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Samantha Peroni - Matr. N.

003461
Laboratorio di informatica - Modulo 2 - Gli ipermedia: la tecnologia

Attività di autoapprendimento: Comporre un comunicato multimediale

“Rewind”
Musica: Schindler's list

AUSCHWITZ, Polonia. Gennaio 2010.

Una famiglia di italiani dei nostri giorni davanti al cancello del Lager più famoso.
Auschwitz (www.auschwitz.org.pl) è diventato il simbolo dei crimini contro l’umanità e della
perdita di tutti valori morali. Nella coscienza collettiva si è impresso come il simbolo del male,
dell’illegalità, della crudeltà e della morte. Questo campo di concentramento venne fondato nel
1940 nell’area di una caserma polacca dell’anteguerra che le SS adattarono a campo di
concentramento e munirono di recinzione ad alta tensione. Ogni mattina le squadre dei prigionieri
uscivano da questo cancello dirette verso un lavoro estenuante nelle aree limitrofe al campo.
Il lavoro, contrariamente a quanto citato dalla scritta “Arbeit macht frei” (letteralmente:”Il lavoro
rende liberi”), posta cinicamente all’ingresso, era uno dei metodi di annientamento dei deportati
del Lager e non servì mai a riconquistare la libertà.

La foto è un’immagine colorata, stridente e in antitesi con l’immaginario collettivo del luogo,ma non può fare
a meno di destare curiosità e voglia di approfondimento. Anche la musica scelta, colonna sonora del film
”The Schindler’s list”(www.mymovies.it/dizionario/recensione.ASP?ID=21794) propone un tema struggente
ed evocativo che poco asseconda i volti dei soggetti in primo piano, ma tutto ciò è voluto e cercato per
spingere il lettore a superare la soglia della superficialità, per incitarlo ad andare oltre uno sguardo veloce e
riappropriarsi della storia (http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_Guerra_Mondiale).
Samantha Peroni - Matr. N. 003461
Laboratorio di informatica - Modulo 2 - Gli ipermedia: la tecnologia

La didascalia spiega in modo coinciso ed efficace cosa rappresenta la mèta della visita.
Per me e la mia famiglia (soggetti principali della foto) come per le migliaia di famiglie che giunsero qui,
”Oswiecim “ (www.cit.oswiecim.neostrada.pl) che non è altro che il nome polacco del posto, aveva
ben poco significato finchè non si è trasformato in “Auschwitz “.
Fino all’ingresso del campo ogni persona restava “uomo” o “donna”, con un nome, una famiglia, una storia,
una sua moralità… Mentre dopo aver oltrepassato il cancello, null’altro restava di quell’individuo
se non un numero marchiato nella carne o uno sbuffo di fumo che si srotolava nel camino.
Noi stessi non ci siamo più sentiti uguali dopo essere entrati nel campo.
Un alone di sofferenza palpabile e onnipresente accompagna lungo tutto il tragitto della visita e fatica ad
andarsene anche dopo.
Il titolo “REWIND” (http://it.wikipedia.org/wiki/rewind) trovo sia perfettamente appropriato al messaggio del
comunicato: riavvolgendo il nastro dei ricordi, delle immagini, delle testimonianze, delle vite passate oltre
questo cancello, anche un luogo come “Auschwitz”, emblema di morte, può tornare a vivere sotto una luce
nuova, può addirittura essere simbolo di ri-nascita per l’uomo…Perché nell’annientamento del campo
restavano e sopravvivevano, oltre ogni logica, barlumi di speranza e solidarietà umana .
Il comportamento di alcuni prigionieri serviva da modello per altri e faceva rinascere la speranza, basti
pensare a padre Massimiliano Kolbe (http://www.centroculturalekolbe.it/index_file/Page371.htm),
all’ostetrica Stanislawa Leszczynska (http://www.santiebeati.it/dettaglio/94685), a Witold Pilecki
(http://passatopresente.blog.rai.it/2009/03/15/operazione-auschwitz-le-missioni-impossibili-dellagente-
segreto-witold-pilecki), alla dottoressa Adelajde Hautval (http://www.forestadeigiusti.net/file/Saggio
%20M.Bejski.pdf) oppure semplicemente al mutuo soccorso dei detenuti dato a un italiano dodicenne Luigi
Ferri (http://digilander.libero.it/AgenziaStampa/Etica/auschwitz046.htm).
Conoscere bene il passato e riflettere sulla fatica spesa da chi ci ha preceduto per conquistare la libertà di
cui oggi noi usufruiamo è ancora un valore importantissimo.
Il succedersi delle note musicali rievoca nel lettore, in un crescendo di malinconia e tristezza, le voci, i volti
preoccupati degli uomini, i richiami delle mamme ai loro piccoli, i sorrisi dei bimbi, che -in fondo- sono bimbi
in tutte le epoche e le circostanze, gli anziani senza più illusioni che hanno varcato, diversi decenni fa, il
confine tra la vita e la morte.
Grazie al “Rewind” oggi ci sono ancora famiglie che possono sostare davanti al cancello di Auschwitz
senza sentirsi braccati, senza temere di voltarsi indietro… Fiduciosi nell’essere “uomini”.

Samantha Peroni

PER APPROFONDIMENTI:

http://it.wikipedia.org/wiki/Se_questo_%C3%A8_un_uomo
http://www.un.org/french/holocaustremembrance/home.shtml
http://capoverde.altervista.org/archivio/vaticano/hitler_vaticano.htm#setta
http://www.filosofico.net/auschwitz/ausch1.htm