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N. 3537lW R.G. N.

R
N. 4792107 R.G. G.I.P. o KQ,

800

Eh
REPUBBLICA ITALIANA
Tribunale di Palermo
del Giudice delle indagini preliminari
DEL POPOLO ITALIANO
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".

Il G.u.p. dott.ssa Rachele Monfiedi

all'udienza camerale del 20.07.07 con l'intervento del P.M. dott. Domenica Gouo e con
l'assistenza del cancelliere Marco Mirabella ha pronunciato, mediante lettura del dispositivo, la
seguente

SENTENZA
(artt.438 e ss. C.P.P.)
.

nei confronti di:

.
'

ppIONDINO Girolamo nato a Palermo 1'08.09.1948, detenuto presso la casa circondariale di.
Spoleto a far data dal 20.06.06; presente in collegamento audiovisivo; difeso di fiducia dail'aw.
Salvatore Petronio del foro di Palermo; presente.
DAVI' Salvatore nato a Palermo il 03.01.1948, detenuto presso la casa circondariale di Ascoli
Piceno a far data dal 20.06.06; presente in collegamento audiovisivo; difeso di fiducia dagli aw.ti
Salvatore Petronio del foro di Palermo, presente e Mauro Gionni del foro di Ascoli Piceno,
assente.

.SI DI MAGGIO Antonino nato a Torretta (PA) il 28.10.1954, detenuto presso la casa circondariale
- 3.f
di Spoleto a far data dal 20.06.06; presente in collegamento audiovisivo; difeso di fiducia dagli

i
C

,, avv.ti Marco Monaco del foro di Roma, assente e Giuseppe Giambanco del foro di Palermo,
7

presente.

?/PIPITONE Vincenzo nato a Torretta (PA) il 05.02.1956, detenuto presso la casa circondariale di
L'Aquila a far data dai 20.06.06; presente in collegamento audiovisivo; difeso di fiducia dagli
aw.ti Pietro Nocita del foro di Roma, assente e Giuseppe Giambanco del foro di Palermo,
presente.
9 PIPITONE Giovan Battista nato a Carini (PA) il 24.07.1949, detenuto presso la casa
circondariale di Napoli Secondigliano a far data dal 07.07.06; contumace; difeso di fiducia dagli
aw.ti Pietro Nocita del foro di Roma, assente e Giuseppe Giambanco del foro di Palermo,
presente.

a ,VALLELUNGA Vincenzo nato a Carini (PA) il 19.01.1950, detenuto presso la casa


circondariale di Palermo - Pagliarelli a far data da1 20.06.06; presente; difeso di fiducia dall'avv
Raffaele Bonsignore del foro di Palermo, presente

IMPUTATI
VALLELUNGA VINCENZO ( I N CONCORSO CON CONIGLIARO ANGELO c~.35,
CONIGLIARO ANGELO c~.83,PULIZZI GASPARE,
PIPITONE ANGELOANTONINO, PIPITONE
ANTONINO c~.69,PASSALACQUA G IUS EPPE, LO DUCA GIUSEPPE, LOMBARDO V INC E NZ O
C ARLO, COVELLO G IULIO , SPARACI0 G IANFRANCO, PRANO SALVATORE, GALLINA
ANGELO E CARUSO VITO INDAGATI PER QUESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO):
1. PER IL DELITTO DI PARTECIPAZIONE AD ASSOCIAZIONE MAFIOSA AGGRAVATO
(ART. 416 BIS C.P., AGGRAVATO DAI COMMI 4 E 5) PER AVERE, FATTO PARTE
DELL'ASSOCIAZIONE MAFIOSA DE N O M IN A T A "COSA NOSTRA", A VVA LE N D OS I DELLA
FORZA DI INTIMIDAZIONE DEL VINCOLO ASSOCIATIVO E DELLA CONDIZIONE DI
ASSOGGETTAMENTO E DI OMERT CHE NE DERIVA PER COMMETTERE REATI CONTRO
LA VITA, L'INCOLUMITA INDIVIDUALE, CONTRO LA LIBERT PERSONALE E CONTRO
I L PATRIMONIO, TRA I Q U A LI Q U ELLI DI C U I A I C A PI CHE SEGUONO, NONCH P E R
AC Q UISIRE IL CONTROLLO D I ATTIVITA ECONOMICHE E A PP A LT I P U BBLIC I,
COMUNQUE, PER REALIZZARE PROFITTI O VANTAGGI INGIUSTI;
CON L'AGGRAVANTE DI CUI ALL'ART. 416 BIS COMMA QUARTO C.P., TRATTANDOSI
D1 ASSOCIAZIONE ARMATA;
CON L'AGGRAVANTE DI CUI ALL'ART. 416 BIS COMMA QUINTO C.P., TRATTANDOSI
D I ATTIVIT ECONOMICHE FI N A N ZI A T E I N P A RTE CON IL PREZZO, I L PRODOTTO ED I L
PROFITTO DI DELITTI;
I N PALERMO FINO AL GIUGNO 2006

DI MAGGIO ANTONINO (IN CONCORSO CON LO DUCA GIUSEPPE, P L I L I Z Z I GASPARE


E
COVELLO GIULIO, INDAG ATI PER QUESTO REATO I N ALTRO PROCEDIMENTO)
2. PER IL-DELITTO DI DANNEGGIAMENTO AGGRAVATO IN CONCORSO (P. E P. DAGLI
,..

ARTT. 1 10,56,635 C.P. E ART. 7 D.L. 13 MAGGIO 1991 NR.1 52, CONV. NELLA LEGGE
12 LUGLIO 1991 NR.203) PER AVERE, IN CONCORSO TRA LORO, POSTO IN ESSERE
ATTI IDONEI DIRETTI IN MODO NON EQUIVOCO A PROCURARE IL DANNEGGIAMENTO
DEL CANCELLO ELETTRICO DELLA DITTA "R.C.S. OFFICINE
S.R.L."
CON SEDE A
C ARINI, VIA DELLE INDUSTRIE, ED AMMINISTRATORE UNICO MELI E MANUELE,
NATO A PALERMO IL 13.06.1970, ATTI CONSISTITI NEL COSPARGERE DI LIQUIDO
INFIAMMABILE IL MOTORE DEL SU CITATO CANCELLO, AL FINE DI FAVORIRE
L'ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO DI C U I A I C A PI PRECEDENTI.
DI MAGGIO, IN PARTICOLARE, PER AVERE INCARICATO GLI ALTRI CORRE1 DELLA
MATERIALE COMMISSIONE DEL REATO.
I N C A R INI NEL MESE DI LUGLIO 2003

DI MAGGIO ANTONINO ( I N

CONCORSO CON

COVELLO G IULIO INDAG AT O PER Q UESTO

REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO)


3. PER IL DELITTO DI DANNEGGIAMENTO AGGRAVATO IN CONCORSO (P. E P. DAGLI
ARTT. 110,635 C.P. E ART. 7 D.L. 13 MAGGIO 199 1 NR. 152, CONV. NELLA LEGGE 12
LUGLIO 1991 ~ ~ . 2 0 3PER
) , AVERE, IN CONCORSO CON PERSONE IN ATTO IGNOTE,
DANNEGGIATO COSE MOBILI E/O IMMOBILI DELLA DITTA "S0.RI.R. 2LR.L'' CON
ED AMMINISTRATORE UNICO AMATO G R A Z IA ,
SE D E A CARINI, I N V I A DOMINICI
NATA A C A R I N I IL 22.10.1930, E c i 0 AL FINE DI FAVORIRE L'ASSOCIAZ~ONEPER
DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO DI CUI Al CAPI PRECEDENTI. DI MAGGIO, IN

DI MAGGIO ANTONINO ( I N

CONCORSO CON LO DUCA G IUS EPPE, PULIZZI GASPARE


E
COVELLO G IU L IO , INDAGATI PER QLIESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO)
4. PER IL DEIATTO D1 DANNEGGIAMENTO AGGRAVATO IN CONCORSO (P. E P. DAGLI
ARTT. 1 10,635 C.P. E ART. 7 D.L. 13 MAGGIO 1991 N R . 152, CONV. NELLA LEGGE 12
LUGLIO 1991 ~ ~ . 2 0 3PER
) , AVERE IN QUALITA DI MANDANTI ( IN PARTICOLARE IL DI
MAGGIO PER AVERE INCARICATO GLI ALTRI CORREI DELLA MATERIALE
COMMISSIONE DEL REATO) ED IN CONCORSO CON PERSONE ALLO STATO IGNOTE, IN
QUALITA DI ESECUTORI M A TE R I A LI ,
D A NN E GG IA T O L A DITTA DI GELARDI
SALVATORE ESPLODENDO TRE COLPI DI A RM A DA FUOCO CONTRO LE V ETR A TE
DELL A DITTA I N DI V I D UA LE DELLO STESSO GELARDI. CON L ' A GG R A V A N TE DI
AVER COMMESSO IL FATTO AL FINE DI PROCURARE UN INGIUSTO PROFITTO A SE
STESSI ED ALLA ORGANIZZAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA".
A CARINI
NEL MESE DI LUGLIO 2003

BIS. PER IL DELITTO DI TENTATA ESTORSIONE IN CONCORSO (P. E P. DAGLI


ARTT. 1 10,629 C.P. E ART. 7 D.L. 152/91 ) PER AVERE, IN CONCORSO TRA

LORO E, CON PERSONE ALLO STATO IGNOTE COMPIUTO ATTI IDONEI,


CONSISTITI NELL'ATTIVIT DI DANNEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DI
GELARDI MEGLIO SPECIFICATA AL CAPO 4) , DIRETTI IN MODO NON
EQUIVOCO A COSTRINGERE GELARDI A RIVOLGERSI AD ALTRI ASSOCIATI
MAFIOSI DELLA FAMIGLIA DI C A RI N I PER QUANTIFICARE IL PREZZO
DELL'ESTORSIONE A I S U O I D A NNI, E CIO A L F I N E DI PROCLIRARE U N
INGIUSTO PROFITTO A SE STESSI ED ALL'ORGANIZZAZIONE DENOMINATA
"COSA NOSTRA".
A CARINI
NEL MESE DI LUGLIO 2003

DI MAGGIO ANTONINO (IN CONCORSO CON LO DUCA GIUSEPPE, PCTLIZZI GASPARE


E
COVELLO G IU LI O IN D A G A TI PER QUESTO REATO I N ALTRO PROCEDIMENTO)
5. PER IL DELITTO DI DETENZIONE E PORTO D'ARMI AGGRAVATI IN CONCORSO (P.E
P. DAGLI ARTT. 1 10, C.P., 2,4 E 7 LEGGE 2 OTTOBRE 1967 ~ ~ . 8 E9SUCC.
5
MODIF.,
61 N R . ~C.P. E 7 D.L. 13 MAGGIO 199 1 NR. 152 CONV. CON MODIF. NELLA L. 12
LUGLIO 1991 ~ ~ . 2 0 3 PER
) , AVERE, IN CONCORSO TRA LORO, ED AL FINE D1
COMMETTERE I L DELITTO DI C U I A L CAPO PRECEDENTE E D I AGEVOLARE L'ATTIVITA
DELL'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE D1 STAMPO MAFIOSO DENOMINATA "COSA
NOSTRA", ILLEGALMENTE DETENUTO E PORTATO M LUOGO PUBBLICO ARMI COMUNI
DA SPARO E LE MUNIZIONI A QUESTE RELATIVE. DI MAGGIO, IN PARTICOLARE, PER
AVERE INCARiCATO GLI ALTRI CORREI DELLA MATERIALE COMMISSIONE DEL REATO
PER COMMETTERE IL QUALE SONO STATE DETENUTE E PORTATE IN LUOGO PUBBLICO
LE ARMI.
A CARINI
NEL MESE DI LUGLIO 2003

PIPITONE GIOVAN BATTISTA (IN

CONCORSO CON SAPIENZA GIOACCHINO


IN D A G A T O
PER QUESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO)
6.
PER IL DELITTO DI TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI
12-QUMQUIES
LEGGE NO 356/1992, ~ D . L . 13-MAGGIO
1991, No
AGGRAVATO (ARIT.
152, CONV. CON MODIF. NELLA LEGGE 12 LUGLIO 1991, No 203), PER AVERE PENDENDO A CARICO DI PIPITONE GIOVAN
BATTISTA VARI PROCEDIMENTI
PENALI E D1 PREVENZIONE - FITTIZIAMENTE ATTRIBUITO QLIEST'ULTIMO LA

PREVENZIONE PATRIMONIALI.

CON LA, CIRCOSTANZA AGGRAVANTE DI

COMMESSO IL FATTO AVVALENDOSI DELLE CONDIZIONI PREVISTE DALL'ART.416BIS C.P. ED AL FINE DI AGEVOLARE L'ATTIVIT
DELL'ASSOCIAZIONE DENOMINATA
"COSA NOSTRA".
I N C ARINI, DALLA DATA DI COSTITUZIONE DELLE SOCIETA (APPRESSO RIPORTATA) SINO

A LUGLIO 2006

PIPITONE VINCENZO (IN CONCORSO CON


QUESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO)
7.

CONIGLIARO ANGELO CL. 35

INDAGATO PER

PER IL DELITTO D I ESTORSIONE AGGRAVATA I N CONCORSO (P. E P. DAGLI ARTT.

110,629 COMMA 2' M RELAZIONE A L N R . ~COMMA 2 D E L L ' A R T . ~C.P.


~ ~ E ART. 7
D.L. 13 MAGGIO 1991 ~ ~ . 1 5CONV.
2 , NELLA LEGGE 12 LUGLIO 1991 ~ ~ . 2 0 3PER
),
MEDIANTE MINACCE, CONSISTITE NEL
AVERE IN CONCORSO TRA LORO,
MANIFESTARE L A PROPRIA APPARTENENZA ALL'ORGANIZZAZIONE MAFIOSA
DENOMINATA "COSA NOSTRA" ED IN VIRTU DELLA FORZA D I INTIMIDAZIONE
DERIVANTE
DAL
VINCOLO
ASSOCIATIVO
RELATIVO
ALLA
PREDETTA
PRIANO ALFONSO A
ORGANIZZAZIONE,
COSTRETTO L'IMPRENDITORE
CONSEGNARE LORO SOMME D1 DENARO ALLO STATO IMPRECISATE, L A CUI ULTIMA
TRANCHE E QUANTIFICABILE IN DIECI MILIONI D I LIRE, A L FINE D I PROCCIRARE A SE
STESSI ED ALL'ASSOCIAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" UN INGIUSTO
PROFITTO.

A CARINI
FINO AL MESE DI OTTOBRE 2003

PIPITONE VINCENZO (IN CONCORSO CON CONIGLIARO ANGELO ~ ~ . INDAGATO


3 5
PER
QUESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO)
8. PER IL DEI,ITTO D I ESTORSIONE AGGRAVATA I N CONCORSO (P. E P. DAGLI ARTT.
110,629 COMMA 2" IN RELAZIONE A L N R . ~COMMA 2" DELL'ART. 628 C.P. E ART. 7
D.L. 13 MAGGIO 1991 ~ ~ . 1 5 CONV.
2,
NELLA LEGGE 12 LUGLIO 1991 ~ ~ . 2 0 PER
3)
AVERE, IN CONCORSO TRA LORO, MEDIANTE MINACCE, CONSISTITE NEL
MANIFESTARE LA PROPRIA APPARTENENZA ALL'ORGANIZZAZIONE
MAFIOSA
DENOMINATA "COSA NOSTRA" ED IN VIRTU DELLA FORZA D I INTIMIDAZIONE
DERIVANTE
DAL
VINCOLO
ASSOCIATIVO
RELATIVO
ALLA
PREDETTA
CUTIETTA CARLO, A
ORGANIZZAZIONE,
COSTRETTO L'IMPRENDITORE
CONSEGNARGLI L A SOMMA D I LIRE CINQUE MILIONI, A L FINE D1 PROCURARE A SE
STESSO ED ALL'ASSOCIAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" UN
INGIUSTO PROFITTO.
A CARINI
NEL MESE DI SETTEMBRE 2003

PIPITONE VINCENZO, PIPITONE GIOVAN BATTISTA, DI


MAGGIO
ANTONINO E VALLELUNGA VINCENZO (IN CONCORSO CON CONIGLIARO ANGELO
~ ~ 3 LO
5 PICCOLO
,
SALVATORE E DI NAPOLI PIETRO,MDAGATIPER QUESTO REATO I N ALTRO
PROCEDIMENTO)
9. PER IL DELITTO D I TENTATA ESTORSIONE AGGRAVATA E CONTINUATA I N
CONCORSO (P. E P. DAGLI ARTT. 110,56, 629 COMMA 2" IN RELAZIONE A L N R . ~
COMMA 2" DELL'ART. 628 C.P. E ART. 7 D.L. 13 MAGGIO 1991 ~ ~ . 1 5 CONV.
2,
NELLA LEGGE 12 LUGLIO 1991 ~ ~ . 2 0 3PER
) , AVERE, IN CONCORSO TRA LORO, POSTO
IN ESSERE ATTI IDONEI, CONSISTITI NEL MANIFESTARE L A PROPRIA APPARTENENZA
ALL'ORGANIZZAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" E NELLA
UTILIZZAZIONE DELLA FORZA D I INTIMIDAZIONE DERIVANTE DAL VINCOLO
ASSOCIATIVO RELATIVO ALLA PREDETTA ORGANIZZAZIONE, DIRETTI IN MODO
EQUIVOCO A COSTRINGERE L'IMPRENDITORE BILLECI GIOVANNI,IN QUA
AMMINISTRATORE UNICO DELLA ''FALCONARA S.R.L.", A CONSEGNAR

QUANTOMENO CINQUECENTO MILIONI D1 LIRE, AL FINE DI PROCURARE A SE STESSI


ED ALL'ASSOCIAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" UN INGIUSTO
PROFITTO, E C I IN RELAZIONE ALLA REALIZZAZIONE DI UN COMPLESSO
RESIDENZIALE DA SORGERE NELLA C/DA P IRAINET O , LOCALIT "MARINALONGA"
DI
C ARINI.
A C ARINI NEL MESE DI SETTEMBRE 2003

PIPITONE VINCENZO e DI MAGGIO ANTONINO

(IN CONCORSO CON


CONIGLIARO ANGELO c~.35,INDAGATO PER QUESTO REATO I N ALT RO PROCEDIMENTO)
10. PER IL DELITTO DI ESTORSIONE AGGRAVATA IN CONCORSO (P. E P. DAGLI ARTT.
110,629 COMMA ZA IN RELAZIONE AL 'NR.3 COMMA 2A DELL'ART. 628 C.P. E ART. 7
D.L. 13 MAGGIO 1991 NR. 152, CONV. NELLA LEGGE 12 LUGLIO 1991 NR.203), PER
AVERE IN CONCORSO TRA LORO, POSTO IN ESSERE ATTI IDONEI, CONSISTITI NEL
MANIFESTARE LA PROPRIA APPARTENENZA ALL'ORGANIZZAZIONE MAFIOSA
DENOMINATA "COSA NOSTRA" ED IN VIRTU DELLA FORZA DI INTIMIDAZIONE
DERIVANTE
DAL
VINCOLO
ASSOCIATIVO RELATIVO
ALLA
PREDETTA
ORGANIZZAZIONE, DIRETTI IN MODO NON EQUIVOCO A COSTRINGERE TALI
"BADALAMENTr', PROPRIETARI T ERRIERI, A CONSEGNARE LORO CIN Q UANTA
MILIONI D1 LIRE PER LA VENDITA E LA SUCCESSIVA EDIFICAZIONE IN ALCUNI
TERRENI DI ALCUNE VILLETTE, E C I AL FINE DI PROCURARE A S E STESSI ED
ALL'ASSOCIAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" UN INGIUSTO
PROFITTO.
A CARINI FINO AL MESE DI OTTOBRE 2003

PIPITONE VINCENZO, PIPITONE GIOVAN BATTISTA e VALLELUNGA


VINCENZO ( I N CONCORSO CON GALLMA ANGELO, CONIGLIARO ANGELO E
- ALTADONNA LORENZO INDAGATI PER QUESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO):
11. PER IL DELITTO DI RICICLACGIO AGGRAVATO IN C O N C O R S O (ART. 8 1 CPV, 1 10,
648 BIS C.P. E ART. 7 D.L. 152191 CONVERTITO CON MODIFICA NELLA LEGGE 12
LUGLIO 1991 N. 203) PER AV ERE PIPITONE VINCENZO, CONIGLIARO ANGELO,
VALLELUNGA VINCENZO, G ALLINA ANGELO E PIPITONE GIOVAN BATTISTA, TUTTI
ESPONENTI DELLA FAMIGLIA MAFIOSA DI C ARINI, CON PIU AZIONI ESECUTIVE DEL
MEDESIMO DISEGNO CRIMINOSO ED IN CONCORSO TRA LORO, TRASFERITO AD
ALTADONNA LORENZO, ANCH'EGLI CONCORRENTE NEL REATO, DENARO, BENI
ED ALTRE UTILITA PROVENIENTE DA DELITTI CONNESSI A L L E ILLECITE ATTIVITA
DELL'ASSOCIAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA", DENARO ED UTILITA
POI IMPIEGATI DA ALTADONNA LORENZO
IN ATTIVIT ECONOMICHE, TRA CUI
L'ACQUISTO DI VARI APPEZZAMENTI DI TERRENO. T U TT O C 1 6 IN MODO DA
OSTACOLARE I . ' ~ ~ E N T ~ F ~ C A Z ~DELLA
O N E PROVENIENZA DELITTUOSA DEL DANAKU E
DELLE UTILITA MEDESIME ED A L F IN E DI AGEVOLARE L'ASSOCIAZIONE PER
DELINQLIERE DI STAMPO MAFIOSO DENMOMINATA "COSA NOSTRA".
IN CARINISINO
AL MEYE DI DICEMBRE
DEL 2003.

PIPITONE VINCENZO e DI MAGGIO ANTONINO (IN CONCORSO CON CURULLI


VJNCENZO,IAQUMOTO-GIORGIO,
-VITALE -FORTUNATO E CARDINALE -MICHELE
INDAGATI
PER QUESTO REATO IN ALTRO PROCEDIMENTO) :
12. PER IL DELITTO DI RICICLAGGIO AGGRAVATO I N CONCORSO (ARTT.

8 1 CPV 110

V~NCENZO,
TRASFERITO ALLA DITTA " GIELLEI ELECTRO TRADZNG S.

CUI IAQUINOTO G IO RGIO , ANCH'EGLI CONCORRENTE NEL REATO, ERA


A P P A RE N TE SOCIO U N ICO ED A MMI N IS TR A T O R E , DE N A R O , BE N I ED A LTRE UTILITA
PR O V E N IE N TE DA DELITTI CONNESSI A L LE IL LE C ITE ATTIVITA D ELL ' A SS O C IA ZIO N E
MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA", DENARO, BENI ED ALTRE UTILITACHE
IAQUINOTO INVES TIVA N EL L A DETTA SOCIETA" GIELLEI", CON IL CONCORSO DI
VITALE FORTUNATO E CARDINALE MICHELE; TUTTO C I IN MODO DA
OSTACOLARE L'IDENTIFICAZ~ONEDELLA PROVENIENZA DELITTUOSA DI DENARO,
DEI BENI E DE L LE ALTRE UTILIT, ED A L FI N E D I A G E V O L A RE L'ASSOCIAZIONE PER
DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO DENOMINATA " "COSA NOSTRA""
IN CARINI
SINO AL MESE DI MARZO DEL 2004.

DI MAGGIO ANTONINO ( I N

CONCORSO CON G ELSO MINO

G IUS EPPE

IN D A G A T O I N ALTRO

PROCEDIMENTO):

13. DEL

DELITTO DI TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORE AGGRAVATO


(ARTT.12 QUINQUIES L. 356192, 7 D.L. 152191 CONVERTITO CON MODIFICA NELLA
LEGGE 203191), PER AVERE - PENDENDO A CARICO DI DI MAGGIO ANTONINO
VARI PROCEDIMENTI PENALI E DI PREVENZIONE - FITTIZIAMENTE ATTRIBUITO
Q UEST ' ULTIMO L A DISPONIBILIT D I DENARO, BENI ED A L TR A UTILITA, A
GELSOMINO G IUS EPPE, CONCORRENTE N E L REATO, E C 1 0 AL FINE DI ELUDERE LE
DISPOSIZIONI D1 LEGGE IN MATERIA D1 MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI.
CON LA CIRCOSTANZA AGGRAVANTE D1 AVERE COMMESSO IL FATTO AVVALENDOSI
DELLE CONDIZIONI PREVISTE D A LL ' A RT . 416 BIS C.P. ED AL FINE DI AGEVOLARE
L'ATTIVITA DELL'ASSOCIAZIONE C RI M I N A L E DE N O M IN A T A "COSA NOSTRA".
I N CARINI
E P ALERMO SINO AL 2005.

PIPITONE VINCENZO (IN

CONCORSO CON P R IV ITER A S AV E R IO E P IP IT O N E A NT O NINO


C ~ . 6 9INDAGATI IN ALTRO PROCED~MENTO):
14. PER IL DELITTO D1 TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI AGGRAVATO
(ARTT.12 QUINQUIES L. 356192, 7 D.L. 152191 CONVERTITO CON MODIFICA NELLA
LEGGE 203191), PER AVERE - PENDENDO A CARICO DI PIPITONE ANTONINO ~ ~ .
E PIPITONE VINCENZO VARI PROCEDIMENTI PENALI E DI PREVENZIONE - QUESTI
U L T IMI F ITTIZ IA ME N TE ATTRIBUITO L A DISPONIBILITA DI DENARO, B E N I ED A L TR A
UTILIT, A PRIVITERA S A V E R IO , CONCORRENTE NEL REATO, E cI AL FINE DI
ELUDERE LE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA DI MISURE DI PREVENZIONE
PATRIMONIALI.
CON LA CIRCOSTANZA A G G R AVA N TE DI AVERE COMMESSO I L FATTO AVVALE'NDOSI
DELLE CONDIZIONI PREVISTE DALL'ART. 416 BIS C.P. ED A L FINE DI AGEVOLARE
L'ATTIVIT DELL'ASSOC~AZIONECRIMINALE DENOMINATA "COSA NOSTRA".
IN C ARINI E PALERMO SINO A L 2005.
'

PIPITONE VINCENZO

( I N CONCORSO CON PRIVITERA ANTONIO E PIPITONE ANGELO


ANTONINO INDAGATI IN ALTRO PROCEDIMENTO):
15. PER IL DELITTO DI TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORE AGGRAVATO
(ARTT.12 QUINQUIES L. 356192, 7 D.L. 152191 CONVERTITO CON MODIFICA NELLA
LEGGE 203/91), PER AVERE - PENDENDO A CARICO DI PIPITONE ANGELO
ANTONINO E PIPITONE VINCENZO VARI PROCEDIMENTI PENALI E D1 PREVENZIONE
- QUEST'ULTIMO FITTIZIAMENTE ATTRIBUITO LA DISPONIBILITA DI DENARO, BENI

MATERIA DI MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI.

6 9

CON

L A CIRCOSTANZA A GG R AVA N T E D I AV ERE COMMESSO IL FATTO AVVA LE N D OS I


DELLE CONDIZIONI PREVISTE D A LL ' A RT . 416 BIS C.P. ED AL FINE DI AGEVOLARE
L'ATTIVIT DELL'ASSOCIAZIONE C R I M I N A LE DE N O MIN A T A "COSA NOSTRA".
I N C ARINI E PALERMO SINO AL 2005.

DAVI' SALVATORE:
16. PER IL DELITTO DI ESTORSIONE AGGRAVATA IN C O N C O R S O (P. E P. DAGLI ARTT.

110,629 C. 2AIN RELAZIONE AL N.3 C. 2ADELL'ART. 628 C.P. E ART. 7 D.L. 152191
CONV. CON MODIFICA NELLA LEGGE 203191) PER AVERE, IN CONCORSO CON
PERSONE IGNOTE, MEDIANTE MINACCE, CONSISTITE NEL MANIFESTARE LA PROPRIA
APPARTENZA ALL'ORGAN~ZZAZ~ONEMAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" E IN
VIRTU D E LL A FORZA DERI VA N TE D A L VINCOLO ASSOCIATIVO REL A TI V O A LL A
PREDETTA ORGANIZZAZIONE, COSTRETTO GALANTE DIEGO,TITOLARE DELLA
SALA G IOC HI LAS VEGASSITA IN VIA TORRE DI MONDELLO N.4/A, A PROCURARE A
S E STESSO ED ALL'AsSOCIAZIONE MAFIOSA DENOMINATA "COSA NOSTRA" UN
INGIUSTO PROFITTO, CONSISTENTE IN UNA IMPRECISATA SOMMA DI DENARO.
I N PALERMO SINO AL I3 G ENNAIO 2005

BIONDINO GIROLAMO, DAVI' SALVATORE, DI MAGGIO ANTONINO e


PIPITONE VINCENZO ( I N CONCORSO CON ANNATELLI FILIPPO, BADAGLIACCA
PIETRO, BONURA FRANCESCO, BRUSCA VINCENZO, CAPPELLO GIUSEPPE, CARUSO
CALOGERO, DI MAI0 VINCENZO, DI NAPOLI PIETRO, GIOELI SALVATORE, INZERILLO
ROSARIO, MARCIANO' VINCENZO, MARCIANO' GIOVANNI, OLIVERI MICHELE, PIPITONE
- ANTONINO, PISPICIA SALVATORE, ROTOLO ANTONINO, SANSONE G AETANO E SAVOCA
GIUSEPPE, IMPUTATI IN ALTRO PR~CED~MENTO):
17. P E R I L DELITTO DI C U I ALL'ART. 416 BIS,COMMI I, 11,111, IV, VI, 61 N. 6 C. P.,

PER AVERE FATTO PARTE, IN CONCORSO ED UNITAMENTE A D ALTRE NUMEROSE


ARDO, SPERA BENEDETTO,
PERSONE (TRA LE QUALI PROVENZANO BERN
SCIARABBA SALVATORE, TOLENTINO ANGELO, EPISCOPO ANTONINO,
BADAMI PASQUALE, MANDALA' NICOLA, MORREALE ONOFRIO, DI FIORE
GIUSEPPE, LO VERSO STEFANO, PINELLO GIUSEPPE, GIUFFRE' ANTONINO,
PASTOIA FRANCESCO, NEL FRATTEMPO DECEDUTO, GAMBINO G IULIO , NEL
FRATTEMPO DECEDUTO, CANNELLA TOMMASO, LIPARI G IUS EPPE, LO
PICCOLO SALVATORE E D ALTRI SOGGETI'I) D E L ~ A S S O C ~ A Z ~ OMAFIOSA
NE
"COSA
NOSTRA", PROMUOVENDONE, ORGANIZZANDONE E DIRIGENDONE LE R E L A TI V E
ILLECITE ATTIVITA, E PER ESSERSI, INSIEME, AVVALSI DELLA FORZA DI
INTIMIDAZIONE DEL VINCOLO ASSOCIATIVO E DELLA CONDIZIONE DI
ASSOGGETTAMENTO E D OMERTA CHE NE DERIVA, PER COMMETTERE DELITTI
CONTRO LA VITA, L'INCOLUMITA INDIVIDUALE, LA LIBERTA PERSONALE, I L
P A T R I M O N I O , PER ACQUISIRE IN MODO DIRETTO O INDIRETTO LA GESTIONE O,
COMUNQUE, IL CONTROLLO DI ATTIVITA ECONOMICHE, DI CONCESSIONI, D I
AUTORIZZAZIONI, DI APPALTI E SERVIZI PUBBLICI, PER REALIZZARE PROFITTI E
VANTAGGI INGIUSTI PER SE E GLI ALTRI, PER INTERVENIRE SULLE ISTITUZIONI E LA
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE,
PIU TN PARTICOLARE:
BIONDINO GIROLAMO 1) PER AVERE DIRETTO LA FAMIGLIA MAFIOSA DI S.
LORENZO; 2) PER AVER COSTITUITO UN PUNTO DI RIFERIMENTO MAFIOSO PER IL
CONTROLLO DI LAVORI PUBBLICI E L'IMPOSIZIONE DEL PIZZO ~ 1 . 1IM~P RE
~ SE
OPERANTI NELLA ZONA, 3) PER AVER MANTENUTO, ATTRAVERSO IL CONTINW,
SCAMBIO DI CONTATTI I N PARTICOLARE CON CINA' ANTONINO, CON PA
ROSARIO, NICCHI G IO VANNI, ROTOLO ANTONINO (INDIRETT AMENTE

TRAMITE DEGLI ALTRI C IT ATI ) UN COSTANTE COLLEGAMENTO CON GLI ALTRI


ASSOCIATI IN LIBERT, IN TAL MODO, SVOLGENDO FUNZIONI DIRETTIVE PER
L ' O R G A N IZZ A ZIO N E E DI PROGRAMMAZIONE DI GRAVI DELITTI, TRA I QUALI
L' O M IC IDIO DI LO PICCOLO S ALVATORE E DI LO PICCOLO SANDRO;
DAVI' SALVATORE 1) PER AVERE DIRETTO LA FAMIGLIA MAFIOSA DI PARTANNA
MONDELLO; 2) PER AVER COSTITUITO UN PUNTO DI RIFERIMENTO MAFIOSO PER IL
CONTROLLO DI LAVORI PUBBLICI E L ' IMP O SIZI O NE DEL PIZZO ALLE IMPRESE
OPERANTI NELLA ZONA, 3) PER AVER MANTENUTO, ATTRAVERSO IL CONTINUO
SCAMBIO DI MESSAGGI E ATTRAVERSO RIUNIONI ED INCONTRI, TRA GLI ALTRI CON
LO PICCOLO SALVATORE, LATITANTE, UN COSTANTE COLLEGAMENTO CON GLI
ALTRI ASSOCIATI IN LIBERT, IN TAL MODO, SVOLGENDO FUNZIONI DIRETTIVE PER
L'ORGANIZZAZIONE;
DI MAGGIO ANTONINO 1) PER AVERE DIRETTO, SUL PIANO OPERATIVO ED IN
ACCORDO CON PIPITONE VINCENZO, LA FAMIGLIA MAFIOSA DI C A R I N I ; 2) PER
AVER COSTITUITO UN PUNTO DI RIFERIMENTO MAFIOSO PER IL CONTROLLO DI
LAVORI PUBBLICI E L'IMPOSIZIONE DEL PIZZO ALLE IMPRESE OPERANTI NELLA
ZONA; IN TAL MODO, SVOLGENDO FUNZIONI DIRETTIVE PER L'ORGANIZZAZIONE;
PIPITONE VINCENZO 1) PER AVERE DIRETTO, PUR DEMANDANDO LE QUESTIONI
OPERATIVE A DI MAGGIO ANTONINO, LA FAMIGLIA MAFIOSA DI C A R I N I ; 2) PER
AVER COSTITUITO UN PUNTO DI RIFERIMENTO MAFIOSO PER IL CONTROLLO DI
LAVORI PUBBLICI E L'IMPOSIZIONE DEL PIZZO ALLE IMPRESE OPERANTI NELLA
ZONA; IN TAL MODO, SVOLGENDO FUNZIONI DIRETTIVE PER L'ORGANIZZAZIONE;
IN P ALERMO FINO ALLA DATA ODIERNA;
I
PER BIONDINO GIROLAMO:
A DECORRERE DAL 27 LUGLIO 1995, DATA DELLA
SENTENZA DI PRIMO GRADO CON LA QUALE STATO RICONOSCIUTO COLPEVOLE DEL
DELITTO DI CUI ALL'ART. 416 BIS C.P. FINO A GIUGNO 2006; CON LA RECIDIVA
SPECIFICA;
PER DAVI' SALVATORE: A DECORRERE DAL 16 DICEMBRE 1987, DATA DELLA
SENTENZA DI PRIMO GRADO CON LA QUALE E STATO RICONOSCIUTO COLPEVOLE DEL
DELITTO DI CUI ALL'ART. 416 BIS C.P. FINO A GIUGNO 2006; CON LA RECIDIVA
SPECIFICA;
PER DI MAGGIO ANTONINO: A DECORRERE DAL 20 DICEMBRE 2000, DATA DELLA
SENTENZA D1 PRIMO GRADO CON LA QUALE STATO RICONOSCIUTO COLPEVOLE DEL
DELITTO DI CUI ALL'ART. 416 BIS C.P. FINO A GIUGNO 2006; CON LA RECIDIVA
SPECIFICA;
PER PIPITONE VINCENZO: A DECORRERE DAL 22 DICEMBRE 1997, DATA DELLA
SENTENZA D1 PRIMO GRADO CON LA QUALE STATO ASSOLTO DAL DELITTO DI CUI
ALL'ART. 416 BIS C.P. FINO A GIUGNO 2006;

PIPITONE VINCENZO, VALLELUNGA VINCENZO, DI, MAGGIO


ANTONINO E PIPITONE GIOVAN BATTISTA (IN CONCORSO CON MANNNO
CALOGERO
IMPUTATO PER QUESTO REATO M ALTRO PROCEDIMENTO)
18. PER IL DELIITO DI ESTORSIONE AGGRAVATA IN CONCORSO (P. E P. DAGLI ARTT.
110,81 CPV, 629 COMMA 2" M RELAZIONE AL N R . ~COMMA 2" DELL'ART. 628 C.P. E
ART. 7 D.L. 13 MAGGIO 1991 NR.152, CONV. NELLA LEGGE 12 LUGLIO 1991 NR.
203) PER AVERE, M CONCORSO TRA LORO E CON IGNOTI, CON PIAZIONI ESECUTIVE
DI UN MEDESIMO DISEGNO CRIMMOSO, MEDIANTE MINACCE CONSISTITE NEL
M A N IFE S T A RE LA PROPRIA A P P A R T E N E N Z A ALL'ORGANIZZAZIONE MAFIOSA
ASSOCIATIVO

RELATIVO ALLA PREDETTA ORGANIZZAZIONE, COSTRE


SAMMARITANO GIUSEPPE, TITOLARE DELLA SOCIET "SICILPRO

CON SEDE IN C ARINI IN V IA DON L UIGI STURZO S.N.C, A P R OC U R A R E A S STESSI ED


A LL ' O R G A N IZZ A Z IO N E MAFIOSA DENOM INATA "COSA NOSTRA" UN INGIUSTO
PROFITTO CONSISTENTE NEL PREZZO RICHIESTO ED OTTENUTO DI UNA SOMMA DI
DENARO COMPLESSIVA DI CIRCA 200.000 EURO.
IN PARTICOLARE:PIPITONE VINCENZO, DI MAGGIO ANTONINO E PIPITONE
G IOVAN BATTISTA (DETENUTO), IN QUALITA DI PERCETTORI FINALI DELLA SOMMA
Di DENARO DI 200.000 EURO CIRCA, IN QUANTO APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA
MAFIOSA DI C ARINI , ED IN RIFERIMENTO ALL'ACQUISTO DA PARTE DEL
SAMMARITANO Di ALCUNI IMMOBILI SITI NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI
C ARINI TRA I QUALI UN CAPANNONE AD USO INDUSTRIALE, UN TERRENO ED UN
IMMOBILE ACQUISTATI DA EMALDI ANTONIO LEGALE RAPPRESENTANTE DELLA
SOCIETA "TARTARICA TREVISO S.R.L." CON SEDE I N FAENZA (RA)
MANNINO CALOGERO E VALLELUNGA VINCENZO QUALI MEDIATORI TRA LA
VITTIMA E PIPITONE G IOVAN BATTISTA
(DETENUTO), IL PIPITONE V INCENZO ED
IL DI MAGGIO ANTONINO, DELLA CONCLUSIONE DELL ' A FF A RE E DELLA
DEFINIZIONE E VERSAMENTO DELLA SOMMA DI DENARO SOPRA INDICATA.
I N PALERMO ED IN C ARINI FINO AL MESE DI MAGGIO 2005

PARTI CIVILI: ASSOCIAZIONE "S.O.S. IMPRESA PALERMO",costituita a mezzo


del procuratore speciale e suo difensore a w . Fausto Maria Amato del foro di Palermo,
sostituito ex art.102 C.P.P. dall'aw. Maria Luisa Matorana del foro di Ristretta,
presente; "F.A.1." (FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI ANTIRACKET ED ANTIUSURA
ITALIANE), costituita a mezzo del procuratore speciale e suo difensore aw. Salvatore
Forello del foro di Palermo, presente; "COMITATO ADDIOPIZZO~(ASSOCIAZIONE
o.N.L.u.s.), costituita a mezzo del procuratore speciale e suo difensore aw. Salvatore
Caradonna del foro di Palermo, presente.

CONCLUSIONI DELLE PARTI:

il P.M. come da verbali di udienza del 29.06.07 (per Biondino, Dav e Vallelunga) e
del 04.07.07 (per Pipitone V., Pipitone G.B. e Di Maggio);
i difensori delle parti civili come da verbale di udienza del 04.07.07 e da rispettive
comparse conclusionali;
i difensori dell'imputato Di Maggio, come da verbali di udienza del 09.07.07 (aw.
Monaco) e de11'11.07.07 (aw. Furfaro in sostituzione dell'aw. Giambmco) e da
memoria depositata all'udienza del 20.07.07;
i difensori dell'imputato Pipitone Giovan Battista, come da verbali di udienza
dell'l 1.07.07 (aw. Nocita) e del 16.07.07 (aw. Giambanco) e da memoria depositata
all'udienza dell' 11.07.07;
i difensori del17imputatoPipitone Vincenzo, come da verbali di udienza de11711.07.07
(aw. Nocita) e del 16.07.07 (aw. Giambanco) e da memoria depositata all'udienza
dell' 11.07.07;
il difensore dell'imputato Vallelunga, come da verbale di udienza del 13.07.07;

MOTIVI della DECISIONE


IL PROCESSO

Con atto del 17.04.07 il p.m. in sede ha esercitato l'azione penale nei confronti degli
imputati in epigrafe generalizzati (e di Cin Antonino) chiedendone il rinvio a giudizio
in ordine ai reati indicati in rubrica; reati per i quali i predetti imputati sono stati
sottoposti alla misura cautelare della custodia in carcere - per la maggior parte delle
contestazioni ancora in atto - con due ordinanze (la prima emessa all'esito dell'udienza di
convalida del fermo eseguito il 20.06.06; la seconda emessa il successivo 2 1.01.07 e notificata in
carcere agli interessati).

All'udienza preliminare del 14.05.07 - dichiarata la contumacia dell'imputato


Pipitone Giovan Battista - si costituivano, a mezzo dei rispettivi difensori e procuratori
speciali, le parti civili in rubrica indicate. Quindi - respinte le richieste di esclusione
delle predette-formulate dalle difese degli imputati e superate le questioni preliminari
(V. verbale di udienza ed ordinanze in esso contenute e ad esso allegate) - il processo, su richiesta
dei difensori, veniva rinviato all'udienza del 01.06.07 all'esito della quale, ammesse le
produzioni documentali delle parti, tutti gli imputati presenti venivano, su loro
richiesta, ammessi al rito abbreviato unitamente a Pipitone Giovan Battista, che
analoga richiesta aveva formulato con dichiarazione resa il 02.05.07 ex art. 123 C.P.P.
La loro posizione veniva dunque stralciata da quella del coimputato Cin (nei confronti
del quale veniva emesso decreto ex art. 429 C.P.P.in ordine al reato di cui all'art. 416 bis C.P.)ed il
processo rinviato all'udienza del 29.06.07 per le conclusioni del p.m. che proseguivano
all'udienza del 04.07.07, ail'esito della quale concludevano pure i difensori delle parti
civili come in epigrafe indicato.
Nel corso delle successive udienze concludevano le difese degli imputati, come
meglio specificato in epigrafe e venivano assunte le spontanee dichiarazioni degli
imputati Biondino e Dav (v. verb. ud. 13.07.07 e trascrizione delle spontanee dichiarazioni);
infine, all'udienza del 20.07.07: acquisiti ex art. 441 co. 5" C.P.P., sull'accordo delle
parti, l'estratto della sentenza definitiva emessa dalla corte d'assise di Palermo il
16.12.1987 nei confronti di Dav Salvatore in visione (e la relativa sentenza d'appello
in copia); respinta la richiesta di integrazione probatoria sollecitata dal p.m. ai sensi
della medesima norma; la discussione si chiudeva con le repliche del p.m. e dei
difensori (v. verb. ud. 20.07.07).

*****

Esaminati gli atti di indagine, utilizzabili in ragione della scelta del rito ed in quanto
scevri da violazioni di lcgge; ritiene questo giudice che deve essere affermata la penale
responsabilit degli imputati in ordine ai reati loro contestati nei limiti di seguito
indicati, imponendosi per converso - con riferimento a parte delle accuse - una
pronuncia asslutoria ai sensi dell'art. 530 co.2" C.P.P.
LE QUESTIONI PRELIMINARI E QUELLE DI RILIEVO GENERALE

Per ci che concerne le eccezioni di rito sollevate dai difensori nel corso
dell'udienza preliminare del 14.05.07 e le richieste di esclusione delle parti civili (sulla
cui legittimazione ad agire ci si soffermer anche in seguito nel paragrafo relativo alle statuizioni civili)

ordinanze in esso contenute che devono intendersi in questa sede richiamate e trasc
(v. verbale ud. 14.05.07 ed ordinanze).

*****

Con riferimento, in generale, all'utilizzabilit degli esiti delle intercettazioni


telefoniche ed ambientali sui quali si fonda in maniera determinante il compendio
probatorio sotteso alle accuse; ritiene questo giudice che non ricorrono vizi di alcun
genere, risultando tali captazioni ritualmente autorizzate ed effettuate. In proposito va
infatti evidenziato che:
1)Ai fini dell'individuazione della motivazione congrua in ordine ai presupposti
richiesti dagli artt. 267 e 268 C.P.P., pienamente corretto il ricorso alla motivazione
per relationem, a condizione che il riferimento abbia ad oggetto un legittimo atto del
procedimento che, a sua volta, sia: c o n g m e n t e motivato ai fini della giustificazione
richiesta; conosciuto o conoscibile dall'interessato; dimostri che 1'a.g. abbia preso
cognizione del suo contenuto sostanziale e delle ragioni poste a base dello stesso (cfr.
per tutte cfr. cass. S.U.31.10-28.11.2001 n.42792 relativa alla necessit di una congrua motivazione ex
art. 268 co.3" C.P.P. anche in caso di intercettazioni di comunicazioni "inter praesentes").

2)1 decreti emessi nell'ambito del procedimento de quo con riferimento al profilo
degli indizi [n.d.r. "igravi - sufficienti ove, come nel caso di specie, ricorra l'ipotesi di cui all'art. 13

1.203191 - indizi di reato, e non di reit, che, ai sensi dell'art. 267 C.P.P., costituiscono presupposto per
il ricorso alle intercettazioni attengono all'esistenza dell'illecito penale e non alla colpevolezza di un
determinato soggetto, sicch per procedere legittimamente ad intercettazione non necessario che tali
indizi siano a carico di persona individuata o del soggetto le cui comunicazioni debbano essere captate
afine di indagine; n la mancata individuazione dell'autore dell'illecito in relazione al quale disposta
l'intercettarione influisce sull'utilizzabilit dei suoi esiti nello stesso procedimento, a fini di prova di
condotte criminose collegate" (cfr. cass. sez. I pen. n. 16779104)], sono motivati per relationem

mediante rinvio recettizio al contenuto delle note di p.g. - peraltro materialmente


allegate ai decreti medesimi (cfr. cass. sez un. n. 919104 a proposito dell'impossibilit di mettere
in discussione la rilevanza degli argomenti contenuti nell'atto richiamato ove esso sia materialmente
allegato al provvedimento che lo richiama con conseguente integrazione materiale di quest'ultimo) -

nelle quali si ricostruiscono gli sviluppi investigativi relativi alla ricerca dei latitanti Lo
Piccolo Sandro e Salvatore ed all'evoluzione degli equilibri di "cosa nostra"
palermitana (e segnatamente dei mandamenti di San Lorenzo e Paglarelli) dopo le
condanne e gli arresti dei suoi capi storici.
3)Tali decreti [in particolare quelli relativi alle intercettazioni effettuate mediante impianti esterni
alla procura] risultano congruamente motivati anche con riferimento alle "eccezionali
ragioni d'urgenza" richieste dall'art. 268 co.3" C.P.P. Pure con riferimento a tale
profilo appare determinante il contenuto delle note di p.g. di volta in volta richiamate
nei vari decreti e ad essi materialmente allegate, dalle quali emerge (anche alla luce del
contenuto di conversazioni intercettate sulla scorta di precedenti decreti) il continuo
svolgimento di incontri e colloqui tra soggetti indiziati (ed in taluni casi gi per questo
condannati) di appartenere all'associazione mafiosa denominata "cosa nostra", aventi
ad oggetto il controllo delle attivit produttive in essere sul territorio, la raccolta del
"pizzo" destinato al mantenimento degli associati in carcere, la gestione di latitanti del
calibro di Lo Piccolo (cfr. cass. sez un. 919104 in ordine alla ricavabilit delle eccezionali ragioni
di urgenza dal dato relativo alla "situazione in atto di svolgimento dell'attivit organizzativa dei reati
fine del1'associazione").

4)1 decreti in questione risultano correttamente motivati pure con riferimento


al1"'inidoneit o insufficienza" degli impianti interni alla procura.
Premesso che anche in proposito sono intervenute le sezioni unite con la pronuncia
919/04 gi citata ritenendo che "l'attestazwne ad opera del p.m di indisponibilit di
linee all'interno della procura", non risolvendosi in una mera riproduzione del testo
di legge, sia adeguata a dare contezza del fatto storico posto a fondamento
di comunicazioni o conversazioni, ai fini della legittimit del decreto del
dispone, a norma dell'art. 268, comma 3, ult. parte, cod proc. pen., il
mediante impianti di pubblico servizio o in dotuzione alla polizia giudiziaria, la

alla insuficienza o alla inidoneit degli impianti della procura della Repubblica non pu limitarsi a
dare atto dell'esistenza di tale situazione, ma deve anche specificare la ragione della insuficienza o
della inidoneit, sia pure mediante una indicazione sintetica, purch questa non si traduca nella mera
riproduzione del testo di legge, ma dia conto del fatto storico, ricadente nell'ambito dei poteri di
cognizione del P.M.,che ha dato causa ad essa" (Nel caso di specie si e ritenuto correttamente motivato
il decreto del p.m. con l'espressione "attesa I'indisponibilii di linee presso la procura", che, non
ripetendo la formula legislativa, consente di identificare il fatto che ha determinato l'insufficienza degli
impianti e offre quindi al giudice e alle parti uno strumento di controllo della correttezza dell'operato del
P.M.) cfr. cass. sez. un. 919/04]; rileva questo giudice che i decreti in questione, quando

non contengono l'attestazione di indisponibilit degli impianti della procura da parte


del p.m., risultano corredati da certificazioni di analogo contenuto rilasciate dal
funzionario responsabile dell'ufficio intercettazioni, owero da note di p.g. che, dopo
un'analitica descrizione delle caratteristiche tecniche degli impianti da utilizzare per lo
svolgimento delle operazioni in questione (supportate peraltro da connesse video
riprese), danno atto della indisponibilit di simili apparati elettronici e di idonei locali
e postazioni d'ascolto da parte della procura.
5)Quanto alla motivazione dei decreti di proroga delle intercettazioni, appena il
caso di ricordare che se non si pu dubitare che tanto l'insufficienza o l'inidoneit
degli impianti di procura quanto l'assoluta indifferibilit delle operazioni costituiscano
parametri variabili nel tempo, la cui persistenza soltanto, concretamente verificabile
dall'autorit giudiziaria, in grado di legittimare la perdurante deroga all'ordinario
regime di esecuzione delle operazioni intercettative, altres vero che nel caso di
specie i decreti di proroga danno espressamente atto di tale persistenza, sottolineando
di volta in volta, anche alla luce delle note di p.g. allegate alle richieste di proroga,
l'attualit di tali condizioni.

*****

Pienamente utilizzabili sono pure le intercettazioni effettuate nei luoghi di privata


dimora. I relativi decreti, sempre sulla scorta delle note di p.g. ad essi allegate ed in
essi richiamate (v. a titolo puramente esemplificativo, il decreto 1012103 in fald. 4 relativo alle
intercettazioni ambientali svolte nell'abitazione di Pipitone Vincenzo), danno infatti contezza del
continuo svolgimento in quei luoghi di colloqui ed incontri aventi ad oggetto la
trattazione di affari illeciti (dalla riscossione del pizzo alla8protezionedei latitanti ed
alla programmazione di azioni violente volte a ristabilire gli equilibri
dell'organizzazione) connessi agli interessi della consorteria mafiosa e dunque dello
svolgimento, nei medesimi luoghi, dell'attivit crirninosa; rispettano pertanto le
condizioni previste dall'art. 266 co.2" C.P.P.
Infondate risultano inoltre, a parere di questo giudice, le deduzioni effettuate dai
difensori degli imputati (Di Maggio, Pipitone Giovan Battista e Pipitone Vincenzo)
secondo le quali i risultati delle intercettazioni ambientali svolte nei luoghi di privata
dimora sarebbero inutilizzabili per mancanza di espressa autorizzazione del gip alla
violazione di domicilio necessariamente posta in essere dalla p.g. per apporre le
microspie all'intemo dei predetti luoghi; cos come manifestamente infondata la
questione di legittimit costituzionale sollevata in via subordinata dai medesimi
difensori che hanno denunciato l'illegittimit degli artt. 266 co. 2" C.P.P. e 13 d.1.
152191 in relazione all'art. 14 della Costituzione nella parte in cui, disciplinando le
intercettazioni di comunicazioni tra presenti all'intemo dei luoghi di privata dimora,
revedono i modi in cui pu avvenire la limitazione dell'inviolabilit del
domicilio.

predette note.

Ci posto - rilevato che i termini della questione prospettata dalla difesa sono stati
gi esaminati dalla Corte Costituzionale, che tuttavia non ha effettuato un vaglio di
merito dichiarando l'eccezione manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza
nel procedimento nell'ambito del 'quale era stata sollevata (v. ord. 251/04) - ritiene
questo giudice che nella disciplina dettata dal legislatore in tema di intercettazioni inter
praesentes all'interno dei luoghi di privata dimora, non rawisabile alcun profilo di
incostituzionalit.
Rilevato infatti che il diritto all'inviolabilit del domicilio, sancito dall'art. 14 della
Costituzione - differente da quello alla riservatezza delle comunicazioni, previsto dal
successivo art. 15 - pu essere limitato (al pari di quello alla riservatezza delle
comunicazioni) solo nei casi e modi stabiliti dalla legge; reputa questo giudice che la
disciplina dettata in materia dal nostro legislatore soddisfi tali requisiti.
per un verso, infatti, la limitazione
in proposito dall'k. 266 co. 2" C.P.P.che, nel consentire l'intercettazione di comunicazioni tra presenti nei medesimi casi in
cui consentita quella di conversazioni e comunicazioni telefoniche e telematiche,
aggiunge che quando le comunicazioni avvengano nei luoghi indicati nell'art. 614 C.P.,
"l'intercettazione consentita solo se vi fondato motivo di ritenere che ivi si stia
svolgendo l 'attivit criminosa" - dettata proprio a tutela della libert e riservatezza
del domicilio; per altro verso deve rilevarsi che le modalit previste dagli artt. 267 e
268 C.P.P. (e 13 d.1. 152191) valgono non soltanto per le intercettazioni di
comunicazioni telefoniche e telematiche, ma anche per quelle tra presenti, comprese
quelle che si svolgono in luoghi di privata dimora.
I1 fatto che il legislatore, in tema di intercettazioni, abbia disciplinato analiticamente
le procedure di autorizzazione, verbalizzazione e registrazione, senza soffermarsi
dettagliatamente (a differenza di quanto previsto p. es. dall'art. 251 C.P.P. in tema di
perquisizioni) sulle modalit operative con le quali vengono materialmente effettuate
le intercettazioni - aspetto in ordine al quale ha comunque previsto la necessit di
utilizzare gli impianti istallati presso la procura della Repubblica, subordinando la
deroga alla sussistenza di precise condizioni - realizza, a parere di questo giudice, un
equilibrato bilanciamento tra i diritti individuali alla riservatezza del domicilio (e delle
comunicazioni) e le esigenze investigative connesse all'esercizio dell'azione penale.
Tale bilanciamento tiene conto infatti, da un lato della inevitabile violazione dei
. predetti diritti derivnte dall'effettuazione delle intercettazioni - che peraltro devono
essere necessariamente svolte all'insaputa dei soggetti che vi sono sottoposti - dunque
dell'intrinseca limitazione all'inviolabilit del domicilio connessa all'effettuazione di
captazioni al suo interno, dall'altro della continua influenza che i -progressi della
tecnica hanno sulle modalit di amiazione delle attivit di intercettazione; aspetti
(quelli appena evidenziati) che rendono per un verso superflue, per altro verso
impossibili previsioni pi dettagliate in ordine alla materiale apposizione degli
strumenti necessari ad effettuarla.
-

*****

Quanto alla rilevanza probatoria delle intercettazioni, questo giudice ritiene di


condividere l'univoca impostazione della giurisprudenza di merito e legittimit
secondo la quale la natura di "atto a sorpresa" delle intercettazioni impone - in difetto
di spiegazioni alternative convincenti e consistenti (che nel caso di specie come si
vedr, mancano o risultano non credibili alla luce delle risultanze probatorie) - una
valutazione di genuinit
dei colloqui e di veridicit delle circostanze e dei fatti riferiti,
-

di "chiamata di correo" (cfr. cass. sez. V pen. n. 13614101).

Ci posto, in ordine al primo aspetto non ricorre dubbio alcuno, per lo meno per ci
che conceme le conversazioni che verranno prese in esame e che risultano
determinanti ai fini dell'affermazione della penale responsabilit degli imputati. Come
si vedr allorquando si proceder all'esame delle accuse nel merito infatti,
l'identificazione dei protagonisti dei colloqui intercettati si fonda: sugli accertamenti di
p.g. relativi all'identit dei soggetti che avevano in uso i telefoni, i locali ed i mezzi di
locomozione sottoposti a captazione; sugli esiti dei servizi di 0.c.p. svolti
contestualmente ad una serie di intercettazioni al fine di identificarne i protagonisti, e
soprattutto, sulle estrapolazioni fotografiche relative alle video riprese effettuate
dinanzi ai locali sottoposti ad intercettazione ambientale contestualmente alle
intercettazioni stesse, nonch sulle indicazioni fornite dai medesimi protagonisti dei
colloqui i quali, nell'affrontare i diversi argomenti di interesse comune, si rivolgono gli
uni agli altri, come pure si riferiscono ai terzi di cui parlano, utilizzando nomi e
cognomi, ovvero facendo riferimento a rapporti di parentela, a specifici periodi di
detenzione, a luoghi di residenza e, comunque, a circostanze specifiche che consentono
agevolmente l'individuazione dei soggetti medesimi.
N pu ritenersi in alcun modo che i protagonisti delle conversazioni in questione
fossero consapevoli di essere intercettati e comunque avessero intenti calunniatori nei
confronti dei terzi di cui parlano. In proposito sufficiente evidenziare da un lato che
costoro - come si vedr analizzando alcune delle conversazioni di seguito riportate prima di affrontare argomenti particolarmente delicati, adottavano cautele quali quella
di lasciare i telefonini in auto, oppure di staccare le batterie, temendo evidentemente di
essere intercettati attraverso i telefoni e pensando dunque di essere "al riparo" in
mancanza degli stessi; dall'altro che i medesimi procedevano a bonifiche periodiche
dei siti proprio al fine di verificare la presenza di microspie e dunque parlavano solo
nei siti ritenuti sicuri.
Estremamente significativo , in proposito, un passaggio della conversazione
intercettata il 24.09.05 all'interno del deposito di Rotolo (v. a11.52 inf. 21.04.06 in fald. 14),
nel corso della quale costui ed il coimputato Nicchi, dopo avere parlato della
programmazione di un omicidio [parte sulla quale ci si soffermerii in seguito], affrontano il
tema della "sicurezza" all'intemo del luogo in cui parlano. Nicchi rappresenta a Rotolo
la disponibilit e la capacit di un suo amico ad effettuare una bonifica accurata del
luogo finalizzata al rinvenimento di qualsivoglia strumento di intercettazione (ad
eccezione di quelli inseriti nei cavi del telefono) e Rotolo si mostra interessato,
rassicurando al tempo stesso il suo interlocutore in ordine aile cautele da lui fino a quel
momento adottate e rappresentandogli di essere gi riuscito in un'aitra occasione ad
accorgersi della presenza di una microspia all'interno della propria abitazione [N: ''poi
I'ukima cosa...se lei qualche giorno qua non ha nessuno, ci organizziamo prima, una mattina verso le
nove, nove e mezza, io vengo con un ragazzo...p rima gli mando tutta l'attrezzatura e poi gli mando
questo ragazzo, che un ragazzo che ha due macchinari...fa nno tutto in dieci minuti, venti minuti...p i,
pi, pi, pi, pi, questo ci vuole dalle due ore alle due ore e mezzo perch ci sono le segnalazioni e tutte
queste cose e pu avvistare. che so, una telecamera...i direzionali e microspie nelle prese, dice, gli unici
che non posso controllare sono quelli inseriti direttamente nel cavo telefonico, questi di qua non danno
impulsi..." R: "no, ma io ce le ho nelle prese" N : "dice...se sono quelle di l neanche...p erch ci sono
direzionali, ci sono telecamere qua... all'entrata qui o l gliele segnala pure" R: "uhm, buono... io ce
I'ho in una radio! Hai capito? Infatti quando io me ne sono accorto per questo che loro stavano
mettendo le microspie, perche' la sera era venuto l'avvocato e io avevo dimenticato la spina inserita,
perci loro avevano il rilevatore e un altro segnale, mi sono spiegato? E me lo hanno messo di fronte
tant' vero che appena sono tornato a casa, sono andato subito l, l ho svitatata e I'ho trovata, pure
perch prima di andarmene gliel'ho detto all'orecchio a mia moglie, gli ho detto vedi che hanno messo

Va altres rilevato che i protagonisti dei colloqui intercettati, anche quando


di soggetti con i quali sono in contrasto [si pensi a titolo esemplificativo aile
quali Pipitone Vincenzo illustra a Conigliaro, come pure a Di Maggio, i

scorretti del cognato Vallelunga Vincenzo], parlano sempre di contrasti interni alla consorteria

mafiosa e connessi allo svolgimento di affari illeciti che vedono anche il proprio
coinvolgimento diretto. Trattasi dunque di conversazioni che si rivelano decisive non
solo ai fini dell'affermazione della penale responsabilit dei terzi di cui in esse si parla,
ma pure dei protagonisti diretti delle conversazioni medesime e che, dunque, risultano
genuine ed attendibili.

*****

Oltre che sui risultati delle intercettazioni telefoniche ed ambientali e delle


contestuali video - riprese, il compendio probatorio sotteso alle accuse oggetto del
presente procedimento si fonda, come si vedr analizzandolo nel merito, sugli esisti dei
numerosi servizi di ocp ed accertamenti di carattere documentale svolti dalla p.g.
unitamente alle predette intercettazioni, nonch sugli esiti - compendiati in sentenze
definitive (e dunque dotate di valore probatorio ex art.238 bis C.P.P.) - di procesbi
celebrati negli anni scorsi.
A tutto ci si aggiungono infine le dichiarazioni del collaboratore di giustizia La
Manna Angelo che tuttavia - per ci che concerne le accuse oggetto del presente
procedimento - assumono un valore residuale, aggiungendosi ad un compendio
probatorio gi di per s solido senza (peraltro) assumere valore decisivo per quello che
riguarda le accuse in relazione alle quali si giunger ad una pronuncia di assoluzione.
Questo giudice ritiene pertanto superfluo soffermarsi analiticarnente sul contenuto
di tali dichiarazioni (che verranno di volta in volta richiamate) limitandosi ad osservare
che La Manna Angelo - figlio di La Manna Pietro, detenuto in espiazione pena in
quanto condannato per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. quale esponente della
famiglia della Noce - della cui credibilit allo stato non v' ragione di dubitare, ha
iniziato a collaborare il 31.10.05, riferendo (v. verbali 2.1 1.05, 10.1 1.05,24.0 1.06) di essersi
inserito nel circuito relazionale della famiglia di Carini e di avere commesso, quale
uomo vicino a Pipitone Angelo Antonino, una serie di danneggiamenti di natura
estorsiva. Ha indicato altres l'identit degli esponenti della predetta articolazione
mafiosa da lui conosciuti e la natura degli investimenti effettuati da alcuni di loro;
rendendo dichiarazioni coerenti tra loro e - tenuto conto della vicinanza di La Manna a
Pipitone Angelo Antonino e della visione che egli conseguentemente aveva di una
serie di questioni interne all'organizzazione - con gli esiti degli accertamenti di p.g. e
che, pertanto, risultano intrinsecamente ed estrinsecamente attendibili.

*****

Quanto alla dedotta rilevanza ex art. 405 co. 1 A bis C.P.P. delle pronunce de libertate
che hanno escluso, con riferimento ad alcuni dei capi di imputazione, la sussistenza di
gravi indizi di colpevolezza a carico di taluni degli odierni imputati (v. ordinanze ex art.
309 C.P.P.contenute nei fascicoli personali in fald. 33 e 34); ritiene questo giudice che - anche a
voler accedere alla tesi difensiva secondo la quale il dettato della norma in questione

[che - invero non prevedendo alcuna sanzione - impone al p.m. di chiedere I'archiviazione, in difetto di
soprawenuti elementi a carico dell'indagato, quando la S.C. si k pronunciata in ordine all'insussistenza
dei gravi indizi di colpevoleua] individuerebbe, nell'assenza di una pronuncia con la quale

la S.C. abbia escluso la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, una condizione di


procedibilit che in ipotesi potrebbe anche sopravvenire rispetto all'esercizio
dell'azione penale, in tal caso imponendo al giudice una pronuncia ex art. 529 C.P.P. occorre in primo luogo, risultando troncante in tal senso il dato letterale, che la
pronuncia sia una pronuncia della S.C. (e non del tribunale del riesarne) emessa
all'esito di un vaglio, nel merito, dell'ordinanza applicativa della misura

percorrere o no la via del ricorso ex art. 311 C.P.P.

La necessit di interpretare il dettato dell'art. 405 co. 1" bis C.P.P. secondo i principi
generali che presiedono al nostro ordinamento penale impone, inoltre, che la pronuncia
in questione abbia posto fine al subprocedimento cautelare in cui si inserisce,
risolvendosi dunque in un annullamento senza rinvio, owero in un annullamento con
rinvio seguito da una pronuncia favorevole all'imputato che a sua volta sia divenuta
definitiva. Diversamente opinando risulterebbe illogico continuare ad ammettere la
possibilit che la S.C. emetta sentenze ex art. 623 C.P.P. in materia de libertate,
soprattutto dopo la conclusione delle indagini preliminari.
N pu ritenersi, stante l'obbligatoriet dell'azione penale di cui all'art. 112 cost., di
attribuire rilievo preclusivo a pronunce che abbiano omesso di valutare elementi a
carico che pure dovessero essere in atti.
Alla luce di tale premessa interpretativa, non pu -non rilevarsi che nel caso di
specie in nessun caso ricorrono pronunce del genere sopra descritto. Le decisioni de
libertate che escludono la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico di taluni
degli imputati con riferimento ad alcuni dei capi di imputazione sono infatti o
ordinanze ex art. 309 C.P.P. non impugnate dal p.m., oppure (ad eccezione di quella relativa
a Vallelunga in relazione al reato di cui al capo 18, per il quale lo stesso p.m. ha chiesto l'assoluzione)

decisioni della S.C. di annullamento con rinvio alle quali ancora non seguita nuova (e
definitiva) pronuncia del tribunale del riesame.
Contrariamente a quanto sostenuto dalle difese degli imputati nei cui confronti sono
state emesse le pronunce di cui si detto, nessuna conseguenza pu discendere
dunque, nel caso di specie, dal dettato dell'art. 405 co.1 A bis C.P.P.

*****

Prima di passare a verificare la fondatezza, nel merito, delle accuse elevate nei
confronti degli imputati, questo giudice - ad integrazione e specificazione
dell'ordinanza con la quale stata respinta la richiesta formulata dal p.m. all'udienza
del 20.07.07, volta ad ottenere l'acquisizione ex art.441 co. 5" C.P.P. degli elementi di
prova (soprawenuti) indicati in sede di udienza dallo stesso p.m. - evidenzia che:
-la "non decidibilit allo stato degli atti" (presupposto al quale subordinata
l'integrazione probatoria prevista dall'art.441 co.5" C.P.P.) si riferisce non gi alla
prova incerta - ipotesi per la quale valgono le regole decisorie previste dall'art.530
cpv. C.P. - bens alla prova incompleta;
:l'integrazione probatoria va dunque disposta (al pari di quanto previsto dall'art.507
C.P.P.) quando assolutamente necessaria a colmare lacune che attengano ad aspetti
decisivi;
-tale ipotesi non ricorreva nel caso di specie atteso che gli elementi ulteriori di cui il
p.m. ha sollecitato l'acquisizione non incidono in maniera determinante sulla
decidibilit delle accuse cui si riferiscono, attenendo a profili differenti da quelli che
risultano troncanti e che di qui a breve si andranno ad esaminare con riferimento a
ciascuno dei capi di imputazione.
IL DELITTO P. E P. DALL'ART.
[CAPO

416 BIS C.P.

1): VALLELUNGA;CAPO 17): BIONDINO, DAV~,


DI MAGGIO, PIPITONE VINCENZO; L'AGGRAVANTE DI CUI AL
COMMA 2'-']

"Ai fini della confgurabilit


del reato di cui all'art. 416 bis cod. pen., non
- necessario che siano raggiunti eflettivamente e concretamente uno o pi scopi
alternativamente previsti dalla norma incriminatrice n, perch si realizzi la

contenuti diversi e variabili e consiste nel contributo, apprezzabile e concreto sul


piano causale, all'esistenza o al raflorzamento dell'associazione e, quindi, alla
realizzazione dell 'oflesa agli interessi tutelati dalla norma penale incriminatrice,
qualunque sia il ruolo o il compito che il partecipe svolga nell'ambito
dell 'associazione" (cfr. cass. sez. I I pen. n.5386194); ruolo che non necessariamente deve
tradursi nell'effettivo compimento di reati fine, che sono autonomi e distinti rispetto al
delitto di cui all'art. 416 bis C.P. e che tuttavia - ove dimostrati - assumono rilevanza a
carico del soggetto che li ha commessi nel giudizio relativo all'esistenza del vincolo
associativo (cfr. ex multis cass. sez. V pen. n. 884191).
Tanto premesso - prima di soffermarsi sull'esame dei c.d. reati fine (che peraltro nel
presente procedimento risultano contestati solo ad alcuni dei soggetti che sono imputati del delitto di cui
all'art. 416 bis C.P.) - ritiene questo giudice di procedere all'esame degli (ulteriori)

elementi dimostrativi dell'appartenenza all'associazione mafiosa denominata "cosa


GIROLAMO, accusato di far parte, svolgendo altres
nostra" degli imputati: BIONDINO
un ruolo direttivo, dell'articolazione costituita dalla famiglia di San Lorenzo (capo 17);
DAV~
SALVATORE, accusato di far parte, svolgendo altres un ruolo direttivo,
dell'articolazione costituita dalla famiglia di Partanna Mondello (capo 17); DI M AGGIO
ANTONINO e PIPITONE VINCENZO, accusati di appartenere con ruolo direttivo
[aggravante che tuttavia il p.m. in sede di conclusioni ha chiesto di escludere per Di Maggio] alla
famiglia di Carini (capo 17); VALLELUNGA VINCENZO,
pure accusato di appartenere
alla famiglia di Carini (capo 1); sgombrando innanzitutto il campo da qualunque dubbio
in ordine alla violazione del divieto di bis in idem di cui all'art. 649 C.P.P.
A tale proposito va innanzitutto premesso che "in tema di associazione per
delinquere, la permanenza nel reato non interrotta dallo stato di detenzione, tranne
che sia raggiunta la prova dell'estromissione della persona dall'associazione
criminosa o del suo recesso da questa [ipotesi che, come si vedr, non ricorrono nel caso di
specie]. Diversamente a dire, invece, per la sentenza, anche non irrevocabile, che
accerti la responsabilit dell'imputato. Essa, infatti, vale, per finzione giuridica,
automaticamente ad interrompere l'attivit eventualmente ancora in corso, con la
conseguenza che la parte di condotta illecita successiva alla pronuncia sar
perseguibile a titolo di reato autonomo" (cfr. ex multis cass. sez. 1 pen. n. 4804/93), a meno
che (cfr. cass. S.U. 1 1 . 1 1.94, P.M. c/Polizzi, N 199171) il capo di imputazione non limiti la
contestazione ad un arco di tempo determinato che indichi anche la data di cessazione
della permanenza (c.d. contestazione chiusa), caso nel quale owiamente ai fini di una
nuova contestazione rilever il periodo successivo alla data di cessazione della
permanenza indicata in contestazione. Ci posto, deve rilevarsi che nel caso di specie:
-le contestazioni elevate nei confronti degli imputati Davi e Biondino - gi
condannati in via definitiva per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. rispettivamente in
data 16.12.1987 e 27.07.1995 (v. estratto sentenza emessa nei cfr. di Davl, acquisito in visione con
il consenso della difesa ex art. 441 co. 5" C.P.P.all'udienza del 20.07.07 e relativa sent. di appello; sent.
emessa nei cfr. di Biondino in fald. 28, nonche certificati del casellario) - attengono (e si fondano
su elementi che risalgono) a periodi successivi alla data delle sentenze emesse in primo
grado nei loro confronti [sentenza che per Biondino invero individuava la data di cessazione della
condotta "jinoal 1993"l;

-la contestazione elevata nei confronti di Vallelunga - anche lui gi condannato in


via definitiva per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. con sentenza del 05.06.2001 (v. voi
i , fald. 27) - che pure non fa riferimento alla data di inizio della condotta, si fonda
comunque (come si vedr esaminando nel merito l'accusa) su elementi successivi alla data di
Nessuna violazione del ne bis in idem rawisabile inoltre con riferimento
imputati Di Maggio e Pipitone Vincenzo i quali, pw essendo stati gi processati
delitto di cui all'art. 416 bis C.P.,sono stati tuttavia assolti: il primo in appello,

essere stato condannato in primo grado con sentenza del 20.12.00 (v. sent. in vol. 3, fald.
24), il secondo gi in primo grado con sentenza del 22.1 2.1997 (v. sent. in vol. 3, fald. 28).
Posto infatti che "ai jini della verijca, nell'ipotesi di reato permanente, dei
presupposti di operativit del divieto di un secondo giudizio (art. 649 cod. proc. pen.),
qualora la contestazione del fatto oggetto del giudicato rechi soltanto l'indicazione
della data di inizio della consumazione, il termine jnale della condotta criminosa deve
essere individuato con riferimento alla data di pronuncia della sentenza di primo
grado prescindendo dalla circostanza che l'esito del giudizio sia stato di condanna o
di assoluzione, atteso che detta decisione contiene pur sempre un accertamento
fattuale il quale, per la natura del reato che ne costituisce l'oggetto, non pu aver
riguardo al solo momento iniziale della condotta ma deve necessariamente tenere
conto della sua durata nel tempo" (cfr. cass. sez. VI n. l2302100 in tema di associazione di
stampo mafioso); anche con riferimento ai predetti imputati deve rilevarsi che le
contestazioni attengono e si fondano su elementi che risalgono ad un periodo
successivo alle date delle predette pronunce.
Rilevato ancora che i predetti imputati (come si vedr) risultano legati da stretti
vincoli di parentela reciproci e con soggetti a loro volta gi condannati in via definitiva
quali esponenti di primo piano dell'associazione mafiosa denominata "cosa nostra"
(owero per questo imputati in altri procedimenti) - vincoli che di per s stessi,
owiamente, non costituiscono neppure indizio della appartenenza dei predetti imputati
alla medesima organizzazione (cfr. ex muitis cass. sez. 1V pen. n. 1956196) - deve fin d'ora
evidenziarsi che, nel caso di specie, gli elementi di prova offerti alla valutazione di
questo giudice dimostrano che gli odierni imputati condividono con i loro "blasonati
congiunti" interessi connessi non solo all'appartenenza al medesimo nucleo familiare,
ma anche al compimento di comuni illecite attivit e dunque all'appartenenza alla
medesima consorteria criminosa.

*****

Passando al merito, va innanzitutto evidenziato - alla luce delle numerose sentenze


susseguitesi in proposito, a partire da quella conclusiva del primo maxi processo
(emessa il 16.12.1987), @evocabili e dunque idonee ex art. 238 bis C.P.P. a provare i
fatti in esse accertati - che:
-l'associazione mafiosa denominata "cosa nostra" esiste ed attiva fin da molto
prima degli anni '80 nel territorio del comune e della provincia di Palermo (oltre che in
altre aree della Sicilia), dove opera secondo il proprio articolato e consolidato modulo
organizzativo - fondato sulla ripartizione del territorio in aree di "competenza"
corrispondenti a quelle dei comuni (ed in quelli pi ampi a quelle dei quartieri) e
progressivamente pi estese e su una struttura piramidale alla cui base vi sono le
diverse famiglie ed al cui vertice vi un organismo interprovinciale composto dai
capimandamento e denominato commissione - idoneo a consentire un capillare ma
coordinato controllo del territorio, che passa anche attraverso il controllo delle attivit
produttive ivi esistenti.
-In tale contesto riveste estrema importanza (sia per l'elevata caratura criminale dei
suoi storici esponenti, sia per la vastit dell'area di influenza) il mandamento di San
Lorenzo Tommaso Natale che si estende nella parte nord occidentale del comune di
Palermo e nelle aree limitrofe della provincia (comprendendo oltre alle omonime
famiglie, quelle di Capaci, Isola delle Femmine, Carini, Villagrazia di Carini e
Partanna Mondello) e che, fin dai primi anni novanta - avendo la famiglia di Tommaso

risulta di fatto gestito dai Lo Piccolo ed in particolare da Lo Piccolo Salvatore e da


figlio Sandro, detto "Salvatoricchio", entrambi latitanti (v. sent. emesse nell'ambito

procedimenti c.d. San Lorenzo 1 e 2, recanti rispettivamente R.G.N.R. 6191197 e 2099198, in fald. 24,
25 e 26, fondate pure sull'esame delle dichiarazioni di storici esponenti di "cosa nostra", divenuti
collaboratori di giustizia, quali Ferrante Giovan Battista e Cracolici Isidoro i quali, tra l'altro,
consentivano il ritrovamento del "libro mastro" delle estorsioni gestite dalla famiglia di San Lorenzo e
di un vero e proprio arsenale riconducibile ai Lo Piccolo).

-L'elevata caratura criminale di Lo Piccolo (latitante da oltre vent'anni), la sua


ascesa nell'organizzazione mafiosa denominata "cosa nostra" e l'attualit del ruolo di
primissimo piano da lui svolto all'intemo della predetta consorteria, a maggior ragione
dopo l'arresto di Bemardo Provenzano, notoriamente avvenuto 1'1 1.04.06 dopo una
latitanza ultraquarantennale - dati peraltro costantemente ribaditi dagli esiti delle
indagini che nel corso degli anni si sono susseguite sull'area in questione e che hanno
portato all'emissione di ordinanze di custodia cautelare e sentenze di condanna (v.
provv. emessi nell'ambito dei c.d. processi "S. Lorenzo 3", "San Lorenzo 4" e "Piana dei Colli" in fald.
19-23) - emergono in maniera estremamente significativa, tra l'altro, dal testo di una
missiva inviata da Provenzano al suo luogotenente Rotolo Antonino (capo del
mandamento di Pagliarelli, anche lui giA condannato in via definitiva per il delitto di cui all'art. 416 bis
C.P., oltre che imputato del medesimo reato in procedimento connesso al presente) e da questi

riportato nel corso di una conversazione intercettata il 06.09.05 relativa proprio ai suoi
contrasti con Lo Piccolo (sui quali si torner in seguito).
Nella missiva in questione infatti Provenzano, allora ancora latitante - a proposito
del ventilato rientro in Italia degli Inzerillo, esiliati negli USA per decisione della
"commissione" di "cosa nostra" al termine della guerra di mafia degli anni '80
conclusasi con la prevalenza dei corleonesi [v. sent. definitive conclusive dei c.d. maxi
processi; nonchd conv. 09.08.05, all. 9 inf. 2 1.04.06 in fald. 14, nella quale Rotolo rievoca la vicenda R:
"questo sempre per gli Inzerillo... io l'ho informato e gli ho detto che c'era Sarino che responsabile
che sa i discorsi chefirono fatti in commissione ...perch lui era il responsabile in America, si dovevano
rivolgere a lui... Io ti prego, al momento di fare rispettare gli impegni presi di allora e nel frattempo si
vede come si pu fare ...per intanto gli impegni presi di allora sono che li fai partire... un'altra voce
che so che Sarino Inzerillo gi qua e avesse venuto la vigilia del capo dell'anno si giustiJca...che
avevano presentato incartamenti e se non veniva la legge di l lo avesse arrestato ...per gli scappati ci
sar questo programma, per loro in particolare c'era uno stabilito, se ne stanno in America... si devono
rivolgere a Sarino, se vengono in Italia li ammazziamo tutti!"] - scrive a Rotolo: 'per quanto

riguarda la questione degli Inzerillo, dato che ormai di quelli che hanno deciso questa
cosa non c' pi nessuno, siamo rimasti a potere decidere questa cosa: io, tu e Lo
Piccolo" (v. all. 5 inf. 21.04.06 in fald. 14); soggetti che dunque devono essere considerati
gli unici esponenti mafiosi di rango ancora in libert, a potere eventualmente mettere
in discussione una decisione presa in "commissione" con la partecipazione degli altri
capi mandamento, in quel momento in galera (o defunti) e dunque impossibilitati ad
interloquire in merito.
-Proprio nell'ambito delle indagini finalizzate alla cattura del latitante Lo Piccolo e
emersa la prova dell'inserimento (ovvero del perdurante attivismo) in "cosa nostra"
degli odierni imputati, impegnati (in molti casi anche mediante il compimento di
numerosi reati fine) nel controllo del territorio di "competenza" delle relativefamiglie
di appartenenza, tutte rientranti nel mandamento di San Lorenzo e coinvolte dai
mutamenti degli equilibri e degli assetti di potere seguiti alle condanne ed agli arresti
dei capi storici (a partire, per quello che riguarda il mandamento in questione, da
quello del gi citato Biondino Salvatore).

*****

LA FAMIGLIA DI CARINI: P IPITONE VINCENZO, DI MAGGIO E VALLEUNGAI


I1 legame tra Lo Piccolo Salvatore e lafamiglia di Carini emerso invero fin dal
Salvatore (attualmente imputato e detenuto, in forza del170.c.c.c.d. "Piana dei Colli", per il
cui all'art.416 bis C.P. ed altro) durante la quale costui, commentando con MUSSO
(anche lui raggiunto dalla medaima O.C.C. ed attualmente imputato del reato di cui

numerosi arresti effettuati proprio quella mattina in forza dell'ordinanza di custodia


cautelare c.d. "San Lorenzo 3", manifesta il timore che qualcuna delle nuove leve
cominci a collaborare, fa espresso riferimento a "Totuccio Lo Piccolo" e rappresenta al
suo interlocutore la necessit di incontrare "Totuccio" per parlargli di un affare
rilevante, mentre Musso gli illustra la difficolt di incontrare "Totuccio" e la necessit
a tal fine (visto tra gli altri l'arresto di Militano) di recarsi di persona a Carini alla
ricerca di un trait d'union [cfr. conv. 18.10.0 1 ali. 3 nota S.M.1 1 .O403 in voi. 1., fald. 4; C: "io
mi spavento che c ' qualcuno di questi che sta parlando, perch vedi ci sono assai sconosciuti in questa
retata7' M:"va b, sono tutti nuovi elementi"
G:"Aiello...Totuccio Lo Piccolo...mor suo padre, che
morto schiacciato da un camion. E Totuccio Lo Piccolo se lo infil dentro lui a sti picciotti ..." ... C:
"si ma intanto si dovrebbe pensare a questofatto dello Zen, per questo terreno" M:" io gliel 'avevo detto
a Carmelo" G: "e perch io non g l i e l ' i e v o detto pure a Carmelo? Carmelo non che ha fatto un
cazzo" M : "ora vediamo se la settimana prossima posso arrivare a Carini" G: " C 3 da parlare con lui
per vedere cosa si devefare, perch un peccato, c ' da guadagnare qualche dieci miliardi l?' M : "non
che ti pare che facile incontrare a Totuccio, diflcile" G: "va b, ma magari qualcuno che ci parla"
M:"ora vediamo se trovo qualche pilota che ci pu andare"].

...

La persistenza del legame in questione e lo stretto rapporto fiduciario tra Lo


Piccolo e l'odierno imputato Pipitone Vincenzo (fratello di Pipitone Angelo Antonino, gi
condannato per il delitto di cui all'art.416 bis c.p. nel primo maxi processo), rapporto di per s solo
gi sintomatico della posizione di vertice di Pipitone nell'articolazione mafiosa di
Carini - emerge da una conversazione intercettata il 09.06.03 presso il ciclomotore di
Conigliaro Angelo (detenuto ed imputato per il reato di cui all'art. 416 bis C.P. nel procedimento
N.R. 4006106 R.G.N.R. del quale il presente stralcio) intercorsa tra costui e l'odierno imputato
Pipitone Vincenzo, avente ad oggetto il resoconto di un chiarimento awenuto tra
costui ed il cugino Vallelunga Vincenzo pure lui imputato nel presente procedimento
e gi condannato in via definitiva per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. quale
esponente dell'articolazione mafiosa di Carini (v. sent. gi cit.) - in ordine alla gestione di
alcuni affari comuni, come si vedr in seguito di natura illecita [P:"gli ho detto...noi due

s$asciamo tutte cose Vincenzo se tu continui cos, noi due sfasciamo tutte cose. Te lo dico qua che siamo
soli, siamo c w i n i ..."l. Proprio nel corso del colloquio in questione infatti (v. all. 3 bis inf.

ad un certo punto, cambia discorso e legge un


biglietto proveniente da " Z Tot" [P:"vediamo cosa vuole z Tot"] che contiene una
serie di indicazioni attinenti sia ad incombenze di poco momento, sia alla necessit di
ritardare le richieste di denaro rivolte ad un commerciante della zona [P:" ti scrivo queste
26.1 1.05 in fald. 11) Pipitone Vincenzo,

e
1

poche righe per chiederti una cortesia. Caro Enzo, vedi di parlare con Di Maria e gli dici di prendere le
piante (inc) e lo pu contattare tramite i l marmista... i l genero di Diego Di Trapani (inc.) in maniera
chiara. Ti mando questa mia missiva per (inc.) mi dimenticavo, un certo Pillitteri ha aperto un
venti
supermercato a Partitico, che i prodotti l i prende alla SISA, che gli fanno pagamenti a
giorni. Ora che (inc.) Pillitteri solo se i pagamenti possono allontanarsi a trenta quaranta giorni,
(inc.) con i l nostro amico Sgroi, mi devi fare questo f i o r e di controllare i pagamenti (inc.) fammi
sapere come si (inc.) calca la mano e non dare pi la cavalla. Punto"] e che, subito dopo aver
letto [P:"Ora glielo dico io a questo! E allora ricapitoliamo, le piante si devono andare a prendere da
quello l, da P mentre questo Pillitteri, quando pare a te, te l o chiami...a posto"], i protagonisti del
colloquio prowedono a distruggere [C: " L a puoi strappare"], evidentemente per non

lasciare tracce che possano in qualche modo condurre al mittente, da identificarsi


dunque in un soggetto di nome "Tot", che riveste una posizione sovra ordinata
del colloquio e che si awale di un metodo di
rispetto a quella dei pro-onisti
comunicazione notoriamente utilizzato dai latitanti di "cosa nostra", vale a dire quello
della redazione di "pizzinf' che, attraverso la fitta rete di favoreggiatori operante sul
territorio controllato, giungono a destinazione.
dai medesimi rivestito nell'associazione mafiosa pure la conversazione interc
i predetti ed i ben pi giovani (e meno saggi) Conigliaro Angelo (cl. '83) e

Gaspare, rispettivamente nipote di Conigliaro (ci. '35) e "figlioccio" di Pipitone (v. conv.
21.09.03 all. 1 inf. cit. in fal. 1 1 intercettata tra Pulizzi e Pipitone V. al quale il primo si rivolge con
l'appellativo di "padrino", chiamandolo "parrr"), intercettata sulla vettura in uso ai Conigliaro
ed intestata alla di lui figlia (v. ai!. 4). Trattasi infatti di una conversazione nel corso
della quale i pi anziani, sulla scorta della loro risalente militanza mafiosa, illustrano ai
pi giovani come comportarsi per risolvere i contrasti e, dopo avere ricordato un
vecchio omicidio [C (ci.'83): "I'agghiazz vero? " C (ci.'35): "I'a#uc" PV:"e che doveva fare?
Proprio Procopio?" C (CI.'35): "l'ammazz...con Procopio ti pare, tutto in una volta per..." P:
"ancora vivo ?" C (CI.'35): "e ancora..." PV: "Il padre di Gasparino" P: 'Ls...cosipazzo era?"],
spiegano che per risolvere le questioni in proprio favore, in via definitiva e senza
correre il rischio di andare in galera, non occorre essere precipitosi e rievocano ancora
una volta la discreta ma efficace eliminazione di un avversario del passato [C (CI.'35):
"se devi fare una cosa per uno pagarla... deve tentare di non pagarla, se la devi pagare che minchia la

fai a fare?" PV: "perchpoi si va in galera a vita"... C (CI.'35): "uno rabbia non ne deve avere ma?' C
(CI.'83) "minchia in un momento di nervi uno vero non sa quello che fa" C (CI.'35): "eh, ma ci perde la
salute! Tanto i cristiani sono qua, gli sparano in faccia e (inc.) Ora, ci vuole saperle fare le cose, non
essere focoso, se c' un rimedio... io con uno quattro anni ci cummattivu, quattro anni. Dopo quattro
anni, quando annagghi mi piangeva ...g li ho detto: che ci piangi ora sta minchia? Che non ce n' pi
rimedio. Quattro anni che mi ha torturato la vita e poi, tutto in un colpo, un cifir chiic"].

Rilevanti risultano pure le conversazioni intercettate sulla vettura di Conigliaro il


13.1 1.O3 (v. ali. 5 inf. cit.) ed il 18.11 .O3 (v. ali. 6 inf. cit.), intercorse rispettivamente tra
Conigliaro e Pipitone Vincenzo e tra Conigliaro e Di Maggio Antonino (che di
Pipitone pure cognato), nelle quali vi sono riferimenti anche al ruolo di Vallelunga
Vincenzo (al quale gi si fatto cenno), accomunato ai protagonisti dei colloqui
dall'interesse per le vicende di cui si parla. Trattasi infatti di conversazioni che - oltre
a confermare ancora una volta l'esistenza di "un filo diretto" tra Pipitone Vincenzo e
Lo Piccolo, soggetto praticamente impossibile da incontrare, con il quale tuttavia
Pipitone stesso riferisce di essere in costante contatto e che viene espressamente
indicato come l'ultimo dei "cristiani", con logico riferimento al fatto che oramai tutti i
boss di rango (compreso Provenzano) si trovano in galera [all. 5 - C:"noialtri per vedere a
questo che dobbiamo fare, non ce n' rimedio? Lo vorrei vedere io Vic ..." P: "ti manda a salutare
sempre vedi, ogni viaggio che ..." C: "s, ma lo vorrei vedere a qualunque costo, ovunque, in un pizzo
di montagna, dove minchia sia! L'unico che c' rimasto lui, Vic tutti sono finiti i cristianr"] riguardando i contrasti con Pipitone Angelo Antonino detto Nino [fratello di Pipitone
Vincenzo e gi condannato nell'arnbito del primo maxi processo quale esponente della famiglia di
Torretta, compresa nel contiguo mandamento di Passo di Rigano, capeggiato da Brusca Vincenzo; v.
sent. corte d'assise d'appello di Palenno del 10.12.90, definitiva], derivanti dagli indebiti

sconfinamenti nel territorio dei carinesi posti in essere dal predetto Pipitone Angelo
Antonino attraverso tentativi di inserimento nelle attivit economiche ivi avviate,
confermano il pieno ed attuale inserimento degli imputati nel sistema di controllo del
territorio tipico di "cosa nostra", fondato sulla ripartizione in aree geografiche di vera e
propria competenza [ali. 5 - P: "adesso vado a parlare con mio cugino Enzino, stamattina
parlavamo di questo con mio cognato Nino ..." C: "di tuo fralello Nino?" P: "...C'; una barca ..." C:
"...tuofrare110 Nino ti pare che ..." P:"a lui stato detto che non si deve immischiare nelle cose nostre

di qua, si deve fare le cose del suo paese, lavora come tutti gli altri..." C: "...Vic, vedi che grave la
cosa. Vedi che io a tuoj?atello Nino gli ho voluto bene! Ma queste cose ..." P:"ma lui me lo ha detto
qua, mi ha detto ma lo zio Angelo devo andare a trovarlo...ha una (inc.) lui, c' qualcosa che non
firnziona!"; all. 6 C: "non lo hai visto a Vincenzo? E suo fratello Nino ..." D: "chi ? (con tono
alterato)" C:"che ci rompe i ciglioni vero perP' D: "ci scassa la minchia per" C:"minchia i ciglioni
con tutta la ...con tutta la minchia" D:"ve I'ho detto io a voialtri... ve I'ho detto a tutti e mi avete detto
no...e suo figlio Nino, ti dico una cosa, peggio di lui ed ancora non l'avete capito nessuno. Appena

nessuno! Se no faccio peggio di quello di l sopra, i discorsi li portiamo avanti!"... C: "minchia, non ci
si pu pi" D: "non se ne pu pi, inquieta a tutti, se vede uno che sta facendo cappellini lo chiama e gli
dice facciamoli insieme se vede un altro che sta facendo preservativi... facciamoli insieme"]. Analogo
il tenore della conversazione intercettata il giorno successivo (v. ali. 7) tra Conigliaro e

Pipitone Vincenzo nella quale quest'ultimo, al fine di risolvere il problema creato dal
fratello Nino, dopo un vano tentativo di chiarimento diretto, pur temendo di rompere
equilibri consolidati, manifesta l'intenzione di "farlo richiamare" dai vertici della
famiglia cui appartiene (dunque da Vincenzo Brusca, al quale il fratello sotto
ordinato), con ci manifestando ancora una volta la sua piena adesione al sistema
gerarchico tipico di "cosa nostra" [P: "ora con miofiatello Nino non so come riparare questi
discorsi io ..., saprei come ripararli... dovrei andare a Torretta" C: "e che combini?' P: 'Yarlo
richiamare e dirgli se gentilmente mi lasciano in santa pace a me e a quelli che sono vicini a me! Ma i
cristiani aspettano questo, che uno litiga con un altro ' C: "s" P:"e intanto che devo fare?...q uando c'
una cosa che uno deve fare e mi spavento che faccio danno... tu non lo conosci quanto
ambizioso...q uanto attaccato ai soldi " C: "e noi danno non ne dobbiamo fare" P: "ho paura che
faccio danno...p erch avantieri con quel fatto di quelle vacche, lui ci si trovato nel mezzo di questa
discussione e C ' stato uno che ha detto: questo quello di tannu (allora) dice di vent'anni fa, dobbiamo
cominciare daccapo dice? C' stato chi ha detto cosi ed un altro venuto a raccontarmelo ed ho paura!
Perch sono mesi che aspettano per rompere a quagghiata (gli equilibri)" C: "vedi che ce ne sono che
aspettano queste novit, ah"... P: "non solo gli ha tolto cinquantamila euro dal conto, mi levi altri
cinquantamila euro in un lavoro fatto da me! Gli ho detto non meglio che ne parliamo delle cose? - Ne
devo parlare con te? - gli ho detto se non ne vuoi parlare con me ne parli con Vincenzo Brusca - con
Vincenzo Brusca devo parlare? - gli ho detto me ne vado Nino ti saluto arrivederci. E' la sua
arroganza che d fmtidio, questo ..."].
7

Significativa, avuto rigwdo anche al ruolo di Vallelunga nella famiglia di Carini


ed alla sua subalternit rispetto a Pipitone Vincenzo, poi la conversazione intercettata
sempre tra Conigliaro e Pipitone Vincenzo il 29.11.03 (V. ali. 9) nel corso della quale
Pipitone racconta a Conigliaro di come - in passato - il fratello Angelo Antonino
avesse tentato di transita& nellafamiglia di carini, ponendo in essere quello che viene
definito da Pipitone un vero e proprio "ribaltone", avvalendosi della mediazione dei
Vailelunga (Pinuzzo ed Enzino) invece di rivolgersi direttamente ai fratelli (Vincenzo
che parla e Giovan Battista) cosi suscitando il risentimento dei vertici della consorteria
[P: "e invece lui pensava che la forza ce l'aveva da Pinuzzu e da Enzino... mio fiatello Nino perch sa
che ha sbagliato... come ha sbagliato ora per il capannone... se lui mi chiama a me e a mio fiatello
Giovanni e ci dice: dato che per adesso C'& questo rimpasto..." C: "non potremmo fare cosi?'P: "che
ne pensate voi?...ci guardiamo tutti in faccia che siamo tutti e tre... ma che tu scavalchi tuo fiatello
Giovanni e a tuo fiatello Vincenzo e te ne vai da Enzino e Pinuzzu per avere fatta una cortesia che poi
la devo dire io ..." C: "ha sbagliato strada" P: " il fatto dello scavalcamento che non funziona, lui lo
deve capire '].
7

Emblematico altres un altro brano della conversazione, in parte gi richiamata ed


intercettata il 09.06.03 nella villa di Pipitone Vincenzo, intercorsa tra quest'ultimo e
Conigliaro (v. ali. 3 gih cit.). Durante tale incontro infatti, Pipitone - manifestando il
timuri di essere prima o poi arrestato e sottoposto al regimc dctentivo previsto dall'art.
41 bis 0.p. - fornisce al proprio interlocutore le direttive volte a garantire continuit
nello svolgimento proficuo delle attivit di comune interesse; attivit della cui illiceit,
l'accettazione del rischio di finire in galera tradisce la piena consapevolezza. Pipitone
dice dunque a Conigliaro di avere, nella malaugurata ma possibile ipotesi di
verificazione del rischio in questione, incaricato il cognato Di Maggio di occuparsi dei
rapporti con le imprese awdendosi del nipote Nino &di Gaspare [da identificarsi come si 6
visto in ~ulizzi]e chiedendo consiglio proprio a Conigliaro, mettendo da parte Vallelunga
che (come si vedr anche analizzando le vicende relative agli imprenditori Billeci ed
interni e che (per questo) Pipitone non ritiene ail'altezza di gestire gli interessi
economici dellafamiglia [P: "dico, chiss io eventualmente, non si pu sapere mai dovessi
qualche mandato e mi danno il quarantuno... sono cose che si devono ragionare, non si pu

non buono. Lui mio nipote Nino (inc) stringe, ha avuto i rapporti con le fabbriche con le cose hai
capito?...ti pigli a mio nipote Nino o a Gaspare, dobbiamo andare qua, dobbiamo andare l, dobbiamo
andare... non pu succedere che ..." C: "inc" P: "s, dico, non pu succedere?" C: "si" P: "dico, finch
c' mio nipo, mio cognato Nino... c' lo zio Angelo gli ho detto a mio cognato e mio nipote
Nino... sempre. Mio cugino non buono per queste cose, non buono... zero tagliato, la cosa nostra non
ne capisce niente, diritti e doveri, non capisce"].

I1 totale controllo da parte di Pipitone Vincenzo, Di Maggio e Vallelunga sulle


attivit economiche in essere sul territorio di Carini e dunque il ruolo da costoro
rivestito all'interno dell'articolazione mafiosa "competente" sull'area in questione
emerge pure da alcune delle conversazioni intercettate all'intemo dei locali nella
disponibilit di Bonura Francesco e Rotolo Antonino (entrambi detenuti ed imputati tra l'altro
per il reato di cui all'art. 416 bis C.P. quali esponenti della famiglia di Pagliarelli e gi8 condannati per
tale reato, i l primo all'esito del primo maxi processo con la sentenza definitiva gi8 richiamata, il secondo
con sentenza di primo grado del 15.07.98, ormai definitiva) compendiate, unitamente agli esiti
dei relativi servizi di ocp, nell'informativa del 21 -04.06(v. inf. in fald. 13 e relativi allegati in
fald. 14 e 15). Tra queste rilevano:
-una conversazione del 03.05.05 (V. ali. 71) nel corso della quale Bonura, Mannino e

Marcian - dopo avere commentato il ritrovamento di alcune microspie ed avere


espresso esplicitamente il timore di essere, in ragione del tenore dei colloqui
eventualmente intercettati, condannati per il reato di cui all'art. 416 bis C.P., cos
mostrando di essere a loro volta inseriti nelle dinamiche dell'associazione [Man: "gli ha
fatto corto circuito il lampadario...ha chiamato l'elettricista... smonta la cassetta e trova l'antennina e
ne ha trovate tre, due dentro e una fuori, che c' una veranda, c' una tavola e quando qualche volta ci
va qualcuno si siedono l davanti e proprio a lato della tavola c 2 questa cassetta e c'era pure il
servizio!... A questo punto mi sento guardato, osservato" Mar: 'per discorrere intanto come facciamo,
sono discorsi scoraggianti e lui l dove era la casa aveva discorsi...aveva discorsi lui che ha parlato l
a casa, no?" Man: "senti io ci sono andato un paio di volte" Mar: "sono scoraggianti, parola d'onore,
anche perch qualche parola scappa, sempre qualche nome scappa, non c' niente di farsi meraviglia!
E lui ti dico che avevamo parlato di una cosa pure con me l dentro" Ma.n:"eh, ma a quelli gli
interessa anche questi discorsi che fra di no?' Mar: "s ma questi discorsi hanno solo la
frequentazione" Man: "eh, solo la frequentazione, quando ti danno l'associazione, sei sette anni ed
jnito il film. Sessantacinque anni ho!" Mar: "hai ragione...ma dico per, io dico questo, ti possono
dare l'associazione, non che...non ci sono situazioni per dire tu hai fatto o tu hai concorso a fare
questo o quello"] - parlano, tra l'altro, di una vicenda relativa al territorio di Carini,
relativa all'acquisto di alcuni terreni da parte degli imprenditori Samaritano [vicenda
sulla quale si torner in seguito affrontando i l reato contestato al capo 18)]ed alle "autorizzazioni"
rilasciate e pretese avanzate in merito dai Pipitone, da Di Maggio e da Valleunga [M: "a
me mi hanno mandato a chiamare poi a Carin?' B: "per che cosa, per questo fatto?" M:" I Samaritano
sono due, questo del supermercato, il piccolo, e quello che c' n via Canalini il grande, quello che
c'era da Celona, siccome avantieri ci j un discorso, un paio di mesi addietro, che lui si comprato un
pezzo di terreno l, allora la cosa si sono risentiti dice: quando questi sono venuti qua sei venuto tu!
Per qualsiasi cosa, dice, lui qua per rispetto tuo, dice,.ma perch, dice ..." B: 'perch per rispetto tuo
scusa? Glielo hai accompagnato fu allora?" M: "s" B: "ha fatto il suo dovere questo?" M: "lo ha
sempre fatto...p oi ha comprato questo pezzo di terreno e ci sono state queste lamentele" B: "il terreno
lo ha comprato senza chiedere il permesso?" M: "ma sempre loro gliel'hanno fatto
comprare...Giovanni glielo ha fatto comprare... solo che a ora dei soldi sono venuti da me, gli ho detto
qual il problema?, dice vedi come la puoi chiudere...allora ho parlato con lui, senti gli ho detto,
vogliono cento milioni perch te lo sei comprato il terreno, basta si lamentato un poco e la cosa
gliel'ho chiusa per settantamilioni. Ha preso settanta milioni e le li ha dati e io ho preso i settanta
milioni e glieli ho salit?' B: "a chi glieli hai dati?" M: "A Giovanni e a Enzo. La cosa andata poi ci fu
che si stava comprando un altro terreno, che si offeso il Samaritano perch Giovanni gli aveva
promesso davanti a me che questo terreno glielo doveva fare comprare a lui, dato che al limite ed
guardato, ora Giovanni arrestato, Enzo ha fatto lo scimunito, ha fatto finta di niente e suo cognato
Nino Di Maggio glielo ha fatto comprare a un altro perch ha guadagnato i soldi... tant che il

-una conversazione del 17.05.05 (v. aII. 1 2inf. cit.), intercorsa tra Rotolo e Cin (anche
lui coimputato nel presente procedimento e gi condannato due volte in via definitiva per il delitto di cui
all'art. 416 bis C.P. quale esponente di spicco della famiglia di San Lorenzo; v. sent. in fald. 28), nei
corso della quale i due, tra l'altro, parlano di un intervento su "Enzo Pipitone",
effettuato su richiesta dei vertici di altro mandamento, in favore di un7impresa(della
quale i protagonisti non ricordano bene il nome, trattandosi di un'impresa di fuori) che doveva
effettuare dei lavori a Carini e che non doveva essere "disturbata" con l'imposizione di
subappalti, potendosi al pi stabilire (in sostituzione) la dazione di una somma di
denaro una tantum pari al corrispondente guadagno, oltre owiamente alla canonica
percentuale (3%) sull'importo dei lavori [C: "lui un uomo...con Enzo... Enzo Pipitone" R:"ti
ho mandato a dire il discorso" C: "D'Amico o Amato di Carini?" R: "la ditta, questa... ti ho mandato il
pizzino ...q uesto favore lo domandano questi tutta la provincia, questo mi raccontava l... il capo
mandamento" C: "Nino, quando tu mi hai mandato D'Angeli, D'Angelo come si chiama, quando tu ieri
mi hai mandato...l'altro ieri... l'ho cercato, perch drflcile la risposta ieri sera, glielo ha detto a Nino
Pipitone che a Carini, Capaci, gli ho detto vedi che questa cosa interessa a me di tutte cose" R: "Lo
Piccolo" ... C: "io gli ho detto che ora mi interessa a me" R: "non gli devono fare niente" C:"ma certo
che non gli deve fare niente, per voleva sapere che cosa gli dovevo dire" R: "gli dici che a
disposizione" C: "mi ha detto un milione e trecentomila euro...e se la segue questa Enzo... ed il Lo
Piccolo di questo non ne sa niente, se la vede Enzo" C: "eh" R: "perch questi hanno mandato a dire
con Pietro Badagliacca ...q uesti sono disponibili... solo che per lui ha mandato a dire che non vogliono
conoscere a nessuno, la richiesta di Trapani questa, la richiesta che fa Trapani questa" C: "che non
vogliono conoscere a nessuno non lo capisco che significa per, ad ora di scavi, qua C ' ...hanno le pale
loro, i Pipitone" R: "e noi glielo diciamo...non lo so se si fa scavo" C: "se si fa scavo non lo sappiamo
il punto, caso mai ci metto questo discorso avanti e cerchiamo di farcelo" R: ''per diglielo: siccome
sono catanesi si sono rivolti ad altri gli dici, il discorso non che facile... l'importante dico che non ci
fanno fare brutta figura che non gli fanno nessun... che se vedono pale, questo, quello" C : "Nino, non
ce ne fanno, tirano... il danno lo sai che cos', che si prendono le cose e se le portano" R: "e tu
diglielo ...gl i dici... ma scusa tu gli dici a Vic, gli dici: eventualmente siccome loro non vogliono sapere
niente, gli dici non ti preoccupare, quanto devi andare a guadagnare per uno scavo? Dieci milioni?
Venti milioni? Gli diciamo che oltre il 3% gli mettono questi"];
-una conversazione del 03.08.05 (V. ali. 4) nel corso della quale Rotolo e Bonura,

dialogando tra loro, ribadiscono l'esistenza di un rapporto privilegiato tra Lo Piccolo e


Pipitone Vincenzo [B: "Nino, io penso che tu certe cose le sai, ma io ti voglio dire quello che so io
su certe situazioni. L c' Torretta, c' questo figlio di...q uesto Lorenzino, poi c'...che ce l'ha nel...ci
sono altre persone che le ha vicine il signor Lo Piccolo" R: "s lo so" B: "e quindi praticamente...p oi
non ne parlare di come si...q uello s ' fatto cresimare di nuovo, mi racconta Calogero, il Pipitone dice
che s ' fatto cresimare da lui, mio parrino, mio parrino" chi chi?" B: "Enzuccio"].

Estremamente significativo in ordine all'appartenenza alla famiglia di Carini degli


odierni imputati Di Maggio e Pipitone Vincenzo risulta inoltre - tenuto conto in
particolare delle sue modalit di svolgimento - il "surnmit" svoltosi 1'11.08.03
all'intemo del ristorante "AL VECCHIO MULINO". Gli accertamenti di p.g. relativi
d'identit dei partecipanti (v. all. 37 e 38 contenenti gli esiti del servizio di ocp svolto quel giorno
e dei connessi accertamenti in ordine alla titolarit delle vetture parcheggiate dinanzi al ristorante, come
pure gli all. da 56 a 65) ed il tenore delle conversazioni intercettate nei giorni
immediatamente precedenti (v. in proposito ie conversazioni riportate negli allegati 67 e ss., aila
cui lettura si rimanda per i dettagli, attestanti I'esitenz. di motivi di tensione, invero anche risalenti,
all'interno della famiglia di Carini e la loro influenza sui rapporti con quella di Torretta) dimostrano
infatti che gli odierni imputati Di Maggio e Pipitone Vincenzo (unitamente ai coimputati Lo
Duca, Passalacqua, Conigliaro, Pulizzi e Pipitone Antonio) si sono incontrati presso il predetto

ristorante, per l'occasione chiuso al pubblico, con esponenti dellefamiglie di Torretta e


Passo di Rigano, per affrontare e risolvere una serie di contrasti che vedevano coinvolti
esponenti delle rispettive famiglie di appartenenza e che riguardavano, in particolare,
-

essersi munito di armi e per altro verso, dinanzi a Lo Piccolo Sandro, aveva
difese dei giovani Passalacqua e Lo Duca (figli rispettivamente di
detto "Battistuni" e di Matteo detto " panturru", gi condannati in

della famiglia di Carini, all'epoca detenuti) accusati di avere sottratto del bestiame ad
esponenti del nucleo familiare dei Gallina e che dunque rischiava in prima persona ove
fosse emersa la responsabilit dei predetti Passalacqua e Lo Duca in ordine alla
sparizione del bestiame.
Ai rilievi ed alle considerazioni fino ad ora svolte si aggiungono quelle, sulle quali
ci si soffermer di qui a breve, relative ai numerosi reati fine ascrivibili ai predetti
imputati ed al coimputato Pipitone Giovan Battista (peraltro detenuto e giii condannato nel
procedimento "Ghiaccio", sia pure con sentenza non ancora definitiva, quale esponente di primo piano
dellafamiglia di Carini; v. sent. gup Pa del 05.04.04), oltre alle dichiarazioni di La Manna che -

riportando il punto di vista di Pipitone Angelo Antonino (soggetto che lo aveva


affiliato e che dunque era la sua fonte) - ha riferito dei contrasti tra costui e Di
Maggio, indicando in quest'ultimo ed in Enzo Pipitone esponenti della famiglia di
Carini e riconoscendo in fotografia molti dei protagonisti delle conversazioni e degli
episodi che di seguito si analizzeranno, da lui conosciuti come vicini ai Pipitone ed a
Di Maggio (v. verb. giii cit.)

*****

L'accertato "filo diretto" che lega un soggetto della caratura mafiosa di Lo Piccolo
Salvatore a Pipitone Vincenzo, la qualit di referente a Carini che quest'ultimo riveste
per gli esponenti delle altre famiglie e la gestione da parte sua degli interessi della
locale articolazione mafiosa mediante l'imposizione di direttive agli altri soggetti
coinvolti nelle vicende prese in esame, per un verso impongono di individuare in
Pipitone Vincenzo il capo dellafamiglia di Carini e dunque dimostrano la sussistenza
(con riferimento al predetto) della circostada aggravante di cui al co.2" dell'art.416
bis C.P., per altro verso tradiscono la minore rilevanza delle posizioni di Di Maggio nei confronti del quale gli estremi della predetta aggravante vanno dunque esclusi
(come peraltro chiesto dallo stesso p.m. all'esito della discussione) e Vailelunga i quali, pur
svolgendo un ruolo di entit significativa nell'ambito della consorteria mafiosa,
risultano sotto ordinati rispetto a Pipitone.

*****

[LAFAMIGLIA DI SAN LORENZO: BIONDINOJ,


La ricostiuzione dell'attuale composizione dellafamiglia di San Lorenzo e la prova
del persistente inserimento nella medesima dell'odierno imputato Biondino Girolamo,
che come si visto stato gi condannato in via definitiva per il delitto di cui all'art.
416 bis C.P. (v. sent. giii cit.) tornando in libert dopo avere scontato la relativa condanna,
emergoni innanzitutto (dagli esiti dei connessi servizi di ocp ed accertamenti di p.g. e)
da alcune delle conversazioni intercettate presso i locali di pertinenza di Rotolo e
Bonura (v. inf. 21.04.06 ed allegati in fld. 13, 14 15; giii cit.) della cui caratura mafiosa si
gi detto che vedono tra i principali protagonisti "il dottore", vale a dire Cin
Antonino, medico personale di Salvatore Riina ed esponente di primissimo rango
dell'organizzazione criminosa denominata "cosa nostra", il quale, come gi
evidenziato, (oltre ad essere stato rinviato a giudizio per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. nel
presente procedimento) stato gi condannato in via definitiva quale elemento di spicco
dellafamiglia di San Lorenzo.
Premesso che - come gi sottolineato alla luce delle sentenze definitive susseguitesi
in proposito (v. supra) - dopo l'arresto (effettuato il 15.01.93 contestualmente a quello di Riina
Salvatore) di Salvatore Biondino, capo storico del mandamento di San Lorenzo e
dell'omonimafamiglia, gli equilibri -interni a tale articolazione mafiosa erano mutati

medesimo; rileva questo giudice che dal compendio probatorio che di qui a
andr ad esaminare emerge il concreto impegno degli esponenti storici della

di San Lorenzo, che continuano a riconoscere l'autorit di Biondino Salvatore (capo


storico detenuto), nella riaffermazione, in contrasto con Lo Piccolo, della prevalenza
della predetta articolazione all'interno del mandamento [v. conv. dell'l I .08.05-tra Rotolo e
Cina; ali. 28 R:"eh, ma qua tu questa cosa la devi chiarire, cio gli devi dire questo, che qua esistono i
mandamenti, che non cambiato niente, che Nino e Totuccio e Pippo... che qua lo vogliamo bene tutti,
qua ci siamo tutti vicini, cio non so se...p er il momento deve rimanere tutto come prima, con la
reggenza, tanto dappertutto c' la reggenza, famiglie formate non ce ne sono da nessuna parte... meglio
per il momento...p oi in tempi" C:"migliori" R: "in tempi migliori se n e parla"; conv. del 22.09.05 tra
Rotolo ed Oliveri all. 34; R:"Ora finalmente gli ha dato un appuntamento al dottore questo Lo Piccolo.
Gli ho detto: tu quando lo vedi gli devi chiarire che per tutti noi il capo mandamento sei tu, no tu.
Totuccio Biondino, perch noi rispettiamo pure i cristiani in galera" 0:"in galera esatto" R:"quando
si fanno il carcere, lui era e lui resta fino alla morte" 0: '?no alla morte, esatto!"].

Tra questi spicca Cin Antonino che agisce con l'appoggio di Rotolo e che - dopo
avere ai tempi della propria detenzione (involontariamente) agevolato l'ascesa di Lo
Piccolo, raccomandandolo a Provenzano sia pure con l'obiettivo di farlo controllare da
quest'ultimo [v. conversazione 06.09.05 nel corso della quale Rotolo illustra al suo interlocutore
quanto riferitogli da Provenzano e dallo stesso CinA a proposito di Lo Piccolo; R: "gli scrivo e gli
dico... ma dimmi una cosa, ma questo Lo Piccolo? Allora lui prende, mi scrive e mi dice: senti a me Lo
Piccolo, dice, me lo ha raccomandato il dottore... il dottore era arrestato. Gli ho detto va bene, allora
quando esce il dottore ne parliamo...Q uando uscito il dottore io gli dico al dottore, ci incontriamo,
poi abbiamo un appuntamento fisso non e gli ho detto: ma dimmi una cosa Nino, vedi che quello mi ha
scritto... dice vero, gli ho portato a lui e a suo figlio, dice, ma io glieli ho portati in modo che lui se li
tenesse sotto, non per fargli prendere questofiato"] - una volta tornato in libert, rivendica per

s il ruolo di reggente del mandamento, conferitogli all'indomani dell'arresto di


Biondino Salvatore (come si detto awenuto all'inizio del 1993) e, di fatto
comandando la famiglia di San Lorenzo [v. conv. I 1.08.05 tra ~ o t o l oe Cin, ali. 29; C:

"Nino ...p rima di farmi questi sette anni di galera, $no al novantadue. facevo il medico. mi cauisci?...
ora sono proiettato in una dimensione che non mi appartiene" R:"no, ti appartiene" C:"no, fu mi devi
capire a me. Non che non m'appartiene che non me la carico la bisaccia; la bisaccia purtroppo me la
devo caricare perch...ma on che stato per merito mio, stato che mancano quelli che sono
meritevoli...p erch scusami, se era per merito mio, gi io sarei stato vent'anni addietro, giusto, al
posto di altrrr"' R: "per ti voglio dire un'altra cosa, tu il medico non lo puoi fare pi" C: "non che
facevo il medico, perch i miei...le mie mansioni erano limitate... ora abbiamo mansioni importanti... io
mi apro ma le responsabilit...ormai me le sento queste responsabilit"], si attiva per assicurare

l'ascesa di ~iondinoGirolarno (fratello di salvatore) il quale, tuttavia: risulta sotto


ordinato rispetto a Cin dal quale riceve direttive in ordine alle iniziative da assumere
ed ai comportamenti da adottare e con riferimento al quale dunque, allo stato, non sono
rawisabili gli estremi dell'aggravante di cui al co. 2/' dell'art. 416 bis C.P., ma solo
quelli della semplice partecipazione.
stremam mente sisficahva , in proposito, innanzitutto la conversazione
intercettata il 24.09.05 tra Rotolo (ed il coimputato Nicchi) nel corso della quale (v. ali.
52) i due, impegnati a programmare l'esecuzione di un omicidio, dopo avere
interloquito in ordine alle abitudini della vittima designata, al tipo di arma da usare ed
al numero di soggetti da impiegare nell'azione, alla tecnica da utilizzare per sparare ed
alle cautele da adottare [N: "questo di qua, siccome io gi...alle nove siamo l gi tutto
organizzato, lo sa dov'? Dove sta "u Ricciu", il Milano, quello vecchio... c' una taverna, questo se la
fa dalle cinque di sera fino alle nove e mezza dentro questa taverna, lui, ilfiglio ru Grassu e un altro
disonorato, il Li Calsi...tutti e ire fino alle nove e mezza, poi dopo di qua si mettono in macchina e se ne
vanno. Lui arriva com ' qua, come di qua a l: c' una viuzza che passano solo a piedi e passando
dall'altra parte, uno si mette dall'altra parte e aspetta, se ne vanno e c' tutta una strada piena, non
possono passare, ci sono tutti i paletti ..." R: "con chi lo vuoi fare questo lavoro?" N:"lo? Due, non
abbiamo bisogno di nessuno, dobbiamo essere solo due" R: "parla piano. Due chi? Tu" N: "lo con
perch la strada di passaggio fino in via Roccella" R:"un revolver l'uno" N:"prima a quello e
suo (inc)" R: "Provateli questi revolver" N: "se lui (inc) dovrebbe sparare" R: "si, ma si
provare... spara sempre due tre colpi...non ti avvicinare assai" N:"noo, lo so, gi ne abbiamo p
di queste cose di qua" R:"non c' bisogno di fare troppo scrusciu" N:"no! Uno per buttarlo a

e..." R:"e quando cade a terra in testa e basta. Vedi che in testa poi ti pu sbizziari, quindi subito" N:
"...subito e io me ne vado... scarpe che non c'entrano niente con quelle mie, pantaloni in cerata che
appena lo tiro si strappa lutto, quello coi bottoni e un K-way in cerata, sempre col casco messo e
bastar' R:"e i guanti?' N:"I guanti quelli che ho io, in lattice, di lattice a tipo questi degli infermierr
R:"ma dico, hai provato a tenere il revolver con i guanti in lattice?" N:"s, tutto per vedere se mi
scivola... gi lei mi ha spiegato...q uesta settimana abbiamo fatto tutto" R:"poi tutto quello che hai
messo si deve bruciare o se no si deve vurricari (seppellire)... vedi che facendo un fatto di questo" N:
'<duetre giorni..." R: "ridevi andare a chiudere, perch una traccia...rimane la polvere... non ti
scordare mai... eventualmente il concime delle piante, eventualmente metti un poco di questo concime in
un sacchetto, ne ha piante tua madre a casa?" N:"concime di capra" R:"no...concime chimico! Il
21/3 I... te lo faccio avere io il concime con Carmelo, ci parlo domani e gli dico quello che deve fare"],

indicano proprio in Biondino Girolamo - sul quale evidentemente potevano fare pieno
affidamento - uno dei soggetti del cui ausilio awalersi per assicurarsi la fuga e
nascondere le armi subito dopo l'esecuzione [N:"per il problema che se lo dobbiamofare
cos l, dove ci andiamo a nascondere?" R:"questo non un problema" N: "dico, se c' quello siamo a
posto... non abbiamo bisogno pi di guardare niente, andiamo direttamente l...ci d la battuta lui
stesso -pum - e ce ne andiamo" R:"se c' chi?" N:"qualcuno che... precisamente dietro gli dicono il
nome di qua, che sta costruendo...il dottore sicuramente lo sa" R:"il dottore non lo sa, se no me lo
avrebbe detto a me, glielo dobbiamo dire noi altri, eventualmente noi facciamo collaborare a Mimmo
Biondino il fratello di Totuccio" N: "va bene allora" R:"loro si prendono i ferri, tutte cose e gi le
macchine pronte per andarvene o per nascondervi l, nelle case" N:"Biondino. Poi l'ultima cosa ..." passa ad altro argomento].

Rilevante pure un'altra conversazione intercettata sempre tra Rotolo e Nicchi il


21.10.05 (v. all. 8) nel corso della quale i due - dopo avere affrontato vari argomenti
attinenti ad illeciti interessi comuni-, quali la necessit di incidere sulla destinazione di
USO di alcuni terreni [N:"...mi hafarto sapere che l'unico discorso dove lei era interessato era in
merito ai terreni, quando leifa trasformare i terrenP' R: "da verde agricolo"],owero quella di
intervenire, prima di passare alle "maniere forti", presso un'impresa di servizi tutt'altro
che "a posto" con i pagamenti [N: "un altro discorso sempre con Andrea Adamo...mi dovete
aggiustare subito il fatto della mensa, perch se no gli faccio, gli devo andare a fare danno. Mi fa:
Gianni, ma tu lo sai che anche se c'era mio cognato che lavorava l dentro non a posto neanche da
noi! Gli faccio: e allora vedi di metterli a posto,ili faccio, a che lo fai da voi lo fai pure da noi, per da
noi ci deve dare pure qualche cosa per il passato" R:"s, ma gli hanno usciti questi soldi" N:"ma dove
parri?'R: "s, questi della mensa, quella dell'ospedale?" N:"no dell'universit" R:"e la stessa cosa "
... N:" probabile che lui mi porta il 3%. ma di che cosa? Gli faccio come l'universit, l in mensa
vanno a mangiare con un euro e cinquanta, sono diecimila universitari e che me li metti tutti a un euro
e cinquanta? No, perch mi sono informato con uno che lavora l dentro, loro mettono un euro e
cinquanta, ma poi i pasti loro li mettono a venti euro e venticinque euro perch gli arrivano i bonifici
dal... a me interessa sapere l'uno e l'altro...ci sono business mostruosi!...tutto quello che c' business
mi sto mettendo ovunque"], come pure delle condizioni di detenzione di vari esponenti
dell'associazione [R: "ma dov' Nicola al 416 bis?' N: "s, Nicola insieme a Francoccio
Maniscalco e Alessandro e Salvino"]- fanno espresso riferimento "al dottore" ed a "Mimmo

Biondino" dicendo: "quelli sono a San Lorenzo", per poi riprendere a parlare di atti
intimidatori ai danni dei commercianti cinesi [N: "in tutta Palermo gli facciamo danno ai

cinesi...minchia l'indomani loro stessi...arrivano alle otto i cinesi stessi, con i Pex, si tagliano tutte
cose, pum, pum, pum rimontano e sono di nuovo a posto ...gl i abbiamo tagliato tutti i teloni...arrivano
con i camion. scaricano tutte cose, a ventiquattro ore hanno aperto un negozio completar' R:"non ne
fanno denunce questP' N: "Ora fuoco non gliene si pu dare?" R:"non ci si deve dare" N: "giove
notte, in tutta Palermo, il corso dei mille tutti. Mettiamo I'attak in tutti, in tutti i negozi che ci sono.
Giove noite...da uno devono andare"].

A quelle prese in esame fino ad ora si aggiungono inoltre alcuni passaggi della
conversazione intercettata il 28.07.05 tra Rotolo e Cin nel corso della quale (v. ali. 12) i
due - commentando la situazione della famiglia di Partanna ~ondello-difatto gestita
da "Totuccio Davi" (come si vedr nel paragrafo che segue) e programmando gli interventi
interni al mandamento, sotto l'influenza di quella di S. Lorenzo [C: "il cornutazzo
siccome gi.si sente di S. Lorenzo pu essere che da Partanna e Pallavicino e questo non glie

dire a Totuccio Lo Piccolo, lui deve sapere che ci sono cose sbagliate e lo deve fare ritirare (inc.) dice:
no, la risposta mi manca. Gli ho detto: ma tu non ci hai parlato?..., ma come te lo fai andare tu da
Natale...anche perch ti racconto un'altra cosa, perch sapendo che questi... lo sappiamo noi
dove... siamo sempre con gli sbirrrr" R:"certo, certo" C:"...quelli che glielo portavano, Giovanno il
pompiere, il Niosi, dove ci portavano i soldi, non appena hanno arrestato a quello hanno messo a
questo. C' ...q uello di Partanna...Spatafora e Tot Dav. Io l'ho conosciuto a Spatafora perch
conosce a mia moglie ...ge ntilissimo...q uando venuto qua gli d gli indirizz?' R: "si"' C: "di
Mandarano" R:"di Partanna" C:"e Totuccio Dav ci va... e si comincia a interessare di sta cosa,
mandato da Totuccio, non lo so, io non lo voglio incontrare... io con quello mi devo incontrare perch
se mi incontro prima facciamo tombola"] - parlano, cos mostrando ancora una volta di

potere fare ampio affidamento su di lui per la risoluzione di questione di interesse della
cosca, dell'incarico, affidato a Biondino Girolamo ("Mimmo"), di incontrare Davi per
affrontare "il problema" e Cin dice di avere suggerito a Mimmo, a suo giudizio
caratterialmente incapace di agire con sufficiente durezza, di condurre Davi in un
luogo isolato e di presentarsi con pi persone, si da "intimidirlo" mostrandosi forte ed
indurlo a ridimensionarsi [R:"dico, un suggerimento... io dico sinceramente a Tot Dav dice...gli
manderei di nuovo a Mimmo, per Mimmo carricatu" C: "ma Mimmo carricatu, non si carrica
Mimmo... no perch non capace, troppo rispettoso" R:"ci si potrebbe mandare pure a luP' C:"no
che C'entra lo volevo fare. Gli ho detto: daglielo l'appuntamento, per gli ho detto portalo in campagna
O in un magazzino dove ci facciamo trovare in tre o quattro hai capito, per fargli venire un po' di, dirgli
questo discorso. Faglielo questo discorso..." R:"se c' bisogno ti mando a Nicola, a Giovanni, a un
altro picciotto, se li fai trovare l dentro, lo mandi a chiamare, dentro a un posto, con questi presenti,
senza presentarglieli...glielo fai davanti a loro il discorso, gli hai detto a Mimmo... non ti permettere
pi. Vatti a infilare dentro, che poi te lo faccio dire da chi ti ha detto di camminare quello che devi fare.
Per ora vatti a injlare dentro"].

La frequentazione tra Cin e Biondino trova inoltre ampia conferma negli esiti dei
servizi di sorveglianza effettuati dalla p.g. presso l'abitazione di Cin, che hanno
consentito di ricostruire diversi incontri tra i predetti, talvolta alla presenza di altri
soggetti tra cui pure il figlio di Biondino (v. ali. 83,84 e 85).
L'attivismo di Biondino Girolamo, impegnato ad affermare il suo ruolo all'intemo
della famiglia di S. Lorenzo, emerge pure da alcune conversazioni intercettate nel
deposito di Gottuso (v. inf 26.1 1.05 ed all. in fald. 10, 11 e 12). La prima, intercettata
1'08.09.2004 (v. ali. 245), nel corso della quale Gottuso, dopo un breve incontro con
Biondino e Campisi, allontanatosi Biondino, spiega a Campisi (che gli chiede notizie
in ordine in merito), che il predetto aveva preso "il posto di suo fratello" [C:"ma questo
che fa ora?' G:"il posto di suo fratello" C: "in questa zona?" G:"il posto di suo fratello"]. La
seconda - particolarmente significativa - intercettata il successivo 22.09.04 (v. ali. 246)
tra il medesimo Biondino e Di Napoli Pierino, reggente del mandamento della Noce,
nel corso della quale quest'ultimo delinea a Biondino - tornato dopo una lunga
detenzione ed interessato a conoscere la situazione attuale - i confini tra il
mandamento della Noce e quello di S. Lorenzo ed i limiti delle aree di rispettiva
competenza [B: "la strada del Cervello, da quella parte da noi?" D:"dall'altra parte San

Lorenzo...a girare" B:"l, da Mario diciamo?" D:"no, da Mario non da noi" B: "tutta la striscia,
diciamo, a salire fino all'acquedotto..." D:"l'acquedotto da noi, l'acquedotto l sopra...al Cervello
c' il muro, quando tu entri... nel muro finisce Cruillas, tutto qua da noi...dallo Z Vincenzo, dove
abitava u zu Vincenzo da voi. Diciamo" B:"Malatacca com ' combinata, la montagna di Malatacca
com ' combinata?" D:"Da Malatacca, da qua come te lo posso spiegare...noi se saliamo da Cruillas
asp... salendo da Cruillas, u limmitu (il confine)nostro la sopra, dove c' l'acqua, dove gli hanno
messo i cos l" ... B:"e dove c'era Dagnino a chi che appartiene? A Resuttana? O a noialtri...no
perch un pezzo e un lato appartengono a noi...dov' che si sale" D:"l sopra dunque, l a Resuttana,
qua C ' una traversa e li dall'altra parte l C'& u limmitu vostro in questa strada, per poco, perch a
qualche cento metri di qua, e poi tutto San Lorenzo, non C'entra niente Resuttana...guarda, qua C 3 la

quando tu hai bisogno di qualcosa, qualche fesseria di queste, come pure io posso avere qualche m

per... ti mando a chiamare, o vieni, non c' problema......p er qualsiasi cosa Mimmo"]. Nessun

dubbio ricorre inoltre in ordine all'identificazione in Biondino Girolamo, del Mimmo


che interloquisce con Di Napoli all'interno del deposito, risultando troncanti in
proposito proprio le indicazioni che, nel prosieguo del colloquio (v. ali. 246 gih cit.) ed in
uno successivo intercettato 1'08.12.04 (V. ali. 247)' il predetto Mirnmo fornisce al suo
interlocutore in ordine al proprio luogo di lavoro [ B : "a citt mercato non ci lavoro pi... io
lavoro dove c' I 'Albatros... Eurospin una catena di supermercati hard discount... entri e chiedi a
qualcuno l: dov' Mimmo?", nonch all'attivit dei figli [B:"poi ci sono i mieifigli che hanno

un piccolo bar, dove c' la clinica Maddalena...a San Lorenzo, diciamo dopo il commissariato, da
questa parte c' una... La Maddalena, il palazzo prima e c' un piccolo bar che dei miei figli..."] e
che trovano conferma nei connessi riscontri di p.g. (v. esiti accertamenti in ali. 248 e 249).

Infine rilevano due ulteriori conversazioni intercettate nel deposito di Gottuso i cui
protagonisti sono ancora Biondino e Di Napoli. Trattasi infatti di conversazioni nel
corsodelle quali i due affrontano, in partic61are, il tema delle estorsioni ai danni di
diversi imprenditori attivi nelle aree di rispettiva competenza. Trattasi dunque di
conversazioni che - a prescindere dall'individuazione delle imprese destinatarie delle
richieste, individuazione che in molti casi ha avuto esito negativo anche in ragione del
carattere poco preciso delle indicazioni emerse dai colloqui, sicch in proposito
non
stato possibile formulare specifiche contestazioni di estorsione - valgono a corroborare
ulteriormente la prova della sussistenza del reato di cui all'art. 416 bis C.P.a carico di
Biondino e della sua attuale subalternit a Cin, destinatario finale delle informazioni
riportate da Di Napoli.
Nel corso della prima di queste conversazioni, intercettata il 23.12.04 (v. ali. 25 l), Di
Napoli riferisce a Biondino (al quale si rivolge chiamandolo "Mimmo") degli
argomenti trattati nell'ambito di una riunione alla quale egli aveva partecipato il giorno
prima [ndr trattasi probabilmente della riunione svoltasi il 22.12.04 in c.da "Cavallotti"tra Di Napoli,
Mandalh e Pastoia - le cui figure sono emerse nell'ambito del procedimento (c.d. "mandamento") a
carico dei favoreggiatori di Provenzano - monitorata nell'ambito dei procedimenti R.G.N.R. 2898199 e
8738103 dalla p.g. che, pur non riuscendo a captare il tenore dei discorsi svolti dai partecipanti, grazie
alle intercettazioni ne riconosceva le voci identificandoli nei soggetti appena indicati - v. decreto
19.1 1.04 in faid. 71; gli dice che aveva ricevuto l'incarico di parlarne con "u duttur?' e

riporta a Biondino (con il predetto in strettissimo contatto come gi evidenziato) i


termini degli accordi raggiunti nella riunione in ordine all'entit delle somme da
percepire in relazione ad -&a serie di attivit commerCiali, che tuttavia non in grado
di indicare con precisione per avere perso il biglietto recante i relativi appunti [D: "ieri
mi hanno mandato a chiamare, anzi ora ti racconto tutto il discorso, sono dovuto andare al paese,
abbiamo mangiato, cose, insomma Jinita la giornata e compagnia bella" B: "e certo" D:"per quanto
riguarda la discussione che abbiamo noialtri stanno portando come io ti avevo anticipato, duemila
cinquecento euro e siamo rimasti tre milioni... eh tremila euro ogni sei mesi, va bene? A posto ora
stanno portando la busta. Ti debbo dire due cose, mi hanno detto di parlare con u dutturi, u stesso di u
dutturi ci siamo capiti. C' che ho perso il biglietto, perch c'era un 'altra cosa, ho perso il biglietto,
dove cazzo l'ho messo, scusando la fiase, non lo so! E' & ieri che cerco... ha aperto una cosa l, in v.le
Resurrezione, IMIMISSIMI, hanno aperto questo locale, fanno sapere che sono a disposizione, fammi
sapere", B: "e questo che cosa tratta?" D: "abbigliamento, cose, ci fanno sapere che sono a
disposizione, quando dite voi e compagnia bella...c'era un'altra cosa che volevano sapere, per una
questione di un magazzino come si chiamava? Non ti so dire pi se.possiamorisalire a questo discorso,
io ho perso il biglietto e mi sembra brutto andargli a dire di nuovo... dice che era questione di
magazzini, di cose, mi hanno detto il nome, Lorenzo una cosa del genere...p oi c' un'altra cosa a
Piazza Croci...p er questo me la sbrigo io. Non so se u dutturi ti ha parlato o meno di discorsi, perch
c' una discussione..."]. Rilevante pure una conversazione del 18.02.05 (v. ali. 254) nel

corso della quale Di Napoli presenta formalmente Biondino a Sirchia dellafamiglia di


credito esistenti tra un9azien& di Passo di Rigano ed un soggetto che interessava
famiglia di San Lorenzo [D: "Tu lo conosci...Tot ti chiedo scusa due minud' G:"che fa lo
a quello" D: *si, come no... vi conoscete tutti e due?" S: "Sirchial' D:"Giovanni Sirchia di

Rigano... Allora Giovanni, tu lo sai chi lui?" S: "il fratello di Salvatore" D: "di Totuccio ...g lielo vuoi
spiegare a lui questo discorso?... no per dire a Mimmo che non ci scordiamo niente, va! Il fatto della
carne ..." S: "il fatto della carne... che C ' un certo Bonura ..." B: "s... " S: "l, questo Randazzo... al
Michelangelo dove?...ora gli scrive la ditta l fuori al signor Bonura che avanza soldi ..." 6: " un
ragazzo... dice io li ho pagati... siccome una persona che ci interessa. Gli dite se ci pu fare la
cortesia ..." S: "va bene ora vediamo di essere pi chiari... come si chiama, ora ci andiamo con questo
Guercio perch andazzo non ci tornava a noi ...p icciotti del Michelangelo..."l; questione che

Biondino aveva rappresentato a Di Napoli gi in precedenza chiedendogli chi fosse


competente" a trattarla [v. all. 247 gili cit. - B: "Pier, qua al Michelangelo, l sopra, c' un
66

deposito di carne, Randazzo, ne sai parlare, con chi potremmo parlare?" D:"e l al Michelangelo o
a Passo di Rigano..."]. Oggetto di trattazione nella conversazione da ultimo citata pure

la quantificazione del denaro da chiedere all'architetto D'Arpa, che pur meritando un


t r a k e n t o di favore in ragione della sua puntualit, non p& essere esentato (come
tutti del resto) dal pagamento del "pizzo" [B: "questo D'Arpa che ha la cooperativa di
costruzioni?...non sta facendo dei lavori l dentro alla posta?...dove C ' il cafe*' D: "non lo so Mimmo,
non so se lavorano, chi sono chi non sono ..." B: "lavrano... Pieri vedi come la puoi chiudere ..." D: "la
dobbiamo chiudere per sempre o..." B: "no, mensilmente... da una vita che lavorano l, non stato
disturbato, fare e dire, valutalo tu il discorso... se non lavorassero... assurdo che non gli chiediamo
soldi ..." D: "arretrati?" B: "anticipati, niente...se ci pu dare qualche cosa e ogni mese dopo si
mette... meglio la puoi chiudere la chiudi perch lavorano, se non lavorassero... noi non inquietiamo
nessuno, la necessita" D: "ho un'idea. Visto e considerato, per lasciare magari contento a questo
D'Arpa, perch questo sempre puntualissimo quando lavora, uno ci va e... senza una lira, per gli
impegni, per quello che devo dire io, li mantiene! E allora vorrei fare una cosa, vediamo se ti piace: per
dicembre va bene? Gli faccio uscire cinquemila euro... e poi la vorrei chiudere a due milioni al mese,
vediamo dove posso arrivare" B: ''$ai tu"].

La valenza probatora del tenore dei colloqui fino ad ora illustrati non risulta
minimamente inficiata dalle spontanee dichiarazioni rese nel corso dell'udienza del
13.07.07 (v. trascrizione depositata il 16.07.07) dall'imputato Biondino. La versione
dell'imputato - il quale ha sostenuto che i suoi rapporti con Cin erano connessi
esclusivamente all'attivit professionale di quest'ulimo, da oltre vent'anni medico
curante della sua famiglia insulta infatti smentita dalla natura degli argomenti trattati
nelle conversazioni sopra illustrate dalle quali emerge, tra l'altro, la reale ed illecita
natura dei rapporti tra Biondino e Cin.

*****

LA FAMIGLIA D1 PARTANNA MONDELLO: DAVI]


Per quello che riguarda l'articolazione di Partanna Mondello ed il ruolo direttivo in
essa tuttora ricoperto da Dav Salvatore (gi condannato in via definitiva per il delitto
di cui all'art. 416 bis C.P. fin dal primo maxi processo quale esponente dellafamiglia di
Partanna Mondello, legato all'allora capo Saro Riccobono e tornato in libert il
20.10.03, dopo un lungo periodo di detenzione) rilevano, oltre alle conversazioni
richiamate nel paragrafo che precede - nel corso delle quali soggetti quali Rotolo e
Cin, che in virt della loro caratura mafiosa sono profondi conoscitori delle
dinamiche e degli equilibri che connotano la vita dell'organizzazione, indicano
espressamente in Dav colui che di fatto gestisce gli interessi relativi all'area in
questione in contrasto con loro - ulteriori conversazioni intercettate tra i medesimi
soggetti.
Tra queste, una conversazione de11'11.08.05 (v. ali. 28 inf. 21 .O406 gili cit.) nel corso
della
i due, avendo deciso di scrivere a Provenzano (all'epoca ancora libero) del
comportamento scorretto di Lo Piccolo - che, come emerge da molti dei colloqui
intercettati nel medesimo periodo, rifiuta di incontrare "il dottore" [V. p.es. ali. 13 relativo
ad una conversazione nella quale Cin, parlando con Rotolo, dice chiaramente: "minchia, come

nreo

deve disturbare lui. Pezzo di crasto che ! Nino scusami, se lui dice, lui pretende che ci scenda, pu
aspettare cento anni perch io non rischio. Invece lui non rischia niente, a meno che non si
se io mi porto gli sbirri appresso. E' un cornuto! ... neanche mi ha mandato a dire niente. L'altra 9

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ci sono andato, ma dobbiamo fare l'appuntamento marted? Questo marted niente, ora c' l'altro
marted prossimo. Poi io non lo so. E' certo che lo deve sapere questo discorso, gli scriviamo, ora gli
scrivo"] e - che nonostante la remissione in libert di Cin, rifiuta di riconoscerne

l'autorit, si lamentano tra l'altro delle "nomine abusive" fatte da Lo Piccolo in diverse
zone del mandamento, citando a titolo esemplificativo proprio quella di Dav a
Partanna [R: "tu mi hai detto aspettiamo il dottore, il dottore venuto abbiamo parlato con il dottore
e questo non si comporta bene con il dottore, perch il dottore un anno che libero e...quanto ha? Un
anno ce l'ha che gli scrvi?'C: "mischia un anno e mezzo" R: "un anno e ...lui non ci si incontrato
neanche una volta...tu pensi che questo sia una cosa corretta che questo...e poi in ultimo" C: "appena
nominano un cristiano, va nominando cristiani nel...va nominando cristiani nelle borgate, a Partanna
gli ha messo a Totuccio Dav praticamente... cose scorrette comunque ..." R: "...fino a prova contraria
quando non c'era nessuno si interesiava lui, ora c' chi si interessa del mandamento di San Lorenzo,
quindi fateci la cortesia...fa teci sapere voi che i discorsi lui non li deve mandare a dire a Davi, li deve
fare passare per San Lorenzo"].

Oltre modo significativa risulta ancora una conversazione intercettata il 13.10.05


sempre tra Rotolo e Cin nel corso della quale i due commentano ancora una volta
negativamente l'eccessivo (ed a loro giudizio arbitrario) potere di Dav - che tra l'altro
starebbe trattando l'acquisto di un terreno con Savoca - tanto da giungere alla
conclusione che converrebbe 'eliminarlo [v. ali. l4 C:"Totuccio Dav sta facendo bordello, vuol
dire, da tutte le partr" R:"si vuole incontrare con... ha mandato a chiamare Settimo Mineo... e io gli ho

detto a Settimo Mineo di non andarci, farlo venire" C:"e aflrontarlo a muso duro" ... R:"questo si deve
ammazzare" C: "ma io direi di s Nino" R:"e ce ne usciamo"... C: "perch Tot Davi vedi quant '
cornuto, sta trattando un terreno via Messina Marine ha parlato con Savoca... Pino Savoca tramite
quello sicuramente" R:"tramite Lo Piccolo?" C: "Ma certo"; all. 87 e 88 contenenti gli esiti dei servii
di ocp attestanti la fiequentazione tra Davi ed il genero di Savoca].

A queste si aggiungono, ancora, quelle intercettate ail'interno del deposito di


Gottuso Salvatore (v. ali. inf. 26.1 1.05 gi cit.). Tra queste rileva in primo luogo un
colloquio intercorso il 20.01 .O4 (V. ali. 201) tra GoMiso ed il coimputato Cin Filippo
(anche lui profondamente addentro alle dinamiche della consorteria mafiosa) nel corso
del quale i due parlano espressamente del contrasto in essere a Partanna tra Dav,
appena tornato in libert, ed uno dei fratelli Collesano che (contrapponendosi pure
all'altro fratello) si arrogava il diritto di comandare in tale zona [C:
capire qualche
cosa ...p erch ci sono mali discorsi a Partanna...p er ora ci sono mali discorsi...ci sono discorsi brutti
brutti" C: "esatto lo so" C: "tanto che lui il padrone di casa mette a comandare picciuttieddi che non
esistono sopra la terra! Collesano, un figlio di puttana, un figlio di cornuto, arriva e ..." C: "Collesano
non quello dell'idraulica?" C: "magari fosse lui...il fratello quello che non serve
completamente... ora uscito Davi, Tot Davi e ci sono mali discorsi...ora io nei mali discorsi non mi ci
vorrei inzlare e non vorrei neanche injlarci gli altri. Perch non mi sembra umanamente corretto... che
loro si devono ammazzare e gli altri devono piangere... siccome loro s lo vogliono dire in una certa
maniera... C: "almeno il figlio di Totuccio" C: "lo deve dire lui... Partanna non mi sta piacendo niente,
ci sono troppi mali discorsi...tutti e due i fratelli si stanno cornutiando uno con l'altro... cercano di
ammazzarsi l'uno con l'altro...vorrei restare fuori da questa discussione, siccome Tot Davi veni da
parti di iddu ..., gli ho detto l'altro ieri: questi ci possono venirefigli... se salta qualcuno, io non ci sono
a Partanna, sono fuori, risolvetevi prima i vostri problem?']. La settimana successiva (v. conv.
28.01.04, all. 203) lo stesso Dav ad interloquire con Gottuso (dapprima di un compenso

a quest'ultimo spettante ed in relazione al quaie si era interessato Dav in virt del suo
ruolo di rilievo ail'interno del mandamento, quindi) della situazione di conflittuaiit
esistente a Partanna [C: "non capise che sta succedendo a Partanna" D: "parla ci sono discorsi"].
Gottuso manifesta il suo timore a gestire affari in tale zona vista la scarsa chiarezza
della situazione ma Dav, forte del suo rapporto privilegiato con Lo Piccolo, lo
rassicura autorizzandolo a proseguire [C: "io con qualcuno ho paura di parlare, parliamoci
chiaro" D: "tu gli puoi dire, visto che siamo tutti e due soli, andatevi a cercare la strada, che io so

per ifatti vostrr"]. 11 rapporto privilegiato con Lo Piccolo, gi emerso nelle conversazioni
sopra esaminate, trova ulteriore conferma:
-in un colloquio intercettato il 15.04.04 (V. ali. 207) tra Gottuso e Collesano nel corso
del quale proprio quest'ultimo a dire chiaramente a Gottuso, il quale ipotizza un
collegamento tra il latitante ed il fratello di Collesano, che Dav ad avere un rapporto
privilegiato con il boss [C: "Totuccio Lo Piccolo lo ha fatto incontrare con uno di
Pallavicino...q uello di Pallavicino ha chiamato a tuo fratello per risolvere questo problema... " C:"vedi
chi Tot compare di Totuccio Lo Piccolo, Davi... cio ha il contatto diretto"];

-in un'altra conversazione intercettata il 02.04.04 sulla vettura "Kia" di Collesano


(V. ali. 209) nel corso della quale lo stesso Davi a ribadire il concetto allorquando

Collesano gli riferisce che il proprio fratello millanta un contatto diretto con Lo
Piccolo [C:"ci ha fatto capire che lui in contatto con...p erch non ti informi se vero...lo dobbiamo
sapere, se vero che c' la sua mano che figura facciamo?" D:"la sua mano di chi?" C:"Totuccio Lo
Piccolo" D: "Con chi?" C: "con miofralello" D: "tuofrarello? Non ne ha" C:"e lui si vanta che ha ..."
D: "non ne ha diretto" C:"ma intanto si allarga con questo discorso... nel dubbio mi informerei..." D:
"io...prima gli ho detto: o parrinu, gli ho etto, Padre io mi devo dire questo paternostro, questo...fa:
ditti due paternostro e gli dici ai peccatori che si fanno (inc.) ...p erch la preghiera tua ed i,peccati
sono di loro..."l.

In proposito, risulta oltremodo significativo pure l'incipit di un'altra conversazione


intercorsa il 16.04.04 (V. ali. 210) tra Collesano, Davi e Gottuso. Trattasi infatti di una
conversazione nel corso della quale i tre affrontano ancora una volta la questione del
contrasto con Collesano Enzo e dei risvolti connessi alla compravendita di un ampio
terreno a Partanna parlando delle direttive impartite da Lo Piccolo e tuttavia, prima di
entrare nel vivo del discorso, temendo di essere intercettati attraverso i telefoni (e non
contemplando invece l'ipotesi dell'ambientale), decidono di staccare le batterie,
tradendo esplicitamente la consapevolezza del carattere illecito della questione
affrontata ed il timore di essere arrestati ove le forze dell'ordine l'avessero captata [C:
"aspeUa, qua lo spegniamo se no andiamo in galera" D: "la dobbiamo levare proprio... la batteria, o lo
vai a posare in macchina, pi sicuro..." C : "spegnilo dieci minuti, levaci la batteria e te lo levi da in
mezzo ai piede'].

Risulta dunque raggiunta, oltre ogni ragionevole dubbio, la prova del persistente
inserimento di Dav nell'articolazione mafiosa di Partanna Mondello e dello
svolgimento da parte del medesimo, investito da Lo Piccolo, di funzioni direttive tali
da integrare la sussistenza della circostanza aggravante di cui all'art. 416 bis co. 2AC.P.
Anche per quello che riguarda Davi inoltre, alle considerazioni ed ai rilievi svolti
nel presente paragrafo, si aggiungono le osservazioni relative al reato rubricato sub 16)
- oggetto di trattazione nel capitolo relativo alle fattispecie estorsive - che corroborano
ulteriormente il compendio probatorio dimostrativo della sua qualit di capo della
famiglia di Partanna Mondello.
I DELITTI DI CUI ALL'ART. 635 C.P.
[C A PI 2), 3) E 4): PROCEDIBILIT
D ' U F F IC IO ; I FATI; IL RUOLO DI DI M A G G IO ]

E LE IPOTESI CONNESSE
[CAPI 4 BIS) E 5): ARTI-. 1 10E 629 C.P.; 1 10 C.P.,

2,4 E 7 L. 8951671

Con riferimento ai reati contestati ai capi 2), 3) e 4) della rubrica - rientranti nella
previsione di cui all'art. 635 C.P. - va in primo luogo rilevata l'infondatezza della
questione, sollevata dalla difesa dell'imputato DI MAGGIO (unico soggetto chiamato a
risponderne in questa sede), relativa al difetto di querela.
tale procedibile d'ufficio - atteso che, ie condotte (come emerge dalla
imputazione e dai rilievi di seguito svolti in ordine al mento) risultano

.....

-.

'

.'

\,

rispettivamente: sul cancello elettrico dei locali della "R.c.s.OFFICINE S.R.L." (capo 2);
SU cose della "SO.RI.R. S.R.L.", non meglio specificate ma certamente facilmente
raggiungibili dalla strada sulla quale si trovano gli autori materiali della condotta
allorquando commentano il gesto (analogo a quelli che stavano ponendo in essere quei
momenti) compiuto in precedenza ai danni della
(capo 3); sulle vetrate della
(capo 4); dunque su cose esposte alla pubblica fede. La
ditta individuale GELARDI
predetta aggravante, posta a presidio del senso di rispetto per l'altrui bene da parte di
ciascun consociato, ricorre infatti "...ogni volta che la cosa si trovi in un luogo (anche
privato) cui, per mancanza di recinzioni o sorveglianza, si possa liberamente
accedere, senza che rilevi l'adozione o meno da parte del proprietario di cautele" (cfr.
b

ex multis cass. sez. Il pen. n. 11977189).

"

*****

Passando all'esame delle accuse nel merito, va innanzitutto sottolineata la pacifica


sussistenza dei fatti (peraltro neppure contestata dalla difesa), sussumibili nell'alveo dell'art.
635 C.P. [che sanziona, tra l'altro, chiunque - senza giustificato motivo, dunque illecitamente e con
dolo - deteriori ovvero renda anche in parte inservibili cose mobili o immobili altrui] e praticmIente
monitorati "in diretta" grazie alle intercettaziorii effettuate, anche con l'ausilio del
sistema satellitare GPS, sulla vettura di propriet di Lo Duca Giuseppe (v. decreto 983103
e successive proroghe in fald. 4; conv. allegate all'inf. della S.M.del 26.1 1.05 in fald. 11) - autore
materiale delle condotte unitamente a Covello Giulio e Pulizzi Gaspare - le sere del 1 e
del 7 luglio 2003.
[CAPO21 La conversazione intercettata la sera del 01.07.03 (v. aii. 1s) ed i connessi
rilievi satellitari (v. annotazioni di indagine, all. 16 e 16 bis) dimostrano in primo luogo che i
tre - muniti di polpette di carne avvelenata da dare ad eventuali cani da guardia, dopo
essersi procurati una bottiglia ed averla riempita di benzina, stando attenti a non fare
rumore e a non destare l'attenzione dei "vigilantes" di passaggio, temendo l'intervento
delle forze dell'ordine [P: " al bar vacci tu che io non ci parlo, s una bottiglia vuota, fattela

riempire di acqua, non gli dire vuota, hai capito?...Giusfattela dare piena!" L: "SI"(scende). . L : " l a
puoi buttare l'acqua" C : ''vedi che C ' una macchina dietro, cammina" L : "che?" P:"dove si infilata
quella macchina?C: "gira, gira Gius" L: "la metronotte , che gira, lasciala andare, ci dobbiamo
fare vedere?" C: "gira" L: "se era lei perche' C : "per vedere che minchiafa, minchia tutti i minuti ci
va, pure avantieri, t i ricordi?": "Gius lascia enirare questa macchina di qua, aspetta, tanto se scende
di qua". In sosta presso un rifornimento di carburante i tre proseguono nei preparativi. C: "quanta ne
dobbiamo prendere?...Cinque euro ci vanno?" L: "s, cinque euro ci v a n n o P "benzina" L: "chiss
non ci va cinque euro e rimane, mettila qua un poco" P: "jgli, butta l'acqua". . C : "che lui domani
accende...guarda. Vi immaginate i carabinieri...non volesse Dio" ... P: "u capuliatu" (ndr la carne
macinata) l o devi prendere? U capuliatu?" C : "sr' L: 'yai una cosa, la carne l'haiportafa?'P: "si, ho
l'ultima, diamogliela a mangiare a qualcuno" L:"ora la buttiamo l che ci sono un poco di cant'] - si

recavano nell'area antistante il cancello di ingresso della "R.C.S. Officine s.r.1."


(impresa commerciale con sede in territorio di Carini, v. all. 17) ed apponevano la bottiglia nelle

immediate adiacenze del cancello, s da determinarne l'incendio non appena il


proprietario avesse attivato la relativa apertura telecomandata [v. ali. i6 e i6 bis gi cit.
attestanti la sosta dinanzi ai locali della R.C.S. durante la conversazione che segue L : "non la toccare
con le mani" C : "stai attento" P:" i l sacchettino c'2" C: "domani appena va ad aprire gli si brucia il
motore" L: "sicuramente" C : "no, l sopra non la vede..." L : "se messa in un angolo no, all'angolo
messa?" C : "s non la vede! Ma meglio, l
motore" P: "va bene lo stesso . Pure che l a vede"].

CCAPO

31 La conversazione in esame ed i connessi rilievi satellitari (v. ali. 15, 16 e l6


bis gifi cit.) dimostrano altres che i tre - intenzionati a porre in essere gesti analoghi a
quello appena ricostruito - comunque, in data antecedente, avevano gi compiuto

contro i cani da guardia che verosimilmente presidiavano i locali di altre imprese nel
mirino, si dirigevano dunque verso tali locali IP: "qual quello che ci rompeva l a minchia
dietro i l cancello?'L: "Verso dov ' Giulio?" C: "ma verso l" L: "andiamo, a che l'abbiamo in mano
andiamo?' C: "certo, facciamo un viaggio e due servizr" L: "esatto" C: "certo'l P: "dai, dai...andiamo
vediamo se troviamo qualcuno". ... C: "hai capito da chi t i dico?" P: "chi?" L: "ne ha?" C: "vediamo se
ne ha... magari Dio l'avesse...mi fa pi pena il cane che l u i...Tanto si dovevafare, se non era oggi era
domanr" P: "perch non vai piano?" C: " Ti pare che scappa?" P: "speriamo che C '" C: "caso mai se
non c' gliel'appendiamo fuori g l i diciamo mangiatelo!] e, giunti dinanzi alla sede della
"SO.RI.R. s.r.1." (v. ali. 16 bis gih cit.), ricordavano - praticamente ammettendo di averla

compiuta - una precedente condotta di danneggiamento ai danni dell'impresa in


questione, rilevando subito dopo l'assenza di cani da guardia [L: "esatto eglielo andiamo a
mettere di l" C: "se ce li ha vero le cose ah! Perch allora d i abbiamo fatto un danno" P: "Qua non
C 3 nemmeno il gatto, no i l cane" L: "non ce n
' !" C: "C ' una macchina tipo guardiano...spegni le luci
Gius" L:"Non ce n ' cani, perch gi a quest 'ora avrebbero abbaiato" 1.

rubricato sub 4) emerge da un'ulteriore conversazione, captata


a distanza di pochi giorni (segnatamente il 07.07.03) sempre sulla vettura di propriet
di Lo Duca ed intercorsa tra i medesimi protagonisti (v. ali. 20).
I tre si trovano ancora una volta insieme, di sera, a bordo della vettura di Lo Duca e
- questa volta muniti di armi da sparo e relativo munizionamento (oltre che delle solite
polpette) e sempre cercando di non destare l'attenzione dei passanti - si recano presso i
locali di un'altra impresa, individuata grazie ai connessi rilievi satellitari nella ditta
"GELARDI" (v. ali. 21'22 e 23), all'indirizzo delle cui vetrate esplodono colpi d'arma da
[CAPO 41 L'episodio

~ U O C O[C: " glifacciamo un po' d i danno... ora vediamo, andiamo, pigliamo le cose Gius ...g l i diamo
fuoco'' P: "ma tu te ne stai andando?%: " i o salgo e scendo" C: "no t i staifermo qua" L: "s, qua in
mezzo alla strada" P: 'tfaijnta di pomiciare" C: "andiamo, con le luci cosi non buono".. . P: "niente
g l i abbiamo rotto solo il vetro perch non pu essere, troppa vucciria, c'erano persone l a vicino ..." C:
"cani non ce n ' cani" L:" e le cose dove sono andate ajnire?" P:"gliele abbiamo tirate l dentro" L:
"ma vafinculo". .. P: "vattene l sopra e torni e spetti qua un minuto proprio che g l i devo rompere i
vetrr" C: "dove ha sbattuto l'altra volta, l non si rotto perch veniva a terra, hai capito? G l i si spara
l"... C: "abbiamo fatto rumore, pu essere che qualcuno telefona, muoviamoci se dobbiamo fare
qualcosa l! Rompiamogli un poco di vetri...lui quando vede'le pistolettate dice 'niervu' non c'
bisogno che te ne vai Gius, in un minuto g l i sparo! Glielo hai messo i l colpo in canna?": "si"' C:
"mettilo. Non automatica?' .. C: "adagio, spegni le luci" L:" c' un 'altra macchina, aspetta"].

L'effettiva esplosione dei colpi contro le vetrate dei locali dell'impresa in questione
emerge non solo dalla trascrizione della conversazione, dalla quale risulta che alle frasi
appena riportate seguiva l'esplosione di colpi di arma da fuoco, ma pure dagli esiti del
sopralluogo effettuato presso i locali dell'irnpresa (individuata come si visto grazie al
sistema GPS) sui cui vetri la p.g. aveva modo di constatare la presenza di fori, nonch
dal contenuto della denuncia presentata dal titolare dell'impresa (v. ali. 21, 22 e 23 gih
cit.).

*****

L'accertata disponibilit in capo ai predetti soggetti di armi comuni da sparo e la


loro utilizzazione nell'occasione appena descritta - non risultando i predetti soggetti
muniti delle prescritte licenze - integrano altres gli estremi del reato p. e p. dagli artt.
2, 4 e 7 1. 895167 cosi come modificati dalla 1. 497/74, contestato al CAPO 5 della
rubrica e con riferimento al quale ricorre, pure, la circostanza aggravante del nesso
teleologico prevista dall'art. 61 n. 2 C.P. Gli imputati, come si visto, hanno infatti
danneggiato le vetrate della ditta "GELARDI"
esplodendo contro le stesse dei colpi di
arma da fuoco; m a che dunque hanno portato in luogo pubblico (unitamente alle
relative munizioni) proprio al fine di eseguire il reato di cui al capo 5) e che di fatto
Ritiene invece questo giudice che non possa essere affermata la
reato di tentata estorsione, rubricato al CAPO 4 BIS sempre con riferimento

posto in essere ai danni di Gelardi.


Rilevato che subito dopo avere sparato contro i vetri della ditta di Gelardi, a
Covello - che si rammarica di non avere utilizzato un percorso pi efficace e meno
rischioso [C:"ci si doveva salire dall'altro lato, non ne parliamo pi, un 'altra volta!"] - Pulizzi
risponde: "per correre gli basta! A voglia di correre"; osserva questo giudice che
l'ipotesi di cui al capo 4 bis) si fonda esclusivamente sul significato che, sulla scorta
delle dichiarazioni di alcuni storici collaboratori di giustizia (quali Onorato, Cracoiici e
Ferrante), secondo l'accusa si deve attribuire nell'ambito dell'associazione mafiosa
denominata "cosa nostra" all'espressione 'ffar correre", utilizzata per indicare la
regolarizzazione della posizione di un imprenditore con la famiglia mafiosa
competente mediante il pagamento del "pizzo".
Ci posto, ritiene il giudicante che, anche ammettendo la bont dell'interpretazione
prospettata dall'accusa, comunque non si pu giungere ad affermare la sussistenza del
fatto reato ipotizzato dovendosi piuttosto individuare, alla luce della frase riportata, il
movente sotteso al17azionecriminosa posta in essere. Manca infatti nel caso di Gelardi
- come del resto nei casi presi in esame precedentemente, in relazione ai quali infatti
stata contestata solo la violazione dell'art. 635 C.P. - la prova di qualsivoglia richiesta
alla persona offesa ed tutt'altro che scontata .la percezione, da parte di quest'ultima,
della finalizzazione del gesto compiuto ai suoi danni ipoteticamente compatibile anche
con intenti vendicativi.

*****

Che il mandante dei danneggiamenti (capi 2 , 3 e 4) e della connessa violazione della


disciplina sulle armi (capo 5 ) di cui si detto vada identificato nell'imputato DI
MAGGIO ANTONINO, al quale dunque i reati in questione sono ascrivibili a titolo di
concorso ex art. 110 C.P. emerge dai rilievi e dalle considerazioni che seguono.
-Nella fase preparatoria dell'attentato commesso il 01.07.03 ai danni della R.C.S.
gli autori materiali, mentre si attivavano per procurarsi. gli strumenti necessari a
realizzare il proprio intento criminoso (in
.
-p&ic&re la bot6glia e la carne di cui si
gi detto), riferivano esplicitamente di avere ricevuto 19incari&da "Nino" [v. ali. i 5 gii
cit. P:"al bar vacci tu che io non ci parlo, s una bottiglia vuota, fattela riempire di acqua, non gli dire

vuota, hai capito?...Gius fattela dare piena" L: "s" (scende dall'auto) P: "come finita?'C: "niente"
P:(inc.) "questa sera?" C:"Nino ha detto...buttiamo la cosa ..." P: "eh... andiamo aprendere la cosa"
C:"s, ma se facciamo rumore e poi si sente" P:"ce ne stiamo andando, noi dobbiamo stare l" C:"pi
sbrigativo lo so ..." P:"ma subito, bello presto...g i siamo a casa"].

-Dopo avere lasciato la bottiglia incendiaria presso il cancello della R.C.S. s.r.1. ed
avere invano cercato cani da
da awelenhe presso la S0.Ri.R. s.r.1. (impresa da
loro gi danneggiata in passato): i tre discutevano della possibilit di utilizzare la carne
residua per avvelenare i cani da guardia di qualche altro imprenditore nel mirino;
facevano espresso riferimento ad un vero e proprio "programma" e tuttavia - avendo
individuato la vittima in un soggetto che di recente aveva litigato con Covello [e che,
come si vedr, aveva ottenuto una mediazione di "z Nino" in suo favore]- prima di proseguire
nell'azione, decidevano di recarsi presso l'abitazione di un altro soggetto, con la
convinzione di trovarlo alzato nonostante l'ora tarda, per farsi autorizzare al
compimento dell'ulteriore gesto, cos evitando i rischi connessi all'assunzione di
iniziative autonome [C:"Pomodoro ne ha messo l cani?" P: "gliela dobbiamo buttare?" C:ride P:
inc. C:"andiamo, andiamo" P: "smettetelapiccio::i... no in un altro posto andiamo" C:"Gospar non ci
abbiamo pensato che era bello quello! Minchia se era bello! Facevamo veramente" P:"e non c'era
niente" C:"e non c'era niente, quello era vero bello, perch ..." P: "due cose facevamo" C: ''m
proaramma hai capito?'P: "minchia lo sai dove potevamo andare?' C:"domani lo sai quanti ne

tanto a quest ' ora alzato ..." L: " vero" C: "glielo andiamo a dire" L: "bravo, bravo!' C: "e siamo
tranauilli no. non c' (inc.)" L: "ma perch lui ne ha?" C: "gli dico: ci avanzato ed abbiamo pensato
questa cosa... ho pensato io auesta cosa...siccome lui sa il discorso che io con lui, hai caoito? Gaspar
ascoltami meglio" P: "va bene" C: "e stiamo tranquilli tunir']. I passaggi della conversazione

da ultimo riportati dimostrano che il soggetto al quale i tre decidevano di rivolgersi per
ottenere "il permesso di agire" era a loro sovra ordinato ed era certamente a
conoscenza dell'uso che era stato fatto di "quanto avanzato".
-Dalla prosecuzione del colloquio emerge inoltre che Covello voleva chiedere
l'autorizzazione ad agire al soggetto in questione, '>per stare iranquilli", atteso che la
vittima designata (tale Mirnmo) pochi giorni prima aveva avuto un alterco con lui e,
pur essendo in torto per non avergli restituito un ponteggio datogli in prestito, si era
rivolto proprio a "Nino", che di fatto era intervenuto in suo favore invitando Covello a
soprassedere; Pulizzi, appresi i particolari della vicenda, manifestava dubbi in ordine
alla possibilit di ottenere l'autorizzazione di Nino, ma i tre decidevano comunque di
provare e dunque si avviavano dal predetto Nino [C: "siamo tranquilli hai capito!' L: "Giulio
-

te l'ho fatto ricordare, lo sai perch? Perch tu avantieri hai avuto un battibecco con lui" P: "che hai
avuto hai litigato?" C:"ma ha torto, quanto da qui in America...non solo ha sbagliato a parlare, ma io
non ho detto niente a nessuno e lui per giunta andato a reclamare! Hai capito? Glielo ha detto a Nino,
glielo ha detto a quello, ha riempito un paese! Ed ha torto s$acciato, lui lo sa che ha torto e va cercando
rinforzi..." P: "che cos' Giu, per soldi?" C: "no, non venuto Mimmo, il fontaniere?...q uello che gli
ha fatto l'impianto a Nino ...q uel cristiano palermitano...un giorno mi chiama e mi dice Giulio che fa
me lo presti il ponte? Mi serve due giorni. Prenditelo. Tre giorni, quattro giorni, cinque giorni, sei
giorni, sette giorni, venti giorni, un mese. Minchia avantieri avevo i ciglioni belli gonfi e gli ho detto
Mimmo mi serve quel ponte...dice domani te lo porto... ...q uando ha visto che mi sono agitato ha preso
il blocchetto degli assegni e mi voleva fare l'assegno... ed partito e se ne andato da quello, non
sapeva dove andare. Ma io !'avevo Densato una cosa buona.-uer rispetto di quello non l'ho voluto fare.
LO" ... P:
"secondo me ti dice no" C: "io ho pure questa impressione...p oi c' andato avantieri ne sai parlare?"
L: "non lo so" C: "se non c' andato capace che dice s" C: "ora vediamo che ci perdiamo"].

-Subito dopo la vettura a bordo della quale viaggiavano i tre si fermava nelle
~ G n i n ogli
, occupanti scendevano
immediate vicinanze dell'abitazione di Di
per rientrarvi circa mezz'ora dopo (V. ali. i6 bis gi cit.) e proseguire la ricerca (di cani),
, da
non avendo evidentemente ricevuto l'autorizzazione sperata [v. ali. i9 P: " ~ i ma

io

nessunaparte la dobbiamo buttare sta cosa?" C: "eh, ma che vuoi Gaspari pare che tu ..." L: L'Peccato"
P: "vedi se ne troviamo altri per strada Gius" C: "non che muoiono subito, roba di un quarto d'ora,
venti minuti"].

'

-Le imprese destinatarie dei danneggiamenti descritti ai capi 2), 3) e 4) - reati che,
come riferito da uno degli autori materiali e come emerge dall'identit di costoro e
dalle analoghe modalit di attuazione [n.dr. si pensi alla costante disponibilit di carne
avvelenata da utilizzare contro eventuali cani da guardia], rientrano in un vero e proprio
"programma" e dunque sono riconducibili ad un disegno unico e ad un medesimo
mandante - sono tutte ubicate nel territorio di Carini; ricadono dunque nel territorio di
"competenza" della famiglia nella q d c Di Maggio riveste un ruolo di rilievo, in virt
dello stretto rapporto di fiducia e collaborazione con Pipitone Vincenzo e Giovan
Battista (v. in proposito il paragrafo relativo al delitto di cui all'art. 4 16 bis C.P.).
degli
episodi sopra
-Di Maggio infine tutt'altro che un estraneo per i
descritti che a lui (come pure al coimputato ~ibitone~ineenzo)risultano legati-da
rapporti di fiducia e stabile fiequentazione (v. p.es. le note di p.g. allegate al decreto di int.
-

983/03 in vol. 6 fald.4, dalle quali emerge tra l'altro che Di Maggio si awale di utenze telefoniche e di
vetture intestate a Lo Duca, che spesso svolge anche la funzione di suo autista), oltre che di illecita

cointeressenza derivante dalla comune appartenenza, sia pure con ruoli di diversa

~~

nell'ambito di un contrasto interno all'organiuazione oggetto di un incontro svoltosi alla presenza di


numerosi esponenti della consorteria mafiosa).

-La valenza degli elementi fino ad ora illustrata non risulta inficiata dalle
dichiarazioni di La Manna, che ha indicato Lo Duca e Covello quali picciotti a
disposizione di Nino Pipitone (il primo anche per lo svolgimento di danneggiamenti) e
solo Pulizzi quale persona di fiducia di Di Maggio. Le circostanze riferite da La Manna
sono infatti tutt'altro che incompatibili con i rilievi e le considerazioni sopra svolte,
risultando coerenti con le evoluzioni degli equilibri che regolano i rapporti tra le
famiglie di Carini e Torretta dei quali si gi detto.

[CAPI 6),

I DELITTI DI CUI ALL'ART. 12 QUINQUIES L. 356192


13), 14) e 15); LA RIQUALIFICAZIONE DELLE CONTESTATE VIOLAZIONI DELL'ART.648 BIS C.P.: CAPI I I) e 12)]

L'art. 12 quinquies 1. 356192 delinea una fattispecie a forma libera (cfr. cass. sez 11 n.
1094104 secondo la quale "sono molteplici e non classificabili in astratto i meccanismi attraverso i quali
pu realizzarsi l'attribuzione fittizia, senza che sia possibile ricondurli entro schemi tipizzati di tipo
civiiistico") e sanziona una condotta"il cui disvalore si esaurisce, sul piano del possibile

giuridico, mediante l 'utilizzazione di meccanismi interpositori in grado di determinare


l'efletto traslativo del diritto sul bene, owero il conferimento di un potere di fatto sul
bene stesso, cos da determinarne, attraverso i modelli della simulazione o del negozio
fiduciario, la solo formale attribuzione del bene medesimo" (cfr. cass. sez un. n. 8/01 la
quale ha chiarito che dunque il delitto in questione 6 un delitto istantaneo ad effetti permanenti).

"Il dolo specifico del reato previsto dal1'art. 12 quinquies del D. L. 8 giugno 1992 n.
306, convertito nella legge 7 agosto 1992 n. 356, consiste nel fine di eludere le
disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione e ben pu essere configurato
non solo quando sia gi in atto la procedura di prevenzione - che darebbe luogo
automaticamente ad indisponibilit dei beni attraverso le cautele previste dagli artt. 2
bis e 2 ter della legge n. 575 del 1965, rendendo il pi delle volte impossibile la
condotta di fittizia intestazione in cui si sostanzia sotto il projlo oggettivo il reato - ma
anche prima che la detta procedura sia intrapresa, quando l'interessato possa
fondatamente presumerne l 'inizio, tanto pi in considerazione del fatto che, quando si
procede per il delitto di cui al1'art. 416 bis cod. pen., l 'uflcio del P. M. competente per
territorio deve esserne informato ed tenuto ad avviare la procedura di prevenzione;
sicch l'adozione di una misura cautelare personale consente al soggetto colpito di
prevedere l'inizio prossimo del procedimento di prevenzione" (cfr. cass. sez. I pen. n.
3880199).

CCAPO

*****

- IL TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI DA PIPITONEG.B. A

SAPIENZA GIOACCHINO~
In proposito - ritenuto che non risultano "evidenti" presupposti per giungere ad una
pronuncia assolutoria secondo quanto previsto dall'art. 129 co. 2A C.P.P. (imponendosi
per converso, come si vedr di qui a breve, una sentenza di condanna) - prima di
procedere all'esarne dell'accusa nel merito, va evidenziata l'infondatezza
dell'eccezione preliminare sollevata dalla difesa dell'imputato PIPITONE G IO VAN
BATTISTA (unico chiamato a rispondere di tale reato in questa sede), che ha invocato ex art. 53 1
C.P.P. l'emissione di una sentenza di non doversi procedere per intervenuta
prescrizione del reato.
Se infatti vero che - stante il disposto dell'art. 2 C.P. in tema di successione di

sostenuto dalla difesa, in quella antecedente alla riforma. Posto infatti che anche con
riferimento al delitto rubricato sub 6) risulta contestata la circostanza aggravante di cui
all'art. 7 d.1. 152191 - contestazione che questo giudice ritiene fondata nel merito,
come si vedr in seguito (v. inpa paragrafo relativo aile circostanze) - e che pertanto il reato
in questione rientra tra quelli di cui all'art. 51 co. 3" bis C.P.P.; stante il disposto del
novellato art. 157 co. 6" C.P. il termine di prescrizione ordinario raddoppiato, dunque
pari non gi ad anni nove come sostenuto dalla difesa, bens ad anni diciotto cos
determinato: anni sei (pena massima) + anni tre (aumento massimo della met derivante dalla
aggravante) = anni nove, x 2 = anni diciotto.
Ne consegue che risulta pi favorevole il termine previsto dalla vecchia disciplina,
pari ad anni dieci (art. 157 co. 1 A n. 3 C.P.vecchio testo), termine che - essendo stato il reato
[che come gi evidenziato k istantaneo ad effetti permanenti] commesso in data 09.0 1.1998, data
di costituzione della "CENTRO DISTRIBUZIONE REGIONALE SRL" societ di cui
amministratore unico Sapienza Gioacchino (v. ali. 2 nota S.M.febbraio 2006 in vol. I, fald.
16, &l34 e ss.) e che, secondo l'ipotesi accusatoria , unitamente al relativo complesso
aziendale, nella disponibilit di Pipitone Giovan Battista - risulta tempestivamente
interrotto (art. 160 C.P.) dall'ordinanza di custodia cautelare, emessa il 21.01.07 e
notificata in carcere il successivo 30.01.07. N ad oggi risulta decorso il termine
prorogato, da individuarsi ancora una volta in quello previstg dalla vecchia disciplina
che consentiva un aumento massimo della met (v. art. 160 co. C.P. vecchio testo) e che
dunque (essendo pari ad anni quindici) risulta pi favorevole rispetto a quello previsto
dalla nuova normativa secondo la quale (v. nuovo testo art. 161 C.P. cui rinvia il nuovo testo
dell'art. 160 co.
C.P.),ove il termine ordinario risulti tempestivamente interrotto (come
nel caso di specie), i reati di cui all'art. 51 co. 3" bis C.P.P. (tra i quali rientrano quelli
aggravati ex art. 7 d.1. 152191, come quello di cui si discute) sono imprescrittibili.

*****

Passando ai merito, va rilevato in primo luogo che la "CENTRO DISTRIBUZIONE


REGIONALE S.R.L." di cui. amministratore unico Sapienza Gioacchino: dal 01.09.01
risulta legata aila "T.N.T. DISTRIBUTION S.R.L." (v. all. 3 inf. cit.) da un contratto avente ad
oggetto servizi di trasporto; dal 01.01.06 risulta aver ceduto alla "SICILIA
DISTRIBUZIONE DIVISIONE LOGISTICA S.R.L.", di cui pure amministratore unico
Sapienza Gioacchino, il ramo d'azienda relativo alla distribuzione della merce
elettronica, dandone awiso alla TNT (V. ali. 5 e 4) e, per altro verso, risulta legata da un
contratto di locazione avente ad oggetto proprio il capannone adibito all'esercizio
dell'attivit di trasporto, alla "A.J.F. S.R.L." societ proprietaria del capannone ed
amministrata dalla moglie di Pipitone Giovan Battista (v. copia contratto prodotto dalla

.-.

difesa di Pipitone Giovan Battista).

Ci posto - rilevato altres che Pipitone Giovan Battista stato sottoposto a misura
di prevenzione patrimoniale con decreto di sequestro emesso in data 18.10.03 dal
Tribunale di Palermo sezione M.P. (V. decreto 117103) - ritiene questo giudice che il
tenore delle conversazioni che di qui a breve si andranno ad esaminare e gli esiti dei
connessi accertamenti di p.g. dimostrano al di l di ogni ragionevole dubbio che le
societ "formalmente" amministrate da Sapienza Gioacchino e legate da rapporti
contrattuali alla TNT sono in realt riconducibili, unitamente al loro complesso
aziendale, alla signoria di Pipitone Giovan Battista e che dunque il contratto di
locazione tra la CDR e la AJF - che vale a "legittimare" l'uso del capannone di
propriet della moglie di Pipitone da parte delle societ formalmente riferibili a
Sapienza - non trovi corrispondenza in un rapporto sottostante reale ma abbia per
difforme da quella di fatto esistente che vede proprio in Pipitone il vero dominus
societ che utilizzavano il capannone.

i..,.
.
--,

Estremamente significative sono, in proposito, le conversazioni susseguitesi tra gli


esponenti della famiglia di Carini nelle ore immediatamente successive alla rapina a
mano armata perpetrata agli inizi di ottobre del 2003 ad opera di ignoti ed avente ad
oggetto l'autoarticolato "Mercedes" tg. BC907KC che, con un carico consistente di
elettrodomestici, veniva bloccato sull'autostrada A29 all'altezza del bivio per Carini
prima di giungere presso la TNT di Carini destinataria del carico, e poi rinvenuto a
distanza di neppure quarantotto ore con l'intero carico ad eccezione di nove televisori
(v. all. 31 inf. 26.1 1.05: cnr CC di Partinico 08.10.03 redatta in seguito al rinvenimento del mezzo di cui
riferiva il proprietario).

Tra queste rileva 'in primo luogo la conversazione intercettata la mattina


de11'08.10.03 tra Pipitone Vincenzo e Conigliaro che si trovavano presso il cantiere del
primo a bordo della vettura del secondo (V. ali. 29) nel corso della quale Pipitone
racconta a Conigliaro della rapina e del danno consistente che ne sarebbe derivato al
fratello in ragione del valore del carico, dice di avere perso il sonno per tre notti in
ragione di tale episodio e racconta di essere riuscito in due sole ore, grazie anche
all'uso di viole- fisica, a rinvenire il mezzo ed il carico, sia pure maniate di dieci
televisori [P:" da tre giorni e tre notti che non dormo" C: verch?" P: "al capannone, da mio
frarello Giovanni? Gli hanno fatto un autotreno di televisioni, di lavabiancheria, di sterei, ste cose ...g li
fecero la rapina... un miliardo di roba solo l sopra" C: "da chi?" P: "questo che... mio fratello
Giovanni...un autotreno, un miliardo di roba c'era" C : "e se la sono portata?" P:"gli hanno sparato
nella cabina, all'autista lo sono andati a buttare in un vadduni a Partinico... in due ore ho trovato la
merce, il magazzino dov'era, il camion, tutte cose, in due ore precise. A San Cipirello la roba era!!
Mancano solo dieci televisor?' C: "e dove l'hanno preso, il camion dove l'hanno preso?' P: "alla
rotonda" C: per ancora sul posto non c'era arrivato l da Giovanni" P: 'per il camion di loro
era ...p roblemi seri seri. L'altro ieri notte non ho dormito neanche...niente...li dovevano pagare di
tasca, li dovevano pagare di tasca...nella cabina gli hanno sparato, l'hanno bloccato" C:"e perch non
ci parlava lui?" P: "e non gliel'ha d e e C : "si vede che gi lo sapevano" C: "signore mio! E
dov'era?" P: "San Cipirello, san Giuseppe da quelle parti. Minchia a uno gli ho messo il laccio..." C :
"affocasti?" P: "se qua c' un microfono... minchia poi appena uno in galera i 'mpirugghi gli
succedono tutte cose a lui...in galera sfottuto e carcerato dice...cornuto e bastonato"].

La conversazione in questione, oltre a confermare il pieno controllo del territorio ad


opera di Pipitone ~ i n c e & o- il quale in sole due ore, &ie ai suoi emissari ed all'uso
di metodi violenti, riusciva a rinvenire il mezzo rapinato - dimostra la bont
dell'ipotesi accusatoria. Anche se infatti, in astratto, l'indicazione "al capannone da
miofiatello Giovannr pu essere interpretata, come sostenuto dalla difesa,, quale mera
peraltro
compatibile con le risultanze del contratto di-locazione
indicazione di luogo,
sopra citato; ritiene questo giudice che in concreto l'espressione valga ad identificare
in "Giovanni" [ndr Pipitone Giovan Battista] il reale dominus della societ che utilizzava il
capannone. In tal senso depongono, dal punto di vista logico, il frenetico impegno di
Pipitone Vincenzo nella ricerca del mezzo (v. pp. 114 e ss. occ 21.01 .O7 ove sono riportate le
sintesi delle numerosissime conversazioni susseguitesi nelle ore immediatamente successive alla rapina
tra gli uomini di fiducia di Pipitone Vincenzo che su suo incarico si stavano adoperando nella ricerca) -

impegno (culminato come si visto nel ritrovamento lampo del camion) che giunge a
concretizzarsi pure nell'uso di violenza fisica ai danni degli autori della rapina nonch la forte preoccupazione per la perdita del carico, tale da indurre Pipitone
Vincenzo, per sua stessa ammissione, a "perdere il sonno" per diverse notti. Trattasi
infatti di reazioni che non si spiegano se non alla luce di un diretto interesse del fratello
di Pipitone Vincenzo nell'attivig della societ rapinata e dunque del consistente danno
economico che egli avrebbe subito ove avesse dovuto pagare il carico (di valore pari
ad "oltre un miliardo") senza riceverlo. ~ s t r e m k e n t esignificativo in tal senso pure

all'epoca si trovava proprio Pipitone Giovan Battista - una vera e propria "iattura"
alla quale conseguono sistematicamente una serie di problemi ("mpirugghr"),
evidentemente connessi alla inevitabile contrazione della presenza sul territorio del
soggetto detenuto, costretto ad esercitare il suo potere di controllo in maniera mediata.
L'interpretazione da ultimo riportata tutt'altro che smentita da quanto emerge dal
tenore letterale di un'altra conversazione (v. ali. so), nel corso della quale lo stesso
Sapienza, che aveva appena appreso del ritrovamento del mezzo, d appuntamento al
Su0 interocutore [ndr identificato in Sparacio, emissario di Pipitone Vincenzo] per verificare la
completezza del carico, presso i locali della TNT ai quali si riferisce come se fossero
suoi [S:"mi hanno chiamato che il camion stato trovato vicino al lago di Partinico..." Sp:"s" S:"s,
stato trovato vicino al lago di Partinico... stato trovato con la merce di sopra... mi ha
chiamato... contento...p roprio una bella notizia" Sp:"tutto bene e benedetto" S:"e ora stava andando a
fare la denunzia dai carabinieri del ritrovamento, gli ho detto: poi salga il mezzo a Carini che facciamo
l'inventario per vedere se manca merce" Sp: "certo" S: "e quindi appena il rimorchio l da me alla
TNT, ci vediamo"]. L'espressione utilizzata da Sapienza infatti perfettamente

compatibile con la tesi accusatoria che questo giudice ritiene provata atteso che, la
riconducibilit delle societ di cui si detto alla signoria di Pipitone Giovan Battista
non esclude comunque il potere che su di esse esercita Sapienza il quale, sia pure come
longa manus di Pipitone, ricopre la carica di amministratore unico.
Pacifica pure la sussistenza dell'elemento soggettivo atteso che non vi sono dubbi
in ordine alla consapevolezza, in capo a Sapienza (oltre che ovviamente al medesimo
Pipitone G.B.), della caratura mafiosa di Pipitone Giovan Battista e della conseguente
necessit del predetto di sottrarre i propri beni a prowedimenti ablativi. Sapienza
infatti legato da uno stretto rapporto fiduciario a Pipitone Giovan Battista del quale
"compare" - come riferito da Pipitone Vincenzo a Conigliaro subito dopo una
conversazione del 14.1 1.03 (v. ali. 28) con tale "Antonio" [A: "ti dico quello che (inc.) ieri
sera" P: "mio fratello Giovanni...a mio fratello Giovanni gli veniva, gli veniva compare e quando ci
esce ci cummafti iddu eh" C: "chi Vic" P: "Gioacchino Sapienza"] - e come dice lo stesso
Sapienza (identificato tramite la comparazione l'immagine estrapolata dalle riprese video effettuate
contestualmente all'intercettazione e la foto della carta di identit del Sapienza, individuato grazie agli
esiti degli accertamenti effettuati presso il CED del ministero dell'interno sylla titolarit della targa della
vettura a bordo della quale giungeva il soggetto intercettato presso l'abitazione di Pipitone) a Pipitone
Vincenzo nel corso di una conversazione del 27.07.03 (v. ali. 27)' nel consegnare a

quest'ultimo la somma di 2.500,00 destinati ai detenuti con la raccomandazione di


pensare in particolare al "suo compare" che in quel momento era detenuto [S: "Enzo,
ascolta, non ti seccare, sono cinque milioni, pensa per mio compare e per gli amici nostri quelli che
conosciamo, per di pi per mio compare" P: "che cosa sono questi soldi! Ah! Tuoi sono!'' S:"sono due
mila e cinquecento euro, un pensiero mio per gli amici nostri...p ensa di pi per mio compare...che per
gli altri"].

LCAPO

13

*****

IL TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI DA


ANTONINO A GELSOMINO GIUSEPPE]

D1 MAGGIO

A diverse conclusioni si deve giungere, invece, per quello che riguarda l'ipotesi di
trasferimento fraudolento di valori rubricata al capo 13), contestata a Di Maggio in
concorso con Gelsomino Giuseppe.
Gli esiti degli accertamenti che di qui a breve si andranno ad esaminare, pur
dimostrando l'esistenza di un rapporto di collaborazione e cointeressenza tra Di
Maggio e Gelsomino Giuseppe - titolare dell'esercizio commerciale "IL GIARDINO
DELLA FRUTTA DI GELSOMINO G. s.A.s." e secondo l'ipotesi accusatoria socio occulto

l'inquadramento in una fattispecie penalmente rilevante quale quella contestata, in

modo tale rapporto si sia articolato ed in quale tipo di operazioni economiche si sia
concretizzato.
Posto che - come si vedr in seguito analizzando nel merito le accuse rubricate al
capo 12) - Di Maggio Nino e Pipitone Vincenzo (come si detto esponenti di primo
piano della famiglia di Carini) sono i reali titolari della "GIELLEI ELECTRO'TRADING
SRL", societ con sede a Carini (e filiali anche a Castelvetrano, Ragusa e Marsala),
avente ad oggetto il commercio all'ingrosso e al dettaglio di articoli elettronici ed
elettrodomestici,'formalmente amministrata da Iacquinoto Giorgio, ma di fatto gestita
con i capitali dei predetti Di Maggio e Pipitone dal pregiudicato Curulli Vincenzo,
apparentemente mero dipendente della societ al pari di Di Maggio e della figlia di
Pipitone; questo giudice rileva quanto segue.
I1 coinvolgimento di Gelsomino nel commercio di materiale elettronico '.(e
segnatamente di telefonini) ed i suoi connessi rapporti con Di Maggio Antonino,
emergono in primo luogo da una conversazione (v. ali. 176 inf. 26.1 1.05) intercettata il
13.01.05 tra ottuso salvatore e Musso Giuseppe (entrambi autonomamente raggiunti in altri
processi da prove di appartenenza a "cosa nostra") i quali - parlando delle vicende della
GIELLEI ed in particolare delle consistenti perdite subite dai suoi reali titolari a causa
del comportamento scorretto di Curulli (v. infia) - dicono che Gelsomino e "quello della
via Lazio" hanno investito denaro dei "carinesi" nell'acquisto di una consistente partita
di telefonini [M: "ho l'impressione che Gelsomino a questi gli presta soldi, vero ?": "assar" M:
"che poi sono dei carinesr" G: "non mi interessa di chi sono, per assai gliene presta soldi. Intanto
Pinna Bianca - identificato in Vallelunga Giuseppe - dice che tutto in mezzo a una strada?" M :
"Pinna Bianca stato sempre in mezzo a una strada... non glieli d Pinna Bianca, quello glieli d Tot,
i l signor D i Maiu e compagni. Ogni volta che lui ci va, mi viene a dire... mi porta i saluti sempre di Nino
D i Maggio, VUOI
dire che ci va spesso" G : "ogni giorno ci va, lui ogni giorno ci v l i e poi lui ha il
discorso dei telefonini con loro, lui e quello della via Lazio, sono combinati in questo modo... cretini che
prendono trecentomilioni e glieli danno, ora Ma succi, prima era Enzo Curulli, ora Masuccie gli d
trecentomilioni, lui ritira trecentomilioni di telefoni e ne vengono trecentomila e gli d un euro a
telefono e questi trecentomilioni sempre che vanno e gli d sempre guadagno, sempre guadagno" M :
"minchia, gli moltiplicano senzafare niente"].
La cointeressenza di Gelsomino nel negozio "WIND" di via Lazio e la sua

"vicinanza ai carinesi" emerge inoltre dalle conversazioni di seguito indicate:


-quella intercettata il 18.07.03 sulla vettura in uso a Lo Duca Giuseppe
(della cui
- vicinanza allafamiglia di Carini si detto a proposito dei reati di danneggiamento) nel corso della
quale (v. ali. 179) costui, parlando con ~ u & l l Vincenzo
i
(del cuimolo nella GIELLEI pure si &
detto e meglio si dir a proposito del reato di cui al capo 12), indica in Gelsomino il soggetto in
grado di fornire loro informazioni circa la titolarit di alcune utenze cellulari proprio in
ragione dei suoi rapporti con la "WMD" [L: " a nessuno conosci a Palermo per sapere numeri d i
telefono omnitel e wind a chi appartengono?" C: " a Gelsomino, parliamo con Gelsomino... c' quello
che affliato WinCI, l'amico SUO"];

-quella intercettata il 01.03.04 tra Di Napoli [uomo d'onore e capo della famiglia di
Cruillas; v. caseilario] e Gottuso all'intemo del deposito di quest'ultimo (v. ali. 178) nel
corso della quale Gottuso chiedeva al primo se qualcuno lo avesse "chiamato" da
Carini a seguito delle richieste di protezione avanzate da Gelsomino il quale, dopo che
il titolare del negozio "WIND" di v.le Lazio aveva ricevuto richieste di natura estorsiva
ad opera di Maltese Umberto [identificato grazie al fatto che Gottuso riferisce che l'autore della
richiesta si chiamava Umberto ed era suo inquilino e che da accertamenti della p.g. 6 risultato che
Maltese Umberto, giA condannato per estorsione, conduceva in locazione un immobile di Gottuso
Antonino, lamentandosi e
ubicato in via Monterosa n.91, si era rivolto a Di Maggio
--

chiedendone l'intervento [C:" E a Carini non ti hanno chiamato?... Ti devono chiamare a CarinP'
G: " A quello dellafiutta ... e se n ' andato a Carini. E' venuto sabato... "e che vuoi da
che venuto?.' G:"Gelsomino, dice: "me ne sono andato a Carini e loro hanno che...
facciamo che ripicca nei miei confonti?" "vai a farti gli ho detto e levati dwantiP9

cazzo lo conosce!?... Ma poi qua chi che ci va nella frutta?%: "No, sono andati in via Lazio nei
telefonini... Lui ha in via Lazio... che socio con i telefoninr" DN: "E come si chiama, come esce
questa cosa?'G: "Wind mi pare che " DN: "Come?" C : "Wind esce, via Lazio, vuoi sapere chi c'
andato? L'inquilino mio c' andato" DN: "L'inquilino tuo? E che c'entra?" C : "Eh, io per questo te lo
sto dicendo! Siccome se n' andato dal Di Maio io ti sto avvisando perch giusto che tu lo sat' DN:
"Giusto" C: "Faifinta che non sai niente, te lo fai dire, per giusto che io lo so e te lo devo dire...
siccome lui dice che ti deve chiamare" D N : "mi deve chiamare lui a me!? Al contrario ora sono i
discorsi! Minchia come... Ma l'inquilino tuo parlano per quello Malte... come cazzo si chiama?" C :
"Quello che con Eugenio - n.d.r. Rizzuto Eugenio, allora reggente della famiglia della Noce -,
Umberto, siccome dice che aveva... Dice " stato un'ora... Eugenio, dice, stato un'ora l da me a
parlare con me di tante cose, dice, dopo che andato via Eugenio venuto lur" Tra me e me ho
detto:"ma Pierino ha questa confidenza con lui?' ... D N : "Perci, dico, com' che non va da Eugenio
per vedere com' la cosa?'G: "Perch lui era convinto che era per ripicca... che tu nei suoi
confronti... gli ho detto: "levatelo dalla testa? DN: "Ma poi, mettiamo che per ripicca, ci mando uno
che non conosco io ?"..."E la fiutta e verdura pure sua?": "Lui socio nei telefonini glieli da Nino
Di Maio" DN: "Ah per questo andato ..." C: "... i telefonini glieli d Nino Di Maio" DN: "E tutti i
soldi che ha guadagnato nellafnrtta dove sono, ci bastano i telefonini? Ma lo sai quanto ha guadagnato
questo? C : "Quanto ha guadagnato! Ma lo sai quanto guadagna? Li pu contare lui i soldi che
guadagna?"...C : "...Lui sar secondo me pure socio con Vallelunga, quello arrestato, "Pinna bianca"
DN: "Socio di che?": "Di pale meccaniche, di queste cose, glieligestisce lui" DN: "Ai Vallelunga, l
a Carini?": "Tutti i telefonini che gli arrivano..."].

La vicinanza tra ~ e l s o m i n gli


~ e esponenti dellafamiglia di Carini emerge, ancora,
dalle conversazioni intercettate nell'ambito dell'indagine c.d. "DREAM", incentrata
sulla figura di Ferranti Francesco, imprenditore che nell'ambito dei suoi rapporti con la
predetta famiglia mafiosa era entrato con essa in urto .a causa di somme non
rendicontate e che per questo doveva chiarire la vicenda con i capi della famiglia e con
il boss Lo Piccolo Salvatore il quale avrebbe deciso in via definitiva la questione. I1
Ferranti infatti, a tal fine, aveva-interessato vari soggetti fra cui Di ~ a ~ i Gaspare
i o
(figlio di Di Maggio Procopio, capo famiglia di Cinisi e fratello di Di Maggio
Peppuccio) e Gelsomino Giuseppe. In particolare (v. inf. 07.05.05 ed allegati in fald. 7)
rilevano i colloqui di seguito indicati.
-Quello del 19 aprile 2003 fia Ferranti e Sgroi, suo autista, all'interno
dell'autovettura Alfa 156, nel corso del quale Ferranti hferisce al suo interlocutore di
essere in attesa di una risposta direttamente dallo "zio" - non meglio identificato avendo.ritenuto di dovergli scrivere perch non gli era parsa esaustiva la risposta
datagli dal Gelsomino per conto del medesimo [F: cc... io il bigliettino gliel 'ho mandato... o
no? Che dici? Meglio di cosi non pu essere. Cosi sicuro che ci arriva" S: "Se non ti prende per fesso
pure lui la risposta non venuta"... F:"A Carini non c'interessava... e ma, se io mi sono permesso di
fare una riflessione ad alta voce... io ho avuto detto dallo zio di non pagare pi a nessuno... ti devono
venire a fare i conti e devono rispondere di questo... Non mi pu venire a dire o mandare a dire "non
interessa a .nessuno! Quello che vogliono fare fanno! Una la parola! Non sono due! ... E quindi la
risposta non me l'ha data lui?! A Pini?":
"Gelsomino?" F: "Gelsomino ci venuto a dire una
minchiata, secondo me! Ecco perch io ci scrivo... sei convinto? O no?... Per non gliel'ha data lo zio
la risposta!... Io invece gli hu detto: voglio la risposta dcllo zio! E lui mi venuto a dire che stuto lo
zio. Invece nello zio la notizia neanche gli arrivata! Vero ? O no?"];

-quello del 5 maggio 2003 - di poco successivo al servizio di osservazione svolto


dai CC attorno alle ore 10,45 (dal quale risulta l'incontro di Gelsomino con Sgroi
Giuseppe e il Ferranti Francesco) - durante il quale Sgroi e Ferranti discutono di un
incontro al quale dovrebbe presenziare il Gelsomino [F:"Perch entro stasera gli devo
parlare, mi... Vediamo se trovo Gelsomino ci vuole venire gimiamente!... date le discussioni... c'
quello deifiigorijri.... P deve essere autoribata a spedirla... Cosi loro si tappano e dicono che io non
ho fottuto niente!... ");

-quello del 7 maggio 2003 nel corso del quale gli stessi interlocutori parlano del

penso. Veniva lui di pomeriggio, vero?"];

-quello del precedente 25 marzo 2003 nel corso del quale sempre Sgroi e Ferranti
evocano il nome di Gelsomino a proposito di "conti" da chiudere [P: "Minchia! Questo
discorso... le loro... si stanno spartendo buono! I conti si devono chiudere prima che si dividono..."
F: "Pino giusto che io sono sotto di un miliardo e mezzo e ne devo procurare altri trecentoquattrocento! Dico'.. giusto?.... Si dico se io non C'entro, dico, questa che giustizia , questa?!..."];

-quello del 29 marzo 2003 nel corso del quale Sgroi e Ferranti, parlando di una
firma su un assegno che quest'ultimo sosteneva di non aver apposto, asserivano che
Gelsomino si sarebbe speso per rappresentare le sue buone ragioni [F:'Liopenso una cosa:
che Gelsomino non gioca... Gelsomino con noi non gioca" P: "No! Laforza che ha la mette... anzi se
C ' da prendere, parlando con te, un po' difuoco nelle mani, per bruciarsi le mani ..." F: "Eeh! Lui con
me in ottimi rapporti. Poi gli dovevafare il testimone di nozze..."].

A quanto detto va infine aggiunto che:


-Gelsomino Giuseppe veniva controllato il 5 gennaio 2004 in compagnia di
Vallelunga Giuseppe (fratello di Vincenzo) poi condannato per il reato di cui ll'art.
416 bis C.P. quale uomo d'onore dellafamiglia di Carini;
-il 9 aprile 2004, sempre all'intemo della SBS di Gottuso, veniva intercettata
un'altra conversazione fra Gottuso Salvatore, Di Napoli Pietro e Cuccia Giorgio nel
corso della quale il Gottuso riferisce agli interlocutori in merito ad un dialogo avente
ad oggetto gli immobili ubicati di fronte al deposito di Gottuso, awenuto fra Gino
Dragna (imputato per associazione mafiosa) e il Gelsomino (evidentemente interessato
ai locali) al quale il primo avrebbe detto di poter disporre di quei beni, apprendendo
invece da Gottuso - il quale evidentemente'di Gelsomino si fidava - che i reali titolari
degli immobili in questione erano gli esponenti dellafamiglia di san Lorenzo [v. ali. 261
inf. 26.11.051.

I dati fino ad ora illustrati, pur evidenziando un rapporto di cointeressenza tra

Gelsomino ed "i carinesi", non consentono di affermare che tale legame si sia risolto
(tra l'altro) in una fittizia intestazione di denaro e10 altre utilit riconducibili a Di
Maggio Antonino. I termini adoperati nella conversazione del 13 .O1.2005, centrale al
fine di corroborare l'accusa rubricata al capo 12) nell'ambito del presente
procedimento, sono infatti tutt'altro che univoci. I1 fatto che Musso, prima di affermare
che i soldi di Gelsomino "sono dei Carinesi", esordisca dicendo "ho l'impressione"; i
dubbi che in proposito nutre Gottuso il quale subito dopo dice: "Non mi interessa di
chi sono... per assai gliene presta soldi" e dunque l'incertezza sull'identit del
soggetto in questione ed ancora il tenore deduttivo dell'ulteriore affermazione di
MUSSO["Non glieli da 'pinna bianca", quello glieli d Tot, il signor "Di Maiu" e compagni. Ogni
volta che lui ci va, mi viene a dire... mi porta sempre i saluti di Nino Di Maggio vuol dire che ci va
spesso9'l rivelano innanzi tutto la mancanza di conoscenza diretta dei fatti, dei quali i
sodali discutono del resto in termini solo probabilistici.
Quanto poi all'ulteriore prosieguo del discorso, laddove ci si riferisce ad un'assidua
fiequentazione del Gelsomino con il Di Maggio con il quale il primo avrebbe in
comune il "discorso dei telefonini" [C:"Ogni giorno ci va, lui ogni giorno ci va li e poi lui ha il
discorso dei telefonini con loro, lui e quello della via Lazio, sono combinati in questo modo... cretini...
che prendono trecento milioni e glieli danno, ora Masucci, prima era Enzo Curulli, ora Masucci e
gli da trecento milioni, lui ritira trecento milioni di telefoni e ne vengono trecentomila e gli da un euro a
telefono e questi trecento milioni sempre che vanno... e gli d sempre i l guadagno, sempre il guadagno,
sempre il guadagno" M: "Minchia gli moltiplicano senzafare niente"] che ne sviluppa un altro

awenuto nel corso dell'ulteriore conversazione sopra esaminata di un &o e mezzo


prima (1 marzo 2003) - laddove il Gottuso, dopo aver per due volte ribadito che il
fatto dell'istante con il coindagato Vallelunga a proposito di "pale meccaniche"
sar, secondo me, pure socio con Vallelunga, quello arrestato "Pinna bianca "1 discutendone

Di Napoli - va rilevato che, anche a voler prescindere dal difetto di linearit logica
nelle affermazioni testuali (trecento milioni sarebbero investiti nell'acquisto di
trecentomila telefonini), che d comunque la misura dell'approssimazione delle notizie
riferite, quanto dichiarato dagli interlocutori non vale comunque a superare il fatto che
anche Gelsomino "non compare" in alcun modo nell'attivit commerciale relativa alla
vendita di telefonini, sicch in ogni caso la comunanza di interessi tra Di Maggio e
Gelsomino non sussumibile nell'alveo normativo dell'art.12 quinquies 1. 356192, in
questa sede contestato a Di Maggio.

*****

[CAPI 14 E 15
IL TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO D1 VALORI DA PIPITONE
VINCENZO (E ANTONINO)
A PRIVITERA
SAVERIO E AN TONIO ]
Analoghe considerazioni valgono per quello che riguarda le ipotesi rubricate ai capi
14) e 15), contestate a Pipitone Vincenzo in concorso, rispettivamente, con Privitera
Saverio e con suo zio Privitera Antonio, imprenditori carinesi del settore edile; il primo
amministratore unico della "P.N.C. S.R.L.", il secondo della "PRI. FER. cO. S.R.L."; carica
nella quale dal 22.03.05 subentra la figlia Antonella (v. nota S.M.08.03.06, ff. 2 1I e ss. in voi.

1 , fald. 16).

Anche in questo caso infatti, le risultanze' probatorie consentono di affermare


l'esistenza di un rapporto preferenziale tra i predetti imprenditori e Pipitone Vincenzo,
che garantisce loro l'esecuzione di subappalti evidentemente ottenendone in cambio
guadagni di rilievo e stringe accordi con loro per la gestione in comune di diversi
affari; non consentono per di individuare specifici investimenti e10 lavori realizzati
dai Privitera con risorse "occulte" di Pipitone, n consentono di affermare - come
ipotizzato dall'accusa - che il rapporto tra Pipitone Vincenzo ed i Privitera fosse un
rapporto societario universale e che dunque a Pipitone fossero in realt riconducibili
partecipazioni societarie e10 beni di qualunque genere apparentemente rientranti nella
titolarit o disponibilit di Privitera Saverio o Antonio; risultando per converso con
riferimento ad alcune delle vicende prese in esame una distinzione anche "apparente"
tra i beni riferibili ai Privitera e quelli riferibili a Pipitone.
La "vicinanza" tra i Privitera e Pipitone emerge in primo luogo dalla conversazione
del 27.09.03 sopra citata a proposito della vicenda Billeci nel corso della quale
Pipitone, rievocando le difficolt incontrate con il predetto Billeci negli anni
precedenti, dice ai suoi interlocutori di avere provato invano a "portagli" evidentemente per l'esecuzione di alcuni lavori in subappalto - una serie di
imprenditori tra cui Privitera [P: "No, vengono in garanzia di Billeci con Giovanni Cataldo,
villette! E' da cinque anni che loro cummatinu con lui, perch C ' un impegno, che gli portai, gli portai
a Privitera e a Lorenzo e a Cataldo e non s ' potuto combinare mai con questo"];come pure dalla

conversazione, invero relativa ai rapporti tra Privitera e Vallelunga (cognato di


Pipitone) intercettata il 13.11 .O3 ( V . ali. 180 inf. 26.1 1.05) tra Conigliaro e tale "Sariddu",
nel corso della quale quest'ultimo racconta dell'atteggiamento arrogante di Vallelunga
il quale, probabilmente per indurre il genero di Sariddu che si stava costruendo una
piccola casa, ad affidare i lavori a Privitera, gli ripeteva continuamente che i lavori che
stavano effettuando non erano fatti a regola d'arte [S: "ad Enzino lo hai visto?... mio genero

ha fatto questa casa l e lui ci andava ogni minuto...Giov vedi che questa casa te la stanno facendo
senza fondamenta, questa casa ora che piove, comincia a camminare e chiss dove va ajnire, dice che
minchia fai? ...e lui non so dove voleva arrivare, se gliela voleva far fare a Privitera, cosa voleva
concludere, ma gli metteva sempre il bastone in mezzo alle ruote. ... lo l'ho capito che lui glieli voleva
far fare a Privitera, una volta d'allura chi nisciu pruopia gli ho detto: devo fare una soleiia qua e
~ ~ ]entrambi gli interlocutori parlano di un rapporto
lui ...g lieia facciamo fare a ~ r i v i t e r aed
me lo diceva... dice: per adesso si sta mangiando Privitera"].

Conigliaro e Privitera Saverio (V. ali. 181)il quale si lamenta con Pipitone Vincenzo del
comportamento scorretto di suo nipote Nino in relazione alla compravendita di una
pala meccanica, spiegando che costui pretendeva di essere considerato suo socio anche
in un affare che invece Privitera stava conducendo autonomamente, senza per giunta
assumersi alcun impegno. Proprio a tale proposito Privitera da atto a Pipitone
Vincenzo di essere diverso da suo nipote e dunque di gestire correttamente gli affari
comuni [Pr: "lui s ' venduto la pala, quella sua, pi vecchia di quella mia e gli hanno dato trentamila

euro... una permuta ma di quella pala non c 'era dajrne nessun uso, in confronto a quella mia. Ma ti
dico, vabb, ci mettiamo d'accordo, dammi ventimila euro, mi pare a me che l'ho rispettato" P:
"stabilite la pala chi la deve pagare... i lavori da ora in avanti... lui avanza sempre quei soldr" Pr: "lui
avanzava quattromila euro...lui mi ha detto li voglio e basta, mi devi dare quattromila euro...ma che
minchia s' messo in testa? O lui conteggia che ho fatto qualche centocinquanta viaggi di sabbia per
lui, qualche due scavi gli ho ripulito io con il camion mio, conteggiamo pure questr" P: "che cazzo
vuoi? (ironico)" Pr: "e dice pure che siamo in societ, giusto?...io mica sapevo che eravamo in societ
pure li? Gli ho detto N, fammi capitare i bollini che lo facciamo assieme questo lavoro. S ora glielo
dico a mio zio Enzo. Gliel'ho detto per un viaggio, cos e non fece pi niente, mi sono dovuto andare a
rompere le corna io" P: "dove, per quale lavoro?" Pr: "nei vadduna... e mi sono andato a rompere le
corna io per bollini, per cose...e ora lui cerca la societ" P: "mi ha detto lui a me allora: (inc) e quando
prendo (inc) te li prendi tu con Saverio - ma che faccio questi lavori io? Presttai un conto ma questo
lavoro tuo" Pr: "ma noi possiamojre questi discorsi, non ce n ' problemi, per lui non che deve fare
lo scaltro" P: "i lavori, uno si ci va a mettere e ..." Pr: "ma noi problemi non ne abbiamo tu lo sal*' P:
"lo so che non c' problema, noi non ne abbiamo" Pr: "per lui non che deve fare lo scemo. L'ha
capito dove gira z Ancil? Lui con quei cinquemila euro si sente la pala pagata, luC'... Pr: "ma quello
che si morde la cosa sono sempre io" P: "no, tu con me non te ne mordi coda" Pr: "che C 'entra con te?
Con fu?' P: "no, e tu ...gl i ho detto io a lui: allora che j chiamo a Saverio?...e tu e io ci sediamo e
stabilite: tanto la pala, tanto mi hai dato e funtomi devi'dare, quando me li dai, mi prendo questi
cinque mila, ci ammazziamo tutti e tre l"]. Altro passaggio della conversazione rilevante

quello finale nel quale Pipitone dice a Privitera di avere detto a tale Apollo, il quale
asseriva di vantare un credito nei suoi confronti, che egli avrebbe garantito in prima
persona [P: "Giovanni Apollo si accordato... adesso mi deve portare tutti i bolli ed i verbali che
c'erano che devo andarli a pagare... minchia dice, Privitera - non sono buoni?" Pr: "e lui per noi
parla" P: "perch che hai? Se ti deve dare soldi ne rispondo io" Pr: "(ride)" P: "minchia dice, non mi
conviene"].

I1 colloquio appena riportato, come pure la fiequentazione della villa di Pipitone


Vincenzo da parte di esponenti della famiglia Privitera - e comunque di uomini giunti
a bordo di vetture intestate alle societ riferibili ai predetti imprenditori, che
interloquiscono con Pipitone della realizzazione di opere edili in territorio di Carini e
delle imprese da imporre per i noli ed i subappalti(V. ali. da 183 a 187) - se per un verso
confermano l'esistenza di un rapporto di collaborazione e cointeressenza tale, tra
l'altro, da indurre Privitera a chiedere l'intervento di Pipitone nei confionti del nipote e
da indurre Pipitone a farsi garante di un debito di Privitera, non consentono tuttavia di
affermare che tale rapporto si sia concretizzato nella gestione, da parte di Privitera, di
risorse riferibili a Pipitone e dimostrano inoltre - emblematico proprio il distinguo
fatto da Privitera tra il comportamento del suo interlocutore e quello del nipote
nell'arnbito di una vicenda in cui Pipitone Vincenzo non & coinvolto direttamente,
come pure il fatto che Privitera, pur parando con Pipitone Vincenzo (secondo l'accusa
suo socio universale), usa sempre la prima persona singolare allorquando si riferisce a
mezzi ed affari - che in realt tale rapporto di cointeressenza non si risolveva in un
rapporto societario "universale" caratterizzato dalla partecipazione occulta di Pipitone
a tutti gli &hri e, pi in generale, alla societ di Privitera Saverio; circostanza invece
determinante ai fini della sussistenza del delitto contestato (p. e p. dall'art. 12
(non meglio identificabili) da Pipitone Vincenzo a Privitera Saverio, il fatto .
l'impresa di quest'ultimo fosse impegnata nella realizzazione di alcune villette su

terreno di propriet della moglie di Altadonna Lorenzo - imprenditore al quale (come


si vedr) Pipitone Vincenzo ed altri esponenti di punta della cosca di Carini risultano
invece avere attribuito la disponibilit di capitali da investire nell'edilizia - terreno sul
quale pure stata registrata la presenza di Pipitone Vincenzo (v. conv. 29.08.03 e nota di
p.g.- ali. 166 e 167); come pure le dichiarazioni rese fin dal 1996 da alcuni collaboratori
che hanno riferito dei rapporti di cointeressenza all'epoca esistenti tra il padre di
Privitera Saverio [n.d.r. trattasi di Privitera Giuseppe, a sua volta amministratore unico della
"EDILPRIVITERAS.R.L."] e Gallina Salvatore, uomo d'onore di Carini (v. dich. Mazzola
Giovanni del 26.09.96 e del 22.1 1.96).

Analoghe considerazioni valgono per quello che riguarda i rapporti tra Pipitone
Vincenzo e Privitera Antonio, che pure risulta frequentare l'abitazione di Pipitone
Vincenzo (v. ali. 183). Anche in tal caso infatti non possibile affermare che l'accertata
collaborazione tra i due si sia risolta nella fittizia attribuzione di beni dal primo al
secondo, ovvero in un occulto ed universale rapporto societario tra i due.
Le dichiarazioni di La Manna Angelo - il quale ha riferito che "Privitera Antonio
lavora con i soldi di Enzo Pipitone e Nino Di Maggio" (v. verb. 24.01 -06)- non trovano
infatti riscontro nelle altre risultanze probatorie dalle quali emerge la distinzione anche
apparente tra il cantiere di Pipitone Vincenzo, individuato in quello di via Mattarella,
ed i cantieri di Privitera Antonio. Rilevato infatti che il cantiere di via Mattarella
pacificamente riconducibile a Pipitone Vincenzo che (oltre ad utilizzare il cantiere
come luogo di incontro) li stava edificando (tra le altre) una villetta destinata al figlio
(V. ali. 194) e che, giunto dinanzi al cantiere insieme alla moglie, le illustrava il progetto
e le prospettive di guadagno connesse alla vendita delle altre villette [v. ali. 192 p: "questa
un bfamiliare, a due famiglie! Certo, questa qua pure a due... a due famiglie, queste qua come
minimo le vendiamo a quattrocento milioni I'uno"]; rileva il giudicante che non vi sono
elementi che consentano di affermare che il cantiere in questione fosse nella titolarit
apparente di Privitera Antonio, non potendosi desumere tale titolarit apparente dalla
presenza all'ingresso del predetto cantiere di un cartello recante la dicitura "vendesi
villette bifarniliarz"' ed il numero di telefono cellulare della figlia di Privitera Antonio
(come gi evidenziato succeduta al padre nella carica di a. u. della "PRI. FER. CO.
S.R.L."). Trattasi infatti di un elemento - invero compatibile tanto con il conferimento
di un incarico di intermediazione immobiliare, quanto con un rapporto di
cointeressenza nell'affare - che tuttavia non vale a dimostrare l'esistenza di iina
situazione di "apparenza giuridica" difforme da quella reale per ci che attiene la
titolarit del cantiere pacificamente riferibile a Pipitone Vincenzo.
Ritenuto dunque alla luce delle osservazioni e dei rilievi svolti, che le prove in atti
non siano sufficienti a dimostrare l'esistenza di una fittizia intestazione di beni da
Pipitone Vincenzo ai Privitera, che pure risultano legati alla famiglia di Carini da un
rapporto di collaborazione, in ordine ai reati rubricati ai capi 14) e 15) non pu che
giungersi ad una pronuncia assolutoria ex art. 530 cpv C.P., perch il fatto non sussiste.

*****

LA

RIOUALIFICAZIONE SUB ART.


RICICLAGGIO DI SEGUITO INDICATI]

12 OUINQUIES L. 356192 DEI REATI DI

Rilevato che Pipitone Vincenzo, Pipitone Giovan Battista, Vallelunga Vincenzo e


Di Maggio Antonino - tutti, come si- visto, esponenti di rango dell'associazione
mafiosa denominata "cosa nostra", ma pure autori di numerosi reati fine fonte di
ingenti profitti (v. infia per quello che riguarda le condotte estorsive a loro ascrivibili) - sono
accusati (tra l'altro) del delitto di riciclaggio: i primi tre in concorso con l'imprenditore

presupposizione, sicch non opera la causa di esclusione con cui esordisce l'art.

bis C. p. relativa a chi abbia concorso nel reato; con la conseguenza che il partecipe al
sodalizio criminoso risponde anche del reato di ricicliggio dei beni acquisiti
attraverso la realizzazione dei reatifine dell'associazione" (cass. sez. I 1 pen. n. 40793105);
a diverse conclusioni si deve giungere quando i soggetti accusati di riciclaggio
risultano pure autori dei reati fine dell'associazione (come nel caso di specie) e vi sia la
prova (che come sempre pu essere anche logica) che oggetto delle condotte di
riciclaggio siano i proventi di tali reati. Tale prova nel caso di specie si desurne, non
solo dal fatto che le condotte in questione [n.d.r. quelle integrative dei reati fine e quelle di
riciclaggio] risultano commesse in un ristretto arco temporale, ma pure dal tenore di due
conversazioni intercettate il 06.10.03 ed il 09.10.03 (v. all. inf. 26.1 1 .O5 nn. 1 18 e 147 giii cit.)
nel corso delle quali Pipitone Vinenzo - che si trova dinanzi al cantiere di via
Mattarella in un caso insieme a Conigliam, al nipote di quest'ultimo ed al proprio
figlio, nell'altro insieme ai primi due - nel mostrare loro lo stato dei lavori nel cantiere,
dice espressamente ai propri interlocutori di avere investito nel settore dell'edilizia i
proventi delle condotte poste in essere ai danni di diversi imprenditori e di avere
guadagnato somme consistenti [C: "cinquantamilioni non che sono ..." P: "se non servono, non

servono, ma sono conservatr" Nip: "non cambia niente" P: "...ma se a me servono che... io ho pagato,
stamattina ho pagato milleduecentocinquantaeuro difontaniere, mille euro alla Palummiedda, trecento
euro gli operai, assomano, ci vogliono" Nip: "minchia, per fare una casa" C: "Yic, non l i stai
buttando ..." P: "tu non mi conosci a me, non che sono minchia...per pescare mille lire quello che
passiamo, stamattina mi passata dal notaio, poi sono andato a cercare Giammanco... l, ai
Badalamenti, poi sono andato a cercare a Lo Buglio, poi non l'ho potuto trovare ed ho mandato a
cercare Cacocciola, venuto Cacocciola per amore di dieci milioni ...gi dieci io, dieci tu, dieci quello,
dieci quello" C : "Vic, noi dobbiamo fare una cosa...sono dieci milioni non si scherza...dobbiamo
spicciare questa cosa" P: "cn Priano?...dice che Priano ancora non glieli ha dati, non incassando dice
comefaccio a darveli, dice che a Priano i l comune ancora gli deve rilasciare altri certifcati e poi gli d
i soldi e poi ce l i d lui a noialtrr" C : "non ha due anni ora?" P: "due anni ha! I o gi con questi e questi
di Badalamenti, minchia gi sono venti milioni e con venti milioni...dieci qua, dieci l, assai nefaccio
cose...con venti milioni ne acchiappi quaranta" C : "ne acchiappi ventr" P: "ma valgono quaranta ...gl i
interni fatti ci sono" C : " lo sai quanto valgono l tra altri quattro giorni?" P: "un miliardo valgono"],
manifestando esplicitamente il suo stupore per non essere stato ancora arrestato [Nip:" i
soldi fanno i soldp P: "Angelo, io quando ho preso qua, tu lo sai...tra qua e da Lo Piccolo, qua mi
uscito a me...tra qua trentacinque e l, sono gi ..." C : "te ne sono rimastr" P: "me ne sono rimasti, e
quelli da Cagarella hai capito? E gi ho cominciato a metterli in moto, centocinquanta ho guadagnato
nella zona industriale, ti ricordi?":
"soldi che hai buscato" P: " laforza mi hafatto a me...l ancora
non ci sono andato, l ancora non ci sono andato, no, no, come campare lafamiglia grazie a Dio c',
anzi me ne restano e ho preso coraggio ...perch tra qua, Zagarella e Lo Piccolo noi abbiamo preso
trecentocinquanta milioni ...cento ci hanno venduto il terreno, centocinquanta milioni li ho buscati in
quello l della zona industriale, t i ricordi?...qua c' Lo Buglio, Cacocciola minchia a loro andavo
cercando trecentocinquanta milionp C : %ediamo se ha portato qualche dieci milioni Vic, vediamo se
acchiappiamo quei dieci milionf' P: "no Priano non c'entra niente con questo"].

Alla luce di tali rilievi - a differenza che per gli imprenditori concorrenti (chiamati a
rispondere del reato di riciclaggio in altro procedimento) - non pu escludersi, con riferimento
ai predetti imputati, l'operativit della clausola di esclusione prevista dall'art. 648 bis
C.P. fermo restano tuttavia il potere - dovere del giudice di verificare se i fatti storici
oggetto delle contestazioni elevate nei confronti .dei medesimi imputati siano
suscettibili di una diversa qualificazione giuridica.
"Il giudice, in ogni fase-e grado del p~ocedimento,ha - infatti - il potere-dovere di
attribuire al fatto per cui si procede l'esatta qualiJcazione giuridica, senza che ci
incida sull'autonomo potere - riservato in via esclusiva al pubblico ministero - di
modificare il fatto contestato e di procedere alla nuova contestazione quando esso
risulti diverso da come descr
estrinsecazion; del diritto di difesa dell'imputato, cui funzionale il diritto ber;.
. , .,.:i.
.':..?;'
. :.;\
medesimo imputato a essere informato nel pi breve tempo, in maniera dettagliata-ed.
.
.). ,

si:..:
!).!l
..,.l,:

in una lingua a lui comprensibile, del contenuto dell'accusa elevata nei suoi confronti,
sancito dall'art. 6 della convenzione europea dei diritti dell'uomo (diritto ad un
processo equo).
Proprio in applicazione di tali principi, ritiene questo giudice di dovere riqualificare
sub art. 12 quinquies 1. 356192 - reato che in ipotesi pu anche concorrere con quello
di riciclaggio per i soggetti per i quali non opera la clausola di esclusione (p. es.
allorquando all'intestazione fittizia di quote societarie, si aggiunga l'investimento nelle attivit delle
medesime societ di illeciti proventi) - le ipotesi di riciclaggio contestate agli imputati sopra

e -

indicati ai capi 11) e 12), nei quali si fa esplicito riferimento alla sostanziale riferibilit
ai medesimi delle risorse investite da Altadonna nell'acquisto di terreni da edificare
(analiticamente indicati nel corpo dell'ordinanza di custodia cautelare alla luce delle
risultanze degli atti ampiamente conosciuti dagli imputati) e delle quote della "GIELLEI
ELECTROTRADING S.R.L.", societ apparentemente riferibile a Iacquinoto.
"Il delitto di trasferimentofraudolento di valori infatti - come gi sottolineato un reato a forma libera che si concretizza nell'attribuzione jttizia della titolarit o
disponibilit di denaro o altro bene o utilit e consiste in una situazione di apparenza
formale della titolarit del bene, dzrorme dalla realt sostanziale ...con lo scopo di
aggirare le norme in materia di prevenzione patrimoniale o di contrabbando, o di
agevolare la commissione dei reati di ricettazione, riciclaggio o impiego di beni di
provenienza illecita" (cfr. cass. sez. I pen. 14626105).
Risulta invece preclusa, a parere di questo giudice, la possibilit di riqualificare sub
art. 648 bis C.P. le ipotesi di violazione dell'art. 12 quinquies 1. 356192 rubricate ai capi
13), 14) e 15) gi esaminati, delle quali si esclusa la sussistenza (v. supra). Ove anche
in quei casi si riuscisse ,a superare la difficolt costituita dall'impossibilit di
individuare, in base agli elementi in atti, specifiche operazioni di investimento; alla
luce di quanto sopra evidenziato non potrebbe non operare, nei confronti dei soggetti
chiamati a rispondere di quelle condotte nel presente procedimento, la clausola di
esclusione prevista dall'art. 648 bis C.P.

*****

(CAPO 11 - L'IPOTESI CONTESTATA A PIPITONE VINCENZO. PIPITONE G.B. E


VALLELUNGA VINCENZO IN CONCORSO CON ALTADONNA LORENZO]
Le conversazioni di seguito esaminate - intercettate in parte all'interno
dell'abitazione di Pipitone Vincenzo, in parte all'intemo del deposito della SBS di
Salvatore Gottuso - dimostrano che gli esponenti di vertice della famiglia di Carini
avevano effettuato un consistente investimento in denaro attraverso l'imprenditore
edile Altadonna Lorenzo, a loro (ed in particolare a Pipitone) legato da un consolidato
rapporto di fiducia e collaborazione, aflidandogli la gestione di ingenti capitali da
impiegare nella realizzazione di un complesso residenziale alberghiero ubicato in
territorio di Carini.
In particolare, rileva il giudicante che la ditta riferibile ad Altadonna Lorenzo ed
alla d i lui moglie Fiore110 ~ierina- dopo che i predetti avevano acquistato tra il marzo
del 2003 ed il luglio del 2004 (dai proprietari dei diversi lotti che lo componevano) un
terreno di estensione complessiva pari a poco meno di 160.000 mq e del valore
(dichiarato) di 1.350.000,OO (v. ali. 163 e 164) - presentava presso l'ufficio del genio
civile del comune di Palermo (v. ali. 162) un progetto (a firma dell'arch. Mannino)
datato 25.04.05 avente ad oggetto "la realizzazione di una struttura recettiva (albergo)
a due elevazioniJt., oltre il piano interrato e delle strutture integrative biscina, parco
per il
il
e parcheggi) da realizzare-a Carini, in via B. Mattarella";

accoglimento della richiesta di finanziamento agevolato presentata dalla ditta, un


contributo in conto capitale di oltre 1.000.000,00 di (a fronte di un investimento
complessivo di poco meno di 3.000.000,00 di C) in relazione al quale i lavori dovevano
essere ultimati entro il mese di aprile 2006.
Ci posto, come gi anticipato, risulta ampiamente provato che buona parte delle
ulteriori somme da investire nel progetto erano state affidate ad Altadonna - che tra
l'altro frequenta la villa di Pipitone Vincenzo (v. ali. 165) - dagli esponenti di punta
della famiglia di Carini, che pur non b'comparendo" in alcun modo nella realizzazione
del progetto, di fatto si attivavano perch andasse a buon fine e rivendicavano
espressamente il loro potere decisionale nella vicenda ed il loro "diritto" a percepire gli
utili stabiliti.
A tale proposito rileva in primo luogo una conversazione (v. ali. 3 inf. 26.1 1 .O5 gi8 cit.)
intercettata il 09.06.03 tra Pipitone Vincenzo e Conigliaro nel corso della quale il
primo illustra al suo interlocutore i termini della discussione avuta qualche giorno
prima con il cugino Vincenzo che non rispettava le regole interne al sodalizio
assumendo iniziative senza consultarsi con gli altri e che, in particolare, aveva fatto
fare a lui, a suo fratello ed al medesimo Conigliaro una pessima figura con Altadonna
chiedendogli la restituzioGe della quota di denaro a s riferibile (attinente ad un terreno
che in qualche modo legato a quello su cui doveva sorgere il predetto complesso)
senza prima parlarne con lui che pure gestiva in prima persona gli accordi con
Altadonna - appellato da Pipitone "mio compare" - che peraltro aveva sempre
mostrato ampia collaborazione e che tra l'altro aveva anche provveduto al
sostentamento dello stesso Vallelunga durante la detenzione di quest'ultimo [P: "ma
perch mi fai fare questa cattiva jgura a me, a miofiatello, allo zz Angelo? Cosa hai voluto far capire
gli ho detto? Con Lorenzo non ci si pu parlare gli ho detto? Non ti ho detto che noi ci possiamo
parlare con Lorenzo?" C:"possiamo parlare" P:"gli ho detto: tu hai bisogno di queste cose, chiami a
me, a mio fiatello Nino, a zzu Angelo, chiamiamo loro, ci sediamo, .lo confermiamo, mettiamo dieci
milioni l'uno e... (inc.) il terreno e gi gli assegni.li hanno presi, patti fatti e basta - Dice: io non c'ero e
voialtri avete fatto tutte cose fatte. Gli ho detto: io sta responsabilit me la posso prendere gli ho detto,
se Lorenzo ha portato cento milioni, perch non mi dicevi a me perch ti sei preso i soldi? Quando
porta patti non ne cerchiamo" C: "2 dovuto" P:"quando non porta, non porta e (inc) mi hanno detto
l'importo! Noi due sfmciamo tutte cose. Te lo dico qua che siamo soli, siamo cugini, ci sei pure tu,
quando uno fa un patto, anche se lo fai tu, tu mi hai detto a me da Billeci me la sbrigo io e se io vedo a
Billeci o Billeci viene da me un domani...Gli ho detto: gentilmente, gentilmente noi ci riuniamo pure
che dobbiamo andare a prendere, tu forse non lo hai capito, un albicocca in un posto, noi ci
riuniamo...ci uniamo ci assumiamo la responsabilit tutti quanti che se qualcosa va male siamo tutti
responsabilr" C:"Responsabili logico" P:"come la pensi tu gli ho detto? - Dice: io ho bisogno di soldi,
io gli ho mandato a chiedere i soldi e lui mi diceva sempre che non ne aveva e io...Gli ho detto: tu
prendi minchie per lanterne, dovevi parlare con me, quando hai un problema devi venire da noi, sono
ancora all'altezza di prendere cinquanta milioni e darteli...ma no a fare queste cose afarmi fare questa
brutta figura con mio compare Lorenzo gli ho detto. Dimmi quello che vuoi, me lo gestisco io gli ho
detto, noi ci dobbiamo andare a chiudere il terreno quando Lorenzo ci dice a noi altri... solo allora gli
ho detto" C:"logico" P: "ancora paga debiti Lorenzo, per favorire te che sei uscito di galera"].A tale

proposito Pipitone aggiunge che Vallelunga si sarebbe presto pentito di avere chiesto
la restituzione delle somme a lui spettanti, cos rinunciando ai guadagni(futuri ma) ben
pi consistenti connessi dl'investimento [P: "ha appuntamento domani a Palermo mio compare
Lorenzo e u u Ciccio... Enzino si deve mordere i gomiti che manco, che se n' voluto uscire da l
dentro lui a correre, correre! Escitene, escitene"].

I1 rapporto societario "occulto" esistente tra Altadonna ed i vertici della famiglia di


Carini in relazione ail'affare di cui si detto emerge chiaramente da un altro passaggio
del colloquio, ailorquando Pipitone dice espressamente a Conigliaro che Altadonna autonomia in ordine ail'investimento in questione, per il quale deve erogare
famiglia un utile di 800.000.000,00 che poi vemi diviso all'intemo della cosca
proporzione ail'entit degli investimenti effettuati da ognuno dei suoi esponenti

"quello che Lorenzo vuole fare delle sue cose padrone, gli ho detto! E ' padrone, ma l con noi tutto
un altro, deve prendere 800 milioni e me li deve dare. Lui, Angelo,
come li dovete dividere un
problema tra te ed Angelo" ed ancora P: "...deve .pagare
debiti"]
e
ribadisce
che gli
accordi con
-

Altadonna (compresi quelli relativi all'ulteriore terreno cui si riferiscono le richieste di


Valleunga) erano stati stretti allorq;ando Valleunga era in galera [P: "...l'impegno che
Lorenzo ha con noi che deva dare quattrocento milioni...p erch l'impegno ce l'ha Angelo. Perch tu eri
in galera, siccome una cosa vostra, l 'impegno l 'ha preso Angelo con Lorenzo"];come pure da una
conversazione relativa allo stesso tema intercettata il 24.09.03 (v. ali. 152) a bordo della

vettura di Conigliaro, tra quest'ultimo, Di Maggio, un uomo non identificato e Pipitone


Vincenzo nel corso della quale gli interlocutori ribadiscono come verranno ripartiti gli
utili allorquando Altadonna consegner la somma dovuta [P: "a me interessa che mio

compare esce tutti i sold~l'... C: "ad ognuno quelli che gli toccano gli si devono dare" P:"se gli toccano
duemila lire gli si devono dare duemila lire, se non gliene toccano, niente? Niente?'] e Pipitone dice

chiaramente che i primi soldi che arriveranno sono destinati a suo fratello Giovan
Battista - che dunque aveva evidentemente preso parte all'accordo contribuendo
all'investimento - il quale trovandosi in galera non poteva condurre alcuna attivit
direttamente e, dunque, aveva maggior bisogno di denaro rispetto agli altri [C: LLcl
chi li
ha incassati ed ancora vuole incassare" P: "ed ancora vuole incassare e l il punto! Puntate i piedi,
incassare e poi aspettiamo il resto, soldi non ce n' per nessuno! Anzi quello che c' ...p oi intervengo
io... i primi soldi che ci sono sono quelli che (inc) mio fratello, non ce n ' pi per nessuno e ci metto un
punto!" U : "e gli portiamo i soldr" P:"se dobbiamo essere giusti dobbiamo essere giusti, perch quello
(inc) senza fare"... D: "per, purtroppo, per come sono stati fatti i patti (inc) una somma, si deve
rispettare quella somma, si deve quantificare, tu ne hai diecimila e ne prendi per diecimila, tu ne hai
seimila'] e che tuttavia soldi per il momento non ce n'erano atteso che ancora non si era
effettuata la vendita [P: "se ci fossero soldi sul tavolo" D: "soldi non ce n'" P: "ancora si deve
vendere"].

Estremamente significativa, anche al fine di confermare l'individuazione dello


specifico affare di cii si parla nelle conversazioni che si stanno esaminando, inoltre
una conversazione intercettata il precedente 04.07.03 sempre tra Pipitone e Conigliaro
(V. ali. 151) nel corso della quale Pipitone illustra al suo interlocutore le prospettive di
evoluzione dell'affare di interesse comune dicendogli che Altadonna - come emerso
prima fortemente indebitato - si stava attivando per vendere il terreno [n.dr. il terreno
come si evidenziato all'inizio aveva un'ampieua di circa 160.000 mq] al -prezzo di centomila lire
al metro quadro, per un totale di circa sedicimiliardi [P: "mio compare Lorenzo domani ha un
.-

appuntamento a Palermo, si deve incontrare per tutto" C: "per tutte cose?" P: "tutto a centomila lire"
C: "sarebbe l'ultima cosa che ci potremmo sistemare...a centomila lire quanto verrebbe Vic?" P:
"sedici qiliardi... e l sopra p e a centomila lire" C: "ma loro che intenzioni hanno Vic?" P: "hanno
voluto tutte le carte, domani a
appuntamento con l'ingegnere"].

Ulteriore conferma a quanto detto si trae ancora da due conversazioni intercorse tra
Pipitone e Conigliaro il 25.09.03 (v. ali. i55 e 156) nelle quali i due decidono, per
liberarsi dalle continue e pressanti richieste di Vallelunga [ndr Enzino], di restituirgli la
somma richiesta, facendolo cos definitivamente "uscire" dall'affare con Altadonna [P:
"ieri come siete rimasti?" C: "fui venuto ieri sera, non l'ha chiamato nessuno" P: "perch?" C:"lui si
doveva far dare quei soldi ...gl ieli facciamo dare quei soldi" P: "glieli dobbiamo far dare?" C: "s
venuto ieri sera, ha fatto come ..." P: "Enzino?" C: "s, faglieli dare, dice che ha
bisogno... facciamogli... pure per non portare cose alla lunga per i dieci milioni, venti milioni... " P:
"Angelo non sono i soldi" C: "lo so che non sono i soldr" P: "io lo so come recuperare i trenta milioni,
non ti preoccupare" C: "si, ma per fare vucciria per questi... se tu lo vedevi sembrava un poveraccio
stamattinaP' ... P: "se vedi a mio compare Lorenzo gli dici...gl i dici che gli d i soldi...diecimila euro"
C: "daglieli, daglieli, daglieli. Vincenzo con Angelo poi restiamo come eravamo rimasti noialtri" P:
"si sente il rumore dell'apertura di un involucro di carta -sono tre mazzetti di cinquemila euro l 'uno, gli

--

alberi d'ulivo perch se no Lorenzo (inc) la moto pala e tuo cugino Enzo ha b bella minchia
dici. Tu, se non ci chiariamo, non ci devi passare pi nemmeno con l'aereo... neanche per la
passa! Ha voluto i soldi lui, se non ci chiariamo, non sapr'mai pi niente, n cosa si fa, n
.

..

.- -

fa, n chi deve fabbricare, n chi non deve fabbricare, n quanto si vende" C:"niente, all'oscuro,
aii'o~curo~~];
fuoriuscita dall'affare della quale peraltro il cugino, come Pipitone

ribadisce, si sarebbe pentito al momento della vendita che avrebbe futtato, visto il
rapporto con Altadonna, somme ben pi consistenti di quelle che Vallelunga si era
fatto consegnare, peraltro spendendole quasi completamente [v. ali. I I 8 P:"mio. compare
quello che fare fa... Minchia Enzino... Enzino si deve andare ad affogare... e gliel'ho detto avantieri qua
io: come ti pare...tutte queste liti che ho fatto per Lorenzo, per te... dgatti gli ho detto: ti pare che lo
faccio per niente io questo? Dice: ma tu cos'hai l dentro, sei socio di Lorenzo? Mi fa. Gli ho detto:
socio no ma a dirti la verit mi ha detto: comp quando vuoi diecimila metri di terreno te lo stacchi e te
lo prendi" C:"niervu, non gli potuto pace" P:"non che vero" C: "lo so che non vero per lui
dice: cos ' qua il discorso?'P: "lui sta sulle spine...lui i soldi adesso gli finiscono a lui, gi sono finiti
tra escavatore, moto pala che allora si comprati...cinquantamila euro fanno un volo... a me mio
compare mi ha detto: se come dico io dice, dove C P il pozzo dello zio Angelo, gli stacco un poco di
terreno e il pozzo glielo regalo dice, a parte i duecento...ti pare a te lo dici. Non si dicono queste cose"
C: "ma che fa scherzi?" P: "a nessuno, nemmeno in famiglia ne devi parlare, perch poi gli viene la
gelosia agli altri... a me quello che mi vuoi dare mi dai... non si raccontano le cose nostre mai. 11
Signore ci deve dare la fortuna di venderlo...se lo vendiamo" N i p C: "se lo arrivo a vendere io penso
che ci dobbiamo pulire un poco le scarpe" C:"l'africano glielo ha fatto cinque...appena racimola
quaranta soci, tre miliardi e con i soldi di l fa un macello lur"].

I1 diretto interesse della famiglia di Carini all'affare apparentemente riferibile al


solo Altadonna che tra l'altro - come emerge dall'emblematico riferimento
"al1'africano" [da identificare nel noto Vito Roberto Palazzolo, da tempo residente in Sudafiica e gi
condannato per il delitto di cui allyart.416 bis C.P.]e da ulteriori accertamenti sui quali
syperfluo soffermarsi in questa sede non essendo Altadonna imputato in questo
processo - gode di alte protezioni all'interno della associazione, trova infine definitiva
conferma nelle conversazioni intercettate all'intemo del deposito di Gottuso dalle quali
emerge l'interessamento di quest'ultimo alla compravendita del terreno destinato alla
realizzazione del progetto alberghiero di Altadonna, che al fine di vendere aveva
dunque interessato pure Gottuso (v. ali. I 59).
Orbene, il tenore delle conversazioni fino ad ora esaminate non lascia alcun dubbio
in ordine al fatto che gli esponenti di vertice della famiglia di Carini avessero affidato
ad Altadonna somme ingenti da investire nel progetto di cui si detto. La tesi difensiva
secondo la quale la somma consegnata a Vallelunga da Altadonna sarebbe il
corrispettivo della liberazione di un terreno limitrofo dalla mezzadria di cui Vallelunga
era titolare totalmente incompatibile con le risultanze delle intercettazioni nelle quali
i protagonisti parlano espressamente di restituzioni connesse a precedenti investimenti
e della conseguente esclusione di Vallelunga dalle prospettive di guadagno a tali
investimenti connessi.
Quanto alla specifica individuazione degli autori di tale investimento, limitando
l'esame ai soggetti chiamati a rispondere del reato di cui al capo 11) nel presente
procedimento, ritiene questo giudice che:
-uno di loro deve essere pacificamente individuato in Pipitone Vincenzo,
protagonista principale delle conversazioni sopra esaminate, "titolare" di un rapporto
preferenziale con Altadonna Lorenzo e per questo profondo conoscitore degli aspetti
connessi alla vicenda in questione;
-altrettanto deve affermarsi per Pipitone Giovan Battista il quale, pur essendo
detenuto all'epoca delle intercettazioni di cui si detto, come riferisce il fratello
Vincenzo, proprio perchd detenuto, era il primo a dovere percepire gli introiti derivanti
all'investimento in questione, risalente a qualche anno prima ed al quale anche lui
dunque aveva - evidentemente - preso parte;
Vincenzo. Se per un verso infatti deve affermarsi che Altadonna avesse ricevuto anche
somme di denaro riferibili a Vallelunga, tanto da restituirgliele a fionte di una
richiesta; per altro verso non pu affermarsi che sia stato Vallelunga ad affid

Come affermato tanto da Pipitone quanto dallo stesso Vallelunga nelle conversazioni
intercettate, infatti, gli accordi con Altadonna - e dunque la consegna del denaro risalivano ad un periodo nel quale Vallelunga era detenuto ed erano stati effettuati
anche per suo conto senza tuttavia renderlo partecipe. Ne consegue che - essendo il
delitto in questione (come evidenziato all'inizio) un delitto istantaneo ad effetti
permanenti - a Vallelunga non pu ascriversene la relativa responsabilit.

*****

CAPO 12
L'IPOTESI CONTESTATA A PIPITONE VINCENZO E D1
ANTONINO IN CONCORSO CON CLIRULLI
VINCENZO E IAQLIINOTO
G IO R G IO

MAGGIO

Le conversazioni intercettate (tra l'altro) sull'utenza telefonica della "GIELLEI


ELECTRO TRADING S.R.L.", gli accertamenti documentali e la ricostruzione dei flussi
finanziari relativi all'attivit della societ - avente ad oggetto il commercio
all'ingrosso e al dettaglio di articoli elettronici ed elettrodomestici, nonch sede
amministrativa e magazzino con vendita all'ingrosso a Carini, oltre a tre sedi di
commercio al minuto (a Ragusa, Marsala e Castelvetrano) e formalmente amministrata
da Iacquinoto Giorgio - dimostrano, come si vedr di qui a breve, che la predetta
societ era in realt riconducibile alla signoria di Pipitone Vincenzo (la cui figlia
risulta dipendente della predetta societ) e Di Maggio Antonino, che formalmente era
un semplice impiegato della predetta societ con mansioni di responsabile
commerciale (v. visura camerale ed elenco dipendenti ricavato intercettando un fax relativo al registro
presenze, all. inf. gdf 04.02.05 in vol. I, fald. 16) e che invece, unitamente a Pipitone, gestiva
la societ investendovi consistenti somme tramite il pluripregiudicato C m l l i Enzo,
che pure era apparentemente un mero dipendente.
A tale proposito rileva in primo luogo la conversazione (v. ali. 170 inf. 26.1 1.05) nella
quale Cmlli, parlando con tale Gasparini, gli riferisce (parlando della societ come se
fosse di fatto da lui gestita) di avere aperto un nuovo negozio a Castelvetrano
chiedendogli di inviarli qualche rappresentante di prodotti da vendere [C: "a me dispiace
perch era un prodotto che stavo vendendo abbastanza bene, soprattutto i deumidijcatori, infatti
quest'anno abbiamo perso di venderne che lei nemmeno se l'immagina! Perch ormai sulla zona di
Trapani...p oi noi, io ho aperto un negozio a Castelvetrano...l'ho rilevato io sto negozio per non
perderlo. Poi eventualmente se c' qualche rappresentante quando c 3 la campagna dei deumidflcatori
scarico l'assegno non c ' problema... "l. Estremamente significativa , poi, una
conversazione (v. ali. 171) intercorsa tra un impiegato della societ di nome Roberto (v.
ali. 172) e sua moglie Silvana nel corso della quale il primo spiega che, a causa di

tensioni createsi tra Cmlli, Iacquinoto e Di Maggio, vi era il rischio che chiudessero il
punto vendita di Carini e che neppure si sapeva se avrebbero comsposto gli stipendi ai
dipendenti; circostanza che dipendeva esclusivamente dalla volont di Di Maggio, che
evidentemente era dunque ben pi di un mero dipendente [s: "che fai?" R: "niente,
stamattina qua c ' stato lo show" S: "in che senso? Con te?" R: "non con me, io non c'entro niente,
litigavano tutti, perch ora giustamente dice: ora chi se le segue tutte queste cose...Giorgio si
incacchiato...Curulli fa: io da lunedi non
yy mi interesso pi a niente...q uindi ora giustamente di stipendio
non se
yy ne parla . Giorgio se n' andato S: "tu non glielo hai detto che vuoi lo stipendio?" R: L'gliel'ho
detto S: "e lui che ha detto?" R: "e dice: purtroppo lo zio Nino che deve decidere ora ..." S: "se ti
deve dare oppure no lo stipendio?" R:"neanche Aldo lo ha preso, incavolato fradicio che oggi Aldo
ha fatto pure casino... Curulli fa: ...io mi prendo il mio e me ne vado a Castelvetrano...Giorgio che deve
dire? ... lo zio Nino? Quello tranquillo...ora praticamente Ragusa sar un casino, se lo prendono a
quanto pare in tre, quattro, un macello c'...q ua a quanto ho capito siyy chiude...fmno questo bilancio e
chiudono...e poi Curulli si prende Castelvetrano ed finito tutto ]. Troncanti sono, tuttavia,

consistenti di quelli che egli immaginava e determinandone la sorpresa [ D : "signor La


Porta, buona sera... mi dica una cosa...allora lei andato al banco di Roma, si ricorda?%: "s" D:

'

'per chiudere i debiti che aveva la G IELLEI giusto? Ed ha fatto lei un conteggio di centosettantamila
euro... giusto?" L: "del banco di Roma? Mi sembra dovrebbero essere quellr" D: "ora com ' che qua,
dopo i centosettantamila euro, ci sono fatture da scontare? Com ' questo discorso?" L:"non lo so, loro
non gli hanno portato fatture l'altra volta?... a bon bon mi capisce!' D: "a bon bon che significa?
Mi spieghi, no qua noi dobbiamo parlare chiaro...chi gliel'ha portate queste fatture?" L:"a bon bon
che dovevano servire per monetizzare soldr" D:"s, ma lei mi dica una cosa, quando andato al banco
di Roma con l'avvocato ... andato per chiudere tutto il conto? E tutto il conto quanto era?" L:"le dico
una fesseria, non me ne ricorso, dovrei fare mente locale... c' una lettera in cui noi gli proponiamo
diecimila ..." D: "gli proponiamo diecimila euro al mese" L:"certo...ed in questa lettera ci deve essere
il totale dell'importo...trentasei mesi sono trecentosessantamila euro" D: "trecentosessantamila euro?
E com' che Roberto ne ha centosettantamila? Nel computer scritti... ma trecentosessantamila euro vi
rendete conto di quanti sono?... signor La Porta lei non ne ha colpe ..." L: "ora sto cominciando a
mettere afuoco...cinquecentomilionidi scopertura pi tutti i farraggimenti...e siamo l, ci saranno pure
gli interessi" D: "cinquecentomilioni di scopertura?" L: ?i, avevamo cinquecentomilioni di anticipo
fatture" D: "signor La Porta la saluto, arrivedercP'].
Quelle successive intercettate tra Di Maggio e Pipitone Vincenzo (v. all. 174), nel

corso delle quali il primo spiega al secondo, che pure aveva investito nella predetta
societ, quale fosse la situazione ascrivendone la responsabilit a Iacquinoto e Curulli
ed insieme i due decidono - cos mostrando ancora una volta di essere i reali titolari
della'societ e delle risorse in essa investite - di rimediare facendo fallire la societ [ D :
"me lo spieghi come si fa Enzo? Se li sono fottuti al cento per cento, non al novantanove" P: "se li sono
fottuti lui e Giorgio... finito un camion di elettronica comprato...(i nc)mila euro, dove sono?" D: "ti
ricordi quando sono arrivato l ed ho abbassato la saracinesca? Porca troia, ma che stiamo
scherzando, poi se mi acchiappa in testa arrivo l e poi impazzisco completamente..." P: "se arriva a
venire davanti a me...-bestemmia- ma che devono dire? ... per Giovanni e in banca... Comiene fare il
fallimento" D: "e questo dico, ormai questa strada si sta prendendo" P: "salvaguardare il
negozio...questi quattro soldi che abbiamo uscito...fa re il fallimento, vedere quelli che si devono
prendere"];non prima per (v. all. 175, relativo ad una conversazione intercettata tra Pipitone e Di
Maggio mentre si allontanavano dai locali della GIELLEI ) di avere effettuato consistenti

ordinativi di merce destinati a rimanere insoluti, s da arginare i danni nei limiti del
possibile e farli ricadere sugli ignari fornitori [P: "ma che fanno qua Nino? Qua io direi di
chiudere ora e si farebbe meno cattiva figura" D: "qua per loro, si dovrebbe fare, la merce entra ed
esce, esce e si pagano gli assegni, entra ed esce, entra ed esce, dopo un...da febbraio in poi mettere a
comprare, pagamento a settembre a ottobre e arrivederci e incassiamo"].

Pacifica pure la sussistenza del dolo specifico in capo ai protagonisti della


vicenda, consapevoli del loro inserimento in "cosa nostra" e del rischio di essere, per
questo, raggiunti da provvedimenti restrittivi della libert personale (v. conv. giil cit. nella
quale Pipitone riferisce a Conigliaro delle direttive impartite al cognato nell'ipotesi di un proprio
arresto) dunque, a maggior ragione, del rischio di subire prowedimenti ablativi di

natura reale e comunque bisognosi di imprese "pulite" nelle cui attivit investire i
consistenti profitti delle illecite attivit compiute; consapevolezza che non pu non
rawisarsi anche in capo a colui che formalmente amministrava la societ ed a colui
che vi immetteva il denaro di Pipitone e Di Maggio, vale a dire Iacquinoto e Cunili
che, come si visto, erano addentro alle operazioni economiche della societ (tanto da
sottrarne i proventi) e dunque non potevano sconoscere la provenienza degli ingenti
capitali in essa investiti, del tutto sproporzionati ed incompatibili con il "reale" giro
d'affari della societ [v. in proposito l'analitica ricostruzione effettuata, con riferimento alla GIELLEI

dal nucleo speciale polizia valutaria della gdf - inf. del 04.02.05 giil cit. - nella quale si evidenzia tra
l'altro la creazione da parte di Iacquinoto di una consistente prowista mediante versamenti in banca di
denaro contante ed assegni circolari, a loro volta emessi dietro presentazione di denaro contante, nonche

ni qi La Manna il quale ha riferito C

famiglia di Carini in alcuni conti correnti da lui gestiti presso la filiale di Carini della
Banca di Lodi e che aveva fatto sparire circa tre miliardi di vecchie lire dalla gestione
t o persona che metteva nei negozi i soldi di
della ELLEGI [rectius: G I E L L E I ] ;~ a c ~ i n o"era
cosa nostra"; il ragioniere La Porta
di fiducia della famiglia di Carini e si
occupa di gestirne i soldi.

ImmmmmBmmmmmmmmBmmmmmmmmBmmmmmmmmmmmmmmmmDmmmmmmmmBmmmmmmmmDmmmmmmmmmmm

I DELITTI DI CUI ALL'ART. 629 C.P.


8),16) E 18);QUELLE TENTATE:CAPI 7),9 ) E lo)]

[ LE FATTISPECIE CONSUMATE:CAPI

Prima di andare ad esaminare, nello specifico, gli elementi su cui si fondano le


contestazioni elevate nell'arnbito del presente procedimento in ordine alle violazioni
(consumate e tentate) dell'art.629 C.P.;occorre premettere che:
-"la minaccia costitutiva del delitto di esiorsione pu essere anche indiretta o
larvata sempre che, in relazione alle condizioni ambientali, alla personalit
sopraflattrice dell'agente, all'ingiustizia della pretesa, la parte oflesa sia venuta a
trovarsi nella condizione di subire la volont del soggetto attivo per evitare, in caso di
mancata adesione, il paventato verificarsi di un pi grave pregiudizio" (cfr. cass. sez. I
pen. n. 4 142195);
-'per la sussistenza del delitto di estorsione, il profitto deve considerarsi ingiusto
quando la pretesa perseguita non sia tutelata in modo diretto o indiretto
dall'ordinamento, concentrandosi in un vantaggio che non possa ritenersi
giuridicamente dovuto al1'agente; mentre il danno deve consistere in una diminuzione
patrimoniale subita dall'ofleso" (cfr. ex multis cass. sez. V pen. n. 1733188).

*****

[CAPO 8 ESTORSIONE IN DANNO DI CUTIETTA C A RL O ~

La sussistenza del fatto, secondo l'ipotesi accusatoria ascrivibile ex art. 110 C.P. a
Conigliaro Angelo (imputato in altro processo) quale autore materiale ed all'odiemo
imputato Pipitone Vincenzo in qualit di mandante, emerge inequivocabilmente dal
tenore di una conversazione intercettata il 27.12.2003 (v. ali. 119 inf. 26.11.05) sulla
vettura in uso a Conigliaro Angelo - del cui rapporto privilegiato con il capo mafia
Pipitone Vincenzo e del cui ruolo nella famiglia di Carini si gi fatto cenno nel
paragrafo relativo a tale articolazione mafiosa - ed intercorsa tra il predetto Conigliaro
e la persona offesa Cutietta Carlo, piccolo imprenditore edile all'epoca della
conversazione impegnato nel territorio di Carini, e segnatamente nella costruzione di
due villette in via del Girasole [n.dr. l'indicazione riportata da Cutietta nella conversazione - v.
inpa all. 119 gih cit. - trova conferma negli accertamenti di p.g. compendiati nell'all. 1201.
Nel corso della conversazione in questione: Conigliaro - che, come emerge dai toni
confidenziali utilizzati nel colloquio e come la stessa persona offesa riferisce, conosce
Cutietta da tempo - riporta esplicitamente al suo interlocutore le richieste di denaro
avanzate da soggetti rispetto a lui sovra ordinati in relazione ai lavori che Cutietta
stava eseguendo in quel periodo; Cutietta, dopo avere ricordato a Conigliaro che nel
corso degli anni egli aveva sempre adempiuto alle richieste rivoltegli, spiega al suo
interlocutore di trovarsi in difficolt atteso che i lavori che stava eseguendo in quel
periodo erano di entit non elevata e che, fino a quel momento, egli non aveva riferito
delle richieste in questione al committente con la conseguenza che avrebbe dovuto
farvi fronte con risorse proprie privandosi di qualsivoglia guadagno [C.A.: "sono venuti
avantieri e gli ho detto: va bene, non avere premura...quando lui viene...dice: ma non venuto? N o
non venuto...Carlo l'altra volta te l'ho detto: attento, non sono tutti con te ...per ci sono cristiani che

te, mi sto buscando un poco di pane, dopo tanti anni che sono stato a Palermo, sono stato a M a
sono stato qua, sono stato l ... l 'altra volta tu mi hai detto una cosa ed io sono stato present

padrone non gli ho detto niente, per va afinire che lui guadagna i soldi ed io devo stringere sempre la
cintura. lo te lo dico a te in quanto tu sai a chi lo devi andare a dire ..." C.A.: "certo... dice lui fa questo
e vogliono il loro... ora li loro dice che ne hai fatte due?" C: "due bifamiliari ho fatto... due bifamiliari
io ho la manodopera non che dico ... non che ho un lavoro che posso... che c' da arricchire, sto
lavorano per tirarci cinquanta sessanta milioni ci devo mettere il culo io... tuo nipote lo sa siamo stati
dieci anni a Palermo, a spurgare fognature e a lavorare, adesso io ho da buscarmi un pezzettino di
pane. Se io avessi fatto qualche brutto discorso, invece tu mi hai chiamato ed io sono stato pronto a
quella situazione per dico, io sono del paese e mi sto buscando un poco di pane e non che dico e
capisco pure le altre situazioni che ci sono"].Nel prosieguo della conversazione: Conigliaro

ribadisce al suo interlocutore di essere solo un emissario e di avergli rivolto la richiesta


per evitare che gli capitassero "male cose" - cos formulando un'altrettanto esplicita
minaccia - gli suggerisce quindi di consegnare al mandante della richiesta la somma
complessiva di cinque milioni per evitare fastidi. Cutietta a quel punto ali dice di avere
gi Paaato la somma in auestione; gli spiega che il cantiere al quale si riferiscono le
richieste da lui riportate lo stesso per il quale egli aveva gi pagato ed allora, con
l'assenso di Conigliaro, si impegna a corrispondere la somma all'apertura del
S U C C ~ S S ~ Vcantiere
O
[C.A.: "per me la verit? Ti puoi arricchire mi fa piacere" C: "no. Ancil tu lo
sai...q uanto ... da trent'anni che mi conosci?" C.A.: "si per non che hai a che fare con me tu, c '
qualcuno che non vuole saperne niente... dice dobbiamo campare tutti. Gli ho detto vedi che questo
poverino lavoratore, in mezzo alla strada ..." C: "io mi sono ritirato da Palermo, mi capitato di
fare un villino, ne devo fare un altro, altri due, altri tre dico sono... io l a momenti finisco devo solo
ammattonare e basta e poi ho un altro in un altro posto" C.A.: "quello che ti posso dire io a te, se fosse
che riguardasse me ti direi vai a buscarti il pane, ma poi succedono male cose e dici: ma non me lo
potevi dire?" C: "no, ma cosa c'entra?" C.A.: "adesso quando loro vogliono cinque milioni, adesso l
non ne hai fatte due?...q uando finisci prendi cinque milioni e glieli fai avere a quello, per non avere
camurrie Ca ...p er non avere camurrie" C: "lo so Angelo" C.A.: "io ti dico, non mi interessa niente, a
me basta quello che ho per campare, per per non farti maltrattare, che cosa devo fare se vengono da
me, cosa gli devo dire massacratelo?" C: "cinque non glieli abbiamo dati?'C.A.: "perch, sempre di
questi erano i cinque che gli hai dato?" C: "si sempre li dentro... il terreno di duemila metri , io da l
non che sono uscito ancora, da un anno che sono l e il lavoro stato preso...Ancil, io mi trovo in
questo lotto... sono due... mi trovo in via Girasole, dico io gi quello che dovevo fare...sono stato
presente...sono andato a cercarlo e non ho dato niente a nessuno... ora il prossimo anno devo andare a
finire in un'altra strada, non li posso prendere da l, per forza di qua li devo prendere?" C.A.: "tu
quelli che hai uscito sono sempre da li?" C: "da l. Da via del Girasole sonor' C.A.: "non ne uscire
allora...quanto minchia devi uscire" C: "ti dico... io sono a completa disposizione, cinque milioni li ho
tirati per la gola...da l non sono uscito completamente, esco tra un mese, un mese e mezzo, perch devo
ammattonare... appena vado a cominciare l'altro...so che devo destinare cinque milionl' C.A.: "ti
saluto, fatti i tuoi lavori" C: "no se fossi uno che...mi conosci da una vita" C.A.: "no, siccome lui
venuto a dirmi che questi li stai facendo ora" C: "questi , questi, noi ci siamo visti nel mese di
settembre... " C.A.: "si, e questi, e questi..." C: "...perch io ho cominciato in agosto... si, per tu
quello che gli devi dire ...io l ho solo la manodopera...cio non che ho guadagno pure di materiale,
se potessi avere il materiale io in centodieci centoventi milioni di lavoro, ci devo pagare gli operai devo
fare questo... cio i cinque milioni, resta tra padre e figlio, sono levati dalla bocca dei mieifigl"].

La conversazione riportata dimostra chiaramente che Cutietta, per i lavori effettuati


in via del Girasole, in assenza di qualsivoglia causale giuridicamente rilevante, ha
corrisposto la somma di cinque milioni delle vecchie lire a seguito delle richieste
formulate fin dal settembre precedente da Conigliaro e consente dunque di individuare
pacificamente in quest'ultimo l'autore materiale della richiesta, lascia invece in ombra
l'identit del mandante. Se per un verso vero infatti che la sovra ordinazione
gerarchica di Pipitone Vincenzo rispetto a Conigliaro ed il rapporto privilegiato
esistente tra i due, quali emergono dalle risultanze probatorie esaminate nel paragrafo
relativo alla famiglia di Carini (nella cui sfera di competenza ricade il cantiere di
Cutietta), consentono logicamente di identificare il soggetto in questione proprio in

quale riveste una posizione di subalternit rispetto a Pipitone Vincenzo, ma che risulta
comunque di assoluto rilievo e che, pertanto, del tutto compatibile con l'ipotesi del
conferimento di un incarico a Conigliaro, quale quello dal medesimo portato a
compimento nei confronti di Cutietta. Cos come non da escludere completamente
l'ipotesi che Conigliaro - che pure ricopre un ruolo di tutto rispetto nell'articolazione
mafiosa di Carini e che del resto, all'esito del colloquio con Cutietta, assume
autonomamente la decisione di posticipare la riscossione dell'ulteriore somma chiesta
all'imprenditore all'apertura del nuovo cantiere - pur evocando con Cutietta la
specifica volont di soggetti gerarchicamente collocati al di sopra di lui, abbia di fatto
agito di propria iniziativa, sia pure nell'ambito di generiche direttive conferitegli dal
Pipitone in relazione alle estorsioni da compiere nella zona.
Restando dunque dubbia l'identit del (presunto) mandante dell'estorsione
pacificamente consumata da Conigliaro ai danni di Cutietta; con riferimento a tale
reato si deve giungere, nei confronti dell'imputato Pipitone Vincenzo, ad una
pronuncia assolutoria ex art. 530 cpv. C.P. per non avere commesso il fatto.

*****

(CAPO 16 ESTORSIONE IN DANNO DI GALANTE DIEGO]


La vicenda che vede come vittima Galante Diego - titolare di una sala giochi di
Mondello denominata "Las Vegas", da poco ridimensionata (v. esiti accertamenti in ali. 237
e 238 inf. 26.1 1.05) - emerge da una serie di conversazioni intercettate all'interno del
deposito di Gottuso Salvatore in alcune delle quali Davi Salvatore, secondo l'accusa
autore del delitto in questione, anche protagonista diretto.
La prima conversazione in cui si parla della richiesta di denaro avanzata nei
confronti di "quello del biliardo" quella del 05.01.05 (v. ai]. 236) intercorsa tra Gottuso
ed il coimputato D'Alessandro Francesco, nel corso della quale quest'ultimo racconta
a Gottuso delle richieste che il titolare della sala bigliardi di Mondello continua a
ricevere pur avendo gi pagato "quanto dovuto" alla famiglia di Partanna ed invita
Gottuso a parlarne con "Totuccio" - da identificare come si vedr di qui a breve in
Davi che dunque (come gi evidenziato) il responsabile di Partanna - del quale
peraltro il destinatario delle richieste "parla bene" avendone trovato corretto il
comportamento e che pertanto, a giudizio dei protagonisti del colloquio, all'oscuro di
tali eventi, verosimilmente riconducibili ad indebite intromissioni di altre famiglie [D:

"...perch loro per quanto riguarda Partanna la persona il suo dovere I'ha fatto, glieli ha mandato i
soldi a Partanna. Minchia, ma questi gli vanno a scassare la minchia, Tot!" C:"ma ne ho sentita pi
d'una, avantieri sono venuti da Carini addirittura" D: "diglielo a Totuccio, gli dici che lo lasciano
andare" C: "ma Totuccio lo sa questo discorso?...q uesto ha biliardi?" D: "aveva il bigliardo l a
Mondello" G:"ora non lo ha pi?" D: "ce I'ha ancora...per I'ha stretto" C: 'Lsiccomeho l'impressione
che Tot non sa niente di questo discorso perch Tot avantieri gli ha fatto bordello per un 'altra cosa
di Nino Pipitone, per non abbiamo parlato di questo discorso! Addirittura gli dovevano dare soldi a
uno, non glieli volevano dare... a Partanna, discussioni..." D: "Tot a Parfanna i soldi la persona li ha
mandati...se poi a lui gli hanno dati o non glieli hanno dati, non lo so!...Tot tu diglielo a Totuccio, gli
dici... ma tu 7'ot lo sai questo discorso... Vedi che quella persona di Mondello di Totuccio ne parla bene
perch dice: si comportato da cristiano, mi ha detto mezza parola dice ed io mi sono messo a
disposizione" C: "s, ma siccome sono cos con Spinelli, perch gli ha fatto il bordello qua davanti a
me" D: "gli dici che non gli mandi...lei si deve muovere... ci deve dare i soldi, mi ci deve fare il regalo.
Vogliono fatto il regalor' C: "va bene, io venerd mattina ho appuntamento con Tot, qua alle otto e
mezzo, io me lo sono scritto apposta per non dimenticarlo...p er questo dscorso eventualmente lo
chiamo io a signor Spinelli. Fa bene, questo...venerd mattina te lo risolvo"].

Che il "Totuccio" responsabile di Partanna - al quale il titolare della sala giochi,


(come emerge dalla conversazione sopra citata) aveva gi inviato la somma dovuta (ed al quale
vada identificato in Davi emerge inequivocabilmente dalla conversazione
successivo 13.01 .O5 tra Gottuso ed il predetto Davi (v. all. 239 e 239 bis ident.), nel
della quale Gottuso chiede a Davi se sapesse qualcosa in ordine alle richieste di

avanzate da Spinelli a "quello del biliardo di Mondello" e Davi risponde di avere gi


risolto la questione che vedeva contrapposti il titolare della sala giochi ed il padrone
del locale in cui era ubicato l'esercizio commerciale, si dice stupito di tali ulteriori
richieste di denaro in quanto provenienti da soggetti che a Mondello non hanno
autorit e - appreso che il problema era stato esposto a Gottuso da D'Alessandro ribadisce, come peraltro gi a lui riferito di persona, la necessit che quest'ultimo non
si intrometta nella vicenda, ritenendo al tempo stesso di non dovere intervenire essendo
la questione, a suo giudizio, slegata rispetto a quella da lui gi risolta e connessa ai
rapporti personali esistenti tra i soggetti coinvolti [G:"aspetta ti devo dire una cosaprima che
lo dimentico, pi di due mesi che te lo devo dire. A Mondello ne sai niente di qualche
discorso...q ualcuno che ha qualche locale, cose, biliardo, c' immischiato Spinelli Franco..." D: "in
che senso?" G: "non lo so, dice che ci sono state discussioni a Mondello con uno e tu glielo hai
sistemato ed invece, a quanto pare, c' qualcuno che lo disturba?" D: "disturba chi?": "a questo di
Mondello" D: "lo disturba in che senso?" C : "dice che ci sono andati per soldi, cose" D: "e che vuole
da me?": "da te niente, anzi di te ne parla un gran bene, dice che ti gli hai sistemato la situazione e
tutte cose. Dice che ci vanno ora Spinelli con altri e gli hanno domandato soldr" D: "a Mondello?... mi
pare un discorso fuori luogo perch a Mondello loro non c'entrano un cazzo" G:"intanto dice che c'
andato Spinelli con Franco"... D:"chi che venuto qua, questo del biliardo?'G: 'Li, ma non che
venuto lui, venuto un amico" D: "lo posso sapere chi questo amico?" G:"logico che lo puoi sapere,
mica mi devo nascondere con te? Ciccio D'Alessandro" D: "me la vuoi fare una cortesia? Quando
viene Ciccio gli dici: mi ha detto Tot fatti i fatti di casa tua. Gi gliel'ho detto cento volte e ancora lui
mette... " G :"vedi che gliel 'ha detto quella persona per, minchia, di te ne parla... ma di questo discorso
di Spinelli tu ne sai qualcosa?" D: "non mi interessano a me queste discussioni, assolutamente! A me
interessava chiudere questo discorso...l 'ho chiuso in modo piacevole per tutti e due e non voglio sapere
pi niente" G:"tutti e due con chi, con Spinelli?" D:"no, con lui che gli doveva lasciare il locale e con
il padrone di casa" C :"ah, gli ha lasciato il locale lui?": "s" G:"e questi allora perch gli vanno a
chiedere i soldi?" D: 'Sforse perch quello si preso i soldi della buona uscita e vogliono soldi loro, io
che cazzo ne so?" G: "gli domando io a Spinelli a dire: com ' questo discorso?" D: "domandaglielo
si...allora lui (inc.), ma i soldi gli ho fatto dare per andarsene, non che se n' andato senza niente. Si
portato i bei soldini quando se n' andato da l, se ora hanno discussioni tra loro paesani, percht;
sono paesani...tutti e tre sono paesani...a me non interessa un cazzo. Per gli devi dire a Ciccio di farsi
i cazzi suoi. L da me venuto due volte per questo discorso e gli ho detto: Ciccio vattene, non pensarci
pi. E' come un cane che si morde la coda..."].

Che la somma di denaro corrisposta da Galante a Davi trovi la sua causale, non gi,
e comunque non solo, nella mediazione posta in essere da Davi tra Galante ed il
proprietario del locale in cui si trova la sala giochi - mediazione conclusasi con la
percezione da parte di Galante di una "buonuscita" in cambio del rilascio di una parte
dei locali e del conseguente ridimensionamento dell'attivit (del quale si detto
all'inizio del presente paragrafo) - bens nel controllo del territorio e delle attivit
economiche ivi esistenti, posto in essere dall'articolazione mafiosa [n.d.r. la famiglia di
Partanna Mondello] di cui Davi capo, e che dunque il contenuto delle spontanee
dichiarazioni rese dall'imputato, il quale ha riferito che tale somma fosse il compenso
relativo all'attivit di mediazione immobiliare svolta (v. trascr. depositata il 16.07.07), non
valga ad inficiare la prova della natura estorsiva della dazione in questione, emerge
non solo dal tenore esplicito di alcuni dei passaggi delle conversazioni sopra citate [v.

ali. 236 D:"...perch loro per quanto riguarda Partanna la persona il suo dovere l'ha fatto, glieli ha
mandato i soldi a Partanna; D:"Vedi che quella persona di Mondello di Totuccio ne parla bene perch
dice: si comportato da cristiano, mi ha detto mezza parola dice ed io mi sono messo a disposizione"],

ma soprattutto dal tenore di una conversazione intercettata in precedenza sempre tra


Davi, Goituso e D'Alessandro. Nel corso del colloquio in questione infatti (v. all. 240 e
240 bis) Davi spiega a D'Alessandro, che gli chiedeva se fosse risolta la situazione di
"quello di Mondello", di come, utilizzando un approccio caratterizzato all'apparenza

riuscito ad ottenere la piena disponibilit dell'imprenditore in questione e l'e

adempimento alla richiesta avanzata [D: 66Conquello tutto a posto Tot? Con quello di
Mondello?" Davi: "gli ho detto: io mi metto solo per fare del bene...p oi per il discorso cosa vogliono
fare fanno, perch non il presente che mi interessa, il presente... ce n' tanti che guardano il presente
e cercano di fare ...g li ho detto: perch per ora ti puoi prendere dieci lire e te li metti dentro, domani ne
puoi prendere...a lungo andare pi di dieci no?... Le persone...senti quello che ti dico: le persone se
hanno qualche problema, jno a quando non gli tocchiamo il polso, gli interessi... mi segui? Sono tutti
buoni, quando gli tocchi il polso e gli interessi se ne escono al naturale, certuni! Allora, trattandosi che
uno non meglio di un altro e uno ci va senza pretese, senza condizioni e senza niente... hai capito dove
voglio arrivare?" D: "s" Davi: "non C ' di peggio di quando nella vita tu vai da uno e gli dici: mi devi
dare cento lire e quello dice: ma perch ti devo dare cento lire?" D: "Tot" Davi: "ma quando tu ci vai
e gli dici: c' una necessit, quello che vuoifare fai; quello non ti d cento lire, prende mille lire e te li
d" D: "...siccome lui conosce... il jglio amico di un amico mio...di uuello del biliardo, dello
sciancato! E'jglio di un amico mio e tutto quello che successo andato a raccontarglielo! Dice io
che posso fare?...q uesto amico mio: digli che giusto quello che gli hanno detto...lui gli ha detto digli a
tuo padre che gli d i soldi ai cristiani e non se ne parla pi... Qualche cinque anni fa un amico mio,
che era socio di questo sciancato, mi raccontava che aveva problemi l perch questo voleva il
locale ..." Davi: "Ciccio, vedi che io ho trovato cristiani che quando uno ci parla... vero che lo fanno
per potersi...p er ti guardano e ti dicono: a fine mese li porto. Perch? Perch sono stati abituati, non
abituati imposti! Perch l'abitudine una cosa, l'imposizione un'altra. Gli hanno detto: devi fare
questo devi fare quello. Ognuno vedi che non autorizzato ad andare a comandare a casa degli
altri... non lo aveva autorizzato nessuno...lo sono andato a fargli solo un discorso, uno a uno e uno
all'altro: tu quanto vuoi? Tu quanto gli vuoi dare? Non che gli ho detto tu ti devi prendere tanto e tu
gli devi dare tanto. lo non gli ho detto niente, loro soli...quando hanno raggiunto l'accordo tramite me,
perch lavoravano cos, hanno fatto l'affare e se ne sta andando. Non che l'affare gliel'ho fatto io ,
perch loro non si parlavano, non si parlano. lo sono stato registratore...lui registrava con me e io
glielo riferivo...vedi che vuole tano che gli dai? Gli posso dare tanto. Ti pu dare tanto...jno a quando
non si trovata la strada per mettersi d'accordo...non che sono andato a dirgli gli devi dare tanto,
oppure gli devi domandare tanto. lo questo non gliel'ho detto" D: "Ma lo so. lo parlo perch a questo
signore lo conosco per altri versi ..." Davi: "gli dovevi dire: o gli d tanto se no se ne va dal paese, o ti
prendi tanto se no te ne vai perch quello ti fa chiudere! Dobbiamo risolvere questo discorso" G: "non
possono farsi questi discorsi...p erch la gente poi si secca" D: "e le persone sono combinate
cos... appena vedono che uno gli imposta male un discorso...dicono: ma questo dove mi vuole
portare?' G:"questo chi ? Poi fanno venire gli sbirrr"]

*****

[CAPO l8 - ESTORSIONE IN DANNO DI SAMMARITANO GIUSEPPE]


Le conversazioni di seguito esaminate e gli esiti dei connessi accertamenti di p.g.
(compendiati nell'informativa del 21.04.06) dimostrano univocamente anche la penale
responsabilit di Pipitone Vincenzo e Giovan Battista, nonch del cognato Di Maggio
Antonino, in ordine alla condotta estorsiva posta in essere ai danni dell'imprenditore
Sammaritano Giuseppe - legale rappresentante della "SICILPRODETs.P.A.", societ con
sede in Carini avente ad oggetto la produzione e la commercializzazione all'ingrosso
ed al dettaglio di prodotti di igiene, profumeria ed altro (v. ai]. 130 inf. cit.) - costretto,
oltre che ad assumere dipendenti su indicazione dei predetti esponenti della locale
famiglia ed a consegnare periodicamente loro somme di denaro, anche alla
corresponsione una tantum di ulteriori e consistenti somme in relazione all'acquisto di
alcuni terreni ubicati in territorio di Carini e dunque ricadenti nell'area di
"competenza" della predetta articolazione mafiosa; terreni che effettivamente
Sarnmaritano risulta avere acquistato in epoca compresa tra il marzo del 2000 e gli
inizi del 2006 (v. ali. 133 e i 34 inf. cit.)
Tanto emerge in primo luogo da una conversazione intercettata il 03.05.05 tra
Bonura Francesco e Mannino Calogero (entrambi imputati in uno dei procedimenti dei quali il
presente & stralcio) nel corso della quale (v. ali. 71) Mannino racconta a Bonura: che
Sammaritano aveva acquistato un terreno a Carini con il "permesso" di Pipitone

somma di settanta milioni


Sammaritano successivamente si era tuttavia lamentato in quanto, nonostante Pip

Giovan Battista gli avesse assicurato che gli avrebbe fatto comprare anche un ulteriore
terreno limitrofo, durante la sua detenzione il cognato Di Maggio aveva fatto
acquistare il terreno ad un altro soggetto [M: "a me mi hanno mandato a chiamare poi a Carini"
B: "per che cosa? Per questo fatto?" M: " I Sammaritano sono due, questo del supermercato, il piccolo
quello c'era in via Casalini questo, e il grande, quello che c 'era da Celona, siccome avantieri ci fu un
discorso, un paio di mesi addietro, che lui si comprato un pezzo di terreno l, allora... la cosa che si
sono risentiti, dice quando questi sono venuti qua sei venuto tu! Per la qualsiasi cosa, dice, lui qua per

rispetto tuo dice ..." B: 'perch per rispetto tuo scusa? Glielo hai accompagnato tu allora?" M : "s" B:
"ha fatto sempre il suo dovere questo?" M: "lo ha sempre fatto!' B: "lo ha sempre fatto" M: "poi ha
comprato questo pezzo di terreno e ci sono state queste lamentele..." B: "il terreno l'ha comprato senza
chiedere il permesso?" M : "ma sempre loro glielo hanno fatto comprare...Giovanni glielo ha fatto
comprare...solo che allora, a ora dei soldi, sono venuti da me. Gli ho detto qual il problema? Dice
vedi come la puoi chiudere! Allora ho prlato con lui. Senti, gli ho detto, vogliono centomilioni perch te
lo sei comprato il terreno. Basta, si lamentato un poco e la cosa gliel'ho chiusa per settantamilioni.
Ha preso settanta milioni e le li ha dati! E io ho preso i settanta milioni e glieli ho saliti" B: "a chi glieli
hai dati?" M: "A Giovanni e a Enzo! La cosa andata, poi c i b un discorso che si stava comprando un
altro terreno, che si offeso il Sammaritano, perch Giovanni glielo aveva promesso davanti a me che
questo terreno glielo doveva fare comprare a lui, dato che al limite ed guardato, ora Giovanni
arrestato, Enzo ha fatto lo scimunito, ha fattofinra di niente e suo cognato Nino, Nino Di Maggio glielo
ha fatto comprare a un altro perch ha guadagnato i soldr"]. Nel prosieguo del colloquio

Mannino stigmatizza il comportamento adottato dai Carinesi nei confionti del


Samaritano - giustificandone cos le lamentele - ed in proposito riferisce ancora al suo
interlocutore che costoro, oltre a non rispettare l'impegno assunto nei confionti del
Samaritano, avevano anche avanzato la richiesta che egli non recintasse il suo terreno
per non ostruire il passaggio di mezzi pesanti su quello limitrofo e tanto avevano fatto
qonostante l'imprenditore avesse sempre adempiuto ai suoi "obblighi", non solo
pagando la somma sopra indicata, ma anche assumendo alle proprie dipendenze uno
dei fratelli Vallelunga; dato, quest'ultimo, corrispondente anche a quanto verificato (v.
1311. 129 inf. cit. dalla quale emerge che Vallelunga Giovanni ha lavorato presso la SICILPRODET S.P.A.)
dalla p.g. [M: "tant ' che il Sammaritano si venuto a lamentare con me, dice come, si ricorda dice,

che era promesso, non era promesso, si per era promesso che c 'era Giovanni l" B: "che vuol dire?"
M : "che gli devo dire io a quello, Franco?" B: "tu dovevi andare l ad andargli a dire, ma che c'entra
vedi che tuo fratello aveva questo impegno" M: "Allora, il Nino se ne uscito dicendo: io non ne sapevo
niente! Perch non che Giovanni mi ha detto vedi che se questo terreno se si vende, non si
vende... Intanto quello in galera, Enzo i discorso li sapeva gli ho detto, quindi non che...Ora
andata ajinire che Samaritano si vuole chiudere il suo con un muro, chiudendosi il suo con il muro, con
questo terreno che si sono comprati il camion non ci si pu entrare pi, ci pu entrare solo la
lambretta. Quindi gli deve andare a dire pure a quello non girargli il muro. Non solo non gli hanno
fatto comprare il terreno..." B: "gi" M: "siccome, quando... a parte che esce i soldi, mi hanno detto
allora dice, vedi se possiamo mettere a qualcuno per guadagnarsi il papne, vado l e gli ho detto perch
non gli metti a qualcuno, sai qua loro ti guardano? E gli ha messo a uno, gliel'hanno portato loro, gli
hanno portato ilfiatello del Vallelunga, aGiovanni! E sta l, la sera se ne va l e...quello per le ferie
gli chiede lei si deve fare ferie? Dice no...p erch ha gli animali e quello prende duemila euro e glieli
regala perch in ferie non ci va, e lo rispetta!']. Estremamente significativo risulta pure un

altro passaggio del colloquio in esame, dal quale emergono ulteriori particolari della
condotta estorsiva posta in essere dai predetti espoenti dellafamiglia di Carini ai danni
di Sammaritano. Mannino infatti - dopo una parentesi relativa al ruolo assunto da
Vallelunga sempre nei rapporti con Sammaritano (aspetto sul quale ci si soffermer di
qui a breve) - riferisce a Bonura che: pochi giorni prima Di Maggio (Nino) lo aveva
incaricato, sempre quale mediatore nei rapporti con l'imprenditore, di avanzare
ulteriori richieste nei confronti di Sammaritano, da un lato ritenendo insufficiente
l'entit del versamento mensile da lui effettuato pari ad un milione delle vecchie lire,

fare? Gli ho detto, qual il problema va?, dice iniziamo che i soldi che esce sono pochi..." B: "si" M :
"perch esce un milione al mese, per gli ho detto tenete presente che oltre che un milione al mese gli
avete messo una persona l per campare e quello l'ha messa in regola, stipendio, questo non vale
pure?" B:"minchia se vale" M : "perch paga la persona che l, messo in regola, stipendiato ed i
metronotte che ci vanno perch, minchia appena dice, se io i metronotte...lo rovinano... No che a me,
io...p er me voi siete amici miei, il Sammaritano una cosa, voi siete un 'altra cosa, io non voglio andare
d'accordo col Sammaritano per alla cosa mezza aggiustata gliela dobbiamo dare. Dice che ora il
Sammaritano si comprato il terreno col capannone, senti il Sammaritano venuto e mi ha detto che
glielo ha portato il Pinuzzu Vallelunga...p er se gli dovete dire a Pinuzzu che si deve fare i cazzi suoi,
glielo dovete dire voi non glielo pu dire Sammaritano. Ora tu mi stai dicendo che Sammaritano si
comprato il terreno e io non lo so, so che sono andati a vederlo ..." B:"non ci credo per" M: "ora
fammici arrivare. Dice e intanto se lo comprato al cento per cento. Gli ho detto
scusami ma
com' che se lo comprato? Chi che glielo ha portato? Nessuno... a nessuno ci ha cercato? &
glielo ha fatto comprare mio coanato Enzo...scusa ed io che gli devo andare a dire al Sammaritano se
glielo ha fatto comprare tuo cognato Enzo?": "e che vuole da me, gli dovevi dire!" M : "l soldi. Dice,
perch dopo fatto l ' g a r e che, prende e gli fa dice per qua come mi devo comportare? A questo punto
Enzo gli ha detto dice parli con l'amico suo, dice se lo fa dire da lui come si deve comportare. Con me.
Gli ho detto, mettiamo che viene a parlare con me, io che gli devo dire? Come mi devo comportare? Gli
ho detto ora quali sono le vostre pretese? Dice l se lo voleva prendere Migliore, poi non glielo
abbiamo fatto prendere pi perch se lo doveva prendere Bucalo, quello delle camicie, dice e quello con
tre miliardi e mezzo...con sei miliardi e mezzo se lo prendeva. Invece lui lo ha preso tre... sei
miliardi... eh allora? Dice vedi tu... no io non vedo niente. Senti io per rispetto tuo perch ci conosciamo
da una vita e ci siamo rispettati sempre, tu mi dici quello che gli devo dire e glielo dico...cos dice ti fai
dare duecentomila euro. Senti io non mi faccio dare niente, io glielo dico e vediamo quello che esce
fuori...p erci sabato sono andato a cercare Sammaritano per fargli questo discorso, il Sammaritano se
ne andato dal dentista... gonfio non pu parlare...che mi consigli?" B:"niente tifai dare quelli
che ...gli dici tu quanto sei disposto a...mi hanno chiesto questi. glieli puoi dare o non glieli puoi
dare... te lo dico la prima e l'ultima volta, non per te ma per altri, se tu devi fare qualche cosa, prima di
concludere parli con me, se no non ne voglio sapere pi niente, n di te, n di tuo padre, n di tuo figlio,
n di tutti quanti siete"]. Ulteriore conferma all'ipotesi accusatoria si trae infine da un'altra
conversazione (v. ali. 24)' intercettata sempre tra Bonura e Mannino il 04.08.05 nel

corso della quale quest'ultimo ribadisce ai suo interlocutore l'entit della pretesa dei
carinesi assecondata da Sammaritano, lamentando per ancora una volta delle
scorrettezze derivanti da un ulteriore incremento della richiesta, ad opera di
Vallelunga, in relazione alla quale egli si dice impossibilitato a garantire [ M :"devi vedere
ora quello che nasce col Samaritano...p erch gli hannofatto comprare il terreno...p urlo con Nino, il Di
Maggio e mi dice abbiamo fatto l'affare dice, visto che...se si decide, fatti dare duecentomila euro, qua
l'Mare di sette miliardi che poi fu sei va bene. Parlo col Sammaritano e gli ho detto senta, appena lei
fa il contratto duecentomila euro che li devo dare l sopra che si sono persone...p erch dice non si sa?
Va bene...che minchia ne so che l'indomani gli mandano ..." B: "scusa un minuto, ma a te chi te lo ha
detto duecentomila?W: "Nino ...q uindi io sono tranquillo perch me lo dice Nino! Che ne so che
all'indomani, dopo due giorni ci va quello...il Vallelunga e gli va a dire facendo I'aflare mi deve dare
quattrocentomila euro!...p erci io mi vedo col Sammaritano gli dico lo avetefatto il contratto? Dice no,
abbiamo fatto il compromesso, gli ho detto tenga presente il discorso che le ho fatto io giusto? S dice,
tengo presente per lei mi ha detto che vogliono diecentomila euro, quello mi viene quattrocento e sono
seicento...ora l'altro giorno l'ho visto a questo Sammaritano siamo stati mezz'ora insieme, poi mi ha
detto signor Munnino sono clfre, dice ma questo terreno me lo hanno venduto loro?" B: "se questi sono
i discorsi...vai da don Antonino che te li ha dette a te, ti ha detto duecento vai e gli dici...se c'erano
cambiamenti di quattrocento, di seicento. tu avevi il dovere di venire da me e avvisarmi...q uindi io
posso garantire per i duecento e non mi immischiate pi in queste cose"].

I1 coinvolgimento di (uno dei) Vallelunga nella condotta estorsiva posta in esqere ai


danni di Sammaritano emerge univocamente non solo dal brano di conversazione da
ultimo citato e da quanto sopra evidenziato in ordine all'assunzione imposta di
Vallelunga Giovanni, ma anche da un ulteriore passaggio della prima delle
conversazioni esaminate (al quale si fatto cenno). Subito dopo avere parlato
Bonura indicano in costui il soggetto che aveva proposto al Samrnaritano
terreno con il capannone rappresentandogli le relative bbcondizioni",

negativamente l'intromissione del Vallelunga che agiva di iniziativa sovrapponendo le


proprie alle richieste avanzate da Pipitone [M:"Ora un bel pezzo che tornato dalla galera il
Vallelunga, Enzino" B: "Pinuzzur' M: "tramite che c' suo fratello l dentro, questo ha pi contatto, ci
va questo Enzino Vallelunga" B: "chi Enzino?" M: "il Vallelunga" B: "Pinuzzu si chiama" M:
"Pinuzzu! Lo chiamano Enzino l. Perch C ' Pinuzzu e Giovanni...questo che ..." 6: "pinuzzu quello
che..." M: "allora C ' andato questo, il Vallelunga e gli ha detto, dice C ' un pezzo di terreno con un
capannone che si vende, questo ora, calda, calda, dice andiamo che glielo faccio vedere, andato l e
lo andato a vedere il Sammaritano! L'indomani ci va Enzuccio, il Pipitone, lo ha preso di petto,
Samaritano...gl i ha detto senta dice, questa la seconda volta, questa la terza volta, lei va a vedere il
terreno, lei non lo sa dove deve andare prima di vedere, dice ma senta io non che sono partito e mi
sono andato a vedere il terreno, qua venuto il Pinuzzu Vallelunga dice, che l'ho visto con voi. Dice, lei
mi deve fare una cortesia, quando viene Pinuzzu Vallelunga lo deve sputare" B: "cio lui, ci ho
mangiato insieme io, mi hanno ofierto pure il pranzo a me" M : "ora dimmi una cosa, io non mi vorrei
mettere nei...non mi vorrei sbagliare, ma giusto che Enzo gli va a dire che quando viene il Vallelunga
lo deve sputare? Non glielo deve dire lui al Vallelunga non ci andare pi l... o sono folle?"].

Cos descritto il ruolo di Vallelunga nella vicenda, ritiene il giudicante di non potere
comunque giungere all'affermazione della penale responsabilit dell'odierno imputato
Vallelunga Vincenzo. Rilevato infatti che costui, oltre ad avere un fratello di nome
Giovanni [ndr quello assunto da Samrnaritano], ha pure un fratello di nome Giuseppe
("Pinuzzu") che, come lui, stato in carcere per il delitto di cui all'art.416 bis C.P.
uscendo il 12.07.04 (v. ali. 132 inf. cit.), dunque vari mesi prima della conversazione
intercettata nella quale si dice che "Vallelunga tornato dalla galera da un belpezzo";
reputa questo giudice che il tenore della conversazione medesima (al pari di quello
delle altre) - evidenziando la confusione degli interlocutori in ordine all'identit del
Vallelunga di cui si parla - non consente di identificare nell'odierno imputato il
Vallelunga che interviene nella vicenda Samaritano, risultando compatibile anche con
il coinvolgimento nella vicenda di Vallelunga Giuseppe. Non pu che giungersi
dunque - in accoglimento della richiesta della difesa e prima ancora del p.m. ail'assoluzione dell'imputato ex art.530 cpv. C.P.P. per non aver commesso il fatto.

*****

ICAPO 7 - ESTORSIONE TENTATA IN DANNO DI PRIANO ALFONSOJ


L'imprenditore edile Priano Alfonso, gi vittima di estorsioni ad opera di esponenti
del mandamento di San Lorenzo (v. 0.c.c. 03.03.05 c.d. "Piana dei Colli" in fald. 19 e 20),
risulta aver subito richieste estorsive anche ad opera dei vertici dellafamiglia di Carini
tra i quali spicca Pipitone Vincenzo, nei confronti del quale in relazione a tale vicenda
stato rubricato il reato di cui ai capo 7).
In proposito estremamente significativa, in primo luogo, una conversazione
intercettata il 05.07.02 nei locali della "Edilpomice" dei fratelli Cusimano (v. ail. 91 inf.
26.1 1.05) tra la vittima e gli autori delle richieste oggetto di quel procedimento (Di Blasi
e- Cusimano) nel corso della quale Priano anticipa a costoro il prossimo awio di lavori
di ristrutturazione nella zona di "Cardillo", awertendo che per il momento egli si
sarebbe limitato ad effettuare una semplice pulizia della zona interessata e chiedendo
pertanto ai suoi interlocutori di awertire i "cristiani competenti" perch attendessero
l'effettivo awio dei lavori prima di avanzare richieste [C: "prima che mi dimentico...signor
Priano, mi aveva detto una cosa qua, per Cardillo, me ne aveva accennato" P: "il fatto di Cardillo... io
ci tenevo ad informarla...anche se i cristiani vedono qualche piccolo movimento ..." D: "io faccio
sapere ..." P: " un movimento, momentaneamente, che stanno sbarazzando, stanno facendo, perch

ancora la licenza in mano non l'abbiamo... abbiamo fatto la richiesta al1 Y M I A per togliere tutti i
cassonetti...p erch ricadono nella ..." D: "nella propriet giustamente" P: "e devono andarli a portare
in un altro posto, non appena abbiamo la concessione nelle mani, che non dovrebbe mancare
moko...dovrebbe essere questione di una quindicina di giorni, tre settimane, io stesso le far sapere:
niente si sd' D: "signor Priano, signor Priano, lei qui ha a che fare solamente con me, se c'
cosa l, tu mi dici: vedi che stanno facendo qualche cosa...ed io metto tutte cose a posto"].

Analoga mediazione Cusimano e Di Blasi pongono in essere tra i vertici della


famiglia di Carini e Priano, il quale tra l'altro aveva un cantiere in attivit in c.da
"Giummari" s.n.c. in territorio di Carini, ove ha sede la cooperativa "La Vela" ed ove i
predetti Cusimano e Di Blasi si erano pure recati nel giugno del 2002 (v. ali. 104, ali.
115). In proposito rileva in primo luogo una conversazione intercettata sempre tra
Fusimano, Di Blasi e Priano (v. conv. 05.07.02 giii cit.) nel corso della quale i primi si
informano con l'imprenditore dello stato dei lavori su incarico degli "amici" [D: "a che
punto siete? lo sono passato un mese fa e ho visto che stavano iniziando, e poi ho detto, ma di nuovo si
stannofermando" P: praticamente gli amici lo sanno com' il discorso, abbiamo a che fare con delle
persone molto... al comune...avevamo iniziato nella parte che costeggia l'autostrada, adesso stiamo
deve andare in giunta" D:
iniziando dall'altra parte...soltanto due lotti in attesa di...q uesta cosa
yy
"perch non viene deliberata tutta in blocco, minchia un lotto per volta ].

Che anche in relazione all'esecuzione di tali lavori Priano avesse ricevuto una
richiesta di denaro dai vertici della locale famiglia e segnatamente da Conigliaro e
Pipitone Vincenzo - richiesta che trova la sua causale esclusivamente nell'esecuzione
di attivit sul territorio ricadente sotto il controllo della predetta articolazione mafiosa
e che dunque ha natura estorsiva - emerge infine da una conversazione intercettata il
06.10.03, dunque oltre un anno e mezzo dopo quella appena citata, proprio tra
Conigliaro e Pipitone nel corso della quale i due, parlando esplicitamente delle somme
di denaro da recuperare da alcuni imprenditori, citavano tra gli altri Priano, dicendo
altrettanto espressamente, che questi ancora non aveva corrisposto la somma dovuta,
pari a dieci milioni delle vecchie lire, nonostante il tempo trascorso pari a circa due
anni (v. a11.118), essendo ancora in attesa di alcune autorizzazioni e non avendo,
conseguentemente, ancora versato all' "esattore" le somme dovute [P: 'per pescare mille
lire quello che passiamor' C: "qua assai il danno Vic" P: "minchia, stamattina la mattina mi
passata dal notaio, poi sono andato a cercare ai Giammanco, ai Badalamenti, poi sono andato a
cercare Lo Buglio, poi non l'ho potuto trovare ed ho mandato a cercare Cacocciola, venuto per
amore di dieci milioni...dieci io, dieci tu, dieci quello, dieci quello ..." C: "Vic, noi dobbiamo fire una
cosa, sono dieci milioni non si scherza, dobbiamo spicciare questa cosa ..." P: "con il Priano?" C:"con
il Priano" P: "non il Priano che ce li deve dare a no?' C: "ma lui li deve uscire" P: "e dice che Priano
ancora non glieli ha dati, non incassando comefaccio a darveli, dice che a Priano il comune ancora gli
deve rilasciare altri certificati e poi gli d i soldi e poi lui ce li d a noialtri" C: "non ha due anni ora?"
P: "due ann P'].
Posto che il presente procedimento (v. capo 7 ) si riferisce soltanto all'estorsione

avente ad oggetto la richiesta di denaro rivolta a Priano, non gi alle imposizioni di


lavoratori e forniture (oggetto, come anticipato, di altri procedimenti), la circostanza da ultimo
evidenziata, in ordine al mancato pagamento da parte di Priano, impone di ritenere che
l'ipotesi contestata non abbia superato la soglia del tentativo punibile.

*****

[CAPO 9 ESTORSIONE TENTATA IN DANNO D1 BILLECI G I O VANN I ~

Altro imprenditore che risulta aver subito una richiesta di natura estorsiva ad opera
degli esponenti di punta della famiglia di Carini Billeci Giovanni i1 quale, nella sua
veste di amministratore unico e legale rappresentante della "FALCONARA S.R.L." (con
sede in via Cruillas n. 9 ed avente come oggetto sociale la realizzazione di opere
turistiche, alberghiere e residenziali), aveva chiesto il rilascio della concessione
edilizia per la realizzazione di un progetto a f m a dell'ing. Lodato (indicato pure come
direttore dei lavori) relativo all'edificazione di 73 villette nel territorio del comune di
Carini in localit "c.da Piraineto" (v. esiti accertamenti effettuati presso gli ufficidel genio civile
dell'assessorato ai lavori pubblici della regione Siciliana - all. 129 e 130), dopo avere acquistato il
terreno sul quale il predetto complesso sarebbe dovuto sorgere (v. esiti accertamenti presso
dei connessi accertamenti di p.g. dimostrano infatti che Pipitone Vincenz
Maggio Antonino - delegando in un primo momento la gestione dei rappo

Billeci a Vallelunga Vincenzo ed avvaiendosi in un secondo momento della


mediazione di Di Napoli, capo della famiglia di Malaspina - Cruillas nella cui area di
competenza ricade la societ di Billeci - avevano avanzato in relazione al predetto
progetto la richiesta di una somma non inferiore a cinquecentomilioni, impegnandosi
altres ad agevolare l'iter amministrativo presso il comune di Carini ed imponendosi
per eventuali noli.
La figura di Billeci emerge fin dalle conversazioni intercettate all'interno della
"Edilpomice" dei fiatelli Cusimano nel 2002 durante le quali i due - parlando di
Priano, della sua scarsa accondiscendenza ad accettare l'imposizione di forniture e
della conseguente necessit di punirlo [v. all. 94 - conv. 26.07.02 C. Antonio: "gli ho detto a
Ciccio, parrino a me quello che mi interessa...q ualsiasi cosa esce non voglio niente. Quello che mi
interessa che gli devo fare la fornitura...gl i ho pure detto di richiamarlo" C. Andrea: "va bene, noi
sai cosa gli dobbiamo dire a Priano? Questi sono i nostri prezzi franco vostro cantiere, non porti
paragone e cose...fa ccia i conti, noi il massimo che abbiamo potuto fare lo abbiamo fatto...tu con
calma gli devi dire queste cose" C. Antonio: "per lo dobbiamo castigare"]- paragonano Priano a
Billeci [C. Andrea: "Ma Ciccio lo sa, questo fatto lo sa?" C. Antonio: "mi ha detto: questo un altro
Billec?'], dicendo che quest'ultimo "non ha dignit" e che a causa dei suoi

comportamenti poco rispettosi, consistiti nell'adire le vie legali per superare gli
ostacoli fiapposti dal comune, sarebbe stato costretto per il futuro ad andare a costruire
altrove [v. conv. 05.07.02 gi cit. tra Priano, Cusimano Antonio e Di Blasi - all. 91 P: "prima si
aspettava che Billeci...p erch stanno studiando un modello di convenzione, perch stanno sorgendo
tante costruzioni, voleva essere una per tutti...p oi c' stato Billeci... dice che gli ha fatto scrivere
dal1 'avvocatoe allora questa cosa gliel'hanno sbloccata e per ho sentito dire recentemente che Billeci
praticamente, li ha chiuso completamente" D:"in che senso?" P: "no praticamente il comune non gli
fa ...p erch se I ' legata al dito questa discussione...p raticamente non gli fa fare niente, non gli fa
mettere nemmeno una trave in piedi perch deve imparare a campare. Di Billeci ho sentito parlare
solamente male" D:"Ma Billeci non ha dignit. Gli manca la dignit" ... P: "anche il comune se l'
legato al dito e praticamente dicono che lui li ha finito di costruire, dicono lui se lo deve vendere"].

Che la famiglia di Carini avesse avanzato richieste nei confionti di Billeci


(circostanza che verr ancor meglio chiarita di qui a breve) e che la gestione dei
rapporti con l'imprenditore fosse stata delegata da Pipitone Vincenzo al cugino
Vallelunga Vincenzo (che tuttavia si riveler non all'altezza), emerge da una
conversazione intercettata il 09.06.03 tra Conigliaro e Pipitone Vincenzo (v. ali. 3 gi cit.)
nel corso della quale quest'ultimo racconta al proprio consigliere di una discussione
avuta con il cugino a causa del comportamento scorretto da questi tenuto nei confronti
di Altadonna Lorenzo (sul quale ci si soffermer esaminando la contestazione mbricata al capo 12)
senza prima rivolgersi a chi gestiva il rapporto con Altadonna, vale a dire in primo
luogo lo stesso Pipitone. Questi raccontava a Conigliaro:
-di avere rimproverato al cugino l'assunzione di iniziative autonome nei confronti
di Altadonna, spiegandogli che avrebbe dovuto rivolgersi prima a lui cos come lui gli
si sarebbe rivolto per la soluzione di problemi con Billeci [P: "Ma perch mi fai fare questa
cattivajigura a me, a miofralello, allo zzu Angelo... con Lorenzo non ci sipuparlare? Non ti ho detto

che noi ci possiamo parlare con Lorenzo? Gli ho detto: tu hai bisogno di queste cose...chiami me, a mio
fratello Nino e a zz Angelo, chiamiamo loro, ci sediamo lo confermiamo... noi due sfasciamo tutte cose
Vincenzo, se tu continui cos, noi due sfasciamo tutte cose. Te lo dico qua che siamo soli, siamo cugini.
ci sei pure tu, quando uno fa un patto, anche se lo fai tu... tu mi hai detto a me da Billeci me la sbrigo
io! E se io vedo a Billeci o Billeci viene da me, io un domani...tu mi devi far fare bella figura, tu mi dici
dovremmo arricampari da Billeci e s'arricampaua 4ualcmq io mala figura a te non te ne devo far
fare... Tu malafigura a me me la fai fare Vic!'];

-di avere in seguito appreso dal cugino che egli si era accordato con ~llecie che
tuttavia, subito dopo, questi era si era "rimangiato tutte cose"; di avergli dunque

me... dice io poi gli ho detto di fare i lavori e di non prendere impegni con nessuno che poi

sistemavo io la situazione...Gli ho detto ed io cosa ti ho detto a te? Dice che cattivo, che sbirro, di
non farmi vedere, di non avvicinarlo, deve correre lui da noi...dice: ho fatto questi discorsi con lei?
Dice: minchia si rimangiato tutte cose, cento milioni, cento milioni... i lavori...le carte dice le carte
vostre non ce ne sono..."].

La vicenda viene definitivamente chiarita - al pari del ruolo in essa svolto da Di


Maggio - dalla conversazione intercettata il 27.09.03 presso l'abitazione di Pipitone
Vincenzo tra costui, Conigliaro, Di Maggio Antonino, Pulizzi e Di Napoli che vi si
recava proprio per definire i termini della questione (V. ali. 122 e 123). Dalle
intercettazioni svolte presso la villa risulta infatti che:
-i primi vi si trovavano in attesa di soggetti che dovevano mediare nei rapporti con
Billeci [P: "no, vengono in garanzia di Billeci"];
-che tali soggetti andavano identificati in Di Napoli Pietro (del quale si ti detto e la cui
identit emerge chiaramente nel corso del colloquio, durante il quale gli interlocutori gli si rivolgono
chiamandolo per nome "Pieri" e lo stesso raccontando di una sua condanna fa esplicito riferimento al
proprio cognome "Di Napoli") e nel suo accompagnatore, indicato dalla moglie di Pipitone
come "quello che vende i pesci al bivio" [S:"Enzo, c' quello che vende i pesci al bivio" P:
'yallo entrare"] ed identificato grazie agli accertamenti effettuati sulla vettura giunta

dinanzi alla villa in Caniso Giuseppe, titolare di una pescheria sita sulla SS 113 nei
pressi del bivio per Carini (v. ai!. I 27 e I 28);
-che, grazie alla mediazione di Di Napoli, Billeci avrebbe consegnato alla famiglia
una somma pari ad almeno cinquecentomilioni, avrebbe assicurato agli esponenti
dell'articolazione mafiosa l'affidamento di subappalti, delegando loro pure la gestione
dei rapporti con il comune presso il quale proprio Di Maggio, che peraltro'partecipa
attivamente alla discussione, si sarebbe attivato per sbloccare la situazione e che
tuttavia un ostacolo pi difficile da superare era costituito dalla soprintendenza ai
BB.CC.AA. [P: "sono venuti amici di Sgroi per chiarimenti sul discorso di Billeci, ancora oggi non
so gli ho detto... noi abbiamo un discorso, dice, con Billeci che ... accordo con centocinquanta, deve
dare a noialtri..." D: "voglio... io voglio aiuto da voi, perch ora ti racconto una cosa lo dobbiamo

chiudere questo discorso, vediamo come...p er prima di ogni cosa, prima del terreno, gi su per gi il
fatto delle vacche, insomma dieci pi dieci meno ci siamo, questo l'ho chiuso il discorso, gli ho detto se
tu ti sei impegnato... dieci pi dieci meno gli devi dare i soldi...lui dice non ci sono problemi. Noi, il
primo discorso che lui per lavorare ha bisogno di questo discorso del comune...lunedi va a
presentare mi ha detto dei documenti al comune di Carini e lui ha bisogno del silenzio assenso, se gli
firma questo discorso dice...viene qual e all'indomani facciamo tutto...il vecchio ingegnere dice che
questo amico suo, non lo so Locato, quello che deve fare la discussione... ha bisogno del silenzio
assenso" Di Maggio: "lui hafatto mali discurs?' D: "vabb, ma noi gli diciamo che lui... ora ci torno di
nuovo gli dico categoricamente che lui non si deve presentare pi al municipio e basta, poi sono fatti
vostri qua ...p icciotti su per gi ci siamo nella discussione, va bene"... P: "se non ha l'approvazione
della soprintendenza il comune di carini non pu fare niente... se ha l'approvazione, lunedi mio
cognato..." ... D: "poi se mi fate la cortesia ci diamo una ritoccata qua in questi dieci milioni...se pu
essere gliela chiudiamo con cinquecentomilioni a parte ste cose che deve fare" P: "quante sono
settanta ..." D: "vengono sette per nove poco pi di sette milion?' P: "sette per sette fa quarantanove" D:
"...siccome lui mi ha detto... combinato male con le banche" P: "...qua ci vuole lui... Totuccio...sta
bene per cinquecentomilion?' D : "passiamo al discorso pi importante, il fatto dei luvor" P:,"pu
campare tranquillamente ...3
nch lo fa lui va bene questi discorsi, se viene un'altra impresa" D: "certo,
certo. Gli ho detto una cosa e onestamente qua mi ha risposto bene ...gl i ho detto come siamo combinati
per i lavori? Escavatori cose...dice Pieruccio io li ho. Per se facciamo il conto dico...q uello intende
dire un conto mi torna quanto mi costa a me, invece di farlo io lo fai tu cose e compagnia bella" ... P:
"per quello che riguarda i lavori, se li fa lui con piacere...se li vuole fatti da qualcuno che ha i mezzi
meglio ancora...gl i dici che mi fa a me, dice: mi serve la pala, mi serve I'escavatore, mi serve avere il
camion e io sono a disposizione sua" D: "ok"].

Non vi sono dubbi, alla luce di quanto detto, in ordine all'avanzamento ed


all'accettazione della richiesta. Non risulta invece che la somma sia. stata

documentazione, sequestrata presso i locali di Gottuso all'esito della perquisizione effettuata


contestualmente al suo arresto in esecuzione de1l'o.c.c. del 03.03.05).

Anche in questo caso, dunque, devono ritenersi integrati gli estremi del solo
tentativo.
Nessun contributo alla realizzazione della condotta criminosa in questione tuttavia
ascrivibile a Pipitone Giovan Battista, che va dunque assolto per non aver commesso il
fatto. Pipitone Giovan Battista infatti all'epoca degli eventi sopra descritti si trovava
gi in carcere (V. O.C.C. 04.12.02) e, diversamente da quanto emerso con riferimento ad
altre vicende, non vi in atti alcun elemento che-consenta di ricollegare ad un suo
intervento di qualunque genere la richiesta estorsiva posta in essere dagli esponenti
della famiglia di Carini in libert in danno dell'imprenditore Billeci. Se vero infatti
che nella conversazione intercettata il 27.09.03 tra Pipitone Vincenzo e Conigliaro
prima dell'anivo di Di Napoli (V. ali. 122 gi8 cit.) i due, parlando di Billeci, fanno
riferimento anche ai contrasti che costui aveva avuto con "Giovanni" [P: "...vengono in
garanzia di Billeci... da cinque anni che loro cummatinu...q uesti impegni lui non li ha voluti
mantenere... ha fatto discorsi pure con Giovannr"], altres vero che tali contrasti vengono
esplicitamente collocati nel tempo a cinque anni prima [P: "cinque anni, questi discorsi sono
stati fatti cinque anni fa, allora te la chiudevo con duecento, oggi ce ne vogliono trecento"];dunque
non possono in alcun modo essere ricollegati alla ulteriore specifica richiesta oggetto
del presente procedimento.

*****

10 - ESTORSIONE TENTATA IN DANNO DEI BADALAMENTI]


Ampiamente provato risulta pure il compimento, ad opera di Pipitone Vincenzo,
della tentata estorsione rubricata al capo lo), posta ai danni di tali B ADALAMENTI.
Dalle conversazioni di seguito riportate emerge infatti in termini espliciti che costoro:
si erano accordati con l'imprenditore edile Lo Buglio (v. ali. i50 dal quale risulta che questi
aveva gi edificato alcune palazzine a Carini), interessato a permutare un terreno di loro
propriet da destinare all'edificazione di appartamenti, con alcuni di questi; in
relazione a tale compravendita avrebbero dovuto versare ai vertici della famiglia di
Carini la somma di cinquantamilioni delle vecchie lire.
In particolare assume rilievo una conversazione intercettata tra Pipitone e
conigliaro il 02.10.03 allorquando i due si trovavano dinanzi al cantiere del primo a
bordo della vettura del secondo (v. ali. 145), nel corso della quale Pipitone illustra al
Conigliaro lo stato delle trattative tra Lo Buglio e Badalamenti e fa esplicito
riferimento al "debito" di cinquantamilioni che Badalamenti aveva con "loro"; debito
che tuttavia non risulta collegato ad alcuna causale lecita, che come lo stesso Pipitone
afferma nella conversazione intercettata il 09.10.03 a proposito dei Badalamenti,
costoro assolveranno "per amore oper timore" [v. all. 147 P: "siccome c' l'impegno con me,
per amore o per timore vogliono mantenere questo impegno '] e che dunque e il fnitto di una
richiesta estorsiva analoga a quelle fino ad ora esaminate e collegata solo al
compimento di un9op&azion; economicamente redditizia sul territorio di
"competenza" dell'articolazione mafiosa di cui Pipitone a capo [P: "i Badalamenti dice:
[CAPO

facciamo dodici appartamenti...dice e ti pago l'altra met di appartamento, cento milioni (inc)...p agare
duecento milioni loro e sono dodici, noi siamo sei e ci viene un appartamento l'uno...dice si paga tutte
cose lei, come abbiamo detto allora, I'ingegnere e tutte cose... no...l'ingegnere avanza cento milioni,
quello ve lo pagate voialtri e c' questo...ora dice, guardi che facciamo, datemi quarantotto ore di
tempo dice ..." C: "chi glielo ha detto?" P: "Lo Buglio... vediamo ogni appartamento quanti metri , mi
faccio due calcoli dice, pu essere che si accontenta, pu essere che... undici e mezzo per come siamo
rimasti noi e cento milioni e ve ne do dodici, l'ingegnere vostro ve lo pagate voi e io mi pago il mio...

.~

hanno pagati a duecentocinquantamilioni l'uno, mentre per dare dieci milioni carabiniere lui e
quell'altro, per cinque milioni come mi hanno fatto sudare. Ora devo vedere questi appenafiniscono e
non danno i soldi, loro ci devono dare cinquanta milioni" C :"i Badalamenti?" P: "s... ad Enzino non
gli do nemmeno un chiaccu per li ...questi sono afari che faccio io, a lui gli do questa gran funciuna di
minchia pezzo di sfasciallittu"]. La trattativa tra Lo Buglio ed i Badalamenti relativa al

numero di appartamenti spettanti all'uno ed agli altri e l'intervento di mediazione


posto in essere da Pipitone sono oggetto pure di altra conversazione intercorsa pochi
giorni dopo tra questi e Conigliaro ( V. ali. 146).
Significativa risulta pure un'altra conversazione intercettata il 09.10.03 (v. all. 147)
sempre tra Conigliaro e Pipitone, alla presenza del nipote del primo, di Lo Buglio e di
Cacocciola, altro imprenditore edile in contatto con Pipitone (v. ali. 148 e 149). Nel corso
della conversazione de qua Pipitone e Conigliaro - dopo avere rievocato i consistenti
guadagni percepiti in relazione a svariati interventi edificatori realizzati a Carini ad
opera di diversi imprenditori - fanno un ulteriore riferimento ai cinquanta milioni che
avrebbero percepito dai Badalamenti appena l'affare fosse giunto a conclusione e
Conigliaro dice al nipote che tale somma sarebbe stata ripartita tra i destinatari - che
dunque devono considerarsi concorrenti nel reato, risultando il medesimo fmtto di uno
specifico preventivo accordo tra loro - in ragione di dieci milioni a testa [C: "ci vogliono
i fatti, ci vogliono i fatti e c'era un momento che ero un poco...che non mi piaceva il discorso" P: "ai
Badalamenti?" C :"a me piace quando lo scalino ride...quando piange ci passano sopra...(rivolgendosi
al nipote che in macchina): facendo questo affare sono cinquantamilioni e divideremmo dieci l'uno"].

A Pipitone Vincenzo, da identificarsi pacificamente nell'autore materiale della


richiesta, si aggiungono inoltre, in veste di concorrenti nel reato, non solo Conigliaro
(protagonista dei colloqui fino ad ora esaminati e tuttavia non imputato nel presente procedimento), ma
pure altri tre soggetti, uno dei quali deve essere logicamente individuato (dovendosi
escludere Vallelunga alla luce di quanto espressamente affermato da Pipitone) nell'imputato Di
Maggio Antonino, cognato di Pipitone, a lui legato da rapporto preferenziale ed
esponente di rango della medesima articolazione mafiosa.
Anche in questo caso tuttavia non v' la prova della dazione, non essendo stata
accertata neppure l'avvenuta edificazione delle villette. I1 delitto stato pertanto
correttamente contestato nella forma tentata.
LE CIRCOSTANZE
[LE AGGRAVANTI; LA RECIDIVA; IL DiNlEGO DELLE ATTENUANTI GENERI C HE ]

Dell'aggravante di cui al comma 2" dell'art. 416 bis C.P. (consistente nello
svolgimento di funzioni direttive all'intemo dell'associazione mafiosa) - rawisata per
gli imputati Dav (con riferimento all'articolazione costituita dalla famiglia di Partanna
Mondello) e Pipitone Vincenzo (con riferimento all'articolazione costituita dalla
famiglia di Carini), esclusa per gli imputati Di Maggio e Biondino, neppure contestata
a Vallelunga - si gi detto (v. paragrafo relativo all'esame dei copi 1 e 17 della rubrica).
Come pure si gi detto (v. paragrafo relativo ai reati di danneggiamento ed alle connesse
ipotesi criminose contestate ai capi da 2 a 5 all'irnputato Di Maggio) della sussistenza
dell'aggravante di cui all'art. 635 co. 2An. 3 in re]. all'art. 625 n. 7 C.P. e di quella di
cui all'art. 61 n. 2 C.P. (relativa al reato contestato sub 5).

*****

In ordine alle aggravanti di cui ai commi 4" e 6" dell'art. 416 bis C.P. (contestate a
tutti gli imputati accusati del reato di cui all'art. 416 bis C.P.) si osserva segnatamente delle articolazioni di cui fanno parte gli odierni imputati nelle
geografiche meglio indicate in rubrica (v. sent. gili cit.) - che il sodalizio "cosa nos
da un lato si sempre awalso per raggiungere i propri fini di un'inesawi

disponibilit di armi e ha mantenuto intatta tale fondamentale risorsa anche nei periodi
in cui la linea direttiva imposta dall'alto stata quella di non dar corso ove possibile ad
azioni eclatanti, dall'altro si giovato di ingenti proventi illeciti per finanziare le
molteplici attivit economiche via via sottoposte a controllo.
La persistenza ed attualit delle caratteristiche in questione trova conferma, a
proposito delle articolazioni mafiose prese in considerazione nel presente
procedimento, nelle acquisizioni probatorie sopra illustrate.
Rilevano, in proposito, oltre alle modalit di attuazione del danneggiamento
compiuto ai danni della ditta "GELARDI",posto in essere proprio utilizzando armi da
fuoco (v. paragrafo relativo reati di cui ai capi 4 e 5)' le intercettazioni attestanti la
progrettazione (ad opera degli esponenti della cosca awersa, tra cui Biondino) degli
omicidi di Lo Piccolo e Dav in cui si fa espresso riferimento all'uso di armi e, per ci
che rigwda l'aggravante dell'investimento dei proventi dei reati fine in attivit
economiche, le intercettazioni (e gli esiti degli accertamenti di p.g. sopra illustrati)
dalle quali emerge l'impiego nell'edificazione e vendita di immobili dei proventi delle
estorsioni poste in essere ai danni di imprenditori locali (v. per tutte la conversazione
intercorsa il 06.10.03 tra Pipitone Vincenzo e Conigliaro Angelo, alla presenza del nipote di
quest'ultimo, dinanzi al cantiere di via Mattarella - all. 118 gih cit.).

Occorre inoltre aggiungere che - trattandosi pacificamente di circostanze oggettive


secondo la giurisprudenza della Suprema Corte [cfr. ex multis cass. sez. I pen. n. 9958197 e n.
4357196 in ordine all'irrilevanza della mancanza di disponibilith diretta di armi in capo al singolo
associato, come pure del mancato interessamento del singolo all'investimento dei proventi dei reati nelle
attivitA economiche di cui gli esponenti dell'associazione intendano acquisire il controllo] - la loro

ricorrenza deve senz'altro rawisarsi ai sensi dell'art. 59 C.P. a carico degli associati a
"cosa nostra", non potendo gli stessi comunque avere ignorato senza colpa dette
peculiari caratteristiche dell'organizzazione, rimaste immutate per decenni e divenute
comunemente note anche perch accertate tante volte in sede giudiziaria.
Infine - nel rinviare per la determinazione della pena da applicare in concreto ad
apposito paragrafo relativo al trattamento sanzionatorio - ritiene questo giudice di
dovere fin d'ora evidenziare che il tenore letterale delle statuizioni contenute
nell'art.416 bis co. 4" e 6" C.P. in ordine all'ammontare della pena prevista con
riferimento a ciascuna delle ipotesi in esso disciplinate, impone di ritenere che ci si
trovi dinanzi ad una specifica deroga al regime sanzionatorio (pi favorevole) previsto
in generale dall'art.63 co. 4" C.P. con riferimento al caso di concorso tra pi
circostanze ad effetto speciale, quali quelle di cui si detto.

*****

Tutti i reati fine ascritti agli odierni imputati risultano inoltre aggravati ex art.7 d.1.
152/91 avuto riguardo tanto alle modalit, quanto alle finalit.
Le pretese estorsive avanzate dai predetti imputati nei confronti dei soggetti
economici attivi sul territorio, al pari dei danneggiamenti e delle intestazioni fittizie
presi in esame nei pche precedono, sono espressione del controllo del
territorio, realizzato attraverso il controllo delle attivit imprenditoriali che vi si
svolgono, tipico dell'agire di "cosa nostra".
Trattasi infatti di condotte - articolatesi talvolta in esplicite richieste, talaltra in
subdoli atti intimidatori anonimi ai danni delle sedi delle imprese - commesse dagli
imputati nei confronti di soggetti che operano nei territori rientranti nell'ambito di
influenza delle rispettive famiglie di appartenenza; soggetti che talvolta si trovano al
centro di veri e propri "conflitti di competenza" tra le articolazioni mafiose che si

rilievo nei territori in questione, nonch a subire l'imposizione di

mediazioni, come pure ad effettuare periodici versamenti di denaro ai boss locali


[significative in proposito le condotte poste in essere ai danni degli imprenditori Priano, Billeci, Cutietta
ecc.]; owero di condotte commesse con la collaborazione di imprenditori amici che,

anche al fine di perseguire pi agevolmente i propri obiettivi, sfi-uttando la capacit


economica e di penetrazione dell'associazione mafiosa nei gangli delle
amministrazioni locali [in proposito, vedi per tutte la vicenda che vede coinvolto Altadonna
Lorenzo], accettano di investire nelle proprie attivit i consistenti capitali provenienti
dalle illecite attivit poste in essere dagli esponenti delle articolazioni della predetta
organizzazione, che a loro volta fruiscono dei relativi utili sottraendoli ai
provvedimenti ablatori ai quali sarebbero soggetti (v. ancora una volta la conversazione di cui
all'all. 118, nel corso della quale lo stesso Pipitone si dice stupito di non essere stato ancora arrestato,
nonostante i consistenti guadagni percepiti nel modo appena illustrato).

*****

L'accertato inserimento degli odierni imputati all'intemo dell'organizzazione


mafiosa denominata "cosa nostra" (in taluni casi anche con funzioni direttive)
determina altres la sussistenza, con riferimento alle estorsioni loro contestate, della
circostanza aggravante di cui al comma 2" dell'art. 629 C.P. in relazione al co. 3" n.
3 dell'art. 628 C.P.;circostanza la cui compatibilit con quella di cui all'art. 7 d.1.
152191 e con il reato di cui all'art. 416 bis C.P. stata da tempo affermata dalla
prevalente - ed a parere di questo giudice condivisibile - giurisprudenza di legittimit
(cfr. cass. sez. un. pen. del 27.04.01 e cass. sez. Il pen. n. 1631198).

*****

Con riferimento agli imputati Biondino, Dav e Di Maggio - unici imputati ai quali
stata contestata - ricorrono pure, avuto riguardo alle risultanze dei relativi certificati
penali (v. certificati in atti) ed al tempus commissi delicti (successivo sia pure in parte all'entrata
in vigore delle modifiche legislative dell'art.99 C.P.) gli estremi della recidiva (per i primi due
specifica) che peraltro, rientrando i reati ascritti in questa sede ai predetti imputati tra
2 ~ a) C.P.P., comporta un aumentoxli pena obbligatorio
quelli di cui all'art.407 ~ 0 . lett.
(art.99 co. 5" C.P.) che per Di Maggio deve essere pari ad 1/3 della pena da infliggere per
il nuovo reato (art. 99 co.lA cp.) e per Biondino e Dav (i cui casi ricadono nella previsione di
cui alI'ar~99co. 2" C.P.) deve essere non inferiore ad 113 della pena da infliggere per il
nuovo reato [cfr. ex multis cass. sez. Ipen. n 19544/04 in ordine alla compatibilii tra tale aggravante
e la continuazione in relazione a precedenti condanne, di cui si dir in seguito].

*****

La gravit e continuativit delle illecite condotte ascritte agli odierni imputati, unite
all'assenza di qualsivoglia sintomo di resipiscenza, per taluni pure alla sussistenza di
gravi e specifici precedenti impongono di escludere che alcuno di loro meriti la
concessione delle attenuanti generiche di cui all'art.62 bis C.P.
IL TRATTAMENTO SANZIONATORIO
[IL VINCOLO DELLA CONTMUAZIONE; LA DETERMINAZIONE DELLE PENE]

Premesso che il problema della configurabilit della continuazione tra reato


associativo e reati fine non va impostato in termini di compatibilit strutturale atteso
che nulla nella realt si oppone &la circostanza che fin dall'inizio, nel programma
criminoso dell'associazion&- si concepiscano uno o pi reati gi individuati nelle loro
associativo si possa rawisare
linee essenziali di guisa che tra
reati e
un'identit di disegno
- criminoso; trattandosi piuttosto di una questione di fatto rimessa

(una parte della provincia di Palermo), che peraltro coincide con l'ambito di ope

delle articolazioni mafiose di cui i medesimi imputati sono esponenti; in un arco


temporale non particolarmente ampio e con l'apporto nella maggior parte dei casi dei
medesimi soggetti (v. capi di imputazione) oltre che di altri esponenti della medesima
consorteria criminosa; sono caratterizzati da analoghe modalit esecutive (quelle
tipiche dell'agire dell'associazione mafiosa denominata "cosa nostra") e da analoghe
finalit (la pi spiccata delle quali va individuata nell'agevolazione e nel rafforzamento
dell'organizzazione medesima).
Deve dunque ritenersi che i predetti reati, compreso quello di cui all'art.416 bis C.P.,
rientrino nell'ambito di un disegno criminoso unitario, riconducibile - nelle sue linee
essenziali - ad una programmazione originaria unica, tale dunque da integrare gli
estremi del vincolo della continuazione di cui all'art.8 1 cpv. C.P. (v. per tutte, cass. sez. 111,
8.3.1989 n. 3529; cass. sez. 1, 19.4.1991 n. 1465; cass. sez. V pen. 30.03.99, ric. Mascetti).

I reati in questa sede ascritti agli imputati Vallelunga, Biondino e Dav devono
altres ritenersi awinti dal vincolo della continuazione al reato di cui all'art. 416 bis
C.P.per il quale i predetti imputati risultano gi condannati in via definitiva [v. sentenza
corte d'appello di Palermo del 19.07.02, irrevocabile i1 2 1 . 1 1 .O3 emessa nei confronti di VALLELUNGA
in fald. 27 vol. 1; sentenza dalla Corte d'Appello di Palermo il 16.07.1996, divenuta irrevocabile i l
04.12.1997 emessa nei confronti di BIONDINOin fald. 28; sentenza della Corte d'Assise d'Appello di
Palermo il 10.12.1990, divenuta irrevocabile il 30.0 1.1992 emessa nei confronti di DAVIed acquisita in
visione, nella parte a lui relativa, ex art. 441 co. V C.P.P. all'udienza del 20.07.071.

In proposito occorre evidenziare che:


"il vincolo della continuazione non incompatibile con la commissione di reati
permanenti la cui consumazione sia j-ammentata da eventi interruttivi costituiti da
fasi di detenzione o da condanne. Se in genere vero che eventi imprevedibili come la
detenzione o la condanna determinano una j-attura che impedisce il mantenimento
dell'identit del disegno criminoso che caratterizza la continuazione, questo pu non
essere vero in contesti delinquenziali come quelli determinati dalle associazioni di
stampo majoso nei quali periodi di detenzione o condanne definitive sono accettate
dai sodali come prevedibili eventualit. In tali casi il vincolo della continuazione non
incompatibile con un reato ontologicarnente unico, come quello di appartenenza ad
una associazione di stampo mafioso, quando il segmento della condotta associativa
successiva all'evento interruttivo trova la sua spinta psicologica nel pregresso
accordo per il sodaliziow (cfr. cass. sez. VI pen., sen't. n. 885 1/97);
nel caso di specie, l'esame degli atti e la lettura delle sentenze definitive di cui si
detto impongono di affermare che i reati oggi ascritti a Dav, Biondino e Vallelunga
(esponenti di primo piano delle articolazioni mafiose di Partanna Mondello, S.
Lorenzo e Carini ed in tale veste autori di numerosi reati fine) siano strettamente
connessi alla progressiva ascesa criminale dei predetti imputati all'interno della
medesima organizzazione criminosa [ndr l'associazione mafiosa denominata "cosa nostra" e,
segnatamente, alcune delle sue piu significative articolazioni] per l'appartenenza alla quale sono
stati gi condannati in via definitiva. Non pu non ritenersi dunque che i reati in
questione si collochino in un contesto unitario, riconducibile alla perdurante
appartenenza dei soggetti in questione a "cosa nostra" e frutto di una programmazione
originaria che involge i tratti essenziali dell'attivit criminosa dei soggetti che ne sono
autori.

*****

Dalla ritenuta sussistenza del vincolo della continuazione discende l'applicazione


del trattamento sanzionatorio previsto dall'art. 81 cpv. C.P. che, in deroga al

'

dei reati ascritti ad ognuno degli imputati, secondo quanto previsto dall'art. 16 co. 3/'
C.P.P.
Ne consegue che, avuto riguardo a quanto sopra evidenziato a proposito del
trattamento sanzionatorio previsto dall'art.4 l6 bis C.P. in deroga al disposto dell'art.63
c0.4" C.P.:
per BIONDINO
il reato pi grave va individuato in quello di cui al capo 17) della
rubrica, vale a dire nel reato di cui all'art.416 bis C.P. oggetto del presente
procedimento, sia pure con l'esclusione dell'aggravante di cui al co. 2/' del medesimo
articolo; reato che - dopo la modifica normativa introdotta con la 1. 251105, cui
occorre fare riferimento nel caso di specie risultando il reato commesso anche in epoca
successiva alla data della sua entrata in vigore - sanzionato con pene pi elevate di
quelle previste all'epoca della precedente sentenza di condanna a carico dell'imputato;
stanti i limiti edittali previsti dal novellato art. 416 bis C.P., il reato pi grave
(assumendo rilievo a parit di massimo, la maggiore entit della pena minima) va
individuato in quello di cui al capo ,17) della rubrica anche per gli imputati D ~ v ei
P IPITONE VINCENZO ed in quello di cui al capo 1) della rubrica per l'imputato
VALLELUNGA;
il reato pi grave va invece individuato in quello di cui al capo 18) della rubrica (p. e p.
dagli artt. 629 co. 2 C.P. e 7 d.1. 152191) per gli imputati D1 M AGGIO (ai quale non k contestata
l'aggravante di cui al co. 2" dell'art.416 bis C.P.)e P IPITONE G IOVAN BATTISTA.
Sulla pena base determinata con riferimento a ciascuno degli imputati andranno poi
effettuati gli aumenti ex art.81 cpv. C.P. relativi agli altri reati a ciascuno di loro
ascritti, tenendo presente che una volta ritenuta la continuazione tra pi reati, la
determinazione della pena va effettuata procedendo all'aumento di quella prevista per
la violazione pi grave, indipendentemente dal fatto che per i reati minori siano
previste pene di specie e natura diverse (cfr. cass. sez. un. n. 15/98) e che confgurabile la
continuazione con aumento della sola pena detentiva o della sola pena pecuniaria
quando il reato pi grave comporta entrambe le specie di pena e quello meno grave una
sola di esse (cass. sez. 111 pen. n. 4 I 33/82).
Le pene cos determinate andranno infine ridotte di 113 in ragione della scelta del
rito (art.442 co. 2" C.P.P.).
Tale riduzione tuttavia non verr effettuata sugli aumenti di pena inflitti a Dav,
Vallelunga e Biondino per i delitti a ciascuno di loro gi ascritti con le sentenze
definitive sopra citate (inrelazione ai quaIi pure & stato ravvisato il vincolo della continuazione ed i
cui aumenti verranno applicati dopo la riduzione per il rito) atteso che le stesse risultano emesse
all'esito di giudizi celebrati con le forme ordinarie. "Nel giudizio abbreviato - infatti qualora si riconosca l'esistenza del vincolo della continuazione j?a il reato per cui si
procede ed altro precedentemente giudicato con rito ordinario, sul1'aumento di pena
determinato ai sensi del1'art. 81 cpv. C. p. per i reati "satelliti", non pu essere
operata la riduzione di un terzo ex art. 442 C.P. p., in quanto la riduzione del
trattamento sanzionatorio subordinata, tassativamente e senza eccezioni, al fatto che
la condanna sia intervenuta a seguito di un giudizio abbreviato" (cfr. cass. sez. 1, sent. n.
43024103).

*****

Passando alla quantificazione della pena, alla luce dei criteri direttivi posti dall'art.
133 C.P., di quanto sopra evidenziato in ordine alle modalit delle condotte - reiterate
ed articolate in una serie di comportamenti susseguitisi nel tempo; dunque tutt'altro
che episodiche oltre che estremamente gravi e profondamente lesive di beni interessi di
precedenti, gravissimi (Dav e Di Maggio) ed anche specifici (Biondino,
Vallelunga), e comunque svolgenti ruoli di primissimo piano nell'articolaz

criminale di cui si detto (Pipitone Vincenzo, Di Maggio, ma pure Pipitone Giovan


Battista); ritiene questo giudice che:
-la pena base per BIONDINO
va determinata in anni sette e mesi sei di reclusione (art.
4 16 bis co. I " e 4" C.P.);va aumentata di 113 (ex art. 4 16 bis co. 6" C.P.) fino ad ami dieci di
reclusione; aumentata ancora di 113 in ragione della recidiva (art. 99 co.2" e 5" C.P.)fino
ad anni tredici e mesi nove di reclusione; quindi diminuita di 113 in ragione del rito (art.
442 co.2" C.P.P.) fino ad anni nove e mesi due di reclusione; infine aumentata ex art. 8 1
cpv. C.P. in relazione alla precedente condanna (pari ad anni sette di reclusione) di anni uno
e mesi dieci di reclusione; sicch l'imputato va condannato alla pena finale di anni
undici di reclusione;
-la pena base per D ~ v va
i determinata in anni dieci di reclusione (art. 416 bis co. 2" e
4" C.P.); va aumentata di 113 (ex art. 4 16 bis co. 6" C.P.)fino ad anni tredici e mesi quattro di
reclusione; aumentata ancora di 113 in ragione della recidiva (art. 99 ~0.2"e 5" C.P.) fino
ad anni diciassette e mesi dieci di reclusione; aumentata ex art. 81 cpv. C.P. di mesi due
di reclusione in relazione al reato (p. e p. dagli artt. 629 ~0.2"C.P. e 7 d.1. 152191) di cui al
capo 16) della rubrica [ndr l'aumento contenuto rispetto a quelli inflitti agii altri imputati in
relazione ad analoghe violazioni atteso che nel caso di specie rimasto ignoto l'importo dell'estorsione,
sicch il principio del favor rei impone di considerarlo di entit non elevata], cos giungendo ad
anni diciotto di reclusione; quindi diminuita di 113 in ragione del rito (art. 442 co.2" C.P.P.)

fino ad anni dodici di reclusione; infine aumentata ex art. 8 1 cpv. C.P. in relazione alla
precedente condanna (pari ad anni cinque e mesi otto di reclusione) di anni uno e mesi sei di
reclusione; sicch l'imputato va condannato alla pena finale di anni tredici e mesi sei
di reclusione;
-la pena base per DI MAGGIO va determinata in anni nove di reclusione ed
3.000,OO di multa (artt. 629 co. 2" C.P. e 7 d.1. 152191);va aumentata di 113 in ragione della
recidiva (art. 99 co. i A e 5" C.P.) fino ad anni dodici di reclusione ed 4.000,OO di multa;
quindi aumentata ex art. 81 cpv. C.P. di mesi due di reclusione ed 500,OO di multa
(per un totale di mesi sei ed 1.500,OO) in relazione a ciascuno dei reati (p. e p. dagli artt.
635 ~0.2"C.P. e 7 d.1. 152191) di cui ai capi 2)' 3) e 4); di mesi quattro di reclusione ed
1.500,00 di multa (per un totale di mesi otto ed 3.000,OO) in relazione a ciascuno dei
reati (p. e p. dagli m. 56,629 co. 2" C.P. e 7 d.1. 152191) di cui ai capi 9) e 10); di mesi quattro
di reclusione in relazione alla violazione della disciplina sulle armi di cui al capo 5), di
ulteriori mesi tre di reclusione in relazione all'intestazione fittizia aggravata contestata
al capo 12); infine di ulteriori anni uno e mesi nove di reclusione in relazione al reato
di cui all'art. 416 bis C.P. (co. 2" e 4" C.P.) contestato al capo 17) per giungere
complessivamente alla pena di anni quindici e mesi sei di reclusione ed 9.000,00 di
multa. Tale pena va quindi diminuita di 113 in ragione del rito (art. 442 co.2" C.P.P.);
sicch l'imputato va condannato alla pena finale di anni dieci e mesi quattro di
reclusione ed 6.000,OO di multa;
-la pena base per PIPITONE VINCENZO va determinata in anni dieci di reclusione
(art. 416 bis C.P. co. 2" e 4"); va aumentata di 1/3 (ex art. 4 16 bis co. 6" C.P.) fino ad anni tredici
e mesi quattro di reclusione; quindi aumentata ex art. 81 cpv. C.P. di mesi otto di
reclusione in relazione al reato (artt. 629 ~0.2"C.P. e 7 d.1. 152191) di cui al capo 18); di mesi
quattro di reclusione in relazione a ciascuno dei reati (p. e p. dagli artt. 56,629 co.2" C.P. e 7
d.1. 152191) di cui ai capi 7)' 9) e IO) per un totale di anni uno; di mesi tre di reclusione
(per un totale di mesi sei) in relazione a ciascuno dei reati (p. e p. dagli artt. 12 quinquies 1.
356192 e 7 d.1. 152191) di cui ai capi 11) e 12)' per giungere complessivamente alla pena di
anni quindici e mesi sei di reclusione. Tale pena va quindi diminuita di 113 in ragione
dieci e mesi quattro di reclusione ed 6.000,OO di multa;

-la pena base per VALLELUNGA (al quale non risulta contestata la recidiva) va
determinata in anni sette e mesi sei di reclusione (art. 416 bis co. 2^ e 4^ C.P.);va aumentata
di 1/3 (ex art. 4 16 bis co. 3^ C.P.)fino ad anni dieci di reclusione; quindi aumentata ex art.
81 cpv. C.P.di mesi quattro di reclusione in relazione al reato (p. e p. dagli artt. 56, 629
~ 0 . C.P.
2 ~e 7 d.1. 152191)di cui al capo 9). Tale pena va quindi diminuita di 113 in ragione
del rito (art. 442 ~ 0 . C.P.P.)
2 ~ fino ad anni sei, mesi dieci e giorni venti di reclusione;
infine aumentata ex art. 81 cpv. C.P.in relazione alla precedente condanna (pari ad anni
quattro e mesi otto di reclusione) di anni uno e mesi sette e giorni dieci di reclusione; sicch
l'imputato va condannato alla pena finale di anni otto e mesi sei di reclusione;
-la pena base per PIPITONE GIOVAN BATTISTA va determinata in anni nove di
reclusione ed 3.300,OO di multa in relazione al reato (p. e p. dagli artt. 629 co. 2^ C.P. e 7
d.1. 152191)pi grave di cui al capo 18); va aumentata ex art. 81 cpv. C.P. di mesi tre di
reclusione (per un totale di mesi sei) in relazione a ciascuno dei reati (p. e p. dagli artt. 12
quinquies i. 356192 e 7 d.1. 152191) di cui ai capi 6) e 1 l), per giungere complessivamente
alla pena di anni nove, mesi sei di reclusione ed 3.300,OO di multa. Tale pena va
quindi diminuita di 1/3 in ragione del rito (art.442 ~ 0 . 2C.P.P.);
~
sicch l'imputato va
condannato alla pena finale di anni sei, mesi quattro di reclusione ed 2.200,OO di
multa.

*****

Al riconoscimento della responsabilit penale degli imputati consegue ex art. 535


C.P.P., la condanna dei medesimi, in solido, al pagamento delle spese processuali e,
ciascuno per la parte di rispettiva competenza, di quelle relative al proprio
mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

*****

Stante l'entit delle pene come sopra determinate - per tutti gli imputati non
inferiori ai cinque anni di reclusione - segue per legge la pena accessoria
dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici (art. 29 C.P.) e dell'interdizione legale per
la durata della pena (art. 32 C.P.). Tutti gli imputati ad eccezione di Pipitone Giovan
Battista (l'unico nei confronti del quale non intervenuta, in questa sede, condanna per
il delitto di cui all'art. 416 bis C.P.)vanno altres dichiarati incapaci di contrattare con
la pubblica amministrazione ai sensi dell'art. 32 quater C.P.
Dalla condanna per il delitto di cui all'art. 416 bis C.P. discende altres, stante il
disposto dell'art. 417 C.P., l'applicazione obbligatoria della misura di sicurezza che va
individuata (art. 215 co. 3" C.P.) in quella della libert vigilata la cui durata, tenuto
conto dell'entit delle pene inflitte agli imputati, va determinata in anni tre.
Analoga misura deve essere applicata a Pipitone Giovan Battista che pure non ha
riportato condanna per il delitto di cui all'art. '416 bis C.P. (a lui non contestato in
questa sede). Alla luce del ruolo di primo piano dal predetto svolto all'intemo
dell'articolazione mafiosa di Carini, dell'estrema gravit dei reati da lui commessi e
della continuativit e stabilit dell'illecita attivit a lui ascritta; nei suoi confronti non
pu che formularsi infatti una prognosi di ricaduta nel reato e dunque un giudizio di
pericolosit sociale ai sensi dell'art. 203 C.P.

LE STATUIZIONIC M L I
[LA LEGITTIMAZIONE AD AGIRE;LA QUANTIFICAZIONE DEL DANNO]
/

Posto che, secondo il disposto dell'articolo 74 C.P.P., l'azione civile per le


restituzioni e per il risarcimento del danno patrimoniale e non patrirnoniale (prevista

ammesso la legittimazione ad agire nel senso appena indicato degli enti (riconosc

non) che perseguano la tutela di beni di rilevanza collettiva, quando l'interesse alla
tutela dei beni in questione non rimanga una categoria astratta ma si concretizzi in una
realt storica di cui l'ente abbia fatto il proprio scopo si che esso cessi di essere
comune alla generalit dei consociati; non pu che affermarsi la legittimazione a
costituirsi parte civile delle associazioni "antiracket" meglio indicate in epigrafe.
Perch un'associazione si possa considerare ente esponenziale della collettivit in cui
si trova il bene oggetto della protezione, necessario - infatti - che tale associazione
abbia come fine statutario essenziale la tutela del bene in questione, sia radicata sul
territorio anche attraverso sedi locali, sia rappresentativa di un gruppo significativo di
consociati, abbia dato prova di continuit della sua azione e rilevanza del suo
contributo a difesa di quel bene (cfr. ex multis cass. sez. 111 pen. n. 46746104) e tutte le
condizioni appena indicate risultano rispettate dalle predette associazioni.
In proposito, questo giudice osserva quanto segue.
-Le associazioni "FAI", "S.O.S. IMPRESA" e "COMITATO ADDIOPIZZO" - come emerge
dall'esame dei relativi statuti (v. statuti prodotti in udienza preliminare) - perseguono, quale
specifico obiettivo, il contrasto al racket (dell'usura e) dell'estorsione a tutela delle
vittime di tali reati ed in difesa della libert di iniziativa economica garantita
dall'art.4 1 della Costituzione e profondamente lesa dall'azione delle organizzazioni di
tipo mafioso e dunque dal reato di cui all'art.416 bis C.P. e dai reati aggravati da
modalit e10 finalit mafiose, quali quelli oggetto del presente procedimento.
-Le prime due associazioni, costituite rispettivamente nel 1997 e nel 1992 - come
emerge da quanto evidenziato (e non contestato) nei rispettivi atti di costituzione (ai
quali si rimanda per ci che concerne la descrizione delle varie iniziative assunte nel
corso del tempo e la rilevanza del numero di associati) - da anni operano in maniera
significativa e continuativa nel territorio della Sicilia ed in particolare a Palermo, a
tutela della libert di iniziativa economica lesa dal controllo del territorio
sistematicamente e capillarmente posto in essere da "cosa nostra".
-Analoghe considerazioni valgono per ci che concerne il "COMITATO
ADDIOPIZZO" che, pur essendo di pi recente costituzione (2004), nei suoi pochi
anni di vita ha notoriamente gi assunto (tra le altre) iniziative incisive ed innovative in
difesa dei beni di cui si detto, quale la campagna per il "consumo critico" fondata sul
coinvolgimento, a sostegno dei commercianti e degli imprenditori vittime di
estorsione, di un consistente numero di cittadini palermitani che, in qualit di meri
consumatori, hanno iniziato ad effettuare (e continuano ad effettuare) i loro acquisti
presso gli imprenditori che hanno denunciato i propri aguzzini.
-Essendosi quest'ultima associazione costituita parte civile solo con riferimento ai
reati commessi dopo la data della sua costituzione, come gi evidenziato in udienza
preliminare, anche in ordine a tale aspetto risulta piena la sua legittimazione ad agire.

*****

Alla luce delle considerazioni e dei rilievi svolti in ordine alle finalit statutarie
delle associazioni in questione da un lato ed alla natura dei reati ascritti agli odierni
imputati dall'altro, risulta altres integrata la prova del danno non patrimoniale subito
dalle predette associazioni in ragione della lesione dello scopo sociale dalle stesse fatto
proprio, individuato nella tutela di un bene interesse costituzionalmentegarantito quale
il diritto alla libera iniziativa economica, profondamente frustrato dal compimento dei
reati di cui si detto.
La natura del danno subito dalle costituite parti civili, impossibile da determinare
nel suo preciso ammontare, ne impone una valutazione equitativa ai sensi dell'art.1226 .

Posto dunque che il danno in questione va interamente liquidato in questa sede ai


sensi dell'art. 538 C.P.P. e ritenuto che ai fini della relativa determinazione occorre
tenere conto per un verso della gravit delle condotte ascritte agli imputati - avuto
riguardo in particolare al protrarsi delle stesse nel tempo ed all'ammontare delle
richieste estorsive avanzate nei confronti delle vittime - per altro verso all'incidenza
nel contesto sociale dell'operato delle costituite parti civili in difesa dei beni interessi
lesi dai medesimi reati; reputa questo giudice che il danno subito dalle parti civili
costituite vada determinato, per ci che concerne le associazioni "FAI" ed "S.O.S.
IMPRESA" in complessivi 15.000,OO con riferimento a ciascuna, per ci che concerne
il "COMITATO ADDIOPIZZO", costituito in relazione ad un minor numero di reati, in
complessivi 10.000,OO.
Gli imputati vanno dunque condannati in solido al pagamento delle somme di cui si
detto in favore di ciascuna delle costituite parti civili con l'eccezione, per ci che
concerne il risarcimento al "COMITATO ADDIOPIZZO", di Pipitone Giovan Battista
condannato in questo processo per reati diversi da quelli in relazione ai quali la
predetta parte civile risulta costituita.
La fondatezza delle pretese avanzate e la perdurante e continua azione esercitata
dalle predette associazioni in difesa della libert di iniziativa economica sul territorio
siciliano integrano inoltre, a parere di questo giudice, i "giustificati motivi" ai quali
l'art. 540 C.P.P.subordina la prowisoria esecuzione della condanna al risarcimento,
invocata in sede di conclusioni da tutte le parti civili costituite, che avranno altres
diritto agli interessi legali sulle predette somme dal di della sentenza a quello
dell'effettivo pagamento.
L'accoglimento della domanda di risarcimento determina infine ex art. 541 C.P.P. la
condanna degli imputati in solido - con l'eccezione di Pipitone Giovan Battista nei
confronti di "ADDIOPIZZO" per le ragioni gi esplicate - al pagamento delle spese
processuali sostenute da ciascuna delle parti civili costituite, che si liquidano con
riferimento ad ognuna di esse in complessivi 3000,00, oltre spese generali, IVA e
CPA come per legge; da distrarsi ex art. 93 C.P.C. in favore del procuratore antistatario
di "S.O.S. IMPRESA", che ne ha fatto richiesta.
LE STATUIZIONI ACCESSORIE

Gli imputati che si trovano in stato di custodia cautelare devono essere liberati ex
art.532 C.P.P. con riferimento ai reati in relazione ai quali sono stati prosciolti.
La definizione del processo con la pronuncia di merito elide, infine, le esigenze
probatorie sottese al sequestro del materiale cartaceo rinvenuto nella disponibilit
dell'imputato Pipitone Vincenzo ed a lui sequestrato in data 21.06.06, materiale che
pertanto va restituito all'avente diritto ex art. 262 C.P.P., previa estrazione di copia da
acquisire agli atti del fascicolo, non essendo soggetto a confisca ex art. 240 C.P.

P.Q.M.
Visti gli artt. 530 cpv. e 532 C.P.P.
ASSOLVE DI MAGGIO ANTONINO dai reati a lui contestati in rubrica ai capi 4 bis)
e 13) perch il fatto non sussiste;
ASSOLVE VALLELUNGA VINCENZO dai reati a lui contestati in rubrica ai capi 11)
e 18) per non avere commesso il fatto;
ASSOLVE PIPITONE VINCENZO dal reato a lui contestato in rubrica al capo 8) per
non avere commesso il fatto; dai reati a lui contestati in rubrica ai capi 14) e 15) perch
il fatto non sussiste;

ANTONINO per il reato a lui contestato al capo 4 bis); di VALLELUNGA V INCENZO per
il reato a lui contestato al capo 11); di PIPITONE VINCENZO per il reato a lui contestato
al capo 8).
Visti gli artt. 533,535 e 442 co.2" C.P.P.;81 cpv., 133 e ss. C.P.;
DICHIARA BIONDINO
GIROLAMO colpevole del reato a lui contestato in mbrica al
capo 17), esclusa la circostanza aggravante di cui all'art.416 bis co. 2" C.P. e - ritenuto
il predetto reato awinto dal vincolo della continuazione a quello ascritto all'imputato
con la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Palermo il 16.07.1996, divenuta
irrevocabile il 04.12.1997; individuato il pi grave in quello di cui al predetto capo 17)
GIROLAMO
ed applicata la diminuente per la scelta del rito - CONDANNA BIONDINO
alla pena, complessivamente rideterminata, di anni undici di reclusione.
DICHIARA DAvi SALVATORE colpevole dei reati a lui contestati in mbrica ai capi
16) e 17) e - ritenuti i predetti reati awinti dal vincolo della continuazione tra loro ed a
quello ascritto all'imputato con la sentenza emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di
Palermo il 10.12.1990, divenuta irrevocabile il 30.01.1992; individuato il pi grave in
quello di cui al predetto capo 17) ed applicata la diminuente per la scelta del rito CONDANNA D A V S~ALVATORE alla pena, complessivamente rideterminata, di
anni tredici e mesi sei di reclusione.
DICHIARA Di MAGGIO ANTONINO colpevole dei reati a lui contestati in mbrica ai
capi 2), 3), 4), 5), 9) e 10); al capo 12), qualificato il fatto sub artt. 12 quinquies 1.
356192 e 7 d.1. 152191; al capo 17), esclusa la circostanza aggravante di cui all'art.416
bis co. 2" C.P. ed al capo 18) e - ritenuti i predetti reati awinti tra loro dal vincolo della
continuazione; individuato il pi grave in quello di cui al capo 18) ed applicata la
ANTONINOalla pena di
diminuente per la scelta del rito - CONDANNA DI MAGGIO
anni dieci e mesi quattro di reclusione ed 6.000,OO di multa.
DICHIARA PIPITONE
VINCENZO colpevole dei reati a lui contestati in mbrica al
capo 7) qualificato il fatto sub artt. 56 C.P., 629 co. 2" C.P. e 7 d.1. 152191; ai capi 9) e
10); ai capi l l) e 12), qualificati i fatti sub artt. 12 quinquies 1. 356192 e 7 d.1. 152191;
ai capi 17) e 18) e - ritenuti i predetti reati awinti tra loro dal vincolo della
continuazione; individuato il pi grave in quello di cui al capo 17) ed applicata la
diminuente per la scelta del rito - CONDANNA PIPITONE VINCENZO alla pena di
anni dieci e mesi quattro di reclusione.
DICHIARA PIPITONE GIOVAN BATTISTA colpevole dei reati a lui contestati in
rubrica al capo 6); al capo 1 l), qualificato il fatto sub artt. 12 quinquies 1. 356192 e 7
d.1. 152191 ed al capo 18) e - ritenuti i predetti reati awinti tra loro dal vincolo della
continuazione; individuato il pi grave in quello di cui al capo 18) ed applicata la
diminuente per la scelta del rito - CONDANNA PIPITONE G IOVAN BATTISTA alla
pena di anni sei e mesi quattro di reclusione ed 2.200,OO di multa.
DICHIARA VALLELUNGA VINCENZO colpevole dei reati a lui contestati in rubrica
ai capi l ) e 9) e - ritenuti i predetti reati awinti dal vincolo della continuazione tra loro
ed a quello ascritto all'imputato con la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di
Palermo il 19.07.2002, divenuta irrevocabile il 21.11.2003; individuato il pi grave in
quello di cui al capo 1) ed applicata la diminuente per la scelta del rito - CONDANNA
VALLELUNGA Vincenzo aUa pena, complessivamente rideterminata, di anni otto e
mesi sei di reclusione.
CONDANNA tutti gli imputati al pagamento, in solido, delle spese processuali e,
ciascuno per la parte di rispettiva competenza, di quelle relative al proprio

- incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per anni tre;

ORDINA l'applicazione a pena espiata, nei confronti di tutti gli imputati, della
misura di sicurezza della libert vigilata p r la durata di anni tre;
Visti gli artt. 538,540,541 C.P.P.;
CONDANNA tutti gli imputati, in solido, ai risarcimento dei danni subiti da
"S.O.S. IMPRESA PALERMO", che si liquidano in complessivi 15.000,OO ed ai
pagamento, in favore della predetta parte civile, delle spese processuali, da distrarsi in
favore del procuratore antistatario, che si liquidano in complessivi 3.000,OO oltre
spese generali, IVA e CPA come per legge.
CONDANNA tutti gli imputati, in solido, ai risarcimento dei danni subiti da "F.A.I.
(FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI ANTIRACKET ED ANTIUSURA ITALIANE)", che si
liquidano in complessivi 15.000,OO ed al pagamento, in favore della predetta parte
civile, delle spese processuali che si liquidano in complessivi 3.000,90 oltre spese
generali, IVA e CPA come per legge.
CONDANNA tutti gli imputati ad eccezione di Pipitone Giovan Battista, in solido,
ai risarcimento dei danni subiti dai "COMITATO ADDIOPIZZQ", che si liquidano in
complessivi 10.000,OO ed ai pagamento, in favore della predetta parte civile, delle
spese processuali che si liquidano in complessivi 3.000,OO oltre spese generali, IVA
e CPA come per legge.
DICHIARA prowisoriamente esecutive le condanne al risarcimento dei danni in
favore delle parti civili costituite e CONDANNA gli imputati ai pagamento degli
interessi legali sulle predette somme dalla data della pronuncia della sentenza a quella
dell'effettivo pagamento.
visto l'art. 240 C.P.;
ORDINA la restituzione a Pipitone Vincenzo della documentazione indicata ai ptd
1) del verbale' di sequestro redatto in data 21.06.2006, previa estrazione ed
acquisizione agli atti del processo di copia della medesima.
Visti gli artt. 544 co. 3Ae 304 co. 2Alett. C) C.P.P.;
Indica in giorni novanta il termine per il deposito della motivazione della presente
sentenza e, per tale periodo, sospende i termini di durata della custodia cautelare in
atto nei confronti degli imputati.
Palermo, l 20.07.07

INDICE

LE QUESTIONI PRELIMINARI E QUELLE DI RILIEVO GENERALE ..................................... p 10


IL DELITTO DI CUI ALL'ART.416 BIS C.P.

( C A PI

.
p. 19

1 E 17 DELLA R U B RIC A ) ........................... p 16

LA FAMIGLIA DI C A RIN I: PIPITONE VINCENZO. D I M AGGIO E VALLELUNGA


.....................

LA FAMIGLIA DI SAN LORENZO: BIONDINO


.......................................................... p. 25

LA FAMIGLIA DI P ART ANNA MONDELLO: D A V.....................................................


~
p 30
1DELITTI DI CUI ALL'ART.635 C.P.

(CAPI

2'3 E 4) E LE IPOTESI CONNESSE ( C A PI 4 BIS E 5) ..... p 32

CAPO 6: IL TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI DA PIPITONE G IO VAN .BATTISTA A


S A P IE N Z A GIOACCHINO ................................................................................p 37

C APO 13: IL TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO D1 VALORI DA DI MAGGIO ANTONINO A


GELSOMINO GIUSEPPE ................................................................................. p 40

C A PI 14 E 15: IL TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI DA PIPITONE VINCENZO ( E


ANTONINO) A PRIVITERA S AVERIO E ANTONIO ...........................................
i......... p 44
q

. LA RIQUALIFICAZIONE SUB A RT. 12 QUINQUIES L. 356192 DEI REATI DI RICICLAGGIO ...........


W

.
p. 46

CAPO 11: L'IPOTESI CONTESTATA A PIPITONE VINCENZO. PIPITONE G.B. E V ALLEL UNG A
VINCENZO IN CONCORSO CON ALTADONNA LORENZO ............................................. p 48

CAPO 12: L'~POTESI CONTESTATA A PIPITONE VINCENZO E DI M AGG IO ANTONINO IN


CONCORSO CON CLIRULLI
VINCENZO E IACQUINOTO G IO RGIO .................................... p 52

1 DELITTID1 CUI ALL'ART.629 C.P ..................................................................... p 54


CAPO 8: L'ESTORSIONE I N DANNO DI CUTIETTA
CARLO ............................................ p 54

CAPO 16: L'ESTORSINE

.
IN DANNO DI G ALANTE DIEGO ............................................. p. 56

CAPO 18: L'ESTORSIONE

IN DANNO DI S A MM A R IT A N O

GIUSEPPE ................................. p 58

CAPO 9: L'ESTORSIONE TENTATA IN DANNO DI BILLECI GIOVANNI ............................... P 62

.
LE CIRCOSTANZE ....................................................................................... p. 66

CAPO 10: L'ESTORSIONE TENTATA-IN DANNO DEI BADALAMENTI ................................. P 65

IL TRATTAMENTO SANZIONATORIO .............................I ..................................... p. 68

L E STATUIZIONI CIVILI ................................................................................ p 72

IL DISPOSITIVO ......................................................................................... p 74

TRIBUNALE DI PALERMO
UFFICIO DEL GIUDICE PER L'UDIENZA PRELIMINARE
Dott.ssa Rachele Monfredi

t.

Proc. 800173/07 C/ Biondino Girolamo + 5

1) BIONDINO Girolamo, nato a Palermo 08/09/1948, detenuto d o Casa Circondariale


Spoleto, difeso di fiducia dallYAw.Salvatore Petronio - Foro di Palermo;
2) DAVI' Salvatore, nato a Palermo il 03/01/1948, detenuto d o Casa Circondariale Ascoli
Piceno, difeso di fiducia dall'Aw. Salvatore Petronio del Foro di Palermo e dall'Aw.
M a w Gionni del Foro di Ascoli Piceno;

3) DI MAGGIO Antonino, nato a Torretta (PA) il 28/10/1954, detenuto d o Casa Circondariale


Spoleto, difeso di fiducia dal19Aw.Marco Monaco del Foro di Roma e dall9Aw.Giuseppe

Giambanco del Foro di Palermo;


4) PFITONE Vincenzo, nato a Torretta (PA) il 05/02/1956, detenuto d o Casa Circondariale di
L'Aquila, difeso di fiducia dall'Aw. Pietro Nocita del Foro di Roma e dail'Aw. Giuseppe

Giambanco del Foro di Palermo;


5) PIITONE Giova. Battista, nato a Cariai (PA) il 24/07/1949. detenuto d o Casa
Circondariale Napoli Secondigliano, difeso di fiducia dail'Aw. Pietro Nocita del Foro di

'L

Roma e dallYAw.G' eppe Giambanco del Foro di Palermo;


6) VALLELUNGA V'

, nato a Carini (PA) il 19/01/1950, detenuto d o la Casa

Circondariale Palenno Pagliarelii, difeso di fiducia dallYAw.Raffaele Bonsignore del Foro

di Palermo;

IVallelunga Vincenzo
IPipitone Giovan Battista ( 07107120061

1 27/0412007(
I
I

I pagliarelli
Inapdi-secondigliano

1 3010112007
1 30/0112007

TERMINI CUSTODIA CAUTELARE DI FASE


PROC.PEN.N.800173/07 R.G. G.I.P.
1.Biondino Girolamo (condannato per i reati oggetto del
presente procedimento alla pena di anni 9 e mesi 2 di reclusione,
aumentatata ex art.81 cpv. C.P. di anno 1 e mesi 10 di reclusione
in relazione a precedente condanna g l scontata e per la quale
dunque non c9misura cautelare ) i termini andranno a

1)

scadere il 18/10/2008;
2. Davi Salvatore (condannato alla pena di anni 13 e
mesi 6 di reclusione ) i termini andranno a scadere
il 18/04/2009;
3. Di Maggio Antonino (condannato alla pena di anni
10 e mesi 4 di reclusione ) i termini andranno a
scadere il 18/04/2009;
4. Pipitone Vincenzo (condannato alla pena di anni 10
e mesi 4 di reclusione ) i termini andranno a scadere
il 18/04/2009;
5. Pipitone Giovan Battista (condannato alla pena di
anni 6 e mesi 4 di reclusione ) i termini andranno a
scadere il 18/10/2008;
6. Vallelunga Vincenzo (condannato alla pena di anni
8 e mesi 6 di reclusione ) i termini andranno a
scadere il 18/10/2008.

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