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CENTRO ITALIANO DI MEDIAZIONE E

FORMAZIONE ALLA MEDIAZIONE


C.I.M.F.M. BO
CORSO DI FORMAZIONE ALLA MEDIAZIONE UMANISTICA DEI
CONFLITTI
Responsabile della formazione: Prof.ssa Maria Rosa Mondini

Conflitto e mediazione nella tragedia greca:


Edipo Re, Edipo a Colono.

Giuseppe Bossi (1777-1815), Incontro di Edipo cieco con le figlie, olio su tela.

Presentato da
Stefano Cesana
Anni Accademici
2013-2014
2014-2015
1

Ai miei genitori per la possibilit di questo percorso,


ad Adolfo e Maria Rosa per averlo illuminato.
A tutti i meravigliosi compagni di questa avventura,
in particolare a Giulia, per averla resa pi dolce.

Sembra come inevitabile e necessario farlo, anche se doloroso.


Mettersi a camminare su questa strada piena di pietre e di rovi, con la stessa paterna
indole di non scoraggiarsi davanti alla complessit, per capire.
E capire un atto damore.1

1 Dalla rappresentazione teatrale della compagnia Alma Ros, tratta dal testo di Benedetta Tobagi, Come
mi batte forte il tuo cuore. Einaudi ed., Torino, 2009.

Introduzione

Il primo scopo che intendo perseguire attraverso questo elaborato l'esposizione di


alcuni concetti sensibilizzanti, utili alla comprensione del, cosiddetto, modello
umanistico della mediazione. A tal fine mi avvarr degli inestimabili spunti offerti
dalle tragedie di Sofocle, con particolare e privilegiata attenzione alla paradigmatica
figura di Edipo, eroe umano. Partendo dalla felice intuizione di Jaqueline Morineau,
che, nel suo Lo spirito della mediazione2, intreccia la filosofia del mediare, nonch il
suo prodursi pratico negli incontri di mediazione - nei tempi e nei ruoli delle parti
coinvolte - alla tragedia greca, sono stato attratto dai numerosi conflitti che vengono
messi in scena dal celebre drammaturgo Ateniese. Tali conflitti vedono l'eroe tragico,
dinamico protagonista di un percorso alla scoperta, in primis, della propria origine,
successivamente della tragicit della propria esistenza; un viaggio ostinato verso
l'incontro con la propria umanit indissolubilmente costellata di sofferenza. Incontro
che, come si avr modo di apprezzare nell'Edipo a Colono, ultimo atto della sua
parabola di vita, lo muter nel profondo. Sar proprio a partire da tali conflitti che avr
modo di tematizzare alcune emozioni umane, qual l'ira, tentando di muovere da
queste ai valori universali ad esse sottese, come il bisogno di giustizia e di verit.
Provando a definire in negativo questo lavoro, in questa sede, non s'intende dar luogo
all'ennesima lettura psicologica o psicanalitica, per la quale non avrei strumenti
necessari ad aggiungere nulla di interessante alla sterminata produzione scientifica in
materia. L'approdo auspicato altres di una lettura politica del conflitto, ove
l'aggettivo politico posto nel senso di opzione valoriale che necessariamente si
ripercuote sulla collettivit. Ci si domander dunque quali siano i valori preferibili, in
un contesto democratico, per orientare risposte pi o meno istituzionalizzate alle
multiformi questioni poste dalla sofferenza umana, in particolare, quella del bisogno
di verit.
2 Titolo originale: L'esprit de la mdiation, Edition Ers, Raimonville Saint-Agne, 1998.
Traduzione italiana di Federica Sossi.

Prologo: sulla tragedia e la mediazione.

Prima di volgere lo sguardo ai temi caldi che interessano i protagonisti delle tragedie
qui affrontate, desidero riportare alcune considerazioni a proposito di ci che connette,
idealmente e nella pratica, lo spirito, nonch i tempi e i modi della mediazione,
all'antica tragedia greca.
La rappresentazione della tragedia greca classica, che raggiunse il suo apice nell'Atene
del V secolo a.C., lungi dall'essere un mero spettacolo, era un fatto, in un certo senso,
totalizzante per la collettivit della plis. Un fatto complesso, rituale, vero e proprio
cerimoniale religioso in onore del dio Dioniso. Mito e religione vi si trovavano
indissolubilmente legati, nella messa in scena di drammi che riguardavano e
riflettevano, pi o meno direttamente, il momento storico, politico e culturale della
citt. Un fatto sociale collettivo e coerentemente democratico, vista l'ampia possibilit
di partecipazione prevista nei confronti di, pressoch, tutta la cittadinanza, donne,
giovani e schiavi compresi.
Gli spettatori avevano modo di assistere a narrazioni drammatiche, in cui emozioni,
vizi, virt e valori umani venivano interpretati da attori che impersonavano tipi
complessi di umanit. Tali personaggi, sapientemente caratterizzati, davano modo al
pubblico, agevolato dal coro, di rispecchiarsi in essi al fine di auto-riflettere. Le
vicende rappresentate ed il loro corso, frutto delle scelte elaborate dai rispettivi
protagonisti, potevano restare nella memoria degli astanti, a futuro monito riguardo
alle scelte che ognuno era chiamato a compiere nel quotidiano. Uno sguardo cinico e
smaliziato potrebbe tendere a definire la tragedia Greca, per dirla con Foucault, un
piccolo dispositivo educativo di massa, inscritto, dunque, in un preciso rapporto di
potere, volto ad orientare le coscienze e i comportamenti dei consociati. Checch se ne
pensi, ritengo, tuttavia, di preminente importanza il potenziale, in dote a questo genere
di pratica sociale, consistente nella possibilit di generare un consapevole e
responsabile dialogo interiore.

Alcuni degli enunciati suesposti, l'ultimo in particolar modo, possono ben essere
riferiti anche alla pratica della mediazione umanistica dei conflitti. Jaquelin Morineau,
come accennato nell'introduzione, accosta sapientemente quella modalit rituale di
socializzazione dei conflitti nella Grecia antica, alla mediazione. Quest'ultima pu
essere definita, com' nella pi frequente delle formulazioni, uno spazio di parola e
ascolto. Uno spazio di vita all'interno del quale i soggetti in conflitto possono provare,
con l'aiuto di figure esperte, a recuperare una comunicazione che stata compromessa.
In entrambi i casi, della tragedia e della mediazione, possibile assistere al prodursi di
tre fasi in cui il conflitto si manifesta: teoria, crisi e catarsi.
In una prima fase, quella della teoria, si ha l'incontro dei due punti di vista nel
conflitto, due narrazioni autonome, bench necessariamente connesse. L'onere dei
medianti, in questo frangente, di ascoltare, con il dovuto silenzio, la versione
dell'altro, dopodich uno dei mediatori si adoperer per una breve sintesi, dando luogo
ad una terza narrazione, per quanto possibile concisa e imparziale. importante che
questo compito del mediatore venga svolto cogliendo i tratti salienti di quanto esposto
dalle parti, senza aggiungervi alcunch e, possibilmente, riutilizzando le parole che
sono state percepite come maggiormente significative per i medianti. Questo breve
passaggio di condensazione e riordino permette, come detto, la redazione verbale di
una terza versione, un prodotto di riflesso, che fotografa il conflitto e lo adagia entro
una cornice, cos da poter essere efficacemente osservato. Qui, fa notare Morineau, il
mediatore svolge un ruolo paragonabile a quello del coreuta nella tragedia.
Quest'ultimo, in effetti, impersonando il cittadino, spettatore attivo, rappresenta un
punto di vista, terzo rispetto ai protagonisti, che, esprimendosi nella scena,
implicitamente li interroga sulle proprie azioni e, consentendo una prima scissione
dell'attore dal proprio agito, agevola lo spettatore in una prima riflessione. Il compiersi
di questa divaricazione dello sguardo, dalla persona all'azione, condizione
fondamentale perch la mediazione abbia buon esito, ma perch ci si realizzi in modo
davvero efficace, necessario andare oltre e attraversare la crisi.
Questa seconda fase il cuore dell'azione tragica e, cos nella mediazione, il
momento in cui la sofferenza dei soggetti in conflitto pu dirsi e manifestarsi nella sua
interezza, anche in modo esplosivo. Per definire metaforicamente i mediatori, viene
6

sovente evocata l'immagine dello specchio. In questi frangenti, molto importante che
questi, come specchi limpidi, siano in grado di riflettere e restituire ai medianti
un'immagine fedele di loro stessi, che non sia inquinata dal proprio pensiero. Dal fatto
che nella crisi regnino il caos e l'indifferenziazione3, deriva l'assoluta importanza che
lo specchio resti verticale e saldo, anzich in balia delle correnti emotive. A questa
dote del mediatore coreuta si affida la speranza che lo sguardo di chi soffre possa
elevarsi dalle emozioni sofferte, espresse anche con violenza, per volgersi ai relativi
valori, di cui si sostanziano le reciproche esistenze. Mettere in consapevole relazione il
piano emotivo, ove il dolore si esprime, al piano cognitivo, relativo ai valori, la
chiave per scardinare quella reciproca visione ad imbuto che ingabbia l'altro e
impedisce ad ognuno di cogliere il senso pi profondo delle parole che gli vengono
rivolte. L'auspicio che gli specchi riescano ad indirizzare gli sguardi dei confliggenti,
permettendo a ciascuno di penetrare fin oltre le rispettive maschere, rivelando cos la
propria umanit, svincolata dalla contingenza dei ruoli. Se questo incontro autentico si
verifica, sar dunque possibile, non solo smettere di relegare e ridurre l'altro al fatto
che mi ha ferito, ma anche scorgere, riconoscere e sentire, come materia liquida e
incandescente nel sottosuolo, il dolore dell'altro. Questa ricollocazione dei propri
vissuti ad una distanza che ora produce un dolore non pi intollerabile, dona forza e
coraggio per muovere fino alla catarsi.
Nella krisis, l'espressione e il riconoscimento della sofferenza permettono di superare
quest'ultima. L'accoglimento della sofferenza, la parola che le viene data fanno s che
essa si trasformi in un agente purificatore4. L'effetto catartico della parola produce
quell'alchimia descritta nelle parole di Morineau: il dolore delle parti entrato in
reciproco contatto, stato sentito, riconosciuto, ed ora possibile respirare un'aria
nuova, pi fresca e leggera. Un nuovo ossigeno rinvigorisce gli sguardi che, divenuti
ormai, davvero consapevoli dell'altrui istanze, non sono pi inchiodati ad un'immagine
piatta del passato. , anzi, possibile adottare una visione futuro-centrica, con una
serenit, spesso, difficile da preventivare.
La mediazione, come la tragedia, pu cos dirsi compiuta.
3 vd. pi avanti.
4 J. Morineau, op. cit.

LA PARABOLA DI EDIPO

Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede?
Pseudo-Apollodoro , Il mito di Edipo, III, La Sfinge

La mitologia greca vuole che l'enigma riportato in epigrafe venisse pronunciato dalla
Sfinge, temibile leone con volto di donna e ali d'uccello 5, alle porte dell'antica citt di
Cadmo,

l'odierna

Tebe.

Quell'essere

mostruoso

nativo

dell'Etiopia,

sempre

assecondando il mito, venne inviato a presidio di quel luogo dalla dea Era, moglie di
Zeus, patrona del matrimonio e del parto; dato utile a familiarizzare, sin d'ora, con
l'ironia del mito. Il compito del demone strangolatore6 era quello di interrogare i
passanti, ponendo loro il citato indovinello, e, qualora non rispondessero in maniera
corretta, di divorarli o, aderendo all'etimologia del nome, strangolarli. Tra le vittime,
in qualche modo, illustri della Sfinge, cadde Emone7, figlio di Creonte fratello di
Giocasta, vedova di Laio, re di Tebe il quale deliber, proprio mentre il trono era
vacante, che chi avesse debellato il giogo mortale della sfinge, risolvendo l'enigma,
sarebbe divenuto nuovo re di Tebe, nonch marito di Giocasta. Edipo rispose l'uomo
e la Sfinge si suicid gettandosi dall'alta roccia su cui risiedeva.
5 Cos nella descrizione classica di Pseudo-Apollodoro , Il mito di Edipo, III, La Sfinge (Biblioteca, III).
6 P. Chantraine, Dictionnaire tymologique de la langue grecque, Paris 1968, s.v. .
7 Nella medesima versione di Pseudo-Apollodoro (op. cit) si narra della morte di Emone, vittima della
Sfinge. Nel resto dell'elaborato si far riferimento alla versione sofoclea del mito, in cui, diversamente,
Emone muore suicida in seguito alla decisione del padre, Creonte, di seppellire viva Antigone, figlia di
Edipo e promessa sposa del figlio.

Quello descritto rappresenta l'apice di una parabola, storia di vita di un trovatello che,
percorrendo una via avventurosa e travagliata, giunge all'antica citt di Tebe e ne
diviene il re. Edipo, figlio indesiderato di re Laio e della regina Giocasta, concepito in
una notte di ebbrezza, fu esposto, subito dopo la sua nascita, appeso per le caviglie a
testa in gi, sul monte Citerone. I suoi genitori naturali, temendo l'avverarsi di un
presagio nefasto, lo affidarono, per le mani della madre, ad un loro servo perch lo
uccidesse. L'intenzione era di scongiurare l'esito mortale del vaticinio proveniente
dall'Oracolo di Delfi, il quale ammon Laio di non procreare, poich tal frutto lo
avrebbe assassinato e si sarebbe poi congiunto alla sua amata Giocasta. Il piano
dell'abbandono non ebbe il successo sperato, in quanto l'infante venne rinvenuto da un
pastore che, mosso a piet, lo raccolse e lo affid ai sovrani di Corinto, Polibo e
Peribea, che lo crebbero come un figlio.
La ricerca della verit, da parte di Edipo, si attiv allorch un suo concittadino gett
un'ombra sulla sua effettiva provenienza, insinuando, in buona sostanza, che fosse
stato adottato. Ci gener, in lui, un imperativo categorico, una tensione irrinunciabile
verso la verit della sua origine, tensione che lo accompagner per lungo tempo...
Ed io, crucciato, quel giorno mi trattenni a stento, ma l'indomani, recatomi da mio
padre e da mia madre, li interrogai; [...] Io rimasi soddisfatto dalla loro reazione, ma
pure questa parola mi pungeva sempre; era penetrata profondamente in me.
Egli lasci, quindi, Corinto senza sapere che non vi avrebbe mai pi fatto ritorno per recarsi a consultare l'Oracolo di Delfi, il quale, succintamente, gli rivel che, se
fosse tornato a casa, avrebbe ucciso il padre e sposato sua madre. Queste parole furono
malintese dal ragazzo che, disperato per la sua sorte, si diresse nella direzione opposta
rispetto alla dimora in cui crebbe, imboccando cos la strada che conduceva a Tebe. Su
quella via, ad un crocicchio, incontr, in realt, proprio quel destino da cui tanto
disperatamente desiderava sottrarsi. Laio, suo padre biologico, si stava, infatti, recando
a Delfi per interrogare l'Oracolo, circa il presentimento che il figlio, che da Giocasta
vide la luce, stesse tornando a lui per ucciderlo. Laio otterr ben presto la verifica del
suo presagio, senza neppure dover giungere all'Oracolo.

1 - L'IRA E LA PAURA
Edipo contro Laio.

Un uomo spaventato incline a scappare, cos come un uomo arrabbiato pronto ad


attaccare 8.

quasi giunto il momento di approcciare il conflitto sanguinario che porter al


compimento della prima parte della profezia rivelata, ad Edipo, dall'Oracolo di Delfi.
A questo proposito, desidero avvalermi di alcuni utili strumenti concettuali provenienti
dall'interazionismo simbolico, corrente teorica proveniente dagli Stati Uniti d'America che
vide in George H. Mead prima, e in Herbert Blumer poi, i due capiscuola di questo
modello di indagine psicosociale. Ritengo opportuno, anzitutto, fornire un sintetico
panorama sul sistema interazionista, il quale presuppone, quali s-oggetti d'indagine,
individui i cui comportamenti non possono essere efficacemente osservati, se non
unitariamente alla realt simbolica che abitano ed entro la quale si esprimono. Nell'ottica
interazionista, la realt totalmente composta di oggetti sociali. Per Blumer, qualsiasi
cosa che l'uomo pu indicare a s stesso o agli altri, dall'oggetto pi banale,
all'elaborazione intellettuale pi complessa, viene dotata di un preciso significato sociale,
frutto di un negoziato tra individui9. Sperando di restituire chiarezza a questo costrutto,
prendiamo come esempio una sedia. Il fatto che, nel codice di significati simbolici, che
8 Tamotsu Shibutani, Society and Personality. An interactionist Approach to Social Psychology. Patience
Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1961.
9 Diversamente da Mead, nella cui visione il significato come 'calato' dall'alto in un mondo simbolico
del tutto pacificato. Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali.
Raffaello Cortina Editore, 2009, p. 117.

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lingua italiana, il lemma 'sedia' sia idoneo ad indicare, ad una definibile percentuale della
popolazione mondiale, l'arcinoto compendio d'arredo, il risultato di una precisa
convenzione, che, mediante la negoziazione tra individui, stata storicamente prodotta e
condivisa. Inoltre, immaginiamo di porgere una sedia ad una persona, anche sconosciuta.
Compiendo quell'atto di cortesia, intendiamo offrire a qualcuno la possibilit di
accomodarsi e, contemporaneamente, confidiamo nella possibilit che l'altro attribuisca al
nostro gesto il medesimo significato, il che pu non essere scontato. Per gli interazionisti,
ci da cui dipende la buona riuscita dell'interazione il grado di condivisione di un
significato da parte degli inter-attori. Dunque, se l'interazione un processo in cui dei
significati vengono selezionati al fine di orientare un'azione, deputato di queste operazioni
complesse il self, ovvero, la facolt riflessiva dell'individuo, originata socialmente.
In termini generali, possiamo riferirci al self, come a una funzione del soggetto, una sorta
di cabina di regia che, permettendo l'instaurazione di un dialogo interiore, consente di
interpretare una situazione e di definire, conseguentemente, una determinata linea
d'azione.
Nella sistematica di Blumer, il concetto di self pu essere analizzato, non solo, come a
grandi linee stato riportato, nella sua qualit di processo d'interpretazione e giudizio,
propedeutico all'azione, bens, anche come un oggetto, corrispondente all'immagine di s.
Anche la generazione di quest'immagine il risultato, instabile, di un procdimento
articolato e complesso che si svolge mediante role-taking, ovvero, assumendo i punti di
vista di individui altri e significativi, con i quali il soggetto in relazione, e compiendone
una sintesi, tramite un giudizio riflessivo.
Torniamo ora ad occuparci del nostro protagonista che, reduce dal responso dell'Oracolo,
si trova ora in una situazione di profonda angoscia e disperazione. Questi sentimenti sono
ben rappresentati nelle scene che compongono l'opera cinematografica di Pier Paolo
Pasolini, Edipo Re. Nella scena in cui Edipo si trova a Delfi per interrogare l'Oracolo,
questi pronuncia per ben due volte il noto vaticinio. La camera da presa insiste, in una
serie intensa di primi piani, sul volto del ragazzo, la cui reazione si esprime, dapprima, in
un sorriso che denota incredulit; successivamente il linguaggio del suo corpo muta, in un
arco di significati che vanno da un rifiuto sbigottito verso quel destino rivelato, fino ad un

11

desolato e angosciato terrore. Sempre nello sceneggiato pasoliniano, l'Oracolo congeda


Edipo con le seguenti parole:
E adesso vattene di qui, non contaminare questa gente con la tua presenza!.
Edipo chiamato, da questo frangente in poi, ad una drammatica riorganizzazione del
proprio self-oggetto, della propria immagine di s. Egli solo e spaesato ma, soprattutto,
spaventato dalla profezia, che ha proiettato su di lui l'immagine mostruosa di un
contaminato, portatore di morte. la paura, in questo momento, a dominare la sua
condotta e, come nelle parole epigrafate di Shibutani, Edipo asseconda la sua inclinazione
alla fuga. L'unico modo, attraverso cui pu riscattare la negativit della propria immagine,
quello di allontanarsi dalla propria citt, dalla propria casa e, soprattutto, dai propri
genitori, cosicch non abbiano a subire quanto stato profetizzato.
Possiamo, a questo punto, sottoporre alle lenti dell'interazionismo - questa volta radicale,
afferente la sistematica di Lonnie Athens10 - l'incontro tra Edipo e Laio, con particolare
attenzione all'elemento del self come processo. La versione radicale dell'interazionismo
fornisce una raffinata evoluzione dei concetti suesposti, particolamente utile a ragionare
sui, cosiddetti, violent crimes, tra i quali possiamo certamente annoverare questo
parricidio. Secondo Athens, il procedimento riflessivo del self si svolge nella modalit di
un soliloquio condotto tra il self e la propria comunit-fantasma, da lui definita
quell'audience di persone reali o immaginarie le cui concezioni diamo normalmente per
scontate, e di fronte alla quale ciascuno cerca di mantenere o migliorare la propria
reputazione11. Il criminologo Adolfo Ceretti, massimo esperto di mediazione, rende
apprezzabile, con queste parole, l'evoluzione di questo concetto sensibilizzante: mentre
l'altro-generalizzato pu essere raffigurato come un coro greco che d voce a una
comunit unanime e stabile, la comunit-fantasma somiglia pi a un parlamento,
rappresentato da tante opinioni quanti sono gli altri significativi internalizzati nel corso
della nostra vita.12 Nel pensiero di Athens, il soliloquio che, come si detto, coinvolge la

10 Vd. Lonnie Athens, Violent Criminal Acts and Actors. University of Illinois Press, Urbana, 1997.
11 Lonnie Athens, Radical interactionism. Going beyond Mead. In Journal for the Theory of Social
Behaviour, 37, 2, 2007.
12 Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali. Raffaello Cortina Editore,
2009 p. 130.

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propria comunit fantasma, risulta l'elemento che accomuna i due processi riflessivi del
self nell'originazione dell'immagine di s e nell'interpretazione della situazione.
Pi in dettaglio, quest'ultima operazione si svolge in due fasi: nella prima il soggetto
assume l'atteggiamento del proprio interlocutore, operandone una definizione del
significato dei suoi gesti, dopodich, lo stesso sogetto assume l'atteggiamento della
propria comunit fantasma addivenendo ad un eventuale giudizio sulla condotta da porre
in essere. L'indagine qualitativa, svolta da Athens, con interviste approfondite ad attori
violenti, ha cercato di indagare il tenore specifico di questi soliloqui, attraverso domande
sull'autopercezione degli stessi, nonch sui pensieri che avevano preceduto i passaggi
all'atto, al fine di valutare, fuori da ogni determinismo, le possibili relazioni tra immagini
di s violente e interpretazioni delle situazioni in cui costoro si erano trovati ad agire
violentemente. In quest'ambito di ricerca di tipo interazionista, Ceretti individua una
domanda che lo scienziato, nella conduzione della propria indagine, chiamato a porsi e
che ritengo di particolare pertinenza al percorso che stiamo analizzando, ovvero, C'
interdipendenza tra ci che si sa e ci che si fa?13.
A questo proposito, tornando a Laio ed Edipo, possiamo facilmente affermare che il loro
livello di consapevolezza reciproco pressoch nullo, al crocevia ove avviene il loro
incontro, essi si presentano quali perfetti sconosciuti. possibile, tuttavia, immaginare
che, se Laio fosse stato a conoscenza dell'identi di Edipo, non avrebbe agito meno
violentemente.
Data questa premessa, occupiamoci ora di guardare, anzitutto, alle interpretazioni dei
nostri due protagnisti rispetto alla situazione in cui li abbiamo lasciati. Laio, ricordiamo,
sta percorrendo la strada, in direzione opposta ad Edipo, che conduce all'Oracolo di Delfi.
Egli necessita di un responso, in quanto ha avuto presagio che il figlio di cui cerc di
sbarazzarsi, sta tornando per ucciderlo. Dunque, anch'egli, sentendo il possibile incombere
della minaccia funesta, spaventato e ben determinato ad ottenere dall'Oracolo il riscontro
divino. Quand'egli trova sul suo percorso quel giovane vagabondante che suo figlio
biologico, esprime la propria arroganza intimandogli di sgombrare il passo e asserendo
decise minaccie. Edipo resiste, decide di non sottomettersi al tentativo di dominio di Laio.
Quest'ultimo, vedendosi ostacolato, realizza un'interpretazione della situazione di tipo
13 Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, op. cit., p. 192.

13

frustrativo14, o addirittura, pare lecito ipotizzare, di tipo frustrativo-malefico15. Egli


assume ed interpreta l'atteggiamento di Edipo, come un possibile impedimento alla
realizzazione del proprio bisogno di conoscere il responso divino. La frustrazione che ne
deriva ingenera rabbia. Non solo, Laio, gi spaventato dal possibile realizzarsi della
sciagura, potrebbe interpretare la fermezza del ragazzo, di fronte al convoglio regale,
come un tentativo di ledere la sua maest. I significati ch'egli attribuisce ai gesti di Edipo,
corrispondono al rischio potenziale di vedersi inflitta una ferita, se non altro, narcisistica,
il che produce odio verso quel vagabondo insolente. Im-mediatamente il re assume
l'atteggiamento della propria comunit-fantasma, decide che quell'ostacolo malevolo
debba essere, ad ogni costo, rimosso e lo attacca.
Edipo, da parte sua, adotta un'interpretazione di tipo fisicamente difensivo16.
Analogamente, assumendo, tramite role-taking i comportamenti di Laio, vi attribuisce il
significato di un pericolo attuale e concreto. La paura si fa viva e la comunit-fantasma
suggerisce che il caso di agire violentemente, ond'evitare una probabile sopraffazione.
L'ira incrociata dei confliggenti domina questa scena che si conclude con lo sterminio di
Laio e del suo seguito, cui sopravviver un solo fortunato.
Le osservazioni compiute, sebbene in modo necessariamente superficiale, hanno, tuttavia,
il pregio di consentire consapevoli valutazioni sui, cosiddetti, victim precipitated crimes.
Ovvero, quei fatti violenti, la cui concreta scaturigine attribuibile, per le modalit in cui
si verifica, a comportamenti messi in atto dalla stessa vittima.
Il discorso pubblico dominante, quando si occupa di vittime, spesso ordinato a generare
un'immagine astratta dei soggetti passivi dei crimini, vuoi per semplificare le risposte
penali, oppure per costruire narrazioni che consentano al pubblico una pi agevole
identificazione, suscitando un pietismo utile (in termini di share televisivo e/o di consenso
politico). Daniele Giglioli, in un suo recente saggio17, riporta le luminose considerazioni di
Philippe Mesnard, il quale appella con l'aggettivo 'umanitario' quel genere di narrazione,
ed ammonisce in seguito, tramite le parole di Didier Fassin, che la prolissit del discorso
umanitario, aumenta parallelamente al silenzio dei sopravvissuti.
14 Vd. Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, ivi, p. 199.
15 Vd. Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, ivi, p. 204.
16 Vd. Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, ivi, p. 193.
17 Daniele Giglioli, Critica della vittima, Figure nottetempo, 2014, p. 18 e ss..

14

Per Remo Bodei, l'ira, vera protagonista del conflitto in analisi, frutto di un mancato o
insufficiente riconoscimento dei propri bisogni, diritti, esigenze o meriti, veri o
presunti.18
Incrociando gli assunti di Fassin e Bodei, possiamo ricavare suggestioni utili ad una
consapevole e costruttiva gestione dell'ira e dei conflitti che ne promanano. Se l'obbiettivo
il riconoscimento di qualcosa che, necessariamente stato misconosciuto, provocando
ira e frustrazione, assume vitale importanza assistere le vittime, nonch, i carnefici, in
un'ottica che tende all'autoresponsabilizzazione degli stessi, offrendo l'inestimabile
opportunit di esprimere e vedere riconosciuto quel bisogno di valore sotteso alle proprie
emozioni, quand'anche appaiano terribilmente distruttive. Ad incoraggiare questa tesi,
sovvengono le seguenti parole di Axel Honneth: In primo luogo, il nucleo concettuale di
ci che va sotto il nome di dignit umana accessibile solo indirettamente, e cio solo
attraverso la specificazione dei modi dell'umiliazione e dell'offesa personale. E ancora,
se il concetto di dignit umana, della sua completa integrit, si lascia evincere solo
approssimativamente dal ricorso alla determinazione dell'offesa e del dispregio personali,
ci vuol dire, rovesciando il discorso, che l'integrit delle persone umane dipende in
maniera costitutiva dall'esperienza del riconoscimento intersoggettivo.19
La mediazione umanistica, in aperta controtendenza al discorso umanitario che si nutre
di vittime mute e di carnefici deumanizzati, uno strumento idoneo a dar voce agli uni ed
agli altri, favorendo quel riconoscimento in grado di restituire un senso ai vissuti, anche
tragici, delle persone. Ma perch tale riconoscimento possa darsi nella realt, c' un
bisogno che necessita di essere soddisfatto e di cui tratter nella prossima parte: il bisogno
di verit.

18 Remo Bodei, Ira. La passione furente, Intersezioni, il Mulino, 2010, p. 115.


19 Daniele Giglioli, op. cit., p. 46 e s..

15

2 - IL BISOGNO DI VERIT
Edipo Re contro Tiresia.

Accada quel che deve accadere; io voglio vedere il seme da cui provengo,
anche se umile [...] Son stato generato cos, non potrei diventare altro;
dunque voglio andare fino in fondo nel conoscere la mia origine.
Sofocle, Edipo re, 1076 sgg.

Proseguendo la parabola di Edipo, giungiamo ai fatti con cui Sofocle apre la sua celebre
tragedia. La citt di Tebe afflitta dalla piaga della peste che attanaglia i corpi dei suoi
cittadini. La scena dominata dalla sofferenza di un popolo che si affida all'intelletto del
proprio sovrano, il quale, gi in un'occasione, debellando la temibile Sfinge, aveva
risollevato le sorti della citt che lo fece Re e gli diede in moglie Giocasta, la propria
madre. Creonte, che era stato inviato a Delfi in cerca di una soluzione presso l'Oracolo, fa
ritorno a Tebe dando cos notizia, a Edipo ed al suo popolo, della necessit di punire con la
morte o, perlomeno, di esiliare il colpevole dell'uccisione del compianto Laio. Si aggiunge,
inoltre, un particolare inquietante, ovvero, che la contaminazione dipende dalla perdurante
presenza dei colpevoli sul suolo Cadmeo. Questo particolare risveglia in Edipo quella
determinazione alla verit che gi lo mosse ad allontanarsi dalla patria Corinto; da buon
sovrano, assumendo la propria sofferenza per il male che attanaglia la sua gente, promette
loro che avrebbe profuso ogni sforzo per renderli liberi da quel tremendo male:

16

Io combatter per lui questa battaglia come per mio padre, e far qualunque cosa,
cercando di prendere l'autore dell'uccisione.
L'ironia tragica di questa situazione solo all'inizio della propria escalation.
Edipo si comporta come un vero e proprio Pubblico Ministero incaricato di svolgere
un'indagine tardiva, volta a svelare la responsabilit della morte di Laio. Egli
consapevole che, se una pace e una liberazione dal male che affligge il suo popolo pu
essere raggiunta, , anzitutto, necessario passare dall'accertamento della verit e
dall'attuazione di un gesto riparatorio. A questo proposito, dietro suggerimento del coro,
viene convocato l'anziano Tiresia20 al quale soltanto connaturata la verit. Edipo,
inizialmente, si prostra davanti al vate e lo implora di rivelare ci da cui dipende la
salvezza della citt.
Se come scrive Herman Melville, ogni verit un abisso, la discesa esplorante di Edipo,
ancora tutta da compiersi, e si compir anche attraverso la violenza mimetica del
conflitto che sta per determinarsi.
Di seguito, una domanda suggestiva che pu accompagnare lo spettatore in questa
immersione tragica:
quanta verit pu essere accolta?
Tiresia, inizialmente, rifiuta di assecondare le preghiere del sovrano; chiede, addirittura, di
esser ricondotto presso la propria dimora, in quanto non ha la minima intenzione di rivelare
ci che ritiene insopportabile per l'udito del proprio interlocutore. Edipo accende la miccia
che porter all'esplosione della disputa tragica: insiste nella propria supplica e la
conseguente reticenza dell'indovino, a cui si rivolge con ira, viene interpretata come un
malvagio atto di tradimento nei suoi confronti e della citt cos drammaticamente piagata.
Tiresia si sottrae a tali insinuazioni:
Rimproveri la mia ira, senza vedere quella che sta in te...
La simmetria delle posizioni dei due protagonisti, in questa sfida per l'affermazione della
verit, resa palese dalla sticomitia, tecnica narrativa utilizzata in questa parte di testo: il
loro dialogo si svolge in un botta e risposta attraverso cui ognuno replica accuse pressoch
identiche. Edipo, infatti, non si limita ad insinuare la malafede del profeta, bens giunge a
formulare, nei suoi confronti, l'accusa secondo cui sarebbe stato egli stesso ad ordire
20 Costui, secondo una versione del mito, sorprese Atena ignuda al bagno, e, per questo, lo rese cieco,
donandogli, tuttavia, il privilegio della chiaroveggenza.

17

l'attentato alla vita del vecchio Laio, salvo non averlo svolto di propria mano, in quanto
sprovvisto del senso della vista. Tiresia reagisce ferocemente alla terribile accusa,
affermando ci che avrebbe preferito tacere:
Tu che mi accusi e ti credi innocente, sei tu, oh meraviglia, il colpevole. Colui che
perseguiti non altro che te stesso.
L'ira del sovrano assume addirittura connotati paranoici allorch ipotizza che Creonte
abbia istruito l'anziano vate ad hoc, ovvero, al fine ultimo di sostituirlo sul trono di Tebe.
Una paranoia totalmente deresponsabilizzante che spalanca i suoi occhi verso l'esterno, alla
ricerca di nemici, rendendolo, d'altra parte, cieco verso quella verit che alberga in lui.
Quand'ecco che sul finire della scena, riemerge il coreuta mediatore che si rivolge ad
Edipo manifestando il proprio sentimento verso lo scontro a cui ha assistito:
A nostro parere le sue parole sembrano dettate dall'ira e anche le tue, Edipo. Non di
questo abbiamo bisogno, ma di interpretare nel modo migliore il volere profetico del dio,
ecco che cosa dobbiamo cercare.
Ren Girard fornisce un'interpretazione della tragedia nell'ottica della crisi sacrificale. Per
il benessere di una societ, necessario che la violenza sia ritualizzata e converga in un
unico punto, rappresentato dal capro espiatorio. Cos per la flagellata Tebe, che non
potr risollevarsi dalla peste senza fare a meno di sacrificare il colpevole dell'omicidio di
Laio. Girard sottolinea come la ricerca forsennata, spesso irriflessiva, della vittima
espiatoria si esprima in una crisi di indifferenziazione, com' quella che si manifesta nella
violenza mimetica, propria dello scambio tra Edipo e Tiresia. Essi sono collocati in
un'identica posizione rispetto al conflitto. Si scambiano accuse identiche e reciproche,
mentre lo scopo che anima le rispettive condotte , in ultima analisi, il medesimo: ottenere
per il proprio popolo quella liberazione tanto agognata.
Per Girard, Ognuno vede nell'altro l'usurpatore di una legittimit che crede di difendere
ma non cessa di indebolire.21 Diversi sono i meccanismi, sia psicologici, sia sociali, che
inducono i soggetti a proiettare fuori di s il male, cercando, appunto, di accumulare su
qualcuno o qualcosa la sorgente di ogni sventura. Cos per Edipo che andando alla ricerca
di quel capro espiatorio, la cui eliminazione avrebbe liberato Tebe, si scopre egli stesso la
vittima da sacrificare.
21 Ren Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, 2011 p.107.

18

L'indagine prosegue serrata fino a rendere palese le oggettive responsabilit del reo
parricida e la natura incestuosa della sua unione con Giocasta che, a quel punto, si uccide.
Edipo da par sua, in una sorta di contrappasso Dantesco, dopo aver pi volte rinfacciato a
Tiresia la sua impossibilit di vedere con gli occhi, rivolge la propria ira verso s stesso e
si priva del senso della vista. Dell'uomo che con il suo intelletto domin la Sfinge e resse
Tebe, ora non resta che un reietto, cieco che implora la morte.
Il bisogno di verit pu, dunque, consistere in una trappola mortifera quando non si sia
dotati degli strumenti necessari per accoglierla. Inoltre, la verit pu essere concepita in
diverse maniere, come diverse e molteplici possono essere le modalit per accertarla in
funzione ai vari obiettivi, istituzionali e non, che s'intende perseguire; si pensi alla verit
giudiziale, il pi delle volte incongruente alla verit dei fatti.
Come in riferimento alla giustizia, possibile parlare di verticalit ed orizzontalit,
parallelamente plausibile pensare ad una verit verticale, che, come quella dell'Oracolo
calata direttamente dall'Olimpo, oppure ad una verit orizzontale, negoziata, frutto di un
incontro, che consenta alle parti di fornire elementi per la sua comprensione ed il suo
accoglimento.
Lo strumento della mediazione umanistica dei conflitti si inscrive e contribuisce ad
inscrivere quel solco democratico che intende l'esercizio della giustizia non solo mera
espressione del potere di scagliare, come un fulmine, un giudizio, necessariamente
parziale, sui fatti come un servizio volto a riordinare gli elementi relazionali tra individui
o corpi sociali, consentendo, per quanto possibile, l'ottenimento di una verit non
contingentata, bens idonea all'eventuale superamento, riparazione, presa in carico e cura
di quegli effetti distruttivi che si manifestano in relazioni conflittuali, generando sofferenze
di ogni natura.

19

3 - LA PIET E LA RIPARAZIONE
Edipo a Colono

Conducimi tu dunque, figlia, nel luogo concesso dalla piet,


dove io possa parlare e possa udire, senza lottare con la necessit.
Sofocle, Edipo a Colono, 188 e ssg.

L'Edipo a Colono di Sofocle la tragedia che completa il corpus tragico della parabola di
Edipo. Il suo errare ramingo, condotto dalla figlia-sorella Antigone, lo conduce nei pressi
di Atene, pi precisamente a Colono. Ivi sosta presso un bosco recintato, consacrato alle
Erinni22, alle quali, prima di essere interrotto da Antigone annunciante l'ingresso del coro,
Edipo rivolge la propria significativa richiesta:
Abbiate piet del fantasma di colui che fu Edipo: poich non sono pi l'uomo di un
tempo.
L'Edipo nuovo che si presenta a Colono portatore di una greve sofferenza, immane e
rassegnata stanchezza di una vita fragile, dolente ed anziana.
Per sfornire di appigli coloro i quali fossero tentati da una visione eugenetica del testo o
della mediazione, e, nondimeno, per tenere in giusto conto la complessit dell'umano che
Edipo rappresenta, ritengo opportuno sottolineare i suoi tratti caratteristici perduranti, quali
la propensione all'ira - che si manifester nei confronti di Creonte e del figlio Polinice, i
quali interverranno a Colono per utilizzare Edipo a proprio favore - e quell'inesausta
22 Divinit che personificano la punizione divina.
20

tensione verso una meta: il bisogno di verit, soddisfatto a caro prezzo, lascia ora il posto
al bisogno di pace e piet.
Questa meta indicata dallo stesso Edipo, ad Antigone, mediante le parole adagiate in
epigrafe, ed il riferimento espresso alla possibilit di parlare e udire, svincolati dalla
necessit, riconduce immediatamente a riflettere sul luogo della mediazione umanistica: un
libero spazio di parola e ascolto23, non scontato, bens da guadagnarsi non senza impegno.
Edipo ripone la propria fiducia verso quel popolo, rappresentato dal coro, il quale per,
scoperta l'identit dell'illustre straniero, ha, inizialmente, una reazione di repulsa nei suoi
confronti. Il che rende necessario che Antigone, ben conscia del bisogno del padre, rivolga,
a propria volta, un'accorata preghiera a quelle genti:
Per mio padre soltanto vi prego, vi prego guardandovi negli occhi con occhi non ciechi,
come se fossi del vostro stesso sangue: che questo infelice trovi piet!
La narrazione di Sofocle consente almeno due livelli di osservazione rispetto alla domanda
di piet e di ascolto: per un verso Edipo, rivolgendosi supplice alle Erinni, si preoccupa di
onorare quelle divinit che simboleggiano l'onere di infliggere una punizione divina. Egli
ottempera con scrupolo e rispetto alle indicazioni che gli vengono rivolte, al fine di non
disonorare quel luogo sacro alle divinit.
D'altro canto, Antigone chiede qualcosa di diverso: essa adotta uno sguardo capace di
scorgere l'umanit che accomuna loro a quel popolo, ed implora che suo padre sia guardato
con quello stesso sguardo. L'ascolto empatico che si presta nella mediazione, si fonda
esattamente sul riconoscimento, oggetto della richiesta di Antigone. La consapevolezza
dell'umanit che rende simili mediatori e medianti, consente ai primi di calarsi, con
profonda umilt e rispetto, sul piano umano delle questioni controverse dei secondi,
facendo s che le emozioni ed il disordine doloroso di costoro possano essere ri-conosciuti,
sentiti ed accolti. Tale richiesta penetra il sentimento del coro che, tuttavia, dovr rimettere
la questione dell'accoglienza dei due stranieri al sovrano Teseo.
Dalla scissione di questi due piani, deriva la possibilit di operare un parallelismo con la
doppia concezione di giustizia, verticale e orizzontale, cui, al termine del paragrafo
precedente, stato fatto riferimento. Ad un modello repressivo che pu, o addirittura
deve, prescindere dal penetrare profondamente una verit unica, com' quella che solo pu
esser detta da chi l'ha vissuta, esiste nella mediazione un modello responsivo-dialogico
23 Cfr. il Prologo di questa tesi, pag. 7.

21

che, al contrario, pu soddisfare il reale bisogno di verit e giustizia che la dignit umana
esige.
Altro elemento di novit, apprezzabile nella condotta di Edipo, la sua capacit di tornare
sul proprio passato in maniera consapevole e responsabile:
Le mie azioni, piuttosto che compierle, io le soffersi...
Egli affronta la propria responsabilit in maniera lucida, scindendo la sua colpa oggettiva
da quella soggettiva, dalla quale si sente finalmente sollevato.
Le azioni compiute non costituiscono pi quella gabbia mortale che lo inchioda ad un
passato terribile e da cui possibile evadere solo perdendo la vita. In un passaggio
particolarmente significativo, torna su quei momenti e sul proprio sentimento d'ira:
Il mio cuore ribolliva, e la cosa pi dolce per me era morire lapidato []. Soltanto pi
tardi, quando tutto il dolore fu mitigato e compresi che la mia ira aveva ecceduto nel
punire le colpe passate, proprio allora, dopo molto tempo, la citt mi scacci da quella
terra.
Il bisogno di pace cui tende ora Edipo, gli consente di vincere le proprie resistenze a
svelare la propria identit e, successivamente, di offrire le proprie spoglie mortali a Teseo,
il quale, convocato, verr ad occuparsi di lui.
Anche la riparazione di Edipo si svolge su quella medesima coppia di piani su cui abbiamo
osservato, precedentemente, esprimersi la sua domanda di piet. Il corifeo, dopo averne
ascoltato le ammissioni, ricambia la fiducia riposta da Edipo in quelle genti, divenuta ora
reciproca. Tale reciprocit apre alla riparazione: il coro riceve la promessa di Edipo,
ovvero, che una volta accolto a Colono, garantir pace e salvezza a tutta la Citt; promessa
che tra non molto, ribadir a Teseo, cui compete l'onere di decidere. Ma prima che ci
avvenga, il coreuta, istruisce con dovizia Edipo, Antigone e la sopraggiunta sorella Ismene,
per preparare la libagione riparatrice da offrire alle divine Erinni.
Fatto questo, ora il coro a rivolgere ad Edipo il proprio desiderio di conoscenza. Edipo,
inizialmente riluttante, esaudisce la seguente preghiera rivolta nel segno della reciprocit:
Cosa grave invero, o straniero, ridestare un male sepolto da tempo: ma pure, bramo
sapere del miserando invincibile soffrire, cui sei congiunto.
Accontentami, ti prego. Dammi ascolto: come feci anch'io ai tuoi desideri.
Edipo risponde:
22

I casi pi turpi ho sopportato, o stranieri, ho sopportato senza volerlo, lo sappia il dio,


nulla scelsi di mia volont.
Questo scambio da il via alla scena in cui Edipo soddisfa il bisogno di conoscere di quel
popolo che sta per accoglierlo. Egli, incalzato dal coro, torna sulle sofferenze della sua vita
tragica: parla dell'incestuoso legame e dei suoi frutti, fino all'uccisione del padre, salvo
dichiararsi puro di fronte alla legge, in quanto ignaro giunsi a tanto.
Vorrei sottolineare il senso liberatorio di tali parole: l'Edipo che giunge a Colono in
grado di dichiarare la propria responsabilit, autogiudicarla fino a non sentirsi pi
schiacciato da quel senso di colpa che lo ha reso cieco nel corpo e nello spirito,
impedendogli una visione proattiva del futuro.
L'Edipo a Colono ora pu scegliere.
Ingiunge Teseo ad interrompere lo scambio tra Edipo e il coro. Il sovrano immediatamente
riconosce Edipo, ed avendo anch'egli dovuto inseguire la verit e l'incontro con la propria
origine, gli dimostra da subito empatia. Edipo da atto alla propria scelta ed offre in dono il
proprio corpo. I vantaggi di tale dono saranno, tuttavia, apprezzabili solo dopo la morte e la
degna sepoltura dell'anziano. Quest'ultimo asseconda le richieste del nobile Teseo e torna a
dire della propria sofferenza, ovvero del prezzo di quel dono. Edipo consapevole che da
Tebe si muoveranno per ricondurvelo, in quanto da lui dipendono le sorti e la salvezza di
quella citt. Dunque, per Edipo, la scelta di offrirsi alla citt di Atene implica
irrimediabilmente la chiusura con quel passato tragico. Il credito di fiducia che Teseo
realizza, accogliendo quel dono dai benefici ancora misteriosi, verr soddisfatto
allorquando Edipo, agendo coerentemente, respinger con rabbia rassegnata le richieste di
Creonte e del figlio Polinice. L'ultimo atto doloroso della vita di Edipo si compie nel
colloquio con il figlio sopraggiunto, a cui verr rinfacciata la miseria cui fu condannato suo
padre con l'esilio. A Polinice non resta che congedarsi da Colono, consapevole che andr
ad incontrare con la morte il proprio destino nefasto.
solo a questo punto che dal cielo promana, come un gong, l'alato tuono di Zeus che
condurr Edipo all'Ade.

23

Conclusioni

Per concludere questa tesi vorrei provare a proporre un nuovo, quantomeno nella realt
Italiana, orizzonte applicativo per la mediazione umanistica dei conflitti. Se questo
strumento pu dirsi utile ed apprezzabile ogniqualvolta si cerchi di facilitare la
comunicazione all'interno di un conflitto relazionale che sia in ambito familiare,
scolastico oppure penale, attinente la relazione reo-vittima - ovvero ogniqualvolta vi sia un
bisogno di verit, che solo nella relazione pu trovare risposta, azzarderei l'ipotesi per cui
la mediazione possa essere una via idonea e praticabile per favorire l'incontro tra madri
naturali e figli non riconosciuti alla nascita.
In questi giorni, contemporaneamente alla stesura di questo lavoro, la Camera dei Deputati
ha approvato in prima lettura una proposta di legge volta a consentire alle madri di
revocare il proprio anonimato, aprendo conseguentemente alla possibilit di un incontro
con i rispettivi figli non riconosciuti. Si tratta di risolvere il bilanciamento tra due interessi
fondamentali: da una parte la tutela dell'anonimato di una donna che decide pro vita di
condurre in porto una gravidanza, salvo poi donare la propria creatura ad una coppia
idonea all'adozione; d'altra parte il bisogno di verit di tutti quegli adulti che manifestano
un profondo interesse circa le proprie origini biologiche.
La nostra Corte Costituzionale intervenuta con la sentenza n. 278, depositata in data
22/11/2013, riconoscendo tale interesse come presupposto indefettibile per lidentit
personale delladottato. Questa sentenza, di tipo additivo, oltre a dichiarare
costituzionalmente illegittimo larticolo 28, comma 7, della legge n. 184 del 1983 nella
parte in cui non prevede, nel rispetto della privacy, la possibilit per un giudice di
interpellare la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata, incarica il
Legislatore di adoperarsi a stabilire una modalit che assicuri la massima riservatezza, per
ottenere un riscontro dalle madri, le quali potranno scegliere di revocare il segreto oppure
no. A onor di cronaca, questa pronuncia ha fatto seguito alla pronuncia della Corte europea
dei diritti delluomo Godelli contro Italia, con la quale i giudici di Strasburgo hanno
condannato lItalia, proprio in quanto la nostra legislazione non stabilisce un equilibrio e
una proporzionalit tra quegli interessi in potenziale conflitto.

24

Seguendo il dibattito in Aula, ho potuto riscontrare un riconoscimento sostanzialmente


unanime relativo all'importanza del bisogno di conoscere si pensi anche
all'irrinunciabilit, in riferimento alla tutela costituzionale della salute ex art. 32, dei dati
sanitari per la cura di eventuali patologie ereditarie accompagnato per da due ordini di
perplessit. Per un verso, chi si detto contrario alla proposta di legge ritiene che la
violazione di quel patto di segretezza con lo Stato, oltre che eticamente scorretta, potrebbe
costituire un disincentivo al parto anonimo e garantito nelle strutture sanitarie. Mi permetto
di giudicare tale tesi come apodittica, dunque, non accettabile in quanto, altrettanto
apoditticamente, potrei supporre il contrario, ovvero che la difficolt di abbandonare un
figlio, appena dato alla luce, potrebbe essere superata proprio in considerazione della
possibilit futura di un incontro tutelato.
Su altro versante si muovono i condivisibili dubbi di chi teme l'effetto traumatico che
potrebbe investire una madre che, da un giorno all'altro, venisse contattata da un Tribunale
per i minorenni, a proposito di una questione assai delicata e risalente nel tempo. Credo
che questo genere di timori sollevino una questione la cui importanza massima ed
afferisce un interesse fondamentale che riguarda entrambi i lati della contesa. Un piccolo
passo indietro: la Corte Costituzionale ha deciso di riconoscere il diritto all'identit del
figlio che viene tutelato sotto il profilo della immagine sociale della persona; vale a dire,
di quellinsieme di valori rilevanti nella rappresentazione che di essa viene data nella vita
di relazione24. Ora, sarebbe inaccettabile che l'esercizio di tale diritto da parte del figlio si
ripercuotesse in modo deleterio sull'immagine sociale della madre, e la sua sola possibilit
di difesa, ovvero il perdurare dell'anonimato, una tutela che giudico insufficiente e
sbilanciata, non adeguata alla sensibile delicatezza dei rispettivi bisogni.
Ci che mi conduce a ritenere la mediazione un mezzo potenzialmente risolutivo in questo
senso, risiede proprio nei valori e nelle caratteristiche che la sostanziano. Libert,
riservatezza, informalit, assenza di giudizio sono peculiarit dello strumento che
potrebbero garantire la massima tutela degli interessi dei due soggetti. Ogni mediazione
sorge dall'invio di una lettera in cui si illustra la possibilit di intraprendere un percorso
informato ai valori sopra citati. Questa modalit di approcciare le madri pu essere utile a
lasciare un adeguato spazio di riflessione alla persona che, senza alcun impegno, pu
contattare il centro di mediazione per reperire maggiori informazioni o fugare eventuali
dubbi e perplessit. Altro elemento da richiamare, oltre alla quasi totale informalit
24 Sentenza Corte Costituzionale n. 278/2013

25

dell'incontro di mediazione, l'alta qualit della formazione dei mediatori che, cosci della
delicatezza estrema delle questioni che sono chiamati ad affrontare, potrebbero garantire
una gestione non riduttivamente burocratica della faccenda. Inoltre, prima che due soggetti
addivengano al vero e proprio incontro di mediazione, vengono svolti dei colloqui separati
tra il mediatore e le parti, al fine di esplorarne esigenze e aspettative, nonch di fornir loro
maggiori dettagli e conoscenza. in questa sede che la singola parte pu maturare la
consapevolezza necessaria del proprio bisogno e della bont del percorso che
eventualmente decider di intraprendere.
La mediazione in questi casi, potrebbe limitarsi a tale fase preliminare, consentendo, ove si
decida di rimuovere l'anonimato, un incontro non mediato e adeguatamente intimo;
perlomeno, questo l'auspicio di questo figlio adottivo non riconosciuto alla nascita.
Il proposito di valorizzare la mediazione nel panorama legislativo italiano, risponde non
solo a questo bisogno personalissimo, bens ad un progetto politico in grado di promuovere
una sempre maggiore e consapevole congruenza tra il dettato costituzionale, che fonda
ontologicamente la nostra democrazia, e le pratiche sociali che legalmente vengono attuate
in tutti i campi del diritto. Nella costanza di una legge ridotta a dispositivo di
funzionamento, la cui debolezza resa sempre pi manifesta dalle crisi economiche,
sociali, culturali che attraversano il nostro tempo, necessario ri-scoprire e far riemergere sistemi volti a favorire l'affermazione di quei diritti fondamentali, sempre pi
affermati nelle Carte internazionali, quanto meno presenti nella nostra realt concreta.
Contro quel riduttivismo, malattia dell'Occidente, ha speso mirabili parole lo psicanalista
Luigi Zoja: Uno spettro si aggira quindi per la globalizzazione. Un male che poco a poco
pu divorare tutti, ma cos silenzioso da non fare paura. Non si tratta di una povert
materiale che il mondo di oggi in grado, prima o poi, di sconfiggere ma di una
miseria culturale e spirituale: che pu proseguire nei secoli e farsi definitiva.
Il riduttivismo una povert del pensiero, della comprensione, della compassione. Se fosse
miseria materiale si potrebbe intravvedere il suo superamento []. , invece, miseria
dell'anima. E per affrontare le miserie dell'anima ogni uomo deve cominciare da zero.
una responsabilit del mondo che ogni nostro figlio dovr caricarsi sulle spalle da solo.25
Cos come ha fatto Edipo.

25 Luigi Zoia, Contro Ismene. Considerazioni sulla violenza Bollati Boringhieri 2009, pp. 99 e ss.

26

Bibliografia

Jaqueline Morineau, Lo spirito della mediazione, Edizione Franco Angeli, 2000;


Adolfo Ceretti, Lorenzo Natali, Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali. Raffaello
Cortina Editore, 2009;
Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore. Einaudi ed., Torino, 2009;
Luigi Zoia, Contro Ismene. Considerazioni sulla violenza Bollati Boringhieri 2009;
Sofocle, Edipo Re, Edipo a Colono, Antigone, Oscar Mondadori, 2011;
Ren Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, 2011;
Daniele Giglioli, Critica della vittima, Figure nottetempo, 2014;
Remo Bodei, Ira. La passione furente, Intersezioni, il Mulino, 2010.
Tamotsu Shibutani, Society and Personality. An interactionist Approach to Social
Psychology. Patience Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1961.

Filmografia

Edipo Re (1965). Un film di Pier Paolo Pasolini.


Con Franco Citti (Edipo), Silvana Mangano (Giocasta), Alida Valli (Merope), Carmelo
Bene (Creonte) Julian Beck (Tiresia), Ninetto Davoli (Anghelos), Luciano Bartoli (Laio),
Ahmed Belhachmi (Polibo), Francesco Leonetti (servo di Laio), Giandomenico Davoli
(pastore), Pier Paolo Pasolini (gran sacerdote). Genere drammatico. Durata 104 minuti.
Produzione Italia, Marocco.

27

Indice

Introduzione...............................................................................................................4
Prologo: sulla mediazione e la tragedia................................................................5
La parabola di Edipo Re.................................................................................................8
1. L'ira Edipo vs Laio. ..........................................................................................10
2. Il bisogno di verit Edipo vs Tiresia.....................................................................16
3. La piet e la riparazione Edipo a Colono..............................................................20

Conclusioni......................................................................................................................24
Bibliografia......................................................................................................................27
Filmografia......................................................................................................................27

28