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LETTERE A LOTTk CONTINUA

C4RE COMPAGNE
C4RI COMPAGNI
"Le donne,i cavallier,l'arme,gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto..."
la storia del 77 in 350 lettere

EDIZIONI COOPERATIVA

GIORNALISTI

LOTTA

CONTNUA

5.

Copyright 1978
Ediz. Coop. giornalisti Lotta Continua
via dei Magazzini generali, 30
00153 Roma
Supplemento al n. 48 del 28-2-78
del quotidiano Lotta Continua
reg. trib. Roma n. 1442 del 13-3-72
Finito di stampare nel mese di febbraio 1978
nella Tipografia 15 Giugno
via dei Magazzini generali 30
00153 Roma

7.
35.
69.
115.
145.
175.
191.
225.
271.
305.

Nota introduttiva
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre

AMMELMA

4MtfMMkfeft

In questo libro sono raccolte lettere pubblicate dal quotidiano Lotta Continua nel corso dell'anno 1977. Sono una parte minima delle migliaia
che ci sono giunte. Altre ottomila, circa, sono purtroppo ancora inedite.
Non sono queste le pi belle, nemmeno le pi
brutte. Neanche un campione rappresentativo.
Sono 350 lettere, una di seguito all'altra, datate
mese dopo mese. Non hanno bisogno di essere
raccolte per argomenti, ogni lettera completa
nella sua espressione.
Migliaia di persone, di compagne e compagni
hanno preso la penna in mano, hanno pensato,
hanno scritto. Hanno in questo modo comunicato
tra loro. E' un fatto importantissimo, unico, se si
guarda alla complessit degli argomenti, delle situazioni, dei problemi affrontati. Non deve essere disperso.
Queste non sono lettere di Lotta Continua. Appartengono a chi oggi si sente parte dell'opposizione rivoluzionaria, del dissenso, a chiunque viva in
maniera talvolta drammatica ma mai rassegnata
il problema della trasformazione quotidiana della
vita, il problema della rivoluzione.

marzo

Un editore ha messo le mani sulle lettere a Lotta Continua , per farne un libro chiaramente a scopo di lucro.
Non ci ha nemmeno consultato.
Questa iniziativa che abbiamo tentato e tuttora tentiamo di bloccare ci ha creato grossi problemi di tempo, finanziari e di distribuzione. Uscire insomma prima
possibile e nella maniera migliore per neutralizzarla anche in questo modo.
Il tempo un record una settimana il finanziamento non ancora risolto e la distribuzione sembrava essere uno scoglio insuperabile. Per le librerie ci siamo trovati di fronte al rifiuto delle grandi catene di distribuzione. Per questo abbiamo chiesto solidariet ai compagni
della Savelli. Ci stata data e cos possiamo usare la
loro avviata e capillare rete distributiva.

Le Camere riunite discutono


il rinvio a giudizio di Gui e
Tanassi, mentre a Pisa precipita di nuovo un Hercules.
Muoiono 40 militari.
Tramontani, ufficiale dei carabinieri assassina a freddo, a
Bologna Francesco Lorusso.
Chiss se il tuo accento barese si sentiva ancora sotto ia
parlata del Nord .
Nasce la tesi del complotto,
ad opera del PCI, in difesa
della sua Bologna e delle
istituzioni repubblicane. Conduce l'istruttoria il giudice Catal ariotti.
Centomila manifestano a Roma. E' il 12, Francesco morto da un giorno. Pioggia e
schieramento militare indi" menticabili. Una forza enorme, numerica. Una potenzialit frustrata dalle contraddizioni interne. La citt vuota
nelle sue strade, tanti arresti,
rabbia incontrollabile, amarezza. Poi, una discussione
aspra.
Scioperano 10 milioni di lavoratori, per lo sviluppo del
Mezzogiorno. Mentre Andreotti tratta col Fondo monetario
e si intende coi sindacati
sui temi del costo del lavoro, della scala mobile e
solo parzialmente sugli investimenti al Sud.
E a Bologna non pi quiete. Carri armati, compagni incarcerati e l'arroganza del
regime. Siamo noi i veri delinquenti, Gui e Tanassi sono innocenti .

dal personale, difficile perch abbiamo trovato la forza di


distruggere un partito.
Ho rivisto le giornate all'universit: la lotta, la gioia, la
creativit, la rabbia, lo i scontro con i compagni, le assemblee ogni giorno pi difficili. Ho rivisto la manifestazione
per il compagno Panzieri, lo striscione Siamo tutti colpevoli , la prima carica della polizia, il mio essermi vissuta
gli scontri dall'esterno, con la voglia di sfondare il vetro
che mi divideva e la paura di fare un passo indietro, un
passo lungo un anno, perch non ho mai elaborato, partendo
da me come donna, che cosa significa violenza, come esprimerla, con quali strumenti, il rapporto con lo stato, con la
repressione, con le istituzioni. E nel nostro enorme corteo di
marted dove tutte sorridevamo e ci davamo la mano, dove
ogni spezzone partecipava con d propri contenuti, dove l'essere donna e diverse tra noi ci permetteva di comprimerci in
una piazza che non ci conteneva, ho pensato a cosa avremmo fatto se la manifestazione non fosse stata autorizzata,
a perch e a chi aveva accettato un percorso cos breve,
per vicoli nascosti, in una piazza piccola per la nostra forza,
per la nostra rabbia. E mi ha fatto violenza il sentir gridare, in contrapposizione a Panzieri libero , Panzieri incinto , vedere crescere questa frattura fra noi.
Ho voglia di pai lare di tutto questo, voglia di capire la
fase che attraversiamo, ho voglia di continuare ad essere
donna.
Claudia

Ho voglia di continuare
ad essere donna
Roma
Non mi sono sentita forte l'8 marzo, mi sono sentita esterna, lacerata da mille contraddizioni, mi sono ritrovata a pensare alla mia storia, alla mia vita, a quella che era stata
la mia militanza in Lotta Continua, a quel 6 dicembre che
avevo fatto dalla parte sbagliata, a quante cose non avevo
capito, a tutte le certezze che mi erano crollate, a questo
ultimo difficile anno che mi servito per costruirmi donna,
per scoprire la mia storia, un anno vissuto con le compagne, un anno in cui non c' stato un vero rapporto con i
compagni, un anno difficile perch fatto di momenti beli
e di momenti brutti, difficile perch i rapporti umani, le
cose da fare non erano pi mediate dalla scelta politica ma

Quando l'autorit arriva


a tali bassezze
Questo U testo del discorso di Giovanni Lorusso fratello di Francesco
che il PCI ha impedito fosse detto durante la manifestazione a Bologna.
Compagne e compagni,
non facile, per me, parlare di quello che successo in
questi giorni, ma credo che sia necessario. Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua, antifascista, studente di me-

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dicina morto, ammazzato dai carabinieri e dalla polizia
di Cos siga e di Andre etti.
E' importante dire con chiarezza e senza tentennamenti
di chi sono le responsabilit politiche, morali, materiali di
quest'omicidio.
Comunione e Liberazione, un'organizzazione collaterale
della DiC, ha voluto una prova di forza, venerd scorso, alla
Universit: i pochi (quattro o cinque) compagni che erano
andati all'assemblea convocata da loro sono stati percossi,
buttati fuori. Poi, questi cristiani di ben strano tipo, hanno
chiamato, assieme al rettore, la polizia e i carabinieri per
farsi proteggere dagli slogans"di centinaia di studenti. Perch solo di slogans, si trattava. Sono arrivati i difensori
dell'ordine e hanno caricato violentemente i giovani, i compagni su un marciapiede di via Zamboni; dopo le cariche, i
colpi di arma da fuoco, e alcuni di questi sparati a freddo
vanno a segno: Francesco cade capito a morte. La DC di
Gui, incriminato per lo scandalo Lockheed, quella dei mafiosi Gioia e Ciancimino ha cos costruito e sottolineato questo
ennesimo omicidio reazionario, usando i suoi figliocci di
OL. E la DC, la stessa DC sta purtroppo su questo palco;
questo partito che si nutre e ingrassa sulla violenza degli
sfruttatori contro gli sfruttati quello dei mafiosi e dei sequestri di persona, dei miliardi delle multinazionali, vorrebbe
da qui presentarsi come un gruppo di galantuomini impegnati
a lottare per l'ordine e la libert! La loro spudoratezza lasciatemelo dire, compagni e compagne, cittadini di Bologna,
va oltre ogni limite.
In una manifestazione cerne questa contro la violenza
e per la convivenza civile non si pu dimenticare che non
c' peggior atto di violenza di un omicidio di un uomo, dell'
omicidio di Francesco Lorusso, preparato da CL e attuato
dalla polizia. N pu valere qui tentare di mettere sullo stesso piatto una vita stroncata dalla pallottola e alcuni atti come
la distruzione delle vetrine del centro, avvenuti durante la
manifestazione che migliaia di studenti hanno fatto nel pomeriggio di venerd. A tutti quelli che in buona o malafede si sono cos scandalizzati per la rabbia che gli studenti in massa hanno portato in piazza in questi giorni io
chiedo con molta fermezza di riflettere e di scegliere tra
le vetrine e la vita umana. Cesi come di una cosa bisogna
essere coscienti: si muore troppo spesso sulle piazze italiane.
Per questo, ed giusto, il movimento di massa degli studenti ha deciso di non essere violento e teppista ma di

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difendere con l'organizzazione di massa, con la mobilitazione, con la lotta, i suoi cortei, le sue assemblee, la vita
dei suoi militanti. Quanta violenza ha fatto in questi giorni
la polizia, diretta dalla DC, contro questa citt, quanta violenza c' nelle autoblindo, nei mezzi corazzati, nelle cariche
indiscriminate! Qualcuno vuole seminare il terrore e la paura in citt.
Qualcuno, il governo, la DC, i padroni, vuole cos schiacciare la ribellione degli studenti a questo sistema che produce, sia detto per inciso, 4.000 omicidi bianchi l'anno. Gli
studenti in lotta, pur con la paura che abbiamo tutti non
si sono piegati e non hanno intenzione di piegarsi: sono
andati a discutere, tra mille difficolt, con gli operai nelle
fabbriche, con i proletari nei quartieri, hanno fatto, in migliaia, assemblee ogni giorno, in questa citt militarizzata e
guardata a vista dalle truppe di Cossiga.
Io sono cosciente che l'omicidio di mio fratello Francesco,
le autoblindo, le cariche poliziesche non sono solo contro
gli studenti ma contro tutti i cittadini democratici e pi
in particolare contro il movimento operaio nel suo insieme e
in tutte le sue articolazioni. Per questo intervengo nonostante la presenza democristiana, in questo comizio.
N mi possibile dimenticare che sua eccellenza il prefetto, rappresentante del governo, ha emesso un'infame ordinanza in cui si vietava non solo il 'funerale in citt, ma
anche l'allestimento di una camera ardente nel centro storico. Hanno ammazzato Francesco, ma non gli bastato:
la sua salma non poteva essere onorata dalla massa dei
suoi compagni e dei cittadini democratici. Quando l'autorit
arriva a tali bassezze, a tali indegnit umane e morali, a
provvedimenti di questo genere, una sola risposta pu essere
data: la lotta dura, militante e ' d i massa. 'Solo l'allontanamento della polizia e dei OC, le dimissioni del prefetto, la
pronta punizione dei colpevoli, pu ristabilire un clima di
tolleranza civile: non c', e deve essere chiaro, altra via
d'uscita dall'attuale situazione. Sono oltre cento gli studenti in
galera, ma nemmeno se fossero mille il potere riuscir a
tapparci la bocca, a impedirci di manifestare per i nostri
diritti, a schiacciare la nostra protesta.
Un'ultima cosa e ho finito. Probabilmente molti cittadini
non seno d'accordo con certi metodi di lotta praticati dal
movimento degli studenti e noi siamo pronti a discutere con
tutti. Ma anche chi dissente non pu dimenticare una cosa
fondamentale : il compagno Francesco Lorusso morto anche

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par lui, morto par difendere non scio la sua libert ma
quella di tutti. Ognuno pu scegliere, in questa piazza o
altrove, tra l'ordine reazionario delle autoblindo e dei carri
armati, e quello democratico delle masse popolari, ccn tutte
le loro contraddizioni e i loro problemi. Noi la nostra scelta
l'abbiamo gi fatta: siamo tutti a fianco del compagno Francesco, cos come siamo al fianco delle centinaia e centinaia
di compagni uccisi in questi anni dal piombo poliziesco mentre si battevano nelle piazze.

Il socialismo dal volto emiliano


lascia il passo ai carri armati
Roma
Alla stazione, alle 7 di mattina, la polizia non era ancora arrivata, pi tardi una ventina di compagni scesi dal
treno successivo verranno sciolti dalle forze dell'ordine. Non appena ci siamo avvicinati al centro storico abbiamo visto i primi mezzi corazzati. Un M-113 di traverso sbarrava l'accesso a via Zamboni (nella zona dell'Universit),
dietro si intravedono i reparti dei carabinieri con mitra
spianati.
I funerali di Francesco si fanno in piazza della Pace,
vicino allo stadio, nell'estrema periferia. Ci arriviamo
con uno degli ultimi autobus prima dello sciopero. Ad ogni
fermata salgono gruppi di studenti. Attorno a piazza Maggiore e nelle altre strade del centro sono schierati i reparti
dei carabinieri, sui muri sono affssi gli avvisi del Prefetto che vietano ogni assembramento .
In piazza ci sono gi migliaia di compagni: volti tesi,
molti piangono. Rabbia e dolore, centinaia di pugni chiusi:
il corteo funebre si avvia lentamente. Dobbiamo metterci
un'ora a fare la strada dice con voce emozionata uno dei
compagni che portano la bara, riferendosi alla provocazione di concedere solo trecento metri di percorso per il funerale. Gruppi di operai in tuta si uniscono, un vecchio partigiano, piangendo, mette sulla bara il suo fazzoletto dell'
ANPI.
Ci si ritrova alle 14 nel quartiere proletario di S. Donato.
All'entrata si schiera, in assetto di guerra, il battaglione

Padova della PS. I compagni arrivano alla spicciolata,


alla fine sono pi di 1.500 su un prato.
L'elicottero della polizia sorvola a bassa quota e segnala la posizione degli assembramenti . Il Padova
si muove, la gente esce dai bar e dalle case e osserva agli
incroci: era dal dopoguerra che S. Donato non veniva occupata militarmente. La popolazione civile invitata a
tornare subito nelle case , ripete in continuazione un altoparlante della polizia: l'annuncio suona sinistro, il paragone con le truppe di occupazione naziste immediato,
ma la gente rimane sulla strada. I compagni decidono di
sciogliersi e di andare in massa all'uscita delle fabbriche.
Nella sezione di LC del quartiere si tiene una riunione di
studenti medi: compagni stringiamoci, cos che tutti possano entrare; quelli che sono sulla strada si mettano sotto
i cornicioni dice qualcuno riferendosi all'elicottero che
continua a ronzare in alto.
Davanti alle fabbriche ci sono molti studenti, alla Sasib
siamo almeno 200; si formano grossi capannelli. Il confronto serrato, molti degli operai che si fermano sono quadri
del PCI, ma non ci sono solo loro. Si discute di tutto, di
Bologna in stato d'assedio, delle vetrine rotte dagli studenti , delle posizioni del PCI. L'elicottero avvista anche
questo concentramento e compie molti giri a bassa quota.
Ecco contro chi lottiamo dicono i compagni ; qui ci si
sente pi sicuri e si risponde con i gesti e con qualche
slogan. Vediamo se vengono a caricarci davanti alle fabbriche dice uno studente e un altro aggiunge aspettiamo
che venga il buio per muoverci, cos l'elicottero diverr
inutile .
Torniamo alla stazione, mentre centinaia di compagni cominciano a ritrovarsi in piazza dell'Unit. E' questo un
problema fondamentale: dove rrtrovarci con l'Universit
chiusa e con la polizia che carica ogni gruppo di pi di cinque persone? Nessuno per si tira indietro, tutti fanno politica in prima persona: con gli operai erano in molti a parlare, non i soliti militanti. Lo stato d'assedio pesante,
senza precedenti, ma la risposta cos ci sembrava discutendone sul treno buona, anche se ancora insufficiente.
Per ora sono solo gli studenti a opporsi, gli altri stanno a
guardare. Per questo motivo il movimento ieri non ha scelto la strada dello scontro frontale, ma andato dagli operai
ad aprire una discussione.
Mentre aspettiamo il treno vediamo l'elicottero volteggiare ancora sulla piazza dietro la stazione dove sono i

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compagni. Bologna oggi un banco di
rebbe fare cos in tutta Italia. Su quello
sti giorni a Bologna ci sar da discutere
Due

prova, Cossiga vorche succede in quemolto e a lungo.


compagni di Roma

Noi operai, diversi da voi


Bologna
Cari universitari, noi operai che scriviamo questa lettera
non rappresentiamo tutta la classe operaia bolognese per
due motivi: il primo che sono cose che pensiamo noi firmatari, il secondo perch siamo... autonomi perch
una nostra iniziativa nel senso che non abbiamo interpellato n avuto ordini dai Sindacati.
Ci siamo sforzati di capirvi. Ci che abbiamo capito
che noi operai anche ss voi siete sensibili alla classe
operaia siamo diversi da voi. Gli avvenimenti del passato, e ci riferiamo alle varie lotte del movimento operaio,
ci insegnano che una lotta si pu fare anche manifestando
democraticamente e con ottimi risultati.
Gli studenti, o meglio dire gli estremisti, secondo noi reagendo e manifestando con atti di teppismo, distruggendo
negozi o rubando prosciutti non fanno altro che dare la
possibilit sia alla classe operaia che all'opinione pubblica
di dire loro che sono dei fascisti, che loro sono deglji
assassini e che se la polizia spara fa bene, perch spara
contro degli assassini .
Perch alla classe operaia non stato mai possibile dargli del fascismo? Il perch chiaro. Anche noi operai abbiamo avuto degli operai che sono stati assassinati in comizi
pacifici ( i morti di Reggio Emilia, quelli di Modena, di
Piazza Fontana). Questi compagni sono stati uccisi senza che
loro andassero a distruggere vetrine o a bruciare fabbriche.
Davanti a questi episodi la classe operaia bolognese non
stata a guardare, ha reagito con manifestazioni democratiche senza scontri con la polizia figli scontri con la polizia
roba del passato. I carabinieri sono pure figli del popolo
anche se manovrati dal potere), e cos facendo ha avuto
credibilit anche verso l'opinione pubblica e non stata
data la possibilit a chi ne avesse interesse di darci del
fascista .
Noi pensiamo che se gli studenti al posto di fare del
teppismo fossero andati in piazza a manifestare pacifica-

mente, a parlare con le persone ed in particolare / con il


mondo operaio, a far capire loro quali sono i loro problemi, cos' che non va, molti operai sono padri di famiglia
ed nel loro interesse aiutare a migliorare la situazione
dei propri figli. In questo modo avrebbero avuto anche gli
operai con loro e uniti si vince, nessuno avrebbe potuto dire
che sono dei provocatori e anche se li ammazzano fanno
bene .
Il motivo della presente per riuscire a capirvi con
l'invito per incontrarci e capire il perch vi mettete l'elmetto (non tutti, chiaro), usate spranghe, catene, bombe molotov come fanno i fascisti, mentre noi non lo facciamo.
Vi preghiamo inoltre che incontrandoci con i sottoscritti
non ci facciate n prediche, n lezioni sui mali del capitalismo, n come combatterlo: insomma vi preghiamo di non
fare con noi i professori.
Vogliamo incontrarvi perch realmente si realizzi quanto
durante le manifestazioni studentesche viene gridato: studenti-operai uniti nella lotta .
Un gruppo di operai che abita in via Guerrazzi, 14
Cascavilla, De Filippis, Della Gatta,
Del Borrello, Scaramuzzo, Di Biase,
Grilli, Alfonsi, Trasformi, Ferri, Pezzini
Cammareri, 3 Bruno, Nerini, Russo

Mi si aprono continue contraddizioni


Forl
Sono un operaio, militante del PCI, dal 1970; dal 1966
lavoro in catena di montaggio alla Becchi-Zanussi di Forl.
Dal 1966 al 70 ho vissuto una vita piena di contraddizioni
politiche, per sono sempre stato' dalla parte dei lavoratori
nel bene e nel male, che fin dal '68 mi hanno eletto delegato di linea, e difeso da un licenziamento e fatto riassumere.
Ho avuto simpatie per LC; con questa organizzazione ho
vissuto momenti che mi hanno formato ed altri che mi hanno distrutto, ma complessivamente stata un'esperienza
negativa.
Ora nel sindacato e nel PCI svolgo un ruolo positivo,
credo, per i lavoratori che ad ogni elezione del CdF mi
rieleggono, ma questo non mi basta completamente.
Perch mi si aprono giornalmente contraddizioni, problemi: i lavoratori sono giustamente esigenti, i loro proble-

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mi che sono anche i miei mi creano gravi spaccature mentali, poi c' il lavoro, la catena, che avvilente.
Perch dico queste cose? Perch mercoled 16 marzo
1977 ero in piazza a Bologna a fare il Servizio d'Ordine sindacale.
La paura era tanta, non era solo fisica, c'erano migliaia
di problemi che si intrecciavano lungo il viaggio. Arrivati a
Bologna tutto svanito.
Mi sono trovato in piazza all'angolo di via Rizzoli, di
fronte ai giovani di LC. Mi sono sentito sub-ito tranquillo;
abbiamo trattato, tutto andato liscio; non c'erano n slogans provocatori, n bastoni, ma una compattezza giusta.
Dopo un po' arriva Bruno Giorgini di LC e mi fa duro
ci si schiera sulle barricate e io rispondo certo . Poi
cominciano gli slogans duri e noi l.
Serpeggia un po' di nervosismo, facce scure, basta nulla
per scattare. Lo spazio tra noi e LC diminuisce, tutti si
prodigano perch non succeda nulla, chi rompe o cerca di
provocare viene redarguito ed allontanato dai servizi d'ordine.
Di fronte a me volti familiari, di amici; non ci salutiamo o facciamo finta di non vederci. Poi vedo di fronte a
me Travaglini e ci guardiamo, e ci torniamo a guardare, ci
interroghiamo senza parlare, muti, duri: poi tutto passa.
Mi arrabbio con uno che vuole vedere -gli indiani , 1'
allontano in malo modo, me ne dispiace, ma non mi va di
stare allo zoo o al cinema.
Poi parla il fratello di Francesco. L'aria tesa. Sto
piangendo: mi vengono in mente i compagni morti, tutti:
Lupo, Boschi, Varalli, Zibecchi, Ardizzone e tutti, troppi,
troppi, mi viene voglia di dire basta, basta; non ne posso
pi, anche attorno a me i miei compagni, che conosco meno
emotivi di me, sono commossi e mi fanno coraggio.
Poi succede un brutto fatto: uno studente si rivolge verso di noi per leggere il comunicato che il fratello di Francesco, distrutto, non riesce a leggere, una cosa che mi
pareva giusta, non faceva nulla di male, infatti nessuno
obietta nulla.
Solo uno si fa avanti con fare arrogante e cerca di non
fare parlare il giovane. Al che tutti entriamo in discussione con questa scappata arrogante e il giovane pu parlare
tranquillo. Non c' pi nessuna tensione, mi sento vuotato
da tutto.
Sono quasi le sei. Il compito affidatoci finisce, andiamo
gi per via Rizzoli, discutendo tra compagni, perch ci sono
i morti nelle piazze, perch ci sono le squadre speciali,

perch si spara nelle piazze, perch tanti giovani si allontanano dai lavoratori, o perlomeno dai loro partiti.
Sono tutti provocatori e teppisti?
Che facciamo per dargli una sicurezza, un lavoro, un domani serio? E' chiaro, con la violenza fine a se stessa,
con le vetrine rotte, con le P 38 non siamo d'accordo, ma i
discorsi vanno avanti a ruota libera.
Torniamo a casa, sono le 18,15, non accaduto nulla,
c' stata una risposta di massa imponente, dura.
Per quei giovani coi loro problemi, le loro esasperazioni, i loro slogans, non possiamo lasciarli soli, se vogliamo
essere una classe egemone e dirigente e non dei paternalisti.
Valerio Pacchetti

Quando muore un compagno


Tiela

Cari compagni, quando muore, quando viene ucciso un


compagno, che non si conosce, che abita centinaia di chilometri distante da t, le prime reazioni sono di stupore, d
pensare subito cosa possibile fare: manifesti, volantini.
Poi cominci a pensare, a cercare di immaginare come vivesse Francesco, cosa facesse, cosa pensasse, chi fosse.
E mi sembra quasi di conoscerlo.
E mi viene rabbia perch per Andreotti normale e fatale, perch radio e televisione tutti presi a parlare di teppisti e di guerriglia, perch i partiti pi o meno democratici tutti presi a condannare la violenza e ad elogiare le
forze dell'ordine, dimenticano e vogliono farci dimenticare che
Francesco morto, assassinato dalla polizia, dai carabinieri.
Io non voglio dimenticare Francesco che non conoscevo,
come non voglio dimenticare le decine di compagni che non
ci sono pi.
Mi venuta voglia di scrivere di lui e degli altri, di
ricordarli.
Non conoscevo Pietro Bruno. / Ci saremmo mai incontrati? Forse, una manifestazione. / Noi a cercare soldi per tornare gi / Pietro inquadrato in un cordone. / Avremmo fumato insieme / e parlato della manifestazione / e della
Sicilia e di Lotta Continua? / Forse no! / Ora non pi possibile. / Non ti conoscevo Francesco / Non so se ci saremmo mai incontrati. / A Bologna, un viaggio. / 0 in qualche

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altro posto, una riunione. / Avremmo mangiato insieme, /


e bevuto e scherzato e parlato? / Chiss se il tuo accento
barese / si sentiva ancora sotto la parlata-del Nord? / Tutto
questo, forse, non sarebbe mai successo. / Ora non pi
possibile. / Ora non pi possibile / Perch ora vi conosco.
/ Tu Pietro e tu Francesco / e Tonino e Caludio / e altri e
altri ancora, / vi conosco nella morte. / Assassinati! /Dagli
assassini di Stato! Il vostro nome, il vostro volto / ora mi
familiare / e vorrei che non lo fosse .
Dario

Dal pullman
In riferimento alle notizie diffuse dalla polizia riferite
dal Corriere della Sera di luned 14 marzo, per quanto riguarda le sparatorie avutesi dopo la manifestazione e che
ci ha visti coinvolti. Ecco i fatti.
Dopo che si era sciolta la manifestazione in piazza Cavour, dove erano confluiti la maggior parte dei compagni
calabresi, si era tornati alla spicciolata alla stazione Termini
dove avevamo appuntamento con i due pullmans.
Erano le 23.10 ed arrivano i pullmans parcheggiati in
una strada vicina e vi saliamo. Si decide di restare ancora perch mancavano alcuni compagni (poi risultati fermati) e una compagna che doveva arrivare in taxi, per
mancanza di mezzi pubblici. Si discuteva con alcuni compagni che erano a terra, noi sul pullman, e ci informavano
che una banda di fascisti di 50-60 persone, armata di pistole, era nei pressi della stazione (poi risulteranno poliziotti).
In questo frangente arrivano una ventina di persone che iniziano a sparare ad altezza d'uomo. Noi partiamo coi pullmans. Abbiamo visto chiaramente che non meno di dieci pistole hanno sparato pi di venti colpi. Ci siamo allontanati
girando attorno alla stazione fermandoci poco distante in
una strada (c' da dire che la sparatoria avvenuta all'angolo della stazione uscendo a sinistra, vicino al sottopassaggio). Dopo aver discusso con gli autisti si decide di fare
un giro attorno alla stazione per prendere i compagni sopraggiunti nel frattempo. Si fa il giro e ci fermiamo a destra della stazione, cio a pochi metri dalla caserma. Si
decide che un pullman faccia alcuni giri per prendere i
compagni ancora non tornati, non fermarsi visto i pistoleri

in giro e gli autisti che non vogliono. Il pullman blu cerpa


di posteggiare per non ingombrare la strada, in questo frangente sbucano dalla stazione 5 o 6 persone che vanno verso
la caserma. Noi nel pullman accendiamo la radio e sentiamo radio Citt Futura, di fuori uno di questi ci indica col
dito agli altri e si sposta davanti alla caserma, all'angolo
per la precisione; dopo aver fatto il segno fascista tirano
le pistole fuori e stanno per inginocchiarsi per pigliare la
mira. In questo frattempo noi partiamo col pullman a gran
velocit.
C' da notare che dietro questo gruppetto c'era una
guardia armata di machine-pistole a non pi di 2-3 metri, e
l'ha puntata verso di noi. Altre guardie erano a pochi metri
di guardia alla caserma. Si sentito un colpo di pistola,
che non ha colpito il pullman.
Alcuni compagni
che erano sul pullman

Testimoni a Roma
Ho raccolto dai compagni, venuti alla manifestazione del
12 alcune testimonianze che qui di seguito riporto.
Verso le 23 avviene una sparatoria all'interno della stazione
provocata da poliziotti in borghese, con la caccia ai compagni
rifugiatisi sui treni. Per questo fatto pu testimoniare un compagno di Cosenza presente. Ci che vado a scrivere riguarda
ci che avvenuto dopo la sparatoria avutasi davanti alla stazione Termini da parte dei poliziotti in borghese. La gran parte dei compagni si era rifugiata in una pensione, poco distante dalla stazione, tra cui un gruppo di Bergamo. Il pullman
di Cosenza che girava attorno alla stazione (visto che l'autista del loro pullman, parcheggiato vicino alla celere, si
rifiutava di andarli a prendere), a due a due li fece uscire
dalla pensione (davanti alla quale stazionavano agenti in
borghese) li fece salire sul pullman e li accompagn al loro
automezzo. Allontanatasi di poco dalla stazione vengono (6
compagni di Cosenza) fermati da alcune giulie della PS,
ne scende un ufficiale che sale sul pullman. Con il mitra
imbracciato e il colpo in canna, come da lui stesso confessato, grida che il caricatore spara 650 colpi al minuto e tira
il caricatore. Grida che i compagni sono peggio dei fascisti,
anzi sono dei fascisti, provocatori, vagabondi, che fra un

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anno vi manderemo tutti ai campi di lavoro, che vi fate difendere da gente come Lorusso, pieno di soldi. Grida ai
compagni di farsi vedere in faccia, non effettua nessuna
perquisizione e scende dal pullman. Credo che come informazione a tutt'oggi abbia perso molto del suo significato,
visto la piega degli avvenimenti, e i fatti ben pi gravi
avutisi in tutta Italia; comunque credo che dal punto di
vista politico pu rappresentare qualcosa per capire a quale
propaganda i poliziotti sono sottoposti e la loro reazione
Non aggiungo altro. Vi saluto calorosamente.
Raffaele Principe

"Ospiti" di una famiglia a Roma


Trento
Nella notte di sabato 12 marzo a Roma, nell'inferno scatenato dalla polizia alla quale premeditatamente era stata
data carta bianca, abbiamo trovato ospitalit in quattro,
Romeo, Marina, Oliviero e Rosi, presso una famiglia di
Roma, presso la quale decine di altri compagni hanno potuto essere ospitati, e, al piano di sopra, altre decine di
compagni presso un'altra famiglia. Non abbiamo mai notato sul volto di mamma, figlio e figlia maggiori e figlio minore, un minimo segno di disappunto. E' stata la loro una
ospitalit incredibile. Hanno dato tutto: coperte, borse d'acqua calda, caff, grappa, sacchi a pelo, maccheroni per
tutti, imbottite, blue-jeans, calzetti, ecc. Inoltre, Radio Citt Futura a disposizione di tutti, canali televisivi e telefono.
Una famiglia non schierata politicamente in modo preciso, comunque. Anzi, si poteva capire, pi vicina al PCI
che altro. Evidentemente per aveva capito con chi stare e
cio con i 100.000 pur non risparmiando le debite critiche
alle devastazioni compiute da elementi attestati ai margini
della manifestazione. Mi pare, ma pu darsi che la mia sia
una illazione proditoria, di dover dire che molte di queste
famiglie ci devono esser state a Roma schierate attivamente
col movimento. Noi stessi abbiamo visto piovere sacchetti
di plastica da finestre di case per consentire ai compagni di
coprirsi dalla pioggia. E pezzi di limone per il fumo dei
lacrimogeni. Sarebbe interessante riuscire a individuare la
realt del retroterra di solidariet e di collaborazione attiva nella giornata del 12 marzo nella popolazione romana.
Romeo - Marina

Bologna: in piazza con i miei padroni


non ci voglio andare
Bologna
Cari compagni/e, sono un commesso di un negozio di lusso del centro storico di Bologna. Mercoled 16 non volevo
partecipare alla manifestazione. Perch? Tutti i partiti (PCI,
DC, PSI, PSDI, PEI) e le organizzazioni sindacali si sono
trovati uniti sul palco in Piazza Maggiore contro la violenza dei teppisti e provocatori che rompono le vetrine
e per la pi ampia solidariet ai tutori dell'ordine pubblico . Sono stato male quando stato ucciso Francesco
(nessun partito ha partecipato ai funerali), ma poi sono
stato ancora peggio: i miei padroni che sono anche fascisti
dichiarati (per intenderci vanno a cenare con Almirante quando passa da Bologna), e che hanno licenziato una loro commessa perch aveva fatto uno sciopero (da noi c' il terrorismo e nessuno ci aiuta), mercoled pomeriggio hanno chiuso il negozio e sono andati in piazza perch erano d'accordo
col volantino che riportava le frasi soprascritte, ma nulla
contro il governo e la DC che hanno armato la mano agli
assassini dello studente. Quando io timidamente ho detto loro che se gli studenti li avessero riconosciuti li avrebbero
menati, mi hanno risposto: Non c' da preoccuparsi; il
servizio d'ordine dei sindacati non scherza! . Ho telefonato dopo a Radio Citt , ch' una radio democratica ancora aperta, per dire la mia rabbia e la mia vergogna nel
vedere padroni come i miei d'accordo in piazza con tutti i
partiti, compresi il PCI e PSI, contro gli studenti. Mentre
parlavo, non mi vergogno a dirlo, mi sono messo a piangere perch non sapevo cosa fare di fronte a questo schifo
(tra l'altro non mi hanno messo in diretta perch temevano
l'intervento della polizia). Poi ho saputo del sit-in degli studenti in via Rizzoli. E sapete del 'grande corteo. Ci sono
andato. Nonostante l'imponente servizio di sbarramento del
sindacato, migliaia di lavoratori sono venuti in via Rizzoli
e questo mi ha dato la forza di entrare nel corteo come
gli altri.
Non sono di alcuna organizzazione politica, ma ho dato
i soldi per il vostro giornale, perch io in piazza con i miei
padroni non ci voglio andare: loro difendono le loro vetrine, milioni e la polizia, io invece non voglio pi che stu-

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denti e lavoratori siano ammazzati perch lottano per i


loro diritti.
Franco

Bologna: ecco perch non rinnovo


la tessera
Bologna
Al segretario della SUC di Bologna e
per conoscenza al Manifesto, a Lotta
Continua, al Quotidiano dei lavoratori.
Caro compagno, ti scrivo per comunicarti la mia decisione di dimettermi, come credo la prassi esiga. Avrei dovuto in questi giorni rinnovare la tessera ma ci che
accaduto a Bologna l'atteggiamento del partito di fronte
a questo mi hanno confermato in una decisione che gi altre scelte politiche (finanziamento ai partiti, aborto, riforma della scuola, ordine pubblico ecc.) avevano fatto maturare.
Non posso pensare a quanto accaduto dopo la morte
del compagno Lorusso senza provare una rabbia violenta
contro l'ottusit mostrata dal Partito. Sabato mattina ho
partecipato alla manifestazione in piazza Maggiore e di
fronte al servizio d'ordine del POI ho capito che quella linea di emarginazione, di scontro con il movimento degli studenti era assurda giustificata da una scelta politica rispetto alla DC, che ci avrebbe portato inevitabilmente ad avallare la repressione. Non ci si pu nascondere dietro la trita analisi amendoliana dei fascisti, dei provocatori pagati
perch questo movimento, cio gli stessi autonomi, gli indiani metropolitani esprimono una rabbia vera, una disgregazione reale, una lucida coscienza della funzione che il capitale ci richiede di controllo della classe operaia, insomma
di una divisione del movimento: noi a rappresentare l'ordine socialdemocratico buono per bottegai, padroni e padroncini, loro l'eversione, l'estremismo: il lupo cattivo delle
favole.
Domenica con l'arrivo dei mezzi blindati, degli attacchi
ingiustificati della polizia, degli arresti indiscriminati, delle
dichiarazioni di Zangheri non ho avuto pi dubbi: la DC ci ha
caricato della responsabilit politica del disegno repressi-

vo che sta portando avanti con i suoi servi Cossiga in prima fila.
Le leggi speciali, caro compagno, la classe operaia non
ha dubbi che servono solo ad incularla, la storia lo insegna.
Certo mi si potrebbe chiedere perch allora rientrare
nel 1972 nel partito proprio quando esplodeva la linea del
compromesso storico ma credo sia superfluo spiegarti che
quello che allora ci spinse in tanti a rientrare fu la convinzione che fosse possibile attraverso il dibattito e il lavoro politico contribuire ad uno spostamento a sinistra ,
a ritrovare un reale collegamento con i bisogni che la
classe operaia esprimeva anche attraverso le posizioni spesso contraddittorie dei compagni rimasti all'esterno.
In questi anni ho dovuto invece verificare, come tanti
altri, un progressivo distacco da una linea di classe.
La mancanza di dialettica, l'emarginazione del dissenso
e quindi la conseguente impossibilit ad incidere attraverso
la prassi quotidiana non sulla linea ma perlomeno sugli
orientamenti politici a livello locale hanno reso sterile questa militanza.
Mi spiace solo che nel momento in cui maturo una decisione cos importante qualcuno mi identifichi con la nuova polizia in quanto militante fino ad oggi di questo partito che scheda i compagni, i diversi cos come i padroni
chiudono con le sbarre i pazzi e i delinquenti .
Vorrei avere le capacit per fare un'analisi pi lucida,
usare un linguaggio pi aderente, pi politico, ma non posso, provo solo rabbia, tristezza.
,
Saluti comunisti con la speranza di ritrovarci nella lotta
per il comunismo.
M. Pia Garibaldo, delegata sindacale CGIL

Quale la "vera" autonomia?


Roma
Quando nei cortei si sente gridare, ed anche alle assemblee all'Universit, via, via, la falsa autonomia , dobbiamo forse pensare che questi urlatori accettano dunque la
vera autonomia? Ma sanno costoro che la vera autonomia
quella delle lotte al Policlinico, quella degli scioperi
autonomi, quella che rivendica come momenti di lotta
i fatti di piazza 'Indipendenza e la cacciata di Lama, quel-

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la che scende in piazza per vendicare la morte del compagno Lorusso, quella che non isola come provocatori le BR
ed i NAP ma che dichiara apertamente che sono compagni
che hanno fatto una scelta di classe ben precisa?

Non facciamo cazzate


contro l'unit di classe!

Alberto, un compagno vicino all'area


dell' Autonomia

Roma
Sono un compagno sottoccupato di Roma che fa riferimento a LC, e voglio intervenire sulla manif est azione del
12. Ho avuto la sensazione che si sta diffondendo una brutta malattia all'interno del movimento: l'idiozia (propria,
prima, della cosiddetta Autonomia , ma ora si sta diffondendo). Mi riferisco alle varie cazzate fatte durante il
percorso del corteo, giustificate da chi le ha fatte perch si repressi , incazzati, e c' una grossa rabbia. D'accordo, anch'io sono represso (dal livello sessuale-affettivo
a tutti gli altri), anch'io sono incazzato perch non trovo lavoro, per tanti altri motivi e perch un ennesimo compagno
stato ucciso dagli assassini di Stato. Chi non incazzato e
represso? Ma se tutti i 100.000 compagni/e del corteo di sabato dovevano sfogarsi in quel modo, non bastavano certo le
vetrine e le macchine del centro di Roma, bisognava arrivare nei quartieri pi lontani. Ma il cammino della rivoluzione non certo un gioco e neanche una terapia psicologica
per cui ognuno sfoga in modo stupido in piazza la propria
rabbia. Perch se no, qui si cade in una profonda contraddizione quando si parla di far prendere coscienza alle masse
proletarie e poi si fanno merdate in cui le masse proletarie
non si riconoscono e che criticano. Ricordiamoci che quando
le masse prenderanno una coscienza, radicale, prenderanno
anche il fucile. In questa fase, se ci muoviamo bene, ci pu
essere un allargamento ed un consolidamento del movimento
di classe.

Il corteo di sabato 12 non stato


un punto di riferimento per gli operai
Larino (CB)
Compagni,
riguardo alla manifestazione di Roma del 12 pensiamo che
sia stato sbagliato che i compagni di Lotta Continua non
abbiano partecipato al corteo con un proprio spezzone.
Non si pu dire semplicemente che sii tratta di un corteo
di movimento quando poi intere file si trovano tra falsi
autonomi da una parte e mi dall'altra, senza illudersi di non essere coinvolti e condizionati dalle loro iniziative. Anche il 'servizio d'ordine era del tutto insufficiente, soprattutto ai iati ed alla coda del corteo, ed era chiaro che in quella situazione i bastoni servivano a ben poco.
I compagni venuti da fuori Roma si seno trovati, pi degli altri, assolutamente in balia degli eventi, dispersi m
una citt che non conoscevano; ed abbiamo permesso che
una falsa autonomia si facesse scudo di un imponente corteo per compiere azioni completamente sbagliate. Tutto
questo non deve assolutamente ripetersi. La confusione e
la disorganizzazione, e l'individualismo hanno dato spazio
a distruzioni e violenze inutili e dannose. 'Parlando con la
gente ci diffcile riuscire a portare il discorso al di l
delle auto sfasciate e dei negozi assaltati; non cos che
si diventa punto di riferimento per tutto il movimento operaio.
Giancarlo Mammarella

Le contraddizioni all'interno del PCI (base) e dei gruppi


filo-revisionisti stanno scoppiando. E' nostro compito, da veri
comunisti che credono nell'unit del proletariato, lavorare affinch si possa costruire un movimento omogeneo che possa
ritrovare un'unit d'azione nell'opposizione di classe al governo DC-PCI.
Se da un paio d'anni in qua fossero state fatte meno cazzate (in cui primeggia l' autonomia ), io penso che a quest'
ora il movimento sarebbe a miglior punto. Compagni e compagne, io voglio cambiare questa merda di societ, ma non
fra 60-70-80 anni, perch allora non ci sar pi: per cui, s

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crediamo veramente nel comunismo, rinunciamo alle cazzate,


cerchiamo di gestire in altro modo la nostra rabbia.
Saluti comunisti
Un compagno

Come bello fare i temi


sulla giornata europea
Ariano Irpino (AV)
Tema: Proprio durante la crisi del petrolio che ha creato
difficolt e tensioni in Europa la Comunit Europea ha potuto
inaugurare un nuovo tipo di relazioni fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo legando a se 46 paesi del terzo
mondo. Quali tipi di considerazioni vi suggeriscono tali relazioni ?
Svolgimento: Cos' la Comunit Europea? Si parla tanto
di questa, ma nessuno si preoccupato di spiegarci cosa sia
realmente. Sentiamo parlare di Comunit europea per tlevisione e attraverso i giornali solo quando viene accordato
qualche prestito spesso e volentieri al nostro paese: cosa strana per che non arrivano mai a destinazione ma... A questo
punto pu sorgerci il dubbio che questi soldi vengano realmente stanziati!!!??? Ma cosa credete? Che in questo componimento diciamo ma s, bravi, belli, bene, continuiamo con
le relazioni con tutti i paesi. OK?
E indubbiamente per l'Italia questa comunit un'ottima
equazione risolvente i problemi interni; fa niente se le cose
vanno male, tanto c' la Comunit europea.
Si pu persino rubare di pi, tanto ci sono pi fondi.
E intanto i contadini e i giovani aspettano, aspettano che
i fondi e gli stanziamenti per l'agricoltura e per lo sviluppo
che ogni giorno vengono concessi arrivino a destinazione.
Quante speranze?! E intanto si continua con le intime relazioni fra i tanto amati paesi europei e si va anche all'intimo
e umanitario rapporto dettato da uno spirito di benevola coesistenza con i paesi del terzo mondo e dicono in coro ma
che bravi ragazzi questi arabi e continuano vi insegneremo la morale e vi insegneremo a pregare e ad amare la
nuova patria e la bandiera a righe e a stelle .
Ma chi l'ha detto che sono accordi verticistiei, non vero,
chiedono persino i nostri pareri in questi elaborati! E per
far si che noi fossimo pi spontanei e sinceri ecco che si

avuta la grande idea di non dare la traccia nemmeno un


giorno prima, tanto si presuppone che nelle scuole italiane
si minuziosamente informati sui fatti del giorno. A riguardo dei 46 paesi del terzo mondo, comunque non crediamo
di averli gi riscontrati nello studio dell'et moderna e nemmeno in letteratura e tantomeno in filosofia: forse perch non
studiamo con seriet e impegno! Ma perch la natura ci
ha fatto cos poco diligenti? Fossimo almeno come i politici
che hanno tante cose a cui pensare.
Ritorniamo al dunque.
Sicuramente ci sar detto di non aver preso la cosa sul
serio, ci accuseranno di infantilismo o forse strapperanno
questo tema, tanto dubitiamo che esso venga letto.
Ma noi siamo seri potremo anche dire che siamo stanchi
del fumo negli occhi che ci buttano con questa giornata cosiddetta europea .
Comunque auguriamo che commemorazioni di questo genere vengano incentivate e noi saremo lieti di divulgare le
notizie che voi ci avete dato e magari umilmente rispettare i
vostri ordini dall'alto.
H nostro disimpegno che stiamo dimostrando certamente
dettato dal benessere che ci circonda nel nostro amato (?)
paese. Noi non siamo abituati ad affrontare dei problemi
cos grossi! I nostri divertimenti ci allontanano da essi.
E pensare che ci sono tanti studenti che invece di stare
in classe a svolgere tanti bei componimenti, scendono nelle
piazze dicendo di avere dei diritti da rivendicare (questi mascalzoni ! ).
Oh! com' pi bello fare 1 temi! E per finire viva la
giornata europea.
La riserva della IV B
del liceo scientifico P.P. Parzanese

E bravo il preside di Terlizzi


Terlizzi (BA)
Care compagne,
sono una ragazza di 14 anni. Voglio dirvi tutto ci che mi
sta accadendo, perch terribile.
Frequento delle femministe e dei ragazzi extraparlamentari, che nel mio paese vengono evitati come se fossero de-

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gli appestati. Una ventina di giorni fa nel corridoio della


mia scuola sd avvicinato il preside. (Per darvi indicazioni
sul suo conto vi dico che quest'anno ha invitato pi volte i
genitori a controllare le loro figlie, affinch si misuri il tempo
ohe impiegano per percorrere la strada da casa a scuola,
perch un piccolo ritardo pu significare un incontro con i
loro fidanzatini ). Ha iniziato a parlarmi dicendo che: come
capo di istituto si sentiva in diritto di proibirmi per il mio
bene di avere amicizie come quelle che ho. Aggiunse anche
che non gradiva elementi come me nel suo (?) istituto, e
.avrebbe provveduto sul mio conto, se non mi sarei sacrificata
fino all'uscita da scuola. Pochi giorni fa il bidello, sotto la
spinta del segretario della scuola che un fascista e per
giunta non si fa i fatti suoi, mi ha chiamata in disparte e
diispregevolmente con tono da dittatore, mi ha minacciata di
farmi prelevare insieme alle altre femministe dai carabinieri
nella nostra sede, ed ha concluso dicendo: Ma cosa volete,
restate alle vostre case, imparate a fare la calzetta . Cerco
di parlare con le compagne di classe e con una insegnante,
ma loro non mi capiscono, fingono di non sentire i miei problemi e mi considerano un'anormale.
Inoltre tutti si preoccupano di me, perch credono che io
sia stata solo strumentalizzata; come se non avessi cervello.
Tutto questo secondo una mentalit che vede l'impossibilit
della donna di interessarsi ad una lotta, specialmente alla
mia et. Non so se questo accade solo in un piccolo paese
pugliese cerne il mio, dove bisogna guardarsi bene dal
non uscire fuori binario. Ho paura che col pubblicare questa
lettera qualche professore venga a saperlo e finisca col farmi
i soliti paternalismi d cui siamo stufe tutte quante.
Questa paura comunque vinta dal mio voler esprimere
ci che veramente sento.
Ciao a tutte,
frequento la 3a media; Anna

Che cosa deve fare uno studente


borghese compagno?
Roma
Cari compagni,
la mia lettera certo un po' anomala, diversa dalle altre, pro-

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prio perch nonostante sia sempre stato dentro il movimento
fin dall'inizio, sento il bisogno di scrivere sui miei problemi,
incertezze, piuttosto che di sabato 12 o del movimento .
Voglio portare solo un problema che sento particolarmente
e che certo esiste in molti altri studenti: ho dei genitori compagni, che mi hanno sempre dato molta libert sia di azione
che di pensiero, economicamente stiamo bene, anche se la
crisi tocca ormai anche noi.
In pratica sono uno studente borghese compagno. Con una
situazione come questa non mi sento espropriato della cultura '(ma quale?), ho le possibilit per il cinema, i libri, scuola, viaggi, ecc. Non mi sento emarginato, vivo in una zona
centrale e con vari servizi, certamente pi della media, vivo
naturalmente il femminismo come oppressore, anche se il 6
dicembre per l'estrema confusione che avevo, stavo nel corteo; naturalmente non sono operaio.
In pratica rispetto ai movimenti emergenti sono, senza
voler usare etichette o schematismi, la destra , la parte
meno coinvolgibile sui bisogni della casa, della cultura, della
emarginazione, dello sfruttamento.
Lo sono di pi su quello del lavoro, della disoccupazione
ed infatti dalle universit italiane scoppiato, anche se si
era espresso gi da tempo, quel problema che coinvolge tutti
perch mina l'avvenire e resistenza di ognuno: il posto stabile e sicuro.
Sinceramente sentendomi coinvolto mi sono sentito parte
integrante per la prima velia di un movimento complessivo
che rivendica il comunismo.
Fino ad ora sentivo con estrema pesantezza la mia condizione agiata, che rimane sempre, anche se adesso il movimento universitario per me un punto di riferimento reale
che parte dai miei bisogni. Un anno fa partecipai all'occupazione di uno stabile sfitto con l'idea che poteva essere
tranquillamente di mia madre, essere poi mio. Questo mi ha
portato a capire che io l non c'entravo niente, che era un
aiuto formale, che non capivo cosa significasse non avere una
casa. E' da l che ho capito fino in fondo cosa significa aggregare la gente sui bisogni e non sulle idee pi o meno simili e sulle piattaforme fatte a tavolino. Mi fermo qui ovviamente la discussione continua.
F. B.

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la cosa pi importante che abbiamo aperto una strada che


ormai tutti gli altri operai ora vorranno seguire: entrare velia
palazzina. Oggi abbiamo preso fiducia nella nostra forza, con
questa forza possiamo andare a fare i conti con tutti, con il
governo, con Agnelli per la vertenza, con chi vorrebbe smantellare lo stabilimento di Cameri e perch no? con chi vorrebbe toccarci la scala mobile.
Un operaio della Fiat

Fare i conti con tutti


Cameri (Novara)
Gioved 24 state una giornata .importante per noi operai della FIAT, per la prima volta siamo entrati con un
corteo dentro gli uffici. Ma voglio raccontare meglio questa
giornata.
Gi marted il primo turno, che passa per essere il turno
pi forte, aveva fatto un corteo interno che aveva raccolto
la rabbia di questi mesi, la jrabbia verso il governo, verso
la 'FIAT che ha messo come capo del personale un fascista
come Davico che ha reso la vita impossibile in fabbrica, la
rabbia verso una situazione che non sappiamo ancora Cosa
garantisce per il nostro stabilimento. Gioved abbiamo scelto
una forma di lotta diversa: lo sciopero improvviso.
Alle 7 di mattina i fischietti e il megafono di un compagno
hanno annunciato lo sciopero. Subito la rispondenza operaia
stata totale e siamo andati nonostante la pioggia, ai cancelli
e abbiamo tenuto il blocco fino alle 10. Nei reparti non c'era
nessuno!
Il capo officina Bagnati ha cercato di entrare; per lui era
il suo orario solito, le 7 e 10 ma questa volta ha dovuto
aspettare le 10 e cos gli impiegati e il direttore. Davico,
informato dai guardioni, non si fatto vedere. Al pomeriggio
alle 16 partito il secondo turno. Qui si scelto di fare
il corteo interno, dopo aver bloccato lo stabilimento si passati davanti agli uffici, abbiamo cercato di sfondare, ma un
folto picchetto di guardioni ce lo ha impedito, allora siamo
andati al reparto 1, dove molti operai hanno cominciato a
reclamare perch non si era entrati negli uffici, che questo
era l'obiettivo. Allora siamo tornati indietro nel piazzale davanti alla palazzina, qui si trovata una porticina, abbiamo
vinto la resistenza dei guardioni e siamo saliti negli uffici,
finalmente! Oltre 100 operai hanno invaso i corridoi, hanno
cominciato a picchiare i piedi, a gridare agli impiegati scemi - scemi e ancora fuori - fuori , a battere con le dita
sui vetri degli uffici sbarrati. Subito dopo siamo andati ai
cancelli, abbiamo fatto due ali tra cui erano costretti a passare gli impiegati che avevano deciso di uscire (la paura di
restare dentro fino alle 11 era troppa). Anche qui grida ritmate, slogans come siamo sempre pi incazzati contro tutti
gli impiegati , ecc. Il corteo negli uffici stato visto come
una grande vittoria, come un salto nella nostra lotta. Ma

Appuntamento alle assemble


Brescia
L'assemblea del secondo turno del reparto meccaniche
deU'ATB (Acciaifici Tubifici Bresciani) era stata preparata
con una grossa discussione nei reparti da cui era uscita
la volont di andare in assemblea generale e dare battaglia
per far passare alcuni obiettivi scaturiti dalla discussione.
I capannelli erano cresciuti giorno per giorno a mano a mano che sii veniva a conoscenza dell'atteggiamento di una fetta
abbastanza grossa di delegati e delle conclusioni delle assemblee degli altri reparti. In queste discussioni si sono affrontate le questioni del lavoro notturno, dell'aumento dei
carichi di lavoro, del turn-over, della mobilit, dell'ambiente.
Si era fatta anche una inchiesta macchina per macchina del
numero di operai che mancavano, del cottimo, della perequazione fra i due spezzoni di inquadramento unico, quello
degli operai e quello degli impiegati di serie A, cio quelli
di 6a e 7a categoria.
L'assemblea era iniziata con un furbo intervento di un
delegato che faceva riferimento a DP e che oggi si trova
invece schierato organicamente con le posizioni del sindacato. Un intervento che riprendendo i termini del dibattito
operaio cercava di smontare le basi e di ricondurre tutto
nell'ambito della linea decisa dal CdF e sostenuta politicamente non senza lettere e polemiche da alcuni capi storici
del PCI. Lo stesso delegato in una riunione del CdF aveva affermato che qualsiasi richiesta non riconducibile alla linea
degli investimenti determinava un inquinamento della piattaforma svuotandone l'importanza.
Lo scontro tra le due linee stato politicamente duro,
era chiaro a tutti che il problema era quello di imporre la
discussione sugli obiettivi che erano usciti dal dibattito
operaio. L'intervento di un compagno ha cercato di mettere

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a fuoco la differenza di impostazione fra elaborazione operaia e linea sindacale a partire dal turnover, smascherando
il fatto che qualsiasi richiesta su questo problema falsa e
demagogica se non sostenuta dal blocco della mobilit
che lo strumento con cui la direzione ha snaturato le caratteristiche politiche di interi gruppi omogenei permettendo all'azienda di aumentare la produzione anche in presenza di una riduzione di organico da 2192 a 2092 operai chiarendo come oggi chiedere la riduzione di orario per i turni
di notte sia anche una richiesta di occupazione se viene g
neralizzata, che il problema quello di rispondere al di
sagio del lavoro notturno con la richiesta di lavorare di
meno, che noi dobbiamo fare i conti di quanti operai devo
no entrare con questa operazione. E per ultimo chiarendo
che una seria perequazione deve riguardare tutte le categorie
anche quelle impiegatizie in modo da restringere la distanza salariale e denunciando l'ambiguit dell'impostazione del
CdF su questo. Il CdF non ha chiarito le sue proposte che
sono di un mascheramento della richiesta salariale a perequare, perch cos come sono messe non rappresentano n
l'uno, n l'altro. Gli interventi degli altri operai hanno ripreso questi temi, riconfermando gli obiettivi proposti, e
rispondendo al sindacalista che bisogna sostenere quegli
obiettivi chiarendo a fondo il loro significato e la forza che
li sostiene.
L'assemblea poi continuata nei reparti dove si ridi
scusso tutto, decidendo di andare a fondo sulle singole proposte, in modo da arrivare all'assemblea generale con le
idee chiare e con la forza necessaria per sostenere quelle
richieste. L'appuntamento con i sindacati alle assemblee
generali.
PS. Questa lettera stata discussa con gli operai del
reparto meccanico.
Roberto del 131
Giampaolo del 470

Al padre di Lucia
Roma
Caro Pino,
come tutti gli antifascisti, aderenti o no al PCI, sono profondamente indignato per la vile aggressione squadrista di cui

stata vittima la compagna Lucia, tua figlia. Per questo mi


sono unito al corteo di protesta, che ho visto sfilare per le
vie del nostro quartiere. Hanno fatto molto bene i ragazzi a
far sentire la loro voce e la ferma volont di opporsi in tutti
i modi alle bravate dei fascisti. Per quanto mi riguarda
ti esprimo la massima solidariet e la disponibilit a condurre una lotta efficace contro dei criminali che, perduto il coraggio di agire a viso aperto, aggrediscono vigliaccamente
nell'anonimato.
Debbo per esprimerti, e me ne dispiace, anche la mia disapprovazione ed il mio sdegno per le gratuite affermazioni
che hai fatto alla TV. Le ho lette, in parte, nel corsivo di
Lotta Continua che ti mando, perch giusto che anche tu lo
legga.
Tra me e te ci sono profonde contraddizioni, la pensiamo diversamente su tante cose, e in ci non vi nulla di
strano. Penso che ognuno ha il diritto di avere le proprie idee
e di esprimerle anche liberamente. Per nessuno, credo, ha il
diritto di sputare sentenze calunniataci e demagogiche (a
meno che non si diano le prove). Quanto hai detto in TV, se
le prove non le hai e non le fornisci, ti fa somigliare pi
ad un benpensante qualunquista in vena di esibizioni che ad un
militante comunista. Scusami se forse sono un poco eccessivo, ma come si fa a dire a milioni di ascoltatori che molti del
MSI si sarebbero trasferiti in LC, se non si indicano almeno
alcuni di questi pendolari , magari anche per permettere
una epurazione > delle file di Lotta Continua? Come fai a
dire certe cose, quando sai benissimo che, se i missini hanno dovuto cambiare aria dalla Laurentina, come scrive
l'Unit, ci stato in primo luogo per l'azione intransigente
di compagni non pi iscritti al PCI e di giovanissimi compagni extraparlamentari e simpatizzanti di Lotta Continua, tutti
schierati su posizioni anticapitalistiche e di antifascismo non
solo verbale? Come fai tu a dire certe cose, se nel quartiere
in cui lavori politicamente, e di cui dovresti conoscere meglio
la realt, Lotta Continua non esiste neppure in quanto organizzazione e perci non pu avere al suo interno n missini n
altri? O hai accesso ad informazioni riservate riguardanti
Lotta Continua sul piano cittadino e nazionale?
Caro Pino il metodo della calunnia un metodo che non
fa onore a chi lo adotta. E' infamante per sua natura. Mi d
un lieto conforto il fatto che la Federazione romana abbia
detto che il tuo un parere personale , prendendo in una
certa misura le distanze dalla tua incauta affermazione.

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Io sono rimasto amico e compagno di molti vecchi militanti della sezione Laurentina, dei quali conservo il massimo
rispetto, sebbene non condivida certe loro idee, e loro le mie.
Solo con un atteggiamento di tal genere, anche nella polemica politica aspra, si pu superare la contrapposizione sterile ed avviare un dialogo costruttivo, senza prevaricazioni.
Atteggiamenti come il tuo, invece, allontanano dal PCI i giovani (molti dei quali, ormai un fatto, seguono la sinistra
rivoluzionaria) e non contribuiscono a far s che essi operino
tutti insieme per impedire agli squadristi di nuocere.
Per quanto concerne il problema del Movimento sociale e
del fascismo in generale, credo'che un merito della nuova sinistra, LC compresa, sia stato proprio quello di aver saputo
cogliere le esigenze di tanta parte delle nuove generazioni e
di aver funzionato come polo di aggregazione nei loro confronti, togliendo spazio alla demagogia ed alla protesta strumentale fomentata dai missini del boia chi molla . Non
scordarti che diffusa l'ostilit per la politica e l'ideologia
dei sacrifici fuori da ogni distinzione di classe e perci intrise di cattolicesimo medievale. I giovani respingono questa
societ ingiusta e violenta, che li discrimina senza piet. Eppure proprio in questa fase si sta dileguando ogni forma di
opposizione parlamentare al sistema capitalistico e la sinistra
storica si astiene dal promuovere una svolta reale e tangibile
non solo nella sfera della politica e del potere, ma anche in
quella del costume, della morale e della cultura .
Le esigenze di moltissimi giovani vanno oltre quelle del
compromesso storico , che ad essi appare realizzabile solo
in un orizzonte di conservazione dell'assetto sociale e dei ruoli
precostituiti.
Prima di chiudere voglio ricordarti, visto che ti sei voluto
ergere a giudice implacabile, due versi di un grandissimo
poeta russo rivoluzionario, Vladimir Majakovskij :
I giudici disturbando gli ucclli e le danze, / e me e voi e
il Per.
Tanti saluti.
Stefano

aprile
Sfondato il paniere, libera
la via per l'aumento dei
prezzi.
Inizia con le firme l'avventura
dei referendum, il Cristo si
fa uomo in Zeffirelli nel Primo
e Fo nel Secondo si incarna
nel papi e provoca la milleunesima crociata.
Il complotto macina chilometri. Catalanotti come Nuvolari. Sono le mille miglia, V
Italia, gi Europa. Per gli
studenti in assemblea nazionale a Bologna l'accoglienza
lo stato d'assedio.
Claudia Caputi viene seviziata. 50.000 donne a Roma. Tante in tutta Italia : Non pi
puttane non pi madonne .
Elezioni, ogni tanto. Dura flessione del PCI a Castellamare
di Stabia. A Rovigo invece
...supera i gi elevatissimi
livelli . Ma non una nuova
alluvione.
Gli operai, l'opposizione operaia, 300 consigli di fabbrica
promuovono l'assemblea detta
del Lirico, teatro milanese.
Sgomberano ancora l'Universit di Roma. E' il 21. L'agente Settimio Passamonti muore in uno scontro a fuoco.
Nostro figlio non avrebbe
voluto essere vendicato in
questo modo dicono i genitori di Francesco Lorusso.
Cossiga abolisce il 25 aprile
e il 1 maggio. Mai pi cortei.
Peggio di Tambroni. Nonostante il divieto cortei il 25.
Uno alle Fosse Ardeatine.
Il 9 nasce un piccolo Fabrizio.
E' fratello di Fabrizio Ceraso, assassinato a S. Basilio
dalla polizia. Il 23 un altro
Fabrizio Panzieri torna
alla luce del sole dopo due
anni di carcere.

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Basta!

Gatti e cavi
Roma
Cari compagni,
ho letto con commozione la pagina Trabajar con tristeza
dedicata all'Argentina nell'anniversario del colpo di stato, con
le bellissime lettere dell'operaio che racconta di come gli operai riescono a lottare nonostante la onnipresenza dei militari all'interno delle fabbriche . Molto bella e istruttiva la
descrizione delle azioni di sabotaggio operaio. Un particolare
mi ha colpito per dolorosamente: l'uso dei gatti per bloccare gli impianti. Gli operai buttavano sabbia e gatti tra i
cavi dell'elettricit in modo da provocare corti circuiti... .
Si dir: contro una dittatura sanguinaria che si regge sulla
tortura e l'assassinio di uomini e donne tutti i mezzi sono buoni; vero. Ma possibile che la classe operaia che padroneggia la scienza e la tecnica non sappia trovare altri materiali,
possibilmente inorganici per condurre le sue lotte, comprese
quelle a gatto selvaggio ? Il capitalismo opprime spietatamente, assieme alla maggioranza degli uomini, la natura e
gli animali. Io credo che i proletari possano invece trovare
un buon alleato nella natura e dei buoni compagni di lotta
negli animali, a patto di assumerne il punto di vista. 0 vogliamo lasciare la tutela dei gatti a guardie zoofile sul tipo
del pistolero Franco Cerrai?
Ludovico T.

Bergamo
Non c' giorno che sul giornale non compaiono le denunce
delle violenze inaudite fatte alle donne, alle compagne, dalla
compagna torturata dalla polizia a Padova, alla compagna del
POI sfregiata a Roma, alla giovane proletaria Claudia Caputi
violentata da 15 persone, alla manifestazione del 12 a Roma
con la carica della polizia alle compagne, le pi indifese ;>.
La violenza contro le donne aumenta man mano che cresce l'unit, la forza, la voglia di ribellarsi, di denunciare tutto ci che devono subire dai maschi, dai fascisti, dai genitori, dalla societ. Anche qui a Bergamo durante la manifestazione indetta dalle studentesse l'8 marzo questa violenza si
manifestata in modo palese.
Durante il corteo che girava per le vie della citt la madre (ma non sembrava neppure una donna ) ha aggredito una giovane compagna a schiaffi e pugni, l'ha caricata
in macchina insultando lei e le compagne presenti. Io non conoscevo questa compagna ma immediatamente ho sentito una
rabbia incredibile, ma anche un senso di impotenza. Al desiderio di reagire, di levare dalle mani di quella virago la
compagna, di farle provare con la forza della nostra unit e
della nostra violenza tutto il terrore che regalava alla figlia,
si contrapponeva l'incertezza e la paura di quello che da sola
avrebbe dovuto subire dopo . Alle compagne che protestavano per la violenza con cui si scatenava contro la figlia, questa donna urlava: E' sua figlia?. Questa domanda
estremamente significativa, esemplifica come sui figli e soprattutto sulle figlie , viene esercitato il desiderio di potere,
come sono considerate oggetti completamente dipendenti, che
devono rispettare , ma non essre rispettati, ma continuamente venir violentate dentro e fuori le mura di casa.
E' ora che tutte diciamo basta. Le denunce devono moltiplicarsi, diventare migliaia ogni giorno, perch le violenze
sono migliaia ogni giorno, la forza e l'unit del movimento
deve incidere ogni situazione, perch scappare di casa non
facile (e spesso ti prendono e la repressione diventa bestiale), aspettare la maggiore et terribile, sopportare tutto
e diventa sempre pi impossibile. Spesso porta alla disperazione.
Ricordiamo la minorenne caduta dalla finestra a Genova. Dicono: non voleva suicidarsi, voleva scappare . Ma
pensiamo a quale disperazione era stata costretta. Vorrei do-

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mandare a tutti di salire al quinto piano di una casa e guardare da basso, e poi chiedersi se proverebbero a calarsi di
sotto con un lenzuolo.
Barbara

Il tifo organizzato
Verona
Cari compagni,
sono un compagno, che assai spesso va allo stadio e sente in
prima persona il discorso dello sport di massa e del tifo organizzato.
Ho letto l'articolo sui fatti della bomba allo stadio di Verona e penso, che con l'affermazione che essa possa essere
un'arma dei fascisti veneti, non abbiate sbagliato, o almeno
non abbiate detto una cazzata/
Infatti da alcuni anni la presenza di picchiatori fascisti allo
stadio massiccia, essi hanno raccolto purtroppo attorno a
loro una piccola massa. di tifosi organizzati, provenienti da
quartieri periferici, i quali sfogano la loro rabbia al grido di
EIA-EIA e salutando romanamente.
Tutto questo avvenuto anche per colpa dei compagni che
mai hanno capito questo fenomeno, e si sono limitati a fare
una analisi superficiale del fenomeno calcio.
Ritornando al discorso dei fasci essi fra l'altro .hanno minacciato pi volte me e altri compagni che hanno avuto il
coraggio di andare nella loro curva, che guarda caso quella
da cui si presume sia stata lanciata la SRCM.
In alcuni periodi lo stadio stato palestra per alcuni grossi picchiatori, fra i quali uno dei pi grossi spacciatori di
eroina.
L'ultima volta che ho avuto a che fare con loro stato nel
corso della partita con il Bologna. Infatti in quell'occasione
alcuni compagni bolognesi furono aggrediti e io sfuggii per un
pelo ad una aggressione armata. Per finire questi fascisti caratterizzano bene la loro matrice, sventolando bandiere tricolori, portando sciarpe e fazzoletti neri, gridando slogans tipo
sesso, violenza, brigate giallo-blu e salutando romanamente, il tutto con rassenso, mascherato da noncuranza per certi
fenomeni, dello squallido giornale locale L'Arena e del
buon presidente Garonzi.
Per finire vorrei invitare i compagni delle altre cjtt ad
aprire un dibattito sul fenomeno calcio e in particolare su
chi sta dietro alcuni calcio-club (tipo le brigate giallo-blu di
Verona).
Radice

Era un bravo ragazzo.


Roma
Mi sono stancato di scrivere la cronaca e i commenti politici quando qualcuno muore d'eroina. L'ultimo si chiamava
Massimo, come me, e per lui l'unica alternativa a un matrimonio fallito stato il buco.
I giornali: era un bravo ragazzo... aveva smesso... per la
famiglia un caso umano... disumano speculare sulla sua
morte , dice la madre.
Sentirsi sulla pelle questa cosa tutti i giorni quando incontri compagni, giovani che conosci e che bucano, con i quali
non riesci a parlare di nulla, quando cerchi l'erba e ti offrono una busta, quando ti accorgi che, nonostante tutta la
tua bella analisi sul problema non riesci a risolvere nulla
neanche con persone che conosci bene perch fare il missionario non la tua vocazione, perch non puoi dire, e non
serve a nulla dire, non ti devi bucare .
Per me sempre stato difficile avere rapporti con giovani che fanno eroina. E' troppo sfasato rispetto al quotidiano
il loro modo d'essere da me che ho avuto la fortuna (perch
a volte si tratta solo di fortuna) di non essermi mai bucato;
sempre stato difficile perch l'aridit che l'eroina riesce a
creare amplifica l'incomunicabilit che il suo miglior concime; perch quando nei rapporti la centralit di me e di te
viene scalzata da una necessit fisica, non c' pi nulla di
fronte a cui si ferma il cammino verso la busta e tutto va a
puttane se non buco anch'io.
Allora ho voglia di muovermi partendo da me perch voglio distruggere tutto ci che mi fa star male.
Massimo

Non sono masochista


Tre giorni dopo aver visto il film di Pasolini Sal ho
deciso di scrivere questa lettera. Non mi interessa ora entrare nel merito di una discussione che esiste sull'autore.
Voglio invece raccontare il modo con cui ho vissuto il
film. Devo dire che sono riuscita a resistere (perch avrei
dovuto?) sino alla fine. Sono uscita dal cinema con una spa-

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ventosa angoscia dentro, ma c'era anche rabbia e insieme


tristezza. Mi sono chiesta perch questo film mi ha fatto stare cos male e mi fa male ora parlarne.
Non facile per una donna (ma credo per tutti i giovani)
assistere a quelle scene in modo distaccato e magari tentare anche di farne una critica politica o di esprimere un
giudizio. Io non ci sono riuscita. Forse non ho nemmeno tentato.
Quelle scene mi hanno sconvolta, violentata, hanno portato dentro di me in modo angosciante un senso di morte.
E inutili sono stati i miei tentativi di pensare alla vita, all'amore. Sempre quelle scene davanti agli occhi per tutta la
notte. E insieme all'angoscia la tristezza. Inutili anche i tentativi di un compagno che mi diceva non pensarci solo
un film . So benissimo che non vero.
Sal non solo un film, una realt che io vivo tutti i
giorni come donna e come giovane oppressa e violentata dal
potere dei padroni, dei genitori, dei maschi. Sal ha sconvolto la mia fantasia, anzi l'ha uccisa, ha schiacciato la mia
creativit. Mi sono ribellata a tutto ci uscendo dal cinema,
con le lacrime agli occhi mentre sentivo ridere i maschi dentro la sala.
Ho maledetto Pasolini per tutto questo, ho pensato che
forse anche lui girando quelle scene potesse aver provato un
gusto sadico da maschio e da adulto. Ma' non conosco Pasolini e questo non vuole essere un giudizio su di lui.
Credo per che i contenuti (per fortuna un po' pi chiari
che in altri lavori) avrebbe potuto portarli sulla scena in modo meno violento, o meno violentatore. Non per nascondere
una realt, ma perch pochi (almeno spero) sono coloro che
vanno a vedere un film impegnato per ricevere violenza. Io
non sono masochista.
Carmen Del Bene

minacce ed intimidazioni di ogni genere e pi volte mi stato detto di smetterla di fare politica. Nei miei riguardi ci
sono molte discriminazioni, sono in contatto con alcuni compagni ma sembra che la posta a loro non arrivi. Avrei bisogno
di cure, ma non mi vengono concesse.
Questa lettera spero che vi arrivi perch l'ho inserita in
una lettera scritta ai miei che gi sanno. Desidero parlare
con un compagno perch vivo nel terrore e nella paura e non
so come far a resistere.
Ho bisogno di parlare con un compagno, magari un medico.
Un saluto a pugno alzato.
Frullani Severino

TV, e il ricordo di Francesco


Roma
Quella strana sensazione davanti alla scatola meccanica
che con parole false e immagini caleidoscopiche cercava di
giustificare un omicidio, il ricordo di un'estate in Sicilia e
Francesco a parlare di Bologna e di quella gente con la quale tante volte aveva parlato del suo modo di cambiare lo
stato di cose presenti, Francesco a giocare, a criticare le
mie immagini; poi quella decisione, il ritorno a Parma per la
manifestazione nazionale e l conoscere il suo modo di stare
assieme ai compagni; la voglia di ricordarlo cos ma quella
scatola mi perseguitava, allora esco, il Pantheon, gli indiani
sono sempre l oggi stanno diffondendo il loro giornale, si ride, si scherza, quell'estate ritorna ma ora la scatola definitivamente distrutta ed attorno la gioia di cambiare e seguitare
a lottare.
Gualtiero

Urgente dal carcere di Arezzo

Quel forte bisogno del comandante

Cari compagni di LC,


sono un compagno detenuto nel carcere di Arezzo da dove
provengo da altri carceri dove i fascisti mi hanno derubato
alcune volte e sono stato aggredito e picchiato per le mie
idee di sinistra.
Sono tutt'ora perseguitato ed ogni carcere nuove violenze;

Palermo
Cari compagni,
sono un militante del FUORI! di Palermo. Mi sono accostato
al vostro quotidiano da quando ho saputo che nelle vostre pagine trovano finalmente spazio anche le iniziative dei compa-

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gni radicali. Ma non solo io mi sono avvicinato al vostro


giornale. Lo hanno fatto anche molti compagni del FUORI!
E continueremo, stando cos le cose, a diffondere questa testata di controinformazione. Lotta Continua l'unico giornale (oltre a Notizie Radicali) in antitesi con le altre testate, che sono quasi tutte di regime.
Ora, su Lotta Continua di gioved 31 marzo leggo con
profondo sgomento la comunicazione del comandante della
caserma Ulivelli Monte Mario, resa nota grazie alla volont
di alcuni compagni, i quali hanno strappato la comunicazione
e l'hanno inviata a Lotta Continua .
A riguardo ho alcune cose -da dire a questo comandante
terribilmente ossesso :
1) Cosa c' di strano se un militare si trattiene a parlare
con degli omosessuali alla stazione o al Colosseo? Nulla: vuol
dire che si sono stufati di trattenersi con quanti stanno in caserma. Chi sono coloro che stanno in caserma? Semplice: .sono coloro che ci succhiano il sangue, sono i padroni in uniforme , sono i repressi sessuali, sono le zecche parassitarie per dirla con Danilo Dolci. Pertanto fanno bene i soldati ad intrattenersi con gli omosessuali: segno che con noi
i militari si sentono pi liberalizzati. Poi mi chiedo: Cosa
ci vanno a fare gli ufficiali di vigilanza nei cosiddetti luoghi
equivoci ?
Semplice: ci vanno per cercarsi l'avventura. E siccome
hanno paura di essere riconosciuti, giustificano a priori la loro presenza in quei luoghi dicendo che ci vanno per vigilare.
Noi omosessuali queste cose le sappiamo, perch molti ufficiali di vigilanza , molti militari, molti comandanti sono venuti a letto con noi. Non vorrei che quel comandante fosse uno
di quelli che viene a letto con noi.
Niente di strano in tutto questo, per non il caso di
avere paura. Se a me omosessuale piace un uomo io lo dico.
Ma se a qualcuno piace un uomo e lo nasconde, vuol dire
che terribilmente represso.
2) Il comandante comincia a dare segni di squilibrio psicologico quando afferma che intrattenersi con un omosessuale costituisce atto osceno e che la cosa degradante in
s e per s e per il decoro della divisa.
Questo squilibrio del comandante, in verit, runico atto
osceno , visto che ignora radicalmente il significato del concetto di osceno del nostro codice penale civile. Non solo,
cos imbecille da ignorare che i nostri migliori amanti sono
stati proprio i militari. E questi militari non solo si sono sen-

titi accrescere il decoro e la dignit personale, ma hanno


anche capito che l'unica cosa indegna di cui sono rivestiti
proprio quell'inutile uniforme e che l'unica cosa degradante
vedere questa stessa uniforme addosso ai parassiti che ci
sfruttano: gli ufficiali. Ed io mi vergogno di pagare le tasse
sia per mantenere imbecilli come questo comandante, sia per
tenere in vita una istituzione perfettamente inutile. D ragione a Cassola e a tutti coloro che credono nel disarmo.
3) Ora, la sifilide non si prende andando con un omosessuale. La sifilide si prende andando a letto con quanti mercificano il loro corpo.
E la mercificazione dei corpi la vuole il potere, la chiesa,
la repressione e la violenza delle istituzioni. Chi vive il rapporto sessuale alla luce non prende certo la sifilide. La sifilide si prende solo se continueranno ad esserci comandanti
mediocri e servili come quelli della suddetta caserma. La sifilide nelle loro teste. Noi amiamo con gioia.
4) Infine, se questo stesso comandante feroce ha desiderio
di conoscere gli omosessuali, lo dica pure liberamente. Non
necessario aspettare che qualcuno faccia la spia. Il regime
delle spie una componente essenziale dei regimi fascisti. E'
per questi motivi che lottiamo contro tutti i fascismi, anche
contro quello del citato comandante che ha un forte bisogno
di prenderlo in culo.
Baci, baci.
Giuseppe Di Salvo

Cronaca nera?
Monte S. Angelo
Io credo che il giornale debba parlare di cronaca nera .
Ma non per questo che vi scrivo; per parlarvi di una
donna. Una donna che rinchiusa nelle carceri di Foggia e
che (io credo) abbia bisogno di aiuto legale e morale . Un
aiuto che il movimento femminista potrebbe offrire essendo
il pi idoneo a farlo. Io non so nemmeno se questo aiuto lei
lo accetterebbe, credo comunque che un tentativo vada fatto.
Fin qui niente di strano; il fatto che questa donna, di 26
anni, qualche settimana fa ha ucciso tre dei suoi quattro figli,
il quarto ricoverato in fin di vita al policlinico di Bari. Questo succedeva in una contrada di campagna in provincia di
Foggia.

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Di fronte ad episodi di questo genere si rimane sconvolti e


se si pensa alla violenza che hanno subito i bambini (massacrati a colpi di sgabello in testa) la tristezza che ti assale
soffocante, non ce la fai a vincerla, specie se questa gente la
conosci dato che abita nel tuo stesso quartiere (nel mio), hai
visto tante volte i loro volti passarti accanto, rinchiusi in se
stessi, volti impenetrabili, senza mai un sorriso, che nascondono quei piccoli fatti che succedono nella vita di ogni giorno
e che poi sono la causa di tragedie di questa portata.
Il senso di impotenza che ti assale viene ingigantito dalle
frasi che l'opinione pubblica , fatta di proletari, sottoproletari, piccolo-borghesi, sussurra a mezza voce, tra i denti:
E' pazza da rinchiuderla in uri manicomio criminale , quando si scopre che non lo , una donna da punire, da schiacciare (la pena di morte). Il giorno dopo il suo arresto le detenute del carcere la stavano linciando per... punirla.
Un compagno deve vincere il senso di impotenza, non pu
fermarsi, deve rifiutare la logica corrente che ogni cosa 'Che
non rientra nel razionale pazzia; deve rifiutare la logica
della vendetta, della punizione (un giorno, un mese, un anno,
30 anni di carcere, la pena di morte). Un compagno si pone
il problema di come salvare il malato, ma soprattutto di cosa
fare affinch episodi di questo genere non succedano pi, ed
allora non si ferma alla tristezza (o al pianto) ma cerca di
capire per rimuovere le cause.
L'orrendo massacro dei bambini in questo caso specifico
non dovuto a un'improvvisa pazzia ma il prodotto di una
vita squallida condotta da questa donna; della violenza che
ha dovuto subire da parte del marito, della famiglia, dell'ambiente sociale (morale ed economico), violenza che ha scaricato sui suoi figli (in un rapporto di amore odio) per liberarsi (farla finita) e molto probabilmente per liberare le
vittime (innocenti) dallo squallore di una vita quotidiana sen'za prospettive decenti. Liberarsi uccidendo i propri figli.
Una cosa assurda, incomprensibile a qualsiasi persona sana
di mente. Eppure per questa donna stato l'unico mezzo che
riuscita a darsi. Un mezzo giustificabile dalle persone normali solo con la pazzia. Solo che questa donna non pazza
(un discorso lunghissimo bisognerebbe fare sui meccanismi
che scattano quando un individuo va verso la pazzia). Ho
ucciso i miei figli adesso devi uccidere anche me , ha detto
al vicino di masseria accorso alle sue grida. E ancora:
Ho ucciso i miei figli perch odio mio marito , stata la
prima frase che ha detto quando l'hanno arrestata mentre vagava per la campagna. Dietro questa frase vi la storia

delle tragedie quotidiane di questa donna; vi la storia di


una vita fatta di ignoranza, passata tra le greggi fino ai 16
anni quando ha conosciuto il marito durante la transumanza;
marito costretta a sposare ; vi sono i rapporti di tremenda
violenza (subita) con il marito; vi sono i rapporti di violenza
morale (di un livello inaudito) con i familiari del marito
e tanti altri episodi.
Non voglio a tutti i costi giustificare un crimine cos orrendo. Ci sono per sufficienti elementi di analisi che mi permettono di dire che non giusto lasciare questa donna sola,
rinchiusa in se stessa a meditare su una tragedia che molto
probabilmente porter alla sua distruzione fisica e psichica,
in balia di una giustizia capace solo di reprimere e di una
opinione pubblica reazionaria che invece di sforzarsi di capire non fa che esprimere giudizi che contribuiscono al verificarsi di episodi come questo.
Saluti comunisti.
Gambuto Leonardo

Soldato Rocchi, deceduto


Casarsa
Con un fonogramma fumoso e chiaramente preparato ad
arte, stato reso noto alle alte sfere del Gruppo Specialisti
Artiglieria Ariete che il soldato Franco Rocchi, 21 anni
appena compiuti, deceduto presso l'ospedale militare di Bologna. Era stato ricoverato per bronchite e per non meglio
specificati dolori addominali . Moriva in sala operatoria
mentre veniva preparato per l'anestesia.
Scrupolosamente i macellai di -turno inviavano il soldato
presso il centro di rianimazione di S. Orsola dove si constatava che non c'era pi nulla da fare.
Altrettanto scrupolosamente sono stati avvertiti i familiari , come si usa nei classici casi d'incidente: ma bisogna
gridare forte che non di incidente si tratta ! ! ! Ci sono invece
gravi responsabilit per la mancanza di una seria assistenza
medica, inesistente in questa come in altre caserme!
Il menefreghismo e la superficialit di ufficiali medici e
del comandante di gruppo (ci sono testimoni di quando il Tenente Colonnello Torelli si recato in infermeria per ordinare che non venissero dati giorni di riposo n mandati all'ospedale i soldati del suo gruppo) hanno fatto s che una bron-

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chite sia diventata tanto pericolosa da portare un giovane
alla morte.
Nucleo soldati democratici
gruppo specialisti artiglieria Ariete
caserma Trieste

che anche tu sia morto,


giovane forte e sano
e sempre in prima fila
sempre con i compagni.
Perch mancavi ieri al funerale
del compagno ucciso?
Non ci credo, Francesco.
Carla

Francesco, non ci credo


Bologna
Non credo, Francesco,
che tu sia morto.
Non credo che i tuoi occhi
non vedranno pi
che le tue mani mai
stringeranno altre
bandiere rosse.
E credo che udir ancora
la tua voce calma:
compagni, fate le file...
Non credo che il tuo cuore
sia freddo
e che la tua rabbia
sia sepolta.
Ho creduto di vederti
al tuo funerale
fra la folla, piangere
sommesso ed abbracciare
i compagni tristi.
Ma era forse
un altro funerale
uno dei tanti
imposti dal regime.
Ricordi quel mattino
quando un gatto nero
mor sotto i nostri occhi?
Ci sentivamo strani,
pessimisti. E tu dicevi:
che brutta la morte!
E il gatto agonizzava
ed era atroce guardarlo.
Non ci credo, adesso.
Non credo

In carcere dal 12 marzo


Finalmente ho una penna. Oggi ho visto mia madre. Mia
madre bellissima, sono contento di mia madre. Ha sofferto
molto in questi due anni ma non si mai persa. E sono in
questi due anni che io ho conosciuto, scoperto molto di mia
madre. Anche stamattina l'ho vista bene. Ho pianto un po'
con lei. Dopo abbiamo parlato.
Siamo stati presi io, (...) e (...) alle 22,30 a via del Gallo,
vicino a piazza Farnese. Ci siamo incontrati da quelle parti
e vista l'aria tempestosa che c'era, abbiamo deciso di andare
a mangiare, avevamo molta fame; siamo stati in un ristorante a via del Gallo. Verso le 22,30 siamo usciti e dopo siamo
andati a casa di S. che abita proprio sopra il ristorante; ma
S. non c'era.
Siamo ritornati gi in strada. Appena usciti dal portoncino
una Mini ci passa vicino a tutta velocit, si ferma di botto,
ne escono fuori cinque giovanissimi (ventenni) con le pistole
in pugno, ci perquisiscono, a me non trovano niente. Ci fanno montare in macchina con due di loro e ci portano in centrale. Appena arrivati dentro la questura e scesi dalla macchina stata una cosa allucinante. Una trentina di poliziotti
ci hanno pestato.
Non so quanti pugni e calci ci sono arrivati. (...) cascato per terra, quando l'ho rivisto poco dopo aveva il viso
sfigurato, era una maschera di sangue. Il peggio venuto
dopo.
Ci hanno messo uno in una stanza diversa, ma abbastanza vicini, le manette dietro la schiena. Ci hanno interrogato gli stessi della Mini (pare che siano dell'antiterrorismo
di Fiumicino) contemporaneamente facendo la spola fra noi
tre. Siamo stati due o tre ore in questa situazione, i pugni e
gli schiaffi si sprecavano.
Mi ricordo che ero calmo, non avevo molta paura. Voglio
dire questo: in tanti anni di botte ne avevo anche prese, ma

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anche date: quando litigavo da ragazzo io con i fasci. Incassavo bene, questo me lo ricordo, ma mi ricordo pure che
dopo qualche ora di questo trattamento dovevo vomitare e
sono svenuto. E' stata la mia fortuna perch mi hanno lasciato perdere a parte uno schiaffo finale prima di portarci a
Regina Coeli. Vi sembrer strano ma non vedevo l'ora di andare -in galera.
A Regina Coeli ho rivisto (...) e (...). A (...) (...) e (...)
era conciato male: il naso spaccato, il viso gonfio, un taglio
in testa, dolori alle costole. Si sono accaniti con estrema cattiveria contro (...). Pensate: volevano che confessasse che noi
uscivamo da un covo , la casajdi quella compagna che eravamo andati a trovare.
A Regina Coeli non sono stati teneri. Eravamo quelli che
avevano fatto il casino, avevano sparato, distrutto, eccetera.
Ma per fortuna non ci hanno trattato male a parte qualche
spintone.
Non so cosa pensavo in quel momento, forse niente. Mi
sentivo stravolto, allucinato per i dolori che avevo in tutto il
corpo, ero bagnato, volevo dormire!
Mi hanno messo in una cella dove c'erano dei detenuti che
dormivano, mi sono sdraiato, ho dormito, ma mi svegliavo,
c'era un detenuto che parlava da solo.
Alle sei e trenta mi vengono a prendere. Mi portano allo
isolamento, continui controlli, mi fanno spogliare, mi rivesto,
mi portano in cella; riesco a vedere un attimo (...) portano
anche lui in cella. Passo quasi tutta la domenica a letto, cerco di muovermi meno che posso, respiro piano e lentamente,
mi fa male tutto il torace, le costole, lo stomaco, le spalle,
mi fa male anche la faccia e la testa.
Dormivo qualche ora e mi svegliavo. Quando mi svegliavo pensavo. Con il cervello ero lucido. Pensavo alla mia nuova condizione, non ero libero, ero prigioniero, dentro una cella d'isolamento. I pensieri si accavallavano veloci. Mi sentivo
calmo. Ho subito accettato la mia condizione di detenuto.
Pi che a me in questo momento pensavo a fuori, pensavo a mia madre, ai suoi casini (...). Pensavo ai compagni e
alle compagne che conoscevo (...).
Mi chiamano, devo andare dal dottore, mi tolgono il sangue, faccio presente che sono pieno di dolori e vorrei qualche
pillola. Non mi d niente. La guardia che mi accompagna
un ragazzo. Mi parla di sabato, dice che abbiamo fatto un
casino, che la nostra lotta cos non serve, che bisogna andare contro Montecitorio, il governo. Gli dico di no, lottiamo
contro il governo e non sono loro i nostri nemici.

Smetto di scrivere perch non ce la faccio, sono indolenzito e non ci vedo quasi pi per il buio (...).

Raggi X
Milano
Cara Claudia,
quando ho saputo di te sono morta di rabbia.
E' la prima vera volta che sento tanta violenza scoppiarmi dentro, premere all'esterno senza essere soffocata.
Altre volte ho sofferto con rabbia sorda ma era un dolore
impotente e le mie mani che avrebbero voluto afferrare,
stringere, stritolare si agitavano nel vuoto.
Mai come oggi ho sentito il mio corpo come un pezzo di
carne da macellare che non vuole pi essere fatto a bistecche, che vuole reagire alla violenza, anche a quella di tutti
i giorni. Nelle voci delle compagne che a Roma gridavano
per te, per le altre donne e per tutte noi ho sentito la stessa
rabbia; la stessa voglia di uscire all'esterno di fare paura,
tanta paura a chi pi degli altri cerca di distruggere fisicamente quello che rappresentiamo.
So che questo discorso pu prestarsi a molti equivoci, ai
soliti anzi, sulla questione della forza e penso anche che questa mia reazione molto emotiva sia da analizzare profondamente e da mettere in discussione; per ho sentito l'esigenza
di scrivere queste sensazioni cos immediate e insolite per
me. Sono stufa di sentirmi guardare ai Raggi X o toccare
sui mezzi pubblici e di sentire questo mio corpo tanto pesante nei momenti in cui vorrei che rispondesse agli stimoli.
Sia nella gioia che nella violenza o nel dolore il mio corpo
come uno spettatore semi-passivo: tutto avviene a livello
mentale.
E non mi basta nemmeno pi mettere in discussione queste cose nell'autocoscienza nel momento in cui ancora una
volta i nostri corpi non ne sono ancora coinvolti.
Qui a Milano stiamo formando un gruppo sulla creativit
e sull'espressione che affronti finalmente in termini concreti
la nostra fisicit, che ci insegni, e non in un modo astratto,
ad usare il nostro corpo come un veicolo-mezzo di comunicazione.
Claudia, non una frase per me in questo momento dirti

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che ti ammiro molto per il tuo coraggio e che provo un sentimento molto bello nei tuoi confronti.
In questi giorni, uscendo, guardo dritto negli occhi questi
uomini ohe ci vivono attorno e che ci molestano, che sono
magari gli abituali aguzzini di qualche donna in qualche
parte della citt e che ancora forse sono i nostri potenziali
stupratori.
Li guardo bene e fissi per ricordarmi le loro facce almeno un po' e soprattutto quelli che vedo spesso e ti garantisco che se il mio sguardo potesse uccidere ne avrei fatti fuori almeno 100.
Un pensierino anche a quella canaglia di medico del San
Camillo che ti ha e che ci ha insultato, a quella Jena impaurita in camice bianco che si sentir colpito nella sua virilit dal movimento delle donne.
E' proprio il solito schifo.
Per io sono qua, e anche tutte le altre compagne, all'Alberone, a Centocelle, a Prosinone, a Bologna, a Milano e andiamo avanti, non indietreggiamo.
Ho tanta voglia di farla finita con questo mondo schifoso!
Marina F.

Fatti di armi e di amore


tra padroni e servi della gleba
C'era una volta un caporeparto di nome Bolletta (detto
Fattura) occupato alla Piaggio in quel di Arcore, nel braccio
della morte della verniciatura. Un pomeriggio uno schiavo di
secondo livello, non badando al costo del lavoro, abbandonava il proprio posto di lavoro, commettendo infrazione al RD
1669 paragrafo 4 comma 2 e Bilot 1, si trattenne 30 secondi
in pi dello stabilito per le necessit fisico-corporee, e, rifiutandosi il suddetto schiavo di ricevere la giusta punizione (40
frustate) si rivolse al suo delegato di braccio chiamato Terenghi.
Il Terenghi, non capendo la grave congiuntura economica
sostenuta dal paese e le buone intenzioni di Fattura Gabata,
si assunse la difesa del diuretico schiavo, non rendendosi conto che cos facendo non avrebbe certamente aiutato la barchetta italiana ad uscire dalla tempesta economica. A conferma di quanto sopra siamo in attesa del bastimento carico di
carote e bastoni gentilmente concessi dal FMI.

A questo punto della controversia tra il famigerato Terenghi e il buon Fattura Gabata intervenne la direzione tramite
di capo del personale Girtaner detto il sionista che decise
la punizione sotto forma di 6 giorni di fustigazioni (sospensione) il che equivale al licenziamento.
Il CdF decise un'ora di sciopero di protesta e d contestare il provvedimento nell'incontro tra i boss del coordinamento e i boss della direzione generale a Genova.
I fatti si sarebbero dovuti svolgere cos, ma successo un
piccolo particolare: i servi della gleba della Piaggio di Arcore pi buoni (quelli abituati a prendere tante legnate) decisero una volta tanto di dire la loro. Risultato il lager Piaggio
Gilera di Arcore viene bloccato dalle 7,30 di mattina alle 18.
Il buon capo Fattura Gabata con grande dispiacere bloccato sui cancelli protetto dai guardioni. I nostri beneamati
Boss della direzione che erano venuti in portineria per portare in fabbrica Fattura Gabata sono rimasti fuori dalla
fabbrica tutta la mattina anche loro. Alla sera la direzione a
Genova decise il ritiro del provvedimento al Terenghi.
Morale della favola. I servi della gleba, oggi chiamati
operai , in stuf di ball (hanno le palle piene).
Servi della gleba della Piaggio

Maschio, fascista, o tutti e due?


Napoli
In questi ultimi giorni ho letto con molta attenzione gli articoli delle compagne femministe e ho seguito con particolare attenzione l'episodio di violenza subita, per la seconda volta, dalla compagna Claudia Caputi! Seguendo il quotidiano
(LC), secondo me Claudia ha subito ancora una terza aggressione da parte del noto fascista Paolino Dell'Anno. Bene a
questo punto mi venuto da riflettere, per quando ho letto
la posizione solidale dell'ANAQ con il fascista Raso che insult le compagne accorse a visitare Claudia e il modo in
cui era attaccata la posizione delle compagne, come solidariet maschilista, mi sono sinceramente incazzato.
Per me quello di Raso non stato un comportamento da
maschio, sarebbe semplicistico ed opportunistico metterla in
questi termini, ma stato un comportamento da fascista da
punire in quanto tale, al di sopra delle suddivisioni sessiste.
Poi stamattina ho letto in seconda pagina l'articolo Non

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pi puttane non pi madonne . Ed allora mi sono deciso a
scrivere, mi riferisco esattamente al periodo che dice tante
volte abbiamo sorriso mansuete all'uomo che ci aveva insultate e tradite, per non perderlo . In queste parole si legge
come un'accusa a tutti i compagni, come se tutti noi fossimo
degli stupratori. Potrei rispondere allora cos: quante volte
una compagna la si persa perch lei ha preferito il compagno pi in gamba, quello che era dirigente, oppure chi parlava
di pi nelle riunioni, o chi sprangava meglio e di pi e tanti
altri casi che in questo momento non ricordo, ma che egualmente sono frutto della competitivit esistente anche fra i
compagni?
No compagne, questo non solo un problema delle donne
in esclusiva; ma un problema pi vastamente politico che
riguarda la sbagliata impostazione dei rapporti anche fra noi
che metta in discussione tutto e tutti.
Qui finisco perch vorrei che queste righe fossero uri inizio di discussione sul nostro giornale, che deve diventare sempre di pi un mezzo di discussione fra noi compagni/e, ed
anche perch sono un po' triste.
Ciao con amore.
Un compagno che non in gamba,
non dirigente, non parla di pi nelle
riunioni e che non spranga meglio e di
pi degli altri.

Lavorava, andava al bar e a ballare


Mezzocorona (Trento)
Qualche giorno fa le prima pagine dei giornali locali e nazionali riportavano la notizia della morte di Franco Carli di
Mezzocorona, in un conflitto a fuoco con la polizia.
La prima reazione nel paese, fra la gente che lo conosceva era stata: non possibile, era uno di noi, era pieno di
vita, era allegro, quella notte voleva morire.
Dalla ricostruzione dei fatti resa nota dai carabinieri risulta che lui ha sparato per primo, ha ferito quattro agenti
prima di morire con nove pallottole in corpo; ha continuato a
sparare anche quando era colpito mortalmente: sembrava che
implorasse di morire.

Le decine e decine di amici che lui aveva, hanno colto


quel grido di disperazione e hanno deciso di organizzare una
assemblea su questo fatto, sfidando la gente, la famiglia, il
senso comune ohe vuole Franco criminale incallito da sempre, dalla nascita e criminali come lui tutti quelli che vogliono
parlare di questo fatto come una tragedia umana che ha dei
motivi materiali per esstere. Mia presenza di 250-300 persone stipate in un bar (questa la sala civica messa a disposizione dal comune!!!) con i giornalisti dell'Alto Adige e di
Radio TN Alternativa presenti con l'assenza del sindaco (de),
dell'Adige (giornale di Piccoli), iniziava l'assemblea.
Si ricostruiva la vita di Franco in tutta la sua allegria e
in tutta la sua tragedia. Qualcuno affermava: Se eri gi di
morale e incontravi lui, diventavi sicuramente allegro , ancora dopo l'incidente che fece nel 74 stato operato al ginocchio pi volte a Bolzano, a Cortina, a Trento, a Bologna,
gli avevano lasciato il filo nel ginocchio che gli aveva provocato un'infezione. Gli avevano tolto la rotula, forse gli dovevano tagliare la gamba, poteva anche morire. Viveva come
noi tutti! Lavorava, andava al bar, a ballare qualche volta,
(nei tanti locali lussuosi che ci sono in questa zona dove gli
squilibri si marcano sempre pi e dove l'industrializzazione
porta con se speculazioni e doppio lavoro (fabbrica-campagna), disoccupazione, crescita anomala della zona e crisi della cultura contadina) .
Non vogliamo ritrovarci anche noi con una pistola in mano , esclama un giovane e prosegue: cosa offre il paese ai
giovani? .
Da questo momento si cominciavano a mettere a nudo tutte le deficienze della gestione democristiana del paese: manca
un cinema, un posto per ritrovarsi tra giovani, una sala civica, la possibilit di discutere di incontrarsi, di divertirsi, di
praticare dello sport, ecc.
Questi sono problemi che gi come collettivo giovanile
della Piana Rotaliana avevamo evidenziato nel passato e
che adesso finalmente balzano agli occhi alla maggioranza dei
giovani.
Forse anche nel nostro paese i giovani cominciano a capire che possibile affrontare i problemi collettivamente, che
si pu lottare anche nel nostro paese; che la risposta a questa societ di merda non l'autodistruzione ma la distruzione di questo stato di cose.
Vasco

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Autonomi, indiani e identit


Credo ohe definire limitate le lotte degli autonomi e
degli indiani perch essi non avrebbero una identit di
lotta concreta di lotta nella sinistra, vuol dire non aver
afferrato bene ci che questi compagni vogliono, dirci. Quando si parla di riprendiamoci la vita e si assume questo
slogan in prima persona per cercare quei rapporti umani di
amore e di lotta, saltano le contraddizioni di tutti i movimenti
che agiscono nella sinistra, quelle che fino ad ora avevano posto in secondo piano. Proprio perch fino ad ora anche se compagni militanti, avevamo delegato qualcosa di tutti a forme
di leaderismo che ci facevano comodo e lasciavano il nostro
rapporto di vita al di fuori dei problemi politici. Quando invece ci accorgiamo che la militanza quotidiana l'amore del
comunismo deve mettere in crisi tutti gli aspetti reazionari
della nostra vita fino ad abbattere tutti i tab borghesi che
abbiamo, per essere liberi dentro e poter parlare di libert
proprio perch un diritto conquistato in prima persona ed
ora possiamo darlo a tutti. Quando attacchiamo il lavoro, combattiamo i sacrifici , lo sfruttamento e l'alienazione che distrugge ogni tipo di creativit. Un lavoro non come produzione del capitale, ma lavoro come necessit creativa di tutti.
Nel movimento siamo tutti insieme perch compagni, perch
vogliamo cambiare e per i borghesi siamo drogati carcerati - froci
femministe - disoccupati - occupanti - BR NAP siamo frange della sinistra ma realmente siamo
sfruttati, emarginati, bersagli dell'ordine democratico, siamo
emarginati in qualsiasi luogo ci troviamo, ma ci riscattiamo
da questa situazione stando uniti e portando avanti il nostro
vivere da comunisti, prendendo tutto quello che il potere ci
nega. E noi saremmo le frange della sinistra che dovrebbero lottare insieme ad una sinistra tradizionale, fatta di fantasmi socialisti, parrocchiani del PCI e gli intellettualozzi del
Manifesto!? Non credo proprio, anche perch loro si guarderebbero bene dalla seriet di compagni, non si spoglerebbero mai, per ballare, per cantare, per lottare in piazza, sono fin troppo integrati nelle strutture del sistema che vorrebbero essere loro i nostri nuovi padroni . Ma per noi c' un
solo modo di essere comunisti ed vivere da comunisti, questa non retorica voglio dire che quando un comunista
reprime una lotta perch lo scavalca, quando un comunista
fa della politica una seriet borghese, quando un comuni-

sta si mette al di sopra della massa attiva, un nuovo


capo che crea emarginati, ed un nuovo potere da abbattere.
Pino Moler

Olio e salsicce per il collocatore


Rossano
Cari compagni di LC,
noi viviamo in una localit la cui vita si svolge passivamente. Per vincere la monotonia di tutti i giorni stiamo cercando di creare un circolo proletario.
Da un'analisi della nostra situazione attuale abbiamo constatato che non vi sono rapporti fra studenti e operai. A proposito di questa situazione noi compagni ci stiamo organizzando per diffondere la voce delle masse (LC) e per far s
che si stabilisca un rapporto tra noi studenti e gli operai.
Muoviamo una critica al sindacato, infatti noi crediamo
ohe non esprima i voleri degli operai (a proposito di ci vorremmo dire due parole al fu compagno Lama facendogli sapere che in Calabria, in particolar modo a Rossano, un operaio per andare a lavorare deve portare dell'olio, salsicce e
altra roba al collocatore per ottenere un lavoro di due o tr
mesi). (Che cazzo ci stanno a fare i sindacati?).
A proposito delle femministe, vorremmo dire che quelle
che noi conosciamo sono a circolo chiuso, infatti non si interessano delle altre donne, perch fanno dei discorsi tra di
loro, solo perch non si conoscono o le credono meno preparate.
Loro dicono di non voler essere schiave dei mariti (ma chi
lo sa se hanno mai provato a lavare i piatti?).
Noi ci abbiamo provato, perch crediamo che le faccende
domestiche le devono fare anche gli uomini,
Questa critica vuole essere costruttiva. Speriamo che le altre femministe non siano come queste che conosciamo noi.
Saluti comunisti a pugno chiuso.
Madeo Vincenzo, Iole Luigi,
Salvatqre Rizzo

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Gli altri compagni erano usciti tutti, o portavano avanti
posizioni che non condividevo per niente, la scuola rimaneva in mano a FGOI e CL.
Ho sbagliato, se ho cominciato a prendere iniziative, a
far proposte, a parlare nelle assemblee? Ed colpa mia se
sono stata adottata come punto di riferimento da quei com
pagni che stavano crescendo?
Ora frequento l'ultimo anno. Analizzando i miei 5, e soprattutto gli ultimi quattro anni di militanza nel movimento,
vedo tanti errori, tante cazzate, anche tante scorrettezze.
Se non mi fossi buttata nella mischia , se avessi rifiutato
il ruolo di avanguardia che "mi era praticamente imposto dalla situazione, questi errori non li avrei sicuramente
fatti. Ma mi sentirei forse pi in colpa. Compagni, negli
articoli del giornale, nelle lettere, le avanguardie sono
sempre quelle che espropriano gli studenti dal dibattito, che
impongono le cose, sono specie di robot che vivono esclusivamente facendo discorsi a base di a livello di sovrastruttura..., la piattaforma rivendicativa..., ecc. ecc.
Lo so, mi rendo conto anch'io molto spesso di parlare e
scrivere in questi termini, giusto che si ironizzi su questo modo assurdo di esprimersi e di comportarsi.
. Vorrei solo ricordare che siamo persone ancha noi, che
essere avanguardie non vuol dire solo monopolizzare (nostro malgrado, magari perch nessun altro parla) le assemblee o sparare indicazioni cervellotiche sul Movimento.
Vuol dire anche passare le giornate, e spesso anche le
notti (quando ci sono problemi gravi, chi riesce a dormire?)
a pensare modi sempre nuovi di coinvolgere gli studenti,
vuol dire passare le settimane, i mesi, gli anni (gi: ripensandoci, penso proprio di non aver fatto quasi niente
altro, da quattro anni in qua) tra una sede e l'altra, tra
una macchina da scrivere e un ciclostile, vuol dire mettersi a piangere, vedersi cadere tutto addosso quando un'assemblea va male o quando sei l che strilli come una pazza
dentro un megafono che c' sciopero perch hanno ammazzato un compagno, e vedi gli studenti che tranquillamente
entrano a scuola, con il vocabolario di latino o la Gazzetta
dello Sport sotto il braccio.
E allora guardi in faccia i compagni e dici: Abbiamo
sbagliato qualcosa. Analizziamo un po'... . E si ricomincia.
E i frutti si vedono per fortuna. Altrimenti, chi ce lo farebbe fare? Quando negli artieoli, nelle lettere, parlavate
delle autogestioni, una frase ricorrente era: Le vecchie
avanguardie sono state emarginate... . E lo si diceva con

orgoglio, come dire hanno avuto ci che si meritavano .


Da noi, nella nostra autogestione, non stato cos. Di
nuove avanguardie ne sono nate tante, meravigliose,
piene di entusiasmo. E il nostro ruolo cambiato, abbiamo
conosciuto gli studenti (penso di conoscere situazione familiare, di salute, sentimentale, ecc. ecc., di almeno mezza
scuola) e soprattutto gli studenti hanno conosciuto noi. E
hanno visto che in fondo eravamo quasi persone, hanno
visto che verso le due del pomeriggio avevamo fame anche
noi e che, contrariamente a quello che si poteva pensare,
non mangiavamo piattaforme rivendicative , e nemmeno
inchiostro da ciclostile, ma birra e panini, come i comuni
mortali. Hanno visto che anche noi ci divertivamo a recitare le varie scenette, a suonare, a cantare, e ballare. Che
magari eravamo pi inibiti degli altri, perch forse facevamo fatica a staccarci dal ruolo di persone serie , ma che
alla fine ci riuscivamo e ci divertivamo.
Beh, compagni, ho finito. Almeno credo.
Manuela

Turisti stanchi
e indiani a sacco a pelo
Firenze
A proposito della lotta contro i campeggi diurni nelle
piazze di Firenze, abbiamo letto su Paese Sera del 14 aprile,
cronaca di Firenze, un articolo di cui riportiamo i seguenti
stralci:
... In Piazza Signoria continuer la sorveglianza in
cooperazione tra vigili urbani e forze di polizia: di giorno saranno i vigili a controllare la piazza e ad evitare i bivacchi,
di notte toccher a polizia e carabinieri. Lo stesso discorso
vale per Ponte vecchio (...).
Per quanto riguarda i venditori, molto spesso giovani,
che espongono abusivamente la loro merce sul ponte, l'amministrazione comunale ha intenzione di emettere ordinanza
di confisca (...). La sorveglianza in Piazza Santa Croce toccher invece direttamente a polizia e carabinieri.
Nelle prossime riunioni il discorso sar allargato ad altre zone della citt, in particolare Piazza Duomo e Piazza
S. Spirito.

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il biglietto e rimettendoci dei soldi che forse, come me,


si sono fatti prestare.
Tutto ci perch i nostri Signori governanti, capaci di
farci pagare fior di tasse non si sono minimamente interessati su ci che andavamo incontro. In effetti, cari compagni, ci troviamo qui e s e no ci avanza per il nostro sostenimento e questo senza fare sperperi di denaro. Siamo stufi
e incazzati. Bisogna lavorare sotto l'acqua, in effetti non esiste cassa integrazione, acqua da bere non ce ne , si dorme fino a sei persone dentro una stanza pi piccola di quelle che ho trovato a Rebibbia quando ho occupato le case a
via Graviglia; non esiste sindacato se non padronale, a
parte il fatto che fa schifo gi quello che abbiamo in Italia,
ben sapendo, oltre questo, che le ritenute per gli scapoli,
a 112 f. orari per i manovali, raggiungono circa il 33 per
cento e che molti sono rientrati.
Il nostro ministero del lavoro seguendo alla lettera, per
non perdere la poltroncina, le istruzioni dei nostri Sig. ministri seguita ad accaparrare mano d'opera e mandarla allo
sbaraglio, cercando con ci, di scaricarsi dalle proprie responsabilit e credendo, anche, che l'Italiano sottoproletario viaggi ancora per il mondo con la valigia legata con
lo spago e forse di cartone.
Si mettano in testa, questi Signori, che questi periodi
sono finiti da un pezzo e che se le ultime battaglie di questi
giorni alle universit di tutta Italia non hanno insegnato
ancora nulla, beh! debbo dire che PCI compreso, non hanno
ancora capito un cazzo!
Distintamente saluto nella speranza che si possa provvedere a non farla prendere in culo pure a quei compagni
che verranno dopo di noi.
In fede un compagno
A.

Naturalmente (...) vigili urbani, polizia e carabinieri distingueranno tra il turista stanco che si fermato un attimo a riposare e l' indiano con sacco a pelo che si
installato accanto al Ratto delle Sabine (...).
Constatata la saggezza della strategia militare, volta ad
una efficiente e razionale utilizzazione delle truppe, per un
ancor pi efficace svolgimento della campagna militare
avanzeremmo le seguenti proposte: 1) l'uso della cavalleria
sui viali; 2) la marina sui lungarni; 3) l'artiglieria da montagna a Fiesole e Piazzale Michelangelo; 4) la guardia forestale a Boboli.
La staffetta e il coordinamento tra le operazioni belliche
dovrebbe essere affidata al corpo dei bersaglieri.
Per l'impianto di tortura e le esecuzioni capitali, proponiamo Piazza Pitti, visto il suo carattere di imponenza e
autorit e vista anche la non lieve pendenza della piazza
stessa, tale da consentire un rapido deflusso del sangue.
Rispetto poi alla giusta distinzione tra stanchi turisti
e indiani con sacco a pelo , ci permetteremmo di proporre uno stanziamento speciale da parte del comune per
l'acquisto di poltrone Luigi XV per turisti francesi, poltrone
frati per i teutonici, poltrone chippendale per i britannici,
stuoie per i nipponici, cavalli e stelle da sceriffo per quei
fannulloni degli yankees, da disporre ai lati delle piazze
in questione, da cui i suddetti stanchi turisti possano, rilassati, assistere alle operazioni.
Con la speranza che questi suggerimenti vengano tenuti
nella dovuta considerazione dall'amministrazione comunale
democratica, sinceramente vostre.
Collettivo femminista Maria la Sanguinaria

Lavorare sotto l'acqua

P.S. Inoltre se si ha bisogno di un medico tocca pagare


la visita che verr rimborsata: ma siamo capitalisti? Inoltre
stessi italiani da cui siamo stati portati a mangiare il primo giorno ci hanno trattato come e peggio di elemosinanti,
Casa d'Italia , e questo pagando profumatamente. Reclamare presso l'Ambasciata equivalso sentirsi dare del bugiardo.
Ci hanno assunto come operai specializzati senza dirci che
tale categoria ha 5 tariffe e la prima tale e quale a
quella di un manovale, cio la nostra.

Luxemburg
Cari compagni, sono un vostro simpatizzante e vi scrivo
per denunciare le condizioni in cui mi trovo insieme ad altri compagni qua a Lussemburgo per motivi di lavoro. Siamo partiti tutti con un po' d'entusiasmo nella speranza di
poter mandare qualche soldo alla famiglia e con tante promesse e premesse dai Signori dell'ufficio emigrazione in
Italia. L'ottanta per cento sono rientrati in Italia pagandosi

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La tua morte sar la tempesta


Modena
Compagno Francesco / io non ti conoscevo / come non
ho mai conosciuto / le migliaia di compagni ammazzati /
dagli assassini di turno / che la storia ha dovuto subire.
Compagno Francesco / io non ti conoscevo / come non ho
mai conosciuto / le migliaia di compagni e lavoratori ammazzati / in qualunque luogo di lavoro.
Compagno Francesco / io non ti conoscevo / come non
conoscevo le migliaia di compagni / che ancora pagheranno con la vita / il bieco odio di classe dei padroni / e che
i biechi assassini di turno difenderanno.
Compagno Francesco / una poesia, cento poesie, mille
poesie / non ti faranno resuscitare / le morti di uno, cento,
mille assassini.
Compagno Francesco / la tua morte non vale / una' vetrina n un milione di vetrine / la tua morte non vale una
macchina distrutta / n un milione di macchine distrutte /
la tua morte non vale / la vita di un ministro assassino / n
di mille ministri assassini.
Compagno Francesco / la tua morte sar / la tempesta
che i venti scateneranno? / i cicloni che i mari porteranno? / i terremoti che le viscere della terra solleveranno?
Dante, operaio
della FIAT-Trttori

Argomento: gli arrestati del 12 marzo


Roma
Cari compagni,
di nuovo vi scrivo e vi dico: possibile che un giornale
come il nostro che si dice ed della sinistra rivoluzionaria non debba scrivere un rigo, un commento corretto
sui compagni arrestati il "12 marzo", dei quali dopo il
processo non si pi parlato? Vi sembra giusto per esempio che non si sia detto niente del compagno Michele Molinari, al quale con le botte hanno rotto il gesso, negato il
ricovero in ospedale prima del processo e poi dopo la sentenza e un momentaneo soggiorno al San Camillo, stato
rinviato di nuovo a Regina Coeli in infermeria e che essendo

militare rischia o certo debba finire al Forte Boccea?


Vogliamo rinnegare questi nostri compagni che non hanno
fatto nulla di male e meno fortunati di noi, sono colpevoli
di essere stati presi al nostro posto?
A pugno chiuso.
Maria Grazia

Carteggio pap PCI e figlio LC


Ti avevo detto di tornare presto a pranzo perch avevo un
paio di cose da dirti: 1) ho saputo, da altri, che hai espresso l'intenzione di abbandonare la scuola, trovo inconcepibile
che tu prenda simili decisioni senza sentire il dovere di
parlarne con me; 2) tu sei maggiorenne, quindi libero di fare quello che vuoi, ma sappi che io non intendo affatto mantenerti a fare l'ozioso e tantomeno il funzionario di un'organizzazione che considero nel modo pi benevolo quantomeno
ambigua e provocatoria, traine le conclusioni dal caso. Ciao
pap .
Cara LC, pur non figurando nel tuo libro-paga e neanche
negli organigrammi del tuo funzionamento, c' qualcuno che
ci crede, nella fattispecie questo mio padre. Sappi che
egli un funzionario del POI e che ti considera come molti
padri del PCI ambigua e provocatoria . La scorsa settimana Cossiga ha comunicato alle mamme e ai pap che
devono controllare i propri figli perch ogni manifestazione
studentesca sar considerata un atto di guerra contro lo
stato.
Per mio padre questo comunicato coinciso con la compilazione del biglietto sopra riportato che ritengo provenga
da una scaletta che la commissione padri , in momenti
difficili, del PCI distribuisce ogni tanto, a seconda delle
esigenze. Infatti sono molti i padri del POI che scrivono
biglietti simili. Purtroppo per non sento il dovere di essere
controllato come lo zio Cossiga comanda e ti mando una
copia del biglietto che mi arrivato, spero che ti piaccia.
Uno che ha preso poche botte da bambino, una specie di essere in estinzione
capace di essere provocatore, ambiguo,
funzionario, ozioso ed in pi mantenuto
, da un quadro del glorioso partito PCI.

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Un caso fortunato
Milano
Cari compagni,
Ordunque, sabato 16 aprile, alla fine del convegno femminista molto bello sulla violenza, noi tre amiche di ferro, A. le F., S. e An. (dette i tre porcellini), rientrando a
casa in un tipico orrido vialon milanese di periferia, verso
le 9 di sera, incontriamo un gruppetto di ragazzetti (1647
anni) sopraggiungenti dalla direzione opposta alla nostra.
Il gruppo era piuttosto numeroso (una decina) e caciarone. Gi si preannunciava rincontro-scontro.
Ecco che, guardandosi l'un l'altro, la marmaglia osa
importunarci e uno chiede alla S. maschio o femmina ?
A. le F. non ci vede pi per lo sgarro fatto alla sua amica e gi si prepara a rispondere con insulti ben pi pesanti,
quando, somma impudenza e imprudenza, uno di lro le
tocca un sano.
A quel punto insorge funesta ed ella sferra un calcio al
primo ohe le capita (mirando ai coglioni, colpendo purtroppo a pochi centimetri dal bersaglio).
A quel punto gli schifosi fuggono a gambe levate! dicendo sa il karat! (non vero, magari).
Il colpito, rimasto solo, reagisce con un calcio al ginocchio ad A. le F. Ella retrocede un attimo, ed ecco le sue
due valorose amiche si fanno avanti con aria minacciosa
(tutte per una, una per tutte).
Il vile, incerto e timoroso, d un cal<ao incerto alla S.,
tanto per salvare la faccia con gli amici, e scappa veloce,
incurante dei nostri urli e gesti di sfida.
Grande vittoria!
Tre giovani e belle ragazze vincono un manipolo di luridi maschiacci!
Dopo, per una mezz'ora abbiamo tremato di rabbia, per
un po' di soddisfazione l'abbiamo ayuta.
Questo non vuole essere un consiglio per tutte le occasioni, perch, se ci pensavano potevano massacrarci.
Per volevamo raccontarvelo.
Bacioni.
I tre porcellini
del collettivo femminista
Le Erinni
P. S.: Ora A. le F., che abita proprio l, teme che la
aspettino sotto casa. E zoppica ancora.

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Vendere pornografia
Milano
Care compagne,
sono una donna che lavora in una edicola di Milano e
sono stufa, molto stufa, di come sono costretta a lavorare,
mi riferisco alla quantit di pornografia o pseudopornografia che invade le edicole tutti i giorni . Questa mattina
ho spuntato 23 testate e cos ali'incirca tutte le mattine mi
trovo davanti una quantit di giornali che offendono la
donna e mi danno fastidio, mi fanno quasi star male. Cosa
posso fare per questo?
Non posso rifiutare di venderli perch sono una rivenditrice e sono tenuta a vendere tutto ci che ricevo. Posso
non esporli, tenerli non in vista, d'accordo, ma non basta,
ho sempre la sensazione di vendere altre donne e di vivere
una doppia vita, quella della femminista e quella dell'edicolante che tra l'altro vende par vivere, specialmente in
questi giorni con i poligrafici in sciopero abbiamo le edicole vuote. Ma chiss come mai quelle maledette riviste sono
sempre l a presentare Lola dal culo magico oppure Chiara dalla figa stretta oppure Gli amori bestiali di una
tredicenne . Io sono contraria alle censure, ma non ce la
faccio pi a vendere questa roba. Tra l'altro non la compra
solo il vecchio o l'uomo comune, ma la compra anche il
compagno. A volte mi sento dire Lotta Continua e Le
Ore, per piacere signorina dire che gli metterei i giornali
nel culo poco.
Io vorrei che si aprisse sul giornale un dibattito sulla
pornografia e anche sulla nuova pornografia del sadismo
e della violenza. Vorrei che fosse la gente stessa che facesse chiudere queste riviste non comprandole pi. Con
questo vorrei riviste che siano amore e felicit, erotismo,
che facciano gioia.
Un'altra cosa, spesso io che vendo la rivista vengo identificata come donna di facili costumi perch chiaro
che come mi ha detto uno Se vendo puttane sono puttana
anch'io e cos ho dovuto difendermi pi di una volta in
circostanze poco piacevoli. A parte quella volta che ho trovato uno che si masturbava dietro l'edicola perch si era
eccitato alla vista delle mie riviste. Lascio a voi le conclusioni su un problema che, pu darsi, mi far cambiare
lavoro.
Patrizia

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Tanti perch

con assalto di 2-3 mila compagni alla sede del MSI a Torino
due anni fa)
Le azioni dei cosiddetti autonomi fanno parte della
lotta di classe e dell'antifascismo militante? Ancora una
volta per paura di non cavalcare la tigre (leggi movimento degli studenti), si prendono posizioni sbagliate che non
sono nostre, che non sono uscite dal congresso di Rimini n
dal movimento degli studenti.
Saluti rivoluzionari.
Un compagno in crisi

Torino
Cari compagni,
sono un compagno militante di Lotta Continua da lungo
tempo, ora in crisi.
Sul giornale di oggi leggo in prima pagina: Ucciso a
Roma un poliziotto mandato a sparare contro gli studenti
e una serie di articoli generici e squallidi sui fatti avvenuti
il giorno prima a Roma. Un poliziotto morto, un altro proletario figlio del sud vittima del regime mafio-demokristiano.
Un proletario-poliziotto che, tra l'altro, aveva detto s
al sindacato; uno di quei poliziotti con cui, non molto tempo fa, intendevamo aprire un dialogo sulla falsariga dell'intervento P.I.D. nelle FF. AA. Il giornale tutto questo non lo
dice! Perch?
Ucciso s dalla DC che lo ha mandato contro gli studenti, ma anche da compagni che scambiano la lotta di
classe per un poligono di tiro, e un momsnto di confusione
e ripensamento del movimento per un periodo preinsurrezionale!
Compagni a cui i metodi violenti sono abituali anche nel
confronto con gli altri compagni.
Il movimento delle donne, dei disoccupati la cui validit
e combattivit non in discussione non hanno mai fatto uso
di P 38 e metodi cosiddetti autonomi. Perch?
Perch Lotta Continua quotidiano (visto che come partito, soprattutto a Torino, non esiste pi) prende le loro difese? Se la maggioranza degli studenti aveva deciso di ri
spondere senza violenza alla polizia, perch si permesso
che una minoranza rovesciasse i voleri del movimento?
Perch il 12 marzo a Roma successa la stessa cosa?
Quando le principali organizzazioni rivoluzionarie (LC, AO,
MLS, PdUP, ecc.) esistevano realmente, queste cose non
succedevano. Perch?
La violenza una contraddizione par ogni compagno. Facciamo uso della violenza per la sua eliminazione non per instaurarne un'altra.
Qualche tempo fa a proposito dell'antifascismo militante
di massa si diceva: Solo quando l'obiettivo realmente
riconosciuto dalla massa dei proletari e perseguito da essi
si pu parlare di antifascismo militante (vedi l'incendio

Un handicappato
Una volta scrissi che noi siamo segregati in ghetti, ed
una realt piuttosto evidente. E' scontato, dicono i benpensanti, e la borghesia illuminata, come la chiama il PCI, che
una tale realt vada esamiata, ponderata, guardata con
occhi nuovi. E' una situazione inconcepibile, indegna, offensiva per un paese civile. E' una realt, insomma, che ha
bisogno di venire riformata. Riforma maledetta, poich per
me il pi grande imbroglio inventato da non so quanti secoli, dal potere, truccata di emblematica umanit, per rabbonire i ribelli. (Quale espediente migliore per accattivarsi
la simpatia del popolo, di promettere delle riforme di estrema moralit che per non intacchino minimamente la cultura borghese?).
Riformare si pu, ma una riforma gestita. Gestita: e la
gestione una questione esclusiva del potere. Tutto questo
zizagolamento per dire che la riforma il pi sporco, rivoltante, nauseante, ma anche il pi sottile, efficace strumento, oppressivo e frustrante, di cui dispone la classe borghese per mantenersi in vita. E vita borghese significa, per
sua natura, sfruttamento. Un processo, questo, che viene
rinnovato giorno per giorno, come una lama che si deve
affilare continuamente per non far diminuire il pericolo e il
rispetto che essa incute.
Se, fino a un decennio fa circa, era sufficiente la strategia (scusate il termine guerresco, ma per noi questa
una guerra) di etichettarci in un certo modo, per oggettivarci come pupazzi privi di una bench minima capacit,
sia fisica che psichica, oggi sostenere apertamente una tale
argomentazione sarebbe troppo scandalizzante. Ed ecco che

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il grande partito fa la grossa scoperta: gli handicappati sono sfruttati da sedicenti istituti assistenziali. Poverini (noi
siamo perennemente bambini. Chiss perch? Boh!), bisogna liberarli dalle grinfie di questi predoni. La ricompensa per l'enorme fatica sar un altro fiore all'occhiello da
mostrare al popolo. Grazie da tutti noi. Solo che non avete
capito un cavolo, o forse non volete capirlo. E' scomodo
dire al vostro elettore* se vuoi cambiare la societ, sei tu
il primo che devi rivoluzionarti. Molto meglio il compromesso. Soprattutto pi sicuro.
Il PCI un partito di massa. D'accordo. Ma quale
questa massa? Come formata? E' formata da gente il
pi delle volte anonima, priva di coesione, che ha votato
cos solamente per sentirsi al passo coi tempi e forse anche
per ribellione. Gente che ha il pieno di cultura borghese e
non ha la minima intenzione di svuotarsene. Ci accaduto e
si verifica tuttora, anche perch presenta la cultura comunista come assimilabile e addirittura fusibile a quella borghese. Ora questa strategia demagogica al limite la posso
anche concepire. Vi chiedo di esprimere con chiarezza e
coerenza la vostra scelta. Non potete insomma prenderci in
giro proclamando ovunque la vostra solidariet con gli emarginati e dandoci il contentino per tenerci buoni. Il problema
dell'istituzionalizzazione dell'handicappato, 'nella societ,
un problema reale che automaticamente ci emargina; lo si
risolve solo con una rivoluzione culturale.
Voi state giocando sulla pelle di milioni di persone. Ci
molto triste!
Roberto Grimaldi

La scuola dei proletari


Nella nostra scuola in questi ultimi giorni dobbiamo
camminare in punta di piedi. Questo perch i pavimenti
stanno cedendo. Sono venuti i pompieri che hanno consigliato di riparare in fretta i pavimenti ma la presidenza
continua a tergiversare. Anche i bagni, gi insufficienti, sono sudici e pericolanti ed anche in corridoio ci sono grosse
falle sul soffitto. Lo scorso anno in quest'istituto caddero
i soffitti e solo per una fortunata coincidenza (crollo notturno) non ci furono morti; ora siamo stufi, non vogliamo ^i
continuare a studiare in queste condizioni.
Saluti a pugno chiuso.
I compagni del S. Pellico

maggio
Primo maggio, su coraggio.
Divieti, smentite, andiamo lo
stesso in piazza. Ma per arrivarci che fatica, polizia e
cordoni sindacali. Questa
Roma.
L'anno prima ricordiamo?
non pi Saigon, HoHoHochiminh.
Giornali a 200 lire. Germanizzazione? Sicuramente apologia
di reato e allora Giorgini latitante, Benecchi in galera. E
Senese, Bertani...
A nove mesi dal disastro di
Seveso, nasce un bambino.
Terribili malformazioni. A un
anno dal terremoto, in Friuli
ancora emergenza.
12 maggio. Anniversario del
divorzio, accelerare raccolta
firme, Piazza Navona. Il divieto di Cossiga. La morte di
Giorgiana. Giorgiana Masi
...se i fiori che ti abbiamo
regalato... .
Le squadre speciali: travestiti
vestiti come noi. armi micidiali, menzogna di regime.
Giorgiana Masi: il governo rivendica l'operato.
Non davvero Rimini del terremoto quella dell'assemblea
dei 2000 delegati sindacali.
Rinuncia al regista, punta sul
movimento, vince la Juve.
M 113. lettera d'intenti, fermo
di polizia. Da oggi siamo tutti meno liberi.
Ucciso a freddo muore il brigadiere Custr. Si muove la
fabbrica dei mostri. Una foto
passa di testata in testata:
uno che spara. Arrestano tre
di 17 anni, studenti medi.

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Delega, potere e donne

yj-

I vecchi subiscono
Torino
Sono un simpatizzante di LC, da due anni leggo il vostro giornale. In questi giorni ho aiutato i compagni radicali a raccogliere firme per gli otto referendum. Anche oggi siamo andati di mattina, in tre, col banchetto smontabile,
megafono, sedie pieghevoli, volantini, i registri, la cassetta
per i soldi, ci siamo piazzati in un mercatino, in cinque minuti
era tutto montato, eravamo vicino alla collina. C'era un bel
sole, si sentiva la primavera. Ho incominciato a spicherare ! Dopo 20 anni di fascismo, dopo 30 -di regime democristiano hai la possibilit di dire basta a.
Concordato clerico-fascista, eccetera.
...Il compagno stanchissimo perch ha raccolto continuamente firme nei giorni passati, fermava i passanti e discuteva con loro. La compagna era seduta con me e insieme
scrivevamo i dati di quelli che firmavano. Una donna anziana che dimostrava ancora pi anni perch aveva il corpo
curvato dalla fatica e il volto segnato da tante rughe, che
esprimeva gli affanni di una vita passata miseramente, si
avvicinata al tavolo. Ci ha detto: S. io firmo perch mi
hanno ucciso mio figlio l, in quell'istituto * (non ho capito
quale). Era per molto diffidente, perch diceva che firmando non voleva entrare a far parte di nessun partito. Infine
ha firmato e se ne andata via in fretta, quasi scappata.
Sono dopo venuti altri, e non ci ho pi pensato. Ma questa
sera mi tornata in mente la tristezza di questa donna, la
paura di ribellarsi, di subire altre ingiustizie.
Chi riscatter a tutti questi vecchietti la loro vita lunghissima di soprusi e sofferenze? E dei loro figli?
Saluti comunisti
Massimo

Abbiamo letto e discusso insieme l'articolo Delega e potere tra di noi pubblicato su LC sabato 23 aprile. Secondo
noi questo articolo molto importante perch speriamo che
susciti un dibattito nel movimento su questi temi. Per i
sembra mistificante che il dibattito venga aperto proprio da
quelle compagne che detengono potere dentro il movimento,
mistificante in quanto tentativo di indirizzare e gestire la discussione da un solo punto di vista, di chi potere ne ha. Le
compagne dicono che il potere fra di noi un problema che
non esiste nella misura in cui non ha una sua espressione
sociale, non ha una istituzione che lo esprime. Noi pensiamo
che vero che non esiste un potere femminile con una sua
storia e una sua cultura, per questo non rende noi donne
immuni dall'esercizio del potere, di un potere preso a prestito da chi lo ha sempre usato contro di noi. Alcune di noi
hanno preso a prestito questo potere e lo usano come potere della parola. Le compagne che rivendicano il potere
di elaborazione in realt hanno solo il potere della parola
con il quale affossano i bisogni, le istanze, le contraddizioni
e le diversit del movimento. Per noi potere della parola significa potere di elaborazione, del pensiero e del linguaggio,
non verificato nella pratica della propria vita e nel confronto con le altre compagne: quindi un modo di presentarsi
come sintesi razionale che toglie spontaneit alle nostre riunioni, che ci toglie la possibilit di capirci e esprimerci liberamente.
Facciamo un esempio. La proposta dell'8 marzo sul lavoro
fatta da alcuni collettivi storici stata prevaricante: non ci
piace che un piccolo gruppo di compagne discuta a tavvolino sul lavoro e presenti al movimento una chiave di lettura di questo problema, tradendo in questo modo uno dei
contenuti e delle pratiche pi rivoluzionarie del movimento
femminista, cio il partire da se stesse. Il potere della parola inoltre nasconde gli schieramenti politici all'interno del
movimento femminista che in realt esistono. Questa forma
di potere stata usata per proporre il tema lavoro in modo falsamente neutrale, per tentare di fare la manifestazione con l'UDI, contrariamente all'esigenza della maggior
parte delle compagne che in quel periodo non volevano scindere i propri bisogni di lotta dai contenuti espressi nelle lotte dell'universit. In un momento in cui la polizia e lo stato
hanno scatenato una repressione violentissima nei confronti

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di chi in piazza esprimeva contenuti antiistituzionali, fino in


fondo, ci sarebbe piaciuto fare un girotondo per riprenderci
tutta la citt. I nostri girotondi sono stati solo folklore. A
questo punto vorremmo concludere riproponendo alla discussione di tutte le compagne una frase dell'articolo che ci
sembrata particolarmente esplicativa di un modo sbagliato di
stare dentro al movimento: Noi di via Germanico che siamo vissute da alcuni collettivi cornee potere, siamo in tempo
per porci questo problema. Allora si pu continuare a mantenerlo questo potere e poi cadi proprio nella merda e vai
avanti per la tua strada e te ne^freghi del resto del movimento diventando l'avanguardia di non so che. Oppure ti
prendi la responsabilit del potere che hai e lo metti in crisi
discutendone insieme a tutte le altre compagne. Non giusto che rifiuti il femminismo che hai avuto n la crescita che
hai avuto, n la cultura che hai perch oggi serve per incidere all'esterno, le compagne te la richiedono .
Annamaria, Ida, Laura B.,
Laura DM., Mariella, Mirella, Rosa

Chi Martino?

Caltanisetta

Compagni
voglio parlare di un proletario, un rivoluzionario anziano, Martino, che a detta di molti (anche medici), ha poco da vivere. Chi Martino? Martino un vecchio compagno di Riesi (Caltanissetta) che ha espresso la sua voglia irresistibile di comunismo militante a lungo nel PC-ml, diventando una avanguardia riconosciuta delle lotte che larghe
schiere di proletari hanno portato avanti nel suo paese.
Con lui ci sono tanti vecchi comunisti: piccoli artigiani,
braccianti, edili. La loro sezione si ingrossa sempre fino a
quando, anni fa, la crisi spaventosa del loro partito li lascia soli e sperduti senza pi alcun legame con l' esterno .
Ma Martino e gli altri proletari non demordono, anche
se il partito sfasciato la lotta continua pi e meglio di
prima! Noi compagni di Caltanissetta li conosciamo un po'
prima dell'inizio della campagna elettorale: con loro facciamo molte cose assieme e tra l'altro, ci appoggiano anche a livello di voto. Dopo la burrasca del post-elezioni non
ci vediamo per un po' di tempo fin quando, circa una settimana fa, lo troviamo disteso sul letto molto malato, ma
peggio ancora, molto abbattuto, sfiduciato; non il Marti-

no che mi si era fortemente impresso nella mente. Il compagno che ricordavo era un uomo pieno di vita, di voglia
di cambiare le cose, l'amico che sapeva sempre tirarti su
nei momenti di stanca, il militante comunista che soffriva
lo spezzettamento delle forze rivoluzionarie, l'idealista che
credeva, come tutti noi, nell'immediata costruzione del partito unico. Ma il Martino che noi compagni rivedemmo era
un'altra cosa, l'abbattimento per il male oscuro che l'aveva
colpito era centuplicato dal non avere avuto risposta alle molte lettere scritte un po' a tutti. Ci disse con un lamento, di
aver scritto a Lotta Continua senza per ricevere alcuna risposta. I compagni e le compagne presenti ci sentimmo colpevoli del suo stato.
E' mai possibile, ci chiedemmo, tralasciare queste cose,
veramente difficile lasciare un po' da parte i Grandi Problemi e rinunciare cos, di fatto, ad aiutare un compagno
che ne ha bisogno? La forza dell'emozione mi fa dire, ci fa
credere che cambiare possibile, che aiutare Martino
quindi necessario. Ci hanno detto che sarebbe bene ricoverarlo in un ottimo reparto neurochirurgico (Padova o Milano), perch il male che accusa un tremendo ronzio nella
testa che non lo lascia mai in pace. Nessun dottore finora
gli ha saputo diagnosticare il male e Martino continua a
pensare sempre pi alla morte. E per un comunista, un rivoluzionario, questo quanto di pi terribile possa capitargli. Senza retorica n moralismi, compagni, cerchiamo di far
vivere Martino e, se non sar evitabile, di fargli ricordare
la vita con gioia, coi compagni che hanno fatto di tutto
per salvarlo. Chiedo quindi che i compagni medici o chi altro possa fare qualcosa per lui di mettersi in contatto al pi
presto con la redazione del giornale e di comunicarci, quindi, cosa possibile fare. Martino non lo scorderebbe mai.
Saluti comunisti.
Peppe

Non capisco pi niente


Torino
Cari compagni,
sono un operaio di Torino ora ho 30 anni ma sono sempre stato vostro simpatizzante sin dalla primavera di C. Traiano, quando si facevano le riunioni alle Molinette o in via

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Passo Buole con un mucchio di compagni. In tutti questi


anni non ho mai chiesto niente al partito, e ho sempre cercato di dare il mio piccolo contributo dall'esterno, in una
situazione in cui il giornale sempre stato l'unico, per me,
collegamento con LC. Quando dico contributo intendo le collette a lavorare per il giornale e per il MIR, la diffusione del
giornale tra i compagni di rusco , le raccolte di firme per
Viale, per Fo (proprio ieri), le campagne elettorali. Ma tutto questo era bello, perch poi quando si andava in piazza
si vedeva che dietro gli striscioni di LC c'era sempre pi
gente e gente convinta.
Ora non capisco pi niente;* a Torino LC non esiste pi
o quasi. Io di congresso di Rimini (ho letto il libro avidamente) lo avevo interpretato come un nuovo episodio di quella
che sempre stata una nostra caratteristica: avere il coraggio di rimettere continuamente tutto in discussione, per
andare sempre pi avanti e meglio. Ma se mettere in discussione vuol dire distruggere, allora io non capisco pi
niente e non ci sto. Cosa si aspetta a discutere sul giornale
la situazione di LC a Torino e in tutto il paese? Una volta
mi succedeva di rado vedere qualcuno per la strada con il
nostro giornale. Ora tutti i giorni ne \edo, giovani e meno
giovani. Questo molto bello ed incoraggiante che le vendite aumentino (nel mio quartiere LC sempre esaurito) ma
non basta perch diventer solo un giornale che riporta le
lotte del paese mentre l'organizzazione sparisce.
Compagni se la mia una impressione errata correggetemi e sar l'uomo pi felice del mondo.
Ciao
Un compagno che vi segue
con simpatia da dieci anni

Quasi armenti?
Chiavari
Caro Studente
Cara Studentessa
perch non collabori all'ordine del nostro liceo anche con
il rientro sollecito in classe, al suono del campanello che
annuncia la fine dell'intervallo?
Cosa credi di guadagnare indugiando?
E' proprio bello lo spettacolo del Preside che deve, ogni

volta che si trova in quel momento tra voi indurvi recalcitranti al rientro, quasi armenti?
Ci conto, sulla tua collaborazione!
Il Preside
C' preside pi scemo?
Alcuni compagni dello Scientifico

Non ci sono mostri


Imola
Esponiamo brevemente la violenza a tutti i livelli esercitata da un preteso militante di Lotta Continua sulla propria compagna: un matrimonio di sei anni caratterizzato da
frequenti episodi di violenza, volutamente calcolata, che vanno dalle percosse, ai ricatti morali, affettivi, allo sfruttamento economico.
Questa compagna, giorno per giorno stata espropriata
del suo essere donna, delle sue esigenze, del suo tempo, costretta a dedicarsi completamente ai voleri del compagnopadrone. Nonostante ci T. (la compagna) riuscendo a rompere l'isolamento a cui era relegata, ha riscoperto il senso
della propria vita e dell'importanza dei suoi spazi nella solidariet con le altre donne la forza che le ha permesso di
ribellarsi.
La reazione del compagno (defraudato dei pranzi ) non
si fatta aspettare: Io uso la tua figa... tu usi la mia macchina... , ed stata assillante e viscida nel cercare di creare distanza fra lei e le altre donne.
Io non parlo delle altre femministe (per ora) ma di te
che non capisci un cazzo .
A questo punto il compagno ha sentito la situazione
sfuggirgli tra le mani e ha cacciato fuori di casa T. : se
vuoi stare in casa mia (?) mi fai chiavare se no esci... ,
facendo passare questo come possibilit di reale scelta e di
violenza subita da lui (?).
L'individuo non ha poi preso in considerazione la richiesta di separazione consensuale non volendo rompere una situazione di comodo sapendo di poterla gestire completamente
dal punto di vista legale.
Nonostante la nostra denuncia, la presa di posizione dei
compagni stata formale e non entrata ancora una volta
in merito ai contenuti. La cosa passa quindi sotto silenzio,

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ma noi diciamo che l'ironia e la sostanziale indifferenza


di questi compagni sono complicit e perpetuazione della
stessa violenza.
Ancora una volta non esistono i mostri , questi fanno
solo comodo a chi non vuole mettersi in discussione e perpetuare situazioni di omert.
Gruppo di femministe imoles

Arteriosclerotici?
No, marionette!
Pisa
In questi giorni tre solerti e terribili vecchietti di nome
Bozzoni Diomelli e Martini si sono improvvisamente ricordati che esiste il comitato Franco Serantini. Si sono ricordati o gli hanno fatto ricordare che anche loro ne facevano
parte e allora si sono messi a lavorare alacremente di penna e di gamba. Chiunque si aspetterebbe che si fossero dati
da fare per far riuscire al meglio le iniziative prese per ricordare e onorare la memoria di Franco, come era loro dovere di aderenti per altro poco convinti del comitato Serantini. E invece no. Hanno scritto una bella lettera lunga lunga
con cui cercano di boicottare la manifestazione per Serantini
indetta per sabato ssra al Verdi e poi, nonostante lo stato precario della loro salute, sono andati con le loro gambe al Telegrafo e alla Nazione per far pubblicare la loro lettera dettata in cui smentiscono che il comitato Serantini abbia indetto quella manifestazione. Niente ovviamente interessa a quei
signori dei contenuti del dibattito di sabato, niente interessa
del fatto che abbiano aderito numerose personalit della politica e della cultura. Per niente interessati di Serantini a
loro preme di buttare merda su ogni manifestazione che non
abbia il benestare del PCI, perch, ecco il punto, questi tre
vecchi signori del grande partito nel comitato ci sono stati proprio per rappresentare il PCI, per recuperare il terreno perduto subito dopo la morte di Franco.
Chi non ricorda il manifesto affisso dopo gli scontri in
cui De Felice, D'Alema e tutto il PCI chiamavano controfigura dei fascisti Serantini e i suoi compagni. E dimenticano perfino che dell'iniziativa loro dovevano essere al corrente perch il PCI era stato avvertito, anzi invitato ad ade-

rire alla manifestazione con una lettera recapitata da circa


due settimane in federazione. E cos per il signor professore Ulviano Martini dell'ANPI.
E allora? Signori cercate di non perdere la faccia! In
ogni caso vi vorremmo ricordare: il comitato Serantini nato su iniziativa dei compagni di Lotta Continua e anarchici
e il suo nucleo promotore era composto dai compagni Ugo
Mazzucchelli e Andrea Battistoni rispettivamente della FAI e
di Lotta Continua che sono profondamente d'accordo con l'iniziativa presa come lo sono tutti gli altri compagni esclusi evidentemente voi del PCI, preoccupati forse di fare intascare
mezzo milione al Comune per la manifestazione in memoria
di Franco dopo aver concesso il Verdi gratis perch gioved
parli su Franco proprio D'Alema.
I compagni Battistoni e Mazzucchelli e con loro gli avvocati Sorbi, Massei e Menzione da anni ormai cercano di
far mettere in citt un monumento che ricordi Franco. Il
PCI non ha fatto altro che mettere i bastoni fra le ruote a
questa iniziativa. E voi tre signori che dite del comitato Serantini, che cosa avete fatto per questo? Di cuore vi diciamo: lasciate perdere il comitato Serantini, andate a sentire
D'Alema! Noi vorremmo solo ricordare a lui, a voi tutti, quello
che il PCI disse allora di Franco, vorremmo ricordare che
chi si sempre mobilitato per Franco sar in piazza anche
sabato, e vuole che il Verdi sia dato gratuitamente. E forse
i proletari che hanno partecipato alla manifestazione precedente vorrebbero pure ricordare al D'Alema quel giorno, forse il 10 maggio del '72, in cui, insieme a De Felice venne
nella sede di Lotta Continua insieme a tanti altri dirigenti
del PCI e forse a qualcuno di voi, per dirci che il PCI
usando il comune ci avrebbe impedito di fare il nostro comizio che ci serviva per dire a tutti chi aveva voluto la morte di Franco. Oggi viene ancora D'Alema, prende gratis il
Verdi per boicottare l'iniziativa di sabato. Evidentemente
gli anni passano ma D'Alema ed il PCI non perdono la loro
arroganza.
Lettera aperta da parte di alcuni compagni amici di Franco a Bozzoni Diomelli e Martini

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Il signore degli anelli


Torino
Cari compagni,
leggo su Lotta Continua di oggi dell'estrema difficolt
che si avuta nella riuscita dello sciopero dei grandi gruppi,
particolarmente a Marghera anche se quest'ultima pu essere generalizzata a numerose altre situazioni: dove lavoro
io (Lingotto), soprattutto nel primo turno, la partecipazione
stata assai bassa.
Scrivo perch negli articoli'venivano tirate in ballo, per
l'ennesima volta le cosiddette avanguardie alle quali spetta
il compito di assumersi le proprie responsabilit . Ebbene, compagni, credo sia giunto il momento di fare alcune considerazioni.
Prima di tutto: quali avanguardie? Dove sono? Conosco
solo vagamente l'entit dei compagni della sinistra rivoluzionaria nelle altre grosse fabbriche (scarsa) e Lingotto, dove
lavorano almeno 10 mila operai, non fa eccezione. Saremo
s e no appena 10 compagni che fanno riferimento, chi pi
chi meno, all'estrema sinistra e quello che ci divide di
gran lunga superiore a quello che ci unisce. Nel CdF, totalmente burocratizzato, siamo tre compagni e mezzo (nel
senso che uno c' ma come se non ci fosse, dato che non
apre mai bocca) che conducono un'opposizione rivoluzionaria alla linea della burocrazia sindacale, per colpa della quale ci troviamo in questa impasse .
Bene, compagni, di fronte ad una situazione simile, quali
responsabilit volete che ci assumiamo? La realt che in
fabbrica ci sono pochi rivoluzionari: molti hanno provato a
lavorarvi, ma dopo qualche mese sono ritornati a fare quello che facevano prima.
Il nodo da sciogliere questo: o la sinistra rivoluzionaria trova il sistema per aumentare i propri militanti nelle
officine, oppure chiedere a inesistenti avanguardie di assumersi le proprie responsabilit e criticarle perch non
prendono iniziative diventa un discorso senza senso e frustrante per quei pochi compagni che ancora riescono a reggere l'orrore del lavoro in fabbrica, dai turni disumani, ecc.
Perch anche le avanguardie sono compagni come tutti gli
altri, che sentono il peso delle contraddizioni, che non desiderano essere colpevolizzati. Siamo stufi (io, almeno, sono
stufo) di essere avanguardie che devono assumersi le

proprie responsabilit allo stesso modo dei compagni Indiani ai quali demandato il compito di essere ironici e divertenti allo stesso modo delle compagne femministe che debbono occuparsi di liberazione, ai compagni omosessuali
che debbono occuparsi di sessualit o ancora dei compagni
freak che debbono occuparsi di spinelli e di buchi. Dobbiamo smetterla con la divisione dei ruoli. Io voglio essere
un militante complessivo che lotta per la liberazione dell'uomo totale. Voglio essere avanguardia, indiano, omosessuale,
eterosessuale, freak e voglio fare spinelli (li faccio gi).
Saluti totalizzanti.
Gandalf il Grigio
P.S. - Il mio nome anagrafico Saro Gabrotti, ma, avendo scelto di essere anche indiano ho adottato il nome dello
stregone protagonista della trilogia di Tolkien Il Signore
degli anelli .

Calimero, Calimero...
Roma
Siamo alle solite Calimero , cos si pu iniziare a proposito dell'articolo Il movimento sono io in pagina 3 del
giornale di mercoled 4 maggio.
L'argomento oggetto la polemica con gli autonomi. La
prima cosa da rilevare che purtroppo c' ancora chi si
pone al di sopra delle parti, intervenendo in un dibattito che
e che rimane all'interno del movimento anche dopo la
parziale sconfitta che gli autonomi hanno subito all'assemblea degli studenti di Bologna.
Qui sta il punto, compagni. Nello stesso giornale si rileva che l'assemblea di Bologna stata s una grossa e ricca occasione di confronto-scontro tra i protagonisti delle lotte di questi mesi necessaria in un momento come questo
che vede borghesia e revisionisti andare di pari passo nell'opera di screditamento e di criminalizzazione del movimento sviluppatosi a partire dalla protesta studentesca contro il
progetto di riforma Malfatti; ma che non sono state affrontate esplicitamente questioni primarie quali quelle della forza e dello scontro con lo Stato.
Appunto. Noi crediamo che non si pu chiudere la partita con gli autonomi finch il movimento non abbia fatto
piena chiarezza al suo interno su queste questioni.
E qui purtroppo l'assemblea di Bologna ha riscontrato
un grave limite. E' vero, stata battuta la mozione da loro

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presentata che conteneva alcuni degli argomenti in questione;


ma pu questo bastare per definire chiusa la partita?
E chi pu rallegrarsi (pardon, non lamentarsi) del fatto
che essi stessi hanno scelto la via della scissione.
Di certo il PdUP, da tempo portatore di un atteggiamento oltranzista e di una linea di aperta contrapposizione a
questi compagni; un atteggiamento e una linea molte volte
da noi criticati e da cui ci distinguiamo per avere sempre
sostenuto un atteggiamento di critica aperta verso i compagni che sbagliano.
E allora compagni come si pu continuare ad usare toni
gi ampiamente usati ed abusati da ben altri organi di stampa, quale quello che l'anonimo estensore professorino ha
usato-abusato sul giornale di mercoled 4 maggio forse
in preda al senno di poi per quel famigerato volantino citato nell'articolo?
Siamo anche noi compagni di Lotta Continua e anche noi
ci siamo trovati in molte situazioni di scontro con gli autonomi, ma non crediamo che possano contribuire a fare chiarezza su posizioni politiche sbagliate, articoli altrettanto famigerati che non possono trovare spazio in una corretta
battaglia politica.
Luisa e Paolo

Disciplina, che diamine!


Pontebba
Cari compagni,
la svolta autoritaria che sta prendendo piede nel nostro
paese, incomincia a farsi chiaramente sentire anche nelle
caserme. L'utilizzazione di alcuni corpi speciali gi in funzione da tempo, per motivi di ordine interno.
La generalizzazione di questa tendenza sta cercando di
portare anche gli altri Corpi dell'esercito, la cui affidabilit
per azioni di questo tipo era pressoch nulla, ad un livello
di efficienza e di disciplina mai visti.
Nella nostra caserma, e anche negli altri Reparti della
Brigata Julia , si sono intensificate, in questi ultimi tempi,
le esercitazioni e gli allarmi.
Mai si era verificato che ogni settimana una batteria rimanesse per tre giorni fuori della caserma, armata di tutto
punto; che il picchetto armato uscisse di notte per il paese;
che met della forza rimanesse in caserma anche nei giorni

festivi, pronta ad intervenire in caso di allarmi, sempre pi


frequenti ed improvvisi.
Naturalmente, per costringerci a sopportare queste condizioni di vita sempre pi bestiali, si fatto ricorso ad un
irrigidimento della disciplina che ha raggiunto livelli pazzeschi e un uso sempre pi ricattatorio delle licenze.
Le conseguenze di queste operazioni si sono manifestate
ben presto in maniera drammatica. Infatti, nella nostra caserma, che ha un effettivo di 300 persone, si sono registrati
tre tentativi di suicidio negli ultimi due mesi. L'ultimo avvenuto domenica 24 aprile quando un nostro commilitone ha
deciso di farla finita con questa vita di merda, svenandosi
in un gabinetto della stazione ferroviaria, procurandosi 26
profondi tagli orizzontali e verticali con il coltello tattico
( stato salvato per puro caso).
Qui naturalmente, si sta cercando di insabbiare tutto
quanto, e noi stessi non sappiamo che fine faranno alcune
lettere di denuncia inviate ad alcuni quotidiani locali.
Un'altra triste reazione a questo tipo di situazione, pur
meno tragica della precedente, si osserva nelle sempre pi
frequenti ubriacature di militari che cercano di sfuggire,
bevendo, alla dura vita cui sono costretti, anche se questo
viene presentato come fenomeno folkloristico, proprio delle
truppe alpine, per nascondere volutamente la drammatica
verit.
Compagni! questa la durissima realt quotidiana! Questo il vero aspetto degli alpini della Julia ! Non l'immagine oleografica e mistificante concordata con le alte gerarchie, presentataci dalla Domenica del Corriere .
Un gruppo di soldati democratici

Alba vuoi telefonare?


Napoli
Caro direttore,
mia figlia Alba, di anni 14, si allontanata da casa da
venti giorni senza dare pi sue 'notizie.
Tale fatto ha ridotto in grave stato di salute la madre
che stata colpita da un attacco di cuore.
Poich la ragazza frequenta i compagni di Lotta Continua e legge il giornale ti sarei grato se volessi pubblicare
su Lotta Continua un appello a lei ed a coloro che l'avessero vista, invitandola a fare immediatamente ritorno a
casa o prendere contatti con la famiglia.
Ti ringrazio
Elio Varriale

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Come per quel grandi


Roma
Ricordare un eroe caduto in battaglia o un personaggio
famoso che abbia lasciato la sua orma impressa, molto
pi facile che ricordare uno dei tanti che orme non ne ha
mai calcate, n stato mai alla ribalta come personaggio
politico. Ma proprio per questo tali righe assumono un valore incalcolabile di dignitoso ricordo di un compagno di 21
anni morto tragicamente per un incidente stradale la mattina del 9 maggio 1977.
Sette giorni durata la sua ultima lotta, forse la pi
dura fra tutte; lotta che scelta di vita o di morte. In questi 7 giorni tutti i suoi compagni hanno aspettato fuori del
centro di rianimazione, giorno e notte, con la speranza di
poterlo vedere ancora in mezzo a noi vivo pi che mai e
con la sua fantasia. Insieme a noi studenti dell'Universit
in lotta, insieme al movimento, lo sconosciuto compagno fiducioso in una fede comunista a se stante priva di contatto
con gli altri, ma con la consapevolezza che lui esistesse nella massa insieme a questo movimento che ultimamente ci
aveva cominciato a vedere in prima linea in assemblee, cortei e manifestazioni, l'unit della lotta aveva preso concretezza. E' questa la promessa che noi, tuoi compagni di lotta
e fratelli di realt comuni ti facciamo: Brunello Innamorati,
oggi il tuo nome appare su questo giornale che era la tua
come la nostra bandiera e noi oggi la impugnamo sventolandola alta cos come stato fatto per quei grandi che ci
erano vicini quando lottavamo insieme.
I compagni non ti dimenticheranno mai

Il nostro 25, fino ad oggi


Bologna
Sto andando dai miei compagni nuovi, dai compagni
di tutti i miei giorni vuoti in cui non conoscevo il nome e
gli occhi di nessuno bandiere belle, com' forte il vento,
schiaffi di bandiere, schiaffi a voi, pesci marci, a te arcobaleno di congestioni costituzionali ! non vi conoscevo
stando chiusa in casa a piangere sui ricatti della famiglia,
della scuola, della strada, dei mediocri: noi non perderemo
anni in Libia come i pap, non leccheremo nessuno per una
tessera e un posto ammuffito.

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Sto scrivendo in tram. Ormai c' piazza Azzarita, che bel


sole, 25 aprile, Francesco sapessi in quante mani. Debout,
Combat, ascolto la tua voce che non ho mai sentito, stavo a
rovinarmi lo stomaco per la zitella isterica che in conservatorio mi vietava i ritornelli e Chopin presenta con la sua
Varsavia un Barto'k nostro, vicino popolare: il mio pianoforte, i miei poeti sudamericani, Adorno, il medio Evo persiano con Omar Khayam , il dada di Arp e non ho neanche una lira, ho i tuoi stessi anni Francesco, gli anni della
lotta di lunga durata, ma sono felice mentre ti parlo, cerco
di non ricordare l'angoscia che mi d la tua foto entrando
in camera la sera, dopo le litigate assurde con chi non crede
in noi: il mio pianoforte: pensavo di amare il mondo e di
rovesciare gli oceani sradicando i polipi dalle loro rocce di
oscurantismo, credevo di essere cilena con 3 tasti mille corde
amare il rame, Cile, Bologna, Francesco compagni: con 7
vibrazioni che soltanto il mio gatto attento avvertiva e il mio
orecchio conoscitore, di cosa? Come vibrava il nostro LA,
Francesco, del 16 in via Rizzoli! Sono arrivata.
Il giorno dopo Quanta strada: su tutti i muri c'erano
macchie di urli sospesi per riprendere il dialogo con l'aria,
piena della tua vita nuova. Ha parlato quella donna eccezionale che la madre del tuo compagno ucciso. Un cellulare
ha fatto dietro-front non mi ricordo dove, ma non solo per
tua madre, per tutti noi Francesco, che siamo ricci e colorati e vivi e veloci e sinceri. Non ci vedevi come le colline
di lucciole nel tramonto di piazza dell'Unit???
Anche oggi eravamo convinti che tu ci fossi: come sono
brevi certi viaggi! (Il tuo Francesco che ci indica la strada
che abbiamo semipre ritenuto giusta). Ritorni sempre con
noi la mattina quando ci svegliamo e sappiamo di non poterti rivedere.
Francesco, 25 anni, Diego 25 anni. Io ed altri 25 anni.
Perch Diego? e Bruno? Questo sistema strisciante non ci
risparmia i colpi pi duri, dopo il tuo Francesco; Diego? Sia
mo soli, scambiati per omicidi dei nostri stessi compagni,
piccioni liberi compressi in una gabbia per non sfuggire al
prossimo tiratore.
Forse anche noi ti abbiamo seguito Francesco e con Diego ci siamo detti: chi ci guarda, con paura ha schifo della
prepria vita che finir con un testamento ibrido di confusione e ribaltamento di ideali, progetti abnormi, intenzioni
mute, non come la tua, Francesco.
Fadua

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Franco Serantini

Giorgiana non era l per caso

Frosinone
C'era una volta un bosco di pietra / adagiato sul pendio
della libert / il sole lo illuminava senza stancarsi / poi
scoppi il temporale / della terra privata / che fece rotolare i tronchi di pietra / e i grossi macigni schiacciano i
rami delle piccole pietre / insanguinando di petrolio verdi
petali di sassi/ e tra i sassi una radice / quella della tua
anima / raggio del tuo sole- di marmo / vedo quindi tronchi scavati che navigano / sui ghiacciai della repressione /
amara e assassina / come le sabbie mobili del sacro mito
della patria / pagliaio di oro affumicato / i loro eroi non li
vedo / e se non saremo anche noi / stritolati da pesanti
sassi cingolati / sar forse per i vili piedi / o perch, saremo tanti / proprio ora senza te.
Mirabella Roberto

Il complotto vende la sua immagine


Bologna
In questa primavera / di mezzo sole, / molto prima dell'alba, / (quando appena dormono i cuori carillon, si snodano dalle siepi i sogni dei miei compagni) / partono trenta
automezzi '/ neri neri: SDS, Carabinieri, Guardia di Finanza, / da Bologna per Milano, Roma, Verona, Padova e Venezia. Ricercano, stipati sui loro automezzi veloci di pensiero e fiato segugio, prove documentarie di sovversione,
complotto, criminalit ecc.. / (per altri sinonimi vedi l'Unit 8-5-77 cronaca di Bologna). Che ridere!!! / La sovversione, la criminalit, il complotto, / vende la sua immagine
e cerca noi. Entra un complottatore in casa mia portando le stelle, le notizie, / un pacchetto con la voce dell'Alice
e altre cose. Stanotte notte di mezza repressione / Diego
dorme a San Giovanni? / Il PCI dipinge scenografie, / forse si parte per le Germanie, / un compagno nel mio letto /
clandestino con Snoopy . / noi compagni, ne siamo certi, /
non ci faremo bruciare.
Ciao

Roma
Questa morte, s assurda, ma che ha un significato
ben preciso, e che ci riempie la mente di rabbia e di
profondo sconforto, non ci impedisce tuttavia di delineare
con lucidit sia la nostra compagna uccisa, sia la situazione
che ha determinato questo assassinio. Giorgiana non si trovava in piazza Gioacchino Belli per caso. Sarebbe come dire che noi giovani manifestiamo, scendiamo in piazza, non
perch non c' uno sbocco lavorativo, non perch abbiamo
un domani senza vita e senza via di uscita, non perch questo diploma solo carta, non perch il clima in cui viviamo
saturo di violenza, ma cos, per caso. Giorgiana non stata uccisa per errore o per caso. Questi morti, questo clima
di terrore che pu spingere la popolazione a volere ordine,
polizia dappertutto, e polizia che spara, non fa comodo a noi
studenti o ai lavoratori. Queste manifestazioni drammatiche,
in cui tutti ci additano come assassini, come provocatori, alle
quali Giorgiana ha sempre partecipato e mai ci passata
solamente per caso, non fanno certamente il nostro gioco.
Capita tutto cos all'improvviso, che si sente di non avere pi niente cui attaccarci per reagire. Invece bisogna reagire. Noi non abbiamo il diritto di stare qui a piangere, non
ha senso. Questa morte assurda non deve portarci ancora pi
confusione, deve farci ragionare, meditare. E non solo noi
compagni di classe di Giorgiana, ma tutti, perch questa
morte non deve riguardare e non riguarda solo noi. Sarebbe
proprio Giorgiana la prima a dispiacersi se tralasciassimo
di portare fino in fondo la giusta lotta contro tutti i decreti antidemocratici.
Le compagne e i compagni di classe
della compagna Giorgiana

Un tappeto di fiori
Roma
Ieri, insieme a molte altre compagne, sono rimasta sino
a tarda sera a presidiare il luogo dove stata assassinata
Giorgiana. Insieme all'angoscia e alla tristezza per la morte
di una compagna, ho provato un enorme disagio di fronte
alla scelta di parte del movimento femminista di starsene

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al chiuso, in assemblea permanente, in via del Governo Vecchio. Mi sembrato che ci fosse un clima di vero e proprio
terrorismo da parte di alcune compagne nei confronti di
qualsiasi decisione contraria all'andarsene via, ma favorevole
piuttosto a manifestare il proprio dolore in piazza.
Non voglio disprezzare la paura, n avere atteggiamenti
superficiali e di superiorit nei confronti di chi la prova,
ma non posso essere d'accordo con chi sostiene che qualunque presenza, come ieri in piazza Belli, significhi di per s
accettare le provocazioni della polizia, significhi offrirsi come
carne da macello. Anche respirare a questo punto contravvenire agli ordini di Kossiga? Il luogo dove Giorgiana
stata ammazzata diventato un tappeto di fiori portati da
migliaia di persone, giovani e anziani. Non voglio rassegnarmi alla impotenza, non voglio dover continuare a subire ogni sporcheria senza reagire, non voglio dover andare
in piazza con i compagni, in mancanza di altri ambiti con
le donne.
D.L.

Ci tolgono la gioia,
ci tolgono la vita
Roma
Ho passato la giornata facendo la spola, con centinaia
di donne, tra via del Governo Vecchio, dove era riunita
l'assemblea e il punto in cui stata uccisa Giorgiana. Ho
visto donne che avevano paura, che cambiavano decisioni e
atteggiamenti, che censuravano le proprie emozioni per l'incapacit di trarne le conseguenze: ho sentito, al di l della
paura, la volont di trovare forme autonome per lottare e
comunicare, in una citt assediata. Nel punto in cui stata
uccisa Giorgiana abbiamo portato fiori rosa e viola, e un
cartello: il movimento femminista romano dice NO alla
normalizzazione. Le donne non torneranno nelle case, ma
restano in piazza e lottano .
Nel pomeriggio, siamo arrivate alla spicciolata, coi fiori:
tutti ci hanno visto passare, ma non c'era una decisione unanime di fermarci l. Alla fine, dalle 19 in poi, ci siamo tornate in centinaia, e abbiamo fatto un sit-in. Cosa si pu cantare, di fronte a una compagna uccisa? S cantava per darci coraggio, ma senza trovare la canzone giusta, e molte
avevano la gola chiusa dall'angoscia. Allora gli slogans: Una

citt in assedio, una ragazza uccisa, questo l'ordine di


Kossiga , La nostra violenza non mai esistita, ce la inventeremo per prenderci la vita , Pagherete tutto. Cossiga
boia... Ci tolgono la gioia, ci tolgono la vita, con questo sistema facciamola finita . Dal quartiere le donne anziane
continuano ad arrivare con le lacrime agli occhi. Non c'era
paura, potevamo farlo pi grande il sit-in. Il traffico stato
bloccato a met, sul ponte e sul Lungotevere, e tutta Roma
ci ha visto.
Vida

Oltre la logica del bisogno


Roma
Siamo un gruppo di compagne femministe che non si riconoscono in una serie di posizioni e metodi che una parte
del movimento ha assunto di fronte alla situazione politica
attuale. Non si tratta di riproporre terreni di lotta vecchi e
a noi estranei ma, partendo dai contenuti della nostra pratica femminista, di trasformarli in strumenti di liberazione
effettiva e non solo di emancipazione. La morte di Giorgiana
rientra in un preciso disegno di repressione violenta di tutte,
le avanguardie e i movimenti di lotta che si oppongono in
maniera rivoluzionaria al regime del compromesso storico.
La sua presenza alla manifestazione contro il decreto di Cossiga non era casuale come tentano di far credere i giornali
della borghesia, ma in quanto femminista, che significa essere
donne e compagne, Giorgiana che rivendicava il suo elementare diritto di manifestare, stata assassinata dalle squadre
di Cossiga. Per questo noi oggi abbiamo sentito come frustrante la iniziativa politica , che le compagne riunite a
via del Governo Vecchio hanno preso e cio quella di andare a gruppi di massimo tre compagne e portare dei fiori
sul posto dell'assassinio e tornarsene poi immediatamente indietro, rifiutando a priori l'iniziativa di un corteo autonomo
di donne che si riappropriasse della piazza come oggi ha
fatto tutto il movimento rivoluzionario. Questa iniziativa non
, come dicono le compagne riunite al Governo Vecchio un
modo per non far tornare le donne nelle case, ma al contrario la loro ghettizzazione.
Oggi come femministe rivendichiamo fino in fondo la nostra capacit di dare una risposta dura e concreta a questo
feroce assassinio.

Riprendersi la vita per noi significa andare oltre la logica del bisogno, visto in un'ottica riformista e proprio per
questo i contenuti del movimento femminista non sono riducibili alla logica del sistema.
Un gruppo di compagne
di un collettivo di quartiere

Mi sentivo fuori posto


Roma
Sono andata a via del Governo Vecchio per restare con
le compagne, per dividere con loro la mia rabbia, la mia
tristezza, la mia voglia di rivendicare la morte di Giorgiana
come nostra, come il prezzo che oggi pagano anche le donne
per scendere in piazza. Eravamo in poche, forse 300, non
c'erano le studentesse.
Il clima era pesante: regnava l'impotenza, la paura, l'incapacit di farsi pienamente carico di questi avvenimenti.
Ero sconcertata dal terrore che vagava, non mi riconoscevo
negli interventi che proponevano una risposta timida, avevo
voglia di dire che presidiare piazza Belli con tutta la nostra
forza, con tutta la nostra voglia di rivendicare il diritto alla
vita era oggi un nostro dovere verso Giorgiana e verso tutte noi per esprimere, tutte insieme, non solo il nostro dolore
ma anche la determinazione della nostra lotta. Ma mi sentivo isolata. Ho deciso con due compagne di portare i fiori
a Giorgiana per non tornare poi all'assemblea permanente
indetta dalle compagne, ma di andare al concentramento della mia zona perch ritenevo importante portare la nostra
voce nei nostri quartieri.
Sono andata al corteo poetandomi dietro l'immagine di
piazza Belli, vuota, con un uomo che continuava a disporre
i fiori nel piccolo e soffocato spazio lasciato dalle automobili.
La decisione di non assumersi come donne la gestione
politica dei cortei e di non esprimere nessun contenuto alternativo molto pesata nel corteo, mi sentivo fuori posto
e sono certa che una presenza diversa delle compagne sarebbe servita per creare una solidariet pi grossa nel
quartiere.

Baggio emarginata
10 vivo a Baggio, quartiere dormitorio di Milano dove la
gente che lavora si rinchiude in casa di sera per ricaricare
le energie per una nuova giornata di lavoro e i giovani emarginati si prostituiscono o rubano per poter fare un viaggio
verso la morte.
Cosa c' a Baggio? C' solo l'imbarazzo della scelta: un
cinema solo che offre film di bassissimo livello e bar per
giocare a biliardo o ascoltare quelle stronzate di canzonette
tanto gettonate nei juke-boxes.
Inoltre Baggio offre: lavoro nero, speculazione edilizia,
mafiosi che vivono sulla prostituzione, sulle bische, sui soldi
che i negozianti devono versare a loro per essere protetti
e che poi nel cuore della notte sparano per le strade per regolare i conti tra di loro.
A Baggio non ci sono servizi sociali, l'aria inquinata
dagli scarichi di una fabbrica e ci sono pochissime aree verdi, tra queste un parchetto adiacente alla biblioteca comunale
e seminato con le siringhe gettate dagli eroinomani.
11 18 per cento dei giovani che finiscono al Beccaria proviene da Baggio cos come cinque dei 16 morti per eroina
a Milano negli ultimi quattro anni.
L'eroina, tagliata con lattosio, stricnina, calcinaccio dei
muri, ecc. viene venduta a 250.000 lire circa al grammo ai
500 tossicomani che circolano in quartiere.
Perci un eroinomane necessita di 10 milioni al mese per
permettersi il minimo indispensabile che l'assuefazione a
questa sostanza gli impone.
Per trovare una cifra simile l'eroinomane deve ricorrere
al furto, alla prostituzione o a trasformarsi a sua volta in
piccolo spacciatore al servizio di una rete di traffici che
quotidianamente distribuisce a Baggio, circa 400 grammi di
eroina.
L'unico punto alternativo del quartiere una ex casermetta dei CC, di propriet della curia, abbandonata fino al disfacimento ed occupata da due anni dalle organizzazioni della nuova sinistra.
La gente del quartiere pu ritrovarsi in questo luogo per
discutere dei problemi, fare politica e sviluppare cultura (infatti c' una biblioteca, si fanno corsi di fotografia e di musica, si proiettano film di buon livello).
Gli ex eroinomani partecipano attivamente ai lavori per
la casermetta ed alle iniziative* dei compagni pi politiciz-

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zati, che offrono loro un contatto umano cos arduo da
trovare.
Recentemente i compagni della casermetta hanno affrontato concretamente il problema dell'eroina: blocco stradale
con una grossa siringa di cartone sulle rotaie del tram, distribuzione di volantini alla popolazione sorpresa da una iniziativa cos strana, la sera stessa occupazione della biblioteca comunale dove era riunita la commissiona sanit che abbiamo sputtanato pubblicamente in quanto ha dovuto ammettere di non essere riuscita in 4 anni ad affrontare concretamente il problema dell'eroina.
La commissione sanit ha risposto alla nostre pressioni dicendo che il problema enorme e troppo difficile da risolvere, ci vuole un mucchio di soldi per creare centri sanitari
anti-eroina (chiss perch il comune ha sganciato ben 500 milioni per ristrutturare un vecchio monastero, considerato monumento nazionale e che non serve a nessuno, perch sempre chiuso).
Poi abbiamo fatto una manifestazione all'ospedale S. Carlo dove i tossicomani che vogliono smettere di bucarsi si
presentano spesso al pronto soccorso in condizioni pietose e
vengono regolarmente respinti, cos tornano a rubare, vengono arrestati e sbattuti in galera dove eroina e violenza non
mancano per aggravare la loro situazione.
Abbiamo fatto una mostra di controinformazione davanti
all'ospedale in cui abbiamo esposto una sessantina di siringhe
raccolte al parchetto in un solo mattino, abbiamo esposto al
consiglio di amministrazione, ai baroni della medicina, infermieri ed assistenti sociali la situazione della droga a Baggio
e le nostre richieste.
Con questa lotta abbiamo coinvolto la stampa e il TG-2,
speriamo che ci possa servire a coinvolgere anche i partiti
della sinistra istituzionale che hanno sempre ignorato questo
problema: ad esempio il PCI interviene a Baggio solo con
manifesti per la campagna di tesseramento o per sputare veleno sulla violenza di qualsiasi colore essa sia, o per fare la
solita manifestazione con la DC il 25 aprile.
Quindi anche a Baggio il PCI divide il proletariato in due
parti: da una parte gli operai che fanno sacrifici e rispettano
le istituzioni democratiche dello Stato, dall'altra i giovani contestatori violenti e privi di contenuti e, perch no?, anche
drogati.
Contro questa logica noi compagni di Baggio vogliamo che
la casermetta diventi centro sociale, che vengano stanziati i
fondi necessari affinch il quartiere abbia finalmente un pun-

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to di riferimento alternativo allo squallore che vi regna.
Saluti comunisti.
Nicola

Antiterrorismo
Torino
Il Brigadiere Palma della Mobile nel corso di un servizio
si permetteva di identificare e denunciare un parente del
maresciallo Berardi Rosario, abitante a Torino in via Manin
n. 1, comandante della Sezione dell'Antiterrorismo di Torino.
Costui al momento della identificazione, minacciava il sottufficiale Palma di far intervenire il parente importante
qualora si fosse proceduto nei suoi confronti.
Il Palma, anche per questo, non tralasciava di fare il
proprio dovere giuridico.
Il giorno dopo il Berardi affrontava il Palma e lo minacciava se non avesse omesso di presentare la denuncia che
per altro il Palma non poteva pi ritirare.
Il Berardi faceva intervenire il proprio capufficio dr. Criscuoio Giorgio perch tramite il dr. Fersini (capo della Mobile da cui dipende il Palma) si chiudesse la faccenda, naturalmente omettendo la denuncia.
Fersini non poteva pi intervenire essendo le cose gi alla magistratura.
Alcuni giorni dopo, il Berardi, visti vani tutti i tentativi
disonesti per bloccare la faccenda parente , cercava in tutti i modi di mettersi in contatto con il Palma, ma con esito
negativo.
A questo punto ha deciso di agire secondo le proprie regole che sono generali in uso dell'antiterrorismo.
E cio si portava nel corridoio della Squadra Mobile, affrontava forte della sua mole il Palma e davanti a funzionari, sottufficiali ed agenti lo percuoteva ripetutamente
senza che il Palma reagisce, in quanto paralizzato dalla presenza fisica del Berardi.
Criscuolo in questi giorni nuovamente intervenuto presso i Comandi Militari a livello di colonnelli come Nunziata
e De Mauro perch la faccenda venisse messa a tacere
per evitare la denuncia del Berardi alla competente magistratura militare. Sono tutt'ora in atto delle pressioni sia nei
confronti del Palma che nei confronti delle persone presenti
allorquando il Berardi percuoteva il Palma.

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Il Berardi d'altronde si sente sicuro in quanto afferma di
essere appoggiato sia da Criscuolo che da Santillo e di essere ormai arrivato al termine della carriera essendo
maresciallo.
Vogliamo pregarvi di una cosa: pubblicate in maniera evidente questa nostra lettera che sia di monito a chi vuole affossare la vicenda di cui sopra, in modo che non abbiano
attenuanti qualora decidessimo di fare altri passi.
Ringraziandovi dell'ospitalit.
Un gruppo di agenti
e sottufficiali della Mobile

Con i codini e il maglione sulle spalle ero andata a piazza Navona per festeggiare una grande vittoria, per stare in
mezzo ai compagni, e divertirmi e invece la polizia mi ha
rovinato la giornata (e porca miseria non avevo nemmeno le
scarpe da ginnastica). Oggi a scuola si parlato degli scontri di ieri, eravamo pochi per al collettivo politico. Al V liceo artistico non c' mai una grande partecipazione a queste
cose, molti se ne fregano. Ho parlato di cose che in fondo
non c'entravano niente col discorso iniziale, ma almeno mi
sono sfogata; ed ora tornando a noi (che non c'entra niente)
vorrei fare una specie di appello, a te Silvio, che ho conosciuto sul 64. Se per caso sei a Roma vienimi a trovare a
scuola, alle 11.50 c' la libera uscita oppure alle 13.45.
(L'indirizzo Via Lungro 1 - Quarto Miglio).
Un Grazie a Lotta Continua. Ciao.

A Silvio

Cinzia, una compagna radicale


Roma
Chiedo a voi di Lotta Continua di
pubblicare questa lettera perch spero
di riuscire, cos, a rintracciare un compagno che era con me fino a ieri a
piazza Navona e che poi ho perso di
vista perch la celere sparava a pi
non posso. Grazie.

A Silvio
Mi piacerebbe rincontrarti, magari in qualche altra manifestazione. Mi piacerebbe sapere cosa ti successo quando
ci siamo persi di vista per colpa della celere che ci aveva
bloccato l'uscita. Io dopo mi sono presa una manganellata
in testa, da un celerino che picchiava come un matto.
Ho visto tanta gente che cercava, che scappava. Ho visto tanto sangue e ho pianto, ho pianto un po' per i lacrimogeni che scoppiavano da ogni parte, un po' perch non
potevo fare niente: n andare avanti, n andare indietro, ho
pianto perch ero rimasta sola ed era la prima volta che mi
trovavo in mezzo ai casini, ho pianto per tutti quei compagni che correvano feriti o che erano a terra, ho pianto perch non potevo far niente per loro, e un po' ho pianto anche perch, per quel gran fijo de na... di Cossiga, ho perso
un amico molto simpatico.

Francesco non qui


Napoli
Mi sembra un incubo: stamattina il sole, i compagni, la
manifestazione, ora la solitudine di questa stanza e Francesco in prigione. Tutto nel giro di dieci ore, in cui si sono
susseguite dentro di me rabbia, gioia, fame, attesa, tristezza, angoscia e questo terribile senso di impotenza che ti senti dentro.
Un'impotenza che mi attanaglia anche il cervello, che mi
impedisce di pensare, di giudicare, perch sto perdendo i fili della questione: com' possibile che ieri sera Francesco
era con noi, a ridere, a suonare la chitarra e ora solo, in
prigione, pestato e con l'accusa di detenzione di esplosivo?
Com' possibile pensare di non poterlo vedere anche per un
giorno, non potergli parlare, non potergli stringere le mani?
Non c' nessuna spiegazione, nessun motivo, nessuna scusa
che giustifichi il finire in galera a venticinque anni, il venire
privati anche per poche ore della gioia, della rabbia, della
lotta di un compagno. Non ci pu essere nessuna ragione che
spieghi perch stasera Francesco non qui, a suonare la
sua chitarra, a scroccare le mie sigarette, a chiacchierare

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delle piccole cazzate di sempre. Nessuno pu giustificare questa angoscia che ho dentro, questo starmene sola in una stanza piena delle sue cose, l'averlo dovuto salutare stasera, l'avergli dovuto dire che gli voglio bene con un telegramma a
Poggioreale. Spero sempre di svegliarmi da un momento all'altro, di sapere che solo un incubo e che domani Francesco venga qui a fare le cose di sempre: e invece c' solo
questa notte atroce di solitudine da passare e poi domani le
telefonate, l'avvocato, le notizie da rincorrere. E' assurdo
come si sta quando arrestano una persona che conosci bene: non egoismo, ma quando leggi di compagni arrestati
che non sai chi siano, che non hai mai visto, se anche ti incazzi e stai male ti passa subito, perch per te sono solo
un nome, un volto in fotografia e riesci ad essere lucida, a
giudicare, a lottare con pi rabbia. Ma quando ad essere arrestato un compagno con cui sei stata la sera prima, con
cui hai riso tante volte, di cui conosci tante piccole cose allora il cervello sembra frantumarsi e restano sol mille domande senza risposta, tanti pensieri, ricordi slegati che si
susseguono nella testa e un grande senso di vuoto, di nulla,
di impotenza. Anche la rabbia sembra perduta mentre ti
cresce dentro la tristezza, il sentirti impossibilitata a tutto,
la voglia di piangere. Non riesci neanche a parlare con
gli altri perch non sai cosa dire, cosa comunicare.
C' troppa confusione, troppo casino nella testa per poter
affrontare un discorso. Meglio restarsene cos per un po',
aspettando di calmarti per ragionare un po' su tutto e consolarti affidando a un foglio, che non sai che fine far, i
tuoi pensieri, i tuoi perch, la tua angoscia.
Serenella

Un americano a Roma
Roma
L'altro giorno avevo molta paura a Campo de' Fiori e
la paura mi ha fatto scrivere questa lettera.
Sono un compagno italoamericano (s, degli USA). Sono
venuto in Italia per studiare, per conoscere le mie origini e
pure perch rifiutavo molte cose negli USA e volevo sapere

se posso star meglio qui. Voglio saperlo ancora.


Negli USA rifiutavo il mio paese, cos borghese-inglese,
cos bianco e bello, dove abita forse solamente una famiglia nera, un paese dove altri ragazzini mi facevano credere che essere delle origini italiane era una vergogna, che
io ero inferiore a loro. Ricordo il tempo quando non volevo
essere italo-americano.
Rifiutavo l'imperialismo, il capitalismo, la grande casa,
la grande macchina, ecc. Rifiutavo tanta gente ignorante del
ruolo degli USA nel mondo. Rifiutavo gli USA come il centro del mio mondo, il potere degli USA come la nazione superiore. Odiavo la propaganda usata dagli uomini politici
nelle comunit italo-americane contro il comunismo in Italia.
Rifiutavo ed odiavo.
Qui gli USA stanno ancora con ne e ancora io odio. Odio
le navi nella baia di Taormina, odio i racconti dei militari
americani i quali mi hanno raccontato i miei amici greci,
le mie amiche sarde, il mio amico spagnolo. Odio la CocaCola, la televisione a colori; odio l'americanizzazione di questa parte del mondo, l'accettazione della gente per le cose
americane.
Ed adesso rifiuto qua. Rifiuto la mancanza della libert, lo
stato della polizia. Avevo una grande delusione. Credevo che
la gente italiana fosse preparata ad abbracciare il comunismo. Ma no, non cos. Sento la gente sull'autobus, sulla
strada, nel mio palazzo. Sento bene e sento l'ignoranza. Non
capiscono che vivono ancora nello stato fascista, sentono solamente la propaganda della televisione. Vogliono la pace senza
la libert, non capiscono il significato della violenza. Mi sembra che l'Italia stia tornando indietro.
Non vedo il progresso. Non vedo molta differenza fra Sal
e oggi.
Mi sono convinto che per cambiare l'Italia dobbiamo evacuare la massa della gente. Devono conoscere la realt l.
Io lo so che questo discorso riguardo l'ignoranza molto pi
prefondo. Stiamo parlando della mentalit italiana sotto l'influsso della chiesa e DC per troppi anni e la mentalit non pu
cambiare oggi o domani.
Voglio dire la stessa cosa per la mentalit americana. Gli
americani devono consumare meno energia, devono avere le
case e le macchine meno grandi. Ma hanno abitudine di tutto
grande e quindi non possiamo aspettare un cambiamento l
oggi o domani.

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In questo periodo sento molta incertezza. Sento una divisione terribile. Sono come due persone. Sto pensando a tornare negli USA, non sono sicuro se voglio rimanere in Italia.
Non voglio vivere nello stato fascista, nello stato della polizia. Non voglio vivere in un paese dove l'opportunit di lavorare, sentirsi utile a una parte della societ cos difficile.
Sono sicuro che tornare negli USA mi farebbe un sacco
di male. Rifiuter ancora e con pi odio. Forse non sono abbastanza maturo per accettare una realt o un'altra, gli USA
o l'Italia. Forse sto cercando un'isola dove non devo rifiutare
pi.
Due cose sicurissime sono che voglio bene all'Italia, tanto
bene e voglio vivere sempre con i miei compagni. I miei amici in molte parti del mondo mi dicono che i miei compagni
italiani mi hanno dato una vitalit che non avevo mai. E' vero, cos vero.
Saluti compagni tutti.
Un americano a Roma

Proprio come noi due


Milano
Le tre del pomeriggio con la mia ragazza per mano, LC in
tasca e tanta rabbia dentro un avvio verso il concentramento,
ma qualcosa mi turba, e di colpo capisco. Due giorni prima,
proprio come noi due Giorgiana e il suo compagno erano usciti di casa, probabilmente problemi e discorsi simili ai nostri,
non potevamo prevedere che la furia omicida del potere avrebbe colpito proprio loro, in una giornata che doveva essere di
lotta non-violenta. Rieecoci di nuovo in piazza a gridare che
Giorgiana ancora viva, falso, falso, falso, lei tagliata a
pezzi in una cella dell'obitorio.
Il potere ha tenacemente cercato ed ottenuto una nuova
vittima, come sempre era una persona che aveva fatto una
ben precisa scelta, aveva scelto di dedicare i suoi 19 anni
al movimento, non al qualunquismo squallido di troppe persone.
E questo d fastidio, troppo fastidio a certa gente. No Giorgiana, tu non sei viva anche se non ti dimenticheremo mai.
Bobo

Giorgiana
...se la rivoluzione d'ottobre
fosse stata di maggio
se tu vivessi ancora
se io non fossi impotente di fronte al tuo assassinio
se la mia penna fosse un'arma vincente
se la mia paura esplodesse nelle piazze
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola
se l'averti conosciuta diventasse la nostra forza
se i fiori che abbiamo regalato
alla tua coraggiosa vita nella nostra morte
almeno diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne
se ...
non sarebbero le parole a cercare di affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro.
Le compagne femministe

P.S.: Poich ricade nella stessa logica di attacco al movimento popolare, condanno l'omicidio dell'agente di PS a
Milano ed invito tutti i compagni che si riconoscono nell'area
rivoluzionaria a prendere le opportune distanze dai provocatori defie P38.

Da una famigerata scuola rossa


Roma
Le compagne femministe del I Liceo artistico di via Ripetta famigerata scuola rossa denunciano il grave comportamento dei cosiddetti compagni, che da tempo ci boicottano e
ci offendono scoprendo la loro malcelata entit maschilista e
fascista. I suddetti kompagni oltre alle solite pesanti battute
del pi bieco maschilismo arrivano pure a dire : Se non ti
stai zitta ti spacco l'utero parole testuali di un kompagno.
Ci boicottano i nostri momenti di aggregazione arrivando al

99
punto limite di tirarci secchiate d'acqua mentre cantiamo. Nel
momento in cui ci siamo ribellate ci hanno dato delle fasciste, delle violente perch non porgevamo l'altra guancia e
sono apparse su tutti i muri della scuola scritte del tipo Femministe troie e bocchinare e di peggio tutte firmate falce e
martello. Sono arrivati anche al punto di buttare dalle finestre bigliettini su cui era pi ampiamente dimostrato il loro
fascismo con frasi che solo a ripetere ci offende.
Da notare che i kompagni di questa scuola si autodefiniscono femministi e si ritengono in diritto di giudicare il femminismo delle compagne frase tipica: voi siete false femministe questo dimostra il loro tentativo di creare divisioni tra
di noi e il fastidio che hanno provato nel vedere che le donne
si riunivano da sole e che non avevano nessun bisogno di loro
per esprimersi e decidere.
Abbiamo denunciato queste cose non perch siano nuove al
movimento femminista, ma perch dimostrano che anche in
una scuola come la nostra dove tanto stato detto e tanto
stato fatto (compreso lo spettacolo pseudo femminista dei
kompagni) dove nori esistono o non dovrebbero esistere fascisti, regna invece tra i kompagni la repressione e il maschilismo pi lampante. E' una dimostrazione ulteriore della non
autocritica e non disponibilit a nessun discorso che non sia
basato sulle offese e sul paternalismo.
Le compagne femministe
del I Liceo Artistico di via Ripetta

Porre fine al letargo


Topino
Cari compagni,
voglio riferirmi alla lettera di quel compagno operaio di Torino ed a quello che gli ha fatto seguito.
Sono simpatizzante di LC ormai da anni, 7 per l'esattezza,
ho partecipato attivamente a tante battaglie, almeno quante le
situazioni contingenti di volta in volta me lo permettevano, ho
lottato nella scuola, nella caserma. Ho vissuto cos come tanti
compagni, momenti di crisi, delusioni, altri d'esaltazione e
di gioia. Non ho mai capito francamente la militanza inte-

sa com'era intesa fino a pochi giorni prima di Rimini, questo


m'ha spesso impedito di frequentare con una certa continuit
la sezione, che trovavo opprimente, castrante, luogo serio dove parlare di politica, il personale stava fuori, e poi nemmeno.
Non mi mai riuscito d'instaurare un rapporto decente con
qualcuno, al cospetto del militante integrale o tutto d'un
pezzo mi bloccavo, o mi chiudevo in me stesso. Ho sempre
fatto politica passando per il personale, cercando d'essere
sempre prima amico e poi militante, e credo di poter asserire,
senza peccare d'immodestia, che tutto ci seppure in situazioni di volta in volta profondamente diverse, ha dato ottimi risultati, capivo di crescere io stesso parallelamente ai miei
interlocutori, spesso scioccati da coloro i quali pretendevano
di dare indicazioni dall'alto del loro essere Avanguardia ri
conosciuta .
Alla luce di tutto ci seppure in un'atmosfera spesso tanto
incandescente, quanto opprimente, fra scazzi bestiali e contrapposizioni frontali su basi quantomeno sterili, e perch no,
giochi di potere, ho vissuto intensamente il periodo pre-congressuale, sentivo un vento nuovo soffiare da qualche parte,
e tutto ci mi dava nuova forza ed una voglia immensa di capire, di ricominciare daccapo tutto e tutti insieme. Per la
prima volta mi sono sentito anche io veramente parte in causa. Rimini in questo senso non mi ha deluso, e penso che abbia rappresentato e rappresenti tutt'ora qualcosa d'estremamente importante, un bagaglio d'esperienza di cui far frutto.
Tutto ci che venuto dopo ne stata una logica conseguenza ed giusto che sia successo.
Ma ora?
Ora sono anch'io nelle condizioni di quel compagno operaio,
non ci capisco pi un cazzo, trovo nuovamente delle difficolt
bestiali ad instaurare un dialogo, non riesco pi a capire certi compagni. Ieri militanti integrali oggi non pi militanti,
non pi integrali, pi niente!
Sull'onda della crisi ci siamo arenati su di una spiaggia
che rischia di non portare a nulla di nuovo. I compagni hanno riscoperto la vita, giustissimo, oserei dire che era ora, ma
riappropriarsi della vita vuol dire annullarsi politicamente?
Oggi tutti vanno alla partita di calcio, portano i fiori alla
ragazza, riscoprono Prvert, ieri era tutta merda. C' perfino
chi gioca a fare l'indiano o il fricchettone, chi si fa lo spinello,
che bello, il tutto a seconda di come ci si alza al mattino.
I circoli del proletariato giovanile rischiano di diventare.

101

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se gi non lo sono, novelle sezioni di partito, luoghi fisici in
cui si parla e si discute in modo nuovo, si capiscono molte
cose, si cresce, ma dove certo non si aggrega coloro che, loro
s veramente emarginati, disoccupati, drogati, rimangono ai
margini di questo processo. Le parole Lotta Continua, Partito,
organizzazione sembrano ormai tab, guai a parlarne, si
subito tacciati d'oltranzismo conservatore, sei un compagno
vecchia maniera, oggi siamo in un'altra fase.
Bene compagni a queste condizioni non ci sto neppure io,
questo gioco non mi piace e poi, non dimentichiamolo, c' chi
non gioca affatto, rischiamo un salto nel buio, che ci porterebbe indietro di anni, anche spio sul piano della conquiste.
Volenti o nolenti ognuno di noi passa una vita, 8 o 9 ore
al giorno, sul posto di lavoro, non forse questa la nostra
realt? Dunque cosa rispondiamo a coloro che oggi pi che
mai guardano a noi come agli unici ancora in grado di opporsi al governo delle astensioni, come agli unici da cui aspettarsi indicazioni. Io ho anche questi problemi e voglio confrontarmi su queste basi, rispondere a me stesso ed agli altri.
Sciogliersi nel movimento comodo, ma non aiuta il movimento a crescere, diventa asfttico. Io credo sia invece importante partire proprio dal movimento per tentare l'elaborazione di un'ipotesi politica che al movimento ritorni ed in
esso si verifichi. E' ora di porre fine al letargo, anni di lotte
ed esperienze come quella di Rimini ce lo permettono.
Claudio C.

9, 7.65 e anche 22
Larino
Cari compagni,
sono un militante di Lotta Continua attualmente disoccupato,
come lo ero 11 anni fa e siccome di lavoro non ce n'era dopo
che sono stato quattro anni a Milano a lavorare ritornando
gi in meridione mi sono arruolato in polizia, ed ho prestato
servizio per i padroni e signori ideilo Stato per due anni fino
al 1969-70-71. Ci dicevano che eravamo al servizio del popolo
ma quale popolo, se poi ci mandavano a picchiare ed arrestare operai e studenti in lotta.
Cari compagni ma il tema di cui voglio parlarvi non della mia vita ma dei vari calibri di pistole usati in polizia. Kossiga ha mentito, io stesso quando ero in polizia alla scuola di

Caserta ho fatto tiri di pistola non solo con la calibro 9; ma


anche con 7,65 e calibro 22, inoltre quanto riguarda le varie
squadre speciali o agenti che facevano parte della politica di
qualche altro corpo speciale portavano armi che si compravano loro di varie forme e di vari calibri perci, Kossiga non
rompa i coglioni perch se c' chi ha un arsenale non sono i
compagni in lotta ma la polizia, e inoltre se c' un covo da
chiudere il ministero dell'Interno con tutti i topi di fogna
che ci sono dentro.
Saluti a pugno chiuso.
Ammiraglio

Benedetta arte!
Bari
Sono un compagno di 23 anni e frequento l'ultimo anno di
pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bari. Essendo coerente e per esperienze gi fatte, rifiuto le gallerie come mezzo di comunicazione per i miei lavori. Sono al punto di essere
disorientato perch non riesco a capire che ruolo dovrebbero
avere compagni come me in questa societ e in una futura,
quella comunista. Inoltre non sono d'accordo con il neorealismo, sono astrattista, come arte, se no si fa la fine di Guttuso e del partito, che ti impone certe cose. A tutto questo
non riesco a trovare risposta. Le conferenze tenute a proposito da intellettuali non mi interessano. Voglio trovare la strada con quelli come me che sentono i miei stessi problemi.
Perci invito i compagni interessati a mettersi in contatto
con me e a sviluppare un dibattito sul giornale.
Credo a proposito che non sarebbe sbagliato parlare di questa benedetta arte e come ci comportiamo di fronte ad essa e a
quelli che ci vivono sopra (intendo l'arte al servizio dei ricchi).
Saluti comunisti.
Pino Spadavecchki

Quanto parliamo
Messina
Carissimi,
mi chiamo Vittoria e sono una compagna di Messina.
A sedici anni sono gi stanca di lottare e rassegnata, specie
adesso che vedo come ci ammazzano, togliendoci il diritto a

103

102
manifestare. Ho letto sul nostro giornale (d'unico che dice
quello che veramente accade) gli ultimi fatti successi a Roma,
la morte della compagna Giorgiana, le nuove tattiche della
polizia. Compagni triste ammetterlo, ma cos: ci stanno
schiacciando, non ce la faremo a vincere! Voi dite che bisogna che nelle altre citt si raccolgano firme, si. facciano manifestazioni, visto che a Roma non si pu. A Messina due settimane fa, i compagni radicali, raccoglievano firme, vendevano giornali, opuscoli, ma la cosa durata solo due giorni.
Qui da noi si parla soltanto, ma di serio non si fa niente. Qui da noi far politica significa piazzarsi dalle 12,20 alle
13,15 davanti al liceo classico Maurolico, i fascisti da un lato,
con i loro stivaletti luccicanti e le moto, e i compagni ai piedi della scalinata del liceo, con (Lotta Continua o il Manifesto in mano a chiedersi il perch di tante cose, e a organizzare assemblee su assemblee. Si va cos per settimane
intere, poi, un giorno, un fascio attraversa la strada e passa
dal lato dei compagni, poi un altro, poi un altro e cos fino
a quando in trenta, quaranta, cominciano a picchiare quei 4
(sono sempre gli stessi) compagna che sono rimasti l. Non
c' da stupirsi se prima nella stessa scuola quelli che ora l
si picchiano, facevano a gara a chi doveva offrire il panino
all'altro e si davano pacche sulle spalle. Comunque da un po'
di tempo la situazione sta peggiorando, si vedono girare per
la strada gruppi di fascisti provenienti da altre citt d'Italia
(per lo pi del Nord) e al solito non si fa niente. Anzi s,
qualcosa si fa: si parla t si parla e si parla. Se viene Almirante o quell'assassino di Pino Rauti, non si fa niente, lo si
accoglie a braccia aperta, invece che a sassate, e si continua
a parlare, a fare gli intellettuali alle assemblee. Questa la
situazione che c' a Messina, molto triste come potete vedere
anche voi.
Quando sento quello che succede a Roma, nelle altre citt e lo confronto con quello che succede, anzi che non succede a Messina, mi viene una rabbia da spaccare tutto, ma
anche una tristezza e una rassegnazione, perch sono sola,
perch siamo pochi e quei pochi che siamo non facciamo altro
che parlare.
A pugno chiuso.
Vittoria

Per Francesco Lorusso


E' morto un comunista
E' morto un comunista
legate le campane
bandiere
a lutto
i bimbi non piangano
portino fiori rossi di campo
poche parole
nessuna retorica
sappiamo ci che
perso
quando un comunista muore
Sante Notarnieola

L'intervento nei paesi


Seggiano (MI)
Nell'hinterland milanese non esiste il quartiere ghetto
perch tutti i paesi sono dei grossi o piccoli dormitori: per
i borghesi hanno costruito un certo numero di oasi , per
staccate e ben distinte (San Felice, Milano 2), ecc.
I problemi specifici della provincia sono tanti a partire dal
pendolarismo con cui il padrone ci ruba altre ore di vita e ci
fa tornare pronti per dormire, alla mancanza assoluta dei
centri di ritrovo per i giovani e l'unica alternativa degli
oratori e bar, alle mille fabbrichette "familiari" che sfruttano
tantissimo lavoro minorile, alla difficolt ad incontrarsi tra
giovani di paesi diversi per la quasi assenza dei trasporti
orizzontali , ai paesi pi lontani e pi isolati dove regna
ancora il clero, ecc., ma per non fare la lista dei problemi parto da una delle nostre pi sentite esigenze: un posto
dove trovarci.
Qui a Seggiano l'unica struttura esistente l'oratorio, dove
dal '68 si ritrovano le compagne/i per le riunioni, da dove partono le iniziative politiche e dove vengono tantissimi giovani
per il bisogno di stare assieme e divertirsi, dove ha la sede
il Comitato di quartiere e tutti gli organismi culturali di base
che sono nati, morti e rinati durante questi anni. E' stata la

104

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sede della raccolta delle bollette della luce e del telefono per
l'autoriduzione, delle feste popolari e degli spettacoli del teatro e della musica popolare.
Anche questo oratorio ha pur sempre i suoi limiti di oratorio e anche ai due preti democratici ogni tanto arriva la
predica o la minaccia della curia, ragion per cui si era deciso di occupare un'altra struttura completamente gestibile
dai giovani e dalla gente del quartiere.
Era nato anche qui sulla scia dei collettivi di Milano, un
circolo del proletariato giovanile, che si era posto l'obiettivo
del centro sociale, ma per mancanza di una discussione delle
proprie esigenze e problemi specifici e per stare dentro alle
scadenze generali di Milano, si sciolto dopo pochi mesi.
Infatti se giusto partecipare alle lotte generali, anche giusto partire da dove si vive per costruire tutto e questo penso
sia un altro problema della provincia.
Con la ricchezza che ha portato e chi l'ha vissuta in prima
persona la crisi della militanza e il nuovo modo di 'far
politica, con il rifiuto di seguire ad occhi chiusi quello che
dice il pezzo grosso venuto da Milano, come era successo
nel passato, si sono iniziati dei rapporti con molti pi giovani,
cominciata l'attivit dello sport come intervento politico e
bisogno di tutti, la partecipazione di molta pi gente alla costruzione di una cultura alternativa, ecc.
Naturalmente non va tutto a gonfie vele: ci sono le contraddizioni, i limiti, le cose che si vorrebbero fare che non si
fanno. E' un nostro invito aperto a tutte le compagne/i a discutere sui problemi specifici della provincia e a partire da
queste cose organizzare l'intervento politico nei paesi.
Viviana

Alcuni motivi di scontento


Venezia
Sono un operaio del Petrolchimico di Marghera dove lavoro
da dieci anni; sono sempre stato eletto nel CdF e sono abbastanza conosciuto sia per il ruolo svolto nel consiglio e nelle
assemblee generali, sia come avanguardia di LC nella quale
milito dal 1969, anche se da qualche tempo in misura molto
marginale.
I problemi che vorrei trattare sono talmente complessi che

mi trovo costretto a sfiorarli sperando di riuscire a farmi capire e di suscitare comunque il dibattito.
Gli operai, e i lavoratori in genere, hanno perso completamente fiducia nelle istituzioni e nelle organizzazioni tradizionali non perch abbiano capito che lo stato borghese si abbatte e non si cambia, ma semplicemente perch si sono stancati di essere presi per il culo. Facciamo un esempio: dal
1970 in poi i sindacati hanno elaborato piattaforme politiche che, partendo dalle riforme e dal nuovo modo ,di fare
l'automobile , arrivano alla diversificazione produttiva e alla
piena occupazione attraverso lotte, in certi mementi anche
dure ed esaltanti per volont degli operai, ma via via sempre
pi dilazionate e innacquate che approdano ad accordi nazionali o di settore o di gruppo o d'azienda sino alle conquiste
interconfederali.
La risposta operaia a questi bidoni stata, soprattutto nelle ultime e pi gravi fregature, solo formale o di lotta parziale.
Ogni giorno sul giornale si legge di varie lotte e si spiega
che chi sta lottando ha capito tutto e cio qual il fine della
sua lotta e in quale contesto generale si inserisce quello scontro; il guaio che, immancabilmente, il sindacato o il partito frega tutti: ma allora perch le massa continuano a rimanere fregate se hanno capito tutto? Si detto tante volte che
il motivo sta nel fatto che manca un'alternativa credibile, una
organizzazione efficiente e capillare, in definitiva un punto di
riferimento preciso e continuo. Le avanguardie hanno sempre
pensato di esserlo proponendo obiettivi pi belli o indicendo
riunioni per organizzare una risposta pi dura alle lotte, mentre a livello sociale vi sono state varie componenti del proletariato o che comunque si riconoscono in esso, che con la loro azione dirompente hanno frantumato il tradizionale metodo di lotta al potere, ed oggi sono valide espressioni del movimento, cio:
i disoccupati organizzati;
il movimento femminista;
l'ultima generazione di studenti.
Infatti essi hanno rotto, almeno per certi aspetti, in modo
drastico gli schemi abituali di porsi rispetto alle organizzazioni. Perci partendo da quello che di positivo c' in queste
esperienze dobbiamo avere il coraggio di dire no agli scioperi
sindacali soprattutto all'interno delle fabbriche. Cerco di essere pi chiaro.
Prendiamo ad esempio lo sciopero del 27 aprile, quello di

106
quattro ore dei grandi gruppi, dove gli operai in misura mai
vista prima (negli ultimi tempi diventata un'abitudine al
Petrolchimico) il 60 per cento sono rimasti a casa in ferie o
in malattia e non perch siano tutti crumiri, ma semplicemente non gli va di perdere 4 ore inutilmente (la chiamano
cassa integrazione volontaria).
Di conseguenza si ingrossa sempre pi il fronte degli opportunisti, di quelli cio che dicono scioperando ci rimetto,
andando in ferie almeno ci guadagno le quattro ore .
Alla base di tutto questo c' una realt politica che intuiscono, anche se non riescono a dargli un volto e di conseguenza una reazione pi giusta,, e cio che inutile lottare in
questa maniera per la riconversione e la piena occupazione e
il risanamento ambientale, poich il padrone su queste cose
non ceder mai nella misura che vogliamo noi; al massimo ci
dar quello che poi in grado di riprendersi indietro, perci
contro di lui e i suoi galoppini politici vuole uno scontro
frontale e generalizzato.
Faccio un altro esempio: quando il sindacato rispetto all'accordo sul costo del lavoro afferma di aver ottenuto una vittoria, dice una emerita stronzata per due motivi:
1) non detto che se uno vuole tagliarmi i coglioni ed
io riesco a convincerlo di tagliarmente uno solo la vittoria sia
mia ;
, 2) i padroni dicono che il costo del lavoro va ad incidere sulla competitivit del prodotto; ma sulla competitivit
va ad incidere anche la produttivit individuale e tutti sanno
che, non solamente la produzione generale aumentata e gli
organici complessivamente diminuiti e di conseguenza vi
una maggiore produttivit, ma le ristrutturazioni ed eliminazioni produttive deficitarie , il lavoro nero ed i licenziamenti o il mancato turn-over, sono i maggiori obiettivi dei padroni.
Bene, su queste cose o noi facciamo solo delle critiche gridando allo scandalo o organizziamo una protesta che sostanzialmente non cambia niente, oppure cerchiamo di causare
una rottura netta rifiutando quegli scioperi sindacali che hanno il solo scopo di farci passare per conquiste le esigenze del
capitale.
Vorrei infine parlare un attimo di LC. Di Lotta Continua
sono stato un militante convinto fin dall'inizio, poi con il passare delle lotte mi sono reso conto ohe non basta essere i pi
arrabbiati o i promotori degli scioperi per la mezz'ora in meno,
per le 50 invece delle 20 mila lire, ma la gente vuole sapere

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da noi cosa significa potere alle masse , cosa comporta per
loro lottare fino in fondo contro il padrone: perch non capiamo che per la maggiore parte dei proletari attuali il tetto raggiunto 100 dopo essere partiti da 0 mentre per noi il loro 100
zero e siamo convinti che lo sia ancora anche per loro. Perci
dobbiamo accettare le loro titubanze nei confronti degli estremisti e discuterle assieme a loro senza credere che basti
un obiettivo diverso per organizzarli, ma spiegando bene loro
che comunque la vera violenza non la generano i rivoluzionari, ma i padroni con lo sfruttamento, la disoccupazione, la
mortalit sul lavoro, la discriminazione, la mancanza dei servizi sociali, la divisione tra vecchi e giovani e la disparit
dei sessi, in definitiva che la societ capitalista ne l'essenza ed in ogni caso che il loro punto 100 ormai ritornato a 50.
Saluti comunisti.
Beppe

Lettera al macellaio
Eccellenza / Signor Ministro / o come / La chiamano /
Onorevole / Ella di certo / perduto in calcoli / nella solitudine cilena / dei Suoi occhiali / contempla ogni mattina / questo
paese / sognando / un vento morto / di croci e di deserti / Lo
conosciamo / Eccellenza / Signor Ministro / o come / La
chiamano / Onorevole / lo conosciamo / l'ordine / che Ella
invoca / nelle strade / e sulle piazze / ordine / di sotterranei
/ e di silenzi / ordine / di ruote / e di cappucci / l'ordine /
Eccellenza / Signor Ministro / o come / la chiamano / Onorevole / delle braccia larghe / dei nostri compagni / che la
Sua cristiana / carit / abbandona in una pozza / a dissanguarsi sull'asfalto / E' vero / Le diamo atto / Eccellenza /
Signor Ministro /o come / La chiamano / Onorevole / esistono i covi / e i complotti esistono / esiste un piano sovversivo
/ a livello nazionale / e che siamo in guerra / nessuno lo
nega / perch tutti gli uomini giusti / di questa Italia / rivendicano l'onore / di combattere il sudiciume / che Ella tanto
degnamente / rappresenta / Ma non i decreti / ricordi / non
con i proiettili / non con i carriarmati / non con i mille fili /
del terrore / che Ella giorno e notte / pazientemente / va annodando / ma con i denti / ricordi / con i denti / dovr
venire a scavare / fin nel pi profondo / del nostro cuore /
per chiudere quel covo / di rabbia e di disprezzo / da cui ci

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escono le parole / a urlare: Vergogna! / Eccellenza / Signor
Ministro / o come / La chiamano / Onorevole.
Giulio Stocchi

Perch non sia inutile


Roma
Questa lettera nata dall'esigenza di esprimere la delusione e la rabbia seguite all'assemblea tenutasi sabato in via
del Governo Vecchio, sperando che possa aprire un dibattito
pi sereno tra le compagne. E' molto difficile cercare di
esprimere, in questo momento di confusione le proprie idee.
Avevo molta rabbia, sabato, all'uscita da via del Governo
Vecchio, dopo una assemblea violenta, piena di aggressivit,
senza capacit di riuscire a confrontarci, capirsi, senza rendersi conto che i fatti ci avevano messo davanti ancora una
volta il problema della mediazione tra tematiche femministe e tematiche, se vogliamo politiche (intendendo con
questo quelle lotte non strettamente nostre ma estese a tutti
i compagni).
L'incapacit di parlarsi, accettarsi e discutere nasceva dalla falsa scissione che si veniva a creare tra le femministe e le compagne senza capire che essere femministe
vuol anche dire essere compagne, perch si lotta contro questa societ che ci opprime, ci toglie la vita, non ci d delle
strutture adeguate, ci relega in un ruolo subalterno. In un momento come questo giusto capire che lottare contro Cossiga, contro il fermo di polizia non vuol dire rinunciare alle
nostre lotte ma vuol dire rivendicare un posto in questa societ, rivendicare il nostro diritto alla lotta, perch nessuna
di noi scende in piazza seguendo il compagno, ma facendo
una libera scelta come femminista, come compagna. Se non
capiamo che in ognuna di noi c' giustamente la compagna e
la femminista, se non capiamo che la nostra lotta per uscire fuori alla ricerca di libert che ci negano, e ci facciamo
di nuovo ghettizzare, anche se questa volta nei consultori, finiremo per restare sempre fuori da una parte della realt che
continueranno a gestirsi, anche sulle nostre spalle, il governo,
i compagni, gli uomini. Tutto questo creer una spaccatura: il
riflusso delle compagne all'interno di quel movimento, quello dei maschi, quello che noi accusiamo di sopraffazione, ma
verso il quale poi non abbiamo la forza, ma soprattutto 'a

volont, di opporci (a questo punto, compagne scusate, solo


per una nostra ottusit), e un isolamento delle femministe
che, per paura di perdere per strada le tematiche femministe (sono d'accordo che alcune: aborto, riapertura di un discorso con le altre donne, ecc., andrebbero riprese e sviluppate), non capiscono che le repressioni, la disoccupazione,
questa vita di paura ci pesano due volte, perch siamo dop
piamente represse, disoccupate, spaventate e non esiste libert con queste premesse. La morte di Giorgiana la morte
di una compagna femminista avvenuta proprio mentre lottava per rivendicare il suo diritto all'espressione, all'esistenza
in conflitto con questa societ: dovremo fare nostra la sua
lotta se non vogliamo rendere inutile la sua morte.
Silvia

Dormire legati a un letto


per venti anni
Roma
Sono un compagno di 15 anni e casualmente ho fatto amicizia con un giovane di 27 anni uscito da quattro settimane da
Monte Mario. Sono rimasto sconvolto e voglio renderlo noto
attraverso il giornale. Invito tutti a firmare i referendum.
Ecco il dialogo.
Quanti anni hai?
27.
A che et ti hanno ricoverato?
A 7 anni al manicomio di Monte Mario.
Qual il motivo del ricovero?
Non lo so io ero normale ora non so se lo sono tanto.
Non uscivi mai?
No era impossibile.
Ti usavano violenza?
S mi picchiavano spesso e quasi sempre senza motivo, mi
facevano anche delle endovenose e al culo per dormire. A casa mia non mi volevano. Gli unici che mi hanno dimostrato
affetto sono degli autisti e dei bigliettai dell'ATAC che mi venivano a trovare e mi portavano della roba.
Come mai sei uscito?
Ho convinto un commissario. Di solito quando chiedevo di
uscire mi pestavano di brutto.

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escono le parole / a urlare: Vergogna! / Eccellenza / Signor
Ministro / o come / La chiamano / Onorevole.
Giulio Stocchi

Perch non sia inutile


Roma
Questa lettera nata dall'esigenza di esprimere la delusione e la rabbia seguite all'assemblea tenutasi sabato in via
del Governo Vecchio, sperando che possa aprire un dibattito
pi sereno tra le compagne. E' molto difficile cercare di
esprimere, in questo momento di confusione le proprie idee.
Avevo molta rabbia, sabato, all'uscita da via del Governo
Vecchio, dopo una assemblea violenta, piena di aggressivit,
senza capacit di riuscire a confrontarci, capirsi, senza rendersi conto che i fatti ci avevano messo davanti ancora una
volta il problema della mediazione tra tematiche femministe e tematiche, se vogliamo politiche (intendendo con
questo quelle lotte non strettamente nostre ma estese a tutti
i compagni).
L'incapacit di parlarsi, accettarsi e discutere nasceva dalla falsa scissione che si veniva a creare tra le femministe e le compagne senza capire che essere femministe
vuol anche dire essere compagne, perch si lotta contro questa societ che ci opprime, ci toglie la vita, non ci d delle
strutture adeguate, ci relega in un ruolo subalterno. In un momento come questo giusto capire che lottare contro Cossiga, contro il fermo di polizia non vuol dire rinunciare alle
nostre lotte ma vuol dire rivendicare un posto in questa societ, rivendicare il nostro diritto alla lotta, perch nessuna
di noi scende in piazza seguendo il compagno, ma facendo
una libera scelta come femminista, come compagna. Se non
capiamo che in ognuna di noi c' giustamente la compagna e
la femminista, se non capiamo che la nostra lotta per uscire fuori alla ricerca di libert che ci negano, e ci facciamo
di nuovo ghettizzare, anche se questa volta nei consultori, finiremo per restare sempre fuori da una parte della realt che
continueranno a gestirsi, anche sulle nostre spalle, il governo,
i compagni, gli uomini. Tutto questo creer una spaccatura: il
riflusso delle compagne all'interno di quel movimento, quello dei maschi, quello che noi accusiamo di sopraffazione, ma
verso il quale poi non abbiamo la forza, ma soprattutto la

volont, di opporci (a questo punto, compagne scusate, solo


per una nostra ottusit), e un isolamento delle femministe
che, per paura di perdere per strada le tematiche femministe (sono d'accordo che alcune: aborto, riapertura di un discorso con le altre donne, ecc., andrebbero riprese e sviluppate), non capiscono che le repressioni, la disoccupazione,
questa vita di paura ci pesano due volte, perch siamo dop
piamente represse, disoccupate, spaventate e non esiste libert con queste premesse. La morte di Giorgiana la morte
di una compagna femminista avvenuta proprio mentre lottava per rivendicare il suo diritto all'espressione, all'esistenza
in conflitto con questa societ: dovremo fare nostra la sua
lotta se non vogliamo rendere inutile la sua morte.
Silvia

Dormire legati a un letto


per venti anni
Roma
Sono un compagno di 15 anni e casualmente ho fatto amicizia con un giovane di 27 anni uscito da quattro settimane da
Monte Mario. Sono rimasto sconvolto e voglio renderlo noto
attraverso il giornale. Invito tutti a firmare i referendum.
Ecco il dialogo.
Quanti anni hai?
27.
A che et ti hanno ricoverato?
A 7 anni al manicomio di Monte Mario.
Qual il motivo del ricovero? .
Non lo so io ero normale ora non so se lo sono tanto.
Non uscivi mai?
No era impossibile.
Ti usavano violenza?
S mi picchiavano spesso e quasi sempre senza motivo, mi
facevano anche delle endovenose e al culo per dormire. A casa mia non mi volevano. Gli unici che mi hanno dimostrato
affetto sono degli autisti e dei bigliettai dell'ATAC che mi venivano a trovare e mi portavano della roba.
Come mai sei uscito?
Ho convinto un commissario. Di solito quando chiedevo di
uscire mi pestavano di brutto.

111

110
Come ti trovi usila societ?
Malissimo, gli unici amici che ho sono come te di 14-16 al
massimo di 18 anni; gli altri mi prendono in giro e questo mi
fa molto male.
Stefano

La bicicletta
Milano
Sabato 14 maggio, mentre seguivo in bicicletta il corteo
lungo via Torino, un certo compagno che seguiva lo striscione di Lotta Continua mi ha chiesto in prestito la bicicletta per
poter raggiungere in fretta la testa del corteo. Glie!'ho prestata, ma non l'ho pi rivista.
Mi auguro che si tratti di un incidente, e perci prego
questo compagno di restituirmi la bicicletta (una Itala nera) portandola al pi presto in sede centro. Altrimenti dovrei
proprio pensare di essere l'ultimo imbecille rimasto in citt.
Marco

Non mi vergogno a dirlo


Torino
Faccio l'operaio. Oggi stavo leggendo su LC come si sono
svolti i funerali della compagna Giorgiana, ho anche letto
l'Unit e la Stampa ed veramente schifoso che questi pennivendoli continuino a chiamare provocatori quei compagni
che sono scesi in piazza a difendere delle libert costituzionali
che il PCI ora sembra aver rinnegato.
Io vorrei poter dire che cosa ho provato quando ho saputo
che Giorgiana era stata uccisa, io non mi vergogno a dirlo,
ma mi sono messo a piangere come un gatto, perch quando
assassinano un compagno come se mi levassero la carne
con delle pinze. Io Giorgiana non l'ho mai vista, ma come
se la conoscessi da sempre, io sono sicuro che le sue speranze, le sue aspirazioni, la sua voglia di lottare per cambiare
questo schifo di societ, per mascherare le brutture e la volont di sopraffazione del potere di Cossiga e dei suoi complici
(anche quelli che si astengono) era () uguale alla mia.
Alberto operaio eMe FS

Chi ci guadagna poi sono i padroni


Bitritto (1BA)
Ma proprio necessaria l'ora legale? Chi ci guadagna con
l'ora legale? Chi soffre l'ora legale?
Gradirei una risposta a tale proposito. Intanto indagando
con spirito marxista su tale argomentazione potrei desumere
che sulla corteccia dell' oggetto in questione si nota un'apparente buona intenzione, il fine potrebbe cio esssre palesemente un risparmio di energia.
Ma dietro questi risparmi, quanti proletari (e sono milioni) la mattina sono violentemente costretti con la legalit
ad alzarsi prima per andare a produrre plus valore per i
signori padroni, che naturalmente potranno alzarsi quando
cazzo gli fa comodo per assorbire col minimo sforzo e magari gradatamente l'urto del cambiamento dell'ora.
Intelligenza e sensibilit attraverso gli occhi umani non
schiavi avvertono il disagio di una vita che il giorno successivo il ripristino della maledetta ora legale subiscono cambiamenti nell'osservare che, per esempio quando torni a casa,
il posto dove di solito lasci la macchina non pi in ombra,
ma soleggiato. Che il tuo stomaco quando riceve il caff o la
prima colazione non ha prodotto abbastanza succhi gastrici
per riprendere il lavoro della digestione. Che quando ti siedi
a tavola per il pranzo sono le 12.30 perch alle 14 devi andare al lavoro, quando invece sono appena le 11 e 30 del mattino, sinceramente ti passa l'appetito. Per non pensare al disagio che dimostrano i bambini quando gli si dice; vai a
dormire sono le 10 domani devi andare a scuola (alla scuola
fatta dalla societ borghese capitalista) quando sono appena
le 21. Peggio ancora la mattina che decisamente non gradiscono la levataccia fuori luogo .
Insomma da questa piccola indagine personale posso capire che l'ora legale per vari aspetti un fatto negativo.
L'energia che poi si risparmia con tale provvedimento va a
benefcio dello stato costituito ove chi conta sono i pi forti economicamente parlando, dunque un risparmio ohe va a
loro beneficio e non altro.
Tempo fa leggevo di due ricercatori famosi i quali attraverso studi approfonditi notavano cambiamenti biologici nell'
organismo umano, immaginarsi dunque a lungo andare gli effetti di questo prolungato sacrifcio.
Personalmente concludo, soffro l'ora legale e credo anche

112
gli altri che magari a tale riguardo saranno scettici e superficiali. Gradirei una risposta e ve ne sono grato.
Giacomo

Come un barbone
Casalpu'sterlengo
Compagni,
vi scrivo per la brutta morte di un compagno.
La settimana scorsa, Aristide Grossi, 55 anni, partigiano
combattente, stato trovato morto vicino ad una chiesuola di
campagna, a Codogno (Milano), sulla strada per il Mulino Magnani. Si era avvelenato con un tubetto di barbiturici.
Il luogo dov'era andato a morire detto, dalla gente del
posto, Lazzaretto . Forse, Aristide non lo ha scelto a caso.
Da molto tempo era fuori dal giro dei compagni, degli amici con cui aveva combattuto. Subito dopo la Liberazione era
stato travolto da tante disavventure e disgrazie che lo avevano ridotto ad una condizione sempre pi emarginata, sempre pi miserabile. E nei suoi guai si era trovato sempre pi
solo. Dopo la grande esperienza collettiva della lotta partigiana (e lui il partigiano l'aveva fatto sul serio: gappista con
molte azioni sulle spalle, e tanti partigiani se lo ricordano
ancora oggi) aveva patito forse pi di altri la delusione della
resistenza tradita.
Convinto com'era che bisognava andare avanti con la lotta , non se l' saputa cavare con i suoi guai privatizzati. In
pi aveva visto tanti compagni profittare della situazione
(soprattutto quelli che, a idifferenza di lui, la pelle l'avevano
rischiata poco, in attesa del momento buono).
Ultimamente, alcolizzato cronico, si era ridotto quasi ad
un barbone. Dentro e fuori dai ricoveri. Fino a voler morire.
Gi questa una storia terribile, che dimostra una volta
di pi com' vero che per tanti di noi la resistenza fu tradita
e che dietro questo tradimento si bruciata, distrutta una generazione di comunisti combattenti, strumentalizzati e poi buttati a mare dai vertici, dai dirigenti politici .
Ma non vi ho scritto solo per questo. Dopo la tragedia del
suicidio, ho dovuto vedere la macabra farsa del finale della
storia.
Naturalmente ad Aristide Grossi hanno fatto il funerale dei
poveri. Il comune ( rosso ) di Codogno ha fatto i manifesti

113
funebri senza firmarli e senza un accenno al passato del compagno: come si fa per i barboni, appunto. Non solo: nessun
partito antifascista (e s che adesso sono molti. Troppi) si
sognato di mandare una bandiera, una delegazione.
Al funerale venuto solo il vicesindaco (PCI) a titolo personale. Dell'Anpi nessuna traccia (e Aristide aveva in tasca
la tessera). Il presidente dell'Anpi, compagno di lotta di Aristide, si dato latitante. Gli ho chiesto perch non c'era e
perch non c'era un manifesto, una bandiera. Mi ha risposto
di aver mandato una corona da settantamila lire . Anonima,
per.
Cos Aristide l'hanno sepolto come uno iscritto alla lista
dei poveri e basta. Il suo passato, questi sedicenti comunisti
e democratici, l'avevano sepolto gi da un pezzo.
Perlomeno da quando hanno preferito a lui, proletario, comunista combattente, i ceti medi , gli imprenditori i
democristiani del compromesso, i preti e i poliziotti di questo
Stato democratico .
Vi ho scritto, compagni, per affermare che Aristide non
un morto di nessuno . E' un morto nostro.
Ma vi ho scritto anche per far sapere a questi signori
(nuovi, ma come i vecchi) che se hanno imbrogliato e poi
fregato Aristide, questo non gli riuscir con tutti noi.
C' ancora gente della mia generazione che non ha smobilitato. E non intende farlo, alla faccia di qualsiasi compromesso.
Saluti comunisti.
Luigi Croce detto Bill
comandante partigiano

Per un paio di jeans


Palermo
Cari compagni,
non vi sar sfuggita la campagna igienista lanciata dalla
stampa con in testa il Corriere della Sera contro la
moda dei jeans stretti.
Improvvisamente, giornalisti e scienziati, ginecologi e genetisti, si sono accorti che i jeans provocano eczemi, dermatiti, orchiti, vaginiti, sterilit maschile e femminile. Si tratta
di una folgorazione umanitaria dei nostri luminari della scienza, che finalmente si occupano della salute dei giovani proletari in blue jeans?

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Niente affatto. Si tratta di una campagna di lancio di una


nuova moda quella dei jeans larghi che le case produttrici stanno programmando da circa due anni, e che giunge
da noi con un leggero ritardo sugli altri paesi europei. Il sistema sempre quello della Lockheed, solo che per piazzare
gli Hercules C 130 bisogna ungere presidenti e ministri, mentre per aprire il mercato ai jeans larghi basta stipendiare un
po' di professoroni.
Mario Saia

giugno
Scade a Roma il lungo divieto. A mezzanotte e un secondo convocata in piazza la
prima manifestazione. Il movimento si consola.
Massicci licenziamenti, liquidazione del Sud operaio. Sciopera un milione di operai. Si
apre la stagione dei congressi
sindacali.
Le Brigate Rosse si danno al
giornalismo: colpiti alle gambe Montanelli, Bruno e Rossi
(Il Giornale, Il secolo XIX,
TG1).
Palline nere, palline bianche:
anche cos si pu golpear: la
DC liquida la legge sull'aborto.
Continua lo show dei paladini
di Bologna. Zangheri, sindaco della citt pi libera d'
Europa , per acquistare credibilit proibisce di sedersi
per terra. Non per questioni
igieniche.
Processare le Brigate Rosse,
compito primo dello Stato democratico. Per non essere
messo in ginocchio. Ma in
ginocchio lo stesso, per eparare.
Storico vertice dei 6 partiti 6 dell'astensione. Nuovo
e decisivo : se la intendono
sull'ordine pubblico, sulla politica economica, sulle regioni
e gli enti locali, sulla scuola,
sull'Universit, la TV e dulcs
in fundo sulle nomine.
700.000 firme raccolte sfidano
il regime. Referendum, 8 pi
l'aborto.
Il regime non si tira indietro.
Meschino. Cerca di.eliminare
l'avversario prima del democratico incontro. H PCI in
prima fila.

117

Isole felici
Roma
Fin dalle nostre assemblee durante l'occupazine all'univer
sita, quando tra le altre cose si discuteva se scendere in
piazza con il resto dei compagni contro il governo e la riforma, quella che poteva essere l'esigenza di manifestare
contro il regime che ci opprimeva come donne non solo nei
nostri contenuti, diciamo cos pi specifici, ma anche come
studentesse, future disoccupate alienate, sfruttate emarginate
anche nel posto di lavoro, veniva sentita da tutte le compagne come estranea alla vera lotta femminista. Certamente
non dimentico che esisteva e che esiste la necessit di scoprire il nostro modo di essere presenti rispetto a tutto quello
che ci accade e che come compagne ci coinvolge. Certamente anch'io ho sentito l'esigenza di discutere tra noi donne, di
confrontare le nostre emozioni, di sentirci tutte vicine, quando
morta Giorgiana, con le stesse incertezze e paure, con la
stessa rabbia per sentirsi forti e capire come questa forza doveva esser usata: tutte insieme ovviamente per affermare ancora una volta la nostra esistenza, e il nostro diritto ad essa,
la nostra voglia di lottare contro questo stato, anche in barba a tutti gli sceriffi di cui ama circondarsi. E tuttavia compagne la ricerca di questa autonomia, di risposte ha significato per molte la scelta, secondo me sbagliata e per gran
parte emozionale, di rinchiudersi a via del Governo Vecchio; dal giorno in cui abbiamo cominciato a portare fiori
dove morta Giorgiana il movimento ha registrato al suo
interno la spaccatura tra chi per scelta autonoma intende la
capacit del movimento di portare avanti anche quei conte-

miti che fanno parte della nostra realt sociale fondendoli


con ci che c' nella nostra lotta di tradizionalmente femminista, usando quindi anche forme di lotta che ci facessero
uscire all'esterno: come un sit-in esclusivamente nostro da
fare proprio quel giorno a ponte Garibaldi. E chi ancora non
riesce a vedere queste due realt unite in ciascuna di noi
rendendo cos il Governo Vecchio un'isola neanche tanto felice (come si visto sabato) dove le donne potessero ritrovare la loro identit. Non , come avvenuto alcune volte
in questi giorni, ghettizzandoci nella paura della ferocia di
questo stato che riusciamo ad esprimerci come movimento,
bens non facciamo altro che lasciare ad ogni compagna il
dramma individuale della scelta che gi troppe volte si ripetuto. Questa impostazione sbagliata del dibattito ci ha impedito ad esempio di aderire come movimento femminista al
sit-in indetto dagli studenti, a cui invece autonomamente la
maggioranza delle compagne ha partecipato, ma quello che
pi grave, ci ha impedito un dibattito costruttivo sulla situazione in generale e la creazione di una scadenza autonoma
acuendo in molte (specie nei primi giorni) la sensazione della
propria impotenza, esasperando atteggiamenti allarmistici e
sottovalutando l'indubbia forza e intelligenza del nostro movimento.
Personalmente non voglio pi delegare ai compagni le forme e le espressioni della mia scelta comunista, ma voglio che
sia un tutt'uno con la mia pratica femminista. Rispettiamo i
nostri tempi e contenuti, compagne, ma siamo anche coscienti
che si cresce solo confrontandosi con la realt che circonda le
mura del Governo Vecchio.
Luisa

Bello e brutto
M. S. Angelo
Sul giornale del 26 maggio nell'articolo intitolato Il cagnolino del fascista Pecorino, vi una frase che dice:
...Oltre alla rabbia che a una donna viene, quando vede
questi uomini squallidi, BRUTTI e GRASSI che decidono su
una cosa cos importante per la nostra vita... . Senza ombra
di dubbio le parole BRUTTI e GRASSI fanno esplicito riferimento all'aspetto fisico dei senatori.
A me personalmente dell'aspetto fisico dei senatori non me
ne frega niente, comunque, cari compagni io non credo che la

118
vostra rabbia sarebbe stata inferiore se in aula invece che
senatori Brutti e Grassi fossero stati presenti senatori
Belli, asciutti e atletici alla Alain Delon.
Vi faccio notare che lo stile di fare riferimento all'aspetto
fisico delle persone per annullarle tipicamente fascista (o
nazista). Dovreste ricordare come stata trattata la compagna Adele Faccio dai deputati fascisti e democristiani (per
quello che ne so io) durante il dibattito sull'aborto.
Mi scuserete se me la prendo tanto ma io credo che questa cosa qua non sia una cazzata, credo invece che dietro ci
isia tutta un'ideologia '(borghese e fascista,) presenta anche
tra i compagni. Non solo 'dello stile di fare riferimento
all'aspetto fisico delle persone che voglio parlarvi, ma anche
della concezione del Bello e del Brutto che abbiamo un po'
tutti. Sono moltissimi i compagni che evitano, o al massimo
sopportano come la peste le compagne racchie e viceversa si pu dire delle compagne. Indubbiamente questi-e compagnie hanno una loro concezione del bello e del brutto che li
porta ad un certo atteggiamento, di attrazione verso il bello
di repulsione verso il brutto . Quando a costoro fai notare
che noi oggi abbiamo una concezione o modelli del bello e
del brutto che ci stata e ci viene imposta dalla borghesia
ti rispondono con frasi del tipo: Non bello ci che bello
(dato che anche loro sono d'accordo che non esiste una concezione universale di bello ) ma bello ci che si crede
bello come se quello che noi crediamo sia tutta farina del
nostro sacco e non sia invece l'introduzione di concezioni altrui che la nostra persona (al completo) ha subito e assimilato negli anni.
Non voglio dilungarmi ancora, vorrei per che di queste
cose si incominciasse a parlare sul giornale e tra i compagni,
se vogliono effettivamente cambiare il nostro modo di essere
militanti.
Spero che questa lettera sia di spunto a ci, come era
nelle mie intenzioni.
Saluti comunisti.
L.G.

Quando muore un operaio


Bari
Quando muore un poliziotto subito vien messo in prima pagina e con tanto di fotografia, mentre quando muore un operaio la stampa (quando lo mette!) se ne esce con un trafi-

119
letto di due righe. Ci sono i morti di serie A e i morti di
serie B? Siamo un gruppo di operai metalmeccanici di una
fabbrica barese, chiediamo, anzi esigiamo che ogni volta che
viene ucciso un operaio sul lavoro, la stampa ne dia notizia
molto ampiamente. Quando vedremo i giornali pieni di notizie sugli operai uccisi a quale strategia si far riferimento?
Che cosa ne dir finalmente l'opinione pubblica? Anche le nostre vite dolgono, lasciamo anche noi tutto per sempre, la
terra, gli affetti; tutto ci mentre assolviamo ad un vitale
compito: quello di produrre, dare ricchezza ad un paese che
non lo merita perch alla fine si ha in cambio ingiustizia, sacrifici, morte violenta, indifferenza.
19 firme

Lager
Carissimi compagni, chi vi scrive uno dei tanti compagni,
il mio nome G. B. In questa mia lettera voglio denunciare
le cose fatte dal Maresciallo e dal direttore di questo carcere.
Circa due mesi fa un compagno e cio P. M. tent di evadere, quando fu scoperto lo massacrarono di botte, buttandolo
poi in una cella di punizione, senza rete e materasso, quando
invece aveva bisogno di cure. Le cose sono cambiate un tantino quando intervenuto l'avvocato Porcari. Solo in conseguenza di ci gli hanno dato il letto, che per veniva tolto la
mattina per ridarlo la sera. Di tutte queste cose ne sono a
conoscenza perch lavoravo come infermiere e notavo tutto,
informando poi l'avvocato Porcari e Franca Rame, pi tutti
i compagni con cui sono in corrispondenza. Cari compagni,
alcuni giorni fa il Maresciallo ha preso abusivamente una
mia lettera che mi aveva scritto Franca Rame, ringraziandomi delle ottime notizie che le avevo dato sul compagno P.
Allora il Maresciallo ha dato subito ordine di escludermi dall'infermeria. Poi sono stato chiamato dal direttore che mi ha
contestato la lettera dicendomi anche che chi lavora deve essere dalla sua parte, ma che essendo io un compagno me ne
fregavo del lavoro. Per finire mi ha liquidato dicendo che da
ora in poi i soldi me li potevo far dare dai miei compagni .
Cari compagni, io intendo denunciare il Maresciallo Calucciella e il direttore Sicigliano per il sequestro della lettera e
per tutti soprusi che compiono nei confronti di tutti i miei
compagni. Io non ho paura so affrontare tutte le conseguenze
che da queste mie accuse potranno avvenire, ma l'importan-

120

121

te che l'opinione pubblica sappia come vengono trattati tutti


coloro che appartengono al comunismo. Io sono da diversi
anni rinchiuso in questi lager italiani e ne ho passate di tutti i colori. Pensate un po' se mi passetto far paura il direttore e il Maresciallo, che io ritengo due burattini! Con questo termino nell'attesa di vedere al pi presto questa mia
lettera. Saluti e un abbraccio rivoluzionario a tutti i compagni che lottano per una vita migliore.
Il compagno G. B.

L'esperienza nel collegio


Compagni,
la voglia di lottare cresce in me specie quando penso a quei
ghetti chiamati collegi, in cui ho vissuto per anni, lottare contro quel sistema di sfruttamento, cui noi handicappati, siamo
sottoposti.
Avendo un'esperienza collegiale, mi rendo conto di come
noi handicappati, siamo tenuti fuori da quello che succede
realmente nel paese, o meglio, ci fanno vedere le cose come
fa comodo a loro, in questo siamo strumentalizzati specialmente dal clero, infatti la maggior parte dei collegi manovrata da suore o preti. Per si visto che in molti collegi i
ragazzi hanno cacciato le suore, questo naturalmente successo dove i ragazzi essendo pi adulti, hanno preso coscienza di quello che erano circondati e si sono ribellati a questo
stato di cose, per se le suore non ci sono pi, ora ci sono
o i preti o il direttore e gli assistenti, ma la cosa uguale
perch siamo sfruttati ugualmente e questo si potr cambiare
solo se tutti noi sfruttati (operai, casalinghe, handicappati,
ecc.) ci uniremo e lotteremo contro questo sistema, che non
sa far altro che sfruttare (o prender bustarelle!).
Iosella

Esorcismo
Mestre
Signor direttore,
sono un ragazzo di 17 anni. Sono stato molto scosso da un
fatto capitato a mio fratello che ha 23 anni e che stato de-

finito da persone competenti, ammialato di schizofrenia. I miei


genitori, saputo dai medici che non si pu fare niente per
portarlo alla normalit, si sono rivolti ad un prete che ha l
fama di guarire la gente da malattie inguaribili. Lo strano
comportamento di mio fratello, il prete se lo spiegato affermando che il diavolo si impossessato di lui, e che l'unico
rimedio, come si affermava in tempi lontani l'esorcismo.
Essendo questo prete troppo giovane non si sentiva ancora
preparato a liberare il corpo umano dal diavolo e ha consigliato di. andare da un altro all'altezza di tanto.
Per fortuna i miei genitori si sono resi conto dell'assurdit
di tale pratica e hanno abbandonato tutto.
Resta sempre il fatto che in un paese che si definisce civile, un malato di mente riceve dalla parte sana della societ
ogni tipo di violenza.
Vi prego di non pubblicare il mio nome.
P.S.: Vi invio anche copia delle preghiere che si dovrebbero recitare per guarire dalla schizofrenia.

N zittire, n essere zittiti


Carissimi compagni,
leggo sul giornale di oggi la notizia e il corsivo sugli attentati ai giornalisti: mi preme dire qualcosa su Montanelli. Sono rimasto sorpreso di leggere che vi unite ad altri giornali,
che di tutto pariate fuori che delle qualit del sig. Montanelli.
Pu darsi che il metodo politico usato dagli attentatori sia alquanto degradato e mortifero <dsl resto la scena politica
che degradata e mortifera dopo l'entrata in vigore della
legge Reale); ma questo non pu consentire ad un giornale
di movimento come Lotta Continua di sorvolare su che razza
di personaggio Montanelli.
Che questo attentato faccia il gioco del progetto politico
di contrazione degli spazi democratici fin qui sopravvissuti,
pu darsi: si tratta di lavorarci su criticamente, e non per
enunciati. Ma, al di fuori di interpretazioni politologiche spesso totalizzanti-paralizzanti l'attentato la realizzazione di un
desiderio buono e niente affatto provocatorio: rendere innocuo Montanelli: desiderio credo formulato da migliaia di compagni (che non sparano ma sperano: per esempio, che Montanelli si ritiri). Montanelli un ascoltatissimo e f inanziatissimo organizzatore di un consenso conservativo all'ideologia del

123
122

Capire per poter lottare

dominio assoluto del profitto: un punto di riferimento (attraverso il Giornale e Tele Montecarlo) di un'opinione pubblica qualunquista, vicina al fascismo. Le sue parole di intellettuale senza peli sulla lingua sono di odio antipopolare,
antioperaio, antidemocratico. La sua presenza nei mass-media
una provocazione che veramente difficile non desiderare
di zittire.
Adesso una vittima, si fa intervistare dall'altro idiota nazionale Bocca straparla di democrazia, ecc. Per favore, stata fuori da questa merda un'animistica: piuttosto formulate una volta di pi una critica politica tra compagni
alla prassi delle BR: ma nessuna ammissione sul discorso
che Montanelli sia un martire della strategia della tensione.
Mi firmo, anche se di questi tempi pu essere pericoloso.Ciao.

Porto Marghera
E' indispensabile oggi capire il perch si debba fare politica, con quali strumenti, per quale fine, altrimnti impossibile impostare qualsiasi lavoro corretto, con delle prospettive di lunga durata (visto che Kossiga non permette rivoluzioni a breve scadenza sto scherzando ).
Anche se a molti non piacer, il problema oggi non quello della lotta giorno per giorno, ma quello di preparare quadri che siano in grado di gestire o creare la lotta e darle
un significato se non rivoluzionario almeno diverso da quello
del PCI o sindacati.
Non dobbiamo pi pensare che le avanguardie crescano
solo con le lotte o maturino a livello personale, se era vero
nel 1968-69 ora non lo pi.
Questo dipende anche dal tipo di lotta, dagli obiettivi egualitari, dalla partecipazione convinta della massa, che trasse
dalle lotte 68/69 una crescita rivoluzionaria .
Oggi invece tutto o quasi si svolge in maniera democratica , cio tutto consolidato e quello che va fuori del seminato viene tacciato come provocazione.
Detto questo il problema essenziale oggi la Controinformazione anche se questo pu sembrare poco se paragonato a
quello che bisognerebbe fare, cio rovesciare il programma
dei padroni e revisionisti, dobbiamo levarcelo dalla testa, che
il problema oggi sia soprattutto quello di agire, con chi poi?
Basta guardare la misera fine che ha fatto la lotta del 19
maggio, e il 2 giugno non era festa e il 9? E' stato chiaro
a tutti le difficolt e le frustrazicrii che hanno percorso la
giornata del 19, per noi continuiamo ad andare in avanti
(si fa per dire) mentre bisogna fermarsi, e guardare gli errori, il perch di certe fallimentari iniziative, come superare le difficolt per far crescere e organizzare la gente.
Dobbiamo quindi riflettere di pi, per esempio il nostro
atteggiamento nelle manifestazioni sindacali (soprattutto do-
p Rimini) di assoluta passivit salvo i soliti casi sporadici,
ha fatto s che le manifestazioni perdessero quei contenuti
alternativi se vogliamo solo verbali che la sinistra rivoluzionaria e in particolare noi davamo. Il risultato (e
non penso sia positivo) che tutto si svolge in silenzio, la partecipazione sempre pi scarsa o comunque la grande maggioranza non partecipa convinta di far cambiare le cose, ma

Nicola Spinosi

Cossiga un luterano?
Seriate (Bergamo)
Qualunque uomo che possa essere accusato di sedizione
gi al bando di Dio e degli uomini, cos che chi per primo
voglia e possa ucciderlo agisce chiaramente in modo giusto.
Centro chiunque sia manifestamente sedizioso, qualunque
ucmo insieme giudice e carnefice,.cos come, quando divampa.
un incendio, migliore colui che riesce a spegnerlo.
La sedizione infatti non solo un orrendo delitto; ma come
un gran fuoco incendia e devasta un paese; essa porta pertanto con s in quel paese strage e spargimento di sangue,
rende molti vedove e orfani, distrugge tutto come la pi tremenda delle disgrazie.
Per la qual cosa, chiunque lo possa deve colpire, strozzare, accoppai^ in pubblico o in segreto, convinto che non esiste nulla di pi velenoso, nocivo e diabolico di un sedizioso,
appunto come si deve accoppare un cane arrabbiato, perch
se non lo ammazzi tu, esso ammazzer te e tutta la contrada
con te .
i(da Martin Lutero: Cntro le bande
brigatesche e assassine dei contadini)
Bruno Porta
-

125

124
forse per far vedere che si Senza idee ma ancora vivi (pi
o meno come fanno i vari movimenti oggi). Nessuno pu
negare che il ruolo svolto dalle avanguardie nei cortei con
parole d'ordine forse alcune sbagliate per quella fase
contribuiva a creare una coscienza se non rivoluzionaria sicuramente progressista.
Nessuno pu negare che quando le nostre parole d'ordine
(ricercate da molte assemblee operaie) erano 35 ore, 50.000
L. ecc. creavano un punto di vista diverso, o almeno davano del filo da torcere al PCI e sindacato. Certo che poi da
il dire cose giuste e metterle in pratica sorgevano molte difficolt e allora spuntava la fantomatica organizzazione
autonoma che doveva sbrigliare la matassa, ma il problema non si ancora risolto e io non sono affatto in grado di
risolverlo.
Penso anche che da Rimini ad oggi sia emerso chiaro che
la teoria che le masse devono crescere da sole e quindi non
espropriarle non interferire si sia dimostrata nella pratica perdente e dannosa, e quindi sarebbe bene ridiscuterla.
Come diceva spesso il nostro grande capo noi a Rimini (certamente senza volerlo) abbiamo fatto l'errore di buttar via il bambino con l'acqua sporca, oggi tempo di andare a recuperare il bambino e di buttar via tanta acqua
sporca che abbiamo accumulato nel frattempo (per bambino
intendo strumenti di comunicazione di massa, per acqua sporca intendo il ghetto e l'autoisolamento).
Esperienza insegna che l'isolamento in cui stato cacciato il movimento degli studenti, non colpa delle forme di
lotta, o degli obiettivi o degli argomenti usati, tipo P. 38, ma
soprattutto delle assolute incapacit di informare le masse
di cosa stava accadendo, riducendo tutto ad una cosa privata tra giovani, studenti, e stato, regalando le masse (mani
e piedi legate) alla borghesia e alla versione dei suoi organi di deformazione. Questo sembra si incominci a capirlo,
per siamo ancora indietro, quello che il movimento fa
per informare le masse lo fa pi come un dovere che come
una convinzione che senza l'appoggio della classe operaia in
primo luogo si destinati alla morte (anche fisica).
Per finire, il nostro ruolo prioritario oggi informare le
masse, rispondere alle menzogne della stampa e TV, rafforzare o creare il punto di vista autonomo sulle cose
cosa indispensabile per battere la borghesia, fare tanti volantini e manifesti pi semplici e corti possibili con vignette
ecc., i dibattiti servono poco visto che per ora partecipano
solo i quadri . Tutto questo senza avere fretta, e soprat-

tutto essere convinti che queste cose sono indispensabili per


battere la borghesia e la stampa del compromesso di regime,
e solo dopo si potr dire in maniera vincente... pi salario,
meno orario... riprendiamoci le festivit...!
Sergio operaio fertilizzanti
P.S. Scusate ma ci sono molti errori non sono sicuramente
un genio in ortografia.

Asinara casa mia


Cesena
Cari compagni della redazione, la pagina delle lettere
molto bella e interessante e certe volte pi di qualche articolo di fondo. D la sensazione di parlare, ascoltare, dialogare con tanti compagni che spesso hanno i miei stessi problemi e quindi si crea oltre le righe un rapporto di amicizia
senza conoscersi affatto.
Vi scrivo (non l'ho mai fatto), perch volevo porvi una
questione, non solo alla redazione, ma a tutti i compagni di
LC sul problema carceri.
Le uniche lettere dalle carceri sono quelle dei compagni
arrestati a Roma, Bologna, ecc., ma quanti proletari, compagni vorrebbero corrispondere, scrivere, comunicare con decine di altri compagni fuori delle galere.
Io ci sono stato. Per sei mesi al carcere militare di Gaeta
da marzo a settembre del 1972. Ne parl anche il giornale
(brevemente).
Comunque questa esperienza (forzata), mi ha insegnato
molte cose, e soprattutto mi ha fatto vedere coi miei occhi,
subire sulla mia pelle la condizione di tfeibenuto.
Non mi interessa parlare di me, ma di un caro compagno,
amico, che ho conosciuto, con cui ho diviso il cibo. Dcpo anni
l'ho ritrovato. E' ancora in galera. Ha tanto bisogno di aiuto,
di amicizie, di amore (s proprio cos! amore vero, sentimento, umanit).
Non voglio pi farla lunga, n chiedere compassione. Io
desidero che pubblichiate questa sua lettera che allego, desidero che tanti compagni e compagne, soprattutto sardi gli
stiano vicino, e desidero con questa lettera fare in modo che
si apra un dibattito sul giornale sulla questione carceri, sull'intervento esterno ed interno (vedi Dannati della terra), di

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dare una prospettiva al proletariato detenuto che non sia
quella suicida e isolata dei NAP o BR. Cio mi spiego in
due parole. Chi sta dentro spesso vede come punto di riferimento, come alternativa consueta di lotta contro lo stato borghese solo i NAP o le BR.
Esiste un altro modo di fare politica, praticare la militanza nei carceri oppure noi ci occupiamo solo degli studenti,
operai, ecc., o delle scadenze che ci impone il regime?
Va beh, fate come volete, sono stato lungo, tagliate pure,
volevo dire tante cose, comunque pubblicate almeno la lettera di Paolo che qui allego. Ciao.
Fabrizio
Paolo Schirru - via Fornelli n. 1
Asinara - (Sassari)
Caro Fabrizio,
prima di tutto scusami per il mio lungo silenzio. Ma tu mi
capirai che non causa mia, ma bens di questi porci maledetti che mi avevano proibito di poter scrivere a qualsiasi
persona all'infuori dei miei genitori e tenendomi per quasi
un anno in una piccola cella d'isolamento, perch penso che
lo avrai saputo che avevo avuto una questione con due di
quei figli di cane di fascisti di fogna, e che mi avevano dato tre pugnalate alla schiena mentre andavo in bagno, perch li avevo menati, per difendere un compagno che lo trattavano sempre male e lo picchiavano, allora un giorno avevano tirato fuori il coltello e lo volevano pungere, io non ci
ho visto pi e mi sono scagliato contro, riuscendo a fargli
perdere i coltelli, e poi menarli a tutti e due e cos finito
io credevo che questi non sarebbero pi venuti a menarmi
n a me n all'altro compagno, invece dopo tre giorni mentre
andavo in bagno a lavare un po' di roba mi sono venuti alle
spalle e mi hanno dato TRE coltellate, e sono scappati facendosi subito trasferire e non li ho pi potuti prendere, ma
meglio cos se no mi sarei rovinato per tutta la vita. Penso che ti ho stancato, lasciamo perdere e parliamo di noi.
Mi trovo ancora una volta in questa isola maledetta dell'Asinara, e sto bene di salute, come spero con tutto il cuore
anche di te e tua moglie e il tuo Simone.
Come sai Fabrizio ormai sono tanti anni che sono a marcire in queste maledette mura, ci sono certi momenti che non
riesco pi a ragionare e mi viene in mente la voglia di farla finita, ma poi penso: perch non devo avere anche ip quella forza e quella voglia che hanno tanti altri che ci sono pi
di me, per arrivare fino alla fine? Allora mi rilasso e pen-

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so, e sogno ad occhi aperti il giorno in cui anche io vedr la
tanto attesa libert, anche se oggi non si chiama pi libert essendo fuori da questi muri con tutto quello che sta succedendo, comunque, sempre meglio fuori di qui cos almeno
anch'io posso operare e combattere al vostro fianco, in persona e non pi solo con il pensiero e la coscienza di proletario.
Tu non sai quante volte sogno di essere l al vostro fianco, purtroppo il '79 ancora tanto lontano, e nel mio corpo si
accumula sempre d pi la rabbia.
Qua non parlo con nessuno perch hai paura di andare a
finire in cella d'isolamento e devo stare attento perch ne ho
fatte abbastanza e non ne sopporterei pi.
Senti Fabrizio mi sento tanto solo ti prego... cerca di starmi vicino, non ce la faccio pi, vedi che una volta mi avevi
accennato se volevo corrispondere con qualche ragazza, ebbene s, ne ho tanto bisogno che mi spazzino questa mia solitudine, e tanta tristezza che mi circonda.
Vorrei dirti tante cose ma in questo momento non riesco
tu mi capisci...
Ora termino salutandoti con un abbraccio fraterno a te e
la tua famiglia e un bacione a Simone.
Ciao. Freedom
Paolo
Dio cre l'inferno e non contento cre l'Asinara...
P.S. Aspetto con ansia un tuo scritto.
Paolo
Ciao.

Voil
Seriate (BG)
Vi allego l'elenco dei membri del Comitato d'onore del
festival pianistico internazionale 1977.
Nella eletta schiera di On., Ing., Aw., Arch., Dott., Prof.,
mimetizzato tra questori, prefetti, generali, carabinieri, ha
il suo posticino anche il rappresentante della democrazia proletaria bergamasca, l'on. Eliseo Milani, eletto anche
con il mio voto a portare l'alterit operaia dentro le istituzioni.
Da buon marpione invece, il nostro Eliseo preferisce il
proprio prestigio agli incerti fasti venturi della rivoluzione

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proletaria e par intanto d il suo modesto contributo ad una
concezione della cultura e della musica al di sopra delle
classi.
E insieme a due Monsignori e al fascista Tremaglia:
voil , il pluralismo fatto.
Bruno Porta

Lei compagna
Roma
Sono un ragazzo di 20 anni amico di Isabella Pelloni, amico vero, amico di prima adolescenza, quando tutto viene visto con pi purezza, con meno veleno in corpo e soprattutto
quando si riesce ad avere ancora interesse per il sole o
per un bel cielo azzurro. Ci siamo frequentati per una lunga,
eccezionale estate, un'estate di lunghi discorsi, di animate
discussioni, di vera comunicativit. Ma tutto, come nacque,
cos fin, o, per essere sinceri, fu represso.
Prendemmo una strada diversa, una strada che cancell
la nostra amicizia e che, addirittura, ci mise l'uno contro 1'
altro. Io, inghiottito e risucchiato da un certo tipo di vita,
intrapresi la squallida carriera del fascista, lei divenne attiva compagna e rivoluzionaria. Ora la sua morte mi ha fatto capire molte cose, ho capito che forse anch'io avrei potuto contribuire a salvarla, al di l di ogni barriera ideologica, che invece di ignorare, con proposito ed orgoglio stupido ed inutile, il suo numero di telefono, avrei dovuto invece comporlo pi volte al giorno, magari soltanto per farle
sentire la mia presenza, un mio respiro, la mia attuale volont di distruggere questo sistema di vita materialistico
dell'individuo il quale distrutto dalla quotidiana lotta per
un pezzo di pane, il quale costantemente tendente al miglioramento inteso, psr, in senso soggettivo e non in senso collettivo, e perci diviene aggressivo ed odioso. S, aveva
bisogno anche di me Isabella quella maledetta domenica
del 22 maggio 1977, quando ha aperto i rubinetti del gas
ed ha deciso di farla finita con questa vita merdosa e ruffiana che tutti condanniamo, perch la vita un eterno compromesso, un eterno non essere se stessi, un'eterna privazione, un non poter urlare di gioia in un autobus pieno di
gente per non correre il rischio di essere internati in un ma-

nicomio, un non poter urlare di dolore e di tristezza in un


bar affollato di esseri ormai ridotti come autonomi, che non
saprebbero capirti. Eppure tutti abbiamo gli stessi problemi
le stesse crisi esistenziali: malgrado ci, continuiamo ad ignorarci a tirare avanti come se niente fosse, come se il sacrificio non solo della vita di Isabella, ma di tanti altri giovani che hanno rinunciato alla loro vita prematuramente, sia
rimasto vano.
Cerchiamo di imparare qualche cosa da loro. Ora che non
c' pi Isabella, capisco quanto avevo bisogno di lei, ora
che non so pi come andare avanti, che sto cercando il coraggio di emulare il suo gesto capisco quanto sia importante
che voi ragazzi vi uniate in una sola persona e lottiate insieme, con calore, con lo stesso sangue, da amici.
Paolo

Il buon Cossiga
Bologna
Cossiga / la diga / la mala spiga / il folle danzatore
di giga / Cossiga / l'automedonte della fulgida biga / il
servitore auriga / Cossiga / l'attaccabriga / Cossiga / briga / intriga / imbriga / sbriga / Cossiga / distriga / in
nome e per conto / nelle piazze / striga / ai giornali la
falsa riga / piombo su questa riga / in riga / in riga in riga / in riga / in riga / Cossiga.
Carlo Renzi

Fatti che ci avviliscono


Napoli
Siamo genitori di alcuni giovani attualmente detenuti per
cause politiche all'Asinara e Le scriviamo non per ricordarle
i limiti di una giustizia pi volte ignorata durante il processo
svoltosi a Napoli nell'inverno scorso, ma per sottoporle una
serie di fatti che attualmente avviliscono noi come genitori
e come soggetti sociali.
Non vogliamo ricordarle che durante il processo napole-

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tano vi fu contro il Presidente Pezzuti una dichiarazione
scritta e firmata da tutti i giornalisti presenti, che tendeva
a ricusare il Presidente, ma le facciamo presente che, per
vedere i nostri figli relegati arbitrariamente (in quanto appellanti) all'Asinara, occorrono due giorni di viaggio per un
colloquio che pu durare anche trenta minuti: di chi la
colpa?
Non abbiamo nessuna intenzione di protestare ancora sul
clima di intimidazione e di paura nel quale si svolse un processo che non a caso si concluse senza pubblico e senza imputati, ma vogliamo farle notare che il tentativo di isolamento di allora, oggi attuato da. un potere che cela dietro la
caccia alle streghe , l'incapacit di risolvere le ancora innumerevoli iniquit e ingiustizie sociali: questo isolamento
ancora pi atroce per giovani che avrebbero ancora pi bisogno di sentirsi vicino tutto il possibile affetto familiare;
questo isolamento oltremodo insopportabile per chi versa
in gravi condizioni di salute.
Cos come allora vi fu per tutti noi genitori il peso economico di incartamenti processuali per svariati milioni, ora
si prospettano, e per tempi non certamente brevi spese di
viaggio e disagi tali che a causa dell'enorme distanza da
Napoli, significheranno solamente annullare quasi del tutto
le nostre visite ed i nostri incontri che, seppur brevissimi ci
tengono su e ci aiutano ad andare avanti: tenendo presente
che la nostra et e le nostre condizioni fisiche non ci permettono di affrontare un viaggio cos estenuante.
Non vogliamo porle il problema se il processo NAP sia
un processo in s concluso, ma senza tema di smentite
possiamo ben affermare che questa Italia, che i nostri figli
hanno cercato di migliorare aprendo nuovi fronti di lotta
contro un'odiosa classe dirigente, si sta rivelando ancora pi
arretrata di quella che essi stessi ci avevano prospettato.
Si proclama uno Stato di diritto quando ancora i processi
e le pene vengono amministrate come ai tempi del vicereame
spagnolo, sebbene il tempo e le astuzie di una societ tecnologica abbiano apportato a tutto l'apparato statale una
perfidia che certamente non pu che dirsi demoniaca .
Non chiediamo a Lei che pure ha subito sul Suo corpo
le angherie fasciste, che cosa oggi da allora mutato (se
non in peggio) e che cosa il futuro riserver non solo ai nostri figli, ma a tutti noi.
Per questo ci rivolgiamo a Lei fiduciosi che, per quanto
Le sar possibile cercher di spezzare questo isolamento nel
quale sono stati e sono tenuti costretti i nostri figli, e che

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le sue battaglie per una dignit e un miglioramento delle


condizioni di vita dell'uomo possano unirsi a quella che noi
facciamo nostra e che resta oggi uno degli scopi principali
della nostra esistenza. Le evidenziamo particolarmente il caso del detenuto Alfredo Papale che soffre di continui mal di
testa e ronzii alle orecchie (fu colpito nello scoppio dell'appartamento di via Consalvo) e ha perduto un occhio e quasi del tutto l'udito. Avrebbe bisogno di cure continue in ospedale attrezzato; ad esempio Reggio Emilia e invece viene
tenuto all'Asinara con grave pericolo di perdere anche l'uso
dell'altro occhio.
Pellecchia, Papale, De Laurentis, Schiavane, Marrone, Dtti Veneri, Mauro,
Buonacorti

Poesie, tante poesie


Milano
Poesie per Francesco Lorusso, poesie per Giorgiana (a
Roma un quaderno pieno), poesie sul movimento, su di noi,
su tutto: da qualche tempo su Lotta Continua come su altri periodici, o attraverso fogli ciclostilati e altri misteriosi e
sotterranei mezzi di comunicazione, sembra che sia cresciuto
tra i compagni l'interesse per questo nuovo mezzo di espressione. Vergognosamente tenute nascoste nell'armadio o in
fondo ai cassetti sepolte sotto polverosi pacchi di volantini,
documenti, interventi, lette furtivamente nel cuore della notte a porta chiusa con la complicit di pochi fedelissimi vincolati da un patto quasi di sangue, le poesie tornano a fiorire proprio in questa tristissima primavera, la meno adatta
qualcuno potrebbe pensare a qualcosa di cos leggero e sofisticato, a qualcosa di cos distaccato dalla realt, dalla lotta delle masse, dalla politica. E poi le poesie le scrivono gli
intellettuali, gli animi sospirosi e languidi, le ragazze innamorate, qualche volta i compagni militanti, solo quando sono
fuori servizio, per, e che questo vezzo da liceale non interferisca per carit con la loro pubblica immagine di
avanguardie. E poi la poesia non piace alle masse, non la
capiscono, non si pu andare da un operaio della Breda alle
sei del mattino, e dargli un volantino con su una poesia, si
incazza, se poi la poesia parla di come stai tu quando sei
con la donna, o in giro per la strada, o quello che ti passa

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per la testa, o ti suggerisce un magnifico tramonto (inquinato), o peggio ancora gliela meni sulle tue paranoie e pessimismi (piccolo borghesi naturalmente), allora si incazza
due volte (si sa questi operai...). Al limite (molto al limite
per...) una poesia sui contratti, la vertenza, magari su Kossiga, scritta in maniera semplice, con le masse (rima con
classe) la lotta (dura) e tante bandiere rosse.
Ma chi ha detto che cos???
La poesia pu essere un modo di liberarsi e ricrearsi?
Per scoprire un linguaggio nuovo, un nuovo modo di comunicare con se stessi e con gli altri? Un modo per liberarsi?
Per liberare? Per creare, per immaginare?
E' pi difficile capire una poesia o un articolo di fondo?
E' pi piacevole vedersi dare al mattino (a stomaco vuoto)
una poesia o un volantone sulla situazione politica italiana
alla luce degli ultimi avvenimenti nella prospettiva di una
visione globale che considerando i fatti a monte si metta
nell'ottica per cui fermi restando i principi sopra enunciati
si vada ad enucleare un progetto complessivo? E' pi languida la poesia della ragazzina innamorata o la confessione
dell'ex-mega-dirigente-galattico messo in crisi dal congresso di Rimini?
Tutti i compagni/e che hanno scritto / scrivono poesie /
racconti che vogliono discutere, creare, leggere, improvvisare
o comunque capirci qualcosa (noi ci capiamo pochissimo),
che vogliono togliere la poesia da dove fin'ora l'hanno tenuta
((Libert per la poesia!!!), si mettano in contatto ccn noi.
Vegliamo quanto prima pubblicare (alla buona si intende!)
le poesie, tutte le poesie che troveremo, darle in giro, leggerle dappertutto <o dove si pu), improvvisarle, metterle sui
muri, ecc. E vedere l'effetto che fa.
Di una cosa siamo sicuri: Kossiga non scrive poesie (e come potrebbe?).
Francesco, Lucio, Claudio

Maria per Vittoria


Motta Camastra
Carissimi compagni,
sul nostro giornale del 24 maggio ho letto la lettera della
compagna Vittoria di Messina che parlava della situazione
molto triste della sua citt, del fatto che sono solamente po-

chi quelli che vogliono cambiare questa societ schifosa. Io


ho sedici anni e vivo in un paese della provincia di Messina dove le cose vanno veramente malissimo: su 10 ragazzi 6
sono qualunquisti ( = DC) 2 sono fascisti, 2 si dicono di sinistra (quella storica tanto per capirci). Io sono di Lotta
Continua, mio fratello radicale. Questo il quadro della
situazione (siamo 900 abitanti) con la quale ogni giorno debbo scontrarmi e quasi sempre ne esco sconfitta perch anch'io come Vittoria sono sola. Ed allora anche a me viene
voglia di spaccare tutto e mi sento addosso tanta rabbia,
per non mi rassegno (a 16 anni non posso farlo e credo
nemmeno a ottanta) e voglio continuare a lottare. Sulle mura della scuola che frequento, l'Istituto tecnico Commerciale,
ci sono scritte comuniste ma tutto si esaurisce proprio l.
Sarei contenta se Vittoria si mettesse in contatto con me,
visto che non siamo lontane, magari incominciasse a scrivermi, quindi vi prego di pubblicare la presente con il mio
indirizzo :
Galasso Maria Catena
Via Annunziata 16
98030 Motta Camastra
Messina
Vi saluto tutti a pugno chiuso

Le care sorelle
Roma
Cari compagni e compagne,
Vorrei parlarvi di un fatto a mio avviso gravissimo, successo qualche tempo fa dentro un istituto-pensionato di suore
a via Palestro 23-25. Uno dei tanti funzionanti a Roma dove le straniere e le ragazze che vengono dal sud (me compresa) alloggiano in attesa di trovare lavoro, presso famiglie della buona borghesia cittadina. Le suore hanno scelto il pomeriggio giusto, non mi ricordo se era gioved o domenica, (giorno in cui le collegiali hanno la mezza giornata
libera). A me non me ne fregava proprio niente del film
molto interessante (secondo le dolci sorelle) sull'aborto.
Volevo cenare in fretta e poi uscire. Sulla porta della cucina
per una suora mi ha bloccata dicendomi che la cena l'avrebbero servita pi tardi (non era vero niente. Quando sono
andata in cucina dopo il film avevano gi sbaraccato tutto,

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ma intanto se ne era andata anche la fame, dopo quello
che mi avevano quasi obbligato a vedere). Il film consisteva in una serie di fotomontaggi che avrebbero fatto invidia ai maestri degli horror cinematografici. Ho visto di tutto. Bambini tagliati a pezzi e chiusi in sacchetti per la spazzatura, tritacarne umani dove (a detta del prete che commentava le immagini con la voce che vibrava di odio e del quale
mi sfuggito il nome). Gli infermieri buttavano i feti urlanti perch il loro pianto li infastidiva, creature sanguinanti
alle quali usciva staccato un arto o addirittura la testa durante l'operazione aborto, e orrori simili. Il caro prete, poi,
fermava le immagini per cinque minuti in modo che entrassero bene nelle teste delle ragazze presenti, ed erano cos
orripilanti che io, ragazza forte, sono dovuta uscire dalla sala
(prima della fine) con il voltastomaco, trattenendo a stento
la voglia di urlare. In preda alla nausea, al disgusto, all'agitazione, sono andata dalla suora pi giovane a chiederle
perch avevano permesso di farci vedere quella schifezza,
le ho detto che non mi andava di essere presa in giro, n obbligata a vedere cose che non mi andava di vedere, completamente false, disinformative, infami e infamanti per tutti
i democratici e tutte le compagne che hanno portato avanti
la lotta per l'aborto libero e gratuito. Che si sarebbero dovuti denunciare i creatori e i diffusori di una simile delizia , anche perch una parte della platea era composta da
ragazzine sui 15 anni che potevano rimanerci secche. La giovane suora mi ha detto che per lei il film era regolare
e che le ragazze deboli di cuore (e di stomaco) erano state invitate ad uscire prima dell'inizio del film. C' da aggiungere che le stesse suore hanno cacciato via otto ragazze che
dormivano nella stessa camerata con l'accusa di aver tentato di fare abortire una loro amica facendole fare un pediluvio in acqua, aceto e sale.
Francesca

Infettare una classe


Salerno
Compagni,
sono un lettore del vostro giornale e ho pensato di scrivervi
per la prima volta perch penso che attraverso questa pagina posso farvi conoscere l'ennesimo episodio di repressione nei confronti di avanguardie studentesche.

Frequento il IV anno della sezione distaccata a Salerno


dell'Istituto Tecnico Nautico di Torre del Greco (NA). Qui
a Salerno si pu frequentare fino al terzo anno ed il quarto
stata una conquista delle lotte degli studenti. In questa
classe si particolarmente sviluppata la repressione per evitare che le nostre lotte potessero continuare anche negli
anni successivi per l'istituzione del quinto anno.
Questa repressione terminata alla fine dell'anno scolastico con la promozione di soltanto tre persone su 24 frequentanti la mia classe.
Tra i bocciati ci sono anche io. La mia bocciatura per
molti insegnanti e particolarmente per la professoressa d'Italiano ( lettera grande Italiano ) si spiega nel fatto che io
leggevo Lotta Continua e lo portavo in classe tutte le mattine ed anche perch partecipavo a tutte le lotte avvenute nella mia citt.
In un colloquio avuto con mia madre la professoressa
d'Italiano ha affermato che siccome leggevo Lotta Continua
ero un delinquente, e da tale che ero lei non poteva permettersi di portare in quinta un elemento con queste referenze,
perch c'era il pericolo che a lungo andare avrei infettato la classe.
Vi ho scritto semplicemente per dimostrarvi come anche
qui a Salerno chi non d'accordo con le idee di regime, chi
lotta contro di esse per vivere meglio venga escluso dalla
scuola e gettato nel ghetto dell'emarginazione.
Gianni De Luca
IV Speciale Sezione distaccata di Salerno dell'ITN di Torre del Greco

P/ tavoletta
Cari compagni,
l'altro giorno guardavo per strada un manifesto pubblicitario; diceva che Pirelli tecnologia e P 3 Pirelli . Allora ho tirato fuori la penna, mi sono accostato e ho corretto Anche P. 38 Pirelli .
Mi sono girato e ho trovato di fronte a me un poliziotto.
Ha detto bene , e mi ha portato in questura. L, lungo
interrogatorio. Esaltavi la P 38, eh? , Tutto il contrario
dicevo che la violenza, la P 38 un simbolo, provocata dai
padroni come Pirelli, dal loro sistema ; ma se la P 38
ce l'hanno gli autonomi dice lui (poliziotto giovane), no,

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ce l'hanno tutti, l'ho vista ai poliziotti in borghese, di conseguenza la P 38 un simbolo di una violenza che secondo
me causata dai padroni, come Pirelli, ecc. . Allora non
scherzavi? fa lui. Mica tanto , faccio io, secondo te la
violenza originaria qual . E cos via, una lunga discussione, se giusto ribellarsi a una societ ingiusta o no. Alla
fine mi ha detto: Sai io sono del sindacato di polizia, ma
tu la denuncia te la prendi lo stesso, perch le leggi sono
queste e vanno rispettate, quindi tu sei colpevole di aver
imbrattato un muro e di istigazione all'odio di classe, e forse qualcos'altro .
Cari compagni, tutto falso , da mi sono girato...
in poi; ma mi venuto in mente mentre correggevo il manifesto. E' una p-favoletta, anzi una p-favoletta 38 istruttiva no? Quasi per bambini...
D.

Paranaia
S. Giorgio a Cremano
Sei solo, angosciato in un posto estraneo alla tua maniera di vivere sotto la giurisdizione di aguzzini fascisti che
cercano in ogni maniera di farti violenza, per reprimere la
tua diversit, perch la stessa esistenza di questa diversit
li fa sentire in colpa, gji d fastidio.
Questa la situazione abbastanza comune di un compagno o di qualsiasi altra persona abbia dentro di s un minimo di voglia di vivere durante la naja e in particolare in
caserme comandate da ex golpisti (col. com. Aldo Di Tizio)
quale la caserma di S. Giorgio a Cremano dove sono accaduti i fatti che racconto.
Come si reagisce? Oltre a organizzarti politicamente a
fare bollettini, volantini ecc., devi trovare un tuo spazio vitale all'interno della caserma dove riuscire a combattere,
sfuggire le sottili paranoie attraverso cui cercano di distruggerti, i sottili meccanismi, le paure infantili che riemergono: i superiori, padri terribili e invincibili, l'establishment
militare un invulnerabile baraccone kafkiano, il ricatto delle
licenze, l'alienazione pornografica e goliardica delle camerate insomma tutto il processo di regressione, in senso deteriore, in cui ti trovi senza neanche accorgertene.
E' cos quasi per caso, vai al campo spartivo in un qualsiasi spazio verde che, anche se circondato da muri e filo
spinato, pu darti un minimo di vibrazione positiva, e l tro-

vi gente cerne te, si comincia a parlare, a stare insieme, si


beve, si fuma qualche spinello insomma nasce il germe dell'alternativa anche dentro a quello squallore.
Finalmente si ricomincia a star bene, la voglia di vivere,
di lottare ritorna dentro ai compagni, il sorriso riaddolcisce
i volti, le paranoie cadono e i cervelli ritornano a spaziare
liberi nell'etere anche se fisicamente si prigionieri e questo non si scorda mai, insomma bene o male nata una valida alternativa alla paranoia delle camerate e dello spaccio
dove i bastardi volevano rinchiuderci anche durante il tempo libero.
Ma non poteva continuare, questa situazione li infastidiva
molto pi dei .volantini e dei soliti strumenti e poi avevano
anche un'arma molto facile da usare, l'arma tradizionale per
criminalizzare il movimento e ogni forma di cultura alternativa: la droga, inizia una rocambolesca e tragicomica caccia al drogato, al diverso: viene sparsa la voce, falsa, che
sono state trovate due siringhe, iniziano le perquisizioni a
tappeto degli armadietti con l'ausilio di 2 cani antidroga e
agenti della narcotici sino a che non vengono trovati pochi
grammi di hashish a 3 ragazzi; il gioco fatto, il mostro
stato trovato, vengono interrogati con metodi terroristici e
trabocchetti altri compagni, per fargli ammettere di avere
ricevuto lo spinello dai 3 arrestati di modo da potergli affibbiare l'accusa di spaccio in base a quella legge infame
sulla droga, il buon nome della caserma salvo.
Da qui si scatena la repressione bestiale e con metodi
nazisti: continue perquisizioni, altri interrogatori, ogni assembramento viene guardato con sospetto, cani antidroga che
girano per la caserma fino al punto che basta rollarsi una
sigaretta di Samscn per trovarsi addosso cani, squadra narcotici e un maresciallo, come successo a qualcuno.
Questo lo stato di repressione di chi vive sotto la naja
anche l'ultima briciola di vita ti viene tolta, devi abbrutirti tra paranoie e angosce, ammazzarti, annientarti, solo
allora hanno la coscienza a posto, ma non ci riusciranno!

Basta passare il dito sulla polvere


Libert! democrazia! parole, parole, ma cosa significano?
Mi chiedo sovente per cosa sono morti tanti ragazzi, uomini
e donne partigiani, quando oggi nel 1977 si vive ancora come ai tempi del fascismo nella continua paura e nell'incertez-

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za, non solo di chi fa politica ma anche dei normali cittadini. Io non mi sono mai occupato di politica ma ora mi sono
incuriosito e seguo i giornali; un casino pazzesco, sindaci
che con tutta i problemi di disoccupazione, di viabilit, di universit ecc., ecc. e chi pi ne ha pi ne metta, si preoccupano che nessuno si sieda sui gradini delle piazze, o dei
preservativi.
Bologna citt pulita! Ma pulita dove, che basta passare
il dito sulla polvere per trovare il marcio. Ovunque si pu
trovare lo scandalo e la corruzione, uffici pubblici, ecc., ecc.
Volendo fare veramente una pulizia radicale, non resterebbero in molti i nostri papaverij
Invece si accaniscono contro dei ragazzi che hanno il solo
torto di non condividere le idee dei partiti tradizionali, perch si sono accorti che anche questi partiti che si dichiarano dalla parte dell'operaio e del pi debole non perdono occasione per danneggiarli ed emarginarli ancora di pi, fanno dei discorsi sulla droga, l'occupazione, ma poi in concreto cosa fanno? Niente! li condannano e li emarginano come
rifiuti umani. Mentre chi si occupa di loro nel limite delle
loro possibilit sono proprio altri ragazzi che magari poi ven'gono tacciati come sovversivi e pericolosi per la societ, bisogna che queste cose le sappia la gente bene che quando
passa per il centro arriccia il naso vedendoli seduti in piazza (fino a poco tempo fa).
Scusate questo sfog ma mi viene la nausea quando sento certi discorsi sulla psicologia e altre stupidaggini del genere, piene di falso paternalismo.
Diana

Isabella
A un mese dalla morte di Isabella Pelloni, compagna nel
movimento alla facolt di lettere e filosofia a Roma, vogliamo ricordarla ai compagni, alle compagne, a tutti coloro che
l'hanno conosciuta e amata.
E' passato un mese. E' passato un mese da quando Isabella ha deciso di smettere di lottare, di sorridere, di attaccarci con la sua allegria. E' passato un mese da quando Isabella ha aperto il gas, da quando ha distolto lo sguardo .
E' passato un mese: pi che le parole servono i gesti, le
occhiate, la capacit di sentire. Rendersi conto in un attimo,

che una persona non esiste pi che non pu pi esprimersi,


il dolore pi grande, pi profondo, pi terribile.
Tutto il non detto tra noi e Isabella una ferita, uno
spazio di dolore dentro la vita.
Ma non tutto questo: sarebbe umano, ma forse anche
egoista. E' lei che non pu pi continuare, lei che non
pu pi esistere..., il nostro dolore solo una parte della
sua scelta, si confondono oggi paura, amore, tristezza, rabbia e rispetto.
. E' vero, noi guardiamo Isabella e tentiamo con forza di
mettere in discussione per sempre le nostre scelte possibili
i nostri rapporti, il nostro impegno.
E' un mese che Isabella ci manca.
Paolo, Guidarello, Ettore, Sandra

Contro la morte
Ancona
Tout petit, quand coups de fouet,
on t'apprenait faire semblant de
compier, dj tu pensais mourir, mais
personne ne le savait .
[Da piccolo, quando ti insegnavano
a frustate a far finta di contare, tu
pensavi gi alla morte, ma nessuno lo
sapeva.]
(Jacques Prvert)
Sul nostro giornale, dopo l'assassinio di Francesco, abbiamo pubblicato due foto l'una accanto all'altra che
presentavano l'immagine di due militari armati, all'angolo
di due strade, ognuno con alle spalle un manifesto. Santiago, settembre 1973, con l'elmetto ed il mitra un uomo del boia Pinochet e dietro il manifesto di UP: "La felicidad de
Chile comienza por los ninos" ed i bambini colorati che
giuocano. Bologna, marzo 1977, con l'elmetto ed il lacrimogeno innestato che sta per partire, un uomo di Cossiga, e
dietro il manifesto di LC: Francesco Lorusso 25 anni comunista assassinato dai carabinieri di Andreotti e la sua faccia
quotidiana di militante e giovane, di compagno come tantissimi, vivo.
Il giudizio politico sull'accoppiamento delle due immagini

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cilena ed italiana, pu farci discutere e non trovarci d'accordo. Non questo per quello che ne viene fuori.
C' un'altra cosa pi profonda, che ti prende dentro. E'
il contrasto lacerante, la pesantezza che si porta sulle spalle quel soldato, la vita e la morte che ci portano dentro tutti
i bambini con i fiori, l'aquilone, la palla, la bambola e la
bandierina dell'Unit pi Francesco che urla i venticinque
anni con i baffi, la camicia bianca aperta sul petto, tanti ragazzi di leva dietro, e con questo la consapevolezza che
quel disegno, quella foto restano appiccicati sul tuo muro privato davanti a te che scrivi , appiccicati l, e non pi
per la strada, loro, proprio loro veri.
I due manifesti, i due carnefici.
Sono tornato a scuola, dove insegno. II media, diciassette banchi in cerchio, diciassette vite con tredici anni di anzianit, abbiamo letto insieme Francesco, la sua vita e la
sua morte sui giornali, abbiamo anche pianto in classe con
molto rispetto per noi tutti.
Staffolo, media statale Bartolini , un paese di mezzadri e muratori che piano piano vanno da qualche altra parte.
Duemila anime, quando ci sono tutti.
I ragazzi, tredici anni. Il gioco, la vita felice la felicidad... los ninos . Dicono che crescono pi in fretta, che
la pubert ed il sangue delle piccole donne arriva prima.
Le risate, il girotondo, il giuoco, la scoperta, la lite ed i
dispetti... qualcuno dice che la felicit, i banali anni
verdi (e tu fai il cinico, dici di non crederlo, ma dentro
ci credi pure tu); qualcuno insiste ancora su questa civilt
giovanissima, protetta e per di pi in un paesello di contadini.
Verso la fine dell'estate scorsa, altrove, alcuni compagni
giovani tentarono il suicidio, altri si ubriacavano non
importa con cosa con lucida sistematicit. C'era in molti
un senso di morte pesantissimo, era la politica, la vita quotidiana, i bisogni e le frustrazioni, la propaganda di regime
ed i seminatori di morte della borghesia, l'impotenza e la
rabbia..., tutto insieme. Il senso della morte, assieme alla
criminalizzazione della ribellione, quello che puntano a far
passare. E' l'eroina: quanti la guardano in faccia la morte?
L'autodistruzione come si detto .
Ma non solo il buco , non solo per i giovani : fin
da bambino oggi questa cosa te la iniettano nel cervello. E
non sei negro perch non conti niente, decidono per te,
perch se sei bambino ti trattano come un pupazzo. Non solo questo il babbo, la famiglia, la scuola ; il senso della
morte che spande questa societ, i suoi contorni definiti, pre-

141
cisi, la quotidianeit del richiamo della morte c' in II B, a
Staffolo. La "pesantezza" delle foto, le due foto di Cile e Bologna, a tredici anni d'anzianit: sono la prova del delitto,
il segno che i padroni assassinano.
Lo sanno a Staffolo, scuola media Bartolini che ci uccidono nelle piazze e dentro, dentro la vita nosfra quotidiana.
Maurizio 14 anni, ripetente:
La morte arriva nera, oscura / piomba su tutti. / Piccoli, grandi / arriva con la sua falce / nera e oscura.
. Lambert 13 anni.
...Qualcuno mi chiama / no, non sento / non voglio sentire. / La gioia di vivere / non esiste pi. / Sono sola
in una casa troppo grande. / Sono sola. / Sola. Sola .
Patrizia 13 anni: Perch ti disperi, donna? / Forse
perch tua figlia morta / in un banale incidente stradale? / Oppure perch il tuo padrone / ti ha licenziata / poich la sua industria in crisi? / Oppure perch tuo figlio /
in una manifestazione giovanile / stato ferito gravemente? / Forse perch tuo marito / stato arrestato / per ubriachezza molesta? / Oppure perch nel mondo / non c' pi
speranza per un avvenire migliore / Perch? .
Reberta e Roberta (insieme) 26 anni in due.
Una sigaretta in mano, / dei libri ed una piccola stanzina. / Questo tutto ci che ti rimane. / Ormai sono due
anni che non ridi pi. / Odi la vita, / la societ. / Vorresti lasciare questo mondo ma non trovi il coraggio. / Speri
ancora in un mondo migliore. / Quattordici anni che studi. /
Che cosa hai imparato? / Sai scrivere e leggere, / punto e
basta. / Non l'hai capito anche tu? / Eppure continui a vivere in questo schifoso mondo, / inutile cercare di scappare, / non ci riusciresti mai .
Luciano, 14 anni, ripetente:
La vita quanto brutta / oggi 'si vive / domani si muore. / Alcune persone sono dispiaciute / ogni giorno delle
persone morte. / Io penso che bella vita ieri / ed oggi che
vita straziante. / Nel mondo ci sono / milioni di milioni /
di persone che muoiono / di fame, di lebbra / e malati gravi. / E delle persone / che si suicidano / per condizioni di
famiglia / per disgrazia / per disperazione. / Nel nostro
paese / G. Luconi si suicidato / per condizioni di famiglia.
Maurizio, 14 anni, ripetente:
Pace, Pace, bambini, amici non odio / soldati ma amici
/ soldati amici sempre / soldati, butt'ate i fucili prendete
i fiori / Non combattete la guerra brutta / Lasciate che
la colomba voli / non abbattetela, non lasciate / che l'aqui-

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la infida l'uccida / Combattete, combattete non / fate uccidere la colomba / Lasciatela volare / Perch bisogna morire / Morire per uccidere un altro non giusto / Combattete per non morire / Perch il soldato che sta per morire
dice: Perch... Perch / Magari lascia la moglie, i figli
/ Perch Perch / Non moriamo viviamo, / Viviamo / Il
sogno di vivere morire di vecchiaia, il sogno non morire di
guerra / Perch... Perch... .
Marco, 13 anni:
Tu giovane studente protesta che tanto io non ti ascolto
/ Tu giovane studente / vai in giro per la strada con gli
striscioni / che dicono Cossiga vogliamo la tua testa /
che tanto io ti mando contro i-miei cani-poliziotto / che tanto prima o poi ti uccideranno. / Tu giovane studente occupa
le universit / distruggile / che tanto le ricostruisco con i
soldi dei tuoi genitori. / Tu giovane studente vai distruggendo le vie della tua citt / che tanto io ti mando contro i
miei carri blindati che ti annienteranno. / S Tu mandami
contro quello che vuoi / uccidimi / ma io continuer la mia
protesta per i miei diritti.
Osvaldo

Vengo a Roma e trovo CL


Emarginazione, un po' di tempo fa questa parola per me
aveva un sapore un po' strano! Allora vivevo in Calabria
e il pronunciare questa parola, magari inserirla in un discorso era per me un motivo di soddisfazione e assumeva un
sapore quasi dolce.
Ma un bel giorno come fatalmente accade a molti meridionali non si sa perch, n per colpa di chi, mi ritrovo
in mano una valigia e un biglietto ferroviario: destinazione
Roma!!
Vado a vivere a Roma!! dicevo io. S, parto per Roma, finalmente lascio questo stronzo di paese, questo stronzo di ambiente, questi compagni cos stronzi e vado a Roma!!
L trover veri compagni, tanti compagni, tutti disposti ad aiutarmi, a darmi una mano, mi accetteranno e
io non avr problemi di inserimento ecc. ecc.
Mi vorranno tanto bene, discuteranno con me anche se
sono meridionale, e anche se il mio parlare italiano ne risente,
loro sono veri compagni, sono per la vera giustizia, vera
uguaglianza ecc. ecc.

143
Emarginazione, com' strano, una parola pronunciata in
due momenti diversi che assume due sapori diversi. Ora per
me come per tanti altri meridionali sa di limone .
Sono venuto qui a Roma e gli unici ad interessarsi di
me sono stati quelli del CL, mensa chiusa, universit chiusa,
quindi niente luoghi di aggregazione, niente possibilit di fare amicizia.
Quelli di Comunione e Liberazione mi offrirono la loro.
Dicevano Vieni con noi, anche se la pensi diversamente,
vieni ad incontrare Ges . Noi ti daremo amicizia "disinteressata" .
Andari

L trovai, triste dirlo, tanti ma tanti meridionali, non


perch fascisti, non perch del CL, ma perch meridionali .
Gli avevano offerto vitto e alloggio a prezzi modici (Santa
Maria Maggiore, alla Villa , via Morgagni) e Amicizia .
Dopo due o tre giorni me ne andai, avevo capito gli ingranaggi e i meccanismi con i quali reclutavano. Basta!!
Compagni invito a riflettere su queste cose, sulla nostra
emarginazione, che quando non porta all'esaurimento nervoso o al suicidio, porta in un gruppo di Comunione e Liberazione!
Un meridionale

Tre ragazzi
Milano
Questa che di seguito una lettera scritta da una compagna in relazione all'investimento di una Fiat 127 da parte
di un carro armato, l'auto portava 3 ragazzi, sono morti
tutti, la scrivente la cugina di uno di essi.
Luned notte, 3 ragazzi venivano massacrati sulla via
Cassia a Roma da un carro armato che durante un'esercitazione sbandava investendo l'auto su cui viaggiavano.
Il fatto sui giornali passato quasi come una notizia
folcloristica, con 3 o 4 righe di cronaca.
Nessuno ha messo in discussione che non normale che
3 ragazzi che tornano da una serata trascorsa felicemente
assieme vengano massacrati da un carro armato, nessuno ha
messo in discussione che si fanno queste esercitazioni senza
un minimo di precauzione, sia per i militari, che per gli

144
altri, che all'anno muoiono o si feriscono per incidenti sul
lavoro in servizio militare molti ragazzi.
Si cerca di far passare questi fatti come disgrazie, destino, caso, senza altre spiegazioni.
Stanno facendo un'inchiesta sull'accaduto, come al solito
il colpevole sar il soldato di leva che stava alla guida del
carro, e non le strutture dello Stato, in particolare l'apparato militare con le sue gerarchie a difesa del potere borghese, con i suoi ordini stronzi, con il suo poco rispetto per la
vita, con il suo muoversi da Stato sempre in guerra.
E' la rabbia per l'impotenza che provo; di fronte a questo nemico che mi fa scrivere queste righe. E' la rabbia
per la morte di Carlino, con la sua voglia di vivere, la sua
allegria, la sua intelligenza, la sua omosessualit, la sua bont massacrata per caso luned notte .
Gabriella

luglio
Un nappista un mostro. Gli
si pu cucire addosso qualsiasi storia. Lo si pu uccidere. I,o Muscio assassinato.
E' la pena di morte sottoscritta dai 6 partiti. Maria Pia
Vianale e Franca Salerno
massacrate di botte. Al boia
una medaglia.
Uno strano pianista deposti
i sampietrini suona . Antonio Mariano muore in un incidente stradale. Lo avevano
ascoltato dalle barricate di
Bologna.
Altri ancora scelgono la morte. Troppi. A Milano e a Roma e in un piccolo paese del
Sud.
4 luglio 1977: i francesi invadono l'Italia. E' una banda di
intellettuali condotti da Sartre. Propagandano che il compromesso storico repressione. Avanzano su Bologna.
Catanzaro esibisce generali.
Una storia tragica vecchia di
9 anni per cui hanno pagato
solo innocenti: i morti della
banca. Pinelli, Valpreda, Mander...
Velluto, l'assassino di Mario
Salvi, assolto in nome della
legge (Reale).
Karl Heinz Roth, compagno
tedesco, libero. Ma Petra
in carcere in Svizzera? Petra Krause deve vivere, libera.
Tutti preavviati alla disoccupazione. E' gi caldo.
La societ nucleare fa il primo morto, a Malville, in
Francia.

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Caro Bruno
Cari compagni,
sono la mamma di Bruno Giorgini e vi prego vivamente di
pubblicare questa lettera, essendo questo (almeno spero) lo
unico modo per fare sapere a Bruno, sia come sto, sia il mio
pensiero di madre e politico sulla sua latitanza.
Caro Bruno, scriverti per me molto difficile e i motivi
di questa difficolt sono tanti e tali che proprio non so se
alla fine tu capirai cosa voglio dirti.
Prima di tutto voglio dirti che sto abbastanza bene e di
non preoccuparti di me, piano piano spero di ritornare quella di prima sia fisicamente sia psicologicamente.
La rabbia invece che mi rode politica, rabbia e senso
di colpa, senso di colpa verso me stessa per non aver capito
i 20 anni di militanza comunista che saremmo arrivati a
questo.
Quando giovanissima assieme ai miei compagni di lotta
ho fatto la guerra partigiana nella 28a brigata Garibaldi credevo di lottare per un mondo migliore e Ubero non tanto e
solo per me, ma soprattutto per le migliaia di giovani delle
nuove generazioni, era questo un motivo ricorrente nei discorsi dei miei compagni combattenti, molti dei quali sono
morti per essere liberi.
Io non so se tu "compagno" Zangheri ti ricordi pi di
questo, ma certamente no, visto come ti presenti in ogni occasione sia alla televisione che sulla stampa come il Padrone di Bologna col tuo personale servizio d'ordine, visto
che ti presenti tutto tirato a lucido, visto che perseguiti chi
non si adegua alla politica dei sacrifici. Migliaia di giovani
sono in carcere, altri come mio figlio sono latitanti solo per-

che vogliono lavoro, e una vita migliore. Nella tua ottusit


politica non ti accorgi neppure di avere sbagliato bersaglio
ero io che dovevi perseguitare perch sono io che ho educato
i miei figli a Iettare per un mondo migliore, e non venitemi
a parlare di unit, l'unit si fa coi lavoratori non coi padroni.
Come vedi caro Bruno ho divagato, comunque sappi tu e
sappiano tutti i giovani perseguitati che io sono con voi, che
vi voglio tanto bene, e che ho fiducia, che nonostante il periodo nero ne usciate vincenti, che i giovani morti sulle piazze
con l'implicito consenso del PCI saranno vendicati.
Scusami Bruno ma non riesco pi a scrivere, piango di
rabbia e di dolore, spero solo di poterti rivedere presto.
Tua mamma
Adria Giorgini Minghelli

Calabria anni 70
Calabria anni 70. La pi grande desolazione. Non c' lavoro per nessuno. Operai, commercianti, professionisti, tirano
avanti stancamente e si sforzano di vivere. Nessuna prospettiva, ecco il futuro che si presenta ai giovani. Gli scaricatori
che passano le loro giornate sul gradino dinanzi alla stazione
nella speranza che qualcuno li chiami per qualche lavoro. Il
vecchietto che vende caramelle dinanzi al cinema e si lamenta, lui comunista puro, che il figlio pur di giocare a bigliardino
frequenta Avanguardia Nazionale . I paesani manifestano
portandosi vanghe e pale. Tutte le donne sono unite ed hanno
coscienza di essere cittadine. La reazione del sistema deve essere dura ed implacabile. Non si pu permettere che il meridione dia fastidi proprio ora che gli industriali del Nord hanno
tanti problemi per via di quei maledetti sindacati. Peraltro
non si pu soffocare un moto rivoluzionario con la forza negli
anni 70 . Bava Beccaris per molto meno perse il posto .
Quale migliore maniera di spegnere un fuoco rosso se non
con una coperta nera. Ed il regime si mette in movimento utilizzando quanto di meglio ha: stampa, televisione, comizi. Gli
infiltrati sono molti, vengono da tutta Italia ed il loro compito
facilitato dall'ira degli uomini. In due giorni il miracolo
compiuto: a Reggio Calabria una rivolta fascista contro le
istituzioni. I teppisti "boia a chi molla", come gli autonomi
danneggiano e portano armi. Chi avesse visto gli occhi di quella donna con il piccolo in braccio dinanzi al fucile del questurino e lo sguardo di questo, avrebbe capito. Il sistema ha trionfato, il paese ha forse perso un'occasione.
Ado

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Per la morte di un compagno


Napoli
Italo sta male, non ha nessuno vicino. Cerca di telefonargli, se puoi. Dammi il tuo numero, questo il suo . Me lo dice
Sergio, davanti alla Scala Carlo V, al Maschio Angioino. Dentro si sta svolgendo il convegno dei disoccupati organizzati diplomati e laureati di via Atri. Italo stato tra i primi a entrare a farne parte.
Non parlava molto, ma la sua umanit vera e grande,
perch non ostentata non'aveva bisogno di parole. Non era
allegro, come me, come tanti, perch come me, come tanti
aveva dietro una storia. Anzi dentro: le storie non sono mai
"dietro". Un compagno che non stava in vetrina. Un compagno che non si faceva notare. Ma era lui introverso, con la
voce sempre un tono sotto a notare e scegliere e cercare
questo compagno e quello, Sergio, Elena, e qualche altro.
Le assemblee all'universit, le riunioni, i convegni, lo stare
seduti accanto, una cena tra compagni, le manifestazioni, la
certezza di rivedersi stasera, domani, un altro giorno qualunque. Tutto quello che viviamo tra noi, un po' tutti i giorni,
tutto con un po' meno di solitudine.
Poi Italo sparisce. Si telefona, si chiede in giro. Pare che
stia male il padre. E il padre muore, dopo che era gi morta
sua madre. Ma anche Italo sta male vero. Una infezione
virale.
In ospedale lo sanno loro, i sacerdoti dei misteri di Ippocrate.
Torna a casa, ed solo.
Italo sta male, non ha nessuno vicino. Cerca di telefonargli, se puoi .
Non gli telefono. Perch mi manca il tempo, perch non
trovo pi il numero, perch ancora conservo dentro del materiale scadente, perch si dice sempre e ora dico io chi
poteva immaginare.
Torna a casa, ed solo. Si mette a lavorare, un lavoro precario. Come tanti, come tutti, solo che lui sta male. Non potrebbe ma non pu farne a meno. Questo luridume di societ
non gli d altra scelta.
Alla fine, sfinito, lascia tutto. Qualcuno ora gli sta vicino.
Ma poco il tempo, tardi.
Italo morto. Morto perch solo, perch senza lavoro, perch
senza cure, perch senza soldi, perch appartenente a una

classe invece che ad un'altra, perch finito forse in mano a


sbuzzatori di pance.
Italo morto. Non sembra vero, eppure lo sar per sempre.
Gli anni che ora ci verranno contro saranno senza di lui, e
col fianco ferito dalla tristezza.
Pino

Ebbi uno choc


Cari compagni,
ho 34 anni, vengo da una famiglia operaia da sempre comunista. Mio padre stato disoccupato fino a 35 anni (1947) prima perch antifascista poi perch iscritto al PCI (dal 1943)
e soprattutto perch attivista passionale, sincero e non diplomatico (perch gi allora c'era una differenza fra burocrati
di partito e attivisti e fra attivisti ed attivisti). Fin dalla nascita, si pu dire, ho respirato comunismo: m casa (dove i
miei genitori dopo cena leggevano a voce alta romanzi come
"La madre" di G-orkij), per le strade e per le scale delle case
del quartiere popolare dove allora abitavo andando con mia
madre a portare la propaganda di partito e raccogliere firme
contro la Nato, nelle sezioni nelle fabbriche occupate dove andavo con i miei genitori a portare il pacchetto del cibo ai compagni occupanti, nelle piazze dove parlavano, oltre a Togliatti, Pajetta, Amendola, ecc. (e chi li riconosce pi?).
Nell'adolescenza ho letto Marx (con profonda emozione, mi
ricordo, a 15 anni lessi le prime righe di Marx in quinta ginnasio all'ora di religione), Lenin, Gramsci, ecc. Posso affermare senza retorica che l'impegno sociale, la lotta contro le
prevaricazioni del potere, la lotta per il comunismo, sognare
comunismo, cercare ostinatamente comunismo come l'aria per
non soffocare, stata la cosa pi importante della mia vita;
il comunismo stato ed la poesia costante della mia vita,
quindi la vita. A 20 anni mi iscrissi al PCI.
Vedendo pi da vicino la politica del PCI e frequentando i
comunisti pi rappresentativi dei miei genitori ebbi letteralmente uno choc.
Mi vennero subito per la verit molti dubbi.
Cercai di esaminare pi attentamente la linea di questo
partito ed i dubbi non diminuirono certamente. Non ebbi, per
mai il coraggio di andare fino in fondo. Ho sempre dato molta
attivit e questo mi permetteva di non pensare troppo.

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Quando per la lotta contro gli intrallazzi schifosi e contro la
tracotanza del potere si dovuta rivolgere contro il PCI che
cos bene si identifica oggi a livello locale e nazionale con il
pi deteriore potere tradizionale, ho avuto un altro e salutare
choc. Mi sono fermata un momento ed ho esaminato il tutto
da un punto di vista il pi possibile scientifico . Il risultato
sono state delle consapevoli, ponderate, definitive dimissioni
scritte dal PCI (23 giugno 1976). Anche mio padre ha dato le
dimissioni per iscritto dal partito alla fine del 1976.
Ora non sono iscritta a nessun partito, ma seguo con interesse il vostro giornale. Mi sembrate gli unici che, pur in
mezzo ad evidenti, ma inevitabili difficolt, fate una ricerca
seria alla sinistra del PCI senza cedere alla tentazione di ricostruire un partitino classico e tradizionale all'ombra del PCI
o di ritirarsi in un aristocratico, distaccato atteggiamento di
critica costruttiva senza sporcarsi con il vivo del movimento che naturalmente oltre a fare cose giuste, rischia e
spesso sbaglia. Mi piacete perch non vi permettete di tremare
di paura tut*e le volte che succedono cose anche gravi e sbagliate all'interno del movimento e fuori, non correte precipitosamente a salvaguardare la faccia di persone perbene
all'ombra dei discorsi sull'ordine pubblico di coloro che del disordine sono la causa prima e pi grave. Siete gli unici che
pur dissociandovi giustamente dalla lotta armata avete il
coraggio di cercare di affrontare con seriet rivoluzionaria
questo discorso oggettivamente difficilissimo e rischioso senza
farvi impressionare dalla canea dei disonesti che danno addosso per interesse o per vigliaccheria a chi non fa finta di
credere che i prevedibili e gravi problemi della questione
della lotta armata si risolvano affrettandosi a creare comodi steccati verso quello e quell'altro oppure creando uno stato
sempre pi repressivo con leggi sempre pi fasciste e aizzando quotidianamente i lavoratori contro i mostri violenti
(tutti uguali e da esorcizzare) invece che contro i mandanti
della strage di piazza Fontana e simili, i colpevoli di Seveso
e simili, i colpevoli degli omicidi bianchi dei bambini morti di
salmonellosi, dei pazzi bruciati nei manicomi, dei bambini
che vivono tra i topi, di trent'anni di corruzione, ladrocinio,
evasioni fiscali e sfruttamento, della disoccupazione e dell'ingiustizia sociale in genere che si aggrava sempre di pi con
la partecipazione attiva di Berlinguer.
Queste infatti sono le peggiori violenze quotidiane e le cause prime del disordine, contro queste cose dovrebbe essere
mobilitato dai sindacati veramente e senza sosta il movimento

dei lavoratori occupati e disoccupati.


Saluti comunisti.

Luciana Morelli

Ricordando il 20 giugno
Brindisi
Compagne-i,
ho appreso da Lotta Continua del 28.6.77 che a novembre si
terranno delle elezioni amministrative che riguarderanno circa
4 milioni di elettori.
La mia prima impressione stata di smarrimento ricordando ci che successo dopo il 20 giugno e cio la crisi e la disgregazione che ha investito tutti i compagni rivoluzionari; per ho pensato che tra non molto dovremo nuovamente scontrarci con questo problema e quindi era giusto che si iniziasse
sul giornale un dibattito.
Sono d'accordo con il compagno Mario di Novara che il nostro dibattito si deve incentrare su due ipotesi e cio o l'astensionismo o la presentazione di liste di movimento. Sono d'accordo perch al solo pensare cosa successo prima del 20 giugno per la presentazione della lista unitaria tra i gruppi
mi viene la nausea (le lottizzazioni, gli intergruppi, la scarsa
rappresentanza nelle liste dei compagni che si trovano realmente all'interno del movimento).
Certo il movimento ha dovuto subire tutte queste cose per
non rischiare di rimettere in discussione la vittoria ottenuta
con la presentazione di una lista unitaria (di nuovo tra
virgolette).
Comunque del 20 giugno dobbiamo cercare di cogliere ci
che certamente di positivo c' stato e cio la possibilit che
abbiamo avuto di poter avvicinare larghissime masse di proletari.
Per anche se abbiamo fatto uno sforzo superiore alle nostre forze con la mobilitazione di migliaia di compagni che
hanno fatto la campagna elettorale tra gli operai, gli studenti, i soldati e le donne non siamo riusciti a raccogliere quello
che giustamente pensavamo.
Secondo me una delle cause maggiori che ci ha portato a
questi risultati stata la battaglia per la presentazione delle
liste che non ha fatto vedere effettivamente un unico polo rivoluzionario ma una ammucchiata di sigle che oltre a non

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avere un'unica linea si azzuffava tra di loro. Tutti i compagni
devono partecipare a questo dibattito perch non sono interessati soltanto quelli nelle cui citt si voter, questo perch il
dibattito si deve aprire s sulla presentazione o no delle liste
di movimento ma deve investire anche il problema dell'unit
della sinistra rivoluzionaria, il rapporto che il movimento deve avere con gli eletti (visto che il gruppo di DP non ha certamente avuto, escluso Mimmo Pinto, il ruolo rivoluzionario
che tutti i compagni si aspettavano). Compagni se queste elezioni devono essere fatte dobbiamo essere noi a deciderlo senza intergruppi e megadirigenti che ci danno indicazioni e soluzioni dall'alto.
Mauro

Giovent bruciata
Saragozza
Cari compagni,
ho ritrovato tra vecchi ritagli una piccola citazione di Edoardo Sanguineti, apparsa su Paese Sera del 18 dicembre 1975 intitolato: Poche righe, un auspicio, un voto per il Congresso
nazionale della FGCI . Visto che Sanguineti ricomparso sulla scena per far parte della schiera dei coraggiosi e virili
intellettuali (proprio cos, Amendola ha usato una volta anche
il termine virili ), ve la ripropongo affinch tutti i giovani
ne traggano giovamento.
Sarei propenso a indicare, nella oggi vulgatissima Mitologia della Violenza, un paradigma di "causa fittizia": la violenza documentatissima e documentabilissima sollevabile, e
viene sollevata, a principio esplicativo, fungendo, proprio, da
causa e da effetto: dinanzi all' "irrequietezza", di cui anche
un sinonimo aggravato, fa da madre e da figlia, in un beli'
esercizio teorico di sdoppiamento partenogenetico. Il mistificante mitologema di copertura, con il suo pressante richiamo
all'Ordine, concerne per essenza i giovani, naturalmente: e la
giovent, si sa, sempre "perduta" e "bruciata" .
Saluti,
Daniele Dalmasso

Espulso dalla FGCI


Pistoia
Cari compagni,
sono uno studente di Pistoia, frequento il corso sperimentale
all'ITC F. Pacini, ho 16 anni; dal 1975 sono iscritto alla FGCI
di Pistoia. In questi ultimi tempi mi sono rotto abbastanza del-

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la strategia e della linea politica di questo partito, ma sono
stato costretto a militarvi ancora per ragioni familiari (mia
madre funzionarla del PCI a Prato, e mi ha minacciato,
qualora fossi uscito dal partito). Gi questo l'esempio della
tanto declamata libert del PCI; ma il 7 giugno mi viene spedita (allego fotocopie) una lettera dove, in modo buffo e grave
allo stesso tempo, la Federazione di PT mi annuncia che essa
ha intrapreso una indagine disciplinare nei miei confronti. Si
rifiutano di dire le motivazioni, ma riesco ad avere un colloquio con il segretario della FGCI Giorgio Tibo (che poi cnta
ben poco) e Fabrizio Carraresi, uno strano tipo di factotum,
quest'ultimo, che svolge la maggior parte di mansioni in questo ambito. Mi si accusa di frequentare elementi dell'estrema
sinistra, di aver partecipato alla Festa Popolare, di aver distribuito volantini contro le schedature degli studenti, volanni non firmati dalla FGCI ma alla quale stesura avevo contribuito; mi si accusa ulteriormente di consumare e spacciare
droghe leggere. Possono star sicuri, questi Signori, che continuer a frequentare le persone che mi piacciono, che distribuir ancora volantini il cui contenuto coincide con le mie opinioni personali, e che parteciper attivamente alle feste popolari dove chi vuole si possa esprimere liberamente, senza bisogno di dover mangiare panini e salsicce, emblemi ricreativi
e culturali delle feste dell'Unit. Per quanto riguarda il discorso sulle droghe (termine che non significa niente di per
s, ma per il quale intendono tutto meno il vino, gli stadi, i
bar, ecc.) sono ridicolmente false le accuse che mi rivolgono;
e, come qualsiasi accusa, questa deve essere provata (se continueranno a dire che sono uno spacciatore li denuncer).
Riprendendo il filo del discorso, nel frattempo io ho lasciato
la tessera della FGCI, con grande dispiacere dei funzionari,
che cos non potevano pi espellermi! Ma credono di esserci
riusciti lo stesso: hanno riunito la crte con tutti i loro giurati
e mi hanno fatto il processo. Io non mi sono neppure presentato: 1) perch i processi non mi piacciono; 2) perch io avevo lasciato gi la tessera e quindi stavano giudicando una
persona che con loro ormai non aveva pi niente a che fare.
Comunque hanno deciso di accettare le mie dimissioni e di
espellermi (!). Evidentemente sono cos ottusi e falsi da non
capire pi nulla; ma hanno sempre paura di dire cosa successo, di dire le ragioni per le quali credono di avermi espulso; non hanno paura (e soprattutto vergogna) di dire che sono
comunisti, ma di fronte a fatti come questi noi non ci crediamo pi. Credo inutile e superfluo continuare a commentare

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l'accaduto: chi ha la mente libera da dogmi e paure varie lo
pu fare da solo. Saluti comunisti
Maurizio Frare

Chi ci fa violenza
non solo la diossina
Cesano Maderno
Vorrei denunciare la violenza alla quale sono sottoposti i
bambini delle zone inquinate dalla diossina. Forse non tutti
sanno che i bambini di queste zone vengono portati a disintossicarsi dalla diossina, per periodi pi o meno lunghi,
in localit diverse, sia in colonie marine, che montane.
Per prima cosa voglio che tutti sappiano che queste colonie sono completamente gestite dal Decanato di Seveso,
e cio da preti, suore, Comunione e Liberazione, dalla DC;
le nutrici dei bambini sono poi delle ragazze di et intorno
ai sedici anni ingaggiate direttamente dalla parrocchia. I
fatti che riferisco riguardano mia figlia Marzia, di sette
anni.
Mia figlia una cosiddetta handicappata , ma autosufficiente, stata da me inserita nella scuola elementare normale con un buon livello di adattamento sociale, con l'approvazione della stessa quipe pedagogica di Cesano Maderno.
La nostra famiglia un anno fa ha abbandonato Seveso subito dopo la nube tossica, e l'appartamento da noi abitato,
che era di nostra propriet, era situato nella zona A. Tra
l'altro, dopo essere stati alloggiati al residence albergo di
Ruzzano, ci hanno messi in una villetta nella zona di Molinello, a un chilometro da Seveso, dove abitiamo tutt'oggi.
Mia figlia l'anno scorso stata un mese a Pietra Ligure in
colonia appunto, e tutto era andato normalmente. Quest'anno invece dopo la regolare domanda all'ufficio decanale di
coordinamento e di assistenza di Seveso, domanda che era
stata accettata, con mia figlia abbiamo preso un pullman e siamo arrivati a Valle Crosia. Qui la bambina
stata affidata ad una suora, dopo lunghe ore di attesa, ma
dopo pochissimo tempo, la suora tornata e mi ha perentoriamente comunicato: la sua bambina, siccome mongoloide, diversa, turba l'organizzazione della colonia: per cui se
la riporti immediatamente indietro a casa; tanto domani il
medico non l'avrebbe accettata comunque . A questo punto

ho preso mia figlia e me ne sono tornato a Molinello; durante il viaggio sono stato avvicinato da un certo Fumagalli,
dirigente del decanato di Seveso, che mi ha detto che non
c'era niente da fare. Poi, successivamente, sempre in pullman, sono stato avvicinato da un altro del decanato di Seveso, che mi ha promesso invece di sistemare lui la faccenda. A distanza di alcuni mesi da questi fatti, questa mattina, finalmente, mia figlia ritorna in colonia.
In questi mesi le stesse compagne di gioco di Marzia
l'hanno molto aiutata, rifiutando la crudele discriminazione
che l'organizzazione assistenziale di Seveso le voleva imporre.
Insomma, oltre alla diossina, i traslochi, i disagi, mia
figlia ha dovuto soffrire anche questa violenza che stata
portata avanti in prima persona dalle suore, da quelli di Comunione e Liberazione, che dopo averci preso in giro per
mesi sull'innocuit della diossina, continuano a fare del male
alla gente di l.
Un operaio della SNIA di Varedo
evacuato da Seveso

Antonio Mariano il pianista


del movimento
Bologna
Parlare di un amico che non pi tra noi, dire cosa si
prova quando ancora ti rifiuti di credere a quanto successo la cosa pi opprimente e dolorosa che ti pu capitare.
Parlare di Antonio Mariano che molti conoscevano a Bologna, perch da anni ne frequentava la facolt di medicina,
ed anche perch era stato arrestato come partecipante a
Radio Alice (trasmetteva da Aradio Ricerca Aperta) parlare
di lui, oggi che sappiamo che non sar pi con noi una
cosa tremenda e le parole non servono a niente.
Il solito fatale, banale stupido incidente ce l'ha portato via.
In questi mesi in cui i miei figli erano in carcere, si era
comportato con noi come un vero compagno, portandoci tutta
la sua esuberante affettuosit, la sua speranza, la sua partecipazione anche nel nostro lavoro.
Non posso dire di pi, non ne ho la forza e spero altri
lo facciano in mia vece, in me rimarr sempre il ricordo del
suo sorriso.
Elena Minnella

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Il suo pezzo forte era "Chicago"


Bologna
Sono una compagna di Bologna e conoscevo Antonio. Adesso, per, Antonio non c' pi, morto. Potrei avere gi terminato di scrivere e invece continuo, perch mi sembra veramente assurdo che un compagno, la morte di un compagno rimanga circoscritta in un trafiletto di cinque righe su
Lotta Continua.
La vita di un compagno, la vita di una compagna sono
troppo importanti, la vita - sempre troppo importante per
potersi liquidare con due righe. Io conoscevo Antonio ma dirlo
adesso mi crea dei problemi perch troppo spesso tra i
compagni, quando muore una compagna, un compagno, immediatamente tutti lo conoscevano.
La stessa cosa successa con la morte di Francesco.
Tutti immediatamente si sono trovati a conoscere Francesco;
no, io Francesco forse l'ho visto a qualche manifestazione,
per non lo ricordo, ma sono stata male per la sua morte.
Antonio, invece me lo ricordo bene da cinque anni a questa
parte. Ricordo il giorno che l'ho conosciuto, un giorno d'inverno, ai giardini Margherita, suonava la chitarra, io sono
andata l, abbiamo cantato, abbiamo parlato, siamo andati
in piazza Maggiore assieme.
E tante altre cose, le cene a casa sua, le mangiate con
tanta gente, le suonate con la chitarra in piazza Maggiore,
Antonio, cantiamo qualcosa di C.S.N. & J.? . Il suo pezzo
forte era Chicago e l'ho cantato tante volte con lui. E poi
i giorni di marzo, il suo arresto alla radio, le cartoline in
galera: ti aspettiamo , esci presto . E dopo due mesi di
galera uscito, ma continuava a sentirsi dentro anche fuori,
si sentiva in colpa nei confronti dei compagni che erano in
galera e lui invece no. Mi chiedeva tutte le volte che lo incontravo se sapevo qualcosa di nuovo sui compagni della
radio, su Valerio, su Mauro, su Gabriele.
Poi l'incidente. Una morte stupida. Ma forse non esiste
una morte intelligente. Un sorpasso, una corriera, un incidente.
Antonio non c' pi. Telefonate, avverti quello, quell'altro, telefona alla radio. Un treno per Termoli, nella notte,
sette ore di viaggio, nessuno parlava, tutti parlavamo, ma
Antonio non pu essere morto. Poi l'arrivo in un paese piccolo, i cartelli Antonio Mariano, 26 anni, studente in medicina, deceduto in un incidente stradale .

Il nastro di Radio Alice trasmette il suono di Chicago ,


di Chopin sulle barricate del 12 marzo.
Antonio non era solo questo, era di pi. Non soltanto
Francesco vivo e lotta insieme a noi, anche Antonio vivo
e lotta insieme a noi.
Daniela

Chopin sulle barricate


Trascinato sulla strada / fra due barricate / si trova
stupito / a suonar note / pi calde, pi dolci. / Il mogano
lucido / circondato dal fumo / sporco dei lacrimogeni. / Ed
uno strano pianista / deposti i sampietrini / suona imprevedibile / la sua serenata. / Sul suo capo / sassi e cose passano. / E una voce allarmata / oltre la barricata / pi in
l cento metri / un pianoforte, attenti / pu essere nocivo . / Sorridono i compagni e la tensione cala / l'aria
si fa pi dolce / sul legno lucente / si ammucchiano i pav. / Il pianoforte borghese / accompagna gli scontri / e
si sorprende / pi giovane / in mezzo alla strada / guidato
da un pianista / senza il frac.
Carla

Due cose che oggi


mi hanno fatto molto incazzare
Bologna
Cari compagni,
ci sono due cose che oggi mi hanno fatto molto incazzare. E le
butto gi cos come le ho vissute, cio molto male.
La prima l'ennesimo attentato da parte di sconosciuti,
a Torino, a un tipo (anti-operaio, ecc.), che ora rischia di
morire e non importa se per un incidente tecnico-militare.
Io credo che noi siamo contro la pena di morte, anche
se la sentenza venisse da un tribunale popolare a larga maggioranza riconosciuto come tale.
Su questo gi penso che si debba cominciare a discutere: gli slogans che si facevano una volta (ed ora non pi
grazie alla nuova ricchezza del movimento) sul sangue e le
ossa rotte di fascisti e baschi neri mi facevano rabbrividire.

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E non perch pensavo alla gente ai lati del corteo, davano


proprio fastidio a me e a tanti come me. Credo che se vedessi del sangue per terra non mi sentirei tanto bene, sia
che appartenga a un fascista o a chiunque altro.
Cos al di l del giudizio sul contributo di queste azioni
alla svolta repressiva, alla rinnovata celebrit di Montanelli,
ecc., penso che dobbiamo giudicare anche il fatto che pochi
intimi decidono di sparare a freddo a un tipo, chiunque sia,
e magari ammazzarlo.
Non solo la questione del terrorismo, quando il 19 a
Milano la gente non andata a lavorare perch la metropolitana non funzionava, ho provato una certa intima soddisfazione.
Abbiamo fatto una buona campagna sulle droghe, distinguendo fra quelle che, come si dice, allargano l'area della
coscienza e le droghe fasciste.
Cominciamo a fare chiarezza sull'uso della violenza,.sulla
differenza fra la violenza di un corteo-insurrezione che a
Bologna fa le barricate all'Universit, sfonda le vetrine di
lusso, attacca la sede della DC e di cui il movimento sorto
in Italia negli ultimi mesi si fa carico, e la violenza individuale e impotente che colpisce alle spalle, che nasce ricalcando gli schemi di quella brutale, di padroni e fascisti.
C' una violenza che apre la via e una che rischia di
chiuderla definitivamente. E non questione di livelli ,
perch non penso che un colpo di pistola di nascosto sia solo
qualcosa di pi dei sassi e delle molotov (strumenti di lotta
collettivi) di un corteo. E' qualcosa di diverso.
L'altra cosa che mi ha fatto incazzare il modo in cui
i) giornale ha affrontato la cosa: scarne notizie di agenzia
(magari domani un fondo meditato ma severo) e l'immancabile assemblea operaia in cui la votazione non ha espresso per intero il dissenso operaio .
Cerchiamo di essere meno trionfalisti e pi seri. Non c'
niente di strano che un'assemblea operaia voti a (grande?)
maggioranza la solidariet a uno sfruttatore diventato eroe
del lavoro. Analizziamo perch ci avviene, il valore non solo
emotivo ma strategico di questa votazione. La verit rivoluzionaria (anche se ormai suona banale).
Cercate inoltre di tenere conto delle lettere di critica che
vi mandano.
Approfitto per salutare Bruno, Diego e gli altri compagni
di Bologna latitanti e in galera, se leggono il giornale.
Pietro

Ortodossia femminista
Milano
Care compagne,
vorremmo scrivervi le nostre impressioni sul convegno su
Aborto, sessualit, ecc. tenutosi a Milano il 25-26 giugno.
Queste impressioni si riferiscono soprattutto alle fasi assembleari di quel convegno: c' stato un dibattito politico,
nel senso di staccato dal personale, interventi che ribadivano posizioni risapute giusto per ribadirle, senza partire dalle
proprie esperienze, e che parlavano di donne come terreno
di agitazione o massa di manovra. Vi era un clima in cui
regnava l'ortodossia e il conformismo: qualsiasi cosa detta
che si discostasse dai binari dell'Ideologia Femminista veniva disapprovata e commentata e etichettata.
Insomma c'era un clima in cui, se per esempio avessimo
detto queste cose sarebbero state considerate una provocazione e come tale violentemente rifiutate.
Secondo noi due, questo atteggiamento era provocato dal
rifiuto ostinato di parlare di noi considerando la nostra interezza: si parlava pochissimo della nostra sessualit col maschio che poi quella che provoca aborti; si voleva a tutti
i costi tacere la nostra dipendenza, sottomissione, amore e
legame coi maschi; il nostro coinvolgimento-amore per il loro
potere e la loro sessualit.
D'altra parte dei nostri desideri in termini concreti non si
parla mai, e sembra che tutto il fascino maschile su di noi
sia sempre e solo un fatto ideologico. Secondo noi un fatto
positivo e una emancipazione andare col maschio perch ci
piace, perch cerchiamo il nostro piacere, non per la sicurezza o il loro potere.
Sembrava che parlare di maschi fosse fuori dall'Ortodossia Femminista e fosse indice di poca emancipazione, quindi
da nascondere.
Il fatto che invece in questo convegno (come spesso) il
maschio era il grande assente.
Non sappiamo se vi mai capitato, ma in questi convegni di donne noi ci sentiamo tagliate fuori da voi, compagne,
fuori dai vostri desideri, interessi, curiosit, respinte, e la
nostra curiosit e i nostri desideri su di voi rifiutati.
Io, V., in nessuna altra congregazione umana ho avuto
questa sensazione. Ad un convegno od incontro qualsiasi, da
sola ci vado volentieri, in uno di donne mi sento isolata e
triste. Insomma cos evidente eh* non ci amiamo, n noi

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stesse n tra di noi, che abbiamo questa ideologia e impegno col maschio, che ci scandisce la vita. Perch allora non
ne parliamo? Eliminando fra di noi ogni sia pur vaga tensione sessuale e curiosit in queste occasioni rimangono solo
rapporti di potere: quella che parla bene, quella famosa,
quella che conosce tutte e non mai sola, le portavoci dei
vari collettivi. Il resto sono le tagliate fuori che si accodano.
Avremmo voluto dire, e sarebbe stata, l, una provocazione, che a noi fare all'amore coi maschi piace molto, che
una cosa che ci coinvolge, che non ci passa neanche per la
testa di smettere e che sappiamo che continueremo a farlo.
Noi vorremmo che i nostri desideri si sviluppassero e
realizzassero, vorremmo fare all'amore con esseri umani e
basta (non con maschi o femmine), vorremmo non essere costrette o richieste di censurare ancora una volta desideri o
pensieri quando si parla tra donne, e che parlassimo insieme
di questa ideologia del maschio che ci accomuna, tentando
di non esserne ancora schiave senza cercare di nasconderla.
Ci sembrato di capire che per molte donne la definizione di femminista rappresenti ancora una volta una
falsa coscienza che ci impedisce di riconoscerci, di uscire e
di provare. Vorremmo anche dire due parole sul perch scriviamo a Lotta Continua e QdL: -1) sappiamo che contraddittorio scrivere queste cose a giornali, fatti e letti non solo
da donne; 2) per vogliamo comunicare queste cose e non
abbiamo altri strumenti; 3) vogliamo comunicarle soprattutto a donne escluse da ogni tipo di lite e di potere femminista proprio come noi; 4) pensiamo che sia ora di smettere
di accettare il comportamento elitario che vige tuttora nel
movimento. Bacioni.
Valeria e Anna - Coli, ferrivi. Le Erinni

Notarnicola
Bologna
Cari compagni,
vi scrivo dopo brevissimo tempo da una mia precedente, per
informarvi che il compagno Sante Notarnicola stato nuovamente trasferito all'Asinara.
Sulle condizioni in cui vivono i compagni in quel penale
vi hanno gi scritto i familiari dei compagni dei NAP e
magari dopo che sar riuscita a vedere il compagno vi scri-

vero nuovamente altre notizie. Con questa voglio semplicemente raccontarvi il modo come avvenuto il trasferimento del compagno.
Dopo che Sante era partito dal penale di Favignana, avevamo aspettato alcuni mesi per informarvi (per l'invio del
quotidiano) per essere sicuri della sede definitiva.
Una ventina di giorni fa il direttore del carcere di Fossombrone, dott. Maturo, aveva assicurato Sante di questo.
Sabato 3 luglio, io avevo un colloquio con il compagno e
sono uscita come al solito alle 16. Verso le 18 sono tornata
al carcere per portare alcuni generi alimentari, come facevo di solito e mi sono sentita dire che Sante non era pi l
e che la nuova sede era appunto l'Asinara.
Alle mie vivaci insistenze, il dott. Maturo ha accettato di ricevermi e quando l'ho accusato di un comportamento infame, degno del periodo fascista, si giustificato
che lui aveva ricevuto ordini e che non aveva avvertito n
me, n il compagno, per evitare una protesta violenta del
compagno!
Questo il loro modo di applicare gli articoli della riforma l dove dicono che al detenuto va data tempestiva notizia del trasferimento e, sempre per essere dentro alla loro
legalit, anche l'articolo che prevede che il detenuto possa
informare subito la famiglia della nuova sede stato applicato in questo modo.
Ieri ho telefonato al penale dell'Asinara ed ho parlato con
il direttore, dott. Cardullo, ormai molto famoso, il quale poich mi conosce come militante di sinistra, a causa del mio
impegno nel Soccorso Rosso (avevo scritto diverse volte a
compagni detenuti all'Asinara) si divertito a dirmi...
ma non sono sicuro che lei effettivamente sia la moglie di
Notarnicola e quindi non le dico se lui gi qui . La sua
soddisfazione per mi ha confermato che il compagno era
gi arrivato (ne ho poi avuto conferma attraverso altre strade) ma da Sante fino ad oggi non ho ricevuto nulla e conoscendo bene il compagno, sono certa che il silenzio non certo dovuto a sua pigrizia.
Come riportava anche la stampa ufficiale (Corriere, Giorno, ecc.) ai compagni l arriva pochissima stampa, anzi gli
viene negata. Ritengo comunque che sia necessario che voi
inviate il quotidiano.
Questa naturalmente (la mancanza di notizie del compagno) non solo la mia situazione, ma quella dei familiari di
decine di compagni che si ritrovano all'Asinara.
Anche i colloqui sono resi praticamente impossibili, a

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causa delle limitazioni a cui si costretti a sottostare e che
comunque alla fine sono a completa discrezione del dottor
Cardullo.
Come vi dicevo, pi avanti vi scriver nuovamente e pi
dettagliatamente i tentativi del potere di distruggere, fisica1
mente e psicologicamente, dei militanti comunisti concentrandoli in carceri speciali, di cui l'Asinara il primo di una
serie, e tenendoli in isolamento totale, sia dagli altri detenuti
comuni sia tra di loro. Saluti comunisti.
S. Berselli Notarnicola

Alla vostra grande personalit


S. Cipriano
Lo scrivente De Rosa Aniello, del fu Michele e del fu
Serao Beatrice nato a S. Cipriano d'Aversa (Caserta) il 25
marzo 1919 e l domiciliato al corso Umberto I 123, costretto a scrivere alla vostra grande autorit per i gravi soprusi che deve subire. Tiene molti figli a carico tutti disoccupati. Credo che non ho fatto niente di male se alcuni anni
fa su di un tratto della spiaggia a Pineta Grande e precisamente al Km. 34 di Castelvolturno feci un parcheggio sulla
spiaggia libera oggi chiamata Delfino. Ebbe anche il permesso ma nel 1972 se lo ritirarono. Si arrangia come tanta
gente per guadagnare un pezzo di pane per la famiglia e
non credo che meglio che va a rubare insieme a tutta la
famiglia.
E' andato alla Capitaneria di Napoli per pagare ma gli
hanno detto che non lo pu fare perch l'intendenza di Finanza di Caserta ha una causa contro di lui, e proprio l'intendenza di Finanza aveva detto di andare a Napoli alla Capitaneria. Lo hanno mandato da un ufficio all'altro senza mai niente.
Perci si rivolge alla vostra grande autorit. Se deve pagare
qualche cosa pronto a farlo, ma anche la dogana di Napoli gli ha detto che non pu fare niente e che gli vogliono
anche abbattere tre locali che gli servono sulla spiaggia per
dormire.
Nelle sue stesse condizioni si trovano altre cinque persone e non pu fare i nomi, perch questi non vengano perseguitati. Ma allora un partito preso. E poco distante non
parliamo che il famoso Coppola ha costruito addirittura una
citt e quando ha fatto la causa ha avuto poche migliaia
di lire di multa. Allora se la vogliono pigliare proprio con i

piccoli, questa la democrazia e la libert, togliere il pane


a tanti poveri disgraziati che non hanno un santo in paradiso.
Si rivolge alla vostra grande personalit per fare presente al Ministro delle Finanze, all'Intendenza di Finanza di
Napoli, all'Intendenza di Finanza di Caserta, alla Dogana di
Napoli che ci possono dare una sanatoria come ci hanno
spiegato e pagando cos non sar pi perseguitato.
Io vorrei vedere se in quel posto Coppola ci dovesse fare
un altro villaggio, se ci sarebbero tanti ostacoli. Vi prego
di aiutarmi e di non mandarmi in mezzo ad una strada.
Con tanti ringraziamenti aspetto una vostra risposta.
De Rosa Aniello

Maria Pia e Franca


non sono due traviate
Roma
Cari compagni di Lotta Continua,
chi vi scrive sono tre compagni fuoriusciti dalla vostra organizzazione e adesso militanti nell'area dell'autonomia operaia.
Veniamo subito al dunque. Ci siamo trovati a leggere
l'articolo a proposito della cattura della Vianale e della
Salerno firmato movimento femminista romano (?) e nemesiache. Crediamo che grande sia la ribellione e l'amarezza
dei compagni che hanno letto quelle frasi odiose e insensate.
Queste sedicenti compagne rifiutano i metodi di lotta
che si basano sulle armi ? Liberissime di farlo, ma non gettino fango e calunnie sulle scelte politiche e militari di queste compagne, scelte pienamente consapevoli, portate fino in
fondo e pagate duramente sulla loro pelle. Noi non siamo
d'accordo con questo tipo di lotta che i NAP portano avanti
perch pensiamo che solo la lotta di massa organizzata pu
essere vincente sul piano politico e militare. Ma non condividere questa strategia non deve voler dire unirsi a tutti
quelli che dicono che Pia e Franca sono due povere traviate dai loro rispettivi compagni di vita e di lotta, come
dice Gente di Rusconi o come dite voi nemesiache parlando
di dipendenza psicologica dal maschio o di spirale della
violenza che ci vuole strumentalizzate . La miseria che traspare da queste affermazioni infinita. Le compagne Pia

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e Franca sono state pestate e sbattute in galera ferite e


senza cure ma questo per voi nemesiache si pu ridurre alla
logica maschile che le massacra e le distrugge .
Non c' una parola, e non ci potrebbe essere, contro il
comportamento nazifascista dei carabinieri perch voi accomunate i repressori e i rivoluzionari, gli assassini mercenari
di stato e i compagni che lottano e pagano con la vita scelte
anche sbagliate, non c' una parola sulla ferocia e sulla
violenza che ci circonda tutti, sull'emarginazione e sull'oppressione sociale, come nei carceri o nei manicomi, che porta
alcuni compagni e compagne a intraprendere la via della
risposta immediata, del terrorismo.
Dite Siamo con loro ma sapete benissimo che non
cos, tanto per mandare quel po' di solidariet ipocrita, ci
viene quasi da pensare che una aggiunta posticcia e insincera per giustificare il resto.
Ecco, chi ha scritto quell'articolo si semplicemente appagato, ha detto la sua su un fatto, un fenomeno di cui
i compagni parlano, la gente parla, la TV parla. Il pezzo
in questione termina cos: a tutte le donne che vogliono
lottare... diciamo: non mettiamo la nostra energia, la nostra
rabbia, la nostra intelligenza al servizio di lotte non nostre .
Una sola cosa vogliamo sapere: chi siete voi per dire questo, ne sapete voi qualcosa di sfruttamelo, di ritmi e nocivita, di lavoro nero a domicilio e no, di licenziamenti? Un
po' di fabbrica non vi farebbe male, forse la sera sareste
cos stanche che non avreste la forza di sparare cazzate. E
poi sentite veramente il bisogno di cambiare questa esistenza o volete ridurre tutto a una guerra tra i sessi?
Vorremmo per ultimo invitare le compagne della redazione a pronunciarsi chiaramente sui fatti, dal momento che
l'equidistanza non ha mai giovato a nessuno. Vi salutiamo.
3 compagni

Siamo stufe
Pescara
A cosa servito Rimini? e quello dopo Rimini, se i compagni menano ancora?
Questo successo a Pescara: il compagno Alessandro Azzolla nella sede di Lotta Continua ha picchiato una compagna imponendo con la violenza la propria supremazia di maschio virile .

Questa la riconferma per chi ancora non crede che chi


mena non sono solo i fascisti ma anche i compagni .
Alessandro un compagno che pretende di fare gli interventi nel quartiere, quando non ha capito ancora niente di cosa la rivoluzione e come ci si arriva a farla e i rapporti che
si devono avere fra compagni-e e proletari.
Questo tipo di violenza un'arma di chi si sente debole e
di chi sta sulle difensive.
La vostra violenza solo impotenza .
Anna Maria

Oltre lo steccato
Piombino
...Poi venne una stagione molto triste, che non c'era il potere operaio e il rosso diventava grigio e grige anche le nostre
facce, non ci piacevano pi.
Dei saggi dissero: E' ormai cos forte il fetore del sistema che noi stessi ne puzziamo e, ormai assuefatti, non ce ne
accorgiamo neanche .
Certi cominciarono subito a cospargersi di deodoranti, altri
cercavano di andare pi a fondo, magari con l'aiuto di certe
erbe.
E poi fu primavera, ma passata anche quella.
Ora vi chiedo, dpo che se ne fatte di belle assieme: dov'
finito il nostro trip? gli indiani erano una trovata pubblicitaria
per il lancio di mocassini e tende da campeggio?
Altri dicono che il compromesso'ha vinto, che il movimento
morto, altri che gli autonomi l'hanno violentato (non parliamo dei NAP) : noi sappiamo che il movimento si trasforma per
riscoppiare pi ricco e forte, ma ora, diciamocelo, molto
stretta la nostra riserva e quasi non si riesce pi a riconoscere
la faccia dei nostri fratelli.
Abbiamo riso assieme della nostra pazzia e sputato sul potere, bambini entusiasti delle stelle: nessun potere per noi,
non vantaggi personali, n allori n ghirlande, solo il potere
di vivere: amore e movimento, wow!
Le contromisure ci hanno sparpagliato, noi non siamo abituati a stare sulla difensiva, e un senso di impotenza ci pervade, solitudine e paura.

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Il trip divenuto individuale rievoca paranoie: l'amore ci
sembra egoismo, le stelle sembrano rimproverarci la nostra
superbia, i potenti che gli abbiamo riso sul muso, ora ci
fanno terrore, alcuni di noi non ce la fanno: mandano 1.000
messaggi per dire che tutto va bene, che quel che si scoperto in noi scavando con fatica cosa buona: che siamo della
trib degli uomini e la nostra intelligenza e il nostro corpo
non ci serve tenerceli gelosamente come una propriet, il comunismo va comunicato, senn muore.
A volte le risposte arrivano in ritardo, e rivelano ipocrisia,
falsa coscienza: Tra il pi umano-a, sensibile, sempre allegro-a, aveva la capacit di trasformarsi (classico!), era un
"diverso-a" (immancabile! con le virgolette che sembrano muri per evitare il contagio) .
Peccato che ci accorgiamo che c'eri anche te solo ora che
non ci sei pi. E comunque ti avremmo preferito sparato-a
dalla polizia, ci restava lo sfogo della rabbia collettiva,' ma
cos pare quasi che ti abbiamo ucciso-a un po' anche noi.
Io voglio vivere e voglio che i compagni vivano, da vivi.
Non cerco piet.
Aiutatemi solo a vincere il senso di inutilit, fate brillare
i vostri volti, che li possa scorgere oltre il fumo lacrimogeno,
oltre lo steccato che ci divide.
Luano

Venite
Bologna
Venite a Bologna. Sarete ospiti miei e capirete fino a
che punto siete stati ingannati . Si tratta dell'invito del sindaco Zangheri agli intellettuali francesi firmatari del manifesto contro la repressione in Italia e riportato al termine di
un lungo articolo apparso su Le Monde.
Zangheri ricorda che proprio Guattari uno dei firmatari del manifesto venuto a Bologna la settimana scorsa
per partecipare ad una conferenza in un locale comunale,
aveva assistito senza dire nulla ad un atto di repressione:
tre militanti comunisti erano stati cacciati in malo modo.
A questo punto bene precisare come si svolsero i fatti
citati da Zangheri.

La sera di gioved 7 luglio c.m., nella sala dei Seicento,


viene presentato il libro Bologna, marzo 1977... fatti nostri
con la partecipazione di Guattari, Baldelli, Spano, l'editore
Bertani e la redazione de II cerchio di gesso. Il sottoscritto,
nella sala gremita di compagni, sta vendendo il libro in questione. E' presente anche il comunista Otello Ciavatti
della redazione de La societ, tristemente nota per l'articolo
viaggio attraverso l'eversione . Il sottoscritto offre loro il
libro: ridacchiano. C' da entrambe le parti uno scambio colorito di frasi e prese per il culo fino a quando, avendo io
fatto riferimento all'articolo de La societ il comunista
Ciavatti dichiara trionfalmente: vedrete come sar pi bello il prossimo numero, pubblicheremo nome, cognome e indirizzo dei provocatori . La mia reazione immediata e lo
invito ad andare al microfono a confermare ogni cosa. L'invito viene pi tardi rivolto dall'assemblea al termine dell'intervento di Pio Baldelli.
Il coraggioso redattore de La societ rifiuta: lui non fa
discorsi, e l'espulsione al grido di fuori i delatori e via, via
la nuova polizia ne la logica conseguenza.
L'Unit dir poi che nel corso della presentazione pubblica di un libro sui fatti di Bologna alcuni nostri compagni
sono stati letteralmente scaraventati fuori dalla sala... ,
nessun accenno, naturalmente, alla dinamica dei fatti.
Strani martiri quelli del PCI, che escono indenni da un'assemblea di scatenati provocatori e non con le ossa rotte come capitato a Valerio Minnella, ospite obbligato delle carceri del compromesso storico.
Quando a Benecchi, in occasione di un comizio dell'FLM
tolsero il microfono per non farlo parlare, l'Unit tacque;
quando il fratello di Francesco fu allontanato dal palco di
piazza Maggiore in occasione del comizio di Zangheri ma
non fu negata la parola al rappresentante della DC l'Unit
tacque.
Ora invece che il movimento sa distinguere i delatori dagli informatori, e i compagni di classe dai cani da guardia
del padrone , l'Unit si incazza e... dice cazzate.
Se l'invito agli intellettuali francesi avr un seguito, se
non sar teleguidato e culminer come augurabile, in un
dibattito pubblico (senza il servizio d'ordine del PCI a mettere la museruola ai compagni) non dubiti il sindaco Zangheri
che il movimento di opposizione sar presente ed avr molte
cose da dire.
Mario Barboni della FAB

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Immagini di un pianoforte pazzo


Campobasso
E' una immagine di Antonio Mariano, venuta fuori dai ricordi; ricordi di una giornata di lotte nel Meridione, nella
terra di Antonio.
Io non l'ho mai conosciuto. Il suo volto era per me, fotografo, parte di una manifestazione regionale, qui nel Molise,
di coloro che, gi anni fa, battendosi contro il potere democristiano, seguivano una strada che non andava bene ai programmi di cedimento (tradimento) per i burocrati del PCI.
Da un paesino abbandonato, dove la violenza fine e subdola, atroce nello stesso tempo, venne a partecipare un gruppo di compagni di base del PCI. Di essi parl un compagno
che qualche tempo prima aveva avuto un esaurimento perch
figlio di emigrati, egli stesso emigrante, con una vita ingiusta di angherie e soprusi, disoccupato. Per i burocrati la giustificazione-accusa fu: matto!...
Era matto lui, come fascista e provocatore Antonio,
che sotto il fuoco della polizia, nell'odore acre dei lacrimogeni sente il bisogno di suonare per tutti canzoni di libert;
ora Antonio morto... in libert provvisoria. Per qualcuno
la sua morte la logica conseguenza della sua vita e soprattutto delle sue pretese: uno che non accettava i sacrifici. I compagni di Antonio sono in galera, latitanti, ricercati... con i loro volti hanno riempito le piazze e le menti di
ideali di giustizia e di uguaglianza. In Parlamento, liberi,
ricchi, potenti di boria siedono e mostrano i loro volti coloro
che sono invischiati fino al collo nella strage di piazza Fontana. Tanassi uno di essi. Di un paese della terra di Antonio, ricco e potente. Ma Tanassi solo se stesso e a lui ci
riportano le stragi, le truffe, i peculati. Ad Antonio ci riportano le lotte e gli ideali. Il suo volto fa parte della lotta
di tanti: noi glielo abbiamo espropriato gi da anni perch
il nostro volto!
Cosa il PCI dice in questi giorni contro il volto del potere
delle stragi e degli scandali? Con quanto fango invece copre
il volto di Antonio, il provocatore del complotto, o quello dei
matti del dissenso! Perch si adira e risponde solo se un
intellettuale ad accusarlo? ...uno di quelli buoni per, quelli che inseriti in questo sistema scrivono e pubblicano libri,
quelli dal grosso nome.
Ma il matto, Antonio e i compagni in galera e Francesco e
Giorgiana non sono intellettuali .

E la vecchia pensionata dei tovaglioli di Bologna, i bambini della mensa proletaria, gli operai di Bagnoli e i disoccupati di Gioia Tauro aspetteranno che questi intellettuali , dall'alto del loro potere, riescano in qualcosa per loro?
Mi auguro di no.
Certo difficile scrivere perch in me c' la grande tristezza di non aver saputo niente di Antonio, della sua morte,
del suo ritorno tra noi, nella nostra terra, nella terra da cui
dovremo cacciare i Tanassi.
La tristezza del- funerale di Antonio senza il suo volto.
Flavio

Caro Antonio
Ciao, sono la ragazza di Antonio Mariano, il compagno morto il 30 giugno in
un incidente e al quale avete dedicato l'ultimo articolo su Lotta Continua
di oggi. Ecco, vorrei che pubblicaste
questa lettera che forse non tutti capiranno, che molti considerano sdolcinata e pesante ma per me di vitale
importanza perch forse l'unico modo
che ho per parlare con lui, di lui e
per lui. Vi ringrazio e vi abbraccio
forte.
E' una di quelle sere che mi ritrovo effettivamente sola
con me stessa, con la mente pronta a ridimensionare e ad
analizzare il tutto, stranamente lucida. Mi sembra bello stare qui a scriverti come ho sempre fatto fino a 15 giorni fa,
non so proprio cosa dire mentre mi rento conto di essere
sul punto di piangere... Sai amore, anche stasera ho le mani gelate e sto cercando di trovare il tuo caldo corpo tra
le morbide lenzuola del mio letto. Aho! Ma si pu sapere
dove ti sei cacciato. Fino a qualche minuto fa ho sentito le
tue parole, ho percepito i tuoi brividi di freddo, ho ascoltato con l'orecchio sul tuo stomaco i gargarismi della fame, ho baciato le tue labbra fresche e dolcissime. Ma dove
sei? Oh ma dove sei? Ma se solo potessi scrivere parole d'
amore sullo splendore dei tuoi capelli, se solo potessi colorarti il cuore con la polvere delle ali di farfalla, se solo p-

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tessi accarezzare le tue ciglia con l'arcobaleno, se solo tu


fossi qui, ora come tutte quelle nostre volte clandestine.
Oh amore come sono volati questi 2 anni, il primo incontro
alla stazione di Termoli, i lunghissimi pomeriggi nella casa
del mare,' le suonate dolcissime in campagna da Carlo, i
saluti affrettati, i baci, le ansie, il mio e il tuo stare bene,
le lettere, le foto, i regali, i maglioni nostrani , i defenestramenti, i casini a casa e tutto... tutto il resto... per
non parlare delle corse sulla moto, quella moto vecchia e
sgangherata ma tanto tanto dolce. Ecco, lo sapevo, non riesco pi a scrivere, aspetta prendo la chitarra e ti regalo
un brano, s uno a caso. Chicago . Ti amo all'inifinito.

mente la valle e con pretesti assurdi, assolutamente allucinanti ci hanno imposto di andarcene. Il fulcro delle motivazioni per cui dovevamo andarcene era di natura ecologica vista l'estrema pericolosit nel cacare in campagna .
In una atmosfera del genere come ben capite si possono innescare provocazioni anche gravi, il nostro atteggiamento
pacifico dettato da motivazioni di genere di opportunit,
ma non servito a nulla e non eterno.

Nemico maschio

Lilia
Pomezia

Cacare in campagna
S. Teresa di Gallura
Cari compagni,
siamo quelli scacciati dalla Valle della Luna dopo una serie inaudita di provocazioni.
Ma procediamo con ordine : noi siamo. arrivati qui circa
una settimana fa, ma gi c'era altra gente nelle grotte occupate nella valle. Circa due giorni dopo, tornando verso
la valle e passando per il paese alle 8 di sera si faceva un
po' di casino (ma era una cosa regolare vista l'ora) al che
alcuni abitanti del paese (in 3 ! ! ) hanno provocato una specie di rissa subito placata in quanto l'estrema maggioranza
della popolazione pur essendo emotivamente presa non era
aggressiva nei nostri confronti. Da l nata una atmosfera
tesa, assolutamente gonfiata dalla stampa locale, dal sindaco, da 2-3 fascistoidi o proprietari di grandi alberghi che
vedono sfumare con la venuta dei freaks il miraggio di
un turismo di classe. Sere dopo si verificato un altro episodio di provocazione con il lancio di un petardo in mezzo
al nostro gruppo che sostava per strada. Il sindaco e la
giunta comunale hanno creduto bene, in nome della cittadinanza, di inviare un telegramma al ministero degli interni
in cui si dichiaravano impotenti di fronte ad una eventuale
sommossa popolare contro i freaks e richiedevano ingenti
forze dell'ordine.
Le forze dell'ordine (carabinieri e polizia in numero di
circa 30) sono venuti ieri mattina, hanno occupato militar-

Vorrei fare una critica al comunicato delle femministe di


via Pompeo Magno. Le compagne femministe vedendosi criticate da un maschio potrebbero benissimo dire: Ma
questo che cazzo vuole, come pu capire i problemi "nostri" (me lo sono sentito dire troppe volte) ma,io scrivo lo
stesso perch oltre che essere un maschio, sono anche un
compagno, che lotta per abolire i ruoli che la borghesia ci
ha imposto, sia quello maschile che quello femminile. Ora,
dal comunicato delle femministe, sembra che il femminismo
con la lotta di classe non c'entri per niente, anzi, le donne
non devono mettere la loro rabbia al servizio di lotte non
loro , insomma, se Maria Pia in quel momento si fosse trovata a stendere comunicati a via Pompeo Magno era meglio
secondo loro. E si arriva persino a dire che la scelta di militanza di Maria Pia e delle altre donne dei NAP non derivi da una loro scelta, ma da una sorta di condizionamento
o di dipendenza psicologica ai valori maschili . Quello che
mi fa pi incazzare che si parla di un nemico maschio ,
un maschio in astratto, mentre bisogna combattere la mentalit maschile, chi la crea e chi se ne avvantaggia, perch ricordiamoci che il maschio non altro che il prodotto della societ borghese-capitalistica, un ruolo impostoci dall'
alto che noi dobbiamo rifiutare allo stesso modo del ruolo
femminile di Madonna o Puttana.
,
Nel comunicato si arriva inoltre a giudicare la lotta armata non pi come atto di> rivolta contro il sistema (con tutte
le riserve in merito, naturalmente) e contro lo stato, ma
come prodotto della barbarie maschile . Aooo ! ! ! Ma che
siamo pazzi?
Con la convinzione di essermi meritato anche qualche

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maledizione dalle femministe (comunque preferirei una risposta) saluto a pugno chiuso.
Fox

Stupro, esercizio di potere


Bologna
Questa lettera di denuncia della situazione estremamente
tesa nella sezione femminile del carcere di San Giovanni in
Monte, a Bologna.
Questo a seguito di ci che avvenuto nel pomeriggio del
28-6 quando, dopoa un battibecco fra due detenute, la suora
ha fatto intervenire pi di una decina di guardie (uomini)
che hanno picchiato duramente (sono visibili lividi ed escoriazioni) due donne, ribellatesi alla chiusura nella cella prima
dell'orario. Una di esse poi stata trasferita, dopo il rapporto in direzione di suore e guardie, nel carcere punitivo di
Modena.
E questo solo l'ultimo dei fatti che qui succedono da
tempo, ma che non possono essere denunciati per l'inattendibilit (a sentire loro) delle donne coinvolte (minorenni, tossicomani, ecc.).
Le donne che entrano in carcere sono trattate dalle suore come puttane, quando va bene. Non si esce nel corridoio
con una maglia scollata; ci ascoltano solo quando diciamo
porco dio; per fare la doccia bisogna, oltre che vestirsi completamente, fare la fila perch non possiamo farla contemporaneamente. Le suore gestiscono completamente, a nostra
insaputa, conti e spesa; le tossicomani sono trattate come
cani e lasciate a se stesse nelle crisi di astinenza.
Ogni esercizio di potere contro le donne stupro, e qui
il potere si esprime nel comportamento previsto ; nel non
lasciare nemmeno illusioni di autonomia di pensiero. E' necessario per loro che le tensioni vengano anche qui sfogate
attraverso la nostra divisione, nei comportamenti violenti e
astiosi che si creano tra di noi.
Ma questi squallidi personaggi, che hanno il compito di
farci credere che le quattro mura che vediamo sono ben solide, prima o poi si ricrederanno.
Le detenute di S. Giovanni in Monte

O Maria santissima
Milano
Questa immagine allegata mi stata consegnata da un ex
partigiana che abita nella mia zona (P.ta Ticinese). A lei
stata data da una degente del Policlinico, di Milano, dove
stata distribuita dalle suore che ci lavorano . Inutile
dirvi l'incazzatura della compagna che me l'ha data, delle
anziane signore ricoverate al policlinico e dei lavoratori della mia ditta ai quali l'ho mostrata.
L'immagine parla da sola quindi non aggiungo altro. Spero solo che la possiate utilizzare per un trafiletto o che perlomeno possiate sensibilizzare i compagni lavoratori del Policlinico a vigilare anche su queste provocazioni.
Paola Gherardelli
SUPPLICA MARIANA
0 Maria Santissima
Madre di Ges e Madre nostra,
potente aiuto dei Cristiani,
ti preghiamo
perch il trionfo
del tuo Cuore Immacolato
avvenga presto.
Sconfiggi l'immoralit,
la violenza, l'ateismo;
prega per la nostra conversione
Tu, onnipotenza supplice .
E ottieni da Dio
la caduta del comunismo,
la conversione della Russia
e grazie per il Papa,
i Vescovi e i Sacerdoti.
Amen.

L'ennesimo sopruso
Care compagne,
quello che io devo denunciare un sopruso, l'ennesimo nei
confronti di noi donne, che subiamo ripetutamente dalla societ, dalla ottusa ideologia maschilista, dalla repressione e

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dalla violenza, indice di fascismo, nel passato come nel presente.
Non sono stata violentata, no, i suoi esperimenti amorosi
li ho subiti inconsapevolmente, poi, divenuta cosciente di me
stessa, ho reagito, mi sono ribellata ho discusso con lui. E
lui, Marco di Palma, simpatizzante del PCI e nemmeno attivista, fingeva di capire, di accettare. Poi all'improvviso un
litigio, uno dei tanti, scatenati dall'ira che da giorni aveva
dentro di s a causa dei miei continui rifiuti nel tentare di
fare l'amore. Per me amore significa dolcezza, poesia, armonia tra due esseri che si fondono in uno, per lui... forse a
parole. E cos si arrivati alle mani, mi ha afferrata, gettata sulle scale, l'ho seguito,' tentando di ricreare insieme
ancora qualcosa, mi voleva trascinare a casa, mi ha presa
a schiaffi, sorridendo, arrabbiandosi, mi ha torto le braccia,
riempita di insulti e finalmente sono intervenuti due ragazzi.
E mio padre a dire che non dovrei mai alzare la testa perch lui un uomo con i suoi spermatozoi di merda, e che
Marco aveva tutti i diritti quindi di cancellare ogni traccia
di dignit, di picchiarmi e umiliarmi in quanto donna. E questo pazzesco, compagne, davvero qualcosa di prevaricazione psicologica e fisica sulla donna, che passa per normalit.
Forse non che una cosa banale ma io fra qualche giorno sar affidata a qualcun'altro, mio padre non vuole pi la
patria potest perch che figura ha fatto con la gente nel
sentire la propria figlia urlare la propria disperazione per
un ragazzo che credeva diverso dai soliti maschi repressi e
repressivi. Non vuol pi saperne mio padre perch io sono
pazza ad urlare per essere stata picchiata, suvvia compagne, in fondo picchiare ed umiliare una donna rientra ancora in una sconcertante normalit. E cos a che sono affidata, quale crimine ho commesso?
Compagne, compagni, aiutatemi. Fate s che l'ultimo mio
appello disperato alla libert, un appello contro la prevaricazione fisica e morale contro la donna, non rimanga inascoltato. Perch io per essermi ribellata dalla schiavit del ruolo
impostomi, rischio di finire chiss dove. Pubblicate ve ne
prego questa lettera affinch sia noto che anche un pi piccolo sopruso non accettato.
A pugno chiuso.
Brunella Bernardini

agosto
Ferie, licenziamenti e cassa
integrazione.
Decisa l'estradizione di Petra,
ma si fa avanti anche lo Stato tedesco.
La Maddalena ancora concessa agli USA per altri 3 anni, ma i campeggi alternativi
sono oggetto di persecuzione
e di caccia alle streghe.
Nuovi filosofi, vecchi filosofi:
tutti nudi il 15 agosto?
7500 licenziamenti del gruppo
Motta Alemagna: testa di ponte della annunciata recessione di autunno?
Chiuse le liste del preavviamento. Schedati 647.365 disoccupati. Inizia il sorteggio per
i pochi fortunati.
Tel al Zaatar, un anno dopo.
11 agosto.
Kappler decide di andarsene
e se ne va. Tranquillamente.
Moria di generali e colonnelli.
nz e Russo dei carabinieri.
Anche Elvis Presley se ne
va. Do you miss me toniahtl
Nell'azzurro mare dell'Elba
Berlinguer perde la bussola.
Lo salvano i finanzieri.
Petra Krause torna in libert, dopo uno sciopero della
fame nel carcere di Napoli.
Scioperano anche i detenuti
della RAF. E' sciopero totale della fame e della sete.
Dopo un mese Smettiamo
perch ci vogliono morti .
L'Italia nello spazio con
Sirio, la lira si rafforza. Questo vivere!

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Utili suggerimenti
Dall'intervista di Andreotti all'Espresso in edicola allego
un passo significativo: Io credo che bisogna sempre avere
le valigie pronte, ma nello stesso tempo pensare di durare
all'infinito .
Non c' dubbio, Annelise Kappler legge l'Espresso ed
una andreottiana convinta.
Ciao.
Carduccio Parizzi

Una persona scomoda


Roma
10 denuncio, con tutta la mia rabbia, la mia vergogna, urlando di dolore per la mia impotenza, la morte di una donna. Complice anch'io, e anche io assassina, come voi, come
tutti. Il suo nome era Ileana, aveva 24 anni.
11 14 luglio stata dimessa dal Policlinico Gemelli reparto
neurologico, ed stata depositata, contro la sua volont, in
un istituto di suore (che non la volevano). Dimessa dal Gemelli perch guarita (da quale malattia?) in condizioni fisiche ottime e quindi, in grado di trovarsi un lavoro (!!!) e
di affrontare la vita. Da sola. Dopo avere vissuto fra un istituto ed un manicomio. Da sempre. Emarginata, disadattata,
insicura, impaurita, disperata. Abbandonata, in un luogo ostile, senza pi la protezione del manicomio. E' stato il suo
ingresso nella societ. E' stata la sua boccata d'aria. La sua

grande avventura. Il 20 luglio si suicidata. Ha lasciato questa poesia: 0 Dio / mi sono uccisa / ma so gi / che tu mi
hai perdonata / lo scoglio della morte / a cui mi affiancavo
/ ora so che eri tu .
Ileana, tu non ti sei suicidata. La violenza delle istituzioni
ti ha uccisa. Con la nostra indifferenza, la nostra ignoranza,
la nostra paura, la nostra impossibilit di comunicare con te,
il nostro egoismo. La paura di affrontare un discorso difficile,
pericoloso per il nostro equilibrio, per la nostra incolumit
psichica, la paura di essere coinvolte e tante altre cose
ancora.
Lo so Ileana non la sola. Ma quante come lei ne devono
ancora morire prima che prendiamo coscienza di questa realt? Realt sconosciuta che riguarda le donne pi emarginate,
anzi addirittura cancellate dalla lista di coloro che hanno diritto di esistere. Ileana morta e la societ si sente sollevata.
Anch'io ho provato un senso di liberazione di fronte alla
sua morte. Liberata da una responsabilit che non volevo.
Compagne che eravate assenti, quando ho cercato di comunicare con voi, compagne .che non mi avete voluta ascoltare
quando tentavo di parlarvi di lei, questa era una donna come
noi. Tentiamo di affrontare questo discorso sulla condizione
delle donne sole, obbligate al manicomio, costrette a girare
impazzite, attorno a se stesse. Fino all'autodistruzione. Non
potremmo lottare anche per loro?
Nueci

Donne nel sud


Caltagirone
Care compagne,
forse a Sciacca c' l'Eden?! Siamo compagne e forse femmi
niste di Caltagirone quindi anche noi del sud Italia.
Noi e molte compagne del nostro paese, forse perch non
riusciamo a liberarci dell'arretratezza e retaggio culturale,
pensiamo che quelle delle compagne di Catanzaro non siano
delle riflessioni assurde e sconcertanti ma analisi di reali contraddizioni che molte donne anche femministe vivono. E
con questo non abbiamo la pretesa di rispecchiare la condizione di tutte le donne del sud anzi ci sembrato che l'avesse
il tono della vostra lettera.

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Ma soprattutto non accettiamo il vostro atteggiamento a ergervi come le vere femministe e di dare comandamenti a tutto il movimento.
E' giusto, care compagne, che si deve puntare soprattutto alla propria autonomia ma anche vero che fino adesso siamo vissute in famiglia, che abbiamo ricevuto una determinata educazione e determinati valori, che viviamo in na
societ anche maschilista fatta a misura d'uomo e non c'
spazio per una donna che vuole affermarsi coma una personadonna.
Questi legami e questi valori non sono facili da scrollare.
Io (O.C.) sono una delle tante compagne meridionali che
non ho resistito e sono andata via alla conquista dell'autonomia appena sei mesi fa. Ma non stato facile.
Alla ricerca di lavoro ho vissuto la discriminazione di sesso
(.e solo lavoro nero!), ho vissuto interamente la mia debolezza di donna, che non avvertivo prima e anche se mi scontravo
con la mia famiglia e la gente ed ero autonoma dal rapporto
col maschio, in realt ho verificato che la famiglia per me era
una sicurezza e meccanicamente quando la famiglia non c'era
pi la cercavo nel rapporto di coppia che per fortuna non mi
ha dato, ed ora piano piano cerco in me la sicurezza, ma
una conquista lenta.
Con la storia di una di noi abbiamo voluto dire che la componente di debolezza e d'insicurezza messa in evidenza dalle
compagne di Catanzaro vera perch noi siamo il prodotto
di una educazione borghese che ci ha voluto cos fragili e ins'icure quindi esseri mancanti di... e della coscienza che noi
abbiamo preso quindi la consapevolezza che la nostra debolezza un fatto sociale e non naturale e il bisogno di affermarci come siamo e non come vorrebbero che fossimo. La
debolezza dentro di noi e la scontiamo giorno per giorno almeno noi.
Noi pensiamo che la nostra lotta per l'autonomia non a
se stante ma tocca tutti gli aspetti di questa societ. Dalla
lotta al capitale per la garanzia del lavoro anche a noi in
quanto donne, che il primo passo per la nostra emancipazione, alla lotta all'ideologia borghese o meglio ai suoi organi di trasmissione: la famiglia, la gente, i maschi anche compagni che spesso sono molto bravi nel rimaneggiare le nostre
tematiche a loro uso e consumo.
Saluti comunisti e femministi.
Alcune compagne meridionali

Qual la realt di Bologna


Bologna
Carissimi compagni,
gi da alcuni mesi seguo il vostro, anzi, il nostro giornale e
proprio perch mi riconosco pienamente nel vostro modo di
portare avanti un discorso politico, voglio farvi partecipi di
tutto il disgusto che ha provocato in me un episodio accaduto
l'altra sera qui a Bologna e riportato dal Resto del Carlino
in due articoli che dimostrano come una certa stampa sia
pronta a giustificare chi spara, ma solo nel caso in cui la
arma sia impugnata da un uomo della polizia.
Ecco i fatti: due sere fa una donna di 50 anni, dopo aver
cenato con un'amica, decide di accompagnarla a casa in macchina e si trova (l'incauta) a passare per via Barberie. Proprio in tale strada di servizio una pattuglia di vigili urbani rafforzata (e di questo vorrei chiedere spiegazione al sig.
Zangheri) da un manipolo di uomini del settimo Celere.
Tale mobilitazione di forze pare debba essere giustificata
(secondo il quotidiano locale) dal fatto che poche ore prima
arrivata in centrale la segnalazione del furto di una 500
di colore chiaro.
E (guarda i casi della vita!) la signora che passa per
via Barberie a quell'ora della notte (10 e 40) proprio alla
guida di una 500, e per giunta bianca. Ora, essendo notorio
che la 500 macchina che si incontra assai raramente per le
strade italiane, viene intimato l'alt alle due donne da parte
di un vigile, ma la conducente distratta, probabilmente sta
chiacchierando, e cos tira avanti; e a questo punto un celerino decide di prendere l'iniziativa per bloccare l'auto e spara
col mitra un certo numero di colpi (7 o 8), dei quali due colpiscono genericamente la macchina,' mentre uno si va a
conficcare nella mandibola della guidatrice.
Ma il clou della vicenda risultano le affermazioni del feritore, che sostiene candidamente di non aver sparato in aito
per timore di colpire una finestra, ma di aver pensato bene
di sparare per terra: evidentemente sono stati quegli indisciplinati dei proiettili a prendere l'iniziativa e a seguire una
traiettoria tutta personale...
Comunque la signora se la caver con non meno di 30 giorni di ospedale (pare vi sia la ritenzione del proiettile), e nel
frattempo verr condotta una di quelle inchieste-farsa sull'ec
cessivo zelo del celerino.
Questo solo un episodio, ma che serve a mettere ulte-

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riormente in luce quale sia la realt di Bologna a 5 mesi dai
fatti di marzo, una realt che, nonostante le affermazioni dal
compagno? Zangheri, dominata dal clima repressivo calato
sulla citt.
Allego gli articoli a riprova delle mie parole.
Saluti comunisti.
Valentina Maggi

Qui caserma Ottaviani


la festa continua...
Brescia
Cara LC,
siamo un gruppo di compagni militari, scriviamo per darvi notizia che ci stiamo divertendo a fare il servizio militare. No.
non siamo diventati matti, il fatto che stando insieme agli
altri soldati facendo della camerata un centro di festa permanente, dove si suona, si canta, si parla dei cazzi nostri, si
balla, ci ha fatto ritrovare un po' della nostra vita, e ce la
riprendiamo scoprendo nuova forme di lotta all'interno della
caserma.
E' ormai da pi di 20 giorni che ci stiamo divertendo come non facevamo da tanto tempo, abbiamo scoperto che ci
fa star bene, mentre ai gerarchi li fa morire.
In questi giorni sono successe tante cose, belle e brutte,
ma molto importanti con momenti di discussione molto alti,
in cui si parla di tutto, dalle licenze alla ristrutturazione ,
dalla repressione bestiale che viviamo sulla nostra pelle alla
rabbia che vogliamo far esplodere, dalle punizioni che ci danno, alle punizioni che diamo noi a loro , ecc.
Ci siamo resi conto che le nostre danze (eaaa eaaa eaaeaa), i nostri canti, quello che gridiamo li fa stare proprio
male, li ha fatti scoppiare.
Il colonnello non sa pi che fare ed ha incominciato a punire i primi giorni con consegne, poi CPS, ed oggi propone
Peschiera...
E' bello e ca ne stiamo rendendo conto che stando insieme a far casino, musica, s/ballo, ecc. ci fa capire... che sar
la nostra voglia di Vivere che li seppellir!
Vi salutano a pugno chiuso un gruppo di militari in festa
della caserma Ottaviani (BS).
P.S.: A tutte le caserme del Nord, del Centro e del Sud:
la Notte nostra, guai a chi ce la tocca.

Dalla madre di Giuseppina


Pisa
A tutti i compagni e compagne di Lotta Continua. Un vuoto senza fine... un
dolore atroce, una fiaccola in cuore.
Sono la mamma di Giuseppina Poggi di Pisa. Ho avuto occasione di leggere un ritaglio del giornale LC dove con sentite parole veniva commemorata la memoria e morte (?!) della
mia poveva bimba e ve ne ringrazio.
Ancora le ripenso le vostre parole e piango. Piango per
commozione, perch vi sento vicini; piango per rimpianto per
rabbia per disperazione! Piango oltre che per la vita della
quale ella ne avrebbe avuto il diritto, per quegli occhi, quei
capelli, per quelle manine tanto dolci, per quel pugno chiuso
che aveva tanta forza per quell'insieme che era e che non
potr pi vedere, n toccare... Ma piango anche per quello
che aveva in animo, per quello che avrebbe potuto fare e
dare.
Cos piccola, cos tenace, cos volitiva a voler scacciare dal
mondo ogni sopraffazione. Cos giovane e cosi gi provata con
tanta voglia di vivere, di costruire assieme al suo ragazzo Sebastiano, caro e tenace compagno anche lui.
Leggo e sento nelle vostre parole, il vostro dolore unito al
mio, sento tormento e fuoco vivo per continuare, per raccogliere quelli che erano e cos limpidi, gli impegni e i sentimenti di mia figlia, spesso in contrasto tra loro per il desiderio istintivo di sceglierli, di migliorarli...
Sempre per sorreggere gli oppressi, per aiutare coloro che
soffrono schiacciati dai gomiti di chi vuole per forza farsi largo in questo mondo senza pensare che proprio vicino a lui
sta chi soffre, chi debole, emarginato, tradito, chi ha sete di
vita e di giustizia nel senso pi vero e pi giusto della parola. Non so dove trovo la forza e il piacere di scrivervi,
mentre ho l'animo in subbuglio, ma sento che devo farlo perch ci mi accomuna a tutti coloro che hanno capito e hanno
voluto bene alla mia bimba che non ho pi. A tre mesi di distanza dalla sua perdita voglio ancora ricordarla a tutti, con
affetto.
La mamma di Giuseppina

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Dobbiamo imparare
a vivere collettivamente
Care compagne, cari compagni della Magneti Marelli, vi
mando questa nuova lettera, sapendo che prima di voi, molto
probabilmente sar letta da qualche poliziotto, anche questa
come conseguenza dei mandati di cattura spiccati contro me
e gli altri compagni.
Vorrei che aveste la possibilit di leggere questi mandati
di cattura perch sono una vera perla. In essi la legge non
c'entra, cos come per l'arresto di Tiziana Opizzi, impiegata
alla Staba, il mandato di cattura tutto politica, e da questo
punto di vista molto chiaro. E' giusto che sia cos tutto politica e niente legalit in quanto rappresenta bene la crisi che
ha raggiunto il potere dei padroni e la forza degli operai e
dei comunisti rivoluzionari. Per cui non solo i padroni, .ma
tutti i partiti che oggi li appoggiano calpestando le loro stesse
leggi si smascherano sempre pi.
Siamo accusati di essere operai e di volere instaurare il
comunismo attraverso il rovesciamento di questa societ ed
hanno ragione perch questo l'unico modo di farlo.
Altre accuse non ce ne sono se non di aver partecipato io
e Rcdia al corteo che il 9 maggio 1975 distrusse 10 anni di
schedature antioperaie nell'ufficio di Palmieri. Ne deducono
che siamo delle BR. La manovra che si nasconde dietro questi mandati di cattura quella di spaventare voi, di staccarvi
da chi, come il comitato operaio sempre stato alla testa
delle lotte e non ha mai accettato compromessi in culo agli
operai. La manovra serve, per essere stata richiesta da tempo e in maniera congiunta da PCI e carabinieri (tutti ricordate l'intervista di Mantovani al Corriere) serve a far passare i sacrifici e la ristrutturazione che vuol dire meno operai
e pi sfruttamento che padroni e tutti i partiti portano avanti.
Per questo va spazzato via chi si oppone a questo piano
i comunisti rivoluzionari e gli operai che non si piegano
la tattica quella attuata da sempre da vari regimi. Siano
essi il regime fascista o quello del compromesso storico che
sono solo le forme di governo che i padroni di volta in volta
si danno per poter continuare a dominare, attraverso il lavoro
salariato, gli operai.
Nella Germania del '19 il regime socialista di tale Noske a cui Berlinguer comincia ad assomigliare ammazza i rivoluzionari e migliaia di proletari. La storia si ripete? Non

hanno ancora scatenato la guerra contro il proletariato, ma


si preparano a farlo. Questo ci spaventa? No di certo, perch possiamo perdere qualche battaglia, ma non quella finale, perch il comunismo maturo. Infatti nei paesi a capitalismo avanzato come il nostro possibile realizzare la liberazione dal lavoro per i progressi della tecnica e perch con
il carattere sociale che ha la produzione legano sempre pi
uno all'altro noi proletari e oggi capiamo che forse meno di
un'ora del nostro lavoro sufficiente a pagare il nostro salario cio il mezzo della nostra sussistenza e quindi diventiamo
sempre meno disponibili ai sacrifici anzi ci sempre pi odioso questo modo di lavorare e di vivere per cui giusto che
anche noi cominciamo a preparare il nostro esercito.
Quindi questi mandati di cattura non ci spaventano e non
devono spaventare nemmeno voi. Noi non siamo delle Brigate
Rosse e questo lo sanno anche loro, non certo perch loro
non sono compagni comunisti, ma perch non consideriamo
maturo l'attacco al cuore dello Stato come loro ritengono
giusto adesso. Noi riteniamo che quello sar la fase finale della rivoluzione comunista che muove oggi nella crisi i primi
passi.
Sappiamo per che a giudici, stampa revisionista, sindacalisti non interessa fare chiarezza, ma invece il massimo di
confusione e di terrorismo ideologico.
Per questo la battaglia legale che faremo a ben poco servir non essendo possibile ottenere giustizia da chi amministra la giustizia per mantenere il potere della classe a noi
nemica.
Questa battaglia legale la faremo lo stesso mettendo in risalto tutte le loro contraddizioni ma la partita anche in questo caso la si giocher in fabbrica con lo sviluppo della lotta
e dell'organizzazione proletaria costruendo la forza per imporre la* nostra liberazione come quella di tutti i compagni
che affollano le galere che stanno trasformando in veri lager.
Avanti con la lotta per il comunismo costruiano forza e organizzazione operaia.
Saluti comunisti.
Enrico Bagliori

A proposito di un suicidio
Villafranca
Il 25 luglio 1977 a Cremona si suicidato un aviere di
leva, Andremo Brocca, in convalescenza a casa per essersi

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tagliato le vene in camerata. Il Giorno e il giornale cremonese La Provincia parlano di screzi con un sergente (!?)
e in caserma di lui si dice: Era matto. Andava a casa
quasi tutte le settimane. Era molto nervoso . Nessuno si
domanda il perch, o non vuole domandarselo. Dire cos fa comodo al potere ed aiuta a non pensare.
Io sostengo che ad ucciderlo stata la leva militare,
stato portarlo via dal suo mondo per farne un uomo .
Uomo s, ma secondo degli schemi tutti loro in funzione
di una societ borghese ed inumana che si ricorda di te
solo per farti produrre e succhiarti il sangue o per addestrarti alla difesa di interessi padronali.
Ora io non voglio fare di questo uomo un martire ma
almeno dalle sue decisioni voglio trarre un esempio di cosa
il potere pu fare di te compagno o no, solo per non perdere il pi piccolo dente del suo immondo ingranaggio sociale.
Un compagno di leva

Lo sport di Pascoli
Roma
Ignobile risultato degli esami al Wolfang Goethe: su un
totale di 80 candidati 19 sono stati bocciati, in una classe,
la V D su 20 studenti, ben 10 sono stati ritenuti non maturi grazie alle capacit del membro interno e all'incredibile modo di esaminare della commissione.
E' importante sottolineare che durante l'anno scolastico,
gli studenti del XVIII hanno bloccato la didattica per oltre un
mese, portando avanti l'autogestione e cercando di ottenere
per ovviare alla mancanza di aule, il Papa Giovanni ,
un edificio del quartiere inutilizzato e di propriet dei preti.
Ecco un esempio di domanda formulata 'dal presidente della
commissione Pascoli aveva vinto molte medaglie... sai che
sport faceva? . No!
Due studenti del
Wolfang Goethe

Una vita in famiglia


Motta Camastra
Care compagne,
sono una ragazza di 16 anni che si riconosce nelle posizioni di Lotta Continua. Da circa tre anni sono femminista

185
e qui nella zona in cui abito questo pu essere considerato
un fatto eroico. Comunque non vi scrivo per fare la mia
autobiografia ma per mandarvi uno stralcio di un giornale
locale: Gazzetta del Sud, che il giornale pi letto nella
provincia di Messina oltre ad essere il pi ultrafascista.
Lo stralcio il commento alla tragedia avvenuta un paio
di giorni fa a Messina: il marito butta la moglie dal balcone
insieme ai due figli e infine si lancia anche lui e nel testamento esprime il desiderio che venga fatta una tomba comune per affermare quella unit familiare perduta perch
la moglie non rinunziava ai suoi diritti e come ci dice il
giornale riteneva che le aspettasse una porzione di autorit nella conduzione della famiglia mentre lui voleva una
famiglia di tipo patriarcale e tradizionale.
E poi il giornale prosegue con una serie di commenti
dai quali si deduce facilmente in che modo viene considerata la donna in Sicilia nel 2000 (nel 2000 dicono che siamo
e per giunta in una societ civile). B non che ho voluto
scoprire l'acqua calda, fatti simili, o meno tragici ma che
comunque sono esemplari punizioni alle donne che si ribellano, ne accadono tutti i giorni, e sempre aggravati dai
commenti dei giornali che sembrano dire se l' voluta ,
per tacere e questo da quello che ho capito in qusti
giorni leggendo il nostro giornale, vi capita anche a voi
mi avrebbe fatto sentire complice, cio come se anche io
avessi detto tutto sommato le sta bene . Compagne quello
che si fatto sino ad oggi non poco, rna di fronte a questi fatti credo che tutte quante abbiamo la convinzione che
ci che resta da fare davvero molto. Lottiamo sempre
senza paura. Un abbraccio femminista.
Maria Catena

La violenza neutrale?
Interveniamo a proposito della violenza (proletaria, maschilista o femminista?).
Premettiamo che noi non vogliamo assolutamente esprimere giudizi sulle compagne dei NAP, a cui va tutta la
nostra solidariet come compagne e come vittime della violenza di stato. Vogliamo solo prendere spunto da come la
presenza attiva di donne all'interno dei nuclei armati abbia
fatto emergere molte nostre contraddizioni e abbia anche

186
acceso la fantasia di molti compagni maschi. E' il caso dei
3 compagni di Roma che, con la solita arroganza di chi
sa tutto, hanno scritto su Lotta Continua del 13-7 una lettera
infuocata contro il comunicato delle Nemesiache e del collettivo femminista romano. Questi compagni si sono costruiti
una loro immagine delle nappiste: compagne eroiche, coraggiose e coerenti fino in fondo che non hanno certo le contraddizioni e le debolezze delle femministe. In fondo i compagni, i nostri compagni ci vorrebbero tutte cos, forti od
intrepide al loro fianco!
Non capisco perch il problema della violenza ci apra tante contraddizioni dal momento che a loro (ai maschi) non
ne crea affatto. Per loro l'unico problema quando e dove
usare la violenza; non cercano di capire cosa e cosa
significa perch ormai l'hanno talmente interiorizzata che
parte di loro stessi. Infatti la violenza, pi che uno strumento maschile, vissuta come qualcosa di innato e di naturale nel maschio: il presupposto che legittima il potere
lo strumento che lo riproduce. La violenza non altro che
il potere stesso che si afferma come tale e che trasmette
attraverso l'atto repressivo il suo codice morale. E cos
l'idea stessa della violenza viene instillata nel maschio (di
tutte le classi sociali) perch sia anche lui, nella misura
che gli concede il sistema, simbolo stesso del potere.
La violenza (cio l'esercizio del potere) sulle donne, la
competitivit, la gerarchia: tutto questo violenza, il potere che si riproduce facendo assimilare la sua ideologia a
quegli stessi che opprime e che sfrutta, creando stratificazioni,
gerarchie e sopraffazioni all'interno di quella che dovrebbe
essere l'unit di classe.
E cos anche la lotta di classe viene vista come una specie di braccio di ferro tra gli eserciti di chi il potere ce l'ha
e di chi (senza metterlo in discussione) vuole solo conquistarlo. Non ci va la logica dell'esercito, dell'ubbidire e del
comandare; non possiamo imitare i nostri nemici, non possiamo continuare a conservare la mentalit e l'arroganza
se vogliamo veramente distruggerli. E la pratica della violenza, anche se su scadenze imposte, anche se solo sul terreno dell'autodifesa, porta necessariamente a riprodurre quei
modelli che abbiamo assimilato se prima non siamo riusciti a
smascherarne i meccanismi.
E' per questo che la violenza ci fa paura, perch della
violenza siamo sempre state vittime escluse, perch noi
quei meccanismi di sopraffazione ed emarginazione li cono-

187
sciamo bene, ne conosciamo tutte le implicazioni e tutte le
conseguenze. Non ci sembra che all'interno del movimento la
violenza sia come un'arma neutrale (come la scienza?), ora
in mano ai padroni, ora in mano agli sfruttati, bens come
qualcosa di ancora completamente assimilato all'idea di maschio-potere-dominio-affermazione individuale. Ci sembra ohe
i compagni la violenza la pratichino tout-court, svolgendo
un gomitolo che va dal bambino con la pistola al compagno , che, senza troppi problemi, si sente in diritto di
violentare o di picchiare una compagna.
Ma non crediamo nella non-violenza e non crediamo che
sia l'unico terreno di lotta proprio delle donne: un nemico
tanto forte non si pu sconfiggere senza tutta la forza del
nostro odio e della nostra ribellione e neanche senza combatterlo sul suo terreno.
,
Ma per vincere dobbiamo contrapporgli una gestione collettiva ed orizzontale della vostra violenza, non un esercito
di specializzati che riproduce al suo interno le complicit di
violenza-gerarchia-disciplina.
La scelta fatta dai gruppi armati NAP, e BR, comporta
questo prezzo, prezzo ohe le donne organizzate si rifiutano
di pagare e da cui anche il movimento deve riscattarsi. Non
vogliamo pi vedere i servizi d'ordine di professionisti della
violenza proletaria , inquadrati militarmente, gelosissimi
del loro potere e magari assidui delle palestre di karat o
di culturismo. Non rinneghiamo l'autodifesa militante o la
pratica diretta dei propri obiettivi; anzi li rivendichiamo come diritto di tutti, alla lotta anche delle donne. Ma inutile
che ci parlino di violenza di massa e autogestita se poi si
scontra con i soliti meccanismi di potere e di sopraffazione.
Noi stesse vediamo ogni giorno, ad ogni violenza che ci
fatta, come sia difficile per noi reagire, per crediamo
che sia possibile percorrere questo processo collettivo e
graduale di rifiuto-riappropriazions per arrivare ad una nostra dimensione della violenza che sia nello stesso tempo
liberazione delle nostre energie represse di autodifesa e ribellione contro le violenze che altrimenti continueremo sempre a subire.
Simonetta, Paola, Luisa,
Leda, Tiziana, Marina

r
189

188

A tutte le pantere rosa


Lo cercan di qua, lo cercan di l dove si trovi nessuno
lo sa, che acchiappare mai non si possa questa dannata
Primula Rossa .
Ho sognato di fare un sogno su un sognatore che sognava
di essere la luna, le stelle, gli alberi, che giocava con le margherite e con i prati, che aveva paura di far male perch
non sapeva amare.
Ad un tratto nel sogno una cosa impossibile, il sognatore,
il sonatore, l'amatore di classe (di una classe) si trasformava in un orco: dal viso dolce e simpatico, dagli occhi sognanti, uscivano fuori due baffoni, una voce tonante, una
scrivania con pile di carta, i capelli a spazzola.
Improvvisamente senza capire bene il perch lo chiamai
Giuseppe e lui si volt.
Ancora sognai per anni che questo sogno fosse impossibile ed ogni volta cercavo di rivedere il sognatore tra i
prati e le margherite, con la sua vaglia di amare la bella
parte dell'umanit .
Poi una notte sognai di trovarlo morto dietro la scrivania
con i .pantaloni marroni sporchi di sangue e Il Capitale
scelto come cuscino per l'ultima notte. .
Ebbi paura della fine del sogno, ma improvvisamente
dalla sua testa usc una schiera sorridente di sognatori suonatori - danzatori - parlatori - amatori - bevitori - fumatori con il loro linguaggio d'amore . Dolcemente mi circondarono in un grande girotondo e io mi sentii liberata dall'incubo. Le loro parole, le loro canzoni, mi rendevano felice
perch parlavano d'amore e di poesia. Ma cominciarono ad avvicinarsi sempre pi a me stringendo il cerchio e capii che non
guardavano me, ma le loro facce tutte uguali, con amore e
possessivit verso i loro corpi uguali. Attraversarono il mio
corpo, lo calpestarono; sotto i loro piedi non c'era niente...
io non esistevo, eppure sul mio corpo rimanevano i loro segni. Mi trovai fuori dal cerchio e li vidi ballare, abbracciarsi, stringersi stringersi sempre pi forte tra di loro. Li sentii
mentre uscivano nella strada; raccoglievano e mettevano
nei loro cesti braccia, occhi, teste, parole, pensieri, lacrime,
risi, amore, gambe, coms se fossero margherite. Poi si sedettero e cominciarono a mangiare il loro rubato bottino di
amore: e parlarono con le parole rubate, piansero con le
lacrime rubate, amarono con l'amore rubato, risero con il
riso rubato, camminarono con le gambe rubate.

Volevo piangere, ma non avevo gli occhi, me li avevano


presi, mangiati, rubati con una carezza. Solo allora capii
che erano i mille figli dell'orco.
Caro Gabriele Giunchi, ti vorremmo chiedere se questa
volta siamo state meno sbilanciate sulle sentenze , se abbiamo usato con pi riflessione il punto di vista femminista
sulla vita . Se questa volta senti l'autorit della critica
femminista non come dogma soprannaturale, ma cerne una
costante lezione d'umanit e di etica nella modestia e nella
pazienza (da una lettera del suddetto).
P. S.: Consigliamo a tutti di vedere e gustare il magnifico film Questa terra la mia terra .
Maura, Manuela, Giulia
Giulia, Anna

Mi vietato l'ingresso in sezione


Roma
Cari compagni,
sono un cane sciolto uscito da 5-6 mesi dalla FGCI
e assiduo lettore del vostro giornale.
Scrivo in merito alla campagna da voi promossa contro
la repressione in atto in tutta Italia, per rendere noti i fatti
a me accaduti.
Mi trovavo il 12 maggio a piazza Navona alla festa dei
radicali. Ci allontaniamo (ero con amici) in una via adiacente per fumare uno spinello quand'eceo sopraggiungere una volante PS e alcune persone a noi non note fuggono.
Veniamo condotti al primo distretto e durante il tragitto
un agente inizi a fare una serie di dichiarazioni e pressioni assurde: uno di quelli che fuggiva aveva una pistola,
stavate facendo le molotov, ecc. al distretto mi trovano con
12 grammi di hashish e finisco dentro con gli altri due
miei amici che avevano uno un grammo e mezzo e l'altro
nulla.
Mentre stavamo in questura una volante si presentata
a casa mia e dopo aver rovistato tutta la casa (senza mandato di perquisizione) in cerca di armi o droga se ne sono
andati dicendo a mia madre: ,era meglio se suo figlio rimaneva nel PCI invece di passare a Lotta Continua.
Io avevo LC in tasca al momento dell'arresto. Comunque
sono uscito dopo 10 giorni graziato per mancanza di prove da Alibrandi.

190
E grande sorpresa: mi vietato l'ingresso alla mia ex
sezione del PCI (Porto Fluviale) anche se voglio solamente
salutare gli amici che peraltro gi fumano, quindi neanche
posso contagiarli. E' da qui che comprendo di non aver
sbagliato nella mia scelta.
Massimo

Donne e donne
Sciacca
Abbiamo letto l'articolo apparso sul numero 175 di Lotta
Continua, un articolo che aveva la pretesa di rispecchiare la
condizione della donna del Sud Italia.
L'articolo rispscchia invece chiaramente l'arretratezza
e il retaggio culturale dal quale queste ragazze non riescono
(o non vogliono) liberarsi. E' semplicemente assurdo estendere le riflessioni, a volte sconcertanti, che emergono da quella lettura a tutte le donne meridionali.
Noi viviamo in un paese siciliano e il nostro ambiente
non molto diverso da quello delle ragazze di Catanzaro,
anzi... Eppure rifiutiamo qualsiasi idea di delega che appare
chiaramente da quell'intervista.
Rifiutiamo soprattutto qualsiasi tentativo riformista inerente al problema della famiglia e del rapporto di coppia.
Siamo fermamente convinte che l'istituzione familiare e il
rapporto esclusivo visto solo come bisogno di sicurezza
e di appoggio, o ancora il non avere coraggio di opporsi ad
un matrimonio sbagliato solo per insicurezza, rappresentano
delle bestemmie non degne di uscire dalla bocca di un
gruppo che si professa femminista . In un momento di crisi
del movimento femminista, non si pu ancora andare alla
ricerca di nuovi rapporti di coppia , ma si deve puntare
soprattutto alla propria autonomia, autonomia dalla famiglia, dal lui e non tentare di giustificare o cambiare
istituti aberranti come la famiglia stessa o sottostare a rapporti maschilisti per il solito bisogno di protezione.
Preghiamo quindi queste pseudo-femministe di non estendere il loro discorso a tutte le ragazze meridionali e di cominciare veramente a pensare in modo diverso, sganciandosi
finalmente da una serie di problemi quali il bisogno di
sicurezza o di protezione che, nei confronti della lotta
del movimento femminista devono davvero essere inesistenti.
Pina e Margherita

settembre
Qualcuno vissuto sul terremoto. Zamberletti per evitare il peggio toglie il disturbo
e ringrazia la gente del
Friuli.
Gli operai italiani costano meno di tutti i loro colleghi europei. Lo annuncia la CEE
(Comunit europea), ma la
notizia non tange i sindacati.
Modena. Nashville eurocomunista. Berlinguer conclude il
festival dell'Unit, sagra di
lealt al regime.
Arrestato Tramontani, l'assassino di Francesco. In cambio
altri 4 compagni in galera e
una domanda su tutti i giornali: assaliranno Bologna?
Rapito dalla RAF Schleyer,
capo della Confindustria tedesca.
Mao Tse-tung morto da un
anno. Cento fiori. Recisi? Mille scuole. Soffocate?
Lama fischiato dalla prima
societ (gli operai) non all'
Universit ma in piazza, a
Milano.
Andreotti fa lo scemo a Catanzaro, dove viene chiesta
(e respinta) l'incriminazione
dello smemorato Rumor. Il
PCI propone di non fare le
elezioni di novembre (destabilizzano, come i referendum)
e accetta che Lattanzio raddoppi le sue poltrone (quella
della difesa, grazie a Kappler).
Bologna oh cara. Soddisfatte
le folli richieste del movimento (parchi, sale, mense
a prezzo ridotto) il convegno. Migliaia e migliaia (sicuramente pi di...) complottano alla luce del sole. Chi
ha vinto? Tutti o nessuno o
solo noi?
Muore il compagno Walter
Rossi, ucciso dai fascisti coperti dalla polizia.

193

Forse questa lettera


non serve a niente
Perugia
Forse questa lettera non serve a niente. In mezzo ai
casini ci sono sempre stato e sono sicuro che ci rester.
Circa due mesi fa in un paese dell'Umbria una ragazza
femminista si uccisa gettandosi da un ponte, e nei massi
sottostanti ha trovato la sua nuova libert.
I parenti, gli amici, i conoscenti hanno placato la vicenda,
ammettendo che ra drogata, non aveva saputo accettare la
vita di nostro salvatore Ges! .
,
Gi quella stessa vita che l'ha spinta ad ammazzarsi. Per
me, che la conoscevo stato tutto diverso. La incontrai ad
una dimostrazione a Perugia, e dopo aver parlato di questo
schifo d'Italia, mi disse che era una omosessuale. Gi, proprio cos, una di quelle , come la giudichiamo noi compagni . In un primo momento, all'apparenza, sembrano persone diverse , anormali .
Le condanniamo, le uccidiamo con una tortura che non
quella dei nazisti (o s!?), ma con una pi tremenda: l'emarginazione. Mi diceva che non sarebbe resistita pi tanto in
questa vita! Mantenne la promessa, ed ora, la sua voglia
di amare si sfracellata in quegli scogli, s, proprio l,
sotto il ponte.
Ma certo, io mi scordo sempre che noi siamo civili, e quindi non possiamo capire chi rifiuta la nostra civilt, chi vorrebbe inventare un nuovo amore. Se con alcuni amici (che si
dicono compagni ) provi a parlare dell'omosessualit si
mettono subito a ridere, e condiscono il tutto con quelle bat-

tutine ironiche e cazzoss, ormai retoriche. Questi sarebbero


gli anticonformisti!!, gli spavaldi extraparlamentari!
Io, come omosessuale, mi accetto cos come sono, anche
se trovo barriere in ogni luogo, in ogni discorso. Gi, anche
se io mi riconosco nella mia personalit, far la fine di tutti
gli altri: droga, o morte pi violenta. Quanti bei discorsi si
fanno sulla violenza, sulla repressione. Ma non capite che
violenza, repressione, anche quella che fate su di me, e
su tutti gli omosessuali?
Forse questa lettera non serve a niente, perch quando la
leggerete, io sar gi insieme ad Anna, nella nostra nuova libert! 0 forse c' qualcuno che mi vuole aiutare!?? No! E'
impossibile voi siete civili, e non potere abbassarvi a tanto!
Vi allego comunque 1.000 lire per il vostro giornale. Ma vi
chiedo un favore: iniziamo a parlare dell'omosessualit perch gi ci sono state troppe vittime. Ora basta!
A pugno chiuso.
Un omosessuale
P.S.: Se c' qualcuno d'accordo con me mettiamoci in contatto ed iniziamo questa lotta contro la civilt borghese, che
ci impone certi medi anche nel sesso.

I dolori delle botte


Roma
Cari compagni,
vicino a Roma c' una spiaggia dove pi che altrove possibile prendere il sole nudi senza essere disturbati, fatte salve le rare incursioni delle forze dell'ordine.
E' facile consuetudine per molti di noi gays ritrovarsi l,
tra il fuoco incrociato, feroce e schifoso, delle famiglie per
bene , borghesi e borgatare, e quello pi diligente delle sunnominate forze.
Per un attimo ci siamo illusi che i ghetti in cui siamo costretti fossero pi estensibili di quegli angusti confini cui
l'ideologia della normalit ci relega.
Il fatto: tre di noi passeggiando nudi lungo il mare hanno
valicato di cento metri i limiti del confino; risultato: una
trentina di persone li hanno assaliti prima con quelle consuete maleparole (interclassiste, queste s, per dio!) e poi malmenate.
I boia degli omosessuali come spesso accade, sono prole-

195

194
tari o piccolo-borghesi, ma in questo caso non solo maschi:
essi erano incitati dalle loro donne , come in una giostra
medioevale.
Compagni, fino a quando non passano i dolori delle botte
non parlateci pi di proletari-che-lottano-per-la-rivoluzione, n
di femminismo; poi, con calma, ragioneremo.
Con ribadita frociaggine

In un unico abbraccio
Roma
Compagni e compagne,
sono la mamma di Vittoria Papale, detenuta politica (presunta nappista, arrestata in casa sua, intestata a suo nome,
senza armi) da un anno in attesa di giudizio che la Corte Costituzionale impone pertanto di considerare innocente.
Violentata moralmente e fisicamente in dispregio di ogni
diritto umano sancito dalla Costituzione, trattenuta senza prove a suo carico solo perch conosceva Tuzzolino (fidanzato
con la nipote della sua capo-reparto) quando ancora lo stesso
non apparteneva all'antiterrorismo ma si occupava di cavalli.
Arrestata e posta in isolamento al Rebibbia di Roma,
indi al penitenziario (dico penitenziario) di Trani, poi di nuovo per pochi giorni a Roma al Rebibbia per essere interrogata dal gudice e di nuovo al penitenziario di Trani, successivamente al carcere di Firenze e poi di Pisa. Inutili le istanze
presentate al Ministero di Grazia e Giustizia per un suo avvicinamento a Roma motivate dall'asma di cui soffre il suo
bambino che solo raramente pu essere assoggettato a lunghi
viaggi, dal suo diritto a non perdere i contatti con gli avvocati della difesa e ad avere vicini i familiari tutti.
Io posso solo dire (sarei considerata teste attendibile da
Carlo Casalegno?) che questa la verit di quanto avviene in
questo nostro Stato di diritto in questo nostro Paese pi
libero del mondo . Vi prego di pubblicare l'allegato pensiero.
Sar un modo come un altro per dimostrare a mia figlia
come le sono vicina e come unisco in un abbraccio lei e tutti i prigionieri politici, costretti a subire abusi e violenze.
Grazie.
Evy Papale
Alla mia Pallina che chiusa in una cella ha per grande
compagna la sua fede comunista.

Lo stato repressivo riuscito a chiudere i vostri corpi / ma


le tetre mura delle carceri maledette / che trasudano umidit,
odio e ingiustizie / non riusciranno mai a distruggere i vostri ideali / quegli ideali che con violenze fisiche e morali /
inutilmente vorrebbero spengere nei vostri cuori / e che liberi nelle vostre menti oltre le sbarre / raggiungono
compagne e compagni e si fanno urlo / urlo nel desiderio di
dimensioni pi umane / urlo che tutti trascina e tutti coinvolge / urlo di fede, di libert e di amore / che nessuna repressione / potr mai distruggere / perch alle voci dei reclusi e dei liberi / degli sfruttati e degli emarginati / si uniscono quelle dei proletari uccisi / che chiedono giustizia nella
vendetta.
La tua mamma

Voglia di essere fragile e longilinea


Roma
Cari compagni e compagne,
non so come cominciare a dirvi quello che ho pensato di dirvi, perch al limite pu sembrare tutto una grande idiozia.
Per dopo aver letto sul giornale di oggi di quelle ragazzine
violentate a Rema da cinque ragazzi, qui al Trullo, ho una
tale rabbia dentro che veramente, devo dirvi le mie impressioni...
La cosa che mi fa pi rabbia e che mi coinvolge di pi
(poi spiegher perch) che quella ragazzina era venuta a
Roma cercando di Claudio Baglioni.,Ecco, proprio questo il
punto: non voglio accusare il sopracitato illustrissimo poeta
dell'amore moderno, ma credo proprio che questo sia il risultato di un certo tipo di cultura canzonettistica che ci
viene propinata, spessissimo fatta su misura per noi ragazzine , alle quali credo sia principalmente diretta.
A parte poi il fatto che una ragazza per scappare di casa
in cerca di Baglioni deve secondo me avere anche una situazione non proprio ideale nei rapporti con i suoi.
Ad un certo punto, l'unico sogno intoccabile quello del
grande amore cos profondamente decantato dal profeta
di cui sopra. Tutto questo discorso mi necessario farlo perch qui in casa mia la notizia ha visto come protagonisti
cattivi i 5 e come protagonista cretina la ragazza...

196
Adesso la colpa viene data a quella ragazza, mentre invece a quello stronzo l o a quelle merdate nessuno ci pensa.
Sembra impossibile che una si innamori di C. Baglioni o
di chi per lui, ma io una simile esperienza l'ho vissuta in
prima persona. Fino a due anni fa, vi giuro, non potevo sentir
cantare quell'idolo di merda alla TV o alla radio che piangevo. In famiglia non mi sentivo accettata, nelle compagnie non
mi sentivo accettata perch non sapevo ballare ed ero troppo
grassa e il mio sogno era di essere la ragazzina fragile e longilinea in blue-jeans, magari anche biondaccia, che appariva
in quelle canzoni.
Anch'io come quella ragazza, ho pensato di fuggire di casa e di rifugiarmi nientepopodimeno che da Franco Dani,
il mio eroe f otoromanzico . Poi mi passata. A lei evidentemente no. Sono convinta che buona parte delle responsabilit da attribuirsi a questi scemi che continuano a propinare
a ragazzine come mia sorella che ha 12 anni, l'ideale di una
ragazza diafana e solitaria che poi si ritrova per caso a
vivere un grande amore.
A parte questo sfogo che potrebbe anche passare sotto banco, perch anche un po' scontato, c'era un'altra cosa sulla
quale volevo richiamare l'attenzione dei compagni e delle
compagne.
Io non voglio prendere le difese di quei ragazzi, per due
li conosco bene , cio conosco da che tipo di famiglia vengono e che cazzo di esistenza hanno avuto, in che cazzo di
habitat ambientale sono cresciuti. Al Trullo io ci vivo e questo come molti altri un quartiere ghetto, privo di ogni tipo
di struttura sociale, anche a livello privato. Il nostro caro
angelo (nero) lo costru, anzi costru questi quattro cessi di
case per depositarci , immigrati ed altre bestie (poi mi si
viene a parlare del socialismo Mussoliniano, Cristo).
Adesso qui ci sono tutti i rappresentanti delle organizzazioni politiche costituzionali e non, dal PSDI all'Autonomia Operaia, per non cambiato un cazzo. L'unica cosa che il grande PCI ha fatto di far aggiustare le fogne (dopo il 20 giugno) che regolarmente allagavano il quartiere in inverno.
Ed , vi giuro, gi molto! Lo stesso PCI ha organizzato poi
numerosi dibattiti sulla violenza giovanile nel quartiere, ma
invece di parlare della violenza psicologica e fisica che si fa
nelle famiglie, del livello di sottocultura che c', delle scuole
del quartiere dove, vi posso assicurare perch le ho frequentate, non si impara niente, non ha fatto altro che ribadire la
sua estraneit con i fatti del movimento studentesco (poi

197
la FGCI dice di essere esclusa) e la sua condanna ai fascisti
borghesi delle BR dei NAP e dell'Autonomia.
Dell'argomento droga poi non parliamo. Ecco qui sono nati
e cresciuti gli stupratori . Penso che un giorno i capi dello Stato dovranno pagare anche questo.
A me non basta mettere in galera o come farebbero Pompeo Magno o Nemesiache evirare i colpevoli. Per me questa
violenza deve essere punita in ben altro modo.
Scusate il casino. Ciao.
Francesca

Meglio se il popolo si serve da solo


E' con grande dispiacere e incredulit che vi scrivo per
l'incredibile articolo apparso sul nostro giornale Lotta Continua che fino ad oggi credevo se non il primo almeno uno
dei pi seri ed onesti ; si tratta della pagina centrale Giubileo d'ottobre, lavoro impegnativo dove con un tono bucolico
si parla dell'URSS come di un paese dove s c' qualche cosa
che non va, ma in fondo un gran bel paese. Potrei scrivere
un articolo intero rimboccando parola per parola quanto scritto dal compagno di Bologna, ma voglio intanto limitarmi a
chiedere con quali russi ha parlato? Perch innanzitutto i
russi non sono l'Unione Sovietica, o ce lo siamo dimenticato
che l'URSS confina a ovest con la Germania occidentale, Austria, Jugoslavia, ecc.? e ad est con la Cina e dall'Europa allo stretto di Bering questi premurosi compagni russi hanno
convertito al comunismo moltissimi popoli, che cosa ha da
spartire un mongolo con un russo di Leningrado? 0 la dittatura di Breznev che va a rompere il cazzo anche in Cina?
Che me ne frega se i giovani russi conoscono benissimo la
musica pop occidentale e sono pacifisti quando poi in politica
estera i sovietici fanno a gara con gli americani per colonizzare ogni parte possibile del mondo, chiedete ai compagni ungheresi, cecoslovacchi, rumeni, polacchi, ecc., quanto sono
bravi e generosi i sovietici!
Certamente se vado a Mosca e parlo col figlio di un dirigente e vado a casa sua a trovarlo la differenza tra lui e me
non esiste, ma non andiamo solo a Mosca, parliamo con le
persone comuni e proviamo a chiedere quanto ne sanno di politica. Quante volte personalmente in questi paesi che si definiscono comunisti ho provato a fare un discorso politico, le
reazioni in genere erano paura e incompetenza o menefreghi

199

198
smo. Quanti sono in URSS i comunisti convinti? E della mafia
si parla solo quando il discorso verte sulla Sicilia?
Bisogna appoggiare in tutti i sensi l'opera di sputtanamento che i cinesi fanno dell'URSS, la quale ha come unico obiettivo la sovietizzazione dell'Europa intera.
Quello che poi non ho mai capito quella sorta di pudore
che si ha in tutti i compagni o meglio in molti a voler difendere o almeno minimizzare dei fatti gravissimi che avvengono
nell'ambito della sinistra o difendere a tutti i costi l'operato
di stati che si dichiarano comunisti ma che purtroppo sono
ben altro: il passaporto un diritto che non si pu negare a
nessuno e mai nessuna ragione mi convincer che uno stato,
che costruisce muri o triple recinzioni alle frontiere con
cani lupo dentro e torrette tipo lager dove prima si spara e
poi si chiede chi , sia un buono stato, e dove i veri compagni
vengono giudicati pazzi.
Ebbene, compagni, io appoggio fino in fondo la lotta contro
i sistemi dell'Asinara ma posso anche assicurarvi che dovunque c' una Asinara (e le Asinare purtroppo non stanno solo
in Cile, Argentina, ecc.) nessuno mi convincer mai che per
il bene del popolo, o dello stato o del comunismo. E i crimini
di Stalin anche se fatti in buona fede o per il bene del popolo restano sempre crimini; lo so questi potranno essere
sentimentalismi ma per me comunismo significa anche liberazione, e sono completamente d'accordo con Mauro Spadaro
e la sua lettera pubblicata sabato 3 settembre, e quando in
Italia si fa per esempio una grossa campagna contro i coloranti per esempio l' 123 e si mette sotto accusa il pi sporco sfruttamento sulla pelle del popolo o anche spesso sulla
non igienicit di qualcosa, andiamo a vedere i cessi, i negozi o i ristoranti di tutti i paesi dell'Est, andiamo in Romania,
per esempio, a lamentarci o a scrivere articoli sull'elenco degli involucri nocivi per i cibi, oppure in Unione Sovietica a
fare una marcia per la pace, per esempio da Leningrado fino
all'Ussuri, o perch no, sulla piazza Rossa a manifestare
contro le centrali nucleari.
Insomma, comunisti sempre e fino in fondo e questo chiaro. Ma passare da stronzi come ci vuole far passare il PCI o
l'URSS o questo compagno di Bologna proprio no. Allora compagno s ma fesso mai, o devo cambiare giornale?
Livio S.
P.S.: Ci siamo rotti dei servitori del popolo, non forse
meglio se il popolo si serve da solo come vuole lui, oppure
non ancora maturo?

Opposizione a chi?
Cuneo
Cari compagni/e,
sono un compagno detenuto nel carcere modello di Cuneo:
prima del mio arresto lavoravo alle dipendenze della Falck
nello stabilimento Vittoria di Sesto San Giovanni; ora invece sono alle dipendenze di Dalla Chiesa nella fabbrica
per la costruzione di emarginati. Sono uno dei sette operai
arrestati a Verbania il 22 aprile di quest'anno per porto di
armi : inutile dirvi che su di noi hanno creato una tale grossa montatura molto difficile per lo Stato da gestire. Oltre al
porto d'armi , mentre eravamo in carcere a scontare i nostri due anni, ci pervenuto un mandato di cattura per associazione sovversiva e costituzione di 'bande armate per un
episodio di mobilitazione operaia alla Magneti Marelli durante la quale scomparvero le schedature fatte dalla gerarchia
di fabbrica di operai rinvenute nell'abitazione di Curcio in
via Maderno!?
Quello cui mi preme discutere la cronaca sui fatti accaduti a Milano al parco Ravizza durante il festival della Stampa di opposizione.
Subito mi chiedo opposizione a chi? all'autonomia operaia? all'MLS? o a qualche altro gruppo alla sinistra del
PCI? o non forse contro il capitale, contro il lavoro salariato
e contro il revisionismo?
E' mai possibile che non si debba riuscire a trovarsi tutti
assieme?
Anche con compagni del PCI (di base) o, per lo meno,
con tutti coloro che si ritengono anticapitalisti, senza dover
ricorrere a padellate, sprangate e via di seguito???
Ma possibile che non si debba rendere conto che dal
giorno che siamo nati che continuiamo noi proletari a
prendere padellate?
Ora: chi fa la lotta di classe soggetto a subire quanto
di pi al mondo sia crudele: la criminalizzazione!
Quanti compagni si trovano nelle prigioni di Stato e subiscono... non padellate! Ma quanto di pi un cacciatore pu
fare alla preda animale dopo la sua cattura!
E questi compagni possono, secondo voi, continuare a leggere sulla stampa, cosiddetta rivoluzionaria, quanto di pi stupido possa fare un vero compagno? Picchiare un altro compagno? No.
Cosa si vuol dimostrare con tali azioni? di essere i pi
bravi ? Di aver capito quale linea seguire per arrivare

200

al comunismo? Una cosa certa. Sino a che non avremo raggiunto tale obiettivo il comunismo nessuno pu dire la
mia strategia la vincente . Chiaro che non voglio essere io
a dire quale sia la linea strategica vincente. Non per opportunismo, ma per coerenza!
Anch'io sono stato iscritto al PCI e ne sono uscito perch
non mi si voleva chiarire l'opposizione della sinistra extraparlamentare !
E sino a che non avr raggiunto l'obiettivo che mi sono
prefisso di raggiungere cio il comunismo non potr mai
sostenere che la linea giusta da seguire questa o quella !
Tutti sanno per che Tunica-alternativa quella rivoluzionaria e, per volere del capitalismo si dovr usare ogni
mezzo che pi si riterr opportuno. Si dovr cos ricorrere alle stesse armi che il capitale si costruito per difendere ]a
sua stessa egemonia.
Pertanto faccio un appello a tutti coloro che si ritengono
anticapitalisti e che di fatto fanno la lotta di classe: riversate le vostre energie per studiare meglio ogni tattica e se uno
non d'accordo con l'altro, non ricorrete a certi metodi e non
andate a denunciare il compagno alla polizia n a nessun altro, come pare sia successo!
Come gi ho avuto modo di dire non voglio essere n
un moralista n un paternalista, n tantomeno un vittimista
non sono che un compagno che tanto ha sofferto leggendo
tali articoli e che, come tutti, ha un cuore e che tale cuore
s rivoluzionario, ma anche un cuore umano. Non vuole
per che si debba continuare a randellarsi: io penso che al
compagno a qualsiasi linea politica appartenga quello
che pi sta a cuore che in qualsiasi situazione o luogo:
fabbrica, scuola, quartiere, ecc., si continui a fare la lotta
di classe.
Spero moltissimo che questa mia lettera abbia delle risposte, negative o positive non ha importanza. Il mio cuore si
liberato di un grosso peso... anche se a volte piango, non
certo per debolezza, bens per amore verso i compagni tutti.
La lotta di classe ha bisogno di ogni energia. Un giorno, se
capiter, potremo trovarci tutti uniti attorno ad un unico focolare e raccontare le padellate che questo o quel compagno
aveva ritenuto opportuno dare per sfogarsi! In attesa di un
pi giustificato motivo.
Una voce anche qui alle compagne femministe: rispettiamo ogni principio di lotta che pi si ritiene opportuno adottare... Gi la donna in se stessa soggetta dalla violenza maschilista a subire ogni forma di violenza.

201
Se poi si deve usare violenza anche quando ci si trova in
balia del potere... non certo cos che le si pu aiutare!
Chi siamo noi per aver diritto di giudicare una scelta come quella fatta dalle compagne M. Pia, Franca, Mara o di
chi, come loro, ha impugnato magari un fucile?
Non bastano gi le sofferenze fisiche, morali, senza dover
ricorrere ancora e questa volta da chi si ritiene compagna
ad altre forme di violenza?, distruggendo, attraverso la
critica, ogni loro scelta.
Il rapporto fatto dai carabinieri nel corso delle indagini sul
mio passato-presente stato: un violento .
Queste testimonianze sono state raccolte anche attraverso
certi compagni! Io invece mi ritengo: un violentato, nato
proletario, da sempre comunista .
Ripeto: accetto qualsiasi critica, ma non desidero alcuna
polemica. Ho scritto questa mia non per criticare, ma per capire! Per ora mi accontento delle parole. Dopodich ne
far un'analisi profonda. E, se avr riscontrato ulteriori chiarimenti, ne sar grato a chiunque.
Saluti comunisti.
Riccardo Paris

Chiss cosa ho inteso dire


con questa lettera
Bologna
Le ferie o meglio la tregua del lavoro: l'estate o la riflessione (si cova, si cova...) fra angoscia - repressione - paranoia - solitudine - masturbazione; il viaggio, il rifiuto dell'assurdit di evadere dalla realt, rifiuto all'India, al Marocco,
ai trip, al trastullamene di spiaggia. C' solo la libert dal
lavoro, c' persino la noia! C' una povera donna del Sud che
si alza alle 4 del mattino e lavora per tutta la famiglia e ci
d da mangiare e da bere con abbondanza per 1.000 lire e si
addormenta disfatta mentre mangiamo; c' un vecchio quartiere pieno di compagni a Siracusa, ci sono 35.000 operai a Siracusa! C' una lotta bellissima a Montalto di Castro, c' un
paesano che mi parla di Sceiba, di rivoluzione, di delusione.
C' una scazzatura notevole a Montalto (alcune considerazioni) fra autonomi e nonviolenti (autodefinizione illogica che
crea divisione e che matematicamente liquida superficialmente

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il problema della violenza definendo violenti tutti gli altri):


c' che per prevenire delazioni fotografiche col precedente di
Milano, una macchina fotografica diventa un pretesto per
azioni di polizia da parte degli autonomi, anche in un pacifico concentramento (capisci Tano!).
E' vero, esistono dei provocatori armati di macchina fotografica, ma anche dei fanatici che giocano con la pistola, e
non mi si venga a giustificare la P 38 come scelta politica,
perch a questo punto anche la repressione per lo Stato
una scelta politica. Mi scusi l'autonoma furiosa che appena
osai parlare di questo sembrava volesse picchiarmi, se preferisce che di queste scelte fra-compagni non si parli, lascaremo che continuino a parlarne i giornali borghesi; se poi io
come operaio non riesco a capire queste pratiche di lotta lo
stesso voi siete l'autonomia operaia, l'avanguardia!
Padroni della terra / dell'aria della merda naturale / della
cacca della vacca / col suo latte nucleare. / La centrale del
plutonio / che s'insinua nell'essenza della vita / s'infutura per
la morte deflagrante / ci minaccia l'atomica strisciante,
(io per l'ecologia)
Dedicato ai compagni di LC di Cesena, sconvolti dalla militanza e senza sede, ancora sotto choc dal congresso di Rimini, travolti dalle contraddizioni (c' chi legge Tuttosport!)
e dal femminismo, incerti se buttarsi in un pozzo o nell'autonomia :
Collettivo sentire ovunque con la pelle la pelle / di un
compagno che si muove insieme-verso-contro (che si muove) /
si compone ad oltranza la rivolta / dalle case dalla stanza con
pi forza pi paura pi paura / paura della rabbia che trasforma / che di rosso si colora / sulla strada sulla piazza /
si scompone in mille modi la rivolta. / Vivere dentro / dentro
al fuoco / al movimento sotto il piombo dello Stato / inventando sopra al fumo nuovamente la citt / uscire con le sbarre
/ sotto il cielo. La rivolta sta nel corpo collettivo col suo peso materiale schiaccia questa societ,
(io per l'autonomia)
Saluti a pugno chiuso.
Ivano
P.S.: Chiss cosa ho inteso dire con questa lettera?

Porteremo a Bologna
ia realt dell'Emilia
Ramini
Facciamo del convegno un momento di conoscenza su cosa
la nostra vita in Emilia-Romagna. Convegno di Bologna anche come ricostruzione della condizione complessiva degli strati non garantiti emiliani. Spieghiamo come si attua all'interno
della culla del revisionismo la dittatura su quello strato che
abbiamo chiamato dai non garantiti, ma che sempre di pi
diventa l'asse che sorregge il modello di sviluppo emiliano
romagnolo.
I padroni nostrani entusiasti da sempre delle immense possibilit di sfruttamento dei non garantiti all'interno delle nostre zone, hanno indicato al padronato italiano la loro linea
di uscita dalla crisi. Imparare dall'Emilia la parola d'ordine del padronato italiano.
Sfruttiamo quell'immenso strato precario, andiamolo a trovare con il decentramento, il lavoro a domicilio stagionale.
Polverizziamo la produzione nei meandri della societ e
con l'accordo politico dell'ente locale e delle forze di sinistra creiamo le premesse per la repressione presente e futura della ribellione di questi strati. Si accetta il compromesso storico per si attua un controllo sociale rigidissimo sugli
stagionali, sui precari, su chi lavora decentrato o/e a domicilio. Tutti uniti dal PCI alla DC e oltre. Grandi piccoli, medi imprenditori, falsi artigiani, albergatori, commercianti, e
anche parte della classe (quella che ha politicamente un posto
stabile e sicuro) contro chi gli assicura l'accumulazione e la
pagnotta: i non garantiti.
II convegno deve essere anche una vetrina sulla realt socio-economica della patria del compromesso storico, sul suo
modello di accumulazione complessivo.
I compagni di marzo me li sento vicini, non solo come militanti comunisti ma come operai di questa immensa fabbrica
che l'Emilia-Romagna.
Bologna e la sua rivolta aveva anche questo segno della
nostra identit. Porteremo a Bologna uno spaccato di realt
(quella della riviera riminese e romagnola) e la sbatteremo
in faccia a tutti. Gli stagionali con le loro 10-14 ore giorna
liere, senza riposo, senza mutua; chi lavora a domicilio; chi
nei cicli decentrati o nelle false imprese artigianali ridotte a
parti staccate di medie o grandi aziende. Porteremo soprattut-

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to la repressione diffusa a cui porcinamente siamo soggetti.


Sbatteremo tutto questo in faccia ai menestrelli della diversit del modello emiliano.
Faremo conoscere le posizioni dei tranvieri stagionali riminesi a chi come Fortini li aspetta, ma non li incontrer mai
perch dell'Emilia o di Cesenatico se preferisce ricorda solo
le enormi mangiate di pesce.
Saluti comunisti.
Biagio di Radio Rosa e Giovanna
N.B.: Pubblicatela. Siamo il pi bel giornale del mondo /
o no?

Con la stessa disgraziata


giacca dei padri
Ho avuto un'impressione particolare del paese di Orgosolo,
il paese dei manifesti politici... giovani continentali con la
stessa disgraziata giacca dei padri che si aggiravano cercando con scarsa discrezione in ogni volto di pastore i Grazianeddu assimilati agli eroi della Lancio. Sprezzanti del pericolo, della pulizia delle strade, della cortesia, degli usi del
luogo. I loro bivacchi ricchi di lattine, l'abitudine alla protesta di fronte a ogni disagio: dal cappuccino ai gettoni, ai negozi chiusi, aspiranti (forse) a un supplemento lavorativo da
dedicare a loro e ad Andreotti. Colonialista non solo Rovelli, ma anche chi cerca di esportare i propri comportamenti
imponendoli a chi ne estraneo e li subisce da secoli. E'
vero, a Orgosolo come nei paesi del centro Sardegna c' la
repressione sessuale, c' la violenza senza sotterfugi alle
turiste: giustificarlo reazionario.
La storia della Sardegna la storia di un'isola che non fu
mai integrata dalle armi e ove ancora grande lo spazio per
i rapporti umani, la liberazione sessuale non pu essere affidata a chi rispetta solo quelli del suo giro e non conosce perch non rispetta i popoli che incontra sul suo cammino di 30
giorni di ferie spensierate.
Alcuni compagni e compagne sarde

Esiste un modo comuni ita


di voler bene?
L'idea di questa lettera nata, forse, dalla voglia di capirci qualcosa di pi su quello che sono i rapporti fra i compagni, sul nostro modo di starci dentro e se per caso il
comunismo c'entrasse qualcosa.
Tutti i rapporti che viviamo sono basati su una serie di
aspettative reciproche; siamo incapaci di amare una persona in quanto se stessa, nella sua totalit, ci creiamo dei miti,
delle immagini e le amiamo per quello che rappresentano per
noi, siamo portati a fare di quella persona il centro della
nostra vita e vogliamo assumere lo stesso significato per lei.
Vediamo l'amore necessariamente legato al sacrificio e al dolore, alla rinuncia di s; ma anche alla possessi vita, alla gelosia, alla paura, al potere e quindi all'egoismo. Siamo portati a fare una scala di affetti, sentimenti, emotivit: per la
amica si parla di affetto, perii tipetto <^i amore, del fiore
si dice che piace. C' tutta una graduatoria da rispettare, il
sistema in cui viviamo ha invaso i nostri sentimenti pi profondi, si serve di un falso concetto di amore per castrarci
tutti, uomini e donne. Tutto questo lo chiamano amore ma
non altro che la negazione dell'autenticit della libert, della semplicit e del rispetto di se stessi e degli altri; il rifiuto
di tutto questo, l'imparare a conoscere i propri condizionamenti, i nostri limiti, i nostri conflitti, il guardarsi dentro, Io
accettarsi per quello che si , a partire da questo il cambiarsi spontaneamente pu significare amare in modo comunista.
In realt molte volte i rapporti di coppia sono solo una
valvola di scarico dove buttare dentro le nostre frustrazioni
(la militanza, l'infanzia difficile, il pap, la mamma, i nonni,
ecc.). Becchi uno/a gli racconti drammaticamente i tuoi casini, gli piagnucoli un po' sulla spalla e il rapporto ti sembra
completo: questo solo sfruttare una persona, per poi, magari, essere sfruttati a nostra volta.
Poi ci stanno anche i rapporti belli (quelli che si raccontano per sentirsi bravi!): quando stai con una ragazza/o
e sembra ti dia tutto e tu sostieni di dare tutto.
Ma ecco che un po' di bei discorsi (la coppia libera, la
crescita insieme, ecc.), vanno a fare in culo. Ci si costruisce
una isoletta privata e guai chi ci mette piede.
Si sta ogni giorno insieme, poi ogni ora, sempre di pi!!!
E poi si finisce che se lei/lui guarda un altro/a vuol dire che
non ha capito niente, che uno/a stronzo/a.

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Il tradito o la tradita immaginario/a soffre di gelosia


(ma non si era detto che la gelosia significa sfiducia?), allora
scoppiano i casini, le liti, il tutto a conferma che quando si
raggiunto un livello del rapporto (in questo caso l'oggetto con il quale girare mano nella mano per il corteo!) non
si ha pi interesse ad andare avanti ma solo a mantenere il
possesso di quelli che si conquistato.
Ecco come i migliori compagni si sono trasformati nei
peggiori borghesi .
Molti di questi compagni sono quelli che si dichiarano anti-romantici dei veri rivoluzionari contro qualsiasi frivolezza borghese (personalmente se per romanticismo s'intende dal fiorellino alla luna: siamo romantici!).
Noi crediamo che essere comunisti significhi porsi, perlomeno, il problema di esserlo in tutto. E non crediamo che
siccome la societ borghese, solo quando faremo il comunismo (= paradiso terrestre?) i rapporti sentimentali cambieranno... , ma che le due cose siano strettamente legate e
che debbano camminare parallele.
La lotta, la costruzione del comunismo anche un modo
diverso di vivere e di stare insieme. Bisogna avere il coraggio di mettersi in discussione in ogni atteggiamento, affinch
uff rapporto non significhi dare quello che si vuole e prendere
quello che ci serve, ma accettare ed offrire.
P.S.: Crediamo che la stampa rivoluzionaria dia poco spazio alla discussione su questi problemi, cos questa lettera
(confusissima!) l'abbiamo voluta fare in due perch dentro
ci fosse gi un dibattito.
Daniela Jacovucci e Gioacchino .Lavanco

Quello che ho visto in URSS


Bologna
Vorrei rispondere al compagno Livio S. che in un numero
precedente ha giustamente criticato, anche se non condivido
che in parte le sue affermazioni, il mio articolo sull'URSS.
Questa una parte del materiale che ho inviato (e che non
giudico la migliore); in tutto quanto ho scritto ho cercato
di non dare giudizi ma semplicemente di descrivere quanto
ho avuto occasione di vedere, proprio perch ognuno formuli da s le proprie opinioni in proposito, come il compagno
Livio S. ha fatto. Ho ritenuto inutile di scrivere che il te-

legiornale puzza di disinformazione, anche perch lo si dovrebbe capire dalle notizie che vi passano: lo stesso dicasi
per le scritte murali per le citt: invece di stare a disquisire se si tratti o meno di comunismo mi sono limitato a ricopiarle, tradurle ed inviarle a Roma. In proposito la mia
opinione ce l'ho, come credo ce l'abbia chiunque sia dotato
di un po' di raziocinio, come credo ce l'abbia Livio S. Se
Questo materiale ha trovato posto su Lotta Continua e non
sull'Unit e sul Giornale un motivo c', o no?
Ho parlato con abbastanza russi, non con moltissimi, soprattutto giovani e pure di diverse nazionalit dell'URSS, un
poco colla gente che si incontra sui treni locali, un poco con
i super politicizzati il cui unico argomento adesso la Nuova Costituzione. In generale, specie i giovani dicevano di
essere abbastanza soddisfatti della vita che conducevano
con due limitazioni: la difficolt del viaggiare all'estero (e
questo lo si detto) ed il potere e la burocrazia statale in
forma eccessiva.
Un mongolo ha da spartire moltissimo con un russo di
Leningrado fintantoch i problemi della societ umana sono a dimensione mondiale. Dell'URSS fanno parte 130 nazionalit (Carelia, repubbliche baltiche, ecc.). Del problema l'impressione che ho adesso che in Unione Sovietica
coesistano in forme differenti sia oppressione e repressione,
sia collaborazione tra le nazionalit. L'oppressione della nazionalit da parte del potere statale una cosa tremenda
ovunque ed in qualsiasi modo questa venga condotta. Esiste
in URSS, esiste in Italia contro le minoranze linguistiche...
Concordo poi col giudizio che fare discorsi sensati di politica nei paesi dell'Est ed in URSS difficilissimo, peccato
che il passaggio in cui l'avevo scritto non sia stato pubblicato su Lotta Continua. Quanti siano in URSS i comunisti
convinti (non so che cosa intendere in questo caso col termine comunista) non lo so, non tanti rispetto alla popolazione.
Questa vive l come vive qua l'esistenza che data da vivere. Qua esiste la pubblicit consumistica, l esiste ?a
propaganda di stato (come in Cina). Concordo col giudizio
sulla libera circolazione della gente e della lotta ai sistemi
lager Asinara .
Gli scopi che mi ero prefisso inviando il materiale a
Lotta Continua, e mi dispiace se questi sono stati fraintesi,
erano di descrivere impressioni avute in una nazione socialista specie a livello di gente comune, che sa e si occupa delle questioni della Cecoslovacchia quanto i cittadini
tedeschi si occupano di Stammheim e di Baader. Sono tutto-

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ra ben lontano dal giudicare l'URSS un paese idilliaco; in
secondo luogo volevo descrivere come in URSS, o perlomeno
nelle citt che ho visto i trasporti pubblici funzionino e costino poco, i servizi sanitari sono gratuiti, il verde che esiste
fa piangere pensando alle nostre citt dove non ce n'
per nulla, un testo universitario costa un decimo dei nostri
e la gente i libri li beve, non li legge (ovviamente i libri
che si trovano) e questo per un confronto con la libera
Italia.
Non so se nelle intenzioni del PCI o dell'URSS far passare da stronza la gante, forse s, non per nelle mie.
Se cos fosse in cambio delle duecento lire che d ogni giorno al giornalaio pretenderei il Carlino e non Lotta Continua;
la lettera di Mauro Spadaro del 3 settembre l'ho riletta e
mi trovo perfettamente d'accordo anch'io, come Livio S.
Chiedo scusa per la lunghezza della lettera.
Gianguido Piani

Cinque donne
Perugia
Cari compagni,
siamo un gruppo di detenute ospiti nella casa penale di
Perugia.
Scriviamo a voi di Lotta Continua , per informarvi ed
essere seguite su ci che veniamo a dirvi. Domani 8 settembre 1977 iniziamo uno sciopero della fame per poter
avere un trasferimento che ci avvicini ai nostri cari.
Siamo esattamente in 5. Bassissi Giuseppina anni 55 abitante a Milano, via Passo Mendole 7, trasferita dalla casa
circondariale di Milano, e allontanata dal proprio figlio,
unica persona che pu darle conforto con il colloquio oltretutto la sua et (55 anni) fa sentire pi penosa la sua
detenzione ed oltre a questo ha necessit di tre interventi
chirurgici (la direzione del carcere al corrente che a Perugia non c' un centro clinico); Perini Dodilia, anni 53, residente a Monza, via Boito 115, anche lei trasferita dalla casa
circondariale di Milano, al momento del trasferimento non
era neanche in grado di viaggiare visto che dopo 10 girni,
che si trovava a Perugia stata portata d'urgenza al Policlinico di Perugia e cos operata di calcoli al fegato, necessita ora di un altro intervento chirurgico, le uniche persone
a lei care si trovano a Monza, sarebbero poi i propri figlfi
(due che per motivi economici non hanno potuto assistere la

loro madre all'ospedale al momento delle sua degenza); Carmen Barriga, nazionalit columbiana trasferita da Milano
anche lei, al momento appellante (sempre a Milano) non
ha nessuna persona che pu starle vicina, dopo aver chiesto
per ben due settimane l'intervento del suo consolato, le
sempre stato risposto negativamente, ora in un paese straniero senza poter neanche stare nella Regione che ha di
competenza il suo caso giuridico, anche lei chiede il trasferimento per la Lombardia dal momento che il suo avvocato
non si pu spostare fino a Perugia (si sa gli avvocati si
interessano solo con le possibilit economiche elevate).
Colombini Letizia, anni 19 (appena compiuti) residente a
Lucca in attesa di giudizio e, trasferita anche lei in un penale, bench sia in attesa di giudizio, non c' nessuno oltre
a sua madre che possa venire a trovarla, la madre abita a
Lucca, impossibilitata a venire per motivi economici, inoltre ha un fratellino di 9 anni, e questo un motivo in pi
anche per sua madre perch il piccolo una spesa tutta
per la genitrice, che l'unica persona che lavora in famiglia,
l'avvocato non pu venire, sempre per motivi economici,
chiede l'avvicinamento alla propria famiglia, visto che
anche in attesa di giudizio, e oltre a questo le anche
di conforto stare accanto alla propria madre.
Urraci Maria, residente a Milano, e appellante a Brescia,
anni 33, gi al suo undicesimo trasferimento (senza contare le quattro volte: Milano-Mantova) e tra un trasferimento
e l'altro, sempre fatti a suon di manganellate e a tradimento! Chiede anche lei il trasferimento per un carcere della
Lombardia, madre di due figli minori (anni 13 e 15) divisa
legalmente dal marito che si disinteressa totalmente ai propri ragazzi, tra un trasferimento e l'altro non ha mai potuto vedere i figli anche perch quando veniva chiamata
per colloqui al carcere di S. Vittore, ci trovava le guardie
tant' vero che il 21 maggio- 1977, le detenute del carcere
fecero una rivolta per protestare sull'ennesimo trasferimento fatto alla Urraci, e perci non vede i figli da oltre nove
mesi, chiede l'avvicinamento in Lombardia appunto per poter stare accanto ai ragazzi, visto che nessuno pu portarglieli cos lontano!
Compagni, questo un piccolo riassunto per come siamo
trattate anche noi donne nelle galere italiane, trasferimenti,
prepotenze, allontanamenti dalle famiglie, provocazioni, noi
tutte pensiamo che per il nostro reato siamo gi state condannate in tribunale, e non detto che ci debba condannare anche la direzione del carcere ! ! !

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Siamo pronte a lottare e andare avanti, finch non saremo ascoltate, chiediamo solo di vedere i nostri cari. Sempre a pugno chiuso,
Urraci Maria, Bassissi Giuseppina,
Perini Dodilia, Colombini Letizia,
Carmen Barriga

Omosessualit e. rivoluzione
Torino
Sono una ragazza di Torino e vorrei rispondere a quel
compagno di Perugia che ha scritto una lettera giustamente
incazzata sulla morte di quella ragazza omosessuale: giustamente incazzata^ ma ancora troppo impotente, troppo rassegnata rispetto a quello che stato, da 5 anni a questa
parte, e che tutt'ora, il Movimento di liberazione sessuale.
Io sono del fuori! donna, ma il fuori! non il solo
movimento gay che esista: ci sono i COM di Milano, il
COSR (Collettivo della sinistra rivoluzionaria), i COP ed altri ancora. Tu chiedi aiuto e dici che potresti fare la fpne
della compagna lesbica, ma non parli minimamente del tuo,
del nostro movimento. Ricerchi la comprensione dei compagni, ma aspiri al suicidio: per quanto ti possa riconoscere
in un certo tipo di lotta, ti senti ancora troppo addosso il
peso di un maschilismo che molti compagni non hanno mai
messo in discussione.
Ma la nostra lotta, la lotta gay non separatismo, n
ghettizzazione, una lotta che parte dalla gayezza , appunto, di avere riscoperto la nostra sessualit, il nostro modo
di essere, di avere acquisito quella sicurezza dopo 2.000 anni
di paure e sensi di colpa, che ci fa gridare in piazza: Omosessuale bello e non solo: Frocio e lesbica bello! per
trasformare e rivalutare veramente un linguaggio che stato sempre e solo retaggio della pornografia. E' una lotta
che rimanda ancora di un bel po' il suicidio perch insieme,
ma soltanto insieme, si potuto farlo, abbiamo perlomeno
fatto pensare un po' di gente, altra l'abbiamo scandalizzata
o fatta inorridire e tutto ci estremamente positivo.
Ciao a tutti.
Rossana Pittatore
del FUORI! DONNA

L'India non cos


Puri (Calcutta)
Ho visto il vostro invito a inviare
testimonianze . Proprio oggi mi arrivata una lettera da una compagna
che in India: mi pare molto interessante; ve ne mando un pezzo. Ciao!
Eccomi qui. Potrei raccontarti di Are Krishna, di dolci
musiche nirvaniche, di fumate colorate e calme, di profumi
strani e afrodisiaci, di viaggi sulla strada, di incontri, di
pace e amore. Questo quello che la cultura hippy presenta dell'India. Per me non niente di tutto questo e non
credo solo per me, nel senso che qui in India, niente pu essere fatto, detto, sentito senza tenere conto che qua sono
centinaia di migliaia di persone stipate, accatastate le une
sulle altre, sia nelle citt che nei piccoli paesi come Puri;
che solo poche centinaia di persone possiedono una casa;
che l'India la corte dei miracoli; che migliaia di persone al giorno ti si presentano davanti con le loro storpiaggini
chiedendoti bacsige cio elemosina ; che nessuno qui ha
una dimensione personale della vita; che niente riesce a
smuovere questi milioni di persone dal loro torpore; bastonati da centinaia d'anni, incapaci di reagire. E' terribile!!!
Questo tutto quello che riesco a dire. Sto male, ma proprio
male, male, dico che mi picchierei in testa un'altra volta
piuttosto che tornare in questo tipo di paese. Non puoi giustificare tutto dicendo la cultura, le diverse tradizioni, la
vita diversa. OK, sono diversi: ma nel senso di bestializzati , nel senso che il loro unico problema quello di non
morire per il sovraffollamento, quello di sopravvivere. (...)
Quando torner, forse parler molto delle cose pi belle
di questo viaggio, ma ricordati sempre di questa lettera; anche questa fa parte del viaggio, anzi la parte pi pesante
oggi per me. (...)

Chi che legge quella roba?


Carissimi, eccomi qua, sono una compagna di sedici anni,
vi scrivo per mettervi al corrente della repressione che in
questi giorni sto subendo da parte dei miei genitori .

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Tutto il casino cominciato nel momento in cui (1. giugno)


nell'edicola del mio paese arrivato il nostro giornale (ne
ho fatto richiesta personalmente). Ed evidente che in un
paese (1.000 abitanti) di benpensanti, di fascisti e di moderati questo faccia notizia e tutti si chiedono Ma chi che
legge quella roba? .
I miei genitori addirittura mi ricattavano se non fai
quello che diciamo noi non ti facciamo pervenire pi 1
giornale (sic). Poi siccome qui cercare qualche compagna
o compagna la stessa cosa che fare il cercatore d'oro nell'immondezzaio, ed io avevo (ed ho) tanto bisogno di discutere, di confrontarmi, ho deciso di avere contatti con compagni, che ho cercato mediante il giornale, a mezzo posta.
In un primo momento andato tutto liscio, avevo stabilito
coi miei genitori che la corrispondenza mia personale me la
dovevano consegnare chiusa. Per in questi giorni questa
spesie di patto andato a farsi benedire. Mi hanno
letto le lettere, e mia madre mi ha detto Lotta Continua
non mi piace, se continui ti butto fuori . Mio padre ha avuto il buon, o cattivo?, gusto di cambiare le parole, ma in sostanza ha detto la stessa cosa Senti io decido ci che per
te va bene o no, e se ti dico che Lotta Continua non mi va
bene, non devi pi assolutamente simpatizzare per questa
organizzazione, senn non ti mando pi a scuola, e con a
corrispondenza devi finirla, gli amici puoi cercarteli anche
qui in paese . Non vi dico la voglia di spaccare tutto che
ho, ma soprattutto la faccia ai..., beh lasciamo perdere. Cosa
penso di fare adesso? Forse da domani sar anche io una
altra ragazza scappata da casa sicuramente continuer recidiva a simpatizzare per Lotta Continua e a corrispondere
coi compagni.
Ecco vi ho voluto raccontare ci perch anche se meno
grave, questa repressione non meno significativa di quella
che fanno Kossiga e i suoi camerati.
Saluti femministi e comunisti
Maria Catena

compagni, capita che per qualche remoto caso (o calcolo)


colpisca anche qualche fascista e cos sono entrati in questo
carcere di Rimini in cui mi trovo oltre al compagno Lele
anche Tramontani e un avvocato fascista di Rimini (quello
che ha tentato di ammazzare i compagni schiacciandoli con
l'auto).
Questo notoriamente un carcere dove si sta bene
ci non impedisce che per la minima protesta si finisca in
isolamento e che l'unica volta che si accennato ad una
protesta pacifica i rivoltosi sono stati selvaggiamente
picchiati e trasferiti.
Anche Lele appena arrivato stato isolato in una cella
da cui non viene mai fatto uscire neppure per un minuto.
Questo mentre Tramontani circola tranquillamente nel carcere (naturalmente nel settore delle guardie altrimenti correrebbe qualche serio pericolo). L'avvocato fascista poi ha
addirittura ricevuto la visita di cortesia del direttore e
del maresciallo che ha ordinato agli scopini di non fargli mancare nulla e di essere pronti ad ogni suo desiderio.
La galera non , come tutto in quesa marcia societ,
uguale per tutti e quindi capita che mentre tutte queste
cure vengono prese per un individuo di tale specie, un detenuto soggetto a frequentissimi attacchi epilettici venga
lasciato senza alcuna cura n sorveglianza e che solo in seguito alle ripetute proteste sue e dei suoi compagni di cella
venga... sbattuto in cella singola cos non rompe pi le
scatole a nessuno .
Saluti comunisti
(lettera firmata)

Perch si era rapato a zero


Montelupo Fiorentino
Cari compagni
faccio riferimento ad una lettera pubblicata dal nostro
quotidiano in cui erano esposti anche se sommariamente i
fatti che hanno portato un compagno di Foggia ad essere
rinchiuso nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino.
Ora siamo venuti in possesso di alcuni particolari, estremamente interessanti: Alfredo stato rinchiuso in manicomio perch dopo essere stato tradotto in carcere con l'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, ed aver atteso per una

Per Tramontani una villeggiatura


Rimini
Cari compagni,
in questi giorni in cui come al solito la magistratura fa
il suo sporco lavoro di classe incarcerando compagni su

214
settimana intera che il giudice si facesse vivo, ha deciso di
protestare rapandosi a zero i capelli. Questo per i parrucconi
togati stato il segno tangibile ed inequivocabile che il compagno fosse pazzo (come del resto sono tutti coloro che protestano e si ribellano). Subito avvenuto il trasferimento
in manicomio, quello di Montelupo gi tristemente famoso
per le condizioni in cui versano i suoi ospiti (in giugno
un ragazzo di 22 anni si suicidato!). Ora la prassi che
normalmente si segue in questi casi vuole che il paziente
venga trasferito in carcere per poi affrontare il processo
solo dopo che uno psichiatra ne attesti l'ormai raggiunta sanit mentale. Questo significa che questa degenza, che per
Alfredo dura gi da oltre'due mesi, pu prolungarsi ancora
per altri due mesi, s da mettere sul serio in discussione la
stabilit psichica del compagno.
Sollecitiamo quindi ancora una volta i compagni avvocati
della Toscana a mettersi in contatto con Alfredo e fornirgli
almeno l'assistenza legale di cui ha bisogno.
Saluti comunisti,
Pierino
Alfredo Munno
c/o manicomio giudiziario

Sete di donne
Ravenna
Dopo un anno di calma, secondo alcuni di crisi, ma secondo me estremamente produttivo, dove noi compagne siamo
riuscite a riappropriarci di una nostra cultura, di una nostra identit, di discorsi importanti, come personale e politico, la violenza, tenerezza e rapporti fra donne, e abbiamo
riscoperto in noi un nuovo modo di esprimere la politica,
di ballare, di cantare, vestire, ed essere insieme ma autonome, con un principio di movimento e non di gruppo, ci ritroviamo... Da una parte, all'ultima moda vestiti da zingara e
capelli ricci alla femminista, dall'altra compagni che abbiamo sempre visto allineati e vestiti di blu e di verde, saltellare per i cortei, coloratissimi, ritmare slogan satirici. Ma
le donne non c'erano pi, non parlavano pi, le assemblee
avevano ripreso il loro tono maschile, dove le donne erano
presenti solo a livello personale e zitte.
Le nostre assemblee sulla violenza si svuotavano con moti-

215
vazioni personali, nell'orario del corteo duro e autodifeso,
dove tutte sapevano benissimo che la nostra posizione di
donne era quella di scappare al momento giusto o comunque
sottostare alle decisioni altrui.
Adesso sono arrivata a Bologna con una gran sete di in*
centrare donne, discutere, parlare, chiacchierare sulla nostra posizione al convegno.
Ero convinta che noi di cose da discutere sulla violenza
e la repressione ne avessimo, ma avessimo anche esigenza
di stare insieme e andare avanti sui nostri discorsi, non voglio pi che di Marx ci parli solo il leader di partito o di
movimento che sia, voglio dire che cosa ho capito di questo
Marx come donna voglio discutere sulla differenza che
c' tra un modello di violenza maschile e la violenza
delle donne. Voglio che si senta come la cultura delle donng
diversa, per le donne e non per gli eletti, e soprattutto
non voglio dirlo in un mio convegno chiuso, glielo voglio
dire l, perch sappiamo in che modo le donne a marzo non
hanno parlato, e sapere con quali limiti loro parlano di
violenza. A Bologna adesso non ho visto assolutamente niente, se non una rassegna di Teatro donna organizzato dalla
libreria Libellula che non ha proprio nessun senso adesso dove si sta con una gran tensione a sorbirti scontate rappresentazioni sul ruolo della donna che finiscono sempre
felicemente con la presa di coscienza femminista, della sfruttata e dove non si riesce mai a trovare un momento per
parlare.
A me farebbe piacere che fosse pubblicata perch sono
veramente stufa di tenermi ste cose per me: ho voglia di
fare e insieme.
Paperina

A Bologna ci saremo anche noi


Catania
Vogliamo dire anche noi la nostra sul convegno di Bologna. O meglio sulla repressione dalle nostre parti: nel punto
pi basso della palla al piede dello stivale
No, chiaro, non come la bella repressione che subite
voi al nord. Cortei, manifestazioni: scontri fra compagni. E
notizie alla RAI-TV. Assemblee, autoriduzioni: scontro fra
compagni. E interviste ai maggiori giornali. Carceri, manicomi: scioperi della fame. E prese di posizione di magistrati

217

216
democratici. Molotov, P. 38: compagni uccisi. E cortei con
le bandiere rosse. No! Se da noi muore qualche compagna
muore investita da un camion mentre col motorino e il
suo nome non lo sapr mai nessuno:Mariella. Tanti anni fa
abbiamo avuto anche noi il nostro momento di gloria. Due
braccianti sono morti sotto le raffiche di mitra della polizia.
Ed venuta la televisione. Com'era bello vedersi la sera al
telegiornale. Peccato che le mandorle non erano in fiore e
l televisione non era a colori, le avrebbero fatte vedere
senz'altro, come hanno fatto vedere la piazza e le belle
squallide stradette dei quartieri popolari. Ma eravamo sulla
bocca di tutti. Come stata importante la solidariet dei
compagni da tutto lo stivale. Manifestazioni, cortei con le
bandiere rosse, scioperi a catena, delegazioni che venivano
gi... ma forse stiamo confondendo con qualche altra cosa,
forse non c' mai stato niente di tutto ci..
Per noi a Catania abbiamo i Falchi e Lotta Continua ha
anche pubblicato una loro foto mentre sono in azione. E a
Siracusa una fabbrica stata occupata per pi di un anno,
poi definitivamente chiusa e i compagni sono stati sempre
soli.
E' bello leggere sul giornale che c' la crisi della militanza
da un anno circa . Da noi crisi non ce ne . Non c'
mai stata la militanza.
Crisi della coppia, crisi della famiglia, crisi della democrazia cristiana? Sono cose del nord. Disoccupazione giovanile, cos'? Da noi non s lavora e basta.
Conosci quel libro di... Hai visto l'ultimo film di... Ma
cosa dici, noi abbiamo la televisione; e se cerchi l'ultimo
libro di..., lo devi richiedere appositamente.
Il nostro ancora il mondo di Vittorini, il mondo del
primo Moravia del nord. La nostra maggiore repressione
la solitudine, l'isolamento, l'indifferenza; il mare che ci
circonda; il sole che ci brucia; nove mesi che non
piove! Ma aderiamo al convegno e verremo anche.
Forse non parleremo, ma ascolteremo di sicuro. E speriamo di non trovare compagni che ci chiederanno se conosciamo la diversit di posizioni fra Rostagno e Moreno, fra
Miniati, Corvisieri e Castellina e Pinto; se sapremo riconoscere a prima vista un autonomo da un SdO del PCI come
ci chiedono i compagni nostri che in estate scendono dal
nord e noi rimaniamo in silenzio.
Noi qua ai ragazzi in piazza diciamo che differenze, al di
l del POI non ce ne sono, che lottiamo tutti uniti per una
societ migliore, senza revisionismo n compromessi.

Ci resta una sola speranza: che Lotta Continua non pubblichi la presente perch lunga.
Centro
di Controinformazione
P. S. Per Nino a Roma e Sebastiano a Padova trovatevi
con Peppino ci sar anche lui.

Mamma femminista dimmelo tu...


Genova
Cari compagni/e,
era troppo tempo che volevo scrivere questa lettera ma
mi sempre mancato il tempo e, devo dirlo, anche il coraggio. Io ho, infatti, dei casini grossissimi nei confronti delle compagne femministe e purtroppo di questo tema (quello
cio dell'atteggiamento corretto verso le suddette) se si
parla sempre troppo poco anche per paura. Paura da un
lato di essere aggrediti come sciovinista, maschilista, ecc.,
dall'altro di esserlo con frasi del tipo: (esperienza personale) quello difende quelle isteriche esagitate mi sa che
un po' finocchio. E' quindi sul vostro/nostro giornale che
vorrei aprire un dibattito che verta pi o meno su questi
punti: 1) che posizione hanno le compagne nei confronti dei
maschi che (come in buona fede cerco di fare io) rifiutano i
rapporti uomo-donna tradizionali e si sforzano di sopprimere
tutta la serie di condizionamenti sociali e mentalit maschiliste di cui (anche noi) siamo oggetti?
2) E' possibile per un uomo non essere maschilista o addirittura appoggiare il movimento femminista ed essere riconosciuto tale dalle compagne?
3) Qual il modello di comportamento che le compagne
pensano possa portare a diventare tali (vi prego di credere,
compagne, che questa risposta per me e credo per altri
vitale perch io non voglio e non posso credere che una
persona che si dice comunista rifiuti o peggio cataloghi come
controparte o comunque come un nemico un'altra persona
solo perch di sesso maschile e non gli dia una possibilit
di mostrarsi fratello e unito nella lotta ).
4) Non credono, queste compagne, che si potrebbe e si
dovrebbe fare uno sforzo di pi per coinvolgere i compagni
nelle loro lotte particolari anche per aiutare questi a rimuovere i condizionamenti sopra citati? I problemi e i punti

218
da dibattere credo che sarebbero molti di pi e prego chiunque (e credo che ci siano) li abbia di aggiungerli. Naturalmente vorrei che fosse una compagna a rispondermi magari
per insultarmi, anche se credo che non risolverebbe molto
sarebbe meglio che ignorare un problema che mi sta a
cuore. Mi scuso per lo stile e per le parole poco corrette
ma questo sistema ladro mi ha fatto andare a scuola solo
fino alla terza media per poi sbattermi in fabbrica.
Saluti comunisti
Franco
un giovane operaio

II movimento delle donne


capisce le donne?
Quando ho saputo che nel convegno di luglio a Milano i
Movimento delle donne, il CISA e non so quali altri gruppi
(io non c'ero) hanno deciso di non fare pi aborti, avevo
avuto molti dubbi sulla giustezza di questa decisione, ma
avevo poco tempo per pensare, ero incinta al terzo mese.
Andai al CISA sperando. C'erano 100 donne, anche pi,
ascoltavano una compagna che spiegava' il perch della decisione: Il CISA non vuole pi essere la soluzione di un
problema che la classe politica non vuole risolvere, non si
vuole pi essere una fabbrica di aborti. In Italia non se ne
fanno pi, chi vuole pu andare a Londra 250.000 lire circa
tutto compreso . Giusto penso io, giusto ma poco chiaro, essere una fabbrica d'aborti no, esportarli s, continuando lo
stesso a togliere le patate calde allo stato, solo che le
si passa ad una clinica inglese, ben felice di beccarsi i nostri soldi.
La differenza rispetto a prima che non ci si sporca le
mani? E le donne, le mitiche donne sfruttate, violentate, condizionate, cosa faranno (un gruppo d'autocoscienza preparando
il corredino?) Boh! Continuo a raccontare, ci danno un volantino in cui fra le varie informazioni c' anche questa 65
sterline per la sterilizzazione delle donne chiaramente,
una incaricata del CISA vi accompagner. Chi pi avanci
nella gravidanza parte prima, diamo i nomi, di quello che
ci succede sappiamo poco e niente.
E' questa la politica dei consultori? Forse ce lo spiegher
con pi calma la compagna che verr con noi. Speriamo
Finalmente si parte, siamo 27, al terminale ci viene con-

219
fermato che a Londra troveremo una compagna del CISA.
Partiremo dalla Malpensa con 10 ore di ritardo, ma all'aereoporto inglese il CISA non c', continuiamo a sperare, sar
in albergo. Ed invece no, la compagna non c', dopo qualche ora le giovani, le studentesse si organizzano, fanno telefonare alla clinica. In clinica non ci aspettavano. Il CISA
non li ha informati? Ormai abbiamo capito che l'organizzazione non c' stata. Finalmente arriviamo alla meta , una
interprete ci interroga, poi il colloquio col dottore: Per
che lo fai, lo sa tuo padre (io sono maggiorenne), perch no,
tua madre, il tuo ragazzo esce con te . Mentre tu rispondi
commenta sghignazzando con l'interprete. Che sia questo il
colloquio previsto dalla proposta di legge per l'aborto?
Poi la visita, il prelievo. Ci rispediscono in albergo. Alla
mattina dopo si ritorna per l'intervento . Entri in stanza
non fai in tempo a spogliarti che ti ritrovi anestetizzata, ti
svegli dopo un po' stai male non solo fisicamente, piangi, ti
basterebbe una mano tesa, le infermiere ti ridono in faccia
facendoti il verso. Dov' la compagna del CISA? Tre di no;
fanno il parto indotto (8-15 ore di travaglio) alle prime urla
vengono prese a sberloni dalle infermiere. Altre sei si fanno sterilizzare, quattro lo hanno deciso l. Non siamo riuscite a convincerle che non quella l'unica soluzione per non
fare pi figli, per non fare pi aborti.
Il giorno dopo ritorniamo in patria ne mancano quattro, le tre del parto indotto ed una sterilizzata, sotto ossigeno dalla sera prima. Le cinque giovani, le cinque compa
gne sono incazzate, vogliono le risposte alle loro domande.
Si chiede al CISA, al Movimento: questa la battaglia
per l'aborto libero e gratuito? Succederanno queste cose alle donne in Italia se la legge passer? Intanto che aspettiamo continueremo ad esportare .aborti? Lasceremo ancora
abortire, sterilizzare le donne senza informarle senza aiutarle? Compagne piantiamola d stare chiuse nei collettivi
andiamo fra le donne, partiamo dai loro bisogni reali, impellenti.Mettiamoci in testa che le donne, quelle che sono
pi della met , hanno sei figli, non vengono alle manifestazioni perch il marito le mena, si fanno sterilizzare per
non dare problemi al marito.
E' terribile avere il dubbio che il Movimento delle Donne
non capisca le donne.
Compagne questo non e non vuole essere un attacco
isterico e qualunquista vuole essere un sentito contributo al
dibattito del Movimento.
Una donna

220

221

Per mettere la testa a posto


Riola di Vergato (BO)
Vorrei aggiungere alla lettera di Maria Catena pubblicata il 20-9-77 che la repressione oltre a esercitarsi sulla censura di giornali, libri, films che non ripropongono la tradizione, viene anche esercitata (nel mio caso e in quello di
molti altri compagni) con vero e proprio terrorismo. Anni fa
ad esempio, siccome dicevo che la famiglia patriarcale doveva morire perch si basava sui rapporti di forza padrone
servo, i miei genitori (DC) chiamarono lo psichiatra,
quello che cura la gente. Questo disse che dovevo andar?
in una casa di cura e farmi delle punture per mettere
la testa a posto. Io rifiutai, ma da allora ogni volta che dico
qualcosa contro i borghesi e: Adesso scappo di casa e non
torno pi, perch avete rotto le balle mi minacciano e col
manicomio e con la prigione, due istituzioni che dovrebbero
abolire al pi presto. Dicono che se vengo al congresso sulla
repressione a Bologna chiamano i carabinieri e mi mettono
dentro, perch sono minorenne. Ma allora bisogna abolire
lo Stato? Dopo se uno mi vuole ammazzare chi glielo impedisce?
E' giusto poter ammazzare gli altri e rubare agli altri?
Ho un gran caos in testa e vorrei che lei direttore mi rispondesse, e anche qualche compagno che mi vuole scrivere.
Penso comunque che l'iniziativa di Basaglia sia molto giusta
ma non so bene se anarchia vuol dire libert.
Ave Manservisi,
Via Nazionale, 76

Il tesserino di femministe
Torino
Abbiamo letto la lettera delle due compagne di Sciacca
comparsa su LC di gioved 18 agosto 1977. La cosa che pi
ci ha fatto incazzare in questa lettera la pretesa evidente di decidere sulla base di assunzioni di principio quello che
bisogna dire e fare per essere pi o meno femministe. Dalla
nostra pratica di autocoscienza abbiamo capito che tra le cose che ci fregano di pi ci sono la coppia e la famiglia; ognu-

na di noi ha vissuto e vive in queste due istituzioni e sconta


ogni giorno le contraddizioni anche interne a se stessa che
esse producono. Noi vorremmo sapere se ci negato il tesserino di femministe solo perch in alcuni momenti della nostra vita scopriamo che per noi la coppia rappresenta ancora l'espressione di un bisogno discutibile di sicurezza, sarebbe
come dire che dobbiamo sentirci delle merde perch non siamo liberate . Noi crediamo che sia femminista non dare
mai niente per scontato e avere il coraggio di mettere in discussione sempre tutta la nostra vita per cercare una strada
collettiva che ci dia gli strumenti per la nostra liberazione
E fin qui le compagne di Sciacca potrebbero anche essere
d'accordo per il discorso generico ed in linea di principio.
Ma loro (e non solo loro) girano etichettando le donne in base
ad una vita da perfetta femminista secondo i dogmi di non
si sa quale manuale. Cosa vuol dire realmente mettersi hi
discussione? Vuol dire ad esempio che una non si fa le sue
teorie e poi fa le sue scelte in base a quelle, perch invece
le teorie e gli strumenti della liberazione costruiti insieme,
che tengono conto di tutti gli elementi della nostra vita passano, appunto attraverso tutti gli elementi della nostra vita;
quelli emancipati (ad es. che tendono a volere una coppia meno oppressiva), quelli liberati (che tendono a costruire la propria autonomia), quelli reazionari (che subordinano la vita di donna alla propria sicurezza sociale). Lo
intuito delle compagne di Sciacca a sganciarsi finalmente da
una serie di problemi quali il bisogno di sicurezza o di protezione quali bestemmie non degne di uscire dalla bocca di
un gruppo che si professa femminista un invito a non discutere a non scalzare, a non tener conto, a nascondere sotto
la sabbia una parte vera e determinante della vita di ognuna
di noi.
Con la minaccia di negarci il paradiso.
Due compagne pseudo-femministe???!
Nora e Noemi

Uno della seconda societ


in meno. Con rabbia
Teramo
Giornata fredda e piovosa nel Paese pi libero del mondo.
Il Papa incurante della pioggia arriva a Pescara invasa da
preti, cardinali e ciellini.

223

222

A Catanzaro gli assassini di Stato sanno che la faranno


ancora franca, che la ragion di Stato alla fine prevarr, '
giornali istigano alla violenza contro i partecipanti al convegno di Bologna.
A San Nicol a Tordino, sette km da Teramo, le forze
dell'ordine applicano ancora una volta la pena di morte nei
confronti di un ladro d'auto di 16 anni.
I giornali danno il loro giusto rilievo a questi fatti: il Papa
Rumor, Miceli e Tanassi in prima pagina insieme a Panatta
e Pietrangeli eroi nazionali, per William Marinelli basta un
trafiletto nelle pagine interne, due righe, per dovere di cronaca. Il PCI non solo continua a schierarsi a favore della
legge Reale, ma esprime il suo concetto di democrazia: la
volont di 700.000 persone pu essere calpestata in ogni momento da chiunque sieda in parlamento. Anche da Rumor. O
da Leone. I ladri della Lockheed, dell'Anas, dei petroli, i
grandi insabbiatori e i complici delle stragi di Stato s.ono ancora l, in Parlamento a decidere cosa fare del Paese.
Anzi Piccoli dice che, in fondo quello che hanno fatto lo
hanno fatto per la DC e che quindi meritano l'amnistia.
Per William Marinelli non c' stata amnistia, bastata una
pallottola alle spalle, uno della seconda societ in meno. Chi
saranno gli assassini, forse uno di quelli che fermarono me
la settimana prima, con i loro mitra spianati?
Ogni giorno si vede che esistono due pesi e due misure.
Lattanzio non pu dimettersi perch ci sconvolgerebbe il
quadro politico, Zamberletti in fondo un eroe nazionale, che
dire poi di Andreotti e Stammati salvatori della lira?
Terremo conto anche del nome di William quando vi presenteremo il conto da saldare.
Con rabbia, a pugno chiuso.
Alberto

Non si lasci pi aperto


un varco cos grande
Ivrea
Scrivo queste righe perch un nostro compagno si suicidato. Purtroppo fatti come questi sono sempre pi frequenti: non fanno neanche pi notizia. Ma quando muore un ragazzo con cui hai lottato e ti sei divertito insieme non puoi

fare a meno di restare sgomento e di provare un tardivo senso di colpa. E' vero che quando si muore cos non si pu neanche gridare poliziotti assassini. Ce l'avevamo immaginata diversa la morte di un nostro compagno: ucciso dai fascisti,
dalla polizia e noi in piazza a gridare la nostra rabbia, a sfogare il nostro dolore. Certo anche Roberto stato ucciso dal
nemico, dal pi malvagio di tutti da questa sporca societ
della crisi. Ma questa risposta non ci basta. Morire sulle barricate con la bandiera rossa in mano e la tua compagna stretta a te (come in un bellissimo manifesto del maggio francese) potrebbe essere anche bello, eroico, virile! Alcuni di noi,
fantasticando, si saranno immaginati di morire in qualche posa da Enrico Toti, cercando di fermare un carroarmato durante il colpo di stato o all'assalto del nostro palazzo d'inverno. Ma morire cos, da solo, in una giornata d'agosto, in una
auto piena di gas di scarico No! Morire cos disumano. Non
possiamo fare a meno di guardarci negli occhi senza avere il
coraggio di chiederci se anche noi l'abbiamo ucciso, se anche
noi siamo morti un po' con lui.
Anni fa pensavamo che la rivoluzione fosse l dietro l'angolo ad attenderci cortese e sorridente. Si avanzava spediti
verso lo scontro decisivo . Ma molti scontri decisivi passarono e tutto pareva restato immutato. Quel piccolo ritardo
irrilevante sul calendario della storia diventava per alcuni la
misura di un fallimento. In contrasto con questa esasperante lentezza , la nostra vita, quella s, correva veloce e senza
intoppi: ti toglieva la giovinezza, ti spingeva ad un lavoro che
non c'era o in ogni caso quasi sempre ad un lavoro schifoso.
Lo stato borghese si abbatte e non si cambia si gridava:
ed ora eccoti l costretto a vivere tra i maledetti e beffardi
vecchi rapporti di produzione . Ma questa solo la met
della storia. Se fosse solo questo sarebbe sufficiente dire che
il nostro orologio politico andava troppo avanti.
La seconda parte si potrebbe iniziare ricordando che nel
1968 si affermava che tutto politica . Questo lo si diceva
dando alla frase semplicemente il significato opposto a quello
che ora ha l'espressione il personale politico . Voleva dire
che per fare la rivoluzione si doveva rinunciare ai nostri bisogni personali, voleva dire nascondere i nostri sentimenti...
Quando la speranza di una rapida vittoria si dilegu e il
lavoro politico divent faticoso e incerto anche questa vita
sociale spensierata inizi a dare segni di crisi evidente.
Difficile riconvertire i pensieri, riscoprire insieme le no
stre individualit represse, ritrovare l'umilt per parlare dei
propri problemi. Pi facile era ricercare soluzioni perso-

224

nali, pi facile era lasciarsi andare, spezzettarsi in piccoli gruppi; pi facile era rendersi conto di essere soli, a
volte disperati. Questa non (fortunatamente) la rappresentazione di tutta la realt. Compagne femministe hanno portato
avanti il discorso della riscoperta della politica attraverso il
personale; i giovani compagni da parte loro non vogliono pi
cadere nelle vecchie trappole.
Questa morte non il frutto del caso. Egli morto anche
perch siamo stati disumani , tutti noi Roberto incluso, vittime di un certo modo di fare politica. Disumano stato mandare allo sbaraglio i compagni davanti alle fabbriche; stato
il modo con cui si sono -trattati i compagni silenziosi che
non parlavano quasi mai alle riunioni, gli stupidi perch
quando parlavano dicevano (male) 2 o 3 cose che parevano
banali; disumani sono stati i piccoli e grandi leader depositari del sapere e del potere; disumani sono stati i rapporti ai
cancelli con gli operai che per noi erano di volta in volta o
fonti di notizie, o lettori dei nostri volantini, o persone cui
spiegare la rivoluzione. Quanti sono i compagni persi per
strada, allontanati da questo modo di fare? Chi ricorda i loro
volti, chi ha mai conosciuto la loro storia? Chi li ha aiutati
a crescere politicamente, o ad ambientarsi in sede?
Roberto morto ed sciocco e retorico dire ora delle frasi tipo lotteremo anche per lui , lo avremo sempre al nostro fianco; cinico affermare che bisogna fare che Roberto non sia morto invano; significherebbe trovare a questa morte orrenda, una giustificazione a posteriori. Ma tra i tanti
motivi che ci spingono a modificare il nostro comportamento
politico e personale, c' anche il desiderio che nessun compagno sia costretto pi ad andarsene cos; c' il desiderio che
tra la nostra splendida teoria piena di futuri paesi delle meraviglie e la nostra squallida pratica quotidiana non si lasci pi aperto un varco cos grande dove un uomo possa perdersi.
Un compagno di Roberto

ottobre

SA

ZTz

Perch la vita non lo trovasse morto e la morte lo trovasse vivo su un foglio lasciato da un compagno sul
luogo dell'assassinio. La sua
piazza diventa Piazza Walter
Rossi . Roma ai funerali. Si
chiudono i covi fascisti. Il dolore dappertutto, non solo
per Walter ma per Roberto
Crescenzio, diverso da Walter
ma altrettanto vicino a noi.
E' morto anche lui, non per
tragico errore, bruciato in un
bar.
Continua l'operazione Schleyer. Il governo lo ha gi sacrificato in nome della lotta
contro il terrorismo.
L'Autorit riapre i pochi covi
fascisti cniusi, libera i fascisti assassini e incarcera i
compagni di piazza di Walter.
Non ch'io voglia darti
penna per pistola, per il poeta sei tu Ernesto "Che"
Guevara. La tua fretta ti
ha fatto morire. 10 anni fa.
Corrispondenza epistolare tra
Berlinguer e un vescovo: Il
'PCI un partito non teista,
non ateista, non antiateista .
E' un partito e basta.
Dirottato un aereo della Lufthansa. E' l'ultima carta per
liberare i detenuti della RAF.
Ma le teste di cuoio di
Schmidt sanno fare Entebbe
meglio di Israele. Operazione
Mogadiscio, operazione Stammhein. Andreas Baader, Gudrun Ensslin, Jan Karl Raspe liquidati in carcere. Sopravvive Irmgard Moeller.
Gudrun: Se un giorno mi
troverete morta, e loro diranno... .

227

Ho parlato con Marta al bar


Bologna
Non hanno capito niente del nostro convegno (che disastro
invecchiare compagno Pajetta).
Voglio solo dire che in questi giorni sono stato felice, che
domenica, il corteo, i compagni, il giorno pi bello della mia
vita, che i miei 35 anni hanno ritrovato spazi in questo movimento, che per la prima volta io ho voluto/VOLUTO fare
servizio d'ordine perch farlo era BELLO, che in questi giorni ho finalmente parlato con le compagne, con i compagni,
con mia moglie, con mio figlio, che nessuno si sogni di credere di poter isolare dei compagni servendosi di me, che nessuno si sogni di credere di prevaricarmi, che ho parlato con
Renzo in piazza 'Maggiore e l'ho ascoltato, che ho parlato con
Marta al bar, non l'avevo mai fatto, che ho abbracciato Alberta (che abbraccio!) raccontandoci tutto quello che avevamo vissuto per ore, che non ho nessuna linea nella mia testa, ma la certezza di essere andato avanti insieme ai compagni, che non sono disposto a tornare indietro, che Lotta Continua sei sempre nel mio cuore, ma il movimento il mio
vero amore .
Franco, un vecchio

Un treno sta passando...


Mantova
Cari compagni,
il dibattito che si aperto sul giornale, nel quale sono intervenuti molti compagni, facendo analisi politiche sulla situazione

attuale, secondo me non ha tenuto conto di un altro aspetto


della repressione che colpisce molti, compagni e proletari,
che la repressione sessuale e l'isolamento di qualsiasi tentativo atto ad aprire contraddizioni nel rapporto uomo-donna!
Quello che mi fa incazzare che in molti casi la repressione su questi problemi viene portata avanti da compagni che
sono all'interno del Movimento, dimostrando di non aver capito che stanno facendo proprio quello che il capitale ed i
revisionisti vogliono, cio impedire che si cerchi di migliorare
i rapporti, il modo di vita, aprendo appunto le contraddizioni
e discutendo di queste per cercare di vivere la vita e non di
regalarla a quelli che ci sfruttano. Parlo di tutto questo perch sto vivendo un'esperienza che mi sta facendo capire quanto siano importanti queste cose nella vita di tutti i giorni.
Questa esperienza la sto vivendo con una compagna che
per quattro anni mi sono ostinato a considerare mia e che in
questo momento ha rivendicato con tutta la sua forza, la sua
autonomia, facendomi toccare con mano tutta la Merda, nella quale mi sono sempre cullato nonostante tutte le belle parole ed i bei discorsi che ho sempre fatto sull'autonomia, sulla sessualit e sulla contraddizione uomo-donna.
Nello stesso momento in cui lei rivendicava questa sua voglia di vivere fatta di esperienze nuove con altra gente, e rifiutava la quotidianit di un rapporto vecchio nel quale non
c'era pi spazio per la fantasia, per la felicit, perch ormai
istituzionalizzato, sono cadute tutte le mie sicurezze lasciandomi indifeso di fronte ad una richiesta che speravo non avvenisse mai. Sto passando giorni molto brutti, tesi, alla ricerca di qualcosa che mi faccia superare questa esperienza positivamente cercando di crescere, di mettermi in discussione, di
mettere in discussione il mio ruolo di maschio ipocrita, falso,
possessivo, stronzo e in fondo anche banale.
Per questo mi appiglio a tutte le occasioni che mi si presentano per discutere di questo specialmente fra i compagni,
per trovare anche fra noi maschi un modo, mille modi di rapportarci che non siano solo la manata sulla spalla o la discussione politica, ma che cerchino di dare e di chiedere a
un compagno quel calore, quella sincerit e quella comprensione di cui tutti noi specialmente ora abbiamo bisogno.
Ci sono alcune domande che mi vengono spontanee in questo momento e alle quali non so rispondere.
Siamo in quanto maschi disposti a rinunciare fino in fondo
ai molti privilegi che abbiamo nei confronti delle Donne?
Tutte le parole che sono state dette su questo problema da
noi, indicano chiaramente la nostra volont di cambiare o ten-

228

229

dono essenzialmente a superare la bufera con il minimo


danno?
Vogliamo s o no cercare di cambiare questi rapporti di
merda? Avrei molte cose da dire ancora ma cos non possibile.
A pugno chiuso.
Giulio
P.S.: Spero pubblichiate questa lettera perch per me
anche un mezzo di comunicazione con un compagno con il quale non sono riuscito a parlare per la situazione assurda di rivalit che si era creta nei giorni che siamo stati assieme.

Giuliano Naria, un operaio


Genova
Oltre un anno fa apparso nelle prime pagine dei giornali,
nelle immagini dei vari telegiornali (rimanendovi per un lungo
periodo) un mostro: Giuliano Naria, un operaio, un compagno; il quale avrebbe partecipato direttamente all'uccisione
del magistrato Coco e di due agenti di polizia.
Prima ancora di essere arrestato veniva gi buttato in pasto all'opinione pubblica: il sanguinario il terrorista rosso (o
nero), il killer di professione. Il linciaggio incominci immediatamente, dopo il fatto. La sua fotografa in varie dimensioni divenne popolare, ad alcuni testimoni (fra i tanti) gli
sembr di riconoscerlo in uno dei killers.
Il Naria viene arrestato (era latitante) con una rivoltella
in tasca e messo ripetutamente a confronto con i testimoni,
ma le cose non sembrano andare molto bene per gli inquirenti, infatti l'accusa ufficiale per il Naria di avere ucciso, viene
emessa parecchio tempo dopo. Non si sa quanti erano i testimoni e quanti lo hanno riconosciuto e nemmeno come avvenne tale riconoscimento (basta pensare alle fotografie messe in
circolazione, alla campagna forsennata contro di lui).
Il compagno Naria ha vissuto sempre a Genova ed era conosciuto proprio in quella zona per la sua partecipazione ad
assemblee e manifestazioni che molte volte si svolgevano all'universit di Balbi (a pochi metri da dove si sono svolti i
fatti) e ci sembra assai strano, anzi assurdo che uno cos conosciuto, proprio in quella zona, partecipi in prima persona
ad una tale azione terroristica armata.

In noi c' il fondato sospetto che era estremamente facile


fabbricare il mostro, sicuri di non trovare ostacoli, per le caratteristiche del Naria e le circostanze del momento.
La sua famiglia operaia, suo padre ha contratto sul
lavoro una malattia professionale. Lui stesso (il Naria) operaio; licenziato per il cos detto assenteismo, per indisciplina , inoltre un partecipante a manifestazioni estremiste
(pi comunemente dette, dalla stampa, teppistiche) e in pi,
in quel periodo introvabile dunque abbiamo tutti gli ingredienti per considerarlo diverso , strano , emarginato e
allora capace di uccidere.
Naria semplicemente un operaio che non accetta lo sfruttamento, gli omicidi bianchi l'annullamento della propria personalit, dunque estremamente sensibile e agisce di conseguenza (senza mediare come invece fanno molti di noi operai) per questo viene licenziato, subisce il linciaggio dei benpensanti ed infine viene anche indicato come un feroce criminale.
A noi non interessa conoscere le sue opinioni politiche ideologiche n sapere se era organizzato oppure no, vogliamo fermamente che le prove per le azioni per cui viene accusato
siano rese pubbliche prima ancora del processo (quando sar
fatto?) per non trovarci ancora il mostro in prima pagina
senza avere la possibilit di conoscere la verit sulle testimonianze, ecc. .
Ancora vorremmo che si rompesse questo cerchio di silenzio attorno a lui e si parlasse delle sue condizioni attuali, di
come viene trattato all'interno di una di quelle carceri speciali e di come i suoi familiari possano incontrarlo, parlarci e
abbracciarlo.
Non ci facciamo illusioni di sorta, conosciamo gli intrighi
del potere (vedi processo di Catanzaro, ecc.), ma vogliamo
che questo caso ritorni verso l'opinione pubblica affinch si
arrivi al processo in un clima diverso e che si riesca a sapere le sue condizioni di vita nelle carceri.
Possiamo dire che la quasi totalit degli operai che conoscevano il Naria sono certi della sua estraneit al fatto di
sangue che gli viene attribuito.
Un gruppo di operai dell'Ansaldo

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230

Che valore ha la vita umana?


Vorrei capire fino a che punto giusto reagire alla morte
di un compagno, vorrei capire fino a che punto si pu mettere in gioco la vita di altri esseri umani, senza porsi almeno
il problema delle conseguenze di ci che si fa. Vorrei che i
compagni discutessero con me il tremendo problema dell'equilibrio tra risposta al fascismo e rispetto della vita umana,
tra rabbia e capacit di valutare le conseguenze di quella
rabbia.
Quando ho saputo di Walter Rossi dalla televisione avrei
voluto spaccare tutto, non avrei dato un soldo per la vita di
qualunque fascista. Ma quando ho sentito che a Torino un ragazzo stava morendo bruciato, mi sono ribellata. Bastardi,
fascisti, ora basta non riuscivo a pensare altro. Ho odiato
gli assalitori di quel bar pi dei fascisti.
Ora ditemi che differenza c' tra quel ragazzo e Walter?
0 forse la rabbia annulla il valore della vita? Io non posso
accettare un rabbia senza umanit.
E' una contraddizione tremenda. Certo non si pu stare con
le mani in mano di fronte ad un compagno assassinato ma
io vi chiedo se giusto che muoia un ragazzo, se giusto
non porsi il problema della vita degli altri?
Nell'ultima pagina di Lotta Continua ho letto a questo proposito una cronaca agghiacciante: La sede brucia... poi un
forte botto, esplosa una bombola del gas, non ci sono danni
alle persone, la polizia carica, ecc. Un giovane che transita
in motorino ferito da un colpo di pistola, ne avr per i5
giorni... .
Tutto sullo stesso piano dunque? Il botto alla sede fascista
e il botto della bombola, la polizia e il ragazzo ferito?
E se qualcuno moriva per la bombola?
Io non so dare una risposta, ma quel ragazzo bruciato non
lo sopporto e non sopporto che per tanti compagni, il giovane
bruciato sia una conseguenza dolorosa ma inevitabile.
Quanto giusta una lotta che in nome di una nuova umanit dimentica il valore della vita umana?
Donatella

Questo linguaggio repressione


Bologna
Anche Bifo ci reprime! Finito il convegno sulla repressione ho ripensato a quello che avevo vissuto durante le tre

giornate di Bologna. Ci sarebbero tante cose da dire e non


il caso che stia a raccontare tutte le mie impressioni, ruberei
troppo spazio ad altre lettere. Quello che dir potr sembrare
marginale in mezzo alla moltitudine di esperienze della tre
giorni, per me invece importante. Come sappiamo Bifo
latitante, quindi non era igienico per lui farsi vedere a Bologna, ha voluto per far sentire ugualmente la sua voce spedendo una lettera (letta da Pino venerd pomeriggio al Palasport).
L'inizio dell'intervento di Bifo cos (parole testuali):
Bisogna andare controcorrente anche quando la corrente va
controcorrente . Schematizzo per semplicit alcuni concetti:
se la corrente (il comunismo) lotta controcorrente (il capitalismo) noi dobbiamo andare lo stesso controcorrente: io caro
Bifo, controcorrente non ci vado, sar una pecora ma seguo
la corrente, dalla parte dei padroni il sottoscritto non ci va.
Immagino che volesse dire qualcos'altro, non lo metto in dubbio, ma perdio compagni, poteva usare altre parole!
Ho pensato un casino al significato della frase, ma non sono
riuscito a capirci un Kaiser. Probabilmente sar un cretino,
per siamo stati in tanti a guardarci con il volto esterrefatto
quando Pino pronunci quelle parole, quindi moltissimi compagni saranno cretini (o no?!). Questo linguaggio repressione.
Sono parole calate dall'alto con lo sballo da vedette (adesso
internazionale) che ci fanno violenza. Lascio queste disquis
zioni ai salotti degli intellettuali, per la 'gente comune queste
parole suonano da presa in giro. Non servono soltanto i fucili
nella rivoluzione, anche il modo di comunicare con la massa
di fondamentale importanza, ed alle masse bisogna parlare
con semplicit ed immediatezza per poterle aggregare.
Se queste parole fossero pronunciate in una assemblea di
fabbrica sarebbero subissate dai fischi, (a dir il vero anche al
Palasport i fischi ci sono stati) e ti manderebbero a quel paese. Sappiamo tutti che la rivoluzione non la possono fare solo
le avanguardie intellettuali (che capiscono tutto, che sono brave a teorizzare, ed altre menate del genere), senza la classe
operaia il fallimento sarebbe inevitabile. Abbiamo molto da
lavorare dentro alla fabbrica per togliere dalla testa degli
operai il modello socialdemocratico impostole dalla sinistra
storica e credo che usando le parole di Bifo non si risolva un
tubo.
Forse ha ragione, anzi ce l'ha, Brecht quando dice che
proprio la semplicit difficile a farsi; aggiungo io che la semplicit rivoluzionaria. Per finire, vorrei ricordare alcune parole di Mao che sono attinenti sulla democrazia interna al mo-

232

vimento ed in particolar modo sul diritto di parola nelle assemblee: I comunisti sono tenuti ad ascoltare l'opinione dei
non comunisti, e a dar loro la possibilit di pronunciarsi. Se
ci che diranno giusto, li applaudiremo e utilizzeremo le loro idee. Se dicono cose errate, daremo loro ugualmente possibilit di esprimersi fino in fondo (21 novembre 1941). Il
dei comunisti io lo leggo dei non appartenenti al proprio
gruppo , perch nonostante tutto i gruppi continuano ad esistere.
Ciao e buon lavoro!
Renzo

E tutto questo mentre Bologna..


.Amara
Saluti a pugno ben chiuso. Purtroppo cari compagni e soprattutto care compagne, esistono anche queste storie e non
solo il movimento, la lotta di classe, l'emancipazione.
Ad Amara, non pi di una settimana fa si avvelenata
Giovanna Silvestri di 18 anni. Il paese minuscolo e queste
cose passano sempre sulla falsariga del pettegolezzo commiserante; s, perch da noi ancora la maggioranza della gente e
quindi anche dei giovani non si occupa necessariamente di
problemi esistenziali o politici e il pi erudito dei discorsi di
piazza (e quindi del famoso capannello tanto caro a LC quotidiano) la discussione sul campionato di calcio, di terza categoria. La storia drammatica e indicativa di una certa mentalit molto diffusa la seguente.
Giovanna Silvestri abita in campagna, ha genitori molto severi, soprattutto il padre animato da smanie patriarcali molto
violente. Il padre ha instaurato un rapporto di terrore in famiglia, picchia la moglie, la figlia (unica) viene abituata sin
dalla pi tenera et a pesantissimi lavori di campagna, frequenta le elementari, e sembra che neanche le abbia finite,
il padre la obbliga a stare in casa sempre e a lavorare. Tra
l'altro la zona in cui abita abbastanza isolata e la ragazza
non esce quasi mai e non ha praticamente amicizie.
E' diventata ragazza e nessuno in paese la conosce, neanche il barbaro diversivo di andare in chiesa la domenica le
concesso.
Conosce per vie traverse mentre pascolava le vacche l'unico giovane che avrebbe mai potuto incontrare, cio colui che

233

ha la terra confinante con quella di suo padre, Angelino detto


Babbalotto cio ragnatela in dialetto, il rapporto tra i due
giovani molto difficile, il padre severissimo e per i primi tempi rimane all'oscuro di tutto, quando se ne accorge
monta su tutte le furie picchia ignobilmente Giovanna costringendola a ignorare Angelino, ma i giovani continuano a vedersi di nascosto sempre all'insaputa del padre e la cosa prosegue per diverso tempo nel quale spesso la ragazza viene
malmenata dal padre che minaccia anche di fare una strage
e di sparare soprattutto al ragazzo. Il fatto culminante avviene quando dopo un ennesimo pestaggio l'ormai esausta Gio-vanna (forse a causa della violenza inaudita subita stavolta)
disperatamente si abbandona alla pi incauta e lesiva delle
rivolte, si avvelena.
Prende un antiparassitario particolarmente tossico e lo ingerisce, ha subito dolori di stomaco e viene ricoverata in ospedale in condizioni pietose anche per le violenze subite (le si
notano addosso numerosi lividi provocati dalle percosse del
padre) le sue condizioni sono ancora particolarmente gravi e
si pensa abbia bisogno di un lunghissimo tempo per disintossicarsi.
Ecco questo quello che succede ancora al giorno d'oggi,
questa la violenza che subisce la donna ancora nel nostro
paese. La ribellione di Giovanna un monito per tutti noi a
farci riflettere prima di giungere a facili conclusioni pensiamo
ancora quanto lavoro c' da fare quante cose succedono che
sono lontanissime dall'essere risolte da una rivoluzione di quadri e di partiti.
Questo quello che si vede alla luce del sole, ma pensiamo quante storie, quante ragazze come Giovanna subiscono la
stessa violenza e che magari non giungono a una cos disperata rivolta.
Giovanna forse non lo ha fatto contro il padre o contro una
societ bieca e inerte ma lo ha fatto soprattutto per noi, e
tutto questo mentre Bologna...
Chi scrive non una femminista (forse sarebbe stato pi
giusto) ma al mio paese non ci sono femministe e scrive
uno stupido e niente tanto istruito giovane con tutte le contraddizioni che vive in questo posto.
Salutoni.
Mentine

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vimento ed in partieolar modo sul diritto di parola nelle assemblee: I comunisti sono tenuti ad ascoltare l'opinione dei
non comunisti, e a dar loro la possibilit di pronunciarsi. Se
ci che diranno giusto, li applaudiremo e utilizzeremo le loro idee. Se dicono cose errate, daremo loro ugualmente possibilit di esprimersi fino in fondo (21 novembre 1941). Il
dei comunisti io lo leggo dei non appartenenti al proprio
gruppo , perch nonostante tutto i gruppi continuano ad esistere.
Ciao e buon lavoro!
Renzo

E tutto questo mentre Bologna...


.Amara
Saluti a pugno ben chiuso. Purtroppo cari compagni e soprattutto care compagne, esistono anche queste storie e non
solo il movimento, la lotta di classe, l'emancipazione.
Ad Amara, non pi di una settimana fa si avvelenata
Giovanna Silvestri di 18 anni. Il paese minuscolo e queste
cose passano sempre sulla falsariga del pettegolezzo commiserante; s, perch da noi ancora la maggioranza della gente e
quindi anche dei giovani non si occupa necessariamente di
problemi esistenziali o politici e il pi erudito dei discorsi di
piazza (e quindi del famoso capannello tanto caro a LC quotidiano) la discussione sul campionato di calcio, di terza categoria. La storia drammatica e indicativa di una certa mentalit molto diffusa la seguente.
Giovanna Silvestri abita in campagna, ha genitori molto severi, soprattutto il padre animato da smanie patriarcali molto
violente. Il padre ha instaurato un rapporto di terrore in famiglia, picchia la moglie, la figlia (unica) viene abituata sin
dalla pi tenera et a pesantissimi lavori di campagna, frequenta le elementari, e sembra che neanche le abbia finite,
il padre la obbliga a stare in casa sempre e a lavorare. Tra
l'altro la zona in cui abita abbastanza isolata e la ragazza
non esce quasi mai e non ha praticamente amicizie.
E' diventata ragazza e nessuno in paese la conosce, neanche il barbaro diversivo di andare in chiesa la domenica le
concesso.
Conosce per vie traverse mentre pascolava le vacche l'unico giovane che avrebbe mai potuto incontrare, cio colui che

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ha la terra confinante con quella di suo padre, Angelino detto


Babbalotto cio ragnatela in dialetto, il rapporto tra i due
giovani molto difficile, il padre severissimo e per i primi tempi rimane all'oscuro di tutto, quando se ne accorge
monta su tutte le furie picchia ignobilmente Giovanna costringendola a ignorare Angelino, ma i giovani continuano a vedersi di nascosto sempre all'insaputa del padre e la cosa prosegue par diverso tempo nel quale spesso la ragazza viene
malmenata dal padre che minaccia anche di fare una strage
e di sparare soprattutto al ragazzo. Il fatto culminante avviene quando dopo un ennesimo pestaggio l'ormai esausta Gio-
vanna (forse a causa della violenza inaudita subita stavolta)
disperatamente si abbandona alla pi incauta e lesiva delle
rivolte, si avvelena.
Prende un antiparassitario particolarmente tossico e lo ingerisce, ha subito dolori di stomaco e viene ricoverata in ospedale in condizioni pietose anche per le violenze subite (le si
notano addosso numerosi lividi provocati dalle percosse del
padre) le sue condizioni sono ancora particolarmente gravi e
si pensa abbia bisogno di un lunghissimo tempo per disintossicarsi.
Ecco questo quello che succede ancora al giorno d'oggi,
questa la violenza che subisce la donna ancora nel nostro
paese. La ribellione di Giovanna un monito per tutti noi a
farci riflettere prima di giungere a facili conclusioni pensiamo
ancora quanto lavoro c' da fare quante cose succedono che
sono lontanissime dall'essere risolte da una rivoluzione di quadri e di partiti.
Questo quello che si vede alla luce del sole, ma pensiamo quante storie, quante ragazze come Giovanna subiscono la
stessa violenza e che magari non giungono a una cos disperata rivolta.
Giovanna forse non lo ha fatto contro il padre o contro una
societ bieca e inerte ma lo ha fatto soprattutto per noi, e
tutto questo mentre Bologna...
Chi scrive non una femminista (forse sarebbe stato pi
giusto) ma al mio paese non ci sono femministe e scrive
uno stupido e niente tanto istruito giovane con tutte le contraddizioni che vive in questo posto.
Salutoni.
Memm

W.

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Non bastano i grandi,


ora anche questi!
Avellino
Cari compagni,
con un corteo, circa una settantina di ragazzi fra i 6 e i
12 anni hanno manifestato per il verde autonomamente per le
vie della citt fino al comune.
Questa manifestazione che si caratterizzata con slogans
molto belli come il verde nostro e ce lo prendiamo e
verde subito e organizzato ha lasciato sbigottiti i benpensanti di Avellino ed anche due caramba i quali a sentire gli
slogans dei ragazzi hanno portato le mani alla testa dicendo
non bastano i grandi ora anche questi .
Il corteo dopo essersi fermato sotto il comune ha proseguito per il corso principale richiamando ai lati della strada moltissima gente la quale solidale con la lotta dei ragazzi, applaudiva. La manifestazione si conclusa nel quartiere ove
vi stato l'impegno di tutti i partecipanti ad organizzarsi
meglio in modo da ottenere subito una zona di verde chiusa
da anni (recintata) perch privata.
Compagni di Avellino

Per un indiano metropolitano


E venne un uomo
con la faccia viola...
E tutti dissero che si era dipinto
E vollero lavarlo,
ma rest viola.
E allora l'uccisero
per non avere problemi
Poesia per un indiano metropolitano.

Carimate

Rita

La morte di Walter e i veri mandanti


Roma
Cari compagni,
vi scrivo questa lettera sull'uccisione del compagno Rossi pregandovi di pubblicarla perch, dopo aver partecipato alle ma-

nifestazioni di questi giorni ed aver sentito e respirato la rabbia di noi tutti, penso che sia necessario ricordare alcune cose
che non sono certo nuove ai compagni, ma che la rabbia e
l'odio per ci che successo rischia di offuscare. Tante sono
le domande, gli interrogativi che mi vengono alla mente, ma
tra questi una certezza: i fascisti, il fascismo, non un movimento psicologico n ideologico, ma una precisa risposta
del capitale nei modi della sua organizzazione, alle conquiste
ed alle lotte dei suoi nemici di classe. Se quindi non ci interessa ridurre gli episodi di questi giorni a macero intellettualismo da preti, viene fuori che il problema ancora una volta
quello degli esecutori e dei mandanti, e che i mandanti non
sono solo e non tanto persone fisiche o tendenze di partito, ma che queste persone sono solo il corpo di una volont
che li trascende, che quella del profitto, cio del capitale.
Una domanda: come mai questi episodi avvengono in un fine
settembre e non ad un fine agosto o fine luglio? Occorre instaurare corrispondenze climatiche o sociologiche per i rigurgiti della violenza ? No ci che accaduto accaduto a settembre, perch siamo all'inizio di un autunno certo non facile, che minaccia per le scadenze che raccoglie, di vedere uniti garantiti e non garantiti, con la conseguente crisi (o rafforzamento della crisi) delle istituzioni, cio dell'apparato politico, delle sue scelte in materia politica (leggi per la repressione) ed economiche (divisione della classe operaia dei lavoratori neri e precari e degli studenti) diminuzione del salario dei. lavoratori produttivi. Il POI il primo a temere questi pericoli dell'autunno, perch appieno coinvolto, e per certi
versi garante, della politica di divisione e sfruttamento del
progetto capitalistico.
Un grave attentato fascista convoglia l'attenzione del paese verso un nemico preciso ed esterno alla vita politica
democratica del paese, un nemico che non il capitale, ma
un rigurgito del passato , proveniente da un mondo definito
a volta a volta di frustrazioni e di irrazionalit; qualcosa
che ha solo delle compromissioni col presente in alcuni rappresentanti della DO per esempio. Ed invece no, rimanere sul
terreno della lotta ai fascisti ed ai loro covi a mio giudizio grave per due ragioni:
1) perch in questo modo si falsa l'identit dell'avversario e si d copertura a tutte quelle forze politiche che si coprono dietro l'antifascismo, guardandosi bene dall'assumere
posizioni anticapitaliste;
2) perch si tradisce il livello di esigenza e di coscienza
raggiunto dal movimento in quest'ultimo anno.

237

236

Insomma, compagni, credo che se siamo comunisti e non


solo antifascisti perch non lottiamo contro la mano del
capitale, ma contro il capitale stesso, e sono i suoi covi a
dover saltare, non solo quelli dei fascisti, proprio per vendicare il compagno Rossi.
Fernanda

Il compleanno del papa


e la fede in Dio
4

Siamo due compagni ( uno cattolico e l'altro no) incazzati per una vignetta pubblicata su LC del 28 settembre 1977 nella pagina delle lettere dove sotto una sfinge c' la dicitura:
Dio (visto di profilo) .
Come militanti rivoluzionari condividiamo l'attacco portato
alle gerarchie ecclesiastiche e all'uso strumentale che esse
fanno del sentimento religioso (bello il titolo sul compleanno
del Papa) ma non ci sentiamo di condividere la pubblicazione
di una vignetta che offende la religiosit dei -compagni cattolici che leggono il giornale (e non sono pochi! e anche se lo
fossero non avrebbe importanza!).
E* molto diffuso tra i compagni un atteggiamento di irritante superiorit e superficialit di fronte a questo problema
(per esempio considerando i compagni credenti di seconda
categoria ).
Noi riteniamo invece che questo problema sia importante
perch una spia del pi generale atteggiamento intollerante
dei compagni rispetto agli altri compagni diversi dagli standard tipici (femministe, omosessuali, cattolici e chiunque sia
in minoranza fra i compagni). Se questi atteggiamenti fossero
prefiguranti rispetto ad un dopo-rivoluzione la situazione
sarebbe davvero preoccupante.
I credenti, a meno che non si organizzano in una chiesa
gerarchica ed oppressiva come la attuale, hanno tutto il diritto di portare avanti le loro pratiche senza per questo essere limitati o derisi dai compagni non credenti.
Cos come chiunque deve essere libero di fare l'amore con
chi gli pare senza doverne rispondere n allo Stato, n al
Partito, e neanche alla opinione comune , sia pure rivoluzionaria.
Saluti comunisti.
Alessandro e Francesco

Fra un'ora Roberto


Torino
Cari compagni,
fra un'ora ci sar il funerale di Roberto Crescenzio. Mi sono
chiesta, in questi giorni di assemblee e dibattiti, come mai
si arrivati a questo, perch di fronte alla repressione dello
stato, di fronte ad una situazione che diviene ogni giorno pi
dura e difficile da affrontare, la nostra risposta, giusta e doverosa, stata pagata ad un prezzo tanto alto: la morte di
un giovane come noi, che come noi vittima di questa societ.
In qualche modo che non saprei per analizzare con chiarezza, abbiamo sbagliato in questi ultimi anni: si andata
creando una frattura tra i compagni vecchi e i giovani.
Non abbiamo saputo mantenere aperto il dibattito ed ora ho
l'impressione che i giovani e i vecchi parlino a volte due
linguaggi diversi. Per poter far fronte alla situazione politica, economica, sociale indispensabile sanare questa frattura, necessario ritrovarci tra noi, necessario che si ricominci a dibattere, a discutere, a parlare.
Come non lo so, il modo lo troveremo insieme uniti. Finch saremo divisi di fronte ad u nemico che ha dalla sua
la forza e l'unit, saremo soltanto vittime, vittime come Walter Rossi, come Roberto Crescenzio, come ciascuno di noi.
Chiara Colli

La vita e il suo valore


Compagne,
la lettera di Donatella intitolata: Che valore ha la vita umana? cos come la pagina di ieri L'antifascismo non lo deleghiamo mi hanno fatto molto riflettere e immagino che il
mio non sia un caso isolato.
Se, come si chiede Donatella: Quanto giusta una lotta
che in nome di una nuova umanit dimentica il valore della
vita umana? ci ha posto dei dubbi, perch non riunirci per
stabilire assieme il modo per rendere il nostro antifascismo
militante qualcosa di veramente nuovo (e quindi non sterile e
isolato)? Perch non cercare un momento per riflettere assieme scambiandoci le nostre esperienze e proponendo magari al movimento delle nostre forme di lotta? Dopo tutto, noi,
in quanto donne, il fascismo lo conosciamo bene, dato che lo

239

238

vediamo spuntare, fin dalla nostra nascita, in ogni angolo della nostra giornata.
Potrebbe essere un'occasione per rinvigorire il movimento
femminista che attualmente, sembra cos asfittico e bisognoso
di nuovi contenuti unificanti. Perch, quindi, attraverso il
giornale che tutte noi, giovani e meno giovani, militanti leggiamo con sempre pi speranza, non provate a indire un convegno all'insegna della nostra rabbia e delle nostre contraddizioni di donne profondamente antifasciste?
Marta

La realt dfversa
Roma
Sono un compagno di 16 anni assiduo lettore del giornale
ed ho voluto rispondere alla lettera di Donatella (vedi LC del
4 ottobre) perch mi sembra giusto ci che la compagna ha
scritto e perch anch'io credo nel valore e nel rispetto della
vita umana. Quando i fasci hanno ammazzato il compagno
Walter mi sono sentito veramente male ed ero incazzato fra
oico anche perch ero totalmente impotente di fronte a tutto
ci. Ma coloro che hanno lanciato bocce ed assaltato le sedi
del MSI hanno forse risolto qualche cosa? Compagni, per me
la realt diversa, i fascisti hanno paura, sanno che li stiamo cancellando e reagiscono come le belve di fronte al pericolo, uccidono.
Cos come trema Cossiga che ci scaglia contro i suoi mastini, ma noi siamo tanti e fermamente decisi a lottare e sono
sicuro che si potr vincere anche senza le molotov e le P 38.
Un abbraccio.
Fabio

Un maskio
nell'arcipelago femminista
Livorno
Cari compagni,
vorrei dire due parole ad Anna di Palermo. Potreste pubblicarle? Grazie.
Io sono, e mi sento un maskio sfruttato dal capitale e
oppressore di donne masochiste; non sono quindi in grado, secondo Anna, di comprendere e cercare di contribuire a risol-

vere le mille contraddizioni esistenti nell'arcipelago del femminismo.


Tuttavia la smania di aiutare discutendo mi spinge a
far osservare ad Anna, e a molte sue compagne, che sarebbe
ora di smetterla di usare termini tipicamente maschisti, oggettivamente fuori luogo, altrimenti tale modo di esprimersi
potrebbe far credere, con Freud, che la donna subisce un
profondo senso di angoscia per la mancanza del pene.
Il ripetere continuamente m'incazzo , ve l'ha messo in
culo , non potete capirne un cazzo e simili espressioni non
depone certo a favore della struttura fisica della donna, la
quale non certo oggettivamente in grado d'incazzarsi e di
metterlo in culo a nessuno.
Se le parle sono simboli usatele in modo coerente al vostro odio nei confronti del maskio , altrimenti il vostro
modo di esprimervi pu fare l'effetto di rivoluzionari che chiamano imprenditori i padroni e amici i compagni.
Saluti comunisti.
Virgilio il ferroviere

E' l'amore per la vita


che ci fa essere comunisti
Compagni/e,
su questa pagina dal 15 settembre un compagno Mario M.,
buttava l alcune cose partendo da una intervista fatta a una
compagna del MIR cileno e dava per scontate generalizzandole alcune sue idee sulla militanza rivoluzionaria, anzi elevandosi a giudice dichiarava a fine lettera che come marxistiumanisti due cose per me gi in contrasto tra loro, non
possiamo accettare di porre fine anzitempo alla nostra vita
neanche in certe condizioni specifiche .
Io, con burrasche nella testa proprio sull'argomento della
militanza rivoluzionaria come credo molti dopo Rimini, ed essendo per credo contro qualsiasi potere centralizzato, rispondo
a Mario con delle domande che hanno al centro la scelta per
necessit e anche la scelta fine a se stessa. Sar lungo!
Chiedo anzitutto come si possa parametrare la realt umana che vivono oggi i compagni cileni o di altri paesi e la
nostra.
E' mai pensabile che il 20 giugno italiano abbia anche una
sola briciola di comune con 1*11 settembre cileno?

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vere le mille contraddizioni esistenti nell'arcipelago del femminismo.


Tuttavia la smania di aiutare discutendo mi spinge a
far osservare ad Anna, e a molte sue compagne, che sarebbe
ora di smetterla di usare termini tipicamente maschisti, oggettivamente fuori luogo, altrimenti tale modo di esprimersi
potrebbe far credere, con Freud, che la donna subisce un
profondo senso di angoscia per la mancanza del pene.
Il ripetere continuamente m'incazzo , ve l'ha messo in
culo , non potete capirne un cazzo e simili espressioni non
depone certo a favore della struttura fisica della donna, la
quale non certo oggettivamente in grado d'incazzarsi e di
metterlo in culo a nessuno.
Se le parle sono simboli usatele in modo coerente al vostro odio nei confronti del maskio , altrimenti il vostro
modo di esprimervi pu fare l'effetto di rivoluzionari che chiamano imprenditori i padroni e amici i compagni.
Saluti comunisti.
Virgilio il ferroviere

vediamo spuntare, fin dalla nostra nascita, in ogni angolo della nostra giornata.
Potrebbe essere un'occasione per rinvigorire il movimento
femminista che attualmente, sembra cos asfittico e bisognoso
di nuovi contenuti unificanti. Perch, quindi, attraverso il
giornale che tutte noi, giovani e meno giovani, militanti leggiamo con sempre pi speranza, non provate a indire un convegno all'insegna della nostra rabbia e delle nostre contraddizioni di donne profondamente antifasciste?
Marta

La realt drversa
Roma
Sono un compagno di 16 anni assiduo lettore del giornale
ed ho voluto rispondere alla lettera di Donatella (vedi LC del
4 ottobre) perch mi sembra giusto ci che la compagna ha
scritto e perch anch'io credo nel valore e nel rispetto della
vita umana. Quando i fasci hanno ammazzato il compagno
Walter mi sono sentito veramente male ed ero incazzato fra
oico anche perch ero totalmente impotente di fronte a tutto
ci. Ma coloro che hanno lanciato bocce ed assaltato le sedi
del MSI hanno forse risolto qualche cosa? Compagni, per me
la realt diversa, i fascisti hanno paura, sanno che li stiamo cancellando e reagiscono come le belve di fronte al pericolo, uccidono.
Cos come trema Cossiga che ci scaglia contro i suoi mastini, ma noi siamo tanti e fermamente decisi a lottare e sono
sicuro che si potr vincere anche senza le molotov e le P 38.
Un abbraccio.
Fabio

E' l'amore per la vita


che ci fa essere comunisti
Compagni/e,
su questa pagina del 15 settembre un compagno Mario M.,
buttava l alcune cose partendo da una intervista fatta a una
compagna del MIR cileno e dava per scontate generalizzandole alcune sue idee sulla militanza rivoluzionaria, anzi elevandosi a giudice dichiarava a fine lettera che come marxistiumanisti due cose per me gi in contrasto tra loro, non
possiamo accettare di porre fine anzitempo alla nostra vita
neanche in certe condizioni specifiche .
Io, con burrasche nella testa proprio sull'argomento della
militanza rivoluzionaria come credo molti dopo Rimini, ed essendo per credo contro qualsiasi potere centralizzato, rispondo
a Mario con delle domande che hanno al centro la scelta per
necessit e anche la scelta fine a se stessa. Sar lungo!
Chiedo anzitutto come si possa parametrare la realt umana che vivono oggi i compagni cileni o di altri paesi e la
nostra.
E' mai pensabile che il 20 giugno italiano abbia anche una
sola briciola di comune con 1*11 settembre cileno?

Un maskio
nell'arcipelago femminista
Livorno
Cari compagni,
vorrei dire due parole ad Anna di Palermo. Potreste pubblicarle? Grazie.
Io sono, e mi sento un maskio sfruttato dal capitale e
oppressore di donne masochiste; non sono quindi in grado, secondo Anna, di comprendere e cercare di contribuire a risol-

240

Chiedo poi cosa altro sia, se non proprio quella sensibilit


umana e quell'amore per la vita che da materialisti ci fanno
comunisti, a spingere oggi, nella situazione di fascismo, i
compagni cileni, non a complicare quella d'altri ma ad essere
pronti a dare la propria vita?
Potremmo noi dire che i bambini di Teli Ali Zaatar non
avevano madri coscienti?
E' giusto da noi nelle piazze conquistate, s conquistate,
gridare Riprendiamoci la vita, oppure vi seppelliremo con
una risata !
Ma dalle sale di tortura?
Dai campi di concentramento?
Chi ride a Santiago?
Chi ha riso quando a Teli Ali Zaatar seppellivano soldati di
9 anni?
Possiamo noi giudicare se i compagni palestinesi si chiamano feddayn?
Eppure Mario, feddayn, vuol dire, nella lingua italiana,
votati alla morte!
E in Germania?
Continuo anche perch abbiamo sempre parlato dei compagni d'acciaio, che praticano lotta armata in altri paesi, ma
qui da noi Mario?
Sono anni che la classe in ribellione prende strade e piazze, abbiamo avuto anche la presunzione di guidarla, ma ci
siamo forse scordati dell'umanit che arrivata nei luoghi chiusi da mattoni e sbarre ha saputo ribellarsi anche l, sui tatti?
Ci siamo scordati come il potere ha risposto ad Alessandria?
Volevamo guidare tutto, Alessandria stato un attimo, eppure era come piazza Fontana! E' stata una scelta d'acciaio
o una necessit che ha visto Sergio Romeo e altri, buttarsi
contro quel fascismo bianco fino a morire? Un boia cancellato dalla storia parlava di leoni e pecore, mitizzando il coraggio, la lotta della classe nel mondo ci ha insegnato che da
uomini liberi e in piedi per scelta, per cui molti cadono.
Quando ho cominciato a cantare la lotta e la rabbia, c'erano molte canzoni per ogni caduto, ora non pi, i nomi sono
tanti, troppi.
Non ho cercato mai nei morti la forza, mi sempre bastato
guardare bene la vita per trovare la rabbia e odio necessari
nelle lotte.
Ma il 15 settembre ho sentito parlare di acciaio e io chiedo
di pensare che proprio per questo, proprio perch non siamo

241
d'acciaio e vivono in noi sentimento, conoscenza e volont,
esplodono nelle fila della classe queste cose.
E' tempo, tempo di discuterne ma in modo giusto senza
condanne o assoluzioni, lottando insieme e capire perch succedono lottando insieme a che nessuno pi si perda andando
avanti da solo!
Certo Mario il personale politico ma non usiamo male
questa cosa, proprio per questo per la condizione materiale
delle persone le persone scelgono o sono necessariamente costrette a fare una certa politica!
Ciao.
Alfio - operaio

A Bologna non abbiamo fatto


i bravi ragazzi
Livorno
Vorrei dire la mia sull'intervento dei compagni di Scandicci pubblicato sulla pagina del dibattito di Bologna il 6
ottobre. Sembra che questi compagni si siano fatti incantare dalla stampa borghese e revisionista dato che da ci
che scrivono a Bologna il Movimento avrebbe perso e la
democrazia vinto.
Tutto questo falso: non vero che a Bologna abbiamo
fatto i bravi ragazzi , che ci sia stata una forte mancanza di coraggio (sigh!) e perci mancanza di volont politica. Il Movimento ha dimostrato una grande maturit politica: riuscito a rifiutare lo scontro militare che lo Stato,
attraverso Cossiga, e con l'appoggio -di tutta la stampa
stava preparando ad arte; siamo riusciti a conquistare la
fiducia dei proletari bolognesi dimostrando che non eravamo Unni venuti a radere la citt al suolo, ma l'opposizione
al regime del compromesso storico; l'autodisciplina dei compagni, il confronto fra noi e i compagni di base del PCI in
decine e centinaia di capannelli hanno aperto contraddizioni
fra base e vertice del PCI bolognese, contraddizioni che il
Movimento di Bologna deve saper sfruttare se si vuole estendere l'opposizione a tutti gli strati sfruttati della societ
e non lasciarla in mano solo ai non garantiti.
Accettare lo scontro militare contro l'apparato dello Stato era suicida (ricordiamo che c'erano 50 M113, unit cinofile, ruspe per abbattere le barricate e 6.000 poliziotti) ci

242

sarebbero stati non solo degli arresti ma anche probabilmente compagni assassinati dalla polizia; prendersi piazza
Maggiore non avrebbe avuto grande significato e un corteo
eccezionale avrebbe corso il rischio di dissolversi come quell'allucinante 12 marzo a Roma.
P.S. - Rifiuto la concezione inumana ed aberrante che i
compagni di Seandicci portano avanti, si arriva a dire:
... Se avessimo rotto gli argini costruiti dalla polizia e dalla giunta, quasi sicuramente oggi qualche decina di compagni sarebbero in carcere, d'altra parte questo rischio
compreso nella nostra scelta rivoluzionaria (il tutto sarebbe
una vittoria!)... .
Compagni non siamo macchine, n soldati di un esercito
di superuomini, ma uomini e donne comunisti che credono
che vi vittoria politica quando nessuno di noi va in galera
0 muore nelle piazze, quando si impone allo Stato il livello
di scontro a noi pi confacente.
Il compagno Clarino

La voglia di essere felici


Ivrea
Cari compagni,
se ripenso a Bologna mi torna in mente il sorriso felice,
commosso di quella compagna sconosciuta che, a cavalcioni
di un ragazzo, scopriva stupita quanto era grande quello
straordinario corteo che nessuno di noi potr pi scordare.
Quel corteo diceva pi di ogni altra cosa quale era la prima
richiesta che stava dietro a quel venire a Bologna, dentro
i cuori di migliaia di compagni: la voglia di essere felici.
Era questa rivendicazione fondamentale che ci aveva
portati l a rappresentare un bisogno non solo nostro ma
di milioni di giovani o meno schiacciati da questa disumana
societ della crisi.
In piazza Maggiore disctuendo con la gente si diceva spesso che eravamo venuti perch mancava il lavoro e ottenevamo da tutti comprensione.
In realt se si lotta perch vogliamo che tutta la nostra vita cambi. Peccato che i sentimenti e i pensieri non
si possano materializzare perch si sarebbe potuto vedere arrivare la gente curva sotto enormi carichi: le speranze, i bisogni non soddisfatti, il desiderio di capire, di conoscere.

243

Non so se sia marxista la richiesta di felicit ma come


a Bologna si compreso, come il comunismo prima di tutto
un processo umano ricco e contraddittorio.
Abbiamo visto in questi 3 giorni di Comunismo in terra come molti problemi devono essere ancora risolti. Volevamo parlare e abbiamo ritrovato la paura davanti alle
assemblee cariche di aggressivit e dirette da vecchi e
nuovi leader; volevamo comunicare tra di noi e spesso
stato difficile uscire dai confini del piccolo gruppo di compagni; volevamo capire e non riuscivamo a seguire i discorsi; volevamo essere contenti e a volte ci siamo sentiti soli
e sfiduciati. Moltissimi sono ancora gli ostacoli che ci stanno
davanti. Questo capitalismo morente procura ad un numero
di persone via via pi grande delle sofferenze sempre maggiori. Paradossalmente qui che sta la nostra forza, l'inevitabilit della rivoluzione. La gente comincia a sentire in
modo cosciente che: 0 si distrugge questa macchina infernale che presiede alla nostra vita o essa distrugger noi
tutti, ci costringer ad un'esistenza non pi degna di esseri umani.
Per tutto ci vogliamo imparare a parlare di queste cose
con le masse; vogliamo riprendere la parola per rendere
collettiva la costruzione di un partito che non sia patrimonio di pochi eletti pronti a rivolgere contro di noi la loro
presunta superiorit intellettuale; vogliamo usare la nostra
intelligenza repressa per elaborare una teoria che vada oltre i sacri e inviolabili dogmi marxisti.
Siate realisti domandate l'impossibile, dicevano i compagni del maggio francese. Bene, noi vogliamo essere felici!
Michele

Non mi tirer pi indietro


Roma
Cari compagni,
ieri sono stata ai funerali di Walter Rossi. C'era tantissima gente, e ho visto tanti compagni piangere e molti di
loro ne avevano sentito parlare solo dopo il suo assassinio.
Ogni volta che si gridava lo slogan Walter vivo e lotta
insieme a noi , pensavo che s, Walter sar pure vivo nella
nostra mente (per quanto tempo poi) ma ora freddo, immobile, in una bara; un ragazzo di venti anni. Solo vent'

244

anni. Tanta voglia di lottare, sicuramente tanta rabbia, e


anche tanta voglia di vivere come noi. E una pallottola ha
ucciso tutte le sue speranze, tutte le sue paure, tutta la sua
voglia di lottare e di cambiare con tutti gli altri compagni
quest'Italia di merda.
Ieri non sono riuscita a piangere. Mi sono sfogata poi,
urlando gli slogans per via Merulana, incazzatissima come
altre decine di migliaia di persone. Ieri pomeriggio successa una cosa nuova per me: sono stata in mezzo agli
scontri con la polizia. Non ho avuto paura, anche perch
non ci sono capitata, ma mi ci sono infilata io: volevo essere anch'io una di quelle the avrebbero distrutto il covo
fascista di Colle Oppio e sono andata nei primi cordoni; la
polizia poi ha lanciato i candelotti lacrimogeni, all'improvviso, e sono indietreggiata un po'. Il corteo intanto si era
decimato e non eravamo rimasti pi in molti.
In quel momento ho deciso che s, sarei rimasta con gli
altri, stata una decisione ancora pi lucida della prima,
perch avevo gi visto volare i lacrimogeni.
Quel pomeriggio stato molto particolare per me: ho
visto i candelotti volare sulle nostre teste e cadere a terra
spandendo il fumo che ti soffoca e che sembra che bruci
la gola, ho visto il panico sulle facce di molti compagni, ho
sentito la pelle bruciare, ho visto le strade deserte teatro
di scene da film bellico, ho visto un uomo correre spaventato verso casa con un bambino di neanche un anno in bracci, ho visto un vecchio, capitato l in mezzo, sorretto da due
compagni che cercavano di tranquillizzarlo, ho sentito che
dei compagni erano stati feriti dai candelotti, ho esultato
con gli altri quando ci hanno detto che il covo di Piazza Tuscolo era saltato.
A casa, poi sono stata male e ancora oggi sono angosciata. Ho persino voglia di piangere. Ogni tanto mi riviene
in mente qualche scena, soprattutto la carica di via Merulana; rivedo i candelotti sparati in continuazione; il fumo
per le strade i compagni riparati dietro le macchine; j
celerini e i carabinieri in piedi parati da capo a piedi dall'aspetto di automi, di freddi, cattivi, automi, le vetrine rotte; la rabbia dei compagni sfogata qualche volta in maniera sbagliata: che c'entrano con la lotta di classe e con
l'antifascismo le vetrine, le macchine dei lavoratori distrutte a sassate?
Io concepisco la violenza, ma la violenza portata contro
le sedi dell'MSI, e del FUAN, anch'io ho avuto in mano pietre e sampietrini, ma non l'avrei mai gettate contro le vetri-

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ne o contro le macchine (soprattutto contro certe macchine), abbiamo anche bisogno dell'approvazione della gente,
di quella gente che ci ha buttato limoni e patate dalle finestre.
La violenza non deve essere irrazionale.
La violenza deve essere uno dei mezzi per spazzare via la
piaga del fascismo, non un mezzo per sfogare la propria
rabbia e che si ritorca contro noi stessi.
I fatti di ieri hanno buttato lo scompiglio nella mia testa;
ora ho bisogno di pensare di rivedere, di analizzare le mie
idee sul modo di portare avanti la lotta di classe.
E' bastato un pomeriggio, neppure cos caldo a farmi
pensare e a confondermi le idee che credevo cos chiare.
Non voglio farmi prendere la mano dal gioco e prendere
le cose come un gioco, come un film; se devo servirmi della
violenza contro il fascismo e contro lo stato lo voglio fare
in maniera razionale e non trascinata dall'esaltazione di
partecipare alla guerriglia .
Stamattina poi ho saputo che quel ragazzo del bar di
Torino morto.
Porco Dio! Lui non aveva nessuna colpa. A prescindere
da quello che pu aver detto la RAI o la televisione per
strumentalizzare questo fatto contro di noi, quel ragazzo
morto come morto Walter Rossi.
E anche questo mi fa pensare e mi fa star male. Non
mi va di combattere anche contro quelli che non reputo
miei nemici.
Spero che i compagni, volontariamente o no, mi aiutino
a capire.
Io so solo questo: i fatti di ieri hanno rappresentato per
me l'iniziativa alla lotta violenta. Non credo che nelle prossime occasioni mi tirer indietro, per, ripeto, ho bisogno
di chiarirmi le idee. Non sono per la violenza cieca, esasperata, irrazionale. Voluta ad ogni costo.
Una compagna del quartiere S. Paolo,
una dei tanti cani sciolti

Due generazioni
Genova
Cari compagni di Lotta Continua,
sono una pensionata del centro storico di Genova,

T
246

247

Vi prego di far pervenire attraverso il vostro giornale


le mie pi vive condoglianze alla mamma del compagno
Rossi assassinato dalle carogne fasciste.
Compagni, sono stanca e disgustata, per ho fiducia 'n
voi giovani che portate avanti la nostra lotta. Sono sicura
che se saremo tutti uniti come tanti anni fa riusciremo a
annientarli, quanto a noi vecchi ci sforzeremo ad essere
con voi in prima linea e deve essere veramente una grande
gioia avere a fianco dei compagni che sono rimasti in tanti
oltre i trent'anni.
Viva la lotta partigiana, a morte il fascismo.
Saluti a pugni chiusi dalla vostra compagna
Pina Marozzelli

Non avete il coraggio...


Cari compagni,
abbiamo letto quello che avete scritto sulla morte di Roberto Crescenzio e ci parso improvvisamente che facevate
sforzi inumani per non cadere in ragionamenti da bottegai:
avete cercato di bilanciare la morte di Roberto, forse pi
agghiacciante dell'assassinio di Walter (perch provocata da
compagni), con la distruzione di una ventina di sedi dell'
MSI, come dire che venti porcili distrutti possano valere
la vita di un innocente.
Quelli dell'Autonomia torinese, accennando alla morte di
Roberto, hanno usato il tono e il linguaggio degli aguzzini,
degli assassini arrivati , e perch non vi fossero dubbi
su questo, hanno subito detto che tutto quello che stato
fatto a Torino bene o va bene o buono .
Il cinismo ripugnante di questa gente ammalata di potere e di nient'altro che di potere, fa letteralmente schifo.
Non c' da meravigliarsi allora che questi capetti impotenti e libidinosi politicamente, abbiano sentito il bisogno
di rivendicare l'incendio dell'Angelo Azzurro e quindi l'assassinio di Roberto. Solo un mucchio di dementi poteva arrivare a tanto. E la Storia ha dimostrato che dietro certe
mostruosit c' soltanto una cosa, sete di potere.
Gli Autonomi sono arrivati agli espropri proletari della vita e non importa pi chi sia la vittima, l'importante
dimostrare che si capaci di rubare la vita purch sia
esposta o semplicemente dietro qualche vetrina di lusso. Ma
se gli Autonomi, o almeno molti di loro, usano un linguaggio

sempre meno ambiguo, di gente che ha fatto carriera rapidamente, di piccoli bottegai dell'imbecillit e della morte,
voi, compagni, perch non dite l verit, perch vi riducete
a dire che Walter lottava per la giustizia e Roberto no,
perch vi accanite su cadaveri ancora dolci e caldi con le
vostre disquisizioni da preti? Se non disprezzate il comunismo quotidiano della bellezza dell'amore della lealt, perch fate distinzioni talmente di merda tra due innocenti assassinati? Lasciamo ai preti il compito di giudicare il cuore
caldo dei bambini.
Dire che si trattato di un tragico errore o di qualcosa)
di pi di una tragedia non chiarisce niente, significa restare
nel campo della critica dura. E la critica borghese sempre ricattatrice e terroristica e la letteratura la pi subdola e sporca delle scienze borghesi.
Insomma, compagni, non ci pigliamo per il culo: la morte di Roberto un assassinio o un errore o un incidente o
un lapsus freudiano?
Dire che un assassinio non significa dire che chi lo ha
ucciso un assassino (anche se il suo linguaggio quello
dell'assassino), ma voi non avete neanche il coraggio di parlare di assassinio e. se non lo fate ancora una volta per
incredibili e sempre pi osceni sensi di colpa nei riguardi di
chi lo ha ucciso.
Centomila persone in una piazza non valgono neanche
un pelo di un innocente ucciso.
Non la prima volta, compagni, che accadono cose schifose rivendicate in nome del comunismo: agli inizi dell'anno
venne ucciso un uomo che si trovava in una trattoria romana in compagnia di un poliziotto, la vittima predestinata,
ma ci fu subito chi rivendic quell'assassinio con un demente comunicato nel quale si diceva che -era stato commesso
un errore, ma che comunque la vittima s'intratteneva cordialmente con il poliziotto e questo giustificava ampiamente
l'assassinio.
Noi pensiamo che il comunismo sia una cosa intelligente
e buona.
Anna Risola, proletaria e madre i tre
figli; Angela Maria Coriacei, proletaria
madre di una figlia; Anna Brindisi,
bambina di otto anni; Rocco Brindisi,
poeta; Franco Lanzillotti, studente; Donato Laceranza, operaio della SIRTI;
Franco Latronico, operaio del'Italtractor

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Una crisi necessaria


Roma
Cari compagni,
sono molti anni che non scrivo. Forse questa lettera pu
servire al dibattito in corso nel movimento. E' anche un
messaggio per alcuni compagni di Roma, con cui devo chiarire certe cose.
Cristina,
spero che tu mi ricordi, sono quel ragazzo coi baffi che
hai conosciuto a Bologna e con cui hai parlato a lungo e
intensamente delle cose tue, dei tuoi dolori, delle tue gioie.
Io ti ricordo.
E' domenica, sono solo. La mia compagna andata fuori
Roma in gita con dei compagni. Io non sono voluto andare
con loro, forse perch ho capito il suo bisogno di stare -sola
con gli altri, di proporsi agli altri come donna e non come
coppia. E' faticoso uscire dalla mentalit della coppia, soprattutto quando i compagni ti vedono ancora in quest'ottica. Non vorrei tu pensassi che sono stato bravo a tirarmi
da una parte e a lasciarle spazio: stata lei a rivendicare
questo spazio ed a farmelo capire con serenit.
Forse serenit una parola inadeguata, perch la strada lunga, difficile e faticosa e non so dove porta. Ma il
panorama bello (?). Abbiamo avuto ultimamente diversi
scazzi, per l'incapacit che avevamo e che abbiamo di vedere dentro di noi, ma alcune cose si sono chiarite anche
se il prezzo alto. Abbiamo capito che siamo importanti 1'
uno per l'altro, ma che finita per noi la fase della coppia
chiusa, che avevamo dei bisogni insoddisfatti. Quando apri
gli occhi e prendi coscienza, non puoi pi tornare indietro, la
scelta obbligata di andare avanti.
Il rischio grosso, ma lo dobbiamo correre. La mia compagna forte, determinata, non parla molto ma va avanti.
La sto riscoprendo in una dimensione nuova. Sto riscoprendo
anche me stesso, la mia voglia di vivere, di amare, di scendere in piazza. A Bologna ti ho sentita molto vicina.
La realt tua diversa, me ne rendo conto, ma combattiamo la stessa battaglia, tu una donna del sud, una moglie,
una madre, io un piccolo borghese incazzato contro le strutture del sistema e contro se stesso. Quando manifestavo contro la morte di Walter, per. la vita, ho pensato anche a te,
lontana ma vicina. E' triste che sia un morto a gridare il
diritto alla vita.

Ho mille cose confuse nella testa, passo le mie nottate


a parlare coi compagni e le compagne, cerchiamo insieme
un modo diverso di stare, cerchiamo di abbattere le ipocrisie, le diffidenze, le riserve, di partire dai nostri limiti
per superarli, di non fare ideologia, di mostrarci nudi con
le nostre realt. E' difficile. Sono stanco, dormo poco, fumo
molto, ma non conosco altre strade. Voglio provare a vivere tutte le mie sensazioni, senza tener fuori niente, col minimo di ambiguit.
Sento che questa mia crisi necessaria, sto bene mentre
sto male, perch ho fiducia, il domani dipende da quello
che sono oggi, da come riesco a gestire questa mia crisi,
dalla mia capacit di stare solo e di accettarmi.
Ci vedremo a Roma?
Silvio

Duemila morti dimenticati


Roma
'Desiderei che questa lettera fosse pubblicata con un non
eccessivo ritardo per le seguenti ragioni: la prima volta
che mi rivolgo al giornale bench lo acquisti quotidianamente da quando nato. Oggi 8 ottobre 1977 ho letto l'articolo
di prima pagina Noi e voi ed appunto a tale articolo
che mi riferisco.
La primavera scorsa sono venuta in Redazione e mi
sono rivolta alle compagne con le quali ho conversato a
lungo (in queir occasione ho anche versato un contributo
di cui tengo copia ma il mio nome nell'elenco dei sottoscrittori usc sbagliato; io infatti non mi chiamo Lucia, ma
Luciana. Dico questo solo perch ci tengo che si sappia che
io aderisco ai vostri princpi politici, nonostante alcuni
forse inevitabili errori. Ma chi non ne commette? L'importante il riconoscerli e mi pare che voi lo state facendo
da qualche tempo).
Alle compagne avevo portato tutta la documentazione di
ci che aveva fatto il comitato romano Giustizia per il
Vajont (di cui sono stata rappresentante), in attesa del
processo d'appello al Tribunale dell'Aquila (dicembre 1969ottobre 1970) avevo pensato di abbinare questa lotta passata a quella in corso per le centrali nucleari. Tra i due argomenti ci sono parecchi lati in comune, che non il caso
di ricordare qui.
Le compagne mi promisero di sapermi dire qualcosa in

250

251

merito, dopo averne parlato in redazione; da allora, invece,


non ne seppi pi nulla. Ma oggi io torno sull'argomento,
perch nell'articolo Noi e voi elencando i casi di omissione (o di complicit?) del POI avete dimenticato i 2.008
morti del genocidio del Vajont.
Mio marito e io (per sollecitare il Partito) scrivemmo in
quell'occasione direttamente al suo segretario Luigi Longo
che se il PCI non avesse dimostrato la solerzia che il caso
imponeva (mettendo a disposizione le sue attivissime branche organizzative) avremmo dato le dimissioni. Dimissioni
che infatti ebbero luogo, poich il nostro partito non rispose al nostro appello; mentre rispose il sostituto procuratore
Marrone che presiedette, insieme a vari avvocati, un dibattito scottante in una sezione semiabbandonata (quella di piazza Vescovio, dato che la nostra di via Nemorense si rifiut,
asserendo che doveva avere il permesso della Federazione).
Nel lavoro per divulgare la lotta contro lo scandaloso
verdetto di prima istanza, avemmo come appassionato collaboratore Sandro Canestrini, difensore accanito dello sparuto
manipolo veramente eroico dei parenti delle vittime
dell'immane strage. Canestrini continua la sua opera, difendendo fra l'altro gli imputati di Lotta Continua perci
so che lo conoscete e apprezzate come lo apprezzo io; con
lui mio marito ha pubblicato 'Ingiustizia militare che credo abbiate letto. E, in antecedenza, mio marito aveva scritto un volumetto ugualmente importante Ingiustizia in aula che purtroppo non ebbe la risonanza che meritava, per
l'assoluto disinteresse dell'intera Sinistra Costituzionale.
Io poi mi sono personalmente dedicata ai terremotati del
Belice, riuscendo a promuovere una mostra a Ferrara giugno 1975 , l'unica del genere in Italia.
Come vedete sono una vecchia compagna attiva e se
oggi vi scrivo perch voglio che il partito a cui ho dato la mia attivit ed adesione per tanti anni, si vergogni e
faccia un esame di coscienza, esame severo, del suo comportamento assenteista dinnanzi al processo del Vajont.
Io non glielo perdoner mai.
Luciana Conti Paladini

Il giornale era nello stanzino


Aula (Massa Carrara)
A causa del vostro giornale mio figlio sparito da casa.
Ma perch Lotta Continua? Non c' mai pace da quando il

vostro giornale venuto in casa mia. La pace finita. Non


si legge, in Lotta Continua, che odio e vendetta contro uno
e contro l'altro e anche contro i genitori.
Ora Maurizio se ne andato di casa: vi prego di farlo
tornare con il vostro giornale! Si sente male, soffre di esaurimento e ho paura.
Ditegli di tornare a casa perch nessuno gli vuole male.
Suo padre un mese che non gli parla, per quella faccenda
dei ciuffoni, che sa lui, ma ne soffre tanto.
Io non so se sopporter tale dolore. Maurizio sofferente per la discordia con suo padre e ora se ne andato.
Ditegli di tornare, vi prego. Non sappiamo nulla, dove possa esser andato. Ditegli che i giornali e il libro erano nello
stanzino, solo che lo chiedeva...
Maurizio ti prego torna a casa! Perch sei andato via
senza dirlo? Non era il caso di fare quella scena in casa
per un giornale o forse anche per altro. Ma a me non ci
pensi? Pensi che io non soffro come te per la situazione che
ci siamo trovati in mezzo?
la mamma di Maurizio

Amanda, 12 anni,
compagna anarchica
Cari compagni,
sono una ragazza di 12 anni anarchica. Pu sembrare
strano che a questa et io abbia gi un credo politico, ma
quando, a Bologna, uccisero il compagno Lo Russo aprii gli
occhi e mi informai pi che potei su ci che mi circondava
e capii che l'unica soluzione stava nel rifiutare lo Stato attuale per costruire qualcosa di (finalmente) giusto!!!
Ora morto anche il compagno Walter e ho pianto di rabbia per lui e par la nostra impotenza (mia e di altri giovanissimi) contro questo Stato di cazzo che si occupa, fra un
dibattito e l'altro, di appoggiare la violenza nera chiudendo
gli occhi sui corpi dei compagni uccisi.
Voglio anche rispondere al compagno Ciro (Lotta Continua
9-10-1977) dicendogli che probabilmente anche chi ha tirato
la molotov nel bar Angelo Azzurro dispiaciuto per la
morte di un innocente e che la mia rabbia per questo immensa, ma per io stessa dopo aver visto la pozza di san-

255

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zipnali sfugge, le contraddizioni, in seno al PCI dilagano


ma non scoppiano mai, vengono qoutidianamente ricomposte
attraverso iniziative che il partito gestisce direttamente, ma
che la base percepisce, come iniziative autonome.
Magistratura democratica di BO ha dato la sensazione di
un ritorno all'autonomia dei magistrati, l'istruttoria non viene
pi recepita come lunga mano del POI ma come un qualcosa che dipende esclusivamente da un mito Catalanotti 1'
irragiungibile che diventa il capro espiatorio di una situazione che invece ancora gestita in prima persona dalla
Federazione bolognese: i compagni hanno la sensazione che
anche la risposta, la nostra risposta, venga da loro gestita.
Se un Consiglio di fabbrica o Zangheri in persona, si
pronunciano per la chiusura dell'istruttoria s segno di una
contraddizione in atto, ma pu anche essere il segno di un
recupero di dimostrazione dialettica che in realt non di
questo partito. La risposta deve essere di massa: la repressione non un mito, un segno, non nemmeno e solo un
fucile qualcosa di pi: lo stato come accezione, cme
antagonista ai nostri bisogni: la soddisfazione di questi porta alla lotta contro la repressione e alla creazione di contropotere; occupiamo le case, autoriduciamo la mensa, il gas
e la luce, occupiamo le facolt per farne luoghi di creazione di produzione nostra, per ritrovarci di sera a fare festa: contro la repressione, contro uno stato che ci nega la
soddisfazione di nostri bisogni, non c' che il passaggio dalla
pratica degli obiettivi all'uso della forza di massa per conquistarli.
Sono d'accordo con te Diego.
Parigi, 12 maggio 1968
Il movimento degli studenti decide di occupare un intero
quartiere e di non lasciare uscire la polizia che vi si era
asserragliata fino alla liberazione dei compagni arrestati;
ore 24: la polizia attacca, gli scontri continuano fino al mattino, fino alla liberazione dei compagni. L'opinione pubblica
si schiera a fianco degli studenti che invano per giorni e
giorni avevano chiesto la liberazione dei propri compagni.
Daria di Magistero

Vasectomia,
anticoncezionale maschile
Compagni e compagne,
sento il bisogno di scrivere per dare informazione su un
metodo anticoncezionale maschile da me praticato; sconosciuto e vietato in Italia: la vasectomia.
Specifico subito che questa operazione l'ho fatta in Svizzera al prezzo di lire 170.000 (ladri e speculatori).
Allego documento per chiarimenti tecnici su tale operazione.
Il motivo principale per cui ho fatto la vasectomia (preciso che ho una figlia di 21 mesi) che il mondo capitalista
nega ai bambini e bambine di crescere nella libert e opprime la loro personalit strumentalizzandoli per un domani
da robot; noi genitori, parenti, ecc. (compagni e non) siamo
i primi loro maestri. (E questo molto grave).
Ora vorrei fare alcune considerazioni personali:
1) la pillola, come qualsiasi prodotto chimico, dannosa
per il nostro corpo (in questo caso chi paga la donna).
2) Se la vasectomia vietata e sconosciuta in Italia,
tocca al movimento divulgare e cercare le vie per far s
che anche in Italia sia possibile fare questa operazione (perch solo l'aborto?).
3) Che effetto far al compagno-maschio sapere che ritoccando la propria virilit si possono evitare aborti e figli
non desiderati?
Spero che questa lettera (molto critica) sia pubblicata e
apra la discussione.
A pugno chiuso
Tarik

Trovarsi possibile
Per la campagna Cristiana che ha
scritto svi giornale di venerd 14 ottobre quella lettera in cui parlava della
sua solitudine, delle sue lacrime versate... in silenzio .
Cara Cristiana, anch'io sento come te una rabbia impotente e un bisogno di incontrare le persone al di l delle

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etichette politiche e delle differenze di sesso. Non solo io;
anche Amalia e Franco che sono i compagni con i quali sto
cercando maggiormente di praticare questo bisgno e di
costruire insieme un'affettivit reale, si sentono persi in molti momenti, si sentono persi politicamente, umanamente, dappertutto. Ci separano 10 anni, Cristiana, ma credo che la
differenza di et costituisca un ulteriore distacco tra la gente, solo in questo sistema, dove le mille separazioni fra
lavoro, politica, amore sesso., et sono funzionali al suo
stesso mantenimento.
Sentiamo la tua stessa rabbia, la tua stessa angoscia,
ma crediamo anche che sia possibile un incontro reale con la
persona al di l degli schemi che ci imprigionano. Io l'ho
provato... momenti magici ai quali difficile dare una continuit in questa espropriazione quotidiana della vita. Nessuno di noi e tanto meno a livello collettivo, riuscito finora a far diventare pratica quei momenti.
Io non ho un metodo da proporre, forse possiamo trovarlo, insieme, ma non mi illudo, non ci illudiamo che questo
avvenga domani. Posso dirti, sulla mia pelle, che il bisogno
di una qualit diversa della vita solo se di acquisizione collettiva e poi di massa, pu ribaltare vecchie prevaricazioni,
vecchie ingiustizie perch io stessa in quei rari momenti ho
ritrovato dentro un'unit fra me donna, comunista e persona
che riusciva ad avere un rapporto migliore col mondo.
Noi pensiamo che gi l'esigenza nostra di comunicare con
te abbia un senso, sia pure senza aspettative troppo immediate, e che possa diventare un contatto reale.
Anna, Amalia, Francv

Le divergenze non hanno pi senso


L'assassinio dei compagni tedeschi sopravvissuti alla distruzione della RAF mi pone problemi morali che temo siano
largamente distanti da quelli che buona parte dei compagni
(almeno di quelli che scrivono e le cui lettere sono pubblicate) si sono posti recentemente a proposito dell'uso della
violenza.
Voglio cominciare col dire che, comunque siano vissuti, e
qualsiasi fossero il tipo di divergenze che mi dividono da loro, questi compagni sono morti da comunisti. In una atmosfera morale di disarmo, di fuga, di autocompiacimento della

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propria impotenza, i compagni tedeschi sono morti dando un
insegnamento di rara coerenza ideale, di straordinario coraggio immaginiamoci, o almeno proviamo ad immaginarci, i loro ultimi istanti di fronte ai loro assassini e anche
un'indicazione di lotta. Alla sbirraglia socialdemocratica presto apparir chiaro l'enorme errore politico che stato commesso col loro delitto. Ulrike, Andreas, Gudrun e gli altri
compagni assassinati, e tutti gli altri che stanno per esserlo,
possono cominciare ora una nuova lotta rivoluzionaria se tutti
noi sapremo intendere l'insegnamento ed il significato che deriva dalla loro morte.
Dalla loro morte, per l'appunto; anche qui il comunista
deve imparare a far tacere il cuore e a far lavorare il cervello. Appropriamoci della vita gridiamo in corteo nei nostri slogan: questa l'indicazione dei risultati della lotta rivoluzionaria, il compimento della rivoluzione comunista.
Ma troppi, troppo spesso tutti noi, ci dimentichiamo comedo, , troppo comodo che un comunista un morto in
vacanza , come diceva Eugenio Levine, presidente del Soviet
bavarese, assassinato nel 1919 dai padri di Strauss, di
Schmidt, di Hitler. Riappropriamoci, allora, della morte, perch temo che questo sia oggi la tappa intermedia sulla strada della rivoluzione. La morte e la vita non sono separate
come l'oggi ed il domani, fra loro non c' nessuna muraglia
cinese . Alla manifestazione, al lavoro, per strada o in famiglia, nel capitalismo esse camminano fianco a fianco. Possiamo dimenticarlo, ma notoriamente lo struzzo non l'animale pi furbo. Possiamo dire e scrivere, ma soprattutto,
crederoi, che la conquista della vita anche per l'oggi. Poi
c' Lorusso, c' Walter Rossi, ci sono i compagni tedeschi, ci
sono coloro che, giornalmente muoiono per il comunismo. E'
a questi che penso, ai comunisti che muoiono perch il comunismo viva, perch la vita dello spirito non la vita che
sgomenta davanti alla morte e, si ritiene immune dalla distruzione: ma quella che la sopporta e si conserva in essa .
Non posso fare a meno di ripensare a queste parole di
Hegel perch bene rappresentano anche oggi la condizione
umana della vita del comunista. Qualsiasi fossero le divergenze e le opposizioni che si possono aver avute con i compagni della RAF, queste oggi perdono ogni senso, perch l'insegnamento che la loro morte ci ha dato le supera e le annulla: la loro lotta diventata la nostra. Quanto ai loro assassini, possiamo tranquillamente ripetere che la storia li ha
gi messi alla gogna, e non basteranno le congratulazioni di

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259

tutti i democratici di tutto il mondo civile per riscattarli.


Saluti comunisti.
Renato Levrero

Milano nella nostra testa, sempre


Milano
Nel cappuccio e brioche della stazione del metr, nelle
biciclette degli operai la mattina, 6 e mezza, nella nebbia.
Nelle notti in cui affoghi la tua solitudine, col fumo, l'alcool,
fino a buttarti fuori di testa perch tu ribelle hai visto la tua
rivoluzione sfuggirti dalle mani e adesso ti attaccheresti a
qualsiasi cosa, magari una donna e... a chi chiedi... le sicurezze della tua rivolta persa... ma lei ormai non ti garantir
pi, la vecchia casa in Ticinese, gli scaffali con le collezioni
economiche dell'Einaudi, i dischi degli Inti Illimani. I manifesti cileni... magari la Renault 4 sotto. No, a Milano non
puoi pi chiedere queste cose ed giusto che sia cos... Compagni cacciati ancora una volta in mezzo alla strada, non siamo vecchi, vero, ma pensiamo sia l'inizio di una riflessione, che dovr portarci alla maturazione, a comprendere che
qui adesso dobbiamo vivere, che le mamme non ci sono pi
e allora sia il movimento perch la mamma partito non c'
pi giusto, ora che i compagni mamma si convincano di
lasciare crescere i propri figli soli... sempre pi costretti a
scegliere e a capire... a soffrire delle cose che non riescono
a risolvere.
Una generazione di diversi... di insubordinati permanenti
che prenda continuamente dal proprio essere la rabbia per
sfasciare lo stato presente delle cose. Per dieci anni i giovani
hanno gridato nelle piazze i miti che ormai non fanno pi
tremare nessuno, ma se tu sei un compagno senza casa, n
stipendio n sicurezza affettive... A Milano sopravvivere un
problema... che diventi il loro problema, che nessuno mai pi
faccia da intermediario tra la nostra rabbia e il loro potere.
Che Tina Anselmi apra le orecchie, anche se sapr darci un
lavoro (dove? quando?) i problemi non saranno finiti, anzi
avendo un lavoro, magari in fabbrica ancora peggio di
non averlo, di avere un lavoro con cui non c'entri un cazzo,
un lavoro non a misura d'uomo... solitudine... emarginazione...
noia e paranoia... alienazione. Tutto cio aumenter ancora

di pi. Noi siamo convinti che a Milano sia molto difficile


avere un momento che sappia aggregare sui propri bisogni
pi facile nasconderli e pensare che si dei super-eroi di una
rivoluzione che non avverr mai . Adesso, dubito che i non
garantiti di Milano si aggreghino in un movimento che sappia
darci il calore di sopportare un altro inverno a Milano... caro
Elio e caro Girighiz. Milano nelle nostre teste e nella
nostra vita . '
Scritto in piazza Mercanti.
Rinaldo e Paolaccio

Quando la morte diventa simbolo


Milano
Ho visto ricomparire sul giornale con molto piacere la
Piccola antologia del pensiero radicale .
Dopo Marna Jones dei minatori e le contadine siciliane
(intervento che, peraltro ho molto apprezzato, v. LC 13 ottobre 1977) ho temuto un'invasione di esempi edificanti, tanto
pi grotteschi quanto meno eroica l'aria che si respira
oggi nel movimento delle donne: aria di ospedali, di farmacie, di piccole riforme, di piccole leggi per piccoli consultori,
per i grandi, incolmabili mali delle donne. Non amo le infermiere , le crocerossine , le impiegate del dolore altrui , le lugubri discussioni sull'aborto, ma sono altrettanto
infastidita, leggendo Lotta Continua, dal crescente sentimentalismo antifascista e dalla retorica t dei commenti che fanno
seguito alla morte di un compagno sulla piazza.
Alcuni anni fa, mentre le piazze erano piene di bandiere
rosse, ho visto due compagni morire in casa, aggrappati a
un volgare tubo del gas. Abbiamo pianto in pochi allora, e
ognuno di noi sapeva che piangeva su di s, sull'irriducibile
consistenza delle nostre paure immaginarie, su tutti gli interrogativi che la lotta politica lasciava irrisolti. Dopo anni di
femminismo, gli ospedali e le case sono tuttora pieni di donne
che attentano alla loro vita alla loro salute mentale perch
abbandonate da un uomo, o perch incapaci di abbandonare
un uomo. Intorno a queste morti silenziose a nessuno viene
in mente di agitare bandiere rosse. Perch? Perch non riusciamo ad attribuire ad esse un significato ideale? Perch
non sappiamo che incolpare? Perch non possiamo astrarre

260

dalle complesse e confuse ragioni personali che le hanno provocate?


Oppure domandiamoci al contrario, quand' che la morte
di un individuo diventa simbolo o etica (un'etica ambigua che
inneggia alla vita, ma per dare nuovo impulso alla violenza).
Non credo che sia solo una questione di luogo, la piazza piuttosto che la casa o l'ospedale.
La risposta mi sembrata di trovarla nelle lettere e negli
articoli comparsi su LC a proposito della morte di Walter
Rossi.
La creazione di un simbologia bisogno di pochi elementi,
semplicissimi e facilmente riconoscibili da molti. Pi ridotti
sono i tratti della storia personale e pi grande il numero
di coloro che vi si possono identificare (la vita reale degli individui, invece, complessa oscura e indistricabile nella sua apparente unicit, scoraggia l'identificazione, accentua l'estraneit e la separazione).
Walter ricordato dai compagni con le immagini del Sentimento di sempre, una letteratura millenaria cos poco analizzata che pu assumere, senza che ce ne accorgiamo, lo
aspetto della spontaneit e della naturalezza. Walter un
corpo insanguinato , un corpo freddo e immobile , un ragazzo di venti anni. Tanta voglia di lottare, sicuramente tanta rabbia e tanta voglia di vivere , voleva ridere, parlare,
amare, voleva una vita migliore . Vita-Morte-Rabbia e l'iniziazione alla lotta violenta , come un gioco, come un film
(v. LC 8 ottobre 1977). Le analisi sul fascismo e l'antifascismo, che circolano oggi nel movimento, che cosa hanno a che
vedere con queste elementari, calcolatissime, e ben consolidate strutture dell'immaginario storico, quelle che di fatto muovono l'agire politico di migliaia di persone? A che cosa serve
aggrapparsi a una pratica di vecchia politica impiegatizia,
come la condanna-dissociazione dalla violenza gratuita ,
dal partito armato ? E' pensabile che un gesto cos screditato dall'uso che ne hanno sempre fatto i partiti d'ordine, possa intaccare il fascino di un mito o di un'etica cos antica come quella che lega insieme Vita e Morte, Sdegno e Violenza?
Finch non si ha il coraggio di fermare l'attenzione politica (teorica e pratica) sul Sentimento e sull'Immaginario, ogni
condanna della violenza non pu che suonare come richiamo
volontaristico al perbenismo, o come convenienza.
Del resto, come avvertiva la premessa alla Piccola antologia , non si parte da zero: la critica politica della sessualit, dell'inconscio, ha ormai una storia, ed ora presente
nel movimento.

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Chi non vede e non sente, certamente abituato a parlare
dall'alto e a voce tanto alta da non accorgersi che, gi in
platea, c' gi molta gente che ride.
Lea Melandri

La solitudine
un male senza rispetto
Milano
Anche oggi ho letto il giornale. A proposito di quanto
difficile tra compagni (lettera di Cristiana) e assistenza o/e
umanit (dibattito) . Penso che siano strettamente collegate. La solitudine un modo di essere determinante.
Condiziona la vita di una persona e troppo spesso le sue
scelte: la passivit al sistema a volte, il rifiuto individuale
(poich non sempre possibile esprimerlo collettivamente)
del sistema che pu portarli all'alienazione (droga, follia) a
scelte sbagliate sia sessuali sia politiche sia di vita.
Ci sentiamo comunisti. Parliamo tanto di comunismo e non
siamo capaci di praticarlo socialmente . Compagni in che
percentuale? Se sei uno dei tanti fortunati che 24 ore su
24 fa attivit politica... al 100% ...o no. No. Non riesco a
quantificare n voglio.
Riesco solo a capire che il fortunato oltre a dimenticare il sociale nega anche e soprattutto se stesso. La nostra
pratica solo politica: alle manifestazioni, agli scioperi,
all'intervento al lavoro (se lo fai) o in organizzazione (se ci
stai). Ma gi nelle riunioni, nelle assemblee la nostra pratica
comunista/sociale carente. D co'mpagno che interviene con
difficolt nell'espressione portando sue esperienze (poco politiche) ci trova insofferenti.
Finito il tempo politico ognuno rientra alla sua casa, ai
suoi problemi, alla sua solitudine.
Certo il modo di vivere oggi ci asocializza, ci rende sempre meno umani. Sempre di corsa, senza una minima struttura
realmente sociale, sempre in tensione contro il capitale. Ma
esiste anche una mancanza di coraggio ad affrontare il problema il timore di sembrare cattolici: non voglio ascoltare i tuoi problemi, mi vergogno a parlare dei miei. I sentimenti li accettiamo solo se sono comunisti: non abbiamo
amici, ma compagni. Li accettiamo i sentimenti s sono socializzabili : la disperazione per la morte di un compagno,

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263

l'odio verso il nemico di classe. Ogni altro rapporto asettico .


Poi c' il gruppo: una scatola tutta di un pezzo, non puoi
prenderlo a gocce. L'immissione a volte difficile, dolorosa
per cui spesso rifiuti di tentare. Cos vivendo pu anche capitare di non sapere pi se il compagno con cui dividi (parte
del) la tua vita rappresenta ancora l'amore o non invece
adesso la droga alla solitudine. Ti sembra di abusarne ma
hai bisogno di uno sfogo, di esprimere dubbi, idee che nascono
confuse. Ti accetta con le tue contraddizioni. Non temi di incontrare un giudice severo, politico, dialettico, asettico che ti
ascolta con indifferenza o irona.
Rifiutiamo la famiglia. Ma non sappiamo stare soli. Non
naturale infatti. Non ci importa di avere padre, madre, marito, figlia, parenti. Ma la solitudine inumana.
La solitudine un male senza rispetto. Colpisce duramente chiunque. Imprigiona. Essere diversi non faticoso. Essere soli s, soprattutto nel movimento.
Maria

Scegliere che fare


Roma
Non lasciamoci ingannare, non c' tempo per illudersi,
ora di scegliere di andare avanti. Non voglio indicare cosa
scegliere, quando, come e con chi ma raccontare di me. Oggi
io scelgo di non avere pi un centro del mondo dal quale difendere, verso il quale camminare, da conquistare.
Non ho bisogno di un'assemblea da aspettare n una presidenza da conquistare.
Non ho bisogno di un partito che sia il centro delle mie
idee n di una montagna da scalare.
Oggi ho scelto di non voler pi vivere ogni mio giorno come l'ultimo giorno, di non voler morire senza aver pensato a
quello che avrei fatto domani. Nessuno mi pu costringere a
buttare la mia vita nell'ipotesi di un giorno, nella strategia di
una rabbia che non sia dettata dalla mia voglia di vivere e
dalla coscienza che questa vita me la vogliono negare.
Scelgo ancora di non aver bisogno di esorcismi che nascondono il mio passato, la mia militanza il mio essere stato partito, espropriato o espropriatore della capacit di vivere e costruire. Voglio partire dai miei bisogni, capire la realt prendendo spunto da ci che faccio. Voglio farmi un mestiere che

non sia il mestiere di parlare a nome di altri ma quello di


parlare degli altri.
Ho scelto di fare questo mestiere in un quotidiano non molto diverso da altri, che ha avuto dei padroni, che ha intorno
a se tanta gente che vorrebbe diventare padrone.
Ho scelto di lavorare in un giornale che mi permette di
scoprire tanta gente che non ha bisogno di aspettare un partito per diventare opposizione a una realt e a degli uomini
che negano la vita. Gente, giovani, operai, donne, insomma i
soliti che alle assemblee non vengono, non hanno bisogno di
venire a queste assemblee, che incontri di continuo solo che
si esca da un'aula magna per girare un po' il mondo. Perch il mondo si muove fuori dal rettorato di quest'universit
incapace di parlare di se stessa.
Scelgo,, oggi, di gestirmi io la rabbia e l'odio che ho dentro contro chi uccide i miei compagni, di decidere io su quale terreno di volta in volta cercare giustizia e decidere io chi
responsabile, complice o astensionista. Se devo esercitare
violenza lo voglio fare con chi rispetta la vita, con chi non
ha ideali suicidi da perseguire, con chi la propria rabbia vuole legare alla mia per essere pi forti. Scelgo di non avere
pi ideali che mi costringono a difendere chi non pi con
me perch ha deciso di prendersi l'appalto di una lotta che
anche mia, chi ha dichiarato una guerra privata fuori dalla
storia sia agli stati che alle vetrine, come se tutto rientrasse
ugualmente in uno schieramento contrapposto al suo.
Di queste cose che scelgo nessuna mi d la certezza della
vittoria n la chiarezza della via da percorrere, ma non voglio
star fermo aspettando qualcuno o qualcosa che su questa strada mi porti. Oggi ogni compagno pu scegliere insieme con altri o da solo di fare i conti con la propria vita anche se questo non risolve il problema di chi' continua a decidere per tutti
o a nome di tutti il terreno, gli obiettivi, i modi di uno scontro del quale a priori decidono di essere i generali.
Ancora una cosa si pu decidere oggi e io lo voglio fare,
e non necessario farlo per sempre. Cio non c' alcun bisogno di dover fare oggi quello che abbiamo fatto anche solo
ieri.
Mauro

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Non cercare rifugio


alle assemblee della Statale
Milano
Se, quando leggi sul giornale la notizia dei compagni uccisi
in carcere, provi una fitta di paura per la tua vita, se ti senti tristissimo, quando pensi a come sono morti, se ti accorgi
ancora una volta della tua solitudine, se vuoi manifestare,
rendere collettiva e forte la tua rabbia: non andare a cercare
rifugio, sicurezza, comprensione, compagnia alle assemblee
della Statale.
La paura diventer panico, la tristezza disperazione, la solitudine isolamento e la rabbia trover un altro indirizz: la
testa ti verr voglia di spaccarla a quei personaggi lugubri,
anacronistici, invasati, che arrivano intruppati, che prefabbricano le assemblee, che sono unanimi sui Grandi Contenuti di
un ridicolo comunicato, sulle forme di lotta, le pi dure, le pi
sinistre, di tutta la sinistra rivoluzionaria del mondo. E ascolti: Entriamo nel merito, compagni, facciamo un salto di
qualit, sul baratro. Qui si tratta di organizzarci per non dire cazzate per pi di cinque minuti; qui bisogna dare una risposta dura, ad una domanda che non mi ricordo pi... il
tempo stringe: prima di tutto decidiamo cosa fare per non
fare solo dei bei discorsi. La manifestazione, il comunicato,
il comunicato, la manifestazione e poi la manifestazione internazionale, mondiale, extraterrestre.
In questa citt difficile vivere, avere delle idee, amare
la collettivit. I richiami del passato sono troppo forti, i gio
vani invecchiano subito. Eppure in questa citt c' uno strano
fenomeno elettrico: ci sono migliaia e migliaia di fili ad alta
tensione scollegati, tanti; tante teste attente che registrano
il minimo passaggio di corrente. C' una tensione permanente,
una sensibilit di ognuno altissima, ma personale.
Il collegamento un disastro.
Arcangelo

Per questioni di autonomia


Roma
Era tanto che volevo scrivervi, ma non avevo il coraggio,
poi ieri sul giornale ho letto il fatto che le femministe non

vogliono i compagni alla manifestazione per la lapide di Giorgiana per questioni di autonomia e allora il coraggio mi
venuto.
Sapete quando i compagni dicono 'ste femministe borghesi;
io mi incazzavo a morte perch nella mia pratica femminista
non riscontravo affatto queste cose. Poi sono andata al convegno alla Magliana dove sono rimasta scioccata dal modo di
parlare, di discutere di queste donne e sono uscita stravolta ;
non mi identificavo minimamente nei loro problemi come: Io
non so come portare il mio sesso in piazza , io mi identifico nello stupratore ? ! !, se voi fumate non si respira, mi
fate della violenza , facciamo una sauna, cos fare le riunioni nude pi politico .
Ho cominciato ad odiare questo modo di discutere sui problemi politici come se tutto fosse autocoscienza e di politico
e di concreto non ci vedevo niente. Poi, l'uccisione di Giorgiana, la strumentalizzazione della sua morte; un'altra delusione.
Ho visto alla testa del corteo del funerale, donne che rivendicavano le idee di Giorgiana, ma che non avevo visto mai in
piazza.
13^
Il giorno dopo al 12 maggio al Governo Vecchio, una compagna arrivata a dire: S, per se noi non ci sbrighiamo
a pigliare una decisione, quelli ci hanno gi fregato la morta . Tutto ci lo trovo orribile. Io non rivendico le idee e le
lotte di una compagna solo perch era donna come me, mi
sento altrettanto vicina a tutti gli altri compagni morti per
le loro idee anche se non hanno la fica; loro no. Siccome era
donna, noi prendiamo la testa del corteo, noi facciamo i manifesti, noi chiediamo la lapide.
E no! Porco dio. E' ora di finirla con questa logica del
cazzo. E' ora che il movimento ferrfminista lo diventi davvero,
ora di lasciar perdere questa, ormai troppo acquisita, pratica da t e pasticcini, ora di uscire seriamente. Ci siamo rinchiuse nella nostra isola che tutt'altro che felice, ricreando
i soliti ruoli; non prendiamoci per il culo perch le leader ci
sono anche nel movimento femminista.
Non mi sento la sola a pensarla cos, ma se continuiamo a
farci le pippe sulle nostre angoscie e se non portiamo il nostro messaggio veramente a tutte le donne, sar il momento
che mi ci sentir.
Ho paura di essere stata troppo schematica e di non essere
stata capita comunque io c'ho provato. Incazzata e delusa.
Claudia

266

267

I tedeschi non sono tutti dei... o no?

Perch non li chiamiamo compagni?

Anche a Bolzano attentati a pullman (bruciacchiati uno tedesco e uno austriaco) ; un volantino della Frazione Armata
Rossa li rivendica. Nel resto d'Italia: macchine e pullman
incendiati e spaccati, bombe, Gestetner, vetrine.
La rabbia si sfoga sulle macchine tedesche titola l'Alto
Adige , giornale locale di venerd 21.
E contro lo stato tedesco? Basta condannare a morte l'ambasciatore?
0 turisti e Stato sono la stessa cosa?
Discuto con i compagni: Cosa ne pensate?. Bisogna
isolare la Germania , sento rispondere.
Ma questo il modo, incendiare pullman, spaventare i turisti tedeschi?
Sono i tedeschi i responsabili dell'assassinio della Ensslin,
di Raspe, di Baader...?
Io non lo credo assolutamente, anche se il consenso alla
politica governativa in Germania forse maggiore che non in
Italia. Per me, comunque, il problema non numerico!
Credo invece che alla base di tutto questo c' una buona
dose di razzismo, perch:
noi (italiani) abbiamo una tradizione antifascista ; i tedeschi accolgono Kappler a braccia aperte;
noi abbiamo un movimento forte; in Germania si ha
una impressione penosa (Lotta Continua, 23-24 ottobre) della sinistra.
Insomma in Italia certe cose non passano, in Germania s!
Allora facciamoglielo vedere a questi nazisti tedeschi!
Ma che cosa gli facciamo vedere? Che ci stanno proprio
sul cazzo! '
E i compagni, i democratici tedeschi? Cosa devono dire,
per difendere le molotov ai pullman? Ringraziamo i compagni italiani per il grosso contributo internazionalista che ha
spostato notevolmente l'equilibrio politico nel nostro paese... .
Sembra per che l'internazionalismo c'entra poco, che tanto
in Germania non c' pi niente da fare e allora rompiamogli
almeno i coglioni.
O non cos? Discutiamone.
Karl
P.S.: Nei giudizi sulla sinistra e sul movimento in Germania (impotente, penoso...) forse (io chiedo, non lo so, scusate) c'entra anche la storia di quel paese? 0 quello che vale
per noi deve valere anche per loro (visto che siamo bravi)?

Roma

E' da molto tempo e precisamente da quando il compagno


Walter Alasia fu giustiziato a Milano dalle forze dell'ordine
che volevo scrivervi.
Non mi stava bene che per ricordare con tenerezza un compagno ammazzato era necessario firmare l'articolo (in quella
occasione lo fece Viale). Pensai: strano che la redazione non
sia d'accordo con le cose che dice Viale, ma pensai anche:
LC un casino (era dopo Rimini) sar un casino anche al
giornale. Cos non ho scritto.
In questi giorni hanno ammazzato in Germania tre compagni (i quattro di Mogadiscio non si sa bene se erano compagni, forse perch non hanno storia) e nessuno degli infiniti
articoli comparsi sul giornale ha avuto il coraggio di chiamarli compagni.
Sembra che un supervisore al posto di questa parola abbia
sistematicamente sostituito militanti della RAF, terroristi tra
virgolette, i loro nomi e cognomi.
Non stato tirato fuori neanche il solito discorso: non condividiamo i loro metodi ma sono compagni.
A me sembrata una puttanata grossa, molto grossa e
provo a dire il perch. Primo: quando nella sinistra emergono posizioni e pratiche sbagliate o solo scomode da giustificare di fronte all'opinione pubblica, solo una comoda scappatoia considerarle estranee alla sinistra stessa. Facendo cos c' il rischio che non si vedano pi queste posizioni diverse come risposta alle nostre stesse contraddizioni, come
espressioni della nostra stessa voglia di comunismo.
Soprattutto quando consideriamo sbagliate queste posizioni, riconoscerne la matrice di classe il presupposto indispensabile per avere il diritto di criticarle e superarle.
Secondo: mi venuto il sospetto che questa presa di distanza dalla RAF, pi realista del re, serva a mantenere una
immagine di s a dura fatica conquistata con il buon senso di Bologna. Questo sarebbe comprensibile vista l'aria di
repressione che tira, ma assolutamente non giustificabile: la
forza contro la repressione non ce la d una buona immagine presso la borghesia o chiss chi ma la nostra capacit di
organizzarci, di lottare e palle varie.
Carla, una compagna del Tufello

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Troppa gente non si chiede


Hanno assassinato i nostri compagni tedeschi. Provo una
intensa sensazione di rabbia e dolore come quando hanno ucciso Francesco, Walter e tutti gli altri compagni. Alcune volte mi sento tanta forza, altre volte tanta impotenza che
vorrei fare tante cose ma mi accorgo che il potere troppo forte. Non per questo, per voglio cedere, ma in certi momenti mi sento dentro tanta voglia di piangere, piangere perch continuano a massacrare i nostri compagni, piangere perch sono cos potenti che possono tranquillamente ingannare
la gente con le loro menzogne, ed un continuo e massacrante lavaggio del cervello, piangere perch troppa gente non si
chiede del perch questi compagni hanno scelto la lotta armata, se gli assassini sono loro o Schmidt e tutti gli imperialisti. E sto male anche perch so che tutti i compagni .che sono costretti ad agire nella clandestinit pi assoluta non possono mai correre liberamente per i prati, odorare il profumo
delle castagne e dell'autunno.
Qualche volta libera, troppo spesso in gabbia.
Paola

Non sono pacifista, ma sono


contro la violenza fine a se stessa
Milano
Ma qui stiamo diventando matti!
E' una settimana che a Milano sta succedendo di tutto.
Macchinette dell'ATM rotte (non inceppate), molotov contro autobus, automobili sfasciate, vetrine rotte, autoconcessicnarie bruciate, discoteche chiuse da tre anni, negozi di
vestiti e ditte inglesi col nome quasi tedesco devastati, tentativi per finta di assaltare il consolato tedesco, ecc.
Qui ci stiamo scavando la fossa da soli, stiamo preparando
il terreno alla polizia per darci una bastonata di quelle che
ricorderemo per un po' di tempo e che dopo ci vorranno tre
mesi prima di poter fare un'altra manifestazione perch ci
troncheranno sul nascere ogni nostra iniziativa e tutta la gente di Milano sar d'accordo con la polizia.
Intanto la lotta Contro l'ATM non va avanti, la controinfor-

inazione su quello che sta succedendo in Germania e in Italia,


nemmeno.
Secondo me, ora, bisogna fermarsi un momentino e riflettere, discutere, e chiarirsi chi siamo, cosa vogliamo fare, quali sono i nostri obiettivi e i modi e gli strumenti per arrivarci.
In pratica dobbiamo fare un passo indietro, per poterne fare due avanti. Perch fino adesso siamo scesi in piazza non
perch l'abbiamo deciso noi, ma perch ce l'hanno imposto le
scadenze.
Ad arrivare a domenica quando, anche fra numerosi scazzi, con l'MLS i circoli sono andati al Cinema Pasquirolo, dove
fanno Porci con le ali a fare un comunicato alla gente sul
film che fa passare dei contenuti squallidi e che non rispecchia la vera realt dei compagni.
Ebbene, per fare un comunicato mai possibile che sia
successo tutto quel puttanaio? Nove compagni fermati, uno
ferito ad una gamba, decine di giovani picchiati con i manganelli dalla polizia, ne vale la pena tutto questo per un comunicato in un cinema? Va bene che la responsabilit di
quanto successo non dei circoli promotori dell'iniziativa,
ma ancora una volta di chi si vuol mettere in testa a cavalcare la tigre (MLS).
Forse adesso, molti si chiederanno: Beh, allora non facciamo pi niente, perch c' la polizia che ci carica oppure
perch non ne vale la pena farlo? . No, rispondo, non questo il problema!
Noi dobbiamo continuare a fare le nostre iniziative, le nostre cose, magari organizzate meglio, cercando di evitare lo
scontro frontale con la polizia, fin quando non siamo sicuri che
le nostre azioni vengono capite, non da tutta la gente, ma almeno da quella parte che pi o meno ci vicina.
E fin quando siamo sicuri che il terreno e il livello dello
scontro lo abbiamo deciso noi e non ce l'hanno imposto.
E' vero che il potere non ti fa fare quello che vuoi, ma
noi dobbiamo sforzarci di capire la situazione e di agire di
conseguenza.
Inoltre per quei compagni esuberanti, che non trovano di
meglio per sfogare la loro rabbia che sfasciare, per l'occasione BMW e Mercedes vorrei ricordare che anche la Volkswagen di marca tedesca e che molti compagni possiedono questo tipo di macchina, perch bella, comoda e dura a lungo...
o no?

270

Le divergenze hanno senso e come


San Benedetto del Tronto
Stamattina ho letto la lettera di Lea Melandri LC 21 ottobre 1977 e ho detto: adesso scrivo. Ci avevo gi pensato cento
volte: leggendo le lettere delle donne post-convegno di Bologna, io non ci sono stata; l'intervento delle compagne del
giornale sull'antifascismo, lettere di risposta e cos via. Non
l'ho mai fatto, forse perch lo sentivo come un impegno politico-morale . Ma oggi ho letto questa lettera e quella che
la precede Le divergenze-non hanno pi senso...
E' vero, davanti" alla morte, agli omicidi dei comunisti ti
prende una rabbia, un odio, uno sdegno diversi da quelli che
provi per le altre morti, anche quelle sul lavoro... quelle
per violenza, per guerra... per parto, per aborto... individualianonime... di massa-anonime.
L'antifascismo. Il giorno dopo la morte di Walter LC in
prima pagina Dura risposta antifascista attraversa l'Italia! . In seconda pagina, oh dio non l'avevo quasi visto, un
articoletto su Roberto Crescenzio che muore ustionato, non
in piazza luogo-eroico-di-morte; ma stato ucciso in un'azione
di piazza!
Mi sta venendo in mente il commenta di qualche kompagno
die crede nella morte eroica Ma guarda sta' femminista
piccolo-borghese-qualunquista . Non fa niente, ci sono abituata.
E poi vengono assassinati i compagni della RAF... Allora
c' chi ci ricorda che un comunista un mono in vacanza
(in attesa di ritornare dove?) e che non ci dobbiamo solo
riappropriare della vita, ma anche della morte e che ricorda i compagni caduti negli ultimi mesi, ma Giorgiana, no,
normale .
Bene, riappropriamoci anche della morte, ma non solo di
quelle di prima pagina, anche di quelle di ottava, dodicesima
pagina, ma per combatterle, non per viverci insieme.
Ho pensato spesso ai cosiddetti compagni - e - combattenti
delle organizzazioni clandestine e al loro vivere giorno per
giorno con la morte. Forse un po' come mi sentivo-immaginavo io quando stavo in galera nel '72 e pensavo, pessimista!!!, che la mia vita sarebbe stata mandati di cattura, latitanza. Rimozione assoluta dei problemi personali propri e
degli altri, assunzione di una logica eroica quindi individualistica, votata alla morte, omicidio-suicidio. Non.mi va bene per
niente, le divergenze hanno senso e come.
Manuela

novembre
<P

fiSD

Colonnello Pignatelli del SID,


colonnello Santoro dei carabinieri, vice questore Molino,
in Diedi! Terroristi di Stato
alla sbarra, responsabili delle
bombe di Trento.
Muore Stakhanov, eroe del lavoro, crumiro del secolo.
Chiusa Via dei Volsci, sede
degli Autonomi di Roma, il
circolo giovanile Cangaceiros
di Torino, il collettivo di Monteverde. auartiere di Roma.
E vietano le manifestazioni di
protesta. Roma di nuovo as-'
sediata.
In carcere a Bologna un compagno. Albino Bonomi, in
pericolo di morte per lo sciopero della fame e della sete.
500 ignoti, 500 ladri: son
500, sono ricchi e giulivi, e
sono vivi. Omert.
Donne e follia a Firenze.
Doveva essere un incontro
preparatorio, le femministe ci
vanno in massa.
Cariche in tutta Italia contro
, chi manifesta contro la chiusura delle sedi del movimento.
Chiuse dalla polizia due radio
a Roma.
Alibrandi, giudice fascista,
realizza il suo sogno di magistrato: 89 mandati di cattura contro chi ha appoggiato
la lotta dei soldati. Tra questi
l'anziano matematico De Finetti.
Le Brigate Rosse sparano e
feriscono mortalmente il vice
direttore della Stampa, Carlo
Casalegno.
Ed ancora un compagno a
cadere. Benedetto Petrone, a
Bari.

273

Forse ci vorrebbe pi rabbia


e pi gioia
Roma
Vorrei dare un piccolo contributo a quel discorso immenso
accennato nella lettera di Salvatore sul giornale del 28 ottobre.
lo sono una di quelle che fino a pochi mesi fa e forse tuttora, viveva nel suo ghetto della coppia. Non stavo insieme a
quel compagno perch bello o parla bene, insieme siamo riusciti a costruire un rapporto bellissimo e che ci d molto, ma
un rapporto di coppia.
Da un po' di tempo stiamo cercando di distruggerlo e di
viverlo in modo comunista e femminista. Ma mi accorgo ogni
momento di quanto sia difficile, di quanta forza, che non ho
anche in quanto donna, ci vuole per distruggerlo e per distruggere il nostro essere borghesi. Vivo una marea di contraddizioni che mi fanno star male veramente e mi mettono in
crisi tutti i miei bei discorsi rivoluzionari. Ma vi giuro che
cerco con tutte le mie forze di andare avanti anche se mi
sento sola, non riesco ad avere vicino delle donne con cui
chiarirmi e crescere e con cui trovare la forza di non sentirmi cretina rispetto a lui che ha molte paure meno di me in
quanto maschio.
La cosa che pi mi fa paura che, di fatto, se mi affaccio
dal mio ghetto vedo la disgregazione, l'isolamento, insomma
tutta una serie di cose che mi portano a tornare indietro.
Con questo non voglio assolutamente dire che i compagni
sono cattivi e che quindi sto nel mio ghetto, ma che le contraddizioni, la difficolt ad aprirci agli altri l'abbiamo tutti,

_____^_

accoppiati e non tutti la viviamo male e abbiamo paura di


perdere quello che gi abbiamo per qualcosa che dobbiamo
conquistarci.
Quindi non mi sento egoista rispetto ai compagni che non
vivono il rapporto di coppia, anche se ho qualcosa, di falso in
realt, a cui appigliarmi. Anch'io cerco di andare incontro a
tutti, come loro cercano di venire da me anche se non ho fatto grandi passi fino ad oggi. Forse dovremmo metterci pi
rabbia nel voler diventare davvero comunisti, pi voglia e
pi gioia e dovremmo convincerci di pi del fatto che non
siamo soli a volerlo. Non mi sento molto forte ma non voglio
a tutti i costi rientrare nell'ingranaggio.
Il discorso molto ampio e forse ho fatto un casino per
ficcarlo in una lettera, spero mi abbiate capito e che ci abbia
dato qualcosa. Baci femministi.
Danielotta

Il fantasma dell'incomunicabilit
Bologna
Questa lettera va di cuore a tutti i compagni che attualmente sono in servizio di leva e che come me stanno male,
sia in caserma e sia nei rapporti (esterni) con la gente e
con i compagni.
Ho letto la lettera di Salvatore di Pioltello (Milano) pubblicata su LC del 28 ottobre e mi trovo tantissimo d'accordo in
special modo quando dichiara di sentirsi ancora emarginato
dopo 3 anni di militanza seria proprio da quei compagni
che parlano tanto bene di comunismo, uguaglianza e cos via.
Quello che mi ha interessato tanto della lettera di Tot (ti posso chiamare cos?) proprio quel fantasma che da diverso tempo ormai si aggira per il movimento, tra i compagni e
le compagne , cio l'incomunicabilit.
E parler ora della mia esperienza in caserma e in citt,
qui a Bologna, da militare e da proletario. Ed un'esperienza-violenza ormai cronica e subita da tutti i giovani di leva.
Tale violenza ha due facce. Una quella che subisci in caserma e credo che sia quella pi conosciuta e sputtanata.
L'altra (ed pi sottile) la vivi in citt, nelle ore di libera
uscita (anche in abiti civili) non solo da soldato ma soprattutto da proletario, da disoccupato e da meridionale, per chi come me meridionale.

273

Forse ci vorrebbe pi rabbia


e pi gioia
Roma
Vorrei dare un piccolo contributo a quel discorso immenso
accennato nella lettera di Salvatore sul giornale del 28 ottobre.
Jo sono una di quelle che fino a pochi mesi fa e forse tuttora, viveva nel suo ghetto della coppia. Non stavo insieme a
quel compagno perch bello o parla bene, insieme siamo riusciti a costruire un rapporto bellissimo e che ci d molto, ma
un rapporto di coppia.
Da un po' di tempo stiamo cercando di distruggerlo e di
viverlo in modo comunista e femminista. Ma mi accorgo ogni
momento di quanto sia difficile, di quanta forza, che non ho
anche in quanto donna, ci vuole per distruggerlo e per distruggere il nostro essere borghesi. Vivo una marea di contraddizioni che mi fanno star male veramente e mi mettono in
crisi tutti i miei bei discorsi rivoluzionari. Ma vi giuro che
cerco con tutte le mie forze di andare avanti anche se mi
sento sola, non riesco ad avere vicino delle donne con cui
chiarirmi e crescere e con cui trovare la forza di non sentirmi cretina rispetto a lui che ha molte paure meno di me in
quanto maschio.
La cosa che pi mi fa paura che, di fatto, se mi affaccio
dal mio ghetto vedo la disgregazione, l'isolamento, insomma
tutta una serie di cose che mi portano a tornare indietro.
Con questo non voglio assolutamente dire che i compagni
sono cattivi e che quindi sto nel mio ghetto, ma che le contraddizioni, la difficolt ad aprirci agli altri l'abbiamo tutti,

accoppiati e non tutti la viviamo male e abbiamo paura di


perdere quello che gi abbiamo per qualcosa che dobbiamo
conquistarci.
Quindi non mi sento egoista rispetto ai compagni che non
vivono il rapporto di coppia, anche se ho qualcosa, di falso in
realt, a cui appigliarmi. Anch'io cerco di andare incontro a
tutti, come loro cercano di venire da me anche se non ho fatto grandi passi fino ad oggi. Forse dovremmo metterci pi
rabbia nel voler diventare davvero comunisti, pi voglia e
pi gioia e dovremmo convincerci di pi del fatto che non
siamo soli a volerlo. Non mi sento molto forte ma non voglio
a tutti i costi rientrare nell'ingranaggio.
Il discorso molto ampio e forse ho fatto un casino per
ficcarlo in una lettera, spero mi abbiate capito e che ci abbia
dato qualcosa. Baci femministi.
Danielotta

Il fantasma dell'incomunicabilit
Bologna
Questa lettera va di cuore a tutti i compagni che attualmente sono in servizio di leva e che come me stanno male,
sia in caserma e sia nei rapporti (esterni) con la gente e
con i compagni.
Ho letto la lettera di Salvatore di Pioltello (Milano) pubblicata su LC del 28 ottobre e mi trovo tantissimo d'accordo in
special modo quando dichiara di sentirsi ancora emarginato
dopo 3 anni di militanza seria proprio da quei compagni
che parlano tanto bene di comunismo, uguaglianza e cos via.
Quello che mi ha interessato tanto della lettera di Tot (ti posso chiamare cos?) proprio quel fantasma che da diverso tempo ormai si aggira per il movimento, tra i compagni e
le compagne , cio l'incomunicabilit.
E parler ora della mia esperienza in caserma e in citt,
qui a Bologna, da militare e da proletario. Ed un'esperienza-violenza ormai cronica e subita da tutti i giovani di leva.
Tale violenza ha due facce. Una quella che subisci in caserma e credo che sia quella pi conosciuta e sputtanata.
L'altra (ed pi sottile) la vivi in citt, nelle ore di libera
uscita (anche in abiti civili) non solo da soldato ma soprattutto da proletario, da disoccupato e da meridionale, per chi come me meridionale.

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275

In citt pazzesco. Si esce spesso (anzi sempre) in gruppo


e si scorazza per piazza Maggiore con gli occhi offesi dalle
ricche vetrine del centro. E ci sentiamo come cani randagi
per quelle poche ore e spesso senza una lira in tasca. Vivi un
isolamento terribile e paranoico con tutti, senza distinzione alcuna. Con i compagni e le compagne( che non ci possono.vedere forse perch apparteniamo alla razza pi sprezzante di
maschio italiano, e cio il militare) non ne parliamo.
Quindi si rinuncia ad uscire e ti alieni ancora di pi in caserma oppure arrivi a tal punto di prostituirti come ho fatto
io e come fanno in tanti nelle mie condizioni. Non difficile
trovare omosessuali fuori d^lle caserme ed in pi (principalmente) ti pagano. Almeno questo. E cos via, puoi anche permetterti di non mangiare la merda del rancio qualche volta.
E tutti noi .proletari ed emarginati, operai e disoccupati di
leva, costretti a tale mendicit e prostituzione non solo consumiamo quotidianamente ed abbondantemente repressione
sessuale ed incomunicabilit con i seri di Bologna, ma viviamo questi schifosi 12 mesi sempre in ansia e col pensiero di
cosa si far dopo, con i problemi del lavoro che porcoddio non
c', che da casa non possono passarti pi di quello che ti
passano, che i trasporti perdio costano (anche con la riduzione), che le 100 lire per l'autobus sono tante e hanno il loro
peso, che la ristrutturazione nelle caserme passata, come
passata la balorda legge dei princpi (beato chi ci crede) e che va solo bene all'antifascismo di regime ed infine
vera tranquillit (una nota positiva) la trovo solo con i compagni di caserma, con lo spazio che ci siamo creati per lottare le ingiustizie e le porcate gerarchiche che tanti proletari
subiscono ogni anno nelle caserme lager italiane. Permettiamoci almeno questo ultimo spazio, compagni seri . Che viva
il comunismo.

Per queste cose non mi bastavano, mi sentivo strumentalizzato. Cos non mi bastava pi parlare di alternative, di
spazi alternativi, che sentivo come rifugio da ci che tutti i
giorni mi faceva violenza (le istituzioni, i ruoli, la coppia,
eccetera). Avevo bisogno di vivere per davvero le cose che
andavo sbandierando; mi sono resa conto che in citt non ci
sarei riuscita e cos ho cominciato a pensare alla campagna.
Ora mi trovo sul monte Peglio in Umbria tra Orvieto e San
Venanzo, nella frazione di Ospedaletto in provincia di Terni,
dove dall'inizio delle foreste demaniali in corso una occupazione da parte di 30, 40 compagni.
I problemi ora sono tanti, perch nelle case e sui terreni
dove ci troviamo vogliamo rimanere e riuscire a vivere. Ci
non risulta molto facile, ogni giorno ci si scontra con un ostacolo nuovo, all'inizio era la cooperativa Colli Verdi, la quale
ha, su alcune terre da noi occupate, una formale concessione In questa cooperativa ci sono tre salariati (ovvero sono tre
le persone che lavorano e vivono grazie ad essa). Le terre risultano incolte e su queste ben 40 persone (e non tre) vogliono lavorarci e viverci.
Poi ci sono stati intoppi legali ; tutti noi siamo disoccupati e
di soldi non ne abibamo o ne abbiamo molto pochi, abbiamo
quindi bisogno di lavorare; per questo ci occorreva il libretto
di lavoro, ma all'inizio il sindaco di San Venanzio, o chi per
lui, non voleva rilasciarci la residenza, subito dopo alcune case sono state dichiarate inabitabili, con conseguente sgombero, l'intervento dell'avvocato con la richiesta di una contro
perizia ha bloccato la cosa che per ora resta insoluta ed in
sospeso.
Poi sulle terre da anni incolte, a detta di tutti gli abitanti
della zona, sono comparse le cose pi strane, alcune sono state
invase dagli animali come se non avessero altro pascolo che
quello (cosa per altro non vera), in'altre arrivato lo stesso
contadino, padrone delle vacche invasori che possiede ben sei
poderi, due trattori, ecc., ad arare campi mai toccati in precedenza.
Abbiamo bisogno, per continuare la nostra lotta per non
essere cacciati dalla terra, di essere appoggiati se no rischiamo che al minimo passo falso ci troviamo senza pi niente
visto che per questa cosa ci stiamo giocando tutto.
Io voglio sapere cosa ne pensano i compagni di queste scelte e soprattutto delle cose che intendiamo fare.
Gente che va in campagna ce n' tanta e credo che non a
caso; anche se qualcuno la pu giudicare niente pi che una
in questa io cerco un rapporto (Jiverso con il lavoro, con

Un compagno militare della caserma Viali

Viva la campagna
Sono una compagna del circolo Cangaceiros di Torino che
andata a stare in campagna.
La mia non stata la fuga dalla citt e questo voglio precisarlo, qui avevo un lavoro, insegnavo nelle scuole elementari, con la gente con cui dividevo il tempo libero e facevo politica ci stavo proprio bene, ci capivamo, c'erano e ci sono degli ottimi rapporti.

277

276

la lotta, con me stessa, con la gente, con l'ambiente, con i


compagni che continuano la lotta nelle citt.
Cercando di vivere senza sfruttare l'ambiente per guadagnare di pi, ma rispettandolo, cos da volere bene anche a
noi che dell'ambiente facciamo parte.
Voglio, cosa che gi iniziata, il confronto con la gente
che ci sta attorno, che sono contadini e braccianti, per lottare insieme a loro che sono il primo fulcro dalla societ (le
braccia che lavorano la terra) che va di pari in passo con le
lotte degli operai in fabbrica; creare nuovi posti di lavoro
che in campagna, come in citt, stanno sempre pi scompa
rendo.
Ho bisogno di riuscire a creare rapporti con i compagni
che stanno in citt per camminare insieme a loro, non voglio
n sentirmi n essere isolata; voglio costruire qualcosa anche
se poco insieme a loro, voglio perci sapere cosa ne pensano,
quali sono le proposte che hanno da fare. (So che la campagna non la sola scelta ma credo sia una delle tante che si
possono fare). Vorrei dire tante cose, voglio confrontarmi con
i compagni parliamone, se volete scrivetemi.
Erica

Le mille e una faccia


della repressione
Roma
Me ne stavo, solo, passeggiando sotto la pioggia dopo aver
visto un film di Pasolini e riflettendo fra me e me, vagavo a
mo' di checca senza capo, nei poetici viali della stazione Termini. La pioggia si faceva sempre pi insistente, rendendo ancor pi penetrante la mia solitudine; solitudine bagnata che
presto verr affogata in un mare di dolci spermatozoi...
All'improvviso mi si accosta un animale strano che crededo o speravo in via di estinzione: Che cce 11'hai una sigaretta? , mi domanda con maschia voce, ed io ripresomi dall'iniziale turbamento riesco infine ad emettere un sussurrato
e raffreddato: S, ma senza filtro.
Ritoccandomi i riccioli ormai infradiciati e guardandolo
fsso con occhio suadente, attacco subito il discorso con la mia
solita conferenza sulla repressione e la conseguente emarginazione che ci avevano spinti tutti e due sullo stesso marciapiede, corrotti da due miti tardo-capitalistici duri a morire: lui

dal denaro, io dalla mamma; Sconvolto da tanto ermetico discorso il bel sedicenne anouiiisce (mi danuncaiaano per corruzione?) e tiene nuovamente a spiegarmi che lui coi froci ci
va solo per soldi... naturalmente! Nel frattempo, per, mi
si fa pi vicino e mi invita a constatare de manu la sua
superba virilit, simbolo di tante nefandezze a mia sorella,
femminista, non certo sconosciute... Sorpreso da tanto contraddittorio agire, mi sono ancora una volta lasciato sedurre e
abbandonare. Una sveltina sotto la pioggia mentre i treni partono singolarmente eccitante dati i rischi ai quali purtroppo
ci si espone (polizia, picchiatori neri, ammazza-checche invidiose, psico-nazisti a caccia...).
Dopo questo breve e raffreddato amore, il giovane riccioluto mi lascia nuovamente al mio vagare, recitando ancora una
volta (per convincersene) la frase troppo nota e deludente:
Io eco tte U'ho fatto perch sei giovane e mme stai simpatico, senn io lo faccio per soldi, io mmica so' frocio... .
Anch'io non sono frocio , gli risposi gelido, io lo faccio
solo per Amore... .
Ed ora che sono tornato nella mia tana mi viene in mente
una frase del film: La verit non sta mai in un solo sogno,
ma in tanti sogni .
Marco-a

Un luned di fine ottobre


Mattina di luned, risveglio tra il freddo e la nebbia, Alzarsi alle 6 una violenza degna del peggior Cossiga. Piccolo Stammhein quotidiano che attraversa le tue giornate, il
tuo vissuto rinchiuso nel carcere del lavoro.
...E quel bisogno insoddisfatto di -dormire, di scaldarsi e
pensare senza fretta alla tua storia, ai tuoi amori, alle tue
miserie nel calore del letto, magnifica palestra di sogni e
d'amore .
Solitudine di quest'alba buia, soffocata dal fumo, solcata
d figure infreddolite, imbacuccate aggrappate a biciclette,
motorini, volanti d'auto.
Nebbia sporca di smog, odori e colori di periferia: raggiungere il centro-citt, cambiare pullmann (anche stamattina ho
conquistato il mio posto a sedere).
Il freddo che penetra e avvolge si mangia le ultime briciole di calore diffuse sulla pelle: non sono ancora le 7 e sono
gi dentro al ciclo del lavoro.

278

279

Mi rifiuto di cominciare cos le giornate, mi sento estraneo


alle necessit dell'ufficio, ai tempi della sveglia, odio il suo
squillare. Che cosa pretendono da me? Avvicinarsi tramite
pullmann all'ufficio e ai suoi accessori: peggio che vedere
L'altra domenica .
Ecco cos' il rifiuto del lavoro: non un'idea, n un mito,
ma questa voglia concreta di restare a letto, di strangolare la
sveglia, di riprendersi il tempo.
E' il bisogno di far riposare il corpo e il cervello. Immagini e sensazioni, di un breve viaggio verso il lavoro: scarabocchiare appunti per una lettera al giornale, in cerca d'intimit.
Il pullmann si fermato ascendere in piazza, infilare il portico, attraversare la strada, l'altro portico. Sono arrivato, aprire la finestra, cominciare. E non andare all'edicola: luned
e la cara Testata rossa non c', oggi, in mezzo agli altri
giornali.

aiuto per togliermi quella maschera che da troppi anni mi


porto incollata, aiuto per non continuare a disprezzarmi per
la mia debolezza, per la mia vigliaccheria, per abolire tutti
quei pretesti che sino ad oggi mi hanno fatto da paravento e
che oggi mi hanno portata a questo Aiuto, perch mi sto autodistruggendo, perch mi sto facendo tanto troppo male ed ora
non mi basta pi piangere, aiuto, perch anche l'abnegazione
quasi non basta, perch non esiste e mi odi. Cosa sono io!
Non ho nemmeno il diritto di essere definita donna, sono niente, una nullit, zero. Aiutami compagno/a ho bisogno di te e
tu lo farai vero? E non per piet o forse mi capisci, aiutami
ad inserirmi, aiutami ad essere me stessa, aiutami a divenire
una compagna ! ! !
Voglio essere una compagna!!! E' solo per questo che ancora vivo, perch vive nel profondo della mia anima, integro
ed illimitato questo desiderio. E riesco ancora a non credere
che l'unica alternativa per la libert, sia la pazzia!

Ciao.

S.O.S.

Un compagno

La Germania non il Cile


Ossigeno

Frankfurt-Main
Cara Lotta Continua,
vi mando alcuni pensierini, provocati dalla lettura attenta del
giornale in questi ultimi giorni. Mi tanto dispiaciuto di non
essere stato al Convegno di Bologna, uno dei pochi grandi successi della sinistra a livello europeo.
In Italia si parla molto negli ultimi tempi di germanizzazione. A parlarne di pi sono proprio quei compagni che, a
mio parere, pi sentono le differenze profonde che contraddistinguono la situazione italiana da quella tedesca. Germanizzazione per me un termine assurdo anche se fa effetto usarlo ed ognuno libero di usarlo. Solo che mi dispiace tanto
sentirmi raccontare dai compagni tedeschi di Informations
Dienst (ID), coi quali ci lavoro insieme, che loro a Bologna,
dove la polizia reprime coi carri armati, sono stati accolti
come compagni cileni.
Cari compagni di LC: la Germania non il Cile e chi sostiene che in Germania c' il fascismo un pazzo politicamente. Un altro punto. E' vero, la sinistra tedesca si trova attualmente in una posizione di difesa. Attaccare un nemico cos
potente come uno stato appoggiato dal 90 per cento della popolazione una parte della quale (pi del 70 per cento) vuole

Ciao, sono una ragazza di quasi 23 anni che non ha il diritto di considerarsi, ma che nonostante, spera presto di essere chiamata (finalmente) compagna.
Ho bisogno di essere accettata, prorompente in me il desiderio di avere un dialogo con un compagno o una compagna,
ne ho bisogno e senza cadere nell'esagerato o/e nel grottesco
posso affermare di averne necessit, come mi necessita l'ossigeno!
Sapeste quante volte mi sono avvicinata alla sede di LC
a Bologna, senza mai trovare il coraggio di entrare, forse ,
o meglio, pu sembrare sciocco, ma non saprei cosa dire ed
il mio terrore sempre stato, quello di apparire estranea, intrusa, io! S io, col mio aspetto borghese che ho incollato addosso come una seconda pelle e che giorno, dopo giorno, mi
diventa, sempre pi scomodo ed insopportabile; come l'apparire come un elemento schifosamente integrato nel sistema e
dover soffocare, calpestare i miei ideali e, sentire dentro una
gran voglia di urlare, di ribellarmi ed invece di trovarmi cos vigliacca!!! Per ci provo a chiedere aiuto, oggi ci provo!
Oggi chiedo aiuto per riuscire ad essere finalmente me stessa,

280

la pena di morte sarebbe un suicidio. Proprio in questa situazione di difesa di alcuni settori della sinistra tedesca (mi
riferisco ai compagni sponti della corrente di Daniel CohnBendit e Joschka Fischer, di ID, ecc.) hanno capito molte
cose. A me fa piacere vedere seduti allo stesso tavolo Daniel
C. e scrittori di sinistra come Zwerenz (due settimane fa) i
quali condannano il terrorismo di Stato ma anche quello della RAF che anche uno Stato, coi propri carceri, carcerieri
e poliziotti .
Io trovo ad esempio, mi posso anche sbagliare, ma voglio
esprimere lo stesso la mia opinione, che i compagni tedeschi,
ai quali mi riferisco, il discorsp sulla violenza lo hanno sviluppato pi di quanto i compagni in Italia non sono riusciti a
farlo. Avete voi compagni di LC una posizione chiara sulla
pena di morte, sulla tortura e i campi di concentramento?
Mi sembra di no. Avete cercato voi di stabilire limiti, raggiunti i quali si finisce di essere compagni, anche se non mai delle vittime del sistema? Joschka Fischer ha detto nell'assemblea all'Universit il giorno stesso dell'uccisione di Baader,
Raspe e Ensslin, che a lui dalla RAF oltre tutta una serie di
questioni di principio, lo divide anche il fatto che lui contro
la condanna a morte, mentre la RAF non lo . Questo parlare chiaro!
Avrei voglia di accennare ad altre due questioni: stalinismo proletario e comunismo, ma lo far in una prossima lettera, altrimenti questa diventa lunga e non la leggete.
Saluti affettuosi vostro
Francesco

Spinelli
Cari compagni,

Modigliana (FO)

vorrei parlare di un problema che da diverso tempo mi sta


molto a cuore e sul quale non riesco a trovare un punto d'incontro con le compagne e i compagni che lottano insieme a
me. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il problema della
droga (fumo) nel modo in cui lo sto vivendo io anche se non
ne sono direttamente interessata. Capita, che quando decidiamo di stare insieme, lontano dalla gente che non la pensa
come noi, per essere liberi di fare tutte le cazzate che vogliamo, molti di noi iniziano a fare spinelli e ad offrirne a tutti.
Io, ed altre compagne che non desideriamo fumare, ci sentiamo inevitabilmente emarginate e diamo in un certo senso

281
fastidio a quelli che sono sballati, perch loro dicono che noi
non possiamo capire, che non vogliamo entrare nel loro mondo, che siamo noi che ci vogliamo escludere e che il fumo
fa capire molte cose. A parte il fatto che questa pura mistificazione a tutto vantaggio degli spacciatori, non credo che
per sentirsi liberi di ridere, di pensare, fare cazzate, ci sia
bisogno dello spinello.
Io personalmente sono un tipo fondamentalmente allegro e
fantasioso (forse troppo) e quando ho una certa predisposizione d'animo mi diverto moltissimo e riesco a fare quello che
sento, in libert, senza supplementi speciali.
A parte questo, ho voluto provare a fumare per una certa
curiosit che mi era sorta a forza di sentirne parlare nel modo
che dicevo prima. Ero molto scettica in quanto ho sempre
pensato che il fumo non sia n la cosa che vogliono far credere i borghesi e cio che molto nocivo, che d reazioni bestiali, ecc. ecc., n che sia un mezzo per capire, per pensare,
per sentirsi liberi, per sentirsi bene insomma. Bene, ho provato e non mi piaciuto, perch quello stimolo di pensare,
di fantasticare, quel rilassamento, per me non sono stati abbastanza qualificanti e giustificabili al tremendo mal di testa che ho avuto pi tardi. Sono stata accusata di presunzione, prima perch non volevo provare dicendo che in un certo qual modo potevo immaginare cosa si sentiva poi perch
mi stato detto che per una volta volevo spiegare troppe
cose.
A questo punto, ditemi voi cari compagni cosa devo pensare io dal momento che quando gli altri sono sballati mi fanno
sentire una merda ed hanno nei miei confronti una forma di
ricatto morale come di uno che non vuole arrivare un po' pi
in la di l.
^
Io ho cercato di dire che a loro estraneo il mondo dell'
eroina, che non possono capire il mondo dei cosiddetti diversi perch non hanno fatto le esperienze dirette, questo
per spiegare la logica con cui affrontano l'argomento.
Allora, ditemi voi, per capire bisogna provare tutto? Io ho
un casino nella testa che non connetto pi.
Devo dire anche, per concludere, che a parte questo fatto,
se vogliamo marginale, con i compagni ci troviamo benissimo
e andiamo d'accordo, e quando si tratta di lottare siamo molto
uniti.
Adesso a voi la sentenza e non mi dispiacerebbe che il
problema fosse dibattuto nelle pagine del quotidiano.
Saluti comunisti
Alberta

282

283

Gli ammazzapiccfoni

A proposito di: Qui Nord:


non vi riceviamo n forte n chiaro

Mi chiamo Marco e ho 14 anni, abito con la mia famiglia


in viale del Forte 40, in un fondo rustico di propriet del
comune, immediatamente soprastante al quale e pure in
ambiente di propriet comunale funziona un infernale,
privato organismo di tiro a volo, situato in via E. Vaina 20.
In codesto ambiente vengono continuamente violate le pi
specifiche norme di legge. I pi colpiti in questo caso siamo noi che ne subiamo le conseguenze.
La piaggia di proiettili ancora caldi per la distanza ravvicinata mettono in serio pericolo sia la nostra vita che
quella degli ignari passanti. Il 26 maggio 1977 dietro istanza
presentata dai miei genitori al pretore G. Santoro della terza sezione penale, che disponeva per il sequestro del circolo
del Tiro a Volo Lazio. Ma il 10 ottobre 1977 il giudice si
pronuncia per il dissequestro. Per ora agli ammazzapiccioni manca la concessione che stata ritirata dietro un'ordinanza del sindaco. Da certi mostruosi e giganteschi lavori
in legno per sostenere una rete che dovrebbe servire a frenare la potente gittata delle munizioni corazzate dei fucili
dsgli ammazzapiccicni. Questi lavori compremettono la visuale e non fermeranno di certo i grossi panettoni. Ora
quello che mi preme dire questo:
1) Questo tiro a volo in un centro abitato;
2) reca disturbo e distruzione, perch la rosa dei pallini
va a mitragliare la biancheria stesa ad asciugare, centrando
piatti;
3) gli ignari passanti ed i viaggiatori della sottostante stazione dell'Acquacetosa vengono colpiti dai pallini.
Insomma in poche parole la nostra vita un inferno, in
specialmodo per me che non posso giocare, perch sono bersagliato dai tiratori di fionde che si radunano sotto gli alberi
per seviziare piccioni e storni che impallinati dagli ammazzapiecioni trovano rifugio negli alberi, sul tetto della mia
casa. Tuttora sul mio tetto sono quasi 200, la maggior parte
di loro non pu pi volare, per la coda tagliata e per le ali
irrimediabilmente stroncate, o perch sono ciechi, con le
gambe stroncate. Molte di queste povere bestie vengono a
morire, dopo lunghe sofferenze, sul mio balconcino. Provo
tanta pena perch per loro vorrei fare qualcosa per far
smettere questo spettacolo cos crudele. Voglio ricordare agli
uomini che non sono i soli al centro dell'universo, ci sono
pure gli altri; gli amici animali.
Cordiali saluti,
Marco Cantusci

Sora (FR)
Girighiz si domandava se era lui o gli operai della provincia di Frosinone che erano al di fuori e isolati dalla
realt dal resto del mondo.
Non cos, cio, non in questi termini che va posto
l'affrontare il discorso: gli operai della provincia ce l'hanno
una realt e posso assicurare che talmente avvilente e
sottosviluppata che non possono sentirvi. Cercate di rendervi
conto che nessuno potr rispondervi, nemmeno quel sindacato che dice di andare , ma non va. Noi studenti siamo in
pochi non abbiamo spazi non abbiamo forza: solo rabbia.
Qui siamo ad un livello di repressione culturale che ci rende
impotenti proprio perch ci impedisce di operare nella realt
scelte decise che lascino il segno di una decisa lotta di classe; ai padroni, alla clientela e l'imparaticcio che qui ha radici talmente profonde da isolarci. Non parliamo poi degli
atteggiamenti della sinistra storica (PCI) che immersa
fino ai capelli di una situazione balorda come questa. Difatti molto frivola, come forza politica.
Ebbene qui c' gente operai che crede nelle messe
perpetue e con gente come questa non si cambia in meglio,
anzi dovreste vedere come i mezzi di sfruttamento ideologico
politico - morali fanno presa su tutti in particolare sui giovani ciociarini che non hanno altri indirizzi politici e culturali, e anche se li hanno li rifiutano perch qui tutto fa
presa sulle masse (tutto quello che il potere ci permette che
arrivi). Tutto quello che vogliono che ci arrivi.
Qui la coscienza dello sfruttamento non esiste non esiste la coscienza della propria condizione sociale.
Siamo in pochi a gridare i nostri bisogni, a ribellarci, a
protestare contro la credenza delle masse in Dio - casa patria. Cadere in profonde crisi che incrementano la nostra
impotenza.
Nella nostra individualit qualcosa si sta facendo ma sar sempre poco.
Quando ci si incontra tra compagni non si prendono ne
posizioni n decisioni, ci mancano quegli agganci con la realt; Lotta Continua l'unico punto di riferimento, che non
possiamo comprare sempre (i libri costano troppo per noi e
dobbiamo venire a Roma per poterli comprare).

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Qua da noi arrivano solo e sempre i moderni mezzi di


consumo, siamo un'isola, la televisione fa presa, il cinema
porno e violento il passatempo preferito dagli squallidi
abitatori di queste zone, il bar il calcio, le puttane (questa
industria dello sfruttamento particolarmente sviluppata:
tutti fanno finta di ignorare). La droga leggera, la discoteca, la moto, sono per i borghesi piccoli piccoli o meglio, figli degli imprenditori-sfruttatori piccoli industriali di queste
parti.
Qui si muore. Gli operai hanno una realt molto legata
ed uno schiacciamento morale e politico. Sono in balia di un
sistema costruito a puntino per lo sfruttamento, tramite la
demolizione della personalit, economico e materiale.
Forse non bastano queste parole per spiegare i molti discorsi reazionari che qui tutti fanno, o giovani o vecchi, o
operai o padroni, o studenti o insegnanti, comunque la situazione abbastanza drammatica. Qui il lavoro un dovere. (Come possono rispondere questi operai?).
Per noi giovani ci sono due soluzioni: o ci integriamo,
o ci preparariamo per andarcene fuori da questa provincia.
L'ambiente non ci permette un sistema di vita attivo e
molti di noi (esempio i giovani della FGCI) muoiono culturalmente tra le immonde macerie di un sistema di merda.
Nessuno ha, n la volont n la possibilit di operare
una ricostruzione, di qualcosa di politico nel sociale, e fino
ad ora vaghiamo per queste strade alla ricerca di qualcosa,
di un ruolo, di qualcuno che ci capisca fra questa gente che
vuole pensare che Francesco, Walter, Giorgiana, Baader
Meinhof e tanti altri si siano suicidati o sono stati uccisi per
una buona causa: quella dello stato. Molti addirittura non
sospettano neanche l'esistenza di questi fatti.
L.G.

Vestita di sole
S. Pellegrino
Ho letto l'articolo di Marco Ventura, nell'anniversario della morte di Pasolini. Vorrei far sapere alla attrice Laura
Betti, che stata la compagna pi vicina al regista, che
Pasolini qui davanti alla mia casa, armato, a difendere
me dai nemici che ho d'intorno. Naturalmente non la sua
persona fisica che qui, ma la sua persona spirituale, che

non morta, anzi viva in Dio, cio santificata. Ho sentito,


dalla radio, che verr riaperto il processo a Pino Pelosi e
vorrei chiedere a Laura Betti se pu aiutarmi a venire a
Roma per mettere di fronte Pasolini e Pelosi e stabilire la
verit sul delitto. Naturalmente il Potere che ha perseguitato e condannato Pasolini perseguiter anche quelli che cercano la verit su di lui, ma insieme a Pier Paolo, qui ci sono anche il russo Stalin e il cinese Mao, armati, oltre a mio
padre (morto nel 31) e proteggeranno tutti quelli che cercano la verit e la giustizia. Io sono una donna nubile di 53
anni, sono vestita di sole, calzata di luna coronata di stelle,
inoltre sono armata come i miei protettori, perch qui sono
perseguitata e in pericolo di essere uccisa, pi di quanto
Pasolini lo fosse a Roma, per di pi sono stata derubata
di tutto e non posseggo un soldo, se nessuno mi aiuta, sono
condannata a morire di inedia, perch non ho mai voluto
vendermi al potere clerico - fascista che amministra il paese
di S. Pellegrino e tutta l'Italia. Non conosco nessuno dei
militanti di Lotta Continua di S. Pellegrino e non so neppure se qualcuno di loro mi conosce, anche se sono identificabile a chilometri di distanza a motivo del vestito di sole
che risplende anche di notte.
Maria

Non tutti vivono ogni giorno


al suono dell'Internazionale
Padova
Cari compagni,
ho qui sotto gli occhi la lettera scritta da un compagno
che vive il comunismo , sul giornale di oggi. Io ringrazio
questo compagno, perch senza il suo intervento provocatorio
non avrei avuto l'opportunit di mettere in chiaro determinate cose che mi frullano da tempo per la testa. Bene, sar
breve .
Ho detto poc'anzi che l'intervento del suddetto compagno
provocatorio , secondo me, per i seguenti motivi:
1) perch ripropone i pi triti luoghi comuni sulla priorit del politico rispetto alla sfera individuale;
2) perch d per scontata la suddetta priorit dopo che
per mesi nel movimento si fatta strada prima timidamente
e poi in maniera sempre pi ferma, la constatazione secondo
cui i cazzi propri di ognuno sono un fatto altamente politico,
per considerazioni che non star qui a ripetere;

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3) perch ripropone, in termini diversi, il vecchio detto


secondo cui la pancia piena non comprende la pancia
vuota .
Evidentemente caro compagno che vive il comunismo ,
se vivi in una situazione cos ottimale come la descrivi, se
trovi sempre il modo di risolvere i tuoi problemi in un
ambito cos squisitamente collettivo in mezzo ad amici e
compagne, nel calore umano, non puoi comprendere chi invece non vive ogni giorno al suono dell'Internazionale, chi,
pur lottando pzr una vita pi accettabile per s e per tutti,
si scontra con l'alienazione quotidiana, con la meschinit di
ogni momento, con una vita .che non fatta di comunismo,
ma di isolamento, di repressione e di autorepressione, di impossibilit di vivere i propri rapporti cos come si vorrebbe,
amene (e forse soprattutto) quando si hanno vicini compagni
e compagne. E allora che facciamo? Scriviamo bellisime lettere di analisi politica sui giornali e poi, se abbiamo fortuna, i
nostri affanni le ncstre crisi ce li risolviamo a spese del
primo malcapitato che ci viene a tiro? Che cosa posso dirti?
Un compagno in crisi non una bella roba, ma se per caso
un giorno ti ritroverai col culo per terra, senza pi calore
umano intorno, forse potrai capire perch un giornale rivoluzionario pu trasformarsi in Rubrica di cuori solitari .
Del resto ti sei mai chiesto come mai proprio le forze reazionarie che tu hai citato (Comunione e Liberazione, alla
quale io aggiungo i Bambini di Dio, per esperienza abbastanza diretta) puntino le loro carte sulla scoperta del personale,
del non politico per la loro demagogia da due soldi ai
danni del movimento giovanile di classe? Io penso che sia
tutt'altro che casuale. Io dico, e forse altri compagni la pensano cos, che il famoso slogan il personale politico
qualcosa che vale la pena di vivere fino in fondo, come
un'acquisizione vincente ai fini della chiarezza nel proletariato. Saluti.
Un compagno che vorrebbe vivere
il comunismo ma non ci riesce

La confusione e la chiarezza
i
Torino
Cari compagni,
sono sconvolta per le cose che stanno succedendo. I mandati di cattura e le denunce a carico dei compagni sono una
fortissima provocazione, uno studiatissimo colpo di mano
per sconvolgere la realt dei fatti e disorientarci.

L'armata di Kossiga vuole evidentemente prendere pi


piccioni con una fava.
1) Coprire i lati oscuri sulla parte svolta dalla polizia
nei disordini a Torino e Roma.
2) Spostare il centro d'attenzione della gente comune sul
movimento per screditarlo e mutilare la sua forza di massa.
3) Innalzarsi a tutori dell'ordine per esercitare legalmente la repressione che ci vuole colpire ulteriormente.
4) Provocare reazioni del movimento che opportunamente
manipolate forniscano ulteriori elementi pei reprimerci sempre legalmente .
5) Togliere di mezzo compagni conosciuti come militanti
molto attivi nel movimento (evidentemente individuati con
criteri molto originali...) ottenendo inoltre uno stato di confusione e di paura (a questo punto qualunque militante
passibile di denunce o altre espressioni di repressione) che
renda pi difficoltosa la realizzazione di una reazione di
massa concreta e portata avanti da elementi effettivi del
movimento, senza gli infiltrati che cercano di mischiarsi a
noi falsando tutti i nostri contenuti.
E' necessario che la nostra volont di reagire si verifichi
nonostante il rischio che comporta, e che ora pi che mai
ci si unisca seriamente a lottare contro queste cose. E' facile capire che qualunque tipo di reazione, da manifestazioni a campagne di controinformazione, ecc. deve essere fatto
nella piena coscienza di alcune cose:
1) la polizia non scarta alcun elemento che, lavorato opportunamente, possa ritorcersi contro i singoli compagni
(arresti o altre forme di repressione) e il movimento in
generale.
2) elementi non riconosciuti cercheranno di far degenerare le varie situazioni che si potrebbero creare,
3) importante una partecipazione diretta (quindi non
limitarsi a prendere parte a eventuali scioperi, ecc.) per
prendere coscienza dal vivo della situazione e dar modo a
noi stessi di verificare la forza che costituiamo, allargare
il raggio d'opinione fra di noi per una maggiore chiarezza
ed evitare il verificarsi del punto 2) di cui sopra. Forse
tutto quello che ho scritto un nonsenso, in questo caso
rappresenta ci che conseguito a tutte queste cose nella
mente di una delle tante compagne del Movimento.
Saluti a pugno chiuso da una, a detta
dei PS, potenziale assassina

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Movement
Firenze
Cari compagni e compagne,
,
mi ricordo quando, durante il congresso di Rimini II Manifesto, scriveva che Lotta Continua diventato un movimento all'americana , voglio dire che secondo me 11
Manifesto pur non volendo vi ha fatto un enorme complimento. Anche se capisco che essere paragonati a degli americani in genere non cosa..simpatica. Sono una compagna
americana che milita in LC dal 1971. E' stata una lotta
dura per essere accettata dai compagni, prima perch sono
degli USA (comprensibile), secondo perch sono donna
(meno comprensibile) e terzo perch non sono bella (incomprensibile; equivale a non avere la pelle bianca).
Ebbene, ho superato queste barriere perch ho potuto
scazzarmi pi volte direttamente con i compagni e le compagne, cosa che non ho potuto fare quando, negli anni '60,
lavoravo intorno al PSIUP i(dico intorno perch le uniche
donne accettate dal PSIUP allora erano le mogli, le fidanzate dei compagni, oppure donne che facevano politica con
mentalit maschile). Il fatto che LC affronta a proprie spese le sue contraddizioni interne, la lotta delle donne, dei
giovani, degli omosessuali, non casuale. Gran parte dei nostri compagni ha capito che fare la rivoluzione a met
pericolosissimo, che mandare al potere compagni politicamente in gamba ma pieni di contraddizioni e valori borghesi non pu essere che fallimentare, poich si darebbe alla
luce un socialismo deformato; quel tipo di socialismo che
vuole partorire il Partito Comunista Italiano, il quale collabora allo sgombero di case occupate per proteggere e difendere la propriet privata. Sono convinta che finch non prendiamo conoscenza delle nostre contraddizioni e dei nostri
condizionamenti borghesi che ciascuno di noi porta dentro,
nessun socialismo in un paese industrializzato pu sopravvivere.
Non dimentichiamo che il personale in America si
sempre fatto, come in Italia si sempre fatto politica. Ma
ora ho la sensazione che qualcosa sta cambiando. Per esempio, ho passato 3 mesi a New York quest'anno e ho avuto
la fortuna di conoscere i compagni della Columbia University che la primavera scorsa riuscirono attraverso l'azione
organizzata e l'occupazione delle facolt a far allontanare

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Kissinger da una cattedra offertagli dalle autorit universttrie.
Allo stesso momento nello stato di Ohio circa 200 studenti
della Kent State University occuparono per un mese il terreno dove sono caduti 4 studenti nel 1970 sotto le pallottole
della guardia nazionale USA durante una protesta contro i
bombardamenti nel V-'etnm. Hanno occupato questo terreno
oggi perch le autorit universitarie vogliono costruirci Una
palestra cos annientando una volta per sempre ogni ricordo dei compagni caduti. Ma la cosa pi bella, io trovo, sta
nel fatto che nel 1970 questi 200 studenti avevano solo 11
ann\ cosa normale per l'Italia, ma successo negli Stati
Uniti. Poi non dimentichiamo il black out a New York
lo scorso agosto, e l'esproprio di massa da parte dei neri e
dei portoricani. Questo non basta lo so e la strada della
politicizzazione degli americani molto lunga ancora, come
la strada della coscienza personale sar molto lunga per gli
italiani. La cosa importante per me che ci sono dei compagni americani che hanno capito che non basta fare solo
il personale , bisogna organizzarsi anche politicamente.
Ed bello sapere che i compagni italiani di Lotta Continua hanno capito che non basta fare politica, bisogna fare
anche il personale .
Per quanto riguarda i compagni del Manifesto, avete presente quella meravigliosa scena ripetuta a pi riprese nel
film di Bunuel, Il fascino discreto della borghesia , dove
i voraci borghesi camminano contenti per una strada e non
arrivano mai da nessuna parte? Ecco, leggete questa scena
sostituendo i borghesi con i compagni del Manifesto: camminano, camminano...
Gloria Ramakus

Hai la ragione con te


perch hai bisogno
Sono un soldato che sta facendo il suo anno di leva.
...5 minuti fa alla radio Ragazza di 16 anni si uccide
per un brutto voto a scuola. Si buttata da un ponte di
60 metri .
La radio continuava come se quella notizia fosse stata
il cane della signora ha alzato la gamba e ha fatto rrpi
sull'angolo del negozio di zio Tobia .

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290

Dava altre notizie e forse musica, non lo so.


La mia mente cercava di creare l'immagine di quel corpo che volava nel vuoto.
Sto cercando di mettermi sull'orlo di quel ponte. Solo 60
metri mi separano dalla FINE. Dalla f::he di questa merda,
di questo mondo idiota, dalle violenze, dalle sofferenze, dai
dolori.;.
Ma davvero libert?
A che ti serve la libert se non puoi gustarla? Troppo
pochi 60 metri per assaporare giustizia, amore, rapporti veri,
libert, VITA.
H mondo attorno, con le sue contraddizioni lucidamente
preparate, con le sue violenze, con i suoi condizionamenti,
ti sta attorno, fa da spettatore al tuo volo. Tutto vicino a
te che stai per buttarti nel vuoto. Ti incita e ti acclama.
BUTTATI, grida.
Ma perch piegarsi una volta di pi al volere delle cose
attorno?
Perch non spernacchiargli contro? Perch non scendere
dal parapetto e strippare tutto ci che storto intorno
a te?
Hai la ragione con te perch hai bisogno.
Occorre creare ponti con gli altri. E mondo ti crea tanti
muri e a poco a poco ti chiude? Crea ponti.
I mondo ti vuole solo, individualista, ed egoista? Cerca
gli altri compagni.
II mondo ti vuole superficiale, facilone e pressapochista?
Stai attento.
Anche tu puoi creare un mondo i(non tuo e non protettivo) in cui crescere, scegliere, sperare, sognare, fantasticare, vivere.
E se non lo fa ognuno di noi nessuno lo far al nostro
posto. Occorre lottare ogni momento e su tutti i fronti con
quel Buttati del mondo attorno. Con la consapevolezza
ad avere dei problemi.
Suicidio! Solo la solitudine pu portarti a questo.
Ma la morte non pu, non deve, non l'ultima parola.
Ma lei era sola e nessuno riuscito a farla sperare e a
lottare. Era sola. La solitudine l'ha portata a quella scelta;
l'ha passo passo accompagnata fino a quel ponte e poi gi
nel vuoto.
Se il mondo tetro e la notte tanto scura perch
sta venendo un giorno nuovo.

La parola VITA deve entrare con prepotenza nei nostri


comportamenti.
Compagni, non uccidiamoci, n fisicamente n nelle azione.
Ne mancano gi troppi all'appello. A pugno chiuso.
Manuele
un soldato della caserma Romagnoli

lo e Alessio Stakhanov
Dal silenzio che mi circonda capisco che sta nevicando,
se continua cos intensamente, domarr non si va a lavorare, che bella giornata sar.
Domani Alessio rester con me e finalmente mi parler
della sua straordinaria esperienza. Mi dir da dove gli venuta la forza di lavorare per ore ed ore superando tutti i
tempi e la produzione degl; altri operai.
Finalmente capir come lui, cos stanco nello sguardo
quando torna a casa, abbia avuto uno slancio cos straordinario sul posto di lavoro.
Nella vita quotidiana Alessio un uomo insignificante,
disinteressato alla vita, alla casa, ai bambini, ha sempre
gli occhi bui senza luce, guarda sempre al di l di noi, come
appunto, fossimo trasparenti. Non si illumina mai: lavora,
mangia, va dormire.
Quando mi hanno detto, lui infatt1 non me ne ha mai
parlato, che diventato una specie di eroe, un esempio per
i suoi compagni, quando ho sentito che gli avrebbero tributato onori per la sua tenacia sul lavoro e soprattutto per avere,
nel mese di agosto, dimostrato a tutti che si pu andare
oltre l'orario stabilito dalla fabbrica, allora ho cercato di
guardarlo bene e di pensare a quel giorno di agosto che
aveva trasformato la sua vita senza che io me ne accorgessi.
Ricordo che quella sera, era il 30 agosto, mi pare, non
vedendolo tornare, mi strizzivo per la cena che si rafreddava
e perch se lui non tornava io non potevo uscire. Avevo detto alle mie amiche che sarei andata da loro, dovevamo parlare di programmi per inserirci nella "gloriosa rivoluzione".
Lui non tornava ed io non potevo uscire. La notte era
ormai scesa, brillavano le stelle; io mi sentivo piena di
forza e di voglia di partecipare alla vita degli altri... ma
non potevo uscire... Solita storia; i vecchi, i figli non potevo
lasciarli. Il tempo passava, la mia rabbia cresceva, ma ero
anche molto preoccupata.

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Alessio perch non torni? Lo sapevi che dovevo andare,


cosa diranno le compagne? Ormai tardi. Com' bello il
cielo, come sarebbe bello parlare con le mie amiche e come
sono sola. Vado a dormire e finalmente lui torna. Ha uno
strano sorriso sulle labbra, non riesce a dir nulla, si getta
sul letto e non ha neppure la forza di dirmi "buonanotte".
Dorme pesantemente, io non ho pi sonno e lo guardo.
Aspetto che apra gli occhi mentre una pallida luce penetra dalle finestre, ma lui dorme e dorme.
Si sveglia e, come al solito, si alza e scappa via di
nuovo. Sembra che sia attratto da una calamita. E' il lavoro
che lo chiama, il lavoro e noi non esistiamo pi, non ci vede
e va via... e cos per giorni e giorni. Io lo aspettavo e lui
lavorava per la patria, era diventato un lavoratore modello.
Compagno Alessio, ricordando quella sera di agosto, ho
capito ohe ci hanno fregati in due; io che aspettavo te per
poter uscire nella vita, tu che sgobbavi e credevi e ti.facevano credere, che eri un esempio per gli altri. Hai lavorato per tutti, compagno, ma non per me che non potevo lasciare la casa se non tornavi, n per te che eri troppo
stanco per capire la gioia della vita.
Eri il mio compagno e non mi hai mai vista.
Stalin si congratulava con te mentre tu non mi vedevi
pi, non vedevi pi il verde intorno. Mentre nevica ho quasi
paura che tu domani non vada a lavorare, ho paura che tu
non sappia pi parlare, amare, guardare.
Io, compagno Alessio, amico, sposo, figlio, padre non sono
fiera di te perch tu per essere amico, sposo, figlio e padre e pensa che, purtroppo, non sapr parlarti e il mio
silenzio ti ha aiutato e ti aiuter ad essere l'eroe della
produttivit.
Angela Stakhanova

Femministe frustrate?
Bologna
Con queste righe non voglio n denunciare, n aprire una
polemica sterile; vorrei solo chiarire quello che per me un
modo corretto di portare avanti i rapporti (sia politici che
personali) fra compagni e compagne.

Mi riferisco ad un episodio accaduto il 10-11 durante


un'assemblea all'istituto di lettere dell'universit di Bologna.
Un gruppo di compagne femministe sono entrate incazzatissime accusando due compagni (presenti) di aver violentato circa un mese prima una ragazza (fra l'altro non
presente). Hanno chiesto e ottenuto l'espulsione dei due figuri urlando e picchiandoli.
Ora a parte il risvolto personale che posso avere (conosco
uno di loro da anni * 8 e per quanto mi sforzi, non ce
lo vedo proprio nelle vesti di un jeckill maniaco stupratore),
tutto ci mi ha indignato profondamente, perch diversi elementi me ne danno la possibilit: 1) innanzitutto tra fattaccio e denuncia passato circa un mese! Inoltre in una
nube densa e fitta. Tutto ci non credo che appoggi molto
la validit di una accusa. Ma, ripeto, ci non il pi grave.
Se veramente vogliamo una democrazia, non quella pagliacciata di libert che dicono esserci adesso, facciamo in
toodo di attuarla fin da adesso nei nostri rapporti. Non
stato dato modo ai compagni di difendersi pubblicamente!
Quindi ora corrono versioni e controversioni che confondono e avviliscono.
Senza voler entrare nel merito se il fatto sia accaduto o
meno, vorrei mettere il punto sul modo profondamente sbagliato, a mio avviso, di portare avanti una lotta sacrosantamente vera come quella contro la violenza, sia fisica che
psicologica, preparata contro le donne.
Come molte altre, posso capire la rabbia, il furore quasi omicida che si prova quando si sente la propria vita,
il proprio corpo in mano ad altri (a 10 anni che io ho subito
un episodio di violenza). La mente reagisce, manda impulsi, ma il corpo legato dal terrore e da mani di esseri
schifosi, che non meritano il nome di umani. Per non parlare di quella violenza pi sottile, insidiosa, sofisticata quasi
contro cui ci si sbatte tutti i giorni, a casa, al lavoro, anche
fra compagni, sulla strada; una violenza che non lascia lividi
o sangue sul corpo ma che colpisce nel cervello, nel cuore
nella tua volont di lottare e a volte anche di vivere.
. Ma proprio per tutto questo, noi donne non ci possiamo
permettere di farci prendere la mano dall'isterismo, dalla
rabbia inconsulta, dal sentirci vittime di tutti i maschi (compagni e no).
Conosco compagni assillati dalle violenze con la stessa
sensazione di incubo, di rabbia e di angoscia delle donne.

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vano a capire (non a giustificare) i perch ed i come di


queste azioni. Allora la repressione rischia di disarmarmi.
Ci sentiamo espropriati del nostro agire, costretti in una
logica che se opportunisticamente non abbiamo ancora condannato, senz'altro non condividiamo, da chi agisce sulle nostre spalle senza neanche averne discusso con l'assemblea,
con i loro compagni.
Sinceramente mi fa male leggere gli squallidi trafiletti
dell' Unit in cui i compagni, che fanno il servizio d'ordine
(che posso trovarmi a fare anch'io) per difendere il corteo
dalla vera criminalit, quella del regime e dei suoi complici,
vengono strumentalmente equiparati al gruppetto degli espropriatori (metto espropriatori tra virgolette perch se
non ho ancora molta chiarezza sulla pratica degli espropri
politici, sono senza equivoci contrario a questi gesti, che non
credo pqssano configurarsi come tali).
Discutiamo di questo tutti ed insieme, affinch non ci (e
non mi) capiti di trovarci ancora in questi frangenti.

Non sono certamente maschilista ma per me sbagliato


pensare uomo = porco e violento (almeno a priori).
Io soffro quando sento accuse tipo femministe frustrate , soffro perch capisco che tante volte vero quando
invece il femminismo la cosa pi bella del mondo, pi
libera, voglia di lottare, di vivere, di andare avanti con
i compagni, con il tuo uomo, i tuoi figli in modo giusto, pulito, senza prevaricazione da parte di nessuno.
Mi dispiace non essere riuscita a fare una analisi del fatto ad un livello pi alto e meno sensitivo, ma questo fatto mi ha lasciato sconvolta, perch in ogni episodio del genere vedo una sconfitta della-- donna.
Volutamente non ho cercato soluzioni, perch non da
una, ma da tutte che devono venire.
Saluti comunisti.
Orietta Baiesi

Dario di Lotta Continua


P.S.: Affisso come tatze-bao all'universit.

Per non trovarci in questi frangenti


Bologna

Terra

Oggi mentre acquistavo il solito pezzo di crescente, prima


di andare a lavorare, sono stato assalito dalla fornaia, che
conosce la mia matrice politica: Mi raccomando quando
passate di qui, si ricordi di me! , ha esclamato.
Perch?
Ma! Ora fate le rapine.
Come rispondere a questa anziana signora; che all'inizio
di settembre mi aveva assicurato la sua solidariet, che lei
non avrebbe chiuso, per il convegno, perch una ex partigiana e sapeva che siamo bravi ragazzi e che i giovani
hanno quasi sempre ragione.
Se la repressione di Katalanotti e di Kossiga pu chiuderci in galera, pu impunemente vietarci di manifestare, pu
con il tremendo potere dell'informazione di regime e non,
risvegliare dentro ogni compagno, dentro di me, momentanei stati di paura e di smarrimento. Quella repressione viene rimossa e sconfitta nella nostra coscienza di rivoluzionari:
dal nostro vivere come tali, dalla forza che suscitano, che
nasce in noi, ogni corteo, ogni manifestazione; dal nostro
rapporto quotidiano con la gente. Ma se noi, se io, devo sentirmi smarrito, se deve mancarmi la parola con gli altri ;
devo sentirmi ghettizzato perch solo alcuni compagni arri-

Montisi
Siamo compagni di anarchia di Torino e vorremmo spiegarvi pi brevemente possibile la nostra situazione.
Siamo venuti in Toscana per poter vivere in campagna,
per poter coltivare la terra, per poter stare un po' meglio
insomma, lontano da quella parania assurda chiamata citt.
Ora per siamo nella merda, abbiamo gi avuto una fregatura; sbattuti fuori da un podere che avevamo preso a mezzadria. Ora siamo finiti in un altro posto, di nuovo un'altra
fregatura, senza contratto, senza sicurezza, niente di niente.
Il padrone ora vuole sbatterci fuori, presto saremo sulla
strada. Noi non vogliamo tornare a Torino, fare quelle file
interminabili all'ufficio di collocamento, bollare il talloncino
rosa; cercare disperatamente una casa (abbiamo un bambino di un anno). Tutto questo bruttissimo sbiello.
Noi crediamo nella terra e vagliamo, anzi meglio dire
cerchiamo, di trovare un posto, un podere con della terra,
dove finalmente potremo vivere in pace.

+Jk

296

297

Ora noi vi chiediamo questo (in qualsiasi regione d'Italia


per noi indifferente) se sapete di poderi in affitto, se per
piacere potete comunicarceli. Sappiamo benissimo che molto difficile trovarli, per le leggi di merda che ci sono nel
nostro paese. In ogni caso siamo disposti a unirci a quei
gruppi che occupano le terre incolte, per piacere scriveteci.
Voi occupate queste terre, non sappiamo di preciso dove
beccarvi e insomma chi vuole dirci qualcosa lo faccia, chi
vuole anche venirci a trovare venga; specie i compagni di
Sinalunga o Siena.
N.B.: Siamo abbastanza disperati! Saluti comunisti.
Oliviero e Paola e il piccolo maschio Saverio

Il confronto pratica quotidiana


Roma
Migliaia di donne continuano a morire di aborto clandestino, altre sono costrette a subire, come sempre, questo
dramma terribile. L'aborto ancora reato, il feto gi un
essere umano, non ancora niente, ma le donne muoiono
sotto le mammane. Una mia amica si sposata perch incinta. Paura di abortire. Una vita gi segnata, decisa. Situazioni da superare, diciamo noi, ma queste cose succedono ancora, soprattutto dove il movimento della donna non
incide ancora.
E poi c' l'MLD che contesta una manifestazione sull'aborto del PCI, al Metropolitan. Slogan, urli, non vogliamo
una legge, non discutiamo con gli uomini.
Io sono della FGCI di Roma. Voglio discutere con tutte
le donne, confrontarmi coi movimenti femministi (non solo
coll'MLD). Lo scontro tra donne mi fa star male, inutile,
dannoso. Lotto dentro il partito perch le donne si facciano
sentire. Lotto perch voglio la legge sull'aborto, una legge
giusta, che stabilisca l'autodeterminazione della donna, anche della minorenne.
La voglio subito, questa legge, non basta il referendum.
Non credo che l'aborto sia come togliersi un dente. Lotter
perch questa legge venga poi applicata sul serio, con tutte
le altre donne.
Voglio discutere col partito, con le altre forze politiche,
ed anche in momenti autonomi con le donne.
Io c'ero al Metropolitan, l'arroganza dell'MLD arida.

Si fa del vittimismo. Si dicono menzogne. Al dibattito sono


intervenute anche due compagne femministe, avanzando molte critiche, ma discutendo sulla legge.
Il confronto non qualcosa di teorico, pratica quotidiana. Facciamolo, allora, anche su Lotta Continua. Un'ultima cosa. La pratica del movimento femminista non pu e
non deve essere trasportata in un partito. Vorrei che molte
compagne intervenissero, vorrei sentire la loro opinione. Sulla legge sull'aborto, sul metodo del confronto.
Non mi va pi di piangere su me stessa, di ripetere che
mi sento violentata. Voglio reagire, urlare, ma insieme a
tutte.
Iole

Per Piero
Roma
Parlare di Piero a due anni dalla sua morte non facile. Si rischia di cadere nella retorica, in definizioni stereotipate, nella creazione di falsi miti. E noi, suoi compagni,
persone con cui egli aveva scelto di vivere esperienze alternative in cui si praticassero metodi comunitari, ci troviamo qui
a decidere cosa scrivere, a capire cosa voglia dire oggi per
noi essere stati suoi amici.
Parlando nascono i ricordi del tempo in cui si era insieme ed insieme si viveva l'esperienza scout. Tra le lunghe
camminate per i boschi, le campagne (tra la natura che
amava ed il lavoro degli uomini sui campi) e le attivit nel
quartiere, il cineforum all'interno dell'XI Liceo, le lunghe
discussioni, le incazzate, egli dimostrava in ogni momento la
sua voglia di vivere e soprattutto di lottare. Piero era un
ragazzo che viveva le sue contraddizioni, come molti altri.
Come molti altri ha scelto di passare criticamente attraverso tali contraddizioni scegliendo la via della lotta antifascista, anticapitalista ed antimperialista. Ha scelto di farlo nel
suo quartiere, in questo Ostiense borghese ed operaio al
tempo stesso, al cui interno i giovani non trovano pi lo spazio per vivere e per crescere. La politica sul territorio ha
prodotto un mastodonte di cemento e di qualunquismo, ha
impedito che i giovani prendessero possesso della loro cultura, del loro corpo e della loro mente, ha fatto in modo di
spingere le masse giovanili verso i circoli ricreativi e verso
i bar, verso tutte le strutture oppressive volute dal sistema.
Piero ha preso coscienza di tutto ci, ha cominciato a cer-

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care un suo ruolo, degli spazi in cui operare e crescere progredendo verso la libert. Ha scelto lo scoutismo, con la sua
proposta educativa, ed il CPS dell'Armellini: con la sua proposta politica. Ha lavorato in entrambi con lo stesso impegno arrivando, poi, a operare una precisa scelta. Il suo distacco dal nostro gruppo non stato traumatico, n per lui
n per noi, anche perch molti di noi hanno continuato a
lavorare con lui in alcune realt (scuola, quartiere), mentre
tutti continuavano a considerarlo un amico, un compagno
sincero su cui contare. E' anche per questo che trovandoci
l'anno scorso ad Orgosolo ed avendo visto la sofferenza di
un popolo e la sua voglia di lottare scritta sui muri in grandi e meravigliosi murales" dipinti e disegnati dalla gente, e
dai bambini delle medie, abbiamo sentito il bisogno di esprimere il nostro dolore, la nostra rabbia con lo stesso mezzo.
Anche se con uno stile diverso dagli altri il nostro lavoro
voleva testimoniare una comune volont di lotta e ^on voleva essere una inutile commemorazione. Cos oggi .abbiamo
voluto ricordarlo cercando di usare le parole non come un
mezzo per una vuota retorica ma perch ci sembra giusto
ricordare Piero per quello che era ogni giorno e non solo
per quella sua militanza politica che lo ha portato a morire
per il comunismo.
Un gruppo di scout compagni: Raffaele,
Luigi, Marco R, Carla, Lilla, Franco,
Marco G., Paola

Una strega sola


Roma
Care compagne/i,
scrivo perch mi sento un casino sola. Prima che facessi
politica pensavo che una compagna non poteva sentirsi sola,
che non ne aveva il tempo, che aveva sempre qualcuno con
cui comunicare, che non conosceva la solitudine.
Poi invece scopri che tutto questo non assolutamente
vero, scopri (chiaramente per esperienza personale) che anche una compagna pu sentirsi sola, s, anche la compagna
che sempre pronta a lottare ha dei momenti che non pensa
che fuori c' la celere che spara, che ci sono tanti compagni/e in carcere, non pensa che alle 17 c' l'assemblea al
Governo Vecchio e non gliene frega un cazzo che al consiglio
stanno scegliendo misure pi repressive; esistono dei momenti
in cui anche la compagna attivista pensa solo se meno

tragico uccidersi buttandosi dal terzo piano, ingurgitando


calmanti o prendendo una bottiglietta di pasticche (poi purtroppo pensi che un metodo sicuro per morire andare a
volantinare davanti un covo fascista). Per poi pensi che in
fondo il tuo suicidio un omicidio perch c' qualcuno che
ti vuole distruggere, che ti vuole eliminare perch hai preso
coscienza e lotti per qualcosa di giusto. Allora decidi che
ucciderti una grande cazzata e perci ti rimetti a lottare,
ri-inizi ad andare all'assemblea al Governo Vecchio e alla
riunione del Comitato di quartiere.
Saluti a pugno chiuso da una Strega sola!
Ciccia

Paranoia periferica
Carissimi tutti quanti,
una mattina non proprio novembrina, c' un sole fuori
dalle finestre veramente magnifico ed io sono qui sul divano
dopo aver leggicchiato su Lotta Continua di oggi, l'articolo
Ho visto Baader a Mogadiscio , naturalmente le lettere,
il servizio in ultima pagina, con un bicchiere di latte in
mano e con Dylan sul giradischi, intanto mi sono alzata tre
volte dal mio perfetto e comodo ozio mattutino (l'anno scorso era diverso: il Liceo!): 1) per rispondere al telefono e
non volevano me, 2) per aprire all'omino che compare misteriosamente una volta al mese per dire signorina, ho degli asciugamani e tovaglie formidabili, se gli interessano... ,
che tenta sempre disperatamente di interessarsi al mio corredo, 3) per aprire al postino, che non aveva lettere per
me, nemmeno un salutino dal tenerissimo Reader's Digest.
Non so bene perch scrivo questa lettera, forse perch
con un po' di simpatia penso ad Erica che vuole abitare in
campagna, a Piero B. che le dice di non fuggire dalle
contraddizioni, a me che se riuscissi a piantare i miei genitori, me ne verrei subito in citt, e tanti altri compagni che
adesso stanno scrivendo una lettera al giornale. Una cosa
che mi succede spesso quando leggo le lettere sul giornale
di immaginarmi la stanza, la piazza, il bosco, la strada,
il cesso, la scuola che circonda mentre stanno scrivendo i
compagni. Mi viene una voglia matta di penetrare nella loro
realt, di sapere se scrivono su di un tavolo o per terra,
a casa o fuori, in citt o in campagna, insomma di sapere
pi di loro, anche le cose pi sceme (!?). Ora il disco

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finito e nella mia casa c' un silenzio terribile, vorrei che


questa stanza diventasse all'improvviso piena di gente con
cui parlare e fare feste, vorrei conoscere Walter, Simonetta,
Orietta che scrivono sul giornale di stamani, vorrei dire a
Erica che per me la paranoia periferica anche peggiore
di quella metropolitana, che con tutto il cuore gli auguro
buona fortuna in campagna, vorrei rompere questo silenzio
assurdo che mi sta intorno e sostituirci un bel casino anche
doloroso, ma se non altro vivo e caldo.
Vorrei che tutti si ricordassero di piazza Maggiore sabato
24 settembre, e di tutti i compagni che erano l sorridenti
nel sole di quella mattina. Baci.
Indiana paesana

Sono stato frainteso


Torino, ospedale delle Molinette
Care compagne* e compagni
quando finiremo di ragionare per schemi, tab e luoghi comuni? Quando cominceremo a provare a capire cosa ha in
mente uno quando dice una cosa?
Scusate se dico delle banalit, se sfondo come mi ha
detto un amico porte aperte.
Le parole scritte, si sa, suonano diversamente che dette.
Due compagni giornalisti , d'accordo parlano due ore,
fra continue interruzioni, con un altro compagno. Senza prendere una riga di appunti. Poi scrivono. Per forza devono scegliere, interpretare. Per forza le virgolette non soddisfano al
cento per cento chi ha parlato. Ma hanno fatto il possibile,
e a me pare che abbiano colto l'essenziale.
Non so se sono riuscito a parlare di quello che volevo.
Volevo parlare di rapporto con la realt, di simboli, di schematismo e di umanit o disumanit. Ma perch dire che ho
fatto l' elogio di Firpo ? Perch pensare che siccome hanno sparato a mio padre non sono la persona pi in grado di ragionare su queste cose tristi . Questo un comodo
schema che prescinde da ogni verifica reale. Vediamo i contenuti. Tutto ambiguo, specialmente quando uno non capisce o, peggio, non ci prova nemmeno.
La prima volta che ho letto l'intervento di Luciano Bosio
anche io sono stato ferito . Dal contenuto e dal tono ( due
a zero , non tutti, mi scuso , e via di questo passo; cre-

devo che Luciano avesse capito ben prima e ben pi a fondo


di me che anche il tono come il personale politico). Mi pareva impossibile essere travisato fino a questo
punto.
Poi l'ho letto altre due volte, e mi parsa una presa di
posizione legittima, anche se non sono d'accordo e se indubbiamente travisa ci che penso e ci che ho detto.
Mi sembra fuori centro. Non risponde ai miei dubbi. Non
pensavo, non penso e non ho mai detto che gli operai dovessero scioperare, per Carlo Casalegno. Parlavo di schematismo
(di comodo schematismo, di pericoloso schematismo) e di disumanit.
So benissimo che Luciano Bosio umano quanto lo sono
io. Per il suo intervento mi pare molto politico nel senso
vecchio (cio disumano e schematico ), e in questo
senso un boccone un po' amaro.
Scrivendo queste cose, so benissimo che ancora una
volta possono essere travisate. Infatti ho la tentazione di
stracciare la lettera e non farne niente. Ma allora non dovremmo dire n scrivere pi niente. In fondo ho fiducia nella capacit e volont di capire dei compagni. Operai in primo luogo.
A me pare importante che di queste cose si discuta, e
vorrei essere presente alla riunione di venerd sera a Torino,
anche se, naturalmente, non ci sar.
Andrea Casalegno

Metti una sera a cena...


Napoli
Se una sera ti capitasse, tuo malgrado di parlare con
un nazi-giornalista, potrebbe succedere anche questo: Cena
pagata in un'osteria, cosa che capita di rado, con mio padre
anche lui fascio come il suo amico giornalista Ruggiero Rizzoli (gi codino di Lauro) che con fare vagamente esasperante cercava di provocare in tutti i modi una discussione a
livello di interrogatorio con il preciso fine di travisare le
mie parole per poi a mia insaputa pubblicare il giorno dopo
un articolo sul suo giornale (il Roma) che allegramente esordisce: Diciottenne traviato o crisalide sofferente?, (nel dubbio il sottoscritto, n.d.r.) renitente, disertore, ribelle, traditore, vigliacco, imbecille, ovvero buffone (sempre io) per di
pi inconsapevole autonomo , indiano metropolitano o
cane sciolto , non saprei dire. Di fatto ho incontrato e visto

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da vicino (e ascoltato, n.d.r.), occasionalmente isolato dal


branco, un apprendista delinquente politico, un giovanissimo
sovversivo, inzuppatosi per disperazione fra i balordi della
guerriglia, impreparato ma idrofobo.. Progressista a tempo
pieno, cadetto volontario della velleitaria (e impossibile) riVolta dei succubi. Reduce non illustre dalla ammucchiata pitrentottista di Bologna, forse candidato alle illusorie divagazioni della droga. Da qualche tempo universitario e accattone dilettante a Roma, senza dimora fissa, nel circuito
della fogna rosso-sangue che rifornisce la comune di architettura.
Rodolfo: la plebe, presunto popolo carne, massa, sangue, voracit, muscoli, sudore,^incoscienza e feroce grettezza. Da sempre una belva semi-addomesticata istintiva e
incontrollabile, che addenta, sbrana, digerisce tutto ci che
altrui le danno in pasto; perch rifiuti la vocazione, la
tentazione a far parte degli altri? Come ti spetterebbe. Rodolfo, non cercare la rivoluzione nel ghetto, l si pratica la
coltellata a tradimento. Serpeggia il tumulto. Governa la fame. Vi cresce soltanto la rabbia indiscriminata della disperazione. Non pu avvampare che la fiammata becera e disgustosa dell'isteria collettiva. Il gioco orrendo del massacro, il saccheggio delle panetterie, il linguaggio degli abbienti, l'assassinio come festa tribale...
Queste parole non hanno bisogno di commento. Capirete
la mia rabbia incazzata e la mia voglia di farvi sapere. Mi
hanno detto che inutile, che con questa gente chiaro che
sia cos, non ci si pu n incazzare n compatirli. Ma credo
che Ruggiero Rizzoli (il nazi-giornalista perspicace) un minimo di compatimento da parte nostra in fondo se lo merita,
e allora dai, compatiamolo almeno un po'.
Rodolfo

condizioni migliore psicologiche per parlare di politica. Forse


lui intende la politica pura di qua e sentimenti di l, politica
per lui l'astrazione, l'ideologia, il distacco dlia complessit
ed articolazione della nostra realt formicolante di contraddizioni.
A me invece interessa e molto sapere cosa pensa e prova
Andrea in questi giorni, rispettare veramente il suo dolore
vuol dire confrontarsi con lui, raccogliere con lui, da questa
sua esperienza drammatica un vantaggio per lui e per tutti.
La stampa dovrebbe saper mantenere il riserbo dice
Bosio; ebbene non c' nulla di pi ipocrita e borghese di
questa affermazione: il mondo degli affetti, il mondo del privato da un lato e il mondo della politica, del pubblico da
un altro; quando anche questi due mondi si toccano in modo
violento, ecco che non si pi nella situazione psicologica
migliore per parlare, per valutare, non si lucidi .
Da tempo ormai come donne rivendichiamo l'esatto contrario di ci, perch noi donne non accettiamo questa scissione, perch noi ragioniamo e rivendichiamo di poter continuare a ragionare sempre mescolando ragione e sentimenti cio tutte noi stesse.
E poi cosa vuol dire Pansa vi batte 2 a 0 . Si vede che
per lui tutto una gara, i ncui vince chi pi a sinistra .
I rapporti personali sono senz'altro mercantili ed ipocriti
nella famiglia borghese, ma lo sono purtroppo anche in quella
proletaria e molto spesso anche in quella che i compagni del
'68 si sono costruiti. Per questo noi donne (ma penso anche
Andrea) viviamo la contraddizione di volere nuovi rapporti
umani e di trovarci intanto a soffrire ogni giorno per la
brutta qualit di quelli che abbiamo e per la contraddizione
amore-odio che ci lega ai nostri uomini, siano essi padri o
mariti.
Avrei altre cose da dire, forse milioni di cose, ma il pensiero di quell'articolo, di quel titolo Quell'intervista non si
doveva fare mi opprime, mi rende sconsolata e consapevole della lunga strada e della lunga lotta che ancora dobbiamo fare.
Magda

Quella intervista si doveva fare


Trento
Sono stata veramente male a leggere quella assurda presa
di posizione di Bosio (che per altro non conosco) su LC di
oggi. Possibile che i sentimenti, importantissima parte di
noi e del nostro essere, appena riescono ad emergere sono
condannati ad essere soffocati, ci si sente in dovere di reprimerli, di rimuoverli. Possibile che non dobbiamo sapere cosa pensa un compagno che ha il padre ridotto in fin di vita
dalle Brigate Rosse? Quali dovrebbero essere secondo Bosio le

In pratica

vi aspetto
Bologna

Ciao. Sono un simpatizzante di Lotta Continua. Da un po'


di tempo sul giornale continuo a leggere appelli di gente

304
sola, disperata! Dico, ragazzi, ma stiamo scherzando? Cosa
ci costa dare una mano a chi nella merda, aiutarli a venir
fuori dai propri casini, e c c . .
Va be', non dico mica che uno debba accollarsi le spighe degli altri (poi, non siamo mica uno), ma cercare di
risolvere o perlomeno attenuare il problema della solitudine
altrettanto importante (se non di pi) del lavoro politico.
E senn che facciamo? Predichiamo bene e razzoliamo male?
Abito in campagna, a 14 chilometri da Bologna. Chi ha
voglia di venire a trovarmi mi scriva (non ho telefono ma
ho molti amici). Questo vale anche per la Strega sola .
Saluti a pugno chiuso.
Ruggero
P.S.: L'alloggio per qualche giorno non un problema.
Ruggero Giancola - Via Frate Giovanni 33 - Ozzano Emilia
(Bologna).

dicembre
Lavorare meno, lavorare tutti. 200.000 a Roma. L'opposizione ad Andreotti diffusa,
ma anche disgregata. Poco
lontano, all'universit, la polizia sequestra per ore migliaia di studenti.
14 anni, un bambino, un uomo. Marco Caruso ammazza
il padre, violento con la moglie e i figli.
Terrorismo padronale. Scoppia la polveriera chimica Montedison a Brindisi, muoiono 3
operai. E a Milano, San Dona
del Piave, Napoli, caricano
gli operai e i disoccupati.
La compagna picchiata alla
caserma di Castro Pretorio a
Roma abortisce per le botte
subite.
Mettere le bombe non reato. Assolti a Trento i terroristi di Stato, colonnelli e vice
questori. Mentre a Venezia
gli operai protagonisti del 30
luglio 70 alla Ignis di Trento
vengono condannati.
Franca Salerno ha un figlio.
Lo ha chiamato Antonio.
Natale regge. Andreotti non
lo ha cancellato. Molti non ci
credono pi, ma non importa.
Muore Charlot, proprio in
questo giorno.
Pistoiesi ucciso a Roma. Era
con Saccucci a Sezze, ad uccidere il giovane comunista
Luigi di Rosa.
Tenetevi forte: Vietnam e
Cambogia sono in guerra tra
di loro.
s
Tenetevi forte: il '78 comincia con un debito internazionale di 400.000 lire a testa.
Ce lo annuncia Giulio Andreot
ti, un dritto.

307

Purtroppo una scelta individuale


Roma
Mercoled 30 novembre: Allora compagni ci vediamo domani per parlare di cosa fare e cosa il 2 dicembre , Ok
ci vediamo domani .
Gioved 1 dicembre: Non ci si riusciti, il vino, la voglia
di essere spensierati, allegri, incomprensioni, chiarimenti mai
avvenuti, il personale che non riesce a fondersi con il
K politico , la paura di schierarsi, la voglia di non accettare
schieramenti, l'ottica ristretta o gli 11 o gli autonomi ,
la voglia di non spaccarsi, i casini dell'universit e tante altre cose che ci hanno impedito ancora una volta di far
funzionare il nostro cervello, di poter fare delle scelte al di
fuori dell'ottica degli schieramenti. Una grande rabbia in
corpo, si va a dormire. Ok compagni ci vediamo domani
mattina alle 7 meno un quarto per andare a S. Paolo Ok
Ciao! .
Venerd 2 dicembre: Sonno terribile, bocca impastata dal
vino, dovevamo essere 10-12, siamo in 5, prendiamo l'autobus, altri come noi sull'autobus, commenti sentiti al volo da
tre tizie con Manifesto in tasca fra me e gli autonomi
minimo 3 Km , i primi dubbi Ma dove cazzo sto andando?
Forse aveva ragione Leonardo che diceva di non andare con
gli zombies. Al Colosseo traffico bloccato, si scende e si
va a piedi, un freddo adatto all'atmosfera che c'. Finalmente Porta S. Paolo, operai gi in fondo, il movimento sparso per la piazza. Si incontrano gli altri Perch non siete
venuti all'appuntamento? Risposte: Il sonno, silenzio fughe
falsa allegria. Compagni io non me la sento di fare il corteo con il movimento, voglio andare tra gli operai per capi-

re, per sentire, per spiegare dubbi di qualcuno che vorrebbe seguirmi, non lo fa nessuno. Solitudine paurosa, dubbi sulla scelta fatta, paura dei commenti dei compagni, solo in
mezzo a quella marea di miti 68teschi, fianco a fianco agli
operai, la paura di aprire bocca, pensieri volanti Sar del
PCI? Del sindacato? Che cazzo gli dico? Li sento estranei.
Si avvicina un compagno di Bari che mi ha visto il giornale (LC) mi chiede se sono di Roma. Gioia immensa, il
ghiaccio rotto. Si parla, evviva gli operai che parlano, ri-
tornano le immagini degli anni passati, l'operaio : colui che
le 24 ore della sua giornata, le distribuisce cos: 8 per lavorare lentamente, 8 ore per dormire, 8 ore per ordire rivoluzioni, insomma un automa. Crolla tutto, gli stessi dubbi
miei, gli stessi casini, la stessa voglia di chiarirci. Parte
il corteo, viali deserti, alberi immobili che ascoltano attentamente gli slogans ultra-rivoluzionari. Paura. Provo a lanciare uno slogan, no, forse meglio discuterne come hanno
fatto loro (gli operai) fino a questo punto del corteo. Ci
provo, se ne discute, lo accettiamo (urr!) si sblocca, Unit, unit , viene sostituito da slogans contro il governo,
gli straordinari, la disoccupazione, gli stramaledetti fischietti tacciono. Pensiero volante, i fischietti in bocca gli sono
stati messi da Lama per non farli parlare . Mi sento una
merda, mi hanno scavalcato, ora gli slogans se li inventano
loro, tutti bellissimi, alcuni da BR, la mia presenza inutile, saluto cambio spezzone, cerco facce conosciute che abbiano fatto la mia scelta, nessuno.
Entro di nuovo, stessa situazione, si parla, ci si confronta,
Veniteci a trovare in fabbrica , Cercateci nei quartieri,
nelle scuole , Ciao, auguri .
Piazza S. Giovanni, dagli altoparlanti Compagni, amici,
la manifestazione finita, defluite' dalla piazza, andate al
pullman, ai treni, fate entrare gli altri cortei , suonano l'inno dei lavoratori. No io non defluisco, io rimango. Ricerco i
capannelli piazza Maggiorini ce ne sono mi ci butto a capofitto. Si chiariscono tante cose, ma certamente non pu
finire l ne siamo consapevoli tutti Dobbiamo imporre lo
sciopero generale Ok, allora ci siamo capiti sguardo di
intesa, sorrisi, ci siamo in parte ritrovati. Di corsa a casa,
accendo la radio RCF, sento quello che successo all'universit, mi faccio una promessa che manterr, mai pi all'assemblea, finch non faremo funzionare il nostro cervello,
senza delegare i vari gruppi e gruppetti, partiti e partitini,
continuer a fare scelte purtroppo individuali.
Lucio

309

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Villa Betania: quanti Diego ci sono?


Roma
Compagni, dopo quattro giorni di degenza in questa eli-.
nica di merda dove il tempo non passa mai (per fortuna arriva Renato) vedo che stanno ricoverando un giovane dal
volto pallido. Si chiama Diego, ha un'esperienza fallimentare
come tanti che l'ha portato a bucarsi. Si capisce che fisicamente distrutto.
Parlando dice di non credere a niente, non ha amici, insomma nessun motivo per vivere vero Diego? Sulla vita
e sulla morte mi diceva: m'illudevo di essere libero di uccidermi... se credo! Se cos fosse, per Dio, la mia dipendenza dalla mia stessa vita sarebbe risolta con l'eroina, il metadone... che ne so! Con quel che ti pare. Merda, tutta merda anche questa bugia. L'unica cosa vera... (caro Cesare, lo
psicologo) il mio rapporto con la dipendenza, con una verit che non conosco... e che ti prego, aiutami a scoprire
prima che la morte spieghi ogni cosa al prossimo... a colui o
colei che mi sostituiranno qui... sulla mia croce .
L'arrivo di Diego ha cambiato completamente il nostro
modo di passare la giornata, i suoi pensieri, le sue continue
sofferenze, ci hanno posto il problema del perch oggi molti giovani si drogano. Le valutazioni erano tante e diverse.
Ho scritto questa lettera perch ho visto la dottoressa urlare
verso Diego: lei la deve smettere; si metta a letto... capito:
qui comando io! . Compagni, a sentire quelle cose, ti viene
voglia di spaccare tutto. Non so, la violenza che ha subito
Diego, ma a partire dalla mia, penso l'abbiano distrutto. A
questo si aggiunto il disprezzo che molti avevano nei suoi
confronti: non gli piace lavorare... E' pazzo, dovrebbero
rinchiuderlo in manicomio . Fanno male queste cose, vero
Diego? Era un continuo divertirsi di suore, ammalati e qualche infermiere: tra questi c'erano anche due vecchi compagni , che mi hanno fatto capire 2 cose.
1) sul loro comportamento ieri avrei detto sono compagni che sbagliano, ma faranno la rivoluzione.
2) Oggi dico non solo che non faranno la rivoluzione
ma aiuteranno altri a non farla.
Compagni, credo che la crisi della sinistra rivoluzionaria ci sta aiutando a capire la strada verso il comunismo. A
pensarci bene mi chiedo: cosa sarebbe successo se il 2u
giugno avessimo vinto, vero compagne...?

Ho finito. Non ho parlato della classe operaia, n della linea politica. Nostalgia? E' duro cambiare. Vero Diego?
Spero di rivederti. Ciao.
Giacomino

Donna Letizia?
Compagni che cos'? Una nuova forma di autocoscienza?
La lettera piagnisteo di masse una nuova scoperta di pratica alternativa? Non che magari questi nuovi argomenti si sono ripetuti tante di quelle volte nei gruppi piccoli e
grandi, sono divenuti talmente retorici, che negli stessi gruppi tutti si sono rotti le palle di sentirli e allora pur di continuare ad essere soddisfatti di se stessi e dei traguardi raggiunti in umanesimo rivoluzionario bisogna (ricordati
sempre di santificare i bisogni !) scrivere al giornale? Meravigliose esercitazioni siamo capaci di toccare tutte le corde del sentimento! Ma se siamo cos bravi a sfondare le barriere del personale perch la solitudine resta, le frigidit o l'impotenza, estremi, sgradevoli e innominabili problemi (le lettere-confessione non arrivano mai fino al punto di
nominarli), che affliggono anche i rivoluzionari , restano,
anche se se ne parla tra di noi , a rendere la vita difficile o impossibile. E gi perch se poi facciamo un po' introspezione anzich autocoscienza, scopriamo che malgrado
tanta buona volont, tanto impegno, non siamo mai liberi
o realizzati, magari al fondo ci sta annidato anche un po' del
fascista pronto a riemergere nel futuro, dpo la presa del
potere, e distruggere le nostre sognate rivoluzione bella.
Compagni basta con la ideologia, basta con la falsa coscienza, i problemi personali si superano (o magari si sta
solo un po' meglio) o non si superano con le esperienze individuali o di gruppo (siamo o non siamo compagni visto che
dovremmo anche provare a parlare con tutti e non solo tra noi)
non solo parlandone o con la grazia santificata del vero comunismo . Ma sul serio crediamo che queste pratiche da confessionale alternativo ci avvicinino al comunismo di pi di
uno sciopero o di una manifestazione riuscita, della scarce
razione di un compagno ottenuta con la lotta, della crescita
della coscienza del bisogno, di abbattere lo stato borghese e
prendere il potere politico ( un po' di meno che fare la rivoluzione, non basta per farla, ma una condizione necessaria, come la storia ci insegna, inoltre per raggiungere que-

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311

sto obiettivo minimo in passato si sono riuniti tutti quelli


che ci stavano, anche se non erano compagne perfette e
liberate ) da parte delle pi larghe masse*?
Chi tra di noi ha ancora un po' di personale segreto ,
anzich politico (eh, alle volte non basta la volont, la
scelta di classe e i baci e gli abbracci comunisti a superare tutte le nevrosi!), ma chi fa le lotte un compagno
oppure no? Uno che ogni tanto non pensa rivoluzionario e
quindi cade nel peccato di leso comunismo non raggiunger pi il paradiso comunismo , se non si pente? Anche
per i comunisti allora esistono i peccati di pensiero? Il comunismo solo per i puri di cuore? Ma siamo sul quotidiano
di LC o su quello di CL?
Un comunista molto impuro forse eretico... anzi direi
ateo (che sia un non-compagno ? E che cos' un compagno ?) di Messina.
P.S. - Una pagina di pianti non un po' troppo per le disponibilit economiche del giornale? Oppure serve ad incrementare le vendite come le rubriche di donna Letizia sui
giornali borghesi?

Vita di un pendolare
La regione, tra le pi povere d'Italia, il Molise: Campobasso il capoluogo. Se guardi intorno, il territorio solo campagne aspre ed abbandonate. Una donna ed un uomo raccolgono ghiande ed erbe selvatiche.
Le erbe per loro; le ghiande al maiale. Qua e l spuntano
qualche albero e qualche paese. L'emigrazione massiccia del
trentennio DC ha distrutto pi delle guerre mondiali. Gli studenti di quei paesi si alzano presto: all'alba. Sulla corriera
per strade interminabili e assurde giungono a scuola. A scuola, il voto, la nota, il compito, il richiamo, lo stare impalato per ore dietro un ridicolo banco, la fuga nel cesso dove
tutto puzza di fumo...; ma fuori c' il cielo, il sole... si
vive! Riprendono la vecchia corriera; un lungo maledetto
ritorno fatto di fame, di sonno e di curve. A sera, al paese,
triste la noia. Ci si sente pi soli; il sole calato. Il cielo, la
sera nero, il biliardo al bar ha il tanfo dei prezzi. Il libro
una pagina sporca e odiata: il libro non c'. La mattina la
molla dei libri stringe anche due fette di pane con dentro qualcosa. La mattina il freddo, la nebbia, poi il sole. Tutto questo,
capite, non va! Si vuole una scuola che cambi la vita: la no-

stra vita! Si vuole una scuola che non ci faccia star soli Questa la lotta di tutte le scuole. Una lotta per avere la .mensa e
una casa per noi. Al pomeriggio, ora la scuola si vuota. La
scuola, un monumento deserto ad una cultura che fatta di
note, di voti, di niente! Ma la vera cultura deve essere nostra, la scuola la nostra. Aperta per noi, noi per noi, per
stare insieme e vivere meglio; Nei nostri paesi vogliamo cacciare la noia. Non vogliamo finire come i padri e i fratelli
maggiori sfruttati e offesi in terre straniere. Non vogliamo
finire come le madri e le sorelle maggiori vedove eterne; la
nostra vita la nostra; il padrone non c'entra. Riprendiamoci la vita!

Una crisi psicologica


Agropoli
Cari compagni-e di LC, stamattina aprendo il giornale
sulla pagina delle lettere, mi sono ritrovata davanti la lettera di Ruggero di Ozzano Emilia (BO) che vuole dare una
mano a tutti i compagni/e disperati per aiutarli ad uscire
dalle loro crisi, tu ti chiedi Ruggero, come mai sono tanti oggi i compagni che scrivendo si firmano disperati ! Io non
me lo chiedo per la semplice ragione che questa crisi psicologica la sento anche io come tanti altri compagni, e in un
paese come il mio poi (...) dove il potere esercitato da
quella merda che la DC penso che la mia crisi sia ancora
pi giustificata! Dimmi Ruggero: ti sei mai trovato ad una
manifestazione o assemblea insieme a pochissimi compagni?
Dico pochissimi perch qui ad Agropoli il problema dell'assenteismo un fatto reale, toccante; infatti ti ritrovi da sola
a lottare per dei problemi di cui al limite potresti anche strafregartene, come ad esempio il problema del trasporto dei
pendolari, che pur essendo un problema di centinaia di ragazzi pendolari non sentito nemmeno dagli stessi, i quali
piuttosto che lottare insieme a te negli scioperi, preferiscono andarsene a limonare da qualche parte con i loro rispettivi ragazzi/e! Ed una situazione angosciosa credimi, ritrovarsi in pochi negli scioperi o nelle assemblee, pi soli
che mai con la propria disperazione! Come puoi non sentirti in crisi quando ti si rifiuta un locale (o sgabuzzino per
precisare) solo perch si voleva creare un collettivo femminista, oppure quando passando per la strada con LC in mano,
gli altri ti additano considerandoti un violento, un casinista?

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Ecco, era solo questo che volevo far capire a te e a tanti


altri compagni che non risentono di questa crisi da vicino,
volevo dirti si soli quando si scende in piazza insieme a
tanti altri compagni , ma si ancora pi soli quando si
in pochi a lottare per delle cause giuste, s proprio soli con
la nostra disperazione che cresce sempre di pi.
A pugno chiuso
Michela

Bologna o RomaT
la contraddizione donna
Silenzio qua, silenzio l, il movimento delle donne in silenzio.
Io sono una di quelle compagne che bene o male ha vissuto
la sua vita politica con i maschi, con quelli buoni, quelli liberati, quelli stronzi.
Forse proprio per questo, recuperare le mie parti rimosse, ed eliminare la corteccia di maschio che ogni compagna costretta ad addossarsi per essere, accettata, molto
difficile, ma molto importante. Prendere coscienza di queste
cose significa fare delle svolte precise, cambiamenti profondi, nella vita delle compagne; significa mettere in discussione
i modelli di lotta e di vita usati fino adesso e non poco!...
[ problemi che riempiono questi tempi di silenzio, sono molto grandi e vanno a cadere su cosa significa autonomia delle donne su cosa un movimento delle donne che in un
modo o nell'altro fa riferimento al movimento dei precari in
genere; noi compagne ne discutiamo da tempo di questo, ma
personalmente l'ho potuto capire sulla mia pelle di donna
nel movimento detto degli studenti .
Parte del movimento delle donne di Bologna di fronte alla violenza fatta ad una donna da parte di 4 maschi detti
compagni di movimento ha preso la decisione di agire autonomamente, ma all'interno dell'assemblea generale. Questo
per aprire una contraddizione che interna ad ogni maschio che deve essere sventrata, messa in discussione, se si
intende continuare ci che stato sbandierato fino adesso,
come personale - politico .
Due degli stupratori che erano presenti, sono stati caccia
ti fuori, dopo un minimo di chiarimento sui fatti, con un pizzico di quella aggressivit che avremmo dovuto avere para-

gonandola alle violenze subite, anche da parte dei compagni.


Mentre questo accadeva nella sala piena di gente, non si sentiva una sola voce di maschio, solo compagne che urlavano
e parlavano. Nessuno ha notato che quelle voci mancavano
da mesi in quelle assemblee, e che questo passa nell'indifferenza nella normalit dei compagni. Subito dopo il problema velocemente slittato dalla violenza carnale, violenza alle donne, alla violenza della polizia, di stato; (le compagne con il loro personale e i compagni con il loro politico,
e vissero felici e contenti). Automaticamente nessuna donna
pi intervenuta; si sono ripresi la loro assemblea! Proprio per questa mancanza di posizione dei compagni, uno degli stupratori si permesso il giorno dopo di andare in assemblea di facolt e scusarsi, e tutti i compagni premurosi
di non emarginarlo, lo gratificavano standolo ad ascoltare.
Il giorno dopo io mi sono detta che solo il movimento autonomo delle donne pu muoversi e mutare dei rapporti di
forza, e scontrarsi con tutto, che il potere maschile.
Un'assemblea di maschi che non ha capacit di prendere
posizione su uno stupro, un'assemblea di Potenziali Stupratori.
I motivi di essere, e di lottare dei maschi, che vengono
selezionati come compagni, sono impregnati del loro potere,
e della loro volont a non mollarlo, e frega ancora di pi essendo profondamente mistificato, mascherato.
Una volta che una compagna capisce questo, non c' pi
bisogno di graduare 10 punti alla violenza carnale, 9 punti
quella sociale, ecc. ecc. Tutto ci che rende le compagne dipendenti, che le toglie la possibilit di essere soggetti complessivi, violenza ed tutta sullo stesso piatto.
PS Quello che mi sconvolge cji pi sono quei compagni
che ascoltano, applaudono, e passano oltre. Sono quelli di
serie A, che ti fregano ancora di pi.
Paperina

Benedetto ha i denti larghi


Bari
Compagni, ho in testa tanta confusione, tanta rabbia; ho
in gola la voglia di gridare ma non ci riesco ormai. E' da ieri
mattina che urlo, piango, mi incazzo ed ora mi sento vuota,
vuota e disperata.

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Benedetto. Non ci credo; non pu essere lui!
Venerd scorso a Bari pioveva molto, era sera e siamo andati a rifugiarci sulle scale dell'Ateneo ed stato molto bello
mi ricordo ; mi sono messa a cantare le romanze delle
opere liriche e poi abbiamo cantato tutti e suonato l'armonica
e poi venuto un compagno che io non avevo mai visto prima e che ci ha sorriso e si messo a parlare e a slacciare
le scarpe di Annarita, e diceva, della sua chitarra e... sorrideva. E poi l'ho rivisto ancora il giorno dopo, la mattina, e
c'era il sole e sorrideva e aveva i due denti davanti distanziati fra di loro e io gli ho detto: Che bello! hai i denti
larghi! Vuol dire che sarai fortunato nella vita! .
Non sapevo il suo nome, l'ho conosciuto oggi. E' Benedetto. E' assurdo, non ci credo. Sembra una favola grottesca.
To che gli dico che sar fortunato e i fasci lo ammazzano
due giorni dopo. Grottesco! E' da pazzi!
Per me Benedetto non morto: un altro compagno che
stato ammazzato lui no, non pu, lui deve sorridere ancora, come sabato mattina.
Mi sento molto vuota, molto... non va, non sono cose che
si possono scrivere, siamo tanto complicati dentro. So solo
che non dimenticher questi 2 giorni, i compagni, tanti volti,
tanti occhi rossi e i fiori e il sapore dei lacrimogeni.
Perch, compagni, abbiamo bisogno del morto per scendere in 20.000 in piazza?
Non giusto, siamo sempre noi a pagare in fondo, a rimetterci le penne.
Ho tanta voglia di dormire, di non svegliarmi per un bel
pezzo, non mi sento di tornare a vivere la normalit del
quotidiano.
Quando sono tornata a casa, stasera, ho telefonato ad una
amica e lei mi ha detto di non illudermi, tanto fra due settimane di Benedetto nessuno parler pi, i giornali dopo il
boom!!, cambieranno argomento e anche Benedetto finir
nel dimenticatoio.
Non posso accettarlo questo discorso. Forse anche vero
ma non posso accettarlo.
A volte mi rendo conto di tirare avanti solo perch lontano vedo ancora qualcosa, credo in qualcosa, nella possibilit di cambiare, di poter finalmente vivere.
Non chiedo molto: chiedo solo di poter vivere. E forse lo
chiedeva anche Benedetto.
Chiedeva anche lui solo questo, cos come tutti. Ed ora
chiuso l dentro, no, non ci credo, non voglio!!!

Ha i denti larghi. Doveva essere fortunato! E noi adesso?


Cosa facciamo?
Io ho molta paura, lo dicevo anche oggi, di continuo; ma
ho molta labbia, dentro. Molta voglia di urlare.
In fondo ci credo ancora, forse ora pi che mai. Deve
cambiare!
Quando sono tornata a casa, in stazione, mi si avvicinata una donna anziana, e mi ha chiesto perch piangevo.
Ha pianto con me; anche lei e forse anche lei ha capito
quale la verit. Quella vera!
Ornella

Diversi modi di uccidere


A Bari 4 giorni fa morto Benedetto Petrone ucciso a
coltellate dai fascisti. Ancora una volta come per Francesco,
Giorgiana, Walter in questo anno abbiamo sentito maggiormente il bisogno di scendere in piazza, di dimostrare la nostra rabbia, di essere stufi di subire violenza quotidianamente, violenza che ci fa questo sistema di merda che ci vuole
disoccupati, emarginati, morti . Un sistema che ha diversi
modi di uccidere ; uno dei tanti il suicidio . Ed cos
che oggi morto Alain, un compagno, figlio di italiani emigrati in Francia. Era venuto in Italia e ci era rimasto; aveva vissuto con noi, aveva lottato con noi, ma era solo. Voleva
cornare in Francia ma non aveva soldi, n tanto meno un
lavoro.
Nessuno voleva aiutarlo. Anche noi non l'abbiamo aiutato,
i nostri rapporti con lui erano aleatori, distaccati, impersonali. Forse non sapevamo come aiutarlo, o forse non volevamo aiutarlo. Non l'abbiamo fatto neanche questa mattina
quando il suo corpo, quasi maciullato dal treno, giaceva sui
binari del passaggio a livello che Alain attraversava per tornare a casa, sotto gli occhi della gente curiosa e crudele,
come fosse uno spettacolo trasmesso in serata ad un notiziario di una squallida tele-privata.
Ancora una volta questo sistema repressivo ha colpito e
noi non abbiamo cercato di evitarlo, siamo partiti dal nostro
personale per il personale, dal politico per il politico, proprio
come ci vuole questa societ individualista. Domani magari
saremo i primi ad affermare che il personale politico .

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Spero che questo divenga una chiara presa di coscienza, una


lotta per strappare almeno questi morti al sistema .
Pietro, un compagno che sta cercando
la forza di mettersi in discussione

Indifferenti a 12 anni?
Scrivo alla redazione di LC~ per esprimere il mio rammarico per quanto riguarda le ingiuste condanne assegnate ai
compagni Adalberto Errani, Canestrini Valerio, Pier Paolo
Pretolani. Sono una giovane di dodici anni e per questa esperienza che ho provato direttamente, ho capito ancora di pi
cosa vuol dire vivere e lottare per questo ideale. Quando ci
si trova in queste circostanze si deve essere pronti a lottare
uniti sotto un solo pugno chiuso, perch si ha una propria
coscienza ed un proprio ideale e non lo si deve rinnegare.
Come ben si sa le condanne dei nostri compagni sono state
piuttosto ingiuste e questo ce lo conferma il semplice motivo che due sono fuori. Nel mio rammarico si rispecchia lo
spauracchio della societ corrotta, quella' stessa societ che
ha fregato i nostri compagni. Questa non certo la prima
volta che successo, ma se pensiamo che sotto queste condanne si rovinato un maestro e due ragazzi, la mia rabbia
esplode e stimola ancor di pi la mia voglia di cambiare veramente qualcosa. Non si pu essere indifferenti a questa
ingiustizia perch cosa ne sarebbe dei nostri ideali? In questa mia lettera voglio esprimere solidariet ai compagni che
lottano per questi ideali affinch la vita migliori e a tutti
coloro che hanno perso la vita o che sono in galera.
Di fronte a questi fatti occorre prendere spunto per creare una nuova vita e per crearla occorre la forza e il braccio
di tutti noi. Il mio rammarico, si manifesta di fronte a tutto quel marcio che ci circonda e che cerca di soffocare la
nostra vita. Nel caso dei nostri compagni, come dicevo prima,
si rovinata l'attivit di un maestro che aveva solo la colpa
di lottare e si strappata la libert a due compagni, rimanendo cos vittime di quello che sta sopra di noi. Ma meglio
cos perch non hanno niente di cui rimproverarsi e vergognarsi. Si deve lottare perch questo non accada pi e che
la societ venga veramente ripulita e che bisogna spingere
su questo tasto perch non si pu continuare a vivere in que-

sto modo, e che persone e compagni restino ingiustamente


condannati proprio come loro tre.
Un saluto a pugno chiuso
Canestrini Monica (sorella del Canestrini Valerio)

Siamo anche tenerezza


Bologna
Cari compagni e compagne, leggendo le lettere che arrivano al giornale ho sempre pi netta la sensazione di quanto
pesante sia per molti compagni il problema della solitudine,
e di quanto forte sia il bisogno di comunicare con gli altri.
E' una sensazione che dopo aver letto la pagina di ieri,
23 novembre, si ulteriormente accentuata, e mi ha spinto a
scrivervi.
Mi riferisco in particolare alla lettera di Indiana paesana , che, al di l degli specifici problemi che ha lei vivendo fuori citt, pone chiaramente il problema dell'incomunicabilit, del non riuscire a parlarsi anche tra compagni, cio
tra persone con cui bene o male si dovrebbe avere meno difficolt a farlo. Dice nella sua lettera ho una voglia matta
di penetrare nella realt dei compagni, di sapere di pi di
loro, anche le cose pi sceme e veramente questa voglia
matta l'ho anch'io; ed proprio perch penso che l'abbiamo
un po' tutti, in fondo, che a volte mi chiedo: perch non riusciamo a tirarci fuori veramente? Perch, a volte, ci vergognarne delle nostre gioie, delle nostre tenerezze, della nostra insicurezza, e recitiamo invece la parte dei compagni
tutti di un pezzo , che non hanno un problema, un dolore,
una difficolt?
Sono domande che mi pongo con molta rabbia, specialmente quando leggo di compagni (come la compagna che si firma Ciccia ) che stanno molto male, e il motivo sempre
quello: la solitudine, l'incomprensione, la voglia repressa di
comunicare. Io non ho la soluzione pronta per questo problema, per mi sembra che manchi da parte di molti la disponibilit ad uscire dal proprio ristretto orizzonte, dal proprio piccolo gruppo, di confrontarsi con altre situazioni, magari anche di altre citt.
In questo senso il giornale pu essere utile (e in questo
momento utilissimo), per non basta.
Perch non ci scriviamo pi spesso tra di noi, anche solo

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per conoscerci un po' e raccontarci cosa succede dove abitiamo?
Perch le radio del movimento non dedicano pi spazio al
collegamento tra le varie situazioni, in modo da conoscere
meglio anche il livello di mobilitazione che c' nelle altre
citt? Io, ad esempio, avrei voglia di conoscere altra gente,
compagni di altre realt.
Cerchiamo quindi di aprirci di pi, di pensare magari che
il compagno che ci siede vicino in assemblea ha lo stesso bisogno di comunicare che abbiamo noi; cerchiamo di realizzare quotidianamente quella ,stessa voglia di stare insieme
che ci ha portato a venire in 70.000 qui a Bologna.
E di non dimenticarci, come dice Indiana paesana , di
quella mattina di sabato 24 settembre in piazza Maggiore,
con quell'aria pulita e il sole tiepido, e centinaia di compagni
sorridenti, seduti per terra. Scrivetemi tutti. Ciao.
Giorgio Radaelli, via E. Zacconi, 3 Bologna

In questi giorni a Bari


E' difficile spiegare quello che successo in questi giorni
tra tutti noi compagni di Bari, bisognerebbe forse conoscere
tutto quello che c'era prima dell'uccisione di Benny: le divisioni, le incertezze, i pregiudizi, le voci, la situazione di
stasi del movimento, il vedere tutti i giorni, sempre e solo
le solite facce e non avere nulla da dirsi, gli intrecci di storie personali non risolte.
Ci siamo rivisti tutti l la sera del 28, chiamati da tutte
le parti della citt, con le facce stravolte, la rabbia, una
rabbia tanto strana e diversa da quella provata quando veniva ucciso un compagno fuori, in un'altra citt. E ci siamo stati, siamo stati nei cortei, nel piangere, negli assalti
e in tutto, in questa nostra militanza improvvisata e sentita,
con tutte le nostre storie, con tanta altra gente mai vista
prima, o vista tanto tempo fa.
E' difficile spiegare tutto questo senza fare della retorica,
non voglio dire stringiamoci intorno a Benny, le nostre storie fanno parte del passato , perch tutto quello che c'era
prima c' ancora, ma in modo diverso; perch se prima vedevo gli scontri a due chilometri di distanza scappavo e ora
no: perch prima rifiutavo chi aveva fatto scelte di vita (!?)
diverse dalle mie (ma quali?!), e ora no, perch non ho pi

niente di chiaro e di certo se non questa mia voglia di andare avanti, di non perdere tutto quello che c'era e non riesco
ad acchiappare... anche se tremendo pensare che tutta
questa situazione nasce dalla morte di un compagno.
Ida

Caro Giorgio Bocca


Firenze
Ti scrivo perch hai messo anche me nel tuo Viaggio
fra le lettere a LC , no, non voglio correggere ci che ho
detto, non voglio nemmeno lamentarmi dei tagli va tutto
bene . Voglio solo dirti alcune cose, nero su bianco, che tu
forse pensi ma non dici, anche questo un segno del distacco fra noi giovani infelici e quelli come te, vecchio mio. Io
sono uno di quelli che capisce Andrea Casalegno (ho detto
Andrea, non Carlo), sono di un'altra classe ma questo non
mi impedisce di capirlo.
Ma, parliamo un po' di te.
Ma... perch non dici che hai paura? E che ne hai ancora
di pi dopo Casalegno? Infatti questo argomento ti fa tremare la penna e da distaccato cronista passi ad arcigno politico,
a carabiniere in alta uniforme e tuoni: Cosa sa di Carlo Casalegno il Giuseppe Della Corte?... ma pensi: non lo sanno
loro, quante ne ho passate io! .
Caro Giorgio Bocca, lo so, tu non puoi dire com' d'uso
fra le Femministe d'assalto dal manuale dei Trappers
di G. Bocca ed. Il pifferaio magico - Femministe d'assalto:
incrocio fra amazzone e Satanik, da evitare se non accompagnati dai genitori: parto da me stessa; tu devi partire
dagli altri, dagli infelici, generosi, insicuri, froci, abbandonati a s... ; abbandonati a s, mentre tu sei l, senza tema,
che con una buona sbirciata a ci che si agita nelle teste
giovanili e calde, ti prepari a concludere la tua fatica con la
solita formuletta che accontenta tutti (dimmi un po' non ti
sarai mica messo in testa di presentarti alle elezioni? Nel
partito dell'intellettivo da Malva, faresti un successone). Infatti il finale pi bocchiano di Bocca e ci accontenta cos:
LC... pedagoghi ad una scolaresca composta per tre quarti borghese e un quarto proletaria... riconosciamogli (sempre a LC noi!) per di essere ancora in campo a tentare
una mediazione, una spiegazione, che la grande sinistra per

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comodo o per cinismo o per determinato piano ha ormai abbandonato .


Grazie, grazie, ma senza esagerare.
Dove sono nato, i mediatori erano coloro che, anni orsono
ricavavano un compenso - percentuale dalla vendita delle
bestie da macello. Scusa il sarcasmo ma dalle nostre parti
si fa cos .
Caro amico Giorgio Bocca, io ti vedo un illuminato (se
no non scriveresti su Repubblica, boh!), il problema che,
ironia della sorte, capita che l'espropriazione (quella vera,
non quella che ci fa prendere- due scarpe sinistre da una
vetrina) spesso il patrimonio che gli illuminati accumulano
sulle nostre deboli spalle. Tu ci incaselli uno dopo l'altro I
cuori solitari , i Fantasiosi e via dicendo, io non ti voglio incasellare, quando ho detto: Io ti vedo un illuminato,
ho scritto ci che i mass-media e, oppure te pensi, pensano,
pensate di G. Bocca.
A me piaciuto scoprirti di ciccia (carne) ci mi ha rallegrato. In fondo il rapporto che lega tipi come G.B. a tanti
di noi un rapporto d'amore-odio, che ne dici caro cattivo
babbo?
Ci scriminalizzi , almeno per oggi e noi te ne siamo tanto grati, domani un altro giorno (dice la brava Rossella
O'Hara di Vial col vento).
Stamane quando mi hanno detto: Gianni sai che sei scritto sul giornale? ho risposto: no! Sono anche io fra gli
ottantanove di Alibrandi? e mi preparavo a vivere una terribile ma tanto avventurosa clandestinit, invece no, eri tu
caro G. B. Va be' sar per un'altra volta, in ogni caso tanto per tornare alla ciccia ti propongo di coltivare il nostro odio-amore inviandoci il corrispettivo che Scalfari ti
deve per la tua prestazione.
Leggi e fai Giorgio Bocca, LC serve anche a te!?
Gianni Marroni

il vento, non potr mai cancellare il tuo sangue,


il tuo volto e il grido di tutte le mamme.
Mamma non piangere, nella povert, nel bisogno
nella ricchezza, nell'ingiustizia, nel suo cuore
aveva scelto la Libert.
Quella Libert che continuer nei cuori
di tutti i compagni, quella pi giusta.
Perch il suo sangue rester sempre vivo
perch lui vivo in noi.
Una compagna cinquantenne,
bidello della facolt di Economia e commercio

Sessualit in bus
Napoli
Cari compagni,
voglio esporvi un mio problema partico^re. Praticamente da
sempre la forma prevalente in cui esprimo la mia sessualit
lo stringere le ragazze negli autobus affollati.
Ci parte delle violenze che quotidianamente subiscono
le donne, ma anche di una vita (la mia) senza amore e piena di umiliazioni (anche da parte delle donne).
Confido nei compagni. Credo possa essermi utile una discussione personale di tale problema con un gruppo femminista.
Marcello

Una donna e il 2 dicembre


L'Aquila

Nel suo cuore aveva scelto


Bari
Non vedi che il sangue di Benedetto Petrone
diventa pi vivo come vivo nei nostri cuori
e che non morr mai.
Compagno Benedetto la pioggia, il sole, la neve

Anch'io sono stata a Roma il 2 dicembre e non sono riuscita a stare in mezzo al corteo delle compagne femministe
perch ho provato alcune sensazioni che mi hanno letteralmente sconvolta.
Cio sono andata a Roma dopo aver seguito sul giornale
gli esiti degli incontri tra le compagne di alcuni Collettivi
romani e le delegate FLM ed ero molto contenta del fatto
che finalmente ci sarebbe stata per la prima volta la pre-

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senza di un corteo femminista all'interno di un corteo operaio; per mi chiedevo in che modo ci si sarebbe andate e
che cosa ci aspettavamo da questa giornata di confronto.
Appena giunta a Roma per, forse perch era la prima volta
che partecipavo ad un corteo cos grande di operai mi sono
unita agli operai dell'Italsider e non alle compagne femministe. Perch Silvia, tu donna, tu studentessa, gridavi contro
i licenziamenti, contro il governo e non contro il compagno
nella lotta, padrone nella vita... ? Me lo sono chiesto in
modo angosciante per tutto il corteo fino a quando ho aspettato lo spezzone delle donne per vederlo. Quando questo
sfilato poderosamente ed ho sentito le compagne che stavano
alla testa (la maggior parte delle quali delegate FLM) gridare contro il lavoro nero, contro gli aborti bianchi ed anche
per quelle donne che stavano a casa a tenere i bambini
mentre i mariti erano in manifestazione, allora ho capito che
era giusta una presenza femminista autonoma che mettesse in
evidenza il doppio sfruttamento della donna anche in fabbrica oltre che in famiglia.
Ma quando sono passate le compagne dei Collettivi romani con il simboletto sulla guancia, gli striscioni rosa, facendo girotondi e gridando maschietto, maschietto non stare l a guardare..., oppure maschio maschio ragioni con
il cazzo, ma se te lo tagliamo diventi un pupazzo , allora
davvero mi crollato tutto addosso e mi sono sentita moltissimo esclusa e lontana da tutte quelle donne che pure erano tantissime. Non so, compagne, ma nella mia mente ritenevo superate certe nostre manifestazioni; mi sono stufata
di comunicare con questi slogans e di meravigliarci poi se
gli operai ci guardano con occhiatine e commenti offensivi.
Lo so che la nostra pratica del separatismo (che mi crea
molti problemi in questo momento) ci porter sempre ad essere guardate male in una societ che ci ha viste sempre
represse e che non pu tollerare di vederci organizzate, ma
che significato ha, urlare in faccia all'operaio che mi cammina accanto, e che ha a casa la moglie che gli tiene i figli, maschio, maschio ragioni con il cazzo... , potr mai
capirmi in questo modo? E potr, avendo noi con lui un rapporto di questo tipo, capire che anche lui sfrutta sua moglie
cos come Andreotti sfrutta lui con i licenziamenti?
D'altronde non mi va per il ruolo della missionaria, n
quello della maestrina che vuole insegnare la coscienza dei
ruoli agli operai; ma allora, compagne, cominciamo ad uscire
dall'isolamento che in parte ci siamo imposto e cerchiamo
dei modi nuovi di comunicare con la gente.

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Vorrei dire ancora tante cose, ma per ragioni di spazio


smetto qui, anche perch non ho voglia di dare consigli .
Silvia

E' pi difficile restare


Roma
Forse sentirsi disperati a volte fa bene perch poi si ricomincia con pi forza la lotta per sopravvivere. Ma questa volta il motivo troppo assurdo e sento il bisogno di
comunicare la mia disperazione a tutti.
Si sa che la repressione esiste, ma quando la si tocca
con mano, quando siamo in prima persona a pagare difficile reagire, difficile venirne fuori.
Un amore difficile trovarlo: ma trovare qualcuno a cui
voler bene e che ti vuole bene e poi venirne separati con la
violenza fisica, con la repressione pi sfacciata e meschina
(quella della famiglia) troppo assurdo, non ci puoi credere. Ma nel profondo sud (quello che non risponde) pu succedere, successo. Gi, in un paesino della Ciociaria di 5.000
abitanti pu succedere che due giovani non possono parlare
tra di loro: lei perch troppo piccola! (16 anni!), lui perch studia all'Universit (e per i prossimi 3-4 anni non pu
sposarsi!).
E' in queste situazioni che la repressione ti appare in tutta
la sua crudelt e alla rabbia fa posto l'impotenza e sei disperato. E allora capisci perch esiste un profondo sud e
capisci anche che tu sei un suo figlio e che l il tuo posto: a lottare perch un domani quelli che non possono andarsene e quelli che verranno non debbano essere disperati
per gli stessi tuoi assurdi motivi.
Compagni: facile andarsene: io vi prego di non andare,
di non lasciare la nostra terra dove non si vive, dove la
repressione crudele, ma dove pi c' bisogno di disperati,
se vogliamo che il nostro profondo sud possa rispondere.
A pugni chiusi.
E.C.

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Compagno di chi?
Bologna, ore 2.30 di notte
Ma quanti compagni hanno veramente capito che cazzo
vuol dire questa storia del personale e politico?
Avevo pensato tante volte di scrivervi, ma non ne avevo
mai avuto il coraggio. S, proprio come Cristiana (LC 14-10).
Ed proprio nel dibattito aperto con quella lettera che mi
voglio inserire. Per dire che anche io sono solo e disperato.
Per dire che anch'io come S.O.S. mia concittadina, ho pensato migliaia di volte di andare-in via Avesella e dire: Ciao
sono uno che la pensa come voi, e vorrei vivere la lotta per
il comunismo assieme a voi , ma anche l non ne ho mai
avuto il coraggio (assurda finch vi pare questa mia paura;
ma appunto: quanti compagni hanno capito la storia
vera del personale - che - politico?).
Paura, s: da una parte, di non essere accettato e di essere visto con grossa diffidenza (e di dover necessariamente salire subito dopo, sul terrazzone del primo palazzo ad otto piani, per farla finita); dall'altra di essere subito sottoposto alla prova di qualit , alla prima riunione sulla situazione politica generale, con la pretesa da parte degli
altri di un mio intervento organico , io che invece sono
solo un coglione che non riesce a fare un discorso politico che sia abbastanza lungo, io che alle assemblee a scuola
non intervenivo mai (ora da due anni ho finito la scuola col
mio bravo diplomino, e sono soltanto un disoccupato ultraemarginato) .
Scrivo per chiedere a quei kompagni (la nuova nuova
polizia) che parlano di rubrica di cuori solitari o Donna
Letizia : ma cosa vi spinse ad aderire alle idee e agli obiettivi del movimento rivoluzionario e a fare politica ?
Non stato forse un disagio personale ? Per me, personalmente,tutto inizi quando (circa quattro anni fa) cominciai a sentire un grande malessere per l'esistenza che ero costretto a svolgere, ed iniziai a mettere in discussione l'ipocrisia insita nei normali comportamenti basati su falsi
valori individualistici (che non sto qui ad elencare), e
sentivo fortemente l'esigenza di cercare rapporti con gli altri meno squallidi e alienanti, in definitiva comunisti. Da ci
presi coscienza (politica) che per abbattere questo modello di
vita a livello della societ, occorreva (ed occorre) lottare
contro il capitale, che tramite le sue istituzioni ci impone que-

sta quotidianit opprimente per ottenere il consenso alla sua


logica, quella del profitto e dello sfruttamento. Capii, insomma, che quel mio malessere personale era un fatto enormemente politico .
Cominciai a frequentare alcuni compagni, ad andare alle
loro riunioni: ma mi sentivo estraneo a quel modo di fare
politica, cos come si fa un lavoro: vi trovavo riprodotti in buona parte i ruoli e le convenzioni borghesi che mi
stavo ancora scrollando di dosso. L'unico rapporto umano
che avevo con loro era che ogni tanto mi veniva richiesto
l'intervento complessivo, che io non sapevo fare bene e
fui per questo emarginato. Ma come si fa a parlare di cose generali quando tu in quel momento hai voglia di conoscere le persone che stanno attorno a te, di toccarle, di parlare con loro dei problemi reciproci, delle proprie angosce,
del tuo rapporto coi genitori, con cui forzatameli te vivi, che ti
vogliono ostinatamente imporre il loro modello di vita fa' miglia-lavoro-casa dice la gente . E invece no: solo rapporti burocratici (e parlo di compagni della sinistra rivoluzionaria); ma porca madonna, compagni, lottiamo per il comunismo nella societ, ma proviamo intanto a praticarlo tra di
noi, no? Me ne andai dopo qualche mese, senza che nessuno
se ne accorgesse. Poi c' stata di mezzo la naja, paradossalmente quasi una parentesi (disumana, certo) in questa situazione di merda: ed ora eccomi qui, simpatizzante di
LC, con una gran voglia di conoscere altri compagni, di essere anche io un compagno perch assurdo definirmi
cos ora: (compagno di chi poi?); eccomi pi disperato di
prima e con un gran senso di inutilit addosso. Voi mi capite,
vero compagni? Anzi, Donne Letizie (?!) Vi chiedo di darmi una mano; di darmi la speranza che il mio essere rivoluzionario non sia perennemente -limitato a comprare ogni
giorno LC o a votare ogni 2-3 anni DP o la lista pi a sinistra che ci sia; e di riuscire a capire quanto di politico ci
sia nel mio personale.
Con gli occhi gonfi di lacrime (s anche i maschietti piangono). Anch'io ho bisogno di ossigeno. Un bacione a tutti-e.
Gianni

Perlustra e segnala
<KhfZ-?SSUt, l a m o b i l i t a z i ne del 12-12 a Roma, seguendo il
aiDattito nel movimento che l'ha preceduta con le assem-

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blee all'Universit e il dibattito attraverso le radio democratiche.


Sono un compagno operaio, lavoro in una piccola fabbrica
una fonderia del Nord e sono latitante per la provocazione
di Alibrandi. Non ho quindi potuto essere in piazza coi compagni per ovvii motivi; ho seguito i fatti di questa giornata
importantissima chiuso in casa in compagnia di una potente
radio. Mi sono prima sintonizzato su RCF poi sono riuscito
a sintonizzarmi sulle radio dai comandi di PS e OC. Cos ho
seguito incazzandomi tutti gli spostamenti e gli agguati che
questi bastardi preordinavano.
E' stata una cosa terribile. Mentre ascoltavo prendevo appunti e riflettevo.
Gli appostamenti erano tanti. Le auto Delta 19, 23, Doppia
vela 21, Doppia Roma ecc., erano mobilissime e efficienti nel
segnalare anche i minimi spostamenti di 3 o 4 persone definite sospette. Ma la cosa pi ossessiva era una voce sempre
presente che da studio ripeteva: Intercettate questo gruppo... seguiteli, caricate e ancora... Interventi risolutivi e
fermati. Fermati, fermati acchiappateli...! .
Si davano poi indicazioni ai vari dottori Corrias, Giobba,
Vecchione, Caputo, Alagna, Luongo, Barranca, o al cap. Volpiani che si dato molto da fare su Lungotevere Tordinona
e poi in C.so Vittorio,
Seguivo cos i vari spostamenti, i fermi. Da Campo de
Fiori a via Dandolo, via del Boschetto, al Salario; sembrava
una muta di cani sulle tracce di 10, 100 piccoli concentramenti mobili, e i cortei minuscoli, o pi grossi che vengono
attaccati e si frazionano riformandosi.
La solita voce da studio che dice Rastrellare e ancora
indicazioni: Stella vai qui, perlustra e segnala Vecchi,
Caudo, Vinci, Bassi, Marinelli, De Miranda che si danno da
fare con metodo per accerchiare, per attaccare a tenaglia
gruppi di compagni ormai provatissimi.
I covi saltellanti fanno impazzire questo centro operativo;
a volte si sente con piacere il fatto che qualche volante recatasi sul posto non ha trovato pi nessuno. Poi si sente...
Dai caricate e prendetene il pi possibile , oppure Guarda stanno venendo verso di te caricali, fermali, ne ho fermati 15 dice una voce dove li porto? mettili sul cellulare, dove ci sono gi altri "ospiti" .
Trastevere, Prati, Via Nizza, Pompeo Magno, Salario,
dappertutto. Veramente un'operazione in grande stile, fatta
bene. E' durata pi di 3 ore, coi compagni che si spostavano tallonati dappertutto, dove li porto? a Castro Preto-

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rio, a Castro Pretorio . Pensavo ma quanti sono? C'era un


reparto di Napoli che non sapeva dove andare e le istruzioni
gli venivano date per radio... a destra, a sinistra, ecc. ecc.
M.lo Corsetti, cap. D'Angelo, cap. Colombi, ten. Pagano,
cap. Cassiano, cap. Genolini, cap. Speranza, cap. Micillo e
gli altri Dr assassini, fermavano, controllavano gli autobus.
Tutti i giovani erano di quelli e andavano beccati.
Ascoltavo mi incazzavo, perch avrei voluto ssere l,
pensavo ai compagni presi, picchiati, fermati, arrestati: 50,
100, 200 ma quanti ancora!
Sono 300 sono tanti, troppi. Le forze dell'ordine agilissime
piombavano sui compagni dai vicoli, gli piombavano addosso
da tutti i lati.
A volte alcune voci. Qui tutto tranquillo e mi veniva in
mente di fronte al massacro la frase l'ordine regna a Berlino e a Varsavia . Mi venivano in mente gli interventi dei
compagni all'assemblea di Lettere. Concentramento centrale
propaganda nei quartieri, piccoli concentramenti e mi accorgevo di come fosse lontano il tempo delle nostre grandi mobilitazioni centrali in 30.000 all'Esedra e gi per tutto il
centro coi nostri slogans le corse ecc.
E riflettendo sul presente mi chiedevo come si dovesse
scendere in piazza la prossima volta. Abbiamo tutti contro,
il PCI e il Sindacato, non parliamone neppure, sono contro
noi operai, figuriamoci col movimento.
Dobbiamo imporre la nostra presenza in piazza sempre,
ma bisogna cominciare a capire che troppo caro il prezzo
che paghiamo. Dobbiamo trovare il sistema di coordinarci
meglio, di essere pi forti politicamente e anche militarmente; pi furbi per non lasciare 300 compagni in mano alla
polizia. Riprendiamo in mano l'esperienza della Spagna prima
della sua svolta. La campagna d'opinione contro Migliorini
e Cossiga sacrosanta ma bisogna collegarla di pi contro il
governo di Andreotti e dell'accordo a 6 e unirci di pi agli operai che sono (l'hanno dimostrato il 2) l'unica forza d'opposizione seppure con molte contraddizioni al loro interno. Ma
nel frattempo urgente vincere la piazza sul piano tattico e
le indicazioni cominciano gi ad emergere.
Il movimento deve attrezzarsi militarmente con pi intelligenza, Radio, Walkie Talkie, una sala operativa che
sappia essere direzione effettiva nel dare indicazioni precise sugli spostamenti delle truppe di stato.
Questo perch non possiamo dopo la repressione andare
a piangere per i compagni presi. Dobbiamo non farci prendere.

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Sono queste soltanto alcune impressioni molto incomplete
ma sulle quali spero si aprir il dibattito.

Madonne e lotta armata


Roma
La lettera Parliamo anche di lei pubblicata ieri riporta un giudizio sulla pagina delle lettere di LC dell'editoriale
della rivista Rosso (autonomia operaia) : frustrazione, intimismo, piccola borghesia... Ma i compagni hanno omesso
il passo immediatamente seguente, gustosissimo. Eecovelo:
Per Lotta Continua il bisogno del comunismo diventato lo
stupro continuato del bisogno armato del comunismo . E' un
buon contributo al dibattito che il giornale ha aperto. Per
merito di esso apprendiamo che la lotta armata vergine.
Saluti intimisti.
Camillo

Sulla vivisezione
Cara Lotta Continua, io sono un operaio ormai sui quarant'anni, un pochino studente e abbastanza subdolo. Infatti
per la paura dei ricatti (noie varie, discriminazioni, anche
il licenziamento), sono ancora iscritto al POI e alla CGIL
dominanti sul luogo del mio lavoro, per di nascosto leggo
Lotta Continua, invece dell'Unit, e mi considero dei vostri;
se mi volete. La prudenza dettata dal fatto che ho famiglia ecc.
Tuttavia non per questo che vi scrivo. Volevo dirvi che
io amo molto gli animali e che alcuni giorni orsono ho firmato per l'abolizione della vergognosa pratica della vivisezione.
Come ho detto compro e leggo spesso Lotta Continua e a
volte mi domando perch il nostro giornale seguendo l'esempio di quasi tutte le altre pubblicazioni quotidiane e periodiche, ignora che in corso questa raccolta di firme per
spazzare dalla faccia del paese una grande infamia.
Forse ritenete che occuparvi di animali in un momento
politico duro come questo (l'impossessarsi del PCI e della
CGIL da parte della borghesia, ha avuto conseguenze terribili, poi la disoccupazione, la repressione), sia una cosa fu-

tile e ridicola? Io invece non credo che sia ridicolo e da


poco far cessare le atroci sofferenze di centinaia di migliaia
di povere bestie. Le torture a cui sono sottoposte sono immani. Esse vengono usate dalle ditte farmaceutiche per sperimentare le medicine destinate agli esseri umani. Da ci,
secondo quanto assicurano medici e scienziati illustri, derivano conseguenze nocive e letali per chi costretto poi ad
usarle, perch l'organismo dell'uomo reagisce in maniera
diversa da quello animale. Tali esperimenti tuttavia continuano perch le ditte farmaceutiche intascano i miliardi dello stato stanziati sotto la voce della ricerca scientifica, e non
vogliono perderli. Gli animali, naturalmente senza anestesia, vengono usati anche per abituare i futuri medici ai
ferri chirurgici . Sembra si siano avuti anche esperimenti
a fini religiosi, per l'edificazione delle persone pie. Alcuni
scienziati credenti e alcuni preti scienziati hanno lasciato morire crocifissi dei cani per calcolare la durata
dell'agonia di Ges Cristo . Bisognerebbe che anche a Paolo VI... per vedere... va bene che ormai lontano dall'et
ideale di 33 anni ed amen...
Certo viene spontaneo dire (anche se un po' ovvio), che
prendersela con dei gatti e dei poveri cani, quando si hanno
a disposizione, sottomano, dromedari, leoni, antilopi e becchi,
non soltanto una cosa stupida, ma vile, vile come un attentato ad un uomo politico, o anche a un medico sadico.
Basterebbe che Lotta Continua si occupasse per qualche
giorno, da una parte, in un piccolo spazio, di questa colletta di firme e migliaia di giovani, oltre a quelli che gi hanno firmato sottoscriverebbero con entusiasmo.
Non importa scomodare la Menadologia di Leibniz per capire che il dolore fisico riguarda in ugual misura l'uomo e
gli animali.
Io penso che anche questa una battaglia politica. Chi
sono infatti coloro che speculano sulle sofferenze delle bestie
e degli esseri umani? Non sono forse i ricercatori, superpagati, i dirigenti, i proprietari delle ditte farmaceutiche e chimiche? Essi hanno in tasca la tessera della DC, del PCI,
degli altri sette partiti dell'accordo. DN compresa. (Lo so
il ragionamento troppo semplice, ma quando rinasco, rinasco professore cos poi i discorsi li fo difficili, come quelli di
Lombardo-Radice e di Chiaromonte). E' sempre la borghesia.
Essa per operare indisturbata e conseguire i propri profitti
a seconda degli ambienti che si trova di fronte, veste la
camicia o bianca, o rossa, o nera o di altro colore, ma sotto
non cambia mai. Per lei gli uomini e gli animali sono nati

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per essere sfruttati fino alla morte. Della natura poi ne fa


uno stronzo kossighianamente puzzolente e velenoso. Fraterni saluti.
Mario

E finalmente arrivai al liceo...


Roma
E puntualmente arrivai al liceo, dove speravo di trovare
un ambiente di compagni seri e liberati e dove avrei potuto anche diventare una leader. E mi accorsi di messere per
la prima volta nella mia vita in una classe mista con tanti
ragazzi della mia et, ma che pensavano solo a giocare a
pallone. Cos pensai che con la scusa dei compagni di
scuola avrei potuto ricevere le telefonate dei ragazzi, cosa
bandita e proibitissima nella mia famiglia. Ma non fu cos, dovetti aspettare ancora un anno prima che riuscissi a
vincere questa battaglia (con la perdita del controllo del mio
sistema nervoso). Intanto mi accorsi che il ginnasio era orrendo e castrante, e mentre si continuava a vomitare regole .di greco e di latino, i collettivi spuntavano come funghi.
Tutti uscivano dalle classi interrompendo (quando i professori meno fascisti lo permettevano) le lezioni e si sedevano
per terra ascoltando i capoccia dell'assemblea e fumando
le prime sigarette con aria disinvolta. Credevo allo scontro
dialettico con i fasci, conobbi e parlai con molti fra i peggio fasci di Roma, cercando di capire dove aveva sbagliato la societ con quegli individui (comportamento da suora
caritatevole, o meglio ancora da Ciellina).
Non riuscii mai a capire qualcosa di questi fasci, non
avevano crisi, non soffrivano di solitudine, non sapevano
cosa fosse l'amore se non sesso, erano completamente vuoti,
robot comandati dall'alto. Poi pass tanto tempo fino a marzo, quando mi accorsi che essere compagna significava molto
*di pi che fare il collettivo politico. Ma io mi sentivo sempre pi sola, i miei rapporti con i compagni erano castrati
dalla mia educazione, non riuscivo a parlare, la timidezza
mi usciva dalle orecchie, sentivo la coppia come una spada
di Damocle. Non riuscivo ad amare, era come se due persone lottassero dentro di me.
Insomma stavo a pezzi! Esperienze negative, esperienze
positive, tutto conta nella vita, tanto sei tu che paghi sulla
tua pelle, agli altri non gliene frega niente;

Un giorno decisi di dire basta col rapporto di coppia, che


mi aveva sempre repressa e imbottigliata: ci si pu amare
anche senza stare insieme! E ho provato anche questo, parlando, discutendo, piangendo, ma mi sento sempre pi sola.
Continuano i miei collettivi politici, continuano i miei
scazzi in famiglia, continuo io. Ogni tanto piango, pensando
che non riesco a fare l'autocoscienza con le donne che non
conosco bene, che in fondo anche molti compagni ti trattano
come un buco e niente altro, che ti rompi le palle dei col
lettivi, ma se non li fai, non puoi portare avanti le lotte, che
in fondo il dito nella vagina non ti d quelle sensazioni che
ti avevano descritto cos bene.
Compagni, forse questa lettera molto pallosa, ma dovevo assolutamente sfogarmi. Giorni fa sfogliando Repubblica ho visto che c'era una intera pagina curata da Giorgio
Bocca, sulle lettere dei compagni a Lotta Continua. Scegliendo alcune lettere Bocca cercava di focalizzare i problemi principali di questa giovent indiavolata, come fossimo
fenomeni da baraccone. Bene, compagni, andando avanti di
questo passo, forse un giorno Paolo VI ci convocher in una
udienza speciale e Berlinguer conceder una intervista in esclusiva su di noi al TG 1.
Una compagna fra tanti compagni

Strana?
Bologna
Forse sempre stato cos, in questo modo pazzesco o forse
un po' di tempo fa io ero diversa, ma adesso veramente
una cosa impossibile stare in mezzo ai compagni . Io da
molti anni, avevo dato per scontato certe cose che mi sembrava normale considerarle tali, tipo: va be', insomma i
compagni vero sono dei maschi, per sono pur sempre
compagni e quindi alcune cose nei rapporti con le compagne dovrebbero averle capite e invece per Dio no! A parte
che raramente anzi quasi mai, sei considerata una compagna,
sei vissuta in ogni momento solo come donna, la tua fatica pazzesca di donna ad essere compagna in ogni momento della tua vita, a vivere con le persone il tuo essere comunista non esiste minimamente, se vuoi essere accettata devi sottostare alla graduatoria che i compagni costruiscono apposta per noi: scopatale o non scopatile,

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Se hai la fortuna di far parte della prima categoria (bella fortuna!) troverai i super militanti, i compagni irragiungibili che improvvisamente ti rivolgeranno la parola, tu non
capirai il motivo di questo improvviso cambiamento e inizierai a pensare: ma no, i compagni non sono cos stronzi
come sembrano e quando tu a questo punto ti inizierai a
sopportare in modo spontaneo, naturale sarai stata doppiamente fregata, il compagno salta su a dirti che lui non ha
capito di te alcune cose, insomma sei strana!
Eh no, basta! Strana una donna che decide con grossa
fatica di buttare via il ruolo storico, tradizionale delle donne,
tutta casa e famiglia e vive .per quello che lei veramente
come persona, vive i rapporti in modo diverso o almeno si
sforza di farlo e poi si trova di fronte a quelli che spaccano sempre tutto, quelli che sono per la rivoluzione che dicono: mi spiace sto vivendo un- rapporto che gi definito. E
questi sono rivoluzionari? Ma fatemi il piacere, di analizzarvi un po' quando vivete e dite certe cose, perch veramente
non avete capito niente. E se tutto questore rivoluzione, beh,
allora mi dispiace tanto, anzi non mi dispiace per niente,
ma io con voi la rivoluzione non la voglio proprio fare, non
mi interessa. Se qualcosa cambiato, e altre cose stanno
cambiando non certo per merito vostro, cari kompagni, ma
ci sta succedendo, sta avvenendo solo perch ci sono tante
donne che si stanno organizzando per cambiare veramente
e non solo la parola come voi siete soliti fare. Come il 2
dicembre a Roma: non c'erano i gloriosi compagni di Bologna che a due giorni dall'assassinio del compagno Benedetto* gli amici contenti che avevano erano solo di tipo goliardico e di tifoso della partita di calcio (leggi ale Bologna, ale, ale!) anche in questa occasione io sono uscita dal
corteo perch mi sembrava troppo triste vedere a che punto si sono ridotti i compagni del marzo bolognese. E poi avrei
ancora tante altre cose da dire, ma pi che altro bisogna
fare delle cose: noi donne dobbiamo organizzarci veramente e fino in fondo ogni momento della nostra giornata, dobbiamo anche imparare ad essere violente, la violenza non
deve essere scaricata solo contro i fascisti e company ma
anche contro i compagni se necessario.
Un saluto femminista,
Daniela

I poliziotti di Castro Pretorio


Roma, Universit
Stamattina ho letto sul giornale le testimonianze della ferocia poliziesca il 12 dicembre, in particolare mi ha colpito
la situazione che si venuta a creare per i 300 e passa fermati a Castro Pretorio.
A me capitato di essere stato fermato in un rastrellamento e portato a Castro Pretorio un mese fa, il 12 novembre (sto 12 porta jella!!!) e ho vissuto un'esperienza analoga (forse meno pesante) a quella dei 300 del 12 dicembre:
botte, pugni, ecc. Ma non di questo che voglio parlare, dato che stato ampiamente denunciato cosa fanno questi bastardi se capiti sotto le loro grinfie.
Nelle testimonianze mi ha colpito il fatto che fuori gli
agenti si picchiavano fra loro, perch una parte voleva entrare e farcela pagare .
Ci mi ha colpito, ma non mi ha stupito perch era gi
successo (penso in minori dimensioni) l'altra volta, cio il
12 novembre; io personalmente me la sono cavata solo
con un occhio gonfio e le spalle doloranti per 3-4 giorni perch, quando sono caduto mentre ci facevano uscire di corsa
in mezzo al corridoio , iniziata la zuffa tra poliziotti. Voglio aggiungere che con molti poliziotti della scuola di Castro
Pretorio e del Gruppo sportivo (molti avevano conosciuto Walter Rossi) ci si discuteva abbastanza bene. Chiaramente erano due punti di vista diversi molte volte inconciliabili, ma
c'era voglia di discutere e di capire da parte di questi poliziotti. Quasi tutti erano per il sindacato di polizia e molti
erano coscienti che il sindacato che si sta costituendo una
truffa: se non c' la smilitarizzazione non serve a niente,
va a gioco dei graduati e delle alte sfere che si riciclano
diceva qualcuno. Inoltre l'accusa verso di noi che pi ricorreva, non era quella di essere teppisti, estremisti, ecc. , ma
quella di essere pochi e anche divisi .
Ho detto tutte queste cose non per dire che le caserme di
PS sono piene di poliziotti democratici , bens per invitare
gli agenti della scuola di Castro Pretorio e del gruppo sportivo a denunciare questi episodi, perch se realmente credono nel sindacato e nella smilitarizzazione, se si prendono la
briga di contrastare, anche fisicamente, i celerini che rientrano dall'ordine pubblico che vogliono massacrare i giovani fermati, devono anche fare un passo in avanti verso la
controinformazione sulle squadre speciali e su quello che sue-

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cede nelle questure, caserme, ecc., quando fermano i compagni alle manifestazioni o arrestano i ladruncoli.
Se ci non accade chiaro che, come dicono giustamente
anche diversi di loro, il sindacato di polizia non servir a nulla, non servir alla democrazia, sar utile solo per giochi politici, per interessi corporativi e per riciclare i graduati e
le alte sfere .
Un compagno fermato il 12 novembre

Ma come, fra compagne?


Non avrebbe senso scrivere una lettera dopo che hai gi
razionalizzato tutto, dopo che la rabbia passata. Sono qui,
notte, con la stufa accesa a pensare alla giornata passata.
I soliti spunti o cose nuove?
Mi ritrovo non solo con la mia solitudine, quella mi. sta
pure bene (meglio confrontarsi con se stessi senza paraculi
che fingere di confrontarsi con gli altri). La chiamiamo falsa coscienza! Oggi c' stata una manifestazione per una
compagna violentata. Avevo tanta rabbia, non solo nel voler
gridare gli slogans, ma perch volevo ritrovarmi con le donne (retorica?!!). Gi perch mi sembra di non riconoscermi
pi nel movimento delle donne, perch riesco a ritrovarmi e
star bene massimo con 1 o 2 donne. Poi, mi sento persa e
inesistente. Se devo fare la mia storia molto simile a tante altre.
Freakkettona, per un certo periodo sono stata in un partito , entro in crisi e sto in un collettivo femminista, faccio
autocoscienza. Poi, crisi del collettivo (come d,i tutto il movimento) e si sfascia. Ma ora? Dopo tante discussioni, scazzi,
voglia di andare avanti, dopo aver scoperto di poter camminare da sola, pensare da sola e con le altre, dopo aver cercato di capire tante paure, i miei incubi, le mie angosce, mi
trovo con un foglio e una penna. A pensare, a scrivere qualcosa, a suonare canzoni a me stessa, a sentirmi ancora e
sempre, diversa, strana, anche fra compagne. Ma che dico?
Ripeto sempre la solita, rituale frase ma come, fra compagne ?
Quando io e Anna abbiamo lanciato slogans ironici di tipo Maschio - Piet una donna del corteo ci ha detto: Ma
vi capita spesso o oggi in particolare? . (Noi stavamo solo ridendo e saltando inventando slogans, per la gioia grandissima di ritrovarci). A questo punto, abbiamo tentato di

parlare, di parlare con le altre e questa compagna ci ha


pregato di essere pi serie . Non voglio pi ripetere la
frase solita, mi rifiuto: ma come, fra compagne?.
Perch non so pi cosa vuol dire, perch quando ti senti
strana e diversa e pazza anche con chi vive le tue stesse
cose, allora io non ci capisco niente. 'Ecco, se mio padre mi
dicesse: Sei pazza, per me sarebbe una spaccatura grandissima. Ma se a dirmelo una donna che ha voglia di fare
delle cose, anche solo capirsi, volersi bene, accettarsi, io in
questo movimento non mi riconosco.
Perch dietro una manifestazione ci sono i celerini che
ridono di te e delle cose che dici (e che poi non sei capace di
fare), ci sono gli slogans vecchi, ormai vuoti, ideologici. Perch io non vero che non ho paura della polizia, perch non
vero che li faremo fuori (non per ora o a medio termine,
comunque ! ), perch non dobbiamo prenderci in giro con la
scusa che dire che non abbiamo paura ci d coraggio
(frase di una compagna).
Non dico che sono stanca, perch non voglio piangere sopra a niente. Sono piena di rabbia e di paura. Ho paura che
arrivati a 20 anni, diventiamo seri, mettiamo la testa a posto. Ma s, lasciamo da parte i colori e le creativit! E anche, perch no, l'ironia. Quella degli indiani e degli emarginati. Che forse sono passati di moda .
Saluti non a pugni chiusi, perch non so che significa,
a sto' punto.
Carmelina

Arrivare a sera
Ci risiamo! Ancora, ed quasi, normale , forse anche giusto, non so. Anche se mi sta sul cazzo parlare di destino non posso fare a meno di pensare che alcune cose,
alcuni stati d'animo, alcuni scazzi, alcuni momenti mi assalgono come se tutto facesse parte di un programma prestabilito e non mutabile.
E a pensare bene, a ragionarci su con la mente fredda,
magari ti viene da riderci, ti viene quasi da dire: ma guarda
un po' che coglione sono stato a pensare a ste' cazzate .
Gi, ma dopo.
Ma la realt, purtroppo, molto meno logica, molto meno
razionale e fredda di quanto, da buon kompagno sono abituato a pensare di solito.

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Ci sono momenti, e magari li guardi come scazzi passeggeri, in cui la coscienza di ci che sei ti sta addosso, insopportabile, mentre tenti di spiegarti che attimi di tristezza capitano a tutti. Ma non tristezza, porcoddio! Al contrario sopo lampi di coscienza, istanti che cerchi di scacciare,
di rifiutare, di rinnegare, perch in questi momenti pi che
mai ti rendi conto di come vivere non sia altro che prendere per il culo se stessi, svegliandosi la mattina e cercando
di darsi dei pretesti meno che ridicoli per arrivare a sera.
E cos via.
Non ho fumato, non ho bevuto, non ho fatto un cazzo di
niente, eppure sono flippato, sto malissimo, ho la testa che
mi scoppia, le vene che mi battono in una maniera terribile,
sono solo come un cane, non mi fa neppure pi di masturbarmi come poco tempo fa; mi piacerebbe morire ma ho
paura... e ho un casino bisogno di stare con qualcuna. Merda!! Merda mille volte; perch non giusto che io continui
a sublimare i miei bisogni in interessi (?) di altro genere;
e al limite che mi sto distruggendo un poco per volta, sperando e aspettando che succeda qualcosa. Peggio di cos
non poteva finire! E ormai sono alla fine del sentiero, anche
se biologicamente continuer ad esserci, a parlare e a dire
cazzate o a sembrare incazzato ; gi sembrare perch
in realt le mie incazzature le ho ormai bruciate, stupidamente, inutilmente
Sono qui, ancora disponibile per la manifestazione, il volantinaggio per l'ennesima discussione della sera che lascia
il tempo che trova.
Compagni-e, me ne sto andando e non ve ne accorgete, e
ancora una volta il personale solo personale e il politico
solo politico; mi sto perdendo e non ve ne accorgete, non
ve ne frega un cazzo. E' triste morire, anche se la morte
non fisica e se agli occhi dei compagni non sar che uno
scazzo dei tanti. Non l'avrei voluto.
Stefanon

Un domani ne pu godere
anche il partito,
come ho accennato sopra...
Genova
Cari compagni di LC io sono una persona anziana pensionato della G. di Finanza, ovviamente militare di truppa

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e vivo da solo in una camera d'albergo perch sono impedito di avere un piccolo appartamento per il semplice motivo
di essere dissidente dei partiti di destra fascista, e per questo risulto schedato, perseguitato oltre che dalla polizia dai
preti con tutto il loro seguito!... Intanto quei spudorati DCfascisti fanno tanto polverone per i dissidenti intellettuali
dell'URSS.
Desidererei sapere da voi se a Genova esiste una sede di
LC. Ho girato un po' dappertutto ma non sono riuscito a
trovarla. A Sampierdarena ho visto un facsimile del giornale
di LC appiccicato al muro, ho intensificato la ricerca e ho
trovato un rifugio saturo di fumo dove c'erano un mucchio
di persone tra maschi e femmine i quali mi dissero che effettivamente una volta c'erano i LC e che andarono via,
non mi hanno saputo dire dove si fossero rinsediati. Queste
persone mi dissero di fare parte degli Autonomi dove ho consegnato loro 30.000 lire rilasciandomi l'allegata ricevuta.
Io sono ex partigiano a Firenze e lo posso documentare.
Ma a parte di tutto questo, il mio scopo un altro.
Come ho gi detto che vivo da solo e di conseguenza il
giorno che chiudo gli occhi non vorrei che i parenti, proprio
in questi casi, si rifanno vivi al solo scopo di approfittare
dei miei risparmi. Sono divorziato con una figlia sposata e
ha dato ospitalit a sua madre e a me hanno messo la polizia appresso e soprattutto i CC, religiosi ecc.. seminando
qua e l che sono: ladro, omosessuale e tantissime altre ingiurie di ogni sorta e questa diffamazione si sparsa a macchia d'olio, e s, perch ha trovato il terreno fertile in base
alla mia dissidenza DC fascista e cattolica proprio la parte
pi acuta del pettegolezzo.
Non so se rendo l'idea della mia precaria situazione. Preciso che l'albergo di cui occupo una camera, sia il padrone
che la gerente, amante di lui, sono effettivamente fanatici
del passato e presente del MSI, pertanto ovvio che mi danno tanto fastidio in quanto ospitano ragazzi iscritti al MSI,
perci non mi fanno riposare n notte, n giorno. Non mi aggrediscono fisicamente per paura che chiudano l'albergo. Negli anni passati stato chiuso per parecchi anni. Oggi l'albergo ha la massima protezione sia per il caso mio e sia
politicamente. E' denominato albergo moderno ma in realt una vera indecenza, trascurato all'eccesso, per fa molti affari sulle coppie irregolari, tra ambosessi, omosessuali
ecc. In poche parole un vero casino !
Vi mando per adesso una piccola regalia e mi raccomando di interessarvi del mio caso che un domani ne pu gua-

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dagnare anche il partito come ho su accennato. Grazie.


Tantissimi auguroni dal V. Compagno Cadoni Salvatore,
via della Pasta Vecchia 12 - Genova 161-23.
Cadoni Salvatore

Serve ancora manifestare?


Roma
Ultimamente mi capita sempre pi spesso di partecipare
alle manifestazioni senza esserne pi molto convinta. Le ultime due poi mi hanno lasciata completamente delusa. Intendo quella di luned 12 dicembre (che non fu autorizzata)
delle donne contro la violenza dell'uomo, e in particolare della polizia, e contro lo sfratto da via del Governo Vecchio. Ho
l'impressione che oggi come oggi manifestare non serva pi
a niente. I commenti della gente che ho potuto ascoltare in
autobus o per strada di solito questo: ma cosa succede? oppure: la solita manifestazione del sabato... .
Insomma compagni, la gente non si chiede pi quali sono
le cause che ci portano a dover scendere in piazza.
In riguardo alla penultima manifestazione (12 dicembre)
anche i commenti dei compagni pi ottimisti erano in qualche modo desolanti: almeno gli abbiamo fatto vedere che
ci siamo , li abbiamo tenuti tutto il pomeriggio impegnati a correrci dietro .
Compagni, non cerchiamo di illuderci tra di noi. Quel pomeriggio stata una ennesima sconfitta del movimento.
Manifestazione del 17 dicembre: arrivo a piazza della
Chiesa Nuova alle 17 ci sono gi un bel po' di donne. Anzi mi
correggo, di donne ce ne sono davvero pochine, la maggioranza erano giovanissime (e quelle un po' pi grandi dove
cazzo stavano?).
E qui gi si potrebbe fare il primo commento della gente:
ma non lo vedi che sono un mucchio di ragazzine urlanti!
Inizio del corteo: per tutto il tragitto siamo precedute da
tre camioncini della polizia (20-30 metri pi avanti). Da uno
di questi sbuca il busto di un celerino (a me pareva un ottimo tiro a segno) era vestito a mo' di subacqueo: giubbotto,
casco, fucile. Per l'intero percorso (l'ho sempre osservato)
non ha fatto altro che sghignazzare e farci dei gesti.
Per tutta la durata del corteo ho avuto l'impressione che
noi stessimo seguendo loro, invece del contrario.

Mentre sfilavamo la gente neanche ci guardava pi, eravamo semplicemente parte integrante della citt (come potrebbero esserlo delle automobili.
Nell'ultimo tratto del percorso (per un buon 15 minuti) lungo il Tevere, non c'era nessuno tranne noi. E mentre noi gridavamo (a chi?): il corteo mi parso come una grande masturbazione collettiva. Arrivate a piazza Augusto Imperatore ci siamo trovate a fronteggiare la polizia. A quel punto
mi sono voltata a vedere quante eravamo, e di compaghe ne
ho viste pochissime, in compenso c'erano i carabinieri. Dove
erano finite le compagne?
Sparite!
Ma non si era deciso di raggiungere il PSI?
A questo punto compagne-i concludo la lettera domandandomi: serve ancora manifestare?
Oggi come oggi gli unici ad ascoltarci, anzi a sentirci,
la polizia. (!!!).
Una compagna scoraggiata.
Isabella

Anche una che buca


Sono uscita dall'ascensore e la vastit di quei corridoi
vuoti, neri e lucidi; le vetrate altissime, i miei passi che mi
rimbombavano nelle orecchie mi hanno schiacciata e inumidita di solitudine.
L'aula del banchetto, le panche gelate con la gente che
aspettava e in fondo ad un altro interminabile corridoio, un
altro ascensore che si apriva e uscivano le bestie incatenate con i mastini a fianco.
I miei flash, quella donna che urlava piangendo per il
suo ragazzo con gli occhi immensi di impotenza e di
odio, la pioggia fuori, il vuoto intorno ai marmi rarefatti di
indifferenza, l'aspettare andando avanti indietro... Poi finalmente (?) di nuovo un'altra sfornata di bestie ; le hanno
fatte entrare nell'aula incatenate e fra di loro proprio lui
che mi guardava e non ruggiva pi.
Sul trono quel minchione imputridito con la toga che leggeva bla bla bla con la voce senza tono, velocissimo bla bla
bla non lo sapeva neppure lui cosa: Io sono la legge, tu
sei un drogato ladro bla bla bla. Forse pensava che aveva
freddo o che non aveva digerito il latte o ai cazzi suoi, ma

3*1

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leggeva bla bla bla e sembrava proprio vero: era un processo .


E io guardavo, tremavo, non capivo e sballavo e volevo
urlare, piangere, scappare lontanissimo da quel modernissimo palazzo di specchi, gabbia arruginita, topaia incrostata
di borghesia sulla difensiva, dorata di giustizia incancrenita,
puzzolente di violenza rigonfia di consensi.
L'uomo in nero chiama il testimone Ha rubato? S .
Chiama la bestia , gli tolgono un attimo le catene e va
sotto il trono: Eri drogato di* hashish e non connettevi?...
no, era quello prima, tu usavi l'eroina vero? S . A
posto. Parla la difesa: S, s non era in s, stava male, ha
avuto un'infanzia difficile, incensurato... . A posto, finito tutto. La bestia in causa mi guarda schiacciata fra ;
due lamiere. E allora? Che succede?! Il cuore mi si rattrappito, mi guardo intorno mi sembra di essere sconvolta:
per l'assurdit di tutta quella farsa, per quella commedia
atroce mi affiora un germoglio di rabbia incontenibile e viva
da tutta la merda, tutto il dolore, tutta l'eroina, la debolezza, i suicidi mancati, la violenza che mi scorre nel sangue,
che mi fa marcire l'anima.
Il giorno dopo la bestia uscita di galera, ci siamo
fatti un buco insieme, il pi brutto che mi sia mai fatta da
quando ho iniziato a 15 anni. I miei 15 anni cos vecchi, i
miei 16 anni, fino ad adesso: questo tempo che mi pesa
addosso, calpestato, vissuto con lo squallore e col male... Il
mio urlare non voglio la piet di nessuno! che senso ha?!
Le lacrime che non escono e le mani che non stringono...
E in quell'aula di paranoia i colpevoli che giudicano e accusano! Ma bisogna ringraziare lor signori: lo hanno fatto
uscire.
Tutto questo accaduto a settembre, vi ho raccontato i
preamboli del mio ultimo buco. E* stato difficile per me prendere questa decisione veramente in coscienza ed essere veramente forte perch mi sono trovata in una situazione di vita
in cui sono stata spinta, che mi stata quasi imposta e
nello stesso tempo provocata dalla mia incoscienza dalla
debolezza e dall'ignoranza. Ma perch ci sono riuscita che
penso sia veramente definitiva.
Vi ho scritto tutto questo per dirvi che anche una che
buca (anzi che bucava) pu cambiare, prendere coscienza e
voler lottare contro quella stessa societ che le ha sbattuto
in faccia la morte come unica via d'uscita alla paranoia di
una vita alienata. Ciao.
M.

Al compagni
che abitano in campagna
Novara
Cari compagni,
vi scrivo per chiedervi di aiutarmi a risolvere una situazione umana che mi sta molto a cuore. Ci sono compagni
che abitano in campagna (cascine, comuni in genere) che
abbiano voglia (voglia?) di prendersi insieme un vecchio
compagno? E' sui 60 anni, l'ho conosciuto a Palazzo Nuovo
durante l'occupazione di febbraio. Viveva in un cascinale
dalle parti di Aosta, lui e i suoi gatti, ci pioveva dentro e
l'hanno sbattuto fuori. Cos venuto a Torino, e siamo stati
insieme in una soffitta dei compagni di medicina, ma poi io
me ne sono dovuto andare e lui anche. E' andato a Pinerolo,
da un prete operaio di AO, e lui l'ha sistemato in una casa
nei dintorni, ma adesso il padrone lo vuole cacciare.
Compagni, non si sulla strada solo per scelta, molti lo
sono per necessit! E' solo, non ha un soldo, malato di
umidit (ricordate quella poesia di Brecht? Dottore, le macchie di umidit sulle pareti...). Lui vorrebbe solo da man
giare e un posto caldo per dormire, in cambio pu fare
l'orto o lavori in genere.
E' cos difficile per voi aiutarlo? Basterebbe rivolgersi ai
compagni che si conoscono, che si sa abitano in campagna,
in qualsiasi posto del paese.
Sbaglio, o diciamo che il personale politico? E allora
cerchiamo di farlo diventare collettivo! Grazie, e buon anno!
Michelangelo

Buon Natale, soldato!


Bracciano
Il Natale stato festeggiato dalla borghesia in grande
stile, nonostante finora sia stato sbandierato lo spauracchio
della crisi e nonostante la cassa integrazione e le fabbriche chiuse. Sono stati riscoperti i valori della famiglia, anche gli immigrati ritornano e ricompongono l'unit familiare. Solo noi soldati passiamo il Natale in caserma, costretti a salvaguardare l'illusione della Patria dagli stessi
che licenziarono i nostri padri.
E in caserma sono venute le mogli impellicciate e le figlie svagate degli ufficiali la notte di Natale. Hanno assisti-

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to alla messa celebrata dal capitano cappellano mentre noi


si faceva la fila per avere cioccolato caldo e panettone. Sono
poi venute tra noi con le loro pellicce nuove accompagnate
dai mariti in alta uniforme, giusto per far vedere che siamo
in democrazia.
Noi nella nostra disperazione li abbiamo odiati e siamo
tornati in camerata ad urlare. Chiss cosa aveva per la testa Alfredo, forse la sua Sardegna lontana, forse i suoi compagni o il ricordo di altri Ntali.
Forse per questo Alfredo ha bevuto, ma bevuto tanto, perch triste essere soldato, triste camminare tra gente che
non conosci con i pugni chiusi in tasca e la tua terra lontana in mente. Era cos disperato e ubriaco che l'hanno trovato il giorno dopo: era riuscito ad entrare dentro il magazzino di viveri, regno di pochi ufficiali e sottoufficiali, ma
non era riuscito ad uscirne. Vi era entrato calandosi dall'alto, poi non ha saputo pi uscirne; non ha rubato nulla, ha
fumato e si addormentato.
Chiss che notte che ha passato Alfredo immerso nell'abbondanza che non era mai stata sua, mai stata nostra. Forse
ha solo dormito sognando la Sardegna. E' certo per che il
risveglio non stato bello: il sottoufficiale addetto, scopertolo nel suo regno, lo ha fatto arrestare e lo ha subito denunciato.
E' quasi certo, se nessuno interviene, che gli allungheranno di molto la naja e non gli faranno rivedere la Sardegna tanto presto.
Per ora Cutaia Alfredo in camera di punizione di rigore in attesa di essere trasferito al carcere militare, e non
torner a casa per Capodanno come aveva scritto a sua
madre.
Non lo hanno nemmeno interrogato perch avrebbero dovuto chiamare l'avvocato: s Alfredo aspetta al freddo che
passi il tempo, che qualcuno decida quando punirlo, perch
lui non ha diritto, noi non abbiamo diritti, siamo soldati.
Compagni militari

Favoletta di Natale
Ehi, si sente gi aria di Natale, in citt (no, non solo
il freddo o la neve in montagna). Dai, la citt diversa,
pi bella! La grande via poi! Forse avranno messo le

lampadine anche fuori dalla galera o dalla Questura (comunaue dentro ci sar senz'altro un alberello di plastica). E
auando finalmente arriva il 25 dicembre (vi ricordate? Una
stalla con un bue e un asinelio?). E' ancora pi bello: il
panettone Motta, il pranzo con tutti i parenti, quelli belli e
quelli brutti, quelli buoni e quelli cattivi, ci abbracciamo
tutti e ci salutiamo tutti: amici e nemici; regaliamo tutto
a tutti.
E' vero: Natale e a Natale siamo tutti pi buoni!
Dai, chi non si accorge che Natale? Certamente soltanto un pazzo. Io sono un pazzo perch Natale per me
domenica 25 dicembre, forse un panettone, i miei che rompono le balle, pochi soldi in tasca che non riesco nemmeno
a comprarmi un po' di hashish, proprio adesso che Natale;
la voglia di trovare i compagni, l'angoscia di trovare lui che
amo in scimmia.
Carlo l'ho incontrato, sta bene: ha trovato la roba ma
rimasto senza una lira, i suoi gliel'avevano data per Natale,
Giulia tornata ieri da Bologna, ci ho parlato, ha abortito e
sta malissimo. Dai, con gli ultimi soldi compro un po' di
euforie, guarda che stronzo, non credo al Natale ed ho rubato un libro per regalarlo ad Anna.
Cazzo, voglio bene ad un casino di gente, almeno tento,
ma porco dio con Andrea non riesco pi a parlarci, Giorgio
poi partito per Goa, chiss se torna quello. Chiss come
sta Giulio, in galera da quando l'hanno beccato con un
chilo di merda (ed anche buona).
Francesco ancora dentro dalla manifestazione del 12
marzo a Roma.
Un bel casino a Roma, ma io avevo paura. Ed i compagni che ho incontrato a Bologna? (li amavo tutti un casino ma non ho parlato quasi con nessuno).
Adesso mi viene in testa Maria Pia, Franca ha avuto un
bambino in carcere, non l'hanno ancora massacrato, aspettano che cresca. Kossiga sta bene, qui Mignacca e Laghi
pure, va be' diverso, molto diverso, almeno Kossiga ha
un cugino come il Berlinguer.
Stanno in famiglia a Natale, se qualche solito autonomo
rompicoglioni non gli disturba questo santo giorno.
Speriamo che venga presto questo 26, ho 'bevuto proprio
troppo, oltretutto mentre passo per la piazza ormai vuota e
fredda, bellissima e pericolosissima mi sembra di vedere per
terra lussuosissimi orologi al quarzo sfasciati, le 127 regalo
per chi da me compra, che bruciano, bottiglie della collezione Stock Natale 77 frantumate: sono le classiche allucina-

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zioni da drogato alcoolista, devo stare attento. E... se non


fossero allucinazioni?

Non c' solo la RAF


Francoforte
Care-cari,
scriviamo per reazione a certe esperienze che abbiamo fatto
in Italia. Un esempio: a Napoli, a uno di noi viene chiesto:
da dove vieni? e lui risponde dalla Germania . Con
meraviglia: E tu sei un compagno? . Beh certo! Ah,
s, capisco dice il compagno di Napoli anche qui c' un
altro gruppo del genere, le BR .
Un altro esempio: alcuni compagni e compagne tedesche
avevano conosciuto gli operai e le operaie di una fabbrica
occupata di Milano. Uno di questi tornato a Milano, and
alla stessa fabbrica per raccontare che a causa di una pazzesca montatura uno di loro era stato arrestato in Germania.
Nessuno si meravigli, non volevano sapere nemmeno il
perch del suo arresto. Lo sapevano gi; infatti, gli operai
e le operaie dicevano: Ma certo, vi ricordate che ci aveva
salutato col pugno chiuso: era comunista , a significare che
nella fredda Germania tutti i comunisti vanno in galera. Un
esempio ancora: una compagna di Bologna, in partenza per
la Germania per motivi di lavoro stata cos salutata: Ma
vuoi andarci davvero? e se ti mettono in galera? Oppure:
Non ti capisco, in Cile non ci andresti!....
Oppure: ad una compagna tedesca: Sei l'ultima non ancora dentro? . C' in questo sicuramente una visione distorta sulla situazione nella RFT.
La repressione certamente diversa da quella da voi. Non
si pu nemmeno dire che pi brutale, o qualcosa di simile:
diversa. Si pu dire che pi moderna , usa di pi metodi scientifici (ad esempio, la tortura dell'isolamento)
una tecnologia avanzata (computer, GSG-superattrezzate
teste di cuoio), sistemi preventivi (censura, Berufsverbot,
intercettazioni telefoniche, leggi speciali, sorveglianza controllo di tutta la sinistra), ecc. Questo non significa che la polizia non spari per ammazzare, ma lo fa sicuramente molto
meno che in Italia, ad esempio.
Prevenzione, anche nel senso che rispetto alla attuale forza della sinistra (inclusi i gruppi della guerriglia urbana), a
prima vista sembra essere esagerata. I politici per, coscien-

ti come sono, guardano anche agli sviluppi futuri possibili,


all'aggravarsi della crisi, alla possibile resistenza proletaria
oggi muta. Se si guarda ad alcuni scioperi degli ultimi anni, e
soprattutto al movimento delle Burgerinitiativen contro le centrali nucleari, si pu prevedere ci che potrebbe succedere.
Se a questo si aggiunge il ruolo da gendarme della RFT nel
mondo, si pu meglio capire il perch e il tipo di repressione
di cui capace.
Non c' solo la RAF. C' un ambito di sinistra che dal '68
in poi si andato vieppi allargando: ci sono gli m-1 e la
loro politica settaria, la loro lotta al socialimperialismo che di
fatto diventa richiesta di conseguente rafforzamento dell'esercito tedesco e della NATO. Ci sono gruppi m-1 non dogmatici come quelli tradizionali. C' un minuscolo PC nemmeno
eurocomunista , acritico e fedele seguace del PCUS. C'
una parte della sinistra, meno stalinista dei precedenti, che
cerca di formare un nuovo partito socialista indipendente, una
specie di variazione di sinistra dell'eurocomunismo. E' proposto da giovani socialisti, parte dei quali ancora nella
SPD, e da un gruppo rilevante di compagni del Sozialistisches Buro. Simpatizzano per questo progetto Dutschke e
Biermann. C' un'altra area, che forse pi vasta che forte
(ma anche forte), che si autodefinisce Linksradikal, estremista di sinistra. E' l'ala spontaneista , nata nel '68, e corrisponde con grosse diversit forse al vostro movimento
dei non garantiti . Soprattutto grazie al movimento femminista, che si sviluppato alcuni anni prima che da voi, da
tempo i compagni e le compagne (e noi con loro) tentano di
abolire la separazione tra privato e politico , attribuendo grande importanza a tutti gli aspetti di rivoluzione culturale. Viviamo nelle csd Wohngemeinschaf ten (comuni), ci
siamo dati strutture alternative, librerie, case editrici, giornali, punti di incontro, negozi con cibo genuino, ecc., autogestite.
Questa sinistra si pu quindi ancora muovere. Anche se
con difficolt lo fa. Come l'ormai famoso rizoma si estende, sotto la superfcie, senza essere nella clandestinit. E lotta. Contro le centrali nucleari nelle scuole nell'universit contro la riforma tecnocratica, contro la repressione dello stato,
contro la censura.
Altri movimenti autonomi oltre a quello degli antinucleari si sviluppano oltre la sinistra tradizionale. Il movimento
femminista si creato suoi luoghi propri (librerie, centri delle
donne colpite, caff, ecc.) e si esprime attraverso molti giornali, e cresce...

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C' un movimento di giovani, che lottano per centri autogestiti, per poter stare assieme, fare-ascoltare musica, ecc.
Chi vede in Germania solo lo scontro tra guerriglia e Stato, rischia di sviluppare una solidariet internazionalista sbagliata, parziale. E per noi diventa invece sempre pi importante che sia ancora pi forte.
Stiamo lavorando al progetto di un quotidiano della sinistra
rivoluzionaria nella RFT. E' un grosso progetto, importante,
sotto molti aspetti decisivo per le nostre sorti. Sar uno strumento importante anche per voi, per conoscere meglio noi, la
nostra vita, i nostri problemi. I problemi dei tedeschi. Certo
per capirci non basta leggere-scrivere: visitateci!
Conrad, Jurgen, Michaela

Un pallone colorato
per sognare il comunismo
Milano
Non baro... ho ricevuto la tredicesima e non ho mandato
niente a LC: la prima volta da 10 anni. Beh! Io compagno
militante nell'autonomia operaia mi tengo i soldi (in genere
mandavo un bel gruzzoletto) e vado a divertirmi; lo dite voi,
lo dicono i compagni educati da Voi che io sono vecchio ,
che finita l'era della militanza, che ora del personale
politico..., l'esaltazione di farsi i cazzi propri e quindi, dopo
aspri dubbi, ho deciso di seguire il consiglio.
Vi prendo sul serio: sono stufo di perdere il mio tempo
per la rivoluzione e poi essere pure preso per il culo da quelli che il personale politico e quindi la cosa principale
instaurare nuovi rapporti umani, da quelli che Oreste Scalzone vecchio perch lotta per il comunismo da pi di dieci
anni (ed invece mi simpatico forse pi per questo che per
quello che dice... specialmente di fronte a tanti vecchi che sono dall'altra parte della barricata... ma sono compagni quelli
del PCI mentre BR e NAP non si sa... sapete passano la vita
in galera e muoiono per far piacere al potere); sono stufo di
sentirmi dire, quando parlo di politica, che la fantasia deve
andare al potere (non il proletariato che vecchio perch ha
cent'anni e forse pi) e che io ed i miei compagni siamo larve
putrescenti perch facciamo politica in modo vecchio.
Vi prendo in parola e mi tengo le 200.000 lire per divertir-

mi a Capodanno e farmi un regalino: non i libri di Mao o di


Lenin (sono vecchi), ma un bel pallone colorato grande grande
per sognare il comunismo( non si vive di solo pane!!!).
Quel pistola di Mao diceva di mettere la politica al primo
posto, e, pensate ha dato una esistenza dignitosa ai cinesi: ma
chi se ne frega, il personale principale perch politico.
E poi quei grandi stupidotti di vietnamiti che, invece di lottare per liberare il loro paese, potevano godersi un po' pi la
vita che poi li avrebbero aiutati gli americani... perch disumano uccidere (Casalegno insegna), specialmente i nemici
di classe... che diritto hanno, d'altronde, gli sfruttati di sentenziare condanne a morte!!!
Ma Mao o Ho Chi-min sono superati dai rivoluzionari nostrani (Rimini, ecc., ecc.,) i quali, instaurando bellissimi rapporti, interpersonali, la piglieranno nel culo dalla borghesia
in tutt'altre faccende affaccendata (repressione, armamento,
ecc.,)... ma saranno felici nella loro isola di comunismo.
Ma purtroppo la prenderanno in culo anche le masse che
saranno diseducate politicamente mentre il potere studier
sempre nuovi mezzi di repressione e di lotta: e le compagne
femministe affilino pure le loro armi contro i compagni maschilisti e sciovinisti che intanto la borghesia sta affilando le
sue armi per sconfiggere sia noi che loro.
Compagni, avete mai pensato alla disumanit dei rapporti
che c'erano nell'armata rossa cinese e tra gli uomini e le donne vietnamite durante la guerra: ma prima si sono presi il
potere contro il nemico comune e poi hanno fatto la rivoluzione culturale !
Sono stufo di essere criticato da chi... rivoluzionario
leggere il giornale LC e fare politica discutere le lettere
dei cuori solitari della quinta pagina del giornale (che ancora considero) del movimento : ma, pensiamoci cos rischiamo di arrivare con 10 anni di ritardo l dove arrivata Comunione e Liberazione (tramite G. S.) ; con la differenza che,
partendo dal personale, adesso loro la fanno bene la politica
dei padroni.
Scusate il disturbo ma sono sempre convinto che la rivoluzione si fa ancora con l'odio di classe (e con le armi alle
masse), e non con il vogliamoci tutti bene (e le armi al nemico di classe).
Scusate lo sfogo, ma, visto che non pubblicate le mie lettere politiche, spero che pubblicherete questa mia... personale.
Attendo valanghe di critiche, ma non me ne frega niente,

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umanizzando la mia vita di ex militante (l'ex ironico), sar


a sciare in una localit dove non arriver LC.
Saluti comunisti (o buon Natale, perch saluti comunisti sa
troppo di m-1).
Giuliano

Beethoven, la pazinza e l'ironia


Compaghi,
poche parole per intervenire nella discussione per precisare.
Fra le doti necessarie di un rivoluzionario vi sono pazienza
ed ironia. La polemica sempre utile, critica ed autocritica
vanno esercitate, ma nella ragione ed in modo appropriato.
Appunto con pazienza e ironia.
Che cento fiori sboccino le parole d'ordine di Mao, che
anche attaccando Beethoven, avviava la rivoluzione culturale.
Benvenuta fra i compagni la discussione sulle cose grandi. La
cultura prodotto per tutti, da tutti noi va goduta, quando si
pu, e discussa quando si deve. Perci vogliamo ringraziare
questi compagni di Firenze che attivano una discussione.
Inamissibile nella loro lettera invece la sfiducia che mostrano nei compagni. Crediamo che oggi gli operai, gli studenti, i disoccupati abbiano gli strumenti culturali e linguistici per
capire. Un compagno ignorante, che si compiaccia di esserlo,
non tale. Non solo capiscono, approvando o disapprovando,
discorsi e linguaggi, ma di questi linguaggi vogliono impadronirsi completamente, anche dei santoni custoditi finora gelosamente nello scrigno della borghesia, riappropriarsene rendendo comprensibile l'incomprensibile, per farne l'uso che preferiscono, per farsi passare le cose non sopra la testa ma nella
testa.
E questo, di nuovo, con pazienza ed ironia, col gusto delle
cose belle finalmente rese chiare. Ma perch il mondo si apra
occorre serenit. Poco serena invece la lettera dei compagni
di Firenze, che si affrettano a citare Fichte (lui si generatore
di nazionalismo ed imperialismo) senza leggere fra le righe e
senza fantasia. Insomma Lenin amava la nona, Beethoven di
tutti, e nella pagina, su cui per fortuna si aperta la discussione, si legga tensione all'onest, non esoterismi esaustivi ,
e soprattutto non iniezioni o lezioni. Saluti comunisti.
Guglielmo Bilancioni e Pietro Gallina

34y

colori
Celeste colore immnso
del cielo e del mare
Verde colore della natura
Rosso che sembra
macchi il mondo
di sangue
Giallo colore splendente
del sole
che fa felici
tutti
specialmente
quando il giorno prima
c' stata una giornata
molto fredda
Arancione colore del tramonto
del sole
dietro le montagne
Azzurro colore della notte
che ci illumina
con la luna
Di colori ce ne sono tanti
e sono infiniti
Molti sono
allegri e ridono
al mondo
Altri sono
tristi
e vivono
nella speranza
di diventare come
gli altri
Questa poesia stata scritta da Nadia
una bambina di 9 anni che vive in una
borgata di Roma.

Capodanno 1978
Napoli
Cara mamma, caro pap,
noi bambini vogliamo essere pi buoni con voi e non darvi pi
dispiaceri in questo nuovo anno. Quindi vi promettiamo che ci

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comporteremo come desiderate: la vostra primogenita diciottenne quando andr a letto con la trentesima persona star
attenta a non rimanere incinta per la terza volta, non andr
pi a quattro sulla vespa, cercher di andare a scuola almeno una volta alla settimana e non si far pi spinelli dopo avere preso i sedativi in modo da non vomitare pi e non costringere la mamma a pulire per terra, affaticandosi tanto.
Il vostro secondogenito sedicenne cercher di perfezionare
le imitazioni che fa al babbo quando si incazza, migliorando
la dizione durante il cacagliamento, tenter di raccogliere ordinatamente in un almanacco le figure di merda di mamma
invece di continuare a raccontarle alla rinfusa a tutti gli amici; non masturber pi la gatta con le matite ma si impegner
a provvedere personalmente alla soddisfazione sessuale degli
animali della casa, non far pi buchi nel muro con le unghie
nei momenti di disperazione ma ricorrer al trapano, non brucer pi i catalogni Vestro della mamma prima che lei li
possa intercettare.
Infine il vostro ultimogenito vi promette che non si far pi
sorprendere mentre tenta di rubare pantaloni da Coin, alla
Standa e da Upim, e non metter pi piede alla Rinascente,
dove gi stato schedato, per evitare che lo portino veramente
al Filangieri (carcere minorile, n.d.a.), come cortesemente gli
hanno promesso i dirigenti di tutti i supermercati dove stato
scoperto; non bestemmier pi in siciliano alla presenza della
religiosissima pro-zia ultraottantenne, ma tradurr le sue oscenit in un italiano perfetto, in modo da impartire una utile lezione di lingua alla simpatica vecchina. Non fumer pi le
sigarette che gli offrono gli amici (cosa estremamente antigienica) , ma passer all'acquisto personale delle Gitanes ,
non grider pi Autonomia operaia durante le manifestazioni, ma passer direttamente alla fabbricazione di ordigni
da collocare nelle ambasciate e nelle sedi missine, non dir
pi ai suoi amici che siete dei coglioni ma collaborer con i
fratelli per la compilazione dell'almanacco delle vostre figure
di merda pi eccitanti: infine, poich fumare il libanese rosso
gli procura spiacevoli attacchi di diarrea, vi promette che presto passer, a vostra preferenza, all'Ero o agli acidi, in modo
da non molestarvi pi con le sue lamentazioit notturne sul mal
di stomaco.
Queste sono solo alcune delle belle cose che i vostri bambini vi promettono di fare per la vostra gioia nell'anno nuovo.
E' tanto bello trascorrere un capodanno lieto nella quiete cristiana e nell'intimit familiare, dove regna una perfetta armonia tra noi bambini e voi genitori; noi non abbiamo segreti

per voi grazie alla serena atmosfera che ha sempre regnato


in questa casa, all'ottima educazione che abbiamo ricevuto da
voi senza traumi e immorali discorsi sul sesso; un'educazione
basata sulla cicogna e sul culto della famiglia; ci avete insegnato fin da piccoli che non sta bene parlare con tutti come
fanno i ragazzacci di strada, e abbiamo felicemente trascorso
tutta la nostra infanzia al sicuro nella vostra casa allietati
dalla vostra confortante presenza. La vostra sana educazione
ci ha inculcato soprattutto il senso del pudore, ed ora raccogliete i frutti di tutto ci che intelligentemente avete fatto per
farci diventare dei bravi cittadini, quindi vi auguriamo ancora sinceramente buon anno e vi garantiamo che se sarete
colti da malore alla lettura di questa sentita letterina, romperemo i nostri salvadanai e con i nostri soldini pagheremo con
piacere il vostro internamento in un ospizio o in un ospedale
psichiatrico.
Con affetto i vostri angioletti.
1) AQi 59
2) Alloween 61
3) Giuf 63
1) Pseudonimo della figlia n. 1 e autrice di questa lettera,
militante di DP, diciottenne.
2) Pseudonimo del figlio n. 2, ex AO, ora cane sciolto ,
sedicenne.
3) Pseudonimo del figlio n. 3, anarcoide, quattordicenne.
P.S.: Cari compagni questa lettera nata in un momento
di abiezione e turpitudine somma dalla noia e dalla rabbia accumulate durante le feste natalizie in una comunissima famiglia piccolo-borghese. Spero che la pubblichiate come esempio
del divario enorme esistente fra genitori e figli, fra quello che
vorrebbero che noi diventassimo e quello che noi viviamo a
loro totale insaputa. Certo sarebbe divertente se tutti mettessimo sotto al piatto di pap e mamm una lettera piena
di verit, della nostra vita di tutti i giorni tanto lontana da
loro; ma d'altra parte non credo che un infarto collettivo dei
nostri genitori risolverebbe la questione, estremamente diffcile, della famiglia-travaso di ideologia-repressione-ruoli-nevrsi a volont per tutti. Per questo la lettera, invece di metterla
sotto il piatto di mio padre, la spedisco a voi. Chiedo scusa
per non avere usato la tradizionale carta scintillante con miriadi di angioletti, svolazzanti.
Ciao.

'