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Draft Common Frame of reference

Il progetto di uniformazione del diritto europeo dei contratti.


Il punto di partenza per una nuova era nelle discussioni in merito alla individuazione di una
disciplina uniforme del diritto contrattuale in ambito europeo senza dubbio rappresentata
dalla Comunicazione della Commissione europea del 2001.
La Comunicazione (COM (2001) 398 del, 11.07.2001), diretta al Consiglio e al Parlamento
europeo, si propone lobiettivo di allargare il dibattito sul diritto contrattuale europeo,
coinvolgendo il Parlamento europeo, il Consiglio e le diverse parti interessate: imprese,
operatori del diritto, accademici e associazioni dei consumatori. Essa inoltre conferma il
ruolo precursore del diritto contrattuale in uneventuale politica legislativa della Comunit
da intraprendersi nel lungo periodo nel pi ampio settore del diritto privato.
All'interno della Comunicazione, al fine di individuare una linea d'azione il pi possibile
condivisa , la Commissione Europea propone quattro possibili soluzioni per il futuro del
diritto contrattuale europeo:
1. Assenza di un'azione comunitaria.
2. Promozione di un complesso di principi comuni in materia di diritto contrattuale al
fine di creare una maggior convergenza degli ordinamenti nazionali.
3. Miglioramento qualitativo della legislazione gi esistente.
4. Adozione di un nuovo complesso normativo europeo.
Le risposte a questa comunicazione sono sempre state favorevoli alle opzioni 2 e 3, infatti
nel 2003 la Commissione Europea ha prodotto il piano d'azione relativo allo sviluppo delle
opzioni scelte, nel quale si manifesta la volont di approdare alla predisposizione di un
possibile strumento unitario in materia di diritto contrattuale europeo.
La comunicazione della commissione europea del 2004 (comunicazione 11.10.2004
COM(2004) 651 - Diritto contrattuale europeo e revisione dell'acquis: prospettive per il
futuro) delinea, alla luce delle reazioni espresse dalle istituzioni dell'UE, dagli Stati membri
e dalle parti interessate, come verr sviluppato il "quadro comune di riferimento" (Common
Frame of Reference CFR). Per quanto riguarda la programmazione e le modalit
organizzative di svolgimento dei lavori del CFR, la Commissione ha incaricato un gruppo di
studiosi (Joint Network on European Private Law) di elaborare il quadro comune di
riferimento sotto forma di progetto (da qui il nome Draft Common Frame of Reference).
Secondo le direttive della Commissione, il DCFR avrebbe dovuto comprendere definizioni,
concetti generali e regole ed essere confezionato tenendo conto:
1. Del diritto nazionale, incluse la prassi applicativa e la prassi contrattuale.
2. Dellacquis comunitario.
3. Del diritto internazionale rilevante in materia.

Il Draft Common Frame of Reference.


Il Draft Common Frame of Reference nasce per essere usato dai legislatori nazionali ed
europei come uno strumento comune al fine di riuscire ad appianare le differenze normative
nei vari ordinamenti statali in materia di contratti.
Nella logica dei suoi redattori il DCFR un testo accademico volto a favorire la conoscenza
del diritto privato europeo nei singoli ordinamenti nazionali, anche in termini di formazione
ed educazione giuridica, nonch a dimostrare che i diritti privati nazionali siano
manifestazioni regionali di una sovrastante eredit comune europea, sostenendo il processo
di unificazione attraverso lelaborazione di regole e principi uniformi. Pur se i redattori del
Draft non professano parola in merito all'argomento, due illustri giuristi italiani, il prof.
Luchetti e il prof. Petrucci, identificano tale eredit comune nello ius commune Europearum
rappresentato dal complesso dei principi e delle regole scaturenti dal diritto romano e dalla
successiva tradizione romano-canonica e di fatto affermano che in pi parti del DCFR
esistano punti di contatto con la tradizione romanistica.
L'opera si presenta non tanto come una serie di principi da enucleare come common core
del diritto dei contratti e delle obbligazioni come si potrebbe pensare, ma piuttosto ricorda la
forma che avrebbero potuto costituire uno o due libri di un tradizionale codice civile ed
suddivisa in dieci libri:
1. General provision (Disposizioni generali)
2. Contracts and other juridical acts. (Contratti ed altri atti giuridici).
3. Obligations and corresponding rights. (Obbligazioni e diritti corrispondenti).
4. Specific Contracts and the rights and obligations arising from them. (Contratti
specifici e diritti ed obblighi che ne derivano).
5. Benevolent intervention in another's affairs. (Intervento disinteressato in affari
altrui).
6. Non-contractual liability arising out damage caused to another. (Responsabilit
extracontrattuale derivante da danni causati a un altro).
7. Unjustified enrichment. (Arricchimento ingiustificato).
8. Acquisition and loss ownership of goods. Acquisizione e perdita della propriet di
beni).
9. Proprietary security rights in movable assets. (Diritti di sicurezza di propriet in
materia di beni mobili).
10. Trust.
Il testo, come si evince dalla sola lettura dei libri che lo compongono, non si limita a dare un
quadro comune di riferimento per quanto concerne i contratti, ma come ricorda il giurista
Carlo Castronovo:contiene anche la disciplina delle fonti non contrattuali
dell'obbligazione: Il fatto illecito, l'arricchimento senza causa, la gestione di affari altrui,
cos come la disciplina della prescrizione: e si tratta di istituti tutti sottratti all'autonomia
privata, come l'acquisto della propriet dei beni mobili o le garanzie reali.
Di fatto ci troviamo dinnanzi ad un testo che muta il suo compito iniziale diventando una
proposta per i legislatori nazionali ed europei qualora dovessero adottare delle misure
legislative riferite a questi istituti.
Uno degli aspetti positivi del DCFR, ma anche uno dei principali problemi di

coordinamento che i suoi autori hanno dovuto affrontare, la sintesi dei complessi
normativi che i ricercatori hanno analizzato durante la sua stesura, ovvero il diritto comune
europeo ricavato dallindividuazione delle comunanze tra diritti nazionali e il diritto
comunitario. stato obiettato da alcuni autori, per, come i due complessi esprimano
modelli politico normativi difficilmente conciliabili o conciliabili solamente ad esito di
unoperazione approssimativa. E ci esporrebbe al rischio della cancellazione dellidentit
culturale dei diritti nazionali, minacciata, pi che dal processo di individuazione delle
comunanze tra essi, dal loro asservimento alle logiche di unarmonizzazione imposta
dallalto. C chi ha osservato, daltro canto, come nel combinare i due complessi
normativi il DCFR non si riduca ad una mera compilazione delle due fonti ma sviluppi tra di
esse una serie di collegamenti.
Sebbene, come gi stato detto, il DCFR non si limiti alla sola materia del contratto uno dei
punti cardine fondamentali dell'opera proprio una prima definizione di contratto comune
in ambito europeo. La definizione all'inizio del secondo libro dell'opera e afferma quanto
segue:A contract is an agreement which is intended to give rise to a binding legal
relationship or to have some other legal effect. It is a bilateral or multilateral juridical act.
(Un contratto un accordo che ha lo scopo di dare vita ad un rapporto giuridico vincolante
o di avere qualche altro effetto giuridico . un atto giuridico bilaterale o multilaterale.).
Questa definizione non si sposa in modo completo con la nozione di contratto presente nel
codice civile italiano poich all'art.1321 il contratto viene definito come:[..] l'accordo di
due o pi parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico
patrimoniale. e quindi restringe il campo a quei rapporti giuridici contrattuali a cui si pu
attribuire un valore economico, mentre la nozione del DCFR si propone anche verso quei
rapporti
come
il
matrimonio
privi
di
valore
economico.
Inoltre anche solo da questa nozione di contratto pu sorgere un lecito dubbio
sull'applicabilit del DCFR e la sua introduzione nel diritto positivo europeo, poich,
sebbene l'UE voglia riuscire a facilitare i mercati interni transfrontalieri, la costruzione di
uno spazio giuridico europeo unitario sotto la spinta di processi di uniformazione condotti
a tappe forzate non pu essere accettata, infatti anche la storia insegna come i processi di
accentramento imposti dallalto in modo coattivo comportino, inevitabilmente, lesplosione
di localismi e regionalismi inoltre un obiettivo del genere non sarebbe neppure perseguibile
giuridicamente in quanto lUnione Europea rispetta [] lidentit nazionale dei suoi
Stati membri.
L'importanza di questo lavoro confermata dal fatto che anche uno tra i pi importanti
organi giurisprudenziali italiani, ovvero la corte di cassazione, lo cita come supporto ad una
sentenza ove si fa richiamo ad una norma del codice civile in materia di nullit
contrattuale:[...] questa impostazione, che da risalto al profilo dell'inganno e alla sua
concreta rilevanza causale nella formazione del consenso, coerente sia con la tradizione
codicistica comune dell'Unione Europea (di cui espressione il Draft Common Frame of
Reference), che considera fraudolent misrepresentation la dichiarazione negoziale
intenzionalmente falsa e diretta ad indurre in errore il destinatario.... L'articolo a cui si
riferisce la cassazione contenuto nel secondo libro del DCFR ed precisamente il 7:205,
riguarda la frode e in questo caso si sposa con il Codice Civile italiano precisamente all'art.
1439:Il dolo causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei
contraenti sono stati tali che, senza di essi, l'altra parte non avrebbe contrattato[...],
7:205 A party may avoid a contract when the other has induced the conclusion of the
contract by fraudolent misrepresentation[...].

Sebbene il DCFR non sia stato uno studio privo di applicazione e interesse da parte dei
giuristi e dei legislatori indubbio che un complesso normativo europeo applicabile in
ambito contrattuale rimanga ancora un utopia. Tuttavia il DCFR vuole porre un punto
fermo da cui l'UE e i suoi stati membri possano ricominciare a capire come potersi
riformare al fine di poter giungere ad un'unificazione in materia di contratti e in un futuro
nel diritto privato, ma qui interviene la dottrina che si chiede se il vero problema sia la
ricerca di una normativa comune quando in realt ci che sembri veramente mancare
all'Europa sia un'identit unitaria che possa quindi sostituire il regionalismo con la volont
di sentirsi parte di una nazione pi ampia, perch, per adesso, agli occhi del mondo questa
Unione vista come:this tiny semi-nation. (I. Stelzer, Euro-zone song is an ode to
indecision, Wall Street J., 20-12-2010.).