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Ann Ist Super Sanit 2005;41(1):17-22

Piante medicinali in fitoterapia

Daniela GIACHETTI (a) e Lamberto MONTI (b)


(a) Dipartimento di Scienze Ambientali, Sezione di Biologia Farmaceutica,
Universit degli Studi, Siena
(b) Societ Italiana di Fitoterapia, Siena

Riassunto. - Le piante hanno una diversit biochimica molto pi ricca degli animali e almeno i quattro
quinti dei metaboliti secondari oggi conosciuti sono di origine vegetale. La spiegazione di questo fenomeno
risiede probabilmente nel fatto che le piante sono vincolate al suolo e devono evolvere una molteplicit di
meccanismi di adattamento. A tuttoggi, circa il 40% dei farmaci monomolecolari moderni deriva direttamente
o indirettamente ancora dalle piante. La fitoterapia costituisce oggi la pi popolare pratica medica fra tutte le
terapie complementari e in molti paesi si assiste ad un continuo aumento di tale pratica. Alcuni preparati
vegetali sono registrati secondo le norme vigenti del settore farmaceutico. Nella maggioranza dei casi tuttavia,
in assenza di prove cliniche, lesperienza empirica maturata nel lungo periodo pu essere considerata come
testimonianza accettabile della loro utilit in medicina. I prodotti vegetali di questa seconda fascia, che sono
destinati alla cura di indicazioni minori, sono regolamentati in base a norme stabilite dalle Direttiva
2004/24/EC del 31 marzo 2004, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunit Europee.
Parole chiave: piante medicinali, fitoterapia, standardizzazione, legislazione.
Summary (Medicinal plant in phytotherapy). - Plant kingdom has a wider biochemical diversity than
animals and at least the four fifth of secondary metabolites come from vegetable world. This is probably due
to the link between soil and plants, therefore these have to develop numerous adaptation mechanisms. To date,
about 40% of modern monomolecular drugs derives directly or indirectly from plants. The phytotherapy today
constitutes the most popular medical practice of complementary medicine, and in many countries its increase
is continuous. Some vegetable preparations are marked as pharmaceutical regulation. However in the most
cases, in absence of clinical tests, the empiric experience matured in along period can be considered acceptable
testimony of their efficacy. The vegetable products, that are used to cure smaller indications, are based on the
Directive 2004/24/EC of March 2004.
Key words: medicinal plants, phytotherapy, standardization, legislation.

Introduzione
Le piante possiedono la caratteristica di essere
molto pi ricche degli animali nella loro diversit
biochimica; nonostante anche gli animali producano
metaboliti secondari, almeno i quattro quinti dei
metaboliti secondari oggi conosciuti sono infatti di
origine vegetale. La spiegazione di questo fenomeno
risiede probabilmente nel fatto che le piante sono
vincolate al suolo e devono evolvere una molteplicit
di meccanismi di adattamento in pi di quanto sia
necessario agli animali, i quali hanno a disposizione
altri strumenti per la loro vita (per esempio, lo spostamento per la ricerca del cibo o la fuga per la difesa).

I prodotti del metabolismo secondario sono in


pratica gli intermediari con cui gli organismi vegetali
comunicano con lambiente che li circonda, incluso
quello animale, con lo scopo di trovare le condizioni
pi adatte per poter vivere, convivere, sopravvivere e
riprodursi. Il raggiungimento di questo obiettivo da
parte delle piante comporta la capacit di modificarsi
in relazione al mutare dellambiente in cui vivono.
Dal punto di vista evolutivo, si possono distinguere
un adattamento fisiologico e un adattamento biochimico, ma dalladattamento biochimico - capace di
operare a differenti livelli dei processi metabolici,
incluso il metabolismo secondario in risposta ai vari tipi
di pressione ambientale - che dipende principalmente la

Indirizzo per la corrispondenza (Address for correspondence): Daniela Giachetti, Dipartimento di Scienze Ambientali, Sezione di Biologia
Farmaceutica, Universit degli Studi, Via Tommaso Pendola 62, 53100 Siena. E-mail: giachetti@unisi.it. lamberto.monti@virgilio.it.

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diversit chimica nella composizione delle piante.


Ladattamento biochimico nelle piante coinvolge infatti
vari cambiamenti nellattivit basilare delle cellule, quali
lo sviluppo di nuove vie metaboliche, modificazioni a
livello ormonale, la sintesi di speciali proteine e lo
sviluppo di meccanismi di detossificazione.
Se vero che viene definito farmaco un composto
chimico in grado di prevenire e di curare le malattie,
ipotizzabile che sia statisticamente pi probabile trovare
nelle piante costituenti chimici che posseggano queste
propriet. In effetti, le piante si sono rivelate le uniche
risorse medicamentose che luomo abbia potuto
utilizzare praticamente per quasi tutto il percorso della
sua storia.
Solamente a partire dal XIX secolo, lintroduzione
di principi attivi vegetali isolati allo stato puro, la loro
riproduzione mediante la sintesi chimica e, soprattutto,
limpiego della modulazione chimica ai fini del
miglioramento delle caratteristiche farmacologiche,
farmacocinetiche o tossicologiche delle strutture
molecolari di partenza hanno consentito la
realizzazione di farmaci molto potenti in sostituzione
delle primitive medicine vegetali. A tuttoggi, circa il
40% dei farmaci monomolecolari moderni deriva
direttamente o indirettamente ancora dalle piante.
Classi importanti di farmaci di origine vegetale
sono quelle degli antiinfiammatori non steroidei
derivate dallacido salicilico, degli antitumorali
(vincristina, vinblastina, vindesina, vinorelbima,
irinotecan e topotecan, etoposide e teniposide,
paclitaxel), degli stimolanti del sistema nervoso
centrale (caffeina), dei cardiostimolanti (digossina),
degli anestetici locali (procainamide), degli
antiaritmici (chinidina), dei narcotici analgesici
(morfina, codeina), degli anti-Alzheimer (fisostigmina
e derivati, galantamina), dei miotici e antiglaucoma
(atropina), degli antimuscarinici (pilocarpina), dei
bloccanti neuromuscolari (tubocurarina, vecuronio
bromuro), degli antimalarici (chinina, clorochina,
derivati dellartemisinina) e degli anticoagulanti orali
(warfarin, acenocumarolo) [1].
La diversit chimica che caratterizza le piante rende
lesplorazione delle loro caratteristiche biologiche non
solo una delle principali fonti di nuovi composti
potenzialmente utilizzabili per la realizzazione di nuovi
farmaci, ma anche uno strumento utile per la scoperta di
nuovi meccanismi dazione.
Limpiego primitivo delle piante per gli scopi
medicinali avveniva sulla base di esperienze empiriche
maturate utilizzando direttamente la pianta stessa, fresca
o essiccata (droga), oppure sottoposta a procedimenti di
estrazione molto semplici, probabilmente di origine
domestica, quali gli infusi e i decotti con acqua o i
macerati con alcol o liquidi alcolici (tinture). Per questo
motivo, la medicina che utilizza anche oggigiorno
queste sostanze vegetali passa sotto il nome di medicina

Daniela GIACHETTIe Lamberto MONTI

tradizionale, complementare o alternativa (T/CAM). Va


tuttavia rimarcato che circa il 70% delle piante
impiegate nella T/CAM ha rivelato, quando studiate
ricorrendo ai metodi di indagine moderni, il possesso di
propriet farmacologiche che ne rendono limpiego non
completamente improprio per determinate indicazioni
terapeutiche. Di un numero significativo di preparazioni
vegetali stata addirittura prodotta levidenza
dellefficacia terapeutica sulla base di studi clinici
controllati.
Limpiego medicinale delle piante ha conosciuto
un rapido declino da quando nei paesi sviluppati hanno
cominciato ad essere disponibili potenti farmaci
sintetici, ma nei paesi del terzo mondo letnomedicina
basata sulle piante rimane popolare ancora ai nostri
giorni (per esempio, la medicina ayurvedica in India, la
medicina Kampo in Giappone e la medicina
tradizionale cinese). In altri paesi (per esempio,
Germania, Francia), la fitoterapia ha continuato a
coesistere con la moderna terapia farmacologica. Nei
paesi di lingua inglese, questa medicina era
praticamente scomparsa dal panorama terapeutico.
Questa situazione recentemente cambiata.
Limpiego dei prodotti medicinali vegetali da parte
della popolazione generale degli USA cresciuto di
uno stupefacente 380% fra il 1990 e il 1997; laumento
annuale stato del 2,5% nel 1990 e ha raggiunto il
12,1% nel 1997. Nel Regno Unito, la fitoterapia
costituisce oggi la pi popolare pratica medica fra tutte
le terapie complementari e in Germania una media
annuale della popolazione generale pari al 65% fa
ricorso ai farmaci vegetali (Z. Frias, ENEA, Relazione
in occasione della Giornata di Studio del Gruppo
Scientifico Italiano Studi e Ricerche. Milano, 12
maggio 2004).
Naturalmente, i procedimenti utilizzati nei tempi pi
moderni per la produzione delle sostanze attive che
entrano nei prodotti medicinali vegetali sono almeno in
larga parte diversi da quelli del passato. Esempi di estratti
ottenuti con una tecnologia assolutamente moderna sono
quelli ottenibili con anidride carbonica in condizioni
supercritiche (ca. 250 atmosfere di pressione).
Da qualche tempo vengono inoltre impiegati i
metodi del frazionamento bioguidato, che permettono
di ottenere da un estratto grezzo pi frazioni ciascuna
con un solvente differente; sottoponendo le frazioni ad
un saggio farmacologico, possibile scoprire quelle in
cui si verificata la maggiore concentrazione di
principi attivi ed avere indicazioni che guidano al loro
isolamento in forma pura. Quando, in assenza di un
principio attivo dominante utilizzabile allo stato puro,
pi vantaggioso impiegare terapeuticamente una
frazione rispetto allestratto grezzo, vengono incontrati
minori problemi nei confronti della riproducibilit
delle caratteristiche chimiche (standardizzazione) e
delle caratteristiche biologiche.

PIANTE MEDICINALI IN FITOTERAPIA

Esempi di piante impiegate in terapia


Un caso tipico, che anche esemplificativo dei
problemi che incontrano lo studio e lo sviluppo
terapeutico dei prodotti vegetali, dato da Passiflora
incarnata L. (Passifloraceae), nota anche come fiore
della passione [2- 4]. Questa pianta viene impiegata da
secoli praticamente in tutto il mondo per il trattamento
dellansia e dellinsonnia e, nelle medicine tradizionali
e popolari, anche dellepilessia, degli spasmi muscolari e di altre malattie consimili. Vari studi fitochimici
hanno permesso di appurare che P. incarnata contiene
vari flavonoidi, composti glicosidici, alcaloidi
dellarmalo e un derivato -benzopiranico denominato
maltolo. Fino a pochi anni fa, la letteratura di carattere
biologico su questa pianta era quasi inesistente e i
risultati dei pochi studi effettuati erano estremamente
contradditori. La causa di ci stata individuata
nellelevata similarit morfologica e microscopica di
P. incarnata con P. edulis, una specie, questultima,
priva di effetti sul sistema nervoso centrale. Le
indagini condotte su campioni autentici di P. incarnata
hanno rivelato che solo lestratto metanolico delle
foglie accuratamente separate da altre parti aeree di
questa pianta esercita nel topo unattivit ansiolitica
alla dose di 100 mg/kg quando gli animali vengono
cimentati nel test del labirinto. Gli estratti con acqua,
etere di petrolio, cloroformio, ecc., dei rami, dei fiori e
delle radici della stessa pianta sono risultati assolutamente privi di attivit ansiolitica.
Lapplicazione di un metodo avanzato di
frazionamento bioguidato dellestratto metanolico
delle foglie ha portato alla selezione di una frazione
ricca di composti benzoflavonici, la quale ha
dimostrato di esercitare unazione ansiolitica pi
potente di quella del diazepam. La stessa frazione ha
anche sorprendentemente mostrato la capacit di
invertire la tolleranza alla morfina e la dipendenza dei
topi trattati cronicamente con questo oppiaceo. Lo
stesso effetto stato osservato anche in topi dipendenti
dal 9-tetraidrocannabinolo.
Lazione delle droghe e delle preparazioni vegetali,
pur svolgendosi con meccanismi che sono propri
anche dei farmaci di sintesi, differisce da questi per il
fatto di essere essenzialmente polivalente. Questo
fenomeno dipende dalla composizione delle droghe e
delle preparazioni vegetali, che costituita da una
pluralit di composti strutturalmente anche molto
differenti. Come conseguenza, il profilo farmacologico
e, in qualche caso, terapeutico caratterizzato da una
molteplicit di effetti nettamente diversi fra loro e che
compaiono a dosi diverse. Oltre alla convivenza di
effetti in nessun modo correlati fra loro (per esempio
lattivit antidepressiva e quella antibattericaantivirale delliperico) [4], sono possibili effetti di
sommazione fra composti che esercitano lo stesso tipo

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di attivit e agiscono nello stesso modo, effetti


complementari dovuti a composti che producono lo
stesso effetto farmacologico attraverso meccanismi
diversi ed anche effetti sinergici positivi e negativi per
i quali non possibile trovare un razionale. Non sono
escluse neppure interazioni fra costituenti farmacologicamente attivi e costituenti inattivi, con
conseguenze anche importanti, come, per esempio,
quelle sulla biodisponibilit dei primi.
La valutazione del ruolo terapeutico delle piante
nellepoca attuale richiede lanalisi di fenomeni molto
complessi. Sulla base di quanto discusso fino ad ora,
non pare dubitabile la straordinaria importanza dellesplorazione fitochimica e biologica delle specie
vegetali come fonti di nuove molecole attive e di nuovi
meccanismi dazione. Molti programmi di screening
farmacologico vengono oggi condotti utilizzando
sempre pi spesso i substrati vegetali.
Sempre sulla base di quanto presentato, possibile
che un estratto possieda caratteristiche farmacologiche
e terapeutiche complessive che differiscono da quelle
dei principali singoli costituenti chimici, ma che si
rivelano ugualmente utili in medicina. In molti casi,
pu anche avvenire che i principali costituenti siano
singolarmente meno potenti del fitocomplesso o
addirittura inattivi. Poich la preparazione degli estratti
rappresenta un passaggio obbligato ai fini della caratterizzazione chimica e biologica di una specie
vegetale, sempre presente il quesito sulla convenienza di sviluppare lestratto piuttosto che un suo
costituente puro, la cui risoluzione dipende dai risultati
delle indagini farmacologiche.
Per esempio, numerosi studi farmacologici hanno
dimostrato che una miscela di alcoli alifatici primari a
lunga catena (24-36 atomi di carbonio) estratta dalla
cera della canna da zucchero (Saccharum officinarum)
esercita una potente attivit ipocolesterolemizzante
negli animali e nelluomo [5]. I principali alcoli
costituenti sono loctacosanolo (65,4%), il triacontanolo
(12,8%) e lesacosanolo (6,3%). Dosi giornaliere di 1020 mg di questo estratto (chiamato policosanolo) hanno
abbassato il colesterolo-LDL del 17-21% e aumentato il
colesterolo-HDL dell8-15%; negli studi clinici, 20 mg
di policosanolo sono risultati efficaci come 10 mg di
simvastatina e 10 mg di policosanolo sono risultati
efficaci come 10 mg di pravastatina. Il profilo
farmacologico di questa miscela sovrapponibile a
quello delle statine, ma il meccanismo dazione
leggermente diverso. Infatti, mentre le statine inibiscono
lattivit dellenzima HMG-CoA-riduttasi impedendo la
conversione dellacetil-CoA in acido mevalonico nella
via biosintetica del colesterolo, il policosanolo,
probabilmente attraverso un meccanismo recettoriale,
inibisce la trascrizione del gene che codifica per
lenzima in questione, ugualmente impedendo il
completamento della sintesi del colesterolo.

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Tutti i principali alcoli che compongono il


policosanolo esercitano unattivit ipocolesterolemizzante e in particolare loctacosanolo; tuttavia, nessuno
degli alcoli somministrati singolarmente supera in
potenza la miscela.
Dal punto di vista delle conoscenze sulle propriet
curative delle piante, necessario tenere conto che
luso della maggior parte dei prodotti che le
contengono ricava la sua ragione desistere dallesperienza empirica.
Di conseguenza, il loro studio con i metodi della
moderna ricerca scientifica stato effettuato per la
maggior parte dei casi dopo la loro introduzione in
medicina, spesso su base spontanea e in modo non
coordinato; gli studi sponsorizzati dalle industrie con
lo scopo di giustificare lo sfruttamento commerciale di
prodotti vegetali sono rari.
La maggior parte delle ricerche sui prodotti
medicinali vegetali viene condotta in ambito
accademico o in esecuzione di programmi pubblici
avviati in varie nazioni. Queste ricerche non hanno
carattere sistematico e i risultati ottenuti, per i motivi
esposti nel seguito, non sono normalmente generalizzabili oltre gli specifici prodotti indagati.
Il complesso dei problemi che rende difficoltoso lo
studio di un fitocomplesso dipende essenzialmente dalla
variabilit della sua composizione chimica. Esemplari di
diversa origine della stessa specie vegetale possono
infatti avere una composizione chimica quantitativamente o talvolta anche qualitativamente differente,
perch differenze nelle caratteristiche ambientali locali,
quali la temperatura, lumidit dellatmosfera e del
suolo, la composizione del suolo (presenza/assenza di
determinati sali, alcalinit/acidita, ecc.), il tipo delle
radiazioni luminose in dipendenza dalla latitudine, i
tempi di esposizione al sole, ecc., possono avere influito
sul loro metabolismo secondario. Variazioni nella
composizione di piante pur raccolte/coltivate nella
stessa zona sono sempre possibili a causa di
cambiamenti estemporanei di alcuni di questi fattori (per
esempio, annate pi o meno piovose).
Molte specie vegetali sono caratterizzate dalla
presenza di varianti del chemiotipo (per esempio la
valeriana), che sono morfologicamente e geneticamente indistinguibili e, di conseguenza, non giustificano la
loro separazione in specie o sottospecie distinte. Una
ulteriore fonte di variazioni nella composizione delle
droghe e preparazioni vegetali nominalmente uguali
costituita dai processi di lavorazione che le piante
medicinali subiscono dopo la raccolta/mietitura.
Possono infatti influire sulla composizione chimica i
tempi che intercorrono fra la raccolta/mietitura e
lessiccamento (possibilit che si inneschino processi
fermentativi con degradazione di determinati principi
attivi e la formazione di altri), ladeguatezza del
processo di essiccamento (possibilit di perdere

Daniela GIACHETTI e Lamberto MONTI

principi attivi volatili), la fumigazione e gli altri


interventi contro i parassiti, i sistemi di stoccaggio (per
esempio le basse temperature o il congelamento
quando necessari, il controllo dellumidit, la
protezione dalla luce) e di trasporto delle droghe. La
composizione chimica di una pianta non uniforme in
tutte le parti che la compongono, poich determinati
principi attivi possono essere molto concentrati in uno
specifico organo, per esempio le radici, ed essere
invece meno concentrati o assenti in altri. Inoltre, la
composizione chimica di una pianta varia durante la
crescita, nel senso che certi principi attivi possono
essere presenti solo nellet giovanile e scomparire
negli esemplari maturi o viceversa oppure avere vita
effimera (per esempio solo allepoca della fioritura
oppure dal momento in cui una pianta annuale
comincia a perdere di vitalit dopo la maturazione dei
frutti; allo stesso modo, possono aversi differenze nette
di composizione fra frutti acerbi e frutti maturi di una
stessa specie, per esempio arancio amaro). Quindi,
lesatto momento della raccolta/mietitura (chiamato
tempo balsamico) riveste una importanza fondamentale nel determinare la costanza di composizione fra le
droghe di una stessa specie vegetale.
Alla fine, rimangono da prendere in considerazione
le diversit di composizione che possono caratterizzare
i vari tipi di preparazioni ottenibili da una stessa specie
vegetale in relazione agli specifici processi di preparazione adottati e le diversit di composizione che
possono caratterizzare preparazioni nominalmente
uguali in relazione alle varianti introdotte nello stesso
processo.
Poich i processi adottati per ottenere le varie
preparazioni sono sostanzialmente di frazionamento,
cio mirano a concentrare nella preparazione i
composti ritenuti utili e a escludere i composti invece
ritenuti inutili, intuitivo che la natura di questi
processi costituisca una fonte primaria di diversificazione nella composizione chimica.
Procedimenti completamente differenti, come per
esempio la distillazione e lestrazione con un solvente,
portano inevitabilmente a composizioni differenti che
sono correlate con le caratteristiche chimico-fisiche
dei singoli costituenti (per esempio i composti solidi
insolubili in acqua e quelli liquidi a bassa tensione di
vapore non possono essere presenti in un olio
essenziale). Gli estratti hanno composizioni diverse a
seconda del tipo di solvente impiegato.
Nel caso degli estratti, oltre il tipo di solvente
impiegato, possono determinare diversit di composizione il volume del solvente rispetto alla quantit
della droga da estrarre, lo stato fisico della droga
(livello della frantumazione), il tempo di contatto fra la
droga e il solvente, la temperatura di estrazione ed
eventuali altri fattori fisici di processo (per esempio
lapplicazione di una pressione).

PIANTE MEDICINALI IN FITOTERAPIA

Nel caso dellimpiego di miscele di solventi, come


per esempio avviene per gli estratti idroalcolici, la
composizione dipendente anche dal rapporto
volumetrico fra i solventi impiegati oltre che dai fattori
appena illustrati.
La composizione chimica delle droghe e delle
preparazioni ottenute da una stessa specie vegetale ha
un effetto diretto sulle loro attivit biologiche, le quali
possono variare di conseguenza non solo in
dipendenza del contenuto qualitativo e quantitativo dei
principi attivi noti, ma anche di costituenti cui non
riconosciuta la partecipazione allattivit biologica
come nel caso delliperico.
La variabilit della composizione chimica e, conseguentemente, dellattivit biologica delle sostanze
vegetali, costituisce non solo il maggiore ostacolo per
lo studio e lapplicazione terapeutica, ma anche un
problema di difficile soluzione per la costruzione di
una regolamentazione che voglia garantire la
sicurezza, lefficacia e la qualit dei farmaci vegetali.
Linterpretazione delle propriet farmacologiche,
tossicologiche e cliniche di una pianta quindi quasi
sempre incerta, perch i risultati delle singole sperimentazioni sono riferibili solo alla specifica droga o
preparazione sottoposte ad indagine.
illustrativo della situazione il caso della kawa
(nome dato alla pianta dalle popolazioni polinesiane).
La radice di questa pianta (Piper methysticum) stata
usata per secoli dagli abitanti delle isole del Pacifico
come euforizzante durante le feste religiose [6]. In
Occidente, ha avuto un recente successo come
ansiolitico. Si sono verificati circa 30 casi di gravi
effetti tossici a carico del fegato di pazienti che
assumevano prodotti a base di kawa, tanto che le
autorit dei vari paesi sono state costrette ad imporne il
ritiro dal mercato. Un recente esperimento ha
dimostrato che lestratto acquoso della kawa non solo
non epatotossico, ma che addirittura esercita
unazione epatoprotettrice. stato ipotizzato che negli
estratti commerciali, per lo pi ottenuti con solventi
organici, siano presenti dei composti epatotossici che
non sono presenti nellestratto acquoso, ma dati
tossicologici su questi estratti che possano risolvere il
dilemma non sono al momento disponibili.
La verifica della bioequivalenza non possibile per
la maggior parte delle preparazioni vegetali, dato che i
principi attivi sono noti solo in parte o totalmente
ignoti e non quindi possibile sapere le concentrazioni
ematiche di che cosa occorra determinare negli studi di
farmacocinetica.
Quando sono noti almeno i principali costituenti
chimici attivi, questi composti vengono utilizzati per la
standardizzazione degli estratti. In alcuni casi, come
marker analitici vengono utilizzati costituenti inattivi.
La standardizzazione pu essere anche effettuata

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prendendo come riferimento intere classi di composti


quando questi sono determinabili analiticamente con
lo stesso metodo; ovviamente, la precisione del titolo
degli estratti standardizzati sulla base di una classe
chimica diminuisce con laumentare del numero dei
composti della classe presenti nel fitocomplesso e delle
differenze relative nei singoli pesi molecolari. Per
esempio, lescina impiegata per la standardizzazione
degli estratti dei semi dellippocastano (Aesculus
hippocastanum) costituita da tre gruppi di composti,
chiamati -escina, -escina e criptoeugenolo; solo
nella -escina si trovano almeno 30 diversi glicosidi di
agliconi triterpenici [4].
Non ovviamente garantito che gli estratti di una
stessa pianta standardizzati allo stesso titolo dello
stesso marker siano bioequivalenti. Tuttavia, la standardizzazione rappresenta al momento lunico sistema
per consentire un certo grado di comparabilit degli
effetti farmacologici e clinici degli estratti.
La ricerca e le industrie pi progredite cercano di
superare questi problemi mediante lapplicazione di
metodiche gascromatografiche avanzate che permettono di ottenere rappresentazioni pi complete della
costituzione complessiva degli estratti.
Una ulteriore strategia si basa sullo sviluppo delle
frazioni arricchite di costituenti attivi in sostituzione
degli estratti grezzi di cui si detto, le quali hanno una
composizione pi omogenea e sono pi facilmente
controllabili dal punto di vista analitico.
Sono oggi disponibili molti studi clinici controllati
condotti con prodotti medicinali vegetali, ma
purtroppo i loro risultati sono raramente totalmente
uniformi. Errori nella selezione dei pazienti o nella
randomizzazione possono dare origine a risultati
falsamente positivi (pi raramente, falsamente
negativi) quando si valuta levidenza. Il metodo
migliore per evitare di cadere in questi errori quello
di effettuare rassegne sistematiche e meta-analisi degli
studi clinici controllati migliori condotti sui prodotti di
una stessa pianta che diano una certa garanzia di
omogeneit; questa impostazione minimizza le
conseguenze sia della randomizzazione che della
selezione dei pazienti non corrette. Allesecuzione di
queste rassegne sistematiche e meta-analisi si dedicano
organizzazioni come la Cochrane Collaboration e il
gruppo di ricercatori della Peninsula Medical School
presso lUniversit di Exeter & Plymouth in
Inghilterra, diretto dal Prof. Edzard Ernst [7].
Utilizzando questa impostazione, lefficacia di un
certo numero di medicine vegetali risulta ragionevolmente provata. Nella maggioranza degli altri casi
prevale al momento lincertezza. Esiste tuttavia un
notevole accordo sul fatto che, in mancanza di una
convincente evidenza di efficacia, lesperienza empirica
maturata nel lungo periodo su determinati prodotti
vegetali sia una testimonianza accettabile della loro

Daniela GIACHETTIe Lamberto MONTI

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their cannabinoid addiction. J Pharm Pharmacol 2002;


54(6):875-81.

utilit in medicina. I prodotti vegetali di questa seconda


fascia, che sono destinati alla cura di indicazioni minori,
sono regolamentati in base a norme stabilite dalle
Direttiva 2004/24/EC del 31 marzo 2004, pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunit Europee [8].

4. European Scientific Cooperative on Phytotheraphy.


Monographs on the uses of plant drugs. 2nd ed. Exter (UK):
ESCOP; 2003.

Lavoro presentato su invito.


Accettato il 18 novembre 2004.

5. Bianchi A. Policosanolo, un nuovo ipocolesterolemizzante.


Piante Medicinali 2002;1(5):234-43.

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Hardman JG, Limbird LE (Ed). Bologna: Zanichelli; 1992.
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(delta9-THC) by the benzoflavone moiety from methanol
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6. Kraft M, Spahn TW, Menzel J, Senninger N, Dietl KH, Herbst


H, Domschke W, Lerch MM. Fulminant liver failure after
administration of herbal antidepressant Kava. Dtsch Med
Wochenschr 2001;126:970-2.
7. Ernst E. La fitoterapia basata sullevidenza. Piante Medicinali
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8. Unione Europea. Direttiva 2004/24/CE del Parlamento Europeo e
del Consiglio del 31 marzo 2004 pubblicata su L136/85 del 30
aprile 2004 concernente la modifica, per quanto riguarda i
medicinali vegetali tradizionali, della Direttiva 2001/83/CE recante
un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano.
Gazzetta Ufficiale dellUnione Europea L136/85, 30 aprile 2004.