dire (i) promozione della competitività; (ii) sviluppo e coesione e (iii)
regolazione del mercato. Il Dipartimento a capo delle politiche di innovazione tecnologica è il Dipartimento
per la Competitività, che è anche responsabile per le politiche industriali, distretti industriali, politiche
energetiche, politiche per le PMI e gli strumenti di supporto per il sistema produttivo. Lo scopo è di guidare
ciascun dipartimento in maniera unificata e coerente, beneficiando delle sinergie create e guadagnando in
efficienza. Le stime da parte del Ministero rivelano che la nuova organizzazione ha generato riserve per il 1
milione di euro l’anno. Anche durante il 2007, l’Istituto per la Promozione Industriale (IPI) ha rafforzato il
proprio ruolo operativo a supporto delle direzioni del Ministero, diventando un’agenzia interna. L’idea è di
aumentare l’efficienza e di fornire al Ministero per lo Sviluppo economico un pool di giovani esperti qualificati
in grado di offrire assistenza tecnica evitando l’impiego periodico di consulenti esterni costosi. Inoltre, è stato
costituito un nuovo dipartimento con la missione di valutare gli strumenti di supporto gestiti dal Ministero

21
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

presso l’IPI (vedi anche il paragrafo 2.3.2). Allo scopo di enfatizzare il ruolo strategico R&S in Italia, per la
prima volta il Ministero per l’Università e la Ricerca è stato incluso nella Commissione interministeriale per la
programmazione economica. L’Agenzia nazionale per l’Innovazione, nata con la Finanziaria del 2006, è
stata creata ufficialmente a gennaio 2008. E’ stato scelto anche il direttore. Il ruolo dell’Agenzia sarà di
valutare sia ex-ante che in itineri i progetti di innovazione industriale previsti in Industria 2015. Una novità
sarà la presenza di valutatori internazionali e la richiesta di presentare le proposte anche in lingua inglese.
L’Agenzia dovrebbe essere dotata di una struttura agile e flessibile con obiettivi trasparenti e scadenze
chiare. Comunque, nonostante questi segnali positivi di cambiamento, un problema ancora persistente nel
sistema italiano è la lunghezza dell’implementazione delle riforme e più importante, l’instabilità politica, che
minaccia il cambiamento di direzione. Infatti, la debolezza politica del partito di Prodi ha contribuito a
rallentare il passo delle numerose azioni annunciate in questo campo e a creare un clima di incertezza e
dubbio sul futuro, con crescente frustrazione, specialmente tra le imprese.

La caduta del governo in parlamento a gennaio 2008 e la chiamata alle urne ad aprile – dopo meno di due
anni di vita parlamentare difficile – mostra ancora di nuovo il sistema politico errante che caratterizza il
Paese. E’ troppo presto conoscere la direzione che prenderà il nuovo governo per quanto riguarda la politica
industriale e dell’innovazione. Attualmente, l’intenzione del governo è di continuare con il programma
“Industria 2015” allargando le aree di intervento per includere nuovi settori e semplificare le procedure
amministrative come annunciato nel “Piano di Sviluppo triennale”25 approvato dal Consiglio dei Ministri il 18
giugno 2008. Il nuovo governo ha ridotto il numero dei ministri rispetto al precedente governo (12 Ministri
con portafoglio e 9 senza). Il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca è stato di nuovo riunificato e il
Ministero per le Riforme e l’Innovazione ha leggermente cambiato nome (ora è il Ministero per la pubblica
amministrazione e Innovazione), continuando a mantenere i due dipartimenti, cioè quello per la Funzione
pubblica e quello per l’Innovazione e la Tecnologia, questo con lo scopo di “sviluppare la società
dell’informazione e le relative innovazioni tecnologiche per pubblica amministrazione, cittadini e imprese”.
Attualmente il nuovo governo sembra essere concentrato principalmente sull’innovazione relativamente alla
modernizzazione della PA attraverso l’introduzione dell’ICT. Tali cambiamenti e i soli avranno certamente un
effetto sulla gestione delle politiche dell’innovazione ma al momento, senza una chiara indicazione delle
iniziative da intraprendere, è difficile stabilire come. Per quanto riguarda il precedente governo, una
valutazione delle riforme introdotte dal governo Prodi sarebbe davvero positivo a prima vista. Comunque, è
difficile valutare appropriatamente il progresso e i risultati ottenuti in assenza degli obiettivi quantificabili e
della valutazione dell’impatto e quasi impossibile se l’alternarsi dei governi è così frequente, senza una
visione a lungo termine e senza il tempo necessario per l’implementazione delle riforme per qualche tempo e
poi valutate. A questo punto, è essenziale assicurare il governo effettivo e l’applicazione immediata delle
nuove leggi e strumenti.

2.1.2 Principali cambiamenti nel sistema di governo regionale

25
Piano Triennale per lo Sviluppo. Tale documento –di cui pubblichiamo solo una sintesi – contiene numerose misure presentate dal
Ministero dello Sviluppo Economico per “ …rilanciare la crescita e ridurre le disparità della crescita di competitività con I Paese
industrializzati”
22
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Fin dal 200526 il contributo delle regioni italiane al processo di formulazione di una politica di innovazione e la
gestione di strumenti e misure a favore della R&S e dell’innovazione tecnologica sono significativamente
aumentate. E’ stato conferito alla regioni un nuovo potere nel settore della politica della ricerca scientifica e
dell’innovazione tecnologica. Numerose regioni hanno sviluppato iniziative politiche regionali per la R&S e
per l’innovazione, grazie a specifici strumenti la cui applicazione era stata lanciata a livello locale con un
crescente successo. La dualità tra l’intervento del governo centrale e quello delle autorità regionali,
comunque, sta ancora affliggendo il sistema italiano e l’attuale scarsa disponibilità di risorse finanziarie
richiede più coordinamento tra i due livelli istituzionali sia per definire meglio gli obiettivi strategici della
politica industriale e il bilanciamento territoriale sia per stabilire ruoli chiari, responsabilità e aree di
intervento.

Il quadro strategico delle priorità ed obiettivi e degli interventi singoli da attuare in una specifica regione è
generalmente attuato attraverso un accordo quadro27 (Accordo di Programma) siglato da regione,
amministrazione centrale e altri attori pubblici-privati per definire le strategie di interesse comune, compresa
la pianificazione di allocazioni finanziarie. La gestione delle misure politiche regionali specifiche è stata in
molti casi assegnata ad agenzie pubbliche locali o a dipartimenti interni di autorità locali (assessorati)
dedicati specificatamente alla R&S ed alla politica di innovazione. In questi casi, la politica di innovazione è
stata formulata ed implementata in maniera più efficiente assicurando la valorizzazione e lo sfruttamento di
peculiarità locali e vantaggi competitivi. E’ generalmente riconosciuto, comunque, che il processo di
decentramento amministrativo dallo Stato centrale alle entità politiche regionali dovrebbe a livello locale
garantire un processo di fare politica più bilanciato e su misura. Si dovrebbero perseguire integrazione e
coordinamento per creare un intervento coerente e focalizzato a differenti livelli per evitare sovrapposizioni. Il
coinvolgimento dei portatori di interessi e delle partnership socio-economiche dovrebbero essere pianificate
sia nella fase di programmazione che in quella di implementazione per facilitare e rendere più efficace i
processi di innovazione a livello locale. In questo contesto generale, è stato fatto uno sforzo maggiore per
migliorare il sistema di governo regionale con la nuova fase di programmazione per la politica regionale
(Structural Funds and Cohesion Policy 2007-2013). Il nuovo quadro strategico nazionale, infatti, è stato
adottato a dicembre 2007 dopo un periodo di pianificazione caratterizzato da un processo di concertazione
tra i differenti livelli di governo.

Il nuovo piano di politica regionale ha lo scopo di implementare uno schema di politica unificata a livello del
territorio locale, mettendo insieme fondi strutturali, nazionali per aree sottosviluppate e altre fonti regionali
per lo sviluppo locale. Così, c’è un cambiamento di orientamento strategico. Un tipo di governo multi livello è
previsto dal nuovo programma quadro 2007-2013, richiedendo un coordinamento ed una collaborazione più
forte tra i differenti livelli politici nel pianificare e gestire gli interventi. Le iniziative regionali dovrebbero
essere strettamente collegate alle politiche per l’innovazione e competitività per assicurare una strategia
coerente di politica industriale. Questo approccio è previsto anche nel processo di programmazione ed
implementazione per i the 'Programmi Operativi Nazionali (PON) gestiti solitamente dal governo centrale ed
ora supportati da una commissione (Comitato di Indirizzo e di Attuazione), coinvolgendo il governo nazionale
insieme a quelli regionali su misure specifiche. Questo permetterà una partecipazione più effettiva delle

26
Riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 e sua applicazione tramite la Legge 131/2003.
27 Legge 662/96 for gli accordi istituzionali (Intese istituzionali)
23
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

regioni nel processo di pianificazione ed implementazione ed un ruolo più forte nell’influenzare le decisioni
politiche del governo centrale relativi a territori specifici. Riguardo al programma quadro dei fondi strutturali,
le fonti finanziarie totali disponibili a livello nazionale ammonteranno a 124,7 miliardi di euro (con 28,8
miliardi dalla UE, 31,6 miliardi allocati dallo stato per rafforzare i fondi europei e 64,4 miliardi come risorse
addizionali dedicate alle politiche di sviluppo regionale). Il programma di spesa per il Fondo di Sviluppo
regionale prevede un’allocazione del 2,5% del totale delle risorse per la R&S, l’innovazione tecnologica e
l’imprenditorialità. Questa è un’opportunità molto grande per la regione, specie per lo sviluppo delle regioni
del Sud.

Coordinamento e convergenza sono state ricercate nel formulare obiettivi e traguardi in alcuni dei maggiori
documenti politici (NRP, documento Strategico Nazionale per la politica regionale, il DPEF nazionale, ecc.).
Il nuovo NSF e il Lisbon National Reform Programme (NRP) sono stati entrambi concepiti per assegnare
Priorità 2 alle iniziative indirizzate a Ricerca ed Innovazione.

Nel nuovo schema di programmazione nazionale per i fondi strutturali, la Priorità 2 è dedicata specialmente
alla “Promozione, valorizzazione e diffusione della ricerca ed innovazione per la competitività”. In tale quadro
ci si aspetta che la politica regionale preveda allocazioni di risorse su: centri di eccellenza operanti sul
territorio nazionale; meccanismi di matching per collegare ricerca ed industria; iniziative per convertire nuova
conoscenza in soluzioni di tecnologia applicata; soluzioni di ICT come fattore chiave per l’innovazione. La
Priorità 2 vale il 14% nell’allocazione delle risorse dell’intero schema NSF, con un aumento significativo
comparato al periodo 2000-2006. Si metterà enfasi sul nuovo orientamento politico regionale nello
sviluppare strumenti che possano prevedere investimenti per la ricerca privata e la valorizzazione del
capitale umano. Gli schemi di incentivi automatici saranno ridotti (dal 50% nel periodo 2000-2006 al 25-30%
nella nuova struttura), dal momento che possono essere gestiti meglio dalla politica nazionale/ordinaria per
la loro natura più generale.

In tale scenario, si deve ricordare che la politica regionale ha contribuito in modo significativo al
raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, in particolare all’allocazione dei fondi strutturali e alla creazione del
fondo per aree sotto-utilizzate (FAS). Le spese aggiuntive proiettate per i programmi di investimento per il
2007 e 2008 per un totale di 19,720 milioni di euro, il 10% dei quali (2,052 milioni di euro) sono allocati per
interventi di ricerca ed innovazione tecnologica. La crescente partecipazione delle regioni italiane alla
gestione dell’implementazione della strategia di Lisbona costituisce un chiaro segno del reciproco approccio
al programma di riforma nazionale e la fase di pianificazione regionale. Questo nuovo orientamento può
contribuire ad introdurre una cultura di monitoraggio e di valutazione delle politiche economiche regionali
così da dare coerenza e da integrare il processo di pianificazione multilivello. In questo senso, è importante
menzionare che lo scorso anno Confindustria e la conferenza delle regioni hanno siglato un accordo per fare
una revisione del sistema degli incentivi regionali per l’innovazione e per stabilire l’efficacia di tali incentivi e
per monitorare l’impatto del processo di decentramento su tale questione. C’è necessità di razionalizzare i
differenti livelli di intervento, stabilendo un quadro di priorità strategiche e modalità di implementazioni
operative, riducendo il numero degli strumenti e rendendoli più efficaci verso gli obiettivi selezionati, in linea
con la nuova Politica di coesione e degli obiettivi della Strategia di Lisbona. Non si sono verificati ulteriori
cambiamenti negli ultimi mesi in tale direzione, per via delle elezioni politiche. Gli interventi sono attesi non
appena verrà lanciato il nuovo periodo di programmazione politica regionale.
24
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

2.2 Focus e tendenze delle politiche di innovazione nazionali e regionali

2.2.1 Il mix della politica dell’innovazione

Il report sul sistema di incentivi alle imprese28 pubblicato dal Ministro dello sviluppo economico a giugno
2007 così come il Documento per la programmazione economica e finanziaria29 per il periodo 2008-2011
mostra che le aziende italiane dedicano ancora poche risorse per investimenti in R&S e in innovazione
tecnologica. I passati governi (sia quello di Berlusconi che di Prodi) hanno riconosciuto l’importanza
dell’innovazione come guida dello sviluppo economico nazionale e della competitività e la necessità di
creare un ambiente favorevole all’innovazione e al trasferimento tecnologico è diventato una priorità nel
processo di formulazione di una politica nazionale. Anche se numerose riforme per i sistemi degli incentivi
furono introdotte durante il mandato di Berlusconi, è stato durante il governo Prodi (dalla metà del 2006) che
ha preso il via un punto di svolta. Il sistema di supporto alle aziende è stato completamente revisionato e
riformulato. Il nuovo approccio politico è stato sviluppato lungo due maggiori linee strategiche:
− Un supporto (orizzontale) generalizzato indirizzato a tutte le aziende attraverso incentivi automatici
(credito di imposta); e
− Industria 2015, il nuovo piano politico nazionale (“Iniziative per l’Innovazione Industriale”) che collega
fortemente la politica industriale e dell’innovazione per aiutare le aziende italiane a recuperare la propria
competitività. Industria 2015 identifica tre aree strategiche innovazione industriale, finanza innovativa e
network di imprese. Per ciascuna di tali aree sono stati concepiti ed introdotti nell’attuale composizione
politica nuovi strumenti di implementazione.

La filosofia alla base di Industria 2015 è quella di concentrare le misure, i progetti e le risorse su selezionate
priorità tematiche. La linea più importante dell’azione del Piano si riferisce alla valorizzazione della
competitività del sistema produttivo attraverso la realizzazione di Progetti di Innovazione industriale (cinque
grandi programmi industriali in aree tecnologiche strategiche: efficienza energetica, mobilità sostenibile,
nuove tecnologie per il “made in Italy”, e tecnologie per il patrimonio culturale) che favoriranno la creazione
di partnership e sinergie tra università, centri di ricerca, aziende private, capitale finanziario, ma anche enti
locali. I progetti di innovazione industriale mirano al coordinamento delle attività di grosse imprese pubbliche
e private, distretti industriali e tecnologici e il mondo della ricerca e dell’innovazione in modo da
implementare le iniziative industriali sul medio/lungo termine che rendono l’industria più competitiva. Il piano
industriale ha introdotto forti elementi di novità nel quadro politico nazionale:
- La gestione del progetto/programma in ciascuna area tematica, che deve essere assegnata ad un
project manager indipendente esterno alla PA con una lunga esperienza in questo campo;
- Il processo di formulazione del programma in ciascuna area tematica sarà supportato da un sistema
informativo integrato che analizza i progetti passati, le tendenze tecnologiche, gli operatori pubblico-
privati e le espressioni di interesse da consultazioni pubbliche;
- Ciascun programma tematico includerà il lancio di bandi a tema, l’implementazione di azioni per
stimolare la domanda e migliorare le infrastrutture, l’ideazione di norme che assicurino che il
mercato in questione sia adeguatamente regolato;
28
Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive, Ministero dello Sviluppo Economico, Giugno 2007.
29
Documento di programmazione economico-finanziario DPEF 2008-2011.
25
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

- Ciascun progetto sarà soggetto a valutazioni ex-ante ed intermedie da parte di un pool di esperti
indipendenti (sia nazionali che internazionali).

Inoltre, nello sforzo di razionalizzare gli strumenti finanziari, la maggior parte dei fondi esistenti a supporto di
R&S e dell’innovazione sono stati riuniti in tre Fondi principali: Competitività, Finanziamento alle Imprese e
FIRST (a sostegno dei progetti di ricerca). Le misure presentate nel Piano Industria 2015 sono state
trasformate in strumenti operativi attraverso le riserve delle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 (vd. il paragrafo
2.2.2 per una descrizione delle nuove misure). Le misure lanciate dal precedente governo Berlusconi (ad es.
i dodici programmi di ricerca strategica, i distretti tecnologici, i laboratori pubblico-privati, gli Industrial Liaison
Office, ecc.) sono ancora in fase di sviluppo dal momento che i bandi per finanziare tali progetti allocavano
risorse in un periodo della durata di 3-5 anni. Il futuro di questi enti e la loro sostenibilità a lungo termine
dipenderà dalle intenzioni del nuovo governo e diventeranno più chiare quando scadrà la ripartizione del
budget.

La seconda metà del 2006 e la maggior parte del 2007 sono state caratterizzate da una sorta di doloroso
periodo di transizione dal “vecchio” al “nuovo” sistema. Lo chiamiamo doloroso perché, nonostante l’ampio
consenso raccolto dal nuovo approccio per la sua visione di una politica industriale basata sull’innovazione e
sulla razionalizzazione dei sistemi degli incentivi pubblici, le numerose difficoltà, la lunga burocrazia e i ritardi
nell’implementazione hanno creato frustrazione, specie tra le aziende.
Inoltre, la instabilità politica e la caduta del governo all’inizio del 2008 hanno aggravato la situazione. Il
Ministero dello Sviluppo economico ha dato un’importante accelerazione nei mesi passati (febbraio – marzo)
per rendere operativo il programma prima delle elezioni del 13-14 aprile 2008.

2.2.2 Nuove misure della politica di innovazione

Le Finanziarie 2007 e 2008 prevedevano l’introduzione di numerose misure a supporto di R&S e


dell’innovazione. Tuttavia, alcune di queste non sono ancora state attuate. Nel momento in cui è stato scritto
questo documento solo il credito di imposta per R&S e due progetti di innovazione industriale uno nel settore
dell’efficienza energetica e uno in quello della mobilità sostenibile sono stati lanciati.

Credito di imposta per R&S


L’incentivo automatico consiste in un credito di imposta per le aziende che investono in ricerca e in uno
sviluppo pre-competitivo. La Finanziaria 2007 prevedeva un bonus del 10% di spese eleggibili (il 15% dei
contratti di ricerca è assegnato alle università e ai centri di ricerca pubblici) per un massimo di 15 milioni di
euro/anno. La Finanziaria 2008 ha raggiunto la vetta passando dal 15% al 40% per i contratti di ricerca
assegnati alle università ed ai centri pubblici di ricerca e il massimo ammontare passando da 15 a 50 milioni
di euro.
L’incremento dal 15% al 40% ha lo scopo di promuovere un collegamento più stretto tra comunità
imprenditoriale e scientifica che si pensa avrà un importante impatto. Lo strumento è appena divenuto
operativo (il 17 aprile 2008).

26
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Progetti di Innovazione industriale


I Progetti di Innovazione industriale proposti in Industria 2015 sono contemplati anche nelle Leggi
Finanziarie 2007 e 2008. I progetti mirano a coordinare le attività di grandi aziende pubbliche e private,
distretti industriali e tecnologici e il mondo della ricerca e dell’innovazione. Obiettivo del programma è di
incoraggiare la creazione di partnership tra università, centri di ricerca, aziende private e capitale finanziario,
con scopi nazionali ed internazionali, in modo da implementare le iniziative industriali di medio/lungo termine
in grado di rendere l’industria più competitiva.
Nel momento in cui è stato scritto questo documento, sono stati ufficialmente annunciati tre progetti nelle
aree di: efficienza energetica (dotato di 200 milioni di euro), mobilità sostenibile (dotato di 180 milioni di
euro), e nuove tecnologie per il “made in Italy” (190 milioni di euro di cui 25 a disposizione delle sole PMI). I
bandi per l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile sono state già lanciate (deadline per la
presentazione della proposte 15/09/08) mentre il bando per le nuove del settore “made in Italy” è attesa a
breve.

I progetti di innovazione industriale così come gli interventi gestiti dal Ministero dello Sviluppo economico a
favore delle imprese saranno finanziati attraverso il Fondo per la Competitività. Sebbene il fondo fosse
previsto nella Finanziaria 2007 e dotato di 1,1miliardi di euro per il periodo 2007-2009, questo è diventato
operativo solo nel 2008 (attraverso decreto ministeriale).

Inoltre, sempre nella Finanziaria 2007, era previsto sia un finanziamento per facilitare l’accesso al credito da
parte delle PMI e per razionalizzare il funzionamento dei fondi pubblici di garanzia sia i fondi di capitale di
rischio (venture). Il Fondo, chiamato Fondo per il finanziamento dell’Imprese è stato dotato di 300 milioni di
euro per il periodo 2007-2009. Comunque, non è ancora operativo. Infine, il Fondo per la Ricerca scientifica
e tecnologica riunisce in un unico fondo tutti quelli gestiti dal Ministero dell’università e della ricerca. Il totale
delle risorse disponibili (2007-2009) ammonta a 1,2 miliardi di euro. Tuttavia, come il Fondo per il
finanziamento delle imprese, non è ancora operativo.

Fondi high tech per le PMI


La creazione di un fondo per la partecipazione pubblica nel capitale di rischio delle imprese operanti nei
settori dell’alta tecnologia (information technology, elettronica, nanotecnologie e microtecnologie,
strumentazione elettromedicale, meccanica altamente tecnologica per l’automazione industriale), fu
annunciato nell’Action Plan for ICT del 2005 ma diventato operativo solo nel 2008. I beneficiari di tale misura
sono start-up nel settore dell’alta tecnologia, venture capitalist ed investitori istituzionali nell’Italia del Sud e i
fondi disponibili ammontano a 86 milioni di euro. L’azione ha lo scopo di promuovere gli investimenti nel
capitale di rischio durante la fase iniziale dell’attività di un’azienda, incluso il finanziamento dell’analisi, la
valutazione e lo sviluppo delle idee originali di impresa precedenti la fase di lancio della stessa. Gli
investimenti possono anche essere diretti al finanziamento dello sviluppo e alla vendita iniziale di un
prodotto.

Esenzione dalle tasse per aziende high-tech


Tale misura è stata inclusa nella Finanziaria 2008 e consiste and consiste in una riduzione del pagamento
dei contributi per il personale di R&S impiegato in start-up ad alto livello tecnologico. Questa misura ha

27
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

l’obiettivo di prevedere la creazione di aziende high tech ma nonostante la sua importanza, non è ancora
operativa.
Infine, vale la pena citare l’introduzione di una “giudizio di originalità” per i brevetti sottoposti all’Ufficio
Italiano Brevetti e Marchi come un modo per rinforzare e proteggere la proprietà intellettuale30.

2.2.3 Tendenze nella politica di innovazione a livello regionale

A livello regionale, gli strumenti specificatamente dedicati a R&S e all’innovazione tecnologica


rappresentano attualmente il 20% degli strumenti totali (il 36% sono strumenti decentralizzati, mentre il
10,8% sono misure esclusivamente regionali). Rappresentano la seconda priorità dopo il consolidamento e
lo sviluppo del sistema produttivo. L’incidenza di tali strumenti è più rilevante nelle regioni del centro nord
(24%) che in quelle del sud (7,8%). Toscana, Emilia-Romagna e Lazio sono le regioni che hanno allocato le
maggiori risorse finanziarie su tali strumenti per la R&S. Una delle misure più ricorrenti è la Legge 598/94 per
l’innovazione. Le misure direttamente formulate e gestite dalla regioni (il cui numero e rilevanza è fortemente
aumentato nel sistema complessivo, dal 2005 al 2006 sono raddoppiate) si incentrano su obiettivi più
specifici: nuova imprenditorialità, accesso al credito, ambiente/energia/servizi ed infrastrutture per le
aziende. Negli ultimi anni, mediante questi interventi è stata data più enfasi alle attività innovative nelle
imprese. Le risorse sono fornite più spesso attraverso contributi o prestiti facilitati; raramente attraverso
interventi sul capitale di rischio.

Il quadro generale, comunque, mostra che gli strumenti regionali sono ancora troppo frazionati (troppe
misure indirizzate a differenti obiettivi e soggetti). In questo senso, un maggior cambiamento è il nuovo
orientamento nella politica dell’innovazione regionale favorendo l’intervento per obiettivi e progetti specifici,
evitando ampie misure generali e iniziative di supporto.

Il documenti politici formulati recentemente a livello del governo indicano una nuova politica regionale
moderna, non settoriale, incentrata su aree e siti specifici, basata su un governo multi-livello, con obiettivi
strategici ma ideata per impegnarsi su specifiche peculiarità locali. La nuova politica è ispirata al nuovo
ordinamento politico nazionale (“Industria 2015”) e prevede l’intervento anche a livello regionale attraverso
progetti selezionati e una combinazione focalizzata di differenti strumenti politici (incentivi, norme,
orientamento alla domanda pubblica, creazione di strutture materiali e immateriali). Ciò ha lo scopo di ridurre
le iniziative politiche generali, non specifiche. Anche la natura compensativa di molti interventi ha la
tendenza a diminuire. Il processo di selezione dovrebbe essere mirato a rafforzare lo sviluppo dei sistemi di
produzione locale (progetti di innovazione industriale per sistemi locali) e permettergli di conseguire una
dimensione internazionale. Un esempio esplicativo potrebbe essere rappresentato dai distretti tecnologici
concepiti come modelli operativi che rendono i governi regionali promotori dell’azione di ricerca per la
crescita economica e sociale del loro territorio. Sono iniziative pianificate ed implementate in accordo con il
governo centrale, concertate con glia azionisti locali, focalizzate su specifici temi e settori tecnologici,
considerati programmi sistemici articolati in differenti misure, strumenti ed azioni.

30
Come per il secondo semestre 2008, il giudizio di novità dei brevetti sarà condotto dall’Ufficio italiano dei Brevetti basato sul report di
ricerca fornito dall’Ufficio europeo dei Brevetti (EPO).

28
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Un’altra tendenza emergente nella formulazione della politica, come nel settore del RTDI, è la promozione di
un processo politico a livello comunale. Secondo il nuovo orientamento strategico della UE, nel rivolgersi alla
dimensione urbana come priorità strategica, il nuovo quadro strategico per la politica regionale e la
pianificazione del POR ha introdotto l’analisi, le strategie ed i programmi per i comuni e le reti urbane che
stanno diventando il nuovo obiettivo per le strategie politiche e i progetti sulla competitività e sugli equilibri
territoriali.

Secondo il DPEF 2007-2011 e l’indicazione del nuovo Quadro strategico della Comunità, la politica di
sviluppo regionale avrà l’obiettivo futuro di ridurre il persistente sottosfruttamento delle risorse nelle regioni
del sud (specialmente nel campo della R&S) e di stimolare il recupero di competitività e produttività
sull’intero territorio nazionale. Ciò si può realizzare solo attraverso un approccio integrato tra i differenti livelli
di politica, un processo più efficiente di decentralizzazione e un miglioramento nell’efficacia dell’impiego delle
risorse.

Le aumentate responsabilità delle regioni dovrebbero essere accompagnate da un adeguato trasferimento di


risorse dal governo centrale e soprattutto, da un miglioramento graduale di competenze tecniche interne e
competenze necessarie per gestire gli strumenti che stanno diventando sempre più complessi. Un tale
processo si è verificato solo in alcuni dei più avanzati sistemi regionali italiani ed è ancora un punto di
debolezza per molte regioni, che hanno solo recentemente intrapreso un nuovo corso verso una maggiore
autonomia nella definizione ed implementazione delle effettive politiche di sviluppo locale.

2.2.4 Focus sottotematico: Politiche di supporto alla creatività e all’ innovazione

La creatività è diventato il “tormentone” all’interno della società italiana dell’innovazione, così come nei
dibattiti ed eventi pubblici. Anche il Presidente Napolitano, nel discorso di fine anno 2007 ha sottolineato che
il recente successo delle esportazioni italiane è dovuto alla cultura della creatività italiana, che è un valore di
primaria importanza e che, allo stesso tempo, merita più attenzione. Infatti, negli ultimi 50 anni, una parte
dell’industria italiana è stata riconosciuta da tutti a livello internazionale per il suo design e per la sua
creatività. Tali caratteristiche sono il risultato di caratteristiche spontanee derivanti da una grande sensibilità
per le dimensioni estetiche e qualitative del prodotto. I settori del “made in Italy” in cui il Paese ha mostrato
un vantaggio competitivo sono: moda, calzature, illuminazione, decorazione di interni, arredamento,
automobilistico, motociclistico. Nonostante ciò, l’ Italia manca di una politica specifica a supporto della
creatività. Inoltre, finora, le istituzioni hanno posto poca attenzione al design come un vantaggio competitivo
cruciale per il settore del “made in Italy. Tuttavia, ci sono numerose iniziative interessanti a livello nazionale
e regionale relative alla creatività e al design.

Per quanto riguarda la creatività, all’inizio del 2008 il Ministero dei Beni culturali31 ha commissionato un
“Libro Bianco sulla Creatività” per dare indicazioni agli attori politici. Il Libro Bianco dovrebbe (i) analizzare lo
stato dell’arte in diversi settori dalla moda, arte contemporanea all’IT, (ii) riportare good practices
internazionali e (iii) proporre soluzioni concrete per stimolare ulteriormente la creatività. Il tema della
creatività è stato anche trattato in numerose sessioni del Forum della Pubblica Amministrazione tenutosi a
Roma il 12-15 maggio 2008. Inoltre, è stato effettuato un sondaggio sull’innovazione e la creatività dal

31
Ministero dei Beni e Attività Culturali
29
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Forum della PA e dall’Ipsos avente lo scopo di scoprire le opinioni dei giovani riguardo ai concetti di
creatività ed innovazione. A livello regionale, la Toscana organizza ogni anno dal 2006 il Festival della
Creatività (http://www.festivaldellacreativita.it/). E’ stata anche lanciata una misura regionale a supporto di
aziende creative ed innovative da parte delle Camere di Commercio di Milano, Monza e Brianza e della
Provincia di Milano32.

Per quanto riguarda il design, come già detto precedentemente, l’attenzione mostrata dalle istituzioni
governative, nazionali/regionali, associazioni di imprese, ecc., è stata – fino a poco tempo fa – piuttosto
limitata. La maggioranza delle scuole di design e dei corsi con curricula specializzati, lauree universitarie,
specializzati ad alto livello nel design industriale è stata avviata nella seconda metà degli anni ‘90. Di un
precedente periodo è la creazione dello European Institute of Design fondato a Milano nel 1966 (attualmente
ha sedi a Milano, Roma, Torino, Venezia, in Italia e a Madrid, Barcellona e San Paolo all’estero) che offre
corsi specializzati sulla moda, design, sull’arte visiva e della comunicazione. Il sistema italiano è carente
anche di istituti a supporto dei designer, per offrire loro opportunità di una carriera professionale, per metterli
in contatto con il mondo delle imprese come in altri Paesi tipo il Regno Unito, la Germania e la Francia con il
Consiglio di Design o i Centri di Design. Tale situazione è iniziata a cambiare all’inizio del 2000 e la
creazione dell’Associazione italiana per il Design Industriale (ADI – Associazione Italiana per il disegno
industriale) nel 2001 rappresenta il primo tentativo di creare un’istituzione i cui obiettivi siano la promozione
e la valorizzazione del design industriale. ADI prova a creare collegamenti con le imprese; offre ai designer
una serie di servizi con un alto valore aggiunto (ad esempio, formazione professionale per la protezione del
diritto di proprietà intellettuale del design) e lancia progetti ed iniziative con obiettivi più ampi. ADI è
un’associazione nazionale (le sedi sono a Milano) ed è strutturata in sette uffici territoriali (in futuro ci
dovrebbe essere un ufficio per ciascuna regione). Ogni anno l’ADI lancia due importanti concorsi: “ADI
Design Index” e il “Compasso d’Oro”.

Il Consiglio Internazionale delle Società del Design Industriale (Icsid) ha eletto Torino Capitale del Design
Mondiale 2008. Torino e il Piemonte sono caratterizzate da numerose eccellenze nel settore del design e la
città desidera rinnovare la propria immagine di “ città industriale” per la “città europea”, basata sul binomio
innovazione e creatività. Sullo sfondo di questo evento, la Camera di Commercio di Torino ha
commissionato un report sull’economia relativa al design del Piemonte, con lo scopo di identificare e fare
una mappatura di tutte le aziende della regione che utilizzano o producono contenuti di design. I risultati del
sondaggio confermano il ruolo centrale di Torino in cui è concentrato il 50% delle aziende di design con 2/3
del fatturato. La Camera di Commercio di Torino ha inoltre lanciato a gennaio 2008 lo Sportello del Designer,
un servizio gratuito per designer (grazie a questo servizio, i designer possono reperire informazioni su come
avviare una nuova impresa, sui contratti nazionali ed internazionali, sulla protezione del design, brokerage
tecnologico, ecc). Fin dal 2007 lo Sportello Tutela proprietà industriale offre una guida sulla protezione di
brevetti/modelli/design/marchi a livello nazionale, della UE e a livello internazionale. La Camera di
Commercio di Torino sta intraprendendo anche altre attività come l’organizzazione di una conferenza
internazionale, (Guida per l’innovazione del design) da parte della camera di Commercio in collaborazione
con l’ufficio italiano dei brevetti e dei marchi; la creazione di un Osservatorio contro le contraffazioni e

32
1,5 milioni di euro per favorire l’instaurarsi e lo sviluppo di nuove PMI innovative e creative in numerosi settori (R&S, Energia,
Editoria, Radio &TV, cinema, musica, design & architettura, Moda, Arte, Giochi & videogiochi).
30
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

l’edizione 2008 del Premio nazionale della Camera di Commercio per la migliore tesi universitaria sarà
quest’anno il tema del Design.

A livello nazionale, ci sono alcuni segni recenti della protezione che rivela l’interesse del governo in questo
settore: (i) dal 2007 i primi cinque anni della protezione di un design sono gratuiti; (ii) le tasse di registrazione
di un design o modello sono economiche; e (iii) abrogazione del massimo di 100 design per richieste
multiple (nel 2005) che favorisce soprattutto il settore della moda per prodotti presentati sotto forma di
collezione. E’ stata creata anche una nuova figura: il Consulente del diritto di proprietà industriale
(Consulenti in Proprietà Industriale) a supporto delle aziende, specie delle PMI per ottenere il miglior mix tra
la protezione di innovazioni tecnologiche ed estetiche di marchi. Un’altra iniziativa dello stesso tipo, è stata la
guida pratica per le PMI sugli strumenti a disposizione per proteggere il design a livello nazionale ed
internazionale (Industrial design: protection and valorisation of products- How to protect aesthetics and turn it
into an asset) pubblicato da Convey-ItaliaOggi ad aprile 2008.

Nel 2005 il Ministero delle Attiivtà produttive ha fondato Valore Italia con l’obiettivo di creare a Roma la
“Esposizione permanente del made in Italy e del Design italiano” per avere un luogo fisico per mostrare e
raccontare in modo costruttivo ed ordinato il design, la creatività e lo “stile di vita” italiano.

Ultimo, ma non meno importante, il design sarà anche supportato attraverso “Industry 2015” – il piano
industriale del governo precedente che favorisce la competitività – dal momento che uno dei progetti di
innovazione industriale sarà specificatamente dedicato al settore del Made in Italy.

Le suddette iniziative sono degne di nota ma probabilmente la più interessante è stata la creazione per
iniziativa del Ministero dei Beni Culturali, del Consiglio del Design italiano nell’ottobre 2007. Tale istituzione
deve diventare uno strumento chiave nel piano e nel coordinamento delle politiche nel settore e avrà lo
scopo di stimolare l’interazione tra il mondo del design, l’industria e la pubblica amministrazione. Con la
creazione del Consiglio, il design dovrebbe entrare “formalmente” nell’agenda politica culturale del Paese. Il
Consiglio è formato da attori chiave (senza compensi monetari), cioè designer, accademici, imprenditori,
aziende, istituzioni pubbliche, ecc. Su un totale di 57 membri, 53 sono nominati dal Ministro del Patrimonio
Culturale e 4 da quello dello Sviluppo economico. Gli obiettivi principali del Consiglio sono: (i) identificare e
valutare le azioni da intraprendere per promuovere le iniziative con l’obiettivo di mostrare le interazioni tra
industria, cultura e creatività; (ii) accrescere la consapevolezza della cultura del design nella PA, nelle
aziende e tra l’opinione pubblica e (iii) la selezione dei maggiori eventi internazionali in cui l’Italia dovrebbe
partecipare.

Per concludere, vale la pena illustrare un’iniziativa interessante chiamata “Scena creativa: un progetto per
Milano”, un progetto per la città di Milano, promosso da Assolombarda nel 2004 per ottenere l’attenzione dei
leader istituzionali, culturali ed economici verso la città come un motore vibrante della creatività e
dell’innovazione33. L’associazione34 ha commissionato la ricerca all’Università Bocconi seguendo lo schema
descritto da Richard Florida nel suo libro “The Rise of the Creative Class”. L’approccio di Florida si svolge su
una semplice formula: le questioni di una classe creativa per la crescita economica e lo sviluppo di una

33
Fonte: Redaelli, E.: “La scena creativa a Milano”. Preparato per la presentazione alla Conferenza STP&A, ottobre 2005
34
Assolombarda è l’associazione imprenditoriale locale, parte di Confindustria.

31
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

classe creativa dipendono dalle 3 T, Tecnologia, Talento e Tolleranza. Assolombarda ha scelto l’approccio di
Florida per due ragioni principali: identificare una classe creativa e sviluppare un modello statistico per
analizzare i fattori che spingono la classe creativa verso un contesto urbano. Per misurare le 3 T Florida usa
i seguenti indicatori: innovazione, high-tech, talento (numero di laureati), bohemian e melting-pot (presenza
di diverse popolazioni). Milano è la prima città italiana per innovazione e high-tech, mentre Roma ha il più
alto numero di talenti, bohemian e melting-pot. I ricercatori del progetto Assolombarda hanno capito che gli
indicatori utilizzati da Florida non erano sufficienti a mappare i fattori relativi alla classe creativa italiana. Il
contesto sociale italiano è caratterizzato da una ricca tradizione artistica che è totalmente assente in
America. La differenza tra il contesto sociale americano ed italiano richiedeva di trovare altri fattori che
potessero spiegare meglio le decisioni di locazione delle persone creative. Perciò, gli studiosi italiani hanno
aggiunto Il fattore delle 2 S alle 3 T: aziende simboliche e spettacoli. I fattori delle aziende altamente
simboliche erano misurati con numeri su case editrici, aziende di consulenza, imprese pubblicitarie, studi di
architetti, studi cinematografici, studi di produzione radio-televisiva, e istituti culturali. Milano aveva la prima
posizione per numero di case editrici, consulenti e aziende pubblicitarie, e studi di architettura. I fattori dello
spettacolo erano misurati sulla base della frequentazione e partecipazione agli spettacoli. Milano aveva la
prima posizione anche per la spesa per prestazioni artistiche nel mondo dello spettacolo. In totale, Milano
aveva le più alte percentuali per la tecnologia e per la maggior parte degli indicatori che misuravano o le 2S.
Comunque, la sua creativa forza lavoro si piazzava solo al quarto posto tra le città italiane. Considerando
questi risultati, gli autori della ricerca di Assolombarda sollevarono la seguente domanda: come poteva
Milano sviluppare ed attrarre persone più creative? Le raccomandazioni sono di creare un contesto urbano
di creatività sistematica, seguendo tre passi: (1) lavorare su di una creatività individuale eccellente per avere
aziende creative di successo che si identifichino con la città e che riconoscano il valore di trovarsi a Milano
come essenziale per il loro successo. Incoraggiare la competizione e la cooperazione tra i creativi eccellenti
seguendo il modello cosiddetto “co-opetition”; (2) lavorare per creare collegamenti tra l’eccellenza (aziende
ed individui con una leadership creativa riconosciuta a livello mondiale) e la media (aziende ed individui del
settore creativo con un risultato solo locale); (3) lavorare sul gruppo di professionisti creativi per creare
organizzazione caratterizzate da incentivi e supporti reciproci. Ciò che non è chiaro da queste
raccomandazioni è quale sia il ruolo delle istituzioni pubbliche nello sviluppo di questo sforzo comune. Se le
istituzioni pubbliche devono essere coinvolte e se così fosse, come. La ricerca ha continuato ad occuparsi
dell’organizzazione di conferenze e workshop. Tali attività hanno mostrato la vitalità del progetto e le
strategie sviluppate per diffonderne i risultati: istruzione pubblica, sollevare la conoscenza della situazione
attuale da parte del mondo imprenditoriale, e la mobilizzazione, spingendo all’azione attraverso le
raccomandazioni.

2.3 Politica dell’innovazione e competitività: conclusioni principali

2.3.1 Come risponde la politica alle sfide dell’innovazione?

Sfida 1- Finanza innovativa (specialmente venture capital)


Il tema della finanza per l’innovazione – spesso trascurata dall’agenda politica in termini pratici – sta
ricevendo una crescente attenzione ed è causa di intensi dibattiti tra gli azionisti dell’innovazione. Lo scorso

32
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

35
anno il governo ha lanciato un Fondo per il Finanziamento delle Imprese con lo scopo di facilitare
l’accesso al credito da parte delle PMI e per razionalizzare il funzionamento dei fondi pubblici di garanzia e
dei fondi del capitale di rischio (venture). Tuttavia, non è ancora operativa. A livello regionale sono emerse
recentemente numerose iniziative come l’Italian Venture Capital Pole lanciato in Piemonte che riunisce
insieme undici fondi che coprono tutte le fasi del venture capital, dall’“angel investing” al “late stage” e che è
dotato di 1 miliardo di euro. All’inizio del 2007 è diventato operativo anche un mercato di capitale per
aziende micro/piccole (MAC) che dà accesso al capitale di rischio da parte delle micro e piccole imprese.
L’iniziativa è stata promossa da un cluster di banche ed istituzioni gestire dall’Italian Stock Exchange. Altre
due misure sono state annunciate recentemente: il fondo high-tech per le PMI ed il TTVenture. Il fondo high-
tech per le PMI consiste in un fondo per la partecipazione pubblica al capitale di rischio di aziende operanti
nei settori dell’alta tecnologia (elettronica, nanotecnologie e microtecnologie, strumentazione
elettromedicale, meccanica altamente tecnologica per l’automazione industriale). Questo fu annunciato nell’II
Action Plan for ICT del 2005 (IT 55 High-tech funds for PMI) ma è diventato operativo solo nel 2008. I
beneficiari di tale misura sono start-up nel settore dell’alta tecnologia, venture capitalist ed investitori
istituzionali nell’Italia del Sud e i fondi disponibili ammontano a 86 milioni di euro.
TTVenture è un fondo privato per il trasferimento dei risultati della ricerca alle aziende che copre tutte le fasi
del processo di trasferimento tecnologico. Lo scopo è quello di ridurre il gap tra centri di ricerca, PMI e
investitori, favorendo lo sviluppo di PMI high tech nei campi della biomedicina, ambiente, energia, agro-
alimentare e materiali. L’obiettivo è di raccogliere 150 milioni di euro da maggio 2009. Ultimo, ma non meno
importante, il Ministero per il commercio estero ha appena annunciato il lancio di un fondo di venture capital
per le start-up che deve essere gestito dall’agenzia per la promozione delle aziende italiane sul mercato
estero (SIMEST). Il fondo è dotato di 4 milioni di euro ed ha l’obiettivo di supportare la fase start-up di quelle
PMI che hanno deciso di stabilire un progetto di internazionalizzione fuori dalla UE36. É senza dubbio una
misura importante poiché finora non c’era stato alcun supporto pubblico per le PMI a questo livello. E’ anche
un segnale di integrazione tra le misure di supporto per le start-up e le politiche di internazionalizzazione per
promuovere la competitività.

Sfida 2- Mobilità dei talenti


Una delle misure introdotte dal governo negli anni passati per attrarre capitale umano esperto è stata
l’esenzione dalle tasse per i ricercatori non residenti, sia italiani che lavoravano all’estero che volevano
ritornare sia gli stranieri residenti all’estero e che desiderino lavorare in Italia (IT_75). Altre misure per evitare
la fuga dei cervelli sono state l’aumento del numero dei ricercatori assunti nelle Università e nei centri di
ricerca pubblici37, il lancio di una “politica del ritorno” e la creazione di reti di ricercatori/scienziati all’estero.
Secondo un numero di sondaggi e comunicati stampa citati in Beltrame (2007), gli effetti delle esenzioni
fiscali introdotte nel 2003 sono stati piuttosto deludenti. Inoltre, numerose dichiarazioni e interviste hanno
35
300 milioni di euro per il periodo 2007-2009
36
Il fondo prevede la partecipazione nel capitale di rischio fino ad un massimo del 49% per un ammontare fino a 200.000 euro per
ciascuna impresa individuale durante 2 o 4 anni, a seconda del progetto.
37
Nel 2008-2009, gli enti di ricerca saranno in grado di impiegare staff sulla ricerca fino ad un limite dell’80% del loro budget del totale
delle attuali entrate. Dal 2007 in poi, lo staff impiegato con contratto si può stabilizzare entro un limite del 40% del fatturato. Nei prossimi
tre anni, è consentito senza limiti il 100% del ricambio dello staff in universitià e centri di ricerca rispetto all’anno precedente. Inoltre, è
stato fatto un provvedimento per un piano straordinario triennale per assumere staff per la ricerca, di circa 2.000 persone, con
finanziamento di of 20 milioni di euro per il 2007, 40 milioni per il 2008 ed 80 milioni per il 2009.
33
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

rivelato che i ricercatori all’estro non erano molto entusiasti e la maggior parte di questi sembrava piuttosto
scettica a proposito delle misura38. Nel 2008 la misura finirà e non si sa se verrà riproposta. Un ulteriore
tentativo di trattenere i ricercatori fu fatto nel 2003 con l’instaurazione delle guide linea per l’Istituto italiano di
Tecnologia. Il tentativo del governo era di lanciare una “politica del ritorno” insieme alla creazione di un
centro di eccellenza. Critiche a tale iniziativa vennero da scienziati e ricercatori che consideravano
insufficienti i fondi stanziati ed avevano dubbi sulla mancanza di trasparenza ed efficienza nella gestione39.
Infine, una ulteriore iniziativa lanciata nel passato fu la creazione di un network scienziati italiani all’estero. Si
sono svolti numerosi incontri tra il 2003 e il 2004 e fu creato un database di italiani all’estero chiamato
“Davinci40”. A seguito di tale iniziativa si sono costituiti altri network come “Urania41” per il settore della
scienza biologica, o un network istituito dal Friuli Venezia Giulia42. Tuttavia, questi hanno avuto un carattere
puramente informativo e non sono mai stati usati come mezzo per incoraggiare la collaborazione o per
promuovere il trasferimento della conoscenza e/o delle tecnologie. Certamente è necessario un ulteriore
intervento del governo per affrontare il problema in modo più efficace.

Sfida 3- Miglioramento dei meccanismi di trasferimento tecnologico per ridurre il gap


esistente tra ricerca e mercato

Questa sfida è stata parzialmente raccolta dai politici attraverso numerosi interventi politici come
l’introduzione di un sistema fiscale per incoraggiare la collaborazione tra imprese ed istituti di ricerca, il
rifinanziamento del Network Italiano per il Trasferimento Tecnologico - RIDITT, la creazione degli ILO nelle
principali università italiane, la promozione di partnership pubblico-private, ecc. La misura sembra andare
nella giusta direzione ma c’è ancora margine di miglioramento. Ad esempio, i responsabili per il
trasferimento tecnologico (cioè i parchi scientifici e tecnologici, i distretti tecnologici e gli ILO) dovrebbero
essere valutati criticamente per misurare le performance, assicurare l’ottimizzazione nell’allocazione delle
risorse e perseguire efficienza ed efficacia, evitando la duplicazione e la sovrapposizione di attività e la
collocazione errata di fondi pubblici43. Vale la pena citare che sono stati implementati schemi e misure
politiche interessanti a livello regionale, alcuni dei quali sono risultati piuttosto di successo e “attraenti” per le
aziende locali, incluse le PMI: lo schema di un voucher tecnologico (specie in Lombardia, Puglia, Calabria)
che sta contribuendo a rafforzare i legami tra università ed aziende; le misure di TT implementate in Friuli
Venezia Giulia (ad es. la Legge Bertossi); le misure a supporto della creazione di spin-off dai centri di ricerca

38
Morano-Foadi, and Foadi (2003): Migrazione scientifica italiana: dallo scambio dei cervelli alla fuga dei cervelli, report no. 8,
Università di Leeds in Beltrame, L. (2007): Realtà e retorica della fuga dei cervelli in Italia: stime statistiche, definizioni pubbliche e
interventi politici. Quaderno 35, Università di Trento.
39
Beltrame, L. (2007): Realtà e retorica della fuga dei cervelli in Italia: stime statistiche, definizioni pubbliche e interventi politici.
Quaderno 35, Università di Trento.
40
DAVINCI è un database Internet istituito dal Ministero italiano degli Affari esteri che raccoglie I dati forniti dai suoi partecipanti sulle
attività, interessi di ricerca e competenze dei ricercatori italiani all’estero.
41
http://www.uraniasciences.com/
42
http://www.friulinnovazione.it/
43
Un sondaggio dei centri per l’innovazione ed il trasferimento tecnologico in Italia pubblicato dall’IPI nel 2005 fornisce un quadro di un
sistema fatto di strutture giovani, principalmente pubbliche, con in media, 15 impiegati (la maggior parte giovani tecnici con poca
esperienza) che offrono assistenza e servizi di informazione generici e che sono coinvolte in attività di trasferimento tecnologico solo in
qualche misura.

34
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

ed università (FIXO in molte regioni o spin-off voucher in Puglia); e misure volte a promuovere lo
sfruttamento dei risultati della ricerca (ad es.. BusinessLab o Tecnofori nella regione Lazio).

2.3.2 Lezioni imparate dalla valutazione politica

La valutazione politica è ancora una debolezza del sistema italiano caratterizzato da un bisogno crescente di
valutazione e dei risultati di valutazione che influenzano le azioni politiche. Sebbene sia vero che la
valutazione politica sia condotta da numerose istituzioni e che sia sotto forme differenti, la maggior parte
degli esercizi di valutazione si limita a monitorare o a certificare piuttosto che a valutazioni appropriate che
sistematicamente valutano dei risultati e forniscono un feedback a chi fa politica. La situazione sta
leggermente cambiando e sta gradualmente emergendo un nuovo orientamento verso “l’imparare da
esperienze passate”. Sono stati fatti dei tentativi per creare processi di apprendimento politico e per rivedere
le misure esistenti sulla base del feedback su esperienze precedenti, come accaduto con il fondo FIT e la
legge 488/92. L’orientamento per formulare o riesaminare i programmi e le misure politiche secondo i
risultati di precedenti esperienze fu ulteriormente promosso dal precedente governo. La creazione di una
Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) sarà una chiave di svolta e
preparerà la strada per una nuova mentalità. Infatti, la creazione dell’ANVUR è un passo molto importante
per quanto riguarda la valutazione del sistema di ricerca, per due motivi; (a) è la prima volta che il sistema
pubblico di ricerca sarà sistematicamente valutato da un’istituzione indipendente (b) i risultati di queste
valutazioni guideranno l’allocazione futura dei fondi pubblici. Anche la creazione di un’ Agenzia Nazionale di
Innovazione, con mandato di valutare i progetti di innovazione industriale previsti da Industria 2015, è un
segno di miglioramento nella medesima direzione.

Una novità recente è la creazione di un nuovo dipartimento all’interno dell’IPI con la missione di valutare (ex-
ante, in itinere, ed ex-post) gli strumenti di supporto gestiti dal Ministero delle Sviluppo economico. Nel
costituire un dipartimento ad hoc, l’IPI rafforzerà il supporto al Ministero nel monitorarne e valutarne le
misure di supporto. Ciò avverrà tramite una raccolta di dati ed un’analisi, elaborazione di report periodici e
ricerche sul campo così come tramite l’identificazione di good practices.

A livello regionale gli esercizi di valutazione e la valutazione dell’impatto sono sempre una necessità per
l’utilizzazione dei Fondi Strutturali e sono adottati da alcuni governi locali per una stima generale delle
misure applicate e per una riconsiderazione del mix politico locale.
Quanto sopra rappresenta un segnale di miglioramento, nonostante il fatto che una pratica sistematica di
monitoraggio, valutazione ed intervento secondo il feedback è ancora lontana dall’essere la procedura
ordinaria nel quadro politico nazionale.

2.3.3 Possibili orientamenti per azioni politiche future

Sebbene negli interventi politici per l’innovazione degli ultimi anni fosse diventata una preoccupazione
assicurare la competitività in uno scenario internazionale e la riforma del mix politico a favore della R&S
fosse divenuto una grande sfida per chi fa politica, dal nostro punto di vista le scelte del governo su politiche
e strumenti sono ancora insufficienti e scarsamente incisive per avere un impatto reale. I tentativi fatti sin dal

35
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

2002 (supporto pubblico condizionato in modo significativo da vincoli di scarse risorse) appare ancora
inadeguato per dare il necessario impulso agli attori dell’innovazione nazionale per incoraggiare ulteriori
investimenti nelle leve dell’innovazione e della tecnologia, specialmente tra le PMI. Il supporto pubblico
mirato ed efficace all’innovazione non è ancora una priorità principale per il governo in termini di azioni
concrete e gli schemi di finanziamento a lungo termine. Il fatto che a livello centrale un Ministro per le
politiche di innovazione ancora manca, è un segno significativo di tale debolezza. E’ vero che molte
responsabilità nell’ambito di politica per la ricerca scientifica e per l’i novazione tecnologica sono state
assegnate ad amministrazioni regionali e più recentemente anche locali e che questo ha comportato una
fornitura di strumenti più specifici e mirati implementati a livello locale con crescente successo. Tuttavia, non
c’è dubbio che una visione chiara strategica per le priorità di innovazione è necessaria insieme ad un
coordinamento a livello centrale per una più chiara allocazione delle responsabilità tra i differenti livelli
politici. Le principali priorità per tale quadro strategico dovrebbero essere:
Assicurare la continuità, la stabilità e l’efficacia a lungo termine agli schemi politici per l’innovazione
ed aumentare le risorse disponibili per i finanziamenti già a disposizione della R&S;
Garantire che i finanziamenti pubblici siano assegnati secondo le iniziative che hanno criteri obiettivi
in base ai quali misurare un potenziale dell’impatto;
Lanciare misure che si focalizzano meglio sulle priorità chiave tecnologiche e di aree di eccellenza,
incluso il made in Italy (l’intenzione è di definire nuove aree tecnologiche di interesse per Industria
2015, ad esempio);
Promuovere nuove e più efficaci misure che assicurino uno scambio e una collaborazione
sistematica tra ricerca pubblica-privata e aziende, permettendo processi di trasferimento
tecnologico;
Valutare un approccio strategico “imparare facendo” nella politica di innovazione attraverso il
monitoraggio e la valutazione costante di politiche sia a livello nazionale che regionale.

Analizzando l’attuale mix politico per l’innovazione e considerando i settori prioritari per la competitività
del Paese, ci sono tre aree principali di miglioramento potenziale suggeriti di seguito:

Promuovere un ambiente più favorevole per promuovere l’innovazione nel settore dei servizi: il
settore dei servizi per l’innovazione e le tecnologie rappresenta in Italia il 33% delle aziende e il 34%
del totale degli impiegati44. Con investimenti di 2,7 miliardi di euro intra muros per la R&S i (1/3 del
totale nazionale) ed un aumento del fatturato e del valore aggiunto nel periodo 2003-2007
rispettivamente del +46% e +50%, il settore ha certamente un ruolo di acceleratore nell’economia
nazionale. Nonostante queste caratteristiche, è stata data scarsa importanza alla definizione degli
schemi e misure mirati specificatamente al settore. Secondo il sondaggio CIS (CIS4), nel periodo
2002-2004 solo il 24,4% delle aziende del settore ha beneficiato del supporto pubblico per le
iniziative di innovazione. Per noi, c’è una necessità critica di sostenere meglio il settore dei servizi a
livello nazionale. I passi da intraprendere sono: (i) la definizione di schemi specifici ed allocazione di
risorse ad aziende, specie PMI, incoraggiando i processi di clustering e di organizzazione per
superare la frammentazione tradizionale e rinforzare il potenziale dell’innovazione attraverso una

44
Fonte: Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, 2007
36
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

dimensione più competitiva; (ii) accelerazione dell’implementazione del progetto Industria 2015 e la
sua espansione in nuove aree relative ad ICT e a servizi innovativi; e (iii) la promozione di interventi
a livello centrale o macro regionale (vale a dire: ottimizzazione delle infrastrutture attraverso l’info-
mobility e le logistiche integrate; valorizzazione dell’industria del turismo; promozione dei servizi di e-
Health; valorizzazione del patrimonio culturale nazionale attraverso la digitalizzazione; sistemi per la
gestione intelligente di energia).

Incoraggiare le politiche di leva per i cluster: i cluster innovativi sono una priorità chiave nell’agenda
politica europea. Le attività di mappatura dei cluster effettuate in Italia negli ultimi anni rivelano "aree
di eccellenza tecnologica" nel Paese in modo da promuovere i cluster di imprese, PMI, centri di
ricerca, università, laboratori ed altri attori nei settori industriali high-tech ("distretti tecnologici"). Le
iniziative di mappatura sono state i primi passi per il processo che porta all’ implementazione delle
misure relative alla creazione dei distretti tecnologici, poli tecnologici, regioni di eccelenza e
programmi nazionali per la ricerca strategica. In molti casi queste iniziative sono intraprese dal
governo centrale in stretta collaborazione con i governi locali (regioni). Inoltre la politica lanciata
recentemente “Industria 2015” (che dà priorità allo sviluppo di grandi progetti coinvolgendo e
raggruppando i maggiori attori e competenze in settori industriali specifici) possono rappresentare
l’intenzione di continuare il perseguimento di una politca per i processi di organizzazione e di
agglomerazione. Tuttavia c’è bisogno di un maggiore sforzo sia a livello nazionale che regionale per
stimolare la cooperazione, sforzi congiunti, sinergie tra sistemi privati e pubblici, raggruppamenti di
PMI. Si dovrebbero sviluppare ed implementare ulteriori misure e schemi di finanziamento a lungo
termine. Coerenza ed efficicia delle strutture già promosse dovrebbero essere valutate e stimate in
modo appropriato (cioè, i distretti tecnologici).

Accelerare l’innovazione nel settore pubblico come forza trainante per l’intero sistema nazionale di
innovazione: l’innovazione e la modernizzazione della pubblica amministrazione (PA) è diventata la
maggiore priorità nell’agenda politica italiana negli ultimi anni. Il nuovo governo ha assegnato un
mandato specifico al Ministero della PA in tale direzione. Dal 2000 la Finanziaria ha introdotto l’e-
procurement pubblico nel Paese e Consip ha assunto una responsabilità specifica in questo campo.
Tuttavia, nonostante l’obiettivo nel Piano di eGovernment nazionale 2002 di 12 miliardi di euro entro
il 2005, solo 1,232 di miliardi di euro sono stati scambiati attraverso le applicazioni e-procurement45
nel 2006 e solo il 14,8% della PA locale ha ricevuto forniture attraverso processi e-procurement nello
stesso anno. I dati disponibili indicano che un ulteriore miglioramento in questo settore è necessario
per rendere più competitivo il nostro Paese a livello internazionale. La modernizzazione della PA
significa sviluppare le infrastrutture IT e le piattaforme tecnologiche che possono dare benefici
all’intero sistema nazionale di innovazione. In questo senso, uno sforzo viene richiesto a livello
dell’implementazione delle politiche e del regolamento per aumentare gli investimenti in attività di
R&S per sviluppare il capitale digitale anche nel settore pubblico, per esaltare il know-how su ICT e
per promuovere le tecnologie e le infrastrutture abilitanti che possono supportare i principali settori
pubblico-privati.

45
Forum di Innovazione Digitale 2008 e Politecnico MIP
37
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Bibliography

Banca d’Italia (2008): Bollettino Economico, no. 51, Gennaio 2008

Beltrame, L. (2007): Realta e retorica del brain drain in Italia: stime statistiche, definizioni pubbliche e
interventi politici. Quaderno 35, Universita di Trento.Facolta di Sociologia. Dipartimento di Sociologia e
Ricerca Sociale.

Bettiol, M., Micelli, S. (2005): Design e creatività nel made in Italy, Bruno Mondatori ricerca

Bonaccorsi, A., Granelli, A. (2005): L’ intelligenza s’ industria, Creatività e innovazione per un nuovo modello
di sviluppo, Il Mulino AREL

Corò, G. , Micelli, S. (2007): Industrial districts as local system of innovation, working paper. Department of
Economics, Cà Foscari University of Venice. No. 06/wp/2007.

Fisher, I. (2007): In a funk, Italiasings an aria of disappointment, The New York Times, December 13th, 2007.
http://www.nytimes.com

Fondazione Cotec (2008): Rapporto annuale sull’ innovazione

Fondazione Cotec (2008): Il libro verde sull’innovazione, Il Sole 24-ore

Fondazione Cotec (2006): Rapporto annuale sull’ innovazione

Gallo, R. (2008): Quale innovazione per crescere start-up e modelli di specializzazione, article in the journal
PIN – Piccole e Innovatrici: La rivista dell’innovazione per le PMI di Confindustria. Marzo 2008, no. 4.

IDC (2008): Competitività, innovazione e territorio: ICT per lo sviluppo sostenibile.

Italiaslashes 2008 growth forecast, hikes deficit, The Economic Times 12 March 2008

Italiaat a glance- January 2008, Italian Economy Watch: Italy’s economic problems under the spotlight,
http://italyeconomicinfo.blogspot.com

Il Corriere delle Comunicazioni, anno IV, no. 8 21 Aprile- 4 Maggio 2008

Il Corriere delle Comunicazioni, anno IV, no. 6 24 Marzo - 6 Aprile 2008

MET (2007): Stato e imprese, politiche di sviluppo, fisco e strategia di crescita (estratto)

38
Dossier sulla valutazione delle politiche per l’innovazione in Italia (2008)

Ministero dello Sviluppo Economico (2007): Relazione sugli incentivi di sostegno alle attività economiche e
produttive

Provera, G. (2008): Il design fattore competititivo per il successo del made in Italy, in Il design industriale:
difesa e valorizzazione dei prodotti, Italia Oggi

Rapporto “Innovazione di Sistema” 2007. Analisi comparata del potenziale innovativo dei principali paesi
industrializzati (Risultati di sintesi). Fondazione Rosselli & Corriere della Sera.

Strategia di Lisbona. Piano Nazionale di Riforma (secondo rapporto sullo stato di attuazione) (2007), CIACE.

Rapporto RITA

Rapporto ISAE (2008): Le previsioni per l’economia italiana (comunicato stampa), Roma 19 Marzo 2008

Viale, R. (2008): La cultura dell’ innovazione, Il sole 24-ore & Fondazione Cotec

39