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E Articolo pubblicato sul mensile La nuova voce di Gennaio 2010

Passeggiando per l’antico Borgo di Trecate1

Molti trecatesi, passando per via Dolce, si saranno chiesti cos’è quella struttura che occupa una
parte del piazzale della Coop, guardandola nessuno potrebbe mai immaginare ciò che si nasconde al
suo interno. Varcando la soglia, infatti, ci si ritrova in un’altra dimensione, in un tempo lontano tra
oggetti che parlano dell’antico Borgo di Trecate. In questo spazio, gestito dall’Associazione
Trecatese per la Storia e la Cultura Locale (vedi Quaderno di Storia Trecatese, n°4, anno 2009),
Carlo Zeno Duca ed alcuni collaboratori hanno raccolto, a partire dal 1983, un migliaio di reperti
legati al mondo antico del borgo trecatese. Questi oggetti vengono donati dai cittadini: nelle comuni
operazioni di riordino di vecchie cantine o cascinali, sotto strati di polvere, riemergono vecchi
utensili, oggetti appartenuti ai nonni, così si pensa di farli rivivere portandoli alla Manica Coop.
Possiamo ben immaginare ed affermare come questo progetto nasca direttamente dalla volontà dalle
singole persone e abbia come fine quello di documentare la vita degli uomini che hanno abitato il
nostro territorio e soprattutto il modo in cui sono riusciti a superare i vari ostacoli della vita
quotidiana ricorrendo a strumenti di vario genere (pensiamo per esempio ai primi rudimentali
“preti” utilizzati per scaldare il letto, nelle notti gelide dell’inverno).
Camminando all’interno della Manica Coop si può ammirare una vasta collezione di attrezzi tipici
del mondo contadino: pale, rastrelli, annaffiatoi, falci, carri agricoli; e ancora gli strumenti per la
lavorazione del vino: tini, botti, macchine per imbottigliare. Non manca l’attrezzatura appartenuta
ad antiche riserie trecatesi né quella delle vecchie fabbriche tessili, attività che hanno segnato il
mondo lavorativo del nostro territorio.
La prima volta che ho messo piede in questo edificio, la vista di questi reperti e i racconti di Carlo
Zeno Duca hanno permesso alla mia immaginazione di costruire fantastici scenari, di sentire
rumori, odori e voci di un tempo passato, di percepire quella che è l’essenza della storia, di una
storia scritta da uomini comuni che hanno lasciato un segno, con il loro passaggio, sulla linea del
tempo.
In questo incantevole quadro trova però spazio una sbavatura di colore: purtroppo il locale non è
agibile e questo significa non poter far vivere, a quanti lo desiderano, questo itinerario nel passato.
Non si può che sperare che col tempo questa sbavatura venga corretta e che quanto è racchiuso nella
Manica Coop riprenda vita negli occhi dei visitatori.

Filippo Mittino

                                                            
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 Servizio fotografico a cura di Filippo Mittino.