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Un mistero

Qualche anno fa tenni un discorso alla Cornell University. Su


una delle mie diapositive PowerPoint apparve la scritta: Dio
un matematico?. Sentii uno degli studenti seduti in prima
fila esclamare: Oh Dio, spero di no!.
Quella mia domanda retorica non era n un tentativo flosofico di definire Dio per il mio pubblico n un'astuta macchinazione per intimidire le persone affette da fobia per la matematica. Stavo semplicemente presentando un mistero in cui da
secoli si dibattono alcune tra le menti pi originali: i poteri in
apparenza onnipresenti e onnipotenti della matematica, caratteristiche che in genere si associano soltanto a una divinit.
Come disse una volta il fisico inglese James Jeans (18771946), Sembra che l'universo sia stato progettato da un matematico puro.1 Sembra, insomma, che la matematica sia quasi
troppo efifcace per descrivere e spiegare non solo il cosmo in
generale, ma persino alcune delle attivit umane pi caotiche.
I fisici che tentano di formulare teorie dell'universo, gli
analisti di borsa che si rompono la testa per prevedere il
prossimo crollo dei mercati, i neurobiologi che costruiscono
modelli del funzionamento del cervello, gli esperti di statistica dell'intelligence militare che cercano di ottimizzare

Dio un matematico

Un mistero

l'allocazione delle risorse, tutti costoro utilizzano la matematica. E, anche se si servono di formalismi elaborati in differenti branche matematiche, fanno tutti riferimento a un
unico sistema matematico globale coerente. Che cosa da alla
matematica questi incredibili poteri? Come possibile si
chiese una volta Einstein che la matematica, un prodotto

Millenni di ricerche matematiche portentose e di speculazioni flosofiche erudite hanno contribuito relativamente
poco a far luce sull'enigma del potere della matematica.
Anzi, in un certo senso il mistero si addirittura infittito. Il
noto fisico matematico di Oxford Roger Penrose, per esempio, oggi identifica addirittura un triplo mistero. Penrose
distingue tre mondi: il mondo delle nostre percezioni
coscienti, il mondo fisico e il mondo platonico delle
forme matematiche.4 Il primo mondo la sede di tutte le
nostre immagini mentali: come percepiamo i volti dei nostri figli, come godiamo di un tramonto mozzafiato o come
reagiamo di fronte a orripilanti immagini di guerra.
anche il mondo che contiene l'amore, la gelosia e i pregiudizi, le nostre percezioni della musica, degli odori del cibo e
della paura. Il secondo mondo quello che in genere chiamiamo realt fisica. Oggetti reali come fiori, pastiglie di
aspirina, nuvole bianche e aviogetti appartengono a questa
categoria, cos come vi appartengono galassie, pianeti,
atomi, cuori di babbuino e cervelli umani. Il mondo platonico delle forme matematiche, che per Penrose altrettanto
reale quanto quello fisico e mentale, la patria della matematica. E qui che troveremo i numeri naturali 1, 2, 3, 4...,
tutte le figure e i teoremi della geometria euclidea, le leggi
newtoniane del moto, la teoria delle stringhe, la teoria
delle catastrofi e i modelli matematici del comportamento
dei mercati finanziari. E a questo punto, osserva Penrose,
sorgono i tre misteri. Primo, il mondo della realt fsica
sembra obbedire a leggi che risiedono nel mondo delle
forme matematiche. Era questo il mistero che lasciava perplesso Einstein.
Il Premio Nobel per la Fisica Eugene Wigner (19021995) ne era altrettanto sbalordito:

della mente umana che indipendente dall'esperienza [il corsivo mio], si accordi in maniera tanto eccellente agli oggetti della realt fsica?2
Questo senso di assoluta meraviglia non nuovo. Gi alcuni filosofi dell'antica Grecia, Pitagora e Piatone in particolare,
manifestavano il loro stupore di fronte all'apparente capacit
della matematica di dar forma all'universo e di governarlo, e di
esistere, a quanto sembrava, al di sopra del potere degli uomini
di alterarla, dirigerla o influenzarla. Anche il filosofo inglese
Thomas Hobbes (1588-1679) non riusciva a nascondere la
sua ammirazione. Nel Leviatano, l'imponente opera in cui
espose ci che considerava il fondamento della societ e del governo, Hobbes individua nella geometria il paradigma del ragionamento razionale:
Se allora tale verit consiste nel giusto ordinamento dei nomi
nelle nostre affermazioni, un uomo che cerca la verit precisa
deve ricordarsi per che cosa sta ogni nome che utilizza e posizionarlo di conseguenza, altrimenti si trover intrappolato
nelle parole, come un uccello in un rametto di vischio, che
pi cerca di divincolarsi e pi rimane invischiato. E cos in
geometria (che l'unica scienza che Dio ha voluto finora donare al genere umano) gli uomini cominciano con lo stabilire
i significati delle loro parole, chiamando definizioni questa
sistemazione di significati e collocando tali definizioni all'inizio del calcolo.3

.^

Do un matematico

II miracolo dell'idoneit del linguaggio della matematica alla


formulazione delle leggi della fisica un dono meraviglioso
che non comprendiamo n meritiamo. Dovremmo esserne
grati e sperare che rimarr valido nella ricerca futura e che si
estender, nel bene e nel male, per il nostro piacere e forse
anche per il nostro sconcerto, a vaste branche del sapere.5
Secondo, la stessa mente che percepisce la sede delle nostre
percezioni consce emersa in qualche modo dal mondo fisico. Come ha fatto la mente a nascere, in senso letterale, dalla
materia?. Saremo mai in grado di formulare una teoria della coscienza che sia coerente e convincente quanto lo , per fare un
esempio, la teoria dell'elettromagnetismo? Alla fine, ed il terzo
mistero, il cerchio si chiude. Quelle menti che percepiscono
sono state capaci di accedere al mondo matematico scoprendo
o creando ed esprimendo una raccolta preziosa di forme e concetti matematici astratti.
Penrose non offre una spiegazione per nessuno dei tre misteri. Conclude invece laconicamente: Senza dubbio i misteri non sono tre ma uno, la cui vera natura al momento non
riusciamo nemmeno a intravedere. Questa un'ammissione
molto pi umile della risposta data dal preside nella commedia Forty Years On (scritta dall'autore inglese Alan Bennett) a
una domanda in qualche modo simile:
Foster: Sono ancora un po' confuso riguardo alla Trinit, signore.
Preside: Tre in uno, uno in tre, assolutamente chiaro. Per
qualsiasi dubbio al riguardo rivolgiti al tuo professore di matematica.
Il mistero ancora pi intricato di quanto ho appena esposto. Ci sono in realt due facce della capacit con cui la mate16

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matica riesce a spiegare il mondo che ci circonda (una capacit che Wigner chiamava l'irragionevole efficacia della matematica), e sono una pi straordinaria dell'altra. In primo
luogo, c' un aspetto che si potrebbe definire attivo. Quando i fisici si aggirano per il labirinto della natura, fanno uso
della matematica per illuminare la strada: gli strumenti che
adoperano e sviluppano, i modelli che costruiscono e le spiegazioni che trovano sono tutti riconducibili alla matematica.
Questo, in apparenza, in s un miracolo. Newton osserv
una mela che cadeva, la Luna e le maree sulla riva del mare
(non sono nemmeno sicuro che vide mai queste ultime!),
non delle equazioni matematiche. Eppure, da tutti quei fenomeni naturali riusc a ricavare leggi matematiche della natura chiare, concise e incredibilmente precise. Allo stesso
modo, quando il fisico scozzese James Clerk Maxwell (18311879) ampli la cornice della fisica classica per includervi
tutti i fenomeni elettrici e magnetici che erano noti attorno
al 1860, lo fece per mezzo di quattro equazioni matematiche
soltanto. Rifletteteci solo un attimo. La spiegazione di un insieme di risultati sperimentali sull'elettromagnetismo e sulla
luce la cui descrizione in precedenza aveva richiesto interi volumi, si riduceva a quattro equazioni succinte. La teoria generale della relativit di Einstein ancora pi stupefacente:
l'esempio perfetto di una teoria matematica straordinariamente precisa su qualcosa di tanto fondamentale quanto lo
la struttura dello spazio e del tempo.
Ma c' anche un lato passivo nella misteriosa efficacia
della matematica, ed un aspetto cosi sorprendente che quello attivo impallidisce al confronto. I concetti e le relazioni
che i matematici studiano per ragioni puramente teoriche
senza assolutamente valutare un'eventuale applicazione pratica - si rivelano a distanza di decenni (a volte di secoli) come

Dio un matematico

soluzioni inaspettate a problemi che hanno le loro basi nella


realt fsica! Com' possibile? Consideriamo il buffo caso di
Godfrey Harold Hardy (1877-1947), un eccentrico matematico inglese. Hardy era cos orgoglioso del fatto di lavorare
esclusivamente nell'ambito della matematica pura che proclam con enfasi: Nessuna mia scoperta ha aggiunto qualcosa, n verosimilmente aggiunger qualcosa, direttamente o indirettamente, nel bene e nel male, alle attrattive del mondo.6
Indovinate un po'? Si sbagliava. Uno dei risultati da lui ottenuti si reincarn con il nome di legge di Hardy-Weinberg in
onore di Hardy e del fisico tedesco Wilhelm Weinberg (18621937) , un principio fondamentale da cui hanno attinto i
genetisti per studiare l'evoluzione delle popolazioni.7 Semplificando, la legge di Hardy-Weinberg stabilisce che se in una
popolazione numerosa gli accoppiamenti avvengono in modo
totalmente casuale (e in assenza di influenze esterne quali migrazioni, mutazioni e selezioni), allora la composizione genetica della popolazione resta costante nel passaggio da una generazione all'altra. Persino l'opera apparentemente astratta
che Hardy comp nell'ambito della teoria dei numeri lo
studio delle propriet dei numeri naturali trov applicazioni
inattese. Nel 1973, il matematico inglese Clifford Cocks si
serv della teoria dei numeri per ottenere un progresso rivoluzionario nel campo della crittografia, l'elaborazione di codici
cifrati.8 La scoperta di Cocks rese obsoleta un'altra affermazione di Hardy. Nella sua famosa Apologi di un matematico,
pubblicata nel 1940, Hardy aveva proclamato: Nessuno ha
ancora scoperto un uso bellico della teoria dei numeri. Ancora una volta, Hardy era in errore. I codici cifrati sono assolutamente fondamentali per le comunicazioni militari. Persino
Hardy, dunque, una delle voci pi critiche nei confronti della
matematica applicata, fu trascinato (probabilmente scal18

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ciando e strepitando, se fosse stato ancora in vita) a produrre


teorie matematiche utili a livello pratico.
Ma questa solo la punta di un iceberg. Keplero e Newton
scoprirono che i pianeti del nostro sistema solare percorrono
orbite di forma ellittica, curve che erano state studiate dal matematico greco Menecmo (circa 350 a.C.) due millenni prima. Le
geometrie di nuovo tipo che Georg Friedrich Bernhard Riemann present per la prima volta durante l'esame di abilitazione all'insegnamento del 1854 si rivelarono proprio gli strumenti di cui Einstein aveva bisogno per spiegare la struttura del
cosmo. Un linguaggio matematico chiamato teoria dei gruppi, elaborato dal giovane prodigio francese variste Galois
(1811-1832) al solo scopo di determinare la risolvibilit delle
equazioni algebriche, diventato oggi il linguaggio adottato da
fisici, ingegneri, linguisti e persino antropologi per descrivere
tutte le simmetrie del mondo. 9 Oltretutto, il concetto di forme
matematiche di simmetria ha, in un certo senso, capovolto l'intero procedimento scientifico. Per secoli, il percorso seguito per
comprendere i meccanismi di funzionamento del cosmo era
cominciato con una raccolta di fatti sperimentali e osservativi a
partire dai quali gli scienziati, procedendo per tentativi ed errori, cercavano di formulare le leggi generali della natura. La procedura era quella di iniziare da osservazioni locali e di costruire
il puzzle tassello per tassello. Nel XX secolo, con il riconoscimento del fatto che alla base della struttura del mondo subatomico ci sono motivi matematici ben definiti, i fisici moderni
hanno cominciato a seguire il percorso opposto. Hanno messo
al primo posto i princpi matematici di simmetria, sostenendo
che le leggi della natura e gli stessi costituenti fondamentali
della materia dovrebbero seguire determinati modelli, e da questi requisiti hanno dedotto le leggi generali. Come fa la natura a
sapere di obbedire a queste simmetrie matematiche astratte?

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Dio un matematico

Nel 1975 Mitchell Jay Feigenbaum, all'epoca giovane fisico


matematico presso il Los Alamos National Laboratory, stava
giocando con la sua calcolatrice tascabile HP-65. Mentre esaminava il comportamento di una semplice equazione, not
che una sequenza di numeri che comparivano nei calcoli si
approssimava sempre pi a un valore particolare: 4,669...
Quando esamin altre equazioni, si accorse con stupore che
quello strano numero si ripeteva nuovamente. Di l a poco
Feigenbaum giunse alla conclusione che la sua scoperta rappresentava qualcosa di universale, qualcosa che, in qualche
modo, segnava il punto di transizione dall'ordine al caos,
anche se non era in grado di darne una spiegazione.10 In principio, come prevedibile, i fisici si mostrarono scettici. In fin
dei conti, perch mai lo stesso numero avrebbe dovuto caratterizzare il comportamento di quelli che apparivano come sistemi decisamente diversi? Dopo sei mesi di valutazioni da
parte di esperti, il primo articolo scientifico di Feigenbaum
sull'argomento fu rifiutato. Non molto tempo dopo, tuttavia,
alcuni esperimenti mostrarono che quando l'elio liquido
viene riscaldato dal basso si comporta esattamente come previsto dalla soluzione universale proposta dal fisico matematico. N quello, si scopr, era l'unico sistema che sottostava alla
scoperta di Feigenbaum. Il sorprendente numero di Feigenbaum faceva la sua comparsa nella transizione di un fluido da
un flusso ordinato a un moto turbolento e persino nel comportamento dell'acqua che gocciola da un rubinetto.
L'elenco di tali anticipazioni matematiche su ci che generazioni dopo risulter necessario in svariate discipline
molto lungo. Uno degli esempi pi affascinanti dell'interazione tra matematica e mondo (fisico) reale lo fornisce la storia
della teoria dei nodi, ovvero lo studio matematico dei nodi.
Un nodo matematico simile a un comune nodo di corda i

cui due capi sono uniti. In altre parole, un nodo matematico


una curva chiusa senza estremit libere. Per quanto strano,
l'impulso principale all'elaborazione della teoria dei nodi
venne da un errato modello dell'atomo sviluppato nel XIX secolo. Una volta che quel modello fu abbandonato, appena
due decenni dopo il suo concepimento, la teoria dei nodi
continu a evolversi nella forma di una branca relativamente
oscura della matematica pura. Il fatto sorprendente che questo studio astratto ha trovato inaspettate applicazioni moderne in ambiti che spaziano dalla struttura molecolare del DNA
alla teoria delle stringhe, che tenta di conciliare il mondo subatomico con la gravita. Torner su questa notevole vicenda
nel Capitolo 8, poich la sua circolarit rappresenta forse la
miglior dimostrazione di come alcune branche della matematica possano emergere da tentativi di spiegare la realt fisica, si
perdano poi nel regno astratto della matematica e alla fine ritornino inaspettatamente alle loro origini ancestrali.

Scoperti o inventati?
Gi la breve descrizione che ho dato fin qui fornisce prove
schiaccianti del fatto che l'universo o governato dalla matematica o, come minimo, suscettibile di essere analizzato tramite la
matematica. Come questo libro mostrer, anche molta parte
dell'attivit umana, se non tutta, sembra emergere da una struttura matematica sottostante, persino dove meno ce lo si aspetta.
Esaminiamo un esempio tratto dal mondo della finanza, la formula di Black-Scholes per il calcolo del prezzo delle opzioni.11
La formula valse il Premio Nobel per l'Economia ai suoi creatori
(Myron Scholes e Robert Carhart Merton; Fischer Black mor
prima che il premio fosse assegnato). L'equazione chiave del mo-

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dello consente di comprendere come si assegna un prezzo alle


opzioni azionarie (le opzioni sono strumenti finanziari che permettono di acquistare o vendere azioni in un momento futuro a
un prezzo concordato). C' per un fatto sorprendente. Al cuore
di questo modello sta un fenomeno che i fisici studiano da decenni: il moto browniano, lo stato di agitazione che manifestano minuscole particelle sospese nell'acqua, come il polline, o
nell'aria, come le particelle di fumo. Per di pi, come se non bastasse, la stessa equazione si applica al moto delle centinaia di
migliaia di stelle che formano un ammasso stellare. Non , per
attingere al linguaggio di Alice nel paese delle meraviglie, qualcosa
di stranissimo, e sempre pi stranissimo? Dopotutto, quale
che sia il comportamento del cosmo, gli affari e la finanza sono
mondi creati dalla mente dell'uomo.
Consideriamo ora un problema ben noto ai costruttori di
circuiti stampati e ai progettisti di computer. Costoro usano
trapani laser per ricavare decine di migliaia di fori nelle loro
schede. Per minimizzare i costi, i progettisti di computer vogliono impedire che i loro trapani si comportino come turisti
per caso. Il loro problema trovare il tour pi breve tra i
fori, quello che permetta di visitare una sola volta ciascun
punto da perforare. Il fatto che i matematici studiano questo stesso problema, noto come il problema del commesso
viaggiatore, fin dagli anni Venti del secolo scorso. In sostanza, se un venditore, o un politico impegnato in una campagna
elettorale, ha bisogno di visitare un certo numero di citt
spendendo il meno possibile, e se il costo del viaggio tra ciascuna coppia di citt noto, allora il viaggiatore deve trovare
un metodo per calcolare il modo pi economico di far tappa
in tutte le citt e tornare al punto di partenza. Il problema del
commesso viaggiatore fu risolto per il caso di 49 citt degli
Stati Uniti nel 1954. Nel 2004 stato risolto per il caso di

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24.978 citt della Svezia. In altre parole, l'industria elettronica, le imprese di corrieri che utilizzano furgoni e persino i
costruttori giapponesi di macchinette pachinko (che devono
inserirvi migliaia di chiodi) si devono affidare alla matematica
per compiti semplici come ricavare dei fori, programmare un
itinerario o progettare tsicamente un computer.
La matematica penetrata persino in aree che tradizionalmente non vengono associate alle scienze esatte. Per esempio,
il Journal of Mathematical Sociology (che nel 2006 giunto
al suo tredicesimo volume) orientato a uno studio matematico di strutture sociali, organizzazioni e gruppi informali
complessi. Gli articoli della rivista si occupano di argomenti
che partono da un modello matematico per predire l'opinione del pubblico a un altro per prevedere le interazioni all'interno di gruppi sociali.
Procedendo nella direzione opposta dalla matematica
verso le scienze umanistiche il campo della linguistica computazionale, che in origine coinvolgeva soltanto scienziati
informatici, oggi un'attivit di ricerca interdisciplinare che
riunisce linguisti, psicologi cognitivi, logici ed esperti di intelligenza artificiale, tutti impegnati nello studio della complessit delle lingue che si sono evolute per via naturale.
E un perfido trucco di cui siamo vittime? Un trucco tale per
cui tutti i tentativi umani di comprensione conducono alla
fine a scoprire i campi sempre pi raffinati della matematica in
base ai quali sono stati creati l'universo e le sue complesse creature, ovvero noi stessi? La matematica davvero, come amano
ripetere gli educatori, il manuale nascosto, quello che il professore usa per insegnare mentre ai suoi studenti da una versione
molto pi modesta in modo tale da apparire pi saggio? O, per
usare una metafora biblica, in un certo senso la matematica il
frutto ultimo dell'albero della conoscenza?
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Un mistero

Come ho fatto notare brevemente all'inizio di questo capitolo, l'irragionevole efficacia della matematica ci pone di fronte a interessanti enigmi: la matematica ha un'esistenza che
completamente indipendente dalla mente umana? Noi stiamo
semplicemente scoprendo delle verit matematiche, esattamente come gli astronomi scoprono galassie in precedenza ignote?
Oppure la matematica non altro che uri invenzione umana?
Se davvero la matematica esiste in un mondo astratto, quale
rapporto c' tra quel mondo mistico e quello fisico? Come fa il
cervello umano, con i suoi limiti, a ottenere accesso a quel
mondo immutabile, che sta al di fuori dello spazio e del
tempo? D'altra parte, se la matematica una mera invenzione
umana che non esiste al di fuori delle nostre menti, come si
spiega il fatto che l'invenzione di tante verit matematiche
abbia dato miracolosamente risposte in anticipo a domande
sul cosmo e sulla vita dell'uomo che non sono nemmeno state
poste se non molti secoli dopo? Non sono interrogativi facili.
Come mostrer esaustivamente in questo libro, anche matematici, scienziati cognitivi e filosofi moderni non concordano
sulle risposte. Nel 1989, il matematico francese Alain Connes,
vincitore di due dei pi prestigiosi premi matematici, la Medaglia Fields (1982) e il Premio Crafoord (2001), espresse con
chiarezza la sua opinione in proposito:

matico, allora, dimostrare che esiste un'infinit di numeri


primi. Si tratta, naturalmente, di un vecchio risultato ottenuto da Euclide. Una delle conseguenze pi interessanti di questa dimostrazione che se un giorno qualcuno dovesse sostenere di aver trovato il pi grande numero primo, sar facile
mostrare che si sbaglia. Lo stesso vale per ogni dimostrazione.
Dunque noi ci imbattiamo in una realt che altrettanto incontestabile quanto la realt fisica.13

Prendiamo per esempio i numeri primi [i numeri divisibili


solo per uno e per se stessi], che a mio parere costituiscono
una realt pi stabile della realt materiale che ci circonda. Il
matematico impegnato nella propria attivit pu essere paragonato a un esploratore che si mette in marcia per scoprire il
mondo. L'esperienza rivela fatti fondamentali. Facendo semplici calcoli, per esempio, ci si rende conto che la serie dei numeri primi sembra proseguire senza fine. Compito del mate-

Anche Martin Gardner, famoso autore di numerosi testi di


matematica ricreativa, sposa l'idea della matematica come
scoperta. Per lui non ci sono dubbi: i numeri e la matematica hanno un'esistenza propria, indipendentemente dal fatto
che gli uomini ne siano o meno a conoscenza. Se due dinosauri raggiungessero altri due dinosauri in una radura ha osservato con arguzia, ci sarebbero quattro dinosauri anche se
non ci fossero uomini a osservarli e gli animali fossero troppo
stupidi per saperlo.14 Connes ha sottolineato che secondo i
sostenitori dell'idea della matematica come scoperta (che,
come vedremo, conforme alla concezione platonica), una
volta che un concetto matematico, per esempio quello di numeri naturali 1, 2, 3, 4..., stato compreso, allora ci si trova
davanti a dati innegabili, quali 32 + 42 = 5 2 , a prescindere da
quello che ne pensiamo. Ci ci da l'impressione, come minimo, di essere in contatto con una realt esistente.
Altri non sono d'accordo. Recensendo un libro in cui Connes presentava le sue idee, il matematico inglese Sir Michael
Atiyah (che ha vinto la Medaglia Fields nel 1966 e il Premio
Abel nel 2004) ha osservato:
probabile che qualsiasi matematico simpatizzi con Connes. Tutti noi abbiamo la sensazione che i numeri interi o i

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cerchi esistano realmente in un senso astratto e che la visione


platonica [che sar descritta in dettaglio nel Capitolo 2] sia
estremamente seducente. Ma possiamo davvero difendere
tale concezione? Se l'universo fosse stato unidimensionale o
addirittura discreto, difficile immaginare come si sarebbe
potuta evolvere la geometria. Potrebbe sembrare che nel caso
degli interi ci si muova su un terreno pi solido, e che contare sia un concetto realmente primordiale. Immaginiamo
per che l'intelligenza non avesse trovato sede nell'uomo ma
in una enorme medusa solitria e isolata, sprofondata negli
abissi dell'Oceano Pacifico. Questa creatura non avrebbe alcuna esperienza degli oggetti individuali, solo dell'acqua che
la circonda. Movimento, temperatura e pressione le fornirebbero i dati sensoriali fondamentali. In un continuum cosi
perfetto, il concetto di discreto non nascerebbe, n ci sarebbe nulla da contare.15

estremamente improbabile che un qualsiasi processo fisico


naturale possa trasmettere messaggi radio che contengano soltanto numeri primi. Se ricevessimo un siffatto messaggio ne
dedurremmo l'esistenza di una civilt lontana che quanto
meno aveva una passione per i numeri primi.

Perci, secondo Atiyah, L'uomo ha creato [il corsivo mio] la


matematica idealizzando e astraendo elementi del mondo fisico. Della stessa idea sono il linguista cognitivista George
Lakoff e lo psicologo Rafael Nunez. Nel loro libro Da dove
viene la matematica, concludono: La matematica una parte
naturale dell'uomo. Nasce dal nostro corpo, dal nostro cervello, e dalle nostre esperienze quotidiane del mondo.
Il punto di vista di Atiyah, Lakoff e Niinez fa sorgere un'altra domanda interessante. Se la matematica un'invenzione
interamente umana, davvero universale? In altre parole, se
esistesse una civilt extraterrestre, avrebbe inventato la stessa
matematica? Cari Sagan (1934-1996) pensava che la risposta
a quest'ultima domanda fosse s. Nel suo libro Cosmo, quando
discute del tipo di segnale che una civilt intelligente trasmetterebbe nello spazio, conclude:
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Ma un fatto certo? Nel suo recente libro A New Kind of


Science, il fisico matematico Stephen Wolfram afferma che
quella che chiamiamo la nostra matematica potrebbe rappresentare solo una possibilit tra una ricca variet di sapori
della matematica. Per esempio, invece di usare regole basate
sulle equazioni matematiche, potremmo adottarne altre di diverso tipo, rappresentate da semplici programmi per computer. Inoltre, di recente alcuni cosmologi hanno discusso della
possibilit che il nostro universo sia soltanto un membro di
un multiverso, un gigantesco insieme di universi. Se questo
multiverso esiste davvero, ci dobbiamo aspettare che gli altri
universi posseggano la nostra stessa matematica?
I biologi molecolari e gli scienziati cognitivi mettono sul
tavolo un'altra prospettiva ancora, basata sugli studi delle facolt cerebrali. Per alcuni di questi ricercatori, la matematica
non molto differente dal linguaggio. A detta loro, in questo
scenario cognitivo, dopo che gli uomini trascorsero un
tempo lunghissimo a osservare due mani, due occhi, due seni,
nella nostra specie emersa la definizione astratta del numero
2, in modo molto simile a quello in cui la parola uccello ha
finito per rappresentare molti animali volanti dotati di due
ali. Scrive il neuroscienziato francese Jean-Pierre Changeux:
Secondo me il metodo assiomatico [che si impiega, per
esempio, nella geometria euclidea] l'espressione di facolt
cerebrali legate all'uso del cervello umano. Ci che distingue
il linguaggio, infatti, proprio il suo carattere generativo.16

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Ma se la matematica semplicemente un altro linguaggio,


come possiamo spiegare il fatto che mentre i bambini apprendono facilmente le lingue, molti di loro trovano tanto difficile
studiare la matematica? La bambina prodigio scozzese
Marjory Fleming (1803-1811) descrisse in maniera deliziosa
il tipo di difficolt che gli scolari incontrano con la matematica. La Marjory, che non visse abbastanza a lungo per festeggiare il suo nono compleanno, lasci dei diari che comprendevano pi di novemila parole di prosa e cinquecento versi
poetici. A un certo punto si lamenta: Adesso vi racconter
l'orribile e tremenda afflizione che mi da la tabella pitagorica;
non potete immaginarla. La cosa pi diabolica 8 x 8 e 7 x 7 ;
una cosa che la natura stessa non pu tollerare.17
Alcuni degli elementi delle complesse questioni che ho presentato possono essere riformulati in modo diverso: esiste una
qualche differenza di tipo fondamentale tra la matematica e
altre espressioni della mente umana come le arti visive o la
musica? E se non ci sono, perch la matematica mostra una
coerenza e una consequenzialit grandiose che non sembrano
appartenere a ogni altra creazione umana? La geometria di
Euclide, per esempio, rimane valida oggi (dove si applica)
quanto lo era nel 300 a.C; rappresenta verit che ci sono
imposte. Al contrario, non siamo obbligati ad ascoltare la
stessa musica che ascoltavano gli antichi greci n ad accettare
l'ingenuo modello del cosmo di Aristotele.
Sono molto poche le odierne discipline scientifiche che
fanno ancora uso di idee vecchie di tremila anni. D'altro
canto, le ricerche matematiche pi recenti possono far riferimento a teoremi pubblicati da un anno o da una settimana,
ma possono anche far ricorso alla formula per calcolare l'area della superfcie di una sfera, che fu dimostrata da Archimede attorno al 250 a.C! Nel XIX secolo il modello dell'a-

tomo basato sulla teoria dei nodi sopravvisse per due decenni scarsi perch nuove scoperte dimostrarono che era infondato. cos che la scienza progredisce. Newton attribu il
merito della sua grandiosa visione (o forse no! Si veda il Capitolo 4) ai giganti sulle cui spalle stava. Forse avrebbe dovuto anche chiedere scusa a quei giganti di cui aveva reso obsoleta l'opera.
Per la matematica diverso. Anche se cambia il formalismo
necessario per dimostrare certi risultati, i risultati matematici
non cambiano. In effetti, come ha detto una volta il matematico Ian Stewart, C' una parola nella matematica per definire i
risultati del passato che sono cambiati: quella parola errori.18
E questi errori sono giudicati tali non a causa di nuove scoperte come avviene nelle altre scienze, ma di un'applicazione pi
attenta e rigorosa delle stesse vecchie regole matematiche. Ci
fa della matematica la lingua madre di Dio?
Qualora pensiate che comprendere se la matematica fu inventata oppure scoperta non sia importante, considerate
quanto diventa insidiosa la differenza tra inventato e scoperto nella seguente domanda: Dio stato inventato o scoperto?. O, ancor pi provocatoriamente, nella domanda:
Dio cre gli uomini a sua immagine, oppure gli uomini inventarono Dio a loro immagine?.
In questo libro prover ad affrontare molti di questi interrogativi (e parecchi altri) e le loro allettanti risposte. Allo stesso tempo, passer in rassegna ci che abbiamo compreso grazie all'opera di alcuni dei pi grandi matematici, fisici, filosofi, scienziati cognitivi e linguisti dei secoli passati e di quello
attuale. Mi affider anche alle opinioni, agli ammonimenti e
alle riserve di molti pensatori moderni. Questo viaggio eccitante inizia dalla prospettiva pionieristica di alcuni dei pi antichi filosofi.

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