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WERBA VOGLIO Insubordinazione di classe Un critica ricorrente alle esperienze non autoritarie, presentate ne Einaudi, 1971), & quella di non ayer cercato un lega- col « mondo esterno » alla scuola: quartiere, fabbrica, organizzazioni di classe. Questo isolamento all’interno dell’istituzio- ne, visto nel duplice aspetto di « isola felice » e « isola di frustra- zione », viene indicato, ora come Ia causa principale del « fallimen- to» di aleune di queste esperienze (e qui evidentemente si confonde «sconfitta » con « fallimento »), ora come il risultato di una logica negativa che tende alla distruzione della scuola ¢ si allontana da quello che dovrebhe essere il fine di ogni intervento nell'istiturione, ciok Ia riappropriazione di essa da parte del proletariato, L'errore di valutazione sta proprio nel pensare che si possa arrivare alla ge- stione operaia della seuola senza sovvertirne radicalmente la strut- tura attuale o addirittura lottando per razionalizzarla e riqualificarla. Dietro questa critica c’ quasi sempre, pitt o meno dichiarata, una strategia di stampo riformista che, partendo dalle aspettative sog- gettive del proletariato nei confronti della scuola, chiede in defini- fiva che questa diventi un servizio sociale funzionante, capace di dare alla futura classe operaia migliori strumenti culturali e tecnic (al convegno di Bologna del 26.28/2/71 del PCI sulla scuola si & parlato di una « nuova professionalitA » operaia). A volte inyece si ha Pimpressione che le riserve nascano dalla distin- ione, troppo rigida e astratta, tra lotta « all'interno » della scuola e mobilitazione « allesterno », considerate due momenti distinti delPintervento politico, col rischio inevitabile di privilegiare, secon- do i casi, ora Puno ora Paltro di essi. Di fatto si torna a riproporre in questo modo Ia distinzione tra il momento tattico (cio® Pazione immediatamente possibile) ¢ il fine a cui si tende (in questo caso Ia gestione operaia della scuola). Infatti, nel momento in cui conside- riamo separatamente il « mondo esterno » alla scuola (famiglie ope- raie, quartiere eec.) e ne verifichiamo i bisogni e il livello di coscien- za, ¢ quasi inevitabile che si cada nel gradualismo (tatticismo), per cui si da Ia prioriti a quegli obiettivi che sono legati alle deficienze strutturali della scuola (mancanza di aule, costo dei libri e trasporti, selezione ecc.) e che non contraddicono Pideologia promozionale Servita, e liberazione di massa Sommario Insubordinazione di classe di Lea Melandri Le materie ideologie! di Felice Accame Contraddizioni in seno a Mao di ef. ‘L’apprendista e il fotoromanzo di Valentina Degano Lottera di aleune sorelle nere Nello spirito del. socialismo? di Sandro Ricci Tl deserto € le fortezze (prima. parte) di Elvio Fachinelli bimestrale anno I, numero 1, luglio 1971 spediz, in abbon. post. gruppo TV questo fascicolo L. 100 consolidata anche nella classe operaia. Si aspetta cosi di far fare un salto qualitativo alla lotta solo quando si sia formato un organismo esterno (as- semblea di genitori o meglio di quartiere) capace di esercitare un controllo sull’istituzione. Solo a questo punto sarebbe possibile introdurre il discor- so sui contenuti della scuola, sul suo compito es- semziale che & quello della formazione ideologica funzionale al sistema (abitudine al consenso, divi- sione del lavoro, riproduzione della gerarchia so- ciale ecc.), impostando 1a lotta in modo pit radi- ale, con una chiara discriminazione rispetto alle posizioni riformiste. Ora si tratta di vedere se Ta garanzia di sfuggire a una soluzione di tipo riformista sta in questo pro- getto di mobilitazione del proletariato, su cui pun- fare per alzare gradualmente il livello di coscien- za e di impegno politico, © non piuttosto nel riu- scire a impostare fin dallinizio un tipo di inter- vento che non lasci dubbi sull’obiettivo finale, che @ la distruzione della scuola borghese e quindi l'ap- propriazione di essa da parte della classe operaia. Un'azione di questo genere pud partire solo dalle forze direttamente sottoposte alla pressione che si esercita all'interno delTistituzione, cio® gli studenti ¢ gli insegnanti, In altre parole, con la scelta del- Pinscgnante di dimettere il ruclo di funzionario ¢ custode del sistema, ¢ la conseguente trasformazio- ne della classe in collettivo capace di esercitare un potere decisionale e di rifiutare l'indottrinamento ideologico per un tipo di conoscenza-prassi che smascheri ¢ metta in crisi Vistituzione, si possono portare in primo piano fin dalPinizio quei conte- nuti (distruzione della scuola © gestione operaia) che, se attribuiti prevalentemente alle forze « ester- ne», verrebbero visti solo come il risultato finale della lotta. In questo modo il coinvolgimento del’ambiente esterno avviene invece su contraddizioni reali Paspettativa della classe operaia nei confronti del- Ja scuola, che risponde essenzialmente al bisogno di promozione sociale per i propri figli, e Vinteres- se oggettivo della stessa, anche se non ancora co- sciente né espresso, che & quelio di bloccare luso antioperaio che il capitale fa della scuola. Si deve inoltre mettere in primo piano il valore esemplare che assumono azioni di questo genere: il rifiuto di agire allinterno di una situazione pre- costituita e la pretesa che sia chiaro fin dallinizio i fine a cui si tende, sono indicazioni che alzano il livello della lotta e rendono pid chiara 1a discri- minante rispetto alle posizioni riformiste. Con cid 1on si rinuncia affatto a far crescere il movimento di massa, ma si tien conto dell’assoluta necessita che Ia crescita avvenga nella direzione giusta; in ‘questo senso il proceso avviato allinterno della scuola viene ad assumere un significato simbolico, di anticipazione, e diventa per cid stesso una diret- tice di marcia. Le esperienze di rapporti non autoritari riportate nel libro si inseriscono appunto in questa logica che ha di mira, pit che una generica e quantitativa mobilitazione di massa, la possibilita di creare si- tuazioni di lotta generalizzabili che interpretino i Disogni reali delle masse € diventino un modello di riferimento. Il fatto che in pit casi Pazione de- ali insegnanti e degli studenti sia stata sconfitta nelPurto col potere, non attenua per nulla il valo- re esemplare dei contenuti ¢ delle forme di lotta che si @ tentato di portare avanti; e, se si vuole, & anche la prova che qui non abbiamo a che fare con una «nuova pedagogia » o « nuove soluzioni tec- niche », recuperabili nel processo di ristrutturazio- ne della scuola, ma con un’azione politica che at- tacea alla radice l'apparato istituzionale. T momenti foridamentali di questa azione si potreb- ero cosi sintetizzare: dimissioni del ruolo autori- tario da parte dell'insegnante ¢ avvio di un proces- 30 di socializzazione che si afferma, anche se len- tamente, attraverso il superamento di tutta una serie di contraddizioni legate al condizionamento precedente ¢ ai ruoli istituzionali; esercizio di un potere collettivo da parte della classe, che risulta ‘anto pitt incisivo ¢ capace di espansione nella mi- sura in cui & cresciuta anche la coscienza politica e la capacita di organizzazione autonoma degli student. Quanto ai contenuti dell’insegnamento, occorre rendersi conto che essi sono inseparabili dalla strut- tura autoritaria di trasmissione del sapere; le cose che si dicono a scuola contano molto meno del rituale entro il quale vengono a cadere: orari, re- golamenti, divisioni in materie, disciplina ecc. Il condizionamento ideologico agisce pill a livello di ‘comportamento che di formazione culturale, per la quale sembra invece predominante l'inffuenza esterna della television, dei giornali, dei mass me- dia in genere. Per questo non & pensabile un’alter- nativa che si ponga in termini di indottrinamento Politico, in quanto lascerebbe sussistere un rappor- to basato sulla coercizione, da un lato, e dallaltra sulla generale passivita degli studenti. Non si deve cadere nell’equivoco che basti cambiare il conte- ‘nuto ideologico dellinsegnamento e fornire agli studenti migliori strumenti critici e professionali perché si modifichi il loro atteggiamento di fronte alla realt’ Se pensiamo che la cosa pitt importante sia l'uscita dalla passivitd, il recupero delle energie necessarie per poter agire oltre che pensare correttamente, diventa prioritaria l'esigenza di analizzare a fondo quel tipo di problemi politici che la prassi politica tradizionale ha sempre trascurato, e che riguarda- no la conoscenza di sé, dei rapporti con gli altri, del proprio ruolo all'interno delFistituzione del sistema in generale. Partendo dalle contraddizioni che ognuno vive in prima persona, la presa di co- scienza si allarga poi fino alla comprensione della struttura di potere in cui ci si muove, dei meccani- smi di sfruttamento che fanno della scucla Io stru- mento pit eflicace di costrizione alla passivita ¢ al consenso, Individuati i centri di potere ¢ gli stru- ‘menti attraverso i quali esso si esercita, diventa pid facile anche una corretta canalizzazione dell’ag- gressivitd dei ragazzi, da cui nasce la spinta ad agi- re per modificare la realti, Le forme di lotta che vengono scelte sono generalmente il riffuto orga- nizzato dello studio c la paralisi dell’attivita didat- tica, Questo che potrebbe essere visto come un mo- mento esclusivamente negativo, di vuoto e di diso- rientamento, di fatto ha una forte carica di posi- tivit& che perd non si pud porre in alcun modo come alternativa alPinterno dellistituzione esisten- te; Tuscita dalla passivita, la ripresa del potere da parte della base, il recupero della dimensione col- lettiva, rappresentano gia I’« esterno » rispetto al- Vistituzione, in quanto ne mettono in crisi la ge- stione autoritaria e burocratica. ‘A questo punto potrebbe forse essere utile dare ad «interno» ed 2 tutto cid che non intacca la struttura isti- tuzionale o che la modifica senza distruggerla; sesterno » cid che si pone come radicalmente «altro» © che non pud sussistere se non distrug- gendo l'impalcatura istituzionale. In questo senso si pud dire che, mentre la creazione di organismi tipo assemblea di genitori o assemblea popolare il pit delle volte rientra nella lotta all’ interno >, in quanto non intacca la gestione autoritaria del po- tere dentro V'istituzione, ma si limita a controllarla seguendo una prassi di tipo sindacale, al contrario il rifiuto del ruole da parte dell'insegnante, il pro- cesso di riappropriazione del potere da parte degli studenti, il rifiuto dello studio come dell’organizza- Zione capitalistica del lavoro, sono gid Lotte al- T'cesterno » in quanto aprono delle falle nella struttura istituzionale, ¢ comunque si pongono co- me negarione della stessa. Lea Melandri La cartolina inserita ne L’erba voglio tende- va a creare le basi di un collegamento auto- nome tra i lettori, facendoli uscire dalla pas- sivith dei consumatori di carta stampata. Il risultato @ stato buono: finora (giugno 1971) abbiamo riceyuto oltre 1500 cartoline, in maggioranza da insegnanti ¢ studenti, di tut- te le regioni d'Italia. Molte sono state le ri: chieste di informazioni e materiali, molti gli invii di giornali, ciclostilati, avvisi di tiv dentro e fuori della scuola. ‘A questo punto si fratta di mettere in chiaro che tipo di collegamento vogliamo stabilire, in che senso lo intendiamo. Secondo noi, si pud comineiare da una ricognizione delle for- ze disponibili citta per citta, regione per re- gione. A questo scopo stiamo formando un indirizzario diviso appunto per regioni, che ci potra essere richiesto dagli interessati. I nu- clei locali formati su questa base potrebbero diventare centri di discussione ¢ di messa in comune delle esperienze, e insieme punti di partenza per iniziative, non pitt isolate, den- tro Ia scuola e fuori della scuola (si sottoli- nea, perché il ris Ia formazione di un ennesimo gruppo dinsegnanti, separato da al- tri gruppi che si muovono su linee analoghe in altre istituzioni). ‘Ovviamente, il rapporto di questi nuclei con quello milanese é di totale parita. Ci sembra pera che in questa prima fase siamo per forza un punto di riferimento per coloro che han- no letto il libro: a noi quindi tocca il compito ii trasmettere e ritrasmettere informazioni idee, di_rispondere alle richieste e cosi via. Questo & stato in fondo il senso collettivo del libro, come lo & di questo foglio periodico. Sorge percid il problema dell’uso del mate Ie prodotto ¢ circolante, per lo pitt su base locale. A costo di essere sommersi dalla carta, o di trasformarci in archiyio, sollecitiamo da tutti i compagni Pinvio che hanno scritto 0 stanno scrivendo di pit: significativo, insieme alle notizie e alle riffessioni sulle loro attivita: saremo attenti Iettori. In questo modo potre- mo: 1) organizzare scambi di informazioni specifiche sulla base delle richieste che ci per- vengono; 2) introdurre in questo foglio spun- ti di discussione e di critica, che tengano con- to della effettiva situazione e delle difficolt’ incontrate nel lavoro pratico-teorico; 3) ripor- tare qui direttamente i lavori pitt interessanti per tutti, 0 commentare per esteso le iniziati- ye di punta. & chiaro che non possiamo, né yogliamo, diventare un bollettino di « crona- ca delle lotte »; @ altrettanto chiaro pero che @ necessario tener conto di tutti i momenti ¢ ivelli dell'azione, proprio per farla avanzare € erescere piit speditamente. Per ogni tipo di corrispondenza, Vindirizzo Lerba vog Edizioni Nessi, via Lanzone da Corte 7, 20123 Milano. i 4. Le materie ideologiche Il < discorso sui contenuti della scuola » — oltre a costituire il perno essenziale di una strategia di lot- ta articolata — é la risposta pid pertinente a co- loro che vorrebbero l'analisi antiautoritaria « bloc- cata> alla denuncia delle attuali strutture 0, al massimo, nella richiesta di estinzione di tutta una serie di pratiche didattico-repressive. Sono infatti spesso « striscianti » quelle tesi che mirano ad in- terpretare il pit possibile come una degenerazione dell’autorita, perdendo al contempo ['unitariet’ dell'ideologia capitalistica ¢ dimenticando quindi come lo stesso modello conoscitivo di una scienza, la disciplinizzazione di un certo sapere, il suo se- pararsi dal resto in quanto « materia », siano tutti fattori ben funzionali al sistema e sue esplicite produzioni. Cio’ chi, da un lato, si limita a con- siderare la funzione, per esempio, del voto o della bocciatura, ¢ dall’altro ha cieca fede nella « neu- tralita della scienza >. Oppure ancora chi, demi- stificata questa pretesa neutralit’ della scienza, si cela ambiguamente nella proposta alternativa di un diverso uso di questa scienza. Di cid, per esempio, troviamo un serio riflesso nelle scuole elementari, quando Tinsegnante — mosso proprio da esigenze antiautoritarie — viene soffocato dalla sua reale preoccupazione di svolgere il programma. A cid, allora, non é sufficiente rispondere con il pur giu- sto discorso sulla « norione > di cultura, per il qua- le il complesso di istruzioni necessarie € il ¢ pac- chetto > di certezze che si configurano nel « pro- gramma >» non sono altro che lo storico mito di una societa di pochi padroni, uno strumento di perpetuazione della pratica emarginativa di classe. Occorre andare al fondo del carattere di insostitui- bilit& di cui si ammantano le materie, al significato della loro rigida separazione, alla base ed al pun- to di vista da cui prendono Vawvio le loro « eter- ne » analisi, alapparato ideologico cui fanno ri- corso per giustificare tuti'altro da cid di cui si de- finiscono competenti, Pud essere il caso della giammatica. Non solo quando essa si propone come quadro d'ordine di capisaldi ideologici (citiamo Pesempio da un sus- sidiario: I nomi concreti indicano persone, anima- li, cose, che realmente esistono e si possono toc- care € vedere... Dio e anima esistono realmente... quindi sono nomi concreti), ma anche quando — pid. sottilmente — introduce nelle definizioni di base tutta una gamma di atteggiamenti valutativi che finiscono con il costituire un vero © proprio prontuario di gerarchie di valori per usi ben pitt vasti del solo fatto linguistic: 0, ancora, quando con essere intessuta di tautologic (< la congiun- zione & quella paroletta che congiunge... »), di de- finizioni negative e di metafore finisce col validare una volta per tutte queste procedure ¢ col nobili- tarle del titolo di « scientifiche >. Pud essere il caso delaritmetica ¢ della geometria, sempre sottratte al momento operativo ed al controllo, scodellate in chiave assiomatica e fornite di un apparato giu- stificatorio che, incentrato fondamentalmente sul valore « intuizione », ha Punico scopo di avallare a tempo indeterminato il modello idealistico. Op- pure ancora pud essere il caso della storia e della ‘geografia; la prima antologizzata, ridotta a florile- gio; Ia seconda a repertorio universale; entrambe modello di scienza, presuntamente neutrali, pro- duttrici e perpetuatrici di separatezza, lontanissi- me esse stesse da qualsiasi vita, operano sistemati- camente il pitt abietto appiattimento dei valori cui esigono la datita, Pineluttabilita ©: Pincorrutti- bilita: vere e proprie fucine, in definitiva, di siste- mi metafisici, di razzismo ¢ di nazionalismo 0 — come in recenti casi in cui si parla di testi pitt moderni e adeguati — si usufruisce del medesimo «< scheletro » metodologico per un mero ricambio dei valori, a favore dell’impero ideologico della nuova tecnologia. In questa direzione, peraltro, il discorso sulla scuola avrebbe la fortuna di potersi confrontare con lezioni precedenti. Abbiamo gid al nostro attivo, cio’, V'esistenza di un movimento «contro Ia scienza > che tende ad assumere sem- pre pit! vaste proporzioni. Valga l'esempio dell'op- posizione alla psichiatria che-é riuscita a rifiutare il sacro confine dell’ammodernamento delI'istitu- zione, ma ha denunciato le procedure stesse della scienza, cresciute ed incarnate nel suo stesso cor- po, e nient’affatto ingenuamente considerabili co- me semplici ed inopportune degenerazioni. Felice Accame Autorit’ e potere non sono temi in classe. Tl rapporto pedagogic non nasce sui banchi, € Ia parola caserma non si applica soltanto alla seuola, Servitii ¢ liberazione, oggi, riguardano tutti, © nessuno. Per questo pubblichiamo e pubblicheremo re- golarmente note, resoconti, riflessioni, che forse stupiranno Tingenuo passante, ma non gli attenti e curiesi lettori che ci auguriamo di avere. Contraddizioni in seno a Mao La recente intervista di Mao-Tsetung a Edgar Snow (riportata in Italia da Epoca, 2-5-71) @ stata valutata quasi esclusivamente in rapporto alla nuo- va fase di « diplomazia del ping pong » tra Cina € USA. Eppure questa conversazione, del cui con- tenuto si fa esplicitamente garante Pautore di « Stella rossa sulla Cina », contiene una serie di accenni alla rivoluzione culturale ¢ alla funzione in essa assunta da Mao, che ci sembrano di note- vole interesse, tanto pitt che provengono diretta- mente da colui che ha « personalmente iniziata e guidata », secondo le parole di Lin Piao al IX Congresso del partito comunista cinese, la rivolu- zione culturale. Snow parla a Mao del < culto della personalita » esistente in Cina e ne chiede le ragioni. Pur accet- tando questa etichetta di comodo, ¢ di fatto evi- dentemente mistificante, Mao fornisce immediat: mente al suo interlocutore tutta una serie di mot vazioni che, mentre dimostrano una chiara consa- pevolezza dellesistenza del problema, delineano la posizione contraddittoria in cui Mao é venuto a trovarsi. Allinizio, secondo le sue parole, il « culto della personalita » @ stato instaurato 0 permesso come un mezzo per «.stimolare le masse a smantellare Ja burocrazia anti-Mao del partito >. Cera stata dungue una fase della vita cinese in cui il conso- lidarsi di un potere burocratico-tecnico, separato dalle masse ma agente in suo nome, si accompa- gnava ad una museificazione della figura di Mai & a questa situazione bloceata che Mao intese rea gire, contrapponendo alla rigidita dell’apparato di dominio Pattivizzazione delle masse, Ma alla rigi- ditt dell'apparato di dominio corrispondeva_e dentemente la passivita delle Aan mete per attivizzarle fu per Mao Tintroduzione di un uso collettivo della sua figura e del suo insegnamento, come ripresa su scala totale delle esigenze di fon- do della rivoluzione cinese. E infatti, questo fu il periodo di slancio straordinario della rivoluzione cinese, che fu intesa immediatamente in tutto il Se i | i mondo, anche dagli avversari, ¢ che rimane di va- lore storico universale, checché possano oggi dire gli esegeti delle rivoluzioni sulla posizione e sulla funzione del partito. Fu in quel petiodo che Mao parld della necessiti di molte rivoluzioni culturali successive, della imprevedibilita del futuro, di se stesso come di un maestro destinato a scomparire. di fronte alla esecuzione pratica del suo insegna- mento, E. quanto Mao ripete ancor oggi a Snow: < ..tutti i titoli saranno eliminati, rimarra soltanto la parola < maestro », che sta semplicemente per < maestro di scuola >... gli altri titoli saranno can- cellati >. ‘Ma Mao non é soltanto un maestro: egli é anche un uomo del potere, le cui esigenze tendono con- tinuamente a separarsi da quelle delle masse. L’at- tivizzazione delle masse trova un limite nello stes- 80 potere che la promuove, se esso non si estingue; Jo stato di dipendenza e di soggezione che si i deva eliminare ricompare, sia pure in altra forma, ‘come dipendenza di fronte al nuovo potere. ¢ Che noia con i cosiddetti “Quattro Grandi”, vale a dire con gli appellativi: grande maestro, grande capo, grande comandante supremo, grande timoniere.... » Sono stati inventati molti slogan, sono apparsi ritratti e statue di gesso. Le guardie rosse insiste- vano nel dire che se uno non era circondato da queste cose, non poteva che essere un nemico di Mao ». Ea questo punto che le risposte di Mao sembrano rivelare una diminuita lucidita, un erro- re di prospettiva che & tipico dell’'uomo di potere: Ja dipendenza di massa che il potere contribuisce a intrattenere, la passivita attendista di cui ess0 si lamenta nel momento stesso in cui la provoca, di venta ai suoi occhi un dato oggettivo, un elemento diinerzia storica (« era difficile che la gente dimen- ticasse di colpo un’abitudine di tremila anni, cioé Ja tradizionale venerazione del?imperatore >) ¢ me- tastorica, legata alla < natura » umana (¢ ...n0n hanno un culto della personalita anche gli ameri- cani? Come potrebbero il governatore di uno stato, il Presidente, un ministro, aver sucesso senza Vadorazione di qualcuno? C's sempre stato il de- siderio di essere venerati ¢ il desiderio di venera- re >). Qui permane la percezione del problema costituito dalla tendenza delle masse, radicata nella loro esperienza storica della penuria, a protegger- si, a sopravvivere prima di tutto — una tendenza che Tesercito della Lunga Marcia non respinse, ma capi ed elabord. Ma questa percezione diventa statica, irrelata, e si accompagna allora, inevitabil- mente, ad una valutazione scettica 0 moralistica dell’agire delle masse, da un lato (esse sono giudi- cate a pill riprese col metro della sincerita 0 della ipocrisia, della menzogna) e, dalPaltro Tato, a una certa canonizzazione di se stesso, come solitario che dialoga, anziché con gli vomini, con Tassolu- to (cll Presidente... ha meditato sugli dei su Dio... mi ripete ancora una volta che presto egli “vedra Dio”. Era inevitabile: alla fine tutti “ vedo- no Dio”. >) Qui, si dir, @ un uomo vecchio che parla, solo di fronte alla propria morte, e guardando lassoluto della morte. Certo, Ma di questo uomo vecchio non avremmo parlato, e non peseremmo le sue pa- role, se dietro di sé egli non avesse il pit ardito tentativo degli ultimi decenni di liberare, con la sna, la parola di tutti, se le sue parole di adesso non testimoniassero quindi, in primo luogo, delle difficolt’ di quel tentativo e non ci potessero per cid servire, paradossalmente, di aiuto e di avver- timento. ef. OO —— OoOoOor-, L’apprendista e il fotoromanzo Insegno in una scuola per apprendisti commessi ¢ impiegati, Gli allievi vengono una volta alla setti- ‘mana, per quattro ore, 1a mattina o il pomeriggio. Questo tempo é stato utilizzato per buona parte a far loro vedere Valtro aspetto di questa realta, quel- Jo che non si vede dalla pubblicita ¢ in genere dai mass media democratico-borghesi. Sulla loro condizione e sui disagi che vivono in particolare come apprendisti era stata proposta ‘una mobilitazione, avente come obiettivo la distru- Zione della figura giuridica dell'apprendista. I pe- riodo dell’apprendistato @ lungo: si impara il me- stiere in ben poco tempo, poi si fa lo stesso lavoro degli altri, ma al padrone conviene mantenere que- sto rapporto contrattuale per pit) anni, per non pagare i contributi piuttosto gravosi. Lobiettivo della mobilitazione fu accettato come valido: perd non rappresentd uno stimolo ¢ un coa- gulo per l'azione. Molte volte ho sentito esclama- Zioni come: « basta con 1a politica! > sia dalle ra- gazze che dai ragazzi e alla manifestazione, fatta il 1° maggio, parteciparono poco pitt di cinquanta persone (io portavo il cartello: VIVA L'UNITA DELLE MASSE POPOLARI!...) Il fallimento della manifestazione port) a una to- tale revisione degli obiettivi. Pur trattandosi di ‘contraddizioni reali, per loro non erano Ie pid ur- genti, sia perché sentivano la condizione di ap- prendisti come transitoria, sia perché sostenevano che, pur scomparsa la figura dell’apprendista, l'im- piegato pid anziano si sarebbe sempre valso di un certo autoritarismo nei confronti delPultimo arri- ‘ato sull posto di lavoro. I motivi da molti addotti per giustificare la loro ‘assenza alla manifestazione (lontananza dell'abita- Zione, giorno di festa, divieto dei genitori) non sembravano sufficienti: anche in seguito, quando non sussistevano i limiti di prima, non ci fu parte- cipazione di massa su tali obicttivi. Mi sono alllora posta la domanda: quali sono i loro interessi, Ho cominciato a chiedere alle ragazze che cosa facevano, una volta tornate a casa ¢ nei momenti liberi. Di momenti liberi — mi hanno detto — ne abbiamo pochi, e di solito leggiamo; le nostre letture sono di tutti i generi, in partico- lare riviste come Grazia, Gioia, Intimita, Conti denze, Grand Hotel Gia qualche tempo prima in classe alcuni ragazzi impegnati nel movimento stu- dentesco o nel lavoro di quartiere avevano crit cato ironicamente tali giornali.e si erano sentiti rispondere abbastanza aspramente dalle ragazze che ognuno ha i propri interessi. Poi non cera pit stato uno scambio su tali questioni; il riffuto reci- proco aveva portato a una chiusura del dialogo senza che fossero emersi i motivi, da una parte, del rifiuto, e, dall’altra, dell’accettazione. Non ho perd lasciato perdere largomento, anche perché molte volte la lezione, i dibattiti, non ve vano seguiti da molte ragazze che leggevano in classe questi giomnali. Non accettando di criticare dall'esterno questi loro interessi senza tentare di capirne le motivazioni, mi sono messa anch’io a leggere questi giornali, ‘mi sono fata raccontare le trame e nel raccontar- mele esse stesse si dimostravano scettiche e incre- dule sulla possibile realta dei fatti che presentava- no. Eppure per loro questo non era molto impor- tante: contava invece che tutto andasse a finir be- ne, che cio’ i protagonisti potessero finalmente amarsi senza ostacoli. Tl mondo cui tendevano e tendono e che yedono riflesso in tali letture 2 un mondo fatto di vita non pressata dal bisogno di guadagno, una vita fatta di cose belle, di vestiti belli, di automobili sporti- ve, di profondi affetti ¢ di storie amorose sempre piene di ostacoli poi superati: vita che non vivono, ea cui pure tendono. Sanno benissimo che la loro vita non riflette quanto leggono, eppure tendono a vivere nella loro esperienza quei modelli. Quelle che sperano di pid sono pitt «curate », , & legata all’obiettivo del socia- lismno. «Nello spirito del socialismo »: per un contributo internazionalista alla costruzione del socialismo in Unione Sovietica (gravemente minacciato dalle in- sorgenze borghesi nel campo dell’educazione) e per un contributo alla costruzione del futuro stato so- cialista in Palestina, Se il porsi come punto di riferimento rispondeva ad un bisogno profondo, il modo di porsi come riferimento manifesta tutti i limiti (oggi individua- bili proprio grazie alla sconfitta cui andd incontro Bernfeld) di una iniziativa anticapitalistica fonda- ta sulle concessioni della borghesia. Puntare sul filantropismo borghese (i finanziamenti tramite V'American Joint Committee) fu indubbiamente ine- vitabile; cid che fa meditare & piuttosto il modo in cui Bernfeld fece in pratica la sua scelta del socia- lismo e fece i conti con la repressione borghese. «Non si pud certo pensare che nel mondo capita- listico si debba creare un’organizzazione scolastica comunista, € che solo con uomini in essa educati si possa costruire la societ’ senza classi... solo nel- Yordine nuovo creato dalla rivoluzione socialista vi-sara abbastanza spazio ¢ abbastanza respiro per un'educazione capace di svilupparlo e mantener Jo ». Giustissimo, L’errore fu proprio nel non aver chiaro che quanto si stava facendo nelI'Istituto era un momento di rivoluzione sociale e che come tale andava portato avanti in senso manifestamente of- fensivo 0 comunque con una chiara previsione del- la reazione avversaria. Di qui l'ambiguit’ di una pratica «nello spirito del socialismo » che non considera Punica cosa da considerare: che al soci ismo si artiva cio? con Ta rivoluzione ¢ che que- sta la si fa organizzando la lotta contro la repres- sione borghese ¢ educando a lottare. Perché l'an- tiautoritarismo 0 @ educazione e pratica organiz~ zata di lotta rivoluzionaria o & un'illusione ideali stica e pia. Questo il succo delle parole amare di Bernfeld che, « dopo aver fatto appello innumere- voli volte ai membri della presidenza del Joint e ai loro segretari 2, conclude: «nostro destino & quello di essere sempre bruscamente attaccati dal- la realta oggettiva, che spegne senza pita tutti i desideri ¢ tutte le passioni del nostro io ». Anche le condizioni secondo le quali ’équipe del- istituto considerava possibile realizzare gli obict- tivi appaiono oggi viziate dalla mancanza di con- creta collocazione storica, £ individuata giusta- mente nella « soppressione totale in noi stessi di ‘ogni velleit di potenza » elemento indispensabi- le perché il fanciullo abbia la « possibilita di tran- sfert affettivo, ossia 1a capacita di investire della propria libido il mondo esterno ¢ Teducatore », ma & proprio Ia collocazione reale del fanciullo nel mondo esterno che non viene toccata né lope- rare conereto dell’educatore nel contesto sociale. L'educazione degli < affetti e degli impulsi » ha senso solo se collocata in un tipo di pratica inter- na ed esterna allistiturione nella quale adulto ¢ fanciullo si identificano nello stesso impegno. Che & impegno di reciproca liberazione all'interno del- Ja pratica rivoluzionaria di emancipazione del pro- letariato. Tn questo modo pud trovare composizio- ne la «antinomia fra la giusta volonta del fanciul- Joc a giusta volonta del maestro », vista non co- ‘me questione « pedagogica », come fa il Bernfeld, ma come contraddizione interna al movimento generale di emancipazione. Chiarificazioni utili Vesperienza-del Baumgarten offre per capire i momenti di riflusso, quelli in oui ali studenti chiedono il ripristino di strumenti re- pressivi (programmi, voti, interrogazioni ecc.) che, oltre al peso della realta esterna in cui la presenza di queste forme repressive & dominante, sono lega- te alle caratteristiche del « periodo di latenza > in cui « la repressione della vita istintuale @ sentita in certo qual modo come compito della coscienza >. «Le loro motivazioni tanto sociali quanto psico- logiche esigevano proprio la disciplina scolastica. E questa per fortuna noi sliel'abbiamo rifiutata fino alla fine, in ultimo anche col loro pieno ac- cordo e consenso >. Sandro Ricei Tl deserto e le fortezze (prima pare) Molte proposte di collegamento attivo tra gruppi individui separati si riducono di fatto a un flus- so di messaggi in una sola direzione: dal centro che fa la proposta alla periferia. Spesso, dalla pe- iferia rimbalza solo ’eco attutita della proposta| fatta al centro, A questo punto, la richiesta, dal] centro, di risposte vere si fa secondo i casi: retori- Ga, moralistica, lamentosa, o cessa del tutto, | Subentra poi la gestione amministrativa della ret, | del canale, del collettivo. | ribellione al dominio, dimenticando il terreno di passivita comune alla grande maggioranza da cui sorgeva, e non ponendosi quindi il problema del- Ie motivazioni, della resistenza, della persistenza di tale passivita, e quindi dei modi di uscirne, si & fatto spesso protesta irrigidita ¢ isolata, spinta al limite delaristocraticismo individuale. Nel suo stesso interno, le tendenze alla passivita, proprio perché escluse da ogni ricerca di controllo siste- matico, hanno agito indisturbate, dando Iuogo a vari tipi di formazioni e raggruppamenti che, sotto Stampando questo foglio, che intende continuare | la copertura della seriet&, della continuita e della ed approfondire il lavoro aperto dal libro, voglia- mo tilevate Tucidamente questo rischio quasi fata lee cercare di capirne le ragioni. Secondo noi, que- sta ricerca interessa direttamente il tipo di discor- so che intendiamo avviare, ed @ centrale per ogni proposta di intervento politico reale, e non pura- mente verbalistico, che si voglia fare in una societ& come quella italiana contemporanea. La rilevazio- ne, su scala di massa, dei complessi processi di dominio che per brevita polemica si raccolgono sotto le etichette di « autoritarismo >, « manipola- Zione > e simili, @ stata probabilmente il punto di svolta teorica, prima ancora che pratica, interve- nuto nella sinistra negli anni 60. Ovviamente, co- me tematica di-massa, essa non é disgiungibile dal- lo sviluppo della materialita produttiva; ed & que- sto sviluppo che ci @ garante della sua attualita, al di 1a di temporanee eclissi e < superamenti > verbali. I quali perd esigono perlomeno un tentativo di spiegazione. Secondo noi, lo scontro polemico con Ie tendenze dell'apparato di dominio volte al con- trollo autoritario delle masse ha messo in secondo piano l'esame e la critica teorico-pratica delle ten- denze alla_passivit2_e alla _soggezione, che sono jiesrionarsmo dei puri, prop: |dalle sue impure e anonime radici di massa, e pur disciplina rivoluzionaria, di fatto soddisfano in pri- mo luogo bisogni di protezione e di sicurezza dei oro membri. Gli. stessi bisogni che, in altre forme © organizzazioni, apparentementediversissime, engono soddisat €eavatl dal apparao aa perché scisso nei nuovi prét-A-porter dell'industria culturale, ri- yela dunque antichi e nascosti Iegami con cid che intende negare ¢ il marx-leninismo, qual é di rigo- re e in vigore nella maggior parte delle fortezze ideologiche giovanili che si vedono spuntare al | limite del deserto, risulta essere il pitt eflicace de- terrente contro ogni intervento politico non tradi-/ zionale ¢ realmente modificante. Ma da dave nasce questa dipendenza, questo stato diatiesat gi seni gl. effet? Oui st apre tn ca povdi ricerca e di osservazione che finora non ha frovato una teorizzazione sufficiente. Sia da parte del marxismo, per il quale la verit’ degit individui irova fuori degli individui stessi, nell’« insieme dei rapporti sociali » oggettivi (sesta tesi su Feuer- sfrettamente connesse alle prime ele alimentano, bach), ¢ per il quale si presentano grosse difficolta nelto sfesso momento in cui ne vengono continua- mente rafforzate. Il fatto era probabilmente inevi- tabile, in questa prima fase, ma ha comportato gra- vvi conseguenze a breve scadenza. Il movimento di 13 nel momento in cui si tratta di passare dall’indivi- duo o dal gruppo come personificazione di rappo:- ti di classe agli individui e ai gruppi particolari. Sia da parte della psicanalisi che ha elaborato uno Pr 281 hg 9 specifico campo di osservazione per alcuni aspetti essenziali dellindividuo e, in misura minore, del gruppo concreto, ma che di fronte a processi sem- pre pil totalitari di intervento diretto sulle condi zioni di formazione degli individui e dei gruppi si trova disarmata, oppure ricorre a extrapolazioni psicologistiche ingenue quanto fuorvianti. Lo schema che si propone qui a proposito della dipedenza, e che dovrd essere sviluppato e artico- lato in seguito, & una prima approssimazione al problema, ¢ intende perlomeno tener conto dei limiti accennati. Il punto di partenza sembra dever essere la pil. radicale ed esplicita messa in questione della con- trapposizione duale natura/cultura, e simili (bio- logia/storia ece.), che, affiorante © implicita nei testi delle teorie oggi dominanti, ha straordinaria efficacia nella pratica di massa delle teorie stesse. Per esempio, in Marx e pitt ancora nei marxisti, affiora la tentazione di considerare 1a natura il pas- sato soppresso dell'uomo, ¢ la storia la « vera sto- ria naturale dell'uomo »; affiora cioé la tendenza a privilegiare il secondo termine della contrappo- sizione, rimanendo nel suo ambito; nella pratica di massa del marxismo il privilegiamento diventa assoluto, ¢ il primo termine o non compare, o si presenta come un muro, cieco, limitante, estraneo. Dall'altro lato, in Lévi-Strauss per esempio, si fa strada una svalutazione della storia, considerata accidentale, contingente: essa trava luce e ordine solo in strutture universali, che il ricercatore & por tato a riferire alla natura dell'esprit humain; nee Yinsegnamento che la borghesia ne ha dedotto, Tuomo @ sempre lo stesso animale, e la storia & puro arbitrio, A questo punto non si tratta di operare verbalmes te una saldatura, pit o meno « dialettica », tra i due termini della contrapposizione; non si tratta di reintrodurre nel marxismo la Begierde (brama, concupiscenza) hegeliana che esso ha, di fatto, r- mosso idealisticamente da se stesso (Amodio); que- “4 sto @ in fondo il senso ¢ il limite di tutti i tentativi di marx-freudismo, o di freud-marxismo, sinora esperimentati, E neppure, di introdurre la « media- zione storico-sociale » nel meccanismo delle strut- ture, quasi a dare la carica a un orologio. Rimar- remmo sempre nelPambito di una copia concet- tuale, che @ essa stessa alPorigine delle difficolta che intendiamo superare. Il superamento @ possibile solo attraverso il repe- rimento e la definizione di un campo pratico-teo- rico, di un luogo specifico della realt’ umana, irr ducibile a ciascuno dei termini della copia. E cid che ha cominciato a fare Freud nel lavoro psicana- litico: ma bisogna chiarire bene in che senso. I so campo di asservarione é il passaggio del. bam- bino da essere biologico a essere. inserito. nelPuni- verso simbolico proprio dell'uomo; la sua scoperta @ che questo passaggio non avviene meccanicamen- te, come una spugna s'imbeve di acqua, ma sulla base di una peculiare inter-relazione tra il bambi- no e Paltro, gli altri, che si prendono cura di lui nel periodo della sua maggiore dipendenza, e sono per lui, contemporancamente, i rappresentanti del- Puniverso simbolico; in questa vicenda, che dun- que, nello sfesso tempo, individuale, singola, © as- solutamente generale, P'alternanza e la modulazio~ ne delle presenze e delle assenze delle parti in cau- sa contribuisce a dar forma definita, e spesso defi- iva leper Irina alana eee ‘morte, sfa propri sia altrui. (Qui si deve approfon- dire accuratamente: per evitare che il rifiuto di ogni impostazione irrazionalistica e speculativa — che trova di solito qui, ¢ non & un caso, il suo nu- cleo originale — finisca nel contesto culturale per far buttare via il bambino insieme all'acqua sporca). Si costituisce cosi un ambito reale che & certamen- te in connessione-con Ia biologia e la storia, ma non si tiduce mai ad esse; il desiderio, per esem- pio, ha-per supporto una realta biologica, ha dun- que come precedente il bisogno, ma si costruisce sulla base di una relazione che coinvolge un_uni- verso simbolico, Queste connessioni sono cio’ un dato, ma la loro esplicitazione concreta — a par- fire da qualcosa che gia esiste, e non viceversa — costituisce un problema della ricerca, che non si risolve, verbalisticamente, in base a formule ras- sicuranti, Questo ambito di realta presenta percid aspetti ap- parentemente contraddittori. Per un verso, esso ha una stabilita e una permanenza che richiamano quella biologica (ed ¢ questa la ragione per cui Freud fu tentato,’ teoricamente, di interpretare i suoi reperti in chiave di istinti biologici 0 di pul- sioni: Libido e Tanatos). Per un altro verso, la stessa_intensitd e significativita delle esperienze faite nel periodo di maggior dipendenza ripropone ad ogni individuo, nel corso della sua vita, il pro- blema della tendenza alla loro ripetizione (< coa- Zione a ripetere >): & una sorta di nostalgia che paradossalmente spinge all'agire: sia nel senso di luna replica cieca, sia nel senso di un tentativo di useime. Ci troviamo cosi di fronte a un ritmo tem- porale peculiare, che s‘intreccia, certo, con il tem- po-tartaruga del supporto biologico e con il tempo- freocia della societa storica; sintreccia, ma senza confondersi, ¢ con effetti di moltiplicazione e ral- Jentamenti reciproci. Per rendere pid chiara la definizione, possiamo pa- Tagonare quest'ambito al luogo e alla funzione che ha il coro nella struttura del teatro greco. Posto tra Ia massa immobile degli spettatori e gli eroi in azione, il coro é la « base sostanziale », la « sostan- "za reale della vita e dell’azione eticamente eroica > (Hegel), che collega in modo attivo, ¢ non estrin- Secamente, un’immobilita quasi geologica al tur- bine dell'agire storico; che ricorda, ammonisce, preyede, « invoca il diritto divino ¢ le potenze in- tere » (la sottilineatura é mia, E.F.). Similmente, Tambito che dopo Freud siamo costretti'a ricono- scere come peculiare e irriducibile, questo logo del coro, é il momento, ineliminabile da ogni vita ‘umana, in cui il passato, come presenza reale, urta : a 15 nel presente ¢ insiste per la propria re-incarnazio- ne ri-soluzione futura. Nessuna antropologia che si voglia all‘altezza del suo oggetto potra in futuro trascurare di esaminare © approfondire queste « potenze interne >. (continua) Elvio Fachinelli Questo fascicolo. Yiene spedito a 3000 indirizzi cirea ‘ed @ in yendita nella maggior parte dlls Ubrerte che acctiano vse La struttura attuale del mereato librario fa si che Ta nostra sopravvivenza sia legata necessariamente agli abbonamenti. Per Pabbonamento a 6 numeriz ordinario, minimo L. 500 sostenitore L. 5000, Spedire Fimporto a Lrerba voglio Edizioni Nessi, via Lanzone da Corte 7, 20123 Milano. Hanno partecipato alla preparazione di questo numero: Marco Amante, Valentina Degano, Alberto Diramati, El- vio Fachinelli, Arturo Martinez, Vittorio Matino, Lea Me- Iandri, Luisa Muraro Vaiani, Sandro Ricci. Le norme sulla stampa stabiliscono che Ja responsabilit legale dellz: pubblicazione sia di un iscrito all‘ordine def giornalisti e pubblicisti. Ringraziamo Picrgiorgio Belloc- Chio, che si € assunto tale onere, 16 LERBA VOGLIO *~ L’uomo IBM Quando sono entrafo alla IBM, seisette anni fa, c’@ stato un aspetto che adesso mi pare strano, vissuto alla Iuce delPesperienza che ho avu- to poi. LBM mi é parsa subito come Ia vita modello, la ditta model con molfi aspetfi nettamente positivi. Perd, se ci penso adesso, quegli aspetfi positivi facevano parte, erano un prodotto della politica IBM, della politica che In IBM continua a fare nei riguardi del personale. Ce una parola inglese: IMAGE, che vuol dire immagine, ¢ che si sente parecchio li al?IBM. In ogni cosa, nel fare qualsiasi cosa, nei contatti della direzione, dei dirigenti, via via fino a tutto il personale, e nei contatti con Lesterno, si deve rispettare 'IMAGE, cio? Pimma- gine IBM. Le cose vanno fatte magari nello stesso modo in cui le fan- no altri, perd in una certa forma. Cio’ la forma IBM. To somo stato invitato con una lettera a presentarmi alPIBM, E quindi non era qualcosa che cercavo io: io ero stato invitato. In base alle re- ferenze scolastiche, probabilmente. Poi si é svalto una specie di esa- me, di test, ma in gruppo, con molta gente. Frano i soliti test attitue dinali, che servivano, 0 perlomeno, , del « parliamone insieme >, e so- prattutto intervista, Nell’intervista il dipendente di- i gli aspetti, e questo & importante, del suo rapporto di lavoro, con il capo. Ma non solo il suo rapporto di lavoro; discute tutto cid che pud i fiuire sul suo rapporto di lavoro. Per esempio, pud parlare della sua situazione familiare, di tutti i problemi che Jo assillano pid’ 0 meno. Normalmente intervista comincia con Ja frase del capo che di- “ce: beh, non mettiamoci subito a parlare di lavoro ‘parliamo di qualcosa d’altro, parliamo, visto che va ‘al'universita, come va alPuniversit’, eccetera. La societa si presenta come quella che, se un individuo ‘si presenta da solo a fare la sua richiesta, a mettere in Juce le difficolt& che ha anche all'interno della azienda, cercher’ di risolvere queste difficolta. Per- ché in fondo se un individuo ha delle difficolta Ia- ora anche male, no?, quindi é utile per tutti e due cercare di risolverle, Per esempio, io ero operatore ed & stata la societal, nella figura del mio capo, a consigliarmi di. pass ad un altro settore. Alla IBM & molto importante Vaspetto, diciamo cosi, delle pubbliche relazioni, contatti personali, Taspetto comunicativita, ecco Ora come operatore dove ero prima, a me sembtae va... Ticonoscevo, come mi era stato detto dal capo, che le mic pubbliche relazioni non erano perfette, questa comunicativita era scarsa, E cosi mi trovato meglio, meglio io e la societa, in un settore. E cosi nel corso dellintervista si arriva lentament al lavoro, collegandolo ai problemi personali. Cosi forse sono questi problemi che ti assillano, che n¢ ti hanno permesso ecc., pero devi riconoscere ct Ja valutazione é giusta. La valutazione del lavoro avviene un po! come @ scuola col voto. Ci sono tante caselline, la prima casellina & Tottimo, che viene attribuita testualmen- te a . Si passa cio? al capo superiore, Ma questo di so- lito non succede. Capita spesso che ci sia disaccor- do, ma il disaccordo & molto limitato, quasi per dare un aspetto pid valido allintervista. In fondo hanno parlato tutti e due, e sono saltati fuori dei motivi di disaccordo. Lintervista ayviene all'incirca una volta all'anno, Questo come norma. Poi il dipendente ha la pos- sibilitA di chiederne un’altra, nel momento in cui non si sente soddisfatto della sua situazione. La chiede nel momento in evi la sua insoddisfazio- ne ha raggiunto un certo grado, perché Viintervista & un atio abbastanza importante. Normalmente, non si chiedono interviste. Sempre per questo modo di organizzarla, in modo che il dipendente si senta a suo agio, capita spes- 80... 2 me personalmente capitato, perlomeno nella prima intervista, di fare una specie di auto- critica. Nell'intervista il dipendente si presenta da solo, di fronte al capo, solo. Perd il capo & in condizione di vantaggio, sia perché si trova dalla parte della societa, Sia perch conosce moltissimi aspetti del rapporto di lavoro del dipendente, cio’ ha modo di valutarlo sotto molti. aspetti. Anzi, a Rivoltella fanno dei corsi per capi, riser- vati a capi, dove ci sono anche degli psicologi, e fanno anche dei lavori di gruppo. Per esempio, il mio capo ha partecipato a uno di questi corsi con altri capi, dove uno ha assunto il ruolo dellintervistatore, cioé ha assunto il ruolo che gli ® proprio di capo, mentre un altro assume ill ruolo dellintervistato. Queste interviste sono state fatte in una camera isolata, come avviene nelf'intervista vera e propria, ¢ filmate. Poi dopo questa registrazione @ sfata programmata davanti a tutto il gruppo e si sono messi in Iuce tutti gli aspetti: ecco, il dipendente, quello che ha assunto il ruolo del dipendente, ha lasciato scoperto il fianco a questa domanda ¢ cosi via. E poi nell'intervista, quasi per mettere in luce solo gli aspetti positivi, il problema economico, cioé Teventuale aumento, viene discuss, ma solo, co- me dire, di Jato. importante ¢ Ia valutazione ed 2 come se il dipendente dovesse capire, in funzio- ne della valutazione, dovesse prevedere che cosa prendera, senza neanche bisogno di dirglielo chia- Tamente, 3 Sono stato assunto con centomila lire, che rispetto ad altri posti era gia una paga alta, anche per il fatto che con le balle delVindennita ece, erano centomila nette. Perd la cosa importante era che stando alle promesse gli aumenti sarebbero venuti a scadenze abbastanza brevi, soprattutto rispetto ad altre ditte. Cio, da una parte viene presentata la situazione di partenza, le centomila e questo e questo, ma quello su cui subito s‘inizia che alla IBM c’ la ibilita di arrivare entro breve tempo a posi Zioni importanti, che dal punto di vista economic co entro breve tempo si migliora. Nei primi giorni, anzi, & un periodo abbastanza lungo, nei, primi’ mesi, chiunque entri & liberato da un compito preciso. I primi mesi io dovevo fare il mio lavoro, é chiaro, un certo tipo di lavoro in- vece che un altro, per® il controllo era molto blan- do. O meglio, il controllo era che pian pianino imparassi 2 vivere dentro l'ambiente IBM, impa- rassi a conoscerlo bene, a conoscere tutti quei Programmi, quelle politiche che ci sono all'IBM. Anche quei corsi che vengono fatti nei primi mesi hanno questo scopo. Infatti quello che spinge molti, 0 perlomeno trat- tiene molti che preferirebbero magari andarsene, non @ Paspetto economico, o non ® tanto T'aspetto economico. Arrivati a certe quslifiche, fuori si tro- verebbe anche una retribuzione pitt alta, Pero non si troverebbe laggiomamento che c’ all'IBM. In pratica noi veniamo... facciamo corsi, si pud dire due corsi all’anno, in media, Sto parlando degli operatori ¢ programmatori, cioé di quelli che stan- no attorno al calcolatore, che elaborano i dati Soprattutto i primi mesi dentro TIBM vengono im- piegati a fare moltissimi corsi. Intanto un corso tecnico, generale, un corso hase. Poi corsi di altro tipo... allinizio questi corsi mi sembrava che fos- sero una specie di esami, e che solo superandoli si sarebbe potuto restare, si sarebbe potuto essere accolt Poi andando avanti & cambiato un po’ Vaspetto di corsi-esame. Perd a questi corsi gli danno sempre ‘parecchia importanza. Incidono soprattutto quan- do Ja partecipazione & completamente negativa, cio’ in casi eccezionali Oltre ai corsi tecnici, ci sono gli altri, quelli non tecnici, quelli chiamati in... no, formativi, che ven- _gono fatti in un altro posto. In pratica, nonostante sia una sede IBM, ci si sente mandati e quindi ci si-sente meno a proprio agio che qui, dove si la- vor. Quindi si ® portati a seguire di pitt questi corsi. Anche qui appare Laspetto, cosi, buono ‘dell IBM. In pratica si passano quindici giorni fuo- ri, I nuovi assunti fanno entro i primi sei mesi un corso di quindici giorni, dove in pratica viene pre- sentata PIBM, vengono presentati tutti gli aspetti del IBM, e dove tutti i giorni parla un... diciamo tun rappresentante della societa. Fra Paltro parla anche uno psicologo. Non mi ricordo pitt come si chiama. Facciamo parecchi corsi di aggiornamento, ¢ qui di rapidamente dovremmo arrivare a certe cono- scenze. Perd in fondo se penso al mio lavoro, di tutte queste conoscenze quelle che devo impiegare sono pochissime. II calcolatore @ elemento fondamentale, un po’ Porologio, che regola la nostra vita. A volte ci tro- viamo a dover rallentare notevolmente, 0 accele- Tare al massimo, il lavoro, perché il calcolatore non @ in grado di funzionare oppure invece fun- ziona. Cosi quella mania di voler razionalizzare tutto. Rispetto ad altri settori, ci sentiamo un po” privilegiati, Non tanto per il lato economico, an- che per quello, evidentemente, ma per la sensa- Zione di fare qualcosa di pitt importante, soprat- tutto di costruire qualcosa. F strana questa sensa- zione, ma capita spesso di vedere moltissime per- sone che vivono per il lavoro, invece che vicever- sa, Spessissimo c’® gente che fa straordinari, che lavora al sabato ¢ alla domenica o di sera fino a tardi, anche di notte, Magari gente che essendo di prima non prende niente in piu, perché non tim- bra, non ha orario, ¢ quindi non pud mettere fuo- ri: ho fatto un’ora in pit. Forse questa & anche una particolarita del nostro lavoro. I] program- matore, ¢ forse non tanto il singolo programma- tore quanto il geuppo di analista e programmato- re, vede un settore, non so, di tantissime persone che prima lavoravano in un modo che a me ades- so sembra, cosi, antidiluviano, cio’ scrivendo ma- gari moltissimi fogli, compilando tabulati ¢ cos via, in modo poco piacevole in fondo, vede que- sto settore cambiare completamente in base al suo lavoro e magari tutto viene sostituito da uno di quei terminali fi, lucidissimi, bellissimi, ¢ tutto viene fatto in modo perfetto. Per esempio, il pro- gramma, cio Vunit’ minima di tutto..., il pro- Gramma é una specie di creazione, Il programma- tore, col suo cervello, con le sue capacita, fa qual- cosa che vede concretamente. Questo ® abbastan- za importante. E. poi, quelle persone che lavorano fuori orario, essendo di prima, analisti, magari sono a capo di gruppi, e quindi vedono ancora, pitt in grande, yedono magari il lavoro di cento programmi che fanno quindi un’infinita di cose, ¢ queste cose assumono ill suo nome, sono fatte da_ lui. E quindi viene anche il sabato e Ia domenica per vedere se @ stato fatto. In qualche modo, in un modo forse infantile, il mio tipo di lavoro mi sembra qualcosa di creat vo. Ea parte l'aspetto creativo, c’é un aspetto di, forse @ una parola eccessiva, un aspetto di poten- za, In pratica si messi davanti a un problema & questo problema pud essere risolto in molti modi diversi, B un lavoro di idee, 0 meglio di soluzio- ni, E poi, soprattutto, questo lavoro viene concre- tizzato dal lavoro del calcolatore, viene. ampliato, ingrandito. F_un aspetto di potenza attraverso il calcolatore. E come se il calcolatore diventasse una specie di braccio molto pitt grande, che am- plifica il lavoro della singola persona. Alla fine il settore considerato si 2 razionalizzato, ’® magari un solo terminale e bastano poche per- sone a fare tutto il lavoro di prima. Questo risultato soddisfacente, bello. Perd lavorandoci dentro, essendoci dentro, ci si accorge in fondo che tutto avviene un po’ come su una catena di mon- taggio. E vero che la macchina @ stata fatta, perd ognuno in fondo... il senso di questo lavoro, a co- sa serve, ¢ anche le scelte tecniche, solo tecniche, tutto questo segue una via gerarchica. Da un capo di un Certo livello vengono date delle direttive: ill risultato deve essere questo, In pratica poi quan- do arrivano alla stragrande maggioranza dei pendenti, c’® ormai una strada segnata ¢ a uno hon resta che muoversi entro un piccolo cerchio. To ho un’esperienza limitata dei capi, ho esperi za dei capi di prima linea, diciamo, al massimo di seconda. Gli altri... ne ho sentito dire. Perd tutti i capi del mio settore in pratica erano degli ope- ratori, dieci anni fa, © sono entrati quando la so- cict& era in pratica agli inizi, e Thanno seguita quindi passo per passo. Quando parlavo di tipi identificati col loro lavoro, questi sono proprio i tipi classici. A Vimercate c'era uno che aveva frequentato i corsi di Rivoltella per capi ¢ Phanno voluto pro- muovere. Lui ha rifiutato, perché non voleva di- Yentare uno strumento di questa... manipolazione, Allora hanno licenziato. Tra altro, con una let- tera piuttosto gentile in cui gli si diceva che sic- come rifiutava di diventare capo, non essendoci aperte altre possibiliti di lavoro che potevano sod- disfarlo, data Ia qualifica raggiunta, lo si conside- tava libero da ogni impegno con Ia societa. E stato abbastanza nuovo che i sindacati entras- sero allTBM, un anno fa. Ma da molti mesi non esiste pitt 1a commissione interna, Cio’ si é sciolta € nesstno pitt I’ha rieletta. Era stato proposto, forse per sostenere Ie tesi che erano state portate avanti non dai sindacati, ma dagii operai dello stabilimento di Vimercate, di abolire gli aumenti di merito, e di farli invece uguali per tutti. Di fare una quattordicesima ugua- le per tutti, Queste proposte sono state lasciate cadere, cosi, nel vuoto; sarebbero state sostenute Se quaicuno si fosse mosso, invece... Cio’ per la questione degli aumenti di merito si sono sollevati tutti contro. Un po’ come la questione dei voti a souola: sembra una cosa giusta, uno che studia e s'impegna vuole avere il suo otto. O meglio: ot- tenere otto vuol dire che uno si 8 impegnato e ha studiato, mentre se uno ottiene un brutto voto yuol dire che non si @ meritato niente, C’é una cosa che & vissuta spesso anche da me. Forse po- trebbe capitare anche in altre dite, non so, ma all'IBM in particolare: cio vivere la ditta come figura positiva, come si dice, come se fosse una specie di mamma, di mamma buona... Eun modo di dire che si sente spesso li alIBM: Ia mamma IBM, mamma IBM. Nessuno si sente completa- mente soddisfatto, ma si stabilisce una specie di ragionamento adulto: si accetta questa specic di insoddisfazione come per rispetto al principio di realta. La realti & questa, io non riesco ad adat- tarmi totalmente a questa realt’, perd sono abba- stanza adulto da_accettarla, Cosi, tutte le volte che si mette in discussione qualeosa che @ stato fatto dalla societi, stranamento succede che inve- ce di prendersela con Ia societ’, invece di creare una solidarietd, una unione, scoppia il contrasio tra i dipendenti, B capitato I'anno scorso, per mo- tivi di cui noi non eravamo responsabili, cio’ per- ché erano stati fatti dei piani di trasferimento in un’altra sede; © probabilmente avevano sbagliato Te scadenze, é capitato che non ci fosse abbastan- za energia elettrica per far andare il calcolatore. Alllora avevano deciso di farci venire anche di not te. La cosa, cosi, non a tutti andava a genio! Da un momento allaltro, cosi, dover venire di notte. Ricordo che alla riunione indetta subito dal capo per discutere di questo, in pratica si é litigato fra i dipendenti che dovevano venire di notte. Una parte diceva che non contava il fatto di venir di notte, perché si era Il per Iavorare e si riconosce- vano le esigenze e tutti erano disposti, ma il fatto di non essere stati consultati prima, si metteva la cosa sul piano della forma. Alla fine la discussio- ne & diventata una discussione tra gruppi. Sicco- me si dovrebbe venire di notte per un lavoro che Spetta a un certo gruppo, ecco, non vediamo per- ché dobbiamo venire noi che siamo di un altro gruppo. Non si metteva in discussione il fatto che Ta societa avesse preso delle decisioni abbattanza strane, decidendo che le persone lavorassero in orari completamente diversi da quelli abituali. Un anno fa, all'IBM, c’8 stato lo sciopero. Dicia- mo che mi sentivo un po’ in colpa. Per il fatto di essere in pochi, ma anche per avere tradito Ia madre! fatto qualcosa di male, reagito alla societ’ che pensa a tutti i tuoi bisogni. Ce sempre quel paragone che si fa: tw sei all'IBM ¢ hai questo, se tu fossi in un’altra ditta non avresti, questi scioperi sono ingiustificati; se tu fossi alla Falck, avresti delle buone ragioni, lo farei anch’io. Que- sti discorsi si sono fatti nelle discussioni con i colleghi e magari con il capo. Perché ho fatto sciopero? Per seguire un’impo- stazione generale? Beh, diciamo di no. Diciamo che questo sciopero non era motivato in me da un‘impostazione, cosi, razionale, perlomeno non completamente. Diciamo che & anche difficile ri scire a chiarire. Lo sciopero che & stato fatto a proposito di quello di Vimercate licenziato non & stato fatto solo per quel caso, perd lo sciopero che doveva durare un’ora é durato una giornata inte a, € aveva una motivazione concreta, immediata. Chiaramente, Cerano delle motivazioni che erano meno razionali. Intanto, una specie di... forse il fatto di vivere... adesso pensandoci mi pare quasi quasi di non ricordare nemmeno piit a quali scio- peri ho partecipato! Ricordo quello per il contrat to di lavoro... 8 stato il coniratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici e poi quello interno IBM. Alcune motivazioni erano diciamo cosi un po’ tradizionali, cio’ l'essere d’accordo con questi miglioramenti, non soltanto economici, perché & “vero che il lato economico sotto sotto c’era, perd sembrava che le varie richieste, per esempio la parita normativa, tra gli operai e gli impiegati, ‘oppure anche il fatto che all'interno dell'IBM ci fosscro dei trattamenti diversi, c'erano delle spe- requarioni tra gli operai e gli impiegati... adesso mi rendo conto che sono delle motivazioni, cos}, Molto vaghe, ¢ che forse non erano neanche mo- ‘tiyazioni. Beh, mi rendo conto che questo non tro- vare motivazioni forse & significativo. I mio lavoro & abbastanza impegnativo, non & che stanchi fisicamente, pero richiede una concentra- zione abhastanza continua. Spesso, pud scmbrare da poco eppure gid adesso mi capita spessissimo, anche quando sono fuori dal lavoro, nel momento di calma quando sto facendo qualcosa d'altro, di pensare al lavoro, se quello che ho fatto oggi fun- Ziona cos! o se avrei potuto prendere una soluzio- ne diversa. In pratica penso che le vacanze per ppersone!, servano, proprio dal punto di vista psi- chico come valvola estremamente necessaria, sen za la quale sarebbe impossibile continuare. Per me Te vacanze sono state di assoluto riposo. Mi ren- devo conto, quando sono andato in vacanza, di “essere arrivato agli estremi, C’® una specie di mec- ~canismo che entra in funzione: non ci si rende pill conto a un certo punto che ci si identifica col | ayoro, che il fatto che una certa cosa debba es- sere finita entro un certo giorno, che debba essere completata bene, in quanto poi il lavoro rappre- | senta qualcosa di tuo, ci fa dimenticare tutto i re- sto. A me non é capitato di fare molti straordina- ti, perd si finisce per entrare nel giro del lavoro, per vivere per il lavoro. Prima di andare in vacan- za, mi capitava spessissimo Ia mattina, prima an- cora di svegliarmi completamente, di pensare © | ragionare sul lavoro che mi aspettava. Giovanni Losi Nella prima meta di settembre, la fondazione Oli- verti ha organizzato a Courmayeur un seminario internazionale su < Le implicazioni sociali ¢ poli- fiche dellinnovazione scientifico-tecnologica nel settore delPinformazione », cio’, per dirla in bre- ve, sui rapporti tra calcolatori e societd.Il bandolo Gee, banale, io per esempio sono tornato dalle vacanze_ “una persona che lavori come me... ¢ per tutte Ie della matassa sembra fosse tenuto da esperti del- Torganizzazione aziendale e della programmazio- ne, mentre in primo piano si scatenava una stra- ordinaria chiacchierata internazionale tra Umani- sti e Ingegneri, con esibizione reciproca, da un lato di preoccupazioni umane, dall'altro di sicu- rezze tecnocratiche. Se ne & avuta Teco sui gior- nali. Il Corriere ha esposto compassatamente i termini della contesa, 'Unitd ha insistito sul « rie ‘morso dei tecnici », cioé sul presunto senso di cole a che lacererebbe gli addetti alle machine det capitale, mentre il Giorno, perlomeno nei titoli, distribuiva futuribile alle masse (« Banche di ine formazioni aperte a iutti>, «1 calcolatori came iano il modo di vivero » cec.). Fra tante notizie ¢ commenti, ne sono mancati ak cuni jondamentali. In primo luogo: chi, nome e cognome, produce calcolatori? Se i giornalisti si fossero posta questa domanda, avrebbero dovuto dire ai loro lettori che il 90 per cento dei calcola- tori del mondo occidentale é stato installato daglé USA, e che 8 costruttori americani (IBM, DEC, UNIVAC, NCR, Honeywell, GE, HP, Varian) si dividono il 95 per cento del mercato mondiale, Sono dati, attendibili, di un rapporto del 1970. Vo- lendo dare un'informazione ancora piit completa, avrebbero potuto scrivere, per esempio, che tra questi costruttori spicca TIBM, la cui quota di mercato, sia in USA sia all estero, si mantiene tra il 65 e i175 del totale (stabilimenti in 14 paesi del mondo, e servizi di vendita e di manutenzione in 106 paesi fuori degli USA). ‘A questo punto, anche chi non ha letto 11 capitale monopolistico di Baran e Sweezy capisce che, 2 vero che il caicolatore funziona sempre pitt co me «polo di organizzazione delle societa indue striali avanzate », @ pero altrettanto vero che gli organizzati dal calcolatore non controllano per nulla chi produce e vende il calcolatore. Neppure alinterno della stessa societa costrutirice. Nel ca 0 dell IBM, per esempio, le decision politiche ¢ fondo, la ricerca fondamentale e la costruzione delle componenti « strategiche » del calcolatore che implica subordinazione diretta delle zone di capitalismo pit « debole > al centro direttivo pitt forte. Lo stabilimento IBM di Vimercate, per esempio, sembra debba rinunciare alla prod ne del Sistema/3 per piccole e medie aziende, quanto Ia direzione centrale americana, vista congiuntura interna USA, riterrebbe opportuno produrlo direttamente in casa, presso la IBM Do- mestic. E una linea di sviluppo che si fa sempre pitt chia 1a, Ne é testimonianza indiretta, per I'Italia, una recente dichiarazione di Bruno Visentini, presi- dente della Olivetti: « L'Italia & gid oggi un paese industriale di secondo e forse di terzo ordine: per- ché non ha Vindustria aeronautica (né sinceramen- te, a mio avviso, potrd mai pitt avere una vera industria aeronautica), perché non ha Vindustria nucleare, perché non ha produzione di computers (e nulla ha fatto per sostenere il tentativo che in Nalia era stato avviato quindici anni or sono), [ovviamente dalla Olivetti, N.d.R.], e perché man- ca di alcuni altri settori che costituiscono la parte pitt moderna ¢ innovativa della produzione indu- striale >. E cé un altro aspetto fondamentale, strettamente collegato alla situazione di dominio delle corpo- rations americane, sul quale la nostra stampa ha taciuio. Essa ha continuato a chiedersi, nella scia della chiacchierata di cui si diceva allinizio, co- me sard la « societd controllata dai calcolatori >, come sopravviveranno le liberta individuali ecc. Ma questo tipo di societa, questo modello di so- cietd, esiste gid, € non serve scrutare Porizzonte: basta dare un'occhiata alfinterno dell IBM, per esempio. Qui la posizione di monopolio ha per- messo di superare gran parte dei termini, anche avanzati, in cui si muove la contrattazione sinda- cale classica. Cid che Ia direzione IBM si propo- ne, 0 meglio: & costretta a proporsi, 2 la pitt am- pia ricerca e organizzazione, con tutti i mezzi allinterno della colletti- vita dall'altro. In questo senso si pud dire che le occupazioni rap- Ppresentano una esperienza interessantissima in quanto vi si ritrovano, sia a livello soggettivo che oggettivo, tutte le contraddizioni ¢ le ambiguita che caratterizzano un processo di cambiamento ¢ di liberazione. I compagni di Lotta Continua, commentando i fatti di via Tibaldi nel loro giornale (n. 11, 26 giu- gno 1971) hanno scritto: <... sono stati un esempio militan- te di comunismo », come provano «i nuovi rap- porti instaurati durante l'occupazione: T'ammini- strazione diretta e collettiva delle cose, i bambini educati e curati collettivamente, il doposcuola e Yambulatorio rosso che hanno inserito nella loro vita medici ¢ studenti, V'esigenza di organizzarsi direttamente, a partire dai capi-famiglia, nei nu- clei di autodifesa ». E concludevano: «... solo se riuseiremo dapper- tutto a costruire momenti di vita collettiva come questi, nei quartieri, nei paesi, nei luoghi in cui il proletariat vive, riusciremo davvero a prenderci la citta, a costruire delle basi rosse >. Ora, & abbastanza facile sottoscrivere lentusia- smo con cui si scopre che un’alternativa & possibi: le, soprattutto quando ci si sente impegnati collet- tivamente a crearla, ma @ anche ingenuo e misti- ficante dare Paltcrnativa (il comunismo) come un fatto gia compiuto. Si sa che un giornale di lotta non pud soffermarsi a problematizzare tutte le si- tuazioni di cui da notizia, tanto pit che molti so- no convinti che le contraddizioni, le ambiguita, i risvolti pit: complessi di ogni azione politica, siano elementi che ostacolano e disturbano Ia presa di coscienza, Noi invece pensiamo che sia fondamen- tale, sia per chi ha fatto direttamente esperienza dell’occupazione, sia per chi ha potuto solo imma- ginarla attraverso le informazioni ricevute, rile- « risocializzazione » ayviato allinterno della cok lettivita occupante. Anche perché, in questo mo- do, Valternativa non rischia pitt di apparire come un fatto magico, improvviso, direi quasi_privile- giato (cio8 riservato a pochi e in situazioni del tutto particolari), man lavoro che «si fa» in- sieme, scontrandosi continuamente con una realti di abitudini e di pregiudizi ideologici, vischiosa e resistente al cambiamento. Oltre a questo c’ la necesita che un superficiale trionfalismo non im- poverisca quegli stessi contenuti per i quali le oc- cupazioni di massa hanno avuto un. significato esemplare. Un breve accenno ai rapporti sociali, creatisi nel corso delle occupazioni, ci servira per puntualiz~ zare alcuni di questi temi politici, perch possano avere un’applicazione pitt generale. Chi ha preso parte alle occupazioni si & trovato improvvisamente, con moglic, figli ¢ qualche altro patente, a dover dividere, assieme a numerose al- tre famiglie, caseggiati ancora in costruzione, © quindi sprovvisti dei normali servizi. Ogni nucleo familiare si sistemava negli stanzoni vuoti met dovi dentro non pitt di qualche valigia con gli dumenti essenziali. Restavano percid da risolvere in comune tutta una serie di altri bisogni di prima necessita, a cominciare dal cibo, dai materassi ¢ dalle coperte per dormire. ‘Meno urgente, ma non per questo meno indispen- sabile, date le condizioni di disagio materiale e di tensione psicologica, I'assistenza medica ¢ la cura dei bambini, soprattutto nei momenti in cui gli adulti erano pit’ impegnati a mandare avanti Fa Zione. Il cambiamento intervenuto nel ritmo abi: tuale di vita di queste famiglie, aggiunto alla no- vit di dover affrontare i bisogni soliti in modo del tutto insolito, civé collettivamente e contando ‘molto sul caso (soprattutto per quanto riguardava Ja disponibilita di denaro per gli acquisti essenzia li), non poteva che rafforzare i rapporti di dipen- Vare tutte le difficolta incontrate dal processo di denza nei confronti di quell’avanguardia di com- 8 pagni che gia si erano presi le maggiori responsa- bilita per la gestione politica e militare della lott Cosi, mentre da un lato si facevano affermazioni di autonomia: che i proletari cominciavano a fare da sé, a prendere senza chiedere, a decidere su tutte Je cose che riguardavano la loro vita, si ca- deva poi, inavvertitamente, nelle forme tradizio- nali delassistenza e della solidariet’; e si pud fa- cilmente immaginare che etano i compagni a pro- digarsi in questo ruolo, La contraddizione, di cui in quel momento pochi sembravano accorgersi, viene fuori anche dai fogli di lotta distribuiti in quell’occasione: « Nella casa di via Tibaldi ha funzionato il potere proletario: tutte le cose sono state messe in comune, si 2 or ganizzata una dispensa e una mensa gratuita, Le ‘compagne presenti hanno gestito un asilo. Con al- cuni compagni medici si € meso su un ambula- torio ». Cosi tutti i giorni, dopo la colletta, c’era la distribuzione del cibo, talvolta anche di indu- ‘menti raccolti nel quartiere 0 donati da qualcuno. Anche se nell organizzazione del mangiare ¢ nel difficile compito della spartizione del vestiario si cercava sempre di responsabilizaare un po’ wtti, tuttavia, chi pid si trovava nella situazione di in- digenza ¢ di disagio, cioé i proletari, era naturale che riponesse nelaiuto © nelPintraprendenza dei compagni la soddisfazione dei propri bisogni. «Li Cera da bere e da mangiare », racconta una delle occupanti di Mac Mahon, anche se «c’era chi ne aveva poco da mangiare, chi ne aveva abbondan- tee ne voleva ancora ».'La dipendenza accresce- va quindi anche la competizione tra le famiglie ¢ Vaspettativa nei confronti dei compagni, per cui, se il cibo scarseggiava, non erano pochi quelli che si sentivano di dover protestare contro il servizio che non funzionava adeguatamente. Dicendo questo non.si vuole fare una colpa ai pro- Ietari, ma solo rilevare come lo sviluppo del?auto- nomia richieda un estremo impegno da parte di tutti perché ci sia effettivamente Ia responsabiliz- zazione ¢ Ia partecipazione attiva di tutta 1a col Tettivit’, Oltre al mangiare che, in quanto bisogno prima rio, accentrava Ie contraddizioni. pit evidenti, an- che per gli altri bisogni, assistenza medica, cura dei bambini, si tendeva a ricalcare madelliassi- stenziali, 0 che comunque venivano percepiti co- me tali dalla maggior parte degli occupanti: < ve- nivano degli insegnanti... portavano lors i colori, compravano tutto loro... abbiamo fatto un asilo >. Cosi si esprime una ragazza del Centro sociale di Quarto occupato. Come se bastasse mettere insic- mei figli dei proletari ¢ affidarli alle compagne per creare un ! E chiaro che nessuno pretende di mettere in crisi, nello spazio di una settimana, Vistituzione familia- te o di impostare un’educazione non repressiva dei bambini; @ perd possibile cercare di non rit confermare in maniera cosi palese la struttura autoritaria della famiglia, su cui si regge il siste- ma capitalistico, affidando soltanto ai capi-fami- glia il diritto di partecipare alle decisioni pit: im- Portanti e di unirsi ai compagni nella difesa mili- tare. Anche se, durante Voccupazione di via Tibal- di, sono state proprio le donne a rifiutare energi- camente fer due volte la sistemazione negli ospizi del Comune e a far fronte alla polizia nelle varie ‘operazioni di sgombro, che si sono succedute nel giro di pochi giorni. Ma Lotta Continua (stesso numero) scrivera: «tutta Torganizzazione passa in mano ai compagni occupanti: le donne e i bam- ini agli ultimi piani insieme alle compagne, tutti i compagni git, davanti ai cancelli faccia a faccia con i celerini ». Nel complesso, l'impressione che si aveva era che i «< comunisti » ¢ le « ragazze dei comunisti > fos- sero ancora visti come quelli che «< aiutavang » ad avere una casa; cosi perlomeno era per molti, an- che se nel corso della jotta si verificava sempre una rapida crescita politica dei partecipanti e quin- di anche Ja possibilit’ di una maggior saldatura tra avanguardia e massa, D’altra parte, fra queste contraddizioni emergeva- no anche esigenze ¢ atteggiamenti da cui si poteva capire che un cambiamento si stava operando, net modo di concepire la vita e i rapporti sociali. «Mi piaceva stare coi compagni — commenta una giovane occupante — e parlare, cantare can- zoni, fare sempre delle assemblee, parlare di come organizzarci ». La coscienza politica e la volonta di lotta nascono in questo clima di ritrovata li- berta di espressione, nel poter discutere insieme decidere in prima persona, senza deleghe; nasce soprattutto dalla consapevolezza che T'unita ¢ la organizzazione possono dare la forza per modifi- care la realta. «Bisogna pur essere compagni, perch? se ci bi- sticeiamo sempre non saremo mai uniti come so- no i compagni nostri »: detto da una ragazza di tredici anni, questo significa che-in certe situazio- ni Ja coscienza di classe nasce senza bisogno di molta dottrina, Per tutti questi problemi (unita, organizzazione, autonomia ec.) bisogna riconoscere che Toccu- pazione di via Tibaldi ha rappresentato, rispetto alla precedente, un notevole salto qualitativo. Se si & fatto accenno ad alcune delle principali contraddizioni (autonomia-dipendenza nel rappor- to avanguardia-massa, tendenze assistenziali, uso strumentale della specificit’ professionale ecc.), non @ perché si pensi che le occupazioni dovesse- ro 0 potessero realizzare un modello gia compiu- to di societd comunista, ma, al contrario, perché si pensa che la prefigurazione di_un’alternativa comunista richieda un'attenta analisi delle con- traddizioni ora dette, e una corretta teorizzazione di tutti quei problemi politici che molti compagni continuano a considerare come estranei alla lotta di classe. Prendiamo, per esempio, il rapporto avanguardia- massa, che @ quello che crea le maggiori contrad- dizioni ¢ ambiguita. E abbastanza chiaro che cosa significa dire: avanguardia e massa sono , intellettuali ¢ compagni operai. Non basta ovviamente dire che non sono ammessi pregindizi e privilegi bor- ghesi e che i compagni devono assimilarsi in. tutto ai proletari, facendone propri i desideri, i bisogni € le consuctudini, Questa specie di suicidio morale € volontaristico pud essere solo una nuova repres- sione fatta su se siessi, che, invece di liberare dai condizionamenti borghesi, ne rispolvera altri pit mistificati, per esempio Vatteggiamento assisten- Ziale, la colpevolizzarione, il vittimismo ccc. In alte parole pud significare continuare a compor- tarsi da borghesi con la rassicurazione collettiva di non essere pit tal Che ci siano differenti condizioni di vita, di cul- tura e di comportamenti tra i compagni studenti ¢ i compagni operai 2 innegabile, ma @ altrettanto ‘yero che nessuno di loro @ libero nei suoi bisogni, nei suoi desideri e nel modo di soddisfarli. La li- berazione non pud essere che un cammino che si fa insieme, un lavoro lungo di rifondazione poli- fica delle nostre storie private; per chi ha goduto, di maggiori privilegi, ma anche di maggiore com- promissione, la spoliazione sar’ probabilmente pit difficile e pit lenta, ma meno rischiosa di un vo- lontaristico dispregio di se. Un discorso analogo si potrebbe fare a proposito dei « bisogni dei proletari >. Fare i conti con i proletari, in quanto protagonisti della lotta, tener conto dei loro < bisogni pit urgenti >, < guardare i problemi con gli occhi con cui li vedono i pro- 10 ————————————— letari », pud significare, come si é visto, cadere in un atteggiamento di tipo assistenziale, provvedere al bisogno e allle richieste immediate senza sm: scherare alla radice le condizioni che creano il bi sogno. Gli < occhi dei proletari », il loro modo di rapprescntarsi la vita, come si diceva sopra, non sono meno compromessi di quelli delVintellettua~ Ie, anzi spesso é uso critico pratico degli: stru- menti culturali che ci permette di vedere chiara- mente tutto l'apparato repressivo. che il sistema mette in atto per la propria conservazione che passa attraverso Ie jstituzioni (famiglia, scuola, mass-media ecc.) e, in generale, attraverso Yorga- nizzazione sociale della vita. « Fare i conti con i proletari > vuol dire allora andare fino in fondo nellanalisi dello sfruttamento e delloppressione capitalistica, distinguere tra i bisogni reali e quelli che il sistema impone per Ja sua sopravvivenza. Si vedra allora che la crisi dell‘istituzione familia- re, la liberazione della donna, Peducazione non autoritaria dei figli, sono bisogni reali del. prole- tariato, in quanto essi sono contenuti realmente rivoluzionari, capaci di mettere in crisi Yorganiz- zazione sociale capitalistica, che di queste istitu- dioni si serve per mantenere la dipendenza e il consenso. Bisogna allora chiarire bene che cos’é Ia < solida- riet& attiva », di cui si parla in un recente docu- mento di Lotta Continua elaborato in preparazio- ne al convegno regionale lombaido (3/4 luglio 1971). Perché certe attivita (asili, doposcuola, ambulato- ri eee.) non siano solo assistenziali, non basta che ci sia una direzione dal basso, cio’ la gestione di- retta dei proletari; occorre un impegno collettivo perché, attraverso Ia discussione e la verifica del lavoro fatto insieme, si riesca a trovare un modo nuovo, comunista, almento tendenzialmente, di solvere i problemi. Questo significa che tutti, pro- letari e non proletari, si trovano a dover rimet- tere in discussione il loro modo di stare insieme, Ie loro conoscenze e i comportamenti acquisiti. B tun proceso di risocializzazione > che, in quanto innestato nella prassi politica (e quindi non astrat- tamente intellettualistico), @ anche la migliore ga- ranzia di una reale saldatura tra avanguardia € massa, tra forze sociali diverse ma ugualmente im- pegnate nella distruzione della societa. capitalisti- ca. In altre parole non si pud parlare di autono- mia solo perché il proletariato comincia a gestire cid che gli serve e a decidere in tutti i campi della vita sociale, L’autonomia richiede anche che si comincino a rifiutare le soluzioni imposte dal stema, non solo nei rapporti di produzione ma nel- Ia nostra stessa vita privata e sociale, dove Vinte- grazione l'assoggettamento avyengono in maniera meno vistosa ma non per questo meno profonda stabile, soprattutto se pensiamo alle norme so- ciali interiorizzate. Infine penso che valga la pena di accennare anche al problema dei < ruoli professionali » in rapporto alla militanza politica, visto che si & posto durante Toccupazione e che si ritrova continuamente quan- do si deve discutere lintervento politico nel socia- Te (scuola, quartiere ecc.). La presenza di compa- gni con diverse competenze professionali (mae- Stre, avvocati, medici ecc.) durante Voccupazione @ stata in gran parte di tipo strumentale, data an- che Feccezionalita della situazione; forse non po- teva essere diversamente. Perd rimane anche il dubbio (confermato da afiermazioni contenute nei documenti preparatori ai due convegni di Milano di Bologna, luglio 1971) che sia mancata e man- chi tuttora una corretta teorizzazione di che cosa significhi usare in senso rivoluzionario il proprio tuolo professionale. La risposta pitt owvia é che si devono mettere gli strumenti tecnici e culturali di cui si é in possesso < al servizio del proletariato >; cosi possono nascere ambulatori ¢ asili rossi che di fatto non sono sostanzialmente diversi, tranne che nella gestione, da quelli borghesi. Anche in questo caso, se si vuole costruire un‘alternativa, occorre tener conto che il ruolo sociale non pud essere completamente separato dalla militanza po- ica, che la presa di coscienza non nasce dalla adesione intellettuale a una linea politica, ma dal- Te contraddizioni che si aprono nella vita quoti- diana © quindi anche nelVesercizio di una profes- sione alienata, Mettersi dal punto di vista del pro- Ietariato yuol dire allora chiarire fin in fondo nel- a loro specificita i ruoli istituzionali che il capi- tale usa per mantenere il consenso ¢ servirsi di essi come un'arma per alimentare Vinsubordina- Zione ¢ prefigurare nello stesso tempo i rapporti sociali di una societ’ in cui non esiste pitt Vattua- Ie divisione del lavoro. Tutto quello che si detto in maniera piuttosto dispersiva, pensiamo si possa ridurre ad alcune ‘considerazioni pid) generali: fare politica oggi vuol dire affrontare globalmente il problema dello sfruttamento © dell'oppressione capitalistica (¢ quindi anche attaccare le istituzio- ni del controllo sociale e lorganizzazione della vita imposta dal sistema); a classe operaia, protagonista della lotta contro il capitale, @ ossa stessa soggetta alla manipola- Zione ideologica in ogni momento della sua vita sociale; autonomia significa non solo combattere lo sfrut- 1 tamento in fabbrica, ma anche tutti i mezzi di re- pressionc con cui il sistema prowvede alla sua con- servazione. Questo fa si che si possa creare una saldatura of fettiva (cio’ non esterna e solidaristica) tra Ie lotte operaic ¢ quelle di gruppi sociali relativamente privilegiati ma subalterni. ‘Lea Melandri La cartolina inserita ne Lerba_voglio-libro ha funzionato bene: continuano ad arrivarci richieste di materiale e collegamenti. Come si é gid scritfo nel n. 1, a chi ce ne fa richie- sta spediamo un indirizzario locale dei let- tori che ci hanno risposto. Per evitare il for- marsi di gruppi giganteschi (...) e per como- dita nostra, gli indirizzari sono per provin- cia anziché per regione, come annunciato. Almeno per ora, Abbiamo finora (15 settem- bre) avuto richieste da una ventina di pro- vince, TI materiale che abbiamo ricevato 2 in buona parte costituito da resoconti di lavoro, in va- ria forma, Dire che sono quasi tutti santi sarebbe banale © paternalistico; dicia- mo che danno voglia di continuare il nostro lavoro, per la passione e In capacita di resi- stenza che dimostrano in molti compagni, 0 gruppi, finora per lo pitt seonosciufi gli uni agli altri. Con ciascuno di loro abbiamo sta- bilifo, o stabiliremo rapidamente, un rappor- to diretto, come preludio a interventi battiti su Lerba voglio ¢, se necessario, a incontri allargati. I collegamento cereato non 2 un dato di partenza, non 2 contenuto in una cartolina. E un lavoro che spetta a noi come agli altri. Umaltra parte del materiale pervenutoci era gia in parfenza destinato a una circolazione pitt ampia, o Io sara, ¢ crediamo percid uti- Te dare qualche indicazione sommaria, insic- me allindirizzo cui gli interessati potranne rivolgersi. Un gruppo di lavoro triestino ha dedicato un ciclostilato di 90 pagine all'intervento degli psicologi nella scuola, centrato sulla situa- dione locale ma aceompagnato da considera- ioni utili anche ad altri livelli (Gruppo F, Istituto di Psicologia, via Lazzaretto Vec- chio, 34100 Trieste). Un nucleo di insegnan- tie psicologi bolognesi 2 da vari mesi im- pegnato in un lavoro collettivo sulPuso della Psicologia nella scuola (Alessandro Russo, via Gramsci 3, Bologna). A Padova, presso Je facolta di lettere, filosofia e magistero si @ svolto un controcorso di psicanalisi che ha curato pubblicazioni e organizzato dibattiti, si prospetta un collegamento politico di quartiere in vista di un intervento sugli asili “Franco Ceecarello, via Ghiberti 1 - Zona Arcella - 35100 Padova). Nel Ticino, un nu- cleo di insegnanti ha cominciato a porre nel- la scuola deli’obbligo, in modo non scolastico, il problema delPeducazione sessuale. Le rea- zioni politiche non hanno tardato a manife- starsi, mentre il movimento ha notevolmente ampliato Ia sua tematica e il numero degli aderenti (Gruppo Docenti Antiautoritari, ca- sella postale 42, 6900 Lugano, Svizzera). In una prospettiva di lotta contro le classi diffe. renziali (0 « sperimentali », come si dir’ d'ora in poi) un volumetto contrappone vivacemen- te, al frasario abituale di insegnanti ¢ psico- Jogi, pensieri ¢ fantasie di bambini delle ele- mentari. Pud essere molto utile per un'azione di massa (Sezione di Parma dell’Associazione per la lotta contro le malattie mentali, pinz- zale Barbieri, 1 - 43100 Parma). Segnaliamo inoltre Pattivita di un gruppo di studenti e laureati del?Universita di Parma, che si interessano dei mezzi di comunicarione di massa e hanno allestito una efficace mo- stra del fumetto nero (A.C. Quintayalle, Isti- tuto di Storia dell’Arte, Parma), In una Il media della provincia di Milano alcune allieve cost descrivono la scuola che vorrebbero. Scuola: Scuola dei nostri sogni: Via: delle Meraviglic N° 1. Paese: Lilliput. FEMMINE 1) D. Angela 2) R. Giulia 3) BM. Rosa 4) Te la freghi Maria 5) T. Antonio 6) Inyisibile Eustachia 7) Pistacchio Maria 8) Incosciente Lucilla 9) Pierotto Pierina 10) S. Giuseppina 11) Storpio Giuseppina 12) G. Teresa 13) Scapaccioni Flavia _ Ci vuole Ia scuola senza libri Alunni 26. MASCHI 1) Tippete Giuseppe 2) Toppete GiovanBattista 3) Tappete la bocca Ermenegildo 4) Tu te lo magni Francesco 5) Q. Quirino 6) O. Ruggero 7) Z. Asdrubale 8) Mago Merlino 9) Pierino Pierotto 10) D. Cesare 11) Gibalgina Isidoro 12) P. Valentino 13) Orecchie a sventola Beppe Parlare in classe di sport - problemi ~ Una stanza dove si proiettino 6 films alla settimana, ~ Banchi nuovi senza questi < scarafaggi qua ». ~ Intervallo di 30 minuti. A scuola ci deve essere il bar con la \// con 20 programmi a colori. rs fare i compiti Deompito in classe al mese Ja scuola inizi a novembre e finisca alla fine del mese di aprile. _ MATERIE: orario dalle 8 alle 12 e che riprende con divertimenti alle 15. Disegno Musica Ttaliano Ginn Parlare del sesso Ginn Ginn Ginn Storia Appl. Scienze Geogr. Lett, Fumetti Francese Facoltativo venire a scuola di mercoledi B ‘A scuola ci devono essere campi da gioco: pallacanestro - tennis - pattinaggio su ghiaccio e libero - pallavolo - calcio (facoltativo) atletica leggera (salto, corsa ec. ‘Campo per uscire con i banchi per osservare la natura. Vorremmo insegnanti giovani (anche ragazzi) che capiscano i nostri problemi. Invitare una volta alla settimana qualche giocatore, cantanti, per discutere con loro, Lunedi Celentano Claudia. P, Pravo Morandi Mal Martedi Boninsegna Bettega Altafini Rivera Prati Mercoledi IUVE Ranieri Panatta Battisti Giganti Giovedi INTER Donatello R. Carrk — Camaleonti. Ferrer Venerdi NAPOLI Lionello. _--Fabbian Benvenuti. Corso Sabato MILAN _Iuliano Taneredi ——_‘Vieri Zaft. 1 festa al mese. Viaggi allestero (Francia, Inghilterra) ecc. Materie per imparare a suonare gli strumenti musicali. PRESIDE: Giovane e bravo. Venire a scuola senza libretto, senza pagelle. Bidelli che ci lascino andare al gabinetio (gabinetto automatico). ‘Al posto degli scalini le scale mobili, Che ci sia il trombetticre che suoni la carica quando entriamo, nel'ora del riposo suoni il silenzio e quando usciamo Ia ritirata. Pranzo a scuola gratis (come Nero Wolle), dall'antipasto al caffe MENU Antipasto Macedonia Ravioli Gelato Pollo arrosto Caffe Insalata ¢ patatine Pai Vini: Champagne - Coca Cola - Wiski - Grappa - Latte Bistecca Camomilla Spinaei Panini Formaggio The Frutta Digestive ANTONETTO o a piacere ALKA SELZER Alle 2,30: passeggiata, A scuola ci deve essere il PRONTO SOCCORSO con dottori, chirurghi, infermieri. Venire a scuola senza i grembiuli Questo naturalmente vale solo per la 2* D!! W la scuola dei nostri sogni, Il buon esempio ‘Questi sono gli appunti letti dal presidente del co- mitato scuola-famiglia di una scuola media del- Talia centrale, un piccolo indusiriale locale, Necessit2 di essere il pitt possibile obiettivi nelle informazioni di carattere sociale, politico, morale, ce. che si passano ai ragazzi. Poiché esistono ah- che negli insegnanti, come in ciascuno di noi, po- sizioni diverse, a volte anche distanti tra loro, forse per le particolari esperienze ¢ condizionamenti, & necessario trovare il modo di mettere a confronto queste posizioni, per scoprire le diverse faccie del- Ia verita e della realta che ci circonda. Ai ragazzi, insomma, di ogni posizione, bisogna mostrarne tut- ti i diversi aspetti sforzandosi anche di essere obiettivi nella esposizione. Per esempio: Rif. trib. - Verde territoriale - Vita defimpiegato © deloperaio.insieme a_ problemi © funzioni (trainanti) del dirigente, dellimprendi- tore, del tecnico, del professionista, delfartigiano exe. (Suscitatori di energie). “Evitare che i ragazzi si facciano dei preconcetti sui diversi mestieri e professioni, e quindi infor- marli sempre obiettivamente, perché le informa- Zioni che riceverano possono infiuire sulle loro seelte future. Sempre in tema di obiettivita, si de- ve tener conto che deve essere varia anche la scel- ta di libri, giornali, film, trasmissioni_televisi- ye ece. in quanto quasi mai tali mezzi di informa- ione riescono a cogliere tutti gli aspetti di una realta. I ragazzi ed i giovani sono molto sensibili ai problemi sociali ed umani del ns/tempo, ed giusto che sia cosi. Tuttavia riterrei necessario che Si parlasse anche di temi economici e dell'influen- za che le leagi economiche hanno nella vita prati- €a di ogni giorno, di ogni tempo, in ogni Iuogo, nei.rapporti tra i popoli, nella formazione della riccherza, nell’approfondimento delle conoscenze umane (progresso scientifico). Secondo me si dovrebbe sempre collegare il di- seorso sociale con quello della operativit’ concre- {a che tale discorso comporta sul piano della eco- 15 os Re nomia. Ed inoltre: a scienza, il progresso, a rie- chezza prodotta, possono rendere possibile Ia giustizia sociale, tra le classi sociali e tra i popoli evitando conflitti nel mondo. Tl progresso. pud sconfiggere i mali del mondo. A proposito della «scuola formativa >, credo sia necessario far ca- pire ai ragazzi che nella vita esiste 1a competizio- ne, che questa competizione é utile all’avanzamen- to della scienza pura ed applicata, & utile alla for mazione della ricchezza e quindi tora ad utilita della societa nel suo insieme, Sarebbe pertanto uti- Je invitare i ragazzi a non approfittarsi del fatto che il voto non ha senso, e quindi a dare sempre il massimo interesse allo studio. A. proposito di vo- to: 2 sempre bene evitare secondo me che i yoti siano motivo in sé di competizione (cioé studiare in funzione del voto), © quindi riterrei utile che i voti rimanessero segreti, e servissero solo come ap- punto per T'insegnante nella valutazione giobale delt’alunno. A proposito della < scuola di massa >: @ necessa- rio tener sempre presente T'insegnamento differen- Ziato, (ritengo che sia adottato in questa scuol4), in modo da non danneggiare quegli clementi pit volenterosi ed intelligenti, che, per le loro attitudi- ni, possono essere di grande utilita alla societa di domani. (Utilita dei consigli di classe ogni 15 ga). Cereare dinon offendere mai il mestiere o Ta pro- fessione dei genitori dei ragazzi: evitare che i ra- gazzi siano portati a contestare il mestiere del pa- dre. Considerare che Keducazione che il ragazzo riceve dalla famiglia pud essere valida come quel la ricevuta dalla scuola. L’educazione sessuale nel- la scuola, se fatta con delicatezza, la serieta ¢ Ia prudenza che comporta pud essere senz’altro utile. Bisogna tuttavia tenere presente che una spirito- saggine, una barzelletta splta, la tolleranza “di una risata fuori Iuogo, pud far fallire un’ora di lezione, Ritengo inoltre che la materia oggi é forse troppo di moda, ¢ che 20 anni fa se ne parlava troppo poco, oggi se ne parla un po’ troppo, A proposito di film: dovrebbero essere scelti con il criterio della informazione completa degli aspet- ti della vita. (In genere i film abbondano su temi sociali, umani € storie d'amore 0 su problemi sessuali, dato che sono condizionati dal mondo dei registi, degli scrittori, attori ecc). (Non sarebbe utile proiettare anche film di interes- Se scientifico, documentari sul lavoro c sulle rea- lizzarioni della tecnica, sul mondo economico ce?) Compiti a casa: i ragazzi devono essere consape- Voli che non si pud essere vagabondi, che bisogna essere attivi. A casa quindi devono organizzare il proprio tempo, tanto per lo studio che per il Tavo- ro di aiuto alla mamma, che per il divertimento ¢ lo sport. Gli insegnanti quindi dovrebbero aiutarli {in questo senso. I compiti dovrebbero essere giusta- mente dosati: qualche professore ne di troppi, altri troppo pochi, Sono d’accordo che si impara con Pesercizio. ‘Nel caso di assenza dei professori, chi li sostituisce syolge qualche tema 0 gualehe lavoro coi ragazzi, © si limita a sorvegliarli? Applicazioni tecniche: la materia & importante in quanto fa capire ai ragazzi la precisione nel avo- ro. Per fare un lavoro bisogna imparare a farlo, poi imparare a farlo bene, poi imparare a farlo presto. Farlo bene significa preciso: nel mondo di oggi si layora a millimetri, decimi di millimetro. Quindi abituare all'ordine ed alla precisione ed alla orga nizzarione. Osservazioni scientifiche: 2 vero che non sono im- portanti e che il testo @ difficile da seguire ed i ragazzi non possono imparare? In matematica si spiega troppo velocemente? Bisogna dar atto che il compite dei professori & delicato e difficile, cosi come quello dei genitori, perché é chiaro che i ragazzi ci guardano ¢-che-ta- Latine2 (Nota: anche le cancellowre finall sono nel testo) 16 LA SCUOLA DI NERO WOLFE e IL BUON ESEMPIO Abbiniamo questi due testi perché ci sembrano rappresentativi della situazione attuale della scuo- la media e forse, in generale, della scuola italiana Pitt che di poli contrapposti, si tratta di aspent complementari, a diverso livello, di un'unica real- 10, che deviessere ben presente secondo noi a chiunque entra nella scuola. Da un lato Vindustrialotto esprime in modo inge- nuo e precettistico Fesigenza di uniformare rigo- rosamente la scuola alle richieste dell apparato produttive, C’é una apertura al Progresso, alla Modernita ¢ alla Obbiettivita, 8 soprattutio la ri- conferma della pratica e della morale tradizionale della scuoia e suilo sfondo, ma ben visibile, la ri- chiesta di tornaconto del padrone. L'altro testo sembra rappresentare, per chi lo scri- ve, il trionfo della liberta e della fantasia. Per ogni lettore appena attento, esso pud rappresentare il itive del mito della Spontaneita, della infantile, se mai ne sia stato affetto. Cid che queste ragazze desiderano pare in sostanza una miracolosa moltiplicazione di cid che viene loro gid offerto quotidianamente dai mezzi di co- municazione di massa. Come si vede, Finsegnamento televisivo funziona, € come. E funziona come inito, che non & neanche necessario capire fino in fondo: basta afferrarne qualche frammento. Cid che si nota bene nella descrizione del meni alla Nero Wolfe: dove, in lwogo dei manicaretti internazionali che il detec- tive si concede, ci troviamo di fronte, ahime, al pitt tradizionale pranzo in trattoria. Secondo dati attendibili, ci sono attualmente a Milano 80-90.000 bambini tra i 3 e i 5 anni. A norma di legge, essi dovrebbero frequentare la scuola detta » @ stato quest'anno di 51 bambini per aula: le 20 zone in cui & divisa amministrativamente Milano oscillavano infatti tra un minimo di 36 alunni per aula e un massimo di 77. Secondo calcoli di un sindacalista (B. Calza), « per scolarizzare Tintera popolazione [di bambini tra 3 ¢ 5 anni] alf’attua- le assurdo livello di affollamento (51 bambini per aula) sarebbero necessarie 1450 aule, contro le 771 tut’ora esistenti, mentre per offrire Tindice di affollamento previsto dalle norme ministeriali (30 per aula) occorrerebbero 2453 aule, cio® il qua- druplo delle esistenti ». Il che significherebbe co- struire una settantina di scuole nuove, senza con- siderare la necesita di sostituire parecchi edifici in prefabbricato esistenti, ormai deteriorati. ‘Queste cifte non ci servono a introdurre un discor- 80 di edilizia scolastica, e neppure a sfatare il mic to socialdemocratico della grande e moderna Mi- ano, Sono piuttosto un indice chiave per capire, ‘ partire da un punto secondo noi privilegiato, co- ‘me si muovono. le forze politiche del nostro pacse. Realizzare concretamente cid che & scritto sulla carta del ministero & oggi, a Milano, e nell’attuale situazione capitalistica del paese, assolutamente impossibile. Cid che potranno tentare gli uomini al potere &, al massimo, frenare il costante peggio- ramento della situazione (nell’area milanese arri- vano 50.000 immigrati anno). Sono dati di fat- to, che gli addetti ai lavori conoscono bene, Di fronte a questa situazione, che cosa hanno fat- to sinora le forze ufficiali di opposizione? (e non soltanto quelle ufficiali). Nel grande quadro della «lotta per le riforme », hanno chiesto pit asili nnido, pit: scuole materne, e migliori, un maggiore intervento pubblico, in grado di < qualificare la 2s 7 cit dal punto di vista sia residenziale sia dei ser- vizi », Iattribuzione ai consigli di zona di « pote- 1i non solo consultivi », tali da poterli fare diven- tare gli « agenti principali di un effettivo decen- tramento amministrativo », di una « gestione di- versa >, in grado di promuovere una < autentica partecipazione popolare >... Da quanti mesi non siamo sommersi da questo tipo di prosa, da quan- to tempo PUnita non denuncia carenze, non chie- de provvedimenti, non annuncia ampi dibattiti? B una richiesta di riforme che si traduce a poco a poco, nei lettori, in un atteggiamento di attesa delle riforme. Ed & percid, in primo Inogo, una liz nea di condotta che si muove sullo stesso piano, nella stessa logica, delle dichiarazioni uffciali di chi detiene il potere: Ja richiesta di riforme ha avuto infatti come esatto riscontro Ia promessa di riforme: progetti legislativi insieme a denuncia di situazioni insostenibili (v. scandalo ONMD, coin- jento maggiore degli organi rappresentativi locali (dalla regione al comune ai consigli di zo- na), pubblicizzazione enfatica di singoli ¢ irrile- vanti risuliati... Fare cid che viene promesso sax rebbe una buona politica, a breve e a lunga sca- denza; ma non si pud, ¢ per ragioni non occasio- nali; cosi la promessa & destinata a rimanere tale. Cid che un anno o due fa i titoli del Giorno, in puro stile ministeriale, davano per deciso, appro- vato, varato, fatto, appare oggi chiaro e demago- gico imbonimento. I mulino delle riforme ha me- cinato un grano che non é nato. ‘A questo punto, si fa gia strada, nel apparato po- litico-amministrativo, la tendenza a un « realisti- co» titorno all’ordine: il che significa, nel nostro caso, istaurare la selezione, in qualunque modo la si chiami, e meglio ancora se si riesce a farla con aiuto dei « comitati genitori ». B cid che affiora nella delibera del 31 agosto scorso della giunta milanese, che fissa 10 « criteri di priorita > per la ammissione negli asili (a 51 bambini per aula). Vale 1a pena di riportare per intero questo stra- ‘ordinario decalogo: 1) bambini orfani di entrambi i genitori; 2) bambini i cui genitori lavorano; 3) bambini i cui genitori Iavorano, ma altri possono aceudirli; 4) bambini nella cui famiglia manca uno dei genitori; 5) bambini nella cui famiglia la ma- ‘dre lavora fuori casa; 6) bambini i cui genitori sono assistiti dall’ECA o enti similari; 7) bambini con genitori disoccupati; 8) bambini la cui madre debba accudire persone di famiglia inferme; 9) bambini che abbiano fratelli nello stesso plesso scolastico; 10) fight unici o similari, In sostanza, dunque, si accoglieranno i pid « biso- -gnosi ». Ma proprio qui si rivela Passurdita delle Tete riformistiche proposte in questi anni nel cam- po degli asili infantili: ammassare 30 0 40 0 50 ‘bambini in una stanza (di meno, se c'é qualche benefica epidemia di morbillo in giro, di pid, se © una macstra col pugno di ferro) significa, cer to, alleviare la fatica di migliaia di donne sovrafe faticate, e fornire uri'educazione. Ma si tratta di un'educazione alla coercizione di massa e alla per- dita dell'identita personale, con futuri risuitati sul- Ja personalit’ dei soggetti che supereranno di certo Yimmaginazione (peraltro limitata) degli avtuali psicologi ¢ psicanalisti. Gli asili infantii, nati in luna societa che disgrega la famiglia nucleare, av- yiando gli adulti al lavoro di serie ¢ i vecchi al ri- covero, rischiano di diventare il primo ghetto di massa per i pid’ « sfortunati » della nuova genera- Zione. Lruniversale e concorde richiesta < pit asi- Ji, pitt nidi » si rivela dunque in questa luce come elemento ideologico che consente di far passare, a partire dai bambini, la logica di una cittd e di luna societi che esclude ¢ massifica. Non c’é che dire, un bel risultato per proposte « di massa » ¢ << costrnttive >. Elvio Fachinelli La scimmia pedagogica Nei libri di pedagogia si dimostra che un bambino non pud imparare se non & stimolato daiPinteres- se, e si spiega quanto sia importante che la madre curi allegramente i suoi figli, ¢ vi sono teorie sul- Vimportanza del gioco nello sviluppo infantile. Dvaltra parte, perd, agli insegnanti & imposto di svolgere un programma, le donne hanno poche ra- gioni d'essere alegre e non si contano i bambini che crescono dentro un buco di casa, Quando si oppone alla pedagogia la realt della pratica educativa, con le difficolt2 gravi- del rap- porto tra adulti ¢ non adulti ¢ Ia sofferenza della condizione infantile: ma la pedagogia — & Vowvia obiezione — non ha mai parlato con la noia e la paura delle aule scolastiche né con 1a solitudine domestica delle donne, tanto meno con le botte ¢ i maltrattamenti; al contrario, essa parla contro queste cose! Il fatto, noto a tutti, che Yeducazione avuta non & conforme neanche alle pitt elementari esigenze pe- dagogiche, ma dipende piuttosto dal caso (per mo- do di dire), appare ai pedagogisti come un impe- gno ulteriore, un compito nuovo che gli sta din- nanzi, e non come motivo per mettere in questio- ne la pedagogia stessa. Non si accorgono che quel compito Ii lo hanno gia assolto tante altre volte € che in futuro non farebbero che ripetersi. Come? dando al loro discorso, sotto pretesto che & scien- za, la forma di un dover essere che rende scontato ‘ogni fatto. Ecco come un gruppo di pedagogisti, per lo pit professori universitari e tra i quali alcuni malatic- ci, altri ipocondriaci, altri maligni e invidiosi, con- cepisce la figura della maestra dasilo (da loro chia- mata Peducatrice): «Null & pid necessario per um corretto sviluppo della personalita infantile det!'istaurarsi di un in- telligente ed equilibrato rapporto fra educatrice bambino » quindi: < auspicabile che 'educatrice possegga in primo luogo, con Fattitudine fondamentale a instaurare positivi rapporti umani con adulti, alcune essen- i doti » e sono (riassumendo): capacita di amare i bam- ‘Bini e di coltivare in genere buoni rapporti umani ‘hormali condizioni di salute fisica e mentale - jostante equilibrio emotivo - tendenza all'ottimi- , all'umorismo, allo spirito tieto - profondo 0 del dovere - vivace sensibiliti morale - spi- fo di ordine © di cocrenza - possesso di un serio didattico - prontezza di intuizione, di = spirito creativo (vy. ORIENTAMEN- DELL’ATTIVITA EDUCATIVA NELLE CUOLE MATERNE STATALI, parte prima, aragrafo cinque). orto definiremmo pretenziosi ed ingiustamente ti gli autori del testo: essi non pretendono le offrirle un’immagine rie a migliorata di lei stessa, a doppio uso. Cos indo una maestra il pomeriggio impone ai bam- di dormire per forza o almeno di fingere di ire, sa che lo fa per spirito di ordine © di © quando tratta con la direttrice, sa che Ti si misurera la sua capacith di coltivare buoni apporti umani, e quando vede la collega sorride- ‘Senza ragione, riconosce prontamente la ten- enza all‘ottimismo, allo spitito lieto. eversa, ogni volta che la pratica educativa & sotto accusa, la pedagogia pud dimostrare ‘gli individui hanno mancato alle sue precise oni. Il sonno obbligatorio dei bambini 2 vimposizione iniqua? II torto @ della maeétra, ha dimostrato di non possedere un serio metodo ; Ia maestra lo ha fatto perché comandata rettrice? ma la maestra deve possedere un ce senso morale, e via dicendo. Ii gioco é ben noto ai maestri e professori, sui qua- icato abitualmente da presidi, ispettori, so- gi © pedagogisti. I genitori sono risparmiati, idore: 1a massa di obblighi loro impo- uto loro dato cosi esiguo, che ci si —< » Ta 19 La capacita di rigirarsi su se stesso che ha il dt seorso pedagogico @ la sua stessa forma. Ne fanno Ja caricatura i temi di pedagogia dei futuri mae- stri, che sono un miscuglio di luoghi comuni, oscu- re affermazioni e ripetizioni. Leggerli mette a di- sagio i professori di pedagogia, come sié a disagio guardando le scimmie dentro una gabbia, La pedagogia, la cosiddetta scienza dell’edueazio- ne, non & naturalmente fatta da quelli che si pren- dono cura dei bambini, Come tutti sanno, i peda gogisti sono delle persone ben distinte dagli edu- catori, Ai primi tovca studiare i problemi teorici, elaborare dei discorsi generali, far conoscere i lo- ro pensieri sull'educazione. Ai secondi tocca la cura dei bambini e dei ragazzi. La realta con ni si confrontano i teorici deleducazione & di con- seguenza del tutto diversa da quella in cui si tro- vano i genitori e i maestri, Il sapere pedagogico si sviluppa con la sua tipica forma proprio dalla distanza che separa chi deve concretamente occuparsi dell’educazione e quelli che ne fanno il punto di partenza di una ricerca teorica. La pedagogia non ha mai fatto della pra- tica educativa Poggetto della propria indagine, la sua unica fondamentale questione. L’oggetto del discorso pedagogico sono rEducatore ¢ I'Educan- do, riuniti nel rapporto educativo. Il proceso edu- che teorizza si compie indipendentemente dai limiti dentro i quali sono intrappolati gli altri. Non & che i pedagogisti non vedano questi limiti, poiché non sono ciechi, solo che ne parlano in un secondo momento, come condizioni che favorisco- no 0 ostacolano i proceso educativo, mentre per quelli che ci sono dentro, i limiti sono subito li, € yalgono come criteri e ragione di quello che fanno. Non si spiegherebbe altrimenti — per fare un esempio— il fatto singolare che la teoria del gioco & andata perfezionandosi man mano che per i bambini diminuiva lo spazio per giocare, Cosi adesso abbiamo almeno dieci teorie del gio- co € pochissimo posto dove i bambini possano giocare. I pedagogisti amano presentare la pedagogia co- me una scienza. E cosi che si difendono dalla cri- tica che i loro discorsi non servono in pratica: noi, essi affermano, ci occupiamo di studiare che cos’8 Yeducazione, come si compie il processo educati- Vo, non ci occupiamo di sapere come si fa con- cretamente ad educare, questa & un’arte che la- sciamo all’educatore, cosi come la matematica & Ja scienza dei numeri e non tocca al matematico, ma all'ingegnere fare i calcoli per costruire una diga 0 un ponte. Ma la scienza & un discorso che serve a chiarire, a spiegare i fatti; i suoi concetti e le sue teorie si applicano ai fatti nel senso che ordinano, struttu- Fano e generalizzano Vesperienza immediata ¢ par- ticolare, mentre i concetti della pedagogia sono astrazioni nel senso peggiore, nel senso cioe che nascondono e coprono i fatti, Educazione, forma- Zione, sviluppo della personalita, autonomia, edu- catore, educando ece. tutte queste parole ¢ tante altre che si trovano ad ogni pagina dei libri di pe- dagogia sono invenzioni che ci impediscono perfi- no di vedere i fatti, a maggior ragione di spiegarli. I discorsi dei pedagogisti sono talmente sradicati da cid che in realt& & il rapporto tra adulti e non adulti, che tutti quelli che devono ascoltarli e stu- diarli, li intendono come: un obbligo a fare cost. Il pedagogista afferma: io studio i fatti, non dico ‘come bisogna fare; ma Ie cose che egli dice sono talmente lontane dalla conoscenza particolare che Pascoltatore immagina: mi sta dicendo come devo fare. La stessa impressione che si aveva quando si studiava il catechismo; anche il catechismo pre tende di dire come stanno le cose: Dio 2 uno 0 tri- no, il bambino che lo ripete ha in mente solo: de- Vo riuscire a pensare uno e tre insieme. E la pedagogia si studia come il catechismo: sen- za esigere verifiche immediate. Basta vedere come viene insegnata. Viene insegnata saltando il punto di partenza rea- Ie, che & Fatto stesso di insegnare qualcosa, Esso non & mai materia di cid che viene insegnato e le pitt ridicole contraddizioni sono possibili, senza che siano rilevate. $i insegna la scuola attiva men- tre si impone un ascolto inerte e passivo; si teo- tizza Yapprendimento critico ¢ personale ¢ non si sopportano distrazioni o interruzioni, si esalta il rispetto per Peducando e si insulta lo siudente che non ha frequentato. Tali contraddizioni, che in altri campi potrebbero vanificare 0 ridicolizzare l'insegnamento, ne sono, per quanto riguarda quello della pedagogia, la pit sguisita essenza, perché apprendono in che con- 20 sista Vatteggiamento pedagogico: un proiettarsi al di 1a, un riconoscersi fuori di sé nel ruolo di edu- catore. Se la pedagogia — questo sapere che non riesce nemmeno a partire da dove si trovano quelli di ui parla, che non riesce a coincidere con la loro teale condizione, questo vano discorso che non interpella nessuno, si sovrappone ed & perfetto nel senso che -chiuso, pieno © gonfio della sua auto- sufficienza — se questo sapere si trova per altro degli ascoltatori anche fuori dalle aule scolastiche, dove si é costretti ad ascoltare, cid & dovuto alla nostra sofferenza: disagio e paura in presenza dei bambin’ Non possiamo profondamente volere per loro, no- nostante il nostro desiderio, se non Ia ripetizione di quell’itinerario che ci ha portati ad essere quel- Jo che siamo. Quello che vogliamo di altro e nuo- vo per loro, & superficiale; quello che profonda- mente & cambiato, cosi che non ci sara ripetizio- ne, non lo sappiamo e si compie senza la nostra volonti. Cosi, estranei da una parte alla novitl che ci colpisce dall’esterno e capaci solo di realiz- zare un nuovo insulso e superficiale, siamo in rap- porto con i non adulti nel pid. completo disagio; la novit& che potrebbe darci. allegria, ci imbaraz- za, la ripetizione sola che riusciamo a capire e vo- lere, ci deprime. Ne risulta che abbiamo paura di coloro ai quali i nostri progetti non interessano e si rivoltano con tro la ripetizione che imponiamo loro. La loro ri- volta — comunque si compia — ci mette in una sterile crisi. Ci mostra infatti falliti nel nostro ruo- Jo di educatori; e non ci offre nessuna positiva in- dicazione alternativa, perché non é visibile da do- ve siamo collocati. Non solo Ia loro rivolta, ma anche e forse pit gravemente la loro sottomissio- ne, che ci restituisce l'immagine, a volte grottesca a volte sofferente, di quello che abbiamo voluto, a parte la nostra buona volont’. Percid, per la paura della rivolta ¢ la ripugnanza della caricatura, siamo ansiosi di imparare di pe- dagogia e psicologia, per pensare che si sia da qualche parte trovata la risoluzione. Ma ogni volta che ci rivolgiamo agli esperti, que- sto solo impariamo, a moltiplicare le nostre inten- tioni ¢ a rispondere alle molte richieste in cui si frammenta, per disperazione, unica domanda che il bambino rivolge al nostro essere adulto. i inseanano a far nascere sempre nuiovi interes- si, poiché l'interesse preesistente & stato distrutto, a tispondere a domande stupide, poiché di altro si tace, a prendere sul serio i bambini, poiché sono stati resi ridicoli ece, no, invece di invertire © sovvertire. Per capire come funziona il processo educativo © ‘che cosa ricsca a dargli una direzione ¢ una con- finuit’, attraverso le intenzioni frammentarie, di- "vise e parziali degli educatori, nonostante la ot- ‘tusita del loro comportamento e Tinsofferenza ri- Sorgente di quelli che lo subiscono, basta rispon- “dete alla domanda che in termini pedagogici suo- rebbe cost: chi & il vero educatore, di chi 'uni- ‘ea intenzione pedagogica che conti? Pratica educativa, confutando la pedagogia ‘non in quanto le rimane sempre indietro ¢ inade- ata — fosse questo, come si yorrebbe, non ci sbbe che da raddoppiare il discorso pedagogico mh un superdiscorso — ma in quanto mostra i jini reali ¢ la nuda logica del rapporto cduca- ci informa sul meccanismo con cui dal pote- ‘Posseduto e non posseduto, che ci divide, sono rutturati i rapporti personali. | la risposta cercata: il nostro pedagogo & chi anda, sua ® unica intenzione che conti. gsta scoperta ® gid stata fatta, anche dalla pe- gia. Perché quello che essa non dice da una = quando si rivolge agli educatori ¢ Ii istrui- Jo fa da un’altra — quando, come sta fa- si riorganizza in scienza sociale interdisci- .¢ attraverso il progetto della educazione ancnte come attraverso il tentativo di peda- tutta una parte dei rapporti sociali ivi quelli di produzione, dichiara che ogni a ni situazione‘d dipen- tro la pedagogia, contro tutta la storia della ‘© quasi, ritorna quello che scrisse Jean ichter: «il bambino non va educato per il ente: poiché senz’altro il presente fa questo ‘suo conto, incessantemente e con violenza, ma favvenire, spesso anzi contro V'avvenire pid >. La pedagogia infatti si & assunta il jo superfiuo di dare motivi per cid che si fa- che senza di essa: separare il mondo dei ello a questo. Contro i bambini ha legittimato fogetio di un avvenire a partire dal presente preme. Ha stabilito sull'infanzia l'impero delle zioni pedagogiche. oa a famiglia patriarcale modema (fatta di un padre, capofamiglia, di sua moglic ¢ dei loro figli) e dek- la scuola. La famiglia e Ia scuola sono, per il non-adulto, le istituzioni tipiche della sua condi- zione: egli si trova a dipendere, per sussistere per essere socialmente riconosciuto, da due adulti, che sono suo padre e sua madre; vive, dorme, mangia con loro e con i fratelli, che sono suoi si- mili; 1a scuola non modifica sostanzialmente que- sta situazione, ma si affianca ad essa conferman- dola e complicandola con nuovi rapporti, in parte analoghi — anche nella scuola il bambino trova pochi adulti che sono autorita ¢ altri bambini che sono suoi simili — ¢ in parte diversi: dalla scuola ud essere escluso. Qui, nella scuola ¢ nella famiglia, si compie la parte pit importante dellesperienza infantile, an- che se essa non si compie interamente al loro in- terno, perché qui essa si struttura al Tivello ele- mentare, dal quale per il bambino dipende defini- tivamente il modo di rappresentarsi se stesso ¢ la realt, Questa definitivita @, a sua volta, un tratto inerente alla condizione infantile. Le caratteristiche fondamentali della condizione infantile sono: — la totale dipendenza del bambino da pochissi- mi adulti, il padre, la madre, la maestra, che pren- dono quindi ai suoi occhi una importarfza abnor- me, Come pud infatti un bambino dimostrarsi di non essere stupido se il maestro tale lo giudica, “oppure credere di poter essere amato da qualcuno se sua madre lo sopporta con fastidio? — la mancanza di alternative: se il pap’ non 1a- vorasse non avremmo da mangiare, se non fai be- ne a scuola, devi Jasciare la tua classe e ripetere Yanno. Le uniche alternative che offre la nostra societi so- no la morte, il brefotrofio ¢ il rifomatorio; le uniche che il bambino possa offrirsi sono evasione fan- tastica e la malattia mentale. Invano cercheremmo nella pedagogia, la cosid- detta soienza deil'educazione, una comprensione teorica di questi fatti dal suo specifico punto di vista. Anzi, nella storia della pedagogia dei ma- nuali, non troviamo nemmeno riferito e descritto compiutamente questo rivolgimento che pure ha sconvolto la pratica educativa, portando, con una diversa condizione infantile, complesse modi- ficazioni culturali e la nascita della pedagogia stessa. Ci sono delle scoperte impensabili dentro il discor- so pedagogic (¢ in cid la pedagogia assomiglia alle cosiddette scienze umane tra Je quali aspira sempre pitt ad essere compresa); ci sono delle cose che non pud dire, che non pud vedere, come noi non possiamo guardarci dentro per vedere le no- stre budella, Nelle budella della societ’ invisibili alla pedago- gia, c’é anche questo: la presunta scoperta del bambino e la posizione teorica del problema edu- cativo al di sopra delle divisioni di classe — con che si inaugura la storia della pedagogia moder- na — si sono rivelate alla prova dei fatti fonte di un‘illusione — Videa di un'emancipazione possibi- Ie aitraverso la promorione sociale dei figli — mentre erano fin dall'inizio la versione mistifican- te di un potere che si ricostituiva rompendo la con- finuita tra mondo infantile « mondo degli adulti ¢ del mondo infantile al suo interno. Da cid i bambini si sono trovati relegati in una impotenza che li consegna quasi disarmati ad ogni iniziativa che si voglia intraprendere su di loro. Nell'irresponsabilita. ¢ nell’impotenza, cio’ nel ‘yuoto, i bambini devono prepararsi ad entrare nel- Ja societ2 e nella produzione. Questa farsa la pe- dagogia ha ben contribuito a montarla, come in- segna la storia della sportina. «Quali sono i termini da usarsi nelleseguire la suddetta sportina? Foglio, lato lungo, lato corto, angoli, mediana, striscia, Seren ee Quali i nomi dazione? Piegare, incollare, comprimere, asciugare col cien- isl, A-inignolo’ che agucs ca peanello engi cheaT besebin Rafat iol pre Non sufficienti norme la neo-mzestra ha dato per Yapplicazione del manico alla sportina; percid & ayvenuto che parecchi bambini, per la mancata spiegazione, Phanno applicato a sghimbescio, to- gliendo cost armonia al lavoro... Concludendo: il lavoro, scuola di ordine, di pre- cisione ¢ di bellezza, va insegnato con metodo. Un operaio non potra mai specializzarsi finché non conosce Ia tecnica del lavoro. La educatrice deve tener presente che nel bambino é il futuro la- voratore > (R. AGAZZI, Note di critica didat- tica). Quando, riflettendo, parlando, leggendo, si arriva a syelare il ridicolo di un’idea, o l'assurdo di una situazione, 0 la sofferenza di una condizione, sia- mo spinti facilmente a cercare subito una soluzio- ne alternativa: escogitare un’idea seria, chiarire la situazione, rendere -felici gli individui. E moralismo; ed @ anche una terribile perdita di forze, perché la causa del ridicolo, dell’assurdo e della sofferenza, che sola dovremmo attaccare, non si colloca quasi mai dentro i suoi effetti e non si presenta mai altro che seria, ragionevole e com- passionevole. Conviene dunque risparmiare le proprie forze, ¢ uutilizzare immediatamente il sapere guadagnato per ridere, per pensare ancora, per inventare © provare, per prendere le distanze da cid che dob- biamo sopportare. Questo sapere — che ci fa provvisoriamente pid liberi — sar& quello che ci consentira di arrivare alla causa e di attaccarla, senza riguardo al suo essere seria, ragionevole © compassionevole. Dif- ferire il momento vuol dire anche essere impreve- ibili Luisa Muraro Vaiani Tra le tante critiche giuste che ci sono state fatte, ci sembra necessario raccoglieme in particolare una. Si riferisce alla scarsa leggi- Dilita dei nostri testi, in alcuni casi conside- rati incomprensibili, Riconosciamo senz’altro la validita di questo giudizio. Ma occorre an- dare al di Ha del generico. In alcuni casi sia- mo stati e siamo futtora poco leggibili, per- ché restiamo chiusi in um linguaggio teorico © politico che @ riserva di pochi. In altri casi perd, 0 anche negli stessi casi, siamo poco Teggibili perché cerchiamo di affrontare temi ¢ problemi abbastanza insoliti, o difficili, e in un modo che anche per noi & da scoprire. Vedi per esempio la brevita che ci siamo im- posta, sia nei singoli articoli, sia mel fascico- lo complessivo: essa intende rispondere alle possibilith reali di lettura, evitando una certa prolissith tradizionale senza slittare @altra parte nelPinsignificanza giornalistica media, Tutto questo problema deli'intelligibilita & molto serio, niente affatto semplice, e contia- mo di tornarci su in seguito, sulla base del lavoro svolto nella ¢ con Ia rivista. idiamo utile ripubblicare questa lettera, apparsa | Manifesto del 28 settembre w.s., insieme con commento del giornale, perche essa continua il corso avviato con Varticolo « Insubordinazione “di classe » (L'erba voglio, n. 1, luglio 1971). ni, sempre pit spesso date Pimpressione di autonominati guida del movimento che si zioni non meno che nelle fabbriche, adottando per i i problemi che vi capitano sotto mano (il fem- mo, la lotta nella scuola ecc.) la stessa solu- fortettistica. i spiego: sembrate pronti a coglicre le indicazio- ni pili nuove che vengono dal movimento, ma siete trettanto pronti a rimpastare il nuovo per ribut- sul «mercato » politico con etichette malce- vecchia marca revisionistica. Mi riferisco in all'articolo apparso sul vostro giornale settembre 1971, in risposta a una lettera di randinelli sulla scuola. D’accordo su tutta una di no: no ai movimenti insegnanti, che fi per dare la prevalenza a interessi settoriali; Comitati scuola-quartiere, che diventano co- @ visto in molti casi, anche nella provincia jlavoratori che vengono ancora una volta taglia- nti da ogni potere decisionale. Valga per tutti 0 di un comitato d'intesa sulla scuola (in- @ Pcie Movimento studentesco) di una citta- 1a alle porte di Milano, che convoca l’assemblea are per annunciare che, ahimé, la popola- seolastica é cresciuta (imprevedibilmente!) e si doyranno stipare gli scolari delle elementari f0 le saracinesche di negozi presi in affitto (e va bene, con doppi turni) che mi colpisce & invece la sommarietA e la icita dell'alternativa che proponete. Prendia- mo per esempio la scuola dell’obbligo. Quali sono E vostre indicazioni politiche per tutti quegli in- nanti che, partendo da un’analisi del proprio hanno cominciato a vedere pid chiaramente itapporti di potere che li pongono come custodi ‘tutti i meceanismi di selezione, divisione del la- , formazione ideologica eccetera? Si tratta se- voi di « tentare Ia costruzione di collettivi , studenti universitari, insegnanti, per gesti- a lotta contro la scuola ». Sembra quindi, dal articolo, che tutto il lavoro teorico e prati- ito avanti gid da aleuni anni da un’avan- di insegnanti non abbia contribuito mi ite a chiarire 1a complessita dei problemi tic riguardanti la scuola. fuori logicamente una cosa curiosa. Da un Re. = 2 lato date per scontate e superate tutta una serie di iniziative politiche (organizzazione parasindacale degli insegnanti, lotta per il diritto allo studio ec- cetera) per le quali stato necessario e si richiede tuttora un continuo intervento chiarificatore’ da parte di quelle avanguardic che hanno spinto in senso pill radicale il loro intervento neltistituzione, Dailaltra liquidate alla spicciola tutta una serie di mediazioni legate alla prassi non autoritaria, di- cendo che in sostanza gli studenti non sono in gra~ do di uscire dalla dipendenza, per cui Pinsegnante non pud avere con loro se non < un rapporto ine- vitabilmente e naturalmenté autoritario >, La < na- tura» viene invocata, come sempre, per coprire i nostri vizi! Il rapporto autoritario che troviamo nella scuola delf’obbligo non & un dato naturale, ma fa parte delle regole di un sistema sociale che ha bisogno per conservarsi di creare le condizioni del consenso, cio’ la passivita ¢ la dipendenza nei confronti dei poteri costituiti. E sulla passivit’ che dobbiamo in primo luogo intervenire, perch? la presa di coscienza non resti un’acquisizione in- tellettuale ma diventi capacita di reagire ¢ di op- porsi attivamente alPoppressione. Se non tentiamo fin dalla scuola delfobbligo di rimuovere 'abitu- dine alla obbedienza, ponendo le basi di una insu- bordinazione cosciente nei ragazzi che usciranno per andare subito a lavorare, come possiamo im- maginare che luscita dalla passivita avvenga al- Vimprowviso sul posto di lavoro, dove Poppressio- ne e Valienazione sono rese ancora pitt pesanti dal- lo sfruttamento delle energie fisiche e psichiche? Ogni proposta politica che salti sbrigativamente, come fate voi, gli unionisti eccetera, la complessa tematica dell’autoritarismo, non pud che finalizzar- sia una semplice ristrutturazione della scuola esi- stente. Lea Melandri, Milano Siamo cost daccordo con la tematica che la com pagna Melandri propone, che nella risposta altin- segnante, del 22 settembre, questo dicevamo, € niente affatto il contrario. Non avanzavamo nes- suna soluzione jorfettistica, ci sembra, quando chiedevamo, a noi stessi e agli altri compagni: «Che puo fare Vinsegnante che abbia assunto la coscienza di militante rivoluzionario? * e rispon- devamo: < Non un’esperienza individuale >, « non costituirsi come gruppo di insegnanti avanzati » 0 «sollecitare comitati di genitori », ma < confron- tare continuamente la critica che egli compie sul piano intellettuale (0 nellesperienca pedagogica) della cultura e della formazione borghese con la | | negazione concreta che lavanguardia e la classe ‘operaia incarnano ». La nostra nota, insomma, non negava affatto il valore delle esperienze an- tiautoritarie, ma portava fino in fondo Vafferma- zione, esplicita e implicita in tutta I'Erba voglio, che esse sono destinate all'asfissia senza la costru- ione d'una rete politica che le assuma e vada nel- Ja sua stessa direzione. Come costruire le une Taltra? In questo siamo impegnati, dobbiamo an- dare a una precisazione e contiamo sul lavoro di compagni come la Melandri, Fachinelli e il loro Bruppo. Il primo mumero de Lierba voglio bimestrale 2 tuto laviato gromicaranie ‘2 3000 indirizzi circa. Per Ie spese di stampa ¢ spedizione, ‘i siamo basati sulla previsione dei diritti Pautore per il libro dovutici dalPeditore Einaudi, Dobbiamo valutare esattamente i mezzi economici a nostra disposizione per In continuazione del Tavoro. In questo senso, il contributo degli abbonamenti ® assolutamente indispensable; @altra parte, soltanto 'abbonamento ci consente i mantenere un collegamento diretto PNeHas ia lates all cecnegily ex) con i lettori, raggiumgendo nello stesso tempo gli isolati, Condiziont per sei numeri: abb, ordinario, minimo L. $00, meglio di pi sostenitore L. 5.000; inyiabili eon qualunque mezzo a Lerba voglio ‘Via Lanzone da Corte, 7 20123 Milano, Rinnoviamo ai lettori Vinvito a spedirei materiale sulle loro at dentro ¢ fuori della seuola, Hanno partecipato alla preparazione di questo numero: Giancarlo Capitani, Lia Cigarini, Alberto Diramati, Elvi Fechinelii, Luigi Franciolli, Corrado Levi, Giovanni Losi, Arturo Martinez, Lea Melandri, Luisa Muraro Vaiani, San- ‘dro Ricci, Le norme sulla stampa stabiliscono che la responsabilitt Jegale della pubblicazionc sia di un iscritto all’ordine dei ‘giomalisti ¢ pabblicisti. Ringraziamo Piergiorgio Belloc- Chio, che si ® assunto tale onere, ‘at Graf. FIORIN 5.2.8. Milano 171 fii LERBA VOGLIO Se no dopo é come prima delPAssemblea popolare di Piadena @ nata dalla coalizione delle forze politiche locali (PCL, PSI, PSIUP, MAS), ed 2 stata pre- sentata nel programma per le elezioni comunali del Giugno 1970. «... idea nuova che il gruppo dei candidati della lista di sinistra fa propria & quella di rendere effettivamente partecipe il cittadino al governo del suo Comune. Il nostro scopo pratico e immediato quindi la conquista del Comune col vostro voto per trasformarlo da strumento della classe dei padroni in strumento della classe lavo- ratrice. Il Comune deve essere al servizio del cittadino che ha il diritto-dovere di controllarlo ¢ dirigerlo ai suoi fini, L’Assemblea aperta a tutti 2 il mezzo con cui il cittadino interverrad direttamente nella gestione del Comune. » (dall’opuscolo « L’altra storia », a cura del PCI, PSL, PSIUP, MAS). Lidea dell’Assemblea popolare in questo modo realizzata e fino a questo punto risulta essere un progetto claborato dai dirigenti di quattro partifi diversi, collocato nel contesto della lotta elettorale per la conquista del Comune. La conquista del Comune @ la condi- zione necessaria e immediata per poter realizzare il progetto dell’As- semblea. Con I’Assemblea i partiti della coalizione di sinistra a Pia- dena dicono di voler trasformare il Comune da strumento della classe dei padroni in strumento della classe lavoratrice. 1 RISULTATI DELLE ELEZIONI COMUNALI A PIADENA GIUGNO 1970 Lista di sinistra n. 1 oti 1.214 Assessorati voti 1,098, 1 PCI lavori pubblici 123 1 PSE assistenza e igiene |. 1 MAS pubblica istruzione Vice Sindaco PSI |. 1 PSIUP finanze Servitir ¢ liberazione di massa 4 Sommario Se no dono & come prima del comitato di agitazione di Cremona Assemblee di notte all’86/41 i operai della Pirelli La bellezza suona il campanello di Silvana Pacor Biancosmog © Vombretto sonnifero T ragazzi selvaggi i A, Xibilia © C, Nobile Antiautoritarismo e permissivigh di Lea Melandri ‘Una pedagogia comunista i Walter Benjamin Appunti da un reparto psichiatrico di Sandro Ricci bimestrale anno TI, numero 3-4, febbraio 1972 fascicolo doppio, L. 300 LE ASSEMBLEE I" ASSEMBLEA (10/9/70) - presenti cirea 150. Proposte: uno studente del movimento studente- sco propone che ’Assemblea abbia potere decisio- nale. (Approvata a maggioranza.) 2 ASSEMBLEA (25/10/70) - presenti circa 150. Proposte: un commerciante (PSI) propone il diritto di voto ai soli cittadini di Piadena, Uno studente del movimento studentesco propone il diritto di voto a tutti coloro che lavorano a Piadena, (Approvata a maggioranza la prima pro- posta.) Un insegnante (PCI) propone i seguenti punti del regolamento dell’Assemblea: 1) 'Assemblea pud essere convocata dall’Amministrazione Comunale ogniqualvolta essa lo ritenga necessario. 2) L’As- semblea pud essere convocata dietro richiesta fir- mata di 41 cittadini. 3) Ogni cittadino pud, con lettera, chiedere all’Amministrazione Comunale Vinserimento alfo.d.g. di determinati problemi; Vamministrazione li porta all’Assemblea che decide se discuterli o no. 4) Al’Assemblea, di volta in vol- ta, spetta la nomina del Presidente (pud essere rie~ letto il Presidente della volta precedente). 5) Du- rante i lavori dell’Assemblea dovra essere rispet- tato Yo.d.g. 6) L’Assemblea discutera i problemi posti dall’o.d.g.; se non saranno chiariti verranno ridiscussi in una successiva Assemblea. Raggiunto Paccordo, all’unanimita o a maggioranza, ne de- manda al Consiglio Comunale l'esecuzione. 7) Ver- ranno costituiti gruppi di studio che affiancheranno TAmministrazione nell'elaborazione di eventuali documentazioni, 8) Per i problemi urgenti, di sicu- rezza pubblica o di altra grave situazione, & suffi ciente un invito verbale o scritto alla Giunta Co- munale per V'immediata convocazione dell’Assem- blea. 9) Il regolamento pud essere modificato ogni- qualvolta P Assemblea lo riterra opportuno. (Appro- vata a maggioranza.) Viene approvata la costituzione di una Commissio- ne per lo studio dei criteri di tassazione ai fini del- Vimposta di famiglia; ¢ composta dalla Giunta e da 5 cittadini. 3* ASSEMBLEA (4/12/70) - presenti circa 200 (numerosa la partecipazione dei coltivatori diretti del Comune). OD.G.: 1° tasse; 2° cimitero; 3° varie. Proposte: un Assessore (PSI) propone le seguenti aggiunte al regolamento dell'Assemblea: 1) TAs- semblea ordinaria veri convocata dalla Giunta Comunale almeno una volta al mese; 2) I'Assem- lea ordinaria verra suddivisa in tre parti di durata al'incirca uguale, Nella prima parte verranno esa- minati ed eventualmente votati i problemi di tipo amministrativo a breve scadenza. Nella seconda arte verranno esaminati ed eventualmente votati problemi politico-amministrativi a lunga scadenza. La terza parte sari riservata alle varie e lasciata allniziativa dei partecipanti; 3) l'Assemblea ordi- naria vera convocata, quando cid sia possibile, prima del Consiglio Comunale ed esaminera i punti fondamentali dell'.d.g. del Consiglio medesimo. (Approvata a maggioranza.) Uno studente del movimento studentesco propone Ta stesura di un documento di denuncia contro il proceso di Burgos ¢ a favore di Angela Davis ¢ Panagulis. (Approvato a maggioranza.) Tasse: La Commissione tase, per quanto riguar- da il reddito derivante da lavoro dipendente, fa delle proposte intese ad agevolare i lavoratori di- pendenti con retribuzioni contenute nel normale livello salariale. (Approvata a maggioranza.) Viene costituita una Commissione per lo studio dei ctiteri di tassazione per V'agricoltura composta dal« Ta Giunta, dai membri della precedente Commis- sione ¢ da 5 agricoltori. Si da lettura del testo del volantino per i processi” di Burgos, Angela Davis, Panagulis. (Approvata a maggioranza.) L’Assemblea viene rinviata al 7/12/1970. Persone intervenute nel dibattito: 10 impiegati 1 insegnante, 1 proprietario agrario, 1 eommer- ciante, 1 industriale, 4 studenti, 3 coltivatori di- retti, 2 professionisti, 2 operai e 2 artigiani (a. 27 intervenuti). CONTINUAZIONE 3* ASSEMBLEA (7/12/70) - presenti 120 circa. Un operaio della Ditta M.B.M. di Piadena porta a conoscenza dell’Assemblea questi fatti: gli ope- rai della Ditta sono in sciopero per il rinnovo del contratto, Sabato 5/12/70 quando gli operai sono andati per ritirare la busta paga, il padrone ha negata dicendo che fintanto che restavano in scio- pero non avevano diritto alla paga, Proposte: dal dibattito emergono Ie seguenti pro- poste, 1) stesura di un volantino, 2) costituzione di una cassa di resistenza per la M.B.M., 3) inter vento della Giunta Comunale con i rappresentanti dell’Assemblea presso il datore di lavoro per richie- dere il pagamento dello stipendio, 4) convocazio- ne dell’assemblea degli operai della M.B.M. per Mercoledi 9/12/70 alle ore 8.30 presso la sala del Consiglio Comunale. (Approvate all'unanimit’,) Tasse: 1a Commissione tasse propone, per la cate- goria commercio, industria, artigianato e professio- nisti la tassazione con metodo induttivo mancando le possibilita per un metodo oggettivo. (Approvata a maggioranza.) Un Assessore (MAS) propone di inviare una lettera, al Prefetto per chiedere Pabolizione delle leggi che favoriscono Pevasione fiscale (abolizione del segre- to bancario, obbligo della residenza nel luogo della sua attivita prevalente, ece.). (Approvata a mag- gioranza.) Cimitero: viene votata una proposta per Ia costi- tuzione di una commissione di studio del problema. Si da lettura del testo del volantino sulla questione dell'M.B.M. (Approvato all'unanimita.) Persone intervenute nel dibattito: 10 impicgati, 3 operai, 3 professionisti, 3 insegnanti, 2 artigiani, 2 commercianti, 2 pensionati, 1 studente (n. 26 intervenuti), Nota: Per la cassa di resistenza M.B.M. sono state raccolte L. 96.000, consegnate il 22/12/70 agli operai della Ditta che provvedono alla ripartizione delle quote. 4° ASSEMBLEA (22/1/71) - presenti 120 circa. O.D.G.: 1° definizione criteri di tassazione; 2° cassa di resistenza; 3° servizio nettezza urbana; 4° pro- roga agevolazioni dite industriali e artigianali; 5° problema della scuola; 6” varie, Tasse: La Commissione tasse propone per Ia cate- goria affittuari, proprietari-conduttori e proprietari non conduttori il seguente criterio di tassazione: accertamento basato sul reddito lordo per pertica, Per gli affittuari, esenzione fino a 100 Pe., imposta di L. 2500 per Pc. con Paggiunta di L. 300.000 per capo-azienda (da 401 a 600 Pe.); di L. 600.000 per capo-azienda (da 601 a 800 Pe.); di L. 900.000 per capo-azienda (da 801 a 1000 Pc.) Esenzione di L. 200.000 per ogni carico di fami- glia oltre il quarto. Per i proprietari-conduttori, im- posta di L. 600,000 per Pc., esenzione fino a 50 Pc., esenzione di L. 200.000 per ogni carico di fa- miglia oltre il 4°, aggiunte per ciascun capo-azienda come per gli affittuari. Per i proprietari non con- duttori, imposta di L. 4000 per Pc. (Approvata a maggioranza.) Proposte: Un operaio propone la costituzione di una Commissione di studio sui problemi dellagri- coltura a Piadena. (Approvata all’unanimit’.) Nota: A tutt’oggi messun risultato del lavoro di questa Commissione & stato presentato in As- semblea. Cassa di resistenza: Relazione introduttiva da parte di un rappresentante della Giunta Comunale che propone a nome della Giunta, lo stanziamento di L. 500.000 suggerendo di erogarlo come contri- buto straordinario all’E.C.A. per evitare la boccia- tura del provvedimento da parte della Giunta Pro- vinciale Amministrativa. (Approvato lo stanzia- mento di L. 500.000 senza la formula del contri- buto straordinario alPE.C.A.) Servizio nettezza urbana: Relazione introduttiva da parte di un rappresentante della Giunta Comu- nale, L'Assemblea approva a maggioranza di stipu- lare un contratto annuale con la Ditta OSMAR di Pavia Proroga agevolazioni ditte industriali e artigianali: Relazione introduttiva da parte del sindaco, Viene approvata a maggioranza la proroga delle agevo- lazioni, Alcuni interventi intesi a chiarire il voto contrario portano a una successiva votazione. Uno studente universitario del Movimento studentesco propone di rinviare Ia discussione sull'argomento per meglio approfondire il problema (proposta re- spinta a maggioranza). Un Assessore ripropone la proposta delle agevolazioni a condizione che dette agevolazioni vengano sottoposte di volta in volta al- Yapprovazione dell’Assemblea. (Approvata a mag- gioranza.) L’Assemblea viene aggiomata al 25/1/71. Persone intervenute nel dibattito: 10 impiegati, 4 insegnanti, 4 studenti, 2 operai, 2 professio1 2 pensionati, 1 disoccupato, 1 artigiano, 1 com: merciante (n. 27 intervenuti). CONTINUAZIONE 4° ASSEMBLEA (25/1/71) - presenti 120 circa. Proposte: Un artigiano propone di inviare al Pre- sidente della Camera On. Pertini un telegramma a favore della legge «De Marzio-Cipolla » sui fitti agrari che si sta discutendo in Parlamento. (Non viene votata.) Uno studente della F.G.C., in merito alle condi- Zioni degli apprendisti in due fabbriche di Piadena, dopo una documentata relazione, propone: 1) ste- sura di un volantino di denuncia, 2) invito alla Giunta e all’Assemblea a verificare i fatti esposti, 3)-azione di lotta con sciopero. (Le proposte non sono state votate,) Problemi della scuola: Relazione introduttiva da parte di un rappresentante della Giunta Comunale. ‘A seguito di vari interventi PAssemblea vota: 1) di non nominare il rappresentante del Comune in seno al Comitato Scuola-Famiglia, 2) di costi- tuire i] Doposcuola che veri gestito attraverso VAssemblea, 3) di affidare la refezione al patronato Scolastico sowvenzionato con i fondi del Comune. Note: La proposta di cui al punto 2 non ha avuto aleun seguito in Assemblea, Persone intervenute nel dibattito: 10 impiegati, 8 insegnanti, 3 studenti, 2 operai, 2 industriali, 1 ar- tigiano, 1 commerciante, 1 professionista, 1 pen- sionato, 1 casalinga (n. 30 interventi). 5* ASSEMBLEA (4/3/71) - presenti 120 circa. OD.G.: dibattito sul tema «che accade a Pia- dena » LAssemblea convocata dalla Giunta Comunale per un pubblico confronto fra le parti politiche in- tervenute nel caso della Ditta Cappelli di Piadena. Sono invitati tutti i partiti di Piadena e le Organiz- zazioni Sindacali. Lo scopo del confronto & anche quello di chiarire la natura di altri interventi della Amministrazione Comunale presso alcune ditte di Piadena, Le Organizzazioni della Destra rifiutano Vinvito. (Breve cronistoria: nell’Assemblea del 25/1/71 un giovane della F.G.C. espone la situa- zione anormale di due aziende di Piadena per quanto riguarda il trattamento degli apprendisti. Fuori dall’Assemblea i Partiti — Sezione del P. di Piadena e di Vho — la F.G.C. e la Lega di cul- tura intervengono con un volantino di denuncia. I sindacati sul motivo della controversia raggiun- gono un accordo col padrone che poi non viene rispettato. La Giunta Comunale convoca il padto- ne e le operaie, e le organizzazioni politiche che avevano denunciato la situazione per una media. zione. A questo punto, a pill riprese, si scatena la reazione rabbiosa ¢ grossolana dei partiti della de- stra contro Poperato della Giunta definito « abuso di potere >.) (...) 6 ASSEMBLEA (6/4/71) - presenti 120 circa. O.D.G.: 1° cassa di resistenza, 2° nettezza urbana, 3 cimitero. Cassa di resistenza: Nella 4* Assemblea del 22/1/ 1971 era stato approvato lo stanziamento da parte del Comune di L. 500,000 a favore della Cassa di resistenza, Nella delibera consigliare n. 16 del 2/2/71 il Consiglio decide di stanziare L. 500.000 per la Cassa di resistenza a favore dei lavoratori impegnati in lotte sindacali. La somma viene de- stinata alle 3. organizzazioni sindacali (CISL, CGIL, UIL), La Giunta Provinciale Amministra- tiva nella seduta del 27/2/71 ordina il rinvio della delibera n. 16 del 2/2/71 e assegna al Comune il termine di 30 giorni per adeguarsi o produrre de- duzioni, Con delibera n. 26 del 16/4/71 il Consi- glio Comunale formula le contro-deduzioni all’or- dinanza di servizio della Giunta Provinciale Ammi- nistrativa riconfermando il proprio appoggio finan- ziario in favore dei lavoratori in lotta. L’Assemblea approva le contro-deduzioni della Giunta Comu- nale da mandare al Prefetto. Nota: A tutt'oggi non si conosce la risoluzione che intende prendere la Giunta Comunale. Nettezza Urbana: L’Assemblea vota a favore della gestione diretta del servizio di nettezza urbana. Cimitero: Viene respinta la proposta di un referen- dum sulla questione; la discussione sull’argomento viene rinviata. Varie: Un operaio propone di organizzare il pic- chettaggio davanti alle fabbriche per lo sciopero del giorno dopo. La proposta non viene presa in con- siderazione e TAssemiblea si scioglie immediata- mente senza alcun dibattito. 7: ASSEMBLEA (21/4/71) - presenti 200 circa. O.D.G.: 1° cimitero; 2° varie. Cimitero: Relazione introduttiva da parte di un membro dell’apposita Commission che propone tre soluzioni: ampliamento dell’area cimiteriale di Piadena - ampliamento del cimitero di Vho - repe- rimento di una nuova area da adibire a cimitero, (L’Assemblea approva a maggioranza la chiusura del cimitero di Piadena e lampliamento del cimi- tero di Vho.) Varie: Un impiegato (D.C.) propone la costituzio- ne di una Commissione, composta da tutti i partiti ¢ allargata ad altre persone che non fanno parte dei partiti, per il controlio della salute nelle fab- briche. (Proposta respinta.) 8* ASSEMBLEA (2/7/71) O.D.G.: 1° risultati definitivi della Tassa di fami- glia; 2° o.d.g. del Consiglio Comunale che si terra il 6/7/71 (astaltatura strade e argomenti vari); 3° varie. (non @ ‘stato possibile reperire i dati necessari) OSSERVAZIONI Quando Yattuale Amministrazione Comunale si propone con la tassazione sulPimposta di famiglia di far pagare di pid ai ricchi e meno ai lavoratori salariati, quando stanzia per la cassa di resistenza L. 500.000, quando fa riassumere un operaio licen- Ziato ¢ prende posizione a favore degli operai con- tro Vingiustizia dei padroni che non pagano la bu- sta paga e non rispettano le norme contrattuali, @ chiaro che fa tutto quello che pud entro i limiti del suo potere. A questo punto deve essere chiaro perd che I'Assemblea non & uno strumento della classe operaia ma & uno strumento al servizio del Comu- ne democratico, L’Assemblea era stata presentata come un modo democratico di svolgere una certa attivita per trasformare il Comune da strumento al servizio dei padroni in strumento della classe ope- raia. Siccome non ci pud essere un modo democra- tico di svolgere un‘attivita senza Yorganismo demo- cratico necessario, I’Assemblea riconoscendo Yor- ganismo comunale di fatto ricon Organizzazione quella della coal che hanno conquistato il Comune, per cui di fatto T’Assemblea @ un modo democratico di gestire un organo dell’apparato statale borghese da parte dei partiti della coalizione. L’Assemblea vive di que- sta contraddizione: nata come strumento di gestio- ne democratica di un potere (il Comune) che non @ della classe operaia, non pud risolvere che in modo democratico, cicé secondo Tordine previsto da chi detiene la gestione degli strumenti di produ- vione, le contraddizioni del sistema capitalistico che vengono introdotte spontaneamente in Assem- blea. L’azione che & seguita @ stata infatti quella di allargare lo spazio della trattativa dal sindacato alla Giunta Comunale con Ia conseguenza di stac- care ulteriormente il momento della lotta (che ha come’ protagonisti gli operai) dal momento della trattativa che ha altri protagonisti. L'Assemblea si muove al momento della trattativa perché ha scelto di lavorare per il Comune e questo @ il momento di intervento degli organi dello Stato per riconci- liare i confiitti di classe. Se viceversa avesse scelto di mettersi al servizio della classe operaia, il suo intervento coinciderebbe con il momento di orga- nizzazione della lotta; una attivita questa che non ud prescindere da un lavoro di critica nei con- fronti delle istituzioni oggi esistenti, compresa quella comunale, attorno alla quale invece a Pia- dena si & operata tanta mistificazione nella misura in cui non é stata chiarita la natura di questo orga- nismo che i partiti della sinistra uniti hanno con- cesso in gestione alla classe operaia perché lo tra- sformasse. Si & verificato il contrario, L’Assemblea 2 diventato un mezzo per consolidare la democra- tia borghese. Sul piano politico cid significa: sce- gliere la strada delle riforme delle strutture dello Stato, abbandonare la lotta di classe, togliere alla classe operaia la possibilita di organizzare da sé, in modo autonome, la propria lotta Lintroduzione spontanea in Assemblea da parte di un giovane della F.G.C. di fatti che riguardavano Ja condizione operaia nelle fabbriche ¢ la proposta i un operaio per organizzare il picchettaggio, han- no dato all’Assemblea la possibilita di uscire dalla sala comunale; era stato aperto uno spazio politi: co che poteva portare allorganizzazione autonoma della lotta. Invece 'azione si ® sviluppata al diso- pra dell'Assemblea, indipendentemente da essa-e seguendo i percorsi tradizionali, partiti, sindacati, Giunta Comunale. La conferma di questo comportamento si @ avuta con il doposcuola. L’Assemblea del 25/1/71 vota per la costituzione ¢ la gestione diretta del dopo- scuola. Si tratta di una decisione molto importante: 1° perché I'Assemblea esprime Ja volont& di impe- gnarsi concretamente in una attivita che sia alter- nativa nei confronti di una istituzione fondamen- tale della societd capitalistica, Ia scuola; 2° il la- voro teorico pratico necessario per Vorganizzazio- ne di questa attivita permetteva di superare il mo- mento del dibattito democratico tra cittadini sui problemi comunali, per dar vita a qualcosa desti- nato a svilupparsi con il contribuio di tutti e con una precisa scelta di classe. La proposta del dopo- scuola non é pit! stata ripresa in Assembles, e non se ne é pitt saputo niente. IL DIBATTITO COME MOMENTO DI CONOSCENZA In Assemblea si parla sempre a titolo personale, VAssemblea é del cittadino, & dell'individuo collo- cato fuori dalla realta dei rapporti sociali di pro- duzione e delle forze politiche organizzate. In As- semblea si 2 ripetutamente detto — scompare il Consiglio Comunale, scompare la Giunta, i partiti ‘non ci sono pit, dimentichiamo i conflitti di classe che ci dividono — noi non crediamo in questi di- scorsi e non vogliamo adeguarci alla falsa coscien- za che diffonde, oggi anche attraverso i partiti della sinistra parlamentare, Videologia borghese ¢ nep- pure vogliamo ritornare a una condizione origina- ria fuori dai partiti, fuori dalle organizzazioni sin- dacali, fuori dalle fabbriche, fuori dall’apparato dello stato borghese, fuori dalla realta delle classi. A riprova di quanto detto, notiamo come alcune fra le proposte votate pitt importanti (regolamento, diritto di voto) avanzate a titolo personale da un cittadino erano inyece Fespressione di organizza- zioni politiche. Questo modo di fare, e questi fatti, che poi si cerca di far passare come frutto della « spontancita » dell’Assemblea, dimostrano al con- trario la mancanza di un metodo di ricerca e di conoseenza. L’Assemblea & lo spazio in cui V'individuo pud ma- nifestare se stesso in uno scontro democratico delle proprie idee con le idee degli altri, uno strumento insomma per la conoscenza dal confronto 0 scon- tro di idee e non per la produzione di idee con una attivita pratico-critica (un proceso di conoscenza © della produzione’di idee che nascono dalla pra- tica sociale e che richiedono la verifica nei fatti del- Ia verit 0 meno delle ipotesi iniziali). L’Assem- blea non ha un programma di lavoro politico da fare, eppure sono tanti i discorsi politici che si fan- no in Assemblea; che significato ha tutto questo? Dato che finiscono in uno spazio astratto non sono altro che uno sfogo individuale, non si potranno mai avere idee costruttive, produttive, critiche 0 creative nella misura in cui lo spazio dove sono destinate & organizzato in modo da non avere pre- visto niente da costruire, manca un programma di lavoro politico organizzato, al di 1a del program- ‘ma amministrativo che c% e che si deve fare. L’Assemblea come strumento di conoscenza non va piil in 1a della liberta di espressione delle pro- pric idee, coincide con il diritto costituzionale di liberta di pensiero e di parola: i padroni ti lasciano Ja libert& di pensare ¢ di parlare (fino a un certo punto), ma ti costringono a fare soltanto quello che Joro hanno deciso. La funzione del blocco dei quattro partiti di sini- stra a.Piadena risulta negativa nel senso che ha ri- creato un modo parlamentare, ha cercato di « par- lamentarizzare » 1a vita politica di base anziché portare alla conoscenza e alla verifica di quanto le leggi dello Stato attuale (quanto il Parlamento e- gifera) siano in contraddizione con i bisogni e le necesita periferiche e proletarie, LA PARTECIPAZIONE ALL’ATTIVITA’ DELL’ASSEMBLEA Chi viene alle Assemble - chi parla in Assemblea - chi vota, La présenza della popolazione @ abbastanza nume- rosa, 150 persone in media per Assemblea. Quelli che parlano sono soprattutto gli impiegati, gli stue denti, gli insegnanti, i rappresentanti politici e sin- dacali locali e quelli invitati venuti da fuori; poi ci sono i professionisti, gli imprenditori, i commer- cianti ecc., pochissimi gli operai (due 0 tre), nes- sun contadino. Tutti partecipano alle votazioni. ‘Come si spiega la non partecipazione al dibattito da parte della classe operaia ¢ contadina. Gli ope- rai e i contadini non parlano in Assemblea molto probabilmente perché non si sentono di dire niente; questo «ambiente > non lo avvertono come pro- prio © non vedono Futilita pratica per sé, come classe, di partecipare a questa attivita occasionale (una volta al mese su convocazione della Giunta Comunale) di tipo puramente verbale 0 oratorio, Preferiscono assistere al dibattito e alla fine alzare Ia mano per votare. Al contrario questo compor- tamento si presenta conforme alla formazione men- tale delimpiegato, dello studente, dell'insegnante, del dirigente politico e sindacale. Gli imprenditori, gli agrari, i coltivatori diretti, i commercianti sono. Venuti e hanno parlato in Assemblea quando si & trattato di difendere i loro interessi per la tassa- zione sullimposta di famiglia. I salto qualitativo che TAssemblea deve fare se non vuole restare uno strumento al servizio del Co- mune, non pud essere che un prodotto della classe operaia. Gli amministratori nel loro progetto han- no pensato a una Assemblea che andava bene per loro, « per una amministrazione democratica », la classe operaia adesso deve pensare alla sua Assem- blea; una Assemblea intesa come momento di or- ganizzazione autonoma della sua lotta contro la Societi capitalistica, contro la realta*de! lavoro ¢ della vita esistente ‘dentro e fuori della fabbrica Tutto cid presuppone Tattivita organizzata di un gruppo che rifiuta il concetto di Assemblea a ser- vizio del Comune, un’attivita non pil limitata a un incontro occasionale di una volta al mese su con- vocazione della Giunta Comunale, ma una attivita che continui tutti i giorni assieme agli operai, agli studenti, ai contadini, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle campagne € che in Assemblea, portando la esperienza ¢ i risultati della sua attivit’, pud diven- tare un momento di verifica di quella attivita e di mobilitazione sociale della lotta. LA CONDIZIONE DELLA CLASSE OPERAIA, IN QUESTA REALTA’ Sia all’interno della fabbrica dove il lavoro & orga- nizzato dai padroni, che all’interno delle organizza- zioni dei partiti della classe operaia e dei sindacati Ia realt& & quella del lavoro diviso e percid la con- dizione della classe operaia & quella di classe su- balterna. Nella fabbrica come nei partiti @ sempre la classe operaia quella destinata a svolgere il la- voro manuale 0 di esecuzione degli ordini che ven- gono dall'alto. Le organizzazioni periferiche hanno il compito di organizzare, cio’ chiamare la base a fare quanto é gia stato deciso dallalto ¢ da altri CC® una contraddizione tra la condizione reale della classe in seno alla realt’ sociale, dove la classe ope- raia @ Ja classe rivoluzionaria, nel senso che essa & artefice del proprio destino attraverso la sua lotta di classe, e la condizione reale degli iscritti e dei militanti operai in seno al partito dove risulta tra- dito il destino della classe operaia. Cid é verifica- bile dal permanere della divisione del lavoro e per cid del destino di classe subalterna e non di classe rivoluzionaria all'interno delle organizzazioni buro- cratiche dei partiti e dei sindacati. E evidente per- cid la differenza tra la condizione del’unita della classe all’interno dei partiti e dei sindacati, dove Punita é richiesta come mezzo per raggiungere dei fini che non sono quelli della classe operaia, dato che la classe operaia 8 qui come altrove classe su- balterna, ¢ Punita della classe all’interno delle strut- ture produttive, dove Punitd ® condizione rivolu- zionaria, L'UNITA’ COME FINE Lruniti come fine, nel senso di rifluto della condi- Zione di unit’ come mezzo, cio’ riffuto della classe al servizio di una qualsiasi attivita che non sia la sua attivita, il rifiuto di qualsiasi organismo che sia altro 0 diviso da se stessa. I partiti e i sindacati hanno sostituito alla coscienza di classe dell’ope- aio, Ia coscienza delliscritto, alla responsabilita della lotta di classe, la responsabilita per il partito © per il sindacato. La prospettiva che viene oggi indicata dalle lotte degli operai e degli studenti & per il sowvertimento globale del sistema di produ- Zione capitalistico. E sull’organizzazione del lavoro che si spostano sempre di piti gli obbiettivi delle lotte operaie e degli studenti nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole. Mentre Je avanguardie ope- raie da un lato dimostrano una chiara maturita po- litica individuando sempre di pitt nel modo di pro- duzione capitalistica e guindi nell'attuale organiz- zazione del lavoro la causa dello sfruttamento ¢ chiedono e lottano per la diminuzione dei ritmi di lavoro, per I'abolizione delle qualifiche, per avere i propri organismi rappresentativi allinterno della fabbrica in cui credere, dall’altra parte le organiz- zazioni sindacali non riescono a superare i limiti delle loro competenze, cio’ della contrattazione del prezzo del salario, ¢ fanno di tutto per far rientrare sotto il loro controllo gli organismi operai di fab- brica. Gli operai e gli studenti si sono resi conto che la divisione yoluta dal padrone dentro ¢ fuori dalla fabbrica ¢ la burocrazia dei partiti e dei sindacati sono la forma dei rapporti da superare per ricom- porre Iz loro unita. L'unita della classe diventa il fine della loro lotta ¢ Pattivita rivoluzionaria orga- nizzata dal basso é la condizione necessaria per abbattere il sistema capitalista per Tedificazione del socialismo, Il socialism pereid come modo di fare alternativo, forza rivoluzionaria, recupero delle facolta critiche e creative delle masse, realt pre- sente nel momento dell organizzazione ¢ della lotta. Il socialismo subito, qui ¢ ora, nelPattiviti pratico- critica organizzata dalla base per abbattere 'orga- nizzazione capitalistica del lavoro, per Ia conquista del potere, non dopo, dopo se no é troppo tardi, dopo & come prima é come é sempre stato fino alla rivoluzione borghese; in nome del popolo, sbandit rando interessi del popolo e servendosi delle classi oppresse, le classi dominanti hanno sempre instau- rato il loro potere. ARGOMENTI PER LA DISCUSSIONE: — Il Comune é uno strumento dei padroni, — Il Comune non pud essere uno strumento di contropotere. — Il socialismo non si fonda sulle autonomie co- munali. — L/Assemblea popolare & gestita dalla burocra- ia politico-sindacale. — L’Assemblea popolare & uno strumento di « cat- tura » del consenso. — L’unita della classe per la conquista dell’auto- nomia. Comitato dagitazione operai, studenti, insegnanti della provincia di Cremona Ottobre 1971 Assemblee di notte all’86/41 Questo breve resoconto vuole invitare a riflettere tutti i compagni sulla possibilita di realizzare, sia pure solo parzialmente, degli strumenti che permet- tano il controllo diretto della base operaia sulla ge- stione delle lotte, sia a livello di reparto che a li- ello di fabbrica. Questi strumenti possono essere, come pensiamo dimostri V'esperienza del reparto 86/41: L’assemblea permanente di reparto e Tuti- lizzo delle pause del lavoro ai fini della discussione e della maturazione politica di tutti gli operai. Si pud riassumere il senso dell’esperienza del re parto 86/41 della Pirelli Bicocca nell'ultimo anno dicendo che essa @ stata centralmente volta a dif- fondere fra gli operai la capaciti di gestire diret mente le propric lotte. Un tale obbiettivo non @ di facile realizzazione ¢ incontra costantemente osta- coli che possono farlo apparire irraggiungibile. Le lotte degli ultimi due anni anno diffuso fra gli operai la coscienza della necessita di gestire diret- tamente le propric lotte. Gli strumenti che abbia- ‘mo indicato possono oggi, in parte, contribuire diffondere quella maturit’ ed effettiva capacit’ di controllo che oggi, invece, manca nella gran massa di operai. L’esperienza del Consiglio di Fabbrica, in propo- sito, @ significativa. Nato come strumento di ini- iativa diretta della base operaia, il Consiglio di Fabbrica si @ oggi trasformato, alla Pirelli Bicocea, in un organismo di gestione di vertice che, sia pure con alcune differenze, in pratica assume le funzioni della vecchia commissione interna Pensiamo che la causa di cid sia da attribuire prin- cipalmente alla mancanza di una sufficiente matu- rita nella maggioranza degli operai, ¢ alla mancan- za di strumenti efficaci a promuoverla, per soste- rnere un ruolo di effettivo controllo sulle lotte. Proponiamo, quindi, la discussione sull’esperienza da noi avuta in fabbrica come momento di possi- bile chiarificazione di questo problema e di ricerca di soluzioni valide e proponibili, Tutto quello che qui € scritto costituisce l'esperien- za viva e concreta di molti operai della Pirelli. Esso rappresenta un piccolo tentativo, da parte degli ope- rai stessi, di prendere in mano i propri problemi senza lasciare che « qualcun’altro > pensi a risol- yerli, come @ sempre accaduto fino ad oggi. Lresperienza pitt significativa del reparto 86/41 della Pirelli Bicocca ha avuto inizio nel periodo della lotta per il contratto nazionale, nei primi mesi del 1971. In quelloccasione i sindacati proposcro una vasta azione di propaganda, sul piano cittadino, circa i contenuti della lotta, che doveva sfociare nella ma- nifestazione ai piedi del grattaciclo Pirelli. I sinda- cati proposero di coinvolgere nel lavoro di agita- zione e di diffusione dei volantini tutti gli operai della Pirelli, In effet, perd, mancava la capacita di organizzazione capillare, a livello di reparto, che potesse permettere una buona riuscita dell’opera- zione. Fu allora che il reparto 86/41, facendo pro- pri gli obbiettivi e le rivendicazioni dei sindacati, decise di darsi un’organizzazione autonoma, al di 1a degli strumenti che gli stessi sindacati fornivano. Tl comitato di reparto redasse un yolantino che s intitolava: 0 i pitt, farbi Del resto, in quei giorni, Je stesse assemblee gene- rali della fabbrica esprimevano il loro dissenso sul- NN f { Paccordo yoluto dai sindacati sul contratto. In as- semblea si votd per il proseguimento della lotta, ma i sindacati riuscirono a far passare lo stesso il contratio mediante alcune manovre di vertice. Mai come in quell’occasione si mostrd evidente la man- canza di strumenti validi attraverso cui potesse esprimersi la volonti della base operaia. L’espe- rienza del reparto 86/41 d& una indicazione che in futuro potrebbe essere seguita da altri reparti, per consolidare ¢ rafforzare i canali attraverso cui gli operai possono far sentire la propria voce. Labitudine di usare le pause del lavoro come mo- menti di discussione andd avanti indipendente- mente dalla soluzione della lotta contrattuale. E proprio mediante l'utilizzo di questi momenti che & possibile realizzare quell’opera di capillare con- vinzione degli operai, che ® la condizione per la riuscita di qualsiasi iniziativa che voglia coinvol- gere gli operai stessi ‘Una volta conclusa la questione del contratto, gli operai dell’86/41 pensarono che la firma del con- tratto nazionale non significava la fine di ogni pos- sibilita di movimento e di lotta. L’organizzazione del lavoro nel reparto rimaneva Ia stessa: escogi- tata per lo sfruttamento pid brutale e piena di schi per I'incolumita degli operai, Del resto, a que- sto proposito il contratto aveva fatto ben poco per modificare questa situazione Lo spirito con cui si affrontarono questi problemi non fu il ribellismo, ma la coscienza di dover met- tere al centro organizzazione degli operai, con- trapposta alla direzione padronale del reparto. Lorganizzazione degli operai & Punica possibilita per poter lottare contro Forganizzazione del lavoro voluta dal padrone. Il volantino del 23/2/°71 @ il frutto di una serie di riunioni che si tenevano il venerdi notte. Questa volta veniva messo in discussione proprio il siste- ma di organizzare lo sfruttamento da parte del pa- drone. La cosa pid importante era che I’'azione si incentrava sui problemi concreti del reparto, pro- prio quei problemi che molto spesso sono ignorati nascondendosi dietro una falsa e vuota generaliti. Infatti fu rimproverato al reparto 86/41, in ocea- jone di questo volantino, di-non tenere conto del- Tinteresse generale della fabbrica. Ma gli interessi degli operai sono innanzi tutto quelli che si realiz~ zano sul lavoro, nel momento dello sfruttamento diretto, attraverso Porganizzazione specifica del la- voro nei vari reparti. Non si pud quindi parlare di ¢ interessi generali > della fabbrica in astratto, ma bisogna vedere come questi passano attraverso 1a specificit’ dei vari momenti dello sfruttamento (. I problemi della specifica organizzazione del lavoro nei reparti possono essere messi in discussione in una forma analoga a quella usata dal reparto 86/41; cid pud facilmente diventare un momento di organizzazione e di forza nei confronti della di- rezione padronale. L’essenziale, a questo scopo, & che siano gli operai stessi del reparto a dare vita a queste iniziative con riunioni e assemblee. Su que- sta base, poi, avrd un senso un collegamento che non sia solo formale con gli altri reparti per inizia- tive comuni Nel volantino citato si cereava appunto di analiz~ zare i problemi concreti del reparto e, al tempo stesso, di realizzare forme di pressione dal basso perché questi fossero risolti Quando il delegato di reparto si reco in Commis- sione Interna per esporre quei problemi, gli fu ri- sposto in malo modo che Ia situazione deil’86/41 loro la conoscevano bene »; non si poteva, perd, tirare in ballo la questione. Si acrivd persino a dire che «tanto lavoro politico > era inutile, si disse che il reparto & molto piccolo, come se per il fatto che un reparto & piccolo, gli operai non siano bru- talmente sfruttati e non debbano organizzarsi con- tro lo sfruttamento, Tutto questo in nome degli « interessi gencrali della fabbrica ». Si aveva sem- pre pir Timpressione che gli ¢interessi genera- li» non corrispondessero agli interessi reali deg operai. In realta 1a posizione della C.1. era motivata dal fatto che da pochi giorni era avvenuta la firma del contratto. I sindacalisti si erano impegnati perché Ja lotta si risolvesse in un certo modo non deside- ravano che saltassero fuori delle « grane ». T problemi del reparto, perd, rimanevano, e certo non Ii aveva risolti la firma del contratto. Era quin- di valida 'iniziativa del reparto e la posizione della C.L non esprimeva altro che la volonta di lasciare irrisolti proprio i problemi che pesano maggior- mente sugli operai, sul posto di lavoro. I risultati ottenuti dall'azione intrapresa dal re- arto possono considerarsi ottimi. Questo dovrebbe far riflettere sulla validita degli strumenti adottati e sulla possibilita di estendere questa iniziativa in molti alti reparti (...) CONCLUSIONE Si pud quindi dire, a conclusione, che le forme di organizzazione e di lotta adottate dal reparto 86/41 hanno ottenuto due effetti positivi: 1) una maggiore e diretta partecipazione cosciente degli operai alle iniziative, che hanno per obbietti- vo la lotta contro lo sfruttamento. Lo sviluppo di una tale coscienza, legata alla propria condizione reale di sjruttamento, é la base per la crescita di una coscienza politica complessiva che non voglia essere vuota e formale. 10 ss — 2) la realizzazione concreta di notevoli migliora- 7 due documenti precedenti, pubblicati nelle loro menti nella organizzazione del lavoro nel reparto, ¢ la possibilit2 di fare continue pressioni sulla di- rezione per ottenere nuovi migliorament Come si vede lintervento organizzativo durante la lotta contrattuale e lutilizzo delle ore di sciopero e di lotta per la discussione e 1a maturazione poli- tica dava i suoi frutti. Eceo perché ripetiamo la parola d’ordine che gli operai dell’86/41 gid lanciarono a tutta la fab- briea: Conquistiamoci !'Assemblea permanente in tutti i reparti, organizziamoci direttamente e senza inter- mediari per modificare le condizioni del lavoro, diamo un colpo decisivo ai rapporti di forza jra noi ¢ il padrone, in ogni reparto e in tutta la fab- brica. Questo documento é stato elaborato da un gruppo di operai della Pirelli che si propongono di esten- dere la propria esperienza a tutti coloro che sono interessati. Invitiamo i compagni a discutere sugli argomenti che qui abbiamo solo accennato ¢ che dovranno essere ancora sviluppati in futuro. Un gruppo di operai della Pirelli Bicocca Milano, novembre 1971. uw arti essenziali, vengono abbinati perché, pur pro- venendo da situazioni diverse, convergono verso lo stesso obbiettivo. Il primo trae il suo pit immediato interesse dal fatto che rappresenta una documentata critica dal- Vinterno delle assemble popolari di Piadena, vale a dire delle assemblee nelle quali Mario Lodi, nel suo libro Il paese sbagliato, vedeva la conclusione della propria opera pedagogica. « Strappato il co- mune alle destre, ora mi trovo a vivere la nuova esperienza al fianco di genitori, operai, contadini, studensi, ex alunni, tanti altri Sin dalle prime as- semblee tutto ha acquistato una dimensione nuova, politica e umana insieme (...) > (p. 470). Tutti ri- cordiamo il rumore fatto a suo tempo dai giornali del centro sinistra, e dall'Unit&, a proposito di que- ste assemble. Il resoconto puntuale di cid che & sucesso @ gid di per sé abbastanca eloquente; ma la chiarifica zione teorica che Vaccompagna va molto al di la del caso di Piadena e pud servire per tutta una se- rie di soluzioni « avanzate » (nell ambito scolasti- co, sindacale, politico), nelle quali sono state di fatto incanalate € neutralizzate negli ultimi anni proprio le spinte piit forti provenienti dal basso. La critica dellassemblea di Piadena come luogo staccato dalla lotta reale si presenta anche come spiegazione per la passivita degli operai e dei con- tadini, ridotti ad « alzare la mano per votare >. Le ragioni di tale dipendenza e sottomissione sono a nostro parere pitt complicate e profonde di quelle indicate nel documento, ¢ implicano pits che un semplice « tradimento > dei partiti e sindacati ope- rai. Ma ci sembra giusta la proposta di fondo: solo 1a lotta condotta e diretta in prima persona pud rluscire a rompere la crosta della passivita. E quanto dimostra il secondo documento, che non presentiamo, ovviamente, né come quadro né, tan- tomeno, come valutazione delle lotte specifiche con- dotte dagti operai della Pirelli. Esso piuttosto vale come indicazione esemplare: fuori da ogni rappre- sentazione mitica della classe operaia, cost frequen- te negli intellettuali di sinistra, esso mostra alcuni modi concreti attraverso i quail, faticosamente, un contenuto politico fondamentale quale quello del- Yautonomia operaia, a cui si fa frequente riferi- mento verbale, diventa esperienza pratica reale. r-e—y ir = enn, | | | La bellezza suona il campanello Questa Nova Cosmetics 2 una societa americana che @ venuta in Italia sei sette anni fa e ha intro- dotto un sistema di vendita che negli Stati Uniti & collaudato da ottant’anni, Si propone di vendere tuna quantita enorme di cosmetici tramite delle pre- sentatrici, cio? delle donne che li vendono porta a porta, cio’ bussano, suonano il campanello, e of- frono questi prodotti. Il mereato & stato suddiviso in tante zone, a capo di queste zone c’é una diret- trice, cic? una donna come me, che il pitt delle volte @ una donna, non so, separata, con figli, di- vorziata, con figli minorati, grossi problemi insom- ma, per cui ha bisogno assolutamente di uno sti- pendio non complementare a quello del marito, ma Gi uno stipendio da uomo. II mio lavoro, il nostro lavoro consiste nel continuare tutti i santissimi gior- ni a trovare queste venditrici, queste presentatrici. Oltre a tutto, le dobbiamo trovare in uno spazio che diventa sempre pit limitato, nel senso che al- Tinizio ci avevano dato una zona grande... facia mo come questo piatto, poi questo piatto anno dopo é diventato la met’ ¢ adesso ¢ diventato un quarto, perché tendono a coprire il mercato in mo- do capillare. La zona diventa sempre pitt piccola, perd la Nova chiede da queste zone sempre pid pic- cole lo stesso reddito, Io stesso volume di vendita. Morale, noi abbiamo-una zona; questa zona non ha ufficio; non ha un recapito, se non la mia casa Tutti questi pacchi, ce n't dappertutto, questa qui @ tutta roba Nova, @ tutta roba Nova, quest’arma- dio é pieno di roba Nova, quella é tutta roba Nova. Questo é il mio ufficio. E Pufficio della zona che & dislocato nella mia casa. Il telefono, il mio tele- fono, ce 'hanno duecento persone. Ora, per poco che gli venga voglia di telefonarmi, figurarsi che cosa pud essere una serata in casa mia, Ecco per- ché mi pagano uno stipendio alto; perché, insom- ma, gratta gratta, loro si risparmiano le spese d’uf- ficio, di magazzeno e tutto questo. Allora mi pa- gano uno stipendio di prima categoria, la qual cosa fa andare molto in brodo di giuggiole le mie colle- ¢ghe. Sa, siamo impiegate di prima categoria. Quan- do andiamo alle conferenze, tre volte all’anno, sia- ‘mo invitate in alberghi di prima categoria, dove per andarci dobbiamo prima fare il giro di tutte le nostre amiche e farci prestare la borsetta, il cap- potto, il cappellino, la camicia da notte, le panto- fole, se no fai brutta figura. E siccome sono ap- punto donne con situazione particolare, che non hanno mai lavorato, questo lustro della prima ca- tegoria, delle conferenze fatte con tutto questo to- no, gli fa dimenticare questo ritmo quotidiano del- Ja ricerea porta per porta di queste venditrici.. To sono entrata subito come direttrice, perché sono stata una delle prime, proprio, Selezione durissima! Ti fanno tutte le domandine! Infatti non volevano prendermi, non so bene come mai abbiano acce- duto. Avevano stabilito che avevo troppo spirito critic, e che sarei stata pericolosa... gid allora! Perd m’hanno preso. E finalmente probabilmente sono molto pentiti. A parte i trecento e passa mi- ioni di prodotti che comunque sono venuti fuori dalla mia zona. E questa é una delle trecentocin- quanta d'Italia. I prodotti arrivano direttamente da dove si produ- cono alla cliente tramite 1a presentatrice. Ora di queste presentatrici io ne devo ayere centocinquan- ta, duecento, e le trovo in questo modo: dicendo a quelle che ho gid che devono darmi una mano a trovarne un’altra, Perché 1a Nova paga le segnala- ion mille lire: allora questa cosa la dico a tutte: ‘guardate che la Nova vi paga mille lire tutte le vol te che date un nome, e quesie cercano di darmene. £ che man mano che i giorni passano questa ricer- ca diventa pazzesca, perché io opero in una zona dove di nomine, quelle che chiamiamo nomine che sono contratti, ne ho fatte mille. Ora, nella mia zona ci sono trentatremila famiglie, Se io ho fatto gid Ti dentro mille contratti, e ognuna di queste mille persone ha contattato venti, trenta amici, co- noscenti, parenti, zie e nonne, fra due anni io da 2 chi andrd? Perd la Nova mi dice: non fa niente, perché fra due anni la ragazzina che ha quattordici anni ne avra sedici, quindi fra due anni lei nomi- nera la ragazzina che adesso non si pud nominare perché & troppo piccola. Alla presentatrice dunque io dico: senta, lei ha del- Je amiche nel tal posto, nel tal paese? Ma si, forse... La pago, mi da V'ndirizzo e io vado in questo posto da questa tale. Le dico: guardi, ho avuto il suo rizzo dalla tal dei tali, che @ una bravissima presentatrice, cosi brava che ha pensato che forse questattivita’ pud interessare anche lei, Lei cono- sce la Nova? Si... sentito dire... Ecco, non Ie pi cerebbe guadagnare qualche... un bel po’ di soldini per comprarsi, che so io, un cappotto nuovo, dei dischi, per comprarsi il lampadario, il tappeto? Eh... insomma... Allora se permette le spiego come siamo organizzati. A quel punto tiro fuori una specie di vangelo, glielo faccio passare, tutto pic- no di immagini, di donne affascinanti, biglictti da diecimila che vengono gid a cascata... Poi apro una valigina, e questa valigina contiene... Signora guar- di che cosa le offre la Nova per svolgere la sua attivitt: settanta campioncini! novantaquattro campioncini! E adesso le faccio vedere a cosa set vono questi prodotti. Questa @ la cremina... che io ho tirato fuori e fatto vedere a mille persone... ¢ quella, bave, no? glie ne metto un po’ sulla mano, de conto che andare fuori dalla propria casa per andare a suonare il campanello anche della vicina per dirle: qui c’é un catalogo di prodotti, se vuole ordinarmeli,.. prova una vergogna indicibile. Perd non lo dice, non dice: ma che vergogna fare una 08a di questo genere, ti dice che non ha tempo, che il marito non vuole, che non & Ia persona adat- ta, che lei non & mai uscita di casa, che non va neanche fuori a fare 1a spesa, che assolutamente non se Ja sente, e comunque ributta sempre sugli altri 1a sua decisione. Insomma non ho mai sentito una dirmi: signora guardi, lei mi sta proponendo qualcosa di merda, quindi non Io faccio. Mai. C2 sempre qualcuno a cui addossare la colpa. Quella che dice di si é infervorata, letteralmente, € quando io vado via mi dice: grazie, signora, L’eta media della presentatrice @ abbastanza bas- sa; il numero delle ragazze, delle studentesse & cosi elevato che porta 'et media a ventidue, ventitre anni, Anche se poi hai la signora cinquantenne che va a spasso con Ia valigetta. Ma ci sono moltissime ragazzine di quindici anni, sedici anni. E questo lavoro coinvolge tutti gli strati sociali: pud essere la moglie del sindaco del paese, la moglie del se- gretario, la studentessa, pud essere Toperaia che arrotonda portando opuscolo in fabbrica, Pimpic- gata, linsegnante! che va a scuola con la valigetta cosi, ¢ questa se la spalma, e dice: aah! che profu- € contatta le sue colleghe. Pud essere ed 2, in mi- mino! Mille volte. Che fragranza! e sbarca quattro- milacinguecento lire, che sono la condizione per poter diventare presentatr II pid delle volte mi va male, naturalmente. Queste cominciano: no ma guardi, io... io ho quattro fighi, poi mio marito non mi lascia mica uscire. Allora i devi obiettare, contro-obiettare. Qualche volta mi va bene. Ma ho calcolato che prima che mi yada bene, io faccio questa bella storia a, cinque sei persone almeno, Quella che dice di no @ in genere quella che si ren- 13 noranza, la casalinga. Ora la Nova cerca di far cre- dere che la maggioranza delle presentatrici @ rap- presentata dalle casalinghe e che la Nova non solo si fa i suoi venti miliardi all’anno di fatturato, d’ac- cordo, non é la San Vincenzo, ma decolonizza Ie casalinghe italiane. Se ti limiti al reperimento della casalinga... la casa- linga non accetta volentieri. Quando accetta... i tanto la trovi in uno stato di insoddisfazione terri- bile. Puoi trovarti la casalinga che ha la bella casa lustra, i bambinetti tutti belli pulitini bravini edu- catini ¢ che sente un tal vuoto nella sua vita che ‘questa prospettiva di far qualcosa comunque le sor- ride. Poi suecedono due cose, generalmente. O questa casalinga che si lamenta aveva voglia di tirarsi fuori dalla sua vita monotona e uscendo di casa ne approfitta per trovare veramente un impie- g0; oppure invece si scontra con questa realta me- schina di suonare il campanello, di farsi rispondere male, e allora mola tutto. ‘Abbastanza di recente, ho visto una sposa di ven- tiquattro venticinque anni, ha il marito che lavora per conto suo, un bambino solo, una bella casa. Questa donna mi chiama attraverso uninserzione, perché la Nova fa anche inserzioni, e mi dice che assolutamente ha bisogno di fare qualcosa, perché idea che lei ha venticinque anni, che ormai il fi- glio se P8 fatto, il marito se V’@ trovato © quindi la sua vita & ormai chiusa, la fa impazzire, € quasi si mette a piangere. Notare che io la provocavo un pochino, ma insomma perché non 2 soddisfatta della sua vita, guardi che bel bambino che ha... ma no, beata Iei che & in giro tutto il giorno. Un anno fa vado da una un sabato e faccio: bello, tutte le donne desiderano essere belle, ben curate, vero signora?, si, miao miao... Quella ascolta ¢ vi- cino a lei Cera il marito con gli occhi bassi, cosi, un po’ torvo, mica brutto, giovanissimo. Lei a un certo punto dice: beh senti, io Io faccio, eh, tu cosa ne dici? Lui, non una parola. Beh guarda io Io faccio! poi perd non dirmi che vado in giro, eh? Lui si stringe nelle spalle. Una settimana dopo & stata arrestata, perché aveva il marito e l'amante che vivevano alle sue spalle e lei batteva git dalle parti di viale Majno. Diciottenne, due figli. To penso che le presentatrici siano legate al tipo di ‘cose che presentano. Non é tanto che la Nova dica: noi offriamo una possibilit di guadagno alle don- ne, Invece, 1a possibilit2 di guadagno, col cavolo! Alla Nova c’@ un sistema di vendite per campagne, ‘cio’ ci sono cicli di vendita di venti giorni ciascu- no, in ordine progressivo, per cui se ne chiude uno e se ne apre immediatamente un altro, questo di- ciotto volte in un anno. Ora io ho calcolato che 1a campagna nove, che @ una delle pitt alte dell'anno, sia perché ci sono degli incentivi, sia perché avvie- ne un mese prima che Ia gente vada in villeggiatu- ra, e allora prende la scorta degli abbronzanti, del- le cremine, delle cose che si mettono in valigia, © ‘ecco in quella campagna le mie presentatrici ave- vano guadagnato in media diecimila lire. Allora & evidente che quello che le fa accedere é il prodot- to, & Fopuscolo, cosi, tutto a colori, tutto bellino, tutto mistificato, queste donne con questa pelle me- ravigliosa, i capelli... entrano in questo mondo di fiaba, probabilmente, che serve da benzina, non lo so. Ma la Nova lo sa, Se no non spende tutti questi quattrini per farsi degli opuscoli come questi. E la presentatrice prima di tutto & la prima cliente di se stessa. Se la Nova ha cinquantamila presentatri- ci in Italia, come le ha, e conta di averne presto ottantamila, ha cinquantamila clienti, ottantamila clienti, tanto per cominciare. Sempre ritornando al migliaio di contratti che ho fatto, saranno state due o tre quelle che mi hanno guardato in faccia e mi hanno detto: signora, det- to fra di noi, che porcherie queste confezioni! allora ci siamo fata una ghignata insieme. Invece le altre: signora, che belle! Comprano proprio la carta, Timmagine, perché vedono questa immagi- ne e dicono: ah si, bello, 10 voglio... e il prodotto arriva tra una yentina di giorni. Probabilmente il segreto sta in queste immagini Alcune di queste presentatrici magari ti dicono: ‘ma io non mi sono mai messa un cosmetico sul viso, Allora eventualmente gliclo dobbiamo sug- gerire noi: vedra, adesso che fa la presentatrice Ie Verr’ voglia di curarsi, di mettersi il fondo tinta, i mettersi le cosine... Certo, il mito della bellezza non ce mica solo alla Nova, ma molte non usano questi prodotti, e ci vuole un lavoro per farglieli usare. Notare che non & che molte accedano. Li c® tutta una serie di direttive familiari, il ma- rito per esempio che dice: guarda sulla faccia non ti metti niente, se no ti strappo i capelli.. 0 il pa- dre, 0 Puomo padre, che comanda ¢ la donna ob- bedisce. Se 'uomo non desidera che la donna si trucchi, questa non lo fa. Cost succede che il co- smetico, proprio il prodotto per il trucco, & vendu- to molto poco in rapporto al profumo, e la Nova vende molto pitt profumo che cosmetico. Se 'uomo, ha deciso che il cosmetico non te lo devi mettere, si vede se te lo metti e ti fa le scenatacce; invece il profumo ti crea un’atmosfera, ¢ quello te lo metti. Tl cosmetico lo usano le ragazze, le ragazze si truc- cano; ma le donne, molto meno, a qualunque li- vello, Per qualcuna, l’attrattiva maggiore sembra che in questo modo lei si tira su gratis tutti i suoi pro- dotti. E mistificata anche lei, per questo motivo. Le vendite sono organizzate sulla base di questi cicli, che sono chiamati campagne. A ogni campa- gna, la presentatrice ha la possibilit di ordinare dei prodotti che sono chiamati di dimostrazione & che le vengono venduti a un prezzo pill basso di quello di vendita. Per cui, a ogni campagna la pre- sentatrice & chiamata a spendere, & invitata a spen- dere duemila, tremila, quattromila lire delle sue provvigioni per comperare questi prodotti di dimo- strazione, e la direttrice di zona ha il compito di 14 ———————_— ! favorire questi acquisti, Io gli dico in genere: se Iei li ordina, questi prodotti, pensi che a venderli lei si rift di quello che ha speso. Cio’, rivenden- doli al prezzo segnato sull’opuscolo, gli rimane ma- gari in mano’ un prodottino che non gli viene a co- stare nulla. Ma ai fini della Nova la faccenda che comunque queste cinquantamila presentatrici, in tutte le campagne spendono due tremila lire di pro- dotti di dimostrazione, che poi usano loro. Mettia- mo che un prodotto di dimostrazione 1a presenta- trice, invece di pagarlo duemilaesei lo paghi mil- leedue: & chiaro che la Nova ci guadagna, dando- glielo a milleedue, e come! Mettiamo che io diventi presentatrice oggi. La mia direttrice di zona mi direbbe: signora, guardi, que- sta via e quest‘altra comprende duecento famiglic, vada da tutte queste. Perd io non sono stipendia- ta, vado, so che se raccolgo ordini guadagno il venticingue per cento su questi ordini, se non li raccolgo ho perso due ore, tre ore, quattro ore. Morale, io esco, suono a venti campanelli, combi- no per cinquemila lire di ordini, quindi ho guada- gnato milleduecentocinquanta lire, perché ho ill venticinque per cento. A questo punto dico: ma chi me lo fa fare, chi mi paga questo tempo; chi mi paga questa vergogna, questo... stress, e allora vado da un’amica e le dico: senti, mi prendi una cremina, ¢ allora tu me la prendi, tu me la prendi, tu me la prendi, poi la volta dopo ritorno e dico: mi prendi ancora qualcosa? tu, va beh, mi prendi ancora qualcosa, tu idem, tu idem... Dopo due me- si insomma non ti posso dare pitt niente, ho esau- Tito le mie possibilita Durano in media sei mesi. Comungue ci sono delle presentatrici che vanno avanti da anni, ci si affe- Zionano, non lo 50, gli piacciono Ie cremine, gli piacciono anche quelle poche migliaia di lire che ci guadagnano. La media di clienti per ogni presen- tatrice ¢ una ventina, forse non si arriva neanche alla ventina, perd c’é la presentatrice che ha settan- ta ottanta clienti, ¢ allora le @ facile servirne qua- ranta ogni volta. La maggioranza pero manco ci arriva ai sei mesi. Tanto & vero che io tutti i miei santissimi anni devo rifarmi lo stencil, cio’ Vinsie- me delle mie presentatrici, il parco presentatric... come si parla di parco clienti, no? Io devo avere duccento presentatrici in zona, devo averle: ogni anno devo trovarmente duecento, devo andarmele ‘a cercare, perché o se ne vanno loro oppure rendo- no cosi poco che la Nova mi chiede di mandarle via, € mi tocca andarmene a cercare delle altre. Le cremine gliele lasciano,, ma le quattromilzecinque- cento lire, giammai! To sono una direttrice fatta molto a modo mio, cio’ 15 io continuo a ricevere letteracce dalla Nova, per- ché... ho un colloquio con le presentatrici comple- tamente fuori dai dogmi, Cio’, io, quando devo an- dare dalla presentatrice e dirle: guardi, Ici rende poco, mi dicono che devo andare e dico che ci vado e invece non ci vado, Se vado e dico: ma senta, Jei mi guadagna proprio poco, lei mi dice: si, perd sa, anche quelle due tremila lire mi servono a far suolare le scarpe dei bambini... allora dico: va beh, senta, se yuol andare avanti cosi, vada avanti cosi. Invece non dovrei fare affatto cosi. La Nova si vuole liberare di queste perché, se io ne tolgo venti di queste che rendono poco, ne trove venti nuove € le venti nuove sono infiammate. Ci deve essere il ricambio, perché ogni volta che ho davanti una nuova: oh che profumino signora! e quella per due mesi vende, ¢ vende molto di pid di quella che guadagna la suolatura delle scarpe. Ma Ia grossa faccenda dellinterruzione del con- tratto & questa: che la presentatrice a un certo punto non incassa neanche i soldi da mandare alla Nova. Cio’ succede che riceve, mettiamo, cinquan- tamila lire di prodotti ¢ deve consegnarli a venti venticinque persone. Andando da queste venti ven- ticinque persone per consegnare e incassare, ne trova in casa la meti, quindi deve ritornare; quel- Je che trova in casa non hanno moneta, oppure hanno appena pagato il gas, oppure sono senza sol- di, oppure si fanno consegnare il prodotto e non lo Pagano, oppure dicono di ritornare. Morale, un certo giorno la presentatrice deve saldare-il suo conto con la Nova, non ha in mano il denaro. Cio’ il grosso dramma della presentatrice che smet- te & proprio che, quando é il momento di saldare, non ha neanche i soldi per fare il saldo; non dico i suoi, guadagnati, ma neanche quelli per fare il do alla Nova. Alla presentatrice dico: lei gua- dagnerd il venticinque per cento; ma questi soldi glieli mangiano le sue stesse clienti, nel senso che, per esempio, questo prodotto costa ducmilaesci, ¢ la cliente gliene di duemilaecingue, quell'altra di- ce: beh, comincio a darti duemila lire, le altre te le dd domani, poi non la vede pitt; quell’altra le dice: beh me li dai, te li pago a fine mese... Perd prima della fine mese c’8 il giorno fissato per la spedizione alla Nova e da quante, da tantissime, ed 2 Ti che io mi vergogno come una ladra, io mi sen- to dire: signora, io sono fuori con diciassettemila lire. Non parliamo del mio guadagno. Ma mi man- cano diciassettemila lire per fare il saldo, venga lei ad aiutarmi, Allora vado Ii e viene fuori che: quella m’ha detto che le duecento lire me le da la settimana prossima, quelValtra m’ha detto di tor- nare, quell’altra mi deve ancora pagare il rossetto, totale vengono fuori diciassettemila lire. Allora questa qui deve tirarle fuori dal suo bilancio di casa, insomma, ¢ a un certo punto c’é il marito che si scoccia, il padre che si scoccia, ¢ questa smette. Questa 2 la maggioranza. Sono le donne che si reperiscono cosi, come vengono, per cui, figurati! Gli vai a dire: guardi lei consegna, perd si deve far pagare i soldi e tutti, non una lira di ‘meno, perd quando l'amica le dice: senti, te li do la settimana prossima, ti scoccia? — No, no, figu- rati, fa pure! Senti, quando prendo lo stipendio.. — 5i si, figurati! Succede esattamente quello che suecede alle sarte, che smettono di lavorare perché non ci guadagnano una lira, ci perdono. Allora il marito, il fratello, il padre dice: ma senti, tu perdi il tempo, per di pid ci rimetti dei quattrini, manda la Nova a fa’ 'n culo, E allora succede che io devo cercarmene un’altra, ¢ tutta questa faccenda 2 con templata, @ tutto contemplato, e in fondo alla Nova va molto bene che una se ne vada, perché se ne prende una nuova, ¢ Ia nuova rende sempre di pit della vecchia. La nuova pud avere punte altissime, una nuova ti fa una campagna da duecentomila lire, e va benone, ¢ poi giit! Insomma la Nova sfrut- ta il momento d’entusiasmo, ¢ il momento d’entu- siasmo nasce dal contatto tra la potenziale vendi- trice Nova e la direttrice di zona. La direttrice di zona devessere sempre, ed & quella Ia pazzia... io per infiammare queste qui devo sempre essere su di giri da morire. Immaginarsi se io tutti i, santi giorni dell'anno: iiih! devo tenere un tono di voce Cosi: ith! iiih! aaah! E pazzesco, dovrei essere Tentusiasmo vivente, quella che dagli occhi ti fa capire che puoi guadagnare un sacco di soldi, ¢ che ® un lavoro bellissimo, e che tutte queste cre- ‘me imbelliranno Tumanitd intera, e che da questo rapporto @affari nostro nasceranno la tua felicit, Ta felicit& della tua famiglia, la bellezza di tutto il vicinato, il tuo prestigio sociale, lampadari bellis- simi orneranno ia tua casa... Insisto sui lampadari perehé c’é una specie di van- gelo, di bibbia, che io faccio vedere, come ho det- to, che va pressappoco cosi: Signora, essere bel- lae ben curata @ il sogno di ogni donna — e quella comincia a guardare, To, sempre. con tono di voce grazioso: Questo sogno & alimentato dalla pub- blicitd, dalle riviste... Signora, lei legge Amica, Grazia, vero? Ha visto cosa non ce di pubblicita per i prodotti di bellezza! Questo & un campo in piena espansione ec... in questo campo io ho l'onore Gi dirle: la Nova é la prima! Aaah! Questo inte- resse del mercato si tramuta per migliaia di signore come lei in una splendida possibilita di guada- gno... Per il momento, non faceio che venderle fu- mo, perché non Ie ho detto né cosa deve fare né quanto guadagnera né niente. A questo punto, guardandola nel pallino degli occhi, dovrei dirle Signora, cosa fara lei con i soldi che guadagnera? Tl pit delle volte questa & abbastanza intelligente per dirmi: Ma, diamo i numeri? Invece la Nova insiste che una domanda fatta a questo punto determinante, perché se quella dice: il lampadario, 0 il tappeto, o Ia pelliccia, ha una motivazione tale per volere quell’oggetto per cui tutto quello che le dird dopo funziona, ¢ quindi € importante carpirle la faccenda. ‘A questo punto devo parlare di un fatto personale. £ un fatto avvenuto un po’ di anni fa, a Villa Este, dove noi eravamo per una conferenza na- zionale. L’ultimo punto del programma era intito- lato: « Il grande segreto >, e intorno al grande se- greto era stato mantenuto il pitt grande segreto no allultimo momento, Eravamo state chiamate in una grande sala, cosi, sciecosissima, verso le tre del pomeriggio, e in questa sala a un certo punto ci avevano tolto la luce, e avevano comin- ciato a diffondere mi sembra la < Cavalcata delle Valchirie », comunque era una musica di Wagner, no?, cosi, di quelle che trascinano verso... Non cera nessuno che parlava, ma usciva una voce probabilmente registrata da qualche microfono, tuna voce che sulle prime ha destato molta curio- siti, di chi @ questa voce, ed era la voce dell'al- lora direttore nazionale. Questo qui ci ha fatto, penso per pid di mezzora, un discorso sul suc- cesso legato alla volonta. Cio’, il successo é di chi Io vuole, per cui chi vive bene? Chi ha tutto quello che yuole? chi ha riconosciuto in se stesso che cosa realmente desidera. Il tutto condito con citazioni abbastanza, cos... II discorso della mon- tagna: Bussate e vi sara aperto, chiedete vi sa- 12 dato... poi e' un terzo coso che non ricordo. Ma il; bussate e vi sara aperto era tutto un pro- gramma naturalmente per noi! Visto che non si fa altro... Insomma era buio, ¢ cera questa musi- ca e cera questa voce. Questa voce che diceva: Jo sapete che ognuna di voi desidera qualche co- sa? Cos’ questa cosa che ognuna di voi desidera? ‘Aprite la borsetta... ¢ a questo punto intorno a me, fruscio di borse che si aprono, ¢ io comincia- yo a indignarmi, guarda come ci stanno facendo su. E la voce: prendete un cartoncino nella vostra borsetta, daltronde nella vostra borsetta ci deve essere sempre qualcosa su cui scrivere, no?, pren- dete una penna nella vostra borsetta, ci devono es- sere sempre due penne, ve lo ricordate?, no®, fa parte di quello che vi abbiamo insegnato... toglie- te il cartoncino, togliete la pena, sorivete quello che desiderate. E io penso che al novanta pet cen- 16 to le mie colleghe Pabbiano fatto, e io sono sicura che il grande scopo scritto sui cartoncini sari sta- to, non so, la villa in montagna oppure, pitt mo- destamente, il tappeto di Bukhara in salotto, ma comunque un oggetto. Per cui da parte mia c® stato un rifiuto terribile, Tutte sono uscite con il foglietto, sul quale c’era scritto che desideravano quella tal cosa, Nell’intendimento delVallora diret- tore, questo foglictto doveva essere visto ogni mat- tina. Cio®, prima di uscire, gi si trucca e ci si mette il rossetto e si toglie il foglietto dove ce soritto: io voglio 1a villa in montagna, per cui de- Yo uscire e trovare tre presentatrici nuove oggi Questo episodio & avvenuto sei mesi circa dopo che io ero entrata, tanto @ vero che in quell’occ: sione il direttore mi disse: ma come, signora, cos’ questa crisi da lei? Ma sa che lei sta avendo suc- cesso? Tornando a quello che dicevo prima, la societa hha calcolato che se io faccio violenza alPaltro, altro si lascia violentare ¢ mi dice, se non pro- prio quello che desidera, qualcosa che si avvicina. © comunque gli vien fatto balenare un suo desi- derio, E allora aderisce. E questo deve awvenire subito, cinque minuti dopo che sono entrata in quella casa. Notate che all’atto pratico io di contratti ne ho fatti lo stesso migliaia, ¢ Ia mia zona ha sempre dato, cosi, buoni risultati comungue. Perd sono estremamente dogmatici: questo va detto a quel punto, e per favore qui c’é punto ¢ virgola, ¢ non Virgola. Ora, nei primi anni, pur rifiutando questo dogmatismo, io avevo con queste presentatrici un tal rapporto, perché mvinteressava conoscerle... per ‘cui queste erano attaccatissime a me e vendevano pensando che c’ero io che gli diceva che erano bra- ve. E questo la Nova me Io ha rimproverato, cio? mi ha detto: basta con queste faccende. Cio’ il fatto che io mi affezioni diciamo a centocinquanta presentatrici, a duecento presentatrici, quante ne ho, m'impedisce di creare quella rotazione di perso- ne che é Pessenziale, perché a quella sono affezio- nata, a quell’altra pure, quindi le lascio fare. Non solo. E chiaro che per quello che concerneva il mio lavoro quotidiano, emotivamente mi costava molto di pid, cio’ mi telefonavano continuamente, mi scrivevano, mi mandavano a chiamare e io corre- vo a tutte le ore, erano git di corda vendevano po- co arrivavo io, due paroline, quelle di nuovo infer- Yorate andavano... In conclusione, di contratti ne facevo sempre meno delle mie colleghe ¢ la Nova a.un certo punto mi ha detto: lei ne fa pochi per- ché, 8 chiaro, perde un sacco di tempo ad assisterle queste donne, ¢ noi non vogliamo pitt che le assi- 17 sta, Lei fa il contratto, fa le due visite dopo secon- do regolamento e poi basta, non sa pit se esistono © meno, chiuso. Cosa contro cui continuo ad esse- re, perché se invece le presentatrici resistono, ci stanno, il giorno in cui dieci dicono: andiamo alla Nova a reclamare un aumento delle provvigioni, facciamo qualche cosa, questa cosa si pud fare, Invece se tu hai questa rotazione pazzesca, non si puo pitt fare niente. E la Nova non vuole che que- ste presentatrici durino, nel modo pid assoluto, E naturalmente Jo stesso vale per le direttrici. Mol tissime direttrici se ne sono gia andate, spompate completamente. Secondo la Nova, per due anni vanno molto bene, fino ai quattro anni non c’é ma- Je, dal quarto anno in poi sono dei rottami, E co- stano di pitt, perché hai gli scatti di anzianita, que- ste palle, no?... quindi se io me ne vado, e ne assu- mono una nuova che non ha gli scatti di anzianita, non ha ancora le provvigioni, la zona gli costa po- co pitt della meta. Per cui 8 chiaro che mi faranno il culo fin quando sard stufa, fin quando me ne andro. Sono gia li da cinque sei anni, sono gia nei catorci. Laltro giorno, vado da una che un mese fa mi aveva anche lei mandato a chiamare perché vole- va subito fare la presentatrice, non la trova, lascio il biglietto da visita e questa mi telefona dicendo di andare subito. Io ci vado, ben contenta, no?, di non dover fare la solita storia. Bene. La prima cosa che mi chiede ¢: ma la Nova ci sar& sempre, signora? Come no? dico io. Ah meno male, perché io questo lavoro vorrei farlo tutta Ia vita, Lo fara tutta la vita, stia tranquilla. Poi, alfaltra visita, non ayeva combinato niente, perché non aveva avuto tempo, il papa era ammalato, non so. Poi ri torno I'altro ieri, era un mese ormai che era in atti vita, e questa mi accoglie: sa, signora, non ho com- binato ancora niente perché, sa, ho deciso di spo- sarmi. E io le dico: mah, si sente bene? Tanto, cosa vuole, prima o poi... perd non lo rifaccio pit, neh!, che fatica! le partecipazioni, le bomboniere, ah mai pid! perd a bomboniera gliela mando, si- gnora! Si, mi mandi la bomboniera. E le dico: ma quanti anni ha lei? Quattordici e mezzo. A questo punto la faccenda Nova non mi interessa, pitt, mi interessa molto di pid, m’interesserebbe molto di pit sapere come mai questa ragazza, am- meso che non sia incinta, e anche se 2 incinta, a quattordici anni e mezzo si mette su casa, si sposa € dice: lo faccio adesso, tanto prima o poi, star Ii ad aspettare... Mi ha fatto un’impressione. To con- tinuavo a sforzarmi per dirle: beh, complimenti, brava. E si sposa con uno di vent’anni, Silvana Pacor Biancosmog e Pombretto sonnifero In un altissimo grattacielo di Milano, viveva una famiglia tutto sprint, formata da padre, figlia e ma- trigna. La figlia si chiamava Biancaneve, ma a causa dello smog che 'aveva annerita, la gente la chiamava Biancosmog. Ella amava portare le mi- nigonne e truccarsi, La matrigna che purtroppo non aveva le gambe affascinanti come quelle di Biancosmog, era costretta a portare solo midi e maxi, Dovele sapere che la matrigna aveva una tele-spaziale, alla quale chiedeva chi era la perso- na che aveva le gambe pid belle di Milano; come sempre la tele-spaziale le rispondeva: « E Bianco- smog > ‘Un giorno la matrigna, chiamd un killer e gli disse di disperdere Biancosmog nella citta. Arrivati presso alcune fabbriche, la rinchiuse in uno sgabuz~ ino scuro. Verso mezzogiorno sette operai Ia libe- rarono e la condussero nel loro misero alloggio. La matrigna, ormai convinta della scomparsa di Biancosmog, volle interrogare la sua tele-spaziale; Ja quale rispose come sempre: di Sesto San Giovanni) 18 I ragazzi selvaggi Questo @ il resoconto, quasi in termini di cronaca, di una esperienza di rapporto tra la scuola media € una istituzione per la rieducazione minorile, av- yenuta durante lo scorso anno scolastico. Liistituto (privato, convenzionato col Ministero di Grazia e Giustizia) accoglie circa 60 ragazzi di etd tra 12 € 18 anni, i quali, oltre il solito quadro di quelle che vengono chiamate condotte devianti che ha fatto di loro dei © «delinguenti ». Per questo, all'inizio del?anno scolastico per Ie scuole elementari non s'era nem meno discusso e le classi erano state poste allin- terno dell'istituto. Nove ragazzi, perd, avevano 1a licenza elementare ed uno la promozione in 2* me- dia; alcuni di essi avevano pit di quattordici anni € quindi erano al di la dell’obbligo scolastico: a tutti, comunque, fu posta la questione se andare a lavorare (lavori inqualificati, date le possibilita dell'area) 0 continuare a studiare, e dopo alcune discussioni in gruppo tutti optarono per la scuola, Si pensd di far loro frequentare la scuola media dal villaggio Peruzzo, insieme ai ragazzi che vi abitavano. Il preside, tutto sommato, non fece delle opposi- 19 zioni importanti, ma ci tenne a mettere in chiaro che avrebbe preteso dai minori comportamenti del tutto normali, che finché ne fossero stati capaci sarebbero stati benvenuti e che, ad ogni buon con- to, la responsabilit& materiale e giuridica per even- tuali malfatti sarebbe stata tutta dell'istituto. Ci si chiedeva se non stessimo avviando i ragazzi verso una esperienza frustrante; in loro, infatti, cera molta ansia, perché la situazione veniva pre- figurata come un confronto verso il quale si senti- yano impreparati: cose per le quali non serano mai preoccupati diventarono allimprovviso impor- tanti, come i vestiti che non erano abbastanza ele- ganti, la borsa per i libsi, T'uso del dialetto al posto dell'italiano, le materie d’insegnamento dalle qua- Ii si sentivano molto lontani, e infine la differenza d'etd con i compagni, che era sentita come una ver- gogna ¢ da uno specialmente, che in istituto aveva sapientemente costruito un’immagine adulta di sé al punto di avere inventato di essere sposato. Da principio, farli arrivare a scuola, ogni mattino, era un'impresa, eppure, per quanto fosse il loro grande cruccio del momento, essi stessi erano sem= pre decisi a continuare. Rapidamente, tuttavia, i livelli di ansia perdettero di importanza ed entro le prime duc o tre setti- mane di scuola si ebbe l'impressione che i ragazzi si fossero ben integrati nell loro nuova condizione di scolari; ci fu un exploit di buona volonta che sorprese un po’ tutti, come sorprese che non ci fos- sero manifestazioni di rifiuto né da parte degli in- segnanti, né da parte delle famiglie degli altri alun- ni. Alcune differenze che da principio venivano drammatizzate, come appunto Tuso del dialctto, certa bruschezza nei normali scherzi tra compagni la stessa provenienza (Tistituto) non furono pit messe in evidenza e il tono generale degli insegnan- ti era un benevolente < in fondo sono come gli altri». In istituto si pensd che Fesperimento fosse andato in porto e si comincid a parlare di estenderlo per anno successive ai ragazzi delle clementari, S’an- dava preparando, perd, una terza fase, nella quale emersero due problemi che portarono al fallimen- to del tentativo, Via via che migliorava Vintegrazione tra i ragazzi delfistituto e quelli del villaggio, comincid a rive- larsi una sorta di leadership dei primi sui secondi, il cui contenuto era proprio Tincoraggiamento ¢ Vaddestramento a compiere alcuni furti nelle pro- prie e nelle altrui abitazioni. La materia era, evi- dentemente, molto stimolante; il tono — ben noto in istituto e abituale per esempio a proposito delle fughe, per cui era motivo di vanto farla in barba alla polizia restando fuori quanti pid giorni fosse possibile: deriso chi si faceva prendere troppo pre- sto — era quello di trattare per inetto e sprovve- duto chi non avesse il coraggio di associarsi. Se in istituto i ragazzi spiegavano il furto con la neces- sita di procurarsi qualcosa, col bisogno, verso i compagni il furto era un «ato di vita > ed una prova di emancipazione; era anche un test di bra- vura, un « guarda, ti insegnamo noi come si fa ». Si aggiunsero a cid anche alcune avances verso le compagne di scuola pid grandi, che a quanto sem- brd andavano molto bene in porto, La reazione delle famiglie fu immediata. Il secondo problema che si impose riguardava la scuola, Mentre i professori andavano avanti col programma, diventava sempre pitt evidente la di ficolta dei nostri ragazzi a tenere il passo con gli altri alunni, Cio accadeva ad un mese © mezzo circa dalPinizio della scuola e prima non era stato molto evidente forse perché i professori si erano dedicati ad una sorta di ripasso della materia delle elementari. Aiuti didattici subito organizzati in isti- tuto non riuscirono a colmare la differenza, che agiva sui ragazzi in modo molio frustrante; fini ogni entusiasmo per Ia scuola, i compagni diventa- rono dei nemici. Gli insegnanti non dettero molto tempo e chiesero il rtiro dei nostri ragazzi dappri- ma informalmente, poi formalmente tramite con: glio di classe e preside, adducendo 1a‘loro respon- 20 sabilita di svolgere il programma previsto con i ra- gazzi del villaggio. Degno di nota il fatto che men- tre awveniva cid, gli insegnanti furono prodighi di attenzioni verso i nostri ragazzi (venivano a tro- varli in istituto, li aceompagnavano in macchina, cce,), talché tutto appariva circoscritto a ragioni obbiettive e meramente scolastiche. In definitiva il preside offri la possibilita di istitui- re una prima media differenziale dentro Tistituto. Resto nella scuola esterna solo un ragazzo, quello che frequentava la 2* media, che per i suoi tratti docili e gentili era diventato il beniamino degli in- segnanti, Egli non poteva non piacere e non sol- tanto a scuola, ma anche in altre circostanze di rapporto esterno veniva idealmente isolato dagli altri: innanzi tutto era molto intelligente € poi si sapeva che si trovava in istituto solo per ragioni di abbandono familiare e non per precedenti con- dotte devianti; un caso a sé, insomma, un caso di < normalita ». Alla ripresa della scuola dentro Tistituto si ebbero gli incontri formali del caso con gli insegnanti; fu detto loro che si era a disposizione, ma deliberata- mente non fu proposta nessuna forma regolare di collaborazione. Il passaggio dall’esterno all'inter- no fu accolto dai ragazzi con molto sollievo e con una conclusione che vista da una diversa prospet- tiva & penosa: « meglio dentro, che cosi non sfigu- riamo con nessuno >. Intanto, perd, mentre nella scuola esterna si comportavano in modo tranquillo, ora diventarono indisciplinati; « questa non é scuo- a» dicevano, e ben presto realizzarono che pote- vano entrare ed uscire dall’aula quando volevano, rispondere ai richiami con un’alzata di spalle, fin- gore di dormire ¢ russare, giocare a carte, fare ver- sacci, raggrupparsi come Yolevano ¢ dichiarare 0 peggio nemmeno dichiarare che si sarebbero oc- cupati dei fatti loro, ece. I professori non riusci- vano a mantenere la disciplina in classe e quando il Joro impatto con 1a realta superd ogni iniziale fiducia nella « buona volonta >, chicsero di avere incontti sistematici col direttore e con lo psicologo