Sei sulla pagina 1di 71

Relazioni trofiche

nelle comunit
ECO I - Lezione 16
C. Soldatini

Relazioni trofiche nelle comunit


Il trasferimento di energia e materia tra le specie
alla base del funzionamento dellecosistema
Il funzionamento di un ecosistema si basa su un
flusso di energia fra la componente abiotica e quella
biotica che si realizza attraverso reti trofiche.

Modello di ecosistema
(Pattern,1978)

AMBIENTE

Altre
fonti

sole

AMBIENTE
sistema

Materiali ed
DI ENTRATA organismi

materiali ed
energia
trasformati
DI USCITA

AE + S + AU = ecosistema

Flussi di energia e materia


Flussi di energia gli organismi della comunit sono visti come comparti che
accumulano e trasformano energia:
i produttori primari, ricevono energia solare, la fissano con la fotosintesi, la
passano agli erbivori;
gli eterotrofi, ricevono energia da altri organismi e la passano ai carnivori.
Tutti gli organismi perdono energia sotto forma di calore perch respirano.
L'energia fluisce attraverso i componenti della comunit e si dissipa nei processi
metabolici. Solo il continuo flusso di energia dal sole permette il
funzionamento ininterrotto di un ecosistema.
Flussi di materia la comunit ecologica vista come un insieme di comparti che
accumulano determinati elementi o composti chimici (azoto, fosforo, carbonio,
composti tossici, ecc.), ricevendoli da e cedendoli ad altri comparti. A differenza
dell'energia la stessa molecola pu essere riciclata molte volte attraverso lo
stesso comparto. Non c' dissipazione (la materia non si crea e non si distrugge!)
e il processo di decomposizione garantisce che i produttori primari possano
assorbire pi volte le stesse molecole inorganiche

Flusso di Energia in un Ecosistema

Flussi di energia e materia


Il flusso di energia in una sola direzione (dissipativo)
Il flusso di materia circolare (conservativo)

carnivori

detrito

erbivori
Sole

produttori primari

microorg.

Ci coinvolge energia in entrata nel sistema (produzione) e perdita di


energia. Il bilancio tra questi due determina la biomassa
(energia catturata) che rimane nella comunit

Flussi di energia e materia


La premessa fondamentale per capire come funziona il
trasferimento di energia e di materia in un ecosistema la
descrizione dei rapporti alimentari che intervengono in una
comunit ecologica: chi consuma che cosa.
Si riconoscono nell'ambito di una comunit catene lungo le
quali si ha tale trasferimento: catene alimentari o trofiche.

Catene trofiche

E la rappresentazione di una
serie univoca di relazioni
trofiche attraverso i livelli
trofici

Quaternary
consumers

Carnivore

Carnivore
Tertiary
consumers

Carnivore

Carnivore

Secondary
consumers
Carnivore

Ad ogni passaggio una parte


dellenergia (anche 80-90%)
persa come calore
pi corta la catena pi
energia disponibile

Carnivore

Primary
consumers
Zooplankton

Herbivore

Primary
producers
Plant
A terrestrial food chain

Phytoplankton
A marine food chain

Catene trofiche
La determinazione dei rapporti alimentari in una
comunit, soprattutto se complessa, non semplice.
Le 2 tecniche pi semplici sono:
osservazione diretta e analisi dei contenuti stomacali o
fecali o dei rigurgiti. Tecniche che hanno ovvie limitazioni:
molti organismi sono troppo piccoli per essere osservati in
natura o si nutrono di notte o in luoghi difficilmente
accessibili oppure digeriscono le prede rapidamente,
impedendone il loro riconoscimento.
pi recenti tecnologie per rilevare il comportamento
alimentare degli animali: dai radioisotopi utilizzati come
traccianti, alla cinematografia notturna.

Catene trofiche
Negli ecosistemi vi sono 2 livelli trofici principali
livello trofico = raggruppamento di organismi con una posizione
simile nelle rete trofica):
AUTOTROFI (produttori primari): organismi che trasformano
lenergia luminosa in energia chimica di legame e producono
sostanza organica utilizzando elementi inorganici (fotoautotrofi)
+ CHEMIOAUTOTROFI: organismi autotrofi non fotosintetizzanti
che operano chemiosintesi ovvero trasformano mediante
processi ossidativi sostanze inorganiche semplici (batteri).
ETEROTROFI (produttori secondari): organismi che utilizzano
materia organica per i processi metabolici

Radiazione solare

Strato autotrofo

Eterotrofi

Eterotrofi

consumatori

decompositori

parte del prodotto fotosintetico fresco viene utilizzato dai


consumatori
il resto raggiunge il suolo o il sedimento dove diventa parte
di un ben definito sistema eterotrofo

Catene alimentari e livelli trofici


Serie di trasferimenti di energia alimentare dagli autotrofi ad
una serie di organismi che consumano e sono a loro volta
consumati
Livello trofico: distanza di un consumatore dalla fonte prima di
energia, misurata in numero di passaggi consumatore-risorsa.

Funzione

Livello trofico

Alimentazione

Consumatori I

Primo
Secondo

Consumatori II

Terzo

Carnivori

Consumatori III

Quarto

Carnivori

Consumatori IV

Quinto

Carnivori

Produttori

Energia solare
Erbivori

Eterotrofi
I produttori secondari sono consumatori:
consumatori primari: erbivori
consumatori secondari: consumatori di
livello superiore: carnivori
detritivori: si nutrono di tessuti organici
morti
La catena alimentare costituita da livelli
trofici legati da un flusso di energia. Ad ogni
livello associata una perdita di energia.

Catena trofica
IV livello trofico
Predatori/
consumatori
secondari

Predatori/
consumatori
terziari

III livello trofico

Autotrofi/
produttori
primari

Erbivori/
consumatori
primari

II livello trofico

I livello trofico

Catene trofiche di ecosistema lacustre (a) e terrestre (b)

Interconnessioni fra livelli trofici

Tutti i livelli trofici sono connessi fra loro


attraverso i decompositori.
Batteri e funghi riciclano i componenti
della materia organica, decomponendola.
Senza decomposizione non ci sarebbe
vita.
Nel ciclo energetico complessivo il
percorso : produzione primaria
consumatori a cui si affianca in parallelo:
respirazione e decomposizione
La catena trofica trasferisce Energia
sotto forma di materiale organico
(biomassa)
La catena dei decompositori trasferisce
Materia sotto forma di materiale
inorganico (nutrienti)

Catena trofica
Nella struttura trofico-energetica di un ecosistema
sono presenti 2 catene alimentari distinte in base
alle rispettive sorgenti di energia.
La sequenza di organismi che dipende dagli erbivori
per lalimentazione detta catena del pascolo.
La materia organica morta entra nella catena del
detrito che formata dalla sequenza di organismi
decompositori e dai loro predatori.

Catena trofica
Decomposizione:
mineralizzazione di
composti organici in
nutrienti inorganici.

Struttura trofica di una comunit: a sinistra rappresentato il sistema


delle catene di pascolo e a destra il sistema di detrito.
P = piante, H = erbivori, C1 = carnivori primari, C2 = carnivori
secondari, MOM = materia organica morta, D = detritivori e
decompositori, CD1 = carnivori primari della catena di detrito, CD2 =
carnivori secondari della catena di detrito, R = respirazione, M =
biomassa morta ed escrezioni.

Decompositori
Successione di gruppi in
base a taglia e funzione.
Batteri (aerobi e anaerobi) e
funghi attaccano i tessuti
vegetali.
Invertebrati detritivori che
sminuzzano materiale
vegetale favoriscono la
decomposizione
Predatori di detritivori
Demolitori (parti consistenti
di tessuto)
Trituratori (frazioni minori)
Microsaprofagi (particelle o
singole molecole)

Rete del detrito


insetti
miriapodi

acari pseudoscorpioni

platelminti
nematodi

coleotteri
chilopodi

Insetti carabidi

protozoa

ditteri

mites
batteri

crostacei

molluschi

funghi

collemboli
anellidi
Sostanza organica

actinomycetes

Rete del detrito


Aggregati di

PROTEINE
ZUCCHERI
LIPIDI

HUMUS
SOSTANZE UMICHE

MINERALIZZAZIONE

Nutrienti

50
40
30
20

batteri
+
ciliati

10
0

solo
batteri

20
30
giorni
Rilascio di fosforo radioattivo da
detrito palustre pi rapido
quando in laboratorio si lasciano
agire protozoi e batteri

100

Percento trattenuto

Fosforo liberato gm/litro

Prove sperimentali

Senza
microartropodi

50

peso

20

nutrienti

10
0

10

20 30 40
settimane

50

10

Perdita in peso e nutrienti da parte


della lettiera di foresta contenuta in
sacchetti di nylon, la perdita
molto pi lenta quando i
microartropodi sono uccisi con
naftalina che non influisce su
batteri e funghi

I flussi di energia e i flussi di materia


Lo studio dei flussi di energia attraverso un ecosistema per
certi versi pi semplice perch l'energia non ricircolata o lo
in piccola misura.
mentre l'utilizzo dell'energia essenziale per tutti gli esseri
viventi, l'assorbimento e la permanenza degli elementi o
composti chimici legato a specifiche caratteristiche dei diversi
organismi.
Es. il silicio fondamentale per le diatomee, ma non per altre alghe
unicellulari; il calcio fondamentale nei vertebrati e nei molluschi (ossa
e conchiglie), ma non in altri.

I flussi di energia e i flussi di materia (cicli degli elementi o


dei composti chimici negli ecosistemi cicli biogeochimici) sono
strettamente congiunti: non c' flusso di energia negli
ecosistemi che non sia accompagnato da un flusso di materia.

I flussi di energia e i flussi di materia


Per impostare un bilancio energetico della comunit
necessario scrivere per ogni comparto il seguente bilancio
nell'unit di tempo:
Energia Immagazzinata
=
Flusso di Energia Entrante - Flusso di Energia Uscente

L'energia di solito misurata in calorie, e pu anche essere


misurata in termini di peso secco della biomassa.
L'ipotesi (non sempre giustificata) che un 1 gr di peso secco
abbia pi o meno lo stesso contenuto calorico qualunque sia
l'organismo a cui quel grammo appartiene.

Le precedenti equazioni permettono di valutare il bilancio energetico fra i diversi


comparti, ma non di prevedere la dinamica delle biomasse di una comunit
ecologica. Per chiudere'' il modello, necessario tenere presente che i flussi di
energia sono esprimibili in funzione delle biomasse tanto del comparto che riceve
energia, quanto di quello che cede energia.
ES.: il flusso di energia ingerito dagli erbivori attraverso il pascolo dipende non solo
dalla biomassa effettivamente disponibile dei produttori primari nell'ecosistema, ma
anche dal numero e dalla dimensione degli erbivori, ovvero dalla loro biomassa.

In generale possiamo esprimere il flusso energetico trasferito dal comparto i al


comparto j come:

Xi rappresenta la biomassa del comparto donatore (risorsa o preda) e Xj la


biomassa del comparto recettore (consumatore o predatore).

Reti trofiche
Le catene non sono sequenze isolate, ma sono
interconnesse e si inseriscono in sistemi pi
complessi: le reti trofiche.
La rappresentazione un grafico orientato che
descrive i rapporti alimentari all'interno di un
determinato ecosistema.
Per convenzione nella rappresentazione delle reti
alimentari,
alcuni AA orientano le frecce dalle specie predate
verso i predatori, per indicare che energia e materia
fluiscono dalle prede verso i predatori; altri AA
adottano la convenzione opposta.

Struttura trofica
Rappresentazione delle connessioni delle relazioni
trofiche tra specie ai diversi livelli trofici.

Catena alimentare
Rete trofica

Reti trofiche
Considerano le diverse specie attraverso cui circola
la materia organica. Ogni specie (o gruppo di
specie) un livello trofico.
E una visione pi complessa dove le
specie possono occupare diversi livelli
trofici in relazione a stadi vitali, et,
inserendosi ai diversi livelli.
La rete trofica ha molte pi
connessioni: maggior stabilit
dellecosistema per le risorse
alternative a cui ogni specie attinge.

Reti trofiche
LIVELLO TROFICO: sono
livelli funzionali distinti sulla
base del no. di gradini che
separano dai produttori
primari.
Gruppi funzionali: hanno in
comune la loro fonte primaria
di cibo.

Reti trofiche

Le reti trofiche possono essere studiate selezionando


porzioni della comunit, con un numero limitato di
interazioni.

Juvenile striped bass

Sea nettle

Fish larvae

Fish eggs

Zooplankton

Interazioni trofiche in ecosistema a tundra


(Nord Alaska)
Interazioni tra diverse
specie di lemming
(erbivori, prede) e loro
predatori (uccelli e
mammiferi)

Nella rete si distinguono catene alimentari di diversa lunghezza:


- vegetazione - lemming - cacciatore di Pomerania (lunghezza 3),
- vegetazione - lemming - donnola minore - gufo delle nevi (lunghezza 4).
NB: la rete trofica non completa in quanto ignora gli insetti e parte degli uccelli.

Rete trofiica della foresta di Wytham Woods in Inghilterra


La direzione delle frecce indica il flusso di energia o materia da
prede a predatori.

Il produttore primario dominante la quercia (Quercus robur) che serve


da alimento a pi di 200 specie di Lepidotteri. Il principale defoliatore
della quercia la falena invernale (Operophtera brumata), che cibo per
topi, arvicole, topiragno, cinciallegre e coleotteri predatori e che a sua
volta parassitata da una mosca (Cyzenis). Cyzenis a sua volta
attaccata da iperparassiti.
Sono distinti i diversi livelli trofici come se fossero assoluti. In realt non
corretto. Ad es. le cinciallegre sono tra i consumatori secondari, perch si
nutrono di insetti, ma sono anche consumatori primari perch si alimentano di
fogliame.

La lettiera del bosco costituisce il comparto del detrito, cio della


biomassa morta, ed alla base di catene di detrito.
La dimensione degli organismi ai diversi livelli trofici tende spesso ad
aumentare o a diminuire. Aumenta se il rapporto alimentare di
predazione vera e propria, perch animali pi piccoli sono di solito
sopraffatti da quelli pi grandi, a diminuire se si ha a che fare con insetti
defolianti o con parassiti e iperparassiti, che sfruttano le dimensioni
ridotte per attaccare pi facilmente il loro ospite.

Microbial Loop parte delle reti trofiche marine

Rete trofica di un
ecosistema litorale

Parametri descrittivi delle reti trofiche


Terminologia

Top predators (predatori apicali,


specie terminali) specie che non
hanno predatori.

Intermediate species (specie


intermedie) specie che hanno
sia prede che predatori.

Basal species (specie basali)


specie che non si nutrono di
alcuna preda nella rete, (in
genere i vegetali)

Parametri descrittivi delle reti trofiche

Onnivori specie che si nutrono a pi di un livello trofico.


Cannibalismo una specie si nutre di s stessa.
Circuiti trofici (cicli)

Circuito trofico (ciclo): sequenza lineare che parte da una specie e a


questa fa ritorno
Ciclo di lunghezza 1 = cannibalismo;
Ciclo di lunghezza 2 = A mangia B e B mangia A.
I cicli (escluso il cannibalismo) sono rari e, tra le reti studiate, il 3% ha
cicli di lunghezza 2. Oltre 2 non sono noti.

Parametri descrittivi delle reti trofiche


Tipi di reti alimentari
a) Rete di connettanza (o reti
statiche): sono rappresentate le
relazioni trofiche come links, ma
solo come presenza/assenza, e
non come intensit.
b) Reti di flusso (o bioenergetiche):
quantificato il flusso di energia
tra le diverse relazioni trofiche
c) Reti funzionali: identificano e
rappresentano le relazioni trofiche
determinanti per la struttura e
lintegrit della comunit per la
loro influenza sul tasso di crescita
di altre popolazioni.

Rete di connettanza
Rete di connettanza
e corrispettiva matrice
binaria. I numeri da 1
a 12 rappresentano i
taxa (unit
tassonomiche non
meglio identificate).

note anche come reti trofiche binarie, i legami tra le specie sono
basati sullesistenza o meno dinterazioni trofiche senza valutarne
lintensit.
usate per analizzare modelli di connettanza, rapporti predatore-preda
e struttura della rete (i.e. numero e densit dei legami per specie,
rapporti tra specie terminali e intermedie, ecc). Tutti i collegamenti
sono considerati uguali perch non sono quantificati in termini di
flusso denergia o forza dellinterazione.

reti trofiche basate sul flusso denergia

Le reti trofiche basate sul flusso denergia sono pi


difficili da costruire rispetto alle reti binarie, perch
pi difficile quantificare il tasso del flusso di
materia rispetto alla presenza/assenza di un
legame.

Parametri quantitativi delle reti trofiche


Le reti trofiche possono essere misurate. Linsieme delle
misure costituiscono la metrica di rete.
Le reti trofiche sono definite da:
Dimensioni (no. totale di specie che le compongono)
Numero di livelli (dai produttori ai predatori di ordine pi
elevato, top predators)
Numero di specie per livello:
T (top) = solo predator
I (intermediate) = specie predate e predatori
B (basal) = solo specie predate
Numero di legami trofici
La lunghezza media, min e max della rete
La connettanza
La connettivit

Parametri quantitativi delle reti trofiche


CONNETTANZA: uno dei pi importanti parametri nello studio delle reti
trofiche, poich permette di sintetizzare pi caratteristiche di una rete
sotto forma di un numero facilmente comparabile
esprime il no di interazioni interspecifiche che si instaurano realmente tra
gli elementi in una rete trofica in rapporto al no. totale di interazioni
possibili ovvero il grado di associazione fra le specie. espresso
come rapporto tra il numero di interazioni reali, L, su quelle possibili
In sostanza rappresenta la probabilit dinterazione di una specie con una
qualsiasi altra appartenente alla comunit.
C=L / [S(S-1)/2]
L = no. di legami trofici
S = no. di specie della rete trofica
Lassunto nella formula che in una rete con S specie vi sono S(S-1)/2
possibili collegamenti unidirezionali escluso il cannibalismo

Es. connettanza

specie (4)
Collegamenti (3)

C = 3/ [4(4-1)/2 ]

= 0.5

i possibili collegamenti dell es.


C = 6/ [4(4-1)/2 ] = 1
Un rapporto basso indica che le specie mangiano relativamente poche altre
specie e la rete trofica semplice; un rapporto alto indica lopposto

Parametri quantitativi delle reti trofiche


CONNETTIVITA: grado e numero delle associazioni tra
le specie
Euna misura della complessit della rete.
c=CS
dove C e la connettanza ed S il numero di specie.
Tale parametro assume valori relativamente costanti ed
oscillanti tra 4 e 5. Ci significa che una specie
interagisce mediamente con poche altre,
indipendentemente dal numero totale di specie presenti
nella rete.
DENSIT DI COLLEGAMENTO: no medio di legami trofici
per specie
d=L/S

Parametri quantitativi delle reti trofiche


La lunghezza della catena media in una rete pu essere
valutata sia in termini di lunghezza di catena massima
ovvero il numero di legami che costituiscono la catena
alimentare pi lunga tra tutte quelle possibili allinterno
della rete, sia in termini di lunghezza di catena media,
cio del numero medio di legami che costituiscono tutte le
possibili catene della rete.
Le catene alimentari sono mediamente brevi: il numero
di legami compreso fra 3 e 4; rare sono catene con 6 o
pi legami

Parametri quantitativi delle reti trofiche


Il no. di specie: problemi tassonomici e di campionamento portano a sottostime.
*

**

* La lunghezza media e la misura del numero medio di passaggi che la


materia compie da ogni specie basale ad ogni specie terminale.
**La densita di collegamento = numero di legami per specie (d=L/S)

Parametri quantitativi delle reti trofiche


Propriet generali: LEGGI DELL INVARIANZA DI SCALA (3
metriche)

Le proporzioni di specie basali, intermedie e


terminali sono costanti ed indipendenti dal numero
totale di specie presenti nella rete

Al variare del no. di specie sembrano rimanere stabili i rapporti tra


specie appartenenti a diverse categorie funzionali:
ovvero
T/I = solo predatori / specie predate e predatori
T/B = solo predatori / solo specie predate
I/B = specie predate e predatori / solo specie predate

Parametri quantitativi delle reti trofiche


II. Le proporzioni medie dei legami tra specie TI;
TB; IB rimangono costanti al variare del no di
specie (modello di connettanza costante)
2:1 il rapporto preda-predatore in reti piccole;
3.5:1 il rapporto preda-predatore in reti grandi;

III. Per ogni sistema ad n specie esiste un valore


soglia di connettanza al di sotto del quale il sistema
stabile e con laumentare del numero di specie la
connettanza decrementa iperbolicamente (modello
dimpacchettamento delle specie).

Parametri quantitativi delle reti trofiche


a) Relazione iperbolica tra
connettanza e ricchezza di
specie in reti trofiche
dominate da insetti.

b) Connettanza e no di specie
in reti pelagiche

Le reti alimentari sono mediamente corte


Il numero medio di passaggi trofici compreso tra le basali e le
terminali compreso tra 2 e 3; catene trofiche con 6 o piu
passaggi sono molto rare o non osservate.
Ipotesi sul no di livelli:
Il no. di livelli limitato dalla quantit di energia immessa nella rete
dallesterno. La produzione vegetale pone un limite superiore al flusso
denergia che attraversa le reti trofiche. Lenergia consumata dagli
animali non pu eccedere lenergia che entra allinizio nel sistema
attraverso la produzione primaria
Esigenze (metaboliche, locomotorie etc.) superiori dei predatori
rispetto alle prede pongono limiti al no. di livelli successivi: il fattore
limitante la lunghezza sarebbe quindi la taglia e le richieste
energetiche dei predatori terminali.
Ipotesi sulla taglia: dimostrato che esiste una relazione tra
posizione nella rete trofica e taglia corporea (scalatura della taglia),
almeno per i legami di predazione in senso stretto, escludendo
erbivori e parassiti.

Le reti alimentari sono mediamente corte


La maggior parte dei dati disponibili
supporta lipotesi energetica
No. of species

No. of trophic
links

6
5
4

0
High
(control)

Medium
Productivity

Low

Number of trophic links

6
Number of species

Le reti alimentari sono mediamente corte


Relazione tra massa
corporea delle prede e dei
predatori in una rete trofica
estuariale.

Le reti alimentari sono mediamente corte


Limiti imposti dal rendimento di trasferimento energetico fra i livelli
(circa 10%), unitamente alla taglia e alle esigenze energetiche
superiori dei predatori fa s che il no di individui di specie collocate ai
livelli successivi della rete trofica diminuisca (Piramide dei numeri).

La complessit verticale della comunit il risultato di molti


processi.
Laumento di energia che entra nel sistema potenzialmente pu
incrementare i livelli. Oltre un certo limite possono innescarsi
fenomeni di destabilizzazione delle dinamiche preda-predatore
con perdita di predatori apicali.
Livelli trofici hanno un no. variabile con vincoli imposti dal
complesso di fattori che forniscono stabilit alla rete trofica e
dalla quantit di energia che entra nel sistema.

Compartimentazione di reti trofiche


I modelli suggeriscono che le
reti pi complesse sarebbero
meno stabili di quelle pi
semplici.
Reti trofiche con forte
stabilit devono essere a
basso no di specie o bassa
connettanza
Grandi reti trofiche si
mantengono stabili
assumendo una struttura a
subunit
(compartimentazione).

Stabilit di reti trofiche


Si possono individuare due diversi tipi di stabilit: la stabilit di
resistenza e la stabilit di resilienza.
La resistenza esprime la capacit delle variabili del sistema di opporsi a
cambiamenti conseguenti ad una perturbazione;
la resilienza rappresenta invece il tempo necessario alle variabili del
sistema per tornare al valore dequilibrio a seguito di una perturbazione.
Una comunit considerata resiliente, solo quando tutte le sue
variabili tornano allequilibrio dopo aver subito una perturbazione.
Alcuni studi (non tutti) sembrano mostrare che catene trofiche pi
lunghe si riassemblano in tempi pi lunghi (meno resilienti), suggerendo
minore stabilit rispetto alle catene trofiche pi corte.
La deduzione che catene trofiche pi corte possano dominare i
sistemi naturali ipotizzando che la stabilit dinamica avrebbe
limitato la lunghezza della catena trofica.

Stabilit di reti trofiche


Frequenza (F) dei tempi di
ritorno (TR, scala arbitraria)
per modelli a 2, 3 e 4 livelli
trofici. A tempi di ritorno
pi brevi associato un
piccolo numero di livelli
trofici; i sistemi sono pi
resilienti (Secondo Pimm &
Lawton, 1977).

Stabilit di reti trofiche


Le specie chiave dimostrano come
rapporti di predazione assumono
importanza nella stabilit delle
comunit.
Sono specie la cui
rimozione/variazione di densit
esercita effetti ampi sulla comunit
in toto e non solo sulle specie
direttamente predate.
Determinano un effetto a cascata
innescando effetti diretti o indiretti
sulle popolazioni ai livelli pi bassi.

Effetto delle popolazioni di lontra sulle


comunit marine

Otter number
(% max. count)

80
60
40
20
0

(a) Sea otter abundance


400
Grams per
0.25 m2

La lontra scende sino a


60 m; si nutre di
grazers (ricci) in
quantit pari al 20-25%
del suo peso corporeo.
I ricci si nutrono del
kelp, vegetazione
strutturante e
dominante lecosistema

300
200
100
0

(b) Sea urchin biomass

Number per
0.25 m2

100

10
8
6
4
2
0
1972

1985

1989

1993 1997

Year
Food chain before
killer whale involvement in chain

(c) Total kelp density

Food chain after killer


whales started preying
on otters

Processi di controllo verticale della comunit


(chi mangia chi?)

Bottom-Up

Top- Down

Wasp-Waist

Controllo verticale della comunit


BUC = bottom-up control (controllo dal basso)
Regolazione dallinput trofico basale. Sono i produttori primari
che controllano il funzionamento dellecosistema.
TDC = top down control (controllo dallalto)
Variazioni di densit nei predatori causano variazioni di densit
nei livelli inferiori. Il controllo del funzionamento dellecosistema
a carico dei livelli trofici superiori.
I 2 meccanismi possono prevalere luno sullaltro in diversi
sistemi ambientali, ma non sono alternativi in quanto insieme
possono concorrere a determinare la struttura della comunit

Controllo Bottom-Up

Il modello bottom-up di controllo della comunit


prevede un influenza unidirezionale dai livelli pi
bassi ai livelli pi alti delle reti trofiche.

La presenza/assenza di fattori abiotici (nutrienti)


determinante per la struttura della comunit.

Il piccolo controlla il grande

Controllo Top-down

Il modello top-down di controllo della comunit


prevede un controllo dai livelli trofici superiori: i
predatori controllano gli erbivori che a loro volta
controllano i produttori primari.
Il controllo top-down aiuta a comprendere le
ricadute ecologiche della rimozione/prelievo dei
predatori apicali.
Leffetto si riduce pi elevata la diversit
funzionale (es. Elevata diversit di erbivori)

Il grande controlla il piccolo

Controllo Wasp-Waist

E leffetto determinato dal collasso di


una preda dominante. Genera drastici
cambiamenti sia ai livelli superiori che a
quelli inferiori.

Le attivit di pesca rimuovono molte


specie di piccoli pelagici con gravi
ricadute sullintero ecosistema.

Lintermedio controlla il grande e il piccolo

Bottom-Up

Top- Down

Wasp-Waist

Potrebbero piacerti anche