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PATRICIA HIGHSMITH

LA SPIAGGIA DEL DUBBIO


(The Tremor Of Forgery, 1969)
A Rosalind Constable,
come piccolo ricordo di un'amicizia molto lunga
1
Sicuro che non ci siano lettere per me? chiese. Howard Ingham. I-ng-h-a-m. Lo compit, alquanto incerto, in francese, pur avendo parlato
invece in inglese.
L'arabo, tracagnotto e in uniforme rosso vivo, ripass le lettere tolte dalla casella I-J. Non, m'sieur.
Merci, fece lui, con un sorriso di circostanza. Era la seconda volta che
chiedeva, ma intanto l'impiegato era cambiato. Aveva gi chiesto dieci minuti prima, appena arrivato all'Hotel Tunisia Palace. Aspettava una lettera
da John Castlewood, infatti. E una anche da Ina. Aveva ormai lasciato
New York da cinque giorni, perch era passato prima da Parigi, per incontrare il suo agente di l e, anche, per rivedere un po' la citt.
Si accese una sigaretta e si guard in giro nell'atrio. Tappeti orientali e
aria condizionata; quanto agli ospiti, dall'aspetto la maggioranza sembravano francesi e americani. C'erano per anche parecchi arabi dalla faccia
bruna, vestiti all'occidentale. Gliel'aveva raccomandato John quell'albergo.
Sar il migliore della citt, pens.
Super le porte di cristallo e usc sulla strada. Erano gli inizi di giugno e,
alle sei circa del pomeriggio, l'aria era tiepida e il sole, sbieco, ancora brillante. John gli aveva raccomandato anche il Caf de Paris per l'aperitivo
della colazione e del pranzo, e eccolo l, infatti, dall'altra parte della strada,
sull'angolo del Boulevard Bourguiba. Si diresse da quella parte, dunque, e
strada facendo compr l'Herald Tribune di Parigi. La strada era abbastanza
larga e aveva al centro uno spartitraffico alberato e pavimentato sul quale
la gente passeggiava, e l c'erano i chioschi dei giornali e dei tabacchi e i
lustrascarpe. Tutto sommato, ai suoi occhi quella era un qualcosa di mezzo
tra una strada di Citt di Messico e una di Parigi; del resto, i francesi avevano avuto una mano nella costruzione sia di Citt di Messico sia di Tunisi.
Quel che riusciva a cogliere qua e l dalle conversazioni a alta voce gli

risultava affatto incomprensibile; in una delle valigie lasciate in albergo


aveva un libro intitolato L'arabo facile, ma naturalmente l'arabo andava
imparato letteralmente a memoria perch non somigliava a niente di quel
che lui conosceva.
Attravers la strada puntando verso il Caf de Paris, i cui tavolini all'aperto erano tutti occupati. La gente lo guardava, forse perch era una faccia nuova. C'erano parecchi americani e inglesi con l'aria di essere l da un
bel po' e, soprattutto, la faccia annoiata. Dovette starsene al bar, in piedi.
Ordin un Pernod e prese a scorrere il giornale. C'era chiasso. Alla fine
avvist un tavolo libero e l'occup.
La gente passeggiava sul marciapiede fissando le facce altrettanto inespressive di quelli seduti ai tavolini Lui prese a osservare soprattutto i pi
giovani, perch era l per scrivere la sceneggiatura di un film su due giovani innamorati, o meglio tre, in quanto c'era anche un secondo giovanotto
che per non riusciva a conquistare la ragazza. Ma di ragazzi e ragazze insieme non ne passavano, si vedevano solo giovanotti isolati o a coppie: si
tenevano per mano e chiacchieravano fittamente.
John gli aveva parlato dell'intimit che esiste tra i ragazzi in Tunisia, dove i rapporti omosessuali non sono uno spandalo, ma questo non aveva
niente a che vedere con la sceneggiatura. I giovani di sesso opposto erano
quasi sempre accompagnati o quanto meno tenuti d'occhio. C'era parecchio
da imparare, dunque, e per quasi tutta la settimana, cio fino all'arrivo di
John, il suo lavoro sarebbe consistito nel tenere gli occhi bene aperti e nell'assorbire, per cos dire, l'atmosfera del posto. John conosceva un paio di
famiglie di Tunisi e questo gli avrebbe dunque offerto la possibilit di vedere l'interno di una casa borghese tunisina. Anche se la storia prevedeva
pochissimo dialogo, quel poco bisognava pur sempre scriverlo, dopotutto.
Bench avesse gi lavorato per la televisione, in realt lui si considerava
un romanziere; quel lavoro perci, lo teneva un po' sulle spine. Ma John si
mostrava fiducioso e, oltre tutto, non erano stati presi accordi ufficiali: in
altre parole, lui Ingham non aveva firmato niente. Castlewood gli aveva
anticipato mille dollari e, scrupolosamente, lui stava ora adoperando quel
danaro esclusivamente per ci che riguardava il lavoro. Tra l'altro, buona
parte se ne sarebbe andata per la macchina che avrebbe dovuto noleggiare
per un mese. Anzi, decise, l'indomani mattina doveva gi procurarsela, in
modo da cominciare a dare un'occhiata in giro.
Merci, non, disse a un ambulante che gli stava offrendo un lungo ramo carico di fiorellini. L'odore dolcissimo indugi nell'aria. L'ambulante

ne aveva un gran fascio e avanzava tra i tavoli gridando: Jaasmin! Portava un fez rosso e una galabia color lavanda che gli pendeva addosso e era
cos sottile che di sotto s'intravedevano un paio di mutande bianche.
A un tavolo, un uomo grasso faceva roteare tra le dita il suo rametto tenendo i fiorellini sotto il naso. Sembrava in estasi e quasi storceva gli occhi a chiss quale visione. Stava aspettando oppure soltanto sognando una
ragazza? Occorsero dieci minuti per capire che non stava aspettando nessuno. Aveva finito quella che sembrava una gassosa incolore e indossava
un completo grigio, leggero. Immagin che fosse un borghese se non qualcosa di pi: magari guadagnava un trenta dinari la settimana, pi o meno
sessantatr dollari. Ci aveva rimuginato per un mese su queste cose. A poco a poco, Bourguiba cercava di liberare i suoi compatrioti dai lacci avvolgenti della loro religione, aveva abolito ufficialmente la poligamia e non
ammetteva il velo per le donne. Tutto sommato, tra i paesi africani la Tunisia era il pi progredito. Ora stavano cercando di convincere tutti gli
uomini d'affari francesi a sgombrare, e tuttavia ancora dipendevano per
buona parte dall'aiuto economico francese.
Lui, Ingham, aveva trentaquattro anni, superava il metro e ottanta di altezza, aveva capelli bruni e occhi azzurri e era lento nei movimenti. Bench non si fosse mai azzardato a far ginnastica aveva un buon fisico, con
spalle larghe, gambe lunghe e mani forti. Era nato in Florida ma si considerava newyorkese perch aveva vissuto a New York sin dall'et di otto
anni. Dopo il college (l'Universit di Pennsylvania), aveva lavorato per un
giornale di Filadelfia dedicandosi intanto con non molta fortuna alla narrativa. Poi era venuto fuori il suo primo romanzo, La forza del pensiero negativo, una parodia un tantino presuntuosa e insieme ingenua del pensiero
positivo, nel quale una coppia di eroi del pensiero negativo incontreranno
alla fine gloria, ricchezza e fama. Incoraggiato dal successo, aveva lasciato
il giornalismo e affrontato un paio d'anni di incertezze. Il suo secondo romanzo, Il porco malato, non aveva incontrato il successo del primo. In seguito aveva sposato Charlotte Fleet, una ricca ragazza della quale era stato
molto innamorato e del cui danaro non aveva affatto approfittato, anzi in
realt la ricchezza di lei s'era tramutata in un impedimento per lui. Il matrimonio s'era concluso nel giro di due anni e lui aveva tirato avanti vendendo ogni tanto un soggetto alla televisione o un racconto e vivendo in un
modesto appartamento a Manhattan. Quell'anno, in febbraio, finalmente un
po' di respiro: il suo romanzo Il gioco del Se era stato comprato dal cinema
per cinquantamila dollari. Lui personalmente sospettava che fosse stato

acquistato pi per la sciocca storia d'amore presentata nel romanzo che per
il suo contenuto, o messaggio, intellettuale (la necessit e la validit del
pensiero volitivo); in ogni modo era stato comprato, e per la prima volta
lui aveva saggiato il gusto della sicurezza economica. Gli era stato offerto
di scrivere la sceneggiatura del film ma aveva rifiutato, perch era convinto che le sceneggiature, anche quelle televisive, non fossero il suo forte e
perch gli era difficile immaginare una trasposizione cinematografica del
Gioco del Se.
L'idea, di John Castlewood, che era alla base di Trio era pi semplice e
pi trasponibile. Il giovanotto che non riusciva a conquistare la ragazza ne
sposava un'altra, per si vendicava in maniera orribile del rivale a lui preferito, prima seducendogli la moglie, poi rovinandolo negli affari e in fine
facendolo ammazzare. Cose del genere, secondo lui, erano poco plausibili
in America, ma si svolgevano in Tunisia e John Castlewood oltre a essere
entusiasta conosceva bene la Tunisia. Conosceva anche lui Ingham e cos
lo aveva sollecitato a scrivere la sceneggiatura. Avevano gi il produttore,
un certo Miles Gallust, e lui, Ingham, aveva pensato che se non fosse approdato a niente, se non fosse stato capace di scrivere la sceneggiatura, lo
avrebbe detto a John, gli avrebbe restituito i mille dollari e John avrebbe
trovato qualcun altro. John Castlewood aveva gi fatto due buoni film di
basso costo di cui il primo, Il torto, aveva anche avuto un certo successo.
Era ambientato in Messico. Il secondo invece nel Texas, tra i petrolieri, e il
titolo lui non lo ricordava pi. John aveva ventisei anni, era pieno di energia e possedeva il tipo di fiducia che possiede chi ancora conosce poco la
vita, almeno cos pensava lui, lui che era convinto che il futuro di John
fosse, con tutta probabilit, migliore del proprio. Infatti era ormai giunto
all'et in cui si conoscono le proprie capacit e i propri limiti. John Castlewood, invece, i propri ancora non li conosceva e forse non era il tipo da
pensarci e, soprattutto, riconoscerli eventualmente. Il che in fondo era un
bene.
Pag il conto e ritorn all'albergo per prendere una giacca. Gli era venuto appetito. Lanci un'altra occhiata alle due lettere, I-J, della casella vuota
davanti alla quale era appesa la chiave della sua stanza. Vingt-six, s'il
vous plat, disse, e prese la chiave.
Seguendo di nuovo il suggerimento di John, and poi al Restaurant du
Paradis, nella rue du Paradis, che si trovava tra il suo albergo e il Caf de
Paris. Dopo passeggi per la citt e bevve un paio di caf exprs, in piedi
al banco, in caff nei quali non c'erano turisti. I clienti erano tutti uomini

del posto. Solo uomini. Il barista comprese il suo francese ma lui not che
nessuno parlava francese.
Aveva pensato di scrivere a Ina una volta ritornato in albergo, ma si sentiva troppo stanco e forse gli mancava anche l'ispirazione. Se ne and subito a letto e lesse qualche pagina del romanzo di William Golding che s'era
portato dietro dall'America. Prima di addormentarsi pens alla ragazza che
aveva civettato - vagamente e da lontano - con lui nel Caf de Paris. Era
bionda, polposetta ma molto attraente. Gli era sembrata tedesca (il tipo che
era con lei avrebbe potuto essere qualunque cosa) e quando era andata via,
aveva provato un certo compiacimento nel sentirla parlare francese col suo
accompagnatore. Vanit, pens. Invece di pensare a Ina. Lei stava certamente pensando a lui. In ogni modo, la Tunisia s'annunciava come il posto
ideale per non pensare pi a Lotte. Grazie a Dio aveva quasi smesso di
pensare alla moglie. Era ormai passato un anno e mezzo dal divorzio, ma a
volte a lui sembravano sei mesi appena, se non addirittura due.
2
La mattina dopo, constatato ancora una volta che non c'erano lettere per
lui, pens che John e Ina potessero avergli scritto all'Hotel du Golfe di
Hammamet, suggeritogli da John, dove ancora non aveva prenotato e dove
immagin che avrebbe dovuto farlo per il 5 o 6 giugno. John gli aveva detto: Fermati a Tunisi alcuni giorni. I personaggi del film vivono a Tunisi...
Ma non credo che ti piacer lavorare l. Troppo caldo e non si possono fare
bagni, a meno di non andare a Sidi Bou Said. Lavoreremo a Hammamet,
invece. Una spiaggia magnifica per un bagno pomeridiano, e niente traffico...
Dopo aver girato a piedi e in macchina per Tunisi un intero giorno, affrontando la lunga chiusura di tutto tranne i ristoranti da mezzogiorno,
mezzogiorno e mezzo, fino alle quattro, ormai era pronto per andare a
Hammamet l'indomani. Temendo per che appena messo piede a Hammamet si sarebbe pentito di non aver visitato meglio Tunisi, decise di fermarsi ancora altri due giorni. In uno di questi due giorni, and in macchina
a Sidi Bou Said, a sedici chilometri da Tunisi, dove fece il bagno e, non
essendoci ristoranti, pranz in un albergo abbastanza elegante. Era una cittadina di case bianco calce con porte e persiane azzurre.
Al Golfe, quando aveva telefonato il giorno prima, non aveva trovato
posto ma il direttore gli aveva fatto il nome di un altro albergo di Ham-

mamet. Vi and, dunque, ma lo trov troppo hollywoodiano cos fin col


sistemarsi in un albergo chiamato La Reine de Hammamet. Ogni albergo
aveva la sua spiaggia sul golfo di Hammamet e distava dal mare una cinquantina di metri. Il Reine vantava un grosso edificio centrale, giardini di
limette, limoni e bougainvillea e un quindici o venti bungalows di varia
grandezza, ognuno appartato tra le foglie degli agrumi. Ogni bungalow aveva una cucina ma lui non aveva certo intenzione di mettersi a cucinare,
cos prese una stanza con vista sul mare nell'edificio centrale. Poi scese
subito a fare un bagno.
Non c'era molta gente sulla spiaggia a quell'ora, bench il sole fosse ancora alto. Vide un paio di sdraio vuote e ne occup una perch, pur non
sapendo se erano o no in fitto, aveva immaginato che comunque appartenessero all'albergo. Mise gli occhiali da sole (altra idea di John Castlewood, che glieli aveva appunto regalati) e dalla tasca dell'accappatoio tir
fuori un libro tascabile. Quindici minuti dopo s'era addormentato, o almeno appisolato. Diomio, pens, diomio, un posto tranquillo, bello e fa caldo...
Salve! Buonasera... Lei americano?
La voce squillante lo fece sobbalzate, come un colpo di pistola, sulla
sdraio. S.
Mi scusi se interrompo la sua lettura. Anch'io sono americano. Del
Connecticut. Era un uomo sulla cinquantina, con i capelli grigi e radi, il
ventre leggermente prominente e un'invidiabile abbronzatura. Non era alto.
Io di New York. Spero di non aver occupato la sua sdraio.
A-ah! No. Ma tra una mezz'oretta i ragazzi verranno a ritirarle. Devono
metterle via, altrimenti domani mattina non ci sarebbero pi.
Solo, pens lui. O era in compagnia di una moglie? Ma anche allora
puoi esser solo. A un paio di metri appena da lui, l'uomo stava guardando
il mare, verso il largo.
Mi chiamo Adams. Francis J. Adams. Lo disse come se ne andasse
fiero.
Howard Ingham.
Che gliene pare della Tunisia? Aveva un sorriso non antipatico, che
gli gonfiava le guance abbronzate.
Molto bella. Hammamet, almeno.
Trovo anch'io. Meglio per avere una macchina per andare in giro.
Sousse e Gerba, posti cos. Ha la macchina?
S.

Bene... Stava indietreggiando, si accomiatava. Venga a trovarmi


qualche volta. Il mio bungalow laggi, su quel declivio. Numero dieci.
Chiunque dei ragazzi pu indicarglielo. Basta che chieda di Adams. Venga
a bere qualcosa una sera. E porti sua moglie, se ce l'ha.
La ringrazio. No, sono solo.
Adams annu, poi salut con la mano. A presto.
Rimase altri cinque minuti poi s'alz. Fece la doccia in camera poi scese
al bar. Era molto spazioso e il pavimento era coperto di tappeti persiani.
C'era una coppia di anziani che parlavano francese. Tre, a un altro tavolo,
erano inglesi. C'erano solo sette o otto persone nel bar e alcuni guardavano
la televisione in un angolo.
Un tale s'allontan dal televisore e s'avvicin al tavolo degli inglesi annunciando, in tono per nulla eccitato: Gli israeliani hanno bombardato
una dozzina di aeroporti.
Dove?
In Egitto. O forse in Giordania. Gli arabi le prenderanno.
La notizia l'han data in francese? chiese uno degli inglesi.
Lui stava l al bar. C'era la guerra, dunque. La Tunisia distava un bel po'
dai campi di battaglia, c'era quindi da sperare che la guerra non mandasse a
monte i loro piani di lavoro. E tuttavia i tunisini erano arabi e se questi
perdevano, come era ovvio che avrebbero perso, ci sarebbe stato del risentimento contro gli occidentali. Bisognava che l'indomani si procurasse un
giornale di Parigi.
Per un paio di giorni evit la spiaggia e fece delle gite nell'interno. Gli
israeliani stavano travolgendo gli arabi e il luned, giorno in cui la guerra
era scoppiata, venticinque basi aeree erano andate distrutte. Un giornale di
Parigi riferiva che in una strada di Tunisi alcune macchine con targa occidentale erano state rovesciate e che i vetri delle finestre dell'USIS sul Boulevard Bourguiba erano andati in frantumi. Non and a Tunisi, and a Naboul, a nord-ovest di Hammamet, nell'entroterra di Bir Bou Rekba e, ancora, in certi villaggi poveri e polverosi i cui nomi non era facile ricordare. In
uno di questi capit la mattina del giorno di mercato e s'aggir cos tra
cammelli, vasellame, cianfrusaglie, vestiti e stuoie di paglia, il tutto steso a
terra su stracci. La gente lo urtava e la cosa lo infastidiva. Agli arabi invece, aveva letto da qualche parte, il contatto umano non dispiace, ne sentono
anzi il bisogno; e questo nel souk era pi che evidente. L al mercato la
gioielleria era scadente ma gli ispir l'idea di andare in un buon negozio
dove compr una spilla d'argento per Ina, un triangolo che s'agganciava a

un cerchio. Ce n'erano di tutte le misure. Poich il pacchetto sarebbe stato


abbastanza piccolo, le compr anche un abito rosso ricamato: era da uomo
ma cos stravagante che in America sarebbe andato benissimo per una
donna. Lo sped il pomeriggio di quello stesso giorno dopo aver dovuto
ammazzare il tempo fino alle quattro, l'ora in cui l'ufficio postale di Hammamet apr. Stando a un cartello esposto fuori, il pomeriggio apriva per un'ora soltanto.
Il quarto giorno dal suo arrivo al Reine scrisse a John Castlewood. John
abitava sulla Cinquantatreesima Ovest, a Manhattan.
8 giugno 19..
Caro John,
Hammamet bella come avevi detto tu. Una spiaggia magnifica. Pensi
sempre di arrivare il 13? Io qui non aspetto altro che di mettermi al lavoro.
Non prdo occasione per parlare con sconosciuti ma quelli che preferisco
non sempre parlano francese. Ieri sera sono stato a Les Arcades. (Un caff
a circa un miglio dal Reine.)
Per piacere, di' a Ina di scrivermi almeno un rigo. Io a lei ho scritto. Senza notizie da casa mi sento solo qui. Pu darsi che, come dicevi tu, la posta
sia straordinariamente lenta...
E via di questo passo, e quando ebbe finito di scrivere si sent ancora pi
solo di prima. Ogni giorno andava a chiedere al Golfe, talora anche due
volte nello stesso giorno: niente lettere e niente telegrammi. Per imbucare
la lettera a John and in macchina all'ufficio postale, perch non era sicuro
che sarebbe partita quel giorno se l'avesse consegnata in albergo. Per l'arrivo della posta i vari impiegati gli avevano dato tre diversi orari, ne aveva
dunque dedotto che sarebbero stati altrettanto vaghi riguardo alla partenza.
Verso le sei and gi alla spiaggia. Ci si arrivava attraverso un fitto,
quasi una giungla, di palme che tuttavia spuntavano fuori dall'inevitabile
sabbia. C'era un sentiero battuto e lui lo segu. Dalla sabbia spuntavano
fuori anche alcuni paletti metallici, forse i resti di un abbandonato campo
da gioco per bambini, che in cima erano incrostati di piccole chiocciole
bianche attaccate tenacemente come cirripedi. Il metallo era cos caldo che
a malapena pot toccarlo. Tir oltre, assorto a pensare al suo romanzo. S'era portato dietro penna e taccuino. Quanto a Trio, fino all'arrivo di John in
realt non avrebbe potuto far molto.
Entr in acqua, nuot al largo poi cominci a sentirsi stanco e torn in-

dietro. Si toccava per un bel tratto e sotto i piedi la sabbia era morbida;
verso riva il fondo diventava roccioso per poi tornare sabbioso, finch ti ritrovavi sulla riva. Si asciug il viso con l'accappatoio a spugna, perch aveva dimenticato di portarsi un asciugamano, quindi sed e prese il taccuino. Il romanzo parlava della doppia vita di un tale ignaro dell'amoralit
della propria maniera di vivere e per ci stesso mentalmente sconvolto o
quanto meno squilibrato. A lui non andava di ammetterlo e tuttavia non
poteva farne a meno: nel suo libro non aveva nessuna intenzione di giustificare l'eroe, Dennison. Si trattava di un giovanotto (vent'anni, agli inizi
del libro) che si sposava e conduceva una felice vita familiare e a trent'anni
diventava direttore di una banca. Quando poteva sottraeva fondi alla banca, per lo pi falsificando documenti, e era altrettanto prodigo nel dare e
prestare quanto era avido nel rubare. Parte del denaro lo investiva per
provvedere al futuro della famiglia ma i due terzi lo dava (di solito sotto
falsi nomi) a gente che ne aveva bisogno o che cercava di iniziare una propria attivit.
Come gli capitava spesso, dopo una ventina di minuti, e dopo aver scritto appena una dozzina di righe di appunti, queste meditazioni lo fecero appisolare e s'era dunque mezzo addormentato quando, come nella ripetizione di un sogno, la voce dell'americano lo svegli:
Salve! Non l'ho vista per un paio di giorni.
Si drizz di colpo. Buongiorno. Sapeva come sarebbe andata a finire,
sapeva gi che quella sera sarebbe andato a' bere qualcosa nel bungalow di
Adams.
Quanto tempo ancora si ferma qui?
Non lo so con esattezza. S'era alzato e stava infilandosi l'accappatoio.
Forse altre tre settimane. Aspetto l'arrivo di un amico.
Oh! Un altro americano?
S. Guard la fiocina che Adams aveva in mano, una specie di lancia
lunga un metro e mezzo e priva di ogni apparente congegno di lancio.
Sto andando al mio bungalow. Che ne direbbe di venire a bere qualcosa
di fresco?
Automaticamente, lui pens a una Coca-Cola. D'accordo. Grazie. Cosa
ci fa con quella fiocina?
Miro ai pesci, ma non ne prendo nessuno. Adams ridacchi. In effetti, a volte tiro su dei molluschi che non riuscirei a prendere con le sole mani, sa, alla profondit d'un paio di metri.
Man mano che s'inoltravano la sabbia s'arroventava, ma riuscivano a

sopportarla: lui aveva le ciabatte da spiaggia, Adams era scalzo.


Eccoci qui, disse a un certo punto l'americano, svoltando in un viottolo pavimentato ma ricoperto dalla sabbia. Conduceva al suo bungalow
bianco e azzurro col tetto a cupola, nello stile arabo, per dar freschezza al
locale.
Alle loro spalle lui scorse un edificio che non aveva mai notato prima;
era una specie di palazzina dei servizi e parecchi ragazzi, addetti alle pulizie e camerieri dell'albergo, stavano appoggiati al muro e chiacchieravano.
Non granch, ma per il momento la mia casa, disse Adams, aprendo la porta con una chiave che chiss come aveva tirato fuori dalla cintura
del costume da bagno.
L'interno del bungalow era fresco, le persiane erano chiuse e, dopo tutto
il sole di fuori, sembrava buio. Evidentemente Adams aveva un condizionatore d'aria. Accese la luce.
Segga. S'accomodi. Cosa prende? Scotch? Birra? Coca?
Una Coca, grazie.
Avevano battuto ben bene i piedi sulle nude piastrelle fuori della porta.
A passo svelto, levando un crepitio dalle piastrelle, Adams attravers la
stanza fino a un passetto che dava in una cucina.
Lui intanto si guardava intorno. Aveva proprio l'aria di una casa. C'erano
conchiglie, libri, carte, uno scrittoio che aveva l'aria di essere adoperato
parecchio, con bottigliette d'inchiostro, penne, una scatoletta di francobolli,
un temperamatite, un dizionario aperto. Un Reader's Digest. Anche una
Bibbia. Era uno scrittore Adams? Il dizionario era inglese-russo, accuratamente avvolto in carta marrone. Una spia, allora? Sorrise all'idea. Sopra lo
scrittoio era appesa la foto incorniciata d'una casa rurale americana, probabilmente del New England, una bianca fattoria cinta, a parecchia distanza,
da una siepe punteggiata d'alberi. C'erano olmi nella fotografia, un cane da
pastore, ma nessun cristiano.
Si gir quando Adams entr recando un piccolo vassoio.
Per s, l'americano aveva portato scotch e soda. astemio? chiese, col
sorrisetto che gli gonfiava le guance.
No. Ho solo voglia di una Coca. Da quanto tempo lei qui?
Un anno. Adams molleggiava sulla punta dei piedi.
Aveva piedi arcuati e alti di collo ma piccoli, alquanto ripugnanti. Gli
bast guardarli una volta, poi non li guard pi.
Sua moglie non qui? Su un cassettone alle spalle di Adams aveva
visto la fotografia di una donna: quarantenne, con un sorriso e un vestito

indefinibili.
Mia moglie morta cinque anni fa. Cancro.
Oh... Cosa fa per passare il tempo, qui?
Non avverto la solitudine. Mi tengo occupato. Di nuovo quel sorriso
da scoiattolo. Ogni tanto all'albergo capita qualche persona interessante,
facciamo conoscenza, poi va via. Mi considero una specie di ambasciatore
americano. Propagando la buona volont - spero - e il sistema di vita americano. Il nostro sistema di vita.
Che caspita vorr dire, si chiese lui, pensando automaticamente alla
guerra nel Vietnam. In che modo?
Ho i miei sistemi... Ma mi parli di lei, Mister Ingham. Perch non siede? qui in vacanza?
Sed su una grossa poltrona di pelle a spalliera alta che scricchiol. Adams prese posto sul divano.
Sono scrittore e sto aspettando un amico americano che deve girare un
film qui. Come regista e operatore. Il produttore a New York. Una cosa
alla buona.
Interessante. Un film su che soggetto?
La storia di due giovani tunisini. John Castlewood - l'operatore - conosce molto bene la Tunisia. Ha vissuto alcuni mesi in una famiglia di Tunisi.
Cos lei uno sceneggiatore? Adams stava infilandosi una camiciola a
maniche corte dai colori vivaci.
No, scrittore. Romanzi. Ma il mio amico John ha voluto che facessi
questo film con lui. Detestava l'argomento.
Che libri ha scritto.
S'alz. Sapeva che erano in arrivo altre domande, perci disse: Quattro.
Uno Il gioco del Se. Probabilmente non ne ha neppure sentito parlare.
Adams non ne aveva sentito parlare, infatti, e lui prosegu: Un altro s'intitola Il porco malato. Non un gran successo.
Il porco alato? chiese Adams, come previsto.
Malato, ripet. Volevo che suonasse come alato, capisce? Avvert
un certo calore al viso: vergogna, forse, o noia.
Ne ricava da vivere?
S. Ogni tanto lavoro per la televisione, l a New York. A un tratto
pens a Ina e quel pensiero gli comunic un fremito in tutto il corpo che,
stranamente, rese Ina pi reale di quanto era stata sin da quando aveva
messo piede in Europa e, poi, in Africa. La vide l nel suo ufficio di New

York. Doveva essere pi o meno mezzogiorno in quel momento. Stava


prendendo una matita; no, un foglio di carta per macchina. Se aveva un
appuntamento per la colazione sarebbe arrivata in ritardo.
Lei forse famoso e io ne sono completamente all'oscuro, disse Adams, sorridendo. Non leggo molti romanzi. Ogni tanto, quelli condensati. Roba come il Reader's Digest, sa. Se ha con s qualcuno dei suoi libri
mi piacerebbe leggerlo.
Gli sorrise. Mi dispiace. Non li porto dietro in viaggio.
Quando deve arrivare il suo amico? Adams s'alz. Gliene do un'altra? Oppure preferisce uno scotch, adesso?
Accett lo scotch. Deve arrivare marted. Afferr di scorcio un riflesso della propria faccia nello specchio appeso alla parete. Era arrossata dal
sole e cominciava a abbronzarsi. Le labbra avevano una piega severa,
sembrava quasi imbronciato. All'improvviso, una voce che urlava qualcosa
in arabo proprio davanti alle finestre con le persiane chiuse, lo fece quasi
sobbalzare; tuttavia continu a guardarsi nello specchio. Cos mi vede Adams, pens, cos mi vedono gli arabi: una faccia americana qualunque,
con occhi azzurri che fissano troppo ogni cosa e una bocca che non un
capolavoro di simpatia. Tre pieghe che gli ondeggiano attraverso la fronte
e un inizio di rughe intorno agli occhi. Una faccia, tutto sommato non molto simpatica. F tuttavia era impossibile cambiare espressione senza da re
nel falso. Lotte aveva fatto i suoi danni. Il massimo che poteva fare, pens
all'improvviso, la cosa giusta da fare era di mantenersi neutrale, n distaccato n compagnone. Calmo, insomma.
Si gir quando Adams arriv con il suo scotch.
Cosa ne pensa della guerra? chiese l'americano, col suo solito sorriso.
Gli istraeliani ormai l'hanno vinta.
Riesce a sentire notizie? Alla radio? Era interessato. Devo comprarmi
una radiolina, pens.
Riesco a prendere Parigi, Londra, Marsiglia, la Voce dell'America, praticamente tutto, Adams indic una porta, che probabilmente dava nella
camera da letto. Notizie ancora frammentarie, ma praticamente gli arabi
sono finiti.
Poich l'America appoggia Israele, immagino che ci saranno delle dimostrazioni antiamericane, no?
Qualcuna certamente, rispose Adams, con la stessa spensieratezza che
avrebbe avuto parlando dei fiori che spuntavano nel suo giardino. Peccato
che gli arabi non riescano a vedere a un palmo dal naso.

Lui gli sorrise. Pensavo che simpatizzasse per loro.


Perch dovrei?
Visto che vive qui, pensavo che li apprezzasse. D'altro lato, leggeva il
Reader's Digest, che puntualmente anticomunista. D'altro lato: l'altro lato
di che?
Gli arabi mi piacciono. Tutte le razze mi piacciono. Sono per dell'opinione che gli arabi dovrebbero sfruttare di pi la loro terra. Quel che fatto
- la creazione di Israele - fatto, bene o male che sia. Sissignore, gli arabi
dovrebbero sfruttare di pi il deserto, per esempio, e smetterla di lagnarsi.
Troppi arabi poltriscono senza far niente.
Era vero, pens lui, ma poich quell'Adams leggeva il Reader's Digest
tutto quello che diceva era sospetto e andava preso con le molle. Lei ha
una macchina? Pensa che gli arabi gliela rovesceranno?
Adams ridacchi, tranquillo. No, qui no. La mia macchina la Cadillac
nera, decappottabile, che sta sotto gli alberi. La Tunisia, naturalmente,
dalla parte degli arabi ma Bourguiba non disposto a tollerare disordini.
Non pu permetterselo.
Poi parl della sua fattoria nel Connecticut e dei suoi affari a Hartford.
Aveva un'impresa d'imbottigliamento di bevande. Era chiaro che gli faceva
piacere parlare del passato. Il suo era stato un matrimonio felice. Aveva
una figlia che viveva a Tulsa. Il marito era un ingegnere in gamba. Intanto
lui pensava: Ho paura di innamorarmi di Ina. Ho paura d'innamorarmi di
chiunque da quando finita con Lotte. Era cos chiaro. Si chiese come mai
non se ne fosse reso conto prima, mesi prima. Come mai se ne accorgeva
adesso, mentre parlava con quell'ometto sciapo del Connecticut? O dell'Indiana? Di dove aveva detto d'essere?
S'accomiat, con la vaga promessa di farsi trovare il giorno dopo verso
le otto, cio prima di cena, al bar: Adams aveva detto infatti che per non
cucinare a volte cenava l al Reine. Poi mentre si dirigeva verso l'edificio
principale dell'albergo il ricordo di Ina ritorn. Dopotutto, pens, quel che
provava per lei era positivo pi che negativo. Non impazziva per lei, ma le
voleva bene e gli era necessaria. Prima di firmare il contratto per il film da
Il gioco del Se, per esempio, glielo aveva portato a leggere, perch per lui
la sua approvazione era importante quanto quella del proprio agente. (In
effetti Ina sapeva tutto sui contratti cinematografici, ma lui aveva voluto la
sua approvazione anche per ragioni emotive.) Era intelligente, graziosa e
tsicamente attraente. Era fidata e equilibrata, aveva un lavoro e non era n
pesante n noiosa come invece a volte, doveva ammetterlo, era Lotte fuori

dal letto. Aveva anche un certo talento come commediografa, anzi, in quel
campo s'era mostrata anche pi brava di lui, al punto che c'era da chiedersi
perch mai John non avesse proposto a lei di scrivere la sceneggiatura anzich a lui. Forse gliel'aveva chiesto e lei non aveva potuto lasciare New
York. John e Ina si conoscevano da prima che lui conoscesse loro due. Ina,
pens, poteva benissimo non avergli detto che John le aveva offerto, se
glielo aveva offerto, di collaborare a Trio.
All'improvviso si sent risollevato. Se quando arrivava all'albergo non
c'era nessuna lettera di John, se non ce n'era nessuna neppure l'indomani e
se John non arrivava il giorno 13, sentiva di poter accettare la cosa con
calma. Forse, dopotutto, stava acquistando ritmi africani: Non essere ansioso. Lascia che il tempo faccia il suo corso. Cominciava a pensare che
Francis J. Adams poteva aver funzionato chiss come da stimolo. Il Reader's Digest e i suoi compendi! Il sistema di vita americano! Quell'Adams
era cos sfacciatamente soddisfatto di se stesso e di tutto da rappresentare
un miracolo, di quei tempi. Mentre era da lui, uno dei ragazzi arabi aveva
portato degli asciugamani puliti e Adams gli aveva rivolto la parola in arabo. Aveva avuto l'impressione che fosse simpatico al ragazzo. Prov a
immaginare cosa significava vivere in quell'albergo per un anno. Cos'era,
una specie di agente americano? No, era troppo ingenuo. O questo faceva
parte del suo mascheramento? Di questi tempi non si sa mai, no? Chi lo
capiva quell'Adams.
3
Il 13 giugno arriv e pass. Da John nessuna notizia e, ci che era ancora pi strano, nessuna notizia neppure da Ina. Il 14, ispirato da un'ottima
colazione l in albergo, telegraf a Ina:
CHE SUCCEDE? SCRIVIMI HOTEL REINE HAMMAMET.
TI AMO. HOWARD
Glielo mand alla CBS. Cos lo avrebbe ricevuto subito, la mattina dopo, gioved. Era in Tunisia da due settimane ormai e non aveva ricevuto
neppure un rigo, n da John n da Ina. Persino Jimmy Goetz, che non era
tipo da scriver lettere, gli aveva mandato una cartolina d'auguri. Jimmy era
a Hollywood per scrivere la sceneggiatura di un film tratto da un certo romanzo. La sua cartolina era arrivata all'Hotel du Golfe.

Il tempo cominci a passare lentamente. Si trascin dunque per due


giorni, poi o si adatt mentalmente oppure, forse, si mise al passo: sta di
fatto che fin col non farvi pi caso. Faceva progressi nella preparazione
del romanzo e ormai aveva chiaramente in testa i primi tre capitoli.
Adesso era a mezza pensione in albergo e consumava o la colazione o il
pranzo fuori, di solito al ristorante Chez Melik nell'abitato di Hammamet,
a un chilometro dall'albergo. Ci arrivava a piedi lungo la spiaggia (e la sera
la cosa era pi piacevole perch non faceva caldo) oppure in macchina.
Quello di Melik era un ristorante all'aperto, economico e alla buona, un
paio di gradini pi su della strada. Era ombreggiato da un pergolato e in un
angolo dava su un recinto con una tettoia di paglia nel quale a volte c'erano, in attesa di essere macellate, pecore e capre. Altre volte invece di animali vivi c'era un mucchio di pelli di pecora sanguinanti alle quali s'aggrappavano i gatti e intorno alle quali ronzavano mosche. Non era sempre
un piacere guardare da quella parte. La cosa positiva del ristorante di Melik era la clientela mista: cammellieri in turbante, studenti tunisini e francesi con chitarre e strumenti tipo flauto, turisti francesi, qualcuno inglese e
uomini del villaggio che se ne stavano l a bere vino ros e a spizzicare
frutta fino a mezzanotte. Una volta Adams ci and con lui. Naturalmente
c'era gi stato prima e ne era meno entusiasta di lui: lo avrebbe preferito un
po' pi pulito.
All'albergo, intanto, lui aveva conosciuto quattro o cinque tipi, nessuno
dei quali lo aveva impressionato granch. Una coppia di americani lo avevano invitato a un bridge ma lui aveva declinato dicendo di non saper giocare, il che era pi o meno vero. Un altro, un certo Richard Messerman,
anche lui americano, era scapolo e a caccia ma, a sentir lui, aveva fortuna
solo all'Hotel Fourati, a pi di un chilometro di distanza, dove spesso passava le serate. C'era poi un omosessuale tedesco, di Amburgo, che, gli confess, con i ragazzi arabi aveva fortuna solo a Hammamet, e non poca. Si
chiamava Heinz vattelapesca, parlava bene inglese e francese e portava di
solito pantaloni bianchi con cinture colorate.
Tutto sommato, dunque, e per quanto strano, trovava che quella di Adams era la compagnia migliore. Forse perch non gli faceva domande e
perch aveva gli stessi modi affabili con tutti: Melik, il farmacista, l'impiegato dell'ufficio postale, i ragazzi arabi dell'albergo. Sembrava contento di
tutto e di tutti. Probabilmente, prima o poi in lui sarebbero saltati fuori il
bigotto o il reazionario, ma dopo quasi due settimane il fatto ancora non
era successo.

Il caldo intanto aumentava. Si ritrov cos a mangiar meno e a perder


peso.
Aveva mandato un secondo telegramma a Ina, questa volta all'indirizzo
di casa, Brooklyn Heights, e ancora non aveva ricevuto risposta. Tre giorni
dopo l'invio del secondo telegramma, un pomeriggio, quando a New York
era mattina lei sarebbe stata in ufficio, cerc di telefonarle. Il tentativo lo
tenne inchiodato nell'atrio a aria condizionata dell'albergo per pi di due
ore: non riuscirono a mettersi in comunicazione neppure con Tunisi. Le linee con Tunisi erano tutte occupate. Si convinse cos che telefonare era un'impresa disperata, a meno di non andare a Tunisi, cosa possibilissima del
resto, visto che era soltanto a sessantuno chilometri di distanza. E tuttavia
non ci and n tent pi di telefonare. Scrisse invece una lunga lettera, nella quale diceva: .
L'Africa aiuta stranamente a pensare. come trovarsi nudo, in pieno sole accecante, contro una parete bianca. In un certo senso, niente rimane nascosto in questa vivida luce...
Del suo principale timore, invece, di innamorarsi cio, e di conseguenza
del proprio ancor pi essenziale sentimento nei riguardi di lei, prefer non
parlare. Forse prima o poi gliene avrebbe fatto cenno o forse la cosa migliore era proprio non parlarne affatto, perch Ina avrebbe potuto fraintendere e concludere che lui non era abbastanza convinto nei suoi confronti.
Di' a John che se non s'affretta a venire mi metter a scrivere il mio romanzo. Cosa lo trattiene? vero, qui bello, si liberi (se si tiene a queste
cose), ma sta diventando una specie di vacanza e a me non piacciono le
vacanze... Gli arabi sono molto ospitali e alla buona. Oziano molto, seduti
ai tavoli sotto gli alberi, a bere caff e vino. Vicino a una vecchia fortezza
che si spinge sul mare c' un quartiere che somiglia alla Casbah. Ci sono
case tutte bianche, piene di mamme allegre e grassocce, quasi tutte di nuovo incinte. Mai una porta chiusa, cos puoi vedere stanze con tappeti a terra, bambini a quattro zampe, bracieri accesi e nonne che vi sventolano davanti il lembo dei loro scialli... La macchina una Peugeot familiare, e finora si comporta bene... Mi piacerebbe da morire che tu fossi qui. Perch
John non l'ha offerto a tutt'e due questo lavoro?... Mi manderesti un'istantanea? Sai che non ho neppure una fotografia tua?

Probabilmente, per scherzo, gli avrebbe mandato una fotografia orribile,


pens. Dove ammettere di essere terribilmente solo. Calcol che quella lettera le sarebbe arrivata dopo quattro o cinque giorni, vale a dire il 20 o il
21 giugno.
Gli israeliani avevano vinto, e come, la guerra; blitz krieg, la chiamavano i giornali. Come aveva previsto Adams, a Hammamet conseguenze serie non ce ne furono, solo a Tunisi s'ebbero abbastanza vetri rotti e scontri
in strada da far preferire di starsene alla larga. Se nei caff di Hammamet
gli arabi parlassero o no della guerra, lui Ingham non avrebbe saputo dirlo
perch non capiva una parola. I loro discorsi avevano un certo livello di
vivacit e strepitio che sembrava immutabile.
Aveva gi fatto richiesta di un bungalow e il 19 giugno se ne rese uno
disponibile. Il frigorifero e il fornello in cucina erano nuovissimi perch,
gli aveva detto Adams, quella fila di bungalows era stata costruita soltanto
in primavera. Proprio su uno dei viali dell'albergo, a un centinaio di metri
dal suo bungalow, c'era un piccolo emporio molto ben fornito che vendeva
tra l'altro alcolici e birra fredda, scatolame d'ogni tipo e marca e persino
utensileria da cucina e. dentifrici. Se si fosse stabilito l con John, pensava
lui, non avrebbero avuto bisogno di allontanarsi dal bungalow se non per
una nuotata o una puntata all'emporio per le provviste. Il bungalow, il numero tre, era formato da una sola grande stanza oltre alla cucina e al bagno, ma aveva due letti singoli. Probabilmente John non avrebbe voluto
dividerla per la notte, e neppure a lui l'idea piaceva eccessivamente, ma
John poteva benissimo andare a dormire in una stanza nell'edificio principale. Il tavolo, nel bungalow, era grande, di legno, ottimo per lavorare. Il
pomeriggio che vi si trasfer, compr salame, formaggio, burro, uova, frutta, crackers Ritz e scotch, dopodich, verso le cinque, and da Adams a
invitarlo a battezzare con lui il bungalow.
L'americano non c'era e lui immagin che fosse alla spiaggia. Infatti lo
trov l, disteso su una stuoia di paglia, a pancia in sotto, intento a scrivere.
Adams s'accorse di lui solo quando gli fu quasi addosso e complet la frase o quel che era con un gran svolazzo compiaciuto, dopodich rimase con
la penna a mezz'aria.
Salve Howard! Hai avuto il bungalow?
S, poco fa.
Come previsto, Adams fu contento dell'invito. Promise di presentarsi al
numero tre verso le sei.
Quando lui torn al bungalow riprese a disfare le valigie. Era contento di

avere una specie di casa invece d'una stanza d'albergo. Pens alla sua
scrivania nell'appartamento sulla Quarta Ovest, dalle parti di Washington
Square. Lo aveva da appena tre mesi quell'appartamento; c'era l'aria condizionata e era il pi costoso di tutti gli appartamenti da lui mai avuti. Lo aveva preso solo dopo aver concluso la vendita al cinema del Gioco del Se.
Ina aveva la chiave. Sperava che ogni tanto v'andasse a dare un'occhiata,
per s'era gi portata le piante a casa sua l a Brooklyn e cos, oltre a inoltrargli la posta apparentemente importante, in fondo non aveva altro da fare. Ina aveva il dono di capire ci che era importante e ci che non lo era.
Lui naturalmente aveva avvertito l'agente e l'editore che andava in Tunisia
e a quel punto certo gi sapevano anche che era al Reine.
Bene! Adams stava sulla porta con una bottiglia di vino in mano.
Sembra proprio carino. Ecco qua. Ti ho portato questo. Per il battesimo.
Oppure per il tuo primo pasto.
Oh, grazie, Francis! Sei molto gentile. Cosa bevi?
Bevvero il solito scotch, Adams con la soda.
Notizie del tuo amico?
No, purtroppo.
Non puoi telegrafare a qualcuno che lo conosce?
L'ho fatto. Alludeva a Ina.
Mokta, il cameriere del bar dei bungalows, un ragazzo, buss alla porta
aprta con un gran sorriso stampato in faccia. Buonasera, messieurs,
disse in francese. Hanno bisogno di qualcosa?
Niente, credo. Grazie, rispose lui.
A che ora desidera la prima colazione, signore?
Oh, servite la prima colazione?
Non obbligatorio prenderla, rispose Mokta con un vago gesto. Per
qui ai bungalows molti la prendono.
Benissimo. Alle nove, allora. No, alle otto e mezzo. Probabilmente
non sarebbero stati puntuali.
Un bravo ragazzo quel Mokta, osserv Adams quando l'arabo fu andato via. qui sgobbano sul serio. Hai visto la cucina laggi? Indic
verso l'edificio basso e quadrato che era il bar-caff all'aperto dei bungalows. la stanza in cui dormono?
Lui sorrise. S. Vi aveva dato un'occhiata proprio quel giorno. I ragazzi dormivano in una stanza zeppa di letti, una dozzina. In cucina, il lavello
era pieno di piatti e acqua sporca.
Sai, gli scoli sono sempre intasati. Io la mia colazione me la preparo da

me. un tantino pi igienico, penso. Mokta simpatico. Solo che quella


directrice antipatica lo sfianca. una tedesca e probabilmente l'hanno assunta solo perch parla arabo e francese. Se mancano gli asciugamani, tocca a Mokta andare a prenderli all'edificio principale. Come va il tuo libro?
Ne ho scritto venti pagine. Non il mio solito ritmo, ma non posso lamentarmi. L'interesse di Adams gli fece piacere. Aveva scoperto che non
era n scrittore n giornalista, ma ancora non sapeva cosa facesse esattamente, a parte studiare alla meglio il russo. Magari non faceva niente. Cosa del tutto possibile del resto.
Dev'essere duro scrivere sapendo di dover smettere da un giorno all'altro, osserv l'americano.
Non un problema per me. Riemp di nuovo il bicchiere di Adams e
gli offr crackers e formaggio. Il bungalow cominciava a diventare pi accogliente. Attraverso le persiane azzurre socchiuse, gli ultimi raggi del sole
brillavano sulle pareti bianche. Pens che a lui e a John la sceneggiatura
non avrebbe preso pi di dieci giorni Johr conosceva un tale a Tunisi che
lo avrebbe aiutato a formare un piccolo cast. Tra l'altro, non voleva attori
professionisti.
Quando, pi tardi, andarono con la Peugeot a mangiare da Melik erano
entrambi di buonumore. Il ristorante era pieno a met, non c'era ancora
chiasso. Qualcuno stava pizzicando una chitarra, a un tavolo in fondo, e
qualcun altro soffiava maldestramente in un flauto.
Adams parl della sua figlia di Tulsa, Caroline. Il marito, l'ingegnere,
stava per essere mandato nel Vietnam perch faceva parte di una specie di
riserva civile dell'esercito. Entro cinque mesi Caroline avrebbe avuto un
figlio e lui Adams era contento e ottimista al riguardo, bench lei avesse
abortito del primo figlio. Adams, s'era ormai capito, era a favore della
guerra nel Vietnam. E la cosa a lui seccava. Gli seccava parlarne con gente
come Adams, quindi quella sera fu contento che non venisse fatto alcun
accenno alla guerra. Dio e Democrazia, ecco in cosa credeva Adams.
Quindi niente, almeno finora, bigotteria e reazione, ma una specie di Billy
Graham, un Dio milleusi, con una passata di morale antiquata. Ci di cui i
vietnamiti avevano bisogno, diceva Adams in parole terribilmente povere,
era il tipo di democrazia americana. Oltre al loro tipo di democrazia, pensava lui invece, gli americani stavano iniziando i vietnamiti al sistema capitalistico, rappresentato da una industria bordellesca, e al sistema classista
americano, in base al quale ai neri facevano pagare pi care le marchette.

Lui stava a sentire e annuiva e crepava di noia, vagamente irritato.


Non ti sei mai sposato? chiese Adams.
S. Una volta. Divorziato. Niente figli.
Stavano fumando, dopo il couscous. Niente carne decente quella sera,
ma il couscous e la salsa forte e speziata erano stati deliziosi. Il couscous,
aveva spiegato Adams, era il nome che in Africa davano alla farina di miglio, una farina granulosa, cotta a vapore sopra un brodo. Lo si poteva fare
anche con farina di grano. Era d'un colore dorato, d'un sapore delicato e
sopra vi venivano spalmati cucchiaiate di salsa rossa piccante o semipiccante, rape e pezzi di agnello stufato. Era una specialit di Melik.
Anche tua moglie scriveva?
No, non faceva niente, rispose lui, accennando un sorriso. Perdeva
solo tempo. stato molto tempo fa. Era pronto a dire, se glielo avesse
chiesto, che non era passato pi di un anno e mezzo.
Pensi di risposarti?
Non lo so. Perch? Secondo te quella la vita ideale?
Mah. Secondo me dipende. Per ogni uomo diverso. Adams stava
fumando un pccolo sigaro. Quando aspirava e le guance gli si appiattivano, la faccia sembrava pi lunga, pi normale, e quando si toglieva il sigaro di bocca quelle tornavano a gonfiarglisi leggermente, come una caricatura. Tra le due guance, la bocca sottile e rosea si tendeva in un sorriso ottimista. Io sono stato certamente felice. Mia moglie sapeva mandare avanti una casa. Faceva marmellate, curava il giardino, una buona padrona
di casa, insomma. Ricordava sempre il compleanno di tutti, e via dicendo.
Non si seccava mai quando facevo tardi l in fabbrica... Avevo pensato di
risposarmi. C'era persino una donna che mi sarebbe piaciuto sposare, molto simile a mia moglie, ma quando non si pi giovani non pi la stessa
cosa.
Lui non sapeva cosa dire. Pens a Ina e gli sarebbe piaciuto averla l in
quel momento, seduta insieme con loro due; gli sarebbe piaciuto fare una
passeggiata con lei sulla spiaggia quella sera, dopo aver dato la buonanotte
a Adams. Gli sarebbe piaciuto rientrare al bungalow e andare a letto con
lei.
Non hai nessuna ragazza adesso?
Si riscosse. S, pi o meno.
Adams sorrise. Dunque, sei innamorato?.
Di Ina non gli andava di parlare con nessuno, ma con uno come quell'Adams era poi tanto grave parlarne? S, credo di s. La conosco ormai da

un anno. Lavora alla CBS-TV a New York. Ha scritto soggetti per la televisione e anche dei racconti. Parecchi pubblicati aggiunse.
Il suonatore di flauto stava acquistando confidenza. Si lev una tremolante canzone araba, subito rinforzata da una lagnosa voce maschile.
Quanti anni ha?
Ventotto.
Abbastanza da sapere quello che vuole.
Em-m. Le gi fallito un matrimonio, quando aveva ventuno o ventidue anni. Quindi sono sicuro che non ha fretta di rifare lo stesso errore. E
neppure io.
Ma conti di sposarti?
La musica diventava sempre pi forte.
Vagamente... Non vedo che importanza possa avere, a meno che uno
non desideri avere dei figli.
Ti raggiunger qui in Tunisia?
No. A me piacerebbe. Conosce molto bene John Castlewood. In effetti,
stata lei a presentarmelo. Ma bloccata dal lavoro a New York.
E neppure lei ti ha scritto? Di John?
No. Si sent alquanto ben disposto verso Adams. Strano, no? Fino a
che grad di lentezza pu arrivare la posta qui.
Era arrivato il dessert di yoghurt. C'era anche un vassoio di frutta.
Parlami ancora della tua ragazza. Come si chiama?
Ina Pallant... Abita con i suoi, in una grande casa a Brooklyn Heights.
Ha un fratello handicappato al quale molto attaccata. Joey. Con una sclerosi multipla che praticamente lo inchioda alla sedia a rotelle, ma Ina lo
aiuta parecchio. Dipinge quadri surrealisti, e lo scorso anno Ina gli organizz una mostra. Naturalmente non sarebbe stato facile organizzargliela
se non fosse stato bravo. Ha anche venduto: sette o otto su una trentina di
tele. Non che ci tenesse molto a dirlo, ma immaginava che a Adams le cifre facessero impressione. Uno dei quadri, per esempio, rappresentava un
uomo stravaccato su una roccia in una foresta con in mano una sigaretta.
Sul davanti della scena una bambina correva terrorizzata con un albero che
le spuntava fuori dalla testa.
Adams si sporse in avanti, interessato. E che cosa significherebbe?
Il terrore della crescita. L'uomo rappresenta la vita e il male. verde da
capo a piedi. Sta seduto Sulla roccia e guarda, o non guarda affatto, con
l'aria di avere il controllo completo della situazione.
Il figlio di Melik, un tredicenne grassottello, s'avvicin al tavolo, vi si

appoggi con le mani grassocce e scambi qualche parola in arabo con


Adams, che era tutto sorrisi. Poi il ragazzotto fece il conto e lui Ingham insist per pagare: anche quello faceva parte del battesimo del bungalow.
Quando poi furono sulla strada polverosa not un vecchio arabo, gi visto altre volte, che s'aggirava intorno alla sua macchina. Barbetta grigia,
turbante bianco e classici calzoni rossi fermati chiss come sotto il ginocchio, camminava con un bastone. Lui Ingham era sicurissimo che quando
lui non era in vista il vecchio provava gli sportelli della sua macchina
sempre sperando, nella sua tenace pazienza, che sarebbero pur venuti l'ora
e il giorno in cui si sarebbe dimenticato di chiuderne almeno uno. Quella
volta, mentre l'arabo si trascinava via dalla grossa Peugeot, lui gli lanci a
malapena un'occhiata. Quell'arabo gli stava diventando familiare, come la
fortezza rossiccia o il Caf de la Plage non lontano dal ristorante di Melik.
Insieme con Adams, s'avvi per un po' su per la strada principale ma
quando questa divenne buia tornarono indietro. L'angolo pi interessante
del paese, l'unica sua parte ancora viva a quell'ora di sera, era lo spiazzo
sabbioso davanti al Plage, ai cui tavolini sedevano pochi uomini con davanti un caff o un bicchiere di vino. La luce gialla della grande vetrina del
Plage lambiva le gambe dei primi tavolini e i piedi e i sandali degli avventori.
Mentre guardava verso l'ingresso del caff un uomo ne venne spinto fuori bruscamente e per poco non cadde. Lui e Adams si fermarono a guardare. L'uomo sembrava ubriaco. Ritorn di nuovo nel caff e ne fu buttato di
nuovo fuori. Un altro arabo usc dal caff, gli si avvicin, gli mise un braccio intorno alle spalle e prese a parlargli. L'ubriaco aveva un'aria ostinata
ma si lasci condurre via in direzione delle case bianche alle spalle della
fortezza. Affascinato dal furore da cui quell'uomo malfermo sulle gambe
sembrava animato, lui Ingham rimase a guardarlo. Quando fu fuori dal
raggio delle luci del caff, l'uomo si ferm e gir a met, guardando con
aria di sfida verso il caff. Sulla soglia di questo, ora, un uomo alto e quello che aveva circondato con un braccio la spalla dell'ubriaco, stavano parlando tenendo d'occhio la figura immobile e ostinata a duecento metri da
loro.
Colpito dalla scena, lui si chiese se quella gente era armata di coltello.
Forse si trattava di un vecchio rancore.
probabile che abbiano litigato per una donna, osserv Adams.
S.
Molto gelosi infarto di donne, sai.

Immagino.
Passeggiarono un po' sulla spiaggia, anche se la sabbia sottile nelle scarpe gli dava fastidio. Alla luce della luna, gruppi di ragazzini - la seconda o
terza ondata di rastrellatori, dopo i genitori o i fratelli pi grandi raccoglievano cose dalla spiaggia e le riponevano in sacchi che portavano appesi al
collo. Lui non aveva mai visto una spiaggia pi pulita di quella. Non trascuravano niente quegli spazzini, neppure una scheggia di legno, perch
questo serviva per il fuoco, e tanto meno le conchiglie, perch le vendevano, tutte quelle possibili e immaginabili, ai turisti.
Presero un ultimo caff al Plage. Sulla loro destra, oltre un'arcata dalla
quale venivano fuori odori, su una parete blu a meno di un metro di distanza c'era una enorme scritta W.C. e una freccia dipinta di nero. Il soffitto era
a costoloni, se cos possibile definirlo, i cui profili sporgevano da sostegni sporgenti e ornati di grossi pomelli gialli che ricordavano lampade da
palcoscenico. A un tratto lui s'accorse che non aveva pi niente da dire a
Adams. Questi, altrettanto silenzioso, doveva essersi accorto a sua volta
della stessa cosa nei suoi riguardi. Bevendo gli ultimi sorsi del caff nero e
dolce, lui dunque sorrideva al vuoto. Il fatto che due tipi come lui e quell'Adams si trascinassero in giro insieme solo perch erano entrambi americani era semplicemente ridicolo. E tuttavia, una ventina di minuti pi tardi, nel recinto dell'albergo, la loro buonanotte fu abbastanza calorosa. Adams gli augur una felice permanenza, come se si fosse trasferito l per
sempre, oppure, concluse lui, come se si fosse appena aggregato a una
spedizione destinata a mesi e mesi di isolamento e solitudine. Mentre lui
invece non aveva doveri da compiere se non quelli che si assegnava lui
stesso, libero com'era di spaziare dove voleva con la sua Peugeot, per centinaia di chilometri.
Quella sera prima di andare a letto consult i suoi due taccuini di indirizzi, quelli che riguardavano la sua vita privata e quelli che riguardavano
il lavoro: ne trov due ai quali poteva scrivere in riferimento a John. (Non
aveva, o l'aveva lasciato a New York, l'indirizzo di Miles Gallust, e si rimprover per questa trascuratezza.) Erano gli indirizzi di William McIlhenny, un editore dell'ufficio di New York della Paramount, e di Peter
Langland, un fotografo professionista che, a quanto ricordava, conosceva
molto bene John. In un primo, momento pens di telegrafare, poi decise
che un telegramma sarebbe risultato troppo enfatico, quindi scrisse un breve e confidenziale biglietto a Peter Langland (si erano conosciuti a un
party in compagnia di John e lui ora lo ricordava con pi precisione: un ti-

po biondo e bene in carne, con gli occhiali) per chiedergli di sollecitare


John a mandargli un telegramma, nel caso non gli avesse ancora scritto. I
quattro, se non cinque, giorni che la lettera avrebbe impiegato per arrivare
a New York gli sembravano a questo punto un secolo, ma cerc di imporsi
una certa pazienza. Si trovava in Africa, dopotutto, non a Parigi o Londra.
La lettera doveva arrivare prima a Tunisi e poi sarebbe stata imbarcata su
un aereo.
La imbuc la mattina dopo.
4
Passarono due o tre giorni. Lavor.
La mattina, Mokta gli portava la prima colazione verso le nove e quindici, nove e trenta. Aveva sempre una domanda da fare:
Funziona il frigorifero? Oppure: Hassim le ha portato abbastanza asciugamani? E queste cose le chiedeva sempre con un sorriso disarmante.
Era pi biondo che bruno e aveva occhi grigio azzurro con lunghe ciglia.
Lui immaginava che riscuotesse successo sia con le donne che con gli
uomini e, bench avesse solo diciassette anni, doveva aver gi avuto esperienza con entrambi. In ogni modo, con quel bell'aspetto e quei modi, non
avrebbe certamente passato il resto della vita a portare vassoi della colazione o pile di asciugamani da un capo all'altro della spiaggia. Vorrei una
sola cosa, amico mio, gli disse lui una mattina. Se in quel manicomio
vedi una lettera per me, che me la portassi subito.
Il ragazzo rise. Bien sr, m'sieur! Je regard tout le temps... tout le
temps pour vous!
Lui lo salut con un vago cenno della mano e si vers del caff, che era
abbastanza forte ma non abbastanza caldo. Altre volte invece era tutto il
contrario. S'infil la giacca del pigiama. Dormiva infatti solo con i pantaloni. Anche la notte faceva caldo. Pens alla scrivania nell'ufficio della direzione dei bungalows. Poteva sperare che quel giorno, per le dieci e trenta-undici, gli arrivasse una lettera? Alla direzione dell'albergo gli avevano
detto che la posta arrivava due volte al giorno alla direzione dei bungalows
e che veniva consegnata immediatamente, ma era chiaro che nella realt le
cose andavano diversamente perch lui aveva visto gente andare nell'ufficio della direzione dei bungalows a sfogliare la posta, la quale a volte veniva distribuita e a volte no. Come poteva aspettarsi che quei ragazzi arabi
o quella directrice tedesca, indaffarata e bisbetica, prendessero veramente

a cuore il problema della posta? Non c'era mai nessuno dietro quella scrivania. Pile di asciugamani si accumulavano in un angolo dell'ufficio bench poi una volta, dopo aver adoperato il proprio asciugamano per pi di
una settimana, quando ne aveva chiesto uno pulito il ragazzo gli avesse risposto di non averlo cambiato perch gli sembrava pulito. Lungo le pareti
c'erano misteriosi classificatori di metallo grigio. L'assurdit delle cose
raggruppate l dentro dava un'aria di quasi kafkiana inutilit a quell'ufficio,
almeno ai suoi occhi. Aveva la sensazione che da quella stanza non potesse
n sarebbe mai venuta fuori per lui una lettera di qualche importanza, e tuttavia impazziva quando a volte trovava la porta chiusa, senza apparente
motivo, a chiave con nessuno che avesse quest'ultima o, avendola, fosse l
pronto a aprire. Questo lo spediva dritto di corsa attraverso la spiaggia fino
all'edificio principale nella vaga speranza che la posta fosse arrivata e non
l'avessero ancora portata ai bungalows.
Stava lavorando quando, poco prima delle undici, Mokta arriv con una
lettera. Lui quasi gliela strapp di mano, dopodich automaticamente si
frug in tasca in cerca di spiccioli.
Evviva! esclam. La busta era di quelle commerciali, lunghe, e veniva
da New York.
Succs! disse Mokta. Merci, m'sieur. S'inchin e usc.
La lettera, strana combinazione, era di Peter Langland: s'era incrociata
con la sua.
19 giugno 19..
Gentile Ingham... o Howard,
a quest'ora sapr certamente del triste fatto dello scorso weekend, poich
Ina disse che le avrebbe scritto. Avevo parlato con John appena due giorni
prima. Stava attraversando una crisi, come lei probabilmente sa. O forse
non sa. Per nessuno di noi s'aspettava una cosa del genere. Date le circostanze, temeva che non ce l'avrebbe fatta a portare a termine Trio, e questo, credo, lo faceva sentire doppiamente colpevole, visto che lei si trovava
gi in Tunisia. Poi c'erano i suoi problemi personali, come avr saputo da
Ina. So per che avrebbe voluto che le scrivessi un rigo per dirle che era
spiacente: quanto faccio ora. Proprio non ce la faceva a reggere il peso di
tutto quanto gli gravava addosso. Volevo molto bene a John e lo stimavo
moltissimo, come, penso, tutti quelli che lo conoscevano. Eravamo tutti
convinti che avesse un grande avvenire davanti a s. Immagino che lei ora
torner a casa. Forse sar gi partito, in tal caso confido che le inoltrino

questa lettera.
Suo
Peter Langland
John Castlewood s'era ucciso. S'avvicin alla finestra con la lettera in
mano. Le persiane azzurre erano chiuse contro l'incalzante sole del mattino, cos rimase l a fissarle come se vi vedesse attraverso. Quella dunque
era la fine della spedizione in Tunisia. Come s'era ucciso? Una pistola?
Molto pi probabilmente sonnifero. Maledizione, pens. E il motivo? Be',
non conosceva John tanto bene da immaginarlo. Si ricord della faccia di
John: sempre animata, sempre sorridente, pallida al confronto con i capelli
neri, dritti e lisci. Un tantinello inconsistente, forse, quella faccia. O era il
senno di poi? In ogni modo, la barba, quella s, era inconsistente contro la
pelle chiara e morbida. Non gli era sembrato affatto depresso l'ultima volta
che l'aveva visto, l a New York, a quella cena insieme con Ina in un ristorante oltre Washington Square. Era stato alla vigilia della sua partenza.
Sai dove rivolgerti a Tunisi per noleggiare una macchina? gli aveva
chiesto, al solito occupandosi di cose pratiche, e poi gli aveva anche chiesto se avesse messo in valigia la pianta di Tunisi e la Guide Bleu della Tunisia che gli aveva prestate, o date.
Cristiddio! esclam.
Prese a passeggiare su e gi per la stanza, era sconvolto. D'un tratto si ricord di un episodio che gli aveva raccontato Adams. Quando aveva dieci
anni l'americano stava pescando in un fiumiciattolo (nel Connecticut? nell'Indiana?) quando nel tirare su la lenza vi aveva trovato attaccato all'estremit un cranio umano, tanto vecchio per da non avere pi importanza, s'era espresso proprio cos, al punto che non aveva detto niente ai genitori, i quali in ogni caso non gli avrebbero certamente creduto. Per paura,
aveva seppellito il cranio. Desider all'improvviso il conforto della compagnia di Adams. Pens di andare a dargli la notizia, poi decise di no.
Santiddio! esclam, e and in cucina a versarsi uno scotch. A quell'ora non aveva un buon sapore, ma era comunque una specie di rito in onore
di Castlewood.
A questo punto, era il caso di cominciare a pensare al ritorno. Avrebbe
dovuto avvertire l'albergo, informarsi sui voli da Tunisi a New York.
Certamente la lettera di Ina sarebbe arrivata quel giorno stesso. Guard
il calendario. Il weekend al quale si riferiva Peter era quello del 10 e 11
giugno. Che caspita stava succedendo nel grande e dinamico mondo occi-

dentale? Sembrava diventato pi lento della Tunisia.


Usc e s'avvi per il viale, a quell'ora deserto, che con una curva portava
al caff-ufficio postale-emporio dei bungalows. Sotto le scarpe di tela la
sabbia era sottile come cipria. Camminava con le mani nelle tasche dei
calzoni corti quando si vide venire incontro una donna enorme che parlava
francese col figlio mingherlino, un giunco accanto a lei, e allora torn sui
propri passi, senza una meta. Stava cercando di capire cosa doveva fare.
Forse telegrafare di nuovo a Ina. Poteva fermarsi an'cora un paio di giorni,
in modo da ricevere la sua lettera. Se l'aveva scritta. Di colpo, tutto era diventato vago e incerto.
Torn al bungalow - di cui non aveva chiuso a chiave la porta, nonostante il consiglio di Adams che gli aveva detto di chiuderla sempre a chiave,
anche se si allontanava per un minuto solo - prese il portafoglio e, chiuso a
chiave questa volta, si avvi verso l'edificio dell'albergo. Avrebbe mandato
un telegramma a Ina e dato un'occhiata ai giornali sui tavolini nell'atrio. A
volte erano vecchi di vari giorni. Forse nell'Herald Tribune di Parigi ci sarebbe stato qualcosa su John. Doveva cercare il giornale di luned 12 giugno. O magari di marted 13.
Una serie di gradini larghi e bassi davano dalla spiaggia all'ingresso posteriore dell'albergo. Ai loro piedi c'era una doccia all'aperto per i bagnanti
e una coppia di robusti tedeschi, un uomo e una donna, stava ridendo e urlando sotto l'acqua, mentre rispettivamente si toglievano la sabbia dalle
spalle. Nell'avvicinarsi, per, scopr che parlavano invece americano autentico.
Dalla portineria mand il telegramma a Ina:
SAPUTO DI JOHN DA LANGLAND. SCRIVI O TELEGRAFA
IMMEDIATAMENTE. SCONCERTATO. BACI. HOWARD
Glielo mand all'indirizzo di casa, a Brooklyn, perch l lo avrebbe ricevuto senz'altro, qualunque cosa stava succedendo; inoltre, se per caso il
fratello Joey non fosse stato bene, per curarlo non sarebbe andata in ufficio. Sui tavolini e sugli scaffali in fondo all'atrio non riusc poi a trovare
un solo giornale del weekend del 10-11 giugno n alcun giornale inglese o
francese del 12 o 13 giugno.
Per cortesia, disse in un preciso francese al portiere arabo, porgendogli un biglietto da cinquecento millimes, se nella giornata di oggi dovesse
arrivare una lettera per me, vuole inoltrarla immediatamente al mio bunga-

low? Numero 3. molto importante. Aveva scritto il proprio nome a


stampatello su un pezzo di carta.
Pens di andare a bere qualcosa al bar, ma scart l'idea. Non sapeva cosa
fare. Stranamente, sentiva di poter lavorare al romanzo quel pomeriggio.
Eppure la logica voleva che organizzasse la partenza e avvertisse subito
l'albergo. Non lo fece.
Torn al bungalow, indoss il costume da bagno e and sulla spiaggia.
Da lontano vide Adams con la sua fiocina, ma riusc a non farsi vedere.
L'americano gli aveva detto che andava sempre a fare un bagno prima di
colazione.
Quel pomeriggio fu in grado di scrivere un solo paragrafo L'attesa della
lettera di Ina lo teneva sulle spine, ma era sicuro che sarebbe arrivata con
la posta di quel pomeriggio, che era l tra le quattro e mezzo e le sei e mezzo. Invece non arriv affatto, ebbe solo una lettera dal fisco americano in
una busta finestrata, inoltratagli da Ina: volevano altri trecentoventotto dollari. A quanto pareva il suo fiscalista s'era sbagliato. Riemp l'assegno e lo
mise in una busta aerea.
Per scrupolo, poi, and a guardare prima nell'ufficio della direzione dei
bungalows (otto lettere giacenti ma nessuna per lui), quindi si diresse verso
l'edificio principale dell'albergo. Niente neppure l. Torn indietro scalzo,
con i sandali in mano e l'acqua che gli lambiva le caviglie. Il sole stava
tramontando alle sue spalle, ma lui non staccava gli occhi da terra, dalla
sabbia bagnata.
Howard! Che fine hai fatto? Adams era a pochi metri da lui, col naso
abbronzato e lucido. Sembrava un coniglio. Vieni a bere qualcosa chez
moi?
Grazie, fece lui. Esit, quindi chiese: Quando?
Adesso. Stavo appunto rientrando.
stata una bella giornata per te? chiese, con uno sforzo.
S'erano avviati l'uno al fianco dell'altro.
Abbastanza, grazie. E per te?
Pessima, grazie.
Oh. Cos' successo?
Indic in direzione del bungalow di Adams; un gesto vago che, in effetti,
aveva preso proprio dall'americano.
Subito dopo imboccarono il viottolo di cemento cosparso di sabbia e
passarono davanti alla direzione dei bungalows, Adams a piedi nudi, puliti,
e lui con i sandali senza tacco che alla fine s'era dovuto infilare perch la

sabbia scottava. I sandali o le pianelle lo facevano sentire sciatto, e tuttavia


erano senz'altro il tipo d calzatura pi fresco.
Ospitale, Adams si mise subito al lavoro: prepar due scotch con ghiaccio. Una gradevole sensazione quella dell'aria condizionata. Lui usc fuori
a scrollarsi con cura la sabbia dai sandali, dopodich rientr.
Bevi, invit Adams, porgendogli il suo bicchiere. Che novit ci sono?
Lui prese il bicchiere. L'amico che doveva raggiungermi qui s' ucciso
a New York una decina di giorni fa.
Come?... Santo cielo! Quando l'hai saputo?
Questa mattina. Ho ricevuto una lettera da un suo amico.
John, lui? Ma perch l'ha fatto? Una storia d'amore? Una questione di
soldi?
Gli era grato per ognuna di quelle prevedibili domande. Non credo che
si tratti di una storia d'amore, ma in effetti non lo so. Pu anche darsi che
non ci sia nessun motivo preciso... ma soltanto dell'ansia. Cose del genere.
Era un tipo nervoso? Un nevrotico?
Pi o meno. Ma non da arrivare a tanto.
Come s' ucciso?
Non lo so. Sonnifero, immagino.
Aveva ventisei anni, mi hai detto. Interesse e premura, questo esprimeva la faccia di Adams. Problemi di soldi?
Lui si strinse nelle spalle. Non sguazzava, ma aveva abbastanza per
questo film. Avevamo un produttore, Miles Gallust. Ci aveva anticipato
qualche migliaio di dollari... Ma a che serve chiedersi? Probabilmente l'ha
fatto per un mucchio di ragioni che io ignoro.
Siediti.
Adams sed sul divano, col bicchiere in mano, lui prese posto sulla cigolante poltrona di cuoio. Le persiane chiuse creavano una piacevole penombra nella stanza. Sul soffitto, sopra la testa di Adams, c'erano alcune strisce
sottili di sole.
Bene, disse Adams, immagino che ora, senza John, penserai di andar
via, di tornare negli Stati Uniti, vero?
Avvert una certa tristezza nel tono di Adams. S, certo. Tra pochi giorni.
Notizie della tua ragazza?
Quel tua ragazza non gli piacque. Non ancora Le ho mandato un tele-

gramma oggi.
Adams annu, pensoso. Quando successo?
Nel weekend del dieci e undici giugno. Mi dispiace di non aver letto i
giornali proprio allora. Magari sull'Herald Tribune di Parigi ne avranno
parlato.
un brutto colpo, me ne rendo conto, dichiar Adams, partecipe. Lo
conoscevi bene questo John?
Frasi di circostanza.
Adams vers un secondo scotch per entrambi, e poco dopo lui se ne torn al suo bungalow a infilarsi un paio di pantaloni per la cena. Aveva
scioccamente sperato, nell'entrare nel bungalow, di trovare un telegramma
di Ina sul tavolo da lavoro. Come al solito, invece, su quel tavolo non c'era
nessun messaggio.
Da Melik c'era molta animazione quella sera. A due tavoli c'erano strumenti a corda e da qualche altra parte una chitarra. A un altro tavolo ancora c'era un tale con un cane lupo tedesco, educato, che spingeva indietro le
orecchie innervosito dal chiasso ma non abbaiava. C'era troppo chiasso per
poter parlare tranquillamente e questo, dopotutto, non era un male, pens
lui. Il tipo col cane era alto e magro e sembrava americano. Vestiva in jeans e camicia di tela azzurra. Adams se ne stava l col suo sorriso tutto
grinze, scuotendo il capo ogni tanto, tollerante. Lui Ingham si sentiva come isolato, magari anche svuotato, in mezzo a tutto quel chiasso. L'americano col cane se ne and.
Per la seconda volta, Adams grid: Ho detto che dovresti vedere qualcos'altro ancora di questo paese prima di partire.
Lui annu con enfasi.
La luna era quasi piena. Passeggiarono per un po' sulla spiaggia e lui
guard la fortezza illuminata, con le mura color beige leggermente inclinate, guard le bianche cupole delle case arabe ammassate dietro di essa, avvert la dolce brezza nelle orecchie e si sent lontanissimo da New York, da
John e dai suoi misteriosi motivi, lontanissimo persino da Ina, con la quale
ce l'aveva per non avergli scritto. Detestava per quel suo risentimento e la
piccineria che glielo dettava. Probabilmente aveva i suoi buoni motivi per
non scrivere. Certo. Ma quali erano? Non si sentiva vicino neppure a Adams, pens a un tratto, con un lieve fremito di paura. O di solitudine.
Dove se ne sarebbe andato? Domani dar un'occhiata alla carta della
Tunisia, pens. O riprendo a lavorare al libro finch non arriva una lettera
o un telegramma di Ina. Era la cosa pi saggia da fare. Il bungalow, prima

colazione compresa, gli costava sei dollari al giorno, quindi non aveva preoccupazioni per i soldi. Ma naturalmente adesso buona parte di quelle spese in Tunisia erano a carico suo ormai. In ogni modo, doveva aspettare ancora un due o tre giorni notizie da Ina, nel caso gli avesse scritto e non telegrafato.
Si salutarono sul viale dei bungalows. Hai tutta la mia comprensione,
disse Adams a bassa voce, perch nei bungalows vicini la gente dormiva.
Cerca di riposarti. stato un colpo per te, Howard.
5
Aveva intenzione di dormire fino a tardi e invece si svegli presto. And
a fare un bagno, ritorn e si prepar del caff istantaneo. Erano appena le
sette e mezzo. Lavor finch, alle nove, Mokta gli port la prima colazione.
Ah, lavora presto stamattina, osserv il ragazzo. Stia attento, le verranno i giramenti di testa. Col dito all'altezza dell'orecchio imit un movimento rotatorio.
Lui gli sorrise. Aveva notato che la preoccupazione costante degli arabi
era quella di sforzarsi troppo il cervello. Un giovanotto col quale aveva
parlato a Naboul gli aveva detto d'essere uno studente universitario ma di
essersi sforzato troppo il cervello per cui, dietro ordine del dottore, s'era
preso una vacanza di varie settimane.
Non dimenticarti di vedere se arriva una lettera per me, Mokta, per piacere. Io far un salto verso le undici, ma pu darsi che la lettera arrivi prima.
Ma oggi domenica.
Davvero? Di colpo si sent depresso. A proposito, non mi dispiacerebbe un asciugamano pulito. Hassim ieri s' preso il mio e s' dimenticato
di portarmene uno pulito.
Ah, quell'Hassim! Mi dispiace, signore. Spero di trovarne qualcuno. Ieri li abbiamo consumati tutti.
Lui annu. Almeno c'era chi li riceveva gli asciugamani puliti.
E sa, disse Mokta, appoggiandosi con grazia allo stipite della porta,
tutti i ragazzi frequentano un corso alberghiero di cinque mesi per imparare il mestiere. Non si direbbe, vero?
No. S'imburr una fetta di toast.
Dorm da mezzogiorno all'una. Aveva scritto nove pagine e era soddi-

sfatto del proprio lavoro. Prese la macchina e arriv fino a Bir Bou Rekba,
un paesino a circa sette chilometri, dove fece colazione in un modesto ristorantuccio con un paio di tavoli sul marciapiede. I gatti randagi l erano
pi magri, con le costole di fuori, e, tutti, le code spezzate e piegate a angoli pietosi. Evidentemente spezzare le code dei gatti e dei gattini doveva
essere una specie di sport in Tunisia. Quasi tutti i gatti di Hammamet avevano la coda spezzata. Non sent parlare francese. Non sent niente che gli
riuscisse comprensibile. Era proprio il posto adatto quello, pens, visto che
il personaggio principale del suo romanzo passava la met del suo tempo
in un mondo sconosciuto ai suoi familiari e ai suoi soci in affari; un mondo
noto solo a lui, in realt, perch non poteva partecipare a nessuno la verit:
e cio che parecchie volte al mese si appropriava di danaro e falsificava assegni con tre firme false. Se ne stette seduto l al sole a sognare, sorseggiando ros gelato e desiderando - ma non disperatamente in quel momento - che il tempo passasse pi rapido, cos da ricevere presto notizie da Ina.
Che scusa avrebbe trovato? Poteva anche darsi che una sua lettera fosse
andata perduta. Se non addirittura due. Aveva telefonato all'Hotel du Golfe
due giorni prima, ma quello successivo non l'aveva fatto. Era stanco di
sentirsi dire che non c'era niente per lui. Del resto, a quanto pareva il Golfe
inoltrava puntualmente tutto al Reine. Il sole gli dava il formicolio al viso
come se, ne aveva proprio l'impressione, glielo stesse lentamente abbrustolendo. Non aveva idea di un sole cos grande e incombente. La gente del
nord non sa cos' il sole, pens. Quello era il vero sole, l'antico fuoco che
sembra ridurre la vita di ognuno a un attimo e i problemi di ognuno a una
minuscola assurdit.
I drammi che s'inventa la gente! pens. Nel suo distacco prov disgusto
per l'intera razza umana.
Un gatto scheletrico e arruffato stava guardandolo implorante, ma avevano gi portato via il piatto di pesce-e-uova-fritte. Lanci sul cemento
polveroso una mollica di pane. Era tutto quello che aveva, ma il gatto la
mangi, masticando con pazienza, la testa girata di lato.
Quel pomeriggio lavor ancora e scrisse cinque pagine.
Luned e marted arrivarono e passarono senza che ricevesse neppure
una lettera di Ina. Lavor. Evit Adams. Si sentiva scorbutico e capiva che
non sarebbe stato di buona compagnia; in quello stato d'animo avrebbe finito col dire qualcosa di sgradevole. Il mercoled, quando gli sarebbe andato di cenare con Adams, si ricord che questi gli aveva detto che il mercoled sera lo passava sempre da solo. Doveva averne fatto una regola. Man-

gi in albergo. L'americano in crociera si trovava ancora l e quella sera


pranzava con un tale. Lui lo salut con un cenno del capo, poi si ricord di
non aver risposto alla lettera di Peter. Quella sera stessa scrisse:
28 giugno 19..
Caro Peter,
la ringrazio molto per la sua lettera. Non avevo saputo niente, come avr
appreso dalla mia prima lettera, e per la verit Ina ancora non mi ha scritto.
Mi dispiaciuto moltissimo per John, perch come tutti anch'io pensavo
che se la passasse bene. Non lo conoscevo a fondo, come sapr: da un anno ormai, ma non a fondo. Non sospettavo neppure che attraversasse una
crisi.
Probabilmente partir da qui la prossima settimana e torner negli Stati
Uniti. Senza dubbio, questo rimarr il viaggio pi strano di tutta la mia vita. Non una parola neppure da Miles Gallust, che doveva essere il nostro
produttore.
Mi scuso per questa lettera inadeguata. Francamente, sono ancora stordito dalla notizia.
Suo
Howard Ingham
Peter Langland abitava in Jane Street. Chiuse la busta. Non aveva pi
francobolli. Avrebbe portato la lettera a Hammamet l'indomani mattina.
Nel bungalow a pochi metri dietro il suo, riparato da alcuni alberi di limone, dei francesi stavano dandosi la buonanotte. Attraverso la finestra
aperta li udiva distintamente.
Sai, fra tre giorni saremo a Parigi. Telefonaci.
Ma naturalmente! Jacques! Vieni, su. Dorme in piedi.
Buonanotte. E sogni d'oro.
Sogni d'oro.
Al di l della finestra c'era quello che sembrava un buio fitto. Niente luna.
Il giorno dopo pass come il precedente; riusc a scrivere otto pagine.
Alle cinque del pomeriggio and a bussare da Adams per invitarlo a bere
qualcosa, ma l'americano era fuori Non si cur di andare a cercarlo sulla
spiaggia.
La mattina del 30 giugno, un venerd, arriv una lettera di Ina, in una
busta della CBS. La port Mokta. L'apr strappando la busta, troppo ansio-

so per perder tempo a dare una mancia a Mokta.


Era datata 25 giugno e diceva:
Caro Howard,
mi dispiace di non averti scritta prima. Peter Langland mi ha detto di averlo fatto lui, nel caso non avessi saputo di John, ma era sul Times (di
Londra) e sulla Tribune (di Parigi), cos abbiamo pensato che l'avessi letto
l in Tunisia. Sono ancora cos sconvolta che, credimi, non me la sento di
scrivere. Ma tra qualche giorno lo far, forse domani. una promessa. Ti
prego di perdonarmi. Spero che tu stia bene.
T'abbraccio
Ina
Era scritta a macchina. La lesse una seconda volta. Non era affatto una
lettera, e questo lo irrit. Cosa s'aspettava che lui facesse, aspettasse un'altra settimana finch lei se la sentiva di scrivere? Perch era tanto sconvolta? Abbiamo pensato... Era tanto amica di Peter Langland? Tutt'e due, lei e
Peter avevano tenuto la mano di John l all'ospedale prima che morisse?
Probabile, ammesso che lui avesse preso sonniferi.
Se ne and a passeggiare sulla spiaggia, quella stessa che aveva attraversato tante volte per andare alla ricerca di una lettera di Ina. Irritante quella
lettera. Ina era il tipo di buttar gi dieci righe per una prima informazione
sui fatti e magari di aggiungere: I particolari in seguito; questa volta invece non informava di un bel niente. Non s'aspettava una simile crudelt
da parte sua. Con un po' di fantasia avrebbe anche potuto rendersi conto
della situazione in cui si trovava lui, in attesa, a migliaia di chilometri di
distanza. E prima del fattaccio di John, come mai non aveva avuto il tempo
di scrivergli? E quella era la ragazza che lui pensava di sposare? Sorrise, e
fu un sollievo. Tuttavia si sentiva sballottato e confuso, come sospeso nel
vuoto. S, era inteso che si sarebbero sposati. Le aveva chiesto la mano in
maniera molto semplice, l'unica che lei avrebbe tollerato. E lei non aveva
esclamato: Oh s, caro! ma era stato chiaro che accettava. Avrebbero
dovuto aspettare ancora parecchi mesi per sposarsi. Dipendeva dal loro rispettivo lavoro e da quando avrebbero trovato un appartamento, anche perch a volte Ina doveva andare in California per sei e pi settimane, ma il
punto era...
Cotto dal sole a picco, scoraggiato dal semplice sforzo di immaginare, in
quella torrida terra araba, le convenzioni non scritte dei newyorkesi, perse

il filo dei pensieri. Si ricord di una storia che gli aveva raccontato Adams:
una ragazza inglese aveva sorriso a un arabo, o forse l'aveva solo guardato
troppo a lungo e questi l'aveva seguita su una spiaggia buia e violentata.
Questa era stata la versione della ragazza. Per un arabo lo sguardo di una
ragazza era come una specie di invito. Il governo tunisino, per tenersi buono l'Occidente, s'era dato molto da fare, aveva processato il giovanotto e
gli aveva inflitto una lunga condanna, che per gli era stata ben presto
commutata. La storia era assurda e lo fece ridere, ci che provoc un'occhiata stupita da parte di due giovanotti - francesi all'aspetto - che proprio
in quel momento gli stavano passando vicino con l'equipaggiamento da
subacquei.
Nel pomeriggio lavor, ma scrisse solo tre pagine. Era agitato.
La sera cen con il tipo in jeans. Lo aveva incontrato al Caf de la Plage,
dove alle otto era andato a bere qualcosa e dove quello gli aveva rivolto la
parola per primo. Aveva sempre con s il cane lupo tedesco. Era danese e
parlava un ottimo inglese, con leggero accento inglese. Si chiamava Anders Jensen e aveva un appartamento in affitto in un vicolo di fronte al ristorante di Melik. Stava bevendo boukhah e lui aveva voluto provarlo.
Somigliava un po' alla grappa e alla tequila.
Quanto a parlare di s, lui Ingham era un po' restio. D'altro canto, il danese non lo press. A una sua domanda, tuttavia, rispose che era scrittore e
che stava prendendosi un mese di vacanza. Lui Jensen era pittore. Dimostrava un trenta-trentadue anni.
Ho avuto una crisi, l a Copenhagen, spieg, con un sorriso stanco e
tirato. Era magro e abbronzato, con capelli biondi e lisci e una strana luce
mutevole negli occhi azzurri, come se facesse poca attenzione a tutto quanto lo circondava. Il mio dottore - uno psichiatra - mi disse di andarmene
da qualche parte al sole. Sto qui da otto mesi.
comoda la tua casa? Il danese gli aveva detto che era semplice, e gi
che aveva l'aria del tipo abbastanza frugale, quindi lui aveva immaginato
che si trattasse di una casa del tutto primitiva. Voglio dire, adatta per
dipingere?
La luce splendida. Ma quasi non c' mobilio. Del resto, qui non c'
mai. Sai, ti fittano una casa e tu dici: Dov' il letto? Dov' una sedia? Dov'
un tavolo, santiddio? E loro dicono che arrivano l'indomani. O la settimana
seguente. La verit che loro non adoperano mobilio. Dormono su materassi e ripiegano i vestiti a terra. O ve li buttano. Io per ho almeno un letto. E mi son fatto un tavolo con delle cassette e un paio di assi raccolte per

strada... Hanno azzoppato il mio cane. Si sta appena riprendendo, ha zoppicato fino a poco tempo fa.
Davvero? Perch? chiese lui, turbato.
Be', gli tirarono una grossa pietra. Gliela tirarono da una finestra, credo. Aspettarono la loro occasione, quando Hasso se ne stava steso all'ombra di una casa dall'altra parte della strada. Amano far male agli animali,
sai. E forse un cane di razza come Hasso per loro una tentazione anche
maggiore che un bastardo. Carezz la bestia, che stava accucciata accanto
alla sua sedia. Hasso ne rimasto traumatizzato. Odia gli arabi. Gli arabi
perfidi. Di nuovo quel sorriso distaccato ma insieme divertito. Fortuna
che obbedisce, altrimenti lacererebbe una dozzina di pantaloni al giorno.
Lui rise. Ce n' uno, in pantaloni rossi e turbante, che pesterei volentieri. S'aggira sempre intorno alla mia macchina ogni volta che la parcheggio
da queste parti.
Jensen sollev un dito. Lo conosco. Abdullah. Un vero disgraziato. Sai
che l'ho visto rubare da una macchina a appena due strade da qui, in pieno
pomeriggio? Rise divertito, ma fu una risata quasi silenziosa. Aveva bei
denti bianchi. E nessuno fa niente.
Stava rubando una valigia?
Dei vestiti, mi parve. Li rivende al mercato. Credo che non mi fermer
ancora per molto qui, a causa di Hasso. Se lo colpiscono di nuovo questa
volta ci resta. D'altronde, a agosto qui un forno.
Attaccarono una seconda bottiglia di vino. Da Melik c'era quasi calma.
Solo altri due tavoli erano occupati: arabi, tutti uomini.
A te piace fare le vacanze da solo? chiese il danese.
S. Credo di s.
Quindi ora non stai scrivendo niente?
Be', s, ho cominciato un nuovo libro. Certo ho lavorato duro nel passato, ma adesso non me ne sto con le mani in mano.
A mezzanotte, s'avvi con Jensen a casa di questi, Voleva vederla. Una
piccola costruzione bianca con la porta di strada chiusa da un lucchetto. Il
danese accese una lampadina fioca e s'avviarono su per una scala bianca
ma sporca, spoglia, senza ringhiera. Da qualche parte giungeva odore di
cesso. Jensen occupava il primo piano, che consisteva d'una stanza di discreta grandezza, e quello superiore, formato da due stanze pi piccole.
Contro le pareti e sul tavolo di assi e cassette che Jensen aveva descritto
c'erano mucchi confusi di tele. In una delle stanze di sopra c'erano un piccolo fornello a gas a due fiamme e una sola sedia, sulla quale nessuno dei

due sed. S'accomodarono a terra. Jensen vers del vino rosso.


Aveva anche acceso due candele infilate in bottiglie di vino. Stava dicendo che doveva andare a Tunisi a comprare materiale per dipingere e
che ci andava in autobus. Lui intanto guardava i quadri tutt'intorno. Predominava l'arancione vivo. Erano astratti, immagin, bench alcune linee
dritte e alcuni quadrati potevano benissimo rappresentarvi delle case. In
uno, appiccicato sulla tela e ripassato di vernice, c'era uno straccio tutto
spiegazzato, forse uno straccio dipinto. Non c'era abbastanza luce per poter
giudicare, e infatti non giudic.
C' una doccia? chiese.
Oh, adopero un secchio. Sulla terrazza. O nel cortile. L c' uno scolo.
Dalla strada di sotto giunse il suono di due voci, due uomini che litigavano. Jensen sollev il capo e rimase in ascolto. I due tirarono oltre. Il loro
tono era un po' pi che arrabbiato.
Capisci l'arabo? chiese lui.
Un po'. Ma non mi sforzo molto. Ho una certa facilit con le lingue.
Me la cavo. Balbetto, dicono loro.
Il danese aveva tirato fuori del formaggio bianco, secco, e del pane. Lui
per non aveva voglia di niente. Alla luce delle candele, circondato da un
alone d'ombra, quel piatto di formaggio era abbastanza invitante. Il cane,
steso a terra davanti alla porta, diede un profondo sospiro e s'addorment.
Mezz'ora dopo, Jensen gli mise una mano sulla spalla e gli chiese se voleva passare la notte l. E lui di colpo cap che era un invertito o che almeno gli stava facendo una proposta da invertito.
No, ho la macchina, rispose. Grazie, in ogni modo.
Jensen tent di baciarlo, manc e gli sfior la guancia con un bacio.
Manc perch lui s'era spostato. Il danese era in ginocchio. Lui ebbe un
brivido. Era in maniche di camicia.
Non vai mai a letto con gli uomini? bello. Niente complicazioni,
disse Jensen, girando sui tacchi e tornando a sedere sul pavimento, a poco
pi di un metro da lui. Le ragazze qui sono orrende, sia le turiste sia come chiamarle? - le indigene. Poi c' il pericolo della sifilide. Sai, ce
l'hanno tutte. Pare che loro siano immuni, per te la passano.
Nel tono pacato del danese s'avvertiva una profonda amarezza. Lui Ingham, intanto, si stava dando dell'idiota per non aver capito che il giovanotto era omosessuale. Dopotutto, da newyorkese abbastanza sofisticato
avrebbe anche potuto mostrare un po' pi di acume. Gli venne voglia di
sorridere, ma tem che l'altro credesse che ridesse di lui e non di se stesso,

cos mantenne un'espressione neutrale.


Ho sentito dire che qui i ragazzi non mancano, osserv.
Oh, s. Ladruncoli bastardi, rispose Jensen, con quel suo sorriso intento ma distaccato. Ora stava disteso a terra, poggiato su un gomito. Gradevoli, se te ne liberi subito.
Adesso lui rise.
Hai detto che non sei sposato, vero?
No. Posso vedere qualcuno dei tuoi quadri?
Jensen accese un altro paio di luci. Le luci erano tutte lampadine nude.
C'erano alcuni quadri con delle enormi facce storte in primo piano. In molte di quelle tele il rosso arancione dava un senso di estremo calore. A lui
parvero tutte un po' sciatte e prive di rigore. Ma era chiaro che il danese
lavorava molto e seguiva un tema: la malinconia, a quanto pareva, da lui
rappresentata sotto forma di facce devastate sullo sfondo d case arabe
ammassate e confuse o di alberi caduti, oppure di tempeste di vento, di
sabbia o di pioggia. Dopo cinque minuti, non aveva capito se Jensen era un
bravo o cattivo pittore. I suoi dipinti erano come minimo interessanti.
Hai mai esposto in Danimarca?
No, solo a Parigi.
All'improvviso, non gli crede. Forse sbagliava. Ma era poi tanto importante? Guard l'ora alla luce di una delle lampadine: mezzanotte e trentacinque. Riusc a esprimere alcuni complimenti che risultarono graditi.
Jensen era mutevole quanto irrequieto e lui ebbe la sensazione che fosse
affamato come un lupo, forse tisicamente affamato ma di sicuro emotivamente bramoso. Ebbe anche la sensazione d'essere, per il danese, niente altro che un'ombra, una forma nella stanza, solida al tatto, ma niente pi.
Jensen ignorava tutto di lui n in realt aveva chiesto niente, e tuttavia in
quel momento si sarebbero potuti trovare benissimo a letto nella stanza di
sopra.
Sar meglio che vada, disse.
Gi. Peccato, per. Proprio ora che stava diventando bello. E fresco.
Gli chiese dov'era il gabinetto. Jensen lo accompagn e gli accese la luce. Consisteva in un buco su un piatto di porcellana. Di fianco, un rubinetto nella parete gocciolava lentamente in un secchio. Immagin che di tanto
in tanto Jensen vuotasse il secchio nel buco. .
Buonanotte, e grazie per l'ospitalit. Gli porse la mano.
Jensen gliela strinse forte. stato un piacere. Ritorna ancora. Ci vediamo da Melik. O al Plage.

Oppure vieni tu da me. Ho un bungalow e un frigorifero. Posso persino


cucinare. Sorrise. Forse stava esagerando, e questo solo perch l'altro non
pensasse che non gli era amico. Come faccio a tornare sulla strada principale?
Quando esci dalla porta vai a sinistra. Prendi ancora la prima a sinistra
poi la prima a destra e sbucherai sulla strada.
Se ne and. Appena ebbe svoltato il primo angolo la luce del lampione
della casa di Jensen non serv pi a nulla. La strada era larga meno di due
metri, non adatta alle macchine. Le pareti bianche su entrambi i lati, punteggiate da finestre nere e incassate, erano stranamente silenziose: stranamente, perch di solito dalle case arabe provenivano rumori di ogni specie.
Non si era mai trovato a un'ora come quella in un quartiere arabo. Inciamp in qualcosa e cadde, ma allung le mani in avanti in tempo per evitare
di sbattere col muso a terra. Sembrava una coperta arrotolata. La tocc col
piede e s'accorse che offriva resistenza. Era un uomo addormentato. Aveva
toccato un paio di gambe, infatti.
Il posto adatto per dormire, mormor.
Dalla sagoma addormentata non giunse nessun suono.
Per curiosit, allora, accese un fiammifero. L'uomo stava disteso con un
braccio ripiegato sotto di s. Portava un fazzoletto nero intorno al collo,
calzoni neri e camicia bianca sporca. Poi lui s'accorse che il fazzoletto npn
era nero ma rosso e che si trattava di sangue. Il fiammifero gli bruci le dita. Ne accese un altro, chinandosi di pi. A terra, tutt'intorno alla testa dell'uomo c'era molto sangue. Aveva un largo taglio che luccicava sotto la
mascella.
Ehi! esclam. Tocc la spalla dell'uomo, poi gliela strinse convulsamente e con altrettanta rapidit ritir la mano. Il corpo era freddo. Si guard intorno e non vide altro che buio e, in questo, le vaghe forme delle case.
Il fiammifero s'era spento.
Pens di tornare indietro a chiamare Jensen. Al tempo stesso prese a allontanarsi dal cadavere, a allontanarsi da Jensen, in direzione della strada
principale. Non erano affari suoi.
Alla fine del vicolo comparve la pallida luce dei lampioni della strada.
La sua macchina era a un centinaio di metri sulla sinistra, laggi, davanti a
Melik. Quando fu a una trentina di metri dalla macchina vide il vecchio arabo gobbo, con i pantaloni gonfi: stava vicino al finestrino posteriore. Gli
corse allora incontro.
Va' via, grid.

L'arabo, piegato in avanti, s'allontan con sorprendente agilit e scomparve in una strada buia sulla destra.
Disgraziato fetente! mormor lui.
Non si vedeva anima viva in giro, a parte due uomini fermi sotto un albero nella luce proveniente dalla vetrata del Plage.
Apr lo sportello della macchina e quando la luce interna s'accese guard
sul sedile posteriore. Non aveva lasciato sul sedile l'asciugamano da spiaggia (suo, non dell'albergo) e la giacca di tela? Ma certo. Uno dei finestrini
posteriori era aperto d'un tre dita. L'arabo era riuscito a tirar fuori asciugamano e giacca. Lo maledisse con maggior trasporto. Sbatt lo sportello e si
diresse verso la strada buia nella quale era scomparso l'arabo.
Disgraziato, che ti venga un accidente! grid. Era talmente infuriato
che il viso gli bruciava. Chiavico figlio di puttana!
Che l'arabo non capisse non aveva nessuna importanza.
6
La mattina dopo, quando si svegli alle nove, col sole gi caldo che entrava dalle persiane, non ricordava niente di quello che era successo dopo
aver maledetto l'arabo gobbo col sozzo turbante giallastro. Poi si ricord
del cadavere. Proprio cos, cielo santissimo, un cadavere. Certamente doveva trattarsi di un brutto taglio, magari del tipo che per poco non gli aveva troncato il collo, cos che se lui avesse sollevato l'uomo la testa si sarebbe staccata. No, a Ina non avrebbe raccontato quella parte della serata.
Non avrebbe parlato a nessuno di quel cadavere, pens. Avrebbero potuto
obiettargli: Perch non l'hai denunciato? Cap che si vergognava di se
stesso. Indipendentemente dai fastidi che ne sarebbero seguiti, avrebbe dovuto denunciare la cosa. Era ancora in tempo. L'ora in cui aveva scoperto il
corpo poteva essere importante. Stava di fatto, per, che non aveva intenzione di denunciar un bel niente.
Salt gi dal letto e fece una doccia.
Quando usc dal bagno vide che Mokta aveva poggiato il vassoio della
prima colazione sul davanzale accanto al letto. Un servizio davvero ottimo.
Mangi in mutande e camicia, seduto in punta alla sedia, pensando alla lettera che avrebbe scritto a Ina, e prima ancora di finire il caff mise da parte
il vassoio e cominci a batterla a macchina.
Sabato 1 luglio 19..

mattina
Mia cara,
strana giornata quella di ieri. In verit, tutti questi giorni sono stati strani. Ero furioso per non aver ricevuto maggiori notizie da te, ma questo lo
rimando a quando ricever la tua lettera. Ti dispiace dirmi perch mai s'
ucciso, primo, e secondo perch mai ne sei stata cos sconvolta?
Sembra incredibile, ma ho gi scritto 47 pagine del mio nuovo libro e
credo che stia procedendo bene. Ma mi sento terribilmente solo. una
sensazione affatto nuova per me, tanto da parermi quasi interessante. Credevo di essere stato solo molte volte nel passato e lo sono stato, ma mai fino a tal punto. Mi sono fatto pi o meno un programma di lavoro e, senza,
ormai, credo che impazzirei. Questo per solo nell'ultima settimana, da
quando ho saputo di John. Prima, i giorni erano piuttosto vuoti grazie alla
completa mancanza di notizie da parte di John (e se per questo anche da
parte tua) ; ma dopo la sua morte la tristezza li ha riempiti. Naturalmente
partir presto, dopo aver girato un po' per il paese, visto che mi trovo qui.
Ieri sera ho pranzato con un pittore danese che alla fine s' rivelato un
finocchio e ci ha provato. Anche lui solo, poverino, ma sono sicuro che
tra i ragazzi di qui riesce a trovare un bel po' di compagnia per il letto.
L'omosessualit non condannata dalla loro religione, l'alcool s, invece,
tanto che in certi posti non se ne trova. Anche rubare, a quanto pare,
ammesso. Un vecchiaccio immondo s' fregato la giacca di tela e un asciugamano dal sedile posteriore della mia macchina mentre ero dal danese a
vedere i suoi quadri. Detesto quell'arabo, anche se so che non dovrei. Perch detestare qualcuno? In effetti, non detestiamo, appuntiamo solo una
quantit di sentimenti sgradevoli su qualcuno, e eccoti a odiare qualcosa o
qualcuno. Cara Ina, su di te io ho appuntato un tipo esattamente contrario
di sentimenti; tu sei tutto quanto di tangibile io amo e apprezzo, perch
dunque mi fai soffrire con questo tuo orribile e lungo silenzio? Forse per te
i giorni voleranno, qui invece si trascinano. Gi so che spedir espresso
questa mia oggi stesso anche se ancora non avr ricevuto niente da te...
Poich con la posta del mattino non ricev niente, alle quattro del pomeriggio sped la lettera, espresso, dall'ufficio postale. Non ricev niente da
Ina neppure con la posta del pomeriggio.
Cen con Adams in un villaggio di pescatori chiamato La Goulette, vicino Tunisi. Quel villaggio somigliava stranamente a Coney Island; non
che ci fossero parchi di divertimento e chioschi di hot-dog, ma quell'im-

pressione dipendeva forse dalla sua forma allungata, dalla bassezza delle
case, dall'atmosfera marina. Aveva anche un'aria accogliente, semplice e
intatta. Il suo primo pensiero fu di chiedere degli alberghi del posto, ma il
barista del bar nel quale entrarono gli disse che non ce n'erano. Lo stesso
gli dissero il cameriere e il proprietario del ristorante nel quale mangiarono. Il cameriere conosceva un posto dove fittavano camere, ma la cosa aveva un'aria troppo approssimativa per prendersi la briga di indagare, almeno a quell'ora.
Quella sera Adams fu abbastanza noioso. Ancora una volta si dilung a
parlare delle virt della democrazia per tutti, della morale cristiana per tutti. (Tutti? lo interruppe lui a un certo punto, cos forte che dal tavolo accanto si voltarono a guardarlo.) Giudicava felici e beati i pagani, senza Cristo ma anche senza sifilide. E tuttavia, che fine avevano fatto in realt? La
cristianit e le sperimentazioni atomiche s'erano ormai sparse dappertutto.
Giuro che se arriva a parlare anche del Vietnam, mi scoppier una vena,
si disse lui. Poi, rendendosi conto dell'assurdit della propria reazione a
quell'ometto assurdo, si controll, si ricord di aver gradito pi volte la
compagnia di Adams e si disse che si sarebbe sentito a disagio se se lo fosse inimicato, visto che s'incontravano pi di una volta al giorno nel recinto
dell'albergo o sulla spiaggia. Quella sua rabbia era solo frustrazione, si rese
conto alla fine, frustrazione per ogni aspetto della vita che aveva condotto
fino allora, eccezion fatta, forse, per il romanzo al quale stava lavorando.
Glielo leggi in faccia, a quelli che hanno voltato le spalle a Dio, insist Adams, monotono.
Dov'era Dio, se gli si potevano voltare le spalle?
I guanciotti di Adams si gonfiarono ancor pi. Sorrideva e masticava,
soddisfatto, al tempo stesso.
Drogati, alcolizzati, omosessuali, criminali - persino gli uomini qualunque, se hanno dimenticato la Retta Via - sono tutti disgraziati. Per gli
si pu sempre mostrare la Retta Via...
Santiddio, pens lui, ma questo pazzo! E perch poi tirare in ballo anche gli omosessuali?
Oh vengo solo al giardino, io soltanto
quando la rugiada ancora indugia sulle rose,
E la voce odo,
che mi fa barcollare,
del mio Salvatore, Sua soltanto.

Mi fa barcollare? Non puoi andarci da sobrio in quel giardino? Il ricordo


di quella battuta dei tempi di scuola gli procur un'irresistibile risata, che
tuttavia riusc a soffocare, nonostante avesse gi le lacrime agli occhi. Per
fortuna Adams non se la prese per quel sorriso, altrimenti lui non avrebbe
saputo come giustificarlo. Dal canto suo, anche l'americano stava sorridendo, compiaciuto.
Direi che hai ragione, si costrinse a dire, sperando di chiuderla l. Puoi
essere ben disposto finch vuoi, stava pensando intanto, ma non fino al
punto di diventare amico di tipi come Adams. Sono pericolosi.
Pochi minuti dopo, mentre l'americano si avviava lentamente a concludere, sempre indugiando per sul soggetto del Nostro Sistema di Vita, gli
chiese: E le cose che la gente normale fa a letto? Gli eterosessuali? Le disapprovi?
Quali cose? Adams era attento e intento, e lui pens che con tutta probabilit non ne sapesse proprio niente.
Be', varie cose. Le stesse che fanno gli omosessuali, in fondo. Le stesse
identiche.
Ah. Ma si tratta pur sempre di uomo e donna. Marito e moglie. Il tono
di Adams s'era fatto allegro, tollerante.
S, nel caso siano sposati, pens lui. Hai ragione, disse poi. Se Mister
Nostro Sistema di Vita predicava la tolleranza, lui non era certo disposto a
farsi sopraffare; e tuttavia sentiva che le idee cominciavano a venirgli meno, come sempre gli succedeva con Adams, quando i propri inattaccabili
argomenti sembravano trasformarsi in acqua. quello che ti succede nei
lavaggi del cervello, pens. Strano.
Hai mai scritto qualcosa su questo argomento? chiese.
Il sorriso di Adams trad una certa timidezza.
Era chiaro che aveva scritto o pensato di farlo, oppure stava scrivendo
qualcosa proprio in quel periodo.
Sei un uomo di lettere, quindi credo che mi posso fidare di te. In un
certo senso, s, scrivo. Quando andiamo in albergo vieni da me e ti mostrer.
Volle pagare lui quel pasto economico perch aveva l'impressione di essere stato alquanto sgarbato con Adams e perch questi lo aveva portato l
con la sua Cadillac. Anzi, fu proprio contento che guidasse l'americano
quando, mezz'ora dopo la una, cominci a avvertire delle fitte alla parte
bassa dell'addome, poi in tutto l'addome, fino al petto. Giunti a Hammamet

e ai bungalows, si scus, disse che andava a prendere un altro pacchetto di


sigarette e and al gabinetto. Diarrea, e brutta pure. Butt gi un paio di
pasticche di Enterovioformio dopodich raggiunse Adams.
L'americano lo fece entrare in camera da letto. Non ci aveva mai messo
piede prima. C'era un letto matrimoniale con un bellissimo copriletto bianco, rosso e blu che certamente era suo e non dell'albergo. C'erano poi alcuni scaffali di libri, altre fotografie alle pareti e, a portata di mano dal letto,
una comoda nicchia illuminata con alcuni libri, un quaderno d'appunti, una
penna, un portacenere, dei fiammiferi.
Con una chiave Adams apr un armadio alto e tir fuori una bella valigia
di cuoio nero che apr con un'altra chiave pi piccola del suo portachiavi.
Apr la valigia sul letto. Conteneva quel che sembrava una radio, una macchina per scrivere e due grossi fasci di fogli manoscritti, il tutto perfettamente ordinato nella valigia.
Ecco quello che scrivo, disse poi, indicando un mucchio di fogli dattiloscritti su un lato della valigia. In effetti, lo trasmetto, come vedi. Ogni
mercoled sera. Soffoc una risatina.
Davvero? Dunque questo faceva l'americano il mercoled. Molto interessante. Trasmetti in inglese?
In americano. Va oltre la Cortina di Ferro. Per la verit, unicamente
dietro la Cortina.
Quindi lavori per il governo? La Voce dell'America?
Adams s'affrett a scuotere il capo. Se giuri di non dire niente a nessuno...
Lo giuro.
Adams parve rilassarsi e disse, parlando lentamente: Lavoro per un
piccolo gruppo di anticomunisti al di l della Cortina di Ferro. A onor del
vero, non affatto piccolo come gruppo. Anzi. Non mi pagano molto perch hanno pochi mezzi. I soldi mi arrivano via Svizzera e, mi par di capire,
la cosa abbastanza complicata per loro. Conosco uno solo del gruppo.
Trasmetto - come chiamarla? - filosofia filo-americana, filo-occidentale.
Per tener su il morale. Ridacchi.
Davvero interessante. E da quanto tempo lo fai?
Da quasi un anno, ormai.
Come sono entrati in contatto con te?
Conobbi un tale su una nave. Circa un anno fa. Andavamo sulla stessa
nave da Venezia alla Jugoslavia. Era un forte giocatore. Carte. Adams
sorrise al ricordo. Non disonesto, solo brillante. Al bridge. E anche al po-

ker. un giornalista e vive a Mosca. Ma naturalmente non gli concesso


di scrivere quel che pensa. Quando scrive per i giornali di Mosca s'attiene
strettamente alla linea del partito, ma un personaggio importante nell'organizzazione clandestina. Ricev questa attrezzatura a Dubrovnik e me la
consegn. Con un fiero e ampio gesto della mano, Adams indic il registratore e il trasmettitore.
Lui guard la valigia con ammirato, dopotutto, rispetto. Si chiese poi
quanto gli davano veramente a quell'Adams. E perch poi, visto che Radio
Europa Libera e la Voce dell'America trasmettevano gratuitamente e con
grande enfasi le stesse cose. Hai una lunghezza d'onda particolare, o
qualcosa del genere, che i russi non possono disturbare?
S, cos m' stato detto. Posso per cambiare lunghezza d'onda, secondo
gli ordini che ricevo. Gli ordini mi arrivano qui, in codice, dalla Svizzera.
A volte dall'Italia. Vuoi sentire una registrazione?
Volentieri.
Adams tolse il registratore dalla valigia. Da una scatola di metallo nella
valigia prese poi una bobina. Da marco a aprile. Proviamo questa. L'inser nell'apparecchio e preme un pulsante. Metto a basso volume.
Lui sed sull'altro bordo del letto.
Il registratore sibil, gracchi, poi s'ud la voce di Adams.
Signori e signore, russi e non russi, fratelli e amici della democrazia e
dell'America, ovunque voi siate, buonasera. Sono Robin Goodfellow (Brav'uomo), cittadino americano, cos come tanti di voi che ascoltate siete cittadini del vostro...
Al nome Robin Goodfellow Adams gli aveva ammiccato. Fece scorrere
un po' il nastro in avanti.
... quanto molti di voi avranno pensato delle notizie giunte oggi dal
Vietnam. Cinque aerei statunitensi abbattuti dai vietcong, dicono gli americani. Diciassette aerei statunitensi abbattuti, dicono i vietcong. Gli stessi
vietcong dicono di aver perso un solo aereo. Gli americani dicono che invece ne hanno persi nove. Qualcuno mente. Chi? Chi, secondo voi? Quale
paese ammette i propri fallimenti insieme con i propri successi, per esempio, per quanto riguarda i lanci missilistici? Per quanto riguarda la sua
stessa povert, per eliminare la quale gli americani combattono con lo
stesso impegno con cui combattono le menzogne, la tirannia, la povert,
l'analfabetismo e il comunismo nel Vietnam? La risposta : l'America. Tutti voi...
Adams schiacci un pulsante che fece avanzare a scatti il nastro. Una

parte un po' noiosa. Il nastro strid, singhiozz, infine Adams riprese a


parlare. Lui intanto, seduto sull'altro bordo del letto, era consapevole del
sorriso teso e soddisfatto dell'americano, anche se non la guardava ma teneva invece gli occhi fissi sul registratore. L'addome gli si contraeva, preparandosi a un'altra ondata di fitte.
... conforto per tutti noi. Il nuovo soldato americano un crociato, che
porta non solo pace - alla fine - in tutti i paesi in cui interviene bens anche
un sistema di vita pi felice, pi salutare, pi vantaggioso. Sfortunatamente per, quel suo intervento - teatralmente, la voce di Adams s'era abbassata quasi a un bisbiglio fino a interrompersi - quel suo intervento spesso
significa la sua stessa morte, un telegramma di brutte notizie alla sua famiglia in patria, una tragedia per la giovane moglie o fidanzata, lutto per i figli...
Neppure questo molto eccitante, osserv Adams. Lui per appariva
molto eccitato. Altri stridii e singhiozzi dell'apparecchio, un paio di altri
brani che non piacquero a Adams, infine:
... la voce di Dio prevarr alla fine. Coloro che antepongono l'uomo a
tutto il resto trionferanno. Coloro che pongono lo Stato davanti a tutto, a
onta dei valori umani periranno. L'America si batte per conservare i valori
umani. L'America si batte per preservare non soltanto se stessa ma anche
tutti coloro che vogliono seguire la sua strada nel nostro felice sistema di
vita. Buonanotte, amici.
Click. Adams spense l'apparecchio.
Il Nostro Felice Sistema di Vita. Nofesivi. Troppo lungo. Lui Ingham esit, infine disse: Straordinario.
Ti piace? Bene. Adams raccolse rapidamente la sua attrezzatura e la
mise di nuovo nell'armadio, che chiuse a chiave.
Se era tutto vero, pensava lui intanto, se Adams era davvero pagato dai
russi, lo era semplicemente perch la cosa era tanto assurda da costituire,
nella sua assurdit, un'ottima propaganda antiamericana. Mi chiedo a
quanta gente arriva? Quanti l'ascoltano.
Fino a sei milioni, rispose Adams. Cos dicono i miei amici. Li
chiamo miei amici anche se non ne conosco neppure i nomi, tranne quello
del signore di cui ti ho parlato. C' una taglia sul loro capo. E, naturalmente, guadagnano sempre pi adepti.
Lui annu. Qual il loro vero piano? S, insomma, il loro scopo? Cambiare la politica del governo e tutto il resto?
Non si tratta di un vero e proprio piano quanto di una guerra di attrito,

rispose Adams col suo largo e fiducioso sorriso, e dalla luce che gli brillava negli occhi si capiva che quelle trasmissioni settimanali che propagavano il Sistema di Vita Americano oltre Cortina erano la sua passione, la sua
raison d'tre. possibile che finch campo non ne vedr i risultati, ma se
la gente ascolta, come ascolta, l'effetto non mancher.
Per un attimo lui prov un senso di vuoto. Quanto durano le tue conversazioni?
Quindici minuti. Non ne devi fare parola a nessuno qui. Neppure a un
altro americano. In verit, tu sei il primo americano a cui ne abbia parlato.
Non l'ho detto neppure a mia figlia, per paura che si risappia. Capisci?
Certo. Era tardi, mezzanotte passata e lui voleva andarsene. Provava
un senso di disagio, una specie di claustrofobia.
Non mi pagano molto ma, a dirti la verit, lo farei anche per niente.
Passiamo nell'altra stanza.
Rifiut l'offerta di Adams di un caff o di un ultimo bicchierino e riusc
a andarsene, senza offenderlo, dopo cinque minuti. Mentre camminava nel
buio per, diretto al suo bungalow, avvert un certo tremito. And a letto
ma dopo un po' lo stomaco cominci a gorgogliargli e dovette alzarsi e andare nel bagno. Questa volta vomit anche. Meglio cos, pens, nel caso il
guaio sia dovuto al poisson complet - pesce e uova fritti - del ristorante di
La Goulette. Prese altro Enterovioformio.
Ormai erano le tre del mattino. Tra un attacco e l'altro cerc di dormire.
Sudava. Un asciugamano bagnato sulla fronte gli dava troppo freddo, una
sensazione che non provava da molto tempo ormai. Vomit di nuovo. Si
chiese se era il caso di chiamare un medico - non gli sembrava ragionevole
affrontare tutto quel disagio per altre sei ore - ma nel bungalow non c'era
telefono e, anche se ora possedeva una torcia elettrica, non se la sentiva di
trascinarsi sulla sabbia fino all'edificio principale, dove poi a quell'ora avrebbe anche potuto non trovare nessuno che gli aprisse. Doveva chiamare
Mokta? Svegliarlo l alla direzione dei bungalows? Non se la sent. Tir
avanti sudando fino alle prime luci. Aveva vomitato e s'era lavato i denti
altre tre o quattro volte.
Alla direzione dei bungalows s'alzavano alle sei e mezzo, sette. Pens
prima di provare a far venire un medico, poi di chiedere di qualche medicina pi efficace dell'Enterovioformio. S'infil l'accappatoio sopra il pigiama e, in sandali, si diresse verso la direzione dei bungalows. Aveva
freddo e era stremato. Prima di giungere all'edificio vide Adams che usciva
quasi saltellando su quei suoi piedini arcuati, con gesti scattanti chiudeva a

chiave la porta e si voltava, anche di scatto.


Salve! Che successo? gli grid, agitando la mano in segno di saluto.
Quasi con un filo di voce, lui gli spieg la situazione.
Oh, miodio! Dovevi chiamarmi. Vomitato, eh? Innanzi tutto, devi
prendere del Pepto-Bismol. Vieni dentro, Howard.
Lo segu nel bungalow. Aveva voglia di sedersi o di crollare a terra, ma
si costrinse a stare in piedi. Prese il Pepto-Bismol dritto davanti al lavabo
del bagno. ridicolo sentirsi tanto distrutto. Riusc a mandare una risata.
Credi che sia stato il pesce di ieri sera? Dopo tutto, chiss fino a che
punto pulito quel posto.
Quelle parole gli rievocarono la zuppa di pesce con la quale avevano iniziato il pasto, ma si sforz di dimenticare di averla mai vista.
Un po' di t, magari? chiese Adams.
Niente, grazie. C'era minaccia di un'altra puntata al gabinetto, ma c'ra
anche consolazione nel pensiero che ormai non gli restava pi molto in
corpo. La testa cominciava a girargli. Senti, Francis, mi secca dar fastidio. Io... io non so se devo o no chiamare un medico. In ogni caso, credo
che sia meglio che torni al mio bungalow.
Adams lo accompagn non tenendolo proprio per il braccio ma standogli
premuroso al fianco. La porta non era chiusa a chiave. Lui si scus e corse
subito nel bagno. Quando ne venne fuori Adams se n'era andato. Sed allora sul letto, abbassandosi lentamente, ancora con l'accappatoio addosso. Le
fitte erano diventate ormai uno spasimo continuo, abbastanza acuto, se ne
rendeva conto, da impedirgli di dormire.
Adams ritorn, scalzo, lesto e leggero come una ragazza. Ti ho portato
del t. Una tazza calda, una sola, con un po' di zucchero, ti far bene. Una
sfera a colino. And nella cucina del bungalow, da dove giunsero rumori
di acqua che scorreva, di una pentola, di un fiammifero sfregato. Ho visto
Mokta, gli ho detto di non portarti la colazione. Il caff non fa bene.
Grazie.
Il t invece gli fece bene. Ma non riusc a bere tutta la tazza.
Adams lo salut allegramente e disse che avrebbe fatto un salto dopo il
bagno, ma che non lo avrebbe svegliato se stava dormendo. Non avvilirti.
Sei tra amici.
Invece lui s'avvil. Dovette prendere una pentola in cucina e tenerla accanto al letto perch quasi ogni dieci minuti rimetteva un po' di liquido, per
il quale non valeva la pena andare fino al bagno. Quanto all'amor proprio,

se Adams fosse arrivato e avesse visto la pentola, non gliene sarebbe importato niente.
Quando poi Adams torn lui se ne rese a malapena conto. Erano quasi le
dieci. L'americano disse qualcosa a proposito del non essere venuto prima:
era convinto che potesse essersi addormentato. . Anche Mokta buss e entr, ma a lui non venne in mente niente da chiedergli.
Fu tra le dieci e mezzogiorno, quando era solo, che attravers una specie
di crisi. Il dolore all'addome continuava. A New York, avrebbe certamente
chiamato un medico e chiesto della morfina, o avrebbe mandato un amico
in farmacia a prendergli qualche calmante. L, invece, s'atteneva al consiglio di Adams (il quale, per, si rendeva conto di come veramente si sentiva lui?) di lasciar perdere il medico perch presto si sarebbe sentito meglio. Per non lo conosceva bene quell'Adams e non si fidava neppure
troppo di lui. Durante quelle due ore si rese conto di essere molto solo,
senza amici, senza Ina (emotivamente anche, intendeva, perch se lei fosse
stata davvero con lui a quell'ora gli avrebbe gi scritto parecchie volte, lo
avrebbe rassicurato sul proprio amore), e si rese anche conto che la sua
presenza in Tunisia non aveva pi nessuno scopo - il libro poteva scriverlo
anche altrove - e che il paese non era affatto di suo gusto e che lui non aveva niente a che vederci. Tutti pensieri che lo assalirono proprio quando
fisicamente era ridotto allo stremo, privo di forze e completamente vuoto.
Era stato attaccato, per quanto ridicola fosse la cosa, nelle viscere, dove faceva male e il danno era grave, dove poteva uccidere. Ora era esausto e incapace di dormire. Non aveva ritenuto il t. A mezzogiorno Adams non era
ritornato, come aveva invece promesso. Doveva essersene dimenticato. E
un'ora in pi o una in meno, che importanza aveva per l'americano? E dopotutto, cosa avrebbe potuto fare?
Alla fine s'addorment.
Si svegli al leggero stridio della maniglia della sua porta che veniva girata e si tir su debolmente, allarmato.
Adams stava entrando in punta di piedi, sorridendo. Recava qualcosa
con s. Salve! Va meglio? Ho portato qualcosa di buono. Ho fatto una
capatina poco dopo mezzogiorno ma stavi dormendo, e ho pensato che avessi bisogno di riposo. Si diresse in cucina, senza far rumore, scalzo.
Intanto lui s'accorse d'essere tutto sudato. Sotto la giacca del pigiama il
torace era bagnato di sudore e il lenzuolo era umido. Ricadde con un brivido sul cuscino.
Poco dopo Adams venne fuori dalla cucina con in mano una ciotola fu-

mante. Prendi questo. Solo pochi cucchiai. una cosa semplice, non ti far male.
Era un consomm di manzo, bollente. Lo saggi. Era buonissimo. Era
come vita, come carne senza grasso. Gli sembr di' risucchiare la propria
vita e la propria forza, misteriosamente sottrattegli per tante ore.
Buono? Adams aveva l'aria soddisfatta.
Molto buono. Lo bevve quasi tutto e ricadde sul letto. Provava gratitudine per quell'Adams, che dentro di s aveva invece disprezzato. Chi altro s'era curato di lui? Si disse anche che, una volta rimessosi in piedi,
quella sua abietta gratitudine non sarebbe durata; e tuttavia sapeva benissimo che non avrebbe mai dimenticato quel particolare gesto gentile, quelle parole d'incoraggiamento.
Ce n' dell'altro. Sorridendo Adams indic verso la cucina. Riscaldalo quando ti svegli di nuovo. Visto che hai passato una notte in bianco,
immagino che dovresti dormire per tutto il resto del pomeriggio. Ce l'hai a
portata di mano l'Enterovioformio?
L'aveva a portata di mano. Adams gli port un bicchiere d'acqua, quindi
se ne and. Lui s'addorment.
La sera Adams arriv con uova e pane e prepar una cena a base di uova
strapazzate, toast e t. A questo punto, lui si sentiva ormai molto meglio.
Prima delle nove l'americano se ne and, per farlo dormire.
Grazie davvero, Francis. Adesso riusciva a sorridere. Mi hai davvero
salvata la vita.
Sciocchezze. Un po' di carit cristiana, no? un piacere. Buonanotte,
Howard, ragazzo mio. Ci vediamo domani.
7
Un paio di giorni pi tardi, il 4 luglio, un marted, al banco della portineria del Reine gli consegnarono una lunga busta aerea. Era di Ina, e era
chiaro che conteneva almeno due foglietti aerei. Fece per avviarsi verso il
bungalow, per isolarsi, ma scopr di non poter aspettare, cos ritorn sui
propri passi in cerca di un divano vuoto. Poi cambi di nuovo idea e si diresse al bar. Non c'era nessuno, neppure un cameriere. Sed accanto alla
finestra, alla luce, ma non al sole.
28 giugno 19..
Caro Howard,

finalmente un attimo per scriverti. In effetti, oggi sono a casa, non sono
andata in ufficio, anche se al solito il da fare neppure qui mi manca.
Gli avvenimenti dell'ultimo mese sono abbastanza confusi e non so da
dove cominciare. Mi limiter a tuffarmici dentro. John - innanzi tutto - si
ucciso nel tuo appartamento. Gli avevo dato le chiavi una sola volta ma unicamente perch ritirasse la posta dalla cassetta (la cui chiave era nel tuo
portachiavi) e deve avere approfittato per farsene fare una copia. Comunque sia, si prese una dose massiccia, e poich per quattro giorni a nessuno
venne in mente di andare a guardare nel tuo appartamento - e del resto anche quando io ci andai non avevo la minima idea di trovarcelo - tutti pensammo che fosse fuori citt, che fosse andato magari a Long Island. Naturalmente era in un brutto stato. Non gli era passato l'entusiasmo per il lavoro in Tunisia... per, gli era venuto per me: mi aveva annunciato di essere
innamorato. Ne ero rimasta completamente sorpresa. Non mi aveva mai
neppure sfiorato il sospetto. Mi ero solo mostrata comprensiva. Lui invece
faceva e diceva sul serio. Si sentiva in colpa a causa tua. Forse mi sar
mostrata troppo comprensiva; comunque gli dissi che amavo te. Tutto questo successo negli ultimi giorni di maggio, poco dopo la tua partenza.
Deve aver preso le pillole la notte del 10 giugno, un sabato. Aveva detto a
tutti che andava via per il weekend. Si direbbe che abbia voluto fare un dispetto a noi due: uccidersi in casa tua, sul (non nel) tuo letto. Per parte mia,
non gli avevo certo dato corda, anche se devo ammettere d'essere stata
comprensiva e d'essermi lasciata coinvolgere. Non gli avevo promesso
niente...
Arriv un cameriere a chiedere cosa desiderava, gli borbott un Rien,
merci e s'alz. Usc fuori sulla veranda e lesse cos il resto della lettera in
piedi, al sole.
... spero per che tu capisca il motivo del mio sconvolgimento. Non credo che abbia parlato a altri dei suoi sentimenti verso di me, almeno a nessuno che io conosca. Sono sicura che uno psichiatra troverebbe anche altri
motivi al suo suicidio (bench, sinceramente, non saprei dire quali) e direbbe che il suo improvviso sentimento nei miei confronti (gi di per s insolito) abbia fatto traboccare il vaso. Diceva di provare sensi di colpa e che
non avrebbe potuto lavorare con te a causa dei suoi sentimenti verso di me.
Lo pregai di scriverti e di parlartene. Pensavo che non toccasse a me farlo...

Nel resto della lettera parlava del fratello Joey, d'una serie televisiva che
stava producendo e che secondo lei sarebbe stata un successo per la CBS,
di aver impacchettato la roba di John, a casa sua, con l'aiuto di una coppia
di suoi amici da lei mai visti prima. Lo ringraziava per l'abito tunisino e
spiegava che a New York non se ne trovavano certamente.
Perch proprio lei aveva dovuto impacchettare la roba di John? si chiese.
John doveva certamente aver avuto una quantit di amici pi intimi di lei.
Non gli avevo dato corda, anche se devo ammettere d'essere stata comprensiva e d'essermi lasciata coinvolgere. Che cosa significava esattamente?
Ritorn al bungalow a passo fermo, guardando a terra, alla sabbia.
Sa-alve! Buongiorno! Era Adams, che lo salutava a gesti, con le pinne
ai piedi e quella sua sciocca e nettunesca fiocina.
Buongiorno. Si sforz di sorridere.
Hai avuto notizie? Adams stava guardando la lettera che lui aveva in
mano.
Poca roba, purtroppo. Agit la lettera in aria e tir oltre, senza fermarsi e neppure rallentare.
Si sent mancare il respiro finch non ebbe chiuso la porta di quella che
era diventata la sua casetta. Quel sole accecante, tutta quella luce! Erano le
undici. Aveva chiuso le persiane e per un attimo la stanza gli risult abbastanza buia. Tuttavia lasci le persiane chiuse.
Uccidersi nel suo appartamento. La cosa pi vigliacca e cretina che poteva fare, pens. La pi volgarmente teatrale! In pi, sapendo, senza alcun
dubbio, che a ritrovarlo sarebbe stata Ina Pallant, perch lei sola aveva le
chiavi.
S'accorse che stava passeggiando continuamente intorno al tavolo di lavoro e cos and a buttarsi sul letto. Non era stato ancora rifatto. Il ragazzo
delle pulizie era in ritardo quella mattina. Tenne la lettera in alto sulla testa
e riprese a leggerla di nuovo, ma non ce la fece a finirla. Se ne cavava l'impressione che Ina avesse incoraggiato John in qualche modo. Se non l'aveva incoraggiato, perch negarlo o addirittura accennarvi? Comprensiva. La
maggior parte delle ragazze non avrebbero detto, pi o meno: niente da fare, amico, scordatelo? Dopotutto, lei non era un tipo debole e sdolcinato.
Per caso, non le piaceva davvero? John divenne insomma ai suoi occhi, in
quegli ultimi quindici minuti, un tipo odiosamente debole. Cerc, senza
riuscirci, di capire che cosa in lui potesse aver attratto Ina. L'ingenuit?

L'entusiasmo alquanto giovanile? Il senso di sicurezza? Non ne aveva mostrato molto, per, visto che s'era suicidato.
Bene, e ora? Non era pi il caso di aspettare un'altra lettera. O di restare
in Tunisia.
Strano, pens, che Ina non gli avesse detto nella sua lettera di amarlo.
Non aveva detto niente di rassicurante in quel senso. Gli dissi che amavo
te. Grande sforzo. Prov un'ondata di rancore contro di lei, un sentimento
nuovissimo e antipatico. Le avrebbe risposto, ma non subito. Nel pomeriggio, magari, se non addirittura l'indomani. Gli sarebbe piaciuto parlarne
con qualcuno, ma con chi? Cosa avrebbe detto Adams, per esempio?
Nel pomeriggio, pur dopo una nuotata e dopo aver schiacciato un sonnellino, scopri che non ce la faceva a lavorare. Le ultimissime pagine scritte erano corse via abbastanza lisce; sapeva di aver voglia di andare avanti
(il suo eroe, Dennison, s'era appena appropriato di centomila dollari e stava per manomettere i libri contabili della societ), ma le parole non gli venivano. Aveva la mente confusa, almeno quella parte di essa che riguardava lo scrivere.
Portandosi dietro un asciugamano e il costume da bagno, per ogni evenienza, prese la macchina e se ne and a Sousse. Vi arriv alle cinque. In
confronto a Hammamet gli parve una citt. Al lungo molo, il cui accesso
era interdetto, era attraccata una nave da guerra americana, e per la citt
s'aggiravano numerosi ufficiali e marinai con le divise bianche, i volti abbronzati, le espressioni cocciutamente imperturbabili, almeno cos parve a
lui. Evit di guardarli, pur essendone attratto. Un ragazzo arabo lo abbord
offrendogli una stecca di Carnei a un prezzo conveniente, ma lui scosse il
capo.
Guard le vetrine. Blue jeans scadenti e una quantit di calzoni bianchi.
All'improvviso gli venne da ridere. Un paio di blue jeans portavano cucita
l'etichetta rettangolare della Levi-Strauss abbastanza ben contraffatta,
bianca e lucida, ma la scritta diceva: Questo un autentico paio di Louise. La parte inferiore di quella falsa etichetta sfociava vergognosamente
in puntini sospensivi. I contraffattori s'erano arresi.
Per un po' rimugin sul romanzo. Era una situazione che conosceva e
capiva. Conosceva benissimo Dennison d'aspetto, sapeva quanto misurava
di vita e perch era robusto. Il suo era un vecchio tema, gi presentato in
Raskolnikov e nel superuomo di Nietzsche: in date circostanze, si ha il diritto di impossessarsi del potere? La cosa, da un punto di vista morale, era
molto interessante. A lui per interessavano di pi le condizioni mentali di

Dennison, la sua maniera di condurre una doppia vita. Gli interessava il


fatto che quella doppia vita finiva con l'ingannare lo stesso Dennison; e era
proprio questo che faceva di lui un lestofante quasi perfetto. Dennison, infatti, era moralmente inconsapevole di commettere un reato, anche se si
rendeva conto che la societ e la legge, per motivi che lui non cercava
neppure di approfondire, non approvavano la sua condotta. Solo per queste
ragioni aveva dunque preso delle precauzioni. Lui Ingham, l'autore, conosceva bene i rapporti di Dennison con quelli che lo circondavano, per esempio con la ragazza da lui piantata quando aveva ventisei anni e con la
quale intendeva riprendere (ma non ci sarebbe riuscito). Il romanzo, dunque, era pi reale e definito di Ina, di John e di tutto il resto. Ma questo c'era da aspettarselo, dopotutto. O no?
La vista di un vecchio arabo in pantaloni rossi e gonfi e turbante, che
s'appoggiava a un bastone, gli fece trattenere il fiato. Gli era sembrato Abdullah di Hammamet, ma naturalmente non era lui. Pura somiglianza,
nient'altro. Incredibile quanto si somigliassero tra di loro. Certo, altrettanto
dovevano pensare loro dei turisti.
Attraverso un passaggio stretto e affollato, continuamente urtato ai fianchi e alle spalle, si trascin in un souk. A un tratto avvert delle dita nella
tasca posteriore sinistra dei pantaloni e si volt in tempo per vedere un ragazzino che schizzava via sulla sinistra tra borse da spesa a rete e i gonfi e
scuri burnus di numerose donne. Il portafogli per era in un'altra tasca,
quella anteriore di sinistra.
Su una specie di marciapiede sulla strada principale prese una limonata
fredda. Poi sed a un tavolino sotto un ombrellone che lo riparava dal sole,
infine ritorn alla macchina e si diresse di nuovo verso Hammamet. La
campagna riarsa e deserta fu un sollievo. La terra era di un marrone giallastro. I letti dei fiumi erano larghi, crepati e assolutamente asciutti. Pi di
una volta dovette fermarsi perch un gregge di pecore attraversava la strada. Erano tutte inzaccherate dietro e erano guidate da ragazzini o vecchie
scalze, armate di bastoni.
Quella sera i bungalows del Reine de Hammamet gli parvero un vero e
proprio lusso. Nonostante la pulizia, le comodit e la piccola pila di fogli
scritti nell'angolo del tavolo da lavoro, il suo improvvisamente non gli andava pi. S, doveva andarsene. Quella stanza gli ricordava il lavoro che
avrebbe dovuto fare proprio l con John. Gli ricordava le lettere spensierate
che aveva scritto a Ina. Fece una doccia. Pens di andare da Melik per la
cena. A mezzogiorno non aveva mangiato niente.

Quando apr l'armadio per prendere il blazer blu non lo trov. Lanci un'occhiata in giro nella stanza per vedere se lo aveva lasciato su qualche
sedia, poi mand un sospiro: era stato derubato. Eppure quel giorno aveva
chiuso la porta a chiave. Non aveva assicurato tutte le imposte dall'interno,
per, come constat immediatamente con una sola occhiata. Delle quattro,
infatti, due non erano chiuse. And a controllare la pila di camicie nell'armadio, nello scaffale sopra i vestiti. Quella di lino blu, nuova, mancava. I
gemelli? Apr un cassetto. La scatoletta era sparita e nel mucchio di calzini
puliti era rimasto un posto vuoto.
Stranamente, non s'erano presi la macchina per scrivere. Cerc dappertutto, nella valigia sopra l'armadio, e dentro l'armadio, tra le scarpe in fondo. Sissignore, le nere, nuove, se l'erano prese. Cosa se ne faceva un arabo
di un paio di scarpe inglesi? si chiese. E la scatoletta? C'erano gemelli
buoni, d'oro, che gli aveva regalato Ina prima che lasciasse l'America, e
quelli d'argento di suo nonno. Pi la spilla da cravatta che gli aveva regalato Lotte, di platino.
Cristiddio, mormor. Al massimo ne ricaveranno una trentina di dollari se ci sanno fare. Per farci, ci sapevano fare. Si chiese se per caso non
era stato quel vecchio disgraziato in pantaloni rossi. No certamente. Non
avrebbe fatto a piedi un chilometro, da Hammamet all'albergo, solo per derubare lui.
I travellers cheques? Li aveva messi nella tasca del coperchio della valigia. Tir fuori la valigia e li trov: erano ancora l.
And alla direzione dei bungalows a cercare Mokta.
Il ragazzo stava scegliendo gli asciugamani e parlando in arabo alla directrice, cui stava chiaramente spiegando qualcosa. Quando lo vide gli sorrise. Lui gli fece cesano che l'avrebbe aspettato sulla veranda.
Mokta lo raggiunse prima di quanto lui si aspettasse. Si deterse un ipotetico sudore dalla fronte per far capire da quale fatica era appena reduce e si
volt a lanciare un'occhiata alle spalle. Voleva vedermi, signore?
S. Oggi qualcuno entrato nel mio bungalow. Mancano alcune cose.
Sai chi pu essere stato? Lo disse a bassa voce, bench sulla veranda non
ci fosse nessuno.
Gli occhi grigi di Mokta erano spalancati per la sorpresa. Ma no, signore. So che questo pomeriggio lei non c' stato. La sua macchina mancava.
L'ho notato. Sono stato qui tutto il pomeriggio. Non ho visto nessuno aggirarsi intorno al suo bungalow.
Lui gli disse cosa gli avevano rubato. Se vieni a sapere qualcosa, se ti

capitano sotto gli occhi, mi informi, vero? Ti dar cinque dinari se riesci a
recuperarmi qualcosa.
S, signore... Non credo che sia stato uno dei ragazzi di qui. In tutta
sincerit, signore. Sono ragazzi onesti.
Non pu essere stato uno dei giardinieri? Gli offr una sigaretta e Mokta l'accett.
Poi il ragazzo scroll le spalle, ma non fu un gesto d'indifferenza. Era
chiaramente teso, infatti, per quella situazione. Non conosco tutti i giardiniri. Alcuni di loro sono nuovi... Mi lasci guardare in giro. Se lo dice alla directrice - e con le mani accenn un rapido gesto negativo - se la
prender con tutti noi, tutti noi ragazzi.
No, non lo dir alla directrice e neppure alla direzione. Mi affido a te.
Gli batt sulla spalla.
Poi and a prendere la macchina e se ne and da Melik. Era tardi e non
era rimasto molto del men, ma ormai aveva gi perso il poco appetito che
aveva e rimase l giusto per il piacere della compagnia di quelli che lo circondavano di cui non riusciva neppure a capire ci che dicevano. Quella
sera non c'erano n inglesi n francesi. Le conversazioni in arabo - tutte
voci maschili - risuonavano gutturali, minacciose, arrabbiate, ma lui sapeva che questo non significava niente. Quella era una serata come tutte le
altre. Melik, basso, tozzo e sorridente, s'avvicin e gli chiese dov'era quella
sera il suo amico M. Adams. Parlava un ottimo francese, Melik.
Non l'ho visto, oggi. Sono andato a Sousse. Non era una gran notizia,
e tuttavia faceva piacere dirlo a qualcuno. Da come parlavano, del resto,
sapeva che gli arabi dicevano cose anche meno importanti, solo in maniera
pi verbosa. Come vanno gli affari?
Be'... vanno. La gente ha paura del caldo. Ma naturalmente in agosto
vengono ancora molti francesi, anche se il periodo pi caldo dell'anno.
Chiacchierarono per un po'. I due figli di Melik, quello magro che camminava come Groucho Marx e quello grasso che sembrava traballare, servivano ai due o tre tavoli occupati. A un certo punto lui afferr un gradevole odore di pane al forno. Proprio l accanto c'era una panetteria dove lavoravano durante la notte. Bevve due tazze di caff molto dolce, perch
non s'era preoccupato di chiederlo senza zucchero. Alla seconda tazza arriv il danese col cane al guinzaglio; si ferm sulla soglia della veranda e
si guard intorno, come se fosse m cerca di qualcuno in particolare. Quando lo vide and al suo tavolo, a passo lento, sorridendo.
Buonasera. Tutto solo, stasera?

Buonasera. S. Siedi. C'erano tre sedie vuote intorno al tavolo.


Il danese sed di fronte a lui, poi mormor qualcosa al cane, che s'accucci.
Come va?
Bene. Ottimamente per quanto riguarda il lavoro. Solo un po' di noia,
rispose Jensen. Proprio cos, pens lui dentro di s. Il danese indossava
una camicia pulita di tela azzurra al cui confronto la faccia magra sembrava scura, certamente pi scura dei capelli. I denti gli brillavano quando
parlava. Se ne stava seduto, con un gomito sulla spalliera della sedia, abbandonato: sembrava scoraggiato.
Prendiamo del vino, disse lui. Poi grid, al vuoto: Asma! A volte
qualcuno sentiva.
Jensen disse che aveva una bottiglia di vino con s ma lui insist per offrire. Il ragazzo port un altro bicchiere.
Stai lavorando? chiese Jensen.
Oggi non ho fatto niente. Ero di cattivo umore.
Brutte notizie?
Oh, no, stato solo un brutto giorno.
Il guaio di questo paese che il tempo sempre lo stesso. Prevedibile.
Bisogna abituarvisi, accettarlo, altrimenti t'uccide. Pronunci t'uccide
come un inglese. Oggi ho dipinto un uccello immaginario che volava.
Volava verso il basso. Domani dipinger due uccelli in un solo quadro,
uno che vola in alto e uno in basso. Sembreranno due tulipani contrapposti... Esistono alcune forme fondamentali, sai, l'uovo che una variazione
del cerchio, l'uccello che somiglia a un pesce, l'albero e i suoi rami che
somigliano alle radici o ai bronchi. Tutte le altre forme pi complesse, la
chiave, l'automobile, la macchina per scrivere, l'apriscatole, sono tutte creazioni dell'uomo. Ma sono belle? No, sono brutte come l'anima dell'uomo.
Ammetto che alcune chiavi sono belle. Per essere bella una cosa dev'essere
funzionale, vale a dire ridotta all'essenziale. E a questo ci si arriva solo dopo secoli di esistenza.
Quel monologo del danese era riposante. Di che colore sono i tuoi uccelli?
Rosa, per il momento. E immagino che saranno rosa anche domani,
perch ho preparato una quantit di colore rosa e tanto vale che lo usi.
Jensen sbadigli discreto. Diede una pacca al cane, con fare distratto, perch aveva ringhiato a un arabo che passava accanto al tavolo, poi si gir a
guardare l'arabo. Vuoi venire da me a prendere un caff?

Si scus, dicendo che era abbastanza stanco perch era andato fino a
Sousse. Quello che in realt lo tratteneva, si disse poi, era l'idea di passare
per quel punto particolare del vicolo in cui aveva visto il cadavere. Avrebbe voluto chiedere a Jensen se quella notte, dopo il litigio che avevano sentito nella sua strada, era poi successo niente, ma si trattenne. Non voleva
essere informato del cadavere e fingersi sorpreso.
Jensen ordin un caff.
Quando arriv, lui si alz e salut.
Ritornato al bungalow, pens di aggiungere qualcosa alla lettera che stava scrivendo a Ina. Magari un solo paragrafo: qualche parola di comprensione, persino commiserazione, decisamente nobile. Aveva composto
qualche frase mentalmente mentre stava l da Melik. Ora rilesse il disinvolto paragrafo su Mister Nostro Sistema, Nosiste, e le sue trasmissioni. Non
poteva lasciarlo, anche datando il resto della lettera a quel giorno, perch
sarebbe stato molto diverso dalla prima parte. Appallottol il foglio. Probabilmente Ina non era in condizioni di spirito da apprezzare quel tipo di
racconti, e in pi lui in effetti aveva promesso a Adams di non farne parola
con nessuno. Del resto, poi, cosa c'era di male nelle sciocche illusioni di
Mister Nostro Sistema, se lo aiutavano a tirare avanti, se lo rendevano felice? Il male che Nosiste faceva (e, nella sua assurdit, proprio ridicolizzando la guerra nel Vietnam dopotutto finiva col fare anche del bene) era infinitesimale in confronto al male fatto dai politici americani che, in realt,
mandavano dei ragazzi a uccidere. Chiss, forse per essere felice alla gente
occorrono illusioni. Dennison era felice nella sua convinzione (non proprio
un'illusione) di far del bene agli sventurati, d'incrementare gli affari dei
suoi amici, di recare felicit e prosperit a parecchia gente. Nosiste parlava
di identici obiettivi. Strano, a pensarci.
E eccomi qui, pens, con ambedue i piedi ben piantati a terra - presumibilmente - e cosa ne ricavo? Ne ricavo malinconia.
John Castlewood era stato vittima della propria illusione, perch cos'altro era lo stato, la condizione dell'innamorato? Meraviglioso, se si corrisposti, tragico in caso contrario. In ogni modo, John aveva avuto la sua
illusione e poi sfortunatamente - tacchete - era morto. Nonostante la propria comprensione, Ina alla fine doveva avergli risposto con un secco no
8
La mattina dopo, con uno sforzo deciso, scrisse due pagine del libro. Fu

contento d'essersi rimesso in carreggiata. Poi smise per scrivere una lettera
a Ina.
5 luglio 19..
Ina carissima,
grazie per la tua lettera, che finalmente m' arrivata ieri: un piccolo petardo nel dopotutto tranquillo Quattro Luglio di qui. Certo, a quanto pare
rimangono ancora una quantit di cose da spiegare, bench forse io in fin
dei conti dovrei arrendermi di fronte ai suicidi, come minimo di fronte a
quello di John, che non conoscevo bene e che ora mi rendo conto che non
conoscevo affatto. A parte te, per cos'altro era sconvolto? Ammetto che mi
ha seccato che abbia scelto il mio appartamento per togliersi di mezzo.
Posso dire, senza apparire troppo rude e insensibile, che spero che almeno
non v'abbia pasticciato un po' troppo? Fino a poco fa casa mia mi piaceva.
Non sarebbe male se spiegassi un po' di pi i tuoi sentimenti. Sei stata
comprensiva fino a che punto? Qualunque sia stato questo punto, non
sembra che abbia giovato a John. Ti piaceva o lo amavi? Oppure lo ami
ora? Naturalmente, a meno di non sbagliare di grosso, mi rendo conto che
non devi avergli fatto mai nessuna promessa (come del resto hai detto) altrimenti non si sarebbe tolta la vita. Quello che per in effetti non riesco a
capire, mia cara, perch hai aspettato tanto per scrivermi. Se tu sapessi
com' stato qui per me, non un amico con cui chiacchierare, troppo caldo
per lavorare con un certo agio se non la mattina presto e la sera, niente lettere per un intero mese dalla ragazza che amo... Non stato un bel mese
per me. Quel che non mi hai spiegato il perch eri tanto sconvolta da non
potermi scrivere per ventisette e passa giorni, e anche allora, per mandarmi
solo un biglietto e infine, dopo alcuni giorni, finalmente una lettera. Io ti
amo, e ho voglia e bisogno di te. Ora pi che mai.
Prover a fermarmi qui per un'altra settimana ancora, credo. Devo pensare, raccogliere le idee, altrimenti mi sentir perduto... come se gi non lo
fossi. Tuttavia il lavoro (il libro) mi sta andando ragionevolmente bene e
mi piace girare in macchina vedere un po' della Tunisia, anche se il caldo
va aumentando finch, mi dicono, raggiunger il massimo, cio l'inferno,
in agosto. Spedir questa mia espresso. Rispondimi immediatamente, ti
prego. Spero che ormai tu abbia riacquistato la calma, mia cara. Vorrei che
fossi qui, in questa stanza abbastanza accogliente, con me. Potremmo parlare... e cos via.
Con tutto il mio amore, tesoro,

Howard
Nei giorni successivi Mokta non diede nessuna notizia della giacca, delle scarpe e dei gioielli rubati, e alla fine lui s'arrese. Il paese era vasto e i
suoi piccoli possessi erano stati risucchiati e perduti per sempre. Col passare dei giorni, per, la perdita della spilla per cravatta di Lotte, che non metteva quasi mai, e dei gemelli del nonno cominci a scottargli. In confronto
al valore che quegli oggetti avevano per lui la miseria che il ladro doveva
averne ricavato era pi che irritante a pensarci. Le sue reazioni erano ritardate, come intense erano le sue amarezze (e, a volte, anche le sue gioie),
ma il fatto che lui per primo se ne rendesse conto gli era di ben poco aiuto.
Ogni volta che vedeva il vecchio arabo che, senza alcun'ombra di dubbio,
gli aveva rubato nella macchina e che poteva avergli rubato anche nel bungalow, provava il desiderio di prenderlo a calci in quel che il retro dei suoi
sozzi pantaloni poteva mai nascondere. D'altro canto, ogni volta che lo vedeva a Hammamet l'arabo fuggiva via, schizzando lateralmente, come un
vecchio granchio, nel vicolo o nella strada pi vicini. Se l'avesse preso a
calci avrebbe potuto anche giustificarsi, pensava, perch all'eventuale poliziotto (di tanto in tanto ce n'era qualcuno nella strada di Hammamet, in
camicia e pantaloni bruni) avrebbe potuto dire di aver colto Abdullah in
flagrante la notte tra il trenta giugno e il primo luglio. La data la ricordava
perch era la notte in cui aveva visto il cadavere, e aveva pensato di riferirlo alla polizia. Invece non aveva detto niente, non solo perch non se la
sentiva di essere coinvolto in alcunch con quella gente, ma anche perch
prevedeva che a nessuno gliene sarebbe importato niente.
Una sera cen con Nosiste da Melik e accenn al furto subito alcune sere
prima.
Uno dei ragazzi, ne sono sicuro. E scommetto che so anche quale, esclam Adams.
Quale?
Quello basso, bruno.
Erano tutti bassi e bruni, tranne Mokta e Hassim.
Quello che si chiama Hammed. Che sta quasi sempre con la bocca aperta. Nosiste lo imit e sembr immediatamente un coniglio, oppure che
avesse il labbro leporino. Naturalmente non ne sono sicuro, ma non mi
piace la sua maniera di comportarsi. Mi ha portato gli asciugamani qualche
paio di volte. Un giorno l'ho visto aggirarsi intorno al mio bungalow, non
faceva niente, s'aggirava l intorno e guardava le finestre. Hai chiuso le

persiane stasera?
S. Dal furto in poi, ogni volta che usciva le chiudeva dall'interno.
La prossima cosa che ti sparir sar l'accendino, poi la macchina per
scrivere. un miracolo che non te l'abbiano gi presa. Evidentemente il
ladro ha preso solo cose che poteva nascondere, le scarpe e la scatoletta dei
gioielli avvolte nella giacca.
Cosa pensi di questa gente, a proposito? Del loro sistema di vita?
A-ah! Non saprei da dove cominciare! Adams ridacchi. Hanno il loro Allah, e dev'essere molto tollerante in verit. Sono rassegnati al destino.
Niente grossi sforzi, il loro motto. Sai, a scuola imparano tutto a memoria:' niente sforzi per pensare. Come lo cambi un sistema di vita del genere? La disonest il cardine della loro vita. Se esiste un manipolo di onesti
presto ingannato dalla maggioranza, cos che per sopravvivere devono
ripiegare sulla disonest anche loro. Puoi biasimarli?
No, convenne lui. In realt, capiva quel che voleva dire Nosiste.
Il nostro paese stato fortunato. Abbiamo cominciato bene, con uomini
come Tom Paine e Jefferson. Che idee avevano! E ce le hanno trasmesse
per scritto. Benjamin Franklin. Magari qualche volta noi ce ne siamo allontanati ma, santiddio, essi sono ancora l, nella nostra Costituzione...
Avrebbe detto, a questo punto, che tutto era stato poi rovinato dai siciliani, i portoricani, gli ebrei polacchi? Non volle prendersi la briga di chiedere a Adams che cosa aveva rovinato l'idealismo americano, lo lasci divagare.
... S! Questo potrebbe essere l'argomento della mia prossima trasmissione. La corruzione dell'idealismo americano. Sai, non vai mai tanto lontano, e non ti fai mai tanti amici, come quando dici la verit. C' sempre
qualche nuovo fallimento di cui parlare. E diciamocelo pure, ai nostri amici potenziali - e a questo punto Adams era raggiante, sembrava di nuovo
uno scoiattolo felice - interessano pi i nostri fallimenti che i nostri successi. I fallimenti rendono umana la gente. Ci invidiano perch ci reputano
dei superuomini, degli invincibili edificatori d'imperi... E continu, implacabile.
Il fatto strano, per, eira che quella sera a lui non risultava insopportabile. S'avvicinava a una certa verit. Ma dove soprattutto quell'Adams sbagliava, anzi crollava, era nell'affermazione che il comunismo o l'ateismo
erano un male anche per gli altri, tutti gli altri. Bene, una mela marcia poteva anche infettare tutto il barile, per adoperare un vecchio adagio che avrebbe fatto certamente piacere a Nosiste, ma la sostanza delle cose ri-

maneva pur sempre il triste fatto che gli uomini non erano tutti uguali, come piaceva pensare a Adams, che la libera iniziativa se portava alcuni alle
stelle spediva altri all'inferno, in quella povert che l'amico tanto detestava.
Ma era proprio impossibile creare un sistema socialista che contemplasse
una certa concorrenza, prevedesse la ricompensa personale? Ma certo.
Mentre l'altro ci dava sotto, lui sognava.
Il controllo delle nascite! Bene, vitale, ormai. Altro argomento che
non ho paura di affrontare nelle mie trasmissioni. Chi ne pi consapevole
della Cina? E chi pi consapevole della Cina dell'Unione Sovietica? I
procreatori sono la maledizione dell'umanit! E non escludo gli Stati Uniti.
Poughkeepsie un vivaio, la pi alta quota di disoccupati degli Stati Uniti,
stando alle ultime notizie che ho sentito, soprattutto a causa dei portoricani
e dei neri. La pi alta quota di famiglie, praticamente prive di padre...
Vivaio. Nosiste proseguiva e lui non riusciva a trovare una sola obiezione a quel che diceva. Naturalmente avrebbe anche potuto citare, avendo
sottomano le statistiche, le famiglie anglosassoni colpevoli di avere dieci
figli, un padre senza lavoro e magari persino nessun padre. Invece si limitava a ascoltare.
Arriv Jensen, senza cane.
Vi conoscete? chiese lui. Mister Jensen. Mister Adams.
Vuole unirsi a noi? chiese Adams, tutto cortesia.
Hai gi mangiato?
Non ne ho voglia, rispose Jensen, sedendo.
Lavorato bene, oggi? gli chiese lui, avvertendo che c'era qualcosa che
non andava.
No, non pi da mezzogiorno in poi. Il danese poggi il braccio sottile
sul tavolo. Credo che mi abbiano rubato il cane. Manca dalle undici di
stamattina, quando l'ho fatto uscire per urinare.
Oh, mi dispiace, esclam lui. Hai guardato in giro?
Per tutto il - Jensen diede l'impressione di soffocare una imprecazione
- quartiere. Sono andato in giro dappertutto, chiamandolo.
Santo cielo, fece Adams. Mi ricordo il suo cane. L'ho visto molte
volte.
Pu essere ancora vivo, rispose Jensen in tono quasi provocante.
Ma certo. Non intendevo dire che non lo pi, disse Adams. Di solito familiarizza con gli sconosciuti?
Di solito li sbrana. Odia gli arabi fetenti e in genere li avverte lontani
un miglio. Per questo temo che l'abbiano gi ucciso. Ho girato per tutte le

strade chiamandolo, finch m'hanno gridato dietro di star zitto.


Hai idea di chi possa essere stato? chiese lui Ingham. Il danese tard
tanto a rispondere - sembrava confuso come in una nebbia - che lui incalz: Credi che possano averlo sequestrato per poi chiedere un riscatto?
Lo spero. Ma finora nessuno s' fatto vivo.
Sarebbe capace di mangiare della carne avvelenata? chiese Adams.
Non credo. Non il tipo di cane che s'avventa su tutto, anche la carne
putrida. L'inglese di Jensen era come al solito preciso e molto colorito.
Quanto a lui Ingham, gli dispiaceva per il danese ma era sicuro che il
cane fosse gi partito, morto. Lanci un'occhiata a Adams. Nosiste, vide,
l'aveva gi messa sul lato pratico, cercando di dare suggerimenti al danese.
Domani mattina mi butteranno la sua testa davanti alla porta, disse
Jensen. O magari la coda. Rise storto, e gli si videro gli incisivi inferiori.
Vedremo. Mi dispiace d'essere cos cupo stasera.
Bevvero il caff ordinato.
Adams disse che doveva rientrare. Lui Ingham chiese al danese se aveva
voglia di andare da qualche parte per un altro caff o un bicchiere di qualcosa. Adams dichiar che non li avrebbe seguiti.
Che ne dici del Fourati? chiese lui. allegro, almeno. Non lo era in
modo particolare, era solo un'idea, un'impressione.
Montarono nella Peugeot e accompagnarono Adams ai bungalows, dopodich andarono al Fourati. Jensen era in jeans, ma era sempre tutto lindo
e sempre bello a vedersi. Il bar del Fourati era molto illuminato. Su una veranda al di l del bar stavano ballando alla musica di un accanito trio spietatamente amplificata da altoparlanti. Rimasero al bar lanciando occhiate
alla dozzina circa di tavoli. Lui Ingham si sentiva vuoto, inutile, ma almeno non solo. Guardava e fissava le facce intorno semplicemente perch
non le aveva mai viste prima, perch non erano arabe e perch, essendo
francesi, americane o inglesi, e alcune tedesche, qualcosa finivano col dirgli. A un certo punto incontr lo sguardo di una ragazza bruna in un abito
bianco senza maniche. Qualche attimo, e abbass lo sguardo nel bicchiere:
rum e ghiaccio.
Un po' soffocante, osserv, alzando la voce al di sopra della musica.
La gente, voglio dire.
Molti tedeschi, al solito, ribatt Jensen, e bevve un sorso della sua birra. Una volta qui ho visto un ragazzo bellissimo. In marzo. Probabilmente
stava celebrando il suo compleanno con un party. Dimostrava sedici anni.
Francese. Mi guardava. Non gli rivolsi la parola e non l'ho pi rivisto.

Lui scosse il capo, annuendo. Lo sguardo gli corse di nuovo verso la


donna in abito bianco. Aveva braccia lisce e abbronzate. Questa volta gli
sorrise. Stava con un uomo biondo e piuttosto anziano, in giacca bianca,
che poteva essere inglese, una quarantenne paffutella e un uomo pi giovane, nero di capelli. Il marito? Decise di non guardar pi da quella parte.
Si sentiva molto attratto da quella donna vestita di bianco. Come si diventa
stupidi col caldo!
Un'altra birra? chiese a Jensen.
Caff.
L'unico barista, un ragazzo, stentava a star dietro a tutte le ordinazioni,
quindi il caff tard un po' a arrivare.
Dall'altra parte del bar, dalla finestra aperta sulla loro sinistra, giungeva
il fragore della musica di un'orchestra araba che intratteneva i clienti nel
giardino fiocamente iluminato dell'albergo. Cristiddio, che casino, pens
lui. Sperava che almeno quei pochi minuti avessero tirato un po' su Jensen,
distraendolo dal pensiero fisso del cane. Lui era sicuro che Hasso non l'avrebbero visto mai pi. Gi vedeva Jensen che se ne tornava, solo e amareggiato, a Copenhagen. Cosa poteva fare del resto?
Lo invit nel suo bungalow. Naturalmente il danese accett. Ma per solitudine, si rese conto lui, quella sera il sesso non c'entrava.
Hai una famiglia numerosa in Danimarca? gli chiese. Stavano percorrendo il viale sabbioso verso il bungalow, guidati dalla torcia di Jensen che
la portava sempre nella tasca posteriore.
Solo padre, madre e una sorella. Il mio fratello maggiore si suicid
quando io avevo quindici anni. Sai, i cupi danesi! No, voi dite i tristi danesi.
Gli scrivi spesso? Apr la porta. Entr nel buio e rimase teso finch
non accese la luce e vide che nella stanza non c'era nessuno.
S, abbastanza spesso.
Cap che quelle domande sulla sua famiglia non avevano sollevato minimamente il morale del danese.
Bella stanza, disse Jensen. Semplice. Mi piace.
Lui tir fuori scotch, bicchieri e ghiaccio, poi sedettero tutt'e due sul letto accanto al quale c'era un tavolino dove potevano poggiare i bicchieri.
Erano depressi entrambi e lui se ne rendeva conto, ma per motivi diversi.
Non intendeva parlare di Ina a Jensen, e neppure del furto subito. D'altro
canto, poteva darsi che la tristezza del danese non fosse dovuta esclusivamente al cane ma anch'essa a cause di cui non aveva intenzione di parlare

con lui. Cosa si fa in queste circostanze; si chiese, per rendere un tantino


meno imbarazzante la situazione? Si resta seduti a un metro di distanza
l'uno dall'altro, nella stessa stanza, in silenzio? Capaci di parlare la stessa
lingua e tuttavia taciturni?
Nel giro di quindici minuti si sent a disagio e annoiato bench Jensen
avesse cominciato a parlare di un viaggio da lui fatto alcuni mesi prima insieme con un amico americano in una citt dell'interno, nel deserto. Avevano incontrato tempeste di sabbia che quasi gli strappavano i vestiti di
dosso e a dormire all'aperto, la notte, avevano avuto molto freddo. Aveva
con s il cane. Lui Ingham intanto vagava col pensiero. All'improvviso si
convinse che Ina era stata innamorata di Castlewood, era stata a letto con
lui. Diomio, forse persino nel suo appartamento. No, sarebbe stato un po'
troppo. John aveva una casa tutta sua e viveva solo. E lui che aveva ritenuto Ina cos solida: solida fisicamente, in maniera piacevole e attraente, e
solida psicologicamente, nel suo atteggiamento verso di lui e nel suo amore. Gi, aveva persino avuto l'impressione che lei tenesse a lui pi di quanto lui tenesse a lei. Che sciocco era stato! Doveva rileggere la lettera, quella dannata lettera ambigua, doveva rileggerla subito, appena Jensen andava
via. Si rese conto di aver bevuto abbastanza e che il bicchiere era ancora
mezzo pieno, ma avrebbe riflettuto lo stesso su quella lettera e chiss, forse
un lampo d'intuizione lo avrebbe aiutato a comprenderla meglio, a capire
cos'era successo veramente. Perch Ina era cos riservata e tortuosa, se era
stata a letto con John? Non era il tipo di ragazza da dir pane al... cosa? In
ogni modo, una scopata per lei restava una scopata, al massimo la definiva
andare a letto con qualcuno. Era stata abbastanza sincera con lui a proposito di un paio di relazioni avute dopo il matrimonio.
Jensen se ne and prima dell'una. Lui lo accompagn in macchina fino
alla sua strada, dalle parti di Melik, bench il danese gli avesse chiesto, e
implorando persino, di lasciarlo andare a piedi. Quando ritorn alla macchina, sent la voce di Jensen che allontanandosi nel vicolo chiamava:
Hasso! Hasso! Un fischio. Un'imprecazione, in danese, a voce alta, uno
stridente urlo, di sfida. Si ricord allora del cadavere trovato in quella stessa strada. Una strada piccola, e tuttavia piena di dramma.
Studi ancora una volta la lettera di Ina. Non arriv a nessuna conclusione. Se ne and a letto vagamente arrabbiato e decisamente infelice.
9

Due o tre giorni dopo, di mattina, sulla spiaggia rivide la brunetta del
Fourati. Stava su una sdraio con un'altra accanto, vuota. Un ragazzino stava cercando di venderle qualcosa tirata fuori da un cesto.
Mais non, merci. Pas d'argent aujourd'hui! gli stava dicendo lei. Sorrideva ma era un po' seccata.
Lui aveva appena fatto la sua nuotata di mezzogiorno e, fumando una sigaretta, stava camminando lungo la battigia con l'accappatoio in mano.
Dall'accento della ragazza immagin che fosse inglese o americana.
Qualcosa non va? le chiese.
Non esattamente. Non riesco a liberarmi di lui. Era americana.
Neppure io ho soldi con me, ma di solito una sigaretta serve altrettanto
bene allo scopo. Estrasse due sigarette dal pacchetto. Immagin che il ragazzo vendesse conchiglie. L'arabo afferr le sigarette e corse via, scalzo.
Anch'io avevo pensato alle sigarette, ma non fumo e non ne ho. Aveva
occhi scurissimi, il viso liscio e abbronzato e capelli anche lisci e tirati indietro sulla fronte. Guardandola, gli venne in mente una parola: mandorla.
Credevo che stesse al Fourati, le disse.
Ci sto, infatti. Ma un amico mi ha invitato qui per la colazione.
Guard in fondo alla spiaggia verso l'albergo in cerca dell'amico che certamente sarebbe tornato da un momento all'altro. Sulla sdraio vuota accanto a lei c'erano un asciugamano bianco e giallo e un paio di occhiali da sole. All'improvviso lui seppe, o credette di sapere, che quella sera l'avrebbe
rivista, che avrebbero pranzato insieme e che sarebbero andati a letto insieme. da molto a Hammamet? Le solite domande, il protocollo.
Era a Hammamet da due settimane e avrebbe proseguito per Parigi. Era
della Pennsylvania. Non portava fede al dito. Aveva forse venticinque anni. Le disse che lui era di New York. Alla fine - non un attimo prima, perch un uomo in costume da bagno e camicia sportiva, seguito da un cameriere con un vassoio, stava venendo dritto dall'albergo verso di loro - le
chiese:
Beviamo insieme qualcosa prima che lei parta? libera questa sera?
S. Ottima idea.
Vengo a prenderla al Fourati. Alle sette e mezzo?
Benissimo. Oh, a proposito, mi chiamo Kathryn Darby. D-a-rb-y.
Howard Ingham. Piacere. Ci vediamo alle sette e mezzo. Salut agitando la mano e s'allontan in direzione del suo bungalow.
L'uomo che stava arrivando col cameriere era ancora a un tre metri circa
di distanza. Dopo la prima lunga occhiata da lontano lui non l'aveva pi

guardato quindi non sapeva se si trattava di un trentenne o d'un sessantenne.


Quel pomeriggio lavor bene. La mattina aveva gi scritto quattro pagine, ora ne scrisse cinque o sei.
Poco dopo le cinque Nosiste and a invitarlo a andare a bere qualcosa da
lui.
Oggi non posso, grazie. Ho un appuntamento al Fourati con una donna.
Che ne dici di domani a quest'ora?
Una donna. Bene! Benissimo! Adams si trasform immediatamente in
uno scoiattolo raggiante. Divertiti, allora. S, domani andr benissimo.
Sei e mezzo?
Alle sette e mezzo, indossando la giacca bianca che s'era fatta portare a
lavare e riprendere quello stesso pomeriggio da Mokta, chiam Miss
Darby dalla portineria del Fourati. Sederono a uno dei tavoli nel giardino e
bevvero Tom Collins.
Lei lavorava per lo zio in uno studio legale. Faceva la segretaria e imparava molte cose di legge; conoscenza, spieg, di cui non si sarebbe mai
avvalsa perch non aveva intenzione di laurearsi. C'erano in lei un certo
calre, una certa sollecitudine - o forse si trattava semplicemente di spontaneit - di cui lui era assolutamente assetato. Rivelava anche ingenuit e
un certo garbo. Lui ebbe la certezza che non fosse il tipo da avere avventure con chiunque e neppure spesso, ma immagin anche che qualcuna doveva pur averla e che se per caso lui le piaceva poteva anche ritenersi fortunato, perch era molto carina.
Pranzarono al Fourati.
Le disse: un piacere trovarsi con te. Mi sono sentito solo in quest'ultimo mese. Non cerco, non esattamente, di conoscere gente perch devo
lavorare, ma questo non m'impedisce di sentirmi sol ogni tanto.
Lei gli chiese del suo lavoro e in breve lui le spieg che il tale con cui
doveva lavorare a un film non lo aveva raggiunto. Le disse anche che s'era
suicidato, ma evit di fare il nome di John. E aggiunse che aveva deciso di
restare ancora qualche settimana per lavorare al suo romanzo.
Kathryn (gli aveva gi spiegato come si scriveva) mostr senza mezzi
termini la sua comprensione e la cosa lo colp come non lo aveva colpito
invece l'altrettanto sincera comprensione di Adams. Dev'essere stato un
brutto colpo, anche se non lo conoscevi bene!
Cambi argomento chiedendole se aveva visitato altri posti della Tunisia. Li aveva visitati e le faceva piacere parlarne, come anche delle cose

che aveva comprato per spedire o portarsi dietro. Era sola adesso, ma era
arrivata in Tunisia con degli amici inglesi, conosciuti in America, che il
giorno prima erano ritornati a Londra.
Per un attimo, lui vagheggi l'idea di accompagnarla a Parigi e passare
qualche paio di giorni l con lei, poi si rese conto dell'assurdit dell'idea.
Le chiese invece se le andava un ultimo bicchiere o un caff nel suo bungalow. Lei accett. Non accett lo scotch e lui prepar due tazze di caff
forte. Le piacque anche la proposta di lui di una nuotata: poteva indossare
una delle sue camicie. La spiaggia era deserta. C'era mezza luna.
Ritornati nel bungalow, quando si fu seduta, avvolta in un grosso asciugamano bianco, lui disse: Mi piacerebbe moltissimo se rimanessi da me.
Ti va?
Piacerebbe anche a me, rispose lei.
Era stato semplice, dopotutto.
Le diede l'accappatoio di spugna e lei scomparve nel bagno.
Poi s'infil nel letto, nuda, e lui le scivol accanto. Seguirono deliziosi
baci al sapore di dentifricio. Lui era interessato soprattutto al seno. Le stava disteso sopra con dolcezza ma dopo cinque minuti si rese conto di non
essere eccitato abbastanza da poter fare l'amore. Per un po' volle allontanare tale constatazione dalla propria mente e continu a baciarle il collo, ma
alla fine la realt si rifece viva. E forse pensarci fu fatale. Lei lo tocc, anche, per un attimo e, forse, accidentalmente. Avrebbe potuto chiederle di
fargli cose, ma non osava. Non con quella ragazza, nossignore. Per non
stava succedendo niente. E, cap, niente sarebbe successo. Era imbarazzante e insieme buffo. Non gli era mai successo prima, mai quando aveva desiderato e deciso veramente di fare l'amore, come aveva deciso e desiderato in quel caso. Ina, per esempio, lo aveva persino definito stancante e lui
ne era stato anche fiero. Non disse molto a Kathryn, le fece qualche complimento, sincero per. Si sentiva disorientato, troppo disorientato, per
provare il senso di inadeguatezza che avrebbe dovuto provare. Cosa stava
succedendo? Colpa del bungalow? Impossibile.
Sei dolce, disse lei.
Lui quasi scoppiava a ridere. E tu sei bella.
La mano di lei dietro al collo era piacevole, rassicurante, ma solo vagamente eccitante, e si chise fino a che punto lei era dispiaciuta, fino a che
punto l'aveva delusa.
All'improvviso lei starnut.
Hai freddo!

stato il bagno.
S'alz, and in cucina a versare uno scotch, torn e s'infil impacciato
l'accappatoio senza metter via il bicchiere. Lo vuoi liscio?
Lo bevve liscio.
Venti minuti dopo l'accompagnava in macchina al Fourati. Le aveva
chiesto se voleva fermarsi per la notte ma lei aveva risposto di no. I modi
di lei non erano mutati... purtroppo, non come sarebbero mutati se avessero fatto l'amore.
Ceniamo insieme domani sera? le chiese. Se ne hai voglia, possiamo
cucinare qualcosa da me. Tanto per cambiare.
Domani sera ho un impegno. Per la colazione?
Quando lavoro non vedo gente a colazione.
S'accordarono per la sera di due giorni dopo, di nuovo alle sette e mezzo.
Ritorn al bungalow e s'infil immediatamente i pantaloni del pigiama.
Poi sed sul bordo del letto. Si sentiva maledettamente depresso. Non riuscir a vedere il fondo della mia depressione se non mi ci immergo completamente, pens. Si rendeva conto di essere cambiato moltissimo in quell'ultimo mese. Ma in che modo? Nei prossimi giorni lo sapr, concluse.
Non era il tipo di domanda a cui poteva dare una risposta solo riflettendoci
sopra.
Kathyrin Darby era pi brillante di Lotte, pens poi a un certo punto,
senza alcun riferimento con niente. Il che non significava che occorreva
questo grande intelletto per essere pi brillante di Lotte. Lotte era stata uno
sbaglio, un grosso, poderoso e durevole sbaglio. Lotte lo aveva lasciato per
un altro uomo perch s'era annoiata di lui. L'altro era un tale che era stato a
molti dei loro party a New York, un pubblicitario spiritoso, estroverso, il
tipo, aveva immaginato lui, che piace sempre alle donne. Per questo non lo
aveva preso sul serio. Poi, di colpo, Thomas Jeffrey aveva chiesto la mano,
o quel che era, di Lotte e per giunta lei aveva voluto concedergliela. Mai
nulla di cos importante era successo con tanta rapidit nella vita di lui Ingham. Aveva avuto l'impressione che non gli avessero lasciato neppure il
tempo di difendersi. Tu mi presti attenzione solo a letto, gli aveva detto
Lotte pi di una volta. Era vero. Lei non s'interessava a quello che scriveva
lui n ai libri di nessun altro, se per questo, e aveva un modo tutto suo, a
volte persino buffo, di demolire qualunque osservazione interessante di lui,
o di chiunque altro, con qualche propria banalit, completamente fuori argomento e tuttavia innocente. S, lui aveva spesso sorriso, ma non sempre

per cortesia. Adorava Lotte e nessuna donna mai lo aveva dominato tanto
tsicamente, ma evidentemente questo non bastava a rendere felice una
donna. No, non riusciva a farle nessuna colpa. Era di famiglia ricca e di
cattiva educazione, viziata e effettivamente non s'interessava a niente,
tranne che al tennis, che a poco a poco aveva poi abbandonato, forse per
pigrizia.
Se avesse avuto un'altra occasione con Lotte sarebbe riuscito a far di
meglio? Ormai era sposata. E lui, desiderava un'altra occasione con lei?
No di certo. Da dove gli veniva questa idea?
Si coric, sempre depresso, ma il profumo di Kathryn Darby che ancora
indugiava sul cuscino non lo coinvolse n sconvolse.
10
Probabilmente Hasso da qualche parte a pi di un metro sotto la sabbia. Magari anche solo mezzo metro. Jensen aveva un'aria sbattuta e affranta, appoggiato al bar del Caf de la Plage. Stava bevendo boukhah e
dalla faccia sembrava ne avesse bevuti parecchi.
Era mezzogiorno. Lui Ingham era andato a Hammamet in macchina a
comprare un nastro per la macchina per scrivere che, dopo aver provato in
tre empori che sembravano vender tutto, non aveva trovato.
Non credo. Potresti spargere la voce che sei disposto a ricompensare
chi lo trova.
stata la prima cosa che ho fatto. L'ho detto a un paio di ragazzini. Ci
hanno pensato loro a spargere la voce. Il punto che il cane morto e basta. Altrimenti sarebbe tornato. A Jensen venne meno la voce. Si pieg
ancor pi sulle braccia nude e, con imbarazzo, lui si accorse che il danese
era sul punto di piangere.
Fu percorso da un fremito di simpatia e prov anche lui bruciore agli occhi. Mi dispiace. Davvero. Disgraziati!
Jensen sbott a ridere e vuot il bicchiere. Di solito ti buttano la testa in
casa da una delle finestre. Finora questo me l'hanno risparmiato.
Non hanno per caso un motivo per avercela con te? Penso ai tuoi vicini
di casa.
Jensen scroll le spalle. Nessuno che io sappia. Non ho mai litigato con
loro, non disturbo e pago l'affitto... anche in anticipo.
Lui esit, alla fine chiese: Stai pensando di andar via da Hammamet?
Aspetto ancora altri pochi giorni, poi... S, certo, cristiddio, me ne va-

do. Ti dico una cosa, per. Odio l'idea di lasciare le ossa di Hasso sotto
questa fetente di sabbia! E sono contento che gli ebrei gli facciano cagar
sangue!
Lui si guard intorno a disagio ma, come al solito, c'era chiasso nel locale e probabilmente di quelli che gli stavano vicini nessuno capiva l'inglese.
Un paio di loro, barista compreso, guardarono Jensen perch era fuori di
s, ma le loro facce non esprimevano ostilit. Anch'io.
Non sta bene odiare come odio io, prosegu il danese. Teneva un pugno chiuso e l'altra mano stretta intorno al bicchiere vuoto, tanto da far temere che stesse per scagliarlo lontano. Non sta bene.
Farai bene a mangiare qualcosa. Ti proporrei di mangiare insieme stasera ma ho un appuntamento. Che ne dici di domani sera?
Jensen acconsent. Si sarebbero incontrati al Caf de la Plage.
Lui torn al bungalow, avvilito, come se non avesse fatto abbastanza per
aiutare Jensen. Poi cap che quella sera non aveva voglia di vedere Kathryn
Darby e che con Jensen si sarebbe annoiato di meno, anzi sarebbe stato
persino contento.
Quel pomeriggio, insieme con una lettera di sua madre dalla Florida (i
suoi genitori s'erano ritirati l in pensione) gli arriv anche un espresso di
Ina. Diceva:
10 luglio 19..
Caro Howard,
vero, ti devo delle spiegazioni. Prover a dartele. Innanzi tutto: perch
ero sconvolta? Per un po' ho creduto di amare John e, per continuare fino
in fondo con la verit, sono stata a letto con lui due volte. Mi chiederai:
Perch? Per un motivo: non ho mai pensato che tu fossi pazzamente innamorato di me. Voglio dire completamente, profondamente. Sai, possibile essere innamorati anche superficialmente. Non tutti gli amori sono la
Grande Passione e non su tutti gli amori possibile fondare un matrimonio. Sono stata attratta da John. Era decisamente pazzo di me, per quanto
possa sembrare strano, visto che era scoppiato cos all'improvviso, dopo
che ci conoscevamo da pi di un anno. Non gli feci nessuna promessa. Sapeva di te, come ormai ti risulta, e gli dissi che tu mi avevi chiesto di sposarlo e che io avevo pi o meno accettato. E sapevo che, anche nella nostra
maniera disinvolta, la cosa era ancora in piedi. Pensavo che lui e io... insomma, se ci fossi andata cauta con lui (era straordinariamente emotivo)
avremmo scoperto se davvero tenevamo l'uno all'altra. Per me lui era un

mondo completamente nuovo, pieno di fantasie, che tuttavia riusciva a


rendere e a porre in parole in modo molto chiaro.
Ne era capace anche lui? si chiese. Oppure Ina lo giudicava scrittore
peggiore di quanto era stato John come operatore?
Poi cominciai a avvertire in lui una certa debolezza, un tremito. Non aveva niente a che vedere con i suoi sentimenti per me, che non ne sembravano affatto scossi; c'entrava piuttosto il suo carattere, di cui non apprezzavo certi lati e che, a dirla tutta, mi spaventava anzi. Una debolezza di cui
non gli si poteva far colpa, e mai ho pensato di fargliene, ma avendo visto,
avendo avvertito questa debolezza, avevo capito che lui e io non avevamo
niente in comune. Cercai di troncare con tutto il garbo possibile, ma non
facile riuscirci: viene sempre il momento in cui bisogna tenere l'Odioso
Discorso, senza il quale l'altro non accetta mai la verit. E quando dico
troncare... l'intera storia era durata solo dieci giorni. Purtroppo questa
mia decisione fu fatale per il povero John. Ebbe cinque giorni di crisi durante i quali cercai di aiutarlo il pi possibile. Negli ultimi due disse che
non voleva pi vedermi. Immaginai che se ne stesse chiuso in casa. Era gi
morto quando lo trovai. Non tento neppure di descriverti l'orrore provato
nel vederlo l. Non conosco le parole giuste. Non esistono.
Cos, mio caro Howard, cosa pensi di tutto questo? Immagino che vorrai
piantarmi. Non saprei criticarti... E se anche ci riuscissi? Avrei potuto tenermi tutto per me. All'infuori di me nessuno sa niente, a meno che John
non abbia parlato con Peter, non gli abbia detto tutto, voglio dire. Tu mi
piaci sempre, anzi ti amo. Non so cosa provi adesso. Quando ritorni, e
immagino che avverr presto, possiamo rivederci se vuoi. Dipende da te.
Continuo a lavorare ma sono stanca morta. (Se chi ti d lavoro ti succhia
il sangue, mollagli anche tutto il resto, l'intero cadavere.) A casa mi porto
la solita quantit di lavoro. Forse ci sar un po' di respiro a agosto, e allora
mi prender le mie due settimane di vacanza.
Mi scriverai presto, anche se dev'essere una lettera spietata?
Con amore,
Ina
La sua prima reazione fu di lieve disprezzo. Ina aveva fatto un grosso
sbaglio. E lui che la riteneva tanto brillante. Praticamente, in quella lettera
implorava pi o meno il suo perdono, in realt strisciava implorando che la

riprendesse con s, o soltanto sperava. Una maledetta cretinata, tutto quanto.


Era persino meno importante del cane di Jensen, pens.
Ina aveva ragione. Lui non era pazzamente innamorato di lei, per
contava su di lei, dipendeva da lei in maniera definitiva e profonda. Se ne
rendeva conto, ora che sapeva che lei lo aveva tradito. La parola tradito
gli rimase impressa e la detest subito. Non perch era tanto rigido da obiettare a qualunque avventura Ina potesse avere mentre lui era via, ma
perch, a quanto pareva, in quell'avventura l s'era lasciata coinvolgere
troppo emotivamente. Insomma, cercava qualcosa di vero e durevole,
come praticamente fa ogni donna al mondo, e era andata a cercarlo in quella scametta di John Castlewood.
Come avrebbe preferito che gli avesse scritto di essersi fatta un'innocente scopatina con John Castlewood, priva di ogni importanza per lei ma presa purtroppo terribilmente sul serio dall'altro! Invece in quella lettera faceva la figura d'una sciocca mezzacalza...
Sent il bisogno di berci sopra qualcosa, dello scotch. Nella bottiglia n'era rimasto solo un dito; se lo bevve con un'aggiuntina d'acqua, senza neppure il ghiaccio, quindi si cacci il portafogli nella tasca dei calzoni corti e
and allo spaccio dei bungalows. Mancava un quarto alle sei. Aveva tempo per un paio di scotch prima di andare a prendere Kathryn. Era o no una
barba quella Kathryn Darby?
Mentre si dirigeva verso lo spaccio sul bordo della strada principale vide
un paio di cammelli. In sella a uno dei due c'era un fantasma abbronzato in
burnous; le due bestie erano legate insieme. Un carretto trainato da un asino e carico di fascine in cima alle quali c'era un arabo scalzo, si ferm sul
bordo della strada e qualcuno ne discese. Con sua sorpresa, vide che era il
vecchio Abdullah in pantaloni rossi. Cosa ci faceva l? Lo vide guardare in
su e poi in gi, quindi attraversare ingobbito la strada dalla parte dell'albergo e svoltare infine in direzione di Hammamet. Il carretto era venuto da
quella direzione e ora tir oltre. Abdullah scomparve dietro gli alberi e i
cespugli dell'albergo.
Lui entr nello spaccio e compr uova, scotch e birra. Il vecchio arabo,
pensava intanto, stava certamente andando a trovare il padrone del negozio
di souvenirs a pochi metri pi avanti sulla strada. Da l a Hammamet c'erano anche negozi di frutta e verdura gestiti da arabi. E tuttavia la presenza
dell'arabo da quelle parti gli dava decisamente fastidio. Si rese conto che
stava attraversando una delle peggiori e pertanto pi antipatiche giornate

della sua vita.


Port Kathryn dritto al Caf de la Plage di Hammamet per un aperitivo.
Lei ci era gi stata un paio di volte con i suoi amici inglesi. Ci piaceva
molto, ma un po' rumoroso. Almeno secondo loro. Evidentemente, lei
era pi all'altezza, e era chiaro che il chiasso e la trasandatezza le piacevano.
Lui intanto cercava Jensen, sperando di vederlo, ma il danese non c'era.
Dal Plage attraversarono la strada e andarono da Melik. Poco distanti i
panettieri erano al lavoro. Uno di loro, giovane, arabo, in quel momento
stava sulla porta in calzoni corti e berretto di carta e guard Kathryn con
interesse. Nell'aria si sentiva sempre l'odore rassicurante e piacevole del
pane appena sfornato. Da Melik c'era baccano. A due, se non addirittura a
tre tavoli, suonavano flauti e strumenti a corda. Il canarino, in una gabbia
appesa a una trave del soffitto, accompagnava allegramente la musica. Lui
si ricord di una sera in cui Adams parlava ininterrottamente e il canarino
dormiva con la testa sotto l'ala, e lui Ingham aveva desiderato di poter fare
lo stesso. Sulla veranda di Melik c'era soltanto un'altra donna oltre a
Kathryn. Come aveva previsto, la serata tendeva alquanto al noioso, nonostante non gli mancassero argomenti di conversazione. Kathryn gli parl
della Pennsylvania, che lei adorava, specie in autunno, la stagione delle
zucche e delle foglie morte. Certamente, pensava intanto lui, la ragazza avrebbe sposato un solido conterraneo, avvocato magari; e si sarebbe stabilita in una casetta con giardino. Ma Kathryn non alluse n accenn alla
presenza di alcun uomo. Aveva un certo che di indipendente che attraeva,
quella ragazza. E non c'era nessun dubbio che fosse molto carina. Ma l'ultima cosa al mondo che avrebbe potuto fare quella sera, e l'ultima che desiderava fare, sarebbe stato di portarsela a letto. Un ultimo bicchierino al
Fourati e la serata si chiuse.
Cibo e alcool lo avevano piacevolmente ammansito. Rabbia e irritazione
erano scomparse, almeno in superficie, e di questo doveva ringraziare Miss
Kathryn Darby della Pennsylvania. Com' che dicevano da quelle parti?
Latte e miele non fanno fiele.
Tornato al bungalow, rilesse ancora una volta la lettera di Ina sperando
di leggerla con indifferenza, senza il minimo risentimento. Non ci riusc
del tutto. Lasci cadere la lettera sul tavolo, risollev il capo e disse:
Dio, fa' che il cane di Jensen ritorni. Ti prego!
Dopodich se ne and a letto. Non era ancora mezzanotte.
Non cap che cosa lo avesse svegliato ma si tir su di colpo su un gomito

e rimase in ascolto. La stanza era immersa nel buio. La maniglia della porta cigol. Salt gi dal letto e istintivamente si spost dietro il tavolo da
lavoro, che era al centro della stanza. Stava rivolto verso la porta. S, questa stava aprendosi. S'accovacci. Cristiddio, s'era dimenticato di chiuderla
a chiave! Si profil una figura leggermente piegata in avanti: alle sue spalle una luce, il lampione del viale dei bungalows, la immergeva in una luminosit lattiginosa. La figura stava entrando nella stanza.
Afferr allora la macchina per scrivere e la lanci con tutta la forza, facendo scattare in avanti il braccio destro, come un giocatore di pallacanestro che tira al canestro: solo che in quel caso il bersaglio era pi basso.
Fece centro su una testa coperta da un turbante. La macchina cadde a terra
con raccapricciante fracasso, la figura lanci un grid, indietreggi barcollando e cadde a terra. Immediatamente lui balz verso la porta e, dopo aver
spinto di lato con un piede la macchina per scrivere, la chiuse sbattendola.
La chiave era sul davanzale della finestra sulla destra. La trov, armeggi
con la punta delle dita in cerca della toppa e chiuse a chiave.
Quindi rimase immobile, in ascolto. Temeva che potesse esserci qualcun
altro.
Poi, sempre al buio, and in cucina, trov la bottiglia dello scotch sul colatoio e l'afferr, evitando per un pelo di rovesciarla, e bevve un sorso. Se
mai ne aveva avuto bisogno, quello era il momento. Bevve un altro piccolo
sorso, schiacci con un colpo del palmo della mano il tappo stridente, rimise la bottiglia sul colatoio e si gir a guardare nel buio verso la porta, teso in ascolto. Sapeva che l'uomo che aveva colpito era Abdullah. Almeno,
ne era sicuro al novanta per cento.
Delle voci. Deboli, stavano avvicinandosi. Voci eccitate, soffocate, e lui
sent che parlavano arabo. Poi davanti nelle persiane chiuse pass un raggio di luce che le spazz e svan subito dopo. Si fece forza. Erano i compari dell'arabo, oppure i ragazzi dell'albergo che investigavano?
Poi ud un fruscio di piedi nudi sulla veranda, un grugnito, il rumore
strisciante di un qualcosa che veniva trascinato. Lo stramaledetto arabo,
naturalmente. Stavano trascinandolo via. Chiunque fosse a farlo.
Ud un bisbiglio: Mokta.
Il fruscio di piedi s'affievol, scomparve. Lui rimase nella cucina almeno
altri due minuti. Non avrebbe saputo dire se quelli avevano parlato di Mokta o se s'erano rivolti a lui, presente in mezzo a loro. Fece per correr fuori
a chiamarli. Ma era poi sicuro che fossero i ragazzi dell'albergo?
Mand un profondo, fremente sospiro. Poi ud di nuovo soffici passi sul-

la sabbia, un suono ovattato. Ci fu un altro struscio, lievissimo e diverso


questa volta: qualcuno stava pulendo le piastrelle con uno straccio. Stavano togliendo via il sangue, era chiaro. Prov un leggero malessere. I passi
leggeri s'allontanarono. Rimase ancora in attesa, poi si costrinse a contare
fino a venti. Infine mise a terra la lampada del comodino, in modo che non
trasparisse molto dalle persiane, e l'accese. Gli interessava la macchina per
scrivere.
La parte inferiore della carrozzeria era ammaccata. A quella vista storse
il naso, pi per l'aspetto sorprendente della macchina che per il colpo che
doveva aver rappresentato in fronte al vecchio arabo. La barra spaziatrice
s'era stortata e un'estremit sporgeva in fuori. Alcuni tasti erano sollevati e
incastrati insieme. Li ripieg, automaticamente, ma non tornarono al loro
posto. L'ammaccatura nella carrozzeria era di alcuni centimetri. Roba per
Tunisi, proprio cos, quella riparazione.
Spense la lampada e s'infil sotto il lenzuolo, poi lo scost perch faceva
caldo. Giacque disteso per quasi un'ora, senza addormentarsi, ma non ud
altri rumori. Accese di nuovo la luce e and a mettere la macchina per
scrivere nell'armadio, sul fondo, vicino alle scarpe. Non voleva che l'indomani mattina Mokta o qualcuno degli altri ragazzi la vedesse.
11
Gli interessava sapere quale sarebbe stato l'atteggiamento di Mokta
quando avrebbe portato la prima colazione. Ma a portarla, alle nove e dieci, fu un altro ragazzo che lui aveva gi visto un paio di volte ma di cui
non ricordava il nome.
Merci.
A votre service, m'sieur. Calmo, imperscrutabile, il ragazzo si ritir.
Lui si vest per andare a Tunisi. La macchina per scrivere entrava ancora
nell'astuccio. Per un attimo ebbe l'idea di portare l'auto davanti al bungalow e di caricarvi l la macchina, perch non voleva farsi vedere sul viale
con quell'affare in mano da qualcuno dei ragazzi, ma trov la cosa assurda.
Chi sapeva con che cosa era stato colpito il vecchio?
Alle nove e trentacinque chiuse a chiave il bungalow e se ne and. Aveva lasciato la macchina in fondo al viale, quasi all'altezza del bungalow di
Adams, perch la sera prima aveva pensato di bussare da lui se la luce fosse stata accesa; e invece l'aveva trovata spenta. La Peugeot era all'estrema
sinistra, sotto un albero, e sulla destra ora c'erano altre due macchine, par-

cheggiate l'una accanto all'altra. Si chiese se per caso il vecchio arabo, non
vedendo la Peugeot davanti al bungalow, non avesse pensato che era fuori.
Ma come faceva a sapere qual era il suo bungalow? A meno che non glielo
avesse detto uno dei ragazzi, ci che secondo lui era improbabile. Forse
l'arabo aveva provato le porte di tutti i bungalows dove non c'erano luci
accese.
Di Mokta neppure l'ombra.
Ebbe quasi un sobbalzo alla vista di Adams che, fiocina e pinne in mano, veniva su dalla spiaggia diretto al suo bungalow.
Giorno!
Giorno, Francis. Aveva messo la macchina per scrivere gi sul retro
dell'auto. Chiuse lo sportello.
Vai da qualche parte? Adams si stava avvicinando.
Ho pensato di andare a Tunisi a comprare un paio di nastri e un po' di
carta. Sper che a Adams non venisse voglia di accompagnarlo.
Hai sentito quell'urlo stanotte? Verso le due. Mi ha svegliato.
S. Ho sentito qualcosa. All'improvviso, e fu un lampo, si rese conto
che poteva aver ucciso l'arabo e che forse era proprio questo a farlo stare a
disagio.
Veniva dalla parte del tuo bungalow. Ho sentito un paio di ragazzi correre a vedere cos'era successo. Sono tornati dopo un'ora. Sento tutto quello
che fanno, sono cos vicino. Indic il suo bungalow, a una decina di metri. C' sotto un piccolo mistero. Uno dei ragazzi tornato qui - con un
altro gesto indic l'edificio - e dopo un minuto ne uscito di nuovo di
corsa.
Era andato a prendere lo straccio, si chiese lui Ingham, o una pala?
Lo strano che i ragazzi non vogliono dire cosa successo. Magari c'
stato un litigio, sai, e qualcuno rimasto ferito. Ma perch sono stati via
un'ora, eh? L'espressione di Adams era accesa dalla curiosit.
Non lo so, rispose lui, aprendo lo sportello. Chieder a Mokta.
Non ti dir niente... Che ne dici di bere e mangiare qualcosa insieme
stasera? Ti va?
Non gli andava, ma disse: S, benissimo. Vieni da me a bere qualcosa?
Vieni tu da me. Vorrei mostrarti una cosa. Quella faccia da scoiattolo
ammicc.
Va bene. Alle sei e mezzo, disse lui, e mont in macchina.
Raggiunse la strada per Tunisi attraversando Hammamet. All'angolo del-

l'ufficio postale, dov'erano i tavolini all'aperto del Plage, si guard intorno


in cerca del vecchio arabo dai pantaloni rossi. Non lo vide.
A Tunisi gir a piedi per quaranta minuti prima di trovare un negozio di
riparazioni, o meglio il negozio di riparazioni che faceva per lui. In un paio
gli dissero che potevano fare il lavoro ma non prima di due settimane minimo, e non avevano un'aria rassicurante n per quanto riguardava la riparazione n per quanto riguardava la sua durata. Alla fine, in una trafficata
strada commerciale, trov un negozio dall'aria rassicurante dove il commesso gli disse che l'avrebbero fatto in una settimana. Gli accord fiducia,
ma si rammaric per la perdita di tempo.
Com' successo? chiese il commesso, in francese.
Una cameriera dell'albergo l'ha fatta cadere dal davanzale di una finestra. Se l'era gi preparata quella risposta.
Sfortuna! Spero che non sia caduta in testa a qualcuno.
No. Su un parapetto.
Lasci il negozio con una ricevuta. Senza la macchina per scrivere si
sentiva spaesato e perduto.
Sul Boulevard Bourguiba entr in un caf per bere una birra e dare un'occhiata al Time appena comprato. Gli israeliani non avevano nessuna
intenzione di cedere i territori conquistati. Facile prevedere un crescente
odio degli arabi verso gli ebrei, un aggravarsi del risentimento nutrito fino
allora. Per un bel po' le acque non si sarebbero calmate.
Per la colazione and in un ristorante con i ventilatori al soffitto dall'altra parte del Boulevard Bourguiba, uno dei due ristoranti menzionati da
John Castlewood. La scallopine milanese era ben cotta e dopo il cibo di
Hammamet avrebbe dovuto pi che apprezzarla, ma non aveva appetito.
Continuava a chiedersi se l'arabo era morto, se i ragazzi avevano riportato
la cosa alla direzione dell'albergo e questa alla polizia... Ma, in tal caso,
perch n la polizia n quelli della direzione s'erano fatti vivi quella mattina presto? Si chiedeva anche se per caso i ragazzi non si fossero spaventati
nel trovare l'arabo morto e non si fossero precipitati a seppellirlo nella sabbia da qualche parte. C'erano delle pinete qua e l sulla spiaggia, a una
cinquantina di metri dal mare, e nessuno le attraversava mai, la gente ci girava intorno. Erano l'ideale per una sepoltura di quel genere. Per caso non
era stato influenzato da Jensen e dalle sue paure a proposito del cane?
Per un attimo pens di confidare a Jensen l'avventura della notte prima.
Almeno lui, era convinto, lo avrebbe capito. Ora si pentiva di non aver aperto la porta quando aveva sentito i ragazzi. Oppure quando aveva sentito

quello che puliva le piastrelle.


Fu di ritorno al Reine alle tre meno un quarto. Il bungalow gli diede
l'impressione di essere effettivamente fresco. Si spogli e cacci sotto la
doccia. L'acqua fredda fu una piacevole sferzata, ma non la fece durare a
lungo. Due minuti e ne ebbe abbastanza, chiuse il rubinetto e s'immerse di
nuovo nel calore di fuori. Quella sera avrebbe chiesto a Adams come fare
per procurarsi un condizionatore d'aria. S'infil nudo tra le lenzuola e dorm un'ora.
Si svegli e immediatamente pens al capitolo che stava scrivendo, alla
scena rimasta incompiuta. Si mise a sedere in mezzo al letto e guard verso la macchina per scrivere. Il tavolo era vuoto. Aveva dormito profondamente. Una settimana senza macchina per scrivere. Era come perdere una
mano. Detestava scrivere a mano persino le lettere personali. Fece un'altra
doccia perch era di nuovo sudato.
Poi infil calzoni corti, camicia pulita, sandali e and in cerca di Mokta.
Alla direzione, uno dei ragazzi intento a scopare via languidamente la sabbia davanti alla porta gli disse che Mokta era andato per un servizio all'edificio principale. Lui allora ordin una birra, sed sulla veranda all'ombra e
si dispose a aspettare. Mokta arriv dieci minuti dopo con un'enorme pila
di asciugamani legati insieme in bilico sulla spalla. Lo vide da lontano e
gli sorrise. Era in maniche di camicia e calzoni lunghi neri. Peccato, pens
lui, che col caldo non consentissero ai ragazzi di portare i calzoni corti.
Mokta. Bonjour. Posso parlarti un momento quando hai tempo?
Bien sur, m'sieur. Per un attimo, sul viso sorridente di Mokta lampeggi un certo allarme, che non sfugg a lui Ingham. Poi il ragazzo port la
pila di asciugamani nell'ufficio e ritorn quasi subito.
Vuoi una birra?
Con piacere, grazie, m'sieur. Ma non posso sedermi. Mokta corse a
prendere la sua birra alla porta di servizio, dietro l'angolo dell'edificio. Ritorn in un attimo con la bottiglia.
Vorrei sapere cosa devo fare per noleggiare un condizionatore d'aria.
Oh, molto semplice, m'sieur. Lo dir alla directrice, che lo dir al direttore. Occorreranno al massimo un paio di giorni. Il sorriso del ragazzo
non era meno largo del solito.
Con aria distratta, lui studi gli occhi grigi di Mokta. Erano mutevoli
quegli occhi, ma non si spostavano come quelli di un disonesto bens soltanto, parve a lui, perch il ragazzo stava attento a tutto ci che lo circondava, persino a ci che non era fisicamente presente, come un superiore,

per esempio, che lo chiamasse da lontano. Bene, magari puoi dirglielo.


Ne vorrei uno. Esit. Non voleva chiedergli di punto in bianco che ne avevano fatto dell'arabo svenuto o morto. D'altro canto, come mai il ragazzo
non vi accennava? Anche se non aveva partecipato alla spedizione doveva
averne sentito parlare certamente.
Gli offr una sigaretta e Mokta accett.
Forse, si disse, non osava parlarne l in pubblico. Gli occhi di Mokta
schizzarono incontro ai suoi, poi si distolsero. Dal canto suo, lui faceva attenzione a non guardarlo fisso per non imbarazzarlo. Il ragazzo aspettava
certamente che fosse lui a affrontare l'argomento. Ma lui non poteva. Perch quel benedetto non diceva qualcosa come: Oh, m'sieur, sapesse che
catastrophe stanotte! Un vecchio pezzente ha cercato di entrare nel suo
bungalow? Quasi glielo sentiva dire, a momenti, nonostante quello non
aprisse bocca. Dopo un po' si sent a disagio. Fa caldo, oggi. Sono stato a
Tunisi, stamattina.
Ah, oui? Fa sempre pi caldo a Tunisi. Mon dieu! Sono contento di lavorare qui.
Accettata un'altra sigaretta da fumar dopo, Mokta se ne and portandosi
via le due bottiglie di birra e lui se ne torn al bungalow. Rilesse gli appunti per il capitolo in lavorazione e ne prese altri per il successivo. Avrebbe potuto rispondere all'ultima e pi esplicita lettera di Ina, ma per il
momento non voleva pensare a lei. La risposta esigeva una certa riflessione, a meno di non precipitarsi a scrivere qualcosa di cui si sarebbe potuto
pentire in seguito. Raccolse insieme le note con un fermaglio e le mise in
un angolo della scrivania.
Scrisse una breve lettera alla madre, spiegandole che la sua macchina
per scrivere era in riparazione a Tunisi. Le disse che John Castlewood, che
dopotutto lui non conosceva molto bene, s'era ucciso a New York. Le disse
anche che stava lavorando a un nuovo romanzo e che, nonostante la delusione per il lavoro venutogli meno, avrebbe cercato di ricavare il pi possibile dalla Tunisia. Era figli unico e sua madre voleva sempre sapere cosa faceva, ma non era una ficcanaso e non si abbandonava a eccessive prepccupazioni. Anche il padre s'interessava di lui, ma era un peggior corrispondente della madre. Quasi non scriveva mai.
Gli mancava ancora mezz'ora all'appuntamento con Nosiste. Aveva molta voglia di una passeggiata sulla spiaggia, oltre il bungalow di Adams
verso Hammamet, cos avrebbe dato un'occhiata alla sabbia in mezzo agli
alberi laggi. Voleva vedere se c'era qualche tratto di sabbia smossa che

somigliasse a una fossa, insomma voleva assicurarsi. Ma al tempo stesso si


rendeva conto che bastava rastrellare gentilmente la sabbia con i piedi o
con le mani per far confondere nel corso di una mattinata (o anche immediatamente) una fossa con la sabbia tutt'intorno. Su nessun terreno una
traccia tanto effimera come sulla sabbia, basta una brezza leggera per
cancellare tutto, mentre il sole asciuga qualunque umidit uno scavo possa
aver fatto affiorare. E, dopotutto, non gli andava certo di esser visto a curiosare sulla spiaggia. In fondo, cosa valeva quell'arabo? Quasi niente,
probabilmente. Un pensiero ben poco cristiano questo suo, purtroppo.
Chiuse a chiave la porta del bungalow e and da Adams.
Come al solito, l'accoglienza di questi fu calorosa. Entra. Siediti!
Il fresco della stanza gli fece piacere. Come un bicchiere di acqua fredda
quando si assetati e accaldati. Te lo bevevi attraverso la pelle quel fresco.
Chiss, si chiese, come doveva essere in agosto, e. si ricord che doveva
andarsene, partire presto.
Adams gli porse uno scotch con ghiaccio e acqua.
Sono stato punto da una medusa nel pomeriggio, gli annunci poi.
Habuki, la chiamano qui. E luglio la stagione. Sai, nell'acqua non le vedi se non all'ultimo momento. A-ah! Mi ha punto qui alla spalla. Uno dei
ragazzi mi ha portato un unguento che hanno l in ufficio, ma non servito
a niente. Me ne sono venuto qui e ho usato del bicarbonato. sempre il
rimedio migliore.
C' un'ora particolare in cui vengono fuori?
No. la stagione, tutto qui. A proposito - Adams sed sul divano, indossava i suoi freschi calzoni corti - oggi ho scoperto qualcosa in merito
al grido di stanotte. stato proprio davanti alla tua porta. Al tuo bungalow.
Oh?
Me l'ha detto quel ragazzo alto, Hassim. Ha detto che Mokta era con
loro quando sono andati a investigare. Hai capito chi dico?
S. Quello che agli inizi faceva le pulizie nel mio bungalow. Chiss
perch, negli ultimi tempi avevano mandato un altro ragazzo.
Hassim ha detto che un vecchio arabo si aggirava qui intorno e ha urtato con la testa contro qualcosa che lo ha steso. L'hanno trascinato via dalla
tua veranda. Adams ridacchi di nuovo, con la piacevole soddisfazione di
chi vive in un posto dove di solito non succede mai niente; almeno cos
parve a lui Ingham. Quel che mi incuriosisce, ora, il fatto che Mokta sostiene che, pur avendo cercato tutt'intorno per circa un'ora, non hanno tro-

vato nessuno. Qualcuno mente. Pu darsi che il vecchio arabo abbia urtato
contro qualcosa, ma pu anche darsi che i ragazzi lo abbiano menato, persino ucciso, e non lo ammettano.
Cielo santissimo, fece lui. Una spontanea reazione, perch li vedeva
proprio quei ragazzi a farlo. Vuoi dire, che stato un incidente? Che
l'hanno picchiato troppo?
possibile. Se infatti era un ladro e loro lo hanno sorpreso e buttato
fuori, perch mai recalcitrerebbero tanto a parlarne? C' sotto un mistero,
come dicevo questa mattina. Tu non hai sentito niente?
Ho sentito l'urlo. Non immaginavo che fosse cos vicino. Si rese conto
che stava mentendo anche lui come i ragazzi; e se, proprio attraverso uno
di loro, fosse saltata fuori la verit, e cio che la botta era invece una brutta
frattura, un osso frantumato, e che quando lo avevano trovato l'uomo era
gi morto?
Un'altra cosa. Quasi sempre gli alberghi non fanno trapelare niente riguardo ai furti. Nuoce agli affari. I ragazzi dunque metterebbero a tacere
ogni cosa anche perch fa parte del loro dovere tenere gli occhi aperti e
non lasciare entrare ladruncoli nel recinto dell'albergo. Naturalmente c' un
guardiano, come sai, ma quello l di solito dorme e non fa mai giri di ispezione.
Lo sapeva, perch di solito, dalle dieci e mezzo in poi, il guardiano dormiva proprio sulla sua sedia a sdraio, appoggiata al muro. Succedono
spesso queste cose?
Be', da un anno che sono qui solo un'altra volta. Nel novembre scorso
acciuffarono due ragazzi arabi che s'aggiravano per il recinto. A quel tempo c'erano parecchi bungalows vuoti e il personale era ridotto. Andavano a
mobilio, quei ragazzi, e avevano forzato un paio di serrature. Io non vidi
niente ma sentii dire che erano stati menati dai ragazzi dell'albergo e buttati sulla strada. Sai, quando s'azzuffano gli arabi sono spietati tra loro. Adams prese i due bicchieri, bench quello di lui Ingham non fosse ancora
vuoto. Hai saputo nient'altro dalla tua ragazza? Chiese po' dalla cucina.
Ina si chiama, vero?
Lui s'alz. Mi ha scritto... stata proprio lei a trovare il corpo di John
Castlewood. Aveva preso dei sonniferi.
Davvero? Sul serio? In casa di lui, vuoi dire?
S. Non aveva detto a Adams che invece era successo a casa sua. Tanto, niente cambiava.
Non viene qui?

Oh, no. un viaggio lungo. Torner io, tra una settimana circa. Me ne
torno a New York.
Perch cos presto?
Non sopporto il caldo. Non avevi detto che dovevi farmi vedere qualcosa?
Ah, s. Non vedere, ascoltare. breve! Adams lev un dito in aria.
Ma interessante, credo. Vieni di l.
Un altro nastro della malora, pens lui. Aveva sperato che Adams avesse
trovato un'anfora antica in fondo al mare o avesse infilato un pesce raro.
Troppa fortuna, sarebbe stata.
Ancora una volta la valigia fu messa sul letto e il registratore tirato fuori
con gesti delicati. L'ultimissima, annunci Adams a bassa voce. Dovrebbe essere trasmessa mercoled prossimo.
Il nastro sibil, poi cominci:
Buonasera, amici, ovunque voi siate. Sono Robin Goodfellow, con un
messaggio per voi dall'America, terra della... Spiegando che quella era la
solita introduzione, Adams fece scorrere veloce il nastro, che strid e sibil, poi rallent. ... che possiamo chiamare democrazia. vero che Israele
ha ottenuto una schiacciante vittoria, e da un punto di vista militare va
ammirata per aver vinto contro un numero superiore di nemici. Due milioni e settecentomila ebrei contro una popolazione araba di centodieci milioni. Ma, in effetti, chi ha sferrato il primo colpo? ... Amici, lascio che
siano i vostri governi a dirvelo. Se sono governi onesti, vi diranno che sono stati per primi gli israeliani. (Un lungo silenzio. Il nastro rimase come
sospeso nell'attesa.) Questo un fatto storico. Non rovinoso n fatale
per il prestigio di Israele, non finir - sembrava che gli mancassero le parole, bench lui fosse sicuro che Adams aveva tutto scritto prima di cominciare l'incisione - con l'oscurare la fama di Israele, almeno non agli
occhi dei paesi filoisraeliani, ma... non contenta del trionfo e della dispersione di migliaia di arabi, della conquista di territorio arabo, Israele comincia a tradire l'arrogante nazionalismo che contraddistinse la Germania
nazista e che ne fu la rovina. Secondo me, anche se ha subito la provocazione di incidenti di frontiera e minacce al suo territorio e alle sue donne ma si potrebbero anche citare incidenti che vanno a suo discredito - non sarebbe male che nell'ora della vittoria Israele si mostrasse magnanima e, soprattutto, per guardarsi da quello sciovinismo e quell'orgoglio arroganti
che sono stati la rovina di paesi ben pi grandi di lei...
O avrei dovuto dire essa? bisbigli Adams.

Lui dovette soffocare un'istintiva risata. Credo che vadano entrambi


bene.
... non bisognerebbe dimenticare che almeno met della popolazione di
Israele di madre lingua araba. Questo non equivale a dire che sono sempre arabi autentici. Gli israeliani si vantano di aver trasmesso in arabo istruzioni sbagliate agli aerei e ai carri armati giordani, lasciando intendere
una superiorit anche intellettuale. Si vantano d'essere diventati grossi agricoltori, ora che nessuna legge impedisce loro qualsiasi professione all'infuori di quella dell'usura. Negli Stati Uniti non c' nessuna legge che
impedisca loro di fare gli agricoltori, eppure pochi lo sono. Per lo pi, gli
ebrei d'Israele sono d'origine diversa da quelli d'America, che sono molto
meno orientali, meno arabi. L'imperversante odio arabo-israeliano mostra
tutti i sintomi di una lunga e spietata malattia, di una spietata lotta di arabi
contro quasi-arabi, d'una ferocia scagliata contro un'altra ferocia. La follia
deve cessare. La magnanimit deve prevalere... (Adams fece di nuovo
scorrere il nastro.) ... devono incontrarsi come fratelli e discutere...
Bene, fece Adams spegnendo l'apparecchio. Il resto ricapitolazione, riassunto. Che ne dici?
Alla fine lui rispose: Visto che sono anti-israeliani, immagino che i russi approveranno.
Il governo russo anti-americano, obiett Adams, come se lo stesse
informando di qualcosa da lui ignorato.
S, ma... Le idee gli si confusero di nuovo. A parte la faccenda del
Vietnam, erano poi tanto anti-americani i russi? L'arroganza d'Israele pu
anche essere solo un fatto temporaneo, sai. In fondo, dopo quello che hanno fatto hanno pur diritto a esultare un po'.
L'altro gesticolava ormai come non lo aveva mai visto fare finora.
Temporaneo o no, finch dura pericoloso. pericoloso sempre. un
segno pericoloso.
Esit, alla fine non pot fare a meno di replicare: Non pensi che l'America sia a sua volta un tantino arrogante nell'immaginare che il suo sistema
di vita sia l'unico valido al mondo, il migliore per tutti? Di pi, uccide quotidianamente per imporlo, piaccia o non piaccia, alla gente. Questa arroganza o no? Mise via la sigaretta fumata a met e dentro di s giur di
non dire pi una parola sull'argomento. Era ridicolo, esasperante e sciocco.
L'America cerca di spazzar via le dittature per dare alla gente la libert
di voto, disse Adams.
Non gli rispose. Continu a schiacciare la sigaretta nel portacenere. A-

dams era agitato. Quella poteva essere la fine della loro amicizia, pens
lui, o la fine della eventuale simpatia che potesse esserci tra loro due. La
cosa non gli importava. Non aveva nessuna voglia di dire alcunch in riparazione. La cosa fastidiosa era che in ci che Adams diceva a proposito del
nazionalismo israeliano c'era un certo grado di verit. Gli stessi paesi da
cui Israele dipendeva le avevano proposto di cedere parte del territorio appena conquistato, e lei (o essa) aveva rifiutato. Erano ambedue irritanti, israeliani e arabi. L'unica cosa da fare, per chiunque non fosse n arabo n
israeliano, era di tener chiusa la bocca. Qualunque cosa dicevi, a favore
degli israeliani o degli arabi, correvi il rischio che ti saltassero addosso.
Non ne valeva la pena. Non era un problema suo. Lui non poteva influire
in alcun modo.
Non so cosa pensare di questi dannati arabi, disse. Perch cavolo non
lavorano di pi? Scusa il mio linguaggio... Ma se un paese vuol tirarsi su
non dovrebbe avere tante centinaia di giovani seduti nei caff a non fare un
fetente di niente dalla mattina alla sera.
Be', qui hai ragione, osserv Adams, premuroso, sorridendo adesso.
Cos tra i due paesi, sono portato a dire che gli occidentali ammirano di
pi gli ebrei perch non se ne stanno sempre con le mani in mano. Almeno, non in continuazione, a quel che sento dire.
il clima di qui, la religione, declam Adams, gli occhi rivolti al soffitto.
La religione, pu darsi. Norman Douglas conclude il suo libro sulla
Tunisia con una ammirabile dichiarazione. Dice che la gente convinta
che sia stato il deserto a fare degli arabi quelli che sono. Ora lui sostiene
che gli arabi hanno creato il deserto. Hanno lasciato impoverire la terra.
Quando qui in Tunisia c'erano i romani c'erano anche sorgenti, acquedotti,
foreste e gli inizi di un'agricoltura. Avrebbe potuto proseguire ancora. Era
sorpreso lui per primo della propria foga. Un'altra cosa, aggiunse mentre
Adams metteva via la sua attrezzatura. Oh, a proposito, grazie per avermi
fatto ascoltare il nastro. So che possibile trovare interessanti gli arabi,
studiarne la religione fatalistica, ammirarne le moschee e via dicendo, ma
so anche che tutto questo sembra dettato dal capriccio, un capriccio da turisti, in confronto al fatto importante che sono essi stessi, con tutte queste
insensatezze, a mantenersi arretrati. A che vale sbavare su un ferro di cavallo o quel che finemente lavorato, o ammirare la loro rassegnazione al
destino, se moltissimi di loro chiedono l'elemosina o rubano, e proprio a
noi?

Sono perfettamente d'accordo, disse Adams, chiudendo l'armadio. E,


come dici tu, se dipendono dal destino perch chiedere l'elemosina agli occidentali, che non credono nel destino ma solo nel lavoro e nella ricerca?
Ah, ci sono religioni... Disgustato, Adams non termin la frase. Lascia
che ti riempia il bicchiere. S, e intanto arrivano i soldi dei francesi e degli
americani.
Met, per piacere. Segu Adams nel piacevole soggiorno e nell'inossidabile cucina. Quanto a religioni strambe, non trovi che anche l'Occidente
abbia le sue colpe? Guarda quanti bambini vengono al mondo unicamente
perch la chiesa cattolica non permette il controllo delle nascite. La chiesa
cattolica dovrebbe rispondere lei in prima persona del benessere di questi
bambini, e invece no, ci pensi lo stato dicono i preti. A questo punto rise.
Il naso del papa! Vorrei che qualcuno ci mettesse sotto tutto quello che
sta succedendo in Irlanda!
Adams gli porse il bicchiere, riempito scrupolosamente a met. Verissimo! C' una cosa che non ho detto nel mio nastro perch non riguarda
molto gli abitanti di oltrecortina. O forse s. Poco tempo fa ho ricevuto una
lettera da un ebreo d'America. Bene, costui improvvisamente diventato
ebreo tutto d'un pezzo. Prima era russo, o meglio un americano d'origine
russa. questo che intendo per sciovinismo. Andiamo a sederci l.
Passarono nel soggiorno, dove sedettero ai soliti posti.
Capisci cosa voglio dire? chiese Adams.
Lui capiva, e lo deprecava anche. Lo deprecava perch sapeva che era
vero. Avrebbe potuto ribattere che in fatto di antisemitismo i russi se la cavano molto bene, ma quello dopotutto era l'atteggiamento del governo russo e non del popolo russo controllato dal partito, al quale in fondo s'interessava Nosiste.
E la giovane signora del Fourati? Adams sorrise.
Quella domanda risult volutamente casuale e cortese, come, concluse
lui, la domanda di una spia. Rispose con altrettanta prudenza. L'ho vista
ieri sera a pranzo. della Pennsylvania. Partir mercoled.
Mangiarono uova strapazzate e salsiccia fritta con insalata verde, preparate da Adams nella sua cucina. Adams accese la radio e come musica di
sottofondo ebbero un concerto trasmesso da Marsiglia, oltre al sottofondo,
anch'esso musicale, di una conversazione a alta voce dei ragazzi nella direzione dei bungalows. Adams disse che era una cosa del tutto normale. Era
una serata calma ma lui adesso stava in guardia con quell'Adams. Non gli
piaceva sentirsi addosso quei suoi occhi penetranti. Non voleva inoltre che

sapesse che la sua macchina per scrivere era a riparare perch avrebbe dedotto che l'aveva lanciata contro l'arabo. Riteneva di non venire meno alla
propria educazione non invitandolo al proprio bungalow per tutto il corso
della settimana. Se poi fosse andato lo stesso, lui avrebbe potuto sempre
dire che stava prendendosi qualche giorno di riposo. E Adams avrebbe dedotto che la macchina per scrivere era nell'armadio.
12
La mattina dopo, domenica, si svegli presto alla prospettiva di un giorno senza macchina per scrivere, senza posta, senza neppure la consolazione di un buon giornale. I giornali della domenica (quelli inglesi, non gli
americani) arrivavano il marted o il mercoled all'edificio principale dell'albergo, un paio di copie di ognuno, Sunday Telegraph, Observer e Sunday Times, che venivano precipitosamente sequestrati e portati in camera
dagli ospiti dell'albergo.
C'era naturalmente il suo romanzo, la confortante pila di quasi un centinaio di cartelle sulla scrivania, ma quel giorno non gli andava di pensarci,
perch sapeva come se la sarebbe cavata una volta ricevuta indietro la
macchina per scrivere.
C'era inoltre da rispondere ancora alla lettera di Ina. Aveva deciso per
una risposta calma e ponderata (in un tono fondamentalmente cortese, senza rimproveri), nella quale avrebbe detto d'essere d'accordo con lei, perch
i loro reciproci sentimenti erano forse troppo vaghi o freddi per essere definiti amore (per quel che questo poteva significare), e il fatto che lei si
fosse invaghita per un certo tempo di John ne era la prova. Intendeva dire
che non nutriva risentimenti e che quando fosse ritornato negli Stati Uniti
gli avrebbe fatto certamente piacere rivederla.
Si rendeva tuttavia conto che quella lettera scritta solo mentalmente non
era altro che una cauta mossa diplomatica per salvare la faccia. Era rimasto
odiosamente colpito dall'avventurett di Ina con John: solo era troppo orgoglioso per dirglielo. E era convinto che non aveva niente da perdere a
scrivere una lettera di tono diplomatico e che, scrivendola, non avrebbe
certo perso la faccia.
Ma non gli andava di passare un'ora di quella mattinata relativamente
fresca a scriverla a mano. Dopo la prima colazione - servita da Mokta prese la macchina e and a Hammamet.
Ancora una volta, dopo aver parcheggiato non lontano da Melik, si

guard intorno in cerca del vecchio arabo, che la domenica mattina si mostrava sempre da quelle parti. Non quella mattina, per. Si ferm al Plage
per un ros freddo. Stava bene attento agli eventuali sguardi fissi su di lui,
ma non gli parve di scorgerne alcuno. Aveva preso in considerazione la
possibilit di una rappresaglia, nel caso qualche arabo avesse appreso che
lui aveva colpito, o ucciso, il vecchio (e la notizia si sarebbe potuta diffondere tramite i ragazzi dell'albergo), ma sentiva e vedeva che nulla faceva
pensare a un'eventuale animosit nei suoi confronti, La rappresaglia, tuttavia, poteva anche limitarsi a una gomma della macchina lacerata, a un
parabrezza infranto. Non prevedeva infatti un attacco personale.
And nel negozio di vini accanto e compr una bottiglia di boukhah,
quindi attraverso il vicolo si diresse verso la casa di Jensen. Gett un'occhiata alla strada in cui aveva visto l'uomo con la gola tagliata. Era illuminata in pieno da una brillante striscia di sole, ma non vide tracce di sangue.
Poi, proprio mentre stava per distogliere lo sguardo, not una macchia scura sulla terra battuta, quasi coperta dalla polvere. Era quella. Ma, pens,
nessuno, a meno che non sapesse, poteva immaginare che quella fosse una
macchia di sangue. O sbagliava? Tir oltre, puntando verso la casa di Jensen.
Il danese c'era ma quando lui buss prese tempo per andare a aprire perch, spieg, stava dormendo. S'era svegliato presto, aveva lavorato e quindi s'era rimesso a letto. La vista del boukhah gli fece piacere, ma aveva ancora attaccata addosso la mestizia per la perdita di Hasso. Sembrava dimagrito. A quel che pareva, non si faceva la barba da un paio di giorni. Si
versarono il boukhah.
Sed sul letto disfatto di Jensen. Mancavano le lenzuola, c'era solo una
coperta leggera avvolto nella quale, evidentemente, il danese dormiva.
Ancora nessuna notizia di Hasso?
Nessuna. Chino, Jensen stava lavandosi il viso in una bacinella di metallo poggiata a terra. Poi si pettin.
In giro, che lui vedesse, non c'erano segni di partenza, niente valigie.
Non voleva fargli domande al riguardo. Vorrei un bicchiere d'acqua, da
bere con questo. abbastanza forte.
Jensen sorrise, quel suo sorriso timido non sollecitato mai da niente in
particolare. E pensare che distillato dal dolce fico, disse, con una piega
amara. Usc dalla stanza e ricomparve con una brocca d'acqua. Il bicchiere
non era pulito, l'acqua invece aveva un aspetto passabile. Del resto, lui non
era nello stato d'animo di badare a queste cose.

Ho la macchina per scrivere a riparare fino a sabato prossimo, disse.


Mi chiedevo se ti farebbe piacere fare un viaggio con me, andare da qualche parte. Magari a Gabes. Sono trecentonovanta chilometri. Da Tunisi,
s'intende. Con la mia macchina.
Il danese parve al tempo stesso impassibile e sorpreso.
Pensavo che potremmo star via due notti. Anche di pi, se ci va.
S... Mi sembra un'ottima idea.
Potremmo anche provare a fare un viaggio in cammello, da qualche
parte. Prendere una guida, magari, pagherei io, e dormire all'aperto nel deserto. Gabes un'oasi, sai, anche se sul mare. Ho pensato che un cambiamento di scena potrebbe tirarti su. Quanto a me, ne ho bisogno.
Nella mezz'ora successiva, dopo un altro paio di boukhah, a poco a poco
Jensen parve riprendersi, come una candela strapazzata dal vento quand'
riparata da una mano. Posso contribuire con delle coperte e un fornelletto.
E anche termos, torcia elettrica... Cos'altro ci serve?
Dovremmo attraversare Sfax, che sulla carta sembra abbastanza grande, e possiamo comprare l quello che ci occorre. Mi piacerebbe andare
anche a Tozour, ma mi sembra piuttosto lontana. La conosci? (Il danese
non conosceva Tozour.) un'antica e famosa oasi nell'interno, oltre
Chott. Sulla mia carta risulta che c' un aeroporto. Ispirato dal boukhah,
stava per proporre di andarci in aereo, ma si trattenne.
Jensen gli mostr il suo ultimo quadro, una tela alta un metro e venti inchiodata su pezzi di legno probabilmente raccattati in giro. Ne rimase colpito. Magari eccezionalmente buono, pens. Rappresentava un arabo
sventrato, spaccato come un manzo nella bottega di un macellaio. L'arabo
stava urlando; non era affatto morto e le viscere bianche e rosse pendevano
verso il fondo del quadro.
Cristo, mormor, involontariamente.
Ti piace?
Mi piace s.
Decisero di partire la mattina dopo. Sarebbe passato a prenderlo tra le
dieci meno un quarto e le dieci. Jensen s'era tirato su, almeno sembrava
contento per l'occasione offertagli.
Hai del dentifricio? gli chiese lui. Il danese ne aveva, e lui si lav la
bocca col resto dell'acqua nel bicchiere e, dietro insistente invito di Jensen,
la sput poi fuori della finestra, che dava su una piccola corte nella quale
era il gabinetto. Il boukhah aveva un forte sapore che restava in bocca e lui
era convinto che si sentisse a metri di distanza.

And al Fourati. Pensava che avrebbe dovuto invitare Kathryn Darby a


cena quella sera, e se non era libera lui si sarebbe mostrato almeno educato. Partiva il mercoled. Miss Darby non era in albergo, le lasci allora un
messaggio col quale la invitava a cena per quella sera: sarebbe passato a
prenderla alle sette e mezzo. Nel caso non fosse stata libera, la pregava di
lasciargli un messaggio al Reine entro le cinque.
Quindi se ne torn al bungalow, fece una nuotata, mangi qualcosa che
aveva nel frigorifero e dorm.
Quando si svegli, senza nessun postumo del boukhah, and a prendere
la valigia pi piccola dall'armadio e, soddisfatto e con calma, cominci a
prepararla per la gita nel sud. Avrebbe fatto pi caldo, questo era certo.
Alle cinque meno un quarto Mokta buss alla porta. Miss Darby non era
libera quella sera. Lui gli diede una mancia.
Oh, merci, m'sieur! il viso del ragazzo s'apr in quel suo solito sorriso
affascinante, che ai suoi occhi lo faceva somigliare pi a un europeo che a
un arabo.
Andr via per tre giorni. Vorrei che tenessi d'occhio il bungalow.
Chiuder tutto a chiave. Anche gli armadi,
Oui, m'sieur. Fa un viaggio interessante? Va a Djerba, forse?
Forse. Ho pensato di andare in macchina a Gabes.
Ah, Gabes, fece il ragazzo, come se la conoscesse. Non ci sono mai
stato. Una grande oasi. Mokta si dondolava sulle gambe, sorrideva e agitava le braccia: non trovava altro da fare. A che ora parte? L'aiuto a fare
le valigie.
Grazie, non occorre. Una sola valigia... Hai saputo pi niente dell'uomo
che s'aggirava qui intorno venerd notte?
Mokta cambi espressione, con la bocca leggermente aperta. Non c'
stato nessun uomo, m'sieur.
Oh... M'sieur Adams mi ha detto che Hassim gli aveva detto che c'era
stato. I ragazzi l'hanno portato via... da qualche parte. Dicono che stava vicino al mio bungalow. Si vergognava della propria disonest, ma nel negare l'intera faccenda Mokta non era certamente pi onesto.
Il ragazzo agit le mani. I ragazzi chiacchierano, m'sieur. Inventano cose.
Non gli parve il caso di fargli altre domande. Capisco. Bene, speriamo
che non vengano ladri mentre sono via.
Ah, lo spero proprio, m'sieur. Merci, au revoir, m'sieur. Torn a sorridere, Mokta, poi s'inchin e usc.

Non avrebbe pi rivisto Miss Darby, dunque, e la cosa non aveva importanza n per lei n per lui. Si ricord di una frase di Norman Douglas che
gli era piaciuta. And a prendere il libro, Fountains in the Sand, e la cerc.
Era a proposito di un vecchio giardiniere italiano che Douglas aveva incontrato per caso in Tunisia. Il brano, che aveva segnato, diceva:
... Aveva viaggiato a lungo nel Vecchio e nel Nuovo Mondo; ancora una
volta riconobbi in lui l'animo semplice del marinaio o del giramondo che,
viaggiando, impara a parlare e pensare con decenza; che, nel corso del
viaggio della Vita, invece di raccogliere nuovi impacci saggiamente si libera di quelli con i quali partito.
In quel momento gli sembr quanto mai adatto. Certamente Miss Darby
non rappresentava uno dei suoi impacci; ma Ina s, forse. Un pensiero pi
o meno terribile quello, perch per almeno un anno lui l'aveva considerata... parte della sua vita. Aveva contato su di lei. E, conoscendosi, sapeva
che la propria reazione alla lettera di lei non era ancora completa: lo sarebbe stata solo pi in l. Il fatto curioso, confortante, era che l'Africa lo avrebbe aiutato a superarla meglio, se mai avesse avuto una brutta reazione.
Strana sensazione, che non riusciva a spiegare, quella di fluttuare come
una particella estranea (ci che lui effettivamente era) nella vastit dell'Africa e al tempo stesso essere assolutamente sicuro che l'Africa stessa lo
avrebbe messo in condizioni di affrontare meglio le cose.
Decise di non pensare alla lettera a Ina, quella che avrebbe scritto tra
qualche giorno. Che aspettasse pure cinque o sei giorni, diciamo dieci,
compreso il tempo che avrebbe impiegato per arrivare. Lei lo aveva fatto
aspettare un mese.
And a salutare Nosiste.
Stava lavando le pinne nel lavello della cucina. Le scosse ben bene, come una casalinga che scuote lo straccio di cucina, e le appoggi capovolte
sul colatoio. Facevano pensare a una foca, ma in un certo senso apparivano
anche repellenti come i piedi di Adams.
Vado via per un paio di giorni.
Dove vai?
Glielo disse, senza menzionare Jensen.
Lasci definitivamente il bungalow?
No. Non sarei sicuro di riaverlo al ritorno.
Hai ragione. Bevi qualcosa?

Una birra andrebbe bene, se ne hai.


Ne ho sei, ghiacciate, disse Adams, tutto soddisfatto, e and a prendere un barattolo in frigorifero. Per s prepar uno scotch. Sai, oggi ho scoperto una cosa, aggiunse poi, mentre passavano nel soggiorno. Credo...
anzi, sono abbastanza sicuro... Guard verso le finestre, come per accertarsi che qualcuno non origliasse; ma erano tutte chiuse, a causa del condizionatore d'aria; anche le persiane erano chiuse, tranne quella alle spalle di
lui Ingham, dove non c'era sole. Credo di sapere chi era l'intruso dell'altra
notte. Abdullah. Il vecchio arabo col bastone. Quello che hai detto che ti
rub la giacca o quel che era.
Oh. Te l'ha detto uno dei ragazzi?
No. L'ho sentito dire in paese. Adams aveva un'aria leggermente compiaciuta, come se lavorasse nel servizio segreto e avesse scoperto qualcosa.
A lui il cuore aveva dato un balzo. Sper di non essere impallidito, ma
sentiva di esserlo.
Al Plage, prosegu l'americano, al bar, una coppia di arabi parlavano
di Abdull. Ci sono una quantit di Abdullah, ma ho scorto il barista che gli
faceva segno di abbassare la voce, a causa della mia presenza. Sanno che
sto al Reine. Ho capito abbastanza di ci che dicevano per sapere dunque
che il vecchio era andato, o scomparso. Avrei voluto chiedergli di dirmi di
pi, perch qualcosa mi aveva ispirato quel collegamento, ma non l'ho fatto per non intromettermi. Per ricordo di aver visto Abdullah vicino al negozio dei souvenirs, non lontano dall'albergo, venerd sera. stata infatti l
sera in cui sono andato in macchina a cena a Hammamet verso le otto. Non
lo avevo mai visto prima da queste parti quel vecchio, cos l'ho notato. E
ho anche notato che ieri e oggi l in paese non s' visto. Sono stato a
Hammamet tre volte di recente e, da dopo venerd, non l'ho visto in giro.
strano. Adams lo guard, col capo un po' inclinato.
Ci fu silenzio per alcuni secondi.
Be', nessuno ne denuncerebbe la scomparsa? fece lui. La polizia non
farebbe qualcosa?
Oh... potrebbero averla notata i suoi vicini. Immagino che abbia un posto dove dormire, magari con altre sei persone nella stessa stanza. Dubito
che abbia una moglie, una famiglia. E un vicino si prenderebbe la briga di
andare alla polizia? Adams parve rifletterci sopra. Ne dubito. Sono dei
fatalisti. Mektoub! volere di Allah che Abdullah scompaia. Voil! Una
bella differenza dall'America, no?

13
Jensen fu puntuale la mattina dopo, piantato, con una valigia marrone ai
suoi piedi, sull'angolo della strada con lo stretto vicolo. Indossava calzoni
di cotone verde pallido accuratamente stirati. Lui ferm un po' oltre Melik,
sull'altro lato della strada, e il danese lo raggiunse. Insieme sistemarono la
valigia sul retro della macchina. C'era spazio a sufficienza nonostante lo
zaino di Jensen, tutta l'attrezzatura del fornello e le pentole.
Sai, Anders, dovresti portare calzoni corti. Far caldo in macchina. Cos ti risparmi quei bei pantaloni. Lo disse in tono quanto mai gentile, perch temeva sempre di urtare i sentimenti del danese.
Va bene, fece questi, come un bambino educato e volenteroso. Vado
a cambiarmi nel cesso l da Melik. Apr la valigia e ne tir fuori dei calzoni corti ricavati da un vecchio paio di jeans. Poi s'avvi su per i gradini
di Melik.
Lui aspett fuori in macchina. Accese una sigaretta.
Un attimo dopo Jensen era di ritorno. Aveva le gambe abbronzate, con i
peli dorati. Mise via con cura i pantaloni nella valigia.
Presero la strada per il sud, lungo il mare. La mattina era ancora fresca.
La limpidezza del cielo azzurro sembrava promettere una giornata piacevole. In un quarto d'ora raggiunsero Bou Ficha e, all'incirca nello stesso
tempo, un villaggio ancora pi grande chiamato Enfidaville. Jensen teneva
lui la carta. La strada fu buona fino a Sousse, dove non si fermarono neppure per un caff ma proseguirono verso sud per la pi breve strada interna
per Sfax, dove intendevano fare colazione tardi. Jensen annunciava i nomi:
Ora viene Msaken... Bourdjine... Amphithatre. Be', no, questo non
un villaggio realt. Ne hanno uno. Probabilmente romano.
Trovo sorprendente che ci siano cos pochi resti di romani, greci, turchi
e cos via. Cartagine una delusione. Me l'aspettavo molto pi grande.
Certamente stata saccheggiata migliaia di volte, disse Jensen con
rassegnazione.
A Sfax, dove mangiarono in un ristorante decente, con i tavolini all'aperto, Jensen attrasse la viva attenzione di un ragazzino di un dodici anni.
Almeno questa fu l'impressione di lui Ingham, che non aveva visto fare al
danese un solo gesto invitante. Il ragazzo s'aggirava l intorno, sorridendo
sfacciatamente, roteando gli occhi, appoggiandosi a un palo di ferro a pochi metri di distanza. Alla fine rivolse la parola a Jensen, il quale mormor
qualcosa in arabo: sembrava seccato. Il ragazzo ridacchi.

Gli ho chiesto se avevo l'aria d'aver soldi, spieg il danese. Pussa


via!
Lui Ingham rise. Il ragazzo era molto bello, ma sporco.
Te non ti seccano? chiese Jensen.
A Tunisi era stato avvicinato una volta, tuttavia disse: No, non ancora.
Una noia. Un fastidio, disse Jensen, come s parlasse di un piccolo inconveniente di cui gli era difficile liberarsi.
Lui intanto aveva previsto che durante il viaggio il danese potesse trovare qualche paio di ragazzi. Lo avrebbero tirato su, tutto sommato. Quanti
soldi chiedono, di solito?
Oh! Jensen rise. Puoi averli per un pacchetto di sigarette. Mezzo
pacchetto.
Arrivarono tranquillamente a Gabes per le sei del pomeriggio, compresa
una fermata di mezz'ora in un posto chiamato Cekhira, per un bagno. Era
l'ora pi calda del pomeriggio, subito dopo le tre. Smontarono da quel
mezzo forno che era diventata la macchina che, su terra sabbiosa, era avanzata lentamente in direzione della spiaggia, in un forno pi grande. Riparandosi dietro la macchina, lui s'era infilato in tutta fretta il costume da
bagno. Non c'era anima viva in giro. Chi avrebbe resistito a quel calore?
Erano corsi verso il mare e s'erano tuffati. A lui l'acqua parve abbastanza
fresca, per Jensen invece non lo era abbastanza. Nuotava molto bene, il
danese, e riusciva a stare sott'acqua tanto a lungo da, a un certo punto, allarmarlo. S'era tuffato con le mutande. Quando tornarono alla macchina le
maniglie degli sportelli erano tanto calde da non poterle toccare. Lui Ingham dovette sfilarsi il costume da bagno e usarlo come presina per aprire
lo sportello. Una volta a bord, Jensen, in mutande bagnate, sed su un asciugamano.
Gabes gli offr la prima vista del deserto, che si stendeva verso l'interno
a ovest della citt, piatto e giallo arancione alla luce del sole al tramonto.
La citt era abbastanza grande, ma le costruzioni non erano assiepate come
a Sousse o a Sfax. Erano intervallate da spazi attraverso cui s'intravedevano le palme lontane, con le fronde che s'agitavano alla brezza. Faceva meno caldo di quanto s'aspettavano. Trovarono un albergo di seconda categoria abbastanza rispettabile da essere elencato nella Guide Bleu. Jensen ci
teneva a pagare la sua parte e lui non voleva fargli spendere molto. Certo
ci sarebbe da ridere, pens, se Jensen stesse bene a soldi, in realt, e avesse
soltanto deciso di darsi alla vita dura per un po'. Fino al punto, immaginava, da comprarsi innanzi tutto una valigia marrone da pochi soldi che, a fu-

ria di vita dura, non poteva non somigliare a quella che aveva appunto il
danese. Comunque stessero le cose, a lui tuttavia non importava. Trovava
Jensen un buon compagno di viaggio: non si lamentava, s'interessava a tutto e era pronto a accettare ogni sua proposta.
Solo la sua stanza aveva gabinetto e doccia, cos Jensen and a farsi la
doccia da lui, dopodich uscirono e fecero un giro per la citt. Anche l c'erano venditori di gelsomino. Per lui quel profumo dolciastro era diventato
l'odore della Tunisia, il suo profumo, comunque, cos come certi profumi
evocano certe donne. Quello di Lotte era Le Dandy. Non gli veniva in
mente il nome di quello di Ina, non in quel momento, sebbene lui glielo
avesse comprato e regalato un paio di volte l a New York. E meno che
mai ne ricordava l'odore. La memoria olfattiva sar forse lunga e primitiva,
precedente quella delle parole, ma a quanto sembra non possibile richiamare alla memoria un odore con la stessa facilit con cui si richiama una
parola o un verso di poesia.
Entrarono in un bar e consumarono in piedi. Di nuovo boukhah. Poi lui
prese uno scotch. La radiolina sullo scaffale dietro al banco, per quanto
minuscola, tuonava e impediva di parlare. La canzone era un lungo lamento che sembrava destinato a non finire mai, con un ritornello cantato ogni
tanto da una voce maschile o femminile, impossibile distinguere. Quando
la voce s'interrompeva per un attimo gli invadenti e stridenti strumenti a
fiato esplodevano, quasi sostenessero l'acuta voce del cantante con un
Sissignore! esattamente quello che dicevo io! E di che si lamentavano? Veniva voglia di ridere.
Santiddio, fece, rivolto al danese, scuotendo il capo.
Jensen sorrise appena, evidentemente lui riusciva a isolarsi dal rumore.
A terra, ai loro piedi, c'era un miscuglio di mozziconi di sigarette, segatura e sputi. Andiamo da qualche altra parte, propose lui.
Jensen fu d'accordo.
Alla fine trovarono un ristorante. Lui non riusc a mangiare la seppia, o
quel che era, che aveva ordinato per un equivoco linguistico ma ebbe almeno la soddisfazione di passarla a un gatto gratissimo.
La mattina dopo pagarono il conto dell'albergo e chiesero informazioni
sui cammelli.
Ah, bien sr, messieurs. L'albergatore cit dei prezzi. Conosceva un
cammelliere e sapeva dove potevano trovarlo.
Partirono dunque, col loro bagaglio, alla ricerca dei cammellieri. La faccenda prese del tempo perch Jensen volle aspettare uno che, a detta degli

altri cammellieri, sarebbe arrivato verso le dieci-dieci e mezzo. Con i piedi


nei sandali puntuti incrociati davanti a s, i cammellieri se ne stavano addossati straccamente ai tondi corpi dei cammelli, accoccolati tutt'intorno
sulla sabbia con le zampe anteriori ripiegate in dentro, come gatti. Avevano l'aria pi intelligente dei loro padroni, decise lui. Su quelle facce, infatti, si leggeva una sgradevole intelligenza, un'aria saputa come non la si pu
acquistare frequentando nessuna scuola. Tutte quelle bestie guardavano loro due con divertita curiosit, come per dire: Bene, bene, ecco altri due
bischeri. Intanto lui si vergognava vagamente di questi pensieri prosaici.
Finalmente l'atteso cammelliere arriv in groppa a un cammello e con
altri tre alla briglia. La trattativa la condusse Jensen. Sei dinari a persona
per notte.
Lo fanno sempre scendere dal cielo questo mangiare per i cammelli,
spieg poi il danese. Il prezzo per non infame.
Da quando, da ragazzo, era stato allo zoo, lui Ingham non aveva mai pi
montato un cammello. Quella rollante cavalcata gli metteva abbastanza timore addosso e si tenne pronto a un'eventuale caduta - da due metri e passa di altezza - in modo da non farsi molto male, nel caso. La bestia lo sollev in aria con uno scatto e la cavalcata ebbe inizio. Dopo un centinaio di
metri non gli parve poi tanto male, anche se il dondolio dovuto all'andatura
del cammello lo metteva a disagio. Avrebbe preferito andare al galoppo,
chino in avanti, come Lawrence d'Arabia.
Ehi, Anders! grid. Dove siamo diretti?
Verso Chenini. Quel piccolo centro che vedemmo ieri sera. Jensen era
sul cammello che lo precedeva.
Non era a dieci chilometri?
Credo di s. Jensen disse qualcosa al cammelliere che cavalcava in testa, poi si volt di nuovo verso di lui. Non possiamo avanzare nel deserto
per tutto il giorno, sai. Dobbiamo procurarci un riparo da qualche parte
dalle undici alle quattro.
Il deserto gli si apriva immenso davanti. Dove? chiese lui, per niente
allarmato.
Oh, fidati di lui. Certamente sta puntando dritto a un riparo.
Era vero, ma solo a mezzogiorno meno venti raggiunsero un piccolo
centro, o agglomerato di case, e lui fu contento di fermarsi. S'era coperto la
testa con un fazzoletto. Jensen invece portava un vecchio berretto di tela. Il
posto aveva un nome ma lui lo dimentic appena l'ebbe appreso. C'era un
emporio-ristorante che vendeva bottigliette di bevande in un distributore

della Pepsi-Cola, nel quale per non c'era ghiaccio ma solo acqua tiepida.
Il proprietario del posto pot organizzare una colazione a base di piselli e
pezzi di salsiccia immangiabile, che loro due consumarono a un tavolino
rotondo, con le sedie di metallo inclinate che affondavano nella sabbia a
ogni movimento. Lui non riusciva a capire perch, e in che modo, la gente
vivesse in un posto come quello, anche se c'era una specie di strada che arrivava fin l, una parvenza di pista nella sabbia percorribile, immaginava,
da una jeep o una Land-Rover. Dopo colazione bevvero del boukhah. Jensen se n'era procurato una bottiglia da qualche parte. Poi il danese disse
che l'unica cosa da fare era di dormire per qualche ora,
A meno che tu non voglia leggere. Io potrei fare qualche schizzo. Tir
fuori un blocco da disegno dalla valigia.
Quel giorno fecero altre due soste. Jensen discusse a lungo con il cammelliere su dove, rifer poi, passare la notte. Il cammelliere conosceva un
palmeto, che non era tuttavia un'oasi. Vi arrivarono poco prima delle sette.
Il sole era appena tramontato. L'orizzonte era arancione, il paesaggio deserto, e tuttavia sotto gli alberi c'erano un pezzo di cartone e dei vecchi barattoli, il che faceva pensare che quello fosse un posto preferito dai cammellieri per portarci i loro clienti. Lui Ingham non andava troppo per il sottile e lo trov meraviglioso. Venere brillava nitida.
Quella mattina, en route dall'albergo ai cammelli, Jensen aveva comprato delle scatolette di fagioli e sardine. A lui Ingham non importava mangiare caldo o freddo, ma il danese volle invece montare il fornelletto. Invit il cammelliere a dividere il loro pasto ma l'uomo rifiut educatamente e
tir fuori da qualche parte il proprio cibo. Declin anche l'offerta, da parte
di Jensen, del boukhah.
Prima di mangiare, poi, all'ultima luce morente, si mise a leggere un libriccino.
Sbirciando dalla sua parte, il danese disse: Occorre immaginazione per
goderti quel che bevi. Eccolo l, invece, con quello che certamente un
Corano. Sai, o bevono come pazzi o sono ostinatamente... astinenti. Come
si dice?
Astemi. Non molto espansivo, vero?
Magari convinto che non pu fregarmi perch conosco un po' d'arabo.
Ma ho l'impressione che sia triste per qualcosa successogli di recente.
Davvero? Lui immaginava che gli arabi fossero sempre gli stessi tutti
i giorni, che gli eventi esterni non avessero nessun effetto su di loro.
Dopo aver mangiato insieme, con i cucchiai, da una pentola in comune,

si distesero sulle loro coperte e fumarono, rivolti nella direzione nella quale era tramontato il sole. Una palma gli offriva un mezzo riparo. Conficcata nella sabbia, cos da restare in piedi, la bottiglia di boukhah stava in
mezzo a loro. Lui beveva soprattutto dalla borraccia d'acqua di Jensen, per. Le stelle spuntarono sempre pi numerose finch ve ne fu una sparpagliata profusione. A parte, ogni tanto, il fruscio della brezza tra le foglie
delle palme, non c'erano suoni.
A un certo punto, proprio mentre stava per dire qualcosa, vide una stella
cadente. Comp una lunga traiettoria nel cielo, verso il basso: una ventina
scarsa di centimetri, pens lui, se il cielo fosse stato una tela e fosse stato a
una certa distanza. Ti ricordi quella sera, di circa tre settimane fa, quando
venni la prima volta a casa tua? disse. Quando andai via, mentre mi dirigevo verso la strada, nel vicolo inciampai in un morto. Nel secondo tratto, dopo l'angolo. Steso a terra.
Davvero? fece Jensen. Non sembrava molto sorpreso.
Lui abbass la voce. Andai a inciamparci dritto contro. Accesi un
fiammifero. Aveva la gola tagliata, e il corpo era addirittura freddo. Tu non
ne hai saputo niente?
No, in verit.
Secondo te, che fine ha fatto il corpo? Qualcuno deve averlo rimosso.
Jensen bevve un sorso dalla bottiglia. Be', prima qualcuno deve averlo
nascosto. Poi un paio di arabi devono averlo caricato su un asino e portato
via, per seppellirlo nella sabbia da qualche parte. Questo, s'intende, se c'era
un motivo per nasconderlo e seppellirlo e, di solito, se un uomo stato assassinato questo motivo c'. Scusami un attimo. Il danese s'alz e scomparve nel palmeto.
Lui chin il capo, poggiandolo sul braccio. Il cammelliere s'era sistemato sotto alcuni mantelli accanto a una delle bestie e con molta probabilit
stava gi dormendo. Era fuori portata delle loro voci e certamente non capiva l'inglese, ma a lui quella vicinanza lo stesso non andava. S'alz quando Jensen torn. Allontaniamoci, disse. Andiamo a fare un giro.
Il danese prese la torcia elettrica. Era molto buio quando si allontanarono dal fornello. Il fascio di luce della torcia balzava sulla superficie irregolare della sabbia davanti a loro e lui immagin che quelle ondulazioni fossero montagne alte centinaia di metri; immagin che Jensen e lui fossero
due giganti che avanzavano sulla luna, o magari fossero quello che erano,
nelle loro effettive dimensioni, ma camminavano su un nuovo pianeta abitato da gente piccolissima per la quale quelle ondulazioni erano invece

montagne. Camminavano lentamente e ogni tanto entrambi si voltavano


indietro a guardare di quanto s'erano allontanati dal palmeto. Gli alberi erano invisibili, ma il fornello brillava come una scintilla.
Lui esord: Alcune notti fa ci fu un tentativo di furto l al bungalow.
Oh? fece Jensen e sembr, come a volte sembrava, un inglese. Procedeva irregolarmente sulla soffice sabbia. Com' successo?
Stavo dormendo e fui svegliato dalla porta che s'apriva. Avevo dimenticato di chiuderla a chiave. Qualcuno stava per entrare. Afferrai allora la
macchina per scrivere e la lanciai con tutta la forza. Colpii quell'individuo
in piena fronte. Si ferm e altrettanto fece il danese. Si trovarono l'uno di
fronte all'altro, ma non si vedevano, la torcia di Jensen era puntata a terra.
Il fatto ... insomma, posso averlo ucciso. Credo che si trattasse di quel
certo Abdullah, hai capito, il vecchio col turbante e i calzoni rossi. Sai,
quello che mi rub alcune cose dalla macchina.
S, ho capito, disse Jensen. Ascoltava con attenzione, come se attendesse il resto.
Be'... Insomma, appena sentii che qualcuno stava entrando nel bungalow m'appostai dietro il tavolo. Poi afferrai la prima cosa che mi capit
sotto mano. La macchina per scrivere. Lanci un grido e croll a terra, e io
chiusi la porta. Dopo qualche minuto sentii arrivare alcuni dei ragazzi dell'albergo. Lo trascinarono via. Fece una pausa pi lunga. Jensen non disse
niente. La, mattina dopo chiesi a uno di loro, un certo Mokta. Disse che
non ne sapeva niente, e so che non vero. Il fatto che sono convinto che
quell'arabo sia morto e che quelli l'abbiano trascinato da qualche parte e
seppellito. Sta di fatto che da allora in poi non ho pi visto quell'Abdullah.
Jensen scroll le spalle.
Pur senza vederla, lui avvert quella scrollata di spalle.
Potrebbe essersi rifugiato da qualche parte a curarsi. Il danese fece
una risatina. Quando successo tutto questo?
La notte tra il quattordici e il quindici luglio. Era venerd. Cio, undici
giorni fa... Vorrei sapere con certezza, capisci? Fu una caspita di botta in
piena fronte. La macchina per scrivere ne rimase ammaccata. Per questo
l'ho portata a riparare.
Oh, capisco. Jensen rise.
Hai pi visto Abdullah in questi ultimi tempi?
Non ci ho fatto caso, per la verit. Sai, nel mio vicolo lui non osa entrare. Lo odiano da quelle parti.

Davvero? Lo disse con un filo di voce. Si rendeva conto che quella


notizia non lo tirava su. Si sentiva un po' debole. Torniamo indietro. C'
un'altra cosa che mi fa pensare che si trattasse di Abdullah. Quella sera,
verso le sei, lo avevo visto nelle vicinanze dell'albergo. E anche Adams lo
aveva visto vicino al negozio di souvenirs, l sulla strada. Quella stessa sera. Sapeva che quei particolari annoiavano Jensen ma non riusciva a impedirsi di dilungarvisi.
Hai raccontato questa storia a Adams? Lui intanto s'era accorto che il
danese stava sorridendo.
No. Gli ho mentito.
Mentito?
Be'... Adams sa che si trattava di Abdullah. Lo sa da un paio di giorni,
per via di qualcosa che ha sentito dire al Plage. Che cio Abdullah sarebbe
scomparso, introvabile o qualcosa del genere. E lui Adams aveva sentito
qualcuno lanciare un grido quella notte. Non solo, ma uno dei ragazzi gli
ha detto che l'arabo si trovava sulla mia veranda.
Ma in cosa gli hai mentito?
Gli ho detto di aver sentito un grido ma di non sapere di cosa s'era trattato. Non gli ho detto neppure di essermi alzato dal letto.
Meglio cos, disse Jensen, e si ferm per accendersi una sigaretta.
Secondo te, cosa succede se morto? gli avrebbe voluto chiedere lui, e
tuttavia aspett che fosse l'altro a parlare.
Ma il danese ci mise tanto da fargli concludere che non avrebbe aperto
bocca o che stesse pensando a altro... forse perch si trattava di una storia
talmente sciocca da non interessarlo minimamente.
Al tuo posto io dimenticherei tutto. Non sai neppure quello che successo, disse alla fine il danese.
Un'esortazione vagamente confortevole. Si rese conto che aveva invece
bisogno di molta rassicurazione.
Spero che tu l'abbia colpito, continu Jensen, abbassando la voce.
Quell'arabo, proprio lui, era un porco. Mi piace immaginare che tu l'abbia
colpito, perch mi vendica in parte per il mio cane... solo in parte. D'altro
canto, quell'Abdullah valeva meno del mio cane.
Di colpo, lui si sent meglio. Questo certo.
Tornarono a distendersi, a faccia in gi, nascosta, in cerca di calore, nel
braccio piegato e sudato. Jensen aveva spento il fuoco.
14

Era venerd 28 luglio quando tornarono a Hammamet. Avevano visitato


Medinine e l'isola di Djerba e s'erano arrangiati in un paesino senza albergo, dormendo in una stanza sopra il ristorante nel quale avevano mangiato.
Entrambi, lui e Jensen, s'erano fatti la barba a giorni alterni. A Metouia, un
antico villaggio nei pressi di Gabes, dove un pomeriggio s'erano fermati a
prendere un caff, Jensen aveva trovato un ragazzo di quattordici anni o
gi di l che gli piaceva e s'era allontanato con lui, dicendo di aspettarlo
pochi minuti. Era ritornato infatti dopo una decina di minuti, sorridendo e
recando sottobraccio un tappeto di lana a disegni bianchi e rossi. Aveva
detto poi che il ragazzo lo aveva portato a casa sua, dove non era stato possibile isolarsi in nessuna stanza. Dal canto suo, lui aveva voluto dare per
forza cinquecento millimes al ragazzo che, per disobbligarsi, aveva rubato
quel tappeto alla madre. Lo aveva tessuto lei, gli aveva poi detto, e il mercante al quale di solito vendeva i suoi tappeti non glieli pagava certo cinquecento millimes l'uno. un bravo ragazzo. Sono sicuro che dar quei
soldi alla madre, aveva aggiunto Jensen, che in seguito aveva ripensato
con piacere a quella storia. Cpsa aveva pensato la madre vedendolo arrivare in casa sua col figlio? O cose del genere succedevano un paio di volte al
giorno? E che importava se succedevano?
Quando ritorn al bungalow, l'azzurro nitido e la bianca pulizia gli parvero possedere una personalit propria, come se fossero l di guardia a
qualcosa di sgradevole. Assurdo, pens. Il fatto era che per cinque giorni
di fila aveva completamente ignorato le comodit, tutto qui. E tuttavia
l'avversione per il bungalow rimase. C'erano quattro o cinque lettere, soltanto due delle quali lo interessavano: un contratto del suo agente per un'edizione norvegese del Gioco del Se e una lettera di Reggie Muldaven, un
amico di New York. Reggie era un giornalista free-lance, sposato, con una
bambina piccola, e stava scrivendo un romanzo. Gli chiedeva per quanto
ancora sarebbe rimasto in Tunisia e che cosa stava facendo, ora che Castlewood s'era suicidato. Come sta Ina? Non la vedo da un mese o pi,
quando l'incontrai e salutai in un ristorante... Reggie conosceva molto bene Ina, per, abbastanza bene da telefonarle e chiederlo direttamente a lei.
Certamente quella di non dirgli niente di lei era pura e semplice diplomazia. S, era sicuro che Reggie e quelli come lui dovevano certamente aver
saputo della relazione tra Ina e John. La gente vuol sempre conoscere i
motivi di un suicidio e continua a far domande finch non li scopre.
Disfece la valigia, fece la doccia e la barba. Era lento nei movimenti e

pensava a altro. Sarebbe dovuto andare a prendere Jensen alle otto per
mangiare insieme in albergo. E erano le sei e mezzo.
Si ricord della lettera di cui era in debito con Ina e quando si fu vestito
sed e cominci a scriverla a mano. Non che ne avesse voglia, ma non voleva continuare a rimuginarla pi a lungo.
28 luglio 19..
Cara Ina,
s, la tua lettera stata proprio una sorpresa. Ignoravo che le cose fossero
arrivate, diciamo, fino a questo punto. Niente risentimenti, per, da parte
mia. La macchina per scrivere a riparare quindi non scrivo con la mia solita facilit.
Naturalmente non c' motivo perch non dovremmo rivederci se entrambi lo desideriamo. E naturalmente capisco anche come, dal tuo punto
di vista, io possa essere risultato tiepido. Forse lo risultavo davvero. Ma in
realt la mia era cautela. Ho un passato che tu conosci benissimo e che non
era e non stato facile superare... alludo insomma a quell'anno e mezzo
vissuto prima di conoscere e cominciare a amare te. E questo quando
successo? Quasi un anno fa. Quell'intera parentesi di tempo, vale a dire un
anno e otto mesi (a partire dal mio divorzio), mi sembra ora una specie di
prolungato incubo senza sonno (in effetti, per circa un anno quasi non ho
dormito, come ti ho detto, anche dopo averti conosciuto), ma non voglio
neppure pensare a quel che sarebbe stato se non avessi conosciuto te. Tu
almeno mi hai riportato in vita, mi hai risollevato il morale pi di quanto io
possa dire a parole. Mi hai fatto constatare che qualcuno poteva ancora volermi bene e che io potevo ancora voler bene a qualcuno. Di questo ti sar
grato per sempre. Forse mi hai salvato persino la vita, chiss, perch anche
se sono stato sempre in grado di lavorare tuttavia mentalmente ero su una
brutta china, perdevo peso e via dicendo. Quanto tempo sarebbe potuto durare tutto questo?
Niente male, pens, e soprattutto era la verit. Continu:
Sono appena tornato da un viaggio di cinque giorni in macchina nel sud.
Gabes (oasi), cammelli, l'isola di Djerba. Una quantit di deserto. Ti fa
cambiare idee. Credo che ti faccia vedere le cose con maggior chiarezza e
non cos da vicino. Con maggior semplicit, forse. Non prendiamo dunque
tanto sul serio quello che successo. Non sentirti colpevole per ci che

accaduto. Mi perdonerai se ti dico che una notte mi misi a ridere al pensiero che John ha sacrificato il suo amore per Ina sull'altare del letto di Howard? E la cosa mi fece sbellicare.
Fu interrotto da un colpo alla porta. Era Nosiste.
Bene! Salve! Come va? Lo accolse con lo stesso entusiasmo con il
quale di solito lo stesso Nosiste salutava lui.
Salve a te! Quando sei tornato? Ho visto la tua macchina.
Verso le cinque. Entra a bere qualcosa.
No, stai lavorando.
Sto solo scrivendo una lettera. Lo convinse a entrare, poi improvvisamente si ricord che la macchina per scrivere mancava. Siedi. In un posto qualunque, dove vuoi tu. And in cucina. Per fortuna i ragazzi non
avevano spento il frigorifero, quindi il ghiaccio c'era.
Dove sei stato?
Glielo disse e gli raccont anche della fredda notte nel deserto, quando
s'era alzato verso le cinque e s'era messo a passeggiare su e gi per riscaldarsi.
A proposito, sono andato con Anders Jensen, il danese.
Davvero? un compagno gradevole?
Non capiva cosa intendesse Adams con quel gradevole. Forse alludeva anche alle idee politiche di Jensen. Un ottimo compagno, rispose.
Ancora non ha trovato il suo cane. sicuro che l'abbiano preso gli arabi e
ne molto accorato. Non so dargli torto.
Dovevano essere le sette e mezzo. Riemp di nuovo il bicchiere dell'americano e poi il prprio. Devo vedere Anders alle otto e mangeremo qui
all'albergo. Vuoi unirti a noi, Francis?
Nosiste s'illumin. Be', s, grazie.
Lui e Jensen trovarono Adams al bar dell'albergo poco dopo le otto. Rimasero in piedi al banco e bevvero uno scotch. Lui Ingham not che il registratore cassa annunciava la cifra allarmante di 480,00. Un altro colpetto
da parte del barista e la cifra salt a 850,00. S'avvicin di pi al registratore e vide che era stato fabbricato a Chicago. Registrava i millimes, e il segno del dollaro era stato tolto.
Jensen e Nosiste chiacchierarono amichevolmente. Da parte sua, lui aveva chiesto al danese se aveva trovato tutto a posto a casa sua: s, aveva
trovato tutto a posto, solo non aveva nessuna notizia del cane. Aggiunse
che aveva chiesto ai vicini arabi, con i quali era in buoni rapporti.

Mangi come un lupo affamato, il danese, pur conservando a tavola, in


quell'ambiente, modi perfetti. Mangiarono kebab tunisien, cio pezzi di rognone allo spiedo. Lui ordin poi una seconda bottiglia di ros. La francese bionda col figlio piccolo era ancora l, not, per il resto la maggior parte
delle facce erano tutte nuove rispetto all'ultima volta che aveva mangiato
in albergo.
Durante una pausa della conversazione, rivolto a lui, Adams disse: Ancora nessuna traccia di Abdullah.
Tant mieux, fece Jensen, deciso.
Oh, sai anche tu di Abdullah? chiese l'americano.
Stava seduto, intralciando i camerieri, a un'estremit del tavolo in mezzo
a loro due, che sedevano di fronte l'uno all'altro.
Howard mi ha raccontato il fatto, disse il danese.
Lui cambi posizione e col piede destro, deliberatamente, gli moll un
calcio sotto al tavolo, ma poich proprio in quel momento Adams gli lanci un'occhiata ebbe il dubbio di aver mollato il calcio proprio a Nosiste.
Gi, allora sai che successe proprio davanti al bungalow di Howard.
Credo che sia stato ucciso, disse Adams, rivolto a Jensen.
Il danese lanci un'occhiata divertita a lui Ingham e disse: E con questo? Un ladro in meno in questa citt. Ne rimangono ancora molti.
Be'... Adams si sforz di sorridere, divertito. Era pur sempre un essere umano. Non puoi cos...
Questo discutibile, replic Jensen. Che cosa fa umano un essere? Il
fatto che cammina su due gambe invece di quattro?
Perch no? E non soltanto questo, rispose Adams. C' pur sempre il
cervello.
Imburrandosi un ennesimo pezzetto di pane, il danese dichiar, con calma: Io credo che Abdullah usava il proprio esclusivamente per trovare il
modo con cui mettere le mani sulla propriet altrui.
Adams riusc a ridacchiare. Questo non lo rende meno umano come essere.
Meno? Perch no? esattamente quello che , meno umano, replic
Jensen.
Se cominciamo a pensarla cos, possiamo benissimo uccidere tutti quelli che ci danno fastidio. E questo non sta bene, come dicono gli inglesi.
L'unico fatto positivo che in un modo o nell'altro, la met delle volte
riescono a farsi uccidere. Sai che Abdullah non poteva neppure passare per
il vicolo nel quale abito io? Gli arabi lo cacciavano via a colpi di pietra. E

la sua sarebbe una perdita? Quello straccione di... il danese non riusciva a
trovare la parola. Merde, disse alla fine.
Lui guardava il danese cercando di fargli capire che non era il caso di
spingersi fino a tanto, cosa che Jensen sapeva, naturalmente, ma il suo ribollio lo si avvertiva sin dall'altra parte del tavolo.
Tutti possono migliorare, purch gli sia offerto un nuovo sistema di vita, sentenzi Nosiste.
Se mi consenti, non voglio arrivare a vederlo, e finch campo preferisco credere alla mia esperienza e ai miei occhi, afferm Jensen. Quando
sono venuto qui, circa un anno fa, avevo un discreto guardaroba. Avevo
delle valigie, dei polsini, un bel cavalietto. Avevo preso in affitto una casa
a Sidi Bou Said, quel paesino pittoresco e immacolato di case bianche e
azzurre - agit una mano in aria - famoso per le gabbie d'uccelli di ferro
finemente lavorato, i suoi caff dove puoi ottenere un bicchiere di qualcosa
di onesto per amore e non per soldi, una citt dove non trovi una bottiglia
di vino in nessun negozio. Bene, mi ripulirono da capo a piedi, si presero
persino dei pezzi del mobilio del padrone di casa. Tutte le mie tele. Mi
chiedo che cosa possono essersene fatti. Dopodich decisi di vivere come
un barbone, cos forse non mi avrebbero pi derubato.
Che sfortuna! fece Adams, comprensivo. E il cane? Non faceva la
guardia?
A quel tempo Hasso era da un veterinario di Tunisi. Qualcuno gli aveva buttato addosso dell'acqua bollente. Soffriva e volevo essere sicuro che
il pelo gli, ricrescesse. Oh, no, non credo che quei disgraziati sarebbero entrati in casa, se c'era Hasso. Sapevano che per alcuni giorni sarebbe stato
via.
Bont divina, fece lui Ingham. Quella storia lo aveva depresso. N,
immaginava, era il caso di chiedere al danese se aveva mai scoperto chi lo
aveva derubato. Nessuno scopriva mai niente.
Non puoi impedire o mutare una marea invadente, riprese Jensen, con
un sospiro. Alla fine devi arrenderti, rassegnarti. Eppure sono abbastanza
umano - sissignore, umano - da gioire quando uno di loro ha quel che si
merita. Alludo a Abdullah.
Nosiste appariva un tantino sviato. S. Bene, pu darsi che lo abbiano
finito i ragazzi dell'albergo. Ma... - Adams lanci un'occhiata a lui Ingham - ... ma quella notte i ragazzi non corsero fuori finch non sentirono
qualcuno gridare. Io sono convinto che sia stato ucciso da quel colpo, quale che sia stato.

Un colpo adesso, non pi un tonfo. Per chiss qua! folle astrazione, causata forse dalla tensione, lui Ingham strinse i denti.
Magari stato pugnalato da uno della sua stessa razza, disse Jensen,
con un risolino. Magari due arabi avevano puntato allo stesso bungalow.
Ora il danese stava seduto storto, con un braccio al di sopra della spalliera
della sedia, e rideva, guardando Adams.
Questi parve sorpreso. Cosa ne sai? Sai qualcosa di preciso?
Non credo che lo direi se lo sapessi. E sai perch? Perch proprio non
ha importanza, e basta. A quell'ultima parola, batt una sigaretta sul tavolo e poi l'accese. Stiamo a speculare sulla morte di Abdullah come se fosse il presidente Kennedy. Non credo affatto che sia tanto importante.
Questo zitt Adams, ma quello che segu a lui Ingham parve un silenzio
carico di risentimento. Jensen s'astraeva, sognava e rimuginava, parlando,
quando parlava, a monosillabi, e a lui dispiaceva che il danese avesse fatto
sembrare i propri risentimenti personali dei risentimenti contro Adams.
Sentiva che quest'ultimo doveva aver capito che lui aveva detto a Jensen
qualcosa riguardo a quella notte che aveva taciuto a lui. E inoltre Nosiste
sapeva che lui era in sostanza d'accordo con l'idea che il danese aveva della vita, la quale non combaciava esattamente con il Nostro Sistema di Vita.
Andarono al Plage con la sua macchina. Lui s'aspettava che Adams preferisse salutarli quando lasciarono la sala da pranzo del Reine, invece no.
Offr Jensen questa volta.
Amaro, il giovanotto. E antipatico tutto quello che gli successo, osserv Adams allorch il danese and al bar a ordinare.
Stavano seduti a un tavolo. Difficile, ancora una volta, parlare in quel
locale. Ravvivate dal vino e dalla birra, le varie conversazioni a alta voce
ogni tanto esplodevano in sorprendenti esclamazioni e grida. Sono sicuro
che si riprender, una volta tornato in Danimarca.
Lui aveva immaginato che Jensen invitasse Adams a casa sua a vedere i
suoi dipinti, invece no. Adams avrebbe accettato, ne era certo. Andarono
via dopo un solo giro.
Ci vediamo, disse lui a Jensen quando furono in strada.
A bientt. Grazie molto per il pranzo. Buonanotte, Francis.
Buonanotte, buonanotte, rispose Adams.
Per tutto il tragitto di ritorno al Reine rimasero in silenzio. Lui sapeva
che l'americano stava pensando furiosamente. Posteggi la macchina vicino al bungalow di Adams, che gli chiese se aveva voglia di entrare per un
ultimo goccio.

Grazie, ma stasera sono un po' stanco.


Vorrei parlarti un attimo.
Lo segu. La direzione dei bungalows era buia e immersa nel silenzio.
La porta di servizio, dov'era la cucina, era aperta per far passare l'aria. A
sinistra della cucina c'era la stanza dove dormivano dieci o dodici ragazzi.
Lui rifiut di bere e sed in punta al divano, questa volta, con i gomiti sulle
ginocchia. Adams s'accese una sigaretta e prese a passeggiare su e gi.
Ho l'impressione, se permetti, che riguardo a quella notte tu non dica la
verit. Non sei tenuto a scusarmi l'intrusione, se non ti va. Sorrise, senza
gonfiare molto le guance questa volta: in realt non si trattava di un vero e
proprio sorriso. Sono stato franco con te, sai, riguardo ai miei nastri registrati. Tu sei l'unica persona in tutta la Tunisia che sa. Perch sei uno scrittore, un intellettuale e una persona onesta. E inclin il capo per dare enfasi alle parole.
Lui detestava essere chiamato intellettuale. Tacque, si rese conto, troppo
a lungo.
Innanzi tutto, riprese Adams, sempre in tono affabile, strano che tu
non abbia aperto la porta quella notte, o almeno non sia rimasto in ascolto
dopo aver sentito quell'urlo. E poich questo veniva dalla tua veranda, cosa
devo supporre?
Lui s'appoggi alla spalliera adesso. C'era un comodo cuscino contro il
quale allungarsi, ma lo stesso non stava a proprio agio; aveva la sensazione
di essere impegnato in uno stupido duello. Quel che Adams stava dicendo
era vero. Non poteva continuare a mentire senza mentire sfacciatamente.
In quel momento gli sarebbe piaciuto appellarsi a una sorta di immunit
diplomatica, poter rimandare la risposta all'indomani. Se avesse detto la
verit, per esempio, Adams non sarebbe corso alla polizia? E allora cosa
sarebbe successo? Ti scuso, invece, esord, una dichiarazione della cui
falsit si rese conto immediatamente. Avrebbe potuto continuare su quel
tono: Se non ti dispiace mi riservo il diritto... Dopotutto, non sei un poliziotto... Quella notte successe esattamente quello che ho detto. Se vuoi,
puoi chiamarmi vigliacco per non aver aperto la porta.
Ora le guanciotte di Adams si gonfiarono nel sorriso: era tornato a essere
il piccolo scoiattolo raggiante. Sempre col tuo permesso, non ti credo.
Punto e basta, dichiar poi, in tono ancor pi gentile. Puoi fidarti di me.
Voglio sapere.
Si sent avvampare in viso: una combinazione di rabbia e imbarazzo.
Capisco benissimo che non hai raccontato tutta la verit. Ora, se mi dici

tutto ti sentirai meglio. Lo so.


Per un attimo, lui ebbe l'impulso di balzare in piedi e mollargli un cazzotto. Cos'era, un padre confessore? O un vecchio ficcanaso? Sempre-nelgiusto, chiunque fosse. Col tuo permesso anche, disse, non mi ritengo
minimamente obbligato a dirti niente. Perch questo interrogatorio?
L'altro ridacchi. No, Howard, non hai nessun obbligo di rispondermi.
Ma non puoi buttar via il tuo patrimonio culturale, la tua americanit, sol
perch hai vissuto alcune settimane in Africa.
Il mio patrimonio culturale? La mia americanit?
E non puoi neppure riderci sopra. Tu non sei stato educato come questi
arabi.
Non ho mica detto di esserlo stato.
Adams and in cucina.
Lui s'alz e lo segu. Davvero non ho voglia di bere, grazie. Semmai,
user il tuo bagno.
Prego! Da questa parte, sulla destra, rispose Adams, felice di potergli
offrire qualcosa. Accese la luce.
Prima di allora non era mai stato nel bagno di Adams. Si trov di fronte
uno specchio e anzich guardarvisi apr l'armadietto delle medicine e,
mentre usava la tazza, vi guard dentro: dentifricio, crema da barba, aspirina, Enterovioformio, una quantit di boccettine con dentro pillole gialle.
Tutto lindo e in ordine come nell'armadietto di una vecchia zitella. I tubetti
avevano nomi di marche americane, come Colgate, Squibb's e via dicendo.
Jensen non sopporterebbe tutta questa merdaglia, pens; fece scaricare e
usc dal bagno con aria soddisfatta. Per merdaglia, intendeva il proprio patrimonio culturale. L'americanit, cosa significava esattamente?
Adams stava seduto sulla sedia dietro la scrivania, ma allorch lui si fu
seduto sul divano si volt di lato per stargli di fronte. Il motivo per cui
sembro tanto sicuro di me, esord, affabile, col suo sorrisetto e quegli occhi azzurrastri terribilmente all'erta, ormai, che ho parlato con i signori
che occupano il bungalow dietro il tuo. Sono francesi, una coppia anziana.
Sentirono l'urlo quella notte e il tonfo metallico di un qualcosa caduto a
terra, dopodich sentirono sbattere una porta. La tua porta... Devi essere
stato tu a chiuderla.
Lui scroll le spalle. E perch non qualcun altro in un altro bungalow?
Sono sicurissimi circa la direzione dalla quale giunse il rumore. Adams aveva assunto il tono risoluto e polemico che adoperava nei nastri.
Lo hai colpito con qualcosa che possa aver mandato un suono metalli-

co?
Adesso lui avvertiva solo un vago calore alle guance. S'immagin impassibile quanto un cadavere. Hai uno scopo preciso nel farmi queste
domande? Quale?
Mi piace conoscere la verit riguardo a un fatto. Io credo che Abdullah
sia morto.
E non si tratta di Kennedy, pens lui. Doveva insistere nella propria versione e continuare a essere importunato da quell'Adams (l'alternativa senn, a quel che sembrava, era di lasciare Hammamet) oppure doveva dire la
verit, affrontare la vergogna per aver mentito, sfidare Adams a fare qualcosa al riguardo e avere almeno la soddisfazione di aver detto la verit?
Scelse quest'ultima soluzione. O doveva rimandare all'indomani? Aveva
bevuto un po', era quella la decisione giusta? Disse: Ti ho detto quello
che successo, Francis. E sorrise, un accenno di sorriso, ma almeno un
sorriso vero. Era divertito e non aveva ancora in antipatia Francis J. Adams. E il sorriso gli si allarg ancor pi allorch il divertente pensiero di
una eventualit gli attravers la mente: non poteva darsi che un tipo ricchissimo - di fede comunista - pagasse Adams, gli passasse uno stipendio
per quelle sue trasmissioni settimanali unicamente per scherzo, uno scherzo che la sua ricchezza poteva permettergli? Un tipo che non viveva in
Russia? Perch una cosa era certa, quelle trasmissioni aiutavano i russi. La
sincerit di Adams, poi, rendeva l'eventualit ancora pi comica, ai suoi
occhi.
Cosa c' di tanto divertente? chiese Nosiste. Ma non era irritato.
Tutto. L'Africa capovolge ogni cosa. Non puoi negarlo. O tu ne sei...
immune? S'alz. Voleva andarsene adesso.
Non ne sono immune. un contrasto con la propria... semplice morale,
diciamo. La quale, per, non ne esce n mutata n distrutta. Oh, no! Se tu
solo volessi rendertene conto, questa morale ci spinge ad aggrapparci ancora di pi ai nostri solidi principi del giusto e dell'ingiusto. la nostra ancora nella tempesta, la nostra spina dorsale, il nostro fondamento. Non
puoi liberartene neppure volendo!
Un'ancora per spina dorsale. Non era il culo, per caso? A questo punto,
pur volendo mostrarsi gentile, proprio non seppe cosa replicare. Probabilmente hai ragione... Ora devo andare, Francis. Perci ti do la buonanotte.
Buonanotte, Howard. E dormi bene. Non c'era sarcasmo in quel
dormi bene.

Si strinsero la mano.
15
La mattina dopo era sabato, cio il giorno in cui gli avrebbero consegnata la macchina per scrivere. Alle dieci meno un quarto era all'ufficio postale, dove imbuc la lettera per Ina, dopodich s'avvi a casa di Jensen, evitando questa volta di guardare il punto dove aveva trovato l'arabo morto.
Il danese era ancora a letto ma alla fine sporse il capo dalla finestra. Apro subito.
Vado a Tunisi a ritirare la macchina per scrivere. Ti occorre niente?
gli disse lui quando entr nel piccolo cortile pavimentato di cemento.
No, grazie. Non mi viene in mente niente.
Si ricord che a Sousse Jensen aveva comprato del materiale per dipingere. Mi stavo chiedendo se possibile trovare qui a Hammamet una casa
come la tua in affitto. Tu sai di qualcuna?
Al danese occorse qualche paio di secondi per afferrare il concetto.
Vuoi dire un paio di stanze da qualche parte o una casa?
Un paio di stanze. Una cosa araba. Pi o meno come la tua.
Posso chiedere. Certo, Howard. Chieder questa mattina stessa.
Gli disse che sarebbe passato di nuovo da lui al ritorno da Tunisi: voleva
riferirgli della sua conversazione della sera prima con Adams.
La macchina per scrivere era pronta. Avevano lasciato la vecchia carrozzeria, con la vernice marrone consumata negli angoli e il metallo che spuntava da sotto. Fu cos contento che non bad alla spesa, che pure gli sembr un tantino eccessiva: sette dinari, poco pi di quattordici dollari. Infil
un foglio di carta e prov la macchina l nella bottega: era la sua vecchia
macchina per scrivere, buona come sempre. Ringrazi, usc dal negozio e
raggiunse la Peugeot, recando felice il peso della sua macchina.
Fu di ritorno a Hammamet prima delle dodici e mezzo. Aveva comprato
riviste, Time, Playboy, ostriche affumicate e prosciutto in scatola e minestre della Cross & Blackwell. Jensen era gi nel vicolo che cercava di raddrizzare col piede un bidone della spazzatura inclinato, probabilmente il
suo.
Vieni. Ho della birra in fresco.
La teneva in fresco in un secchio d'acqua. S'accomodarono in camera da
letto.
C' una casa a un duecentocinquanta metri da qui, disse Jensen, indi-

cando nella direzione di Tunisi, ma dentro non c' niente e non credo che
il proprietario ci metter mai niente, checch dica lui. C' un lavabo ma
niente vaso. La bazzicano ancora degli operai. Quaranta dinari al mese.
Sono sicuro che posso farlo scendere a trenta, ma sono convinto che sia da
scartare. Ora invece al piano di sotto, qui, ci sono un paio di stanze libere.
Trenta dinari al mese. Ci sono un piccolo fornello pi o meno come il mio,
un lavabo e una specie di letto. Vuoi vederle? Ho avuto la chiave dal vecchio Gamal. Gamal era il suo padrone di casa.
Scesero al piano di sotto. La porta era esattamente alla destra del gabinetto col buco nel pavimento. La stanza pi grande dava sulla strada con
una finestra a arco abbastanza alta. Sulla parete opposta alla finestra, una
porta dava in una piccola stanza quadrata con due finestre, entrambe sul
piccolo cortile che, not lui, presentava il vantaggio di non aver altre finestre che vi s'affacciavano. In quella stanza c'era un lavabo di dimensioni
discrete, un fornello a due fiamme su un tavolino di legno e un letto formato con quello che sembrava il battente di una porta poggiato su tre cassette
di frutta con sopra un materassino sottile. Probabilmente bianco in origine,
il colore di quelle stanze non era pi tale ma grigio, con scure chiazze di
sporco nei punti in cui la pittura era venuta via. Sul letto-porta era distesa
una coperta color cachi, tutta stazzonata. A terra c'era un portacenere pieno
di mozziconi di sigarette.
Ci dorme qualcuno ora? chiese lui.
S. Uno dei nipoti, o roba del genere, di Gamal. Ma lo butter fuori
immediatamente, perch non paga un centesimo. Ti va bene o troppo...
misero? chiese Jensen, e mand un fischio scherzoso.
Mi sembra che vada bene. Sar possibile comprare un tavolo e una sedia?
Sono sicuro di poterteli procurare. Incaricher i miei vicini.
E cos l'affare fu fatto, e fu motivo di ottimismo per lui. La porta della
camera da letto aveva un lucchetto che poteva essere agganciato a una catena sia dall'interno che dall'esterno; inoltre la chiave della porta d'ingresso
era la stessa di quella di Jensen. Insieme poi, lui e il danese avrebbero diviso lo stesso orrendo gabinetto ma almeno, come fece notare Jensen, aveva
una porta: l'aveva montata lui stesso, infatti. La vicinanza del danese gli infondeva un senso di sicurezza. Se fosse successo qualcosa, se qualcuno
fosse entrato in casa, avrebbe avuto un amico almeno a portata di voce.
Disse dunque che gli sarebbe piaciuto traslocare il luned e consegn a
Jensen quindici dinari da dare a Gamal come caparra. Dopodich se ne

torn al Reine.
Sarebbe stata proprio una bella fortuna, pens, incappare in Nosiste
mentre trasportava la macchina per scrivere dalla Peugeot al bungalow.
Decise di guardarsi bene intorno prima di smontare e, nel caso avesse intravisto Adams, di rimandare il trasferimento della macchina per scrivere;
ma si vergogn della propria pusillanimit e, giunto al parcheggio dei bungalows, ferm la Peugeot e, senza guardarsi intorno, apr l'altro sportello e
tir fuori la macchina per scrivere. Chiuse a chiave lo sportello e s'avvi al
bungalow. Adams, evidentemente, non era in giro in quel momento.
Fino al luned, pens, c'era tutto il tempo per dare una disdetta pi o meno decente all'albergo, trovare un tavolo e una sedia e, forse, scrivere un'altra decina di pagine del romanzo. La sera prima, cosa strana soprattutto
dopo la sgradevole conversazione con Adams, aveva pensato a un titolo
per il suo libro, Il brivido della contraffazione. Era molto migliore degli altri due o tre che aveva gi pensato. Aveva letto da qualche parte, prima di
lasciare l'America, che le mani dei falsari, all'inizio e alla fine delle loro
firme false, tremano leggermente, tanto leggermente che a volte il tremito
visibile soltanto al microscopio. Il tremito, il brivido, esprimeva altres il
crollo definitivo di Dennison, l'eroe dalla doppia personalit, man mano
che la sua fine si avvicinava. Si trattava di un crollo profondo e tuttavia
imprevisto, come una montagna che crolla entro se stessa senza che dal di
fuori per un bel po' - in effetti sino alla rovina completa - nulla sia visibile
e constatabile, e questo perch Dennison non aveva rimorsi di coscienza
riconoscibili come tali e quasi nessuna paura del pericolo.
And a parlare alla direzione dell'albergo e chiese che gli preparassero il
conto sino alla domenica compresa. Quindi ritorn al bungalow e rispose,
in tono abbastanza spensierato, alla lettera di Reggie Muldaven. Scrisse
che non sapeva quali fossero le intenzioni di Ina, che s'era mostrata stranamente restia a scrivergli. Scrisse anche che aveva cominciato un nuovo
romanzo e naturalmente espresse il proprio rammarico per il suicidio di
Castlewood. Poi si mise a lavorare e, tra le tre e le sei, ora in cui and a fare un bagno, scrisse otto pagine. Per chiss quale motivo, si sentiva eccezionalmente soddisfatto. Innanzi tutto, non era certo spiacevole disporre di
un po' di soldi, poter emettere ogni mese un assegno per pagare un appartamento abbastanza caro a New York, stare in un comodo albergo l a
Hammamet e non preoccuparsi della spesa. Il denaro non tutto, avrebbe
potuto dire Nosiste (o no?), anche se lui aveva conosciuto lo snervante
tormento di esserne un po' a corto.

All'appuntamento delle otto, al Plage, vide Jensen e bevvero un. aperitivo prima di andare da Melik. Il danese gli annunci che i vicini di casa gli
avevano promesso di trovare un tavolo entro il giorno dopo. Per la sedia ci
sarebbero state difficolt, ma potevano sempre cercarla al souk oppure farsela vendere o prestare da Melik. Lui Jensen ne aveva una sola.
Non sederti vicino a nessun inglese, disse lui mentre mettevano piede
sulla veranda di Melik. Devo parlarti.
Sederono allo stesso tavolo con due arabi in maniche di camicia che non
smettevano un attimo di parlare.
Cosa credi? Ieri sera Adams tornato alla carica. Ha detto che la gente
del bungalow dietro il mio ha sentito il grido pi un rumore metallico pi
lo sbattere di una porta. Te lo vedi Nostro Sistema che si prende la briga di
interrogare i. vicini? Come l'ispettore Maigret.
Jensen sorrise. Come l'hai chiamato?
Nostro Sistema. Nosiste. Il Sistema di Vita Americano. Non fa altro
che predicarlo, o non l'hai mai notato? Bont, Divinit e Democrazia: salveranno il mondo.
Il couscous sembrava anche migliore del solito, con pi carne.
Ieri sera ho negato di aver sentito altro all'infuori del grido, prosegu
lui. Ho negato di aver aperto la porta. Era chiarissimo che Jensen non attribuiva alla morte di Abdullah pi valore che a quella di una pulce, e dunque lui scopr che ora poteva parlarne con maggior disinvoltura, praticamente poteva persino mentire con pi facilit.
Continuando a sorridere, il danese scuoteva il capo, quasi si meravigliasse che qualcuno potesse sprecare tempo e chiacchiere su un argomento cos poco importante.
Lui cerc allora di divertirlo ancor pi. Adams passato alle maniere
dolci, come Porfyrovitch, o un investigatore inglese: 'Vedo che non mi dici
tutta la verit, Howard. Ti sentirai meglio se invece confessi, sai.'
Che dicono i tuoi vicini francesi?
Se ne sono andati. Al loro posto adesso c' una coppia tedesca, marito e
moglie, immagino. E, sai, Anders, ieri sera sono stato sul punto di dire a
Nosiste la verit. Tu dirai, e con questo? Cosa pu fare? Gongolare perch
ha risolto un mistero? Non credo che la cosa mi possa danneggiare.
Non potrebbe fare niente, un bel niente. Stai per caso alludendo alla
macchina della giustizia? In culo! L'ultima cosa che questo paese desidera
fare di mettere ladri e turisti faccia a faccia in un tribunale... Voi americani siete strani!

Il giorno dopo trasport una delle valigie nel suo nuovo alloggio e insieme con Jensen and al souk a fare acquisti, un paio di asciugamani da
bagno, una scopa, delle pentole, uno specchietto da appendere al muro,
bicchieri, tazze e piattini. I vicini di casa avevano scovato un tavolo, non
molto grande ma solido e della giusta altezza. La sedia present pi difficolt, ma alla fine Jensen riusc a persuadere Melik a cedere una delle sue
per un dinaro e cinquecento millimes.
Il luned mattina trasloc. Aveva pulito e ripulito lo scaffale della cucina, cos che ora era ragionevolmente lindo. In fondo, non era schizzinoso.
Era come se, all'improvviso, avesse abbandonato le sue idee sulla pulizia,
la pulizia esagerata, e anche sul conforto. Una cassetta da frutta faceva da
comodino, la lampadina del soffitto gli serviva anche per leggere e quindi
doveva spostarvi sotto la testa del letto, quando voleva appunto leggere a
letto. La seconda coperta, quella da viaggio, arrotolata, gli serviva da cuscino. La roba sporca, gli disse Jensen, gliela poteva lavare la figlia minorenne della famiglia accanto.
Il luned e il marted scrisse un totale di diciassette pagine. Jensen gli
prest tre tele di sua scelta e lui non vi incluse quella dell'arabo sventrato
perch ebbe l'impressione che il danese non volesse separarsene, mentre
lui la trovava sgradevole. Scelse una rappresentazione, dipinta molto approssimativamente, della fortezza spagnola, con della sabbia pallida in
primo piano e un cielo e un mare azzurri dietro, e il ritratto di un ragazzino
in galabia seduto sulla bianca soglia di una porta: con grandi occhi tondi,
aveva un'aria derelitta. Il terzo quadro era uno di quei caos arancione di
Jensen di cui era impossibile dire cosa rappresentasse, ma a lui piaceva la
composizione.
Ogni giorno andava al Reine, alla portineria principale e alla direzione
dei bungalows, a chiedere se c'era posta, pur avendo comunicato al suo agente e a Ina il nuovo indirizzo: 15 rue El Hout. Una volta vide Mokta e
gli offr una birra. Mokta fu divertito e stupito che lui si fosse trasferito
proprio in quella strada. La conosceva.
Tutti arabi! comment.
interessante. Anche lui sorrise. Molto semplice.
Be', lo credo.
Il condizionatore d'aria che aveva richiesto non era mai arrivato, Mokta
non ne fece parola e neppure lui.
Il mercoled invit Adams a bere qualcosa da lui. Diede un paio di centinaia di millimes a uno dei ragazzi di Melik in cambio di una vaschetta

per il ghiaccio piena. Poi si fece trovare da Adams sull'angolo della strada
e lo guid su da lui. Quando imboccarono il vicolo, l'americano si guard
intorno con interesse. Gli arabi avevano ormai smesso di guardarlo fisso
quando passava, questa volta per fissavano Adams.
Lui intanto aveva trasformato il tavolo da lavoro in uno da cocktail.
Macchina per scrivere e dattiloscritto, carta e dizionario, erano sistemati in
bell'ordine in un angolo a terra.
Be'! proprio disadorna, esclam Adams, ridendo. Praticamente nuda.
S. Non stare a fare complimenti per l'arredamento. Non me ne aspetto
infatti. Estrasse quel che era rimasto del ghiaccio dalla vaschetta, ne mise
alcuni cubetti in un paio di bicchieri e gli altri li rimise nella vaschetta perch era pi fredda.
Come pensi di cavartela senza frigorifero?
Be', compro cose in scatola e le finisco. Le uova le compro un paio per
volta.
Adams in quel momento stava contemplando il letto.
Alla salute, fece lui, porgendogli il suo bicchiere.
Alla salute. Dov' il tuo amico?
Gli aveva detto infatti che il suo appartamento era al piano di sotto a
quello di Jensen. Scender tra poco. Probabilmente sta lavorando. Siediti.
Sul letto, se vuoi.
C' un bagno?
C' un affare fuori, nel cortile. Un gabinetto. Sper che Adams non
volesse vederlo. All'improvviso si rese conto che qualche minuto prima
non gliene sarebbe invece importato niente.
Adams si mise a sedere. Riesci a lavorare qui? chiese, dubbioso.
S. Perch no? Tale e quale come al bungalow.
Devi fare in modo da mangiare a sufficienza. Cibo pulito. Bene... Adams sollev di nuovo il bicchiere. Spero che ti piaccia stare qui.
Grazie, Francis.
Adams guard il caos arancione dipinto da Jensen. Era l'unico dei tre
quadri firmato. Sorrise e pieg con uno scatto il capo di lato. Solo a guardarlo, quel quadro mi fa girare gli occhi. Che roba ?
Non lo so. Devi chiedere a Anders.
Jensen arriv. Lui gli offr uno scotch.
Notizie del cane? chiese Adams.
No.

Una conversazione noiosa ma amichevole.


Adams chiese per quanto tempo avesse fittato quelle stanze e quanto pagava. Non c'era pi ghiaccio per un secondo giro. Jensen fin il suo scotch
abbastanza rapidamente e, scusandosi, annunci che tornava di sopra a lavorare.
Notizie della tua ragazza? chiese Adams.
No. Avr appena ricevuto una mia lettera. Forse proprio oggi.
Adams guard l'orologio e lui d'un tratto si ricord che quel giorno era
mercoled e che l'americano doveva rientrare per la trasmissione settimanale. Prov un vago sollievo: non aveva voglia di cenare con Adams.
Ieri sono stato a Tunisi, disse Adams. Sulla bottega di un sarto ho visto scritto una parolaccia... probabilmente doveva trattarsi di un ebreo.
Oh?
Adams accenn una risatina. Non sapevo cosa significava quella parola
ma ho chiesto a un arabo. S' messo a ridere. Si trattava di una parola irripetibile.
Credo che gli ebrei se la stiano passando male ormai, fece lui, distaccato. La foto dell'Arabia ridesta comparsa sull'Observer alcune domeniche prima doveva essere bastata a scatenare la fifa di tutti: un mare di bocche aperte e urlanti, di pugni alzati, pronti a colpire chicchessia.
Adams s'alz. Devo rientrare. mercoled, sai. Si diresse verso la
porta. Howard, ragazzo mio, non so fino a quanto resisterai.
Era abbastanza vicino alla porta aperta e lui si rese conto che poteva aver
visto il gabinetto. Jensen c'era appena stato, e non chiudeva mai la porta
quando usciva. Non lo trovo mica tanto male... con questo tempo.
Ma non puoi trovarti a tuo agio. Aspetta che ti venga voglia di una limonata ghiacciata o di una buona notte di sonno! Dai proprio l'impressione
di volerti punire con questo... adattarti agli 'usi locali'. Vivi come un pezzente, e non lo sei affatto.
Di questo si trattava, dunque? Ogni tanto mi piace cambiare.
Tu hai qualcosa per la testa... qualcosa che ti perseguita.
Lui non rispose. Forse, vagamente, lo perseguitava il pensiero di Ina. Ma
non di Abdullah, se era a lui che Adams alludeva.
Non da uomo civile, da scrittore civile, far penitenza.
Penitenza? Rise. Penitenza per cosa?
Questo lo sai solo tu, rispose Adams in tono pi brusco, pur sorridendo al tempo stesso. Sono sicuro che questa vita primitiva non altro che
una perdita di tempo.

Guarda chi parla di perdita di tempo, pens lui, con tutte quelle ore perse
a pescare con la fiocina senza prendere un cavolo di niente. Non la chiamerei perdita di tempo, visto che sto lavorando. E immediatamente trov
deplorevole che si giustificasse con quell'Adams. Ma perch doveva giustificarsi?
Non roba per te. Stai forzando un po' troppo la mano.
Lui si strinse nelle spalle. Non era tutto quanto quel paese roba non per
lui, visto tra l'altro che era un paese straniero? E perch mai tutto quello
che faceva doveva essere roba per lui? Disse, gentile: Ti accompagno
gi. facile perdersi.
16
La settimana dopo, le sue riflessioni sul romanzo presero una nuova e
migliore svolta. Ormai era sicuro che, per quanto effettivamente scomode
fossero quelle due stanze - il disagio pi grosso era offerto dalla mancanza
di un posto dove appendere i vestiti - quel turbinio di idee era dovuto proprio al cambiamento di scena. Dennison, che dal punto di vista mentale era
un po' strambo, non avrebbe conosciuto nessun crollo allorch le sue malversazioni sarebbero state scoperte. E quelli che erano stati da lui beneficati, diventati ormai quasi tutti uomini di successo e di rispetto, sarebbero
corsi in suo aiuto restituendo tutte le somme ricevute da lui. E poich lo
stesso Dennison aveva investito i soldi di cui s'era appropriato nel corso di
vent'anni, il capitale da lui sottratto s'era in tal modo triplicato. Pertanto, i
suoi infuriati superiori, l alla banca, potevano aver perso s in venti anni il
guadagno su settecentocinquantamila dollari, per avrebbero ricevuto indietro i loro tre quarti di milione. Cosa avrebbe fatto la giustizia, in tal caso? Il titolo Il brivido della contraffazione non era dunque appropriato. Poteva andare, questo s, ma poich Dennison non aveva mai provato alcun
brivido degno di questo nome, lui Ingham sentiva che dopotutto quel titolo
non era esatto. La sua idea era di lasciare comunque il lettore nel dubbio
morale riguardo alla colpevolezza di Dennison. In vista del bene enorme
fatto da Dennison col mantenere unite le famiglie, con l'iniziare o aiutare a
iniziare nuovi affari e commerci, col mandare giovani all'universit, per
non parlare dei suoi contributi alle beneficenze, chi mai avrebbe potuto definirlo un imbroglione?
D'altro canto, gli dispiaceva rinunciare a quel titolo.
Tra un paragrafo e l'altro, si metteva a passeggiare su e gi per la stanza,

in mutande, con sopra l'accappatoio a spugna blu, da lui prima immerso


nell'acqua fredda e strizzato. Era la cosa pi fresca che conoscesse. Inoltre,
l in quel quartiere, sembrava anche la cosa meno scema d'un paio di calzoni corti e d'una camiciola a mezze maniche. Gli arabi non portavano certo calzoni corti e, concludeva lui, se ne intendevano di caldo. Jensen lo aveva preso in giro: Pensi che finirai col comprarti una galabia?
Di solito Jensen cenava con lui, o lui cenava con Jensen al piano di sopra. Dove, non aveva importanza, visto che dividevano piatti e cibo, e
quanto al tavolo la situazione era identica a casa di entrambi. Entrambi dovevano togliere di mezzo il lavoro. A lui piaceva mangiare ogni sera in
compagnia, era una prospettiva simpatica che si covava dentro durante il
lavoro. Con Jensen, inoltre, non doveva fare nessuno sforzo, n per cucinare n per conversare. C'erano sere in cui Jensen quasi non diceva neppure
una parola.
Ma anche lui aveva i suoi strani momenti quando, assorbito in pieno dal
romanzo, a volte s'alzava per mettersi a passeggiare per la stanza in quelle
sue orrende ma fresche ciabatte senza tacco. Da qualche parte strideva una
radiolina, una donna araba gridava contro un bambino, un venditore ambulante dava la voce e lui ogni tanto intravedeva il proprio viso severo nello
specchio che aveva appeso alla parete accanto alla porta della cucina. Il viso, ormai diverso, gli s'era scurito e affinato. In quei momenti aveva la misura (come l'aveva avuta quando gli era venuta la colica l al bungalow)
della propria solitudine: senza amici n lavoro n legami con chicchessia,
incapace di capire e di parlare la lingua del posto. Poi, dato che in quei
momenti era o si sentiva abbastanza un Dennison, gli sembrava anche di
intravedere il lampo inconsapevole di un interrogativo: Chi sono io, dopotutto? Esistiamo o fino a qual punto esistiamo come individui senza amici, senza famiglia, senza qualcuno cui riferirsi, qualcuno per il quale la
nostra esistenza abbia un minimo d'importanza? Un fatto strano quanto
un'esperienza religiosa. Strano quanto il divenir niente pur rendendosi conto che s'era comunque niente. Una verit fondamentale. Si ricord di aver
letto da qualche parte di un mediterraneo orientale che era stato portato via
dal suo villaggio. Quell'uomo non era stato altro che ci che la sua famiglia, i suoi amici e i suoi vicini avevano ritenuto che lui fosse, un riflesso
della loro opinione di lui; cosicch senza di loro era crollato, finito. E, immaginava lui, quale che sia il vero o il falso esso sempre e comunque
quel che la gente che ti circonda dice che . E questo era pi vero di tutte
le chiacchiere di Nosiste sul patrimonio culturale americano.

A quanto pareva, la base del pensiero di Nosiste era la convinzione che


ciascuno campa secondo quei principi morali nei quali gli hanno insegnato
a credere. Ma era vero? Fino a che punto quei principi resistono? Fino a
che punto ci si pu attenere se non sono anche i principi di coloro che ci
stanno intorno? E poich queste considerazioni non erano del tutto estranee al soggetto Dennison, allora ritornava alla macchina per scrivere e ricominciava a battere quasi immediatamente. Aveva scritto un po' pi di
duecento cartelle. La seconda settimana nella sua nuova casa fu favorevolissima al lavoro.
Poi, un venerd, gli arriv un espresso di Ina. Non aveva pensato pi a
lei, nel senso di chiedersi se avrebbe o no ricevuto una sua lettera, da parecchi giorni ma (quasi automaticamente, per pura abitudine) calcol subito che doveva avergli scritto almeno cinque giorni prima, cio aveva
immediatamente risposto alla lettera in cui lui le comunicava il suo indirizzo. Lesse:
8 agosto 19..
Carissimo Howard,
il tuo cambiamento di indirizzo stato una sorpresa. Dalla tua lettera si
direbbe che resterai l per un po' e, tutto sommato, la sorpresa dovuta
proprio a questo. In ogni modo, hai parlato di un mese. A proposito, sono
contenta che il libro stia venendo bene.
Sono inquieta e depressa e non c' rimedio. O almeno io non posso rimediare. In ogni modo, ho pensato di venire a trovarti. Rimango l due settimane e sono sicura che potr arrivare anche a tre. Ho molta voglia di vederti e se litighiamo come cane e gatta, o se entrambi ammettiamo che
finita, posso sempre proseguire per Parigi. Ma ho una voglia pazza di vederti e tu non sembri disposto a muoverti da l per il momento. Ho prenotato un posto sul volo 807 della Pan-Am che arriva a Tunisi domenica 13
agosto, alle dieci e mezzo, ora locale. Un volo notturno. Se vuoi che ti porti qualcosa telegrafa.
Spero che non sia troppo una sorpresa. Proprio non me la sentivo di andare nel Maine o nel Messico convinta di godermela. Mi piacerebbe dire
qualcosa di divertente ma, nel caso tu non l'abbia gi sentita, eccoti una
battuta newyorkese: Ho un amico che un arabo.
Spero di vederti all'aeroporto di Tunisi. Se per qualche motivo non riesci
a venire, sapr arrivare a Hammamet da sola.
T'abbraccio con tutto il cuore,

Ina
Ci rimase di stucco. Proprio non riusciva a farsene capace. Ina l? In
quelle stanze? Be', no, santiddio, le sarebbe venuto un colpo. Naturalmente
avrebbe dovuto trovarle una stanza d'albergo.
Domenica. Cio entro due giorni. Sarebbe corso su a informare Jensen,
ma il danese non aveva mai sentito parlare di Ina.
Maledizione, disse a bassa voce, e prese a girare intorno al tavolo con
la lettera in mano. Pens che sarebbe dovuto andare subito a cercare una
stanza. Agosto era un mese di ressa.
Chiuse a chiave la porta di casa nel timore che la fatma - la loro vaghissima ragazza delle pulizie, che si faceva viva pi o meno un paio di volte
la settimana all'ora che pi le faceva comodo - arrivasse proprio allora. Si
fece la doccia col secchio dell'acqua nelle vicinanze del gabinetto. Il secchio era sempre sotto il rubinetto, di cui coglieva lo sgocciolio continuo.
Una volta aveva cercato di aprire bene quel rubinetto ma era stato assolutamente impossibile - a meno che non fosse gi aperto al massimo - tanto
che aveva dovuto rinunciarci.
Perch tanta fretta? esclam Jensen dalla finestra del piano di sopra.
Mi sto affrettando? Rallent i suoi movimenti, rimise il secchio sotto
il rubinetto e, asciugandosi, con l'aria di non aver pi fretta, rientr.
Trov una stanza con bagno al Reine de Hammamet per domenica pomeriggio. L'ultima, disse l'impiegato, ma lui non gli cred. Una camera
doppia, due dinari e ottocento, tasse e prima colazione comprese, per una
persona sola. Ci fatto, si sent meglio. Torn alla macchina senza prendersi neppure la briga di chiedere se ci fosse della posta per lui non inoltrata al nuovo indirizzo.
Quel giorno anche lavor, ma non con la solita concentrazione.
La sera li aspettava Melik. Invit Jensen.
Un altro contratto? chiese il danese.
No, ma credo che mi rimangano ancora due sole settimane di lavoro,
dopodich avr finito la mia prima stesura.
Tutto sommato, non fu poi tanto difficile dire che aveva un'amica di
nome Ina Pallant, et ventotto circa, che stava per arrivare domenica. Jensen non era tipo da far domande come: Ci vai a letto?
Il danese disse semplicemente: Oh? Che tipo ?
Lavora per la Columbia Broadcasting System. Televisione. Fa la sceneggiatrice ed anche lei scrittrice. Molto dotata. Carina, bionda.

gi stata qui?
Non credo.
Dopodich parlarono d'altro. Ma lui sapeva che dopo l'arrivo di Ina sarebbe saltato tutto fuori. Erano troppo intimi - considerato anche dove vivevano - perch lui sperasse di tenergli nascosto l'essenziale.
Disse: Credo di averti gi detto che il tale col quale avrei dovuto lavorare qui - un americano - s' suicidato a New York.
S, me l'hai detto.
Anche Ina lo conosceva. Lui ne era innamorato. Lei ruppe il rapporto e
lui s'ammazz. Ma erano... Da quel che Ina mi ha detto, John s'era innamorato di lei da un paio di settimane. Lei almeno lo seppe un paio di settimane prima che lui s'ammazzasse.
Strano, fece Jensen. innamorata di te?
Non lo so. Sinceramente non lo so.
E tu? Sei innamorato di lei?
Credevo di esserlo quando ho lasciato New York. Quando poi lei mi ha
scritto di John mi ha detto anche di avergli voluto bene... per un certo tempo. Non lo so. Deve sembrargli un bel pasticcio, pens. Ma non voglio
annoiarti: chiudo qui. Avevo deciso di dirtelo.
Jensen scopr i denti anteriori e, lentamente, estrasse una spina di pesce.
Non mi annoi. Verr qui perch ti ama.
Lui sorrise. S, forse. Chi sa? Le ho prenotato una stanza al Reine.
Oh. Non starebbe con te?
D'un tratto, si mise a ridere. Non credo.
17
L'aeroporto di Tunisi presentava un quadro abbastanza confuso. Importantissimi cartelli indicatori gareggiavano con la pubblicit dell'aspirina, al
banco delle informazioni non c'era nessuno e le innumerevoli radioline
della gente che s'aggirava l dentro se la battevano con la musica pi forte
della radio del ristorante sulla balconata, sconfiggendo definitivamente la
voce dell'annunciatrice che, ogni tanto, dava forse informazioni su arrivi e
partenze d'aerei. Non riusc a capire neppure se l'annunciatrice parlava in
francese, arabo o inglese. Le prime tre persone in uniforme (per cos dire)
alle quali si rivolse chiedendo del volo 807 da New York lo smistarono
verso il quadro luminoso che annunciava i voli, ma questo, dieci minuti
dopo la prevista ora d'arrivo dell'aereo, non annunciava un bel niente. Non

era da Ina sbagliarsi in quelle cose, pens accendendosi la terza sigaretta, e


proprio in quel momento il volo 807 fu luminosamente annunciato: da
New York, arrivava alle undici e dieci. In lieve ritardo.
In piedi al bar del ristorante sulla balconata, bevve un caff macchiato al
cognac. C'erano una trentina di tavoli con le tovaglie bianche e un buffet
freddo vicino alle grandi vetrate delle finestre che davano sul campo di volo. Lo divert la vista dei due capannelli di camerieri, quattro per ognuno,
che chiacchieravano negli angoli della sala mentre ai tavoli abbandonati i
clienti furibondi quasi si alzavano in piedi per protestare. Ina ne avrebbe
avute di distrazioni, su questo non c'erano dubbi.
La vide attraverso una mezza parete di vetro che non gli era stato consentito di oltrepassare. Alz subito un braccio. Lei lo vide. Portava una
giacca bianca abbondante e scarpe anche bianche, e in mano aveva un tascabile dalla copertina chiassosa e un sacchetto che certo conteneva due
bottiglie o qualcosa del genere. Sulla sinistra c'erano i banchi del controllo
dei passaporti. Non era neppure a tre metri da lui.
Poi fu tra le sue braccia e lui la baci su entrambe le guance e poi, leggermente, sulle labbra. Riconobbe il profumo che aveva dimenticato. ,
Hai fatto un buon viaggio?
Ottimo. Fa una strana impressione vedere il sole cos alto.
Non hai idea del sole finch non hai visto questo di qui.
Sei abbronzato. E dimagrito.
Dov' il tuo bagaglio? Occupiamoci prima di queste cose.
Meno di dieci minuti dopo erano nella sua macchina, con le due valigie
sistemate dietro.
Visto che, praticamente, siamo a Tunisi, disse lui, potremmo mangiare qui.
Non presto? Ci hanno dato da mangiare a bordo...
Allora andiamo a bere qualcosa da qualche parte. Un posto con aria
condizionata. Trovi che faccia molto caldo?
Andarono all'Hotel Tunisia Palace, tutto aria condizionata, e bevvero
nella lussuosa e rossa sala del bar.
Ina aveva un bell'aspetto, ma gli parve di scorgere nuove rughe intorno
agli occhi. Probabilmente non aveva dormito in quegli ultimi giorni. Immaginava ci che doveva aver provato: il lavoro d'ufficio da finire pi il
daffare l nella grande casa a Brooklyn Heights, che non era poco. Osserv
le piccole e forti mani che aprivano il pacchetto di Pall Mall e ne accendevano una con il fiammifero strappato da quella strana scatola newyorkese,

rosso cupo con stampato in nero il nome di un ristorante italiano.


Cos, dunque, ti piace star qui? chiese lei.
Non lo so. interessante. Non ho mai visto un paese come questo. Non
giudicare da questo bar, che potrebbe benissimo stare sulla Madison Avenue.
Sono desiderosa di vederlo anch'io.
Ma i suoi occhi erano desiderosi soltanto di lui, curiosi soltanto di tutto
ci che riguardava lui, che invece teneva lo sguardo abbassato e mirava e
rimirava la scatoletta di fiammiferi che stringeva tra le dita. Poi alz lo
sguardo e affront gli occhi di lei. Erano azzurri macchiati di grigio. Gli
zigomi erano un tantino larghi, la mascella piccola e le labbra, ben formate, esprimevano decisione, spirito e intelligenza, tutt'insieme. Ti ho preso
una camera d'albergo a Hammamet, le annunci. Sulla spiaggia. Dov'ero
io prima, al Reine de Hammamet. molto gradevole.
Oh! Ina sorrise. Casa tua non abbastanza grande? A proposito, vivi
solo? aggiunse, con una risata che era abbastanza tipica di lei.
Se vivo solo? E che altro? Casa mia piccola e pi o meno sullo spoglio, come ti ho detto. Del resto, la vedrai.
Parlarono di Joey. Stava pi o meno lo stesso. C'era una ragazza, una
certa Louise - lui Ingham non l'aveva mai vista - che andava a trovarlo un
paio di volte la settimana. Lei e Joey erano innamorati, in una maniera insolita e spaurita, parve di capire a lui. Una cosa molto triste. Joey non l'avrebbe mai sposata, mentre lei era dispostissima. Ina gli aveva gi parlato
di questa Louise una volta: aveva ventiquattro anni e la storia andava ormai avanti da due. Questa volta, con suo sollievo, Ina ne parl di sfuggita.
Lui non se la sarebbe sentita di imbarcarsi in un discorso di elogi di Joey e
Louise.
La port al ristorante sull'altro lato dell'Avenue Bourguiba, dove i ventilatori nel soffitto e il patio sullo sfondo davano un certo senso di freschezza.
Questo uno dei due ristoranti che John raccomandava, disse. Le
sue raccomandazioni erano buone, tutte.
Devi essere rimasto di stucco alla notizia.
Certo. La guard, seduta di fronte a lui, dall'altra parte del tavolo. S'era pettinata al Tunisia Palace e i segni del pettine affioravano nei capelli
umidi, biondo scuro, all'altezza delle tempie. Non quanto te, immagino...
quando l'hai trovato. Cristiddio!
Parlando lentamente, come una confessione, lei disse: Il momento peg-

giore di tutta la mia vita. Credetti che stesse dormendo. Non che mi aspettassi di vederlo l, non me l'aspettavo affatto. Poi... Di colpo, non riusc
pi a parlare, ma non per le lacrime: la gola le s'era stretta. Guard nel
vuoto, oltre le spalle di lui.
Non l'aveva mai vista cos. In parte era forse dovuto anche alla fatica del
viaggio, immagin. Non sforzarti di parlarne. Riesco a immaginare...
Prova questo antipasto tunisino. Compare in ogni men.
Alludeva all'antipasto di tonno, olive e pomodori. L'aveva persuasa a
prendere scaloppine, visto che di couscous ne avrebbe avuto fin troppo a
Hammamet.
La colazione dur a lungo e alla fine presero due caff e fumarono molte
sigarette. Le parl di Jensen e un po' anche di Adams.
Tutti qui quelli che hai conosciuto?
Ho conosciuto anche altra gente, ma la maggior parte qui sono turisti,
niente di interessante. Inoltre, lavoro.
Hai ricevuto notizie da Miles Gallust, a proposito?
Gallust era il produttore, o meglio quello che sarebbe stato il produttore,
di Trio. Tipico di Ina ricordarsene il nome, pens. Ho ricevuto una lettera
agli inizi di luglio. Si diceva addolorato e cos via. Sai, l'ho visto una sola
volta. E anche brevemente.
Cos dunque questo viaggio ti star costando un occhio. Il noleggio della macchina e tutto il resto.
Lui si strinse nelle spalle. Per istruttivo. John mi diede mille dollari,
sai, e mi pag il biglietto aereo.
Lo so, disse lei, come se lo sapesse benissimo.
Qui poi la vita non eccessivamente cara. In ogni modo, non sono al
verde.
Ina sorrise. A proposito. Ti ricordi il tuo racconto Noi tutto?
Certo che lo ricordo.
Sta per vincere un premio. Al primo posto per il Premio O. Henry nel
concorso annuale dei racconti.
Davvero? Non stai scherzando? Dopo essere stato cestinato varie volte, il racconto era stato pubblicato da una rivistina qualunque.
Non sto scherzando. Ho un amico nella giuria o come diavolo si chiama, e sa che ti conosco, cos me l'ha detto a condizione che non lo ridica a
nessuno... All'infuori di te, s'intende.
E cosa significa? Un premio in denaro o che?
Denaro? Non lo so. Magari si tratta solo di. gloria. un buon racconto

in fondo.
S, era un buon racconto, basato su quella che lui immaginava fosse la
vita, o le crisi periodiche, di un suo amico di New York, uno schizofrenico. Grazie, disse, con calma, ma l'orgoglio e insieme l'imbarazzo provocati dalla gloria improvvisa lo avevano tutto acceso in viso.
Sei certo che il mio bagaglio sia al sicuro nella macchina?
Le sorrise. Pi o meno. La domanda per ragionevole. Andiamo.
Quando lasciarono il ristorante e partirono in macchina, lui si ferm a
comprare alcuni giornali del giorno prima e il numero di sabato-domenica
dell'Herald Tribune di Parigi. Infine presero la strada di Hammamet.
Sei stanca?
Non lo so. Certo dovrei esserlo. Che ora ? Per me sono le nove del
mattino e, pi o meno, sono stata sveglia tutta la notte.
Oggi pomeriggio dormirai. Che te ne sembra del panorama?
Il golfo azzurro era sulla loro sinistra, in pieno sole. Si stendeva ampio e
basso e sembrava abbracciare met della terra.
Splendido! Ma, diomio, fa caldo. S'era tolta la giacca bianca. La camicetta era a fiori e senza maniche.
Alla fine lui disse: Ecco Hammamet! e si rese conto del proprio tono
gioioso, come se stesse dicendo: Eccoci a casa!
Lasciarono la strada principale - un terzetto di cammelli avanzava lungo
il margine ma Ina parve non notarli neppure - e imboccarono quella asfaltata e polverosa che, con una curva, entrava in paese.
Sembra poca cosa. La citt soprattutto un insieme di casette arabe e
alberghi di lusso, ma questi son tutti sulla spiaggia. Laggi.
Tu dove abiti?
Sulla sinistra. Proprio qui. Stavano passando davanti alla sua strada e
lui vide Jensen tra il vicolo in cui abitavano e il Plage, diretto verso quest'ultimo evidentemente. Il danese, che gli voltava le spalle e teneva la testa bassa, non lo vide. Sono sicuro che avrai voglia di andare prima al tuo
albergo e poi di vedere casa mia.
Oh, non so.
Ma avevano gi imboccato la curva che portava verso gli alberghi sulla
spiaggia.
Che bellissimo castello! esclam Ina.
un vecchio forte. Costruito dagli spagnoli.
Quindi arrivarono al Reine, attraversarono il grande cancello, avanzarono frusciando sulla ghiaia tra le palme alte, le bougainvillea, i limoni e i

robusti e bassi pompelmi. Per essere spettacolare, il posto lo era e come!


Lui avvert come un'ondata di orgoglio, come se il posto gli appartenesse.
Sembra una vecchia piantagione, disse Ina.
Lui rise. Massa un francese. Aspetta di vedere la spiaggia. Mentre
apriva lo sportello per scendere s'imbatte in Mokta. Hai due minuti di
tempo, Mokta?
Per una volta tanto Motka era a mani vuote. Mais oui, m'sieur.
Lui present il, ragazzo arabo a M.lle Pallant e le spieg che lavorava ai
bungalows. Mokta prese la chiave del numero diciotto e li aiut col bagaglio.
La stanza era molto bella, con una finestra sul mare e una porta che dava
su una terrazza abbastanza grande con le pareti a calce e un parapetto bianco e curvo.
davvero molto bello! esclam Ina.
Il sole stava calando alla loro destra, nel mare, e sembrava inverosimilmente enorme.
Non vedo l'ora di fare una doccia, disse lei.
Accomodati. Devo...
Puoi aspettarmi? Stava sbottonandosi la camicetta.
Certo. Aveva comprato i giornali e voleva darvi un'occhiata.
Cos stai imparando l'arabo?
Lui rise. Alludi a quel che ho detto a Mokta? Grazie, a presto? Non sto
imparando niente. La cosa irritante che le parole sono scritte in modo diverso nei diversi libri di frasi. Asma a volte esma e fatma... Rise di nuovo. Sulle prime pensavo che fosse il nome della nostra ragazza delle pulizie, una forma di Fatima. Poi invece scopro che significa ragazza o serva.
Perci grida fatma quando vuoi la cameriera.
Me ne ricorder.
Un gradevole profumo di sapone arriv fino a lui. Niente vapore, per:
certamente stava facendo una doccia fredda. Rimase a guardare fisso l'Herald Tribune.
Ina entr nella stanza avvolta in un grosso asciugamano bianco. Sai cosa mi piacerebbe fare?
Cosa?
Andare a letto.
S'alz. Ottima idea. Sai che piacerebbe anche a me? La circond con
un braccio e la baci. Poi and a chiudere a chiave la porta.
Chiuse anche le. alte persiane che davano sulla terrazza.

Questa volta and tutto bene. Fu come le prime volte, come tutte le volte
che era stato con Ina. Gli cancell lo stupido ricordo della ragazza della
Pennsylvania e gli fece pensare che quel piccolo incidente era stato dovuto
al fatto che lui amava soltanto Ina. Lei lo adorava. Il letto, poi, era gradevolmente ampio. Perch in quelle ultime settimane era stato tanto stupido?
si chiese. Perch aveva pensato che non l'amava? Fumarono una sigaretta,
poi s'abbracciarono di nuovo. E venti minuti dopo lui avrebbe potuto ricominciare di nuovo tutto daccapo.
Ina scoppi a ridere.
Sfiatato e felice, lui sorrise. Come vedi, mi sono risparmiato per il tuo
arrivo.
Comincio a crederti.
Lui allung la mano verso il telefono. Ordin champagne in ghiaccio, in
francese.
Non ti vesti?
In parte. Al diavolo tutti loro. S'alz e infil i pantaloni. Poi anche la
camicia, che non abbotton immediatamente. Fu preso dall'insano desiderio di chiederle: John era bravo a letto? Si controll.
Ina era bella, con le mani dietro la testa, il viso assonnato, che gli sorrideva, con gli occhi socchiusi, soddisfatta. Allarg le gambe sotto il lenzuolo e poi le chiuse di nuovo.
Lui intanto aspirava soddisfatto e contento la sua sigaretta. questa la
vita? si chiedeva. Era quella la cosa che pi importava? Era ancora pi importante che scrivere un libro?
Cosa stai pensando?
Sed accanto a lei sul bordo del letto e l'abbracci di sopra al lenzuolo.
Sto pensando... sei la donna pi sexy del mondo.
Bussarono alla porta.
S'alz. Diede la mancia al cameriere, poi vi aggiunse un paio di dinari e
una manciata di spiccioli che, disse il cameriere, erano pi che sufficienti a
pagare lo champagne.
A te, disse, sollevando il bicchiere.
A te, caro... e al tuo libro. Ti piace?
Credo di s, altrimenti non lo scriverei. un argomento che gi stato
sfruttato, ma...
Ma?
Spero di dire qualcosa di nuovo, di diverso... Non mi interessa tanto la
trama quanto i giudizi morali che la gente pu dare sul personaggio princi-

pale, Dennison. Voglio dire la gente che compare nel libro, gli altri personaggi. Be', anche i lettori. E mi interessa l'opinione che Dennison ha di se
stesso. Si strinse nelle spalle. Non voleva parlarne in quel momento.
strano, di tutti i libri che ho scritto questo il meno originale, e tuttavia mi
interessa quanto tutti gli altri.
Ina pos il bicchiere sul comodino, reggendo il lembo del lenzuolo sopra
il seno con l'altra mano. Dipende da quello che ci metti dentro, non dall'originalit del tema.
Era vero. Lui non replic. Un altro bicchiere e me ne vado e ti lascio
dormire. Possiamo cenare anche alle nove o gi di l. Pensi che vorrai cenare in albergo o in un posto squallido... be', arabo, in citt?
Nel posto arabo.
E... vuoi conoscere Jensen o preferisci che stiamo soli?
Gli sorrise. Stava poggiata su un gomito. Aveva appena l'inizio di un
doppio mento, ovvero una certa pienezza sotto la mascella, che lui trovava
incantevole. Non mi dispiacerebbe conoscere Jensen.
Lasci il Reine in una nube di felicit, sull'ali del successo. E non s'era
dimenticato del premio, della gloria o quel che era, che gli sarebbe venuto
da quella faccenda del concorso O. Henry.
18
Jensen era fuori quando lui ritorn a casa alle cinque e mezzo. Non era
n al Plage n stava passeggiando lungo la spiaggia, concluse. Mise un po'
in ordine le due stanze, diede una scopata, poi and fuori col doppio scopo
di trovare Jensen e comprare dei fiori. Dei fiori in un vaso, anche se poi il
vaso era un bicchiere, avrebbero fatto una bella figura sul tavolo, pensava,
e si rimprover per non aver pensato a far trovare a Ina dei fiori nella camera del Reine. Ma come poteva immaginare che il pomeriggio si sarebbe
concluso cos bene?
Stava per entrare nel Plage quando vide Jensen che veniva su dalla
spiaggia, a piedi nudi. Recava qualcosa che a lui sulle prime parve un
bambino: una cosa scura e lunga che reggeva con entrambe le braccia.
Biondo e magro, come un vichingo affamato reduce da un naufragio, il danese avanzava a gran passi. Finalmente lui vide che quello che aveva in
braccio era un pezzo di legno.
Salve! esclam, avvicinandoglisi.
Jensen sollev il capo e lo riconobbe. Teneva la bocca aperta per lo sfor-

zo.
Che roba ?
Un ceppo. Pu servire per una statua. Non so. Affannava e lo mise
gi. Il pezzo di legno era bagnato fradicio.
Lui ebbe l'impulso di aiutarlo, ma aveva la camicia buona e stava pensando ai fiori.
Non si trova molto spesso un bel pezzo di legno come questo. Sono
dovuto entrare in acqua per prenderlo. Le gambe dei suoi jeans erano bagnate.
Vado a prendere la mia amica alle otto. Spero che tu voglia venire a
cena con noi. Puoi?
Okay. Certo. Devo mettermi elegante?
No. Pensavo di andare da Melik... Sai dove posso trovare dei fiori? Dei
fiori qualunque.
Puoi provare al souk. O magari al Plage, dal, ragazzo dei gelsomini. Il
danese sorrise.
Lui sollev il pugno come per colpirlo. Sar a casa tra pochi minuti,
disse, e s'allontan sulla sinistra, sperando di trovare un venditore di fiori
seduto a terra sul marciapiede tra l e la piccola banca di Hammamet. Invece non ne trov di fiori e dopo una decina di minuti s'arrese. Stacc, torcendoli, un paio di ramoscelli di pino da un albero nei pressi della spiaggia
e, una volta a casa, li cacci in un bicchiere d'acqua. Avevano un'aria inaspettatamente nordica. Ancora una volta mise macchina per scrivere e carta sul pavimento, poi si tolse la camicia e i pantaloni, si butt sul letto e
dorm.
Si svegli con una sensazione di euforia ancora maggiore di quando aveva lasciato il Reine, ma anche un po' stordito dal caldo. Col secchio, si
fece una doccia nel cortile. Era ormai diventato abbastanza esperto nel risparmiare il giusto quantitativo d'acqua per sciacquarsi dopo essersi insaponato. Avrebbe anche potuto introdurre il concetto rivoluzionario di due
secchi d'acqua, visto che quell'unico spesso traboccava. Aveva avuto ragione sin dal primo momento, quel rubinetto non si apriva pi di cos, ma
poteva prendere l'acqua al rubinetto in cucina.
And da Melik a prenotare un tavolo tra le nove meno un quarto e le nove. Poi in macchina and a prendere Ina. La trov gi nell'atrio dell'albergo, stava seduta su un grande divano e fumava una sigaretta. Aveva un
abito rosa senza maniche con un gran fiore verde dall'aspetto fresco stampato all'altezza d'uno dei seni.

Non sono in ritardo, vero? le chiese.


No. Stavo dando un'occhiata alla gente. Ina s'alz.
Hai dormito?
Ho fatto una nuotata e ho anche dormito. La spiaggia una meraviglia!
M'ero dimenticato di dirti, se vuoi puoi chiedere la mezza pensione.
Non so, magari ti va di pranzare o cenare qui.
Per il momento non mi va d'inchiodarmi in un posto.
Al solito parcheggi la macchina vicino Melik e disse a Ina di aspettare
un attimo. Sal di corsa i gradini della veranda. Era gi d'accordo che sarebbe andato a ritirare il ghiaccio. Poi ritorn con la vaschetta, chiuse a
chiave la macchina e si diressero entrambi verso il primo vicolo stretto.
Ina si guardava intorno affascinata. E gli arabi, quei pochi che erano nel
vicolo o stavano appoggiati alle porte, guardavano lei con gli occhi spalancati e un vago sorriso.
Arrivato alla sua porta lui si ferm. Una porta come tutte le altre, solo
che quella era chiusa e la maggior parte delle altre erano aperte.
Devo dire che sembra un vero McCoy, osserv Ina.
Fu contento che la porta del gabinetto fosse chiusa. qui che lavoro. E
dormo anche. Si fece precedere da Ina nella stanza.
Davvero? Dal tono la si sarebbe detta sorpresa.
Una specie di Robinson Crusoe, forse, ma in effetti non mi occorre di
pi di questo. La sua preoccupazione, in quel momento, era di farla sedere nel posto pi comodo: sul letto. Adesso possedeva un cuscino rosso scuro contro cui ci si poteva appoggiare, ma solo allungandosi tutto, perch il
letto era abbastanza largo.
Ina volle vedere la cucina. Abbastanza pulita, comment poi, sempre
sorridendo, e lui concluse che era valsa la pena darsi da fare a pulire. E
immagino che costi una miseria.
Due dollari al giorno. Era alle prese col ghiaccio.
E il gabinetto?
Be', fuori, nel cortile. Devo lavarmi qui. Il ghiaccio cadde nel lavello
e al tempo stesso lui si fece un leggero taglio al pollice con la griglia metallica della vaschetta. Scotch e acqua? Non ho soda.
L'acqua va benissimo. Di chi sono questi quadri?
Sono di Anders. Ti piacciono?
Mi piace l'astratto. Il ragazzino non mi piace molto.
Non gli ho detto che ti piace la pittura. Sorrideva, contento che lei e

Jensen avessero almeno un argomento di discussione. Ecco qui, cara.


Lei prese il bicchiere e sed sulla porta-letto. Per! fece, molleggiando un po', o meglio cercando di molleggiare. Non proprio soffice.
Gli arabi non stravedono per i letti. Dormono a terra, su stuoie.
Ina aveva degli orecchini verde pallido. S'era accorciati i capelli. Erano
ondulati naturale e li portava senza riga. Strana gente. Incute un po' timore. A proposito, la guerra ha avuto ripercussioni qui? Dopo e durante?
S, parecchie. Qualche macchina capovolta nelle strade di Tunisi, le finestre della biblioteca dell'American Information Service infrante in pieno
centro. Io non...
Jensen comparve sulla porta e buss. Portava quei suoi calzoni verdi e
una camicia bianca, pulita.
Anders Jensen, Miss Pallant. Ina.
Piacere, fece Ina, guardandolo, sorridendo, non porgendo la mano.
Jensen accenn un inchino. Piacere, Miss... Ina. A volte riusciva a
somigliare a un sedicenne goffo e bene educato.
Ti do un sorso, disse lui, andando in cucina. A Jensen piaceva quell'espressione, sorso, e il bere lo chiamava spesso un sorso. Dalla cucina,
lui sent Ina chiedere:
qui da molto tempo?
Port al danese il suo bicchiere, bello pieno.
Parlarono dei quadri di Jensen, il quale fu soddisfatto che lei li avesse
notati e che le piacesse quello astratto, arancione. Ina non nomin suo fratello. Il danese disse che adesso stava lavorando a una pittura di sabbia, ispirata al viaggio a Gabes che avevano fatto lui e Ingham.
Dormivamo sulla sabbia, disse. Non ci sono state tempeste, come nel
mio quadro, ma si vede molto bene... con gli occhi a livello della sabbia.
La conversazione procede piacevolmente. Gli occhi lesti di Ina afferravano tutto, parve a lui Ingham, le scarpe di pelle bianca di Jensen con tomaia perforata, le sue mani piccoline (con della vernice gialla sotto l'unghia d'uno dei pollici), il suo viso profondamente turbato che poteva apparire tragico e poi spensierato e di nuovo tragico nel giro di pochi secondi.
La fronte di Ina s'imperl di sudore. Lui sper che sulla veranda di Melik
ci fosse almeno una brezza. Dal suo secondo bicchiere, senza ghiaccio, Ina
tir fuori una zanzara.
Qui gli insetti sono alcolizzati, osserv Jensen e lei rise.
Da Melik c'era il couscous, naturalmente. Ina trov incantevole il posto.
Il canarino quella sera era in vena. C'era anche un flauto, non troppo as-

sordante, e una brezza, lieve ma pur sempre brezza.


permesso l'ingresso alle donne qui? chiese Ina a bassa voce, e lui si
mise a ridere. Hanno leggi cos strane in questo paese. Dove sono le donne?
A casa a cucinare per s, intervenne Jensen. E tutti questi uomini, be', probabilmente hanno passato il pomeriggio con l'amichetta e alla fine se
ne tornano a casa... dove la moglie anche incinta.
Ina ne fu divertita. Vuoi dire forse che non costa avere delle amichette?
Perch questi tipi non hanno certo l'aria benestante.
Credo che le donne arabe non osino dire di no. Non so. Non chieda a
me, disse Jensen con un languido gesto della mano. Poi fiss nel vuoto.
Non porti i gemelli? chiese Ina a lui Ingham.
Portava infatti dei gemelli ordinari comprati a Tunisi. Credevo di avertelo scritto. Quando ero al Reine ho subito un furto. Nel bungalow. Niente
di straordinario, ma mi portarono via la scatoletta dei gioielli con tutto
quello che avevo: i gemelli, la spilla da cravatta e un paio di anelli. E all'improvviso si rese conto che era scomparsa anche la sua vecchia fede d'oro.
No, non me ne hai fatto parola.
E anche un paio di scarpe. M' dispiaciuto per quei gemelli. Mi ci ero
affezionato.
Dispiace anche a me.
Tu faresti bene... Be', forse nell'albergo pi sicuro che nei bungalows,
ma se hai dei preziosi faresti bene a metterli in una delle valigie e a chiuderla a chiave.
Il danese stava a sentire, impassibile.
Grazie per il consiglio, disse Ina. Di solito, la fortuna mi assiste abbastanza, ma non sono mai stata nella vecchia Arabia prima d'ora. Certo
non sono famosi per... Sorrise e guard Jensen. Qual l'opposto di ladreria? Poi si rivolse di nuovo a lui Ingham. Hai accennato a una giacca
di tela che hai perso. So che sei molto attaccato ai tuoi vecchi abiti, caro,
ma quella... la ricordo.
S. L'avevo in macchina, ma tutto un altro caso. Pens al vecchio arabo con i pantaloni rossi e s'irrigid sulla sedia.
Quello fu Abdullah, intervenne Jensen.
Li conoscete addirittura per nome, esclam Ina e rise. Che posto! Me
lo dovrai indicare questo Abdullah, prima o poi. Ha un nome da Mille e
una notte.

Noi speriamo che Abdullah non ci sia pi, disse Jensen.


Oh, ha avuto quel che meritava? chiese Ina.
Lo speriamo e lo pensiamo.
Qualcuno l'ha accoltellato?
Jensen non rispose subito e questo per lui Ingham fu un sollievo perch
significava che il danese sapeva almeno che non doveva mettersi a parlare
di quella storia del bungalow. Alla fine Jensen disse: Sembra che finalmente qualcuno abbia difeso' la propria propriet e colpito quel bastardo
alla testa.
Una storia affascinante, fece Ina, come se avesse sentito il sunto di un
lavoro televisivo. E come lo avete saputo?
Oh... via alcool. Tocc a Jensen ridere, ora.
Sta dicendo che stato ucciso?
Lui Ingham avvert il vivo interesse di Ina per quella storia. Lei infatti
stava per dire qualcos'altro quando Adams apparve in fondo alla veranda,
dove si ferm per guardarsi in giro in cerca di un tavolo. Lui s'alz immediatamente. Scusate un attimo.
Invit Adams a unirsi a loro e quando insieme con lui si avvi verso il
tavolo vide che Ina e Jensen stavano parlando di nuovo.
Ina, permetti che ti presenti il mio amico Francis Adams. Ina Pallant.
Piacere, Mister Adams. Sorridente, lo sguardo rivolto in su verso Adams, al quale stava stringendo la mano, Ina era davvero molto carina.
Piacere, Miss Pallant. Quanto tempo si ferma qui?
Non lo so con esattezza. Una settimana, forse.
Prudente da parte sua, pens lui Ingham. Fece segno a uno dei figli di
Melik di prendere l'ordinazione di Adams.
L'americano ordin in arabo.
Lei qui da un bel po', mi ha detto Howard, disse Ina.
S, pi di un anno ormai. Mi piace il clima... finch si ha un condizionatore d'aria. Ah-ah! Nosiste rise, felice. Ma lei ora deve parlarmi degli
Stati Uniti. Vi manco ormai da un anno e mezzo. Leggo soltanto la rivista
Time e il Reader's Digest e un giornale di Parigi o Londra ogni tanto.
Cosa vuol sapere? Di solito me ne sto rintanata nel mio ufficio o nella
metropolitana per Brooklyn. Non credo di sapere pi quello che succede.
Be'... la questione razziale. E la guerra nel Vietnam. E... be'... lo spirito,
l'atmosfera. Questa non la si ricava da un giornale.
Ehm. Ina sorrise a lui Ingham poi guard di nuovo Adams. Stiamo
vivendo un'altra estate calda, per quanto riguarda le sommosse razziali.

Quanto alla guerra nel Vietnam... be', credo che quelli che vi si oppongono
vanno organizzandosi sempre pi e meglio. Ma sono sicura che informato anche di questo.
E lei cosa ne pensa, come cittadina comune?
Come cittadina... comune, penso che sia uno spreco di tempo, soldi e
vite umane. Uno spreco di soldi non per tutti, naturalmente, perch una
guerra finisce sempre col riempire qualche tasca.
Per un po' Adams non disse niente. Gli portarono il piatto di agnello. Ingham gli riemp il bicchiere di vino.
Lei per la guerra? chiese Ina.
Oh, s, rispose Adams, sicuro di s. Sa, sono anticomunista.
Con soddisfazione sua, di Ingham, Ina non si cur di dire: Anch'io; si
limit invece a guardare Adams con lieve curiosit, come se avesse detto
di essere membro dell'American Legion, come del resto secondo lui Ingham poteva benissimo essere.
Jensen sbadigli scopertamente, riparandosi appena la bocca con la mano piccolina, e continu a fissare il buio oltre la veranda.
Bene, naturalmente vinceremo... anche se solo sulla carta. Come possiamo perdere? Ma, per passare a qualcosa di pi piacevole, ora che qui
quali sono i suoi programmi?
Non ne ho ancora, rispose Ina. Lei cosa suggerisce?
Nosiste era una miniera di idee: Sousse, Djerba, una cavalcata sulla
spiaggia su un cammello, una visita alle rovine di Cartagine, una colazione
a Sidi Bou Said, una visita a un certo souk, in una citt che lui Ingham non
aveva mai sentito neppure nominare, nel giorno del mercato.
Spero di poter andare in qualcuno di questi posti da sola, disse Ina.
Penso che Howard voglia lavorare. Non deve intrattenere me.
Oh? Adams rivolse quel suo sorriso gonfio da scoiattolo a lui Ingham.
Dopo tutte le tue settimane di solitudine non hai tempo per accompagnare
una graziosa ragazza in giro per il paese?
Non ho parlato io di lavoro, replic lui.
Sar ben contento di accompagnarla da qualche parte, se Howard occupato, disse Adams a Ina.
E io le posso mostrare il forte spagnolo, disse Jensen. Il guaio che
non ho macchina.
Lui Ingham era contento che tutti andassero abbastanza d'accordo.
Domani per tocca a me, disse. Magari andiamo fino a Sousse o un altro posto del genere.

Andarono a prendere il caff al Plage. A Ina il posto piacque moltissimo.


Sembrava vero, disse.
Quando fu l'ora di separarsi, Adams insiste perch Ingham accompagnasse Ina al suo bungalow per un ultimo bicchiere. Jensen se ne and a
casa. Nosiste si avvi con la sua Cadillac.
Anders un po' triste a causa del cane, disse lui. Le spieg cos'era
successo.
Santo cielo, ma orribile! Non immaginavo che fossero cos meschini.
Alcuni, non tutti.
Ina rimase affascinata dal bungalow di Adams, come del resto aveva
previsto lui Ingham. L'americano le mostr persino la camera da letto.
L'armadio era chiuso, naturalmente, e lui Ingham sapeva che era chiuso a
chiave, anche se questa non era nella serratura.
Una casetta lontano da casa, disse Adams. Be', non ho pi casa negli
Stati Uniti. Posseggo ancora la casa nel Connecticut. Indic la fotografia
nel soggiorno. Ma praticamente ho tutto in deposito, ormai, quindi vuota. Credo che un giorno mi ci ritirer in pensione.
Dopo uno scotch Ina disse che era stanca e che doveva ritirarsi. Adams
si mostr premurosissimo e volle calcolare immediatamente che ora esattamente doveva essere per lei: le sette e quindici di ieri. Quasi le baci la
mano nel darle la buonanotte.
Howard lavora troppo. Lo faccia distrarre un po'. Buonanotte, a tutt'e
due.
Quando furono in macchina, lui chiese: Che pensi di lui?
Oh, un classico! Lei rise. Ma sembra felice e contento. Immagino
che lo siano sempre. Il migliore di tutti i mondi possibili e via dicendo.
Gi, proprio cos. Ma credo che sia un po' solo. Sua moglie morta un
cinque anni fa. Credo che sarebbe felice come una pasqua se passassi un
giorno con lui... o parte di un giorno, se andassi a colazione con lui da
qualche parte. Ne era davvero convinto, ma pens immediatamente a Nosiste che raccontava a Ina l'incidente di Abdullah, gli avvenimenti di quella
notte, e si sent a disagio. Non voleva che Ina apprendesse i particolari, anche quei pochi che Adams credeva di conoscere. A cosa sarebbe servito?
Era solo un fatto deprimente e brutto. Port la macchina sulla zona di
ghiaia davanti alle porte dei bungalows.
Cosa ti succede, caro?
Niente. Perch? Riusciva a leggergli i pensieri tanto bene anche al

buio? si chiese.
Magari sei stanco quanto me.
Non esattamente. La baci in macchina, poi l'accompagn nell'atrio
dove ritir la chiave della stanza. Promise di passare l'indomani, ma non
prima delle dieci.
Quando arriv a casa Jensen era ancora in piedi. Mi sembra una brava
ragazza, fu il suo commento su Ina.
Da parte del danese, pens lui, era probabilmente un grosso elogio, e
come tale lui lo apprezz.
19
Il giorno dopo and con Ina a Sousse, guardarono la nave da guerra americana ormeggiata al molo e bevvero birra fredda (faceva molto caldo)
nel caff dove lui era gi stato una volta da solo. Ina fu affascinata dal
souk. Avrebbe voluto comprare delle stuoie di paglia ma concluse che non
poteva portarle in aereo, al che lui si impegn a spedirgliele e cos ne comprarono quattro, di varie misure e colori.
Intanto puoi usarle in casa tua. Puoi appenderle a una parete o metterle
a terra. Daranno un tocco di comfort, disse Ina. Compr un grosso vaso di
terracotta verniciata e dei portacenere per lui e un fez bianco per s.
Il fez le stava benissimo.
Non lo metter qui, lo porter a New York. Te l'immagini? Un bel
cappello per un dollaro e dieci centesimi.
Quel suo entusiasmo rivel a lui un nuovo aspetto del paese. Adesso gli
piacevano i larghi sorrisi dei bottegai arabi e gli occhi accesi dei ragazzini
che chiedevano millimes. All'improvviso desider che fossero sposati. Non
era impossibile, pens. Non doveva fare altro che chiederlo, concluse. Ina
non era cambiata. Era come se John Castlewood non fosse mai esistito.
Domani potremmo andare a Djerba, disse a tavola. L'aveva portata nel
ristorante migliore che fu possibile trovare, perch lei aveva detto che non
voleva mangiare in albergo, anche se l il cibo era ottimo.
Quel tuo amico Adams mi porta da qualche parte domani. Domani mattina.
Oh. Ha preso appuntamento ieri sera?
Mi ha telefonato questa mattina poco prima delle dieci.
Oh. Le sorrise. Okay. Allora domani lavoro.
Vorrei che tu avessi il telefono.

Posso sempre telefonarti io. Da Melik o dal Plage.


S... ma mi piacerebbe parlarti la notte.
Gli aveva telefonato poche volte la notte dalla sua casa a Brooklyn. Non
era sempre facile perch a Brooklyn il telefono era nel soggiorno. Potrei
essere l di persona. Posso venire, stanotte?
Tutta la notte? Non vorrai esser l per la prima colazione, spero.
Lui non disse altro. Sapeva che sarebbe andato da lei quella notte. E che
non si sarebbe fermato per la prima colazione.
Il giorno trascorse come un piacevole sogno. Nessuna fretta per nessun
motivo. Non dovevano vedere nessuno. Andarono al Fourati per la cena e
dopo ballarono anche. Ina ballava bene, solo non le piaceva molto. Due arabi, in inappuntabile abito occidentale, la invitarono a ballare ma lei rifiut entrambe le volte.
Il loro tavolo sulla veranda all'aperto era quasi al buio. L'unica luce era
quella della mezza luna in cielo. Lui si sentiva felice e sicuro. Quasi sentiva la domanda di Ina: tutto davvero come prima? Davvero non hai risentimenti? e tuttavia riteneva che sarebbe stato sbagliato da parte sua
parlarne.
A che pensi? Al tuo libro?
No, stavo pensando che ti amo allo stesso modo a letto e fuori.
Lei rise appena, quasi un sospiro silenzioso, o un rantolo. Andiamo a
casa. Be'... in albergo.
Mentre lui cercava di attirare l'attenzione del cameriere, lei aggiunse:
Devo regalarti degli altri gemelli. Pensi che ne trover di buoni qui?
Vorrei comprarne alcuni anche a Joey.
Quando la lasci quella notte, poco dopo l'una, gli sarebbe piaciuto dividere invece la stanza con lei. Naturalmente gli sarebbe occorsa un'altra
stanza dove lavorare durante il giorno. Poi pens alle due misere stanze
che lo aspettavano in rue El Hout quella notte e l'indomani, e fu contento
di averle. C'era tempo, pens. Si rese conto di essere un po' stordito dalla
stanchezza e dalla felicit.
Il giorno dopo lavor abbastanza bene e scrisse otto pagine. Ma nei brevi intervalli che si concedeva dal lavoro non continu a pensare al libro
bens a cose come: Ina si fermer qui tutt'e due o tre le settimane che ha
di vacanza oppure se ne andr a Parigi dopo una settimana? e Devo far
fagotto e tornare negli Stati Uniti insieme con lei? Perch no, altrimenti?
Oppure ancora: Se devo tirar fuori l'argomento del matrimonio, quale sarebbe il momento opportuno? e Non dovremmo parlare pi seriamente

(in effetti, non ne abbiamo parlato affatto) di John Castlewood? O pi


saggio non menzionarlo mai? Arriv a una conclusione solo per l'ultima
domanda: non toccava a lui tirar fuori l'argomento, ma a Ina. Se lei non ne
parlava avrebbe taciuto anche lui.
La chiam in albergo dall'ufficio postale alle quattro e mezzo e non era
rientrata. Lasci detto che sarebbe andato a prenderla alle sette e mezzo.
Per quell'ora, pens, sarebbe certamente rientrata.
Vai fuori stasera? gli chiese Jensen quando fu di ritorno. Il danese
stava lavandosi nel cortile.
S. A meno che Nosiste non se la tenga per s tutta la sera. Vuoi venire
con noi, Anders? Pensavo di andare a Tunisi, tanto per cambiare.
Come al solito Jensen esit. No, grazie, io...
Avanti, su, che cosa te l'impedisce? Andiamo a cercare un bel posto a
Tunisi.
Jensen si lasci convincere.
Alle sette e un quarto and a prendere Ina. Si port dietro, per mostrargliela, una lettera divertente ricevuta proprio quella mattina: era di un ammiratore. Un tale nello stato del Washington gli scriveva a proposito del
Gioco del Se, che diceva di aver preso in prestito dalla locale biblioteca
circolante: lodava altamente il libro da un lato e dall'altro offriva suggerimenti su come si sarebbe potuto migliorare il finale, secondo un'idea che
demoliva completamente il tema stesso del libro.
Ina era rientrata. Gli disse di salire in camera.
Era vestita e stava truccandosi davanti allo specchio. La baci sulla
guancia.
Ho invitato Jensen questa sera. Spero che non ti secchi.
No... un tipo terribilmente taciturno. Lo disse quasi in tono critico.
Non sempre. Stasera cercher di farlo parlare. A volte sa essere molto
divertente. Una volta c'era stato un matrimonio reale da qualche parte, credo al suo paese, e lui, stufo del fatto che i giornali non parlassero d'altro,
disse: 'Per la gente i rapporti sessuali altrui sono sempre interessanti, ma
diventano assolutamente affascinanti se avvengono tra lenzuola con monogrammi reali.' Scoppi a ridere.
Lei Ina sorrise appena, sempre sporgendosi verso lo specchio.
la maniera secca in cui lo disse. Io non so rifarla.
un invertito, vero?
S. Te l'ho detto... tanto evidente? Non credevo.
Oh, le donne lo capiscono sempre.

Forse perch gli omosessuali non mostrano alcun interesse per loro, pens lui. Cosa hai fatto con Nosiste oggi?
Con chi?
Nosiste. Nostro Sistema Adams.
Oh. Siamo andati a Cartagine. Abbiamo fatto un giro di Sidi... Come si
chiama?
Sidi Bou Said.
S. Si allontan dallo specchio e si gir, sorridendo. Certo conosce
un sacco di cose. Sulla storia e tutto il resto. E il caff di Sidi incantevole. Quello con i gradini di accesso.
S. Dove tutti stanno distesi su stuoie come greci. Spero che Nosiste
non si accaparri tutto quello che c' da mostrarti.
Non essere sciocco. Non sono venuta per fare del turismo. Sono venuta
per vederti. Lo guard, non gli si precipit certo tra le braccia ma per lui
fu pi importante che se lo avesse baciato.
Era la donna che lui avrebbe sposato, pens, e con la quale avrebbe vissuto il resto dei suoi giorni. Stava per rompere l'incanto - che sentiva intollerabilmente pieno di destino - tirando fuori la lettera dell'ammiratore,
quando lei disse:
A proposito, quella storia di Abdullah vera? Che stato ucciso qui
nel recinto dell'albergo?
Non lo so. Per quel che mi consta, nessuno sa come sono andati i fatti.
Ma tu lo hai sentito gridare, ha detto Francis. Ha detto che successo
sulla tua veranda.
Nosiste le aveva detto anche della porta sbattuta? Probabilmente. E doveva averle detto anche dei francesi che avevano sentito qualcuno cadere,
e del rumore metallico. S, l'ho sentito. Ma erano le due di notte. Era
buio.
Non hai guardato fuori?
No.
Lei stava guardandolo con aria interrogativa. interessante, perch
sembra che da quella notte l'arabo sia scomparso... Pensi che un altro arabo
l'abbia ucciso?
Chi sa? Abdullah non era simpatico agli altri arabi. In fatto di rancori e
vendette sono convinto che ci sappiano fare. Pens di dirle dell'arabo con
la gola tagliata ma decise di non farlo, era una storia sensazionale e nient'altro. Una sera, nelle vicinanze del Caf de la Plage vidi una cosa strana.
Un arabo era un po' ubriaco. Lo spinsero fuori dalla porta e lui rimase l a

lungo, sulla sabbia, senza muoversi. Guardava verso la porta con uno
sguardo... come se fosse deciso a vendicarsi del tipo che l'aveva spinto,
chiunque egli fosse. Non dimenticher mai quello sguardo.
Dopo alcuni secondi il silenzio di Ina lo sconcert. Pens: mettiamo che
scopra la verit, la sappia da Jensen, per esempio? Le sarebbe apparso bugiardo e anche vigliacco. Un attimo dopo prov l'impulso di dirle la verit.
Era poi tanto brutta?
Hai l'aria preoccupata.
No, rispose.
Com' andato il lavoro oggi?
Bene, grazie... Mi piacciono le nuove stuoie.
Non serve vivere come un asceta. Sai, caro, se quell'arabo stato tagliato a pezzi o roba del genere, non temere che io svenga. Ho gi saputo
di atrocit, mutilazioni e via dicendo, quindi non devi temere. questo che
gli successo?
Io quella notte non l'ho visto affatto quell'arabo, Ina. E i ragazzi dell'albergo non aprono bocca su quello che gli hanno fatto. Magari Adams sa
qualcosa che io ignoro. La vaga idea che in tal modo le stesse risparmiando una storia sgradevole per un po' lo sostenne. Andiamo. Ho detto a
Anders che sarei passato a prenderlo.
Quando fu giunto alla strada sua e di Jensen, salt gi dalla macchina e
corse verso casa. Era in ritardo di una decina di minuti, ma sapeva che Jensen non dgveva averci fatto caso, anzi probabilmente non se n'era neppure
accorto. Chiam da gi, dal cortile, e il danese scese immediatamente.
Ina dice che tu non parli abbastanza, quindi stasera cerca di parlare un
po' di pi.
Andarono al Plage, dove tra l'altro era possibile ottenere dello scotch.
Jensen ordin il suo boukhah. Ina lo aveva provato e non le era piaciuto.
Quanto a lui Ingham, ebbe l'impressione che quella sera lo fissassero pi
del solito. Perch si trovava in compagnia di una bella donna? Jensen sembrava non far caso agli sguardi. Solo il barista giovane e grassotto sorrideva. Ormai conosceva lui e il danese.
Le piace trovarsi qui, madame?... Si ferma per molto tempo? chiese il
barista a Ina, in francese. Non fa troppo caldo?
Stavano in piedi al bar.
Ina parve apprezzare l'affabilit del ragazzo.
Durante il pranzo, da Melik, Jensen fece uno sforzo e chiese a Ina della
sua vita a New York, e questo port Ina a parlare della sua famiglia. Men-

zion le due care zie, una vedova e un'altra zitella, che vivevano insieme e
che andavano a pranzo la domenica e raccont del fratello Joey. Non si dilung sulla sua malattia ma parl principalmente della sua pittura.
Cercher di ricordarmi il suo nome, fece il danese.
Ina promise di mandargli un catalogo dell'ultima mostra di Joey e Jensen
le scrisse il proprio indirizzo di Copenhagen, nel caso non fosse pi a
Hammamet quando lei l'avrebbe mandato.
l'indirizzo dei miei genitori, perch per il momento non ho una casa
mia, spieg. Mi terr in contatto con Howard, nel caso andassi via.
Lo spero, intervenne subito lui Ingham. Ma partir prima io, su questo non ci son dubbi.
Non gli andava l'idea di perdere la compagnia di Jensen. Guard Ina, che
stava guardandoli entrambi. Gli sembrava di strano umore quella sera. L'unico scotch non era bastato a distenderla.
Ha un lavoro da riprendere, l a Copenhagen? . chiese Ina.
A volte dipingo scenari per i teatri. Tiro avanti. Ma sono fortunato, la
famiglia mi passa un piccolo mensile. Si strinse nelle spalle, con aria indifferente. Be', non me lo danno loro, mio in ogni caso, per un'eredit.
Nessun sacrificio da parte di nessuno. Sorrise rivolto a lui Ingham. Presto vedr quanto sangue fresco affluito nel nostro piccolo e trafficato
porto.
Lui ricambi il sorriso, e si rese conto che partita Ina, partito Jensen e finito il libro, a parte la correzione e la ribattitura, si sarebbe trovato penosamente solo. E tuttavia non voleva stabilire una data per la sua partenza.
A meno che, naturalmente, non stabilisse qualcosa di preciso con Ina, non
progettasse di trovarsi con lei a New York. Potevano sposarsi, potevano
mettersi alla ricerca di un appartamento (il suo non era abbastanza grande
per due). Non era detto, pens, che lei dovesse vivere in eterno nella casa
di Brooklyn Heights a prendersi cura di Joey. Una soluzione la si sarebbe
trovata sempre.
Vuole visitare la fortezza domani mattina? chiese Jensen a Ina. Se le
va una passeggiata sulla spiaggia non lontano dall'albergo, specie se ogni
tanto interrompiamo la passeggiata con una nuotata.
Stabilirono che sarebbe andato a prenderla l'indomani alle undici e, dopo
il caff, il danese se ne and.
A lui sembrava che Jensen si fosse comportato benissimo quella sera e
aspettava che Ina s'esprimesse in maniera favorevole sul suo conto, invece
niente. Vuoi fare una passeggiata sulla spiaggia? le propose. Che tipo

di scarpe porti? Guard sotto il tavolo.


Andr scalza. S, mi piacerebbe.
Pag il conto. Jensen aveva lasciato ottocento millimes.
La sabbia della spiaggia era piacevolmente calda. Lui portava le scarpe
di Ina e le proprie in mano. Non c'era luna. Si tenevano per mano, non per
il piacere di tenersi per mano, pens lui, quanto per non perdersi nel buio.
Sei un po' triste stasera. Anders ti ha depressa?
Be', non un allegrone, ti pare? No, stavo pensando a Joey.
Come sta... effettivamente? Prov un senso di pena nel chiederlo e
tuttavia ebbe l'impressione che la domanda suonasse indifferente.
A volte in gran disagio, non riesce a dormire. Con questo non voglio
dire che sta peggio. Parlava svelto. Poi tacque per qualche secondo.
Penso che dovrebbe sposarsi. Ma non vuole.
Capisco. Si preoccupa per Louise... davvero una ragazza intelligente?
S. E sa tutto della malattia. I passi di lei ora sembravano sprofondare
di pi nella sabbia. Poi si ferm e pieg le dita di un piede. La cosa strana... la cosa orribile che lui convinto di amarmi.
La stretta della sua sulla mano di lui era lieve, anzi non era affatto una
stretta. Lui le strinse le dita. Che vuoi dire? Parlavano quasi a bisbigli
adesso.
Esattamente quello che ho detto. Non so dal punto di vista sessuale, sarebbe ridicolo, ma sembra che escluda chiunque altro... dai suoi affetti,
dalla sua vita o quel che . E invece dovrebbe sposare Louise. Non del
tutto impossibile per lui avere figli, sai?
Ne sono certo. Ma non lo era affatto.
Lei si guard i piedi. Non che mi dia proprio la pelle d'oca ma mi preoccupa, comunque.
Oh, cara! La circond con un braccio. Cosa... cosa ti dice lui?
Dice... oh, che non potr mai provare per un'altra donna quello che
prova per me. Cose del genere. Non sempre afflitto al riguardo. Al contrario. allegro quando lo dice. Il fatto che io so che vero.
Dovresti lasciare quella casa, Ina. Dopotutto, una casa abbastanza
grande per ospitare qualcuno che badi esclusivamente alle necessit di Joey...
Oh, mia madre potrebbe prendersene cura lei, lo interruppe Ina, per
tutto quello di cui ha bisgno... e in realt si tratta solo di fargli il letto. In
realt, se l' fatto parecchie volte da s. Pu persino entrare e uscire dalla

vasca da bagno. Rise, tesa.


S. Joey aveva il suo appartamentino al pianterreno, ricord lui. Lo
stesso dovresti andartene via, Ina. Cara, non sapevo cosa ti tormentava stasera ma sapevo che c'era qualcosa.
Si gir verso di lui. Ti dir una cosa divertente, Howard. Sto andando
in chiesa. Ho cominciato esattamente in questi ultimi due o tre mesi.,
Be'... non lo trovo divertente, disse lui. Era affatto sorpreso.
Lo , perch certamente non sono una credente. Per mi d un certo
conforto vedere tutte quelle... teste grigie, lo sono quasi tutte almeno, che
ascoltano e cantano e a quanto pare ne traggono conforto. Capisci cosa voglio dire? E si tratta solo di un'oretta ogni domenica. Per le lacrime, la sua
voce era ormai incerta.
Oh, tesoro! La strinse a s per qualche minuto. Si sent poi sorgere
dentro un'indicibile emozione e serr le palpebre. A voce bassa, disse:
Non ho mai sentito per nessuno tanta tenerezza quanta ne provo per te...
in questo momento.
Contro la sua spalla lei singhiozz, poi si ritrasse e si tir via i capelli
dalla fronte. Torniamo indietro.
Ripresero a camminare verso l'abitato, in direzione della fortezza debolmente illuminata: monumento a chiss quale battaglia, in chiss quale
epoca, chiaramente perduta; altrimenti gli spagnoli sarebbero ancora l.
Vorrei che tu mi parlassi di pi, Ina. Di tutto. Sempre che tu ne abbia
voglia. Adesso e sempre, in qualunque momento.
Ma lei rimase zitta.
Deve lasciare quella casa, pens lui. Una bella casa, senza niente di cupo, senza nessun riferimento al passato, e tuttavia agli occhi di lui una casa
assolutamente nociva per lei. Ecco l'occasione per proporle qualcosa di veramente positivo, pens. E tuttavia non era il momento di chiederle di sposarlo. All'improvviso, testardo, disse: Mi piacerebbe che vivessimo insieme da qualche parte, l a New York.
Con sua non piccola sorpresa e non poca delusione, lei non gli rispose
affatto.
Solo quando furono alla macchina, finalmente gli disse: Non me la sento proprio stasera. Puoi riaccompagnarmi all'albergo, caro?
Certo.
All'albergo, le diede la buonanotte con un bacio e disse che l'avrebbe
rintracciata dopo la sua gita alla fortezza con Jensen. Quando poi arriv a
casa, dal danese era tutto spento e lui esit, gi nel cortile, perch aveva

proprio voglia di svegliarlo per parlargli. Poi di colpo la luce di Jensen


s'accese, proprio mentre lui guardava la sua finestra.
Sono io.
Jensen s'appoggi al davanzale. Non dormivo. Che ora ? E sbadigli.
Mezzanotte circa. Posso vederti un attimo? Vengo su.
Jensen si limit a ritrarsi, sonnacchioso, dal davanzale. Lui corse su per
la scala esterna.
Il danese era in jeans a pantaloncini, che gli cascavano di dosso tant'era
magro. successo qualcosa?
No. Volevo solo dirti... o chiederti... insomma spero che tu domani non
dirai niente di Abdullah a Ina. Sai, le ho raccontato la storia che ho raccontato a Adams, che cio non ho mai aperto la porta del mio bungalow.
Non l'hai aperta. Benissimo.
Temo che ne rimarrebbe male, aggiunse lui. Proprio adesso che ha
dei problemi suoi. Suo fratello... quello di cui ti parlava, l'handicappato,
insomma: motivo di depressione per lei.
Jensen accese una sigaretta. D'accordo. Capisco.
Non che le hai gi detto qualcosa, vero?
Che vuoi dire?
Per Jensen era sempre tanto vago quanto era invece chiaro per lui. Che
gli ho lanciato contro quell'affare che l'ha ucciso... la macchina per scrivere.
No, non l'ho mica detto. Niente affatto.
E non dirglielo, per cortesia.
Va bene, va bene. Non preoccuparti.
Nonostante la disinvoltura di Jensen, la sua apparente indifferenza, sapeva di poter contare su di lui, perch quando aveva detto: assolutamente privo d'importanza, il danese ne era davvero convinto. Il fatto e l'ammetto - che mi vergogno di quello che ho fatto.
Ti vergogni? Sciocchezze. Sciocchezze da cattolico. Meglio, da protestante. Jensen si distese sul letto e fece volare le gambe abbronzate sopra
la coperta.
Ma io non sono un vero protestante. Io non sono niente.
Ti vergogni di te o di quello che gli altri possono pensare di te?
C'era come una nota di disprezzo in quel gli altri.
Di quello che gli altri possono pensare, rispose lui. Gli altri erano solo
Adams e Ina, dopotutto, pens poi. S'aspettava che Jensen gli obiettasse
proprio questo, ma il danese stette zitto.

Puoi contare su di me. Non dir niente. Ma non prenderla troppo sul
serio. Jensen rimise i piedi a terra sul pavimento per allungarsi a prendere
un portacenere.
Lasci il danese con la sgradevole sensazione di essere calato nella sua
stima a causa della vigliaccheria e della debolezza di cui aveva dato prova.
Con Jensen era stato sincero, a cominciare dalla loro conversazione l nel
deserto. Strano per quel senso di colpa che avvertiva, quel tremito che
provava quand'era con Jensen, pur sapendo di potersi fidare di lui anche
quando aveva bevuto. Il danese non era un debole. All'improvviso pens al
ragazzo arabo dallo sguardo spaventato e tuttavia ammaliante e languido
che a volte indugiava nel vicolo vicino casa e che sempre diceva qualcosa
in arabo a Jensen. Due volte aveva visto il danese liquidarlo con un gesto
seccato della mano. Se l'era portato a letto, gli aveva poi confessato. A lui
quel ragazzo appariva ributtante, infido e sdolcinato, ma nonostante questo, Jensen non gli sembrava affatto un debole.
20
Non riusciva a dormire. Il caldo era soffocante e l'aria immobile. Dopo
essersi fatto una doccia col secchio, nel giro di pochi minuti era di nuovo
tutto sudato. Ma non vi faceva caso: ormai al disagio aveva fatto l'abitudine. Per di pi, era distratto dai propri pensieri. Stava pensando a Ina, per la
quale provava infinita tenerezza e amore. Gli dava una sensazione profonda, avvolgente, che abbracciava il mondo intero, cio lui e tutti quelli che
conosceva, tutti. E Ina ne era il centro e, in un certo senso, la fonte. Gli aveva confidato di essersi sentita trascurata quand'era bambina perch Joey,
malato sin dalla nascita, aveva catturato tutto l'affetto e l'attenzione dei genitori. Aveva cercato di fare del proprio meglio a scuola (questo succedeva
a Manhattan, dove la sua famiglia abitava a quel tempo) per richiamare un
po' di quell'attenzione su di s. Alla fine aveva frequentato l'Hunter
College riportando ottimi voti e specializzandosi in composizione inglese.
All'et di vent'anni s'era innamorata di un ragazzo ebreo che pi o meno
godeva dell'approvazione della famiglia di lei (era iscritto ai corsi di perfezionamento di fisica alla Columbia, ricordava), mentre quella di lui l'aveva
messa invece a disagio perch disapprovava apertamente e sosteneva al
tempo stesso che il ragazzo avesse il diritto di scegliere la propria vita. E
cos lei da quell'amore non ne aveva ricavato altro che alcuni mesi di mal
di testa e, quando poi s'era laureata, dei voti leggermente inferiori a quelli

che avrebbe ottenuti, secondo quanto aveva sostenuto lei, se non ci fosse
stata la rottura. Prima ancora, a quindici anni, s'era invece presa una cotta
terribile per una ragazza un po' pi grande di lei, una ragazza che in realt
era un'invertita, anche se a quell'epoca non esercitava ancora, per cos dire.
Sorrise al pensiero delle amare sofferenze dell'adolescenza, della solitudine e dell'incapacit a sfogarsi con qualcuno. Esperienze del genere le fanno
tutti e generalmente a venticinque anni,.o a trenta, vengono dimenticate:
come pietre in un torrente su cui pur bisogna avanzare, a costo di dolori e
ferite, e la cui presenza inconsciamente attesa. E cos, come forse i dolori
del parto, l'agonia finisce con lo scomparire anche dal ricordo. In seguito
c'era stato il matrimonio, durato un anno e mezzo, con un brillante commediografo, Edgar Tal dei Tali (dopotutto lui era contento di essersene
dimenticato definitivamente il cognome), il quale s'era rivelato un tiranno,
un bevitore smodato e, in non poche occasioni, un violento, per poi finire
ucciso in un incidente d'auto un paio d'anni dopo il loro divorzio.
E ora Ina amava lui e amava inoltre il fratello Joey, e s'era rivolta alla
chiesa per un sostegno morale e, forse, una guida anche. (Fino a che punto
s'era rivolta alla chiesa? si chiedeva lui.) Ma che specie di guida pu darti
la chiesa all'infuori dell'eterno consiglio alla rassegnazione? Basta coi peccati, naturalmente, altro consiglio: ma se sei in una situazione regolare, con
tanto di marito, famiglia e via dicendo - o se, per esempio, il problema la
povert - ecco che il consiglio della chiesa di rassegnarti. Questa era la
sua impressione che, con un certo disagio, lo induceva a pensare alla religione araba.
Con una brusca scartata il pensiero gli ritorn a Ina. Meno male che ambedue erano abbastanza adulti da riconoscere l'importanza dell'affetto, da
aver perduto parte dell'egoismo e dell'egocentrismo della giovent; almeno
sperava. Erano due mondi, simili e tuttavia diversi, complessi e tuttavia in
grado di spiegarsi a vicenda, e era convinto che dopotutto avessero qualcosa da darsi reciprocamente. Si ricord dei pochi appunti che aveva scritto
nel suo quaderno in vista del romanzo che stava ora scrivendo, appunti sul
senso di identit che insito in ogni individuo. (Poi era successo che nel
libro non ne avesse usato nessuno, ma la cosa non era una novit.) Avrebbe letto molto volentieri alcuni di quegli appunti a Ina per vedere cosa ne
avrebbe pensato e cosa ne avrebbe detto. Uno di questi appunti, ricordava,
lo aveva copiato da un libro che aveva letto. Era a proposito di certi ragazzi emarginati di una scuola elementare americana. Quei ragazzi non provavano nessuna gioia nella vita in generale e nell'apprendere in particolare.

Tutti vivevano in case sovraffollate. Ma alla fine la scuola aveva offerto a


ciascuno di loro un piccolo specchio nel quale mirarsi, e da allora in poi
ognuno di loro s'era reso conto d'essere un individuo, diverso o diversa da
tutti gli altri, con una propria faccia e una propria identit. Da allora il
mondo di ognuno di loro era cambiato.
All'improvviso gli fu pi che chiara la pressione che la tragedia di Joey
esercitava ormai su Ina, la tristezza in cui quella malattia doveva precipitarla ogni volta che, anche nei momenti migliori, guardava il fratello o
pensava a lui. E ora saltava fuori quel problema misterioso e forse insolubile dell'attaccamento di Joey a lei. Quel peso, quel dolore, fu come un
qualcosa che gli strisciasse all'improvviso alle spalle e lo assalisse, affondando in lui gli artigli. Salt gi dal letto.
Ebbe l'impulso di correre direttamente da Ina, senza perdere tempo, per
confortarla, dirle che si sarebbero sposati - magari per chiederle la mano,
ma questo era un particolare tecnico, per cos dire - per passare con lei il
resto della notte a parlare e a far progetti, finch non fosse spuntata l'alba
tunisina. Guard l'orologio che aveva al polso. Le tre e diciotto minuti. Gli
sarebbe stato possibile addirittura entrare nell'albergo? S, certo, naturalmente, se avesse picchiato alla porta come un forsennato. E a lei, sarebbe
seccato? Ne sarebbe stata imbarazzata? Ma quel che lui aveva da dirle era
abbastanza importante da giustificare l'eventuale chiasso e scalpore in piena notte. Esit. Non era da debole, addirittura fatale, abbandonarsi al dubbio se andare o no? Non sarebbe andato se avesse avuto venticinque, persino trenta anni?
Decise che non poteva andare a quell'ora. Se Ina fosse stata sola e in casa sua avrebbe anche potuto farlo, ma si trovava in un albergo.
Si tir su al pensiero dell'indomani. L'avrebbe vista a colazione. Avrebbe
detto a Jensen che desiderava vedere Ina da sola a colazione; al danese non
sarebbe importato, e cos avrebbe potuto parlarle di tutto, anche di matrimonio. Sarebbe tornato insieme con lei a New York o poco dopo la partenza di lei, avrebbero cercato un appartamento e, forse, in meno di un mese lei avrebbe lasciato la casa di Brooklyn e sarebbe andata a vivere con lui
a Manhattan. S, un piano davvero eccitante. Se ne torn a letto, ma pass
almeno mezz'ora prima che riuscisse a addormentarsi.
Si svegli alle nove e mezzo e scopr che Jensen era gi andato via. Aveva pensato di offrirsi di accompagnarlo al Reine, anche se era dubbio
che il danese avrebbe accettato. Ora gli toccava andare a cercarli, se voleva
vederli prima di colazione. Lavor tutta la mattina, soprattutto a limare e

ribattere a macchina le pagine pi sporche del manoscritto, ma poco prima


di mezzogiorno e mezzo scrisse due pagine nuove. Dopodich infil dei
calzoni di tela bianca e una camicia e and al Caf de la Plage.
Fu contento di vedere Ina e Jensen seduti a un tavolo con davanti due
bicchieri di vino ros. Toc-toc, fece, avvicinandosi. Posso intromettermi? Disturbo? Avete passato una bella mattinata?
Avevano l'aria di aver parlato di argomenti seri per un bel po' prima del
suo arrivo. Jensen accost una sedia da un altro tavolo e Ina lo scrut da
capo a piedi - il viso, le mani, il corpo - in una maniera che a lui piacque, e
intanto sorrideva, distratta.
interessante il forte? le chiese. Dentro non ci sono mai stato.
S. Non c'era nessuno. Abbiamo potuto girarlo da cima a fondo.
Neppure un fantasma, disse Jensen.
Fu subito chiaro che il danese non se ne sarebbe andato. Andarono da
Melik e presero tutt'e tre yoghurt, frutta, formaggio e vino, perch faceva
troppo caldo per qualsiasi altra cosa. A Ina magari sarebbe andato di fare
un pisolino, pens lui; poteva accompagnarla all'albergo e avrebbero potuto parlare. Jensen afferr il conto e afferm il proprio diritto a pagare, perch era stato lui a voler portare Ina a colazione. Poi si accomiat.
Vado a lavorare un po'. Dopo un pisolino, s'intende. Fatma s' vista?
Questa mattina no, rispose lui.
Maledetta. Se si presenta oggi pomeriggio credo che la mander via. Ti
dispiace?
Neanche un po'.
Il danese se ne and.
Com' questa vostra fatma? chiese Ina.
Oh... ha un sedici anni e sorride in continuazione. Non parla molto bene il francese. La sua attivit preferita di aprire il rubinetto sulla terrazza.
Se ne sta l impalata a guardare l'acqua che scorre. A volte le diamo dei
soldi e la mandiamo a comprare del vino o del cibo. Non riporta mai il resto. Qualunque cifra le diamo sempre l''esatto ammontare'. Rise.
Ina aveva l'aria di non ascoltare, o di non essere interessata.
Stanca, cara? Ti riporto all'albergo. Fa un caldo maledetto. Pensavo che
una piccola siesta ti andasse. Magari insieme con me.
Credi che dormiremmo?
Le sorrise. Vorrei parlarti di certe cose. Almeno si fosse portato dietro
il libretto degli appunti, invece niente, l'aveva lasciato a casa e non intendeva certo andare a prenderlo. Per la verit, stanotte quasi mi precipitavo

da te. Alle tre e mezzo. Sono saltato persino gi dal letto.


Un brutto sogno? Perch non sei venuto?
No, non era un brutto sogno, non m'ero neppure addormentato. Pensavo a te... Sai, cara, potresti venire da me. Potremmo fare l un sonnellino.
Grazie, ma preferisco tornare in albergo.
Era chiaro che ci si sentiva pi a suo agio, e lui se ne rendeva conto. Ma
aveva anche l'impressione che casa sua non le andasse proprio, la trovasse
miserabile. E cos, riguardo a quelle due stanze, nonostante lei non le avesse espressamente attaccate, si mise vagamente sulla difensiva. Dopotutto,
erano diventate il suo rifugio e il suo studio, e come tali erano pi o meno
sacre per lui. Va bene. Andiamo, allora.
L'accompagn al Reine de Hammamet. L'impiegato al banco porse un
telegramma a Ina.
Non perdono tempo, osserv lui, chiedendosi di chi potesse essere
quel telegramma.
Ho telegrafato in ufficio, spieg lei. Devono essere loro.
Aspett che lo leggesse e la vide accigliarsi e, poi, muovere le labbra
come se pronunciasse un silenzioso Maledizione.
Devo rispondere con un altro telegramma, annunci poi. Non ci metter molto.
Lui annu e and a cercare un giornale.
Di che si tratta? le chiese quando lei ebbe finito.
a proposito di un copyright. Gli avevo detto che un certo racconto era
libero ma loro non si sentivano tranquilli e mi avevano incaricata di fare
accertamenti. Volevano controllare. tutto molto noioso.
Ina fece una doccia fredda e quando ebbe finito lui le chiese se poteva
farla anche lui. L'acqua, fresca e non eccessivamente fredda, fu un sollievo. Fu bello anche adoperare il sapone profumato di Ina, che trov l nel
portasapone. C'era persino un enorme asciugamano bianco, non adoperato,
di cui si appropri.
Delizioso, disse quando ne venne fuori, scalzo.
Sai, Howard... Ina stava distesa sul letto, poggiata su un gomito, e fumava. Sarebbe bello se tu avessi un bungalow. Perch non ne prendi uno... o due? aggiunse, sorridendo.
Decisamente, lui non aveva nessuna voglia di prenderlo. Be', potresti
prenderlo tu, ammesso che ce ne siano di disponibili. Hai chiesto?
Non ancora. Caro, diciamocelo francamente, casa tua molto scomoda.
Quel gabinetto. E non sei al verde! Non so perch l'abbia presa.

Per cambiare. M'ero stancato del bungalow.


Stancato di cosa? C' una bella cucina e un bel bagno, e tutto semplice e pulito. Francis dice che si pu avere anche un condizionatore d'aria.
Volevo vedere come vivono gli arabi, fare la spesa al mercato e tutto il
resto.
Puoi vedere come vivono senza viverlo anche tu. Questa mattina, passeggiando con Anders ho visto una quantit di arabi.
Non lo trovi un quartiere affascinante? Le sorrise. Il fatto che lavoro molto bene dove mi trovo adesso. Insomma, sono convinto che sia il
posto adatto per lavorare. In fondo, non ho intenzione di fermarmi pi di
un mese.
Francis dice che una specie di punizione che ti stai imponendo.
Be', credo che abbia detto la stessa cosa anche a me. Un'osservazine
stranamente freudiana da parte di Nosiste. In ogni modo si sbaglia. A proposito, quando te l'ha detto?
L'ho incontrato stamattina sulla spiaggia. O meglio, mi ha chiamato lui.
Da lontano. Stava in acqua. Ero andata alla spiaggia presto per una nuotata. Cos ci siamo seduti sulla sabbia e abbiamo chiacchierato. Ina rise.
cos ridicolo con quelle pinne, la fiocina e quella specie di cuffia impermeabile con la visiera. Sai che va perfino sott'acqua con quell'affare in testa?
S, lo so.
Rimase zitta per un po', poi aggiunse: Sai, dice che tu non racconti tutta
la verit a proposito di quella notte nella quale Abdullah fu ucciso. Sulla
tua veranda, sostiene lui.
S-s, fece lui, con un sospiro. Innanzi tutto, nessuno sa se fu ucciso
o no. Nessuno ha visto nessun cadavere. Al riguardo, quell'Adams si sta
comportando come una vecchia zitella ficcanaso. Perch non si rivolge alla
polizia, se tanto preoccupato?
Su, ora non riscaldarti.
Scusami. S'accese una sigaretta.
Per questo te ne sei andato?
No di certo. Sono sempre in buoni rapporti con Nosiste. Me ne sono
andato.... per un motivo di cui tutto sommato volevo parlare proprio con
te. O di cui volevo informarti, almeno. Ha a che vedere col libro che sto
scrivendo. In sostanza, si tratta di questo, e cio se un individuo crea la
propria personalit e le proprie qualit dall'interno di se stesso oppure se
quella e queste sono il prodotto della societ che lo circonda. Questo ha
poco a che vedere col mio libro, ma mi sono accorto che da quando sono

qui in Tunisia rifletto molto su queste cose. Insomma, voglio dire che si
tratta dell'opposto dell'autoritarismo. Parlo, credo, soprattutto di morale. Il
mio personaggio, Dennison, se n' fatta una tutta sua, capisci. Ma chiaro
che pazzo.
Ina stava a sentire in silenzio, e lo guardava.
Ho vissuto momenti qui a Hammamet, momenti durati in realt giorni e
settimane, in cui non ricevevo lettere n da te n da nessun altro e in cui mi
sentivo strano persino ai miei stessi occhi, come se non mi conoscessi. E
forse in parte - da un punto di vista morale, s'intende - questo era dovuto al
fatto che gli arabi che mi circondavano avevano qualit diverse, etiche diverse. E rappresentavano la maggioranza, capisci? Questo il loro mondo
non il mio. Non so se mi spiego.
E cosa hai fatto al riguardo?
Rise. Non possibile fare qualcosa. come una condizione. Una condizione molto conturbante. E tuttavia penso che abbia giovato moltissimo
al mio libro. Proprio perch quasi non lo riguardava affatto.
Io non credo che vivendo qui i miei valori morali cambierebbero... Ho
proprio voglia d'un po' d'acqua semplice ghiacciata.
Lui and immediatamente al telefono a ordinarla. Poi disse: Non necessario che cambino, ma potresti trovare difficolt a praticarli l dove, per
esempio, nessuno intorno a te li pratica.
Fammi un esempio.
Chiss perch, pur avendo una certa quantit di esempi da farle, esit.
Piccoli e meschini inganni. Oppure grossi, come prendersi una moglie e
tante amanti quante era possibile permettersene, per il semplice motivo che
tutti gli altri si concedevano lo stesso piacere, e al diavolo i sentimenti della moglie al riguardo. Be'... se sei stato derubato cinque o sei volte, puoi
essere spinto a rubare a tua volta, non pensi? Chi non ruba o inganna un
po' negli affari ne esce malconcio se tutti gli altri ingannano.
Em-m, fece lei, dubbiosa. Quando bussarono alla porta gli indic il
bagno con un cenno della mano.
Lui v'entr. Si guard distrattamente nel lungo specchio accanto alla vasca e concluse che aveva davvero l'aria di un romano. Le sue mani erano
fuori campo, perch reggevano l'asciugamano bianco da sotto. I piedi sembravano assurdi. Stava pensando che Nosiste era un intrigante cretino. Gli
aveva quasi messo contro Ina, e per questo lo odiava. Se le avesse detto
delle folli trasmissioni di Nosiste, Ina avrebbe capito che razza di pazzoscemo era.

Via libera, lo chiam Ina.


Comportamento da occidentali, disse lui, sprezzante, rientrando nella
stanza. Qualunque donna attraente come te dovrebbe avere cinque uomini
a ronzarle intorno ogni pomeriggio.
Lei sorrise. Ma perch Nosiste convinto che tu non dica la verit a
proposito di quella notte? Si riemp un bicchiere d'acqua.
Lui and a prendere un altro bicchiere nel bagno. Chiedilo a lui.
In effetti, gliel'ho chiesto.
Oh.
Crede che tu abbia lanciato qualcosa contro l'arabo o l'abbia colpito in
qualche modo. vero?
No, rispose, deciso, solo dopo aver esitato qualche attimo, soprattutto
per la sorpresa. Lo so, parla di una porta sbattuta, di ragazzi che accorrono, di una quantit di particolari a proposito di quella notte, troppi, visto
che il suo bungalow si trova a una considerevole distanza dal mio.
Ma successe sulla tua veranda.
Il grido che sentii era vicino. Detestava sempre pi quell'argomento e
tuttavia sapeva che se l'avesse dato a vedere sarebbe risultato strano, se
non sospetto.
Dice che i francesi che stavano dietro il tuo bungalow sentirono sbattere una porta e erano sicuri che fosse la tua.
Con me quei francesi non ne hanno fatto parola. Nessuno ha detto niente a nessuno riguardo alla scomparsa di Abdullah e di tutto il resto. Nessuno ne parla, tranne Nosiste.
Lo sguardo di Ina, che gli si era attaccato addosso, lo infastidiva. Aveva
l'impressione che Nosiste le avesse attaccata quella sua indecente curiosit,
come una malattia, una febbre.
Quell'arabo potrebbe aver ricevuto il coup de grce da qualche altro arabo, disse, sedendo in una poltrona. Nosiste pensa che i ragazzi l'abbiano trascinato via e sepolto da qualche parte. I ragazzi dell'albergo negano
tutto. Nascondono...
Oh, no. Nosiste mi ha detto che uno dei ragazzi ha ammesso che l'arabo
sbattuto con la testa contro qualcosa. Questo loro l'ammettono.
Sospir. vero. Me n'ero dimenticato.
Howard, mi stai raccontando la verit, tutta la verit?
S.
Ho la stranissima impressione che tu a Anders abbia detto qualcosa che
non hai detto a me... e neppure a Nosiste.

Rise. Perch?
Via, diciamocelo pure, sei molto intimo di Anders. Praticamente vivi
con lui. Non sapevo che andassi tanto d'accordo con gli invertiti.
Io non vado n d'accordo n in disaccordo con loro. Quell'osservazione di Ina gli sembrava proprio stupida. N penso mai al fatto che sia invertito. E, a proposito, non ho visto un solo ragazzo in casa sua da quando
ho traslocato l. Si pent immediatamente di averlo detto. L'astinenza
una virt?
Lei rise. Forse innamorato di te.
Via, Ina, piantala. Non neppure divertente. Ma per salvare qualcosa,
il pomeriggio magari, si sforz di sorridere. Uno sforzo mal riuscito.
Ti molto vicino... attaccato. Dovresti saperlo.
Tu stai lavorando di fantasia. Davvero, Ina. Come potevano essere arrivati a quel punto in appena pochi minuti di conversazione? Si rese conto
che per quel pomeriggio era impossibile chiederle di sposarlo. E tutto a
causa di quella puzza di Nosiste. Vorrei che Nosiste badasse ai fatti suoi.
S' messo a scoreggiare anche su Anders?
No, niente affatto. Caro, non montarti ora. Ce l'ho anch'io gli occhi.
E vedi sbagliato. Hai dello scotch? Lei gliene aveva dato una bottiglia.
S, nell'armadio. Sul fondo, a destra.
Prese la bottiglia. Era aperta ma ne mancava solo per la lunghezza del
collo. Ne vuoi tu? Vers nel bicchiere che Ina gli porgeva, poi nel proprio. Anders e io andiamo d'accordo, ma non c' niente di sessuale sotto.
Allora vuol dire che forse non te ne rendi conto.
Sospettava per caso anche di lui? Possibile che, in un modo o nell'altro,
le donne pensassero sempre e solo al sesso? Allora troppo maledettamente sottile per me, disse. E se tanto sottile, che importanza ha?
A quanto sembra non vuoi lasciarlo... non vuoi prendere un bungalow.
Oh, cristiddio, Ina. Ma le donne, si chiese, li prendono sempre tanto
sul serio gli omosessuali? Aveva sempre pensato che considerassero gli
invertiti delle nullit. Degli zeri assoluti. T'ho spiegato che non voglio
andarmene di l per via del lavoro.
Io credo invece che i bungalows ti ricordino qualcosa di sgradevole.
Non vero? Non aveva alzato la voce, lei.
Tesoro... mia cara... non ti ho mai vista cos. Sei peggio di Nosiste! Mi
conosci, ma a quanto pare non per questo mi capisci. Quando ho cercato di
spiegarti che cosa ho provato in questo paese, in questo continente, sin da

quando v'ho messo piede, non hai fatto un solo commento. D'accordo, non
d'importanza mondiale. Sent aumentare il ritmo del cuore. Stava in
piedi col bicchiere in mano.
Hai adottato il codice morale arabo, quale che sia?
Perch fai questa domanda?
Nosiste dice che tu gli hai detto che la vita di quell'arabo non ha nessuna importanza, perch non altro che niente.
Io ho detto a quel finfero che si trattava di uno sporco ladro, e che probabilmente avrebbe fatto piacere a molti liberarsene. Chiedi a Anders, lui
abbastanza eloquente in materia, avrebbe voluto aggiungere.
Abdullah lo stesso che ti rub la giacca dalla macchina, hai detto.
Esatto. L'ho visto coi miei occhi. Solo non ero abbastanza vicino per
acciuffarlo.
Non gli hai lanciato contro per caso un oggetto quella sera? Non so,
una sedia... o la macchina per scrivere? Lo disse sorridendo.
Un sorriso divertito, rassicurante, anche se lui capiva che non doveva esserne affatto rassicurato. No, rispose con un sospiro, come alla fine di
un'intollerabile tensione. Aveva voglia di andarsene, a questo punto. Incontr lo sguardo di lei e avvert |a distanza che li separava, un senso di distacco. Non gli piacque e distolse lo sguardo.
stato Abdullah a rubarti i gemelli?
Scosse il capo. Quella fu un'altra notte. Non ero nel bungalow. Non so
chi abbia preso i gemelli. Se ne and nel bagno a vestirsi.
Lei non lo trattenne.
Quando si fu vestito sed accanto a lei sul letto e la baci sulle labbra.
Vuoi fare un bagno pi tardi? Verso le sei?
Non lo so. Non credo.
Vengo a prenderti verso le otto? Potremmo andare a La Goulette, il villaggio di pescatori.
L'idea le piacque e, poich il posto era abbastanza lontano, lui le disse
che sarebbe passato a prenderla alle sette.
21
Voleva vedere Adams. Erano le cinque meno un quarto e probabilmente
l'avrebbe trovato sulla spiaggia. Fece in macchina i due-trecento metri di
viale sabbioso fino ai bungalows. Erano immersi nel sole e nel silenzio,
come se tutti avessero prolungato la siesta. La Cadillac nera era parcheg-

giata al solito posto. Vi posteggi accanto la sua macchina.


Buss alla porta. Nessuna risposta. And fino alla veranda della direzione dei bungalows e guard gi sulla spiaggia. Solo tre o quattro figure erano visibili a quella distanza e nessuna somigliava a Adams. Torn indietro
al bungalow, pass sul retro, dove c'era ombra, e sed sul gradino della
porta della cucina. A un mezzo metro da lui c'era, vuoto, il bidone dell'immondizia, di metallo grigio. Dopo un po' cominci a riflettere che era
meglio che Nosiste non fosse stato in casa quando aveva bussato, perch
solo ora si rendeva conto d'essere un po' fuori di s dalla rabbia. Non era
quello il modo. Il modo giusto era di far capire, con garbo, a quel Nosiste
che non doveva ficcare il naso in giro e, soprattutto, non doveva cacciare
idee in testa a Ina, idee che la sconvolgevano. Sapeva benissimo di mentire, ma gli sembrava anche che questo era affar suo e che nessuno aveva alcun diritto di intromettersi. La polizia, certo, lo aveva quel diritto, ma la
polizia era una cosa e Adams un'altra.
Stava seduto l, appoggiato alla porta della cucina, forse da un quindici
minuti quando lo scatto di una serratura gli disse che Adams era rientrato.
S'alz immediatamente e and - a passo lento questa volta - alla porta sul
davanti. Nosiste doveva aver notato certamente la sua macchina. La porta
sul davanti era chiusa. Buss.
La porta s'apr. Toh, salve! Entra, prego. Ho visto la tua macchina l
fuori. Mi fa piacere rivederti. Aveva una borsa a rete per la spesa in mano: stava mettendo via le cose in cucina. Gli offr da bere, un caff freddo
per esempio, e lui gli chiese se aveva una Coca. L'aveva.
Come se la cava Ina? chiese, aprendo una birra in barattolo.
Bene, credo. Non avrebbe voluto arrivare subito al nocciolo, ma dopotutto perch no? si chiese, e cos disse: Che cosa le hai detto a proposito di quella famosa notte di Abdullah?
Be'... quello che so. Era curiosa, mi ha fatto una quantit di domande.
Lo credo bene che l'abbia fatte se le hai detto che sei convinto che io
non dica la verit. Credo che tu l'abbia sconvolta, Francis. E cos ti rimando la palla, pens, tanto per cambiare.
Adams stava riflettendo, ma non ci mise molto. Le ho detto quello che
penso, Howard. Ne ho il diritto, anche se posso sbagliare. Lo disse in tono dogmatico, come se fosse un vangelo per lui, al quale si fosse tra l'altro
sempre attenuto.
Va bene, non te lo nego questo diritto. Si lasci andare nella poltrona
di pelle cigolante. Peccato per che l'abbia sconvolta. Inutilmente.

Che intendi dire, sconvolta?


Mi ha fatto una quantit di domande. Io non so chi era l'arabo di quella
notte. Non ne ho mai visto la faccia e il fatto che fosse Abdullah mi sembra una semplice illazione, e nient'altro, basata sull'apparente scomparsa di
Abdullah. E se vogliamo essere logici dovremmo lasciare aperta la possibilit che gli sia capitato di lasciare la citt o di scomparire, e che qualcun
altro si fosse fatto male o fosse stato colpito e strillasse. Insomma, che nessuno fosse stato ucciso quella notte. Capisci cosa voglio dire?
Nosiste parve pensieroso, ma ostinato. S, tu per sai benissimo che
non andata cos.
E come faccio a saperlo? Tu ti basi su prove indirette, indizi sottilissimi.
Howard, tu devi almeno avere aperto la porta quella notte. Devi aver
guardato fuori attraverso una persiana. Il grido ti svegli. Chiunque si sarebbe incuriosito abbastanza sentendo un grido alle due di notte. I due
francesi hanno dichiarato di essere sicuri che la porta che sbatt era la tua.
Il loro bungalow era molto vicino al suo, riflett lui, distava meno di
dieci metri dalla sua porta, bench questa fosse dalla parte opposta alla loro. Se i due francesi erano rimasti svegli appena qualche minuto dovevano
aver sentito arrivare i ragazzi dell'albergo.
Non mi stupisce che la tua ragazza sia incuriosita, una volta conosciuti
questi fatti. Howard... Nosiste parve in difficolt, ma lui lo lasci dibattersi. una brava ragazza, una ragazza fantastica. Non una qualunque.
Hai il dovere di essere sincero con lei.
Lui avvert un senso di nausea, lo stesso che aveva provato da adolescente quando aveva sfogliato certi libri di religione che erano in casa,
vecchi volumi polverosi che dovevano essere appartenuti ai nonni. Pentiti
dei tuoi peccati... Esponi la tua anima a Cristo... Le domande, e le risposte, partivano ognuna dal presupposto che tutti fossero peccatori, a quanto
pareva, sin dalla nascita. Ma lo erano davvero? La cosa peggiore a cui lui
era riuscito a pensare era stata la masturbazione, ma poich al tempo stesso
aveva sfogliato anche alcuni libri di psicologia in cui si diceva che essa era
normale e naturale, cosa rimaneva? Lui non considerava peccato o crimine
ci che aveva fatto quella notte, qualora, naturalmente, avesse ucciso quell'arabo, cosa non del tutto certa fino a quando il corpo non fosse stato effettivamente trovato.
Disse: T'ho detto tutto quello che so su quella notte. Non ammetto che
Ina sia turbata da ci che tu le dici, Francis. Era necessario rovinarle in tal

modo parte del piacere della vacanza?


Via, lei ha capito quel che intendevo dire, rispose Nosiste, tranquillo.
Non s'era seduto. una ragazza con delle convinzioni morali, sai. Be',
non mi piace usare la parola 'religiosa' ma ha certe sue idee su Dio, onest
e coscienza.
Strano vedere un predicatore in Nosiste proprio in quel momento, scalzo
com'era, con le gambe nude, una specie di Giovanni Battista, che agitava
un barattolo di birra color rame. Capisco cosa intendi dire. S, Ina mi ha
detto che ultimamente ha preso a frequentare la chiesa. Non voleva ammettere che lei gli aveva detto poco in sostanza e gli seccava che - indubbiamente incoraggiata a parlare sull'argomento - avesse forse detto a Nosiste molto pi di quanto aveva detto a lui. Ha una brutta croce, come suol
dirsi, in quel suo fratello handicappato. Gli molto attaccata.
Sa cosa significa avere la coscienza pulita.
Anch'io lo so, avrebbe voluto replicargli. Era irritato e annoiato.
Tu e Ina dovreste sposarvi. So che ti ama. Ma tu devi prima metterti in
pace con te stesso, Howard. Poi con Ina. Tu credi di poter nascondere lo
sporco sotto il tappeto, di nasconderlo alla vista... forse perch ti trovi in
Tunisia. Ma non da te, Howard.
Ora Nosiste stava parlando proprio come nei suoi nastri. Senti, fece
lui, alzandosi. Se non sbaglio tu mi stai accusando di aver colpito quell'arabo, quella notte. Addirittura di averlo ucciso. Allora, perch non lo dici
chiaramente?
Nosiste assent, con un sorriso del secondo tipo, gentile, assorto, all'erta.
D'accordo, lo dico. Credo che tu l'abbia colpito con qualcosa o gli abbia
lanciato contro qualcosa. Potrebbe essere stata una sedia, ma i francesi
hanno detto che produsse un suno metallico, come una macchina per scrivere, per esempio. E credo che l'uomo sia morto, subito o in seguito. Soprattutto, credo che tu abbia vergogna di ammetterlo. Ma sai una cosa?
Lui gli lasci fare quella pausa drammatica, lunga finch gli piacque.
Tu non avrai pace finch non avrai confessato. Neppure Ina avr pace.
Non mi meraviglia che sia preoccupata. Potr essere una sofisticata newyorkese, come te del resto, ma non si sfugge alle leggi di Dio che regolano la nostra esistenza. E non necessario essere bigotti per sapere queste
cose.
Lui continu a tacere. Era forse un po' stordito da quelle parole.
E un'altra cosa ancora, fece Nosiste, spostandosi verso la porta chiusa
e poi allontanandosene. Il problema tuo. Sta dentro di te. Non occorre

tirare in mezzo la polizia. questo che rende il caso tanto diverso dalla
maggior parte di... simili incidenti. Il problema veramente tuo... e di Ina.
E non tuo, pens lui. Verissimo, il problema mio, se c'...
Allora ammetti?
... se c' un problema. Perci desidero, per me e per Ina, che tu non insista pi in questo modo, Francis. Lo disse con voluta gentilezza. Vorrei
mantenere la nostra amicizia. Se vai avanti cos, non sar possibile.
Bene-bene! Nosiste spalanc le braccia con aria innocente. Non capisco perch dici questo, visto che sto cercando di fare il possibile per renderti pi felice... pi felice con la ragazza che ti ama, a onor del vero! Aah!
Represse la propria rabbia. Non era stupido infuriarsi ora per le parole di
quell'imbecille quanto lo era stato per i. suoi nastri? Si disse di non metterla su un piano cos personale. Eppure, eccolo l in carne e ossa quel Nosiste, e le sue parole erano state dirette a lui personalmente. Credo che sia
meglio non parlarne pi, disse, sentendo di mostrare pi controllo di
chiunque altro al suo posto.
A-ah. Bene. Questo dipende da te e dalla tua coscienza. Sembrava la
voce della saggezza.
Fu l'ultima goccia per lui. L'ironico, stupido senso di superiorit di quelle parole fu pi di quanto riuscisse a sopportare. Mise gi di colpo il bicchiere con dentro ancora un dito di Coca. Bene, me ne vado, Francis.
Grazie per la Coca.
E la maniera in cui quel Nosiste lo salut fu anche irritante. Tenendo aperta la porta, fece un leggero inchino e gli sorrise raggiante, come a un
neo convcrtito da lui appena imbottito di propaganda che stava per andare
a casa a assimilarla, giusto per essere ancora pi cedevole la volta successiva. Prima di arrivare alla macchina, riusc con uno sforzo a girarsi, sorridere e salutare con un cenno della mano Adams fermo sulla soglia.
Ora per aveva voglia di parlare con Jensen. Tuttavia si disse che era
sciocco correre dall'uno all'altro, cosicch una volta giunto a casa, pur sentendo che Jensen stava sopra, se ne rimase per conto suo. Si tolse i calzoni
e si butt sul letto, dove stette a guardare il soffitto. Adams non avrebbe
mollato mai, pens, ma dopotutto lui non sarebbe rimasto per sempre in
Tunisia. In realt, poteva andarsene anche l'indomani, con Ina, se solo voleva. Ma sarebbe sembrata una specie di ritirata, e lui non voleva certo
dargli neppure quella piccola soddisfazione a Nosiste. Si asciug il sudore

dalla fronte. Poco prima dell'ora in cui avrebbe rivisto Ina si sarebbe fatta
una doccia col secchio. Poteva anche andare alla spiaggia, a un paio di
centinaia di metri di distanza, e fare una nuotata, ma non ne aveva voglia.
A un tratto un pensiero lo fece saltar su. Che cosa aveva chiesto Ina a
Jensen quella mattina a proposito di Abdullah? Aveva visto infatti il danese subito dopo aver parlato con Nosiste sulla spiaggia.
Ehi, Anders! chiam.
S?
Verresti gi per un goccio?
Due minuti. Jensen stava certamente lavorando.
Prepar i bicchieri e quando ritorn nella stanza grande il danese stava
in piedi accanto al tavolo, con una faccia abbastanza allegra. Hai avuto
una bella giornata?
Abbastanza. Ho intenzione di lavorare stasera.
Porse al danese il suo bicchiere. Ho appena avuto una bella seduta con
Nosiste. Mi sento come se fossi stato in chiesa.
Come mai?
Si ricord che non poteva dire a Jensen delle trasmissioni settimanali pro
Dio e America di Nosiste. Peccato, perch avrebbe aggiunto comicit e anche una certa forza alla sua storia. Sta cercando di esercitare una certa
pressione morale su di me perch ammetta che ho colpito Abdullah alla testa. Ma quel che mi d pi fastidio il fatto che sta insufflando Ina. Le sta
dicendo che devo essere stato per forza io, perch la cosa successe sulla
mia veranda e solo io - vide Jensen scuotere la testa seccato - potevo aver fatto qualcosa, e dice che meglio che io lo confessi a Ina e mi metta
in pace con la mia coscienza.
Oh, merde e stronzate, esclam Jensen. Ma non ha altro da pensare?
Cos ti ha fatto una predica. Il danese s'appoggi al tavolo, sollev un
piede nudo sulla punta delle dita e scoppi a ridere.
L'ha fatta, invocando Dio, parlando di pace col Signore e via dicendo...
A proposito, che ti ha chiesto stamattina Ina?
Ah. Jensen guard nel vuoto, come se cercasse di ricordare. A quanto pare aveva appena parlato con Nosiste.
Lo so.
Be', mi ha chiesto... s... se pensavo che tu avessi colpito il vecchio con
qualcosa. Improvvisamente Jensen sembr aver sonno. Dovrei dormire
prima di mettermi a lavorare. Questo goccio aiuter.
Lui avrebbe voluto fargli altre domande ma se ne vergogn. Sentiva che

stava diventando meschino e limitato come Adams. A proposito, Nosiste


e Ina hanno entrambi pensato che io abbia lanciato contro Abdullah la mia
macchina per scrivere.
Jensen sorrise. Davvero? Ma dove l'hai visto Nosiste oggi?
Sono andato da lui. Dopo che ho accompagnato Ina all'albergo. Volevo
dirgli di piantarla di importunarla con tutte queste storie.
Sai cosa dovresti fare, amico? Portarla via da qui. Personalmente, a
Mister Adams io direi di andarlo a prendere, ma temo che tu sia troppo educato.
Gli ho detto di piantarla. In realt lui non fa altro che montarmela contro. Non dico che lo faccia apposta, ma... Continua a dire che la coscienza
mi rimorde. Non vero.
Jensen parve impassibile. Vattene con Ina da qualche parte per un paio
di settimane. Non sar un problema. Oggi ho ricevuto un pacco da casa. Te
lo mostro. And di sopra.
Un attimo dopo ritorn con una scatola di cartone. Una quantit di biscotti e questo. Tolse la stagnola da un pan di zenzero a forma d'uomo
lungo una trentina di centimetri e munito di cappello, giacchetta e bottoni
di glassa gialla.
Lui Ingham stette a guardarlo affascinato. Era diverso dagli ometti di
pan di zenzero americani. Gli faceva pensare ai freddi Natali scandinavi,
all'odore degli abeti e al canto di bambini dai capelli d'oro. Ma un'opera
d'arte! Perch te l'hanno mandato?
La settimana scorsa stato il mio compleanno.
Perch non me l'hai detto? Accett uno degli elaborati biscotti. Jensen
disse che li aveva fatti sua madre o sua sorella.
E queste, aggiunse il danese. Armeggi nella scatola, di lato, finch tir fuori un paio di babbucce foderate di pelliccia. La parte esterna della
pelliccia era decorata con ricami azzurri e rossi. Non sono molto adatti alla Tunisia, ti pare?
Di colpo lui fu preso da un tale desiderio di visitare quella parte del
mondo da cui veniva Jensen che per un po' non riusc a aprir bocca. Prese
le babbucce in mano e le annus: un fresco odore d'animale, di pelle nuova, e il vaghissimo profumo dei biscotti insieme con i quali erano state impacchettate.
La serata a La Goulette non fu n un successo n un disastro. Disse a Ina
che era andato a trovare Nosiste perch voleva dirglielo lui prima che lei lo

apprendesse da Adams, ma anche allora - in quegli ultimi tempi Nosiste


era diventato tanto svelto - non fu neppure sicuro che Ina gi non lo sapesse. Non lo sapeva.
Immagino che gli avrai detto di... non parlarmi pi di quella notte di
Abdullah, fece lei.
Be', s... gliel'ho detto. Lui ne sa poco quanto chiunque altro. Be', non
chiunque altro. I ragazzi dell'albergo sanno di pi.
Hai parlato con loro?
Credevo di avertelo detto. Ho cercato di scoprire qualcosa da Mokta.
Dice che non sa niente, del grido e di tutto il resto. Gli venne fatto di pensare in quel momento che Jensen con il suo arabo passabile avrebbe potuto
sapere qualcosa da Mokta o dagli altri. Ci che a lui interessava sapere era
se c'era stato o no un cadavere.
Ina non parlava.
Ti piacerebbe andare da qualche parte? Djerba, per esempio. Voglio dire, fermarci in albergo l? Tutt'e due?
Ma non hai detto che stai lavorando?
Il lavoro pu aspettare. Hai solo pochi giorni di vacanza. Questo, immagin immediatamente, risvegliava l'interrogativo se lui sarebbe andato
via con lei. Le cose non erano pi al loro posto. Aveva pensato di chiederle
di sposarlo e di sistemare definitivamente la questione della partenza. Il
che significava, ovviamente, andare a Parigi insieme quando sarebbe partita lei. Doveva parlarle di matrimonio quella sera? O lei lo dava per scontato? Si guard intorno: stavano seduti al tavolo di un ristorante all'aperto
dopo aver mangiato un poisson-complet pessimo. I camerieri con i vassoi
carichi urlavano ai mendicanti e ai bambini questuanti di togliersi dai piedi. La luce era fioca al punto che a malapena erano riusciti a leggere il men.
Non parl di matrimonio quella sera. Ma ritorn con lei all'albergo.
Bevvero un ultimo goccio nella sua camera e stettero insieme un paio d'ore. Fu bello quasi come la prima volta, dopo l'arrivo di lei, e lui si sent un
po' pi sereno. Era un bene? Ma si sent anche triste e depresso quando se
ne and.
La baci, l distesa nel letto. Domani alle nove e mezzo, disse. Andremo da qualche parte. In macchina.
22

Alle otto della sera dopo era allo stesso punto della sera prima, per quanto riguardava Ina. Sfax le era piaciuta; aveva letto della sua moschea dell'undicesimo secolo e dei mosaici romani sulla Guide Bleu, e tuttavia lui
aveva avvertito una certa riserva da parte sua, il che era bastato a privarlo
di iniziativa e entusiasmo. Trov un regalo per suo fratello Joey, un portamatite e pennelli di pelle azzurra. Avevano noleggiato una barca a remi
abbastanza pesante e avevano fatto un giro, con lui ai remi. Avevano fatto
il bagno e avevano preso il sole distesi.
Avrebbe voluto chiederle quale chiesa aveva preso a frequentare a Brooklyn. Una chiesa certamente non cattolica, ne era pi che sicuro; la famiglia di lei, infatti, era vagamente protestante. E tuttavia non era riuscito a
chiederglielo. A Sfax aveva comprato del pesce affumicato, olive nere e un
buon vino francese, e l'aveva invitata a cena da lui quella sera.
Jensen prese l'aperitivo con loro ma non volle restare a cena. Di piatti
ormai ce n'erano abbastanza, oltre a tre coltelli e tre forchette. Il sale era
ancora del tipo grosso, comprato di fretta un giorno, e lo teneva in un piattino, umido. Sul tavolo c'erano due candele infilate nel collo di due bottiglie.
Rise. Il romantico lume di candela. E fa cos caldo che dobbiamo tenerle in fondo al tavolo! Ne spense una con le dita, bevve un sorso dell'ottimo vino rosso e disse: Ina, andiamo insieme a Parigi?
Quando? Era un po' sorpresa.
Domani. O dopodomani, magari. Passiamo l l'ultima parte della tua
vacanza... Tesoro, io voglio sposarti, voglio stare con te. Non voglio starti
lontano neppure una settimana.
Ina sorrise. Nessun dubbio che fosse contenta, felice.
Sai, potremmo sposarci a Parigi, sorprendendo tutti al nostro ritorno a
New York.
Ma non volevi finire il tuo libro qui?
Il libro! L'ho quasi finito. Continuo a dirlo, lo so, ma procedo sempre
lentamente quando giungo alla fine di un libro. come se mi dispiacesse
finirlo. Ma conosco la conclusione. Dennison va in prigione per un breve
periodo, viene curato da uno psichiatra e quando alla fine verr fuori ricomincer tutto daccapo... La fine non un problema. S'alz e la circond
con un braccio. Vuoi sposarmi, cara? A Parigi?
Mi concedi qualche minuto?
La lasci andare. Certo. Era sorpreso e vagamente deluso. Sentiva di
dover riempire in qualche modo quel silenzio. Sai... Non ti ho mai parlato

di John di proposito. Anzi, spero di non aver parlato molto in genere. Immaginavo infatti che preferissi cos.
vero, infatti. Ho detto che stato uno sbaglio e uno sbaglio resta, in
realt.
Lui ebbe l'impressione che la mente avesse preso a vorticargli, sorvolando sui fatti senza sceglierne nessuno. Sentiva che qualsiasi cosa dicesse finisse con l'avere enorme importanza, e non voleva dire cose sbagliate. Lo
ami ancora... pi o meno?
No. Certo che no.
Si strinse nelle spalle, imbarazzato, ma forse lei non lo vide perch stava
guardando dritto sul tavolo.
Allora, di che si tratta? O preferisci aspettare fino a domani, per parlare?
No, non necessario aspettare fino a domani.
Lui torn a sedersi al suo posto.
Ho la sensazione che tu sia cambiato, disse lei.
In che modo?
Sei... sei come indurito. Sei... Guard verso il soffitto, in direzione
delle stanze di Jensen. Sembra che lui abbia molta influenza su di te, e
non altro che... be', un barbone o quasi. Non parlava a bisbigli perch
entrambi sapevano che Jensen era uscito.
Lui cap che si tratteneva dal dire ci che veramente desiderava dire.
No, non lo . La sua origine ben diversa.
Ha forse importanza l'origine?
Mia cara Ina, io non conosco da molto Anders e, probabilmente, entro
pochi giorni non lo rivedr pi.
Mi vuoi dire cosa accadde esattamente la notte in cui l'arabo... Insomma, cosa fece? Cerc di entrare nella tua stanza? Nel bungalow?
Distolse lo sguardo da lei. Si pul la bocca col tovagliolo, che era poi
uno strofinaccio di cucina. Inseguirei a calci quel Francis Adams da qui
al Connecticut, disse. Un troietto di ficcanaso, quest'. Non sa fare altro
che cianciare.
Ina non replic, continu a guardarlo.
Una profonda rabbia fece tacere anche lui. Dopo tutte le brutte cose che
avevano affrontato, la faccenda di John Castlewood, lo struggimento per
Lotte che a momenti lo distruggeva anche dopo aver conosciuto Ina, dopo
che tutto quello era stato superato ecco che ora gli capitava quella cosa cretina. Era stanco di affermazioni, di chiacchiere. Non disse niente. Ma si re-

se perfettamente conto che quello di Ina era stato un ultimatum. Era come
se avesse detto: A meno che tu non mi dica quello che successo, o che
lo hai ucciso, se lo hai ucciso, io non ti sposo. Sorrise alla bizzarria della
cosa. Che importanza aveva quell'arabo?
Non sal su da lei quando l'accompagn all'albergo quella sera. E, una
volta tornato a casa, non riusc a chiudere occhio. Ma non volle darvi importanza. In effetti, s'alz e si riscald un caff. Jensen era rientrato verso
le dieci, li aveva salutati e aveva dato la buonanotte, dopodich se n'era
andato di sopra. La sua luce era spenta adesso. Era passata da poco l'una.
Stava disteso sul letto. E se le avesse detto la verit? Non l'avrebbe necessariamente riferita a Nosiste. In effetti, gli sarebbe seccato se lei l'avesse fatto. Ma non aveva deciso, alcuni giorni prima, di non dirlo mai neppure a lei? A questo punto, per, se non glielo diceva - e era chiaro che lei
ormai lo sospettava d'aver ucciso quell'uomo - l'avrebbe perduta, e questo
lo terrorizzava. Se solo s'immaginava senza di lei aveva anche la sensazione di aver perso tutto, morale, ambizione, persino amor proprio.
Si drizz a sedere in mezzo al letto, seccato dal fatto che se avesse detto
la verit a Ina si sarebbe trovato automaticamente nella posizione di chi in
tutti quei giorni le aveva mentito pur guardandola dritto negli occhi. Evidentemente non aveva saputo mentire, altrimenti lei non avrebbe insistito a
interrogarlo; era per riuscito a passare per vigliacco e disonesto. Insomma, un dilemma. Aveva voglia Jensen di dire Che importanza ha quel bastardo?: la cosa aveva finito con l'importare e come.
Oppure dipendeva dal fatto che era tardi? Si sentiva stanco.
Cerca di pensare alla cosa con obiettivit, si disse. Si vide nel buio del
bungalow quella notte, spaventato dalla porta che s'apriva (e in realt era
convinto che chiunque altro al suo posto si sarebbe spaventato), gi seccato e allarmato com'era dal furto precedente proprio l nel bungalow. Chiunque al Suo posto non avrebbe afferrato qualcosa e non l'avrebbe lanciato?
Poi immagin l'arabo vivo, in carne e ossa, un tipo molto noto, moralmente e legalmente parlando importante quanto... il presidente Kennedy. Era
sicuro al novanta per cento di aver ucciso quell'arabo. Aveva cercato di
rimuovere quella consapevolezza e, inoltre, di minimizzare la cosa dicendosi che l'arabo se l'era meritata, o che era una nullit, ma mettiamo invece
che avesse ucciso un nero o un bianco nelle medesime circostanze negli
Stati Uniti: un uomo con molti precednti in fatto di furti, mettiamo. Qualcosa sarebbe successo. Un processo, magari, per quanto breve, per quanto

seguito dall'assoluzione dall'accusa di omicidio, ma non gi niente come l.


Non avrebbe potuto aspettarsi, in America, di trovare gente consenziente e
disposta a toglier di mezzo un cadavere e a non farne parola.
Nonostante la vergogna della cosa in s, pens che avrebbe dovuto dire
la verit a Ina. Avrebbe dovuto dirle della propria paura quella notte ma
anche del proprio sentimento di odio. E non avrebbe dovuto cercare di
scusarsi per averle mentito. Sulle prime, immagin, lei sarebbe rimasta
scossa ma alla fine avrebbe capito perch era successo e in sostanza lo avrebbe giustificato e scusato, non lo avrebbe biasimato affatto. S, in quel
momento gli sembr possibile che Ina non lo biasimasse, perch lei voleva
solo la soddisfazione di conoscere la verit.
Accese la luce e, subito dopo, una sigaretta. Accese poi la radiolina e ne
esplor il quadrante in cerca di musica o di una voce umana. Incapp in
una voce profonda, americana, che stava dicendo: ... pace nei confronti di
tutto. Un tono suadente. L'America stata sempre un paese che ha teso
in amicizia e buona volont la mano a tutti i popoli, quale che fosse il colore della loro pelle e il loro credo, una mano in aiuto di chiunque ne avesse
bisogno, per respingere l'oppressione, per aiutare a aiutarsi da soli e a vincere la guerra alla povert... E va bene, pens disgustato, allora restituiamo la terra agli indiani. Che splendido inizio, dritto in casa. Ma non un
pezzo di schifoso deserto che nessuno vuole bens una terra decente che
abbia del valore. Come il Texas, per esempio. (Ma no, perdio, il Texas
l'America l'aveva tolto ai messicani.) Allora l'Ohio. Dopotutto, il nome
stesso dello stato veniva dagli indiani, dal fiume che essi avevano chiamato in quel modo. ... ci che ogni uomo che indossa la divisa dell'esercito,
della marina e dell'aviazione degli Stati Uniti sa, e cio che al privilegio di
combattere per gli Stati Uniti d'America s'accompagna la responsabilit di
difendere la santit della giustizia umana, su qualunque lido egli si trovi...
Spense l'apparecchio con tanta rabbia che gli rest la manopola in mano.
La lanci allora a terra, sul pavimento, sui cui mattoni quella rotol e
scomparve da qualche parte. Quel servo della Voce dell'America o forse
della Radio delle Forze Armate Americane rimpinzato di bistecche e martini non era Nosiste, ma quelle parole avrebbe potuto pronunciarle benissimo lui. Una tiritera di stupidate fatta per riempire orecchi indifferenti,
che magari faceva anche ridere qualche americano in Europa, insomma
una solfa che la gente doveva sopportare sino al disco da ballo successivo.
Eppure la cosa doveva pur avere qualche effetto altrimenti avrebbero
smesso, perci non doveva mancare chi abboccava. Un pensiero, questo,

abbastanza sgradevole per lui, alle due e venticinque di notte. Pens a Nosiste, a meno di due chilometri di distanza, che pensava la stessa solfa e la
trasmetteva, e veniva anche pagato. Questo lui certamente non l'avrebbe
negato. Pagato dai russi. Ma forse quel finfero ne ricava solo un dieci dollari al mese. S'agit sui letto e concluse che il mondo era pazzo e lui per
primo non era normale.
Il ricordo dei primi momenti passati quando aveva messo piede sul suolo
tunisino gli ritorn di colpo. All'aeroporto. L'improvviso, scioccante calore
dell'aria. Una mezza dozzina di unte scimmie arabe che guardavano intensamente i passeggeri, e lui, con facce che gli erano parse corrucciate e ostili. In seguito, s'era per reso conto che quella era l'espressione normale
della maggior parte degli arabi. S'era sentito esposto allora, disgustosamente pallido, e per i primi spiacevoli secondi aveva pensato: Deve odiarci questa gente dalla pelle pi scura. Questo il loro continente e cosa
veniamo a fare noi qui? Ci conoscono, e non ci vedono nella luce migliore,
perch il bianco gi stato in Africa prima. Per qualche attimo aveva
provato una effettiva paura fisica, quasi un terrore. La Tunisia, quel piccolissimo paese, sulla carta non molto pi a sud di Marsiglia (e tuttavia quanto diversa), che Bourguiba aveva definito nient'altro che un francobollo
sull'enorme pacco postale del continente africano.
Si accorse di essere in una condizione stranamente delicata.
All'improvviso ebbe un pensiero: parlare a Mokta prima che gli parlasse
Ina. Non poteva chiedere a Jensen di farlo. Forse sarebbe stato inutile, e
tuttavia questa volta Mokta avrebbe potuto dirgli la verit, il fatto cio - se
fatto era - che quella notte Abdullah era stato ucciso. Perch, pens, avrebbe infatti dovuto dire a Ina di aver ucciso se ucciso non aveva?
23
Era sabato. Con Ina non aveva nessun appuntamento. Aveva intenzione
di chiamarla in albergo prima di mezzogiorno, per vederla eventualmente o
per lasciarle un messaggio con appuntamento per la cena. Aveva la sensazione che lei forse desiderasse passare almeno una giornata senza vederlo.
D'altro canto, per, non era neppure sicuro, poteva trattarsi di una sensazione sbagliata. Ormai non era pi sicuro di niente. In parte attribuiva tale
insicurezza al fatto d'aver dormito male quella notte e, soprattutto, a un
paio di sogni inquietanti. In uno di essi s'era trovato a aiutare a ripulire la
facciata di un tempio greco dissepolto. Stava con un gruppo di persone che

dovevano togliere le incrostazioni di fango dalle colonne corinzie, e si trovava a testa in gi in cima a una colonna alla quale si teneva aggrappato
unicamente per le ginocchia, le quali presto avrebbero ceduto facendolo
precipitare da quella altezza gi sulle pietre sottostanti. Aveva continuato a
lavorare, grattando con poca efficacia il fango umido con uno strumento a
forma di conchiglia, e per fortuna il sogno era finito prima che cadesse, ma
era stato molto reale e ne era rimasto impressionato.
Mentre s'avviava, attraverso gli stretti vicoli, verso la macchina avvert
ancora la morsa della paura, come se la terra potesse improvvisamente aprirglisi sotto i piedi facendolo precipitare in una fatale profondit.
Erano poco pi delle dieci. Pens che Mokta dovesse aver finito di servire le colazioni. Sperava di non vedere Ina. Era pi probabile che vedesse
invece Nosiste, il cui bungalow era l vicino.
Sulla veranda della direzione dei bungalows uno solo dei tavoli era occupato. Un uomo e una donna in calzoncini s'attardavano sui resti della
prima colazione. Fece il giro e and alla porta di servizio, che era sempre
aperta. Uno dei ragazzi stava lavando i piatti nel lavello, un altro stava armeggiando con il grande bricco sul fornello.
Si voltarono e alla vista di lui sulla soglia parvero fermarsi di colpo, come se s'aspettassero d'essere fotografati.
Sabahkum bil'kheir, disse lui, e cio Buongiorno, una delle poche frasi
che aveva imparato. C' Mokta?
A-ah. I ragazzi si scambiarono un'occhiata.
Poi uno di loro disse: andato a chiamare l'idraulico. C' un cesso rotto. Una quantit d'acqua.
In quale bungalow, lo sai?
Laggi. Il ragazzo indic verso l'albergo.
Pass davanti alla Cadillac di Nosiste e alla propria Peugeot, cercando
tra i tronchi degli agrumi la figura snella e lesta di Mokta. Poi in un bungalow sulla sua sinistra ud la voce.
Mokta comparve sulla porta di dietro del bungalow: stava parlando in
arabo a qualcuno nella cucina. Lui lo salut con un gesto della mano.
Ah, M'sieur Ingham! esclam Mokta con un sorriso. Comment allezvous?
Eccetera. Lui lo rassicur che il proprio appartamento era ancora accogliente. Hai un momento libero?
Ma certamente, m'sieur.
Non sapeva dove andare. Non voleva certo portar via Mokta nella sua

macchina perch questo avrebbe attribuito troppa importanza alla loro


conversazione. D'altro canto, dovunque fossero andati, o quasi, qualcuno
avrebbe origliato. Andiamo l per un attimo. Indic uno spazio vuoto tra
due bungalow.
Pi oltre, la sabbia scendeva in pendio verso la spiaggia. Lui indossava i
calzoni di tela bianca (che gi gli davano caldo) e le vecchie scarpe di tela
bianca nelle quali la sabbia s'infiltrava fastidiosa.
Devo chiederti una cosa.
Oui, m'sieur, rispose il ragazzo, attentissimo, un'espressione impassibile e tuttavia pronto.
Riguarda quella notte... la notte in cui quell'arabo fu colpito alla testa.
L'arabo che pare fosse Abdullah. Il francese on croit non era infatti attribuibile a nessuno in particolare. Era davvero Abdullah?
M'sieur, io... io non ne so niente. Mokta incroci le mani sottili sul
petto.
Via, Mokta. Tu sai che uno dei ragazzi - Hassim - ha detto a M'sieur
Adams che c' stato un uomo quella notte. I ragazzi lo hanno portato via.
Quello che vorrei sapere da te : quell'uomo morto?
Gli occhi del ragazzo si spalancarono ancora di pi, tanto da farlo sembrare leggermente spaventato. M'sieur, ma se non so neppure chi era? Io
non ho visto il corpo, m'sieur.
Dunque c'era un corpo?
Ah, non, m'sieur! Io non lo so se c'era un corpo. Nessuno me ne ha parlato. I ragazzi non mi hanno detto niente. Niente!
Non era vero, stramaledizione, e lui lo sapeva benissimo. Guard impaziente verso la veranda della direzione dei bungalows con la sua lunga tenda doppia. Non voglio mettere nessuno nei guai, Mokta. E si rese immediatamente conto che se non fosse stato in Tunisia, se non fosse stato un
turista, quella era la frase pi sciocca da dire. Conosci Abdullah?
No, m'sieur... Conosco poca gente di qui. Io sono di Tunisi, sa.
Gliel'aveva gi detto infatti. Ma lui sapeva che i ragazzi ne avevano parlato, chiunque fosse stato, Abdullah o forse qualcun altro, il cui nome alla
fine certamente avevano scoperto. Mokta, importante per me. Solo per
me. Per nessun altro. Ti dar dieci dinari se mi dici la verit. Se c'era un
cadavere. Pens che dieci dinari fossero una somma convincente per Mokta. Corrispondeva grosso modo a mezzo stipendio.
L'espressione del ragazzo non mut, continu a tenere gli occhi spalancati e lui sper che dentro di s fosse combattuto. Alla fine Mokta scosse il

capo. M'sieur, potrei dire qualunque cosa per guadagnarmi quei soldi. Ma
non lo so.
un bravo ragazzo, concluse lui. Sapeva ma doveva aver dato la propria
parola ai compagni, e stava mantenendola. Va bene, Mokta. Non ne parliamo pi. Il sole s'era trasformato in un peso dorato sul suo cranio.
Quando s'avvi verso la direzione dei bungalows, vide che uno dei ragazzi aveva smesso di sparecchiare uno dei tavoli della veranda per guardare verso loro due.
Mokta penser che per avergli offerto dieci dinari la cosa dev'essere
molto importante per me, si disse. Immagin che l'avrebbe raccontato ai
suoi amici e magari avrebbe aumentato la somma a venti dinari. Contemporaneamente, si rese conto che questo lo esponeva a ricatti: per quale motivo infatti avrebbe dovuto offrire soldi? Non se ne preoccup. Forse perch pensava di andarsene al pi presto, o perch non credeva che qualcuno
di quei ragazzi fosse tanto in gamba da effettuare un ricatto? Neppure questo gli parve tanto importante da meditarci sopra.
Lei lavora sempre molto, m'sieur? chiese Mokta mentre raggiungevano il tratto piano di sabbia davanti alla veranda della direzione dei bungalows.
Non gli rispose perch proprio in quel momento vide Ina venire dalla direzione del bungalow di Nosiste, in vestaglietta corta con cintura e sandali.
Vide la sua macchina poi si guard intorno e vide lui, che la salut con la
mano.
La sua amica americana, disse Mokta. Au revoir, m'sieur! e schizz
via verso la porta della cucina.
And incontro a Ina. Una visita a Francis?
Mi ha invitata alla prima colazione, disse lei, sorridendo. E tu, passeggiavi?
No. Sono venuto a vedere se c'era posta non inoltrata. Poi sarei venuto
da te... o t'avrei lasciato un biglietto. Le era al fianco adesso, abbastanza
vicino da notarle sulla guancia le lentiggini che le erano spuntate da quando era l. Ma avvert tra loro due la stessa distanza che aveva avvertito la
sera prima. Lei lo guardava con un'espressione cortese e affabile, come se
fosse uno sconosciuto. Si sent infelice.
Quello il tuo amico arabo... quel ragazzo, vero? Quello che mi ha portato il bagaglio il primo giorno?
S, Mokta. quello che conosco meglio di tutti. Mi piacerebbe parlarti.
Possiamo andare nella tua stanza?

Che ti succede, caro? Hai gli occhi infossati. Si diresse verso la macchina di lui.
Ho letto fino a tardi.
In macchina, non dissero niente. L'edificio principale non era lontano.
Come sta Francis? le chiese, mentre parcheggiava. Sempre simpaticone? All'improvviso si chiese se Nosiste aveva mostrato a Ina la valigia
con i nastri e se le aveva fatto giurare di non parlarne a nessuno, neppure a
lui. Sarebbe stato proprio divertente.
Gi, sono piena fino all'orlo dell'allegria di Nosiste, rispose lei, sorridendo. Vorrei conoscere il suo segreto.
La fantasia, pens lui. Le illusioni. La segu nell'interno dell'albergo.
C'era una lettera per lei.
di Joey.
Quando furono nella sua stanza, disse ancora: Dammi il tempo di togliermi quest'affare di dosso, e and nel bagno, portandosi dietro una camicia e degli shorts.
Lui rimase davanti alle persiane chiuse che davano sulla balconata chiedendosi da dove doveva cominciare. Ma pensare a un esordio, quando aveva qualcosa da dire, lo disorientava del tutto.
Ina torn nella stanza portando la camicia azzurra fuori dagli shorts. Prese una sigaretta. Vuoi parlarmi?
S, a proposito di quella notte. Non ti ho raccontato tutto. Infatti vidi
qualcuno entrare e gli lanciai contro la macchina per scrivere, colpendolo
alla testa. Era molto buio. Non sono sicuro che fosse Abdullah... ma credo
che fosse proprio lui.
Oh. E poi?
Poi... chiusi la porta a chiave. Non l'avevo chiusa a chiave quella notte,
me n'ero dimenticato. Aspettai per scoprire se c'era qualcun altro con lui
ma udii soltanto... i ragazzi dell'albergo, i quali arrivarono e trascinarono
via lo sconosciuto dalla veranda. And nel bagno e bevve direttamente
dal rubinetto dell'acqua fredda. All'improvviso aveva la bocca secca.
Vuoi dire che era morto?
proprio questo che non so. Ci credi o no, i ragazzi qui non vogliono
dirmi niente. Ho appena interrogato Mokta, gli ho offerto dieci dinari perch mi dicesse se l'uomo era morto. Dice di non aver visto niente e che i
ragazzi non gli hanno detto niente.
molto strano.
No, non lo . Mokta sa. Ha deciso di negare che ci sia stato qualcuno

qui quella notte. Mand un sospiro, confuso e stanco dell'argomento.


Vogliono mettere tutto a tacere, negare i furti. In Tunisia, voglio dire.
Quanto a quel vecchio arabo, diciamo le cose come stanno: nessuno disposto a far storie per la sua vita. Se stato ucciso, beninteso. Credimi,
non so, Ina. So che fu una brutta botta. Mi ammacc la macchina per scrivere.
Lei non disse niente. Sembrava un po' pi pallida in viso.
La polizia non comparve affatto. C' una cosa che vorrei chiederti, Ina.
Si avvicin a lei, rimasta in piedi. Non far parola a Nosiste di questo,
per piacere. Non sono affari suoi e servirebbe solo a farlo gongolare perch
sospetta che qualcosa del genere sia accaduto. Non fa che dirmi che ce l'ho
sulla coscienza, che dovrei dirlo alla polizia o qualcosa del genere, quando
in effetti non ce l'ho affatto sulla coscienza.
Ne sei sicuro? Si direbbe invece che l'hai preso abbastanza sul serio.
Si cacci le mani nelle tasche dei calzoni di tela bianca. Forse lo prenderei un po' sul serio... se l'avessi ucciso. Non la stessa cosa che avercelo
sulla coscienza. Quel tipo stava entrando nel mio bungalow, e forse non
era la prima volta. Ho il diritto di lanciare qualcosa contro chiunque entri
nella mia stanza di notte, in maniera furtiva, con intenzioni chiaramente ostili. Non si trattava di un altro cliente dell'albergo che aveva sbagliato
bungalow.
Sei riuscito a vedere che si trattava di un arabo?
Credo che avesse un turbante in testa. Era una sagoma nera sulla soglia,
mezzo piegata in avanti. Cristiddio, sono stanco stufo di questa faccenda.
Credo che tu abbia bisogno di uno scotch. Ina and all'armadio. Gli
riemp il bicchiere nel bagno, con uno spruzzo d'acqua.
Non leggi la lettera di Joey?
Capisco dalla calligrafia che sta bene... A Anders gliel'hai detto?
S. Solo perch lui conosce la Tunisia meglio di me. Gli ho chiesto cosa dovevo fare, come dovevo comportarmi. Mi ha detto di non far niente.
E che la vita di quell'arabo non valeva niente... Strano paese.
Non strano. che hanno la loro maniera di vedere le cose.
Capisco un altro arabo che gli lancia contro qualcosa, ma da parte tua
mi sembra un po' violento. Una macchina per scrivere!
Lo scotch gli diede sollievo. Forse. Avevo paura. Sai, un paio di mesi
fa stavo tornando da casa di Anders e, nel buio, inciampai in un uomo steso a terra nel vicolo. Accesi un fiammifero... e vidi che aveva la gola tagliata. Un arabo.

Che orrore! Ina sed sul bordo del letto.


Non volevo farne parola. solo una storia raccapricciante e basta. Immagino che di queste cose qui ne succedano pi che negli Stati Uniti. Anche se questo discutibile. Si mise a ridere.
E allora? Che facesti?
Quella notte? Niente, purtroppo. La strada era buia, non c'era anima viva. Se avessi visto un poliziotto gliel'avrei detto, ma non ne vidi neppure
uno. E... s, quella fu anche la notte in cui vidi Abdullah aggirarsi intorno
alla mia macchina, o meglio, la notte in cui sfil la giacca di tela dal finestrino posteriore leggermente abbassato. In ogni modo, gridai e lui se la
batt. Correva come un granchio.
Ne parli come se fosse morto.
molto probabile. Ma se non ci riesco io a cavarglielo fuori da quel
Mokta, offrendogli soldi e promettendogli di non dirlo alla polizia, pensi
che la polizia riuscir a cavarlo fuori da qualcuno?
O da te?
La polizia non mi ha chiesto niente.
Lei esit. Mio caro Howard, io credo che negli Stati Uniti saresti andato alla polizia giusto per proteggere la tua propriet. E credo che non hai
intenzione di farlo qui perch probabilmente hai ucciso quell'uomo. Indubbiamente qui imbarazzante se...
Meno imbarazzante, probabilmente.
Non lo diresti alla polizia, negli Stati Uniti, se fossi convinto di aver
ucciso un uomo?
S, credo di s. Ma... dovresti anche immaginarti gli amici del ladro - o
magari gli amici miei - che trascinano via il corpo. Forse potrebbe succedere anche negli Stati Uniti, ma l un po' difficile liberarsi di un cadavere.
Il punto : perch dovrei andare a dire che ho ucciso qualcuno quando non
necessariamente vero? Il vero punto ...
Ma hai appena detto che sei convinto che sia morto!
Il vero punto che il mio domicilio fu violato. S, certo, negli Stati Uniti serve denunciarlo. Ma qui, perch prendersi la briga? A che serve?
Succede in continuazione. Cap che questo argomento la irritava. E qui i
cadaveri basta seppellirli da qualche parte nella sabbia.
Il vero punto che come membro della societ hai il dovere di denunciare la cosa. Sia qui che l. Ti rimorder se non lo fai.
Non mi rimorde. Mi sembri Nosiste.
Mi dispiace che non mi abbia detto tutto questo sin dall'inizio.

Lui mand un altro sospiro e mise gi il bicchiere vuoto. Era una storia
vaga quanto spiacevole.
Anche quando i ragazzi trascinarono via qualcosa dalla tua veranda?
Metti che Abdullah fosse soltanto stordito? Metti che se ne sia andato
in un altro posto, considerato l'ostilit che lo circondava qui?
Ho idea che, dopotutto, prender anch'io uno scotch, disse Ina. Quando se lo fu versato, aggiunse: E quelli dell'albergo? La direzione? Non
sanno niente?
Lui sed verso i piedi del letto. Lei s'era appoggiata contro il cuscino.
Lo dubito. I ragazzi non l'avranno denunciato perch spetta a loro tenere via i ladri dal recinto. Si strinse nelle spalle. Se la direzione sapesse
non credo che lo riporterebbe alla polizia. Non vogliono che si diffonda la
voce che ci sono i ladri nel Reine.
Em-m, fece lei, incerta. Strano ragionamento. Tu per sei un americano. E queste cose vanno denunciate. Voglio dire i tentativi di furto. Magari, se l'hanno trovato morto, la polizia non ti far niente. Stava entrando
in casa tua, dopotutto. D'accordo. Ma devono avere un'anagrafe o qualcosa
del genere, e probabilmente Abdullah risulta scomparso.
Lui sorrise, divertito. Non riesco a vedere, qui, un'anagrafe organizzata
e efficiente, proprio non ci riesco.
Tu... non hai neppure preso in considerazione di denunciare il fatto,
prosegu lei.
L'ho preso in considerazione, invece, ma ci ho rinunciato. Dopo aver
parlato con Anders, aggiunse dentro di s, ma non volle menzionare di
nuovo Anders.
Non era servito a niente dirglielo. Capiva benissimo che non sarebbe stata mai d'accordo con lui. Lui non era affatto pentito di non aver denunciato
il fatto - soprattutto ora, a distanza di tempo, la cosa sembrava addirittura
stupida - ma si chiese se quello non era per caso un altro ultimatum, un altro peso che doveva assumersi per farle piacere.
In vista delle atrocit che commettono in certe parti dell'Africa, continu, arabi che massacrano neri a sud del Cairo, morti accolti con la stessa
indifferenza che se si trattasse di mosche, non capisco perch mai ne stiamo facendo una storia tanto grossa. Io non ho ucciso quel tipo. Le prese
la mano. Tesoro, non lasciamo che questo oscuri tutto il resto. Non preoccuparti, Ina, ti prego.
Non sono io in verit a dovermi preoccupare... ma tu. Lo disse scuotendo le spalle, guardando verso la finestra.

Quello scuoter di spalle lo fer. Ina, io voglio sposarti. Non mi va che ci


siano... dei segreti tra noi. Tu volevi che ti dicessi la verit, bene, l'ho detta.
Tu lo paragoni a degli africani o quel che sono che s'ammazzano tra loro. Ma tu non sei un africano. La trovo una sorprendente prova di insensibilit da parte tua. Vedendo - immagino - un uomo cadere, sapendo che
l'hai colpito, proprio tu, non accendi la luce per vedere almeno cosa gli
successo?
E essere colpito in testa a mia volta dai suoi compiici che potevano essere nascosti sulla veranda? Mettiti al mio posto. Avresti lanciato l'oggetto
pi pesante a portata di mano e avresti sbattuto la porta.
S. Una donna forse s.
Allora non sono un eroe. Anzi, non sono neppure un uomo. Si alz.
Pensaci un po'. Fino a stasera. Immaginavo che oggi desiderassi star sola
per un po'.
Credo che far cos. Ho un paio di lettere da scrivere. Poi me ne star
al sole senza far niente.
Un minuto dopo se n'era andato: nel corridoio moquettato stava dirigendosi verso l'ampia scala. Si sentiva peggio che mai; peggio di quando le
aveva mentito. Prima di arrivare al fondo della scala si ferm e guard in
alto, chiedendosi se non era il caso di ritornare su a parlarle. E tuttavia non
riusciva a immaginare niente da dirle, niente che non le avesse gi detto.
Torn a tutta velocit a casa, col pensiero fisso di parlare a Jensen.
Il danese era in casa. Nell'aria calda s'avvertiva fortissimo l'odore della
trementina. Jensen stava riscaldando del caff gi bollito. Lui gli raccont
del colloquio con Ina.
Chiss perch gliel'hai detto. Non potevi aspettarti che capisse. Non
capisce questa parte del mondo. E poi, le donne sono in ogni caso diverse. Attraverso un colino Jensen vers il caff in due tazze. A un uomo
causare la morte di qualcuno pu certamente non piacere, tuttavia pu capitare. Durante la scalata di una montagna un errore fatto con la corda, un
passo falso e via: il tuo compagno, magari un buon amico, spacciato. Un
incidente. Puoi senz'altro dire che anche il tuo stato un incidente.
Lui si ricord del braccio che reggeva la macchina per scrivere tratto indietro, del proprio sforzo per ottenere una mira perfetta. Ma sapeva anche
cosa intendeva Jensen per incidente. Te l'ho detto perch gliel'ho detto.
Ieri sera le avevo chiesto di sposarmi e lei praticamente mi ha detto che
non voleva o non poteva fino a quando non le avessi detto la verit a pro-

posito di quella notte. Sapeva che non le avevo detto la verit, capisci?
Em-m. Ora Adams ne sar informato. Non mi meraviglierei se corresse
a dirlo alla polizia. Con questo non che devi preoccuparti.
Ho pregato Ina di non dirglielo. Ma ora non ricordava se lei gli aveva
promesso di non farlo. S... S'allung sul letto disfatto di Jensen e si tolse le scarpe di tela. Cos', responsabilit sociale o semplice e schifosa ficcanasaggine?
Schifosa intromissione nei fatti altrui, ribad Jensen, guardando con
occhi quasi socchiusi la tela a cui stava lavorando. C'erano due enormi
suole di sandali da cui spuntavano le punte di due alluci abbronzati. Tra i
due sandali sporgeva, minuscola, una faccia araba.
Vado di sotto a dormire, annunci lui, nonostante il tuo ottimo caff.
Stanotte ho avuto una nottataccia.
Non lasciarti abbattere. Cristiddio, vedo che quella ragazza ti sta sconvolgendo. Jensen all'improvviso s'era irrigidito, furente.
Lui si mise a ridere. La voglio, capisci? La amo.
Figurati.
Gi di sotto, lui si lav la faccia al lavello poi infil i calzoni del pigiama. Mancavano dieci minuti a mezzogiorno. Ma non gli importava che ora
fosse. Si distese sul letto e si tir addosso il lenzuolo ma, come al solito, un
minuto dopo lo scost. L'ultima sigaretta. Per un po' si costrinse a pensare
al romanzo. Dennison stava attraversando la sua quasi scontata crisi. Le
sue appropriazioni indebite erano state scoperte. Era stupito, se non reso
perplesso, dall'atteggiamento altrui. Ma peggio ancora per lui era il fatto
che alcuni suoi amici fossero rimasti meravigliati per la sua truffa e lo
avessero mollato, anche se poi in seguito gli avrebbero restituito i soldi ricevuti da lui. Due sere prima Ina aveva avuto un'idea: far restituire i soldi
con gli interessi, eventualmente anche dopo un lungo periodo, in maniera
che la banca di Dennison non potesse attribuirgli la perdita di quello che i
soldi rubati avrebbero potuto rendere. Il totale arrivava a una cifra enorme.
Spense la sigaretta.
Si gir su un fianco e chiuse gli occhi. All'improvviso pens a Lotte.
Come al solito, prov un brivido spiacevole e insieme piacevole. Pens a
quando andava a letto con lei la sera, ogni sera, provandone sempre un delizioso piacere, che facessero o no l'amore. Fisicamente non s'era mai stancato di Lotte in quei due anni, e si ricord adesso di aver sempre pensato
che non c'erano motivi perch lui si stancasse di lei, nonostante ci che dicevano alcuni a proposito della stanchezza che sempre subentra a un certo

punto. Non aveva mai litigato con Lotte. Strano. Forse perch non avevano
mai parlato di cose complicate, come per esempio quelle che lui e Ina s'erano appena detti, e lui era stato sempre pronto a contentarla in tutto. Forse
ora Lotte era pi felice con quella specie di idiota estroverso che aveva
sposato. Forse aveva persino deciso di fare un figlio.
Sent la porta di strada aprirsi, cigolare e stridere contro la soglia. Fatma,
pens, maledizione a lei.
Poi bussarono alla sua porta. Howard? C' nessuno? Era Nosiste.
Un momento. S'infil la giacca del pigiama. Detestava farsi vedere in
pigiama. Stava per infilarsi le scarpe di tela ma ci rinunci. And a aprire.
Ah! Dormiamo fino a tardi! Scusami se ti disturbo!
No, m'ero rimesso a letto. Ho avuto una nottataccia.
Adams era in bermuda con camicia a strisce e uno di quei suoi berrettucci di tela. Come mai?
Il caldo, immagino. Si fa sempre pi insopportabile.
Sempre cos agosto. Hai un minuto di tempo, Howard? importante,
credo, disse, in tono vivace.
Certo. Siedi. Vuoi bere qualcosa? Una birra?
Nosiste accett la birra. Lui and a prendere due barattoli nel secchio
d'acqua a terra. Ne sgorg immediatamente fuori la spuma. Non erano
molto fredde ma lui Ingham non si scus.
Ho fatto colazione con la tua ragazza, disse Nosiste, e quasi gongolava. Sembrer strano, ma l'ho incontrata sulla spiaggia stamattina e l'ho
invitata a un paio di uova strapazzate.
Bene. Dunque Nosiste non aveva visto la sua macchina l ai bungalows. Si mise a sedere sul letto.
Adams s'era seduto invece sulla sedia accanto al tavolo. Una ragazza
molto intelligente. Una donna eccezionale. Va in chiesa, mi ha detto.
S, te l'avevo detto. Da poco, credo.
Protestante. Di St. Ann, mi ha detto. E mi ha anche detto di suo fratello.
Dove voleva arrivare?
preoccupata per te. Ha detto che ha cercato di convincerti a lasciare
questa casa e a prenderti un bungalow. Non fosse che per stare pi a tuo
agio.
Non sto certo a disagio qui. Per capisco come a una donna non possa
piacere.
Mi dice che a Manhattan hai un bell'appartamento.

Quell'osservazione gli diede fastidio, gli sembr pi o meno un'intromissione nella sua vita privata. E cosa avrebbe pensato quel Nosiste se avesse
saputo che John Castlewood s'era ucciso proprio l e, ancora e soprattutto,
se avesse saputo il perch?
Ina se ne andr tra una settimana, mi ha detto. Tu rimarrai, Howard?
Non ne sono sicuro. Se il mio romanzo sar finito - la prima stesura immagino che me ne torner a New York.
Pensavo che forse te ne saresti tornato con lei. Adams sorrise, affabile, e poggi le mani sulle ginocchia nude. In ogni modo, io non me la lascerei sfuggire se fossi in te.
Lui continu a sorseggiare la birra. E lei, ci tiene a non lasciarsi sfuggire me?
Direi di s. Nosiste accenn una timida strizzatina d'occhio. Sarebbe
venuta in Tunisia se non ti fosse attaccata? Spero per che sarai sincero
con lei. Sincero in tutto.
Di colpo lui pens: a proposito di sincerit, Ina non gli aveva detto molto dei suoi sentimenti nei riguardi di John Castlewood. Avrebbe pur potuto
fornirgli qualche particolare. Forse la gente matura, quella della nostra et
pi o meno, ha sempre dei segreti. Io non so se gradirei che lei mi dicesse
tutto del suo passato. Non capisco perch certe cose non possono restare
sepolte in noi stessi.
Forse. Ma bisogna pur sempre aprire il proprio cuore a chi si ama e ci
ama. Aprirlo e metterlo a nudo.
Come sempre gli capitava quando stava a sentirlo, gli parve di vedere la
cosa effettivamente, il cuore che si apriva, pieno di valvole inerti e grumi
di sangue, come i cuori che vedeva nei negozi dei macellai. Non credo
d'essere d'accordo. Credo che ci che si fa nel presente conta pi di ci che
s' fatto nel passato. Specialmente se l'altro nel passato non esisteva neppure.
Oh, non necessario andare a un passato tanto lontano. In sostanza,
voglio dire, solo questione di sincerit.
Dentro di s, gi nel fondo, lui intanto ribolliva. Bevve il resto della birra e mise gi, quasi con forza, il barattolo sulla cassetta che gli serviva da
comodino. Poi s'asciug la bocca col dorso della mano. Spero di essere
abbastanza sincero da soddisfare Ina.
Vedremo, fece Nosiste, con quel suo sorrisetto gonfio e soddisfatto.
Se lei parte prima di te o se partite insieme, dobbiamo festeggiare in
grande l'addio. Mi mancherete entrambi. Verresti a colazione da Melik,

Howard?
Grazie, Francis. Credo che pi di tutto io abbia bisogno di dormire.
Quando Nosiste se ne fu andato, bevve un gran bicchiere d'acqua e prov a rimettersi a letto. Si sentiva ribollire dentro, gi in fondo, dove nessuna pillola per dormire, anche se l'avesse avuta, sarebbe mai arrivata. La
sensazione era di rabbia repressa, e la detestava. Sent i passi leggeri di
Jensen sui gradini di fuori e fu felice quando il danese buss alla sua porta.
Era il nostro comune amico Nosiste?
Esatto. Bevi un goccio, amico.
Come hai fatto a capirlo? Jensen and in cucina. Tu ne vuoi?
Non mi dispiacerebbe.
Jensen si mise a sedere. Bevvero.
Nosiste mi sollecita a confessare e non sa che l'ho gi fatto. T'immagini, confessare qualcosa che puoi non aver fatto?
Nosiste dovrebbe tornarsene nel New England o da dove diavolo viene
lui.
E naturalmente mi sollecita a non lasciarmi sfuggire Ina. Ricadde disteso nel letto. Come se il suo consiglio potesse influenzarmi in una cosa
del genere.
un tipetto curioso. 'Che ometto curioso sei,' disse Bosie al Marchese. E Jensen si mise a ridere, con improvvisa allegria.
Sorrise, anche lui allegro. Andr al Reine verso le sette a vedere cosa fa
Ina.
Io non ho mai visto nessuno cos intrigante. Forse Ina non lo , ma vedo che tu dipendi da come la pensa lei. Sai cosa farei all'uomo che mi ha
rubato Hasso? Non so dirlo a parole quello che farei ma lo farei lentamente, e me ne fotterei di quello che gli altri penserebbero di ci che ho fatto.
Jensen gli dava conforto. Non si tratta soltanto di Ina e Nosiste. Credo
di star attraversando la stessa crisi nel mio romanzo. Succede. Aveva raccontato di Dennison al danese.
Oh, s, succede. Ti dispiace se prendo un altro goccio? O un litro?
24
Alle sette and da Ina. Aveva dormito un paio d'ore, aveva fatto una
nuotata e aveva scritto tre pagine, tutto ci nel tentativo di far sembrare
anche quello un giorno come tutti gli altri. Per si sentiva strano e quanto a
ci che avrebbe fatto di fronte agli eventuali atteggiamenti di Ina non era

giunto a nessuna conclusione. Quella novit della chiesa lo seccava in maniera indefinibile. Fino a che punto era ritornata alla chiesa? E non era
tanto la situazione del momento quella a cui pensava quanto quelle future,
in cui Ina avrebbe potuto assumere un atteggiamento al quale lui avrebbe
potuto non adeguarsi, in cui sarebbe potuta partire per tangenti rispetto alle
quali lui si sarebbe sentito come appartenente a un altro mondo, cosa plausibilissima, dopotutto.
Chiam la sua stanza e la sent di buon umore; gli disse che sarebbe scesa entro dieci minuti. Sed su un divano dell'atrio e prese a sfogliare un
giornale.
Quando venne gi, Ina indossava un vestito rosa pallido. In mano aveva
un fazzoletto di chiffon bianco.
Stai benissimo.
Il fazzoletto per l'eventualit che facciamo una passeggiata. La brezza.
Ti aspetti qualche brezza? Il profumo di lei, come al solito, gli piaceva: molto pi stuzzicante del gelsomino. Vuoi andare in un posto ben
preciso oppure ti affidi a me?
Ha chiamato Francis per invitarci a bere qualcosa. Ti secca?
No. Montarono in macchina. Che notizie di Joey?
Niente di particolare. Dipinge. Louise va a trovarlo quasi ogni giorno.
Abita vicino? Ho dimenticato.
La macchina frusciava sul viale sabbioso e quasi immerso nel silenzio
verso la curva che portava al bungalow di Adams. La luce sulla veranda
era accesa e Nosiste fu sulla porta prima che avessero il tempo di bussare.
Benvenuti! Proporrei di restare sulla veranda, ma in casa si sta pi freschi. Gi! Entrare per credere.
La veranda affacciava sul golfo e aveva una dondolo, un tavolo e delle
sedie. C'erano delle tartine al formaggio olive nere sul tavolo a mosaico
del soggiorno.
Lui sper che Adams non s'accodasse a loro per la cena. Poi pens che
forse sarebbe stato meglio se invece si fosse accodato. Come mai Ina era
cos allegra? Non riusciva a spiegarselo. Aveva forse rinunciato definitivamente a lui? Aveva capito e aveva deciso di dirglielo? Qualunque cosa lei avesse detto quella sera, pens, lui le avrebbe chiesto una sola cosa, a
proposito di John Castlewood: gli aveva voluto bene, o lo aveva amato,
soltanto per ricambiare il suo amore? Lei aveva scritto che la dichiarazione
di John le era giunta come una sorpresa. Intanto lui pi di una volta aveva

avuto l'impressione che le donne s'innamorino di chi s'innamora di loro, di


uomini che altrimenti non degnerebbero d'uno sguardo.
Adams stava intanto riversando su Ina tutta la sua erudizione in fatto di
cultura araba, e non ne aveva poca. Per esempio, a quanto pareva i maomettani s'aspettano che il loro messia rinasca una seconda volta e tramite
un uomo, da qui i pantaloni a sacco che portano nell'attesa. Poi parl dei
profughi arabi sulla sponda occidentale del Giordano. Incredibile la quantit di rottami prodotti da una guerra durata appena sei giorni.
Spero che tu abbia chiesto all'ufficio un prolungamento della vacanza,
Ina, disse Adams, riempiendole una seconda volta il bicchiere dallo shaker d'argento. Aveva offerto loro un daiquiri (Il cocktail preferito di Jack
Kennedy) preparato prima del loro arrivo e tenuto in fresco nel frigorifero.
S, ho telegrafato oggi. Sono sicura che mi daranno un'altra settimana
perch ho promesso di ritornare immediatamente se salta fuori qualcosa
d'urgente.
Il sorriso di Nosiste abbracci anche lui Ingham. Raggiava su entrambi
loro due, sprizzando buona volont. Tu avevi accennato all'eventualit di
andare a Parigi, vero, Howard?
Davvero? S, nel caso avessi finito il romanzo.
E io credo di aver detto che l'avevo pensato, intervenne Ina.
Con Howard? Bene. Io gi lo vedo sulle spine, disse Adams.
Lui intanto si chiedeva chi gli avesse messo in testa quell'idea a Nosiste.
Il quale, mentre la conversazione si trascinava, sbirciava dall'uno all'altro
come se cercasse di capire che cosa avevano deciso, quanto fossero innamorati e felici o magari infelici. Mentre lui avvertiva sempre pi in Ina
un certo distacco. E l, in quel soggiorno, dove gi tante volte era stato a
chiacchierare amichevolmente con Nosiste, cominci a prepararsi a rinunciare - in senso emotivo - a Ina, perch sentiva che lei questo stava per
suggerirgli di fare. Ne avrebbe sofferto molto? E chi ne sarebbe rimasto ferito, il suo io o il suo cuore? Ina lo guard, sorridendo, leggermente divertita, e lui cap che era annoiata, come lui.
Credo di essere a due giorni dalla fine, disse, in risposta a una domanda di Adams sul romanzo.
Allora dovresti concederti una vera vacanza, con un cambiamento di
scena completo. S, Parigi. Perch no? Nosiste s'alzava sulla punta dei
piedi come se avesse davanti la visione di una classica luna di miele, felice
e benedetta, a Parigi.

Dopo il secondo daiquiri se ne andarono. Nosiste non aveva mostrato


nessuna intenzione di unirsi a loro.
una specie di angelo, non trovi? disse Ina. Ti molto legato... Sei
terribilmente taciturno stasera.
Mi dispiace. Credo che sia il caldo. Ho pensato che stasera potremmo
provare l'Htel du Golfe.
Il ristorante dell'Htel du Golfe - lui era andato a chiedere tante volte di
lettere mai arrivate, lettere di John e di Ina - era quasi completo e tuttavia
riuscirono a ottenere un tavolo per due in una buona posizione.
Bene, Ina, hai pi pensato a ci di cui abbiamo parlato oggi?
Certo che ci ho pensato. S. Capisco che le cose qui sono diverse e forse io ne ho fatto troppo un caso... In verit, non era mia intenzione dirti
quello che dovevi fare.
E invece, in un certo senso, era proprio ci che lui avrebbe desiderato.
Se non di peso a te non lo neppure a me, aggiunse.
Voleva dire che invece doveva esserlo? Accenn una risatina. Allora
non parliamone pi.
Vuoi andare a Parigi? La settimana prossima?
Cap cosa intendeva dire. Lo accettava di nuovo, lo riprendeva con s.
Andare a Parigi e magari tornare a Hammamet? Ma sapeva che lei non intendeva questo. Vuoi dire, per poi proseguire per New York?
S. Era calma, molto sicura di s. A un tratto sorrise anche. Non ti
vedo far salti dalla gioia.
Stavo pensando di finire il libro prima di andare da qualsiasi parte.
Ma non gi finito?
Lo era, e lo aveva anche detto, ma lui davvero voleva finire il libro l,
nella inverosimile stanza nella quale abitava ormai, con Jensen e i suoi
quadri al piano di sopra. Non andare a Parigi non significava necessariamente perdere Ina. Se potessi restare qui, se tu resistessi, al caldo voglio
dire, finirei in meno di una settimana.
Lei rise di nuovo, ma il suo sguardo era dolce. Non credo che finirai in
una settimana. Per puoi non desiderare di andare a Parigi.
E tu preferisci Parigi a qui. Capisco.
Quanto tempo esattamente ti vuoi fermare qui, caro?
Il cameriere gli stava mostrando un vassoio con sopra due pesci bianchi,
non cotti. Pur non intendendosene di pesci, lui approv con un cenno del
capo. Ina forse non aveva visto niente: stava guardando lui, infatti.
Mi piacerebbe restare finch ho finito, mi piacerebbe davvero.

D'accordo. Rimani, allora.


Un silenzio imbarazzato.
Quindi ci vediamo a New York, disse lui. Non sar tra molto.
No.
Capiva che avrebbe potuto dire, e capiva che lei s'aspettava che lui lo dicesse, qualcosa di pi affettuoso. All'improvviso non seppe pi che cosa
effettivamente provava. E capiva che lo lasciava trapelare anche, con tutto
il proprio essere. Avrebbe riparato dopo, si disse. Un brutto momento, ma
dur poco. Quei suoi incerti sentimenti diedero luogo a un senso di colpa,
a un vago imbarazzo. Pens al giorno in cui, l nel bungalow del Reine,
aveva provato un desiderio improvviso di Henry James e concluso che non
ce l'avrebbe fatta a superare il resto del giorno e della sera se non avesse
letto qualche sua pagina, e cos era montato in macchina e era andato fino
a Tunisi, dove aveva comprato l'unico volume che era riuscito a trovare,
un'edizione della Modern Library di The Turn of the Screw e di The Lesson
of the Master. Avrebbe voluto parlarne a Ina, ma cosa c'entrava con quella
sera, con quel momento?
Dopo cena presero un brandy. La serata, apparentemente, and meglio.
Non ci furono altri momenti difficili. Ma dentro di s lui continu a sentirsi infelice. Ogni tanto gli passava per la mente qualcuno dei luoghi comuni
di Nosiste e, contemporaneamente, il ricordo piacevole delle volte che era
stato a letto con Ina. Si immagin sposato a Ina, a vivere in un comodo appartamento di New York, in grado di permettersi una cameriera che rendesse a entrambi la vita pi facile, a ricevere gente interessante (lui e Ina in
genere tendevano a apprezzare la stessa gente) e a avere magari un figlio,
se non due. Era sicuro che Ina avrebbe voluto un figlio. Immagin il proprio lavoro che migliorava e s'avvantaggiava di quell'atmosfera. Perch
non cogliere a volo l'occasione, dunque?
Ma quella notte non era in grado di cogliere proprio niente.
Per torn con lei alla camera d'albergo. Glielo chiese lei e lui accett.
Erano le tre quando torn a casa. Avrebbe voluto mettersi a pensare un
po' e invece s'addorment quasi immediatamente. Come al solito, a letto si
erano stancati molto e piacevolmente, lui e Ina.
Si svegli che era ancora buio, quasi di colpo. Gli era sembrato di aver
sentito qualcosa alla porta di strada ma quando tese l'orecchio non sent
niente. Accese un fiammifero e guard l'ora: le quattro e diciassette. Rimase sdraiato, teso, all'erta. Fino a che punto amava Ina? E se lui si tirava
indietro adesso il suo era un comportamento meschino? D'altro canto, e era

innegabile, c'era anche stato John Castlewood, entrato in scena dopo di lui
quando, presumibilmente, Ina sapeva benissimo che si sarebbero sposati.
Quella sera, l nella stanza dell'albergo, le aveva chiesto di John. Le aveva
chiesto fino a che punto lo aveva amato. Ma era riuscito a cavarle soltanto
l'affermazione che lei aveva creduto o immaginato che potesse essere un'avventura e basta. John Castlewood invece l'aveva amata moltissimo, eccetera eccetera, e magari era vero. Quella risposta, per, ora gli sembrava
un po' vaga, e comunque non aveva contenuto una sola definita frase rassicurante. Ma poich la sua mente schivava quel problema si mise a pensare
alla pazza situazione in cui si trovava e si chiese com'era arrivato a quel
punto. L'incarico affidatogli da Castlewood, naturalmente. Poi pens a Nosiste e a quelle sue incredibili trasmissioni, e al fatto che venisse anche pagato. Una volta, l da lui, aveva visto nel cestino della carta straccia una
busta con francobollo svizzero. Nosiste gli aveva detto che veniva pagato
attraverso la Svizzera. Il nome e l'indirizzo di una banca, ovviamente, non
gli avevano offerto nessuna indicazione su chi fosse l'effettivo pagatore.
Possibile, si chiese, che il fatto di aver incontrato un russo disposto a pagarlo per quelle trasmissioni fosse tutta un'invenzione di Nosiste? Non fingeva magari con se stesso, al punto di credere lui per primo che una certa
rendita che gli veniva, mettiamo, dalla Svizzera fosse invece il compenso
per quelle sue trasmissioni? Cosa era possibile e cosa non lo era? I mesi da
lui trascorsi in Tunisia avevano reso quella distinzione confusa. E la confusione, o l'inversione delle cose, coinvolgeva ora anche Ina. Decise che
non era giusto che si sposassero, il che equivaleva a dire che lui non l'amava abbastanza e che magari neppure lei lo amava abbastanza, che lei non
era del tutto adatta, per quel che la cosa poteva significare, e che magari
per lui non esisteva niente di adatto. Ma questa impressione non poteva essere dovuta a uno strano potere della Tunisia di distorcere tutto, come uno
specchio ondulato o una lente che inverta l'immagine, oppure era un'impressione giusta?
Accese una sigaretta.
E Jensen? Jensen aveva un carattere, un passato, una storia, che lui non
conosceva e che eventualmente sarebbe riuscito ad apprendere solo in parte. Lo conosceva insomma soltanto quel tanto da averlo in grande simpatia. (Si ricord cos di una sera in cui era andato al caff chiamato Les Arcades e per poco non s'era portato a casa un giovane arabo. Il ragazzo stava
seduto al suo stesso tavolo e lui gli aveva offerto un paio di birre. Era, ricordava, sessualmente eccitato quella sera e si sentiva solo e l'unica cosa

che lo aveva trattenuto era stata l'insicurezza, o l'ignoranza, su ci che avrebbe dovuto fare una volta a letto con il ragazzo, e cos non era voluto
passare per sciocco. Non proprio, dunque, una ragione morale per quella
sua castit.) Era circondato da un mare di arabi che rimanevano sempre un
mistero per lui, con l'eventuale eccezione di Mokta e dell'allegro Melik, un
tipo gioviale che forse non era anche un imbroglione.
Si rese conto che doveva prendere una decisione riguardo a Ina e comunicargliela, preferibilmente prima che partisse per Parigi, cosa che lei intendeva fare entro cinque giorni o anche meno. Ma non sarebbe stato da
stupido rompere con Ina? Se lo faceva, nel giro di poco tempo lei si sarebbe sposata qualcun altro. E lui se ne sarebbe pentito. O quella era una maniera disgraziata di ragionare? Aveva la sgradevole, orribile impressione
che nei mesi passati l il suo carattere e i suoi principi fossero crollati, o
scomparsi. Chi era lui? Probabilmente uno dotato di una serie di atteggiamenti sui quali era basata la sua condotta. E quegli atteggiamenti formavano il suo carattere. Invece ora s'accorgeva di non riuscire, per quanti sforzi
facesse, a immaginare un solo principio che improntasse o avesse improntato la sua vita. A questo punto, andare a letto con Ina non era una forma di
inganno? Eppure lui non ne provava il minimo disagio. Non poteva, dunque, tutta la sua vita passata essere un solo e continuo esempio di falsit?
O falsit era tutto quello che stava succedendogli adesso? All'improvviso
cominci a sudare ma gli manc l'iniziativa di alzarsi e andare sulla terrazza a versarsi addosso un secchio d'acqua.
Sent una specie di fruscio, un uggiolio, gi davanti alla porta di strada.
Jensen doveva aver messo fuori la spazzatura. Di solito attirava i gatti.
Quella specie di fruscio continu e alla fine la rabbia lo spinse a alzarsi.
Accese la luce e prese la torcia elettrica. Scese i quattro gradini, teso, pronto a inveire contro il gatto che probabilmente stava cercando di tirar via
una scatola di sardine incastrata sotto la porta.
Il cane lo guard e accenn un ringhio.
Hasso! Hasso, sei tu?
Era lui. Aveva un aspetto orribile ma era Hasso, e si ricordava di lui:
quel tanto sufficiente, si rese conto, per non attaccarlo.
Anders! chiam, con voce fessa. Anders! C' Hasso!
Il cane s'arrampic su per i gradini verso le stanze di Jensen. Zoppicava.
Cosa? Jensen si sporse dalla finestra.
Lui fu preso da una risata isterica. Sull'ultimo gradino, Jensen s'inginocchi e abbracci il cane mentre lui, senza alcuna ragione al mondo, accen-

deva tutte le luci, compresa quella sulla terrazza. Vers del latte in scatola
in una ciotola e v'aggiunse dell'acqua nel caso il latte fosse troppo ricco, e
la port di sopra.
Jensen stava inginocchiato a terra e esaminava il cane. Vand!
Cosa?
Acqua!
And al rubinetto a prenderla. Ho delle sardine. E anche dei wurstel.
Guardalo! Ma sopravviver. Non ci sono ossa rotte. E questa fu l'ultima cosa di ci che, per un bel po', Jensen disse di comprensibile per lui.
Il resto fu in danese.
Il cane bevve dell'acqua, mangi voracemente alcune sardine poi di colpo abbandon il piatto. Era troppo affamato per mangiar tutto in una volta.
Intorno al collo aveva un vecchio collare marrone al quale era legata una
catena e lui si chiese come avesse fatto la bestia a spezzare o strappare coi
denti la catena, ma gli anelli finali erano cos consumati e piatti da non offrire nessun indizio. Il cane doveva aver percorso chilometri.
Non ha nessuna ferita. Non un miracolo?
S, disse il danese. Eccetto questa cicatrice. Sul davanti di una delle
orecchie della bestia c'era una piccola chiazza senza peli. Secondo Jensen,
dovevano averlo stordito prima di portarlo via o mettergli il collare. Il danese studi i denti del cane e poi le zampe, che erano coperte di croste e
insanguinate. Certe brutte chiazze del manto erano dovute solo a fango e
grasso.
Lui scese gi a prendere dello scotch in casa sua e port su il resto del
latte in scatola. Jensen aveva riscaldato dell'acqua e stava lavando le zampe di Hasso.
Rimasero a parlare a lungo, finch arriv l'alba. Il cane si distese su una
coperta che il padrone gli aveva steso a terra e s'addorment.
Era troppo stanco persino per sorridere, hai notato? osserv lui.
E cos, tra varie osservazioni di questo genere, prive di senso, il tempo
pass; ma in realt entrambi erano davvero felici. Jensen faceva congetture
su quello che poteva essere successo: qualcuno doveva aver portato il cane
molto lontano, chilometri e chilometri, e doveva averlo tenuto incatenato.
Il cibo dovevano averglielo lanciato da lontano perch il cane non doveva
aver permesso a nessuno di avvicinarsi. Ma, innanzi tutto, come avevano
fatto a prenderlo? Stordito con un colpo? Col cloroformio? Poco probabile.
Lui Ingham trovava invece tutto assurdo, eccetto il ritorno di Hasso, che
era la cosa meno probabile che lui s'aspettava. E sapeva intanto che l'in-

domani, o meglio quel giorno, avrebbe parlato a Ina, le avrebbe detto che
non poteva sposarla. Era la cosa corretta e giusta da fare. Nel giro di tre
giorni, poi, avrebbe finito il libro, su questo non c'erano dubbi. L'annunci
a Jensen, che avrebbe finito il romanzo, ma non fu sicuro che Jensen recepisse. Verso le sette, il whisky li aveva ormai messi in uno stato d'animo di
rilassata felicit. Jensen era decisamente sbronzo. Entrambi se ne andarono
a dormire nei rispettivi letti.
25
Alle undici e venti di quella stessa mattina avanzava sulla spiaggia, con
le scarpe di tela in mano, in direzione del Reine de Hammamet. Il sole
dardeggiava, facendo bianca la sabbia. Questa, sotto i piedi, era sopportabile solo se procedeva a passo svelto. Il cielo, senza una nuvola, era d'un
azzurro lucente e intenso, come le persiane e le porte di Tunisia. Aveva
comprato un pollo e un pezzo di zampa di manzo per Hasso quella mattina.
Su Jensen, i postumi della bevuta, se mai ce n'erano stati, erano stati assorbiti dalla preoccupazione per il benessere del proprio cane. Hasso quella
mattina doveva essersi sentito abbastanza bene, perch aveva sorriso, anche a lui Ingham.
Stava pensando, come al solito senza alcun successo in quel tipo di preparazioni, a quello che avrebbe detto a Ina. L'ora per lui non aveva nessuna
importanza. Sarebbero potute essere benissimo le quattro del mattino. Il
destino! Era sicuro che quella sua decisione di rompere con Ina era un tantino pi importante per lui che per lei. Gi la vedeva incontrare, nel giro di
poche settimane, un altro John Castlewood o qualche sostituto di lui Ingham. N aveva dubbi: sarebbe stato pi facile per lei trovare un uomo di
suo gusto che per lui trovare una donna. Per questo era sicuro di non ferirla
molto.
Poteva anche darsi che non fosse in albergo. Era preparato a sentirsi dire
che Miss Pallant era partita per una qualunque gita in autobus che l'avrebbe tenuta via l'intero giorno.
Miss Pallant non era in albergo ma sulla spiaggia.
Torn allora sulla spiaggia e s'avvi in direzione di Hammamet, perch
era sicuro di non averla superata all'andata.
Riconobbe la sua sdraio con accanto il suo accappatoio e un dattiloscritto rilegato di blu. Socchiudendo gli occhi contro l'abbaglio, si gir verso il
mare e ne scrut la superficie.

Non era possibile, eppure era vero: la fiocina di Nosiste spuntava dall'acqua con la sua punta nera a freccia appena un centinaio di metri al largo, un po' spostata sulla sinistra. Accanto affiorava la cuffia bianca di Ina,
che rideva e ansimava. Infine, dietro la fiocina spunt anche il viso rubicondo di Adams. Naturalmente la fiocina era sgombra. Aveva mai preso
niente quel Nosiste?
Lo videro e agitarono le braccia. Accaldato e asciutto, la pelle della faccia e delle braccia che rosolava a poco a poco, rimase a aspettare che uscissero dall'acqua.
Una calorosa accoglienza da parte di Nosiste. Perch non s'era portato il
costume da bagno?
Perch non sei al lavoro? Ina si asciug il viso con un asciugamano.
Ieri sera Hasso tornato a casa. Il cane di Anders, annunci lui.
Santo cielo. Il cane che aveva perduto? Nosiste quasi non riusciva a
crederci. Gi, Ina. Non te l'ho detto? Il cane di Anders era scomparso...
Quanto tempo fa stato?
Sei settimane, pi o meno, disse lui.
Anche Ina sembrava incredula e contenta per la buona nuova.
Adams li invit al suo bungalow a bere una birra e a prendere un po' di
fresco, ma lui rispose:
Grazie, Francis. Vale per un'altra volta.
Nosiste cap. Cap, comunque, che voleva parlare con Ina.
E cos lui e Ina si avviarono verso l'albergo. Ina si ferm a fare una doccia al semplice rubinetto all'aperto sotto il quale lui aveva visto gli americani che aveva scambiato invece per tedeschi. In silenzio, ripresero la strada per l'albergo. Ancora una volta Ina si tolse il costume nel bagno e ne
usc con un accappatoio a spugna come quello di lui, ma bianco.
So cosa stai per dire, quindi puoi evitare di dirlo, gli disse.
Lui s'era seduto sull'unica grande poltrona. Lei si chin su di lui, con una
mano poggiata sul bracciolo della poltrona, e lo baci prima sulla guancia
poi, brevemente, sulle labbra.
Non posso sposarmi, pens lui. Cosa doveva dire? Grazie?
Vuoi uno scotch, caro?
No, grazie... Ho avuto una strana nottata, disse, balbettando sulle prime. Ero sveglio e ho sentito il cane di Anders che grattava la porta. Solo
che non sapevo che era il cane, cos sono sceso... e quasi non ci credevo:
vedere quella bestia dopo tante settimane. Magrissima, naturalmente. Ha
un brutto aspetto, ma vivo. un miracolo, non trovi?

S. Sei settimane, hai detto? Stava seduta sul letto, di frnte a lui, con
una micidiale aria compunta.
Sei settimane, pi o meno. Non le ho contate.
I loro sguardi si incontrarono per un attimo.
Prov allora l'insano impulso di rovesciarla sul letto e fare l'amore,
prenderla. Oppure, se avesse obbedito a quell'impulso, non ce l'avrebbe
fatta? Mi dispiace di averti fatta venire fin qui.
Non sei stato tu.
Poteva prevedere le prossime battute. Orribile. Vennero, le battute, e alla
fine lui si trov a dire, come aveva pur sperato di non dire: Perch dovrei
cacciarti in una trappola? Immagino che non amo nessuno. Immagino che
non ci riesco.
E lei sent il dovere di replicare: Be', hai il tuo lavoro. Gli scrittori considerano tanti lati delle cose che finiscono col non scegliere niente. Non te
ne faccio una colpa. Capisco.
Quante volte se l'era sentito dire negli anni che avevano preceduto Lotte? Le ragazze sapevano ben poco. Una cosa per era vera, erano gelose
del suo lavoro. Non questo, disse, e si sent stupido.
Che vuol dire, non questo?
Eppure, pens lui, avrebbe dovuto sgombrare la strada di ogni intoppo,
lei con la sua intelligenza pi vivida. Non seppe cosa dire. Invece, gliene
faceva una colpa, e come; e sarebbe stato molto meglio se si fosse arrabbiata. Non sufficiente per giustificare un matrimonio, disse.
Oh, questo evidente. La mano di lei si mosse in un gesto tronco,
senza scopo n speranza.
Lui distolse lo sguardo da quella mano. Sono sicuro che non ti sar difficile incontrare qualcun altro. Magari prima ancora di lasciare la Tunisia.
Lei scoppi a ridere. Nosiste? Poi si alz e and a versare due scotch.
Come riuscirai a. finire il romanzo se non dormi?
Lo finir.
Sarebbe partita per Parigi entro due giorni, probabilmente l'indomani, e
lui pens che sarebbe andata via l'indomani. Aveva ricevuto un telegramma dall'ufficio, le dicevano che poteva prendersi un'altra settimana. E naturalmente l faceva troppo caldo. Lo scotch quasi lo stord ma non ci bad,
ne fu contento anzi.
Ceniamo tutti insieme stasera? Tu, io e Anders? E magari Nosiste?
Proprio non me la sento. Se non ti dispiace. C'erano lacrime nei suoi
occhi.

Cap di aver detto la cosa sbagliata, e che certo non avrebbe migliorato
le cose proponendole di cenare loro due soli. Si alz. L'unico piacere che
poteva farle era di andarsene. Cara, ti chiamo domani per sapere quando
parti.
Non ho detto che parto domani.
S'era alzata e stava, scalza, nell'accappatoio bianco. Gli venne voglia di
abbracciarla ma ebbe paura d'essere respinto. Ti chiamo in ogni caso.
And alla porta. Ciao, Ina.
Richiuse la porta e non pens a niente finch non fu di nuovo sulla
spiaggia, dove si tolse le scarpe di tela. Adesso la sabbia rovente lo fece
correre veloce verso l'acqua. V'immerse i piedi, bagnandosi l'estremit dei
pantaloni di tela. Li arrotol e s'avvi verso Hammamet, sguazzando nell'acqua fino alle caviglie. Era pi che sicuro che Ina avrebbe visto Nosiste
quella sera. Quel finfero avrebbe espresso rammarico e disapprovazione.
Quando fu a casa si sent pi calmo. Prepar del caff e lo bevve a piccoli sorsi mentre rassettava. Di sopra Jensen non faceva rumore. Magari
stavano dormendo, lui il cane. Poi, con una seconda tazza di caff, si mise al lavoro. Ma prima che riuscisse a radunare qualche idea a proposito
del capitolo in corso il pensiero gli vol a Lotte. Questa volta il fremito
della perdita o magari del desiderio, se non addirittura dell'amore, fu pi
profondo. Prov l'impulso di scriverle immediatamente (l'unico indirizzo
che conosceva era il loro, vecchio, ma la lettera sarebbe stata inoltrata), per
chiederle cme stava e se le sarebbe piaciuto rivederlo qualche volta a
New York, per un aperitivo o una cena, se mai fosse venuta a New York.
Era felice, infelice? Le andava di rivederlo? Non avevano molti amici in
comune. Jn realt, a New York non conosceva nessuno a cui chiedere notizie di lei. Stava in California da oltre un anno ormai. Si rese conto che la
voleva di nuovo, ancora, cos com'era. Lotte aveva quella incredibile qualit - non virt, non capacit - di non poter mai sbagliare. Agli occhi di lui,
s'intende. Di sbagli ne aveva fatti, certo, a volte si era comportata da egoista, e tuttavia lui non gliel'aveva mai rinfacciato, non se n'era mai risentito,
non l'aveva mai giudicata una colpa. Era amore questo, si chiese ora, o
semplicemente follia? Decise, pur essendo una decisione fastidiosa, di non
scriverle.
Altri cinque minuti di giri intorno alla stanza, un'altra sigaretta, dopodich si mise a sedere e al lavoro. Dennison era uscito di prigione. Aveva
scontato una pena di sette anni, condensati in cinque pagine di intensa prosa di cui c'era da andar fieri. Sua moglie, come sempre, anche questa volta

gli era rimasta fedele. Ormai Dennison aveva quarantacinque anni. La prigione non l'aveva cambiato. Il capo sempre eretto, niente affatto stravolto,
solo un tantino confuso dai sistemi di un mondo che non era il suo. Avrebbe trovato lavoro in un'altra societ, d'assicurazioni questa volta, e avrebbe
ricominciato gli stessi traffici finanziari. Le miserie degli altri gli erano intollerabili, visto che bastava un po' di denaro per eliminarle. Sudando, senza camicia, con quei bianchi calzoni di tela appiccicati addosso, per le
quattro e mezzo aveva scritto cinque pagine. S'alz dalla scrivania e si lasci cadere sul letto. Bench tenesse tutto aperto, l'aria nella stanza era
immobile e satura di calore. Pochi attimi e s'addorment.
Si svegli con quell'ormai familiare annebbiamento d'idee che prendeva
sempre una quindicina di secondi a disperdersi. Dove si trovava? Cosa stava o non stava succedendo? Che ora era? Che giorno della settimana? Doveva fare qualcosa? Hasso era tornato. Con Ina aveva parlato. S'era tolto
finalmente l'incubo del discorso da farle o se l'era tolto lei. Ancora un altro
giorno di lavoro, forse uno e mezzo, e avrebbe finito Apprensione.
Si spogli, and sul terrazzo e si vers addosso un secchio d'acqua. Poi
infil un paio di calzoni corti e mise quelli lunghi di tela bagnati di sudore
in un secchio che riemp d'acqua al lavello. Quindi and su a vedere Jensen.
Lo trov che stava lavorando, con i capelli biondi scuriti dal sudore. Era
in mutande di cotone. Il cane dormiva a terra. Posso invitarti a cena chez
moi?
Avec plaisir, m'sieur. J'accepte! Jensen sembrava sfinito dalla stanchezza ma soddisfatto. Stava lavorando al quadro dell'arabo con i due
grandi sandali in primo piano. Sul pavimento, accanto a Hasso, c'era un
vasetto di vaselina.
Hai scritto alla tua famiglia del... Indic Hasso.
Ho telegrafato. Gli ho detto che sar a casa tra una settimana.
Davvero? Bene, mi giunge nuovo. Quando il cane respirava si vedevano le costole alzarsi e abbassarsi sotto il manto nero e gonfio.
Non voglio che gli succeda pi niente. I Choudis sono stati molto gentili stamattina. Credo che fossero contenti quanto me.
I Choudis erano gli arabi della porta accanto.
Il viso del danese esprimeva una felicit semplice e angelica.
Ti verr un collasso con questo caldo, gli bisbigli lui. Non vuoi
dormire un po'?
Tutt'intorno l'intera citt sembrava addormentata. Dalle finestre non

giungeva un suono, solo il sole, denso di caldo e di luce.


Forse. Porto del vino e del ghiaccio?
Non portare niente. Se ne and.
And a fare la spesa, pensando che forse era troppo presto perch il macellaio fosse aperto, ma voleva comprare parecchia roba e probabilmente
avrebbe dovuto fare due viaggi. La figlia di dieci anni dei Choudis stava
seduta sulla soglia della porta aperta, intenta a disporre sul gradino dei sassi rotondi. Gli sorrise con occhi vispi e gli disse qualcosa che lui non cap.
Le rispose in francese, anche lui sorridendo. Gli era parso che avesse
detto Hasso ma pronunciata da lei anche quella parola risultava diversa.
Il faccino della ragazza era cordiale e accaldato. Tir oltre. All'improvviso,
si sentiva disposto in maniera diversa verso la famiglia accanto, sentiva
che erano amici sia suoi che di Jensen, non solo una famiglia che abitava l
accanto e basta. Si ricord di aver vagamente sospettato che avessero avuto a che fare con la scomparsa di Hasso.
La cena di quella sera non sarebbe potuta essere migliore, considerate le
risorse del posto. Era andato sino alla piccola drogheria del Reine. C'erano
salame, uova bollite e affettate, lingua d'agnello, prosciutto e roast beef
freddi, insalata di patate, formaggio e fichi freschi. Jensen aveva portato
una bottiglia di boukhah e naturalmente c'erano scotch e vino bianco freddo. Hasso partecip anche lui, mangiando i pezzetti di carne che gli porgevano da tavola.
Di solito non gli do niente, ma stasera un'occasione speciale, spieg
Jensen.
Tollera tutto?
S, spieg il danese, che aveva ancora quell'aria felice. Forse era troppo
felice persino per dormire. E Ina? Come sta?
Bene. Credo che stia con Nosiste stasera.
Hai detto che forse restava un'altra settimana.
No, credo che se ne andr a Parigi. Forse dopodomani.
Anche tu?
No. Lo disse in maniera un po' imbarazzata. Le ho detto che non
penso che dovremmo sposarci. Sono sicuro che non la fine della sua vita.
Jensen parve sorpreso, o forse non aveva niente da dire. Voglio sperare
che l'arabo morto non c'entri.
No. S'abbandon a una risatina. Avrebbe voluto menzionare Lotte, dire che ne era ancora innamorato, ma tanto per cominciare non era sicuro

che fosse vero. Non era affatto sicuro che Lotte fosse il motivo per cui aveva deciso di non sposare Ina. La faccenda di Castlewood lo aveva scosso
pi di quanto si fosse reso conto quando l'aveva appresa. C' mai stato
qualcuno nella tua vita, chiese, che ha rappresentato il grande amore?
Tanto che tutti gli altri non potranno essere mai all'altezza.
Oh, s. Jensen s'allung nella sedia e guard il soffitto.
Un ragazzo, naturalmente. Ma sentiva che Jensen aveva capito perfettamente ci che lui intendeva dire. strano... Cio, hai la sensazione che
quelli non possono mai sbagliare, qualunque cosa facciano. Che non puoi
mai lamentarti di loro.
Jensen si mise a ridere. Pu darsi, se non ci vivi insieme. Io non ho mai
vissuto col mio amore. Non sono mai andato a letto con lui. L'ho amato e
basta, per due anni... be', per sempre. Ma per due anni non sono andato a
letto con nessun altro.
Lui per intendeva dire: anche quando vivi con qualcuno. Come lui con
Lotte. Ma lasci andare. Cap che quando sarebbe partito, Jensen gli sarebbe mancato maledettamente.
26
Il giorno dopo accompagn Ina all'aeroporto. Partiva col volo delle
14,30 per Parigi. Nosiste and con loro nella Peugeot. Lui le aveva telefonato poco prima delle undici dal ristorante di Melik e lei gli aveva detto
della propria decisione.
Stavo appunto per mandarti un fattorino o qualcosa del genere. Sembrava abbastanza allegra.
Non sapeva se crederle o no, sapeva per che lei aveva il suo indirizzo.
Ti accompagno con la macchina. Possiamo fare colazione all'aeroporto.
Francis vuole accompagnarmi lui.
Digli allora che andiamo con la mia macchina. Era un po' seccato dell'onnipresenza di Nosiste. Sar l tra mezz'ora.
Era andato a casa a cambiarsi e era ripartito quasi immediatamente. Ina
non ne aveva voluto sapere di restare un altro giorno ancora. Lui Ingham
sapeva di quel volo delle 14,30: era quotidiano.
Ina era gi nell'atrio, e stava pagando il conto. Poi, attraverso le vetrate,
lui vide la Cadillac di Adams arrivare davanti all'albergo. L'americano aveva un mazzetto di fiori.
E cos ti perdi una vacanza a Parigi in una deliziosa compagnia, disse

Nosiste con quel suo sorriso da scoiattolo, ma lui sapeva che Ina gli aveva
detto che non si sarebbero pi sposati.
Nonostante le proteste di Nosiste, insist perch prendessero la sua macchina e cos vi montarono. Seguirono le solite osservazioni di Nosiste sul
paesaggio.
Ina disse: Appena arrivo vado a controllare a casa tua. Stava seduta
davanti con lui.
Non c' fretta... Del resto, forse rientrer anch'io tra dieci giorni.
Lei accenn una risata. Quante volte l'hai detto?
Fecero colazione nell'indefinibile ristorante dell'aeroporto. Il servizio era
all'altezza del locale, ma avevano tempo. Ancora una volta, il frastuono
della radio rese incomprensibili gli annunci delle partenze e degli arrivi.
Ina si sforzava (come del resto lui Inghm) ma lo stesso il suo viso tradiva
una certa tristezza e delusione, penose per lui. In effetti, le voleva davvero
bene! Sper che, una volta partita, non piangesse durante tutto il volo.
Conosci qualcuno a Parigi? chiese Nosiste.
No. Ma si finisce sempre con l'incontrare qualcuno... Oh, non importa.
Mi piace vagabondare per la citt.
Due e dieci. Era ora di avviarsi all'imbarco. Lui pag il conto. All'uscita,
un bacio: anche Nosiste s'ebbe uno schiocco sulla guancia e lui un secondo
bacio, rapido, senza trasporto. Dopodich Ina si volt e si allontan.
Lui e Adams ritornarono alla macchina in silenzio. Lui si sentiva triste,
depresso, un tantino impaziente, come se avesse la coscienza di aver fatto
uno sbaglio, pur sapendo di non averlo fatto.
Be', qualcosa non ha funzionato, immagino, osserv Nosiste.
Lui strinse dapprima i denti, poi subito dopo disse: Abbiamo deciso di
non sposarci, tutto qui. Non significa che abbiamo litigato.
Oh, no.
Questo gli chiuse la bocca, a Adams, almeno per un po'.
Alla fine lui disse: So che le ha fatto piacere conoscerti. Sei stato molto
gentile con lei.
Nosiste annu, continuando a guardar dritto davanti a s, oltre il parabrezza. Sei uno strano tipo, Howard. Lasciare andar via una ragazza meravigliosa come quella.
Forse.
Non c' qualcun'altra nella tua vita, vero? Non lo dico per ficcare il naso.
No, non c'.

Alle quattro era gi a casa. Aveva voglia di lavorare ma gli ci volle un'ora per sedersi al tavolo. Pensava a Ina.
Quel giorno scrisse solo due pagine. Ancora un altro giorno e il libro sarebbe finito, ne era convinto. Come sempre verso la fine di un libro, si sentiva stanco e piuttosto depresso, e si chiedeva se quel suo stato d'animo
non fosse simile alla depressione che segue il parto. Oppure era dovuta a
qualche dubbio che il libro non fosse buono come lui credeva che fosse?
Ma aveva avuto la stessa depressione anche dopo aver finito libri di cui era
certo che fossero pi che buoni, come Il gioco del Se per esempio.
Il giorno dopo gli occorsero tre faticose ore per scrivere le quattro pagine con cui complet il libro. Subito dopo and di sopra a dire a Jensen che
aveva finito il libro.
Urr. Ma perch quella faccia triste? Jensen rise. Stava pulendo i pennelli con uno straccio sporco.
Ce l'ho sempre. Non badarci. Andiamo da Melik.
Si ripresero dopo alcuni aperitivi insieme con Jensen. Il danese era andato in un albergo quel pomeriggio e aveva prenotato il volo per Copenhagen
del venerd successivo, di l a quattro giorni. A quella notizia lui si sent
assurdamente perduto.
Ma... non dovresti assicurarti che le tele siano bene asciutte?
S. Non dipinger pi altro. Disegner un po'. La faccia di Jensen, sorridente, contrastava con la sua.
Vers altro scotch e acqua nel bicchiere del danese.
Vieni via con me, Howard, disse a un tratto Jensen. Perch no? Avverto la mia famiglia che arrivo con un amico. Gli ho gi parlato di te. Ti
fermi qualche settimana. Anche di pi. Abbiamo una casa grande. Si
sporse verso di lui. Perch no, Howard?
Era esattamente quello che lui avrebbe voluto fare, andarsene con Jensen, visitare il nord, tuffarsi in un mondo completamente diverso da quello
arabo. Dici sul serio?
Eppure non c'erano dubbi che Jensen avesse parlato sul serio.
Ti mostro Copenhagen. La mia famiglia abita a Hellerup, dalle parti di
Ruvangs Alle. Hellerup una specie di sobborgo, ma non esattamente.
Conoscerai mia sorella Ingrid... magari anche mia zia Mathilde. Jensen si
mise a ridere. Ma soprattutto ce ne andremo in giro per la citt. Una
quantit di ottimi snack bars, amici da vedere... e fa fresco, anche adesso.
Lui aveva voglia, una voglia disperata di andare, ma sentiva che significava rimandare quel che doveva fare, e cio tornare a New York e rico-

minciare la propria vita. Copenhagen sarebbe equivalsa a un Natale celebrato per cinque giorni di fila. E lui questo proprio non lo voleva.
Cosa c'? chiese Jensen.
Mi piacerebbe moltissimo, ma non posso, non devo. Non adesso. Grazie, Anders.
Sei malinconico stasera. Spiegami perch non puoi venire ma, bada,
dev'essere un buon motivo.
Credo d'essere un po' sfasato. Venire sarebbe segno di debolezza. difficile spiegare. No, meglio che ritorni sulla mia strada. Per posso venire
a trovarti una volta o l'altra, se ci sarai.
Jensen era chiaramente deluso ma, parve a lui, doveva anche aver capito.
Certo. Ma deve essere presto. Probabilmente a gennaio partir di nuovo.
Cercher di venire presto.
27
Quattro giorni dopo accompagn Jensen all'aeroporto. Andarono al bar
del terminal e bevvero boukhah. Hasso, nella sua gabbia, era gi sull'aereo.
Lui Ingham fece un grosso sforzo per mostrarsi disinvolto, persino allegro.
In realt, ebbe l'impressione di riuscirci ben poco. Jensen era invece chiaramente cos contento di tornare a casa da farlo sentire in colpa per la propria depressione. All'uscita s'abbracciarono come francesi e lui rimase a
guardare la figura alta del danese che s'allontanava, con la grande cartella
sotto il braccio, finch raggiunse la svolta in fondo al corridoio. L giunto,
Jensen si volt e salut con la mano.
And dritto alla biglietteria del terminal e compr un biglietto per New
York per il marted, di l a quattro giorni.
Le stanze vuote di Jensen al piano di sopra gli ricordavano, perversamente, una tomba spogliata. Cerc di non pensarci, di fngere che non esistessero e, soprattutto, di non farsi venire il desiderio di andar su a dare un'occhiata, sia pure per vedere se Jensen non avesse dimenticato qualcosa.
Lo rincuorava unicamente il pensiero che il danese era dopotutto vivissimo
e che, nel giro di qualche mese, se avesse voluto, lo avrebbe rivisto da
qualche parte.
L'altro pensiero rincuorante era naturalmente quello del libro appena finito. Nei giorni che ancora gli restavano da passare l sarebbe stato piacevole fare un lavoro di rifinitura, lavoro che non richiedeva un grande sforzo emotivo. Era soddisfatto del libro, sperava solo che l'editore non lo tro-

vasse noioso dopo Il gioco del Se. Nei confronti del denaro, Dennison aveva un atteggiamento meno primitivo della maggior parte della gente, e lui
sperava di essere riuscito a renderlo ben chiaro. Per lui i soldi erano diventati un fatto impersonale, fondamentalmente poco importante, come un
ombrello che si pu prendere in prestito per ripararsi dalla pioggia, un ombrello restituibile, come quelli offerti in rastrelliere nelle stazioni ferroviarie di certi paesi, di cui aveva spesso sentito parlare. Del resto, le banche
facevano la stessa cosa, solo cavandone interessi e sperando che la festa
non avesse mai fine.
Cominci, poco per volta, a prepararsi per la partenza, bench avesse assurdamente poco da preparare. Non aveva conti in giro. Scrisse al suo agente. Sped le stuoie a Ina e and a parlare all'ufficio postale, dove lasci
una data dopo la quale avrebbero dovuto inoltrargli la posta al suo indirizzo di New York e, soprattutto, una mancia. Chiam Nosiste per informarlo
della notizia e presero appuntamento per cenare insieme la vigilia della
partenza. Accompagnarlo all'aeroporto era inutile e imbarazzante, gli disse, perch doveva restituire la macchina in noleggio a Tunisi.
Ma all'aeroporto poi come ci arrivi? chiese Nosiste. Ti seguo in macchina fino all'autonoleggio.
Non ci fu modo di dissuaderlo.
Ora che non c'era necessit di una routine, perch non stava scrivendo
pi, fin col crearsene una. Una nuotata la mattina, un po' di lavoro, di
nuovo una nuotata, una breve passeggiata prima di pranzo, di nuovo lavoro. Stava dando le ultime occhiate in giro alla citt, al Caf de Paris, sempre e solo uomini, persino il bimbetto di tre anni seduto al tavolo con i bevitori di vino. Strani pensieri gli attraversavano la mente, alcuni dei quali
lo facevano ridere come, per esempio, quello su quanto facile sarebbe stato
noleggiare un arabo per qualche giorno e spacciarlo per lo scomparso Abdullah, cos da soddisfare Ina dimostrandole che non era morto. Ma in sostanza la cosa non avrebbe cambiato per niente i suoi rapporti con Ina, e di
questo se ne rendeva conto.
La mattina prima di partire ci fu posta per lui. Innanzi tutto una cartolina
di Jensen. Diceva:
Caro Howard,
scriver ancora in seguito, intanto abbiti questa. Ti far morire dicendoti
che qui dormo con la coperta. Ti prego, vieni a trovarmi presto. Scrivimi.
Con affetto, Anders.

La cartolina rappresentava un edificio dal tetto verdognolo circondato da


un fossato o canale.
C'era poi una lettera, con una quantit di inoltri, e quando vide la scrittura al centro della busta trattenne il fiato. Era di Lotte. Il timbro postale originale era della California. L'apr.
20 luglio 19..
Caro Howard,
non sono sicura che riceverai questa mia perch conosco solo il nostro
vecchio indirizzo. Come stai? Bene, spero, e felice e in forma per il lavoro.
Forse a quest'ora ti sarai gi risposato (ho sentito dire qualcosa del genere
nel solito brusio di voci), ma se ancora non lo sei sono sicura, conoscendoti, che sarai certamente impegnato, come dicono.
Arrivo a New York il prossimo mese e pensavo che potessimo incontrarci in nome dei vecchi tempi a bere qualcosa insieme. Quello passato
stato un brutto anno quindi non aspettarti di vedere in me il quadro della
felicit. Mio marito rivolgeva il proprio fascino anche a un po' d'altra gente
cos alla fine abbiamo deciso di finirla l. Niente figli, grazie al cielo, sebbene avessi tutte le intenzioni di farne. (Non ci crederai, ma sono cambiata.) Spero di fermarmi a New York per un po'. Anche il sole pu venire a
noia e trovo ormai la California cos piena di bizzarrie che alla fine mi sento al confronto tetragona come gli Smith Brothers. Correva voce qui che tu
fossi andato in Medio Oriente a scrivere una commedia o roba del genere.
Vero? Scrivimi presso Ditson, 121 Bleecker Street, New York City. Non
star l, ma loro m'inoltreranno la posta ovunque io vada. A New York
verso il 12 agosto pi o meno.
Affettuosamente,
Lotte
Quando l'ebbe letta riprese fiato. Il destino! Come se Lotte gli avesse letto nel pensiero. Di pi. Certo lei doveva averne viste pi di lui per indursi
a scrivere quella lettera. Dunque era libera adesso. Cominci a sorridere,
assorto. Il suo primo impulso fu di scriverle che sarebbe stato lietissimo di
vederla, poi si rese conto che sarebbe stato a New York l'indomani sera.
L'avrebbe chiamata da casa: o meglio, avrebbe chiamato i Ditson chiedendo dove si trovava. Non conosceva i Ditson.
Da Melik, quella sera, Nosiste fece commenti sul suo buonumore. In re-

alt, lui si sentiva abbastanza contento e parl parecchio. Si rese conto che
Nosiste dovette attribuire quella sua contentezza a null'altro che alla partenza. Avrebbe anche potuto dirgli di Lotte, ma non volle. E nonostante il
suo apparente buonumore provava una certa compassione per Adams, che
gli metteva un po' di tristezza. Sotto quell'aspetto gioviale sembrava molto
solo e la sua allegria doveva essere falsa come quelle frasi che incideva su
nastro. Per quanto tempo pu sostenerti una finzione del genere? Personalmente, ui aveva la terribile sensazione che un giorno Nosiste sarebbe
scoppiato come un palloncino, sarebbe crollato e crepato, probabilmente
d'infarto. Nei prossimi mesi quanta altra gente sarebbe saltata fuori a tenergli compagnia? Nosiste gli aveva detto che da quando era l aveva incontrato tre o quattro persone che gli erano riuscite simpatiche, ma naturalmente dopo un po' tutte andavano via. Era chiaro che lui si considerava
il solitario guardiano del Nostro Sistema Americano in un desolato avamposto, intento a tenere accesa la luce del faro.
La mattina dopo, all'aeroporto, Nosiste gli strinse forte il braccio. Scrivimi. Non devo certo darti il mio indirizzo. A-ah!
Addio, Francis. Sai, credo che tu qui mi abbia salvato la vita. Forse
dovette risultare un po' troppo esagerato, ma lo pensava davvero.
Sciocchezze, sciocchezze. Nosiste non stava pensando affatto a quello
che lui gli aveva detto. Gli punt contro un dito. Le usanze d'Arabia sono
strane come i suoi profumi. S. Ma tu sei figlio dell'Occidente. Cerca d'esserne cosciente! A-ah! Fa anche rima. Involontaria. Addio, Howard, che
Dio ti benedica!
S'allontan nel corridoio nel quale s'era allontanato Jensen. Ebbe la sensazione d'essere sollevato lentamente in aria, in alto e sempre pi in alto.
Persino la macchina per scrivere che aveva in mano non pesava niente in
quel momento. Non c' niente, pens, niente al mondo di tanto bello quanto il ricadere tra le braccia di una donna che ... probabilmente inadatta a
te. Dentro di s rise. Chi l'aveva detto? Proust? Ma l'aveva davvero detto
qualcuno?
In fondo al corridoio si volt. Nosiste era ancora laggi e lo salutava
freneticamente con la mano. Avendo le mani occupate non pot salutare,
allora grid: Addio, Francis! Ma il fruscio dei sandali, il fracasso delle
radioline e il frastuono degli incomprensibili annunci dei voli, coprirono
quelle parole.
FINE