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Correva l'anno 1519 dell'era cristiana, a Tecochtitlan, capitale dei domini aztechi.

Moctezuma
regnare (la definizione tlatoani indica il governante supremo scelto tra i membri della nobilt ered
pipiltin), era inquieto. Chi erano quegli uomini "pallidi come la luna, coperti di metallo, su enorm
sconosciuti, con strane lance senza punta che sputano fuoco, orci che eruttano fiamme e distruggo
mille passi?"[1]. Moctezuma II Xocoyotzin Il Giovane, nel 1519, era il signore degli Aztechi, che

Hernan Corts, el Conquistador

possedevano un impero che si estendeva dalla capitale Tenochtitln (con 300.000


abitanti) fino all'Atlantico. Era salito al trono nel 1502, quando l'impero viveva
un periodo di decadenza a causa di frequenti rivolte dei popoli subordinati, tenuti
a freno dalla sola forza militare[2].
Gli Aztechi - Mexica, detti il popolo "del cactus, dell'aquila e del serpente sul
cuore palpitante", immagine tramandata nei codici dipinti ed ora simbolo
centrale nella bandiera messicana, sono famosi e ricordati soprattutto per quegli
inquietanti riti legati ai sacrifici umani che tanto inorridirono gli spietati
Conquistadores spagnoli[3] che, guidati da Hernn Corts, s'impadronirono del
Messico per conto della corona di Spagna a partire dal 1519. Gli Spagnoli, trenta
anni dopo Colombo, faticarono ad addentrarsi nella penisola dello Yucatan per le
difficili condizioni ambientali. Ottimo capitano, buon soldato, uomo dal carattere
rude e battagliero, crudele e coraggioso, Hernn Corts impersona, come nessun
altro, la figura del "conquistador".

Fedele al Re di Spagna e religioso quanto basta, Corts cercava la ricchezza per s e per la sua patria ed era
invaso dallo spirito di avventura che lo spinse a non fermarsi mai. Nato a Medellin, nel 1485, da famiglia di piccola
nobilt, dopo un paio d'anni di studi letterari all'Universit di Salamanca, scelse la carriera militare. Nel 1504 venne
inviato a Santo Domingo, dove inizi il suo rapporto burrascoso con Diego Velsquez, futuro governatore di Cuba,
che, prima lo mise agli arresti, e poi gli affid la terza spedizione in Messico, dopo i falliti tentativi dei capitani
Francisco de Crdoba e Juan de Grijalva. Dal 1515 Cuba aveva soppiantato Hispaniola come roccaforte spagnola. Di
l cominci l'espansione verso il Messico. In realt controverso l'appoggio ufficiale alla sua spedizione.
Nella scoperta del Nuovo Mondo, e poi nella sua conquista, l'iniziativa individuale fu un elemento importante: a
compiere entrambe furono piccoli gruppi di uomini, non la cristianit nel suo complesso. Nel 1519 Corts approd a
Cozumel, dove recuper il naufrago spagnolo Jernimo de Aguilar. Sulla costa del Golfo il capitano venne accolto
amichevolmente dai Totonachi, che divennero suoi alleati nella guerra contro l'Impero azteco-mexica. Nel frattempo,
il governatore di Cuba si pent di questa spedizione e cerc di richiamare Corts, che, per tutta risposta, fece
incendiare le proprie navi e fond simbolicamente la citt di Veracruz, dichiarandosi sotto la diretta autorit del Re di
Spagna; la citt fu trasformata in una municipalit, entit territoriale sottoposta direttamente alla giurisdizione del re
e di cui solo Corts era arbitro, scavalcando cos l'autorit dei vicer spagnoli fino ad allora insediatisi.
L'hidalgo[4], che aveva come seguito 550 uomini, fra cui 32 balestrieri e 13 archibugieri, 16 cavalli e 10 cannoni su
11 vascelli, prosegu la marcia verso Tenochtitln: quando giunse nella capitale azteca, fu trattato con grande
riguardo, accompagnato dal re al Templo Mayor [5] (la pi grande piramide azteca) della Citt di Dio. L'impero
azteco, affascinante, potente e misterioso, era all'apice della sua potenza e della sua espressione artistica e culturale.
Una cultura complessa, caratterizzata da un lato dall'esaltazione della vita, della bellezza, della natura e delle grandi
architetture, ma dall'altro segnata da una cupa religiosit, timorosa degli eventi naturali, dominata dall'oroscopo e dai
presagi e legata i terrificanti sacrifici umani
Gli Spagnoli erano stupefatti ed ammirati per l'alto livello di sviluppo raggiunto da quella inaspettata civilt del
Nuovo Mondo, i Mexica - Aztechi, eredi dei Toltechi, che avevano fondato un grande regno con capitale Tula a 90
Km circa da Citt del Messico. L'incontro tra i due mondi, presto tragicamente
trasformato in conflitto, port all'inesorabile declino del popolo azteco. Ma,
procediamo con ordine. "La grande citt [] costruita sulla laguna salata e
dista, in qualunque punto, due leghe dalla riva. Vi si pu accedere da quattro
parti attraverso strade ben costruite, della larghezza di due lance. grande
come Siviglia o Cordoba. [] La piazza pi grande due volte quella della citt
di Salamanca, interamente circondata di portici. Dove, ogni girono, tra
compratori e venditori, ci saranno pi di sessantamila persone":
Cos si legge ne "La conquista del Messico"[6], la cronaca di una vittoria
annunciata scritta dallo stesso Corts, che giunse a Tenochtitln l'8 novembre
1519, dopo un viaggio durato sei mesi. Arriv in una citt di circa 300.000
abitanti, pi grande di Londra o Parigi in quel tempo, con strade ampie e pulite,
canali percorsi incessantemente da canoe che la rifornivano di tutti i beni
dell'Impero. Proprio nel 1519, secondo le credenze azteche, era predestinato il
ritorno del Dio Quetzalcoatl atteso ogni 52 anni, il famoso Serpente Piumato,
che, dal caos primitivo aveva creato gli uomini e la Terra ( un disco con 9-13
cieli e mondi sotterranei), poi si era consumato tra le fiamme, ma era destinato a
tornare per redimere gli uomini sotto forma di "nuvola bianca".
Corts sbarca in Messico

NOTE
[1] Di grande aiuto, per la stesura di questo saggio, sono stati due articoli pubblicati su Specchio della Stampa N.
132 di sabato 1 agosto 1998: La fine degli Aztechi. Anche il Dio piange, di Piero Soria, e Corts, destino che veniva
dall'Est, di Giordano Stabile.
[2] Gli Aztechi erano giunti in Messico da nord verso il 1100, guidati, secondo la leggenda, da Hiutzilopochtli, un
dio tribale, e si erano sovrapposti alla preesistente civilt dei Toltechi. Pi precisamente, per ragioni misteriose, nel
1168, l'ultimo sacerdote ed il dio stesso, abbandonarono Tula, capitale tolteca, favorendo la dispersione dell'intero
popolo. La citt venne inghiottita dalla foresta. Le prime trib azteche si stanziarono vicino all'antica Tula, sulle
sponde della laguna di Mexico. I nuovi arrivati si ritagliarono uno spazio vitale tra le tante citt-Stato che
componevano il mosaico mesoamericano. Soltanto nei primi decenni del XV secolo riuscirono ad assoggettare tutti i
popoli che abitavano la regione, fondando saldamente il loro dominio. La svolta si ebbe nel 1428, quando i tre
principali centri aztechi, Tenochtitln, Texcoco e Tlacopn, fondarono la 'triplice alleanza'. In pochi decenni le tre
citt sottomisero quasi tutti i piccoli Stati dell'attuale Messico meridionale. Grande artefice dell'espansione fu
Moctezuma I, bisnonno di quello che incontr Corts. Vi erano oltre 317 citt tributarie con un efficiente sistema di
tassazione; i registri erano tenuti da un grande Cacique. L'aristocrazia esercitava il potere politico attraverso cariche
amministrative e religiose e la carica di sovrano era elettiva. Le strutture di base della societ azteca erano i calpulli,
ossia delle entit amministrative che possedevano la terra, essendo la societ azteca fondata sull'agricoltura; gli
Aztechi facevano oggetto di culto un dio-mais. C'era un fiorente artigianato che alimentava il commercio con i paesi
vicini, effettuato per mezzo del baratto, senza l'uso della moneta. Nel codice Mendoza, nella pagina di apertura, si
racconta la fondazione di Tenochtitln da parte degli Aztechi-Mexica nel 1325. Essi terminarono la loro migrazione
quando giunsero su un'isoletta della laguna di Texcoco e videro un'aquila (simbolo del Sole) appollaiata su una
pianta di cactus, il cui frutto una rappresentazione del cuore umano. Gli Aztechi-Mxica, dediti a sacrifici umani
durante i quali alle vittime veniva strappato il cuore, videro nella scena il simbolismo riguardante proprio le loro
pratiche sociali e religiose.
[3] Con il nome di Conquistadores erano noti gli avventurieri spagnoli che, nel XVI secolo, esplorarono e
conquistarono gran parte dell'America centrale e meridionale. Spesso di umili origini, ma nella maggior parte dei
casi appartenenti alla piccola nobilt, essi costituivano in Spagna un gruppo sociale abbastanza numeroso che aveva
fatto per secoli della guerra il proprio mestiere, impegnandosi contro gli Arabi nella reconquista della Penisola
Iberica. Rimasti privi d un ruolo dopo la caduta di Granada (1492), ultimo baluardo musulmano, trovarono
nell'impresa americana un'occasione per arricchirsi. Spietati e coraggiosi seppero approfittare delle proprie capacit
come soldati per imporsi alle popolazioni amerinde. Spesso in queste imprese erano finanziati dalla Corona, ma,
ancora pi frequentemente, come era nella loro natura di mercenari, da privati. Non avendo alcun interesse ad
instaurare metodi di convivenza pacifica con i nativi, il loro unico scopo fu sfruttare le risorse umane e materiali
delle zone assoggettate. L'avidit li pose spesso in contrasto fra loro e li rese assai poco affidabili come
amministratori delle colonie. Furono, pertanto, subito rimpiazzati dai funzionari regi e non ottennero mai cariche di
rilievo nei territori conquistati.
[4] Gli Hidalgos erano membri della piccola nobilt spagnola che si distingueva dalla grande aristocrazia dei
ricoshombres. Al titolo erano connessi una serie di privilegi che lo rendevano molto desiderabile, ma raramente ad
esso erano associate grandi ricchezze. Anzi gli hidalgos, per la loro povert, vennero chiamati 'affamati'.
[5] Il Templo Mayor, cos soprannominata dagli Spagnoli, era un'imponente costruzione costruita nel 1486 e dedicata
a Huitzilopochtli (dio del Sole) e Tlaloc (dio della pioggia), con una base di 100 metri per 80 ed era alta 40 metri.
Era formata da 4 o 5 gradoni con le pareti molto inclinate, con una scalinata laterale con oltre 100 gradini, in cima
alla quale venivano sacrificate agli dei le vittime umane. Gli Aztechi ritenevano che il ciclo del Sole potesse fermarsi
in assenza di sacrifici umani. I cuori delle vittime erano considerati il 'nutrimento' del dio-astro, che cos poteva
continuare il suo corso. Gli annali registrano che l'inaugurazione richiese 84.000 sacrifici umani. La Grande
Piramide, come veniva anche definito, era stata costruita su una piramide precedente pi piccola. Corts scriveva a
Carlo V: 'Sia la parte in muratura sia le parti di legno sono lavorate in modo perfetto e non credo che se ne trovino
di migliori in alcuna citt del mondo'.
[6] Hernn Corts, La conquista del Messico, Rizzoli, Milano.
[7] William H. Prescott, La conquista del Messico, Einaudi.
[8] I Conquistadores spagnoli imposero un pendente, il Chimalli, sullo scudo, come simbolo di guerra, con il
monogramma di Carlo V e del Sacro Romano Impero con le C coronate. Alcuni esemplari, insieme ad oltre 350
capolavori dell'arte azteca provenienti dai Musei di Citt del Messico, si possono ammirare alla mostra 'I tesori degli
Aztechi', a Palazzo Ruspali, Roma, via del Corso 418, dal luned al sabato fino al 18 luglio 2004.
[9] Gi l'arrivo di Cristoforo Colombo ad Hispaniola aveva significato anche l'apertura di immensi spazi
all'evangelizzazione. Colombo stesso diede risalto all'aspetto religioso della Conquista, allorch si firmava
orgogliosamente Christum ferens (Colui che porta il Cristo). La religione imposta dai Castigliani si rivel, in effetti,
una forma complementare della Conquista, tanto pi sofisticata ed incisiva perch affondava nella coscienza degli
uomini , ne ridisegnava la geografia interiore. Insomma venne fuori la diversa concezione religiosa esistente fra il

cattolicesimo mediterraneo e le credenze, i triti, la concezione della morte degli amerindi. Di fronte all'assalto della
religione dei conquistatori, i popoli indigeni riuscirono a far sopravvivere i loro dei e le loro credenze, dando vita ad
un cattolicesimo latinoamericano sincretistico. Nell'adorazione della Vergine di Guadalupe, ad esempio, sopravvive
la credenza 'Madre Terra' e presso i popoli degli altipiani andini l'adorazione di Inti Illimani si confonde con la
Resurrezione. Processi di osmosi, quindi, come nelle festivit religiose in Guatemala o come nell'universo
sincretistico della religiosit brasiliana.
[10] Bernal Diaz Del Castillo, Storia della conquista del Messico, Tea.
[11] I possedimenti spagnoli in America furono organizzati in viceregni: ne furono immediatamente creati due, la
Nuova Spagna del Mare Oceano (1535), che comprendeva tutto il territorio spagnolo a nord dell'istmo di Panama, ed
il Per (1542), che copriva tutta la parte a sud dell'istmo, ad eccezione della costa venezuelana. Il vicer che
dominava era soggetto al controllo di un visitador, un ispettore mandato all'improvviso dalla Corte. Alla fine del
mandato il vicer si sottoponeva alla residencia, una revisione giudiziaria imposta dalla Corona. Sotto l'autorit del
vicer erano collocate le Audiencias, ossia dei tribunali locali sorti allo scopo di porre un freno all'eccessiva
indipendenza degli adelantados, i conquistatori.
[12] L'encomienda era la cessione, da parte della autorit spagnole, di una comunit o di un gruppo indio ad un unico
conquistatore (encomiendero), che aveva il diritto di riscuotere quelle tasse che gli amerindi erano tenuti a pagare in
qualit di sudditi del Re. Era un sistema di tipo feudale, essendo gli indigeni legati alla terra come i servi della gleba:
infatti, le tasse potevano esser riscosse sotto forma di danaro, beni o, addirittura, lavoro. Questo sistema distrusse
l'economia indigena, in quanto gli amerindi abbandonarono ogni cura anche delle opere pubbliche che costituiva
forma di pagamento dei tributi dovuti alla Corona, in particolar modo quelle di irrigazione. Conseguenza di ci fu
l'abbandono della produzione di beni essenziali per le popolazioni indigene, che ne acceler la distruzione ed il
completo assoggettamento al modo di produzione europeo.