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Edizioni del tavolo rosso
Edizioni del tavolo rosso

stamperia d’arte albicocco periodico semestrale di NotiZie, cUltUra e storia dell’arte GraFica oriGiNale raccolte iN stamperia

PROVA D

aNNo Xi, NUmero 17 dicembre 2014

giovanni frangi Giardino pubblico, 2013 maniera a zucchero, mm. 900x1250

Dieci anni. È tempo di bilanci, di verifiche. La rivista è cresciuta e si è affermata presso un pubblico di appassionati e studiosi. Lo dicono i numerosi attestati di stima, le presti-

giose e disinteressate collaborazioni, le offerte

di sostegno all’iniziativa, che giungono pun-

tualmente in redazione, in stamperia, ad ogni uscita della rivista, per le quali andiamo dav- vero orgogliosi. L’apporto critico è stato note-

vole, l’impegno filologico, l’indagine icono- grafica, la documentazione storica all’altezza delle migliori aspettative. Lo dicono i numeri, che raccontano in cifre del nostro impegno intellettuale. Si tratta di duecentoottantotto pagine stampate su carta pregiata, con decine

di articoli, saggi e recensioni, di memorie e

documenti, di autori ed opere; con un cor- redo illustrativo sontuoso, composto da cen- tinaia di immagini e fotografie di alta qua- lità, per un prodotto editoriale dove anche la veste grafica e tipografica, curatissime fin nel dettaglio più maniacale, hanno sempre rap- presentato un punto di forza e di orgoglio, un riferimento costante per originalità e intrin- seca bellezza. È stato, il nostro, quello della stamperia Albicocco, quello di Corrado in primis e di Gianluca ora, un lungo e paziente

operare all’interno di contenuti e materiali, di tecniche e linguaggi figurativi, fra i più ete- rogenei e complessi del mondo dell’arte, il tutto coscientemente rivolto a far compren- dere e valorizzare il significato della stampa d’arte, della grafica originale, come manu- fatto di straordinaria importanza culturale,

di eccezionale portata artistica, di sorpren-

dente valenza estetica. Dopo dieci anni, siamo ancora autonomi e ci sentiamo liberi da vin-

coli economici, ideologici e culturali e questo grazie alla munificenza, alla lungimiranza e

ai sacrifici di Corrado Albicocco, per tutti un

esempio di passione e abnegazione nei con- fronti di quel demone che possiede chi ama l’arte della grafica incisa e della stampa. Ci sentiamo liberi e con la coscienza a posto nei confronti dell’esegesi critica e storica, per- ché abbiamo sempre dato voce al libero pen- siero, contro ogni eventuale e sempre latente partigianeria; contro le posizioni consolidate e sempre a favore di una conoscenza obiet- tiva e veritiera. Per ottenere tutto questo ci siamo avvalsi della collaborazione dei migliori storici e critici di settore, di autorevoli stu- diosi e collezionisti, di cui abbiamo pubbli- cato saggi inediti ed opinioni, aprendo una

In questo numero:

Roberto Budassi

Editoriale

Roberto Budassi Segni, sogni e passioni

Vinicio Cacaci Per una breve, ma veridica storia dell’incisione moderna

Roberto Budassi Segni, sogni e passioni Vinicio Cacaci Per una breve, ma veridica storia dell’incisione moderna

palestra di dialogo e confronto. Un esempio lo è anche questo numero del decennale, che offre al suo interno largo spazio ad una sto- ria dell’arte grafica moderna, scritta da uno dei maggiori collezionisti italiani del genere; un modo diverso, per certi versi intrigante e originale, di rileggere quella storia passando attraverso lo sguardo e gli occhi di un suo “appassionato” cultore. Un percorso iniziato all’ArteFiera di Bologna, con tanto entusiasmo, con notevoli aspetta- tive, qualche dubbio e l’incertezza derivante dall’inesperienza, dal contesto socio culturale, dall’ambito artistico in cui si andava ad ope- rare, sempre assai sensibile per quanto riot- toso alle novità non istituzionali. Si era nel “lontano” gennaio del 2004. Nel frattempo è arrivata - ed ancora morde - la crisi econo- mica e più della metà delle gallerie d’arte ha chiuso l’attività, così le prestigiose stampe- rie; del resto, il mercato ristagna e gira poco denaro. La grafica è, fra le forme d’arte, quella che ha sofferto e soffre di più gli effetti della crisi e tutto fa pensare che ci vorrà tempo perché si recuperino le posizioni, di mercato e di interesse, perdute. Per questo non è il momento di mollare, non è il momento di arrendersi, di abbattersi, di passare la mano.

Il nostro è stato un lavoro comunque prolifico,

che vogliamo continuare e che ci sia augura possa proseguire pur nella contingenza e le avversità del tempo e delle difficoltà economi- che del momento, che impongono a tutti qual- che limitazione ed alcune sofferte rinunce. In

attesa di tempi migliori e come messaggio ben augurale, dichiariamo che questo è un per- corso che può proseguire, magari rendendolo

ancora più ricco nei contenuti e prolifico nelle proposte, estendendolo a quella collaborazione esterna che riteniamo sia sempre necessaria alla buona riuscita di ogni impresa. Aprendolo

a tutti quelli, insomma, che continuano a cre-

dere nell’arte e nella cultura come veicolo di

civiltà e progresso, a tutti quelli che amano la “nobile” arte della stampa, della grafica origi- nale, dell’incisione. Assieme sosterremo sem- pre il suo vessillo, anche quando tutto sem- bra remare contro, anche quando tutto ci fa presagire un futuro incerto e oscuro, che vede

il manufatto grafico sul punto di soccombere

all’imperante futilità di un’arte contempora- nea sempre più effimera e volubile, sempre più testimone dell’incredibile vacuità, fragi- lità, di questo nostro tempo presente.

Roberto Budassi

lità, di questo nostro tempo presente. Roberto Budassi luca pignatelli Senza titolo , 2014 maniera a

luca pignatelli Senza titolo, 2014 maniera a zucchero, mm. 101,5x750

piero pizzi cannella Sospeso per amore, 2013 maniera a zucchero, mm. 1000x700

SEgnI, SognI E paSSIonI

Sarebbe impensabile scrivere una storia dell’incisione moderna senza includervi un sostanzioso capitolo sulle stamperie. Senza aver compreso, cioè, quale sia stato l’effettivo contributo offerto allo sviluppo del moderno linguaggio grafico, dal perfezionamento delle tecniche e dei procedimenti di stampa e senza aver stimato appieno i risultati di quel sottile rapporto, operativo e progettuale, che s’in- staura fra l’artista e il suo stampatore; vale a dire, fra chi crea l’opera d’arte, incidendo su una matrice un’immagine, e chi traduce sul foglio di carta, a mezzo stampa, quell’imma- gine. La stessa genesi creativa di gran parte dei

gine. La stessa genesi creativa di gran parte dei capolavori grafici di Picasso, Matisse, Chagall, Mirò,

capolavori grafici di Picasso, Matisse, Chagall, Mirò, Rouault, solo per rimanere ad alcuni dei maggiori interpreti dell’arte incisoria moderna, risulterebbe pressoché incomprensibile senza considerare l’essenza di tale contributo; senza includere l’apporto che a tale genesi hanno offerto i “torcolieri” parigini Eugéne Dèlatre, Louis Fort, Auguste Clot, Aldo Crommelynck, Roger Lacourière e Jacques Frélaut (lo stesso dicasi per gli italiani Giorgio Uppiglio, Valter Rossi, Franco Cioppi, Renzo Romero, Franco Sciardelli, Corrado Albicocco, che hanno “tirato” le matrici di De Chirico, Morandi, Carrà, Viviani, Castellani, Burri, Fontana, Afro, Vedova) e questo solo per citare i nomi di alcuni stampatori che hanno fatto la storia

Castellani, Burri, Fontana, Afro, Vedova) e questo solo per citare i nomi di alcuni stampatori che
dell’incisione moderna, distinguendosi nell’arte della stampa originale. Allo scopo, tornerebbe utile un’attenta

dell’incisione moderna, distinguendosi nell’arte della stampa originale. Allo scopo, tornerebbe utile un’attenta rilettura delle “memorie” di Fernand Mourlot, dove si evidenzia come la perfetta conoscenza delle tecniche incisorie e l’assoluta padronanza dei procedimenti di stampa, spesso non sono sufficienti a produrre una buona opera grafica e che questa, altresì, si è concretizzata in capolavoro grafico solo quando fra stampatore e incisore, si è stabi- lita un’intesa, un’empatia, una complicità, persino un “amicizia”, che ha permesso, nel rispetto dei diversi ruoli, quella totale condi- visione di intenti e d’interessi e quel necessa- rio equilibrio fra tecnica e arte. Sullo stesso metro si muovono gli scritti autobiografici di Ambroise Vollard e Daniel Henry Khanweil- ler - due dei mercanti d’arte più celebri del

Khanweil- ler - due dei mercanti d’arte più celebri del Novecento, pionieri nel settore dell’editoria artistica,

Novecento, pionieri nel settore dell’editoria artistica, strettamente legati alla produzione e diffusione della stampa d’arte e della grafica “originale” nei primi decenni del Novecento. Troveremo non meno efficaci, ai fini della nostra iniziale affermazione, i ricordi ancora freschi di stampa di Valter Rossi, riportati nel monumentale catalogo dedicato alla sua stam- peria, la 2RC (attiva a Roma dai primi anni Settanta e per un ventennio vera officina di esperienze artistiche e grafiche) recentemente passata in mostra alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, dove a più riprese si è tornati sul tema del rapporto fra arte e tec- nica, fra incisione e stampa. Ma soprattutto, a corroborare quanto fin qui affermato, risulterà esaustiva una “visita” diretta in stamperia, un incontro con lo stampatore, con l’inchiostro e

un incontro con lo stampatore, con l’inchiostro e giuseppe zigaina Mio padre in sogno , 2014

giuseppe zigaina Mio padre in sogno, 2014 maniera a zucchero, collage mm. 902x693

safet zec Mani sul volto, 2001 ceramolle, puntasecca, mm. 455x394

david tremlett Form of rhytm, 2014 acquatinta, mm. 650x650

il torchio; luogo “magico” dove, armandosi di pazienza, si vedrà nascere una stampa arti-

matrice e carta, fra artista e stampatore, fra l’artefice dell’opera e chi la rende material-

stica e dove, in ultima istanza, si prenderà coscienza di quanto lavoro, di quanta inven-

mente visibile, si è davvero scritto e dibattuto molto in questi ultimi anni e solo per rimanere

tiva, di quanta sensibilità e ricerca, si celano

a

fatti più recenti, l’attenzione del pubblico

dietro la creazione di un’opera d’arte grafica.

e

della critica si è appuntata su due mostre

Visita necessaria, che arricchirà di non poco il

evento - tenutesi tra l’autunno del 2013 e la

bagaglio di conoscenze personali in materia e consoliderà il rispetto e l’interesse, per quella che è a tutti gli effetti una nobile arte, oggi troppo spesso poco considerata per non dire negletta. Lo stesso concetto d’arte grafica del resto, ha sempre incluso, quale suo necessario presup-

primavera del 2014, a Villa Manin di Passa- riano e al Museo Civico della Coltelleria di Maniago - entrambe dedicate alle preziose stampe d’arte e ai libri d’artista usciti dalla stamperia udinese di Corrado e Gianluca Albi- cocco. Va subito detto che quella degli Albi - cocco è una delle ultime stamperie “storiche”

posto, quello di arte della stampa e questi due

in

attività; dove è ancora possibile parlare di

termini sono sempre stati fra loro strettamente

tradizione tecnica, d’incisione originale e di

correlati. Infatti, è in stamperia, in questo luogo per molti aspetti misterioso e affasci- nante, ingombro di materiali e strumenti a

grafica d’arte ai massimi livelli. Un labora- torio d’arte un’officina di cultura, dove non sono mai disattese le “regole” fondamentali

dir poco “stravaganti”, disposti nell’apparente

di

questo nobile linguaggio e dove non sono

disordine di un’operosità febbrile e silente, che l’immagine creata dall’artista e incisa su di una “matrice” – dal latino “mater”, madre, come

mai “spacciate” per opere originali quelle che sono vere e proprie riproduzioni d’im- magini, perché originariamente concepite come

d’im- magini, perché originariamente concepite come david tremlett Drawing in three sections , 2014 acquatinta,

david tremlett Drawing in three sections, 2014 acquatinta, mm. 700x3000

di colei che è capace di generare - incontra il

foglio di carta e compie la sua estrema genesi, divenendo opera d’arte. È in stamperia, che l’abile mano dello stampatore, il suo consu-

mato mestiere, la sua sensibilità e intelligenza, incontra l’estro creativo dell’artista ed è sem- pre in stamperia, che le mani dell’artista e dello stampatore s’immergono e s’impastano nel magma di quell’inchiostro, che impregna e santifica l’anima stessa dell’opera grafica. Per- ché diversamente dalle altre tecniche espressive dell’arte, quali sono, ad esempio, la pittura e

la scultura, nella produzione di un’opera gra-

fica è “concesso” all’artista di avvalersi delle competenze tecniche e della professionalità di

uno stampatore per condurre a termine l’opera grafica, senza per questo compromettere il

principio di originalità e autenticità; mentre

lo stesso “contributo” tecnico se fosse altresì

applicato all’esecuzione di un dipinto, ne com-

prometterebbe inesorabilmente l’autenticità e svilirebbe l’originalità. Del rapporto dialettico che s’instaura fra

dipinti e tradotte subdolamente su carta con procedimenti foto-meccanici. Il pregio di tali esposizioni – fra i tanti possibili e non sempre dichiarati – sta nel riaffermare la legittimità di

un linguaggio, di una tecnica, di un principio creativo che permette di produrre un’opera

d’arte seriale e, al contempo, di presentare

al pubblico i risultati di tale attività creativa,

attraverso l’esposizione documentata di un

significativo nucleo di opere grafiche ricavate

da matrici originali, che fin dal primo sguardo

appaiono d’inestimabile valore culturale non solo perché “firmate” dai grandi nomi dell’arte contemporanea, ma perché stampate con la cura e la maestria necessaria a renderle opere esteticamente significative, di straordinaria efficacia formale. Tale giudizio vale, indistinta- mente, sia per i “monumentali” fogli stampati (alcuni dei quali raggiungono la considerevole misura di un metro per tre) sia per i piccoli “fazzoletti” di pochi centimetri, dove è possi- bile stimare il grande lavoro che sta dietro ogni creazione e, con la maestria degli interpreti,

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apprezzare quella che è la tecnica, riconoscere quelli che sono i materiali e le procedure di stampa adottati, al fine di rivelare anche allo

solo per rimanere nell’ambito delle tecniche calcografiche). Ed è sempre lo stampatore che, ascoltando le richieste dell’artista e sod-

spettatore più sprovveduto, i segreti di un’arte

disfacendo le sue esigenze di carattere estetico

raffinata e coinvolgente, che vanta una tradi-

e

tecnico, renderà visibile sul foglio ciò che il

zione illustre per quanto radicata nella storia della nostra civiltà figurativa.

lavoro creativo lasciava solo intravvedere sulla matrice. Infine, è l’impronta o, per meglio dire,

Nel chiedersi, allora, come nasca una stampa d’arte e attraverso quali processi di lavora- zione questa si sviluppa e si realizza, converrà

l’immagine che rimane impressa sul foglio di carta, scaturita dal processo di stampa di una matrice, a dover essere considerata, a tutti gli

precisare la natura tecnica di alcuni passaggi

effetti, opera d’arte; opera che, fra l’altro, ha

obbligati, che renderanno affascinante l’acqui-

il

pregio di poter esser replicata, serialmente,

sizione dei contenuti espressi, in maniera così

in

molteplici esemplari, tutti simili fra loro e

esaustiva e corale, dalle due mostre friulane.

mai uguali. La stampa che si ottiene da una

Per i meno esperti in materia, va detto subito

matrice originale è, dunque, l’opera d’arte

che, sostanzialmente, il processo di elabora-

in

senso stretto, l’oggetto della nostra con-

zione di una stampa d’arte prevede due fasi

templazione estetica e non, come molti sono

esecutive ben distinte. La prima, ha inizio

portati a credere, la matrice da cui trae origine

quando un artista prende in mano una lastra,

la

stampa stessa. Inoltre, è bene precisare,

in genere di zinco o di rame - ma anche di legno o altro materiale - e v’incide sopra dei segni. In tal modo, la lastra diventa “matrice”

onde evitare fraintendimenti ed equivoci di sorta, che quando un’artista pensa di realizzare un’opera grafica, la pensa sempre nei termini

e, in quanto tale, adatta a trasmettere i conte-

di un’opera che nasce seriale, capace di essere

i conte- di un’opera che nasce seriale, capace di essere nuti di un’immagine su di un

nuti di un’immagine su di un altro materiale o

supporto fisico, in genere un foglio di carta. La seconda fase inizia quando la matrice, tramite ricercati processi d’inchiostrazione e di puli- tura, si prepara ad essere stampata mediante

la pressione esercitata da un mezzo meccanico,

in genere un torchio o una pressa tipografica,

che imprimerà l’inchiostro contenuto nei solchi

o nei rilievi sul foglio di carta. Pertanto, la

seconda fase procedurale di elaborazione di una stampa d’arte inizia dove finisce il lavoro manuale e intellettuale dell’artista; inizia cioè

con il lavoro professionale dello stampatore.

lo stampatore, infatti, che interviene nella

È

produzione o riproduzione finale di un’opera

grafica, ricavando da una matrice precostituita

- previa un’abile inchiostratura - quell’im-

magine che l’artista ha così scrupolosamente inciso, seguendo le tecniche originali dettate dalla tradizione dell’arte incisoria (quali

sono, ad esempio: l’acquaforte, l’acquatinta,

il

la maniera nera, il carborundum e via dicendo,

bulino, la puntasecca, la maniera a zucchero,

riprodotta, che possiede cioè l’inestimabile dono di poter essere replicata in numerosi esemplari. In altre parole: un pittore quando dipinge una tela crea un’opera unica, lo stesso pittore che incide una matrice è già cosciente

di creare un’opera multipla, replicabile almeno

quanto la tecnica e i materiali lo consentono.

In tal modo, il prodotto grafico finito, passato

attraverso la “tiratura” che ne moltiplica gli

esemplari, diventa un prodotto culturale di massa, “democraticamente” fruibile da un pubblico che potenzialmente si dispone ad essere sempre più vasto ed informato, costi- tuito non più o non solo da appassionati cul- tori del bello. Ciò rende il manufatto stam- pato perfettamente rispondente ai principi enunciati da Walter Benjamin nel suo famoso

trattato sull’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, pubblicato nel 1936, dove l’opera d’arte, intesa nell’accezione più estesa del termine, perde definitivamente la sua “aura” romantica di unicità - espressione

una volontà creativa irripetibile - per assu-

di

5

david tremlett Pile up , 2014 acquatinta, mm. 260x1105 robert gabris Senza titolo , 2014

david tremlett Pile up, 2014 acquatinta, mm. 260x1105

robert gabris Senza titolo, 2014 acquaforte, puntasecca,

mm. 300x210

giancarlo venuto Agave turca, 1993

acquaforte, ceramolle,

mm. 960x496

mere invece i connotati di prodotto culturale idoneo ad esprimere i valori propri di una società di massa. Ne consegue un cambiamento radicale nell’atteggiamento verso l’arte, sia

esistenziali e materiche dei carborundum di Jannis Kounellis, di Giovanni Frangi e Piero Pizzi Cannella, dalle immaginifiche, visionarie maniere a zucchero di Luca Pignatelli, Bruno

per finire con le costellazioni e le immaginifiche

da

parte degli artisti sia del grande pubblico.

Ceccobelli, alle vellutate acquetinte di David

Atteggiamento che, guarda caso, ha influen- zato non poco l’apprezzamento della stampa

Tremlett, Giuseppe Santomaso, Carla Accardi (come non rimanere sbalorditi di fronte all’ef-

d’arte in questo ultimo mezzo secolo. Il testo

fetto di levigatezza, di leggera porosità, di

di

Benjamin rimane tuttora basilare per la

sfumato materico propri dei Wall Drawings del

comprensione del fenomeno. In esso, infatti, sono enunciati temi che fanno ancora oggi riflettere e discutere sulla natura, ad esempio, del rapporto che s’instaura tra arte e tecnica, sul problema della fruizione dell’opera d’arte nella società di massa, dimostrando, inequi-

britannico David Tremlett, tradotti in stampa dagli Albicocco e ottenuti con il solo ausilio dell’acquatinta? Tutto ciò ha dell’incredibile!),

volte celesti comprese nei rilievi calcografici di Walter Valentini. Da quelle pareti si sono alzati

vocabilmente, come alcune caratteristiche

in

volo buona parte dei nostri sogni grafici, dei

tradizionali dell’arte, riferibili ai concetti di creatività, genio, valore eterno e mistero, pos- sono essere ideologicamente fraintesi e politi-

nostri desideri estetici e si è dimostrato una volta di più, come gli Albicocco continuino, con incrollabile volontà, nella strenua difesa

di

un’arte che molti giudicano erroneamente

camente manipolati, al fine di recidere l’arte dal suo sincero legame con la vita quotidiana e

con le condizioni concrete dell’esistenza; esclu- dendone la fruizione alle persone comuni, alla massa. Concetti basilari, strettamente connessi alla comprensione, diffusione, valorizzazione e fruibilità dell’opera d’arte grafica. Attraverso l’esperienza del lavoro, Corrado Albicocco ha messo d’accordo il foglio con

sorpassata, ma che, invece, si rivela al nostro attento sguardo, ancora attuale perché fatta con materiali poveri, da segni e impronte, da carta e inchiostro, da materiali insomma che metabolizzano con semplicità la bellezza di un’idea, trasformandola in fatto concreto. Forse troppo concreto, per un tempo effimero qual è il nostro; i cui valori sono condizionati

Roberto Budassi

la

matrice e a reso visibile ciò che l’artista

da internet, dai pixel delle immagini virtuali

ha

voluto esprimere. Tutto ciò è chiaramente

e dai tablet con la scrittura digitale; mate-

percepibile attraverso la lettura delle opere esposte nelle due mostre friulane. Dalla sor- prendente narrativa esistenziale contenuta nelle puntesecche di Safet Zec, alle corrosive, inquietanti acqueforti di Giuseppe Zigaina, dai neri tenebrosi di Emilio Vedova, alle impronte

riali e linguaggi “fragili” che per loro natura non possono riscattare la poesia dal nulla più assoluto e dalla noia più mortale, che tanta parte dell’arte attuale sembra possedere in gran misura.

dal nulla più assoluto e dalla noia più mortale, che tanta parte dell’arte attuale sembra possedere
dal nulla più assoluto e dalla noia più mortale, che tanta parte dell’arte attuale sembra possedere

charles-françois daubigny Meli ad Auvers, 1877 acquaforte

max klinger Il guanto, 1880 acquaforte

pEr una brEvE, ma vErIdIca StorIa dEll’IncISIonE modErna

polacca e padre napoletano. Dopo varie pere- grinazioni tra l’Italia ed il Sud della Francia,

La grafica moderna nasce in Francia con la scuola di Barbizon, dal 1840 in poi con Dau- bigny, Millet, Rousseau. E in Francia nascono

approda a Parigi nel 1899; frequenta Mon- tmartre dove conosce Alfred Jarry, Marc Jacob Salmon, Picabia e Picasso. È l’autore di nume- rose opere letterarie, drammi e poesie tra cui

le prime società degli acquafortisti, con la par- tecipazione di stampatori ed editori come Cadart e Delatre. Con Manet, Legros, Degas, Vuillard, Maillol, Bonnard e Matisse ha inizio la marcia trionfale della stampa originale moderna. La Francia è stata la prima nazione europea ad accordare agli ebrei la cittadinanza

“Bestiaire”, “Calligrammes”, “Poete assassiné” “Alcools” “Le mamelles de Tiresiàs”, “dramma surrealista”, “L’enchanteur pourissant”, “Poeme(s) de la Paix et de la Guerre”. Sull’al- tra sponda della Senna, a Montparnasse lavo- rano il messicano Diego de Rivera, i lituani Soutine e Liptchitz, i russi Ossip Zadkine e

e

l’uguaglianza dei diritti dell’uomo. In Russia

Archipenko, i francesi Legér, Matisse, Delau-

e

nei paesi dell’est-europeo, gli ebrei vivevano

nay ed i polacchi Kisling e Leon Bakst. Anche

nei ghetti; pochi di essi venivano ammessi nelle università e nelle professioni, e dopo l’assas-

gli artisti italiani Ardengo, Soffici, Giorgio de Chirico, Gino Severini, Massimo Campigli,

sinio dello zar Nicola II l’antisemitismo divenne politica ufficiale di stato. In massa gli ebrei vengono espulsi o fuggono in occidente. Molti artisti si trasferiscono a Parigi, capitale della cultura mondiale, e si stabiliscono quasi tutti alla Ruche di Montparnasse, costruita con le parti dei padiglioni dell’esposizione universale del 1900, eretti da Gustave Eiffel. A Parigi possono vivere ed operare da uomini liberi. Le rive della Senna sono affollate dalle avanguar- die artistiche. A Montmartre operano gli spa- gnoli Pablo Picasso e Juan Gris, l’olandese Kees Van Dongen, i francesi Braque, Maurice de Vlaminck, Andrè Derain, Max Jacob, poeta critico d’arte, amico di Picasso e assiduo fre- quentatore del Bateau Lavoir, e l’italo polacco Guillaume Apollinaire, scrittore, poeta, critico d’arte, scopritore di talenti, sostenitore del movimento fauve e della rivoluzione cubista. Sulla sua rivista “Revue Immoraliste” scrive

Alberto Magnelli ed Amedeo Modiglioni si tra- sferiscono a Parigi. Arriveranno più tardi Marc Chagall, il rumeno Tristan Tzara, Jules Pascin, il giapponese Tzugouhara Fouyta. Attratti dal fascino culturale della capitale francese, arri- vano anche attori come Isadora Duncan Rejane, le stelle dei balletti russi, Tatiana Pavlova, Diaghilev, Nijnsky, scrittori tra cui il poeta russo Mayakosky, James Joyce, Blaise Cendrars, Ernest Hemingway, e figure dai ruoli confusi. E’ straordinaria la presenza delle donne, muse ispiratrici e protettrici, amanti degli artisti ed artiste esse stesse, come Mary Cassat che ha avuto il merito di orientare l’interesse dei nuovi collezionisti americani verso l’impressionismo, coadiuvata dal mercante e collezionista pari- gino Paul Rosemberg; Misia Sert, Kiki de Montparnasse nome d’arte di Alice Ernestine Prin immortalata da Man Ray nel “Violon d’Ingres”, autrice di un libro autobiografico

il

suo primo articolo su Picasso e sul cubismo.

con la prefazione di Ernst Hemingway. Kiki,

Apollinaire, il cui vero nome è Wilhelm Apol-

riconosciuta regina di Monteparnasse, balle-

linaris Kostrowitski, è nato a Roma da madre

rina, cantante, animatrice della vita notturna,

di Monteparnasse, balle- linaris Kostrowitski, è nato a Roma da madre rina, cantante, animatrice della vita
di Monteparnasse, balle- linaris Kostrowitski, è nato a Roma da madre rina, cantante, animatrice della vita
di Monteparnasse, balle- linaris Kostrowitski, è nato a Roma da madre rina, cantante, animatrice della vita
di Monteparnasse, balle- linaris Kostrowitski, è nato a Roma da madre rina, cantante, animatrice della vita

Johan-Jean-barthold Jongkind

Sole al tramonto sul porto d’Anversa,

1868

acquaforte

odilon redon Fiore della palude, 1885 litografia

amante e modella di Man Ray, e modella di Soutine, Picabia, Kisling, Foujita, Calder, Léger, Picasso, Derain; l’artista tedesca Meret Oppenhein, Mary Laurencin, artista e compa- gna di Guillaume Apollinaire, Berte Weil, mer-

cante di Matisse, Dufy, Utrillo e protettrice di Amedeo Modigliani, Gertrude Stein, gallerista,

e Suzanne Valadon, che dopo una breve attività

di acrobata di circo, è costretta ad abbandonare

l’attività circense e a sedici anni diventa la modella di Puvis de Chavannes. Posa per molti artisti, tra cui Toulouse Lautrec, forse padre

di Utrillo, e per Renoir e Degas da cui è spinta

ad iniziare la sua attività artistica. Sono pre- senti a Parigi in quel periodo anche gli scrittori Paul Claudel, Louis Aragon, André Breton, Andrè Gide, Paul Valery, Alfred Jarry e Cocteau

e Paul Fort considerato il principe dei poeti

del periodo. Mercanti d’arte illuminati, mece- nati, editori e collezionisti danno vita al mer- cato della grafica moderna. Ambroise Vollard,

più tardi si trasferisce al mitico numero 6 della stessa via, destinato a diventare il centro dell’a- vanguardia parigina e punto d’incontro di artisti e collezionisti. Degas, Forain, Renoir, Bonnard, Roussel, Vuillard, Denis e Cezanne sono i suoi amici. Di grande importanza è stata l’attività di Vollard come mercante di quadri. Tra i suoi clienti ha avuto musei e grandi col- lezionisti, ma è come editore di opere grafiche

e di libri d’artista che è considerato il più importante della prima metà del XX° secolo.

anche autore di libri, tra cui: “Reincarnation

È

du Pere Ubu” illustrato da Rouault e il libro autobiografico “Memorie di un mercante di quadri”. La prima pubblicazione di Vollard

editore di stampe è del 1896 con l’album “Quelques aspects de la vie de Paris”. Sono dodici capolavori della litografia a colori ese- guiti da Pierre Bonnard, di cui uno è presente nella mia raccolta. Nel 1897 viene pubblicato

il secondo album dei “Peintres graveurs” con

pubblicato il secondo album dei “Peintres graveurs” con camille corot Souvenir italiano , 1863 acquaforte edouard
pubblicato il secondo album dei “Peintres graveurs” con camille corot Souvenir italiano , 1863 acquaforte edouard
pubblicato il secondo album dei “Peintres graveurs” con camille corot Souvenir italiano , 1863 acquaforte edouard

camille corot Souvenir italiano, 1863 acquaforte

edouard manet Il bevitore d’assenzio, 1860 acquaforte, acquatinta

pierre bonnard La piccola lavandaia, 1896 litografia

edouard vuillard Piazza Ventimillia, 1937 puntasecca

figura cardine della storia e del mercato della stampa originale moderna, nella prima metà del secolo XX°, è stato l’editore di opere gra- fiche di Cezanne, Renoir, Bonnard, Munch Redon, Vuillard: artisti che rappresentano

l’avanguardia del periodo ed editore di opere fondamentali dell’incisione moderna, come la suite “I saltimbanchi” di Picasso ed il “Mise- rere” di Rouault. Tra i grandi meriti di Vollard c’è quello di aver dato impulso all’illustrazione

di libri e quello di aver valorizzato gli artisti

non incisori di professione, i cosiddetti “pein- tres graveurs”, nelle cui opere è prevalente la

qualità inventiva, la creatività rispetto alla qualità tecnica. Vollard, che per la verità è preceduto nel suo progetto dalle riviste “L’éstampe Originale” - 1893 – “L’epreuve”

- 1895 -, “L’Album de la revue blanche” –

1895, ma è stato l’uomo che ha saputo impa- dronirsi delle nuove idee. Ambroise Vollard è nato nell’isola “La Reunion” nelle Antille fran- cesi e verso il 1890 si stabilisce a Parigi, dove

frequenta la “Scuola di Diritto”. La sua attività

di mercante inizia lungo i viali della Senna,

presso i piccoli mercati del quartiere latino, con la ricerca di incisioni e disegni. Rinuncia definitivamente ai suoi studi e verso il 1893 riesce ad aprire per proprio conto una piccola galleria al numero 9 di Rue Laffitte e due anni

tavole di Bonnard, Munch, Picasso, Redon, Rodin, Toulouse Lautrec, Vallotton, Vuillard. Come editore di libri inizia col capolavoro “Parallélément” di Verlaine, illustrato da Bon-

nard. È il primo libro illustrato del XX° secolo

e considerato uno dei libri più belli che siano

mai stati pubblicati. Il greco Tériade, il cui vero nome è Efstratios Eleftheriades uomo di grande cultura, inizia la sua attività di critico d’arte nel 1925, collaboratore della rivista “Cahiers d’art” di Christian Zervos, dal 1926 al 1931, e successivamente editore di “Verve”, una delle più belle riviste d’arte del tempo. Come editore d’arte, forse dopo Vollard, fu il più importante dell’epoca. I suoi artisti sono Matisse, Picasso, Mirò, Braque. Realizza capo- lavori, tra cui “Les très riche heures du Duc de Berry”, ed il primo libro illustrato da Matisse: “ Le Poesie di Mallarmè”. Altro impor- tante mercante d’arte ed editore è stato Daniel Henry Khanweiler. In questo rinnovamento culturale è coinvolta anche la musica. Vengono alla ribalta nuovi talenti musicali: Debussy, Milaud, Prokofieff, Stravinsky, di cui è rap- presentato lo spettacolo musicale “Le sacre du printemp”, che destò scalpore al pari di quello ottenuto dall’esposizione dei quadri cubisti al “Salon des Independents”. Lo straordinario incontro di lingue e culture diverse fa della

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dei quadri cubisti al “Salon des Independents”. Lo straordinario incontro di lingue e culture diverse fa

capitale francese il maggior centro culturale

ritratti, paesaggi, studi di animali, caricature

mondiale. Ha inizio la storia delle avanguardie

ed

illustrazioni di libri. L’artista si stacca radi-

europee dell’arte: nasce l’arte moderna in cui la stampa originale ha una posizione di grande prestigio. Grande protagonista della storia dell’incisione moderna è James Ensor. La sua produzione grafica è compresa fra il 1896 ed

calmente da ogni tradizione tecnica e da ogni procedimento accademico. Egli ricrea a fondo i suoi soggetti pittorici, cosicché il foglio grafico appare, dal lato artistico, totalmente indipen- dente”. Nella produzione grafica di Munch c’è

il

1904. Partendo da uno stile iniziale ispirato

una disparità di valore artistico; con le sue

al mondo impressionista, poi simbolista, arriva ad uno stile personale. Ensor vuole rappresen- tare: “I cattivi giudici, i cattivi medici, e gli ipocriti borghesi”. Secondo alcuni critici, è da lui che ha inizio l’incisione moderna. “Da Ensor in avanti, il linguaggio incisorio si è fatto più

opere eseguite nel periodo che va dal 1899 al 1903, raggiunge la più alta espressività arti- stica. La litografia rappresenta quantitativa- mente l’opera grafica più importante di Munch, ma meno importante dal punto di vista arti- stico, specie per quanto riguarda il periodo che

libero e maggiormente ricco di sorprese espres-

va dal 1904 al 1916, in cui non utilizza la

sive. Egli ha saputo interpretare l’inquietudine

pietra litografica. Munch arriva a stampare

l’angoscia del suo tempo con modi diretti ed immediati, così come ha saputo interpretare

e

fino a diciotto varianti di uno stesso motivo, ognuna delle quali rappresenta un’opera a sé.

il

dramma della storia ed esprimere speranze

Le grafiche di Munch oggi raggiungono quo-

e

certezze” (M. de Micheli). Georges Rouault,

tazioni tra le più alte nelle aste internazionali.

importante illustratore di libri, di cui si parlerà

L’opera “La fanciulla malata” è da annoverarsi

L’opera “La fanciulla malata” è da annoverarsi in seguito, è considerato il più grande artista d’arte
L’opera “La fanciulla malata” è da annoverarsi in seguito, è considerato il più grande artista d’arte
L’opera “La fanciulla malata” è da annoverarsi in seguito, è considerato il più grande artista d’arte
L’opera “La fanciulla malata” è da annoverarsi in seguito, è considerato il più grande artista d’arte

in seguito, è considerato il più grande artista d’arte sacra del XX° secolo. Nel campo della stampa originale, realizza anche opere isolate, non appartenenti cioè a nessun ciclo. “Les deux matrones”, “Saint Nitouche, La Santarellina”,

“Automne”, stampa di grande formato che riecheggia vagamente “Les grandes baigneu- ses” di Cezanne. L’opera “Il Cristo in Croce” del 1936 è considerata uno dei capolavori dell’arte grafica del XX° secolo, ed il suo testa- mento spirituale. Edvard Munch, tra i massimi esponenti dell’arte europea del secolo vente- simo, ha un ruolo centrale nella storia della stampa originale. La produzione grafica di Munch ammonta a 719 opere di cui 198 tra acqueforti e incisioni su rame, 380 litografie

e 141 xilografie. L’artista sorvegliava quasi

sempre il procedimento della stampa e spesso lo eseguiva di propria mano. Usava carta cinese, giapponese, carta comune e carta, tal- volta, di diversi colori. Nel 1896 Munch par- tecipa con una litografia, all’“album dei pein- tres-graveurs” di Ambroise Vollard. In quel periodo l’interesse per la grafica, specialmente nelle due città europee culturalmente più importanti, Parigi e Berlino, era particolar- mente vivo, anche per il fascino suscitato dalle silografie giapponesi. “L’opera grafica di Munch tratta ogni soggetto: composizioni di figure,

fra le più “spirituali” che siano apparse nei tempi moderni, nel campo della grafica. Picasso

incide il suo primo foglio di grafica nel 1898, all’età di 17 anni. Se ne conosce una sola copia intitolata “Il mancino” acquarellata a mano dall’artista e firmata a penna: Pablo Ruiz Picasso. La prima litografia, Picasso la esegue su carta

da riporto nel 1919 con una tiratura di 1500

esemplari; è servita come biglietto d’invito per

l’esposizione di disegni ed acquerelli presso la galleria di Paul Rosemberg. La vera attività

di Picasso incisore ha inizio nel 1904 con la

suite “I saltimbanchi”. Fa parte della suite uno dei capolavori dell’incisione moderna “Le

Repas Frugal”. Sono 15 tavole tirate dallo stampatore Eugéne Dèlatre. Non si conosce il numero esatto di questa edizione. Baer parla

di quattro prove d’artista e una tiratura di

trenta esemplari, la maggior parte firmati, o

dedicati, o numerati. La suite viene acquistata

da Ambrosie Vollard nel 1911 e dopo l’accia-

iatura della lastra di rame, nel 1913 (?) viene tirata a 250 esemplari su carta Velin Van Geldér e 27-29 prove su carta giappone dallo stampatore Louis Fort. L’acciaiatura è un’o- perazione elettrolitica che rende la superficie della lastra più dura e resistente e consente una tiratura più importante. Il periodo di più

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edward munch Chiaro di luna, 1895 acquaforte, puntasecca

emil nolde

Battello, 1906

xilografia

egon schiele Nudo accovacciato, 1914 acquaforte, puntasecca

intensa attività incisoria dell’artista spagnolo

va del 1920 al 1935, in cui esegue circa 250

incisioni, e si conclude col capolavoro “Mino- tauromachia” di cui non si conosce la cifra esatta della tiratura. Negli anni 1930-1936

Picasso realizza la “suite Vollard”, così detta perché eseguita per Vollard per ringraziarlo

dei molti quadri che gli aveva venduto. La

suite Vollard comprende 27 tavole, non legate ad un solo soggetto, che vengono definite libere, e altre 73 raggruppate per temi: “Le Viol” – 5

libere, e altre 73 raggruppate per temi: “Le Viol” – 5 edward hopper East Side, interno

edward hopper East Side, interno, 1922 acquaforte

otto dix Il rifugio, 1924 acquaforte, puntasecca

tavole; “L’atelier du Sculpteur – 46 tavole; “Rembrandt” – 4 tavole; e “Minotaure” e “Minotaure Aveugle” – 15 tavole; ed i 3 Por-

traits di Ambrosie Vollard. Lo stampatore della “suite Vollard” è Roger Lacouriere e la tiratu- tura è di 3 copie firmate su pergamena, 250 esemplari su carta Montval formato 44 X 34

cm con la filigrana “Vollard” o “Picasso” e 50

esemplari con la filigrana Montval, formato 50 X 38,5 cm. L’attività litografica di Picasso

con l’utilizzazione della pietra litografica ha inizio nel 1944 (o 1945); in precedenza aveva usato la carta da riporto. Nel 1939 esegue la

sua prima incisione a colori “Ritratto di Dora

Maar” in pochissimi esemplari (forse 2-3). E’ dello stesso periodo la sua incisione di maggiori dimensioni (66,7x51 cm) “La femme au tam- burin” in cui l’artista cerca di esprimere il movimento ritmico; la tiratura è di 30 esem- plari. Nel 1949 Picasso realizza la litografia a colori “Femme au fauteil”- ritratto di Francois Gilot. E’ del 1958 il capolavoro “Buste de femme d’aprés Cranach le Jeune”, incisione su linoleum e poco più tardi Picasso ottantenne, incide “Natura morta sotto la lampada”, inci- sione a colori su linoleum, tirata su un’unica matrice a 50 esemplari. La serie delle 347 incisioni è stata eseguita a Mougins in meno

delle 347 incisioni è stata eseguita a Mougins in meno di sei mesi; la tiratura è

di sei mesi; la tiratura è di 50 esemplari più

venti prove con numerazione romana. Il ciclo “Le cocu magnifique” stampato da Cromme- liynch, con 12 tavole tirate a 200 esemplari, viene realizzata nel 1968: Picasso aveva ottan- tasette anni. Le incisioni tirate dal 1970-1971 sono state messe in commercio non firmate a matita dall’artista, ma con “timbretto fac- simile”. Ciò non comporta una riduzione del valore di mercato del foglio inciso rispetto ad altre grafiche firmate a matita. Non sempre le

rispetto ad altre grafiche firmate a matita. Non sempre le opere firmate a matita costano di

opere firmate a matita costano di più delle incisioni firmate in lastra o come in questo caso

firmate “a stampa fac-simile” poiché è soprat- tutto la qualità artistica a determinare il prezzo dell’opera grafica; la valutazione va fatta, quindi, caso per caso. Ci sono a volte motiva- zioni poco chiare - misteriose - nella valuta- zione di una stampa originale. Henri Matisse

è nato nel 1896 a Le Cateau Cambresis. Si

trasferisce a Parigi per frequentare la facoltà

di giurisprudenza, che abbandona per l’Acca-

demia d’Arte ed entrare successivamente nello studio di Gustave Moreau, dove conosce alcuni artisti tra cui George Rouault. Inizia la sua attività incisoria all’età di trentun anni, e in

mezzo secolo Matisse realizza più di ottocento stampe originali, litografie, incisioni e xilogra- fie, in cui prevale l’interesse per la figura fem- minile e per il ritratto. Matisse, la cui attività incisoria è intermittente a differenza di quella

di Picasso, acquista un vecchio torchio a mano,

nel 1914, e realizza acqueforti di piccolo for- mato: sono ritratti dei suoi amici e suoi fami- liari. Degli anni ‘20 sono i suoi capolavori

litografici: “Nù assis au fauteil” - 1924 - tirata

a 250 esemplari su carta “chine volant”,

“Grand Odalisque à la culotte bayadère” - 1925 - tirata a cinquanta esemplari più alcune

- 1925 - tirata a cinquanta esemplari più alcune andre derain Paesaggio italiano , 1913-19ca acquaforte

andre derain Paesaggio italiano, 1913-19ca acquaforte

george grosz La fine del giorno perfetto, 1939 acquaforte, puntasecca

felix vallotton

Pigrizia, 1926

xilografia

prove, “ Grand nù assis à la chemineé” - 1925 artisti. Ogni copia è diversa
prove, “ Grand nù assis à la chemineé” - 1925 artisti. Ogni copia è diversa

prove, “ Grand nù assis à la chemineé” - 1925

artisti. Ogni copia è diversa l’una dall’altra.

-

tirata a cinquanta prove più alcuni esemplari,

In esse viene messa in evidenza la drammati-

“Odalisque assise à la chemise de tulle” - 1925 -”odalisque assise à la coupe de fruits” - 1925

cità ed il disagio della vita umana. Gli artisit hanno subito un lungo ostracismo politico e

-

tirata a cinquanta esemplari più alcune prove.

sono stati tenuti fuori dal mercato dell’arte.

Esse sono l’espressione della più alta matissiana sensualità del nudo. Nel 1927 Matisse realizza

Oggi sono presenti in un collezionismo inter- nazionale di alto livello; le loro opere hanno

il

suo primo album: la serie “Dix danseuse”,

raggiunto prezzi tra i più alti nelle aste inter-

e

verso la fine degli anni trenta esegue una

nazionali. Ernst Ludwig Kirchner con la sua

serie di grafiche, “Primavera”, “Entrainte”, caratterizzate dal segno bianco su fondo nero. Con Picasso e Braque ha inizio il movimento cubista, un nuovo movimento artistico influen- zato dall’arte di Cezanne e dall’arte primitiva africana caratterizzato da una nuova figura- zione e dal tentativo di ricercare una nuova quarta dimensione: a questo movimento si convertono l’artista spagnolo Juan Gris, Albert Gleizes e Fernand Legér. Nel 1905, un gruppo di giovani tedeschi studenti di architettura diedero origine, a Dresda, ad un nuovo movi- mento artistico “Die Brücke” – Il ponte. Fanno parte del gruppo Ernst Ludwig Kirchner, Fritz

produzione grafica, che si compone di 971 incisioni, raggiunge alti livelli tecnici ed arti- stici. Per Kirchner “la comprensione della pura immagine grafica è riservata a pochi uomini”. Erich Heckel è nato in Sassonia nel 1883. Di Heckel vanno ricordati i capolavori “Franzi distesa” e “Bambina in piedi” che alle aste internazionali hanno raggiunto quotazioni tra le più alte della grafica moderna. L’opera gra- fica di Heckel si distingue per il grande rigore stilistico. Max Pechstein è nato nel 1881 nei pressi di Zwickau. A Dresda conosce Heckel che lo fa aderire al movimento “Die Brucke”. L’artista è considerato “uno dei protagonisti

karl schmidt-rottluff Le cortigiane folli, 1914 xilografia

karl schmidt-rottluff Le cortigiane folli , 1914 xilografia ernst ludwig kirchner Elisabeth-Ufer (Berlino) , 1913

ernst ludwig kirchner Elisabeth-Ufer (Berlino), 1913 xilografia

Blelyl, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff.

Il gruppo, al quale si sono uniti nel frattempo

Max Pechstein, lo svizzero Cunio Amiet ed Emil Nolde, allestisce nel 1906 la prima espo- sizione. Il movimento detto anche “Espressio- nismo tedesco”, ha come radice culturale Albrecht Dürer e Francisco Goya. La grafica del movimento è caratterizzata dalla forza espressiva del segno e raggiunge livelli para- gonabili a quelli degli inizi del secolo sedice- simo. Le tirature, di solito, non sono molto elevate, vengono realizzate personalmente dagli

sono molto elevate, vengono realizzate personalmente dagli dell’espressionismo tedesco, ma non incarna propriamente

dell’espressionismo tedesco, ma non incarna propriamente il precorritore di nuove tendenze artistiche”. Egli aderisce in seguito al movi- mento della “Secessione Berlinese”. Emil Han- sen, che prese il nome dal villaggio natale “Nolde” ai confini con la Danimarca, aderisce al movimento nel 1906, ma nonostante il legame artistico e l’affinità di idee, vi rimane per un breve periodo. Egli, contrario ad ogni schema codificato, così scriveva: “nella mia arte uso tutti i mezzi che ho a disposizione per ottenere l’effetto che desidero. Desidero vera- mente che l’opera mia esca dalla materia, come nella natura la pianta cresce dal terreno che le è adatto”. “L’arte di Nolde non è arte per

maurice de vlamick Viadotto, 1914 xilografia

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Jacques villon

La lettura, ritratto del padre dell’artista,

1913

puntasecca

max ernst

Composizione, 1972

acquaforte

, 1913 puntasecca max ernst Composizione , 1972 acquaforte occhi che guardano al passato, ma per

occhi che guardano al passato, ma per lo spi- rito del più giovane presente e per l’avvenire”. L’artista realizza una notevole opera grafica sperimentando tutte le tecniche, dall’acquaforte alla litografia, alla quale si sentiva particolar- mente legato. Ma è nel campo della xilografia “accanto a Vallotton e Kirchner, che nessuno ha saputo trarre risonanze emotive quali quelle che avvertiamo nei fogli di Nolde”. Dal 1914 il tema centrale della sua opera è costituito dal paesaggio del Mare del Nord da cui si sente particolarmente attratto: “la natura può essere un’assistente meravigliosa, per l’artista che la sa guardare” (E. Nolde). Nel 1912 partecipa alla mostra del movimento “Der Blaue Reiter” – Il Cavaliere Azzurro. L’arte di Nolde viene definita “arte degenerata” dal regime nazista. Molte sue opere, tra cui la produzione grafica che Nolde stesso aveva selezionato, vennero distrutte con la sua casa di Berlino dai bom- bardamenti del 1944. Otto Muller è nato a Liebau, piccola località della Slesia nel 1874. Nel 1908 si stabilisce a Berlino dove conosce Wilhelm Lehmbruck ed Erich Heckel. Espone alla “Nuova Secessione” insieme agli artisti del gruppo “Die Brucke”, al quale aderisce nello stesso anno, 1910. L’artista compie nume- rosi viaggi nei Balcani per approfondire la conoscenza del mondo degli zingari. Otto Mul- ler predilige la litografia in cui esalta il tema

Otto Mul- ler predilige la litografia in cui esalta il tema della vita in natura; con
Otto Mul- ler predilige la litografia in cui esalta il tema della vita in natura; con

della vita in natura; con lui la figura femminile perde la durezza tipica degli altri espressioni- sti. Vicino alle ricerche cubiste, ha origine a Parigi il movimento italiano “Il Futurismo”, che sviluppa “il concetto dell’azione legata allo spazio-tempo”. Il teorico del movimento è Marinetti che nel 1909 pubblica il “manifesto futurista”. Vi aderiscono gli artisti italiani Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Luigi Russolo,

e successivamente Gino Severini e Giacomo

Balla. I futuristi si vantano di essere i precur- sori dell’arte di domani. Qualche critico li stronca parlando di “prosa declamatoria, inco- erente, buffonesca”. Apollinaire scrive: “ai

giovani pittori futuristi si potrebbe anche dare

credito, se la iattanza delle loro dichiarazioni, l’insolenza dei loro manifesti non escludessero l’indulgenza che saremmo tentati di conceder loro. Con la pubblicazione dell’almanacco “Der Blaue Reiter”- “Il cavaliere azzurro” presso l’editore Piper di Monaco, nel maggio del 1912 da parte di Vassily Kandinsky nasce il movi- mento artistico detto “Astrattismo”. Fanno parte del gruppo Franz Marc, Auguste Macke

e Paul Klee. Kandinsky, una delle maggiori

personalità artistiche del XX° secolo, esegue una serie di incisioni dal titolo “Klein Welten”. Paul Klee è l’autore di 120 opere grafiche tra cui una serie di 15 acqueforti dal titolo “Inven- tionem”. Franz Marc ha eseguito xilografie e

“Inven- tionem”. Franz Marc ha eseguito xilografie e henri matisse La battaglia di Ulisse , 1935

henri matisse La battaglia di Ulisse, 1935 acquaforte, ceramolle

rené magritte Alba agli antipodi, 1966 acquaforte

litografie prevalentemente sul tema della vita animale. Nel 1916 nasce a Zurigo il movimento artistico

litografie prevalentemente sul tema della vita animale. Nel 1916 nasce a Zurigo il movimento artistico “DADA”, presso il “Cabaret Voltaire” storico centro culturale, con Tristan Tzara, Hugo Ball, Marcel Ianco, Richard Huesenbech, Hans Harp e Hans Richter che aderisce quasi subito. La parola “Dada” non significa niente, niente, niente; lui “Dada” non sa niente, niente, niente; “Dada” non è niente, niente, niente” (F. Picabia). Il gallerista, collezionista e foto- grafo Alfred Stieglitz, nel 1915, presenta in una mostra la produzione artistica nord ame- ricana, quella europea e la fotografia. Stieglitz per primo valorizzò la fotografia, dimostran- done la espressività artistica non ancora ade- guatamente riconosciuta. La fotografia entra così a far parte del mondo dell’arte con pari dignità delle altre espressioni artistiche. Con Barlach, Käthe Kolwitz, Max Beckman e Oskar Kokoschka ha inzio un linguaggio grafico post- espressionista. Max Beckmann, è nato a Lipsia nel 1884, prende parte alla esposizione della “Nuova Oggettività” di Mannheim. L’attività grafica di Beckman è particolarmente legata alla puntasecca. Su un complesso di 372 opere grafiche, l’artista ha eseguito soltanto alcune

acqueforti, 173 puntesecche e le rimanenti sono xilografie e litografie. “Beckmann era

soprattutto un pittore ma nel periodo bellico,

la grafica ha costituito per lui la forma di

espressione più diretta ed immediata; la sua inquieta eccitazione si ribellava, infatti, al lento e lungo processo della pittura” (M. de Micheli). Molta parte della produzione grafica di Beckmann è andata distrutta durante la guerra,

insieme alle lastre. Käthe Kollwitz è considerata una delle più alte personalità dell’arte inciso- ria. “I temi della sua lunga carriera sono le classi subalterne, la loro miseria quasi disu- mana, la maternità e la riflessione sulla morte. L’attualità del suo messaggio, il grido di dolore femminile di fronte al dramma della guerra,

la brutalità ideologica, sono ancora oggi un

richiamo al valore della libertà ed al significato della pace” (Daniela Bonelli). Marc Chagall è

nato in Russia nel 1887 e nel 1922 si trasfe- risce a Parigi; per la verità si tratta di un ritorno, infatti Chagall era già stato a Parigi circa dieci anni prima. L’artista russo non

prende parte attiva alle varie correnti artistiche

di quel periodo.

Subisce l’influenza di Kandinsky ma matura

quel periodo. Subisce l’influenza di Kandinsky ma matura Jackson pollock Senza Titolo , 1944-45 acquaforte,

Jackson pollock Senza Titolo, 1944-45 acquaforte, puntasecca

pablo picasso

Minotauromachia, 1935

acquaforte, ceramolle

wols (alfred otto wolfgang schulze) Senza Titolo, 1937–50c. acquaforte, puntasecca

paul delvaux Due nudi, 1975 litografia

puntasecca paul delvaux Due nudi, 1975 litografia uno stile personalissimo e realizza opere gra- fiche di

uno stile personalissimo e realizza opere gra- fiche di grande qualità artistica tra cui alcuni capolavori. Egli è considerato uno dei grandi maestri del colore e con le sue litografie ottiene uno straordinario successo commerciale, ma per gli amatori di stampe le sue incisioni, come il ciclo delle “Anime morte di Gogol” sono considerate il suo capolavoro grafico. Stanley William Hayter svolge un ruolo centrale nella storia dell’incisione moderna. Molti incisori,

di diversa cultura e tendenza frequentano il

suo “Atelier 17”, vera officina di sperimenta- zione grafica e punto di riferimento dei movi-

menti di avanguardia, dal surrealismo all’e- spressionismo astratto. Fra i frequentatori

dell’”Atelier 17” ci furono la portoghese Maria Elena Viera da Silva, dotata di un talento stra- ordinario, Alberto Giacometti, Alexander Cal- der, Oskar Dominguez, Max Ernst, Yves Tan- guy, Andrè Masson, Massimo Campigli e Leonor Fini, naturalizzata francese. Picasso

vi ha inciso qualche lastra e Kandinsky qual-

che puntasecca. Erano di casa Brassay e Man

Kandinsky qual- che puntasecca. Erano di casa Brassay e Man Ray, artisti e fotografi del mondo

Ray, artisti e fotografi del mondo culturale parigino del tempo. Man Ray, “Uomo della luce” nome d’arte di Emmanuel Radnitzky, è nato a Filadelfia nel 1890 da padre ucraino e

madre bielorussa. Si stabilisce a Parigi, sua città d’adozione nel 1921. Egli è l’inventore

di molte anticipazioni di oggi: anticipa César,

Christo, Alexander Calder, Oldemburg, Arman,

e prima di Jasper Johns prende come soggetto

di un quadro “semplici cifre”. Marcel Duchamp

così lo descrive: “Man Ray, n. maschile - sino- nimo di gioia, giocare, godere”. Da Andrè Breton è definito “bussolier du jamais vu”. La sua caratteristica è l’avversione per la ripeti- zione. Egli, infatti, dice: “tenersi al corrente (della produzione contemporanea in pittura) soltanto per evitare di rifare quello che fanno

gli altri”. Partecipa alla mostra del surrealismo

organizzata da De Chirico nel 1925. Paul Klee

e Vassilj Kandinsky sono i massimi esponenti

del “Bauhaus”, scuola di architettura, arte e design, capitolo di intensa cooperazione inter- nazionale, fondata nel 1919 a Weimar da

di intensa cooperazione inter- nazionale, fondata nel 1919 a Weimar da paul klee Regina di cuori,

paul klee Regina di cuori, 1921 litografia

Gropius. Quasi tutti i più importanti artisti europei del periodo 1921-1925 presero parte alla realizzazione

Gropius. Quasi tutti i più importanti artisti europei del periodo 1921-1925 presero parte alla realizzazione delle cinque cartelle di inci- sioni della scuola: Paul Klee, Vassily Kandin- sky, Lyonell Feininger, Auguste Make, Franz Marc, Oskar Schlemmer, Josef Albers, Archi- penko, Chagall, Campdonk, Baumeister, gli italiani Boccioni, di cui venne riprodotto lito- graficamente un disegno, Giorgio de Chirico, Prampolini, Gino Severini, Marcoussis, Sur- vage, Léger, Heckel, Kirchner, Pechstein, Max Beckmann, Grosz, Karl Schmidt-Rottluff, Kubin e Kokoschka. Non aderirono alla scuola Braque, Matisse e Picasso. Lyonell Feininger,

è nato a New York nel 1871 da genitori tede-

sco-americani. Giovanissimo si reca in Ger- mania per studiare musica, ma quasi subito si dedica all’arte figurativa. Entra in contatto con gli artisti della “Brucke” Schmidt Rottluff

ed Erich Heckel, conosce Paul Klee e Kandin- sky, insegnante della scuola di cui, con Gropius

è cofondatore. Anche le opere di Feininger,

autore di numerose xilografie e litografie, ven- gono incluse tra quelle definite “arte degene- rata”, e l’artista privato dell’insegnamento torna in America nel 1936. Otto Dix è nato in Turingia nel 1891. Nel 1919 con Conrad Felixmuller e Will Groham fonda il “Dresden Sezession Group - Gruppo della secessione di Dresda, con l’obiettivo di “abbandonare i vec- chi percorsi e ricercare nuovi strumenti espres- sivi sulla base della libertà individuale e delle mutate condizioni ambientali”. Nel 1925 ade- risce alla Berliner Sezession e partecipa alla grande esposizone della Nuova Oggettività. Con la presa del potere da parte dei nazional- socialisti, Otto Dix perde la cattedra all’Acca- demia di Dresda e molte sue opere vengono sequestrate e distrutte. Egli è l’autore, tra l’altro, di cinque cartelle di incisioni di forte drammaticità. Ogni cartella comprende dieci fogli per un complessivo numero di cinquanta incisioni, realizzate a Dusseldorf tra il 1923 e il 1924 con la tiratura di 70 esemplari, stam- pate da O. Felsing e pubblicate dall’editore berlinese Karl Nierendorf. Il ciclo ci dà l’im- magine distruttiva della guerra con le trincee, i ritratti, i campi di battaglia, le carcasse di cavalli, i teschi, i crateri di granata, i corpi mutilati. La serie, metafora della follia e della dissoluzione di un’epoca, è ispirata a “I disastri

della guerra” di Goya. George Grosz nel 1925 alla Kunstall di Mannheim prende parte alla mostra della “Nuova oggettività” il cui pro-

gramma è la ricerca del realismo in opposizione

al soggettivismo del “Cavaliere Azzurro”, che

vuole esprimere l’interiorità del soggetto. Grosz viene processato per vilipendio della religione

ed incluso nel gruppo degli artisti degenerati.

Gli artisti DADA confluirono nel movimento surrealista che ha inizio nel 1925 con la mostra organizzata da Giorgio De Chirico e la parte- cipazione di Max Ernst, André Masson, Jean Mirò, Paul Klee, René Magritte, Man Ray, Paul

Delvaux, Salvador Dalì, Matta, Hans Bellmer, Lam. Il manifesto del surrealismo venne pub- blicato nel 1924 da Andrè Breton teorico (e sacerdote) del movimento. Da questa data, la

storia ufficiale fa iniziare il movimento surre- alista, ma per qualche critico il surrealismo si inaugura con la tela intitolata “ Quattro ele- menti . Quatre elements” che Masson espose nel 1924 presso la Galleria Simon, qualche mese prima della pubblicazione del manifesto

di André Breton. Joan Mirò è nato a Montroig

nel 1893, in una famiglia di grande tradizione artigianale: orafi, fabbri, ebanisti alla quale Mirò aggiunge la sua grande creatività. Egli dice di sé: “sono terrorizzato dal tipo di terrore dell’uomo che cammina per sentieri inesplorati che col tempo portano alla scoperta di un mondo nuovo, espresso attraverso la semplicità del segno e del gesto”. Conosce André Breton nel 1923 e partecipa al movimento surrealista. Matisse indica in lui “il più autentico artista contemporaneo sia esso pittore, grafico, cera- mista”. Le litografie di Mirò sono inni alla gioia, opere poetiche. Esse appartengono all’e- poca artistica più matura, in cui l’artista spa- gnolo raggiunge la sua più alta padronanza espressiva. Nel 1930 Giorgio De Chirico ed il fratello Alberto Savinio, iniziano a comporre i primo quadri metafisici: immagini mitologi- che, muse senza volto, portando con un lin- guaggio simbolico ed allegorico ad una rottura fra immagine e forma, tra reale ed irreale, tra ciò che è conosciuto con i sensi e ciò che è oltre

il naturale, cioè il metafisico. L’ispirazione

dechirichiana origina da Nietzche che nell’o- pera “La nascita della tragedia” definisce l’arte come “vera ttività metafisica dell’uomo”, e da

Schopenauer per il quale “l’arte è consolazione

15

graham sutherland

Pastorale, 1930

acquaforte

stanley william hayter Abbraccio, 1937 acquaforte, acquatinta, ceramolle e bulino

metafisica”. Ma è Apollinaire a definire per primo i quadri di De Chirico “opere stranamente metafisi- che”. Jean Fautrier, Jean Dubuffet, George Mathieu, Pierre Sou- lages e Hans Hartung sono i rappresentanti europei di un nuovo movimento artistico detto inizialmente “Astrattismo lirico” e successivamente “Tachismo”. Il nome definitivo del movi- mento è “Arte infor- male” dato dal critico del tempo Michel Tapié, organizzatore, nel 1951, della prima mostra: la loro è una pittura materica, gestuale, libera da schemi figurativi; il termine “informale” è usato con riferimento all’astra- zione non geometrica. Alla mostra partecipò anche il tedesco Wols (Wolfgang Schulze), considerato da alcuni critici, l’iniziatore “dell’informale” europeo. Paul Sartre presente alla prima mostra dell’artista, definì l’arte di

Wols: “grovigli psicografici, esternazioni delle tensioni interiori”. Wols (tedesco di nascita) si trasferisce a Parigi nel 1933. Influenzato da Paul Klee, esegue opere di impronta surreali- sta e successivamente opere che egli definiva “improvvisazioni”: immagini di città, ponti paesaggi e figurazioni antropomorfe. Gli arti- sti sono influenzati dalla psicanalisi freudiana

e dalla filosofia esistenzialista di Jean Paul

Sartre. La loro caratteristica essenziale è “la libertà espressiva” e la rapidità di esecuzione. Wols ha eseguito alcune puntesecche ed ha illustrato il volume di J. Paul Sartre “Nourri- tures”. Alberto Giacometti scultore ed incisore svizzero studia la figura umana con spirito esistenzialista. Lo spagnolo Tapies, ispirato all’ultimo Mirò ed influenzato dalla spiritualità

orientale, usa segni ricorrenti, simboli simil religiosi e graffiti che fanno definire le sue opere “muri della meditazione”. Tapies è il maggiore artista spagnolo del dopoguerra e forse il più importante espo- nente dell’informale europeo. Egli è anche uno dei maggiori illustratori di libri d’artista. Come ribellione alla cultura dell’epoca e con- tro il naturalismo borghese, nasce, nel 1940

il movimento “Cobra”: Karel Appel, Pierre

Alechinsky, Asger Jorn, sono gli esponenti del gruppo. Essi hanno eseguito opere grafiche,

soprattutto litografiche a colori ed incisioni.

Il nome del movimento deriva dalle iniziali

delle città di origine degli artisti: Copenha- gen, Bruxelles, Amsterdam. Il poeta Christian Dautremont è considerato il teorico del gruppo. Nelle loro opere ricorre spesso la figura del serpente, tipica della cultura nordica, e rappre- sentazioni di maschere ed animali giganteschi. Josef Albers è nato in Germania a Bottrop. Ha insegnato alla Bauhaus di Weimar con Klee e

a Bottrop. Ha insegnato alla Bauhaus di Weimar con Klee e Kandinsky. Con le sue opere

Kandinsky. Con le sue opere grafiche, soprat- tutto serigrafiche a colori e alcune lito- grafie, esalta la figura del quadrato. Alla sua opera si sono ispirati molti artisti, tra cui il grande Rotko. Nel 1933 si trasferisce negli Stati Uniti. Max Ernst è uno dei più importanti maestri del surrealismo. Nel campo della grafica originale è stato l’in- ventore del “ frottage litografico”, ottenuto

strofinando le vena- ture di una superficie lignea o di altri materiali, come foglie o tessuti con grafite, estendendovi sopra un foglio di carta e premendolo, otteneva figurazioni di grande suggestione. Nel panorama dell’arte grafica europea hanno svolto attività grafica rilevante: Dunoyer de Segonzac, autore di circa mille opere grafiche trattanti principalmente il tema del paesaggio; Paul Delvaux, autore

di opere litografiche di ispirazione surrealista;

i tedeschi George Baselitz, conosciuto come

“quello delle figure capovolte”, Horst Antes, Emil Schumacher, l’austriaco Hundertwasser

(F. Stowasser); Victor Vasarely esponente del movimento “Optical”, teorizzò la inseparazione

e l’interazione fra forma geometrica e colore;

nel 1964 realizza il volume “Planetary Folk- lore”. Rufino Tamayo, Jacques Lipchitz, Niki de Saint-Phalle, Arman; August Herbin; gli spagnoli Antonio Saura e José Ortega; il fran- cese Jean Paul Velly, con le sue opere grafiche rappresentanti visioni fantastiche; i tedeschi Paul Wunderlich, Willi Baumeister; Alexander Calder, scultore ed incisore americano che ha svolto in Europa una notevole attività artistica anche nel campo della grafica e che nel 1931

aderisce al movimento “Abstration - creation” dedicandosi alle sculture astratte chiamate “stabiles” e passando poi ai “mobiles” in cui esprime la sua poetica del movimento; Serge Poliakoff, la portoghese Maria Elena Vieira da Silva, Alfred Manessier, Ernst Fuchs le cui acqueforti sono inspirate al “simbolismo viennese”. Tra gli artisti della seconda metà del XX° secolo si segnalano gli inglesi: Henry Moore, scultore ed incisore; Allen Jones; Gra- ham Sutherland, esponente di un’arte che

riflette con grande suggestione il mondo vege- tale ed il mondo animale (radici, insetti, rettili, uccelli): nel 1968 realizza il volume “Bestiary” con 25 litografie a colori; Ernst Wilhelm Nay, autore di acqueforti di grande forza coloristica; il cinese Zao-Wou-Ki attivo in Europa allievo

di Wols ed autore di opere grafiche ricche di

lirismo ed eleganza; l’olandese Bram Van Velde

ed il belga Gustave Singier.

Vinicio Cacaci

prova d’artISta - Periodico semestrale di informazione artistica e culturale, anno XI, numero 17, dicembre 2014 - Aut. Trib. Udine 8/04 del 3-3-2004

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