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CARTESIO

1. Gli anni giovanili


Da La Flche a Breda
Le uniche testimonianze (oscure e confuse) riguardo la giovinezza di Cartesio sono raccolte
nellopera Vie de Monsieur Descartes di Baillet.
Qualcosa della giovinezza del filosofo viene anche raccontato nel Discorso sul metodo da
lui stesso.
Vengono considerati come scritti giovanili quelli anteriori al 1637. Essi documentano una
ricerca ansiosa di una direzione, di uno scopo esistenziale, ma anche molte incertezze e
molti sbandamenti e false partenze. Dal 1616 e per i successivi 20 anni Cartesio comincia
entusiasticamente una serie di opere lasciandole, infine, incompiute o soltanto abbozzate.
La prima opera che da Cartesio verr pubblicata e stampata il Discorso sul metodo, seguito
da tre saggi scientifici.
Ren Descartes (Renato Cartesio, latinizzato) nacque nel 1596 a La-Haye (ora La Haye
Descartes o solo Descartes) da una famiglia di medici e giuristi. La sua famiglia ottenne la
nobilt di toga, ovvero venne dato loro un titolo nobiliare grazie ai servizi resi nella pubblica
amministrazione. Egli nacque seigneur du Perron, titolo ereditato dalla madre.
La sua salute non ferrea. Egli non venne indirizzato agli studi filosofici, bens a professioni
pi redditizie e socialmente pi rispettate. Egli infatti segu i corsi di diritto alluniversit di
Poitiers.
Precedentemente la sua formazione era avvenuta al collegio di La Flche.
Il collegio gesuita venne fondato da Enrico IV nel 1604 (Re convertito al cattolicesimo,
Parigi val bene una messa). Nel 1762 i gesuiti vennero cacciati dalla Francia e il collegio
divent un liceo militare, come tuttora. Anche i meno abbienti vi erano ammessi, se
meritevoli, e trattati con gli stessi riguardi degli altri.
Cartesio definisce il collegio come la culla del pregiudizio scolastico, di un sapere ben
organizzato e regolato. Egli vi studi per ca. 9 anni. Anche qui la datazione precisa incerta.
I primi 6 anni di corso erano indirizzati a studi umanistici (storia, letteratura, grammatica) i
restanti tre erano specialistici e comprendevano lo studio della filosofia (logica, fisica,
morale e metafisica) e della matematica (algebra e geometria).
Cartesio decise di non continuare i suoi studi a La Flche. Il primo incontro di Cartesio con
la nuova scienza moderna avvenne tramite la lettura di un sonetto, composto da un allievo
del collegio, in cui si celebra la scoperta di Galilei dei satelliti di Giove (Teorie di Galileo
esposte nel Sidereus Nuncius).
La formazione filosofica e scientifica di Cartesio ha seguito le linee tradizionali
dellinsegnamento dei collegi gesuitici.
I programmi di studio non sono noti, ma si pu supporre che Cartesio avesse utilizzato i pi
famosi manuali di filosofia della Scolastica. Egli conosceva sicuramente i testi dei
Conimbrincensi (gesuiti di Coimbra, grandi commentatori di Aristotele). Per quanto
riguarda la matematica egli utilizz sicuramente un manuale di algebra pubblicato dal pi
celebre matematico gesuita Christophorus Clavius.
Le notazioni matematiche che egli utilizza inizialmente sono i caratteri cossici, per poi, in
seguito, inventare una propria notazione, tuttora utilizzata.

Il primo scritto risale al 1616, anni in cui studia diritto a Poitier. Egli espone 40 tesi del tutto
convenzionali. Ci che maggiormente risalta la lunga lettera dedicatoria, scritta in un
latino pomposo e barocco.
Cartesio sente le scienze come un mare infinito da cui sgorgano infiniti ruscelli, anche se per
il momento si accontenta di esplorare solo quello della giurisprudenza.
Non c ancora traccia dellinteresse verso la matematica e la filosofia, due ruscelli per il
momento troppo aridi.
I figli dei nobili erano solitamente indirizzati o verso la vita ecclesiastica o verso lesercito.
Cartesio, a causa dei rapporti sempre pi freddi con il padre, sceglie di arruolarsi
nellesercito di Maurizio di Nassau nel 1618. M. di N. un protestante alleato della cattolica
Francia estremamente libero di pensiero e appassionato di matematica. Nel frattempo
comincia la Guerra dei Trentanni, che lo accompagner per tutta la vita. Cartesio risiede a
Breda presso la corte di Maurizio di Nassau.
Un maestro: Isack Beeckman
Descartes ha avuto un maestro di cui non vuole far sapere nulla: era un personaggio molto
orgoglioso. Disse che la filosofia non la si pu apprendere da chicchessia, Platone, Aristotele
o Epicuro, ma bisogna praticarla in proprio su vere ragioni.
Si racconta che Cartesio passeggiando per Breda not un manifesto su cui era esposto un
problema matematico. Il problema era in fiammingo, allora Beeckman che conosceva il
latino si ferm a spiegare la traccia al giovane Cartesio. Non si sa quanto di vero ci sia in
questo aneddoto. Molti dettagli riportati nella biografia di Baillet sono inventati.
Lunica cosa certa e importante che tra i due nasce un sodalizio fatto di affetto e reciproca
stima destinato a durare per qualche mese. Verr interrotto per un decennio e ripreso senza
troppa convinzione nei primi anni trenta.
Isack Beeckam (1588 - 1637) era poco pi anziano di Cartesio. Proveniva da un contesto
sociale diverso: non era ricco di famiglia e doveva lavorare come produttore di candele e
impianti idraulici per le birrerie. Autodidatta in matematica e fisica, ottenne la licenza in
medicina e insegn latino conservando linteresse per le discipline scientifiche. Non
pubblic mai nulla in vita. Soltanto il secolo scorso stato rinvenuto il Journal, utile per
ricostruire i primi passi di Cartesio filosofo e scienziato.
Su alcune tematiche necessario ritenere Beeckman lispiratore di Cartesio: per es.: il
meccanicismo, il principio della continuazione del movimento, il copernicanesimo, lidea
che Dio abbia creato il Mondo secondo parametri quantitativi e che la matematica sia la
chiave per la comprensione della natura. La lista comunque potrebbe anche essere pi lunga.
Nonostante tutto il meccanicismo di cartesio sar pi raffinato e solido nei suoi fondamenti
filosofici rispetto a quello di Beeckman, in un certo senso ancora molto legato allatomismo
antico. Inoltre Cartesio intender anche diversamente il rapporto matematica e studio della
natura. Linfluenza innegabile: promotore dei miei studi e mio primo maestro, disse
Cartesio, il solo che vinse la sua innata pigrizia.
1618: pubblicazione della prima opera di Cartesio Compendium musicae: un breve trattato
di teoria musicale. Lo don a Beeckman che ne era anche stato lispiratore principale. un
primo approccio caratteristico di Descartes: lapplicazione della matematica alla realt

fisica. Unidea gi ricorrente in Beeckman. Gi dai pitagorici la musica era lunico luogo
privilegiato da una tale unione.
Cartesio non utilizza la musica per comprendere le strutture matematiche, ma la matematica
per comprendere la musica, in particolare per chiarire la funzione che tradizionalmente le
veniva attribuita: provocare piacere nellascoltatore.
Lunico studioso che Cartesio cita nel Compendium Gioseffo Zarlino (Veneto). Egli aveva
tentato di matematizzare la musica, senza esitare nel poggiare le sue analisi su un
platonismo cristiano matematizzante.
Cartesio ritiene la musica:
1. fondata su proporzioni di tipo matematico (sia per il tempo che per laltezza del suono);
2. associazione di musica e psicologia (originalit del Compendium) e prelude alle future
riflessioni sul rapporto tra corpo e mente.
3. le consonanze di due note fondate su progressioni aritmetiche sono pi gradevoli di quelle
fondate su progressioni geometriche.
Il Conpendium costituisce anche una breve analisi dellarte compositiva che Cartesio riduce
ad alcune regole generali. Il trattato si chiude con una dedica a Beeckman a cui Descartes
chiede di conservarlo nel suo archivio, senza mostrarlo ad altri.
Sempre su consiglio di Beeckman Cartesio si occupa della caduta dei gravi. Egli analizza il
fenomeno solamente attraverso nozioni matematiche omettendo nozioni fisiche, misurazioni
e dati empiricamente verificabili. In questo caso le conclusioni di cartesio sono errate. Di
queste analisi interessante notare come Descartes abbia iniziato ad abbozzare alcune teorie
che successivamente riprender in maniera pi esaustiva: un embrione del principio di
inerzia e della continuazione del del movimento (adottato nella stessa formulazione di
Beeckman, momentaneamente).
Beeckman si oppone alla teoria aristotelica classica (una forza esterna deve essere applicata
al corpo stesso) e alla teoria medievale dellimpetus (una forza interna al corpo mosso)
affermando che i corpi per muoversi uniformemente non hanno bisogno di nessuna forza:
essi continueranno il loro moto fintanto che qualcosa non gli si oppone. Dar diverse
formulazioni riguardo ai movimenti accelerati e alla caduta dei gravi, informandosi tramite
le opere di Gilbert e Keplero.
Tra il 1618-1619 Cartesio fornisce alcune formulazioni della caduta dei gravi: i corpi
vengono attratti da una forza attrattiva verso il basso e constante, che sommandosi istante
per istante determina laccelerazione del movimento di caduta. Durante la caduta il corpo
mantiene la quantit di movimento che aveva nellistante precedente, a cui si sommano le
quantit di movimento degli istanti successivi. (Principio della continuazione del
movimento). Si ispir qui alla dottrina scolastica: questa teoria teologica di Cartesio sar
destinata a durare.
Unaltra concezione cartesiana particolare quella del tempi che viene visto come composto
di instanti indipendenti gli uni dagli altri. Nel corso degli anni Cartesio arriver a dare una
giustificazione teologica del principio di inerzia.
Gli spunti delle riflessioni giovanili di Descartes sono indubbiamente da ricercarsi in
Beeckman.
Cartesio si infuria con Beekman nel momento in cui egli si defin il suo maestro e ispiratore
del Compendium. In una lettera, colma di insulti e acrimonia, si rompe il sodalizio tra i due.
Ci sar una pacificazione gelida anche Descartes presenter una lettera in tono arrogante
in cui sosterr di aver trovato una dimostrazione vera e propria riguardo alla diffusione

istantanea della luce. Beeckman che riteneva che la luce avesse una sua propria velocit
elevatissimi, si sent accusato di ogni specie di sofisma e falso ragionamento.
Questo comportamento una costante in Descartes: nemo ante me (Prima di me,
nessuno). Quando Beeckman morir Cartesio disse, per consolare un amico comune, disse
solo che non ci dobbiamo preoccupare se siamo chiamati qualche anno prima o dopo.
Viaggi, sogni e progetti
Gli appunti di Descartes sono andati completamente perduti. Solo una trascrizione di Baillet
ci pervenuta. Unulteriore trascrizione parziale effettuata da Leibniz, venne perduta sotto il
titolo Cogitationes privatae.
Si fantastic molto su Cartesio, ritenendolo per esempio un affiliato dei Rosacroce: setta
esoterica di cui si vociferava parecchio allepoca. Di certo si sa che cartesio si interess a
molte cose, quindi non da escludere che fece delle ricerche anche riguardo ai Rosacroce e
ad alcune dottrine occultistiche (scienze curiose citate nel discorso sul metodo) e ai
cosiddetti miracoli. Stette anche vicino ai temi della magia naturale di Giambattista Della
Porta.
Tutti questi interessi confusi testimoniano sia lampiezza degli interessi dello scienziato sia
lincapacit momentanea di incanalarli in ununica direzione.
Cartesio teme il confronto con il mondo esterno, vuole prima sapere la reazione degli altri
per poi potersi esporre liberamente. Talvolta confessa di voler pubblicare anonimamente per
vedere leffetto che far. Vivr una vita in solitudine.
Nel 1619 Descartes vivr un periodo di instabilit che durer per quasi dieci anni. Cos la
scelta di cosa fare ricade nuovamente sulle armi.
Nello stesso anno Cartesio cerca riparo dal rigido inverno e probabilmente si stabilisce nel
ducato di Neuburg. In questo luogo della Baviera avr i 3 famosi sogni.
Tutto ci che sappiamo di questi sogni ci stato tramandato da Baillet: oltre alla descrizione
dei sogni, vengono anche riportate le interpretazioni date ad essi dallo stesso Cartesio.
Si narra che Cartesio di fronte ad un dizionario pens allunit delle scienze e di fronte al
verso di un poeta latino comprese lintima connessione tra filosofia e saggezza: quod vitae
sectabor iter? Quale strada prender nella vita?
Lunit da riscoprire del sapere sar il filo conduttore di tutto il pensiero cartesiano. Per
interpretare i sogni di Descartes vennero interpellati svariati psicologi e psicoanalisti, tra cui
anche Sigmund Freud. Le conclusioni non lasciarono nulla di certo, anzi i risultati furono
estremamente variopinti.
Secondo alcuni lettori in questo periodo della vita dellautore egli non ancora cartesiano.
Ci si interrogati spesso riguardo allinvenzione mirabile o scienza mirabile: per molti
la scoperta del metodo, per altri la geometria analitica, per altri ancora una scoperta
scientifica non ancora identificata oppure un teorema matematica particolarmente
importante.
Per Descartes linverno una specie di luogo simbolico per le sue riflessioni principali:
1619: la scoperta della scienza mirabile
1637: la scoperta del metodo
1640: tutta la sua metafisica (Meditazioni)
Cartesio detesta il calore delle citt meridionali e per uno scherzo del destina morir proprio
nella fredda Stoccolma.

I sogni di Cartesio vanno interpretati come la definitiva scelta di vita di Cartesio: improntata
sullinizio di un lungo itinerario filosofico che lo porter lontano.
Dopo linverno Cartesio si reca a Ulm dove conoscer il matematico Johann Faulhaber:
Descartes promette, entro la pasqua successiva, di pubblicare un trattato rivoluzionario.
Probabilmente si trattava del Thesaurus mathematicus (titolo rinvenuto tra i suoi appunti)
opera che tra laltro non vedr mai la luce, n a Pasqua, n mai. Il progetto di tale opera er
estremamente ambizioso e lo si capisce gi dal sottotitolo che Cartesio vi pose:
Egli voleva trovare una matematica universale (mathesis universalis) intesa come scienza
generale delle quantit. Molti altri studiosi cinquecenteschi vollero ritrovare una scienza
capace di risolvere qualsiasi problema matematico. Cartesio segue questa strada e lo si
capisce dalle parole utilizzate in una lettera a Beeckman.
Il primo passo per Cartesio quello di unificare aritmetica e geometria. Questa unificazione
deve avvenire tramite unalgebra capace di dominare quantit discrete come numeri reali e
quantit continue come gli enti geometrici. Qui abbozzato il progetto di quella che in
futuro sar la sua geometria analitica: voleva stabilire uno stretto parallelismo tra
aritmetica e geometria, distinguendo tutti i possibili problemi in classi diverse tra loro e
reciprocamente corrispondenti.
Si comunque ancora lontani da saggio Geometria pubblicato con il Discorso sul metodo
del 1637. Questo solo un primo abbozzo di tentativo di ridurre le questioni matematiche
allinterno di un piano bidimensionale.
Le relazioni tra le scienze e la loro unit loggetto principale dellopera, anchessa
incompiuta, Studium bonae mentis. Consiste in una sorta di abbozzo del Discorso sul
metodo. Si comincia a trattare della scienza universale e di altri temi pi strettamente
filosofici. Comunque ancora questi temi sono indefiniti. Nulla di preciso stato ancora
detto.
Questo periodo della giovent di Cartesio un periodo soprattutto di viaggi:
Italia (Venezia, Roma, Toscana senza incontrare Galileo). Parigi dove risieder con una certa
continuit e dove conoscer Marin Mersenne, stimolatore e amico di Descartes.
Allo stesso tempo questo per Descartes un periodo di grandi incertezze.

2. Dalle Regole al Mondo


Lunit della scienza
1628 - 1633 cerca seriamente di dare ordine compiuto ai suoi pensieri sparsi nei vari
ambiti del sapere> matematica, fisica, metafisica e teoria della conoscenza.
I reperti di questi anni sono molto pi rilevanti rispetto ai frammenti giovanili.
Il primo scritto degno di nota Regulae ad directionem ingenii (=regole per la guida
dellintelligenza). Venne pubblicata postuma e tratta della questione della possibilit
di una conoscenza certa e del metodo per acquisirla: tema fondante di tutta la
filosofia cartesiana. Vi sono anche riflessioni ricadenti in altri ambiti tematici.
Non si certi riguardo alla data di stesura delle Regole, si possono fare solamente
delle congetture delimitando larco di tempo in cui ragionevolmente Cartesio
avrebbe potuto comporla: non dopo il 1629 ma non prima del 1625. Momento della
sua vita in cui si stabil fisso, dopo una serie di peregrinazioni, a Parigi.
Di questopera nemmeno il titolo conosciuto con certezza. Il progetto, comunque,
prevedeva tre parti composte da 12 regole ciascuna: il testo ne contiene soltanto 21, e
delle ultime 3 abbiamo solo i titoli.
Nella XII regola Cartesio chiarisce la tripartizione dellopera:
1. precetti metodologici generali e proposizioni semplici e chiare di per s;
2. questioni che si in grado di comprendere con chiarezza ma di cui mancano ancora
le soluzioni (le equazioni matematiche ad una o pi incognite);
3. questioni non comprese perfettamente (quelle che includono dati empirici).

Landamento dello scritto non lineare, uniforme e sistematico, bens presenta parti
complesse e oscure. Vi possibile trovare oscillazioni e vaghezza terminologiche
importanti:
cose, nature, enti, idee non sono definite con chiarezza.
Le Regole si aprono con unaffermazione di capitale importanza per la scienza
moderna e per la filosofia cartesiana: La scienza una sola e non la si pu ricercare
percorrendo anche diverse vie. Bisogna innanzi tutto dedicarsi allo studio della retta
mente o il buon senso (traduzioni di bona mens). La mente infatti la fonte di ogni
conoscenza: come il sole che illumina le cose pi varie restando sempre lo stesso.
(Questa strada porter alla rivoluzione copernicana di Kant).
Ci che inizialmente Descartes si prefigge di effettuare una disamina delle
possibilit conoscitive della mente umana, cercando di comprendere i limiti e quale
strada sia quella giusta, ovvero trovare il metodo, per giungere alla verit. Tema che
sar riecheggiato da Locke e Kant.
La mente umana capace di cogliere il vero purch usata rettamente: necessario
respingere le conoscenze solamente probabili e abbracciare le conoscenze
perfettamente note. Cartesio, per raggiungere gli scopi che si era prefissato, part
dalla matematica. Per Cartesio questo non implica che gli uomini debbano
solamente limitarsi allo studio della aritmetica e della geometria, bens che debbano
focalizzarsi su quegli oggetti che possano avere pari certezza a quella delle
dimostrazioni aritmetiche e geometriche.

La matematica eretta a criterio della conoscenza umana certa e a una svalutazione


delle conoscenze di tipo storico-umanistico: costante nel pensiero di Descartes.
Infatti il metodo cartesiano si fonda sulle procedure dei matematici: dalla
conoscenza intuitiva di alcuni enti fondamentali e di alcuni assiomi validi
universalmente si passa, attraverso catene argomentate che mantengono intatte le
proposizioni iniziali, a dimostrare teoremi dotati della massima certezza.
Cartesio comunque si accorge che la matematica non esaurisce il campo della
scienza umana certa: egli abbandona il progetto della matematica universale (pur
presente in qualche pagina delle Regole), concentrandosi su un metodo che abbia la
stessa certezza della matematica ma che possa abbracciare ogni conoscenza.
La matematica universale il primo passo verso le scienze perch definisce in
generale i rapporti quantitativi tra grandezze di qualsiasi tipo (numeri, figure, astri e
suoni) ma in ci trova anche il suo limite, perch gli oggetti della scienza non sono
enti solamente quantificabili.
Dunque, per Descartes, bisogna iniziare dalla matematica per poi procedere,
trattando con zelo, anche le scienze un poco pi elevate.
Il metodo deve partire dalla matematica per poi abbracciare tutta la conoscenza
umana a partire dalla sua fonte pi importante: lintelletto pensante.
Il segreto del metodo
Il segreto del metodo sta nellordine: riflessione centrale della filosofia cartesiana.
Lordine, per Descartes, un criterio epistemologico universale che abbraccia non
soltanto le grandezze matematiche, ma anche tutte le cose a cui la mente umana
pu rivolgersi, compresa s stessa e Dio.
Infatti una volta trovato lordine, la verit si mostrer da s stessa.
Ordine significa dunque partire dalle conoscenze pi facili e basilari, per elevarsi a
quelle pi complesse e difficili, che dipendono dalle prime. In questo modo il
sapere appare organizzato in catene di proposizioni tra loro concatenate, arrivando
cos ad ottenere una struttura alternativa rispetto alla tradizionale classificazione
delle categorie aristoteliche.
In questo senso bisogna sempre cercare un primum, una conoscenza vera di per s,
da cui le altre dipendono.
Nel Cartesio delle Regole lordine il principio fondante del metodo e da cui il
metodo stesso trae origine. Cartesio gi afferma: niente si pu conoscere prima
dellintelletto, dal momento che da questo dipende la conoscenza di tutte le altre
cose, e non viceversa. Gi qui si pu notare lattrazione di Cartesio per i
ragionamenti circolari:

3. Partire da ci
che semplice
e non dipende
da altro

1./4. Studiare la
mente umana
da cui tutte le
conoscenze
dipendono

2. Metodo per guidare la mente

Questi ragionamenti circolari di Cartesio, mostrano lesistenza di un certo


dinamismo allinterno del suo pensiero.
Dopo aver posto preliminarmente e provvisoriamente un postulato iniziale,
Descartes, lo fonda via via allinterno del processo argomentativo.
Per dimostrare che il metodo come una di quelle arti che si costruiscono da sole i
propri strumenti, presenta lesempio del fabbro. Egli prima di lavorare i metalli
dovr preoccuparsi di forgiare gli strumenti del mestiere necessari. Analogamente il
metodo dovr mettere a punto le regole, partendo da qualche precetto informe, che
deve essere affinato, provato e, soltanto dopo che sia stato fondato, applicato agli
altri oggetti del conoscere.
La fortuna del metodo che i semi di cui esso consta sono innati, dunque
dovremmo preoccuparci di riportarli solamente alla luce, rendendo la mente
consapevole.
La conoscenza umana, che, per Cartesio, va studiata prima di tutto il resto, divisa
in due ambiti: conoscenza del soggetto pensante e conoscenza dei vari oggetti
pensabili. Allinterno del soggetto necessario distinguere, secondo una
tripartizione, le facolt conoscitive superiori e inferiori. La facolt conoscitiva
superiore rappresentata dallintelletto, mentre le fa. inferiori sono rappresentate
dallimmaginazione e la sensibilit. Questa suddivisione rester pregnante in
Cartesio, anche se in alcune parti aggiunger una quarta facolt: la memoria.
Nel Cartesio delle Regole il confine tra mente e corpo non stato ancora marcato:
si comprende solamente che il pensiero come una forza conoscitiva (vis
cognoscendi) che si esprime in vari modi: allintelletto, puramente spirituale, o
anche alle facolt inferiori, che sono da considerarsi corporee in quanto collegate
con lapparato sensoriale e con la fantasia.
La conoscenza intellettuale il luogo della verit e della certezza, che sono
indipendenti in quanto tali da ogni esperienza esterna. Lintelletto lavora
direttamente attraverso lintuizione (intuitus) cio la conoscenza diretta di ogni
verit incontrovertibile.
Cartesio si riallaccia alla definizione di intuizione che venne data in periodo
scolastico. Gi per san Tommaso lintuizione si differenzia dalla deduzione:
intuizione: quando si conosce qualcosa immediatamente e con la certezza, tale da
escludere ogni dubbio.
deduzione: quando si tratta di conoscenze discorsive (sillogismo), in cui si abbia
una successione di pensieri.
Cartesio, per, al contrario di Tommaso, limita lintuizione al solo intelletto.
Lintuizione per gli scolastici poteva anche aversi nella sensibilit.
Lo scopo principale del metodo non quello di insegnare ad avere intuizioni, bens
di liberare la mente da pregiudizi e ostacoli, per far s che la mente contempli senza
sforzo le verit delle cose.
Nelle Regole Descartes considera intuizione la certezza immediata che ognuno ha
di esistere e pensare (prima avvisaglia del futuro cogito ergo sum) e che il triangolo
delimitato da tre lati: qui si ha la prima equiparazione, dal punto di vista
epistemologico, tra verit matematiche (assunte come modello conoscitivo) e le
verit di una classe diversa, non ancora ben definite. Le intuizioni cartesiane non
sono, dunque, soltanto intuizioni singole, ma possono consistere anche in inferenze,
purch si tratti di inferenze che si possono cogliere con un solo atto della mente,
come per esempio, lequivalenza: 2+2 oppure 3+1.

Cartesio comunque ammette che certe conoscenze possono essere, a seconda dei
casi, intuizioni o deduzioni: quando traggo una conclusione da un principio
evidente di per s posso farlo sia intuitivamente (con un solo atto di pensiero)
oppure deduttivamente (attraverso una successione di atti di pensiero). Cos ogni
deduzione diventa riconducibile a unintuizione. In conclusione necessario
effettuare lenumerazione ovvero rivolgere uno sguardo complessivo sui vari
passaggi dellargomentazione, riducendoli, di fatto, ad uno solo, e rendendo
minimo, se non nullo, lapporto della memoria.
Per lottenimento della conoscenza Cartesio esclude il sillogismo, allineandosi cos
alla rivoluzione scientifica in corso in quegli anni. Descartes ritiene che il
sillogismo sia sterile dal punto di vista conoscitivo, in quanto esso si regge su
premesse generali, di cui nessuno si preoccupato di vagliarne la veridicit.
Il sillogismo appartiene piuttosto alla retorica: allarte di persuadere e non centra
nulla con la scienza, che ha come scopo larricchimento del patrimonio conoscitivo
umano.
Cartesio si preoccuper, allora, di sapere quale sia il possibile contenuto di verit
delle intuizioni.
Nature semplici
innanzitutto doveroso chiarire che non si intuiscono verit complesse ma cose
note di per s, semplicissime.
Lintero sapere umano poggia su un numero limitato di tali nature, dalla cui
composizione ordinata nasce ogni conoscenza certa.
Di nature semplici ne aveva gi parlato Bacone nel Novum Organon.
Cartesio, talvolta sembra avvicinarsi a Bacone, affermando che le nature semplici
siano cose che compongono gli oggetti e che devono essere raccolte con
lesperienza. Altre volte chiarisce il concetto affermando che esse costituiscono il
modo con cui noi conosciamo gli oggetti.
Il concetto di natura semplice ha una valenza puramente conoscitiva: concerne le
cose in quanto sono percepite dallintelletto e non le cose in quanto tali.
Alle nature semplici appartengono:
1. la figura
2. il movimento
3. il pensiero
4. la causa
5. il limite
6. privazioni di realt: il nulla.
Tali nature semplici non sono ulteriormente scomponibili, sebbene nella realt sia
impossibile distinguerle dalle cose in cui risiedono: un corpo un corpo, non un
misto di estensione e figura.
Le nature semplici costituiscono il bagaglio conoscitivo proprio della mente umana,
che lintuizione coglie da s con la massima spontaneit.
Gli elementi basilari della soluzione di Cartesio (tentativo di spiegazione della
corrispondenza tra la nostra conoscenza e le cose stesse) per quanto riguarda
loggetto della conoscenza, riduzione dei corpi a parti di materia geometricamente
determinabili, e, per quanto riguarda il soggetto, il ricorso agli strumenti della

mathesis universalis (ordine e misura) come principi interpretativi dei dati


sensoriali. In questo periodo Cartesio riconduce il processo percettivo unazione
meccanica delloggetto sugli organi sensoriali del soggetto: similitudine di origine
aristotelica. (Come ragiona un Aristotelico: pag. 56, libro E. Scribano)
In questi anni di riflessione si inizia anche ad intravedere un concetto che sar
fondamentale in Cartesio: la dissomiglianza tra gli stati cognitivi mentali e gli
oggetti esterni da essi rappresentati.
La posizione di Descartes riguardo al problema della conoscenza dei corpi non lo
rende un personaggio atipico per il suo tempo, bens lo riporta al contesto culturale
di quegli anni: let del meccanicismo, in cui si impone che la matematica sia la
chiave di lettura dellintero mondo materiale. (Tesi di origine platonica, ma
soprattutto non lontana dai fautori della rivoluzione scientifica seicentesca: Keplero
e Galilei). Keplero venne sicuramente letto da Cartesio, e si potrebbe credere che,
grazie a delle concordanze tra le due opere, per il suo Mondo, Descartes, abbia
preso come riferimento il Saggiatore.
Appunto nello stesso Saggiatore, Galilei ci dice dei caratteri matematici in cui il
grandissimo mondo della natura scritto: triangoli, cerchi, quadrati. Keplero invece
teorizz il carattere divino della geometria, affermando che Dio ci ha messo nelle
nostre menti per farci conoscere il mondo.
Cartesio ritene che la mente umana possa conoscere i nessi matematici della realt,
contemplandoli con laiuto dalla immaginazione e interpretando grazie ad essi
lesperienza.
Le nature semplici di Cartesio non sono essenze, nel senso classico, in quanto non
forniscono la definizione di una cosa ma sono piuttosto degli elementi costitutivi,
dal punto di vista della conoscenza umana, delle essenze delle cose.
Descartes suddivide le nature semplici in tre gruppi diversi:
1. nature semplici materiali (estensione, figura, movimento);
2. nature semplici intellettuali (stati mentali della cognizione, della volizione, del
dubbio);
3. nature semplici comuni (riferite sia a cose materiali che a cose intellettuali)
suddivise a loro volta in:
3a. nature semplici riferite ai modi di esistenza delle cose
(esistenza, durata, nulla);
3b. nature semplici che governano le relazioni tra altre nature
semplici (assiomi generali e indimostrabili: detti nozioni comuni).
Per esempio due cose identiche ad una terza, sono identiche tra
loro.
Il testo delle Regole si ferma prima del previsto, avendo appena esaminato la
questione delle cose comprese perfettamente, per cui Cartesio si preoccupa
solamente di applicare modelli di tipo logico-matematico.
Descartes utilizz sempre una sua personale notazione algebrica: esprimeva le
potenze con dei numeri in esponente e le grandezze note con le prime lettere
minuscole dellalfabeto.
Non tratt nemmeno molto il tema delle nature semplici intellettuali. Nelle Regole
non vi molto riguardo a Dio se non lasserzione che, dal fatto che io esisto, si

giunge a dimostrare anche lesistenza divina. Non viene comunque spiegato in che
modo. In altre parti risulta invece che Dio non possa essere oggetto del metodo
dunque Descartes: Filosofare o no su Dio? (Indecisione speculativa che si risolver
presto).
Cartesio avrebbe voluto dare un fondamento alla fisica e alle sue leggi. Questa
potrebbe essere considerata una motivazione plausibile che spiegherebbe
linterruzione della stesura delle regole. Le leggi della fisica, infatti, non possono
essere interpretate in termini di nature semplici conosciute per intuizione dirette,
anzi hanno bisogno di un fondamento esterno (teologico) che a sua volta potr
essere conquistato con la costruzione di una nuova metafisica.
Descartes utilizzer spesso nei suoi scritti una lunga serie di metafore edilizie. In
questo periodo, segnato dallinterruzione della stesura delle Regole, impossibile
non notare una vera e propria crisi filosofica per Cartesio stesso.
1628: Cartesio si stabilisce nella tollerante Olanda. A spingerlo nei Paesi Bassi
forse il clima rigido, che egli ritiene pi salubre, ma anche quella libert di
movimento e di ricerca che solo le Province unite olandesi, allepoca, potevano
garantire.
La creazione delle verit eterne
Cartesio rivela a Mersenne che la materia che ha studiato di pi la metafisica che
gli ha permesso di trovare i fondamenti della sua fisica.
Inizier la composizione di un breve trattato, che andato perduto, in cui voleva
dimostrare le verit metafisiche, e in particolare lesistenza di Dio e limmortalit
dellanima per far tacere gli atei. Cartesio pretendeva di dimostrare lesistenza di
dio in maniera pi evidente delle dimostrazioni geometriche.
Qui vi unevidente rottura con le intenzioni che si era preposto nelle Regole:
precedentemente aveva individuato nella geometria e nella matematica il culmine e
anzi il criterio stesso dellevidenza e della verit. Le motivazioni concettuali sono
comunque oscure.
In tre missive per Mersenne Cartesio si focalizza sulla questione del potere di Dio
sulle cosiddette verit eterne, e in particolare, per il momento, sulle verit
matematiche. Conclude che le verit eterne sono eterne in modo improprio, in
quanto, realmente, dipendono da Dio.
Loriginalit di Cartesio qui assoluta: fu il primo e ultimo nella storia della
filosofia (a parte qualche successore fedelissimo) a teorizzare che fu Dio a volere
che 2+2=4 e che la somma interna degli angoli di un triangolo equivale a 180.
Descartes arriv alla conclusione che lesistenza di Dio, infatti, la prima e la pi
eterna di tutte le verit che vi possano essere, e la sola da cui tutte dipendano. Il
rischio sarebbe stato, altrimenti, di cadere nellateismo: negare lonnipotenza di Dio
equivarrebbe a negare la sua esistenza.
Cartesio qui punta il dito contro un gesuita, esponente della Scolastica 5-6centesca,
Francisco Surez, il quale, nella sua opera Disputationes methaphysicae, teorizz
lindipendenza delle verit da Dio. Cartesio, non daccordo a questa teoria, equipra
di fatto le verit a delle creature, assoggettandole completamente al potere divino.
Dio, secondo Descartes, dispone le verit eterne cin lo stesso genere di causalit
con cui ha creato tutto il resto.

Per il filosofo, le verit eterne sono qualche cosa, dunque egli attribu spessore
ontologico alle verit eterne.
Non solamente le verit eterne dipendono dalla libera disposizione di Dio, ma le
stesse essenze.
1629-1630: Cartesio inizia seriamente a dedicarsi allo studio della nuova fisica
(meccanica). Appunto la teoria metafisica della creazione delle verit eterne nasce
in stretto rapporto con la fisica.
La fisica cartesiana si fonda sulla certezza che la realt ha una struttura meccanica
interpretabile in termini matematici, e in quanto tale accessibile allintelletto.
Le verit eterne della matematica sono s nozioni innate nelle nostre menti
(mentibus nostris ingenitae) ma lo sono non solo perch eterne di per s e
indipendenti da Dio, bens perch dio ha voluto cos. (Volere e intendere in Dio
sono la stessa cosa)
Alla struttura combinatoria delle nature semplici si sostituisce una concezione
piramidale del sapere, che vede al suo vertice lesistenza di Dio, prima verit, da
cui tutte le altre dipendono. Lesistenza pi evidente delle verit matematiche,
perch queste dipendono ontologicamente e logicamente da quella, e non viceversa.
In questo si ha il superamento del matematismo delle Regole e della teoria delle
nature semplici, vere di per s e non bisognose di alcun fondamento, e una coerente
radicalizzazione del programma riduzionistico presente in quellopera, basato sul
segreto dellordine.
La ricerca del fondamento ultimo della conoscenza umana mette in discussione il
primato delle nature semplici, ponendo lorigine prima di ogni verit
nellonnipotenza di Dio.
La fisica cartesiana avrebbe dovuto essere basata sullordine e sulla misura, cio
sulla mathesis universalis delle Regole. Descartes ha comunque scoperto il
carattere creazionistico della mathesis e dunque rischia di non essere pi
universalis, ovvero la fonte di ogni conoscenza, in quanto dipende essa stessa da
qualcosa di superiore.
A questo punto Cartesio, di dovr dedicare alla ricerca di quella certezza, che
erroneamente aveva ritrovato nella matematica. Le fondamenta pi solide si
troveranno, appunto, negli attributi di Dio.
Le leggi della natura e la favola del mondo
1629: Cartesio scrive a Mersenne di essere deciso a spiegare tutti i fenomeni della
natura, che vale a dire tutta la fisica. Egli occuper i successivi 4 anni a scrivere un
trattato che prender il nome di Mondo, il cui sottotitolo Trattato della luce.
In Descartes la luce occupa una posizione privilegiata, come in tutta la nuova
scienza. Negli anni successivi dir che tutta la fisica dipende dalla semplice analisi
della luce in termini di materia e movimento.
Far seguire anche unampia trattazione sul corpo umano: LUomo.
Nonostante le buone intenzioni anche Il Mondo rester, come molte opere,
incompiuto.

Il Mondo si apre con una questione di teoria della conoscenza e non con uno
scenario scientifico. In questa parte iniziale emerge linversione tra soggetto e
oggetto della conoscenza perorata nelle Regole: per conoscere il mondo occorre
esaminare preliminarmente luomo e le sue facolt conoscitive.
La distinzione tra le caratteristiche qualitative dei corpi (odori, sapori, sensazioni e
colori) e le caratteristiche quantitative e misurabili (figura, dimensione, movimento,
posizione reciproca) occupano un dogma essenziale di ogni meccanicismo.
Cartesio, come gli altri interpreti della rivoluzione scientifica, adottarono tali teorie
per opporsi alla dottrina scolastica delle specie. (E. Scribano, pag 56)
Nel Mondo Cartesio afferma che le nostre percezioni sono diverse dagli eventi
fisici che le causano. [Egli utilizza il termine idea per indicare una percezione
qualunque.]
Comunque lo scarto tra conoscenza umana e il mondo esterno, sar chiaramente
spiegato allinterno delle Meditazioni Metafisiche.
Per ora Descartes si preoccupato di affinare la sua teoria delle sensazioni: esse
sono dei segni stabiliti da una non meglio identificata natura e costantemente
collegati a certi movimenti corporei, allo stesso modo in cui le parole sono
collegate a degli oggetti senza avere niente in comune con essi. Gi dallopera Il
Mondo si comprende come per che cosa siano, di per s, i corpi. Descartes chiaro
a riguardo: i corpi sono privi di propriet non quantificabili; non si danno in essi n
qualit reali (caldo, freddo, umidit e secchezza) n forme sostanziali suscettibili di
organizzare la materia bruta.
Per Cartesio, appunto, la materia si identifica di fatto con lestensione spaziale, che
lunica caratteristica inseparabile dalla materia. (Si pu pensare ad un corpo senza
colore od odore, ma non ad un corpo senza estensione)
Lestensione si ormai insediata nellessenza dei corpi e non pi soltanto una
natura semplice che, unita ad altre, ci permette di conoscerli.
Lequivalenza tra materia ed estensione una pietre miliare nella fisica e nella
metafisica cartesiane e porta con s delle inevitabili conseguenze:
1. la materia indefinitamente divisibile e non ci sono atomi (ogni
particella, seppur minima, scindibile in particelle pi piccole);
2. in natura non vi sono spazi vuoti e quelli che ci sembrano tali sono
composti della stessa materia degli altri, solamente in maniera pi rarefatta.
Lassenza di vuoto permette a Descartes di spiegare la possibilit della trasmissione
della luce e di definirla: essa una comunicazione istantanea di movimento tra
corpi tra loro anche lontanissimi, come le stelle e gli occhi degli uomini che le
guardano, attraverso lintermediario della materia cosmica. (per es.: la percussione
di un estremit di un bastone trasmette il movimento istantaneamente allaltra
estremit).
Le differenze tra le varie parti di materia, si possono spiegare solamente tramite il
movimento: un corpo solido tale a causa dellaggregato di particelle dotate dello
stesso movimento comune, ma in quiete relative le une rispetto alle altre. I 4
elementi della fisica scolastica (acqua, aria, terra e fuoco), non sono altro che nomi
diversi per le varie configurazioni della stessa identica materia.
Secondo la fisica cartesiana possibile ritrovare ovunque nel cosmo la materia
sottile (o primo elemento):
1. composto di particelle minuscole

2. caratterizzate dal movimento vorticoso


3. capaci di riempire ogni interstizio tra le parti degli altri corpi
4. portare il movimento in ogni luogo della natura.
Anche la materia-estensione viene concepita come dipendente da Dio.
Come gi allepoca del sodalizio con Beeckman, sta volta pi esplicitamente,
Descartes mutua dalla teologia scolastica il principio della creazione continua: ad
ogni istante Dio ricrea il Mondo che, non ha la forza di persistere nellessere e
perci abbisogna continuamente del sostegno creativo divino.
Inoltre Dio continua a conservare la materia nella stessa maniera in qui lha creata:
questa riflessione porta Cartesio ad enunciare, nel Mondo, tre regole o leggi
generali:
1. Persistenza degli stati di movimento e quiete: un corpo in movimento
continuer a muoversi uniformemente finch non incontrer impedimenti;
2. Conservazione della quantit di movimento: ogni corpo che urta un altro
corpo comunica a questultimo una quantit di movimento identica a quella
che esso stesso perde; la quantit di movimento presente nelluniverso ,
dunque, costante.
3. Rettilinearit tendenziale del movimento: i corpi hanno uninclinazione
naturale al movimento rettilineo.
La prima regola, unita alla terza, determinano quella che in seguito sar la legge di
inerzia di Newton. La seconda che pone un principio conservativo, sar meglio
precisata dalla newtoniana legge di azione e reazione. La differenza tra gli studi di
Newton e Descartes quella che Cartesio tent di costruire una fisica deduttiva, i
cui fondamenti siano teologicamente garantiti e in cui si possa giungere a una
conoscenza integralmente dimostrativa.
Dal punto di vista della creazione delluniverso, Cartesio pi moderno rispetto
a Newton, in quanto per questultimo luniverso il teatro della creazione di Dio,
mentre per Descartes luniverso il risultato delle leggi della natura, senza che vi
sia particolare bisogno dellintervento divino, oltre al semplice impulso creativo, n
al momento della creazione n dopo.
Le tre leggi, esposte nel Mondo, servono anche per dar conto dellorigine
delluniverso e in particolare del sistema solare. A questo punto dellopera, il lettore
si trova catapultato in una favola, che Cartesio comincia a narrare a partire dal
capitolo 6 dellopera.
Descartes colloca la narrazione negli spazi immaginari (non parla del mondo vero
di cui si parla nelle Sacre Scritture), ma il lettore arriver a comprendere che i due
mondi, quello fiabesco e quello reale, coincidono. La favola non serve ad indicare
un carattere ipotetico della fisica cartesiana ma unefficace strategia retorica, tutta
trasparente e consapevole.
Secondo Cartesio Dio ha creato la materia, senza darle alcuna determinazione
particolare:
Inizialmente regnava un caos primordiale in cui si suppone che le particelle di
materia fossero disomogenee. Poich nemmeno durante la creazione sono ammessi
vuoti, ogni particella si scontra con le altre, perdendo e cedendo proporzionalmente
movimento. Non potendosi muovere rettilinearmente, le particelle assumono da
subito un moto circolare , che port alla nascita di vortici di materia nei quali
linterazione dei corpi causa laggregazione al centro del vortice delle particelle del
primo elemento (sottilissime e dotate di forte agitazione) e il formarsi di ampie

masse fluide di materia del secondo elemento ruotano in torno al centro, allinterno
delle quali sono trasportati dei conglomerati di materia solida del terzo elemento.
Il sistema solare, per Cartesio, non altro che uno di questi vortici, con al centro il
sole, composto di materia sottile e fonte di luce, ed attorno ad esso i pianeti, tra cui
la terra, composti di materia solida del terzo elemento in incessante movimento
orbitale.
Cartesio rifiuta lidea secondo la quale sia necessario un demiurgo intelligente, o un
creatore che tale ordine abbia progettato e realizzato nella creazione. Ritiene che
tutta la fisica si fondi sugli attributi di Dio, ma non sullintelligenza o sulla
saggezza, bens sullimmutabilit: il Dio del Mondo soprattutto il motore della
materia e la fonte necessaria delle leggi naturali.
Infatti non necessario che Dio dispieghi una saggezza particolare: le leggi
meccaniche della natura sono sufficienti allo scopo e dal caos primordiale avrebbe
potuto far sorgere con il tempo un mondo identico a quello attuale.
Ritorno alla realt
Cartesio si sente filosofo e nonostante voglia progredire le sue ricerche, la
tentazione dellisolamento, dellestraneazione, sempre fortemente in agguato.
Con Il Mondo Cartesio sa di avere tra le mani un testo esplosivo: egli in
apprensione soprattutto per quanto riguarda la tesi dellinfinit delluniverso,
implicata dalla riduzione della materia a estensione geometrica.
interessato alla vicenda di Giordano Bruno, che da poco tempo era stato messo al
rogo e il tema risultava ancora scabroso. La definitiva delusione di Cartesio arriva
nel 1633, quando Galileo viene condannato e costretto ad abiurare le tesi esposte.
Con la condanna, Descartes vede processato e messo al bando anche il suo Mondo:
gli sorge spontanea una riflessione: se il copernicanesimo falso, falsi saranno
allora, anche, tutti i fondamenti della sua filosofia.
La proibizione del copernicanesimo viene fatta valere anche nel caso in cui esso
venga proposto ipoteticamente, anche se precedentemente cos non era. (ci rende
inutile anche lespediente della favola di Cartesio.
Ora distinguibile in Cartesio un conflitto irrisolto, riguardante il fondamento della
conoscenza umana:
polo umanistico: emerge dalle Regole, la conoscenza fondata sullintuizione
naturale di alcune nozioni basilari e indubitabili, dalla cui combinazione sorge
tutto il sapere.
polo teocentrico: manifestato in alcune lettere inviate a Mersenne nella primavera
del 1630, la conoscenza umana fondata sul potere assoluto di un Dio non
sottoposto ad alcun ordine, causa libera delle essenze e delle esistenze delle cose.
Cartesio unir questi due poli nelle Meditazioni, senza rinunciare alle peculiarit di
ciascuno di essi, evitando, per, di evocare i loro aspetti pi radicali.
Alla fine Descartes escluder la teoria della creazione delle verit eterne dalle sue
opere di metafisica, tale teoria non riusc a farla divenire parte integrante del
cartesianesimo.

Nel Mondo si parla di verit eterne, cio quelle matematiche, solo come idee innate
nella mente umana, senza alludere che sia Dio a crearle liberamente. Afferma, in
pi, che esse sarebbero valide in ogni mondo possibile.
Fin dallinizio dunque Cartesio non considera la teoria della creazione delle verit
eterne indispensabile nel suo sistema: non ne parler nella sua fisica e nemmeno
nella sua metafisica.
In Cartesio la priorit epistemologica dellesistenza di Dio affermata con grande
vigore. Egli comunque lontano ancora dalla teologia razionale, in quanto deve
portare necessariamente a termine il compito decisivo: dimostrare lesistenza di
Dio, da cui deriva e dipende appunto la scienza umana.
Laporia di Cartesio non potr essere superata se non attraverso una rinnovata
riflessione sulluomo, sul mondo e su Dio stesso. Tale riflessione trover la sua
massima espressione soltanto nelle Meditazioni Metafisiche.

3. Il Discorso sul metodo


Storia di una mente
Nel Discorso sul metodo troviamo un po di tutto di Cartesio.
1. parte: autobiografia che si ricollega allopera Studium bonae mentis;
2. parte: dedicata al metodo;
3. parte: annuncia gli interessi morali degli ultimi anni (max espressione ne
Le passioni dellAnima);
4. parte: si riallaccia al trattato di metafisica andato perso nel 1629 e alle
future Meditazioni;
5. parte: dedicata alla fisica (Temi delle Regole, del Mondo, dellUomo);
6. parte: si prefigge di esporre un nuovo paradigma del sapere che si
realizzer nei Principi di filosofia.
Il Cartesio di questopera un Cartesio rivisto e corretto, che fornisce una visione
edulcorata delle sue dottrine principali. Lopera venne scritta in francese, affinch
tutti, anche le donne, potessero capirci qualcosa.
Il Discorso sul metodo doveva essere solo una prefazione a tre saggi scientifici, che
per vennero messi in ombra da quella che sarebbe dovuta essere una semplice
prefazione. Descartes teneva moltissimo ai suoi saggi, tanto che si vantava delle
scoperte che aveva raggiunto, in particolare nel campo dellottica. I tre saggi erano:
Meteore, Diottrica e Geometria. Il Discorso e i tre saggi vennero pubblicati per la
prima volta nel 1637.
Le idee per i suoi saggi scientifici vennero in mente a Cartesio gi dal 1629, mentre
lidea di un Discorso arriv solamente nel 1635.
Inizialmente il Discorso doveva avere un titolo molto pi lungo, che riecheggiava
lidea della mathesis universalis. Alla fine ripieg sul titolo attuale: Il Discorso sul
metodo, per indicare che non intendeva scrivere un trattato dogmatico, bens solo
evidenziare gli aspetti dei suoi procedimenti di ricerca. Il metodo infatti non si pu
n insegnare, n apprendere da dei maestri, ma soltanto praticare in proprio.
Il metodo non altro che la narrazione di come il metodo sia nato, per cos dire, da
s stesso, attraverso le esperienze dirette del suo scopritore: corrisponde alla storia
della mente di Descartes.
Cartesio chiede alleditore di mantenere lassoluta anonimit. Nonostante la sua
richiesta, Cartesio ordina 200 copie del suo libro per farlo recapitare ai suoi
corrispondenti: pare un paradosso che un uomo che avrebbe voluto essere alieno da
qualunque gloria mondana, decida di ordinarne cos tante copie.
Sta di fatto che, le corti europee e i Dotti del tempo, vennero, in pochissimo tempo,
a conoscenza del libro e del suo autore.
Descartes fece recapitare una copia del suo volume a un suo vecchio maestro
gesuita di La Flche chiedendo che venga esaminato. Molti altri scienziati e filosofi
(Galileo) ottennero una copia del Discorso cartesiano.
Descartes facendo cos rinunci completamente allanonimato.
Lincipit divenne famoso: il buon senso la cosa al mondo meglio ripartita.
Cartesio saggia la possibilit di risvegliare il lettore dai pregiudizi, partendo dai
pregiudizi stessi. Tutti credono di avere buon senso a sufficienza con tutta la sua

bonaria complicit. Immediatamente dopo Cartesio opera una diversione


semantica: il buon senso per come lo intende lui altro non che la ragione, ovvero
la facolt di distinguere il vero dal falso. Infatti proprio la ragione (bona mens) la
protagonista del Discorso.
Cartesio scrisse lopera in prima persona (influenza di Montaigne). Il punto di vista
soggettivistico solo apparente: Descartes fa parlare luomo razionale che in lui,
riconoscendosi non superiore alla media e anzi meno capace di altri in molte cose.
(Strano punto di vista per un uomo estremamente competitivo e vanitoso) Ci che
egli afferma del tutto funzionale allo scopo che egli si propone: vuole dimostrare
che la ragione uguale in tutti gli uomini.
Cartesio si riaffida allautorit degli Scolastici (nonostante fossero i suoi stessi
avversari): se lessenza delluomo di essere un animale dotato di ragione, la
ragione sar necessariamente uguale in tutti e, si lascia intendere, le regole per
condurla bene saranno altrettanto universali.
Con questo espediente, Descartes fa giungere dalla sua parte gli uomini sprovvisti
di formazione filosofica e fa credere al lettore imbevuto di cultura scolastica che
non sta dicendo nulla di nuovo. Lautore mira a ottenere lattenzione e il consenso
dei lettori, presentando anche dottrine nuove.
Uno dei suoi seguaci Henricus Regius scriver che non c bisogno di ripudiare le
qualit reali degli Scolastici: basta far capire che si pu andar avanti, e meglio,
senza di esse.
Cartesio riprende fin da subito lespediente letterario della favola per introdurre il
lettore nella prima parte del Discorso, facendolo, anche, riapparire in vari luoghi.
Scrive di non voler dettare un metodo generale su come condurre la ragione, ma far
vedere in che modo ha cercato di condurre la sua. Il prosieguo del testo dimostrer
come questo non sia affatto vero: Descartes ha sfumato abilmente il confine tra
esperienza individuale e messaggio universale, tanto da farlo sembrare
impercettibile.
Lautobiografia parte dallesperienza di La Flche, accompagnata
dallinsoddisfazione per il sapere scolastico (fonte di dubbi ed errori) e per una
matematica, la cui applicazione era strettamente limitata alle cose pratiche, senza
avere alcuno spessore filosofico. Egli disse anche di aver passato 9 anni a leggere
libri antichi, affermando che quando si d troppa importanza allantichit si finisce
col dimenticare il mondo attuale. Stufo dei libri scolastici decise di leggere il
Grande libro del Mondo (=inizi a viaggiare), lasciandogli solamente altre
incertezze. Oltre che alla relativit del sapere, venne a contatto anche con la
relativit dei costumi: ci che a noi sembra stravagante e ridicolo, viene accettato e
approvato da culture diverse. Cartesio inizia a ricercare la soluzione da s stesso: da
s stesso appunto trover il metodo per distinguere il vero dal falso, per veder
chiaro nelle sue azioni e procedere con sicurezza nella sua vita.
Evidenza, divisione, ordine, enumerazione
Risulta strano che Cartesio abbia dedicato poco pi di una pagina alle 4 regole
fondamentali del metodo. Nella parte che precede lesposizione delle 4 regole, si ha
una ampia argomentazione in cui Descartes afferma che le riforme fatte da uno
solo sono molto migliori di quelle fatte da molteplici artefici. Nel caso della

scienza lunico riformatore sarebbe appunto lo stesso Cartesio e il fatto che uno
degli esempi scelti a titolo di comparazione sia addirittura Dio, fa comprendere
come Cartesio ritenesse di essere stato investito da una missione davvero
importante.
Le regole del metodo vengono in mente a Descartes nellinverno del 1619-1620,
quando si ritir a meditare nella Stube.

1. Evidenza: non bisogna accogliere come vero ci che non chiaro e distinto.
2. Analisi: I problemi che si riscontrano nella ricerca sono pi facilmente
risolvibili se vengono divisi nei loro elementi pi semplici.
3. Sintesi: necessario imporre un ordine generale ai problemi. Si deve
partire dagli oggetti pi facilmente conoscibili agli oggetti pi complessi.
4. Enumerazione: bisogna verificare di non aver dimenticato nulla e di non
aver commesso errori nei passaggi precedenti.
possibile ritrovare qualche cosa delle Regole per la guida dellintelligenza anche
nel Discorso, sebbene sia doveroso dire che lorizzonte delle riflessioni
metodologiche di Cartesio sia infatti sensibilmente mutato.
Si nota come nel Discorso le nature semplici, di nome e di fatto, e i concetti di
intuizione e deduzione, siano scomparsi. Questi elementi non si ritroveranno pi in
nessuno scritto dellintera produzione cartesiana.
Lintuitus delle Regole sopravvive comunque negli scritti maturi: lo si nota nella
conoscenza che ognuno ha della propria esistenza in quanto essere pensante (il
cogito) e in quella degli assiomi attestati in modo non discorsivo dal lume
naturale. Lintuitus viene escluso, a partire dal 1630, dalla applicazione che
sembrava la pi ovvia: la matematica.
Rimangono comunque presenti altri due concetti chiave della filosofia cartesiana:
levidenza, fulcro della prima regola, e lordine, centrale nelle altre tre regole.
Levidenza ha, in primo luogo, soppiantato lintuizione stessa come criterio di
validit della conoscenza. Cartesio non pi disposto a sostenere che vi siano
nozioni valide in quanto tali, prima di ogni indagine sul loro fondamento.
Bisogner stabilire che cosa si debba accettare come vero, secondo quanto recita la
prima regola del Discorso. Bisogner anche dar conto della possibilit
dellillusione: per distruggere tale ipotesi Cartesio utilizzer la sua intera metafisica
(anche se viene gi citato nella 4 parte del Discorso). Comunque il fondamento
dellevidenza ancora una volta da cercarsi in Dio. In sintesi, levidenza non
garanzia di verit, tesi che sarebbe stata inconcepibile allepoca delle Regole.
Nel Discorso sono due i caratteri definitori della conoscenza evidente: la resistenza
ad ogni dubbio possibile e la chiarezza e la distinzione.
Levidenza il risultato finale di un processo conoscitivo complesso volto ad
eliminare ogni carattere spurio dalla conoscenza, e il dubbio (come sar meglio
spiegato nelle Meditazioni) lo strumento precipuo di questo processo selettivo.
Chiarezza e distinzione sono due concetti fondamentali per la filosofia cartesiana e
non si vuole intendere ununica espressione (chiaro/distinto).

Descartes si preoccuper di definire questi termini:

- chiarezza: ci che presente immediatamente alla mente;


- distinzione: ci che non mescolato ad alcunch di non chiaro.
Le altre tre regole girano attorno alla nozione di ordine della conoscenza.
La regola della divisione (detta impropriamente dellanalisi) e quella
dellenumerazione sono precetti operativi che consentono di applicare nella sua
massima portata la terza regola, quella dellordine, che prescrive una gerarchia
delle conoscenze dalle pi semplici e facili a quelle pi complesse: ecco il segreto
del metodo.
Luso della coppia analisi/sintesi per la seconda e la terza regola antico: risale al
padre Poisson, primo autore di un commento al Discorso. Cartesio non utilizz mai
le parole analisi e sintesi.
Le regole del metodo non faranno un grandissimo effetto. Arnauld e Nicole autori
della logica cartesiana Logica di Port-Royal si limiteranno a rammentarle. Leibniz
addirittura le paragona alle vuote formule di certi alchimisti.
Ma anche lo stesso Cartesio pare non prenderle molto in considerazione, non vi
ritorner pi sopra dopo il Discorso. Nella lettera-prefazione delledizione dei
Principi di filosofia dedica al metodo soltanto poche righe, accennando alle regole
di una logica diversa da quella volgare, da praticare prima di passare alla vera
filosofia. Il metodo rimane cos una mera propedeutica.
Nonostante tutto il metodo rimane vivo in Cartesio, soprattutto nella sua pratica
filosofica: lo si nota nellesposizione della sua metafisica. La migliore illustrazione
del metodo saranno le Meditazioni Metafisiche: egli conquista faticosamente
unevidenza iniziale e risalir con ordine alla risoluzione dei singoli problemi, posti
allinizio e distinti rigorosamente gli uni dagli altri. Il metodo pu essere inteso
come propedeutica, ma viene soprattutto considerato come spina dorsale di
qualsiasi ragionamento filosofico: si estende a tutto, tanto alla metafisica quanto
alle altre discipline. Alla fine si scoprir che il metodo non sufficiente in s, ma
dipende a sua volta da premesse metafisiche. A questo corrisponde la circolarit
argomentativa di Descartes: dopo la pubblicazione delle Meditazioni verr discussa
ampiamente.
Una morale provvisoria
Cartesio si presenta, dunque, come il riformatore del sapere. Riforma da cui esclude
la morale e la religione. La politica laveva gi esclusa in precedenza affermando
che le riforme sono pericolose e solamente i folli possono ritenere di poterle
intraprendere.
Per quanto riguarda la religione, in particolare per la teologia rivelata, lesclusione
dalle procedure del metodo si ritiene definitiva, per la morale si parla per lo pi di
una soluzione transitoria, bench opportuna in attesa di tempi migliori. Motivo per
cui la morale del Discorso si definisce provvisoria o temporanea. Nella 3 parte
del Discorso Cartesio elencher 3/4 massime a cui essa si riduce.
Ledificio che stava costruendo non era ancora pronto, pertanto necessario trovare
riparo fin tanto che la costruzione non fosse ultimata (passione per le metafore
edilizie). La morale il luogo delle nostre scelte quotidiane, che non possono
attendere il compimento dellintero processo di ricostruzione del sapere. Per
Cartesio necessario comprendere come ci si debba muovere nel mondo quando

ancora non si disponga dei lumi della scienza. Anche la morale viene presentata con
la consueta sfumatura soggettivistica. Tali riflessioni le port a termine linverno
che passo a Neuburg. Secondo alcuni interpreti, Cartesio venne in possesso di una
copia della Sagesse di Charron, opera che venne messa allindice nel 1605.
Lopera ebbe una notevole influenza sulla morale provvisoria di Cartesio.
Descartes ritiene che non parlare di fede o di morale lo avrebbero reso un
miscredente o un nichilista. Dunque parlare della morale diventa per il filosofo
pressante.
Le tre massime esposte nella 3 parte del Discorso sono:
1. Obbedire alle leggi e ai costumi del mio paese e propendere in generale per le opinioni pi
moderate e lontane dagli eccessi.
Questa massima mette in evidenza il carrate conservatore e conformistico della
morale provvisoria, predicando laccettazione dello status quo e il rifiuto per ogni
estremismo. Concezione largamente diffusa allepoca. Il saggio libertino non si
erige a riformatore della morale e della religione, bens adotta e mantiene la
religione in cui nato e in cui stato educato, senza esporsi pubblicamente. Tale
atteggiamento era anche il frutto di decenni di guerre tra cattolici e ugonotti.
Cartesio infatti afferm: Ho la religione del mio re. Cartesio rifiuta ogni
radicalismo, non solo per quanto riguarda le scelte pubbliche, bens anche per
quelle private: non si deve restringere la propria libert dazione contraendo legami
indissolubili. Ci si ricollega alla vita affettiva di Cartesio che fu alquanto povera.
Ebbe una figlia, Francine, dalla relazione con Helena (domestica). I legami tra di
loro saranno effimeri, egli infatti verr sciolta da questi collegamenti per diversi
motivi: Francine muore allet di cinque anni e Descartes finanzia il matrimonio di
Helena con un altro uomo. Secondo Baillet, Cartesio si liber da un pericoloso
impegno. Da bambino rimase colpito da una ragazzina un po strabica.
2. Essere fermo e risoluto il pi possibile nelle mie azioni perseverando nelle decisioni prese e
seguendo in ogni caso le opinioni pi probabili.
La seconda massima mostra, come in realt, le fonti della morale provvisoria siano
ben pi complesse e, soprattutto, irriducibili ad una semplice rivisitazione di
Charron e Montaigne.
Con le massime della morale Cartesio prepara il terreno per le sue dottrine pi
innovative. Al periodo di Descartes era acceso il dibattito tra probabilioristi e
lassisti. Il filosofo si avvicina maggiormente ai primi, affermando la necessit di
abbracciare le opinioni pi probabili, seguendole con il massimo rigore:
la costanza delle scelte morali infatti un valore in s stessa e va perseguita senza
alcuna concessione per i ripensamenti: chi si perde in una foresta deve sempre
andare in una direzione, anche se lha scelta a caso, invece che vagare qu e l
rischiando di non uscirne mai.
Cartesio tenta, infatti, di distinguere la questione morale dalla questione
speculativa. In questa fase del suo pensiero riallaccia le sue idee a quelle della tarda
scolastica, in particolare con Surez, che si era allontanato dallaristotelismo,
insistendo sul valore intrinseco della coscienza morale. Cartesio daccordo con
lui: si pu agire con la certezza di fare il bene anche senza essere illuminati dalla

luce della verit, perch la probabilit, o il dubbio, concernono soltanto laspetto


strettamente conoscitivo, mentre in ambito pratico legittimo tradurre la
probabilit in certezza. Cartesio rovescia cos, in ambito morale, la sua posizione in
ambito teoretico.
Nelle scelte morali, unopinione dubbio o incerta dovr essere considerata
verissima e certissima, una volta abbracciata, perch pi probabile delle altre o
semplicemente perch si doveva scegliere senza indugiare oltre.
3. Cercare di vincere me stesso piuttosto che la fortuna, e di cambiare i miei desideri piuttosto che
lordine del mondo.
La terza massima aumenta ancora lo spettro delle fonti utilizzate da Cartesio.
Inizialmente egli abbraccia le teorie dei libertini e della Scolastica, ora la morale
stoica. (Epitteto e Giusto Lipsio)
Il saggio stoico suggerisce di accettare il destino con meditata rassegnazione
ripiegando su s stesso e trovando felicit nella limitazione dei suoi desideri: nulla
interamente in nostro potere tranne i pensieri. Dunque i beni esteriori verranno
considerati fuori della nostra giurisdizione. Il modo migliore per ottenere tutto ci
che desideriamo dunque non desiderare niente oltre a ci che dipende da noi.
Nella 1 parte del Discorso Cartesio aveva mostrato un certo sdegno verso la
saggezza stoica: ci che prima aveva additato come un orgoglio malsano diventa
ora la grande forza degli stoici: quella di sottrarsi al dominio della fortuna per
contendere la felicit ai loro di.
Le oscillazioni di Descartes, per i temi etici, sono frequenti: ci verr confermato
tardivamente anche nelle Passioni dellAnima.
Secondo Cartesio la 3 parte del Discorso doveva contenere 3/4 massime, in quanto
la conclusione pu, o meno, essere considerata come tale.
Le prime tre massime, poste come morale provvisoria, sono, al contrario basilari
in tutto il pensiero morale di Cartesio:
bisogna sempre cercare di accrescere le proprie conoscenze, perch lerrore pratico
deriva sempre da ignoranza e nessuno, come dicevano gli scolastici, sceglie il male
se non sotto lapparenza del bene.
Cos il probabilismo cartesiano non una passivit di fronte ai casi della vita, ma
una condotta razionale dettata dalla ragione, che resta sempre alla ricerca della
soluzione migliore. Anche lo stoicismo viene fatto valere per promuovere la
conoscenza, perch la limitazione dei desideri alla sfera del pensiero implica
comunque il massimo potenziamento dellattivit conoscitiva.
Nella morale di Descartes manca unadeguata riflessione riguardo alla libert
delluomo. Vi comunque un aspetto maggiormente precario proprio nel suo
moralismo: la questione delle scelte individuali ridotta ad un gioco interno di
pensieri ed opinioni, intesi come stati mentali del tutto indipendenti dai
condizionamenti del corpo. La morale sembrerebbe non aver niente a che vedere
con le cose che sono nelluomo ma senza dipendere dalluomo. Nel Discorso (3
parte) non viene nemmeno contemplata una possibile interazione tre le due
componenti dellessere umano: mente e corpo.

La direzione che Cartesio decide di intraprendere la si comprende chiaramente


dalla 6 parte del Discorso: ogni bene delluomo dipende strettamente dal
temperamento e dalla disposizione degli organi del corpo, tant vero che, per
rendere gli uomini pi saggi, occorre pensare in primo luogo alla loro salute fisica.
In sintesi, anche in morale, si dovranno fare i conti con il corpo.
La macchina del corpo
Gli argomenti trattati da Descartes allinterno dellUomo, vengono ripresi nella 5
parte del Discorso. Questa volta con cautela. In questa parte troviamo la teoria,
famosa, di Cartesio: quella degli animali-macchina.
LUomo si apriva con una sezione chiamata La macchina del corpo. Cartesio, come
gi altri filosofi prima, Scolastici e Aristotele, avevano tentato di utilizzare un
modello artificiale per spiegare alcune funzioni del corpo. Loriginalit cartesiana
sta maggiormente nel rigore riduzionistico con cui procede nel suo ragionamento: il
corpo per Cartesio solamente una macchina.
Il corpo viene presentato, non da un punto di vista anatomico, in quanto lo stesso
Cartesio consapevole di non aver nulla di nuovo da dire rispetto agli altri
specialisti dellanatomia come Vesalio e Bauhin.
Cartesio non innovativo dal punto di vista fisiologico, bens lo nella analisi delle
funzioni del corpo umano (non nella descrizione dei suoi vari organi).
Il corpo altro non che un automa, come unorologio (simbolo di tutto il
meccanicismo seicentesco). un congegno il cui funzionamento non oscuro, ma
indagabile secondo criteri della nuova fisica meccanica.
Ci che si sapeva del corpo umano era ancora fortemente influenzato dalla
tradizione galenica e dalla teoria degli umori corporei: Cartesio se ne distacca non
tanto per le singole spiegazioni, quanto per la loro traduzione nel nuovo linguaggio
della rivoluzione scientifica.
Le teorie cartesiane sono fondate su modelli meccanici, in particolare quello della
fermentazione e della dilatazione dovuta al surriscaldamento delle particelle di
materia, cio, in ultima analisi, al loro movimento vorticoso.
Per es.: la digestione consiste nella scomposizione degli alimenti da parte dei
liquidi presenti nello stomaco, che ne separano le parti cos come gli acidi attaccano
i metalli; le parti pi sottili passano attraverso piccoli pori e confluiscono in una
grossa vena che le porta al fegato, dove vengono depurate e trasformate in sangue,
iniziando quindi a circolare, con il sangue stesso, allinterno dellorganismo.
La circolazione del sangue nel 1630 era nota grazie agli studi di William Harvey
(De motu cordis).
Inizialmente si riteneva che il sangue venisse prodotto dal fegato e riscaldato dal
cuore e che, in seguito, andasse in tutto il corpo. Cartesio giustifica la sua teoria
(erronea) affermando di aver letto Harvey solamente dopo aver scritto lUomo.
Comunque Descartes afferma che la scoperta del sangue comunque merito dello
scienziato inglese, rinunciando ad ogni paternit.
Harvey: il cuore un muscolo capace di contrarsi e distendersi, facendo cos
scorrere il sangue nel sistema circolatorio.

Cartesio: il cuore una fonte di calore fuoco senza fiamma, che riscalda il
sangue, lo dilata e lo spinge nei polmoni, dove esso si condensa e torna ad
alimentare il cuore stesso, dunque il motore del corpo.
Dal punto di vista medico-scientifico Harvey pi avanzato di Cartesio, anche se
questultimo pi in grado dello scienziato inglese di spiegare il movimento del
cuore con le leggi della fisica, reinterpretando il tutto in termini meccanicistici.
Descartes ritiene che il sistema circolatorio sia strettamente connesso al sistema
nervoso, da cui dipendono le principali funzioni corporee. I nervi sono piccoli tubi
dotati di un filamento interno e diffusi in tutto lorganismo. Vi scorrono, allinterno,
gli spiriti animali (concetto di or. galenica), che Cartesio riprende per indicare
piccole particelle di materia sottilissima (analoghe al primo elemento) e dotate di
un movimento rapido. Egli ritiene che gli spiriti animali si generino
meccanicamente nel cervello che irrorato continuamente di sangue, che affluisce
dal cuore al cervello.
Il sangue viene filtrato da un setaccio formato di tessuto cerebrale che lascia
passare dai suoi pori soltanto le parti pi piccole di cui esso composto: gli spiriti
animali, appunto, che entreranno nei nervi.
Le funzioni motorie degli spiriti animali sono:
1. motoria: determinano e guidano la contrazione e il rilassamento dei muscoli;
2. neurotonica: tengono tesi i filamenti dei nervi permettendo la comunicazione degli
impulsi;
3. sensoriale: modificano il cervello in corrispondenza di eventi negli organi interni ed
esterni del corpo.
Il cervello il centro direzionale del corpo e consiste in un complesso di filamenti
nervosi, in grado di assumere e conservare stati fisici diversi, a seconda degli
stimoli ricevuti dal passaggio degli spiriti animali: qui si origina la memoria, cio la
capacit di conservare le tracce cerebrali di sensazioni avute in passato.
Il nucleo del cervello costituito dalla ghiandola pineale (simile ad una pigna):
sospesa da una serie di filamenti, la sede del senso comune, cio il punto
dincontro di tutto il sistema nervoso. Si tratta dellunica parte del cervello che non
sia doppia e quella, dunque, dove lecito supporre che si riuniscano tutte le
informazioni provenienti dal corpo.
Ghiandola pineale> spiriti animali >entrano nei nervi passando dai pori
presenti nel cervello.
Agendo su questa ghiandola la mente, se e quando sar unita al corpo, potr
controllarne tutti i movimenti.
Cartesio applica il modello delle Regole: tutti i messaggi trasmessi dallapparato
nervoso al cervello consistono nellagitazione dei filamenti interni dei nervi che si
trasmette dalle terminazioni sensoriale fino al cervello, provocando lapertura dei
pori corrispondenti nella cavit cerebrale interna. Gli spiriti animali provenienti
dalla ghiandola pineale, possono allora affluire nei nervi attraverso questi stessi

pori, destinando la risposta motoria dallo stimolo ricevuto (= alla prima scottatura
ritiriamo subito il piede dal fuoco).
Le sensazioni e le emozioni non dipendono da eventi cerebrali strutturalmente
diversi tra loro: cambiano soltanto le figure (configurazioni di tessuto cerebrale) a
cui corrispondono.
La vista: Cartesio contrario alla teoria Scolastica. Limmagine delloggetto
causata dalla pressione della luce sugli occhi, e in particolare sulla retina, dove
viene dipinta, rovesciata (come Keplero aveva da poco scoperto). Limmagine
viene poi tradotta in impulso dai filamenti del nervo ottico, la cui agitazione
determina, a sua volta, la formazione di una figura nella cavit del cervello, dove
lapertura dei relativi pori permette di modificare lafflusso di spiriti animali nella
ghiandola pineale, dandole anche una particolare inclinazione che impedisce o
attenua le altre sensazioni: mentre il nostro sguardo segue una freccia, noi sentiamo
lodore di un fiore.
Anche in fisiologia Cartesio opera un radicale riduzionismo: in fisica faceva a
meno delle qualit e delle forme, qui addirittura dellanima.
Gli Scolastici avevano suddiviso lanima in:
1. Anima vegetativa (piante: viventi ma prive di sensazioni);
2. Anima sensitiva (animali: non solo viventi ma anche sensibili);
3. Anima razionale (uomini: razionalit, vita e sensibilit).
Cartesio intende evitare qualsiasi interazione tra anima e corpo, dunque, rifiuta la
tripartizione dellanima e riporta tutte le funzioni inferiori alla sola materia
meccanicamente organizzata: per comprendere la vita e le varie funzioni
meccaniche non necessario distinguere tra anima vegetativa e sensitiva, n
suppone altri principi di movimento, bens considerare il tutto causato dal
movimento del sangue e degli spiriti animali.
Quando Descartes parla di macchine, lo fa in maniera chiara con lesempio degli
animali. Egli, gi al tempo delle Regole, asser che le azioni degli animali fossero
spiegabili in termini di modificazioni corporee. Questo punto centrale in quanto:
1. Fa comprendere quanto possa la materia senza il pensiero;
2. Rende pi chiaro, in negativo, che cosa il pensiero sia.
Per ora Cartesio si preoccupa di definire il pensiero come coscienza, cio
consapevolezza immediata delle proprie azioni e dei propri stati mentali:
consapevolezza che andr negata agli animali.
Gli animali sono, appunto, macchine prive di consapevolezza. Cartesio nega che gli
animali abbiano la ragione: and contro le teorie di Montaigne asserendo che anche
gli atti, pi umani e raffinati, indicano comunque la mancanza di ragione. Gli
animali sono privi di ragione per due motivi:

1. Il linguaggio, che proprio delluomo e che nessun animale riesce ad imitare se non
emettendo suoni in corrispondenza di certi stimoli, cosa che anche una macchina
potrebbe fare.
2. luniversalit e creativit della ragione umana, che si applica ad oggetti sempre nuovi,
mentre gli animali sanno fare soltanto una cosa, per quanto la facciano benissimo e in
alcuni casi meglio delluomo.
Cartesio cerca comunque di ingraziarsi gli Scolastici, utilizzando ancora il termine
anima razionale. I primi lettori infatti sono indotti a pensare che Cartesio sia
disposto a sostenere che gli organi corporei sono sufficienti a produrre le sensazioni
e che proponga, dunque, una sorta di teoria materialistica della sensibilit, per
quanto circoscritta ai soli animali. Certe parti del Discorso presentano comunque
delle ambiguit: per esempio dove si legge che la macchina del corpo sufficiente
per tutte quelle funzioni in cui gli animali ci somigliano e sono indipendenti
dallanima razionale.
Gli scolastici compresero: la materia sufficiente per la sensibilit, anche se non
per la ragione. Queste obiezioni gli furono mosse da uno dei primi avversari: Liber
Foridmont, professore di teologia a Lovanio.
Cartesio si trova cos costretto a dover chiarire le cose:
Gli animali non hanno la ragione, ma sono comunque in grado di fare determinate
cose, presentano comunque una forma di memoria, hanno immaginazioni retiniche,
il punto fondamentale che gli animali non sentono di avere tutte queste capacit e
funzioni.
Descartes muter ancora la sua posizione riguardo agli animali, rasentando
lagnosticismo: non possiamo sapere quello che provano gli animali perch la
conoscenza un fatto privato e dunque soltanto un animale potrebbe testimoniare
dei suoi eventuali stati coscienziali.
La dottrina dellanimale-macchina uno dei punti critici del cartesianesimo:
verranno effettuate ogni serie di accuse e caricature.
Ad essere inaccettabile era soprattutto la tesi secondo la quale gli animali non
fossero capaci di provare dolore: questo venne inteso come se gli animali potessero
essere vittime di ogni sadica crudelt da parte delluomo. Cartesio giustific la sua
tesi dicendo che negli animali ci sono movimenti esterni del dolore, ma non il
dolore stesso. (Descartes aveva un cane Monsieur Grat)
Resta un ulteriore interrogativo: Chi il progettista e artefice della macchina del
corpo, umano e animale? Dio, risponde subito Cartesio. Egli precis comunque che
linsufficienza di dati disponibili gli imped di affrontare la questione con lo stesso
stile del resto, e cio senza differenziare la questione dellorigine della vita da
quella dellorigine delluniverso nel suo complesso. Descartes conferm che dal
caos dei primordi usc una macchina che si mont da s, e, quindi, una macchina in
senso quanto mai improprio: Cartesio dir che il processo autocostruttivo lo
spiegher in futuro.
Concludendo si pu affermare che il numero e lordine dei nervi, delle vene, delle
ossa e delle altre parti di un animale, dipenda soltanto da una natura che agisce
seguendo le leggi esatte delle meccaniche.

Poco prima di morire Cartesio si impose unaltra sfida impossibile: spiegare sulla
base delle sole leggi del movimento la formazione del feto nellutero materno,
ovviamente non riuscendoci.
La strada da lui imboccata, condurr, nei secoli successivi, allunificazione della
scienza, da noi chiamata biologia.
Scienza e societ
Nella 6 parte del Discorso si assiste a un piccolo esercizio di retorica. Cartesio
deve assolutamente negare di essere copernicano, ma allo stesso tempo far capire il
contrario, a chi voglia e possa capirlo, e motivare in qualche modo la decisione di
non divulgare la sua fisica. Questa parte presenta una serie di descrizioni allusive e
presunti periodi ipotetici dellirrealt. Huygens, che aveva avuto difficolt a seguire
i ragionamenti di Descartes, scrisse che per vedere pubblicate le altre opere (Il
Mondo) avrebbero dovuto ucciderlo. Quanto al Mondo, Cartesio dichiara di non
aver rinunciato alla pubblicazione, e che fa uscire il Discorso proprio per sondare il
terreno.
I tre saggi contenuti nel Discorso sono formulati da un punto di vista assai pi
ristretto rispetto a quello del Mondo: Cartesio non voleva far scoprire tutta la sua
fisica. Infatti nei 3 saggi mancano: la ricerca dei principi primi, le leggi della natura
e la loro fondazione, lanelito verso una spiegazione unificata della natura sulla
base di poche e semplici nozioni.
Nella Diottrica si tratta della luce, ma non della sua natura: egli progredir sulla
base di mere supposizioni, non nel senso che si tratti di ipotesi, ancora una volta,
ma semplicemente perch si rinuncia a mostrare come tali supposizioni siano
deducibili a priori, limitandosi ad applicarle allesperienza. Prender le stesse
precauzioni per le Meteore (fenomeni meteorologici).
Una struttura pi sistematica la riserva alla Geometria, trattato che passer alla
storia grazie alla teoria della geometria analitica, nonostante questo concetto
chiave sia solo enunciato di passaggio e criticamente.
Cartesio ag in questo modo, non per non turbare gli animi degli Scolastici ed
evitare la censura cattolica, bens per la sua solita ossessione: la concorrenza
intellettuale.
Nella 6 parte del Discorso si comprende che qualcosa in Descartes cambiato:
sono remoti i tempi in cui scriveva le Regole per s stesso. annunciato un vero e
proprio programma di riforma scientifica e culturale, un programma pensato per gli
uomini puramente uomini, ovvero per gli uomini nella loro naturalit, privi della
grazia divina che devono costruirsi da soli le loro esperienze di vita in questo
mondo usando lintelletto e le altre facolt conoscitive, ovviamente, usandole al
meglio e portandole alla massima perfezione. Ci che Descartes si prefigge di
creare una filosofia pratica mediante la quale, conoscendo la forza degli elementi
naturali e di tutti gli altri corpi che ci circondano potremo servircene per renderci
quasi signori e padroni della natura. Questo identifica il lato baconiano di Cartesio,
pressoch inesistente prima del Discorso.
Sempre avendo Bacone come punto di riferimento, Cartesio inizia a mettere a
fuoco un tema centrale per la scienza moderna: il rapporto tra scienza e tecnica.

Il rapporto viene inteso in due sensi:


1. Le macchine inventate dagli artigiani e dai meccanici servono come modelli esplicativi
per le ricerche di fisica e fisiologia;
2. La progettazione e costruzione di macchine costituisce a sua volta uno sbocco
privilegiato della ricerca scientifica stessa, che ha come scopo quello di liberare luomo
dalla schiavit del lavoro manuale, facendoci godere senza fatica alcuna dei frutti della
terra e di tutte le comodit che essa offre.
Proprio per questo Cartesio si occup anche a lungo allo studio dellottica, dunque
delle lenti. Egli avrebbe voluto fabbricare lenti iperboliche destinate ad un nuovo e
pi potente cannocchiale.
Chiesero al cardinale Richelieu di promuovere linvenzione dei cannocchiali, ma
laspetto economico dellimpresa si riveler deludente.
Ci che Cartesio intende per filosofia pratica, non nel senso di una cooperazione
filosofica, bens di una divisione del lavoro sperimentale.
Infatti se le leggi della fisica sono universali e necessarie, e se tutto il mondo una
macchina, resta sapere di quali ingranaggi essa sia composta. Ritorna anche qui un
concetto di Bacone: occorre individuare unesperienza cruciale (instantia crucis),
che determini univocamente, escludendo tutte le altre possibilit, quale
configurazione particolare della materia sottostia ad un determinato fenomeno.
Cartesio comprende che per far progredire la scienza sono necessari finanziamenti
pubblici. Qualche nobile si offrir di sostenerlo nelle sue indagini, ma anche verso
questo tipo di mecenatismo Cartesio sar sempre molto diffidente, data anche la sua
scelta, attestata dalla morale provvisoria, di non contrarre legami e doveri verso
chicchessia.
Egli ritiene che il finanziamento dovrebbe essere destinato soltanto a lui, in quanto
il lavoro meglio che lo finisca chi lo ha iniziato.
I fondi pubblici non arriveranno mai comunque, anche a causa della sua lontananza
dalla Francia.
Descartes chiede esplicitamente che gli vengano mosse obiezioni, anche se poi
comprende che tutto questo lo ha distratto dal suo scopo principale: la
pubblicazione del Mondo. Succede infatti che, invece di andare avanti su questa
strada, si mette a scrivere un trattato di metafisica.
Inizialmente ritiene di doverlo fare per linsoddisfazione che gli derivava dal
riassunto del suo pensiero metafisico nella 4 parte del Discorso.
Cartesio aveva infatti annacquato le sue tesi, eliminandone i tratti pi scabrosi ma
rischiando anche di inficiare lordine delle ragioni a cui tanto teneva, e proprio sulle
questioni per lui fondamentali (esistenza di Dio e immaterialit dellanima).
Petit (ingengere del re) disse che la dimostrazione dellesistenza di Dio era oscura:
decise, cos, Cartesio, di scendere in campo con una metafisica.
Mentre tutti si aspettavano la pubblicazione del Mondo, Descartes sorprender tutti
con luscita delle Meditazioni metafisiche.

Inizialmente Cartesio voleva attendere per costruire una metafisica, che la fisica si
facesse strada, dieci anni dopo, (condanna di Galileo e le polemiche al Discorso)
comprende che la sua non potr mai veder la luce se le sue strutture portanti non
vengono prima fondate da una metafisica adeguata, a cui dedica finalmente tutti i
suoi sforzi.

4. Meditazioni metafisiche

Le ragioni del dubbio


Opera pubblicata da Cartesio nel 1641 e, una seconda volta, nel 1642.
Meditazioni: un termine religioso che indica unascesi sulla via della santit, mentre, in ambito
filosofico, deve essere inteso come la via per la salvezza speculativa, libera da pregiudizi. Le
Meditazioni rappresentano un percorso di crescita individuale, non privo di ostacoli, il cui risultato
sar la consapevolezza del valore della conoscenza umana.
Il titolo originale era Meditazioni di filosofia prima. Cartesio aveva inteso di differenziare la sua
opera dalla tradizionale metafisica scolastica. Rispetto alla definizione di Aristotele della Filosofia
prima (Scienza dellessere in quanto essere), Cartesio la riferisce alla scienza che ha come oggetto
tutte le prime cose che si possono conoscere filosofando con ordine. Inizialmente Cartesio distingue
le due discipline, sebbene poi giunga ad identificarle. Il testo inizia con una lettera ai Dotti della
Sorbona e prosegue con il Riassunto delle 6 Meditazioni.
La questione dellimmortalit dellanima non appartiene alla filosofia prima cartesiana, mentre la
distinzione sostanziale dellanima dal corpo si. Limmortalit non necessita di alcuna dimostrazione
filosofica: ogni sostanza incorruttibile e, in particolare la mente, immortale per sua natura.
La lettera di apertura, indirizzata al decano e ai dottori della Sorbona, rivela il movente ufficiale: la
lotta allateismo e allempiet. Cartesio afferma di voler solo riesporre con maggior chiarezza le
migliori dimostrazioni gi presentate da altri sullesistenza di Dio e limmortalit dellanima,
smentendosi nella seconda Prefazione (un cammino cos poco battuto e cos lontano dalla via
ordinaria). Questo il motivo per cui uno scritto in francese destinato a tutti non sarebbe stato
adeguato.
Cartesio confessa a Mersenne che le Meditazioni contengono tutti i fondamenti della sua fisica.
Nella prima parte dei Principi di filosofia (Dei principi della conoscenza umana) vengono ripresi i
temi principali delle Meditazioni. Il ruolo della metafisica nel sistema cartesiano dunque
confermato: luogo di discussione dei fondamenti della conoscenza (che sar sia conoscenza di Dio
che della natura mentale e corporea). Cartesio stabilisce cos il compito della filosofia stessa,
compito che non sar mai messo in discussione fino a Kant incluso.
Il testo redatto nel tradizionale latino filosofico, tuttavia non abbandona la prima persona narrante
del Discorso sul metodo. Si avr comunque il passaggio dallautobiografia al monologo.
Lio meditante dialogo con s stesso e riporta le sue riflessioni in una sorta di diario metafisico,
ponendosi obiezioni e rispondendovi. Le questioni e le difficolt si succedono: la causalit solo
apparente, Cartesio infatti tiene particolarmente allordine delle ragioni. Lordine vissuto e
pensato dal soggetto, con passi falsi e improvvisi arretramenti. Cartesio consiglia e richiede
espressamente al suo lettore di meditare con lui. La metafisica di Cartesio si apre con il dubbio e,
letteralmente, con una generale distruzione del sapere costituito.
Cartesio si propone di ripartire da zero, facendo a meno di qualsiasi opinione ed autorit. Il suo un
dubbio radicale, metodico: per dubitare occorrono delle ragioni solidissime e spesso tuttaltro che
immediate. Nel riassunto iniziale Cartesio sostiene che si debba dubitare di tutto.

Le Meditazioni hanno infatti una struttura circolare: nel corso del testo e alla fine si torner LL
stesse questioni, fino a trovare luscita dal labirinto.
Si possono distinguere due tipi di dubbio:
1. dubbio sulla corrispondenza tra le nostre rappresentazioni e gli oggetti a cui esse si
riferiscono;
2. dubbio sullesistenza reale degli oggetti pensati dalla mente.
Nella 1 Meditazione Cartesio afferma che i sensi:
1. ci ingannano facendoci credere che un oggetto diverso da quello che ;
2. potrebbero ingannarci nel farci credere che il nostro corpo esiste realmente e che tutta la
nostra esperienza potrebbe essere soltanto un sogno o lespressione di una follia delirante.
In Cartesio ogni conoscenza derivata dai sensi sar oggetto di dubbio e dunque da rifiutare in
blocco.
Sorge unaltra questione: Potrebbe essere che la vita sia un sogno, ma allora quali sono le
componenti fondamentali delle nostre immaginazioni, oniriche o reali che siano? Cartesio ritiene
che siano le propriet matematiche della relat (estensione, figura, numero e movimento). Se tutti
questi elementi corrispondono al vero allora anche la disciplina che se ne occupa sar vera ed
indubitabile: la matematica. Apparentemente questa disciplina certa e inattaccabile dal sogno: non
concepibile che 2+3 non faccia 5.
Cartesio allora approfondisce ulteriormente: fa entrare in scienza una vecchia opinione: quella
che esista un Dio che tutto pu e da cui luomo sia stato creato.
Il Dio ingannatore agisce su due piani del dubbio:
1. sullesistenza reale delle cose fuori di me e delle loro costituente essenziali;
2. sulla validit delle mie conoscenze, persino di quelle evidentissime, che risultano dalle
operazioni matematiche: Dio mi potrebbe ingannare ogni qualvolta io esegua operazioni
elementari (2+3 oppure contare i lati di un quadrato).
Largomento del Dio ingannatore non di invenzione cartesiana, bens riale a Surez. Cartesio
riprende largomento e lo piega ai suoi scopi. Proprio questa possibilit rende la matematica e la
geometrica non esenti dal dubbio: esse non possono pretendere il ruolo di criterio della verit.
La Scolastica riteneva che la matematica fosse certa nelle sue operazioni e conclusioni: Cartesio
mette in discussione proprio questa certezza.
Secondo Cartesio non posso essere sicuro della veridicit della mia conoscenza finch non conosco
lorigine della mia mente: una scienza senza metafisica non possibile.
Lipotesi del Dio ingannatore appunto una buona ragione, quindi per mettere in discussione la
certezza della conoscenza umana anche di fronte ad unevidenza razionale.
E possibile inoltre stabilire un rapporto tra lipotesi del Dio ingannatore e la dottrina della
creazione divina delle verit eterne: Quale Dio, se non un Dio che ha perfino potere sulle verit,
potrebbe far s che 2+3 non faccia 5? Il Dio ingannatore della 1 Meditazione inserito in un
contesto epistemologicamente confuso, in cui non si ancora posto il problema dellorigine delle
verit e delle essenze. A un tale Dio basterebbe truccare la mente delluomo che le pensa, creando
una sorta di inganno sistematico e continuo: irrimediabile.
La questione epistemologica dunque diventa improvvisamente una questione teologica lesistenza
di Dio deve essere difesa, contro atei e libertini, sebbene non solo in nome della fede cristiana bens
in nome, soprattutto, della scienza e della sua possibilit. Cartesio comprende che largomento del
Dio ingannatore astruso e meno facile da concepire perci fa subentrare un altro personaggio: il
genio maligno, versione indebolita e meno soggetta a obiezioni teologiche rispetto a Dio. Il Genio

maligno fa pensare alla possibilit di un inganno conoscitivo, limitato alle sole percezioni sensibili e
non allevidenza matematica.
Il Genio maligno possiede unintelligenza superiore ma pur sempre finita: non potrebbe farmi
concepire con evidenza una nozione falsa, anche se potrebbe, con i suoi artifici, persuadermi
illusoriamente dellesistenza di qualunque cosa.
Limportante per Descartes sgombrare il campo dalle nozioni soltanto verosimili e, soprattutto
scindere in due la conoscenza umana: quella dipendente in qualche modo dalla cose materiali e
quella invece che non ha nessun rapporto con il corpo.
La scoperta del soggetto
La 2 Meditazione si apre con la scoperta che una sola certezza esente dal dubbio: quella che io
esisto nel momento in cui penso. Un simile concetto cera gi in SantAgostino tuttavia la novit
non sta in questa affermazione, quanto nella sua analisi, nelle sue implicazioni e nelle conseguenze
che egli ne sa trarre.
Lergo non deve comunque far intendere che il cogito sia una conoscenza discorsiva o un
sillogismo. Cartesio vuole pi che altro afferma che si tratta di unesperienza incontrovertibile: so di
esistere mentre penso e nulla al mondo pu farmi cambiare idea. Il cogito resiste ad ogni dubbio, e
in particolare al dubbio nella sua massima forma: Dio ingannatore.
Infatti il dubbio sul cogito, anzich negarlo, finisce per verificarlo unaltra volta.
Con il cogito viene dunque acquisito il primo principio della filosofia, ma in un senso diverso da
quello tradizionale.
Non nel senso che dal cogito si possano dedurre logicamente tutte le altre verit; al contrario, ci
sono assiomi pi generali del cogito, da cui il cogito pu essere dedotto. Cartesio precisa che il
cogito presuppone molte altre conoscenze: un assioma come il nulla non fa nulla, pur
indubitabile, non implica affatto che qualcosa esista, il cogito costituisce unesperienza esistenziale
immediata, che riunisce pensiero ed essere in un nesso inscindibile.
Il cogito non il primo principio perch rivela la mia indipendenza ontologica, perch al contrario
la mia esistenza come quella di ogni altro essere creato dipende da Dio in ogni istante.
Il cogito primo nel senso in cui Cartesio parlava di filosofia prima: quella che inizia con le nozioni
pi semplici e facili da conoscersi, innalzandosi per gradi a quelle pi complesse. Infatti proprio
dal cogito che si deve partire per arrivare a conoscere tutto il resto.
Il cogito mi attesta che io penso (ho realmente la propriet di essere pensante e non posso non
averla) e che io esisto (sono qualcosa e non un nulla).
Il cogito appartiene alla dimensione, intrascendibile, del soggetto conoscente: prima o senza di esso
niente pu essere pensato.
Proprio rispettando il sottotitolo della 2 Meditazione Cartesio vuole affermare che la mente ha un
accesso privilegiato alla sua esistenza come soggetto di atti di pensiero, e che quindi essa pi
facile a conoscersi del corpo. Il cogito dimostra che io sono, cio esisto, mentre penso. Bisogno
sapere che cosa sono. Nel Discorso sul metodo Cartesio sosteneva che io sono una sostanza
pensante. Il percorso argomentativo delle Meditazioni molto pi sinuoso. Cartesio identifica
qualcosa di inseparabile dal cogito, qualcosa che resta intatto anche supponendo di non avere un
corpo e delle membra: solo il fatto di pensare il pensiero, esso solo non pu essere separato da
me.
La cosa che pensa, qui, non pu essere ancora equiparata alla sostanza pensante del Discorso:
questo lo si avr nella 6 Meditazione. A questo punto Cartesio non pu ancora affermare che i
corpi siano diversi dalle menti: immaterialismo (sono soltanto una mente e il mio corpo non esiste,

anzi non esiste nessun corpo) e materialismo (sono una mente ma la mia mente non altro che una
modificazione del mio corpo).
Il pensiero cartesiano diverso dallanima scolastica. Pensare significa avere tutte le funzioni
di un soggetto consapevole dei suoi stati cognitivi (sentire, immaginare, concepire intellettualmente,
affermare e negare).
Lultima parte della 2 Meditazione comprende lesempio del pezzo di cera: si tratta di confutare
chi creda che i corpi siano pi facili a conoscersi rispetto alla mente. Lavversario cui questo
esempio diretto il filosofo Scolastico, persuaso che la conoscenza dipenda necessariamente dai
sensi, che ci metterebbero in contatto con gli oggetti esterni. Vedendo la cera, noi in realt stiamo
compiendo unoperazione intellettuale che ci fa riconoscere al di l delle rappresentazioni sensibili,
un che di esteso che occupa un certo luogo e che muta continuamente stato a causa di infiniti
movimenti materiali, neppure percepibili. Cartesio vuole ribadire che soltanto lintelletto ci fa
conoscere gli oggetti esterni, sempre ammesso che esistano.
La mente non solo conosce se stessa, come attestato dal cogito, ma permette anche di acquisire la
conoscenza dei corpi. Comunque permane ancora lincertezza su Dio, sul mondo e sul mio stesso
corpo.
Dallio a Dio
Io esisto, dunque Dio esiste: lo affermava Cartesio gi allintero delle Regole, solo che si tratta
ora di trasformarla in una dimostrazione (anzi due dimostrazioni distinte) allinterno della 3
Meditazione.
Per dimostrare lesistenza di Dio si deve partire dallunica cosa di cui si sia certi: la propria
esistenza da cose pensanti, il cogito.
Cartesio fa tabula rasa di tutte le dimostrazioni precedenti, che risalivano alle 5 vie proposte da
Tommaso: tutte partivano dalle cose del mondo o della natura in generale e servivano per elevarsi al
creatore. Il meditante, soggetto delle Meditazioni, non sa ancora se il mondo esiste, anzi ne nega
lesistenza, perci lunico punto di partenza il cogito.
Allinizio della 3 Meditazione si assiste a un progressivo riassunto delle prime due, in particolare
per ribadire lo scopo: non una generica dimostrazione dellesistenza di Dio, ma laffermazione della
validit della conoscenza umana, e in particolare della conoscenza evidente, attraverso la risposta
allobiezioni pi insidiosa: quella del Dio ingannatore.
Per Cartesio dimostrare lesistenza di Dio significa soprattutto fondare e giustificare le conoscenze
chiare e distinte.
Partire dal cogito significa partire da tutti quegli stati mentali, dunque dalle idee.
Cartesio introduce uninnovazione terminologica rispetto alla tradizione platonico-agostiniana e poi
scolastica: le idee erano i modelli delle cose create. Cartesio utilizza unaccezione ben pi ristretta:
atti mentali che sono immagini di un qualsivoglia oggetto, escludendo quindi le volont, gli
affetti, i giudizi, che includono anche altro.
Cartesio per la dimostrazione dellesistenza di Dio, nella 3 Meditazione, distingue tra idee
avventizie, fattizie e innate, tuttavia precisa comunque che per quanto ne sa, a questo stadio della
sua speculazione, che tutte le idee potrebbero essere avventizie o innate o fattizie. A questo punto
non si possono utilizzare tali classificazioni bens loggetto, ci che esse rappresentano. Cartesio

infatti distingue tra realt oggettiva (contenuto rappresentativo di unidea) e realt formale (tipo
di esistenza che unidea possiede).
Per la realt formale le idee sono modi della mente, mentre diverso per la realt oggettiva.
Unidea avr realt oggettiva tanto maggiore quanto maggiore, nella gerarchia degli esseri, sar il
grado di realt formale delloggetto che essa rappresenta. Lidea di Dio avr una realt oggettiva
massima, in quanto rappresenta lessere infinitamente perfetto. Significa che la causa dellidea di
Dio deve contenere tanta realt quanta ve ne sia nel suo effetto.
Significa che le prove sono a posteriori: partono da un effetto e ne cercano la causa, ovvero da
questo punto di vista le prove cartesiane non si differenziano da quelle tomiste.
In questo caso leffetto di cui si chiede la causa lidea di Dio, considerata nella sua relat
oggettiva.
Largomento questo:
1. io esisto mentre penso;
2. tra le mie idee c anche lidea di Dio;
3. non posso essere la causa di questidea per quanto riguarda la sua realt oggettiva: essa
rappresenta linfinito e io sono imperfetto e finito;
4. soltanto Dio pu essere la causa che lo rappresenta come tale;
5. dunque Dio esiste ed la causa di tale idea in me.
Il nodo della prova il seguente: pur essendo io finito posso avere una rappresentazione adeguata e
positiva dellinfinit divina. Per Cartesio, lidea di Dio chiara e distinta, oltre che essere innata.
Questa prova mette a fuco il rapporto tra idea di Dio e cogito: la percezione dellinfinito originaria
e precede quella del finito.
Per Cartesio, il cogito resta il primo atto consapevole del soggetto pensante; ma il cogito stesso
possibile soltanto sullo sfondo di infinit offerto dallidea di Dio. Infatti linfinito ad essere una
nozione primitiva, il finito rappresenta soltanto la negazione dellinfinit.
Il secondo argomento proposto nella 3 Meditazione ha la medesima struttura del precedente. Non
ci si chiede pi la causa dellidea di Dio, bens la causa della mia esistenza, ovvero di me che posso
pensare lidea di Dio. In questa argomentazione si trovano una serie di aperture teologiche nuove,
destinate ad alimentare un forte dibattito. Dio non solo causa dellidea bens anche dellessere di
ogni essere perfino del suo stesso essere. Descartes riprende la teoria Scolastica della creazione
continua: il mio io ricadrebbe nel nulla se non fosse creato continuamente da una causa in grado di
darmi lesistenza.
Cartesio non intende ricostruire la genealogia parentale bens trovare quale sia la causa che mi
consente di conservarmi ad ogni istante. Ovviamente la risposta Dio, dal momento che solo Dio
pu crearmi e mantenere un essere come luomo, cio un essere in grado di pensare linfinito.
Qui si ottenuta la garanzia della veracit divina: Dio non pu essere ingannatore. La perfezione
infinita di Dio implica indirettamente limpossibilit che egli ci inganni.
Libert ed errore
Cartesio si chiede come mai lessere umano soggetto ad errare, nonostante Dio non pu dotare le
sue creature di facolt ingannevoli. Essendo figlio di un Dio verace luomo non dovrebbe mai errare
nei suoi giudizi.
La prima uscita di Cartesio riguardo lerrore riconduce le Meditazioni nellalveo della teologia
cristiana. Passa per Agostino, le sue riflessioni sul male, poi per la scolastica tomista, trasponendo il
problema morale in quello epistemologico. Come possibile lerrore umano nonostante che Dio
non sia ingannatore il tema della 4 Meditazione. Leibniz, anni dopo, definir questo ambito

teodicea. Per Cartesio, lerrore non qualcosa di reale, ma un difetto (ha mancanza di realt e
non pu avere Dio come causa, dato che Dio esiste solo nelle cose reali). Lessere umano soggetto
a fallire di tanto in tanto: lerrore denota un mancato funzionamento di una delle facolt che Dio ha
dato alluomo. Si tratta di una privazione non di una semplice negazione. Dio avrebbe
comunque potuto creare luomo imperfetto e limitato e, tuttavia, indenne da qualsivoglia errore. Dio
incomprensibile ed pretenzioso sondare le sue scelte.
Dio incomprensibile e non ci si dovr mai appellare ai suoi presunti fini per spiegare la struttura
della natura. Dunque Cartesio trae dallincomprensibilit divina la critica alle cause finali. In tal
modo Cartesio ha aperto il varco sperando poi di imporre la sua fisica meccanicistica del Mondo:
lunica causa di cui ha senso parlare la causa efficiente, esemplificata nella collisione tra particelle
di materia. Comunque Cartesio non nega che Dio abbia fini, nega solamente il fatto che tali fini
possano diventare oggetto di una scienza umana, rendendo il finalismo inutile in fisica (gi
prospettato da Bacone).
In queste affermazioni Cartesio ancora molto vicino alle teorie Scolastiche, infatti il vero nucleo
della 4 Meditazione introduce uninnovativa concezione del rapporto allinterno della mente
umana: quello tra intelletto e volont. Per Cartesio la volont la fonte di tutte le scelte delluomo,
comprese quelle conoscitive. Lintelletto presenta alla mente delluomo determinate percezioni e
idee che in quanto tali non possono essere erronee (stati psichici), sta alla volont affermare un
giudizio e asserire o negare che a una data percezione corrisponda qualcosa di reale e stabilire cosa
ad essa corrisponda.
Nel sistema cartesiano senza libert di giudizio il soggetto non disporrebbe pienamente delle sue
conoscenze ed in grado di analizzarle: ma di quale libert si tratta?
Cartesio, da un lato, insiste sulla capacit di scelta delluomo, giungendo ad affermare che la
volont umana infinita, dallaltra invece la libert di indifferenza.
Cartesio dunque riprende la libert tomista e la libert gesuitica: le utilizza, per, per analizzare due
momenti conoscitivi diversi (quello dellassenso alle verit evidenti e quello dellindecisione
determinata dalloscurit e dalla confusione delle idee sensibili).
In definitiva, lerrore dipende da un uso improprio delle nostre facolt: prendere per vere delle
percezioni confuse, senza sospendere il giudizio come si dovrebbe doverosamente fare in mancanza
di evidenza razionale. In questo caso si tratta di una privazione rispetto alluomo, mentre sono
soltanto negazioni, ovvero limitazioni necessarie dello stato creaturale. Dio comunque resta
perfetto anche se le sue creature sono finite e soggette allerrore.
Cartesio dar una risposta che riprender SantAgostino: gli apparenti difetti delluomo vengono
considerati necessari per dar maggior risalto alla perfezione delluniverso. Limportante
comunque che lerrore sia evitabile, e che sia evitabile grazie al libero arbitrio.
Cartesio vuole dimostrare come la libert delluomo sia la fonte di ogni arricchimento conoscitivo:
libert di dire no alle percezioni confuse e di dare lassenso soltanto allevidenza.

Essenza dei corpi e prova ontologica


La fama di Cartesio la si deve in particolare al cogito e al dubbio, ma altrettanto interessante risulta
anche la sua concezione della materia.

In primo luogo, per Cartesio, la materia esiste in quanto tale come sostanza, senza abbisognare di
nessuna forma; in secondo luogo, invece, della sua essenza si ha unidea chiara e distinta.
Ovviamente queste due tesi rovesciano i pilastri della Scolastica aristotelica.
Nelle precedenti Meditazioni Cartesio non sapeva ancora se i corpi e, in particolare, il suo corpo
esistessero o meno. Riguardo alla loro esistenza molto verr detto nella 5 Meditazione.
Prima di chiedersi se la materia esiste Cartesio si chiede che cosa essa sia.
Lessenza della materia costituita da qualcosa di molto semplice e chiaro: lestensione spaziale.
Cos alla res cogitans della 2 Meditazione si affianca la res extensa.
Per determinare lessenza della materia Cartesio procede al medesimo modo: in che modo una
mente umana giunge a conoscere le cose materiali. Lunica conoscenza distinta che di esse si pu
avere quella fornita dalla geometria, il cui oggetto costituito dallestensione in larghezza,
lunghezza e profondit.
Descartes allora si chiede quale origine abbia lestensione: esclude che si tratti di unidea
avventizia, di unidea fattizia, dunque conclude che si tratta di unidea innata. Con ci Cartesio
abbraccia una concezione platonica della matematica, in particolare quella espressa nel Menone
(schiavo interrogato da Socrate e digiuno da qualsiasi nozione matematica, riesce a ricordarsi il
teorema di Pitagora, mito dellanamnesi).
Cartesio rivendica contro la tradizione aristotelico-scolastica, la piena intelligibilit della materia.
Lidea della materia-estensione ambito della matematica pura. Pura, in quanto priva di ogni
elemento sensibile e dunque valida, indipendentemente, dallesistenza reale degli oggetti su cui essa
verte. Cartesio giunge, infine, ad identificare la fisica come una parte integrante della matematica,
nel senso che essa indaga, tra tutte le possibili relazioni tra enti matematici, quelle effettivamente
esistenti.
Tramite la sua idea di materia-estensione, Cartesio fornisce un fondamento metafisico ed
epistemologico del dogma della Rivoluzione scientifica: la natura scritta in caratteri matematici e
la mente umana possiede gli strumenti adeguati per indagarla. Levidenza matematica costituisce
ormai il criterio di intelligibilit dellintero mondo materiale.
A questo punto Cartesio inserisce, nella 5 Meditazione, la prova a priori dellesistenza di Dio: si
parte dallessenza di Dio per dedurne lesistenza, Dio lessere dotato di tutte le perfezioni
possibili, dunque non pu essere manchevole dellesistenza. In Cartesio tale prova viene equiparata
alla semplice deduzione di una propriet di un ente matematico, per esempio un triangolo, partendo
dalla sua essenza. Attraverso questa dimostrazione, Dio ha la stessa certezza delle verit
matematiche. La prova ontologica pu essere letta indipendentemente dalle precedenti due solo da
chi sia erroneamente convinto della verit assoluta delle matematiche, senza neppure porsi la
questione della loro fondazione epistemologica.
Per Cartesio che lessenza di Dio implichi lesistenza , e la deduzione con cui si trae questa
conclusione pu essere certo considerata come il pi perfetto modo di dimostrare. Tuttavia la
mente umana per arrivarci ha avuto bisogno di unattenta riflessione sulla veracit divina, ovvero
sullidentificazione di evidenza e verit. La prova a posteriori lunica valida comunque dal punto
di vista dellitinerario conoscitivo di un soggetto umano dubitante, che deve superare pregiudizi,
oscurit e dubbi iperbolici.

Nellultima parte della 5 Meditazione Cartesio riprende il tema della veracit divina,
approfondendo il tema delle idee chiare e distinte: la garanzia divina ha solamente una funzione
fondativa e non aggiunge nulla allevidenza intrinseca delle idee chiare e distinte.
Solamente adesso, che si ottenuta la perfetta conoscenza di Dio, posso essere sicuro che tutto ci
che chiaro e distinto vero.
Il corpo, la mente, luomo
Nonostante tutti i tentativi di Cartesio di rendere le Meditazioni accettabili dai teologi della
Sorbona, restano a tutti gli effetti unopera di filosofia.
I temi della 6 Meditazione, spesso intrecciati tra di loro, sono:
1. lesistenza delle cose materiali, dei corpi e del mio corpo;
2. la distinzione sostanziale/reale tra il corpo e la mente;
3. lunione tra la mente e il corpo;
4. la funzione della sensibilit;
5. gli errori della sensibilit e la loro compatibilit con la bont di Dio.
Nella 5 Meditazione era stato affermato che lesistenza dei corpi era solo possibile, dunque il
difficoltoso passaggio da compiere in questa Meditazione quello dalla possibilit alla realt.
Cartesio introduce unulteriore distinzione, quella tra intelletto e immaginazione. Lintelletto non
in grado di fornirci alcuna idea chiara e distinta delle cose materiali esterne e non pu in alcun
modo metterci in contatto con i corpi e, soprattutto con il mio corpo.
Limmaginazione dunque per Cartesio, innanzitutto, una facolt non intellettuale, che ha una sua
dimensione mentale particolare, anche se non essenziale alla cosa pensante: sarei comunque una
sostanza pensante anche se non avessi immagini di cose materiali, bens solo percezioni di puri
rapporti matematici.
Lunica strada per dimostrare che i corpi, e il mio corpo, esistono quella che parte dai sensi.
Dalla critica cartesiana emergerebbe che luomo ingannato in tutte le sue conoscenze sensibili e
anche questa situazione deve essere conciliata con quanto si sa di Dio. Si deve innanzitutto
affermare che la sensibilit stata messa in noi da Dio. I sensi ci ingannano delle caratteristiche dei
corpi, e quindi sulla loro essenza, ma lerrore in questo caso correggibile grazie alle idee chiare e
distinte dellintelletto e grazie alla volont che, in mancanza di esse, sempre libera di sospendere
lassenso.
Cartesio dunque, per confermare lesistenza delle cose materiali e dei corpi, estende il principio
della veracit divina anche alle percezioni non evidenti: le percezioni sensibili ci spingono a credere
spontaneamente nellesistenza del mondo esterno (ci danno una grande propensione allassenso)
paragonabile a quella altrettanto invincibile che ci porta ad assentire alle evidenze matematiche.
Ecco compiuta la dimostrazione dellesistenza del coro e, in particolare, del corpo che sento mio. A
questo punto c da scoprire il rapporto che intercorre tra mente e corpo.
Cartesio introduce la distinzione reale: gi nella 2 Meditazione Cartesio aveva asserito che
lessenza mente solo il pensiero, mentre lessenza delle cose materiali lestensione geometrica e
spaziale. Il fatto che di queste due cose io possa avere idee chiare e distinte, luna indipendente
dallaltra, dimostra che le cose rappresentate da queste siano realmente distinte e che Dio pu far
essere luna senza laltra, e ci gi per il principio invocato preliminarmente in sede di
dimostrazione dellesistenza dei corpi.
Il nucleo della dimostrazione cartesiana il seguente: dal momento che le essenze vengono
concepite separatamente, anche le cose corrispondenti sono separate.

Tuttavia la mente e il corpo, pur essendo cose diverse, sono unite nelluomo, come attesta proprio
lesperienza. Nessun filosofo prima di Cartesio si era mai affaticato nel comprendere lunione tra la
mente e il corpo, e neppure nessun altro filosofo aveva distinto la mente e il corpo in maniera cos
rigorosa. Cartesio, invece asserisce che il corpo intimamente legato alla mente, dando, cos,
origine ad un composto dotato di sensibilit, in cui tutte le parti contribuiscono organicamente
alla conservazione del tutto.
Nel progetto cartesiano la res cogitans semplice e indivisibile, mentre la res extensa divisibile
allinfinito.
Dunque lelemento peculiare della natura umana, cos intesa, lunione tra le due res. Il punto
centrale dellunione la ghiandola pineale, non nominata nelle Meditazioni ma indicata
chiaramente come la sede del senso comune. Il principio dellunione il seguente: la mente,
agendo sulla ghiandola, muove il corpo come un idraulico alle prese con i tubi di un impianto.
Lunione corrisponde, quindi, a una fusione o mescolanza.
Ci, comunque, a cui si limita Cartesio laffermazione che Dio ha ordinato il composto mentecorpo facendo corrispondere certi movimenti della ghiandola a certe sensazioni, in modo del tutto
arbitrario. Tale arbitrarismo risponde comunque a criteri finalistici: Cartesio arriver a sostenere che
in fisica si devono indagare i fini di Dio (contrariamente alle sue tesi di partenza). Ora, infatti,
sostiene che Dio ha montato lorologio per farlo funzionare in accordo con la mente e preservare la
vita del composto (nulla di meglio si sarebbe potuto immaginare per salvaguardare la salute
delluomo).
Comunque Cartesio non si accontenta e, in accordo con il suo programma fondazionalistico, cerca
una vera e propria giustificazione della sensibilit: se la sensibilit stata messa in noi da Dio non
pu essere fallace. Occorre dunque spiegare i casi in cui la sensibilit non assolve al proprio
compito.
Il fatto, secondo Cartesio, che luomo viene ingannato dalla sua medesima natura, ovvero dalla
sua natura di composto mente-corpo. Ci che lo inganna proprio la mente: per esempio lo pu
ingannare facendogli credere di avere ancora un arto, che in realt gli stato amputato.
La sensibilit, cos facendo, opera alla rovescia: come possibile conciliare ci con la veracit
divina?
Cartesio lo spiega cos: tutti i movimenti corporei e le sensazioni seguono leggi generali, stabilite
fin dallinizio e garantite dalla sua costanza ed immutabilit. Ogni filamento nervoso suscita
meccanicamente nella ghiandola un certo movimento, a cui corrisponde una certa sensazione, quella
soltanto, anche nel caso in cui il filamento venga reciso in un punto: la mente continua a sentirlo
come se esistesse.
Le Meditazioni che si erano presentate come un inno alla veracit di Dio, si concludono con la
candida affermazione che la volta la natura, di Dio, ci inganna direttamente. Lesito aporetico e,
per certi versi, tragico, dal momento che si trattava di unopera destinata a fondare definitivamente
il sapere.

5. Obiezioni e risposte
La resistenza scolastica

Le Meditazioni e le Obiezioni e le risposte sono inseparabili.


Le Obiezioni, accompagnate dalle relative risposte di Cartesio, sono:
1: Caterus,
2: Mersenne
3: Hobbes
4: Arnauld
5: Gassendi
6: Mersenne (ancora)
7: Bourdin (aggiunte lanno successivo, nel 1642)
Le Obiezioni sono sei o sette volte pi estese delle Meditazioni stesse e
fondamentali, anche vista lautorit degli autori. Le risposte di Cartesio si
incrociano con la stesura iniziale dei Principi di filosofia.
Il primo obiettore fu il teologo cattolico belga (educato dalla tradizione scolastica)
Jan de Kater, latinizzato Caterus. Egli era un oscure sacerdote di provincia, che
sarebbe rimasto nelloscurit se non avesse scritto le 1e Obiezioni.
Queste Obiezioni costituiscono un test importantissimo per Cartesio: come pu
reagire un teologo di formazione scolastica leggendo il suo testo?
Le Obiezioni di Caterus vanno a colpire i pilastri della metafisica cartesiana, e in
particolare la teoria delle idee innate e le tre prove dellesistenza di Dio.
Caterus rimase sconvolto nel leggere che idee fossero qualcosa che avesse bisogno
di una causa. Infatti, egli ritiene idea una semplice etichetta che non dice nulla della
cosa a cui si riferisce, ma solo del suo rapporto con noi. Lidea infatti solo il
contenuto dellatto intellettuale con cui si conosce qualcosa, in sintesi un puro
niente: esse sono verit eterne universalmente valide anche se non esistessero le
cose corrispondenti. E, cos, le idee non hanno bisogno di alcuna causa, infatti
sarebbe lecito parlare di causa di qualcosa solo se questo qualcosa fosse creato, e le
verit eterne non lo sono.
Caterus, ovviamente, disapprova anche la prima dimostrazione dellesistenza di
Dio (3 Meditazione) e si rivolge alla seconda, pi vicina alle tesi scolastiche.
Caterus afferma che la prova tomista era migliore e anche pi semplice, perch
appunto non si curava della causa delle idee e quindi neanche dalla causa della mia
esistenza in quanto posseggo lidea di Dio. Caterus voleva dimostrare che Dio la
causa di me in quanto esisto e che dunque Dio esiste per s senza bisogno di alcuna
causa.
Caterus qui si schiera anche contro Surez e gran parte della Scolastica: Dio non ha
alcuna causa, la sua essenza quella che deve essere fin dalleternit, senza che se
ne possa dare alcuna ragione e dunque senza che si possa dimostrare che essa sia
necessariamente infinita.
Lobiezione pi vicina alle posizioni Scolastiche la seguente: supponendo che si
possa conoscere linfinit divina, di essa non si potr mai avere una conoscenza
chiara e distinta, come pretende Cartesio: linfinito, in quanto infinito, ignoto.
Date queste premesse si comprende anche quanto Caterus fosse poco disposto ad
accettare la prova ontologica, presentata nella 5 Meditazione.
Caterus riprende ci che venne gi detto da san Tommaso nella Summa theologiae:
la prova non dimostra lesistenza di qualcosa, ma si limita a porre unimplicazione
tra due concetti (quello di un essere dotato di tutte le perfezioni e quello di

esistenza), restando quindi tutta nella dimensione di pensiero. Questa critica viene
detta critica logica dellargomento di Anselmo: non possibile dimostrare
lesistenza di nulla a priori. Sempre riprendendo san Tommaso, Dio non ha causa.
Tutte le prove tomiste sono appunto per questo prove a posteriori, che dimostrano
lesistenza di Dio a partire non dalla sua definizione o dal suo concetto, bens dal
suo effetto nel mondo.
A queste Obiezioni seguono le Risposte di Cartesio, che vanno a costituire quasi
una settima Meditazione, con al centro lidea di Dio e le prove dellesistenza divina
che su di essa possono essere costruite.
Descartes opera, qui, una fusione delle varie prove e da vita alla dottrina secondo
cui Dio causa sui, ovvero causa di s stesso.
In primo luogo Cartesio si preoccupa di dire che la realt oggettiva cio il
contenuto rappresentativo delle idee, non un niente e necessita quindi di una
causa. Questo vale anche per lidea di Dio: occorre chiedersi perch essa si trovi in
noi. Affermare che la fonte delle idee, e dunque anche dellidea di Dio, la nostra
imperfezione non risolve la difficolt, anzi la rende insormontabile. Cartesio
appunto si chiede: come pu limperfezione della natura umana generare lidea
della perfezione infinita?
Si arriva qui a distinguere con nettezza la posizione cartesiana da quella tomista,
criticandola implicitamente: soltanto con la prova di Cartesio si potr giungere alla
dimostrazione dellesistenza di un essere infinitamente perfetto. Le prove tomiste,
partendo dal mondo e quindi da effetti finiti di Dio, non potranno mai elevarsi fino
alla conoscenza dellente infinito.
Cartesio rovescia la posizione di san Tommaso, inaugurando la strada che porter
alla dialettica trascendentale di Kant: una prova interamente a posteriori
dellesistenza di Dio impossibile, perch con essa non si giunger mai al concetto
di un essere infinitamente perfetto, che si pu possedere solamente e a priori, non
certo a partire dal mondo della finitezza e dellimperfezione.
Le prove della 3 Meditazione sono a posteriori in quanto hanno come punto di
partenza un effetto (lidea di Dio, di cui ricerco la causa) o unesistenza reale
(quella del mio io che in grado di pensare linfinito), ma hanno anche un elemento
a priori, nella misura in cui partono da unidea innata (nozione di essere
infinitamente perfetto) del tutto indipendente dalla mia esperienza esterna e dalle
mie capacit immaginative. Tutto ci, ovviamente, si fonda sul concetto di
chiarezza e distinzione dellidea di infinito.
Sorge unaltra questione: linfinito ci ignoto? Cartesio non pu negare che lidea
di Dio contenga anche elementi oscuri. Infatti arriver a distinguere la chiarezza del
nostro modo di intendere linfinito e limpossibilit di comprenderlo totalmente.
Dar unesemplificazione metaforica: tra intendere e comprendere linfinito vi la
stessa differenza che tra toccare una montagna o abbracciarla tutta intera.
Infinito: nozione a cui si pu giungere per gradi e che si deve possedere tutta, da
subito. Lo stesso cogito, si comprende solamente sullo fondo dellinfinit di Dio,
posseduta dalla mente umana in modo innato.
Nella prova di Cartesio, si parte non da una semplice definizione dellidea innata di
Dio, che impone alla mente la verit dellesistenza divina. Cos facendo Cartesio ha

formulato una nuova formulazione della prova ontologica. Cartesio nella 3


Meditazione aveva osservato come la prova a posteriori contenesse un elemento
della prova a priori, ora dimostra linserzione, nella prova a priori, di un elemento a
posteriori: la causalit di un essere infinitamente potente. Il rapporto tra essenza e
esistenza in Dio non infatti considerato da Cartesio soltanto nel senso della
semplice inclusione di un predicato (lesistenza) in un soggetto (lidea di ente
perfettissimo), ma viene interpretato in termini di onnipotenza: un essere
potentissimo che esiste per sua propria forza avr necessariamente tutte le
perfezioni contenute nellidea di Dio, quindi sar Dio.
Qui Cartesio stesso nota il cambiamento del tono da lui utilizzato. In realt egli
propone qui unaltra prova a priori.
Infine viene proposto il concetto della causa sui: proprio perch contiene la ragione
della sua stessa esistenza necessaria, Dio va anche considerato come causa di s
stesso. Questo concetto appariva una vera e propria eresia a Caterus.
Dio causa sui non perch manca una causa esterna da cui lo stesso Dio sarebbe
stato determinato, ma perch la ragione di esistere di Dio va ricercata nella sua
immensa ed incomprensibile potenza. Cartesio inserisce cos una modalit causale
nella prova ontologica. (Spinoza riprender il concetto).
Il super-obiettore
Tra Cartesio e Mersenne nacque una sorta di simbiosi intellettuale che dur
parecchio tempo. Mersenne pu essere considerato come la coscienza critica di
Cartesio e il suo tramite con il mondo reale: scienziati, filosofi, matematici, lo
aggiorna sulle novit scientifiche ed editoriali, gli sottopone quesiti su temi diversi:
pu essere considerato una vera e propria macchina da obiezioni. Talvolta diventa
persino assillante.
In Mersenne vi un lato sottilmente perverso: si compiace nello stimolare e
nellosservare da fuori le dispute intellettuali, meglio se accanite e senza esclusione
di colpi. propriamente un provocatore. Talvolta persino le frequentazioni di
Mersenne sono ambigue: intellettuali e libertini di fede, apertamente miscredenti.
Ci si chiede se sia unattrazione inconfessabile o voglia solamente misurarsi a viso
aperto con il lato oscuro delluomo?
Gli interventi riguardanti le Meditazioni sono in incognito o sotto unidentit
collettiva (dottori, teologi, geometri senza nome). A Mersenne si devono le 2 e le
6 Obiezioni.
Cartesio, non sapendo che si trasse di Mersenne, disse che chi aveva scritto le 2
Obiezioni, non aveva capito niente delle Meditazioni. Nelle 6 Obiezioni scrive un
dottore che, secondo Cartesio, dice cose senza senso: quando dice che possiamo
dubitare se pensiamo o no.
Mersenne assume unidentit enigmatica, presentandosi come lultimo e il pi
temibile degli obiettori: denominato Hyperaspistes (portatore di scudo oppure
difensore).
Mersenne si concentra principalmente contro le obiezioni di Gassendi, piuttosto che
sul testo delle meditazioni.
Ci su cui Mersenne insistette furono temi teologici o confinanti con la teologia:
lunico degli obiettori a prendere sul serio le motivazioni apologetiche di Cartesio,

e in particolare, limpegno a fondare filosoficamente limmortalit dellanima.


Lincubo di Mersenne infatti quello dellavvento di una concezione materialistica
basata sui dogmi della nuova scienza. Si avr un processo di pensiero che diventer
fondamentale per il secolo seguente: il possibile passaggio, del tutto inopinato e
sicuramente contrario alle intenzioni di Cartesio, dal meccanicismo al
materialismo. Materialismo al quale Cartesio apre la strada con alcune sue tesi
come quella degli animali-macchina e quella della negazione delle funzioni
inferiori dellanima, interamente demandate al corpo.
Per mettere alla prova Cartesio, Mersenne adotta il punto di vista di un materialista:
il pensiero potrebbe non derivare dal movimento della materia al pari della vita e
degli altri fenomeni naturali? Com possibile dimostrare sulla base del solo cogito
che la materia non pu pensare? Chi ci dice che Dio non abbia potuto creare una
materia pensante? Unipotesi che sar ripresa da Locke e conoscer un ampio
successo nel deismo settecentesco.
Unaltra ossessione di Mersenne la tesi della creazione delle verit eterne, ci si
chiede infatti quale sia il genere di causalit con cui Dio crea le verit e le essenze
delle cose.
La posizione di Mersenne quella classica, che parte da Agostino: le verit eterne
stanno nel Verbo, cio nellintelletto divino, e quindi non possono dipendere da una
scelta o da unazione di Dio. Sono dunque coeterne a lui, altrimenti Dio potrebbe
distruggerle facendo loro mancare il suo concorso, il che inconcepibile.
Qui Mersenne adotta una posizione scettica cristiana: non possiamo sapere e non
sappiamo se il mondo sia stato creato nel tempo o nelleternit; non sappiamo e non
possiamo sapere che cosa sia linfinito e se la materia sia infinitamente divisibile o
fatta di atomi: non possiamo essere certi, soprattutto, che ci che oggi ci appare
chiaro e distinto lo sar anche domani o addirittura sempre. Si pu dedurre che
Mersenne, qui, accusa Cartesio di un eccessivo orgoglio metafisico, come se
luomo potesse davvero conoscere s stesso, Dio e la creazione: luomo non pu
conoscere nulla, condannano cos le Sacre Scritture quella pericolosa smania di
giungere alla certezza assoluta che secondo Mersenne fortemente annidata nel
pensiero cartesiano senza che nemmeno si sia alleato con la teologia e la religione
cristiana.
Le 2 risposte presentano due parziali autocritiche:
1- Del cogito egli non pretende di derivare direttamente la dimostrazione della
distinzione tra anima e corpo: il cogito ci fa sapere qualcosa di noi stessi, ma non ci
rende certi del fatto che siamo sostanze pensanti diverse dal corpo, perch per ci
necessario la certezza che le nostre idee chiare e distinte siano vere: certezza che si
acquisir con la 3 Meditazione. Si sconfigge definitivamente lipotesi
materialistica e il suo opposto, lipotesi immaterialistica, nella 6 Meditazione.
2- Cartesio utilizza il termine idea per indicare ogni percezione, cio ogni
contenuto coscienziale della mente. Il pensiero lo definisce essenzialmente come
coscienza, infatti. Sulla questione delle idee Cartesio non era stato limpidissimo:
mi servo del nome di idea per tutto ci che concepito immediatamente dalla
mente.
Cartesio comprende che per vincere la ritrosia dei suoi lettori dovr far riferimento
allordine delle ragioni e alle corrette definizioni.

Confondere la mente con il corpo, infatti, non soltanto un errore filosofico,


qualcosa di pi: un pregiudizio radicato che occorre togliere con pazienza
attraverso lesercizio delle Meditazioni.
Nellultima parte delle 6 Meditazioni Cartesio ripropone, come aveva gi
sperimentato nel Discorso sul metodo, una vena autobiografica, cercando di
togliere gli ostacoli alla comprensione delle sue Meditazioni.
Le qualit reali e le forme sostanziali nascono dellinveterata tendenza delluomo a
riferire tutto al suo corpo: una tendenza che si pu correggere solamente con le idee
chiare e distinte della ragione.
Se gli obiettori hanno difficolt a comprendere la distinzione tra anima e corpo
perch si lasciano trascinare da un pregiudizio infantile ingiustificato.
Tutto ci che attiene alla volont di Dio inspiegabile: in Dio la volont non
qualcosa che dipenda da conoscenze intellettuali precedenti, come nelluomo.
Volont e intelletto si identificano. Da lui dipendono non solo le verit
matematiche, allora, ma anche il criterio del bene e del male (viene detto per la
prima volta nelle 6 Risposte). Tutto ci che Dio fa buono per il semplice fatto
che lo fa, e non perch nel farlo egli si adegui a unidea di bont preesistente.
Data limperscrutabilit della volont di Dio, la certezza a cui luomo pu giungere
una certezza tutta terrena, dipendente dal retto uso delle sue facolt conoscitive.
Cartesio far a Mersenne una piccola lezione di epistemologia: nelle lezioni si parla
delle cose, non delle credenze nelle cose. La scienza un sapere indubitabile, che
un ateo non pu avere perch non conosce la propria origine; ma un sapere
umano che non dipende per niente da un atto fideistico.
Solo la ragione ci fa accedere, nel suo ambito, con chiarezza alla realt delle cose,
unendo allevidenza della nostra percezione la certezza della sua verit.
Filosofi a duello
Tra Cartesio e Hobbes correva diffidenza reciproca. Hobbes, che era gi stato in
Francia e aveva gi conosciuto Mersenne, su richiesta di questultimo, poco prima
di lasciare lInghilterra, scrisse una lunga lettera, andata perduta, di Obiezioni alla
Diottrica cartesiana e alla teoria della luce.
Cartesio non gradir le obiezioni, in particolare la presunta somiglianza tra la
dottrina hobbesiana dello spirito interno e la sua dottrina della materia sottile.
Con spirito interno, Hobbes, intende le particelle elementari che permeano tutti i
corpi.
Dopo di che, Cartesio chiese a Mersenne di non far leggere le Meditazioni all
Inglese, cos come non le avrebbe dovute ricevere Fermat.
Lo scontro che vi fu tra Hobbes e Descartes fu uno scontro tra due menti geniali,
ma troppo diverse.
Hobbes attacc subito uno dei punti cruciali delle Meditazioni: Io sono una cosa
pensante. Hobbes appunto si chiede come sia possibile passare da una facolt,
quella di avere pensieri, propria di una cosa non meglio identificata, ad una
sostanza che consiste soltanto di pensieri.
In sintesi, linglese, accus Cartesio di dogmatismo metafisico: Hobbes vi oppone
un dogmatismo uguale e contrario: egli afferm, categoricamente, che si danno
soltanto sostanze materiali. (Egli suppose che la cosa pensante fosse materiale, e
che il contrario fosse assunto o postulato, ma non provato.)

La storia della filosofia si chiese:


Quale dogma ha le carte migliori per prevalere? Il dogma dualistico (mente come
cosa pensante e materia come cosa estesa) o il dogma monistico e materialistico di
Hobbes?
Secondo il punto di vista di Hobbes: la sostanza necessariamente materiale, infatti
solo della materia-estensione cartesiana possiamo avere unidea chiara, in quanto
sostrato permanente di qualche propriet, al contrario, del pensiero, indefinito e
privo di contenuto, non si riesce a dire cosa sia.
Contrariamente a queste opinioni Cartesio fece notare che la sostanza materiale
deve essere pensata e determinata da una mente (Hobbes ammette che il soggetto
pu essere concepito soltanto come corporeo) e con ci privilegiando il ruolo
imprescindibile del pensiero, facendo perdere al corpo il suo primato.
Un altro motivo di disputa, riguarda la questione delle idee e in particolare dellidea
di Dio.
Hobbes ritiene che sia impossibile avere unidea di Dio e dellAnima, in mancanza
di unimmagine sensibile di tali enti. Ne consegue che di questi due enti si avr una
conoscenza puramente discorsiva, attraverso il ragionamento, che non genera
alcuna nuova idea. Di Dio si potr dire soltanto che una sostanza, ovvero che
esiste, mentre di tutti gli altri attributi, legati alla nozione di infinito, si avr una
conoscenza negativa: dire che Dio sia infinito, significa dire che non concepiamo
limiti in lui e dire che sia indipendente significa dire che non concepiamo che egli
dipenda da alcuna causa.
Nelle obiezioni Hobbes nasconde una tesi importante: la materialit di Dio. Tale
tesi ricorre in tutte le sue opere ma che abbraccer in pubblico solamente molto
dopo. Nelle 3 Obiezioni, infatti, non accenna nemmeno a questa tesi, limitandosi a
fornire una prova causale per la dimostrazione dellesistenza di Dio: lesistenza di
Dio, pur non attestata da alcuna idea, pu essere dedotta concependolo come la
causa eterna di ogni essere, argomento che riprender negli Elements of law e che
ripresenter nel Leviatano.
Cartesio, come al suo solito, ostenta sicurezza e superiorit, sospettando di Hobbes
leterodossia teologica, se non addirittura lateismo.
Il punto di maggior difficolt per Cartesio riguarda lo statuto della mente: azione o
sostanza chiedeva Hobbes: Descartes fornisce una spiegazione dicendo non
conosciamo la sostanza immediatamente per s stessa, ma soltanto a partire dai suoi
accidenti, ovvero dalle sue propriet, teoria di matrice scolastica. una teoria poco
utile alla causa di Cartesio, in quanto, ammessa la nostra incapacit a conoscere la
sostanza in quanto tale, risulta quanto mai problematico asserire positivamente
qualcosa su di essa, e in particolare che essa sia pensante.
Lunica strada aperta quella di distinguere le sostanze in base alle propriet ad
esse inerenti: propriet cogitative per la res cogitans e le propriet corporee per la
res extensa.
Per distinguendo cos, si arriva a presupporre ci che si vorrebbe dimostrare:
Cartesio per chiarire si trincea dietro la polisemia del termine pensiero: esso si

pu prendere qualche volta come azione, come facolt e qualche volt per la cosa
in cui risiede tale facolt.
Hobbes, tuttavia, non aveva contestato lambiguit terminologica, bens il
passaggio da unazione (cogito) ad una cosa (res cogitans), qualche che fosse il
nome con cui si volessero indicare la prima e la seconda.
Cartesio, cercando di rovesciare il ruoli, diventa lui stesso il primo obiettore: se il
linguaggio convenzionale, come vuole Hobbes, allora non sar possibile alcun
dialogo e quindi la stessa essenza della mente dipender da una semplice
convenzione linguistica.
Ci che dimostra la difficolt di Cartesio nel rispondere alle obiezioni hobbesiane
il fatto che gli si rifugi costantemente nellautorit degli scolastici e nel consenso
universale degli uomini.
Descartes ritiene la libert, come attestata dalla coscienza di ciascuno: posizione
che riprender e che verr criticata sia da Spinoza che da Leibniz.
Alle obiezioni sullo statuto delle idee Cartesio ribatte che ragionare significa unire
nel pensiero delle cose e non dei semplici nomi e che il ragionamento si distingue
dalla semplice immaginazione: pensare a un pentagono e immaginarne la figura
sono due atti cognitivi del tutto diversi, comunque li si chiamino.
Hobbes non ritiene soddisfacenti le risposte cartesiano, infatti Mersenne ricever
unulteriore lettera contenente altre obiezioni alle Meditazioni, in particolare,
appunto, alla questione delle idee. Sta volta per Cartesio sar ignaro dellidentit
del suo obiettore. Infatti scriver lamentandosi: non mi ha capito e mi attribuisce
cose che non ho mai sostenuto nei miei scritti.
Hobbes ribatte sempre sul concetto dellidea di Dio: non sia nessuna idea di Dio,
oppure lidea di Dio, per utilizzare la terminologia cartesiana, altro modo non che
indicare il ragionamento con cui affermi che Dio esiste. Infatti per Hobbes, lunico
attributo che si possa sensatamente attribuire a Dio lesistenza. Ragionando cos
la tesi di Cartesio risulterebbe di nuovo fallimentare.
Descartes risponde negando tutti i presupposti del rivale: nega ancora che si
abbiano idee soltanto immaginative (Dio si potrebbe concepire solo attraverso un
pensiero intellettuale , dunque grazie ad unidea di cui si consapevoli). Nega,
soprattutto, che lidea di Dio si uguale alla mera asserzione Dio esiste, perch se
cos fosse, della natura di Dio, non sapremmo niente.
Defin lobiezione dellignoto obiettore (Hobbes):
empia: perch si negherebbero gli attributi morali di Dio, come bont e giustizia;
inopportuna: verrebbe meno la possibilit di fondare il sapere delluomo sulla
veracit del suo creatore.
Tra Hobbes e Cartesio vi sar un bivio: prevarr la posizione di Descartes.
I successori sceglieranno di privilegiare la res cogitans assegnando al corpo un
ruolo epistemologicamente e ontologicamente inferiore.
La vittoria di Cartesio una vittoria zoppa per la difficolt di fondare la
sostanzialit della mente. Infatti lindagine di Cartesio non si volta molto a
scoprire cosa fosse la res cogitans, con le Obiezioni e risposte, vi sar invece un
approfondimento critico, anche sul concetto si sostanza in generale.
La vera indagine trover compiutezza nei Principi di filosofia.
Un teologo cristiano

Le obiezioni che Cartesio apprezza maggiormente sono le 4, quelle mosse da


Arnauld.
Antoine Arnauld fu uno dei pi celebri cartesiani. Egli fu coautore con Pierre
Nicole della Logica di Port-Royal, era un filosofo, ma soprattutto teologo,
rappresentante di spicco del giansenismo francese e, appunto, ammiratore di
SantAgostino.
Allepoca delle 4 obiezioni accoglie con grande entusiasmo la novit della
filosofia cartesiana. Vi sar una continuazione importante tra i due, in particolare
per la questione del rapporto tra pensiero e coscienza.
I dubbi, mossi da Arnauld, sono tanto pi degni di considerazione, in quanto
provenienti da un pensatore gi ben disposto verso la filosofia e la metafisica
cartesiana. Infatti lo stesso Arnauld si mostrer soddisfatto dalle risposte ottenute da
Cartesio. Nella filosofia cartesiana vede un valido sostegno per la religione
cristiana.
Arnauld divise le sue obiezioni in due macro settori: quello della filosofia e quello
della fede. In queste obiezioni sar comunque pi vicino a san Tommaso:
concepisce la fede sue ambiti separati e tra loro ben distinti. Le obiezioni di
filosofia saranno molto diverse da quelle espsoste in veste di teologo.
Le obiezioni filosofiche sono 3:
1. la distinzione reale tra la mente e il corpo: Arnauld si chiede se la dimostrazione di
Cartesio sia sufficiente a far s che il pensiero sia una semplice entit modale e non una
sostanza a pieno titolo. Ritiene che conoscere una propriet di un ente non basta per
conoscerlo in modo compiuto, perch potrebbe avere altre propriet al momento ignote
o dubbie, ma in realt necessarie per determinarne lessenza. (Il teorema di Pitagora, per
es., non sufficiente per costituire lessenza del triangolo rettangolo). La sua tesi non
implica materialismo: basterebbe supporre che la mente abbia per natura una capacit di
pensare (vis cogitandi) senza per essere essa stessa pensiero, e senza quindi che si sia
obbligati ad affermare, come Cartesio, che la mente pensa sempre perch altrimenti
perderebbe la sua stessa essenza.
2. Dio come causa sui: Arnauld constesta linterpretazione positiva dellautocausalit di
Dio, vedendola come negativa: essere causa di s significa non dipendere da alcuna altra
causa. Inoltre non ha senso sostenere che Dio sia causa efficiente di s stesso, perch in
Dio essenza ed esistenza coincidono, e le essenze non necessitano di alcuna causa (gi
affermato nelle 1 Obiezioni).
3. la questione del circolo vizioso: obiezione che avr lunga vita e riguarder il rapporto
circolare che sembra installarsi tra esistenza di Dio e verit delle idee chiare e distinte,
ognuna delle quali sembra dipendere dallaltra. Anche Gassendi obietter su questo
punto.
Per quanto riguarda la parte teologico, Arnauld pone la questione scottante della
transustanziazione, definendola la croce del cartesianesimo.
Arnauld tiene a presentarsi come il garante dellortodossia cattolica contro leresia
riformata, tutelandosi cos anche contro quelle accuse di fiancheggiamento della
Riforma che spesso venivano rivolte al giansenismo.

Sotto accusa viene posta la dottrina della materia come estensione, rifiutata,
ovviamente, dalla teoria scolastica, che considerava le propriet sensibili dei corpi
come qualit reali/accidenti reali sussistenti normalmente nei corpi stessi ma
suscettibili di esistere anche senza di essi. (Transustanziazione del pane e vino nel
corpo di Ges cristo). Tale concezione rischiava di essere travolta dalle tesi di
Cartesio, con le quali venivano riportate al soggetto conoscente, e non agli oggetti
esterni, tutte le caratteristiche sensibili attribuite a questi ultimi dal senso comune,
facendo terra bruciata degli accidenti reali e con essi anche al dogma della
transustanziazione.
Rispetto a queste obiezioni Descartes mostra un atteggiamento collaborativo:
accetta persino di modificare il testo delle Meditazioni secondo le correzioni
suggerite da Arnauld, ci sempre nellintento di non turbare troppo i teologi e
ottenere il loro consenso.
Per la tesi della transustanziazione Cartesio sar meno conciliante: sosterr una tesi
senza essere troppo convincente. Egli sostiene che laspetto esteriore del pane e del
vino eucaristici non pu sussistere da s, senza diventare esso stesso sostanza e
quindi avere una sua esistenza indipendente, il che impossibile per gli accidenti.
Lunico modo per concepire la transustanziazione quello di considerare
lestensione del pane e del vino tramutata nel corpo di Ges Cristo, ma senza che le
propriet fisiche esterne di tale estensione siano alterate, e con esse la capacit di
suscitare in un osservatore umano le stesse sensazioni del pane e del vino.
Mersenne far in modo che questa dottrina venga espunta dalla prima edizione
delle Meditazioni, nonostante ricomparir nella versione olandese (e quindi fuori
dal raggio dazione della censura cattolica). Le opere di Cartesio verranno messe
allIndice dei Libri proibiti fino al 1948.
Cartesio alla prima obiezione rispose che bisogna sostenere la mente come una
sostanza completa (anche dubitando dellesistenza del corpo, o addirittura
negandola) e che questo giudizio garantito dalla veracit divina. Cartesio vuole
porre in un rapporto di reciproca esclusione tra due classi di enti: nessuna delle cose
che appartengono al corpo appartiene alla mente, poich caratteristica e natura
delle sostanze escludersi lun laltra.
Descartes conclude: sostenere che la mente pu esistere senza pensare in atto
come dire che la materia pu esistere senza essere estesa - unassurdit dunque.
Riguardo allobiezione sulla causa sui, Cartesio si giustific rifugiandosi in
espressioni ambigue: Dio quasi causa efficiente della sua esistenza. In seguito,
riprender le teorie delle 1 e 2 Risposte: di tutto, anche di Dio, ci si deve chiedere
la causa che lo fa esistere (causa cur existat), altrimenti non sarebbe possibile
dimostrarne lesistenza. Il causa sui dunque il termine finale a cui arrivato da
quando si pose la questione dellorigine delle cosiddette verit eterne. Rompendo
con una tradizione millenaria, Cartesio aveva stabilito che anche le essenze hanno
una causa e ora aggiunge che neanche Dio si sottrae al regime causale dellessere.
Cartesio fa della causalit un paradigma universale: Dio stesso, di fatto, ne dipende.
Per la terza obiezione, quella del circolo vizioso, si far riferimento allandamento,
tendenzialmente circolare della filosofia di Cartesio. Egli ignora lobiezione ovvero

che si possa dimostrare lesistenza di Dio senza far ricorso a nozioni chiare e
distinte che abbisognano della veracit divina per essere considerate affidabili.
Infatti per dimostrare che Dio esiste Cartesio dice sufficiente prestare la nostra
attenzione alle ragioni che provano la sua esistenza; una volta dimostrata
lesistenza di Dio, sufficiente ricordarsi di aver concepito qualcosa con evidenza
per esser certi che sia vero, perch ormai la regola fondante del sapere umano (cio
limplicazione tra evidenza e verit) stabilita sulla base inconcussa della veracit
divina.
La sfida, appunto, consta nel mostrare che possibile giungere allesistenza di Dio
con strumenti conoscitivi esenti dal dubbio del Dio ingannatore. Si aprono appunto
due strade:
1. consiste nel considerare indubitabili tutte le conoscenze evidenti nel momento in cui le
si percepiscono, salvo poi invocare la veracit per le evidenze ricordate, di cui non si
potrebbe dubitare se non sapessimo gi che Dio non ingannatore. Continuando su
questa strada si potrebbe considerare soggetto al dubbio persino il cogito, nel momento
in cui lo si ricordi soltanto;
2. La seconda strada consiste nel distinguere tra evidenze valide si per s ed evidenze
sottoposte al dubbio iperbolico. Il cogito appartiene sicuramente al primo caso: dal
passaggio dal cogito a Dio non implicata alcuna idea chiara e distinta, di qualcosa che
non sia la mera certezza del soggetto di esistere in quanto pensante, da cui si deduce,
attraverso una semplice applicazione del principio di causalit, lesistenza di Dio. Ci si
domanda ora quale sia lo statuto epistemologico del principio di causalit. Cartesio
infatti distingue la conoscenza delle cose che esistono e la conoscenza di alcuni assiomi
generali, vuoti dal punto di vista esistenziale ma universalmente validi di per s, in
quanto attestati dal lume naturale. Un esempio di assioma il principio di causalit,
infatti il cogito si riduce a unesemplificazione del nesso causale: per pensare, bisogna
esistere, perch il nulla non ha propriet. Riconoscendo il fondamento causale
dellessere, e linnatezza del principio di causalit nelluomo si pu forse sperare di
evitare la circolarit. Ma cos facendo, il lume naturale cio la facolt con cui si
conoscono gli assiomi generali della conoscenza , diviene una sorta di principio
conoscitivo originario, anteriore rispetto alla diarchia cogito/Dio che impera nelle
Meditazioni.
La carne e lo spirito
Cartesio ormai intenzionato a pubblicare le Meditazioni, ma gli giungono delle
ulteriori obiezioni, quelle di Pierre Gassendi: principale restauratore
dellepicureismo in epoca moderna. anche considerato il principale
rappresentante della nuova filosofia avversa allaristotelismo e vicina alla
rivoluzione scientifica. Le sue obiezioni saranno quelle che avranno un maggior
impatto sul dibattito filosofico dellepoca. Sono, da sole, pi lunghe delle
Meditazioni, e saranno destinate a dilatarsi nel Disquisitio Metaphysica. Nelle
obiezioni Gassendi riassume in s le altre prerogative degli altri obiettori: infatti il
suo un attacco a tutto campo, anche se ancora una volta i due punti su cui si
concentra lazione sono la questione dellanima e quella di Dio. Si nota, infatti,
lavversione allo spiritualismo cartesiano: la tesi secondo cui la mente una

sostanza a parte, indipendente dalla materia. Sarcasticamente Gassendi chiama il


suo avversario Spirito o Mente, e Cartesio, indispettito, lo chiama Carne.
Nella Disquisitio Gassendi parla della possibilit del materialismo, contrario ad
Hobbes, opta per una posizione pi prudente: lo spiritualismo non
sufficientemente provato da Descartes e il pensiero potrebbe essere la propriet di
un essere corporeo. Gassendi tratteggia una rudimentale teoria materialistica: un
materialismo ipotetico, che si accompagna ad una generica accettazione in nome
della fede cristiana , dellesistenza di unanima immateriale nelluomo. In quanto
rinnovatore dellepicureismo, Gassendi si riallaccia alla vecchia tesi epicurea
dellanima ignea, fortemente contrario allo spiritualismo cartesiano.
Le obiezioni di Gassendi sono estremamente insidiose per Cartesio, soprattutto
quelle riguardanti la distinzione reale tra la cosa pensante e cosa estesa e sui
tentativi di Cartesio di dimostrarla. Lindipendenza delle due cose secondo
Cartesio, dipenderebbe dal fatto che disponiamo di concetti completi di ciascuna
di esse. Chi ci ha detto che della mente e del corpo abbiamo un concetto completo?
Il problema sta appunto nel dimostrare che mente e corpo siano due cose complete.
La distinzione sta nel fatto che lessenza del corpo sia costituita in modo tale da
escludere ogni forma di pensiero. Tali conseguenze furono, per Gassendi,
inconcepibili.
Gassendi in particolare si scagli contro la negazione che gli animali abbiano
qualsivoglia forma di pensiero: e com possibile allora che un cane riconosca il
suo padrone se non attraverso qualche operazione mentale?
Per Cartesio solo lintelletto riesce a costruire lidea di qualcosa che permane sotto
le varie modificazioni apparenti attestate alla libert. Secondo Gassendi il cane in
grado di connettere mentalmente varie rappresentazioni collegandole ad ununica
sostanza, che non muta, malgrado le sue variazioni esteriori. Con ci, la analisi del
pezzo di cera, viene ritorta contro la teoria degli animali-macchina. Per quanto
riguarda gli animali, Cartesio non parte dallesperienza, ma da premesse arbitrarie,
che lo portano a negare verit manifeste. Cartesio, infatti, postula che la materia sia
incompatibile con il pensiero e dunque si trova di fronte al seguente dilemma: o gli
animali pensano con unanima immateriale, oppure non pensano per niente.
Cartesio trova alcune difficolt nel parlare dellinsensibilit degli animali.
Comunque vuole affermare a tutti i costi lo spiritualismo e lunit indissolubile di
tutte le funzioni della mente sotto il comune denominatore della coscienza.
Si aprono due strade: quella delleterodossia teologica (Dio da unanima
immateriale ed immortale ad ogni essere vivente, persino ai pi infimi, vermi piante
ecc.) e quella del materialismo (se il principio del pensiero materiale negli
animali, lo sar, presumibilmente, anche negli uomini). Storicamente la strada del
materialismo dar vita a un lungo e acceso dibattito. Dopo aver spiritualizzato
lanima, negando ad essa ogni funzione organica e facendone una sostanza
indipendente, Cartesio non pi in grado di spiegare come essa interagisca con il
corpo. Sarebbe inutile appellarsi al sistema nervoso, al cervello o alla ghiandola
pineale: per quanto piccolo possa essere, il luogo dincontro della mente e del corpo
sar pur sempre una parte di estensione, qualcosa di incompatibile con una mente
incorporea, immateriale e inestesa. Dunque sarebbe inesplicabile se fosse di natura
diversa dal corpo. Ritorna lepicureismo, in particolare Lucrezio, niente tranne i
corpi pu toccare ed essere toccato.
Infine Gassendi passer a contestare tutte e tre le prove dellesistenza di Dio:

1. la prima, quella basata sulla realt oggettiva dellidea di Dio. Gassendi la definisce una
pretesa inaccettabile, perch il contenuto rappresentativo dellidea di Dio non pu avere
pi realt delle cose finite da cui composta; Cartesio ammette, inoltre, che linfinito
non si pu comprendere: e come possiamo esser certi, allora, che la nostra idea di Dio
rappresenti adeguatamente linfinit divina?
2. alla seconda prova Gassendi contesta limpossibilit che la mia esistenza dipenda da una
catena ininterrotta di cause precedenti.
3. la terza, quella della prova ontologica, viene contestata come far Kant con lesempio
dei famosi cento talleri. Mancare di esistenza non significa quindi, per Dio o per un
triangolo, mancare di una propriet, ma semplicemente essere un nulla - e quindi essere
privi, oltre che dellesistenza, di ogni altra propriet o attributo pensabili.
Cartesio, a questo punto, lo accusa di non essere un vero filosofo, ma soltanto un
vuoto retore, schiavo dellimmaginazione corporea e incapace di innalzarsi al
livello delle verit intellettuali. Cartesio, per screditarlo, chieder di far apparire
esplicitamente il nome di Gassendi, omettendo per quelli degli altri obiettori.
Complessivamente le 5 Risposte sono prive di nuove aperture. Lennesima
delucidazione dellesistenza della cosa pensante la dar solamente dopo qualche
anno: quando ha sostenuto di essere una cosa pensante lha fatto sulla base di
unastrazione: so di essere una cosa pensante astraendo da tutto ci che riguarda il
corpo, e non, per il momento, negando di poter essere corpo.
Gassendi chieder a Cartesio di dimostrare limpossibilit di una materia pensante e
di dimostrare, quindi, che il materialismo contraddittorio. Cartesio elude la
questione e si sentir accusato di un sofisma bello e buono: il cogito non mi dice
che genere di cosa sia lio pensante, ed esso potrebbe essere anche un modo di
essere del corpo, non necessariamente una sostanza dotata di esistenza autonoma.
Nelle 5 Risposte emergono dottrine gi esposte precedentemente:
il cervello non agisce quando la mente ha intellezioni pure (non provato)
nessuno pu dire cosa pensino veramente gli animali
se la mente deperisce assieme al corpo, ci dipende dal fatto che lo usa come
strumento
i letargici e gli embrioni pensano sempre ma poi si dimenticano dei loro pensieri.
Tacciono, le 5 Risposte, riguardo allunione tra mente e corpo. Cartesio asserisce
che essa non necessaria per la metafisica delle Meditazioni e tratter largomento
nelle Passioni dellanima.
Un chiaro dissenso tra i due riguarda la questione dellinfinito.
Lempirista Gassendi dice che la mente lavora su rappresentazioni necessariamente
finite, in quanto derivate dallesperienza: le idee sono tutte avventizie e parlare di
infinito significa attribuire ad una cosa che non si capisce un nome che non si
comprende.
Cartesio invece ribadisce che lidea di infinito innata e non si tratta di
comprendere Dio, ma di intendere la sua infinit, cosa che non potremmo fare se
non avessimo in noi lidea di infinito.
Per quanto riguarda la seconda prova, Cartesio, sottolinea che la causa che si cerca
secundum esse, che mi mantiene in esistenza ad ogni istante, e ci rende del tutto
fuori luogo la questione delleternit del mondo.

Infine, sulla prova ontologica, Cartesio persevera nella convinzione che lesistenza
sia una perfezione e precisa che la propriet inerente alla definizione di Dio non
la semplice esistenza, ma lesistenza necessaria, differente dallesistenza possibile.
Gassendi muove i primi passi dellempirismo moderno: delle sostanze conosciamo
solo lapparenza esterna, lapprossimazione non che unapprossimazione a partire
dalle nostre conoscenze finite e come sia davvero il mondo non ce lo pu certo dire
la matematica che una pura costruzione artificiale e non lo specchio della realt.
Gassendi sta proponendo un empirismo indipendente dal materialismo e reso
compatibile con la religione cristiana grazia ad una critica antidogmatica che si
arresta di fronte alla divinit, la cui esistenza viene stabilita a posteriori partendo
dallosservazione del mirabile ordine della natura. Si fa, praticamente, affidamento
nella piena intelligibilit dei fini di Dio.
Se la prova ontologica fallace, in quanto non si ha unidea chiara e distinta
dellinfinito, una metafisica razionalistica impossibile e, dunque, resta ununica
strada: quella teleologica fondata sullordine della natura, che attesta lesistenza di
un autore intelligente del mondo. Hume e Kant mostreranno, in seguito, tutta la
debolezza anche di questo argomento.
Contro lo scetticismo
Le 7 Obiezioni sono mosse dal Padre gesuita Pierre Bourdin e sono malviste per
non dire neglette, anche a causa dellampollosit con cui vennero presentate.
Nonostante questo sono importanti per due motivi: Cartesio sempre tentato di
avere dalla sua parte Gesuiti, apprezzandone la coesione e la forza organizzativa,
ma allo stesso tempo intenzionato a distruggere la loro filosofia in cui vede la
culla dei pregiudizi che impediscono lavvento del nuovo sapere. (Motivo della
pubblicazione dei Principi di filosofia)
Bourdin non era un semplice prete, bens un astronomo, docente di fisica e
matematica al collegio di Clermont, anche se in precedenza aveva insegnato a La
Flche (dopo che Cartesio aveva terminato gli studi).
Non era nemmeno al primo intervento nei confronti della filosofia cartesiana: aveva
reagito al Discorso sul metodo con una critica (Velitatio) assai aspra e poco gradita.
Cartesio si premunisce facendo seguire alle 7 Obiezioni una lettera al Padre Dinet,
con cui era in buoni rapporti dal tempo del collegio. Si lamenta delle critiche di
Bourdin e cerca di distinguere la posizione di Bourdin stesso da quella dei Gesuiti.
Le 7Obiezioni sono importanti perch quasi esclusivamente incentrate a sfaldare la
Prima Meditazione e in particolare la questione del dubbio, che era passata quasi
indenne alle altre sei obiezioni.
Bourdin, invece, ritiene intollerabile proprio il metodo cartesiano del dubbio, in cui
vede un germe distruttivo e potenzialmente capace di ridurre al nulla il sapere
umano.
Questobiezione come unaccusa, composta in stile ironico e incalzante: pare una
disputatio, quasi interamente fondata sulla proposizione iniziale: tutto quel che ha
la minima apparenza di dubbio deve essere considerato falso.

Bourdin costruisce sillogismi su sillogismi che riducono allassurdo la posizione di


Cartesio (il dubbio deve trasformarsi in una negazione metodica di ci di cui non si
ha certezza). Infatti era come se Cartesio dicesse ogni proposizione di questo libro
falsa. Il cogito mi dice soltanto che penso, ma non mi dice che cosa sono e, se
resto nel dubbio su questo punto, allora devo negare, per la solita premessa
generale, non solo di essere sostanza estesa e corporea ma anche di essere una
sostanza pensante: Cartesio come Icaro, che si alza in volo con ali di cera che ben
presto lo tradiranno. errato ritenere le 7 Obiezioni sono un mero delirio
narcisistico, in quanto la questione degli esiti scettici del dubbio, la far da padrone
in tutte le condanne pubbliche del cartesianismo. Lidea di un Cartesio scettico
comincer a circolare nelle discussioni attorno alla nuova filosofia.
David Hume avvalorer la tesi di Bourdin, definendo il metodo di Cartesio una
strada senza uscita, perch proprio lidea di fondare il sapere umano sul dubbio
universale, che coinvolga la nostra stessa facolt di pensare destinato al
fallimento.
Queste obiezioni mostrano un Cartesio stravolto, senza o addirittura contro lordine
delle ragioni e perci reso assurdo e incomprensibile.
Descartes sa bene di non parlare solo a Bourdin ma ad unintera congregazione:
non ho mai detto di considerare come false le cose dubbie, ma soltanto di fingere
che lo siano; non ho mai detto che si deve dubitare delle cose evidenti, ma soltanto
quelle di cui non si ha una conoscenza chiara e distinta.
Il dubbio iperbolico viene annacquato e ridotto ad una mera critica delle
conoscenze prive di evidenza razionale.
La lunghissima replica di Cartesio prende ancora una volta la forma di una
metafora edilizia: larchitetto (Cartesio) e il muratore (Bourdin).
Cartesio usa larma della ritorsione: siete voi a condannare gli uomini allo
scetticismo, voi che volete cercare la roccia e largilla su cui fondare il sapere ma vi
accontentate della sabbia, cio della verosimiglianza e dellesperienza sensibile,
aprendo cos la strada a unincertezza generalizzata, un prodromo dellateismo.
Cartesio si presenta cos il massimo avversario degli scettici.
La strategia di Cartesio, contro laccusa di scetticismo, duplice:
da una parte attenua, o rende meno esplicita, la portata effettiva del dubbio;
dallaltra, sostiene che soltanto lui pu affrontare con successo lostacolo dello
scetticismo, mentre gli scolastici e coloro che si fermano alla verosimiglianza
saranno facile preda degli scettici.
Questa strategia la si ritrova anche in unaltra opera, anchessa incompiuta: La
ricerca della verit mediante il lume naturale. Questopera un dialogo tra
personaggi fittizi in cui Eudosso, il portavoce di Cartesio, respinge le obiezioni di
Epistemone, che impersona il sapere tradizionale, e porta dalla sua Poliandro, un
giovane di buon senso non ancora corrotto dalle sottigliezze scolastiche.
Tale opera probabilmente venne scritta dopo la pubblicazione delle 7 Risposte.
Nelle risposte a Bourdin, anche nella Ricerca della verit, vi lo stesso approccio
alla questione del dubbio: un dubbio demonetizzato, che non investe pi levidenza
razionale ma si arresta allincertezza, colpendo quindi soprattutto la sensibilit e
tutte le conoscenze da essa dipendenti.
Eudosso si risollever ben presto dal dubbio, nonostante lo stupore di Poliandro,
sconfiggendo infine lo scetticismo.

Cartesio rivela un retroscena antiscettico della strategia del dubbio a cui aveva gi
accennato in precedenza nel Discorso sul metodo, in cui aveva presentato il cogito
come unica verit capace di resistere alle pi stravaganti supposizioni degli scettici,
ma di cui non aveva per nulla parlato nelle Meditazioni, che, anzi, si rivolgevano a
coloro che avessero troppe certezze e per abbattere quelle non sostenute da
unadeguata base razionale.
come se Cartesio avesse fornito una reinterpretazione delle Meditazioni, facendo
credere di averle scritte specificamente contro gli scettici.
Ovviamente, Cartesio attacca gli scettici, avendo comunque in mente un avversario
pi vicino e forse pi temibile: gli empiristi antichi e moderni, i quali fondavano la
conoscenza umana sullesperienza sensibile, come Mersenne e Gassendi.
comunque verosimile che Cartesio sia stato tentato di ridurre limpatto del dubbio
per trionfare meglio sui suoi principali avversari del momento, ritorcendo contro di
loro laccusa di scetticismo e presentandosi come lunico campione della ragione.
Descartes riduce anche la presenza del Dio ingannatore, facendo rievocare il
rischio, paventato da Bourdin, di mettere in discussione tutte le conoscenze, persino
quelle chiare e distinte. Tale figura non apparir nelle 7 Risposte e sar chiamato
in causa, solo allusivamente, con lunico scopo di rafforzare il dubbio.
La tentazione di sopprimendo del tutto stata passeggera: lo attestano i Principi di
filosofia, dove lipotesi del grande inganno far la sua ultima uscita pubblica.

6. I Principi di filosofia
Analisi e sintesi
I Principi di filosofia vengono pubblicati ad Amsterdam nel 1644, in latino, e
dedicati a Elisabetta del Palatino; una versione francese uscir tre anni dopo

preceduta da unimportante lettera-prefazione dedicata al traduttore e grande amico


di Cartesio: Labate Claude Picot.
I Principi non risultano originali, in quanto contengono una ripresa di temi e
dottrine gi esposte in precedenza: nel Mondo e nelle Meditazioni. Resta comunque
fondamentale limpatto immediato che avr.
Era unopera volta a sostituire i vecchi manuali scolastici, anzi inizialmente
sarebbero dovuti essere delle note in margine, proprio ad un manuale scolastico:
Summa filosofiae di Eustache de Saint-Paul. Comunque I Principi mantengono
degli aspetti scolastici. Essi sono divisi in 4 parti, il cui contenuto viene rimarcato
dai rispettivi titoli:
1: (Parte di metafisica) Dei principi della conoscenza umana;
2: (Parte di fisica) Dei principi delle cose materiali;
3: Del Mondo visibile;
4: Della Terra.
Gli ultimi due contengono le dottrine fisiche sulluniverso e sul pianeta terrestre.
Originariamente erano previste altre due parti: sui corpi animati e sulluomo, che,
invece, sono totalmente assenti.
Mancano anche degli approfondimenti di morale e logica, anche se lassenza della
prima disciplina colmata dalla contemporanea pubblicazione latina del Discorso
sul metodo accompagnato dai relativi saggi.
I Principi influenzeranno gran parte della filosofia moderna e saranno utilizzati in
molte universit anche per gran parte del 700.
La prima parte dei Principi sembrerebbe un riassunto semplificato e facilitato,
scrive Cartesio, rispetto alle Meditazioni: infatti si sente di consigliarla alla regina
Cristina di Svezia. In realt non cos, in quanto i Principi contengono qualcosa in
meno o in pi rispetto alle Meditazioni, ed pi pertinente con ci che Cartesio
affermer dopo: quel che stato messo in forma pi lunga nelluomo, pi
abbreviato nellaltro e viceversa. Quello che cambia lo stile.
Cartesio sceglie di adottare uno stile pi anonimo e impersonale, facendo assumere
allopera la forma di esposizione didattica.
Ci si chiede se i Principi sono solo la versione scolastica delle Meditazioni, scritta
senza seguire lordine delle ragioni l imperante?
Nei Principi Cartesio dir: lordine espositivo della sintesi, didatticamente pi
adatto, e non quello, necessario al momento della ricerca, dellanalisi.
In Cartesio si aveva gi assistito a un tentativo di esposizione sintetica nelle 2
Risposte a Mersenne, il quale aveva chiesto a Descartes di esporre le sue dottrine
seguendo il metodo dei geometri. Nelle 2 Risposte Cartesio si preoccupa
comunque di spiegare cosa si intende per analisi e cosa per sintesi. In tutta
lopera cartesiana questa lunica distinzione presa in considerazione e discussa,
anche se forse non chiarita fino in fondo.
Analisi: permette di ampliare le conoscenze, partendo dagli effetti per giungere alle
cause (o principi) che li spiegano;

Sintesi: permette di organizzare sinteticamente le conoscenze acquisite, occultando


parzialmente il modo in cui sono state scoperte, e per questo la sintesi presenta da
subito le cause (o principi) e mostra come discendano gli effetti.
In metafisica il lavoro principale consiste nello scoprire quali siano le prime
nozioni, da cui le altre discendono. In geometria, il metodo sintetico il migliore in
quanto consiste nel dimostrare, partendo da assiomi fondamentali immediatamente
evidenti, possibili da enunciare gi dallinizio con tutto il loro contorno di postulati
e definizioni, da cui si dedurranno le singole proposizioni.
Cartesio per non scontentare i suoi obiettori si preoccupa di allegare anche una
breve sintesi della sua metafisica alle 2 Risposte che intitola: Ragioni che provano
lesistenza di Dio e la distinzione dellAnima dal corpo, disposte in modo
geometrico. Cerca, qui, di dimostrare 4 proposizioni di metafisica, come se fossero
teoremi, premettendo una lista di definizioni, postulati e assiomi (o nozioni
comuni) da cui conseguono le proposizioni da dimostrare.
Ad esso si allaccer Spinoza per costruire ed esporre il suo sistema, che sar
sintetico nel senso cartesiano del termine.
Anche se le Ragioni dimostrano forse lesistenza di Dio e la spiritualit dellAnima,
esse sono tuttavia prive della parte pi originale del dubbio cartesiano: il dubbio
sullevidenza. Non vi nemmeno il minimo accenno al dio ingannatore e al genio
maligno. Risulta cos una metafisica che d per scontata la regola delle idee chiare
e distinte: tutto ci che concepito con evidenza vero.
Nelle Meditazioni, invece, questa regola dipendeva dal Dio verace.
Potrebbe apparire che i Principi siano una versione pi evoluta delle Ragioni: ma di
fatto le analogie testuali dimostrano il contrario. Il confronto, e ladozione della
stessa posizione, riguardo alla prova ontologica, affermano il contrario.
Nelle Ragioni e nei Principi la prova ontologica precede le altre, infatti dal
inversione dipende dal fatto che lo stile sintetico privilegia gli argomenti a priori
partendo dalle definizioni (anche nel caso di Dio) e ne deduce le varie propriet
delle cose definite (tra cui lesistenza divina).
Una nota positiva dei Principi che in essi ritorna in tutta la sua pericolosit il
dubbio sullevidenza, Cartesio arriva cos anche a dubitare della matematica.
Lincubo del Dio ingannatore si conferma insopprimibile dal pensiero cartesiano,
nonostante le ricorrenti tentazioni di liberarsene una volta per tutte, per nulla
esauritesi dopo la stagione delle Obiezioni e Risposte.
Nelledizione francese (1647) dei Principi Cartesio sembra di nuovo limitare il
dubbio ai soli casi di oscurit conoscitiva.
Dunque si assiste ad uno scontro tra ladozione dello stile di sintesi per la
metafisica che intrinsecamente analitica, in quanto fondata sul dubbio e sul
cogito, i quali implicano il rifiuto di ogni altra definizione e nozione generale.
Tra la via analitica del dubbio iperbolico e quella della sintesi geometrizzante
Cartesio ha dovuto scegliere; la sua scelta emerge subito.
La 1 parte dei Principi inizia con la stessa frase delle Meditazioni che era stata
soggetta alle critiche di Bourdin.
Il dubbio, questa volta, non limitato alle cose sensibili e viene nuovamente
chiamato in causa il Dio ingannatore e la dubitabilit di ogni conoscenza, anche
evidente.

Il cogito riemerge di nuovo dalla distruzione di ogni certezza: possiamo anche


supporre che non ci sia nessun Dio, nessun cielo e nessun corpo, ma non possiamo
negare di esistere mentre lo pensiamo.
Lo stile sintetico e didattico comunque presente nei Principi e lo si ritrova nei
tentativi di sistematizzazione.
Alcune definizioni vengono enunciate in appositi paragrafi:
pensiero (=coscienza immediata delle proprie percezioni, il che ricalca lanaloga
definizione proposta nelle Ragioni);
sostanza;
movimento;
infinito;
indefinito;
chiaro;
distinto.
Tali tentativi di definizione si collocano, a volte, in modo incongruo nellordine
delle ragioni, tanto che alla fine il risultato appare disorientante: la 1 Parte dei
Principi la meno indicata per chi voglia conoscere il pensiero metafisico e la sua
struttura interna. La mescolanza di elementi analitici e sintetici da vita ad un ordine
espositivo e misto: uno dei grandi interpreti novecenteschi di Cartesio si detto
imbastardito.
Una teoria della sostanza

1.
2.

1.

2.

Nella prima parte dei Principi di filosofia possibile ritrovare qualcosa di


filosoficamente originale: la teoria della sostanza (insieme alle nozioni generali di
durata, ordine, numero e ai vari generi di distinzione) costituisce una novit
assoluta.
La sostanza era gi la prima categoria di Aristotele e se ne parlava principalmente
in due sensi:
ci che esiste indipendentemente da altro;
ci che costituisce il sostrato di determinate qualit o accidenti.
Tale dualit, quella ontologica (esistenza autonoma della sostanza) e quella
relazionale (rapporto di subordinazione tra certe qualit e la loro condizione di
possibilit) percorre tutta la tradizione filosofica medioevale e la si ritrova anche in
Surez (punto di riferimento di Cartesio, in metafisica.
Anche Surez diede una propria interpretazione della sostanza:
cosa esistente per s, che non necessita di altro per sussistere (accezione valida per Dio,
propriamente, ma estesa in quanto attitudine anche alle creature, che sono appunto
suscettibili di essere poste in essere da Dio);
come ci che sottost alle varie caratteristiche accidentali di una cosa = soggetto o
sostrato cui ineriscono delle propriet (ci ovviamente non vale per Dio, ma vale per le
sostanze create).
Nelle Meditazioni aveva evitato di definire la sostanza. Negli scritti giovanili
emerge il termine cose, per non meglio identificate. (In particolare nelle Regole)
Il rifiuto della sostanza programmatico in un testo che si pone agli antipodi delle
categorizzazioni aristoteliche.

La prima sostanza ad ottenere il diritto di cittadinanza nella filosofia cartesiana


la materia, che nel Mondo e in alcuni testi dei primi anni 30, viene considerata
come il fondamento di tutti i fenomeni corporei. La materia una sostanza a s e i
suoi modi sono il risultato del movimento, che a sua volta causato da un agente
esterno (Dio). La sostanza ha unessenza propria, cio qualcosa che la definisce:
lestensione. Lestensione non affatto un accidente della sostanza corporea ma
costituisce la sua vera forma e la sua essenza.
La sostanza pensante invece appare nel Discorso sul metodo la prima volta, subito
dopo lenunciazione del cogito (nelle Regole si parlava di unenergia conoscitiva).
Anche nel Discorso la sostanza serve per spiegare la sua essenza, ci che la
costituisce per natura, e mostrare come essa sia il soggetto di varie propriet: se dal
dubito, o dal semplice cogito, posso passare al sum, perch ogni propriet (il
dubbio, il pensiero), inerisce necessariamente in un sostrato, che in questo caso,
appunto la sostanza pensante.
Nelle Meditazioni lapproccio era stato diverso: Cartesio pone due questioni che
ricollocavano in primo piano la dimensione della sostanzialit come esistenza in
proprio: Dio e la mente-corpo.
Cartesio, tentando una teoria della sostanza, sfida gli Scolastici, impadronendosi
del cardine della loro ontologia per dimostrare che Dio la causa prima, non
dipendente da altro, e che la mente e il corpo sono due sostanze diverse, ognuna
capace di sussistere da sola. Infatti la sostanza venne reintegrata tra le idee chiare e
distinte immediatamente presenti alla mente (le ex nature semplici) al posto
dellesistenza, precedendo la durata e il numero. Ritorna sta volta la seconda
accezione, aristotelica, sostanza quella cosa che esiste per s, cio indipendente
da altro.
Nei Principi tornano tutti i momenti di speculazione di Cartesio riguardo la
sostanza. In primo luogo essa viene inserita tra le nozioni generali ed tale
perch pu riferirsi a tutte le cose. E cosa indica? Essa dovrebbe indicare ci che
dotato di esistenza propria, torner, infatti, una delle definizioni tradizionali:
per sostanza non possiamo intendere altro che la cosa che esiste in modo tale da
non aver bisogno di nientaltro per esistere. Cartesio, riprendendo sempre Surez,
afferma che tale definizione pu valere solamente per Dio. Per quanto riguarda le
creature, andr precisato che lindipendenza relativa e si intende soltanto rispetto
alle altre sostanze create. Per il momento manca qualunque traccia della seconda
accezione di sostanza, come sostrato di determinati attributi o qualit.
La definizione di sostanza generica, ci dice solo cosa essa sia, ma non come
possiamo conoscerla e sapere se essa esiste effettivamente. A partire dalle Ragioni
Cartesio dir che la sostanza si pu conoscere soltanto a partire da qualcosa che
inerisca in essa, e di cui essa sia il sostrato.
Dunque la sostanza, pur non dipendendo da altro (se non, eventualmente, da Dio)
per la sua esistenza, dipende necessariamente da altro per la sua conoscibilit, e
cio proprio dalle sue propriet percepibili.
In questa teoria Cartesio non particolarmente rivoluzionario: si pu risalire a
Surez oppure ancora prima a Duns Scoto.
La principale novit cartesiana consiste nel dire che si d ogni per ogni genere di
sostanza un attributo principale, che definisce lessenza della sostanza stessa e
che permette di conoscerla. Aggiunge ancora, lattributo si identifica con la
sostanza, perch c distinzione solo di ragione tra una sostanza e il suo attributo

principale. Qui forte il dualismo cartesiano: la sostanza corporea (rex estensa) si


identifica con lestensione e parallelamente la sostanza pensante (rex cogitans) con
il pensiero. Cartesio nuovamente riformatore dallinterno, riesce a piegare alcune
nozioni di tradizione scolastica ai suoi scopi.
La dottrina dellattributo principale trova definitivamente spazio nei Principi, essa
permette di distinguere chiaramente tra sostanze pensanti ed estese, scongiurando
lipotesi materialistica e postulando lesistenza di due generi ben distinti e tra loro
incompatibili di enti.
Cartesio deve soprattutto dimostrare che il pensiero di per s una sostanza, e non
qualcosa che inerisca ad un sostrato sconosciuto e magari corporeo; la funzione
principale della dottrina dellattributo proprio quella di portare il pensiero
nellessenza della sostanza spirituale e lestensione nellessenza delle sostanze
materiali. Lattributo arriva cos ad una nuova caratterizzazione, differente da quella
tradizionale, che lo opponeva di fatto alla sostanza, andando a costituire addirittura
lessenza della sostanza stessa e, nello stesso tempo, il principio della sua
conoscibilit. Cartesio sostiene che conoscere la sostanza attraverso il suo attributo
significa conoscerla compiutamente in quanto tale: si pu avere unidea chiara e
distinta delle sostanze create proprio perch si pu avere unidea chiara e distinta
del loro attributo principale; e si pu avere unidea chiara e distinta della sostanza
incerta, Dio, perch lo si conosce con unidea innata, che, pur essendo insufficiente
per farci comprendere in tutta la sua perfezione linfinit divina, sufficiente per
farci comprendere il concetto di una sostanza incerta che pensa e che
indipendente.
Con questi concetti Cartesio ha dato una metafisica al meccanicismo attraverso il
concetto di sostanza estesa, e una metafisica allo spiritualismo attraverso il concetto
di sostanza pensante. Innalzando la mente a sostanza, ne ha postulato
lincorruttibilit potenziale, offrendo un fondamento concreto alla tesi
dellimmortalit dellanima.
Tali teorie nel tempo hanno dato luogo a delle questioni spinosissime per il
cartesianismo:
1. Comprendere il rapporto che intercorre tra le sostanze finite (creature) e la sostanza
infinita (Dio). Se il principio della sostanzialit sta nellindipendenza dellesistenza, o
anche solo nellattitudine allesistenza indipendente, come possono considerarsi
sostanze le creature, che dipendono in ogni momento da Dio? Cartesio preferisce
evitare la questione, affermando che tra la sostanza finita e la sostanza infinita non vi
univocit, lasciando comunque la questione aperta. In un testo pi tardo, Cartesio
affermer che linfinit essenziale alla sostanza, mentre ogni limitazione che rende la
sostanza finita accidentale. Spinoza, pi avanti, giunger ad esiti ben pi radicali
affermando che se sostanza solo ci che non ha bisogno di nessunaltra cosa per
esistere, allora di sostanza ce ne pu essere una sola, cio Dio.
2. Altre difficolt emergono quando Cartesio cerca di applicare alla materia, e al corpo
umano, la sua definizione della sostanza come essere sussistente per s: ogni corpo pu
esistere indipendentemente dalle altre parti di materia. Alla fine del pensiero di Cartesio,
sembrerebbe arrivare alla conclusione che il corpo umano non una sostanza: infatti la
morte viene considerata come una mutazione di alcuni modi dellunica sostanza
materiale, di cui il corpo soltanto una parte.

3. Stesso problema se ci si rivolge al lato della mente: Cosa significa attribuire alla mente
il pensiero come attributo fondamentale e dunque identificare la sostanza pensante con
la coscienza? Significa negare lesistenza di un qualcosa che stia sotto ai vari modi del
pensiero. Il rischio maggiore di questa teoria era quello di considerare impossibile da
concepire la mente come sostanza che permane indipendentemente dalle sue
modificazioni, cio dalle sue singole percezioni. Gli esiti si vedranno nel 700 quando
Hume ridurr la mente alle percezioni dichiarando del tutto intelligibile la questione di
sapere che cosa vi sia sotto di esse. In seguito comparir la teoria dellIo-penso di Kant ,
senza per la pretesa di ipostatizzare la mente come una sostanza a parte.
4. Lultima grande difficolt quella della questione concernente il tipo di unit che si pu
attribuire allessere umano: sostanza o unione di cose diverse? Talvolta la mente
concepita come una composizione di una sostanza indivisibile (la mente), unita a vari
modi, in continua variazione, di unaltra sostanza (il corpo). Altre volte viene
considerata tuttuno, il che farebbe avvicinare Cartesio allileformismo scolastico:
lanima come forma sostanziale del corpo. La posizione di Cartesio instabile e sar
colpita da vari estremismi: Regius la traduce in termini materialistici, ponendo in dubbio
la sostanzialit della mente. Berkley prender la strada opposta e negher ogni
sostanzialit al corpo. Spinoza negher la sostanzialit di entrambi - mente e corpo facendone dei modi dellunica sostanza, quella divina.
Materia e movimento
Le ultime tre parti dei Principi accontentano coloro che volevano che Cartesio desse alla
luce il suo Mondo. (Mersenne rimanda un viaggio in Italia, attendendo la pubblicazione
per portarsele con s) Cartesio comunque non si limita a rendere note le sue dottrine
fisiche. Egli vuole pubblicare la sua fisica insieme alla nuova metafisica, dimostrando
come la prima dipenda dalla seconda nelle sue strutture portanti, rovesciando quindi
limpostazione scolastica tradizionale, in cui la metafisica costituiva la parte conclusiva
della filosofia, preceduta da logica, morale e fisica. Nella lettera prefazione Cartesio
paragona la sua scienza ad un albero, sorretto dal tronco della fisica che, a sua volta,
affonda nel terreno le sue radici metafisiche.
I Principi contengono la fisica matura di Cartesio e non una semplice traduzione latina
del Mondo e neppure una sua versione ampliata e trasformata in manuale, ma un testo
con caratteristiche proprie. Vi sono segni di continuit ma anche elementi nuovi.
Comunque rispetto allentusiasmo iniziale Cartesio opta per una posizione pi moderata.
Il programma del Mondo, di dar vita ad una fisica completamente a priori, si rivelato
impraticabile.
Il meccanicismo cartesiano ha dunque due facce (gi visto nel Discorso sul metodo):
a priori: dipendente da un modello metafisicamente fondato;
a posteriori: da corroborare attraverso losservazione empirica.
Allesposizione delle nozioni fondamentali della fisica, dedotte dallidea innata della
sostanza estesa e dagli attributi di Dio, dedicata al 2 parte dei Principi, mentre le
due parti seguenti contengono le spiegazioni dei singoli fenomeni naturali. I Principi
testimoniamo uno sforzo particolare di comprendere la struttura razionale della struttura.
Non bastano pi le leggi conservative teologicamente fondate sullimmutabilit divina.
Ci che Cartesio vorrebbe esporre, dovrebbe essere contenuto in un manuale sintetico:
vorrebbe definire e discutere in modo sistematico i principali concetti della fisica, a
partire dai due cardini del meccanicismo: materia e movimento.

In vari luoghi Cartesio afferma che la materia si identifica con lestensione geometrica,
priva di tutte le qualit che soltanto la nostra sensibilit attribuisce ai corpi (colori,
odori, sapori ecc.). Tale estensione indefinita e infinitamente divisibile, perch non
pensabile che una parte di estensione non possa ulteriormente essere divisa in due. Il
problema metafisico che questa teoria presenta che non si riescano a distinguere delle
sostanze estese allinterno della materia considerata in generale. Mentre, il problema
fisico, riguarda la definizione di spazio, luogo e corpo.
Lapproccio di Cartesio , al solito, riduzionistico: ogni parte, nelluniverso, di materia
si muove rispetto a qualche altra e lidea che vi sia qualcosa come un luogo fisso
indipendente dai corpi in movimento puramente illusorio.
A Cartesio mancava da sempre sia una teoria che una definizione accettabile del
movimento. Nelle Regole il movimento era una delle nature semplici materiali e come
tali indefinibili, perch conosciute con uno sguardo intuitivo della mente senza bisogno
di alcuna chiarificazione aggiuntiva. Quanto alla definizione aristotelica di movimento
(il movimento latto dellente in potenza, in quanto in potenza) lascia solamente
delle conclusioni oscure. Nel Mondo vi un primo tentativo di definizione alternativa,
in termini ancora vicini al concetto scolastico di moto locale: ci che fa passare i
corpi da un luogo allaltro occupando successivamente tutti gli spazi intermedi. La
concezione del movimento come passaggio da un luogo ad un altro si trova anche nella
Diottrica. Nei Principi cambia opinione dicendo si non essere daccordo con lopinione
ordinaria secondo cui il movimento il passaggio da un luogo allaltro. La definizione
proposta nel Mondo non d la vera realt del movimento , ma soltanto una sua
caratterizzazione esteriore, relativa al punto di vista dellosservatore. Fu cos che
Cartesio formul la vera definizione: il movimento il trasporto di una parte di
materia, o di un corpo, dalla vicinanza di quelli che lo toccano immediatamente, e che
noi consideriamo come in riposo, alla vicinanza di alcuni atti. Nei Principi definisce il
corpo come tutto quello che trasportato insieme nel movimento, cio un ammasso di
particelle di materia in quiete le une rispetto alle altre che si allontanano inerzialmente
dalla materia circostante (definizioni di corpo e movimento sono interconnesse tra di
loro, con una caratteristica circolarit).
Tali teorie permettono a Cartesio di scrivere che la terra non si muove e questa non
semplice dissimulazione. Infatti la spiegazione risiede nel modello idrostatico: quello
dei vortici che ha il vantaggio di spiegare il meccanicismo del sistema solare senza
spiegare alcuna forma di azione a distanza o attrazione cosmica. Descartes considera i
vortici come flussi di materia del secondo elemento (gassosa) in cui i corpi celesti di
maggiori dimensioni, formati da particelle in quiete le une rispetto alle altre, sono
trascinati come navi su un fiume: il movimento dei pianeti dal fluido materiale in cui
sono immersi e che li trascina attorno al sole. Cos Cartesio afferm che la terra fosse
immobile: la terra, infatti, non si muove se si prende come riferimento il fluido in cui
immersa e da cui trascinata. Eppure, si muove certamente rispetto al sole.
La svolta di Cartesio riguarda anche la quiete, teoria in contrasto con la fisica
aristotelica, in cui la quiete era la semplice privazione di movimento. Cartesio la
considera una qualit positiva dei corpi, infatti, egli aggiunge che essa possiede anche
una forza propria , del tutto speculare a quella che un corpo acquisisce con il suo
movimento. Infatti movimento e quiete sono modi del corpo, che ne determinano il
comportamento.
a questo punto che Cartesio formula regole sulla collisione dei corpi: questo
costituisce laggiunta pi rilevante e problematica della fisica. Questaggiunta

necessaria perch nelluniverso del meccanicismo ogni evento si riduce in fondo ad una
collisione tra parti di materia. Le leggi di collisione forniscono le leggi fondamentali di
ogni evento naturale, secondo il programma di tutta la sua fisica. Queste teorie furono
contrastatissime da Huygens e Leibniz.
La regola pi discussa e controintuitiva la quarta, con la quale si postula che un corpo
in quiete non sar mai spostato (nel vuoto) da un corpo di massa minore che lo urta,
quale che sia la velocit di questultimo. Questa regola si spiega considerando la
positivit della quiete: la forza di riposo di un corpo rispetto ad un altro dipende dalla
sua massa ma anche dalla velocit con cui viene avvicinato dallaltro corpo; cos,
allaumentare della velocit del corpo in movimento, aumenta anche proporzionalmente,
la forza di riposo del corpo che viene urtato, che non si sposter mai dopo limpatto se
di massa maggiore.
Grazie alle regole della collisione dei corpi, Cartesio ritiene di aver ultimato
limpalcatura a priori che necessitava per poter spiegare i fenomeni naturali. Decide cos
di scrivere un nuova favola cosmogonica, per, rispetto al Mondo, sostituita da un
altro strumento retorico: una supposizione dichiaratamente falsa, da cui discendono,
per, come per incanto, conclusioni vere. La supposizione falsa che Dio abbia dato
una certa configurazione alla materia originale, dividendola in parti pi o meno
equivalenti e indirizzando questultime in modo da comprerei vortici, ognuno dei quali
destinato a formare un sistema planetario con caratteristiche simili al sistema solare
(Forse anche la vita). La supposizione falsa, perch contraria alla Bibbia. Cartesio
comunque dice che importa pochissimo in qual modo supponga qui che la materia sia
stata disposta al principio. Il fondamento di tale tesi una concezione necessitaristica in
cui il possibile ci che non ancora avvenuto, ma che prima o poi avverr. In questa
parte dei Principi la metafisica trionfa sulla fisica ma anche, implicitamente, sulla
teologia, perch la creazione nei 6 giorni della Genesi perde ogni eccezionalit o
singolarit: il mondo avrebbe comunque raggiunto il suo stato attuale, prima o poi, in
qualunque modo Dio lavesse creato. Nel colloquio con Burman la narrazione biblica
considerata metaforica.
Quanto alla terra, secondo Cartesio, non necessario nessun decreto divino ad hoc per
spiegare la sua situazione nel cosmo, come gli altri pianeti: dopo esser decaduta dal suo
stato di stella e dopo il collasso del vortice a cui apparteneva si unita al sistema solare.
Sembrerebbe eccessivamente puerile ritenere che Dio abbia creato luniverso solo per
luomo, infatti, secondo la nuova astronomia copernicana, la terra, dimora degli esseri
umani, paragonata al cielo, non che un punto, insomma, un granello di sabbia nel
cosmo. Pascal si dir terrorizzato da queste affermazioni: il silenzio eterno di questi
spazi finiti mi sgomenta. Cartesio, al contrario, dimostra a riguardo una grande
serenit, tanto che ritiene la trama materiale del cosmo del tutto intelligibile: luniverso
il teatro di un gioco continuo di particelle corporee che, seguendo leggi necessarie e
costanti, danno luogo con le loro collisioni a tutte le combinazioni compatibili con
lessenza della materia. Tale teoria non sar sviluppata ulteriormente e, in futuro,
Leibniz vi vedr il seme dellateismo.

Scienza ed esperienza
Tra la stesura del Mondo e quella dei Principi subentra la pubblicazione del Dialogo sui
massimi sistemi e, in seguito, Discorsi e dimostrazioni matematiche sopra due nuove

scienze, entrambe opere di Galileo. Lo scienziato italiano apr una nuova strada, quella
fondata su sensate esperienze e certe dimostrazioni. Quella di Cartesio appare una
posizione consonante a quella di Galileo per certi versi, mentre per altri una posizione
concorrenziale. Se Cartesio privilegia laspetto fondazionale e deduttivo, Galielo coltiva
assiduamente la ricerca sul campo, applicando alla metafisica un utilizzo estensivo della
matematica nellanalisi dei dati empirici.
Cartesio mostra verso Galileo una certa supponenza, dimostra anche diffidenza rispetto
alla divulgazione dei risultati sulle indagini sulla caduta dei gravi. Galileo aveva
teorizzato che lo spazio percorso dai corpi in caduta proporzionale al quadrato dei
tempi di percorrenza. Cartesio era pervenuto a risultati diversi e manifesta subito un
certo scetticismo: Galileo non pu aver raggiunto la verit perch non ha considerato le
differenza tra i vari materiali di cui sono fatti i gravi (ma proprio questo era il nocciolo
della scoperta galileiana). Pi tardi il giudizio sar ugualmente drastico: la legge di
Galileo non pu essere vera perch la resistenza dellaria fa si che i corpi, giunti ad una
certa velocit, non laumentino pi. Dir che nessuno pu determinare la caduta dei
gravi se non conosce in primo luogo che cosa sia la pesantezza e se non possiede i veri
principi della fisica.
Mersenne aveva chiesto a Cartesio di esprimere alcune considerazioni sulle teorie di
Galileo, lo far e inizieranno a manifestarsi i primi giudizi positivi: Galileo filosofa
meglio del comune perch rifiuta la scolastica e cerca di giungere alle leggi che
governano i fenomeni naturali. Il limite di Galileo quello di non cercare le cause prime
e di dedicarsi solo a questioni particolari (secondo Cartesio).
Cartesio dice che non ha preso nulla da Galileo al massimo accaduto il contrario,
Galileo ha preso le dottrine musicali di Descartes (accusa volta a Beeckman, il quale
aveva fatto circolare il Compendium musicae di Cartesio, contrariamente alla sua
volont). Anzi afferm di non vedere nulla nei suoi libri che lo attraesse e quasi nulla
che avrebbe potuto voler riconoscere come suo. Niente nemmeno con ci che aveva a
che fare con la caduta dei gravi. In un brevissimo trattato di idraulica Cartesio si
rimangia tutto quello che aveva detto in precedenza riconoscendo che i corpi cadono
percorrendo uno spazio maggiore in proporzione al quadrato dei tempi e manifesta il
suo accordo con litaliano anche a proposito della traiettoria parabolica dei proietti.
Nei Principi cos come nel Mondo non si parla mai della caduta dei gravi.
Principalmente il dissenso con Galileo puramente metodologico e concerne tre aspetti
fondamentali, tra loro intrecciati: la fondazione metafisica della fisica, lapporto delle
osservazioni empiriche e lutilizzazione dei modelli matematici per spiegare i fenomeni
naturali.
La caduta dei gravi non viene menzionata da Cartesio in quanto non deducibile dalle
leggi generali del moto: una corretta interpretazione matematica di un fatto empirico
non un teorema dimostrabile a priori. Spiegare la fisica nei Principi significa individuare
e descrivere gli eventi materiali, generalmente invisibili, che sottostanno ai fenomeni
naturali, in questo senso anche la gravit sarebbe spiegabile (pressione della materia
sottile che, con il suo movimento vorticoso attorno alla terra, spinge verso il centro, cio
verso il basso, le particelle degli altri elementi). Cartesio osserva unulteriore questione:
se Galileo riesce a descrivere correttamente il fatto fisico (quod ita sit), solo lui riesce a
spiegare la causa (cur ita sit). Scienza per Cartesio , come per Aristotele, conoscenza
delle cause. Per Galileo invece misurazione dei dati empirici, isolati nella forma
semplificato permessa dagli esperimenti, e loro riduzione a leggi generali
matematicamente strutturate e valide universalmente. La fisica cartesiana parte dalle

cause non dagli effetti, spiegando gli ultimi attraverso le prime. La causa prima
naturalmente Dio, che ad ogni istante ricrea ogni singola parte di materia comunicandole
lo stesso movimento. Limmutabilit e lonnipotenza divina garantiscono la
conservazione delle quantit di movimento nelluniverso e la sua continuazione
indefinita. Un mondo con leggi fisiche diverse non neppure pensabile. Tutto ci che
deducibile da tali leggi mantiene la stessa necessit; il resto mera ipotesi o costruzione
matematica da verificare nellesperienza: lo stesso fenomeno naturale ammette
spiegazioni differenti tutte compatibili con lessenza della materia, la scelta tra le quali
dipender in ultima analisi dallesperienza. Losservazione empirica non potr mai far
cambiare di una virgola i principi generali della fisica. Cos quando Pascal riterr di aver
dimostrato lesistenza del vuoto in natura, Cartesio replicher che bisogna comunque
supporre che la materia sottile riempia gli spazi lasciati liberi dalle particelle pi pesanti:
mai tali esperimenti potrebbero invalidare lequiparazione tra spazio e materia, nota a
priori e garantita dalla veracit divina.
Irta di difficolt si rivela lapplicazione della matematica allo studio della natura,
nonstante Cartesio lo ritenga uno dei punti fondamentali della sua fisica (tutta la mia
fisica altro non che geometria). Anche dai Principi, come era gi accaduto nel
Mondo, restano fuori tutte le sue indagini pi specificamente fisico-matematiche.
Quando pubblica i suoi esperimenti, inviati a Mersenne, non vorr neppur essere
nominato. Se i fenomeni empirici sono difficilmente interpretabili con strumenti
matematici anche per la quantit di variabili in gioco e le innegabili difficolt di
calcolo. Cartesio critica Galileo il quale parla troppo dellinfinito: dopo aver costruito
tutta la sua metafisica o quasi sullidea di infinito, Cartesio, frena proprio in fisica senza
comprendere come una matematica infinitistica possa essere daiuto nello studio dei
fenomeni naturali. Questo sar un punto debole che dipende a sua volta dai limiti
intrinseci della matematica: una matematica che non accede programmaticamente alla
dimensione dellinfinito e che per questo sar presto soppiantata da quella di Leibniz e
Newton.
Nei Principi e nel Mondo si trova veramente poco di matematico ma molte parole,
nessuna equazione. Tutte le spiegazioni sono offerte in termini di differenza, non
quantificata, di movimento, che, a sua volta, genera una differenza di figura e di
posizione dei corpi: ne derivano modelli ingegnosi che non troveranno mai spazio nella
vulgata scientifica (come la spiegazione dei campi magnetici in termini di flussi di
materia sottile con particelle a forma di vite che penetrano nella materia pi solida).
Cartesio otterr giudizi negativi da Huygens, Leibniz e Pascal.
Poteva anche essere fragile la fisica cartesiana, ma era lunica in grado di offrire una
ragione del movimento dei pianeti su base inerziale, senza postulare lesistenza di forza
occulte insite nella materia; lunica dunque coerente con il paradigma meccanicistico.
La grandezza e il successo di Cartesio stanno nel fornire una descrizione della realt
fondata su teorie certe e indubitabili, metafisicamente garantite e ricondotte ad un
piccolo numero di principi generali, pur nella piena consapevolezza che occorreranno
molti secoli prima che da tali teorie si possano trarre tutte le conseguenze.
Nel frattempo Cartesio continua a disprezzare lapproccio ipoteticistico di Mersenne, gi
ampiamente criticato nelle 2 Risposte e nelle replica allHyperaspistes. La scelta di
pubblicare i suoi principi fisici avverr nel momento in cui si avr una piena certezza
metafisica: quella che gli permette di concludere lopera dichiarando, con evidente
orgoglio, che le cose non possono essere diverse da come egli le ha descritte.

La polemica con Regius


Lo stretto legame tra fisica e metafisica non era inscindibile: limpresa di dissolverlo
tocc ad un medico olandese di Utrecht, inizialmente appartenente alla setta cartesiana.
Henricus Regius aveva studiato medicina in Francia e conseguito il dottorato a Padova.
Inizialmente aveva esercitato la professione medica e poi era stato nominato professore
allUniversit di Utrecht.
Regius aveva apprezzato i saggi scientifici pubblicati insieme al Discorso sul metodo ed
entra in contatto con Cartesio: egli era un sostenitore entusiasta della filosofia
cartesiana.
Regius il primo professore universitario adepto del cartesianismo e certamente il
primo ad insegnare agli studenti dottrine cartesisane.
Gli ortodossi, guidati da Gijsbert Voet, erano allerta e Cartesio rischia in un attimo di
essere travolto: decise di allontanarsi dallincauto seguace.
La stima inizialmente era reciproca. Cartesio inizia a felicitarsi che le sue idee
comincino a penetrare in ambienti accademici, cos che sempre pi studenti possano
prendersi gioco della vecchia filosofia. Addirittura Cartesio, prima di spedirlo a
Mersenne, far avere a Regius il manoscritto delle Meditazioni, ottenendo solo qualche
breve obiezione (sulla positivit dellinfinito e qualche modifica di ortografia e
punteggiatura). Secondo alcuni gli avrebbe mostrato persino il manoscritto del Mondo,
inedito e ricercato da mezzEuropa.
Il primo diverbio si presenta quando Regius fa discutere pubblicamente la questione
seguente: se luomo, in quanto composto di mente e corpo, sia un ente per accidente
(ens per accidens). Affermare questo, in termini scolastici, poteva voler dire:
1. Che il corpo e la mente sono sostanze diverse, aggregate tra loro ma senza ununione fisica
effettiva;
2. Che il rapporto che intercorre sia analogo a quello sussistente tra una sostanza e un suo
accidente.
Ci che Regius fa una vera e propria provocazione: voleva far capire, una volta
negata la forma sostanziale del corpo, ci che risulta o limpossibilit di concepire
ununione effettiva tra la mente e il corpo o il materialismo.
Secondo Voet (rettore dellUniversit di Utrecht), dire che luomo ens per
accidens significava sostenere che lanima sta nelluomo come il diavolo nel corpo
di un posseduto, cio come un agente esterno e non come un principio informatore
interno, quale dovrebbe essere invece lanima, appunto, in quanto forma
sostanziale.
Cartesio scrisse unampia risposta a Voet: Cartesio cerca di scagionare il suo amico
scaricando ogni colpa su due o tre bricconi giovani scriteriati, agitatori e
provocatori. Comunque per Cartesio meglio negare tutto e affermare che luomo
un essere sostanziale (non per accidens) e che c una strettissima unione tra la
mente e il corpo. Doveva per stare attento a non destare il sospetto di ironia.
Secondo Descartes pur di non irritare il misero tiranno che regna su Utrecht,
bisogna anche essere disposti ad assecondarlo, raccontando agli studenti le favole
di Esopo invece della vera filosofia. Regius cerca di riadattare la risposta di
Cartesio ma inutilmente: Voet condanner la filosofia cartesiana da parte del Senato
accademico dellUniversit di Utrecht, commissionando al figlio una violenta
requisitoria anticartesiana: Admiranda methodus novae philosophiae Renati Des

Cartes. In questopera Cartesio sar accusato di ateismo e scetticismo, con


argomentazioni aggressive. Decide di rispondere con la lunga Epistola ad Voetium
e la posizione si aggrava maggiormente. Lo spettro dellInquisizione sempre pi
vicino. Cartesio affermer: Regius rischia di essere il primo martire della mia
filosofia. Invoca laiuto di Huygens e Descartes cercher di stare sempre lontano
da Utrecht. Grazie allintervento dellambasciatore francese si trasferisce
provvisoriamente in Francia, dopo circa un quindicennio dassenza.
Regius inizier ad opporsi a Cartesio con la tematica del dubbio sullimmortalit
dellanima. Solo la fede, per Regius, ci attesta che lanima immortale, mentre la
ragione del tutto silente al riguardo e anzi fornirebbe validi argomenti per la tesi
opposta (la mente un principio intendo corporeo, perch necessita del corpo per
ogni sua operazione). Allinizio del suo sodalizio con Cartesio non ne aveva fatto
parola, si era lasciato scappare che lanima era triplice (vegetativa, sensitiva e
razionale) ma, su richiesta di Cartesio, aveva rimediato sostenendo che lanima era
unica: razionale. Regius nutrir dei dubbi anche riguardo la distinzione reale: il
pensiero e lestensione come attributi di una stessa sostanza, di per s n pensante
n estesa. Nel Fundamenta physices, Regius, afferma che lanima potrebbe essere
solo un modo del corpo: Cartesio afferma che questa affermazione potrebbe essere
anche pi grave della teoria dellens per accidens.
Voet insinua che la metafisica delle Meditazioni sia soltanto una facciata dietro la
quale si nasconde una posizione ben pi radicale, ovvero una sorta di materialismo.
Cartesio viene screditato e tutti se ne rammaricano, in particolare quelli che
avevano apprezzato il Discorso sul metodo.
Nel 1645 si avr la rottura del sodalizio. Cartesio chiede anche a Regius di non
pubblicare nulla per 10 anni, ma Regius fa di testa sua: pubblica i Fundamenta
physices. In questopera cerca di attenuare la sua tesi dellanima e attingendo, per
la parte fisiologica, anche allUomo, di cui era riuscito appunto a procurarsi una
copia. Regius riusc a compiere lautonomizzazione della fisica cartesiana dalla
metafisica delle Meditazioni: il meccanicismo sta in piedi da solo, senza pi
bisogno di una fondazione teologica (Dio viene qualificato, nella prima pagina
dellopera, come un ente sovrannaturale, e come tale escluso dalla ricerca
filosofica).
In unaltra opera Explicatio mentis humanae, la posizione di Regius diviene di
pubblico dominio: la mente potrebbe essere o una sostanza a parte o un modo del
corpo o un attributo di una sostanza non pensante n estesa; il pensiero e
lestensione sono attributi diversi, ma non incompatibili, perch la stessa sostanza
pu ammettere diversi modificazioni, e anche diversi attributi nel senso cartesiano
dellespressione. Solo le Sacre Scritture ci assicurano che lanima pu esistere
senza il corpo e che essa una sostanza distinta dal corpo stesso, altrimenti sarebbe
lecito dubitarne. Inoltre, lesistenza di Dio, tratta dalla sua idea priva di
fondamento, perch lidea di Dio che possediamo, essendo comunque imperfetta,
pu essere una creazione umana.
Cartesio non pu tacere e risponde con le Notae in programma quoddam. Secondo
Cartesio contraddittorio che la mente possa essere o una sostanza o un modo del
corpo, allo stesso modo in cui contraddittorio che un monte possa essere o con
una valle o senza valle. Il pensiero non pu essere un modo del corpo perch un
attributo principale, che esprime lessenza di una sostanza (dottrina dei Principi).
Che il pensiero sia lattributo principale di una sostanza unassunzione che

Cartesio non crede neanche di dover argomentare. Regius ripropone la sua


posizione: non c nessuna contraddizione a pensare la mente come un modo della
sostanza corporea, o di una sostanza in s n pensante n corporea, e dunque lo
spiritualismo non dimostrato n dimostrabile (Gassendi lo aveva gi compreso).
Cartesio, come controffensiva, cerca di smascherare gli stratagemmi retorici di
Regius. I richiami alle Sacre Scritture sono uno stratagemma: dire esplicitamente
che una cosa potrebbe essere diversa da come la Scrittura ce la insegna, ma nel
contempo far capire implicitamente che essa realmente diversa, tipico per
Cartesio di coloro che vogliono non rafforzare, ma indebolire lautorit della
Bibbia. Prima di essere cristiani siamo uomini: non possiamo credere niente contro
la ragione e chi dica di farlo in realt ha ben poca fede nella parola di Dio. Regius
nella sua ultima opera, Brevis explicatio mentis huamanae vindicata, evita di
rispondere, ma si limita a dire: la mente avrebbe potuto essere stata creata
diversamente (cio come modo del corpo) da come la Bibbia ci insegna che sia
stata creata (cio come sostanza autonoma). Regius opera una ritorsione allautore
della falsa supposizione di un mondo formatosi diversamente da come descritto
nelle Scritture. Cartesio si sottometteva volontariamente, lasciando intendere, a chi
volesse farlo, che le vie della scienza portavano in direzione ben diversa.

7. I frutti dellalbero
Meccanica, medicina e morale

Cartesio aveva sempre creduto che la filosofia servisse a vivere meglio. La


metafisica, in particolare, non di per s sufficiente per vivere bene. Anzi, ad essa
occorre dedicare pochissime ore allanno e consacrare tutto il resto a cose in cui
intervengono le facolt sensibili.
I frutti dellalbero della scienza sono proprio quelle conoscenza e quelle
applicazioni pratiche che permettono di prolungare la vita del composto mentecorpo e di migliorarne la qualit.
Cartesio elenca queste conoscenze:
meccanica: studio delle macchine e del loro funzionamento;
medicina;
morale: detiene una posizione predominante, il culmine della saggezza umana.
Dellimportanza della meccanica ne aveva gi parlato nel Discorso sul metodo:
invenzione di nuove macchine per agevolare il lavoro manuale, in seguito, non era
pi tornato sullargomento in opere a stampa. Comunque una meccanica, in senso
organica, Cartesio non laveva mai scritta, sia per la difficolt di integrare le sue
conclusioni in questo campo con leggi generali della fisica, sia per i limiti della loro
applicazione pratica.
Nella medicina riserva le sue migliori speranze, la coltiva e vi profonde molto
impegno (Sezionava animali, coltivava erbe, leggeva opere mediche, cre
medicamenti e pozioni varie, destinate forse ad un uso privato). Egli si iscrisse
anche a lezioni di anatomia. Gli studi fisiologici si intensificano nellUomo, poi,
nel Discorso aveva affermato che avrebbe occupato gli altri suoi anni per trovare
delle regole per la medicina pi sicure di quelle che sono state usate finora. Anni
dopo scriver che la conservazione della sua salute stata sempre lo scopo
principale dei suoi studi.
Del Compendio di medicina, di cui parlava, non si avranno mai notizie. Esso
avrebbe dovuto contenere una medicina provvisoria, come aveva gi fatto per la
morale: lo scopo principale era quello di prolungare la sua vita, per portare a
termine il suo progetto. Il tema della fisiologia meccanicistica lo delinea
nellUomo, cos facendo la medicina stessa suscettibile di diventare una branca
della meccanica, dominabile attraverso la matematica e la fisica. Ma per far
funzionare la macchina occorre in primo luogo conoscerla meglio: a ci serve
soprattutto la distinzione reale tra mente-corpo. Per Cartesio, non vi alcuna
differenza di principio tra la vita umana e la vita degli altri esseri viventi: tutte
controllabili, dunque, una volta che ne sia nota la struttura meccanica
fondamentale. Il problema, per, sempre lo stesso: inadeguatezza degli strumenti
di ricerca: la macchina del corpo ancora troppo complicata per poterla dominare
con successo. Per Cartesio la natura il miglior medico: essa ha una capacit
autorigenerante fondata su meccanismi fisicamente spiegabili. Il filosofo nutre una
profonda sfiducia: nella medicina come intervento invasivo sul corpo; nei farmaci,
specialmente, quelli di origine chimica; nei medici stessi e nella lo capacit di
guarire i loro pazienti.
Negli ultimi anni Cartesio pensa che siano le convinzioni morale a servire da
fuoriuscita dalla crisi in cui versa la medicina. La morale allora diventa allo stesso
tempo il rifugio del saggio e lo sbocco ultimo della scienza, in un quadro di
ostentata pacificazione interiore.
Cartesio ed Elisabetta

Lultima grande sfida di Cartesio quella di capire luomo. Luomo non pi come
mero corpo-macchina, ma come unione di materia e pensiero, come essere
senziente dotato di passioni, emozioni e desideri. A impegnarsi lo invit/costrinse
una donna di rango: la principessa Elisabetta di Palatinato (era in esilio in Olanda
con la famiglia sin dalla tenera et). Lei mise Cartesio di fronte alle carenze della
sua antropologia. La principessa era sensibilissima ad alcuni punti critici del
pensiero cartesiano che non teme di mettere in evidenza.
Si chiede:
Come pu la mente inestesa entrare in contatto con un corpo che consiste
essenzialmente di estensione?
In cosa consiste larcana unione tra le due parti dellessere umano?
Cartesio, nel tentativo di rispondere, spiega il fatto che attribuiamo ai corpi le
qualit reali, dimostrando che abbiamo in noi la nozione primitiva dellunione
anima-corpo, che applichiamo tuttavia in modo scorretto e confuso.
La demolizione cartesiana di qualit reali e forme sostanziali problematico pensare
che una mente spirituale possa dirigere un corpo materiale. Sarebbe pi opportuno
essere materialisti piuttosto che supporre unanima pensante immateriale, che poi,
di fatto in balia del corpo perdendo le sue facolt, a causa di qualche alterazione
corporea dovuta a fattori materiali. Cartesio ribadisce alla principessa ddi non
esagerare troppo con le questioni che concernono con lintelletto, perch troppa
metafisica fa male: lunione di anima e corpo pu essere affrontata soltanto
affidandosi alla sensibilit, perch lunione non il luogo delle idee chiare e
distinte, ma il luogo delloscurit sensibile. Se in metafisica bisogna disfarsi della
sensibilit, in psicologia bisogna disfarsi della metafisica o perlomeno metterla tra
parentesi: contraddittorio, dice Cartesio, concepire la mente allo stesso tempo
come distinta dal corpo e come una cosa sola con esso. Elisabetta non ne sembra
totalmente convinta e Cartesio sar sempre meno disposto a discutere di questioni
teoretiche.
Inizialmente Descartes inviter la principessa a leggere il De vita beata di Seneca,
in seguito, per, cambier idea, ritenendo di dover enunciare lui qualche massima
morale pi chiara e meglio fondata, che non corrispondono esattamente a quelle del
Discorso. La prima massima pi vicina alla quarta del Discorso: ciascuno deve
servirsi della mente al meglio delle sue possibilit, per sapere quel che deve fare e
non fare in ogni circostanza della vita. Questo Elisabetta non pu accettarlo,
risponde: di fronte alle sventure il mio corpo cade in uno stato di inquietudine cos
grave che mi servono svariati mesi per riprendermi, infatti ci sono malattie che
impediscono di ragionare completamente e di godere di soddisfazioni ragionevoli.
Durante una malattia soltanto un filosofo come Epicuro potrebbe dire di non sentire
dolore, ai non filosofi non resta che il rimpianto e la consapevolezza che la felicit
non raggiungibile con mezzi propri ma soltanto con lassistenza di ci che non
dipende dalla volont.
Descartes ribadisce che ci sono due conoscenze che mi consentono di affrontare
anche i mali dellesistenza, cio due verit: lesistenza di un Dio infinitamente
perfetto, e quindi certamente buono, e limmortalit dellanima. La prima ci
garantisce che tutto dipende da Dio e ci fa trarre gioia persino dalle nostre
afflizioni, la seconda ci rende certi della nostra capacit di godere di una infinit di
gioie che non si trovano in questa vita.

Cartesio ritiene di potersi permettere alcune licenze, nonostante in precedenza


avesse ritenuto impossibile dimostrare lesistenza dellanima razionalmente. Il tema
ritorner in parecchie lettere, ma mai in opere ufficiali. Ritenere luniverso infinito,
abbassa il nostro inutile orgoglio di ritenere che questa sia la nostra vita migliore e
di dedicare tutti i nostri sforzi al vantaggio della comunit umana.
Elisabetta non comunque convinta della posizione di Cartesio e scrive:
Sullimmortalit: se veramente ne siamo convinti tanto vale morire, visto che
nellaldil si sta meglio;
Su Dio: forse dipendono da lui anche le nostre azioni libere? Non c forse
qualcosa che in nostro potere e da cui dipende il nostro bene?
Sulluniverso infinito: anticipando Pascal, pi che rincuorarci ci fa percepire la
lontananza di Dio.
Sulla comunit umana: come facciamo a sapere cos meglio per il genere umano?
E come possibile calcolare il bene provocato dalle nostre azioni? Per es. un uomo
arrogante non avr alcuna misura oggettiva per la sua azione morale, il che vanifica
il principio cartesiano di propendere sempre per il meglio. Lo scetticismo sempre
presente nelle riflessioni della principessa.
Cartesio di rende conto che parlare di beatitudine eterna a una donna afflitta e
amareggiata dalla vita poteva quasi sembrare unistigazione al suicidio e rettifica:
soltanto una falsa filosofia pu farci credere che questa vita sia cattiva, in realt ci
sono pi beni che mali e riguardo allimmortalit c un ritorno alle tesi standard:
nessun ragionamento mi assicura che nellaldil ci saremo ancora e godremo della
beatitudine eterna. La replica sul libero arbitrio pi drastica: illusorio che le
azioni libere e volontarie dipendano meno da Dio di quelle involontarie. Dio
causa unica di tutto ci che esiste. Lo stretto determinismo della fisica cartesiana si
coniuga dunque con un analogo determinismo psicologico, che rende impossibili
azioni e pensieri dipendenti direttamente da Dio. Il determinismo viene utilizzato
anche per replicare allultima istanza di Elisabetta: non importa se gli uomini sono
egoisti e pensano solo a loro stessi, perch anche in questo caso, per interesse,
saranno costretti ad adeguarsi al bene comune e a collaborarvi, rafforzando il
vincolo sociale con cui Dio li ha collegati tra loro.
Il carteggio tra i due, nonostante le disgrazie familiari di Elisabetta, non si
interromper mai. La principessa concluder la sua vita come badessa in un
convento luterano in Westfalia.
La volont, di Cartesio, di scrivere sistematicamente dellunione del corpo e della
mente trover spazio nelle Passioni dellAnima, a cui dedicher gli ultimi anni della
sua vita.
Le Passioni dellanima
Prima del carteggio con Elisabetta, Cartesio aveva parlato poco di passioni.
Nel Discorso e nellUomo le passioni venivano viste come fenomeni interamente
corporei e riconducibili, al pari di altri (fame), al movimento interno degli spiriti
animali. Movimento da distinguere con quelli esterni che dipendono dai muscoli.
Dopo lopera della maturit cartesiana, le Meditazioni, le passioni vengono
considerate come stati della mente (=anima) provocati dai movimenti corporei ma
anche capaci di avere effetti, a loro volta, sul corpo stesso, come il rossore
provocato dalla vergogna. Gi da qui si pu comprendere come le passioni

dellanima siano una complessa interazione mente-corpo. Lepistolario corrisponde


allo studio preparatorio sulle passioni. Proprio Elisabetta chiese a Cartesio di
definire le passioni, in quanto nelle lettere precedenti il filosofo aveva parlato di
quegli oscuri nemici domestici che ci impediscono di godere della vita. In seguito,
le passioni in senso lato, verranno distinte con rigore dagli altri stati mentali e
corporei a cui, in precedenza, erano state equiparate.
Descartes dir di non scrivere pi nulla se non lettere ai suoi amici, il cui unico
argomento sar: se stai bene, va bene. Si tratta di una sola crisi passeggera.
Un amico lo informer che la regina Cristina di Svezia, allora ventenne, sarebbe
curiosa di conoscere le sue opere. Cartesio ne naturalmente onorato. Invier a
Chanut, lamico che aveva contatti con la regina, una lunghissima
lettersesullamore, quasi un trattato a parte dove descrive quattro passioni
originario: gioia, amore, tristezza, odio. Poi inizia un carteggio con la regina,
inaugurato da una missiva sul sommo bene.
Malgrado tutti i propositi decide di partire per la Svezia, lasciando alleditore il
manoscritto di quella che sar la sua ultima opera filosofica.
Le Passioni dellanima escono contemporaneamente in Olanda e in Francia (1649)
quando Cartesio gi a Stoccolma. Lopera si apre con una lunga lettera prefazione
di un sedicente amico di Cartesio, seguita da una breve replica dello stesso, da una
controreplica dello stesso autore della prima lettera e dalla relativa risposta di
Cartesio.
Il corpo delle Passione dellanima diviso in 3 parti:
1- riflessioni sulle passioni in generale viste soprattutto dal punto di vista
fisiologico;
2- riflessione sulle passioni primitive e sul loro ordine;
3- riflessione sulle passioni derivate dalle precedenti e analizzate pi in dettaglio.
Ovviamente, anche questopera, mantiene le caratteristiche degli altri scritti di
Cartesio: non un testo monolitico, bens un saggio di filosofia aperta, attraversato
da ispirazioni diverse e non sempre tra loro in armonia.
Per Cartesio di tratta di una materia che non aveva mai studiato prima.
La svolta sta nellaffrontare le passioni scientificamente, non da oratore, ne da
filosofo morale, bens da fisico.
Lanalisi delle passioni richiede anzitutto una preliminare inchiesta sulle funzioni
del corpo, seguita da una breve ispezione di quelle della mente: comprenderle
separatamente aiuter a individuare meglio la loro influenza reciproca.
Le correnti filosofiche precedenti, in genere, avevano accettato la celebre
tripartizione dellanima platonica (anima irascibile, concupiscibile, razionale).
Lanima, invece, per Cartesio tutta intera e non pu avere parti n essere contraria
a s stessa. Le passioni dellanima dipendono allora dal corpo, nel senso che sono il
corrispettivo mentale di alcuni eventi neuro-fisiologici.
La definizione scientifica delle passioni occupa la parte centrale dellopera:
consiste in una progressiva distillazione dei caratteri proprio che distinguono le
passioni dalle altre modificazioni della mente.
Azioni sono, in generale, tutte le nostre volont, che siano rivolte alla sola mente,
come quando vogliamo riflettere su Dio o su altre entit immateriali, oppure al
corpo, quando vogliamo muoverci o camminare. Sono invece passioni, in senso
lato, tutte le percezioni, cio i pensieri attraverso cui la mente conosce qualcosa e
rispetto ai quali in essa vi una certa passivit. Ma questa passivit non pu avere

come causa attiva sia la mente stessa che il corpo. Lelemento che ci permette di
distinguere le passioni, prese nel senso ristretto del termine, non la loro causa, che
sempre corporea, ma il loro riferimento: i sentimenti esterni li riferiamo ai corpi,
quelli interni, al nostro corpo, mentre le passioni vere e proprie le riferiamo
allanima. Quando ci sentiamo in collera, in ansia, in uno stato di panico, non
attribuiamo tali stati n al nostro corpo, n agli altri, bens a noi stessi in quanto
pensanti.
Le passioni hanno dunque come causa prossima il copro, ovvero un certo
movimento degli spiriti animali, che genera a sua volta, una certa variazioni di stato
nella ghiandola pineale. Per Cartesio lintero processo consiste in una catena di
eventi psico-fisiologici tra loro causalmente legati.
Esempio:
La passione della paura: comunemente accettato riferire tale passione alla
percezione di un certo oggetto: per Cartesio tale percezione non suscita di per s la
paura, perch la percezione come tale ha un valore esclusivamente rappresentativo.
Per se alla percezione segue un giudizio con cui viene compreso la pericolosit di
questo qualcosa allora nella ghiandola pineale si attiver un meccanismo che far
scorrere un flusso di spiriti animali dal cervello al cuore, producendo unalterazione
cardiaca, che a sua volta determiner un movimento di ritorno degli spiriti animali,
attraverso dei nervi sottilissimi, dal cuore al cervello, nella ghiandola pineale, che
produrr quella configurazione materiale che induce nella mente la passione della
paura e, nei muscoli dei vari arti, lo stimolo alla fuga.
La passione, appunto, persiste per tutto il tempo in cui gli spiriti animali affluiscono
dal cuore verso la ghiandola. La passione causata, mantenuta e rafforzata dal
movimento degli spiriti animali. Questo infatti rende difficile il controllo delle
passioni.
Al tema del dominio delle passioni, decisivo dal punto di vista morale, dedicata la
prima parte delle Passione dellanima.
Secondo Cartesio, lanima non pu mai disporre interamente delle proprie passioni.
La volont, infatti, non in grado di agire in modo diretto sulle passioni: non posso
voler avere coraggio. Occorre piuttosto stimolare, nella ghiandola pineale, dei
movimenti contrari alla passione in atto, considerando mentalmente i motivi, gli
oggetti, gli esempi che possono provocarli.
Cartesio disse: non si d anima tanto debole che non possa, se ben guidata,
acquisire un potere assoluto sulle proprie passioni. La contraddizione con quanto
detto in precedenza sembra lampante, nonostante sia solo apparente.
Descartes non parla di un controllo totale bens di un controllo diretto e immediato,
lunico possibile attraverso il corpo.
La difficolt sta nel ricodificare gli stimoli materiali, per questo potrebbe non
bastare una vita. Cartesio sicuramente ci prov: un controllo da acquisire con
pazienza , prima studiando la macchina del corpo e poi cercando di farla funzionare
entro i limiti prescritti dalla ragione.
Cartesio, che non riteneva che gli animali avessero coscienza, quindi passioni, fa un
paragone per spiegare il dominio dellemotivit: cos come la volont
delladdestratore riesce a condizionare i movimenti corporei dellanimale in senso
contrario allistinto naturale, analogamente la volont di ogni essere umano pu
allenare il corpo a cui essa unita e reagire in modo diverso agli stimoli passionali,
ugualmente corporei.

Dalla meraviglia al desiderio


Cartesio, riprendendo posizioni precedenti (stoici, scolastica e moralisti) si chiede
come trovare un ordine nel mondo caotico e oscuro delle passioni?
Tommaso aveva trovato 11 passioni fondamentali, ripartite rispettivamente nella
parte concupiscibile e irascibile dellanima:
sei passioni per la prima: amore/odio, desiderio/avversione, gioia/tristezza e cinque
per la seconda: speranza/disperazione, coraggio/paura, gioia/tristezza, ira. Esse
venivano riunite in coppie di contrari eccetto lira che non ha un contrario
passionale. I moralisti antecedenti o contemporanei di Cartesio avevano ripreso le
tradizionali tavole delle passioni, con un certo sincretismo le dottrine stoiche e
tomistiche.
Secondo la terza regola del Discorso sul metodo, Cartesio ha un motivo in pi per
cercare un ordine delle passioni. Cartesio, dopo alcune esitazioni, ritiene di aver
trovato la strada giusta per lanalisi, passando dal carattere passivo di queste
rispetto al corpo. Unanima senza corpo non avrebbe mai passioni, perch
soltanto linfluenza del corpo a determinare linsorgere di fenomeni passionali.
Per introdurre un ordine tra le passioni, e ricostruire geneticamente la loro origine,
occorre dunque indagare il rapporto del corpo umano con gli oggetti che lo
circondano.
La 2 parte delle Passioni si ricollega alla 6 Meditazione: si tratta di determinare la
funzione dellapparato sensoriale , che ancora una volta, ha a che vedere con la
conservazione del corpo umano: sensibilit e affettivit sono funzioni corporee ma
indipendenti, sebbene strettamente legate.
I 5 sensi si limitano a fornire il materiale percettivo che ci permette di classificare
un certo oggetto come gradevole o nocivo per il corpo, mentre la passione ci
stimola a ricercarlo o fuggirlo con costanza: questo rapporto con la volont a
costituire la peculiarit degli affetti umani.
Tommaso il punto di riferimento di Cartesio, pi o meno diretto, e afferma che le
passioni sono riconducibili ad alcune che sono principali: 6.
Due passioni composte da coppie di opposti identiche a quelle di Tommaso: amore/
odio e gioia/tristezza e da due passioni senza contrario meraviglia e desiderio.
Cartesio ritiene che queste siano le passioni fondamentali e principali perch sono
percezioni originarie, nature semplici passionali, dalla cui composizione, o dalla cui
specificazione in varianti diverse, nasceranno tutte le altre passioni.
La meraviglia occupa una posizione preminente e rende tavola cartesiana delle
passioni originale, rispetto alle precedenti formulazioni.
Platone e Aristotele avevano considerato la meraviglia come linizio della filosofia.
Cartesio ne fa una passione naturale: il segno iniziale del nostro rapporto con il
mondo e anche con noi stessi. E una sorta di interruttore che apre la porta del
mondo passionale e come tale precede o accompagna quasi tutte le altre passioni.
Descartes fornisce anche una spiegazione fisiologica della meraviglia: nasce
direttamente nel cervello, senza risentire dei movimenti dellapparato nervoso
periferico e del cuore e ha una funzione cognitiva: indirizzare e mantenere
lattenzione su un oggetto, in attesa di sapere se loggetto in question buono o
cattivo per il corpo. Lideale scientifico cartesiano punta alla completa esplicabilit

della chiarezza e distinzione che elimina ogni stupore. Dalla meraviglia, pur utile
inizialmente, bene liberarsi al pi presto.
Lamore unaltra passione primitiva che appare prima della meraviglia, in quanto
appunto richiede una qualche forma di consapevolezza conoscitiva. E la prima
passione che il feto sente. Riguardo alla neuofisiologia dellamore, Cartesio ne
accentua il carattere naturale: si ha sempre la stessa passione damore quando nel
corpo si verifica un movimento simile a quello verificatosi in et prenatale, anche
se ormai ci si dimenticati di tale origine.
Amare, per Cartesio, volersi una cosa sola con la cosa amata e non il desiderio e
ancor meno il possesso di ci che si ama. Essa quel sentimento con qui ci
sentiamo uniti a qualcosa quale che sia la distanza che da esso ci separa. Lamore
sempre lo stesso, che sia per la donna, per luomo, per Dio o per loggetto pi
futile. Lamore la creazione di un ente del quale partecipiamo assieme della cosa
amata. Al contrario lodio volersi entire separati e quindi privi di unalterit
condivisa, soli nel proprio tutto.
Secondo Descartes occorre distinguere con chiarezza tra piacere e gioia, cos da far
emergere il lato cognitivo delle passioni: non esclude affatto il lato
neurofisiologico, ma ne costituisce un altro versante.
In sintesi:
la meraviglia indotta dalla rappresentazione delloggetto come raro;
lamore dalla rappresentazioni dellunione del soggetto con loggetto;
il desiderio dalla volont di raggiungere ci che ci rappresentiamo come buono.
La passione dunque resta un sentimento dellanima, ma connesso ad una percezione
rappresentativa e per questo in grado di orientare la volont.
Infine Cartesio ammette anche lesistenza di emozioni interiori dellanima
indipendenti dallazione degli spiriti animali o del cervello. Queste emozioni
attestano una sfera affettiva puramente mentale, parallela e talora anche interferente
rispetto a quella corporea. Le emozioni aprono la possibilit di uno sguardo
distaccato sui mali del mondo: considerandoli al di fuori, come teatro, senza farsi
coinvolgere fino in fondo e anzi godendo di una gioia intellettuale superiore.
Cartesio non ha mai approfondito il concetto delle emozioni come versione morale
e incorporea delle passioni. Il desiderio, influenzando la nostra volont, determina
lo sbocco pratico dellapparato affettivo umano. I sommovimenti dellanima
provocati dalle passioni hanno infatti la funzione di influenzare la volont e le
azioni delluomo. Contenere le passioni significa limitare i desideri a cui esse
danno origine. Il passaggio dalla psicologia alla morale si colloca nellarea del
desiderio, ovvero considerando unaltra passione primitiva, priva di contrario:
lavversione.
Diversamente da Tommaso, Cartesio diceva che lavversione non era altro che una
forma di desiderio: il desiderio di allontanare qualcosa che giudichiamo cattivo.
Il desiderio , dunque, una funzione dellapparato affettivo che si diversifica in
tante specie quanti sono gli oggetti verso cui dirige chi lo prova mantendo
fortemente attiva la circolazione degli spiriti animali e rendendo il corpo capace di
eseguire la volont della mente.

La questione del controllo delle passioni diventata la questione del controllo dei
desideri. Per Cartesio non finisce qui: egli ritiene che, oltre ai semplici pensieri,
qualcosa daltro debba contribuire a rendere moralmente degna la vita degli uomini.
Virt, felicit, generosit
Il pensiero morale di Cartesio perlopi incompiuto. Riguardo questa mancanza
vennero fatte disparate interpretazioni:
accidentalit biografica (morte), insincerit o reticenza (la morale come terreno
troppo delicato), frammentariet o assenza di originalit oppure il carattere della
provvisoriet che divenne una costante mai superata. La morale cartesiana
soprattutto una dottrina su come vivere bene e in questo senso il frutto pi
importante dellalbero della scienza. Cartesio pi vicino alletica degli antichi che
a quella di Kant.
Toccando il tema del sommo bene, Cartesio si inserisce nella millenaria disputa
tra stoici (il sommo bene la virt) e gli epicurei (il sommo bene si identifica con il
piacere o la felicit). Per Descartes la virt sola non sufficiente e deve essere
accompagnata dalla soddisfazione interiore. Il piacere non pu costituire il sommo
bene perch spesso nasce dallignoranza e quindi rischia di non essere duraturo.
Egli sceglie di fondere la virt con lappagamento dellanima, utilizzando una
strumentazione stoica condita di epicureismo, ma poi allontanandosi da entrambe le
tradizioni grazie alla sua teoria del rapporto mente/corpo.
La riflessione centrale : luso del libero arbitrio nelle scelte morali come criterio
della virt e condizione della felicit interiore. Sorge un dubbio: come si possa
giungere a questo risultato e Cartesio lo spiegher nella 3 Parte delle Passioni
dellanima, attraverso lanalisi della generosit ( il momento pi originale
dellintera opera).
Le gnrosit non corrisponde affatto alla generosit nel senso comune del termine
ma alla pi aristotelica e tomistica magnanimit o grandezza danimo. Cartesio
preferisce il termine generosit per il riferimento al genus, ovvero alla nobilt
dorigine. Cartesio corre per ai ripari affermando che comunque chiunque pu
essere educato alla generosit correggendo quindi subito quello che aveva appena
affermato.
Generosit intesa come legittima autostima: darsi il giusto valore ed essere
soddisfatti per aver scelto liberamente ci che si giudicato essere migliore e, nel
contempo, riconoscere agli altri una condizione simile alla nostra, e quindi essere
aperti alle loro scelte e decisioni, senza mai disprezzarli.> seguire perfettamente
la virt.
Il generoso colui che usa al meglio il suo libero arbitrio. Cartesio trova nella
conoscenza del singolo il criterio pi certo dellazione morale e, nel contempo, il
punto dunione tra la virt e la felicit. La semplice volont di far bene costituisce il
fondamento della moralit. La felicit consiste fondamentalmente nella
soddisfazione di s. La trattazione della generosit costituisce il luogo massimo
di distanza di Cartesio dallo stoicismo, in particolare, per il fondamento psicofisiologico: la virt trova infatti la sua radice in una passione, ovvero proprio in ci
che costituiva, per gli stoici, il nemico da sconfiggere, lostacolo per la vita morale
delluomo. Concezione gi accolta da Agostino, dalla tradizione agostiniana e dallo
stesso Tommaso che aveva sentenziato: mai la passione pu essere virt.

Per Cartesio le passioni, non solo non sono tutte buone, infatti non c la minima
traccia di peccato originale nella sua filosofia, ma possono essere virtuose, in
particolare la generosit che la chiave di tutte le altre virt.
La generosit una passione e una virt: un Giano bifronte che grazie alla sua
duplicit in grado di fare da ponte tra il mondo degli spiriti animali e quello della
coscienza. La generosit una virt perch consiste in unabitudine della mente che
la dispone a certi pensieri. E, al contempo una passione, perch dipende dal
movimento degli spiriti animali nel cervello e da esso mantenuta e rafforzata.
Per diventare generosi necessario suscitare dentro di s movimenti corporei
appropriati, riflettendo sullimportanza del libero arbitrio e sulla vanit dei beni del
mondo. La virt nasce da determinate configurazioni materiali, che la mente deve
cercare di stimolare nel cervello a cui unita.
Cartesio nelle Passione dellanima propone tre modi per controllare le passioni:
1- codificare
2- emozioni interne
3- tentare di resistere non tanto alla passione quanto al desiderio che essa suscita.
Vige anche in queste teorie una certa indeterminazione, appunto perch le strategie
di controllo delle passioni non sono quasi mai composite teorie, bens istruzioni per
luso, una medicina del composte mente-corpo che si fonda sulla fisica e sulla
metafisica ma che riposa in ultima analisi sullidea primitiva, e in quanto tale non
ulteriormente analizzabile, dellunione tra sostanza pensante ed estesa.
Dallunione di mente e corpo (in particolare delle passioni) dipende tutto il bene e il
male di questa vita.
Ultimi mesi
Il soggiorno a Stoccolma, dalla regina Cristina di Svezia, non sar un inverno di
meditazione come gli altri, anzi un periodo di faticose levatacce: la regina lo fa
svegliare alle 5 del mattino e fa attraversare un ponte battuto dal vento gelido per
discutere con lui di filosofia (pu anche essere uninvenzione teatrale di Baillet).
Verr inoltre pressato anche da insolite richieste per un filosofo.
Lultimo scritto a stampa, Nascita della pace, contiene poco di cartesiano: lanima
come una fiamma divina che d vita al corpo e anche tutto il resto molto
convenzionale.
Nel 1650 inizier ad avere disturbi respiratori, di cui rifiuter le cure. Quando,
persa anche la capacit di intendere e volere, verr sottoposto a terapie mediche.
Muore a febbraio dello stesso anno in uno stato di semi-povert.