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CORTE DI CASSAZIONE

ORDINANZA N. 587
15 GENNAIO 2010

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• IRPEF
• Dati bancari
• Prova contraria
• Incendio contabilità

ORDINANZA

La Corte, ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la
seguente relazione:

«1. L'Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione
tributaria regionale della Campania n. 179/35/06, depositata il 24 gennaio 2007, con la quale,
rigettando l'appello dell'Ufficio, è stata confermata l'illegittimità dell'avviso di accertamento
emesso, per IRPEF ed ILOR relative all'anno 1992, nei confronti di (...): in particolare, il giudice a
quo ha ritenuto, da un lato, che "non si può parlare riferendosi acriticamente a conti correnti
bancari di dati che portano a presunzioni precise e concordami nell'accertamento dei reddito" e
che "i dati rilevati dai conti correnti bancari possono essere, di supporto a rilevazioni non corrette
di scritture contabili che possono dare luogo a successive verifiche induttive"; dall'altro, che
l'accertamento induttivo non poteva nella specie essere consideralo attendibile "stante la
impossibilità di difesa del contribuente sui dati esposti dall'Ufficio", in quanto la contabilità era
andata distrutta in un incendio.

Il contribuente non si è costituito.

2. Con i motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente, si chiede a questa Corte
"se incorra nel vizio di violazione di legge (arti. 32 e 39 del DPR n. 600 del 1973) la semenza con
la quale il giudice tributario assuma l'illegittimità dell'avviso di accertamento emesso, in assenza di
documentazione contabile andata distrutta per caso fortuito, mediante metodo induttivo sulla
scorta dei dati risultanti dalle verifiche bancarie compiute ", e "se incorra nel vizio di violazione di
legge (artt. 32 e 39 del DPR n. 600/73 e art. 2724 n, 3 c.c.) la sentenza con la quale il giudice
tributario assuma l’illegittimità dell'avviso di accertamento emesso mediante metodo induttivo sulla
scorta della presunzione legale costituita dai dati risultanti emersi dalle verifiche bancarie
compiute per impossibilità da parte del contribuente di esibire la documentazione contabile andata
distrutta, in luogo di dichiarare il mancato assolvimento dell'onere probatorio sul medesimo
gravante per non avere con documentazione sostitutiva od anche con gli altri mezzi di prova
ammessi dall'art. 2724 n. 3 ex, dimostrato l'erroneità della ricostruzione della posizione reddituale
operala dell'Ufficio".

3. Il ricorso appare manifestamente fondato, alla luce dei consolidati principi secondo i quali, da
un lato, nel processo tributario, nel caso in cui l'accertamento effettuato dall'ufficio finanziario si
fondi su verifiche di conti correnti bancari, è onere del contribuente, a carico del quale si
determina una inversione dell'onere della prova, dimostrare che gli elementi desumibili dalla
movimentazione bancaria non siano riferibili ad operazioni imponibili, mentre l’onere probatorio
dell'Amministrazione è soddisfatto, per legge, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti
predetti (ex plurimis, da ult. Cass. n. 4589 del 2009), e, dall'altro, nel caso in cui il contribuente si
trovi nell'incolpevole impossibilità di produrre documentazione contabile a prova contraria (a
causa di furto o, come nella fattispecie» di incendio), trova applicazione la regola generale
prevista dall'art. 2724, n. 3, cod. civ., secondo cui la perdita incolpevole del documento occorrente
alla parte per attestare una circostanza a lei favorevole non costituisce motivo di esenzione
dall'onere della prova, né trasferisce lo stesso a carico dell'Ufficio, ma autorizza soltanto il ricorso
alla prova per testimoni o per presunzioni, in deroga ai limiti per essa stabiliti (Cass. nn 10174 del
1995, 13605 del 2003, 21233 del 2006).

4. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio, in quanto
manifestamente fondato.

Che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata all'Avvocatura Generale


dello Stato;

Che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie. Considerato che il Collegio, a
seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella
relazione e, pertanto, riaffermati i principi di diritto sopra richiamati, il ricorso va accolto, la
sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata ad altra sezione della Commissione
tributaria regionale della Campania, la quale procederà a nuovo esame della controversia,
informandosi ai detti principi, oltre a provvedere in ordine alle spese anche del presente giudizio di
legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra
sezione della Commissione tributaria regionale della Campania.

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