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Anna Paolella

A scuola
con i bambini
multimediali
Aspetti psicosociali e pedagogici
della comunicazione telematica

LIVE

A scuola con i bambini multimediali

2012, A. Paolella, A scuola con i bambini multimediali, Erickson, www.ericksonlive.it


Copia concessa in licenza a giuseppina pagano; scaricato il 03/08/2015

Editing
Davide Bortoli
Grafica
Giordano Pacenza
Licia Zuppardi
Impaginazione
Lorenzo Poli
2012 Edizioni Erickson
Via del Pioppeto 24
38121 TRENTO
Tel. 0461 950690
Fax 0461 950698
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A scuola
con i bambini
multimediali
Aspetti psicosociali e pedagogici
della comunicazione telematica

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LIVE
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Indice

Introduzione

PRIMA PARTE Lera della tecnosocialit


1 Le comunit mediatiche tra il globale e il locale
2 Ergonomia dello scambio telematico
tra presenza e telepresenza
3 Incontrarsi nella valle dellincanto
4 Lidentit, dal contesto allillusione
5 Il gioco delle identit
6 Psicodinamica della comunicazione telematica
7 Il collettivo intelligente di Lvy
8 Dallintelligenza collettiva allinterconnessione
delle menti: lintelligenza connettiva

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SECONDA PARTE La dimensione educativa

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della comunicazione telematica

Comunicare e interagire con il computer


Apprendere nel paese dei balocchi
La rete: nuova palestra di sviluppo psicosociale
Le situazioni sociali online: nuova leva
dellapprendimento situato

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13 Lapproccio socioculturale nella formazione


della conoscenza
14 La partecipazione periferica e legittimata
alla mediazione della conoscenza sociale
15 Le-learning per la condivisione della formazione
16 Le comunit online: comunit di pratica o
di apprendimento?
17 Le strategie del Net Learning

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Bibliografia

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Introduzione

Lanalisi della comunicazione telematica ha avuto come punto di


partenza losservazione delle caratteristiche della societ in cui viviamo,
una societ che permeata dalluso della tecnologia in tutti i settori.
Possiamo parlare di una societ tecnosociale, in quanto linflusso delle
informazioni, che si diffondono e si tramandano attraverso i mezzi
tecnologici, ha determinato nuove modalit di interazione sociale, di
collocazione geografica e di apprendimento.
La prima parte di questo lavoro affronta laspetto socioculturale
dei nuovi mezzi tecnologici che, a differenza dei tradizionali mezzi di
comunicazione, sono diventati nuovi artefatti concettuali, vere cornici
di riferimento per la strutturazione e levoluzione delle comunit. Gli
strumenti che pi di tutti hanno determinato grandi cambiamenti
sociali sono state le reti informatiche e, tra esse, in modo particolare internet, la rete per eccellenza. Questultimo ha modificato il
concetto di comunicazione, inteso come passaggio di informazioni
secondo il tradizionale modello del pacco postale, in favore di una
nuova dimensione comunicativa, mediata ma allo stesso tempo interattiva e contemporanea come quella reale. In base a questo nuovo
sistema comunicativo, i gruppi sociali hanno ridefinito le modalit
di negoziazione degli impianti socioculturali. Sono nate le comunit
virtuali, la cui peculiarit data dalla coniugazione delle soluzioni
tecnologiche con alcuni fattori sociali inerenti allo svolgimento di
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processi identitari di gruppo. Nella rete si manifestano nuove categorie sociali e nuove procedure per la formazione dei concetti sociali;
la concretizzazione della teoria di Lvy sullintelligenza ovunque
distribuita, su scala planetaria, attraverso un atto di interconnessione
delle menti. Le diverse comunit che nascono e si evolvono nella rete
appaiono pi come gruppi temporanei di esploratori, che insieme
scoprono mondi di senso e spazi condivisi di immaginazione. Ed
proprio limmaginazione che svolge un ruolo fondamentale, che
sposta continuamente i comportamenti degli utenti dal protagonismo,
tipico del palcoscenico goffmaniano, verso gli spazi del retroscena
delle diverse stanze di casa internet. Ci ha modificato anche il
tradizionale concetto di educazione e di apprendimento: non pi la
classe come luogo fisico delle relazioni formative, ma un ambiente
interattivo attraverso cui parlare contemporaneamente con compagni
remoti dislocati ovunque.
La seconda parte sviluppa il tema della comunicazione educativa. Le reti telematiche rappresentano un punto di approdo
importante per le nuove teorie psicopedagogiche e della pedagogia
sociale. La conoscenza si va connotando sempre pi come fatto
sociale che emerge dallo scambio interattivo e dalla comunicazione
di tutti i componenti del contesto educativo. Internet propone varie
modalit di cooperative learning e di partecipazione alla costruzione
del sapere. La formazione varca i confini della scuola, trasferendo il
proprio ambito di svolgimento nella rete, e acquisisce il fascino del
viaggio virtuale e della scoperta piacevole. Sono bambini multimediali, secondo il pedagogista Maragliano, quelli che frequentano le
nostre scuole, che vivono con naturalezza la nuova dimensione di
cybernauti e che preferiscono ai quaderni e alle penne una tastiera
e uno schermo. I bambini si muovono nella rete con la naturalezza
tipica dellinfanzia, con la meraviglia e il desiderio di filtrare con
il proprio corpo le esperienze e la realt esterna. Il coinvolgimento
emotivo e laccettazione incondizionata dei media quale parte integrante della nostra esistenza non devono, tuttavia, farci dimenticare
la nostra dimensione umana, poich
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non esagerato affermare che il futuro della societ moderna e


la stabilit della sua vita interiore dipendono in gran parte dal
mantenimento di un equilibrio tra la forza delle tecniche di
comunicazione e le capacit di reazione dellindividuo. (Papa
Pio XII, cit. in McLuhan, 2002, p. 29)

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PRIMA PARTE
Lera della tecnosocialit

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Il loro compito consiste nella strutturazione della nostra visione.


Agiscono sui sistemi sociali, culturali e neurologici
che ci permettono di produrre significati.
E i loro messaggi impliciti ci trasformano.
R. Stone, 1997

La societ mondiale (Tatiana, 4a primaria)

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Capitolo 1

Le comunit mediatiche
tra il globale e il locale

I media telematici si sono imposti nella societ contemporanea


per il loro duplice ruolo di nuova interfaccia comunicativa, tra il
soggetto e lambiente, e di nuovo modello di sovrastruttura culturale,
nei rapporti intercomunitari. Il loro campo di applicazione, dunque,
comprende sia i rapporti interni ai gruppi, in una sfera prettamente
locale, sia le dinamiche sociali di una costellazione comunitaria pi
vasta, su scala globale.
Il nuovo sistema concettuale, creato dalla telematica, il paradigma teorico su cui si basano i rapporti nei contesti locali e globali;
esso condiziona la dislocazione e lorganizzazione dei gruppi sul
territorio, al punto da generare nuove modalit di percezione collettiva delle abitudini sociali e un nuovo concetto di appartenenza.
Quali strumenti di comunicazione intergruppale, i nuovi media
sono spesso associati alle grandi potenzialit di sviluppo di ununica
societ allargata, globale e democratica. Una societ che ci ricorda
molto limpero di Kublai Kan, in cui, metaforicamente, milioni di
Marco Polo si muovono alla scoperta di citt invisibili; diverse citt
in un unico grande impero: sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso
cielo, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili
tra loro (Calvino, 2002, p. 30).
Le reti telematiche hanno unito queste citt, facendole emergere dallinvisibile, in un grande spazio fabulatorio, collettivo e
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individuale, che incide sulla realt convenzionale e trasmuta la


geografia situazionale delle interazioni sociali. Gli spazi virtuali,
soprattutto, hanno determinato una rappresentazione ontologica
della comunit globale che, tuttavia, non coincide con quella reale;
non si pu parlare di un unico grande collettivo, ma solo di diversi
collettivi in rapporto tra loro, proprio come le citt dellimpero dei
Tartari di Calvino.
Lipotesi di una fruizione condivisa e su scala mondiale degli
impianti simbolici costruiti dai media risulta scarsamente applicabile,
a causa della presenza di una molteplicit di contesti locali che si differenziano tra loro per tradizioni e norme sociali specifiche. Secondo
lo studioso Mantovani, sono proprio i gruppi locali i primi promotori
della crescita e del processo di differenziazione delle cornici simboliche
delle comunit (Mantovani, 1995, p. 154). Gli artefatti tecnologici,
infatti, supportano lo sviluppo degli apparati ideologici in relazione
alla specificit del contesto.
I sistemi simbolici o i repertori di genere, come sappiamo, rappresentano linsieme delle pratiche insite nel contesto sociale; esse
sono determinate storicamente e si svolgono come transazione di
significati condivisi e negoziati, come prodotti dellinterazione degli
attori sociali. I cambiamenti nelle cornici simboliche determinano
variazioni nella condotta collettiva; allo stesso modo, mutamenti di
significati sociali influenzano le cornici simboliche.
Per sostenere una valutazione esaustiva delle dinamiche sociali
su scala mondiale non si pu prescindere dallo studio di ci che Asch
definisce linterazionismo simbolico dei gruppi, cio le relazioni
discorsive che generano allinterno della comunit una conoscenza
distribuita e collettiva (Zucchermaglio, 2002, p. 15). Il riconoscersi
negli ordini simbolici e nella manifestazione di pratiche dazione
specifiche determina il nostro senso di appartenenza a una comunit.
La nostra identit di gruppo si forma in un contesto locale, uno spazio territoriale ben delineato, in cui le traiettorie delle nostre azioni
acquistano peso e valore sociale solo se riferite a un sistema condiviso
di norme e di tradizioni culturali. Il senso di comunit risiede nel
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sentimento di appartenenza a un contesto con confini che stabiliscono linclusione e lesclusione sociale. Lappartenenza al proprio locale
appare ancora pi significativa in relazione al coinvolgimento emotivo
che si stabilisce tra i membri.
Lavvento e la diffusione degli artefatti tecnologici hanno reso
pi flessibili, almeno apparentemente, i confini intergruppali e le
possibilit di scambio e di migrazione verso altri contesti culturali,
determinando una discrepanza notevole tra la realt quotidiana e il
neonato sistema di valori globali che libera il soggetto dalla propria
comunit di appartenenza. Nascono nuovi contesti sociali, allargati,
mondiali, non riferibili a caratteristiche topologiche e geografiche,
bens a sistemi concettuali inediti in cui gli attori si percepiscono e si
rappresentano come membri.
La possibilit di essere coinvolti, nel contempo, da situazioni
locali e da mondi e culture che travalicano i confini territoriali della
nostra comunit potrebbe disorientarci; il gruppo si trova di fronte a
un sistema complesso di rapporti, difficili da gestire.
Lattaccamento al proprio locale pu essere letto, in questo caso,
come una richiesta di significato e di senso sociale. Le comunit
devono ben scindere i problemi gestibili a livello locale da quelli che
rientrano in situazioni pi generali, condivisibili con altre comunit.
La distribuzione di sistemi mediatici tecnologicamente avanzati non
un punto di incontro tra le diverse comunit locali, in quanto esse
non possiedono unidentica concentrazione di mezzi telematici.
La sperequazione tecnologica, che sta emergendo, pu facilmente indurre una discriminazione socioculturale e una nuova forma
di esclusione sociale, definita da Matterlart (1999) tecnoapartheid.
Laccesso alle notizie, e alla comunicazione allargata, non avviene
allo stesso modo per la comunit di Pigmei e per la comunit di
gentlemen londinesi; e anche se avvenisse, il messaggio sarebbe
decodificato ed elaborato in relazione a una cultura di tipo locale
e non certamente globale.
Nonostante la diffusione dei sistemi tecnologici stia raggiungendo ogni angolo remoto della terra, il processo di partecipazione alle
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negoziazioni sociali rimane ancora fortemente localizzato. Il sapere


e il trasferimento delle informazioni sono legati alle caratteristiche
sociali e culturali dei gruppi detentori delle tecnologie pi sofisticate.
Sembra lecito pensare che la progressiva acquisizione di potere decisionale, a livello mondiale, da parte di gruppi minoritari, sia piuttosto
una nuova modalit di assoggettamento al volere di grandi leadership
mondiali. Il pericolo la diffusione di una specie di anomia, intesa,
come nella visione di Durkheim, in una scarsa integrazione nel sistema delle funzioni sociali da parte di un largo numero di individui e
comunit, da cui potrebbe conseguire emarginazione dei ceti inferiori
e un nuovo analfabetismo di massa.1
Gli effetti dei nuovi sistemi comunicativi si evidenziano anche nei
singoli individui. Laccelerazione delle informazioni li ha proiettati in
una nuova dimensione spazio-temporale, indefinibile e virtuale, con
infinite possibilit di estensione sensoriale; si pu passare ininterrottamente e contemporaneamente dallo spazio visivo a quello acustico,
si possono percepire suoni con lorecchio e trasferirli sul piano iconico
attraverso gli occhi. Vengono ridefinite le tradizionali percezioni dei
concetti di spazio e tempo in funzione della produzione e riproduzione meccanica dei fatti e degli avvenimenti. Alle oceaniche folle di
ascoltatori della radio si sono sostituiti utenti interattivi, che creano
delle piccole comunit inglobate nel concetto di massa.
I soggetti sociali sono posti di fronte a una forma di overload
sociale, inteso come accumulo di informazioni conseguente alluso
della tecnologia; la psiche umana si moltiplica in una pluralit di
s latenti non contestualizzabili. Si stabilisce, pertanto, anche una
partecipazione anomala allelaborazione dei sistemi socioculturali.
Giocano un ruolo fondamentale i media elettronici che, incidendo
proprio sul nostro senso di appartenenza alla comunit, generano un
nuovo processo di identificazione socioculturale e un nuovo sistema
Durkheim E. citato in Le influenze dei processi di globalizzazione sulle trasformazioni sociali
nelle societ avanzate, http://www.ecn.org/contropotere/le_influenze_dei_processi_di_glo.
htm.

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concettuale, fondato sul mito della socialit mediata. La presenza


sociale, del singolo e dei gruppi, nellambito globale, dipende dalla
possibilit di cambiare prospettiva pur mantenendo salda la propria
appartenenza a una comunit primaria. Nel contesto territoriale, in
cui svolgiamo le nostre pratiche insieme con gli altri, si sviluppano la
nostra identit sociale e il nostro appartenere alla comunit.

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Capitolo 2

Ergonomia dello scambio


telematico tra presenza
e telepresenza

La tecnologia ha prodotto la nascita di nuovi ordini simbolici


in cui inserire le dinamiche di utilizzabilit dei nuovi mezzi a livello
concettuale. Concetti del tutto inediti, che tuttavia affondano le
radici nello scambio sociale, sono quelli di interfaccia e di ergonomia.
Linterfaccia la superficie di un contatto: nella relazione umana tale superficie costituita dal contesto sociale, dalla possibilit
di incontrarsi faccia a faccia o da uninterazione mediata. Questo
punto di contatto stabilisce lincontro di due mondi soggettivi che si
interfacciano, si relazionano nel momento in cui si stabilisce tra loro
una qualsiasi forma di comunicazione. Questo concetto molto
caro al rapporto uomo-mezzo telematico, poich definisce larea di
fusione della soggettivit umana con la rappresentazione simbolica
della macchina al centro di un ampio dibattito allinterno delle
discipline ergonomiche.
Un mezzo telematico quale il computer e, pi nello specifico,
la rete si pone come nuovo ambiente dellesperienza umana, unesperienza che si svolge attraverso la mediazione o linterfacciamento del
mezzo. Il computer e le reti telematiche creano un nuovo modo di
rappresentazione dellatto comunicativo: una telefonata mette in relazione due utenti che si rappresentano nello scambio comunicativo
stando fisicamente e mentalmente nel proprio ambiente, mentre il
computer crea spazi da retroscena o da palcoscenico, a seconda che si
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effettui una comunicazione in rete o semplicemente una navigazione


ipertestuale. Linterfaccia del computer propone una partecipazione
che avviene al di l dello spazio e del proprio contesto di vita. Di qui
scaturisce il concetto di realt virtuale, come rappresentazione mentale di uno spazio immaginario in cui la presenza pu e deve essere
ripensata e ridefinita in termini di teletrasposizione cognitiva.
Il concetto di presenza , da sempre, legato a uno specifico ambiente fisico, un contesto sociale che delimitato da confini geografici,
che lo identificano in termini spaziali, e da descrizioni e narrazioni
discorsive, che ne identificano levoluzione storica in un arco temporale.
Lesperienza della presenza non si riferisce solo alle azioni materiali
compiute da un soggetto o da un gruppo; essa definibile anche come
rappresentazione del proprio ambiente e si connette a un processo di
transazione e significazione mentale del contesto in cui ci si trova.
La presenza definibile come la percezione di s in un ambiente
ed legata alla rappresentazione mentale del circostante. Siamo di
fronte a un processo di costruzione e ricostruzione cognitiva che utilizza, come canale prioritario di conoscenza, i sensi e la percezione.
Di qui proprio la sensazione di essere in un luogo e di far parte della
sua comunit sociale.
Il legame tra la presenza fisica e la comunicazione con lambiente,
in termini di relazioni, porta alla creazione di specifici brainframes,
strutture mentali che ci consentono di categorizzare e adattare ai nostri bisogni la realt circostante. Lattivit di presenza garantita dalla
relazione discorsiva che il soggetto instaura con il contesto in cui si
trova. Mutuando le ipotesi di Harr, riguardo alla Positioning Theory,
si pu dire che la ricostruzione della realt e linterlocuzione con essa
siano determinate da una relazione retorica (Galimberti e Riva, 1997).
I soggetti strutturano la loro personalit e svolgono le proprie azioni
in funzione delle attivit narrative e di simbolizzazione del contesto.
Il processo di posizionamento discorsivo, cio latto attraverso
cui un individuo si racconta come soggetto situabile nella realt,
determina la costruzione del ruolo e delle modalit di presenza nel
contesto sociale. Quindi, lessere in un posto o in un gruppo viene
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socialmente riconosciuto attraverso la presentazione di s possibili


adatti alla situazione e attraverso la comunicazione della propria
situabilit con gli altri attori sociali.
Cosa avviene quando lo scambio sociale si realizza attraverso la
mediazione di mezzi telematici? La percezione degli stimoli esterni si
svolge su due piani distinti: luno fisico, dato dalla realt oggettiva in
cui il soggetto comunicante si trova, e laltro virtuale, rappresentato
dal mezzo. La simulazione di presenza nel mezzo, o meglio nella situazione comunicativa stabilita da esso, pu essere identificata con il
concetto di telepresenza. Si tratta di una percezione di presenza mediata
da un mezzo di comunicazione. Il contesto dellatto comunicativo
pu essere reale, ma lontano dagli interlocutori, come nel caso delle
webconferencing, oppure virtuale e avvenire in un ambiente del tutto
immaginario. La telepresenza in un ambiente virtuale si pone come
uninedita concezione semantica, che attiene alla trasposizione mentale
della comunicazione oltre i confini spaziali e temporali.
Qual il luogo fisico in cui avviene lo scambio comunicativo? E
che tipologia di relazione si stabilisce fra gli attori sociali? Lo sganciamento dalla fisicit lelemento caratteristico degli ambienti virtuali.
La formazione di uno spazio mentale, un cyberspazio, inteso come
linsieme delle tecnologie che nellutente simulano la percezione di
presenza in un ambiente fisicamente diverso da quello in cui ci si
trova realmente.
Si potrebbe dire, dunque, che il concetto di cyberspazio nel
nostro immaginario, una pura rappresentazione mentale come avviene
quando leggiamo un libro. I modi, le infrastrutture e le modalit di
fruizione di questa nuova rete comunicativa diventano il territorio
di una nuova presenza sociale non radicalmente diversa dal concetto
classico, in quanto lincontro in rete una reale simulazione della comunicazione faccia a faccia. I membri delle comunit virtuali, quindi,
delineano la loro presenza in rete e le dinamiche di svolgimento delle
interazioni su un atto di raffigurazione che , contemporaneamente,
individuale e collettivo.

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Capitolo 3

Incontrarsi
nella valle dellincanto

Le motivazioni per cui una persona comune si avvicina ed entra


a far parte del mondo digitale sono molteplici: dalla semplice curiosit, al disadattamento sociale, alla necessit di scambi commerciali.
Per caso o per bisogno, molti di coloro che entrano in questo luogo
incorporeo e sintetico ne restano affascinati al punto da diventare
membri attivi del popolo virtuale. Una descrizione puntuale del
comportamento dei netizen, cio gli utilizzatori abituali dei sistemi
comunicativi informatici, viene effettuata dalla Herz nel suo libro
Surfisti di internet (1995).
Lautrice mette in rilievo, con una leggera vena satirica, le caratteristiche peculiari delle comunit telematiche e dei cybernauti che si
spostano da un luogo allaltro della rete come se passassero da una
camera allaltra della propria casa, con grande scioltezza e flessibilit
comportamentale. Entrare nella rete , infatti, unesperienza singolare:
ci si trova di fronte a gruppi di persone, comodamente sedute al bar, a
raccontarsi storie o a bere una vodka, anchessa immaginaria, o a parlare
darte, o ancora a scambiarsi pettegolezzi. Tutto come nella vita reale.
Ecco il popolo di internet, i netizen, da net citizen, coloro che
abitualmente utilizzano i sistemi comunicativi informatici. Membri
di una societ inesistente, attribuiscono forme e significati relazionali
a uno spazio interlocutorio immaginario. La formazione di questo
spazio mentale determina lo slittamento dei rapporti umani in un
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luogo inesistente, incantato. In esso si costruisce un nuovo tessuto


sociale che viene creato attraverso le conversazioni dei partecipanti.
La visione dicotomica fra reale e virtuale, e tra presenza e telepresenza, lascia spazio a una nuova impostazione, che coniuga i
due ambiti e vede nella rete non uno spazio della comunit ma una
comunit. La scansione dello spazio e del tempo avviene attraverso
un flusso continuo di narrazioni, i cui discorsi costruiscono metaforicamente gli ambienti virtuali e danno senso a uno spazio immaginato e immaginario. Lo scorrere del tempo, il prima e il dopo, e
la collocazione spaziale delle interazioni vengono segnate dallinvio
delle nostre narrazioni e dalla lettura delle narrazioni altrui. Le
narrazioni descrivono, altres, il passaggio da un ambiente allaltro e
da una situazione sociale allaltra; viene abolito il rito della scoperta
e delladattamento a un nuovo ambito fisico e sociale. Nei luoghi
della rete si entra diventando immediatamente interlocutore attivo e
membro della comunit.
Internet non pi considerato, come asserisce Barlow, un mondo
silenzioso dove tutte le conversazioni sono battute su una tastiera (De
Benedittis, 2003, p. 53); piuttosto esso si configura come un nuovo
ambito virtuale socialmente costruito e condiviso. Lelemento di novit
introdotto, rispetto alle tradizionali tecnologie della mediazione, non
rappresentato dalla presunta nascita di sistemi comunitari paralleli;
secondo Holmes il grande cambiamento, che non trova confronto in
nessun altro veicolo, costituito dallo sfruttamento del solipsismo
(p. 24).
Ogni utente, individualmente e isolatamente, riceve e invia informazioni staccandosi, anche materialmente, dal proprio contesto
sociale di appartenenza per entrare in una dimensione astratta dei
rapporti. Lisolamento in questo vuoto sociale favorisce comportamenti
svincolati dalle normali forme di controllo sociale. Lanonimato, inteso
pi come inaccessibilit alle informazioni sul proprio interlocutore,
rende la comunicazione pi effimera e ingannevole dal punto di vista
dei rapporti interpersonali e pi libera nellesposizione delle caratteristiche individuali.
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I soggetti sociali sono in una condizione di assoluta deindividuazione, liberi da ogni senso di responsabilit; praticano il flaming per
rendere pi agonistici i propri discorsi e le descrizioni di s e per avere
maggiore impatto sociale. In un gruppo in cui lidentit dei membri
passa attraverso un modulo di registrazione, il comportamento diventa
particolarmente rispettoso di norme sociali non esplicitate ma riferibili
e mutuate dal contesto di vita reale. Non pi una presenza asociale,
una presenza che non si concretizza in rapporti interpersonali, ma
solo nella condivisione del mezzo di comunicazione. La comunit non
risiede solo nel contesto esterno, sia esso reale o virtuale, ma anche
dentro la persona, nella sua identit sociale.
I due approcci prevalenti degli studiosi di psicologia sociale si
orientano sia sullinfluenza del mezzo tecnologico sulle relazioni e
sullinterfaccia comunicativa, sia sulla costruzione di collettivi mediatici. Entrambe le posizioni confluiscono in ununica direzione,
quella della relazione interpersonale come negoziazione di significati
e interessi comuni: non rilevante il luogo o la dimensione fisica, ma
ci che assume significato preponderante il termine della relazione.
Il punto di incontro, tra lo spazio fisico reale e lo spazio virtuale, rappresentato dallo schermo, si caratterizza come linterfaccia tra
due mondi paralleli. Ben ci fa notare Jones come, per la prima volta
nella storia, con un semplice click del mouse sia possibile una totale
negazione dellesperienza (De Benedittis, 2003, p. 24).
Lindividuo non vive una disgiunzione fra il contesto della rete e
quello reale, poich egli immerso, nel contempo, nella stessa dimensione
spazio-temporale dei suoi interlocutori. Vi , tuttavia, una nuova formalizzazione del concetto di comunit. Nella rete si crea una formazione
gruppale parallela, virtuale, una vera e propria societ invisibile di cui
ciascun utente isolatamente diventa cittadino. Sorgono tante comunit
simili alle citt invisibili descritte dal Marco Polo di Calvino (2002); la
minuzia di particolari paesaggistici e lenfasi dei racconti storici ci fanno
pensare a luoghi esistenti e identificabili. E proprio cos, nella rete, presi
dalla coinvolgente narrazione di noi stessi, dimentichiamo che le piazze,
i giardini, i luoghi dincontro vivono solo nella nostra immaginazione.
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Capitolo 4

Lidentit, dal contesto


allillusione

Il riferimento a un contesto sociale in cui esplicare la propria


personalit garantisce a ciascuno di noi il riconoscimento di unidentit
personale e sociale. La vita comunitaria influenza il singolo al punto
da determinare i pensieri, le azioni e la costruzione dellautoconsapevolezza di noi stessi; essa, inoltre, il terreno in cui il soggetto approda
al processo di eteroidentificazione e di diversificazione che avviene
solo nel rapporto con laltro.
In unottica comportamentista, si pu dire che i nostri costrutti
mentali e la nostra personalit non sono solo la risultante di predisposizioni genetiche, ma anche e forse in maniera superiore condizionamenti ambientali. Molti problemi personali e disagi psichici nascono in un versante sociale e acquisiscono una dimensione collettiva.
Luomo non una monade autonoma; egli basa la sua vita sullidea
di appartenenza a un sistema societario fondato su regole comuni in
cui si riconosce e si identifica. La dimensione sociale dellindividuo,
per potersi manifestare, necessita della sua presenza in un territorio,
della compresenza di persone a cui egli possa relazionarsi e che gli
garantiscano uno specifico posizionamento nel contesto sociale.
Nella teoria sociale della conoscenza, Wenger punta laccento
proprio sulla relazione identit-contesto e sul processo di negoziazione sociale (Varisco, 2004, pp. 133-134). Il concetto di identit viene
riferito a unesperienza multipla, una situabilit dei propri s possibili
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che garantisca al soggetto la formazione di unidentit personale e


sociale. Il coinvolgimento nel processo di negoziazione dei significati e
limmaginazione dei s possibili, connessi con uno spazio e un tempo
definiti, sono riferiti a relazioni di appartenenza con il proprio contesto sociale e con configurazioni sociali pi ampie, situate al confine.
Lo spazio virtuale, visto come possibile spazio di confine, ha
determinato un nuovo concetto di presenza sociale: la telepresenza,
ovvero lessere altrove, in un luogo indefinito e indefinibile, con la
propria mente. Nella rete si presenti come estensioni sensoriali in
uno spazio parallelo di conversazione e di interazione sociale. La
seduttivit, che tali spazi immaginari acquisiscono per gli utenti,
data dalla percezione alternativa del contatto fisico; nessuna garanzia
sul piano dellidentit dei soggetti che, tuttavia, trovano interessante
presentarsi e manifestarsi fisicamente attraverso puntualissime stimolazioni sensoriali.
I due approcci, fondamentali alla definizione dellidentit e della
sua strutturazione negli ambienti virtuali, sono quello della Teoria
dellidentit sociale, sostenuto da Spears e Lea e quello della Presenza
sociale, sostenuto da Sproull e Kiesler (Pezzullo, 2000). La prima
impostazione rafforza il concetto di sociale negli ambienti telematici,
sostenendo che in un ambiente altamente destrutturato, quale quello
virtuale, i soggetti sociali mantengono forti le norme sociali di riferimento del proprio contesto reale. Quindi lattribuzione di categorie
sociali e la negoziazione di significati culturali avvengono in modo
analogo agli ambienti non virtuali. La teoria della Presenza sociale, al
contrario, mette in risalto come la decadenza di un sistema normativo
di riferimento, interno a tali ambienti, determini una situazione di
vuoto, che i soggetti sociali riempiono con fenomeni anomali quali
le identit fittizie o il flaming.
Negli ambienti telematici i soggetti sociali sono impegnati prevalentemente nella strutturazione dellambiente, nella definizione del
contesto; un contesto visto come esposizione delle proprie rappresentazioni di variegati s possibili e fruibili. Limpegno, nella costruzione di
un ambiente maggiormente strutturato avviene mediante la creazione
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di un ordine simbolico condiviso, in cui tutti i soggetti acquisiscono


un ruolo e una definizione identitaria.
Il MUD (Multi User Dungeon) e la chat sono ambienti provvisori
in cui la difficolt nella negoziazione di un impianto socioculturale
data proprio dalla mancanza di una gruppalit ben definita: s
presenti insieme, come aggregato di pensieri, di estensioni corporee e
si vive la dimensione comunicativa in una struttura sociale borderline.

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Capitolo 5

Il gioco delle identit

Linvestimento dei nostri comportamenti su molteplici proiezioni


mentali e su fantasie, durante la ricerca di un posizionamento e una
cornice di riferimento, determina uno stato di sovrapposizione identitaria. Ci rende possibile il mostrare una variet di s potenziali che
vengono plasmati man mano che il dialogo tra gli utenti si sviluppa.
Si mette in evidenza una personalit multipla e poliedrica nella cui
descrizione stato maestro Pirandello, che racconta proprio della
poliedricit umana in relazione agli incontri sociali. Internet diventa
un grounding condiviso di interessi e aspettative, uno scenario in cui
sperimentare la costruzione e la ricostruzione sociale della propria
identit, in quanto la comunicazione si concretizza in atti di partecipazione attiva alle relazioni e alle negoziazioni; le pratiche discorsive
incidono, pertanto, direttamente nel processo di autodeterminazione
del proprio s.
Il singolo si cimenta nella sperimentazione di ruoli personali che,
sebbene siano avulsi dalla vita reale, sono sempre manifestazioni di
una soggettivit. Tale constatazione contrasta con quanti sostengono
un progressivo annichilimento dellidentit reale; infatti, molto spesso
gli utenti delle CMC (Comunicazione Mediata dal Computer) creano
individui fittizi online con unidentit coerente con quella della vita
quotidiana. Il bisogno di avvalorare se stessi, attraverso unidentit
socialmente riconosciuta, si manifesta con la presentazione di un
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nome virtuale. In coerenza con quanto avviene nelle pratiche sociali


quotidiane, gli attori virtuali scelgono una nuova identit situabile
nel contesto virtuale di riferimento.
Unanalisi interessante anche quella delle homepage che espongono un grado di frammentazione dellidentit manifestata in una
comunicazione atipica, che non dice niente del rapporto interattivo
che si stabilisce tra il redattore della homepage e gli altri utenti. Roversi
(2001) evidenzia come, proprio attraverso la homepage, si determini
uno sviluppo unitario della identit online, in quanto le diverse sezioni, ovvero la pluralit identitaria, confluiscono e si riunificano in
ununica presentazione di s.
Diverso il discorso per le chat o i MUD, nei quali condizione
essenziale della comunicazione la rappresentazione di s attraverso
avatar o nomi immaginari. Molto spesso gli utenti delle chat incarnano
pi personaggi contemporaneamente, mettendo in atto meccanismi
di multitasking identitario o di gender-switching: ci si presenta cio
con una gamma di maschere diverse in relazione alla tipologia di
interazione, o si cambia la propria identit sessuale. Viene rivalutata
la dimensione sociale della propria identit e del suo processo di
autodeterminazione.
La rete, per caratteristiche tecniche e culturali, un contesto
allargato che d lopportunit di simulare lesistenza reale. Lanonimato, garantito da unidentit fittizia valida solo nelluniverso immaginario di internet, consente al singolo di sperimentare vari aspetti
della propria personalit, in quanto si sente libero da ogni forma di
inibizione sociale.
Lidentificazione del singolo, investita del suo anonimato e della mancanza di controllo sociale, si fonda su pseudoidentit e sulla
libert di comunicare. C la libert di essere, di essere se stessi o di
essere altri; nella rete si pu decidere di essere chiunque, di adottare
una o pi identit in riferimento alla comunit in cui si entra a far
parte. Un gioco, quello delle identit false, simile a una sfilata delle
maschere, un Giano bifronte che assume ruoli diversi in funzione di
una variegata possibilit di scopi. Interessanti sono, a tal proposito, i
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racconti di cui brulica la rete sulle imprese di personaggi immaginari


esistenti solo per giustificare eventuali comportamenti degli utenti.
Nonostante linstabilit, laleatoriet e lindividualismo comunicativo, nelle comunit virtuali assume una grande importanza linterdipendenza dei membri. Si stabilisce una sorta di comportamento
omologato, lo stesso evidenziato da Freud nellanalisi delle masse: ogni
singolo la parte di un tutto unitario da cui viene inglobato e della
cui anima collettiva fa parte. Nei contesti virtuali si indossa lillusione
di uno stereotipo sociale attribuibile solo a particolari identit che
trovano nella rete la loro possibilit di esistere. Il soggetto si perde e si
costruisce contemporaneamente nellistantaneit dei legami affettivi
che nascono.
Il pluralismo identitario esprime un atto di de-identificazione a
cui si affianca il desiderio di riconoscersi in una coscienza collettiva,
una superidentificazione nel gruppo; possiamo parlare di un uomo
collettivo la cui iniziativa e la cui voce fanno un coro con quelle degli
altri. I sentimenti condivisi e le emozioni collettive si evolvono con
rapidit in un contesto spazio-temporale e connotano le comunit
virtuali come comunit emotive. Gi Freud aveva analizzato, in un
contesto diverso, le influenze che le formazioni sociali, temporanee
e durature, strutturate e non, hanno sul singolo; egli aveva, altres,
studiato le modalit di identificazione dei singoli in questo organismo
superiore e la fitta trama di relazioni interpersonali (Freud, 1995).
Anche nella rete,
finch la formazione collettiva persiste e fin dove si estende il suo
ambito, gli individui si comportano come se fossero omogenei,
tollerano il modo dessere peculiare dellaltro [quasi a stabilire
un] legame libidico. (Freud, 1995, pp. 48-49)

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Capitolo 6

Psicodinamica della
comunicazione telematica

Il polimorfismo semantico che contraddistingue il concetto di


comunicazione rende difficile una definizione univoca del termine.
La definizione pi comune, che viene attribuita alla comunicazione,
quella di trasferimento di informazioni; in questo senso si avvale
di un sistema di base fondato sulla presenza contemporanea di un
emittente, un ricevente, un messaggio da trasferire e un codice.
La presenza di tali elementi genera latto comunicativo, un atto
pluricomprensivo che permea tutti i livelli della realt sociale e individuale. Durante la comunicazione, i soggetti compiono una duplice
azione di estroflessione cognitiva e di riflessione metalinguistica, che
si manifesta nellelaborazione di un messaggio coerente con la situazione e adatto al destinatario. Gli interlocutori, per porsi in relazione,
devono anticipatamente rappresentare nella propria mente la reazione
dellaltro e contemporaneamente predisporre una risposta adeguata a
cui laltro possa collegarsi. Si mette in moto un processo di feedback
continuo, utile alle dinamiche interpersonali.
La comunicazione mediata attraverso i sistemi tecnologici
tradizionali, quali la televisione e la radio, stata definita da Ong
(1986) una forma di oralit secondaria; essa si basa sulla parola come
suono reale anche se trasmesso tecnologicamente. Loralit terziaria,
quella della rete e dei sistemi multimediali, elettronica quanto
quella secondaria; tuttavia, essa non si fonda sulla trasmissione della
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sensorialit, quanto piuttosto sulla sua simulazione. La ricostruzione


della propria sensorialit, attraverso i discorsi battuti sulla tastiera,
d forma a una nuova modalit comunicativa, un linguaggio tattile
che simula organicamente linterazione.
Da sempre le relazioni umane hanno preso vigore attraverso il
racconto. Da sempre gli uomini narrano storie; si raccontano ad altri
uomini per condividere emozioni e contenuti culturali. Nel racconto
lindividuo tesse una gamma di relazioni con il proprio vissuto sociale,
ridefinisce la propria identit nella sperimentazione di s possibili
adatti alla situazione. Il raccontarsi, tramite le parole, acquisisce
significato anche nellepoca della comunicazione interfacciata da un
mezzo telematico.
Lefficacia comunicativa del mezzo e la reale interconnessione delle
menti degli interlocutori si modellano su un sistema secondario di
modellizzazione (L. Lotman, cit. in Ong, 1986, p. 129), per mutuare
un concetto di Lotman che nasconde la possibilit di evocare il suono
delle parole e dei discorsi. Un incontro in rete, sia esso sincrono, in una
chat, che asincrono, in un forum o in una mailing list, determina una
coniugazione perfetta tra limmediatezza e il pragmatismo delloralit,
e il distacco e lorganizzazione della scrittura. La naturalezza della comunicazione in presenza simulata attraverso segni grafici, notazioni
sillabiche, una forma di linguaggio decontestualizzato che mantiene
inalterate le dinamiche del pensiero e dellespressione orale. Loralit e
la scrittura della rete elaborano una nuova modalit di comunicazione,
verbomotoria, che passa attraverso tutto il corpo.
Essa presenta tutti i caratteri specifici della cultura orale identificati da Ong: una comunicazione agonistica ed enfatica, aggregativa
e omeostatica, ridondante, vicina allesperienza umana e conservatrice
(pp. 65-77). Tale tipologia comunicativa coniuga le caratteristiche
positive dellespressione orale con quelle della scrittura. Il distacco
e lassenza di un interlocutore concreto, tipici nella scrittura, sono
superati dallimmediatezza della comunicazione e dallinterattivit
vivida. Per la prima volta, nella storia della tecnologia della parola, il
tempo della scrittura e il tempo della lettura si fondono in ununica
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dimensione. La velocit delle conversazioni data non solo dalla


digitazione, quanto soprattutto da una strategia testuale che interagisce con il lettore, imponendogli anche un tempo di lettura rapido.
Lestensione, il rallentamento delle relazioni interpersonali dipendono
dal passo dato al discorso e dalla capacit degli interlocutori di fissare
lattenzione nel tempo della fabula rendendo efficace limpressione
del tempo.
Lautore di un testo non ha di fronte a s un foglio su cui scrivere
per un ipotetico e futuribile lettore; egli scrive e, nel contempo, riceve
messaggi in modalit real time. Il ruolo dellautore e quello del lettore
nella rete coincidono, diventano sistemi di un linguaggio unico, tessuto
sincronicamente; levoluzione della relazione data attraverso le parole
che diventano suono interiore ed evocazione di immagini e situazioni.
La linea di demarcazione, che separa latto dello scrivere il messaggio da quello di leggerlo, labile e indefinita, tanto da permettere
un accavallamento delle conversazioni a causa dei limiti tecnici del
mezzo. La necessit di comunicare, di farlo in fretta, rende lautore
meno attento allo stile del testo, pi disponibile alluso di un linguaggio formulaico, che al di fuori del contesto della rete non troverebbe
campo di applicazione.
Linterattivit e la riflessivit si evolvono in modo innovativo.
La visibilit delle conversazioni e la loro ubiquit denotano la malleabilit e il carattere fabulatorio della comunicazione mediata, la
sua dimensione partecipativa e collettiva. Autore e lettore, emittente
e ricevente, si spostano alternativamente dalluna allaltra posizione
per dare vita a quelli che Eco (2000) definisce boschi narrativi, in
cui possibile passeggiare senza il timore di lasciare o vedere le orme
delle proprie conversazioni.

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Capitolo 7

Il collettivo intelligente
di Lvy

Il fondamento della nuova forma di organizzazione sociale ipotizzata da Pierre Lvy non ha nulla a che fare con le comunit virtuali
esistenti nella rete che basano il loro esistere su interessi temporanei;
esso si caratterizza dallunione delle intelligenze e delle potenzialit
dei singoli che non si sentono fagocitati n temono di perdersi a causa
della forza del numero, come avviene nelle comunit reali.
La visione di Lvy si fonda sulla possibilit di costruire uno
Spazio del Sapere (Lvy, 2002, p. 31), in cui i legami sociali
siano flessibili, continuamente rinnovati dallinterazione dei suoi
membri. La definizione di intelligenza collettiva sostiene lautore va identificata proprio nella sinergia delle competenze e in
una distribuzione globale della conoscenza; essa, infatti descritta
come loperare di comune intesa verso la costruzione di una conoscenza che diviene il punto di riferimento essenziale dei collettivi
intelligenti, in cui ciascuno possa svilupparsi liberamente e dare il
proprio contributo al gruppo.
I pensieri dei singoli non si perdono come nel caso di una folla
di persone, ma contribuiscono alle decisioni della comunit in modo
democratico. Questo gruppo responsabile riafferma continuamente
il proprio equilibrio sociale. Alla base della stabilit dei collettivi
intelligenti vi un processo di apprendimento che per i gruppi reali
molto lento, ma che le tecniche digitali rendono pi rapido. Lvy
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afferma che ogni interazione umana d vita a un nuovo apprendimento, uno scambio continuo basato sulla condivisione di informazioni e
sullarricchimento reciproco. Dalle interazioni simultanee di milioni di
persone, dislocate negli angoli pi remoti della terra, si pu raggiungere un alto grado di velocit cognitiva (p. 89) e la valorizzazione
di tutte le soggettivit piuttosto che la loro dispersione.
Il cyberspazio potrebbe diventare lo scenario di una nuova civilt deterritorializzata fondata solo su un pluralismo conoscitivo e
intellettivo. Si tratta di unintelligenza distribuita su scala mondiale,
unitaria, non unica e statica, come le istituzioni delle societ reali.
Questa nuova forma di intelligenza non data dalla fusione delle
idee di ciascuno che si perdono in ununica grande idea superiore;
essa, al contrario, data da un processo di negoziazione continua e
dallevoluzione degli scambi dei membri. Non vi quindi la fusione
delle intelligenze individuali in un grande caleidoscopio, ma la possibilit di tutti di partecipare in contemporanea al rinnovamento e
alla costituzione collettiva.
In questottica il singolo viene valorizzato; partecipa alla mobilit di sapere senza il timore di perdersi. Nasce un nuovo modello di
comunit che non ha nulla a che vedere con una folla di persone i
cui membri pensano insieme e comunicano a uno stadio minimale;
nella folla vi la totale dispersione delle capacit del singolo, il quale
viene sopraffatto dalla forte carica emotiva del gruppo. Nella rete il
distacco dalla territorialit e dalla materialit dei rapporti fa s che
ciascuno sia presente e partecipi allevoluzione del sistema collettivo,
a prescindere dal proprio ruolo sociale.
Il rinnovamento e gli scambi avvengono sempre in riferimento
a contesti specifici che Lvy chiama spazi antropologici (p. 149).
Si tratta di aree di significato, di spazi puramente mentali in cui le
azioni e i pensieri acquistano senso e in riferimento ai quali si sviluppano. Infatti, gli uomini hanno un proprio particolare sistema
di prossimit (p. 148), che non necessariamente fisico; pu essere
uno spazio affettivo, storico o sociale ad essere pi significativo di
uno geometrico.
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Sono i nostri pensieri a rendere pi o meno lontano un avvenimento o una persona e a fare in modo che la rete diventi, da spazio
ontologico, ambiente comunicativo. Lvy individua quattro spazi
antropologici trasferibili al contesto della rete e adattabili alla nuova
forma di intelligenza collettiva. Questi spazi, la Terra, il Territorio,
la Merce e lo Spazio di sapere sono generati dallattivit immaginativa delluomo (p. 149). Essi contengono ulteriori ambiti di attivit
umana possibile nella rete e garantiscono la propria esistenza grazie
allinterazione comunicativa che avviene al loro interno.
Gli spazi antropologici individuati da Lvy sono funzioni dellintelligenza collettiva che non devono essere confusi con le infrastrutture
o le sovrastrutture delle istituzioni reali. Sono piani di esistenza (p.
151) determinati dal nuovo cammino telematico che lumanit sta
percorrendo; non possibile identificarli per categorie di ordine degli
eventi e degli spazi umani. Lvy definisce tali aree come mondi di
significato e non categorie reificate che spartiscono gli oggetti corporei
(p. 151), a ogni spazio corrisponde unidentit, una struttura psichica
che non va confusa con quella che indica il ruolo e lo status sociale
di una persona. Nello spazio delle merci, ad esempio, gli individui
acquistano la loro identit in relazione al consumo di beni, siano essi
informazioni o cose.
La nascita nella rete di una tale comunit pensante d vita a
uno spazio del sapere trasversale e comprensivo di tutti gli altri spazi
possibili. I membri di questa comunit producono e riorganizzano
continuamente il mondo virtuale in cui vivono. Lidentit del singolo
si struttura intorno a immagini dinamiche (p. 158), prodotte dalla
continua reinvenzione dello spazio di sapere; per Lvy si possiedono
tante identit quanti sono i corpi virtuali che riesce a creare nelle
cinecarte e nelluniverso di significazione che esplora e contribuisce
a creare (p. 159).
La navigazione in questo spazio del sapere garantita dalla
cinecarta, una sorta di sistematizzazione topologica che esprime la
molteplicit di interazioni che si svolgono nelluniverso delle informazioni: Ogni oggetto o gruppo di oggetti pu essere visualizzato
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sulla cinecarta (p. 190), in quanto essa rappresenta i nodi qualitativi


dello spazio considerato, oltre i quali sono nascoste le individualit di
ciascun membro. La cinecarta esprime la soggettivit nella collettivit,
permette di configurare un sistema comune di significati e offre una
lettura comune di uno spazio qualitativo. Seguendo gli itinerari e le
strategie delle cinecarte, gli uomini percorrono lo spazio del sapere e
pianificano il suo esistere politico.
Lintento di Lvy , a questo punto, quello di individuare la
possibilit di nascita di una democrazia deterritorializzata e in tempo
reale. Lidentit politica dei cittadini definita in base allorganizzazione dello spazio e alla proposta delle discussioni, mentre al collettivo
viene contemporaneamente garantita la possibilit di esprimere un
pensiero plurale plasmato sulle voci dei singoli. I membri partecipano
in prima persona alla costituzione delle regole della comunit, fanno
sentire la propria voce in modo corale e armonico, non attraverso i
propri rappresentanti.
Pi che parlare di democrazia istituzionalizzata, lautore concepisce la costituzione di soggetti collettivi di enunciazione (p. 79),
in cui siano esaltate la molteplicit e la variet. Lespressione della
propria volont politica non avviene attraverso lappartenenza e lidentificazione in un gruppo specifico, ma nella condivisione generale e
armonica, in unazione sinergica.
Le fasi dinamiche di tale collettivo intelligente sono lascolto,
lespressione, la decisione, la valutazione, la connessione (p. 82). Non
vi sono poteri o leggi sovrane, cos come non vi sono gruppi egemoni
reificati, ma un popolo in potenza, perpetuamente in via di autocostruzione e autoconoscenza, in gestazione, un popolo a venire (p. 98).

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Capitolo 8

Dallintelligenza collettiva
allinterconnessione delle menti:
lintelligenza connettiva

Il rapporto uomo-tecnologia ha trovato, negli ultimi anni, diverse


prospettive dindagine. Il maggiore studioso, insieme a Lvy, delle
forme collettive di condivisione ed elaborazione delle conoscenze
Derrick de Kerckove.
Internet, secondo de Kerchove, ha ampliato lintelligenza umana, accelerandone i processi mentali per adattarli alla velocit con
cui la rete veicola le informazioni. Tale accelerazione ha determinato
una connessione delle menti che non si affiancano nella produzione
sinergica di nuove forme di cultura, come nella visione di Levy; la
connettivit, o lintelligenza connettiva, il collegamento delle menti,
la loro relazione, connessione, che non genera una nuova forma sociale,
ma amplia e potenzia le possibilit intellettive delluomo.
Internet gi, secondo de Kerchove, intelligenza o mente connettiva, essendo lo spazio ontologico della rappresentazione e della
relazione di milioni di individui. Questi ultimi si fondono a determinare unipermente, di cui fanno parte e in cui entrano ed escono
liberamente, senza intaccare la propria identit individuale. Secondo
de Kerckove i medium tecnologici hanno determinato il trasferimento
di molte facolt al di fuori del nostro corpo, in quel prolungamento,
o estensione, di cui gi parlava McLuhan (2002).
Il nostro pensiero si trasferisce attraverso uno schermo in un
nuovo contesto di elaborazione, estraneo alla nostra condizione
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tradizionale; il medium la prima interfaccia che collega e trasporta


la nostra mente in un mondo virtuale. Lio delluomo si proietta,
attraverso unespansione extracorporea, in una dimensione parallela,
mancante dei criteri euclidei della realt.
Da tale impostazione potrebbe scaturire una dispersione della
mente del singolo o la perdita dellequilibrio individuale. Significativa
a tal proposito unopera di Salvador Dal, Testa raffaellesca esplodente,
in cui viene evidenziata la frammentazione dellindividuo che cede alla
velocit del cambiamento e alla molteplicit dei messaggi dellepoca
attuale. Infatti, laccelerazione scaturita dai nuovi media telematici
ha determinato un aumento della velocit e della quantit di relazioni
attraverso la rete. Di qui il timore di un radicale cambiamento di
abitudine e di organizzazione psicosociale.
Lipotesi di un possibile tracollo del cervello umano, sotto il
peso della dissoluzione del tradizionale contesto sociale, largamente
smentita dalla teoria dellintelligenza collettiva sul piano teorico e dalla
reale interconnessione degli individui sul piano pratico realizzata con
le chat. La teoria dellintelligenza connettiva si pone come la naturale
evoluzione della teoria di Lvy, anche se lo studioso canadese analizza
il rapporto uomo-tecnologia da una prospettiva diversa, mettendo in
rilievo le potenzialit dovute al processo di accelerazione delle menti
innescato dallera tecnologica.
Secondo de Kerckove la dimensione sociale della cultura e dellintelligenza, disegnata dalle reti telematiche, simile a quella creata dalla
televisione e dalla radio: si determina un contesto sociale caratterizzato
dalla dilatazione dei contenuti non sequenziali, dalla predominanza del
messaggio rispetto allinterlocutore. In questa situazione lesposizione
ai nuovi mezzi induce profondi cambiamenti nella mente umana, sia
nella strutturazione neurobiologica che nellelaborazione psicologica
delle informazioni. Ogni nuovo medium comunicativo determina
un nuovo brainframe (de Kerckove, 1993, p. 10), cio una nuova
cornice che struttura in modo specifico le nostre attivit neuronali.
La mente umana, dunque, e il suo funzionamento sono strettamente correlati allambiente circostante, in quanto qui che avviene
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la raccolta e la cernita delle informazioni utili al processo di elaborazione dei pensieri. Lintelligenza , come sosteneva Piaget (1966),
la risultante di tale iter di assimilazione e di accomodamento delle
informazioni e del loro adattamento alle facolt cognitive che a loro
volta sono modificate.
De Kerckove individua tre tipologie di codici che racchiudono
altrettanti brainframes: il codice alfabetico, il codice televisivo e il
codice cibernetico. Ciascuno di questi codici inserito in un periodo
storico preciso e ha influenzato le modalit di pensiero comune e di
ideologia di quellepoca. Lalfabeto, ad esempio, ha determinato un
cambiamento sociale senza precedenti; la scrittura diventata mezzo
economico, culturale e ha caratterizzato uno specifico stile di pensiero
razionale e prospettico.
Interessante, ora, capire gli effetti della comunicazione in rete
sullorganizzazione psicologica. De Kerckove propone un nuovo
modello di indagine entro cui studiare la nuova mente tecnologica:
nasce la psicotecnologia, cio lo studio della condizione psicologica
di persone sottoposte allinflusso delle innovazioni tecnologiche (de
Kerckove, 1993, p. 10).
La condizione psicologica determinata dagli attuali strumenti
telematici piuttosto atipica e anacrologica, in quanto nessun prolungamento tecnologico aveva mai prodotto la proiezione delle idee e
della coscienza al di fuori del corpo. Anche lalfabeto aveva promosso
unestroflessione cognitiva verso lesterno, ma mai la psiche umana si
era trasferita altrove. Linterattivit ha generato una nuova forma di
intelligenza, che consente ai singoli di riversare i propri pensieri e di
coniugarli istantaneamente in un luogo immaginario quale internet.
Lelaborazione delle informazioni avviene in un luogo intermedio,
esterno alla mente, in quella che de Kerckove chiama seconda mente
(p. 178); il computer, dunque, svolge una mediazione fra la nostra
rete neuronale, biologica, interna e il sistema di elaborazione esterna.
Linvenzione del cyberspazio ha dato un moto di accelerazione
allattivit mentale umana, evidenziando la dimensione non lineare e
sequenziale che il codice alfabetico ha per lungo tempo nascosto. La
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rete, infatti, favorisce una struttura reticolare di dialogo e di pensiero,


in cui i contenuti e le intelligenze dei singoli utenti sono connessi
contemporaneamente, come sulla tela di un ragno. Di qui il termine
connettivit, che indica proprio la tendenza delle entit separate,
precedentemente non correlate, ad essere unite da un collegamento
o da una relazione (Lvy, 2002, p. 34).
Lintelligenza connettiva, ipotizzata da de Kerckove, non solo
una forma di conoscenza comunitaria, ma soprattutto la dinamica che
sottende il funzionamento della rete. Infatti, il cyberspazio esiste proprio
in quanto mezzo di connessione, di collegamento in tempo reale di
singoli universi intellettuali. La connettivit non data dalluno, ma
dalla compartecipazione e dalla comunicazione biunivoca, dallessere
connessi con la propria individualit ad altre individualit, nel viaggiare
insieme e nellinteragire tutti su uno stesso contenuto.

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SECONDA PARTE
La dimensione educativa
della comunicazione telematica

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il bambino che traccia le traiettorie del viaggio,


naviga attraverso le culture, le lingue, le immagini, i sogni.
il bambino della trib, piccolo principe,
segnale pi evidente della mobilit mentale []
che ha gi varcato le frontiere della civilt digitale.
G. Fiorentino, 2000

Studiare con il computer (Francesca, 4a primaria)


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Capitolo 9

Comunicare e interagire
con il computer

Il computer ha modificato limpostazione della comunicazione


educativa, lanciando nel rapporto uomo-macchina tre variabili importanti: linterazione, lanalogicit e la libert. Linterazione, lanalogia
con il mondo reale e la libert di gestione sono il passo in avanti
compiuto dalle tecnologie informatiche; queste nuove dimensioni
hanno radicalmente modificato i bisogni e le modalit di espressione
dei giovani.
La possibilit di interagire una componente molto importante
nel rapporto con il computer. Riguarda il livello di partecipazione
attiva dellutente, cio la sua possibilit di intervenire operativamente
su quanto elaborato dalla macchina. Lazione non considerata, come
nellottica tradizionale, la fine di un percorso di apprendimento ma,
al contrario, come facente parte di una dinamica non necessariamente
sequenziale. Spesso, infatti, lazione non la conseguenza di uno stimolo o di una elaborazione cognitiva, ma ne il punto di partenza.
Il computer innesca la partecipazione dellutente proprio attraverso unazione il click sul mouse o la digitazione sulla tastiera e
stabilisce un rapporto di interazione che permette, a chi seduto di
fronte allo schermo, sia adulto che bambino, di operare sui contenuti,
di entrare in essi virtualmente e di modificarne la rappresentazione.
Tale possibilit di manipolazione porta a compiere scoperte, riorganizzazioni mentali e modifiche di comportamenti.
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Il poter fare, liberamente e attivamente, guida le scelte successive,


sorregge la motivazione e il desiderio di andare avanti in un percorso
di navigazione autogestito. Vi quindi la piena sinergia delle componenti intellettive e delle attivit motorie: la perfetta coniugazione
dellattivit cognitiva con quella sensoriale.
Linterazione uomo-computer pone in risalto, infatti, la duplice
modalit di acquisizione delle informazioni: quella percettivo-motoria
e quella simbolico-ricostruttiva. Abbiamo una doppia possibilit di
interazione, di carattere comportamentale o mentale. Linterazione
comportamentale implica un intervento operativo e fisico, quali le
attivit di editing, e garantisce un feedback immediato. Accanto allinterazione del comportamento, che si potrebbe identificare come una
pratica puramente meccanica, si pone linterattivit simbolica, che
riguarda la sfera strettamente mentale dellutente. In questo caso il
settore di reazione e riorganizzazione nelle proprie strutture mentali,
per cui non si genera un feedback istantaneo, ma una rappresentazione
interna, cio cognitiva dellattivit intellettiva svolta. La retroazione avviene in termini di assimilazione e accomodamento delle informazioni
nelle categorie di simbolizzazione della nostra mente (Piaget, 1967).
Laltra grande novit degli strumenti telematici rappresentata
dallanalogicit. Per la prima volta siamo di fronte a mezzi di simulazione della realt che ne riproducono fedelmente ogni singolo dettaglio. I
software attuali, infatti, utilizzano una variet di codici comunicativi
pari a quella presente nella realt; garantiscono limmersione totale in
ambienti artificiali che consentono gli stessi cambiamenti di prospettiva, di posizione o le medesime sensazioni tattili del mondo reale.
Per una persona in difficolt, rispetto al sistema simbolico-verbale,
lanalogicit del computer pu rappresentare un modello di esemplificazione, in quanto mantiene un ottimo grado di isomorfismo con
la situazione reale. Maggiore il livello di analogicit, maggiore il
livello di rappresentazione e di simbolizzazione mentale. Affinch vi
sia unottima simulazione dei dati reali necessario che la qualit di
riproduzione, da parte del mezzo informatico, dei codici di lettura e
di dialogo siano efficaci e precisi.
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La navigazione in ambienti virtuali genera una conoscenza molto


fedele e una rappresentazione analogica che conserva le coordinate
spaziali, temporali e cinetiche degli elementi che compongono la realt
circostante. Gli strumenti informatici, come si visto, sono riproduttori
fedeli dellambiente reale; essi, inoltre, in quanto simulatori, ne consentono la rivisitazione infinita e la completa autonomia di gestione.
Nella ricerca in rete o nella navigazione di un ipermedia
possibile selezionare liberamente il percorso pi adatto alle proprie
esigenze e farlo nei ritmi e nei tempi che si vogliono. Una libert,
questa, garantita dallarchitettura reticolare dei contenuti e delle
presentazioni telematiche. Sia i siti web che gli ambienti virtuali o la
scrittura ipertestuale sono strutturati in singoli moduli indipendenti
e complementari, per cui possibile sia analizzarne le parti che averne
una visione dinsieme. Nel caso di una homepage, ad esempio, tutti
i contenuti del sito vengono esposti, come in una vetrina, attraverso
immagini o testi a cui possibile accedere liberamente senza dover
seguire un percorso prestabilito dallautore o un itinerario sequenziale.
Allutente lasciata la piena auto-organizzazione del rapporto con il
mezzo tecnologico; si instaura una sorta di relazione biunivoca che si
evolve progressivamente.
una conferma della validit delle tesi di Piaget sullinterazione dinamica fra il soggetto e lambiente. Il fare nel rapporto con il
computer diventa determinante in particolar modo per i bambini;
per loro rappresenta la libert di espressione, di movimento e la possibilit di costruirsi in maniera autonoma un percorso di gioco o di
apprendimento interessante. Proprio il gioco, anzi il videogioco, e
lipermedia rappresentano gli strumenti multimediali pi conosciuti
e utilizzati dai bambini.
Le abilit cognitive, la curiosit, la possibilit di ipotizzare nuove
strategie di risoluzione dei problemi e lesplorazione di altri mondi
sono stimolate e sviluppate in modo piacevole e leggero. Un bambino
si immerge nel mondo virtuale della rete con leggerezza, con lo spirito
dellavventura e con la consapevolezza che, come sostiene Stefano,
un bambino di nove anni, una realt che si vede ma che non c.
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Capitolo 10

Apprendere
nel paese dei balocchi

Il bambino di questo scorcio di fine secolo un essere multimediale, cos definisce il pedagogista Maragliano il bambino dellepoca
contemporanea (Fiorentino, 2000, p. 31). Essere multimediale perch
nato e cresciuto in una realt intrisa di una pluralit di codici mediali,
da quello alfanumerico a quello iconico, gestuale e fonetico. La molteplicit di mezzi elettronici dal semplice e ormai arcaico Nintendo,
alle sofisticate Play Station di ultima generazione, dai videoregistratori
ai DVD ha determinato il passaggio verso una tipologia di codice
comunicativo misto, in cui non riveste pi un ruolo assoluto, ma
relativo, il linguaggio alfabetico.
Lessere multimediale, quindi, per le nuove generazioni uno
status naturale, quasi geneticamente determinato. Il soggetto multimediale esperisce la realt leggendola e apprendendola non solo attraverso
le astrazioni concettuali della propria mente, ma anche, e soprattutto,
da elaborazioni sensoriali e motorie. Il computer e i videogiochi hanno
ridisegnato la relazione corpo-conoscenza, intensificando lattivit
percettiva e motoria quale base di una prima elaborazione conoscitiva.
Viene rivalutato lapprendimento concreto, che aveva visto i suoi
ideologi massimi in pedagogisti di fama mondiale: Piaget, prima, e
Papert, dopo. Proprio Piaget aveva parlato, decenni fa, del rapporto
bambino-realt: losservazione e lassimilazione degli oggetti del
mondo esterno permettono al bambino di costruire categorie mentali
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interne e rappresentare simbolicamente la realt circostante (Canestrari, 1986, p. 533).


Il primo approccio alla realt , dunque, di tipo sensoriale: sono
i nostri organi percettivi che ci danno le informazioni preliminari e le
selezionano per passarle, in un momento successivo, al cervello. Qui
avvengono lassimilazione e la loro elaborazione in costrutti mentali;
la prima forma di relazione, e quindi di conoscenza, ha carattere costruttivistico. Si tratta di un rapporto attivo, multimediale, che sfrutta
tutti i nostri mezzi sensoriali per conoscere il mondo circostante.
Il seguace pi famoso di Piaget, Seymour Papert, svincola tale
teoria dalla sola et evolutiva e ipotizza una conoscenza percettivomotoria anche in et adulta. Da ci scaturisce una nuova dimensione
comunicativa e educativa basata non pi sul codice linguistico ma
anche su altri codici.
Il soggetto multimediale produce un suo ambito di relazione
con ci che lo circonda, un ambito notevolmente diverso rispetto
al passato. Si immerge nella situazione utilizzando prevalentemente
quella intelligenza che Piaget chiama operatorio-concreta; la vive
empiricamente attraverso osservazioni e sperimentazioni tattili. ,
quindi, naturale per PierSimone, un bambino di prima primaria, e
per i suoi compagni rappresentarsi davanti allo schermo di un computer, con il mouse in mano come piccoli maghi, a giocare o, come
preferiscono, a lavorare al computer (figura 10.1).
Il bambino vive, e apprende con il corpo. Questo ci ricorda
lHuckleberry Finn di Twain, impegnato in esplorazioni avventurose
di cui si dichiara unico padrone: Il padrone ero io; tutto quello che
cera l era mio, per cos dire, e volevo sapere ben bene comera fatta;1
sicuro di s e sa fruire di molteplici chiavi di lettura di ci che lo
circonda, in modo appropriato e funzionale. Non pi il bambino
che davanti alla televisione, cattiva maestra di diverse generazioni,
ingloba passivamente quanto propinatogli senza poter intervenire
1

Twain M., Le avventure di Huckleberry Finn, http://www.albertomelis.it/nuovitestifinn.


htm.

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sui programmi. un bambino che sa interagire con la realt che lo


circonda traendo informazioni e discriminando gli elementi utili per
i propri scopi.

Fig. 10.1 I bambini e il computer (PierSimone).

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Capitolo 11

La rete: nuova palestra


di sviluppo psicosociale

Nel rapporto bambino-computer si evidenzia una variabile importante: i bambini che utilizzano gi da unet precoce il computer
lo considerano vivo, cio dotato di connotazioni e attivit psichiche
(Turkle, 2001). La versatilit di questa macchina lo rende non particolarmente definibile come semplice macchina: linterattivit, la
possibilit di comunicare con questo nuovo amico di gioco fanno s
che gli vengano spesso attribuite caratteristiche psicologiche umane.
Una specie di animismo informatico.
Ci accade in quanto vengono conferiti sentimenti e pensieri a
questo nuovo sistema, che appare un essere vivente non perch dotato
di movimento, ma perch creatura intelligente. I software di simulazione rendono gli strumenti multimediali robot consapevoli, muniti
di intenzionalit; cos che il Tamagochi diventa creatura viva, che
se piange lo fa perch triste o se sbadiglia perch ha sonno, e non
perch tali azioni sono pianificate da un software.
Daltra parte i nuovi soggetti mediatici, in particolar modo i
bambini, sono comunque consapevoli della differenza tra se stessi e la
macchina-computer: i personaggi che la vivono, come in un mondo
fantastico, sono dotati di spirito e di intelligenza, stesse caratteristiche
del bambino-utente.
Il considerare gli eroi che vivono nei videogiochi come esseri
provvisti di sentimenti umani rinforza il rapporto di fiducia instau 2012, A. Paolella, A scuola con i bambini multimediali, Erickson, www.ericksonlive.it
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rato con il computer. Viene altres valorizzata la fiducia nelle proprie


possibilit: lho fatto io, oppure ho vinto io, perch egli si vede e
si sente come il personaggio nello schermo.
Il senso di identit del bambino passa attraverso le naturali fasi
dellimitazione e dellidentificazione, anche se i suoi eroi sono soltanto digitali. In un certo senso la riproprosizione di un ciclo storico:
cambiano gli strumenti e le situazioni ma le connotazioni psicologiche
e i punti di riferimento restano gli stessi. Ieri Tex Willer o Diabolik,
oggi Supermario o i Digimon.
Sembra, dunque, pi attuale che mai il soggetto piagetiano, che
diventa, in quanto multimediale, capace di svincolarsi dalla realt
che lo circonda e di fruire delle stesse emozioni e percezioni e di
sviluppare gli stessi apprendimenti. Cambia la modalit di impegno
e di approccio a nuove conoscenze.
Rispetto a unattivit prevalentemente simbolico-ricostruttiva,
che fonda i suoi principi su codificazioni e decodificazioni simboliche, viene messo in atto un nuovo modello di apprendimento di
tipo costruttivistico. I dati cognitivi vengono appresi attraverso una
dinamica di scambio attivo, attraverso la costruzione effettiva di un
itinerario autodeterminato e adatto alle proprie necessit.
Grande rilevanza acquista lazione che, da semplice pratica operativa, diventa una forma di rappresentazione, definita da Bruner come
prassica. La strutturazione delle facolt mentali e della personalit
passa, quindi, nel bambino attraverso lutilizzo di variegati sistemi
semiotici, da quello iconico, gestuale a quello linguistico. Tutti di
pari importanza e dalla cui presenza sinergica consegue il processo
di autocostruzione della personalit.
Lerrore in cui si potrebbe incorrere facilmente quello di considerare il computer e il web come mezzi di accelerazione dello sviluppo
e del funzionamento del pensiero. Tali mezzi hanno coniugato diverse
posizioni della psicologia cognitiva e sociale dando vita a un nuovo
impianto interazionista e costruttivista. Unimpostazione prevalentemente comportamentista, o al contrario cognitivista, ha dimostrato
di avere al riguardo molteplici lacune che sarebbero infruttuose per
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unanalisi puntuale dellinfluenza dei nuovi mezzi di comunicazione


sul comportamento. Infatti, dal punto di vista del singolo, lo sviluppo
psicosociale si configura come unacquisizione progressiva del sistema
di significati definiti dal gruppo e dalla cultura di appartenenza; esso
si configura anche come una ricostruzione continua, dal punto di
vista sociale, di concetti elaborati e condivisi in modo comunitario.
Le recenti teorie interazioniste, che vedono in Piaget e Bruner i
precursori, propendono per la perfetta associazione dei fattori interni
ed esterni. Le pressioni socioculturali interagiscono attivamente con la
funzione delle strutture cerebrali, producendo un perfetto equilibrio
psicologico e sociale. Il computer, che rientra nei fattori di stimolazione
esterna dellattivit mentale, favorisce il passaggio da un sistema formato da schemi di azione sensomotoria a un sistema di elaborazione
concettuale e di rappresentazione formale. Bene si adattano quindi le
visioni animistiche dei personaggi o degli ambienti virtuali.
Il funzionamento cerebrale e le attivit cognitive sono in questo
modo situati: dipendono dallinterazione e dalla distribuzione delle
azioni comunicative che il bambino stabilisce con gli altri e con gli
elementi dellambiente. Non sono decontestualizzabili n tanto meno
individuali. Si determina, per la progressiva formazione del piccolo
uomo, un sistema di attivit situate, in cui ci che acquista senso non
tanto il contesto, reale o virtuale, quanto soprattutto lo stile di interazione e di negoziazione dei significati sociali. Le funzioni mentali si
esplicitano in modo specifico, cio relativamente a compiti particolari,
in modo mediato, attraverso strumenti quali anche il computer, e
infine distribuito nel contesto sociale di riferimento.
Let evolutiva, in quanto palestra del pensiero adulto, il
momento pi importante per lo sviluppo e la caratterizzazione di
tale sistema cognitivo. Dalleffettivo connubio tra stimoli esterni e
categorizzazione interna dipender per il bambino il suo futuro di
uomo e membro sociale. I videogiochi e le webcommunity delineano
non solo unulteriore pratica di arricchimento e di stimolo cognitivo,
ma offrono un nuovo spunto per la relazione bambino-ambiente sociale. Le pi recenti impostazioni psicosociali, tra le quali primeggia
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la teoria della percezione diretta di Gibson, al riguardo, offrono un


nuovo approccio ecologico (Filograsso, 2003, p. 113).
Il computer, infatti, diventa elemento costitutivo dellambiente
circostante e, in quanto tale, le sue affordances non sono legate alla
percezione mediata che lo strumento offre, ma allutilizzo naturale
e spontaneo nella soddisfazione dei bisogni del bambino. Attraverso
il computer, egli sceglie, come nella vita reale, i luoghi, gli strumenti
e i tempi delle sue attivit, in modo virtuale, sganciato dal suo contesto di vita quotidiano e materiale, ma immerso in una dimensione
esperienziale nuova.
Potrebbe, per, questo distacco dalla realt determinare fenomeni di isolamento e di individualismo? Il computer, contrariamente a
quanto si possa credere, favorisce quella che Antinucci (1999, p. 42)
chiama socialit differita; come sostiene lo psicologo, unattivit
per determinare relazioni sociali non deve necessariamente essere in
contemporanea o in presenza.
La condivisione dei videogiochi simile allo scambio delle
figurine Panini o delle biglie colorate di trentanni fa. Con internet
il bambino, poi, si circonda di nuovi amici, non solo compagni di
scuola o di giochi quotidiani. Apre una finestra su nuove tipologie di
comunit, virtuali, su nuovi spazi di discorso costituiti da significati
mutevoli e condivisi che egli contribuisce a generare, a situare e a
rinegoziare.
Non possibile sostenere il distacco e una netta differenza
nellimpegno del singolo tra attivit sociali in presenza e a distanza.
Il soggetto che entra in uno spazio sociale virtuale fa comunque riferimento a delle norme morali e a comportamenti significativi per
il suo gruppo di appartenenza. Si tratta di una condivisione reale,
effettiva e di una costruzione di nuovi significati e nuovi sistemi
culturali che poggiano le loro basi su una relazione che, per quanto
flessibile, reale e motivante.
La telematica ha conquistato, cos, un nuovo spazio nella sua
vita, ed forse proprio questa la novit, mentre il resto solo una
rivalutazione, sotto una nuova veste, di vecchie e consolidate teorie
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psicopedagogiche e sociali. Il computer diventa un ambiente di comunicazione e non di isolamento, un nuovo paese delle meraviglie
in cui il bambino-Alice attivamente gestisce i suoi percorsi di gioco,
di scoperta e di apprendimento.
un bambino nomade, come lo definisce Fiorentino (2000, p.
76), che si sposta liberamente nei luoghi virtuali, fra paesaggi di senso,
nello spazio invisibile delle conoscenze (p. 33), che fa associazioni
e riflessioni su quanto visitato. Un nomade che gioca con semplicit
con le proprie idee, proprio in quanto predisposto ai viaggi fantastici
peculiari della sua et, che partecipa con naturalezza alle molteplici
opportunit di apprendimento e di relazione offerte dal web. Nella
rete trova la perfetta coniugazione dei codici comunicativi che lo circondano, da quello alfabetico a quello acustico e iconico. Si pongono
davanti ai suoi occhi mondi nuovi non solo da leggere o vedere, ma
soprattutto da visitare attraverso videocamere o simulatori: un viaggio
in diretta, senza spostarsi da casa.
Nasce una nuova idea del gruppo, agli amici di penna si sostituiscono gli amici delle chat o dei forum. Il bambino partecipa alla
negoziazione di nuovi significati e alla delineazione di nuovi contesti
comunicativi, immediati, con naturalezza, dimostrando la propria
capacit di essere membro competente. Egli acquisisce una variet
indefinibile di repertori di genere delle diverse comunit con cui entra
in contatto; facile per un bambino imparare diverse lingue come
luso di un software o la discussione nelle chat.
Tutto questo, per i piccoli dalle infinite potenzialit, non sembra
essere difficile e non sembra rappresentare la dimostrazione di costrutti
sociali o di teorie psicologiche. E cos, se si chiede a un bambino di sei
anni perch ama il computer, ci si sentir rispondere candidamente:
perch basta un click!.

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Capitolo 12

Le situazioni sociali online:


nuova leva dellapprendimento
situato

La concezione dellapprendimento come fatto individuale stata


affiancata, soprattutto negli ultimi anni, dalla proposta, nellambito
della psicologia costruttivista, di un nuovo modello culturale che
pone laccento sulla socializzazione come elemento indipendente che
determina lacquisizione di nuove conoscenze.
Gi Vygotskij (1966) aveva evidenziato lesistenza, nello sviluppo delle strutture cognitive, di due momenti, interpsichico e
intrapsichico: il primo concerne proprio il rapporto con un contesto
di apprendimento esterno, nel quale il soggetto comunica e stabilisce
rapporti di relazione soprattutto attraverso il linguaggio; il secondo
momento, successivo, quello della consapevolezza interiore e della
strutturazione delle funzioni mentali, che gli permettono di intervenire
sullambiente sia con il linguaggio sia con le azioni. In questo senso
il comportamento il frutto di un apprendimento sociale, situabile
in un preciso contesto, in cui si evidenziano due importanti ambiti
di interazione:
con se stesso;
con il contesto sociale.
La prima tipologia di apprendimento concerne le modalit di
acquisizione individuali che, come suggeriscono le ricerche di Piaget,
procedono dal soggetto verso lambiente in un processo di assimila 2012, A. Paolella, A scuola con i bambini multimediali, Erickson, www.ericksonlive.it
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zione, adattamento e riadattamento continuo delle proprie strutture


mentali.
La telematica ha favorito, per un certo periodo di tempo, un
approccio individualista alle informazioni, che erano fruite dal singolo
davanti al computer attraverso la navigazione ipertestuale. Lapproccio
cognitivo si concretizzato per lo pi nellassecondamento del proprio
stile di pensiero. Prevale una navigazione che tiene conto del grado di
expertise al computer e dello stile di pensiero, sinistro o destro.
Una recente ricerca, condotta da alcuni studiosi tra cui Antonietti,
ha evidenziato che lapprendimento in rete determina una modalit
di rappresentazione delle informazioni globale, simile a una mappa
(Antonietti e Fabio, 2002, p. 101). Di qui lattualit delle ricerche di
Piaget, che garantita dal riconoscimento di una matrice epistemologica unica dello sviluppo cognitivo. Al soggetto viene riconosciuto
un ruolo attivo nella costruzione della conoscenza, che pur partendo
dallambiente si mantiene come fatto prevalentemente soggettivo.
Le conoscenze vengono elaborate dal soggetto e inserite attraverso un adattamento interattivo nelle proprie strutture mentali; ci
comporta anche un cambiamento degli schemi mentali del soggetto
e un suo conseguente adattamento alla realt. La nostra mente
considerata uno schema di rappresentazioni, pi o meno fedeli, della
realt circostante; dal livello di riproduzione mentale scaturisce una
conoscenza esperta.
La rete, ponendosi alla nostra attenzione come nuovo ambiente,
ricco di significati, manifesta una piena rispondenza alla struttura
rappresentazionale della mente, attraverso la presentazione di contenuti
sotto forma di ipermedia; un esempio costituito dal motore di ricerca
Kartoo, che presenta i risultati sotto forma di finestra ipermediale, con
diversi topics collegati tra loro da associazioni di significati (www.kartoo.com). Lambiente di apprendimento in questo caso una pagina
web considerato come il campo di ricerca del soggetto, in cui egli
trova informazioni adeguate e rispondenti ai suoi bisogni personali.
Laspetto relazionale della rete non viene considerato come un
punto di riferimento nellacquisizione delle nuove conoscenze. La
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crescita esponenziale di comunit virtuali, dalle chat ai forum, in cui


vengono riprodotte le pratiche sociali, caratteristiche della realt, ha
posto allattenzione tipologie di interazione formative differenziate,
in chiave sociale, a seconda che lambiente venga usato per:
imparare dagli altri: lindividuo acquisisce le conoscenze in un
processo che non intenzionalmente predisposto per indurre lapprendimento. La comunicazione in questo caso monodirezionale
perch manca il feedback esplicito sul livello di apprendimento che
stato raggiunto;
imparare con gli altri: il caso in cui il lavoro del gruppo e lapprendimento collettivo sono preponderanti (Assini, 2002).
In ognuno dei due casi il rapporto di collaborazione determina
lacquisizione di nuovi elementi conoscitivi che permettono al soggetto
di integrarsi proficuamente nella comunit. Per usare unespressione
di Lewin, un concetto di apprendimento cos inteso dato dalla costruzione di un campo psicologico comune, che si evolve in relazione
agli scambi culturali e affettivi che avvengono nel contesto sociale in
base agli artefatti concettuali e materiali presenti in esso (Antonietti
e Fabio, 2002, p. 45).

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Capitolo 13

Lapproccio socioculturale
nella formazione della conoscenza

La nascita di ambienti telematici, costruiti con specifici compiti formativi, ha spostato il focus del dibattito da unimpostazione
individualista e cognitivista a una di carattere pi ampio, sociale e
costruttivista. Secondo limpostazione cognitivista, il contesto sociale
non svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo del soggetto, in
particolare durante la fase evolutiva, ma rappresenta un elemento di
sfondo, una variabile secondaria nel processo di formazione dellindividuo. Nella visione della psicologia culturale dei gruppi, i termini
dellanalisi si spostano sulla centralit del contesto socioculturale,
evidenziando come tutte le azioni e i comportamenti siano la risultante
dello scambio uomo-ambiente.
Lo scambio socioculturale non un processo riferibile solo
a un soggetto in et evolutiva, ma soprattutto un modus vivendi
nella societ, in quanto ogni nostra azione la conseguenza di una
rappresentazione mentale che a sua volta data dallelaborazione di
informazioni esterne. In questa prospettiva viene dato risalto alle
pratiche distributive e condivise di acquisizione da parte degli attori
sociali, attraverso modalit di negoziazione e di transazione della
conoscenza collettiva.
Vari sono i contributi di studiosi della rete sulla funzione sociale
dellinterazione nelle comunit telematiche. Se restiamo nellambito
della teoria di Vygotskij, possiamo comprendere che anche il suo
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pensiero sulla formazione sociale delle conoscenze si riferisce a una


strutturazione delle abilit cognitive della persona attraverso lintervento di fattori esterni di input. Durante le attivit di relazione
con un ambiente sociale, il soggetto riconcettualizza i termini delle
relazioni con i vari elementi che lo circondano, in un legame unitario
di mente-attivit sociale.
Le ricerche di Vygotskij prima, e di Leontev dopo, hanno
dato vigore e importanza ai fattori culturali e sociali. Secondo i due
studiosi, i bisogni si producono nella realt come fatto sociale, per
stabilire legami e interazioni allinterno di un gruppo; le pratiche di
soddisfacimento hanno, dunque, una valenza sociale e possono svilupparsi solo attraverso la cooperazione e la collaborazione intragruppale
e intergruppale. In questottica, le funzioni mentali sono simili alle
categorie a priori kantiane, che per essere attivate e sviluppate necessitano di un ambito fenomenologico esterno a cui riferirsi.
Nella prospettiva della psicologia sociale, e in particolar modo
in quella culturale dei gruppi, non viene abbandonato il paradigma
individuale come base dello sviluppo delle conoscenze, ma si d spazio
a unazione situata in un contesto gruppale, attraverso linterazione
di tre modalit nel funzionamento del pensiero: specifico, mediato
e distribuito.
In ogni momento della nostra vita mettiamo in moto funzioni
intellettive specifiche quando si tratta di svolgere un compito particolare, mediate quando effettuiamo esperienze utilizzando artefatti
sia materiali che concettuali, sia individuali che sociali, e distribuite
perch le nostre pratiche comportamentali e i nostri discorsi avvengono sempre in un contesto. Di qui deriva che lapprendimento e in
genere lazione umana sono inscindibili dal fattore indipendente della
socializzazione.
La comunit, sia essa virtuale o reale, costituisce il riferimento
simbolico per la negoziazione di nuove conoscenze. Da tale affermazione consegue che lacquisizione di nuovi saperi e la formazione di
quei micromondi, di cui parla Papert, siano la risultante di un sistema
di rappresentazioni mentali, non solo individuali, quanto soprattutto
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collettive, e di azioni collettive conseguenti alle rappresentazioni. Si


pu parlare di un approccio situazionista che, muovendo dalla psicologia culturale dei gruppi, arriva a una nuova modalit di studio,
situazionista, che pone laccento sulle pratiche sociali.
Le comunit virtuali sono considerate ambienti comunitari in
cui si negoziano attivit conoscitive e formazioni identitarie. Sono
sicuramente cambiati gli spazi e i tempi, oltre che gli artefatti concettuali e materiali attraverso cui il soggetto interagisce; tuttavia, anche
se una comunit virtuale non circoscrivibile entro confini sensibili,
offre allo stesso modo un impianto simbolico valido.

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Capitolo 14

La partecipazione periferica
e legittimata alla mediazione
della conoscenza sociale

Wenger individua tre fattori di sviluppo comunitario legato agli


scambi simbolici: livello di energia, profondit del capitale sociale,
autoconsapevolezza (Zucchermaglio, 2000, p. 53). Il primo fattore
riguarda il grado di interesse verso il compito e la motivazione verso
lacquisizione di nuove conoscenze. Un ambiente virtuale presenta
un livello di partecipazione notevole sia a causa delle nuove modalit
dialogiche sia per la libert da vincoli etici di qualunque genere. La
profondit del capitale sociale, riferita alla partecipazione allo scopo
formativo, in un ambiente virtuale, senza dubbio pi evidente che
nella societ reale; linterconnessione o la distribuzione della conoscenza allinterno del gruppo la condizione entro cui la comunit
si rende consapevole del proprio repertorio di significati collettivi.
Essere e apprendere implica, nella rete, uninterazione formativa attraverso finestre interattive di significati condivisi con
membri remoti; implica, altres, la concezione di un nuovo modello
di apprendimento, collaborativo o cooperativo, in cui componenti
essenziali risultano essere: linterdipendenza tra i compagni remoti,
la condivisione di uno scopo e la ripartizione dei compiti e dei ruoli.
La struttura circolare delle comunit telematiche favorisce
unorganizzazione egualitaria in cui la differenza nellexpertise tra
esperti e novizi data dallorganizzazione delle competenze e non
dalla quantit dei contenuti posseduti. Le competenze degli esperti
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risultano pi contestualizzate e per questo pi aperte a influire sul


comportamento dei novizi che, dal loro canto, sono attratti dalla
frequentazione discorsiva della rete e sono pi disponibili a ricevere
informazioni come scambio che come direttive dallalto.
La partecipazione del soggetto alle pratiche sociali si fonda proprio sulla sua immagine di appartenenza alla comunit. Un atto di
appartenenza che secondo Wenger si esplica secondo tre modalit:
coinvolgimento: processo di immedesimazione nello svolgimento di
negoziazioni significative verso la formazione di nuove traiettorie; il
coinvolgimento nelle comunit virtuali dato soprattutto dalla forte
carica emotiva e suggestiva che connota i processi di comunicazione;
immaginazione: proiezione, nello spazio e nel tempo, della nostra
esperienza verso traiettorie future, prodotte da rielaborazioni del
passato;
allineamento: dato dalla sinergia delle proprie azioni sociali in un
contesto e dalla possibilit di trasferirle in costellazioni sociali pi
ampie (Varisco, 2004, p. 135).
Sono questi tre elementi che secondo Wenger determinano il
concetto di appartenenza a una comunit. Le comunit virtuali, sia le
chat che i forum, hanno determinato una pluriappartenenza contemporanea a diversi contesti. La possibilit di relazionarsi in una posizione
di multiaffiliazione rende importanti sia gli atti di partecipazione sia
quelli di non partecipazione del soggetto alle pratiche sociali.
Garanzia di appartenenza a un forum la registrazione dellutente e la sua partecipazione quale novizio che esercita il suo diritto di
apprendistato, supportato dallo scaffolding del contesto sociale e dalla
potenzialit di sharing della conoscenza allinterno del gruppo. La
ripartizione dei compiti offre la possibilit di gestire autonomamente
il proprio ambito di relazione anche in arene di circolazione affini,
quali possono essere gruppi telematici ai confini di quello primario
a cui si appartiene.
Lapproccio culturale-situato, a differenza di quello interazionista,
propone modelli teorici fondati sulle pratiche sociali che avvengono
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allinterno delle comunit, in unottica locale, e tra alle configurazioni


sociali affini o appartenenti a una costellazione pi ampia, globale. I
modelli maggiormente riconosciuti sono, come evidenziato da Varisco,
il community of learners proposto dal progetto di ricerca di Brown e
Campione, e lapprendistato cognitivo.
La progressiva appartenenza a comunit di pratica, sia locali che
globali, consta dellesercizio di tre modalit di esperienza e di attivit:
modeling, coaching e scaffolding, fading (Varisco, 2004, p. 119). In una
chat o in un forum lapprendistato e la partecipazione sono offerte
dalla possibilit di avere un esperto che ci guidi attraverso lesibizione
del proprio grado di expertise. Un moderatore di un forum chiarisce
attraverso thread tematici i fini e le modalit di partecipazione allattivit sociale della comunit. Nellesposizione dei propri ruoli, i vari
componenti della comunit si prestano come assistenza e supporto in
unazione di scaffolding e di coaching, allenamento reciproco e mutuo.
La progressiva acquisizione di competenze rende il novizio meno
bisognoso dellaiuto dellesperto; in una comunit reale ci si traduce
nel passaggio dal ruolo di novizio verso quello di esperto, da unappartenenza periferica verso una pi centrale. In un ambiente virtuale
lacquisizione di competenze specifiche, delle pratiche sociali di quella
comunit, rende il soggetto esperto, dunque, in una posizione superiore
rispetto al novizio, una posizione di conduttore delle attivit sociali. La
partecipazione e lappartenenza sono rese tali dal passaggio ricorsivo
ai diversi ruoli, dal novizio allesperto in una comunit e da esperto
a novizio durante la migrazione verso altre comunit.
I modelli teorici e i progetti, su cui si fonda la costruzione sociale
della conoscenza, si intersecano nella rete come molteplici zone di
sviluppo prossimale. La collaborazione e la condivisione rendono le
pratiche di formazione sociale un aspetto cruciale nella formazione
della conoscenza distribuita. Le attivit di peer tutoring sono la modalit di partecipazione preminente nelle attivit comunitarie, in quanto
basate su uno scambio reciproco di materiali e di idee e nellattenzione
comune al problem-solving e al problem-finding. Una buona sintoniz 2012, A. Paolella, A scuola con i bambini multimediali, Erickson, www.ericksonlive.it
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zazione della comunit determina un utilizzo economico delle risorse


presenti e costruite dal gruppo.
Lemergere di significati, prodotti dalle azioni telematiche, evidenzia un processo di interscambiabilit di attivit materiali e mentali
attraverso cui si genera uno stretto rapporto tra socializzazione e interiorizzazione, tra gli apprendimenti spontanei e quelli determinati. I
nuovi apprendimenti sono dati proprio dalla partecipazione del soggetto alle attivit del gruppo, mediante un processo di riadattamento
flessibile delle vecchie conoscenze nella produzione delle nuove. La
rete, in questo modo, rappresenta una pluralit di zone di sviluppo
prossimale (Vygotskij, 1966, p. 106), in cui il soggetto agisce e
interagisce per trasformare se stesso partecipando allevoluzione e al
cambiamento sociale.
Una funzione importante assumono le conoscenze tacite che nel
contesto telematico sono determinate dalla mancanza di comunicazione. La presenza di conoscenze tacite palesata, nelle comunit
virtuali, dalla specificit formativa della stessa comunit: un caff
letterario in rete condivide comunicazioni tacite che esplicano gli
scopi e le pratiche sociali della comunit. Pratiche che sono diverse
da quelle di un forum di gastronomia e di pittura. I membri della
comunit condividono in questo modo un set informazionale di base
comune su cui costruire nuovi significati emergenti dalle attivit di
collaborazione.
La continuit, tra le nuove conoscenze e le pratiche acquisite, si
realizza attraverso un sistema di trasmissione e di innesto delle nuove
conoscenze nella cornice simbolica della comunit. Tale ulteriore
pratica di mediazione designa la emergent cognition (p. 133), cio
quella conoscenza che si produce dallinterazione tra i membri e tra
i membri in funzione del mezzo tecnologico.

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Capitolo 15

Le-learning per la condivisione


della formazione

Lutilizzo di internet quale strumento di formazione e di educazione nasce come ultima frontiera nello sviluppo dei mezzi di formazione
a distanza. Esso sancisce il passaggio da un metodo convenzionale
ed estensivo di FAD (Formazione a Distanza), fondato sullutilit
del mezzo come supporto didattico, a un metodo intensivo che vede
nella rete un ambiente di formazione in cui dar vita a processi di
apprendimento individuali e collaborativi.
Lonline learning ha, altres, sancito il passaggio da un impianto
psicopedagogico basato sulla trasmissione di conoscenze tra un soggetto in atto e un soggetto in fieri, nellottica della filosofia idealistica,
a una nuova concezione della conoscenza come sistema di pratiche e
di informazioni condivise da una comunit.
La rete e la formazione telematica si inseriscono nel brainframe
del nostro tempo quali nuovi artefatti tecnoconcettuali, attraverso
cui gli attori sociali possono dare significato alle proprie esperienze e
situare le proprie azioni. Alla base della telecomunicazione didattica
vi , quindi, un nuovo approccio pedagogico che d ampio spazio a
un apprendimento che trascende il percorso individuale a favore di
una costruzione della personalit interna alla cultura sociale.
Il paradigma fondamentale da cui partire, ai fini dellanalisi
dei modelli di e-learning, il concetto di apprendimento, come processo sociale che si attua in un sistema di attivit situate. In questo
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senso, i modelli di apprendimento supportati dalle reti telematiche


si pongono non solo come nuovo veicolo di diffusione e reperimento
di materiale didattico, quanto soprattutto come nuovi ambienti di
apprendimento attraverso la nascita di comunit virtuali con compiti
specifici di formazione. Secondo una categorizzazione effettuata da
Nipper possibile individuare tre generazioni di sviluppo della FAD
(Trentin, 1998a):
1a generazione: caratterizzata dalla distribuzione postale di materiale
didattico di tipo cartaceo (ad esempio le dispense);
2a generazione: la comunicazione utilizza canali multimediali (telefono, emittenza televisiva, audiocassette e CD-ROM);
3a generazione: cambiano lambiente di apprendimento e la tipologia
di interazione. Laula cede il posto ad ambienti virtuali, le comunit di
apprendimento o di pratica, in cui linterazione non avviene in presenza,
ma per mezzo della mediazione di una tastiera e di uno schermo.
Un momento di svolta rappresentato, nella FAD di terza generazione, dalla nascita dei nuovi artefatti formativi, che coniugano le
caratteristiche fisiche della formazione a distanza con quelle psicologiche della formazione in presenza. La grande novit dello svincolo
spazio-temporale si affianca spesso, ed sostenuta, da un programma
di apprendimento valido; tuttavia, le infinite potenzialit della rete,
in campo formativo, sono date pi dalle nuove modalit di apprendimento che dai contenuti della formazione, spesso poco efficaci.
Viene ribaltato il presupposto fondante il rapporto educativo
tradizionale, basato sulla presenza di un docente e un discente o un
gruppo di allievi, in favore di un modello di autoformazione o di
formazione condivisa. Internet pu essere usato in modo individuale,
attraverso la navigazione solitaria di un percorso autodiretto e definito
personalmente, o come ambiente di apprendimento, classe virtuale in
cui interagire con compagni remoti e avere un tutor di riferimento. Si
evidenziano diverse variabili di usabilit relativamente alle necessit di
chi apprende e al suo stile cognitivo. Un modello sistematico di formazione ci viene da Trentin (1998a), come riportato nella figura 15.1.
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Navigazione libera
nella rete
Uso di materiali
didattici strutturati
Apprendimento
basato su un sistema
di ricercazione nella
rete

Uso di materiali
strutturati +
assistenza

Apprendimento
individuale

Apprendimento
assistito

Uso di materiali
didattici + tutoring

Uso di approci misti


(presenza/distanza)
Uso di approci online
puri (formazione
in rete)

Apprendimento
collaborativo

Apprendimento
in rete
Uso di approcci
basati sulle comunit
di pratica

Apprendimento
mutuato

Fig. 15.1 Modello di formazione a distanza (Trentin, 1998a).

Lo scambio e la comunicazione formativa possono avvenire seguendo direttive di interazione sia verticali, secondo un modello di
expertise, sia orizzontali di collaborazione reciproca. Chiaro il riferimento ad attivit di mutuo soccorso o di peer tutoring, che rivestono
una grande importanza nella negoziazione cooperativa della conoscenza e nella strutturazione di un programma di studio personale.
Lo sganciamento da un ambiente fisico determina per lo studente
unampia libert organizzativa sia nei tempi dellapprendimento che
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nella scelta dei contenuti. Lelemento caratteristico la personalizzazione del percorso garantita dalla collaborazione, dalla condivisione
e dalla visualizzazione dei contributi di tutti i partecipanti allinterno
di un contesto virtuale simile, nelle dinamiche sociali, a una classe
(Trentin, 1998a, p. 169). Termine di differenziazione la tipologia
comunicativa delle classi virtuali, rispetto a una reale, che del tipo
uno-molti, molti-molti, in cui ognuno libero di interagire contemporaneamente sia con il tutor che con i compagni remoti senza temere
le tensioni psicologiche che possono nascere allinterno di una classe
(figura 15.2).

Fig. 15.2 La comunicazione in una classe tradizionale e quella in una classe virtuale.

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La comunicazione educativa nel modello tradizionale avviene in


modo alternativo, seguendo il modello lineare emittente-ricevente.
Lemittente pu comunicare durante una lezione frontale con tutti
i suoi allievi; gli allievi possono comunicare tra loro seguendo un
modello di turnazione.
La comunicazione educativa in un modello di apprendimento
collaborativo pu avvenire in modo contemporaneo tra tutti i componenti della comunit secondo un modello molti-molti oppure da
un solo componente verso i propri compagni remoti.
Da un punto di vista psicologico, in un ambiente virtuale la libert
di comunicazione annulla le componenti psicologiche negative legate
al timore dellinsuccesso, al senso di inadeguatezza o a complessi di
inferiorit; lassenza fisica dellinterlocutore e la mediazione visuale
di uno schermo rendono il soggetto pi libero e spontaneo.

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Capitolo 16

Le comunit online: comunit


di pratica o di apprendimento?

In una comunit online gli attori remoti sono legati da dinamiche di trasmissione di nuovi saperi che muovono da un sistema
di scaffolding cognitivo e affettivo, in cui la promozione di una responsabilit collettiva trascende il giudizio del singolo in funzione di
un rapporto di interdipendenza e di costruzione dellidentit sociale
(Varisco, 2004, p. 146).
La strutturazione di comunit virtuali non determina la necessit
di omologare le differenti cornici culturali di riferimento dei membri;
la partecipazione, infatti, al processo di negoziazione della conoscenza
si fonda su un sistema di rappresentazione comune, dato dalla condivisione di significati che spesso sono gi originariamente uniformi.
Si tratta di comunit dialogiche che nascono e si sviluppano in relazione a compiti e scopi condivisi. possibile schematizzare le diverse
tipologie di comunit in relazione alle loro attivit di riferimento, alle
dinamiche sociali che in esse prendono forma e alle funzioni rivestite
da ciascun membro (figura 16.1).
In ciascuna delle tipologie di comunit, limpostazione della
comunicazione e le dinamiche sociali sono basate sullinterazione
reciproca tra i membri della comunit e sulla presenza o assenza di
un tutor o di un moderatore. Una comunit di dialogo costituita da
un gruppo di persone che condivide interessi e attivit e trova nella
rete un ambiente di incontro e di scambio. Un esempio di comunit
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dialogica pu essere rappresentato da una chat in cui possibile entrare


e uscire, essere membro costante o soltanto un lurker.

di dialogo

di pratica

Comunit

di ricerca

di apprendimento

Fig. 16.1 Tipologie di comunit di formazione.

In queste comunit non si evidenziano particolari forme di


evoluzione sociale o di condivisione di processi di significazione. Gli
scambi tra i partecipanti appaiono temporanei e non legati ad alcuna
forma di appartenenza al contesto sociale o allambiente, poich non si
fondano su nessun impianto concettuale costruito collettivamente. A
tali comunit, senza scopi particolari, si affiancano le vere comunit
formative della rete, quelle con definizioni normative e finalit precise.
possibile dividere queste comunit in due grandi aree, che
fanno riferimento agli studi di grandi esperti delle pratiche educative e
comunitarie: le comunit di pratica ipotizzate da Wenger e le comunit
di apprendimento di Scardamalia e Bereiter (Cacciamani, 2004). Al
loro interno nascono sottogruppi minori, quali costellazioni sociali
affini e differenziate da pratiche e transazioni peculiari.
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Una comunit di pratica si inserisce e si sviluppa come luogo di


negoziazione sociale. Le pratiche si svolgono principalmente come
processo esperienziale di partecipazione e reificazione. La possibilit di
trattare i significati e i concetti, che nascono dalle interazioni collettive
come oggetti materiali, cio come reificazioni di astrazioni, consente
ai soggetti sociali di intervenire proficuamente nella costruzione di
pratiche condivise.
La maggiore malleabilit con oggetti materiali data dalla
capacit del nostro pensiero di rappresentare i concetti attraverso
immagini di elementi reali: se parlo di un albero, nella mia mente non
identifico la categoria con un concetto astratto, ma con limmagine
di un albero con la chioma verde e il tronco marrone, un oggetto
concreto. Il nostro rapporto con ci che ci circonda pi pratico che
teorico, un rapporto caratterizzato dalla manipolazione immediata
degli oggetti circostanti. In questa prospettiva, la compresenza di
pratiche condivise genera nuovi contesti di senso e nuove modalit
di reinterpretazione dellesistente.
Essere membro di una comunit di pratica significa partecipare a
transazioni di significati emergenti durante le categorizzazioni del contesto sociale. Le attivit sono considerate come practice, riconducibili
al pensiero di Wenger, originate dalla co-produzione e collaborazione
di tutti i partecipanti. La practice si svolge seguendo tre direttive:
iniziativa comune, cio limmagine condivisa di un problema, un
problem finding generalizzato;
reciprocit, cio limpegno di ciascuno alla condivisione e alla partecipazione allattivit condivisa;
presenza di un repertorio condiviso di conoscenze di base, un setting
informazionale di partenza.
Lapprendimento deve essere, quindi, letto come una continua
practice di negoziazione, di significazione e di sviluppo dellidentit
sociale.
Laltra grande tipologia di comunit in rete quella delle comunit di apprendimento, costituite seguendo il modello di ricerca di
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Scardamalia e Bereiter (Cacciamani, 2004). Sono basate sulla condivisione di saperi da parte dei membri che non svolgono prevalentemente attivit generalizzabili. In tali comunit vengono valorizzati
gli aspetti metacognitivi, che conducono alla formazione di capacit
di autoriflessione sul percorso di apprendimento.
Si tratta di ambienti intenzionali deputati alla knowledge building
e alla condivisione di nuove conoscenze; si fondano sul presupposto
dellestensione di un metodo di apprendimento naturale personalizzato, tipico del contesto di vita di ciascun soggetto. La conoscenza,
in una comunit di apprendimento, distribuita come sistema di
idee condivise ed valorizzata dallapporto di tutti i community builders che, singolarmente e collettivamente, hanno come obiettivo il
miglioramento del livello di conoscenza del proprio contesto sociale.
Attivit prevalente la discussione e lelaborazione di nuove modalit
di costruzione e di condivisione della conoscenza, un sapere situabile
oltre i confini della comunit stessa. Le teorie di Bereiter e Scardamalia si sono concretizzate online nella creazione di un knowledge
forum, in cui ciascun utente pu partecipare alla discussione con tesi
personali e pu leggere i contributi degli altri community builders
(Cacciamani, 2004).
Lultima tipologia di comunit con scopi di formazione rintracciabile online la comunit di ricerca. Questultima ha come scopo
la ricerca educativa e si pone traiettorie specifiche di transazione della
gestione di contenuti relativi a innovazioni e progetti. Una comunit
di ricerca svolge azioni di comparazione e raccolta di risultati su uno
specifico oggetto di studio (Calvani, s.d.). Esse muovono da una situazione problematica nellambito educativo e in tale settore generano
soluzioni efficaci. Le proposte di ricerca, pur scaturendo da problemi
specifici, derivano per lo pi da impostazioni teoriche e non pratiche.
Il primo punto la comprensione della situazione problematica, per
definirla sia in unottica generale che rispetto a situazioni specifiche;
il passo successivo della ricerca la formulazione di ipotesi di lavoro
e conoscenze che successivamente devono essere tradotte in pratiche
di apprendimento.
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Tutte le tipologie di comunit presenti oggi nella rete si caratterizzano per la natura generativa e ricostruttiva della conoscenza; esse,
inoltre, possono essere facilmente rappresentate nellimmaginario
dei membri come costellazioni di valori da trasferire e ricostruire nei
contesti sociali reali.

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Capitolo 17

Le strategie del Net Learning

Le comunit di apprendimento online hanno un sistema di


elaborazione della conoscenza che prevede lo scambio reciproco e la
collaborazione di tutti i membri nello sviluppo di un progetto comune.
Le strategie di cooperazione sono diverse.
Lo studioso Trentin propone tre dimensioni di collaborazionecooperazione:
collaborazione in parallelo;
collaborazione sequenziale;
collaborazione reciproca (Calvani e Rotta, 1999, p. 168).
Nella cooperazione parallela vi la presenza di un coordinatore
che ha il compito di stimolare e guidare il lavoro collettivo. Tale figura
ci ricorda da vicino quella del mentore, che svolge un ruolo attivo
di sostegno agli altri componenti del gruppo e che, nellottica della
teoria di Vygotskij sulla zona di sviluppo prossimale, mette in pratica
un sistema di sollecitazioni psicopedagogiche volte al miglioramento
delle capacit cognitive del singolo soggetto (Rotta, 2002). Nella rete
il tutor acquisisce una funzione di scaffolding e di mediazione formativa; egli individua i bisogni e le skills dei singoli e mette in atto una
pratica di coordinamento e di supporto didattico al gruppo. Si pu
individuare nella figura del tutor il mediatore dellapprendimento con
le qualit di colui che predispone lambiente in cui il discente compie
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delle esperienze di apprendimento. Un modello di svolgimento delle


attivit quello del jigsaw, che consiste nel dividere la comunit in
gruppi di lavoro paritari. La tecnica del jigsaw utile soprattutto nelle
strategie di peer group education, in cui lequivalenza di interessi sociali
serve per identificare meglio un ambito di ricerca specifico e riferito
a esperienze condivisibili.
La collaborazione sequenziale, meglio definita come cooperazione
vera e propria, si basa su un modello di apprendimento a struttura
lineare in cui il percorso formativo strutturato in sequenze elaborate
secondo un ordine; potremmo identificare tale collaborazione a un
lavoro a catena, in cui ciascun operaio impiegato nella realizzazione di una parte. Nella formazione in linea, affinch questo modello
cooperativo risulti efficace, necessaria la partecipazione di diversi
gruppi remoti affini tra loro per capacit e interesse. La tecnica per la
condivisione delle informazioni quella della beckmark lesson, in cui
lesperto introduce un nuovo argomento che conduca gli studenti a
livelli di formalizzazione del pensiero e dei concetti pi alti.
Diverso lo scenario di una collaborazione reciproca: presente
la strutturazione comune di un ambiente di apprendimento in cui il
gruppo interagisce e realizza un percorso collettivo. La fase pi importante in un lavoro reciproco nella progettazione e nella discussione,
perch in questo momento il gruppo determina ipotesi progettuali
comuni frutto di transazioni positive di materiali e teorie.

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PUBBLICAZIONI

Erickson

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Supervisione, materiali e testi di Flavio Fogarolo


e Carlo Scataglini

IperMAPPE
Studiare e imparare con mappe
e schemi multimediali
IperMAPPE il nuovo sistema di rappresentazione grafica e visualizzazione digitale
della conoscenza appositamente progettato
per sostenere lo studio e lapprendimento
sia come strumento compensativo, per un
efficace e autonomo metodo di studio (mappe
costruite dallo studente), che come strategia
di facilitazione nello studio assistito (mappe
costruite per lo studente).
Guida didattica e alluso
Il software consente di costruire in modo sem+ CD-ROM di installazione
plice e intuitivo delle ipermappe, cio degli
ISBN 978-88-6137-897-1
schemi ricchi di informazioni e di multimedialit: non solo dei grafici da stampare, ma degli
oggetti dinamici da consultare a video in modo attivo e personalizzato. I nodi delle
mappe potranno contenere dati di diverso tipo: testo linguistico scritto, immagini,
animazioni, filmati, suoni, registrazioni audio di spiegazioni e commenti, link a
risorse esterne, trasformando la mappa in una vera e propria risorsa multimediale.
Grazie alle sue funzioni semplici e chiare per la rapida costruzione di mappe multimediali, IperMAPPE un ottimo strumento compensativo per la dislessia e, in
generale, per difficolt o disturbi di apprendimento.
Il programma contiene un ampio archivio di mappe e schemi, tutti modificabili e
implementabili, tratti dalle pubblicazioni Erickson di Carlo Scataglini dedicate alle
discipline facilitate. Unagile guida introduce alluso delle mappe nella didattica e
nello studio, oltre a descrivere dettagliatamente le funzioni del programma.

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Antonio Calvani e Mario Rotta

Comunicazione
e apprendimento
in Internet
Didattica costruttivistica in rete
Il bisogno di formare persone capaci di agire
e interagire in rete in funzione di obiettivi
didattici ormai largamente avvertito, sia dagli
insegnanti che dai dirigenti. Nel quadro delle
nuove competenze che si svilupperanno nella
scuola, acquisteranno sempre maggior risalto
figure specifiche, quali il tutor dellapprendimento via Internet, lanimatore di gruppi
pp. 320
di interesse/chatroom, lassistente tecnico, il
ISBN 978-88-7946-317-1
coordinatore documentario, il progettista di
ambienti di apprendimento on-line. Si tratta
di professionalit non ancora del tutto delineate e di elevato spessore, che richiedono
una formazione non solamente tecnologica.
Questo libro nasce per individuare e definire gli atteggiamenti e le competenze
indispensabili ai docenti per avvalersi di Internet a scopo educativo. Lobiettivo
degli autori quello di mettere il lettore in condizione di distinguere gli aspetti
effimeri del mondo di Internet, destinati a rapida obsolescenza, dalle infrastrutture metodologiche e concettuali veramente rivoluzionarie. Il libro arricchito da
approfondimenti su tematiche specifiche, esercizi riproducibili da singoli lettori o
gruppi pensati per favorire lo sviluppo di un primo livello di competenza operativa,
e percorsi per esplorare il WEB.

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il progetto firmato Erickson che propone libri di narrativa, testi autobiografici,
presentazioni di buone prassi, descrizioni di sperimentazioni, metodologie e strumenti di lavoro, dando voce ai professionisti del mondo della scuola, delleducazione
e del settore socio-sanitario, ma anche a genitori, studenti, pazienti, utenti, volontari
e cittadini attivi.
Seleziona e pubblica le esperienze, le sperimentazioni e le idee che questi protagonisti hanno sviluppato e realizzato in ambito educativo, didattico, psicologico
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crescita personale e professionale.

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Lambito delle relazioni e dellapprendimento si ormai esteso al piano concettuale di internet. I bambini, in modo particolare, si muovono nelle stanze
della rete con naturalezza e curiosit, imparando attraverso la rappresentazione
di situazioni educative e attraverso la pratica simulata. Gli insegnanti devono
dunque conoscere i modelli inediti di partecipazione e di scambio generati dalla
rete che stanno incidendo profondamente sulle potenzialit di apprendimento
e sulla durevolezza delle conoscenze stesse.
Il volume introduce ai mutamenti introdotti dalla comunicazione telematica
nella scuola: se la formazione e la socializzazione si allargano dalla classe agli
ambienti virtuali, in cui ciascun componente al momento stesso destinatario
e mittente dei messaggi, la comunicazione didattica non si determina pi lungo
la direttrice obbligata della presenza uno-molti, ma segue la dinamica della contemporaneit e della multiutenza. In una classe virtuale possibile comunicare
a pi voci senza generare confusione e garantendo il proprio proficuo contributo
alla costruzione del sapere.
ANNA PAOLELLA
Docente di scuola primaria, laureata in Pedagogia presso
lUniversit degli Studi di Cassino e ha conseguito un master sulla
gestione dei processi formativi innovativi e sulla professionalit
docente nei nuovi scenari della conoscenza. Da qualche anno
si occupa anche di progetti formativi e di nuove metodologie
didattiche sui temi della comunicazione e delle difficolt di
apprendimento.

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