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CAPITOLO 21

Piste da sci
G. Peratoner

21.1 Introduzione 21.2.2 Aspetti climatici


I fattori ambientali limitanti sono principalmente

G
li interventi antierosivi sulle piste da sci si con- quelli climatici e quelli edafici. Tra i primi giocano un
figurano come uno dei casi di reintroduzione ruolo decisivo la temperatura media, che decresce
della vegetazione su versanti. Le piste da sci all’aumentare della quota in ragione di circa 0,6 °C
presentano aspetti particolari che, in parte, sono dovu- ogni 100 m, e il suo andamento nel corso della stagio-
ti a limitazioni di tipo ambientale (clima e suolo) e in ne vegetativa. Al di sopra del limite del bosco le gela-
parte sono dettati da esigenze di tipo gestionale (ido- te possono verificarsi durante l’intera stagione vegeta-
neità della pista ad essere percorsa dagli sciatori nella tiva e questo può essere un fattore di stress letale per la
stagione invernale). A prescindere dagli obiettivi speci- maggior parte delle specie di pianura non adattate a
fici dell’intervento, ai quali si farà cenno in seguito, questi climi. La stagione vegetativa si accorcia all’au-
l’ottenimento di una vegetazione di tipo erbaceo (iner- mentare della quota (approssimativamente di 1-2 setti-
bimento) è una necessità comune a tutti gli interventi mane ogni 100 m di dislivello). Ciò riduce il tempo a
di rivegetazione delle piste da sci. disposizione delle piante per portare a termine il ciclo
vegetativo e può diventare un fattore limitante per le
21.2 Problematiche antierosive e di stabilizzazione specie che si riproducono di preferenza mediante
delle piste da sci nel Centro Europa seme. All’aumentare della quota aumentano inoltre la
velocità del vento e la frequenza degli episodi di preci-
La progettazione di interventi di inerbimento delle pitazioni intense.
piste da sci richiede, da un lato, un’attenta analisi dei In generale l’inerbimento delle piste nel piano
fattori stazionali che condizionano l’evoluzione dell’i- montano evidenzia difficoltà contenute dal punto di
nerbimento e la dinamica della vegetazione, dall’altro vista climatico, mentre a partire dal piano subalpino
la definizione degli obiettivi dell’inerbimento e delle presenta fattori di criticità. A partire più o meno dal
modalità di manutenzione e gestione del cotico erboso limite del bosco è molto importante l’adozione di tec-
negli anni successivi alla semina. niche di inerbimento che prevedano l’applicazione di
un mulch (paglia o fieno) per sfruttare i vantaggi che
21.2.1 Definizione degli obiettivi dell’intervento esso fornisce alle plantule in termini di microclima,
In primo luogo devono essere definiti gli obiettivi riducendo l’ampiezza delle escursioni termiche e pre-
che si vogliono raggiungere mediante l’inerbimento e venendo il disseccamento superficiale del suolo. Il
la loro priorità. In generale l’obiettivo principale, al mulch costituisce inoltre un’efficace protezione del
quale tutti gli altri sono subordinati, è il raggiungimen- suolo dalla pioggia battente ed è in grado di prevenire
to ed il mantenimento nel tempo di una copertura vege- l’erosione superficiale del terreno in seguito al verifi-
tale adeguata, che non deve essere inferiore al 70-80%, carsi di precipitazioni intense di pioggia e grandine nel
misurata o stimata come proiezione verticale al suolo. periodo intercorrente tra la semina e l’insediamento
Al di sotto di questa soglia l’erosione del suolo aumen- della vegetazione.
ta, al diminuire della copertura, con un andamento Le caratteristiche climatiche delle aree di montagna
esponenziale, mentre al di sopra di questo valore l’ero- impongono una limitazione per quanto riguarda l’epo-
sione è trascurabile. Accanto a questo possono essere ca di intervento: la semina deve essere effettuata entro
definiti altri obiettivi come l’ottenimento nel medio l’inizio dell’estate (metà luglio) o in autunno (dall’ini-
periodo di comunità vegetali simili a quelle autoctone zio-metà di ottobre) al termine della stagione vegetati-
circostanti, il reingresso delle specie locali, il ripristino va. Nel primo caso l’obiettivo è di garantire il raggiun-
delle funzioni biologiche del suolo, la produzione di gimento di uno stadio di sviluppo che consenta alle
foraggio, ecc. Non devono essere persi di vista gli piante di superare la stagione invernale, nel secondo
aspetti paesaggistici, perché la maggior parte delle vuole evitare la germinazione dei semi prima dell’in-
località sciistiche è interessata anche in estate da flussi verno e a rimandarla allo scioglimento del manto nevo-
turistici. so nella primavera successiva (“semina dormiente”).

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21.2.3 Aspetti edafici contribuire, soprattutto alle quote inferiori nel piano
Dal punto di vista edafico, la costruzione di una montano, a ritardare sensibilmente, anche di diverse
pista da sci comporta nella maggior parte dei casi una settimane, la ripresa dell’attività vegetativa. Si deve
forte alterazione delle caratteristiche fisiche e chimi- comunque tenere presente che il fenomeno è maggior-
che del suolo. In generale si osserva una diminuzione mente accentuato alle quote inferiori, dove la durata
della potenza del terreno e, quindi, del volume utile per della stagione vegetativa in genere non costituisce un
lo sviluppo degli apparati radicali delle piante, una fattore limitante vero e proprio. La formazione di stra-
forte riduzione della capacità di ritenzione idrica, una ti ghiacciati, che si verifica verso la fine della stagione
riduzione del contenuto in sostanza organica e dei prin- sciistica in seguito alla preparazione meccanica del
cipali elementi nutritivi ad essa legati, oltre ad una manto nevoso, comporta un insufficiente isolamento
diminuzione della percentuale di terra fine. Nel caso della vegetazione e del suolo dalle escursioni termiche
del riporto di terreno alloctono è possibile, a volte, esterne. Queste possono provocare ripetuti fenomeni di
ottenere condizioni favorevoli all’insediamento delle gelo e disgelo del terreno e indurre l’inizio dell’attivi-
piante, ma se le caratteristiche del materiale riportato tà vegetativa delle piante.
differiscono fortemente da quelle dei suoli autoctoni Poiché gli strati ghiacciati sono impermeabili agli
circostanti, il reingresso delle specie locali può risulta- scambi gassosi, in queste condizioni possono verificar-
re estremamente rallentato oppure impossibile e la loro si fenomeni di asfissia, che costituiscono un fattore di
reintroduzione mediante semina o piantagione priva di stress per i vegetali. Non vanno trascurati inoltre i
senso. La progettazione di un intervento di inerbimen- fenomeni di danneggiamento meccanico della vegeta-
to di una pista da sci non può quindi prescindere da zione, che si verificano quando la pista da sci viene
un’analisi approfondita delle caratteristiche climatiche mantenuta in esercizio nonostante il manto nevoso
ed edafiche del sito da inerbire. La rimozione accurata abbia raggiunto spessori critici. Tali danni sono provo-
degli orizzonti organici del suolo all’inizio dell’esecu- cati, in genere, dalle lamine degli sci e sono tipici di
zione dei movimenti terra, il loro accantonamento aree in cui gli sciatori sono indotti frequentemente ad
durante l’esecuzione dei lavori e la loro ridistribuzione arrestarsi (ad esempio in corrispondenza di un cambio
sono operazioni cruciali per ottenere un rapido reinse- di pendenza) oppure dai cingoli delle macchine opera-
rimento dell’area inerbita nel contesto ecologico e pae- trici per la preparazione del manto nevoso. Lo spesso-
saggistico. Il loro reimpiego consente di avvicinare le re minimo del manto nevoso per poter mantenere in
caratteristiche edafiche della pista da sci a quelle pree- esercizio la pista senza rischio di danni al cotico erbo-
sistenti e, quindi, di creare il presupposto per il rein- so si aggira intorno ai 25-30 cm.
gresso delle specie locali. Gli strati superficiali del ter-
reno sono quelli più ricchi di sostanza organica, alla 21.2.5 Manutenzione e destinazione d’uso
quale sono legati gli elementi nutritivi disponibili per Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione per
le piante e contengono microrganismi, come ad esem- la progettazione sono gli interventi di manutenzione e
pio rizobi e funghi micorrizici, che possono agevolare l’uso della pista da sci nella stagione estiva previsti per
l’affermazione delle specie vegetali autoctone ed acce- gli anni successivi all’inerbimento. Un primo fattore
lerare il ripristino delle funzioni ecologiche del suolo. da considerare è la concimazione delle aree inerbite
Inoltre in questi strati si rinvengono semi e organi negli anni successivi alla semina. In mancanza di que-
vegetativi (rizomi, parti di apparati radicali, ecc.) di sta è bene contenere l’impiego di specie che necessita-
piante autoctone, a partire dai quali può avere origine no di una buona disponibilità di elementi nutritivi, per
la ricolonizzazione delle aree inerbite. Per alcune spe- evitare un degrado della copertura vegetale dovuto alla
cie che si propagano di preferenza per via vegetativa scomparsa di queste specie negli anni successivi alla
(ad es. alcune specie stolonifere del genere Carex) e semina. Si deve anche tenere presente che concimazio-
per altre specie minori poco competitive questa rappre- ni sostenute tendono ad accentuare la competitività
senta l’unica possibilità di ottenerne la diffusione in delle specie in grado di avvantaggiarsene maggior-
tempi rapidi nelle comunità vegetali, a meno di reintro- mente e sfavorire quindi il reingresso delle specie loca-
durle per piantagione. Si deve comunque tenere pre- li o meno aggressive, che generalmente rispondono
sente che in alcuni casi, soprattutto in ambiente calca- debolmente all’incremento in elementi nutritivi. È pre-
reo-dolomitico, la separazione delle componenti gros- feribile in ogni caso l’impiego di concimi organici, che
solane dall’orizzonte organico presenta notevoli diffi- rendono disponibili gli elementi nutritivi in seguito a
coltà a causa della discontinuità e della scarsa potenza processi di mineralizzazione. Poiché questi si verifica-
di quest’ultimo. no solamente nei periodi in cui il clima è favorevole
anche alla crescita delle piante, gli elementi nutritivi
21.2.4 Aspetti connessi all’attività sciistica divengono disponibili proprio nel momento in cui la
La preparazione meccanica del manto nevoso e la pre- vegetazione è in grado di utilizzarli e in tal modo pos-
senza di impianti per l’innevamento artificiale possono sono essere evitati fenomeni di dilavamento e di inqui-

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namento ambientale. Anche l’esecuzione regolare diate nella prima stagione vegetativa. Vale come
degli sfalci ha un suo peso, soprattutto nel caso siano regola che le specie meno competitive possono
state seminate specie molto produttive in termini di essere favorite solo attraverso la diminuzione della
biomassa. In assenza di utilizzazioni periodiche le spe- densità di semina delle specie più aggressive e non
cie più produttive tendono a sopraffare le altre per con- viceversa. In tal senso va tenuto conto della quanti-
correnza interspecifica. Inoltre, in seguito a fenomeni tà di seme per unità di superficie e non solo della
di concorrenza intraspecifica la densità del cotico percentuale nel miscuglio;
(numero di piante per unità di superficie) tende a - la forma di crescita (taglia, tipo di apparato radica-
decrescere, e con esso la sua efficienza nel prevenire le, tendenza a costituire grossi cespi o a formare un
fenomeni di erosione. La scelta dell’epoca dello sfalcio cotico compatto, presenza o assenza di stoloni,
dipende sostanzialmente dalle specie impiegate. Sfalci ecc.). La percentuale delle specie di grossa taglia
precoci, eseguiti alla spigatura delle graminacee prin- dovrebbe essere contenuta per evitare di ottenere un
cipali, favoriscono l’accestimento delle graminacee e cotico lacunoso e ridurre la necessità di sfalci fre-
la chiusura del cotico, oltre a consentire una rapida quenti. È buona regola includere nel miscuglio sia
mineralizzazione della biomassa. Sfalci tardivi posso- specie con apparato radicale fascicolato (gramina-
no avere invece l’obiettivo di garantire la dissemina- cee), che consentono di trattenere efficacemente il
zione di specie particolari, ma richiedono in genere la terreno fine in superficie, sia specie ad apparato
rimozione del materiale sfalciato per evitare fenomeni radicale fittonante (leguminose ed altre dicotiledo-
di degrado del cotico per soffocamento. Nel caso del ni), che costituiscono un solido punto di ancoraggio
pascolo, esso dovrebbe essere effettuato solo dopo la più in profondità;
chiusura del cotico erboso, in genere a partire dalla - le esigenze termiche delle specie e in particolare la
seconda stagione vegetativa, per evitare il danneggia- loro sensibilità alle gelate e la loro resistenza al
mento meccanico del cotico stesso da parte del bestia- freddo. Alcune specie, molto efficaci nel fornire
me e l’innescarsi di fenomeni erosivi. È da valutare rapidamente una copertura vegetale dopo la semina,
l’opportunità di escludere in maniera permanente dal possono essere inadatte dal punto di vista climatico
pascolo aree a particolare rischio di danneggiamento e creare problemi nel medio periodo in quanto ten-
come quelle eccessivamente acclivi e quelle in cui il dono a regredire rapidamente lasciando dietro di sé
bestiame tende a stazionare con eccessiva frequenza. un cotico lacunoso. Lolium perenne ad esempio è
In linea di massima animali leggeri come le pecore persistente solo se la temperatura media annua è
sono preferibili alle vacche se la pendenza è elevata, compresa tra 6,5 e 9 °C;
ma deve essere tenuto presente che le prime pascolano - le esigenze edafiche (pH, disponibilità di elementi
in maniera molto selettiva. Per evitare che la diffusio- nutritivi, umidità);
ne delle specie meno appetite venga favorita dal sotto- - la capacità delle specie di migliorare lo stato nutri-
pascolamento, è consigliabile effettuare un pascola- zionale del substrato. A questo proposito l’impiego
mento guidato da un pastore con l’adozione di carichi di leguminose può garantire un apporto di azoto alle
istantanei piuttosto elevati, che spingano le pecore ad comunità vegetali insediate mediante la simbiosi
utilizzare completamente la biomassa presente in loco, con i batteri azotofissatori del genere Rhizobium.
ma per periodi molto brevi, per evitare l’insorgere di L’insediamento delle leguminose è, quindi, partico-
fenomeni di degrado meccanico del cotico. larmente importante nel caso non si prevedano
interventi periodici di concimazioni, o qualora la
21.3 Regole generali per la definizione dei miscugli riduzione degli input di concimazione per ragioni di
di semente carattere ambientale sia uno degli obiettivi dell’i-
nerbimento. Si deve comunque tenere presente che
La definizione dei miscugli di semente da impiega- la simbiosi può verificarsi solamente se i batteri
re per l’inerbimento comporta in primo luogo la scelta simbionti sono presenti nel substrato da inerbire.
delle specie. Nel caso delle piste da sci vanno conside- Ciò è molto probabile nel caso gli orizzonti organi-
rati diversi aspetti: ci siano stati accantonati e ridistribuiti sulla pista.
- la rapidità di crescita e di sviluppo e quindi la capa- È inoltre molto importante verificare la disponibili-
cità competitiva delle specie, nel breve e nel lungo tà sul mercato delle specie desiderate.
periodo. La percentuale di specie molto aggressive Importanti indicazioni sulle specie adattate alle
nelle fasi iniziali di insediamento dovrebbe essere caratteristiche stazionali del sito da inerbire possono
contenuta per consentire l’affermazione anche delle essere fornite da un’analisi della vegetazione circo-
specie meno rapide. Anche nel caso ci si attenda una stante, tenendo presente però che l’adozione di comu-
rarefazione delle specie aggressive negli anni suc- nità vegetali come obiettivo da raggiungere non sem-
cessivi, per ottenere effetti di sostituzione è necessa- pre è possibile, come ad esempio nel caso di piste da
rio che le specie meno competitive si siano già inse- sci all’interno del bosco (inadeguatezza delle specie

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nemorali a colonizzare aree prive di copertura arborea) vivere) e, in secondo luogo, all’esecuzione delle cure
o nel caso di alterazione sostanziale delle caratteristi- colturali (l’elevato fabbisogno delle specie in termini
che edafiche della pista. di disponibilità di elementi nutritivi deve essere soddi-
Nonostante l’impiego di quantità elevate di semen- sfatto mediante l’apporto di fertilizzanti, i fenomeni di
te (tra 25 e 50 g/m2) sia una prassi commerciale comu- competizione devono essere regolati mediante inter-
nemente adottata, se la purezza e la capacità germina- venti di sfalcio).
tiva della semente sono ottimali, quantità di semente Le caratteristiche delle principali specie foraggere,
comprese tra 8 e 15 g/m2 si sono dimostrate adeguate a le cui varietà commerciali sono impiegate per l’inerbi-
quote comprese tra 1.200 e 2.300 m s.l.m., a patto che mento di piste da sci sono riportate nella tabella 21.1.
le specie impiegate siano adatte alle caratteristiche sta- Si tenga presente che le caratteristiche delle varietà di
zionali del sito e che al di sopra del limite della vege- una stessa specie possono differire sensibilmente.
tazione arborea si ricorra alla protezione delle superfi-
ci seminate con un mulch. Esso infatti è efficace nel 21.5 Impiego di materiale vegetale autoctono
ridurre la mortalità delle plantule e nell’assolvere le
funzioni di protezione dall’erosione sino al raggiungi- L’impiego di materiale vegetale autoctono consen-
mento di un sufficiente grado di copertura da parte te di impiegare specie idonee al sito da inerbire dal
delle piante seminate. Nella definizione del miscuglio punto di vista climatico e, se le caratteristiche pedolo-
è opportuno calcolare il numero di semi germinabili di giche del sito non sono state radicalmente modificate,
ogni specie (il peso di mille semi è ad esempio 0,05 g anche dal punto di vista edafico. L’impiego di tali spe-
per Agrostis tenuis e 2,8 g per Anthyllis vulneraria) e cie garantisce generalmente una maggiore persistenza
quello complessivo, per avere una stima della densità della vegetazione in confronto all’utilizzo di varietà
teorica delle plantule. Ad esempio, 30 g di semente, foraggere di pianura, soprattutto laddove vengano con-
con un peso medio di mille semi di 1,5 g, un grado di tenuti o ridotti gli interventi di manutenzione del coti-
purezza del 95% ed una facoltà germinativa media del co (concimazioni, sfalci). Per questo motivo, a fronte
70%, contengono più di 12.500 semi germinabili, che di costi inizialmente più alti al momento della realizza-
equivalgono a 1,2 plantule per centimetro quadrato. zione dell’intervento, l’impiego di queste specie può
Quantità di semente elevate impongono di diminuire la essere conveniente, anche economicamente, nel lungo
percentuale in peso delle specie più aggressive e di periodo. Il problema principale è rappresentato dal-
incrementare quella delle specie meno competitive, al l’approvvigionamento del materiale vegetale. Sono
fine di consentire l’affermazione di queste ultime. possibili diversi approcci all’impiego di materiale
Poiché la semente delle specie meno aggressive ha, in autoctono e i principali vengono esaminati di seguito.
genere, costi piuttosto elevati, il costo del miscuglio
aumenta in maniera più che proporzionale all’aumento 21.5.1 Semina di miscugli di semente di specie idonee
della quantità di semente impiegata. al sito
In tali miscugli vengono incluse sementi di ecotipi
21.4 Impiego di semente di specie foraggere di di specie erbacee distribuite naturalmente nel piano
bassa quota subalpino ed alpino, il cui seme è stato moltiplicato in
coltivazioni monospecifiche. Il processo di produzione
I miscugli di semente usualmente impiegati per l’i- prevede la raccolta manuale del seme in aree in cui la
nerbimento delle piste da sci contengono varietà com- specie compare spontaneamente e due o più fasi di
merciali di specie foraggere di pianura, che sono state moltiplicazione in coltivazioni da seme effettuate in
selezionate per ottimizzare la produzione e la qualità pianura o in fondovalle. L’impiego di queste sementi è
del foraggio. L’accentuazione di questi caratteri pretta- soggetto alle considerazioni generali elencate in aper-
mente agronomici ha come conseguenza, nella mag- tura di capitolo. In confronto alle varietà commerciali
gior parte dei casi, anche un aumento delle esigenze delle specie foraggere di bassa quota, queste specie
nutrizionali e la necessità di cure colturali in generale. presentano inizialmente una fase di affermazione più
All’aumentare della quota, e, in particolare, al di sopra lenta e una produzione di biomassa inferiore ma, nel
del limite della vegetazione arborea, queste specie pre- caso siano ridotti gli input di fertilizzanti e le cure col-
sentano notevoli problemi per quanto riguarda la loro turali, hanno una migliore persistenza nel medio perio-
persistenza negli anni successivi alla semina, anche se do e consentono di mantenere nel tempo una copertura
possono essere raggiunti risultati soddisfacenti nel soddisfacente. Si riportano nella tabella 21.1 le caratte-
breve periodo per quanto concerne il grado di copertu- ristiche delle specie reperibili più facilmente in com-
ra. Il mantenimento di un grado di copertura soddisfa- mercio. Il costo di miscugli contenenti queste specie è
cente è legato in prima istanza alla compatibilità clima- in genere superiore a quello dei miscugli convenziona-
tica delle specie (se le esigenze termiche minime della li e può variare notevolmente a seconda della compo-
specie non sono soddisfatte, esse non potranno soprav- sizione, ma se impiegati in dosi oculate (8-15 g/m2), il

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Tabella 21.1: Caratteristiche delle principali specie foraggere

Caratteristiche e ambiti di impiego delle principali della risposta reale delle specie ai fattori ambientali e
specie foraggere di bassa quota incluse nei miscugli per gestionali, poiché essa differisce a seconda dell’intera-
l’inerbimento delle piste da sci e delle specie idonee al zione tra i fattori considerati ed altri non riportati.
sito più facilmente reperibili in commercio. Si tenga pre- Informazioni tratte da Schiechtl (1974), Lichtenegger
sente che le indicazioni riportate sono puramente orien- (1994), Ellenberg (1996), Dietl & Jorquera (2003),
tative e costituiscono una rappresentazione semplificata Krautzer et al. (2004).

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loro prezzo per unità di superficie può risultare accet- rimuovono i semi dalle piante madri mediante l’azione
tabile, se confrontato con il prezzo di tecniche di iner- di spazzole rotanti attorno ad un asse orizzontale e li
bimento complesse, il cui costo può superare i 4 €/m2. raccolgono in un serbatoio. La mietitrebbiatura e l’im-
piego della macchina raccoglitrice con testata pettina-
Ad esempio, un miscuglio dal prezzo di 25 €/kg, se
seminato in ragione di 10 g/m2, ha un costo per unità di trice hanno come punto critico la scelta del momento
di raccolta ottimale per il raggiungimento della compo-
superficie di 0,25 €/m2. sizione botanica desiderata. Un impiego efficace di
questi metodi richiede conoscenze approfondite della
21.5.2 Semina con fiorume
fenologia della vegetazione oggetto della raccolta.
Il fiorume è costituito da resti di fieno ricchi di
L’impiego della macchina raccoglitrice con testata pet-
semi, che si accumulano sul fondo dei fienili. Questo
tinatrice presenta il vantaggio di consentire passaggi
materiale deve essere ottenuto da fieno proveniente da
ripetuti sulla stessa superficie di raccolta senza dan-
sfalci abbastanza tardivi da consentire la maturazione
neggiare le piante madri.
del seme delle specie desiderate. Può essere opportuno
il setacciamento del materiale per aumentare la percen-
21.5.5 Trapianto di piantine in pane di terra0
tuale di seme nel fiorume. Il fiorume viene distribuito
L’approvvigionamento del materiale avviene
in quantità variabili a seconda del contenuto in semi
mediante la produzione di piantine in pane di terra con
germinabili nel materiale. Lo svantaggio principale
tecniche proprie del giardinaggio. A seconda delle atti-
consiste nella difficoltà di reperimento di questo mate-
tudini e delle strategie riproduttive proprie delle specie
riale e nello scarso controllo in fase di progettazione
desiderate, esse vengono ottenute in serra durante l’in-
della quantità di seme germinabile contenuta nel fioru-
verno, in contenitori del tipo dei rootrainers®, median-
me e della composizione del miscuglio di semi. Per
te la semina di seme di specie autoctone o mediante la
ulteriori dettagli si rimanda alla scheda tecnica relativa
divisione di cespi o altri organi vegetativi. Le piantine,
in questo volume.
dell’età di 2-3 mesi al massimo, vengono poi reintro-
dotte all’inizio della stagione vegetativa mediante tra-
21.5.3 Semina con mulch di fieno
pianto nelle aree da ripristinare come misura comple-
Nel caso siano disponibili superfici erbacee con un
mentare o migliorativa dell’inerbimento effettuato con
tipo di vegetazione coerente con l’obiettivo dell’iner-
altri metodi. Il limite principale di questa strategia è
bimento è possibile ottenere miscugli di seme median-
dato dai costi estremamente elevati.
te lo sfalcio. Il fieno ottenuto, contenente anche i semi
delle piante sfalciate, viene distribuito sulla superficie
21.5.6 Trapianto di zolle erbose (piote)
da inerbire in uno strato di circa 2 cm di spessore. Il
Rappresenta l’unica possibilità di reintrodurre la
punto critico dell’applicazione di questo metodo consi-
vegetazione autoctona in siti estremi nell’orizzonte
ste nella scelta del momento ottimale per lo sfalcio per
alpino (a quote superiori a 2.300-2.400 m s.l.m.), lad-
massimizzare la quantità di seme raccolta e raggiunge-
dove la brevità della stagione vegetativa impedisce
re la composizione botanica desiderata. Anche in que-
l’insediamento in tempi ragionevoli di una copertura
sto caso la quantificazione del contenuto in semi ger-
vegetale adeguata mediante l’apporto di seme. Durante
minabili e la composizione botanica del miscuglio è
i lavori di costruzione della pista da sci la copertura
difficoltosa. Per diversificare la composizione del
vegetale preesistente viene asportata con cautela in
miscuglio di semi e massimizzare la quantità raccolta
forma di zolle di varia dimensione (indicativamente da
di specie con differente fenologia può essere opportu-
0,1 a 0,5 m2), che vengono accantonate durante l’ese-
no suddividere l’area di prelievo in più porzioni ed
cuzione dei movimenti terra.
effettuare più sfalci in momenti differenti.
Lo stoccaggio deve avere durata limitata (non più di
tre settimane) e deve avvenire in cumuli di dimensioni
21.5.4 Semina di semi raccolti mediante mietitrebbia-
ridotte (approssimativamente 1 m di larghezza e 0,6 m
tura o mediante l’impiego di una macchina raccogli-
di altezza) per evitare il verificarsi di fenomeni di asfis-
trice con testata pettinatrice
sia. L’area di stoccaggio deve essere scelta con cura per
Il seme viene ottenuto da superfici erbacee coeren-
evitare il disseccamento delle zolle o fenomeni di mar-
ti con l’obiettivo dell’inerbimento mediante la raccolta
cescenza. Al termine dei movimenti terra le zolle ven-
meccanica. Per la mietitrebbiatura vengono impiegate
gono poi riposizionate sulla pista e fatte aderire per
mietitrebbiatrici adatte alla raccolta di semi di piccole
pressione. Se necessario possono essere fissate con pic-
dimensioni. Un’alternativa è costituita dalle macchine
chetti in legno. Gli eventuali spazi tra le zolle devono
raccoglitrici con testata pettinatrice (seed stripper), che
essere inerbiti mediante la semina di specie idonee.

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21.6 Esito di interventi di inerbimento

Foto: G. Peratoner

Foto: G. Peratoner
Foto 21.1 e 21.2: Le specie foraggere di pianura contenute nei miscugli convenzionali (sinistra) sono più rapide di quelle ido-
nee al sito (destra) nella fase di emergenza ed affermazione. Sudelfeld, Alpi Bavaresi (D), 1.245 m s.l.m., due settimane dopo
l’esecuzione dell’idrosemina
Foto: G. Peratoner

Foto: G. Peratoner

Foto 21.3 e 21.4: A quote relativamente modeste l’impiego di miscugli con specie foraggere di pianura (sinistra) consente di
ottenere buoni risultati di copertura nel breve periodo e buone produzioni di biomassa, ma sono dominati generalmente da
poche specie, mentre i miscugli di specie idonee al sito (destra), a parità di azione antierosiva, presentano una maggiore
diversità ed apprezzabili aspetti estetici. Sudelfeld, (D) seconda stagione vegetativa

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Foto: G. Peratoner

Foto 21.5: Stadio avanzato di fioritura di Trifolium badium,


contenuto nel miscuglio di sementi, in aree inerbite median-
te idrosemina. Sudelfeld, terza stagione vegetativa
Foto: G. Peratoner

Foto: G. Peratoner

Foto 21.6 e 21.7: In assenza di concimazioni, nella terza stagione vegetativa sono evidenti i fenomeni di diradamento della
copertura della vegetazione nelle aree seminate con il miscuglio convenzionale (sinistra), a causa della scarsa persistenza
delle specie inizialmente più aggressive (Lolium perenne e Phleum pratense). La copertura nelle aree seminate con specie
idonee al sito è invece più o meno stabile
Foto: G. Peratoner
Foto: G. Peratoner

Foto 21.8: Ad alta quota la persistenza delle specie foragge- Foto 21.9: L’impiego di sementi di specie idonee al sito in
re di pianura è ulteriormente ridotta. Evidenti fenomeni di combinazione con una tecnica di inerbimento adatta (semi-
diradamento nella terza stagione vegetativa. St. Anton am na con mulch di fieno) ha consentito l’insediamento di una
Arlberg (A), 2.350 m s.l.m. vegetazione fisionomicamente simile a quella spontanea cir-
costante. Terza stagione vegetativa, St. Anton am Arlberg (A)

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Foto 21.10, 21.11, 21.12: Aspetto di piste da sci di recente


realizzazione su substrato calcareo (21.10: Piancavallo (PN)
Foto: G. Peratoner

- G. Sauli 2004 e 21.11, - G. Peratoner 2002; 21.12,


Prampero (UD) G. Sauli, 2004). In queste situazioni l’ab-
bondanza di scheletro e la carenza di sostanza organica nel
suolo sono da annoverare tra i fattori critici per l’inerbimen-
to, affrontabile solo con scotici nella fase successiva al taglio
della vegetazione e riporto di suoli organici sulle piste
Foto: G. Sauli

Foto: G. Sauli
Foto: G. Peratoner

Foto: G. Peratoner

Foto 21.13: Gli esiti di inerbimenti falliti rappresentano un Foto 21.14: Danneggiamento meccanico del cotico erboso
impatto paesaggistico anche a più di 15 anni di distanza dovuto all’azione dei cingoli dei mezzi per la preparazione
dalla realizzazione della pista da sci, Val d’Olbe, Sappada, del manto nevoso durante la stagione sciistica Sudelfeld (D),
(BL), 2002 2001

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