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Dal curare al prendersi cura:

i bisogni comunicativi e relazionali di


pazienti oncologici in un contesto di
cura non tradizionale.
C. Rossetti
FROM CURE TO CARE: COMMUNICATION AND RELATIONAL NEEDS OF CANCER
PATIENTS IN A NON-TRADITIONAL CARE SETTING
Abstract. Parallelamente alla continua evoluzione della disciplina medica come teoria e tecnica
della conoscenza riguardante il funzionamento del corpo umano, il rapporto tra lammalato e il suo
curante si configurato nel tempo come rapporto in cui laspetto relazionale ed interpersonale,
prima ancora che tecnico, costituisce una componente fondante la disciplina medica stessa.
Considerando tali premesse, lobiettivo della presente ricerca indagare il ruolo della
comunicazione tra medico e paziente nello specifico ambito oncologico e, in particolare, indagare i
bisogni comunicativi e relazionali rilevanti nellinterazione con il medico da parte di pazienti che si
rivolgono ad una terapia alternativa alle cure tradizionali.
Al fine di rilevare il punto di vista dei pazienti in relazione ai vissuti e alle esperienze di malattia, si
fatto ricorso ad una metodologia di tipo qualitativo, la quale ha compreso losservazione
partecipante del contesto, interviste ai pazienti e intervista al medico, al fine di cogliere anche il
punto di vista dello specialista cui i pazienti si rivolgono.
Per lanalisi delle interviste ci si riferiti alla prospettiva dellAnalisi della Corversazione (AC) e,
in particolare, per quanto riguarda le analisi dei contenuti delle risposte degli intervistati, ci si
rifatti ai principi metodologici e alle risorse analitiche disponibili nellAnalisi del Discorso (AD).

Lo studio ha permesso di identificare dei repertori relativi al ruolo e alle funzioni del medico, utili
ad incoraggiare lindagine , dal punto di vista dei pazienti, su cosa un medico pu fare e comunicare
al paziente.
PAROLE CHIAVE: rapporto medico-paziente, bisogni comunicativi e relazionali, curare e
prendersi cura, oncologia, cura alternativa.

Abstract. With the development of medical discipline such as theory and technique about
functioning of human body, the relationship between patient and physician is configured as a
connection where the relational and interpersonal feature is a key component.
Considering these assumptions, the purpose of this research was to investigate the role of the
communication between patient and physician in oncology and, in particular, in a non-traditional
care setting.
In this research was chosen a qualitative methodology: participant observation of the context,
interviews with patients and with physician.
More specifically was chosen Conversation Analysis and Discourse Analysis.
The survey identified repertories related to the role and tasks of physician.
KEY WORDS: Doctor-patient relationship, communication and relational needs, cure and care,
oncology, alternative cure.

INTRODUZIONE
Parallelamente alla continua evoluzione della disciplina medica come teoria e tecnica della
conoscenza riguardante il funzionamento del corpo umano, il rapporto tra lammalato e il suo
curante si configurato nel tempo come rapporto in cui laspetto relazionale ed interpersonale,
prima ancora che tecnico, costituisce una componente fondante la disciplina medica stessa.
Considerando tali premesse, lobiettivo della presente ricerca indagare il ruolo della
comunicazione tra medico e paziente nello specifico ambito oncologico e, in particolare, indagare i
bisogni comunicativi e relazionali rilevanti nellinterazione con il medico da parte di pazienti che si
rivolgono ad una terapia alternativa alle cure tradizionali.
Al fine di rilevare il punto di vista dei pazienti in relazione ai vissuti e alle esperienze di malattia, si
fatto ricorso ad una metodologia di tipo qualitativo, la quale ha compreso losservazione
partecipante del contesto, ovvero lo studio medico privato allinterno del quale si svolgono gli
incontri tra medico e paziente; interviste ai pazienti, condotte allinterno dello stesso studio medico,
audioregistrate, trascritte e analizzate utilizzando il metodo Jeffersoniano di trascrizione; intervista
al medico, al fine di cogliere anche il punto di vista dello specialista cui i pazienti si rivolgono per
poter intraprendere il percorso di una terapia alternativa alle cure tradizionali.
Per lanalisi delle interviste ci si riferiti alla prospettiva dellAnalisi della Corversazione (AC) e,
in particolare, per quanto riguarda le analisi dei contenuti delle risposte degli intervistati, ci si
rifatti ai principi metodologici e alle risorse analitiche disponibili nellAnalisi del Discorso (AD), la
quale mira ad individuare le categorie fondamentali del discorso e le regole che sottendono il
succedersi coerente di esse (De Grada, Bonaiuto, 2002; Potter, Wetherell, 1995).
Il linguaggio, allinterno di tale prospettiva, opera come strumento principale di costruzione sociale
del significato, assumendo quindi un potere costruttivo nei confronti di qualsiasi fenomeno che
venga esperito, descritto o definito dai parlanti (Antaki, 1994).
La scelta nella numerosit delle interviste, nelloperare un approfondimento su un unico contesto di
cura (lo studio medico privato di un oncologo di approccio non convenzionale) e nella natura
prettamente qualitativa del lavoro, non consente di eseguire generalizzazioni sui fattori che
determinano la soddisfazione dei pazienti relativamente alla comunicazione in tale contesto.
Tuttavia, lo studio ha permesso di identificare dei repertori relativi al ruolo e alle funzioni del
medico, utili ad incoraggiare lindagine , dal punto di vista dei pazienti, su cosa un medico pu fare
e comunicare al paziente.

METODO
Lobiettivo della presente ricerca indagare le rappresentazioni, emergenti dal discorso, sulla
comunicazione e sulla relazione con il medico, da parte di pazienti che si rivolgono ad una terapia
alternativa alle cure tradizionali.
Il lavoro di tipo qualitativo in quanto esamina il contenuto e la struttura di temi argomentati nel
contesto di unintervista, concentrandosi sulla forma dei contributi e le modalit di costruzione delle
argomentazioni (repertori linguistici; cfr. Wetherell, Potter, 1992 ). La metodologia qualitativa
accorda preferenza allanalisi in profondit delle produzioni discorsive piuttosto che al numero. Il
lavoro seleziona pertanto un piccolo numero di interviste (8), audioregistrate e trascritte
integralmente secondo le convenzioni del metodo jeffersoniano di trascrizione. Tale metodo
permette di mantenere traccia , nella rappresentazione del parlato, della forma delle produzioni
discorsive: segnali di arresto del discorso, esitazioni, lenfasi su certe locuzioni piuttosto che su
altre, sono strumenti/segnali che indicano come lintervistato interpreta il compito, ma anche come
lintervistato presenta le informazioni al proprio destinatario e comunica dunque a questi come le
sue parole debbano essere interpretate (Serran, Fasulo, 2011).
Nella prospettiva discorsiva (Potter, Wetherell, 1987) e conversazionalista (Sacks, Shegloff,
Jefferson, 1974) lintervista non uno strumento di raccolta e collezione di dati ma un contesto di
interazione. Nello specifico, essa si configura come un contesto istituzionale (Drew, Heritage, 1992;
Drew, Sorjionen, 1997; Heritage, 2005) in quanto guidato da scopi specifici e governato da regole
note che determinano in certa misura i ruoli di intervistato e intervistatore, vincolando attivit ed
aspettative dellevento comunicativo (Drew, Heritage, 1992). Da un punto di vista formale infatti,
le regole dellintervista prevedono che lintervistatore detenga un potere di regia (Orletti, 2000) in
quanto apre e chiude linterazione, ne stabilisce la durata e pone domande controllando la sequenza
e gli argomenti da affrontare.
Lintervistato prevalentemente destinatario delle domande dellintervistatore, i cui contributi
risultano pertanto vincolati; egli pu tuttavia espandere ed introdurre azioni originali come le
narrazioni o le spiegazioni (accounts), capaci di connotare e rafforzare il suo posizionamento come
agente razionale e morale (cfr. Fele 2002; Garfinkel, 1967).
Considerata come conversazione (Serran, Fasulo, 2011) lintervista diventa il luogo in cui
intervistato e intervistatore si impegnano in una performance attraverso la quale danno vita, in una
forma socialmente riconoscibile ma potenzialmente anche innovativa, ai ruoli sociali che stanno
interpretando in quel momento (Baker, 1997; Gianturco, 2005; Holstein, Gubrium, 1997; Losito,
2004; Rapley, 2001).

Per quanto riguarda le analisi dei contenuti delle risposte degli intervistati, ci si rifatti ai principi
metodologici e alle risorse analitiche disponibili nellAnalisi del Discorso (AD) la quale mira ad
individuare le categorie fondamentali del discorso e le regole che sottendono il succedersi coerente
di esse (Levinson, 1983). Il linguaggio, allinterno di tale prospettiva, opera come strumento
principale di costruzione sociale del significato, assumendo quindi un potere costruttivo nei
confronti di qualsiasi fenomeno che venga esperito, descritto o definito dai parlanti (Antaki, 1994).
Nella prospettiva dellAnalisi del Discorso, il parlato azione e dunque scopo dellanalisi
evidenziare gli effetti pragmatici, sociali e culturali delle azioni linguistiche, evidenti ad esempio
nelle scelte lessicali o nelle strutture sintattiche del discorso e analizzare gli scopi che il parlato,
attraverso le diverse risorse discorsive, analizza (De Grada, Bonaiuto, 2002).
A tale scopo lAnalisi del Discorso ha individuato come i parlanti impieghino una serie di risorse
chiamate dispositivi retorici, quali lista tripartita, formulazione estrema, contrasto e diniego.
Il dispositivo retorico della lista tripartita viene utilizzato dal parlante soprattutto nei casi in cui
desidera mettere in evidenza un punto speciale del proprio discorso: consiste nellelencare tre punti,
tre argomenti, tre motivi a sostegno di una tesi. Secondo J.M. Atkinson (1988) si tratta di un mezzo
che ha la funzione specifica di segnalare lesaustivit, la completezza delle affermazioni del
parlante. Secondo Antaki (1994, p135) tale dispositivo retorico svolge anche le funzioni di garantire
al parlante che gli venga lasciato il tempo per concluderla, rappresentando quindi un mezzo per
mantenere il possesso del turno e della parola e, in secondo luogo, assicura autorevolezza alle
parole del parlante che comunica quindi una solida conoscenza delle argomentazioni che sostiene.
Il dispositivo retorico della formulazione estrema consiste nelluso di forme o costruzioni verbali
che sottolineano il carattere estremo di ci cui tali espressioni si riferiscono. Consente di portare una
qualsiasi dimensione valutativa ai suoi limiti estremi, rendendo pi efficace la presentazione della
versione sostenuta dal parlante, supportandone lautorevolezza (Bonaiuto, Fasulo, 1998).
Il dispositivo retorico del contrasto rappresenta un modo efficace di confezionare linformazione in
modo convincente, contrapponendo due versioni e marcando cos lefficacia di una delle due in
opposizione allaltra.
Il diniego infine considerato come un dispositivo verbale utilizzato per difendersi da attribuzioni
potenzialmente spiacevoli e indesiderabili, anticipandole (Hewitt, Stokes, 1975);
contemporaneamente al fatto che si esponga una propria posizione, il parlante nega le implicazioni
che il destinatario potrebbe desumere ( es. non sono razzista, ma).
Oltre ai dispositivi retorici, lAnalisi del Discorso ha mostrato come scelte linguistiche e discorsive
ricorrenti dei parlanti individuino specifici repertori linguistici e interpretativi; questi possono
essere considerati insieme di termini, descrizioni e figure linguistiche spesso articolate attorno a

metafore o immagini vivide. In termini pi strutturalisti potremmo definirli come sistemi di


significazione e come i mattoni impiegati per costruire linguisticamente delle versioni di azioni, di
s e di strutture sociali. Sono risorse disponibili per fare valutazioni, per costruire versioni fattuali e
per realizzare azioni particolari (Potter, Wetherell, 1995, p.89).
Modalit di presentazione dellintervista e consenso informato
Sono stati circa venticinque i pazienti cui stato proposto di partecipare allo studio.
A tutti i pazienti reclutati stato illustrato sommariamente lo studio e i suoi obiettivi al termine
della visita medica o durante lattesa prima dellincontro con il medico. Lintervistatrice si
presentata ai pazienti chiarendo il suo ruolo come laureanda in psicologia, proponente di una ricerca
sulla comunicazione medico-paziente.
Di questi, un numero consistente ha declinato linvito a partecipare, alcuni per ovvie motivazioni di
natura medica, (perch troppo indeboliti o sofferenti per poter affrontare unintervista di ricerca),
altri intimoriti dal fatto che le interviste sarebbero state audioregistrate, sebbene informati
preliminarmente della garanzia di privacy e delloccultamento dei nomi propri,( sostituiti da nomi
fittizi).
Dopo aver preso visione e firmato il modulo di consenso informato, i pazienti che hanno deciso di
partecipare, sono stati fatti accomodare nella sala dattesa che ha costituito il setting di tutte le
interviste.
Un dato da tenere in considerazione nellinterpretazione dei dati e legato alle caratteristiche dei
partecipanti, rappresentato dallautoselezione dei pazienti in buone condizioni fisiche e mentali,
desiderosi di condividere la propria testimonianza in relazione al medico e alla propria esperienza
terapeutica.
Il corpus finale delle interviste
Il corpus di dati costituito da 8 interviste individuali con pazienti oncologici o con familiari
accompagnatori del paziente , in cura con trattamento biologico da circa due anni.
I pazienti hanno unet media di 51 anni (soltanto di un paziente non stato possibile rilevare
let).
Sebbene siano state realizzate 8 interviste, i soggetti coinvolti sono stati 7 femmine e 3 maschi in
quanto due interviste hanno visto la partecipazione di moglie e marito, accompagnatore del paziente
e fratello e sorella (figli del paziente); in particolare dei 10 soggetti coinvolti, 6 sono pazienti della
Dottoressa e 4 sono i familiari accompagnatori del paziente, questultimo impossibilitato a recarsi in
studio.

Lanalisi delle interviste ha previsto, successivamente allascolto e alla trascrizione del materiale,
lindividuazione di modalit ricorrenti e comuni, di temi e repertori, utilizzati dai parlanti per
definire, descrivere e categorizzare gli elementi sollecitati dalle domande dellintervista.
Nel paradigma discorsivo e conversazionale cui ci si riferiti, lattenzione dellanalista si concentra
sulle scelte linguistiche e discorsive dei partecipanti, considerate come marcatori di particolari
azioni e categorizzazioni.
Per tale motivo si sono analizzati:
-

Il tipo di vocabolario (tecnico/specialistico vs ordinario; formale vs informale) e le scelte

lessicali (es. nominalizzazioni al posto di costruzioni frasali) utilizzate;


La scelta dei pronomi, spesso utili a marcare la forza agentiva degli enunciati (Donzelli,

Fasulo, 2007);
Aspetti discorsivi come la ripetizione, utile a segnalare laccordo, la coesione testuale e
funzionale a mantenere la referenze e, quindi, la continuit dellargomento del discorso

(Bazzanella, 1992);
Marcatori di modulazione della certezza che si attribuisce ad un enunciato (es. avverbi;

Halliday, 1970);
Modi del verbo (es. condizionale vs imperativo per mitigare il carattere normativo di

unasserzione);
Le costruzioni sintattiche (es. limpiego di una costruzione passiva in luogo di una attiva,
utile a fornire una rappresentazione di s come soggetto ad accadimenti esterni e mitigare
dunque lassunzione di responsabilit rispetto ad eventi o azioni).

Gli elementi appena descritti costituiscono laspetto di indessicalit del linguaggio (Garfinkel,
1967), il fenomeno per cui ogni descrizione connessa al contesto della sua produzione e indica in
genere molto di pi di ci che esprime letteralmente. Elemento centrale del paradigma
etnometodologico, lindessicalit o indicalit rimanda allevidenza per cui, cos come il significato
di un enunciato non si esaurisce, di regola, nel suo contenuto proposizionale ma include linsieme di
atti, gesti e simboli che definiscono lintelligibilit delle espressioni, gli studiosi di etnologia
ritengono che non esistano espressioni dotate di un significato univoco e universale, avendo ogni
espressione un senso unicamente allinterno di una qualche interazione sociale (De Grada,
Bonaiuto, 2002).
Sono poi stati individuati i dispositivi retorici utilizzati e il loro effetto e significato allinterno delle
argomentazioni.
Si prestata particolare attenzione altres ai repertori che, pur non esplicitati, sono stati evocati e
che rientrano allinterno di quella che Billig (1985) definisce natura dilemmatica del pensiero,

concetto in base al quale gli individui costruiscono le proprie cognizioni sul mondo in un processo
costante di confronto tra punti di vista opposti e contraddittori.
Nel paradigma discorsivo infatti, le risposte alle domande dellintervista, non sono analizzate come
ci che risiede nella mente degli intervistati ma costituiscono argomentazioni, modalit, situate
nello specifico contesto di produzione dellintervista, di costruire rappresentazioni delloggetto di
cui si parla tanto quanto rappresentazioni di s (Goffman, 1969), offerte allo scrutinio/validazione
pubblica del proprio destinatario.
Nellordine, sono stati esaminati tematiche ed elementi comuni alle interviste, relativamente ai
seguenti argomenti:
-

Posizionamenti relativi alla scelta terapeutica;


Aspetti comunicativi valorizzati dai pazienti nella visita medica e in relazione ai colloqui

con la Dottoressa;
Significati associati alla disponibilit e allaccoglienza del medico;
Rappresentazioni della figura e delle funzioni del medico;
Rappresentazioni ideali del processo comunicativo e delle competenze comunicative del
medico.

RISULTATI
Dai risultati emersi dalla presente ricerca, limitata nel numero di soggetti coinvolti e soprattutto
situata in un particolare contesto di cura (lo studio medico , privato), possibile delineare alcune

delle rappresentazioni sulla comunicazione tra medico e paziente, da parte dei pazienti che si
rivolgono ad un contesto di cura (in ambito oncologico) non tradizionale.
Interesse di questo lavoro stato linsieme delle rappresentazioni emergenti nelle interviste fatte a
pazienti oncologici riguardo alla comunicazione (e lidentificazione degli elementi in essa
valorizzati) con il medico.
Inevitabile tuttavia, anche nelle risposte a domande tese ad esplorare le dimensioni meramente
comunicative del rapporto con il medico (es. dare informazioni, comunicare ascolto e accoglienza)
il riferimento ad una visione della pratica medica che si attivamente cercata.
Si tratta di una visione olistica della pratica medica, allinterno della quale rientrano le terapie non
tradizionali, secondo la quale lindividuo considerato nella sua totalit di essere umano, dotato di
agentivit e potere decisionale.
I pazienti che scelgono di intraprendere un percorso terapeutico alternativo, valorizzano
maggiormente la considerazione da parte del medico degli aspetti non solo biofisici della malattia,
ma anche degli aspetti psicosociali.
La letteratura (Astin, 1998) riporta come siano tre i fattori che raggruppano le motivazioni di
pazienti che decidono di rivolgersi a cure non convenzionali:
1- insoddisfazione con i trattamenti e rapporti con medici precedenti;
2- il bisogno di un maggiore controllo sulla propria salute e decisioni terapeutiche ;
3- la percezione di congruenza tra il trattamento e la propria filosofia di vita, i propri valori e
credenze, e preferenze personali e culturali su come gestire la propria persona , negli aspetti
sia materiali (es. alimentazione) che spirituali.
Salamonsen (2012) rileva tuttavia che il solo fallimento delle terapie tradizionali non costituisce un
valido predittore della scelta di un percorso terapeutico alternativo; piuttosto, fattori mediatori
risultano essere la presenza di una filosofia di salute e di vita che tenga conto dei valori, credenze
ed aspettative specifici del paziente.
Nelle interviste, stato possibile rilevare come, senza alcuna sollecitazione da parte
dellintervistatrice, i pazienti operassero un confronto tra le terapie tradizionali e la cura non
convenzionale che hanno scelto di seguire, sottolineandone i benefici. Alcuni pazienti hanno
eseguito nel loro passato terapeutico protocolli convenzionali, quali chemioterapia e radioterapia,
altri, per scelta, hanno deciso di optare per una cura non convenzionale, come prima terapia dopo la
diagnosi di neoplasia.
Uno degli aspetti valorizzati dagli intervistati la qualit di personalizzazione dellascolto (e non
solo della cura), avvertito allinterno del contesto non convenzionale. La sensazione di essere
considerato nella sua individualit, di essere ricordato , una caratteristica richiamata nelle

interviste. Altrettanto valorizzata risulta la dimensione della capacit /opportunit di scelta lasciata
al paziente , ovvero, la possibilit che il paziente sia considerato come sede di agentivit che pu
decidere della propria vita con laiuto e la guida del medico.
Dallanalisi delle interviste, emergono una serie di variabili che concorrono a determinare
linstaurarsi di un rapporto complessivamente positivo con il medico, variabili legate allaspetto
umano della relazione con la dottoressa. La chiarezza e completezza delle informazioni sono
considerate condizioni essenziali per una corretta comprensione e interpretazione da parte dei
pazienti; la capacit riconosciuta tuttavia come straordinaria nellesperienza di cura con il medico
attuale risulta quella relativa al mettersi nei panni dellaltro, evidente in espressioni come: la
capacit di comunicare a chi medico non , come i pazienti spesso sottolineano. Ad un alto grado
di soddisfazione sono associate anche le dimensioni dell ascolto attivo, partecipato ed empatico da
parte del medico, e la capacit del medico di porsi come interlocutore simmetrico: un compagno,
una persona simile ad una sorella; un destinatario anche di battute, di scambi leggeri, e
chiacchiere, in grado di far sentire il contesto della visita come non difforme dagli scambi della
vita di tutti i giorni (Hudak et al, 2007); aspetto che abbiamo definito ludico e di intrattenimento.
Apprezzata dai pazienti risulta anche la dimensione della gratuit dellattivit e della professione
del medico: il medico giudicato anche in relazione alla quantit di tempo dedicato ai pazienti, o
che regala loro.
Pi specifiche, e meno spesso incluse negli strumenti tesi a misurare lefficacia della
comunicazione, risultano le categorie relative alla speranza, e allattenzione del medico verso le
dimensioni spirituali dellesistenza (la concezione spostata verso lanima,).
Nelle parole dei pazienti sembra essere lesistenza stessa di una cura alternativa a donare una nuova
speranza al paziente, che torna a vivere dopo i fallimenti derivati dalladozione, in passato, di
terapie tradizionali.
In questo quadro di descrizioni, la figura del medico emerge con connotazioni diverse che
identificano essenzialmente due repertori, che sembrano coesistenti ma, allo stesso tempo,
confliggenti: il medico autoritario, freddo e distante da un lato e il medico umano , caldo e
prossimo , dallaltro , i repertori che anche Mishler (1984) identificava nelle ben note categorie dei
registri , e delle agende biomedici e della vita quotidiana . I due repertori sono spesso presenti
e trattati come temi contrastivi, e caratterizzati peraltro da una natura dilemmatica (Billig 1985): i
pazienti ammettono implicitamente il distacco da parte del medico come se fosse una condizione
necessaria ma, allo stesso tempo, esprimono la preferenza per un medico umile, attento e sensibile,
che sappia comunicare con le giuste parole. .

Sembrerebbe dunque che linsieme di tali elementi concorra a determinare limmagine positiva di
un medico umano, vicino al paziente, ai suoi bisogni e alle sue necessit, che non si limita a
fredde descrizioni e mere prescrizioni di farmaci, ma capace di avvicinarsi ai pazienti e
comprendere da vicino, dal loro punto di vista, la situazione di profondo dolore e sofferenza che
vivono.
Nel contesto specifico di queste interviste, un repertorio leggermente diverso (sebbene possa dirsi
incluso in parte nella umanizzazione della medicina) viene altrettanto evocato: il medico
guaritore, vicino al paziente e attento anche alla sua anima.
Le rappresentazioni della comunicazione sembrano convergere nelle interviste ai due attori
dellincontro e, in particolare, appaiono altres costruirsi , influenzarsi e modificarsi reciprocamente:
si pensi al riferimento della dottoressa riguardo lapprendimento che ha fatto, dallesperienza con
i pazienti, riguardo il valore supportivo dellesperienza di fiducia e di fede in una dimensione
spirituale.
Confrontando le analisi delle interviste realizzate con i pazienti e con la Dottoressa, risulta che i
principali repertori emersi siano analoghi: pazienti e medico possiedono una visione comune della
pratica medica e del rapporto comunicativo-relazionale dellincontro, aspetto responsabile
probabilmente della qualit complessivamente soddisfacente che unisce i due protagonisti della
relazione.
Ci cui i pazienti in molti dei loro riferimenti evocano, una dimensione della cura che non
racchiudibile unicamente nel concetto di cure (inteso come latto del curare per guarire e per
risanare) ma che deve essere interpretata nei sensi della (psychosocial) care cui si riferiscono autori
influenti nel campo dellantropologia della malattia e della salute (Kleinman 1980).
Negli approcci di cura non convenzionali, cui anche la prospettiva nota come metodo Di Bella
appartiene, il sistema cure, non dissociato dal sistema care , il prendersi cura della persona
nella sua totalit (Meluzzi, 1999),.
Se il sistema cure risulta fondamentale per cogliere i bisogni strumentali, quelli cio focalizzati su
un obiettivo specifico come pu essere ad esempio una cura mirata ad alleviare il dolore causato
dalla malattia, il sistema care risulta utile invece per misurare i bisogni affettivi, di tipo cio
socio-emozionale, ritenuti tuttavia risorse utili ed essenziali ad affrontare la malattia.
Dallanalisi dellintervista realizzata con la dottoressa, emerge lo stesso tipo di visione olistica,
riferita dai pazienti, visione che considera mente e corpo come realt indivise, in continua
comunicazione e interconnessione tra loro; per questo si tiene conto delle emozioni, della
suscettibilit e delle aspettative del paziente riguardo la propria patologia.

La considerazione delle due dimensioni relative alla cura e al prendersi cura (care) non
risultano ignoti o ignorati anche dalla medicina convenzionale, la quale, prendendo le distanze da
un modello paternalistico di relazione, si avvicinata ad un modello partecipato del legame tra
medico e paziente (Cegala 2011; Chewning et al, 2012; Elwyn et al. 2006).
Sembra tuttavia, dallesperienza riportata dai pazienti nelle interviste dello studio, che dellaspetto
comunicativo vengano valorizzati non solo gli aspetti di esaustivit e chiarezza dellinformazione,
aspetti orientati prevalentemente alla cura della malattia e alla sparizione del sintomo (cure), ma
(fondamentale nei modelli di terapia non convenzionale), lattenzione ad una comunicazione che
parli anche degli aspetti interni, relativi alla visione dellesistenza e al significato individuale della
persona nel suo insieme (care), e della sua interpretazione della qualit di vita (es. che pu ad
esempio prevedere la preferenza per il mantenimento di una speranza, piuttosto che il confronto con
una verit oggettiva ma altamente scoraggiante).

DISCUSSIONE
In merito alla comunicazione tra medico e paziente in oncologia si assiste ad un progressivo e
crescente interesse verso pratiche di comunicazione che coinvolgano anche gli aspetti pi umani

della relazione, tanto che numerosi studi, primo fra tutti la presente ricerca, sottolineano come sia
fondamentale l introduzione della figura dello psico-oncologo allinterno dei reparti e come la
collaborazione tra psicologo e medico risulti necessaria ai fini della completa guarigione psichica e
fisica del malato.
La considerazione delle rappresentazioni e dei repertori culturali presentati dagli intervistati in
questo lavoro non ha naturalmente, per la natura qualitativa dello studio e il limitato numero dei
partecipanti, pretese di esaustivit; lo studio pu essere considerato un primo passo nella direzione
di esplorare la comunicazione medico-paziente in un contesto di cura alternativo, dal punto di vista
dei pazienti .
Partendo dai limiti attuali dello studio ci si pu proporre come obiettivi per prospettive future i
seguenti:
- eseguire un confronto con un gruppo di pazienti con condizioni simili di partenza (pazienti
oncologici) che si rivolgano ad un contesto di cura tradizionale;
- tener conto delle differenze tra le rappresentazioni e le esperienze di comunicazione di pazienti
che si rivolgono a contesti di cura privati (in cui la gestione, ad esempio dei tempi e dellattenzione
del medico pu differire e di molto dalle agende e cornici spazio-temporali dei medici ospedalieri,
nei quali la gran parte di studi sulla comunicazione medico-paziente si concentrano) e pazienti che
invece si rivolgono a reparti di ospedali e strutture pubbliche;
- approfondire con questi stessi pazienti i motivi che guidano la scelta di affidarsi a metodi non
convenzionali e soprattutto (argomento non affrontato in questo lavoro) la conoscenza specifica dei
meccanismi di azione e delle prospettive di guarigione dei metodi non convenzionali;
- approfondire le concezioni dei medici (aderenti a prospettive convenzionali di cura) riguardo
alle cure alternative e allimpatto di visioni olistiche sulle modalit di comunicazione;
- espandere lo studio a campioni pi ampi;
- includere una parte etnografica e di registrazione delle interazioni per osservare come si realizzi
nella pratica la comunicazione in oncologia, e le differenze esistenti tra medici oncologi che si
riferiscano a diverse prospettive , ed esaminare come e se aspetti categorizzati come rilevanti nelle
interviste vengano effettivamente messi in pratica.

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