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POLITICA, SPAZIO E DIRITTO: DALLO STATO

D'ECCEZIONE ALLO SPAZIO D'ECCEZIONE


INTRODUZIONE

Carl Schmitt, grande filosofo politico e giurista tedesco, uno dei pi noti e
studiati teorici del diritto pubblico ed internazionale, ritenuto uno dei maggiori
interpreti della scienza giuridica e della filosofia del diritto del XX secolo,
certamente una figura molto complessa e controversa nella storia della filosofia, a
causa della sua adesione al partito nazionalsocialista, al quale si iscrisse il primo
maggio del 1933.
Viene considerato il "pensatore della crisi", nei tragici anni a cavallo tra la prima
e la seconda guerra mondiale, sui quali si forgia il suo percorso politico-giuridico
intellettuale, dove politica e diritto sono i due nuclei problematici pi rilevanti
della sua riflessione, impossibili da separare.
Il filosofo che ha pensato in modo nuovo le categorie del politico, nato a
Pleettenberg (Westfalia) l'11 luglio del 1888. Di famiglia e formazione cattolica,
dopo aver studiato diritto all'universit di Berlino, Monaco e Strasburgo, e dopo
aver conseguito in quest'ultima anche il dottorato in giurisprudenza, ader in un
primo tempo al neokantismo giuridico (analisi della politica attraverso il diritto,
Stato come attuazione del diritto), ma pi tardi rivide la sua posizione per
assumere quella di decisionista, che avrebbe mantenuto fino alla fine della sua
vita nel 1985.
Fu professore all'universit di Greifswald, Bonn, Berlino e Colonia, fece parte
dell'ambiente del generale Scheicher, l'ultimo cancelliere della Repubblica di
Weimar prima di Hitler, della quale Repubblica vide le trasformazioni politicocostituzionali

verificatesi

durante

la

sua

crisi,

fino

Nazionalsocialismo e fino alla nascita della Repubblica federale.

all'avvento

del

Assistette all'umiliante sconfitta della prima guerra mondiale 1, le clausole


punitive previste dal Trattato di Versailles, lo spaventoso debito, il disarmo e la
smilitarizzazione imposte, la conseguente crisi inflazionistica, l'aumento della
disoccupazione ed il diffuso malcontento, che videro una Germania in ginocchio
in preda al tracollo economico ed ai conflitti sociali. La situazione che aveva
seguito il crollo dell'impero, l'abdicazione del Kaiser Guglielmo II con
successivo affidamento dei poteri al socialdemocratico tedesco Friedrich Ebert,
era propizia ad una rivoluzione: nelle citt si moltiplicavano i consigli di operai e
soldati sull'esperienza rivoluzionaria sovietica. Tra gli attacchi pi forti che il
debole governo sub, ci fu la rivolta degli spartachisti 2, organizzata dal partito
comunista tedesco che voleva ostacolare la Costituente successivamente alla
proclamazione della repubblica, guidata da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg,
ma che venne repressa nella "Settimana di sangue". L'evento segnava la lacerante
frattura tra i socialdemocratici al governo (alleatisi con le forze militariste della
destra pi estrema per contrastare l'ondata rivoluzionaria) ed i comunisti, che non
sarebbero stati in grado, neanche in seguito, di costituire un fronte comune.
Nel gennaio del 1919 si riuniva dunque a Weimar la Costituente che avrebbe
emanato nel luglio dello stesso anno la costituzione della Repubblica di Weimar.
Questa sostituiva il principio democratico a quello monarchico, con
l'introduzione del sistema plebiscitario (tramite l'elezione diretta del presidente
della Repubblica e la collocazione del popolo al centro del sistema, con il potere
1

Schmitt partecip come ufficiale al conflitto. Poi nel 1915 sub un grave incidente che lo port per tre
anni ad essere assegnato al Quartier generale bavarese di Monaco. Presso quell'ufficio si occupava dei
problemi della stampa, della politica e della polizia. Era il "referent" per lo stato d'assedio. Lo
racconta nell'intervista rilasciata il 9 novembre del 1982 presso la sua casa natia a Plettenberg al
professor Fulco Lanchester, riportata nel testo Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste. A
cura di Giorgio Agamben.
Era la "rivoluzione mancata". Obiettivo dell'estrema sinistra era quello di riproporre la rivoluzione di
tipo bolscevico, ma a differenza dell'ottobre 1917 russo, in Germania la minoranza rivoluzionaria non
era riuscita ad infiltrarsi nella struttura amministrativa statale e neanche ad ottenere il controllo nei
vari soviet operai e militari formatisi spontaneamente nel paese. Gli stessi Liebkecht e Luxemburg,
contrariamente a Lenin, impadronitisi del potere con un abile colpo di mano di minoranza spacciato
poi per insurrezione popolare, confidavano ottimisticamente in una spontanea rivolta operaia che
sarebbe scoccata con una serie ininterrotta di scioperi e manifestazioni. Ma le divisioni interne, la
spietata repressione ed il freddo inverno berlinese spensero gli ardori rivoluzionari e gli organizzatori
vennero arrestati e trucidati. Altri timidi tentativi insurrezionali come quelli di Monaco e Brema
furono stroncati nei mesi successivi.

di iniziativa referendaria) e quello rappresentativo (il Reichstag, la camera


rappresentativa di tutto il popolo, essendo di diretta derivazione popolare,
prevedeva per la sua formazione il sistema elettorale proporzionale puro).
La neonata Repubblica di Weimar doveva rappresentare il baluardo della
democraticit in Europa grazie alle grandi innovazioni che introduceva, ma fin
dai primi momenti della sua vita fu caratterizzata da una grandissima instabilit
politica e dure pressioni, tanto dagli estremisti di sinistra, quanto da quelli di
destra. Se infatti a sinistra il governo socialdemocratico veniva accusato di aver
tradito gli ideali del movimento operaio, patteggiando con i poteri del vecchio
stato invece di mettere in atto una rivoluzione comunista sull'onda del fervore
rivoluzionario di quegli anni, la destra si opponeva al sistema democratico,
perch decisamente pi favorevole allo stato autoritario del 1871. Il 20 marzo del
1920 ebbe luogo il "Putch di Kapp", organizzato dal giornalista di destra
Wolfgang Kapp che, dopo la presa di Berlino, si insedi come Cancelliere del
nuovo governo. Ebert pot solo ritirare il suo parlamento da Berlino a Dresda, da
dove il governo indisse uno sciopero generale che ferm completamente
l'economia e port al collasso del governo Kapp.
A tutto questo si sommava l'eccessiva frammentazione parlamentare che non
riusciva a costituire una maggioranza stabile, con un Reichstag quindi che non
era in grado di assolvere alle sue funzioni 3, ed un presidente, che nasceva
prevalentemente come "potere di riserva", che si trov a prevaricarlo. Non era
pi un potere neutro a tutela della Costituzione, ma assumeva un ruolo forte con
il frequente uso del potere di scioglimento e l'uso/abuso dei poteri eccezionali
previsti dall'art. 484 della Costituzione.
3

Ampi sono i poteri dei Reichstag: svolge la funzione legislativa, possiede l'arma della sfiducia contro
il Governo, e quella anomala della proposta di deposizione contro il Presidente. Importante il rilievo
attribuito alle Commissioni parlamentari: si prevede una Commissione permanente Affari Esteri ed
una Commissione "a garanzia del diritto della rappresentanza popolare di fronte al governo", nel
periodo intercorrente fra le sessioni e dopo lo scioglimento dell'assemblea (art. 36). E' infine da notare
la tutela riconosciuta alle minoranze: "su richiesta di un quinto dei membri" il Reichstag costituisce
Commissioni d'inchiesta (art. 34).
"La storia dell'art. 48 della Costituzione di Weimar cos strettamente intrecciata alla storia della
Germania fra le due guerre, che non possibile comprendere l'ascesa al potere di Hitler senza
un'analisi preliminare degli usi e abusi di questo articolo negli anni fra il 1919 e il 1933. Il suo
precedente immediato era nell'art. 68 della Costituzione bismarkiana, che, nel caso in cui la

Secondo quest'ultimo, il Presidente del Reich poteva adottare tutte le misure


necessarie per ristabilire la sicurezza pubblica e l'ordine pubblico, incluso il
ricorso delle forze armate. La Costituzione non parlava pi di un caso di guerra o
di ribellione, ma soltanto di una "considerevole minaccia" o di un "rilevante
turbamento" della sicurezza pubblica e dell'ordine pubblico: una proclamazione
dello stato di emergenza non era prevista. Il potere dittatoriale del Presidente del
Reich era ampio ed incisivo, e secondo quanto stabilito dal comma II
dell'articolo, sette importanti diritti fondamentali (previsti dagli artt. 114, 115,
117, 118, 123, 124 e 153) potevano essere sospesi: il diritto alla libert personale,
l'inviolabilit del domicilio, la segretezza della corrispondenza e di ogni altra
forma di comunicazione, la libert di espressione, la libert di riunione ed
associazione, ed il diritto alla libert privata. "Abbiamo evidentemente a che fare
con un'autorizzazione ad operare un intervento incondizionato del tutto
inconsueta per la concezione finora corrente dello stato di diritto. (...) Occorre
per precisare che dovranno essere sempre misure di fatto, altrimenti
quest'autorizzazione illimitata significherebbe dissolvere lo stato di diritto
esistente e attribuire la sovranit al presidente del Reich; non potranno mai essere
quindi atti legislativi o giurisdizionali", evidenzia Schmitt nell'ultimo capitolo di
La Dittatura5.
Un limite al potere eccezionale era costituito dalla volont del Reichstag, ma
questo poteva essere fatto valere soltanto quando si aveva una maggioranza
parlamentare, cosa non pi possibile, soprattutto nell'ultima fase della
Repubblica. Venivano dunque conferiti al Presidente poteri eccezionali
estremamente ampi, a tal punto che, lo stesso Schmitt nel 1995 disse che
"nessuna costituzione della terra come quella di Weimar aveva cos facilmente
legalizzato un colpo di stato". I governi della Repubblica, a cominciare da quello
Brning, ne fecero continuamente uso (con una relativa pausa tra il 1925 ed il

<<sicurezza pubblica fosse minacciata nel territorio del Reich>>, attribuiva all'imperatore una parte di
esso in stato di guerra e rimandava per determinarne le modalit alla legge prussiana sullo stato
d'assedio del 4 giugno 1851". G. Agamben, Stato di eccezione, Torino, Bollati Borighieri, 2003.
C. Schmitt, La dittatura, Settimo sigillo, 2006, pp. 212-213,

1929), proclamando lo stato di eccezione ed emanando decreti di urgenza in pi


di 250 occasioni (se ne servirono anche per imprigionare migliaia di militanti
comunisti e per istituire tribunali speciali abilitanti a pronunciare condanne di
pena capitale), anche per fronteggiare la caduta del marco nel 1923 6,
evidenziando la tendenza moderna a far coincidere emergenza politico-militare e
crisi economica.
Il periodo dal 1924 al 1929, sotto la guida di Stresemann, fu considerato il
migliore della Repubblica di Weimar dal punto di vista economico, sociale,
culturale, ma anche diplomatico, con il progressivo riaffacciarsi della Germania
sulla scena internazionale (si quietarono i conflitti con la Francia, in particolar
modo legati all'occupazione della Rurh e grazie al piano Dawes proposto dagli
USA, la Germania sarebbe stata facilitata nel pagamento dei debiti di guerra;
significativi furono anche l'ammissione della Germania alla Societ delle
Nazioni, la firma del patto di neutralit con l'Unione Sovietica, ed il Patto
Briand-Kellog, con il quale Germania, Francia, USA, Giappone, Russia e Italia,
si impegnavano a risolvere le controversie diplomaticamente, rinunciando alla
guerra come strumento per tale scopo). In quegli anni tuttavia, alla morte del
presidente Ebert, succedette, su insistenza della destra, l'ormai anziano
Hindenburg. Tale evento venne considerato come una sconfitta per la Repubblica
democratica, perch veniva a mancare l'organo che pi l'avrebbe dovuta
difendere nei tempi difficili delle maggioranze parlamentari instabili.
Il venerd nero di Wall Street e la crisi finanziaria che ne segu nel 1929,
segnarono la strada verso un collasso senza precedenti. Le decisioni varate dal
cancelliere Brning, che punt ad un drastico taglio della spesa pubblica per
risanare la situazione, acuirono la crisi; i continui scioglimenti del Reichstag da
6

Poich la Repubblica non poteva pi permettersi di tener fede ai pagamenti delle riparazioni di guerra
stabilite a Versailles, nel 1923 il governo divenne insolvente, ma come risposta le truppe francesi e
belghe occuparono la Ruhr, regione a quel tempo pi importante dal punto di vista economico
industriale, prendendo il controllo delle industrie minerarie e manifatturiere. Vennero dunque indetti
nuovi scioperi, incoraggiando la resistenza passiva e la situazione dur per otto mesi causando gravi
sofferenze, danni all'economia ed una pericolosa iperinflazione. In quello stesso anno Adolf Hitler
aveva messo in piedi a Monaco di Baviera il "Putsch della Birreria", che si concluse con la repressione
e l'arresto di Hitler stesso.

parte del presidente (la formazione di un maggioranza era ormai impossibile con
l'aumento di percentuali estremiste di destra e sinistra al suo interno, la
progressiva sfiducia verso i socialdemocratici che vedevano i loro pi abituali
alleati

allontanarsi,

l'avvicinamento

anche

dei

cattolici

all'area

nazionalsocialista), l'uso smodato dell'art. 48 e le continue sostituzioni del


cancelliere, portarono nel 31 luglio del 1932 il 37,2% dei voti al Partito
Nazionalsocialista del Lavoratori Tedeschi. Nel gennaio del 1933 Hindenburg
nomin Hitler il nuovo cancelliere e, da quel momento in poi, una serie di
misure7 in rapida successione portarono all'eliminazione del pericolo comunista
dal parlamento, all'instaurazione della dittatura e all'unificazione degli uffici del
presidente e del cancelliere sotto un unico nuovo titolo di Fhrer.
Era stato, legalmente, decretato lo stato di emergenza permanente. "Al vertice
dello Stato il Capo, Hitler, riconosciuto dalla volont popolare come <<capo
politico del popolo tedesco>>"8.
La posizione di Schmitt alla vigilia dell'avvento del nazismo e la sua adesione
alla politica del generale Schleicher, vengono da alcuni sottolineate come la
prova della sua diffidenza verso il nazismo, del quale non auspicava l'avvento al
potere. "Egli avrebbe voluto, come Schleischer, una soluzione autoritaria,
conservatrice, anticomunista ma non nazista (contraria cio all <<estremismo>>
nazista)"9. Quando per Hitler, con la "Legge dei pieni poteri" del marzo 1933,
divenne anche formalmente il padrone della Germania, Schmitt pens di entrare
nel partito nazista, nella cui azione vedeva comunque una garanzia di
stabilizzazione politica ed economica.
Entr nel partito il 1 maggio del 1933, fu membro del Consiglio di Stato
prussiano, per il quale contribu alla stesura di alcune leggi, e presiedette anche
7

8
9

Il primo ed il secondo passo compiuti dal Partito Nazionalsocialista (con la controfirma del presidente
Hindenburg), furono il Decreto del Presidente del Reich per la protezione del Popolo e dello Stato (il
cd. Decreto dell'incendio del Reichstag) ed il Decreto dei Pieni Poteri. Con il primo, in forza dell'art.
48 comma II della Costituzione, per porre rimedio agli atti di violenza perpetrati ai danni dello Stato
dai comunisti, venivano sospesi i diritti previsti dalla Costituzione stessa fino a data da destinarsi. Con
il secondo, a deroga della Costituzione, venivano accentrati i poteri intorno alla figura del cancelliere
e del governo del Reich.
La dittatura, p. XII
La dittatura, p. IX

l'associazione dei giuristi nazionalsocialisti. Lasci questo posto nel 1936, lo


stesso anno in cui fu attaccato dalla rivista delle SS. Da allora visse piuttosto
appartato dalla vita politica e continu a dedicarsi all'insegnamento. Nel 1939
scrisse sul problema dei "grandi spazi", mostrando di aderire ancora al
nazionalsocialismo, ed in seguito non rivide le tesi qui sostenute. Dopo la caduta
della Germania fu internato dagli americani per pi di un anno e poi si ritir nella
sua citt natia, a Plettenberg.
Schmitt certamente un uomo che stato testimone del suo tempo, e buona parte
della sua riflessione sicuramente stata legata al dramma weimariano, all'ascesa
legale al potere di Hitler10, alle due sconfitte mondiali subite, e certamente tante
sue affermazioni sono state confermate da fatti realmente accaduti (basti pensare
al fallimento del tentativo democratico della Repubblica di Weimar tramite
l'elezione del Reichstag con il sistema proporzionale puro senza alcuna soglia di
sbarramento). Il regime parlamentare di Weimar ha avvalorato la sua diagnosi,
secondo la quale determinate decisioni non possono scaturire dalla discussione
pubblica del consenso parlamentare, la democraticit pensata sulla carta si
scontrava inevitabilmente con la governabilit.
Ma questo studio non vuole concentrarsi sullo Schmitt "nazista o opportunista", o
limitarsi all'analisi della consequenzialit deterministica del suo pensiero con
l'epoca che ha vissuto.
L'intenzione posta quella di andare a focalizzare l'attenzione sul pensiero
espresso da Schmitt, e che stato centrale in gran parte della sua produzione
intellettuale, sullo stato di eccezione, il caso non previsto dall'ordinamento. In
una polemica antiformalistica, si oppone al normativismo kelseniano ed alla
democrazia depoliticizzata, che nei momenti di crisi, in cui nella societ si
scontrano interessi non conciliabili e gruppi antagonisti, pretendono di rispondere

10

"La fine della costituzione di Weimar fu rappresentata da una legge di modificazione costituzionale
(del 24 marzo 1933) che attribu al Cancelliere dell'Impero Hitler poteri mostruosi, consentendogli la
totale eliminazione della Costituzione e degli altri partiti politici. Questo processo fu valutato come
del tutto legale sia all'interno dello Stato, da parte del popolo tedesco, che in campo internazionale, da
parte dei governi stranieri". C. Schmitt, Le categorie del politico, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 23.

con atti legalmente giustificati11. Questo non solo alla luce della situazione
weimariana e di ci che successe nello stato di eccezione permanente che
rappresent il nazismo, ma guardando anche allo stato moderno e contemporaneo
del quale si assiste allo stravolgimento. Chi il sovrano?
Ed questo lo stesso motivo per il quale stata presa in considerazione tale
riflessione schmittiana da Giorgio Agamben. Per lui a Schmitt risale il tentativo
pi rigoroso di costruire una teoria sullo stato di eccezione, in particolar modo
riferendosi a La dittatura e Teologia Politica, i due testi che, scritti negli anni
venti, descrivono a suo avviso una profezia interessata, un paradigma (una forma
di governo), non solo rimasto attuale, ma che, anzi, ha raggiunto oggi il suo
compiuto sviluppo.
Partendo da ci che Schmitt dice del "giurista", questi non solo un interprete
neutrale

della

norma

esistente,

ma

anche

l'organo

che

contribuisce

all'elaborazione formale del nuovo diritto sostanziale che si sta creando nella
prassi sociale ( un organo e un interprete del potere costituente del popolo a cui
appartiene). Un giurista, dunque, non crede affatto che nel diritto sia possibile
separare tra loro, o addirittura contrapporre, teoria e prassi. Ma la prassi conduce
sempre al "politico", che per Schmitt spiegato dalla contrapposizione amiconemico.
<<Un giurista che "davanti a se stesso" ritrova il senso della politica, destino al
quale non possibile sottrarsi in alcun modo>>, dice Agamben 12, spiegando
chiaramente l'intento di voler portare alla luce quella "costellazione" che il
pensiero schmittiano forma con i problemi politici decisivi del nostro tempo. Il
suo realismo politico e la sua lacerante attualit perdurano ancora oggi.
Ma per comprendere la portata della produzione filosofica ed il grande contributo
intellettuale di Giorgio Agamben, importante prima segnare alcune tappe della
sua carriera. Il filosofo italiano nasce a Roma il 22 aprile del 1942 e si laurea in
giurisprudenza presso l'Universit di Roma con una tesi sul pensiero politico di
11

12

"Il buon argomento la demistificazione della legalit, e quindi la plausibilit, in determinate


circostanze, della sua violazione". La dittatura, p. XI.
C.Schmitt, Un giurista davanti a se stesso, a cura di Giorgio Agamben, Milano, Neri Pozza, 2005.

Simone Weil nel 1965. In quegli stessi anni frequenta a Roma Elsa Morante, Pier
Paolo Pasolini (facendo anche la parte di Filippo nel film Il Vangelo secondo
Matteo), Ingeborg Bachmann. Nel 1966 e nel 1968 partecipa a seminari promossi
da Martin Heidegger a Le Thot su Eraclito ed Hegel. Nel 1974 si trasferisce a
Parigi, insegnando come lettore di italiano presso l'Universit di Haute-Bretagne,
dove studia linguistica, cultura medievale e frequenta altri intellettuali dell'epoca.
L'anno successivo inizia un lavoro di ricerca presso la biblioteca del Wartburg a
Londra, mentre tornando in Italia nel 1978, inizia a dirigere per Einaudi
l'edizione italiana delle opere complete di Walter Benjamin, di cui ritrova
importanti manoscritti.
Continuando a muoversi per i poli culturali pi importanti d'Europa e non solo, e
coltivando le sue frequentazioni con personaggi rilevanti dell'epoca, il suo profilo
filosofico-accademico si arricchisce. Dalla fine degli anni '80 al 2003 sar infatti
direttore del Collge international de philosophie a Parigi, professore associato
di Estetica presso l'universit di Macerata e poi di Verona. Dal 1994 stato
regolarmente Visiting professor nelle universit americane e successivamente
nominato Distinguished professor presso la New York University. Abbandoner
l'incarico presso quest'ultima come forma di protesta, per ribellarsi alle forme di
controllo adottate dall'amministrazione George Bush per il controllo dei cittadini
stranieri che si recavano negli Stati Uniti. Da quel momento non vi si pi
recato.
Dal novembre del 2003 stato professore di filosofia teoretica presso la IUAV di
Venezia, dal cui incarico si recentemente dimesso. Nel 2012 riceve presso
l'universit di Friburgo la laurea honoris causa in teologia. Oggi dirige la collana
Quarta Prosa presso l'editore Neri Pozza, organizza un seminario annuale presso
l'universit Saint-Denis di Parigi, collabora con Aut-aut, Cultura tedesca, e con
diverse altre riviste di filosofia. Infatti, sebbene le sue competenze si estendano
dall'ambito della letteratura, della storia dell'arte, della giurisprudenza, all'etica,
alla teologia e alla mistica (cristiana ed ebraica soprattutto), viene
particolarmente coinvolto e considerato per temi relativi alla filosofia politica,

alla biopolitica ed al biopotere.


Con un'erudizione che ha pochi pari, la sua indagine si addentra nell'intricato
rapporto esistente tra diritto e politica, prendendo le mosse dall'analisi della
figura dell'Homo sacer, "colui che il popolo ha giudicato per un delitto; e non
lecito sacrificarlo, ma chi lo uccide non sar condannato per omicidio".
Esordendo con la celebre definizione schmittiana sulla sovranit13, inizia il suo
importante scritto sullo stato di eccezione 14. Nonostante infatti il lavoro di
Schmitt sia stato ampiamente commentato e discusso, ancora oggi, sostiene
Agamben, "una teoria dello stato di eccezione manca nel diritto pubblico, e
giuristi e pubblicisti sembrano considerare il problema pi come una quaestio
facti che come un genuino problema giuridico. Non soltanto la legittimit di una
tale teoria viene negata da quegli autori che, rifacendosi all'antica massima
necessitas legem non habet, affermano che lo stato di necessit su cui l'eccezione
di fonda, non pu avere forma giuridica, ma la definizione stessa del termine
resa difficile dal suo situarsi al limite fra la politica e il diritto 15".
E' quel meccanismo che, in situazioni di necessit o emergenza (come guerre,
catastrofi naturali, epidemie) non contemplate dal diritto, comporta la
sospensione dell'ordinamento vigente precostituito ed in particolar modo la
sospensione della tutela dei diritti individuali; quella paradossale situazione di
provvedimenti giuridici che non possono essere compresi sul piano del diritto, e
lo stato di eccezione si presenta come la forma legale di ci che non pu avere
forma legale.
E' "quella terra di nessuno fra il diritto pubblico e il fatto politico 16"che la sua
ricerca si propone di indagare al fine di comprendere la relazione che lega la vita
al diritto, guardando alla storia della politica occidentale, per cercare di
13

"Sovrano chi decide sullo stato di eccezione", C. Schmitt, Teologia Politica. Quattro capitoli sulla
dottrina della sovranit (1922) in Le categorie del politico, Bologna, Il Mulino, 1972, p. 33.
14
G. Agamben, Stato di eccezione, Torino, Bollati Borighieri, 2005, fa parte della trilogia Homo Sacer
della quale questo i secondo volume. Il primo Homo sacer I, Il potere sovrano e la nuda vita,
Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 2005, il terzo Homo sacer III, Quel che resta di Aushwitz.
Larchivio e il testimone, Torino, Bollati Borighieri 1998, e il quarto Homo sacer IV, Luso dei corpi,
Neri Pozza, 2014.
15
G. Agamben, Stato di eccezione, Torino, Bollati Borighieri, 2003, p. 9
16

Stato di eccezione, p. 10

rispondere alla domanda "cosa significa agire politicamente".


Nella sua Breve storia dello stato di eccezione 17, premettendo una divisione (netta
in linea di principio, ma di fatto sfumata) tra gli ordinamenti che regolano lo stato
di eccezione nel testo della costituzione o attraverso una legge (Francia e
Germania), e gli ordinamenti che preferiscono non regolare esplicitamente il
problema (Italia, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti), parte dalla Francia, dalla sua
rivoluzione alle varie legislazioni sullo stato di assedio, che hanno scandito i
momenti di crisi costituzionale nel XIX e XX secolo.
Guardando in particolar modo il laboratorio che la prima guerra mondiale ha
rappresentato in Francia e negli altri paesi europei 18, passa poi alla Germania con
la storia del suo articolo 48 precedentemente affrontata, ed il suo passaggio alla
Repubblica federale, dove inizialmente non era costituzionalmente menzionato lo
stato di eccezione. Sar in seguito la "grande coalizione" tra democratici cristiani
e socialdemocratici a votare una legge di integrazione alla costituzione nel
giugno del 1968, reintroducendo cos lo stato di eccezione, definito come <<stato
17
18

Stato di eccezione, p. 21
Se negli anni del direttorio napoleonico, con l'art. 14 della Charte del 1814, veniva attribuito al
sovrano il potere di fare i regolamenti e le ordinanze necessarie per l'esecuzione delle leggi e la
sicurezza dello Stato, con la caduta della monarchia nel 1848 nasceva l'esigenza di abbandonare la
precedente vaghezza, che lasciava un inevitabile maggiore arbitrio a chi deteneva questo potere, per
fissare le occasioni, le forme e gli effetti dello stato d'assedio. Inoltre solo lo stesso potere che le aveva
prodotte avrebbe potuto sospendere quelle leggi: il parlamento (solo suppletivamente al capo dello
Stato, anche se Napoleone III pi volte vi fece ricorso). Successivamente, la legge fu modificata
perch lo stato d'assedio potesse essere dichiarato solo con una legge (o, nel caso in cui la camera dei
deputati non fosse riunita, dal capo dello Stato, con obbligo di convocare le camere entro due giorni)
nel caso di pericolo imminente per guerra esterna o insurrezione armata. Ma la prima guerra mondiale
coincise nella maggior parte dei paesi belligeranti con uno stato di eccezione permanente. In Francia
fu dichiarato e convertito in legge dall'agosto del 1914 all'ottobre del 1919. Sono gli anni in cui la
legislazione eccezionale per via di decreto governativo (oggi perfettamente familiare), diventa una
pratica corrente delle democrazie europee. L'allargamento dei poteri dell'esecutivo in ambito
legislativo prosegu anche dopo la fine delle ostilit, passando dall'emergenza militare a quella
economica. Mentre la vita politco-costituzionale delle societ occidentali iniziava ad assumere una
nuova forma, riprese naturalmente lo stato d'assedio durante il secondo conflitto mondiale ed il
parlamento tornava ad essere l'ombra di se stesso. Nell'attuale costituzione lo stato di eccezione
disciplinato dall'art.16, voluto da De Gaulle, e prevede che il presidente della Repubblica prenda le
misure necessarie quando le istituzioni della Repubblica, l'indipendenza nazionale, l'integralit del suo
territorio, o l'esecuzione dei suoi impegni internazionali, sono minacciati in modo grave e immediato,
ed il funzionamento regolare dei pubblici poteri costituzionali interrotto. L'ultima volta che venne
proclamato fu in occasione della crisi algerina (anche se i pubblici poteri non erano stati interrotti). Da
allora, conformemente alla tendenza in atto in tutte le democrazie occidentali, la dichiarazione dello
stato di eccezione viene progressivamente sostituita da una generalizzazione senza precedenti del
paradigma della sicurezza come tecnica normale di governo.

di necessit interna>>. Per la prima volta nella storia di questo istituto veniva
prevista questa possibilit non solo per la salvaguardia della sicurezza e
dell'ordine pubblico, ma anche per la difesa della <<costituzione democraticoliberale>>.
Anche la Svizzera non si tir indietro nel 1914 dall'attribuire un potere illimitato
al Consiglio federale per garantire la sicurezza, l'integrit e la neutralit del
paese, con poteri addirittura pi ampi di chi era un paese belligerante.
L'Italia presenta invece un particolare interesse sotto il profilo dei cd. <<decretilegge>>. Essa rappresenta infatti un vero e proprio laboratorio politico-giuridico,
nel quale si andato organizzando il processo (presente in misura diversa anche
negli altri Stati europei) attraverso il quale il decreto-legge, da strumento
derogativo ed eccezionale di produzione normativa, diventato una ordinaria
fonte di produzione del diritto. Lo si nota partendo dallo Statuto Albertino ai
numerosi stati d'assedio dichiarati nella seconda met del 1800, e nel caso del
terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria. Se prima avveniva sotto forma
di decreto reale senza bisogno di ratifica parlamentare (cosa che comunque
prontamente avveniva), sotto il fascismo venne resa necessaria la conversione in
legge da parte del parlamento, che per progressivamente perse ogni autonomia
ed influenza. Da allora, la legislazione governamentale attraverso decreti-legge,
divenuta la regola in Italia e costituisce oggi una forma normale di legislazione,
con evidente assorbimento da parte del governo di parte del potere legislativo,
tale che la Repubblica, in senso tecnico, non pi parlamentare ma
governamentale.
In Inghilterra, il concetto pi vago di martial law, non la esclude dalla comune
situazione degli altri paesi nei quali dall'inizio della prima guerra mondiale
avevano assunto un ruolo fondamentale i dispositivi governamentali di
eccezione. Vasti erano i poteri approvati praticamente senza discussioni nelle
camere, e gravi le limitazioni dei diritti fondamentali dei cittadini, adottando tutto
ci che sarebbe stato necessario per il mantenimento dell'ordine, anche con
l'introduzione di tribunali speciali.

La dialettica Presidente-Congresso degli Stati Uniti emerge invece gi dai primi


articoli della Costituzione, secondo la quale la dichiarazione dello stato di guerra,
la sospensione dell'Habeas corpus e l'arruolamento dell'esercito e delle flotte
spetta al Congresso, mentre il presidente sar il comandante in capo. Nella prassi
non si verificato per questo. Vale a partire dal presidente Lincoln nella guerra
civile del 1861, che a tutti gli effetti divenne un dittatore assoluto 19, giustificando
il suo operato con la pressione delle richieste popolari e con lo stato di pubblica
necessit, poich era in gioco l'esistenza stessa dell'unione e dell'ordine giuridico.
Wilson invece, nonostante assunse molti pi poteri di quelli arrogatisi da Lincoln,
prefer, piuttosto che ignorare il Congresso, quella prassi decisamente pi vicina
alla situazione di quegli stessi anni in Europa: al posto della dichiarazione di uno
stato di eccezione, favor l'emanazione di leggi eccezionali. Roosevelt fece lo
stesso nel 1933 per affrontare la grande depressione (presentando la sua azione
come quella di un comandante durante una campagna militare), ed illimitati
divennero i suoi poteri nel 1941 dopo Pearl Harbor, quando il presidente rinnov
la pretesa di poteri sovrani di fronte all'emergenza.
Ed in queste rivendicazioni di pieni poteri che occorre considerare le decisioni
del presidente Bush dopo l'11 settembre 2001.
Con lo USA Patriot Act dell'ottobre del 2001 ed il Military order del mese
successivo, non solo veniva autorizzata la presa in "custodia" dello straniero
(alien) che fosse sospettato di attivit che mettevano in pericolo la sicurezza
nazionale degli Stati Uniti, ma veniva anche permessa la "indefinite detention" ed
il processo da parte di una "military commission" (da non confondere con i
tribunali militari previsti dal diritto di guerra), dei non-cittadini sospetti di attivit
terroristiche. Detainees dunque, non prigionieri di guerra secondo lo statuto della
Convenzione di Ginevra, ne criminali per le leggi americane. Viene loro
cancellata ogni identit giuridico-politica, tramutati in "esseri" giuridicamente
19

Nell'aprile del 1961 decret l'arruolamento dell'esercito di 75000 uomini, convoc il Congresso dopo
soli tre mesi, autorizz il capo di stato maggiore dell'esercito a sospendere il write di habeas corpus
ogni volta che lo ritenesse necessario lungo le vie di comunicazione fra Whaschington e Philadelphia,
autorizz la censura e la detenzione di tutti i soggetti sospetti.

inclassificabili e quindi oggetto di una pura signoria di fatto.


Agamben sottolinea come il solo paragone possibile sia con la situazione degli
ebrei nei lager nazisti, nei quali, oltre alla cittadinanza, avevano perso ogni
identit giuridica.
E prendendo come caso paradigmatico la situazione sulla Baia di Guantanamo,
Agamben evidenzia il dramma della "creazione volontaria di uno stato di
emergenza permanente (anche se eventualmente non dichiarato in senso tecnico),
che divenuta una delle pratiche essenziali degli stati contemporanei, anche di
quelli cosiddetti democratici. Di fronte all'inarrestabile progressione di quella che
stata definita una <<guerra civile mondiale>>, lo stato di eccezione tende
sempre pi a presentarsi come il paradigma di governo dominante della politica
contemporanea (...), una soglia di indeterminazione fra democrazia e
assolutismo"20.
E' nella pratica eccezionale che va allora ricercato il vero potere? E quando
l'eccezione diventa la norma? Il campo, lo spazio in cui si crea la
normalizzazione dello stato di eccezione, diventa il paradigma biopolitico del
moderno; quella zona di anomia, di indistinzione ed incertezza dove si crea uno
spazio vuoto giuridico in cui la vita e la morte si confondono.
Il vero potere si applica in spazi precisi, e poich lo stato di eccezione si
manifesta sempre in uno spazio di eccezione, questo che bisogna andare ad
indagare: situazioni ai margini, ai confini dell'ordinamento, giuridicamente e
geograficamente (vedi Guantanamo, uno spazio fuori geograficamente dagli Stati
Uniti, che per da loro gestito, determina lo spazio del loro potere ed
considerato fondamentale alla lotta al terrorismo per la vita dello Stato).
Agamben fautore dell'elaborazione di una "teoria spaziale di potere", in grado
di descrivere la vera costituzione del potere sovrano.
Per questo fondamentale il coinvolgimento dei geografi come Claudio Minca e
Derek Gregory21, per scrutare e comprendere quel complesso rapporto che si
20
21

Stato di eccezione, p. 11
Derek Gregory, nato 1 Marzo 1951, un accademico geografo inglese attualmente professore di
geografia presso l'Universit della British Columbia di Vancouver. Si laureato presso l'Universit di

instaura tra geografia e potere. Poich ogni stato di eccezione si traduce in uno
spazio di eccezione.
Essi fanno una rilettura in chiave geografica della soglia cos come stata
utilizzata da Agamben nella sua teorizzazione spaziale, analizzando le basi
implicitamente geografiche del suo edificio teorico, ed in Schmitt, nella sua
teoria dell'eccezione. Nella soglia si nasconde il potere. Il ritorno a questa quindi,
alla relazione tra geografia e potere, poich "per certi versi, tutta l'architettura
gnoseologica geografica del '900 si fonda su un trucco che consente non solo di
nascondere il potere di chi pensa e decide geograficamente il destino e lo spazio
degli altri, ma soprattutto consente di far sparire la soglia stessa. Questo lo
spazio in cui bisognerebbe immergere le mani per comprendere la natura del
soggetto moderno della geografia22"...e del potere.
E' necessaria una teoria geografica della soglia per scardinare la struttura sovrana
dell'eccezione, quella stessa che, le societ contemporanee vedono tramutare gli
strumenti di controllo dell'eccezionalit in pratiche quotidiane, una sorta di stato
di emergenza a bassa intensit, con il dominio del principio di prevenzione
permanente.
La spazializzazione necessaria, tanto per la norma quanto per l'eccezione.
Come sostiene De Matteis, "La geografia offre gli strumenti tecnici in grado di
svelare la struttura del potere sovrano dell'eccezione".

22

Cambridge (dove in seguito ricopr diversi incarichi) ed dottore in filosofia nel 1981. Ha un
dottorato honoris causa presso l'Universit di Heidelberg e l'Universit di Roskilde. Nel 2006 gli
stata consegnata la medaglia per la fondazione della Royal Geographical Society. Gregory meglio
conosciuto per il suo libro The Present Colonial: Afghanistan, Palestina e Iraq, pubblicato nel 2004,
in cui descrive le azioni di Israele, Stati Uniti d'America e Regno Unito in Medio Oriente dopo l'11/9.
Le sue opere precedenti si sono concentrate sulla geografia politica, culturale e storica. Ha anche
contribuito alla scrittura teorica sulle geografie immaginarie di David Harvey, un libro pubblicato nel
1994, che esplora le relazioni tra teoria sociale e luogo, lo spazio e il paesaggio. La sua attuale ricerca
si sta focalizzando sulla guerra moderna e storie culturali/politiche e le aree geografiche di
bombardamenti.
C. Minca, Agamben's geographies of modernity, Political Geography, vol. 26, Gennaio 2007