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Cosa si intende per FLESSIBILIT

Il 13 gennaio la Commissione europea ha rilasciato una Comunicazione dal titolo "Making the best use of the
flexibility within the existing rules of the stability and growth pact": si tratta di un chiarimento - o, meglio,
un'interpretazione - di testi legislativi gi esistenti e, in quanto tale, immediatamente efficace senza necessit di
approvazione da parte di Consiglio e Parlamento.
Per poter comprendere il contenuto della Comunicazione bisogna ricordare, da una parte, che il Trattato prevede
due parametri fondamentali che gli Stati membri appartenenti all'Unione Economica e Monetaria devono
rispettare (un rapporto deficit/Pil non superiore al 3% e un rapporto debito pubblico/Pil non superiore al
60%) e, dall'altra, che il Patto di Stabilit e crescita ha previsto due diverse procedure per il controllo della finanza
pubblica degli Stati membri:
Il braccio preventivo prevede la fissazione di un obiettivo di bilancio a medio termine (OMT): gli Stati membri
devono non solo raggiungere quest'ultimo ma anche muoversi in un appropriato percorso di avvicinamento
(miglioramento annuo del saldo strutturale dello 0,5%).
Il braccio correttivo, invece, riguarda i Paesi che non rispettano i parametri del 3% e del 60% e non mostrano una
riduzione sufficiente dell'indebitamento verso di essi. Questi Paesi devono seguire un percorso di risanamento pi
gravoso, contenuto in una raccomandazione del Consiglio.

TRE DIVERSE FORME di flessibilit


prima novit sta nel fatto che l'aggiustamento fiscale richiesto a ciascun Paese verso l'obiettivo a
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termine dovr tenere conto della situazione economica: in generale, il calcolo
dell'aggiustamento verr valutato su due parametri, il quantitativo di debito pubblico accumulato
(maggiore il debito, maggiore sar l'aggiustamento) e il raggiungimento o meno del livello di Pil
previsto. Se un Paese raggiunge un Pil inferiore al suo potenziale, potr usufruire di una correzione
inferiore (al contrario, se un Paese presenta un Pil superiore al suo potenziale, dovr fare una correzione
superiore). Nel caso italiano, questo ha significato un dimezzamento dello sforzo strutturale di
bilancio: dallo 0,5% annuo allo 0,25%.

Il secondo punto preso in esame dalla nuova Comunicazione sulla flessibilit sono i contributi al Fondo
Europeo per gli Investimenti Strategici (il cosiddetto Piano Juncker) e ai progetti co-finanziati
dall'Unione europea. Per quanto riguarda i Paesi compresi nella procedura del braccio preventivo, infatti:

I contributi nazionali ai progetti co-finanziati dall'Unione europea (politiche di coesione,


politiche relative ai fondi strutturali, Garanzia Giovani...) non saranno esclusi dal computo del
deficit ma i Paesi che sostengono queste spese potranno godere di una deviazione dal percorso
di risanamento verso l'obiettivo di medio termine se il Paese membro registra un tasso di crescita
negativo o se il suo Pil inferiore al suo livello potenziale di almeno l'1,5%.

Anche nel caso di Paesi che si trovano in un processo di attuazione di riforme strutturali, stata
prevista una forma di flessibilit: la Commissione pu, infatti, concedere una deviazione dal percorso di
risanamento verso l'obiettivo a medio termine (che non deve, comunque, superare lo 0,5% del Pil n
comportare il superamento del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil). Le riforme a cui si fa riferimento
devono essere rilevanti, portate a termine entro i termini previsti e avere un impatto positivo sul bilancio
pubblico di lungo periodo.

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I contributi che essi verseranno al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici saranno
esclusi dal calcolo del deficit: se, dunque, a causa di questi contributi un Paese supera il limite del
3%, esso non sar tuttavia sottoposto alla procedura di deficit eccessivo da parte della
Commissione;