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Joan Mir: limprevisto, lalfabeto, le meraviglie

Per me quello che determinante il fatto plastico e poetico, le associazioni di forme e di idee, una forma mi
d unidea , quellidea mi suggerisce unaltra forma e da tutto ci nascono dei personaggi, degli animali, qualcosa
che non ho previsto
Mir: maintenant je travaille par terre, intervista di Yvon Taillandier a Joan Mir, XXe Sicle, n. 43, maggio 1974

Mir fa parte di quella schiera di artisti il cui lavoro si protrae negli anni, rinnovandosi senza presentare
mai segni di cedimento creativo. Anzi, gli ultimi ventanni di produzione artistica che questa mostra
rappresenta nella parte relativa alla prolifica tecnica grafica, furono per il longevo artista catalano carichi
di nuovissimi spunti espressivi, frutti che il paziente giardiniere1 dellarte seppe raccogliere senza
timore, affrontando il costante movimento del suo sentire e del suo esprimersi con la serenit
combattiva di un uomo abituato a dissolversi nei meandri della propria profonda capacit interpretativa
ed immaginativa. Loculata selezione di serie grafiche qui presentata permette di seguire con estrema
tensione estetica e con precisione analitica questo percorso, districandosi nel gran numero di opere di
questo genere che Mir don al mondo soprattutto nei suoi ultimi trentanni dattivit, quando
lincisione e la grafica divennero un mezzo espressivo sempre pi impiegato, e paragonato dallo stesso
artista alla dignit indiscussa della pittura2. Lincisione tentava Mir per la sua componente tecnica
imprevista che invece di un rovello diveniva per lui uno stimolo creativo3, uno di quei molti punti di
partenza da cui principiavano le sue lunghissime elucubrazioni estetiche e formali. Il materiale, e la
tecnica ad esso applicabile, furono sempre motivi fondanti dellopera di Mir poich egli, come
vedremo anche nel succedersi di queste sei serie grafiche, tese s consapevolmente verso la
semplificazione del segno e della composizione in funzione comunicativa, ma rifugg sempre la facilit,
esplorando i recessi pi profondi del suo linguaggio fino ad elaborare un alfabeto cristallino ed
universale, e maneggiando con maestria gli imprevisti viluppi della materia fino alla serena pienezza
espressiva. I presupposti storici ed episodici, i semi potremmo dire continuando nella metafora del
giardiniere, di questa rinata esuberanza grafica i cui frutti sono godibili allinterno delle tante opere
messe in mostra, affondano nel terreno degli anni Cinquanta. Fu nel 1954 infatti che la Biennale di
Venezia sanc il talento di Mir conferendogli il Gran Premio internazionale per la grafica, e nel 1955,
dopo una serie di sei dipinti su cartone, ,lartista, incessantemente disposto a mettersi in discussione,
abbandon la pittura per quattro anni, dedicandosi sempre pi alacremente alla ceramica e alla grafica,

1 In una nota intervista rilasciata ad Yvon Taillandier nel 1959 Mir dichiar: Considero il mio studio un orto. [] Lavoro
come un giardiniere o come un vignaiolo ; Je travaille comme un jardinier, intervista di Yvonne Taillandier a Joan Mir, in
XXe sicle, n.1, suppl., Parigi, febbraio 1959. Per il testo integrale tradotto in italiano si veda il catalogo della recente
mostra di Mir a Mantova: Mir. Limpulso creativo, catalogo della mostra (Mantova, Centro internazionale darte e di cultura
di Palazzo Te, 26 novembre 2014 6 aprile 2015), a cura di E. Cmara Lpez, Milano, 24ore Cultura, 2014, pp. 34-39.
2 JAQUES DUPIN, Mir Graveur I, Paris, Daniel Lelong, 1984
3 Nellintervista di Yvon Taillandier del 1959 Mir parl anche della sua passione per la componente imprevista della
creazione: Limprevisto suscita unemozione forte, e questo mi attira. Anche lincisione presenta aspetti imprevisti: pi ce
ne sono, pi mi ci appassiono ; Je travaille comme un jardinier, cit. Andrea Guermandi scrisse a proposito dellapproccio
tecnico di Mir alla grafica: Lopera grafica il contributo di Mir che meglio illustra la sua lotta costante e tenace contro la
facilit. La padronanza della tecnica anzich farlo precipitare nella routine, gli apr nuovi orizzonti di creazione ; ANDREA
GUERMANDI, Le impronte grafiche alle origini di Mir, in LUnit, Anno 70, n. 216, 14 settembre 1993.

fino al 1959 quando, dopo il definitivo ritorno a Maiorca, acquist Son Boter, unabitazione del XVII
secolo, dove impiant il proprio laboratorio di incisione e litografia facendone lorto, o la fucina, da cui
zampillarono le sue serie. Dal punto di vista formale, gli innesti pi rilevanti ed influenti presenti in
questi lavori sono riconducibili invece alla visita alle grotte di Altamira nel 1957 ed ai viaggi in
Giappone, il primo dei quali ebbe luogo nel 1966. Del rapporto di Mir con lItalia infine, stato detto
molto4, qui basti ricordare che soprattutto tra anni Settanta ed Ottanta fu strettissimo e testimoniato da
un crescente interesse per le sue opere, soprattutto grafiche, che sfocer nel 1993, decennale della morte
e centenario della nascita, in una grande mostra al Teatro Valli di Reggio Emilia5. Qui, sotto il titolo
Dalla Figurazione al Gesto vennero raccolti centoventicinque lavori grafici, dal 1933 al 1963, di cui la
presente mostra pu dirsi una degna prosecuzione, riportando in Emilia Romagna altrettante opere del
periodo immediatamente successivo, dal 1962 al 1976. Bisogna tener presente che il Mir maturo
unartista ancora incredibilmente fecondo, estremamente energico, il cui messaggio non si esaurisce e
anzi sespande, cresce, muta di forma in forma fino allultimo giorno, e si dirama a coprire con estro
ogni tipo di tecnica. La capacit sempre conservata dalle sue opere di coinvolgere e piacere
istintivamente, di seminare spiazzanti anticipazioni e riaffermare verit formali senza tempo, il frutto
di un lavoro percepito dallartista come vitale, estremamente colto, controllato e meditato che per si
manifesta con una semplicit disarmante, unapparente casualit di intrecci, guizzi e perfetti
bilanciamenti. Tutto ci conferisce alle sue realizzazione quella permanente impronta gioiosa ed un po
impertinente, a volte ambigua, comunque sempre armonica, dinamica ed insieme ieratica, frutto di una
serenit esecutiva, ma non umorale. Mir infatti fu insieme pittore della gioia e uomo dal temperamento
tragico e taciturno; fatalista, eppure innamorato, se non della vita che reputava assurda di per s, di
certo del mondo, lo stesso mondo da cui seppe trarre alfabeti simbolici dalla potenza universale
attraverso i quali si fece esploratore di sogni e mondi potenziali, lui che di notte non sognava mai6, ma
che aveva cura di creare nuovi organismi e di dotarli di un pianeta accuratamente costruito per loro7. Ed
eccole in tutta la loro evidenza queste forme, questi gesti, queste linee sempre significative e mai
arroganti, questi esseri accennati dal nero, in perpetua mutazione, pulsanti nel colore che sinfila
naturalmente negli interstizi e nei fondali, a sottolineare trasparenze, ad accennare consistenze o a
riempire ritmicamente i vuoti e le pause, colore che si fa traccia, scintilla o valanga. Ammiriamo il flusso
creativo di Mir espandersi e percorrere con la discrezione attentissima del suo sguardo innocente
queste serie grafiche, tutte estremamente connesse ai fattori pi significativi della sua tensione spirituale,
fonti dispirazione per lui imprescindibili: la poesia e la musica. Nella serie Anti-platon, La lumiere de la
lame, Saccades, del 1962 suggestioni grafiche tratte da opere letterarie di Yves Bonnefoy, Andres Du
Bouchet e dellamico Jaques Dupin, favoriscono laffascinante riproposizione e variazione di forme a
guisa dimpronte, percorse da itinerari lineari a richiamare le mappe delle costellazioni nelle scabrosit
dei fondali, e nella mistica sfumatura dei contorni di questi fossili in negativo dove le tracce dAltamira
sembrano pulsare di anime cromatiche nel primigenio configurarsi di identit nascenti o appena svanite.
Seguono le tavole dellUbu Roi, del 1966, dinamica ed ironica trasposizione dellopera letteraria di Alfred
Jarry, fondamentale nel percorso del giovane Mir verso il Surrealismo. Qui la violenza cromatica

J. PUNYET MIR, Mir in Italia, in Mir. Limpulso creativo, cit., pp. 8-21.
Joan Mir. Dalla figurazione al gesto. Opera grafica (1893-1993), catalogo della mostra (Reggio Emilia, Teatro Valli, 19
settembre-14 novembre 1993) a cura di M. Luisa Borr, F. D'Amico,Milano, Charta, 1993.
6 Io non sogno mai, ma nel mio studio mi trovo in pieno sogno ; Gli ultimi sogni di Mir, catalogo della mostra (Prato,
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, 1994; Udine, 11 novembre 1994-15 gennaio 1995) a cura di I. Panicelli e P.-J.
Rico Lacasa, Milano, Charta, p. 19. In proposito si veda anche Mir, Ceci est la couleur de mes rves : Entretiens avec Georges
Raillard, Paris, Seuil , 1977.
7 Tra 1941 e 1942, in una delle sue note di lavoro conservate alla Fondazione Joan Mir di Barcellona Mir scrive: Creare
esseri umani nuovi e dar loro vita e creare un mondo per loro , JOAN MIR, Note di lavoro 1941-1942, Fundaci Jaon
Mir, Barcellona, quaderno FJM 1323-1411, pubblicato in Mir. Limpulso creativo, cit., p. 150
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congestiona la composizione eppure non risulta mai volgare accompagnando invece con sensibilit
quasi musicale le forme che scaturiscono luna dallaltra,mutando a ritmo serrato, attraverso il percorso
della linea, articolata, narrativa, stupefacente nella sua capacit di stimolare visioni per associazioni di
idee oltre leffettiva rappresentazione. La linea ed il colore plasmano nuove specie e nuovi mondi
nellimportante Le Lzard aux plumes dor del 1971, opera poetica e grafica di Mir che, per la
completezza della sua concezione, costituisce un approdo temporaneo ma rilevante nelle sue esperienze
creative, configurandosi come una vera e propria mitologia nel senso in cui lintendeva lo stesso artista,
ovvero la manifestazione della presenza umana nelle cose8. In questa serie si compie la sua precisa
intenzione di affrontare la materia per dar vita ad un mondo, altro ma riconoscibile perch composto di
archetipi formali e concettuali, ed in s perfettamente coerente. Il processo creativo di Mir, che parte
da un punto focale rintracciabile nelle minime suggestioni quotidiane, ravvisabile con chiarezza nella
serie dedicata allopera di Robert Desnos Le pnalitis de lEnfer ou Nouvelles Hbrides del 1974. Nelle
venticinque litografie che la compongono si alternano su fondi colorati o bianchi, grafemi familiari
seppur non riferibili a nessun alfabeto conosciuto che spiccano per la loro somiglianza con ideogrammi
orientali in formazione, e strutture semplificate ma definite, in dinamico dialogo con gli sfondi seppur
quasi innestate, o meglio poggiate, come tessere di un grande collage, variato nelle parti e nelle grane
materiche suggerite dalla magistrale padronanza tecnica. Un processo di semplificazione che si avvia
verso il suo estremo nelle serie Maravillas con variaciones acrsticas en el jardn de Mir, scritta da Rafael
Alberti ed illustrata da Mir nel 1975, e Le Marteau sans Matre del 1976, ispirato alla raccolta di poesie di
Ren Char poi trasposta in musica da Pierre Boulez. In questultima, linee nere spesse o sottili di diverse
gradazioni tonali, percorrono tutte le composizioni che guizzano come fiamme neglimprovvisi colpi
cromatici, plasmando esseri e suggerendo direzioni di movimento fino allessenzializzazione estrema e
quieta di tracciati che sincontrano e danzano. Le Maravillas con variaciones invece furono composte a
partire dal 1971 ed il volume che le raccolse fu presentato a Roma, presso la galleria La Lanterna, il 12
Febbraio 19769. In questa serie fluiscono libere, in una primavera accesa di scintille sfavillanti, le forme
disposte su ideali livelli sovrapponibili ed espandibili e di nuovo marchiate da un alfabeto grafico
elegante ed enigmatico, ma rassicurante nelle sue curve sinuose. Il titolo delinea con essenziale
chiarezza tutto il mondo creativo dellartista catalano dove regna la meraviglia del creatore e dello
spettatore, e dove incide la variazione poich il suo limpulso generatore non principia e non richiede
una contemplazione statica, ma un continuo movimento concettuale e formale, e dove trova posto
lantico espediente letterario dellacrostico, inteso qui come casuale quanto ermetico punto di partenza
per una calibrata elucubrazione, punto non statico ed univoco, ma dinamico e propositivo, seme nel
giardino dove maturano le opere e i linguaggi universali di Mir. E dunque che meraviglia sia perch le
opere di Mir non impongono ma creano empaticamente nello spettatore la giusta disposizione
danimo per essere osservate: sono come un lungo cordone che unisce artefice e fruitore in un alfabeto
libero ed istintivamente percettibile, con ad un capo lo sguardo stupefatto dellartista sul mondo in
continua creazione, e allaltro il nostro sulla sua opera, entrambi folgorati dalla meraviglia.
Michela Morelli


8 Mir: maintenant je travaille par terre, intervista di Yvon Taillandier a Joan Mir, XXe Sicle, n. 43, maggio 1974. Per il
testo integrale tradotti in italiano si veda Mir. Limpulso creativo, cit, pp. 40-45.
9 J. PUNYET MIR, Mir in Italia, cit.

Michela Morelli, giovane critica e storica dellarte si laureata in Storia dellArte Contemporanea
allUniversit degli Studi di Perugia. Dal 2009 attiva nellambito dellarte contemporanea organizzando
eventi, lavorando a ricerche e studi e collaborando a diverse riviste. Attualmente assistente del direttore
della rivista Titolo, per la quale scrive, e riveste la stessa carica presso lArchivio Nazionale
dellAutoritratto Fotografico al MUSINF di Senigallia.