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QUINTETTO

Il termine "Quintetto" è compreso nell'ambito della musica da camera, per cui è opportuno definire in primo luogo quest'ultima. La locuzione "musica da camera" è un filone tradizionale della musica classica, nel quale rientrano composizioni in cui il ruolo del singolo strumento è sempre individuale, nel senso che ogni parte viene sostenuta da un solo cantante o strumentista, al contrario di ciò che avviene in orchestra dove sono previsti gruppi di esecutori per ogni timbro strumentale con conseguenti raddoppi delle parti (ad esempio 15 primi violini, 10 violoncelli etc.).

All'interno di questo contesto il Quintetto indica una composizione a cinque parti soliste, vocali o strumentali; esso nasce dall'aggiunta di uno strumento (spesso il pianoforte ma anche il clarinetto) al classico quartetto d'archi costituito da due violini, viola evioloncello.

In molti casi il quartetto d'archi diventa quintetto quando viene integrato da una seconda viola, o da un secondo violoncello, oppure da un contrabbasso.

Esiste tuttavia anche un altro quintetto classico, nato nel XIX secolo e basato interamente sugli strumenti a fiato, e solitamente si indica con il termine "quintetto di fiati". Un quintetto di fiati è solitamente composto da: clarinetto, oboe, flauto, fagotto e corno francese, oppure oboe d'amore.

Il termine "Quintetto" non viene invece usato per indicare la scrittura a 5 parti nelle composizioni del '500 e del '600: esso acquista senso proprio nel secondo Settecento come forma del cosiddetto "periodo classico", avendo come unio riferimento le forme e le scritture coeve in ambito orchestrale e cameristico.

Sec. XIII - Possiamo distinguere, tra I vari quintetti dell'epoca diversi rapporti con altre forme. Vi è infatti una derivazione da forme orchestrali (Myslivecek, M. Haydn, F. J. Haydn), e un evidente rapporto con l'esperienza ormai pienamente matura del quartetto d'archi (quintetti con 2 violoncelli di L. Boccherini, dove in tal caso il quintetto viene pensato come esetensione delle possibilità di combinazione ritmico- melodica tra parti di uguale rilevanza solistica).

In questi anni nasce anche il quintetto con pianoforte, grazie anche al modello delle sonate per cembalo accompagnate da 3 o 4 strumenti. Seppure ancora piuttosto rara in questo periodo, la produzione di Boccherini e di Mozart conferiscono a questo organico una ragione pienamente autonoma.

Secoli XIX e XX - Il maggiore compositore di questo periodo, Beethoven, non si dedicò al Quintetto con particolare interesse (l'op. 4 è un rifacimento dell'Ottetto per fiati del 1792; l'op. 104 è un rifacimento del Trio op. 1 n. 3 etc.).

Con Schubert invece viene offerto il modello del Quintetto op. 114 per pianoforte, violino, viola, violoncello e contrabbasso (il celebre Forellenquintett ). Eppure durante il primo Ottocento il Quintetto non è tra le forme più frequentate dai massimi compositori (se si escludono i due Quintetti di

Mendelssohn op. 18 e op. 87 e il Quintetto per pianoforte op. 44 di Schumann); per il resto il Quintetto, in tutte le sue varianti, è praticato soprattutto in ambito domestico-dilettantesco.

Nel secondo Ottocento, il Quintetto riacquista una specifica importanza con J. Brahms che individua costantemente, in questa forma, il rapporto contraddittoriotra camerismo e sinfonismo (Quintetti op. 34, 88, 111, 115).

Pari importanza presenta la forma nel nuovo secolo, sia nell'ambito del riferimento classicista, sia in quello dello sperimentalismo timbrico. Si può dire, in generale, che la concezione del Quintetto perde ogni riferimento ad effetti orchestrali per puntare piuttosto sull'articolazione contrappuntistica delle 5 parti accompagnata da una scelta di timbri non omogenei. Questa ricerca delle possibilità timbriche delle combinazioni da camera approda anche alla avanguardie del secondo dopoguerra, dove si possono ritrovare brani a 5 strumenti in Boulez e Stockhausen nei quali si misura con evidenza il progredire delle tecniche esecutive e l'aprirsi di nuove dimensioni sonore.