Sei sulla pagina 1di 35

STUDI

LITURGICI
NUOVA

SERIE

N I L O B O R G I A leromonaco
DI

GROTTAFERRATA

FERICOFE EVANGELICA
IN LINGUA A L B A N E S E
DEL S E C O L O

XIV

da un Manoscritto Greco della Biblioteca Ambrosiana

FASCICOLO

SECONDO

G R O T T A F E R R A T A
SCUOLA TIPOGRAFICA

ITAI.O-QRIENTALE

1930

S.

NILO

PERICOPE EVANGELICA
IN

LINGUA

ALBANESE

STUDI

LITURGICI
NUOVA

SERIE

N I L O B O R G I A leromonaco
1)1

GROTTAFERRATA

PERICOPE EVANGELICA
IN L I N G U A

ALBANESE

DEL S E C O L O

XIV

da un Manoscritto Greco della Biblioteca Ambrosiana

FASCICOLO

SECONDO

G R O T T A F E R R A T A
SCUOLA

TIPOGRAFICA

ITALO-ORIENTALE

1930

S.

NILO

V i s t o per la stampa

~*

Dalla Badia di Grottaferrata,


12 M a g g i o

1930
D. I S I D O R O C R O C E ,

Priore.

IMPRIMATUR

T u s c u l i , d i e 12 M a i l
BLASIIS

1930
BUDELACCI,

Vicarirjs Generals.

DUE PAROLE

D' INTRODUZIONE.

// piccolo Stato Albanese, entrato definitivamente con


propria autonomia nel numero delle Nasiotii, ha davanti
a se molti problemi da affrontare e da risolvere, per raggiungere in tempo relativamente breve, nella civilt e nel
progresso il livello delle altre Nazioni.
Tra essi importantissimo quello della lingua,
il
mezzo piit potente e pi, efficace di ogni civilt.
Una lingua albanese esiste, ricca e capace di esprimere tutto, come qualunque altra delle pi. coltivate e
sviluppate; ma purtroppo, fatta qualche lodevole e rara eccezione, essa non stata ancora in tutta la sua estensione sottoposta a studi scientifici, e di ci, se non andiamo errati,
una delle ragioni da attribuirsi alla non ricca letteratura di epoca piit antica, quando la lingua si manteneva
ancora nella sua purezza, scevra delle molteplici
infiltrazioni degli elementi eterogenei, che /' hanno inqttinata et
qualche secolo in qua.
Tra i pochissimi documenti che per V et veneranda
meritano speciale attenzione, a noi sembra possa tener il

primo posto la Pericope Evangelica, che presentiamo


lettori. Per ordine di tempo infatti, se non

per

ai

/' esten-

sione del dettato, essa rivendica per s V et piit. remota


tanto sulla F o r m o l a del Battesimo, edita dalla
da un Manoscritto
detto

MESSALE

Laitrenziano

di Don

DITURIJA

del 1.^62, come sul cosi-

Gjon Buzuku

stampato nel

1555.

Crediamo che il piccolo contributo, che a nome della


microscopica

Colonia Albanese

oggi al risveglio

culturale

di Grottaferrata

della Nazione,

offriamo

non sar ne i-

nutile ne discaro a quanti ne amano lo svihippo e il progresso.


giusto che anche questa specie di aiuti
nia giungano

dalL' Italia.

...

all'

Alba-

BIBLIOGRAFIA.

MiGNE, P . G . et P . L .
BLANCHUS FRANCISCUS,

DcHonarimn

R O M A E , Typis S. Congr.
CAMARDA

DEMETRIO,

Lingua

DA

Epiroticum

ecc.

de P r o p a g . F i d e 1 6 3 5 .

Saggio di Grammatologia

Albanese.

Appendice
lingua

Latino

Comparata sulla

L I V O R N O , 1864.

al saggio

di

Grammatologia

Comparata

sulla

Alba7iese. P R A T O , 1 8 6 6 .

L E C C E P . F R A N C E S C O M A R I A M i n . Oss. R i f o r . ,

Grammaticali

nella Lingua

Osservazioni

Albajiese ecc. i n R O M A , 1 7 1 6 .

D I T U R I J A e Perkoheshme Shqiptare. Drejtonjes

SkENDO

LUMO

TIRANE.

D M I T R I E W S K I J A . , Opisanie Liiurgjiiseskij
TrniKA.

KiEw,

Drevintsie

1901.

Patriartsie

Rukopise ecc. tom: I ,

. ,

TypiJionij Svatogrost:ij

lerusalimiskij

K I E V , 1907,
HYI.LI

I D R I T E S e Perkoheshme. SHKODER, Shtypshkroja France-

skane.
M A R T I N I A E M . et D O M . B A S S I ,
Bibliothecae
NILLES

Ambrosianae

N . , Kalendarium

Caialogtis

Codicim

MEDIOLANI,

Graecorum

MCMVI.

Manuale titriusqtie Ecclesiae ecc.

OENI-

R O C C H I A . , Codices Cryptenses seu Abbatiae Cryptaferratae


et illustrati etc. T u s c U L A N i , 1 8 8 3 .

digesti

P O N T E , 1897.

XPISTO<SOPIAHS
'Ev

K2NSTANTIN0S, Ae^txv X'^s 'AX^avtX'^? FXwaaTj?.

'At-f/vats, 1 9 0 4 .

I.

\A S C O P E R T A D E L T E S T O .

"

L a prima segnalazione del documento preziosissimo


si deve al compianto nostro P . S O F R O N I O G A S S I S I : segnalazione alquanto incerta, ma che fu sufficiente a l l ' espertissimo Bibliotecario dell' A m b r o s i a n a di quel tempo, a
rinvenire subito i l testo ricercato.
C i riferiamo a pratiche svoltesi verso i l 191 2, quando prefetto di quella ricca Biblioteca Milanese era
A C H I L L E R A T T I , ora Sommo Pontefice, gloriosamente regnante col nome augusto di P I O X I .
Dobbiamo ancora una volta rimpiangere 1' immatura scomparsa del nostro caro Confratello, poich con l a
sua morte abbiamo perduto le memorie delle modestissime fasi che hanno dato alla B a d i a di Grottaferrata la
possibilit di pubblicare la rara Pericope, e 1' alto onore
di metterla in possesso di un autografo del futuro
SOMMO

PONTEFICE.

T r a le carte del G A S S I S I nulla ci stato possibile


rintracciare delle pratiche corse tra lui e M"^. Bibliotecario : v i sar stata certamente l a bozza della lettera di
richiesta con 1' indicazione del manoscritto, e chi sa ?
forse anche qualche lettera d i risposta : avremmo avuto

IO

un nuovo documento d e l l ' innata gentilezza del Bibliotecario Insigne, e per i l nostro A r c h i v i o una memoria
carissima delle relazioni preziose avute con i l futuro
Papa P I O X I .
L a mancanza di tali documenti ci viene nondimeno
in qualche modo supplita dalla compitezza con la quale
r Illustre Bibliotecario favoriva quanti a L u i ricorrevano per qualsiasi aiuto o schiarimento, come oggi, nella
inesauribile sua carit, apre i l suo ( ^uore ad ogni necessit materiale e morale dei popoli a L u i affidati d a l
D i v i n Redentore.
Pregato pertanto dal P . G A S S I S I di far eseguire una riproduzione fotografica del testo albanese, non solamente si prese sollecito pensiero dell ' esecuzione del
lavoro richiesto, ma ebbe la delicatezza squisita di far
conoscere al richiedente 1' indicazione esatta del manoscritto, ben diversa da quella fornitagli dal G A S S I S I .
L a notizia si ricava dalle poche parole scritte a
tergo della fotografia, che noi reputiamo a sommo onore di mettere sotto g l i occhi dei nostri lettori in apposita riproduzione. Vedi Tavola A.
L ' indicazione com' naturale corrisponde a quella
data nel Catalogo, t. I. pag. 147 ( i ) .
[Codex] 133 (B. 112 sup. olim T 3 6 0 ) Chartac.
cm. 2j,j
s. XIV: f. 6j ttem frushtm,
continet verso, ex alio libro, fragmentuin
quod inscribitur sayysXtov
p,3avsTLXov (sic) x-qc, [isyrjS Tiapocaz (su) f^c, aocpia opO-T], etc;
recto autent notas musicas.
A i solerti compilatori sfuggito un altro piccolo
componimento scritto pure in lingua albanese ; n ci
(i)

MARTINI

et

B A S S I loc.

cit.

I [

deve far meraviglia stante l a brevissima estensione del


testo, che per di pi racchiuso e quasi ricoperto con
l'originale greco, di cui l'albanese versione letterale.
In due distinte carte noi daremo la riproduzione
grafica dei due testi che, per 1' epoca in cui furono scritti,
ci sembrano piuttosto unici che rari ; seguir la lettura
nei caratteri greci prima, con quelli dell' alfabeto corrente della lingua albanese poi, in confronto con altre
traduzioni fatte po.steriormente.
Correderemo infine i l nostro breve studio sul testo
con qualche piccola nota diretta a render conto della
U-ttura, non consentendo la natura e lo scopo della nostra illustrazione d i divagarci nel campo filologico.
M a prima di tutto ci converr dire qualche cosa
delle ragioni della versione nei riguardi storico-liturgici.

TAVOLA
INDICAZIONI

CAAA. .

,<3

^,

AUTOGRAFE

DI

S. S.

'

, 9 / 7

PAPA

PIO

XI.

A.

IL

L E VERSIONI D A L GRECO

DELLE

PERICOPl EVANGELICHE
NELLA

LITURGIA.

A n d r e m o forse troppo lontani dal tema se qui volessimo soltanto accennare tutto ci che si scritto dai
dotti suir uso antichissimo di tradurre il Vangelo, di
cui davasi lettura nella Sacra Sinassi, nel dialetto o
nella lingua del popolo, che costituiva la adunanza dei
fedeli. T a l e usanza in modo particolare avea preso piede nei centri pii popolati tra i confini dell' Impero, nelle
Chiese principali presso le quali la lingua ufficiale era
la greca per 1' Oriente, e la latina per 1' Occidente, non
senza eccezioni per 1' una e per 1' altra parte.
Se ne conchiuder forse che la regola fosse comunemente accettata e la delimitazione cos rigorosamente
stabilita, da riscontrare dovunque uniformit d e l l ' u s o
invalso ? Sarebbe assurdo i l pensarlo; pi che da formali
prescrizioni, usanze di tal natura venivano sanzionate
dalle esigenze particolari delle masse dei fedeli, a cui
era connaturale una lingua anzi che u n ' altra.
Ci in modo specialissimo si verificava nei primi
se oli della Chiesa, quando su questo particolare, non

ostante 1' adozione ufficiale del greco e del latino, la


disciplina non era stata ancora ben determinata. E cos
mentre a Costantinopoli, in A n t i o c h i a , in Alessandria,
a R o m a ed altrove l a lingua greca era comunemente
intesa e adoperata nella L i t u r g i a ; in E g i t t o , nella S i r i a ,
nella Mesopotamia ecc., tutta la vita e tutto i l movimento liturgico era affidato alla lingua propria di ciascun
paese.
S. A n t o n i o i l grande infatti, per citare qualche esempio, non conobbe la lingua greca; e quando ebbe la v i sita dei due Filosofi greci, a cui era ignoto i l Copto,
spp,rjvsa)s - scrive S. Atanasio, ( i ) - per interpetre - rispose ai loro quesiti : i l passo del Vangelo quindi, che lo
chiam a vita pi perfetta, egli ud in lingua copta, che
ra la parlata in quella regione, come ne era altres la
l i n g u a liturgica.
E al contrario se S. Procopio M a r t i r e Scitopolitano
aveva 1' incarico di tradurre dal greco in siriaco le sacre letture che avean luogo durante la liturgia (2), dobbiamo dedurne che, pur rimanendo lingua ufficiale la
greca, essa non era intesa dai concittadini del M a r t i r e
interpetre.
L a versione del Vangelo pertanto era di uso comune tra le cristianit che non comprendevano la lingua
ufficiale di quella data Chiesa ; n pi n meno di quel
che opportunamente si pratica ai nostri giorni riguardo
a l Vangelo festivo che, tradotto in volgare, con brevissimi commenti, viene distribuito al popolo.

(1) P. G . t o m : X X V I , c o l . 9 4 4 .
(2) N i L L E S N . Kalend. etc. t o m : I, p a g . 2 0 5 - 2 0 6 .

I documenti di cui presentemente disponiamo non


sono sufficienti a stabilire se la versione si facesse del
solo Vangelo domenicale e festivo, o se si

estendesse

anche alle letture evangeliche giornaliere.


D a ci che si narra del S. M a r t i r e sopracitato dovremmo pensare che 1'interpetrazione, o versione, delle
letture liturgiche appartenesse d' ufficio anche ai Lettori, non ostante che nei primi secoli della Chiesa vi fosse una classe speciale di uomini incaricati di tale mansione e che erano chiamati ^Ep[i"/]VL)Tal ermineuti o
interpetri. M a pel fatto stesso che
Ermineuti

ordinariamente

traducevano verbalmente dal testo

letto,

gli
si

spiega come le loro versioni non sono arrivate fino a noi,


anche se
l'eccezione

si

volesse

far derivare

da quell'uso

singolarissima della pericope

del

Vangelo

del giorno di Pasqua, come vedremo in seguito.


da un manoscritto del

IX-X

senta i l T'JTiiXv

usanze

le

secolo,

che

liturgiche

antico
Intanto

ci rapprepi

antiche

della Chiesa di Costantinopoli, ci assicurato un t e r m i ne a qtto le versioni del Vangelo erano limitate alle sole Domeniche e nella sola lingua latina.

III.

V A N G E L O
A N C H E

D E L L E

D O M E N I C H E

I N L I N G U A

L A T I N A .

esimio Prof. A . D M I T R I E W S K I J I O attesta esplicitamente: era particolare


usanza della Grande
Chiesa,
nelle feste solenni, cantare il Vangelo e qualche volta
anche V Epistola in lingua latina ( i ) ; mentre i l testo da
lui publicato e illustrato sembra escludere qualsiasi altra festivit. V i si legge infatti nella descrizione che
q u i v i data dell' Esaltazione della Croce (14 Settembre),
una nota che a noi sembra decisiva : Pt[jLatov (suayysXiov)
sv TaTi;) T-j] 'EopT-^ ou Xsysxat, Kupia^fj?
o'jarjC :
L'

in questa festa non si legge il Vangelo in latino, non


essendo domenica ( 2 ) ; i l che porterebbe come conseguenza che ormai l a lettura della versione in lingua latina
si era fissata per le sole Domeniche.
N o n i l caso d i indagarne qui le ragioni; notiamo
soltanto che i l testo albanese d i cui ci occupiamo, in
mancanza d i altre testimonianze, rappresenterebbe u n a

(1)

D M I T R I E W S K I J , Drevintsie

(2) i d . i b i d .

Patriarts.

p a g . 290, i n nota.

17

eccezione alla regola, se pure non si voglia ammettere che, andata in disuso per qualche tempo l a prassi
delle versioni per g l i altri giorni festivi, sia stata posteriormente richiamata i n vita.
Per lungo tempo, a notizia nostra, V usanza domenicale si salvava per l a sola festa di Pasqua nella G r a n de Chiesa ( i ) : in conformit d i questa vetustissima tradizione registrata nei manoscritti piij antichi, i l V a n g e lo della L i t u r g i a d i Pasqua tolto dal primo capitolo d i
S. Giovanni, ancora al I X secolo veniva solennemente
cantato prima in Greco d a l Patriarca e p o i i n latino
d a l l ' Arcidiacono: Quando si canta il Vangelo romano,
leggiamo i n uno d i quei testi venerandi, i l Patriarca d
la pace (al Diacono) e... quindi, sorreggendo il Vangelo avanti a lui due dignitari del seguito, intona l' inizio
di S. Giovanni, e legge il Patriarca dal Sintronon ( 2 )
rivolto al popolo; dall' ambone ripete il Diacono
periodo
per periodo la lettura che vien fatta dal Patriarca ( 3 ) .
(1) E s c l u s e l e C h i e s e c h e p o s t e r i o r m e n t e
legio, i n R o m a quando celebra i l P a p a
cantar r e p i s t o l a e i l V a n g e l o

ne ebbero i l p r i v i -

antichissimo

i n lingua greca.

Cf. P. L .

1' u s o d i
Ordines

Romani ^iissim.
(2) Sinthronon.

E i l piccolo trono collocato

t r a g l i s t a l l i d e i S a c e r d o t i ; pi m o d e s t o

dentro i l

d i quello

Vima

c h e s i a-

derge nella Chiesa.


(3) D M I T R I E W S K I J l o c . c i t . p a g . 171: ToO SE PwjxatoD E a y y e V.cM vayova)ay.o[tvoL, epTjvs'jet 6 IlaTpcapxTs
a x ; vaytvway.ftv

sTreto-?) T ypaixv

zlprivr}'^ kauxC o SiSwatv, X7A [isx x slp-q-

veOaai, (bg ziprjXM, x pw[xaIov, xoO 'Ap)^tStaxvo'j Xyovxog Seccia,


accpayCeo y ' v.a.1 Xiytf
aTo EayyXtov
' E x xoO x a x

Ep-^VT] Trat E l x a xpaxo'jvxwv evwTxiov

xoO xe Kavaxptatoi xscl Ixpo'j py^ovxog, Izcpwvet-

'IwavvyjV x a l 6 'Ap)^iStdcxovoc'

ax(0|j,ev K a l v a y t v w a x s t
^XTLWV Txpj xv A a v
J3wvt Ttp; s x a a x a

x . X.

' E v ao'^ia IIp-

[jiv Xlaxptdcpxi^; ano xoO a'jv&pvou

avxtcpwvet S 6 auvavaytvwaxwv Iv xw a[x-

i8
E

ancora pi chiaramente e con maggiore svilup-

po di rubriche, leggiamo in altro manoscritto, edito dallo stesso Prof.


v.al

[isyXyj

Kupiar^Tj xo

EayyAtov

'Ex

aipTjVsuovxog,
x^

EipTjVY] Toi .

aocpioc 7xpa)(W[xsv .

Kal

Aty.ovoc

UTX

XO

xal

xo x a x
Kal

Socpta x a l sT^iSiSoTai
Xsysi

'Itvyr;v

"Aytou

'Ap)(i8ixovog

xoQ n a x p L p ) ( 0 ' j

naxpiap)(rj$

n a x p ! , p ) ( o u ouxcoc"

Euay-

Xysf

'Ev

p)(o[jisvou

Asystv,

xp'Ctov

y p ( a ) i x s saxwg sv x(p "A[JL,3ft)VL sxccwvs

syjJLcva

yoig X . X.

Xsyst

EayyXtov,
'Ex

(Xsysi)

T"^ yiqc

TwvvTjV x a l xo IlaTp'.pyou

'Ap)(_LSixovog

naxpip)^);]

0 Aixovoc

lidaja...

xo x a x

ysXiou x vyva)a[jLa ,

in altra sua opera :

DMITRIEWSKIJ

' E v p)(rj

Y,V

(i).

M a non basta: a perpetuare nella

Chiesa

questa

tradizione veneranda, i copisti non rare volte si davan


premura di riprodurre

scrupolosamente

la

distinzione

dei periodi, come venivano cantati ab antico, e di

ci

fanno fede non pochi manoscritti ( 2 ) .


A Costantinopoli era costante 1' usanza

accennata

e durava ancora ai tempi di Niceforo Callisto: / p i xo


v'jv (il Patriarca legge i l Vangelo)

xal

TipcxTjV fj[JLspav xf^c, naa)(aXio'j 'Eopx-^g...


cpcovovxar
hixovoQ

oaa

X. X.

yp

sxsvoc A s y s i ,

|j,}aaxa x a x

xal

XT^V

SiTtJC sx-

STistxa Xysi xo\Jxo x a l

(3).

N u l l a ci dice

NICEFORO

riguardo al canto della ver-

sione latina; dai commenti che egli fa seguire alle parole riferite, si raccoglierebbe

piuttosto

che

ai

suoi

tempi non se ne serbava pi i l ricordo, il che facilmen-

(1)

DMITRIW:,

Opisanie ecc. t o m . I . T r n i K A , p a g .

(2) C f . A . R O C C H I , C o d i c . C r y p t : p a g . 2,3.
(3) P. G . T o m , C X L V I ,

Hist. Eccl. col. 861.

136.

19

te trova la spiegazione d a l l ' a n t i p a t i a che in modo speciale fin da q u e i r epoca si aveva contro tutto ci che in
qualche modo sapesse di latino.
D e l resto come i suoi commenti non dicon nulla
di importante, cos senza significato e senza valore liturgico sembra a noi la lettura del Vangelo nella stessa
lingua, fatta prima dal Patriarca e ripetuta poi dal D i a cono: r inutilit della ripetizione ci di indizio della
alterazione della prassi di tempi e di tradizioni pi sane.
Superfluo aggiungere che della innovazione costantinopolitana non esistono tracce n tra g l i antichi documenti, n nella tradizione ecclesiastica dei secoli passati.

IV.

VANGELO

D I PASQUA

I N PI L I N G U E .

Con r andar del tempo, non sappiamo se a causa


di un tardivo richiamo delle pii vetuste tradizioni, o a
motivo d i un normale sviluppo liturgico, l a pericope evangelica della Messa di Pasqua fino ai nostri giorni
viene cantata in pi lingue, e d i solito in tutte quelle
che presumibilmente sono intese o parlate dall' adunanza dei fedeli, che assistono alla divina L i t u r g i a .
L a prassi cos comune che non mancano edizioni speciali della pericope giovannea in pi lingue o
dialetti: citiamo per tutte una, splendidissima, in otto lingue uscita in Russia ( i ) .
'
Molte le spiegazioni che se ne adducono: i l N I L L E S
scrive che tale maniera di cantar i l Vangelo di Pasqua
stata introdotta adsignificandum
praedicationis evangelicae consensum pei" totum orbem ab Apostolis
uniforiniteiffactum, licei diversis linguis et in remotis terrae partibus {2).
(()

EvANGHELiE

OT I o A N N A

Pasche. P o Blahosloveniu
(2) N I L L E S ,
riporta

anche

Z a c z l o I v o sviatij v e l e k i j den

Sviatijshaho

S i n o d a . Senza data.

loc. cit. tom: I I , p a g . 315. I l chmo


queste

parole;

i v i , p a g . 314.

TioXuy/lwxTO'j canili evangclii: 'AvayLvwa-/v-ai


Urt xoQ naxp;,ai57_G'j

-/.ai TX xwv yt'wv

Scrittore

De

solemni

x aytov Eayytov

'Af.}(tep(i)v,

TLsptooty.wj

21

P e r a l t r i i n v e c e c o t e s t a u s a n z a si c o l l e g h e r e b b e c o n
r u l t i m a eco
quei

Padri,

intaccava

del C o n c i l i o Ecumenico
condannata

la Divinit

1' e r e s i a

di

Nicea,

a r i a n a che

direttamente

del V e r b o , p r i m a di separarsi

l e r o c o l l a z i o n a r e c o l testo g r e c o a u t e n t i c o

le

nelle varie lingue, e in modo specialissimo


primo capitolo di S.
maniere
A
z i a che
dremo

G i o v a n n i , che

dove
vol-

versioni

quella

del

s a r e b b e s t a t o i n pi

interpolato dagli eretici.


questa

tradizione sembra

ci f o r n i s c e

Sozomeno

possa

(i),

riferirsi la

il quale,

come

notive-

fra b r e v e ,

parlando di qualche particolarit litur-

g i c a delie Chiese

d e i t e m p i pii r e m o t i , c i a s s i c u r a che

e r a n e l l e t r a d i z i o n i d i C o s t a n t i n o p o l i che i l P a t r i a r c a l e g gesse lui il p r i n c i p i o del V a n g e l o di S.


giorno solennissimo di
E p p u r e fatalit

Giovanni,

nel

Pasqua.

v u o l e che

ora dal coro

universale

d i tutte le C h i e s e d ' O r i e n t e , che i n q u e l g i o r n o m e m o r a n d o


a n n u n z i a n o i n p i i l i n g u e le g l o r i e d e l V e r b o I n c a r n a t o ,
sola sia la nota mancante,

e questa

tace

una

precisamente

l nella G r a n d e C h i e s a , la C h i e s a d i C o s t a n t i n o p o l i !
C o n t r o r u n a n i m e c o n s e n s o d e i t e s t i pi v e n e r a n d i
delle antichit

liturgiche; contro

le C h i e s e che

d a C o s t a n t i n o p o l i e b b e r o l a v i t a e le t r a -

dizioni; soltanto

il Patriarcato

SIC t a - ^ p o u ; iav.-yjz

t;

Nelle diverse edizioni

di

mo,

t868,

i88o,

1897

l a prassi costante

del-

ha cessato di p r o c l a m a r e

e&oaTai, I t a T ' j T i t x v K I T . a d h . d .
quest' ultimi
1923,

anni

di

cui

disponia-

le p a r o l e q u i r i p o r t a t e s i

riferi-

scono al V a n g e l o del Vespero.


(i)

P , G . t. L X V I I H . E . l i b . V I I , 1 9 - c o l .

1147:

T a ' j - r ^ v tr^v

tEpv jjL^iov vayivcaxst. [lvoj 6 'Ap)(t,SLaxovoc' T i a p SE y.Woiz,


(xnot;) ol Staxovot. 'Ev KOXXTXZ 5 'ExxAvjcjtatg 00 ' l e p e t ; |j,Gvot,
i v S Titai^jjLot; T^iipacg 'ETrtaxoTio;, w; v KwvaTavTtvouTiXet xax

TYjV 7tp(i)f/]v fjjxpav

x'qz, 'Avaaxaat'jjio'j

"Eopxi^j.

2?

al p u b b l i c o c o s m o p o l i t a
folla nelle C h i e s e ,

che

la g l o r i a e la Divinit

miliato, ma risorto ! E
A

quanto

n e l g i o r n o d i P a s q u a s i afdel C r i s t o u-

perch tale innovazione ?

si d i c e , p e r m o t i v o d i p u r o o p p o r t u n i s m o

e d i u m a n i r i g u a r d i ; i n pii l i n g u e v i e n e c a n t a t o n o n i l V a n g e l o d e l l a M e s s a , che
ore

incommode

spero

che

del p r i m o mattino, sibbene quello del V e -

p u r e s s e n d o t r a t t o da S .

valore di protesta
turgia,
vinit

per r a g i o n i d i orario coincide con le

contro

n i l s i g n i f i c a t o

1' e r e s i a ,

come quello della L i -

di professione

del Cristo risorto,


Preziosa conferma

z a che

G i o v a n n i , non ha il
d i fede n e l l a D i -

d o p o 1' i g n o m i n i a d e l l a C r o c e .

della solennit

si d a v a al canto del V a n g e l o

nella Messa,
mandataci

abbiamo
TO'JTW

campana

ne

di

in

ciascitn

S.

Giovanni

singolare

tra-

d e l s e c o l o X I I : x p o u s i a i 8s

|JLV(}) xtp

xai

EuayysXtcp sv [Ji'.sc a z a T T j xoO

Xyou TSAsiqc, /ipo'ja|JLa sv [Ji.s)(pt, TsXoug


la

di

nella prescrizione

da un codice

6 ayj[jLavT-?jp sv

e dell' importan-

- si d un segno

con

questo SOLO VANGELO; un tocco solo alla

fi-

periodo

fino

(i) Cf. C o d . Messati:

alla

115,

"/tata ' I w ( a v v 7 j v ) " ' E v pxt)

fine

olim.
^

(i).

pjB. f o l . 2 2 4 .

Ayo;.

Eayyiov

'Avaytvwaxexxi

xal

TO'jxo I v S o v xoO |3-i^|jiaxog Ttap xoO X l p o e a x w x o ; TJ XOO a ' Trpea^uxpou

V x w auv^-pvw. "E^(D&ev S v xw a|j,j3(i)vt vxtcpwvelxaL Tzap xoO


Aiay.voij xv a x v

Xyov

X y o v x o ? axoO ovTcep e x s f v o ;

IvSo'S-ev.

6 a7j[jiavx7)p v XO'JXM [xvcp xw s a y y e i f o v [ii.


/waxyj xoO X y o ' j x e X s ' a , x p o ' j c r j i a sv [lxpt XXO'J;.
Kpo'jexat
La

p r a s s i o d i e r n a ( C f . NILLES l o c . c i t ) . a m m e t t e

attiavxTyptov a l l a

del

Ss x , a l

chiusa

finale

del V a n g e l o :

finito

il

suono

canii.

iL

Ma

TESTO

ALBANESE

tempo oramai d i trattare

direttamente

n o s t r o testo ( i ) . P u r t r o p p o esso n o n c i d l a
d e l l a Pericope

Pasquale

d e l Sabato Santo,

del

versione

m a q u e l l a d e l l ' "Op9'pos s o l e n n e

o d e l l ' 'ETiiTacpio? 0p-?jvos.

D i f f i c i l m e n t e i n t u t t o i l c o m p l e s s o d e l l e n o s t r e ufficiature

si r i s c o n t r e r

un insieme d i inni e

di

motivi

l i t u r g i c i p i l i s u g g e s t i v i e pii c o m m o v e n t i d i q u e s t a .
R i e v o c a t i nelle d i v e r s e
di Venerd

i misteri della

S a b a t o che v i e n e c e l e b r a t o

Ore

canoniche

Passione,

n e l l ' "OpO-poc d e l

l a sera, si

morte e la sepoltura del Redentore.

del giorno

commemora

la

E i n d e t t a ufficia-

t u r a t u n o n s a i che pi a m m i r a r e , se )' o r d i t u r a m e r a v i g l i o s a c o n c u i essa s t a t a c o n c e p i t a e c o n c a t e n a t a i n


a r m o n i a c o n le altre celebrazioni che l a precedono e l a
(i)
di della

D i ci che possa dirsi


Liturgia

Francescani
tichissimo
ehu

r anno

Kallnduar
gjiihes

di Scutari

Missale
1533>

della

lingua albanese nei riguar-

noi aspettiamo che ci parlino i Reverendi Padri


che hanno intrapreso la ristampa dell'
dal

Sig. Don

tradotto

nel loro

P e r i o d i c o H Y L L I I DRITES ( V i e t a V I ,

IJ30, N " i ) , sot*^o i l t i t o l o : Monumenti

shqype.

Giovanni

An-

Albanese

Buzuvjetri

24
seguono,
che

o la sublimit

assurgono

ca a b b i a

delle

composizioni

imnistiche,

a l l a l i r i c a pii s u b l i m e c h e l a C h i e s a G r e la morte

del

C r i s t o s e g n a 1' i n i z i o d e l l a s u a g l o r i f i c a z i o n e , e i l

tra-

sporto

mai prodotta.

Per gli Innografi

d e l suo C a d a v e r e

pili ( loquente

della sua

I n o m i del melode
Maiuma;

viene

esaltato come il trionfo

Divinit.
teologo

pii p r o f o n d o COSMA

d i u n i t a l i a n o . MARCO

d' Otranto

di

di
una.

p o e t e s s a , l a m o n a c a CA.S.SIA O CASSIANA ( I ) s ' i n t r e c c i a n o n e l l ' i n n o s t u p e n d o , r e s o p'i a t t r a e n t e d a l l e m e l o d i e n o s t a l g i che d e l l a m u s i c a b i z a n t i n a e d a u n m o v i m e n t o l i t u r g i c o


sorprendente,
ne s o n o

nell' atmosfera

i caratteri

d i d u o l o e d i m e s t i z i a che

dominanti: raggiunge

forma

quasi

d r a m . T i a t i c a n e l l a p r o c e s s i o n e che r i c o r d a q u e l l a che p i e na di desolazione

si svolse

t r a le t r a g i c h e

pendici

del

Calvario !
II C r i s t o v i e n e c o n d o t t o
non

si m o s t r a n o

mento

al sepolcro:

tranquilli, temono;

hanno

n a s c o s t a t r a le o m b r e
di terrore.

del

a g u a r d i a e che

ne v e n g a a s s i c u r a t a
contato nel V a n g e l o
mozione degli astanti

1' e n t r a t a .
di S.

presenti-

(i)

D i questi

Gheschichte
Per

der

quella

cnn

i sigilli

Tutto

Matteo,

tomba
oggetto

di

soldati

dallo

Stato

questo viene
che

tra

la

raccom-

n e l l ' "Op\'poc. d i

cui

l i t u r g i c a ne r i p r o d u c e o g n i

pi

i n n o g . a f i p a r l a l u n g a m e n t e i l KRUMBACHER i n

Byzanthiischen

Cassiana vedere

ecc.

di

divenuto

un m a n i p o l o

viene letto

scriviamo: la cerimonia

giardino,

P i l a t o c o n c e d e che

ne s i a p o s t o

atavYj

il

d i n u o v e sconfitte: c h i e d o n o a P i l a t o g a r a n z i e spe-

ciali a riguardo di quel Cadavere

i suoi nemici

'Ev AeMAi:2,

anche
1912.

Litteratnr
F.

toni. II. 277, 296

AAIIIIAKH,

jxovayy^

ecc,
Kaa-

piccola particolarit...
cesse c o n o s c e r e
to s a c r o ,

E r a n a t u r a l e che a l p o p o l o s i fa-

tutto questo

senza aggiunte,

nella semplicit del raccon-

senza c o m m e n t i .

E la versio-

ne che q u i p u b b l i c h i a m o .
C o s t i t u i s c e essa u n ' e c c e z i o n e ,
non piuttosto ci rappresenta
racolosamente

una

singolarit,

una reliquia preziosa

o
mi-

s a l v a t a d a l n a u f r a g i o , che h a i n g h i o t t i t o

tanti tesori liturgici ?


La

seconda

i p o t e s i p e r n o i pi p r o b a b i l e , e p e r

i p r e c e d e n t i s t o r i c i d i c u i a b b i a m o pi a v a n t i r a g i o n a to e che sanzionava'^o u n a t r a d i z i o n e a c c e t t a t a , e
ch ci s e m b r a
stata

a p p e n a s o s t e n i b i l e che

1' e c c e z i o n e

persia

fatta p e r l a s o l a l i n g u a a l b a n e s e e d e s c l u s i v a m e n -

te p e r r

'ETllTCCCpiO;

OpfjVOS.

'

27

TRASCRIZIONE

D E LTESTO

MANOSCRITTO.

S. Matteo X X V I I , 62 e segg.

1. EuayysAiov pjSavsxixov T(f;)s \i{s)y{ix)X{y]c,) 7tapa(axsu)'^?


2.
;

aocpsia op{)-Y| xouao[A(sv) TOQ y . suayysXoD' 7:psiaLV [xaX'S-ss

8 . ouyycX, vayva[i. suay(ysX) a v TTJ STtpsfJiTtTS \i.os


4. st [jLsv sasp x j a l sasp, x a l a T S [ i s T 7tp|Ji7i;T, ou\ir.i

5 . XwSt 7TpicpTpj, sS ^ a p t a a i o i

'9-v T i i X T w t

6. Z w T sxo'j Tj xo6a[i a siou TxXv sSxoup "/j(c) syyj


7. X '9-a 7xp Tpsv TI'T 7i:"/jpLpp,f O'jpSouptb
^

8 . axo'j yyicXa'i Zcx, TOU[A7IXT j5pi [io anp...


9. T j . . . J spTjVSL v T ' a[ xo [JLaQ'TjTa, sjil'oYjv

: 1 0 . ax- TCpaQ'v Xaoiiai a o5v yxp as'jSsxoup


1 1 . c i a t i f i a xJxia TcpaTia, x s j x E i a s izipa'
1 2 . 7T:pa9- "iXxi xJvi xouaxoSi' -np/'f^vr^v \i~cl
1 3 . X papV Ole Tix a:ppayiai)V yyoupj |JLX
14. yy)-rj xouaxoSis. ao'j[Ji|3i Xi ^xi voQv.
1. 'Apj3ave"txov la

XjSavixtxv l a f o r m a letterale; l a p r i m a d e l -

decadenza e del popolo;

2. 2o-.pia 3. aiv -

ao-fix

avjv -

voce greca

shn -

cela

una

punta

di

disprezzo.

sapienza.

san{to)

O'jyyel - o'jyyiX c o r r u z i o n e d i EayyXiov, E'jayyiX - seg n a t o d a l CRISTOFORIDIS e d a l CAMARDA. Avayvwajjie


- v a y v w 3 [ i a v o c e g r e c a - lezione,
a-qvxrj - aT^vxrj - e avxe
shente TipiiTxs forma

santo

i' -

segnato
-

d a l CRISTOF. e d a l CAMAR.

prmpt-ia,

notata n e l l a s o l a p r i m a

d a l CRISTOF., i n t u t t e d u e d a l CAMAR. - ( g i o r n o )

tesa - preparazione
4.

Tpy/jXTtx-ja
-

Venerd,

d a l v e r b o prese

per e s p a n s i o n e d i v o c e -

d i at-

aspettare ?

e.

[i - |ir; - p,b D A LECCE, CRISTOF. iTrvw - s o p r a - s u l ;


CAMARDA [xbe [x[i - ji voEp - vap - CRISTOF. e vaap
e vaxp CAMAR. Messere
BLANC. x a l (v)ap x a l - xje
-

CRISTOF. aTi -

dal o

dopo

il domani;

te

nssere

DA

28

L E T T U R A

C O N L ' A L F A B E T O

p%-(\v xoO yi'ou E u a y y s X t o u

2.

Socpta

3.

OuyylX

4.

s('.)[xs vsasp xs

Tipsi av MaX'S-ss

avayva)ajj,(a). E u a y ( y s X asvx s
(v)sasp x

sax

7xp[X7Lxs

%'<XVB

xo'jjxoua|jL as ai3 o[u] TxXav sSs xoup 7ja[]yyt

7.

aX s 0-a as 7ips(i) xps dixs 7iptpsfA() oipSp


aaxo'j yytsXa!,

Zx, x mbiXsx jjapi

s ,3ivv vax s a[o]xij

[JLOC

[JLad-ixsjx s

Tips

,3isBv

10.

ax- Tcp 9v() XaouaL(x) as ou vyps a pSsxoup(tx)

11.

tax [JL X x j ( a i )

12.

up

13.

(vi) ^pv a i s T i x . acppaytavi youptv [Jisx

14.

yjiO xouaxoBis aou|x() |3isx, ^xi vouv.

{)-a

TiiXxi

L F X C E dopo
,

[lSs

7T;iXxa)t(x)

8.
9

[l x 7rpc[i7ixs(v)ou [XTi

5 . XSc s 7T:picpxpj(a) sBs cpaptasjx s


6. Zx,

GRECO.

Kpa.Tvx s

xsjvi xouaxoSr TLptvt(j)

dimani,

7ip[i,7ixe z''ifz

sopra.

- upc^STEVia - priftria - sacerdozio


con

la

sate - r^cjx

- est - , CAMAR. pie - 11,TJ - m b i :

o. [iTitX&i - 'jxbXo-ij-onj d e l CAMAR. imp/eo;


pletamente

7ta.p{')x

[ibiX

x a l - x j - qe - 196,

e l a x isht e an'shte
l'ftfz sopra.

xxj(c) a

forma

si radun.

7i:ciq5tEpi(a)

- -.papiaaioi - cpaptaaoi-com-

greca

- Farisejt - i

Farisei.

IIiXaTWi - nT()i(-i:): r a r o e s e m p i o d e l D a t i v o g r e c o c o n i l
dittongo improprio sciolto.
6. xo'jTjxo'jafi

- x o ! j j x o ' j a ; i ( ) k u j t u a m , CRISTOF. CAMAR.

rz'ci?^-

dammo.
e l - a u - a i - a i - quel,
: il, n o n segnato
u Signuri
Non
do.

oh i n v e c e d i 5 - a r t i c o l o g r e c o

d a nessuno C f . i l d i a l e t t a l e n a p o l . e s i c i l .

- il Signore,

TZAXV

g r e c o TiXvog -

impostore.

segnato. xoOp - xo^jpe, xouppe. CRISTOF. CAMAR.


y y i a A - yjaX - e anche yjX - gjalle,

qtcan-

vivo.

7. Ttp - TipEJ e Ttpi p r e - p r a x , Tcap, TX, CRISTOF. dopo,


d i , i n s e g u i t o CAMAR; vxix - d i x - d i t e - giorno.

quin-

IlYjpipEfJit

29

LETTURA

CON L'ALFABETO

PREI

2.
3.

4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.

CORRENTE.

EVANGJL

SHENTE

E PPEMPTE E

SHEM

M A T H E E

MADHE,

E m b nesr qe nssr q sht m b t prmte(n)


n mb lodhi e priftriaedhfarisenjt ethan Pilatoi(t):
Z o t , e k u j t u a m ( ) se a i o p i a n e e d h k u r ish n g j a l e t h a se pre(i) t r e dite p r i r e m ( ) ; u r d h r
asht, ngjielsi
Z o t , t m b i l e t v a r r i m o s ptqene(?) e v i j n n a t ( n ) t atij m a t h i t n j t e e v i e d n
a t , p r thon(e) laLisi(t) se u n g k r e s v d k u r ( i t )
e s h t m k e q s i i e p r a p a e k e q i s se p a r ( a ) .
p r a t h a F i l a t i : k i n i kustodi(in), peririj m b i lni v a r r i n s i e p a a t ( ) , s f r a g j i s n i g u r i n m e t
gjith kustodie. S h u m viete, Z o t i Nn.
voce media

7ipp[jie

CAMAR.

propriamente

d i Tieptep e Tipep p r i e r
rivolgere

ritornare

CRISTOF.

risuscitare.

yyieXat? n o n r e g i s t r a t o ; eccelsofxoD - x - t , s e g n a t a d a l CRISTOF.


che. papt - |3dcppt - jSppt, v a r r e : CRISTOF. CAMAR.
tomba.
9.ra(>c)V? CRISTOF. vvo|jiat mi unisco,
riunisco
- si
uniscono.
ed g r e c o i n v e c e d i t : zedi sopra. a(L)xoO - axoO - a t i j di lui.
[iaS-yjxal - g r e c o - r e g i s t r a t o d a l CAMAR. discepoli.
jBtSvjv
- ^teSvv - v j e d h j n CRISTOF. CAMAR. rubare - r u b a n o .

8.

10. Xao'jCTt - jao'jao(x) - e Xa;-t, Xa; g r e c o , n o t a t o


STOF. e d a l CAMAR.
11.

etaxc

popolo.

- tcjxE - g r e c o axi. : vedi sopra.

Xxja: -

kekjai-a

Tiptptv -

7v7.jcy(?)

- xaxtoc -

- guardia.

Tipigv'JV

malvagit.

12. xo'jCTXO - xo'jcjxoSt'a v o c e g r e c a custodia


-

d a CRI-

CRISTOF. e CAMAR.: vedi

sopra.

- [iTiiXvi - m b u n j , CRISTOF. m b l i n i , chiudere - chiudete.


j3pV - jjapv ^pptv - '^ppi^ tomba: vedi sopra, acppayatve
- dal g r e c o acppayt^w s i g i l l a t e . - CAMAR. s e g . a'.ppay s f r a g j - dhe sigillo,
yyo'jptv - yo'jp-t - CRISTOF. CAMAR. pietra.

13. jiTTEtE

14. yyt}Tj - yjt'S- - CRISTOF. CAMAR. g j i t h - tutto, o g n i . koDaxooE


vedi sopra
muslat:

arju\,{t) molto.

Tcveufiaxtxg -

aoufjie - s h u m - CAMAR. CRISTOF. s u m -

voOv - vouv-t - g r e c o m o d . vo'jvc - C R i S T o r " .


il padre

spirituale

- il Sacerdote

- il

Vescovo.

TAVOLA

TESTO ORIGINALE

ALBANESE

DELL'INNO

PASQUALE

C.

31

LETTURA

D E LTESTO GRECO E DELLA

T y(^p',OTo)c.

K p i a t i oYyi'a

vozi

VERSIONE.

ppavsxtxov.

as'jSsxouptx

'

jipii s [lpt

saxsX

s i a x l ' v Ta|3p

yysXvoc Soupw

TtaxTjaag

xal

(^w?jv )^apia[isvoc,

x-^c

sv

TOg

XTOVT) OTjXajS^ T ' . =

[iv/^fiaai

ATOVxai a'jXXajjal T ' .

XpioTc vsax-^ sx vsxpwv. GavdcTtp

-S-vaTov

TiaTT^aa?

x a l Tog v Toc [xvTjjjiaaL C^^riv )(apta|j,svc3c.


KpioTt 01) yytaA a |32sxoupiT

[lopTt s p,opTo(sv).

axsA(i) s aT(tps,3s)a x j lv

TS j^appi yjsv SoDp('!;)

C r i s h t i u ngjall s
shkelli

vdekurit,

e SLt(ireve)a q j a n t(a)e

morti

morti(en)

var(ri) gjel()n dhur(i).

PARTICOLARIT

PALEOGRAFICHE.

D a l l a r i p r o d u z i o n e g r a f i c a d e l testo f Vedi Tav.


si s c o r g e f a c i l m e n t e

C.J

c h e esso s t a t o i n s e r i t o i n u n co-

d i c e m u s i c a t o , e, se c o r r i s p o n d e a v e r i t i m a n o s t r a osserv a z i o n e , c o l fine b e n d e t e r m i n a t o c h e l ' a r t i s t a , i l q u a l e aveva messo i n musica i fogli precedenti, corredasse d i neum i a n c h e l a Pericope
ter r a c c o g l i e r e

Tanto

Albanese.

ci sembra

da u n a noticina scritta a pie d i

d i popagina

sotto r altra b r e v i s s i m a composizione, d i c u i necessar i o che d i a m o

qualche schiarimento.

R i l e v i a m o s u b i t o che l a noticina
r i g u a r d a i l solo secondo

in modo

testo, p o i c h

si sa

assoluto

bene

che

la musica dei V a n g e l i non si basa sul numero delle sillabe,


gli

infatti d i questo

tratta

la nota, m a

piuttosto

su

accenti.
Perch

p o i i lettori possano

simo componimento

apprezzare

i l brevissi-

l i t u r g i c o , c h e p e r g l i O r i e n t a l i co-

stituisce l ' i n n o trionfale della P a s q u a , c i s e m b r a o p p o r tuno darne i n p r i m o luogo col testo o r i g i n a l e


sione italiana:
Xptaxg

Vedi

vsaxTj

Tavola

la

ver-

C.

sx vsxpwv, Bavicp

S'vaxov Tiaxigaag,

xolc, sv xolc, [xvTjiJiaat ^WYJV yapta[isvos. =

Cristo risorto

xal
dai

33

morti,
gito

con la (sua) morte

avendo

la vita
E'

a quelli

che erano

la morte e lar-

nei sepolcri ( i ) .

r i n n o pi p o p o l a r e c h e s i c o n o s c a

pertutto

sente r i p e t e r e

che d a -

un tempo

di

i l p e r i o d o c h e v a fino a l l ' A s c e n s i o n e , s i
i n tutte le lingue e nelle

nella Messa e fuori M e s s a


acclamazione

i n tutte le

e preghiera,

I l NILLES c o l t e s t o g r e c o
Rumena,

tra i fedeli d i rito bizantino, dalla mattina

P a s q u a a tutto

se,

abbattuta

A r a b a ed Ungherese;

n d ' altronde questa

Ufficiature
preghiere ;

saluto e augurio.
la

versione

Slava,

n o n c o n o b b e 1' A l b a n e -

lingua entra

ne! numero delle

l i t u r g i c h e , n o n o s t a n t e c h e g l i A l b a n e s i ab
abbiano

cantato comq tutti

propria

lingua, l a Risurrezione del Cristo.

g l i altri

La

7toticina d a c u i n o i r i c a v i a m o c h e

immemorabili

Ortodossi,

fossero stati a f f i d a t i a l m u s i c i s t a , affinch


i segni del canto,

nella

due

vi

testi

apponesse

e c h e s i l e g g e i n calce d e l l a Tavola

d i c e c o s : XTtovTac auXa,3s5 V m a n c a n o (nell'Inno)


labe: u n a c o n s t a t a z i o n e

C,
sil-

che pu far chiunque,

e per-

ci d a n o i i l testo g r e c o v i e n e d a t o c o m e 1 ' h a t r a s c r i t to i l m u s i c i s t a , i n t e r c a l a t o

c o n 1' A l b a n e s e ,

distinto

ha

la

in

membri o frasi.
Il manoscritto

che ci

p r e z i o s a , 1' a b b i a m o

tramandata

reliquia

g i v e d u t o , d e l p r i n c i p i o d e l se-

colo X I V ; nulla sappiamo della sua provenienza; possiamo


tuttavia ritenere quasi c o n certezza che s i a stato scritto p e r

( I ) L e p r i m e p a r o l e X p i a x g vaxYj - Cristo

risorto

tuiscono i l saluto o r d i n a r i o d e i fedeli orientali durante

costi-

tutto

il

p e r i o d o s u d e t t o : s i r i s p o n d e i n v a r i a b i l m e n t e : 'AXTJ^^&S v a i T ; - veramente
tempi.

risorto

! E

i l surrexit

vere

della Chiesa latina d i altri

34

qualche

citt del centro dell' A l b a n i a ,

dove

la

lingua

g r e c a non era intesa come nelle citt del basso E p i r o .


Quanto ali ' ammanuense,

n o n s e m b r a fosse

forte i n fatto d i l i n g u e ; n e l g r e c o u s a f o r m e
senza tener

molto

popolari,

g r a n conto degli accenti ; l'albanese

scrive

a orecchio, e in mancanza delle voci proprie volentieri


f a uso d i v o c i g r e c h e ,
L'alfabeto

pi o m e n o

storpiate.

che a d o p e r a i l g r e c o s e n z a s e g n i d i a -

c r i t i c i cos che l a s c r i t t u r a , s p e c i a l m e n t e p e r
muto tanto comune nella l i n g u a albanese,

il

suono

non

sem-

p r e i n d i c a t o , se p u r e n o n v o g l i a d i r s i c h e a q u e l t e m p o fosse r a p p r e s e n t a t o

d a l l a s o l a l e t t e r a TJ che v i c o m -

p a r i s c e s a l t u a r i a m e n t e pi v o l t e .
I l testo i n f i n e n o n c o r r i s p o n d e c o m p l e t a m e n t e

al-

l ' o r i g i n a l e e i n m o d o s p e c i a l e l ' u l t i m o p e r i o d o , a n z i che


tradotto, si direbbe riassunto.
n o n si riscontra nel testo
N o n ostante

Ha

qualche

frase

che

greco.

tutto questo,

nel dettato non mancano

particolarit linguistiche degne

d i a t t e n z i o n e , m a d i ci

abbiamo scritto a suo l u o g o nella nota.


N o n v a t a c i u t o i n u l t i m o c h e d i q u e s t i t e s t i , i l secondo almeno, per una v a g a notizia corsa qualche

an-

n o a d d i e t r o , s i d a v a c o m e e d i t o d a l LAMBROS : d a r i c e r c h e d i r e t t e , fatte p r e s s o g l i e r e d i , n o n c i s t a t o p o s s i bile ricavare nulla di positivo,

INDICE

Due

parole

d' introduzione

pag.

Bibliografia
I. L a scoperta
II.

Le

del Testo

versioni dal greco

nella

delle

Pericopi

Vangelo

delle D o m e n i c h e anche

IV.

Vangelo

d i P a s q u a i n pi

V.
VI.

Il

Testo

in L i n g u a latina

Illustrazioni

del testo

13

16

23

32

11

26

quadri:
autografe

d i S.

S. P a p a P i o X I

T a v o l a B - Testo originale albanese della P e r i c o p e


Trascrizione

20

paleografiche

Tavola A - Indicazioni

lingue

Albanese

Particolarit

Evangeliche

Liturgia

III.

manoscritto

.
.

.
.

27

Lettura

con 1'alfabeto greco

28

Lettura

c o n 1' a l f a b e t o c o r r e n t e

29

t>

30

31

Tavola
Lettura

- Testo originale albanese dell' Inno Pasquale

d e l testo

greco

della

versione

STUDI LITURGICI
I. S E R I E

Commentano liturgico di S. Oermano Patriar


ca Costantinopolitano e la versione latina di Anastasio Bibliotecario. L . 6
Fascicolo II. Dr. A . B A U M S T A B K - La riforma del Salterio Romano alla luce
della storia comparata delle Liturgie
L. 3
Fascicolo III. D. S. G A S S I S I - Un antichissimo Kovxaxtov inedito di un
innografo anonimo del secolo VI
. *
L. 6
Fascicolo V . Dr. A . B A U M S T A B K - Le liturgie orientali e le preghiere "supra
Fascicolo I. D. N . B O R G I A - //

Quae e " supplice,, del Canone Romano


Fascicolo V I . D. S .

ed Elena
Fascicolo YIII.

GASSISI -

S . I. M E B O A T I -

mani I Cp. Patriarchae

L. 3

Innologia Greca in onore dei SS.

Costantino
L. 3
De Nonnullis versibus dodecasyllabis S. Ger-

Homliae Eie, x. EJaSta zfi<; soxxou insertis L . 3

Fascicolo IX, D. S . G A S S I S I - L amministrazione dei Sacramenti nella Chiesa

Greca e Latina (Conferenza)

L . 1,50

Fascicolo X. D . N . B O E I A - La disciplina della liturga nella Chiesa

e Latina (Conferenza)

Greca
L . 1,60

II. S E R I E
Fascicolo I D . N I L O BORGIA - S P O A O r i O N Diurno delle Chiese di
Rito Bizantino. Note critiche. GROTTAFERRATA, 1929. L . 13,00

Per gli abbonati al Bollettino

della Badia

L . 8,00

L a debbo ringraziare particolarmente dell'invio cortese della sua ottima pubblicazione sull' ""QpoXyiov.
Questo lavoro era appunto una necessit, specialmente perch fra i
dotti laici del N o r d regnava, in materia di ufficiatura greca, la pi grande incertezza. L a sua beHa opera colma una grande dolorosa lacuna ecc.
A . HEISEMBERG, Direttore della BYZANTINISCHE ZEIT.SCHRIFT

Da una lettera diretta all' A.,12

Dicembre

ig2g.

Fascicolo II Pericope Evangelica in lingua albanese del


da un manoscritto greco della Biblioteca Ambrosiana.
e testo con illustrazioni GROTTAFERRATA, 1930.
L . 8,00

sec. X I V :
Introduzione