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Prefazione alla prima edizione

La morale non ha bisogno di un fine per agire bene ma le basta la legge. Ma, posta la
morale, posto pure un fine, perch impossibile che alla ragione resti indifferente
alla risposta che pu essere data dalla domanda: che cosa derivi da questa nostra
buona condotta. La morale conduce quindi necessariamente alla religione, per la quale
si estende cos allidea di un legislatore onnipotente, al di sopra dellumanit, nella cui
volont risiede quel fine ultimo (della creazione del mondo) che pu e deve essere
nello stesso tempo il fine ultimo delluomo. Una religione che dichiari guerra alla
ragione non le resister a lungo.
Prefazione alla seconda edizione
La rivelazione pu comprendere la religione razionale mentre viceversa no. Si pu
considerare la religione rivelata come una sfera pi ampia che comprende la religione
razionale. Bisogna che il filosofo si mantenga nella sfera pi ristretta.
Si pu affermare che fra la Scrittura e la ragione c compatibilit e unione e chi segue
una non pu che incontrarsi pure con laltra.
CAPITOLO PRIMO: Della coesistenza del principio cattivo accanto a quello buono e del
male radicale nella natura umana.
( Dal saggio di
) Luomo un essere libero. Luomo ha un fondamento originario
per noi impenetrabile per il quale egli adotta massime buone o cattive (oposte alla
legge morale). Dal momento che la morale si impone alluomo immediatamente, per
la disposizione che gli propria in quanto soggetto razionale, laltro elemento che
compone la natura umana, cio la sensibilit e i moventi che da essa provengono,
accolti nel principio soggettivo dellamore di s, deve subordinarsi alla legge morale, al
principio di universalizzazione della massima. Lamore di s deve subordinarsi
allamore di Dio. La bont o la cattiveria non dipendono dallassumere luno o laltro
principio, perch la natura umana non pu fare a meno di nessuno dei due, ma
dipendono da come si ordinano. Se i moeventi della sensibilit , le inclinazioni, le
passioni, si lasciano subordinare alla legge morale, se prevale lamore di Dio, luomo
buono, se invece si verifica linversione dellimmediata disposizione al bene, per cui
prevalgono i moventi della sensibili, se prevale in modo assoluto lamore di s, fino
allegoismo, subordinando a s i comandamenti morali e divini allora luomo
moralmente cattivo. Ora, se nella natura umana, per quanto in modo incomprensibile,
vi una tendenza a capovolgere la subordinazione tra il movente dellla legge morale e
i moventi provenienti dalla sensibilit, allora si deve ammettere che c un male
radicale, perch corrompe la radice, il fondamento di tutte le massime, (cio dela
legge morale, la disposizione al bene) e perch, di conseguenza, non pu essere
sradicato dalluomo stesso. Kant afferma per che questa tendenza al male devessere
vinta, anzi deve poter essere vinta, perch opera nelluomo in quanto essere che
agisce liberamente.
Ma se la tendenza al male non pu essere sradicata, com possibile proporsi la
redenzione degli uomini, la restaurazione del rispetto della legge morale? Nel tentare
di dare una risposta bisogna tener conto della distinzione che Kant fa tra disposizione
e tendenza, per cui solo la disposizione originaria e data immediatamente con
lessere stesso del soggetto a cui si riferisce. La tendenza, invece, non originaria ma
si instaura a partire da un evento. Perci, pur essendo la tendenza al male radicale
insita nella natura umana, poich luomo un essere libero, pu anche non sottostare
alla tendenza stessa, e seguire invece la disposizione originaria al bene, cio obbedire
alla legge morale, rispettare il dovere. Non c una tendenza al male gi in atto a suo
fondamento. Se fosse cos il male non sarebbe il risultato di un atto libero e quindi non
sarebbe imputabile, esso nasce invece dal peccato, cio dalla trasgressione del
comando divino che sta qui per la legge morale.
Annotazione
Solo la legge un movente e chi la prende per sua massima moralmente buono.
1. Della originaria disposizione al bene nella natura umana

2. Della tendenza al male nella natura umana


Luomo ha una tendenza al male e una disposizione al bene.
3. Luomo cattivo per natura
4. Dellorigine del male nella natura umana.
Annotazione generale. Del modo come loriginaria disposizione al bene si
ristabilisca nella sua forza
CAPITOLO SECONDO. Della lotta del principio buono con il cattivo per la signoria
sulluomo.
Riassunto
Il motivo conduttore intorno al quale si sviluppa lo scritto il tema della speranza di
salvezza e di felicit che anima il cuore umano afflitto dal male fisico, morale e
ontologico e che cerca senza posa quel bene vero che possa renderlo degno della
felicit quale beatitudine dellanima nella fruizione del sommo bene = virt + felicit.
Il libro della Religione entro i limiti della sola ragione diviso in 4 capitoli riguardanti:
1. il male radicale nella natura umana
2. la lotta del principio buono contro il cattivo per il dominio sulluomo
3. la vittoria del principio buono e la fondazione del regno di Dio in terra
4. il culto vero e il culto falso sotto il dominio del principio buono, ovvero la
religione e il regime clericale
che rispecchia il programma di Kant di risolvere con la filosofia i tre seguenti problemi:
1. che cosa posso sapere - metafisica
2. che cosa devo fare morale
3. che cosa posso sperare religione
Capitolo primo
Male radicale e libert: linterpretazione razionalistica del male radicale.
Luomo ha una disposizione al bene e una tendenza al male.
Ma perch luomo cattivo, prigioniero del male, invece che solo buono? La possibilit
che luomo sia cattivo dipende dal fatto che egli assuma come principio di
determinazione della propria azione una massima contraria alla legge morale e ci
dipende in ultima istanza proprio da quellarbitrio che il fondamento soggettivo
delluso della sua libert che e resta un fattore imprevedibile e insondabile. Luomo
ha la capacit di poter scegliere, libero per natura. Il male radicale un fondo scuro
che c in fondo alluomo il cui fondamento inspiegabile e insondabile ed ci che la
religione cerca di spiegare con la narrazione del peccato originale.
Capitolo secondo: Della lotta del principio buono con il cattivo per la signoria
sulluomo.
Parla degli stoici e dice che secondo loro la natura umana in conflitto tra il principio
buono che la parte razionale = virt e il principio del male che la parte sensibile =
felicit. E secondo loro il fine delluomo la virt e non la felicit. Per Kant invece il
fine delluomo lunione fra virt e felicit = sommo bene. Le inclinazioni naturali
sono buone, considerate in se stesse ma bisogna domarle. La sensibilit ha un suo
ruolo positivo. Il vero avversario del bene il male radicale che in noi. Un fondo
scuro e inestirpabile che c nelluomo. Il fondamento del male radicale inspiegabile.
Il male radicale consiste nella subordinazione dei moventi. Comunque, se un Apostolo
(S. Paolo) rappresenta questo nemico invisibile, conoscibile solo per i suoi effetti su di
noi, come uno spirito cattivo esistente fuori di noi, lo fa solo per rendere intuitivo per
luso pratico il concetto di ci di cui non possiamo cogliere il fondamento. Infatti nella
pratica, non fa differenza porre il tentatore in noi o fuori da noi, perch se fuori e ci
facciamo tentare vuol dire che siamo in segreta intelligenza con lui.

Sezione prima. Del diritto alla signoria sulluomo avanzato dal buon principio
Com possibile che ci comportiamo bene? Che il bene vinca sul male? Per ristabilire il
bene luomo ha bisogno di modelli che lo aiutino a imitare un comportamento come
quello di Ges Cristo.
A) Idea personificata del buon principio
Il fine della creazione un ideale di pienezza e di perfezione, lumanit in tutta la
sua perfezione morale. Il modello di Cristo pu contrastare la tendenza al male. La
testimonianza della vita di Ges a livello sensibile, sulla base dellesperienza, la
rappresentazione del bene. Lidea personificata del buon principio, dice Kant, Ges,
che ha incarnato la legge morale, non solo lha predicata ma lha anche attuata.
Il dogma dellincarnazione: labbassamento del divino una rappresentazione
simbolica dellelevatezza della legge morale in filosofia. Perch pi difficile capire
come luomo possa liberarsi dal Male ed elevarsi allideale di santit che pensare che
la divinit si sia abbassata alla natura umana. Muovendo dalla originaria disposizione
al bene, Kant delinea lidea di un uomo moralemente gradito a Dio, lidea di una
umanit in tutta la sua perfezione morale e nellunificazione fra virt e felicit che si
pu pensare come fine della creazione e termine del decreto di Dio. Elevarsi a questo
ideale di perfezione morale, di umanit, il dovere umano universale. Questo ideale
insediato nelluomo, ma dal momento che non si resce a comprendere come la natura
umana abbia potuto produrlo, meglio dire che quel modello disceso dal cielo fino a
noi, assumendo la natura umana. Lassunzione dellintenzione morale una
condizione indispensabile anche per ricever il dono della grazia, cio della redenzione.
La fede pratica una fede non confessionale, una fede morale che ci aiuta a vedere in
Ges un esempio, un maestro in tutto propriamente umano. Questa fede consiste nel
credere che possiamo realizzare in noi lideale morale nella sua pienezza, che
possiamo farci pienamente santi.
B) Realt oggettiva di questa idea
La figura di Ges la traduzione in linguaggio simbolico e allegorico che noi
dobbiamo conformarci alla legge morale e che quindi possiamo farlo. Quindi un
modello di perfezione morale propriamente umano universale.
Largomento di questo paragrafo la fede pratica. La fede pratica una fede
razionale che consiste nel credere che ogni uomo pu realizzare con il suo impegno
il modello morale. Luomo pu far tacere la tendenza al male e far trionfare il bene
di volta in volta, non per sempre. E luomo pu sempre risollevarsi. Questa la
fede pratica, una fede morale e razionale.
Seguendo la fede morale posso sperare di diventare santo. Non servono i miracoli.
Cosa sono per Kant i miracoli? Espressioni che non vanno prese alla lettera.
La coscienza morale come coscienza razionalmente fondata del bene da compiere
e del male da evitare sufficiente per credere in Ges Cristo. nellintenzione
tuttavia che viene custodita la perla della moralit, come tensione esclusiva al
bene. Lideale di perfezione accaduto una volta e quindi pu accadere. La
religione rivelata conferma la fede pratica morale e la religione razionale. Il
principio buono vale pi del cattivo. Kant lo da per scontato e prende in esame le
tre difficolt. Lesito della lotta scontato, vince il principio del bene.
C) Difficolt della realt di questa idea e loro soluzioni
La prima difficolt che rende dubbia la possibilit di attuare in noi lidea di umanit
gradita a Dio (cio di attuare la legge morale che impone alluomo di cercare
dessere e di farsi santo, sul modello di Ges), la seguente: la distanza fra il bene
che dobbiamo attuare in noi ed il male da cui partiamo infinita e, come tale, non
superabile in alcun tempo. Tuttavia, lattitudine etica delluomo deve concordare
con questa santit. Quindi la santit deve essere basata sullintenzione.
Sullintenzione proveniente da un principio santo che luomo ha adottato nella sua

massima suprema. Siccome questa conversione un dovere, allora necessario


che sia anche possibile. La difficolt risiede in questo: come pu valere di pi
lintenzione rispetto al fatto (condotta) che invece in ogni tempo diffettoso?
Perch possiamo sperare che Dio giudichi questo progresso infinito verso la
conformit con la legge a causa dellintenzione e in rapporto alla condotta come
un tutto completo e quindi possiamo pensare che luomo, nonostrante la sua
permanente manchevolezza, possa sperare tuttavia di essere generalmente
gradito a Dio, in qualunque momento sia troncata la sua esistenza (quindi anche se
non ha raggiunto lideale di perfezione?) che vuole dire questo: se ogni giorno
cerchiamo di progredire nel bene, potremo, allinfinito, raggiungere lideale della
perfezione morale. Quindi, se luomo progredisce ogni giorno, gradito a Dio in
ogni frammento della sua vita perch Dio gode di una visione intellettuale
simultanea della serie infinita di progressioni morali. Quindi: luomo deve sempre
cercare di migliorarsi.
Seconda difficolt: riguarda la felicit morale. Per felicit morale non intende la
felicit materiale ma la realt e la costanza di unintenzione che progredisca
sempre nel bene, che non ricada mai nel male. La costante ricerca del regno di Dio
equivale al sapersi gi in possesso di questo regno se si sicuri di non mutare
questintenzione perch luomo cos intenzionato ha la fiducia che tutto il resto - la
felicit fisica - gli sar dato per soprappi (S. Matteo).
Da una parte non pare prudente essere incoraggiati a una tale fiducia, ma sembra
preferibile curare la propria salvezza con timore e tremore. Dallaltra senza
nessuna fiducia nella nostra intenzione non possibile perseverare in essa.
Tuttavia, senza abbandonarsi ad alcun fanatismo, la fiducia si trova paragonando la
risoluzione presa con la propria condotta.
[Sul dogma del paradiso e dellinferno] Luomo che ha adottato i principi del bene
osserva che la sua condotta in progresso verso il meglio e quindi pensa che
anche la sua intenzione possa migliorare. Questuomo spera anche di non
abbandonare la via intrapresa n in questa vita n in una vita futura e quindi che si
avviciner sempre di pi al fine per quanto irraggiungibile della perfezione [e in
questo consiste il paradiso] . Viceversa, colui che cade sempre in basso, dal male al
peggio non pu avere alcuna speranza e ravvisa la corruzione come radicata nella
sua intenzione. Ora, la prima una prospettiva verso uneternit felice e la
seconda verso uneternit infelice [e in questo consiste linferno]. Queste
rappresentazioni sono abbastanza potenti per dare agli uni fermezza nel bene e
agli altri per risvegliarela coscienza ammonitrice che li strappi, per quanto ancora
possibile, dal male, e per conseguenza possono ambedue servire da moventi,
senza che sia necessario supporre, come formula dogmatica e oggettiva,
uneternit del bene e del male per il destino delluomo. Sono pretese conoscenze
che vanno oltre i limiti della visuale della ragione.
Comunque sia, la certezza in questa materia non possibile per luomo, e non
neanche vantaggiosa moralmente. Non possiamo avere coscienza dellimmutabilit
delle nostre intenzioni perch non le possiamo scrutare intimamente, quindi
dobbiamo controllare sempre la nostra condotta.
La terza la seguente: anche se luomo ha adottato una buona intenzione e anche
se prosegue perseverantemente in una condotta conforme a tale intenzione,
tuttavia egli ha cominciato col male e questo un debito per lui inestinguibile.
Anche se dopo la conversione non contrae nuovi debiti, non per questo ha pagato
per quelli antichi. Non pu nemmeno, con la condotta futura, procacciarsi
uneccedenza facendo pi di quello che dovrebbe fare perch ogni volta per dovere
tenuto a fare tutto il bene che in suo potere. Questo debito originale, che del
resto lo stesso e non di pi di quello che noi intendiamo sotto il nome di male
radicale, non pu essere estinto nemmeno da un altro. Esso infatti non un
obbligazione trasmissibile, la pi personale di tutte le obbligazioni, cio una
colpa contratta con i peccati.

Ora dal momento che il male morale ( trasgressione alla legge morale, intesa come
comando divino, detta quindi peccato), in quanto a qualit di male nellintenzione e
nelle massime in generale, implica uninfinit di lesioni alla legge e quindi
uninfinit di colpa, ogni uomo dovrebbe aspettarsi una punizione infinita e
lesclusione dal regno di Dio.
Ora questo castigo non deve essere pensato come subito da lui prima del
miglioramento [perch lintenzione qui ancora cattiva]. Ma esso nemmeno pu
essere ammesso dopo il miglioramento, perch allora egli gi entrato in una
nuova vita e, moralmente, unaltro uomo. Poich il castigo non pu dunque
essere conforme alla saggezza divina n prima n dopo la conversione e tuttavia
esso necessario allora bisognerebbe pensarlo come applicato nello stato della
conversione stessa. Convertirsi infatti uscire dal male ed entrare nel bene,
spogliarsi del vecchio uomo e rivestirsi delluomo nuovo. Il passaggio
dallintenzione corrotta a quella buona in s gi un vero sacrificio ed il primo
passo in una lunga serie di mali della vita [?], che luomo nuovo accetta
nellintenzione del Figlio di Dio e per amore del bene; bench essi, propriamente,
spetterebbero come punizioni ad un altro, cio alluomo vecchio (perch
moralmente, esso proprio un altro uomo). Quindi egli, nella nuova intenzione
moralmente unaltro, agli occhi di un giudice divino, per il quale lintenzione sta al
posto dellazione. Questa intenzione, adottata in tutta la purezza dal Figlio di Dio fa
si che il Figlio di Dio si addossi la colpa sua e di tutti quelli che credono in lui, come
salvatore soddisfi con patimenti e morte la suprema giustizia e come avvocato fa s
che tutti gli uomini possano sperare di comparire giustificati davanti al loro giudice
purch questa sofferenza sia rappresentata come una morte sofferta una volta per
tutte dal Rappresentante dellumanit.
[Cio Ges si addossa le colpe di tutti e muore soffrendo per tutti in quanto
diventato rappresentante di tutta lumanit perch ogni uomo, morendo al vecchio,
costretto permanentemente ad accettare durante la sua vita la sofferenza.]
qui che abbiamo noi il soprappi aggiunto al merito delle opere ed un merito
che ci attribuito per grazia. Se noi dunque siamo liberati da ogni responsabilit, in
virt di questo bene che nella fede, ci dipende sempre unicamente da un
decreto di grazia.
Si pu ancora domandare se questa deduzione di una giustificazione delluomo,
colpevole, senza dubbio, ma tuttavia passato ad unintenzione gradevole a Dio,
abbia qualche uso pratico e quale possa essere. molto importante lutilit
negativa, che se ne pu trarre, per la religione e i costumi a profitto di ogni uomo.
Solamente con la supposizione della conversione totale si pu pensare ad una
assoluzione, davanti alla giustizia celeste, delluomo sopraccarico di colpe.
Quindi tutte le espiazioni, intime o solenni che siano, tutte le invocazioni e
preghiere e glorificazioni non possono supplire alla mancanza di buona intenzione,
n quando questa esiste, possono aumentarne il valore davanti a quel tribunale.
Bisogna che questo Ideale venga accolto nella nostra intenzione affinch valga al
posto del fatto compiuto. [Vale pi lintenzione della condotta ?]
Diversa la conseguenza contenuta nella questione: che cosa luomo possa
promettersi o temere dalla sua condotta alla fine della sua vita. Prima di tutto
luomo deve esaminare questa buona intenzione attraverso tutta la sua vita. Non
pu avere un concetto esatto e sicuro della sua reale intenzione per coscienza
immediata, ma pu solo ricavarlo dalla sua condotta effettiva. Quindi, per
convincersi della sentenza di un giudice, luomo, deve pensare che un giorno gli
sar posta sotto gli occhi tutta la sua vita, e non soltanto una frazione di essa,
lultima e, forse per lui la pi vantaggiosa. Qui luomo deve desumere la sua
intenzione dai fatti evocati davanti a lui. Questo solo pensiero decider del suo
destino futuro. Se viene interrogato nelluomo il giudice che si trova in lui, egli si
giudica severamente, poich non pu subordinare la sua ragione. Ma se gli si

presenta un altro giudice in tal caso egli ha da rivolgere contro la severit di quel
giudice numerose obbiezioni dedotte dalla fragilit umana e in generale, crede di
influire su di lui: sia pensando di prevenire il castigo con autopunizioni piene di
pentimento, sia pensando di commuoverlo con preghiere e suppliche e anche con
formule e sedicenti professioni di fede [che vuole dire che saremo giudicati per la
nostra intenzione durante tutta la vita e non soltanto in punto di morte].