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Capitolo 1

Oggi le religioni hanno acquistato un ruolo molto pi importante di quello che ricoprivano in

Passato. Politologi e sociologi datano questo ritorno del religioso sulla scena pubblica con la rivoluzione khomeinista del '79, che h
portato al potere in Iran un movimento volto a dare un'impronta esplicitamente religiosa all'esercizio del potere politico. Le cause
questo recupero sono molteplici:
.Il CROLLO DELLE IDEOLOGIE COMUNISTE E MARXISTE, il cui vuoto stato colmato dalla religione.
.LAVANZARE DELLA GLOBALIZZAZIONE nel mondo delleconomia, della tecnologia, delle tecniche di comunicazione,
la cui caratteristica fondamentale la de-territorializzazione, per cui luniversale prevale sul particolare e il territorio; e i
confini, la patria perdono significato. Ci ha provocato un senso di disorientamento e ha fatto emergere la necessit di
recuperare le tradizioni locali. La religione ci che di pi utile vi a tal fine.
.I PROGRESSI SCIENTIFICI hanno fornito nuove opportunit per nascere e morire e hanno perci creato confusione e
disorientamento tali che la religione apparsa come punto di riferimento per recuperare la tradizione.
.L'IMMIGRAZIONE di nuove culture che hanno introdotto nel nostro continente nuove tradizioni per cui si prodotta di
riflesso la ricerca della propria cultura ed identit, nonch religione che perci riemersa con tutta la sua importanza.
Questi mutamenti sono accompagnati da un altro evento: il RAPIDO CAMBIAMENTO DELLA GEOGRAFIA .RELIGIOSA
di parte del mondo per cui molti territori divengono religiosamente pluralisti.
In ogni paese alla comunit maggioritaria che professa la religione prevalente, si affiancano comunit religiose di minoranza.
Tutte queste trasformazioni nascono in seguito alla Riforma Luterana nell'intento di porre fine alle guerre di religione e
stabilire una pacifica convivenza tra cittadini di religione diversa. Ma tutte le soluzioni proposte nel corso dei secoli sono state
insoddisfacenti.
Trasformare lo stato in confessionista significava espellere tutte le minoranze;
la laicit incontra difficolt a gestire la pluralit delle religioni e il loro ruolo pubblico.
Ecco perch ancor oggi aperto il problema della governance delle religioni. Ma qualunque strategia si scelga, deve esserci
sempre alla base un'adeguata conoscenza della materia da governare. Questo per diversi motivi:
-prima di tutto per evitare che si creino stereotipi su coloro che sono diversi e che sono venuti dall'estero. Ci probabile in un
paese meta di immigrazione di nuove culture e tradizioni (tipico esempio il musulmano su cui si costruito lo stereotipo del
terrorista). Ci si pu evitare se si conoscono le tradizioni e i motivi che sono alla base di quelle culture, anche se non si
condividono o non si giustificano.
-In secondo luogo le religioni sono spesso alla base di guerre politiche tra popoli. Ne es. la battaglia sul velo che si svolta
in Francia. Una parte dei musulmani francesi ha scelto un simbolo religioso, il velo, per affermare la propria identit. E il
governo francese ha reagito facendo approvare una legge che proibisce agli atudenti di indossare il velo o altri simboli religiosi
troppo evidenti a scuola.
-Societ inclusiva:
Questi problemi si risolvono solamente mediante una MIGLIORE CONOSCENZA DELLE RELIGIONI.
Xk si studia la comparazione dei dir religiosi?
Come affermano Jacob Neusner e Tamara Sonn: LA CONOSCENZA PRESUPPONE LA COMPARAZIONE. CHI
CONOSCE UNA SOLA RELIGIONE NON CONOSCE ALCUNA RELIGIONE. PER CAPIRE VERAMENTE UNA
RELIGIONE E NECESSARIO COMPARARLA CON ALTRE.
LA COMPARAZIONE COSTITUISCE UNA METODOLOGIA DI APPRENDIMENTO.
E lo stesso metodo che ha permesso il progresso delle scienze naturali. Se tra i tanti tipi di coleotteri che esistono in natura, gli
scienziati ne avessero studiato uno solo, non ne avrebbero colto le somiglianze e le diversit con gli altri.
Applicando tale metodo alle religioni si pu affermare che CHI CONOSCE UNA SOLA RELIGIONE NON CONOSCE
NESSUNA RELIGIONE. LE IDENTITA SI DEFINISCONO PER RELAZIONE CON LE DIFFERENZE: SE NON
SAPPIAMO ESATTAMENTE COSA CI DISTINGUE DAGLI ALTRI, NON SIAMO IN GRADO DI
INDIVIDUARE COSA CI ACCOMUNA IN UN NOI COLLETTIVO.

La crescente coesistenza di diverse culture ha fatto nascere la necessit di un diritto


interculturale capace di superare le differenze e supportare i processi di integrazione.
E' infine utile al legislatore o all'interprete di ogni diritto perch la disciplina relativa a una
materia spesso comune a pi religioni e quindi la comparazione delle regole ci fa capire i
vantaggi o meno delle soluzioni adottate dal sistema giuridico. Quindi PERMETTE UNA
GIUSTIZIA GIUSTA.
Capitolo

Il diritto comparato delle religioni presuppone che i diritti delle varie religioni siano contraddistinti da alcuni elementi comuni

che, da un lato, rendano possibile le loro comparazione e, dallaltro, consentano di distinguere i DIRITTI RELIGIOSI da
quelli non religiosi (DIRITTI SECOLARI).
Ren David sosteneva che ci che contrappone il diritto musulmano al diritto francese non tanto il fatto che luno sia un
diritto religioso e laltro un diritto laico, quanto il fatto che essi fanno riferimento a ideologie differenti e riflettono due ordini
di civilt.LIDEA CENTRALE SU CUI E FONDATO IL DIRITTO COMPARATO DELLE RELIGIONI E CHE
DIRITTO ISLAMICO, DIRITTO INDU, DIRITTO CANNICO E I DIRITTI DELLE ALTRE RELIGIONI
ABBIANO IN COMUNE QUALCOSA CHE LI TRASCENDE E CHE LI RENDE DIVERSI DAI DIRITTI
SECOLARI.
Lidea di comparare i diritti delle religioni resta sostanzialmente estraneo alla cultura giuridica europea sino agli ultimi anni
del 900. Anche in Italia rimasero sconosciuti fino a pochi anni orsono. Le motivazioni sono molteplici: a)la scarsa familiarit
dei giuristi con i cultori di altre discipline;
b) lomogeneit religiosa italiana. Soltanto in seguito ai flussi migratori che coinvolsero anche lItalia (ultimi due decenni del
Novecento), si realizzarono le condizioni necessarie per attirare i giuristi sui diritti delle religioni.
c) gli studi di diritto canonico, cio del diritto che ha ricevuto in Italia la maggiore attenzione, hanno provocato disinteresse,
disinteresse probabilmente alimentato dalla convinzione di molti canonisti che solo il diritto canonico fosse un vero diritto.
GIUSEPPE CAPUTO, canonista, dapprima denuncia la cecit che ha condotto i canonisti a non vedere che lislam era una
grande esperienza religiosa, e che accanto ad essa vi era almeno unaltra grande esperienza religiosa e giuridica, lebraismo;
poi delinea un metodo di lavoro fondato su una doppia comparazione: la comparazione fra i diritti a base religiosa e la
comparazione dei diritti a base religiosa con i diritti a base secolare.
RENE DAVID, nel 1947, dopo aver rilevato che il diritto canonico un diritto transnazionale, sottolinea limportanza che il
suo studio pu avere per assicurare una migliore comprensione del diritto musulmano. Il diritto musulmano non altro che il
diritto canonico dellislam. Il rapporto che lega il diritto musulmano e i diritti dei paesi musulmani uguale a quello che
unisce il diritto canonico ai diritti dei diversi paesi cristiani.
Nella sua prospettiva il diritto canonico strumentale a comprendere meglio il rapporto che intercorre tra il diritto musulmano
e il diritto dei paesi islamici.
Emerge con chiarezza il peccato originale insito nellapproccio di molti comparatisti ai diritti delle religioni: la tendenza a
considerarli soltanto dal punto di vista dellinfluenza che essi hanno avuto sui diritti degli stati.
Con il passare del tempo, la tendenza ad identificare tutto il diritto con il solo diritto statale venuta indebolendosi in
corrispondenza con la crescita degli studi e delle conoscenze sui paesi pi lontani dalle concezioni giuridiche europee e
americane, nei quali il diritto statale coesiste con altri diritti. E stata rivalutata limportanza dei diritti religiosi nel contesto
della struttura pluralista che caratterizza tutti gli ordinamenti giuridici.
Negli anni pi recenti i comparatisti hanno accentuato il proprio interesse per i diritti delle religioni. Alcuni hanno posto al
centro della propria indagine la nozione di tradizione giuridica ed in tal modo hanno dato piena cittadinanza, nel mondo della
comparazione, alle tradizioni giuridiche religiose, poste sullo stesso piano di quelle secolari; altri hanno iniziato a riflettere sui
caratteri che contraddistinguono il diritto delle religioni.
Capitolo 3Il diritto comparato delle religioni
Alf Ross, uno dei principali esponenti del realismo giuridico, sosteneva: ..il diritto opera delluomo. Perfino i credenti non
pensano pi che il diritto consista in comandamenti di Dio o che la sua evoluzione sia guidata dalla Provvidenza divina.
Dietro al suo giudizio sul diritto divino stava losservazione che la legge di Dio era divenuta giuridicamente inefficacie in
quanto aveva cessato di essere percepita come socialmente vincolante dalla maggioranza della popolazione. Oggi sembra che
le cose vadano diversamente: le persone scelgono come vestirsi, cosa mangiare, come comportarsi nei rapporti con gli altri in
base a comandamenti divini. Ai tempi in cui Ross scriveva vi era una sostanziale separazione fra religione, diritto e politica.
Oggi, la societ europea si resa conto che nel resto del mondo la separazione fra religione e politica meno netta che in
Europa.
IL DIRITTO COMPARATO DELLE RELIGIONI QUEL RAMO DELLA SCIENZA GIURIDICA CHE PONE A CONFRONTO IL
DIRITTO PRODOTTO DALLE DIVERSE COMUNIT RELIGIOSE ALLO SCOPO DI INDIVIDUARE ANALOGIE E DIFFERENZE.

Non vi unanimit di opinioni su cosa significhi diritto:


1. Da un lato stanno le teorie che definiscono il diritto a partire dallautorit che emana la norme dalle procedure da
eseguire per produrle in modo valido, dallosservanza che le norme riscuotono nella vita sociale. Tutte queste teorie
tentano di definire il diritto a prescindere dal contenuto delle norme: queste possono essere giuste o ingiuste ma
restano nondimeno norme giuridiche (GIUSPOSITIVISMO).

2. Dallaltra parte della barricata stanno le concezioni GIUSNATURALISTE del diritto, accumunate dal fatto di ritenere
che esso debba rispettare alcuni principi giuridici di validit assoluta ed universale. Queste teorie giusnaturaliste
ruotano attorno a tre assunti fondamentali:
a. lesistenza di un diritto metapositivo;
b. da ritenere valido intrinsecamente, anche se privo di riconoscimento da parte del legislatore;
c. c) assiologicamente superiore al diritto positivo.
La conclusione implicita in questa concezione del diritto che la norma ingiusta
quella che contraddice i principi del diritto naturale non diritto.
Il termine diritto, quando applicato alle religioni, non ha un significato pienamente sovrapponibile a quello che gli dato
in riferimento agli stati. DHARMA, SHARIA, HALACHA, possono essere tradotti con diritto soltanto alla duplice
condizione di
includere in questa definizione regole di comportamento (etiche, rituali, sociali) che non sarebbero ritenute giuridiche
dallordinamento di uno stato moderno
e di escludere da essa quella distinzione tra diritto, politica, etica e religione che comune nei sistemi giuridici statali.
Fatta questa premessa, possibile indicare lelemento che induce a collocare i diritti delle religioni nel campo delle concezioni
giusnaturalistiche del diritto: anche per essi il diritto rispecchia una legge che precede luomo e a cui luomo deve attenersi.
Ci evidente nelle religioni fondate su una rivelazione, come lebraismo, cristianesimo, e lislam, in cui lespressione
diritto divino indica una legge rivelata da Dio alluomo.
Ma, nel vasto campo del giusnaturalismo vi una profonda diversit di intendere la divinit del diritto presso i greci e i romani
da un lato, e presso gli ebrei, i cristiani e i musulmani dallaltro.
o Nel mondo greco-romano laggettivo divino indica il mondo naturale e le sue meraviglie. I greci e romani parlano di
diritto divino, ma in realt intendono parlare di diritto naturale.
o Nelle religioni ebraica, cristiana e musulmana, la legge divina perch proviene da Dio. In questo caso laggettivo
divino indica lorigine del diritto, che non affonda le sue radici nella natura delluomo o delle cose ma in Dio,
creatore della natura e delle cose. Tale diritto :
Loggetto di una rivelazione da parte di Dio e non di una scoperta da parte delluomo. Senza la rivelazione
luomo non avrebbe potuto apprendere la legge di Dio con le sole forze della religione.
Si tratta di un diritto storicamente e geograficamente collocato, che viene dato alluomo in un luogo e in un
tempo preciso. Prima di quel tempo questo diritto non era conosciuto. Di conseguenza, non pu confondersi
con la consuetudine.
Disciplina tutti gli aspetti della vita umana. Costituisce un codice atto ad indicare il comportamento che gli
uomini devono tenere in tutte le circostanze della loro vita.
In Occidente, questa differenza originaria andata approfondendosi nel corso degli ultimi secoli. A partire dal XVII sec. la
maggior parte delle concezioni giusnaturalistiche sono state fondate sulla coscienza e ragione umana, emarginando
progressivamente ogni riferimento a Dio. In unEuropa religiosamente frammentata, insistere sullorigine divina del diritto
naturale risultava oggettivamente pericoloso per il mantenimento della pace sociale, e di conseguenza, il posto riservato a Dio
nelle teorie giusnaturalistiche si ridotto fino a scomparire.
Intro sulle fonti e sullimmutabilit assoluta e relativa. Rivelazione come spartiacqua tra religine mediterranee e
orientali.
La peculiarit dei diritti delle religioni si sostanzia nellimpossibilit di procedere a una piena razionalizzazione di essi. I diritti
delle religioni contengono norme che non possono essere compiutamente giustificate in termini razionali o etici perch il loro
fondamento eteronomo(eterofondazione) e va ricondotto ad unautorit esterna e superiore alluomo. Esse richiedono di
essere obbedite semplicemente perch dettate da Dio. E questa la DIFFERENZA PRINCIPALE FRA LE CONCEZIONI
GIUSNATURALISTICHE A BASE SECOLARE E I DIRITTI DELLE RELIGIONI: irriducibilita dei diritti religiosi
alla loro sostanza razionale, etica o consuetudinaria.
Questa irriducibilit dei diritti religiosi alla loro sostanza razionale, etica o consuetudinaria sottovalutata da molti giuristi
contemporanei, i quali focalizzano la propria attenzione su altri caratteri del diritto divino:
1. IMMUTABILITA: dipende dal fatto che il diritto divino posto da Dio, e quindi non pu essere modificato da alcuna
autorit umana. Ma si tratta di unautorit RELATIVA E NON ASSOLUTA: la legge divina non si sottrae
allinterpretazione umana; anche gli ordinamenti giuridici a fondamento divino vivono nella storia e devono quindi
misurarsi con le trasformazioni della comunit che essi regolano e dellambiente in cui questa situata.
2. ASSOLUTEZZA del diritto divino implicita nella gerarchia delle fonti. La norma di diritto divino ha una forza
superiore a qualsiasi norma posta dal legislatore umano e quindi prevale su questultima ogniqualvolta vi sia un
conflitto.

N limmutabilit n lassolutezza del diritto divino costituiscono le vere cause del conflitto che oggi contrappone legge
divina e legge umana. Esse fungono semplicemente da detonatore di una carica esplosiva che sta altrove, nellirriducibilit
del diritto divino alletica e alla ragione
Se i diritti delle religioni affermano tutti lesistenza di una legge che precede la persona umana e le fornisce una guida,
QUALE LA FONTE DI QUESTA LEGGE?
La diversit di contenuti che il concetto legge assume nella tradizione occidentale ispirata allidea greca di nomos, in quella
cinese e in quella ind esprime bene le differenze.
In OCCIDENTE, la creazione della legge attribuita ad un legislatore e la validit delle norme dipende dalla loro
pubblica promulgazione da parte dellautorit.
Nella TRADIZIONE CINESE, le regole di condotta disciplinano lesistenza terrena degli uomini in armonia con la
natura. Non vi necessit di comandamenti promulgati da unautorit esterna.
Nel DIRITTO ISLAMICO, EBRAICO E NEI DIRITTI DELLE CHIESE CRISTIANE, la giustizia delle norme
affonda le sue radici nella legge rivelata da Dio. questa idea di DIO LEGISLATORE strettamente correlata a quella
di DIO CREATORE, e poggia sulla distinzione fra creatore (Dio) e creato (luomo e il mondo). Il potere di dettare la
legge che governa la vita degli uomini delle cose un attributo del creatore.
E QUESTO LO SPARTIACQUE CHE LI DIVIDE DALLE RELIGIONI ORIENTALI: la rivelazione
Nelle RELIGIONI ORIENTALI In questa prospettiva il diritto deriva dalla natura del mondo in permanente
evoluzione. Giustizia non vuol dire rispettare e applicare i comandamenti divini ma vivere in armonia con lordine
naturale, rispecchiandolo nella propria vita.
La distinzione fra diritti religiosi e diritti secolari non per nulla scontata. Molti sist. giuridici secolari contengono elementi
religiosi e molti sistemi giuridici religiosi contengono elementi secolari. Un ordinamento giuridico religioso, quando deve
regolare una fattispecie, pu far riferimento a elementi non riducibili alle categorie razionale ed etiche su cui sono fondati gli
ordinamenti giuridici secolari: la volont di Dio, le leggi che governano il cosmo, la vita eterna, la salvezza delle anime.
Sarebbe un errore pensare che i sist. giuridici religiosi siano basati solo su queste componenti, disconoscendo la parentela che
li unisce agli ordinamenti secolari. Gli ordinamenti giuridici non costituiscono isole prive di contatti luna con laltra: la
cultura a definire lambito e i criteri di ci che possibile comparare. Non tutti condividono questo approccio, anzi, la
maggioranza dei comparatisti ritiene che la comparazione debba essere operata a partire da caratteri strettamente giuridici.
Secondo VANDERLINDEN vi sono 6 fonti del diritto: ATTO SENTENZA CONSUETUDINE DOTTRINA LEGGE RIVELAZIONE
La classificazione di Vanderlinden va integrata con losservazione che nessun diritto fondato su una sola fonte

Il diritto ebraico il diritto del popolo nel senso che collegato a tutti gli aspetti della vita
quotidiana dell'individuo. E' un diritto che si sviluppato continuamente nella storia col fine di fornire a chiunque la chiedesse
la risposta di Dio ai loro quesiti. La letteratura ebraica non fa differenza tra gli insegnamenti dal carattere giuridico (halach)e
quelli dal carattere teologico (aggad). Questo perch nel diritto ebraico non si differenziano le norme che regolano il rapporto
Dio-uomo e quelle che regolano il rapporto tra gli uomini. In verit di recente anche nel mondo ebraico si cominciato ad
indicare col termine giuridiche solo quelle norme che sono considerate tali in occidente.
La gerarchia delle fonti:
1. La fonte primaria del diritto ebraico la TORA' o Bibbia e in particolare i primi 5 libri che formano il Pentateuco (Genesi,
Esodo, Levitico, Numeri e Deutteronomio). Il termine TORA' indica in senso stretto il Pentateuco, in senso lato tutto il diritto
ebraico (leggescritta+legge orale dai primi tempi ai giorni nostri). Accanto al Pentateuco vi sono i libri dei profeti e quelli degli
agiografi (profeti i cui scritti non sono stati riconosciuti dalla chiesa ma comunque rilevanti). Questi testi insieme formano il
TANACH. La Bibbia ebraica accettata come testo base e assunta in base all'interpretazione della legge orale, data da Dio a
Mos sul Sinai. Secondo la tradizione nella Tor vi sono 613 precetti che l'ebreo deve seguire, di cui 7 sono detti NOACHIDI,
cio dati da dio ad Abramo e No che sono ipatriarchi del popolo ebraico. Questi 7 precetti sono per lo pi divieti (di
blasfemia, di omicidio, di furto, di idolatria, di immoralit sessuale, ecc...).
2. Accanto alla legge scritta c' la LEGGE ORALE, che veniva appunto tramandata oralmente. La distruzione del Santuario di
Gerusalemme e la perdita dell'indipendenza del popoli ebraico sotto l'imperatore romano Adriano, fece sentire l'esigenza di
mettere per iscritto anche tale parola di Dio. L'opera fu iniziata dai pi grandi maestri che compilarono una prima raccolta di
leggi tradizionali (da traditio che in latino significa tramandare). Tale raccolta fu detta MISHNA'. Nella Mishn sono
riportate anche le opinioni di minoranza cui non attribuito valore normativo. La Mishn suddivisa in 6 ordini che
comprendono 60 trattati che riguardano le regole sulle preghiere e le benedizioni, regole sulle festivit, il diritto privato, quello
penale e quello processuale. Essa scritta in lingua ebraica chiara e comprensibile, e il suo metodo prevalentemente casistico

3. Dopo la redazione della Mishn iniziarono i relativi studi e commenti nelle accademie. La 3 fonte del diritto costituita dal
TALMUD che raccoglie appunto tali opere. Redatti tra il V e il VI secolo, i Talmud raccolgono le discussioni che si
svolgevano nelle scuole tra gli studiosi e i grandi maestri di Tor e Mishn. Oggi la fonte di diritto ebraico pi consultata se
vi sono controversie tra cittadini ad esempio e inoltre ogni responso rabbinico si apre con un preciso richiamo al Talmud.
4. Accanto ai testi veri e propri testi sacri, si svilupparono i relativi testi di INTERPRETAZIONE tra cui ricordiamo i
COMMENTI DI RASHI'. Rash riteneva che la Tor avesse molteplici significati e lui voleva scoprire quello pi letterale e
genuino per donarlo agli ebrei. Poi vi fu l'opera di RAMBAM, che volle fornire al popolo ebraico una raccolta di diritto
ebraico scritta in modo chiaro e comprensibile. Tale opera fu chiamata MISHNE TOR cio ripetizione della Tor. Consta
di 14 libri di cui solo 6 sono essenzialmente giuridici trattando di compravendita, dei diritti dell'uomo, dei processi, ecc... Da
ricordare infine l'opera di JOSEF KARO che fu una prima codificazione del diritto ebraico e costituita da 2 parti; una
dedicata ai sapienti chiamata BET JOSEF e l'altra per tutto il popolo detta SHULCAN ARUCH.
5. Infine troviamo i RESPONSA di recente istituzione che sono quelle raccolte di risposte che gli interpreti, per lo pi rabbini,
fornivano a coloro che a loro si rivolgevano ponendogli un quesito di carattere giuridico. Chi si rivolgeva poteva essere un
cittadino semplice o un rabbino stesso. Un ambito in cui i responsa si sono sviluppati quello della bioetica (il libro qui fa
tutta una trattazione su 2 responsa tipo riguardo la fecondazione artificiale e il caso in cui fosse necessario sopprimere alcuni
feti per salvarne altri in caso di gravidanza plurigemellare. Come si decide quali sopprimere e le ragioni di ci, ecc...)
L'organizzazione:
Le forme di organizzazione della comunit ebraica non si differenziano molto da quelle di altri popoli se non per il fatto che la
vita soggetta alle norme della Tor. Fino a quando esisteva il Santuario di Gerusalemme, l'unica autorit riconosciuta era
quella del Re che era anche Sommo Sacerdote. Successivamente emerse la figura del Patriarca romano che nominava i
funzionari che raccoglievano le tasse e gestiva i tribunali. Poi a tali tribunali fu tolta la giurisdizione civile e penale e rimase
solo quella religiosa. Per cui potere religioso e politico si scissero in 2 persone diverse, l'Eccellenza che deteneva il primo e
l'Esilarca che deteneva il secondo. Con la diaspora si formarono molte comunit ebraiche ed ognuna elabor una propria
organizzazione interna, basate tutte sul principio comune della libert di riunione e di voto. Ci nonostante l'imperatore
romano avesse impedito la costruzione di nuove sinagoghe e tollerasse la distruzione o la sottrazione violenta di quelle gi
esistenti. L'imperatore Giustiniano arriver addirittura a negare il diritto di riunione. Le comunit erano presiedute da un
presidente eletto da coloro che godevano del diritto di voto e dal rabbino che era esperto di Tor e maestro di vita. Molte
comunit si sono dotate di regole per disciplinare i diritti e i doveri, i compiti e le responsabilit, la riscossione delle tasse,
l'inflizione delle pene. Ebrei in italia: ebrei che rivano in una data citt si organizzano normalmente in una o pi comunit
, con il loro rabbino, il maestro esperto di tor, che insegna e pu risolvere casi dubbi e sorveglia tutte le istituzioni della
comunit: questa ha un suo presidente eletta da un consiglio, eletto a sua volta dai membri avente diritto di voto.
Il matrimonio:
La famiglia il nucleo centrale del mondo ebraico e la sua santit gli attribuita per volere divino. Gi all'inizio dell'umanit,
come afferma la Genesi, dio diede all'uomo la benedizione crescete e moltiplicatevi; di qui l'individuazione del primo
obiettivo del matrimonio che quello di procreare (solo se le unioni sono legittime cio tra uomo e donna legati da vincolo
matrimoniale e nei giorni della purezza sessuale della donna). In 2 luogo con il matrimonio le parti si impegnano a vivere insieme.
Perci dal punto di vista del diritto ebraico il matrimonio l'adempimento di un dovere divino.
Sulle parti del matrimonio grava l'onere di scegliere un compagno non proibito. Dalla bibbia emerge la necessit che tale
compagno sia di sesso opposto e di religione ebrea. Entrambe devono possedere la piena capacit naturale (il matrimonio dove
una delle parte soffre di ritardo mentale valido solo se il soggetto capisce la portata dell'atto; quello in cui uno dei 2 pazzo irregolare
se si scopre che la pazzia era antecedente al matrimonio e incurabile) e quella d'agire, cio devono avere la necessaria maturit fisica

e psicologica (per il maschio a 13 anni e 1 giorno e per la femmina a 12 anni e mezzo e 1 giorno).
Riguardo al consenso delle parti, prima che fosse data la Tor bastava il semplice consenso delle parti per concludere il
matrimonio. Oggi stabilito che il consenso del marito deve essere espresso ( attraverso la recitazione della formula nuziale e il dono
dell'anello alla moglie) mentre quello della moglie pu anche essere tacito in quanto parte passiva della celebrazione (partecipa alla
cerimonia e si lascia donare l'anello). Il consenso viziato rende nullo il matrimonio.
I principali impedimenti al matrimonio sono:
La PARENTELA o AFFINITA' per cui proibito che un soggetto sposi il proprio padre o la madre o la moglie del padre anche se
non propria madre, fratello o la sorella, zii e zie e cugini.
Il VINCOLO DI PRECEDENTE MATRIMONIO che ha effetti diversi a seconda delle parti: per la donna ogni unione al di
fuori del matrimonio punita; soggetta a punizione sia la donna per adulterio che il suo compagno per aver avvicinato una
donna a lui proibita. All'uomo invece concessa la poligamia, anche se di recente molte mogli pretendono che nel contratto
matrimoniale sia inserito un impegno del marito alla monogamia a pena di risarcimento danno.
Il RICONOSCIMENTO DEL MAMZHER: il mamzher il figlio nato da unione non legittima il quale non pu sposare un
soggetto riconosciuto come legittimo. Per questo i rabbini sono restii a riconoscere un soggetto come mamzher, cos da
consentirgli unioni regolari.
La DIFFERENZA DI CULTO per cui valido solo il matrimonio tra ebrei: E' ebreo colui che nato da madre ebrea o che si
convertito all'ebraismo.

Riguardo la celebrazione vi sono diverse fasi: 1. Il FIDANZAMENTO che si contrae con la dichiarazione delle parti della
loro intenzione di contratte matrimonio. In tale sede vengono fissati eventuali impegni che le parti assumono (dote, luogo e
data della celebrazione). Se una delle parti poi viene meno agli impegni, sar tenuta a pagare una penale e alla parte
incolpevole spetter un risarcimento danni.
2. Il KIDDUSIN la prima fase vera e propria della celebrazione religiosa in cui c' la consacrazione del legame tra uomo e
donna per cui la donna diventa proibita ad altri uomini. Dopo la benedizione l'uomo dona alla donna un oggetto prezioso
solitamente un anello d'oro, alla presenza di 2 testimoni e di almeno 10 ebrei adulti.
3. La KETUBA' la fase in cui viene letto un documento (Ketub appunto) scritto dall'uomo in cui elenca i diritti che la donna
assume col matrimonio, senza il quale non gli permesso stare con la donna.
4. Il NISSUIN la cerimonia di benedizione in cui gli sposi si recano sotto un baldacchino (simbolo della coabitazione) e recitano 7
benedizioni al Signore per aver creato il mondo e l'uomo a sua immagine e somiglianza perch li benedica con il dono della
procreazione.
Le cause di scioglimento del matrimonio:
La MORTE che ha effetti diversi per l'uomo e per la donna; se muore la moglie il marito pu risposarsi dopo 3 feste di
pellegrinaggio, a meno che non abbia figli piccoli. A lui sono proibite solo le parenti della moglie defunta. Se muore il marito,
la donna deve aspettare 3 mesi per accertare eventuali gravidanze da attribuire al marito; non costretta a sposare il cognato.
Se non si ha certezza della morte del marito non pu risposarsi a meno che non ci sia un testimone o prove scientifiche certe
(impronte dentali o digitali).

Per il DIVORZIO la Tor pretende l'atto scritto perch se bastasse la sola parola scritta o l'andare via da casa la donna potrebbe
allontanarsi in un momento in cui il marito distratto e pretendere di essere divorziata. Come cause parte della dottrina lo
ritiene possibile solo per cause che impediscono i rapporti sessuali, altri per qualunque cosa l'uomo trovi sconveniente nella
moglie, per altri ancora basta che il marito trovi una donna pi bella della propria moglie. Per il divorzio, lo Shulcan aruch
pretende la volont di entrambe le parti. Esse preparano un atto scritto dove si accordano per le obbligazioni che entrambe
assumono (mantenimento, educazione dei figli, ecc...).
L'accordo viene poi approvato dal tribunale che lo tramuta in sentenza che passa in giudicato. Senza accordo, la situazione per
la donna critica perch sono rari i casi in cui si pu costringere l'uomo a concedere il divorzio: il caso ad esempio della
convivenza diventata pericolosa o penosa ma della donna l'onere di provare il pericolo o la difficolt della convivenza .
DIRITTO ISLAMICO pu corrispondere a 2 diversi termini arabi:
1. SHARYA:
la legge sacra indicata da Dio attraverso i profeti all'Islam.
2. FIQH:
la conoscenza del diritto, la scienza giuridica il cui oggetto la legge rivelata.
La prima data da Dio, la seconda dall'uomo.
La funzione intermedia svolta dai profeti che ricevono la parola di Dio e la comunicano agli uomini.
-Il primo profeta fu Maometto il quale, nel 622 d. C., ricevuta la rivelazione, migr da La Mecca a Medina e la diede ai
credenti. Tale data segna linizio dellera islamica, Il I SEC. DELLEGIRA.
-Alla morte di Maometto il suo ruolo fu ricoperto dai CALIFFI che islamizzarono l'Arabia e diffusero la religione islamica.
Trasferirono la capitale da Medina a Damasco; organizzarono lo stato con un proprio regime fiscale, la polizia, il controllo dei
costumi e dei mercati. Alla fine del I secolo d. C. compaiono i primi studiosi del fiqh ma non erano funzionari pubblici perch
il loro lavoro non era ne ufficiale ne pubblico ma individui che operavano privatamente. La scienza era ci che li distingueva
dai semplici fedeli.
-Il II SECOLO dellegira conosce gli inizi della produzione letteraria giuridica.
Lopera di figh pi antica attribuita a Zayd bin Al. E compaiono i MADHAB, le scuole. Gli inziatori dei madia sono:
1.ABU HANIFA: raccolse intorno a s numerosissimi discepoli. Non esistono opere attribuitogli, e la sua dottrina deve essere
ricostruita sulla base degli scritti dei suoi discepoli.
2.MALK BIN ANAS: il suo insegnamento conservato nellopera Il libro della via spianata. Lopera pu essere
considerata rappresentativa dellopinione media dei giuristi medinesi del tempo.
3. AL-SAFII:
fu discepolo di Malk. Si accost poi al figh anafita; trascorse un periodo in Iraq. Poi si trasfer in Egitto, e qui raccolse
numerosi discepoli che diffusero la sua dottrina, definita nuova per contrapporla a quella sviluppata nella prima fase della sua
vita. Si attribuisce ad Al-Safii il merito di aver fondato la scienza delle fonti del diritto.
a.Nel 750 il potere passa ai CALIFFI ABBASIDI, che trasferiscono la capitale dellimpero a Baghdad. Essi rafforzano la
figura Del QADI (GIUDICE), non pi nominato dal governatore, ma direttamente dal califfo; scelto fra gli esperti di Figh,
chiamato ad applicare in via esclusiva la sharia
b.Allinizio del III SECOLO dellegira i califfi tentano di affermare la propria autorit religiosa nei confronti degli uomini di
legge. Essi pretendono che i qadi e i testimoni sino sottoposti a esame e dichiarino la propria adesione alla dottrina del Corano.
Il tentativo di imporre una dottrina ufficiale di stato non ha successo e viene abbandonato nell847. Nascono nuovi generi
letterari: il COMMENTARIO e la GLOSSA. Inoltre in questo secolo assumono valore normativo le consuetudini.

L'attivit di governo (SIYASA) si impone gradualmente su quella religiosa, ma col tempo le 2 sfere di potere cercarono di
convergere in un'unica forma di governo detta SIYASA'SHARYA. Dal punto di vista del diritto, si svilupp un ampia e
sistematica produzione normativa che part dalla ricezione di codici gi esistenti, come il Mashalla (codice delle obbligazioni
ottomano), fino ad arrivare all'elaborazione di codici propri.
La gerarchia delle FONTI:
Secondo i musulmani le 4 radici del Fiqh sono:
1. Il CORANO che il libro sacro dell'Islam che contiene la RIVELAZIONE di Dio al profeta Maometto attraverso
l'Arcangelo Gabriele in una notte benedetta. Strutturalmente il Corano si presenta come un discorso, come se Maometto avesse
scritto sotto dettatura. Il suo carattere inimitabile, unico e miracoloso gli dona sacralit. Inizialmente la rivelazione era
trasmessa oralmente; poi con l'invecchiamento di coloro che la tramandavano e il passare del tempo, emerse la necessit di
metterla per iscritto. Il 1 testo fu pronto sotto il califfo Utman ma saranno necessari altri 3 secoli perch si possa avere il testo
definitivo. E' costituito da 114 capitoli divisi in paragrafi e versetti ordinati in ordine decrescente per lunghezza. I versetti sono
pi di 2600 ma solo a una minima parte dato valore normativo.
Se tra 2 versetti c' contraddizione, prevale quello successivo per il criterio temporale.
2. La SUNNA la tradizione profetica, documentata attraverso racconti, detti HADIT.
I giuristi identificano, inoltre, la sunna con la sapienza. Assumono valore normativo quei comportamenti accettati o posti in
essere in prima persona dalle grandi personalit del passato. Alcuni considerano solo Maometto e i suoi profeti, altri anche le
generazioni successive. Dal valore normativo riconosciuto alla Sunna, discende l'infallibilit di Maometto e dei profeti in
generale. Godono di particolare autorit quegli Hadit che fanno parte dei famosi 6 libri.
3. L'IGMA' il consenso della comunit: dove il consenso della comunit, l la verit. L'infallibilit di tale consenso
discende da un hadt che attribuisce a Maometto laffermazione la mia comunit non si trover mai d'accordo su un errore. Il
consenso permette di dare valore normativo a quei concetti che non trovano fondamento n nel Corano n negli Hadit. Per
alcuni il consenso deve essere necessariamente espresso, per altri pu anche essere tacito ma non attraverso comportamenti
concludenti.
4. La QYAS il ragionamento analogico con cui si applica una regola che disciplina una situazione nota e regolamentata a
una situazione che non ha disciplina purch queste abbiano alla base un principio o una ragion d'essere comune. Nel caso in
cui non vi regola, n si possa applicare il ragionamento analogico, il giurista ricorrer alla propria opinione personale,
tenendo conto dell'interesse generale.
Lo studio di queste fonti permette di affrontare diverse problematiche tra cui quella dellaIGTIHAD. Lishtihad la ricerca
della legge sacra, che il giurista compie impegnandosi con il massimo sforzo possibile per individuare la qualificazione
giuridica o etico-religiosa delle azioni, nei casi in cui il corano o la sunna non contengano una prova testuale esplicita e
decisiva in merito. Le possibili qualificazioni di un atto sono 5: Obbligatorio, Raccomandabile, Indifferente, Riprovevole,
Proibito
L'organizzazione:
L'organizzazione politica della comunit islamica costituita dal califfato o imamato. La teoria del califfato non ha radici
direttamente nel Fiqh, le sue fonti non sono rinvenibili n nel Corano n nella Sunna, ma nella prassi dei primi Califfi che
hanno ricoperto la pi alta carica nella comunit, in virt delleccellenza dei loro meriti.
Il califfo il successore di Maometto, ed la guida della comunit, applica la Sharya e difende ed espande il territorio
islamico.
Il califfo unico: lautorit gli delegata da Dio.
Egli investito o per elezione da parte dei membri della comunit o per designazione del predecessore. Egli unico perch
tale potere gli conferito da Dio. E' soggetto ai controlli dei sapienti in materia religiosa che controllano il suo operato e i
requisiti per accedere a tale compito: il sesso maschile, l'appartenenza alla religione islamica, la maturit, la salute fisica e
mentale, l'onore e l'attitudine a governare e condurre guerre.
Per la maggior parte della storia il califfato stato IRREGOLARE, cio non ha soddisfatto tutte le condizioni richieste: i califfi
conquistavano il potere con la violenza o per successione dinastica, stato esercitato da persone non qualificate.
Il riconoscimento sociale della loro autorit deriva dalla loro conoscenza delle scienze religiose: la recitazione e il commento
del corano, la scienza degli hadt, il figh, la teologia.
Sono loro richieste anche alcune conoscenze strumentali, quali la lingua araba, lingua del corano, la grammatica, la retorica e
laritmetica.
Il califfato oggi non esiste pi dalla seconda met del 1200. Nel 1774 il titolo viene ripreso dai sultani ottomani. Nel 1924 il
califfato stato abolito dal Parlamento di Ankara.
Il matrimonio:
Le regole sul matrimonio sono quelle pi rispettate in Islam perch essere musulmani ha sempre significato vivere in una
famiglia corrispondente al modello proposto dallislam.
Il matrimonio un CONTRATTO CHE RENDE LA DONNA LECITA ALL'UOMO e che si conclude con lo scambio dei loro
consensi. Le parti che esprimono i consensi non sono necessariamente gli sposi; questi non possono concludere il contr.
nellipotesi di matrimonio precoce. Il matrimonio inteso oltre che lunione di 2 vite, come lalleanza di 2 famiglie. Per gli
individui incapaci o bambini era prevista la figura del tutore detto WALI'. Motivo di interventi del wal era anche la verginit

della donna che la rendeva ingenua e di ci l'uomo poteva approfittarne. La funzione svolta dallagnato pi prossimo,
normalmente il padre, che portatore dellinteresse della famiglia allalleanza matrimoniale.
Nel matrimonio precoce, la volont matrimoniale del tutore, il quale esercita il potere di costrizione matrimoniale; tale potere
cessa con il raggiungimento della pubert.
I fagih ritengono che la donna, anche se non pi soggetta al potere di costrizione, non pu concludere direttamente il
matrimonio ma deve ricorrere al tutore matrimoniale. Se questo manca, il contratto sar concluso dal giudice.
Il tutore pu legittimamente rifiutarsi di concludere il matrimonio desiderato dalla donna se lo sposo non degno di lei. La
sottoposizione di una donna a lei inferiore rappresenta un disonore, per lei e per la famiglia. I criteri in base al quale va
valutata ladeguatezza sono: moralit, condizione della famiglia e della professione che si pratica. Successivamente la figura
del tutore venne meno cos come i matrimoni precoci (dove una delle parti era bambino). Alla donna oggi concesso di
concludere personalmente il contr. di matrimonio.
PERCHE IL CONTR. DI MATRIMONIO SIA VALIDAMENTE CONCLUSO OCCORRE CHE TRA GLI SPOSI NON
SUSSISTANO IMPEDIMENTI, i quali possono essere perpetui o temporanei:
Gli impedimenti al matrimonio si distinguono in PERPETUI e TEMPORANEI:
Gli imp. PERPETUI sono:
PARENTELA (un uomo non pu sposare i propri ascend. e discend.)
AFFINITA' (un uomo non pu sposare le mogli dei propri ascendenti e discendenti ne gli
ascend. e i discend. della propria moglie)
ALLATTAMENTO (fa sorgere un legame di parafamiliarit fra un individuo gli ascend. e i
discend. della sua balia)
GIURAMENTO IMPRECATORIO con cui luomo, accusando la moglie di fornicazione, disconosce il bambino da
questa partorito e scioglie in modo definitivo il matrimonio.
Gli imp. Temporanei sono quei impedimenti che possono essere rimossi:
RIPUDIO (l'impedim. cessa quando la donna finisce i tre mesi di ritiro legale; questo vale
fino al terzo ripudio) luomo non pu sposare la donna che ha ripudiato 3 volte.
VINCOLO DI PRECEDENTE MATRIMONIO (l'impedim. cessa quando alla fine del
periodo di tre mesi del ritiro legale l'uomo non riprende con se la donna)
DIFFERENZA DI CULTO ( differente per l'uomo e per la donna; la donna musulmana pu sposare solo un uomo
musulmano. L'uomo musulmano pu sposare solo una donna
appartenente a una delle tre religioni rivelate (o musulmana o ebrea o cristiana). Se poi la
donna si converte buon per lei ma ci non influisce sull'andamento familiare perch
l'uomo che ne stabilisce l'indirizzo. Se entrambi sono musulmani e una delle parti cambia
religione, il matrimonio sciolto per apostasia. Se entrambi non sono musulmani e durante il matrimonio una delle due lo
diventa, l'altra parte tenuta a seguirne l'esempio altrimenti il matrimonio sciolto.
Riguardo i rapporti tra i coniugi, il Corano pi volte ribadisce la preminenza del marito sulla moglie. Essa deve portare al
marito obbedienza e mettersi a sua disposizione ogni qual volta lo desideri e farsi bella per lui. Pu disobbedire solo se il
marito le impone un atto contrario alla religione. Il corrispettivo di ci il pagamento del mahr alla famiglia della donna. Il
mantenimento pu essere sospeso solo in caso di insubordinazione della donna e la minaccia di sospensione uno strumento
nelle mani del marito per trattare l'indocilit della moglie. Il mantenimento dovuto fin quando dura il matrimonio (ritiro
legale compreso). Poi se non ha redditi propri torna a carico della famiglia di origine.
Il mahr era una somma in denaro che l'uomo pagava alla famiglia della donna come corrispettivo per sposarla. L'ammontare
veniva fissato nel contratto matrimoniale e poteva essere versato o al momento del matrimonio come corrispettivo per la
donna, o successivamente stabilendo che sar pagato in caso di divorzio (come deterrente per l'uomo) o in caso di morte del
marito (come consolazione per la vedova che aveva esigui diritti successori). Per essere adeguato doveva essere pari a quello
pagato per una donna dello stesso rango, in base all'onore e alla posizione dell'uomo.
Cos si determinava il mahr quando l'ammontare non era fissato dalle parti.
Il matrimonio si conclude alla presenza di 2 testimoni con funzione di pubblicit del matrimonio, funzione svolta anche dalle
cerimonie che accompagnavano la celebrazione (banchetti, cortei e musiche) in modo che nessuno potesse successivamente
insinuare l'illiceit del matrimonio. Il Fiqh non richiede altre formalit come la forma scritta o la presenza di un celebrante.
Nella prassi comune la presenza di un esperto di Fiqh perch aiuti gli sposi a rispettare i requisiti richiesti per la validit del
matrimonio.
Le cause di scioglimento del matrimonio sono:
VIZIO DEL CONSENSO (dolo, errore, violenza)
DIFETTO (sia genetico che successivo come il cambiamento di religione)
GIURAMENTO IMPRECATORIO (dichiarare l'infedelt della moglie serve a sciogliere il
matrimonio e a disconoscere il figlio nato)
ASSIMILAZIONE ( cio assimilare la propria moglie a una donna proibita. Se entro un
certo periodo l'uomo non ritratta, la donna si rivolge al giudice per stabilire un ultimatum; se ritratta deve espiare una pena
come digiunare o liberare uno schiavo)

PROCEDURA STABILITA DAL CORANO (sono nominati 2 arbitri che stabiliscono chi
il colpevole dell'insanabile dissidio tra le parti; se la moglie il matrimonio si scioglie e
dovr restituire il mahr se pagato senn si scioglie solo il matrimonio)
DIVORZIO GIUDIZIARIO (pu avvenire per vizi o malattie che rendono insopportabile
proseguire il matrimonio ad esempio impedendo i rapporti sessuali o se la convivenza
diventata penosa; oppure per mancato pagamento del mahr per cui l'onere di giustificarlo del marito; oppure per assenza del
marito che espone la donna alle tentazioni; o infine per maltrattamenti ma la donna deve dimostrare che il marito andato oltre
ci che gli
permesso con la moglie)
RIPUDIO (che possono essere al massimo 3; il 1 e il 2 sono revocabili dopo il ritiro legale di 3 mesi per cui l'uomo
riprende con se la moglie senza bisogno di un altro matrimonio e un altro mahr. Al 3 ripudio non pu pi riprendere con se la
donna che gli diventa proibita. Gli torner lecita solo se il suo successivo marito morir o la ripudier. Il Corano invita a
pronunciare il ripudio di fronte a 2 testimoni e per iscritto. Questo un atto consigliato ma non un obbligo. Il ripudio non un
atto recettizio quindi non c' bisogno di notifica alla moglie. E' valido solo se pronunciato da uomo capace quindi non sotto
violenza o ubriaco)
DIVORZIO CONSENSUALE (se le parti pattuiscono che l'uomo ripudi la moglie dietro
corrispettivo per tornare libera)