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Incendi ed esplosioni

di Comm Mario Bolgiani

Liquidi - Gas - Vapori


La combustione

La combustione è una reazione chimica di ossidazione, in fase omogenea o eterogenea,


capace di propagarsi ad alte velocità ed accompagnata da manifestazioni luminose.
La reazione deve coinvolgere più sostanze, l’ossidante (che corrisponde al comburente) e
la sostanza ossidabile (che corrisponde al combustibile).
Oltre all’ossigeno, sia allo stato puro che in miscela nell’aria (circa il 21% in volume di
ossigeno e 79% in volume di azoto) sono comburenti quelle sostanze (nitrati,
permanganati, ecc,) che liberano facilmente l’ossigeno contenuto. Quest’ultime quindi non
sono combustibili in generale, ma alimentano la combustione, talvolta anche in modo
violento (per esempio a contatto con oli, grassi ed in genere con sostanze organiche).
Come in tutte le reazioni anche quella di combustione necessita un’energia di attivazione,
in modo che la miscela composta dal combustibile e dal comburente raggiunga la
temperatura chiamata di ignizione. Una volta innescata la combustione, questa alimenta il
calore necessario facendo si che il processo continui. Per fare ciò è importante che il
combustibile ed il comburente siano compresi entro determinati limiti di infiammabilità
(“LI”).
Il limite inferiore d’infiammabilità è la più bassa concentrazione in aria di gas di un
combustibile, al di sotto della quale non si ha accensione in presenza di innesco.
Il limite superiore d’infiammabilità è la più alta concentrazione in aria di gas di un
combustibile, al di sopra della quale non si ha accensione in presenza di innesco.
Innesco: per far si che la deflagrazione possa accadere è necessaria la presenza di un
innesco che dia inizio alla reazione di ossidazione. Gli inneschi possono manifestarsi
come superfici calde, fiamme, scariche elettrostatiche, ecc. Ciò è valido anche nel caso di
deflagrazioni di idrocarburi (es. vapori di benzina o gas liquido).
Considerato che in un sistema, solido, liquido o gassoso la reazione non avviene in modo
uniforme in tutto il miscuglio, bisogna distinguere la velocità di reazione propriamente
detta.
Il fenomeno lento di propagazione di una fiamma è conosciuto con il nome di
deflagrazione (chiamato anche combustione), mentre il fenomeno rapido è chiamato
detonazione. Entrambi questi fenomeni sono a tutti gli effetti delle esplosioni.
La deflagrazione comporta un aumento di pressione di oltre 8 volte di quella iniziale,
mentre nella detonazione l’aumento della pressione è di oltre 40 volte ed in questo caso
l’onda di pressione precede generalmente il fronte di reazione.
I fenomeni luminosi che accompagnano i processi di combustione sono comunemente
chiamati fiamme, che provengono dall’energia sviluppata nella combustione. Le
caratteristiche delle fiamme dipendono dal tipo di combustibile con cui viene condotta la
combustione.

I combustibili possono essere divisi in tre categorie:


- gassosi, metano, ossido di
carbonio, idrogeno, acetilene. Questi
gas bruciano in presenza di
comburente (aria, ossigeno presente
nell’aria al 21% del volume,
protossido di azoto) se miscelati nelle
opportune proporzioni.

- liquidi, petrolio, miscele di


idrocarburi ricavati dalla distillazione
del petrolio e successivamente trattati
per ottenere combustibili più idonei.

- solidi, legno, torba, lignite, carboni


fossili, coke.

La combustione delle sostanze solide è caratterizzata dai seguenti parametri:


- elementi che compongono la sostanza
- contenuto di umidità del materiale
- struttura e forma del materiale
- grado di porosità del materiale

Tutti questi combustibili sono, in effetti, costituiti da carbonio e idrogeno, con eventuale
presenza di zolfo e di altri elementi in piccole percentuali.
La combustione dei liquidi infiammabili presenta le seguenti caratteristiche:

- l’evaporazione avviene soltanto in superficie e non all’interno della massa (come


l’ebollizione) e tanto più alta è la temperatura tanto maggiore è la sua intensità.
- il punto d’infiammabilità riferito ad un liquido è la temperatura minima alla quale
esso emette vapori in quantità sufficiente per formare con l’aria, vicino alla
superficie del liquido o all’interno del recipiente, una miscela che può essere
accesa. Più semplicemente, il punto d’infiammabilità è la temperatura alla quale i
vapori formati da un liquido infiammabile possono essere accesi.
- la combustione è una reazione chimica nella quale un combustibile, sostanza
ossidabile, reagisce con un comburente (es. ossigeno), sostanza ossidante,
liberando energia, in genere sottoforma di calore.

Un liquido inf iammabile per partecipare alla reazione chimica della combustione, deve
passare dallo stato liquido allo stato di vapore, (piroscissione-demolizione del solido-vapori
infiammabili), pertanto si può affermare che l’indice della maggiore o minore combustibilità
di un liquido è fornito dalla temperatura di infiammabilità. Secondo queste temperature è
possibile stabilire la seguente classificazione:

Liquidi aventi il punto di infiammabilità Petrolio greggio, benzolo, etere, petrolio,


inferiore a 21°C miscele di carburanti
Altamente infiammabili
Liquidi aventi il punto di infiammabilità Petrolio raffinato, alcool etilico, alcool
compreso tra 21°C e 65°C metilico, cherosene
Infiammabili
Liquidi aventi il punto di infiammabilità Gasolio per riscaldamento, olio
compreso tra i 65°C e 125°C combustibile, oli minerali, lubrificanti, residui
Combustibili di distillazione, vaselina, paraffine, bitume
del petrolio.

L’esplosione

Un’esplosione consiste nella


rapida espansione di una massa
di gas compresso: l’energia
liberata viene dispersa sotto forma
di onda d’urto e come energia
cinetica dei frammenti proiettati.
Un’esplosione di origine chimica
può essere considerata una
combustione molto rapida che
porta ad un veloce accumulo di
grandi quantità di gas entro un
piccolo volume.

Se facciamo bruciare l’alcool o l’olio da lampade attraverso lo stoppino di una lanterna,


avremo un lento afflusso di vapori nei pressi della fiamma, quindi una combustione lenta
ed un lento sviluppo di fumi surriscaldati. Se nebulizziamo l’alcool o l’olio o li facciamo
evaporare saturando una stanza, la fiamma si propagherà rapidissimamente a tutto il
materiale combustibile, e tutta l’energia e tutto il gas verranno sviluppati in un lasso di
tempo molto breve, dando luogo ad un’esplosione.

Considerato che nella maggior parte degli incendi dolosi o nelle esplosioni a seguito della
presenza di vapori, il liquido usato è della benzina, dell’alcool d’ardere, o del GPL (gas di
petrolio liquefatti) limiteremo le nostre ricerche a questi tre tipi di liquidi.

Gas Propano

Se lasciamo che una bottiglia di benzina di


1 lt cada e si rompe, entro un tempo
sufficientemente breve il solvente
evaporerà. Dall’equazione generale dei gas
sappiamo che a temperatura e pressione
ambiente i vapori di benzina che si
sviluppano da un litro occupano circa
260/300 litri.
Inoltre ricordiamo che quanto più ampio è il
campo di esplosività tanto maggiore risulta
il pericolo d’esplosione. Per la benzina, che
è catalogata quale liquido altamente
infiammabile, questo limite si situa tra 1,4%
- 7,6% in volume d’aria.
Esempio:
per un locale delle dimensioni di m 5 x m 5 ed un’altezza di m 3, il cui volume corrisponde
a 75 mc, per produrre un ‘esplosione, prodotta da vapori di benzina, necessitano un
minimo di circa 2 - 3 lt di benzina liquida, che in base all’equazione generale dei gas
sviluppano circa 800/900 litri di vapore.
Considerando il limite d’esplosività inferiore nell’1,4% volume d’aria ed il limite
d’esplosività superiore al 7,6% del volume, nel nostro caso l’esplosione si manifesta alla
presenza di un minimo di 3 lt di liquido ad un massimo di 20 lt., sempre premesso che
siano a temperatura e pressione ambiente. La temperatura ambiente è calcolata in circa
25 °C.

Se per il medesimo esempio quale liquido usiamo dell’alcool per ardere bisognerà tenere
in considerazione il diverso limite d’esplosività, situato tra 1% e 8%, del volume d’aria e la
diversa base di evaporazione che risponde a circa 300 l di vapore per 1 l di liquido.

Mentre se quale liquido usiamo del propano il suo limite d’esplosività sarà situato tra 2,5 %
ed il 9% del volume d’aria e la base d’evaporazione corrisponde a circa 260 l di vapore per
1 l di liquido.

Considerando che i tre liquidi presi in considerazione quale esempi non si differenziano
molto nei loro limiti d’esplosività, possiamo dedurre che la quantità di liquido che deve
essere usata per giungere ad un’esplosione non si differenzi di molto dal primo caso.
Pertanto per un calcolo approssimativo che ci permette di determinare il quantitativo
minimo o massimo di liquido altamente infiammabile presente sul luogo del reato, si
possono prendere in considerazione le preposte tabelle calcolate ad una temperatura e
pressione ambiente.
Riferendoci a questi parametri si potrà avere una prima visione del quantitativo di liquido
utilizzato, che nei casi specifici potrà essere contestato o verificato.
Questi risultati, così come espressi, sono puramente indicativi perchè mancanti delle
diverse condizioni riferite all’ambiente in cui è avvenuto l’evento. Per condizioni riferite
all’ambiente si intendono tutti quei dati relativi alla struttura del fabbricato (volume, muri,
solette, tetto, ecc.), alle temperature interne ed esterne che unitamente all’espansione del
liquido ne determinano la velocità l’evaporazione.

Bibliografia:
www.turingas.it, GPL caratteristiche generali
www.acfis.com , Esplosioni di poveri
Vigili del Fuoco, volontari Caselle Torinese, Sostanze pericolose
www.farm.it, Il rischio di incendi e di esplosione
www.robur.it, Gas compressi
www.firestop.it I gas della combustione
www.space.tin.it, Il pericolo incendio