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CAP.

6 DIRITTO DELLUNIONE
UNIONE EUROPEA E DIRITTO INTERNO
1. IL PROBLEMA DI RAPPORTI TRA DIRITTO DELLEUROPEA E DIRITTO ITALIANO
Ill problema dei rapporti tra diritto dell'Unione
dell'
europea e diritto italiano, per lungo tempo
derivato dalla circostanza che l'autorizzazione
l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dei trattati
istitutivi CEE ed EURATOM sono stati dati con la legge ordinaria. Ci significa che le norme dei
trattati comunitari nonch le norme derivate emanate secondo i meccanismi di produzione
previsti,
sti, assumevano nel nostro ordinamento rango di legge ordinaria: in caso di contrasto
quindi della norma interna con quella comunitaria si applicava il principio della successione
delle leggi nel tempo, principio
io in grado di risolvere l'eventuale conflitto quando la norma
interna confliggente fosse anteriore a quella comunitaria.
Inoltre bisogna considerare che l'ordinamento dell'Unione,
dell'
, a cui l'Italia ha aderito, comporta
rilevanti deroghe o deviazioni rispetto alle norme e ai principi costituzionali dell'ordinamento
dell'
giuridico nazionale, che una semplice legge ordinaria di esecuzione non appare in grado di
giustificare n di risolvere. Per questo motivo alcuni Stati membri hanno deciso di introdurre
un'apposita norma costituzionale atta a giustificare i trasferimenti
sferimenti di sovranit e la
superiorit del diritto dell'Unione
Unione.
Per molti anni, l'unico appiglio offerto agli operatori a tale problema offerto dal nostro
ordinamento costituzionale stato l'articolo 11 della Costituzione:: in effetti, facendo leva
sulla
la sua interpretazione che si svilupper la giurisprudenza della Corte costituzionale al fine
di trovare un valido fondamento alla
la prevalenza del diritto comunitario nel nostro
ordinamento. La scelta dell'articolo 11 si dimostrata particolarmente felice tanto da essere
confermata dalla Corte costituzionale anche dopo l'intervento di una disposizione
dis
espressamente dedicata ai rapporti tra l'ordinamento dell'Unione
dell'
e l'esercizio del potere
legislativo nazionale.
2. LA POSIZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE E QUELLA DELLA CORTE DI
GIUSTIZIA: LA PRIMA FASE
Nella
ella prima sentenza pronunciata in materia dalla Corte costituzionale nel caso Costa-Enel
Costa
essa probabilmente ha assunto una posizione tradizionale pervasa dalla concezione dualistica
dei rapporti fra i due ordinamenti
rdinamenti affermando che il trattato Cee spiega l'efficacia ad esso
conferita dalla legge di esecuzione per cui deve rimanere saldo l'impero delle leggi posteriori
a quest'ultima
'ultima secondo i principi della successione delle leggi nel tempo.
La reazione della Corte di giustizia a tale posizione non ha tardato a manifestarsi: nella
sentenza resa nel contesto della stessa controversia, essa avanza una concezione unitaria dei
rapporti tra diritto comunitario e ordinamenti nazionali secondo cui il primo si integra
integr nei
secondi e prevale in virt di una forza propria e non in conseguenza dei meccanismi
m
di
adattamento propri di ciascun ordinamento statale. Per cui il diritto nato dal trattato non
potrebbe trovare un limite in qualsiasi provvedimento interno senza perdere
per
il proprio
carattere comunitario
o e senza che ne risultasse scosso
scosso il fondamento giuridico della stessa
comunit.
Di fronte al trasferimento effettuato dagli stati membri a favore dell'ordinamento comunitario
dei diritti e degli obblighi corrispondenti alle disposizioni del trattato, un atto unilaterale
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ulteriore di qualsiasi rango anche costituzionale incompatibile con il sistema della comunit
sarebbe del tutto privo di efficacia.
3. SEGUE. LA SECONDA FASE
Dii fronte a tale presa di posizione la Corte costituzionale non ha mancato di imprimere una
svolta decisiva alla propria precedente impostazione cercando di allinearsi alle indicazioni
della Corte di giustizia.
Facendo ricorso ad un'interpretazione per certi versi forzata dell'articolo 11 della
Costituzione nella sentenza Frontini la Corte ha ritenuto che tale disposizione costituisse
sicuro fondamento delle limitazioni di sovranit e del trasferimento parziale agli organi
comunitari dell'esercizio della funzione legislativa. Di conseguenza doveva ritenersi
ri
viziato da
illegittimit
ittimit costituzionale, per indiretto
indiretto contrasto con l'articolo 11 della Costituzione, ogni
atto normativo statale a carattere riproduttivo o integrativo di regolamenti comunitari che
possa sostituirsi ad essi, derogandoli o abrogandoli.
La giustificazione data dal nuovo approccio elaborato dalla Corte costituzionale secondo cui
il diritto della comunit e il diritto interno degli stati membri possono configurarsi come
sistemi giuridici autonomi distinti ancorch coordinati secondo la ripartizione di competenze
stabilite e garantite dal trattato.
La Corte introduce una riserva che sar mantenuta anche nella giurisprudenza successiva: le
limitazioni
itazioni di sovranit consentite dall'articolo 11 della Costituzione non possono comunque
comportare
ortare per gli organi della CEE un'inammissibile potere di violare il principio
fondamentale del nostro ordinamento costituzionale o i diritti inalienabili della persona
umana: qualora ci dovesse accadere sarebbe comunque assicurata la garanzia del sindacato
sindac
giurisdizionale di questa Corte sulla perdurante compatibilit del trattato con i principi
fondamentali.
La Corte costituzionale ha ulteriormente precisato il suo pensiero nella pronuncia Industrie
chimiche con riguardo agli atti normativi interni in contrasto
contrasto con il diritto comunitario nella
quale conclude che l'unica soluzione quella di sollevare la questione di legittimit
costituzionale delle successive norme interne incompatibili con il diritto comunitario per
violazione indiretta dell'articolo 11
1 della Costituzione.
Nel caso Simmenthal la Corte di giustizia ha affermato che, in forza del principio di
preminenza del diritto comunitario, le disposizioni comunitarie direttamente applicabili
rendono inapplicabile qualsiasi disposizione nazionale contrastante
cont
e impediscono
impedis
la valida
formazione di nuovi atti legislativi nazionali nella misura in cui risulti incompatibile con le
norme comunitarie. Pertanto il giudice nazionale incaricato di applicare le disposizioni di
diritto comunitario ha l'obbligo di garantire l'efficacia di tali norme disapplicando
all'occorrenza di iniziativa qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale
naziona
anche posteriore senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o
mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale; altrimenti sarebbe ridotta l'efficacia del
controllo giudiziario sul rispetto del diritto comunitario fondato sulla cooperazione tra
giudice nazionale e giudice interno.
Nella sentenza Factortame, la Corte di giustizia haa ancora affermato che la norma interna, che
ostacoli la protezione giudiziale
le effettiva di un diritto che il singolo vanti in forza del diritto
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comunitario, impedendo al giudice nazionale di concedere provvedimenti provvisori al fine di


garantire la piena efficacia della pronuncia giurisdizionale, deve essere da questi disapplicata.
4. SEGUE. LA TERZA FASE
La terza fase si avuta con la sentenza Granital che segna un ulteriore avvicinamento alle
posizioni della Corte di giustizia.
L'articolo 11 della Costituzione viene ora considerato come la disposizione capace di conferire
diretta applicazione alle
le norme comunitarie nell'ordinamento interno: la legge di esecuzione
del trattato ha trasferito agli organi comunitari le competenze che si esercitano nelle materie
ma
loro attribuite. Leffetto che il sistema statale si apre alla normazione comunitaria
consentendo che essa viga nel territorio italiano in piena autonomia operando negli spazi
lasciati liberi senza tuttavia entrare a far parte del diritto interno e quindi non soggetta al
regime predisposto per la soluzione dei conflitti tra le norme nazionali. In sostanza si sarebbe
prodotto l'effetto di una ritrazione del sistema normativo interno a seguito del trasferimento
di sovranit e dell'attribuzione di certe
certe competenze alla comunit. Ci impedisce che
l'ordinamento interno interferisca nella produzione normativa del distinto
distint e autonomo
ordinamento comunitario e garantisce in pari tempo la diretta applicabilit del diritto
comunitario nel territorio nazionale in modo pieno e continuo. L'ulteriore conseguenza non
quella della caducazione della norma interna incompatibile ma di impedire che essa venga in
rilievo per la definizione della controversia dinanzi al giudice nazionale.
Per effetto dell'operare congiunto
congiu
dell'articolo 11 della Costituzione e della legge di
esecuzione del trattato, il giudice italiano ha il dovere di applicare la norma comunitaria
direttamente efficace non tenendo conto dell'eventuale norma interna in contrasto,
contrasto senza
dover ricorrere all giudizio di costituzionalit.
Solo nell'ipotesi di conflitto della disposizione comunitaria con i principi fondamentali
dell'ordinamento costituzionale e con i diritti inalienabili della persona umana, nonch nel
caso di norme che si assumono dirette ad impedire o pregiudicare la perdurante osservanza
del trattato e il nucleo essenziale del principi, il giudice ordinario deve rivolgersi alla Corte
costituzionale che ha competenza esclusiva a sindacare tale contrasto.
Il fenomeno della ritrazione tuttavia non spiega in realt la necessaria coesistenza e diligenza
di norme nazionali nei medesimi settori affidati alla competenza comunitaria finch questa
non sia esercitata, dal momento che il principio della non applicazione della legge interna vale
solo e fino
no a quando il potere trasferito alla
la comunit si estrinseca con una normazione
compiuta immediatamente applicabile: al di fuori di tale ipotesi continua ad operare la norma
nazionale, conforme o meno che sia al diritto comunitario non direttamente applicabile.
applica
L'esercizio delle competenze comunitarie
comu
non retto dal principio di attribuzione in modo
rigido: esse si espandono progressivamente a nuovi settori talora attraverso il ricorso ai
poteri impliciti o sulla base dell'articolo 352 TFUE o spesso individuati
individuati alla luce del principio
funzionale del principio di sussidiariet dando cos luogo ad un ampliamento non prevedibile
dei poteri comunitari travalicando
travalican o il quadro originario dell'attribuzione comunitarie.
comunitari
Si potrebbe quindi sostenere che la normativa nazionale si comprime nei settori occupati del
diritto dell'Unione o assume un valore suppletivo di fronte alla normativa dell'Unione
dell'
che
venga progressivamente affermandosi e di fronte alla quale dunque si ritrae e perde
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operativit. Tale cedevolezza si arresta quando il diritto dell'Unione venga a contraddire


radicalmente principi e istituti irrinunciabili dell'ordinamento statale che rappresentano il
livello minimo al di sotto del quale non possibile assicurare coerenza
coerenza e coesistenza tra i
sistemi normativi applicabili nel medesimo ordinamento giuridico statale.
Il dovere di applicare il diritto dell'Unione
dell'
provvisto di efficacia diretta in luogo di quello
nazionale si impone inoltre a tutti i soggetti competenti nell'ordinamento interno a dare
esecuzione
one alle leggi come anche agli organi amministrativi: con questa ulteriore pronuncia la
Corte costituzionale si allinea anzi anticipa, una sentenza della Corte di giustizia nella quale si
rileva a proposito di una direttiva avente efficacia diretta, come sarebbe
arebbe contraddittorio
statuire che i singoli possono invocare dinanzi ai giudici nazionali le disposizioni della
direttiva e al contempo ritenere che l'amministrazione non sia tenuta ad applicare le
disposizioni della direttiva disapplicando le norme nazionali
nazionali ad essa non conformi. Non solo,
ma tale obbligo di disapplicare che incombe a tutti gli organi dello Stato comprese le autorit
amministrative, implica l'obbligo di adottare tutti i provvedimenti necessari per agevolare la
piena efficacia del diritto comunitario.
5. IL PERMANERE DI UNA DIVERGENZA DI FONDO RISPETTO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA
Ill cammino di avvicinamento della Corte costituzionale alle posizioni della Corte di giustizia si
fa sempre pi netto. Tuttavia l'impostazione
l'impos
di fondo delle due corti
ti resta ancora divergente:
divergente
nell'ottica della Corte di giustizia, le conclusioni della nostra Corte costituzionale non sono
ancora totalmente in linea con il diritto dell'Unione
dell'
in quanto lasciano persistere una possibile
situazione di conflittualit. Infatti
Infatti il metodo della disapplicazione pu risolvere le antinomie
normative nel caso concreto, ma lascia sussistere la vigenza
igenza della norma interna confliggente
consentendo una situazione inammissibile per la Corte di giustizia secondo la quale le
situazioni dii contrasto dovrebbero essere eliminate automaticamente, al momento stesso del
loro verificarsi, a favore della normativa dell'Unione.
dell'
Il persistere di questa divergenza di fondo era gi stata evidenziata dalla Corte di giustizia
nell'affermare che l'Italiaa aveva violato gli obblighi imposti dal trattato in materia di
circolazione delle persone e dei servizi, per il solo fatto di avere mantenuto in vigore norme
nazionali incompatibili con tali obblighi: ciononostante il governo italiano faceva rilevare
come le norme interne non fossero in grado di ostacolare la realizzazione della libera
circolazione dal momento che le disposizioni comunitarie si sostituiscono e prevalgono sulle
norme interne incompatibili e garantiscono di per s cittadini comunitari i diritti
diri
loro
attribuite dal trattato senza necessit di un'applicazione espressa.
La Corte di giustizia osserva in proposito che la facolt degli amministrati di far valere dinanzi
a giudici nazionali le disposizioni del trattato direttamente applicabili costituisce
costi
una garanzia
minima e non sufficiente ad assicurare la piena applicazione del trattato, per cui le regole
interne difformi devono comunque essere abrogate tramite disposizioni interne vincolanti le
quali abbiano lo stesso valore giuridico di quelle da modificare.
In alcune pronunce successive alla sentenza Granital si rinviene uno sforzo della Corte
costituzionale di muoversi nella direzione indicata dalla Corte di giustizia. il caso della
sentenza 384 del 1994: si trattava di un'impugnativa
un'impu
del commissario
mmissario del governo contro una
delibera legislativa della regione Umbria non ancora promulgata ritenuta in contrasto con la
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normativa comunitaria. Linteresse


nteresse della sentenza duplice: emerge la possibilit di una
dichiarazione preventiva di incostituzionalit
incostituzionalit al fine di evitare l'entrata in vigore
dell'ordinamento di una legge in conflitto con il diritto comunitario, e si profila lo spazio per
un giudizio accentrato di costituzionalit tenuto conto che non vi sarebbe altro giudice
comune competente a statuire
tuire sul conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato e delle
regioni e quindi a disapplicare la legge in contrasto con il diritto dell'Unione
dell'Unione.
Ad analoghe conclusioni la Corte costituzionale giunta in una successiva sentenza
affermando che la non applicazione della normativa interna incompatibile non fosse
sufficiente a garantire la certezza del diritto e il pieno rispetto degli obblighi comunitari per
cui al fine di depurare l'ordinamento nazionale da norme incompatibili, pu essere
es
necessaria
una declaratoria di illegittimit costituzionale.
Infine ricordiamo la sentenza 126 del 1996 in cui la Corte costituzionale arriva a riconoscere
che le norme comunitarie possono legittimamente prevedere forme attuative di s medesime
e di norme statali derogatrici di tale quadro della normale distribuzione costituzionale delle
competenze interne salvo sempre il rispetto dei principi costituzionali fondamentali e
inderogabili. In sostanza si riconosce che esigenze proprie del diritto dell'Unione
dell'
possono
modificare anche i principi costituzionali relativi ai rapporti Stato-regioni
regioni ed il relativo
sistema della ripartizione delle competenze, anche se tale conclusione ha il carattere
dell'eccezionalit e deve derivare con evidenza dalla normativa dell'Unione
dell'Unione.
Secondo l'impostazione della Corte costituzionale, l'effetto di non applicazione della legge
nazionale come conseguenza del fenomeno della sua ritrazione, trova il suo fondamento in
una norma costituzionale che opera sulla base
base di criteri di valore contenuti nella norma
stessa: dunque l'ammissibilit del fenomeno presuppone una perdurante compatibilit con i
valori e con i principi fondamentali della carta costituzionale
Questa
uesta considerazione ha consentito alla Corte costituzionale di affermare che le norme
comunitarie
nitarie si sostituiscono a quelle della legislazione interna e, se hanno derogato a
disposizioni di rango costituzionale, devono equipararsi a questi ultime, ma anche che
l'ordinamento statale non si apre incondizionatamente alla normazione comunitaria dal
momento che in ogni caso vige il limite del rispetto dei principi fondamentali del nostro
ordinamento costituzionale con la conseguente sindacabilit, sotto tale profilo, della legge di
esecuzione del trattato (cosiddetti controlimiti).
La teoria dei controlimiti
trolimiti non ha mai avuto il conforto della Corte di giustizia che ha invece
sempre mantenuto una posizione rigida in merito non solo alla esclusiva competenza a
verificare il rispetto dei diritti
dirit fondamentali come interessi protetti nell'ordinamento
dell'Unione,, ma anche alla posizione di supremazia che le fonti di quellordinamento
ordinamento rivestono
anche rispetto alle costituzioni nazionali, senza distinzione.
Il principio di supremazia rimane ben saldo anche nella successiva giurisprudenza della Corte
di giustizia
tizia tanto da portarla ad affermare la necessit di disapplicare, sia pure in casi
eccezionali, il principio dell'autorit di cosa giudicata nei limiti in cui lapplicazione
applicazione impedisca
il recupero di un aiuto di Stato illegalmente erogato
rogato o la effettiva applicazione
ap
delle
disposizioni dell'Unione materia fiscale.
Secondo la Corte di giustizia sussiste l'obbligo per il giudice interno di interpretare la norma
nazionale nel senso pi conforme alle norme dell'Unione
dell'
eliminando il contrasto al fine di
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conseguire il risultato da esse prescritto. Allineandosi a tale posizione, la Corte costituzionale


ha precisato che anche durante la sopravvivenza del termine di recepimento della direttiva la
normativa interna non pu confliggere con i principi in esso stabiliti: ragion per cui essa ha
dichiarato inammissibile un referendum che miri all'approvazione di una normativa interna
avente contenuto tale da costituire per lo Stato soddisfacimento di un preciso obbligo
comunitario ove tale approvazione lasci questo obbligo inadempiuto.
adempiuto. Ugualmente ha
dichiarato inammissibile un referendum abrogativo che avrebbe comportato l'eliminazione
della tutela specifica vigente cos da poter far insorgere una situazione di responsabilit dello
Stato.
6. LA LEGGE COSTITUZIONALE 18 OTTOBRE
OTTOBRE 2001, N. 3, E LIMPATTO DEL NUOVO ART.
117 COST. SULLA DEFINIZIONE DEI RAPPORTI TRA FONTI DELL'UNIONE
DELL'
E FONTI
NAZIONALI
All fine di dare maggiore garanzia alla rispetto del diritto comunitario e alla partecipazione
dell'Italia all'integrazione europea attraverso
attraverso un ancoraggio costituzionale esplicito, la
commissione biCamerale
le per la riforma della Costituzione creata nel 1997 prevedeva
l'introduzione di un nuovo articolo specifico per dare proprio fondamento costituzionale alla
partecipazione del nostro paese
aese all'integrazione europea. Questo tentativo non andato a
buon fine. Successivamente stata approvata la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 che
porta modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione.
L'articolo 117 della Costituzione stabilisce al primo comma che la potest legislativa
esercitata dallo Stato e dalle
lle regioni nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento
comunitario e degli obblighi internazionali. Tale disposizione chiarisce che le regole
dell'ordinamento comunitario
munitario si ergono a limite costituzionale della potest legislativa sia
dello Stato sia delle regioni.
Nella parte in cui richiama l'ordinamento comunitario, la novella costituzionale ha posto
certamente un problema di armonizzazione con il sistema di risoluzione
risoluzione delle antinomie tra
diritto interno e diritto dell'Unione
Unione.. La soluzione pi corretta appare quella di considerare la
nuova disposizione costituzionale come una regola di carattere generale riguardante
esclusivamente i rapporti tra il potere legislativo
legislativo statale e regionale da una parte, e la
Costituzione e le fonti esterne dall'altra.
La regola generale deve essere coordinata con altre disposizioni che si presentano allo stesso
tempo come speciali in quanto riferiti a singole categorie di fonti esterne
esterne destinatarie della
tutela rafforzata richiesta dalla prima parte della
de Costituzione,, e pi ampie del loro campo di
applicazione, in quanto non concernono soltanto l'esercizio del potere legislativo.
Le sentenze 348 e 349 del 2007 si occupano della gestione
gestione del rango da attribuire ai trattati
internazionali nel sistema delle fonti all'esito della novella costituzionale nonch del compito
dato rispettivamente ai giudici comuni e alla Corte costituzionale in presenza di un conflitto
tra la disciplina contenuta
enuta in un trattato e le leggi interne. I trattati internazionali di cui l'Italia
parte fungono da parametro nello svolgimento del giudizio di costituzionalit capace di
intervenire ogni volta che il rapporto tra la fonte interna e quella pattizia non possa
p
essere
definito ricorrendo a criteri di ermeneutica quali il principio della interpretazione conforme
della legge trattati internazionali o il principio di specialit.
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L'occasione apparsa tuttavia utile alla Corte per fissare alcuni punti fermi in tema
t
di
differenziazione tra i comuni trattati internazionali e quelli comunitari dell'Unione.
dell'
Ancora + chiara la posizione assunta dalla Corte costituzionale nelle pronunce successive. Di
particolare interesse la sentenza 227 del 2010 nella quale la Corte afferma che:
in forza di tale parametro (articolo 11 della Costituzione)) che si demandato alle
comunit europee, oggi Unione europea, di esercitare in luogo degli Stati membri
competenze normative in determinate materie, nei limiti del principio di attribuzione
in forza di tale parametro che si stabilito a carico del giudice comune il potere
dovere di dare immediata applicazione alle norme dell'Unione
Unione provviste di effetto
diretto e nel luogo di norme nazionali che siano con esse in contrasto insanabile
ins
in via
interpretativa, ovvero di sollevare questione di legittimit costituzionale per la
violazione del medesimo parametro costituzionale quando il contrasto fosse con
norme comunitarie prive di effetto diretto
in forza delle limitazioni
itazioni di sovranit
sovr
consentite dall'articolo
o 11 della Costituzione
che laa giurisprudenza ha riconosciuto la portata e le diverse implicazioni della
prevalenza del diritto comunitario anche rispetto alle
al
norme costituzionali
individuandone il solo limite nel contrasto con
con i principi fondamentali dell'assetto
costituzionale dello Stato ovvero dei diritti inalienabili della persona.
Ci premesso si trattava di valutare l'impatto dell'articolo 117 della Costituzione su questo
consolidato sistema di rapporti tra gli ordinamenti.
ordiname
La Corte ha precisato che tale articolo ha
confermato espressamente ci che era stato gi ricavato dall'articolo 11 della Costituzione e
cio l'obbligo del legislatore, statale e regionale, di rispettare vincoli derivanti
dall'ordinamento dell'Unione. Tuttavia questa conferma si realizza in
n parte dal momento che
l'articolo 117 non potrebbe consentire di raggiungere tutti i risultati realizzati in base
all'articolo 11 in quanto il limite all'esercizio della funzione legislativa solo uno degli
elementi rilevanti del rapporto tra diritto interno e diritto dell'Unione.
7. RECENTI SVILUPPI: RAPPORTI TRA NORME INTERNE E NORME DELL'UNIONE
DELL'
NON
DOTATE DI EFFICACIA DIRETTA
Da tempo la Corte costituzionale ha affermato la possibilit di sindacare la legge statale
stata
contrastante sulla base dell'articolo 117 della Costituzione che subordina la potest legislativa
dello Stato e delle regioni al rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario: le
direttive comunitarie fungono
ungono da norme interposte atte ad integrare
integrare il parametro per la
valutazione di conformit della normativa regionale all'articolo 117. Rispetto ad eventuali
antinomie che riguardano direttive o decisione quadro, non sussiste in capo ai giudici interni
alcuna possibilit di sancirne direttamente
direttamente la prevalenza tramite la disapplicazione della
normativa nazionale contrastante.
Nell'ottica della Corte costituzionale, le leggi interne in contrasto con il diritto dell'Unione
del
comportano in ogni caso una violazione dell'articolo 11 della Costituzione.
Costituzione Tuttavia qualora il
conflitto si riferisca a norme dotate di efficacia diretta, la questione di legittimit
costituzionale non pu essere sollevata a pena di irricevibilit per difetto di rilevanza in
quanto le regole proprie dellordinamento
ordinamento dell'Unione
dell'
a cui l'articolo 11 della Costituzione fa
riferimento, attribuiscono al giudice comune il compito di risolvere immediatamente il
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conflitto disapplicando
applicando la norma interna per far posto all'unico precetto rilevante nella
fattispecie, quello dell'Unione.
Qualora
alora invece la norma parametro in questione non sia dotata di efficacia diretta, l'antinomia
deve essere risolta e non pu che provare compimento secondo le regole generali
dell'ordinamento italiano vale a dire con il necessario intervento della Corte costituzionale. Il
giudice comune deve dunque sollevare la questione di legittimit costituzionale della norma
interna per violazione degli articoli 11 e 117 in riferimento alla norma dell'Unione
dell'
che opera
da parametro interposto di costituzionalit.
L'alternativa
ativa a questa ricostruzione sarebbe quella di tollerare nell'ordinamento
nell'ordinamento interno la
vigenza di norme incompatibili con le fonti vincolanti dell'Unione europea e continuare ad
applicarle in attesa di una loro espressa
espress o implicita abrogazione.
Nella sentenza 28 del 1010 la Corte ha precisato che l'impossibilit di non applicare la legge
interna in contrasto con la direttiva comunitaria non munita di efficacia diretta non significa
tuttavia che la prima sia immune dal controllo di conformit al diritto comunitario,
comuni
che spetta
a questa Corte,, davanti alla quale il giudice pu sollevare questione di legittimit
costituzionale, per violazione dell'articolo 11 e dell'articolo 117 della Costituzione.
Costituzione
Lo stesso principio ha trovato espressa applicazione nella successiva
successiva sentenza 227 del 2010
2
nella quale la Corte ha stabilito che il contrasto tra la normativa di recepimento e la decisione
quadro non poteva trovare rimedio nella disapplicazione della norma nazionale da parte del
giudice comune, trattandosi di norma dell'Unione
del
europea priva di efficacia diretta, ma
doveva essere sottoposto alla verifica di costituzionalit di questa Corte.
8. SEGUE. LE CONSEGUENZE DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL TRATTATO DI LISBONA
Ill trattato di Lisbona non contiene la cosiddetta clausola di supremazia ai sensi della quale la
Costituzione e il diritto adottato dalle istituzioni dell'Unione nell'esercizio
ell'esercizio delle competenze a
questa attribuite prevalgono sul diritto degli Stati membri. Tuttavia il primato del diritto
dell'Unione europea sul diritto
ritto interno degli stati membri ritorna pieno titolo nel testo della
dichiarazione 17 allegato al trattato di Lisbona lasciando in sostanza immutate le cose. Si
tratta
tta di un principio affermato e consolidato nella giurisprudenza della Corte di giustizia ed
entrato a far parte dellacquis comunitario. Ma si tratta di un principio riconosciuto e recepito
anche dalle corti costituzionali interne sia pure con qualche perplessit
perplessit e soprattutto
accompagnato da una riserva riguardante l'esistenza di controlimiti a tutela dei principi
fondamentali irrinunciabili del proprio ordinamento costituzionale.
Ci si chiede quindi se la clausola di supremazia venga a significare una sicura prevalenza del
diritto dell'Unione anche sui principi essenziali delle costituzioni interne
terne e renda
rend quindi
improponibili le riserve relative alla possibilit di sindacare le norme dell'Unione
dell'
lesive dei
principi fondamentali nelle proprie costituzioni. E
E sicuramente
nte da ritenersi che il principio di
prevalenza operi solo e nella misura in cui
cui rispetti le delimitazione delle competenze
com
attribuite all'Unione daii trattati, ci anche ai sensi dell'articolo 4 TFUE dove vengono
affermati alcuni principi che possono fornire
for
un correttivo
ettivo al primato assoluto "l'Unione
"l'
rispetta l'uguaglianza degli stati
st
membri nella loro identit nazionale insita nella loro
struttura fondamentale,
amentale, poich costituzionale. Tale espressione sta a significare che l'Unione
l'
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20 tutti i giorni escluso la domenica NO MESSAGGI )

tenuta a rispettare i valori essenziali che caratterizzano le costituzioni interne i quali


dunque sii pongono come un limite all'attivit dell'Unione
dell'
L'articolo 51 della carta dei diritti fondamentali precisa che le disposizioni si applicano agli
Stati membri esclusivamente quando diano attuazione al diritto dell'Unione
Unione e nel rispetto dei
limiti delle competenze
ompetenze ad essa conferite nei trattati, e si preoccupa di aggiungere che la
presente carta non estende l'ambito di applicazione del diritto all'Unione
all'Unione al di l delle
competenze dell'Unione n introduce competenze nuove o compiti nuovi per l'Unione
l'
n
modifica
ifica le competenze e i compiti definiti dai trattati.
A chi spetta il compito di accertare se l'esercizio delle competenze sia avvenuto nel rispetto
dei principi di attribuzione e di interpretare
interpretar e valorizzare le strutture costituzionali nazionali?
Il primo
imo e il secondo compito non possono che spettare
spetta alla Corte di giustizia dal momento
che una diversa soluzione che affidasse sia pure soltanto il secondo compito alle corti
costituzionali interne aprirebbe la strada a una diversificazione di posizioni che potrebbe
porre in pericolo l'unit dellordinamento
ordinamento dell'Unione.
dell'
. Nel caso in cui tale contrasto dovesse
verificarsi, dovr essere risolto in relazione alle circostanze di ciascun caso concreto
confidando nella capacit di bilanciamento dei valori in gioco in sede interpretativa da parte
della Corte di giustizia.
9. L'ELABORAZIONE E L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO DELL'UNIONE
DELL'
EUROPEA. LA LEGGE
4 FEBBRAIO 2005, N. 11
Nei casi in cui la normativa dell'Unione
dell'
sia direttamente applicabile nell'ordinamento interno,
lo stato chiamato ad adottare tutti quei provvedimenti normativi
normativi che si rendano necessari
per la corretta attuazione degli obblighi del diritto dell'Unione.
dell'
. Questa esigenza si pone in
particolare per le direttive chee imponendo agli Stati destinatari il conseguimento
seguimento di un certo
risultato lo lasciano libero di scegliere forme e mezzi idonei a tal fine, ma lo stesso vale anche
per gli altri atti dell'Unione che richiedono provvedimenti attuativi nonch per le sentenze
della Corte di giustizia che impongono
impong
allo Stato l'approvazione e la modifica di norme interne
incompatibili con il diritto dell'Unione
Unione.
Le direttive contengono solitamente un termine entro il quale lo Stato deve dare loro
attuazione, ma accade spesso che si verificano
verificano dei ritardi considerevoli a tale adempimento.
Peri ovviare a tale situazione intervenuta dapprima la legge 9 marzo 1989, n. 86 e la legge 4
febbraio 2005, n. 11 (Legge Buttiglione) il cui ambito di applicazione molto pi ampio
trattandosi di un articolato provvedimento di carattere
carattere generale finalizzato a disciplinare il
processo di formazione della posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti
dell'Unione europea (fase ascendente) nonch di garantire l'adempimento degli obblighi
derivanti dall'appartenenza dell'Italia
dell'It
all'Unione europea (fase discendente) conseguenti:
all'emanazione di ogni atto dell'Unione
dell'
che vincoli lItalia
Italia ad adottare provvedimenti di
attuazione
all'accertamento giurisdizionale dell'incompatibilit
dell'incompatibilit di norme legislative e
regolamentari dell'ordinamento
inamento nazionale con le disposizioni dell'ordinamento
comunitario
all'emanazione di decisioni quadro e di decisioni adottate nell'ambito della
cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.
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v dato conto della istituzione


tituzione del comitato interministeriale per
Rispetto alla fase ascendente, va
gli affari comunitari europei con il compito di concordare le linee politiche del governo nel
processo di formazione degli atti dell'Unione
dell'
nonch di coordinarle con i pareri espressi dal
Parlamento nelle stesse materie. Il comitato convocato e presieduto dal presidente del
Consiglio dei ministri o dall Ministro per le politiche comunitarie. Ad esso partecipano il
ministro degli affari esteri, il ministro per gli affari regionali e gli altri ministri aventi
competenza
etenza delle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inserite nell'ordine del
giorno. In aggiunta possono chiedere di partecipare il presidente della conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome nonch i presidenti delle associazioni
as
rappresentative degli enti locali.
prevista inoltre
re in base di articoli 3 e ss. della
della legge, una partecipazione del Parlamento al
processo di formazione degli atti dell'Unione.
dell'
. Inoltre si richiede al governo di svolgere una
costante e tempestiva
va attivit di informazione delle Camere in merito alla presentazione di
nuovi progetti normativi da parte delle istituzioni europee. I progetti nonch i documenti
preordinati alla loro formazione sono trasmessi alla Camera dal presidente del Consiglio dei
ministri per l'assegnazione ai competenti organi parlamentari i quali sono informati sulle
proposte e sulle materie scritte nell'ordine del giorno della riUnione
ri
del Consiglio dell'Unione
europea. Prima del loro svolgimento, il governo illustra alle Camere la posizione che intende
assumere e riferisce sui risultati delle riunioni entro 15 giorni dal loro svolgimento. I
competenti organi parlamentari possono formulare osservazioni sui progetti e sugli atti
trasmessi e adottare ogni opportuno atto di indirizzo
indirizzo al governo. Il governo tenuto ad
assicurare al Parlamento che la posizione rappresentata dall'Italia in sede di Consiglio tenga
conto degli indirizzi definiti dalle Camere. Il governo riferisce alle Camere
ere in merito al seguito
dato agli indirizzi formulati
ulati dalle Camere.. Nel caso non abbia potuto conformarsi a tali
indirizzi, ne riferisce tempestivamente alle Camere fornendo le appropriate motivazioni in
merito alla posizione assunta.
Inoltre viene attribuito al Parlamento il potere di condizionare temporaneamente
temporaneamente l'attivit del
governo in sede europea con lapposizione
lapposizione della cosiddetta riserva di esame parlamentare.
Qualora le Camere abbiano iniziato l'esame della proposta di un atto dell'Unione,
dell'
il governo
tenuto a non svolgere le attivit di propria competenza rispetto a tali atti in sede di Consiglio
dei ministri dell'Unione fino all'esito dell'esame. Lo stesso pu avvenire qualora il governo
ritenga che per la particolare importanza politica, economica e sociale di nuove proposte di
atti dell'Unione necessario
rio che le Camere siano chiamate ad esprimersi sul loro contenuto.
In entrambi i casi, il presidente del Consiglio o il ministro per le politiche comunitarie
comuni
comunicano alle Camere lapposizione
posizione della riserva: il governo potr procedere ad esprimere
espri
la posizione italiana in sede di Consiglio solo ove siano decorsi 20 giorni da tale
comunicazione.
La disciplina ora esaminata rischia di essere in parte superata da quanto previsto dal nuovo
Protocollo sull'applicazione del principio di sussidiariet e di proporzionalit allegato
al
al
trattato di Lisbona. In esso
sso si dispone che la commissione invia tutte le proposte legislative ai
pagamenti nazionali degli stati membri nello stesso momento in cui le invia al legislatore
dell'Unione.. La commissione motiva
motiva la proposta con riguardo al principio di sussidiariet e di
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proporzionalit. Non appena adottate, le risoluzioni


soluzioni legislative del Parlamento ovvero le
posizioni del Consiglio dell'Uni
Unione sono inviate ai pagamenti nazionali i quali possono entro
sei settimane
ane dalla data di trasmissione della proposta, inviare ai presidenti del Parlamento
europeo, del Consiglio e della commissione un parere motivato che esponga le ragioni per le
quali si ritiene che la proposta in causa non sia conforme al principio di sussidiariet,
sussi
a parere
di cui le istituzioni dovranno tener conto. Ugualmente la commissione tenuta
tenu a richiamare
l'attenzione dei Parlamenti nazionali sulle proposte fondate sull'articolo 352 TFUE (clausola
di flessibilit).
Un primo passo della direzione di
di armonizzare la disciplina della legge 11 del 2005 con le
nuove esigenze imposte dal Protocollo si realizzato con l'inserimento di un nuovo articolo 44
quater dedicato alla partecipazione delle Camere alla verifica del rispetto del principio di
sussidiariet.
iet. La nuova disposizione richiede al governo di fornire alle Camere una tempestiva
informazione sulle nuove proposte legislative al fine di consentire a queste ultime un efficace
esame parlamentare nell'ambito delle procedure previste dal Protocollo.. La trasmissione degli
atti da parte del ministro per le politiche europee deve essere corredata, entro tre settimane
dall'inizio dell'esame della proposta da parte delle Camere,, dalla valutazione complessiva del
progetto in punto di rispetto del principio di sussidiariet, nonch dalla esposizione
dell'impatto del medesimo sull'ordinamento interno, anche in riferimento agli effetti
effet
dell'intervento europeo sulle realt regionali e territoriali, sull'organizzazione delle pubbliche
amministrazioni e sulle attivit
t dei cittadini e imprese.
Per quanto riguarda la fase discendente, l'articolo 8 della legge del 2005 prescrive che il
presidente del Consiglio dei ministri o il ministro per le politiche comunitarie, presenti al
Parlamento entro il 31 gennaio di ogni anno
ann un disegno di legge nel quale sono indicate le
disposizioni necessarie per adeguare
deguare l'ordinamento italiano al
al diritto dell'Unione,
dell'
previa
verifica dello stato di conformit dell'ordinamento interno e degli indirizzi di politica del
governo (legge comunitaria
aria annuale).
Nella relazione
elazione al disegno di legge comunitaria si riferisce sullo stato di conformit
dell'ordinamento interno al diritto dell'Unione
dell'
e sullo stato delle eventuali procedure di
infrazione da parte dell'Italia, si fornisce l'elenco delle direttive
direttive attuate o da attuare in via
amministrativa o con regolamento, si deve dar conto delle ragioni dell'omesso inserimento
delle direttive il cui termine di recepimento gi scaduto o scade nel corso dell'anno, si
fornisce l'elenco degli atti normativi con i quali le singole regioni e province autonome hanno
provveduto a dare attuazione agli obblighi dell'Unione
dell'
nelle materie di loro competenza.
Il periodico adeguamento assicurato dalla legge comunitaria secondo le seguenti possibilit:
adozione di norme chee provvedono direttamente a modificare o abrogare norme statali
vigenti in contrasto con il diritto dell'Unione
dell'
o oggetto di procedure di infrazione
avviate dalla commissione nei confronti dell'Italia
adozione di disposizioni occorrenti per dare attuazione
attuazione o assicurare l'applicazione
degli atti delle istituzioni, in particolare delle direttive
delega legislativa al governo per l'attuazione di atti dell'Unione
dell'Unione, per l'istituzione di
nuovi organi o strutture amministrative, o la previsione di nuove spese. Si tratta dello
strumento principale utilizzato per dare attuazione alle direttive comunitarie.
L'esercizio della delega deve avvenire normalmente entro il termine previsto dalla
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direttiva per la loro attuazione: se tale termine gi scaduto o stia per cadere
c
nei tre
mesi successivi all'entrata in vigore della legge comunitaria, il termine di tre mesi.
Nella legge comunitaria annuale sono indicati principi e criteri direttivi cui si deve
conformare il legislatore delegato. A tali principi e criteri direttivi
direttivi validi per tutte le
direttive da attuare si aggiungono quelli specifici riferiti alla
alla singola direttiva. Per
alcune direttive l'esercizio della delega deve essere preceduto dall'adozione di un
parere da parte delle competenti commissioni parlamentari
La delegificazione, ossia l'autorizzazione al governo ad attuare le direttive nelle
materie di cui all'articolo
'articolo 117 della Costituzione gi disciplinate con la legge ma non
coperte da riserva assoluta di legge. Qualora le direttive consentono scelte circa le
modalit della loro attuazione, la legge comunitaria fissa i principi e le direttive. Tali
atti possono anche essere adottati nelle materie di competenza legislativa delle regioni
e delle province autonome al fine di porre rimedio all'inerzia di tali enti
en nel dare
attuazione a norme comunitarie e si applicano a decorrere dalla scadenza del termine
stabilito per la loro attuazione; perdono comunque efficace all'entrata in vigore della
normativa di attuazione di ciascuna regione o provincia autonoma
l'attuazione
azione di direttive in via amministrativa nelle materie di cui al secondo comma
dell'articolo 117 non disciplinate dalla legge e non coperte da riserva di legge.
La legge comunitaria contiene anche disposizioni occorrenti per dare esecuzione ai trattati
conclusi dall'Unione europea;
pea; disposizioni che individuano i principi fondamentali nel cui
rispetto le regioni e le province autonome esercitano la propria competenza normativa per
attuare gli atti comunitari nelle materie di cui all'articolo 117 della Costituzione;
Costituzione disposizioni
emanate nell'esercizio del potere sostitutivo del governo.
Quanto la scadenza prevista per adeguarsi ad atti normativi e alle sentenze degli organi
giurisdizionali dell'Unione europea risulta anteriore alla data di presunta entrata in vigore
della legge comunitaria relativa all'anno in corso, il presidente del Consiglio dei ministri o il
Ministro per le politiche comunitarie, pu proporre al Consiglio dei ministri l'adozione di
provvedimenti urgenti necessari per farvi fronte. Nel caso
caso che si verta su materie di
competenza delle regioni o delle province autonome, a queste viene assegnato un termine per
provvedere e in caso di mancato tempestivo adeguamento il Consiglio dei ministri prender le
opportune iniziative al fine dell'esercizio
dell'eserciz del potere sostitutivo.
10. AUTONOMIA REGIONALE E DIRITTO DELL'UNIONE
DELL'
EUROPEA
All'attuazione
ll'attuazione del decentramento regionale avviato con la legge delega 382 del 1975, si
imposta l'esigenza di una chiarificazione del riparto delle competenze tra organi centrali
ce
e
organi regionali in ordine alla partecipazione di cui all'elaborazione delle scelte governative a
livello comunitario per le materie di competenza regionale (fase ascendente) e in ordine
soprattutto alla competenza e all'attuazione degli atti comunitari
comunitari derivati (fase discendente).
A proposito, si passati
ssati da una posizione rigida nel rivendicare agli organi centrali la
competenza esclusiva in ordine anche all'applicazione
ne degli atti comunitari, ad un progressivo
abbandono della concezione centralista.
centrali
In una delle prime pronunce in materia la Corte costituzionale aveva giustificato il
mantenimento delle competenze degli organi centrali per l'esercizio dell'attivit necessaria
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l'adempimento degli organi comunitari con l'assenza nel nostro ordinamento


ordinament degli strumenti
idonei a realizzare tale adempimento anche di fronte all'inerzia della regione che fosse
investita della competenza all'attuazione e tali da garantire lo Stato nel caso di violazione
degli obblighi comunitari
unitari di cui sono responsabili sul piano internazionale, giungendo fino a
quando tale situazione non venga modificata con il ricorso a forme a ci necessarie.
La legge 153 del 1975 relativa all'attuazione di alcuni direttive in materia di agricoltura,
riconosca la competenza regionale alla loro attuazione, ma prevedendo in pari tempo la
possibilit di intervento sostitutivo da parte degli organi centrali in caso di inerzia delle
regioni.
Il decreto presidenziale 616 del 1977 prevede la competenza delle regioni ad applicare
regolamenti, nonch ad attuare le direttive fatte proprie dallo Stato con una legge che indichi
espressamente le norme di principio cui
cui dovranno uniformarsi gli organi
orga regionali e che
costituiscono i limiti entro cui dovr svolgersi e mantenersi lautonomia
autonomia regionale. Le norme
no
di principio avranno valore vincolante per le regioni: l'eventuale normativa di dettaglio
contenuta nella legge statale avr solo carattere dispositivo, perci derogabile da parte delle
regioni.
Alcun dubbio poteva quindi persistere sulla competenza delle
delle regioni a porre in essere tutta
leventuale attivit applicativa integrativa chee si rendesse necessaria per dare esecuzione ai
regolamenti i quali risultano spesso non autosufficienti e quindi richiedono successivi
interventi di integrazione o di organizzazione
orga
per renderli operativi.
Il problema si presentava pi complesso per quanto riguardava le direttive trattandosi di
sapere se le regioni potessero provvedere all'immediata attuazione almeno delle direttive
fornite di efficacia
ia diretta, sempre pi frequenti nella prassi comunitaria, indipendentemente
dalla previa emanazione di una legge statale di recepimento. Il decreto presidenziale 616
sembrava escluderlo. In realt
t non sembrava affatto logico negare
negare la competenza delle regioni
a dare attuazione alla direttiva in materia di loro competenza ancorch non ancora recepita
dallo Stato, in caso di perdurante inadempienza degli organi centrali o in casi particolari e
motivi di urgenza dettati dalle singole realt regionali, poich l'adempimento degli obblighi
obb
dell'Unione si impone ugualmente anche alle regioni.
L'adeguamento agli obblighi dell'Unione
dell'
pu raggiungersi in modo pi immediato ed efficace
affidando la loro esecuzione alla competenza degli organi decentrati: ci risulterebbe anche
pi conforme al principio di sussidiariet
sussidiariet che consente di operare allistituzione in principio
competente e in modo pi funzionale rispetto gli interessi coinvolti.
11. SEGUE. LA LEGGE N. 11 DEL 2005
La legge La Pergola (86/1989) ha cercato di risolvere in via definitiva
tiva questi problemi.
L'articolo 9 prevedeva che, nelle materie di competenza esclusiva, le regioni a statuto speciale
e le province autonome potessero dare immediata attuazione alle direttive a partire dalla data
della loro entrata in vigore senza dover attendere
attendere la legge statale di recezione. Una volta
questa intervenuta, esse dovevano adeguarsi nel rispetto dei limiti costituzionali e statutari.
Per quanto riguarda le regioni a statuto
statuto ordinario, rimaneva valido il
i precedente regime
secondo cui l'adeguamento
ento alle direttive doveva avvenire successivamente alla normativa
statale di recepimento; la legge comunitaria era di regola chiamata ad indicare le disposizioni
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di principio non derogabili dalla legge regionale e prevalenti sulle contrarie disposizioni
eventualmente
ventualmente gi emanate dagli organi regionali. Tuttavia qualora lo Stato non avesse
provveduto entro il termine fissato dalla direttiva, anche in queste le regioni potevano dare
dar
attuazione, ma solo dopo l'entrata in vigore della prima legge comunitaria successiva
s
alla
modifica della direttiva. Ci nell'intento di consentire alle regioni di rimediare all'inerzia degli
organi centrali e adeguarsi all'obbligo comunitario. Qualora successivamente fosse
intervenuto il legislatore statale, esso avrebbe potuto dettare
dettare le norme di principio, prevalenti
sulle contrarie disposizioni regionali gi emanate e una normativa di dettaglio applicabile solo
in difetto di quella regionale. Il potere sostitutivo era disposto con delibera del Consiglio dei
ministri, in caso di accertata inattivit
inattivit amministrativa degli organi regionali, previa diffida ad
adempierne alla regione interessata.
Rimaneva ancora non chiarita la questione dell'attuazione delle direttive direttamente
applicabili le quali sembravano soggiacere al medesimo
medesimo regime delle altre. Per superare tale
situazione intervenuta la legge costituzionale 3 del 2001 con la quale si inserita in
Costituzione una disciplina
isciplina espressamente dedicata ai rapporti tra regioni e ordinamento
ordi
dell'Unione europea. Larticolo
articolo 117 della
d
Costituzione attribuisce alle regioni la potest
legislativa nelle materie di legislazione concorrente tra le quali figura quella relativa ai
rapporti internazionali e con l'Unione
Unione europea e le regioni. Prevede anche che le regioni, nelle
materie di loro
oro competenza, partecipino alle decisioni dirette alla formazione degli atti
normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali
e degli atti dell'Unione europea nel rispetto delle norme di procedura stabilite da leggi dello
Stato, che disciplinano le modalit di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
A sua volta il nuovo articolo 120 contempla il potere sostitutivo del governo nel caso di
mancato rispetto della normativa dell'Unione.
dell'
La materia oggi comunque disciplinata dalla legge 11 del 2005: anche le regioni a statuto
ordinario e le province autonome, nelle materie di propria competenza, possono dare
immediata attuazione legislativa alle direttive senza dover attendere una previa legge statale
sta
di ricezione. In tal modo la disciplina riguardante l'attuazione delle direttive da parte delle
regioni viene unificata. Nelle materie di competenza concorrente, la legge comunitaria indica
in
i
principi fondamentali non derogabili dalla legge regionale provinciale sopravvenuta e
prevalenti sulle contrarie disposizioni eventualmente
eventualmente gi emanate dalle regioni e dalle
da
province autonome.
Le disposizioni legislative adottate dallo Stato per gli adempimenti degli obblighi dell'Unione
dell'
si applicano, nelle materiee di competenza legislativa delle regioni
regioni e delle province autonome,
nelle quali non sia ancora in vigore la propria normativa di attuazione, al fine cio di porre
rimedio alla loro inerzia, a decorrere dalla scadenza del termine fissato per l'attuazione della
d
normativa dell'Unione e finch
h non sia entrata in vigore la normativa di attuazione emanata.
La regola dunque lintervento
intervento legislativo diretto delle regioni, mentre l'intervento statale
appare solo eventuale e non immediatamente produttivo di effetti
effetti sulla legislazione regionale
vigente. Quando le direttive attengono a materie di competenza esclusiva dello Stato,
Stat il
governo indica i criteri e formula le direttive cui devono attenersi le regioni al fine di
soddisfare esigenze di carattere unitario, il
il perseguimento degli obiettivi della
programmazione economica, il rispetto degli impegni internazionali.
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La legge 2005 disciplina altres la fase ascendente vale a dire la partecipazione delle regioni e
province autonome all'elaborazione degli indirizzi governativi
governativi nel processo di formazione
degli atti normativi dell'Unione
Unione. A tal fine prevede che il presidente del Consiglio dei ministri
o del Ministro per le politiche comunitarie informi le regioni e le province
province autonome delle
proposte nelle materie di competenza
ompetenza regionale che risultino iscritte all'ordine del giorno
della riUnione del Consiglio dell'Unione
dell'
europea. Su richiesta della conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome illustra
lustra prima dello svolgimento delle riunioni, la
posizione
one che il governo intende assumere e successivamente informa delle risultanze delle
riunioni del Consiglio dell'Unione
Unione entro 15 giorni dal loro svolgimento.
La legge dispone che il presidente del Consiglio dei ministri o il ministro per le politiche
comunitarie trasmetta i progetti di atti dell'Unione
dell'
e gli atti preordinati alla loro formazione
alla conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome e alla conferenza dei
presidenti dell'assemblea, dei consigli regionali e delle province autonome
auto
perch siano
inoltrate alle giunte e consigli regionali. Le regioni e le province autonome, entro 20 giorni dal
ricevimento di tali atti, nelle materie di loro competenza possono trasmettere osservazioni al
presidente del Consiglio dei ministri o al ministro
ministro per le politiche comunitarie
comu
tramite la
conferenza. Se il progetto
getto di atto normativo riguarda
riguard materie attribuite alla competenza
legislativa delle regioni, il governo convoca dietro loro richiesta la conferenza permanente
perm
per
i rapporti tra Stato-regioni-province
province autonome ai fini del raggiungimento dell'intesa che si
perfeziona con l'assenso del governo e dei presidenti delle regioni e delle province autonome.
In tal caso, qualora lo richieda la conferenza, il governo appone una riserva d'esame in sede di
Consiglio dell'Unione europea e ne d comunicazione alla conferenza: trascorsi 20 giorni da
tale comunicazione, il governo pu procedere anche in mancanza della pronuncia della
conferenza.
Nelle materie di competenza legislativa delle regioni, il governo pu
pu ricorrere alla Corte di
giustizia avverso gli atti dell'Unione
Unione ritenuti legittimi anche su richiesta di una regione o di
una provincia autonoma. E tenuto a farlo quando sia richiesto
ichiesto dalla conferenza Stato-regioni
Stato
a
maggioranza assoluta delle regioni e delle province autonome.
Si pu concludere quindi che l'autonomia regionale trova ora sufficiente riconoscimento sul
piano normativo anche con riguardo all'adempimento degli obblighi dell'Unione
dell'
e riceve
adeguata tutela nella giurisprudenza della Corte costituzionale
uzionale con due eccezioni:
quando la norma di diritto dell'Unione
dell'
impone, per esigenze organizzative proprie
dell'Unione europea, di dover derogare alla normale distribuzione delle competenze
costituzionalmente fissate
quando, in ragione della responsabilit
responsabilit che incombe allo Stato per la corretta
attuazione del diritto dell'Unione,
dell'
, ad esso spetta una competenza di seconda istanza
volta a dotarsi di strumenti che gli consentono di non trovarsi impotente di fronte
front a
violazioni del diritto comunitario determinate
deter
a attivit positive o omissive dei soggetti
dotati di autonomia costituzionale: strumenti consistenti non in avocazioni di
competenza a favore dello Stato, ma in interventi repressivi o sostitutivi e suppletivi.
Occorre bilanciare la garanzia del principio
prin
autonomistico con le esigenze connesse alla
responsabilit dello Stato unitariamente considerato.
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La Corte dunque legittima definitivamente l'esercizio di poteri sostitutivi o repressivi da parte


dello Stato anche nella sfera di competenza regionale
regionale non solo al fine di una corretta
attuazione degli obblighi dell'Unione
dell'
ma anche per esigenze di uniformit o di unicit
dell'attivit richiesta, o per motivi di urgenza, tanto da dichiarare inammissibile la richiesta di
referendum popolare per l'approvazione
l'approvazione del decreto 616 e dell'articolo 9 della legge La
Pergola in quanto avrebbe comportato l'esclusione in assoluto di funzioni statali nell'ambito
dei rapporti con la CE e non soltanto l'eliminazione di alcune disposizioni che limitano le
competenze regionali
egionali e la materia disciplinata dal diritto comunitario.

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