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I Diodi

Autori:
19 marzo 2011
I diodi sono elementi passivi (nel senso che non generano potenza) a due terminali e non lineari. Sono costituiti da giunzioni p-n realizzate tramite semiconduttori o tramite semiconduttori e metalli; il funzionamento di una giunzione p-n e`
presentato in fig. 1.

Figura 1: Giunzione p-n: schema di funzionamento

Il contatto tra un semiconduttore drogato di tipo p (cio`e di un materiale in cui


alcuni atomi sono stati sostituiti con accettori; nel caso del silicio, che ha 4 elettroni
1

di valenza, si tratta di un materiale con 3 elettroni di valenza quale il boro) e uno di


tipo n (drogato con atomi donatori, cio`e con 5 elettroni di valenza, quali il fosforo)
provoca una densit`a di carica nella zona di giunzione dovuta alla ricombinazione di
elettroni e lacune libere, densit`a che a sua volta genera un campo elettrico e quindi
una barriera di potenziale al successivo passaggio di portatori di carica liberi. La
zona priva di portatori liberi e` nota come depletion region o zona di svuotamento.
Lapplicazione di una differenza di potenziale ai due lati della giunzione provoca
due effetti diversi a seconda del segno di tale potenziale:
polarizzando il diodo in modo inverso, cio`e connettendo il terminale negativo
al lato p e quello positivo al lato n, le lacune e gli elettroni vengono attratti
dai rispettivi terminali e quindi la zona di svuotamento si allarga (fig. 2). Una
volta tolti i portatori liberi, nel diodo non circola corrente tranne quella dovuta
alla formazione di ulteriori coppie a causa dellagitazione termica (corrente
inversa, con valori tipici nel range pA-A)
polarizzando il diodo in modo diretto (fig. 3) la barriera di potenziale viene
abbattuta e nel diodo pu`o circolare corrente. Laltezza della barriera dipende
dal tipo di diodo e varia dagli 0.25 V del diodo Schottky agli 0.6 V dei diodi
pi`u comuni e a valori superiori a 1 V per i LED.

Figura 2: Polarizzazione inversa: schema elettrico e circuitale

Figura 3: Polarizzazione diretta: schema elettrico e circuitale


La curva IV di un diodo e` rappresentabile con lespressione:
 V

I = I0 e VT 1

(1)

dove I0 rappresenta la corrente inversa, e` un parametro che dipende dal tipo di


kT
= 25.3 mV a T =300 K. Un esempio
diodo (per i diodi al silicio vale 2, VT =
q
di curva IV e` presentato in fig. 4.
2

Figura 4: Curva corrente-tensione di un diodo; la scala verticale positiva e` diversa da quella negativa; nel plot inoltre non appare il breakdown per tensioni
sufficientemente negative.

La prova in laboratorio ha richiesto lesecuzione delle seguenti misure:


misura delle curve caratteristiche di una serie di diodi: 1N4007, 1N914 (diodo
di segnale), Zener, LED, Schottky
realizzazione di un circuito rettificatore a semionda e onda completa
misura del ripple in funzione del carico con un circuito rettificatore a onda
completa
realizzazione di diversi circuiti clamping sia singoli che doppi
misura del comportamento di un fotodiodo
realizzazione di un simulatore di telecomando con acquisizione dei segnali
misura della costante di Planck utilizzando un set di LED

1 Curve IV
Le curve caratteristiche sono state misurate utilizzando il circuito in fig. 5. Il segnale in ingresso e` stato generato tramite un trasformatore. Il problema delle curve

Figura 5: Circuito per la misura delle curve IV

ottenute in questo modo e` che, essendo la corrente inversa molto piccola, non si
ottengono delle misure adeguate per effettuare un fit con la funzione 1. Per il fit
e per un diodo solo, i dati sono stati acquisiti sostituendo il generatore AC con un
generatore di tensione che veniva alternato positivo e negativo a seconda della parte
di curva da acquisire e misurando la caduta di tensione ai capi del diodo e quella ai
capi della resistenza R=1M per calcolare la corrente.

QUI DOVETE METTERE:


un esempio di curva IV per ogni diodo (e il valore della R con cui lavete
misurata)
la curva misurata con il voltmetro e il generatore di tensione e il fit di
questa curva con i valori ottenuti per e per la corrente inversa

2 Circuiti rettificatori
I diodi lasciano passare corrente solo se polarizzati direttamente per cui sono la base
della trasformazione di un segnale da AC a DC.
I circuiti rettificatori eliminano la parte negativa di un segnale (rettificatore a semionda) o la ribaltano (rettificatore a onda completa). Nel primo caso, il circuito e` rappresentato in fig. 6, mentre nel secondo e` stato usato un ponte di diodi come mostrato
in fig. 7.

Figura 6: Circuito rettificatore a semionda.

Figura 7: Circuito rettificatore a onda completa.

QUI DOVETE METTERE per ognuno dei due circuiti:


come avete effettuato la misura
il plot con il segnale in ingresso e il segnale in uscita
i commenti sul drop dovuto ai diodi

3 Il ripple
Il ripple e` definito come la variazione di tensione residua dopo la rettificazione. Per
ridurre il ripple, come primo step per ottenere un generatore di tensione continua da
un ingresso a tensione alternata, si pu`o costruire un circuito come quello in fig. 8.
Durante la fase di salita dellonda, il condensatore si carica, mentre durante la fase
di discesa si scarica con una costante temporale che dipende dal carico.

Figura 8: Circuito per la misura del ripple; la resistenza Rs non e` stata usata nella
misura.

QUI DOVETE METTERE:


la descrizione di cosa avete misurato (che condensatori, che resistenze di
carico)
i plot risultanti e il valore del ripple misurato in funzione del carico
fit della scarica del condensatore per vedere se i parametri del fit concordano con i valori di R e C usati
qualsiasi commento riteniate interessante

4 La misura della costante di Planck


Tre sono stati gli esperimenti importanti che hanno segnato il passaggio dalla meccanica classica a quella quantistica:
lesperimento di Millikan che ha misurato la carica di gocce dolio individuali
trovando che la carica e` un multiplo intero della carica dellelettrone
lesperimento di Franck-Hertz che, tramite leccitazione di vapori atomici con
bombardamento elettronico, dimostrarono che tale eccitazione e` possibile solo per energie di bombardamento discrete, misurando il primo stato eccitato
del mercurio
leffetto fotoelettrico, che e` lesperimento di interesse di questa misura
Gi`a nel 1891 si era osservato come molti metalli sotto linfluenza della luce, in
particolar modo ultravioletta, emettono elettroni. Si era inoltre osservato che tale
emissione dipende dalla frequenza della luce incidente e che per ogni metallo esiste
una frequenza critica al di sotto della quale lemissione non avviene.
Einstein dimostr`o come questo significasse che il campo elettromagnetico e` quantizzato, cio`e costituito da fotoni con energia E = h, con h=6.611034 Js costante
di Planck.
Lesperimento ha permesso di misurare la costante di Planck in un modo diverso
dal solito, cio`e utilizzando i LED. I LED sono diodi costituiti da semiconduttori
quali GaAs e GaP con una composizione del tipo GaAs1x Px con x nel range 01, che emettono luce quando sono polarizzati direttamente. Il colore della luce
emessa varia a seconda di x, andando dallinfrarosso (=950 nm) per x=0 al verde
(=560 nm) per x=1.
Quando passa corrente attraverso un diodo, gli elettroni passando dalla zona drogata di tipo n a quella di tipo p, dove cadono dalla banda di conduzione a quella di
valenza. Nei diodi normali, la differenza in energia tra le due bande (energy gap)
viene emessa sottoforma di calore mentre nel caso dei LED appare come luce di
lunghezza donda diversa a seconda del gap:
E = h =

hc

La corrente che attraversa il diodo e` data dalla relazione



 V
I = I0 e VT 1
con
VT =

kT
e
V
T

Vg

I0 = Ke

(2)

(3)

(4)
(5)

dove Vg = potenziale di gap. Se la corrente e` sufficientemente elevata, il -1 pu`o


essere trascurato:
V Vg
(6)
I = Ke VT
7

Figura 9: Setup per la misura della costante di Planck con i led.

La fig. 9 mostra il setup sperimentale; i LED sono collegati in serie e quindi sono
attraversati dalla stessa corrente, il cui valore va scelto in modo che il -1 nelleq. 3
possa essere trascurato; in questo modo, V Vg e` costante.
La tensione ai capi di ogni giunzione non coincide con quella ai capi del diodo
a causa della resistenza del package del LED; le due tensioni sono legate dalla
relazione:
V = Vm IR
(7)
con R resistenza interna del diodo. Se la corrente e` sufficientemente bassa, la caduta
su R pu`o essere trascurata. In queste condizioni,
V Vg = V
da cui

hc
= cost
e

hc
e
fornisce il valore della costante di Planck.
V = cost +

Il fit lineare di V vs

c
e

(8)

(9)

QUI DOVETE METTERE:


i valori di corrente per cui avete fatto le misure
i plot e i fit per ognuno dei valori di corrente
i commenti con i risultati (in particolare, dovrebbe essere indicato sempre
a quante sigma si trova il valore ottenuto rispetto a quello atteso e se ci
sono indicazioni anche di errori sistematici