Sei sulla pagina 1di 88

John Fante

Full of Life
Introduzione di Paolo Giordano
Traduzione di Alessandra Osti

Einaudi

Dello stesso autore nel catalogo Einaudi


A ovest di Roma
Aspetta primavera, Bandini
Chiedi alla polvere
Dago Red
La confraternita delluva
La grande fame
La strada per Los Angeles
Le storie di Arturo Bandini
Sogni di Bunker Hill
1933. Un anno terribile

Titolo originale Full of Life


1952, 1988 by John Fante All rights reserved. Published by Harper Collins Publishers Inc., New York, USA
2009 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
Le opere di John Fante in Einaudi Stile libero sono a cura di Emanuele Trevi
In copertina: Foto Keystone / Olycom.
Progetto graco di Fabrizio Farina.
Questo e-book contiene materiale protetto da copyright e non pu essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato
o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto stato specicamente autorizzato dalleditore, ai termini e
alle condizioni alle quali stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione
non autorizzata di questo testo cos come lalterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei
diritti delleditore e dellautore e sar sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive
modiche.
Questo libro elettronico non potr in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti
diuso senza il preventivo consenso scritto delleditore. In caso di consenso, tale libro elettronico non potr avere alcuna forma diversa da
quella in cui lopera stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.
www.einaudi.it
Ebook ISBN 9788858400418

Dalla parte di Joyce


di Paolo Giordano

Non puoi pi dormire con me, disse. Mai pi.


Nemmeno dopo che nato?
una femmina
Perch continui a insistere che sia una femmina?
I maschi non mi piacciono. Sono cattivi. Sono loro a creare tutti i problemi del mondo.
Anche le femmine creano problemi.
Non quel tipo di problemi.
Amerai moltissimo tuo glio.
Si chiama Victoria.
Si chiama Nick.
Mi piace di pi Victoria.
Vorresti dire Victor?
Voglio dire Victoria.

La gravidanza, quel segmento di vita in cui labbraccio della coppia dovrebbe serrarsi a proteggere il
delicato organismo nascente, pu rivelarsi a sorpresa un periodo di profonda solitudine, per la donna
come per luomo. Il pancione stesso, scrigno della meraviglia, impone una distanza sica tra i futuri
genitori, per la prima volta impediti ad aderire del tutto con i propri corpi, costretti a goe manovre di
intimit e a sonni distanziati. Certo, il pancione inne si sgoner, ma parte dellimpedimento rester
vivo, sottoforma del bambino che dorme di l, del bambino per il quale bisogna fare piano, del
bambino verso cui gli sguardi dei due adulti convergeranno, trovandosi sempre pi di rado paralleli fra
loro.
La donna incinta paga senzaltro il prezzo pi alto, in balia di nausee, di mal di schiena, delle tanto
misteriose voglie, di catastroche inondazioni ormonali e, soprattutto, di un mutamento repentino del
corpo che la rende, s, aggraziata e interessante, ma anche volubile e appesantita. La sua bocca che era
stata calda e dolce ora aveva quellodore da sono-incinta, non spiacevole ma neppure piacevole. La
quasi-mamma si trova dun tratto circondata da persone che salutano prima il suo ventre e poi lei, che le
domandano prima come sta? di come stai?, che la trattano con accondiscendenza e malcelato
sospetto, come se la sua concentrazione non potesse che rivolgersi costantemente a quello. Tale
condizione, che fa scaturire in molte una rabbia crudele e inconfessabile (s, c questo bambino, c questa
pancia abnorme, ma dietro ci sono anchio!) rischia di perpetuarsi anche dopo la nascita e di
cristallizzarsi nella tanto ingiusta/odiosa/naturale/prodigiosa/retrograda comunque la pensiate
condizione della donna-mamma.
Ma la gestazione spesso un momento cruciale anche per luomo, che subito dopo il calcio dinizio
viene richiamato in panchina e assiste inerme al resto del match, improvvisamente subalterno eppure
intrappolato l, una volta per tutte, da qualcosa che arriver e rester, angosciato da un mutamento che
lo riguarda ma non gli appartiene, partecipe di un processo in atto rischiosissimo che egli non pu
controllare in alcun modo. Toccai in quel punto; era grande quanto una palla da baseball. Sentii quello

che mi parvero essere le mani, i piedi. Poi trasalii [...] Cerano due palle da baseball laggi, cerano due
teste! Gli uomini, o almeno un sottogruppo di essi, sperimentano durante la gravidanza della compagna
un trauma simile a quello del primogenito che assiste trepidante allarrivo di un fratellino: la dolorosa e
irreparabile perdita della centralit e lincombere di un ruolo responsabile cui non potranno pi sottrarsi.
Le reazioni possibili sono molte: unintensicazione del ritmo lavorativo (con il bambino, sai quante
spese in vista?) una frenetica ristrutturazione self-made dellalloggio, piccoli auto-regali quali
unautomobile nuova (ci servir pi spazio, no?) una ricognizione nel mondo delle donne nonincinte,
una sparizione improvvisa. La pi frequente e, forse, innocua fra tutte ladesione allo stereotipo
delluomo-in-dolce-attesa, melliuo e iper-premuroso, che accosta lorecchio alla pancia della consorte e
resta per intere mezzore in attesa di un calcetto o di un glu-glu, pronto a commentarli con una
carezza e un estatico oooh, senti come si muove!
Full of Life il racconto di una gravidanza e della solitudine che laccompagna. Full of Life: pieno di
vita. O forse, piena di vita? Oppure sazio di vita? Non saprei individuare la traduzione pi azzeccata, ma
ho il sospetto che, in ognuno dei casi, vi sia unintenzione ironica nel titolo scelto da John Fante. Perch
il protagonista del libro non sembra aatto cos full of life. Al contrario, si trova a un crocevia
dellesistenza, vacuo e insicuro, in preda ad ansie incontrollabili e istinti di fuga. Mentre sicuramente full
sua moglie Joyce, con la sporgenza Fante preferisce questo vocabolo sinistro al pi tenero pancione
dalla quale irradia un senso di pacicazione e di distacco dal contingente, che la fa apparire uttuante
a mezza spanna dal pavimento. Ma c anche una stanca saziet rispetto alla vita: quella dellanziano
padre del protagonista, Nick, ormai saturo pi di ricordi che di pensieri, immerso in una quotidianit
senza inizio e senza ne, la stessa che sembra minacciare il protagonista dallinterno della sporgenza.
Giusto, il protagonista: si chiama John Fante e di mestiere fa lo scrittore. Il [suo] primo [libro] aveva
venduto 2300 copie. Il secondo 4800. Il terzo 2100. Nelle intenzioni di Fante-autore, Full of Life doveva
essere un ulteriore episodio della saga di Arturo Bandini, suo alter-ego per eccellenza (La strada per Los
Angeles; Aspetta primavera, Bandini; Chiedi alla polvere; Sogni di Bunker Hill). Fu leditore a consigliare
a Fante-autore di utilizzare il proprio vero nome, e non solo il suo, anche quello di Joyce, di Nick e degli
altri personaggi. Le ragioni di questo bizzarro consiglio e dellaccettazione di Fante sono imperscrutabili,
ma possiamo azzardare unipotesi: bench la sua produzione fosse n dallinizio legata allesperienza
personale e a tutti gli eetti autobiograca, possibile che leditore avesse trovato in Full of Life qualcosa
di cos esageratamente intimo e autoindulgente, al limite dellimbarazzo, da sentire il bisogno di una
giusticazione. E, se di ragioni intrinseche non ve nerano, che altro si poteva fare se non cercarne una
esteriore, ossia la svergognata palesazione degli intenti di Fante-autore?
La storia semplice quanto pu esserlo la vita ordinaria. John-Fante-protagonista ha trentanni. Sua
moglie Joyce incinta e sembra sperimentare per la prima volta una inquietante completezza, che la
aliena gradualmente dal mondo del marito. Proprio lei, che stata la sua musa e la sua prima editor, che
raccoglieva i fogli appallottolati dellinsicuro scrittore e li metteva in ordine la mia prosa, cos come
era, derivava da lei appare ora noncurante, persa nei trattati di pedagogia di Arnold Gesell,
inspiegabilmente attratta dalla religione che prima aveva sempre ignorato, dedita a lavoretti di bricolage
che il suo stato non le permetterebbe, come caricare palate di sabbia in una betoniera. John la sta
perdendo e, sotto sotto, non la desidera pi, sformata com, incontinente e vorace: ebbene s, ero molto
contento di dormire da solo. La frattura che la sporgenza ha creato fra loro simboleggiata da una
crepa che si apre nel pavimento della cucina, mangiucchiato dal tempo e dalle tarme. Joyce ci cade
dentro e John, incapace anche di trovare i soldi necessari alla riparazione, parte alla ricerca di suo padre,
burbero muratore abruzzese che vive nella Sacramento Valley. John si reimmerge per poche ore nel
mondo antico dei genitori emigranti, per poi tornare a Los Angeles con Nick, che, nella speranza di

vedere nascere il proprio discendente maschio, si dimostra solerte nella riparazione del pavimento.
Fante-autore non rimedia a tanta ordinariet con unapprofondita analisi introspettiva, n con la scelta
di un lessico forbito o di costruzioni virtuose. Il fascino del suo linguaggio non risiede mai nella
manipolazione del singolo periodo, quanto piuttosto nella concatenazione delle frasi, nellalternanza fra
sequenze medie brevi e brevissime, fra calma ed enfasi Che meraviglia il mondo! Che vastit il cielo!
e in una suspence, ttizia e giocosa, che egli infonde allinizio di ogni capoverso e poi puntualmente
demistica: Parole sinistre. E fu cos che la sorpresi unaltra volta. Uscii cupo. Il tempo passava.
La notte che successe stavamo giocando a scacchi.
In questa continua ricarica di tensione, Fante pu permettersi alcune snobberie da grande scrittore,
quali luso scriteriato del termine cosa o la descrizione della propria villetta come grande e carina.
Ma in Full of Life sono i dialoghi ad assicurare il gusto e la piccantezza, soprattutto quelli tra Fanteprotagonista e Joyce. Litigi trattenuti, venati di umorismo e di nonsense, che gravitano intorno a un
pretesto tipico della comicit: il sipario trasparente e sottile che divide il pensiero delluomo e quello della
donna.
Non mi importa pi, dissi. Maschio o femmina, mi va bene comunque.
Silenzio.
Scans il libro. Si tolse gli occhiali e mi ss con unaria strana.
Se dovessi morire, tu non potresti comunque sposare mia sorella.
Non voglio sposare tua sorella.
molto carina. Ma non potrai mai averla. Mai. la legge della Chiesa.
Ma io non sono interessato a tua sorella.
Anche se lo fossi, non servirebbe a nulla.
Non lo sono.
unottima legge. Molto saggia.
Cosa ti fa pensare che morirai?
Non morir. Ho detto, se dovessi morire.

Maschio o femmina. E maschio contro femmina. Lintero romanzo attraversato da tale


contrapposizione, catalizzata dal sesso ancora ignoto del nascituro, attorno al quale si accendono
discussioni agguerrite. questa, mi pare, lidea pi forte allorigine di Full of Life, nonch laspetto pi
interessante nel risultato. Nel pragmatico gergo librario si parla spesso di romanzo femminile e
lattributo femminile, pur se utilizzato senza disprezzo, appare sempre sottrattivo rispetto alla parola
romanzo che accompagna. Sottolinea una visione della vita e una prospettiva parziali, aette
sistematicamente dal sesso dellautrice. Pu trattarsi anche di grandi romanzi, ma il fatto di denirli
femminili nega loro un completo raggiungimento delluniversalit alla quale cos si dice la
letteratura dovrebbe tendere. strano, tuttavia, che non si senta con altrettanta frequenza parlare di
romanzi maschili. Sarei un kamikaze se provassi io, qui e ora, a cercare cause o giusticazioni di tale
asimmetria. E neppure mi addentrer nel riettere pi a fondo sullapparente contraddizione insita
nellespressione letteratura femminile/maschile: probabile che mi attirerei addosso una pioggia di
illustri controesempi che ho mancato di considerare e la mia visione verrebbe senzaltro bollata come
maschilista/femminista, a seconda (ho come limpressione che il fatto stesso di assumere come postulati
alcune dierenze tra maschio e femmina, al di l di quelle corporee ovvie e innegabili, conduca
necessariamente a formulare sentenze maschiliste/femministe). Mi limiter a supporre che le due
categorie siano davvero ammissibili e in qualche modo riconciliabili con lappartenenza alla Letteratura
con la L grande, per aermare che Full of Life , a mio parere, un esempio brillante di romanzo
maschile.
maschile innanzitutto il pensiero di Fanteprotagonista, che segue il proprio percorso tortuoso e

raramente contempla le ragioni di Joyce. maschile il senso di impotenza e alienazione, e di vera e


propria paura, di fronte alla nascita. maschile lattaccamento di Fante-protagonista ai genitori: un
trentenne che, in preda alle ansie, corre a rifugiarsi da mamma e pap. maschile la sua necessit
costante di cura, unita alla sostanziale incapacit di prendersi cura, se non con il tramite rassicurante
degli oggetti ( questa che ho appena pronunciato, forse, una frase maschilista/femminista?) Ed
maschile, soprattutto, lautocommiserazione di cui il racconto intriso, non sempre scongiurata da uno
strato sottile sottilissimo di autoironia. Fante-protagonista si sente vittima degli eventi: viene messo
da parte dalla moglie, angustiato dai suoi cattivi odori, tormentato dal padre gretto che da bambino
lha picchiato con la cazzuola, costretto a sobbarcarsi il sostentamento della famiglia, inesorabilmente
braccato povero Fante, insomma! La congiura contro di lui cos diabolica che anche la pi
disinteressata infermiera ce la mette tutta per ostacolarlo, proprio nel momento topico della corsa
allospedale.
Se fossi una donna intransigente, durante la lettura avrei probabilmente scostato il libro da sotto gli
occhi diverse volte, infastidita da questa unilateralit di visione. Da maschio, invece, sono arrivato di un
ato alla ne, trainato dai turbamenti del non-pi-cos-giovane Fante, vigliaccamente partecipe delle sue
frustrazioni. Ma una sensazione si fatta via via largo nella mia testa: forse, nel tourbillon di Full of Life,
alcune domande cruciali vengono coperte dalla polvere sollevata; forse, Full of Life proprio il tentativo
di Fante-protagonista (in complotto con Fante-autore?) di eludere tali domande; forse, si tratta delle
stesse domande sottese alle inquietudini di molti uomini che si apprestano a diventare genitori: Ma io
desidero veramente questo? Io amo davvero Joyce? Sono cos convinto che la vita con lei e con il
bambino che ci terr imprigionati sar la mia felicit? Insomma, la amo oppure no?
Fante-protagonista-autore non risponde con lacquisto di una station-wagon di grossa cilindrata, n
adagia mollemente la testa sul ventre della moglie, nella speranza che i gorgoglii uterini sovrastino i suoi
cupi pensieri. Non reagisce da vero uomo ma da uomo vero: un maschio trentenne allo sbaraglio,
inetto e disorientato come la maggior parte di noi. Le sue risposte, implicite almeno quanto le domande,
si trovano nellepilogo della storia e ovviamente non sar io a svelarle. Mi preme soltanto dire che, n
dalle prime pagine, io sto dalla parte di Joyce.

Storia di Full of Life


di Emanuele Trevi

Full of Life stato scritto per soldi. Non un romanzo molto bello. Scrivendo al vecchio amico
Carey McWilliams nel marzo del 1972, Fante non mostra grande riguardo per il libro che gli aveva dato
pi successo e pi guadagni di qualunque altro. Impegnato nella stesura della Confraternita delluva,
denitivo regolamento dei conti con la gura paterna, lormai anziano scrittore probabilmente vedeva
nel libro di ventanni prima un prodotto troppo so del suo talento comico, addomesticato e smussato
delle punte nichilistiche e grottesche delle origini, tanto da rendersi accetto al pubblico (specialmente
femminile) dei benpensanti anni cinquanta. Eppure Full of Life, allinterno di questi limiti facilmente
riconoscibili, ha conservato intatta per pi di mezzo secolo la sua leggibilit, grazie al ritmo leggero e
trasognato, alla brillante fattura dei dialoghi, alla perizia con la quale si alternano episodi comici e
sentimentali. Ecacissimo, inoltre, risulta linserimento di un terzo personaggio, il padre del protagonista,
allinterno di una cronaca coniugale: una specie di originale triangolo del quale fante sfrutta a pieno le
potenzialit narrative. Converr allora rivolgersi, lasciando da parte il consuntivo della sua carriera
condato a McWilliams nel 1972, alle testimonianze dello scrittore che risalgono ai tempi della stesura e
della pubblicazione di Full of Life. Ricordando prima di ogni altra circostanza che quando il romanzo
esce per la Little, Brown & Co. nel 1952, sono ormai passati ben dodici anni dallultimo libro di Fante, la
raccolta di racconti Dago Red pubblicata dalla Viking Press di New York nel 1940. Durante questo lungo
intervallo, Fante si imbarcato in molti progetti narrativi senza portarne a termine nemmeno uno, ha
lavorato per il cinema ed ha arontato pi di una volta lesperienza della paternit. in una lettera ai
genitori del marzo 1950 che viene menzionato un nuovo libro che risulta terminato a giugno dello
stesso anno, quando lo scrittore annuncia alla madre di avere ricevuto unoerta molto allettante dal
Womans Home Companion, rivista di grande tiratura in grado di elargire compensi molto generosi.
il racconto della nascita di Nick, spiega Fante, riferendosi esplicitamente al suo primogenito.
Ovviamente, molte cose sono inventate, ma una storia molto bella su un marito e una moglie, e di
come diventano i genitori di un bel bambino. (John Fante, Lettere (1932-1981), pp. 28687). Anche se
in quel periodo la realt della vita familiare dei Fante (come ha testimoniato la moglie Joyce)
decisamente meno idillica di come appare nel romanzo, molti, come di consueto, sono i prelievi della
scrittura narrativa dalle esperienze realmente vissute. Anche del problema delle termiti, che tanta
importanza riveste nella trama del libro, essendo allorigine della richiesta daiuto del narratore a suo
padre, si conservata una traccia nellepistolario, per la precisione in una lettera del 1945 dove appare la
stessa identica situazione, compreso il desiderio di far causa al negligente ispettore o al venditore della
casa (Lettere, cit., p. 281). Lindirizzo, al 625 di South Van Ness, lo stesso che far da scenario al
romanzo. Ma le testimonianze pi interessanti su Full of Life provengono dalla corrispondenza di Fante
con Henry Louis Mencken, il grande critico che lo aveva scoperto nei primi anni trenta, ospitandolo sulle
pagine dellAmerican Mercury. Ebbene Fante, non immemore di quellincoraggiamento cos prezioso
allinizio della sua carriera di scrittore, dopo tanti anni dedica Full of Life a Mencken, con ammirazione
immutata. E torna a scrivergli, nel giugno del 1951, per annunciargli sia luscita del libro (il mio nuovo

romanzo, il primo da dieci anni, e di gran lunga il migliore) che la dedica. Qualche mese pi tardi
(marzo 1952), Fante pu nalmente mandare una copia fresca di stampa del libro al vecchio maestro,
accludendo una nuova lettera in cui riassume la storia spirituale e nanziaria di questo volumetto
ribaldo, che gli frutt cinquantamila dollari ancora prima di arrivare in libreria. Molto interessanti
anche le notizie riguardo a quello che Fante denisce un compromesso con leditore, che gli aveva
proposto di battezzare con il suo vero nome il protagonista del libro (e di conseguenza, anche sua moglie
Joyce). Da questo punto di vista Full of Life rappresenta un caso unico nella storia creativa di Fante.
Nella versione originale, lavventura era attribuita ad Arturo Bandini, un Bandini trentenne che sta
mettendo su famiglia, ben diverso dallo scapestrato personaggio che dicilmente i lettori di Fante
riescono a immaginare nei panni di marito e padre aettuoso. In virt di questo assurdo cambio dei
nomi, commenta Fante nella lettera a Mencken, il libro non pi narrativa, ma fatti. Interpretazione
n troppo ingenua perch, come facile accorgersi, il delicato equilibrio tra autobiograa e invenzione,
cos tipico dellarte dello scrittore, rimane invariato, che il suo protagonista si chiami volta a volta
Bandini, Molise, o inne, come in questunico caso, Fante. (John Fante, Sto sulla riva dellacqua e sogno.
Lettere a Mencken 1930-1952, pp. 126128).
Facendo a Menken il rendiconto dei guadagni che gli aveva fruttato il nuovo libro, Fante non
mancava di menzionare lindustria cinematograca. E alla grande fortuna di Full of Life contribu di
sicuro anche il lm uscito nel 1956, diretto da Richard Quine e interpretato da Judy Holliday e Richard
Conte (la dicile parte del padre del protagonista venne adata con successo a Salvatore Baccaloni, un
famoso cantante dopera). Fante stesso, assoldato dalla Columbia Pictures, rm la sceneggiatura del
lm. Nel 1957 usciva anche, nella Medusa di Mondadori, la traduzione italiana del romanzo, rmata
da Liliana Bonini e intitolata In tre ad attenderlo. Dopo pi di un decennio di silenzio, in denitiva, il
ritorno alla letteratura di Fante non avrebbe potuto essere coronato da un esito migliore. Di solito, un
tale successo incoraggia a lavorare con maggiore continuit, aumentando il numero dei libri pubblicati. E
invece, Fante torn alle vecchie abitudini, ripiombando nellinsicurezza e nellinsoddisfazione di sempre.
Altri quindici anni dovettero trascorrere dalla pubblicazione di Full of Life a quella del romanzo
successivo, La confraternita delluva, nel 1977.

Full of Life

Uno

Era una casa grande perch eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era gi l, una sporgenza
allaltezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di
serpi. Nelle tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e sentivo un
gocciolio come da una sorgente, dei gorgoglii, dei risucchi e degli sciabordii.
Dicevo: Si comporta proprio come il maschio della specie.
Non necessariamente.
Nessuna femmina scalcia cos tanto.
Ma non discuteva la mia Joyce. Quella cosa era dentro di lei, e lei era remota, sdegnosa e beata.
Eppure, a me non importava ancora nulla di quella sporgenza.
poco estetica, e le suggerivo di indossare qualcosa per nasconderla.
E ucciderlo?
Ci sono delle cose adatte. Le ho viste.
Mi guardava con freddezza ero lignorante, il balordo che passa nella notte, non pi una persona,
diventavo maleco, assurdo.
La casa aveva quattro camere da letto. Era carina. Intorno cera uno steccato. Aveva un tetto alto e a
punta. Un corridoio di rose andava dalla strada allingresso principale. Un ampio arco di terracotta si
alzava sopra a questo. Cera un batacchio di ottone massiccio sulla porta. Cera un 37 nel numero civico,
ovvero il mio numero fortunato. A volte attraversavo la strada e guardavo tutto ci con la bocca
spalancata.
La mia casa! Quattro camere da letto. Spazio. Due di noi ci vivevano gi, e uno era in arrivo. Ce ne
sarebbero stati sette. A trentanni un uomo aveva ancora tempo per tirarne su sette. Joyce aveva
ventiquattro anni. Uno ogni due anni. Uno in arrivo, sei ancora da fare. Che meraviglia il mondo! Che
vastit il cielo! Come era ricco il sognatore! Avremmo naturalmente dovuto aggiungere una stanza o due.
Hai delle voglie? Gusti particolari? So che succede. Ho letto alcune cose sullargomento. Certo che
no.
Leggeva anche lei: Gesell, Arnold: Infant and Child in the Culture of Today.
Com?
Molto informativo.
Guard fuori nella strada attraverso le porte nestre. Era una via tracata, vicina alla Wilshire, dove
ruggivano gli autobus, dove il traco faceva lo stesso rumore del muggito del bestiame, ed era come un
rombo continuo rotto soltanto dallo stridere delle sirene, eppure distante, lontano, a duecento piedi di
distanza.
Non potremmo prendere delle tende nuove? Dobbiamo proprio avere tende gialle e mantovane
verdi?
Mantovana? Cos una mantovana, mamma?
Per lamor di Dio, non chiamarmi cos.
Scusa.

Torn a Gesell, Arnold: Infant and Child in the Culture of Today. Durante la gravidanza leggere le
dava un autentico conforto. La sporgenza era un posto superbo per appoggiare i libri, quasi allaltezza del
mento, girare le pagine era facile. Lei era molto graziosa, i suoi occhi grigi erano incredibilmente
luminosi. Cera qualcosa di nuovo che si era aggiunto a quegli occhi. Lassenza della paura. Era
sorprendente. Ti costringeva a distoglierne lo sguardo. Guardai le nestre e capii quali fossero le
mantovane perch erano lunica cosa verde, erano quelle fasce in alto, increspate.
Che tipo di mantovana vuoi, tesoro?
E per favore, non chiamarmi tesoro. Non mi piace.
La lasciai l a sedere, con i suoi occhi grigi lucenti e minacciosi, con la bocca serrata attorno a un
bocchino, e le lunghe dita bianche che tenevano stretto Gesell. Uscii nel giardino davanti alla casa, mi
fermai fra le rose e la guardai con soddisfazione. La ricompensa dellautore. Io, lautore, John Fante,
scrittore di tre libri. Il primo aveva venduto 2300 copie. Il secondo 4800. Il terzo 2100. Ma nel mondo
del cinema non prestano attenzione allandamento delle vendite. Se hai quello che loro vogliono al
momento, ti pagano, e ti pagano bene. In quel momento io avevo quello che volevano, e ogni gioved
arrivava un consistente assegno.
Per le mantovane si present un gentiluomo. Era strano, con unghie traslucide e una sciarpa Paisley
sotto al suo soprabito chiuso. Serrava le sue dita ausolate e cera una intimit fra lui e Joyce che io non
potevo condividere. Risero e chiacchierarono davanti al t e ai pasticcini e lei era deliziata dallavere la
compagnia di un gallo senza speroni. Egli rabbrivid di fronte alle mantovane verdi, emise dei gridolini di
trionfo mentre le abbatteva e le rimpiazzava con altre blu. Chiese che venisse mandato un camion, e i
mobili vennero portati via per essere rivestiti in modo da accompagnarsi alle mantovane.
Il blu rasserenava Joyce. Ora era veramente felice. Si mise a pulire le nestre. Diede la cera ai
pavimenti. Non amava la lavatrice e fece il bucato a mano. Due volte alla settimana avevamo una donna
per fare i lavori pi pesanti, ma poi Joyce la licenzi.
Lo faccio da sola. Non ho bisogno di aiuto.
Divenne molto stanca a causa di tanto lavoro. Cerano dieci camicie messe una sullaltra, ben stirate.
Cera un segno rosso sul suo pollice, una bruciatura. Ma la protuberanza era immobile, proprio l, per
nulla stanca.
Non posso andare avanti cos ancora a lungo, gemette lei. Questa casa enorme, e tutto il resto.
Ma perch lo fai? Sai che non dovresti.
A te piace vivere in mezzo al sudicio?
Chiama qualcuno. Ora possiamo permettercelo.
Ah, come mi detestava, stringeva i denti, e si buttava indietro i capelli sfatti. Raccolse un cencio per
spolverare e caracoll in camera da pranzo, per lucidare il tavolo, a colpi lunghi e disperati, assolutamente
esausta, appoggiata ai gomiti, annaspando senza pi ato.
Lascia che ti aiuti.
Non mi toccare. Non azzardarti!
Sprofond in una poltrona, con i capelli gi, il pollice bruciato dolorante, ma con una medaglia per la
sua nobilt, i suoi occhi splendenti e stanchissimi che avevano uno sguardo sso e pericoloso, il cencio
che le penzolava dalla mano, un sorriso triste sulle labbra, unespressione che denotava nostalgia, che mi
informava di come il suo pensiero fosse rivolto a un tempo pi felice, probabilmente a San Francisco
nellestate del 1940, quando il suo corpo era sottile, quando non vi era tutto quel da fare che spezzava la
schiena, quando era libera e non sposata, quando si arrampicava su Telegraph Hill con il suo cavalletto e
i suoi colori, a scrivere sonetti su tragici amori guardando il Golden Gate.
Dovresti avere una donna di servizio per tutto il giorno.

Quelli infatti erano i giorni grassi e carnali per lo scribacchino, quando una volta alla settimana, ogni
gioved, il denaro si ammassava, portato dal mio agente pieno di arguzie, cameratismo e di quello che
restava dopo che lui e il governo avevano fatto a pezzi il mio assegno della Paramount. E nonostante ci
ne restava sempre in abbondanza per noi tutti.
Vai a fare spese, cara. Comprati qualcosa.
Dio, salvami. Avevo dimenticato la sporgenza, e invano tentai di risucchiare dentro alla bocca le
parole. Ma lei non laveva dimenticata e io dovetti fare nta di guardare da unaltra parte quando scese di
corsa le scale, un pallone bianco di moglie, pronta per esplodere che camminava avanti e indietro come
un prigioniero.
Disse: Smetti di ssarmi.
Disse: Immagino che tu passi lintera giornata a guardare snelle attrici.
Disse: Ma che cosa pensi?
Disse: Mai pi. Questo il primo e lultimo.
Alle volte la guardavo e la trovavo intenta a ssarmi scuotendo la testa.
In nome di Dio, ma perch mai ti ho sposato?
Non dicevo nulla, sorridendo scioccamente, perch nemmeno io lo sapevo, ma ero molto felice e
orgoglioso che lavesse fatto.
La sua follia per le faccende pass e la domestica venne assunta nuovamente. Ora si occupava di
giardinaggio. Compr dei libri e lattrezzatura. Un giorno tornai a casa e trovai dieci sacchi di concime di
cavallo in garage. Aveva estirpato le rose su entrambi i lati del vialetto, dodici cespugli, sei da ciascuna
parte; con una vanga, li aveva estratti dalla terra e li aveva trascinati sul retro del giardino. Con unaccetta
ne aveva tagliato le radici, Si inlava dei guanti e passava le giornate carponi sotto alle siepi, mettendo a
dimora bulbi, ricoprendoli di concime e muschio, con le ginocchia piene di segni rosso scuro, e le braccia
graate. Svilupp una passione per tenere il terreno pulito. Faceva ispezioni tutti i giorni, persino sul
viale, aggirandosi con un sacco di iuta, raccogliendo resti di ogni genere. Si diede a bruciare qualsiasi
cosa intorno a lei che non fosse ben piantata la potatura delle siepi, foglie, pezzi di legno. Scav una
fossa nel giardino dietro casa per farci la concimaia, ammassandoci lerba tagliata, aggiungendoci il
concime, annaandola e mescolandola di tanto in tanto con un arnese munito di punte.
La trovavo l fuori nel tardo pomeriggio quando parcheggiavo la macchina in garage. Lei stava
davanti allinceneritore, era una gura spettrale con una sciarpa bianca intorno alla testa, che faceva
cadere delle cose nel fuoco, dei pezzi di cartone impilati, pronti per bruciare, e Joyce l a ssare le amme,
rivoltando il fuoco ogni tanto con un bastone. Era ossessionata dalla pulizia e dallordine intorno
allinceneritore, inlava con attenzione le scatole vuote di latta una nellaltra, poi le metteva in contenitori
fatti apposta, e inne prendeva scatole speciali per le bottiglie vuote. La spazzatura di ogni giorno veniva
ridotta da lei in pacchetti puliti, avvolta in carta di giornale e legata con degli spaghi.
Durante la notte sentivo che si aggirava per la casa, sbatteva lo sportello del frigorifero, tirava lo
sciacquone, accendeva la radio al piano di sotto, camminava per il giardino dietro casa. Dalla nestra la
guardavo muoversi al chiaro di luna, era come unapparizione gona e avvolta in spugna, con la sua
sporgenza rotonda che la precedeva con maestoso aplomb, portando un libro sotto il braccio, di solito,
Gesell, Arnold: Infant and Child in the Culture of Today.
Non puoi pi dormire con me, disse. Mai pi.
Nemmeno dopo che nato?
una femmina.

Perch continui a insistere che sia una femmina?


I maschi non mi piacciono. Sono cattivi. Sono loro a creare tutti i problemi nel mondo.
Anche le femmine creano problemi.
Non quel tipo di problemi.
Amerai moltissimo tuo glio.
Si chiama Victoria.
Si chiama Nick.
Mi piace di pi Victoria.
Vorresti dire Victor?
Voglio dire Victoria.
E poi cera quellincredibile bisogno che avevo di lei. Lavevo avuto dalla prima volta che lavevo vista. Se
ne era andata, quella prima volta, era uscita dalla casa di sua zia dove ci eravamo incontrati per il t, e io
divenni un buono a nulla senza di lei, un incapace assoluto no a quando non la vidi di nuovo. Se non
fosse stato per lei, la mia vita avrebbe percorso strade dierenti sarei stato giornalista, muratore
qualsiasi cosa mi fosse capitato. La mia prosa, cos come era, derivava da lei. Perch io abbandonavo
sempre quello che scrivevo, lo odiavo, disperato, accartocciavo i fogli e li buttavo per la stanza. Ma lei
rovistava fra tutta quella roba che io gettavo e veniva a capo delle cose, e io non sapevo mai se avevo fatto
qualcosa di buono, pensavo che ogni riga che avevo scritto non fosse migliore del solito, perch non
avevo modo di esserne certo. Ma lei prendeva le pagine, vi trovava quello che cera di buono e lo serbava,
poi me ne chiedeva altre, cos che per me divent unabitudine, scrivevo meglio che potevo e le davo i
fogli, lei vi faceva unopera di taglia e cuci, e quando era terminato, con un inizio, una met e una ne,
ero ancora pi meravigliato di quando poi lo vedevo stampato, perch non avrei mai potuto farlo da solo.
Passarono tre anni cos, poi quattro, cinque, e cominciai ad avere qualche nozione del mestiere, ma
erano le sue nozioni, e non mi preoccupavo mai molto degli altri che avrebbero potuto leggere le mie
cose, scrivevo solo per lei, e se lei non fosse stata l, avrei potuto anche non scrivere aatto.
Quando rimase incinta, non le interess pi leggere le mie cose. Le portavo parti di sceneggiature e lei
non vi faceva caso. Quellinverno durante il suo quinto mese scrissi un racconto e lei vi rovesci sopra del
ca una cosa inaudita, poi lo lesse sbadigliando. Prima del bambino, avrebbe preso il manoscritto, se
lo sarebbe portato a letto e vi avrebbe passato ore a potarlo, sistemarlo e a farci delle note in calce.
Come una pietra, il bambino si interpose fra di noi. Io ero preoccupato e mi chiedevo se le cose
sarebbero mai tornate a essere come prima. Avevo nostalgia dei vecchi tempi quando potevo entrare in
camera sua e raccogliere di soppiatto qualcosa che apparteneva alla sua intimit, come una sciarpa, un
vestito oppure un pezzo di nastro bianco, quando solo il toccare tutto questo mi mandava in estasi, mi
faceva gracchiare come una rana per la gioia di avere la mia amata. La sedia sulla quale si sedeva davanti
alla toilette, lo specchio che rietteva il suo amabile viso, il cuscino sul quale appoggiava la testa, un paio
di calze gettate a lavare, la grazia disarmante delle sue mutandine di seta, le sue camicie da notte, il suo
sapone, i suoi asciugamani bagnati ancora caldi dopo il bagno: avevo bisogno di quelle cose; erano parte
della mia vita con lei, e cos era anche per le tracce di rossetto, perch quel rosso proveniva dalle tiepide
labbra della mia donna.
Le cose erano cambiate ora. I suoi abiti erano studiati apposta, con un gran buco sul davanti dal quale
usciva il rigono, le sue mutande erano impossibili sacchi, le sue scarpe piatte erano adatte solamente ai
campi di riso, e le sue camicie erano come tende. Quale uomo avrebbe potuto prendere vestiti cos,
avvicinarli al viso e rabbrividire con la solita passione? Inoltre, tutto aveva un odore diverso. Prima usava

qualcosa di magico chiamato Fernery at Twilight. Era come respirare Chopin e Edna Millay, e quando
quella fragranza emanava dai suoi capelli e dalle sue spalle, io sapevo che la sua bandiera era alzata e che
lei aveva scelto di farsi inseguire. Non usava pi Fernery at Twilight: laveva sostituito con qualcosaltro,
qualcosa tipo la colonia Gayelord Hauser, che sapeva di salute, alcool puro e sapone neutro. Cera anche
odore di tavolette vitaminiche, di lievito di birra, di melassa e di un pallido balsamo che usava per lenire i
suoi capezzoli inturgiditi.
Quando ero a letto, la sentivo arrancare per la casa, e mi chiedevo cosa ci stesse capitando. Fumavo nel
buio e gemevo convinto che lei mi volesse spingere fra le braccia di unaltra donna. No, non mi voleva
pi, mi stava costringendo ad andare con unaltra donna, unamante. Ma quale amante? Per anni avevo
disertato la giungla dove si aggiravano gli scapoli. Dove potevo trovarla unaltra donna, se pure ne volevo
una? Mi vidi appostato sul Santa Monica Boulevard, sudato, a sbavare dietro alle donne libere
nelloscurit di un bar un po strano, cercando di essere arguto, bevendo e bevendo per nascondere il
nudo squallore di quelle avventure. No, non potevo essere infedele a Joyce. Non volevo neppure esserlo, e
anche questo mi preoccupava. Non era infatti unabitudine degli uomini quella di tradire le loro mogli
durante la gravidanza? Al golf club succedeva sempre: ne sentivo parlare tutti i maschi. Allora cosa cera
che non andava in me? Perch non ero in citt, a consumarmi in piaceri proibiti? E restavo l steso,
cercando di suscitare in me una scintilla di quella amma per un altro frutto. Ma non cera nulla da fare.
Eppure ero contento di dormire da solo. Ne avevo scordato le gioie. Per quattro anni avevamo giaciuto
anco a anco ogni notte. Ero ormai condizionato, avevo accettato i calci senza protestare, avevo
dormito mezzo scoperto per pi di mille e trecento notti. Ultimamente per la sua condizione laveva resa
peggiore. In lei era svanito qualsiasi senso di lealt. Era tornata nella giungla dove si combatte per
lesistenza. Ora mi colpiva deliberatamente, a freddo. Mi ritrovavo sveglio a qualunque ora della notte
perch mi veniva sottratto il cuscino da sotto la testa, perch sentivo che masticava delle mele, o per via
della ranatissima tortura delle briciole dei biscotti fra le lenzuola. Mangiava come un profugo liberato,
arrivava a letto con enormi panini e con carae di latte. La quantit di latte che consumava era
impressionante. Sedeva appoggiata ai cuscini i miei e i suoi mangiando e leggendo, soprattutto Gesell,
Arnold: Infant and Child in the Culture of Today. Gesell, Arnold: e Feeding Behaviour of Infants; a
Pediatric Approach to the Hygene of Early Life (con ill.) Oppure Gilbert, Margaret: Biography of the
Unborn.
Dieci volte per notte schizzava fuori dal letto e si precipitava in bagno, tirando lacqua con frastuono
provocante, facendo gargarismi, lavandosi i denti, facendo la doccia. Poi tornava a letto con un salto,
lanciandosi con un balzo, insediandosi nel luogo che era diventato una trattoria, come una dea satolla
contornata da cuscini. Se mi muovevo o protestavo, non se ne curava.
Ebbene s, ero molto contento di dormire da solo, di riposare in un letto che non fosse anche una
drogheria, di poter stendere le braccia e le gambe. Era un piacere fantastico, un crogiolarsi atavico, un
ritorno alla Madre Terra. Ma lei avvert la mia gioia; dovette averla percepita attraverso il muro, perch
inizi a desiderare delle cose. Un bicchiere di latte, un panino, un ammifero, un libro. E se non era
nessuna di queste, la luce sul mio comodino si accendeva allimprovviso e lei era l, pesante, pallida e
triste, a dirmi con tranquillit: Non riesco a dormire . Era un letto singolo, e quando si stendeva
accanto a me allora proprio non cera posto, a meno che non si mettesse sulla schiena con la sporgenza
che si protendeva verso lalto. Io mi allontanavo. Era come dormire sullorlo di un baratro.
Mi odi, vero? diceva.
Non ti odio per nulla.
Perch ti ritrai? C qualcosa che non va?
Non posso dormire sopra di te.

Certo che puoi, se ti va.


Non mi d nessun brivido. Mi dispiace.
per via del mio alito?
Mi soava in faccia. La sua bocca che era stata calda e dolce ora aveva quellodore da sono incinta,
non spiacevole, ma neppure piacevole.
un po strano.
Rimaneva ferma per qualche istante, a ssare il sotto, con la sporgenza che si muoveva in su e in gi
a intervalli regolari, e le mani incrociate sopra di essa. Cominciava a piangere, e le lacrime le scorrevano
sulle guance in piccoli rivoli.
Amore! Ma che c?
Sono costipata, singhiozzava. Sono sempre costipata.
La tenevo stretta, le accarezzavo i capelli allindietro e baciavo la sua fronte calda.
Nessuno ama una donna incinta, diceva fra i singulti. Me ne accorgo ovunque vada. Per la
strada, nei negozi, dappertutto. Mi ssano sempre. terribile.
una tua fantasia.
Quel macellaio tanto gentile. Era cos carino. Ora mi guarda appena.
cos importante?
importantissimo!
Quella notte pianse a lungo, no a quando le sue guance si gonarono ed ebbe scaricato tutta la
tensione, no a quando lattivit nel suo nido la distrasse. Scans le lenzuola.
Guarda.
Il bambino si agitava come un gattino intrappolato in un gomitolo. Scalciava dolorosamente e si
poteva vedere quello che sembrava un piedino che colpiva le pareti della sua prigione.
Le bambine non scalciano in quella maniera.
S, invece.
Appoggiai lorecchio contro quella sporgenza morbida e calda e ascoltai. Era il rumore di una fabbrica
di birra, tubi che sibilavano, tini di fermentazione, fumanti lavaggi di bottiglie, e lontano, sul tetto
delledicio, qualcuno chiedeva aiuto. Mi prese la mano.
Senti la testa.
Toccai in quel punto; era grande quanto una palla da baseball. Sentii quello che mi parvero essere le
mani, i piedi. Poi trasalii, ma non dissi nulla per non allarmarla. Cerano due palle da baseball laggi,
cerano due teste!
Le dissi che era meraviglioso, ma la gola mi doleva dalla paura perch era proprio vero che cerano: la
mia adorata Joyce stava portando un peso terricante. Toccai lo stesso posto unaltra volta. Non cerano
dubbi. Il bambino era un mostro. Strinsi i denti e mi stesi con il cuore in subbuglio, troppo spaventato
per parlare. Non era un comportamento coraggioso quello di mettersi a piangere in un momento cos,
ma non riuscivo a trattenere il dolore, e quando lei vide le mie lacrime, rivers su di me tutta la sua
tenerezza, contenta perch piangevo.
Caro! Sei cos emotivo.
Finalmente riuscii a controllarmi, ma volevo stare da solo, per riettere, per chiamare il dottor Stanley,
per vedere se si poteva fare qualcosa. La sua fame mi forn la scusa. Voleva un panino con lavocado. Mi
alzai per farglielo. Ma dovevo convincermi di essermi sbagliato, e tornai indietro.
Fammi sentire unaltra volta, dissi.
Certo.
Appoggiai il palmo su quel punto. Svenni quasi quando due protuberanze premettero contro la mia

mano. Quindi era vero: avevamo concepito un mostro. Scesi le scale barcollando. Nella piccola stanza
accanto alla cucina dove tenevamo il telefono, in quel luogo angusto, rimasi fermo nel buio, con la testa
contro il muro, e ricominciai a piangere.
Ora mi erano chiare molte cose, il passato mi si rivelava come un secchio della spazzatura rovesciato.
Perch non era colpa di Joyce. La sua vita era stata pura, senza macchia. Ma gli anni di John Fante prima
del matrimonio erano stati anni scapestrati tti di avventure senza capo n coda. Cera molto di cui
arrossire; cerano stati peccati, peccati penosi, e a un qualche punto di questo vortice di cattiveria era stata
seminata la punizione, e adesso era venuto il tempo di fare il cattivo raccolto.
Preparai il panino e lo portai al piano di sopra. Joyce era pronta, galleggiante sui cuscini, con le braccia
tese per ricevere il cibo. Non riuscivo a sopportarlo. Scesi, spostai il telefono in cucina, chiusi le porte, e
feci il numero del dottor Stanley. Era allospedale, aspettava un parto.
Devo vederla subito.
Come sta Joyce?
Sta bene. Sono io. il bambino.
Lei?
Vengo l. molto importante.
Ritornai su. Joyce aveva nito il panino. Era stesa, e guardava la sporgenza.
splendida, disse. Tutto splendido.
Presto si addorment. Mi vestii e scesi in punta di piedi, per uscire dalla porta sul retro accanto al
garage.
Erano le tre meno un quarto, le strade erano deserte, cera una specie di follia nella strana calma della
vasta metropoli. Dopo dieci minuti parcheggiai davanti al St Jamess Hospital. In portineria mi dissero
che il dottor Stanley era al dodicesimo piano. Faceva nascere cos tanti bambini che lospedale gli aveva
dato una camera nel reparto maternit, dove poteva fare dei sonnellini. La porta della sua stanza era
aperta. Era in maniche di camicia, steso su una branda. Avevo bussato piano e immediatamente lui si
svegli, balzando in piedi. Era un uomo basso con il viso da bambino, con occhi grandi che esprimevano
una costante meraviglia. Ci stringemmo la mano.
Anche lei aspetta un bambino?
Gli dissi che la questione era seria.
Davvero?
Credo di essere un uomo molto malato.
A me sembra che lei stia bene.
Aspetti a dirlo. Vedr che non aatto divertente.
Sto aspettando. Si sieda.
Mi lasciai cadere sulla sua branda e annaspai cercando da fumare. C qualcosa di terribile nel
bambino.
Mi pareva che avesse detto che era lei a stare male.
Ci sto arrivando. La mia malattia ha a che fare con il bambino. La mia infermit.
Di che infermit si tratta?
Non riuscivo a dirglielo. Non volevo dirglielo.
Disse: Quando ha fatto lultima volta la Wassermann?
Risposi che risaliva circa a un anno fa.
Ma non sono infallibili, dottore. Lho letto in un articolo su una rivista.
Ha tradito sua moglie?
S. Cio, no. Quello che voglio dire che prima di sposarmi c stata una ragazza. Anzi, diverse

ragazze. Insomma, sono preoccupato, dottore.


Cosa le fa pensare che ci sia qualcosa che non va nel bambino?
Lho sentito.
Sentito? Come?
Ho messo la mano sulla pancia di Joyce.
E...?
Cera qualcosa di strano.
Strano come?
Ho letto un articolo in una rivista di medicina, dottore. Alle volte la Wassermann non adabile.
Strano come?
Improvvisamente non ebbi pi voglia di parlarne. Improvvisamente mi resi conto di essere stato un
cretino, che il bambino stava bene, che non aveva due teste, che tutto ci mi era venuto in mente a causa
di un ammasso di senso di colpa non digerito, e che il mio essere l, al dodicesimo piano del St Jamess
Hospital alle tre e mezza del mattino a parlare con il dottor Stanley nel reparto maternit, era
assolutamente ridicolo. Volevo uscire, essere nella mia macchina, diretto a casa, per strisciare nel letto e
coprirmi la testa con le lenzuola, per poi svegliarmi fresco e riposato il giorno dopo. Invece restavo l
davanti a quel dottore stanchissimo, a tormentarlo con le mie idiozie, e non restava altro che tentare
unuscita di scena dignitosa.
Dottor Stanley, credo di aver fatto un grande sbaglio.
Cos lei ha sentito il bambino e le parso strano. Mi parli di questa strana sensazione. La descriva.
La risposta era: due teste. Meglio buttarsi dalla nestra piuttosto che dirlo.
Mi spiace, dottore. Mi sono sbagliato. Ho creduto di sentire qualcosa di strano. Mi dispiace di averla
disturbata.
Mi preparai ad andare, facendo marcia indietro, ma lui mi ferm, suon un campanello sul muro, e
dopo un istante arriv uninfermiera. Lui mi ordin di levarmi la giacca e di tirarmi su la manica della
camicia, perch voleva rassicurarmi, liberare la mia mente da ogni dubbio.
Ma assurdo, dottore. Non c niente che non va nel mio sangue proprio niente.
Strinse un laccio di gomma attorno al mio braccio no a far gonare le vene, avvertii poi il pizzicore
dellago e vidi il mio sangue che veniva risucchiato in una siringa.
Torni domani sera, disse lui. A qualsiasi ora. Sar qui con le sue analisi.
Mi tirai gi la manica e mi inlai la giacca.
Tutto ci non ha senso, dottore. Non c niente che non va in me.
Vada a casa. Cerchi di dormire.
Andai verso casa guidando attraverso le strade silenziose, pensando a quelle altre ragazze, alla dolce
Avis e alla cara Monica, e dopo tutti quegli anni mi sentii cos solo senza di loro, perch erano state cos
belle e piene di tenerezza, con dei corpi cos superbi, non deformati dalla gravidanza, ragazze che volevo
con un desiderio estatico e nauseante, perdute per sempre, e mi venne quasi da piangere quando capii
che non avrei potuto averle mai pi. Questo era il matrimonio, la sepoltura, la spregevole prigione dove
un uomo spinto dallinvincibile desiderio di essere buono, degno e integro, si riduceva allo stato dellebete
alle tre di mattina, senza alcuna ricompensa oltre ai gli, una nidiata priva di riconoscenza. Riuscivo
persino a vederli, i miei gli, che mi buttavano in mezzo alla strada quando sarei stato vecchio,
cacciandomi di casa, intenti a rmare documenti per la mia pensione di anzianit e a lavarsene cos le
mani, un vecchio traballante che aveva trascorso i migliori anni della sua vita a faticare onestamente per
dare loro la possibilit di godere il pieno sapore della vita. Ed ecco la mia ricompensa!

La sera successiva ero ancora allospedale, ad aspettare il responso del dottor Stanley sulle mie analisi
del sangue. Detestavo il fatto di essere l. Il dottor Stanley stava facendo nascere un bambino, e
linfermiera mi disse di aspettare nella sala dattesa per i padri. Ce nerano due, uno addormentato in una
poltrona di pelle, mentre laltro stava leggendo una rivista. Io fumavo e passeggiavo in su e in gi. Era
assurdo. Non centravo nulla ancora. Ma eccomi l, a ngere, e luomo con la rivista pensava che
stessimo dividendo la stessa sorte.
Come sta la sua signora? domand.
Tutto a posto. E la sua?
Non troppo bene.
I suoi occhi erano delle fessure rosse, il volto era contratto dalla preoccupazione. Aveva la barba lunga
e aveva bisogno di radersi. in travaglio da tredici ore.
Mi spiace.
Forse le faranno un cesareo.
Quello non era un posto per me. Stavo profanando un luogo dove nasceva la vita, dove le donne
sorivano e gli uomini si preoccupavano. Quella gente aveva dei problemi seri, io invece stavo solo
facendo lo stupido, vittima di me stesso. Poi apparve linfermiera.
Signor Fante
Il padre del cesareo mi dette la mano. Anche laltro si alz e mi porse la sua. Mi augurarono buona
fortuna. Li ringraziai e mi avviai per il corridoio dietro allinfermiera diretto alla piccola stanza del dottor
Stanley. Lui era l, con un pezzo di carta in mano.
Lei a posto.
Lho sempre saputo.
Lui sorrise.
Cosa ha mangiato ieri sera a cena?
Glielo dissi: spaghetti, polpette, insalata, vino, gelato. Perch, dottore?
Colesterolo. Le analisi mostrano che in eccesso. Ed spiegato da quello che ha mangiato a cena.
Colesterolo! Dio buono, dottore! Ho letto del colesterolo su una rivista. pericoloso. Intasa le arterie
e provoca attacchi di cuore. Lho letto su Hygeia.
Ha problemi di cuore?
Non ancora, ma
Allora non ci pensi pi.
Colesterolo! Io, proprio io.
Mi consigli di smetterla di leggere articoli di medicina e di non preoccuparmi, ma io non potevo non
pensarci, barcollando per il corridoio, brancolando per trovare il bottone dellascensore, con il sudore che
sgorgava dai palmi delle mie mani, gi un piano dopo laltro, bolle nello stomaco, colesterolo, attacchi di
cuore, scrittore sviene e muore per un attacco improvviso, la strada, vacillai no alla macchina, seduto
dietro al volante, sentendo i battiti cardiaci, contandoli guardando lorologio, John Fante, andato
allimprovviso, carriera stroncata, settantadue battiti al minuto, mio Dio, colesterolo: dovevo andare a
controllarlo, fare altre ricerche, e fare una conoscenza pi ravvicinata con questa terricante sostanza.
Quando arrivai a casa, Joyce dormiva. Era mezzanotte circa. Andai a letto con la luce accesa,
misurando il polso in continuazione. Fu una notte dicile. Mi ricordo quando albeggi, perch allora mi
addormentai. A mezzogiorno mi svegliai sentendomi benissimo.
Joyce era in camera sua, stava scrivendo delle lettere.
Come hai dormito?
Malissimo, disse lei. Sono stata sveglia tutta la notte.

Non mangiamo pi spaghetti. Sono pieni di colesterolo.


Davvero?
Mangiamo insalata verde, carote. Verdura appena colta, fresca e buona per la salute.
Andai in bagno e mi misurai il polso. Era sceso a sessantotto battiti. Quattro di meno. Un polso lento
era migliore di uno veloce. Di quello ero sicuro. Lavevo letto su diverse riviste.
Alle 9.27 della mattina del 18 marzo, al settimo mese della sua gravidanza, Joyce Fante sprofond nel
pavimento della cucina della nostra casa. Il suo peso era aumentata di venticinque libbre e la bilancia
ne segnava ora centoquarantaquattro unito allo stato del legno, provoc il climax mozzaato quando le
tavole infestate dalle termiti crollarono sotto il linoleum strappato e la donna con la gran sporgenza
precipit sulla terra tre piedi pi in basso.
In quel momento io ero di sopra, nella vasca, e ricordo distintamente tutti gli insignicanti particolari
di prima e dopo la calamit. Prima cera quella bella mattinata tranquilla, abbellita dalla lucentezza
dorata del sole, cera la placidit del bagno, le acque ferme misteriosamente evocative, il richiamare alla
mente cose lontane, e poi, da qualche parte, da tutte le parti, latmosfera rabbrivid, fu come avvertire il
potere sinistro della reazione a catena sui materiali ssili. Un momento pi tardi la sentii urlare. Era un
urlo da teatro, Barbara Stanwyck intrappolata da uno stupratore, e quellurlo mi pizzic la colonna
vertebrale come le dita di un gigante.
Saltai fuori dalla vasca e aprii la porta. Sentivo Joyce che gridava dal basso. Il mio unico pensiero fu
per il bambino quel prezioso melone bianco.
Sto arrivando Joyce. Coraggio cara, sto arrivando.
In camera avevo una pistola, ma in quel momento pensai solo al bisogno che lei aveva di me. Mentre
mi precipitavo gi per le scale nudo e spaventato mi resi conto che quelli erano gli ultimi passi che avrei
fatto da vivente, che saremmo morti insieme, e che saremmo potuti sopravvivere se solo fossi stato
armato.
Dapprima non la vidi. Poi la trovai davanti alla cucina economica, esattamente come era caduta,
rannicchiata in quel grazioso cedimento, bloccata, come se fosse stata minuscola, con una fetta di
prosciutto in una mano, una casseruola nellaltra, e con molte uova rotte che colavano intorno a lei. Era
pi arrabbiata che ferita, cera del burro fuso che le gocciolava dai capelli mescolandosi alle sue lacrime,
mentre dai gomiti venivano gi viscide chiare duovo.
Tirami fuori da qui, se non ti dispiace.
La liberai. Era di una calma sorprendente. Rimasi a ssare il pavimento.
Cosa stato?
Le sue dita tastarono la sporgenza, cercandovi la vita. And al telefono e compose un numero. Dica
al dottor Stanley di sbrigarsi. unemergenza . Riattacc e si diresse verso le scale.
Come successo?
Non rispose. Un momento dopo era a letto. Io le ronzavo attorno, cercando di esserle utile. Era pallida,
ma calmissima. Poi chiuse gli occhi. Mi spavent. La scossi.
Stai bene?
Credo di s.
Richiuse gli occhi. Io mi spaventai di nuovo. Corsi al piano di sotto e le portai un brandy. Non lo
voleva. Le chiesi di non chiudere gli occhi.
Sto solo riposando.
Non credo che dovresti chiudere gli occhi.

Mi riposo un momento prima che venga il dottore.


Il dottor Stanley arriv dopo venti minuti. Lo accompagnai di sopra e cominci a visitarla. La caduta
non aveva provocato danni n a lei n al bambino. Ripose il suo stetoscopio. Scesi con lui le scale e lo
seguii no alla porta dingresso. Mi pareva opportuno farci una chiacchierata da uomo a uomo su
quanto era accaduto.
Posso fare qualcosa, dottore?
No. Nulla.
Mi fredd con unocchiata. Si stava cominciando a stancare di noi. Occupavamo molto del suo tempo.
Tornai in cucina e mi fermai davanti al buco nel pavimento. Funghi e termiti avevano divorato il
legno. Si sbriciolava fra le mie dita come soce pane. Attraversai la stanza andando verso lacquaio e
picchiai con il tallone sul pavimento. Il colpo lasci un segno profondo, aprendo un buco. Sembrava che
tutto il pavimento fosse marcio. Nellangolo dove era il tavolo diedi un pugno al muro. Le mie nocche
aondarono nello stucco e nel legno spugnoso. Mi arrampicai sul tavolo per controllare il sotto, ma il
mio peso ne fece aondare le gambe. Andai in camera da pranzo e mi fermai davanti a un tramezzo
verde pallido, appena dipinto, immacolato. Alzai il pugno, ma dentro di me sentii una profonda nausea
ed ebbi paura a colpire.
La mia casa! Perch era capitato questo a John Fante? Cosa avevo fatto per stravolgere il ritmo delle
stelle durante il loro corso? Tornai al buco di Joyce e lo guardai attentamente. Sollevai un pezzo di legno
marcio. Fu allora che le vidi, quelle piccole bestioline bianche, che strisciavano nel legno morto, il legno
della mia casa, ne presi una fra le dita, con le zampette che si agitavano nellaria una termite, una bestia
inumana, e la uccisi; io che non potevo sopportare di uccidere nulla, dovetti spegnere la sua vita, per
quello che lei e la sua ignobile stirpe avevano fatto alla mia casa. Era la prima termite che avessi mai
ucciso. Per molti anni le avevo viste muoversi, osservandole con curiosa ammirazione. Ero un fermo
assertore della losoa del vivi e lascia vivere, e questo era il ringraziamento che ne ricevevo, questo
schifosissimo tradimento. Bene, allora cera qualcosa di sbagliato nella mia convinzione, sarebbero dovuti
subentrare dei cambiamenti nel mio rapporto con gli insetti, la dura realt dei fatti doveva essere
considerata, e cominciai in quellistante medesimo a farle fuori, spaccando il legno, spiaccicandole,
annientando le loro nefaste piccole vite mentre correvano in preda al panico fra le mie dita.
Un agente immobiliare di nome J. W. Randall ci aveva venduto la casa. Era magro e alato, un
cowboy in pensione, sceso dalla sella. Venne a casa a ispezionare il danno. Stritol il legno spappolato fra
le dita, scansando il nugolo di termiti che correvano sui lunghi peli del dorso della sua mano.
Signor Randall, siamo stati imbrogliati. Far causa.
Non pu fare causa a me.
stato lei a gestire la vendita.
Smith luomo che lei cerca. Faccia causa a Smith.
Smith era lispettore delle termiti.
Hai sentito questa, Joyce? Smith il nostro uomo. Lo trascineremo in tribunale.
Joyce disse: Signor Randall, lei un farabutto.
Lui si eresse.
Aspetti un minuto, cara signora.
Lei si allontan. Il signor Randall era ferito e arrabbiato. Si diresse a gran passi fuori di casa. Lo
inseguii. Sal in macchina, rabbuiato, e respirando pesantemente dal naso.
Faccio questo mestiere da trentanni. Fiamme dellinferno! Sono io che ho fatto Wilshire Boulevard!

E quella mi d del farabutto.


un po sottosopra, signor Randall. per via del suo stato.
Lasci che le dia un consiglio, glio mio. Sono nonno. Ho quattro nipoti. meglio che la signora si
calmi. Le donne incinte devono avere pensieri puri. chiaro che poi c cos tanta delinquenza minorile.
Attenzione, ragazzo. So di cosa parlo.
E con Smith?
Gli faccia causa.
Smith era introvabile. Andai nel garage che era stato il suo ucio, una capanna di stucco dietro a un
negozio di falegnameria su Temple Street. Aveva chiamato la sua compagnia Murder, Inc. Se ne era
andato. Nessuno ne sapeva nulla, tranne il fatto che era un estimatore dellangelica. Parlai con un
avvocato. Mi disse che ci volevano due anni prima di riuscire a ottenere una udienza in tribunale, e senza
Smith era tutto inutile. Un imprenditore venne a casa e ci fece un preventivo per ripararla. Disse che ci
volevano quattromila dollari.
Joyce: Con quella cifra potremmo fare dieci bambini . Quattromila! Era un coltello piantato nel
mio cuore. Barcollai in cucina, nauseato e ferito. Il danno maggiore era proprio l, in cucina. A quattro
zampe toccai la zona sotto lacquaio, cercando a tastoni. Cera un rumore. Appoggiai lorecchio al
pavimento. Laggi, a pochi pollici di distanza, riuscivo a sentirle, quelle bestie ignobili, che masticavano
letteralmente il mio legno. Era il ritmico triturare di migliaia di mandibole minuscole, che si nutrivano
della carne e del sangue di John Fante.
Poi, allimprovviso, ebbi chiaro cosa dovevo fare. Come acqua fresca, quel pensiero mi bagn. Come le
nubi che si aprivano, dopo il quietarsi della tempesta, lui mi apparve, gagliardo come la luce del sole, il
pi grande muratore di tutta la California, il pi nobile costruttore di tutti! Pap! La mia carne e il mio
sangue, il vecchio Nick Fante. Mi precipitai alle scale e chiamai Joyce.
Siamo proprio ciechi! E stupidi!
Perch?
Mio padre!
Fantastico!
Corse gi e ci gettammo luno nelle braccia dellaltra. Anche lei amava pap, e lui ladorava.
Ce lo far e non vorr nulla. Risparmieremo migliaia di dollari.
Ma lei divenne seria, malinconica.
Promettimi una cosa.
Certo.
Che non tratterai mai nostro glio come tuo padre ha trattato te.
stato un buon padre, burbero ma buono.
Una volta ha colpito le tue carni nude con una cazzuola. Me lha detto tua sorella Stella.
Me lero cercata. Avevo venduto la sua betoniera per comprarmi una bicicletta.
I bambini non si picchiano pi. Ne stata provata linutilit. negargli un privilegio.
Lui mi aveva negato la bicicletta. Inoltre era lunica betoniera che aveva.
Hai letto Wolf Child and Human Child, di Gesell?
Non lavevo fatto.
Ogni padre dovrebbe farlo. basilare.
Lo legger in viaggio per il Nord.

Due

Mia madre e mio padre vivevano a San Juan, nella Sacramento Valley, a una dozzina di miglia dalla
capitale dello stato. Vivevano in paradiso, ritiravano le loro pensioni statali, e stavano uttuando
attraverso il periodo pi placido della loro vita. Abitavano in una casetta di legno rosso della California,
di quattro stanze, con un vasto albero di co che ombreggiava il giardino retrostante. Una dozzina di
galline chiocciavano fuori davanti alla cucina, erano degli animali ben pasciuti, si ingozzavano di chi
caduti e di ricca uva tokay che proveniva dalle viti che minacciavano lo steccato sul retro. Quelle galline
deponevano uova enormi e calde che la mamma amava tenere fra le palme delle mani con ironica
nostalgia, perch cera stato un periodo nella sua vita, tanto tempo prima, in cui il numero dei bambini
superava quello delle uova.
Su una botte sotto il co dormivano i quattro gatti di pap, risplendenti divinit egizie, resi oridi dai
cuori di bue, dai cervelli di vitello e dal latte. Quei quattro gatti avevano preso il posto dei quattro
bambini che erano cresciuti e avevano lasciato la Valley per sposarsi, indebolirsi la vista e rovinarsi i
denti, perch durante i primi tempi il lavoro era scarso e pap non guadagnava mai abbastanza per poter
nutrire regolarmente i propri gli con cuori di bue, cervelli di vitello e latte.
Vivevano in un sereno isolamento, mio padre e mia madre, leggevano il Sacramento Bee e
ascoltavano la radio, raccoglievano le uova e rastrellavano le grandi foglie verdi di co, erano due persone
vicine ai settantanni, in trepidante attesa del postino che non li terrorizzava pi con i conti, e che
arrivava sempre troppo in ritardo con le lettere dei gli che se ne erano andati.
Stella non doveva scrivere. Lei e suo marito vivevano in una fattoria fuori San Juan e due volte alla
settimana portavano cassette di zucchine, pomodori, pesche, arance e burro.
Stella arrivava con le sue due bambine, e nei caldi pomeriggi pap sedeva con loro sotto il co,
dandogli di nascosto dei sorsi di vino fresco, raccontandogli storie, e domandandosi perch, nel nome di
Nostra Signora del Monte Carmelo, lui non avesse nipoti maschi. Perch pap aveva sessantasette anni, e
sebbene ammirasse le ragazze non italiane che i suoi gli avevano sposato, tuttavia le sospettava di usare
qualche imbroglio nella procreazione, di non saperci fare.
Una volta alla settimana Joe Muto arrivava con il suo camioncino Ford per portare due galloni di
chiaretto a cinquanta cent ciascuno. Portava volentieri con s i quattro nipoti, bambini con gli occhi neri
che gli assomigliavano, pap allora li guardava di traverso perch non erano suoi.
La vita senza nipoti maschi non era vita. Seduto sotto il co, pap inclinava la brocca di chiaretto, dava
una sorsata al vino fresco e rimuginava. Nel tardo pomeriggio arrivava il postino, e la mamma era al
cancello vicino alla cassetta, in attesa, facendo nta di strappare erbacce qui e l. Se non cera posta,
strappava unaltra erbaccia o due, dava nervosamente unocchiata alla strada verso Sacramento, e tornava
a casa, traballando sui suoi piedi con lartrosi. Pap guardava tutto ci giorno dopo giorno. Alla ne
perdeva la pazienza.
Porta penna e inchiostro!
La mamma obbediente usciva dalla casa con una tavola e loccorrente per scrivere, sistemava il tutto
sulla botte sotto il co, e si disponeva a buttare gi unaltra lettera di pap ai suoi tre gli: uno a Seattle,

un altro a Susanville e il terzo al Sud. Quelle erano lettere che lei non spediva mai, erano solo un gesto di
pacicazione, perch pap traeva molta soddisfazione dal dettare, si placava camminando su e gi sulle
foglie che frusciavano, e fermandosi di tanto in tanto per inghiottire pensierosi sorsi di chiaretto.
Mandala a tutti quanti. Scrivi chiaro. Scrivi esattamente quello che ti dico. Non cambiare nemmeno
una parola.
Allora lei immergeva la penna, con le ginocchia contro la botte, seduta scomodissima su una cassetta
di mele.
Cari Figli:
Vostra madre sta bene. Anchio. Non abbiamo pi bisogno di voi ragazzi. Quindi divertitevi, ridete e scherzate, e scordatevi di vostro
padre. Ma non di vostra madre. Non vi preoccupate di vostro padre. per vostra madre. Vostro padre ha lavorato sodo per comprarvi
le scarpe e farvi andare a scuola. Non rimpiange niente di niente. Non ha bisogno di niente. Quindi divertitevi, ragazzi, ridete e
scherzate, ma qualche volta pensate a vostra madre. Scrivetele una lettera. Non scrivete a vostro padre perch non ne ha bisogno, ma
vostra madre sta invecchiando, ragazzi. Sapete com quando invecchiano. Quindi divertitevi nch siete giovani. Ridete e scherzate e
qualche volta pensate a vostra madre. Per vostro padre non importa. Non ha mai avuto bisogno del vostro aiuto. Ma vostra madre si
sente sola. Divertitevi. Ridete e scherzate.
Il vostro aezionato
Nick Fante

E quando la mamma aveva terminato, lui dava un sorso alla brocca, schioccava le labbra, e
aggiungeva: Mandala via aerea.
Arrivai a San Juan a mezzogiorno, con laereo da Burbank e con lautobus da Sacramento. I miei
vivevano fuori citt, dove lasfalto niva e lultimo lampione era lontano cento piedi. Camminando per la
strada, vidi pap, oltre il vecchio steccato, seduto sotto il co. La sua tavola per disegnare era appoggiata
sopra la botte; e su di essa vi erano matite, righelli, una squadra. I gatti dormivano sullaltalena, uno
sullaltro confondendo, nel caldo, le pellicce.
Sentendo il cigolio del cancello, pap si gir, con i suoi occhi emmatici che si strizzavano per vederci
meglio attraverso le onde quasi trasparenti di calore. Era la mia prima visita dopo sei mesi. Nonostante la
vista indebolita, era gagliardissimo. Aveva delle mani spesse, simili a mattoni, e il collo era cotto dal sole,
bello come un tubo di scarico. Quando gli fui a cinquanta piedi di distanza mi riconobbe. Lasciai cadere
la mia ventiquattrore e gli tesi la mano.
Ciao, pap.
Aveva le mani di Belzeb, dure e callose, con le dita nodose e tronche del muratore. Guard in basso,
verso la mia valigia.
Cosa c l dentro?
Camicie e cose del genere.
Mi ispezion con attenzione.
Nuovo, il vestito?
Abbastanza.
Quanto?
Glielo dissi.
Troppo.
Lemozione stava aumentando dentro di lui. Era felice che io fossi a casa, ma cercava di non darlo a
vedere, con il mento che gli tremava.
Senti i peperoni? La mamma li sta friggendo.
E dalla veranda giunse un ume di olezzo di ambrosia, erano dei peperoni verdi freschi che
scoppiettavano nellolio doliva dorato, ravvivato dalla fragranza dellaglio e dal rosmarino balsamico, il

tutto mischiato con il profumo della magnolia e con la verde e intensa ricchezza delle viti nella campagna
retrostante.
Che buon odore. Come stai, pap?
Si stava rimpiccolendo. Ogni anno un po, o almeno cos pareva. N io n lui eravamo alti, ma ora,
nella sua vecchiaia avevo la sensazione di essere pi alto di lui. Anche il giardino era pi piccolo, e mi
meravigliai nel guardare il co. Non si avvicinava nemmeno alla grandezza che immaginavo.
Il piccolo. Come sta il bambino?
Ancora sei settimane, pi o meno.
E la signorina Joyce? Lui la venerava. Non riusciva a chiamarla solo per nome.
Sta bene.
alta? si tocc il torace. O bassa? la sua mano scese sulladdome.
Alta. Altissima, pap.
Bene. Signica maschietto.
Non saprei.
Che signica, non saprei?
Non si pu mai essere sicuri di queste cose.
S che si pu, se si fanno le cose giuste.
Aggrott le ciglia, guardandomi sso negli occhi.
Hai mangiato tante uova come ti ho detto?
Non mi piacciono le uova, pap.
Sospir e scosse la testa.
Ti ricordi che ti avevo detto? Mangia molte uova. Tre, quattro al giorno. Se no, una bambina .
Fece una smora e aggiunse: Vuoi una bambina?
Un maschio mi piacerebbe, pap. Ma bisogna accettare quello che viene.
Ci lo preoccup. Andava avanti e indietro sulle foglie di co. Non modo di parlare, questo. Non
va bene.
Ma pap
Si gir.
Non mi dire ma. Non mi chiamare pap! Ve lho detto e ridetto, a tutti quanti: Jim, Tony, tu. Ho
detto: uova. Molte uova. E guardali. Jim: niente. Sposato da due anni. Tony: niente. Sposato da tre anni.
E tu. Cosa hai tu? Niente . Mi si avvicin, con la sua faccia contro la mia, colpendomi con il suo ato al
chiaretto. Ti ricordi cosa ti avevo detto delle ostriche? Ora i soldi ce li hai. Ti puoi permettere le
ostriche.
Ricordavo una cartolina dettata alla mamma e spedita a Joyce e a me durante la nostra luna di miele
al Lake Tahoe. Vi era scritto che avrei dovuto mangiare ostriche due volte la settimana per aumentare la
fertilit e per concepire gli maschi. Ma non avevo seguito quel consiglio perch le ostriche non mi
piacevano. Non avevo nessuna personale animosit verso le ostriche. Era solo che non mi piaceva il loro
sapore.
Non vado pazzo per le ostriche, pap.
Questo lo colp. Con il collo piegato e la mandibola spalancata, si gett contro laltalena e si asciug la
fronte. I gatti si svegliarono, e sbadigliarono con le loro lingue rosa e alate.
Santa Madre di Dio! Questa la ne della stirpe dei Fante.
Penso che sia maschio, pap.
Tu pensi! Mi maledisse, con un caustico balenio di italiano pirotecnico. Sput ai miei piedi,
disprezzando il mio gabardine e i miei mocassini sportivi. Estrasse un mozzicone di Toscanello dalla

camicia e se lo cc fra i denti. Accese, e gett lontano il ammifero. Tu pensi! E chi ti ha chiesto di
pensare? Io ti ho detto: ostriche. Uova. Ci sono passato. Sono i consigli dellesperienza. Cosa hai mangiato
caramelle, gelato? Scrittore! Bah! Puzzi come un appestato.
Quello era proprio mio padre. Non si era rimpiccolito, dopo tutto. E il co era grande come era sempre
stato.
Vai da tua madre . Cera del sarcasmo nel suo tono di voce. Vai a dirle che bel pezzo di gliolo che
ha.
Salutare la mamma era sempre limpresa pi dicile quando si tornava a casa. Mia madre era del tipo
di quelle che svengono, specialmente se eravamo stati via per pi di tre mesi. Entro i tre mesi cera sempre
un minimo di controllo della situazione. In quel caso infatti lei pareva solo vacillare pericolosamente e sul
punto di cadere, dandoci il tempo di prenderla prima del crollo. Lassenza di un mese non comportava
nessun problema. Piangeva solo per qualche momento prima del solito fuoco di domande.
Ma quello era stato un intervallo di sei mesi e lesperienza mi aveva insegnato che non dovevo
piombarle addosso. La tecnica era invece di entrare in punta di piedi, abbracciarla da dietro, annunciarsi
con calma, e aspettare che le ginocchia le cedessero. Altrimenti avrebbe ansimato: Oh, grazie a Dio! e
sarebbe crollata sul pavimento come un sasso. Una volta per terra aveva un suo modo di rendere molli
tutte le giunture come una massa di mercurio, ed era impossibile sollevarla. Dopo che il glio ritornato
aveva annaspato e mugolato inutilmente, si alzava in piedi con le sue sole forze e immediatamente
cominciava a preparare grandi cene. La mamma amava svenire. Lo faceva con grande maestria. Tutto ci
di cui aveva bisogno era unimbeccata.
La mamma amava anche morire. Una volta o due lanno, in special modo a Natale, arrivavano i
telegrammi, annunciando che la mamma stava di nuovo morendo. Ma noi non potevamo rischiare che
per una volta fosse vero. Da tutto il lontano ovest ci precipitavamo a San Juan per essere al suo capezzale.
Moriva per un paio dore, producendo con la gola un frastuono come di casseruole, mostrando il bianco
degli occhi, e chiamandoci per nome mentre entrava nella valle delle ombre. Poi improvvisamente si
sentiva meglio, si levava dal suo letto di morte, e preparava per cena una enorme quantit di ravioli.
Era davanti ai fornelli, e mi dava la schiena, quando entrai in cucina e mi avvicinai in silenzio a lei. A
met strada, avvert la mia presenza, e si gir lentamente, con un mestolo in mano. Sembr sopraatta da
un senso di nausea, lanima che abbandonava il corpo, lascensore che precipitava senza pi controllo, il
momento di capogiro subito prima della caduta da una grande altezza; i suoi occhi si rovesciarono, il
sangue abbandon il suo viso subito pallido, le sue dita rimasero prive di forza e il mestolo n per terra.
Johnny! Oh, grazie a Dio!
Le corsi accanto e lei mi cadde fra le braccia, con i capelli del colore delle nuvole bianche vicino alla
mia spalla e le mani intorno al mio collo. Ma non perse conoscenza. Sembrava avere un attacco di cuore.
Me ne accorsi dal suo ansimare roco, dal tremito del suo corpo minuto. Con cautela la misi a sedere
accanto al tavolo. Si appoggi allindietro, con la bocca aperta, un sorriso coraggioso sulle labbra, il
braccio sinistro immoto lungo il anco, vedevo che cercava di sollevarlo, ma non aveva abbastanza forza.
Acqua. Acqua... per favore.
Le portai un bicchiere e glielo avvicinai alle labbra. Lo sorseggi con fatica, ormai troppo distante,
troppo svuotata, ormai a pochi secondi dallaltra sponda.
Il mio braccio non sento nulla il mio petto dolore il mio bambino il piccolino non
vivr abbastanza per vedere
Svenne a faccia allingi sulla tovaglia di incerata a quadretti bianchi e rossi. Io ero quasi certo che

stesse bene, ma quando le girai piano piano la faccia e vidi che le sue guance erano diventate di un cupo
viola grigiastro sentii che quella volta mi ero sbagliato, e chiamai pap urlando.
Chiama un dottore! Presto.
Ci le restitu forza. Lentamente sollev la testa.
Sto meglio. stato solo un piccolo attacco.
Adesso era il mio turno di mostrare debolezza, mi sentivo sollevato, improvvisamente esausto. Mi
gettai in una poltrona e cercai di sbrogliarmi le dita mentre a tastoni cercavo da fumare. Entr pap.
Che succede?
Mia madre sorrideva con coraggio. Era cos contenta di vedermi angosciato. Ora non aveva pi dubbi
sul mio amore. Si sent di nuovo forte.
Non nulla. Proprio nulla.
Era felicissima. Faceva le fusa. Si alz e venne dove ero seduto, mi prese la testa fra le braccia e carezz
i miei capelli.
stanco per il viaggio. Portagli un bicchiere di vino.
Pap e io capimmo. Delle bestemmie tuonarono nella sua gola, a stento udibili, mentre apriva il
frigorifero e ne estraeva una caraa di vino. Prese un bicchiere dalla credenza e lo riemp. La mamma
guardava sorridendo. Lui la guard, furioso.
E tu piantala.
I verdi occhi della mamma si spalancarono.
Io?
Piantala con questa storia.
Bevvi il vino. Era buono, venuto dalla terra calda di quelle pianure, delicatamente rinfrescato dal
ghiaccio. La mamma era contenta di avermi in cucina. Vedevo che la sua colonna vertebrale si
raddrizzava, che le spalle le si sollevavano. Mi prese il bicchiere di vino dalla mano e lo vuot. Poi mi
guard attentamente.
Che bella camicia. Te la lavo e te la stiro prima che tu vada via.
Mangiammo peperoni con formaggio di capra, mele salate, pane e vino. La lingua della mamma
frullava senza tregua, una tarma nalmente libera. Normalmente pap lavrebbe fatta tacere, ma suo
glio era a casa, e quello era un motivo per allentare le regole. Altrimenti dopo poco il suo chiacchiericcio
lo avrebbe esasperato, e lei sarebbe ricaduta nel suo bozzolo di rispettoso silenzio. Noi mangiavamo, la
mamma parlava e si aggirava per la cucina, riempiendo la stanza con frammenti di pensiero. Un
ventilatore elettrico ronzava sul frigorifero, girandosi verso destra, verso sinistra e daccapo unaltra volta.
Sembrava seguisse la mamma per la stanza, come un volto che la ssava attonito.
La mamma diceva:
Linverno stato freddo e umido. Le bambine di Stella erano bellissime. Cerano tarme nellarmadio dei
vestiti. Aveva sognato sua sorella morta Katie. Il prezzo del mangime per i polli era troppo alto. Mio
fratello Jim quando era piccolo piccolo mangiava la terra. Alle volte aveva dei dolori lancinanti alle
gambe. Portava sfortuna lavare i pannolini al chiaro di luna. Quando si perdeva qualcosa, bisognava
pregare santAntonio. I gatti stavano uccidendo i corvi. La pancetta non doveva essere tenuta in ghiaccio.
Aveva paura dei serpenti. Il tetto perdeva. Cera un nuovo postino. Sua madre era morta di
avvelenamento da cancrena. Il ghiaccio faceva male allo stomaco. Le donne incinte non dovevano
guardare le rane n le lucertole. Lamore era pi importante dei soldi. Si sentiva sola.
Mi appoggi le mani sulle spalle.

Se solo tu scrivessi una volta alla settimana


Per mezzora aveva parlato senza sosta. Era un placido ronzio che noi potevamo comprendere ma che
volevamo ignorare. Pap e io nimmo i peperoni. Mi riemp il bicchiere.
Poi la mamma disse: Hai piantato il seme del tuo bambino in questa casa. Proprio in questa casa.
Era lotto agosto, lanno scorso, fu in quella notte.
Furono le prime parole che andarono a segno. Smisi di mangiare e la guardai. Poi mi torn in mente.
Joyce e io eravamo stati davvero a San Juan lo scorso agosto. Avevamo dormito in tinello, sulla branda.
Ricordavo molto bene quella notte. Era una branda che cigolava molto e avevamo deciso di lasciar
perdere. Quella notte non cera stato nessun concepimento. La mamma si sbagliava di grosso.
No, non si sbaglia, disse pap.
Come fai a esserne cos sicuro?
La mamma sorrise. Perch ho cosparso di sale il vostro letto.
Anche pap sorrise.
Giusto. Sale nel letto. Ho dato io lordine.
Era davvero seccante. Erano troppo compiaciuti, si davano il merito di ogni cosa. Gli dissi che non
ricordavo il sale nel letto. E ci fece divertire la mamma.
Certo che no. Lavevo messo sotto le lenzuola.
Pap ridacchi.
Cos avremo un maschio.
Sale, dissi. Che sciocchezze!
Sciocco un bel niente, disse pap. Come pensi di essere nato, tu?
Nel solito modo.
Ti sbagli, di nuovo. Sale nel letto. Ce lho messo io.
Spinsi in avanti il bicchiere, perch venisse riempito di nuovo.
Superstizioni. Ignoranza.
Non darmi dellignorante. Sono tuo padre.
Non ho detto che sei ignorante.
Voglio che tu rispetti tuo padre. Questa casa di tuo padre. Qui il capo sono io.
Era rosso in faccia dallindignazione, riemp il bicchiere con le mani tremanti, versando un po di vino
sulla tavola. Rovesciare il vino portava male. E la sfortuna veniva scacciata facendo il segno della croce
con il vino caduto. Lo fece la mamma.
Tuo padre ha ragione, disse, per placarci.
Non avevamo aglio in casa quella sera, quindi pap us il sale. stata una sua idea.
Aglio? Fissai i grandi occhi verdi della mamma. Perch aglio?
Da mettere nel buco della serratura.
E fa venire i bambini?
Non bambini e basta bambini maschi.
Ci mi raggel. Provoc una smora di trionfo da parte di pap.
Senti chi dice al padre che ignorante! Non sa nulla, lui.
Inghiottii il vino, in silenzio.
Lo stesso stato con Tony e Jim, disse la mamma.
Aglio nel buco della serratura quando sono stati concepiti?
Tutte e due le volte, disse pap.
E Stella?
Ma gi sapevo la sua risposta:

Niente aglio, niente sale, nulla.


Avrebbe ribattuto, quindi mantenni il silenzio. Riemp nuovamente il mio bicchiere.
Sono arrivato solo no in terza, riett. Ma tu tu dovresti sapere tante cose, il liceo, due anni di
universit, invece sei ancora un ragazzino. Hai molto da imparare.
Ma io non ero cos ignorante come pensava lui.
Avevo imparato molto in famiglia, sin dallinfanzia, tutti quegli insegnamenti impagabili che venivano
da generazioni di progenitori abruzzesi. Ma trovavo che molte di quelle conoscenze erano di dicile
applicazione. Per esempio, avevo saputo per anni che il modo di evitare le streghe era quello di indossare
uno scialle a frange, perch cos la strega che attaccava si sarebbe distratta a contarle e non avrebbe pi
colpito. Sapevo anche che la pip di mucca era semplicemente fantastica per far crescere i capelli sulle teste
calve, ma no a quel momento non avevo avuto modo di vericare quellinformazione. Sapevo,
ovviamente, che il rimedio per il morbillo era una sciarpa rossa, e la cura per il mal di gola era una
sciarpa nera. Da bambino, ogni volta che avevo la febbre, mia nonna mi legava sempre un pezzo di
limone al polso; ogni volta abbassava la temperatura. Sapevo anche che il malocchio faceva venire il mal
di testa, e mia nonna mi mandava sempre fuori a piantare un coltello in terra quando pioveva, per
allontanare il fulmine dalla nostra casa. Sapevo che se si dormiva con le nestre aperte, tutte le streghe
del circondario sarebbero entrate in casa, ma se si doveva proprio dormire allaria fresca, un po di pepe
nero sparso sul davanzale le avrebbe fatte starnutire e le avrebbe mandate via. Sapevo anche che per
evitare il contagio quando si andava a trovare un amico malato bisognava sputare sulla sua porta. Tutte
queste cose, e molte altre, le avevo sapute per anni, e mai dimenticate. Ma si impara vivendo, e il
trattamento aglio e sale per il talamo nuziale era ancora qualcosa di nuovo. Mio padre probabilmente
aveva ragione: dopo tutto non ero cos furbo. Avevo ancora forti dubbi per sullinizio della gravidanza
di Joyce quello scorso agosto sulla branda della mamma.
Il pranzo era nito. Pap scans la sedia.
Prendi il cappello.
Il cappello io non lo portavo mai. Voleva solo dire che dovevo seguirlo. Scendemmo i gradini della
veranda e andammo sulla strada. Lui frug nella cassetta della posta, ne estrasse un mozzicone di sigaro,
e accese. Il fumo restava cos fermo nellaria immobile che lui dovette disperderlo con la mano. Il calore
riempiva il cielo immenso, blu, vasto e innito. Verso est i monti della Sierra Nevada alzavano le loro
teste orgogliose, ancora coperte dalle nevi dello scorso inverno.
La strada davanti alla casa era deserta. Dieci anni prima San Juan era stata una citt piena di
movimento, era la sede di stabilimenti per linscatolamento, ed era rinomata per le sue uve. Prima
lautostrada passava attraverso il centro commerciale, ma poi era venuta la guerra e aveva cambiato
percorso, passando a anco della citt, la quale lentamente cominci a morire. Lautostrada era al di l
dei campi di pesche e di luppolo, i turisti ci passavano accanto senza sapere che oltre i frutteti cera una
comunit di seimila persone.
Dove stiamo andando?
Senza rispondere lui si avvi per la strada. Oltrepassammo tre casette e poi non vi furono pi
abitazioni, cera solo lasfalto malridotto con le erbacce che uscivano dalle crepe e i vigneti che si aprivano
a ventaglio a nord e a sud su entrambi i lati della strada, erano migliaia di acri di moscato e tocai, un
mare di silenzio verde.
Dove stiamo andando?
Lui acceler appena il passo, no a quando arrivammo a un punto dove la strada faceva una curva e

scendeva. Era la terra di Joe Muto. Riconobbi le cime dei pali delle sue recinzioni segnate di bianco. Era il
limite della vigna di Muto non coltivata, ricoperta da una crescita confusa di querce stentate, euforbia,
con i resti di quello che una volta era stata una limonaia. L tutto cresceva selvaggiamente, erano tre o
quattro acri dove, per un motivo o per un altro, Joe Muto non aveva piantato le viti. Mio padre si ferm
davanti a quella massa di confusione verde e la indic agitando il sigaro.
Eccola.
Avanz arrancando attraverso le erbacce e io lo seguii. Proprio a met dellappezzamento, su un
promontorio da cui si poteva vedere lintera zona, si arrest e apr le braccia.
Eccola. Ecco il mio sogno.
Si chin per strappare una mandata di papaveri selvatici. Vennero interamente fuori, con la terra nera
e tenace attaccata alle radici. Lui le strinse nel pugno, e la terra calda, nera e bagnata prese la forma della
sua mano.
Qui cresce tutto. Piantaci un manico di scopa, e crescer anche quello.
Capii quello che voleva dire.
Vorresti che fosse tuo, pap? Vuoi comprarlo?
Non per me . Sorrise e dette un calcio alla terra. per il bambino. Vivr qui. Proprio qui . Dette
un altro calcio alla terra. Ecco quello che sogno. Tu, la signorina Joyce e il bambino. Io e la mamma pi
gi sulla strada. Un gran posto. Quattro acri. Per te. Per i tuoi bambini.
Ma pap
Niente ma. Sono tuo padre. Tutte quelle schifezze che scrivi. Hai denaro?
Qualche dollaro, pap.
Hai duemila dollari?
S.
Comprala. Ho parlato con Joe Muto. paesano mio. Non la vender a nessun altro se non a me.
Cosa potevo dire a quelluomo mio padre? Che potevo dire a quella faccia rovinata dal lavoro,
indurita dagli anni, ora ammorbidita dal sogno che camminando toccava con i suoi piedi? Cera il cielo
blu e i vecchi alberi di limone, e le erbacce che mormoravano sorando le sue gambe come un antico
amore; ed erano gi l, i suoi nipoti, che respiravano quellaria, si rotolavano nellerba, con le ossa nutrite
da quella terra che era il suo sogno.
Cosa potevo dire a quelluomo? Potevo dirgli che avevo comprato una casa in quella perversione
caotica che si chiamava Los Angeles, vicino al Wilshire Boulevard, un appezzamento di terra cinquanta
per centocinquanta, brulicante di termiti? Se glielavessi detto, il suolo mi avrebbe inghiottito, e il cielo mi
avrebbe annientato.
Fammici pensare, pap. Vedr cosa posso fare.
Ora ti faccio vedere unaltra cosa.
Lo seguii di nuovo sulla strada, chiedendomi come avrei dovuto dargli la notizia Perch bisognava
dirgli della casa a Los Angeles. Avrebbe dovuto essere stato messo al corrente gi da molto tempo. Eppure
non cera stata alcuna volont di nascondergli la cosa. Mi ero semplicemente dimenticato di informarlo,
niente di pi e niente di meno.
Tornammo verso casa e avvertii la sua gioia. Si accese un sigaro nuovo di zecca e mi port alla tavola
da disegno appoggiata sulla botte posta sotto il co. Cera il progetto della casa che voleva costruire su
quegli acri.
Era un progetto meraviglioso. Era una casa di pietra, e le pietre si potevano prendere in un campo non
molto lontano. Cerano tre camini, uno in cucina, uno in salotto, e uno fuori. Era un rancho fatto a elle,
di un piano, con il tetto di tegole.

Durer mille anni, disse lui. Questi sono muri da dodici pollici, pieni di sbarre di acciaio.
Bello, pap.
La costruir gratis. Tu mi aiuterai. Ho la pensione. Non voglio altro.
S. Va bene.
S, s e s. Fino a quando non ebbe nito di spiegare lultima pietra e architrave, no a quando non fu
molto felice, succhiando il sigaro e bevendo vino. Poi la frescura del pomeriggio arriv dai verdi mari di
vite, e lui fu sazio di tanto parlare. Arrotol i disegni, spense il sigaro, mise il mozzicone nella corteccia
del co, e si distese sul dondolo. Una pace grande e meravigliosa brillava sul suo volto. Non cera un
uomo pi felice di lui sulla terra. Chiuse gli occhi e si addorment. Se fosse morto in quel momento,
sarebbe andato dritto in paradiso.
Una cosa sulla mamma: niente che possa accadere la allarma. Se fossi entrato in cucina e le avessi detto
che avevo appena tagliato la gola a pap, mi avrebbe risposto: Male e lui dov?
La trovai al tavolo, che sgusciava i piselli. cos facile parlare alla propria madre; capisce anche le cose
che non capisce. Seduto l, le spiegai tutta la situazione circa la casa di Los Angeles. Nessuna
recriminazione; non sospir, non fece schioccare la lingua, n mi fece una ramanzina su come avrei
dovuto comportarmi. Sgusciava i piselli e ascoltava in silenzio mentre le dicevo il motivo per cui ero
venuto a San Juan, e perch, nelle attuali circostanze, avevo paura di dire a pap che ero gi padrone di
una casa.
Glielo dico io. Non ti preoccupare.
Ma non volevo essere in zona quando glielo avrebbe detto. Vado a fare una passeggiata in citt.
Non ti preoccupare.
Mi alzai per andarmene. Mi ferm. Cera qualcosa che le dava pensiero.
Tu e Joyce. Dormite come gli americani? Voleva dire, dormivamo separati?
Ora che incinta, dormiamo come gli americani.
Che vergogna. Il bambino non ti riconoscer.
Ci conosceremo dopo che sar nato.
Dormite allitaliana. Che ne puoi sapere tu di bambini. solitario laggi nel ventre. E lui l, tutto
solo. Ha bisogno di suo padre.
Non volevo discutere la faccenda con mia madre. Torno alle sette. Tu di tutto a pap appena si
sveglia.
Eravamo a cinque isolati di distanza dal centro. Camminavo per le strade che mi erano familiari,
ombreggiate dagli olmi, e attraverso i terreni vuoti che avevo percorso da quando avevo quattordici anni.
Quello era lanno in cui ci eravamo trasferiti a San Juan, scappati dalla neve del Colorado e dai tempi
duri. Incontrai tanta gente che avevo conosciuto molto tempo prima, e tutti sapevano del bambino. Mio
padre nelle ultime settimane era stato dappertutto, ad annunciare la notizia. Dalle verande mi gridavano
tanti auguri, mi domandavano di Joyce, perch lei era nata a San Juan, e i suoi genitori erano seppelliti
nel cimitero locale. La gente mi fermava per la strada, mi stringeva la mano, mi diceva battute sdolcinate,
e se ne andava ridendo. La paternit era una questione fondamentale a San Juan. Avvertivo un raro
senso di importanza. Anche a Los Angeles si preoccupavano, non tanto per per la donna e per il
bambino, quanto che potessi poi pagare il conto dellospedale. I nostri amici furono pi scioccati che
compiaciuti quando seppero che Joyce era incinta.
Bighellonai per due ore. Bevvi della birra al Tuscany Club, e giocai a biliardo con Reed Walker al
Sylvan Oaks. Reed era il direttore delle poste; era stato il bello del liceo di Joyce. Nemmeno una delle

persone che incontrai quel pomeriggio era alloscuro dellarrivo del bambino, nemmeno Lou Sing, che
abitava in uno degli edici di mattoni un po cadenti che formavano la Chinatown di San Juan. Ci
sedemmo davanti allerboristeria di Lou e giocammo a scacchi, mentre i suoi molti gli urlavano e si
divertivano per la strada. Alle sette non era ancora buio. Le luci del padiglione del San Juan eater si
accesero.
Improvvisamente fui permeato dallo spirito di Joyce, e mi sentii solo senza di lei. Era stata la citt a
suggestionarmi, il sapere che aveva giocato in quelle stesse strade da bambina, e fui pieno di un desiderio
improvviso e oscuro. Andai a una stazione di servizio e la chiamai. Le dissi che la mia missione era stata
un fallimento, che sarei tornato a casa il pi presto possibile. Mi domand della citt, di che aspetto
aveva.
Ti ricordi lalbero del pepe della mamma nel giardino dietro la casa? mi domand. ancora l?
Lhanno tagliato? Le dissi che sarei andato a vedere.
La mia prima bambola seppellita sotto quellalbero. morta per delle ferite da coltello stata
scalpata dagli indiani.
Una morte orribile.
Aveva la testa tutta rotta. Era stato il cane. Ho pianto moltissimo.
Riattaccai e andai su Lincoln Street proprio dove Joyce aveva vissuto da bambina. La casa era stata
buttata gi anni prima, e la citt ora usava quel terreno come parcheggio per i bulldozer, le ruspe e
lattrezzatura per riparare le strade. Lalbero del pepe era sempre l. Mi fermai sotto di esso, ne toccai il
tronco. Mia moglie mi mancava moltissimo. Cerano delle formiche che avanzavano sulla corteccia. Ne
presi due piccole, me le misi in bocca, le masticai e le ingoiai. Poi tornai a casa da mia madre.
Pap non cera. La tavola in cucina era apparecchiata con i piatti per noi tre. Seduta alla nestra, la
mamma recitava il rosario. Il crepuscolo oscurava la stanza. Lei sorrise senza parlare, facendo intendere
che aveva parlato con pap. Aspettai che nisse. La cena era in caldo sulla cucina: fegato e pancetta,
piselli cotti con le cipolle, spinaci e formaggio. Assaggiai tutto, bevvi un bicchiere di vino, e aspettai. Lei
recit lultima preghiera, baci la croce, e ripose il rosario nella tasca del suo grembiule.
Cosa ha detto?
Niente. Nemmeno una parola. solo uscito.
Dov?
Alz gli occhi e scosse la testa. Pap era in citt, a bere per dimenticare i suoi guai.
Non gli d nessuna colpa, mamma.
Ha preso dieci dollari.
Che dierenza fa?
Berr del brandy. Li spender tutti.
Bene. Peggio per lui.
Oh, non sono preoccupata. Ho detto il rosario. Star bene. Ma spender dieci dollari.
Tirai fuori il portafoglio e le detti cinque biglietti nuovi da venti dollari.
Non posso accettarli, disse. Ne avrai bisogno per il bambino . Poi ripieg i soldi e li inl nella
camicia. Non dovrei proprio tenerli. Non so cosa mi sia preso . Io sapevo bene, ovviamente, cosa
sarebbe capitato a quei cento dollari. Il momento stesso che me ne fossi andato lei li avrebbe spediti per
posta aerea a mio fratello Jim, che attraversava un periodo dicile a Susanville.
Mi serv la cena. Eravamo soli, ero tutto per lei, e mi preparai, sentivo che sarebbe successo. Infatti
cominci a muoversi, quelle mosse delle madri dalle quali non ci si pu difendere. Si mise dietro di me e

mi tocc i capelli. Mi carezz le orecchie. Appoggi le braccia sulle mie spalle, strusciandomi il torace con
i palmi delle mani. Io continuavo a toccare gli oggetti sul tavolo, districandomi da ogni sua nuova presa.
Alla ne aerr la mia mano sinistra e cominci a esplorarne le dita. Provai piano piano a tirarla via, ma
lei non la lasciava, e baciava ogni dito. Provai piet per lei, per tutte le donne con la loro grande e
struggente passione materna. Poi trov un piccolo segno sul collo dove un gatto mi aveva graato
quando ero bambino, e ci fece emergere un nuovo aspetto della sua solitudine; corse alla cassapanca in
camera da letto, e io capii quello che sarebbe accaduto. Port infatti una mia fotograa di quando avevo
sei mesi, con gli occhi spalancati e nudo su un piedistallo di velluto. Saltai su.
Per piacere, mamma. Per lamor di Dio, quello no.
Lei ripose la fotograa e si mise a sparecchiare. Io bevvi del vino, guardai lorologio sulla cucina e
iniziai a leggere il Sacramento Bee. La mamma prese lo scolapasta pieno di avanzi e si diresse nel
pollaio. Torn subito con tre uova. Ne scelse uno e me lo port a tavola.
Senti. caldo, della chioccia.
Non avevo voglia di sentirlo. Caldo o freddo, non volevo averci niente a che fare.
Senti com piacevole e caldo.
Non lo feci. Mi limitai a ssarlo. Anche luovo mi ssava di rimando come un occhio bianco e ovale,
malinconico, stupido.
Ti fanno bene. Mangiane tante.
Portalo via. Mettilo da qualche altra parte.
Il tempo passava. Guardai lorologio e mi misi in ascolto per sentire se ci fossero dei passi in giardino.
Era bello rivedere i miei, ma ora volevo andarmene. Per quanto avessi la prenotazione per il volo
dellindomani, e un biglietto per pap, presi in considerazione la possibilit di andarmene quella sera
stessa. Avevo reso pap infelice. Meglio andarsene e lasciare che la distanza lo ritirasse su.
Quel pomeriggio la mamma aveva disfatto la mia valigia. Stava cominciando unaltra ispezione di
quello che conteneva. Voleva sapere il prezzo di ogni cosa. Avevo portato un altro paio di pantaloni. Li
tolse dallarmadio e li appoggi sul tavolo. Ne esamin i risvolti, il cavallo, la cerniera. Cera una macchia
di cibo sul davanti. La scopr e proruppe in unesclamazione.
E questo cosa sarebbe?
Non ti preoccupare, mamma. Mettili via.
Distese i pantaloni sul tavolo e fece una gran scena. Prese uno straccetto, del sapone e dellacqua e
cominci a sfregare in quel punto.
Mi domando cosa sia.
Per piacere, mamma. Lascia stare.
Non se ne vuole andare.
Continu a fare tentativi. Saltai su dalla sedia e le levai i pantaloni di mano.
Li mander in tintoria.
Costa denaro.
Non mi importa.
Ma Joyce non si occupa dei tuoi vestiti?
Certo che s.
Mandarli in tintoria ecco come fanno gli americani.
Uscii sulla veranda e mi sedetti al chiaro di luna. Le stelle galleggiavano basse e fredde. A trenta miglia
verso est brillavano le nevi della Sierra, come stelle anche loro, distanti e solitarie. Un aereo attravers il
cielo, con le luci verdi e rosse che si accendevano e si spegnevano. Mi mancava mia moglie, ed ero
preoccupato per mio padre. Erano le dieci. Cera un volo a mezzanotte da Sacramento che andava al Sud.

Mi decisi: avrei trovato pap, lo avrei riportato a casa, e avrei preso quellaereo.
Poi sferragliando arriv una macchina con le luci oche. Era il vecchio Ford di Joe Muto. Joe era al
volante. Si ferm davanti casa. Andai al cancello e ci salutammo.
Stai cercando tuo padre? disse.
Lo hai visto?
sul mio terreno. Ora. Credo che abbia bevuto troppo.
Salii sul camioncino e lui fece inversione. Avanzammo a balzi sulla strada piena di buche che avevo
percorso quel pomeriggio con mio padre.
Lho sentito, disse Joe. Sta abbastanza male.
Scendemmo gi per la collinetta dove la strada curvava a sinistra no a quando arrivammo alla zona
di terra non coltivata. Joe ferm il camioncino e io saltai gi. Era tutto illuminato dal chiaro di luna. Una
comunit di rane e di grilli riempiva laria con i richiami per laccoppiamento. Poi vidi mio padre. Era
seduto sotto uno dei vecchi limoni, con una bottiglia in mano. Se anche mi vide, non mi prest
attenzione. Joe Muto rimase in macchina e io avanzai attraverso le erbacce fruscianti.
Mio padre stava parlando da solo.
Non ti preoccupare per tuo nonno. Non cos vecchio come credono loro. Avrai la tua casetta,
gliolo. Tuo nonno non ancora morto. Tutti cercano di uccidere un vecchio, ma tuo nonno non
ancora nito.
Strinsi i denti per ricacciare il dolore.
Pap.
Mi vide davanti a lui e appoggi la bottiglia da un lato, fra le erbacce. Poi volt la testa verso lalbero e
pianse abbandonandosi allamarezza. Non riuscivo ad andargli vicino. Joe chiam dal camioncino,
domandando se andava tutto bene. Io arrancai attraverso le erbacce, tornando sulla strada.
Sta bene. Lo porter a casa.
Hai litigato con il tuo vecchio?
Vai pure. Nessuna lite. Grazie.
Se ne and. Mi sedetti sul bordo della strada ad aspettare, e mi accesi una sigaretta. Ero l, impotente.
Dopo circa venti minuti mio padre arriv avanzando a fatica attraverso lerba alta. Sapeva che ero l. Non
fu sorpreso di vedermi.
Andiamo a casa, disse.
Era sobrio, sospirava profondamente a ogni passo. Camminammo in silenzio luno accanto allaltro. La
notte era calda e dolce. Verso nord riluceva limmensa cupola dorata del Campidoglio. Era avvolta in un
alone rosso ed emergeva dalle luci della citt.
Come ti senti, pap?
Io? Ci sono abituato. Un giorno sarai vecchio, e avrai dei gli fra trentacinque, quaranta anni.
Ricorda quello che tuo padre ti ha detto stanotte: ti feriscono sempre.
Che cosa tremenda.
Per un po non disse altro. Ci avvicinavamo alla casa. Cera la luce accesa, nella veranda. Vedevamo la
mamma, con uno scialle appoggiato sulle spalle, che veniva a cercarci.
Cosa stanno facendo le termiti a casa tua? disse pap.
Beh quello che fanno le termiti.
Ma non hai fatto ispezionare la casa prima di comprarla?
Gli raccontai tutto: Potresti venire, pap? Ci aiuteresti. Ho comprato un biglietto daereo anche per
te.
Niente aereo per me. Nossignore.

Verrai, pap? Prenderemo il treno.


Treno, s. Aereo, no.
Bene, pap. Ottimo.
Sarebbe quindi venuto a riparare la mia casa. Volevo che venisse anche la mamma, ma lei decret che
doveva rimanere a casa per badare ai gatti e ai polli. Era contentissima, perch il treno la riempiva di
terrore. Laveva preso solo una volta in vita sua. Era lestate del 1912, per una gita di 35 miglia durante la
luna di miele, da Denver a Colorado Springs. La nostra famiglia non raggiunse la California in treno.
Caricammo tutto quello che fu possibile sul furgone di pap e vagammo per la statale 40 no a quando
arrivammo a San Juan.
Mio padre, comunque, era un esperto viaggiatore ferroviario. Aveva fatto la sua esperienza nel 1910,
da New York al Colorado, eettuando la traversata in un vagone. E non era stato il suo ultimo viaggio
con quel mezzo. Tre anni dopo, da solo, si era imbarcato su un treno a scartamento ridotto da Denver a
Boulder, coprendo una distanza di trenta miglia. Successivamente, aveva fatto la gita in luna di miele a
Colorado Springs con la mamma. Con una tale esperienza alle spalle, dava mostra di una ammirevole
condenza con la ferrovia. Ora frequentemente due o tre volte lanno saltava su un locale di
Sacramento per andare alla capitale dello stato e ritorno. I treni non rappresentavano alcuna fonte dansia
per quelluomo.
Il treno per Los Angeles il West Coaster partiva da Sacramento alle sei di sera. A colazione
decidemmo di prendere quello successivo. Chiesi in prestito la macchina a mio cognato e andai in citt
per organizzare tutto. Cancellai le prenotazioni dellaereo e presi dei posti sul West Coaster di quella sera.
Il treno era quasi tutto occupato, ma riuscii a trovare delle cuccette per noi sulla carrozza di prima classe.
Volevo che il mio vecchio viaggiasse comodo, e mi accertai che gli dessero una cuccetta in basso.
Unora prima della partenza del treno ero di nuovo a San Juan. Cerano Stella con le bambine e Steve,
suo marito. Pap era vestito e pronto per andare. Indossava uno strano assortimento di cose: una tuta
blu con la pettorina, una camicia nera con la cravatta bianca, e una giacca a doppio petto marrone.
Riconobbi la giacca come una parte del vestito che gli avevo regalato un anno prima. In realt, aveva un
guardaroba ben fornito di vestiti e di giacche dei suoi gli, perch avevamo tutti la sua stessa taglia.
Aveva di sicuro almeno quattro o cinque completi, ognuno dei quali sarebbe andato bene per il viaggio.
Perch la tuta? domandai.
Si guard.
Che c che non va?
Non hai anche i pantaloni di quella giacca?
Non mi piacciono.
Era seduto al tavolo di cucina, con il viso rasato e incipriato, i capelli con la scriminatura ben segnata.
Il suo collo taurino sotto la camicia nera sembrava gono a causa della cravatta bianca che stringeva.
Eppure aveva quellaspetto distinto che ha un uomo sul punto di intraprendere un lungo viaggio.
Stella disse: testardo. Non vuole essere in ordine e pulito.
Io sono pulito. Quello che ho addosso pulito e appena lavato.
Ma la tuta! Sul treno.
Ho viaggiato in treno da prima che tu nascessi. Quindi a tuo padre non gli puoi insegnare niente sui
treni.
Non c bisogno di andare in giro sembrando un vecchio muratore.
Che c di male a posare mattoni?

E quel vestito grigio? suggerii. Potrebbe essere pi fresco sul treno.


Si alz in piedi con la faccia rossa e arrabbiata.
Vuoi che venga? Vuoi che ti aiuti con la casa?
Quello era esattamente il mio desiderio.
Allora non dirmi quello che devo mettermi addosso. Non sei cos furbo, non te lo dimenticare.
Comprare una casa con le termiti!
Ci pose ne alla questione. Non volevo certo perderlo.
Il suo bagaglio fu appoggiato accanto alla porta, cerano due valigie di nta pelle macchiate di vernice
legate con un lo da bucato, e una sacca di stoa con gli attrezzi. Nel frattempo la mamma si era tenuta
al di fuori dalla discussione, intenta a mettere alcune cose in uno scatolone di cartone che una volta
aveva contenuto del latte condensato. Andai a vedere cosa stava facendo. Stava preparando le provviste
che avrei dovuto portare a Los Angeles con me. Lo scatolone conteneva quattro conserve di pomodoro
fatte in casa, ognuna di un quarto di gallone, e altrettanta di confettura di chi. Cera anche del
formaggio di capra e una torta al cioccolato appena sfornata.
A Los Angeles non fanno buone torte, disse.
Non riuscii a capire come avesse avuto quella informazione, ma non replicai. Poi mi mostr un
mazzetto di basilico dolce appena colto dallorto, legato con un nastro rosso dal quale pendevano due
medaglie di piombo della Beata Vergine Maria.
per far nascere vivo tuo glio. Ogni notte, appendilo ai piedi del vostro letto.
Dissi che lavrei fatto.
Pap venne avanti con un rotolo di lo da bucato e cominci a legare lo scatolone. La mamma mi
condusse allacquaio per una chiacchieratina condenziale. Apr un cassetto pieno di spezie e ne estrasse
uno spicchio daglio. Con lunghia lo sbucci nudo e bianco. Poi lo baci e lo inl nel taschino della mia
giacca.
Tienine sempre un po in tasca, giorno e notte. Non stare mai senza.
Lo so. Fa venire i maschi.
Lei sorrise con condiscendenza, unendo le mani.
Per me non me ne importa. Maschio o femmina, sempre mio nipote. Lo amer comunque. Ma
tuo padre vuole un maschio. per far piacere a lui, laglio.
Lacuto euvio che ne proveniva mi accoltell le narici, e capii che appena possibile avrei dovuto
liberarmene, altrimenti tutti i miei vestiti ne sarebbero rimasti intrisi. Era tempo di andare via. Steve e
pap portarono il bagaglio in macchina. Sentii distintamente il gorgoglio delle bottiglie di vino in una
delle valigie. La mamma non mi vide mentre mi levavo laglio dalla tasca e lo buttavo nella siepe della
vite. Venne alla macchina con me. A causa delle bambine, lei e Stella non ci avrebbero accompagnato.
Pap baci le due bambine, la mamma, poi pianse un po, dicendole di non scordare di aggiungere una
manciatina di prezzemolo nel cibo dei gatti quando faceva caldo. La mamma si stava comportando in
maniera coraggiosa e lott per non svenire quando ci abbracciammo e ci baciammo per salutarci. Steve
volt la macchina, suonando il clacson mentre facevamo cenni con le mani, e allora la mamma svenne.
And gi con grazia sulla strada accanto allo steccato quando la macchina si allontan. Stella era vicino
a lei, non sembrava particolarmente scossa, e rispondeva ai nostri cenni, mentre la mamma pareva aver
perso conoscenza del tutto, con la testa sul petto, la mano che lottava per salutarci, poi nalmente si
accasci nella polvere. Avremmo dovuto fermarci per rianimarla, ma non cera tempo, e pap era
impaziente di ristabilire un contatto con il treno.
Sta benone. Andiamo.
Svoltammo la curva, le gomme producevano un ronzio costante sulla bella autostrada verso

Sacramento. Tirai un sospiro di sollievo e cercai a tastoni una sigaretta. La mia mano n su qualcosa di
caldo e appiccicoso nella tasca. Tirai fuori uno spicchio daglio. Era l sulla mia mano, nudo, bianco e
feroce. Lo avrei buttato via, ma anche pap lo stava guardando.
Bene, disse. Cos s che mi piaci. Anchio ho il mio.
Estrasse un portamonete con molti scomparti. In uno di questi cera uno spicchio daglio. Anche mio
cognato lo vide.
Non funziona, disse Steve. Stella e io labbiamo provato due volte.

Tre

Era il mio primo viaggio in treno con pap, e fu un incubo. Dal momento in cui dicemmo addio a
Steve ed entrammo nella stazione, fu un susseguirsi di dicolt. Avevamo cinque colli: la sacca degli
attrezzi di pap, le sue due valigie di pessima qualit, lo scatolone legato con lo spago che conteneva le
conserve fatte in casa, e la mia ventiquattrore. La sacca degli attrezzi, da sola, pesava cinquanta libbre,
perch era piena di scalpelli, di martelli e di altri grossi pezzi di acciaio che si usavano nel mestiere. Tre
facchini ci videro lottare sotto quellequipaggiamento e corsero da noi per darci una mano. Io gli mostrai i
nostri biglietti e uno di loro cominci a riempire una ricevuta. Pap era attonito.
Che succede? Cosa vogliono?
Ci portano questa roba al nostro vagone.
E bisogna pagare? Quanto?
Cinquanta cent sembrava ragionevole.
Sei matto? Lo faccio da solo, gratis.
Ascolta, pap. Si fa cos. Il treno a miglia di distanza.
Non si rassegnava. Ordin al facchino di andarsene. In quella nera ci sono due bottiglioni di vino. Li
potrebbe rompere.
Ci far molta attenzione, signore, disse il facchino.
Niente da fare.
Per favore, pap. Almeno fagli portare la sacca degli attrezzi.
C una cazzuola l dentro, ha quarantanni. Quegli attrezzi costano duecento dollari.
Come vuole, signore, sorrise il facchino.
Lo ringraziai. Ci arrangeremo, dissi. Tenga.
Gli tirai un quarto di dollaro. Lui lo prese al volo, sorrise e si allontan. Pap sbatteva gli occhi,
incredulo.
Gli hai dato dei soldi? E perch?
Si deve pur mangiare.
Allora rincorse il facchino, urlandogli di tornare sui suoi passi, ehi, tu, torna indietro. Il facchino
obbed, sorpreso e sorridente. Pap indic le valigie.
Portale tutte meno che questa . Scosse una delle valigie legate, sent la risata gorgogliante del vino
imbottigliato, e sembr soddisfatto. Il facchino riemp le ricevute per gli altri colli e li caric nel carrello.
Pap rimase a controllare loperazione.
Non perdere quegli attrezzi. L dentro c una livella che mi costata venti dollari.
Star molto attento, signore.
Pap rimase dubbioso. Quando sono arrivato da New York ho avuto dei problemi con quei tipi.
Attraversammo il sottopassaggio e seguimmo la corrente formata dagli altri passeggeri che scorreva
verso i treni. Era una passeggiata tranquilla, mancavano ancora dieci minuti prima della partenza del
nostro West Coaster. Improvvisamente una mezza dozzina di marinai arrivarono precipitandosi per il
sottopassaggio, correndo forte per prendere il San Francisco Limited. La loro agitazione fu contagiosa e

molti che stavano camminando, si misero a correre anche loro. Uno di questi era pap. Con la valigia che
oscillava, avanzava a piccoli passi per il corridoio, dicendomi di muovermi, di sbrigarmi. Mi misi al suo
passo, ma non era abbastanza veloce per lui. Ormai distanziato, lo vidi raggiungere il treno e cercare di
salire dal primo sportello aperto. Un ferroviere glielo imped. Stavano discutendo animatamente quando
arrivai, limpiegato stava insistendo per sapere il nostro numero di carrozza e pap con altrettanta enfasi
gli diceva che non faceva alcuna dierenza. Il nostro era il vagone 21, lontano verso il fondo. Per tutto il
tragitto pap continu a brontolare a causa della stupidit dei ferrovieri, e di come le cose fossero
cambiate dal suo viaggio a New York, cambiate in peggio.
Vagone 21. Vagone 81. Che dierenza fa? C solo un treno, e va tutto a Los Angeles.Provai a
spiegargli, ma mi interruppe.
Figlio, ho viaggiato in treno da prima che tu nascessi. Perno da prima di incontrare tua madre. E tu
vuoi insegnare a me qualcosa sui treni?
Salimmo sulla carrozza 21. Il facchino arriv nello stesso momento, con il sudore che grondava dalla
sua faccia scura mentre lottava con la sacca degli attrezzi. Pap si sedette e si accese un sigaro.
Immediatamente laddetto alla carrozza 21 arriv e gli disse che non si poteva fumare tranne che nel
bagno degli uomini. Accigliandosi, pap spense il sigaro con il tacco.
Ma che razza di treno questo?
Bagno degli uomini in fondo al vagone, disse laddetto. Aveva quasi settantanni, i capelli bianchi e
molte rughe intorno agli occhi. Il facchino intanto era tornato con il resto dei bagagli. Si asciug il sudore
dalla fronte, e tir fuori la lingua.
Hai bisogno di bere qualcosa, disse pap.
Un bicchiere non si riuta mai, rise il facchino.
In un attimo pap sleg la valigia nera e la apr. Cerano due bottiglioni di chiaretto da un gallone
ciascuno avvolti dentro degli asciugamani. Cera una terza sacca, piena da scoppiare. Vi guardai dentro.
Conteneva due pagnotte tonde di pane casereccio e un formaggio di capra della grandezza di un pallone
da calcio. In fondo alla sacca cera un salame lungo un piede e una gran quantit di mele e di arance.
E questo a che serve?
Si deve pur mangiare, rispose secco.
Il facchino si sbellicava dalle risate.
Giusto. Bisogna pur mangiare sul treno.
Questo piacque a pap. Il facchino non era poi cos male, dopo tutto. Sorrise, con la faccia che
diventava rossa mentre provava a stappare il bottiglione di vino. Ti ho gi visto da qualche parte,
disse. Non hai mai portato lo sparviero a Denver, Colorado, nel 1922, 23?
Il facchino era deliziato.
No, io no nossignore! Sono capace solo di portare i bagagli.
Pap lev il tappo dal bottiglione. Mentre lo porgeva al facchino, lasciugamano cadde, e il bottiglione
apparve improvvisamente, rosso scuro e scioccante, come una bomba. Il facchino era attonito.
Forse faremmo meglio a tornare dove si pu fumare.
Pap lo segu no alla ne della carrozza, con il bottiglione in braccio come se fosse stato un beb, e si
inlarono come frecce nel bagno. Il vagone 21 si stava rapidamente riempiendo. La gente nel corridoio
guardava accigliata le valigie aperte, lo scatolone legato, la sacca degli attrezzi sporca di calcina. Non
cerano dubbi: tutta quellattrezzatura levava molta della classe al vagone 21 e cerano buoni motivi per la
disapprovazione degli altri. Dal bagno sentivo il facchino che si torceva dalle risate. Chiusi la valigia e
decisi di andarci anchio.
Il facchino lo stava presentando al nostro inserviente.

Voi due signori starete molto insieme. Signor Randolph, mi permetta di presentarle il mio buon
amico, il signor Fante.
Si dettero la mano.
Randolph? disse. Randolph? Ha mai portato uno sparviero, signor Randolph? Su a Boulder,
Colorado, 1916, 1917?
Novecentosedici? No, signore. Avevo un cugino, per. E lui portava lo sparviero. Gi a Montgomery,
Alabama. Molto tempo fa.
Ecco, lui, disse pap. Mi pareva.
Il facchino si stava di nuovo sganasciando. Il signor Randolph beveva a lunghe ed esperte sorsate dal
bottiglione, inclinandolo con il gomito sollevato. Schiocc le labbra e lo porse a pap, che vi si attacc con
amore. Poi lo pass al facchino.
Signor Randolph, cominci pap. Il problema con i bianchi in questo paese
Ma non and oltre, perch improvvisamente ne ebbi abbastanza delle sue stramberie. Non cera nulla
di male nel bere con degli altri esseri umani, ma cera un tempo e un luogo per ogni cosa, e lo spettacolo
di quel vecchio in tuta che se la spassava avanti e indietro su un vagone ferroviario con un gallone di
vino e che nutriva mani mercenarie sembrava passare il limite. Inoltre, non era obbligato a indossare la
tuta.
Lo riportai nel nostro scompartimento mentre il treno usciva da Sacramento. Era umiliato e taciturno.
Ripose uno dei bottiglioni nella valigia, ma laltro lo tenne pronto sotto il sedile. A quel punto tutti quelli
che erano nel vagone, uomini e donne ben vestiti, sapevano del bottiglione rosso che balzava alla vista
ogni volta che lui gli dava una sorsata.
Figli bah, borbott.
Odiano il loro padre
Si vergognano della propria carne e del proprio sangue
Meglio morire. Ti seppelliscono. Ti dimenticano
Ho lavorato duramente tutta la vita. Ingiuriato dalla mia carne e dal mio sangue
Pronto ad andarmene in qualsiasi momento. Ho fatto il mio dovere
Quando sei vecchio, ti buttano fuori
La sua voce si spargeva. Il suo tono era abbastanza alto da raggiungere molte orecchie. Intorno a me
avvertii gli altri che covavano qualcosa, le teste che si giravano, gli sguardi scioccati, la piet per il mio
vecchio. Il signor Randolph non aiut la situazione. Con toccante sollecitudine port a pap un cuscino,
sorrise con tenerezza, gli domand come si sentiva.
Si rilassi, ora, signor Fante. Le auguro un buon viaggio. Qualsiasi cosa voglia, deve solo suonare il
campanello. Ha degli amici su questo treno. Moltissimi amici.
Delle lacrime bruciarono gli occhi di pap.
Cerco di andare avanti, signor Randolph. Non voglio dare noia a nessuno. C molta gente per bene
su questo treno. Delle signore ranate e dei gentiluomini. Faccio del mio meglio.
Io mi morsi le unghie e rimasi immobile. Un cameriere attravers il vagone suonando il campanello
per la cena. Fu un sollievo. Detti una pacca sulle spalle di pap.
Andiamo, pap. Una buona cena quel che ci vuole.
Sto bene, glio mio. Vai tu. Non voglio darti altra noia. Ho qui il mio mangiare. Cerco di farti
risparmiare qualche soldo, gliolo.
Una cosa era certa: io non volevo salame, formaggio di capra, pane e vino per cena. Prima il mio
pensiero era volato a un paio di Martini secchi, a una bistecca e a una buona insalata. Ora tutto quello
che volevo era una tazza di ca nero e la possibilit di andarmene per un po. Una dozzina di occhi

gelidi mi osservarono mentre barcollando mi avviavo per il corridoio verso il vagone ristorante, a quattro
carrozze di distanza.
La lontananza oper la magia. Il mio appetito torn. Presi due Manhattan e una bistecca piccola.
Quando il treno lasci Stockton mi sentii di nuovo bene, e rimasi a trastullarmi in attesa di una seconda
tazza di ca. Era buio, ora. Una dopo laltra le cittadine della San Joaquin Valley sfrecciarono via, luna
simile allaltra, ingioiellate dai lampioni. Il matre della carrozza ristorante mi port il conto. Misi una
mano in tasca e insieme alle monete tirai fuori un oggetto bianco e tenero. Era un altro spicchio daglio.
Emanava un odore forte e selvaggio, pulito e caustico. Lo feci cadere in un bicchier dacqua.
Mentre mi alzavo per andarmene, arriv un controllore a vedere i biglietti. Esamin il mio.
Oh, disse. Lei il glio del vecchio.
Non ha voluto cenare, sbottai. Voglio dire, si era portato la cena con s.
Lui strinse le labbra, vago. Strapp i talloncini e mi rese i biglietti. Aveva gli occhi freddi come ostriche.
Onora il padre e la madre, disse.
Non mi piace il formaggio di capra.
Arricci le labbra. Mi odiava.
Nel vagone 21, pap stava spezzando dei cuori. Lo trovai che consumava un semplice pasto di pane,
formaggio e salame, il tutto accompagnato da occasionali sorsate di vino. Mangiava sbocconcellando il
cibo, era un gentiluomo a tavola. Il suo coltello da tasca giaceva aperto sulle sue ginocchia, e il suo cibo
era disteso sul sedile davanti a lui. Il signor Randolph aveva fornito un tovagliolo, ed era rimasto nel
corridoio, ad ascoltare con occhi inteneriti pap che parlava. Stava raccontando dei tempi dicili e duri
della sua giovinezza negli Abruzzi; di come aveva cominciato a lavorare a dieci anni, apprendista presso
un crudele scalpellino che lo imbrogliava con le sue paghe di tre cent al giorno; di come sua madre lo
raggiungeva in cantiere nella tenuta del Duca degli Abruzzi aiutandolo a trasportare grosse pietre su per
una scala che portava allimpalcatura. Era una storia tragica, e vera, perch anchio lavevo sentita molte
volte prima di allora; ero cresciuto ascoltandola; era un racconto di miseria paesana che rimescolava il
sangue, e quelli che erano vicini a lui sul vagone 21 erano profondamente commossi dalle parole di
quelluomo semplice che si contentava di un pezzo di pane, del formaggio e del salame mentre suo glio
si satollava con dissolutezza di cibi lussuosi.
Mi sedetti accanto a lui, piegai le spalle, e desiderai fortemente un cappello per potermi coprire la
faccia. Lumile voce di pap, ora ricca di gratitudine, si diresse verso il signor Randolph e verso tutti gli
altri.
Ma Dio Onnipotente stato buono con me. Sono un cittadino americano. Lo sono stato per
venticinque anni. Ho quattro bei glioli. Li ho tirati su e mandati in questo grande paese che il nostro.
un posto meraviglioso, questa America. stata buona con tutti noi. Dio benedica gli Stati Uniti
dAmerica.
Un signore corpulento vestito di tweed seduto dallaltra parte del corridoio si chin verso di noi e or
un sigaro a pap. Era un sigaro costoso, custodito in un astuccio a forma di proiettile. Con semplice
dignit pap lo accett, inchinandosi allaltezza della vita.
Grazie, signore. Lo terr per quando nascer mio nipote. troppo buono per fumarlo adesso.
Era molto commovente. Luomo in tweed guard la sua grossa moglie bionda, il cui petto palpitava, e
il cui viso esprimeva tenerezza. Lei sussurr qualcosa, e luomo in tweed estrasse un secondo sigaro. Pap
protest dicendo che era troppo, troppo, ma si lasci persuadere ad accettarlo. Il signor Randolph lo
invit a tornare nel bagno per godersi il regalo, e pap acconsent. Con molta cura ripose il pane, avvolse
il salame in uno stronaccio, e inl il suo formaggio di capra in una sacca.
Non and sprecata nemmeno una briciola. Chiuse la valigia e si alz in piedi. Era teso, ma bisognava

avere lesperto occhio di un glio per accorgersene. Il signor Randolph lo accompagn per il corridoio.
Delle teste si girarono per vederlo passare. Lasci dietro di s una scia di amore.
Mi appoggiai contro il nestrino e guardai sso davanti a me. Mi sentivo solo e senza amici. Lassenza
di pap creava una lacuna che si poteva avvertire perfettamente. Il treno procedeva sussultando. Luomo
in tweed e sua moglie si alzarono per andare al vagone ristorante. Non ero degno di un suo sguardo, ma
sua moglie abbass gli occhi verso di me e le sue narici ebbero un fremito. Torn il signor Randolph.
Lanziano gentiluomo desidera la sua valigia nera.
Porsi al signor Randolph due dollari bruciati dallaglio.
Faccia in modo che abbia tutto quello che desidera.
Non si preoccupi.
Sent lodore dellaglio e mi guard con sospetto.
Dopo pochi minuti era tornato nello scompartimento, per preparare le cuccette. Andai in bagno. Pap,
con gli occhi rossi, era seduto al nestrino e borbottava fra s e s. Lambiente era pieno del fumo di un
sigaro costoso.
Stanno facendo le cuccette, pap. Faresti meglio ad andare a letto.
Vai tu, gliolo. Divertiti. Ridi e scherza, non preoccuparti di tuo padre.
Credo che dovresti andare a letto.
Non io. Niente letti sul treno per Nick Fante. Me ne rimango qui.
E l rimase. Io tornai alla carrozza ristorante e presi un brandy. Quando tornai al vagone 21 il signor
Randolph aveva sistemato tutte le cuccette. Il bagno degli uomini era pieno, cerano dei passeggeri che si
lavavano la faccia, i denti, e che si preparavano per il riposo. Tutti chiamavano mio padre Pap e gli
auguravano la buona notte. Nessuno ebbe una parola per me. Strinsi i denti e assunsi unaria di sda,
fumando sigarette e anelando alla mattina seguente, quando quel nero viaggio sarebbe terminato.
Alle undici tutti i passeggeri del vagone 21 erano a letto tranne pap e io. Lui si era addormentato
accanto al nestrino, e russava. Lo scossi.
Vieni a letto.
Nossignore.
Non puoi dormire qui. Ti ho preso un bel letto.
Nossignore.
Entr il signor Randolph.
Povero vecchio. cos stanco.
Non vuole dormire in cuccetta.
una brava persona.
Mi dia una mano a portarlo a letto.
Provammo a sollevarlo, ma lui scalciava con una tale energia, con i suoi scarponi da lavoro, che tutto
fu inutile. Lo supplicai e cercai di farlo ragionare.
Nossignore.
Mi arresi. Tornai al nostro scompartimento e mi inlai nella cuccetta in basso. Dal momento che pap
riutava di stendersi, non vedevo il motivo di arrampicarmi su quella alta. Non riuscivo a dormire. La
cuccetta era calda e asssiante. Mi alzai tre volte, indossai i pantaloni e andai al bagno degli uomini.
Pap si era allungato sul sedile. Ogni volta che lo scuotevo, grugniva e si metteva a scalciare. Tornai alla
mia cuccetta. Il calore era soocante. Suonai per chiamare il signor Randolph. Dormiva in una cuccetta
bassa accanto al bagno degli uomini. Fu piuttosto sbrigativo con me.
Fa troppo caldo, qui, dissi. Chiuda la cuccetta superiore, in modo che mi arrivi un po daria.
Fece quanto gli avevo chiesto. Ora avevo lintero spazio libero e quando mi stesi mi sentii molto meglio.

Dopo poco mi addormentai.


Era mattina quando mi svegliai. Il treno stava lasciando Castaic, in montagna, e mancava ancora poco
pi di unora a Los Angeles. Mi vestii in splendida libert, perch potevo stare dritto ora che la cuccetta
superiore era stata chiusa. Poi andai nel corridoio. Tutti gli altri passeggeri erano svegli e vestiti. Tutte le
altre cuccette salvo la mia erano state rifatte. Il signor Randolph si dava da fare con un piumino. Tutti gli
occhi erano puntati su di me. Se quella gente aveva provato antipatia per me la sera prima, adesso era
pronta a linciarmi. La loro animosit era come un vento caldo e tanto forte da istupidire, decisa e
spaventosa. Poi capii cosa li aveva fatti inferocire. La cuccetta sopra la mia era chiusa; non era stata usata
per tutta la notte. Solo quella inferiore era stata occupata, e da nessun altro se non da me. Pap, loro
sapevano, era nel bagno. La conseguenza di ci era terribilmente ovvia: mentre io avevo dormito con
lussuosissimo agio, occupando il posto destinato a due persone, il mio povero vecchio padre era stato
costretto a passare la notte nel bagno degli uomini. A mascelle strette procedetti vacillando lungo il
corridoio, dieci miglia attraverso lostile territorio indiano, no al fumoir degli uomini.
E l trovai pap. Aveva la valigia nera aperta sulle ginocchia, stava mangiando una semplice colazione
di formaggio di capra e mele. Il signore in tweed era accanto a lui.
Hai dormito bene, pap?
Il sorriso di pap indicava che non aveva dormito benissimo, ma abbastanza bene date le circostanze.
Volevo strappargli il cuore, e luomo in tweed voleva strappare il mio.
Solo arrivati a Los Angeles, solo quando fummo lontani dai suoi leali compagni di treno, solo dopo
che ebbe stretto la mano a tutti salutandoli con aetto, solo allora io ebbi la mia rivincita. Il nostro
bagaglio era stato trasportato no al parcheggio dei taxi fuori dalla Los Angeles Union Station. In cupo
silenzio attraversammo il sottopassaggio pedonale e uscimmo dalla stazione diretti verso il posteggio.
Diedi a un facchino le ricevute per i bagagli e lui tolse da un carrello le nostre valigie. Pap aveva tirato
fuori il suo portamonete, pronto per orire una mancia. Mise un decino sottile fra il pollice e lindice.
Non prenda quei soldi, dissi al facchino.
Egli fu contentissimo di non farlo, vista la moneta. Poi capii come avrei potuto vendicarmi. Estrassi il
mio borsellino e lentamente mi misi a contare cinque banconote da un dollaro nel palmo della mano del
facchino che sorrideva. Pap guardava non credendo ai propri occhi, con la lingua di fuori.
Che succede?
Il facchino era raggiante. Grazie!
Feci un cenno a un taxi. Pap si guard intorno, attonito, aspettandosi che per cinque dollari sarebbe
successo qualcosa di strano, ma il facchino si allontan contando i soldi. Si avvicin una macchina. Il
guidatore sistem il nostro bagaglio sul sedile anteriore. E pap era sempre l ad aspettare che accadesse
qualcosa. Il facchino scivol via tra la folla.
Cosa successo? Dove va?
Andiamo, pap.
Ora ti porta il resto.
Glieli ho dati tutti.
Sei matto?
Prima che potessi fermarlo, stava correndo dietro al facchino, dando gomitate a destra e a sinistra,
facendosi largo a spintoni fra la calca, gridando: Signore! Ehi, signore! Torni indietro!
Ma il facchino era sparito, divorato dal gorgo della gente che si arettava andando e venendo dai
treni. Pap rimase morticato, quasi in lacrime, con i suoi occhi veloci che saettavano in ogni direzione.
andato via. Con i tuoi soldi.
Ho voluto darglieli.

Si gir, esortandomi con le mani e con la faccia rossa dalla rabbia. Non sai cosa stai facendo. I soldi
sono dicili da guadagnare. Ne hai bisogno di ogni penny per comprare le scarpe, per comprare il
latte e il pane. Per tua moglie, per il bambino.
Ahim, pap aveva ragione. La mia era stata la vendetta di uno sciocco. Troppo presto avevo
dimenticato i tempi magri del passato, i tempi magri che sicuramente sarebbero tornati. Tornammo al
taxi. Vi montai. Pap esitava alla portiera.
Quanto costa?
Non molto, pap. Qualche cent.
Sal anche lui e gli spiegai come il tassametro avrebbe determinato lammontare della somma. Diedi
lindirizzo al guidatore e lui abbass la leva per azionare il tassametro. Il taxi si allontan dalla Union
Station. Il tassametro segnava la taria minima.
solo venti cent, sorrise pap. Si appoggi allo schienale, soddisfatto. Procedemmo per Aliso verso
Los Angeles Street. Al semaforo del primo isolato, ci fu uno scatto secco e il tassametro balz a trenta
cent.
Che succede?
Non preoccuparti, pap. Mancano ancora otto miglia. Non coster molto.
Si sporse in avanti. Le strade della citt, la folla del centro, non erano interessanti. Solo il tassametro
attirava la sua attenzione. Raggiungemmo Main Street. Indicai lenorme City Hall. Il tassametro scatt.
Quaranta cent, disse.
Passammo per Spring Street, non lontano dal Plaza, e per il quartiere malfamato di Los Angeles. Non
molti anni prima avevo camminato per
quelle strade da solo e senza un centesimo. Avevo dormito alla Sunshine Mission e avevo tirato fuori
mozziconi di sigarette dalla sabbia dei portacenere davanti agli ascensori. Cerano stati dei giorni in cui
ero andato in giro senza calzini. Una volta avevo fatto il sotto cameriere da Simons su Hill Street, avevo
dovuto lavare con la sistola le pattumiere, e lucidare i corrimano di ottone. Da molto tempo quei giorni
avevano perso la loro attrattiva. Ero felice di essere lontano dagli squallidi hotel di Temple Street, dai ca
a due cent, e dal farmi la barba nei bagni pubblici con lacqua fredda e vecchie lamette. Cerano stati dei
giorni in quelle strade del centro quando una singola banconota da un dollaro in tasca aveva signicato
per me un periodo in cui potevo dimenticare la febbre della sopravvivenza, un tempo per rallentare il
passo, la possibilit di lasciarmi andare per ventiquattro ore. Oltrepassammo Pershing Square. Il
tassametro scatt. Pap si asciug la faccia con un fazzolettone blu.
arrivato a settanta cent. Scendiamo.
Oltre la piazza si trovava un cinema aperto tutta la notte, dove, per dieci cent, ero solito dormire no
alle cinque di mattina. Poi ci buttavano fuori, e io usavo sempre luscita di sicurezza, mentre quelli che
venivano dalla campagna barcollavano insonnoliti attraverso la porta principale per nire nelle mani dei
poliziotti che li portavano alla prigione di Lincoln Heights con laccusa di vagabondaggio. Era successo
anche a me, una volta, e mi sarebbe potuto accadere di nuovo, a meno che non lavorassi sodo, a meno
che non seguissi il consiglio di pap e risparmiassi il denaro. Il taxi pass sulla Seventh Street, con il
tassametro che via via scattava, e con pap che niva sempre pi in preda al panico a mano a mano che
la cifra aumentava.
Presto mi contagi, e cominciai a ssare anchio il tassametro, spaventato e aascinato. Quando
inlammo il Wilshire Boulevard segnava quasi due dollari, e io stavo sudando come pap. Avevo pi di
cento dollari nel portafoglio, ma pensavo ai vecchi tempi, alla disperata urgenza di fare economia ora che
stava arrivando il bambino, alla irrevocabile perdita dei penny sprecati. Quando il tassametro segn due
dollari, pap gemette per la soerenza, crollando la testa.

Quanto manca?
Un miglio o due.
Non era vero. Avevo gi fatto quel percorso in taxi ed era costato cinque dollari, o gi di l, e in quel
momento sembr una cifra favolosa, troppo alta per uno come me. Avanzammo per qualche altro
isolato, e improvvisamente non riuscii pi a sopportarlo. Picchiai sul vetro che ci separava dal guidatore.
Fermi il taxi. Qui.
Il tassista accost immediatamente.
Non ci sei ancora, amico.
Non andiamo oltre.
Sei libero di scegliere.
Tir fuori lo scontrino dal tassametro. Era tre dollari e venti centesimi. Gli diedi la cifra esatta, non un
penny di pi non un penny di meno. Il guidatore scaric il nostro bagaglio sul marciapiede e si
allontan. Che ci prendesse pure in giro! Un penny risparmiato era un penny guadagnato. In quel
periodo andava di moda farsi bee della modesta saggezza di un Carnegie o di un Rockefeller. Mi
rendevo conto in quel momento che quei grandi uomini avevano ragione.
Andiamo, pap. Non lontano. Solo un paio di miglia.
Si sput sulle mani.
Ora ci intendiamo, ragazzo.
Onore al merito. Se non fosse stato per pap mi sarei arenato, sarei caduto in qualche rigagnolo caldo e
sudicio, non avrei mai pi visto la mia Joyce. Se non fosse stato per lui il safari sarebbe terminato nella
pi completa disperazione, con i pesanti barattoli di conserva di pomodoro, la marmellata di co della
mamma e la torta di cioccolata ancora intonsa abbandonati lungo il percorso.
Lui aveva la forza di dieci persone mentre ci trascinavamo in avanti, la follia di quel caldo mi faceva
sragionare, e i soocanti fumi di monossido mi bruciavano le labbra riarse. Portava la sua sacca degli
attrezzi in una mano, una valigia nellaltra, e una terza valigia sotto il braccio. A venti passi di distanza
dietro di lui, io lottavo sotto il peso orribile dello scatolone legato con lo spago e della mia ventiquattrore.
Senza vacillare egli sopportava le dicolt di quel cammino disperato, gridando parole di
incoraggiamento alluomo pi giovane che voleva arrestarsi davanti a ogni drogheria che emanava
laroma della coca cola ghiacciata e di bevande alla cioccolata. Ma un penny risparmiato era un penny
guadagnato. Ero costretto in quella impresa no alla sua amara conclusione. Ero un maledetto idiota e lo
sapevo.
Alla ne arrivammo a casa. Pap era fresco come un toro. Io mi gettai sul prato. Dalla nestra Joyce ci
vide e si precipit fuori. Uno sguardo verso di lei, allimponente sporgenza sul suo ventre, e pap fece
cadere il suo bagaglio mettendosi a piangere. Tese le braccia.
Ah, signorina Joyce! Il bambino, bellissimo.
Pap Fante!
Gli corse incontro, con le braccia tese, gliele butt al collo, premendogli con la sporgenza dolcemente
sulla pancia, e lui si tir indietro con discrezione, ma lei non lo lasciava andare, ed egli rimase
imbarazzato e in soggezione davanti al meraviglioso pallone.
Siamo cos contenti che arrivato, sorrise lei. Abbiamo veramente bisogno del suo aiuto.
Lui rise e un po goamente la carezz, in adorazione della sua persona e della voluttuosa rotondit
che conteneva anche una parte di lui. Lo faceva tremare, ubriaco di felicit, quella estensione di lui stesso,
la proiezione della sua vita molto oltre il limite degli anni che avrebbe passato sulla terra. Seduto sullerba
lo guardavo, e capii che nemmeno la nascita dei suoi gli aveva avuto per lui il romanticismo e
leccitazione dellarrivo di quel bambino. Da sopra la sua spalla, Joyce mi guard meravigliata. Ero seduto

l, contento di essere a casa, troppo stanco per parlare.


John cos successo?
Abbiamo camminato.
Mi alzai e ci baciammo.
Perch non avete preso un taxi?
Abbiamo fatto anche quello.
Non avevo voglia di discutere oltre la questione. Volevo fare un bagno, mettermi dei vestiti puliti e
darmi una possibilit di sopravvivere, di dimenticare quella parentesi oscura. Pap stava dando calci al
prato con la punta spessa della sua scarpa.
Erba del diavolo. Tutta erba del diavolo. Non buono, questo paese.
Il suo sguardo si spost sulle due le di alte palme che marciavano su entrambi i lati del viale, con i
loro tronchi sottili che si libravano verso lalto, e le fronde come dei piumini per spolverare dai lunghi
manici.
Non sono buoni, quegli alberi. Niente ombra, niente frutti, niente di niente.
Prendemmo il bagaglio e lo portammo in casa, appoggiandolo nellingresso davanti alla scala. A
sinistra, un gradino pi gi, cera il salotto, con ampie porte nestre e muri dipinti di un fresco verde, era
una camera grande e piacevole con un tappeto beige e dei mobili di quercia bianca scelti con attenzione.
L sentii nuovamente che era una casa come si deve nonostante il buco nel pavimento della cucina; s,
una bella casa, una casa felice, mi sentii orgoglioso di esserne il padrone, e passai un braccio attorno a
Joyce.
Eccola, pap. La mia casa.
Lui gir la testa da una parte e dallaltra, mordendo lestremit di un sigaro nuovo e allo stesso tempo
sfregando un ammifero contro la coscia per accendersi da fumare.
Il pavimento non a piombo.
di quercia, pap. ottimo.
Non a piombo.
Lo guardammo. Sembrava perfetto.
Attrezzi, disse.
La sua sacca era assieme agli altri bagagli.
Attrezzi, disse di nuovo.
Son qui.
Attrezzi, ripet.
Ci volle qualche minuto prima che capissi quello che voleva dire dovevo aprire la sacca. Mentre mi
rendevo conto di ci, realizzai che quelluomo aveva preso il sopravvento, che il nostro rapporto era
improvvisamente cambiato, che era il capo. Mi ricordai di un tempo remoto, di quando vivevo sotto il
suo tetto con i miei fratelli e lavoravo come suo aiutante in cantiere. Era il modo peggiore di lavorare per
quelluomo, e ai miei fratelli e a me non piaceva aatto. In quei giorni diceva: Matita, e voleva dire:
dammi una matita. Oppure: Due per quattro, da tre piedi. Faceva parte del mistero del lavorare con
lui, perch non rivelava mai il motivo per cui aveva bisogno delle cose che chiedeva. Non spiegava mai
nulla, e capitava spesso che andassimo via dal cantiere furiosi per la frustrazione e per la rabbia, perch ci
trattava come schiavi. Ed eccolo l unaltra volta, dopo sedici anni, quelluomo a casa mia che diceva:
Attrezzi.
Aprii la sacca.
Tubo di mezzo pollice. Da un piede.
Frugai in fondo alla sacca e trovai vari pezzi di tubo. Lui camminava avanti e indietro esaminando il

pavimento. Gli porsi quello che voleva. Ma lui gli diede appena uno sguardo e non lo prese.
Tubo sbagliato.
quello che mi hai chiesto.
Mezzo pollice. Lunghezza un piede.
Scavai nella sacca e ne trovai un altro. Sembrava quello giusto. Glielo avvicinai.
Tubo sbagliato.
Lo ributtai dentro, cercai tutti i pezzi di tubo corti che trovai nella sacca, e li tirai fuori. Con sveltezza,
lui prese quello di cui aveva bisogno.
Livella.
Gli diedi la livella.
La mise sul pavimento, si inginocchi, e ne studi la bolla daria.
Metro.
Glielo passai, e lui misur la distanza fra la porta e il primo gradino della scala.
Dodici piedi.
Appoggi il tubo sul pavimento accanto alla porta, tenendolo con il piede. Il pavimento si abbassa di
due pollici. Il tubo rotoler no alle scale. La casa pi bassa nel mezzo.
Lev il piede dal tubo che cominci a muoversi, dapprima lentamente, ma presto guadagnando
velocit mentre procedeva facendo fracasso; s, gi da quando and a sbattere contro il gradino mi resi
conto che pap non era luomo giusto per quel lavoro; capii che odiava quella casa, che aveva un
pregiudizio contro di lei, che sarebbe stato spietato. Guardammo il tubo che rotolava avanti e indietro, e
che nalmente si ferm. Joyce era attonita.
Santo cielo.
Pap lo tir su e me lo diede.
Attrezzi.
Buttai il tubo nella sacca.
Chiudere.
La chiusi.
Cinghie.
Agganciai le due cinghie.
Termiti, disse.
Joyce lo port in cucina. Io mi avviai su per le scale.
Dove vai? domand.
Bagno.
Salii e mi feci un bagno. Rimasi per unora nellacqua calda e rilassante, sonnecchiando, senza per
addormentarmi. Il bagno per me non rappresentava tanto la pulizia del corpo, quanto il ristoro della
mente. I miei pensieri divennero come il cielo destate, con immagini gaie che lo attraversavano come
nuvole bianche: le barche a vela a Newport Beach, la bellezza sinistra della Valli, il terzo percorso del
circolo del golf di Fox Hills, la prosa di Willa Cather. Tutte le cose deliziose, attraenti, splendide e tenere,
mi venivano incontro quando facevo il mio bagno.
Ora per si era aggiunto qualcosa di strano, delle immagini nuove e allarmanti, una pozza di acqua
stagnante, coperta di muschio e fredda. Cerano ombre di una foresta tta che oscuravano la pozza, e
cerano creature subito sotto la supercie dellacqua, che facevano capolino per poi scomparire di nuovo e
ogni volta che si immergevano qualcosa di bianco e di terribile solcava le acque per inseguirle. A poco a
poco riconobbi le creature. Erano pap, Joe Muto, il signor Randolph e luomo in tweed. Le cose bianche
e lacciose che si tiravano dietro erano cordoni ombelicali. Quelle creature erano cos spaventose che

saltai fuori dalla vasca e mi vestii.

Quattro

Joyce era in salotto e leggeva, circondata da libri. Vedevo pap che era nel giardino sul retro. Era
seduto sotto un ombrellone, con una brocca di vino sul tavolo accanto a s, un sigaro in bocca e le
gambe allungate, se la stava prendendo comoda mentre studiava la casa.
Cosa ha detto del buco in cucina?
Vuole rietterci su, disse Joyce.
Non c da rietterci. C solo da aggiustarlo. Chiuse il libro. Lasciamo che ci pensi. pieno di idee.
Non importa quello che pensa, il buco deve essere sistemato. stato un errore portarlo qui. vecchio
e abituato a fare a modo suo. Prevedo guai.
Non un bel sentimento da avere per il proprio padre.
Non posso farci nulla. diventato un eccentrico.
Avresti dovuto pensarci prima di chiedergli di venire. Ricordati il Quarto Comandamento.
Il Quarto Comandamento?
Onora il padre e la madre.
Le rivolsi un rapido sguardo. Era il ritratto di una calma colossale, con il suo gran pancione
appoggiato sul grembo come fosse un essere distinto. Avevo limpressione di rivolgermi a due persone.
Dietro gli occhiali da lettura i suoi occhi grigi erano chiari e bellissimi. Era seduta con una dozzina di
libri accanto, alcuni sul tavolinetto basso, altri appoggiati uno sullaltro vicino a lei sul divano. Stava
leggendo Chesterton, Belloc, omas Merton e Franois Mauriac. Cerano libri di Karl Adam, Fulton
Sheen ed Evelyn Waugh. Diedi unocchiata ad alcuni dei titoli: e Spirit of Catholicism, e Faith of Our
Fathers, e Idea of a University. Alcuni di quei libri erano miei, tirati fuori da un polveroso scatolone in
garage, ma la maggior parte erano nuovi nuovi, appena arrivati dalla libreria. Era incredibile vederla con
libri di quel genere, perch lei era una fredda materialista, apparteneva a un gruppo di semantica,
andiamo, era praticamente atea, aveva un approccio duro e scientico ai fatti.
Che fai?
Sto pensando di fare un cambiamento . Si lev i suoi occhiali da lettura. Se Dio bene assoluto,
perch permette che nascano bambini storpi?
Provai un immediato terrore. C qualcosa che non va con il bambino? Assolutamente no. Sto
facendo una domanda. Non ne so la risposta.
Sorrise soddisfatta.
Io invece s.
Che bellezza.
Vuoi sentirla?
Non riuscivo a prenderla seriamente. Era solo un altro capriccio dovuto alla gravidanza. Era sempre la
stessa ragazza a cui piaceva la salsa chili sullinsalata di avocado. Le sarebbe passata appena riacquistata la
linea. Era un capriccio. Non poteva essere altro. Mi piaceva avere una moglie atea. La sua posizione
rendeva le cose pi facili per me. Semplicava la pianicazione familiare. Non avevamo scrupoli sui
contraccettivi. Il nostro era stato un matrimonio civile. Non eravamo incatenati da nessun dogma

religioso. Cera sempre il divorzio, non appena avessimo voluto. Se fosse diventata cattolica, si sarebbero
create ogni sorta di complicazioni. Era dicile essere buoni cattolici, molto dicile, ed era proprio quello
il motivo per cui avevo lasciato la Chiesa. Per essere un buon cattolico, dovevi farti largo fra la folla e
aiutarLo a portare la croce. Lasciavo quel farmi largo per il futuro. Ma se lei si fosse fatta largo, avrei
dovuto seguirla, perch era mia moglie. No: era un capriccio, una moda passeggera. Non poteva essere
altro.
Ti passer, dissi. Ha chiamato qualcuno?
Niente di importante.
Telefonai alla mia segretaria allo studio. Le chiamate per me erano state di routine. Qualcuno voleva
giocare a golf, altri volevano giocare a poker. Il mio produttore era a New York, e lucio era molto
tranquillo. Era un buon momento per iniziare a prendere accordi per mettere a posto la cucina. Si doveva
comprare del legno, e pap avrebbe probabilmente avuto bisogno di un aiutante. Tornai fuori e mi
accomodai su una sedia sotto lombrellone. Pap era seduto tranquillamente, con i piedi sul tavolo. La
brocca del vino era quasi vuota. Seguiva con lo sguardo il fumo del suo sigaro che saliva su per i rami di
un arancio nel centro del giardino.
Cosa pensi, pap? Verr a costare molto?
Mi fanno male gli occhi. Non buono, questo paese.
per lo smog. Dovrai cambiare alcuni travicelli.
Ti ho mai raccontato di mio zio Mingo e dei banditi?
Certo, moltissime volte. Avrai bisogno di un aiutante per fare il lavoro?
Un uomo coraggioso, mio zio Mingo. Era un Andrilli, fratello di tua nonna. Lhanno appeso proprio
l, in Abruzzo. I carabinieri Due proiettili nella spalla. Ma lhanno appeso lo stesso. E sua moglie l, che
piangeva. Sessantuno anni fa. Lho visto con i miei occhi. Coletta Andrilli, bella donna.
Beveva, tenendo la brocca con entrambe le mani, il pomo dAdamo che andava su e gi. Appoggi la
brocca e si immerse di nuovo nei suoi piacevoli pensieri. Gli dissi che cera una legnaia a poca distanza. Se
lui avesse fatto il calcolo del materiale che serviva ci saremmo potuti andare quello stesso giorno.
Ho fretta di cominciare, pap.
Pap si rivolse al sigaro: Ha fretta di cominciare. Sono qui da due ore. Sono stanco. Non ho dormito
bene sul treno, ma lui vuole cominciare.
Mi scusai. Ovviamente aveva ragione. Ero stato proprio sconsiderato. Certo, pap. Non voglio
metterti fretta. Rilassati per qualche giorno. Riposati bene. La cucina pu aspettare.
Me ne occuper io della cucina, gliolo. Tu occupati di scrivere.
La sua faccia mostrava stanchezza, sul mento gli erano spuntati dei ruvidi peli grigi, aveva gli angoli
della bocca allingi, gli occhi semiaperti e iniettati di sangue, che gli bruciavano per il gas velenoso
nellaria.
Divertiti, pap. Riposati. Tutto quello che vuoi devi solo chiedere. Hai bisogno ancora di vino?
Non preoccuparti del vino, ragazzo. Ci penso io al vino.
Ti ordino del Chianti, pap. Di quello vero. Vorresti altro?
Macchina da scrivere.
Ho una portatile di sopra. Ma tu non sai scrivere a macchina, pap.
Studi il sigaro. Tu scrivi. Io parlo.
Mi commosse. Aveva lasciato la mamma la sera prima, e voleva gi mandarle un piccolo messaggio.
Va bene, pap. Ne sar felice.
morta.
Chi?

Coletta Andrilli.
Credevo che volessi scrivere una lettera alla mamma.
E per che cosa? Lho vista ieri. Dio buono, ragazzo.
Perch allora la macchina da scrivere?
Mio zio Mingo e i banditi. Scriviamo la storia. Per il bambino, cos sapr dello zio Mingo. Lo far
sentire bene, orgoglioso.
Non oggi, pap. Lo faremo, per pi tardi.
Oggi. Ora.
Ma perch oggi?
Mi rispose con erezza e con spavento: Perch potrei morire a ogni istante. In ogni minuto.
Unaltra volta.
Un dolore improvviso gli contrasse la faccia. Senza dire una parola si alz e and camminando svelto
in casa. Lo vidi che attraversava in fretta il salotto senza parlare a Joyce. Si arrampic su per le scale.
Quando entrai anchio, la porta della camera degli ospiti si chiuse sbattendo. Joyce mi guard da sopra gli
occhiali.
Che gli hai fatto a quel povero vecchio?
Niente. Vuole che scriva un racconto su suo zio Mingo.
E tu chiaramente ti sei riutato.
Gli ho detto pi tardi.
Dopo Dorothy Lamour e gli zingari?
Non fare la furba.
sbagliato trattare tuo padre cos. peccato. Sai bene che dovresti avere rispetto per gli anziani, e
specialmente per i tuoi genitori. un obbligo sacro davanti a Dio.
Grossa e calma, cos era lei. Un grande scoglio bianco, imperturbabile mentre le onde le si frangevano
contro. Una torre davorio, era lei, una stella del mattino, una dolce collina, la Diga di Boulder.
Ma che ti prende?
Non posso lasciare che tu tratti male tuo padre.
Cercai aannosamente una risposta, ma non ce nerano. Mi colp, cos sicura di se stessa. Era una
donna di innito tatto che raramente usava parole dure. Pensai di chiedere scusa a pap, ma ci mi
avrebbe intrappolato in una seduta con suo zio Mingo. Non che io odiassi lo zio Mingo. Non lo odiavo
aatto. Giurai ancora che avrei scritto la sua storia, era solo che non volevo scrivere quella dannata cosa
in quel momento.
Vado allo studio.
Aveva ricominciato a leggere. Guard in su.
Cosa hai detto?
Vado allo studio.
Se Dio il bene assoluto e il sapere assoluto, allora perch crea quelle anime che sa che saranno
dannate eternamente?
Non lo so.
Io invece s, sorrise lei.
Ma che bellezza.
Andai in garage e salii in macchina. Lo studio era a venti minuti di distanza, dovevo attraversare il
traco intenso della citt, ma il groviglio delle macchine e il clacson degli autobus mi rallegr. Era il
carattere dei nostri tempi. Dopo la nascita del bambino, Joyce lavrebbe percepito nuovamente, il conforto
della confusione, la necessit assoluta di sopravvivere su questa terra. La gravidanza di una donna era un

brutto momento per un uomo. La procreazione le dava una forza terribile e lei poteva procedere senza di
lui. Ma sarebbe passato. La vidi di nuovo magra, con indosso del merletto nero, aamata delle mie
braccia. Un primo glio rendeva pi graziosa la loro gura, le maturava. Quando arrivai allo studio ero
molto felice. Ero ebbro damore, assaporavo le gioie che sarebbero venute.
La mia segretaria era in piedi, mi stava aspettando.
Chiami sua moglie. urgente.
Mentre facevo il numero, vidi Joyce prostrata sul sedile posteriore di un taxi, una scena di totale
confusione, il bambino nato a met, lei che si lamentava, il tassista che guidava terrorizzato, una
motocicletta della polizia che apriva un varco nel traco sul Wilshire Boulevard, con le sirene che
urlavano mentre il taxi ruggiva verso lospedale.
Joyce rispose al telefono.
Tuo padre se n andato.
E dove sarebbe andato?
A San Juan.
Ma non lo pu fare. Non ha soldi.
Ci sta andando a piedi. Gi per il Wilshire Boulevard. Non sono riuscita a fermarlo.
Lo vado a prendere.
Riagganciai, corsi alla macchina, e mi precipitai verso quel viale. Un miglio a est da casa mia, lo trovai.
Lo trovai e piansi. Era seduto su una panca, a una fermata dellautobus. La sua sacca degli attrezzi e le
sue valigie legate con lo spago erano accanto a lui. Sedeva l allangolo, un vecchio con le sue cose ormai
rovinate. Sedeva senza speranza, aranto in una grande citt, sulla riva di un ume di automobili, fra
ondate di monossido che gli inondavano il volto stanco. S, piansi. Volevo battermi il petto e dire, mea
culpa, mea culpa, perch vidi il pathos della vecchiaia, la solitudine degli ultimi anni, mio padre, il mio
vecchio padre, dallAbruzzo, contadino no alla ne, seduto sulla panca, solo al mondo. Ma certo che
avrei scritto la sua storia! Certo, lavremmo buttata gi la storia dello zio Mingo, e il bambino lavrebbe
potuta leggere! Era la cosa pi importante che un uomo potesse scrivere. Parcheggiai la macchina, mi
asciugai gli occhi e andai da lui sulla panchina.
Pap. Che stai facendo qui?
Ciao, gliolo.
Gli misi una mano sulla spalla.
Comera lo zio Mingo, pap? Raccontami tutta la storia, dallinizio.
Aveva i capelli rossi, ragazzo. Piedi grandi. Era un uomo molto forte.
Ma non pot continuare. Si mise a piangere, e io con lui, ci abbracciammo e piangemmo a lungo
perch noi sapevamo quanto fosse importante lo zio Mingo e lamavamo tantissimo dopo tutti quegli
anni.
Dai, pap. Andiamo a casa. La scriveremo. Sono prontissimo ora, pap. Scriver tutta quella
dannatissima storia.
Cercai di aiutarlo a scendere dalla panchina, ma si scans.
Non ho casa, ragazzo. Nessuno mi vuole.
Dai, pap. Compriamo del vino, poi andiamo a casa e scriviamo.
Magari una bottiglietta.
Tir fuori un fazzolettone blu a pallini, si asciug gli occhi ed emise un boato dal naso. Poi estrasse di
tasca il portafogli con i molti scomparti, e vidi nuovamente laglio, come una piccola ammata marrone e
stizzosa, vi frug dentro e le sue dita presero delle monete, erano sessanta o settanta cent, che mi or.
Una bottiglietta, per tuo padre.

Mettili via, pap. Ti prender il miglior vino del mondo. Risparmia i soldi, pap. Li ho io.
Mettemmo i bagagli in macchina, poi sal accanto a me. Quindi mi aveva perdonato, era bello essere
perdonati, e volevo mostrargli la mia gratitudine. Andammo in un negozio di liquori che aveva molte
belle bottiglie provenienti da ogni parte del mondo, lui si guard intorno, mentre la sua tristezza svaniva
fra il luccichio di quello splendore. Solo un po di vino, insisteva, qualcosa per bagnarsi le labbra, magari
una pinta di vino californiano, ma cera tutto il grande e vasto mondo sugli scaali, ed era per mio padre.
Cera del Cabernet del Cile, lui si indebol, e ne ordinammo alcune bottiglie; scelsi del Chateau Lyonnat;
poi una cassa di Bordeaux dorato, e lui sorrise, perch credeva che fosse una sciocchezza e che fosse
troppo caro per un uomo che voleva solo un sorso o due di chiaretto di California. S, Joyce aveva
ragione, io dovevo onorare gli anziani, rendere omaggio a mio padre, e lui singhiozz quasi nel tenere
quella bottiglia di Chianti avvolta nella paglia, quindi comprammo anche una cassa di quello.
troppo, disse, e si torse le mani, ma poi immediatamente entr nello spirito della cosa, si accese
un sigaro e assunse un aspetto da astuto principe mercante, si mise a passeggiare su e gi per quel bel
negozio, tirando gi le bottiglie, leggendone le etichette e rimettendole al loro posto. Era un uomo dotato
di un gusto superbo, conosceva i brandy portoghesi, e non scordava il Martell. Ma cera anche un lato
esotico nella sua natura, perch gli piaceva lanisetta orentina distillata dai monaci italiani, e quando
vide lalta bottiglia dorata di Galliano, io compresi che doveva avere anche quella, un vecchio deve avere
del Galliano, la bottiglia cos squisitamente alta, e il liquore giallo come il sole italiano.
Il commesso promise che avrebbe consegnato prontamente il tutto a casa mia, ma per il Galliano pap
si dava solo di se stesso, e sent che doveva portare da s anche il Martell. Andammo a casa ed
entrammo nel garage. Scese con cautela dalla macchina, misurando ogni movimento.
Joyce fu molto contenta nel vederci entrare insieme, ci baci, e le sue labbra sulle mie guance erano le
labbra di una suora.
Che Dio ti benedica, caro, disse.
Era la prima volta in vita sua che diceva una cosa del genere. Pap stapp il Galliano e il Martell, poi
andammo in salotto e ci mettemmo comodi. Come un alchimista in una qualche antica cantina
veneziana, si vers due once di Martell e sorrise con gioia beata mentre vi aggiungeva unoncia di
Galliano. Sorseggi il tutto raggiungendo una tale estasi che pensai si sarebbe librato dolcemente verso il
sotto.
Mio zio Mingo aveva i capelli rossi, disse. Viveva in una casa di pietra con muri spessi tre piedi
Joyce port un piatto di formaggi e salame.
Una volta gli dissi: Zio Mingo, cosa ti rende cos forte? Lo zio Mingo mi sollev con una mano, mi
tenne in alto, e disse: Olio doliva.
Joyce e io assaggiammo il Galliano.
Il fratello dello zio Mingo, era il pi grande dei Torcelli. Le strade a quel tempo erano brutte.
Cinquemila persone. Mio cugino Aldo mor a quattro anni. Tutti vennero alla funzione. Formaggio. Ad
Antonio non piaceva il prete. Del grano, ma soprattutto avena. Ci andai e dissi: Vico, ma che succede?
Era prima che avessimo la luce elettrica
Si fece buio. Il telefono squill molte volte, e Joyce and a rispondere in punta di piedi. Non voleva che
mi muovessi. Dovevo stare l e ascoltare, raccogliere i fatti. Pap mise via il Galliano e bevette il brandy
liscio. Il campanello della porta suon; erano degli amici di Joyce. Li fece passare in silenzio accanto a
noi, accompagnandoli nello studio.
La sorella dello zio Mingo, Della, aveva sposato Giuseppe Marcosa. Un giorno vidi DAnnunzio in
paese, era in bicicletta. Caldo destate, freddo linverno. Era un uomo grosso, lo zio Mingo. Alle volte
beveva della cioccolata, ma niente ca. Muri spessi tre piedi. Forse due acri. Moltissime rocce. Uno e

novanta, pi o meno. Un uomo buono. Forte. Tetto di tegole. Quando mor Italo cera tutto il paese. Mi
dissi, potrebbero portare il pesce da Bari, ma era un poco di buono, quel Luigi. Come pu un uomo
rubare la dote della propria glia? Lo sapevo che ci sarebbero stati dei guai
Joyce lasci gli ospiti per portarmi la cena su un vassoio. Pap non aveva fame. Strinsi i denti e
continuai ad ascoltare. Joyce torn nello studio dai suoi amici. Le loro risate arrivavano no a noi. Pap
aveva quasi nito il brandy.
Quellanno non piovve. Mio cugino and a Napoli. Oh, cera un po duva, ma il raccolto fu scarso.
Terra da olive, rocce nel terreno. Nessun barbiere a Torcelli, te li tagliavi da te. Non nevic no al 19
gennaio. Lo zio Mingo arriv a casa, era furioso
Il campanello della porta suon ancora. Era il garzone del vinaio. Ammucchi buste e casse
nellingresso. Pap si diresse traballando verso la cucina e ne torn con un cavatappi. Stapp una bottiglia
di Chianti. Per un istante pensai che quella dura prova fosse terminata. Lui vacill, malsicuro,
attaccandosi alla bottiglia, ma poi torn in salotto e si mise di nuovo a sedere.
Vediamo dovero rimasto?
Avrei resistito no alla ne. Sarei morto in quella stanza, incatenato alla sedia, ma avrei ascoltato no
in fondo. Tuo zio Mingo arriv a casa, ed era furibondo.
Certo che era furibondo! Quanto pu sopportare un uomo? Non si sa. Tu sei qui a Los Angeles, con
molto da mangiare, ma che ne sai dei problemi di un uomo? Tutte quelle rocce, che cadevano sulla sua
terra. Il bambino era malato. Ci and mia madre. Tirava sempre vento. Mor la capra, e Dino and a
Roma a farsi prete. Le tasse erano troppo alte. Avevo diciassette anni quando andai a Napoli. Avevo dei
problemi agli occhi. Lo zio Mingo si lev una scarpa, e il piede gli sanguinava. Avevamo olio doliva, ma il
gelo rovin luva. Niente luce, niente gas. Elena, la moglie di mio fratello, ebbe un bambino. Lo zio
Mingo lo prese per il collo, e disse: Alfredo, ti spezzer tutte le ossa. Quella fu la notte in cui piovve.
Avevano tutti paura dello zio Mingo
Non arriv mai ai banditi. Gli amici di Joyce se ne andarono in rispettoso silenzio; lui bevve due
bottiglie di Chianti, e parl di molte cose, e io non venni mai a sapere i dettagli sullo zio Mingo e i
banditi. La mezzanotte si avvicinava, e Joyce and in punta di piedi al piano di sopra. Noi restammo alla
luce oca di una lampada da tavolo. Lentamente, interminabilmente, si addorment. Lo scossi, ma sal le
scale continuando a dormire, con un braccio attorno alle mie spalle. Lo accompagnai no in camera sua,
gli levai i vestiti e lo coprii, lasciandolo con addosso i mutandoni.
Il mio lavoro non era ancora nito. La mattina dopo avrebbe chiesto il racconto. Andai in camera mia
e aprii la macchina da scrivere. Segnai la data e scrissi in forma di lettera.
Caro Bambino che Stai per Nascere,
stasera tuo Nonno mi ha raccontato la storia di suo zio Mingo e dei banditi. Lo zio Mingo era il tuo pro-pro-zio. Scrivo questo
racconto perch tuo Nonno desidera che sia conservato no al giorno in cui sarai in grado di leggerlo e forse di apprezzarlo

Pensavo che ci sarebbero voluti venti minuti. Dal caos di tutti quegli aneddoti ingarbugliati doveva
emergere qualcosa. Ed emerse, era uno stato danimo. Alle quattro di mattina, con i denti bruciati dalle
sigarette, battevo ancora sui tasti. Al diavolo il bambino; lavrei venduto al Saturday Evening Post. Per
tutta la notte sentii pap che russava. Lo sentii che si alzava, mugolava e andava in bagno. Cera una gran
confusione in corridoio, e lo scalpiccio di molti passi. Se non era pap a occupare il bagno, era Joyce.
Usciti dalle loro camere, quelle due persone continuavano ad andare in bagno in una processione
continua. Una volta udii dei passi andare rapidi su e gi. Era Joyce che aspettava il suo turno. Pap usc
con i suoi mutandoni. Si guardarono, si sorrisero con reciproca comprensione da sonnambuli, e
andarono in direzioni opposte.
Il giorno dopo scesi a mezzogiorno. Lavevo con me, erano venti buone pagine su un bandito italiano,

una gura eroica con i capelli rossi. Trovai pap in camera da pranzo. Aveva un foglio di carta da
disegno steso sul tavolo, e ci lavorava standoci molto vicino con una matita e una riga.
Eccola, pap. La storia dello zio Mingo.
Gliela appoggiai sulla carta da disegno. Lui raccolse le pagine e me le rese. Tienila per il ragazzo.
Ma non vuoi leggerla?
E che la leggo a fare? Dio buono, glio mio, io lho vissuta.

Cinque

Pensavo che fosse un capriccio da parte sua, una moda passeggera, invece lei non ritenne pi
opportuno nascondere i fatti. Da quando era cominciata la gravidanza aveva sentito il pungolo della
religione, lurgenza di un cambiamento. Era diventato pi forte con il bambino. Allinizio laveva
nascosto, anche a se stessa, ma quellinganno laveva fatta stare malissimo e aveva cominciato a leggere, a
cercare, con quello stimolo misterioso che aumentava sempre. Laveva tenuto segreto anche a me, ma
quando me ne ero andato su al Nord aveva deciso: sarebbe tornata alla chiesa.
Era cos matura adesso, cos succosa, cos enorme. I suoi occhi grigi ora ti divoravano con il bambino
che portava in grembo, ti sentivi annegare nelle loro ipnotiche profondit se li ssavi troppo a lungo, e la
passione della fede vi pulsava dentro. La trovavo spesso che guardava sso oltre la mia persona, in trance
per qualche meditazione spirituale. A mezzogiorno lAngelus rintoccava nel campanile di San Bonifacio,
la parrocchia del quartiere. Istantaneamente lei faceva cadere qualsiasi cosa avesse per le mani, il suo
libro, il pettine, il cencio per spolverare, e recitava le preghiere dellAngelus. Mi metteva a disagio.
Perch ti imbarazzi? mi domand. Dovresti essere liberale. Danne la prova, qui, dentro casa tua.
Ai pasti annunci che avrebbe prima ringraziato il Signore, io guardai pap che si strinse nelle spalle,
poi ssammo scioccamente i nostri piatti no a quando ci non fu fatto. Era completamente presa.
Passava ore e ore nella sua camera, fumando sigarette stesa sul letto e riettendo su quanto fosse emera
la vita. Io non riuscivo a coglierne lessenza. A volte pensavo che fosse la paura della morte collegata alla
nascita. Una notte fui preda dellantica passione, mi inlai nel letto accanto a lei e labbracciai. Era
profondamente addormentata. Poi si svegli, accese la luce, si sollev su un gomito e mi ss, con vapori
di calda piet che le uscivano dagli occhi.
Dovresti praticare dellautocontrollo, sorrise. Ti far diventare molto forte.
E chi vuole diventare forte?
Ho letto una poesia oggi. Recitava cos:
Prendi tutti i piaceri di tutte le sfere celesti
Moltiplicane ognuno per anni senza ne
Un minuto di Paradiso li vale tutti.

Date le circostanze cercai di fare unuscita nel modo pi dignitoso possibile, e strisciai nel mio letto,
domandandomi dove saremmo andati a nire.
Due volte alla settimana lei andava alla canonica di San Bonifacio per ricevere listruzione religiosa.
Leggeva il catechismo e qualche semplice testo che le dava il prete. Ma non erano sucienti. Era una
lettrice rapida, vorace, che ingurgitava tutto quello che riusciva a trovare sul soggetto. Leggeva il diritto
canonico, lAquinate, Da Kempis, santAgostino, le encicliche papali, e la Catholic Encyclopaedia.
Una sera, mentre ero steso pigramente nella vasca, buss alla porta ed entr.
Credi nel libero arbitrio?
A quella domanda potevo rispondere, perch ricordavo largomento dai tempi del catechismo a scuola.
Certo che credo nel libero arbitrio.

Ma gli idioti hanno il libero arbitrio? I matti?


Quello non cera nel catechismo.
Per gli idioti, non saprei.
Raggi di serenit.
Io s, invece.
Evviva!
Aveva deciso che passate quattro settimane, pochi giorni prima di entrare in ospedale, si sarebbe fatta
battezzare. Stava attraversando un periodo in cui la scelta di un santo patrono la assorbiva
completamente, anche se con qualche dicolt. Li vagliava tutti, e da centinaia si ridusse a dover
scegliere fra due: santa Elisabetta e santAnna. Io non volevo entrarci in quella storia, ma lei ne parlava
sempre.
Alla ne dissi: Che c che non va in santa Teresa? Gode di una grande reputazione, in tutto il
mondo.
Troppo popolare, disse Joyce. Non oscura, non abbastanza misteriosa. Inoltre, era una donna
banale da morire. Personalmente sarei favorevole a santa Elisabetta. Era molto ricca e bellissima. Scriveva
anche bene. Mi sento molto vicina a santa Elisabetta. Credo che lei mi capisca meglio di chiunque altro
nel mondo.
Ma che fortuna.
Mi rivolse un sorriso dolce e tollerante.
Sono pronta per le tue bee. Mi sono preparata.
Non mi sto facendo bee di te. Solo che non voglio entrarci. Ho gi abbastanza guai per conto mio.
Sei sempre nelle mie preghiere, disse. So quanti problemi hai. Anchio ero cos una volta.
Oh, smettila.
Ma io prego veramente per te. E per il bambino. E per la pace nel mondo.
Improvvisamente divenne irresistibile, e io balzai in avanti verso di lei, ma tutto quello che ricevetti fu
un gran bacio sulla guancia mentre il pallone bianco mi colpiva sullo stomaco.
And a comprare dei rosari, una statua di santa Elisabetta, e una quantit di crocissi. Port delle
bottigliette di acqua santa e attacc unacquasantiera di bronzo alla porta di camera sua, in un luogo
facile da raggiungere, cos che avrebbe potuto farsi il segno della croce con lacqua santa ogni volta che
entrava nella stanza. La statua di santa Elisabetta fu sistemata in un angolo sopra una mensola molto
lavorata. Davanti ad essa lei ammassava dei ori, accendeva delle candele e leggeva le opere della santa.
Dissi a pap: Cosa pensi del fatto che Joyce sta diventando cattolica?
Buono. Bene.
Cosa c di buono?
un male?
Vorrei poter pianicare la mia famiglia.
Allora pianicala. Avanti. Bambini.
Bambini, certo. Moltissimi. Ma li voglio quando decido io, pap. Niente controllo delle nascite nella
chiesa, pap.
Controllo delle nascite?
Non si pu far nulla perch non arrivino. Continuano e continuano a venire.
Ed un male? un bene, quello.
Non siamo pi contadini, pap. Dobbiamo fermarci da qualche parte.
Strizz gli occhi.
Non mi piace come parli.

Un uomo dovrebbe essere in grado di decidere quando vuole un bambino.


Mi hai sentito, gliolo. Non mi piace.
E se arrivano e noi non abbiamo soldi?
Te li guadagni.
dura, pap.
Il suo pugno si sollev, poi le dita si aprirono e mi aerr per il bavero. Non i miei nipoti, capito?
Lasciali in pace. Lasciali venire. Hanno tanto diritto quanto te.
Allontanai la sua mano.
Non ha niente a che vedere con i diritti, pap. una questione di economia.
Piantala di leggere quei libri.
Libri? che libri? Non posso neanche permettermene troppi.
Non potevamo permetterceli neanche io e la mamma. Nemmeno uno. Ma ne abbiamo avuti quattro.
Labbiamo fatto senza soldi, solo con qualche dollaro, che non bastava mai. O preferivi che avessimo
usato qualche cosa comprata in farmacia, cos non saresti nemmeno nato, senza tua sorella e senza i tuoi
fratelli, e io e la mamma da soli nel mondo? Per che cosa?
Messa in quel modo, non ammetteva risposta.
Credo che di fondo tu sia un uomo religioso, pap. Tu credi davvero.
Nipoti. Ecco in cosa credo. E lascia stare i libri.
S, lei era davvero presa, aveva la passione di una convertita. Le piaceva camminare su e gi davanti
alla statua di santa Elisabetta, recitando il rosario. Attraverso la porta accostata la vedevo andare avanti e
indietro, lei con il bambino, con le labbra che recitavano le preghiere, e con gli occhi che andavano verso
la sua immagine riessa nello specchio mentre provava a tirare in dentro e in su la pancia.
Una mattina venne con me no al garage.
Capisci certamente che dobbiamo sposarci al pi presto.
Siamo gi sposati. Ci ha sposato il giudice di pace a Reno.
Quella era una cerimonia civile. Per quello che mi riguarda, non conta nulla.
Per me s.
Voglio che il mio matrimonio sia santicato.
Vuoi dire avremmo vissuto in adulterio per tutti questi anni?
Ci sposeremo dopo il mio battesimo. una cerimonia bellissima. Saremo sposati no alla ne dei
nostri giorni . Sorrise. Non potrai mai divorziare da me, mai.
Non si discute con la madre che aspetta il tuo bambino. Fai del tuo meglio, e cerchi di farla stare
allegra. Adesso ai suoi occhi appartieni a una casta inferiore, sei appena tollerato, la parte che hai avuto
piuttosto piccola, lei diventata la star dello spettacolo, e ci si aspetta che tu ti sottometta, perch la
sceneggiatura dice cos. Altrimenti potresti indisporla, arrecarle angoscia, e conseguentemente
danneggiare il bambino.
Cosa vuoi che faccia, cara? Dimmi esattamente, con parole tue, cosa vuoi che io faccia.
Verr da te padre Gondalfo. il mio insegnante. Voglio che parli con lui.
Due giorni dopo, padre Gondalfo venne a casa nostra. Quel pomeriggio lo trovai seduto in salotto con
pap e Joyce. Padre Gondalfo era un tipo tosto. Era stato il cappellano dei Marine nel Pacico del Sud.
Mi aspettava da pi di unora. Si era tolto la giacca per via del caldo, ed era rimasto con una maglietta
bianca, con i peli neri del petto carnoso che spuntavano fuori attraverso il cotone. Aveva le braccia da
lottatore e si teneva in forma giocando a palla contro la parete del garage della parrocchia. Era un prete

giovane, non aveva pi di quarantadue anni, una faccia scura da siciliano, il naso rotto, e il taglio di
capelli da militare. Sembrava una guardia o un placcatore di santa Clara. Nel momento in cui lo vidi
capii che era, come me, di origine italiana, e lessere consanguinei stabil rapidamente una violenta
familiarit. Mi frantum le nocche stringendomi la mano.
Sono le cinque e mezza, Fante. Dove sei stato?
Glielo dissi, a lavorare.
A che ora stacchi?
Glielo dissi, poco dopo le quattro.
Le quattro? E dove sei stato durante lultima ora e mezza?
Glielo dissi, da Luceys a bermi un bicchiere.
Ma non sai che tua moglie incinta?
Joyce era seduta su una poltrona, con la sporgenza sistemata comodamente sul grembo, e le ginocchia
appena aperte per sostenerla. Adorava padre John. Avvertii anche lammirazione di pap, e una leggera
ostilit nei miei confronti.
Cosa c che non va nel bere a casa tua? disse padre John. Con tua moglie e con questo grande
uomo che tuo padre? Non ci hai mai pensato?
Mi stupii delle sue spalle, della nera intensit dei suoi occhi. Certo, padre. Bevo anche a casa, molto.
ora di mettere la testa a posto, Fante.
Certo, padre. Ma
Non discutere con me, ragazzo. Pensi che io sia appena sceso dal traghetto di Hoboken?
Non volevo discutere con nessuno. Guardando Joyce vidi che ammirava il fervore della vaga
ammonizione di padre John. In quel momento non mi approvava aatto. E neanche pap, seduto
davanti a una bottiglia di vino, che si bagnava le labbra e annuiva con saggezza alle parole del prete.
Padre John batt una contro laltra le sue possenti mani, le freg con forza, e disse: Diamoci da fare.
Fante, tua moglie vuole convertirsi alla Chiesa Cattolica Romana. Ci sono obiezioni?
Nessuna, padre.
E quella era la pura e semplice verit. Non ci potevano essere obiezioni. Avrei voluto diversamente,
avrei sperato che lei rimandasse quel suo desiderio di un po, ma quella era ancora unaltra cosa.
E per quello che riguarda te? Tuo padre, questuomo grande e meraviglioso, mi dice che ha sudato e
lottato per darti una buona educazione cattolica. Ma ora tu leggi i libri, e, diciamo, scrivi libri. Cosa hai
contro di noi, Fante? Devi essere una persona con cervello. Dimmi. Sto ascoltando.
Non ho niente contro la chiesa, padre. solo che mi piace pensare
Ah, ecco! Linfallibilit del Santo Padre. Allora vuoi sapere se il Vescovo di Roma veramente
infallibile per quello che riguarda la fede e la morale. Fante, te lo dico io una volta per tutte: lo . Ora,
cosa altro c che ti d noia?
Andai vicino a pap, gli presi la bottiglia, e tracannai un sorso. Lattacco improvviso di padre John mi
aveva fatto vacillare, e dovevo tranquillizzarmi.
Vede, padre. La Beata Vergine Maria
Te lo dico io della Beata Vergine Maria, Fante. Te lo faccio capire chiaramente, senza possibilit di
equivoci. Maria, la Madre di Dio, ha concepito senza peccato, e alla sua morte stata assunta in cielo. Un
uomo della tua intelligenza pu senzaltro capirlo.
S, padre. Per il momento laccetter. Ma durante la messa, alla consacrazione
Alla consacrazione, il pane e il vino diventano il corpo e sangue di Cristo. Che altro c che ti
preoccupa?
Beh, padre. Quando un uomo si va a confessare

Cristo ha dato ai suoi preti il potere di perdonare i peccati quando ha detto: Ricevete lo Spirito
Santo. Coloro ai quali perdonerete i peccati, saranno perdonati; e coloro ai quali non li perdonerete, non
saranno perdonati. nel Nuovo Testamento. Leggitelo.
Capisco le parole, padre. Ma nella dottrina del peccato originale
Ah! Eccoci! Per peccato originale intendiamo che come gli dei nostri genitori siamo concepiti nel
peccato e vi restiamo no al glorioso sacramento del battesimo.
S, padre. Lo so. Ma la resurrezione
La resurrezione? Per lamor del cielo, Fante, facile, dai. Cristo Nostro Signore stato crocisso, e poi
risorto dalla morte, che la promessa dellimmortalit per tutti i suoi gli. O preferisci morire come un
cane, connato per sempre nelloblio?
Sospirai e mi sedetti. Non cera altro da dire. Pap si schiar la gola, con un sorrisetto sulle labbra,
mentre alzava la bottiglia. Cera uno strano calore nei suoi occhi. Della cenere grigia si sparse cadendo sul
suo grembo.
Il ragazzo legge troppo, padre. Glielo dico da anni.
Eravamo arrivati al ragazzo, ora.
Ma a me piace leggere, pap. Fa parte del mio mestiere.
Sono quei libri, padre. Controllo delle nascite, me lha detto lui.
Controllo delle nascite? padre John sorrise con tristezza scuotendo la testa. Te lo dico io com il
controllo delle nascite nella Chiesa Cattolica. Non c.
Glielho detto, padre. Gli ho detto: Non mi piace quella roba. Non colpa della ragazza, padre. Lei
protestante. Fa del suo meglio. Ma lui: me lha detto lui: Voglio controllare la mia famiglia, me lha
detto sar un paio di giorni fa. A me, suo padre.
S, ho aermato qualcosa del genere, ammisi. Ma quello che volevo dire era questo, padre. Il mio
stipendio
Vede? mi interruppe pap. Sono sposati da quasi quattro anni. Abbastanza tempo per farne due,
un bambino e una bambina. I miei nipoti. Ma ci sono, padre? Vada di sopra. Guardi in tutte le camere,
sotto i letti, negli armadi. Non li trover. Il piccolo Nicky e la piccola Filomena. Nicky avrebbe quasi tre
anni, ora, parlerebbe con suo nonno. La bambina, lei avrebbe appena iniziato a camminare. Li vede lei in
giro, padre? Vada fuori, in giardino; cerchi in garage. No, non li trover, perch non ci sono. Ed colpa
sua! Lindice destro di mio padre, quello con lunghia rotta, fu puntato contro di me.
Smettila, pap.
No, non la smetto. Voglio sapere, perch sono il loro nonno; dov Nicky? Dov Filomena?
E che ne so io dove sono?
Joyce and accanto a pap e si sedette vicino a lui. Parlava piano, tenendogli la manaccia grossa e
rossa. Non ce ne sono stati altri, pap Fante. Credimi.
Quello non era il modo di trattarlo, perch si sarebbe crogiolato in sentimentalismi. Si rattrist
davvero, con il mento che gli tremava, e gli occhi improvvisamente umidi. Cercai di mandare con lo
sguardo un messaggio a Joyce. Era vero che mi ero opposto a una gravidanza prima che potessimo
permettercelo. Era anche vero che lei invece avrebbe corso il rischio anche senza soldi. Ma io non avevo
mai considerato, con quelle scelte, di fare torto a delle entit umane distinte, n gli avevo dato dei nomi,
a quei bambini mai concepiti, e ora vedevo la perdita negli occhi di Joyce, la disperazione, dal momento
che pap aveva espresso tutto ci in modo cos sentimentale.
Sto parlando con il mio sangue, continu pap. Ci sono due bambini che non vedr mai, ma
sono qui, da qualche parte, e il loro nonno non si sente tanto bene, perch non gli pu comprare dei
gelati.

Si mise a piangere, cacciandosi le grosse nocche negli occhi e spingendo via le lacrime. Prese un altro
sorso dalla bottiglia e si alz in piedi, con un miscuglio di vari umori, pulendosi la bocca, aspirando il
sigaro, piangendo, gustando il vino, compiaciuto del suo ruolo di nonno disperato, e con il cuore
infranto perch i bambini non cerano. Padre John lo circond con un braccio, stringendolo con rude
aetto. Borbottarono qualcosa come un addio in italiano, poi pap si avvi barcollando di sopra per farsi
passare la bevuta, con il mento in fuori, il petto in fuori, verso camera sua, su per le scale con coraggio,
trionfante su per le scale.
Rimanemmo in silenzio per un minuto. Joyce si asciug gli occhi e il naso con un fazzoletto.
il vino, le spiegai. Il vino lo fa diventare molto sentimentale.
E tu? domand il prete.
Io mi strinsi nelle spalle. Faccio del mio meglio.
Mi domando
Doveva lasciarci. Pap laveva rattristato. Lo aiutai a inlarsi il suo pesante soprabito nero, poi
uscimmo tutti e tre sul prato verso la sua macchina. Ci stringemmo la mano.
Attenzione a come parli davanti a tuo padre, mi avvert. molto sensibile.
Lo so.
Voglio che tu torni alla chiesa.
Cercher di farlo, padre.
Lo guardammo allontanarsi, la macchina si immise sul Wilshire Boulevard, il rumore del traco di
quel tardo pomeriggio era come un vasto ume in primavera. Tornammo a casa in silenzio. Lei entr in
cucina dopo di me, e io presi dei cubetti di ghiaccio per un drink. Mi guard in silenzio mentre
preparavo dei Martini.
Ti aiuta? le domandai.
S.
Non diventer mai vescovo. N monsignore.
Ma un santo per davvero. Semplice, onesto, non ha mai dubbi.
Semplice, proprio.
Ha la fede.
Mi domando da dove abbia preso la sua teologia.
Lei sospir. Lo ammetto. La teologia gli crea qualche problema. Non riesce a spiegare il corpo mistico
di Cristo. E non lo sa, ma in realt un calvinista, e crede nella predestinazione. Ho cercato di riportarlo
sulla retta via per tutta la settimana, ma non riesco a farglielo capire.
Benedetto il ventre che porta mio glio!
La baciai e bevemmo un Martini. Lei sorseggiava pensierosa, cera qualcosa che la disturbava. Ora era
quasi buio. Port il drink in salotto. Dopo poco andai anchio, e la cercai nella stanza oscura. Era seduta
immobile vicino alla nestra. Fui sorpreso nel vedere che stava piangendo piano.
Cosa c, cara?
Tuo padre ha ragione sul bambino e la bambina. Oh, perch non li abbiamo avuti?

Sei

Due settimane dopo, pap decise di cominciare i lavori in casa. Fu una decisione che venne accolta con
grande gioia. Eravamo stu delle tavolacce che coprivano il buco del pavimento in cucina. Sinistri odori
di marcio si diondevano dalle fessure, e tutti inciampavano sugli spigoli. La donna delle pulizie si era
inlata delle schegge sulla mano e si riutava di lavare il pavimento no a quando non sarebbe stato
riparato. Da quel buco venivano fuori cose malvage. Ogni mattina, la prima persona che entrava in
cucina veniva spaventata da una fuga convulsa di goe blatte marroni. Joyce chiam il Dipartimento di
Igiene che prescrisse alcuni prodotti. Ma il Ddt le faceva solo inciampare, in modo che nivano sui loro
ampi dorsi agitando allegramente le zampe. Di notte si riusciva quasi a sentirle, mentre si lasciavano
andare a un bestiale abbandono.
Di solito era pap a svegliarsi per primo la mattina, preparava la colazione per s, ma il ca lo faceva
per tutti. Interrompeva il digiuno con un bicchiere di chiaretto nel quale galleggiava un uovo crudo.
Quella ranatezza sembrava un occhio giallo messo sotto aceto. Una volta Joyce lo vide ingoiare quella
leccornia, e fu la prima e lunica volta in cui ebbe la nausea la mattina. Pap conservava i gusci delle uova
per il ca. Credeva che ne migliorassero il sapore. Eravamo degli instancabili sperimentatori per quello
che riguardava il ca, Joyce e io. Per anni avevamo provato di tutto, ma pi di ogni altra cosa
preferivamo ltrarlo. Era il nostro piccolo rituale di ogni mattina, macinare dei chicchi freschi,
aggiungerci un pizzico di sale, e versarci sopra dellacqua calda ma non bollente. Era un metodo
infallibile. Ogni volta dava quello che si voleva: del buon ca.
La formula di pap era prendere delle manciate di ca macinato, metterlo in un tegame, e lasciarlo l
a cuocere. A quellinfusione aggiungeva poi i gusci duovo e li lasciava a bollire un altro po, ottenendo
cos una specie di zuppa. Era un ca feroce, divorava il latte senza quasi cambiare colore. Quando lo si
girava, il cucchiaino inciampava nella ghiaia e alcuni frammenti piccoli e sospettosi venivano a galla per
poi ripiombare sul fondo. Davanti agli occhi galleggiava il bianco cotto delluovo, e non si niva mai di
sputare pezzetti di guscio. Era, per farla breve, un intruglio infernale. Lo sorseggiammo per dovere, per
essere gentili, e pi tardi mi presi un buon ca in ucio. Ma tutto ci era molto scomodo per Joyce.
Adorava il ca e, per poterselo fare, doveva precipitarsi gi prima che arrivasse pap.
Quella mattina pap aveva indossato i suoi abiti da lavoro. Consistevano nelle stesse cose che aveva
portato i giorni precedenti, ma senza cravatta. Non cera dubbio che lavesse tolta per mettersi in azione.
La sua sacca degli attrezzi era aperta sulla veranda dietro la casa, aveva una matita inlata dietro
lorecchio, e stava davanti al buco rappezzato con un metro da muratore in mano. Sembrava immerso in
pensieri profondi, e guardava il pavimento strizzando gli occhi attraverso il fumo del sigaro. Sorridemmo
con gratitudine. Dopo tanto tempo il lavoro sarebbe stato fatto.
Non era il momento di parlare, eravamo tutti consapevoli dellimportanza di quellistante. Lui aveva
fatto il ca, e il suo aroma bruciato aveva impregnato laria.
Joyce aveva preso le tazze e i piatti e aveva apparecchiato senza un rumore. Pap apr il suo metro e
fece delle misurazioni oscure. Si tolse il sigaro di bocca, ne morse un pezzetto che si era staccato, e disse
ad alta voce, parlando a se stesso: Deve essere due per dieci . Chiuse il metro da muratore. Deve

proprio essere due per dieci.


Dici i travicelli, pap? domandai.
Ci interfer sulla purezza dei suoi pensieri. Si gir lentamente.
Ti ho mai detto come scrivere un racconto?
No, pap.
Allora pensa agli aari tuoi.
And alla sua sacca degli attrezzi e ne ritorn con un martello e con un palanchino corto. I chiodi
stridettero quando strapp via un paio di assi provvisorie. Si stese sullo stomaco e la testa scomparve nel
buco. Ci che vide non fu soddisfacente. Lev altre due assi. Si lasci cadere sul terreno sotto la casa. Per
tre o quattro minuti scomparve totalmente.
Sa quello che fa, sussurrai.
Sembra deciso.
Quando emerse, aveva ragnatele drappeggiate intorno al cappello e al sigaro, poi si tir su,
sputacchiando e passandosi le mani sulla faccia.
Due per dodici, disse. E sai perch?
Vuoi dire i travicelli, pap?
Mi ss.
Vuoi stare qui ad aggiustare il pavimento mentre io vado a scrivere un racconto?
Ho solo fatto una domanda, pap.
Si gir, con negli occhi uno sguardo vago. Due per dieci va bene lo stesso. Alzer di un pochino gli
stipiti. Sai perch lha fatto?
Fatto cosa, pap?
Senza rispondere, and alla nestra e guard verso il vialetto.
Due per dodici? Diavolo, ma che c che non va con quattro per quattro?
Scomparve di nuovo nella veranda sul retro e ne torn con un martello. Rimise le assi sopra il buco e le
inchiod. Raccolse i suoi attrezzi e li butt nella sacca. Poi spar nel giardino dietro la casa. Quando uscii
per andare in garage, pronto per recarmi al lavoro, lo trovai seduto sotto lombrellone. Si grattava il mento
e sembrava essere seccato.
Tutto bene, pap?
Sput un pezzo di sigaro dalla bocca.
Vai a scrivere il tuo racconto, gliolo.
Presto nel pomeriggio, telefon Joyce.
Abbiamo una sorpresa per te.
Ma io non ero sorpreso, perch sapevo bene come lavorava quelluomo. Improvvisamente,
teatralmente, niva le cose.
Il miglior paio di mani della California, dissi.
un genio.
No non era un genio, eppure aveva le qualit di un genio, una brillantezza dinamica che emanava da
lui dopo attenta meditazione. Cinquantanni a fare il muratore lavevano reso il migliore in quel campo.
Tornando a casa, mi ricordai di come era rimasto in cucina, assorto nei suoi pensieri, spazientito dalle
mie domande. Mi aveva preoccupato moltissimo. Forse il danno delle termiti era peggiore di quanto
avessi immaginato? Adesso era chiaro che avevo esagerato le mie previsioni. Rapidamente, abilmente, in
uno sprazzo di energia, lui invece aveva terminato il lavoro, e il tono caldo della voce di Joyce mi aveva
detto che lei era molto contenta. Ancora una volta provai quel vecchio, confortevole sentimento per la
mia casa e per mio padre. Grazie a Dio era ancora vivo! Che Dio gli conceda molti altri anni su questa

terra, e a me la possibilit di dimostrargli la mia gratitudine e ammirazione. Questi erano i miei


sentimenti mentre tornavo a casa, chiudevo il garage e mi arettavo in cucina passando dalla veranda sul
retro.
Il pavimento non era stato riparato. Cerano le stesse assi di pino grezzo che coprivano il buco. Non era
cambiato nulla. Ma dalla parte anteriore della casa sentivo battere, erano i colpi dellacciaio che frantuma
lintonaco. Li trovai in salotto, Joyce e pap. Stavano abbattendo il caminetto. Cera della polvere che si
levava dai mattoni e dallintonaco che avevano sbriciolato. Sembravano dementi. Joyce con un martello,
pap invece brandendo un palanchino, stavano eliminando la vernice dai mattoni. Cera una sciarpa
intorno ai capelli di Joyce, la polvere e lo sporco le insudiciavano la faccia. Portava un paio di pantaloni
premaman di seta verde e una camicia gialla, e il suo viso era caldo e rosso per lo sforzo. Pap lavorava
con metodo, teneva il sigaro fra i denti, e con il palanchino estraeva i mattoni dal muro, per farli poi
cadere a terra. I mobili erano stati spostati e coperti. Un pezzo di stoa proteggeva il pavimento.
Poi Joyce mi vide.
Ciao, grid.
Ma che sta succedendo qui?
Stiamo costruendo un nuovo caminetto.
E perch?
Fissai quella rovina. Il vecchio camino, nella sua semplicit, andava benissimo. Lavevo provato una
volta e aveva bruciato bene, senza fumare. Non era unopera darte, ma era adatto al salotto.
Non c niente che non va in quel camino.
Joyce si scroll la polvere dai vestiti. Lho sempre odiato. Dal giorno in cui ci ho messo gli occhi
sopra.
Avresti dovuto parlare con me prima, per.
Perch? Tanto doveva essere fatto.
Non doveva essere fatto neanche per idea.
Bisogna buttarlo gi, disse pap.
Ma cosha che non va?
Accenn alla sporgenza impolverata di Joyce. Domandalo a mio nipote. Non vuole un camino di
Los Angeles. Vuole il camino che gli ha costruito suo nonno.
Chiacchierando con grande eccitazione, Joyce mi mostr i progetti che pap aveva disegnato su un
foglio protocollo. Sarebbe stato un caminetto massiccio, alto sei piedi e largo dieci, costruito con strisce
sottili di pietra dellArizona. Le giunture sarebbero state riempite di calcina nera. Una sola pietra spessa
avrebbe formato la mensola. Secondo le spiegazioni, era esattamente due volte la grandezza del camino
che stavano demolendo. Era davvero grandioso. Sarebbe stato al suo posto in uno chalet svizzero, in una
capanna da caccia, o in un Elks Club.
Ma non c bisogno di demolire anche una parte del muro, dissi.
Lasciami fare, disse pap.
Joyce tese le braccia verso il camino.
Sar stupendo. Cos grande e bello. Staremo caldi e a nostro agio.
Fantastico, dissi. Specialmente quando la temperatura crolla a venticinque sotto zero, e diciotto
piedi di neve paralizzano il traco sul Wilshire Boulevard.
per mio nipote, disse pap sognando. Durer mille anni. Niente al mondo lo potr buttare gi.
Durer pi di qualsiasi altra cosa a Los Angeles.
Mi gurai la scena, non dopo mille anni, ma solo dopo dieci o quindici, quando la nostra casa sarebbe
stata senza dubbio demolita per fare posto a un parcheggio, con le macchine che vi sarebbero entrate e

uscite, ma sempre girando attorno allindistruttibile camino di pap, che avrebbe vinto contro tutti gli
sforzi compiuti per tirarlo gi.
Pap, dissi. Quando aggiusterai il buco nel pavimento di cucina?
Non un lavoro per me, quello. Chiama un falegname.
Io ero contrario a quella cosa. Aveva un che di folle. Seguirono giorni di grande preoccupazione.
Arrivarono i materiali. Furono scaricati sul prato davanti a casa, quattro tonnellate di pietra, una
montagna di sabbia, una pila di mattoni, sacchi di cemento, pezzi di legno. Giorni problematici, grandi
buchi in casa, una moglie incinta che ora credeva di essere un portatore di calcina, e un vecchio con la
passione di costruire.
Era la calcina che la aascinava. Pap aveva costruito un cassone per mischiarla: calce, cemento, sabbia
e colore nero. Lei non riusciva a resistere a tutto ci. Si compr dei guanti di stoa e un cappello
messicano a tesa larga. Per tutto il giorno girava la calcina con un attrezzo, impastandola, colpendola,
aggiungendoci acqua. Era come una bambina che faceva le torte di fango. Le macchiava le scarpe, le
sporcava i pantaloni. Una donna incinta non avrebbe dovuto mischiare la calcina. Non era
raccomandato in nessun libro. La misi in guardia perch non esagerasse. Lei non mi prese sul serio. Neg.
Ma quella roba le lasciava delle macchie nere rivelatrici sui sandali, sui gomiti, nei capelli. Sebbene
indossasse i guanti di stoa, le venne una vescica sul pollice.
Mi sono bruciata con un fornello, ment.
Pap faceva il lavoro pesante. Impastava la calcina, la portava a secchi davanti al camino, poi la
rovesciava sullo sparviero. Tagliava le pietre, le metteva una sullaltra nella carriola e le trasportava
davanti al camino. Maneggiava i mattoni. E lei giocava. Certe pietre le piacevano; grandi o piccole, le
voleva portare lei. Erano pietre carine, diceva, e voleva che facessero gura. Ma erano pesanti, e lei le
tirava, le trascinava, cercava di sollevarle. Poi tornava alla calcina.
Le dia un po dacqua, signorina Joyce.
Lei ci aggiungeva un po dacqua, poi la rimestava, e la lisciava. Oppure si sedeva a guardarlo lavorare,
e lui le chiedeva gli attrezzi.
Martello.
Livella.
Cazzuola.
Una volta la trovai a mezzogiorno con le mani arrossate nel giardino davanti casa, mentre gettava
sabbia nel cassone della calcina. Non lo pot negare, perch era a meno di dieci piedi di distanza da me,
con la pala in mano, e gocce di sudore che le colavano dalle tempie. Le presi la pala.
Smettila di comportarti come una sciocca.
Alz il mento e si diresse verso casa. La seguii. Era ferma davanti al camino, con le braccia incrociate,
gli occhi colpevoli che evitavano i miei.
Continua cos e abortirai.
Chi abortisce? disse pap.
Non voglio che sollevi dei pesi, che usi la pala.
Non le far male.
Non voglio correre rischi.
Non le far male. In Abruzzo, le donne lavorano no allultimo giorno, lavano i vestiti, puliscono la
casa, vanno nei campi. Fa bene alle madri. Mantiene i muscoli forti.
Lei si gir verso pap.

Aveva solo bisogno di un pochino di sabbia. Solo una palata o due.


Una palata o due non fanno male a nessuno. Le diede uno sguardo, e gli occhi gli diventarono dolci
e compiaciuti.
Un bel bambino. Il bambino del nonno.
Ascolta, pap. mia moglie. Si roviner la salute. Qui non siamo in Italia. Non abituata.
E lui mio nipote. E star bene.
Erano schierati contro di me, cera un muro fra noi, un camino. Andai da lei nella calma della notte,
passando in punta di piedi davanti alla camera di pap da dove proveniva il suo russare che sembrava il
schio di una bomba. Lei aveva gli occhi vitrei per aver letto troppo diritto canonico, trasal nel vedermi,
e poi torn al suo libro.
Come ti senti?
Bene.
Non manca pi molto.
Silenzio.
Non mi importa pi, dissi. Maschio o femmina, mi va bene comunque.
Silenzio.
Da ora in poi dovrai essere molto attenta.
Scans il libro, si tolse gli occhiali e mi ss con unaria strana.
Se dovessi morire, tu non potresti comunque sposare mia sorella.
Non voglio sposare tua sorella.
molto carina. Ma non potrai mai averla. Mai. la legge della chiesa.
Ma io non sono interessato a tua sorella.
Anche se lo fossi, non servirebbe a nulla.
Non lo sono.
unottima legge. Molto saggia.
Cosa ti fa pensare che morirai
Non morir. Ho detto, se dovessi morire. Parole sinistre. Cera forse la premonizione di una tragedia
nella profondit della sua anima? Quali movimenti nei segreti luoghi della sua psiche la spingevano a
subire il fascino di quel passo della legge della chiesa? Considerai attentamente la situazione. Il mio
pensiero and al dottor Stanley. Se non lo avessimo ossessionato cos tanto in passato, lavrei chiamato.
Ahim, troppe volte avevamo gridato al lupo. Se solo fra i miei amici vi fosse stata una madre che avesse
potuto parlare a questa sciocca ragazza e dirle dei rischi che si correvano a sollevare gli oggetti pesanti.
Ma io non conoscevo madri. Conoscevo moltissime mogli, ma nessuna madre.
Vennero i giorni degli inganni vergognosi. Perch ora cercavo di sorprenderla. Tornando dallucio,
entravo dalla strada a nord invece che da sud, sperando di sorprenderla al cassone della calcina. Una
volta parcheggiai a un isolato di distanza e arrivai a piedi. Ma non era nel giardino davanti casa.
E fu cos che la sorpresi unaltra volta. Quel pomeriggio avevo nito alle due, arrivai in macchina a un
isolato da casa, e parcheggiai dietro langolo. Coprii il resto della distanza a piedi. E da quella distanza la
beccai. Era in ginocchio dietro a una pila di pietre, e con le sue piccole mani aveva preso una mazza col
manico corto. Stava dando dei colpi a un pezzo di pietra, e lo stava rompendo in parti pi piccole per il
camino. Con un urlo le corsi accanto. Lei fece cadere la mazza, sooc un grido, e scapp in casa. Io
saltai lo steccato ed entrai dietro di lei. Non era in salotto. Pap era al caminetto, con una cazzuola in
mano.

Dov mia moglie?


Lui alz le spalle innocentemente.
Salii su per le scale. Lei si era chiusa nel bagno. Sentivo il sibilo dellacqua della doccia. Andai in
camera sua. Tutto era pronto per levento pi importante della sua vita. Una settimana prima aveva
riempito una valigetta con le cose che le sarebbero occorse in ospedale.
Giaceva aperta su un tavolino, e vi guardai dentro. Cerano dei pettini, una spazzola, uno specchio con
il manico. Un orologio. Delle pantofole. Un astuccio con degli oggetti di cartoleria. Una penna
stilograca. Alcune camicie da notte. Una vestaglia. Un set per il manicure. Colonia. Dei fazzoletti,
qualche spilla. Tutte le piccole cose della vita di una donna. Uno sullaltro in un angolo cerano i regali
che aveva ricevuto a una festa in onore del nascituro: dei giocattoli, dei biberon, dei lenzuoli, alcuni
vestiti per neonati, un piattino dargento, una forchettina e un cucchiaino. Accanto alla sua camera da
letto cera la veranda chiusa che aveva trasformato in una nursery. Cerano la culla, una chionier, una
vasca piccola, un cavallo a dondolo, una bambola. Era tutto rosa, rosa per una bambina, con le tende
rosa, e dei nastri rosa.
Che fosse una bambina, allora. Ma maschio o femmina, bisognava dargli una possibilit, lasciarlo
vivere! Cera bisogno di una resa dei conti. La porta del bagno si apr e lei entr in camera. Mi guard
senza alcuna sorpresa. La doccia le aveva lavato via il trucco dal viso, aveva le labbra di un rosso pallido,
e i suoi capelli bagnati ricadevano in gi come uno scopettone per pulire il pavimento.
Allora? disse.
Voglio parlarti.
Davvero?
Inizi a spazzolarsi i capelli.
Voglio che tu la smetta di fare la sciocca. Niente pi sollevamenti. Niente pi mazzate alle pietre.
tutto?
Avevo voglia di scuoterla.
Sono arrivato a una decisione. O tu la smetti o me ne vado di casa.
Lei sorrise e scosse i capelli bagnati.
Puoi andartene quando vuoi.
quello che vuoi?
S, caro.
Uscii cupo. Lei aveva scelto. Sola. Ma non me ne andai. Non si possono lasciare quando sono in quelle
condizioni. Ci vuole molto tatto. N bisogna fare delle aermazioni brusche. Ci vuole una grande
pazienza, ma non si pu andare via.

Sette

La punizione era inevitabile. Due notti dopo lei pag per la sua follia. Entr in camera mia dieci
minuti dopo la mezzanotte. Bast uno sguardo alla sua faccia di gesso, ai suoi occhi spalancati, per capire
che era arrivato il momento. Il dottor Stanley aveva predetto le prime doglie per il venticinque circa.
Eravamo al dodici. Ma il dottor Stanley non aveva previsto un periodo intenso di mescolamento di
calcina e di pietre frantumate.
Appoggiata alla soglia, con una mano sulla sporgenza e laltra sulla fronte, disse: Credo che il
bambino stia arrivando.
Saltai gi dal letto. Lei stringeva i denti mentre aveva i crampi e osservava il suo orologio da polso,
respirando forte.
Nove minuti. Stanno peggiorando.
Laccompagnai a letto. Il sudore le copriva le tempie, e tremava. La sua mano nella mia era calda,
umida, e tremava. Fissavamo insieme lorologio. Dieci minuti dopo ebbe unaltra tta. Dur trenta
secondi. La sopport a denti stretti, e con i pugni serrati. Ricordai gli avvertimenti letti sui libri.
Le acque?
Chiama il dottor Stanley. Portami allospedale.
Corsi gi per le scale e telefonai al dottore. Mi rispose uninfermiera. Avrebbe riferito il mio messaggio;
e il dottore avrebbe richiamato. Di sopra Joyce era stesa sul letto. Chiamai pap.
Il bambino in arrivo.
Si svegli istantaneamente.
Dove? Si drizz a sedere. Il bambino? Era fuori dal letto. Come?
Usc barcollando dalloscurit con i suoi mutandoni lunghi. Joyce gemeva. Pap si inl la tuta. Tornai
in camera. Joyce era distesa con gli occhi chiusi.
Come vanno le acque?
Dammi una sigaretta.
Pap entr allacciandosi le bbie della tuta. Cap la situazione con uno sguardo.
Tu. Vai di sotto e fai bollire dellacqua.
Per farci che?
Fai quello che ti dico.
Non riuscivo a muovermi. Avevo sempre saputo che in tali situazioni le persone facevano bollire
lacqua. Ma che ci facevano poi?
Dobbiamo portarla allospedale.
Maledizione, fai bollire dellacqua.
Mi prese per la nuca e mi butt fuori dalla porta. Per tutto il tragitto no al piano di sotto mi resi
conto che era follia. Lospedale era solo a dieci minuti di distanza. Riempii il bollitore dacqua, lo misi
sulla amma e mi precipitai ancora di sopra. Pap era seduto sul letto accanto a Joyce, e le teneva la
mano.
Hai chiamato il dottor Stanley?

Linfermiera lo sta cercando.


Chiama padre Gondalfo. Voglio essere battezzata.
Acqua calda, disse pap.
Suon il telefono. Corsi di sotto. Era la voce del dottor Stanley.
Il bambino sta arrivando, dottore.
Sembra che sia un po in anticipo. Ha le doglie?
in agonia.
I dolori sono a intervalli regolari? Li ha cronometrati?
Ogni dieci minuti. in agonia.
Farebbe meglio a portarla qui.
Va bene, dottore.
Tornai di sopra.
Preparati, tesoro. Andiamo allospedale.
Acqua calda, grid pap.
Chiama padre Gondalfo, mugol Joyce. Voglio essere battezzata.
Il bollitore gi cominci a schiare, poi a urlare quando lacqua si mise a bollire. Chiamai padre
Gondalfo. Promise che sarebbe venuto allospedale entro quindici minuti. Aerrai il bollitore con lacqua
calda e lo portai di sopra. Joyce era in camera sua, seduta sul letto, con indosso una pelliccia, e delle
pantofole ai piedi. Pap mi strapp il bollitore dalle mani.
Prendi la macchina. Portala davanti a casa.
Si precipit in bagno con il bollitore. Lo seguii. Volevo vedere cosa sarebbe successo.
Muoviti, disse. La macchina.
Io rimasi l. Non volevo che usasse nessuna delle sue tecniche abruzzesi con Joyce. Prese una bottiglia
di brandy dallarmadietto delle medicine e ne vers una sorsata abbondante in un bicchiere. Poi vi
aggiunse lacqua calda e sollev in alto quel miscuglio contro la luce.
Che fai?
Cosa credi?
Scol quella bevanda tutto dun ato. Bruci per tutto il tragitto, nch non arriv gi.
Ahaa! disse. Ora mi sento meglio. Muoviti, tu.
Corsi di sotto, condussi la macchina fuori dal garage a retromarcia, e la portai davanti alla casa. Mi
stavano aspettando sul marciapiede. Ci sedemmo tutti e tre sul sedile anteriore. Pap mise il braccio
intorno alle spalle di Joyce. Lei non aveva dolori.
Per tutta la strada no allospedale, non ebbe tte. Niente di tutto questo faceva presagire una paternit
imminente, e io avevo il sinistro presentimento che tutto ci fosse un falso allarme. Sembrava isteria pi
che paternit; era qualcosa di informe, fumoso, come una esplosione senza causa. Io comunque andai
avanti, perch non avevo modo di esserne sicuro. Ora il viso di Joyce esprimeva cautela; mostrava ritegno
e preoccupazione. Pap teneva in bocca un sigaro spento.
Andr tutto bene, disse.
Quella constatazione non aveva spessore, mancava di onest. Pi ci avvicinavamo allospedale, pi
avevamo la certezza non espressa che lintera faccenda fosse un errore di calcolo.
Poi lo dissi. Dovetti dirlo: Forse non veramente il momento, cara.
Ci provoc un ululato di costernazione da parte di Joyce.
Oh, per favore! grid. Non pensarlo nemmeno! Altrimenti, io ne morir.
Con la mano sinistra, pap mi diede una tirata ai capelli.
Lasciala in pace, maledetto idiota.

Era solo un pensiero che mi era venuto in mente.


Allora piantala. Dopo quello che hai fatto tu!
Io? Io non ho fatto nulla.
Dapprima non capii quello che voleva dire. Lo guardai, i suoi occhi erano cattivi e fuori dalle orbite
per il rancore. Qualcosa scatt nella sua mente. Poi capii. Stava ancora pensando a quando vendetti la
sua betoniera per comprarmi una bicicletta. Era successo quasi venti anni prima, ma eccola l, lantica
amarezza, che divampava in quello strano momento.
Per piacere, pap. Basta con quella storia.
Il sigaro trem assieme al suo mento. Lantica amarezza laveva privato della parola.
Joyce si mise a singhiozzare.
Sono cos infelice.
Il braccio di pap si strinse attorno alle spalle di lei.
Dopo che sar nato il bambino vieni a vivere con la mamma e me, la plac. Lascia questo
tipaccio. Non combina altro che guai. Avrei dovuto spedirlo al riformatorio.
Io strinsi forte il volante e rimasi fermo. Entrammo nel viale circolare davanti al cancello principale
dellospedale. Di fronte ai gradini si prolava limponente gura di padre Gondalfo. Apr la portiera non
appena fermai la macchina.
Oh, padre! singhiozz Joyce.
Pap scese. I due uomini aiutarono Joyce a uscire dalla macchina. Aveva gli occhi umidi di pianto. Il
prete le appoggi le sue grandi mani sulle spalle e la confort.
Lei piangeva piano. Pap e padre Gondalfo cominciarono a scambiarsi battute rapide in italiano.
Agitavano le braccia, scuotevano la testa, si accigliavano, grugnivano, sogghignavano, sorridevano,
brontolavano, roteavano gli occhi, facevano delle smore, oscillavano, mi indicavano, e alla ne caddero
in un silenzio meditabondo, guardandosi lun laltro attoniti e tristi. Poi il prete gigante inl la testa
attraverso lo sportello della macchina e mi guard, divorandomi con i suoi occhi scuri.
Tu. Parcheggia la macchina.
Perch no? In un momento come quello era il dovere solenne di un padre posteggiare la sua
automobile. Andai lungo la strada no allampio parcheggio dellospedale. Quando tornai a piedi verso
lingresso delledicio, se ne erano andati. Entrai e mi diressi allaccettazione. Avevano preso lascensore ed
erano gi da qualche parte ai piani superiori. Domandai allinfermiera dove fossero andati. Non voleva
dirmelo. Dovetti rmare dei pezzi di carta prima che se ne potesse parlare. Poi mi disse di rivolgermi
allinfermiera al dodicesimo piano.
Anche lass and piuttosto male. Non riuscii a sapere nulla. Pap e padre Gondalfo non si vedevano
da nessuna parte. La caporeparto mi inform che il dottor Stanley stava visitando Joyce. Era una donna
bassa, con un petto robusto, la faccia rossa e dei muscoli in rilievo sulle braccia. Anche lei era troppo
occupata per parlarmi. La sua scrivania era coperta di carte e di registri.
In che stanza ? domandai.
Non la pu vedere in nessun caso.
Ma sono suo marito.
Pensavo che il marito fosse il vecchio.
Lui il marito di mia madre. mio padre. Ritorn nuovamente alle sue carte. Altre infermiere
arrivarono e se ne andarono. Io rimasi l, cercando di non disturbare. Il telefono continuava a squillare.
Un medico inform la capo reparto che la 1231 voleva del succo darancia. Lei sogghign e disse:
Niente succo darancia . Sopra di lei, sul muro di fronte, cera una scatola elettrica con uno sportello di
vetro. Un numero vi appariva e scompariva continuamente. Numero 1214, era un numero rosso. Andava

e veniva con frenetica urgenza. Nessuno vi prestava attenzione, n le infermiere, n i medici.


C mia moglie al 1214?
No.
Accennai al vetro.
Qualcuno al 1214 vuole qualcosa.
Giovanotto, per favore, vada al 1245 e si metta a sedere.
Andai dappertutto in cerca del 1245. Camminai su per un corridoio e gi per un altro. Non riuscivo a
trovarlo. I numeri delle camere erano in sequenza, e cerano delle porte non numerate. Provai a entrare in
una di queste, una donna si drizz a sedere sul letto e disse: Fuori di qui . Finalmente trovai la strada
per tornare dalla caporeparto.
Sembra che non mi riesca di trovare il 1245. Lei era assolutamente convinta della mia sconnata
stupidit, perch il 1245 era proprio l, accanto alla sua scrivania. Non mi parl neppure, guard solo
verso la porta e poi fece scorrere gli occhi di nuovo su di me. La ringraziai, ma lei non riusc a nascondere
la bassa opinione che aveva di me.
Pap e padre Gondalfo erano seduti nella 1245. Quando entrai, si gelarono. Pap mi volt le spalle.
Padre Gondalfo attese che mi sedessi su una delle sedie di pelle.
Un marito e una moglie incontrano molti problemi, cominci. Alle volte sembra che debbano
sopportare un peso troppo grosso. Perdono la pazienza. umano perdere la pazienza.
Dov lei? lo interruppi. Che le hanno fatto?
Ora lo vuole sapere, mi schern pap. Dopo tutto quello che ha fatto.
Padre Gondalfo sollev la mano per mettere pace. Pap la ignor.
Ho visto questo giovanotto che la rincorreva su per le scale. Lei si dovuta chiudere in bagno. Ecco
quando successo, quando corsa su per le scale.
Non saltiamo alle conclusioni, disse il prete. Aspettiamo di sentire cosa ha da dirci il dottore.
Spero che mio nipote non abbia nulla che non va, replic pap. Se gli succede qualcosa, lo
ammazzo.
Mi dava la nausea.
Oh, ma stai zitto, pap.
Lui guard supplichevole il prete. Alla ne si era vendicato. Alla ne avevo dimostrato la mia nullit.
La sua tuta e le sue scarpe rotte non aiutavano.
Poi entr Joyce con il dottor Stanley. Era calma, avvilita, e sembrava pi incinta che mai.
Copritela e portatela a casa, sorrise il dottore.
Tutto bene? domand pap.
Bene, benone. Tornate fra una settimana, pi o meno.
Mi vergogno tanto, disse Joyce.
Capita sempre. Non si preoccupi.
Non era successo nulla alle acque, dissi. Quello era lindizio importante.
Tu e le tue acque, ribatt Joyce.
Era cambiata, abbattuta. Era soprattutto limbarazzo. Voleva uscire da l. Il dottore ci segu mentre ci
avviavamo in massa verso lascensore. Lei si strinse nella pelliccia, nascondendo il viso. Cera ben poco da
dire. Stavamo andando via senza un neonato, a mani vuote. Il grosso prete torreggiava su di noi. In
assoluto silenzio aspettammo lascensore. Pap sembrava un barbone. Io mi nascosi dietro a un pilastro,
fuori dalla portata degli sguardi delle ciniche infermiere. Dividevo limbarazzo di Joyce. Sembrava che
saremmo andati e venuti da quellospedale per sempre. Continuavamo a infastidire quel dottore.
Lavevamo probabilmente svegliato da un sonno profondo. E lui non aveva portato alla luce un bambino.

Ora stavamo tornando a casa. Lintera procedura sembrava innita, sembrava estendersi nelleternit. La
settimana successiva lavremmo ripetuta da capo.
Lascensore arriv e noi vi salimmo: una donna incinta, suo marito, suo suocero, e il suo padre
spirituale. Con il vecchio che manovrava lascensore, eravamo cinque. Era molto grande, come una sala
da ballo. Vi sarebbero potute entrare comodamente trenta persone senza aollarlo. Eppure, mentre
dicevamo ancora una volta arrivederci al dottore sorridente, cera appena posto per respirare. La
sporgenza sotto la pelliccia sembrava riempire lintero ascensore. Uno accanto allaltro, stretti in una
densa massa umana, scendemmo in cupo silenzio. Solo quando arrivammo al piano terra, avvertimmo
nuovamente un senso di libert.
Poi Joyce disse: Ho dimenticato la mia valigetta.
Guardarono tutti verso di me.
Perch no? Chi altro?
Ripresi lascensore no al dodicesimo piano. La valigetta era accanto alla scrivania della caporeparto.
La presi.
Un attimo solo.
di mia moglie. Non rimane qui. Se l scordata.
Come si chiama?
Glielo dissi.
Questo il nome del vecchio signore.
mio padre.
Lei il marito?
Esatto.
Silenzio.
Posso prendere la valigetta?
sua, no?
Scesi no al piano terra. Mi aspettavano fuori sui gradini.
Vai a prendere la macchina, disse pap.
Presi la macchina. Pap e Joyce si sistemarono sul sedile anteriore. Padre Gondalfo era arrivato con
lautomobile della parrocchia. Lo ringraziammo per il disturbo che si era preso.
la volont di Dio, disse a Joyce. Ed la cosa migliore. Ora avr tempo per completare la sua
istruzione.
Ci salutammo. Si diresse verso il parcheggio, con il ghiaino che strideva sotto i suoi passi. Partii. Joyce
sedeva in silenzio, piena di tristezza e di una nuova saggezza. Mi chinai e la baciai.
Come ti senti?
Molto stanca. E molto stupida.
Pap fece un sospirone.
Ci vuole molto tempo per fare un glio.

Otto

Pace a casa mia, tranquillit, un periodo di grande calma. Lei divent nuovamente unaltra donna. Era
uscita dalla favola, ora, fuori dai romanzi, era come un racconto sulla maternit, una donna in attesa.
Niente pi pietre frantumate o calcina rimescolata. Non lavevo mai vista cos bella. Camminava a passi
silenziosi, ed era seguita dalla scia di un profumo diverso. Tutti i giorni andava alla messa la mattina
presto. Il pomeriggio si recava in parrocchia per il catechismo. Padre Gondalfo stava facendo le cose un
po in fretta, su insistenza di lei. La sera laccompagnavo in chiesa. Diceva il rosario, faceva la via crucis, o
rimaneva semplicemente a sedere, con le mani giunte in grembo.
Era uno strano periodo per me. Sedevo accanto a lei, incapace di pregare, di articolare un sentimento
per Cristo. Ma tutto mi tornava alla mente, la memoria dei vecchi tempi di quando ero un ragazzo, e quel
luogo fresco e malinconico signicava moltissimo per me. Joyce aveva dato per scontato n dallinizio che
ci sarei tornato con lei. Sembra la cosa giusta da fare. In qualche modo avrei riprovato lantico
sentimento, le dita della mia anima si sarebbero distese e avrebbero aerrato lintensa e bella gioia della
fede. In qualche modo avevo sentito che era sempre rimasta l, che avrei dovuto solo avvicinarmi a lei
mormorando il desiderio di riceverla di nuovo per essere avvolto nel conforto del grembo di Dio. L cera
laroma dellincenso, lo scricchiolio dei banchi, il giocare della luce del sole attraverso le vetrate, il fresco
tocco dellacqua santa, il sorriso delle candele, lo splendore di tornare indietro allantichit, la
sconcertante consapevolezza che innumerevoli milioni di persone erano state l prima di me e poi se ne
erano andate, che altri miliardi sarebbero venuti e andati attraverso milioni di domani. Questi erano i
miei pensieri mentre sedevo accanto a mia moglie. Questi e la graduale presa di coscienza del mio errore,
perch non era facile ritornare alla propria Chiesa; la Chiesa era sempre l, uguale a se stessa, ma ero
cambiato io. I detriti degli anni mi avevano ricoperto come una montagna di sabbia. Non era facile
emergerne. Non era facile chiamare con voce sottile e sapere di essere ascoltato. Sedevo accanto a lei, e
sapevo che sarebbe stato molto dicile. No, sapevo che sarebbe stato quasi impossibile.
Sedevo accanto a lei e assaporavo la sensazione di un nuovo modo di pensare. Perch i pensieri qui
erano diversi. Fuori, al di l delle pesanti porte di quercia, si pensava alle tasse e alle assicurazioni, ai
fade-out e alle dissolvenze, si soppesavano questioni come Manhattan e Martini, si sospettava il proprio
agente di inganno, il proprio amico di slealt, il vicino di stupidit. Eppure potevo sedere di fronte
allaltare accanto a lei, con le sue piccole mani squisite nei guanti di capretto verde, e ladoravo per la
bellezza del suo sforzo, la lotta del suo cuore, la forza potente che la spingeva a essere solo una donna
buona, umile e piena di gratitudine davanti a Dio. Potevo sedere accanto a lei, con le labbra secche
perch mi mancavano le parole, io, che le frasi le costruivo, con le pagine dellanima bianche e senza
lettere, quelle pagine che giravo una dopo laltra, cercando una rima, qualche parola sparsa per esprimere
il fatto che in quel luogo non pensavo alle tasse e allassicurazione, e il mio agente, il mio vicino, il mio
amico, erano in qualche modo liberi dal corpo, avevano assunto una spiritualit, una bellezza; erano
entit ora, e non pi esseri, erano anime e non maiali.
Eppure, nonostante tutto, non ero pronto. Nato cattolico, non riuscivo a diventarlo di nuovo. Forse mi
aspettavo troppo: un brivido di gioia, lo splendore accecante della fede rinata. Comunque fosse, non

potevo tornare. L davanti a me cera la strada, il cartello indicava chiaramente la direzione della pace
dellanima. Ma non potevo imboccarla. Non riuscivo a credere che fosse cos facile. Ero sicuro che dietro
la collina successiva ci sarebbe stato qualche guaio.
Quattro giorni prima che nascesse il bambino, Joyce divenne cattolica. Fu battezzata Joyce Elizabeth.
La cerimonia ebbe luogo di sera alla fonte battesimale della chiesa di San Bonifacio. La sua madrina era
la nostra vicina che abitava dallaltra parte della strada, la signora Sandoval. Era una donna alta e serena
di una sessantina danni. Padre Gondalfo laveva scelta perch viveva accanto a noi, e perch non
conoscevamo altri cattolici in citt. La felicit di Joyce era quasi terricante. Mentre padre Gondalfo
leggeva il messale, prima in latino, poi in inglese, le lacrime scorsero liberamente gi per le sue guance e si
infransero sulla sua sporgenza. La sua era una felicit devastante. Le dava quasi dolore. Rimasi con mio
padre a guardare, ascoltando i suoi singhiozzi che riecheggiavano come battiti dali nella chiesa vuota.
Eravamo tutti molto impressionati. Pap si asciugava le guance con un fazzolettone blu. La signora
Sandoval sorrideva coraggiosamente, senza vergognarsi delle sue lacrime. La cerimonia fu lunga, perch il
prete le dette il battesimo assoluto. E questo la mond non solo del peccato originale, ma di tutti i peccati
della sua vita. Lei pianse senza arrestarsi, no quando anche a padre Gondalfo si strinse la gola, non vide
pi nulla e interruppe la cerimonia per estrarre un fazzoletto da sotto la tonaca con il quale si asciug gli
occhi.
Non dovremmo piangere, sussurr. Questo un momento di gioia.
Ci provoc un nuovo accesso di pianto da parte di Joyce. Pap e io laccompagnammo a uno dei
banchi, dove cadde pesantemente in ginocchio, con la faccia macchiata dal trucco, dal mascara e dalle
lacrime.
Mi dispiace, piangeva. Mi dispiace tantissimo, ma non posso farci niente. Sono cos felice.
La tua faccia un disastro, dissi.
Smise immediatamente di piangere. Apr la cipria e si sistem il viso. Senza una parola torn alla fonte
battesimale e la cerimonia prosegu. In silenzio, con gli occhi abbassati, le mani giunte, speriment la
puricazione dellanima. Poi n. Fin per Joyce, ma non per me.
Dopo ci riunimmo di fronte alla chiesa. La signora Sandoval aveva un regalo di battesimo per Joyce
una medaglia di san Cristoforo dargento. Joyce ne fu contentissima. Cammin con la sua madrina
tenendola sotto braccio no alla sua macchina. Ci salutammo mentre lanziana signora si allontanava.
Il momento che avevo temuto era giunto. Guardai mia moglie. Cerano stelle nei suoi capelli, stelle nei
suoi occhi che, bagnati di pianto no a un minuto prima, brillavano ora di felicit piena. Sembrava
assurdo che la sua conversione comportasse una tale dierenza, eppure era cos. Non era pi la vecchia
Joyce. Non era neppure la Joyce di unora prima. Non si poteva venire a capo della chimica di quel
cambiamento, lo sentivo e basta, lo capivo, lo vedevo. Quello che sentivo era una maturit, una qualit di
donna adulta che non aveva niente a che fare con la sua maternit; una tradizione, meglio, una
identicazione con la Madre Chiesa, e con lalta considerazione che la chiesa aveva per le donne, la sua
elevazione alla stessa altezza alla quale da ragazzo avevo posto la Vergine Maria. Ci guardammo, e in quel
momento anche lei seppe che avevo avvertito il cambiamento, quella trasformazione che permeava tutta
la sua personalit. Ci guardammo, e in quel momento ciascuno di noi seppe che quella sera sarebbe stata
una pietra miliare nelle nostre vite, e che le nostre vite insieme erano terribilmente importanti,
terribilmente serie. Ma era anche un momento molto triste, perch a me piacevano i controsensi della
vita, le cose non importanti, le cose senza senso, e tutto ci lo stavamo lasciando alle nostre spalle.
La grande mano di padre Gondalfo, il suo braccio pesante, mi calarono sulla spalla. Allora, sei

pronto?
Voleva dire: ero pronto per accostarmi alla confessione?
Volevo dire: no, padre.
Dissi: S, padre.
Bene. Domani potrete ricevere la santa comunione insieme. La messa sar per voi. Dopo vi sposer
allaltare maggiore.
Va bene, padre.
Tornammo in chiesa. Il prete si genuesse, e passando per la navata laterale ci avvicinammo a uno dei
tre confessionali. Lentrata di ognuno di questi era drappeggiata da pesanti tende viola. Padre Gondalfo
scomparve in quello centrale. Accese una luce. Joyce, pap e io andammo nella navata centrale e ci
mettemmo in un banco a anco del confessionale.
Mi inginocchiai per esaminare la mia coscienza. Dopo quindici anni, tornavo a confessarmi. Quali
erano i peccati che avevo commesso in un decennio e mezzo? Il compito davanti a me era enorme. Era
cos grande che non potevo prenderlo sul serio. Ancora peggio, non sentivo alcuna contrizione. Non
rimpiangevo nulla. Bene o male, mi ero goduto tutto. Limposizione delle mani del prete per lassoluzione
mi sembrava priva di senso. Non potevo, non sarei entrato nel confessionale. Ai vecchi tempi il mio
sangue cantava rispondendo alla chiamata dellassoluzione. Felice cadevo in ginocchio, riversavo i miei
problemi e venivo mondato, allontanandomi poi con il muscolo possente di un cuore puro. Mi attaccai al
passato. Ma non vi trovai nulla.
Il tempo passava, quindici minuti, mezzora, e il prete attendeva con pazienza. La lotta con la mia
coscienza mi rese esausto. Come potevo confessare cose per le quali non provavo rimorso? Tristemente mi
sedetti accanto a pap e a Joyce.
Non posso farlo, sussurrai.
Pap sembr sorpreso.
Per favore, provaci, sorrise Joyce.
Non posso. Sarebbe ipocrisia.
Pap immediatamente si consult con Joyce.
Che gli preso?
Non vuole andare, sussurr Joyce.
Deve andare . La sua voce era alta.
Scossi la testa.
Non posso, pap.
Entra l dentro!
Ti dico che non posso.
Ti stai comportando malissimo. Forza, entra l dentro!
Mi prese per la nuca e cerc di spingermi verso il confessionale. Io mi tenni stretto al banco e riutai di
muovermi. La sua faccia divenne rossa per lo sforzo. Improvvisamente salt in piedi e si mosse
rapidamente verso il confessionale. Lo osservammo sorpresi. Si volt a guardarci, con uno sguardo
disperato. Poi entr nel confessionale.
Seppi dopo che era la sua prima confessione in cinquantacinque anni. Non spieg mai perch lo fece.
Ero certo che non aveva progettato di andarvi, non si era nemmeno mai sognato di farlo. Ma a modo
suo laveva fatto per me, per suo nipote, perch bisognava farlo.
La sua confessione sembrava una litigata. Si svolse in italiano una discussione che rimbombava,
indistinta e intensa. Ogni volta che padre Gondalfo diceva qualcosa, pap rispondeva con asprezza. A
sua volta allora il prete alzava la voce. Parlavano anche con le mani, perch vedevamo sollevarsi le tende.

Alla ne la voce del confessore ebbe il sopravvento. Da pap non provenne pi una parola. Il prete
parlava con gentilezza, con persuasione, con un sussurro che calmava. Quando emersero, erano entrambi
stanchi e sudati. Pap cadde in ginocchio nel banco pi vicino. Padre Gondalfo sorrise e gli diede un
colpetto sulla spalla. Pap si copr il viso con le due mani, annientando qualsiasi distrazione mentre
recitava la sua penitenza. Il prete mi fulmin con uno sguardo che mi scoraggi. Mi alzai e andai fuori.
Mi aspettava sui gradini.
Cosa successo?
Non ce lho fatta.
Vorresti un altro confessore? Potrei chiamare padre Shaw. Credi che aiuterebbe?
Non credo.
Sono amaramente deluso. Sai, no, che signica questo?
Lo sapevo: signicava che non ero in stato di grazia. Signicava che non avrei potuto ricevere la
comunione con Joyce il mattino seguente. Signicava che non avrei potuto ricevere i sacramenti, e il
matrimonio era un sacramento.
Mi dispiace, padre. Continuer a provare.
Lui si volt verso Joyce e pap mentre uscivano dalla chiesa. Ci augurammo la buona notte. Pap si
riut di guardarmi. Salimmo in macchina. Presi la mano di Joyce.
Ti ho disgustata.
Sono delusa, ovviamente.
Dammi un po di tempo. Un giorno lo far.
Non riesco proprio a capirti. Se un giorno ritornerai alla Chiesa, perch non ora?
Non lo so.
Nemmeno io.
Io cammino un po, disse pap.
Lo guardammo mentre si avviava a piedi verso langolo della strada. Aveva un passo svelto e
sobbalzante. Si ferm sotto un lampione per accendersi un sigaro. Il fumo torn uttuando verso di noi,
fragrante nellaria della sera. Andando in macchina a casa, rimanemmo in silenzio. Chiusi il garage ed
entrammo in casa. Salimmo senza dire una parola al piano di sopra. Esitai davanti alla porta di camera
mia, sperando che lei mi avrebbe parlato. Ma entr in camera sua senza nemmeno voltarsi. Mi tolsi la
giacca e mi buttai sul letto. Non riuscivo a provare dolore per quello che avevo fatto, nessun rimorso. Mi
esasperava il fatto di non sentire neanche un fremito di rimpianto. Mi lasciava lacerato e distrutto.
Poi lei entr, con il pallone bianco che galleggiava sotto la camicia da notte, e un libro in mano.
Sorridendo, abbass lo sguardo verso di me.
Voglio leggere qualcosa, disse.
E lesse: Oh padre, oh madre, oh moglie, oh fratello, oh amico, ho vissuto con te no a ora secondo le
apparenze. Da questo momento in poi sar la verit. Sappi che da questo momento in poi non obbedir
ad altra legge che non sia la legge eterna Mi appello alle tue usanze. Devo essere me stesso. Non posso
venir meno a me stesso per te o per lui. Se mi puoi amare per quello che sono, saremo felicissimi. Se non
puoi cercher di meritarmelo. Non nasconder i miei gusti o le mie avversioni.
Emerson, dissi. Oh, dolce uomo!
Lei si chin e mi baci.
Buona notte, sussurr.
Benedetto il ventre che porta mio glio!
Piansi di gioia.

Nove

La notte che successe stavamo giocando a scacchi. Laspettavamo di momento in momento, le nostre
vite si erano fermate per attendere larrivo del bambino, e quella era la notte. Pap aveva terminato il
caminetto. Si era arettato con il lavoro, perch era di primaria importanza che fosse completo e pronto
per il nuovo Fante, come un regalo incartato e legato con dei occhi rosa. La casa stessa pulsava per
lattesa. Stava arrivando, e sentivamo quasi una sorta di solitudine perch non era gi l. Il duro lavoro di
quel giorno aveva aaticato pap che era andato a dormire.
Chiamatemi se succede qualcosa, aveva detto.
Alle dieci eravamo seduti alla scacchiera, e toccava a me muovere. La tua regina in pericolo, disse
lei.
Io misi di mezzo lalere, cos la regina fu salva. Ora toccava a lei. Era una giocatrice veloce, ma non
mosse per molto tempo; troppo, sembrava, e sollevai lo sguardo dalla scacchiera al suo viso, chiedendomi
cosa la facesse ritardare.
Tocca a te.
Non mi ascoltava, mi ssava solo negli occhi, con il volto arrossato, il respiro aannoso, no a quando
le guance le divennero molto rosse e vidi che era assorbita da qualche strana attivit che aveva luogo
dentro di lei.
C stato un piccolo scoppio, sussurr.
Scoppio? Che scoppio? Non ho sentito nulla.
Non lo so. Ma lho sentito distintamente.
Ci mettemmo in ascolto. Lei si copr la bocca.
Oh, santo cielo. Sono le acque.
Andiamo allospedale.
Esit prima di alzarsi.
Per favore, sorrise. Non guardare. Chiudi gli occhi.
Mi coprii gli occhi mentre Joyce si alzava e usciva dalla stanza. La sentii che correva su per le scale,
senza ato, e che diceva: Oh, santo cielo, e Povera me, e Oh, mio Dio. Quando capii che non era
pi in vista, chiamai il dottore. Da sopra sentii che era in camera da letto, i suoi tacchi risuonavano sul
pavimento. Corsi l. Era seduta sul letto, e leggeva un libro intitolato e Coming Child.
Dovremmo muoverci. Ho chiamato il dottore.
Questa volta voglio esserne sicura. Assolutamente sicura.
Ma la volta buona. Ne sono certo.
Ascolta . Lesse: Allinizio delle doglie, il dolore comincia di solito dalle reni. Inizia come un
pizzicotto o un mal di schiena, aumenta poi in un crescendo no a raggiungere un picco di intensit che
dura per qualche secondo, quindi gradualmente diminuisce
La cosa che stava leggendo successe proprio in quel momento. Le cadde il libro dalle mani e rimase a
sedere perfettamente ferma, guardando verso la sporgenza. Mosse le mani per toccarla, sentirla.
Contrazioni uterine, disse. Pagina 158. Leggi.

Tirai su il libro dal pavimento, ma avevo troppe mani, troppe dita. Non riuscivo nemmeno a tenerlo.
Cadde al suolo. Il dolore si acu, poi diminu. Lei sospir piano.
Ora sono pronta per andare.
Quella volta fu facile. Avevamo gi fatto le prove. Andammo silenziosamente in ingresso, restando in
ascolto per sentire il russare sibilante di pap, e poi scendemmo le scale. Senza dircelo, sapevamo che era
meglio non svegliarlo. Sotto larancio, nel giardino sul retro, lei si ferm e mi abbracci.
Sei stato fantastico, disse. Non mi lamenter mai pi.
Andiamo, tesoro.
C tempo. Voglio che tu sappia che mi sono comportata molto male per nove mesi. Sono stata una
completa idiota. Davvero, non dicile fare un glio. facilissimo.
Non lhai ancora avuto, cara. Andiamo.
La spinsi verso il garage. Entr in macchina e si sedette lontana da me, contro laltra portiera. Frug
nella sua borsa per cercare un pacchetto di sigarette, e me ne or una.
Vuoi che te la accenda? domand.
Per favore.
Certi uomini preferiscono accenderle da soli.
Mi sembr una constatazione curiosa, ma non risposi. Andavamo piano, perch ormai eravamo degli
esperti. Non cera realmente alcuna fretta. La notte era calda e si sentiva il profumo delle grandi magnolie
bianche sulla Normandie. A uno stop del viale lei ebbe di nuovo i dolori. Erano pi forti. Vidi che
aerrava la maniglia della portiera e che la stringeva.
dura, dissi.
Aveva del sudore sulla fronte. I suoi occhi erano spalancati per il dolore. La sua grande sporgenza
pareva schiacciarla contro langolo. Era come un enorme alveare, che andava in subbuglio per quella
grande soerenza. Quando le tte passavano, lei emetteva un debole sospiro di sollievo.
Non nulla, disse. Certo che fa un po male, ma non ha niente a che vedere con quello di cui mi
aveva parlato mia madre.
Fra cinque minuti arriviamo.
Sono contenta. Cos ti libererai di me. Detesto esserti di peso con tutte queste storie.
Non un peso.
Sono stata un peso per tutta la vita. il destino delle donne. Non siamo molto piacevoli, davvero,
non lo siamo proprio.
Stai dicendo cose senza senso.
Non sono cose senza senso. Guardami, sono una mucca, ecco cosa sono. Grottesca e poco
interessante. Nessuno mi potrebbe amare. Non mi devi dire mai pi che mi ami. Perch so che non
potresti. E non merito il tuo amore. Come sei stato buono! Che pazienza hai avuto! Ti sono terribilmente
grata. Perdonami per tutto quanto.
Si mise a piangere, e la sua faccia tesa e gona era troppo tonda per trattenere le lacrime che le
scorrevano sul grembo. Ebbe unaltra tta, strinse i denti e i pugni le si serrarono n quando non fu
passata.
Non sono molto coraggiosa, ansim. Ma non voglio essere coraggiosa. Voglio solo strisciare in
qualche buco, dove tu non possa vedermi, e sorire e sorire, perch non ti merito. Sono contenta di
sorire. Sono stata una cretina. Me lo merito.
Mi rendeva molto triste. Era seduta a gambe larghe, con la sua sporgenza che pulsava, la faccia come
un pallone da pallacanestro rigato di lacrime, e per un momento dimenticai che era un istante
passeggero. Aerrai il senso della sua disperazione, cominciai allora a pensare che ero davvero un uomo

molto sfortunato perch mi ero attaccato per sempre a quella massa di carne sussultante e singhiozzante.
Guidavo con gli occhi umidi, e piangevo pensando a me, aascinato dal mio coraggio e dalla mia
costante lealt. Come aveva ragione! Come ero stato nobile, capace di sorire a lungo. Era destino che
avrebbe soerto, era un bene che potesse sperimentare il dolore, che espiasse per il modo terricante in
cui mi aveva trattato durante la sua gravidanza. E come era sensibile ora che il giorno della sua
espiazione era arrivato! Come si era indebolito il delicato equilibrio del suo senso morale. Grazie a Dio
alla ne si era resa conto della perdia del suo comportamento.
Quando raggiungemmo lospedale, seguii il viale che curvava e portava a una pensilina di pietra dove
le ambulanze scaricavano i malati. Lei rimase in macchina quando io entrai. Allaccettazione riempii le
carte che liberavano lospedale di ogni responsabilit per qualsiasi cosa sarebbe potuta succedere a mia
moglie, e mentre procedevo, una impiegata telefon per chiamare delle infermiere e per chiedere una
sedia a rotelle. Non appena tornai alla macchina, due infermiere avevano gi aiutato Joyce a salire sulla
sedia a rotelle e lavevano avvolta in una coperta. Le guardai mentre la spingevano nellascensore. Poi
parcheggiai la macchina e tornai allospedale con la valigia di Joyce. Salii in un ascensore e andai no al
dodicesimo piano.
Ormai il dodicesimo piano mi era familiarissimo. Mi pavoneggiai quasi per la facilit con cui riconobbi
tutto quando le porte dellascensore si aprirono e io ne uscii. Lontano, gi per il corridoio rivestito di
gomma pulita, vidi le due infermiere che spingevano mia moglie attraverso una porta. Joyce volt la testa
allindietro e mi vide di sfuggita mentre mi stavo avvicinando. La sedia a rotelle si ferm e le infermiere si
fermarono sulla soglia. Girarono la sedia cos che Joyce fosse di fronte a me. Lei tese le braccia,
sorridendo.
Inghiottii la mia gioia improvvisa. Come poteva esserci cos tanta bellezza nel mondo? Quelle sue
mani, tese verso di me, quelle dita gentili, tese verso di me; i suoi occhi su di me, la sua bocca, le sue
labbra, tese verso di me, che riversavano amore e una bellezza misteriosa da spezzare il cuore, e ora mi
sembrava di correre, con la valigia in mano, come se non lavessi vista da diecimila anni, e lavessi avuta in
mente in ogni secondo, e alla ne eravamo insieme per sempre, la mia desolazione alla ne era terminata,
e tutte le cose della mia vita, ci che possedevo, le mie ambizioni, i miei amici, il mio paese, il mio mondo,
diventavano nulla, come granelli di sabbia davanti alla bellezza e alla gioia di quel momento dolcissimo e
doloroso. La abbracciai e piansi. Scivolai sulle ginocchia, felice di una felicit orribile e devastante che mi
uccise quasi con la sua terribile forza. Avrei potuto dare la vita allora e in quel punto, perch era cos era
la gioia che sentivo per la mia donna.
Coraggio, coraggio, disse una delle infermiere. Basta cos.
Mi alzai e baciai Joyce.
mio marito, disse Joyce. Non un tesoro?
Le infermiere non erano molto impressionate. Si prendevano cura di lei, le rincalzavano la coperta, e
poi la spinsero via.
La porta si chiuse davanti a me. La stanza era la 1237. Era un buon auspicio, quello, perch conteneva
il mio numero fortunato. Guardai lorologio. Erano le 23.05. Andai in corridoio, attraversando molte
porte. Allimprovviso vi fu un grido da far drizzare i capelli. Proveniva da una camera vicina allascensore,
era il grido di una donna in travaglio. Un momento dopo passavo davanti a quella camera da dove lurlo
era venuto. Dietro la porta sentii piangere e gemere, come se qualcuno cercasse di soocare le lacrime in
un cuscino. Era un lamento triste, patetico, e mi fece preoccupare, perch sapevo che poteva capitare
anche a Joyce.
Cerano altri due padri nella sala daspetto. Erano sniti, con i colletti aperti, e le cravatte che
penzolavano. Sembravano due uomini rimasti coinvolti in una interminabile rissa da bar dove non era

scorso sangue. Buttati sulle poltrone di pelle, con i capelli arruati, e le sigarette che gli pendevano dalle
mani, non fecero caso a me. Presi una rivista e mi misi a sedere. Uno dei padri si alz e cominci a
camminare su e gi. Fumava una minuscola sigaretta, cos piccola che gli bruciava le labbra quando,
piuttosto che aspirarla sembrava volerla baciare. Anche laltro padre allora si alz. Avanti e indietro, si
ignoravano, in una furia di passi come in una gabbia, le fronti corrucciate, ognuno intrappolato nella
tensione del proprio cranio pulsante.
Verso mezzanotte, linfermiera pi alta, che si era occupata di Joyce, apparve sulla soglia. Con laspetto
di cani bastonati, i due padri la ssarono con gli occhi iniettati di sangue. Ma lei voleva me.
Pu vedere sua moglie, ora.
I due padri mi guardarono a bocca aperta, mentre attraversavo la stanza e uscivo dalla porta. Era come
se mi avessero visto per la prima volta, ed erano sorpresi che fossi stato in quella camera insieme a loro.
Seguii linfermiera alta.
Non si deve trattenere a lungo, disse. Sua moglie ha bisogno di riposo.
Joyce era stesa con indosso una camicia da ospedale che si allacciava sulla schiena. I suoi capelli erano
stati pettinati in un alto e stretto nodo. A capo del suo letto vi erano delle maniglie. Sorrise, con la faccia
accaldata, e la paura che le schizzava dagli occhi. Le presi la mano.
Come ti senti?
Benissimo. Mi hanno rasata e mi hanno fatto un clistere.
Sono bravi barbieri?
Hanno fatto un ottimo lavoro. Ti piacer.
Fui contento di vedere che non aveva pi bisogno di scusarsi. Ma non cera molto da dire. Ci tenemmo
le mani, sorridemmo scioccamente, e ci guardammo. Linfermiera alta apr la porta.
Ora se ne deve andare.
Baciai Joyce e andai nel corridoio.
Quanto ci vorr?
Molto, disse linfermiera. Perch non se ne va a casa e cerca di dormire?
Non potrei farlo. Non sarebbe giusto.
Non sia sciocco. Il dottore non sar qui prima delle otto di domani mattina.
Vuole dire che lei sorir cos a lungo?
Non sta sorendo. E non c niente che lei possa fare qui. Assolutamente nulla.
Ma un uomo non pu semplicemente allontanarsi e lasciare sua moglie incinta da sola in una camera.
Sembrava una cosa inaudita, una cosa grossolana e senza cuore. Anche se linfermiera aveva ragione, la
tradizione voleva che io restassi.
Star qui no alla ne, dissi.
Linfermiera si strinse nelle spalle e alz le sopracciglia.
Una volta ogni tanto ci capita un padre con del buon senso, ma non spesso.
Tornai alla sala daspetto.
I due padri che si autopunivano erano stati raggiunti da un nuovo arrivato. Era pi anziano, appena
rasato, lindo in un vestito marrone. Emanava dolci vapori di cameratismo e di comprensione. I due,
ormai malridotti, trovarono in lui un ascoltatore comprensivo. Ognuno scese in campo per spiegare i suoi
guai. Il primo disse che sua moglie era in travaglio da tredici ore. Tredici ore e quarantadue minuti, per
lesattezza, disse, guardando lorologio. Luomo pi anziano schiocc la lingua tristemente. Laltro mise
via lorologio, si sedette, si mise le mani nei capelli e ricominci la sua agonia. Il secondo padre si bagn le
labbra secche e screpolate e i suoi occhi velati uttuarono verso il pi anziano che ora, tutto gentilezza e
saggezza, si era girato verso di lui per sentire la sua storia. La mia signora l dentro da sedici ore e

dodici minuti, disse con un sorriso di autodisapprovazione. Questo gli dava un vantaggio di tre ore sul
primo padre, che aveva chinato la testa pieno di vergogna. Il secondo padre assaggi momentaneamente
la vittoria, che per gli fu rapidamente portata via da quelluomo calmo e vecchio.
Quando nacque Billy il nostro primogenito la signora Cameron ebbe un travaglio di
cinquantatre ore.
Il tempo da record della signora Cameron era cos superiore che i due malconci padri rapidamente
persero interesse nel vecchio e gentile signore, che a quel punto volse il suo generoso sorriso verso di me.
Ma io ne avevo sentite abbastanza. Quegli uomini si vantavano, trovavano unassurda consolazione nella
soerenza delle loro mogli. Linfermiera aveva ragione. Decisi di tornare a casa.
Era luna e mezza quando andai a letto. Dalla camera di pap proveniva un russare sibilante. Non
sapeva che Joyce era allospedale. Mi sembr meglio non svegliarlo. Fumai una sigaretta al buio, e sentii le
dita del rimorso che mi pungolavano. Avevo fatto davvero la cosa giusta? Forse invece avrei dovuto
seguire la tradizione. La moglie di un uomo era in travaglio: non dovrebbe anche lui stare sveglio e
contribuire in piccola parte iniggendosi del dolore come simbolo della sua volont di partecipare alla
loro eredit comune? Dopo tutto, linfermiera alta non aveva nulla in gioco. Ragionava come un freddo
scienziato. E negli anni a venire, non avrebbe forse riempito nostro glio di dolore il sapere che suo padre
aveva dormito saporitamente mentre lui compiva il pericoloso passaggio dal ventre di sua madre alla vita
sulla terra? Mi girai e rigirai no alle tre, cercando di venirne a capo.
Poi mi torn alla mente una bella e nobile memoria. Saltai fuori dal letto e tirai fuori la mia
ventiquattrore dallarmadio. Lo trovai nella tasca laterale, era un mazzetto appassito di basilico dolce ed
era legato con del nastro rosso. Non riuscivo a rammentarmi tutte le istruzioni che mi aveva dato la
mamma. Ricordavo solo che dovevo appenderlo al mio letto. Lo legai alle sbarre della testiera cos da
farlo ricadere sul cuscino. Poi mi stesi, respirando il suo dolce e acuto aroma, che in qualche modo era il
profumo dei capelli di mia madre, e lei mi sorrideva con i suoi occhi teneri, allora mi misi a piangere
perch non volevo diventare padre, marito e nemmeno un uomo, volevo tornare indietro allet di sei o
sette anni, per poter riposare ancora fra le sue braccia, e cos mi addormentai, sognandola.
Mi svegli pap. Erano le sette.
C qualcuno che ti vuole parlare.
Saltai gi dal letto e corsi gi al telefono. Era lospedale. Linfermiera mi inform che Joyce non aveva
ancora dato alla luce il bambino, ma che stava bene.
Sore?
C sempre un po di soerenza.
Vengo subito.
Credo che sia meglio.
Pap era l e ascoltava.
Il bambino sta arrivando, pap. Da un minuto allaltro.
Gli trem il sigaro in bocca.
Dov Joyce?
Allospedale. Ce lho portata ieri notte.
Mi precipitai di sopra e mi vestii. Quando uscii a prendere la macchina, pap era gi l, seduto sul
sedile anteriore. Andammo allospedale e prendemmo lascensore no al dodicesimo piano. Uninfermiera
fece entrare pap nella sala daspetto. Bianco in faccia e spaventato, mi guard mentre mi precipitavo per
il corridoio no alla camera di Joyce.

Era stesa in un piccolo oceano di dolore, e i vapori della sua angoscia annuvolavano la camera. Era
stesa sopra i lenzuoli bagnata, contorta e sudata, con la bocca tirata, i denti stretti e gli occhi che
sembravano palle di bianco latte. Dapprima non mi vide, ma non appena chiusi la porta emerse dalle
onde del suo dolore, e con le dita si resse alla sbarra di ferro a capo del letto mentre si tirava su a sedere.
Il pallone bianco era come una enorme vescica, che fremeva per il dolore, troppo pesante per la selvaggia
forza delle sue dita esangui. Ansimava esausta, e il suo respiro usciva a scatti attraverso le labbra
contratte dagli spasimi.
Poi si accorse che ero ai piedi del letto. Mi guard con occhi spaventati. Il mio cuore fu con lei nella
pena per quel dolore accecante. Non riuscivo a trovare parole di consolazione, ma solo dei clich, degli
accenni di un inutile linguaggio, miserabilmente inadeguato. Mentre ero l con la gola secca, il dolore la
aerr. Le sue ginocchia si sollevarono e un suono animalesco, appena pi di un gemito soppresso, usc
dalle sue labbra. Aveva un ritmo e poteva essere misurato, era un sottile nastro che usciva a spirale
attraverso i suoi denti. Quando n, e il dolore fu esaurito, lei sospir con gratitudine e spinse allindietro
una massa di capelli bagnati e arruati, con gli occhi ssi al sotto. Poi si ricord che ero l.
Oh, sono una tale codarda! gemette.
Non sei niente del genere.
Le andai accanto. Il letto era costruito come una grande culla, con le sponde di acciaio regolabili.
Quando mi chinai per baciarla, vidi la sua bocca rossa, le labbra turgide e sensuali a causa del dolore.
Vidi i suoi avidi occhi bianchi, e la sua soerenza mi sopraece. Ma cera passione nella sua bocca, e si
attacc a me con tale ferocia che ci volle tutta la forza dei miei polsi robusti per scostarle le braccia. Mi
amava, gemeva, mi amava, mi amava, mi amava.
Poi il dolore la riprese, e la fece rotolare da una parte allaltra, con le ginocchia alzate, le dita che
tiravano la sbarra sopra di lei, il nastro di angoscia che si dipanava. Quando la soerenza cess, quegli
occhi bianchi mi colpirono come uccelli intrappolati, il dolore raggiunse anche me, e mi venne un
terribile mal di stomaco. Mi fece quasi piegare su me stesso. Arretrai no a una sedia e mi misi a sedere.
Lei mi guardava.
Stai male, mi disse. Questa cosa troppo per te.
Sto bene.
Bevi questo, ansim, e si sporse per prendere un bicchiere dacqua sul comodino. Ma i dolori la
presero mentre allungava la mano, e lei si torse e rotol, facendo uscire il nastro di rumore dalla gola. Mi
piegai agonizzante, ma non urlai, mi limitai a gemere mentre una folle agitazione aveva luogo dentro di
me, provavo un dolore acerbo.
Caro, stava dicendo lei. Chiama il dottore. Lo so che stai male.
Io? Ma se sto benissimo.
Vedevo per la mia immagine riessa nello specchio a muro, ero pallidissimo e con gli occhi di fuori,
disgustato e arrabbiato con me stesso.
Non preoccuparti per me, ansim. Sta andando tutto benone. I dolori sono passati. Guarda!
Tese le braccia, sorridendo.
Mentre mi giravo per guardarla, i dolori lavevano nuovamente sopraatta, e lei lottava, con gli occhi
ora inteneriti, pieni di lacrime; quando n, si copr il viso con le mani e pianse piano.
Oh, Dio! grid. Non posso sopportarlo ancora a lungo.
Avrei fatto qualsiasi cosa per lei, le mie due braccia, i miei piedi, le mie mani, la mia vita, avrei dato
tutto per alleviare anche solo una tta del suo dolore, ma restavo l, incapace di sopportare un mal di
pancia spasmodico che alla ne mi sped barcollante, piegato in due, in corridoio.
Verso di me stava arrivando il dottor Stanley, assieme a uninfermiera che portava un vassoio con

bottiglie e siringhe.
Mi guardarono senza parlare. Il dottor Stanley prese un acone di pillole dal vassoio dellinfermiera e
ne fece cadere una sul palmo della sua mano.
Prenda questa, disse.
La ingoiai dando una rapida sorsata.
Mia moglie non sta granch, dottore.
Mi passarono accanto ed entrarono nella camera. Aspettai. Il mal di stomaco pass. Emersero dopo
pochi minuti, e il dottore si fregava le mani.
Se la sta cavando egregiamente.
Le dico che sta sorendo orribilmente, dottore.
Sciocchezze. Ha preso la scopolamina. Non si ricorder nulla. La portiamo in sala parto.
Quando la spinsero fuori dalla stanza e gi per il corridoio, allinizio mi ritrassi, mi schiacciai contro il
muro, per paura che la mia presenza la disturbasse. Ma quando mi pass accanto vidi che dormiva. Le
avevano senzaltro dato qualcosa, perch aveva gli occhi chiusi e il suo viso si era trasformato in
unimmagine di eterea amabilit. Le camminai a anco lungo il corridoio. Gemette una volta sola. Era il
mormorio di qualcuno che ha raggiunto unineabile pace dopo ore nella tempesta. Port la pace anche a
me. Ora sapevo che andava tutto bene, che il bambino sarebbe nato presto, e che Joyce sarebbe stata
bene.
Tornai alla sala daspetto. Pap era seduto con le braccia incrociate in una delle grandi poltrone, chiuso
in un silenzio di ferro.
Manca poco, ormai, dissi.
Cosa? sussurr. Ancora nulla?
Lhanno portata in sala parto.
Ma cosa stanno facendo?
Fanno quello che possono.
Ci lo fece borbottare, e capii che credeva che io stessi cospirando con lospedale per impedire al
bambino di nascere. Guard sso davanti a s, non dicendo pi nulla.
Un nuovo gruppo di padri sedeva ora nella sala daspetto, ma le loro parole erano le stesse, erano gli
stessi vecchi racconti sulle mogli che uscivano dalle bocche di uomini sconcertati. Non potevo rimanerci.
Pensando al ca, lasciai pap nella sala daspetto e presi lascensore per andare al ristorante dellospedale
al piano terreno.
Era pieno di infermiere e dottori. Mi sedetti al banco e studiai il men. Ma non volevo nulla.
Nonostante tutto, ero profondamente preoccupato. Uscii dalla porta laterale e andai per la strada.
Era una mattina tetra, la nebbia era pesante e calda. Mi accesi una sigaretta e seguii il marciapiede
intorno allospedale. Era bordato da siepi di eugenia, potate alla perfezione, un corridoio verde che
portava a una fontana zampillante acqua fra grandi pietre rosse. Vi camminai intorno, e gli spruzzi mi
baciarono la faccia con labbra fredde. Attraverso la nebbiolina vidi il prolo di una porta gotica. Era la
cappella dellospedale. Improvvisamente, inspiegabilmente, cominciai a piangere, perch era la Cosa che
cercavo, la ne del deserto, la mia casa sulla terra. Vi corsi desideroso dentro.
Pax vobiscum! Era un luogo piccolo, con solo un crocisso sullaltare maggiore. Mi inginocchiai
mentre unondata di contrizione mi inghiottiva, una cascata tuonante che mi rombava nelle orecchie.
Non cera bisogno di pregare, di implorare il perdono. Il mio essere intero si perse nei gorghi profondi,
come delle onde che tornavano alla riva. Rimasi l per quasi unora, e quando mi alzai per andarmene
ridevo. Perch era il tempo di ridere, un tempo di grande gioia.

Dieci minuti dopo vidi il bambino. Era nudo tra le braccia di uninfermiera che portava una maschera
sul viso. Non potevo toccarlo perch erano dietro a un vetro. Era grinzoso e brutto come uno gnomo
intinto nel rosso duovo. Con dei ba, sarebbe stato identico a suo nonno. Mentre linfermiera me lo
mostrava, lui url. Contai dieci dita delle mani, dieci dei piedi e un pene. Un padre non avrebbe
certamente potuto chiedere di pi. Feci un cenno allinfermiera che copr il suo orribile corpicino con una
coperta e lo port da qualche parte allinterno della complessa struttura di quel grande ospedale.
Poi spinsero Joyce fuori dalla sala parto. Era molto stanca, sorrideva pesantemente.
Lhai visto? sussurr.
Le strinsi la mano.
Non parlare ora, cara. Dormi.
stato bellissimo, sospir. Niente dolore, nulla.
Chiuse gli occhi e la portarono gi per il corridoio.
Pap era accanto alla nestra nella sala dattesa. Gli passai un braccio intorno alle spalle e lui si gir.
Non ebbi bisogno di dire nulla. Si mise a piangere. Mi appoggi la testa sulle spalle e il suo pianto
divenne molto doloroso. Sentivo le ossa delle sue spalle, i vecchi muscoli che si ammorbidivano, e sentii
lodore di mio padre, il sudore di mio padre, lorigine della mia vita. Sentii le sue lacrime calde e la
solitudine delluomo, la dolcezza di tutti gli uomini e la dolorosa e macabra bellezza della vita.
Lo presi per mano e camminammo per il corridoio no alla scrivania della caporeparto. Lui si copr gli
occhi con un fazzolettone rosso nel quale si riversavano le lacrime, e mentre stava l davanti a piangere, io
dicevo allinfermiera che lui voleva vedere suo nipote. Lui non la guard, ma la sua dolorosa gioia era pi
di quanto lei potesse sopportare.
contro le regole, disse, ma
La seguimmo attraverso delle porte girevoli, la mano di pap era nella mia. Lei scomparve e un
momento dopo era dallaltra parte del vetro, con una maschera sul viso, e teneva in braccio il bambino.
Pap non lo vide, perch le sue due mani nel fazzolettone rosso gli coprivano gli occhi, ma sapeva che il
bambino era molto vicino, ed era riverente, come se avesse paura di alzare lo sguardo no al volto di Dio.
E anche se avesse alzato gli occhi, non avrebbe potuto vedere il bambino lo stesso, perch era accecato
dalle lacrime. Dopo pochi istanti linfermiera lo port via e io condussi pap lungo il corridoio. Pianse
no a quando raggiungemmo la macchina. Quella prova lo aveva spossato. Era come inebetito mentre
guidavo verso casa, con la testa appoggiata al sedile, e le mani immobili sulla pancia.
Voglio andare a casa, disse.
Ci saremo fra pochi minuti.
A San Juan. Dalla mamma.
Guardai lorologio. Il San Joaquin Daylight parte fra unora. un treno veloce.
Prendo gli attrezzi. Tu poi mi porti alla stazione.
Proseguimmo in silenzio. Gradualmente, la sua forza torn. Parcheggiai la macchina sulla strada,
davanti alla casa. Ne scendemmo e lui si ferm per studiare lalto tetto a punta, lingresso ad arco.
una buona casa, disse.
Il pavimento un po in pendenza.
Bah. Non vuol dire nulla.
Abbiamo qualche termite.
Tutti hanno le termiti.
Ma nessuno ha un camino come il mio.
Sorrise e si accese un sigaro.
ben fatto, gliolo. C un sacco di spazio per Babbo Natale quando scende dalla cappa.

Pap, sai quel pezzo di terra vicino a Joe Muto? Credi che dovrei comprarlo?
Tu te ne stai qui e tiri su la tua famiglia, disse.
Entrammo in casa e lo sentii che cantava mentre faceva la valigia.

Una lettera di John Fante

A Mary Fante
625 South Van Ness
Los Angeles, 5, Ca
16 maggio 1945

Cara mamma,
ci dispiace di non essere potuti venire gi con pap. Noi speravamo in una tua visita
La casa come lha lasciata pap. Ho visto un avvocato, e ho deciso di fare causa a chi ce lha venduta. Intanto sto cercando di
acchiappare Smith: lispettore che un anno fa ha esaminato la casa e ha detto che non cerano termiti. Appena riuscir a beccarlo gli far
fare il lavoro. Ma per adesso non c fretta, possiamo andare avanti cos per un po.
Johnnie

Indice

Dalla parte di Joyce di Paolo Giordano


Storia di Full of Life di Emanuele Trevi

Full of Life
Uno
Due
Tre
Quattro
Cinque
Sei
Sette
Otto
Nove
Una lettera di John Fante