Sei sulla pagina 1di 13

CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA AZIENDALE

ANALISI DI BILANCIO

APPUNTI DELLE LEZIONI TENUTE DAL PROF. VITTORIO PALERMO


A.A. 2012/2013

ARGOMENTO:
LA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE SECONDO IL CRITERIO
DELLA PERTINENZA GESTIONALE

LA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE SECONDO IL CRITERIO


DELLA PERTINENZA GESTIONALE
Il criterio metodologico di riclassificazione dello stato patrimoniale sottostante agli schemi esposti
precedentemente rappresentato dal criterio della pertinenza gestionale, il quale prevede appunto
che le poste del bilancio siano aggregate in relazione alle aree significative dellattivit dimpresa.
Come si vedr pi avanti a questo criterio pu ispirarsi anche la classificazione del conto
economico.
Tale modell di riclassificazione quello che pi si presta ad analizzare la dinamica finanziaria
dellazienda ai fini della previsione e programmazione finanziaria.
Uno stato patrimoniale riclassificato con questa metodologia consente di evidenziare la destinazione
economica degli investimenti, offrendo quindi un valido supporto nelle valutazioni di efficienza e di
redditivit dellazienda. Lo stesso criterio di riclassificazione pu essere applicato al conto
economico, e permette di individuare i costi e i ricavi (e quindi i risultati) riferibili a ciascuna delle
classi di investimento individuate.
Per investimenti si intendono in generale tutti gli impieghi di capitale effettuati dallimpresa, e cio
sia quelli riconducibili alla gestione operativa caratteristica (o tipica), sia quelli riconducibili alle
cosiddette gestioni accessorie (o extra gestione caratteristica), dove per accessorio deve intendersi
tutto ci che non direttamente pertinente alla specifica attivit di produzione di beni e/o servizi
realizzata dallazienda.
Rientrano infatti nella gestione operativa caratteristica tutti i fattori necessari allattivit di
produzione, cio vincolati al processo produttivo svolto, che si distinguono in:
attivit correnti (costituite dai fattori vincolati alle fasi ricorrenti - nel senso di continue e
sistematiche - di acquisto/trasformazione/vendita/incasso);
attivit fisse (costituite dai fattori strumentali alla produzione, sia materiali che immateriali).
La gestione operativa caratteristica costituisce la principale area nel cui ambito sono assunte le
decisioni pi importanti per lesercizio dellimpresa, cio quella per il cui fine lazienda sorta;
differente da impresa a impresa (in quantit, dinamicit e variabilit di movimenti che essa genera)
in relazione alle caratteristiche peculiari di ciascuna.
Ovviamente unimpresa pu effettuare anche altri investimenti in attivit che non sono al diretto
servizio della gestione operativa caratteristica dimpresa, e che in questo senso sono pertanto
definite come accessorie o extra gestione caratteristica.
Sar tanto pi opportuno procedere ad una analisi approfondita di questa area, quanto pi
consistente lincidenza di queste poste sul totale dellattivo, poich tale area di investimenti
comporta comunque limpiego di risorse finanziarie che hanno un costo, e che potrebbero forse
anche essere altrimenti utilizzabili a servizio della gestione caratteristica o tipica aziendale.
Possono essere ricordate alcune tipiche poste che rientrano in questa area:
immobili civili;
immobilizzazioni che non partecipano in alcun modo al processo produttivo, come per esempio
le partecipazioni acquisite solo a scopo finanziario o speculativo, e che non prefigurano alcuna
partnership operativa con la partecipata;
crediti concessi sia a breve che a lungo termine, la cui natura finanziaria sia preminente rispetto
a quella commerciale;
titoli ed altre attivit finanziarie a breve;
cassa, banche ed altre liquidit eccedenti rispetto al limite minimo richiesto dalle operazioni
della gestione caratteristica.

Di seguito si riporta uno schema di stato patrimoniale riclassificato con la metodologia della
pertinenza gestionale, da cui si evincono le categorie alle quali devono essere ricondotte tutte le
poste contabile.

IMPIEGHI

FONTI

Investimenti extra-gestione caratteristica

Capitale Netto (o Proprio)

Attivit Fisse

Capitale Fisso

Debiti di Finanziamento medio/lungo termine

Attivit Correnti

Magazzino materie prime,


semilavorati, prodotti finiti

Debiti di Finanziamento breve termine

Crediti di Funzionamento

Debiti di Funzionamento

(Capitale
Circolante
Lordo)

Concentriamo lattenzione sulla gestione operativa caratteristica dellimpresa, prescindendo dagli


eventuali altri investimenti in attivit accessorie o extra gestione caratteristica, che nella nostra
riclassificazione basata sulla pertinenza gestionale sono state isolate e possono pertanto essere
considerate separatamente.
Il nostro obiettivo consiste nel rispondere a queste due domande:
1) quanto capitale necessita alla gestione operativa caratteristica dellimpresa?
2) chi, e in che quantit, fornisce questo capitale?

IL FABBISOGNO FINANZIARIO GLOBALE DIMPRESA: FATTORI DETERMINANTI E


CAUSE DI VARIAZIONE NEL TEMPO
Il capitale necessario alla gestione operativa caratteristica dellimpresa, definito fabbisogno
finanziario globale, costituito dalla somma di due componenti, a loro volta definite come capitale
fisso, e capitale circolante netto.
Il fabbisogno di capitale fisso rappresentato, in un bilancio gi riclassificato, dalle poste di
bilancio riconducibili allarea degli investimenti in beni strumentali, che riguarda le decisioni
inerenti la creazione e il mantenimento in efficienza della struttura produttiva.
Il fabbisogno di capitale circolante netto rappresentato invece dalle poste di bilancio riconducibili
allarea della gestione corrente, che riguarda le decisioni relative al processo produttivo tipico di
acquisto/pagamento/trasformazione/vendita/incasso dei prodotti.
Le decisioni rivolte a reperire e gestire le risorse finanziarie necessarie per coprire il fabbisogno di
capitale fisso e di capitale circolante netto generano invece ulteriori poste di bilancio che
costituiscono la cosiddetta area dei finanziamenti, e che sono rappresentate sia dal capitale dato in
dotazione allimpresa dai soci o dal titolare (Capitale Proprio), che dal capitale fornito in uso da
terzi finanziatori (Capitale Finanziario di Terzi).

IL CAPITALE FISSO
Ogni impresa, come ovvio, deve disporre di una adeguata struttura produttiva, costituita da beni
strumentali, materiali ed immateriali. Struttura produttiva che limprenditore deve inizialmente
acquisire per poter avviare il processo di produzione, e che dovr successivamente rinnovare (ed
eventualmente incrementare) per mantenere efficiente tale processo.
Dal punto di vista finanziario, ogni investimento in beni strumentali pu considerarsi unoperazione
di trasferimento di risorse nel tempo, nel senso che caratterizzato inizialmente da uscite monetarie,
e successivamente da entrate monetarie.
Questo sfasamento temporale tra uscite ed entrate, richiede allimpresa la disponibilit di un certo
ammontare risorse finanziarie: genera cio un fabbisogno finanziario.
In termini generali, ogni fabbisogno finanziario sorge quando le uscite devono essere sostenute in
via anticipata rispetto al conseguimento delle entrate.
Il capitale fisso costituisce quindi non solo lo stock fisico di investimenti in beni strumentali, ma
anche il corrispondente ammontare delle risorse finanziarie necessarie a costituire, ampliare o
rendere pi efficiente tale stock di investimenti, che costituiscono la struttura produttiva
dellimpresa.
Questo tipo di fabbisogno dipende dalla politica dinvestimento perseguita dallimpresa, che
determinata da numerosi fattori, quali la natura (industriale, commerciale, di servizi) e le dimensioni
della stessa impresa, il settore merceologico di appartenenza, landamento del mercato, i programmi
di espansione commerciale, il tasso di innovazione tecnologico e la conseguente attitudine
allobsolescenza degli impianti.
Il fabbisogno finanziario di capitale fisso praticamente eterno, perch si rinnova di continuo,
essendo necessario effettuare sistematicamente investimenti di ripristino della capacit produttiva.
Anzi, questo fabbisogno tende ad aumentare nel tempo, in quanto man mano che si recuperano gli
investimenti gi effettuati con gli ammortamenti, se lazienda in fase di espansione sorge
generalmente la necessit di procedere non solo al consolidamento, ma anche allampliamento
(generalmente a costi crescenti) della struttura produttiva.
Questo fabbisogno pu anche essere concepito come il capitale investito per acquisire i beni
strumentali, e che non stato ancora recuperato mediante lammortamento.
Infatti, il recupero di questi investimenti avviene solo indirettamente, attraverso lo svolgersi della
gestione operativa caratteristica: in particolare sono appunto le risorse generate dallattivit tipica
gestionale che permettono di recuperare lammortamento. In altri termini, con lincasso delle
vendite dei beni o servizi prodotti, avviene il recupero non soltanto dei fattori correnti, ma anche
della porzione di ammortamento imputata a ciascun bene o servizio.
Se il fabbisogno generato dagli investimenti in beni strumentali, come precedentemente affermato,
di tipo durevole, conseguentemente devono avere la stessa caratteristica anche i capitali finanziari
necessari per coprire tale fabbisogno. Per questo, la forma pi idonea di finanziamento da utilizzare
per effettuare gli investimenti in capitale fisso, il capitale proprio dellimpresa, in quanto non ha
vincoli di rimborso e pu quindi garantire unadeguata. copertura fino alla liquidazione
dellimpresa.
Possono essere utilizzati anche finanziamenti di terzi a medio/lungo termine (per esempio mutui o
obbligazioni), ma solo se svolgono una funzione complementare rispetto al capitale proprio, e solo
nel caso in cui, oltre ad una adeguata capacit di reddito, limpresa sia in grado di garantire costante
politica di reinvestimento (o capitalizzazione) degli utili conseguiti.
In pratica, questi finanziamenti esterni a medio/lungo termine dovrebbero essere utilizzabili solo in
via transitoria, in quanto assolvono la funzione di sostituire temporaneamente il capitale proprio in
attesa che siano conseguiti ed reinvestiti gli utili.
3

IL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO


Veniamo ora allarea certamente pi interessante da esaminare, perch rappresenta lessenza stessa
dellattivit aziendale: larea della gestione corrente.
Nellottica dellanalisi fondata sul criterio della pertinenza gestionale, abbiamo gi definito il
fabbisogno di capitale circolante netto come costituito dalle poste di bilancio riconducibili allarea
della gestione corrente, che riguarda le decisioni relative al processo produttivo tipico di acquisto/
trasformazione/vendita.
In altri termini, il capitale circolante netto rappresenta linvestimento aggregato compiuto
dallimpresa nella gestione corrente, ed rappresentato sul piano contabile dalla somma algebrica
di tutte le attivit e le passivit legate ai processi tipici della gestione corrente. Questi elementi sono
caratterizzati, di regola, da un ciclo finanziario breve; ma a volte, tuttavia, presentano una durata
maggiore. Proprio per questo motivo, di fondamentale importanza comprendere che non vi piena
coincidenza tra attivit e passivit correnti (da intendere appunto come determinate dallesecuzione
ricorrente e continua dei processi tipici della gestione corrente, cio acquisto trasformazione
vendita dei fattori della produzione), da una parte, e attivit e passivit a breve termine, dallaltra
parte.
Oltre al capitale circolante netto assume importanza anche la figura del capitale circolante lordo.
Mentre il capitale circolante netto rappresentato sul piano contabile dalla somma algebrica di tutte
le attivit e le passivit (attivit passivit) legate ai processi tipici della gestione corrente, il
capitale circolante lordo rappresentato invece esclusivamente dalle attivit, cio dagli impieghi o
investimenti in materie, servizi e lavoro in attesa di monetizzazione, presenti nel capitale dimpresa
sotto le sembianze (praticamente travestiti) di rimanenze di magazzino e crediti di funzionamento
o di gestione.
Larea della gestione corrente, che comprende tutte le poste di bilancio determinate dallesecuzione
dei processi tipici della gestione corrente (cio acquisto trasformazione vendita dei prodotti),
caratterizzata dalla ripetitivit dei flussi di entrate, relative ai ricavi, ed uscite, relative ai costi.
Questa sistematica successione temporale di incassi e pagamenti genera risorse finanziarie, oppure
crea fabbisogno finanziario. Tutto dipende dalla dinamica temporale con cui si manifestano.
Infatti, la dinamica temporale con cui si manifestano entrate ed uscite correnti determina la
formazione delle poste di bilancio magazzino materie prime (1), magazzino semilavorati (2),
magazzino prodotti finiti (3), crediti di funzionamento o di gestione (4) e debiti di funzionamento o
di gestione (5), la cui somma algebrica (1) (2) (3) (4) (5) costituisce il capitale circolante netto
(CCN), definito capitale circolante in senso stretto.
Quando tale somma algebrica positiva (quando cio la somma magazzino + crediti di
funzionamento superiore ai debiti di funzionamento), allora significa che la sistematica
successione temporale di incassi e pagamenti correnti crea un fabbisogno, nel senso che i pagamenti
devono essere effettuati prima di quando non siano conseguiti gli incassi. Lammontare di tale
fabbisogno finanziario esattamente corrispondente al risultato della somma algebrica, cio al
CCN.
Allopposto, quando il CCN negativo (quando cio la somma magazzino + crediti di
funzionamento inferiore ai debiti di funzionamento), allora significa che gli incassi avvengono
prima di quando sono effettuati i pagamenti, e la gestione corrente genera risorse finanziarie, che
possiamo definire surplus, in contrapposizione a fabbisogno, la cui entit corrisponde al valore
assoluto del CCN.
Il fatto che la gestione corrente generi un surplus o determini un fabbisogno dipende come appena
visto dalla circostanza che gli incassi avvengano rispettivamente prima o dopo di quando siano
invece effettuati i pagamenti; la consistenza di tale surplus o fabbisogno dipende invece dalle due
variabili rappresentate da:
4

1. volume di attivit svolta, misurata dalla quantit di vendite effettuate;


2. ampiezza intesa come maggiore o minore durata dello scarto temporale intercorrente tra
il momento in cui mediamente sono riscossi gli incassi ed il momento in cui sono invece
effettuati i pagamenti (oppure effettuati i pagamenti e riscossi gli incassi).
Tale scarto temporale entrate/uscite (indicato per semplicit come E/U) oppure uscite/entrate
(indicato come U/E) definito come ciclo monetario.
In altri termini, per ciclo monetario si vuole intendere quel periodo che intercorre mediamente tra
gli incassi e i pagamenti, oppure tra i pagamenti e gli incassi correnti. Nel primo caso, quando le
entrate precedono le uscite E/U) si determina un surplus; nel secondo caso, quando invece le uscite
precedono mediamente le entrate (U/E), si determina un fabbisogno finanziario.
Nel tempo, variando landamento delle vendite, e accorciandosi oppure allungandosi il ciclo
monetario, il surplus oppure il fabbisogno determinato dalla gestione corrente subisce continue
variazioni.
Sebbene surplus e fabbisogno finanziario siano due concetti assolutamente speculari, nella pratica
riguardante le imprese manifatturiere la circostanza pi frequente costituita dallesistenza di un
ciclo monetario del tipo U/E, e cio dallesistenza di un fabbisogno finanziario rappresentato
contabilmente da un CCN positivo.
Nella figura seguente, riportato uno stato patrimoniale riclassificato dove sono evidenziate le tre
aree gestionali definite in precedenza (area degli investimenti in beni strumentali, area della
gestione corrente, area dei finanziamenti), e dove il fabbisogno finanziario globale costituito dalla
somma del capitale fisso (CF) e del capitale circolante netto (CCN) sia stato determinato non
solo dagli investimenti in beni strumentali, ma anche dal ciclo monetario U/E della gestione
corrente, e sia stato coperto con Capitale proprio, debiti di finanziamento a medio/lungo termine e
debiti di finanziamento a breve termine.
immediatamente rilevabile nella figura in questione la presenza di un CCN positivo, derivante
dalla somma algebrica magazzino + crediti di funzionamento debiti di funzionamento, ed
indicativo della circostanza che il ciclo monetario U/E della gestione corrente abbia determinato un
fabbisogno finanziario.

IL FATTORE TEMPO COME DETERMINANTE DEL FABBISOGNO FINANZIARIO


Poniamo adesso lattenzione su un elemento che ancora non stato considerato, e cio il fattore
tempo.
Come evidente, dal momento in cui si acquistano i fattori, sino al momento in cui si pagano,
intercorre un certo periodo di tempo nel quale non si manifesta alcun fabbisogno.
Possiamo chiamare questo lasso temporale ciclo de1 debito, che avr una lunghezza pari alla
media della durata di tutti i debiti legati alla gestione corrente (verso fornitori, verso dipendenti,
verso terzi).
Una volta acquisiti dallimpresa i vari fattori produttivi, questi sono variamente combinati e
trasformati prodotti (beni o servizi), destinati ad essere venduti sul mercato.
Questaltro lasso temporale che intercorre tra lacquisto dei fattori e la loro successiva vendita,
corrisponde al periodo di giacenza di magazzino, la cui lunghezza dipende sostanzialmente dal
processo tecnico di produzione.
Ma generalmente la vendita del prodotto finito non produce contestualmente anche il relativo
incasso, perch limpresa suole concedere ai propri clienti un periodo di dilazione, pi o meno
lungo.
Per qualsiasi impresa, il fabbisogno finanziario legato alla gestione corrente (escludiamo pertanto il
fabbisogno legato agli investimenti in capitale fisso o beni strumentali) determinato dallo
sfasamento temporale tra il momento in cui limpresa stessa paga i propri fornitori, ed il momento
invece incassa dai propri clienti.
Il Capitale Circolante Netto (CCN) rappresenta esattamente il capitale necessario a coprire tale
sfasamento temporale, cio ad effettuare i pagamenti che sistematicamente precedono gli incassi.
Se per ipotesi i tempi di giacenza dellintero magazzino sono mediamente pari a 30 gg, la dilazione
concessa ai clienti mediamente di 90 gg, e la dilazione ottenuta dai fornitori mediamente pari a
60 gg, allora il tempo che intercorre tra pagamenti ed incassi, definito ciclo monetario, risulta pari a
(30 + 90) 60 = 30 gg.
Tale ciclo monetario dipende appunto dalla politica commerciale adottata dallimpresa, e dalla
politica di gestione del magazzino.
Sebbene la durata del ciclo monetario dipenda dal tipo di impresa, e quindi non possibile
esprimere in generale un giudizio di congruit, possiamo per senzaltro considerare come un
sintomo negativo il fatto che tale ciclo nel tempo tenda ad allungarsi.
Nel nostro esempio di ciclo produttivo, limpresa rimane scoperta finanziariamente per due mesi,
nel senso che deve anticipare i pagamenti di 60 gg in attesa dei relativi incassi: poich lattivit
corrente continua, cio costituita da tanti cicli produttivi che si susseguono sistematicamente, ne
consegue che continua anche la scopertura finanziaria dellimpresa.
In altri termini, questo fabbisogno corrente non si estingue mai, a meno che non si modifichino i
tempi delle variabili che determinano il ciclo monetario (giacenza media magazzino, dilazioni
medie ottenute e concesse dai fornitori ed ai clienti).
LE DETERMINANTI DEL FABBISOGNO DI CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
Come gi affermato in precedenza, la consistenza del fabbisogno di capitale circolante dipende
dalla lunghezza del ciclo monetario, e dal volume di attivit svolta, misurata dalla quantit di
vendite effettuate.
La quantificazione ex post di questo fabbisogno finanziario si ottiene sottraendo dalle risorse
impegnate nei cicli produttivi non ancora conclusi (e cio dalle scorte di materie prime,
6

semilavorati, prodotti finiti e crediti di gestione) i debiti di gestione (verso fornitori per materiali,
servizi, lavoro).
Infatti il fabbisogno finanziario non coincide integralmente con il valore delle risorse impegnate nei
cicli produttivi ancora in corso di monetizzazione, perch il pagamento di una porzione di questi
investimenti differito grazie alle dilazioni ottenute dai fornitori. In altri termini, se vero che le
scorte di materie prime, di semilavorati, di prodotti finiti ed i crediti di gestione costituiscono
investimenti in fattori che ancora non sono stati monetizzati ma che devono pur essere pagati,
altrettanto vero che una parte di tali pagamenti differita, e pertanto non genera fabbisogno.
PRECISAZIONI ULTERIORI SUL CAPITALE CIRCOLANTE LORDO E

SUL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO

Appare utile ribadire che linvestimento netto di unimpresa nella gestione corrente rappresentato
non dal totale delle attivit impegnate nella gestione corrente, quanto invece dalla differenza tra tali
attivit e le corrispondenti passivit derivanti dalla stessa gestione tipica dellimpresa. Sono in
questo senso escluse le passivit finanziarie che, per quanto a breve termine, non sono determinate
dallesecuzione dei processi tipici della gestione corrente, cio acquisto trasformazione vendita
dei fattori della produzione.
Questo investimento netto di risorse finanziarie (o di capitale) nella gestione corrente denominato
Capitale Circolante Netto, ed determinato attraverso il calcolo seguente:
+ MAGAZZINO
+ CREDITI DI GESTIONE
= CAPITALE CIRCOLANTE LORDO
DEBITI Dl GESTIONE
= CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
Il Capitale Circolante Lordo rappresenta gli investimenti lordi legati alla gestione corrente.
Infatti la tipica attivit di acquisto/trasformazione/vendita genera un certo volume di scorte di
magazzino e di crediti, che costituiscono impieghi di risorse.
Sono da considerarsi investimenti lordi, e non rappresentano perci il fabbisogno netto di capitale
generato dalla gestione corrente, perch parte di questi impieghi compensata direttamente dal
credito di fornitura, cio dallo spostamento nel tempo di una parte dei pagamenti connessi
allacquisizione dei fattori da cui sono costituiti.
La differenza tra il Capitale Circolante Lordo ed i debiti di gestione (o di funzionamento), quando
positiva, pu essere interpretata come lammontare dellinvestimento netto, e quindi, del fabbisogno
finanziario, creato dalla gestione corrente. Quando tale differenza negativa, il Capitale Circolante
netto rappresenta le risorse finanziarie generate dalla gestione corrente, o, in altri termini, il surplus
finanziario.
Questa nozione di CCN assolutamente diversa da quella che emerge riclassificando lo stato
patrimoniale in base al criterio finanziario della liquidit/esigibilit non semplicemente una
differenza tra poste attive e passive di uguale scadenza, ma rappresenta leffettivo fabbisogno
finanziario legato alla gestione corrente.
opportuno chiarire in particolare che cosa si intende per crediti e debiti di gestione:
crediti di gestione: tutte le esposizioni verso la clientela e verso
operazioni di natura commerciale;

societ controllate per

debiti di gestione: tutti i debiti derivanti da operazioni di natura corrente , e tutti i costi legati al
ciclo acquisto/trasformazione/vendita, che non hanno ancora dato luogo ad uscite monetarie
7

(rientrano, quindi in questa categoria anche il fondo imposte e tasse per la parte pertinente alla
gestione operativa, il fondo TFR, i ratei/risconti).
I fondi rischi e svalutazione ed i fondi spese future legati alla gestione corrente andranno in
diminuzione dei corrispondenti valori.
Concorrono al calcolo del CCN anche le disponibilit liquide, per solo entro i limiti strettamente
necessari e sufficienti ad un corretto ed ordinato svolgimento delle operazioni di gestione. Le
disponibilit liquide che consistono in investimenti anche temporanei di liquidit non rientrano nel
CCN, ma nelle gestioni accessorie.
Soffermiamoci adesso sui Debiti di Gestione, ribadendo che in tale categoria rientrano solo le
passivit legate alla gestione corrente legata al ciclo di acquisto, trasformazione e vendita dei fattori.
I debiti a breve verso banche, anche se a breve termine, non vanno inseriti tra le passivit legate alla
gestione corrente (e quindi nei calcolo del CCN), in quanto queste ultime devono comprendere i soli
debiti di gestione, cio quei costi legati alla gestione corrente che non hanno ancora dato luogo ad
uscite monetarie.
Secondo lapproccio tradizionale di analisi e di riclassificazione dei bilanci basato sul criterio
finanziario della liquidabilit ed esigibilit delle poste, nella categoria delle passivit correnti
rientrano entrambe le voci Fornitori e Banche. Ai fini del calcolo del fabbisogno finanziario, per,
mettere insieme i fornitori con le banche vuol dire compensare le variazioni intervenute tra le due
poste. Infatti quando i fornitori vogliono essere pagati, limpresa ricorre al credito bancario.
Per capire la diversa funzione svolta dalle due poste, basta pensare al fatto che il momento in cui i
fornitori vengono pagati anche il momento in cui sorge il fabbisogno finanziario. Se si fondono le
due voci in ununica categoria, non potr mai essere calcolato il ciclo monetario.
Bench considerati entrambi finanziatori dellimpresa, fornitori e banche devono essere considerati
distintamente.
I debiti verso fornitori (debiti di funzionamento) rappresentano una forma di neutralizzazione di
fabbisogno finanziario (nel senso che, fino a quando esistono i debiti verso fornitori, non devono
essere effettuati pagamenti, e quindi non emerge fabbisogno finanziario); i debiti verso le banche
(debiti di finanziamento) costituiscono una fonte di copertura di fabbisogno finanziario che gi
emerso (le dilazioni concesse dai fornitori sono scadute ed occorre effettuare i pagamenti).
I debiti verso fornitori, finch esistono in bilancio, ritardano la manifestazione del fabbisogno
finanziario.
I debiti bancari esistenti in bilancio sono invece rappresentativi di un fabbisogno finanziario gi
manifestatosi e coperto proprio grazie ad essi.
Altra differenza fondamentale delle due voci di debito riguarda la relativa remunerazione.
La remunerazione relativa alla dilazione di pagamento dei fornitori implicita, nel senso che gi
compresa, nel prezzo della fornitura (si vedr che il Reddito Operativo calcolato pertanto gi al
netto di questo costo), mentre la remunerazione dei debiti bancari esplicitamente costituita dagli
Oneri Finanziari, che devono essere successivamente sottratti dal Reddito Operativo al fine di
determinare lUtile Lordo (che a propria volta rappresenta la remunerazione al lordo dei
componenti straordinari e delle imposte del capitale proprio messo a disposizione
dallimprenditore.
Le implicazioni pratiche di quanto detto in merito alla diversa funzione assolta dai debiti di
funzionamento e dai debiti di finanziamento sono verificate dalla circostanza che le imprese
piccole, e con poco potere contrattuale, vedono spesso aumentare i loro crediti e il loro magazzino,
e diminuire i propri debiti verso fornitori: incrementano cos il loro fabbisogno finanziario, che
riescono a coprire solo con una maggiore esposizione verso le banche.
8

Per contro, le imprese di grandi dimensioni con molto potere contrattuale che riescono a ridurre i
loro crediti e il loro magazzino, ed aumentare i loro debiti verso i fornitori, riducono il fabbisogno
finanziario e quindi la loro esposizione finanziaria.
Se non si distingue tra debiti di funzionamento e debiti di finanziamento, non si potr mai capire
quando finisce il ruolo degli uni e quando inizia il ruolo degli altri.
IL CAPITALE INVESTITO
Ad unimpresa, per funzionare, serve Capitale Fisso (CF) e Capitale Circolante Netto (CCN). Il
primo serve per finanziare le acquisizioni di beni strumentali, mentre il secondo serve per finanziare
lo scarto temporale tra pagamenti ed incassi della gestione corrente.
La somma del Capitale Fisso e del Capitale Circolante Netto costituisce il Capitale Investito (CI),
che rappresenta leffettivo fabbisogno finanziario globale dimpresa.
LAREA DEL FINANZIAMENTI
Ci poniamo adesso lobiettivo di rispondere alla seconda delle due domande poste inizialmente,
consistente nel capire chi fornisce il capitale di cui limpresa necessita per coprire il proprio
fabbisogno finanziario globale.
Poniamo lattenzione sullarea dei finanziamenti.
Larea dei finanziamenti costituita da tutte le poste rappresentative di risorse finanziarie immesse
nellimpresa, riconducibili alle categorie del Capitale Proprio (capitale di dotazione iniziale e
riserve di capitale ed utili costituite successivamente), e dei Debiti Finanziari, questi ultimi distinti
in quelli a medio/lungo termine ed a breve termine.
Questarea individua le fonti utilizzate dallimpresa a copertura del proprio fabbisogno finanziario
globale, rappresentato dal Capitale Investito e costituito dalla somma del CF + CCN.
La remunerazione di tali fonti per come si vedr meglio in seguito rappresentata dagli oneri
finanziari e dallutile lordo.
La fonte di copertura ideale del CCN il fido bancario, cio le risorse finanziarie che le banche
mettono normalmente a disposizione delle imprese attraverso la forma tecnica dellapertura di
credito in conto corrente.
La fonte di copertura ideale del CF invece costituita dal Capitale Proprio, che per
temporaneamente in attesa del conseguimento e del reinvestimento degli utili pu essere
sostituito da finanziamenti a medio lungo termine come mutui o prestiti obbligazionari.
I mutui (come le obbligazioni) dovrebbero perci avere durata e consistenza in funzione della
capacit di accumulazione degli utili.
Mentre i mutui (come fonte di copertura del fabbisogno di CF) costituiscono unanticipazione di
redditi futuri, il fido bancario (come fonte di copertura del fabbisogno di CCN) rappresenta invece
unanticipazione di incassi correnti.
Fini a che il CCN genera un fabbisogno finanziario, il fido bancario costituisce una fonte
permanente di finanziamento del fabbisogno della gestione corrente, quindi apparentemente non
viene mai restituito; pi correttamente, invece, il fido bancario viene restituito e riutilizzato
nellanno dallimpresa tante volte quante volte si completano i cicli pagamenti incassi correnti.
Mentre il mutuo prevede un piano di rimborso, il fido non ha scadenza e pu durare fino a quando
una delle due parti non decide la risoluzione del contratto.
Nelle istruttorie bancarie dei finanziamenti a M/L termine si deve valutare la capacit di conseguire
redditi futuri e la disponibilit a reinvestirli nellimpresa. Nellistruttoria del fido in conto corrente
9

importante calcolare la consistenza del fabbisogno di CCN, la durata del ciclo monetario e
accertarsi che il magazzino ed i crediti siano realmente esistenti e monetizzabili.
La concessione del fido in conto corrente dovrebbe essere limitata dalla banca allammontare dei
pagamenti gi effettuati dallimpresa e non ancora recuperati con gli incassi.
ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL CAPITALE CIRCOLANTE
La dimensione del CCN dipende sia dalle caratteristiche del mercato in cui limpresa inserita, sia
dalle scelte dellimprenditore.
Le prime sono elementi di natura oggettiva difficilmente modificabili, che condizionano lattivit
stessa dellazienda.
Le seconde invece hanno natura soggettiva, e dipendono da fattori quali la politica degli
approvvigionamenti, la programmazione della produzione, la gestione delle vendite, le diverse
modalit di incasso e pagamento concordate con clienti e fornitori.
Secondo il criterio tradizionale della liquidit/esigibilit, il CCN risulta determinato dalla differenza
tra attivo e passivo a breve, e serve per verificare se esiste correlazione quantitativa tra impieghi e
fonti aventi la stessa variabilit temporale, convenzionalmente stabilita in un anno. Questo
approccio (criterio finanziario) riduce il CCN ad una grandezza puramente contabile, assolutamente
slegata dal concetto di fabbisogno finanziario.
Secondo il criterio della pertinenza gestionale, linvestimento in CCN (misurato dalla somma
algebrica di elementi patrimoniali attivi e passivi legati ai processi tipici della gestione corrente)
normalmente caratterizzato anchesso da un ciclo finanziario breve, ma lelemento discriminante
non tanto il breve periodo in se stesso, quanto invece lessere legato alla gestione corrente.
Non esiste quindi coincidenza tra attivit e passivit correnti calcolate in base al criterio della
pertinenza gestionale, e attivit e passivit a breve calcolate in base al criterio finanziario della
liquidit/esigibilit.
Applicando il criterio della pertinenza gestionale, tra le poste correnti devono essere considerati
elementi anche a scadenza potratta purch di origine corrente (p.es. il fondo imposte, il fondo TFR e
anche crediti e debiti di fornitura), mentre devono esserne esclusi i prestiti bancari ordinari e tutti gli
ulteriori eventuali crediti e debiti (anche a breve termine) relativi ad operazioni estranee alta
gestione corrente.
La caratteristica delle poste legate alla gestione corrente, come i crediti ed i debiti di
funzionamento, data dalla circostanza che, pur estinguendosi nelle singole componenti, nel loro
complesso invece non scadono mai, perch sino a quando limpresa svolge la propria attivit
tipica si rinnovano per sostituzione.
Anche per il magazzino pu dirsi la stessa cosa; inoltre, per questa posta esiste un limite
fisiologico al di sotto del quale non si pu andare, pena il verificarsi di ritardi o arresti nella
produzione, o limpossibilit di soddisfare le richieste della clientela. Ovviamente tale limite
dipende dallattivit dellimpresa.
Quindi queste poste non sono a breve perch scadono, ma sono a breve perch ruotano, e la loro
rotazione influenza il ciclo monetario.

IL CICLO MONETARIO
Il ciclo monetario si determina facendo la somma algebrica tra: durata media del magazzino +
durata media dei crediti di gestione durata media dei debiti di gestione.

10

Ricordiamo che le grandezze sopra riportate (magazzino e crediti di gestione da una parte, debiti di
gestione dallaltra parte) rappresentano gli stati o le condizioni o i modi di essere in cui si
presentano i fattori della produzione prima di arrivare alle fasi finali rispettivamente dellincasso e
del pagamento.
I flussi degli incassi conseguiti e dei pagamenti effettuati in un anno dallimpresa costituiscono
pertanto il comune parametro di riferimento al quale possono essere rapportati sia il magazzino ed i
crediti di gestione, sia i debiti di gestione.
Ma in unimpresa operante in condizioni di equilibrio economico il valore assoluto dei pagamenti
non pu essere nel tempo inferiore al valore degli incassi, ed a propria volta il valore assoluto degli
incassi corrisponde al valore del fatturato: possiamo pertanto assumere come comune parametro di
riferimento al quale rapportare il magazzino, i crediti ed i debiti di gestione proprio il fatturato.
Lindividuazione di un comune parametro di riferimento al quale rapportare il magazzino, i crediti
ed i debiti di gestione assolutamente fondamentale per calcolarne il cosiddetto tasso di rotazione o
Turn Over. Con tale termine si intende quante volte uno stock si rinnovato o ricostituito rispetto
al flusso complessivo di periodo.
Il tasso di rotazione del magazzino allora nella nostra prospettiva dato dal rapporto tra
Fatturato e stock medio di periodo, e la stessa formula applicabile anche ai crediti e debiti di
gestione.
Se poi si divide il numero dei giorni dellanno (360 o 365) per il tasso di rotazione o Turn Over di
ciascuna delle grandezze che ci interessano (magazzino, crediti e debiti di gestione) si ottiene la
corrispondente durata media.
La somma algebrica tra durata media del magazzino + durata media dei crediti di gestione durata
media dei debiti di gestione rappresenta il ciclo monetario.
Facciamo un semplice esempio numerico.
Supponiamo che il flusso annuo del fatturato di unimpresa sia 1.200, e che lo stock del magazzino
sia 100, dei crediti di gestione sia 150 e dei debiti di gestione sia 200.
I relativi tassi di rotazione sarebbero:
magazzino:

1.200/100 = 12

crediti di gestione:

1.200/150 = 8

debiti di gestione:

1.200/200 = 6

Le corrispondenti durate medie (espresse in giorni) sarebbero:


magazzino:

360/12 = 30 gg

crediti di gestione:

360/8 = 45 gg

debiti di gestione:

360/6 = 60 gg

Il ciclo monetario sarebbe pari a (30 + 45) 60 = 15 gg


opportuno sottolineare che i tassi di rotazione sono stati da noi calcolati sempre utilizzando (al
numeratore) il comune parametro di riferimento costituito dal valore del flusso annuo del fatturato,
quale succedaneo o surrogato dei flussi annui degli incassi e pagamenti.
IMPORTANZA NELLA SCELTA DEL CRITERIO PER UNANALISI CORRETTA
Lutilizzo di tecniche di analisi riconducibili allapproccio tradizionale (criterio finanziario) oppure
al criterio della pertinenza gestionale non certo indifferente.
Vediamo per esempio laspetto relativo allanalisi della liquidit in unimpresa.
11

Con il criterio di analisi tradizionale, i due indici cosiddetti di liquidit (attivit a breve escluso il
magazzino / passivit a breve) e di disponibilit (attivit a breve incluso il magazzino / passivit a
breve) sono generalmente usati per effettuare una valutazione in merito proprio a tale aspetto.
Supponiamo che unimpresa, a parit di fatturato, presenti i seguenti valori:
1 anno: 200 crediti di gestione / 70 debiti di gestione (banche escluse);
2 anno: 250 crediti di gestione / 70 milioni di debiti di gestione (banche escluse).
Il valore dellindice nel secondo anno maggiore che nel primo anno, quindi secondo il criterio
tradizionale si dovrebbe dedurre che nel secondo anno lazienda pi liquida. Ma tale deduzione
non corretta, in quanto nel secondo anno lazienda invece meno liquida perch i tempi di incasso
si sono allungati. Infatti, lindice pi corretto per valutare la liquidit dellimpresa il ciclo
monetario.
Se, con riferimento allesempio di prima, consideriamo anche le banche al denominatore,
nellipotesi che esse finanzino la differenza (130 il primo anno e 180 il secondo anno), il valore
dellindice in entrambi i casi sarebbe sempre pari ad 1; dovrebbe quindi desumersi che non
cambiato niente in termini di liquidit per limpresa, mentre invece evidente che nel secondo
anno, a parit di fatturato, lazienda meno liquida che nel primo anno, perch lo scarto temporale
tra pagamenti e incassi si allungato.
Come ovvio, limpresa pi liquida che possa esistere quellimpresa che effettua le proprie
vendite incassando tutto sempre per contanti. Ma paradossalmente quellimpresa non avr alcun
credito presente in bilancio, e presenter un indice di liquidit tendente allo zero.
La logica che sottende al criterio tradizionale quella di liquidazione. Solo in caso di chiusura
dellazienda, infatti, i crediti man mano che vengono incassati sono utilizzati per estinguere i debiti
di gestione, generando liquidit se sono maggiori degli stessi debiti; in una logica di impresa in
costante funzionamento questo non succede mai.
Il bilancio di unimpresa in funzionamento non direttamente utile al fine di capire se il valore
dellattivo garantisca o meno il passivo, perch tale obiettivo conoscitivo pu essere realizzato solo
tramite la redazione del cosiddetto bilancio di liquidazione.
Le attivit di bilancio di unimpresa in funzionamento consentono invece solo di capire quante
risorse finanziarie servono allazienda per svolgere la propria attivit: tanto capitale investito vuol
dire tanto fabbisogno, quindi tanti capitali, e di conseguenza tanti oneri da pagare come
remunerazione per chi tali capitali ha messo a disposizione, a titolo di indebitamento o di mezzi
propri.
Pertanto lattivo viene analizzato per capire i riflessi sui fabbisogni finanziari, mentre il passivo
serve per capire quali fonti di finanziamento si sono scelte.

12