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La localizzazione territoriale degli sportelli bancari

e le determinanti delle aperture


di Riccardo De Bonis, Fabio Farabullini e Fabio Fornari *

1. Introduzione
Dal marzo del 1990 lapertura di sportelli bancari stata liberalizzata1: tra il gennaio di quellanno e il dicembre del 1996 ne
sono stati aperti 9.000, con un incremento pari a quasi il 60%
(Tab. 1). Unespansione di analoghe dimensioni assolute era stata
conseguita in passato, quando erano in vigore forti controlli amministrativi, nellarco di 40 anni (dal 1950 al 1989).
La prima parte del lavoro (par. 2) analizza i cambiamenti della
concorrenza nei mercati bancari dopo la liberalizzazione, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno. Lenfasi sugli effetti sul territorio dellespansione delle banche; sulle differenze nel
grado di dotazione di servizi bancari tra Nord, Centro, Sud e Isole; sulle scelte strategiche perseguite dalle banche (difesa della
propria area di insediamento tradizionale o attacco ai territori di
caccia degli altri intermediari); sul grado di concentrazione dei
mercati locali degli sportelli, dei depositi, dei prestiti. Unattenzione specifica rivolta al confronto tra le diverse aree territoriali del
Paese, anche alla luce delle difficolt recenti delle banche meridionali2.
Lanalisi distingue tra il quadriennio 1990-93, caratterizzato da
un aumento degli sportelli pari a quasi il 40% e il triennio 1994* Servizio Studi Banca dItalia. Il lavoro una versione rivista e aggiornata del Tema di
discussione della Banca dItalia del novembre 1994 (n. 235). Si ringrazia Edoardo Tagliaferri
per laiuto nellelaborazione dei grafici e delle tavole. Le figure 1a e 1b si basano sulle coordinate geografiche elaborate da CNUCE Istituto del CNR di Pisa. Le tesi dellarticolo riflettono le opinioni degli autori e non impegnano lIstituto di appartenenza [N.d.A.].
1 Sono rimasti in vigore limiti prudenziali volti a limitare fenomeni di eccessiva crescita dimensionale delle banche. Per un quadro dellevoluzione della regolamentazione, cfr.
Appendice.
2 Sul sistema creditizio meridionale cfr., tra gli altri, Banca dItalia (1990), Silipo
(1996), Salvemini (1997), Butera (1997).

Rivista economica del Mezzogiorno / a. XII, 1998, n. 1

69

96, durante il quale la crescita proseguita a ritmi pi bassi


(meno del 15%).
La seconda parte (par. 3) presenta alcune verifiche econometriche delle determinanti dellapertura di dipendenze negli anni
1990-93. Due sono le variabili dipendenti di cui si intende spiegare landamento: a) gli sportelli aperti dalle banche; b) le richieste
originarie di dipendenze che le ex aziende di credito avevano rivolto alla Banca dItalia.
Sono state stimate due equazioni. La prima approssima una
funzione di offerta di sportelli, vale a dire gli sportelli dei quali la
Banca dItalia ha permesso lapertura una volta considerati i dati
aziendali e le domande iniziali di dipendenze da parte dei singoli
istituti. La seconda, invece, approssima la funzione di domanda
originaria di dipendenze da parte delle banche. Obiettivo dellanalisi individuare le variabili indipendenti grandezze di conto economico e di stato patrimoniale in grado di spiegare i comportamenti individuali delle ex aziende di credito e la funzione
di reazione della Banca dItalia.
Il paragrafo 4 riassume le principali conclusioni dellanalisi.
2. Lapertura di sportelli negli anni Novanta
2.1. Le quote di mercato degli sportelli a livello nazionale e
lespansione territoriale degli intermediari
Tra il dicembre del 1989 e il dicembre del 1996 gli sportelli
sono passati, a livello nazionale, da 15.320 a 24.390 (Tab. 1).
TAB. 1. Evoluzione degli sportelli bancari in Italia
Anni

Numero sportelli

Anni

Numero sportelli

1950
1955
1960
1965
1970
1975
1980
1985
1986
1987

6.999
7.430
8.590
9.524
10.403
11.504
12.192
13.035
13.137
15.020

1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996

15.080
15.320
16.478
18.332
19.787
21.266
22.418
23.400
24.390

Fonte: Banca dItalia.

70

TAB. 2. Quota degli sportelli sul totale del sistema Italia (%)
Banche

1989

1993

1995

Gruppi dimensionali(a)
Maggiori
Grandi
Medie
Piccole
Minori

28,1
20,6
16,3
16,4
18,6

29,4
19,4
16,0
15,8
19,4

29,4
19,5
16,4
15,8
18,9

Gruppi istituzionali
S.p.A.
Popolari
Credito coop.
Filiali banche estere
Istituti centr. di cat.
(a)

71,8
18,4
9,3
0,4
0,1

71,3
17,2
10,9
0,5
0,1

71,4
18,1
10,1
0,3
0,1

Per la definizione dei gruppi dimensionali, si veda la nota 3 del testo.

Fonte: V. Tab. 1.

TAB. 3. Ripartizione delle banche secondo il numero di sportelli Italia


Numero sportelli

1989

1993

1995

N. banche Quota % N. banche Quota % N. banche Quota %


1
2
3
4
5
6-10
11-20
21-30
31-40
41-50
51-100
101-200
201-300
301-400
401-500
> 500

410
213
122
50
23
73
48
34
28
18
33
13
6
4
6

37,9
19,7
11,3
4,6
2,1
6,8
4,4
3,1
2,6
1,7
3,1
1,2
0,6
0,4
0,6

191
215
122
88
58
104
52
33
27
20
34
23
6
4
2
8

19,4
21,8
12,4
8,9
5,9
10,5
5,3
3,3
2,7
2,0
3,4
2,3
0,6
0,4
0,2
0,8

183
165
116
76
59
135
54
28
16
26
34
17
11
4
1
10

19,6
17,6
12,4
8,1
6,3
14,4
5,8
3,0
1,7
2,8
3,6
1,8
1,2
0,4
0,1
1,1

TOTALE

1.081

100,0

987

100,0

935

100,0

Fonte: V. Tab. 1.

71

Le quote di mercato facenti capo ai diversi gruppi istituzionali


di banche non hanno registrato variazioni significative (Tab. 2).
Anche sotto il profilo dimensionale, le quote dei diversi gruppi di
banche sono rimaste sostanzialmente stabili; si avuta una crescita delle banche maggiori, la cui quota di dipendenze sul totale
salita dal 28,1% del 1989 al 29,4 del 19953.
Anche altri indicatori segnalano un incremento della quota di
sportelli detenuta dagli intermediari pi grandi. Le banche con
pi di 100 sportelli detenevano nel 1989 il 45,5% degli sportelli
complessivi; questa quota salita al 61,6% nel 1993 e al 65% alla
fine del 1995. Laumento della concentrazione a livello nazionale
riscontrabile anche analizzando la parte pi alta della distribuzione delle banche per numero di sportelli: le prime cinque banche hanno accresciuto la loro quota sul totale di quasi 6 punti
percentuali, dal 14,9% del 1989 al 20,7% alla fine del 1995. Le
banche con pi di 100 sportelli sono passate da 29 nel 1989 a 43
nel 1995; di queste ultime, dieci hanno oltre 500 sportelli, un livello che prima della liberalizzazione non era raggiunto da nessuna banca (Tab. 3).
La liberalizzazione non ha investito solo gli istituti pi grandi,
ma anche quelli di minori dimensioni. Nel dicembre del 1989,
una quota prossima al 40% di ex aziende di credito aveva un solo
sportello, mentre quasi il 70% non superava i tre sportelli (Tab.
3). I dati relativi al 1995 mostrano una struttura profondamente
cambiata. Le banche con un solo sportello sono scese a meno del
20% del totale; quelle con non pi di tre sportelli si sono ridotte
a meno del 50%. La quota delle classi di aziende con quattro o
cinque sportelli quasi raddoppiata. Si pertanto avuto il passaggio di diverse banche da una classe dimensionale pi piccola a
classi pi grandi (in particolare quelle con uno o due sportelli in
pi rispetto al 1989). Anche se in termini di incidenza della massa
intermediata sul totale del sistema bancario questi fenomeni non
hanno avuto un impatto rilevante, il 70% delle banche italiane ha
radicalmente cambiato il suo modo di operare: da banche piccole,
concentrate per lo pi in un unico edificio, si sono trasformate in
aziende divise. Il mutamento si concentrato tra il 1989 e il
1993.
3 Si utilizzata la classificazione dei gruppi dimensionali in vigore dal 1995. In questa
classificazione le banche sono divise in cinque gruppi: maggiori, grandi, medie, piccole e
minori. La dimensione delle banche misurata utilizzando i fondi intermediari. Sul tema si
veda Banca dItalia (1995).

72

TAB. 4. Numero dei comuni bancati Italia


Anni

N. comuni

Anni

N. comuni

1979
1983
1987
1988
1989
1990

4.650
4.768
5.004
5.021
5.018
5.097

1991
1992
1993
1994
1995

5.235
5.350
5.449
5.557
5.613

Fonte: V. Tab. 1.

Lapertura di nuovi sportelli ha accresciuto la capillarit del sistema bancario e il suo grado di diffusione sul territorio. Alla fine
del 1989 risultavano serviti da almeno uno sportello bancario
5.018 comuni, pari al 62% del totale nazionale (Tab. 4); in questi
comuni risiedeva il 93,3% della popolazione italiana4. Nel dicembre del 1995 il numero dei comuni nei quali presente almeno
uno sportello superava le 5.600 unit, con una quota del 69% del
totale e una presenza in tali comuni di quasi il 97% della popolazione. Si tratta di un incremento superiore a quello che si osserv
tra il 1979 e il 1987, in conseguenza dei tre piani sportelli della
Banca dItalia. La liberalizzazione delle dipendenze e il venir
meno del principio autorizzativo del bisogno economico del
mercato che favoriva gli insediamenti in localit non servite da
intermediari non ha comportato una tendenza delle ex aziende
di credito a privilegiare esclusivamente piazze gi bancate.
Laumento della presenza bancaria stato diffuso in tutte le
regioni, ma stato pi forte nel Mezzogiorno (v. Figg. 1a e 1b).
Le regioni dove la crescita dei comuni con sportelli stata maggiore sono state la Calabria, la Campania, la Sardegna e il Piemonte.
Lapertura di dipendenze in comuni precedentemente non serviti stata una politica seguita sia dalle banche pi piccole, sia da
quelle pi grandi. Fino al 1993 il flusso degli sportelli aperti in
nuovi comuni infatti riconducibile per circa la met a banche
che al dicembre del 1989 disponevano di una rete di sportelli superiore alle cento unit, per circa un quarto a banche con un numero di sportelli compreso tra i tre e i cento, mentre il restante
quarto riguarda aziende con uno o due sportelli.
4

In questo paragrafo il dato sulla popolazione si riferisce al 1991.

73

FIG. 1a. Comuni bancati e non bancati: 1989.

Si accresciuta la numerosit delle banche per comune. Nel


dicembre del 1989 erano presenti mediamente 2,1 banche per comune; alla fine del 1993 tale indice, nonostante il ricordato incremento dell8,6% dei comuni serviti da almeno una banca, era pari
a 2,6 (2,7 nel 1995). Anche la presenza media delle banche per
provincia aumentata5, portandosi da 25,2 istituti nel 1989 a 28,3
nel 1993 e stabilizzandosi a 28,1 nel 1995. Analizzando i dati delle singole province, si riscontra che in alcuni casi il numero di ex
5

74

Il calcolo considera anche le nuove otto province, che portano il totale a 103.

FIG. 1b. Comuni bancati e non bancati: 1995.

aziende di credito presenti si ridotto: tale circostanza non da


ricondurre a una fuga da alcune province, bens ai numerosi
processi di fusione tra banche di piccole dimensioni, che hanno
portato alla creazione di una nuova banca in luogo di due o tre
aziende con spiccate caratteristiche locali. Tale fenomeno ha interessato il Centro-Nord in misura maggiore del Mezzogiorno.
Nel periodo 1994-96 lapertura di sportelli ha segnato una decelerazione. Dopo lincremento della rete del 7,6% nel 1990 (il
primo anno di liberalizzazione) e lespansione massima osservata
nel 1991 (11,2%), il tasso di crescita si portato all8% nel 1992
e al 7,5% nel 1993. Nel 1994, 1995 e 1996 il saggio di incremen75

to sceso al 5,4, 4,4 e 4,2%, rispettivamente. Il rallentamento


della crescita degli sportelli legato a una tendenza naturale alla
saturazione dei mercati. Un aumento lento degli sportelli (in
qualche caso una riduzione) comune ai paesi europei che hanno
liberalizzato lapertura delle succursali prima dellItalia. Nel nostro Paese, la decelerazione dellapertura di sportelli stata inoltre
influenzata dalla recente diminuzione della redditivit delle banche e dalla volont di contenere i costi operativi6. Questi fattori
sono stati particolarmente rilevanti per le banche meridionali.
2.2. Il confronto tra le varie aree geografiche e le scelte di localizzazione degli intermediari
Un esame della concentrazione degli sportelli condotta a livello
nazionale non sufficiente per approfondire due degli elementi di
fondo della struttura bancaria italiana: il dualismo tra Nord e Sud
nella dotazione di servizi bancari e la segmentazione territoriale
dei mercati.
Lincremento del numero degli sportelli ha interessato tutte le
cinque macroaree nazionali, seppur in maniera difforme (Tab. 5).
Nel periodo 1990-95, la quota degli sportelli nel Nord-Ovest sul
totale nazionale rimasta costante intorno al 31%; si registrato
un incremento nel Sud (da 14,2 a 15,1%) e nel Nord-Est (da 24,6
a 25,6%). Il Centro presenta una diminuzione di 0,8 punti percentuali, mentre per le Isole si verificata una riduzione della
quota sul totale nazionale pari a 1,5 punti percentuali.
Il grado di bancarizzazione del Mezzogiorno (Sud e Isole),
che misura la densit degli sportelli bancari rispetto alla popolazione, resta inferiore a quello del Centro e del Nord dItalia
(Fig. 2). La differenza si comunque attenuata: nel 1995 a ogni
sportello del Mezzogiorno si rivolgevano 3.900 abitanti, 5.700 nel
1989; per le dipendenze settentrionali i due valori corrispondenti
erano 1.950 e 3.000. Nel 1991 (anno per il quale sono disponibili
i dati del censimento) ogni sportello meridionale serviva in media 247 imprese, contro 207 al Centro e 189 al Nord7. Anche altri
6 Farabullini e Gobbi (1996) valutano landamento della redditivit bancaria negli ultimi venti anni, con attenzione particolare alla riduzione del 1994. Sul nesso tra apertura di
sportelli e redditivit bancaria, cfr. Ciani e Cogliati (1992), Signorini (1993), Castelli, Martiny e Marullo Reedtz (1995).
7 Le imprese comprendono le unit locali dellindustria, del commercio e delle altre
attivit.

76

Nord-Est
Centro
Sud
Isole

Centro-Nord

Mezzogiorno

4.751
5.146
5.683
6.121
6.641
7.024
7.347

31,0
31,2
31,0
30,9
31,2
31,3
31,4

3.768
4.142
4.697
5.030
5.340
5.666
5.989

24,6
25,1
25,6
25,4
25,1
25,3
25,6
3.135
3.314
3.645
3.910
4.205
4.402
4.605
20,5
20,1
19,9
19,8
19,8
19,6
19,7
2.175
2.376
2.723
3.003
3.283
3.425
3.530
14,2
14,4
14,9
15,2
15,4
15,3
15,1
1.491
1.500
1.584
1.723
1.797
1.901
1.929
9,7
9,1
8,6
8,7
8,5
8,5
8,2

11.654
12.602
14.025
15.061
16.186
17.092
17.941

76,1
76,4
76,5
76,1
76,1
76,2
76,7

3.666
3.876
4.726
4.726
5.080
5.326
5.459

23,9
23,5
23,5
23,9
23,9
23,8
23,3

Numero Quota % Numero Quota % Numero Quota % Numero Quota % Numero Quota % Numero Quota % Numero Quota %
sportelli
sportelli
sportelli
sportelli
sportelli
sportelli
sportelli

Fonte: V. Tab. 1.

1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995

Anni

Nord-Ovest

TAB. 5. Ripartizione degli sportelli per aree geografiche

77

6000
Mezzogiorno

5000
4000

Centro

3000

Nord

2000
1000
1989

1990

1991

1992

1993

1994

1995

FIG. 2. Numero di abitanti per sportello.


TAB. 6. Quota di sportelli, depositi e impieghi delle prime tre banche regionali
Regioni

Sportelli

Depositi

Impieghi

1989

1993

1989

1993

1989

1993

Piemonte
Val dAosta
Lombardia
Liguria
Trentino A.A.
Veneto
Friuli V.G.
Emilia-Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna

44,9
80,4
22,3
40,8
23,3
32,4
34,8
22,2
50,3
40,3
33,8
37,5
38,5
64,4
36,3
33,0
51,5
55,9
43,2
70,1

41,3
66,1
27,4
40,0
22,9
28,2
30,9
23,9
45,2
38,3
28,8
44,1
33,2
60,6
48,5
32,2
56,9
52,1
40,1
65,1

53,5
85,4
25,2
41,1
35,5
36,1
31,0
24,0
52,5
48,4
31,5
43,1
39,0
77,2
35,2
30,0
47,7
57,2
50,2
67,6

53,3
74,1
22,6
46,2
30,3
35,6
30,2
28,2
50,6
47,4
31,0
50,0
34,1
71,0
41,6
31,6
62,4
53,0
47,7
67,9

39,3
75,8
17,9
36,0
36,3
33,5
30,3
22,6
42,0
43,7
27,1
29,6
31,8
70,5
36,0
28,8
51,6
57,3
53,7
60,2

40,2
66,6
17,9
37,3
30,6
31,8
28,2
25,9
42,4
42,0
27,6
44,0
28,3
64,6
43,4
31,8
66,8
54,2
50,4
61,4

Centro-Nord(a)
Mezzogiorno(a)
Italia

38,6
49,1
9,2

36,4
48,6
13,9

42,3
50,5
13,0

41,6
51,2
14,8

36,2
48,7
14,1

36,2
50,1
16,1

(a)

Media semplice dei dati delle singole regioni appartenenti allarea.

Fonte: V. Tab. 1.

78

TAB. 7. Quota di sportelli, depositi e impieghi delle prime dieci banche regionali
Regioni

Sportelli

Depositi

Impieghi

1989

1993

1989

1993

1989

1993

Piemonte
Val dAosta
Lombardia
Liguria
Trentino A.A.
Veneto
Friuli V.G.
Emilia-Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna

69,5
100,0
47,2
82,0
34,0
64,6
63,7
47,8
73,4
80,1
71,1
66,2
80,5
83,1
62,8
55,8
79,3
74,4
64,3
98,5

67,8
94,2
50,0
79,4
37,0
59,5
61,9
50,9
67,8
74,6
65,0
64,9
75,8
81,7
71,8
57,7
77,6
77,2
64,6
97,8

73,0
99,9
50,0
82,4
46,9
71,2
67,9
49,0
72,6
82,2
69,9
74,1
83,3
87,1
68,8
53,6
84,6
83,2
64,1
98,9

75,6
96,6
44,7
82,6
45,1
69,5
69,0
59,8
71,6
80,7
68,3
71,4
80,4
84,7
73,8
59,9
84,7
84,6
63,4
97,6

62,0
100,0
41,2
73,3
48,6
65,4
65,8
45,8
62,1
72,0
61,3
58,9
75,5
81,3
67,8
50,0
84,2
83,3
66,8
97,9

67,9
96,0
40,3
72,0
45,2
64,4
62,3
54,5
65,2
72,3
63,9
66,7
73,9
78,5
73,8
60,2
85,4
86,7
66,2
96,9

Centro-Nord(a)
Mezzogiorno(a)
Italia

66,6
74,8
27,2

64,4
75,5
33,7

69,9
78,0
32,9

69,6
78,6
36,5

63,0
75,9
34,2

64,2
77,7
38,0

(a)

Media semplice dei dati delle singole regioni appartenenti allarea.

Fonte: V. Tab. 1.

indicatori (ad esempio i chilometri quadrati serviti da una dipendenza) confermano il minore sviluppo dei servizi bancari nel Mezzogiorno.
Mentre il peso delle maggiori banche del Paese si accresciuto
a livello nazionale (cfr. par. 2.1), la concentrazione a livello regionale scesa. Rispetto al 1989, nel 1993 la quota di sportelli
delle prime tre banche regionali si ridotta in 15 regioni su 20
(Tab. 6)8. Un risultato che va nello stesso senso si ottiene se si
considera il peso delle prime dieci banche regionali (Tab. 7). Si
8 Nel 1993 i cinque casi di incremento sono da ricondurre a importanti fusioni (Lazio
e Emilia-Romagna) e al consolidamento nella regione della sede centrale di alcune banche
di maggiore dimensione (Lombardia e Campania). Linserimento, nel 1995, dei dati degli
ex istituti di credito speciale nelle segnalazioni statistiche comuni alle altre banche ha reso
problematica lestensione dei dati oltre il 1993.

79

TAB. 8. Variazione delle quote di mercato nelle regioni italiane (1989-1993)


depositi
+

sportelli

12

15

13

20

impieghi

sportelli

15

11

20

Fonte: V. Tab. 1.

osserva quindi una diminuzione delle barriere alla mobilit tra i


diversi mercati bancari9.
Lapertura di sportelli non si riflessa sempre in unanaloga
diminuzione delle quote di mercato dei depositi e degli impieghi;
queste non sono state intaccate in profondit dalle banche che
per la prima volta sono entrate in nuove regioni. In 13 regioni su
20 si osserva una riduzione della quota di mercato dei depositi
delle prime tre banche (Tab. 6), ma essa spesso trascurabile. Per
gli impieghi, scende a nove il numero delle regioni nelle quali la
quota delle prime tre banche si ridotta10. Sembrerebbe che il
mercato dei prestiti che nel 70% delle regioni mostrava nel
1993 un grado di concentrazione inferiore a quello dei depositi11
sia stato influenzato in minor misura dalla liberalizzazione delle
dipendenze.
9 Sul tema, cfr. Caves e Porter
10 A conferma della maggiore

(1977).
vischiosit delle quote di mercato dei prodotti bancari
rispetto agli sportelli, nella maggioranza dei casi (14 volte per i depositi, 12 per gli impieghi), la variazione degli sportelli stata di maggiore intensit rispetto a quella delle quote
di mercato delle prime tre banche regionali. Queste ultime, inoltre, sono nella gran parte
dei casi le stesse nel 1989 e nel 1993.
11 Il grado di concorrenza relativo dei mercati dei depositi e degli impieghi un tema
oggetto di numerose analisi. In favore di una maggiore competizione nel mercato dei depositi si esprimono, ad esempio, Biscaini, Carosio e Padoa-Schioppa (1972). Una maggiore
concentrazione del mercato dei depositi, misurata attraverso lutilizzo dellindice di concentrazione di Linda, si rinviene invece in De Bonis e Luberti (1987).

80

TAB. 9. Indicatore di aggressivit Italia


1989

1993

BANCHE AGGRESSIVE (163)


Percentuale di sportelli nella provincia della sede
Percentuale di depositi nella provincia della sede
Quota di mercato dei depositi

49,2
51,2
75,2

43,1
49,2
76,3

BANCHE DIFENSIVE (49)


Percentuale di sportelli nella provincia della sede
Percentuale di depositi nella provincia della sede
Quota di mercato dei depositi

34,5
42,2
22,4

36,5
43,5
21,5

Fonte: V. Tab. 1.

Il mercato dei depositi mostra inoltre una maggiore correlazione, rispetto a quello dei prestiti, con la variazione del grado di
concentrazione degli sportelli (Tab. 8)12. In 12 casi entrambe le
variazioni hanno segno negativo (una minore concentrazione del
mercato degli sportelli accompagnata da una minore concentrazione di quello dei depositi), a fronte di 9 casi nel mercato degli
impieghi.
Lerogazione degli impieghi appare dunque meno legata alla
localizzazione degli sportelli rispetto allofferta di depositi, un risultato che in parte pu dirsi scontato. Permane soprattutto limmagine di un sistema creditizio con forti banche locali: nel 1993,
in nessuna regione le prime tre banche detenevano una quota di
sportelli inferiore al 20%; in 11 regioni, ne controllavano pi del
40%13. Il grado di concentrazione ancora pi elevato (pur risultando in riduzione tra il 1989 e il 1993) se si considerano i mercati dei depositi e degli impieghi. Il Mezzogiorno caratterizzato da
livelli di concentrazione dei depositi e dei prestiti pi elevati di
quelli prevalenti nelle regioni centro-settentrionali.
Per analizzare le scelte effettuate dalle banche su dove aprire
nuovi sportelli, si fatto ricorso a un indicatore che pu essere
definito di aggressivit, costituito dalla quota degli sportelli
aperti nella provincia di insediamento della direzione generale sul
totale degli sportelli aziendali. Lo scopo principale dellindicatore
12 I numeri nella tavola si riferiscono alle regioni: in 4 regioni, ad esempio, si avuto
un aumento contemporaneo della concentrazione nei mercati dei depositi e degli sportelli.
13 Per alcune considerazioni sugli istituti definiti piccoli giganti, cfr. Padoa-Schioppa (1993). Sulle strategie di localizzazione degli sportelli, cfr. DallOsso (1992).

81

verificare se le ex aziende di credito hanno ridotto (banche difensive) o accresciuto (banche aggressive) la loro presenza su
mercati a loro meno familiari, identificabili come quelli al di
fuori della loro provincia di provenienza14.
Lanalisi conduce alla conclusione che lespansione territoriale
non stata improntata al mero mantenimento della presenza nelle
zone tradizionali di insediamento; vi stato, invece, un tentativo
diffuso di penetrare in nuovi mercati (Tab. 9). Le banche che
hanno attuato una politica aggressiva sono 163, oltre i tre quarti delle 212 esaminate: per queste aziende lindicatore passato
dal 49,2% del 1989 al 43,1% del 1993. Per le banche difensive,
lindicatore si portato dal 34,5% al 36,5%15. da rilevare la diversa entit delle due variazioni: la riduzione delle aggressive
di 6 punti percentuali, lincremento delle difensive di soli 2
punti. Considerando tutto il territorio nazionale, le banche aggressive sono quelle che hanno guadagnato, sia pure marginalmente, quote di mercato.
Questi risultati sono stati sottoposti a un approfondimento ulteriore. Si verificato se la specializzazione territoriale degli sportelli di ogni singola banca misurata dallindice di Williams16
sia in linea con il risultato ottenuto attraverso lindicatore di aggressivit. Lindice di Williams cresce se unimpresa (una banca)
aumenta la concentrazione della sua operativit in poche aree di
insediamento; diminuisce se essa persegue una strategia di ingresso in nuove zone geografiche.
I risultati ottenuti confermano che le banche che hanno perseguito una strategia di despecializzazione territoriale sono prevalenti (187 contro 25). Per le 163 banche sopra definite aggressive,
la riduzione dellindice di Williams, da 0,31 nel 1989 a 0,23 nel
14 Per il calcolo dellindicatore sono state considerate, tra le banche appartenenti al
campione del Servizio Studi, quelle che alla data iniziale (dicembre 1989) o a quella finale
(dicembre 1993) risultano presenti in pi di una provincia (per gli intermediari che operano in una sola provincia, ovviamente, lindicatore ha scarsa significativit); il gruppo cos
individuato risulta composto da 212 banche che rappresentano, in termini di depositi da
clientela ordinaria, oltre il 90 per cento dellintero sistema creditizio.
15 Le banche in discorso sono, eccetto cinque casi, aziende di medie o piccole dimensioni con un forte radicamento nella zona di insediamento. Le strategie dei due gruppi di
banche (aggressive e difensive) potrebbero essere state influenzate dalle condizioni di
partenza dei mercati. Ad esempio, nel 1989 le banche aggressive detenevano nelle province della sede legale quote di mercato pi elevate di quelle delle banche difensive.
16 Per le modalit di costruzione dellindice, cfr. Ferri e Gobbi (1992). Lindicatore
varia tra 0 e 1. Il valore unitario caratterizza la situazione di unimpresa attiva in un solo
mercato (la provincia nel nostro caso); lo zero identifica unimpresa presente in egual misura in tutti i mercati.

82

12.241
966
129
13.336

Nord
Centro
Mezzogiorno
Totale

Fonte: V. Tab. 1.

7.838
571
110
8.519

Numero

Nord
Centro
Mezzogiorno
Totale

Sede amministrativa delle banche

91,8
7,2
1,0
100,0

92,0
6,7
1,3
100,0

Quota %

Nord

820
3.659
126
4.605

383
2.652
100
3.135

Numero
Numero

393
443
2.830
3.666
1.041
846
3.572
5.459

Quota %
1989
12,2
84,6
3,2
100,0
1995
17,8
79,5
2,7
100,0

Centro

TAB. 10. Ripartizione degli sportelli per sede amministrativa e localizzazione geografica

83

Sud

19,1
15,5
65,4
100,0

10,7
12,1
77,2
100,0

Quota %

14.102
5.471
3.827
23.400

8.614
3.666
3.040
15.320

Numero

60,3
23,4
16,3
100,0

56,2
23,9
19,8
100,0

Quota %

Totale

1993, rafforza la conclusione che lapertura di nuovi sportelli ha


diminuito il loro grado di specializzazione territoriale. Evidenze
opposte si traggono per le 49 aziende difensive: per queste, tra
il 1989 e il 1993, lindicatore di Williams registra un incremento
da 0,20 a 0,22.
Lanalisi degli sportelli detenuti dalle banche, distinti per sede
amministrativa, segnala laumento delle dipendenze detenute nel
Mezzogiorno da parte delle banche del Centro e del Nord (dal
22,8% del 1989 al 34,6% del 1995; Tab. 10); le banche meridionali hanno inoltre visto scendere dall1,3% all1,0% la loro quota
di sportelli al Nord, dal 3,2 al 2,7 al Centro. Si tratta di tendenze
gi sottolineate in altri lavori17, ma che si sono rafforzate in seguito alla liberalizzazione degli sportelli. In linea con quanto segnalato dagli indicatori di aggressivit e di despecializzazione, anche le
banche del Centro e, in misura contenuta, quelle del Nord hanno
perduto quote di mercato nel territorio della sede amministrativa:
appare significativo, in particolare, laumento della presenza di
banche settentrionali nelle regioni centrali, la cui quota sale dal
12,2% al 17,8%. Alla fine del 1995, le banche con sede legale nel
Nord detenevano oltre il 60% degli sportelli nazionali (56% alla
fine del 1989). La perdita di quote di mercato da parte delle banche meridionali in tutte le macroaree nazionali una conferma
delle difficolt del sistema finanziario del Mezzogiorno.
Le diverse metodologie utilizzate segnalano concordemente
una tendenza verso una despecializzazione territoriale dellattivit
bancaria e una maggiore concorrenza tra gli intermediari. Si tratta
di indicazioni opposte seppur ancora parziali a quelle emerse
nel dopoguerra, contraddistinto da un ridimensionamento delle
banche pi grandi e da un rafforzamento degli oligopoli locali in
seguito allaffermarsi di forti banche regionali e provinciali18. Nei
mercati locali, in particolare in quelli del Sud e delle Isole, rimangono fattori di inerzia, legati alla specificit del prodotto bancario
e allimportanza delle relazioni di clientela gi esistenti: le quote
di mercato dei depositi e dei prestiti si muovono con lentezza.

17
18

84

Cfr. Faini, Galli e Giannini (1992), Banca dItalia (1990, 1992).


Su questo punto, cfr., tra gli altri, Cassese (1983), Dini (1985).

2.3. Sportelli, concentrazione e politiche di prezzo nelle aree territoriali


Le scelte di insediamento degli sportelli hanno provocato in
prevalenza, come analizzato nel precedente paragrafo, una diminuzione del grado di concentrazione dei mercati bancari locali.
In questa sezione si discutono due temi collegati: il nesso tra il
grado di concentrazione degli sportelli e quello dei depositi, misurati attraverso lindice di Herfindahl19; la dispersione dei tassi di
interesse passivi in rapporto alle variazioni della concentrazione
dei mercati e le politiche di prezzo praticate dalle banche.
Come gi illustrato nelle Tabb. 6 e 7, la diminuzione del grado
di concentrazione dei depositi stata inferiore a quella osservata
per gli sportelli. Solo in 49 province (su 95) lindice di Herfindahl
misurato sulle quote di mercato dei depositi pi basso nel 1993
rispetto al 1989 (Tab. 11). Si ha la conferma che una maggiore
sovrapposizione territoriale delle banche si accompagna a un ruolo ancora marginale dei nuovi entrati in un mercato. La diminuzione del grado di concentrazione degli sportelli seguita da
una riduzione della concentrazione dei depositi solo in 42 delle
95 province. In 45 casi la concentrazione dei depositi varia in senso opposto a quella misurata in termini di sportelli.
Lesame delle variazioni della concentrazione dei mercati pu
essere integrato da unanalisi dei suoi effetti sulla dispersione dei
tassi di interesse passivi sui conti correnti; ci allo scopo di raccogliere elementi sulla relazione tra concorrenza dei mercati e condizioni di prezzo praticate dalle banche.
In 78 province la dispersione tra le banche dei tassi sui deposiTAB. 11. Variazione dellindice di Herfindahl nelle province (1989-1993)
depositi
+

sportelli

15

42

38

80

49

46

95

Fonte: V. Tab. 1.
19 Lindicatore dato dalla somma dei quadrati delle quote di mercato di ogni singola
impresa.

85

Nord

Centro

Sud

Isole

deviazione standard / media

0,4

0,3

0,2

0,1

0,0
10

20

30

40

50

60

70

80

90

Province
1989

1993

FIG. 3. Dispersione dei tassi di interesse passivi sui conti correnti per provincia.

ti, misurata dal coefficiente di variazione, pi alta nel 1993 rispetto al 1989 (Fig. 3; le 95 province sono riportate partendo da
quelle settentrionali e arrivando a quelle meridionali)20. Levidenza
fornita potrebbe segnalare che le banche presenti in nuovi mercati
hanno attuato una strategia di maggiore remunerazione della provvista o che tale strategia stata perseguita dalle vecchie banche
presenti in quelle aree al fine di respingere i nuovi concorrenti21.
Le province meridionali sono quelle nelle quali la dispersione dei
tassi pi marcata.
20 Lidea di fondo che la concorrenza di prezzo aumenti nelle prime fasi di sovrapposizione territoriale delle banche, per poi ridursi nel lungo periodo a mano a mano che il
mercato raggiunge un nuovo equilibrio. Il coefficiente di variazione pari al rapporto tra
deviazione standard e media.
21 Losservazione di un aumento della dispersione dei tassi non offre informazioni sulla direzione prevalente dei loro movimenti (in ascesa o in riduzione); questo esame pu essere condotto sulla base della variazione nellasimmetria della distribuzione dei tassi. Il coefficiente di asimmetria della distribuzione dei tassi passivi, calcolato su base provinciale, si
accresciuto in 42 casi, indicando per essi uno spostamento della distribuzione verso valori pi elevati.

86

Nord

50

Centro

Sud

Isole

1,0

40

0,5
30
0,0

correlazione

numero di banche

1,5

20
0,5
10

1,0

1,5
10

20

30

40

50
Province

60

70

80

90

Numero banche nella provincia (scala di sinistra)


Coefficiente di correlazione
FIG. 4. Correlazione tra variazione dei depositi e dei tassi passivi per provincia (1989-91).

Per ottenere altre misure del grado di concorrenza dei mercati,


sono state calcolate le variazioni dei depositi e dei tassi passivi a livello provinciale, tra il 1989 e il 1993, e il loro coefficiente di correlazione: valori pi elevati di questultimo evidenziano un grado pi
elevato di concorrenza del mercato. Nelle Figg. 4 e 5 sono riportati,
per i periodi 1989-1991 e 1989-1993, i coefficienti di correlazione
per provincia. Viene anche riportato il numero delle banche presenti in ogni provincia, allo scopo di fornire unindicazione dello
spessore del mercato: le province meridionali hanno in media un
numero di banche inferiore a quello delle aree centro-settentrionali.
Nel periodo 1989-1991 non sembra esistere una decisa correlazione positiva tra variazione dei tassi e variazione dei depositi: il
coefficiente in media pari a 0,1, assumendo spesso valori negativi, con una deviazione standard pari a 0,38. Al contrario, la correlazione sale in media a 0,4 se si considera lintero periodo 19891993 (scompaiono i valori negativi del coefficiente e la deviazione
standard scende a 0,28); la correlazione appare particolarmente
forte nelle isole (0,62) e nelle province meridionali (0,46), pi bas87

Nord

50

Centro

Sud

Isole

1,0

40

30
0,5

correlazione

numero di banche

0,8

20
0,3
10

0,0
10

20

30

40

50
Province

60

70

80

90

Numero banche nella provincia (scala di sinistra)


Coefficiente di correlazione
FIG. 5. Correlazione tra variazione dei depositi e dei tassi passivi per provincia (1989-93).

sa (0,27) al Centro e al Nord. La correlazione tra variazione dei


tassi e variazione dei depositi assume dunque valori chiaramente
positivi solo se si considera anche il biennio 1992-93: in questi
anni presumibile che i nuovi sportelli abbiano raggiunto una
operativit sufficiente e le politiche di prezzo siano divenute significative. I segnali di concorrenza pi elevata nelle regioni meridionali sono importanti, perch in esse si avuto lingresso maggiore
di banche esterne, pur rimanendo inferiore, rispetto al CentroNord, il numero medio di banche presenti.
Sulla base dellindice di Herfindahl, in 81 province su 95 la
concentrazione degli sportelli nel 1995 pi bassa rispetto a quella del 1989 (Figg. 6a, 6b, 6c, 6d; le due linee di ogni grafico uniscono i valori della concentrazione relativi alle province ordinate
per valori decrescenti della concentrazione nel 1989)22. Le 14 pro22 Coerentemente con landamento delle aperture di nuovi sportelli pi intenso nei
primi anni di liberalizzazione la diminuzione della concentrazione stata pi diffusa nel
1990 e nel 1991, quando il valore di Herfindahl sceso, rispettivamente, in 81 e 79 pro-

88

0,40

Herfindahl

0,35
0,30
0,25
0,20
0,15
0,10
0,05
0,00
1

41
Province
1989

1995

FIG. 6a. Grado di concentrazione degli sportelli nelle province del Nord (misurato dallindice di Herfindahl).
0,40

Herfindahl

0,35
0,30
0,25
0,20
0,15
0,10
0,05
0,00
42

61
Province
1989

1995

FIG. 6b. Grado di concentrzaione degli sportelli nelle province del Centro (misurato dallindice di Herfindahl).
vince (nel 1992 e nel 1993 solo in 70 province). Laumento delle fusioni dopo la legge 218
del 1990 (legge Amato) e il manifestarsi dei loro effetti verso la fine del quadriennio
considerato contribuiscono a spiegare il fenomeno.

89

0,35

Herfindahl

0,30
0,25
0,20
0,15
0,10
0,05
0,00
62

81
Province
1989

1995

FIG. 6c. Grado di concentrazione degli sportelli nelle province del Mezzogiorno continentale (misurato dallindice di Herfindahl).

0,35
0,30

Herfindahl

0,25
0,20
0,15
0,10
0,05
0,00
82

95
Province
1989

1995

FIG. 6d. Grado di concentrazione degli sportelli nelle province delle Isole (misurato dallindice di Herfindahl).

90

vince che hanno un andamento in controtendenza sono cos distribuite: 3 al Nord, 3 al Centro, 6 al Sud, 2 nelle Isole. Il grado
di concentrazione medio degli sportelli nelle varie aree geografiche simile.
3. Le determinanti dellapertura di dipendenze nel periodo 19891993
3.1. La metodologia adottata
Questa sezione fornisce alcuni riscontri empirici delle determinanti dellapertura di sportelli. Le difficolt di verificare le motivazioni dellespansione territoriale delle banche sono riconducibili
allassenza in letteratura di un quadro prevalente di riferimento
teorico da sottoporre a test23. Lo schema adottato di seguito utilizza variabili di conto economico e di stato patrimoniale nel tentativo di riprodurre il processo decisionale che porta, da un lato,
il management bancario a formulare un certo numero di richieste
di aperture e, dallaltro, la Banca dItalia a concedere le autorizzazioni.
In particolare, si sottopone a verifica lipotesi che lapertura di
sportelli sia stata influenzata dallincidenza dei costi del personale
e del peso dei dipendenti delle singole banche, o da indicatori
di produttivit. Tra il 1989 e il 1993, la liberalizzazione degli
sportelli stata accompagnata da un aumento dell1,9% dei dipendenti bancari e da una crescita della quota del personale impiegato presso gli sportelli (Fig. 7). Si sono avuti andamenti differenziati per i diversi gruppi dimensionali di banche. Gli addetti
delle banche grandi e medie si sono ridotti, mentre si sono accresciuti del 3,6% quelli delle aziende maggiori24. Il peso dei costi
del personale e degli addetti di una banca pu influenzare lapertura di sportelli in due sensi opposti: in senso negativo, limitando
23 Non esiste un filone teorico unitario in materia di sportelli. Il tema stato affrontato con approcci diversi: modelli di concorrenza spaziale, interazione strategica tra le imprese basata sulla teoria dei giochi, applicazione della teoria della contendibilit ai mercati
bancari, ruolo degli sportelli nella misurazione delle economie di scala. Cfr., tra gli altri,
Hotelling (1929), Salop (1979), Chan e Wong (1993), Schmid (1993), Encaoua, Geroski e
Jacquemin (1986), Baumol, Panzar e Willig (1982), Di Battista e Grillo (1988), Cerasi
(1994), Conigliani, De Bonis, Motta e Parigi (1991).
24 Si fa riferimento alla vecchia classificazione della Banca dItalia, valida fino al 1994,
dei gruppi dimensionali di banche, che si differenzia dalla nuova per la composizione dei
gruppi e per le classi di grandezza.

91

70

60

50

40

30

20

10

0
1989

1990

1992
Presso la Direzione

1993

1994

1995

Presso Sportelli

FIG. 7. Distribuzione dei dipendenti bancari (quote percentuali; dati di fine periodo).

la disponibilit di risorse per lespansione territoriale; in senso positivo, incentivando linstallazione di nuovi sportelli, qualora i dipendenti occupati presso le direzioni generali siano considerati eccessivi e risulti quindi opportuno redistribuirli sul territorio.
Lindagine stata condotta su un campione di 107 banche per
le quali, fra il 1989 e il 1993, sono state rilevate variabili di stato
patrimoniale e di conto economico, quali, tra le altre, i depositi,
gli impieghi, il patrimonio, le sofferenze, il risultato di gestione, i
costi operativi. Alla base di questa scelta lidea che le variabili
aziendali giochino un ruolo primario nelle decisioni delle banche
circa lapertura di nuove dipendenze. I dati sono espressi come
medie annue. La rappresentativit delle 107 ex aziende di credito
elevata; pur costituendo il 10% delle banche presenti nel siste92

ma nel 1989, esse detengono circa i tre quarti del totale degli
sportelli; analoga percentuale loro attribuibile in termini di depositi e impieghi. Il campione comprende le principali banche del
Nord, del Centro e del Mezzogiorno.
Per tener conto dellevoluzione temporale delle variabili rilevate per le singole banche stata utilizzata la tecnica panel. Le 107
informazioni di ogni cross-section rappresentano le potenziali variabili esplicative per la variazione assoluta degli sportelli, in ciascuno degli anni compresi tra il 1990 e il 1993. Le variabili esplicative sono considerate in termini di livello o variazione intervenuta nellanno precedente. Si pu ritenere che le scelte delle banche dipendano sia dal livello delle variabili (ad esempio il patrimonio), sia dalla variazione da esse subita (ad esempio landamento del rapporto tra depositi e impieghi) da un anno allaltro.
Un problema preliminare la scelta della struttura del modello
panel. Lalternativa costituita dalle specificazioni cosiddette fixed
o random effects. La specificazione con effetti fissi pu essere
espressa come:
yit = i + xit + uit, i = 1, ..., 107; t = 1, ..., 4
dove un vettore di dimensione 1xk di coefficienti, i lintercetta relativa alli-mo individuo e uit un termine di errore a media nulla e varianza costante. Date le condizioni di regolarit di
questultimo, il metodo dei minimi quadrati ordinari fornir stime
con le note propriet di correttezza ed efficienza. Nel caso di stima con effetti casuali, si suppone che leffetto individuale (i), relativo alli-ma osservazione, non sia fisso, ma realizzazione di un
processo stocastico a media nulla e varianza omoschedastica. In
questa situazione, il modello pu essere scritto come:
yit = xit + vit
dove vit = ai + lt +uit.
Le tre componenti sono realizzazioni di processi stocastici a
media nulla e varianza costante, tra loro non correlate; esse esprimono effetti specifici legati rispettivamente ai singoli individui e al
tempo, oltre a comprendere un vero e proprio termine di errore.
In questo caso, gli effetti di variabili omesse si riversano sul termine di errore che potrebbe risultare correlato con le variabili indipendenti, alterando cos lottimalit delle stime. La stima del modello con effetti casuali viene effettuata con il metodo GLS (gene93

ralized least squares). Per decidere quale dei due metodi sia preferibile impiegare, si fa generalmente ricorso al test di Hausman
(1978)25, stimando il modello sia con gli OLS (ordinary least squares), sia con il metodo GLS, testando poi la restrizione:
V = (bOLS bGLS) (VOLS VGLS)1 (bOLS bGLS)
(dove bOLS e bGLS sono i vettori dei parametri stimati con gli OLS
e i GLS rispettivamente e VOLS e VGLS le loro matrici di varianze e
covarianze). Il test si distribuisce come un chi-quadro con k gradi
di libert, dove k rappresenta il numero dei regressori.
Per lequazione (1) riportata pi avanti, limpiego del modello
a effetti casuali rifiutabile a qualsiasi livello di confidenza, evidenziando lesistenza di probabili variabili omesse e di una conseguente correlazione tra i regressori e il termine di errore; si tratta
di problemi tipici che emergono nel caso di specificazioni panel.
Nel modello con effetti fissi, tutte le variabili sono espresse in
termini di deviazioni dalle rispettive medie individuali, nellarco di
tempo considerato (nel nostro caso, quattro anni). Lequazione
(1) approssima una scheda di offerta di sportelli da parte della
Banca dItalia, vale a dire il numero di dipendenze ottimale data
la situazione economica dei singoli istituti e le richieste di sportelli
da loro avanzate.
La forma finale dellequazione stimata :
(1)

Spi, t = 1Spi, t 1 + 2(RIGE/CEFO)i, t 1 +


3((PAT/CEFO)i, t 1 + 4IMPi, t 1 +
5DEPi, t 1 + 6DIPi, t 1 + 7ICNi, t 1 +
8Y1t + 9Y2t + ui, t

dove:
SPit esprime il numero di sportelli delli-ma banca al tempo t,
RIGEit il risultato di gestione,
PATit il patrimonio,
CEFOit i fondi intermediati,
IMPit gli impieghi,
DEPit i depositi,
DIPit i dipendenti delle prime nove banche del campione considerato,

25 Il test valuta se lefficienza di stime ottenute con due diverse procedure differisce in
misura rilevante.

94

TAB. 12. Parametri del modello panel


Coefficiente
SP
RIGE/CEFO
Delta(PAT/CEFO)
Delta(IMP)
Delta(DEP)
Delta(DIP)
ICN
Dummy 1990
Dummy 1991

a1
a2
a3
a4
a5
a6
a7
a8
a9

Valore stimato
0,021
17,11
28,37
4,06E-3
3,83E-3
0,17
3,89E-3
1,80
2,54

t di Student
2,10
1,52
2,55
2,86
2,14
5,58
2,15
2,21
3,11

ICNit la posizione netta sullintercreditizio,


Y1t e Y2t due variabili dummy che differenziano lintensit della relazione nel 1990 e nel 1991 (per cogliere eventuali effetti presenti negli anni iniziali della liberalizzazione),
loperatore differenza prima.
I valori dei coefficienti sono riportati nella Tab. 12.
Il coefficiente di determinazione della regressione pari al
20% circa. Tale misura deve essere valutata alla luce della minore
importanza che essa assume quando si utilizza la metodologia panel e della specificazione in termini di scarti dalla media. Una stima realizzata considerando i livelli delle variabili (stima pooled) ha
fornito un R2 prossimo all80%.
3.2. Un commento dei risultati ottenuti
Sulla base dei coefficienti stimati, si pu affermare che gli
sportelli aperti in ciascun anno da una banca sono influenzati a)
dal numero di dipendenze gi detenute dallazienda, b) dallincremento del patrimonio, c) dal risultato di gestione nellanno precedente, d) dallandamento del rapporto tra impieghi e depositi, e)
dalla posizione netta sullinterbancario.
a) Gli sportelli gi detenuti da una banca giocano il ruolo di
variabile di scala: la Banca dItalia ha teso a evitare eccessivi salti
dimensionali nellarticolazione territoriale. La rilevanza della variabile dipendenze pu essere testimoniata dalla coincidenza, nel
1989 e nel 1993, delle prime venti banche classificate secondo il
numero di sportelli detenuti.
b) I mezzi patrimoniali costituiscono un vincolo allespansione
territoriale; il patrimonio di una banca la grandezza chiave nei
95

controlli prudenziali alla quale rapportare la scala di attivit degli


intermediari.
c) Per il risultato di gestione si pu osservare che the higher
are the profits from price competition, the higher will be the incentive to increase the number of branches26. La redditivit di ogni
istituto appare un parametro determinante per la sostenibilit economica degli sportelli.
d) La variazione nellanno precedente dei depositi e degli impieghi influenza le scelte di localizzazione. Si tratta di una relazione diretta nel caso dei crediti, inversa nel caso dei depositi. Il segno negativo del coefficiente dei depositi segnala che a un aumento di questi ultimi corrisponde una minore apertura di sportelli.
e) La variabile che misura la dipendenza dal mercato interbancario risultata significativa. La variabile ICN stata posta pari a
zero per quelle aziende che sono creditrici nette sul mercato; la
relazione stimata, pertanto, valida con riferimento alle sole banche prenditrici nette, per le quali emerge una strategia di riduzione dei costi della raccolta. Questo comportamento non proprio
delle banche meridionali, che sono in gran parte creditrici nette
sul mercato interbancario.
La variazione del numero dei dipendenti appare influenzare le
aperture di nuove dipendenze solo per le prime nove banche del
campione; per le banche rimanenti la relazione sembrerebbe non
sussistere. Le maggiori banche del paese avrebbero dato luogo ad
assunzioni di personale tradottesi in una corrispondente apertura
di sportelli. Probabilmente lassunzione degli addetti precede
lapertura di dipendenze per la necessit di un periodo di formazione del nuovo personale. Il fenomeno individuato econometricamente trova conferma nei dati relativi ai dipendenti bancari; come
s visto nel paragrafo 3.1, nel periodo 1990-93 le banche maggiori hanno fatto registrare una dinamica del numero degli addetti
pi sostenuta rispetto al resto del sistema bancario.
Infine, lintensit generale della relazione stimata appare inferiore alla media del quadriennio nel primo anno di stima (1990) e
superiore a questa nel secondo (1991), come indicato dai valori
assunti dalle due dummies.
interessante soffermarsi sulle variabili che non sono risultate
significative (e i cui coefficienti non vengono riportati).
Il rapporto tra le sofferenze e gli impieghi non influenza
lapertura di sportelli. Una maggiore rischiosit dei prestiti non
26

96

Cerasi (1994), p. 3.

sembra costituire un disincentivo allapertura di sportelli27. Tranne


la relazione fra dipendenti e sportelli trovata per le prime nove
banche, non significative sono apparse le variabili di produttivit
o di efficienza come determinanti dellapertura di dipendenze.
Una maggiore incidenza del costo del personale rispetto ai costi
operativi o un maggior peso del numero degli addetti rispetto a
misure di operativit (quali i depositi o i fondi intermediati) non
appaiono influenzare in senso positivo o negativo linstallazione di
dipendenze.
3.3. Le richieste originarie delle banche
A fronte dei 6.000 sportelli aperti dalle ex aziende di credito
nel periodo 1990-93, le richieste avanzate dagli istituti alla Banca
dItalia sono state circa 9.000. Si cercato di fornire una spiegazione microeconomica di questo differenziale stimando una nuova
equazione, la (2). Essa impiega una differente variabile dipendente, rappresentata dalle richieste di nuove dipendenze avanzate dalle ex aziende di credito alla Banca dItalia.
Il rapporto tra le due serie, gli sportelli concessi e quelli richiesti, pari a circa il 65 per cento, per la media del sistema. Questa
differenza fa s che le variabili esplicative selezionate nellequazione (1) avranno peso diverso nella spiegazione della relazione (2):
alcune delle variabili che influenzano le aperture di nuovi sportelli
non condizionano, presumibilmente, le richieste effettuate dalle
banche.
Lequazione (2) approssima la funzione di domanda delle ex
aziende di credito. Si trovato che solo due delle originarie variabili significative della relazione (1) conservano il loro potere esplicativo: il numero degli sportelli detenuti da ogni banca e, con riferimento solo alle prime nove banche del campione, la variazione
del numero dei dipendenti; mantengono un ruolo esplicativo anche le dummies riferite al 1990 e al 1991. La forma finale dellequazione :
(2)

Spi, t = 1SPi, t 1 + 2DIPi, t 1 + 3Y1t + 4Y2t + ui, t


I coefficienti stimati che sono risultati significativi sono riporta-

27 Lespansione di un numero ristretto di aziende stata comunque limitata a fini


prudenziali.

97

TAB. 13. Parametri del modello panel

SP
Delta(DIP)
Dummy 1990
Dummy 1991

Coefficiente

Valore stimato

t di Student

a1
a2
a3
a4

0,0414
0,0151
1,3280
2,8190

2,16
4,98
1,54
3,43

ti nella Tab. 13. I risultati segnalano che le richieste delle ex


aziende di credito non sono determinate dal livello dei mezzi propri o della redditivit, n dalle altre variabili significative individuate nella relazione (1). Le elevate richieste potrebbero essere
state influenzate dalla conoscenza di limiti allespansione stabiliti
dalla Banca dItalia e dalla volont di difendere e allargare le proprie quote di mercato. Il risultato in linea con i modelli di economia industriale che sottolineano la possibilit di decisioni di
overinvestment delle imprese come strategia per impedire lentrata
di nuovi concorrenti in un mercato28. Al tempo stesso, i vincoli
quantitativi introdotti a scopo prudenziale sembrano aver avuto
una loro giustificazione nel ricondurre le banche a unapertura di
sportelli coerente con le variabili operative di ogni azienda.
4. Conclusioni
La liberalizzazione degli sportelli ha dato luogo a un aumento
del numero dei comuni dove presente almeno una banca e a
una crescita degli intermediari presenti in ogni comune e in ogni
provincia. I comuni con presenza bancaria sono saliti in particolare nel Mezzogiorno. La concentrazione dei mercati locali degli
sportelli, dei depositi e degli impieghi si ridotta nella maggioranza dei casi. Indicatori di specializzazione dellattivit bancaria
sul territorio segnalano che le banche hanno perseguito in prevalenza strategie di espansione al di fuori delle aree di insediamento
originario. La variazione delle quote di mercato dei depositi e dei
prestiti tra il 1989 e il 1993 stata comunque inferiore a quella
degli sportelli, confermando alcuni elementi di rigidit della struttura creditizia. Anche se nei mercati locali si osservano ingressi di
nuovi concorrenti, le posizioni relative tra gli istituti tendono a
28 Pu trattarsi sia del tradizionale mercato dellimpresa, sia di un mercato precedentemente non coperto. Sul tema delloverinvestment, cfr. Dixit (1992).

98

mutare con lentezza. Il grado di concentrazione dei mercati pi


elevato (ma in riduzione tra il 1989 e il 1993) per i depositi e gli
impieghi che per gli sportelli.
Nel Mezzogiorno cresciuta la quota di mercato degli sportelli
di banche del Centro-Nord, mentre le banche meridionali hanno
perduto quote in tutte le macro-aree italiane. Pur avendo ridotto
il divario con le altre zone del paese, il Meridione resta contraddistinto da indicatori di bancarizzazione pi bassi e da una concentrazione pi elevata dei mercati creditizi. Nelle regioni meridionali le prime tre banche controllano sempre pi del 30% degli
sportelli. Allinizio degli anni novanta, i mercati bancari meridionali sono comunque stati interessati da fenomeni di concorrenza
di prezzo pi elevati rispetto a quelli osservati al Centro e al
Nord. Nei mercati creditizi meridionali, laccresciuta concorrenza
di banche centro-settentrionali contribuir a una migliore assistenza finanziaria alle imprese locali e a un miglioramento nellallocazione delle risorse; costituir un incentivo allaumento dellefficienza delle banche del Mezzogiorno.
Le stime econometriche indicano che il numero di sportelli
che una banca gi detiene, il grado di patrimonializzazione e la
redditivit influenzano in maniera diretta le nuove aperture. Il minor grado di patrimonializzazione e di redditivit delle banche
meridionali ha contribuito alla loro perdita relativa di quote di
mercato degli sportelli. C una relazione di segno inverso tra la
posizione delle aziende sul mercato interbancario e lapertura di
sportelli, limitatamente a quelle banche che sono debitrici nette
sul mercato stesso (non le banche meridionali che sono in gran
parte creditrici nette). Esiste pertanto la volont di emanciparsi
dalla provvista intercreditizia, attraverso una maggiore raccolta
dalla clientela. Si osserva una relazione inversa tra landamento
dei depositi e lapertura di nuovi sportelli nellanno successivo:
una provvista insoddisfacente incentiva una maggiore apertura di
sportelli nellanno seguente.
Considerando come variabile dipendente gli sportelli originariamente richiesti dalle ex aziende di credito alla Banca dItalia
nel periodo 1990-93, le variabili precedentemente significative
perdono di validit (con leccezione degli sportelli gi detenuti da
ogni istituto). Le richieste di nuove aperture sembrano guidate
dalla semplice volont di massimizzare le dimensioni aziendali, rispecchiando una strategia di innalzamento di barriere allentrata
verso concorrenti potenziali.
Nel periodo 1990-93, gli indicatori di efficienza (ad esempio, i
99

rapporti costi operativi/fondi intermediati, costi del personale/


fondi intermediati) e di produttivit (dipendenti o fondi intermediati per sportello) non influenzano lapertura di dipendenze.
Non appare che le banche abbiano aperto pi sportelli per redistribuire personale. Pur essendo cresciuta la quota del personale
bancario impiegata presso le sedi periferiche, non sembra che tale
comportamento sia stato tenuto in misura pi intensa dalle banche con un maggior peso del costo del lavoro o del numero dei
dipendenti (solo per le prime nove aziende del sistema si osserva
che una crescita dei dipendenti seguita da un aumento dei punti
di vendita nellanno seguente). Al tempo stesso, un onere pi elevato dei costi del personale o un maggior peso degli addetti, rispetto a variabili che misurano la scala dellintermediazione bancaria, non costituiscono un freno allapertura di dipendenze. Questo risultato confermerebbe la tesi secondo la quale nei primi anni
novanta le banche hanno aperto sportelli in misura eccessiva rispetto alla struttura dei costi.
Nel triennio 1994-96, lapertura di sportelli registra un rallentamento. Il fenomeno legato, in primo luogo, agli alti tassi di crescita realizzati nella fase 1990-93 e al livello crescente di saturazione dei mercati creditizi. In secondo luogo, la decelerazione degli
sportelli stata influenzata dalla diminuzione della redditivit bancaria, con conseguente maggiore attenzione al contenimento dei
costi operativi. Negli ultimi anni, le banche meridionali hanno frenato le aperture di nuovi sportelli in maggior misura rispetto alle
altre banche italiane. Le recenti acquisizioni di banche del Mezzogiorno da parte di banche centro-settentrionali rafforzer lingresso
di nuovi intermediari al Sud e nelle Isole. Il cambiamento di propriet delle grandi banche meridionali, motivato dal persistere di
gravi situazioni di crisi, conferma la classica previsione che lingresso nei mercati da parte di nuovi concorrenti pi facile attraverso
acquisizioni che per il tramite di aperture dirette di sportelli.
Appendice
La regolamentazione degli sportelli
1926. Introduzione dei primi controlli allentrata: obbligo di
autorizzazione del Ministero delle Finanze per lapertura di banche e filiali (nel 1919 era stata sottoposta ai controlli del Ministro
del Tesoro solo lapertura di sedi di banche estere).
100

1936. Assegnazione allIspettorato per la difesa del risparmio e


per lesercizio del credito presieduto dal Governatore della Banca dItalia dei poteri, tra laltro, in materia di sportelli bancari
(art. 28 della legge bancaria).
1944. Soppressione dellIspettorato per la difesa del risparmio
e per lesercizio del credito e attribuzione dei poteri al Ministero
del Tesoro, con delega della vigilanza sulle aziende di credito alla
Banca dItalia.
1947. Creazione del Comitato interministeriale per il credito e
il risparmio (CICR) e attribuzione dei poteri dellIspettorato alla
Banca dItalia.
Dopoguerra. Politica cauta delle autorit creditizie in materia di
concessione di sportelli. Non vengono utilizzate procedure sistematiche per la valutazione delle richieste delle banche.
1977. Viene approvata la prima direttiva comunitaria di coordinamento bancario (n. 780/77). Essa prevede che la costituzione
(e lespansione territoriale) delle banche non possa essere esaminata in funzione delle esigenze economiche del mercato. Ai paesi
(come lItalia) che per difficolt tecniche o strutturali del sistema
bancario non possono abbandonare tale criterio, viene concesso
un periodo transitorio per uniformarsi al nuovo principio.
1978. Primo piano sportelli della Banca dItalia. Vengono autorizzati 375 sportelli. Uno degli obiettivi dei piani era quello di
aumentare la concorrenza tra le aziende, autorizzando lapertura
di sportelli nelle aree pi concentrate. Una delibera del CICR
abolisce il divieto di coesistenza nelle piazze di dimensione minore di banche appartenenti alla stessa categoria istituzionale.
1982. Secondo piano sportelli. Viene autorizzata lapertura di
643 sportelli.
1985. LItalia recepisce la direttiva CEE 780/77. Sono liberalizzati i trasferimenti di sportelli nello stesso comune.
1986. Terzo piano sportelli. Vengono aperti 504 sportelli.
1987. Viene introdotta la possibilit di cessione di sportelli,
prevista dalla legge bancaria ma mai attivata in precedenza; viene
liberalizzato il trasferimento di dipendenze; si consente la trasformazione degli sportelli a operativit limitata in sportelli a operativit piena.
1989 (dicembre). Scade il periodo transitorio, previsto dalla direttiva CEE 780/77, durante il quale la Banca dItalia ha potuto
tener conto, nel valutare le domande di apertura di sportelli, del
criterio del bisogno economico del mercato.
1990 (marzo). Liberalizzazione guidata degli sportelli: laper101

tura di dipendenze regolata dalla procedura autorizzativa del silenzio-assenso di 60 giorni. La Banca dItalia interviene quando i
programmi di ampliamento territoriale delle banche non sono
compatibili con le condizioni tecniche aziendali.
1993 (settembre). Secondo larticolo 15 del Testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia, La Banca dItalia pu vietare lo stabilimento di una nuova succursale per motivi attinenti
alladeguatezza delle strutture organizzative o della situazione finanziaria, economica e patrimoniale della banca.
1996 (febbraio). Viene disciplinata, a tutela del risparmiatore,
lattivit bancaria svolta al di fuori delle succursali, in particolare
lattivit a domicilio della clientela.
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