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045tria.

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ELEMENTI TRIANGOLARI E TETRAEDRICI A LATI DIRITTI


Nella ricerca di unificazione delle problematiche in vista di una generalizzazione delle procedure di
sviluppo di elementi finiti, gioca un ruolo importante l'individuazione di opportuni sistemi di riferimento.
Estendendo il concetto di trasformazione possibile anche individuare opportune coordinate che
definendo una mappatura del dominio fisico in un dominio equivalente permettono di semplificare la
formulazione: questo il caso delle coordinate naturali o adimensionali. Esse costituiscono un primo
passo di quella generalizzazione completa che invece rappresentata dalla formulazione parametrica, di
cui si discuter successivamente.
La definizione di coordinate naturali assume significato solo in relazione all'elemento che si sta trattando.
In generale, un sistema di riferimento di dimensione n tale se una n-pla di valori delle coordinate
consente di identificare in maniera univoca un punto del dominio. La relazione di trasformazione tra il
sistema di riferimento dellelemento e quello delle coordinate del modello globale, nelle quali l'elemento
viene definito, deve mantenere questa capacit e quindi deve essere tale da individuare una
corrispondenza biunivoca dei due domini.
I passaggi necessari per la formulazione dell'elemento in queste coordinate risulter essere notevolmente
lo semplificata. Ci limitiamo, per ora, all'esame di elementi con i lati diritti introducendo questo tipo di
metodologia; successivamente provvederemo a rimuovere questa limitazione con una formulazione
completamente generale.

Coordinate naturali nel caso mono-dimensionale: COORDINATE DI LINEA


Il caso pi semplice che possiamo analizzare quello delle coordinate naturali di un segmento.
x2
x
x1

L2

L1
x

u2
L

Consideriamo su detto segmento, i cui estremi hanno coordinate x1 ed x2, un punto generico di coordinata
x: questi divide il segmento in due parti di lunghezza rispettivamente L1 ed L2 ; definiamo queste
lunghezze come differenza tra la dimensione del campo e la distanza dall'estremo cui sono riferite e il
punto x:

L1 = L (x x1 ) = (x 2 x1 ) (x x1 ) = x 2 x
L 2 = L (x 2 x) = (x 2 x1 ) (x 2 x) = x x1
si ottiene quindi:
L1 = x 2 x
L 2 = x x1
rapportando alla lunghezza L dell'elemento questi due termini otteniamo due parametri adimensionali
L
1 = 1
L
L
2 = 2
L
tra i quali vale evidentemente la relazione
1 + 2 = 1
che deriva dal fatto che la somma di L1 ed L2 pari ad L.
I parametri i prendono il nome di Coordinate di linea, in quanto una coppia di loro valori consente
lindividuazione univoca di un punto nel dominio monifimensionale. Inoltre immediato osservare che le
due funzioni che le rappresentano mostrano le seguenti caratteristiche:
hanno valore unitario in corrispondenza dellestremo di pertinenza
1

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hanno valore nullo in corrispondenza dell'altro estremo


esibiscono un andamento lineare nel tratto intermedio.

Poich, nota la dimensione del campo, una delle due coordinate ridondante, dovendo sussistere la
relazione di normalizzazione, consideriamo solo la coordinata i . Se sua espressione si mette in evidenza
la coordinata x si ottiene dapprima
L
x x
1 = 1 = 2
L
L
e quindi con semplici passaggi
x = x 2 L1 = x 2 (x 2 x1 )1 = x11 + x 2 (1 1 ) = x11 + x 2 2
e riconoscendo nel termine (1-1) la seconda coordinata naturale, grazie alla relazione di
normalizzazione, otteniamo:
x = x 2 L1 = x 2 (x 2 x1 )1 = x11 + x 2 (1 1 ) = x11 + x 2 2
Questa espressione rappresenta la trasformazione tra le coordinate naturali i e la coordinata cartesiana x.
Essa mette in corrispondenza, mediante una operazione di mappatura, il dominio cartesiano, descritto
dalla variabile x, con quello naturale. Introducendo la coordinata omogenea 1, i legami diretto ed inverso
sono esprimibili in forma matriciale come:
1 1 1 1
=

x x1 x 2 2
1 1 x 2 1 1
=

2 L x1 1 x
avendo utilizzato, oltre alle relazioni di mappatura, anche il legame di normalizzazione tra le due
coordinate naturali.
Possiamo notare altres le coordinate darea pesano le coordinate fisiche dei due estremi del dominio.
Appare allora evidente in questa relazione la struttura di una forma di interpolazione: le coordinate
naturali possono qindi essere utilizzate per definire una forma interpolatoria:
u = [N(x)]{d} = [1 (x) 2 (x)]{d}
Infatti elaborando questa espressione otteniamo, con semplici passaggi, le note formule
dell'interpolazione lineare dei parametri nodali:
x x x x1 u1 u 2 u1
u = [1 2 ]{d} = 2
(x x1 ) + u1
=
L u 2
L
L
Le espressioni delle derivate delle funzioni di forma possono essere determinate ricorrendo alla
concatenazione delle derivate. Infatti poich la coordinata x diventa funzione delle coordinate naturali
avremo che
u (1u1 + 2 u 2 )
=
= u1
1
1
e
u
= u2
2

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mentre differenziando le espressione di definizione delle coordinate di linea si ricavano le seguenti
relazioni:
1 (x 2 x) / L
1
=
=
x
x
L
2 (x x1 ) / L 1
=
=
x
x
L
Sostituendo le relazioni appena ricavate si ottiene la seguente espressione del legame deformazione
spostamento:
u u 1 u 2

2 u1 1 1 u1
=
+
= u1 1 + u 2 2 = 1
=

x 1 x 2 x
x
x x x u 2 L L u 2
Si pu notare come pur non avendo utilizzato un sistema di riferimento locale dellelemento la
determinazione dellespressione delle funzioni di interpolazione sia risultata particolarmente semplice.
L'impiego delle coordinate naturali consente di semplificare anche l'integrazione sul dominio
corrispondente; nel caso mono-dimensionale vale la seguente formula:
k! j!
k j
1 2 dL = L (1 + k + j)!
L
Lapplicazione di questa formula particolarmente semplice: si sostituisce alla variabile x la sua
espressione in funzione delle coordinate naturali, dopodich si applica la formula di integrazione ai
singoli termini cos determinati. Come esempio proviamo ad integrare due polinomi, lineare e quadratico.

xdL = x

1
1 1

+ x 2 21 dL = x1 11 dL + x 2 21 dL = x1 11 20 dL + x 2 10 21 dL
L

x
1!0!
=L 1
(1 + 1 + 0)!
2
L
x2
0!1!
0 1
L x21 2 dL = Lx 2 (1 + 0 + 1)! = L 2
x1 + x 2 x 2 x1 x 2 + x1
L xdL = L 2 = 2
2

1 0
1 1 2

dL = Lx1

che ovviamente coincide con l'integrale esatto della funzione x nel dominio x1,x2.

dL = x12 12 + x 22 22 + 2 x1 x 2 11 21 dL = x12 12 20 dL + x 22 10 22 dL + 2 x1 x 2 11 21 dL
L

2 2
1 1

20 dL = Lx12

2
1

x
2!0!
=L
(1 + 2 + 0)!
3

x 22
0!2!
L x dL = Lx (1 + 0 + 2)! = L 3
1!1!
1
1 1
L 2 x1 x21 2 dL = L2 x1 x2 (1 + 1 + 1)! = L 3 x1 x2
1 2
1 3
2
2
3
2
2
L x dL = L 3 ( x1 + x2 + x1 x2 ) = 3 ( x2 x1 )( x1 + x2 + x1 x2 )
2 0
2 1

2
2

2
2

che anche in questo caso coincide con l'integrale esatto:

x3
L x dL = 3

x2

x1

1 3
1
x 2 x13 = x 2 x1 ( x12 + x 22 + x1 x 2 )
3
3
3

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Coordinate naturali in dominio bidimensionale: COORDINATE D'AREA


In maniera del tutto analoga a quanto visto per il segmento, colleghiamo un punto P, arbitrariamente
posizionato all'interno di un triangolo con i tre vertici.
3

Lato 2
Lato 3

A2

A1

A3

Lato 1
2

2
x

In questo modo vengono individuate tre sotto-aree triangolari, A1,A2,A3 che, una volta normalizzate con
l'area del triangolo originale A, costituiscono le Coordinate d'area del triangolo .
A
A
A
1 = 1
2 = 2
3 = 3
A
A
A
Come nel caso mono-dimensionale esse permettono di individuare con univocit un punto qualsiasi del
triangolo.
Anche in questo caso esiste una equazione di vincolo che permette di determinare la terza coordinata note
le altre due:
1 + 2 + 3 = 1
che, come estensione del caso monodimensionale, deriva dal fatto che l'area totale del triangolo data
dalla somma di quelle dei tre sotto-triangoli individuati dal punto P.
Anche in questo caso definiamo le relazioni diretta ed inversa che legano i due riferimenti:
1 1

x = x1

y y1

1
x2
y2

1 1

x 3 2
y3 3

1
x 2 y3 x 3 y 2
1
2 =
x 3 y1 x1y3
2A x y x y
2 1
3
1 2

y 2 y3
y3 y1
y1 y 2

x3 x 2 1

x1 x 3 x
x 2 x1 y

e dove il determinante della matrice di trasformazione [X] ha valore pari al doppio dell'area del triangolo
ed dato da

det[ A] = ( x 2 x1 )( y 3 y1 ) ( x1 x3 )( y 2 y1 ) = 2 A

La matrice appena definita coincide con quella utilizzata per la costruzione dellelemento di triangolo a
deformazione/sforzo costante con il metodo in Base a.
Anche in questo caso, possiamo dire che due qualsiasi delle coordinate d'area, cos come una coppia di
coordinate cartesiane x,y, permettono di individuare univocamente un punto all'interno del triangolo.
Le formule di interpolazione sul dominio sono ottenute generalizzando quelle del caso
monodimensionale:
s = [N]{d} = [1 2 3 ]{d}
Dovendo integrare dei termini derivativi ([B]) e trattandosi di un dominio bidimensionale occorrer tenere
conto della variazione di metrica tra i due riferimenti con la nota regola di differenziazione:
4

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s s 1 s 2 s 3
=
+
+
x 1 x 2 x 3 x
s s 1 s 2 s 3
=
+
+
y 1 y 2 y 3 y
i termini rappresentanti la variazione delle coordinate d'area rispetto a quelle fisiche possono essere
calcolati derivando la relazione inversa ( ) che permette di determinare le seguenti due matrici riga:
1 y3 y 2
=
x
2A
1 x 2 x 3
=
y
2A

2 y3 y1
=
x
2A
2 x1 x 3
=
y
2A

3 y1 y 2
=
x
2A
3 x 2 x1
=
y
2A

infatti

{ } = [ A]1 {x}
1
([ A] {x})
1 {x}
=
= [ A]

x

Quindi le derivate delle coordinate darea rispetto alle coordinate fisiche x,y sono date dalle ultime due
colonne dellinversa di [A].
Gli sviluppi pi frequentemente utilizzati per la formulazione di elementi finiti sono quello lineare e
quello parabolico.
Sviluppo lineare:
s = a11 + a 2 2 + a 33
Sviluppo quadratico:
s = a112 + a 222 + a 332 + a 412 + a 5 23 + a 613
Si pu notare che, a differenza di quanto avviene per le funzioni di forma polinomiali, in questo caso gli
sviluppi di ordine superiore non sono delle espansioni di quello di ordine inferiore ma sono caratterizzati
da espressioni completamente differenti.
Anche per il dominio triangolare disponiamo di una formula di integrazione specifica:
k! j! m!
k j m
1 2 3 dL = 2A (2 + k + j + m)!
L

Coordinate naturali in dominio tridimensionale: COORDINATE DI VOLUME


Assegnato un tetraedro definito da vertivci, il generico punto P, arbitrariamente posizionato al suo
interno, diivide il volume in quattro tetraedri aventi come base una delle facce del tetraedro stesso e come
vertice il punto rimanente.

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4
V

3
P

Lato 3

1
2
x

In questo modo vengono individuate quattro sotto-volumi tetraedrici, V1,V2,V3 e V4 che, una volta
normalizzati con il volume del tetraedro orginale V, costituiscono le Coordinate di volume del tetraedro :
V
V
V
V
1 = 1
2 = 2
3 = 3
4 = 4
V
V
V
V
che permettono di individuare con univocit un punto qualsiasi del tetraedro.
Anche in questo caso esiste una equazione di vincolo che permette di determinare una coordinata note le
altre tre:
1 + 2 + 3 + 4 = 1
che ovviamente deriva dal fatto che il volume del tetraedro dato dalla somma di quelli dei quattro sottotetraedri individuati dal punto P.
Anche in questo caso definiamo le relazioni diretta ed inversa che legano i due riferimenti:

1 1
x x
1
=
y y1
z z1

1
x2
y2
z2

1
x3
y3
z3

1 1
x 4 2

y 4 3

z 4 4

Le formule di interpolazione sul dominio sono ottenute generalizzando quelle del caso
monodimensionale:
s = [N]{d} = [1 2 3 4 ]{d}
Dovendo integrare dei termini derivativi ([B]) e trattandosi di un dominio tridimensionale occorrer
tenere conto della variazione di metrica tra i due riferimenti con la nota regola di differenziazione:

s 1

x x
s 1
=
y y
s 1

z z

2
x
2
y
2
z

3
x
3
y
3
z

4 1

x s

4 2

y s

4 3

z s
4

s / x 1/ x

s / y = 1/ y
s
/ z 1/ z

2/ x

3/ x

2/ y

3/ y

2/ z

3/ z

s/
4/ x 1
s / 2
4/ y

s / 3
4/ z

s / 4

i termini rappresentanti la variazione delle coordinate d'area rispetto a quelle fisiche possono essere
calcolati derivando la relazione inversa ( ) .
Gli sviluppi pi frequentemente utilizzati per la formulazione di elementi finiti sono quello lineare e
quello parabolico.
Sviluppo lineare:
6

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s = a11 + a 22 + a 33 + a 4 4
Sviluppo quadratico:
s = a112 + a 2 22 + a 332 + a 442 + a 51 2 + a 613 + a 7 1 4 + a 8 23 + a 9 2 4 + a103 4
Anche per il dominio tetraedrico disponiamo di una formula di integrazione specifica:
k! j! m!n!
k j m n
1 2 3 4 dL = 6V (3 + k + j + m + n)!
L

ELEMENTI DI TRIANGOLO
E' abbastanza evidente che in termini di generalizzazione delle possibilit operative, un elemento
triangolare superiore ad un elemento rettangolare: non avendo a disposizione, per ora, una tecnica per la
realizzazione di elementi quadrangolari di forma generica e possibilmente anche curva (nel senso di
elementi rettangolari curvati), risulta pi pratico avere a disposizione elementi triangolari. Con questi
elementi la corretta approssimazione di una forma qualsiasi normalmente ottenibile con elementi di
dimensioni pi grandi e senza tutti i problemi legati alla necessita' di realizzare forme il pi possibile
rettangolari e piani.
Esaminiamo la procedura, basata sulle coordinate d'area, per la generazione di elementi triangolari a lati
diritti. Consideriamo la famiglia di elementi triangolari a lati diritti di ordine crescente di cui sono
rappresentati in figura i primi tre esponenti (si noti che estremamente difficile reperire in letteratura
elementi di ordine superiore al cubico).

Fig. 7.15 Zien

Triangolo a deformazione costante in coordinate d'area


Svilupiamo la formulazione dell'elemento triangolare a deformazione costante. Si tratta della
riformulazione dello stesso elemento precedentemente sviluppato con altra tecnica. Lelemento
rappresentato nella figura seguente, dove sono stati individuati anche gli elementi per la definizione delle
coordinate darea.
3

Lato 2
Lato 3

A2

A1
A3

Lato 1
2
x

Assumiamo le sei componenti di spostamento dei tre nodi come incognite dell'elemento e organizziamole
nel vettore di incognite nodali:
{d} = [u1 v1 u 2 v 2 u 3 v3 ]T
7

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In base a questa scelta possibile ipotizzare una variabilit lineare delle componenti di spostamento u,v
nel volume dell'elemento:
s = a11 + a 2 2 + a 33
La definizione dei coefficienti della forma di interpolazione avviene utilizzando l'interpolazione dei
valori nodali:
0 2 0 3 0
u
 = = [N]{d} = 1
{s}
{d}
v
0 1 0 2 0 3
La funzione di forma cos ricavata relativa al generico nodo caratterizzata dall'andamento riportato in
figura.
1
3

2
1
Funzione interpolante in coordinate d'area
Linee a 3 costante

e ricordando la definizione dell'operatore differenziale [D]:


/x 0
[D] = 0 / y
/ y / x
di pervenire all'espressione della matrice [B]
1/ x
0
2 / x
0
3 / x
0

1/ y
2 / y
3 / y
[B] = [D][N] = 0
0
0
1/ y 1/ x 2 / y 2 / x 3 / y 3 / x

e ricordando le espressioni ricavate per questi termini:


1 y3 y 2
=
x
2A
1 x 2 x 3
=
y
2A
abbiamo infine
y 2 y3
1
[B] =
0
2A
x 3 x 2

2 y3 y1
=
x
2A
2 x1 x 3
=
y
2A

3 y1 y 2
=
x
2A
3 x 2 x1
=
y
2A

y3 y1

y1 y 2

x3 x 2
y 2 y3

0
x1 x 3

x1 x 3
y3 y1

0
x 2 x1

x 2 x1 diviso 2A
y1 y 2
0

Questi termini possono essere determinati anche utilizzando la regola di derivazione; consideriamo, a
titolo desempio, le derivate della funzione N1:

N 1 N 1 1 N 1
=
+
x
1 x 2
N 1 N 1 1 N 1
=
+
y
1 y 2

2 N 1 3
+
x 3 x
2 N 1 3
+
y 3 y

Le derivate delle funzioni di interpolazione rispetto alle coordinate d'area sono banali: essendo

N1 = 1

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abbiamo

N 1
N
N
= 1; 1 = 0; 1 = 0
1
2
3

per cui otteniamo:

N 1

=1 1 +0 2 +0 3 = 1
x
x
x
x
x

N 1

=1 1 +0 2 +0 3 = 1
y
y
y
y
y

Si pu quindi ottenere lo stesso risultato partendo direttamente dalla definizione tradizionale della matrice
[B].
Dall'esame della matrice, contenente solo termini costanti, risulta evidente che l'elemento in grado di
descrivere uno stato di deformazione/sforzo costante.
Infine, poich l'elemento a spessore t costante, considerando il materiale uniforme nel volume e tenendo
conto dell'invarianza della matrice [B] rispetto alla posizione, per la matrice di rigidezza avremo:
[ k ] = t [ B ]T [ E ][ B ] dx dy = At[B]T [E][B]
6x6

6x3

3x3 3x6

dove stata indicata A l'area dell'elemento.


Essa pu venire calcolata come mediante il determinante della matrice di definizione della mappatura.
Questo risultato non per indifferente alla sequenza di numerazione dei nodi del triangolo, in particolare
una sequenza oraria determina un valore negativo dell'area.
La modalit di lavoro dell'elemento, se in stato piano di sforzo o di deformazione, viene definita mediante
la struttura dei coefficienti della matrice elastica del materiale [E].
Si pu verificare che la matrice cos ottenuta coincide con quella precedentemente determinate con il
metodo di Ritz (o in Base a).

Triangolo a deformazione lineare in coordinate d'area


L'elemento triangolare a deformazione lineare descritto in figura dove, in particolare appare la sequenza
di numerazione dei nodi..
3

Lato 2

Lato 3

6
5

A2

A1
A3

4
Lato 1

Assumiamo le nove componenti di spostamento dei sei nodi come incognite dell'elemento e
organizziamole nel vettore di incognite nodali:
{d} = [u1 u 2 u 3 u 4 u 5 u 6 v1 v 2 v3 v 4 v5 v6 ]T
In base a questa scelta possibile ipotizzare una variabilit quadratica delle componenti di spostamento
u,v nel volume dell'elemento:
s = a112 + a 222 + a 332 + a 412 + a 5 23 + a 613
La definizione dei coefficienti della forma di interpolazione avviene al solito imponendo i valori nodali
dello spostamento con lo schema operativo precedentemente esaminato del metodo in base ; ci
permette di arrivare alla seguente espressione:
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0
N
u
 = = [N]{d} = i
{s}
{d}
v
0 Ni
cio una matrice di dimensioni 2x12 nella quale ogni sottomatrice [Ni ] una matrice riga contenente le 6
funzioni di forma, da valutare nel generico punto, aventi le seguenti espressioni:
N1 = 1 (21 1)
N 4 = 41 2

N 2 = 2 (2 2 1)

N5 = 4 23

N3 = 3 (23 1)
N 6 = 431
Tenendo conto che le derivate di queste funzioni nel riferimento locale sono:
N1/ 1 = 41 1

N1/ 2 = 0

N1/ 3 = 0

N 2 / 1 = 0

N 2 / 2 = 4 2 1

N 2 / 3 = 0

N3 / 1 = 0

N 3 / 2 = 0

N 3 / 3 = 4 3 1

N 4 / 1 = 4 2

N 4 / 2 = 41

N 4 / 3 = 0

N5 / 1 = 0

N 5 / 2 = 4 3

N 5 / 3 = 4 3

N 6 / 1 = 43

N 6 / 2 = 0

N 6 / 3 = 41

e ricordando infine la definizione il legame tra le due metriche e dell'operatore differenziale [D] nel caso
piano:
/x 0
[D] = 0 / y
/ y / x
si perviene all'espressione della matrice [B]; in particolare i termini non nulli della prima riga sono dati
da:
3
N
1
N1/ x = 1 1 =
(41 1)(y 2 y3 ) + 0 + 0
2A
i =1 i x
3

N 2 1
1
=0+
(4 2 1)(y3 y1 ) + 0
2A
i =1 i x

N2 / x =
3

N3 1
1
=0+0+
(43 1)(y1 y 2 )
2A
i =1 i x

N3 / x =
3

N 4 1
1
1
=
4 2 (y 2 y3 ) +
41 (y3 y1 ) + 0
2A
2A
i =1 i x

N4 / x =
3

N 5 1
1
1
=0+
43 (y3 y1 ) +
42 (y1 y 2 )
2A
2A
i =1 i x

N5 / x =
3

N 6 1
1
1
=
43 (y 2 y3 ) + 0 +
41 (y1 y 2 )
2A
2A
i =1 i x

N6 / x =

L'organizzazione della matrice [B] sar:


Ni / x
0

[B] = 0
Ni / y
Ni / y Ni / x

cio una matrice di dimensioni 3x12 nella quale ogni sotto-matrice [N i / ... ] una matrice riga contenente
le 6 funzioni di forma derivate rispetto alla direzione specificata.

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Infine assumendo, come tipicamente succede, che l'elemento sia a spessore t costante, per la matrice di
rigidezza avremo:
[ k ] = t [ B ]T [ E ][ B ] dx dy
6x6

6x3

3x3 3x6

Anche in questo caso la modalit di lavoro dell'elemento, se in stato piano di sforzo o di deformazione,
viene definita mediante la struttura dei coefficienti della matrice elastica.
Esempio COOK
h

=.25

4h

Tipo Elemento N. Elementi


CST
128
CST
512
LST
32

N. G.d.L.
160
576
160

11

Freccia /FV
0.859
0.961
0.998

Sforzo/SV
0.854
0.956
0.986