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numero

Bene lo sanno le madri, che sempre pi


sovente sentono dire dai loro figli che hanno
mal di testa, oppure vengono avvisate
dagli insegnati che il figlio/a si lamenta
di mal di testa, distratto, non riesce a
concentrarsi, . . .
Sino a qualche anno fa, si pensava che la
cefalea o lemicrania fossero patologie che
colpivano prevalentemente gli adulti. Studi
recenti hanno invece confermato che la
percentuale di giovani che ne soffrono
attorno al 37% dei bambini in et prescolare
e raggiunge un massimo dell85% tra gli
adolescenti che abbiano avuto almeno una
crisi di cefalea.
Sino a circa dodici anni non vi prevalenza
di sesso, si ha una sostanziale parit, mentre
successivamente si registra una leggera
prevalenza nel sesso femminile fino a
raggiungere la percentuale di circa 2 a 1
nellet adulta.

Quali possono essere le cause della cefalea?


Lo stress era considerato negli anni scorsi
quasi lunica causa scatenante, vuoi per
tensioni scolastiche, per problematiche
familiari o caratteriali del soggetto. Si
avevano quindi due atteggiamenti: o di
sottovalutazione del problema, confidando
che con let si sarebbe risolto, cosa non
vera in quanto oltre il 50% dei bambini che
soffrono di mal di testa saranno gli adulti
con cefalea cronica, oppure si tendeva a
sopravvalutare tali problematiche e si
iniziavano terapie mediche complesse,
sino a raggiungere in alcuni casi luso di
psicofarmaci.
Fortunatamente solo una piccola parte di
questi giovani ha quale causa della cefalea
tali problematiche psicologiche. Con il
passare del tempo, alla cefalea si associano
altri disturbi, quali stanchezza, insonnia,
irritabilit ed, in generale, una riduzione
dellattenzione e delle capacit di memoria
(circa il 30% dei ragazzi che soffrono di mal
di testa ne sono colpiti). Tutto ci non fa
che accentuare problematiche nei rapporti
interpersonali, sia in ambito famigliare, sia
scolastico, ove si ha un netto calo del
rendimento.

(segue a pag. 2)

Poliambulatorio LARC
C.so Venezia 10, Torino
Diffusione 10.000 copie
Distribuzione gratuita.

I RAGAZZI SOFFRONO
DI MAL DI TESTA
PA G I N A

1-2

L'INCUBO DELLE
GHIANDOLE
LINFATICHE
INGROSSATE
PA G I N A

LA BRONCHITE
CRONICA
E L'ENFISEMA
POLMONARE
PA G I N A

4
5

SMETTERE DI FUMARE.
ORA E' IL MOMENTO
PA G I N A

LA RISONANZA
MAGNETICA

collaborazione con il

STIPSI, UN PROBLEMA
SEMPRE PIU' COMUNE

6
7

PA G I N A

N E U R O L O G I A

medica realizzato in

IN QUESTO NUMERO

MEDICO

Periodico di divulgazione

LA POSTA DEL MONITORE


PA G I N A

IL MONITORE

I RAGAZZI
SOFFRONO DI
MAL DI TESTA

Gennaio 2001

Centro Scientifico Editore - Via Borgone 57 - 10139 Torino


Tel. 011 385.36.56 - Fax 011 385.32.44 - e-mail: cse@cse.it - www.cse.it
Direttore Responsabile: Domenico Accorinti
Coordinamento Redazionale: Emanuela Amadei
Tutti i diritti riservati - Reg. Trib. Torino in attesa di registrazione
Stampa: M.S. Litografia s.r.l. - Torino

N E U R O L O G I A

IL MONITORE

MEDICO

I RAGAZZI
SOFFRONO
DI MAL
DI TESTA

(segue da pag. 1)

Studi recenti hanno indicato altre cause


alla base del mal di testa.
Tra le pi frequenti ricordiamo:
1. cause alimentari (tra le pi comuni
lintolleranza al cioccolato oppure ad
altri alimenti)
2. intolleranza al fumo (intorno ai 14-15
anni si cominciano spesso a fumare
le prime sigarette)
3. intolleranza al caff, t, . . .
4. intolleranza agli alcolici (birra, vino, . . .)
Per verificare se queste possono essere le
cause del mal di testa dei propri figli, basta
tenere un diario, ove segnare quando
compare la cefalea e se nella giornata o
nelle giornate precedenti si possono trovare
alcune della cause sopra riportate. In tal
caso, rivolgendosi al medico curante o allo
specialista sar possibile fornire indicazioni
per una pi rapida e approfondita
valutazione.
Una tra le cause pi frequenti dei mal di
testa tra i ragazzi poi dovuta a contratture
muscolari che dal collo si irradiano al capo.
La causa principale di queste contratture
una postura errata (ossia una posizione
non corretta). Lo stress accentua o
incrementa linsorgenza di contratture
muscolari in ragazzi/e che abbiano posture
sbagliate, ossia tendono a camminare in
modo dinoccolato, a sollevare una spalla
pi dellaltra, o a tenere il capo in posizioni
anomale. In questo caso gli zainetti se
troppo carichi o portati in modo non
corretto, per esempio su una sola spalla,
possono causare un aumento delle
contratture muscolari e quindi scatenare
crisi di mal di testa.
Per meglio comprendere quanto detto
prima, e per aiutare i famigliari a verificare
questa possibilit alleghiamo alcuni schemi
esemplificativi (vedi schema).

POSIZIONE CORRETTA

POSIZIONE ERRATA

Controllare se
il ragazzo/a
in posizione diritta,
presenti delle
asimmetrie del volto

POSIZIONE CORRETTA

POSIZIONE ERRATA

POSIZIONE CORRETTA

POSIZIONE ERRATA

Verificare se gli occhi


sono in posizione
corretta e
trasversalmente
sullo stesso piano

POSIZIONE CORRETTA

POSIZIONE ERRATA

Verificare
se vi sono asimmetrie
della bocca e quindi
dei denti

Qualora siano riscontrate una o pi


posizioni errate, o comunque un ragazzo
soffra di mal di testa, la postura errata
potrebbe esserne la causa. E quindi
opportuno approfondire tale possibilit,
in quanto rappresenta unalta percentuale
delle cause che possono provocare crisi di
mal di testa. Causa delle posture o posizioni
non corrette possono essere:
problemi dentali (malocclusioni)
scoliosi
dismetrie degli arti (avere una gamba
pi lunga dellaltra, anche se di poco)

Correggendo la postura si riducono gli


stimoli che innestano le contratture
muscolari a carico dei muscoli del collo e
quindi si ha una riduzione della cefalea.
Tutto ci pu essere ottenuto utilizzando
un numero limitato di farmaci, ad esempio
i miorilassanti: il problema fondamentale
la correzione della postura.
Per fare ci bisogna rivolgersi a centri
specializzati e personale qualificato.
E importante non sottovalutare la cefalea
negli adolescenti, in quanto si visto che
il paziente adulto che soffre di cefalea
cronica in pi della met dei casi ha sofferto
di crisi di cefalea nellinfanzia. Quando un
ragazzo o una ragazza presenta episodi di
cefalea che tendono a ripetersi nel tempo
deve essere sottoposto a visita dal medico
di famiglia o di uno specialista per valutare
se tale sintomo non sia lespressione di
malattie ben pi gravi. Fortunatamente il
numero di questi casi limitatissimo.
Dr. Luciano Frego
Specialista in Neurochirurgia
Consulente Poliambulatorio LARC

INCONTRI CON IL MEDICO


SU ARGOMENTI DI MEDICINA PRATICA
STAGIONE 2001
Sabato 10 febbraio 2001

LA DIMINUZIONE DELLEMOGLOBINA NEL SANGUE:


CAUSE E CURE DELLE PRINCIPALI FORME DI ANEMIA
Relatore : Dr. Emilio Giovanelli Specialista in Ematologia
Sabato 3 marzo 2001

QUANDO IL BATTITO DEL CUORE FA LE BIZZE: LE ARITMIE


Relatore : Dr. Gaetano Pugliese Specialista in Cardiologia
Sabato 17 marzo 2001

LE ALLERGIE ALIMENTARI:
UN PROBLEMA CHE PUO INTERESSARE BAMBINI E ADULTI
Relatore : Dr. Francesco Furno Specialista in Allergologia
Sabato 31 marzo 2001

LA DIMINUZIONE DELLUDITO NELLET ADULTA:


CAUSE, DIAGNOSI E CURA
Relatore : Dr. Roberto Avataneo Specialista in Otorinolaringoiatria
Sabato 5 maggio 2001

I DISTURBI ED IN SINTOMI DA ALTERATO FUNZIONAMENTO


DELLA TIROIDE:
COME RICONOSCERLI E CURARLI
Relatore : Dr.ssa Marina Caccia Specialista in Endocrinologia
Sabato 19 maggio 2001

LE VENE VARICOSE E LINSUFFICIENZA VENOSA DELLE GAMBE . . .


UN PROBLEMA CHE SI ACCENTUA IN ESTATE
Relatore : Dr. Vincenzo Mastrorocco Specialista in Angiologia
Sabato 2 giugno 2001

Verificare
la posizione
delle spalle
rispetto al collo,
sia dallavanti
che posteriormente

LENDOSCOPIA DIGESTIVA:
LUTILIT NELLA DIAGNOSI E NEL TRATTAMENTO
DELLE MALATTIE DELLO STOMACO E DELLINTESTINO
Relatore : Dr. Gianni Miroglio Specialista in Gastroenterologia

Gli incontri si svolgono presso la sala riunioni del Poliambulatorio LARC


Corso Venezia, 10 Torino - Tel 011-24.84.067

ore 15.30
INGRESSO LIBERO

E M A T O L O G I A

L'INCUBO DELLE

GHIANDOLE
LINFATICHE
INGROSSATE
Fino a circa trent'anni fa i libri di
medicina parlavano di "linfoghiandole",
o "ghiandole linfatiche", oppure di
"gangli linfatici"; solo in seguito il
termine stato sostituito con quello di
"linfonodi".
Si tratta di piccole formazioni dislocate
un po ovunque nel corpo, costituite
da diversi tipi di cellule nelle cui maglie
sono contenuti i linfociti, una delle
sottopopolazioni dei globuli bianchi
presenti nel sangue.
Il loro volume molto variabile: dalle
piccolissime, invisibili ad occhio nudo,
si arriva per gradi a quelle che hanno
le dimensioni di un pisello.
Difficile stabilire il loro numero, ma si
calcola che in ogni individuo ve ne
siano circa 700. Fanno parte del sistema
linfatico che comprende, fra le altre
strutture, la milza e quell'insieme di
canalicoli che uniscono tra loro i vari
linfonodi, detti "vasi linfatici", nel cui
lume scorre la linfa, il liquido che
trasuda dai vasi sanguigni.

I linfonodi hanno una specie di


funzione di filtro e non solo ostacolano
la diffusione di germi, ma li possono
anche distruggere. Oltre ai germi
arrestano anche tutte le particelle
estranee capaci di penetrare nei tessuti.
Da un punto di vista generale, i
linfonodi devono considerarsi come
uno dei mezzi di difesa dell'organismo,

veri posti di blocco dislocati in tutte le


regioni del corpo. Infatti ogni organo
o tessuto provvisto di un definito
numero di linfonodi ai quali esso
tributario. Tutte le questioni di ordine
infettivo, o infiammatorio, o che
comportano la presenza di elementi
estranei in quell'organo o tessuto,
provocano una reazione da parte dei
linfonodi preposti alla sorveglianza del
corrispondente territorio.
Le reazioni dei linfonodi ai diversi
stimoli possono essere di differenti tipi,
ma quasi sempre determinano un loro
aumento di volume che pu andare da
un minimo, in pratica poco
apprezzabile alla vista o al tatto o con
altri sistemi di indagine, ad un massimo
di oltre 10 cm di diametro.
o Se una malattia diffusa, come
nelle infezioni da batteri o da virus,
l'ingrossamento dei linfonodi pu
essere generalizzato. Altre volte
l'ingrandimento riguarda un solo
o pi linfonodi della stessa regione,
mentre quelli delle altre regioni
rimangono indenni.
L'aumento di volume dei linfonodi
si definisce con il termine di
"linfoadenomegalia".
Una linfoadenomegalia quindi
si verifica come risposta reattiva
a molte infezioni (ad esempio
mononucleosi infettiva,
toxoplasmosi, AIDS, . . .), o a
malattie caratterizzate dall'infiammazione di alcuni organi
(ad esempio artrite reumatoide),
oppure in seguito all'assunzione
di farmaci (ad esempio alcuni
antiepilettici). Si tratta sempre di
effetti provocati da condizioni
differenti, che si ripercuotono sui
linfonodi in modo pi o meno
esteso.
o Altre volte, invece, l'ingrossamento
del linfonodo rimane localizzato,
perch in esso penetrato
direttamente qualche germe
proveniente dalla rispettiva area
affluente dell'organismo; ci pu
avvenire per ferite poco profonde,
per grossi foruncoli, per certi casi
di tubercolosi, o per altri motivi.
Tale condizione si definisce
"linfoadenite".
Un'altra situazione in cui
l'ingrossamento pu rimanere
localizzato, almeno per un
determinato periodo di tempo,
quella di una malattia tumorale.
Qui esistono due possibilit: o il
tumore origina proprio dal

IL MONITORE

MEDICO

linfonodo, come avviene nei


linfomi maligni, oppure origina in
altre sedi, tributarie o meno di quel
linfonodo, dove pervengono delle
cellule cancerogene trasportate
dalla circolazione del sangue o
della linfa, ed ivi proliferano
(comunemente definite metastasi).
Esistono sedi superficiali dove pi
frequentemente possono osservarsi
linfoadenomegalie, fra cui il capo ed il
collo. Il motivo risiede nel fatto che in
queste regioni sono collocati i linfonodi
che drenano tutti gli organi situati nella
bocca (gengive, lingua, labbra) e nelle
vie aeree superiori (naso, faringe,
trachea), organi particolarmente esposti
agli insulti esterni.
Un tempo si parlava di "linfatismo"
proprio per indicare un aumento di
volume delle linfoghiandole situate in
corrispondenza del collo. Altri posti,
pur essi superficiali, sono quelli delle
ascelle e degli inguini; ovviamente
non sono visibili direttamente
le tumefazioni delle linfoghiandole
profonde ubicate nel torace e
nell'addome.
Da quanto stato fin qui esposto si
deduce che innumerevoli e disparate
sono le cause capaci di determinare
l'ingrossamento dei linfonodi e ci
spiega come frequente sia il riscontro
di tale reperto, sovente fonte di
preoccupazione delle persone coinvolte.
Se il pi delle volte possibile stabilire
il motivo che ha indotto la
linfoadenomegalia, altre volte l'unico
mezzo valido per poter porre una
diagnosi sicura quello di asportare
il linfonodo interessato, purch esso
abbia dimensioni superiori ad 1 cm
di diametro, ed esaminarlo al
microscopio (cosiddetta biopsia ed
esame istologico). Il destino di un
linfonodo ingrandito, quando non
viene asportato, legato alla malattia
di base. La linfoadenomegalia pu
regredire spontaneamente, ma talora
sono necessarie terapie per curare
l'affezione che aveva originato il
rigonfiamento del linfonodo stesso. Se
dovesse residuare per un tempo
indefinito un certo aumento di volume
della linfoghiandola colpita, questo non
deve suscitare apprensione in quanto
espressione di una sorta di
cicatrizzazione del male che l'aveva
danneggiata e non della persistenza
del male medesimo.
Dr. Emilio Giovanelli
Specialista in Ematologia
Consulente Poliambulatorio LARC

IL MONITORE

MEDICO

P N E U M O L O G I A

LA BRONCHITE
CRONICA
E L'ENFISEMA
POLMONARE

L'apparato respiratorio comprende:


le alte vie respiratorie (faringe, laringe,
trachea),
le basse vie respiratorie (i bronchi e
le loro diramazioni),
il polmone profondo con gli alveoli.
La sua funzione quella di introdurre
l'aria nell'organismo. L'ossigeno contenuto
nell'aria inspirata viene veicolato dai
bronchi fino agli alveoli. Qui entra in
contatto con il sangue dei capillari del
circolo polmonare e si lega all'emoglobina
(una particolare proteina contenuta nei
globuli rossi) che lo trasporta e lo cede ai
tessuti dei vari organi. Con andamento
inverso i tessuti cedono l'anidride
carbonica al sangue, che la riporta
fino agli alveoli dove viene espirata.
I bronchi sono rivestiti da un epitelio
formato da cellule che possiedono
microscopiche ciglia, le quali, con un
movimento ritmico verso l'esterno,
spostano continuamente uno strato di
muco che ha il compito di allontanare dal
profondo del polmone particelle di
polvere, batteri ed agenti potenzialmente
dannosi.
La bronchite un'infiammazione che
provoca un'eccessiva produzione di muco
con edema (ossia "rigonfiamento") delle
pareti bronchiali. La bronchite acuta ha i
caratteristici sintomi di un episodio
infettivo, con febbre, tosse e produzione
di escreato purulento. La bronchite cronica
definisce una condizione in cui questi
sintomi si ripetono ogni anno, perdurano

per mesi e ad ogni episodio peggiorano


e durano per periodi sempre pi lunghi.
L'evoluzione nel tempo consiste in una
progressiva mancanza di fiato e presenza
costante di espettorazione di muco
giallastro.
L'enfisema un processo patologico in
cui si verifica la distruzione delle pareti
degli alveoli, con la formazione di grosse
bolle che perdono la funzione originaria
di scambio dell'ossigeno con il sangue. E'
raro nelle donne , colpisce specialmente
i maschi tra i 50 e 70 anni. Esistono anche
forme giovanili dovute a deficit congeniti
di enzimi o proteine.
Il fumo di sigaretta la principale causa
della bronchite cronica e dell'enfisema,
che sono due forme di un unico quadro
patologico noto come broncopneumopatia
cronica ostruttiva (BPCO nelle sigle
mediche). Anche l'inquinamento
ambientale pu contribuire a questa
patologia. Non tutti i fumatori ne vengono
colpiti, ma impossibile prevedere chi la
svilupper.
La bronchite cronica predispone alle
infezioni bronco-polmonari perch il fumo
intacca le difese del polmone e l'eccesso
di muco ideale per lo sviluppo dei
batteri. Inizialmente si presenta con la
"solita" tosse dei fumatori, che peggiora
nei mesi invernali, e con una diminuzione
del respiro riscontrabile solo con esami
particolari (spirometria). Poi inizia a
mancare il fiato per piccoli sforzi e la tosse
e l'espettorato aumentano. Infine pu
diventare impossibile svolgere le normali
attivit quotidiane senza l'ausilio
dell'ossigeno.
Gli stadi terminali della malattia
conducono ad un'insufficienza respiratoria
e cardiaca che costringono il paziente a
letto o su una sedia. In caso di infezioni
polmonari il quadro si pu aggravare fino
a richiedere il ricovero in ospedale.

Il miglior rimedio per la bronchite cronica


smettere di fumare, anche se ci non
curativo, ma serve solo a non peggiorare.
La tosse migliora progressivamente fino
a scomparire nell'arco di 3-4 mesi.
I farmaci broncodilatatori spray possono
aiutare a respirare meglio, dilatando
i bronchi ostruiti dal muco e
dall'infiammazione cronica delle pareti.
L'impiego di antibiotici in caso di
infezioni broncopolmonari serve a
impedire che si verifichino delle vere e
proprie polmoniti. La vaccinazione antiinfluenzale utile a prevenire ulteriori
complicazioni polmonari.

Un'attivit fisica su base regolare aiuta


la funzione cardiaca pi che quella
respiratoria, ma il risultato comunque
di un miglioramento globale.
La bronchite cronica e l'enfisema sono
malattie ampiamente prevenibili e rare in
chi non ha mai fumato. Non mai troppo
tardi per smettere di fumare: se la malattia
viene affrontata in una fase pi precoce
pu essere curata con risultati migliori.

Dr. Giovanni Selvaggi


Specialista in Pneumologia
Consulente Poliambulatorio LARC

IL MONITORE

M E D I C I N A

P R A T I C A

MEDICO

sostanza e quindi meno forti i sintomi da


astinenza. Di recente, inoltre, stata
introdotta sul mercato una "pillola
antifumo", un antidepressivo che a livello
del cervello provoca una sensazione di
appagamento e tranquillit simile a quella
data dalla nicotina.

SMETTERE
DI FUMARE.
ORA E' IL MOMENTO

Esistono poi vari altri sussidi,


dall'agopuntura, al ricorso a centri che
eseguono una terapia di gruppo, in cui i
fumatori, decisi a smettere, si incontrano
tre-quattro volte alla settimana
coadiuvati da uno psicologo.
Dr.ssa Caterina Canelli
Medico Chirurgo

Da recenti stime pare che in Italia, dopo


un periodo in cui i fumatori erano
diminuiti, sia di nuovo in aumento il vizio
del fumo, specialmente tra i giovanissimi:
sarebbero circa 15 milioni i fumatori
italiani, in particolare uomini. Il fumo,
secondo l'Organizzazione Mondiale della
Sanit, provoca il 90-95% dei tumori
polmonari, il 20-25% delle malattie
cardiache e circolatorie e l'85% delle
bronchiti croniche e degli enfisemi
polmonari.
Ma perch il fumo fa cos male? Sono
migliaia le sostanze contenute, ma i
componenti pi tossici sono la nicotina, il
monossido di carbonio e i composti
catramosi.
La nicotina una vera e propria droga:
una sostanza eccitante che "d la carica",
produce un generale senso di benessere e
riduce la tensione nervosa e l'ansia; alla
lunga per si fanno sentire anche i suoi
effetti dannosi. Tutto l'organismo infatti
risente del suo effetto; in particolare le vie
respiratorie vengono irritate, si verificano
disturbi della digestione con nausea ed
anoressia, pu comparire mal di testa,
indebolimento della vista e della memoria,
per non parlare delle complicanze a carico
del cuore, dal momento che la nicotina
provoca un aumento dei battiti cardiaci.
L'ossido di carbonio un gas che si forma
nelle combustioni, viene inalato dai
polmoni e passa nel sangue, dove si lega
all'emoglobina dei globuli rossi e
impedisce il trasporto dell'ossigeno
all'organismo. I composti catramosi
comprendono invece diverse sostanze in
grado di provocare il cancro.

Al di l della tristemente nota capacit di


provocare il cancro, il fumo provoca
moltissimi altri effetti indesiderati, ad
esempio causa l'invecchiamento precoce
della pelle, con formazione di rughe,
secchezza, disidratazione.
E' poi estremamente pericolosa l'abitudine
di fumare in gravidanza, in quanto pu
causare parti prematuri e nascita di
bambini di peso inferiore alla norma.
Anche fumare durante l'allattamento
sconsigliato, dal momento che attraverso
il latte pu passare la nicotina al bambino.
Anche il fumo passivo pericoloso per il
bambino: si visto che i figli di genitori
fumatori che fumano in casa hanno un
aumentato rischio di ammalarsi di asma.
Sono quindi numerosissimi i motivi per
smettere di fumare, ma come fare?
Oggi ci sono diversi sistemi in grado di
aiutare chi ha deciso di sospendere
l'abitudine al fumo, per rendere meno
evidenti i sintomi da astinenza che si
verificano nel primi periodo (v. riquadro)
Il primo passo per smettere di fumare
per decidere di volere smettere: a niente
servono infatti i vari supporti se manca la
volont e la motivazione. E' tuttavia vero
che solo il 19% dei fumatori riesce a
smettere definitivamente con la sola forza
di volont; esistono quindi diversi ausili
che possono essere molto utili.
Da tempo ormai ad esempio vengono
utilizzati i "sostitutivi della nicotina",
ossia dei preparati in forma di cerotti,
gomme da masticare, spray, che forniscono
al nostro organismo dosi di nicotina
decrescenti al fine di rendere meno brusca
la sospensione dell'assunzione di tale

SINTOMI
DA ASTINENZA
DAL FUMO
Nei fumatori accaniti che
smettono bruscamente di
fumare gi dopo poche ore si
verificano agitazione,
irritabilit, ansia, tensione,
difficolt a concentrarsi,
sonnolenza, disturbi del
sonno, attacchi di fame. Sono
per disturbi destinati a
scomparire gradualmente nel
giro di qualche giorno. Gi dopo
4-5 giorni infatti l'organismo,
completamente disintossicato
dalla nicotina, recuperer a poco
a poco forza fisica, tono, capacit
respiratoria.

Chi desidera ricevere a casa


propria la Carta dei Servizi del
Poliambulatorio LARC pu
ritirarla c/o le sedi LARC oppure
farne richiesta scritta tramite
invio della cartolina postale
pubblicata in ultima pagina.

IL MONITORE

G A S T R O E N T E R O L O G I A

MEDICO

STIPSI,

UN PROBLEMA
SEMPRE PIU'COMUNE

La stipsi o stitichezza una condizione


piuttosto comune, che interessa il 3-5%
della popolazione dei paesi occidentali,
con una maggiore frequenza tra i soggetti
di et superiore ai 60 anni e di sesso
femminile.
Le condizioni che possono causare stipsi
sono varie: l'assunzione di farmaci
analgesici, antiacidi, antidepressivi,
diuretici ed ipotensivi e malattie come
l'ipotiroidismo, il diabete mellito e
malattie psichiche. A livello intestinale
possono essere responsabili ernie,
volvoli, stenosi infiammatorie e tumorali.
Tutte queste forme di stipsi sono per
piuttosto rare e necessitano di cura
specifica della malattia di base: la forma
pi frequente di stipsi infatti la stipsi
cronica funzionale, che viene
influenzata da molti fattori:
lo stress e la tensione nervosa, infatti
lintestino sensibilissimo alle variazioni
di umore ed alle emozioni
la vita sedentaria, che contribuisce a
peggiorare un eventuale stato di stress
la vita frenetica che non concede pause,

e sovente non d tempo nemmeno per


se stessi con conseguente ritardo
dellevacuazione, ritardo che a poco a
poco passa a stitichezza
le situazioni ambientali contingenti, come
la scarsa disponibilit di servizi igienici
nellambiente di lavoro
lalimentazione scorretta, tipica della nostra
societ moderna, ricca di proteine e
grassi e povera di fibre
Non facile dare una definizione esatta
di stipsi, dal momento che il numero di
evacuazioni molto variabile nella
popolazione e risente delle abitudini
dietetiche, delle zone geografiche e delle
condizioni familiari e sociali. Inoltre
spesso neanche il paziente in grado
di valutare il suo funzionamento
intestinale, per cui tanto meno possibile
al medico interpretarlo correttamente.
In generale si pu definire stitica una
persona che presenti almeno due dei
seguenti sintomi:
meno di tre evacuazioni alla settimana
eccessivo sforzo durante l'evacuazione
feci dure o caprine
sensazione di evacuazione incompleta.

Che fare se si soffre di stipsi?


Innanzitutto bene effettuare una visita
medica, completata da alcuni esami
specifici, per escludere che la stipsi sia
riconducibile a qualcuna delle cause
prima elencate. Una volta accertata
l'origine funzionale della stipsi (non
riconducibile quindi a cause organiche
specifiche, sar possibile iniziare la
terapia specifica, che comporter una
radicale modifica delle abitudini alimentari
e di vita, e non solo il semplice utilizzo
di lassativi.
I lassativi sono infatti sostanze che le
persone spesso si "autoprescrivono"
senza ricorrere al consiglio medico, non
sapendo che l'uso continuativo di alcuni
pu condurre a danni delle delicate
mucose del colon (ossia dell'ultima parte
dell'intestino), a gravi perdite di potassio
ed anche ad insufficienza renale.
Quali complicazioni pu portare la
stipsi?
La mancata evacuazione causa di
dolenzia e tensione dell'addome, alitosi,
cefalea, irritabilit o depressione; inoltre
in conseguenza dello sforzo per evacuare
possono manifestarsi emorroidi, ragadi
anali, e diverticoli intestinali.
Dr. Roberto DallAcqua
Direttore Sanitario
Poliambulatorio LARC

I CONSIGLI PER UNA DIETA "ANTISTIPSI"


Innanzitutto bene ricordare che
la regolarizzazione delle funzioni
intestinali spesso un processo lento
che richiede alcuni cambiamenti nello
stile di vita.
Non rimandare mai il momento
dell'evacuazione quando si avverte lo
stimolo, ma allo stesso tempo cercare di
stabilire un orario fisso nel corso della
giornata, in un momento di calma e
tranquillit

Fare pasti regolari masticando


lentamente
Assumere molti liquidi (1.5 - 2 litri al
giorno), anche sotto forma di succhi di
frutta, minestre, frutta cotta, . . . .
Dimagrire, se si in sovrappeso,
dedicando ogni giorno alcuni minuti
all'attivit fisica, specialmente per
rinforzare i muscoli addominali

Aggiungere alla dieta 20-30 grammi


di fibra indigeribile al giorno.
Le fibre possono essere idrosolubili
(frutta, legumi, verdura, alghe e tuberi),
che si rigonfiano nell'intestino
formando masse gelatinose, oppure
insolubili (crusca), che aumentano
la massa fecale e favoriscono
i movimenti dell'intestino.

IL MONITORE

La posta del Monitore

1.
PROSTATA
Che controlli bene eseguire per la
prostata?
S.G.

La prostata una ghiandola che fa


parte dell'apparato urogenitale
maschile; con l'et tale ghiandola
pu ingrandirsi (la cosiddetta
"ipertrofia prostatica") e provocare
problemi della minzione. Tale
condizione molto frequente, del
tutto benigna e solo in alcuni casi
necessario sottoporsi ad intervento
chirurgico per risolvere il problema.
Molto pi temibile invece il
carcinoma prostatico, che pu
inizialmente manifestarsi con
disturbi simili, ma che richiede una
diagnosi tempestiva per potere
essere efficacemente curato tramite
asportazione chirurgica e/o terapia
medica; per distinguere tra ipertrofia
prostatica e carcinoma necessario
eseguire una visita urologica,
un'ecografia transrettale ed il
dosaggio del PSA (Antigene
Prostatico Specifico) sul sangue.

rieducazione posturale motoria,


specialmente attiva, come appunto
i massaggi. Il tipo e le durata dei
cicli di massaggi andranno valutati
e decisi caso per caso dallo
specialista. I farmaci rappresentano
sicuramente un valido ausilio in
alcune fasi acute del problema,
ma lutilizzo eccessivo o troppo
prolungato sconsigliato per via
dei possibili effetti secondari
indesiderati.
Prof. Pierluigi Siliquini
Specialista in Ortopedia
Consulente Poliambulatorio Larc

Dr. Giovanni Bianchetti


Specialista in Urologia
Consulente Poliambulatorio Larc

2.
ARTROSI
Meglio i farmaci o i massaggi per
lartrosi cervicale?
B.M.

3.
EMATOMI
Ematomi facili in seguito a piccoli urti.
Sono in terapia anticoagulante.
Che fare?
S.U.C.

La terapia anticoagulante ha lo scopo


di rallentare la coagulazione del
sangue; questo molto importante
per evitare la formazione di trombi
nei vasi sanguigni in individui a
rischio (portatori di valvole
cardiache artificiali, persone con
pregresse trombosi degli arti
inferiori, . . .), ma chiaramente
comporta degli effetti collaterali:
dato che il sangue si coagula pi
difficilmente, infatti, un urto anche
piccolo pu portare facilmente a
formazione di ematomi. Qualora gli
ematomi risultino particolarmente
estesi, o in caso si verifichino
sanguinamenti gengivali durante lo
spazzolamento dei denti, o ancora
si noti la presenza di sangue nelle
urine necessario controllare i tempi
di coagulazione, in quanto il
dosaggio del farmaco assunto
potrebbe essere eccessivo.
La cura migliore degli ematomi in
questi casi la prevenzione: da un
lato controllando periodicamente i
parametri della coagulazione,
dall'altro cercando di evitare, per
quanto possibile, gli urti.
Dr.ssa Caterina Canelli
Medico Chirurgo

La miglior terapia per lartrosi


cervicale, sia come prevenzione, sia
come cura rappresentata dalla

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o Azienda ..................
Via ....... CAP . Citt .............
Attenzione! Vi preghiamo di porre quesiti di ordine generale e non domande atte ad ottenere
una terapia che comunque non pu essere formulata senza una visita del diretto interessato

Desidero che venga trattato il seguente argomento


.........
..........
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sono consegnati in giornata)

ORARIO DI APERTURA: da luned a venerd dalle ore


7.30 alle ore 19.00; sabato (solo Sede Centrale C.so Venezia)
dalle ore 7.30 alle ore 12.00

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privati previsto il pagamento di ticket di importo uguale a quello dovuto nelle strutture pubbliche,
e non dovuto il pagamento di alcun ticket per i pazienti che usufruiscono di esenzioni.

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