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Spinoza

IL RUOLO DELLA CONOSCENZA E LA STRUTTURA DEL REALE


La filosofia spinoziana, per quanto riguarda il ruolo della conoscenza si presenta come
una terapia gnoseologica delle passioni,
basata quindi su uno sforzo di
comprendere la natura e gli uomini. Conoscere razionalmente significa infatti
avvicinarsi alla felicit, che appunto ottenibile nella vita terrena. Per Spinoza esiste
un'unica e sola realt che prende il nome di sostanza. Questa sostanza la natura
che coincide appunto con Dio. (Mens sue natura). Ne deriva quindi che noi, poich
facciamo parte della natura, siamo parte di Dio.
I termini Dio, natura e sostanza nel pensiero spinoziano rivestono
significato.

lo stesso

Per Spinoza infatti la sostanza un qualcosa che non ha bisogno del concetto di
qualcosaltro per essere formato. Attraverso questa concezione Spinoza attribuisce
piena autonomia alla sostanza, sia dal punto di vista ontologico (poich essa per
quanto riguarda la sua esistenza non dipende da nulla), che da quello gnoseologico
(poich si conosce da sola). Al di fuori della sostanza, quindi, non vi niente. Non
limitata da altre sostanze.
Per Spinoza Dio quellente assolutamente infinito, cio la sostanza con infiniti
attributi. Come detto in precedenza quindi i vari termini di Dio, Natura e Sostanza
coincidono. Da questa concezione, Dio (e quindi la sostanza) risulta essere:
-

<<Increato>>, ossia non dipendente da niente. E causa sui sia


ontologicamente che gnoseologicamente.
<<Eterno>>, in quanto esistere caratteristico della natura di sostanza.
<<Necessario>>, poich non pu essere diverso da come .
<<Unico>>, poich nella natura non possono esserci due sostanze della
medesima natura.
<<Libero>>, ossia non coatto, non deve essere obbligato a fare cose da altri.
Questa concezione applicabile in modo graduato anche agli uomini, poich si
liberi quando si causa adeguata delle proprie azioni, ossia quando non si
costretti ad agire da qualcosa di esterno. Ci avviene quando luomo riesce a
cogliere i rapporti causa-effetto che regolano la realt. Tutto questo discorso pu
quindi essere compresso nella frase attribuita a Spinoza: pi conosciamo, pi
siamo liberi.

Poich secondo Spinoza tutto Dio, in quanto la natura coincide con esso, la sua
filosofia pu essere considerata un panteismo in quando Dio e Mondo fanno parte
della stessa realt.
La natura (Dio sive Natura) si articola in attributi e modi.
-

Per attributi intende le qualit della sostanza che sono appunto infinite. Di queste
ne conosciamo soltanto due: pensiero ed estensione. Esse coincidono quindi
con la res cogitans e alla res extensa cartesiane, e non sono come sosteneva
Cartesio, sostanze separate da una terza sostanza (Dio) ma sono le facce di

ununica medaglia. Noi le percepiamo separate a causa di una conoscenza


inadeguata.
Per modo intende, invece, le manifestazioni particolari della sostanza, senza le
quali non pu n essere pensato n esistere. Essi possono essere finiti o infiniti.
Modo infinito dellattributo del pensiero ad esempio lintelletto infinito, mentre
per modo finito si pu pensare alle singole realt e quindi le singole idee, i singoli
corpi, o i singoli uomini.

GRADI DELLA CONOSCENZA


Per Spinoza esistono tre gradi della conoscenza ai quali corrsispondono tre modelli di
esistenza.
-

La conoscenza di 1 genere la percezione sensibile o limmaginazione,


attraverso la quale la mente coglie soltanto idee inadeguate e parziali
(spezzettate). A questo grado corrisponde la causa inadeguata del nostro agire,
ossia la schiavit delle passioni, nella quale luomo si lascia trascinare dalla sua
passionalit senza comprendere le cause naturali. (Superstizione)

La conoscenza di 2 genere la conoscenza razionale, fondata su idee chiare


e distinte, delle quali conosciamo le cause. Questa una conoscenza lenta poich
procede discorsivamente di causa in causa, portando a risultati certi senza pero
mai cogliere interamente la sostanza. A questo tipo di conoscenza corrisponde una
vita virtuosa e felice dove luomo padroneggia, conoscendola, sia la propria
emotivit che il rapporto con il mondo esterno.

La conoscenza di terzo genere , invece, lamore intellettuale di Dio ossia


lintuizione immediata dellunit della realt e della sua coincidenza con Dio. Tale
conoscenza porta a concepire la realt dal punto di vista delleternit (sub specie
aeternitatis).

IL LEGAME TRA LA FELICIT E LA CONOSCENZA : ETICA E TRATTATO


POLITICO-TEOLOGICO
I temi riguardanti i legami esistenti tra la felicit e la conoscenza sono trattati da
Spinoza sia nellEtica (1677) che nel Trattato politico-teologico (1670).
Nella prima opera definisce la struttura del reale (ossi la sostanza) e descrive la
struttura e la conoscenza della realt. Tuttavia lascia alcuni quesiti irrisolti che
vengono successivamente affrontati nellaltra sua opera: il trattato politico-teologico.
Le motivazioni che lo spingono a realizzarla sono 3 e derivano sia da vicissitudini
personali che dal contesto storico:
-

I pregiudizi dei teologi, perch impediscono agli uomini di applicare il loro


intelletto alla filosofia.
Il fatto che la maggior parte della gente lo ritenga ateo, nonostante lui era un
sostenitore del panteismo poich sosteneva che tutto Dio.
Il desiderio di difendere la libert di pensare e dire quello che pensiamo.

Nel Trattato viene dunque affrontata la questione della felicit, in cui Spinoza si
schiera contro le autorit religiose-filosofiche legate al potere statale. Era necessario,

infatti, lesistenza di un pensiero autonomo non pi segnato dalle autorit, ma ora,


in linea teorica, aperto a tutti, che insieme costituisca un percorso di conoscenza e di
felicit.
Per fare ci luomo deve trovarsi nelle condizioni di pensare in modo libero e
autonomo, anche nella sua relazione con altri uomini, senza partire da basi dottrinali
che non trovano fondamento nella ragione.
Qua, quindi, come gi nellEtica il problema della felicit viene affrontato attraverso la
contrapposizione tra la conoscenza e la superstizione, questultima intesa
espressione della conoscenza immaginativa (2 livello). Contrariamente alletica la
superstizione viene connessa anche con lambito civile e religioso, dando al trattato
unoriginalit finora sconosciuta. Questo non significa che ci detto nelletica non pi
valido, anzi tutto ci che era stato l affermato viene preso e utilizzato come base di
tutto questo discorso.
Spinoza afferma nellincipit del Trattato politico-teologico che se gli uomini fossero in
grado di governare tutte le circostanze della loro vita e se la fortuna fosse a loro
sempre favorevole, non sarebbero schiavi della superstizione.
Questa frase costituisce il punto di partenza dellintera filosofia di Spinoza.
Questo pensiero nasce infatti come tentativo di risposta alla situazione delluomo nel
mondo, poich se loro agissero sempre secondo un tipo di conoscenza adeguata di
tipo razionale (2 livello) non si lascerebbero guidare dallimmaginazione (1 livello)
che coglie la realt in modo slegato, subendola. E presente quindi una
contrapposizione tra 1 e 2 genere di conoscenza.
Il fatto che la fortuna sia favorevole o meno alluomo un fatto secondario poich non
inciderebbe in modo irrimediabile su di esso. Per Spinoza, infatti, non esiste il Caso,
andando a scontrarsi con il finalismo tipico della filosofia aristotelica.
Per fortuna intende semplicemente il susseguirsi di cause interne ed esterne
alluomo. La filosofia, quindi, come lui stesso afferma nel 2 libro dellEtica, aiuta ad
accettare la necessit dei fatti esterni. Ci insegna dunque a come comportarci riguardo
i casi della fortuna che non sono in nostro potere, cio da quelle cose che non
derivano dalla nostra natura. Ci insegna quindi a sopportare entrambe le facce della
fortuna poich derivano entrambe da Dio. Nel spiegare ci fa il paragone con la
somma degli angoli interni di un triangolo che uguale, infatti, a due angoli retti.
Questo dimostra come il suo metodo scientifico sia infatti molto vicino a un metodo
geometrico (come anche quello di Cartesio).
Linfelicit dipende, allora, dallincapacit delle persone di accordare i desideri interni
con la realt esterna, linterno decreto di Dio.
Ci comporta che se gli individui, attraverso la conoscenza, fossero sempre in grado di
essere causa della loro vita, essi non patirebbero, ma agirebbero e sarebbero liberi e
non schiavi della superstizione. Questultima generata dallincapacit umana di
trovare un accordo tra i nostri desideri e le oggettive condizioni esterne, incapacit
che si origina dallignoranza.

PASSIONI E CONATUS

Il tema delle passioni e del conatus viene affrontato anche nel 3 libro dellEtica, nel
quale Spinoza denuncia il fatto la maggior parte di coloro che affrontavano il tema
degli affetti e del modo di vivere degli uomini sembravamo considerare questi aspetti
estranei alla natura. Per lui, invece, necessaria unanalisi scientifica delle
emozioni come se appunto fossero linee e superfici.
Le emozioni e il comportamento degli uomini possono quindi essere studiati attraverso
il metodo geometrico.
Per conatus, Spinoza, intende ogni cosa che si sforza a continuare a vivere con le
caratteristiche proprie del suo essere. Questo quindi un aspetto individuale, che
applicabile agli uomini.

Per affetti intende, invece, i mutamenti del corpo accompagnati dalle idee di questi
mutamenti. Essi si possono divedere in azioni e passioni.
-

Le azioni, ossia lagire, corrisponde alla conoscenza di 2 genere. Questa una


conoscenza adeguata che appunto causa adeguata delle nostre azioni.
Attraverso questa conoscenza noi possiamo aumentare il nostro potere sulla
realt. Attraverso le azioni proviamo, quindi Letizia poich avviene il passaggio a
una perfezione maggiore. La consapevolezza di tutto ci lAmore (ossia la letizia
accompagnata dallidea di causa esterna).
Le passioni, ossia il patire, che corrisponde alla conoscenza di 1 genere. Questa,
a differenza delle azioni, una conoscenza inadeguata alle quali corrispondono
quindi idee inadeguate che sono causa inadeguata delle nostre azioni.
Attraverso questa conoscenza quindi non possiamo aumentare il nostro potere
sulla realt. Avviene dunque una diminuzione del potere di intervento sulla
realt e quindi proviamo Tristezza visto che avviene il passaggio a una perfezione
minore. La consapevolezza di tutto ci lOdio (ossia la tristezza accompagnata
allidea di una causa esterna).

Tristezza e Letizia possono essere, quindi, considerati affetti primari dai quali
derivano:
-

Il bene (ossia ci che giova alla conservazione e quindi al conatus)


Il male (ossia ci che nuoce alla conservazione
Tutti gli affetti secondari (Amore, odio, paura, speranza, sicurezza, etc)

LA NATURALITA DELLE PASSIONI


Le passioni, cosi come la superstizione che nasce da esse, sono un qualcosa di
naturale, originarie dallessere umano e quindi ineliminabili. Esse quindi sono parte
naturale del reale, e la filosofia di Spinoza essendo principalmente una terapia
gnoseologica delle passioni, si concentra particolarmente sulla liberazione di queste.
Questa liberazione non comporta quindi leliminazione di queste ma semplicemente
una convivenza pacifica, che nasce dalla comprensione del rapporto esistente tra le
emozioni e la realt esterna. Tramite la conoscenza , quindi, possibile trasformare
questultime in azioni. Questo, tuttavia, molto spesso non avviene proprio perch

secondo Spinoza i pi non conosco se stessi. Noi quindi non ci conosciamo


abbastanza. Non sappiamo porre in relazione la visione degli avvenimenti con le
caratteristiche delle emozioni.
Tutto ci , quindi, differente dalla morale tradizionale. Tutto ci non , infatti una
dottrina del bene e del male. Per Spinoza non esiste un bene o un male assoluto. Non
fornisce regole comportamentali come non fornisce un manuale per raggiungere la
felicit. Anche il piacere non un male in se e diventa pericoloso solo nel caso generi
schiavit.
Spinoza lontano da un qualsiasi ascetismo intransigente. La ragione ci aiuta a
scegliere ci che ci piacevole in armonia con e esigenza degli altri e ci mostra come
la morale non abbia niente a che fare con scelte esistenziali come la rinuncia e
linvidia, nella quale lacrime e timori sono aspetti esteriori di una concezione, sia
moralmente che religiosamente, superstiziosa.

SUPERSTIZIONE, PREGIUDIZI E AUCTORITATES


Secondo Spinoza esistono 2 tipi di superstizione:
-

Il paganesimo, tipico di coloro che credono che Dio abbia impresso i propri decreti
non nella mente umana ma nelle viscere delle bestie
La religione ebraica - cristiana, che incomincia a diventare superstizione ogni
qual volta incomincia a considerare aspetti al di la della morale.

Per quanto riguarda Cristo, Spinoza, lo considera qualcosa che pi di un uomo


(uomo pi uomo). La religione cristiana deve infatti esercitare carit e giustizia
(argomento da lui trattato nel Credo minimo 7 articoli).
La superstizione, quindi, essendo generata non dalla ragione ma dalla sola sensibilit
un sapere molto instabile e incostante che comporta nelluomo uno stato di
infelicit e non da mai una completa soddisfazione. Per fare diventare stabile questo
sapere bisogna mettere delle norme ferree. E, quindi, necessario lesistenza di un
culto esterno che stabilisca delle regole.
La superstizione non causa di una sofferenza individuale ma ha un raggio di
incidenza molto pi ampio. Spinoza infatti afferma che questa incostanza
rappresentata dalla superstizione fu causa di molti disordini e di guerre atroci.
Proprio per questo motivi si reso necessario dare alla religione delle norme ferree,
in modo che fosse osservata in modo uguale da tutti.
Spinoza ritiene che in realt la molteplicit dei pregiudizi derivi da un unico
pregiudizio finalistico (ossia ritenente che questo sapere stato creato per noi) e
antropomorfico (derivante dalluomo). Questo proviene, a sua volta, dalla

proiezione sulla natura, da parte delluomo, di quel fine (conatus) che egli sente
dentro di s.
Nel Trattato, Spinoza volge lattenzione prevalentemente su 2 gruppi di pregiudizi:
-

I segni del nostro antico servaggio, cioe lopinione secondo la quale nelle
Sacre scritture sono contenute delle profonde e misteriose verit teoretiche
(riguardanti la scienza)
Il secondo gruppo si fonda sulla presunta superiorit dellautorit sacra su
quella civile, una superiorit che da un lato alimenta i dissapori tra gli individui e
dallaltro mette in secondo piano il ruolo dello stato.

Pi in generale il sapere fondato sui pregiudizi il sapere ufficiale dei teologi, delle
auctoritates. Questo sapere si basa sulla lettura acritica delle sacre scritture,
accompagnata da una forzata interpretazione delle filosofie di Aristotele e Platone.
Per Spinoza, inoltre, i messaggi invitanti alla convivenza pacifica e alla tolleranza,
presenti nelle sacre scritture, sono lettera morta, non sono quindi minimamente presi
in considerazione dagli uomini. Ci che crea discordia sono, infatti, le caratteristiche
inessenziali delle religioni.
E presente, inoltre, un accostamento tra le religioni superstiziose e il governo
autoritario. Questo perch non c mezzo pi efficace per i monarchi che far vivere
gli uomini nella paura e nellinganno sotto il nome di una religione interpreta in base ai
propri interessi.
Questo sapere superstizioso delle autorit, dunque, se viene unito alle leggi sulla
libert di parola e di pensiero comporta la costituzione di un governo autoritario e
di una conseguente guerra sociale provocante un infelicit individuale. Prendendo
come esempio la creazione delle Provincie Unite afferma dunque che per la pace
sociale necessario una libert sia di pensiero che di parola.
In generale in Spinoza si possono cogliere i seguenti aspetti:
-

Le passioni ostacolano la ragione e possono portare alla superstizione


La ragione rifiuta lautoritarismo religioso
Questo rifiuto non solo teoretico ma anche pratico, poich individua i saperi
superstiziosi come fonte di un cattivo vivere sia individuale che sociale.
Questo antiautoritarismo si coniuga con il rifiuto pratico dellimposizione di leggi in
materia religiosa.

Questi 4 aspetti non possono essere scissi ma sono tutti strettamente collegati
tra di loro.
La ragione di Spinoza risulta, quindi, antiautoritaria su pi aspetti. Pu essere cosi
interpreta, sia da un punto di vista conoscitivo - esistenziale, poich si oppone alle
auctoritates dottrinali e religiose, sia da un punto di vista politico poich denuncia le
religioni che diventano strumenti ideologici di dominio, dove appunto si riesce a
governare attraverso lideologia.

I DESTINATARI DEL SAPERE

Per quanto riguarda i destinatari del sapere, Spinoza, cade in una contraddizioni. E
presente, infatti, un contrasto tra elitarismo e democraticismo della conoscenza.
Se da un lato Spinoza si fa sostenitore di una ragione di cui tutti gli uomini sono dotati,
dallaltro sostiene che impossibile liberare la gente dalla superstizione e sconsiglia la
lettura del Trattato politico teologico a coloro che non sono filosofi, poich il suo
pensiero potrebbe essere frainteso.
Questa ambivalenza si pu notare anche nella teoria politica di Spinoza. Infatti
mentre da un lato difende con fermezza il governo assoluto della democrazia, in
quanto sede di tutti i conatus individuali, e lotta per la difesa della libert di pensiero
dalle censure teologiche; dallaltro afferma in diverse occasioni che per esempio la
societ deve esercitare il potere di fare leggi e di rafforzarle non con la ragione ma
attraverso le minacce.
Questa ambiguit di Spinoza forse il maggior mistero del pensiero di Baruch
Spinoza.