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Eduardo Scarpetta

Eduardo Scarpetta nasce a Napoli il 13


marzo 1853 da Domenico, funzionario del
Regno borbonico, ed Emilia Rendina.
E' il terzo di quattro figli; dei primi due (Enrico
e Giulia) non si hanno notizie concrete, se non
il fatto che non vedessero di buon occhio la
scelta del fratello Eduardo. L'ultima sorella di
Eduardo Scarpetta, Ermenegilda (Gilda), segu
invece la strada del fratello; cominci infatti a
ricoprire piccoli ruoli nelle compagnie dove
era scritturato il giovane Eduardo Scarpetta ed
in seguito nelle compagnie dirette dal fratello.
Con la morte del padre la famiglia inizi ad
incontrare grosse difficolt economiche,
aggravate dallo sfratto dalla casa natale di via
S. Brigida. Dopo un lungo peregrinare si
stabilirono in via della Salute, ma la
permanenza in questa casa dur solo sei mesi
poich la madre fu impressionata dai racconti
del vicinato che imputavano alcuni strani
avvenimenti alla presenza di un "monaciello",

cio di un'anima dannata che vagava per la


casa.
E' proprio a questa vicenda che si ispir
Eduardo De Filippo nella sua commedia
"Questi fantasmi". La famiglia Scarpetta
continu a cambiare casa fino al definitivo
approdo al vico Santa Monica, 7. Fu
un'infanzia di stenti e povert per il piccolo
Eduardo Scarpetta che ben presto dovette
staccarsi dalla famiglia iniziando la sua
carriera d'attore per contribuire al
sostentamento di questa.
Fin dalla pi tenera et Eduardo Scarpettasi
divertiva a far recitare dei pupi di pezza in un
teatrino di legno da lui costruito, e spesso
coinvolgeva la piccola sorellina Gilda
facendola assistere a degli spettacolini da lui
messi su.
Fu all'et di 9 anni che Eduardo Scarpetta
assistette alla prima vera rappresentazione

teatrale; il padre, infatti, lo port al teatro San


Carlino dove si stava rappresentando la recita
pomeridiana della compagnia di Antonio
Petito (foto 01 e 2). Il contatto con Pulcinella
(maschera della quale Antonio Petito fu il pi
grande interprete) non fu dei pi felici; Infatti
quel naso ricurvo, quelle rughe della fronte e
quell'espressione un po' inquietante della
maschera, turbarono non poco il piccolo
Eduardo Scarpetta.
Ma assistere a quella rappresentazione costitu
per lui la scoperta di un mondo nuovo e,
accantonati pupi e teatrini di legno, cominci
ad avvertire l'esigenza di rendere pi concreta
questa sua passione. Cominciava cos a
nascere in Eduardo Scarpetta "il fuoco sacro"
del teatro.
All'et di 14 anni fu scritturato dall'impresario
Salvatore Mormone e, dopo qualche giorno,
debutt al teatro San Carlino nella commedia
"Cuntiente e guaje" dove interpretava il ruolo

di un fattorino che aveva due o tre battute (foto


3 e 4). Da quel momento si apr per lui una
strada ricca di soddisfazioni; infatti cominci a
riscuotere le simpatie del pubblico e farsi
notare per il suo giovane talento; e, dopo
qualche tempo, lo stesso Antonio Petito (che
inizialmente si era rifiutato di instradarlo al
mestiere di attore) lo scrittur adattando su di
lui il personaggio di Felice Sciosciammocca
che affiancava Pulcinella nelle sue divertenti
avventure.
Antonio Petito scrisse infatti per lui alcune
farse fra cui le pi note sono: "Feliciello
mariuolo de 'na pizza" e "Felice
Sciosciammocca creduto guaglione 'e n'anno"
(foto 5 e 6). Il nome Sciosciammocca, che
letteralmente significa "soffia in bocca",
descriveva perfettamente il tipo di
personaggio che, un po' allocco, un po'
svampito, cercava di districarsi da una serie di
equivoci e di guai nei quali veniva
immancabilmente a trovarsi, ma fu Eduardo

Scarpetta a conferirgli le caratteristiche di


personaggio a tutto tondo che negli anni gli
tributarono tanto successo. "Don Felice"
cominci ad essere conteso da tutti gli
impresari di Napoli (foto 7, 8, 9, 10 poi 11 e
12) mietendo un successo dopo l'altro e
conquistandosi i favori della critica.
All'epoca la paga per un attore era davvero
misera, ma, soldo dopo soldo, recita dopo
recita, Eduardo Scarpetta riusc a mettere da
parte una somma tale da permettergli il grande
passo: mettere su una compagnia tutta sua.
Il giovane Eduardo Scarpetta continuava ad
essere scritturato dalle pi note compagnie
napoletane e non e ad essere enormemente
acclamato dal pubblico. Antonio Petito era
ormai morto gi da qualche anno ed insieme
con lui erano terminati i tempi del "tutto
esaurito" al San Carlino (foto 13a e 13b).
Gli incassi erano sempre pi miseri e presto si

diffuse la voce di una imminente chiusura del


teatro. Eduardo Scarpetta aveva ventisette anni
circa all'epoca e, stanco del continuo
girovagare da una compagnia all'altra, da un
teatro all'altro, sent sempre pi forte il
bisogno di una stabilit. Decise cos di rilevare
e rimettere completamente a nuovo il teatro
San Carlino ridotto ormai allo sfacelo.
Furono non pochi i sacrifici, ma con un
prestito di cinquemila lire da parte
dell'avvocato Francesco Severo i lavori di
restauro, diretti dall'ingegnere Aiello,
poterono cominciare (foto 14 e 15a).
Nel settembre del 1880 Eduardo Scarpetta
riapre cos lo storico teatro di Piazza Castello
completamente rinnovato nell'aspetto e nel
repertorio. Anche i gusti del pubblico, infatti,
erano nel frattempo cambiati; "la gente voleva
ridere", ma in modo diverso. Il repertorio della
tradizione napoletana era diventato obsoleto e
gli intrecci troppo ingenui, legati com'erano a

quell'epoca romantica ormai in declino.


Eduardo Scarpetta cominci cos a scrivere
commedie brillanti ispirandosi ai vaudevilles
della belle epoque che in Francia "dettavano
moda". Le sue non erano semplici traduzioni
dal francese al napoletano, ma erano riletture
complete che lasciavano intravedere solo
l'intreccio dell'originale; i caratteri, le battute,
erano completamente reinventate dalla
feconda fantasia di quel giovane e nascente
talento che aveva capito qual era l'esigenza del
pubblico: ridere con intelligenza.
Da quel primo debutto al San Carlino inizi
per Eduardo Scarpetta la grande scalata che
avrebbe definitivamente suggellato la sua
fama.
Per pi di cinquant'anni Eduardo Scarpetta
calca le scene dei pi grandi teatri italiani,
inventando un nuovo modo di far ridere.
Il successo non l'abbandon mai e della sua

citt divent "il re borghese", colui che era


capace di tutto e da cui c'era da aspettarsi
qualsiasi "pazzaria". Potere, denaro, fama ed il
suo innato ottimismo lo accompagnarono per
sempre. E fu proprio grazie alla sua placida
imperturbabilit che super gli ostacoli che
inevitabilmente incontr per la sua strada.
Eduardo Scarpetta volle che fosse costruita
secondo sue precise disposizioni. Infatti era in
una posizione incantevole, sul ciglio della
collina del Vomero, con la facciata rivolta
verso il mare (foto 15b e 16). Guardandola dal
balcone di Palazzo Scarpetta al Rione
Amedeo, (oggi via Vittoria Colonna) che era in
posizione molto bassa rispetto alla collina,
appariva tozza e quadrata e un giorno
Scarpetta osservandola adagiata
sornionamente sulla collina con le sue quattro
torrette sporgenti poste in cima esclam: Me
pare nu com sotto e 'ncoppa!
Non am mai di vero cuore questa sua
incantevole villa, il cui nome con l'aggiunta

della dicitura incisa sul granito del portale


"Qui rido io" ha girato il mondo.
Quando fu costruita, il Vomero era davvero
quel "Vommero solitario" di cui favoleggiava
il poeta: agreste e profumato, silenzioso e
tranquillo, tale si mantenne ancora per molti
anni, durante i quali la solitudine e il silenzio
della zona tanto impressionarono la moglie
Rosa che Scarpetta fu costretto nel 1911 a
disfarsi della Villa.
Il primo piano fu venduto all'oculista
Sbordone e il secondo ad un prete, il reverendo
Fiorentino, che per poche decine di migliaia di
lire ottenne la propriet delle mura con relativi
mobili e suppellettili.
In quel periodo Scarpetta era davvero un
piccolo re. Cosa mancava a quest'uomo,
idolatrato dalle platee, vezzeggiato dai potenti,
profuso di ricchezze e di onori? E la Santarella
era la sua piccola Versailles (foto 17 e 18).
Quando in settembre ricorreva il giorno di
Santa Maria, onomastico della sua amatissima

figlia, Eduardo Scarpetta invitava scritturati ed


amici, artisti e poeti, giornalisti e scrittori.
In quelle occasioni egli indiceva un vero e
proprio certame di poesie, mettendo in palio
ricchi premi per coloro i quali componevano il
pi bel sonetto in onore della sua adorata
figlia.
Quelle che si svolgevano alla Villa Santarella
erano cene fastosissime di cui si sentiva
parlare l'indomani tutta Napoli. Ma
dell'ospitalit, della generosit e soprattutto
della fantasia di quest'uomo erano
testimonianze i cosiddetti "Fuochi". Infatti in
queste liete ricorrenze egli era solito
organizzare grandi spettacoli di fuochi
pirotecnici; cos, a mezzanotte la Santarella
s'incendiava di meravigliosi colori che gli
invitati osservavano sbalorditi dalla Villa e
ancora di pi dai balconi del Rione Amedeo
quando le feste si svolgevano a Palazzo
Scarpetta.

A questo spettacolo, divenuto in pochi anni


tradizione, assistevano non solo gli invitati, ma
buona parte della citt, quella tra il monte
Echia e il capo di Posillipo, cos come si usa
assistere ai festeggiamenti in occasione di
ricorrenze famose e feste popolari.
- Stasera ce stanno 'e fuochi 'ncopp' 'a Villa
Santarella!
- Ih. che sape fa chillu Scarpetta! Nun ce sta
niente 'a fa, chesta l'epoca dei
Sciosciammocca!
- La fortuna degli istrioni!
- Pozza camp cient 'anne almeno ce fa
scurd 'guaie d' 'a vita!
Queste erano pi o meno le espressioni che
ricorrevano sulle bocche di tutti e che molti
riferivano a parenti e amici di Scarpetta. La
Santarella e il suo padrone facevano leggenda.
E' difficile parlare con semplicit della
famiglia di Eduardo Scarpetta per le tantissime
chiacchiere, malignit e pettegolezzi
proliferati a giusta causa e non attorno alla sua

vita privata.
E' certo che egli non fece nulla per cercare di
impedire o quanto meno arginare la marea di
voci che circolavano sul suo conto; certamente
erano altri tempi ed esistevano altri modi di
leggere i comportamenti privati di un
personaggio noto, anzi stranoto.
Cos se per un verso erano conosciute nel
silenzio le sue paternit extraconiugali, queste
erano taciute in pubblico per una sorta di
rispetto reverenziale nei confronti del
personaggio beniamino delle platee; o ancora
erano, in qualche caso, motivo di dileggio pi
o meno cattivo come quando, rimbeccato al
teatro Sannazzaro da uno spettatore che grid
al suo indirizzo: "Scarp tiene 'e ccorna!",
egli rispose con tutta calma: "S, ma 'e mmie
so' reali!".
Eduardo Scarpetta spos nel 1876 Rosa De
Filippo, figlia di un modesto commerciante

napoletano. Da questo matrimonio nasce


Domenico, figlio "settimino", nato cio di
sette mesi, perch pare che fosse stato
concepito da una relazione che Rosa aveva
avuto con Vittorio Emanuele II.
E' chiaro che nulla di ufficiale si poteva e si
pu affermare riguardo questo episodio, ma la
grandissima somiglianza di Domenico con la
discendenza Savoia (foto 21), il tacito divieto a
calcare le tavole di un palcoscenico imposto al
ragazzo, una sorta di appannaggio mensile
assegnato alla famiglia Scarpetta lasciano
pochi dubbi sulla vera paternit.
Cos Vincenzo, il primo ed unico figlio avuto
dalla moglie, nasce nel 1878 e sar lui ad
ereditare la passione o meglio il compito di
portare avanti il discorso teatrale del padre, ma
questa cosa altra.
Unico figlio per due motivi: il primo perch un
altro figlio, un piccolo Eduardo, detto Beb,

mor piccolissimo a causa di una tubercolosi


intestinale e il secondo perch l'altra figlia,
Maria, nacque da una relazione che Eduardo
Scarpetta ebbe con tal Francesca Giannetti.
In un primo tempo la bambina rimase con la
madre naturale la quale per, o per evidenti
difficolt economiche o per tentare di ottenere
del denaro, forse ricattando sentimentalmente
Eduardo Scarpetta, in un secondo tempo la
affid all'istituto della Nunziata da dove
Eduardo Scarpetta la rilev avviando allo
stesso tempo un procedimento di adozione che
si risolse positivamente (foto 22). Domenico,
Vincenzo e Maria sono cos gli unici a portare
il cognome paterno.
Ma certamente la paternit pi famosa quella
di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. I tre
presero il cognome della madre Luisa, nipote
di Rosa in quanto figlia di suo fratello Luca.
Oltre questi tre De Filippo ve ne erano altri
due: un altro Eduardo, che in arte si far

chiamare Eduardo Passarelli, e Pasquale, figli


di una sorellastra di Rosa, Anna, nata dal
secondo matrimonio del padre di Rosa,
appunto Pasquale De Filippo.
E' evidente che esistessero tutti gli elementi
giusti per far proliferare chiacchiere e
malignit di ogni genere su di una situazione
familiare cos ingarbugliata, e se all'esterno
quel tipo di considerazioni si limitavano ad
essere sussurrate o bisbigliate, nell'ambito
familiare erano tacitamente accettate.
Non si vuole certamente giudicare il
comportamento etico di Eduardo Scarpetta,
ma bisogna pur dire che certi fatti che oggi
sono all'ordine del giorno grazie
all'emancipazione da un conformismo
ipocrita, all'epoca si cercava di tenerli chiusi
tra le mura del "palazzo".
E sarebbe riduttivo, se non gratuito, descrivere
Eduardo Scarpetta come un uomo dalla

sessualit morbosa. Questo purtroppo


avvenuto ed egli stato pi volte descritto
come uomo peccaminoso e immorale; ma
disonesto citare (come avvenuto) episodi che
gli unici eventuali testimoni non potevano n
smentire n confermare in quanto defunti.
Quel che certo che Eduardo Scarpetta non
fece mancare nulla di ci che poteva servire
alla crescita e alla educazione di tutta la sua
prole; a quanto dato sapere poi, la stessa
donna Rosa nutriva un affetto quasi materno
per tutti quei piccoli figliastri e, se non
bastasse, si pensi alla stima e all'affetto che
Vincenzo aveva nei loro confronti (foto 23).
Una curiosit in ultimo: tutti questi figli, per il
fatto di essere illegittimi, non potevano
chiamare Eduardo Scarpetta pap, ed allora fu
loro detto di chiamarlo "zio", come
testimoniano alcune lettere-poesie che questi
scrisse loro (foto 24, 25 e 26 poi 27 e 28).

Non mancarono nella vita artistica di Eduardo


Scarpetta le grandi polemiche sul suo modo di
fare teatro e i critici avversari non perdevano
occasione per punzecchiarlo.
Due furono le pi clamorose dispute che
coinvolsero ed interessarono l'opinione
pubblica: quella per il "teatro d'arte" che lo
vide contrapposto ad autori come Bovio e
Murolo, e quella per "Il figlio di Jorio" dove la
parte di antagonista la ebbe Gabriele
D'Annunzio. Se per la prima si pu dire che
una soluzione non fu mai trovata - chi o cosa
pu stabilire se un teatro comico possieda o
meno una propria validit drammaturgia - la
seconda si risolse per Eduardo Scarpetta in una
vittoria-sconfitta.
La vittoria si consum in un'aula di tribunale
dove Scarpetta fu trascinato dal "vate" con
l'accusa di plagio. Egli infatti aveva preso
spunto (chiedendo al D'Annunzio il debito
permesso pienamente accordatogli) dal

capolavoro dannunziano "La figlia di Jorio"


per scrivere la parodia "Il figlio di Jorio".
La sera del debutto lo spettacolo fu interrotto
dagli schiamazzi del pubblico di parte
dannunziana e non fu pi ripreso; dalla
stampa, poi, Eduardo Scarpetta apprese che
D'Annunzio gli aveva sporto querela per
plagio e contraffazione, sostenuto anche da
Marco Praga, fondatore della Societ degli
autori. Al processo i periti erano Giorgio
Arcoleo e Benedetto Croce.
E fu proprio quest'ultimo che peror la causa
( il caso di dirlo) di Eduardo Scarpetta,
facendolo assolvere per non avere commesso
il fatto (foto 29). Anni dopo Maria, la figlia di
Eduardo Scarpetta, seppe in confidenza da
Gabriellino D'Annunzio, figlio del poeta, che
la vicenda fu incitata e sospinta da Marco
Praga nella speranza di ottenere una sentenza
di condanna con tutte le conseguenze morali
ed economiche.

La vittoria oggettiva per non risparmi a


Eduardo Scarpetta una sconfitta intima: egli
comprese che dopo cinquant'anni di teatro le
esigenze ed i gusti del pubblico erano
nuovamente cambiati e che un'epoca era ormai
al tramonto. La sentenza di assoluzione disse
infatti che si era trattata di una parodia, riuscita
male, ma pur sempre parodia.
Scrisse un ultimo capolavoro "'O miedeco de'
pazzi", partecip a qualche altro spettacolo
della compagnia del figlio Vincenzo, collabor
con Rocco Galdieri alla scrittura delle prime
riviste d'avanspettacolo e si spense, all'et di
settantadue anni, il 23 novembre del 1925
(foto 30 e 31 poi 32).
Da "IL PUNGOLO" Napoli, 18 Agosto 1880
"Il teatro San Carlino, restaurato e riabbellito,
verr inaugurato il 1^ settembre dalla nuova
Compagnia Napoletana diretta da Eduardo
Scarpetta. L'elenco degli attori numeroso e

scelto bene: vi figurano il bravo Pasquale De


Angelis (buffo barilotto), Gennaro Pantalena
(guappo napoletano), Michele Berardelli
(buffo tartaglia) e Cesare Teodoro che
rappresent la maschera di Pulcinella. Fra le
attrici: la brillante servetta napoletana, Amalia
De Crescenzo, la caratterista comica Adelaide
Agolini e la prima donna Adelaide Schiano"
Dalla "PERSEVERANZA" Roma, 10 giugno
1884
"Al Teatro Valle c' Eduardo Scarpetta, il
famoso Sciosciammocca, che il piccone
demolitore del Comune di Napoli ha cacciato
dal suo nido del San Carlino e ha mandato a
Roma. E' un artista di molto talento e di cui
bisogna discorrere un po' a lungo, specie ora
che si appresta a fare un giro per le principali
citt d'Italia." Reno D'Arcos.
Dal "FANFULLA" Roma, 28 giugno 1884
"La beneficiata del bravo Scarpetta al Valle
riuscita, ieri sera, in modo brillantissimo. La
platea era piena zeppa, non uno dei palchi
vuoto. La nuova commedia Titillo 'nzurato,

scritta dallo stesso Scarpetta e che fa seguito al


Beb, ebbe un successo di ilarit straordinario.
Si pu dire che fu una risata sola,
fragorosissima, dal principio della commedia
alla fine. Lo Scarpetta ebbe ad ogni atto
un'ovazione. Terminata la commedia il
pubblico ne domand con insistenza la replica
che sar data questa sera"
PIFF-PAFF Palermo, luglio 1885
"Egli (Eduardo Scarpetta) dopo aver
squinternati i fianchi dei romani, venuto al
Bellini di Palermo per squinternarci anche a
noi" "Scarpetta in poco tempo diventato
un uomo popolare e quasi proporrei di fargli
dare la cittadinanza palermitana." "Al Cav.
Scarpetta il teatro napoletano deve la sua vita.
Egli gli ha creato un tipo attorno al quale la
curiosit e l'interesse non vengono mai meno.
E gli ha dato un repertorio di produzioni ora
ridotte dal francese, ora originalmente da lui
composte con un ingegno, un gusto, un sapor
comico straordinario." Paff
Da "LA GAZZETTA DI CATANIA" Luglio

1886
"Ieri sera Li nepute de lu sinneco commedia in
tre atti di Eduardo Scarpetta. E' un lavoretto
tanto caro nelle sue esagerazioni, che ci ha
fatto ridere di gusto; ed ha tanto influito a
mettere in mostra la valentia artistica dello
Scarpetta, gi divenuto simpaticissimo al
nostro pubblico in cos breve spazio di tempo.
Feliciello Sciosciammocca un tipo
eminentemente napoletano, ne ha il carattere,
il dialetto, la lepidezza, la gaiezza spigliata,
uno stupido malizioso, un ignorante
intelligente, una creazione dello Scarpetta,
incarnata dallo Scarpetta, e da lui modificata,
abbellita, perfezionata."
Da "IL RESTO DEL CARLINO" Bologna, 19
novembre 1886
"questo bravissimo attore (Eduardo
Scarpetta) si scosta da tutti gli altri del genere,
per l'eletta argutezza, e per la variet dei suoi
mezzi comici. Nonostante che spesso alcuni
lazzi spiritosi, alcune trovate felicissime
sfuggano per la poca pratica che si ha del

dialetto lo Scarpetta e la sua compagnia


hanno fatto a Bologna un'impressione che
durer e lascer dietro a s un lungo
desiderio"
APPUNTI DI CARLO d'ORMEVILLE a
Milano, 7 Giugno 1888
"Ma dove lo basate voi il raffronto tra
Ferravilla e Scarpetta?L'uno monocorde,
l'altro generico; l'uno circondato, tranne
qualche eccezione, da artisti mediocri, l'altro
ha una vera e propria Compagnia tutta
composta di elementi omogenei e di qualche
artista di primissimo ordine". "e neppure
nel campo letterario pu esistere fra Scarpetta
e Ferravilla una vera e propria rivalit, poich,
quando si sono scritte due commedie come
Tetillo e Miseria e nobilt, si ha diritto ad un
posto molto alto nel mondo dell'arte". "Il
primo atto di Miseria e nobilt un piccolo
capolavoro, un quadretto di genere
riuscitissimo, un bozzetto della vita povera
napoletana colto dal vero. Gli altri due atti
sono una continua accademia di comicit la

pi schietta."
Da "IL PUNGOLO" Napoli, 26-27 Dicembre
1888
"Fu veramente una serata allegra quella di ieri
al Fondo, dove Scarpetta ed i suoi attori
inauguravano fra le risate pi schiette le loro
rappresentazioni del carnevale. Si
rappresentava Miseria e nobilt ch' fra le
commedie migliori di Scarpetta. Si riso
molto ed applaudito ancora di pi. Allo
Scarpetta, a suo figlio e agli altri attori, tutti
bravi e simpatici, vennero fatte in tutti i finali
degli atti dimostrazioni festose."
Dal "ROMA" di Napoli, 8 Giugno 1889
"La Santarella uno dei pochi, pochissimi
successi teatrali di quest'anno in Napoli. Ed
essa segna per lo Scarpetta l'inizio di una fase
nuova nella fortunata vita artistica di lui.
Sinora egli stato Don Felice
Sciosciammocca, una maschera di pi,
cristallizzazione d'arte, altra
convenzionalismo, piacevole e gradito, ma
convenzionalismo" "Nella Santarella il

tipo di don Felice quasi scompare: l'organista


della famiglia dei don Abbondi e, in una sfera
pi elevata di classica commedia, dei Tartufi."
Da "IL PUNGOLO" Napoli, 6-7 Settembre
1889
"Al Sannazzaro continuano affollatissime le
rappresentazioni di Santarella. Si gi presso
la settantina, la gaiezza resistente della
commedia fa prevedere che si andr avanti.
Intanto si va sussurrando di una Santarella
maritata. Sarebbe il colmo!"
Attorno ad una personalit cos eclettica e
complessa, com'era quella di Eduardo
Scarpetta, non poteva non fiorire una serie di
aneddoti riguardanti la sua vita privata e quella
pubblica.
Tutti con un risvolto quasi comico, sono
caratterizzati comunque dalla consapevolezza
di essere quel personaggio famoso che era;
come quando, tentando di imparare a guidare il
suo "coup" e, trovandosi imbrigliato nel

traffico di altre carrozze e trams a cavalli,


redarguito da un vigile che gli grid: "Impari a
guidare!" rispose: "E' chello che sto facendo!".
Oppure: durante una passeggiata in carrozzella
disse al suo cocchiere, Pasquale, di fermarsi
per permettergli di espletare un suo bisogno
urgente (bisogna premettere che egli soffriva
di una reale patologia renale). Il caso volle che
fu sorpreso in quel frangente da una guardia
municipale la quale, pur avendolo
riconosciuto, non pot evitare di elevargli una
contravvenzione di due lire e cinquanta per
oltraggio al pudore. A nulla serv ad Eduardo
Scarpetta il giustificarsi dicendo che si era
trattata di una necessit "clinica", la
contravvenzione di due lire e cinquanta andava
pagata. Eduardo Scarpetta cav allora dalla
tasca una banconota da cinque lire e, non
essendo la guardia in grado di dargli il resto,
non trov di meglio che dire a Pasquale:
"Pasc scendi e fa pure tu!".
Ma l'aneddoto forse pi spassoso e che pi d

l'idea della sua intolleranza nei confronti dei


seccatori, numerosissimi frequentatori di casa
sua, quello che riguarda un certo avvocato
Ferraioli. Questi aveva l'abitudine di
intrattenersi con Eduardo Scarpetta trovando
sempre mille occasioni e pretesti per far durare
queste sue visite il pi a lungo possibile.
Eduardo Scarpetta sopportava con infinita
pazienza queste innocenti ma noiosissime
visite fino a quando non ne potette pi.
Un pomeriggio gli fu annunciata la consueta
visita dell'infaticabile avvocato; Eduardo
Scarpetta gli fece dire di attendere qualche
minuto e si accomod su di una sedia
"sfondata", sotto la quale aveva fatto sistemare
un "vaso da notte", si copr le gambe con una
coperta e disse di far accomodare l'avvocato.
Questi, ignaro di cosa celasse quella coperta,
cominci la sua serie di chiacchiere frivole e
noiose e non si accorse subito di certi rumori e
certi "borbottii" sospetti che provenivano da
sotto la sedia, anche perch Eduardo Scarpetta
continuava tranquillamente ad ascoltarlo.

Quando quei "suoni" poi divennero cos


frequenti da impedirgli di continuare,
l'avvocato, quasi mortificato, disse:
"Commendat, forse meglio che passo
un'altra volta?" ed Eduardo Scarpetta: "Fate
come credete, avvoc, io qua sto!". Ferraioli
dirad completamente le sue visite.
Anche nel lavoro non mancano gli episodi
divertenti. E' noto che i primi attori non
tollerano che si rida in scena, ma altrettanto
vero che lo consentono quando sono loro stessi
il motivo del divertimento. Eduardo Scarpetta
aveva un cameriere di nome Mirone. Questi
era una persona tutta d'un pezzo ed
estremamente seria. Eduardo Scarpetta lo
utilizzava saltuariamente come comparsa in
qualche sua commedia ed in una di queste
Mirone impersonava un armigero che doveva
restare muto e immobile sotto la porta di
fondo.
Una sera Eduardo Scarpetta era
particolarmente in vena ed inizi una serie di

"lazzi" che ben presto coinvolse tutti gli attori


presenti in scena in una "ridarella" generale.
Tutti, meno Mirone, che continuava a restare
impassibile con la sua lancia sotto la porta di
fondo. Eduardo Scarpetta fece di tutto per
fargli muovere almeno un muscolo facciale,
ma quando si accorse che era un'impresa
impossibile, lo afferr per la collottola
dicendogli: "Ueh, e tu devi ridere! Si no io che
ci sto a fare?!".
Esistono anche altri episodi pi o meno
divertenti che punteggiano la vita di Eduardo
Scarpetta ma che dimostrano tutti uno spirito
sempre volto a cogliere l'aspetto grottesco di
certe situazioni o a dissacrarne la formale
ufficialit. D'altronde forse proprio questa
propensione la chiave che sta alla base della
comicit del suo teatro.