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Stampa anarcosindacalista | Gi Guerra di Classe | Periodico fondato nel 1915 da Armando Borghi

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abb. postale D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1
comma 2, DCB Massa C.P.O.
In caso di mancato recapito restituire
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Nuova serie | n.132 | Giugno 2015 (ISSN 1128-0166) - Organo Periodico dellUnione Sindacale Italiana (U.S.I. - A.I.T.)

La fortuna di essere segretario


Ovviamente il termine fortuna ironico, invece proprio
un piacere essere segretario di un sindacato realmente
autogestionario e orizzontale, proprio un piacere
sperimentare concretamente rapporti decisionali libertari.
Il congresso di Trieste stato un congresso molto importante,
non certo per la mia elezione, ma perch tutta lunione
ha dimostrato di essere solida, solidale e con una vera
progettualit. LUSI si sta rafforzando, stanno nascendo
nuove sezioni e aumentando gli iscritti. Il congresso
inoltre ha approvato la costituzione di due commissioni,
una sullantimilitarismo, una sul precariato e di dotarsi
di una piccola casa editrice dimostrando di essere viva ed
intenzionata a far sentire il proprio peso.
Questo numero di Lotta di Classe contiene le decisioni
congressuali e le numerose iniziative legate al Primo Maggio
ed alle lotte in corso.
Una menzione speciale va ai compagni di Parma che in
15 giorni hanno organizzato due cortei cittadini ed uno
sciopero provinciale e alla lotta cimiteriale dei compagni
di Ancona.

Tutto sul XXI


Congresso USI-AIT
da pagina 5

Lattacco ai lavoratori ed alle lavoratrici molto pesante,


perdita di salari e di diritti, gli spazi di sperimentazione
autogestionaria sono sempre sotto una forte repressione, ci
non ci impedir di continuare a costruire un mondo dove
lautorit e lo sfruttamento saranno un lontano ricordo.

Franco Colby Bertoli, Segretario USI-AIT

Partecipa alla Tre Giorni di Fano


Festa nazionale USI a Fano il 4-5-6 settembre
Due giorni dellUSI sezione di Modena, il 25 e 26 settembre
NON MANCARE!
LAnarcosindacalismo
tiene vivo
il PRIMO MAGGIO

Contro la buona
scuola di Renzi

1915-2015
Sulla guerra
e il militarismo

Un giorno di lotta, in ricordo dei Martiri di Chicago,


per la liberazione dallo sfruttamento per lautogestione. Le foto da tutto il mondo

USI AIT lancia il boicottaggio delle prove invalsi.


Dimostriamo attraverso le nostre lotte che non
uccideranno mai la nostra fantasia

Tra commemorazioni ufficiali e retorica militarista,


si aggirano molti morti viventi, simili a quelli in
divisa della marcia macabra del film muto Jaccuse

a pagina 2

a pagina 2 e 3

a pagina 8

CONTRO LA BUONA SCUOLA DI RENZI

Prove Invalsi?
Boicottiamole!
USI-AIT Educazione lancia una campagna di boicottaggio delle
prove nazionali di valutazione

Rifiutiamo il criterio Renzi/Giannini secondo cui la


dovrebbe aderire in toto ad un modello di sviluppo
Dimostriamo attraverso le nostre lotte che scuola
precostituito per essere considerata buona; riteniamo,
non uccideranno mai la nostra fantasia. invece, che le proposte per una societ pi giusta debbaNon ci faremo ridurre a meri esecutori no partire proprio da chi vive, quotidianamente, la scuola.
Non ci schieriamo, per, a priori, in difesa di quella che
di ordini o a compilatori di test.
viene chiamata da molti scuola pubblica, poich, questa
scuola, per come concepita, di pubblico non ha nulla. E
Buona Scuola e il Jobs Act. Mettendo insieme le sempre la stessa scuola di Stato che in passato ha formato
due riforme, infatti, possibile decifrare chiaramente il i soldati, poi i servi e i padroni, oggi i nuovi schiavi ed i
progetto di ingegneria sociale che esse nascondono: nuovi manager.
educare alla competitivit come valore al fine di non met- Non ci riconosciamo, ovviamente, in un sapere di tipo
tere in discussione le imposizioni e le schiavit di doma- privato, ma in saperi liberi da vincoli istituzionali,
ni; accettare la valutazione come strumento di ricatto o ri- autoritari, religiosi o proni al mercato.
soluzione di un contratto lavorativo; riconoscere in essa,
Mentre, da un lato, si chiede alle scuole pubbliche di pro- dunque, una funzione poliziesca, di arbitro imparziale Ci battiamo, dunque, per la costruzione di una scuomuovere il merito e di fare della valutazione permanente del conflitto di classe.
la autogestita, veramente pubblica, ovvero separata
un criterio decisivo per il futuro di ciascuno; mentre si
dalle costrizioni statali, libera dalle infiltrazioni relichiede alle scuole pubbliche di autofinanziarsi attraver- Invitiamo, quindi, studenti, genitori, lavoratori del- giose e privatistiche.
so sponsor, risorse, che potrebbero essere impiegate per la scuola a mobilitarsi in modo visibile e determinato
migliorare le condizioni di lavoro e di studio di migliaia di nella campagna di boicottaggio delle prove invalsi:
Sappiamo che dietro le cattedre ed i banchi vi sono perpersone, vengono impiegate per tenere in piedi un mecsone che si confrontano in libert, ed in libert stanno
Aderendo
agli
scioperi
indetti
dai
sindacati
di
base
e/o
canismo di controllo costoso, che funziona solo due mesi
costruendo le attuali forme di lotta. questa la Buona
allanno, pretendendo, attraverso test nozionistici a volte alle forme di lotta intraprese dai comitati di docenti e stu- Scuola. Quella di cui tutti i governi hanno paura e che
anche errati nella loro formulazione, di imporre a chi stu- denti auto organizzati
tutti i governi cercano di normare e ridurre al silenzio.
dia il ruolo di risorsa umana; di educare ad un consenso
Riteniamo che esistano buoni docenti e buoni studenti,
acritico; di accettare la possibilit di essere continuamen- - Partecipando alle pi svariate forme di lotta che mirino ma che non esisteranno mai governi o poteri buoni.
te valutato, schedato, messo in mobilit, reso precario, ad inficiare la prova o promuovendo forme di boicottag- Creare saperi senza creare poteri!
poich i criteri di valutazione permanente possono de- gio auto organizzato nei singoli istituti
cretare da un momento allaltro la fine del tuo contratto
USI-AIT Educazione
Lasciando
in
bianco
la
prova,
magari
evidenziando
il
di lavoro.
c/o U.S.I.-A.I.T. Milano
proprio dissenso con una frase
(sede Ticinese) Via Torricelli 19
Questi, sono gli unici aspetti educativi che riusciamo
ad intravedere nelle prove invalsi: ridurre il dissenso, la - Non mandando i propri figli a scuola, visto che la semcreativit, il pensare altrimenti. Oggi, rispetto a criteri di plice diffida dal somministrare la prova, fatta pervenire
valutazione autoritari e nozionistici; domani, rispetto alla ai Dirigenti Scolastici, non viene presa in considerazione
propria condizione di sfruttato.
Dimostriamo attraverso le nostre lotte che non hanno ucRiteniamo, inoltre, fondamentale evidenziare quanto il ciso, e non uccideranno mai, la nostra fantasia e la nostra
boicottaggio delle prove nazionali invalsi sia uno stru- gioia; che non ci faremo ridurre a meri esecutori di ordimento importante da utilizzare anche per manifestare ni, a guardiani del silenzio o compilatori di test.
apertamente il proprio dissenso verso la riforma La Siamo impreparati ad accettare come nostro il mondo di sfruttati che vogliono costruire.

Contro la scuola
al servizio del capitale
USI-AIT Educazione in mobilitazione permanente fino al ritiro del
disegno di legge Buona Scuola

e ore che vive la scuola italiana, fatta da studenti e lavoratori,


sono decisamente gravi. Non possiamo e non vogliamo tirarci
indietro! Le mobilitazioni contro la Buona Scuola continuano in tutta Italia, da nord a sud.

arted 12 maggio lUSI-AIT


Settore Educazione ha lanciato
una campagna di boicottaggio
delle prove nazionali invalsi.
Di anno in anno, la somministrazione di tali prove da
parte del MIUR diventata sempre pi invasiva e allargata; ha pesato e continua a pesare gravemente su risorse
che invece potrebbero essere destinate ai diretti protagonisti della scuola: alunni, docenti, educatori, personale
ATA; ha minato alla base le fondamenta della libera scienza e del libero insegnamento, ma non riuscita a piegare
la forte critica che studenti, docenti e genitori muovono,
riguardo ad essa, contro il MIUR e lIstituto Nazionale di
Valutazione.

Il disegno di legge che intende aziendalizzare le scuole, cancellare ogni


libert di insegnamento e subordinare la vita di tutta la scuola alle volont del singolo dirigente scolastico, non piace a nessun lavoratore e lavoratrice della scuola italiana. Ecco perch scioperi, mobilitazioni, flash
mob sono in continua ascesa e non accennano a fermarsi.
Siamo convinti che non servano emendamenti e non serva contrattare
col governo. Quello che occorre fare, quello che vogliono i lavoratori
e le lavoratrici della scuola, opporsi a questo disegno di legge senza
alcun tentennamento e senza alcun ricatto.
La Buona Scuola, nella sua interezza, non deve aver luogo e spazio. Non
crediamo alla bufala millantata da Renzi circa le assunzioni dei precari, la
stabilizzazione di cui parla corrisponde ad un peggioramento sostanziale delle condizioni di lavoro, quindi risulta inaccettabile e non c nulla
da contrattare su questo: pretendiamo le assunzioni nei termini attuali,
su ogni posto disponibile, senza ulteriori selezioni, senza abolizione di
diritti acquisiti e soprattutto senza la legalizzazione della corruzione.
Per questo motivo, lontani da ogni tentativo di accordi sottobanco, da
ogni tavolo di trattative pi o meno celato, diciamo NO alla BUONA
SCUOLA e ci poniamo al finco di tutti i lavoratori e lavoratrici in mobilitazione.

Si moltiplicano in tutta Italia sanzioni e provvedimenti disciplinari a carico di studentesse e studenti che con
modalit diverse hanno invalidato/boicottato le prove INVALS. Sanzioni comminate - in molti casi - in totale
disprezzo dello Statuto delle studentesse e degli studenti che impone esplicitamente allamministrazione
scolastica la garanzia del diritto alla difesa prima di comminare qualsivoglia tipologia di sanzioni disciplinari.
Nellesprimere loro piena e completa solidariet ribadiamo il nostro NO ad una scuola che educa allobbedienza cieca e assoluta ai diktat del Capo di istituto.

Saremo ancora, quotidianamente, nelle piazze e nelle scuole insieme


agli insegnanti e agli studenti che si oppongono, in misura sempre crescente, a questo disegno di legge e allidea di scuola-azienda.
Siamo in mobilitazione permanente fino al ritiro assoluto del disegno di
legge denominato Buona Scuola.
Siamo per una scuola aperta, che metta al centro le capacit e le aspirazioni dei bambini e dei ragazzi e che si allontani sempre di pi dallidea
del controllo, della burocrazia, della valutazione fine a se stessa, del sedicente merito.
Rifiutiamo la Buona Scuola, propaghiamo la lotta!
U.S.I.-A.I.T. EDUCAZIONE
c/o U.S.I.-A.I.T. Milano (sede Ticinese) Via Torricelli 19 Tel/Fax
0289415932 wmail: info-usieducazione@autistici.org

Primo Maggio nel mondo


LAnarcosindacalismo

tiene vivo

IL PRIMO MAGGIO
Un giorno di lotta, in ricordo dei
Martiri di Chicago, per la liberazione dallo sfruttamento per lautogestione.
Albert Parson che venne impiccato l11 novembre del 1887 si
consegn per non lasciare gli altri
compagni soli, lui parlava molto
semplicemente di libera cooperazione universale e di una rivoluzione sociale dei lavoratori, il primo maggio dobbiamo lottare per
ritrovare quella strada che i Martiri
di Chicago ci hanno indicato.
Viva i lavoratori e le lavoratrici,
viva lUnione Sindacale Italiana,
Viva il Primo Maggio!

Manifestazioni in tutto il mondo per il Primo Maggio


In alto, siamo in Spagna (e qui sotto vedete la mappa di tutte le
manifestazioni svoltesi nella penisola iberica. Poi in Brasile e a
Berlino, sotto la Porta di Brandeburgo

USI-AIT
Trieste, 24-26 Aprile 2015

XXI

Congresso
I testi delle mozioni votate
La natura della crisi in atto,
quali ricadute prossime e future?

Da parecchi anni sentiamo parlare di crisi.


Senza dubbio in atto una crisi economica particolare e
prolungata sulla cui natura esistono interpretazioni diverse
(crisi artificiale, crisi strutturale, crisi conseguente alla crisi
finanziaria).
Ma crisi anche la parola magica di cui si servono padroni
e governi per precarizzare sempre pi la vita dei lavoratori,
per limitare (se non annullare) i diritti conquistati negli anni
di lotte, per riorganizzazione in senso sempre pi rigido e
repressivo il dominio delleconomia e della finanza su gran
parte della popolazione.
Probabilmente in Italia questa fase di ristrutturazione del
potere economico non ancora arrivata allapice, e ancora
pi gravi e pesanti saranno le conseguenze che la classe
lavoratrice dovr pagare: aumenter la working poor (cio
lentrata dei lavoratori nella fascia di povert con salari da
fame e aumento emergenziale dei senza tetto).
Occorre cominciare a prenderne atto e ad organizzare lavoratori e classe emarginata.
Ci sentiamo inoltre di sperare che questa crisi possa
smascherare il pi possibile tra i nostri compagni di lavoro
lipocrisia di questo sistema, che possa spronare a riprendere
un sano conflitto sociale ripartendo dai presupposti antichi,
ossia che i nostri interessi e le nostre pratiche divergono
naturalmente da quelle dei ricchi e dei potenti e che quindi
anche il loro universo valoriale e culturale da rifiutare ed a
questo occorre contrapporne un altro, egualitario e dignitoso.

Analisi della riduzione dei diritti


e delle conquiste della classe lavoratrice, delle privatizzazioni in
tutti i campi, dellannientamento
di tutte le forme di organizzazione dei lavoratori e lavoratrici e
della loro rappresentanza sindacale, strategia di conflittualit
per un valido ostacolo contro lo
strapotere delle classi dominanti: nelle politiche contrattuali,
nelle forme dellautorganizzazione, nella questione del reddito
e delloccupazione, delle politiche energetiche e nella difesa
dellambiente e del territorio.

In Italia, il pensiero unico liberista sempre pi manifesta


le sue tendenze egemoniche, non accontentandosi pi di
limitare le conquiste dei lavoratori, ma, anzi, con la scusa
strumentale della crisi che, paradossalmente, proprio le sue
stesse pratiche ha creato, prova oggi ad annichilire definitiva-

mente quello slancio generoso del movimento dei lavoratori,


iniziato dalla met dell800. Purtroppo, trova di fronte un
terreno favorevole: le istanze del potere e del capitale, che
sempre si accompagnano, hanno col tempo scavato profondamente sul senso di appartenenza classista, sulla pratica
solidaristica tra sfruttati e, soprattutto, hanno eliminato una
sincera prospettiva utopica nei lavoratori.
necessaria una battaglia culturale che miri a far ricomprendere i valori e lappartenenza alla stessa medesima classe,
la sua pratica solidaristica e la prospettiva di realizzare un
mondo nuovo. La lotta di classe mossa dalla classe padronale
ha mirato a convincere le classi avverse di non aver ragione
di esistere e di essere tutti sula stessa barca. Questa loro
strategia, al momento, ha prodotto per loro buoni risultati.
Non siamo sulla stessa barca, rappresentiamo interessi diversi: noi degli sfruttati, loro degli sfruttatori parti incompatibili.
Ma i nostri valori, le nostre pratiche, non hanno perso la
loro validit: resta che noi abbiamo ragione, e un giorno
vinceremo.
[...] La scommessa di un sindacato libertario, capace di portare la propria pratica e la proprio aspirazione tra i lavoratori,
al momento, vista la situazione numerica e la presenza nella
conflittualit sociale, appare sempre pi difficile da portare
avanti. Ugualmente, per, riteniamo che questa impostazione
sia assolutamente necessaria ed attuale, soprattutto in un
momento ormai lungo - di crisi complessiva del sindacalismo di base nel suo complesso, che rispecchia la situazione
di arretramento della classe lavoratrice.
Oggigiorno, per, proprio lacuirsi della crisi evidenzia comunque il permanere o la ripresa di significative, per quanto
spesso isolate, esperienze di lotta, che come USI localmente
dobbiamo appoggiare il pi possibile. Il sempre pi evidente
appiattimento dei sindacati confederali su pratiche di
assistenza e patronato a scapito, se non in rare e quasi rituali
e dovute occasioni, cos come leccessiva burocratizzazione
interna e lo scimmiottamento, da parte di alcuni sindacati di
base, degli stessi confederali per ottenere qualche briciola
in pi, potrebbe aprire spazi dazione per un sindacato che,
invece, deve restare fedele a se stesso nelle pratiche e nelle
strategie.
Su questo aspetto, sul piano locale che dobbiamo essere
maggiormente attivi: in primo luogo, creando strutture sindacali credibili, con quel minimo di organizzazione che permette
di crescere quantitativamente e qualitativamente, ma anche
cercando di essere sempre presenti, seriamente, laddove vi
la possibilit di fare azione conflittuale. In questo senso,
positiva lazione di appoggio e solidariet militante a quanto
si muove sul piano locale, ma ancora pi importante sarebbe
iniziare ad essere noi protagonisti, senza nascondersi dietro
lalibi dello scarso numero: bisogna agire in ogni azienda dove
siamo presenti, in modo responsabile ma determinato.
necessario che i lavoratori dellUSI si auto-organizzino in
strutture aziendali, che si pongano come soggetti sindacali il
pi possibile rappresentativi e autorevoli, che a livello locale
si dotino di un minimo di organizzazione capace, coerente-

mente con le nostre istanze libertarie, di difendere per quanto


possibile i lavoratori. Fatto questo, si potr filosofeggiare - a
ragione - sulla fine delle forme classiche di sindacalismo,
sulle nuove figure precarie, sui limiti della contrattazione,
sul nuovo modello di societ, etc. : tutti aspetti che noi
condividiamo totalmente. Ma crediamo altres che (provare
a) praticare un sindacalismo onesto, dal basso, orizzontale,
egualitario, non arrechi nessun danno alle questioni teoriche
sopra esposte, ed allo stesso tempo ci piacerebbe che chi
ha le idee pi chiare su queste eventuali nuove forme per
affrontare al meglio il presente ci spiegasse concretamente
cosa intende e come ci potrebbe servirci. Notiamo tuttavia
che sarebbe per paradossale non agire concretamente sul
terreno sindacale perch ritenuto vecchio e inutile e poi
rivolgersi, in questo caso s, concretamente, presso altre sigle
sindacali per affrontare questioni molto materiali che toccano
prima o poi tutti: e provare noi, a darci strumenti utili? Non
questa lessenza del sindacalismo libertario? E invece, languono anche i sindacati di categoria, nonostante le molteplici
esortazioni, a dimostrazione della stasi sindacale attuale.
Spesso sentiamo affermare che la forma-sindacato
superata. Pu darsi. Ma ancora mancano contributi concreti
su ci che si auspicherebbe. Tra chi lo dice, soprattutto in
alcuni gruppi di impostazione marxista, vi chi prospetta
come soluzione quella di carattere politico: creare forti partiti
comunisti. Ovviamente, a noi questo non interessa. A noi
pare invece che se per sindacato intendiamo un luogo dove
praticare forme assembleari di organizzazione nelle quali
cercare di difendersi (altro, oggigiorno, ci pare difficile, ma la
cui progettazione/costruzione necessaria) rispetto agli attacchi sistematici ai diritti dei lavoratori che vengono lanciati,
ebbene, per noi, la forma-sindacato resta necessariamente
attuale, a meno di non voler considerare definitivamente persa e chiusa la faccenda. Questo non vuol dire essere ciechi di
fronte al presente, fatto di forti limitazioni alla contrattazione,
ai diritti sindacali elementari come quello di sciopero e di
parola; fatto di una moltitudine di figure lavorative sempre
pi precarie a seconda della flessibilit funzionale al potere,
al padronato ed ai sindacati collaborazionisti. La situazione
sotto diversi aspetti in parte paragonabile, fatti i doverosi
distinguo, a quella di inizio 900: e non un caso che i nostri
nonni cercarono di fronteggiarla organizzandosi.
Ancora una volta, riteniamo importante ribadire lessenza
prettamente sindacale e sociale dellUSI che non ne unassociazione culturale ne unorganizzazione politica specifica:
ognuno di noi, se interessato, ha gi le sue organizzazioni
politiche di riferimento, non ci interessano doppioni pi o
meno utili di queste. Pur ribadendo che non nostra prassi
confondere il piano sindacale e politico, non possiamo sottrarci dallesprimere la nostra forte perplessit circa i numerosi
compagni libertari che militano in organizzazioni verticistiche
sia nelluniverso del sindacalismo di base che nella triplice
confederale. Tra i nostri iscritti, immaginiamo (perch,
coerentemente con il nostro Statuto, questo aspetto
insindacabile) che vi siano naturalmente lavoratori di diverse

tendenze politiche:
anarchici, libertari,
comunisti, democratici. Questo per noi
non solo normale come gruppo sindacale, ma anzi un
arricchimento non retorico. Fermo restando la condivisione
nei valori e nella storia dellanarcosindacalismo, che per noi
in primo luogo un metodo assembleare, antigerarchico, contro
la delega e per lazione diretta, apprezziamo il contributo che
ci viene da tutti i nostri compagni e compagne. E comunque,
volendo noi crescere, non possiamo limitare le adesioni al
nostro sindacato confinandole ad un solo movimento politico:
questo non solo sarebbe impossibile e controproducente, ma
prima ancora assurdo.
A questo, ci sentiamo di aggiungere che le tematiche
ambientaliste riversano un ruolo sempre pi importante: il
mondo che questo sistema sta distruggendo irrimediabilmente lunico che abbiamo e che vogliamo cambiare, a noi
appoggiare ogni lotta che ha nella difesa ambientale una sua
prerogativa, quali ad esempio la difesa di spazi verdi dalla
cementificazione assurda, la
lotta contro il TAV in aree che non possono sopportare ulteriori scempi del territorio in virt di logiche esclusivamente
di profitto.
Inevitabilmente la difesa dellambiente deve essere un
cardine anche nelle attivit produttive, ovvero abolire le
produzioni nocive e belliche, cos come le metodiche di
produzione inquinanti e/o pericolose.

Analisi della rappresentanza e


strategia dellUSI-AIT stante il rigetto dellaccordo Confindustria/
Sindacati confederali del gennaio
2014.
Gli ultimi accordi sono funzionali allestromissione dal diritto
del lavoro di tutte quelle realt che impediscono (o magari
solo fastidiosamente rallentano) laffermazione, senza se e
senza ma, dellattuale modello politico-sociale. Non a caso
i sindacati confederali si sono premurati di sottoscriverli,
consci che la loro stessa esistenza come agenzie di intermediazione tra capitale e lavoro passi da questa accettazione di
fatto che, se vero che limiterebbe anchessi come potenziali
strumenti di organizzazione del conflitto, anche vero che li
agevolerebbe come organismi elargitori di servizi. E del resto,
ci coerente con limpostazione del sindacato confederale
degli ultimi ventanni perlomeno. Quei settori (vedi la FIOM)
che oggi, improvvisamente, fanno finta di accorgersi che cos
facendo gli spazi di conflittualit e di autentica democrazia
sul lavoro sarebbero drasticamente limitati, di fatto sono gli
stessi che per anni hanno chiuso colpevolmente gli occhi di
fronte alla negazione degli stessi diritti e della democrazia
agli altri. I diritti sono tali se validi per tutti in ogni tempo e
modo. Lo stesso dicesi per la democrazia sul posto di lavoro.
Fino a ieri, grazie alle RSU, non tutti i sindacati godevano
degli stessi diritti. Fino a ieri, grazie alle RSU, non tutti i sin-

6
Testo delle mozioni votate al XXI CONGRESSO USI-AIT

obbiettivamente non molto alto in questa fase) e i nostri


rapporti di forza reali nella singola situazione. Gli strumenti
sindacali disponibili attualmente sono le RSA (rappresentanza
sindacale aziendale)
Laltro strumento per lesercizio sindacale quello delle RSU
che sono una notevole riduzione di quelle che erano i Consigli
di Fabbrica.
LUSI ha sempre partecipato in modo critico alle RSU, che
restano semplicemente uno strumento verso il quale lUSI non
pu esimersi dal lottare per superarlo, cercando dindividuare
forme collettive di autorganizzazione.
La rinuncia o lutilizzo di tali strumenti, finora questa stata
la nostra linea, demandata alla decisine delle strutture
locali che possono valutare in base alla propria esperienza, ai
rapporti di forza e altro ancora. Se si in grado di sperimentare forme di autorganizzazione pi appropriate ben vengano.
Questo orientamento pensiamo che sia tuttora valido.
E anche da registrare che siamo in presenza di un pesantissimo attacco a queste forme di rappresentanza sindacale.
Ci riferiamo al famigerato accordo del 10 gennaio 2014 tra
confederazioni sindacali (Cgil-Cisl-Uil) e Confindustria con
lobbiettivo di trasformarlo in legge. Questo accordo rappresenta la sepoltura definitiva di ogni possibilit di dissenso
nel nuovo quadro di Rappresentanza Sindacale, vincolando i
firmatari al rispetto di tutti gli accordi (aziendali e di contratti
nazionali) che verranno pattuiti, vietando la possibilit di
scioperare contro. E una prospettiva che assolutamente
dobbiamo contrastare e soprattutto impossibile per noi da
accettare.

Antimilitarismo e guerra

dacati godevano di esprimere una rappresentanza realmente


democratica. Gli accordi di oggi continuano, peggiorandolo,
questo quadro complessivo che per i sindacati di base era
gi realt. Oggi questi settori finalmente (e apparentemente)
critici, non sono credibili, anzi sono doppiamente responsabili,
avendo fatto (e continuando a fare) da copertura a sinistra
di enti ormai compromessi come la CGIL.
Quello dellautorganizzazione il principio basilare in cui
poggia la nostra azione ispirata allanarcosindacalismo che
in sintesi significa lottare nella contingenza per migliorare le
condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice in coerenza con lobbiettivo di arrivare alla conquista di una societ
alternativa senza servi, n padroni. Il metodo dellautorganizzazione si storicamentedimostrato essere il pi efficace nel
raggiungimento degli obbiettivi preposti e nello stesso tempo
quello pi idoneo nello sviluppo dellemancipazione sociale.
Solo praticando autorganizzazione e sviluppando lautogestione gi nel conflitto sociale possiamo maturare le condizioni di
una societ autogestionaria qual nel nostro fine. Quello della
forma assembleare come strumento di decisione per noi
da sempre il metodo pi idoneo in contrapposizione a quello
gerarchico e centralizzato.
Dobbiamo anche fare i conti con gli strumenti disponibili nel
nostro percorso sindacale, facendo una opportuna valutazione del livello di coscienza dei lavoratori e lavoratrici (che

LUSI ha sempre affiancato la sua lotta sindacale e sociale con


quella contro le guerre e contro ogni forma di militarismo.
Ieri come oggi non si tratta solo di una scelta ideologica bens
di una indispensabile necessit per far fronte al quotidiano
attacco alle condizioni di vita delle fasce pi deboli della
nostra societ.
La militarizzazione del territorio, la cultura della guerra (ovvero una non cultura) che penetrata ovunque, la repressione
e la cancellazione dei diritti e delle libert in tutti i campi,
lintroduzione di uneconomia legata a guerra e militarismo,
sono la stessa faccia del supersfruttamento, dei licenziamenti,
del precariato, della sparizione delle difese sindacali, dei diritti
negati, della disoccupazione, della riorganizzazione fascista e
xenofoba, della fame.
Oggi assistiamo a uno scenario di guerra enormemente
diffuso che si alimenta in continuo e che nessuna potenza
intende fermare.
DallAfrica al Medio Oriente, dallEuropa dellest al Pakistan
il capitalismo crea continui conflitti per i propri interessi
economici e militari.
La scelta dellUSI quella di opporsi a ogni logica guerrafondaia e militare, nazionalista e imperialista. Nessuna guerra,
nessun potere pu essere avallato o giustificato.
Contestiamo quindi anche quelle logiche che, sulla base di
rigidit ideologiche fatte di antimperialismo finto tendono
ad appoggiare tatticamente dittatori di turno, questo o quello
schieramento, negli scenari del conflitto internazionale.
E naturale che ogni popolo cerchi di difendere le proprie
tradizioni, la propria cultura, lingua, storia. Temiamo quando
quella identit, per motivi altri, diviene copertura per sopraffarne altre, o quando con queste affermazioni si vogliano

nascondere interessi ben precisi, consolidare vecchi poteri o


crearne di nuovi.
Il nostro concreto appoggio va quindi a quelle resistenze dei
popoli che lottano per una vera libert ed emancipazione
sociale.
lUSI ritiene necessario allargare il collegamento antimilitarista
in tutto il mondo, quindi riprende il nostro vecchio progetto
dello sciopero internazionale contro la guerra insieme a tutti
i sindacati e le componenti sociali disponibili che non siano
compromessi con la politica e la macchina guerrafondaia e
militare.
Il Congresso delibera la costruzione di una sua struttura per
coordinare e sviluppare in tempi rapidi la lotta antimilitarista,
dando allUnione continui strumenti pratici di intervento.
Tale struttura, Comitato USI contro il militarismo e la guerra,
viene formata da Compagni di varie realt dellUnione e avr
anche il compito di analizzare e sviluppare sia varie proposte
emerse al Congresso (sciopero, manifestazione nazionale,
iniziativa su Masetti, e attualizzazione della questione libica),
sia altre che verranno successivamente.
La nomina formale dei componenti di questa Commissione
sar fatta al primo Comitato dei delegati dellUSI.

Situazione AIT dopo il congresso straordinario in Portogallo.

Cos come oggi, lAIT non pu andare avanti. Le decisioni


prese con troppa superficialit- dai suoi Congressi di questi
ultimi 20 anni hanno portato alla creazione di un gruppo di
controllo (e di potere) allinterno dellInternazionale che, seppure formato da Sezioni numericamente piccole e con scarsa
presenza sul territorio, sta portando lAIT alla sua dissoluzione
o, in alternativa, alla sua nullificazione come Internazionale di
lavoratori.
Nella pratica, lattuale AIT stata resa incapace di diventare
un vero punto di attrazione per tutti quei lavoratori e per
quelle Organizzazioni sindacali che, in situazioni spesso
drammatiche, stanno vivendo sulla propria pelle il trionfo del
capitalismo selvaggio del XXI secolo.
Avremmo invece bisogno di unInternazionale inclusiva, con
forme di associazione meditate e articolate, dove alle richieste
di contatti e collegamenti provenienti da tutto il mondo si sia
capaci di rispondere positivamente, senza trincerarsi dietro
una disamina formale degli Statuti e nellanalisi gesuitica di
tutto quello che rende gli altri diversi da noi, e quindi non
presentabili nel consesso AIT.
Lattuale feroce attacco che il Capitale e lo Stato stanno
portando a livello mondiale contro i lavoratori sta riportando i
rapporti sociali a livello del medioevo dei servi della gleba, e
non unesagerazione: salari sempre pi bassi, condizioni di
lavoro sempre pi disumane, progressiva riduzione dei diritti
conquistati con decenni di lotte e sangue, un futuro di fame e
miseria gi programmato per chi, dopo oltre 40 anni di lavoro,
andr domani in pensione. E il domani molto vicino.
Questa situazione gravissima rende ogni giorno pi necessario
cercare di creare dei momenti comuni di lotta anche con
Organizzazioni esterne allAIT, con la sola discriminante della
comune volont di opporsi a questo sfacelo dilagante e
ingravescente. Questo significa che, come gi a livello locale
e nazionale, la ricerca di relazioni anche strette con Sindacati
non appartenenti allAIT sia una necessit sempre pi urgente
anche a livello internazionale.

Al Congresso di Valencia, nel dicembre 2013, stata rifiutata


la proposta di chiamare lAIT in quanto Internazionale a cercare contatti e prevedere percorsi comuni, anche solo provvisori
e con finalit ben precise, con altre organizzazioni, a partire
da quelle a noi, per storia e per pratica, pi vicine, come la
IWW ed altre. E stato cos creato un clima, allinterno della
nostra Internazionale, tossico e portatore di ulteriori guai: alla
solidariet internazionalista delle origini stato sostituito un
clima di sospetto continuo, alla fiducia reciproca, necessaria
per sviluppare lazione comune, la sfiducia a prescindere,
mettendo continuamente in discussione la buona fede degli
altri compagni, obbligati a giustificare continuamente le
proprie scelte e, infine, sostituendo alla sperimentazione e alla
ricerca di nuove soluzioni, il dogma, comportamento proprio
di una setta, poco importa se religiosa o laica, con qualcuno
che si addossato il compito di decidere se un comportamento o meno anarcosindacalista.
Dobbiamo invece cercare di far capire ai compagni delle
altre Sezioni che bisogna riconoscere di aver sbagliato, e che
certe decisioni congressuali non vanno aggirate ma abrogate,
avendo il coraggio di compiere delle scelte coraggiose anche
se laceranti.
I resoconti degli ultimi Congressi e Plenarie sono emblematici.
Di fatto, un asse di potere formato dalle piccole sezioni sta
portando lAIT a diventare unorganizzazione politica specifica,
chiusa e settaria.
Il congelamento della FAU un atto grave. Lisolamento
nostro e della CNT-E, insieme a quello della FORA che condivide con noi la preoccupazione e parte delle argomentazioni
pur partendo da presupposti ideologici differenti, un dato
di fatto. Tra qualche anno, la nostra condotta sindacale (vedi
caso RSU) probabilmente ci riporter al bivio della giustificazione o espulsione.
Che fare? Innanzitutto, continuare con coerenza a porre
le nostre istanze favorevoli ad unAIT anarcosindacalista e
non anarchica specifica. Lanarcosindacalismo un metodo
(assemblearit, azione diretta, trasparenza, rotazione degli
incarichi) e un obbiettivo (una societ senza stato ed autorganizzata, senza sfruttati e sfruttatori); lanarchismo una
dottrina politica specifica che molti di noi fanno propria, ma
non obbligatoria per aderire n allUSI n allAIT! E questo
dobbiamo ribadirlo con fermezza: i due ambiti non vanno
confusi.
Questa lotta interna allAIT non deve e non pu prescindere da
una differente ponderazione del sistema che regola lattuale
votificio; per questo restano attuali le nostre posizioni sul
tema precedenti il congresso di Valencia. Se il voto fosse solo
consultivo, o mezzo a cui ricorrere dopo aver cercato una
sintesi precedente nel limite del possibile, non ci sarebbero
particolari problemi.
Invece oggi negli incontri internazionali non si procede di
sintesi, ma sulla base di proposte contrapposte, per le quali
si vota in continuazione e che vengono approvate a colpi di
maggioranza, che oggi saldamente in mano alle sezioni
piccole, grazie al meccanismo di una Sezione un voto.
Proporre un meccanismo proporzionale al numero degli iscritti
non sarebbe coerente con le nostre idee, perch per noi la
maggioranza non pu schiacciare la minoranza (ma neanche
viceversa ), ma un sistema che, come nellUSI, tenga
conto in modo ponderato della diversa consistenza numerica,
permetterebbe di evitare questo accentramento di potere e di
rispettare maggiormente tutti i lavoratori aderenti.

7
Testo delle mozioni votate al XXI CONGRESSO USI-AIT

Contemporaneamente, ribadiamo che le future sezioni che


chiederanno ladesione allAIT, per essere considerate tali,
dovrebbero essere formate da almeno 50 iscritti su base
nazionale; altrimenti potrebbero confluire negli Amici
dellAIT, status comunque da ridefinire anche in senso di una
maggiore apertura dellInternazionale al suo esterno, potendo
comunque contare sempre sulla solidariet effettiva delle altre
sezioni AIT.
Per questo motivo, dobbiamo fare molta attenzione rispetto
alle eventuali richieste di affiliazione da parte di sezioni nuove:
se vero che bene che lavoratori si rivolgano a noi, altrettanto doveroso capire chi e quanti sono, per evitare proprio gli
errori del recente passato.
Per noi stato un errore anche aver dovuto scegliere per
forza nel conflitto interno alla sezione francese, del quale
continuano a non essere chiare le motivazioni ideologiche
sulla cui base operare scelte, [e con questo ribadiamo che
non abbiamo nulla contro la sezione di Tolosa.]
Lanarcosindacalismo non deve avere paura a confrontarsi in
modo plurale, non pu considerare automaticamente ci che
attualmente esterno allAIT come nemico, perch cos
perdiamo di vista la dimensione dello scontro sociale in atto
nascondendoci dietro ad atteggiamenti paranoici; ci oltretutto ci impedisce di scorgere in questa confusione i veri
nemici. Per questo noi continueremo comunque ad avere
rapporti con la FAU, cercando di mantenere saldo lobbiettivo
di rendere lAIT una vera internazionale anarcosindacalista,
basata su azioni concrete.
Per questo motivo proponiamo di iniziare da subito a investire
soldi ed energie in una progettualit concreta ed immediata
di azioni condivise con FAU e CNT-E, a partire dal progetto
sullimmigrazione presentato dalla FAU, e sulla base di queste
ed eventuali altri progetti aggregare altre sezioni.
Questa nostra lotta non pu prescindere dal toccare laspetto
economico. Oggi la cassa AIT molto ricca, e la gran parte
di quei fondi vengono da CNT-E (isolata), USI (gi sotto
processo per le RSU, ed isolata) e FAU (ora congelata in
attesa dellespulsione nel 2016). Per cui verseremo fino al
prossimo congresso ordinario sempre 500 euro allanno, senza
dare particolari spiegazioni. Tale prassi coerente con le
attuali regole dellAIT.
La situazione grave: settarismo, paranoia di infiltrazioni,
estrema ortodossia meritano risposte risolute. Oltretutto,
lattuale segretariato presente in modo spesso conflittuale
un po dappertutto, divide, parteggia, non ricopre un ruolo
tecnico di coordinamento, ma politico di decisionalit.
Divide e non dirime. Per questo motivo richiediamo formalmente la revoca dellattuale Segretaria AIT.
Latteggiamento di alcune sezioni proprio di chi, non
avendo una reale attivit organizzativa e sindacale su scala
nazionale, proietta a livello internazionale i propri meccanismi
organizzativi e di dibattito, cercando di uniformare quelli degli
altri alla propria visione. Ma questo non va bene: le situazioni
sono, storicamente, differenti, e non accettabile un modello
unico di riferimento, deciso dallalto.

Gli eletti al XXI Congresso USI-AIT


(Trieste, 24-25-26 Aprile 2015)

LUSI deve impegnarsi ad organizzare i lavoratori precari


e i disoccupati, fornendo supporto pratico e concreto,
creando su questo tema molta visibilit anche allo scopo
di ottenere lavori di pubblica utilit che diano opportunit
Segretario: Franco Bertoli (USI Modena)
Alessio Borghi (USI Modena), Lorenzo Tusberti (USI Modena)
di vita dignitosa alle persone.


Allo stesso tempo lUSI deve impegnarsi a contrastare
Vicesegretario: Angelo Mul (USI Milano)
Commissione Internazionale: Mario Verzegnassi (USI Trieste),
lo sfruttamento messo in atto dalle cooperative sociali

Massimiliano Ilari (USI Parma), Ettore Valmassoi (USI Belluandando ad eliminare il sistema degli appalti con la
Cassiere: Roberto Borselli (USI San Vincenzo)
no), Anna Gussetti (USI Castelfranco Veneto)
reinternalizzazione dei relativi servizi o lavori.
Mailing List: Federico Denitto (USI Trieste)
Sito: Luca Meneghesso (USI Trieste), Anna Gussetti (USI
LUSI deve richiedere le 30 ore settimanali a parit di

Castelfranco Veneto), Pasquale Piergiovanni (USI Puglia)
stipendio.
Commissione Esecutiva: Enrico Moroni (USI Milano), Mauro
Redazione Lotta di Classe: Tommaso Marchi (USI Modena),
Sviluppare un grande intervento incisivo nel grande mare
Bonalumi (USI Milano), Manuel Pagliarini (USI Parma),
Mohsen Fahandeza (USI Modena)
del lavoro precario, frantumato, disperso.
In questo settore vanno ancora largamente sperimentate
le forme dellintervento, visto che questi settori sono
le nostre sezioni si rapportano con alcune Oo.Ss. e che in altre
Lo sviluppo delle forme
difficili da aggregare e sono sostanzialmente sprovvisti
realt ci non possibile. Semplificando, poich le collaboradello strumento principe della contrattazione sindacale, cio
dellautogestione, dellazione
zioni a livello locale sono decise su possibili rivendicazioni,
lo sciopero.
diretta e riappropriazione/
ovvio che la relazione viene stabilita sugli obiettivi e quindi di
Dunque si tratta di pensare e sperimentare collettivamente
occupazione di spazi, da parte
volta in volta con le Oo.Ss. con le quali c convergenza sulle
percorsi di comunicazione al mondo del precariato, forme di
delle classi subalterne, come
rivendicazioni.
aggregazione dei lavoratori precari e possibili strumenti di
presupposto necessario per una In occasioni di momenti di mobilitazione nazionali abbiamo
lotta di questo settore lavorativo (blocchi della circolazione di
sempre perseguito una possibile coordinazione con le altre
mezzi e persone, campagne di boicottaggio, occupazione dei
societ futura liberata.
sigle, per quanto riguarda la proclamazione/convocazione non comuni e delle agenzie del lavoro ecc.).
LUSI sostiene lo sviluppo delle forme dellautogestione,
sempre stato possibile per diversi motivi.
LUSI inoltre deve appoggiare situazioni di occupazione di terdellazione diretta e riappropriazione/liberazione di spazi da
reni, vedi Mondeggi, dove gli occupanti possano farsi reddito
parte delle classi subalterne come presupposto necessario per Ciononostante abbiamo sempre partecipato alle giornate di
lotta, quindi con una nostra autonoma proclamazione, nelle
lavorando la terra in autogestione.
una societ futura liberata.
stesse giornate e concordando con le altre Oo.Ss. lorganizza- Su questa base il Congresso delibera la formazione di unapGi alla festa di Riotorto abbiamo ospitato come USI un
zione delle manifestazioni.
posita Commissione
dibattito sulla storia degli spazi sociali autogestiti, principalmente legata a Milano, Torino, Firenze e Modena, concludendo Il Congresso valuta positivamente la nostra pratica e al
che in quelle esperienze gi si sperimentavano rapporti umani contempo ritiene opportuno mantenere corrette relazioni con
le altre Oo.Ss. , ovviamente privilegiando quelle coi sindacati
ed economici interessanti per un percorso autogestionario
Solidariet
conflittuali (i c.d. Sindacati di Base); invece da escludere
che USI sostiene. Molti dei partecipanti si espressero per
dellUSI-AIT
sostenere quelle esperienze e solidarizzare contro gli eventuali qualunque O.S. che si richiama o pratica valori apertamente o
di
stampo
fascista.
sgomberi.
ai Lavoratori
Ci vuol dire che la nostra O.S. sempre pi deve essere preLautogestione e lautoorganizzazione si manifestano in tanti
cimiteriali
sente nella fase di proclamazione dello sciopero, ci anche al
aspetti allinterno della societ, in esperienze basate su
di Senigallia
fine di meglio contrastare gli eventuali tentativi di intimidaziocultura della partecipazione e rapporti solidali, in antitesi al
ne
della
controparte
che
sono
sempre
meno
eventuali.
licenziati
modello capitalista.
Una ultima indicazione sulle proclamazioni la seguente: le
Sta allUSI contribuire attivamente a queste esperienze,
piattaforme rivendicative omnicomprensive (le c.d. piattaforIl Congresso Nazionale dellUSI-AIT, riunito a
supportarle e stimolarle in una direzione anarcosindacalista.
me
lenzuolo)
risultano
poco
attrattive
per
i
lavoratori,
pertanto
Trieste in data 26 aprile 2015, esprime la sua
LUSI ha nella sua storia questo DNA e nella sua prospettiva
sarebbe
auspicabile
convergere
in
pochi
ma
qualificati
punti/
solidariet ai lavoratori cimiteriali di Senigallia
il compito di iniziare gi qui ed ora a dimostrare che si pu
obiettivi.
iscritti allUSI (Nicola e Giancarlo), discriminati e
cambiare ed immaginare uneconomia che rispetti le persone
Per
finire,
il
Congresso
ritiene
che
le
singole
sezioni
locali
licenziati con lacquisizione dellappalto da parte
e lambiente, e che abolisca lo sfruttamento.
debbano continuare a decidere a livello locale tattica e stradella nuova cooperativa. Indica come responsabili
tegia ed eventuali coordinazioni/ relazioni con le Oo.Ss. con le
di tale situazione il Comune di Senigallia e la
Rapporti con le altre OO:SS del quali ritengano di poter collaborare per lobiettivo perseguito.
cooperativa subentrata.
sindacalismo di base.
LUSI prosegue nella lotta alla logica degli appalti
Lattuale situazione della relazione della nostra Unione con le
e continuer la sua azione per la
Azione dellUSI-AIT coi prealtre Oo.Ss. del c.d. Sindacalismo di Base non vede nessuna
riassunzione dei lavoratori licenziati
alleanza strategica o tattica con alcuna O.S. a livello nazionale. cari, disoccupati e precariato
e la fine delle discriminazioni in
A livello locale alcune sezioni hanno relazioni di collaborazione sociale.
atto.
LUSI deve trarre insegnamento dalla storia che lha formata:
con altre Oo.Ss. sempre su obiettivi e vertenze, ovvero una
allinizio del Novecento i lavoratori erano tutti precari e i dicollaborazione di lotte su tematiche precise. Va precisato che
Il Congresso Nazionale dellUSI-AIT
anche a questo livello non esiste un un rapporto preferenziale soccupati organizzati dalle Camere del Lavoro iniziarono lavori
di bonifica e pretesero di essere pagati dai sindaci.
con alcuna O.S., infatti registriamo che in realt locali diverse

1915-2015. LUSI contro


la guerra e il militarismo
cento anni dalla Prima guerra mondiale,
tra commemorazioni ufficiali e retorica
militarista, si aggirano molti morti viventi, simili a quelli in divisa della marcia
macabra del film muto Jaccuse!: sono,
ovviamente, quelli di quanti morirono
al fronte, soprattutto contadini e operai prigionieri delluniforme grigioverde e sepolti nelle trincee, ma anche delle non meno
numerose vittime civili delle conseguenze del conflitto.
Ma forse ancor pi tenuto lontano dalle rievocazioni appare
quellumanit che seppe rifiutare, disertare e sabotare la macchina quanto lideologia della guerra: dai soldati insubordinati alle
donne in rivolta, dalle fabbriche alle campagne. Dentro questa
contro-storia va senzaltro collocata lazione antimilitarista svolta
dallUnione sindacale italiana che, daltronde, si era costituita
proprio durante e contro la guerra italo-turca in Libia.
Infatti, in occasione dellaggressione coloniale
italiana (1911-12), oltre alla sinistra politica,
anche il sindacalismo rivoluzionario aveva visto
una seppur ristretta corrente interventista
convinta che la guerra rappresentasse lanticipazione di una lotta di classe mondiale tra nazioni
proletarie e capitaliste; ma quella maggioritaria
rimase su posizioni decisamente anti-interventiste, in coerenza con i valori originari dellinternazionalismo proletario, gli stessi che nel 1874
sostenevano: il primo dovere dello schiavo
quello dinsorgere. Il primo dovere del soldato
quello di disertare.
Facendo appunto riferimento a tali principi, il
Comitato nazionale dellAzione diretta, simpegn per la sollevazione del proletariato,
sostenendo lo sciopero generale del 27 settembre 1911 contro la guerra di brigantaggio (definizione di De Ambris) e, dove il sindacalismo
rivoluzionario era pi forte lagitazione super
le 24 ore previste e la disciplina che avrebbe
voluto imporre dalla riformista Confederazione
generale del lavoro preoccupata pi dalleventualit che la protesta assumesse un carattere insurrezionale, piuttosto che di riuscire a fermare
limpresa coloniale.
Dopo leccidio compiuto da carabinieri e
forestali a Langhirano (PR) e la parziale riuscita
dello mobilitazione nazionale, il sindacalismo
rivoluzionario opt e contribu alla diffusione
di pratiche quali il sabotaggio, lostruzionismo,
il boicottaggio per ostacolare la mobilitazione
militare e colpire gli interessi economici che vi
erano dietro. Contemporaneamente, il sindacalismo rivoluzionario si faceva promotore di
iniziative di coordinamento tra le forze politiche
sindacali contrarie allimpresa tripolina; in
particolare, tale attivit port allimportante
Convegno contro la guerra e la reazione tenutosi a Follonica il 4
febbraio 1912. Promosso dal circolo sindacalista rivoluzionario
Maria Spiridonowa di Grosseto e dal Fascio Rivoluzionario di
Orbetello, vi aderirono 46 associazioni (socialiste, repubblicane, anarchiche, sindacaliste rivoluzionarie) e 12 organizzazioni
economiche di tutta la Maremma.
I sindacalisti rivoluzionari, oltre a partecipare ai numerosi blocchi
nelle stazioni per impedire la partenza dei coscritti, in occasione
del Convegno nazionale dellAzione diretta, svoltosi a Modena nel
novembre 1912, lanciarono anche il boicottaggio dei teatri e dei
cinema che hanno reso popolare lorribile guerra libica.
In tale convegno sorse lUnione sindacale italiana, con lantimilitarismo di classe tra i suoi principi fondanti, alla quale ader anche
quella parte di lavoratori e lavoratrici aderenti alla CGdL che avevano ritenuto eccessivamente moderata lattivit da questa svolta
contro lavventura libica ed avevano solidarizzato con Augusto
Masetti, il muratore aderente alla Camera sindacale di S. Giovanni
in Persiceto, che chiamato alle armi si era rifiutato di partire per la
Libia, sparando ad un colonnello.

Il 31 marzo 1912, contro limpresa libica e la rinnovata reazione


che, in meno di cinque mesi, ha gi distribuito tre secoli di galera
per reati politici, il sindacalismo rivoluzionario promosse a Parma una grande manifestazione nazionale che vide la partecipazione di circa 30 mila lavoratori e ladesione di 41 Camere del lavoro,
comprese anche numerose aderenti all CGdL ma in dissenso con
la sua linea moderata.
La mancata decisa opposizione della CGdL alla guerra coloniale
e al militarismo comport infatti una considerevole diminuzione
dei suoi iscritti (dal 1911 al 1912 scesero da 383.770 a 309.871)
mentre lUSI gi nel 1913, in occasione del suo secondo Congresso svoltosi a Milano in dicembre, poteva contare su 98.037
associati. In tale Congresso lantimilitarismo sindacale venne
ritenuto come un aspetto centrale della lotta proletaria, in quanto
lapparato militare oltre ad essere uno strumento di repressione
interna era ritenuto elemento portante della politica dominante,

lavoratori italiani con un manifesto contro la guerra preparata


nella gara degli armamenti e pur temuta con assurda contraddizione dai Governi che si sono sempre affermati pacifisti, la guerra
destinata a scagliare una met dellEuropa contro laltra met in
un reciproco macello immane, folle e delittuoso, di cui i popoli,
come sempre, dovranno fare le spese di sangue e di denaro. Ed
ancora affermava: Noi non vi predichiamo un pacifismo imbelle
ed inutilmente piagnone. Noi vi diciamo invece di tenervi pronti a
trasformare lodiosa guerra tra le nazioni, nella liberatrice guerra
civile servendovi delle armi che vi daranno in mano pel fratricidio
ai fini della vostra redenzione di classe.
Nei mesi seguenti, tra linizio del conflitto e lentrata in guerra
dellItalia, linterventismo fin per contagiare anche la sinistra
parlamentare e il movimento sindacale, in larga parte ormai rassegnati o convinti della necessit di combattere contro gli Imperi
Centrali, in difesa della repubblica democratica francese,
magari illudendosi che la guerra europea potesse avere degli
sviluppi rivoluzionari.
Durante il periodo della neutralit italiana, la negazione
della fratellanza internazionale tra gli oppressi di ogni paese
port su posizioni variamente favorevoli alla guerra anche
una parte della stessa USI e proprio per questo si giunse alla
rottura interna con la componente interventista capeggiata
da Filippo Corridoni, Tullio Masotti e Alceste De Ambris,
e la conseguente espulsione delle Camere del Lavoro di
Milano, Parma e Castrocaro che si riconoscevano nelle loro
motivazioni decretata dal Consiglio generale dellUnione,
ormai a prevalente composizione libertaria.
Nonostante la scissione e la limitazione delle libert, nel
1917 lUSI poteva ancora contare su 48.000 aderenti,
concentrati soprattutto in Liguria e Toscana (metallurgici e
minatori) e la sua attivit non fu fermata neppure dallinvio al
fronte, in carcere o allinternamento di molti militanti, a partire da quelli pi in vista come Armando Borghi e Alibrando
Giovannetti. Durante la guerra si costituirono nuove sezioni
sindacali a Porto Maurizio, Vicenza, Musocco, Roma e in
Valdarno, dove circa cinquemila minatori passarono dalla
CGdL allUnione che, a partire dal 17 agosto 1915, ebbe
come suo nuovo giornale Guerra di classe, continuamente
colpito dalla censura preventiva e da misure repressive, al
quale si affiancarono altri fogli sindacalisti locali e varie pubblicazioni semiclandestine, dagli opuscoli ai volantini.
In simile contesto, lUSI rafforz le relazioni con il movimento anarchico e mantenne rapporti con la componente intransigente del Partito socialista, in particolare, nel sostenere le
rivolte popolari - come quella di Torino dellagosto 1917 - e
nellorganizzazione di espatri clandestini verso la Svizzera di
disertori e renitenti ricercati.

cogliendo i legami sempre pi stretti tra Stato e capitalismo finanziario, nonch gli interessi dinastici e clericali che si muovevano
dietro le mire imperialiste italiane.
Inoltre venne preso in considerazione il ruolo, nefasto, svolto
dalla disciplina di caserma nellallontanare i giovani proletari dai
sentimenti socialisti, dai valori umani e della fratellanza di classe;
per questo fu avviata unopera di propaganda verso i soldati in
partenza o gi sotto le armi, attraverso la diffusione della stampa
antimilitarista e ladesione alla cassa di solidariet, lanciata dai
giovani socialisti, nota come il soldo al soldato..
Nellambito della mobilitazione contro le famigerate Compagnie
di disciplina e per liberare lanarchico Masetti, il sindacalista rivoluzionario Antonio Moroni e gli altri insubordinati reclusi nelle
galere militari, nel 1914 lUSI ebbe quindi un ruolo di primo piano durante la Settimana Rossa proclamando lo sciopero generale
con lintenzione di trasformarlo in sciopero insurrezionale.
Lo scoppio, pochi mesi dopo, della Prima guerra mondiale
avrebbe evidenziato il tragico costo di quella rivoluzione mancata,
soffocata tra cedimenti riformisti e stato dassedio. A due giorni
dallinizio del conflitto, il 1 agosto 1914, lUSI si rivolgeva ai

Particolarmente difficile risultava lattivit sindacale nei posti


di lavoro, dato che circa un terzo delle operaie e degli operai
impiegati negli stabilimenti erano militarizzati e posti sotto
il controllo dei Comitati di Mobilitazione Industriale, ossia
la struttura paritetica che allinsegna del collaborazionismo bellico
vedeva riuniti padronato, governo, vertici militari e tutti i sindacati nazionali, ad eccezione appunto dellUSI che, al contrario,
promosse anche alcune agitazioni operaie, soprattutto in Liguria,
sfidando lisolamento e lo stato di guerra.
Daltronde tale determinazione era stata presa dal Consiglio
generale dellUnione, riunitosi a Modena il 17-18 maggio 1915, a
sei giorni dalla luttuosa entrata in guerra dellItalia nel massacro
mondiale: al contrario dei parlamentarizzati del socialismo, lUSI
non ha mai ripudiato per principio lo sciopero generale contro
qualsiasi guerra [] per nessuna ragione o per qualsiasi pretesto
con cui il governo giustificasse la guerra, lUSI far mai atto di
solidariet e di adesione alla guerra medesima o ad una qualsiasi
Sacra Unione nazionale.
Un impegno che, un secolo dopo, ripropone letica della non-sottomissione e rivendica la scelta per le classi sfruttate di riconoscere e combattere come tali solo i nemici delluguaglianza sociale.
marco rossi

Comune di Senigallia. Cimiteri,


appalti al massimo ribasso
e licenziamenti discriminatori

comuni si sa (dicono) non hanno soldi. Non ben


chiaro come questo accada, con tutte le gabelle che
i cittadino deve pagare, ma tant hanno sempre ragione loro.
Gli appalti, cio laffidamento di servizi e forniture,
sono gli escamotage che - non solo loro - adottano
per risparmiare. Sulla pelle dei lavoratori, ovviamente. I servizi cimiteriali sono uno di questi: un bel mercato che non pu
fallire, ma molto scomodo perch le norme di sicurezza previste sono
lacci e catene che comportano costi, controlli e soprattutto rischi economici a cui naturalmente - lente non pu permettersi di esporsi.
Niente di meglio che un appalto al massimo ribasso: chi vince vince
e poco importa se la ditta o la cooperativa o chi altro non potr con
quella somma garantire tutto quello che prescritto dal capitolato e
dal contratto, a partire dagli stipendi. Importante che il comune si
sbarazzi di ogni responsabilit La sicurezza delegata in toto, il tipo
di contratto idem.
PARTIRE DA CIO CHE E UMANO
Nicola ha lavorato molti anni nei servizi cimiteriali appaltati dal Comune di Senigallia, spesso con modalit fuori dal tempo e dalla ragione. Ma dopo aver appreso quali erano i diritti per la sicurezza e contrattuali, ha osato chiedere docce, attrezzature adeguate (montasalme
e cala bare meccaniche), guanti e tute omologate CEE (quale eresia!),
reperibilit pagate (essendo un servizio attivo 24 ore su 24) rivolgendosi al nostro sindacato, lunico che lo ha supportato fino in fondo.
Altri prima di noi, fatta la tessera, lo hanno scaricato. La vecchia Cooperativa con cui lavorava, alla prima occasione, non interessata alla
nuova gara, si sbarazza di lui e degli altri licenziandoli esattamente il
giorno prima dellarrivo della nuova Ditta vincitrice. Non c tempo
per difendersi: la clausola di salvaguardia prevede la riassunzione di
tutti i lavoratori del precedente affidamento da parte di quella subentrante. Ma su Nicola da subito ci sono dei veti. Deve stare zitto, dice
il padrone, e niente sindacato tra i piedi. Gli fa un contratto per un
mese, poi non lo vuole pi. E bravo, lavora, ma (sich!) parla!. Riusciamo farlo riassumere, ma la parola dordine sempre quella: stare zitto.
Glielo dice il padrone, glielo ripete il sindaco. Nicola lunico reddito
di una famiglia di 5 persone. Il ricatto grande. Ma lui non smetter
mai di parlare di diritti, sicurezza e legalit.
La Ditta che aveva vinto la gara con un ribasso del 46,5% (!!!), dopo
la prima confusa mensilit non li retribuisce pi. Il teorema : poich
il Comune non paga lui, lui non paga gli operai! Resteranno senza la
mensilit e la tredicesima a Natale. Solo a met gennaio (per nostra
pressione) il Comune se ne assume lonere e li paga. Poi fino a marzo
pi nulla. Nel frattempo partono varie segnalazioni: dalle retribuzioni
ai dispositivi di sicurezza che non arrivano o sono insufficienti. Ma si
rappezza sempre tutto, e sempre allultimo momento.
IL FUTURO DI UN UOMO IN OSTAGGIO
DEL PENSIERO MALATO
La catastrofe finale, per, si verifica l11 di marzo, quando la mattina il
mezzo di trasporto con il quale gli operai si dovevano portare se stessi
e il materiale al cimitero di Montignano, a secco di benzina (nonostante un nostro fax di segnalazione fosse giunto di prima mattina
allAmministrazione comunale).
Altre volte i lavoratori avevano messo a disposizione i loro mezzi privati sborsando di tasca loro, ma questa volta no. Non hanno il becco di
un quattrino. Alcuni sono costretti a rivolgersi alla Caritas per dar da
mangiare alla famiglia e i figli. Dare la colpa a loro la cosa pi semplice: consente di revocare laffidamento alla ditta. Ma perch non farlo
prima senza colpire ingiustamente limmagine dei lavoratori? Perch
chi avrebbe potuto anticipare il carico della benzina non lo fa? Perch?
Quasi fosse un evento costruita ad arte, dal momento che al cimitero
di Montignano si presenta lingegner Roccato con altri operai per dar
luogo alle esequie e compaiono i giornalisti che, tranne alcune eccezioni, riporteranno pi una versione istituzionale che quella vera e
tragica dei lavoratori. A tarda notte lappalto viene revocato ed affidato
alla seconda in graduatoria con il ribasso del 40,0%: la Cooperativa
Dinamica Centro Servizi di Foligno.

NOI NON CI STIAMO E LOTTEREMO


FINO ALLULTIMO RESPIRO PER
OTTENERE NON UN PRIVILEGIO MA
UN SEMPLICE DIRITTO: AL LAVORO E
ALLA VITA, PERCHE
SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI
SE QUESTA E UNA COOPERATIVA
Essa per assumer (non si sa con quale criterio) solo due dei quattro
aventi diritto, glissando il vincolo di salvaguardia sostenendo di avere
soci lavoratori che non lavorano (!) e che giornalmente faranno i pendolari da Foligno a Senigallia! (300 km andata e ritorno!). E per alcuni giorni infatti essi ci saranno. Ma dopo meno di un mese la Societ
Cooperativa Dinamica Centro Servizi proceder a due nuove assunzioni ex novo attraverso agenzia interinale, con contratto a chiamata e
flessibile nelle 24 ore mentre la clausola invece prevede lassunzione
prioritaria dei lavoratori del precedente appalto.
Questo un atto molto grave gi in s, ma ancor pi grave perch
adottato da una cooperativa. E corre Il sospetto che sia una pesante
discriminazione proprio verso questa persona, il cui unico difetto
stato quello di rivendicare le giuste norme di sicurezza necessarie
per una prestazione particolare e a rischio come quello dei servizi cimiteriali: un autentico Testimonial di garanzia sulla sicurezza per la
cooperativaO no?
SE CASCA LA BARA CI SCAPPA IL MORTO
Il Comune di Senigallia, invece di difendere gli esclusi, d ragione
alla Cooperativa sostenendo a torto - che qualora siano utilizzati
macchinari e attrezzature complesse alcuni lavori si possono eseguire
con un numero inferiori di operai. In realt lappalto prevede gi un
congruo numero di macchinari, tra cui un calabare inclinato per le
sepolture nelle tombe ipogee di cui da anni fino ad ora non si ancora
vista neppure lombra mentre i lavoratori hanno sempre proceduto

Nel pomeriggio di sabato 9 maggio un bliz stato condotto con successo


dallUSI Marche allautoditorium San Rocco di Senigallia dove, in un convegno sulla disabilit, intervenivano il sindaco di Senigallia (Mangialardi) e
altre autorit.
Lazione stata condotta per denunciare la discriminazione e lingiusto licenziamento di due lavoratori dellUSI-AIT del cimitero di Senigallia.
Una ventina di nostri attivisti sono entrati compatti allinterno della sala con
cartelli a forma di bara, volantini e bandiere dellUSI-AIT. E stato velocemente occupato il palco e ci siamo presi il microfono, da dove abbiamo annunciato che prima di iniziare il convegno il nostro sindacato avrebbe informato
e denunciato sulla grave situazione al comune di Senigallia dove ai cimiteri
venivano fatti appalti al massimo ribasso e licenziamenti discriminatori.
Una compagna dellUSI Marche ha preso la parola descrivendo dettagliatamente i fatti e la grave situazione esistente.

con il sistema delle corde: un operaio entra nella tomba (in uno strettissimo spazio) e riceve dall alto un feretro (da 120 a 160 kg in su, e
la normativa di sicurezza consente un sollevamento carico di max 25
kg a persona!). Anche una mente semplice, ma non stupida, ne coglie
lalto rischio per lincolumit e la stessa vita: un malore, uno scivolamento di chi sta sopra, una corda difettosa
Il lavoro dei necrofori uno di quelli che, per fatica e stress, andrebbe
considerato tra i pi gravosi. I lavoratori infatti affrontano quotidianamente laspetto della morte: la sepoltura, la vestizione, la pulizia dei
resti dopo lispezione cadaverica, il trasporto delle bare, la tumulazione, lestumulazione e la riduzione della salma dopo molti anni dal
decesso (per farla entrare nel medesimo loculo accanto ad una altra).
Spesso vengono utilizzati invalidi di ogni tipo, perch il lavoro sporco (anche se sporco non , perch chi lo fa avendoli noi conosciuti
di persona sono spesso persone dotate di grande sensibilit e delicatezza) va delegato a chi questa societ malata considera poco consapevole se non addirittura stupido. Ma cos non .
NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO AL PROPRIO DESTINO
La salute un bene primario ed essa sicuramente pi tutelata se si
ha un reddito ed un lavoro, e se nel lavoro vengono rispettate le norme per la sicurezza e la salute degli addetti, nonch della sua famiglia.
Non immaginabile che oggi, nel 2015, in servizi di questo tipo non
ci sia la disponibilit di docce dopo essere stati in contatto con liquidi
chimici e biologici di cadaveri riesumati dopo ventanni, n che non vi
sia mai stato un servizio di lavanderia (avevamo chiesto una lavatrice!)
per le tute sporche che invece girano nelle case per essere lavate privatamente mettendo a rischio familiari e bimbi! . Questo ed altro sono
state le battaglie che Nicola in prima persona ha fatto e per le quali
oggi viene brutalmente punito, invece di essere premiato.
Infine la sua appartenenza alla categoria dei lavoratori svantaggiati
(che dovrebbe invece proteggerlo) fa risaltare ancora pi crudele la
sua eliminazione, come fosse un erba nociva da estirpare.

Per eliminare chi aveva lottato per i diritti e la sicurezza, hanno licenziato
dei lavoratori con la non riassunzione (nonostante la salvaguardia del personale preesistente,presente nel bando) operata dalla cooperativa subentrante
allappalto.
Una situazione grave, con responsabilit evidenti del comune.
Lintervento inatteso della nostra compagna stato applaudito a lungo dai
presenti al convegno con limbarazzo evidente del sindaco.
I compagni dellUSI sono poi usciti dal locale e, nonostante fosse arrivata la
polizia, si sono diretti con le bandiere dellUnione nel vicino centro cittadino
per un ulteriore volantinaggio.
Una bella giornata di lotta e dazione diretta che continuer fino allassunzione dei licenziati perchse toccano uno toccano tutti.
USI-AIT MARCHE

11

10

NELLUSI
NESSUNO
STIPENDIATO
Chi non ha mai lavorato in un determinato settore o
non vi lavora da innumerevoli anni pu capire le reali
necessit di chi dice di rappresentare?
Il sindacato dei lavoratori deve essere rappresentato
solo da lavoratori contro logiche affaristiche e
compromessi che oggettivamente non garantiscono la
trasparenza delle azioni.
Non tollerabile che un sindacato debba affidarsi a dei
professionisti che come tali potrebbero pensare prima
di tutto ai propri interessi.
Il sindacato deve essere gestito direttamente dai
lavoratori.
Non deve essere una struttura autoritaria dove i
professionisti dicono ai lavoratori cosa fare e cosa
pensare. Il sindacato deve essere uno spazio di socialit
in cui tutti i lavoratori dialogano alla pari e decidono
attraversoo il confronto le azioni da intraprendere a
livello nazionale e locale.
I delegati RSU devono adempiere la volont dei
lavoratori e devono rispondere delle loro azioni solo
dinnanzi alle assemblee dei lavoratori verso cui il
delegato deve rispondere del proprio operato.
Poich il proletario, il lavoratore
manuale, di fatica, il
rappresentante storico dellultima
schiavit sulla terra, la sua
emancipazione lemancipazione
di tutti, il suo trionfo il trionfo
storico dellumanit
Michail A. Bakunin

USI-AIT
Sezione dellAssociazione Internazionale dei Lavoratori (AIT) Coordinamento
romagnolo - info: 349 2972673
RECAPITI E SEDI USI

Redazione Collegiale
via del Tirassegno, 7 - 41122 Modena
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tel. 339 5478316
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Alberto Lipparini
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Pubblicazione edita da Organizzazione Sindacale
non esercente attivit di impresa.
Rec. Trib. di Milano n366 del 26/11/1979.
Stampato dalla Coop Tipolitografica via S.Piero,
13/a - 54033 Carrara (MS)

Per assoluta mancanza di spazio rimandiamo al sito www.


usi-ait.org/index.php/joomla-e (Sezioni e settori) per la
consultazione degli indirizzi delle sedi locali.
USI Milano, via Torricelli 19 - tel 02 89415932 mail: usis@
libero.it
Anche questo numero di LdC, visti gli alti costi delle spedizioni,
non verr inviato agli abbonati che sollecitiamo a ritirare il
giornale nella sede USI pi vicina. Per sottoscrizioni: Unione
Sindacale Italiana - AIT c/o Borselli Roberto - via della
Magnolia 11/a - 57027 San Vincenzo (LI) IBAN IT 39 V 01030
70770 000001281260

Il sito dell USI-AIT www.usi-ait.org

Carrara, Casa di RIPOSO

Biselli? Assente!

Nel pomeriggio dell8 maggio, presso la sala Amendola di Avenza si doveva tenere
un incontro tra CGIL, lassessore alla sanit del comune di Carrara e Biselli,
lamministratore della casa di riposo Regina Elena, ben noto ad Usi.
Biselli ha, tra laltro, un doppio incarico illegittimo : dirige infatti anche una
struttura nella vicina Massa. Dalla sola casa di riposo di Carrara intanto ha
ricevuto lo scorso anno la modica cifra , si fa per dire di 117.000 euro .
Lo stesso Biselli si gi premurato di sottolineare che le rette dei degenti a Carrara, andranno aumentate; quelle dei malati di Alzheimer addirittura del 100%

Trieste. Solidariet ai lavoratori Alcatel


La Federazione Provinciale di Trieste
dellUnione Sindacale Italiana esprime
la propria totale solidariet ai lavoratori
dellAlcatel in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro. Quella dellAlcatel
lennesima storia di Aziende smantellate,
svendute a pescecani esteri o dislocate in
altri Paesi, pur in presenza di una costante domanda di mercato che non giustifica
nessuna riduzione di produzione.
E in realt lattuale economia del liberismo
trionfante che, in nome della massimizzazione dei profitti, e senza tenere in nessun
conto le storie, i bisogni, la stessa dignit
dei lavoratori dipendenti, segue le sole logiche dei minimi costi, massimi ricavi.
Non purtroppo una cosa nuova: da troppi
anni questa logica sta portando alla desertificazione industriale del nostro Paese,
con stabilimenti che vengono venduti a

investitori esteri, pronti a chiuderli per


tutelare la propria produzione o a trasferire gli impianti allestero, oppure che
vengono trasferiti allestero in proprio, per
poter supersfruttare la manodopera locale,
sottopagata e con scarsi se non nulli- diritti
sindacali e sociali.
Invertire questa deriva SI DEVE E SI
PUO; non sar facile, ma sar solo con la
mobilitazione generale e coordinata che si
potr opporsi a questo sfacelo.
I lavoratori e le lavoratrici dellUnione
Sindacale Italiana sono e saranno al vostro
fianco.
Unione Sindacale Italiana
Segreteria Provinciale di Trieste
Trieste, 15/05/2015

Vigezzi-USI 0-2
IL PROCEDIMENTO PENALE DEL REATO DI INTERRUZIONE DI
PUBBLICO SERVIZIO, INTENTATO DAL RESPONSABILE DELLUFFICIO PROCEDIMENTI DISCIPLINARI CONTRO DUE DELEGATI RSU
DELLU.S.I. SANIT, HA AVUTO TERMINE COL RISULTATO DETTO
IN TERMINI CALCISTICI DI: VIGEZZI 0 - U.S.I. 2.
Lavvocato dellAzienda, ha perso nettamente sia dal punto formale che nel merito.
Nella forma il Giudice ha stabilito che il
Responsabile dellU.P.D., che al San Paolo
ormai sta a significare Ufficio Persecuzione
Dipendenti, non era legittimato ad opporsi
alla richiesta di archiviazione avanzata dal
P.M., in quanto la parte lesa da considerarsi la persona giuridica dellAzienda, cio
il Direttore Generale e non il responsabile
dellU.P.D.
Invece entrando nel merito, il Giudice
richiama linsussistenza dellelemento
oggettivo del delitto e pertanto dispone
larchiviazione del procedimento del reato di
interruzione di pubblico servizio.
Con questa ennesima sentenza ci auguriamo che da ora in poi, le energie profuse
nellaccanimento persecutorio nei confronti
dellU.S.I. abbiano a cessare immediatamente e vengano impiegate nei settori dove realmente vi interruzione di pubblico servizio e
dove spesso prospera il malaffare.
In fondo il buco di 8 milioni di euro lasciato
dalla societ Dental Building SpA grava ancora sul bilancio dellospedale, sui cittadini
e sui dipendenti, come anche lappalto del
servizio mensa ritenuto uno fra i pi costosi
della Lombardia. Vogliamo anche parlare

per ovviare a un deficit di 100.000 euro della struttura. Meno della cifra che lui
percepisce in un anno.
La CGIL, invece di difendere i diritti dei ricoverati e dei lavoratori, si letteralmente sdraiata sulle posizioni di Biselli, definendolo un interlocutore affidabile .
Quello stesso Biselli che non perde occasione per attaccare USI-LEL, unica che
denuncia la sua gestione. Biselli che l8 febbraio ebbe laiuto di Cgil-Cisl Uil
grazie ad un comunicato congiunto, col quale in confederati annunciavano, pensa
un po!, che USI Lel non esiste.
Ci siamo presentati alla sala Amendola con i volantini redatti da USI Lel, presenti
anche cinque agenti della Digos e, sorpresa!, il segretario della CGIL ha iniziato
lincontro, davanti ad una trentina di persone, dicendo che il direttore della casa
di riposo, era trattenuto da un improvviso incontro con il revisore dei conti.

di quali disagi comportano a noi dipendenti


la rimozione delle auto? E ancora: i reparti
inaugurati e mai aperti, i cui costi continuano a lievitare, il clientelismo della libera
professione, i sistemi informatici che tanto
filo da torcere arrecano ai dipendenti a cui
vengono sottratte indennit, ore, ferie ecc.
ecc.
Potremmo continuare a lungo ma non
vorremmo sovraccaricare troppo il lavoro
dellavvocato dellazienda, gi molto occupato a punire i dipendenti .
La misura colma!
La Direzione non faccia finta di nulla e la
smetta di spremere i dipendenti e decidere
sempre e solo unilateralmente, passando
sulle teste di tutto il comparto, che in fondo
quello che fa andare la barca di questo
ospedale.
Convochi come gli compete la RSU invece di
organizzare convegni teorici sulla trasparenza e corruzione o sulla giornata internazionale dellinfermiere, perch la realt parla
di carichi di lavoro massacranti nei reparti
di assistenza e di operatori che non ce la
fanno pi.
USI Sanit, Ospedale San Paolo Milano,
8/05/1

Dai, siamo seri!! Infatti voci solitamente bene informate, ci hanno fatto sapere che
il DON, cos il direttore della casa di riposo vien chiamato visti i suoi trascorsi
come sacerdote, passato davanti alla sala Amendola e poi svampato nel nulla.
Lincontro ci ha visti presenti per alcuni minuti, poi , visto che si trattava della
solita minestra riscaldata , si parlava infatti di Casa della Salute, di un nuovo
ospedale e via dicendo, ce ne siamo andati.
Vedremo se la rabbia di alcuni lavoratori iscritti alla Cgil per lincontro del loro
sindacato con Ermanno Biselli si tramuter davvero nella restituzione della
tessera e in qualcosa di costruttivo.
USI-LEL
USI-AIT sezione di Lucca

SCIOPERO A PARMA

SE TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI


-NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI,
-NO ALLIMPOVERIMENTO DEI LAVORATORI, NO ALLA PRECARIET A VITA,
-NO ALLA NEGAZIONE DI UN FUTURO CERTO PER I GIOVANI -NO JOBS-ACT
PER LA DIFESA DELLOCCUPAZIONE E LA TUTELA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI,
PER IL DIRITTO AL LAVORO SICURO PER TUTTI, PER UN SALARIO DIGNITOSO E
GARANTITO, PER UN SINDACATO LIBERO E NON IMPOSTO DALLALTO
15 maggio, giornata dello sciopero generale cittadino, stata una tappa di un percorso empirico intrapreso da alcune realt locali, quali USI/AIT, gruppo anarchico
A. Cieri/FAI, CUB, PCL e AP, con la collaborazione del coordinamento no austerity
di Bologna, per la ricomposizione di classe e la costituzione di un fronte unico di
classe in grado di contrapporsi efficacemente alla pi grande offensiva padronale
che, dal Secondo Dopoguerra ad oggi, la classe lavoratrice sta subendo. Un percorso che ha visto le realt promotrici dello sciopero impegnate in diverse attivit di
agitazione e propaganda come lirruzione presso lUnione Parmense degli Industriali
per indicare il luogo dove si concretizza il conflitto sociale, e nei centri commerciali
per manifestare contro il lavoro nei giorni festivi. Tutte iniziative che hanno costituito una reale e concreta solidariet dei compagni verso tutte le realt che subiscono
pesantemente la repressione/depressione economica, morale e fisica. La giornata
ha voluto raccogliere le diverse istanze di quanti vivono condizioni di sfruttamento
riassumendole in una critica generale al sistema capitalistico.
Sempre pi spesso, infatti, vediamo tante piccole lotte dislocate sul territorio nazionale che, incapaci di essere incisive perch raramente in grado di unificarsi e
tradursi nel terreno pratico dello scontro di classe, si riassumono in grandi chiamate
nazionali le cui piattaforme rivendicative, lungi dal riuscire a porsi in una posizione
di rottura con il sistema capitalistico, racchiudono la somma di iatture che, giorno
dopo giorno, siamo costretti a subire. Queste manifestazioni di opinione, come
abbiamo avuto modo di appurare in questi anni, seguono sempre il solito schema,
ovvero ampia partecipazione e ricerca dei luoghi sensibili da colpire. Tale modello
sterile poich, non solo non si fonda su una progettualit politica e, quindi, sulla
prospettiva di una lotta di lunga durata, ma rende manifestazioni di questo tipo un
dispositivo mediatico grazie al quale il padronato riesce ad attaccare pi facilmente
lintero movimento. Questo avviene perch giornate del genere si trasformano sovente in scenari di violenza gratuita verso luoghi, come vetrine di banche e negozi,
che non rappresentano reali obiettivi politici.
Tutto ci, altro non rappresenta che una crisi esistenziale sempre pi diffusa che
si manifesta attraverso atti di ribellismo al di fuori di una cosciente accettazione di
ideologie politiche che ci rappresentano e totalmente al di fuori della lotta di classe;
anche per il semplice motivo che le chiamate nazionali si svolgono spesso in giorni

festivi in cui la produzione ferma e i luoghi di potere vuoti. A Parma, si data


prova di voler uscire dai soliti schematismi organizzando un corteo in una giornata
lavorativa sfruttando lo sciopero indetto per la stessa giornata. Infatti, lo sciopero,
oltre ad incidere sulla produzione e quindi sul profitto del padrone, permette di
partire da una base conflittuale su cui sperimentare pratiche di lotta alternative sul
terreno pratico del conflitto di classe. Il corteo, che ha visto sfilare poco pi di un
centinaio di persone per il centro cittadino, tra le altre cose, ha voluto ribadire la
propria contrariet alle politiche filo-padronali del governo Renzi le quali non sono
altro che un seguitare di politiche che da pi di trentanni attaccano fortemente la
classe lavoratrice; ha voluto ribadire il suo dissenso nei confronti dei tagli al welfare, dellinceneritore, e della giunta comunale a cinque stelle la quale, nonostante
si sia sempre dichiarata unalternativa nei confronti delle politiche liberiste della
giunta precedente, si dimostrata una continuit di essa in quanto, piuttosto di
interrompere il pagamento del debito cittadino a coloro che, con la collaborazione
della giunta Ubaldi e Vignali, lo hanno creato, preferisce portare avanti tagli ai
servizi per disabili.
Attenzione particolare stata rivolta anche alla legge sulla rappresentanza sindacale, accordo siglato tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria il 31 maggio 2013, per
colpa del quale lautorganizzazione dei lavoratori e la conflittualit viene ostacolata
dallimposizione di alcune normative. Per esercitare il diritto di rappresentanza
necessario firmare il patto e, quindi, siccome i firmatari sono vincolati dal patto,
proibito promuovere iniziative in contrasto con gli accordi stabiliti. Una legge,
quindi, funzionale allattuale fase neo-corporativa dello Stato italiano che vorrebbe
negare la realt del conflitto di classe dando il monopolio della rappresentanza sindacale ai sindacati confederali impedendo qualsiasi manifestazione di democrazia
diretta e di conflitto nei posti di lavoro.
Detto questo per non possiamo non notare anche da parte di alcuni sindacati di
base come, per esempio lUSB, una tendenza a burocratizzarsi. Contrari da sempre
ad un sindacato di burocrati e facendo tesoro dellinsegnamento malatestiano, secondo cui Il pericolo pi grande che minaccia il movimento operaio la tendenza
dei leader a considerare la propaganda e lorganizzazione come un mestiere, comprendiamo che sta a noi in prima persona dimostrare la capacit conflittuale che
attraverso lazione diretta possiamo mettere in campo e cercare di sviluppare nei
singoli, sempre come diceva Malatesta lo spirito di organizzazione, il senso della
solidariet, la convinzione della necessit di cooperazione fraterna per combattere
loppressione e realizzare una societ in cui tutti possono godere di una vita veramente umana.
Manuel Pagliarini, Segretario USI-Parma

Primo Maggio a Modena eon pranzo alla Libera Officina

Primo Maggio a Carrara


Il primo maggio si sono svolte due manifestazioni a
Carrara una colorata popolare ed anarchica ed una
istituzionale, ove, gli incroci e le relazioni tra gli organizzatori -Cgil in testa- sono piuttosto inquietanti.
Vorremmo come USI enti locali svelare i comportamenti di chi si definisce dalla parte di lavoratrici e lavoratori.
Le risposte stanno, come vedremo, concretamente
allinterno della la realt dei fatti.
La nostra dimostrazione reale comincia svelando come
i sedicenti sindacalisti non abbiano nessun problema
ad organizzare manifestazioni del 1 Maggio con padroni di cava quali il Re delle cave Michelangelo Barattini, mentre in un recente passato presenziavano assieme ai repubblicani al primo maggio degli Animosi.
Ricordiamo che un informativa dellantimafia, stima in
180 milioni il nero prodotto in 5 anni da questa cava!
Sappiamo, inoltre, che oggi la logica ricattatoria dei
padroni di cava si fatta pressante nei confronti dei
cavatori, usando il pretesto del piano paesaggistico per
prospettare funesti presagi di licenziamento.
Se questo aspetto non bastasse a far comprendere linvoluzione della Cgil argomentiamo ulteriormente.
La Cgil e lo Spi-Cgil (congiuntamente) hanno contattato come relatore alla propria tavola rotonda di
Venerd 8 Maggio prossimo, niente popo di meno che
il Direttore del Regina Elena Ermanno Biselli (con
mandato scaduto dal 1 gennaio 2015) e pienamente
nellocchio del ciclone per una serie di permformance
discutibili, da ultima quella di dichiarare alla stampa
di avere un accordo (con chi?) di una prorogatio fino a
fine 2015 come direttore del regina Elena.
Vogliamo ricordare che la Cgil (coerentemente, in continuit con il suo modus operandi) nei mesi scorsi ha
difeso a spada tratta il Biselli nonostante gli spropositati costi a carico della comunit Carrarese, in altre
parole, 117.000 euro annui per un part-time, essendo
impegnato a dirigere anche alla casa di riposo Ascoli
di Massa.
La difesa della Cgil verso lex Don, si espressa pubblicamente anche quando questultimo, con un atto
gravemente iillegittimo, scavalcando barbaramente la
democrazia, aument in maniera immorale le rette alle
persone anziane del regina Elena (per il centro Alzheimer laumento tocc il 100%!).
Domanda: ma non la Cgil che continua a rivendicare
legalit e Democrazia?
Questo fatto illegale e immorale avrebbe, se andato
in porto, causato un doloroso esodo per gli ammalati
dAlzheimer e un, ovvio, calo delloccupazione con conseguente taglio del personale di cooperativa.
Ricordiamo pure che nel febbraio scorso sulle pagine
della Nazione Cgil, Cisl e Uil dichiararono allunisono
che Il sindacato USI enti locali (cio coloro che denunciarono laumento illegale delle rette) non rappresentava nessuno e che delle rette -loro- non volevano
parlarne! Incredibile!
Il silenzio assordante della Cgil si poi esplicitato ed
ancor pi amplificato quando il Biselli (art. tirreno 26
febbraio u.s) non si fa premura di definire imboscati e
ladri (prima del suo avvento) operatrici e operatori del
Regina Elena, fatto vergognoso a cui i confederali non
hanno replicato duramente, come avrebbero dovuto a
fronte di attacchi del genere, probabilmente un tacito
assenso.
Concludendo: crediamo che la popolazione abbia capito da che parte stanno i cosidetti difensori di lavoratrici e lavoratori, per cui USI enti locali Carrara prende
le distanze da chi difende padroni di cava miliardari e
dirigenti ultrapagati per un part-time.
Prende le distanze da chi non difende le operatrici del
regina Elena accusate e lese nella dignit, operatrici
che per pochi euro e in poche unit accudiscono con
sacrificio e affetti i nostri anziani, rendendo il regina
Elena un esempio da seguire.
Per Usi enti locali
Gianni Marchi

SETTEMBRE. DUE APPUNTAMENTI


A CUI NON PUOI MANCARE

FESTA USI A FANO


FESTA USI A MODENA

Riappropriamoci del Primo Maggio


qui milano
Vogliamo innanzitutto rimarcare che il della mostra allestita allinterno del ConPrimo Maggio ci porta a ricordare quella chetta, assieme alle altre opere, avvalengrande protesta contro lassassinio deciso doci della collaborazione, che ringradal Tribunale di Chicago nei confronti di ziamo, di escuela moderna (Nicoletta
cinque anarchici colpevoli di essere stati Braga, Elisa Franzoi, Laura Cazzaniga,
alla testa delle lotte operaie del grande Antonella Pellino, Massimo Mazzone,
sciopero e manifestazione del 1 maggio Valerio Muscella) che coordina lattivit
1886, in America, che rivendicavano la di diversi artisti di area libertaria a livello
conquista della giornata di 8 ore per tutti. internazionale.
Liniziativa si svolta
Nella giornata del
Primo Maggio 2015 Abbiamo sentito la necessit di una ini- per lintera mattina stato attivato allin- ziativa per la Riappropriazione del Pri- ta, dalle 9 alle 13.
terno del CSA Cox mo Maggio di fronte allatteggiamento Cogliamo loccasio18, in via Conchetta delle Istituzioni, questanno pi che mai ne per esprimere tut18, a Milano, uno in virt dellevento Expo che per noi si- ta la nostra piena solidariet ai lavoratori
spazio
tematico
gnifica, al di l delle balle che raccontano
della Scala che rivensulla storia e lattualit dei contenuti del sul nutrire il pianeta, enorme spreco di dicano il prorpio diPrimo Maggio. Sono denaro pubblico, devastazione ambienta- ritto di non prestare
state esposte com- le, regalo alle cosche mafiose; significa la loro mano dopera
posizioni artistiche, essere al servizio delle multinazionali nella giornata del 1
artigianali e una mo- nella loro opera di speculazione e di con- Maggio.
stra sul tema.
trollo nellaffare della distribuzione del
Si sono svolte esibi- cibo nel pianeta; significa sfruttamento USI AIT
zioni musicali e canti. della mano dopera giovanile attraverso prov. milanese
Hanno fatto parte

la pratica di contratti di lavoro volontario gratuito o pagato una miseria.

Primo Maggio
a Parma

Primo Maggio
a Milano

Primo Maggio
a Trieste