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Dizionario Biografico degli Italiani

Paolo della Pergola

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PAOLO della Pergola


Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 81 (2014)
di Dino Buzzetti
PAOLO della Pergola. Fu il pi famoso esponente di una famiglia marchigiana
di insegnanti (Lepori, pp. 541 s.) e nacque a Pergola, nelle Marche, nellultimo
ventennio del Trecento.
Il cognome incerto. Secondo Arnaldo Segarizzi (1917, p. 232) il riferimento al
fratello Alvise quale figlio di Antonio de Stefani da la Pergola, in un documento
del 28 luglio 1461, ne indicherebbe lappartenenza alla famiglia Stefani, ma il
raffronto con altri documenti induce invece a credere che de Stefani si riferisca
al nome del nonno (Nardi, 1957, p. 136, n. 15). La scarsezza di notizie biografiche su
Paolo, molto ammirato dai contemporanei, aveva dato origine anche allipotesi che
gli attribuiva il cognome di un altro Paolo dalla Pergola, il Godi (Segarizzi, 1917,
p. 232). Errata risulta quindi la congettura di Cicogna (pp. 467 s.), che attribuisce a
Paolo Godi linfluenza del nostro sul vetraio muranese Angelo Barovier, suo
discepolo, a proposito della tecnica di coloritura del vetro (Mariacher).
Avviato forse alla carriera ecclesiastica nella nativa Pergola, si trasfer ben presto a
Venezia, dove se non il padre Antonio, certamente il nonno Stefano, medico e figlio
di maestro Giovanni (Piana, p. 144), doveva avere dimorato stabilmente, insieme

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agli altri due figli (Luchino, rector scholarum a S. Giovanni Nuovo, e Pietro, che
pure ci noto come magister). Con lo stesso titolo di magister ricordato
anche il fratello di Paolo, Alvise, che insegn in diverse scuole veneziane tra il 1420
e il 1461 (Lepori, pp. 541 s.).
Il 7 febbr. 1421 Paolo assunse linsegnamento di logica e filosofia alla Scuola di
Rialto e ne tenne ininterrottamente la cattedra fino al 15 luglio 1454.
La Scuola, fondata nel 1408 per lascito del ricco commerciante fiorentino, divenuto
cittadino di Venezia, Tom Talenti, uomo nutrito di disprezzo per le lettere e di
dedizione alla filosofia di Aristotele (Lepori, p. 539) una posizione che lo port
in acceso contrasto col Petrarca era dunque frutto di una precisa scelta culturale
in favore dellinsegnamento di logica e di filosofia naturale, come avviamento ad
una formazione rivolta precipuamente alle scienze (Nardi, 1957, p. 108).
Cos, soprattutto ad opera di Paolo della Pergola, la Scuola assunse la struttura di
una vera e propria facolt delle arti con insegnamenti di teologia, astronomia e
matematica; ma il governo veneziano non volle contrapporla allo Studio patavino,
di cui rest solo scuola propedeutica (Maccagni, pp. 160 s.).
Tre testimonianze ci informano sul corso di studi di Paolo. Un suo discepolo, frate
Giovanni Antonio, afferma che fu allievo del veneziano Paolo Nicoletti (Paolo
Veneto), di cui probabile che abbia seguito le lezioni tenute a Padova (dal 1408
fin verso il 1420) e dove conobbe, tra gli altri condiscepoli, Gaetano da Thiene, con
cui rest poi legato da sincera amicizia (Segarizzi, 1915-16, p. 666). Paolo Veneto
tenne corsi anche a Bologna nel 1424, dove il pergolese si laure lanno successivo
in artibus (Piana, p. 144). Tra i suoi promotori fu Niccol Fava, deciso oppositore
delle tesi averroistiche del suo illustre maestro veneziano. Pi tardi troviamo Paolo
della Pergola citato come doctor artium in vari documenti accademici dello studio
patavino (Zonta e Brotto, nn. 804, 1023, 1584, 1625) e in uno di essi (n. 2404)
anche come dottore artium et theologiae. Il titolo di dottore in teologia gli viene
attribuito anche in alcuni manoscritti dei Dubia e del suo Compendium logicae
(cfr. Kristeller, p. 111 e Roma, Biblioteca Corsiniana, ms. 876).
Dallinizio del suo magistero alla Scuola di Rialto, nel febbraio 1421, fino alla
morte, nel 1455, Paolo della Pergola dimor stabilmente a Venezia, dove Giorgo
Trapezunzio ne attesta la presenza fin dal 1420. In quattro testamenti, datati dal
1441 al 1449, Paolo citato come pievano della chiesa di S. Giovanni Elemosinario
di Rialto, presso la quale trov sede stabile la Scuola (Lepori, pp. 546 s.). Per
attestazione di Luca Pacioli, fu anche canonico di San Marco e nellaprile 1448 fu

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eletto vescovo di Capodistria, carica che tuttavia non accett per non rinunciare
allinsegnamento (Segarizzi, 1915-16, p. 658). Le testimonianze, tra le altre,
dellumanista bolognese Giovanni Lamola (Mllner, pp. 239-43) e di Ciriaco
dAncona mostrano che egli godeva di indubbio prestigio culturale sia a Venezia,
sia a Padova.
Sotto la reggenza di Paolo della Pergola la Scuola di Rialto ampli lambito delle
materie insegnate e modific il proprio stato giuridico e istituzionale. Alla logica e
alla filosofia naturale Paolo aggiunse altre discipline, sullesempio della facolt
delle arti di Padova, di cui divenne come si accennato unottima scuola
propedeutica per le lauree in artibus, in medicina e anche in teologia. Alla Scuola
fu pi tardi conferito lo statuto di scuola pubblica, di cui lo stato assumeva la
responsabilit giuridica e sosteneva in gran parte lonere finanziario, ma
lambizioso tentativo di Paolo di trasformarla in una vera e propria facolt
universitaria incontr uninsuperabile resistenza da parte del Consiglio dei Dieci,
che lo censur con durezza nella seduta del 17 giugno 1445 (Lepori, p. 550).
Limpegno didattico di Paolo fu, per diretta testimonianza, eccezionale e di
carattere quasi enciclopedico. Oltre alla logica e alla fisica, tenne anche lezioni di
metafisica e di filosofia morale, nonch qualche corso di teologia. Sicch, a parte
linsegnamento della teologia, il maestro di Rialto svolgeva, lui solo, un
programma di insegnamento identico in sostanza a quello che a Padova svolgevano
almeno quattro o cinque maestri della scuola delle Arti (Nardi, 1957, p. 113). Non
nemmeno escluso che tenesse anche lezioni di matematica e sono noti i suoi
interessi per lalchimia. Le sue conoscenze sulla mescolanza e la trasformazione dei
metalli furono applicate allarte vetraria da Angelo Barovier, suo discepolo a Rialto,
per ottenere le mirabili colorazioni dei vetri di Murano (Lepori, p. 549).
Varie fonti confermano che le lezioni di Paolo della Pergola furono frequentate con
successo da molti studenti, religiosi e laici. Tra i suoi discepoli pi noti, si
segnalano Francesco Contarini, di Bertuccio, poi vescovo di Cittanova dIstria e
maestro di teologia e metafisica; Gioacchino Torriani, nominato generale
dellordine di san Domenico nel 1487; laverroista Nicoletto Vernia, divenuto nel
1458 lettore ordinario di filosofia naturale alluniversit di Padova; laltro
Francesco Contarini, di Nicol, noto per la lettera contro Poggio, scritta con Lauro
Querini e Nicol Barbo in difesa della nobilt veneziana; Sebastiano Badoer,
protettore e amico del Vernia; e per finire il suo successore Domenico Bragadin.
Molti suoi allievi contribuirono come amanuensi alla diffusione dei testi studiati
nella Scuola, presso la quale Paolo istitu anche una specie di convitto (Lepori, pp.
553 s.).

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Di Paolo, ci restano le opere logiche, scritte per sua stessa testimonianza a scopi
esclusivamente didattici: i Dubia super consequentiis Strodi, che forse riprendono
in forma organica i contenuti di un corso sullopera di Ralph Strode (cfr. Boh,
2000, pp. 139 s.); il Compendium logicae (o Logica), che segue da vicino la Logica
parva di Paolo Veneto e il De sensu composito et diviso, che dipende dallomonimo
trattato di William Heytesbury (Maier, p. 35). Tali opere ebbero una vasta
circolazione manoscritta e nellultimo ventennio del Quattrocento godettero anche
di una notevole fortuna editoriale. La lettura dei Dubia era prescritta dagli statuti
del 1496 della facolt delle arti dello studio patavino (Lepori, pp. 556 s.). Nella
Logica Paolo fornisce esposizioni delle principali dottrine logiche in tutto parallele
a quelle del suo maestro, da cui non si discosta e dal quale di solito dipende
(Maier, pp. 118, 471 e 482). Lopera non viene certo giudicata come esempio di
innovazione, ma piuttosto come un mosaico delle dottrine note al suo tempo (M.A.
Brown, p. viii). Come il suo maestro, la trattazione del pergolese sviluppa una
logica priva di ontologia (Lahey, p. 481) che si sforza di omettere ogni
questione che non riguardi la dimensione meramente sintattica del linguaggio
(Boh, 1965, pp. 31 s.). Nel trattato De sensu composito et diviso segue, certo, il
testo di Heytesbury, ma con sviluppi propri e originali (Vasoli, p. 45). A Paolo
sono inoltre attribuiti due commenti, incompleti, sui sophismata e i sophismata
asinina di Heytesbury (S.F. Brown, p. 925; Braakhuis).
Dal contenuto delle opere logiche non possibile accertare la posizione teorica di
Paolo, mentre sulle sue propensioni filosofiche ci offre fondate indicazioni il
dialogo inedito De mortalium felicitate di Nicol da Cattaro, vescovo di Modrussa,
pi noto col nome di Modrussiense. Il dialogo, terminato nel 1461-62 e ambientato
nella Scuola, attesta che Paolo commentava nelle sue lezioni le opere di Duns Scoto
e che sotto la sua direzione la Scuola aveva uno spiccato orientamento scotistico,
una circostanza confermata anche dallinsegnamento affidatogli presso i minoriti
francescani di Venezia (Lepori, pp. 559 s.). Laristotelismo professato da Paolo
doveva dunque essere un aristotelismo temperato ad mentem Scoti (ibid., p.
570).
Fonti e Bibl.: E.A. Cicogna, Delle inscrizioni veneziane, vol. VI.1, Venezia 1853; K.
Mllner, Reden und Briefe italienischer Humanisten, Wien 1899; Acta graduum
academicorum Gymnasii Patavini : Ab anno 1406 ad annum 1450, a cura di G.
Zonta e G. Brotto, Padova 19702, ad indicem; A. Segarizzi, Cenni sulle scuole
pubbliche a Venezia nel secolo XV e sul primo maestro desse, in Atti del Reale
Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, LXXV.2 (1915-16), pp. 637-67; A.
Segarizzi, Notizie varie, in Nuovo archivio veneto, XXXIII.1, n.s. XVII (1917), p.

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232; B. Nardi, Letteratura e cultura veneziana del Quattrocento, in La civilt


veneziana del Quattrocento, Firenze 1957, pp. 99-145; Paul of Pergula, Logica and
Tractatus de sensu composito et diviso, a cura di M.A. Brown, St.Bonaventure, NY,
1961; B. Nardi, La Scuola di Rialto e lUmanesimo veneziano, in Civilt europea e
civilt veneziana, vol. II, Umanesimo europeo e Umanesimo veneziano, a cura di
V. Branca, Firenze 1963, pp. 93-139; G. Mariacher, Barovier, Angelo (Agnolo da
Murano), in Dizionario biografico degli italiani, 6, Roma 1964, pp. 492-93; I. Boh,
Paul of Pergula on supposition and consequences, in Franciscan Studies, XXV
(1965), pp. 30-89; C. Piana, Nuove ricerche su le Universit di Bologna e di
Padova, Quaracchi 1966, ad indicem; B. Nardi, voce Pergola, Paolo della, in
Enciclopedia filosofica, Firenze 1967, vol. IV, coll. 1495 s.; A. Maier,
Terminologia logica della tarda scolastica, Roma 1972; F. Lepori, La Scuola di
Rialto dalla fondazione alla met del Cinquecento, in Storia della cultura veneta,
3. Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, I-III, a cura di G. Arnaldi - M.
Pastore-Stocchi, Vicenza 1980-81, II, pp. 539-605; C. Vasoli, La logica, ibid., III,
pp. 35-73; C. Maccagni, Le scienze nello studio di Padova e nel Veneto, in Storia
della cultura veneta, ibid., pp. 135-71; H.A.H. Braakhuis, Paul of Pergulas
Commentary on the Sophismata of William Heytesbury, in English Logic in Italy
in the 14th and 15th Centuries, a cura di A. Maier, Napoli 1982, pp. 343-57; I.
Boh, The Four Phases of Medieval Epistemic Logic, in Theoria, LXVI (2000), pp.
129-44; S.E. Lahey, Paul of Pergula, in A Companion to Philosophy in the Middle
Ages, a cura di J.J.E. Gracia e T.B. Noone, Malden, Mass. 2003, pp. 481 s.; S.F.
Brown, Paul of Pergula, in Encyclopedia of Medieval Philosophy: Philosophy
between 500 and 1500, a cura di H. Lagerlund, Dordrecht 2011, II, pp. 923-25.

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APPROFONDIMENTI
DELLA PRGOLA ( DALLA PRGOLA) > ENCICLOPEDIA
Della Prgola ( Dalla Prgola), Paolo. - Filosofo (m. Venezia 1455). Fu alunno di Paolo Veneto a Padova. Insegn dal
1420 al 1454 logica e filosofia naturale, e poi anche matematica, astronomia e teologia, alla scuola veneziana di Rialto
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