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STORIA DEL DIRITTO ROMANO

SAGGI SULLA LEGISLATURA EBRAICA


G. de Bonfilis

Capitolo 1.1
Le leggi romane nei secoli IV e V nella letteratura ebraica

Agli inizi del XX secolo gli studi sulla legislazione


romana,che regolavano la presenza e la vita degli ebrei
nellimpero,si basavano sul lavoro di J.Juster:Les Juifs dans
lemper romain, che presenta unanalisi delle fonti
giuridiche romane,abbastanza complete,confrontate con
quelle ebraiche. Lopera di Juster quindi considerata
lopera a cui far riferimento per intraprendere questo tipo
di studio.
La storia del popolo ebraico nel mondo romano, attestata
da fonti risalenti allepoca teodosiana. La letteratura
ebraica ha cercato di trovare,nella legislazione ebraica,le
fonti dellantisemitismo e dellolocausto (in tal senso si
ricordano le opere di M.Simon e M.Avi Yonah).
Tornando a Juster,egli affermava che,in alcune leggi del
IV/V secolo,era imputato il reato di Giudaismo,ovvero:
-Ingresso nella setta
-Legame con la comunit
-Proselitismo (raccolta di nuovi seguaci)
-Lessere o il divenire ebreo
La pena era a discrezione di un funzionario imperiale. In un
secondo momento fu prevista la confisca dei beni e il
divieto di fare testamento.

Capitolo 1.2
Costantino reprime gli atti violenti e ribelli
Per aprire il titolo del De Judeis utilizzata una strana
legge di Costantino,che non sembra avere i caratteri di

norma generale che i compilatori del V secolo gli


attribuiscono.
Le pene principali riferite agli ebrei riguardavano chi aveva
arrecato offesa o violenza nei confronti di un membro
fuggito dalla Feralis Secta ebraica. La pena consisteva
nel rogo del colpevole . Alla stessa pena erano soggetti
coloro i quali entravano nella setta.
I toni di questa legge sono collegabili ad atti di violenza
accaduti durante l impero di Costantino,precisamente nel
315.
I contrasti non avvenivano tra cristiani ed ebrei ,ma erano
collocati allinterno della stessa comunit ebraica.
Josephus,esule ebreo,divenuto funzionario imperiale,port
allattenzione di Costantino la situazione di violenza.
Il rapporto tra i due pu essere datato solo dal 325 in
poi,anno dell unificazione dell impero.
Gli ebrei costituirono un motivo di disordine sociale,in
particolare in Africa;la reazione imperiale che riguardava il
LINCIAGGIO fu severa(ma era una regola che riguardava il
giudaismo stesso)ed era riferita allebreo che abbandonava
la propria fede,L blasfemo e allidolatra.
La protezione imperiale della Chiesa,attribuitale con l
editto di Milano del 313,imponeva inoltre una severa
reazione nei confronti degli eccessi degli ebrei. L
atteggiamento che si deduce dalle norme costantiniane
non anti-ebraico,ma rivolto a preservare lo STATUS QUO
esistente e lunione dellimpero.

Capitolo 1.3

Il divieto di conversione allebraismo


Una testimonianza importante riguardo questo fatto ci
data da una legge dellimperatore Costantino II nel 353
d.C. nella quale ricorda al prefetto Talassio che,al cristiano
che diveniva ebreo,andavano sottratte le propriet e
attribuite al fisco ,solo se fosse stata provata la fondatezza
dellaccusa.
La costruzione della norma di Costantino lascia intendere
che le due azioni,cio la CONVERSIONE allEBRAISMO e la
confisca dei beni non fossero divise ma consequenziali.
Non era quindi importante la conversione intima della
persona ma la partecipazione ai riti della setta.
Questa norma,che Costantino invi al prefetto, serviva a
ricordare che era vietato partecipare o aggregarsi a
riunioni sacrileghe.
Il legislatore non era preoccupato riguardo alla conversione
intima allebraismo,quanto alla PROLIFERAZIONE delle
comunit ebraiche.
Capitolo 1.4
La diversit religiosa una malattia contagiosa
Il regno di Costanzo II non prevedeva un vero e proprio
reato di giudaismo.Il suo atteggiamento si pu definire
GIUDEOFOBO,come dimostra lo statuto anti-ebraico del
339,volto ad ostacolare la vita economica degli ebrei
doriente. Negli anni successivi non cal lattenzione
negativa nei confronti di questa etnia,tanto che la rigidit
dellarianesimo etnia di appartenenza
dellimperatore,non tollerava manifestazioni di altre fedi.

Una ripresa dellattenzione nei confronti degli ebrei si


ritrova nel 383,anno in cui disposto agli ebrei di contribuire
al mantenimento delle curie cittadine. Il 21 Maggio 383
unaltra pronuncia imperiale di carattere generale colpisce
lAPOSTASIA dei cristiani. La legge ORIENTALE (21/05/383)
nega agli apostati la possibilit di redigere testamento.
La contemporanea promulgazione,sia in oriente che in
occidente (18/04/383) di leggi contro lapostasia fa
pensare a rilevanti fenomeni di abbandono della fede
cristiana,che erano mal visti dallimpero e dalla Chiesa.
Le disposizioni della norma occidentale sono molto pi
complesse rispetto a quelle della norma orientale
(21/05/383). Ribadito il divieto di fare testamento ,sintomo
di un forte sentimento anti-ebraico del legislatore,va posta
attenzione sullopera di contaminazione espressa dal verbo
polluere. La contaminazione deriva dal contagio
trasmesso dagli ebrei.Stesso divieto di redigere testamento
era applicato a chi cercava di deviare dalla fede cristiana.
La chiesa,cos come limpero,malvedeva azioni di
proselitismo messe in atto dagli ebrei. Inoltre si stabilisce
con la normativa occidentale del 18 aprile 383 che
possibile muovere accuse comtro il defunto apostata in
modo da revocare la disposizioni testamentarie. Il reato
sanzionato non consiste nellessere ebreo bens colpito il
cristiano che passa alla fede ebraica tramite
contaminazione.
Capitolo 1.5
Crimine contro limpero

Limperatore Onorio sosteneva che larianesimo non era


pi il nemico principale. La lotta ora era incentrata nei
confronti delle altre sette eretiche.
In questo ambito si inserisce la legge dell 1 agosto
409,consistente in tre parti.
-La prima riguardava i CAELICOE (adoratori del cielo) ai
quali limperatore comminava l ordine di convertirsi entro
un anno pena lessere considerati eretici. Questo
provvedimento del 409 collocato nel codice TEODOSIANO
e in quello GIUSTINIANEO.
-La seconda parte affrontava il caso del passaggio dal
cristianesimo allebraismo. Limperatore si limitava in
questi casi ad applicare le leggi gi statuite in passato e
delegava il prefetto del pretorio conferendogli il compito di
arginare il crescente fenomeno dell apostasia.
La legge del 409 non colpiva chi aveva abbandonato
volontariamente la propria fede ma chi aveva indotto gli
altri a convertirsi. La Chiesa cerc di colpire quei cristiani
che subivano un processo di attrazione da parte degli
ebrei. Rappresentavano quindi un fatto sociale e religioso.
-La terza parte rivolgeva il pensiero ad un singolo individuo
che aveva attirato fuori da una specifica fede un altro
individuo. La pena per un simile CRIMINE era la pena di
morte.
Lespressione Lex Christiana consueta nelle costituzioni
del IV secolo e in questo caso non in alternativa a FIDES
MAIESTATIS (oltraggio allimperatore).
La FIDES CHRISTIANORUM era una LEX. Infrangere un
precetto di fede comportava lautomatica trasgressione del
dettato di una legge imperiale. Colui che era contro la

Chiesa era lontano dallIMPERIUM ROMANUM post


CHRISTIANITATEM. Limpero si identifica con la CHRISTIANA
RELIGIO.
Allimperatore interessava salvaguardare dall azione di pi
soggetti che costringevano i cristiani alla conversione
allebraismo. Tale costituzione del 409 fu inviata al prefetto
del pretorio dItalia e dAfrica Iovus.
La diretta esperienza di Iovus dellAfrica fu portata a
Ravenna per affrontare la questione delle eresie dilaganti
allinizio del IV e del V secolo d.C.
In conclusione si alla presenza di una legge di carattere
generale che,tuttavia,si fa ancora pi dura nella parte
riguardante gli ebrei. La legge non costituisce un reato di
giudaismo come intendeva Justen,ma colpisce le
conversioni forzate allebraismo. Non vi alcuna sanzione
nei confronti di chi professi la religione ebraica;la condanna
implicita per coloro che si pongono contro la cristianit
che considerata lequivalente della LEX ROMANA.
Capitolo 1.6
Gli eretici,gli ebrei e i pagani vanno sterminati dalle citt
Per lo studio di Juster vi sono fondamentalmente due
norme emanate dalla reggente Galla Placidia,madre del
futuro Valentiniano III.
Nel 425,su ispirazione orientale fu emanata una legge
chiamata SIRMONDIANA.
Si trattava di una lunga legge che aveva il fine di abolire le
norme anti-ecclesiali che lusurpatore Giovanni aveva
emanato durante il suo breve regno. Contenute nel Codice

Teodosiano sono invece due disposizioni che anticipano la


legge del 425.
Secondo unipotesi, esse sono state dettate dalla volont
imperiale di futura promulgazione.
Le norme emanate da Galla Placidia furono inviate a
destinatari diversi secondo lambito di applicazione e in
reazione a Giovanni lusurpatore e alle sette ereticali. La
disposizione del 429 reintrodusse lEPISCOPALIS
AUDIENTIA,soppressa in precedenza da Giovanni;per di pi
venne sottratta al prefetto la burocrazia e la competenza
sulle cause in materia religiosa,che vennero affidate a
tribunali ecclesiastici. La legge prevedeva la tutela della
Cattolica FIDES,con l espulsione dei Pelagiani e
Celestiniani (monaci) per tutelare la fede.
La legge si rivolgeva poi in modo particolare agli
SCISMATICI e ai MANICHEI. Questa legge lascia intravedere
un clima culturale in cui alla SPECULAZIONE TEOLOGICA si
preferisce sostituire lidea della DIVERSITA RELIGIOSA
come un MALE da estirpare.
La frase pi importante di questa legge :Eresia,scismi e
sette nemiche devono essere sterminate fisicamente dalle
citt. Ci lascia intendere che il pretore poteva adoperare
ogni mezzo a sua disposizione.
Non vengono dimenticati gli ebrei,accomunati ai pagani. La
norma di Galla Placidia,infatti,prevedeva che essi fossero
sterminati senza che avessero la possibilit di difendersi in
tribunale,prestare servizio militare,avere schiavi
cristiani,ma soprattutto viene loro revocata la FACOLTA di
TESTARE.
In questo caso gli ebrei e i pagani venivano estromessi da
qualsiasi atto sociale. Questodio,prima mal-celato,nei

confronti di pagani ed ebrei,si trasform in un atto di


profonda chiusura da parte delle istituzioni.
La seconda legge,datata 426,sulla stessa tendenza
repressiva,aveva come scopo la tutela del credo cattolico e
andava a sanzionare i casi in cui si poteva danneggiare un
cristiano appena si manifestava lintenzione di mutare
credo religioso.
Nel caso degli ebrei il loro testamento era invalido e
lasciava il posto alla SUCCESSIONE LEGITTIMA. Questatto
voleva salvaguardare lambito economico modo tale che i
beni appartenuti agli ebrei non appartenessero pi alle loro
famiglie salvo conversione dei loro discendenti. In questa
linea legislativa si costitu a carico dellebreo e
dellapostata unincapacit generale a compiere atti
disponesti la propria sfera patrimoniale. Lapostata non
DEVE donare o testare, lebreo non pu diseredare i suoi
eredi legittimi divenuti cristiani.
Capitolo 1.7
La persecuzione degli ebrei
Il regno di Teodosio II segnato da un numero crescente di
norme anti-ebraiche, contenute in gran parte nel suo
codice.
Nelle NOVELLAE compresa una legge,emanata il 31
agosto 438, destinata,nellintento imperiale, a vincere ogni
tempo.
Gli ebrei non erano pi ammessi agli onori e alla DIGNITAS
(privilegi) e a funzioni amministrative e neppure
allincarico di defensor civitatis.

In questa legge limperatore si attribu la difesa della


fede.Inoltre con questa legge fu vietata:
-La costruzione di molte sinagoghe (pena il pagamento di
50 libbre doro)
-Ogni attivit proselitica
-La circoncisione di un cristiano (pena la confisca dei beni
ed esilio)
Era condannato a morte chi aveva espugnato la fede di un
altro con la sua perversa dottrina.
Limperatore quindi non aveva pi bisogno di trovare
rimedi alla turbolenza ebraica o motivazioni per colpire gli
ebrei assieme agli altri. Era convinto del loro odio verso i
cristiani e contro di esso si muoveva.
Capitolo 1.8
Conclusioni
La tesi di J.Juster presenta il difetto di voler formalizzare in
modo schematico un processo che nellet di Costantino e
di Costanzo II solo iniziata e che ha momenti alterni
nellatteggiamento nellatteggiamento degli imperatori
verso gli ebrei.Tale atteggiamento pi forte in oriente
mentre in occidente si basa pi sul momento storico
politico.
Il reato di giudaismo si svilupp nel IV secolo fino a
definirsi con Teodosio.
Costantino non eman leggi anti-ebraiche se non per casi
isolati, tuttavia egli deve considerare una situazione
nuova:LA SERVITU DI UN CRISTIANO AD UN EBREO. Per

tutto il IV e V secolo,la servit di un cristiano nei confronti


di un pagano o un eretico non costituiva un problema.Solo
in et giustinianea si amplific in via generale il divieto di
servit di un cristiano nei confronti di un pagano,eretico o
ebreo. Fu allora che furono predisposti strumenti normativi
atti a impedire ci.
Limperatore ariano Costanzo II fu il primo a individuare il
pericolo dellAZIONE PROSELITICA (il pericolo della
contaminazione ebraica viene fatto risalire a dopo lEDITTO
DI TESSALONICA).Lazione proselitica non era di per s
sanzionata,ma lo erano le azioni effettuate durante tale
atto. Furono punite in modo via via pi severo azioni che
potevano accompagnare un esercizio violento di
proselitismo (il timore infatti era quello delle CONVERSIONI
DI MASSA).
Tuttavia,la cattiva sopportazione degli ebrei nasce a met
del IV dallintolleranza di un imperatore che voleva essere
il protagonista alla fine del suo impero,per poi crescere
dopo 50 anni quando,superata la fase teologica delle
ostilit,si passa alla considerazione ecclesiale della loro
estraneit nel mondo romano,ormai sotto la legge
cristiana.
Non essere cristiano quindi voleva dire essere una
minaccia insopportabile per la salute della fede cristiana.

Capitolo 2
I patriarchi della diaspora
Nel museo del castello Ursino di Catania stata ritrovata
liscrizione funebre di un ebreo catanese.Si pu notare

come,alla fine del IV secolo,nonostante un intenso


processo di cristianizzazione in atto nellimpero ,questo
ebreo catanese dichiari liberamente la propria fede.
La formula testamentaria utilizza lADIURO,ed invoca in
particolare lonore dei patriarchi,richiamati al fine di
rinforzare tale formula testamentaria.
Linvocazione non si rivolge ai patriarchi fondatori,ma a
soggetti con indeterminata giurisdizione.
Riguardo alle raccolte ebraiche si ricava un numero molto
ristretto di queste figure e il richiamo agli ETNARCHI o
PATRIARCHI non di facile lettura,pertanto sono figure che
possono essere intraviste come capi o governatori di
regioni.
Omissio pag 103 e 106

Capitolo 3
I Patriarchi
Durante i cinque secoli di vita dellimpero si sono
succedute profonde trasformazioni nellambito
sociopolitico, determinate soprattutto dallavvento del
cristianesimo.
Per quanto riguarda le notizie sulla legislazione
ebraica,esse vengono fornite soprattutto dalle costituzioni
imperiali del IV/V secolo,contenute nel Codice Teodosiano e
Giustinianeo.Secondo questi codici, la figura del patriarca

viene riferita ai capi spirituali della nazione giudaica (la cui


istituzione termin nel 429).
Il termine patriarca stato poi assorbito dalla chiesa
cattolica per indicarne i capi.
Dalle fonti del IV/V secolo si evincono informazioni
lacunose in riferimento allorganizzazione religiosa
ebraica.Gran parte della documentazione riguarda per lo
pi i rapporti e i privilegi tra limpero e la comunit
ebraica.Ai sacerdoti ebraici di grado pi elevato fu
concessa unampia esenzione dai munera (tasse di ogni
genere) per ladempimento dei loro doveri religiosi.
Il metro di valutazione per la concessione dei privilegi resta
sempre quello adoperato per la chiesa cattolica:non
possono essere attribuiti agli ebrei privilegi ed esenzioni
maggiori di quelli stabiliti per la chiesa cattolica.
Dopo la diaspora i rabbini portarono con s i rotoli della
torah e costruirono nuove sinagoghe a ricordo del tempio
ormai distrutto.Le sinagoghe divennero il centro delle
nuove comunit ebraiche.
Le maggiori istituzioni religiose ebraiche rimaste in
Palestina,cercavano di dettare le linee guida alle nuove
comunit.Le costituzioni del IV/V secolo sono le ultime fonti
riguardanti la diaspora e descrivono come gli imperatori
cristiani ritenessero un motivo di disordine pubblico la
presenza ebraica,solo sopportata sanzionata ogni volta che
un ebreo si affacciava alla vita sociale.
Omissio capitolo 3.2
Capitolo 3.3

Clero ebraico:terminologia esatta per una definizione


semplice
Nelle costituzioni del IV secolo i sacerdoti ebraici hanno
appellativi diversi.Si ricorre qui al termine clero come
soluzione di comodo in quanto probabile che il legislatore
abbia attinto da una terminologia di uso comune.
E probabile che le comunit ebraiche insediatesi
nellimpero abbiano riprodotto gli antichi modelli
organizzativi con cariche civili e religiose estranee
allimpero.In tre costituzioni si incontra il termine MAIORES
per indicare gli esponenti di spicco della comunit ebraica.
Quindi il legislatore romano considerava unitariamente il
popolo ebraico ,indipendentemente dalle funzioni svolte
allinterno della comunit.
Capitolo 3.4
Leggi costantinopolitane
Limperatore eman a Costantinopoli una disposizione del
29 novembre 330 volta a disciplinare i munera ed il regime
delle DEROGHE. Furono esonerati dai munera PRIVALIA e
CIVILIA i funzionari pi alti del clero ebraico. Per i funzionari
inferiori era prevista lesenzione dai soli munera
CORPORALIA.
I patriarchi PRESBITERI erano i funzionari di grado pi
alto.Il patriarca aveva rango pari ad un sovrano e gli era
assegnata la DIGNITAS ONORARIA,revocata poi da Teodosio
II
Capitolo 3.5

Il patriarca rappresenta lintera nazione giudaica


Il titolo di ETNARCA fu conferito da Giulio Cesare ad Icarno
II,al quale avrebbe conferito anche il titolo di GRAN
SACERDOTE e di GRAN ETNARCA di tutti gli ebrei.
La successione legittima a questo titolo era consentita ai
soli membri della famiglia HILLEL. Questo sviluppo per si
realizz a partire dalla distruzione del tempio di
Gerusalemme.
Gli imperatori conferirono al patriarca titoli,onorificenze e
la cittadinanza romana;ci corrispondeva anche
allesigenza imperiale di avere un interlocutore che facesse
da mediatore con la comunit ebraica.Successivamente
lestinzione del patriarcato,voluta dai romani,si realizza con
lestinzione della famiglia Hillel nel III secolo d.C.Il patriarca
continuava ad esistere ma non era pi funzionale
allimpero,bench mantenesse il potere LEGISLATIVOGIUDIZIARIO (questultimo non riconosciuto dall
impero).Tale rapporto patriarcato/impero era aggravato
dalla presenza della chiesa.

Capitolo 4
Le leggi di Teodosio I:lo strumento del potere romano
Lultima testimonianza riguardo la figura del patriarca
datata 14 aprile 397.
Nell intervallo tra il 330 e il 392 d.C vi furono mutazioni
nei rapporti tra patriarcato e impero dovutie alleditto di
Tessalonica e la sicurezza dei confini dopo la battaglia di

Adrianopoli.Teodosio doveva ricorrere ad una saldezza


ancora maggiore rispetto allet di Valentiniano.
All imperatore erano pervenute querellae ebraiche a causa
della riammissione nella setta giudaica di elementi gi
scacciati dai primates di questo popolo.Gli ambienti ebraici
avevano un canale di accesso diretto con la corte e di fatti
non tutte le comunit dell impero erano soggette
allattenzione imperiale;le proteste quindi erano rivolte nei
confronti dellapparato governativa.
I membri scacciati vennero riammessi nella loro
organizzazione religiosa per volont imperiale scontrandosi
contro la volont dei primates.Il fenomeno aveva prodotto
unincrinatura nella volont dello stesso patriarca al quale
venne riconosciuto per il grado di senatore e quello di
illustris ponendosi alla pari degli altri funzionari imperiali.
Quella che fu dichiarata come unINIURIA dei giudici
dellimpero cristiano,sul piano religioso doveva apprezzarsi
come lallontanamento di ebrei dalla SUPERSTIZIO a cui
appartenevano.
La definizione di iniuria dettata da motivi politici.
Si pu supporre che lessere membri di un collegio privato
con finalit religiose fosse considerato sempre lecito una
volta che erano stati cacciati coloro che si erano rivolti al
magistrato locale.Esaminate le circostanze di espulsione
potevano essere riammessi.Dietro la riammissione oltre al
motivo religioso vi era anche un motivo economico poich
godevano del possesso di notevoli patrimoni.La
legislazione di Teodosio presenta quindi sfaccettature
diverse,rivolte ad una politica di tolleranza religiosa.

Capitolo 4.2
Arcadio a Costantinopoli e la difesa dellalleato
La legge costantinopolitana si ripete in Arcadio,figlio di
Teodosio,che eman 3 costituzioni dal 394 al 398 che
riguardavano il ruolo del patriarca di Gerusalemme.Tali
leggi imponevano di non offendere il patriarca che
riaffermava la propria sovranit sulla comunit ebraica.
Arcadio cerc di contrastare gli attacchi al patriarca ora
suo alleato in questo modo.Unaltra legge dell1 luglio 397
imponeva che gli ebrei dovevano essere vincolati agli atti
della loro fede;venivano mantenuti anche i loro privilegi
(esenzione dai munera,etc) e tali esenzioni erano parallele
a quelle concesse al clero cristiano.Sempre con questa
legge limperatore difendeva lincolumit del patriarca
ormai suo alleato.
Le leggi di Arcadio non erano avulse dalle vicende politiche
e la loro motivazione la tutela del patriarca,lasciando da
parte le rivalit religiose esistenti sino ad allora.
Il legislatore per definire lambito di giurisdizione del
patriarca us il termine DICIO che si riferiva ad un
particolare modo di esercizio del potere che definiva il
complesso dei diritti e dei poteri spettanti al PATRONUS
SUL LIBERTO. Arcadio specific che le gerarchie religiose
ebraiche erano: gli ANCISYNEGOGI, i PATRIARCHI,i
PRAESBYTERI.
Capitolo 4.3
Piccoli patriarchi

Attraverso le costituzioni ci viene tramandato che oltre agli


ancisynegogi vi sono allinterno della gerarchia giudaica
funzionari di grado inferiore.
J.Juster chiama costoro nella sua ricerca piccoli patriarchi
e sarebbero in certo misura una rimanenza dellepoca in
cui le province romane erano indipendenti e i monarchi
nazionali riconoscevano agli ebrei del loro paese un capo
supremo.Questi patriarchi di rango inferiore sono
identificati come PRIMATES.Questo termine adoperato
per indicare coloro che occupavano una posizione di
prestigio nella comunit.Questi patriarchi sono ricordati da
una disposizione di Arcadio del 397 come titolari di
giurisdizione,nel caso in cui qualcuno si fosse rivolto agli
ebrei o a esponenti della loro comunit per risolvere
controversie.
Capitolo 4.4 e 4.5
Larchisunagogus e lautorit del patriarca in Occidente
Con Archisynagogus si intende il titolare di una funzione
religiosa locale,ossia il capo della sinagoga locale.Nelle
comunit ebraiche larghisynagogus pu rivestire
contemporaneamente anche altre cariche istituzionali;si
acquisiva questa carica tramite elezione,anche se vi erano
casi di successione del figlio alla morte del padre.
Il compito principale di questa figura era lessere il
guardiano della fede.Questi riceveva un compenso dalla
cassa comune della comunit,vegliava sullosservanza
delle norme,era esente dai munera per la carica religiosa
che ricopriva.

Riguardo a questa carica sono degne di nota due leggi


emanate in occidente dallimperatore Onorio,che ci
rendono pi chiaro il ruolo che il patriarca esercitava tra il
IV e il V secolo.Il patriarca esule inviava dei suoi emissari a
tutte le comunit per raccogliere una somma di denaro per
la ricostruzione del tempio di Gerusalemme (distrutto nel
70 d.C).
Le varie comunit infatti,nonostante la distruzione del
tempio continuavano ad inviare contributi per il patriarca e
lapparato sacerdotale.La legge emanata da Onorio nel 399
aveva lo scopo di far rimettere allerario imperiale la
somma raccolta dalle varie cariche sacerdotali.
Questa disposizione imperiale era diretta a porre un blocco
allesportazione di capitali verso lOriente.Vi furono poi
notizie che i patriarchi doccidente avessero accumulato
grandi ricchezze abusando dei loro privilegi.
Limperatore quindi ordin la devalutazione dellerario di
quanto era stato raccolto nel 399 e in seguito non fu
inviato pi nulla.Queste leggi quindi sono esempi di una
normazione occidentale del patriarca, anche se
verosimilmente furono originate dalla crisi avvenuta nella
lunga stagione di tensione tra le due PARTES IMPERII.
Limperatore dOccidente non aveva giurisdizione per
proferire minacce o decretare sanzioni e per intervenire
direttamente sul patriarca.La sanzione era rivolta solo
contro coloro provvedevano alle collette.
Capitolo 4.6
La fine del patriarcato
Lanno 404 segna in Occidente la riaffermazione del potere
del patriarca con lemanazione di un editto di Teodosio II.Il
patriarca in questo periodo una sorta di nomade senza

regno.Nel 425,morto lultimo patriarca della dinastia degli


Hellel,la carica rimase vacante.Nel 429 i primates che
facevano parte del sinedrio avevano continuato a
riscuotere la tasse.Si decise pertanto che queste venissero
raccolte dalle sinagoghe.In ogni caso la legge del 30
maggio 429 testimonia come in quel periodo fosse ancora
viva ed operante tutta la struttura del popolo della
diaspora e di come continuasse interrottamente il flusso di
denaro da Occidente a Oriente e quindi lossequio al capo
spirituale.