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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica.

VALERIO SAVOIA

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di


programma come strumento di finanziamento per gli
interventi di bonifica.
VALERIO SAVOIA*

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Abstract
The new strategy for the development and the occupation is represented from the negotiated programming, a complex
of instruments inspires you to an only philosophy of finalized participation to promote and to value the processes of
development of the Country. It consists in ulterior introduced criteria of participation from the legislator beside the
traditional instruments of economic politics, to the aim to coordinate the action of the State and the powers that influence
in the development processes, and to join together the varieties of interests that act to various territorial scale.
The present job is taken care of the instruments of negotiated programming employs to you from the public
Administrations, in particular comes dealt the topic of the Agreements of Program, uses you like instrument of financing
for the participations of reclamation.
Leaving from one more general classification than such normative instruments all are analyzed make that they lead to
the realization of the Agreement of Program and also the successes to you implementations to you.
Key words: Negotiated programming; Institutional understanding of program; Agreement of Program Picture;
Agreement of Program; Convention.
INDICE
INTRODUZIONE
1 LA PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA
2 STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA
3 LINTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA
4 LACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO
4.1. LAPQ COME STRUMENTO ATTUATIVO DELLIIP
4.2. ISTRUTTORIA E STIPULA DELL ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO
4.3. LE SEZIONI DELLACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO
4.4. IL MONITORAGGIO DELLATTUAZIONE DELLINTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA E DEGLI ACCORDI DI
PROGRAMMA QUADRO
4.5. IL PROCESSO, I SOGGETTI E GLI STRUMENTI DEL MONITORAGGIO
4.6. I CONTENUTI INFORMATIVI DEL MONITORAGGIO

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica. VALERIO SAVOIA

5 STRUMENTI DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA


6 GLI ACCORDI TRA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
7 LACCORDO DI PROGRAMMA
7.1. LA NORMA
7.2. AMBITO DI APPLICAZIONE SOGGETTIVO ED OGGETTIVO DELLART. 34 DEL D. LGS. N. 267/2000
7.3. IL PROCEDIMENTO PER LA CONCLUSIONE DELLACCORDO DI PROGRAMMA
7.4. NATURA GIURIDICA DELLACCORDO DI PROGRAMMA:PROFILI E TUTELA GIURISDIZIONALE
8 LE CONVENZIONI. DIFFERENZA CON LACCORDO DI PROGRAMMA
9 LA RIFORMA DELLE INTESE ISTITUZIONALI DI PROGRAMMA
9.1 I PRINCIPALI ASPETTI DELLA RIFORMA DELLE IIP: LE INNOVAZIONI INTRODOTTE
10 CASI PARTICOLARI DI ACCORDO DI PROGRAMMA
10.1. ACCORDI DI PROGRAMMA IN MATERIA DI AREE EX ESTRATTIVE MINERARIE
10.2. ACCORDO DI PROGRAMMA PER LA BONIFICA ED IL RIPRISTINO AMBIENTALE DEL SITO DI INTERESSE
NAZIONALE DI CASALE MONFERRATO
11 FINANZIAMENTI IN MATERIA DI AMIANTO
INTRODUZIONE
Il presente lavoro si occuper degli strumenti di programmazione negoziata impiegati dalle Amministrazioni pubbliche. In
particolare verr trattato il tema degli Accordi di Programma, utilizzati come strumento di finanziamento per gli interventi
di bonifica.
Partendo da una pi generale classificazione di tali strumenti normativi, saranno analizzate tutte le fasi che conducono
alla realizzazione dellAccordo di Programma ed anche i successivi adempimenti.
Si far, infine, riferimento allapplicazione dellAccordo di Programma per la bonifica ed il ripristino ambientale del Sito di
Interesse Nazionale di Casale Monferrato.
Tale lavoro rappresenta un quadro parziale delle attivit svolte dal redattore durante lo stage conclusivo del Master
MEMA, edizione 2006/2007, svolto nella sede del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del Mare, presso
la Direzione per la Qualit della Vita, nella divisione che cura la parte amministrativa della redazione degli Accordi di
Programma.
Oltre alle predette attivit, lo studente ha approfondito, in particolare, il tema del finanziamento degli interventi di bonifica
sui 54 Siti di Interesse Nazionale, analizzato la sezione dedicata al procedimento amministrativo in materia di bonifiche
allinterno del Decreto Legislativo n. 152/2006 ed esaminato le tematiche legate al danno ambientale.
Lo stage ha fornito, inoltre, la possibilit di prendere parte a numerose Conferenze dei Servizi, nonch di partecipare alla
realizzazione del III Atto Integrativo dellAccordo di Programma Quadro tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del
Territorio e del Mare, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Lazio, stipulato per finanziare gli interventi di
bonifica delle discariche sottoposte a procedura di infrazione comunitaria e comprese allinterno del Sito di Interesse
Nazionale di Frosinone.
1 LA PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA
La nuova strategia per lo sviluppo e loccupazione rappresentata dalla programmazione negoziata, un
complesso di strumenti ispirati ad ununica filosofia di intervento finalizzata a promuovere e valorizzare i processi di
sviluppo del Paese. Essa consiste in ulteriori criteri di intervento introdotti dal legislatore accanto ai tradizionali strumenti
di politica economica, al fine di coordinare lazione dello Stato e dei poteri che influiscono nei processi di sviluppo, e di
raccordare le molteplicit di interessi che agiscono a diversa scala territoriale. Il suo obiettivo primario quello di creare
le condizioni favorevoli per lo sviluppo economico ed occupazionale.
Linquadramento storico e istituzionale fondamentale per trattare il tema della programmazione negoziata.
Fino agli anni ottanta, lo Stato veniva descritto come Ente originario nel quale si riconoscevano sfere di autonomia
relative ad Enti, quali le Regioni, le Province ed i Comuni. Il modello istituzionale era rappresentato come una
realt gerarchica in cui lo Stato stabiliva le regole, prendeva le decisioni, assumeva le delibere di Governo, dava
istruzioni su come attuarle, definiva i programmi, distribuiva le risorse e stabiliva gli obiettivi per cui dovevano essere
impiegate le stesse risorse. Prima di tutto veniva, dunque, lo Stato attorno al quale ruotavano i sottostanti livelli di
amministrazione regionali e locali. Tale impostazione di tipo gerarchico era in linea con il sistema delle fonti giuridiche
che prevedono tre livelli gerarchici:
I livello: Fonti costituzionali (Costituzione, leggi costituzionali e di revisione costituzionale);
II livello: Fonti legislative, dette anche fonti primarie ( leggi, decreti legge e decreti legislativi, leggi regionali);
III livello: Fonti regolamentari, dette anche fonti secondarie (regolamenti del governo, degli enti locali).
Agli inizi degli anni novanta sono avvenuti molti cambiamenti sul piano politico, sociale e istituzionale che hanno portato
allaffermarsi della politica del federalismo, allaumento delle capacit politiche e di governo delle realt locali,

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allaffermarsi delle istituzioni rappresentative dei territori regionali e locali. Nella seconda met degli anni 90 vengono
emanate le leggi Bassanini, fino ad arrivare, alla fine del 2001, alla legge costituzionale n. 3, che ha approvato la
riforma del titolo V della Costituzione.
In questo contesto nasce lidea della programmazione negoziatache si sviluppa nel corso degli anni novanta.
Il testo vigente del Titolo V ( Le Regioni, le Province, i Comuni), articolo 114 della Costituzione italiana risulta
essere una sintesi della nuova architettura istituzionale e di governo:
La Repubblica costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citt metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le
Province, le Citt metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi
dalla Costituzione.
Si tratta di una questione nodale per capire gli scenari sul tema degli Accordi di Programma Quadro. Da questo
articolo si evince che la Repubblica Italiana la risultante della coesistenza di vari soggetti politici: lo Stato, le Regioni e i
Comuni.
Ciascuno di questi soggetti, infatti, strutturato in questo sistema in modo tale che sia rappresentativo di una parte della
popolazione anche se nella realt lo Stato detiene la funzione costituzionale e dunque le regole fondamentali; il Governo
ha una competenza estesa su tutto il territorio nazionale; la sovranit continua ad essere incardinata nel Parlamento, con
tutto ci che questo comporta dal punto di vista della capacit politica e decisionale.
Questa spinta a far emergere le realt locali fa cambiare completamente il modo con il quale questi livelli di governo si
relazionano fra di loro.
Quando lo scenario era tendenzialmente gerarchico le relazioni tra i livelli di governo, regionali e subregionali, si
consideravano subordinati agli indirizzi politici nazionali. Passando, invece, da uno schema gerarchico ad uno paritario,
dal punto di vista giuridico e politico subentrata unaltra disciplina delle relazioni tra gli enti.
Ha trovato applicazione quel principio di leale collaborazione che individua lo strumento necessario di tipo giuridico
nella forma dellAccordo. LAccordo , infatti, una modalit tecnica di condivisione e di definizione delle regole, oltre che
delle decisioni programmatorie e di attuazione, tipiche delle forme di governo tendenzialmente federaliste o, comunque
con livelli di governo locale fortemente autonomi dal punto di vista politico. Da qui si deve partire quando si parla degli
strumenti della programmazione negoziata.
In questo scenario storico e politico va considerata anche lUnione Europea, con il suo peso nella politica del nostro
Paese e soprattutto nelle Regioni meridionali e nelle aree in ritardo di sviluppo, visto che fornisce in questo momento
storico la gran parte delle risorse di investimento per sviluppo programmabili ad opera degli Enti locali, ovvero i Fondi
Strutturali.
Nasce in questo scenario lesigenza di dare una regola al principio di reale collaborazione negli investimenti.
2 STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA
Larticolo 2, comma 203, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996, costituisce la fonte giuridica della
programmazione negoziata.
Tale norma, al fine di regolare gli interventi che coinvolgono una molteplicit di soggetti pubblici e privati e che
comportano attivit decisionali complesse, nonch la gestione unitaria delle risorse finanziarie, istituisce i seguenti
strumenti di programmazione negoziata:
1) lIntesa Istituzionale di Programma (di cui parleremo diffusamente pi avanti);
2) l Accordo di Programma Quadro (di cui parleremo diffusamente pi avanti);
3) il Patto Territoriale: ovvero lAccordo, promosso da enti locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici o privati
relativo allattuazione di un programma di interventi caratterizzati da specifici obiettivi di promozione dello sviluppo locale.
Questo Accordo il risultato della concertazione e tocca in maniera trasversale diversi segmenti socio-economici, con
unattenzione costante ai bisogni ed alle esigenze delle parti interessate;
4) il Contratto di Programma: un contratto stipulato tra amministrazione statale, grandi imprese, consorzi di piccole
imprese, e rappresentanze di distretti industriali, per la realizzazione di iniziative atte a generare significative ricadute
occupazionali, anche riferibili ad attivit di ricerca e di servizio a gestione consortile;
5) il Contratto darea: uno strumento operativo concordato tra amministrazioni, anche locali, rappresentanze dei
lavoratori e dei datori di lavoro, ed eventuali altri soggetti interessati per realizzare azioni finalizzate ad accelerare lo
sviluppo e creare nuova occupazione in territori circoscritti. Le sue finalit prioritarie consistono quindi nella realizzazione
di un ambiente
economico favorevole ad attirare iniziative imprenditoriali, e nella creazione di nuova occupazione mediante lo stimolo
agli investimenti.
Tutti questi strumenti implicano decisioni istituzionali e risorse finanziarie a carico delle amministrazioni statali e degli Enti
pubblici territoriali.
La delibera CIPE del 21 marzo del 1997 ha dettato la disciplina di dettaglio delle Intese Istituzionali di Programma,
dei Patti Territoriali, dei Contratti d'Area e dei Contratti di Programma, definendone finalit, oggetto, soggetti
coinvolti, modalit attuative e di finanziamento.
Questi strumenti sono applicabili in tutto il territorio nazionale e non solo nelle aree sottoutilizzate. Solo a queste

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ultime, tuttavia, sono destinati i fondi assegnati dal CIPE con proprie delibere.
Esaminiamo, in dettaglio, lattuale disciplina della programmazione negoziata, come risultante dalla legge 23
dicembre 1996, n. 662 e dalla Delibera CIPE del 21 marzo 1997, in particolare lIntesa Istituzionale di
Programma e lAccordo di Programma Quadro.
3 LINTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA
Larticolo 2, comma 203, lettera a) della legge finanziaria n. 662 del 1996 definisce la
Programmazione negoziata come la regolamentazione concordata tra soggetti pubblici o tra il soggetto pubblico
competente e la parte o le parti pubbliche o private per lattuazione di interventi diversi, riferiti ad ununica finalit di
sviluppo, che richiedono una valutazione complessiva delle attivit di competenza.
La lettera b) del medesimo articolo esplicita la definizione dellIntesa Istituzionale di Programma, come
laccordo tra amministrazione centrale, regionale o delle province autonome con cui tali soggetti si impegnano a
collaborare sulla base di una ricognizione programmatica delle risorse finanziarie disponibili, dei soggetti interessati, delle
procedure amministrative occorrenti per la realizzazione di un piano pluriennale di interesse comune o funzionalmente
collegati. La gestione finanziaria degli interventi per i quali sia necessario il concorso di pi amministrazioni dello Stato,
nonch di queste ed altre amministrazioni, enti ed organismi pubblici, anche operanti in regime privatistico, pu attuarsi
secondo le procedure o le modalit previste allart. 8 del DPR n. 367 del 1994.
Larticolo 1.1 della suddetta delibera CIPE del 21 marzo 1997 fissa le seguenti regole: LIntesa costituisce lo
strumento con il quale sono stabiliti congiuntamente tra il Governo e la giunta di ciascuna regione o provincia autonoma
gli obiettivi da conseguire e i settori nei quali indispensabile lazione congiunta degli organismi predetti. Essa
rappresenta lordinaria modalit del rapporto tra Governo nazionale e giunta di ciascuna Regione o Provincia Autonoma
per favorire lo sviluppo, in coerenza con la prospettiva di una progressiva trasformazione dello Stato in senso federalista.
Oggetto dellIntesa la collaborazione finalizzata alla realizzazione di un piano pluriennale di interventi di interesse
comune e funzionalmente collegati da realizzarsi nel territorio della singola Regione o Provincia Autonoma e nel quadro
della programmazione statale e regionale.
Da questa disciplina ne deriva che lIntesa uno strumento che riguarda gli esecutivi dello Stato e delle Regioni o delle
Province Autonome. LIntesa riguarda, quindi, il Governo e le Giunte, questi sono i soggetti indicati espressamente.
Si tratta di un dialogo a livello politico tra esecutivi, tra Ministri ed Assessori, Ministri e Presidenti di Giunte regionali, su
decisioni programmatorie.
LIntesa Istituzionale di Programma , dunque, un Accordo politico tra esecutivi e rientra, dal punto di vista della
disciplina, tra gli atti di indirizzo politico amministrativo, di cui agli articoli 3 e 14 del Decreto Legislativo n. 165
del 2001. LIntesa un atto di orientamento, un atto di macro-programmazione, un atto di strategia e di indirizzo
politico amministrativo.
In pratica lIntesa, che segue uno schema generale predefinito approvato dalla Conferenza Stato- Regioni
nella seduta del 9 ottobre 1997 adattato di volta in volta alle singole specificit regionali. Essa costituita da:
a) un articolato;
b) un Allegato Tecnico allIntesa Istituzionale di Programma.
Ciascuna Intesa definita sulla base di un processo lungo e complesso di concertazione e codecisione da parte dello
Stato e della Regione, allinterno del quale viene concordata la strategia di sviluppo regionale, che deve individuare:
gli obiettivi;
le priorit, ovvero i settori nei quali indispensabile lazione congiunta;
gli specifici Accordi di Programma Quadro - precisandone criteri, tempi e modi per la
sottoscrizione - attraverso i quali attuare
i programmi dintervento necessari a conseguire gli obiettivi concordati;
le risorse finanziarie disponibili;
la previsione delle modalit di verifica periodica e di aggiornamento degli obiettivi generali e degli
strumenti attuativi (APQ).
Nella fase attuativa, il governo dellIntesa affidato a due appositi organismi:
1) il Comitato istituzionale di gestione (CIG), rappresentativo del livello politico, cui partecipano i Ministri o
Sottosegretari e i rappresentanti della Giunta regionale o della Provincia Autonoma, con il compito di governare i
processi;
2) il Comitato paritetico di attuazione (CPA), rappresentativo del livello amministrativo, cui partecipano i
rappresentanti delle amministrazioni interessate, con il compito di vigilare sul corretto svolgersi delle attivit.
LIntesa deve essere approvata dal CIPE, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e
le Province Autonome di Trento e Bolzano, prima della sua sottoscrizione da parte del Presidente del Consiglio
dei Ministri e del Presidente della Giunta regionale o della Provincia Autonoma.
Dal 3 marzo 1999, data di sottoscrizione delle prime tre Intese Istituzionali di Programma stipulate tra il Governo e le
Regioni Lombardia, Toscana e Umbria, la fase della stipula delle ulteriori intese con le restanti Regioni si conclusa nel
primo semestre 2001.

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Le Intese vengono finanziate annualmente con risorse del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) determinate
annualmente con le autorizzazioni iscritte nella tabella D della legge finanziaria annuale, e successivamente ripartite tra
tutte le Regioni e Province Autonome con le apposite delibere del CIPE. Sono risorse aggiuntive, complementari a
quelle ordinarie, finalizzate al riequilibrio economico e sociale di territori che presentano divari strutturali.
In questa prospettiva, le Intese costituiscono lo strumento di programmazione delle risorse aggiuntive
nazionali per la politica di sviluppo regionale.
4 LACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO
4.1. LAPQ COME STRUMENTO ATTUATIVO DELLIIP
Una particolare attenzione va posta allAccordo di Programma Quadro che rappresenta lo strumento attuativo
dellIntesa Istituzionale di Programma.
Come indicato allarticolo 2, comma 203, lettera c) della legge n. 662/1996, lAccordo di Programma Quadro
(APQ) definisce un programma esecutivo di interventi di interesse comune o funzionalmente collegati previsto nellambito
di una Intesa Istituzionale di Programma (IIP).
LAccordo stipulato tra Amministrazioni centrali, Regioni, Province Autonome ed Enti locali ed altri soggetti pubblici e
privati interessati.
La normativa citata prevede che lAPQ debba indicare:
1. le attivit e gli interventi da realizzare;
2. i soggetti responsabili dellattuazione delle singole attivit ed interventi;
3. gli eventuali Accordi di Programma ai sensi dellarticolo 34 del Decreto Legislativo n. 267/2000;
4. le eventuali Conferenze di Servizi o Convenzioni necessarie per lattuazione dellAccordo;
5. gli impegni di ciascun soggetto, nonch del soggetto cui competono poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi, o
inadempienze;
6. i procedimenti di conciliazione o definizione di conflitti tra i soggetti partecipanti allAccordo;
7. le risorse finanziarie occorrenti per le diverse tipologie di intervento, a valere sugli stanziamenti pubblici o anche
reperite tramite finanziamenti privati;
8. le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati.
Le disposizioni della norma sopra citata sono state recepite da uno schema tipo di APQ definito dal Ministero
dellEconomia e delle Finanze in collaborazione con le Regioni.
Al fine di fornire elementi utili allapprofondimento degli APQ, da una parte illustreremo i principali passaggi dellistruttoria
dellAccordo e le caratteristiche delle diverse sezioni dellatto, dallaltra i contenuti dellattivit di monitoraggio.
4.2. ISTRUTTORIA E STIPULA DELL ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO
Le principali fasi dellistruttoria, tra loro temporalmente sovrapposte, concernono:
1. lanalisi del programma di interventi;
2. lanalisi delle amministrazioni coinvolte;
3. lanalisi delle risorse finanziarie e delle schede-intervento.
1) La prima fase ha come finalit lesame della proposta della Regione riguardo agli obiettivi dellAccordo e allinsieme
degli interventi che si intendono realizzare.
Una prima verifica riguarda la coerenza della proposta con quanto definito in sede di Intesa Istituzionale di Programma,
ovvero circa la previsione o meno dellindicazione dello stipulando APQ nellIntesa medesima.
Tuttavia, recenti delibere CIPE consentono alle Regioni di scegliere in piena autonomia, indipendentemente dalla
previsione nellambito della precedente IIP, i settori dintervento relativi ai progetti da finanziare.
Una seconda verifica riguarda lesame delle finalit dellAccordo, in particolare gli obiettivi da perseguire, il contributo dei
singoli interventi al raggiungimento degli stessi obiettivi e la loro coerenza con gli atti di programmazione e le normative
comunitarie, nazionali e regionali, ovvero con precedenti finanziamenti pubblici.
In questa parte dellistruttoria si intende assicurare che il programma di interventi da finanziare sia in linea e quindi
contribuisca positivamente alla programmazione di settore di livello superiore e che allo stesso tempo siano chiaramente
definiti i suoi obiettivi.
E necessario, infatti, verificare che gli interventi da inserire nellAPQ siano stati individuati nel rispetto della coerenza
programmatica: per ogni Amministrazione centrale e regionale la coerenza programmatica stabilita facendo
riferimento ai criteri specificati nei propri Programmi operativi comunitari, nazionali e regionali, o nei propri DOCUP
(Documento Unico di Programmazione), con un rafforzamento, per quanto riguarda la coerenza programmatica, della
rilevanza dei criteri generali comunitari aggiornati a seguito della revisione di met percorso del ciclo di programmazione
comunitario 2000-2006. Ogni Amministrazione avr la flessibilit di discostarsi, su specifiche questioni, da tali criteri,
dandone chiara motivazione, purch, se Autonomie regionali, in coerenza con la propria programmazione regionale.
2) La seconda fase ha come finalit lindividuazione dei soggetti interessati che parteciperanno alla definizione e alla
stipula dellAccordo (Ministero dellEconomia e delle Finanze - Servizio per le Politiche di Sviluppo Territoriale istituzionalmente competente in materia di IIP e APQ; Regione interessata; Amministrazioni Centrali di Settore, Enti a

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carattere nazionale o regionale, ecc.). Occorre definire innanzitutto le tematiche affrontate dallAccordo e
conseguentemente identificare gli Uffici nazionali e locali competenti in materia di programmazione e di attuazione degli
interventi in quel determinato settore.
3) La terza fase ha come finalit la verifica delle risorse finanziarie relativamente:
alla provenienza (statale, regionale, Enti locali o privati);
alla fonte normativa di finanziamento;
allammontare, per importo ed anno di competenza.
Questa analisi finanziaria importante soprattutto per gli APQ riguardanti le Regioni del Centro Nord (non rientranti
nellobiettivo 1), considerato che per quelle solo una parte del territorio area sottoutilizzata e pertanto quindi
necessario verificare che le risorse CIPE siano destinate a finanziare interventi ricadenti nelle predette aree.
I dati relativi alla fonte di finanziamento debbono trovare corrispondenza con quelli risultanti dalle schedeintervento allegate allAccordo, al fine di verificare che lammontare complessivo delle risorse l indicate - per importo
e fonte - sia coerente con quanto riportato nel testo dellAccordo e che la disponibilit (competenza) per anno dei
finanziamenti sia compatibile con la complessiva distribuzione annuale del costo degli interventi.
Al termine dellistruttoria viene attivata la procedura di firma dellAccordo, con la convocazione dei rappresentanti dei
soggetti interessati.
4.3. LE SEZIONI DELLACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO
Cos come in molteplici atti amministrativi, e come riscontrabile nellesempio riportato nellallegato 1 e relativo al settore
delle bonifiche, lAccordo introdotto da una sezione premesse, nella quale vengono riportati:
i principali riferimenti normativi, tra i quali quelli concernenti la programmazione negoziata, le delibere CIPE di
finanziamento di interventi infrastrutturali in aree sottoutilizzate, gli atti di approvazione dellIntesa Istituzionale di
Programma;
la legislazione di settore, a livello comunitario, nazionale e regionale;
gli atti programmatori di settore a carattere nazionale e regionale, che costituiscono il quadro di riferimento per il
programma di interventi finanziati con lAccordo.
Segue larticolato dellAccordo, suddiviso in 3 sezioni principali.
Nella prima sezione vengono sinteticamente illustrati gli obiettivi del programma di interventi finanziato con lAccordo e
le sue caratteristiche, elementi che verranno successivamente approfonditi nella Relazione tecnica.
Vengono normalmente inseriti anche riferimenti alla coerenza del programma con la programmazione comunitaria e
regionale di settore e ad eventuali successivi Accordi che si prevedono di stipulare tra Amministrazione regionale ed Enti
pubblici e privati coinvolti nellattuazione dellAccordo.
Nella seconda sezione vengono trattati gli aspetti finanziari. In corrispondenza con le analisi descritte nel precedente
paragrafo, vengono qui riportati i dati relativi alla copertura finanziaria (per fonte di finanziamento, importo ed anno di
competenza) specificando, nel caso di contributi assentiti da parte di amministrazioni centrali ma non riferiti a delibere
CIPE anche gli estremi dellunit previsionale di base. Vengono inoltre trattati gli aspetti relativi al trasferimento delle
somme dalle amministrazioni centrali a quella regionale e leventuale impegno della Regione a garantire i finanziamenti
provenienti da amministrazioni locali non firmatarie dellAccordo.
Nella terza ed ultima sezione, che comprende i restanti articoli, vengono:
regolati gli impegni ed i rapporti tra i soggetti che stipulano lAccordo;
individuati il Responsabile dellAccordo ed i responsabili di interventi e definiti i loro compiti;
precisate le disposizioni generali, relative ad eventuali modifiche dellatto, alla successiva adesione di altri soggetti ed
agli altri atti da effettuare a conclusione dellAccordo.
Infine, tra i documenti normalmente allegati allAccordo c una Relazione tecnica nella quale, come precedentemente
illustrato, vengono rappresentate le caratteristiche del programma di interventi.
In dettaglio, nella Relazione vengono descritte:
la finalit e la strategia del programma di interventi;
la sua coerenza con la programmazione comunitaria, nazionale e regionale di settore;
le caratteristiche dei singoli interventi, dal punto di vista tecnico e finanziario.
4.4. IL MONITORAGGIO DELLATTUAZIONE DELLINTESA ISTITUZIONALE DI
PROGRAMMA E DEGLI ACCORDI DI PROGRAMMA QUADRO
L attivit di monitoraggio, prevista con cadenza semestrale in tutte le IIP ed APQ sottoscritti, parte integrante del
processo di attuazione delle Intese e degli Accordi attuativi delle stesse. La centralit di questa attivit emerge sotto due
differenti profili:
la verifica in itinere del processo dello stato di attuazione degli interventi;
la definizione di eventuali azioni di rimodulazione e di integrazione finalizzate a superare ostacoli attuativi ed a
garantire il perseguimento degli obiettivi generali dellIntesa e dellAccordo.
Lattivit di monitoraggio si configura come un processo condiviso tra le parti sottoscrittici, coordinato e gestito:
- a livello di singolo APQ, dal Soggetto Responsabile dellattuazione dellAccordo (comunemente un Dirigente

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Generale dellAmministrazione Regionale o un comitato composto da rappresentanti dei soggetti sottoscrittori);


- a livello complessivo di Intesa dai Comitati preposti al governo dellIntesa: il Comitato Paritetico di Attuazione
(CPA) e il Comitato Istituzionale di Gestione (CIG).
4.5. IL PROCESSO, I SOGGETTI E GLI STRUMENTI DEL MONITORAGGIO
Come stato sopra accennato, lattivit di monitoraggio dellattuazione degli Accordi viene svolta con cadenza
semestrale, a Giugno ed a Dicembre di ciascun anno solare.
I Comitati di Governo dellIntesa si riuniscono anchessi con cadenza semestrale.
Pertanto il processo di monitoraggio si configura come un processo a due livelli:
1. a livello di singolo Accordo, viene verificato lo stato di attuazione procedurale, fisica e finanziaria degli
interventi inclusi nei singoli programmi nonch lo stato di avanzamento e lindividuazione di eventuali criticit della
realizzazione degli interventi;
2. a livello dIntesa, si procede alla verifica complessiva dellavanzamento del programma di sviluppo.
Pertanto il monitoraggio dellIntesa si basa sui monitoraggi dei singoli Accordi.
Il supporto documentale al monitoraggio del singolo APQ e dellIntesa, costituito da tre elementi:
1. le schede-intervento- compilate e aggiornate con cadenza semestrale;
2. la relazione di monitoraggio predisposta dal Soggetto responsabile dellAccordo;
3. i rapporti semestrali sullo stato di attuazione dellIntesa predisposti dal Comitato Paritetico di Attuazione per il
Comitato Istituzionale di Gestione.
La delibera CIPE n. 44 del 25 maggio 2000, allo scopo di uniformare la procedura e la metodologia di rilevazione
delle informazioni, ha disposto che tutti gli interventi compresi negli Accordi di Programma Quadro attuativi di Intese
Istituzionali di Programma stipulate tra il Governo, le Regioni, le Province Autonome, sottoscritti ai sensi dellarticolo 2 ,
comma 203, lettera c) della legge 23 dicembre 1996, n.662, devono essere inseriti e gestiti tramite lapplicazione
informatica che, utilizzando INTERNET come rete di trasmissione, accessibile, in modalit controllata tramite
password, a tutti i soggetti utilizzatori secondo le rispettive competenze.
Alla delibera stato allegato uno schema standard di scheda di rilevazione.
Le schede-intervento vengono predisposte per ciascun intervento alla stipula dellAccordo ed allegate allo
stesso. Le schede vengono poi aggiornate, con cadenza semestrale, dal Responsabile dintervento (si veda larticolo 10
dello schema di APQ) e trasmesse al responsabile dellAccordo.
In sede di monitoraggio assieme alla scheda viene trasmessa una relazione esplicativa contenente la descrizione
dei risultati conseguiti e le azioni di verifica svolte, lindicazione di ogni ostacolo amministrativo, finanziario o tecnico
alla realizzazione dellintervento e la proposta delle relative azioni correttive.
Il Soggetto Responsabile dellAccordo coordina il processo di monitoraggio sopra descritto e presenta al
Comitato Paritetico di Attuazione una relazione semestrale sullo stato di attuazione dellAccordo evidenziando i risultati e
le azioni di verifica svolte.
Al Comitato Paritetico di Attuazione compete poi la predisposizione di un rapporto semestrale sullo stato di
attuazione dellIntesa.
Le informazioni fornite dalle schede-intervento costituiscono un banca dati estremamente ricca di contenuti: infatti
possibile, per ciascun singolo intervento ed a livello di singolo Accordo o di Intesa, avere i dati riguardanti le
caratteristiche strutturali degli interventi, i cronoprogrammi ed i piani finanziari ed economici che determinano il profilo
programmatico di spesa, verificando, con cadenza semestrale, la capacit dei soggetti attuatori di mantenere gli impegni
programmatici assunti (verifica degli impegni programmatici).
Lelaborazione dei dati consente inoltre di confrontare tale profilo programmatico con le informazioni sulla dinamica
attuativa e finanziaria dellintervento, raffrontando il profilo di spesa con le rilevazioni sui costi realizzati e su impegni,
pagamenti e stato di avanzamento lavori (SAL) (coerenza del profilo programmatico con lattuazione
procedurale, fisica e finanziaria, confrontando costi, impegni, pagamenti e S.A.L.).
Lanalisi delle informazioni consente inoltre ai soggetti sottoscrittori degli Accordi, responsabili delle risorse finanziarie, di
programmare i trasferimenti delle stesse ai soggetti attuatori degli interventi, al fine di alimentare coerentemente con il
profilo programmatico le risorse necessarie allattuazione.
Inoltre il monitoraggio consente lattivit di eventuale rimodulazione dei programmi di intervento, allo scopo di
accelerare la spesa e consentire nei tempi programmati il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo condivisi.
Nella relazione del Soggetto Responsabile dellAccordo vengono infatti individuati i progetti non attivabili o non
completabili e conseguentemente dichiarata la disponibilit delle risorse non utilizzate, ai fini dellassunzione di eventuali
iniziative correttive o di riprogrammazione, revoca e/o rimodulazione degli interventi.
Al Comitato Paritetico di Attuazione dellIntesa compete poi di corredare i rapporti semestrali, ove necessario,
delle proposte in ordine alle iniziative e misure idonee per la celere e completa realizzazione degli interventi compresi nel
programma triennale, ovvero in ordine alla revoca dei finanziamenti assegnati e alla riprogrammazione degli interventi.
Al Comitato Istituzionale di Gestione compete in ultimo ladozione delle iniziative e dei provvedimenti idonei a
garantire la celere e completa realizzazione degli interventi, nonch la possibile riprogrammazione e riallocazione delle
risorse, sulla base delle proposte avanzate dal CPA.

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4.6. I CONTENUTI INFORMATIVI DEL MONITORAGGIO


Come si pu desumere dalla precedente descrizione del processo e dalla lettura dellesempio allegato (2), la scheda per
il monitoraggio composta da differenti sezioni:
1. i dati identificativi dellintervento;
2. il profilo temporale dei costi di realizzazione dellintervento e la loro quantificazione complessiva;
3. le fonti di copertura del costo di realizzazione, articolate per anno di esercizio;
4. il cronoprogramma procedurale, che descrive il profilo temporale delle attivit amministrative propedeutiche
allesecuzione dellintervento, le attivit di progettazione previste e i tempi dellesecuzione dellintervento stesso;
5. i dati di realizzazione, che descrivono sinteticamente lavanzamento dellintervento;
6. i dati di avanzamento contabile che descrivono i livelli raggiunti di impegni, pagamenti, Stato di Avanzamento
Lavori e le eventuali economie realizzate.
Ad ogni monitoraggio, a seguito dellaggiornamento delle informazioni, viene proposto automaticamente dal sistema un
scheda contenete, per le sezioni 2-3-4 il raffronto tra i dati originari e i dati dellultimo monitoraggio, la sezione 1
evidentemente immutabile, per le sezioni 5 e 6 vengono fornite le informazioni aggiornate.
Parallelamente alle schede i Soggetti responsabili dellAccordo devono redigere uno schema tipo di relazione di
monitoraggio, al fine di uniformare la metodologia di istruttoria e rendere pi agevole ed efficace lattivit di verifica e di
eventuale riprogrammazione.
Lo schema tipo si articola in 3 sezioni principali:
quadro analitico generale sullandamento dellAccordo di Programma Quadro;
legenda degli interventi compresi nellAccordo;
quadro dei nuovi interventi.
La prima sezione destinata alla descrizione dello stato di attuazione complessivo dellAccordo, corredato da
informazioni relative al grado di utilizzo degli input finanziari ed alle principali variazioni dei tempi e dei costi
programmati. Il contesto programmatico viene inoltre descritto sinteticamente in questa sezione, al fine di evidenziare
fattori esterni di contesto emersi o prospettici, in grado di influenzare i processo di attuazione nel suo complesso.
La sezione dedicata ai singoli interventi programmati dallaccordo, mira a fornire una visione sintetica delle principali
variazioni nei tempi e nei costi di attuazione e dello stato di avanzamento della stessa, illustrando sinteticamente i fattori
determinanti delle principali criticit evidenziate. Il quadro dei costi e delle coperture finanziarie del programma viene poi
confrontato tra la versione iniziale e quella relativa al monitoraggio al fine di evidenziare gli scostamenti. Le tabelle
illustrative vengono estratte dalla banca dati condivisa in cui sono implementate le schede intervento. Le schede stesse
vengono allegate alla relazione di monitoraggio. La sezione conclusiva contiene gli elementi descrittivi necessari per le
programmazione di ulteriori interventi, in presenza di economie o di risorse aggiuntive. Tale sezione presenta gli
elementi del risultato meramente ricognitivo effettuato dal Responsabile dellAccordo, restando la competenza di proporre
le eventuali riprogrammazioni ai Comitati di Governo dellIntesa e dei soggetti firmatari dellAccordo tramite la
sottoscrizione dei necessari Atti Integrativi.
5 STRUMENTI DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA
Negli ultimi anni emersa in modo chiaro la tendenza del legislatore a favorire la semplificazione dellattivit
amministrativa attraverso mezzi idonei a snellire le procedure di adozione di provvedimenti amministrativi.
Il legislatore, infatti, ha previsto strumenti di accelerazione sia della fase istruttoria che di quella decisoria dellazione
amministrativa. Si pensi nel primo caso alla figura della Conferenza di Servizi istruttoria prevista dallart. 14, comma 2
della legge n. 241/90 e sue successive modifiche ed integrazioni, finalizzata a rendere pi agevole lacquisizione di
interessi pubblici coinvolti dal provvedimento amministrativo con riferimento alla fase decisoria.
Per riassumere il quadro normativo concernente gli strumenti volti a dar vita a forme di collaborazione tra i diversi
apparati coinvolti dal procedimento rammentiamo, di seguito:
1) la disposizione contenuta nellart. 15 della legge n. 241/90 e sue successive modifiche ed integrazioni, che
testualmente recita: Le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro Accordi per disciplinare lo
svolgimento in collaborazione di attivit di interesse comune.
2) Altra ipotesi particolare di Accordo di programma quello previsto dallart. 34 del decreto legislativo n. 267/2000
(T.U. sugli Enti locali).
3) Altro strumento di coordinamento dellazione amministrativa la convenzione prevista dallart. 30 del sopra cito
testo unico.
Esaminiamo, ai fini di completezza, gli istituti sopra citati al fine di coglierne i tratti comuni e differenziali.
6 GLI ACCORDI TRA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
A seguito del sopra citato decreto legislativo n. 267/2000 (testo unico sugli enti locali) e della legge n. 241/90 e sue
successive modifiche ed integrazioni, la possibilit di ricorso da parte della Pubblica Amministrazione allo strumento
convenzionale per lesercizio delle potest pubbliche ha ricevuto un notevole impulso nel quadro di una pi ampia
prospettiva di rinnovamento dellazione amministrativa, tendente sia nei rapporti con i privati che tra pubbliche

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amministrazioni, a rendere fungibili strumenti autoritativi con procedure e mezzi dellazione consensuale e negoziale.
7 LACCORDO DI PROGRAMMA
7.1. LA NORMA
Una figura giuridica che riguarda direttamente il coordinamento nellesercizio di potere amministrativo rappresentato
dallAccordo di Programma disciplinato dallart. 34 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 ed esteso
agli appalti pubblici dellart. 1 della legge n. 549/95.
Si ricorda che la prima sezione degli APQ riporta lindicazione degli eventuali Accordi di Programma da stipulare a valle,
alla cui sottoscrizione non partecipa il Dicastero dellEconomia e delle Finanze.
La predetta norma recita:
1. Per la definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro
completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di Comuni, di Province e Regioni, di amministrazioni statali e di
altri soggetti pubblici, o comunque di due o pi tra i soggetti predetti, il presidente della regione o il presidente della
provincia o il sindaco, in relazione alla competenza primaria o prevalenti sull'opera o sugli interventi o sui programmi di
intervento, promuove la conclusione di un Accordo di Programma, anche su richiesta di uno o pi dei soggetti interessati,
per assicurare il coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le modalit, il finanziamento ed ogni altro
connesso adempimento.
2. L'accordo pu prevedere altres procedimenti di arbitrato, nonch interventi surrogatori di eventuali inadempienze dei
soggetti partecipanti.
3. Per verificare la possibilit di concordare l'Accordo di Programma, il presidente della regione o il presidente della
provincia o il sindaco convoca una conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate.
4. L'accordo, consistente nel consenso unanime del presidente della regione, del presidente della provincia, dei sindaci e
delle altre amministrazioni interessate, approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della
provincia o del sindaco ed pubblicato nel bollettino ufficiale della regione. L'accordo, qualora adottato con decreto del
presidente della regione, produce gli effetti della intesa di cui all'articolo 81, d.p.r. 24 luglio 1977, n. 616, determinando le
eventuali e conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia
l'assenso del comune interessato.
5. Ove l'accordo comporti variazione degli strumenti urbanistici, l'adesione del sindaco allo stesso deve essere ratificata
dal consiglio comunale entro trenta giorni a pena di decadenza.
5-bis. Per l'approvazione di progetti di opere pubbliche comprese nei programmi dell'amministrazione e per le quali
siano immediatamente utilizzabili i relativi finanziamenti si procede a norma dei precedenti commi. L'approvazione
dell'Accordo di Programma comporta la dichiarazione di pubblica utilit, indifferibilit ed urgenza delle medesime opere;
tale dichiarazione cessa di avere efficacia se le opere non hanno avuto inizio entro tre anni .
6. La vigilanza sull'esecuzione dell'Accordo di Programma e gli eventuali interventi sostitutivi sono svolti da un collegio
presieduto dal presidente della regione o dal presidente della provincia o dal sindaco e composto da rappresentanti degli
enti locali interessati, nonch dal commissario del governo nella regione o dal prefetto nella provincia interessata se
all'accordo partecipano amministrazioni statali o enti pubblici nazionali.
7. Allorch l'intervento o il programma di intervento comporti il concorso di due o pi regioni finitime, la conclusione
dell'Accordo di Programma promossa dalla presidenza del consiglio dei ministri, a cui spetta convocare la conferenza
di cui al comma 3. Il collegio di vigilanza di cui al comma 6 in tal caso presieduto da un rappresentante della
presidenza del consiglio dei ministri ed composto dai rappresentanti di tutte le regioni che hanno partecipato
all'accordo. La presidenza del consiglio dei ministri esercita le funzioni attribuite dal comma 6 al commissario del governo
ed al prefetto.
8. La disciplina di cui al presente articolo si applica a tutti gli Accordi di Programma previsti da leggi vigenti relativi ad
opere, interventi o programmi di intervento di competenza delle regioni, delle province o dei comuni, salvo i casi in cui i
relativi procedimenti siano gi formalmente iniziati alla data di entrata in vigore della presente legge.
LAccordo di Programma, che autorevole dottrina qualifica come contratto di diritto pubblico, ha lo scopo di coordinare
lazione di diversi soggetti pubblici di volta in volta coinvolti, in virt delle loro attribuzioni istituzionali, nella realizzazione
di opere, di interventi ovvero di programmi di interventi che richiedono, per la loro completa realizzazione, lazione
integrata e coordinata di comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e di altri soggetti pubblici o, comunque,
di due o pi tra i soggetti predetti.
La semplificazione realizzata con lintroduzione dellAccordo di Programma si risolve nel consentire lacquisizione, in un
unico contesto procedurale, delle manifestazioni di volont, di conoscenza, di giudizio dei soggetti (Comuni, Province,
Regioni, Amministrazioni statali o altre soggettivit pubbliche), il cui intervento coordinato sia richiesto in vista del fine
specifico da raggiungere, ma non comporta alcuna alterazione delle competenze attribuite dalla legge agli organi deputati
ad esprimere in via istituzionale la volont delle singole Amministrazioni, i quali soli sono legittimati, in via diretta o
tramite il soggetto che li rappresenta, ad esprimere quel consenso unanime nel quale si sostanzia laccordo medesimo.
Loggetto di tale Accordo definito mediante il riferimento alle attribuzioni di pi soggetti pubblici nella realizzazione di

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opere, di interventi ovvero di programmi di interventi.


E prevista, quindi, la necessit di consenso unanime del Presidente della Regione, della Provincia, dei Sindaci nonch
delle altre amministrazioni interessate. Infatti, la legge testualmente recita: LAccordo, consistente nel consenso unanime
del presidente della regione, del presidente della provincia e dei sindaci e della altre amministrazioni interessate,
approvato con atto formale del presidente della regione e del presidente della provincia o del sindaco....
La norma ha voluto rendere chiaro quello che, comunque, era desumibile dal sistema, onde evitare speculazioni sul
tema: il consenso unanime deve pervenire non solo dalle amministrazioni statali interessate ma anche della altre
amministrazioni territoriali (Regioni, Province Comuni) implicate nel procedimento.

7.2. AMBITO DI APPLICAZIONE SOGGETTIVO ED OGGETTIVO DELLART. 34 DEL D. LGS. N. 267/2000.


La conclusione dellAccordo promossa dal Presidente della Regione, dal Presidente della Provincia o dal Sindaco per
assicurare il coordinamento delle azioni e per determinare i tempi, le modalit, il finanziamento ed ogni altro connesso
adempimento. E evidente lintento del legislatore di coordinare lattivit di pi soggetti pubblici ogni qualvolta essi
vengono ad interagire per la realizzazione di unopera o di un progetto di interesse comune. Tutto ci in una prospettiva
di maggiore efficienza e celerit dellazione amministrativa.
I suindicati soggetti, dotati del potere di iniziativa, possono a loro volta, invitare i rappresentanti di altri enti locali ovvero
di altre amministrazioni interessate. Lindividuazione dellorgano con competenza primaria, dotato di potere di iniziativa,
deve seguire linteresse principale o prevalente. Quanto alla partecipazione di soggetti privati emerge una tesi secondo
cui lorgano promotore pu invitare altri soggetti, sia pubblici che privati, il cui contributo informale apporti chiarificazioni,
o comunque strumenti collaborativi, senza rilevanza per il consenso finale.
Resta fermo che destinatari degli Accordi di Programma possono essere solo le amministrazioni pubbliche e non soggetti
privati, i quali possono essere toccati dallAccordo solo incidentalmente.
Ne deriva che i privati, in quanto non portatori di diritti soggettivi nascenti dallaccordo ma di meri interessi legittimi al
corretto esercizio del potere amministrativo possono impugnare gli accordi, o meglio gli atti di approvazione degli stessi
innanzi al giudice amministrativo secondo le regole ordinarie in tema di giurisdizione di legittimit.
Quanto alloggetto, ai sensi dellart. 34 del D. lgs. n. 267/2000, ricordiamo che gli Accordi possono concernere la
definizione e lattuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa
realizzazione, lazione integrata e coordinata di comuni, province e regioni o di altre pubbliche amministrazioni.
7.3. IL PROCEDIMENTO PER LA CONCLUSIONE DELLACCORDO DI PROGRAMMA.
Il procedimento per la conclusione dellAccordo di Programma, pu essere suddiviso in 4 fasi: quella della iniziativa,
quella della istruttoria, quella conclusiva e quella integrativa dellefficacia. Liniziativa compete al titolare
delle attribuzioni primarie o prevalenti (Regione, Provincia o Comune) che nella persona del proprio organo apicale
(Sindaco o Presidente), convoca una conferenza tra i rappresentanti di tutte le altre amministrazioni interessate.
Listruttoria si svolge mediante la acquisizione dei diversi interessi e dei dati necessari nel corso della conferenza
istruttoria. Questa conferenza ha la funzione di accertare lesistenza dellinteresse di ciascun soggetto partecipante a
pervenire alla stipula dellaccordo. La conferenza non si conclude con la conclusione formale dellaccordo, ma
semplicemente con lespressione del consenso unanime di tutti i rappresentanti delle amministrazioni. In mancanza
dellunanimit il procedimento non pu proseguire e laccordo intervenuto senza lassenso di tutte le amministrazioni
interessate deve ritenersi inefficace.
Terza fase del procedimento quella della conclusione dellAccordo la quale avviene mediante ladozione di un atto
formale da parte dellautorit che lha promosso. Al termine del procedimento si pone una fase integrativa
dellefficacia consistente nella pubblicazione dellAccordo nel Bollettino Ufficiale della Regione. E prevista la
vigilanza di un organo collegiale (composto dai rappresentanti delle amministrazioni partecipanti) sullesecuzione
dellaccordo. Sono inoltre contemplati interventi surrogatori in casi di inadempienza e procedimenti di arbitrato per
dirimere situazioni contenziose (art. 34, comma 2).
7.4. NATURA GIURIDICA DELLACCORDO DI PROGRAMMA:PROFILI E TUTELA GIURISDIZIONALE.
LAccordo di Programma ha un sostanziale effetto giuridico che quello di obbligare le parti stipulanti, luna verso laltra,
ad ottemperare agli impegni assunti con laccordo stesso.
Lobbligatoriet dellaccordo confermata dallart. 34 del d. lgs. n. 267/2000, nella parte in cui prevede la possibilit
per le amministrazioni stipulanti di istituire forme di arbitrato, commissioni di vigilanza ed interventi surrogatori. Emerge
che linosservanza degli impegni assunti costituisce inadempimento di obblighi vincolanti. In sostanza, i rimedi
allinadempienza di un soggetto sono i seguenti: limpugnazione degli atti difformi alle prescrizioni dellaccordo viziati da
eccesso di potere; larbitrato se previsto; lintervento sostitutivo, in seguito a verifiche della commissione di vigilanza, se
prevista. I privati in quanto esterni allAccordo, non possono far valere diritti soggettivi derivanti dallo stesso, ma solo
impugnare latto di adozione innanzi al giudice amministrativo in caso di lesione di un interesse legittimo
8 LE CONVENZIONI. DIFFERENZA CON LACCORDO DI PROGRAMMA.
Altro strumento di coordinamento dellazione amministrativa previsto dal legislatore, al fine di favorire lespletamento pi

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economico ed efficiente dei compiti istituzionali da parte soprattutto dei piccoli Comuni e degli enti locali, costituito dalle
convenzioni.
Lart. 30 del D. Lgs. n. 267/2000 (T.U. sugli Enti Locali), disciplina la convenzione come la forma di cooperazione tra
Comuni e Province di pi ampia applicazione, utilizzabile sia per lesercizio di servizi che di funzioni.
1. Al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, i comuni e le province possono stipulare tra loro
apposite convenzioni.
2. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli enti contraenti, i loro rapporti finanziari
ed i reciproci obblighi e garanzie.
3. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione di un'opera lo Stato e la regione,
nelle materie di propria competenza, possono prevedere forme di convenzione obbligatoria fra i comuni e le province,
previa statuizione di un disciplinare-tipo.
4. Le convenzioni di cui al presente articolo possono prevedere anche la costituzione di uffici comuni, che operano con
personale distaccato dagli enti partecipanti, ai quali affidare l'esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti
partecipanti all'accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti all'accordo a favore di uno di essi,
che opera in luogo e per conto degli enti deleganti.
Il limite pi evidente alle possibilit applicative dellistituto, risiede nel fatto che esso non d vita ad un soggetto di diritto
n ad una struttura separata dagli enti partecipanti, per cui serve a realizzare non una gestione comune ma il
coordinamento di gestioni separate, sia pure con il concorso finanziario e nel rispetto degli indirizzi di tutti. Di qui,
lesigenza che nellatto contrattuale,
sottoscritto dai legali rappresentanti degli enti partecipanti, siano chiaramente precisati non solo gli scopi, la durata, i
rapporti finanziari, ma anche le regole di gestione e le forme di consultazione.
Oltre alle convenzioni facoltative, sono previste anche convenzioni obbligatorie imposte dallo Stato o dalle Regioni, nelle
materie di rispettiva competenza, per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione di
unopera, previa stipula di un disciplinare (art. 30, comma 3).
LAccordo di Programma, invece, assume un rilievo di primo piano, sia per lampiezza della disciplina riservata dalla
legge (art. 34), sia per il carattere di assoluta novit, quale istituto di applicazione generale nellamministrazione locale.
Analogamente alla convenzione lAccordo di Programma rappresenta uno strumento di cooperazione in cui profili
organizzativi sono pressoch assenti; ci che lo distingue dalla prima la maggiore estensione dei soggetti pubblici che
possono essere coinvolti; non soltanto enti locali, ma anche Amministrazioni statali e altre pubbliche istituzioni. E
indubbio, per, che con esso stato predisposto uno strumento flessibile, di vaste applicazioni ed in grado di adeguarsi
alle esigenze peculiari delle singole situazioni.
9 LA RIFORMA DELLE INTESE ISTITUZIONALI DI PROGRAMMA
La delibera CIPE n. 20 del 29 settembre 2004 ha previsto, al punto 3.7, lemanazione di una nuova disciplina
finalizzata a rafforzare il governo delle Intese Istituzionali di Programma ed in particolare il ruolo dei Comitati istituiti nel
loro ambito, al fine di garantire che, allulteriore rafforzamento delle stesse Intese come strumento di programmazione
economica integrata, si accompagni lefficace attuazione degli interventi ed al fine di definire, tra laltro, lambito di
applicazione dellart. 4, comma131, della legge n. 350/2003 (finanziaria 2004).
In attuazione delle indicazioni contenute nella predetta delibera, il CIPE, nella seduta del 22 marzo 2006, ha approvato il
nuovo sistema di regole e procedure degli APQ, che entrer in vigore dopo la pubblicazione della predetta delibera
sulla Gazzetta Ufficiale.
La revisione delle regole di funzionamento degli APQ, svolta dal Tavolo composto dalle Regioni e dalle Amministrazioni
centrali, stata condotta con il fine di semplificare le procedure e rafforzare la governance, in linea con
quanto previsto dalla citata delibera CIPE n. 20 del 2004.
La riforma ha tenuto conto: della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 concernente la riforma dello Stato in senso
federalista; degli obiettivi fissati dalle leggi finanziarie relativi allaccelerazione della spesa ed al miglioramento della
qualit degli investimenti pubblici; degli indirizzi di medio termine nella prospettiva del nuovo ciclo di programmazione
comunitaria 2007-2013 e dei documenti preparatori del Quadro Strategico Nazionale, che affermano il principio
dellunitariet della politica di coesione regionale, nelle componenti nazionale e comunitaria (si fa, infatti, riferimento ad
una gestione integrata sia della programmazione sia dei fondi regionali comunitari e nazionali).
9.1. I PRINCIPALI ASPETTI DELLA RIFORMA DELLE IIP: LE INNOVAZIONI INTRODOTTE
A. Governance dellintesa istituzionale di programma.
Sotto il profilo della governance, con le nuove regole sono stati istituiti due organismi preposti alla gestione dellIIP:
1) il Tavolo dei sottoscrittori istituito per ogni Accordo, composto dai firmatari o da loro delegati, con il
compito di esaminare le proposte formulate dal Responsabile dellAPQ o dagli altri sottoscrittori e di assumere le relative
decisioni, riguardanti, in particolare:
la riprogrammazione delle risorse ed economie (secondo la vecchia procedura per questo tipo di operazioni si
richiedeva il ricorso al Comitato Istituzionale di Gestione delle Intese CIG, di cui abbiamo parlato prima che, si
rammenta, un Comitato con una rappresentanza a livello politico);

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la riattivazione o allannullamento degli interventi;


la modifica delle coperture finanziarie;
il passaggio degli interventi dalla sezione dellAPQ, di nuova istituzione, cd.
programmatica (in cui sono indicati gli interventi al momento privi di copertura finanziaria) alla sezione attuativa;
lattribuzione di risorse premiali ai soggetti attuatori performanti, secondo criteri prestabiliti.
2) un Comitato Intesa Paritetico, composto da rappresentanti politici e dell'alta amministrazione, con il compito di
esaminare unicamente gli aspetti di rango superiore, quali l'andamento dell'Intesa, l'analisi dello sviluppo regionale, la
verifica del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo.
B. Programmazione degli interventi.
Il processo di programmazione degli interventi prevede 4 fasi con precise scadenze temporali:
1. Informativa da parte delle Amministrazioni Centrali relativa alla loro programmazione di medio periodo. Scadenza: 31
luglio
2. Assegnazione programmatica dei fondi da parte delle Regioni e comunicazione delle Regioni alle competenti
Amministrazioni centrali ed alla Segreteria del CIPE del riparto programmatico per settori. Scadenza: 30 settembre.
3. Definizione del Quadro strategico e trasmissione ai soggetti sottoscrittori, da parte della Regione, della proposta
riguardante il Quadro Strategico dellAccordo di Programma Quadro e definizione del Quadro Strategico dellAPQ.
Scadenze 30 novembre e 31 gennaio.
4. Stipula Assegnazione dei fondi a specifici interventi concertati con le Amministrazioni attraverso la programmazione in
Accordi di Programma Quadro. Entro 30 giorni prima della data di sottoscrizione le Amministrazioni, ciascuna per le
rispettive competenze istituzionali e finanziarie, propongono, sulla base delle priorit del Quadro Strategico dellAccordo,
gli interventi per la sezione attuativa e per la sezione programmatica e li presentano ai sottoscrittori;
seguono poi:
- Redazione dellarticolato e dellAllegato tecnico e contestuale inserimento delle schede informatiche nellApplicativo
Intese.
- Stipula degli Accordi di Programma Quadro entro le date concordate e comunque non oltre il 31 luglio.
Un nuovo meccanismo previsto per avviare anticipatamente la concertazione il Quadro
Strategico dellAccordo di Programma Quadro, un documento proposto dalla Regione o dalla Provincia
Autonoma e condiviso da tutti i soggetti sottoscrittori, che definisce:
a. gli obiettivi che lazione congiunta delle Amministrazioni centrali e regionali intendono conseguire tramite gli
interventi che verranno inseriti nellAccordo di Programma Quadro;
b. la strategia settoriale mediante la quale si intende conseguire i predetti obiettivi;
c. la coerenza con le programmazioni di riferimento (comunitarie, nazionali, regionali);
d. i criteri e le priorit da utilizzare per la selezione degli interventi da inserire in Accordi di Programma Quadro;
e. il quadro finanziario, ovvero le risorse aggiuntive nazionali e comunitarie, le risorse ordinarie statali e regionali
coinvolte;
f. la data prevista per la stipula dellAccordo di Programma Quadro e degli Atti integrativi.
La condivisione del Quadro Strategico impegna le Amministrazioni coinvolte anche per i successivi atti programmatici di
competenza.
C. Stipula e aggiornamento dellApQ.
E stata semplificata la procedura di stipula, attraverso la previsione di una parte programmatica dellAPQ in cui gli
interventi vengono inseriti nellAccordo con modalit pi snelle.
Al fine di rendere pi agevoli le procedure per la sottoscrizione degli Accordi Integrativi, che oggi costituiscono la maggior
parte degli Accordi stipulati, nellAPQ sono previste due differenti sezioni: una sezione attuativa, in cui sono indicati gli
interventi immediatamente attivabili con risorse certe, ed una sezione programmatica, in cui sono indicati un insieme di
interventi programmatici da finanziare solo in un secondo momento, sulla base di future disponibilit finanziarie, quali
ad esempio quelle del Fondo Aree Sottoutilizzate attribuite negli anni successivi alla stipula.
In altri termini potr essere delineato un quadro programmatico dellAccordo, costituito da interventi non finanziati ma gi
istruiti, con limpegno a finanziarli con successive risorse. una procedura che consente una programmazione di
carattere pluriennale, oggi limitata dal carattere
annuale degli stanziamenti del Fondo Aree Sottoutilizzate.
In tal modo occorreranno tempi estremamente ridotti per il passaggio alla sezione attuativa che avverr, su proposta
della Regione o del Responsabile dellAccordo, dopo il formale assenso da parte dei soggetti sottoscrittori, in quanto gli
interventi da finanziare risulteranno gi preventivamente condivisi.
D. Risorse.
Le risorse destinate ad ogni Regione o Amministrazione centrale saranno trasferite, nei limiti delle disponibilit, in
tranche: la prima, pari al 20% entro 60 giorni dalla di stipula; le successive, fino al restante 80%, sulla base degli stati di
avanzamento della spesa rilevati dal monitoraggio semestrale sullA.I..
E. Sanzioni e premialita.
Le nuove regole prevedono il ricorso al criterio di attribuzione di quote premiali legate al rispetto della
tempistica prevista per gli adempimenti prima illustrati (informativa alle Regioni circa la programmazione ordinaria

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica. VALERIO SAVOIA

nazionale, trasmissione del riparto settoriale regionale, concertazione del Quadro Strategico dellAPQ).
Sul fronte degli interventi, al fine di accelerarne lattuazione e, quindi, la spesa, prevista la possibilit, per la Regione,
di attribuire la premialit e imporre sanzioni alle stazioni appaltanti.
Per questa fase la gestione della premialit stata, quindi, demandata alle Regioni e alle Province Autonome che
potranno prevedere incentivi per le stazioni appaltanti pi efficienti sia nellaggiudicare i lavori sia per il raggiungimento di
un obiettivo di costo realizzato pari al 35% del costo totale entro il 31 dicembre del terzo anno dalla stipula degli Accordi
di Programma Quadro.
Per quanto concerne, invece, il meccanismo sanzionatorio, previsto il disimpegno della quota di finanziamento FAS
qualora i lavori (o i servizi e le forniture) non siano stati aggiudicati nellarco dei tre anni successivi alla pubblicazione
delle delibera CIPE di riferimento, fatta salva la possibilit di effettuare una riprogrammazione delle risorse a rischio.
10 CASI PARTICOLARI DI ACCORDO DI PROGRAMMA
10.1. ACCORDI DI PROGRAMMA IN MATERIA DI AREE EX ESTRATTIVE MINERARIE
La legge n. 388 del 23/12/2000 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2001) allarticolo 114, comma 20, ha stabilito che, con apposito decreto del Ministero dellAmbiente e
della Tutela del Territorio, dovesse essere indicato un elenco di aree industriali prioritarie, ivi comprese quelle ex
estrattive minerarie, rientranti in un Piano straordinario per la bonifica e il recupero ambientale.
In attuazione del suddetto articolo, il 31 luglio 2003 stato emanato un Decreto del Ministro dellAmbiente e della
Tutela del Territorio di concerto con il Ministro dellEconomia e delle Finanze (c.d. Decreto Bagnoli) che individua un
primo elenco di aree ex estrattive minerarie e stanzia complessivamente 14.884.689,00 euro per la loro bonifica ed il loro
recupero ambientale.
Le risorse sono state trasferite a sette regioni (Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia
Giulia) secondo la ripartizione indicata nel decreto medesimo e destinate ai singoli interventi localizzati allinterno delle
aree indicate nella tabella stessa. Il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio ha concordato con le Regioni e
gli Enti Locali interventi tesi a garantire il disinquinamento delle aree afferenti alle miniere dismesse, le cui attivit
pregresse nel tempo hanno causato una contaminazione diffusa, in un ottica di tutela sanitaria e ambientale.
I suddetti finanziamenti dovranno essere utilizzati secondo le modalit ed i termini stabiliti dagli appositi Accordi di
Programma fra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, la Regione competente, la Provincia, i Comuni ed i
soggetti pubblici e privati interessati. Nellambito di tali Accordi sono stati inoltre definiti i singoli interventi da finanziare.
A ciascun intervento, descritto mediante apposite schede tecniche allegate allaccordo, si applicano le procedure, i limiti
di accettabilit e i criteri stabiliti dal DM n. 471/99. In particolare le attivit, in linea generale, riguardano:
- lelaborazione del Piano di caratterizzazione e dei primi interventi di Messa in Sicurezza di Emergenza (MISE) e la
sistematizzazione dei dati esistenti;
- la realizzazione delle attivit di caratterizzazione e dei primi interventi di MISE;
- lanalisi degli esiti delle attivit di cui al precedente punto ed il monitoraggio post-intervento;
- la progettazione di interventi di bonifica definitiva.
Il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio ha predisposto una bozza di articolato dellAccordo di Programma
in cui le regioni hanno specificato gli interventi e hanno redatto schede tecniche contenenti una dettagliata descrizione
dellarea in oggetto, con lintervento previsto, il cronoprogramma delle attivit, la tabella dei costi dei singoli interventi,
specificando nella fattispecie ci che viene finanziato con risorse del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio
e ci che viene finanziato con le risorse degli Enti locali (Regione, Provincia, Comune).
Sono stati firmati i seguenti Accordi di Programma:
Il 24 gennaio 2005 stato firmato laccordo tra il Ministero dellAmbiente la Regione Lombardia, le Province di
Brescia,Bergamo e Sondrio, i Comuni di Bovegno, Sellero, Gorno, Oneta, Oltre il Colle, Parre, Premolo e Lanzada.
Laccordo prevede la bonifica ed il recupero delle aree minerarie dismesse e delle discariche mediante riempimento dei
vuoti sotterranei per consolidamento, sistemazione di impianti e recupero naturalistico delle sponde dei torrenti.
Il costo complessivo dellaccordo di 2.560.000,00, di cui 2.400.000,00 a valere sulle risorse iscritte sullo stato di
previsione del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio stanziate a favore della Regione Lombardia
nellambito del D.M. del 32 luglio 2003, e 160.000,00 messi a disposizione da Enti Locali e Soggetti Attuatori.
In data 10 febbraio 2005 stato firmato laccordo tra il Ministero dellAmbiente, lAssessorato della difesa dellAmbiente
della Regione Autonoma della Regione Sardegna, il Comune di Villaputzu ed il Comune di San Vito.
Laccordo prevede un quadro programmatico-finanziario finalizzato alla messa in sicurezza di emergenza,
caratterizzazione, bonifica e ripristino ambientale e recupero ai sensi del D.M.471/99 delle aree afferenti alla miniera
dismessa di Baccu Locci, che si estende sui territori dei Comuni di Villaputzu e di San Vito.
Le risorse necessarie alla realizzazione dellintervento sono state stimate in 3.558.000,00, di cui 1.100.000,00
finanziati dal Ministero dellAmbiente sulla base dellAccordo di Programma e le restanti risorse a carico della Regione
Sardegna e del Comune di Villaputzu.
In data 28 febbraio 2005 sono stati firmati due Accordi di Programma, relativi rispettivamente al comprensorio minerario
del Monte Amiata ed al Compendio ex estrattivo delle Colline Metallifere ed area industriale ex metallurgica di Scarlino,

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tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, la Regione Toscana, lARPAT, la Provincia di Siena, la
Provincia di
Grosseto, la Comunit Montana delle Colline Metallifere, la Comunit Montana Val di Merse, il Comune di Abbadia San
Salvatore, il Comune di Massa Marittima, il Comune di Chiusdino, il Comune di Scarlino, il Comune di Follonica.
Laccordo prevede un quadro programmatico finanziario finalizzato alla messa in sicurezza demergenza,
caratterizzazione, bonifica e ripristino ambientale e recupero ai sensi del DM n. 471/99 delle aree afferenti alle miniere di
Ritorto Fontalcinaldo (Comune di Massa Marittima), di Cetine (Comune di Chiusdino), Salciaia-Cassarello (Comuni di
Scarlino-Follonica), Abbadia S. Salvatore (Provincia di Siena).
Il costo complessivo dellAccordo relativo alla bonifica dellarea di Abbadia San Salvatore di 2.485.450,73 di cui
1.400.000,00 a carico del Ministero dellAmbiente e 1.085.450,73 a carico del Comune. Il costo complessivo
dellaccordo relativo allarea di Scarlino di 1.605.000,00 di cui 205.000,00 a carico del bilancio regionale e
1.400.000,00 stanziate dal Ministero dellAmbiente.
In particolare gli interventi allinterno del comprensorio minerario del Monte Amiata e del compendio ex estrattivo delle
Colline Metallifere (Miniera di Ritorto-Fontalcinaldo, Miniera di Cetine, Miniera di Salciaia-Cassarello) prevedono una
serie di interventi mirati alla bonifica delle aree contaminate dalla presenza di residui derivanti dalle pregresse attivit
minero-metallurgiche, che consistono sostanzialmente in: asportazione dei rifiuti costituiti dai materiali minero-metallurgici
abbandonati sullarea e, previa caratterizzazione, anche dei terreni risultati contaminati, demolizione di manufatti
contaminati, impermeabilizzazione di aree non diversamente trattabili, controllo idraulico di tutta larea oggetto della
bonifica, progettazione definitiva e realizzazione di interventi di messa in sicurezza permanente che consentiranno di
isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti.
In data 15 aprile 2005 sono stati firmati due Accordi di Programma, relativi rispettivamente al comprensorio ex estrattivo
minerario dellisola dElba e al compendio ex estrattivo minerario del Cecina tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela
del Territorio, la Regione Toscana, la Provincia di Livorno, la Provincia di Pisa, il Comune di Volterra, il Comune di
Pomarance, il Comune di Castelnuovo Val di Cecina, il Comune di Montecatini Val di Cecina, il Comune di
Montescudaio, il Comune di Riparbella, il Comune di Guardistallo, Il Comune di Cecina, il Comune di Rio Marina, il
Comune di Porto Azzurro, il Comune di Capoliveri, la Comunita Montana della Val di Cecina, lArpat, il Cnr, lIcram.
LAccordo prevede interventi allinterno dei comprensori minerari del Cecina e dellElba mirati alla messa in sicurezza di
emergenza con recinzione delle aree interessate dalla contaminazione, asportazione del terreno contaminato e suo
smaltimento. E inoltre previsto lisolamento idraulico dei livelli acquiferi nei pozzi minerari, e interventi atti a
salvaguardare lequilibrio idrogeologico.
Il costo complessivo degli interventi di euro 1.400.000 per il Cecina, e di euro 1.400.000 per lElba, stanziati per la
RegioneToscana dal Ministero per lAmbiente e la Tutela del Territorio.
Il 16 marzo 2005 stato firmato un Accordo di programma tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, la
Regione Piemonte, la Provincia di Verbano-Cusio-Ossola, i Comuni di Ceppo Morelli,Macugnaga, Valstrona e lArpa
Piemonte per la bonifica ed il recupero ambientale dei siti ex estrattivi minerari Valle Anzasca e Valstrona.
LAccordo prevede un quadro programmatico-finanziario finalizzato alla messa in sicurezza di emergenza,
caratterizzazione, bonifica e recupero ambientale delle aree afferenti alla Concessione mineraria Pestarena-Lavanchetto
(Comune di Ceppo Morelli e Macugnaga) e alla Concessione mineraria Campello Monti (Comune di Valstrona). Le
risorse necessarie alla realizzazione degli interventi sono stimate in 400.000,00 per larea mineraria Valle Anzascae
100.000,00 per larea mineraria Valstrona, finanziati dal Ministero dellAmbiente. In particolare, gli interventi allinterno
delle aree minerarie Valle Anzasca e Valstrona prevedono una serie di azioni di indagine e caratterizzazione che
permetteranno di definire lo stato ambientale delle aree, identificando prioritariamente eventuali necessit di messa in
sicurezza di emergenza, lo stato di contaminazione delle matrici ambientali e lidentificazione di problematiche
idrogeologiche. Si proceder alla messa in sicurezza demergenza consistente in: regimazione delle acque acide e
contaminate da metalli alluscita dalle principali gallerie in prossimit del Torrente Gromolo (se tecnicamente realizzabile),
recinzione e stabilizzazione delle discariche di rifiuti inerti presenti, rimozione di eventuali rifiuti solidi urbani ai sensi
dellart. 14 del D.Lgs 22/97 (a carico del Comune), campagna geognostica, caratterizzazione e monitoraggio ambientale;
definizione di ipotesi progettuali per il progetto preliminare e definitivo di bonifica.
In data 16 dicembre 2005 stato firmato un Accordo di programma tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del
Territorio, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Udine, il Comune Di Tarvisio, relativo all area
mineraria dismessa Miniera di Raibl a Cave del Predil in Comune di Tarvisio (Udine). Laccordo prevede la bonifica della
miniera e dei depositi degli inerti provenienti dagli scavi dai quali si estraeva zinco e piombo e la rinaturalizzazione dei
luoghi. Il costo complessivo degli interventi di 1.000.000,00 finanziati dal Ministero dellAmbiente sulla base
dellAccordo di Programma.
Il 18 novembre 2005 stato firmato un accordo di programma tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio,
la Regione Liguria, la Provincia di Genova e il Comune di Sestri Levante per la bonifica ed il recupero ambientale dei siti
ex estrattivi della miniera di Libiola nel Comune di Sestri Levante (GE).
Lintervento prevede la messa in sicurezza di emergenza mediante regimazione delle acque acide contaminate da metalli
alluscita delle principali gallerie in prossimit del Torrente Gromolo,
recinzione e stabilizzazione delle discariche di inerti, rimozione dei rifiuti RSU. Successivamente si proceder ad una

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campagna geognostica ai fini della caratterizzazione e della definizione di progetti di bonifica. I costo complessivo
dellaccordo di 450.000,00 di cui 250.000,00 a carico del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e
200.000,00 a carico della Regione Liguria.
In data 22 febbraio 2006 stato firmato un accordo di programma tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del
Territorio, il Commissario Delegato per lEmergenza dei Rifiuti e la Tutela delle Acque della Regione Siciliana,
lAssessorato alla Presidenza della Regione Siciliana, lAssessorato allIndustria della Regione Siciliana, la Provincia di
Agrigento, la Provincia di Caltanissetta, la Provincia di Enna, il Comune di Caltanissetta, il Comune di Casteltermini, il
Comune di Villarosa per la bonifica ed il recupero ambientale dei siti ex estrattivi del comprensorio di miniere di zolfo nel
distretto minerario di Caltanissetta e della miniera di Trabonella. Laccordo prevede un quadro programmatico finanziario
finalizzato alla messa in sicurezza demergenza, caratterizzazione, bonifica e ripristino ambientale e recupero ai sensi del
DM n. 471/99 delle aree afferenti alle miniere di Respica Candrilli-Vassallo nel Comune di Villarosa, di San GiovannelloBartoccelli nel Comune di Villarosa, di Cozzo Disi nel Comune di Casteltermini, di Trabonella nel Comune di
Caltanissetta. Gli interventi previsti sono: messa in sicurezza consistente in segregazione di boccapozzi, rimozione e
conferimento in discarica autorizzata di manufatti in cemento-amianto; caratterizzazione mediante esecuzione di
perforazioni a carotaggio continuo e prelievo di campioni di acqua e di terreno; progetto di bonifica consistente in
estrazione di materiale, emungimento dellacqua, raccolta e smaltimento e recupero dal sito di eventuali abbancamenti di
rifiuti vari e conferimento degli stessi in discarica autorizzata.
Il costo complessivo dellaccordo di 4.386.000,00 di cui 2.000.000,00 a valere sulle risorse del Ministero
dellAmbiente e della Tutela del Territorio e di 2.386.000,00 a carico della Regione Siciliana.
Resta da firmare un Accordo di Programma con la Regione Siciliana per le miniere saline dismesse nel Distretto
minerario di Caltanissetta e le Miniere di Zolfo nel Comune di Lercara Friddi

10.2. ACCORDO DI PROGRAMMA PER LA BONIFICA ED IL RIPRISTINO AMBIENTALE DEL SITO DI INTERESSE
NAZIONALE DI CASALE MONFERRATO
In data 27 aprile 2006 stato stipulato un Accordo di Programma tra il Ministero dellAmbiente e della Tutela del
Territorio, la Regione Piemonte, la Provincia di Alessandria e il Comune di Casale Monferrato per la realizzazione
coordinata degli interventi di risanamento e bonifica dallamianto nellarea di Casale Monferrato.
LAccordo persegue lobiettivo di ridurre gli effetti dellinquinamento e del rischio sanitario connessi alla presenza di
rilevanti quantit di amianto provenienti dallo stabilimento Eternit S.p.A., rilevati nellarea di Casale Monferrato e dei
Comuni dellex USL 76.
Esso costituito da 13 interventi descritti in schede tecniche redatte ai sensi della delibera CIPE del 23 dicembre 1993
(PTTA 1994-1996) e nellambito del Progetto definitivo di bonifica, denominato Intervento di bonifica di interesse
nazionale Casale Monferrato. Progetto di bonifica, approvato con decreto interministeriale del 29 novembre 2004 ed
finanziato a valere sulle risorse provenienti da varie linee di finanziamento.
Nel suddetto progetto di bonifica del 29 novembre 2004 sono stati puntualmente indicati i siti da bonificare con presenza
di amianto e sono state altres descritte le modalit di attuazione della bonifica, affidata ad una gestione diretta
dellAmministrazione Pubblica, al fine di una uniforme applicazione delle procedure di bonifica, di una efficace
programmazione dei lavori e del conseguente monitoraggio ambientale.
In particolare previsto che la rimozione del c.d. polverino sia attuata con risorse pubbliche, mentre gli interventi di
rimozione delle coperture e di altri manufatti nonch il loro smaltimento saranno assistiti da un contributo pubblico pari a
30 euro al metro quadrato, cos come stabilito dalla Regione Piemonte.
E stata, altres, prevista una procedura aperta che consente di inserire nel registro di censimento delle aree
inquinate, ulteriori aree con analoghe caratteristiche che, a seguito dellesame istruttorio del Ministero dellAmbiente e
della Tutela del Territorio di concerto con la Regione Piemonte otterranno parere favorevole in sede di Conferenza dei
Servizi decisoria ai sensi dellarticolo 14 della Legge n. 241/90.
Il punto di forza del suddetto Accordo si rileva, infatti, nella sua articolazione programmatica aperta, in linea con quanto
previsto dal progetto di bonifica finanziato a valere sulle risorse assentite dal Programma nazionale di bonifica di cui al
D.M. n. 468/2001.
In prima applicazione i fondi saranno utilizzati per la bonifica delle aree gi censite, con la previsione di destinare i
finanziamenti che si renderanno disponibili (revoche, economie, ribassi dasta) agli ulteriori interventi di bonifica che
saranno individuati con le modalit sopra descritte.
LAccordo, pertanto integra i diversi i strumenti di programmazione e di finanziamento al fine di razionalizzare ed
ottimizzare risorse finanziarie precedentemente stanziate ed ancora disponibili fornendo le risorse e gli strumenti
necessari ad una corretta e definitiva azione di risanamento ambientale del territorio a salvaguardia della salute dei
cittadini.
Il costo complessivo degli interventi previsti dal presente Accordo di 28.973.232,04 di cui:
10.329.137,98 Risorse MATT - PTTA

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica. VALERIO SAVOIA

11.671.925,92 Risorse MATT - Programma Nazionale di Bonifica


2.582.284,50 Risorse MATT - Programma Stralcio
4.389.883,64 Risorse Regione Piemonte

11 FINANZIAMENTI IN MATERIA DI AMIANTO


11.1. FINANZIAMENTI DESTINATI ALLA MAPPATURA DELLE ZONE DEL TERRITORIO NAZIONALE
INTERESSATE DALLA PRESENZA DI AMIANTO E AGLI INTERVENTI DI BONIFICA URGENTE.
Il censimento di aree con presenza di amianto stato affidato dal D.P.R. 08/08/94 alle Regioni. Poich detto censimento
stato solo in parte attuato, al fine di individuare in tempi brevi le aree contaminate da amianto, tra cui quelle relative ai
siti industriali dismessi, stata approvata la Legge 23/03/200, n. 93 che ha disposto, allart. 20 (censimento
dellamianto e interventi urgenti):
1. Per la realizzazione di una mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale e degli interventi di
bonifica urgente, autorizzata la spesa di lire 6.000 milioni per lanno 2000 e di lire 8.000 milioni per gli anni 2001 e
2002.
2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dellarticolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Ministro dellambiente, emanato, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, il regolamento di attuazione del comma 1, contenente:
a) i criteri per lattribuzione del carattere di urgenza agli interventi di bonifica;
b) i soggetti e gli strumenti che realizzano la mappatura, prevedendo il coinvolgimento delle regioni e delle strutture
periferiche del Ministero dellambiente e dei servizi territoriali regionali;
c) le fasi e la progressione della realizzazione della mappatura.
Con D.M. n. 101 del 18/03/2003 stato emanato il Regolamento per la realizzazione di una mappatura
delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto cos come previsto dallart. 20 della legge 23
marzo 2001, n. 93. Il Decreto, nel disciplinare la materia, ha individuato quattro categorie di ricerca e i dati fondamentali
per poter mappare i siti, gli strumenti per realizzare i censimenti, le modalit di trasmissione dei risultati, l'attribuzione
delle risorse per le attivit, i soggetti preposti alla definizione degli interventi di bonifica urgenti e i relativi criteri di priorit
e un repertorio di identificazione delle aziende iscritte agli albi gestori rifiuti.
Le Regioni e le Province Autonome, in base allart. 1, comma 2, hanno definito una procedura per la determinazione
degli interventi di bonifica urgenti da applicare agli impianti industriali attivi e dimessi, agli edifici pubblici e privati, alle
aree in cui lamianto presente nellambiente naturale e a quelle in cui la sua presenza determinata da attivit
antropica. La procedura, elaborata dal coordinamento interregionale Ambiente Sanit e trasmessa in data 4 maggio 2004
al Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, stata ratificata in sede di Conferenza dei Presidenti
delle Regioni il 29/07/04. Detta procedura prevede lattribuzione di un punteggio ad ogni situazione di rischio,
calcolato sulla base di classi di priorit e di indicatori specifici in modo che pi elevato il punteggio, maggiore la
priorit di intervento.
La Direzione Generale per la Qualit della Vita del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio, con proprio
decreto n. 771 del 12/06/2003, ha impegnato gli stanziamenti legislativamente previsti per ciascuno degli anni 2001 e
2002 pari a complessivi . 8.934.967,59, per la realizzazione della mappatura e degli interventi di bonifica
urgente.
Il 50% di detta somma stata assegnata e trasferita, come previsto dallart. 1, comma 4, alle Regioni per la
realizzazione della citata mappatura.
Per quanto riguarda il restante 50%, destinato al finanziamento degli interventi di bonifica di particolare urgenza, previsti
dallart. 4, comma 2 (vedi tabelle riportate), stata trasferita ai rispettivi soggetti beneficiari (Comuni), a titolo di anticipo,
la prima tranche dei finanziamenti pari al 70% dellimporto assentito. Il trasferimento del restante 30% sar effettuato a
saldo, a condizione che sia stato speso almeno il 50% della somma gi anticipata.
D.M. 18.3.2003 n. 101 MAPPATURA AMIANTO.
Fondi legislativamente stanziati, pari a complessivi 4.467.483,80 e ripartiti tra le Regioni, per la
realizzazione delle attivit di mappatura.
ABRUZZO 179.771,50
BASILICATA 166.011,60
CALABRIA 210.865,30
CAMPANIA 261.481,90
EMILIA ROMAGNA 270.721,40
FRIULI VENEZIA GIULIA 165.296,90

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica. VALERIO SAVOIA

LAZIO 269.657,40
LIGURIA 160.829,40
LOMBARDIA 358.113,60
MARCHE 177.180,40
MOLISE 137.196,40
PIEMONTE 290.788,60
PUGLIA 261.169,00
SARDEGNA 244.818,20
SICILIA 304.637,80
TOSCANA 267.557,70
UMBRIA 162.750,40
VALLE DAOSTA 127.948,60
VENETO 263.134,90
BOLZANO 95.961,40
TRENTO 90.600,40
TOTALE 4.467.483,80
QUADRO DEI FINANZIAMENTI RICOMPRESI NEL D.M. 18.03.2003, N. 101. FINANZIAMENTO
INTERVENTI URGENTI.
11.1. FINANZIAMENTI DESTINATI ALLA MAPPATURA DELLE ZONE DEL
TERRITORIO NAZIONALE INTERESSATE DALLA PRESENZA DI AMIANTO E AGLI INTERVENTI DI
BONIFICA URGENTE.
Il censimento di aree con presenza di amianto stato affidato dal D.P.R. 08/08/94 alle Regioni. Poich detto censimento
stato solo in parte attuato, al fine di individuare in tempi brevi le aree contaminate da amianto, tra cui quelle relative ai
siti industriali dismessi, stata approvata la Legge 23/03/200, n. 93 che ha disposto, allart. 20 (censimento
dellamianto e interventi urgenti):
1. Per la realizzazione di una mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale e degli interventi di
bonifica urgente, autorizzata la spesa di lire 6.000 milioni per lanno 2000 e di lire 8.000 milioni per gli anni 2001 e
2002.
2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dellarticolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Ministro dellambiente, emanato, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, il regolamento di attuazione del comma 1, contenente:
a) i criteri per lattribuzione del carattere di urgenza agli interventi di bonifica;
b) i soggetti e gli strumenti che realizzano la mappatura, prevedendo il coinvolgimento delle regioni e delle strutture
periferiche del Ministero dellambiente e dei servizi territoriali regionali;
c) le fasi e la progressione della realizzazione della mappatura.
Con D.M. n. 101 del 18/03/2003 stato emanato il Regolamento per la realizzazione di mappatura delle
zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto cos come previsto dallart. 20 della legge 23 marzo
2001, n. 93. Il Decreto, nel disciplinare la materia, ha individuato quattro categorie di ricerca e i dati fondamentali per
poter mappare i siti, gli strumenti per realizzare i censimenti e le modalit di trasmissione dei risultati.

GLOSSARIO
ACCORDO DI PROGRAMMA
Strumento dellazione amministrativa disciplinato dallart. 34 del decreto legislativo n. 267/2000 (T.U. sullordinamento
degli Enti locali).
LAccordo di Programma consente la definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che
richiedono, per la loro completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di Comuni, di Province e Regioni, di
Amministrazioni statali e di altri soggetti pubblici, o comunque di due o pi tra i soggetti predetti. La conclusione
dellAccordo promossa, anche su richiesta di uno o pi dei soggetti interessati, dal Presidente della Regione o dal
Presidente della Provincia o dal Sindaco, in relazione alla competenza primaria o prevalente sull'opera o sugli interventi
o sui programmi di intervento per assicurare il coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le modalit, il
finanziamento ed ogni altro connesso adempimento.
La disciplina prevista dallart. 34 del d. lgs. n. 267/2000 si applica a tutti gli Accordi di Programma previsti da leggi vigenti
relativi ad opere, interventi o programmi di intervento di competenza delle Regioni, delle Province o dei Comuni.

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica. VALERIO SAVOIA

ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO


LAccordo di Programma Quadro costituisce lo strumento attuativo dellIntesa istituzionale di Programma nei settori
dintervento previsti dalla medesima, secondo le disposizioni dellart. 2, comma 203, lettera c).
In particolare, lAccordo indica:
- le attivit e gli interventi da realizzare, con i tempi e le modalit di attuazione;
- i soggetti responsabili ed i relativi impegni;
- le risorse finanziarie occorrenti, a valere sugli stanziamenti pubblici o reperite tramite finanziamenti privati;
- le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati.
I promotori degli APQ sono lo Stato, la Regione e gli Enti pubblici e possono essere stipulati anche da altri soggetti
pubblici e privati interessati.
LAPQ viene sottoscritto dai responsabili amministrativi delle strutture coinvolte e riporta, in allegato, le schede degli
interventi con lindicazione puntuale delle caratteristiche dei progetti.
ACCORDO TRA AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE
Accordo che le Amministrazioni pubbliche possono concludere tra loro ai sensi dellart. 15 della legge n. 241/1990 e sue
successive modifiche ed integrazioni, per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attivit di interesse comune.
Per detti Accordi si applicano le disposizioni previste dallart. 11, commi 2, 3 e 5 (Art. 11 - Accordi integrativi o sostitutivi
del provvedimento - comma 2: Gli accordi di cui al presente articolo debbono essere stipulati, a pena di nullit, per atto
scritto, salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si applicano, ove non diversamente previsto, i principi del codice
civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili; comma 3 Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono
soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi; comma 5: Le controversie in materia di formazione, conclusione
ed esecuzione degli accordi di cui al presente articolo sono riservate alla giurisdizione esclusiva del giudice
amministrativo.
AREE SOTTOUTILIZZATE
Il termine aree sottoutilizzate stato introdotto dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003) quale
modifica del precedente termine aree depresse .
La delimitazione delle aree sottoutilizzate (coincidente con quella gi definita per le aree depresse), sulla base dellart.
27, comma 16 della Legge n. 488/1999 - Legge finanziaria 2000
comprende:
- le sei regioni Obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sardegna, Sicilia);
- le regione Abruzzo in considerazione della scarsa durata, nel passato ciclo di programmazione, del sostegno transitorio
(phasing out) dallobiettivo 1 a favore di questo territorio;
- la regione Molise attualmente in regime di sostegno transitorio (phasing out) dallobiettivo 1;
- le aree del Centro-Nord destinatarie dei Fondi Comunitari nel presente ciclo di programmazione 2000-2006 (Aree
Obiettivo 2);
- le aree del Centro-Nord incluse nella precedente programmazione comunitaria e beneficiarie quindi del regime di
sostegno transitorio (phasing out dagli obiettivi 2 e 5b);
- le zone beneficiarie di Aiuti di Stato ai sensi dellart. 87.3 c) del Trattato CE
CONTRATTO D'AREA
Il Contratto d'Area uno strumento operativo attivato da Enti locali, Parti sociali, altri soggetti interessati, con lo scopo di
favorire l'occupazione in una determinata area di dimensioni ridotte.
Riguarda soprattutto aree di crisi indicate dalla 263/93 , ma anche aree rientranti negli obiettivi 1, 2, 5b. Il Contratto
sottoscritto anche dalle amministrazioni pubbliche competenti per territorio.
Deve essere nominato un Responsabile unico fra gli Enti pubblici sottoscrittori, con il compito di favorire l'esecuzione del
Contratto.
La Regione, e lo Stato, devono assicurare la coerenza del Contratto con gli strumenti della programmazione e con le
disponibilit di risorse statali e regionali.
CONTRATTO DI PROGRAMMA
Il Contratto di Programma stato istituito per la prima volta con la Legge 64 del 1986. Ha successivamente seguito una
complessa evoluzione normativa caratterizzata da numerose stratificazioni amministrative.
La normativa di riferimento dei Contratti di Programma oggi rappresentata dalla Legge 488/92 per quanto riguarda la
disciplina delle agevolazioni concedibili, mentre le procedure e i criteri di istruttoria sono definiti dalla delibera CIPE n26
del 2002 (regionalizzazione della Programmazione negoziata) e dai due Decreti del Ministero per le Attivit Produttive del
12 novembre 2003, contenente le procedure di istruttoria, e del 19 novembre 2003, contenente i criteri di priorit per la
selezione delle proposte.
Il Contratto di Programma pu essere proposto dalle imprese di grandi dimensioni, da consorzi di medie e piccole
imprese e da rappresentanze di distretti industriali. E' stipulato da questi soggetti con le amministrazioni statali
competenti per la realizzazione in aree definite di piani organici di investimenti produttivi, operanti anche in pi settori,

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che potranno comprendere attivit di ricerca e servizi a gestione consortile.


DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE (DOCUP)
Il Documento unico di programmazione lo strumento in cui si articolano gli interventi relativi alla programmazione delle
zone che rientrano nellobiettivo 2 per il periodo 2000-2006. I Docup sono quattordici, uno per ciascuna regione e
provincia autonoma del Centro Nord.
FONDI STRUTTURALI
I fondi strutturali sono uno degli strumenti finanziari con cui lUnione europea persegue la coesione e lo sviluppo
economico e sociale in tutte le sue regioni. Lobiettivo congiunto di questo sistema di azioni quello di ridurre il divario
tra gli Stati (o regioni di Stati) in ritardo di sviluppo e quelli pi avanzati. I fondi comunitari per il 2000-2006 sono quattro:
FSE: Fondo sociale europeo
FESR: Fondo europeo per lo sviluppo regionale
FEAOG: Fondo europeo per lagricoltura, orientamento e garanzia
SFOP: Strumento finanziario di orientamento per la pesca
Il FESR e il FEOGA perseguono obiettivi di natura territoriale.
Il FSE persegue invece un obiettivo di natura trasversale alle specifiche zone territoriali dove intervengono il FESR e il
FEOGA, in quanto finanzia l'adeguamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione.
FONDO PER LE AREE SOTTOUTILIZZATE (FAS)
Il Fondo per le Aree Sottoutilizzate lunione di due Fondi intercomunicanti affidati ai Ministeri dell'Economia e delle
Finanze e delle Attivit Produttive.
Tale assetto finanziario per la politica regionale per lo sviluppo stato adottato a partire dalla Legge finanziaria 2003
unificando in tal modo tutte le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate: per l'85% al Sud e per il 15% al Centro
Nord.
I finanziamenti sono destinati agli interventi ricadenti nei territori definiti aree sottoutilizzate
FONDO UNICO PER LE AREE SOTTOUTILIZZATE (FAS)
DISPOSIZIONI CIPE PER LA DESTINAZIONE:
Sono di competenza del Ministero Economia e Finanze
Investimenti pubblici per il finanziamento delle intese istituzionali di programma
Autoimprenditorialit e autoimpiego
Credito di imposta per gli investimenti
Credito d'imposta per l'occupazione nel Mezzogiorno
Investimenti in campagne pubblicitarie localizzate
Contratti di filiera agroalimentare
Completamento di iniziative di investimento pubblico avviate in vigenza dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno
Sono di competenza del Ministero per le Attivit Produttive
Incentivi alle imprese per bandi Legge 488/1992
Contratti di programma
Patti territoriali
Contratti d'area
INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA (IIP)
L'intesa Istituzionale di Programma, momento di raccordo delle varie tipologie negoziali poste in essere nell'ambito
regionale, "costituisce lo strumento con il quale sono stabiliti congiuntamente tra il Governo e la Giunta di ciascuna
Regione o Provincia autonoma gli obiettivi da conseguire ed i settori nei quali indispensabile l'azione congiunta degli
organismi predetti. Essa rappresenta lordinaria modalit del rapporto tra Governo nazionale e Giunta di ciascuna
Regione e Provincia autonoma per favorire lo sviluppo, in coerenza con la prospettiva di una progressiva trasformazione
dello Stato in senso federalista".
La sottoscrizione dellIntesa permette alle parti - Governo, Giunte delle Regioni e delle Province autonome - di
collaborare per lattuazione di un piano pluriennale di interventi di interesse comune e funzionalmente collegati da
realizzarsi nel territorio della singola Regione o Provincia autonoma e nel quadro della programmazione statale e
regionale.
MONITORAGGIO
Il complesso di procedure, tecniche e attivit volte alla rilevazione e al trattamento dei dati relativi allo stato di attuazione
finanziaria, fisica e procedurale di un investimento.

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OBIETTIVO 1
Ai sensi del Regolamento 1260/1999 del Consiglio, recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali, si identificano
come Obiettivo 1 le aree in cui il Pil pro-capite regionale, espresso in parit di potere dacquisto, risulta essere, sulla
base della media degli ultimi tre anni disponibili inferiore al 75 per cento della media comunitaria.
Il riferimento per il presente ciclo di programmazione ai dati del periodo 1994-1996.
I territori regionali che ne fanno attualmente parte sono: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Per le Aree Obiettivo 1, in ragione dell'ammontare delle risorse finanziarie destinate e della notevole estensione
territoriale, vi un significativo coordinamento nazionale ed una integrazione - almeno formale - fra tutti i Fondi
Strutturali.
Il Governo Centrale, le Regioni e l'Unione Europea hanno concordato e negoziato un documento strategico, il Quadro
Comunitario di Sostegno (QCS), che contiene il quadro finanziario e i criteri e indirizzi per le specifiche strategie da
attuare tramite i Programmi Operativi Regionali (POR) e Nazionali (PON), finanziati congiuntamente dai Fondi Strutturali.
OBIETTIVO 2
Comprende, secondo le definizioni comunitarie del Regolamento 1269/1999, aree in fase di mutazione economica nel
settore industria e servizi; aree rurali in fase di declino; zone urbane o dipendenti dalla pesca, in difficolt o zone ad
esse contigue.
La definizione delle aree Obiettivo 2 compiuta nellambito di un plafond di popolazione prefissato per ciascuno degli
Stati membri a livello comunitario. Allinterno di ciascuno Stato membro si procede alla ripartizione della popolazione
rispettando i criteri regolamentari di individuazione delle aree. Nella presente fase di programmazione lobiettivo 2
comprende aree e criteri di selezione relativi a due obiettivi distinti - 2 e 5b- nel ciclo di programmazione 1994-1999.
Riguarda aree del Centro Nord.
Le Regioni del Centro Nord definiscono la strategia da realizzare tramite i tre principali Fondi Strutturali con tre diversi
documenti programmatici, rispettivamente sotto il coordinamento del Ministero per l'Economia e Finanze, del Ministero del
Lavoro e del Ministero per le attivit agricole e forestali: il Documento Unico di Programmazione (Docup), co-finanziato
dal Fesr, il Programma Operativo Regionale (POR), co-finanziato dal Fse e il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), cofinanziato dal Feoga.
PATTI TERRITORIALI
Il Patto territoriale un accordo stipulato tra differenti soggetti locali imprese, enti locali, associazioni industriali e del
lavoro, parti sociali e altri soggetti pubblici volto ad individuare obiettivi di sviluppo condivisi, ed una batteria di
interventi produttivi ed infrastrutturali tra loro integrati, necessari per conseguirli. Lo strumento stato regolamentato dalla
L. n. 662/96, art. 2, comma 203, lett. d) che definisce il Patto un "accordo, promosso da enti locali, parti sociali, o da altri
soggetti pubblici o privati () relativo allattuazione di un programma di interventi caratterizzati da specifici obiettivi di
promozione dello sviluppo locale".
Le competenze per la gestione dei Patti Territoriali che sono state recentemente trasferite al Ministero delle Attivit
Produttive ed alle Regioni.
PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA
La Programmazione negoziata ha lo scopo di regolare gli interventi che coinvolgono una molteplicit di soggetti pubblici
e privati e che comportano attivit decisionali complesse, nonch la gestione unitaria delle risorse finanziarie. Gli
strumenti di attuazione sono individuati in:
Intesa Istituzionale di Programma, attuata mediante Accordo di Programma Quadro
Patto territoriale
Contratto di programma
Contratto di area.
La Programmazione negoziata stata formulata con la legge 662 /1996, art. 203, legge finanziaria per l'anno 1997. La
stessa legge ha demandato al CIPE il compito di regolamentare gli strumenti di attuazione della politica economica
nazionale, delegandone anche l'approvazione, nonch la ripartizione delle risorse finanziarie pubbliche destinate allo
sviluppo delle aree sottoutilizzate.
RISORSE AGGIUNTIVE
Le risorse provenienti dai fondi strutturali comunitari, compresa la quota di cofinanziamento nazionale, nonch le risorse
per le aree sottoutilizzate, comprensive degli stanziamenti specificatamente destinati alle Intese (ex lege n. 208/98),
assegnate annualmente con legge finanziaria e ripartite dal CIPE con propria delibera.
RISORSE ORDINARIE
Le risorse in conto capitale derivate dai bilanci ordinari, di fonte statale, regionale o di altri enti.
RISORSE PROGRAMMATE (O ATTIVATE) NEGLI APQ

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Strumenti di programmazione negoziata: gli accordi di programma come strumento di finanziamento per gli interventi di bonifica. VALERIO SAVOIA

Il complesso delle risorse inserite nel quadro finanziario degli Accordi di programma Quadro al momento della stipula,
destinate al finanziamento di progetti da realizzare in un arco di tempo pluriennale. Sono distinte in risorse ordinarie
dello Stato e di altri Enti, risorse aggiuntive, provenienti dai fondi strutturali comunitarie/o dal Fondo (nazionale) per le
aree sottoutilizzate (FAS), risorse private.
Nota bibliografica
F. GRANATA Strumenti di programmazione negoziata. Napoli, Liguori, 1999;
A. CONTIERI Strumenti di programmazione negoziata: la con sensualit per lo sviluppo: i principi. Napoli, Editoriale
Scientifica, 2000;
M. CENTORRINO, G.F. LO PRESTI Strumenti di sviluppo locale: la programmazione negoziata: dalla nascita alle
recenti evoluzioni. Bari, Palomar, 2005;
R. CUONZO La programmazione negoziata nellordinamento giuridico. Padova, CEDAM, 2007.
www.wikipedia.org;
http://sirsi.infrastrutturetrasporti.it/pagein.php?pag=sis&value=Accordi;
www.dps.mef.gov.it/intese_apq.asp

Lautore, assumendo ogni responsabilit per eventuali errori od omissioni contenute nel presente lavoro, desidera
ringraziare la dott.ssa Giulia Magaletti ed il dott. Alessandro Casadei della D.G. Qualit della Vita del Ministero
dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
* valerio.savoia@libero.it

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