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TOP 7 DEI RIFIUTI LAVORATIVI - E di radicata INcultura -

Mi presento: sono una psicologa di Bologna. Non la mia citt, ma mi ha gentilmente adottata da qualche
anno. Lotto continuamente per una nuova "cultura della cura", per lavorare e proporre una psicologia
diversa, integrata con altre professioni e nei luoghi di cura; nonch per renderlo un servizio pi fruibile.
E' evidente che tutto ci che ho fatto e che leggerete era volto anche ad un riscontro economico, non ho
intenzione di presentarmi come martire. Ma non pensate che sia il primo motivo: bisogna pur guadagnarsi
da vivere, ma io cerco lo stretto necessario. Il primo motivo realmente legato al bisogno di cambiare la
mentalit che mi circonda, piuttosto che fuggirne o assecondarla.
Ho girato varie citt, per cui non cito volutamente nomi o associazioni e non chiarisco a che citt mi sto
riferendo. Non questo lo scopo dell'articolo.
Come ogni classifica che si rispetti partir dalla posizione pi bassa per poi fornirvi esempi via via pi
istruttivi della situazione in cui ci troviamo. E coincidono con un ordine cronologico, dai primi contatti pi
timidi, fino ai tempi recenti, in cui ho strutturato delle proposte pi coraggiose. Non a caso queste ultime
occupano i primi posti della classifica.

7) UN "SUGGERIMENTO" VAL PIU' DI UNA LAUREA


Parto dal classico dei classici, da ci che viviamo spesso a prescindere dal tipo di professione. Ma, non so
voi, io non mi sono ancora abituata e, quando mi capitato, sono comunque rimasta di sasso.
Chiamo una ONLUS molto attiva nel territorio, presentandomi e proponendo una collaborazione. Mi dicono
che non si possono permettere assunzioni, non ne fanno da molto tempo, neanche collaborazioni libero
professionali, perch un momento difficile e purtroppo la situazione non accenna a cambiare. Una
settimana dopo viene assunta in questa ONLUS una mia conoscente, nella stessa mansione da me ricercata.
Interrogando la conoscente su come avesse fatto mi risponde candidamente che le assunzioni avvengono
solo per "suggerimento" e, nel suo caso, il "suggerimento" venuto da una sua amica, che lavora da anni
nella ONLUS. Per le nuove generazioni: importante quindi tenere presente che i "suggerimenti" valgono
pi di una laurea, un master, tirocini a non finire e una scuola di specializzazione (un totale di circa 10 anni
di investimento professionale).

6) MAL COMUNE.. NESSUN GAUDIO


Contatto una cooperativa che svolge attivit molto interessanti: hanno numerosi laboratori per il
reinserimento lavorativo di persone con disabilit psichica o fisica. Insegnano, a chi ne fa richiesta, dei
mestieri che si possano svolgere in base alle capacit preservate, fisiche o psichiche che siano. Prendendo
poi contatti con varie aziende in cui verranno inseriti. Mi piace l'idea di valorizzare i punti di forza, cos che

suppliscano le debolezze. Lo scopo chiaramente quello di evitare l'esclusione sociale delle persone con
disabilit e garantire loro un'indipendenza economica.
Non ho esperienza diretta in questo ambito, ma confluiscono in questa attivit varie competenze che ho
acquisito tra percorso di studi e tirocini.
Vi anticipo che la telefonata con la coordinatrice della cooperativa durata mezz'ora. Innanzitutto si
scusata con me per non potermi dare tale opportunit, mi dice che a lei piacerebbe davvero poter
assumere degli psicologi, ma lei e le due persone rimaste nella cooperativa stanno andando avanti a fatica,
non recepiscono uno stipendio da diversi mesi. Con la voce spezzata mi racconta che sono stati i primi ad
avviare quest'attivit nel territorio, 10 anni fa, ma nel tempo sono stati fagocitati da cooperative molto pi
importanti. "Noi non abbiamo nessun appoggio politico, quindi.. sa.. non possiamo farci nulla. Ma questa
la nostra vita, ci abbiamo investito tutto e lottiamo fino alla fine". Evidentemente neanche loro hanno un
"suggerimento" valido.
E, nonostante il detto non sono stata per nulla felice di condividere questo "male comune". Il mezzo gaudio
proprio non l'ho sentito.

5) CUCITI SU MISURA
Un altro grande classico per chi si trovato a partecipare a concorsi ospedalieri o universitari, che
bandiscono un posto alla volta. I concorsi scritti ad hoc, meglio di una sartoria su misura, quelli in cui viene
specificato che, per vincere il bando, devi avere ottenuto il titolo di specializzazione presso una scuola di
psicoterapia che nessuno ha mai sentito nominare, o comunque aver maturato esperienza di 6 mesi, 5
giorni e alcune ore presso un'associazione di un paesino di 1000 abitanti. O parlare coreano e swahili.
E, come tutti i vestiti cuciti su misura, sono confezionati per una sola persona, ma a tutte le altre calzano
cos male che non si possono neanche provare.

4) IL LAVORO CHE VALE MENO DI.. ZERO!


Sono iscritta ad un'associazione che promuove un progetto di psicologia delle cure primarie, volgarmente
detto "psicologo di base": si tratta di un progetto sperimentale per cui lo psicologo, dopo aver svolto un
corso di base e avanzato sull'argomento, si propone ai medici di base per una collaborazione GRATUITA.
Vale a dire che i pazienti interessati, o ai quali il medico consiglia una consulenza psicologica, vengono
inviati senza alcun costo allo psicologo, che svolge una consulenza breve (anche di pi incontri). Si fa poi
compilare ai pazienti un questionario di gradimento del servizio e si invia all'associazione, cos da
raccogliere dati per una proposta di legge per l'inserimento stabile dello Psicologo delle Cure Primarie nel
SSN (Sistema Sanitario Nazionale).
E' possibile secondo voi che, anche di fronte ad un servizio gratuito, si possano incontrare resistenze?
Assolutamente si, se la resistenza dovuta alla percezione di assoluta inutilit della professione

di

psicologo. Ed possibile che un medico, persona di cultura medio-alta, abituato a vedere moltissimipazienti,
a provvedere alla cura di persone che soffrono, e che indubbiamente condivider una visione unitaria
mente-corpo non riconosca il valore del lavoro di uno psicologo? La risposta nel titolo dell'articolo.
Perch la cultura non solo generale o professionale. E sicuramente non quella che ci rende persone
valide in senso pi ampio, degli esseri umani migliori.

3) "C'E' MOLTA RESISTENZA ED IMBARAZZO IN MERITO"


La mia scuola di specializzazione ha avviato in Veneto una bellissima iniziativa, per rendere la consulenza
psicologica pi fruibile e operare una prevenzione capillare sul territorio: lo psicologo in farmacia. Si offrono
fino a tre incontri gratuiti, al termine dei quali si effettua una diagnosi e si indicano al paziente i possibili
percorsi da intraprendere. Non avevo, nel territorio in cui l'ho proposto, una rete tale per strutturarlo con
l'AUSL cos come l'esempio del Veneto. Tuttavia, per offrire nel mio piccolo un servizio cos utile in un'altra
regione, ho parlato direttamente con una farmacia, quella di fronte casa mia. Peraltro, vedendo che in tale
farmacia offrivano consulenze di naturopati, dietologi e chi pi ne ha pi ne metta, ho pensato che
avessero una mentalit aperta in merito. Sbagliato. Dopo essermi presentata e aver spiegato l'iniziativa che
volevo proporre (senza alcun costo per la farmacia), mi dicono che fattibile, che posso inviare per email
una locandina e le mie disponibilit e mi avrebbero risposto sempre per email per indicarmi l'inizio della
sponsorizzazione. Passano 3 mesi. Durante i quali ho chiaramente sollecitato pi volte per email e di
persona, quantomeno per sapere da quando avrei dovuto tenere liberi i due pomeriggi stabiliti. Finalmente,
dopo un altro mese, mi arriva un'email di cui vi riporto solo la parte che ci interessa: " il riscontro

sull'argomento da parte dei clienti non c'. C' anzi molta reticenza e imbarazzo in merito." Alla
reticenza potrei anche credere, ma l'imbarazzo? Dal dizionario treccani sull'imbarazzo: "Stato di
disagio provocato da un sentimento di timore, di soggezione ecc". Un minuto di riflessione.
E poi mi chiedo: come fanno a conoscere l'impatto della consulenza psicologica sui loro clienti se non si
sono neanche degnati di affiggere il volantino? I 4 mesi di silenzio sono serviti per trovare un campione
ampio di popolazione e fornirmi i risultati di un sondaggio accurato? Non so voi ma io non credo.
Rimando nuovamente al titolo. E all'IMBARAZZO che provo per le persone che lavorano in questa
farmacia.
Epilogo positivo: non mi sono arresa. Ho cercato altre farmacie. E UNA di queste, piena di
professioniste davvero in gamba, ha accettato con entusiasmo. Consigliano ai loro clienti la consulenza
se credono possa essere loro utile. E sia i pazienti che loro sono molto felici del servizio. E anche io.

2) SOCCORSO TUTT'ALTRO CHE PRONTO


Ero indecisa sulla collocazione dei primi due posti della classifica. Lascio libera la scelta su una loro
eventuale inversione.

Sempre facendo tesoro di esperienze altrui, e rielaborandole in base alle mie possibilit, ho redatto un
progetto per inserire la figura dello psicologo in Pronto Soccorso. Interessanti progetti pilota sono stati
portati avanti in varie regioni e l'ipotesi di fondo, oltre ad una qualit del servizio nettamente superiore e
ad un concetto di cura pi ampio, che tale intervento consenta un risparmio dell'AUSL in termini di
ricoveri impropri (ogni ricovero costa circa 700 euro al giorno). Ho anche contattato i responsabili dei vari
progetti pilota e mi hanno riferito che avrebbero provveduto all'elaborazione dei dati statistici.
Senza parlare degli interventi tempestivi per tutte le donne che cadono mensilmente dalle scale, per le
persone che accedono di frequente per abuso di alcol, per le persone che si recano a seguito di attacchi di
panico, per i parenti in attesa che non hanno notizie per ore, per i codici bianchi che aspettano una nottata
intera con un dolore costante. E potrei continuare ancora per molto.
Ho presentato il progetto ai due principali ospedali di una citt in cui vivo, ho vissuto.. non importa.
Nel primo ospedale, dopo aver preso appuntamento con il primario del Pronto Soccorso e aver esposto il
progetto mi viene detto: "Voglio sperare che non costi nulla per. Perch se non viene gratuitamente non
sono interessato. Ci sono gi dei pensionati che fanno la stessa cosa, consolando i pazienti o i parenti in sala
d'attesa, sarebbe una ripetizione". Io, che iniziavo a sentire un brivido lungo la schiena, azzardo
ingenuamente: "Ma sono pensionati psicologi???" E lui: "Ma no chiaramente! Saranno diplomati o che so
io, non importa, sono volontari". Mi rimbalzavano in testa le parole: pensionati.. fanno la stessa cosa..
consolano i pazienti..sarebbe una ripetizione. E non ho ancora detto che nel progetto era prevista una
presenza quotidiana in Pronto Soccorso, di 6 ore al giorno. Avevo semplicemente indicato un ipotetico
rimborso spese. Irrisorio. Specificando che lo avremmo potuto ridefinire in base alle disponibilit
dell'azienda.
Ve lo confesso, non mi sono trattenuta. Ho risposto alzando la voce, dicendo che non consolo le persone,
che ho studiato per 10 anni, che la mia professione dovrebbe essere complementare per una cura reale e
duratura e chiss quanto altro.. parole al vento di fronte ad una persona che stava pensando ai soldi, non ai
suoi pazienti. E che quindi, di tutto quello che ho detto, non ha capito assolutamente niente.
Nel secondo Ospedale sembrava andasse meglio: Il primario di Pronto Soccorso ascolta con interesse, dice
che gli sembra un ottimo servizio ma la sanit in crisi e investe solo sulle cose importanti. Tralasciamo
l'idea implicita che il sostegno psicologico non sia importante. Era davvero gentile e, non abituata a tanti
sorrisi, nonch ancora fresca dell'incontro con il suo collega, ho creduto che effettivamente avrebbe parlato
col direttore sanitario per proporre la cosa, come mi aveva garantito. Dopo circa UN ANNO di mie
sollecitazioni per avere una risposta mai pervenuta, decido di agire da sola.
Pertanto presento l'idea del progetto per email all'assessore alla sanit, chiedendogli un incontro (manco a
dirvelo, di sanitario il suo cv non ha nulla. E' anche stato organizzatore di eventi), senza ottenere alcuna
risposta; provo quindi a telefonare all'AUSL per parlare con il direttore sanitario. La cordiale segretaria mi
dice: "ma lei chi scusi?" Mi presento di nuovo e lei mi risponde: "Non ha capito. Intendo se una persona

conosciuta" Allibita rispondo di no se intende famosa, conosciuta da qualcuno certamente. E lei mi dice:
"Non che una persona qualunque pu parlare a telefono col direttore sanitario!". E riattacca.
Non ho alcun commento su queste due esperienze con il nostro sistema sanitario. Nessuno.

1) NON HAI I REQUISITI PER SVOLGERE IL PROGETTO CHE HAI SCRITTO


Come viene spesso suggerito, e il buon senso conferma, se vuoi proporti come collaboratrice presso
un'associazione senza che la tua domanda si perda nell'oceano di candidature, occorre presentarti di
persona o almeno chiamare e chiedere come fare per candidarsi. E proporre un progetto in linea con
l'associazione. Partendo dal presupposto che 9 associazioni su 10 ti dicono di non scomodarti a presentarti
di persona perch non parlerai con nessuno al di fuori della segretaria, vediamo cosa succede nello step
successivo, quello in cui proponi un progetto.
Il presidente di una famosa associazione che si occupa di assistenza ai malati di una severa patologia
degenerativa mi risponde celermente all'email che ho trovato sul sito, dicendo che il mio progetto gli
interessa e fissiamo un appuntamento per parlarne di persona. Io, donna di malafede, non gli avevo inviato
il progetto vero e proprio, ma solo l'idea generica e, visto l'interesse del presidente, ho poi esposto modi,
tempi e obiettivi del progetto di persona. Fin qui tutto bene. Il presidente mi assicura che troveranno i
fondi, dato che il lavoro deve essere retribuito per non svilirne il valore, e mi congeda, dicendo che ci
riaggiorneremo a breve. Dopo un mese l'AUSL che sovvenziona tale associazione pubblica un bando per
fornire due contratti di collaborazione a psicologi che attuino un progetto. Il MIO progetto. Interrogato
sulla singolare coincidenza, il vivo e paffuto presidente, che era stato particolarmente rapido a rispondere
per email un mese prima, non rispose.
Epilogo: ho partecipato al bando. E mi hanno detto che non avevo neanche i requisiti per essere ammessa
all'orale per il bando che io stessa ho scritto

IN CONCLUSIONE
Tempo fa Mentana intervenne a Ballar sul tema della disoccupazione, dicendo che il problema dell'Italia
che "non ha meccanismi di ricambio", intendendo il ricambio generazionale, di et.
Io credo che manchi un ricambio di mentalit, nonch culturale. Occorre eliminare l' INcultura del "frego il
prossimo per denaro" (la buon'anima di Robin Hood avrebbe da ridire); della gerarchia intoccabile, persino
per telefono; del "suggerimento" come condizione necessaria per lavorare. Non ricorda vagamente una
nota aggregazione diffusa in maniera capillare sul territorio nazionale? Magari come mentalit stata utile
e funzionale in certi luoghi e periodi storici, per pura sopravvivenza. Ma ora no.
Eppure, nascendoci e crescendoci, non ce ne accorgiamo neanche, non percepiamo davvero il problema, la
gravit di tale stato di cose.

E se anche ci fosse ricambio generazionale, invischiati come siamo in tali meccanismi, avremo s una
dirigenza giovane. Che sar stata suggerita e che suggerir. Che boccer idee valide perch non conviene.
Che non accetter di parlare a telefono con un ragazzo volenteroso che ha voglia di proporre un progetto.
Che finanzier ci che comodo ma non ci che utile.
Ma non me ne vado all'estero. E non mi adeguo. Io insisto.

Dott.ssa Ludovica de Fazio


Psicologa - www.psicologobolognadefazio.it