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Ogni volta che cammino con la musica nelle orecchie, come oggi, tutto

assume unapparenza di lietezza, e gli esseri viventi si accordano gli uni


agli altri senza sforzo, come note di uno stesso spartito, pieni di grazia.
Le ragazze sono attraenti e disponibili, e quelle irrimediabilmente
brutte sono talmente piene di virt, che di certo qualcuno le trova desiderabili.
Il cieco e il senzatetto hanno chi si prende cura di loro.
I vecchi hanno vissuto una vita piena, le loro rughe sono venerabili, i loro figli li amano intensamente.
Le coppie corrucciate faranno lamore non appena varcata la soglia di casa.
I bambini sono tutti adorabili e destinati a grandi cose.
I cani al guinzaglio sono liberi, quelli randagi troveranno presto un
padrone.
Nessuno morir.
Poi dun tratto la batteria si scarica, il mio vecchio cellulare si spegne, e con lui la canzone che stavo ascoltando: Otherside dei Red Hot
Chili Peppers. Lavevo messa in loop, e sono andato avanti cos per
unora, vagando per le strade della mia citt. successo che ero quasi
in periferia, dalla parte dellospedale. Non ci sono arrivato di proposito:
ho assecondato lispirazione del momento, svoltando di qua e di l per
seguire il volo di un merlo, una mamma col passeggino, una macchia di
colore al fondo di una via. Ho percorso a lungo lorlo dei marciapiedi,
come un equilibrista sul filo. Di tanto in tanto mettevo un piede gi,
immaginando di precipitare nel vuoto; facevo qualche passo e risalivo,
sfidando le auto che mi sfioravano. Otherside, laltro lato. La strada,
laltro lato di quellorlo. Mi attirava, mi chiamava, non ricordavo nemmeno pi perch.
Ora sento con nettezza le voci e i rumori intorno a me: il traffico,
gli strilli dei bambini, il baccano di un cantiere; vedo uomini e donne
avviliti, incarogniti, quasi osceni nel loro stare al mondo senza una ragione comprensibile e accettabile. Cos devo sembrare anchio, a vedermi da fuori.

Arrivo al passaggio a livello mentre le sbarre si abbassano e una


sguaiata campanella produce un rumore infernale. Altri esseri umani si
fermano e sbuffano per quel contrattempo. Per me si tratta invece di
unimprevista opportunit. Mi appoggio alla sbarra che sta l per proteggermi, e penso. In tasca ho un biglietto. La tasca ha una zip, mi assicuro
che sia ben chiusa. un biglietto per i posteri, ma ora mi accorgo che
potrebbe risultare illeggibile, dopo. Non avevo pensato a un finale cos
truculento, non sapevo dove mi avrebbe portato quel mio vagabondare, dove sarebbero svaniti Anthony Kiedis e compagni, lasciandomi solo con lo sfacelo che mi scava dentro. Ma ora sono l, e sono pronto.
Mi tolgo le mie inutili cuffie dalle orecchie e me le infilo in tasca. Tiro
su la zip del giubbino e mi sistemo il colletto. Il treno sar qui fra poco,
voglio farmi trovare in ordine.
Mentre aspetto il momento per oltrepassare la sbarra, una mano
mi sfiora un braccio. Mi volto, e mi trovo davanti una ragazza sconosciuta che sorride. graziosa, con un viso tondo e florido, lunghi capelli biondi ricci, il naso appena un po grosso e qualche brufolo, gli
occhi strizzati buffamente per il controluce. Indossa un vestito leggero
a fiori e una giacca di vellutino verde: troppo poco, per il tempo che fa.
Mi tende una mano sulla quale ci sono un ipod e un paio di cuffiette.
Non mi chiedo il motivo, so solo che devo accettare. Vorrei trovare un
modo per ringraziarla, ma non saprei come. Poi mi ricordo del biglietto, lunico oggetto di qualche valore che porto con me. Apro la zip, lo
tiro fuori dalla tasca e glielo offro. Lei accetta il baratto con un nuovo
sorriso. Ripenso alle poche parole che vi ho scritto, dopo aver distrutto
negli ultimi mesi una decina di lettere lunghissime e patetiche: Ho vissuto anche dei bei momenti, lo ammetto, ma non bastano a trattenermi. Ci vediamo dallaltro lato, prima o poi. Un abbraccio, P..
Mi sistemo le cuffiette, premo play e parte lattacco a me noto e
caro di Californication. Ancora i Red Hot Chili Peppers. La coincidenza
sorprendente. Chiudo gli occhi. Una brezza leggera mi attraversa, subito seguita dallurlo del treno. La musica svanisce, come dissolta dallo
stridore di quelle tonnellate di ferro che fanno tremare laria, la terra e i
corpi. Eppure so che l, che continua a suonare, come limpercettibile
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armonia delle sfere. Come quando da bambino ascoltavo le cassette


con le sigle dei cartoni animati, e a un certo punto mi tappavo le orecchie con le mani e me le cantavo in testa; poi liberavo le orecchie a tradimento, e la canzone riprendeva nel punto esatto in cui ero anchio, e
quella era la prova della continuit del mondo. Capivo confusamente
che anche se ero assente o distratto le cose continuavano a funzionare, e
che facevo parte di quel congegno perfetto e misterioso, nel bene come
nel male.
Riapro gli occhi. Il treno mi scorre velocissimo davanti. La ragazza non c pi, svanita anche lei. Per un attimo penso che... ma no,
qualcuno avrebbe urlato, si sarebbe accorto... Del treno vedo gi la coda con la sua rossa luce intermittente. I binari sono sgombri. In un soffio la musica ritorna da me, in me. Mi fa festa. Io sorrido, sorrido che
non la smetto pi. Mi venuta voglia di continuare a camminare, senza
meta. Fra pochi secondi potr attraversare insieme a questi fratelli che
si portano addosso come me lassurdo fardello della vita. Mi giro verso
laltro lato dei binari e vedo lei che agita un braccio in segno di saluto.
Nella sua mano sventola qualcosa di bianco, forse il mio biglietto. Ma
come ha fatto ad arrivare l?
Le sbarre si alzano lente, e mentre lassolo di chitarra
minvaghisce, ricambio il saluto con un piccolo cenno della mano.
bellissima, e sembra contenere una promessa. I suoi capelli ricci, il suo
vestito a fiori e le piante di oleandro che le fanno corona ondeggiano
nel vento al ritmo della musica. Mi avvio verso di lei col desiderio di
abbracciarla, e ogni passo un passo di danza.