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Biochimica

Capitolo 2 L'acqua
1. Interazioni non covalenti (deboli)
Le interazioni deboli sono: legami idrogeno, legami ionici, interazioni idrofobiche e
interazioni di Van der Waals. Sono molto pi deboli dei legami covalenti e in soluzione
acquosa a 25 C, l'energia termica disponibile pu essere dello stesso ordine di grandezza di
queste interazioni, di conseguenza si formano e si rompono continuamente. L'effetto
cumulativo di molte interazioni non covalenti risulta significativo sia per la struttura
tridimensionale ( la struttura pi stabile o nativa, di norma, quella che possiede il maggior
numero di interazioni deboli) , sia per il legame ad es. di un antigene ad un anticorpo
specifico.
2. Legame idrogeno
I legami idrogeno sono attrazioni elettrostatiche che si formano tra un atomo elettronegativo
(accettore di idrogeno, per lo pi Fluoro, Ossigeno, Azoto) e un atomo di idrogeno di un
altro atomo elettronegativo nella stessa o in un'altra molecola. Le caratteristiche del legame
idrogeno sono: 1) legame pi deboli e lunghi rispetto ai legami covalenti; 2) direzionali, le
molecole sono orientate in modo da rendere massima l'interazione elettrostatiche, cosa che
avviene quando l'atomo di idrogeno e gli altri due atomi che partecipano al legame sono su
una linea retta (tale propriet permette la formazione di strutture tridimensionali ben
precise).
Conferiscono all'acqua propriet insolite (punto di ebollizione, punto di fusione e calore di
evaporazione pi elevati rispetto agli altri liquidi) e una grande coesione interna allo stato
liquido. Svolgono un ruolo fondamentale nel processo di ripiegamento delle proteine.
3. Interazioni idrofobiche
Le interazioni idrofobiche sono legami che tengono unite le regioni non polari delle
molecole. La forza di queste interazioni non dipende dalle singole attrazioni fra le molecole
non polari, ma dal raggiungimento da parte del sistema di una maggiore stabilit
termodinamica, che rende minimo il numero di molecole d'acqua disposte in modo ordinato
intorno alla porzione idrofobica. Per tale motivo, le regioni non polari delle molecole si
dispongono in modo tale da presentare al solvente la minore area superficiale possibile.
Sono di fondamentale importanza per la struttura delle membrane biologiche e la struttura
tridimensionale delle proteine (stabilizzare la conformazione).
4. Propriet dell'acqua
La molecola dell'acqua (H2O) possiede una forma tetraedrica. Il legame H-O-H ha un angolo
di 104,5, poco meno dei 109,5 di un tetraedro perfetto, in quanto vi uno schiacciamento
dovuto ai due doppietti di elettroni non condivisi dell'ossigeno. una molecola polare: la
distribuzione degli elettroni di legame tra gli atomi di ossigeno e idrogeno asimmetrica,
con conseguente formazione di dipoli elettrici. L'acqua sia solvente, in cui avvengono
le reazioni metaboliche, sia reagente, in molti processi biochimici (es. reazione di
condensazione, idrolisi, ossidoriduzione). Il grado di ionizzazione dell'acqua molto basso.
In condizioni standard si pu calcolare il prodotto ionico dell'acqua, Kw= [H+] x [OH-]= 1 x
10-14 M, pH neutro=7.
5. Interazioni di Van der Waals

Capitolo 3
1. Descrivi gli amminoacidi
Gli amminoacidi pi comuni sono in numero di 20. Hanno propriet strutturali comuni: un
gruppo carbossilico, un gruppo amminico e un atomo di idrogeno legati ad un atomo di
carbonio . Differiscono per la catena laterale o gruppo R (dimensione, struttura, carica,
solubilit). Il carbonio un centro chirale (eccezion fatta per la glicina), di conseguenza i
vari gruppi legati ad esso si possono disporre in due modi diversi: due stereoisomeri.
Quasi tutti gli amminoacidi sono L-stereoisomeri, tranne qualche peptide che possiede Dstereoisomeri. Gli amminoacidi, a seconda delle condizioni dell'ambiente circostante,
possono comportarsi da acidi\basi deboli: i gruppi funzionali ionizzabili possono acquistare
o perdere un protone. A pH neutro si trovano nella forma di ione dipolare o zwitterione, ad
eccezione dell'istidina. Dalle curve di titolazione di ogni aa. si pu prevedere la carica netta
a qualsiasi valore di pH.
2. Descrivi i residui laterali degli amminoacidi
Le catene laterale o gruppi R degli amminoacidi differiscono per: dimensione, struttura,
carica e dunque solubilit. Si possono classificare in: 1) alifatici non polari, tendono a
raggrupparsi all'interno delle proteine, tramite interazioni idrofobiche; 2) aromatici, catene
laterali aromatiche possono formare interazioni idrofobiche. Assorbono la luce ultravioletta
(280nm); 3) polari non carichi, solubili in acqua; 4) carichi positivamente (basici), istidina
rientra in questo gruppo e funge da tampone a valori di pH neutro, 5) carichi negativamente
(acidi), sono aspartato e glutammato.
Le caratteristiche di ionizzazione di un gruppo R (valore di pKa ) possono variare in seguito
a: 1. perdita di carica sul gruppo -amminico e -carbossilico; 2. interazioni con altri gruppi
R; 3) fattori ambientali.
3. Gruppi R aromatici
Gli amminoacidi contenenti gruppi R aromatici sono: fenilalanina, tirosina e triptofano.
Sono relativamente non polari; tirosina e triptofano sono pi polari rispetto alla fenilalanina
per la presenza di un gruppo ossidrilico (Tyr) e dell'atomo di N nell'anello indolico (Thr) e
assorbono maggiormente la luce ultravioletta (280nm), propriet sfruttata per la
caratterizzazione di queste molecole. Il gruppo -OH della Tyr pu inoltre: formare legami
idrogeno ed essere un gruppo funzionale di alcuni enzimi.
4. Struttura primaria proteine
Sequenza di amminoacidi legati da legami covalenti (legami peptidici e disolfuro), che
determina la disposizione degli atomi nello spazio (struttura tridimensionale) della proteina
e dunque la funzione. Dal 20% al 30% delle proteine nell'uomo sono polimorfiche, cio
presentano variazioni della sequenza amminoacidica, senza variazioni della funzione. Le
proteine presentano regioni essenziali per la loro funzione, in cui la sequenza deve essere
conservata e regioni che possono variare indifferentemente.
Sulla base della somiglianza della sequenza amminoacidica si possono identificare famiglie
di proteine, che hanno in comune caratteristiche strutturali (es. domini) e funzionali.
Alcune sequenze amminoacidiche fungono da segnali che determinano la localizzazione
cellulare, la modifica chimica e il tempo di emivita di una proteina.

Capitolo 4
1. Legame peptidico
Il legame peptidico un legame ammidico, che si genera per eliminazione di una molecola
d'acqua dal gruppo -carbossilico di un amminoacido e dal gruppo -amminico dell'altro. Il
legame peptidico C-N : molto stabile, vita media (t ) di circa 7 anni; planare, gli atomi
che fanno parte del legame peptidico sono complanari; rigido, parziale carattere di doppio
legame dovuto alla risonanza, perci non pu ruotare; pi corto di un legame C-N delle
ammine primarie. Un peptide pu essere definito come una serie di piani rigidi, in cui i
piani consecutivi hanno in comune un punto di rotazione corrispondente al C. La
conformazione del peptide pu essere definita da 3 angoli diedri o di torsione: , coinvolge
il legame C-N-C -C; , coinvolge il legame N-C-C -N; , coinvolge il legame peptidico CN. Il legame peptidico normalmente nella configurazione trans, con valori di a 180.
2. Struttura secondaria proteine
La struttura secondaria si riferisce a particolari organizzazioni di brevi sequenze
amminoacidiche, che danno origine ad aspetti strutturali per tratti della molecole che si
ripetono. Si possono individuare strutture secondarie:
regolari: -elica, lo scheletro carbonioso si avvolge attorno ad un'asse longitudinale
immaginario, dove i gruppi R sporgono esternamente; conformazione , lo scheletro
della catena polipeptidica si estende in una conformazione a zig-zag. Tali catene possono
essere unite da legami idrogeno formando il foglietto ; ripiegamento , collega le
estremit di un foglietto antiparallelo.
Casuali: random coil, in realt l'avvolgimento di uno scheletro polipeptidico non mai
casuale, ma assume sempre una conformazione specifica.
3. Struttura terziaria proteine
La struttura terziaria riflette la disposizione nello spazio degli atomi di una proteina, tenendo
conto delle relazioni a lungo raggio nella sequenza amminoacidica. In base a tale struttura si
possono distinguere due grandi classi di proteine: proteine fibrose, costituite da elementi
ripetitivi di strutture secondarie. Svolgono soprattutto ruoli strutturali; proteine globulari,
costituite da pi tipi di strutture secondarie, assumono una forma sferica. Gli enzimi e le
proteine regolatrici sono per lo pi proteine globulari. La struttura delle proteine globulari
pu essere analizzata esaminando le diverse sottostrutture, chiamate motivi o strutture
supersecondarie.
4. -cheratina
Le a-cheratine fanno parte della famiglia delle proteine dei filamenti intermedi (IF). Sono
formate da a-eliche ad andamento destrorso. Coppie di queste eliche si avvolgono con
andamento sinistrorso e con la stessa direzionalit formando una struttura, chiamata coiled
coil. I residui idrofobici delle due a-eliche si toccano, permettendo un avvicinamento
massimo tra le due catene (superavvolgimento), che ne aumenta la resistenza. La struttura
quaternaria nelle a-cheratine stabilizzata da legami crociati (ponti disolfuro). La loro
struttura adatta a resistere alle tensioni, per tale motivo si trovano nei capelli, nella lana,
nelle unghie etc.
5. Collageno
Il collageno una coiled coil ad andamento destrorso. formato da tre catene polipeptidiche
ad andamento sinistrorso, catene , superavvolte le une sulle altre. Tali catene possiedono
una sequenza ripetitiva del tripeptide Gly-X-Y, dove X spesso Pro e Y spesso 4-Hyp:
Gly, sono residui che si possono adattare ai punti in cui le catene si accostano strettamente;

X e Y, consentono lo stretto avvolgimento della catena polipeptidica del collageno. Pi unit


di collageno formano fibre di collageno, unite tra di loro da legami crociati. Esistono circa
30 tipi di collageno, che differiscono per struttura, funzione e sequenza amminoacidica. La
sua struttura adatta a resistere alle tensioni, per tale motivo si trova nel tessuto connettivo.
6. Fibroina della seta
La fibroina della seta formata da catene polipeptidiche che si trovano quasi esclusivamente
nella conformazione . Tali catene sono ricche di residui di Ala e Gly, che permettono di
avvicinare numerose catene tra di loro per formare un foglietto compatto, in quanto le
catene laterali si integrano perfettamente tra di loro. La struttura complessiva stabilizzata
da numerose interazioni deboli che la rendono flessibile, nonostante non si possa allungare,
in quanto la conformazione della fibroina gia completamente estesa. La fibroina della
seta prodotta dagli insetti e dai ragni.
7. Mioglobina
La mioglobina una piccola proteina muscolare, MR 16700. costituita da 153 aa. e da una
singola protoporfirina o gruppo eme (responsabile del colore rosso brunastro). La sua
struttura consta di: 8 segmenti compatti di a-eliche, alcuni ripiegamenti (tra cui ripiegamenti
) e il gruppo eme. Le catene laterali idrofobiche si trovano all'interno, lontano dall'acqua,
connessi da interazioni idrofobiche (nucleo denso) spazio solo per 4 molecole di H2O. Le
catene laterali polari sono localizzate sulla superficie esterna (tutte idratate). L'atomo di
ferro posto al centro del gruppo eme possiede sei valenze di coordinazione: 4 sullo stesso
piano, legate alla porfirina; 2 perpendicolari, di cui una legata ad un residuo di His e l'altra
pu legare l'ossigeno (Fe2+, pu legare l'ossigeno; Fe3+, non pu). Ha la funzione di
immagazzinare l'ossigeno e di facilitare la diffusione nei muscoli in rapida contrazione.
8. Struttura quaternaria proteine
La struttura delle proteine che contengono due o pi subunit polipeptidiche viene definita
quaternaria.

Capitolo 5
1. Gruppo eme (struttura)
Il gruppo eme formato da: un struttura organica ad anello, la protoporfirina e un atomo di
ferro nello stato di ossidazione ferroso (Fe2+) posto al centro. L'atomo di ferro ha sei legami
di coordinazione: quattro dei quali impegnati con i quattro atomi di azoto dell'anello
porfirinico; gli altri due perpendicolari al piano della porfirina. Uno dei due impegnato in
un legame con la catena laterale di uno specifico residuo di His (prossimale), mentre l'altro
il sito a cui, di norma, si lega la molecola di ossigeno. L'eme funge da gruppo prostetico per
un gruppo di proteine, chiamate eme proteine. Quando l'eme libero uno dei siti di
coordinazione del ferro pu reagire con l'ossigeno, generando l'ossidazione irreversibile del
Fe2+ al Fe3+. Quando l'eme inserito in una proteina, l'accessibilit ai siti risulta limitata.
2. Legame dell'ossigeno con la mioglobina
Il meccanismo di legame dei ligandi dipende dalla struttura della proteina: es. il CO si lega
all'eme libero circa 20000 volte meglio rispetto all'ossigeno, ma soltanto 200 volte meglio
quando l'eme localizzato all'interno della mioglobina. L'ossigeno si lega all'eme formando
un angolo con il ferro, una conformazione che si adatta facilmente, agli spazi interni della
mioglobina, mentre il CO si lega formando un legame lineare, perpendicolare al piano
dell'eme. Il residuo di His64 (His E7) o His distale di tale proteina, presente sullo stesso lato
in cui si lega l'ossigeno al ferro, pu formare un legame idrogeno con l'O2, ma impedisce il
legame di tipo lineare del CO. Ci spiega la diminuita affinit dell'eme per CO, quando si
trova all'interno della mioglobina.
La mioglobina, che ha una curva di legame per l'ossigeno con andamento iperbolico,
relativamente insensibile a piccole variazioni della concentrazione di ossigeno e quindi
funziona bene come serbatoio di immagazzinamento di questo gas.
3. Emoglobina
L'emoglobina (MR 64500) una proteina tetramerica contenenti quattro gruppi prostetici
eme, uno per ciascuna subunit. L'emoglobina A (dell'adulto) contiene due catene (143
residui ciascuna) e due catene (146 residui ciascuna), le quali hanno struttura simile tra di
loro ed anche a quella della mioglobina. A livello delle interfacce tra le subunit,
predominano le interazioni idrofobiche, ma vi sono anche legami idrogeno e ponti salini.
L'emoglobina presente in due stati strutturali diversi, T e R. Lo stato T pi stabile quando
l'O2 non legato alla proteina. Il legame dell'O2 favorisce la transizione dallo stato T allo
stato R.
4. Legame dell'ossigeno con l'emoglobina
L'emoglobina presente in due stati strutturali diversi, T e R. Lo stato T pi stabile quando
l'O2 non legato alla proteina. Il legame dell'O2 favorisce la transizione dallo stato T allo
stato R. La transizione non modifica la struttura delle delle singole subunit, ma i due
protomeri scivolano l'uno rispetto all'altro e ruotano, restringendo cos la tasca tra le due
subunit . Inoltre, alcuni legami ionici, che stabilizzano lo stato T, si spezzano e se ne
formano altri. Il legame dell'ossigeno ad una delle subunit dell'Hb pu modificare l'affinit
per l'ossigeno delle subunit adiacenti. La curva di legame dell'ossigeno all'Hb ha un
andamento sigmoide, che riflette l'esistenza di un tipo di legame cooperativo. Questo
fenomeno consente una risposta molto pi sensibile alle variazioni nella concentrazione del
ligando.

Capitolo 6
1. Velocit ed equilibrio delle reazioni
2. Enzimi
3. Meccanismo d'azione degli enzimi (catalisi e specificit)
4. Catalisi acido-base generale
Molte reazioni biochimiche comprendono la formazione di intermedi carichi instabili, che
tendono a degradarsi rapidamente nelle loro specie costituenti, impedendo alle reazioni di
arrivare a compimento. Questi intermedi possono essere stabilizzati mediante il
trasferimento di un protone al o dal substrato. Questo processo prende il nome di catalisi
acido-base generale. Nel sito attivo di un enzima vi possono essere catene laterali di
amminoacidi in grado di cedere o a accettare un protone. Determina un aumento della
velocit della reazione di un fattore variabile tra 102 e 103 volte.
5. Cinetica enzimatica di Michaelis-Menten
La cinetica di Michaelis-Menten una cinetica di saturazione. Ipotizzarono che l'enzima per
prima cosa si combina in modo reversibile con il substrato, formando il complesso ES ed in
seguito si decompone nell'enzima libero (E) e nel prodotto (P). La velocit complessiva
della reazione dipende dalla tappa pi lenta. Nel caso in cui la seconda tappa sia la pi lenta,
la velocit dipende dalla [ES] e di conseguenza dalla [S]: a valori di [S] bassi, Vo aumenta
linearmente a [S]; a valori maggiori di [S], Vo aumenta in misura minore rispetto alla [S]; a
valori di [S] tali da saturare l'enzima E, viene raggiunta la velocita massima, Vmax.
6. Descrivi Km
Km equivalente alla concentrazione del substrato a cui V0 meta della Vmax. Il valore di
Km pu variare da un enzima ad un altro e anche per substrati diversi dello stesso enzima.
Dipende da aspetti specifici del meccanismo della reazione, come il numero e le velocit
relative delle tappe delle reazioni. Ad es. per una reazione a due tappe, Km uguale a:
Km= (k2 + k-1)/k1
Se k2<<k-1 allora l'espressione diventa k-1/k1 , detta Kd, costante di dissociazione del
complesso ES. In questo caso Km rappresenta una misura dell'affinit dell'enzima per il
substrato.
Se k2>>k-1 allora l'espressione diventa k2/k1.
Se k2 circa uguale a k-1 , Km dipende da tre costanti di velocit.
7. Costanti delle reazioni enzimatiche
Le costanti delle reazioni enzimatiche sono: Km, Vmax e kcat.
Km, equivalente alla concentrazione del substrato a cui V0 meta della Vmax.
Vmax, corrisponde al valore di velocit massimo per una determinata reazione.
kcat , una costante di velocit pi generale, necessaria per descrivere la tappa che limita la
velocit di una reazione catalizzata da un enzima in condizioni di saturazione; viene anche
definita numero di turnover.
Il rapporto tra Km/ kcat , definito costante di specificit , utilizzato per confrontare
l'efficienza catalitica di enzimi diversi o dello stesso enzima con diversi substrati.
8. Inibitori enzimatici
Gli inibitori enzimatici sono molecole che interferiscono con la catalisi, rallentando o
bloccando la reazione enzimatica. Esistono due tipi di inibizione enzimatica: inibizione
reversibile, a sua volta suddivisa in: 1) inibizione competitiva, inibitore compete con il
substrato per il sito attivo dell'enzima. 2) inibizione incompetitiva, inibitore si lega ad un

sito diverso da quello del substrato e solo al complesso ES. 3) inibizione mista, si lega ad un
sito diverso dal sito attivo, ma pu legarsi sia ad E sia ad ES. 4) inibizione non competitiva,
riduce il valore di Vmax, ma non quello di Km; inibizione irreversibile, tali inibitori si
legano covalentemente, eliminando cos gruppi funzionali essenziali all'attivit degli enzimi,
o formano associazioni non covalenti particolarmente stabili.
[ricopiare tabella 6.9] [grafico dei doppi reciproci]
9. Inibitori competitivi e non
L'inibitore competitivo compete con il substrato per il sito attivo dell'enzima. Molti inibitori
competitivi sono strutturalmente simili al substrato e si uniscono all'enzima, formando
complessi EI, senza dar luogo a catalisi. L'equazione di Michaelis-Menten diventa: Km
Km apparente.
L'inibitore incompetitivo si lega ad un sito diverso da quello del substrato e solo al
complesso ES. L'equazione di Michaelis-Menten diventa:
L'inibitore misto si lega ad un sito diverso dal sito attivo, ma pu legarsi sia ad E sia ad ES.
L'equazione diventa:
Se ' uguale ad , si parla di inibizione non competitiva. L'equazione diventa:
10. Proteasi a serina
Le proteasi a serina sono degli enzimi che sfruttano un residuo di Ser all'interno del sito
attivo, per scindere determinati legami peptidici delle proteine. Il valore di pKa del gruppo
ossidrilico della Ser generalmente troppo alto per disporre a pH fisiologico della forma
non protonata in concentrazioni significative. Un esempio di proteasi a serina la
chimotripsina: catalizza la rottura idrolitica di legami peptidici adiacenti a residui
amminoacidi aromatici. Nella chimotripsina la Ser195 legata con una rete di ponti idrogeno
all'His57 e all'Asp102, formando quella che definita la triade catalitica. Il legame del
substrato alla chimotripsina genera una modificazione conformazionale, che permette
all'His57 di rimuovere il protone dalla Ser195 (evitando la formazione di una carica positiva
altamente instabile) e rendere la catena laterale di quest'ultima un nucleofilo pi forte.
L'ossigeno nucleofilo della Ser195 attacca il gruppo carbonilico del substrato nella fase di
acilazione.

Capitolo 7
1. Glucosio [con disegno del glucosio ciclico e non]
Il glucosio un monosaccaride appartenente alla famiglia degli aldosi, in particolare un
aldoesoso. Si trova sotto forma dell'isomero-D del glucosio, come la maggior parte degli
esosi in natura. In soluzione acquosa, il D-glucosio in forma di emiacetale intramolecolare:
struttura ciclica, in cui il gruppo ossidrilico libero sul C-5 ha reagito con il C-1 aldeidico,
reazione che rende questo atomo di carbonio asimmetrico e genera le forme e . Le forme
e del glucosio si interconvertono in soluzione acquosa mediante un processo chiamato
mutarotazione. La miscela costituita da circa un terzo da -D-glucopiranosio, due terzi da
-D-glucopiranosio e piccole quantit di forme lineari e anelli a cinque membri
(glucofuranosio). Il glucosio possiede numerosi derivati e tramite legami glicosidici con altri
monosaccaridi entra a far parte dei principali polisaccaridi.
2. Fruttosio [con disegno del fruttosio ciclico e non]
Il fruttosio un monosaccaride appartenente alla famiglia dei chetosi, in particolare un
chetoesoso. Si trova sotto forma dell'isomero-D del fruttosio, come la maggior parte degli
esosi in natura. In soluzione acquosa, il D-fruttosio in forma di emichetale
intramolecolare: struttura ciclica, in cui il gruppo ossidrilico libero sul C-5 ha reagito con il
C-2 chetonico, reazione che rende questo atomo di carbonio asimmetrico e genera le e .
Le forme e del fruttosio si interconvertono in soluzione acquosa mediante un processo
chiamato mutarotazione. L'anomero pi comune il -D-fruttofuranosio. Il fruttosio tramite
legami glicosidici con altri monosaccaridi entra a far parte dei principali polisaccaridi.
3. Legame glicosidico
Il legame glicosidico pu essere suddiviso in: legame N-glicosidico e legame O-glicosidico.
Il legame N-glicosidico unisce il carbonio anomerico di uno zucchero e un atomo di azoto
nelle glicoproteine e nei nucleotidi.
Il legame O-gllicosidico si forma quando un gruppo ossidrilico di uno zucchero reagisce con
il carbonio anomerico di un altro zucchero: formazione di un acetale a partire da un
emiacetale e un alcol. Il composto generato chiamato glicoside.
I legami glicosidici sono facilmente idrolizzati dagli acidi, ma sono resistenti all'azione delle
basi. Esempi di legami glicosidici: maltosio [Glc(1--> 4)Glc], lattosio [Gal(1--> 4)Glc],
fruttosio [Glc(1<-->2)Fru], trealosio [Glc(1<--> 1)Glc].
4. Glicogeno [con disegno]
Il glicogeno il polisaccaride di riserva pi importante per gli animali. un polimero
formato da residui di glucosio, legati con legami (1--> 4), con ramificazioni che originano
da legami (1--> 6). Il glicogeno pi ramificato (in media ogni 8-12 residui) e compatto
dell'amido. immagazzinato all'interno delle cellule sotto forma di granuli sia nel fegato,
sia, in piccola parte nel muscolo scheletrico. Ogni molecole di glicogeno contiene n
ramificazioni ed n+1 estremit non riducenti, ma solo una estremit riducente. Ci di
fondamentale importanza per la funzione degli enzimi degradativi, i quali agiscono su pi
estremit non riducenti contemporaneamente. Fattori sterici e legami idrogeno influenzano il
ripiegamento del glicogeno, il quale si trova sotto forma di un'elica fortemente avvolta,
stabilizzata da legami idrogeno intracatena.
5. Amido [con disegno]
L'amido un polisaccaride di riserva. Contiene due polimeri del glucosio: l'amilosio e
l'amilopectina. Il primo costituito da due lunghe catene non ramificate di due residui di Dglucosio, uniti da legami (1--> 4). Le amilopectine sono formate da residui di glucosio,
legati con legami (1--> 4), con ramificazioni che originano da legami (1--> 6) e

intervengono in media ogni 24-30 residui. Fattori sterici e legami idrogeno influenzano il
ripiegamento dell'amido, il quale si trova sotto forma di un'elica fortemente avvolta,
stabilizzata da legami idrogeno intracatena.
6. Cellulosa [con disegno]
La cellulosa un polisaccaride con ruoli strutturali. una fibra resistente ed insolubile in
acqua, che costituisce gran parte del legno. un omopolisaccaride lineare non ramificato,
contenente da 10000 a 15000 molecole di D-glucosio con configurazione , unite da legami
(1--> 4). Questa differenza strutturale della cellulosa rispetto all'amilosio, conferisce
propriet fisiche molto differenti. La cellulosa, infatti, non pu essere utilizzata come
combustibile alimentare, poich gli animali non possiedono gli enzimi capaci di idrolizzare
il legame (1--> 4). Fattori sterici e legami idrogeno influenzano il ripiegamento della
cellulosa. La conformazione pi stabile, per tale molecola, quella nella quale ciascun
residuo con struttura a sedia ruotato di 180 rispetto ai suoi vicini. Tutti i gruppi -OH sono
disponibili per la formazione di legami idrogeno con catene vicine: si formano fibre
resistenti alla tensione ed insolubili.

Capitolo 8
1. Nucleotidi
Un nucleotide costituito da una base azotata (purinica e primidinica), uno zucchero a
cinque atomi di C (pentosio) e uno o pi gruppi fosforici. Gli acidi nucleici sono polimeri di
nucleotidi, uniti da legami fosfodiestere tra il gruppo ossdrilico 5' di un pentosio e il gruppo
ossdrilico 3' del successivo. Ci sono due tipi di acido nucleico: RNA e DNA. I nucleotidi
dell'RNA contengono ribosio e le principali basi pirimidiniche sono l'uracile (U) e la citosina
(C ). Nel DNA i nucleotidi contengono 2'-deossiribosio e le principali basi pirimidiniche
sono timina (T) e citosina (C ). Le principali basi puriniche sono adenina (A) e guanina (G)
sia nell'RNA, che nel DNA.
2. DNA
Il DNA la molecola in cui viene conservata l'informazione genetica. costituito da due
catene antiparallele destrorse, avvolte l'una sull'altra in una struttura a doppia elica. Le
coppie di basi complementari G-C e A-T si formano per mezzo di legami idrogeno
all'interno della catena. Le strutture planari delle coppie di basi sono perpendicolari al lungo
asse della doppia elica, separate da 3,4 , e hanno 10,5 coppie di basi per ogni giro. Il DNA
pu avere forme strutturali diverse. Le forme B proposta da Watson e Crick la forma pi
stabile nelle condizioni fisiologiche, ma esistono altre due forme: forma A e Z. I filamenti di
DNA con sequenze appropriate possono generare strutture insolite: forma di forcina o croce
e DNA triplex o tetraplex.
3. RNA
L'RNA il prodotto della trascrizione del DNA. Il trascritto sempre un RNA a singolo
filamento, che tende ad assumere una conformazione elicoidale destrorsa, a causa della
tendenza delle basi a sovrapporsi l'una sull'altra (impilamento). L'RNA pu appaiarsi a
regioni complementari su altro RNA o sul DNA. Le regole dell'appaiamento sono le stesse
di quelle del DNA, con l'eccezione per l'appaiamento tra G e U. Singoli filamenti di RNA
possono ripiegarsi per formare: forcine, regioni a doppia elica o anse complesse.
Esistono diverse classi di RNA: mRNA, tRNA e rRNA (ognuna di queste con funzioni
essenziali nel processo di traduzione) e altre piccoli RNA specializzati in funzioni regolatrici
e catalitiche.

Capitolo 10
1. Acidi grassi
Gli acidi grassi sono acidi carbossilici con una catena idrocarburica contenente da 4 a 36
atomi di C, anche se i pi comuni sono quelli con un numero di atomi di C pari, da 12 a 24.
Possono essere: saturi o insaturi (presenza di uno o pi doppi legami). I doppi legami di
quasi tutti gli acidi grassi in natura sono nella configurazione cis e non sono quasi mai
coniugati. La famiglia degli acidi grassi poliinsaturi (PUFA), con un doppio legame tra il
terzo e il quarto carbonio a partire dal carbonio del metile terminale della catena (carbonio
), ha una notevole importanza nella nutrizione umana. A questa famiglia appartengono:
acidi grassi omega-3 (-3) e acidi grassi omega-6 (-6). La solubilita in acqua e il punto di
fusione degli acidi grassi sono influenzati dalla lunghezza e dal grado di insaturazione della
catena idrocarburica.
Gli acidi grassi sono quasi completamente ridotti e la loro ossidazione rende una quantit di
energia altissima.
2. Triacilgliceroli
I triacilgliceroli o anche detti trigliceridi sono esteri degli acidi grassi con il glicerolo: tre
acidi grassi legati con legami estere ai gruppi ossidrilici di una molecola di glicerolo. Si
dividono in: semplici, contengono lo stesso tipo di acido grasso in tutte e tre le posizioni;
misti; contengono tipi diversi di acidi grassi. Sono molecole idrofobiche e densit minore
rispetto all'acqua, che hanno la funzione di: riserva energetica, per la presenza di acidi
grassi, la cui ossidazione genera un enorme quantit di energia; isolamento termico e in
alcuni animali (capodogli) permette di adattare il galleggiamento del corpo alla densit
dell'ambiente circostante.
3. Glicerofosfolipidi
I glicerofosfolipidi sono lipidi di membrana, in cui due acidi grassi sono legati con legame
estere al primo e al secondo atomo di carbonio del glicerolo, mentre un gruppo molto polare
o carico legato tramite legame fosfodiestere al terzo atomo di carbonio. Sono derivati
dell'acido fosfatidico e vengono classificati a seconda della natura del gruppo alcolico della
testa polare (es. colina, etanolammina, serina, glicerolo, fosfatidilglicerolo etc.). In generale,
i glicerofosfolipidi contengono un acido grasso saturo a 16 o 18 atomi di carbonio in
posizione C-1 e un acido grasso insaturo a 18 o 20 atomi di carbonio in posizione C-2.
4. Sfingolipidi
Gli sfingolipidi sono lipidi di membrana, costituiti da una molecola di sfingosina (un
amminoalcol), da un acido grasso a catena lunga e da una testa polare alcolica, unita in
alcuni casi da un legame glicosidico, in altri da un ponte fosfodiestere. Il ceramide l'unit
fondamentale comune a tutti gli sfingolipidi. Vi sono tre sottoclassi di sfingolipidi, tutte
derivate dal ceramide, ma diverse per le loro teste polari: sfingomieline, glicolipidi neutri e
gangliosidi.
5. Steroli
Gli steroli sono lipidi strutturali presenti nella membrana di molte cellule eucaritiche. Sono
costituiti da un nucleo steroideo costituito da quattro anelli fusi: tre a sei atomi di C e uno a
cinque atomi di C. Il nucleo steroideo planare e rigido; gli anelli fusi non consentono
alcuna rotazione intorno ai legami di C-C. Sono sintetizzati da subunit isopreniche e sono
precursori di numerose molecole con specifiche attivit biologiche: es. ormoni steroidei e
sali biliari. Il principale sterolo il colesterolo.

Capitolo 13
1. Creatin chinasi
La creatin chinasi un enzima che catalizza la reazione reversibile: ADP + PCr ATP + Cr.
Questa reazione avviene quando vi un aumentata richiesta di ATP. Le riserve di Pcr hanno
concentrazione elevate, soprattutto nel muscolo scheletrico e rappresenta una riserva
disponibile di gruppi fosforici per la sintesi rapida di ATP da ADP. Quando la richiesta di
ATP diminuisce, l'ATP ottenuto dalle vie cataboliche riutilizzato per formare la PCr.

Capitolo 14
1. Glicolisi
Nella glicolisi una molecola di glucosio viene degradata, tramite 10 tappe catalizzate da
enzimi, in due molecole di piruvato. L'energia rilasciata recuperata sotto forma di ATP e
NADH, con un gudagno netto di 2ATP e NADH. La glicolisi pu essere divisa in 2 fasi:
fase preparatoria: glucosio + ATP (esochinasi) glucosio-6-fosfato (fosfoesosio
isomerasi) fruttosio-6-fosfato + ATP (fosfofrutto-chinasi 1) fruttosio 1,6-bisfosfato
(aldolasi) gliceraldeide 3-fosfato e [diidrossiacetone fosfato (trioso fosfato isomerasi)
gliceraldeide 3-fosfato]; fase di recupero energetico, i reagenti e i prodotti sono
moltiplicati per due: gliceraldeide 3-fosfato (gliceraldeide 3-fosfato deidrogenasi) 1,3
bisfosfoglicerato (fosfoglicerato chinasi) 3-fosfoglicerato (fosfoglicerato mutasi) 2fosfoglicerato (enolasi) PEP (piruvato chinasi) piruvato.
2. Diabete mellito di tipo I
L'assorbimento di glucosio nell'uomo mediato dai trasportatori del glucosio (GLUT). Vi
sono varie classi: GLUT1 e GLUT2 negli epatociti, GLUT3 nei neuroni e GLUT4 nel
muscolo scheletrico, cardiaco e nel tessuto adiposo. L'esposizione di GLUT4 regolata
dall'insulina. Nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo I pi del 90% delle cellule che
producono insulina sono degradate e non possono rilasciare tale prodotto. Per ovviare a
questa situazione, il muscolo e il tessuto adiposo utilizza gli acidi grassi, come combustibile.
Nel fegato l'acetil-CoA prodotto dal catabolismo degli acidi grassi convertito in corpi
chetonici. L'iperproduzione dei corpi chetonici nel sangue in un paziente affetto da diabete,
determina una diminuzione del pH (chetoacidosi), potenzialmente mortale.
3. Vie di alimentazione della glicolisi
Molti carboidrati entrano nella via glicolitica, dopo essere stati trasformati in uno degli
intermedi della glicolisi. Glicogeno e amido entrano nella glicolisi tramite una scissione
fosforolitica di un residuo di glucosio, con formazione di glucosio 1-fosfato, a sua volta
convertito in glucosio 6-fosfato da una fosfoglucomutasi. I polisaccaridi e disaccaridi dalla
dieta sono degradati a monosaccaridi e trasportati all'interno delle cellule intestinali. Diversi
D-esosi come fruttosio, mannosio, galattosio possono entrare nella via glicolitica soltanto
dopo essere stati fosforilati e trasformati in: glucosio 6-fosfato, fruttosio 6-fosfato o fruttosio
1-fosfato.
4. I due destini del piruvato (fermentazione)
Il NADH che si forma durante la glicolisi deve essere riciclato per rigenerare NAD+ , a sua
volta necessario per compiere una nuova glicolisi. In condizioni aerobiche, gli elettroni
vengono trasferiti dal NADH all'ossigeno per mezzo della respirazione mitocondriale. In
condizioni anaerobiche il NADH non pu essere ossidato. La cellula per ovviare a tale
situazione compie la fermentazione, che pu essere suddivisa in: fermentazione lattica, con
produzione di lattato grazie all'enzima lattato deidrogenazi, senza consumo di ossigeno e
senza variare la concentrazione del NAD+ e del NADH; fermentazione alcolica, con
produzione di etanolo grazie a due tappe catalizzate dagli enzimi piruvato decarbossilasi e
alcol deidrogenasi.
5. Gluconeogenesi
La formazione di glucosio a partire da precursori non saccaridici chiamata gluconeogenesi;
questo processo utilizza il piruvato e i composti a 3 o 4 atomi di carbonio ad esso correlati.
Sette reazioni della gluconeogenesi, tutte reversibili, sono catalizzate dagli stessi enzimi
della glicolisi. Tre reazioni irreversibili della glicolisi vengono sostituite da reazioni
catalizzate da specifici enzimi della gluconeogenesi: 1) la conversione del piruvato in PEP

con formazione intermedia di ossalacetato, catalizzata dalla piruvato carbossilasi e dalla PEP
carbossichinasi; 2) la defosforilazione del fruttosio 1,6-bisfosfato catalizzata dalla FBPasi-1;
3) la defosforilazione del fruttosio 6-fosfato, catalizzata dalla glucosio 6-fosfatasi. La
formazione di una molecola di glucosio dal piruvato richiede 4 ATP, 2 GTP e 2NADH.
6. La via dei pentosi fosfati
La via del pentosio fosfato parte dall'ossidazione e decarbossilazione del glucosio 6-fosfato
e produce un pentosio fosfato e NADPH dal NADP+. Il NADPH fornisce la forza riducente
alle reazioni biosintetiche ed il ribosio 5-fosfato un precursore per la sintesi dei nucleotidi
e degli acidi nucleici. caratterizzata da due fasi: fase ossidativa, caratterizzata da due
ossidazioni, che convertono il glucosio 6-fosfato in ribulosio 5-fosfato; fase non
ossidativa, prima il ribulosio 5-fosfato viene epimerizzato in xilulosio 5-fosfato, in seguito
due enzimi la transaldolasi e la transchetolasi convertono sei molecole di pentosio in cinque
molecole di esosio, completando il ciclo.

Capitolo 15
1. Analisi del controllo metabolico
L'analisi del controllo metabolico consiste in una analisi di tre parametri fondamentali, che
insieme descrivono la risposta di una via al variare delle circostanze metaboliche. I tre
parametri sono: coefficiente di controllo del flusso, C, una misura determinata
sperimentalmente degli effetti della concentrazione di un enzima sul flusso di una via
metabolica multienzimatica; coefficiente di elasticit, , di un enzima una misura
determinata sperimentalmente della sua risposta a variazioni di concentrazione di un
metabolita o di una molecola regolatrice; coefficiente di risposta, R, esprime l'effetto di un
fattore esterno sul flusso di una via metabolica. [R=C]
2. Regolazione coordinata della gluconeogenesi e della glicolisi
La gluconeogenesi e la glicolisi hanno sette enzimi in comune, mentre possiedono tre tappe
catalizzate da enzimi diversi e costituiscono i punti di regolazione delle due vie.
L'esochinasi e la glucosio 6-fosfatasi sono regolate a livello trascrizionale: condizioni di
bassa [ATP], alta [AMP] ed elevata glicemia causano elevata trascizione di esochinasi,
viceversa di glucosio 6-fosfatasi. PFK-1 e FBPasi-1 sono regolate reciprocamente: alte
[AMP], [ADP] e [fruttosio 2,6-bisfosfato] attivano PFK-1, alte [citrato] e [ATP] la
inibiscono; viceversa per FBPasi-1. La piruvato chinasi inibita allostericamente dall'ATP;
l'isozima L del fegato anche dalla fosforilazione cAMP-dipendente. La piruvato carbossilasi
attivata da alte [Acetil-CoA]. I fattori trascrizionali quali ChREBP, CREB, SREBP e
FOXO1modulano la trascrizione di geni specifici delle due vie.
3. Regolazione della gluconeogenesi
Il primo punto di controllo della gluconeogenesi la conversione del piruvato ad acetil-CoA
(catalizzata da PDH), combustibile per il ciclo dell'acido citrico o ad ossalacetato
(catalizzata da piruvato carbossilasi), per la gluconeogenesi. L'acetil-CoA un modulatore
allosterico positivo della piruvato carbossilasi. La produzione di PEP catalizzata dalla PEP
carbossichinasi regolata a livello della sintesi e demolizione di tale enzima. La FBPasi-1
regolata negativamente da [fruttosio 2,6-bisfosfato] e [AMP]. La glucosio 6-fosfatasi
regolata a livello trascrizionale: alta [ATP], bassa [AMP] e bassa glicemia attivano la
trascrizione. I fattori trascrizionali quali CREB, SREBP e FOXO1modulano la trascrizione
di geni specifici della gluconeogesi.
4. Catabolismo del glicogeno
Il glicogeno conservato nel muscolo scheletrico e nel fegato. Le unit di glucosio del
glicogeno entrano nella glicolisi per azione di tre enzimi: glicogeno fosforilasi, enzima
deriamificante e fosfoglucomutasi. La glicogeno fosforilasi scinde un legame (1 4)
glicosidico tra due residui di glucosio all'estremit non riducente, liberando glucosio 1fosfato. La ramificazione (1 6) scissa dall'enzima deramificante, che rilascia una
catena lineare e glucosio libero. La fosfoglucomutasi converte il glucosio 1-fosfato in
glucosio 6-fosfato, il quale pu entrare nella glicolisi oppure nel fegato, dove convertito in
glucosio libero dalla glucosio 6-fosfatasi nel reticolo endoplasmatico e rilasciati libero nel
sangue.
5. Sintesi del glicogeno
L'UDP-glucosio dona i residui di glucosio all'estremit non riducente del glicogeno nella
reazione catalizzata dalla glicogeno sintasi. L'enzima ramificante produce i legami (1 6)
nei punti di ramificazione. La glicogeno sintasi necessita di un innesco (primer) per generare
una molecola di glicogeno. La glicogenina trasferisce il glucosio dall'UDP-glucosio al
gruppo ossidrilico della Tyr194 della glicogenina, la quale possiede anche l'attivit glucosil-

trasferasica. La formazione di un primer di almeno otto residui di glucosio permette la


sintesi del glicogeno.
6. Regolazione della sintesi e della demolizione del glicogeno
La glicogeno fosforilasi attivata da una cascata innescata da adrenalina nel miocita e da
glucagone nell'epatocita, che agiscono su una proteina che lega il GTP(Gs): attivazione AC
[AMP] PKA attiva fosforilasi b chinasi attiva glicogeno fosforilasi dalla
forma b (inattiva) alla forma a (attiva) aumento della glicogenolisi. La glicogeno sintasi
presenta una forma a (attiva) defosforilata e una forma b (inattiva) fosforilata. GSK3
determina la fosforilazione di questa proteina, soltanto se la CKII ha precedentemente
fosforilato la glicogeno sintasi. L'insulina agisce sia sulla demolizione, sia sulla sintesi del
glicogeno: attivando la PP1 e inibendo GSK3.

Capitolo 16
1. PDH
Il complesso della piruvato deidrogenasi costituito da tre enzimi ed localizzato nei
mitocondri delle cellule eucariotiche e nel citosol delle cellule procariotiche. Gli enzimi
sono: piruvato deidrogenasi, E1 (legata al suo cofattore TPP); diidrolipoil transacetilasi, E2
(col gruppo lipoilico legato covalentemente); diidrolipoil deidrogenasi, E3 (con i suoi
cofattori FAD e NAD). All'interno del complesso avviene un ciclo di cinque reazioni che
portano alla degradazione del piruvato in Acetil-CoA, CO2 e NADH. Tutti gli enzimi e i
coenzimi sono raggruppati insieme consentendo agli intermedi di reagire facilmente e
velocemente (incanalamento del substrato).
2. Formazione dell'acetil-CoA (PDH)
Il degradazione del piruvato ad opera di PDH genera: Acetil-CoA, CO2 e NADH. La
piruvato deidrogenasi, E1, catalizza la decarbossilazione del piruvato producendo
idrossietil-TPP, e poi l'ossidazione del gruppo idrossietilico a gruppo acetilico. Gli elettroni
di questa ossidazione vengono utilizzata per rompere il legame disolfuro della lipoil-lisina e
per formare l'acil lipoil-lisina (lega un gruppo acetilico). La diidrolipoil transacetilasi, E2,
catalizza il trasferimento del gruppo acetilico al coenzima A, formando acetil-CoA. La
diidrolipoil deidrogenasi, E3 catalizza la rigenerazione del legame disolfuro del lipoato,
generando NADH.
3. Ciclo dell'acido citrico
Il ciclo dell'acido citrico una via catabolica, che avviene nei mitocondri in cui un acetilCoA viene trasformato in 2CO2, generando 3NADH, 1FADH2 e 1GTP. Il ciclo comprende
otto tappe: Acetil-CoA + ossalacetato (citrato sintasi) citrato (aconitasi) cis-aconitato
(aconitasi) isocitrato (isocitrato deidrogenasi) -chetoglutarato (complesso dell'chetoglutarato deidrogenasi) succinili-CoA (succinil-CoA sintetasi) succinato
(succinato deidrogenasi) fumarato (fumarasi) malato (malato deidrogenasi)
ossalacetato, ricominciando un altro ciclo.
4. Regolazione del ciclo dell'acido citrico
La velocit del ciclo dell'acido citrico controllata dalla velocit di conversione del piruvato
in acetil-CoA, e dal flusso attraverso la citrato sintasi, la isocitrato deidrogenasi e l'chetoglutarato deidrogenasi. Il flusso attraverso questi enzimi largamente detreminatto
dalle concentrazioni dei substrati e dei prodotti: i prodotti terminali ATP e NADH sono
inibitori, e i substrati NAD+ e ADP sono attivatori. La produzione di Acetil-CoA, catalizzata
dalla PDH, inibita allostericamente dai metaboliti che segnalano una sufficiente
disponibilit di energia metabolica (ATP, acetil-CoA, NADH,acidi grassi), viceversa attivata
da AMP, CoA e NAD+.
5. Il ciclo del gliossilato
Il ciclo del gliossilato ha sede nelle piante (nei gliossiosomi) e in alcuni microrganismi.
Consiste in un ciclo di reazione che produce una molecola di succinato e un NADH per ogni
2 Acetil-CoA: Acetil-CoA + ossalacetato (citrato sintasi) citrato (aconitasi) isocitrato
(isocitrato liasi) succinato e gliossilato; gliossilato + Acetil-CoA (malato sintasi)
malato (malato deidrogenasi) ossalacetato, ricominciando un altro ciclo. Nei vertebrati
assente il ciclo del gliossilato. Essi non possono perci sintetizzare il glucosio dall'acetato o
dall'acetil-CoA prodotto dagli acidi grassi.

Capitolo 17
1. Digestione degli acidi grassi
I triacilgliceroli ingeriti con la dieta sono convertiti in micelle solubili dai sali biliari
(solubilizzazione). La formazione delle micelle aumenta la frazione di lipidi accessibile
all'azione di lipasi solubili in acqua, le quali degradano i triaciligliceroli. Gli acidi grassi e
gli altri prodotti di degradazione penetrano nella mucosa intestinale, dove vengono
convertiti in triacilgliceroli. Quest'ultimi vengono incorporati insieme a colesterolo e
apolipoproteine nei chilomicroni, i quali a loro volta arrivano ai tessuti attraverso il sistema
linfatico e sanguigno. La lipoproteina lipasi, attivata nei capillari dall'apoC-II, converte i
triacilgliceroli in acidi grassi e glicerolo, i quali entrano nelle cellule, dove seguono diverse
vie.
2. Mobilizzazione dei triacilgliceroli depositati
Gli ormoni innescano la mobilizzazione delle riserve dei triacilgliceroli. Quando una bassa
concentrazione di glucosio nel sangue provoca il rilascio di adrenalina o glucagone,
l'ormone si lega al suo recettore associato a proteine G sulla membrana dell'adipocita. Il
legame genera un meccanismo a cascata, con attivazione di: AC PKA fosrilazione
delle perilipine (sulla membrana della goccia lipidica) e della lipasi ormone-sensibile; questa
lipasi idrolizza i triacilgliceroli della goccia lipidica in acidi grassi. Gli acidi grassi liberi
lasciano l'adipocita e legati alla sieroalbumina vengono trasportati nel sangue fino agli altri
tessuti.
3. Attivazione degli acidi grassi
Gli acidi grassi con 14 o pi atomi di carbonio non possono passare direttamente attraverso
la membrana mitocondriale, ma devono prima subire tre reazioni enzimatiche dette sistema
navetta o shuttle della carnitina: 1) acil-CoA sintetasi, presente sulla membrana
mitocondriale esterna, favorisce la formazione di un tioestere; 2) carnitina acil transferasi I,
catalizza la formazione di acil-carnitina, la quale in grado di passare nella matrice
attraverso un trasportatore specifico nella membrana mitocondriale interna; 3) carnitina acil
transferasi II permette il distacco della carnitina, con formazione di acil-CoA. L'Acil-CoA
pu essere ossidato o utilizzato per la sintesi di lipidi di membrana nel citosol.
4. Beta-ossidazione
Nella prima reazione della -ossidazione, quattro reazioni staccano una unit di acetil-CoA
dall'estremit carbossilica di un acil-CoA saturo: 1)deidrogenazione degli atomi di carbonio
e (acil-CoA deidrogenasi FAD-dipendente); 2) idratazione del doppio legame trans-2
(enoil-CoA idratasi); 3) deidrogenazione della L-b-idrossiacil-CoA (b-idrossiacil-CoA
NAD-dipendente; 4) tiolidi del b-chetoacil-CoA (tiolasi), con formazione di acetil-CoA e di
un acil-CoA accorciato di due atomi di carbonio. Durante queste reazioni vengono prodotte
una molecola di NADH e una di FADH2.
5. Tappe beta-ossidazione [vedi risposta n4]
6. Tipi beta-ossidazione
La normale beta-ossidazione produce il distacco da un acido grasso saturo con un numero
pari di atomi di C di una unit acetilica, attraverso quattro reazioni. L'ossidazione degli acidi
grassi insaturi richiede due altri enzimi: l'enoil-CoA isomerasi, che trasforma un doppio
legame cis in trans e nel caso di acidi grassi poliinsaturi necessaria anche la 2,4 dienoilCoA reduttasi. L'ossidazione degli acidi grassi con un numero dispari di atomi di C avviene
normalmente fino all'ultimo substrato a 5C, che viene scisso in acetil-CoA e proprionil-CoA:
proprionil-CoA (propionil-CoA carbossilasi, insieme al cofattore biotina) D-

metilmalonil-CoA (metilmalonil-CoA epimerasi) L-metilmalonil-CoA (meil-malonilCoA mutasi, insieme al coenzima B12) succinil-CoA.
7. Regolazione sintesi e demolizione degli acidi grassi
La velocit di ossidazione degli acidi grassi limitata dal processo a tre tappe dello shuttle
della carnitina. Il malonil-CoA, il primo intermedio della biosintesi citosolica degli acidi
grassi a catena lunga, inibisce la carnitina acil-transferasi I. Alte concentrazioni di glucosio,
determinano il rilascio di insulina, che aumenta l'attivit della fosfatasi che defosforila ACC,
attivandolo [malonil-CoA] aumenta limitando la demolizione di acidi grassi. Il glucagone
invece aumenta l'attivit della PKA che fosforila ACC, inattivandolo, con effetti opposti
all'insulina.
8. Tappe formazione corpi chetonici
I corpi chetonici sono: l'acetone, l'acetoacetato e -idrossibutirrato. Derivano dall'acetil-CoA
tramite una serie di reazioni: 2 acetil-CoA (tiolasi) acetoacetil-CoA + acetil-CoA (HMGCoA sintasi) HMG-CoA (HMG-CoA liasi) acetoacetato + acetil-CoA;
dall'acetoacetato derivano l'acetone tramite decarbossilazione (acetato decarbossilasi) e il Db-idrossibutirrato tramite ossidazione (D-b-idrossibutirrato deidrogenasi). L'acetone viene
eliminato con la respirazione, invece gli altri due con il ciclo dell'acido citrico per dare
energia a tessuti come il muscolo scheletrico, il cuore e il rene.

Capitolo 18
1. Metabolismo amminoacidi
Il metabolismo degli amminoacidi di norma comprende, come prima tappa, il distacco del
gruppo -amminico, promosso da enzimi chiamati amminotrasferasi o transaminasi. La
reazione necessita del cofattore PLP e consiste nel passaggio di un gruppo -amminico di un
aa. ad un -chetoglutarato, con formazione di glutammato (Glu) e -chetoacidi. Il
glutammato rilascia il suo gruppo amminico sotto forma di ammoniaca nel fegato, dove
potr entrare nel ciclo dell'urea o essere riciclata nella biosintesi di amminoacidi, nucleotidi
e ammine biologiche. Gli -chetoacidi entrano nel ciclo dell'acido citrico.
2. Trasporto di NH3 nel sangue
NH3 molto tossico negli animali e il suo livello nel sangue deve essere controllato. L'NH3
libera nei tessuti si combina con il glutammato per formare la glutammina (glutammina
sintetasi); la reazione richiede ATP ed avviene in due tappe, con intermedio gammaglutammil-fosfato. La Gln cos formata viene trasportata al fegato grazie al torrente ematico.
La Gln in eccesso viene convertita in Glu e NH4+ dalla glutamminasi, nei mitocondri del
fegato. Lo ione ammonio pu, inoltre, essere trasportato per mezzo dell'alanina dal muscolo
scheletrico al fegato (ciclo glucosio-alanina).
3. Ciclo dell'urea
Il ciclo dell'urea serve a convertire l'NH3 nei mitocondri epatici in urea; inizialmente l'NH4+
presente nei mitocondri e l'HCO3- , derivato dalla respirazione mitocondriale, reagiscono
grazie all'ATP e alla carbamil fosfato sintetasi per dare: carbamil fosfato; carbamil fosfato +
ornitina (ornitina transcarbamilasi) citrullina si sposta nel citosol; citrullina + ATP
+aspartato (argininosuccinato sintetasi) arginino succinato (arginino-succinasi)
fumarato e arginina; arginina (argininasi) ornitina ed urea. La produzione di fumarato
unisce il ciclo dell'urea al ciclo di Krebs e ci fa diminuire il costo energetico della via.
4. Shunt aspartato-argininosuccinato
Lo shunt aspartato-argininosuccinato collega il ciclo dell'urea con il ciclo di Krebs (biciclo
di Krebs): il ciclo dell'urea produce fumarato nel citosol in seguito alla sintesi di arginina
che pu essere convertito in malato ed entrare nel ciclo di Krebs; l'aspartato, formato nei
mitocondri mediante transamminazione dell'ossalacetato ad opera del glutammato, entra nel
ciclo dell'urea da donatore di N.
5. Regolazione del ciclo dell'urea
Regolazione a lungo termine: se la dieta iperproteica, gli scheletri carboniosi degli
amminoacidi vengono usati come combustibile metabolico e l'urea viene prodotta in
eccesso; in caso di digiuno i nutrienti provengono dalla degradazione delle proteine
muscolari e la produzione di urea aumenta. Regolazione a breve termine: la carbamilfosfato
sintetasi attivata allostericamente dall'N-acetilglutammato, sintetizzato dall'acetil-CoA e
dal glutammato ad opera dell'enzima N-acetilglutammato sintasi; il livello di Nacetilglutammato dipende dai substrati e dall'arginina, attivatrice della N-acetilglutammato
sintasi.
6. Donatori di gruppi amminici nel ciclo dell'urea
Il primo gruppo amminico a entrare nel ciclo dellurea deriva dallNH3 mitocondriale:
questa, sotto forma di NH4+, reagisce con lHCO3-(derivato dalla respirazione
mitocondriale) per dare carbamil fosfato grazie alla carbamil fosfato sintetasi e allATP. Il
secondo gruppo amminico viene fornito dallAsp mediante una condensazione tra il gruppo
amminico dellAsp e il gruppo ureidico della citrullina: questa reazione genera

argininosuccinato, richiede ATP e passa per lintermedio citrullil-AMP ed catalizzata dalla


argininosuccinato sintetasi.
7. Degradazione amminoacidi
I 20 processi metabolici degli aa convergono verso 6 prodotti principali, tutti in grado di
entrano nel ciclo di Krebs; gli scheletri carboniosi sono indirizzati alla gluconeogenesi o alla
chetogenesi o completamente ossidati a CO2 e H2O. Gli aa possono essere chetogenici o
glucogenici(alcuni sono entrambi). Glucogenici: Arg, Gln, His, Pro Glu chetoglutarato; Ile, Met, Thr, Val succinil-CoA; Phe , Tyr fumarato; Asn, Asp
ossalacetato; Ala, Cys, Gly, Ser, Trp, Thr piruvato. Chetogenici: Ile, Leu, Thr, Trp
acetil-CoA; Leu, Lys, Phe, Trp, Tyr acetoacetil-CoA; lacetoacetil-Coa pu formare corpi
chetonici o divenire acetil-CoA e questultimo pu produrre anchesso corpi chetonici o
entrare nel ciclo di Krebs.
8. Coenzimi
I pi importanti sono il piridossal fosfato, il tetraidrofolato e la S-adenosilmetionina: il PLP
il gruppo prostetico delle transamminasi, corrisponde alla forma coenzimatica della
vitamina B6, partecipa al trasferimento dei gruppi amminici all-chetoglutarato; il
tetraidrofolato, la cui forma ossidata la folacina, ha 3 stati di ossidazione: il pi ridotto
trasporta CH3, se pi ossidato CH2OH e se ancora pi ossidato -CHO; ladoMet il
miglior trasportatore CH3, proviene da ATP e Met grazie alladenosilmetionina trasferasi:
in questa reazione lo S della Met attacca il C5 del ribosio rilasciando il gruppo trifosforico,
altamente energetico. Vi sono anche: la biotina e la tetraidrobiopternia.
9. Amminoacidi glucogenici
10. Amminoacidi chetogenici

Capitolo 19
1. Definizione fosforilazione ossidativa
La fosforilazione ossidativa rappresenta la tappa finale del metabolismo negli organismi
aerobici. In questa tappa tutta l'energia prodotta dalle ossidazioni utilizzata per la sintesi di
ATP nei mitocondri. In questo processo coinvolto un flusso di elettroni attraverso una
catena di trasportatori legati alla membrana. L'energia libera resa da questo flusso
esoergonico di elettroni accoppiata al trasporto endoergonico di protoni attraverso una
membrana impermeabile ai protoni. Il flusso trasmembrana di protoni in senso inverso,
mediato da l'ATP sintasi genera ATP mediante catalisi rotazionale. I 10 NADH e i 2
FADH2 ,prodotti dall'ossidazione del glucosio nella glicolisi e nel ciclo di Krebs, mediante
fosforilazione ossidativa producono 28 molecole di ATP.
2. Accettori di elettroni
Gli elettroni derivano dallazione delle deidrogenasi che li incanalano verso gli accettori
nicotinammidici(NAD+ o NADP+) e flavinici(FAD o FMN). Le deidrogenasi NAD(P)+
dipendenti catalizzano la reazione reversibile: substrato ridotto+NAD(P)+ substrato
ossidato+NAD(P)H + H+; il NADH trasporta elettroni dalle reazioni cataboliche alla NADH
deidrogenasi; le flavoproteine contengono un cofattore flavinico(FAD o FMN) che se
ossidato pu accettare 1 o 2 elettroni: esse agiscono come intermedi di reazioni in cui sono
donati 2 elettroni e quelle in cui ne viene accettato 1 alla volta. Oltre a queste proteine vi
sono altri gruppi di trasportatori: ubichinone, citocromi e proteine ferro-zolfo.
3. Complesso (I, II, III, IV)
I trasportatori di elettroni sono organizzati in complessi multienzimatici; il complesso
I(NADH deidrogenasi)catalizza NADH+H+ + Q(ubichinone) NAD+ +QH2 e il
trasferimento di 4 protoni dalla matrice allo spazio intermembrana; il II(succinato
deidrogenasi) costituito da quattro subunit proteiche (A,B,C,D); la subunit A contiene
FAD, la B 3 centri Fe-S attraverso i quali gli elettroni passano dal succinato per raggiungere
Q; il complesso del citocromo bc1(III) viene ossidato (da QH2 a Q) e vengono ridotte due
moleocle di citocromo c, con trasporto vettoriale di protoni dalla matrice allo spazio
intermembrana; il IV(citocromo ossidasi) trasporta gli elettroni dal complesso c al centro
CuA, al gruppo eme a, al centro a3-CuB e infine all'O2, riducendolo ad H2O.
4. Struttura ATP sintasi
un complesso enzimatico della membrana mitocondriale interna che catalizza la
formazione di ATP da ADP e Pi, accompagnata dal flusso protonico dal lato p al lato n della
membrana. Appartiene alla famiglia delle ATPasi di tipo F. formata da 2 subunit: Fo
possiede un canale per i protoni, attraverso il quale questi ioni possono passare ad una
velocit pari a quella del pompaggio degli elettroni; F1 isolata catalizza lidrolisi dellATP,
mentre accoppiata a Fo chiude il canale protonico di quest'ultima, garantendo
laccoppiamento del trasferimento protonico alla sintesi di ATP.
5. Funzionamento ATP sintasi
Il funzionamento strettamente legato con la struttura delle sue subunit: Fo formato da 3
subunit a, b, e c, e questultimo forma un cilindro; F1 formato da 3 subunit e 3 ,
ognuno dei quali possiede un sito per la catalisi dellATP, che si alternano attorno a uno stelo
centrale . LATP sintasi effettua una catalisi rotazionale, nella quale il flusso di protoni
attraverso Fo induce ciascuno dei tre siti attivi di F1 a passare ciclicamente da una
conformazione legata ad (ADP+Pi) ad una legata allATP e ad una vuota.

6. Funzioni forma motrice protonica


Lenergia elettrochimica contenuta nella differenza di concentrazione protonica e nella
separazione delle cariche attraverso la membrana mitocondriale interna, cio la forza
protonica, porta alla sintesi di ATP quando il flusso protonico inverte la sua direzione e i
protoni ritornano nella matrice attraverso un canale associato allATP sintasi; infatti il flusso
di protoni attraverso il poro di Fo provoca la rotazione del cilindro costituito dalle subunit c
e : ogni rotazione di 120 pone in contatto con una che diventa vuota; quindi per ogni
rotazione completa di ogni compie un ciclo attraverso 3 conformazioni(-ATP, -ADP,
vuota) e si formano 3 ATP.
7. Shuttle malato-aspartato
un sistema navetta per il passaggio degli elettroni dal NADH citosolico alla matrice
mitocondriale; il NADH citosolico passa i suoi 2 H allossalacetato formando malato grazie
alla malato deidrogenasi; il malato entra nella matrice attraverso il trasportatore malato-chetoglutarato e trasferisce gli equivalenti riducenti al NAD+; il NADH formato viene
riossidato dalla catena respiratoria invece lossalacetato prodotto dalla deidrogenazione del
malato viene prima convertito in Asp da AST, e questo esce dai mitocondri grazie al
trasportatore glutammato-aspartato; lAsp viene poi riconvertito in ossalacetato.
8. Shuttle glicerolo 3-fosfato
un sistema di trasferimento degli equivalenti riducenti dal citosol ai mitocondri che opera
nel muscolo scheletrico e nel cervello; il diidrossiacetone fosfato nel citosol accetta 2
equivalenti riducenti dal NADH citosolico formando glicerolo 3-fosfato(catalizzata dalla
glicerolo 3-fosfato deidrogenasi citosolica); sulla faccia esterna della membrana
mitocondriale interna vi unisoenzima della glirolo 3-fosfato deidrogenasi che trasferisce 2
equivalenti riducenti dal glicerolo 3-fosfato citosolico allubichinone.
9. Regolazione fosforilazione
regolata in base alle richieste energetiche cellulari: la [ADP]( agente limitante principale
della respirazione mitocondriale, controllo dellaccettore) e il rapporto di azione di
massa[ATP]/([ADP][Pi] sono misure dello stato energetico della cellula; nelle cellule
ipossiche una proteina inibitrice IF1 blocca lidrolisi dellATP da parte dellATP sintasi e
previene una drastica caduta della [ATP]; le risposte adattive allipossia mediate dall HIF-1
rallentano il trasferimento degli elettroni nella catena respiratoria e modificano il complesso
IV (COX4-1 sostituita da COX4-2), rendendolo pi adatto a funzionare a basse
concentrazioni di ossigeno.
10. Regolazione coordinata con glicolisi, ciclo dell'acido citrico, ossidazioni.
Le principali vie cataboliche sono regolate in maniera concertata consentendo la produzione
di ATP e precursori biosintetici in modo economico e autoregolato; quando aumenta il
consumo di ATP aumenta la velocit di trasporto degli elettroni e della fosforilazione
ossidativa, ma anche la velocit di utilizzazione del piruvato nel ciclo di Krebs e quindi il
flusso elettronico; quando viene prodotto molto ATP, [ADP] si abbassa e il trasporto
elettronico e la fosforilazione ossidativa diminuiscono(controllo dellaccettore); anche la
glicolisi e il ciclo di Krebs rallentano in quanto lATP un inibitore di PFK-1 e di PDH.

11. Mitocondri (termogenesi e apoptosi)


I mitocondri del grasso bruno possiedono una proteina disaccoppiante, la termogenina, che
permette ai protoni di tornare alla matrice senza passare da FoF1: grazie a questo
meccanismo lenergia delle ossidazioni non viene immagazzinata come ATP ma dissipata
come calore. Allinizio dellapoptosi la permeabilit della membrana mitocondriale esterna
aumenta grazie a PTPC; questo fa s che il citocromo c esca nel citosol e si leghi ad Apaf-1
causando la formazione dellapoptosoma che attiva la procascasi-9 a caspasi-9 con linizio
di una cascata di attivazione proteolitica, che provocano la morte e il riassorbimento della
cellula.
12. Agenti accoppianti e disaccoppianti

Capitolo 21
1. Sintesi degli acidi grassi
Avviene con la ripetizione di 4 tappe, alla fine delle quali un acile saturo diventa il substrato
di una condensazione con malonile attivato; la reazione allunga di 2 C la catena ed
catalizzata da FAS: condensazione tra il gruppo acetilico, legato a KS(che catalizza la
reazione), e malonilico, legato ad ACP, con formazione di acetoacetil-ACP e CO2; il
NADPH riduce il carbonile dellacetoacetil-ACP trasformandolo in -idrossibutirril-ACP
grazie allaiuto di KR; DH catalizza la deidratazione di C2 e C3 formando un doppio legame
nel trans-2-butenoil-ACP; ER catalizza la riduzione del doppio legame da parte di NADPH
per formare butirril-ACP. Il butirrile viene trasferito su KS cos ACP libera di legarsi a un
altro malonile e il ciclo pu ricominciare. L'attivit idrolitica della tioesterasi, TE, permette
il distacco dell'acido grasso (massimo 16 atomi di C).
2. Regolazione sintesi acidi grassi
Lacetil-CoA carbossilasi, che trasforma lacetil-CoA in malonil-CoA, viene inibita
retroattivamente dal palmitoil-CoA, principale prodotto della sintesi degli acidi grassi, e
attivata allostericamente dal citrato; inoltre il glucagone e ladrenalina inattivano lacetilCoA carbossilasi favorendone la fosforilazione. L'insulina innesca l'attivazione della citrato
liasi, favorendo la produzione di Acetil-CoA. La sintesi degli acidi grassi e la -ossidazione
sono regolate in maniera coordinata per non disperdere energia: il malonil-CoA, primo
intermedio della sintesi degli acidi grassi inibisce la carnitina aciltrasferasi, enzima
necessario per la -ossidazione.
3. Sintesi acetil-CoA e NADH e trasporto
Lacetil-CoA usato per la sintesi degli acidi grassi prodotto nei mitocondri dallossidazione
del piruvato e dal catabolismo degli aa. Dato che lacetil-CoA non pu attravesare la
membrana mitocndriale la citrato sintasi catalizza la reazione con lossalacetato per formare
citrato che pu uscire dal mitocondrio attraverso il suo trasportatore; il citrato nel citosol,
grazie allATP e alla citrato liasi rilascia acetil-CoA e ossalacetato. Lossalacetato viene
ridotto a malato; questo entra nel mitocondrio tramite il suo trasportatore o viene convertito
in piruvato dallenzima malico con produzione di NADPH, trasportatore di elettroni nelle
vie cataboliche che pu esse prodotto anche nella via del pentosio fosfato.
4. Eicosanoidi
Sono una famiglia di molecole segnale che agiscono da messaggeri a corto raggio e derivano
dallarachidonato; lenzima cicloossigenasi(COX) introduce ossigeni nellarachidonato
convertendolo in PGG2 e poi con la sua attivit perossidasica lo trasforma in PGH2,
precursore sia delle prostaglandine che dei trombossani (entrambi composti ciclici); questi
ultimi stimolano la coagulazione e derivano dalla conversione di PGH2 in trombossano A2,
grazie alla trombossano sintasi presente nelle piastrine; i leucotrieni sono composti lineari,
formati da arachidonato in cui viene incorporato ossigeno grazie alle lipoossigenasi, che
sono ossidasi a funzione mista che usano i citocromo P-450.
5. Sintesi dei triacilgliceroli
Vengono prodotti a partire da acil-CoA e glicerolo 3-fosfato; questultimo deriva per lo pi
dal diidrossiacetone fosfato per azione della glicerolo 3 fosfato deidrogenasi ma pu essere

prodotto anche dallazione della glicerolo chinasi sul glicerolo; gli acil-CoA derivano dagli
acidi grassi grazie alla acil-CoA sintetasi; 2 OH liberi del glicerolo 3-fosfato reagiscono con
due acil-CoA, grazie allaciltrasferasi, per formare il fosfatidato; questo viene idrolizzato
dalla fosfatidato fosfatasi a formare 1,2-diacilglirolo e successivamente transesterificato con
un terzo acil-CoA.
6. Regolazione sintesi triacilgliceroli
La velocit della biosintesi dei TAG controllata da diversi ormoni: linsulina facilita la
conversione dei carboidrati in TAG e per questo i soggeti affetti da diabete mellito non
producono acidi grassi a favore della formazione dei corpi chetonici. Parte degli acidi grassi
rilasciati dalla lipolisi dei TAG passa nel sangue, mentre la parte restante viene risintetizzata
a TAG; parte degli acidi grassi rilasciati nel sangue viene usata come fonte di energia, invece
unaltra parte viene assorbita dal fegato per la sintesi dei TAG che attraverso il sangue
arrivano nel tessuto adiposo e vengono immagazzinati. Adrenalina e glucagone stimolano,
invece, la mobilizzazione degli acidi grassi per soddisfare le necessit energetiche.
7. Gliceroneogenesi
una serie di reazione che trasforma il piruvato in diidrossiacetone e questo in glicerolo 3fosfato grazie alla glicerolo 3-fosfato deidrogenasi NAD-dipendente. Nel tessuto adiposo
controlla la velocit di rilascio nel sangue degli acidi grassi; nel grasso bruno controlla la
termogenesi mitocondriale. La velocit della gliceroneogenesi, cos come della
gluconeogenesi dipende dai livelli della PEP carbossichinasi: i glucocorticoidi promuovono
la gluconeogenesi e la gliceroneogenesi nel fegato e la inibiscono nel tessuto adiposo,
favorendo la sintesi e il rilascio di TAG nel sangue e inibendone il riciclaggio nel tessuto
adiposo. I tiazodinedioni, usati come farmaci contro il diabete di tipo 2, aumentano la
gliceroneogenesi nel tessuto adiposo.
8. Sintesi fosfolipidi di membrana
Sono costituiti da una molecola di glicerolo esterificata con 2 acidi grassi e 1 gruppo polare
e negli eucarioti derivano dal CDP-diacilglicerolo; il fosfatidilinositolo deriva dalla
condensazione del CDP-diacilglicerolo con linositolo, e altre fosfatidilinositolo chinasi lo
convertono nei suoi derivati fosforilati. CDP-diacilglicerolo+serina (fosfatidilserina
decarbossilasi) fosfatidilserina + 3adoMet (metiltrasferasi) fosfatidiletanolammina. La
cardiolipina deriva invece dalla reazione del CDP-diacilglicerolo con il fosfatidilglicerolo,
catalizzata dalla cardiolipina sintasi.
9. Sintesi colesterolo
un composto che deriva dalla trasformazione dellacetato in 4 tappe: da 2 acetil-CoA si
arriva al mevalonato passando per acetoacetil-CoA e HMG-CoA; il mevalonato riceve 3
gruppi fosforici da 3 ATP e viene decarbossilato a 2 isopreni attivati: 3-isopentil
pirofosfato che pu isomerizzare a dimetilallil pirofosfato; questi ultimi 2 condensano a
geranil pirofosfato che condensa con un altro isoprene dando il farnesil pirofosfato, che
reagisce con un altro farnesil pirofosfato formando lo squalene; una monossigenasi
trasforma questo in squalene 2,3-epossido che poi viene ciclizzato a lanosterolo(negli
animali) e convertito in colesterolo dopo 20 reazioni.

10. La tappa di regolazione della sintesi del colesterolo


Questa consiste nella conversione dellHGM-CoA in mevalonato catalizzata dalla HMGCoA reduttasi; la regolazione mediata da un sistema di controllo della trascrizione del gene
che codifica lHMG-CoA reduttasi; il gene controllato dalle proteine che legano gli
elementi regolatori dello sterolo(SREBP), che rimangono inattive fino quando sono legate a
SCAP; il dominio amminoterminale delle SREBP, in risposta a bassi livelli del colesterolo,
viene scisso da proteasi e pu attivare il gene della reduttasi. Il glucagone stimola
fosforilazione dellHGM-CoA reduttasi, inattivandola, e linsulina ha leffetto opposto.
11. Destini del colesterolo
Nei vertebrati la maggior parte prodotto nel fegato; una piccola parte viene integrata nelle
membrane degli epatociti; la maggior parte viene esportata sotto 3 forme: colesterolo biliare,
acidi biliari, esteri del colesterolo. Gli acidi biliari sono derivati relativamente idrofilici che
aiutano a digerire i lipidi. Gli esteri del colesterolo si formano grazie allacil-CoAcolesterolo aciltrasferasi: questo enzima catalizza il trasferimento di un acido grasso
dall'acil-CoA al gruppo OH del colesterolo; vengono immagazzinati nel fegato o esportati ad
altri tessuti. Il colesterolo precursore delle vitamine D e in alcuni organi specializzati
utilizzato per la produzione di ormoni steroidei.
12. Meccanismi di trasporto di triacilgliceroli, acidi grassi, glicerolo e colesterolo
Sono trasportati dal sangue sotto forma di lipoproteine plasmatiche; le VLDL trasportano
colesterolo, esteri del colesterolo e TAG dal fegato agli altri tessuti in cui i TAG vengono
degradati dalla lipoproteina lipasi e le VLDL sono convertite in LDL, che sono ricche di
colesterolo e dei suoi esteri e sono assimilate per endocitosi mediata da recettore, in quanto
lapolipoproteina B-100 viene riconosciuta dai recettori di membrana. LHDL rimuove il
colesterolo dal sangue e dai tessuti extraepatici portandolo al fegato.

Capitolo 22
1. Ciclo dell'azoto
Il ciclo dell'azoto formato da una serie di processi metabolici in grado di recuperare e
riutilizzare l'azoto disponibile per i processi biologici. Presenta diverse tappe: 1) fissazione o
riduzione dell'azoto atmosferico (N2) ad ammoniaca(NH4+ ad opera del complesso della
nitrogenasi (dinitrogenasi reduttasi e dinitrogenasi), presente nei batteri fissatori.
L'ammoniaca pu essere usata per la sintesi di amminoacidi e altri composti contenenti
azoto ridotto 2) nitrificazione, un processo di ossidazione dell'NH4+ a nitrito e nitrato ad
opera dei batteri nitrificanti. 3) denitrificazione, batteri denitrificanti convertono i nitrati in
azoto atmosferico, chiudendo il ciclo. Tale ciclo cortocircuitato da i batteri anammox, che
promuovono l'ossidazione anaerobica dell'ammoniaca e dei nitriti ad azoto atmosferico.
2. Metabolismo dell'azoto
LN ridotto incorporato come NH4+ negli aa e in altre biomolecole; il punto di ingresso
rappresentato dal Glu e dalla Gln; i gruppi amminici degli aa derivano dal Glu per
transamminazione, mentre il gruppo ammidico della Gln la fonte di gruppi amminici in
alcune vie biosintetiche. La via principale per il legame dellNH3 al Glu richiede 2 reazioni:
Glu e NH4+ reagiscono per dare Gln con laiuto della Gln sintetasi passando per
lintermedio -glutammil fosfato; la Glu sintetasi catalizza lamminazione riduttiva dellchetoglutarato da parte di Gln e NADPH; la Glu sintasi assente negli animali. Il
glutammato si pu formare attraverso un'altra via meno importante che coinvolge la Lglutammato deidrogenasi.
3. Regolazione del metabolismo dell'azoto
Lattivit della Gln sintetasi altamente regolata: sia allostericamente che tramite
modificazioni covalenti; Ala e Gly oltre a 6 prodotti del suo metabolismo la inibiscono
allostericamente; ladenilazione di un residuo di Tyr vicino al sito attivo determina
unaumento di sensibilit allinibizione; sia ladenilazione che la deadinelazione sono
catalizzate dalladeniltrasferasi che viene regolata dal legame con la proteina PII, a sua volta
modulata dalluridilazione di un suo residuo di Tyr; luridiltrasferasi catalizza luridilazione
di PII che stimola la deadenilazione; la PII uridilata stimola anche la trascrizione del gene
della Gln sintetasi.
4. Origine degli scheletri carboniosi degli amminoacidi
I precursori dello scheletro carbonioso derivano da tre fonti: glicolisi, ciclo di Krebs e via
del pentosio fosfato. Glu deriva dallamminazione riduttiva dell-chetoglutarato e funge da
precursore di Gln, Pro e Arg; Ala e Asp( e quindi Asn) si formano rispettivamente dal
piruvato e dallossalacetato per transamminazione; dal 3-fosfoglicerato deriva la Ser, e da
questa la Gly; Cys deriva da Ser o da Met; da Asp derivano Met, Thr, Lys; dal piruvato
originano Val, Leu e Ile; gli aromatici provengono dal corismato, composto che deriva dalla
reazione di PEP con eritrosio 4-fosfato; Tyr si forma anche per ossidrilazione di Phe; il 5fosforibosil-1-pirofosfato un precursore di Trp e di His.
5. Composti biologici originati dagli amminoacidi
Gly un precursore delle porfirine: la degradazione della ferro-porfirina(eme) genera la
bilirubina; Gly e Arg danno origine alla creatina e alla fosfocreatina; il glutatione,
importante agente riducente, deriva da Glu, Cys e Gly; dagli aromatici si generano molte
sostanze vegetali; lArg precursore di NO, messaggero biologico; dalla decarbossilazione
ossidativa di alcuni aa derivano le ammine biologiche: Tyr genera dopammina, adrenalina e
noradrenalina, da Glu deriva il GABA, da Trp e His derivano rispettivamente serotonina e

istamina.
6. Vie di salvataggio
7. Metabolismo basi azotate
Lanello purinico deriva dalla 5-fosforibosilammina, a cui Glu, Gly e Asp forniscono atomi
di N; le pirimidine si formano da Asp e carbamilfosfato. I nucleosidi monofosfato vengono
convertiti nei rispettivi trifosfati da fosforilazioni; i ribonucleotidi vengono ridotti a
desossiribonucleotidi; la degradazione delle purine e delle pirimidine produce
rispettivamente acido urico e urea; le basi vengono riciclate mediante vie di salvataggio; la
biosintesi dei nucleotidi regolata per inibizione retroattiva.
8. Ammine biologiche
9. eme (biosintesi)
La glicina il principale precursore delle porfirine. Queste ultime sono formate da quattro
molecole di un derivato monopirrolico, il porfobilinogeno, a sua volta derivato da due
molecole di -amminolevulinato. L'atomo di ferro viene incorporato dopo che si formata la
protoporfirina, in una reazione catabolizzata dalla ferrochelatasi. La biosintesi delle
porfirine regolata negli eucarioti superiori dalla concentrazione del prodotto eme, che
funge da inibitore retroattivo delle prime reazioni della via di biosintesi. Difetti genetici di
tale biosintesi sono responsabili di una serie di malattie, chiamate porfirie.
10. Sintesi de novo basi azotate
11. Regolazione sintesi basi azotate

Capitolo 24
1. Differenza genoma virale, batterico ed eucariotico
I geni sono sequenze di DNA che codificano RNA e catene polipeptidiche. Oltre ai geni il
DNA contiene anche altri segmenti o sequenze, che hanno funzioni regolatrici (sequenze
regolatrici). Nei geni degli eucarioti e di qualche procariota, inoltre, sono presenti sequenze
non codificanti.
Il genoma dei virus sia che siano a DNA o RNA nettamente pi piccolo di quello dei
procarioti e degli eucarioti. Il genoma dei procarioti di maggiori dimensione di quello dei
virus, ma pi piccolo di quello degli eucarioti. Presenta un DNA circolare a doppia elica nel
nucleoide e una o pi molecole di DNA circolare libere nel citosol, chiamate plasmidi. I
plasmidi in molti casi non conferiscono nessun vantaggio al loro ospite in altri casi
contengono geni utili al batterio (ad es. geni per la resistenza agli antibiotici).
Il genoma degli eucarioti superiore a quello dei virus e dei procarioti. Il materiale genetico
diviso in cromosomi, il cui numero diploide (2n) tipico di ciascuna specie. Inoltre, gli
eucarioti presentano all'interno dei mitocondri e dei cloroplasti (solo nelle piante) un DNA
circolare.
2. Composizione DNA (introni, esoni, sequenze ripetute)
Il genoma umano risulta formato da geni, trasposoni e sequenze miste. I geni rappresentano
circa il 30% del genoma umano, ma soltanto l'1,5% codifica prodotti proteici o DNA o
RNA. La restante parte codifica per gli introni (sequenze non codificanti). I trasposoni
rappresentano circa il 45% del genoma e sono divisi in classi: LINE, includono pochi geni
che codificano proteine che catalizzano la trasposizione; SINE, pi di un milione sono
elementi Alu; trasposoni retrovirali. Le sequenze miste rappresentano circa 25%, di cui un
3% sono formate da sequenze altamente ripetitive o DNA satellite, la quale associato ai
centromeri e ai telomeri. Si pensa che questo DNA altamente ripetitivo abbia una funzione
nel metabolismo cellulare.
3. Centromeri e telomeri
Il centromero una sequenza di DNA satellite che funziona durante il processo di divisione
cellulare come punto di attacco per le proteine che legano il cromosoma al fuso mitotico. Le
sequenze essenziali per la funzione del centromero sono lunghe circa 130bp e sono molto
ricche di coppie A-T.
Il telomero sono sequenze di DNA satellite poste all'estremit dei cromosomi eucariotici e
stabilizzano il cromosoma. Le estremit di una molecola lineare di DNA non possono essere
normalmente replicate dall'apparato replicativo, ma sono aggiunte dall'enzima telomerasi.
4. Superavvolgimento del DNA e topoisomerasi
5. Super-organizzazione della cromatina
La cromatina nelle cellule eucariotiche non in divisione (in G0) e in quelle in interfase
(G1,S,G2) si trova nella forma amorfa, mentre durante la mitosi si trovano nella forma pi
compatta. Il DNA della cromatina interagisce con proteine, chiamate istoni, formando unit
strutturali dette nucleosomi (aumento di 7 volte della compatezza). Pi nucleosomi si
organizzano ulteriormente per formare le fibre da 30 nm, le quali si avvolgono su loro
stesse, formando delle anse. Un impalcatura proteica centrale raccoglie tali anse, formando
una rosetta. Pi rosette formano un avvolgimento; pi avvolgimenti formano un
cromatide.

6. Istoni
Gli istoni sono piccole proteine basiche, ricche di amminoacidi basici Arg e Lys. In tutte le
cellule eucariotiche sono presenti le cinque classi principali di istoni: H1, H2A, H2B, H3,
H4. Ogni granulo di un nucleosoma contiene otto molecole di istone: due per ciascuna
classe, eccetto H1. Quest'ultima legata al DNA di collegamento ed essenziali per i livelli
di organizzazione strutturale superiori della cromatina (fibre di 30nm, anse, rosette etc.).
Ciascun istone pu avere diverse forme, poich certe catene laterali sono modificate
enzimaticamente (es. acetilazione, metilazione etc.). Queste modificazioni cambiano le
propriet degli istoni e di conseguenza la struttura e le propriet della cromatina, giocando
un ruolo rilevante nella regolazione della trascrizione.

Capitolo 25
1. Enzimi della replicazione
La replicazione richiede numerosi enzimi e fattori proteici: elicasi, si muovono lungo il
DNA e separano le catene usando l'energia chimica fornita da ATP; topoisomerasi,
rimuovono la tensione topologica della struttura ad elica del DNA, creatasi in seguito alla
separazione delle catene; proteine che legano il DNA, stabilizzano le catene separate;
primasi, generano brevi frammenti di RNA (primer) per l'inizio della replicazione; DNA
ligasi riparano interruzioni (nick) del DNA sintetizzato. Tutte queste proteine formano un
complesso, definito replisoma, ed insime alla DNA polimerasi sintetizzano il DNA.
2. Caratteristiche comuni tra procarioti ed eucarioti della replicazione
Le caratteristiche essenziali della replicazione del DNA sono le stesse in eucarioti e
procarioti e molti dei complessi di replicazione sono strutturalmente e funzionalmente
conservati. La replicazione del DNA semiconservativa, inizia in un sito d'origine e procede
in entrambe le direzioni. La sintesi del DNA a doppia elica procede in direzione 5' 3' ed
semidiscontinua, poich entrambe le catene non possono essere sintetizzate senza
interruzioni nella direzione in cui si muove la forcella di replicazione. Il processo di
replicazione consta di 3 fasi successive: inizio, allungamento e terminazione.
3. DNA polimerasi procariotiche
Le DNA polimerasi eucariotiche, finora scoperte, sono in numero di cinque: DNA
polimerasi I, possiede bassa velocit e processivit, ma svolge una funzione di pulizia
durante i processi di replicazione, riparazione e ricombinazione, grazie alla sua attivit
esonucleasica 3' 5' (proofreading) e all'attivit esonucleasica 5' 3' (nick translation);
DNA polimerasi II, specializzata nell'ambito della riparazione del DNA; DNA polimerasi
III, composta da dieci subunit diverse, ha la funzione di polimerizzazione e di
proofreading. Possiede una elevata velocit di polimerizzazione ed elevata processivit,
conferitagli dall'associazione della subunit ; DNA polimerasi IV e V, sono coinvolte in
particolari processi di riparazione.
4. Differenze tra replicazione eucarioti e procarioti
Le caratteristiche essenziali della replicazione del DNA sono le stesse in eucarioti e
procarioti, nonostante ci vi sono delle differenze. La replicazione degli eucarioti, a
differenza di quella dei procarioti, regolata e coordinata in rapporto al ciclo cellulare. La
regolazione comporta l'intervento di proteine dette cicline e di chinasi ciclina-dipendenti
(CDK): la distruzione di queste proteine permette la formazione dei complessi prereplicativi (pre-RC), rendendo competente la cellula per la replicazione (licensing).
5. Replicazione (3 fasi)
La replicazione consta di 3 fasi: inizio, necessario che una proteina riconosca la sequenza
di origine e che ad essa si leghi una elicasi, in grado di scindere il DNA duplex in due
filamenti. Una topoisomerasi rimuove la tensione topologica della struttura ad elica del
DNA, creatasi in seguito alla separazione delle catene e le proteine che legano il DNA,
stabilizzano le catene separate; allungamento, una DNA polimerasi sintetizza il nuovo DNA
a partire da un frammento di RNA (primer), precedentemente sintetizzato; terminazione, una
proteina si lega ad una specifica sequenza di DNA. Questo legame in grado di bloccare la
forcella di replicazione.
6. Danni al DNA
Il DNA pu essere danneggiato da varie cause, alcune spontanee, altre determinate da fattori
ambientali. Ad es. un cambiamento nella sequenza di basi del DNA, se replicato, pu

diventare permanente (mutazione). Le mutazioni possono essere: mutazioni per sostituzione,


sostituzione di una coppia di basi con un'altra; mutazioni per inserzione o per delezione,
aggiunta o rimozione di una o pi coppie di basi; mutazioni silenti, se la mutazione interessa
il DNA non essenziale o se non ha alcun effetto. Vi sono forti correlazioni tra la mutagenesi
e la cancerogenesi. Altri danni possono essere: la presenza di basi anomale, di basi alchilate
e dimeri di pirimidina.
7. Riparazione DNA
La riparazione del DNA un evento di fondamentale importanza per la sopravvivenza della
cellula. Esistono vari sistemi di riparazione: 1) riparazione degli errori di appaiamento delle
basi, tali errori vengono riparati, usando l'informazione genetica contenuta nella catena
stampo, che risulta metilata dalla proteina, Dam metilasi. Delle esonucleasi eliminano
l'appaiamento errato e le DNA polimerasi, insieme alle DNA ligasi risintetizzano la catena
in maniera corretta; 2) riparazione per escissione di basi, DNA glicosilasi specifiche per un
tipo di lesione rimuovono la base alterata scindendo il legame N-glicosidico, generando un
siti AP o abasico. Delle endonucleasi AP scindono la catena contenente il sito AP, il DNA
viene sostituito da delle DNA polimerasi, insieme alle DNA ligasi; 3) riparazione per
escissione di nucleotidi, delle nucleasi di escissione sono in grado di catalizzare due
specifici tagli endonucleotidici, che eliminano un frammento di DNA pi grande rispetto
alla reale lesione. L'interruzione riempita da DNA polimerasi e ligasi; 4) riparazione
diretta. Vi sono altri sistemi di riparazione in cui prevista una ricombinazione genetica fra
gli omologhi (es. quando il danno si estende anche alla catena stampo) o le riparazioni
soggete ad errori (TLS), in risposta ad un danno molto esteso nel DNA.
8. Ricombinazione

Capitolo 26
1. RNA polimerasi eucariotiche e procariotiche
L'RNA polimerasi procariote un enzima di grandi dimensioni costituito da un nucleo a
cinque subunit (2') e da una sesta, chiamata subunit , che presenta diverse varianti
(70 la pi comune). La subunit si lega al nucleo in modo transitorio e lo dirige verso i siti
di legame specifici. La subunit ' presenta 3 residui di Asp di fondamentale importanza per
la polimerizzazione. Tale enzima non svolge un'attivit di proofreading.
Le RNA polimerasi eucariotiche sono tre: Pol I, sintetizza il trascritto pre-rRNA; Pol II,
enzima costituito da 12 subunit (RPB1, RPB2, le pi importanti) sintetizza l'mRNA e
alcuni RNA specializzati. Tale polimerasi inoltre richiede dei fattori di trascrizione per
formare il complesso attivo della trascrizione; Pol III, sintetizza il tRNA, rRNA 5S, e altri
piccoli RNA con funzioni specializzate.
2. Trascrizione procariotiche
La trascrizione procariotica possiede tre fasi: inizio, allungamento e terminazione.
1) Inizio, l'RNA polimerasi si lega a specifiche sequenze nucleotidiche, definite
promotori. Le sequenze consenso maggiormente conservate sono: -35 (5')TTGACA(3'),
-10 (5')TATAAT(3') e tra -60 e -40 l'elemento UP, ricco di AT. Il legame specifico avviene
grazie a delle subunit . 2) Allungamento, determinato dal distacco dal promotore, dovuto
alla dissociazione della subunit e al legame della proteina NusA alla RNA polimerasi. 3)
Terminazione, vi sono due classi di terminatori, che si legano a specifiche sequenze di
terminazione: terminatori -indipendenti, produzione di un trascritto con sequenze
complementari a se stesse, determinando la formazione di strutture a forcina; terminatori dipendenti, una proteina si associa si associa a sequenze ricche di C-A dette elementi rut e
contribuiscono al rilascio del trascritto di RNA.
3. Trascrizione eucariotiche
La trascrizione eucariotica possiede diverse fasi: organizzazione, inizio, allungamento e
terminazione. 1) Organizzazione, l'RNA polimerasi II richiede dei fattori di trascrizione per
iniziare tale processo. La TBP si lega alla sequenza di DNA bersaglio (TATA box), alla
proteina TFIIB e in alcuni casi TFIIA, formando un complesso. In seguito altre proteine,
ognuna con specifiche funzioni si legano a tale complesso: Pol II, TFIIF (indirizza Pol II ai
suoi promotori), TFIIE (recluta TFIIH), TFIIH (attivit elicasica, fosforilazione Pol II,
riparazione per escissione di nucleotidi). 2) Inizio, alcune chinasi (es. subunit di Pol II,
CDK9) fosforilano il dominio CTD di Pol II, attivandola. Il rilascio di TFIIH e TFIIE
permetto l'inizio della fase di allungamento. 3) Allungamento, l'attivit della polimerasi pu
essere aumentata da fattori di allungamento. 4) terminazione, non sono bene definite le
dinamiche di terminazione negli eucarioti.
4. Maturazione tRNA
I tRNA derivano da RNA precursori pi lunghi per rimozione enzimatica di nucleotidi dalle
estremit 3' e 5'. La scissione in 5' operata dalla RNasi P (un ribozima), mentrela scissione
in 3' operata dalla RNasi D. Il trinucleotide CCA viene aggiunto all'estremit 3' dalla tRNA
nucleotidiltrasferasi. Reazioni di metilazione, deamminazione e riduzione di alcune basi
avvengono nelle tappe finali della maturazione, insieme, in alcuni casi negli eucarioti, anche
alla rimozione tramite splicing di un introne.
5. Maturazione rRNA (batteri)
Gli rRNA dei batteri si formano da precursori pre-rRNA. L'RNA precursore 30S viene
metilato in corrispondenza di basi specifiche, mediante l'utilizzo del cofattore Sadenosilmetionina, e alcuni residui di uridina vengono convertiti in pesudouridina. Le

reazioni di metilazione avvengono alcune a livello della base, altre su gruppi 2'-ossidrilici
del ribosio. La scissione del precursore catalizzata dalla RNasi III, RNasi P ( un ribozima)
e RNasi E. I prodotti finali si formano ad opera di nucleasi specifiche e sono: RNA 16S,
23S e 5S. I segmenti tra i geni 16S e 23S generalmente codificano uno o due tRNA
differenti.
6. Maturazione rRNA (eucaritoi)
Il pre-rRNA 45S degli eucarioti sintetizzato dalla RNA polimerasi I nel nucleolo, mentre
l'rRNA 5S viene prodotto separatamente dalla RNA polimerasi III. L'RNA precursore 45S
viene metilato in corrispondenza di basi specifiche da snoRNP C/D e alcuni residui di
uridina vengono convertiti in pseudouridina da snoRNP H/ACA. Le reazioni di metilazione
avvengono alcune a livello della base, altre su gruppi 2'-ossidrilici del ribosio. Una serie di
tagli enzimatici del precursore porta alla formazione degli rRNA 18S, 5,8S, e 28S. Le
reazioni di scissione e tutte le altre modificazioni richiedono l'intervento dei piccoli RNA
nucleolari (snoRNA) che si trovano nei complessi proteici snoRNP del nucleolo.
7. Maturazione mRNA
La maturazione dell'mRNA richiede numerosi passaggi: 1) formazione del cap 5' (capping),
un residuo di 7-metilguanosina aggiunto al residuo 5'- terminale dell'mRNA da un
complesso proteico legato al CTD della Pol II, dopo che sono stati aggiunti i primi 20-30
nucleotidi del trascritto, per proteggere l'mRNA dalle ribonucleasi e avviare la traduzione. 2)
processo di splicing, che determina la rimozione degli introni dal trascritto primario. I
meccanismi sono differenti a seconda del tipo di introne: gruppo I e II, autosplicing; gruppo
III, spliceosoma; gruppo IV, ATP, endonucleasi e DNA ligasi. 3) formazione della coda di
poli(A), da 80 a 250 residui di adenina circa sono aggiunti all'estremit 3' da complessi
enzimatici, inclusa la poliadenilato polimerasi. La coda di poli(A) e le proteine ad esso
associate probabilmente aiutano a proteggere l'mRNA dalla degradazione enzimatica.
8. Introni
Negli eucarioti molti geni dei polipeptidi,eccezion fatta per quelli che codificano gli istoni,
sono interrotti da sequenze non codificanti, chiamate introni. Tali sequenze vengono rimosse
dai trascritti primari mediante un processo chiamato splicing.Gli introni possono essere
suddivisi in quattro classi: introni del gruppo I e II, sono in grado di rimuovere gli introni
mediante un processo di auto-splicing. Il meccanismo comporta due reazioni di
transesterificazione, senza l'utilizzo di un cofattore ad alta energia; gli introni del gruppo III,
detti anche introni spliceosomiali, poich la loro rimozione catalizzata da un complesso
proteico, lo spliceosoma, formato da complessi di RNA-proteine, detti snRNP; gli introni
del gruppo IV, la reazione di splicing richiede l'intervento di ATP, di una endonucleasi, che
scinde i legami fosfodiestere e della DNA ligasi.
9. Esoni
Negli eucarioti molti geni dei polipeptidi,eccezion fatta per quelli che codificano gli istoni,
sono interrotti da sequenze non codificanti, chiamate introni. Tali sequenze vengono rimosse
dai trascritti primari mediante un processo chiamato splicing. Le sequenze codificanti
sono chiamate esoni ed in seguito al processo di splicing vengono unite l'un l'altra tramite la
DNA ligasi. La maggior parte degli esoni lunga meno di 1000 nucleotidi: molti sono
costituiti da 100 a 200 nucleotidi
10. Fattori trascrizionali degli eucarioti
I fattori di trascrizione degli eucarioti sono divisi in generali e specifici. I primi sono: TFIIA,
pu mancare, stabilizza il legame di TBP e TFIIB; TBP, riconosce e lega il TATA box;
TFIIB, si lega alla TBP e recluta il complesso TFIIF-Pol II; TFIIF connette TFIIB con Pol
II; TFIIE, recluta TFIIH e ha attivit ATPasica ed elicasica; TFIIH, disavvolge il DNA

intorno al promotore, fosforila la Pol II e agisce nella riparazione per escissione dei
nucleotidi. I fattori di trascrizione specifici, invece, possono essere sia attivatori
trascrizionali, sia repressori trascrizionali.

Capitolo 27
1. Codice genetico
Il codice genetico un codice in grado di decodificare l'informazione memorizzata nella
sequenza di nucleotidi di un trascritto primario in una seconda sequenza scritta in un
alfabeto costituito da amminoacidi. Il codice genetico : a triplette, gruppi di tre nucleotidi
, detti codoni, codificano per un amminoacido; non sovrapposto, un nucleotide parte
soltanto di un codone e il ribosoma per codificare i vari amminoacidi deve muoversi tre
nucleotidi alla volta; degenerato, la maggior parte dei 20 amminoacidi possiede pi di un
codone. Fra i 64 amminoacidi: 61 codificano per amminoacidi, mentre 3 sono codoni di
stop, che inducono il ribosoma a terminare la traduzione. Il codice genetico universale, con
l'eccezione di poche variazioni nei mitocondri, in alcuni batteri e in alcuni eucarioti
unicellulari.
2. Ribosomi eucariotici
I ribosomi sono complessi ribonucleoproteici che si trovano nel citosol, necessari per la
sintesi proteica. Nei eucarioti sono composti da due subunit diseguali con un coefficiente di
sedimentazione rispettivamente di 40S (minore) e 60S (maggiore), mentre quello
complessivo di 80S. La subunit 60S contiene gli rRNA 5S, 28S, 5,8S, mentre la subunit
40S l'rRNA 18S. Le due subunit unendosi formano una scanalatura attraverso passa
l'mRNA durante la traduzione. Le proteine sono per lo pi localizzate in superficie, hanno il
ruolo di stabilizzare la struttura e non sono presente nel sito attivo, dove avviene il legame
peptidico. Per quest'ultimo motivo il ribosoma pu essere considerato un ribozima.
3. Ribosomi procariotici
I ribosomi sono complessi ribonucleoproteici che si trovano nel citosol, necessari per la
sintesi proteica e formati per il 65% da rRNA e il 35% da proteine. Nei procarioti sono
composti da due subunit diseguali con un coefficiente di sedimentazione rispettivamente di
30S (minore) e 50S (maggiore), mentre quello complessivo di 70S. La subunit 50S
contiene gli rRNA 5S e 23S, mentre la subunit 30S l'rRNA 16S. Le due subunit unendosi
formano una scanalatura attraverso passa l'mRNA durante la traduzione. Le proteine sono
per lo pi localizzate in superficie, hanno il ruolo di stabilizzare la struttura e non sono
presente nel sito attivo, dove avviene il legame peptidico. Per quest'ultimo motivo il
ribosoma pu essere considerato un ribozima.
4. tRNA
I tRNA sono adattatori nella traduzione del linguaggio degli acidi nucleici nel linguaggio
delle proteine. Si trovano nel citosol e sono formati da circa 73-93 residui nucleotidici.
Hanno una struttura costituita da tre anse e uno stelo; in alcuni casi pu essere presente una
quinta ansa (braccio extra). Lo stelo o braccio accettore dell'amminoacido trasporta uno
specifico amminoacido legato mediante un legame estere all'adenina (CCA) dell'estremita
3'. L'ansa o braccio dell'anticodone contiene l'anticodone. L'ansa D, che contiene il
nucleotide diidrouridina e l'ansa TC, che contiene la ribotimidina (T) e la pseudouridina
(), influenzano il ripiegamento del tRNA.
5. Le cornici di lettura del codice genetico e il suo influenzamento
Il primo codone specifico della sequenza determina un quadro di lettura (reading frame), in
base al quale ogni tre residui nucleotidici inizia il nuovo codone. Se un quadro di lettura non
presenta un codone di terminazione per pi di 50 nucleotidi consecutivi, tale regione viene
chiamata quadro di lettera aperto (ORF) e codifica per proteine. Lo slittamento della
sequenza di lettura e l'editing dell'mRNA influenzano la lettura del codice. Lo slittamento
genera una sovrapposizione tra la traduzione di due geni ed ben documentato nella

traduzione dei geni gag e pol del virus del sarcoma di Rous. L'editing pu comportare
l'aggiunta, la delezione o l'alterazione dei nucleotidi, in modo tale da influenzare il
significato del trascritto.
6. Inizio traduzione (eucarioti e procarioti)
Un aa. reagisce con il tRNA grazie all'enzima amminoacil-tRNA sintetasi, con scissione di
una molecola di ATP, formando un tRNA amminoacilato, definito carico. Il codone di
inizio AUG specifica il primo residuo di metionina amminoterminale: nei procarioti
presente come primo residuo l'N-formilmetionina, mentre negli eucarioti la metionina.
L'inizio della sintesi avviene: nei procarioti, tramite l'iniziale attacco della subunit 30S, IF1,
IF3 e IF2-GTP alla sequenza Shine-Dalgarno e, in seguito all'idrolisi del GTP, tramite
l'attacco della subunit 50S e dell'N-formilmetionil-tRNA; negli eucarioti il complesso
eIF4F (formato da eIF4E, eIF4G, eIF4A) si lega al cap 5', tramite eIF4E, e alla coda
poli(A), tramite PAB. Questo complesso compie una scansione dell'mRNA per localizzare il
primo AUG.
7. Allungamento traduzione (eucarioti e procarioti)
L'allungamento richiede i complessi di inizio della trascrizione, gli amminoacil-tRNA e dei
fattori di allungamento. L'allungamento dei procarioti pu essere suddiviso in tre fasi: 1)
l'amminoacil-tRNA entrante, legato da EF-Tu-GTP legato al sito A, in seguito all'idrolisi
del GTP. EF-Tu-GTP rigenerata grazie all'azione di EF-Ts; 2) formazione legame
peptidico tra gli amminoacil-tRNA legati ai siti A e P, tramite l'azione peptidil trasferasica
dell'rRNA 23S; 3) il ribosoma si sposta per una lunghezza pari ad un codone verso la
terminazione 3' dell'mRNA, grazie ad una traslocasi, EF-G. Questo movimento sposta
l'anticodone del dipeptidil-tRNA dal sito A al sito P e il tRNA deacilato dal sito P al sito E.
L'allungamento degli eucarioti molto simile. Variano i fattori di allungamento, ma non la
funzione e inoltre, i ribosomi eucarioti non possiedo i siti E, perci i tRNA scarichi sono
espulsi direttamente dal sito P.
8. Terminazione traduzione
La terminazione della traduzione segnalata da un codone di stop (UAA,UAG, UGA), che
entrato nel sito A, stimola l'azione di 3 fattori di rilascio (RF1, RF2, RF3); questi effettuano:
l'idrolisi del legame terminale del peptidil-RNA; il rilascio del polipeptide libero e
dell'ultimo tRNA dal sito P; la dissociazione del ribosoma nelle sue subunit. RF1 riconosce
UAG, UAA; RF2 riconosce UGA, UAA ; la funzione di RF3 non stata chiarita. Gli RF si
legano ad un codone di stop, inducendo la peptidil trasferasi a trasferire una molecola
d'acqua invece che ad un altro amminoacido. Gli eucarioti hanno un solo fattore di rilascio,
eRF, per i tre codoni.
9. Modificazione dei polipeptidi
Le modificazioni post-traduzionali consentono alle proteine che dopo essere state
sintetizzate non hanno raggiunto la loro conformazione nativa, di poterlo fare. Tali
modificazioni consistono in: modificazioni amminoterminali e carbossiterminali, perdita
delle sequenze segnale, modificazioni di singoli amminoacidi, aggiunta di catene laterali ai
carboidrati (nelle glicoproteine), aggiunta di gruppi isoprenilici, aggiunta di gruppi
prostetici, modificazioni proteolitiche (nel caso di precursori inattivi) e formazioni di legami
disolfuro (per lo pi, nel caso di proteine che devono essere esportate fuori dalla cellula per
proteggere la conformazione nativa).

Capitolo 28
1. Regolazione genica con promotori e repressori
Si parla di espressione genica costitutiva per quanto riguarda i geni constantemente espressi
(geni housekeeping), mentre di espressione genica regolata per i geni la cui concentrazione
aumenta o riduce in determinate circostanze. L'espressione di questi ultimi regolata da
proteine regolatrici: fattori di specificit, alterano la specificit di una RNA polimerasi per
uno o pi promotori (es. subunit [pro], TBP [eu]); repressori, si legano agli operatori in
genere vicino ai promotori, impedendo l'accesso dell'RNA polimerasi al promotore stesso
(regolazione negativa); attivatori, si legano a siti vicino al promotore o agli enhancer
(distanti dal promotore) e hanno effetto opposto ai repressori (regolazione positiva). Il
legame al DNA del repressore e dell'attivatore regolato da un segnale molecolare,
effettore.
2. Regolazione procariotica (operone Lac e operone triptofano)
Nei batteri, i geni codificanti prodotti con funzioni interdipendenti sono raggruppati in una
singola unit di trascrizione, loperone. L'operone lac va incontro sia a regolazione negativa
(repressore Lac), sia a regolazione positiva (complesso CRP-cAMP): quando la
concentrazione del glucosio (cAMP) bassa e la concentrazione del lattosio (allolattosio)
alta, il livello di trascrizione massimo. Loperone trp regolato per attenuazione della
trascrizione: quando [Trp] elevata il repressore si lega alloperatore e la trascrizione
inibita, invece quando viene rimossa la repressione la velocit di trascrizione viene regolata
grazie alla sequenza attenuatore.
3. Motivi proteine regolatrici
Le proteine regolatrici legano il DNA(soprattutto mediante legami H) riconoscendo
sequenze specifiche; molte possiedono domini di legame al DNA distinti, allinterno dei
quali i motivi strutturali pi comuni sono lelica-ripiegamento-elica, lo zinc finger e gli
omeodomini. Le proteine regolatrici contengono anche domini per le interazioni proteinaproteina, come le cerniere di leucina e le elica-ansa-elica, che sono coinvolte nella
dimerizzazione, e altri motivi che legano RNA polimerasi e altre proteine regolatrici non
correlate., come domini ricchi di Gln, domini ricchi di Pro e domini acidi.
4. Regolazione a livello della trascrizione dei eucariotica
Negli eucarioti lo stato basale della trascrizione restrittivo. Per tale motivo sono presenti
per lo pi regolatori positivi (attivatori e coattivatori), che si legano agli enhancer (negli
eucarioti superiori), facilitando l'organizzazione dei fattori generali di trascrizione.
L'accessibilit ai promotori eucariotici, inoltre, limitata dalla struttura della cromatina.
L'attivazione della trascrizione associata al rimodellamento della cromatina: modificazioni
degli istoni dei nucleosomi (acetilazione, metilazione, ubiqutinazione, sumoilazione),
riposizionamento dei nucleosomi sul DNA (SWI/SNF, NURF, SWR1), alterazione
composizione istoni nel nucleosoma (H3.3, H2AZ).
5. Regolazione a livello della maturazione eucariotica (introni ed esoni)
6. Regolazione a livello della traduzione eucariotica
Vi sono 4 meccanismi principali: i fattori di inizio della traduzione possono essere fosforilati
divenendo meno attivi; alcune proteine si legano allmRNA e reprimono la traduzione; le
proteine 4E-BP interrompono il legame tra eIF4E e eIF4G quando la crescita cellulare
rallenta, e vengono invece fosforilate, e inattivate, quando la crescita cellulare riprende; i

miRNA reagiscono con lmRNA, di solito al 3UTR, degradandolo o inibendo la traduzione.


Alcune cellule anucleate, mancano del controllo trascrizionale quindi il controllo della
traduzione degli mRNA immagazzinati nel citosol diventa essenziale.
7. Coreografia dell'attivazione della trascrizione eucariotica
Il legame degli attivatori levento che innesca la successiva attivazione del promotore e
rende possibile il legame di altri; il rimodellamento della cromatina avviene grazie alle
interazione tra attivatori e acetiltrasferasi o grazie a complessi come SWI/SNF; in tal modo
un attivatore pu richiamare altri fattori che rimodellano la cromatina permettendo la
trascrizione. Gli attivatori legati interagiscono con il complesso del mediatore che permette
il legame di TBP, di TFIIB, e infine di altri componenti del complesso di preinizio, come
RNA POLII.

Endocannabionidi
1. Endocannabinoidi
Gli endocannabionidi sono dei mediatori lipidici, isolati dal cervello e dai tessuti periferici,
che mimano l'azione del THC in differenti processi biologi. Fino adesso, gli eCBs
maggiormente bioattivi sono anandamide (N-arachidoniletanolammina) e 2arachidonilglicerolo (2-AG), anche se la famiglia degli eCBs include anche virhodamine,
noladin ether e N-arachidonildopamine (NADA). NAPE-PLD e una specifica PLC, seguita
da DAGL, sono responsabili della biosintesi rispettivamente di AEA e 2-AG. Gli eCBs
agiscono principalmente attraverso i recettori per i cannabionidi (CB), i quali appartengono
alla famiglia di recettori accoppiati alle proteine G (GPCRs): CB1, nel SNC e nei linfociti;
CB2, nel SNP e nel sistema immunitario; GPR55 in grado di legare sia ligandi CB, sia
ligandi non-CB, per tale motivo pu essere definito, CB3. I target degli eCBs comprendo
anche TRPV1 (soltanto di AEA) e PPAR.
2. Meccanismo d'azione degli endocannabionidi
Gli eCBs agiscono principalmente attraverso i recettori per i cannabionidi (CB), i quali
appartengono alla famiglia di recettori accoppiati alle proteine G (GPCRs): CB1, nel SNC e
nei linfociti; CB2, nel SNP e nel sistema immunitario; GPR55 in grado di legare sia ligandi
CB, sia ligandi non-CB, per tale motivo pu essere definito, CB3. I target degli eCBs
comprendo anche TRPV1 (soltanto di AEA) e PPARs. Il legame con CB1 e CB2 determina:
inibizione canali del Ca2+ e dell'AC, con conseguente diminuzione delle protein chinasi
cAMP-dipendenti e minore fosforilazione dei canali K+; stimolazione di FAK, MAPK, ERK,
p38 (attraverso CB1) e PI3K/Akt (attraverso CB2). L'attivazione dei PPARs determina
numerosi effetti a lungo termine (tramite meccanismi genomici) e rapidi (tramite
meccanismi non genomici) su numerosi processi fisiologici e patologici; intervine nel:
metabolismo dei lipidi, equilibrio energetico, comportamento alimentare, neuroprotezione,
epilessia, ritmi circadiani, infiammazioni, dipendenze e funzioni cognitive.
3. Biosintesi e degradazione degli endocannabionidi
Fino adesso, gli eCBs maggiormente bioattivi sono anandamide (Narachidoniletanolammina) e 2-arachidonilglicerolo (2-AG), anche se la famiglia degli eCBs
include anche virhodamine, noladin ether e N-arachidonildopamina (NADA). NAPE-PLD e
una specifica PLC, seguita da DAGL, sono responsabili della biosintesi rispettivamente di
AEA e 2-AG. Dopo aver svolto la loro azione a livello dei recettori di membrana, tali
molecole vengono internalizzate tramite dei trasportatori di membrana degli
endocannabinoidi (EMT). L'AEA degradata ad etanolammina (EtNH2) e acido
arachidonico (AA) da una idrolasi, FAAH. Il 2-AG idrolizzato da una lipasi (MAGL), che
rilascia glicerolo e acido arachidonico (AA).

Uso diagnostico degli enzimi


1. Definizione degli enzimi diagnostici
Gli enzimi diagnostici vengono valutati in alcuni fluidi corporei (es. siero, plasma etc.) e
utilizzati per analizzare l'indice di funzionalit di un tessuto o di un organo (ad es. cuore,
fegato, reni etc) o la presenza di una malattia di carattere genetico. Gli enzimi di interesse
diagnostico presenti nel sangue sono: enzimi plasma-specifici, enzimi secreti o assorbiti ed
enzimi cellulari. Di norma un aumento o una diminuzione dell'attivit enzimatiche sieriche
sono spesso correlate ad alterazioni della funzionalit cellulare. Vi sono alcuni dosaggi di
enzimi di impiego routinario ed altri di uso meno frequente o pi raro.
2. Tre enzimi a valore diagnostico
Tre enzimi a valore diagnostico sono ad. esempio:
la creatinin chinasi (CK), v.pag 683
la lattico deidrogenasi (LDH),
l'alanina aminotransferasi (ALT),
3. Valore diagnostico delle transaminasi
Le transaminasi sono delle aminotransferasi che trasferiscono un gruppo amminico da un
amminoacido ad un a-chetoacido. Le transaminasi di principale importanza sono: aspartato
aminotransferasi (AST) o GOT, un dimero presente nelle cellule nella forma mitocondriale
(mAST) o citoplasmatica. Si trova al livello delle cellule muscolari, miocardiche ed
epatiche; alanian aminotransferasi (ALT) o GTP, presente nel citosol delle cellule epatiche
e in basse concentrazione nelle cellule muscolari e miocardiche, dunque specifico per il
fegato. Il valore del rapporto tra AST/ALT (indice di De Ritis) risulta di particolare
importanza nel corso delle epatopatie: la necrosi cellulare porta al rilascio massiccio di
mAST con conseguente aumento del rapporto.
4. Enzimi per valutare i danni epatici
Le transaminasi AST e ALT, in modo particolare ALT che presente soprattutto nel citosol
delle cellule epatiche; la -glutamil transferasi, una peptidasi che catalizza lidrolisi di
peptidi ad aa abbondante nel fegato, rene, pancreas, e intestino; la fosfatasi alcalina, presente
nel fegato, nel rene e nelle ossa; anche altre 2 molecole sono importanti nella diagnosi di
danno epatico: la bilirubina, il cui aumento pu essere collegato con la presenza di ittero ed
segno di grave danno epatico, e la protrombina, infatti il tempo di coagulazione ha un
importante valore diagnostico.
5. Enzimi per valutare la presenza di un infarto
Per determinare la presenza di un infarto si usano: AST, un aumento collegato con la
presenza di un infarto del miocardio in quanto queste transaminasi si trovano a livello
cardiaco; LDH aumenta dopo circa 12 ore dallinsorgenza del dolore, raggiunge il picco
dopo 24-48 ore e resta alta per circa una settimana; la Ck che valuta linfarto grazie al
dosaggio di Ck totale in cui vi un aumento di Ck-mb, che insieme alla mioglobina e alla
troponina importante per la diagnosi di patologie cardiache.
6. Enzimi muscolari
Prendiamo in considerazione le transaminasi, in particolare AST, e la creatinchinasi; le AST
si trovano nelle cellule muscolari, miocardiche ed epatiche in forma mitocondriale e
citoplasmatica e labbassamento del loro valore pu essere causato da traumi e distrofie
muscolari; la cretinchinasi(Ck) un dimero formato da due subunit brain e muscle che si

associano in tre modi: Ck-mm, Ck-mb, Ck-bb: per diagnosticare malattie muscolari, ad es.
la distrofia di Duchenne, importante il dosaggio di Ck-mm, infatti il valore di questo
risulta aumentato.
7. Uso diagnostico della lattato deidrogenasi
La lattico deidrogenasi (LDH) un enzima di struttura tetramerica con quattro catene: due H
e due M che si uniscono e danno 5 associazioni; catalizza lossidazione del lattato in
piruvato ed importante per diagnosticare diverse patologie tra cui linfarto miocardico
acuto, malattie epatiche, neoplasie maligne( ad es. linfoma di Hodgkin), leucemie e tutti i
tipi di emolisi; ad es. nellIMA LDH aumenta raggiungendo il picco dopo 24-48 ore e
rimane a questo valore per circa una settimana.

Vitamine
1. Vitamina A
I retinoidi comprendono tre tipi di vitamina A(liposolubile) preformate che si trovano negli
alimenti di origine animale: retinolo, retinale, acido retinoico. I caroteni e le criptoxantine
sono precursori della vitamina A; questa possiede importanti funzioni: nella visione, in
quanto il retinale il gruppo prostetico delle opsine, proteine fotosensibili alla base di
rodopsina e iodopsina; nel differenziamento e ricambio cellulare, tramite i recettori nucleari
RAR e RXR; quest'ultimo forma dimeri con i recettori della vitamina D e di altri ormoni:
eccessi o carenze di vitamina A possono, infatti, compromettere anche la funzione della
vitamina D. La carenza di vitamina A pu portare a cecit, xeroftalmia e maggiore
suscettibilit alle malattie infettive; un eccesso pericoloso per SNC, fegato e pelle.
2. Vitamina D
liposolubile e viene sintetizzata nella pelle: l'apporto dietetico necessario solo quando
l'esposizione alla luce solare inadeguata. Regola l'omeostasi del calcio e il
differenziamento cellulare. Il colecalciferolo si trasforma nel fegato in calcidiolo e poi nel
rene in calcitriolo, il metabolita attivo finale: questo agisce da ormone steroideo mantenendo
costante la [Ca2+] attraverso la riduzione dell'escrezione renale, l'incremento
dell'assorbimento intestinale e la mobilitazione dalle ossa. Dosi pi elevate di vitamina D
possono ridurre il rischio dinsulino-resistenza, di obesit, di disordini metabolici e tumorali,
ma un eccesso pu portare a vari disturbi, compresa la calcinosi; una carenza, provoca
rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti.
3. Vitamina E
La vitamina E una vitamina liposolubile, che raccoglie due famiglie di composti:
tocoferoli e tocotrienoli, contenenti un anello aromatico sostituito e una lunga catena laterale
isoprenoide. Funge da antiossidante neutralizzando specie radicaliche e interrompendo
meccanismi a cascata nelle membrane cellulari; protegge gli acidi grassi polinsaturi
dall'ossidazione nelle lipoproteine plasmatiche e impedisce il danno ossidativo ai lipidi di
membrana. Una carenza nell'animale pu portare ad un rimodellamento dei tessuti fetali e ad
un'atrofia testicolare; nell'uomo invece rara, ma in alcune patologie epatiche o da mal
assorbimento se ne riscontra una carenza.
4. Vitamina K
Ve ne sono 3 tipi: fillochinone, menachinone e menadione. La vitamina K(liposolubile) il
cofattore per la carbossilazione dei residui di glutammato nella modificazione post-sintetica
delle proteine che legano il calcio per formare un particolare tipo di aa: carbossiglutammato. Alcune proteine della coagulazione (es. protrombina) contengono
residui di tale aa, che legando il calcio consentono il legame della proteina alle membrane.
Anche la proteina Gla della matrice e losteocalcina dipendono da questa vitamina e una
carenza pu portare ad un rallentamento dei processi di coagulazione e ad anormalit ossee.
La warfarina l'antagonista principale della vitamina K ed ha funzioni anticoagulanti.
5. Vitamina B1 (Tiamina)
La vitamina B1 o tiamina(idrosolubile) ha un ruolo importante nel metabolismo dei
carboidrati. La tiamina bifosfato il coenzima di 3 complessi che catalizzano la

decarbossilazione ossidativa: PDH, a-chetoglutarato deidrogenasi e chetoacido deidrogenasi.


In ciascun caso la tiamina bifosfato tramite un carbonio reattivo sulla parte tiazolica, forma
un carbanione che si lega ad un gruppo carbonilico. anche il coenzima della transchetolasi
nella via del pentosio fosfato. La tiamina trifosfato ha un ruolo nella conduzione nervosa.
Una carenza di tale vitamina viene rilevata in caso di neurite periferica cronica(beriberi),
beriberi fulminante ed encefalopatia di Wernike.
6. Vitamina B2 (Riboflavina)
La vitamina B2 o riboflavina(idrosolubile) fornisce le parti reattive dei coenzimi FMN e
FAD. Questi sono trasportatori di elettroni, che agiscono nelle reazioni di ossidoriduzione
della catena respiratoria mitocondriale, nell'ossidazione degli acidi grassi e degli
amminoacidi e nel ciclo dell'acido citrico . I sintomi di una carenza sono cheilosi,
desquamazione e infiammazione della lingua, ma non sono fatali in quanto vi un sistema
di recupero efficiente nei tessuti: la B2 rilasciata dal catabolismo degli enzimi subito
incorporata negli enzimi neosintetizzati.
7. Vitamina B3 (Niacina)
La vitamina B3 o niacina non in senso stretto una vitamina in quanto viene prodotta
dall'organismo a partire dal triptofano. Vi sono due composti che hanno l'attivit di questa
vitamina: acido nicotinico e nicotinammide, che costituiscono la parte attiva dei coenzimi
NAD+ e NADP+, utilizzati nelle reazioni di ossidoriduzione. Una carenza pu portare alla
pellagra, il cui sintomo una dermatite fotosensibile; alcune malattie genetiche correlate con
lo sviluppo della pellagra(malattia di Hartnup) possono presentarsi anche in presenza di un
adeguato apporto di niacina e sono dovuto a difetti nel metabolismo e trasporto del
triptofano. Un eccesso di niacina invece pu provocare danni epatici.
8. Vitamina B5
La vitamina B5 o acido pantotenico(idrosolubile) deriva dalla reazione della -alanina con
lacido pantoico e ha un ruolo importante nel metabolismo dei gruppi acilici, costituendo la
parte funzionale del coA o dell'ACP. La panteteina si forma per combinazione del
pantotenato con la cisteina, che fornisce il gruppo -SH del coA e dell'ACP. Non vi carenza
di acido pantotenico in quanto largamente distribuita in tutti i tipi di alimenti.
9. Vitamina B6
Esistono 6 composti con attivit di vitamina B6: piridossina, piridossale, piridossamina e i
loro derivati 5' -fosfati. Il piridossal fosfato il coenzima attivo nel metabolismo degli aa,
specialmente nelle reazioni di transamminazione e carbossilazione; anche il cofattore per
la glicogeno fosfolirasi e rimuove il complesso ormone-recettore dal legame al DNA,
portando cos a termine l'azione degli ormoni. Una carenza porta ad un'accresciuta
sensibilit allazione degli ormoni steroidei e pu essere importante nello sviluppo di
tumori, associati agli ormoni. Un eccesso porta a neuropatia sensoriale.
10. Vitamina B8
La vitamina B8 o biotina( idrosolubile) distribuita in molti alimenti. un coenzima per le
carbossilasi, come acetil-coA carbossilasi e piruvato carbossilasi, in quanto riceve il diossido
di carbonio da un donatore legandolo al suo anello imidazolico, formando la carbossibiotina,
e poi lo trasferisce a un accettore. Ha anche un ruolo nella regolazione del ciclo cellulare.

Viene sintetizzata dalla flora intestinale per cui non vi sono molti casi di carenza.
11. Vitamina B9
La forma attiva della vitamina B9 o folato(idrosolubile) il tetraidrofolato, portatore di unit
monocarboniose legati a N-5 (gruppi formile, forminino e metilico) e a N-10 (formile) o a
ponte tra N-5 e N-10 (metilenici o metenilici) . Gli inibitori del metabolismo del folato
rappresentano chemioterapici anticancro e farmaci antibatterici e antimalarici. Gli integratori
di acido folico riducono il rischio di difetti del tubo neurale e di iperomocistinemia e
possono ridurre l'incidenza di malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro. Una
carenza di B9 secondaria a quella di B12 e provoca anemia megaloblastica e accumulo di
metiltetraidrofolato (trappola del folato). Un eccesso pu portare a danni irreversibili ai
nervi, in caso di carenza di B12.

12. Vitamina B12 o cobalamina


La vitamina B12 o cobalamina (idrosolubile) un corrinoide formato da cobalto ed un
anello corrinico, che si trova solo in alimenti di origine animale. Nellambiente acido del
succo gastrico la vitamina viene liberata dalle proteine a cui legata nei cibi e dal legame
con le cobalofiline(glicoproteine salivari), e si lega al fattore intrinseco(glicoproteina
secreta nella mucosa gastrica). Ci sono 3 enzimi dipendenti dalla vitamina B12:
metilmalonil-coA reduttasi; leucina amminomutasi; metionina sintetasi. Una carenza pu
provocare anemia perniciosa, in quanto viene compromesso il metabolismo del folato, e
degenerazione irreversibile del midollo spinale: questo sintomo permette di distinguere
unanemia megaloblastica da carenza di vitamina B12 piuttosto che da carenza di folato.
13. Vitamina C
La vitamina C o ascorbato(idrosolubile) il coenzima per le idrossilasi contenenti Cu e Fe
dipendenti dall-chetoglutarato. anche un antiossidante che blocca le specie radicaliche
dell'ossigeno. Le idrossilasi contenenti Cu hanno bisogno dell'ascorbato che viene ossidato a
monodeidroascorbato per ridurre il Cu 2+ a Cu+ precedentemente ossidato. Le idrossilasi
contenenti Fe hanno un meccanismo in cui il substrato viene ossidrilato e l'a-chetoglutarato
viene decarbossilato. La vitamina C promuove l'assorbimento del Fe e una carenza di essa
pu portare a fragilit capillare, fratture ossee e atrofia gengivale.