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Introduzione

La tesi sostenuta dal libro che il razzismo istituzionale sia il primo propellente al riaffermarsi
del razzismo che si sta osservando negli ultimi anni. Il testo studia questo fenomeno negli Stati
Uniti, nellEuropa occidentale e in Italia.
La diffusione di misure inferiorizzanti verso gli immigrati universale. unarma che
imprese e mercati stanno utilizzando a livello globale contro il lavoro salariato mondializzato. In
Europa e negli Stati Uniti il razzismo si riafferma periodicamente nei periodi storici pi
drammatici: questo quello che sta avvenendo in questo secolo segnato da una crisi mondiale,
economica e politica, che si intreccia con il tramonto dellordine mondiale stabilitosi con la
seconda guerra mondiale. La prima causa del riacutizzarsi del razzismo la mondializzazione
neo-liberista, afflitta da un eccesso di macchine rispetto alla quantit di lavoro vivo impiegata:
questultimo per la legge del profitto in occidente costa troppo, vuole troppe garanzie e ha
troppi diritti. Per riuscire a calare i salari lo stato cerca di riaccendere le prassi razziste gi
sperimentate nel colonialismo storico in modo tale da riuscire a creare uno scontro aperto tra i
lavoratori delle diverse razze e nazionalit. Va per precisato che i poteri costituiti eurostatunitensi non vogliono tornare a nazioni etnicamente omogenee; questa situazione per le
imprese e per gli stati occidentali sarebbe disastrosa per due motivi: 1)gli immigrati portano un
contributo sempre crescente come lavoratori alla produzione agricola e manifatturiera e ai
servizi alle persone sostitutivi del welfare
2) gli immigrati sono unimportante apporto per la crescita demografica
Lo scopo primario delle politiche razziste quello di poter disporre di una grande massa di
lavoratori temporaneamente ospiti senza nessun diritto e di poter spingere il pi possibile
anche gli immigrati di lungo corso in questa condizione di mera forza-lavoro. Ma i veri
obbiettivi degli stati occidentali consistono, da un lato, nellarrivare ad una completa
svalorizzazione della forze lavoro senza tener conto della nazionalit, e dallaltro nel
colpevolizzare la povert. Non si tratta per solo di questo. La recessione di inizio secolo si
sovrappone con la fine dellordine mondiale incarnato dagli Stati Uniti e dalloccidente, messo
ormai in discussione in ogni campo. Gli stati occidentali stanno osservando lirrefrenabile
ascesa delloriente con preoccupazione e per contrastare questa marcia, le lites delloccidente
cercano di mobilitare oltre che le istituzioni, anche le societ. Il razzismo di stato punta alla
pancia delle popolazioni occidentali d.o.c cercando di convincerle circa lincompatibilit tra
culture e civilt diverse: gli stati affermano che gli immigrati hanno una tendenza naturale a
delinquere e che fanno una concorrenza sleale. Si vuole in questo modo rilanciare una retorica
identitaria nazionalista che pretende dagli immigrati qualcosa in pi dellintegrazione o
dellassimilazione: pretende il totale espianto dalle proprie radici nazionali e culturali e la totale
identificazione con il paese che ha avuto la magnanimit di accoglierli come ospiti. Le politiche
migratorie repressive dellultimo decennio hanno prodotto anche un altro imponente effetto: la
messa in opera di un sistema di controlli militari, polizieschi, amministrativi e sociali che da un
lato hanno adeguato la macchina repressiva ad una sorta di emergenza permanente per
difendersi dal rischioinvasione, e dallaltro hanno socializzato il potere di discriminare le genti
immigrate ponendolo anche nelle mani dei cittadini autoctoni comuni. Per questa via sono stati
introdotti nella vita civile in modo abituale mezzi e metodi militari che potranno essere usati un
domani contro gli stessi autoctoni. Si pu quindi affermare che in atto una trasformazione
delle societ occidentali in senso multirazziale che si intreccia con un processo di polarizzazione
sociale tra capitale e lavoro; e questo a sua volta si interseca con la crisi dellordine mondiale a
guida statunitense.
Lascesa del razzismo nella crisi globale
Questo saggio vuole analizzare lascesa del razzismo istituzionale in Occidente. Il punto di
partenza obbligato dellanalisi sono gli Stati Uniti perch in questo campo hanno svolto una
funzione guida sotto tre aspetti:
1)la militarizzazione delle politiche migratorie
2)la criminalizzazione degli immigrati arabo-islamici
3)linferiorizzazione del nucleo pi numeroso delle popolazioni immigrate (latinos)
Inoltre negli Stati Uniti, grazie a Samuel Huntington, sono state formulate la filosofia politica
e la strategia dazione chiamate a sventare la minaccia epocale che attraverso gli immigrati si
addenserebbe sul destino dellOccidente.
La militarizzazione delle politiche migratorie passata attraverso due decisioni prese negli anni

90 sotto lamministrazione Clinton: loperazione Gatekeeper e il varo dellillegal immigration


reform and immigrant responsability act. Loperazione Gatekeeper, condotta in contrasto
allimmigrazione illegale, si concretizz nella costruzione di muri e barriere alla frontiera con il
Messico. Naturalmente lemigrazione dal Messico non si fermata. Il solo effetto della
blindatura delle frontiere stato che lemigrazione via terra verso gli Stati Uniti diventata
molto pi rischiosa. La propaganda di stato allepoca associ il contrasto allimmigrazione
clandestina alla lotta al traffico di droga, che invece avviene in gran parte attraverso porti e
aereoporti. Il risultato di questa operazione fu una criminalizzazione e una repressione senza
precedenti degli immigranti latino-americani. A tutto questo due anni dopo si aggiunse lillegal
immigration reform and immigrant responsability act, che diede una cornice legale,
permettendo la possibilit di ricorrere alle espulsioni, inasprendo le sanzioni per
lattraversamento irregolare della frontiera e la permanenza sul suolo statunitense con
permesso scaduto. Lattivit istituzionale di criminalizzazione degli immigrati ha compiuto un
formidabile balzo in avanti dopo gli attentati dell11 settembre dirigendosi prima verso gli
islamisti sospettabili di terrorismo, quindi verso il mondo arabo-islamico preso in blocco per
scaricarsi infine indirettamente su tutte le popolazioni immigrate degli Stati Uniti. Col Patriot
Act e i poteri eccezionali conferiti al Department of Homeland Security e al suo braccio
operativo, lImmigration and Customs Enforcement, la militarizzazione delle politiche
migratorie si allargata a dismisura dal confine sud e dagli stati di confine allintero territorio
nazionale, e con essa le battute di caccia allimmigrato terrorista. Le conseguenze della messa
in stato di accusa universale delle genti arabo-islamiche da parte di Washington si sono fatte
sentire sullintero campo dei popoli di colore e in tutto lOccidente. La militarizzazione delle
politiche migratorie, la criminalizzazione degli immigrati e dei popoli arabo-islamici, la
inesausta campagna contro i latinos, attendevano solo di avere unespressione sistematica,
che arrivata per opera di Samuel Huntington. A lui va riconosciuto il merito di aver indicato in
modo chiaro qual la sfida epocale che e popolazioni immigrate portano allordine costituito
negli Stati Uniti e come le istituzioni debbano farvi fronte.
Il pericolo epocale per lAmerica, secondo Huntington
Per oltre tre secoli lAmerica stata una nazione di immigrazione e assimilazione, capace di
assimilare progressivamente gli immigrati di tutte le nazionalit, anche quelle meno omogenee
rispetto alloriginario ceppo dei coloni anglo-sassoni. Ha saputo farlo perch ha forgiato una
sua precisa e inconfondibile identit nazionale e ha plasmato su di essa linterminabile schiera
dei nuovi venuti. Questa fortissima identit nazionale ha avuto come sua pietra angolare la
cultura anglo-protestante dei primi immigranti britannici: lingua inglese, centralit della
religione nella vita civile, diritti individuali(propriet privata in testa), individualismo, etica del
lavoro, tensione al successo materiale, rispetto delle leggi. Huntington riconosce che la
formazione di questa intensa coscienza nazionale avvenuta su basi razziste. Questa
esclusione si realizzata per mezzo di stermini, deportazioni, pulizie etniche, schiavizzazione
delle popolazioni non bianche, creando un terreno fertile per lattecchimento delle dottrine
razziste e per il varo di politiche di selezione razziale degli immigrati, nelle quali lAmerica ha
svolto un ruolo da pioniera gi dalla seconda met del secolo diciannovesimo. Nel processo di
assimilazione di masse di immigrati di enormi proporzioni e di provenienza tanto eterogenea
tutti hanno giocato la propria parte: i governi, la scuola pubblica, le chiese, le imprese. Ma il
ruolo decisivo stato svolto dalla guerra, il crogiuolo di gran lunga pi efficace dellidentit
nazionale statunitense, a cominciare dalla guerra di indipendenza fino allo zenit
dellintegrazione nazionale raggiunto, non a caso, allindomani della seconda guerra mondiale.
A stare a questa narrazione della storia statunitense per lo meno parziale, si verificata fino
agli anni 60 del 900 una virtuosa convergenza generale, immigrati inclusi, verso un senso di
appartenenza nazionale che ha fatto egli Stati Uniti una supernazione, la nazione dominante
del mondo. Fatto sta che questa capacit dellAmerica di omogeneizzare a s gli immigrati di
qualunque provenienza ha iniziato a venir meno negli anni 60, e negli anni 90 del 900 si
verificata una vera e propria crisi dellidentit nazionale americana. I fattori che hanno portato
a questa crisi si possono ridurre al seguente binomio: il multiculturalismo, impulsato da lites
denazionalizzate, e la formazione di un forte nucleo omogeneo di genti immigrate(i latinos)
restio a farsi assimilare e soprattutto americanizzare. Ecco i due pericoli mortali da cui
lAmerica deve guardarsi e contro cui deve reagire. Per Huntington il multiculturalismo
costituisce per la sua stessa essenza unideologia anti-americana, anti-europea e antioccidentale. Esso infatti mette in discussione in modo radicale proprio la mono-culturalit che

ha fatto grande lAmerica, e di conseguenza prepara la disgregazione della nazione americana


secondo linee etniche. Lidea di pluralit di culture e di nazionalit conviventi allinterno di una
stessa nazione unassurdit idealistica. Ci che da rifiutare il porre sullo stesso piano la
cultura americana, europea e occidentale e la cultura latino-americana, specie messicana,
diversa e inassimilabile, e le popolazioni che in essa si riconoscono. Questa diversit dei latinos
dipinta dallautore come inferiorit morale e culturale. Nella caratterizzazione antropologica
dei latino-americani ritornano i vecchi stereotipi colonialisti. Sulla base della descrizione che
Huntington fa rispettivamente del ceppo anglo-sassone e delle genti latine di recente
immigrazione, evidente che accettare la parit fra le due culture, le due lingue, le due
popolazioni un modo di degradare e imbastardire lAmerica. Per lautore nella crescente
presenza dei latinos c qualcosa di ancora pi inquietante delle loro scarse capacit morali e
mentali: il fatto che essi nutrono un senso di revanche verso gli Stati Uniti, sognando la
riconquista delle terre che un tempo furono loro e mettendo gi in atto su di esse una specie di
riconquista demografica, attuata tanto in modo legale che illegale. Si sta cos formando una
seconda America che va strutturandosi e consolidandosi come unaltra nazione accanto e
contro la vecchia America. Inoltre i latinos, a differenza degli immigrati di altre nazionalit,
sono pi concentrati e quindi risultano pi difficili da assimilare. I latinos sono il primo gruppo
etnico che resiste allassimilazione e non volendo spogliarsi della propria storia, e anzi
rivendicando il diritto della propria doppia identit. Ecco perch sono cos temibili. E se,
seguendo il loro esempio, anche gli altri gruppi etnici dovessero iniziare a rivendicare la propria
identit e la propria indipendenza, il fantasma di unaltra America diverrebbe ancora pi
realistico. Vediamo ora la prognosi di Huntington. Per lui le congiunzioni fra il multiculturalismo
di potentati economici e politici cosmopoliti e il consolidarsi, dentro gli Stati Uniti, di una
seconda America ispanizzata refrattaria a diventare anglo-sassone mette a repentaglio lunit
nazionale e perci anche la supremazia americana nel mondo. Il rischio epocale la
scomposizione e il declino degli Stati Uniti. La partita per la difesa e la riaffermazione della
identit anglo-protestante, della monocultura americana, della coesione nazionale su basi
tradizionali e della leadership statunitense nel mondo non persa solo a condizione che vi sia
unenergica reazione bianca da parte della popolazione anglo-protestante e degli assimilati veri
contro lAmerica bipolare, che sta facendo franare lAmerica vera. Un primo positivo soprassalto
lAmerica lha avuto dopo l11 settembre: la bandiera americana tornata a sventolare
dappertutto. Perch si dispieghi con tutta la forza necessaria una riscossa patriottica allaltezza
della minaccia che incombe negli Stati Uniti sono indispensabili: il ripudio istituzionale
dellideologia multiculturale e il ritorno convinto ai principi della wasp; inoltre necessario il
rilancio della centralit della religione nella vita pubblica, anima di un nuovo patriottismo e
infine, della guerra. Per lautore il fatto che siano comparsi allorizzonte due nemici, ovvero il
fondamentalismo religioso islamico e il nazionalismo cinese, una fortuna: se lAmerica sapr
affrontarli come meritano mettendo in cantiere contro di loro un vasto conflitto che imponga
una grossa mobilitazione e duri anni, anche la minaccia dei latinos potranno risolversi con un
nuovo processo coercitivo di assimilazione e americanizzazione. In questo modo sarebbero
salve sia lunit della nazione che il suo dominio a scala internazionale.
Il pericolo epocale per lEuropa secondo Caldwell
La visione di Caldwell di discosta poco da quella di Huntington: egli presta solo maggiore
attenzione allaspetto economico. Per lautore limmigrazione un fattore distruttivo. Per
lEuropa onerosa sul piano materiale: egli ammette che pu aver dato dei benefici ai paesi
Europei, anche se minimi, a patto che gli immigrati siano costretti a lavorare rinunciando ai
propri diritti e facendo i lavori pi umili. Si pu parlare di benefici decrescenti e costi crescenti
per due motivi:
1) Gli immigrati hanno pi assistenza sociale di quanta ne finanzino
2) Gli immigrati si stabiliscono a vita in Europa e qui, invecchiando, rappresentano un costo per
la societ
Questo bilancio per Caldwell ancora peggiore di quello statunitense perch lEuropa non
stata capace di attirare immigrati altamente qualificati in grado di stimolare leconomia. Ad
ogni modo il danno prodotto dallimmigrazione, oltre che economico, anche sociale, politico e
spirituale. Gli immigrati portano altre culture diverse che sono incompatibili ed in conflitto con i
valori europei: le societ europee divenendo multi-etniche e multi-culturali rischiano di
disintegrarsi. Oltre che lo stato sociale a rischio anche un altro elemento distintivo della
storia europea: la sua laicit ed i diritti individuali. Questi rischi sono ancora maggiori perch

gli europei non si rendono conto dei rischi che stanno correndo e sono diventati dei primatisti
mondiali dellauto-denigrazione: sulla scia di Huntington Caldwell si riferisce soprattutto alle
lites intellettuali e politiche, perch la massa della popolazione europea ostile o almeno
diffidente verso gli immigrati. Il discorso ha come suo punto critico di riferimento gli immigrati
islamici: questa sono la componente dellimmigrazione europea pi numerosa e radicata a
causa di una demografia ben diversa da quella degli europei d.o.c e la pi impermeabile
alleuropeizzazione, a causa della loro tendenza ad auto-segregarsi. Questa estraneit rispetto
al contesto sociale e ai valori europei si intensifica fra i giovani e con il succedersi delle
generazioni. Nella disattenzione dei poteri pubblici gli islamici stanno formando una seconda
Europa, distinta dalla prima e ad essa antagonista. Su queste basi possibile affermare che
sono maturi i tempi perch tutte le comunit musulmane in Europa si coalizzino a formare
unidentit unificata. Ritorna, come in Huntington, anche il tema delleterno conflitto fra Islam
e Occidente, ma, a differenza di questo pensatore, vi in Caldwell un riconoscimento, almeno
parziale, del carattere sociale di un conflitto che si vorrebbe invece solo culturale, morale e
religioso: questo si pu notare quando lautore lamenta che radicandosi in Europa gli immigrati
maturano aspettative e pretendono i diritti europei. Egli inoltre afferma che esiste un punto di
svolta, che consiste nel momento in cui gli immigrati nati sul posto smettono di abitare nel
paese che li ha accolti e iniziano a plasmarlo. Questo momento arrivato in Europa negli anni
sessanta e settanta, ed proprio allora che lEuropa ha iniziato a reagire con le prime prese di
posizione e le prime leggi contro gli immigrati: qui lautore, oltre che elogiare la Germania e la
Francia, afferma che la strada da loro intrapresa quella obbligata. Bisogna dire agli
immigrati: prendere o lasciare. Lunica soluzione alle minacce rappresentate dalle crescenti
aspettative degli immigrati lindurimento delle politiche migratorie e insieme il rilancio della
prassi assimilazionista. Solo con unazione repressiva e identitaria lEuropa potr riacquistare la
sua coesione. Caldwell delinea un vero e proprio piano di guerra sociale e razziale allinterno
dellEuropa contro le popolazioni islamiche: riportandole alla soggezione civile da cui vogliono
affrancarsi si educheranno a dovere anche le popolazioni non islamiche.
Le analisi di Caldwell e di Huntington permettono di enucleare il pensiero di stato dellinizio
del ventunesimo secolo:
1. rilancio delloccidentalismo, dellidentit e della storica superiorit occidentale
2. categorico rifiuto di ogni forma di societ multiculturale
3. la ingiunzione agli immigrati assimilarsi con la civilt europea
4. lingiunzione parallela di abdicare allinsostenibile pretesa di parit di diritti sociali e culturali
fra autoctoni e immigrati
5. selezione contemporaneamente collettiva(nazionalit) e individuale degli immigrati in base
alle loro qualifiche professionali
6. attivit di mobilitazione delle popolazioni autoctone a sostegno di questa reazione di stato e
di civilt
7. ricorso ad ogni tipo di mezzi disciplinari e, se necessario, anche alla guerra
Il fenomeno Obama
Lelezione di Obama stato il risultato di una doppia e antitetica investitura, luna popolare e
coloured, laltra di vertice e bianca. Sono confluite intorno a questa candidatura le ansie, le
frustrazioni e lattesa di risalita di quanti negli anni delle politiche liberiste e belliciste delle
amministrazioni Bush hanno visto diminuire, se non precipitare, i propri standard di vita e di
sicurezza lavorativa nel contesto di una crescente polarizzazione della ricchezza. In Italia
passato inosservato, ma il 1 maggio 2006 stato un evento di grande importanza sociale e
politica. 2-3 milioni di immigrati hanno manifestato in tutte le principali citt statunitensi e un
numero molto superiore di lavoratori immigrati hanno scioperato contro il progetto di legge
Sensenbrenner, che avrebbe pesantemente peggiorato la condizione degli undocumented, a
cominciare dalla trasformazione dellingresso clandestino da violazione amministrativa in reato
penale, per rivendicare il ruolo fondamentale che svolge il lavoro degli immigrati irregolari e
per rivendicarne i loro diritti. Nella storia degli Stati Uniti non vi era mai stato uno sciopero
nazionale e non vi era mai stata unorganizzazione cos ramificata e partecipata di una
dimostrazione di massa. Nonostante ci il tema dellimmigrazione ha avuto un posto marginale
nel dibattito pubblico in occasione delle ultime lezioni presidenziali: esso stato anzi il pi
grande tab dei democratici nella campagna elettorale del 2008. Anche se laspettativa che
Obama mettesse mano alla svelta alla riforma migliorativa della legislazione in materia di
immigrazione e alla regolarizzazione dei clandestini era alta, egli rimase, e rimane tuttora, in

silenzio. La seconda ed antitetica investitura di Obama proviene dalle lites del potere bianche,
che sono consapevoli della necessit di cambiare la politica estera e la politica sociale interna
per rispondere allindebolimento globale degli Stati Uniti, allostilit anti-americana senza
precedenti nel mondo e alleccesso di disuguaglianze sociali raggiunto nel trentennio neoconservatore. La presa datto della crisi dellegemonia degli Stati Uniti nel mondo mette capo a
un arduo programma di ristrutturazione della supremazia statunitense nel mondo. Con Obama
gli Stati Uniti rilanciano la propria funzione di nazione indispensabile seppur facendo i conti con
i propri deficit commerciali e di credito politico.
Per quanto riguarda le politiche di
immigrazione, i segnali non sono di svolta. Due parlamentari statunitensi hanno presentato il
proprio schema bipartisan di intervento in materia di immigrazione; esso ha quattro
pilastri:
1. introduzione di tessere biometriche di accesso ai servizi del welfare che assicurino con i
mezzi high-tech che il lavoratori illegali non possano lavorare
2. completamento e rafforzamento delle misure di sicurezza ai confini e allinterno dello
stato, con unulteriore impiego di uomini alle frontiere e con una politica di tolleranza zero
verso coloro che compiono violazioni di legge dopo essere entrati illegalmente
3. inizio di una politica migratoria razionale: gli Stati Uniti non possono infatti rinunciare
allimmigrazione, che favorisce la competitivit. La razionalit consiste nel delineare due
diversi percorsi corrispondenti a due diverse classi sociali: tappeto rosso per il meglio
dellintelligenza del mondo e circular migration per i lavoratori meno qualificati, che
potranno essere ammessi solo come immigrati a tempo, a condizione che gli imprenditori
dimostrino di non aver trovato cittadini americani disposti a fare quel lavoro.
4. Via crucis per gli immigrati senza documenti che vogliono tentare di aver accesso al
permesso di residenza
Obama ha concesso grande autonomia ai singoli stati in materia di immigrazione e questi
approvano leggi anti-immigrati ancora pi dure di quelle gi in vigore: in Alabama ad
esempio stato introdotto il reato di immigrazione clandestina e imposto alla polizia
lobbligo di interrogare chiunque sia sospettabile di essere senza documenti.
La crisi globale
Lattuale crisi non stata causata solo dalle spericolate azioni della finanza: dietro questa
infatti riconoscibile la vecchia finanza buona, razionale e lungimirante, di cui la nuova finanza
figlia legittima e pi spesso di quanto non si immagini, mano operativa, ed il ruolo giocato
dalle politiche di deregulation dei governi e delle banche centrali. Insostenibile il tentativo di
separare concettualmente la finanza, con la sua tendenza a cadere nella speculazione e
nellazzardo, dalla produzione che da questi vizi sarebbe costituzionalmente inutile. Perch non
c mai stata produzione senza credito, n credito senza banche, banche senza varie forme di
manie speculative, o imprese senza la necessit di fare ricorso al credito e alle banche.
Lintreccio fra banca, finanza e produzione si andato facendo, semmai, sempre pi stretto, e
mai stato cos arduo da districare come oggi: non soltanto per lestrema ramificazione delle
attivit finanziarie dentro leconomia reale, ma anche perch negli ultimi due decenni un
numero crescente di imprese industriali ha puntato proprio suglio investimenti finanziari per
accrescere in fretta i propri profitti. Non ha pertanto alcun senso circoscrivere la genesi della
crisi esplosa nel 2007-2008 al solo ambito finanziario. possibile parlare dellultimo trentennio
come di una fase sostanzialmente unitaria di ripresa dellaccumulazione capitalistica allinsegna
di politiche neo-liberiste, che ha conferito nuovi tratti sia alleconomia che alla politica
mondiale. Anzitutto perch ha mondializzato la produzione manifatturiera sotto limpulso di due
fattori distinti e convergenti: lincremento degli investimenti diretti allestero e le spinte
endogene allindustrialismo dei paesi di nuova indipendenza o di nuovo sviluppo. Ne nata una
vera e propria fabbrica mondializzata, con i suoi reparti produttivi e i suoi centri di ricerca
dislocati sempre pi al di fuori delloccidente. Non meno importante stata la penetrazione
diretta delle societ transnazionali dellagribusinnes nellagricoltura dei continenti di colore con
la sottomissione reale di una miriade di piccoli produttori formalmente indipendenti. Se ne
parla poco ma questo processo una delle prime fonti dellincremento delle migrazioni interne
ed internazionali dei futuri decenni. Lintensificata mobilit di capitali di entit e potenza
crescenti ha sconvolto anche i servizi alla produzione e alle persone con linterminabile serie di
privatizzazioni, la progressiva destrutturazione dello stato sociale e la mercificazione della
cittadinanza sociale. Nellinsieme ne derivato un allargamento sia nel campo
dellaccumulazione globale di capitale, sia della massa dei lavoratori salariati, e una forte

intensificazione della concorrenza fra i salariati nella misura in cui si venuto a creare un
mercato del lavoro mondializzato sempre pi privo di compartimenti stagni. La formazione di
un mercato mondiale del lavoro arrivata al suo relativo compimento solo con lultimo giro
della mondializzazione dei rapporti sociali capitalistici a cavallo fra il ventesimo e il
ventunesimo secolo. Allinizio dellera neo-liberista questo mercato presentava una nettissima
demarcazione tra le condizioni di salario, orario, garanzie contrattuali e normative esistenti nei
paesi occidentali e le condizioni esistenti nei paesi extra-occidentali. Dopo trentanni di crescita
della produzione manifatturiera nei paesi in via di industrializzazione la situazione
profondamente cambiata. La diretta messa in concorrenza fra i lavoratori del nord e del sud del
mondo divenuta realt: attraverso le delocalizzazioni, le migrazioni di milioni di spossessati
del sud e dellest del mondo verso lEuropa occidentale e gli Stati Uniti e le legislazioni statali
che hanno demolito pezzo dopo pezzo il sistema di tutele acquisito dai lavoratori in occidente
con lunghi conflitti sindacali e politici. Questo processo ha compresso verso il basso le
condizioni medie di lavoro e di vita dei lavoratori dei paesi dominanti sul mercato mondiale,
senza per far scomparire le storiche disuguaglianze e la storica gerarchia tra le condizioni di
lavoro e di esistenza dei salariati occidentali e quelle dei lavoratori dei paesi di colore. Non si
pu pertanto non rilevare una riduzione del costo medio della forza-lavoro industriale alla scala
mondiale e un orario medio pi lungo a fronte di un notevolissimo incremento della produttivit
del lavoro legato alla robotica e allinformatica. Nellera della globalizzazione finanziaria le
imprese hanno potuto incamerare una grande quantit di profitti che per ad un certo punto
non pi riuscita a trovare altri impieghi produttivi profittevoli immediati al ritmo e al saggio
attesi. Le bolle finanziarie che si sono create sono stato il risultato di questa contraddizione di
fondo fra i profitti realmente e immediatamente possibili e quelli attesi che hanno finito per
esplodere. Il capitalismo globale caratterizzato da un eccesso strutturale di macchine rispetto
alla quantit di forza-lavoro viva, e questo complica gli sforzi per mantenere alta e innalzare
ulteriormente la redditivit del capitale. Se la esplosione della crisi ha messo in evidenza una
insufficiente remunerazione del capitale, luscita dalla crisi esige, perch questa remunerazione
possa crescere, un nuovo abbassamento del valore della forza-lavoro in particolare proprio nei
paesi occidentali dove i capitali oggi inutilizzati cercano margini di profitto pi alti. Con la crisi
sono emersi due fondamentali risvolti politico-strategici del ciclo neo-liberista che ha
contribuito a determinare un approdo cos traumatico: la fine definitiva dellordine emerso dalla
seconda guerra mondiale e il progressivo spostamento del baricentro delleconomia e della
politica mondiale verso lAsia, ed in particolare la Cina. La crisi dellunilateralismo statunitense
la principale causa extra-economica della crisi attuale. Gli Stati Uniti e lEuropa non
accetteranno passivamente questo ridimensionamento: cercheranno di fermare lascesa di
nuove potenze capitaliste sia con mezzi economici che extra-economici.
Le prospettive
Stati Uniti ed Europa occidentale hanno oggi un grande bisogno di forza-lavoro a basso costo
ancora maggiore della fase precedente alla crisi, tanto per i profitti che essa direttamente
assicura quanto come strumento per spingere verso il basso il costo medio della forza lavoro e
le garanzie dei lavoratori autoctoni. Realizzare delle massicce espulsioni di massa degli
immigrati residenti e chiudere davvero le porte ai nuovi immigrati sarebbe impossibile. Allo
stesso tempo, e per questa medesima ragione, stati e governi devono comprimere pi che
possono le aspettative sia dei nuovi immigrati in arrivo che di quelli da tempo residenti, e in
vista di uninevitabile crescita del carattere multi-raziale e multinazionale delle rispettive
societ, mettere in moto contromisure per impedire:
1)che i lavoratori e le popolazioni immigrate si coalizzino fra loro intorno ai loro nuclei pi
organizzati
2)che attraverso i lavoratori immigrati abbiano crescente voce dentro le metropoli occidentali le
popolazioni colonizzate di ieri e le rispettive nazioni
3)che la loro animosa voce risvegli lanimo alquanto depresso e impaurito, al momento, dei
lavoratori occidentali.
Si tratta di una quadratura del cerchio perch in ogni caso il ricorso al lavoro degli immigrati
crescer, e perch per i lavoratori occidentali si prospetta un lungo periodo di peggioramento
delle condizioni di lavoro e di esistenza: ma per lappunto la formula per quadrare il cerchio
dovrebbe essere quella di scagliare i lavoratori autoctoni contro gli immigrati, e immigrati
contro immigrati. Di qui la crescente importanza del tema immigrazione nei discorsi pubblici e
politici.