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MARIA CARMEN DE VITA

Filosofo, retore, atque imperator piissimus.


A proposito di Flavio Claudio Giuliano

Estratto da:

VICHIANA
rassegna di studi filologici e storici
fondata da CARLO DEL GRANDE e FRANCESCO ARNALDI
diretta da ENRICO FLORES

4a SERIE

ANNO XV

2/2013

LOFFREDO EDITORE - NAPOLI

FILOSOFO, RETORE, ATQUE IMPERATOR


PIISSIMUS. A PROPOSITO DI FLAVIO
CLAUDIO GIULIANO

Che la fortuna dellimperatore Giuliano, ultimo degli eroi pagani, non


sembri a tuttoggi conoscere oblio presso storici e filosofi det tardo antica, un dato che risulta difficilmente contestabile, considerando la mole
degli scritti che negli ultimi decenni sono stati dedicati ai vari aspetti
storico-politico1, retorico-letterario2, filosofico-religioso3 della vita e
dellopera dellApostata.
Il libro che qui intendo presentare (A. Pagliara, Retorica, filosofia e politica in Giuliano Cesare, Edizioni dellOrso, Alessandria 2012) si pone, per
cos dire, al crocevia di differenti percorsi di studio. Programmaticamente,
infatti, si presenta come un saggio storico che trae origine da una pi vasta
ricerca condotta dallAutore sullor. 3 giulianea (il cosiddetto Secondo Panegirico a Costanzo); si ricollega, perci, per la completezza dellindagine
offerta, ai magistrali lavori apparsi di recente, e proprio nel nostro paese,
sulle prime orazioni di Giuliano4. Di fatto per il risultato raggiunto supe1
Per limitarmi soltanto ai testi pi recenti, relativi ai rapporti di dipendenza/opposizione
fra lideologia giulianea del principato e i regimi attuati dai suoi predecessori, rinvio a M. Mazza,
Filosofia religiosa ed Imperium in Giuliano, in Id., Le maschere del potere. Cultura e politica
nella tarda antichit, Napoli 1986, pp. 95-148 [anche in B. Gentili (cur.), Giuliano Imperatore,
Atti del convegno della S. I. S. A. C., Messina 3 aprile 1984, Urbino 1986, pp. 39-108]; I.
Tantillo, Come un bene ereditario. Costantino e la retorica dellimpero patrimonio, AntTard
6 (1998), pp. 251-264; R. Van Dam, The Roman Revolution of Constantine, Cambridge 2007.
2
Lopera giulianea nelle sue forme encomiastiche, satiriche, autobiografiche, stata inserita
nel contesto culturale della Seconda e Terza Sofistica; cfr. M. Alexandre, Fragments
autobiographiques dans luvre de Julien, in M. F. Baslez, P. Hoffmann, L. Pernot (ds.),
Linvention de lautobiographie dHsiode Saint Augustin, Actes du deuxime colloque de
lquipe de recherche sur lhellnisme post-classique, Paris, cole normale suprieure, 14-16
juin 1990, Paris 1993, pp. 283-303; A. Vasiliu, Images de soi dans lantiquit tardive, Paris 2012,
in particolare pp. 149 ss.; N. J. Baker-Brian, S. Tougher (eds.), Emperor and Author. The
Writings of Julian The Apostate, Swansea 2012.
3
Per i punti di contatto fra il Neoplatonismo professato da Giuliano e quello dei suoi
immediati predecessori, cfr. J. Dillon, The Theology of Julians Hymn to King Helios, Itaca
14-15 (1998-1999), pp. 103-115; C. Moreschini, Alcuni aspetti della teologia di Giuliano
lApostata, in Giuliano Imperatore. Le sue idee, i suoi amici e i suoi avversari, Atti del Convegno
Internazionale di studi, Lecce, 10-12 dicembre 1998, Lecce 2000, pp. 147-159; M. C. De Vita,
Giuliano Imperatore filosofo neoplatonico, Milano 2011. Sullo studio dellopera giulianea come
osservatorio privilegiato per lanalisi dei dibattiti pagano-cristiani del IV secolo e oltre, cfr. M.
Narcy, Hellnisme et christianisme. Collection Mythes, Imaginaires, Religions, Villeneuve dAscq
2004; J. Stenger, Hellenische Identitt in der Sptantike: pagane Autoren und ihr Unbehagen
an der eigenen Zeit. Untersuchungen zur antiken Literatur und Geschichte, Bd. 97, Berlin - New
York, 2009.
4
Cfr. La prima orazione di Giuliano a Costanzo, introduzione, traduzione e commento a

Filosofo, retore, atque imperator piissimus. A proposito di Flavio Claudio Giuliano

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ra in complessit le aspettative e lanalisi critica finisce per estendersi sulla


cultura dellApostata nella sua interezza e straordinaria poliedricit: il tutto
in un discorso complesso e accurato, ma sempre di piacevole lettura, cui
conferiscono ulteriore mordente i continui riferimenti alla fortuna del mito di Giuliano nella letteratura e nella storia.
Sono significativi, a questo proposito, gi i titoli scelti per i sei capitoli
di cui si compone il libro (Velut dux diuturnus eminens et consiliis; La
porpora del Cesare e il porphyreos thanatos; Emulo di Eracle e Dioniso;
Il miles Mythrae e il miles Christi; Encomiastes sed historicus; Asophos sophia di un princeps philosophiae). Ognuno di essi ripropone o
semplicemente allude a celebri giudizi, encomiastici o aspramente denigratori, espressi da storici antichi sulla figura del princeps; giacch osserva
Pagliara con una suggestiva immagine astronomica sempre possibile
attraversando i secoli isolare uno zenith e un nadir della stampa sullimperatore (p. 3).
Cos, per fare un esempio, lantitesi nettissima che oppone gli scritti di
Libanio a quelli di Gregorio di Nazianzo in merito alla valutazione dellaffaire Giuliano si ripropone immutata nelle opere degli studiosi det rinascimentale e barocca5; e sono proprio le analisi critiche di singolare acutezza formulate dagli studiosi del XVI e XVII secolo a fornire allAutore
un aiuto prezioso nellinterpretazione delle varie fasi dellavventura giulianea.
Il primo momento costituito dallelevazione del principe al cesarato,
avvenuta a Milano il 6 novembre del 355 e oggetto specifico del secondo
capitolo. Di questo episodio, che segna linizio della carriera politica di
Giuliano, lAutore indaga gli antecedenti ed esplora le risonanze, nella percezione degli intellettuali contemporanei e in quella di Giuliano stesso.
Ampio spazio viene accordato allesposizione e allanalisi delle fonti filogiulianee (lAnonimo Panegirico per limperatore Giuliano, Ammiano Marcellino, Aurelio Vittore) e in particolare alla celebrazione (alle pp. 15-17)
dei mores e degli instituta virtuosi del giovane princeps. Laustera sobriet
ostentata da Giuliano dinanzi ai contemporanei funzionale, nellinterpretazione fornita da Pagliara, ad una condanna implicita del corrotto dominatus costantiniano; credo tuttavia che sia necessario sottolineare anche un
altro elemento: linfluenza, cio senzaltro fortissima su un principe abituato allo studio e alla contemplazione esercitata dal modello neoplatonico del bivo~ filovsofo~, del santo pagano capace di un costante esercizio
di ejgkravteia6.
cura di I. Tantillo, Roma 1997; Giuliano lApostata, Elogio dellimperatrice Eusebia (Orazione
II), introduzione, traduzione e note a cura di S. Angiolani, Napoli 2008.
5
A questi ultimi lAutore ha riservato una particolare attenzione nel suo precedente volume
Per la storia della fortuna dellimperatore Giuliano fra Umanesimo ed et barocca, Roma 2010.
6
Cfr. U. Criscuolo, Virtutes Iuliani, in G. Germano (cur.), Classicit, Medioevo e

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E il rapporto di Giuliano con la filosofia costituisce senza dubbio il


tema forte di questo libro; ad esso lAutore introduce in maniera progressiva, muovendo dallanalisi delle virt morali del princeps a quella delle sue
virt propriamente intellettuali.
Il terzo capitolo appare cos incentrato sulla ricostruzione del curriculum
scolare giulianeo, a partire dalle primissime fasi, fino a quella pi importante, rappresentata dall iniziazione filosofica conferita a Pergamo da
Massimo di Efeso e soprattutto dal viaggio del princeps ad Atene nel 355.
Anche in questo caso, come nel capitolo precedente, lAutore non manca
di cimentarsi sorretto da continui e aggiornati riferimenti bibliografici
con alcune delle vexatissimae quaestiones della storiografia giulianea: lidentificazione del philosophos nominato in or. 7, 235a-d, o la datazione dellEpistola a Temistio, o ancora la stessa valutazione da attribuire al soggiorno
del princeps ad Atene. Su questo viaggio, in particolare, e sulla sua importanza nella formazione filosofica dellApostata la discussione tuttoggi
accesa in ambito critico7.
Linterpretazione fornita da Pagliara, a mio avviso, pienamente condivisibile, sottolinea leccezionalit dellesperienza ateniese compiuta dal futuro
imperatore-filosofo. Proprio ad Atene, infatti, mi sento di aggiungere, e dal
contatto con i filosofi ateniesi (oltre che pergameni), Giuliano trasse probabilmente linput per lelaborazione di una concezione mistica e liturgica
della regalit, quale rivelata dalle orazioni 3 e 7. Anche su questo motivo
lAutore ha modo di soffermarsi con attenzione, laddove (alle pp. 40-41)
commenta il mito autobiografico dellor. 7 (227c-234c). Ora, nella vicenda
fiabesca del giovane Giuliano che riceve dai celesti il compito di purificare
tutte le empiet del mondo facile rilevare pi di un riferimento implicito
al celebre mito del basileu;~ filovsofo~ narrato in Resp. VI, 517a-521b;
quello che gi i primi critici definivano come il misticismo politico giulianeo,
allora, pu bene essere interpretato come lesito originale di una formazione filosofica platonicissima, vissuta da una forte personalit e in circostanze storico-biografiche del tutto eccezionali.
Filosofia e politica sembrano perci aver svolto due ruoli complementari nella maturazione dellideologia giulianea del principato; si giustifica in
questo modo la metamorfosi improvvisa del princeps che tanto stup i
suoi contemporanei da studioso a valente capo militare e sagace amministratore allindomani della nomina del 355.
umanesimo: studi in onore di Salvatore Monti, con una premessa di S. DElia, Napoli 1996, pp.
259-274. Per il possibile influsso esercitato su Giuliano dalla disciplina ascetica di Eustazio di
Sebastia, cfr. F. Fatti, Giuliano a Cesarea. La politica ecclesiastica del principe Apostata, HerderRoma 2009, pp. 128 ss.
7
Mi permetto, a questo proposito, di rinviare a M. C. De Vita, Dalla citt dei filosofi alla
citt dei cristiani: unimmagine inedita di Atene fra II e VI secolo, Athenaeum 99 (2011), pp.
207-218.

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E proprio alle primissime fasi dellattivit del giovane Cesare in Gallia


dedicato il quarto capitolo del libro di Pagliara, che entra nello specifico
dellanalisi storica e letteraria dei Panegirici giulianei per soffermarsi poi, in
modo ancora pi dettagliato, sulla genesi e la struttura dellor. 3 (il gi citato Secondo Panegirico a Costanzo). Preziose sono le pagine che lAutore
dedica ai problemi della paternit e della datazione del discorso, al contesto
storico-politico che esso presuppone, ai rapporti, tuttaltro che perspicui,
con i precedenti Panegirici (le orr. 1 e 2) e con la successiva autobiografia,
il Messaggio di Giuliano agli Ateniesi. Ma lelemento pi interessante di
questa ricostruzione senzaltro costituito dal riferimento alla struttura
dellorazione stessa, una sorta di mlange fra elogio retorico e speculum
principis, composto questa la vera novit da un principe in persona.
Giuliano deve aver voluto proporre a Costanzo II, e, in ultima analisi,
anche e soprattutto a se stesso, un modello di regalit filosofica, o, per
meglio dire, di regalit socratico-platonica. Alla luce di questo fine, risultano allora comprensibili le palesi deroghe dalle convenzioni del basiliko;~
lovgo~ che il discorso presenta e che Pagliara giudica della massima seriet8:
siamo dinanzi ad una sofisticata operazione di contaminatio di generi, che
del resto, a ben guardare, pu essere considerata come la cifra caratterizzante della retoricissima produzione giulianea9.
Che gli studi di retorica, del resto, accanto a quelli di filosofia, fossero
tra i principali interessi del principe nel tempo lasciato libero dalle battaglie
risulta evidente dalla celebre descrizione ammianea degli otia gallici di Giuliano10. Sappiamo inoltre che egli si dedicava anche alla musica, cosa che del
resto appare coerente con il profilo intellettuale di un platonico. N, come
sottolinea Pagliara, trascurava gli studi di storia11.
naturale, a questo punto, chiedersi quale valore storico sia possibile
attribuire allopera giulianea e se sia il caso di considerare lApostata un
8
Non mancano, infatti, interpretazioni del discorso in chiave satirica o parodica; cfr. H.
Drake, But I digress: Rhetoric and Propaganda in Julians Second Oration to Constantius,
in Baker-Brian, Tougher, op. cit., pp. 35-46.
9
Basti pensare, a tal proposito, alle analoghe contaminationes di retorica e filosofia che si
registrano nellor. 7 (esplicitamente dedicata al corretto uso dei mythoi, argomento di per s
trasversale a retori e filosofi), nellor. 11, uno dei testi pi filosofici di Giuliano (nel quale, per,
lelogio del re Sole sembra in alcuni punti riproporre proprio la struttura del basiliko;~ lovgo~),
oppure alla sofisticatissima operazione letteraria realizzata nellor. 12, un encomio di citt alla
rovescia; cfr. A. Marcone, Un panegirico rovesciato. Pluralit di modelli e contaminazione
letteraria nel Misopogon giulianeo, ReAug 30 (1984), pp. 226-239; J. Bouffartigue,
LEmpereur Julien et la culture de son temps, Paris 1992, pp. 511-538; R. Smith, Julians Gods.
Religion and Philosophy in the Thought and Action of Julian the Apostate, London 1995, pp.
144-145.
10
Cfr. Amm. Marc. XVI 5, 6.
11
Sappiamo addirittura da un frammento eunapiano (Blockley fr. 17) che Giuliano avrebbe
composto un resoconto, per noi perduto, della battaglia di Strasburgo; cfr. J. Matthews, The
Roman Empire of Ammianus, London 1989, p. 378.

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testimone attendibile degli eventi che narra nei Panegirici. La risposta di


Pagliara a queste domande in linea di massima affermativa; lAutore, anzi, d prova di un singolare equilibrio critico, che gli fa prendere le distanze sia dalle condanne aprioristiche dei Panegirici giulianei formulate dai
primi studiosi (pp. 92-93), sia dalle troppo facili modernizzazioni dei critici contemporanei, portati ad equiparare la funzione dei discorsi encomiastici tardoantichi a quella di veri e propri strumenti di propaganda presso
lopinione pubblica del tempo. A smentita di ci, Pagliara osserva come la
nozione di propaganda non possa che risultare anacronistica se applicata
ad una societ cristallizzata e cesaro-centrica come quella postcostantiniana (pp. 98-99). Pi che le dichiarazioni esplicite e gli elogi convenzionali,
dunque, per cogliere leffettivo valore storico dei panegirici det imperiale vanno considerate le sfumature di senso, i doppi sensi e i non-detti:
tutti dettagli che naturalmente non mancano nella produzione epidittica di
Giuliano.
Bisogna pertanto evitare questa la conclusione generale formulata
dallAutore alla p. 99 una lettura troppo letterale di questi testi, s da armonizzarli al tenore complessivo degli altri scritti dellApostata. Soltanto
in questo modo sar facile considerare nella loro giusta luce affermazioni
come quella di or. 1, 3b-4c in cui Giuliano dichiara di prendere le distanze
dalle regole convenzionali degli elogi seguite dai sofisti contemporanei,
perch il suo desiderio quello di non dire niente che non si rapporti a
virt e filosofia (p. 104). Egli si sforza dichiaratamente di conciliare i due
versanti della sua vocazione intellettuale, quello retorico e quello filosofico
(p. 106); la sua unoperazione letteraria non dissimile da quella gi abbozzata da altri retori-filosofi del I-II secolo, come Dione Crisostomo, Elio
Aristide, o Massimo di Tiro.
Ora, questa uninterpretazione senzaltro pienamente condivisibile, che
in passato, del resto, stata gi adottata da altri studiosi e biografi dellApostata12. Ad essa, tuttavia, mi sembra opportuno aggiungere in questa sede almeno un paio di rilievi, che muovono da una mia valutazione pi
generale dellopera giulianea.
In primo luogo, considerare il princeps come una sorta di halbphilosoph
o di platonico dilettante pu apparire, a mio avviso, leggermente riduttivo.
Nei suoi testi riconoscibile in maniera evidente una progressiva evoluzione che lo porta ad assumere in maniera pi marcata negli inni, nelle lettere e nel trattato anticristiano un atteggiamento sempre meno da retore
e sempre pi da filosofo o, per meglio dire, da filosofo-sacerdote, pronto a fornire un assetto dogmatico ai contenuti del Nuovo Ellenismo. Del
resto, lo stesso Giuliano ad augurarsi, in or. 3, 68b che il sovrano ideale
12
Cfr. L. Jerphagnon, Julien dit lApostat. Histoire naturelle dune famille sous le BasEmpire, Paris 1986, pp. 257-261; Smith, op. cit., pp. 36-46.

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sia, oltre che appassionato di filosofia, anche un sacerdote e un profeta


(kaqavper i[ereva kai; profhvthn) del dio sommo; un obiettivo che lApostata
realizza appieno nellinno A Helios re, ma anche in altri scritti di taglio
speculativo (come lopuscolo Contro il cinico Eraclio o linno Alla Madre
degli di), i manifesti del rinnovato paganesimo che contengono, al contempo, informazioni preziose sullevoluzione del neoplatonismo postgiamblicheo13. Tutto ci non ha paralleli nei discorsi dei retori-filosofi di et
imperiale.
Di conseguenza, non mi sembra sbagliato affermare che il cosiddetto
accordo di filosofia e retorica realizzato da Giuliano nei primi scritti, subisce nelle opere degli anni 362-363 una netta trasformazione a vantaggio
della filosofia, mentre il ruolo della retorica viene ridimensionato. O forse
sarebbe pi esatto dire che le competenze retoriche di Giuliano vengono
ora ri-orientate verso unopera palese di evangelizzazione pagana e di difesa dottrinale dellEllenismo. Giuliano, divenuto imperatore per volont
degli di, degli strumenti della retorica si serve non pi, semplicemente, a
scopo celebrativo o auto-apologetico, ma per rafforzare la vis persuasiva
dei contenuti filosofico-religiosi proposti.
E giungo, cos, alla seconda delle mie osservazioni sul libro di Pagliara.
LAutore conclude la sua indagine sul rapporto fra retorica e filosofia in
Giuliano riportando le critiche dei cristiani contemporanei, Gregorio di
Nazianzo in primis, che avevano perfettamente colto il senso delloperazione compiuta dal princeps: questi, associando filosofia, retorica e potere politico, di fatto avrebbe voluto esercitare unazione coercitiva sui cristiani,
privandoli della possibilit di fare uso, a loro volta, delle risorse del logos.
Con un efficace capovolgimento di prospettiva, la sophia di Giuliano
definita asophos dal padre cappadoce: la sua secondo la bellissima citazione da or. 4, 3, riportata da Pagliara alla p. 111 era la sapienza della stoltezza, perch anche tutta la potenza e la cultura di questo secolo cadono
lontano dalla luce della verit.
Tutto il brano imperniato su un gioco di antitesi e di metafore (luce
della sapienza cristiana/tenebre della stoltezza pagana), che per andrebbe sottolineato con forza non assolutamente originale: esso, al contrario,
sembra essere ripreso ad litteram proprio dagli scritti giulianei, ove simboli della luce e delle tenebre ricorrono a rievocare il contrasto fra la prima
educazione cristiana di Giuliano e la successiva illuminazione determinata
dalla conversione allEllenismo14. Vale la pena, a questo punto, di osservare
13
Cfr. U. Criscuolo, Problemi della tradizione neoplatonica fra Giamblico e i suoi eredi,
RAAN 67 (1997-1998), pp. 399-436; F. Delfim Santos, s. v. Maxime (Dphse?), in
Dictionnaire des philosophes antiques, sous la direction de R. Goulet, IV, Paris 2005, pp. 313322; R. Goulet, s. v. Priscus de Thesprotie, in Dictionnaire des philosophes antiques, sous la
direction de R. Goulet, Vb, Paris 2012, pp. 1528-39.
14
Cfr. Iul. or. 11, 130b-131a; ep. 111, 434d.

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come tutta quanta la letteratura, pagana e cristiana del periodo, facesse leva
su un repertorio di immagini ricorrenti15 che, capovolte di significato, si
ripresentavano in autori delluno e dellaltro schieramento dottrinale, in un
esplicito gioco di botta e risposta. Non a caso, in una bella indagine del
2007 dedicata alle strategie retoriche in uso nella letteratura pagano-cristiana dei primi secoli, Majastina Kahlos ha usato appunto le categorie concettuali di debate and dialogue16: e ancora, in unampia e recentissima monografia Susanna Elm ha mostrato le strette affinit addirittura linterdipendenza che sembra legare Giuliano al suo pi accanito avversario, Gregorio di Nazianzo, nella definizione di alcune fondamentali categorie ideologiche (quelle relative alluniversalit dellimpero e del culto, allideale di una
regalit filosofica)17.
Forse, per comprendere appieno alcune sfumature dellopera giulianea,
sarebbe utile unindagine ad ampio raggio che tuttora manca, almeno in
italiano sui meccanismi compositivi e sul repertorio topico usato dagli
scrittori pagani e cristiani del IV secolo18. Ma ci esula dai confini propri
del libro di Pagliara, di cui si apprezza soprattutto lo sforzo di ricostruire
la figura storica e culturale dellApostata nella prima fase del regno e attraverso i primi suoi scritti; in questi ultimi, nascosti sotto la pesante sovrastruttura retorica, dissimulati nelle digressioni e nel denso resoconto degli
eventi bellici, fanno gi capolino gli ajrcai; kai; spevrmata19 di quello che
sar il mevga~ ajrciereuv~ dellEllenismo.
Maria Carmen De Vita
Abstract: From the discussion on a book recently published, I intend to examine the relationship between philosophy and rhetoric in the early writings of Julian
the Emperor (especially in his Panegyrics), to demonstrate how they already have
some allusions to that ideal of the ruler as a philosopher-priest that characterizes
Julians works in 362-363.

Sempre a proposito della simbologia luce-tenebre, cfr. anche Lib. or. 13, 12; Iambl. myst.
III 31, 179; Greg. Naz. or. 4, 55; Lact. inst. II 16, 10; Tert. coron. 11, 4.
16
Cfr. M. Kahlos, Debate and Dialogue. Christian and Pagan Cultures c. 360-430, Ashgate
2007.
17
Cfr. S. Elm, Sons of Hellenism, Fathers of the Church: Emperor Julian, Gregory of
Nazianzus, and the Vision of Rome, Berkeley 2012.
18
Cfr. a questo proposito i lavori raccolti nel volume edito da A. Capone, Lessico,
argomentazioni e strutture retoriche nella polemica di et cristiana (III-V sec.), Atti del Convegno
Internazionale, Lecce 9-10 Aprile 2010, Turnhout 2012.
19
Cfr. Iul. or. 5, 276a.
15

In questo numero:
Anna Motta, Socrate, i discorsi e gli agalmata theon: linterno del Simposio di Platone
Enrico Flores, La lirica oraziana
Carlo M. Lucarini, Dio Chrys. 8, 18
Chiara Renda, Leros nel racconto: la fabula Milesia
Francesca Formica, Classici lettori di classici
Valentina Caruso, Su alcuni termini del lessico politico antico
Mariantonietta Paladini, A proposito di due nuovi volumi su Catullo
Mariantonietta Paladini, Su diversi aspetti dellopera di Virgilio
Salvatore Marruzzino, La questione dellOctavia
Simona Manuela Manzella, Giovenale e Luciano di fronte a Roma: volti e voci
della satira
Maria Carmen De Vita, Filosofo, retore, atque imperator piissimus. A proposito di
Flavio Claudio Giuliano

ISSN: 0042-5079